28 Maggio 2006
11 - I suicidi

Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.
GV: Se durante l’inchiesta Mani Pulite non avete esercitato né abusi, né minacce, è certo purtroppo che alcune persone si sono suicidate: prima il parlamentare socialista Sergio Moroni; poi il presidente dell’Eni, Gabriele Cagliari; e infine Raul Gardini. Voi non pensate di avere alcuna responsabilità in tutto questo? Lei non ha mai provato qualche rimorso per questi suicidi?
ADP: Questa storia dei suicidi è delicatissima. Prendiamo questi tre casi, e proprio esaminando questi tre casi si può vedere la strumentalizzazione di fatti così tragici, gravi, disperati, per delegittimare Mani Pulite. Cominciò Bettino Craxi con Moroni. Proviamo a leggere la lettera che Moroni scrisse prima di togliersi la vita: quella lettera non salva affatto il partito. Che cosa dice Moroni? Dice in sostanza: ‘Mi suicido perchè sono entrato in un giro in cui non si riesce a capire più niente; perchè sono finito in un meccanismo in cui mi sento stritolato; perchè mi sento oppresso dal sistema del partito e dal sistema delle indagini...’. Ma non è che si può dare la colpa di tutto ciò a chi indaga e fa il suo dovere di magistrato. Attenti: Moroni non era in galera, non stava andando in galera. Viene a sapere delle indagini sul suo conto e quindi crolla, non perchè qualcuno gli sta mettendo le mani addosso, ma perchè s’è reso conto che ormai il suo nome è venuto fuori. La verità è che all’interno dei partiti alcune persone sono state utilizzate in modo tale che alla fine loro stesse si sono vergognate, hanno sentito il peso della loro responsabilità, fino al punto di farla finita. Nessuno è stato accusato per vendetta, nessuno ha subito minacce o violenze.
GV: Gabriele Cagliari, però, quando si è suicidato si trovava in galera...
ADP: Il caso di Cagliari è ancora più incredibile, perchè il suo suicidio l’hanno sempre addebitato a Di Pietro e al pool; ma Cagliari non stava più in galera per noi. Lui faceva parte dell’inchiesta mani Pulite, ma noi l’avevamo già rimesso fuori. Cagliari era in carcere perchè responsabile di reati di corruzione e d’altro tipo più che accertati, per i quali non si è più proceduto dopo la sua morte proprio per questa ragione. Ma non era innocente, e di fatto poi la moglie ha anche restituito i soldi che aveva nascosto in Svizzera su conti correnti segreti. Noi li avevamo trovati e li avevamo bloccati quando ancora erano depositati all’estero; c’è la prova provata della sua colpevolezza. Poi, comunque, l’avevamo rimesso in libertà, perchè erano terminate le esigenze cautelari; ma nel frattempo era stato raggiunto da altri provvedimenti restrittivi (anch’essi molto circostanziati, per i quali i complici saranno poi pure condannati), emessi da altri giudici, per cui dovette restare in carcere. Quando Cagliari morì non era più detenuto per opera del pool di mani Pulite!...
Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli