26 Maggio 2006

10 - Il 'tintinnar di manette'

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Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.

GV: Lei ha sostenuto finora che non usavate il carcere preventivo per far confessare gli inquisiti. Ma durante l’inchiesta Mani Pulite siete stati accusati anche di minacce e violenze nei loro confronti. In tutta franchezza può escludere di aver mai fatto penzolare le manette davanti agli occhi di un imputato?
ADP: A parte il fatto che nessuno di noi aveva materialmente le manette nel cassetto, io posso escluderlo anche in senso metaforico. Il nostro metodo investigativo non puntava a coartare le volontà, bensì a ottenere il consenso. Quello che cercavamo, semmai, era per così dire la complicità del difensore. Oggi sorrido amaramente a vedere tanti ex avvocati che sparano a zero contro il pool di Milano, e ricordo ancora alcuni di loro quando venivano in Procura per sollecitare la disponibilità mia o dei miei colleghi a ricevere i loro clienti perchè non ce la facevano più, avevano un attacco di... logorrea: fior di avvocati che adesso fingono di aver dimenticato, magari sono diventati parlamentari di destra o di sinistra e attaccano la magistratura un giorno sì e l’altro pure, mentre all’epoca dell’inchiesta facevano la fila per portare i loro assistiti.
GV: A chi si riferiva allora il presidente Scalfaro, nel messaggio augurale a fine ’97, quando criticò i magistrati per il ‘tintinnar di manette’?
ADP: Non c’è dubbio che intendeva riferirsi a noi, ma è altrettanto certo che sbagliava indirizzo. Scalfaro, il presidente Scalfaro... io sono rimasto perplesso, molto perplesso di fronte a questo suo modo di fare, a volte di appoggio e a volte di critica, a seconda del momento, un atteggiamento pilatesco rispetto a Mani Pulite. Io ricordo anche che subito dopo le mie dimissioni da magistrato, fui chiamato più volte al Quirinale. Ma al presidente non interessava tanto esprimermi la sua comprensione o la sua solidarietà, quanto capire che cosa avevo in mente di fare.

Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli