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Con la cura Monti l’Italia muore

recessione Con la cura Monti lItalia muoreIl disastro economico in cui si trova l’Italia dopo quattro mesi di cura Monti basta e avanza per dimostrare che affidarsi ai tecnici non può essere la soluzione. I tecnici e i banchieri hanno fatto solo scelte fredde, cercando di far quadrare i conti a spese dei più deboli e dei più poveri, ma non hanno cambiato la politica economica come è necessario fare oggi per salvare non solo l’Italia, ma anche l’Europa.
Il Paese oggi ha bisogno di un governo politico che faccia scelte politiche, che sappia far pagare i costi della crisi a chi non li ha mai pagati all’interno e che possa dire la sua con autorità e autorevolezza in Europa.
In Grecia si è votato e visto che non si è trovata una soluzione si voterà ancora. Questa è la democrazia e chi si straccia le vesti lo fa perché crede nella democrazia solo a parole. Anche in Italia è necessario andare al voto al più presto in modo da ridare la parola ai cittadini.
Tenersi questo governo tecnico, non eletto dal popolo italiano, vuole dire solo tirare a campare per ancora un anno, mentre le imprese chiudono una dopo l’altra, la disoccupazione cresce di mese in mese e la recessione, invece di migliorare diventa ogni giorno più grave.
Solo un governo politico, scelto dai cittadini e legittimato dalla volontà popolare può affrontare questa crisi, con  la forza e il coraggio di cambiare strada e di chiedere all’Europa di cambiarla  a sua volta, dopo anni di errori e di fallimenti.
E’ inutile riempirsi la bocca, come stanno facendo tanti in questi giorni, e dire che la Grecia deve restare in Europa dopo non aver fatto niente per aiutarla a restarci. Tutti vogliamo e dobbiamo restare in Europa, ma in una vera Europa, solidale e costruita dai popoli e per i popoli, con organismi di governo eletti direttamente dai cittadini europei, non più dalle banche e per le banche.
Un governo responsabile batterebbe i pugni sul tavolo dell’Ue per cambiare le cose e non accetterebbe mai che uno Stato dell’Unione possa precipitare con tutto il suo popolo.

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Perchè governo e UDC non vogliono il reato di falso in bilancio?

Oggi in commissione giustizia è accaduto un fatto increscioso e grave a proposito del quale chiediamo formalmente una spiegazione al governo e a quelle forze politiche che, come lo stesso governo, hanno assunto posizioni contraddittorie. In Commissione, oggi, si discuteva di reati contro la Pubblica amministrazione. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo già denunciato tutte le manovre dilatorie che si stanno mettendo in atto con un atteggiamento ostruzionistico. Tra le norme in discussione c'è la proposta dell'IdV che chiede di tornare alla normativa sul falso in bilancio precedente alla modifica apportata nel 2005, che era in vigore dal 1942 ed era una delle poche che aveva funzionato egregiamente. Quella legge è stata modificata da Berlusconi per i suoi interessi, ma poi ne hanno approfittato moltissimi altri, e quello è il danno più grave. La discussione in aula della nostra proposta è già stata fissata per il prossimo 28 maggio, nella quota riservata all'opposizione. Oggi in commissione sono stati presentanti gli emendamenti. Alcuni, quelli del Pd, sono effettivamente emendamenti che migliorano la nostra proposta. Quelli presentati dai deputati del Pdl Sisto e Contento, uno emendativo e l'altro soppressivo, servono invece solo a vanificare la nostra proposta e a lasciare tutto com'è stato dal 2005 in poi. Io capisco perfettamente questi due parlamentari, anche se non li giustifico né li scuso. Sono stati portati in Parlamento per difendere interessi specifici e questo fanno. Tra l'altro sono avvocati e quindi cercano di farsi in Parlamento le leggi che useranno poi in tribunale il giorno dopo. Quel che invece non è comprensibile è il comportamento del governo, che ha dato parere favorevole sia alla nostra proposta sia agli emendamenti del Pdl che la snaturano, e la scelta dell'Udc, che si è detta favorevole alla nostra proposta però ha votato gli emendamenti del Pdl. Al governo e all'Udc io chiedo: non avete capito cosa stavate votando o lo avete capito anche troppo bene? Non credo sia possibile che il ministro Severino non si sia accorta dell'inconciliabilità tra la nostra proposta e questi emendamenti. Quindi deve essersene occupato qualcun altro del suo ufficio. Le consiglio di accertarsi di chi si tratta. Vedrà che forse scoprirà molte cose. In ogni caso, questo provvedimento non ha più niente a che vedere con la nostra proposta. ... Leggi tutto ...

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Dalle parole ai fatti, cancelliamo il finanziamento pubblico

Come ci eravamo impegnati a fare, stamattina abbiamo consegnato alla Camera le 200mila firme che noi dell'Italia dei Valori abbiamo raccolto per la legge di iniziativa popolare contro il finanziamento pubblico ai partiti. Lo avevamo detto, lo abbiamo fatto e con queste firme intendiamo mettere il Parlamento di fronte alle proprie responsabilità, perché è ora che dalle parole ai fatti passino anche tutti gli altri. I partiti continuano a chiedere ai cittadini i soldi per far quadrar i conti, ma non è possibile e non è giusto chiedere agli altri enormi sacrifici senza essere disposti a dare per primi l'esempio. Il finanziamento pubblico ai partiti travestito da rimborsi elettorali deve essere completamente rivisto e radicalmente modificato. La proposta di partenza non può che essere questa legge che non arriva dai conciliaboli segreti dei partiti ma direttamente dalla volontà popolare. Questo significa democrazia. Il buon esempio deve essere dato subito anche con la completa rinuncia all'ultima tranche del rimborso per le politiche del 2008. Come ci eravamo impegnati a consegnare oggi le firme per cancellare il finanziamento pubblico, così noi dell'Italia dei Valori abbiamo promesso che quella tranche del rimborso la consegneremo al ministro Fornero. La spenda a favore di chi oggi ne ha più bisogno: i disoccupati, i precari, i pensionati, gli esodati, gli immigrati. Certo non i partiti politici!

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Monti: tante parole, nessun fatto

Quando una riforma diventa urgentissima ci sono due possibilità per un sistema politico: la prima è fare davvero quella riforma; la seconda è parlarne spesso in modo che tutti pensino che la si sta per varare e, in realtà, non fare niente o fare il meno possibile. Tutte le chiacchiere sulle riforme, rimbalzano da un vertice istituzionale all'altro e poi finiscono sulle prime pagine di giornali, i quali fingono di prendere sul serio quel chiacchiericcio, rispondono al secondo modello: parole tante, fatti nessuno. La necessità di modificare il ‘porcellum’ era riconosciuta da tutti, a parole, ancora prima che esplodesse la crisi europea del debito. Si parlava già da un pezzo di governo tecnico e si indicava come suo primo ministro un certo professor Mario Monti. L'obiettivo principale, allora, non era strangolare la gente con le tasse, ma di fare la riforma elettorale. Il governo tecnico lo hanno fatto davvero, il professor Monti ha sostituito Berlusconi a palazzo Chigi. Di tasse ne ha messe tante, di diritti ne ha cancellati molti, ma la riforma elettorale sta sempre lì dov'era: in alto mare. Non c'è ancora una proposta, perché i partiti non riescono a capire quale modello gli conviene di più. Nel dubbio, meglio tenersi la porcata di Calderoli. Mi permetto di ricordare che una proposta invece c'è, firmata non dai partiti ma dalle centinaia di migliaia di italiani che volevano sottoporla a referendum. Anche se il quesito referendario non è stato ammesso, la proposta di legge è pienamente valida. Una democrazia che si rispetti l’avrebbe già discussa in segno di rispetto per i cittadini che l’hanno firmata, invece di voltarsi dall'altra parte come fanno questi signori! Si parla molto anche della riforma che dovrebbe dimezzare il numero (e i costi) dei parlamentari, e se ne continuerà a parlare fino a quando non sarà troppo tardi per farla davvero. Non si parla affatto, invece, dell'abolizione delle Province annunciata, promessa e chiesta persino dalla sacrosanta Europa, e sulla quale noi dell’IDV abbiamo presentato una proposta di legge popolare, raccogliendo più di 400mila firme di cittadini consegnate in Parlamento a ottobre. Non se ne ... Leggi tutto ...

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Se tiri troppo la corda, si spezza

Da mesi noi dell'Italia dei Valori avvertiamo il governo del rischio che la corda troppo tesa si rompa e che la disperazione dei cittadini, che non riescono più a tirare avanti, si esprima in forme violente, pericolose e anche antidemocratiche. Avevamo visto giusto, purtroppo, non perché avessimo la palla di cristallo ma perché bastava non avere paraocchi ideologici per capire che il tessuto sociale non è un elastico che si possa tirare all'infinito. Si rompe per forza quando si massacrano per anni sempre le stesse fasce sociali senza mai dare segnali di equità e senza suscitare la speranza che questi sacrifici servano a qualcosa, oltre che a salvare e arricchire i banchieri. Solo adesso il ministro Passera sembra accorgersi di quanto vento il suo governo stia seminando e lancia l'allarme dicendo che la coesione sociale è a rischio. Meglio tardi che mai, purché alle parole seguano i fatti e purché il governo non cerchi di salvarsi la faccia solo con promesse e illusioni come faceva Berlusconi. Il fragoroso annuncio sui 2,3 miliardi che saranno spesi per l'economia del  Sud non ci permette di essere ottimisti. Quei soldi, infatti, non sono un nuovo stanziamento, recuperato andando a prendere i quattrini dagli evasori, dagli scudati o dagli speculatori. Sono soldi stornati da altri investimenti, a favore delle Regioni, e spostati da una parte all'altra come fanno le dittature da operetta con i carri armati o come si faceva nelle commedie all'italiana. Quell'annuncio non dimostra che questo governo ha finalmente deciso di cambiare indirizzo ma solo che cerca una strada per farsi una propaganda facile. Questi sono giochi che possono funzionare nei talk show, non quando ci sono 470mila cassintegrati dall'inizio dell'anno e quando la gente non sa più come fare a pagare le tasse messe per fare cassa sulla pelle dei poveracci. In questi casi le promesse a vuoto rendono solo la situazione ancora più esplosiva. Il governo deve correre ai ripari ma c'è un solo modo per farlo: varare subito misure di equità e di giustizia sociale, nei fatti e non a parole, con la stessa urgenza ... Leggi tutto ...

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