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Promozione elettorale a spese del contribuente

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La discussione sulla par condicio e sull’occupazione della televisione per spot elettorali in compagnia dei nuovi nani e delle nuove ballerine da parte del centro destra e del suo esponente di maggiore o minore spicco (fate voi), ci sta distraendo dallo spreco di risorse pubbliche utilizzate per propaganda elettorale.
Una pubblicità sgangherata e mendace fatta sottraendo soldi alle famiglie italiane.
Faccio tre esempi:
- lo spot televisivo sulle Grandi Opere, quelle che non servono a nulla (ma servono, e come, a qualcuno) e che nessuno vuole, come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia e il TAC (Treni ad Alta Capacità, non TAV, l’alta velocità non c’entra nulla) in Val di Susa
- l’opuscolo che il Ministero dell’Innovazione manderà per posta a 16 milioni di famiglie illustrando l’operato del Governo e l’avvento dell’era digitale (costo: più di settemilioni di euro)
- la lettera che sarà inviata a tutti i bambini nati nel 2005 con “un grosso bacio” per informarli che hanno diritto a 1000 euro.
In Internet questo modo di operare si chiama “spamming” ed è punito dalla legge, per il Governo si chiama informare, per il sottoscritto si chiama propaganda elettorale alle spalle dei cittadini.

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Rivolto a tutti:
Ringrazio tutti per i messaggi di affetto, di stima e anche di critica.
Da questo spazio mi arrivano molti suggerimenti interessanti, idee e segnalazioni di persone che vogliono e credono che si possa realmente voltare pagina in questo Paese.
Leggo ogni sera i vostri commenti.
Purtroppo non potrò rispondere a tutti, sceglierò di volta in volta alcuni commenti tra i tanti per chiarire il mio punto di vista.
Un cordiale saluto,
Antonio Di Pietro


Rivolto a Giovanni Lo Sardo (01.02.06 11:27):
Caro Giovanni,
impedire ai condannati in via definitiva di accedere in Parlamento, italiano ed europeo, è nel mio Programma Elettorale al punto “Competitività del sistema economico”.
Ho aderito da tempo all’iniziativa “Parlamento Pulito” di Beppe Grillo.
Per riconquistare competitività dobbiamo essere credibili, i condannati in via definitiva in Parlamento ledono la credibilità del nostro Paese, mi impegnerò a rimuoverli se avrò la vostra fiducia.
Un cordiale saluto,
Antonio Di Pietro

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Laureati e non

laureati e non.jpg foto: repubblica.it L’attuale presidente del consiglio, durante un incontro con Rutelli, ha messo in discussione il fatto che io abbia realmente conseguito la laurea e ha affermato in seguito che i suoi avversari politici non sono, quasi tutti, neppure laureati. Io parlo con i fatti, non con menzogne o allusioni. Lo dimostra la laurea in giurisprudenza conseguita il 19 luglio 1978. Lo stesso anno in cui il presidente del consiglio si iscrisse alla P2. Un metro di giudizio basato sulla laurea in politica non può essere assoluto. La laurea è un valore. Ma altrettanto lo sono l’onestà politica e la capacità di governare, assenti nel centro destra. Voglio anche ricordare al presidente del consiglio che il suo ex sodale Bettino Craxi non era laureato.

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Lavoro flessibile non significa precariato

Antonio Di Pietro1.jpg Chi governa deve permettere ai cittadini, in particolare ai giovani, di entrare nel mercato del lavoro. E di sviluppare le loro capacità tutelando la loro libertà e dignità. In questi cinque anni questo non è avvenuto, ed hanno prevalso gli interessi del mondo degli affari. Questo governo ha permesso che strumenti, di per sé leciti e in qualche caso opportuni, per rendere il lavoro flessibile (contratti a termine, lavoro interinale, part-time, job sharing) venissero utilizzati per mantenere il lavoratore in uno stato di precarietà permanente. Come i giovani hanno sperimentato sulla loro pelle in questi anni. Ne è esempio il decreto che recepisce la direttiva europea sulla discriminazione sul lavoro che non ha incluso l'importante principio dell’ inversione dell’onere della prova, imposto al datore di lavoro dalla direttiva Ue. In pratica, secondo il Governo, spetta al datore di lavoro provare che non vi sia stata violazione del principio di parità di trattamento e non alla parte discriminata, generalmente la più debole! Per questo il 19 gennaio scorso ho depositato un’interrogazione alla Commissione europea su questo problema. Il lavoro flessibile non può trasformarsi, come è avvenuto, in lavoro precario. E’ uno stato di cose che genera incertezza, non consente ai giovani di investire sul loro futuro, di crearsi una famiglia. Il lavoro non deve essere un’elemosina.

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BPI, corrotti o incompetenti

Antonio Di Pietro2.jpg Venerdì scorso ho rilasciato una dichiarazione sulla BPI, riportata di seguito, confidando nella sensibilità di Divo Gronchi. Sensibilità che non c’è stata. In particolare verso i risparmiatori e i piccoli azionisti. Due persone del consiglio di amministrazione precedente, quello con Fiorani per intenderci, Olmo e Castellotti, sono state rielette. E’ una vergogna che cercherò di cancellare! “L’assemblea della Banca Popolare Italiana di domani, 28 gennaio 2006, nominerà il nuovo consiglio di amministrazione e le relative cariche sociali. Il direttore generale Divo Gronchi ha proposto una lista di consiglieri di amministrazione. Tra questi vi sono Giorgio Olmo e Guido Castellotti che erano presenti nel precedente consiglio con Gianpiero Fiorani amministratore delegato. Questo è inaccettabile. Olmo e Castellotti, in quanto consiglieri, erano tenuti a vigilare sul corretto operato della Banca. Non l’hanno fatto allora, perché dovrebbero farlo adesso? Erano responsabili come lo era Fiorani. I motivi della loro negligenza possono essere solo due: collusione con Fiorani o incapacità. In entrambi i casi devono lasciare l’incarico. Chiedo pertanto che queste due nomine siano ritirate e, allo stesso tempo, che la Banca Popolare Italiana promuova contro l’intero consiglio di amministrazione precedente un’azione di responsabilità. Gronchi ha dichiarato che “la BPI deve restare autonoma e indipendente”. Io aggiungerei che deve essere soprattutto gestita da persone oneste ed espressione dell’intero azionariato.

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