30 Maggio 2006
12 - Gardini

Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.
GV: Che cosa spinse Gardini a togliersi la vita?
ADP: Un atto d’orgoglio, il suo dev’essere stato un atto d’orgoglio... Io mi sono fatto questa idea. Gardini ha passato tutta una notte sapendo che il giorno dopo sarebbe stato arrestato, una notte in cui ha capito che tutto il suo mondo finiva: questo non l’abbiamo valutato né io né i suoi avvocati. Fino ad allora noi giudici conoscevamo un piccolo segmento del processo Enimont, non sapevamo ancora esattamente a chi erano andati i 150 miliardi della maxi-tangente; anzi non sapevamo neppure che esistesse una tangente di tale portata. Tantomeno sapevamo dell’esistenza di quei 63 miliardi che Cusani dice di aver restituito a Gardini e che mancano all’appello: vero o non vero, qualcuno certamente li ha presi. Gardini invece sapeva questo e altro, conosceva i rapporti della Montedison con il costruttore romano Bonifaci, e probabilmente anche gli intrecci attorno al commercialista Melpignano e alle varie compravendite immobiliari Montedison-Bonifaci e così via. C’era un mare di cose che doveva venire a raccontare alla magistratura... Io credo perciò che la sua sia stata una reazione istintiva, non meditata, un gesto di disperazione, di sfida, un ultimo atto clamoroso da grande protagonista della scena. D’altronde, fino a pochi minuti prima si stava preparando per venire in Procura.
GV: La pistola fu ritrovata però su un mobile, lontana dal cadavere. Lei non ha mai avuto sospetti sul suicidio?
ADP: No, quello di Gardini fu un suicidio vero. Ne sono certo. Io arrivai subito, pochi minuti dopo la morte, perchè come ho già detto lo stavo aspettando nel mio ufficio al Palazzo di Giustizia, a cinquecento metri di distanza da casa sua. E ho potuto sentire a caldo i testimoni: lì c’era il personale di servizio, i domestici che appena si sono accorti di quello che era accaduto, nel tentativo di rianimarlo hanno spostato la pistola e l’hanno messa sul tavolino.
GV: Qualcuno ammise di avere spostato la pistola?
ADP: Sì, è provato, è tutto provato. La collega Licia Scagliarini della Procura di Milano fece un’inchiesta nell’inchiesta, venne ricostruito tutto: attraverso i tabulati telefonici, anche le ultime chiamate di Gardini.
...
Penso proprio che il suo fu un gesto improvviso e disperato di un giocatore d’azzardo che si era accorto di aver perso l’ultima partita e si sentiva ormai al capolinea.
Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli