6 Giugno 2006

14 - Il Psi

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Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.

GV: Cambiamo fronte, se da una parte siete stati accusati di aver avuto un occhio di riguardo per il Pci-Pds, dall’altra vi hanno addebitato una persecuzione politica contro il Psi.
ADP: Anche questa storia del Psi va chiarita una volta per tutte. Non è stata una nostra scelta se nelle vicende su cui indagavamo il Psi è stato colpito più degli altri. E’ semplicemente una questione di competenza territoriale: sono convinto che nelle stesse condizioni di tempo e di luogo – il famoso concorso di circostanze di cui parlavamo all’inizio – se il pool invece che a Milano si fosse trovato a lavorare a Napoli, sarebbe stato nelle condizioni di fare un mare di indagini sulla nomenclatura che spadroneggiava in quella zona, magari su Pomicino o De Lorenzo, su De Mita o Di Donato. Noi abbiamo indagato molto su Craxi non per idiosincrasia personale, ma per il semplice fatto che il nostro lavoro di magistrati era radicato a Milano, in una realtà in cui lui era fortemente presente. Lo sanno tutti: Milano era la roccaforte del potere craxiano. Noi non potevamo mica far finta di non vedere.
GV: Da Milano, però, siete arrivati fino a Roma...
ADP: Certo, è vero che abbiamo indagato anche sugli altri partiti e sui leader degli altri partiti. Ma li abbiamo sempre indagati incidentalmente, perchè risultavano coinvolti in inchieste che partivano da una competenza territoriale milanese. Non è colpa mia se Craxi aveva i suoi uffici in piazza del Duomo, non è colpa mia se Milano era il centro dei suoi interessi, non è colpa mia se venne coinvolto nell’affare della Metropolitana Milanese, né tantomeno è colpa mia se molti imprenditori venivano a Milano a pagare le tangenti al segretario amministrativo del Psi Balsamo, proprio negli uffici craxiani di piazza del Duomo. Non invertiamo i termini della questione. Craxi la chiamava ‘la Milano da bere’: non è colpa mia se poi lui se l’è bevuta più degli altri.

Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli