12 Giugno 2006

16 - Berlusconi

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Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.

GV: Anche Silvio Berlusconi ha lamentato più volte di essere stato perseguitato, sostenendo che le sue aziende hanno subito perquisizioni più di qualsiasi altra. L'avete preso di mira perchè era amico di Craxi e per questo avete indagato a senso unico su di lui?
ADP: A senso unico? Nei confronti di altri personaggi abbiamo proceduto molto, molto di più; non è vero che abbiamo indagato nei confronti di una sola impresa e non di altre. Berlusconi è stato inquisito da me per tre o quattro casi di corruzione, per i quali è stato dapprima condannato e poi in Appello l'ha scampata grazie alla prescrizione. Noi abbiamo arrestato o inquisito alcune decine di funzionari e dirigenti della Fiat, anche ai massimi livelli come Romiti, Mattioli e tanti altri. Alla Fiat abbiamo scoperto una qurantina di miliardi di tangenti, il cosiddetto 'tesoretto', mentre nel caso di Berlusconi ho proceduto inizilamente soltanto per 300 milioni di tangenti. Poi, a forza di indagare si sono scoperte tante altre cose, a cominciare dalle transazioni finanziarie sul conto Iberian per finire alle sue 'holding off-shore'. Lui però si è messo subito a urlare e non ha mai voluto accettare il confronto processuale. Quelli della Fiat, invece, e tanti altri imprenditori hanno fatto valere le loro ragioni e quelle delle loro aziende all'interno dei singoli processi, come peraltro ho fatto anch'io quando a mia volta sono stato inquisito. L'ex amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti, per esempio, è finito davanti alla Cassazione per il falso in bilancio, ma ha sempre tenuto un comportamento leale con la magistratura, e le vicende processuali che lo riguardavano non hanno mai avuto un rilievo particolare sulla stampa.
GV: Lei sostiene, insomma, che Berlusconi ha messo in atto una precisa strategia di comunicazione?
ADP: Beh, mi pare chiaro che abbia scelto una diversa linea processuale, rispetto a tanti altri nella sua medesima posizione. Di fatto, è ricorso allo stesso stratagemma utilizzato dal suo amico Craxi: 'Nessuno mi può giudicare e chi lo fa è un comunista e un complottardo'. Berlusconi - come Craxi - ha deciso di rilanciare, sostenendo la tesi che quella della magistratura era un'azione politica contro di lui e non l'esercizio obbligatorio dell'azione penale da parte di magistrati decisi a fare il proprio dovere. La sua è stata una vera campagna mediatica, condotta con grande dispendio di mezzi e di uomini che, forti delle televisioni e dei giornali di cui è proprietario, sono riusciti ad inculcare nell'opinione pubblica il tarlo del dubbio, trasformando nell'immaginario collettivo gli imputati in vittime e i giudici nei loro carnefici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: s'è persa la memoria di ciò che è avvenuto negli anni della Prima Repubblica e addirittura c'è già chi dice che 'si stava meglio quando si stava peggio'. Bella educazione per le future generazioni! E questo sarebbe lo statista che ci dovrebbe guidare alla Seconda Repubblica? Ma mi faccia il piacere!

Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli