10 Marzo 2006

Intercettazioni elettorali

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Le intercettazioni telefoniche sulle conversazioni di Piero Marrazzo e di Alessandra Mussolini nel corso della campagna elettorale per le regionali 2005 in Lazio rappresentano un episodio di estrema gravità.
Le intercettazioni sono attribuite a funzionari dello Stato ed avrebbero avuto l’obiettivo di favorire la rielezione di Francesco Storace.
I servizi deviati appartengono purtroppo alla storia del nostro Paese ed un eventuale spionaggio all’interno della stessa coalizione di Governo non rappresenta una sorpresa in sé.
Le intercettazioni sono lecite solo se consentite dalla magistratura.

Chi ci garantisce che oggi, in campagna elettorale, alcuni servizi dello Stato non stiano intercettando le conversazioni dei leader dell’Unione e dei principali oppositori di questo Governo?
Anch’io sono stato vittima di intercettazioni , come attestato dalla sentenza del gip di Brescia del 1998, in cui è stato provato che Berlusconi e Previti avevano commissionato a Roberto Gasparotto un’intercettazione nella casa di Arcore di una loro conversazione pilotata, poi inviata alla procura di Brescia per false accuse contro di me.
All’epoca l’opera di delegittimazione non ebbe rilievo sui media perché faceva comodo sia a destra che a sinistra che un personaggio pubblico che poteva loro togliere consensi fosse messo sotto inchiesta.

Le dimissioni di Francesco Storace da Ministro sono state solo un atto dovuto.
Qui siamo di fronte a situazioni che possono prefigurare un colpo di Stato.
La latitanza del precedente Governo di centro sinistra su temi importanti come l’assetto del sistema radiotelevisivo e sul conflitto di interessi ha consentito alla Cdl di vincere le elezioni. Ora, la stagione degli sconti è finita.

Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia