9 Maggio 2008
Il rispetto degli elettori

Riporto una mia intervista pubblicata su La Repubblica di oggi sull'attuale situazione politica dell'opposizione.
Antonio Di Pietro: Il patto con il Partito democratico? Si rompe soltanto se loro ci buttano fuori. Ma non sul governo ombra o sulla presidenza della Vigilanza Rai. Invece arrivano solo provocazioni. Mi chiedo se Veltroni vuole fare solo il capo del Pd o della coalizione, perché l´Italia dei valori ha la forza per camminare da sola.
Repubblica: Marco Follini dice: fuori Di Pietro dall´alleanza con il Pd, dentro l´Udc.
Antonio Di Pietro: Guardi, è la giornata in cui ha giurato il governo Berlusconi e noi dell´Italia dei valori ci occupiamo soprattutto di questo. Dicendo che il nuovo esecutivo risente di una forte impronta personale del premier soprattutto in alcune materie fondamentali come le Comunicazioni, per cui non c´è nemmeno il ministero, e la Giustizia affidata a un fedelissimo del Cavaliere che nel curriculum può vantare questa caratteristica e basta. Su questi temi non faremo sconti ma su altre questioni non ci lasceremo travolgere dai preconcetti.
Repubblica: Vuol dire che in alcuni casi voterete con il governo?
Antonio Di Pietro: Se vengono trovate le risorse per togliere l´Ici o per aumentare gli stipendi, per fare due esempi, certamente.
Repubblica: Dicevamo di Follini.
Antonio Di Pietro: Ogni giorno leggiamo provocazioni che non vogliamo raccogliere. Abbiamo fatto un patto con gli elettori più che col Pd. C´è un leader della coalizione e noi lo riconosciamo. Ma se si ostina a pensare solo al suo partito, se ne assume la responsabilità.
Repubblica: A rompere il patto non siete stati proprio voi rifiutando il gruppo unico in Parlamento?
Antonio Di Pietro: Loro fanno le correnti e noi che abbiamo 43 parlamentari non possiamo essere autonomi? Ma andiamo... Eppoi ogni passaggio sui gruppi è stato discusso e concordato con il Partito democratico.
Repubblica: Invece non venite consultati sul governo ombra e sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai che vi sta a cuore.
Antonio Di Pietro: Aspettiamo un gesto, un segnale. Ma non romperemo l´alleanza con loro anche se dovessimo rimanere a bocca asciutta. Abbiamo la forza per camminare da soli, è vero, ma non possiamo tradire gli elettori. L´impegno nei loro confronti rimane immutato. Mi dispiace spiazzare qualcuno che cerca la resa dei conti nel Pd.
Repubblica: Allora rinuncia a lottare?
Antonio Di Pietro: Assolutamente no.
Repubblica: Come andrebbe guidata la commissione di Vigilanza Rai?
Antonio Di Pietro: Non secondo il modello Petruccioli. Abbiamo già dato con le decisioni prese all´insegna del "volemose bene" che hanno lasciato un´informazione sbilanciata e il conflitto d´interessi. Garanzia non vuol dire un pezzetto a me e un pezzetto a te, ma rispettare le leggi europee. Noi non stiamo con le mani in mano e ai primi di giugno saremo al Europarlamento per denunciare la normativa italiana. Non possiamo certo aspettare che Gasparri risolva il problema della legge Gasparri...
Leggi anche:
- Un segnale preoccupante (www.italiadeivalori.it)
- Indignazione di parte (www.italiadeivalori.it)
- Le due anime del PD (www.italiadeivalori.it)
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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8 Maggio 2008
Vili strumentalizzazioni
Martedì ho partecipato alla puntata di Matrix dal titolo “Grillo vero o falso”.
Al di là degli obiettivi più o meno dichiarati della trasmissione, ho trovato particolarmente vili due attacchi a Grillo condotti durante lo spettacolo da alcuni invitati.
La strumentalizzazione di Gasparri di una tragedia personale per cui lo stesso comico genovese fu condannato per omicidio colposo nel lontano 1988 e la palese volontà di Facci di travisare la critica apparsa nel blog di Grillo all’agenzia delle entrate per la pubblicazione on line dei redditi degli italiani.
Critica sostanzialmente basata sul fatto che questi dati fossero accessibili da chiunque nel mondo senza richiedere la minima identificazione.
Pubblico la mia risposta data in trasmissione a questi signori ricordando a Gasparri che Beppe Grillo non ha la pretesa, essendo un condannato, di sedere in Parlamento e che le tragedie personali devono rimanere fuori da vili strumentalizzazioni e a Facci che avere dei buoni redditi, e dichiararli, non è un reato, anzi un vanto per chi li guadagna lavorando e pagando tutte le tasse.
Continua a leggere "Vili strumentalizzazioni"
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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7 Maggio 2008
Vane speranze
Riporto una mia breve dichiarazione, rilasciata oggi al termine della consultazione al Quirinale con il Presidente della Repubblica, in tema di giustizia.
"Se è vero come è vero che il buongiorno si vede dal mattino, capiremo già nelle prossime ore che cosa intende fare questo Governo e il suo Presidente del Consiglio quando potremo valutare il nome del ministro della Giustizia, perchè da quel nome capiremo che spazio concreto sarà dato ad un impegno verso temi fondamentali per cui il centrodestra ha anche vinto le elezioni facendo credere agli italiani che può occuparsi meglio di noi in materia di giustizia e sicurezza.
Se davvero ci dovesse essere un ravvedimento operoso, e quindi un’azione concreta in materia d’interventi sulla sicurezza, l'Italia dei Valori darà il proprio contributo di idee, di soluzioni e d’appoggio. Naturalmente, conoscendo con chi abbiamo a che fare, vogliamo prima leggere le carte, valutarle e poi prenderne atto."
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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6 Maggio 2008
Lettera aperta a Romano Prodi e Paolo Gentiloni
Pubblico una lettera firmata dai senatori e deputati dell'Italia dei Valori rivolta al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e per conoscenza al presidente del Partito Democratico Walter Veltroni, sul caso Europa 7 e sull'utilizzo dell'Avvocatura dello Stato che è stato fatto durante il Governo Prodi.
"Caro Presidente, Gent. mi Amici e Colleghi,
la Corte di giustizia europea ha condannato, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva.
Secondo la Corte di Lussemburgo il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Retequattro doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
La sentenza n. 466/2002 della Corte Costituzionale è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Retequattro” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.
Abbiamo oggi appreso che l’Avvocatura dello Stato, durante il periodo in carica del Governo Prodi, ha mantenuto la stessa linea di condotta tenuta nel corso della precedente legislatura dal Governo Berlusconi, di fatto esprimendosi a favore di un vantaggio delle reti Mediaset, e dunque in violazione dei principi di libera concorrenza e pluralismo dell’informazione.
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Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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Schizofrenia di Stato

Riporto l'articolo di Marco Travaglio, dal titolo "Europa7, lo Stato copia Mediaset".
"Oggi il Consiglio di Stato, dopo nove anni di battaglie legali in Italia e in Europa, decide di quanto lo Stato debba risarcire Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale. Nella causa del governo è rappresentato dall’Avvocatura di Stato. La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999).
Un fatto abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta. Per difendere Rete4, l’Avvocatura dello Stato che rappresenta il governo Prodi copia, nella sua memoria, intere pagine da quella degli avvocati Mediaset. Non per citare le loro tesi tra virgolette. Ma per farle proprie, senza nemmeno precisare da dove sono tratte. Il gruppo Berlusconi ufficialmente non è parte in causa: Europa7, per la mancata assegnazione delle frequenze, ha citato lo Stato tramite il ministero delle Comunicazioni e l’Autorità garante delle Comunicazioni. Ma Mediaset è intervenuta ugualmente con una memoria, ben sapendo che, se fossero assegnate le frequenze a Europa7, a perderle sarebbe Rete4. E l’avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo che fa? Il copia-incolla della memoria Mediaset, senza nemmeno tentar di camuffare quest’autentica privatizzazione delle istituzioni al servizio del Biscione. Il tutto, ancor prima che Berlusconi torni al governo per la terza volta.
Leggere e confrontare la memoria dell’Avvocatura dello Stato (55 pagine) e quella di Mediaset (78), pubblicate integralmente su www.voglioscendere.it. E’ un tragicomico gioco di società: “Trova le differenze”. La più evidente è che lo Stato difende Rete4 addirittura con più passione di Mediaset. Per il resto, pagine e pagine trapiantate pari pari dagli atti dell’azienda berlusconiana. Qualche esempio. Pagine 9 dell’Avvocatura: dieci righe (da7 a 17) copiate da pagina 49 della memoria Mediaset (righe 1-15). Le pagine 5 (da riga 20) e 6 (fino a riga 18) dell’Avvocatura sono identiche alle pagine 60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 11) di Mediaset. Le pag.17 (da riga 7) e 18 (fino a riga 13) dell’Avvocatura sono uguali alle pag.60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 22) di Mediaset. La pag.53 (righe 4-23) dell’Avvocatura è plagiata dalle pag.39 (da riga 9) e 40 (fino a riga 5) di Mediaset. A pag.35 (righe 27-31) dell’Avvocatura, stesse parole di pag.47 (righe 17-22) di Mediaset. E cosi via. Una volta manca un “quindi”. Un’altra c’è “In proposito” al posto di “In primo luogo”. Tutto il resto, compresa la punteggiatura sbagliata (molte virgole tra il soggetto e il verbo), è identico. Idem per le conclusioni, con esiti talvolta comici. Per l’Avvocatura dello Stato, se Europa7 non ha avuto le frequenze, è colpa sua: avrebbe dovuto “acquisirle anche di sua iniziativa” (e dove? e come? armi in pugno?), visto che lo Stato “non aveva l’attuale disponibilità dell’oggetto” (per forza: ha consentito che lo conservassero Telepiù nero e Rete4, prive ormai di concessione). E comunque – aggiunge Di Carlo – disapplicare la Maccanico e la Gasparri spegnendo Rete4 sul terrestre non comporterebbe il trasferimento automatico delle frequenze a Europa7 (e a chi, di grazia?). Insomma, lo Stato ignora la recente sentenza della Corte europea di Lussemburgo, sollecitata dallo stesso Consiglio di Stato, secondo la quale le normative comunitarie “ostano a una normativa nazionale cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Dunque basta che il “regime transitorio istituito a favore delle reti esistenti” a scapito di Europa7, previsto dalla Maccanico, dalla Salva-Rete4, dalla Gasparri e dal ddl Gentiloni (mai divenuto legge). Tutte le leggi che andrebbero disapplicate. Non sono: “la libera prestazione di servizi” tutelata dalle norme comunitarie – scrive la Corte europea – “esige non solo la concessione di autorizzazioni alla trasmissione, ma altresì l’assegnazione di frequenze”, se no “un operatore non può esercitare i diritti conferitigli dal diritto comunitario per l’accesso al mercato televisivo”.
Sentenza alla mano, gli avvocati Grandinetti e Pace che seguono Europa7 chiedono al Consiglio di Stato le frequenze e i danni subiti. Il “danno emergente”, cioè i soldi fin qui spesi per gl’investimenti richiesti dalla legge a chiunque vinca una concessione (oltre 120 milioni di euro). E il “lucro cessante”, cioè i mancati utili della tv mai nata (oltre 2 miliardi di euro). Semprechè il Consiglio condanni lo Stato ad assegnarle finalmente le frequenze. Altrimenti Europa7 morirebbe per sempre e Di Stefano avrebbe diritto al valore dell’intera azienda. Il governo dell’Unione, tramite l’Avvocatura, parla in playback: testi e musiche di Mediaset. Niente risarcimento. Niente frequenze. Viva la Gasparri. Rete4 sine die. Tutto come prima, come sempre. Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio."
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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5 Maggio 2008
Violenza e propaganda politica

Il ragazzo picchiato a Verona da un gruppo di naziskin per una sigaretta negata è morto. Faccio le mie condoglianze ai suoi genitori e spero che i colpevoli paghino per i loro crimini.
I partiti stanno già strumentalizzando la sua morte: è una morte di destra, come la morte della signora Reggiani per mano di un rom era una morte di sinistra.
La violenza sta diventando un alibi per orientare l’opinione pubblica e creare sempre nuovi mostri.
Il problema della violenza deriva dalla non punibilità della maggior parte dei reati, da una destabilizzazione della magistratura avvenuta durante i governi degli ultimi quindici anni.
La magistratura non ha mezzi materiali, né giuridici per intervenire effettivamente. E’ necessario cancellare le leggi vergogna, semplificare e accorciare l’iter processuale per ristabilire un corretto rapporto tra i cittadini e la giustizia.
Forse è arrivato il momento in cui nel Paese si inizi a discutere delle ragioni per le quali la giustizia è diventata inapplicabile e di chi sono i responsabili di questa situazione.
I cittadini non possono più essere presi in giro, da una parte si invoca la sicurezza, dall’altra si rende impossibile l’applicazione della pena.
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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4 Maggio 2008
| Il commento al post: Censura di regime | |||
| Postato da: Francesco d'Elia | |||
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Quello che ha fatto Santoro mostrando gli interventi di Grillo è pura cronaca.. Se arriviamo anche a censurare la cronaca di una manifestazione di popolo arriviamo al livello della Cina o della Birmania.. Che poi alcune delle sparate di Grillo possano essere o meno condivisibili è un latro paio di maniche ma la censura sulla cronaca degli eventi del nostro paese è inammissibile.. Che poi uno Sgarbi non sia stato espulso dallo studio al primo insulto è davvero vergognoso.. Ma questo è il regime che ci si prepara, il regime in cui Cuffaro bacia Dell'Utri in Senato e dove le intercettazioni tra Berlusconi e Cuffaro vengono distrutte. |
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Postato da Antonio Di Pietro in Il commento
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3 Maggio 2008
Censura di regime

La decisione del presidente della RAI Petruccioli di richiamare Santoro per la trasmissione AnnoZero dedicata alla raccolta di firme per i tre referendum per una libera informazione organizzata da Beppe Grillo il 25 aprile è sconcertante. Chi ha seguito il programma avrà sicuramente pensato che un richiamo era necessario, ma per Sgarbi che ha insultato senza ragione e continuamente le persone presenti, che non hanno reagito, e ha dichiarato il falso sui contributi al Giornale e sul licenziamento di Enzo Biagi. Petruccioli non ha ritenuto di dover sottolineare la denuncia di Beppe Grillo sulla illegittimità di Rete 4 sancita dalla corte di Giustizia Europea che costerà ai contribuenti italiani più di 300 milioni di euro.
Questa si chiama censura, in un Paese libero l’ascoltatore ha il diritto di sapere che due milioni di persone sono scese in piazza per firmare tre referendum e che sono state raccolte 1.500.000 di firme in un solo giorno, tra cui la mia, un evento mai successo nella storia della Repubblica. Una manifestazione di tale importanza non si può cancellare.
Se il buon giorno si vede dal mattino, ci possiamo aspettare tentativi di ogni tipo per chiudere i pochi spazi di libertà di informazione ancora presenti nel nostro Paese.
L’Italia dei Valori farà di tutto perché questo non avvenga in particolare se dovesse assumere la presidenza della Commissione di Vigilanza RAI di cui ha fatto espressa richiesta.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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