26 Giugno 2006
19 - Addio alla magistratura/2

Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.
GV: E che cosa poteva mai accadere in pochi mesi per farla tornare sui suoi passi?
ADP: Mentre ero ancora fuori ruolo, senza neppure interpellarmi, l'ispettorato del ministero di Grazia e Giustizia chiese l'archiviazione dell'inchiesta su Di Pietro, cioè quello che avevo chiesto io fin dall'inizio, quello che mi aspettavo. Le accuse contro di me apparivano all'evidenza non credibili (infatti, dopo una gogna di un paio d'anni, tutto è finito in una bolla di sapone). E qui mi capita d'incontrare per la seconda e ultima volta Silvio Berlusconi. Fu nella primavera del '95, se non ricordo male tra febbraio e marzo: lui non era più presidente del Consiglio, c'era il governo Dini. Allora Berlusconi mi fa sapere che vuole vedermi, perchè tanto io sono fuori dalla magistratura e possiamo riprendere il discorso interrotto un anno prima. In quel momento, ormai, eravamo due persone che potevano incontrarsi da normali cittadini, senza problemi d'incompatibilità fra loro. Né qualcuno può rimproverami perché da magistrato avevo emesso nei suoi confronti un invito a comparire...
L'incontro durò giusto il tempo per renderci conto entrambi che non eravamo fatti l'uno per l'altro...
Scoprii poi dalle carte di Brescia che, mentre cercava di catturarmi con queste proposte, Berlusconi stava lavorando in parallelo per convincere D'Adamo ad accusarmi, per fargli dire che avevo favorito Pacini Battaglia per un bel pacco di miliardi...Circa un paio di mesi dopo comunque, e precisamente il primo aprile '95, scattano le inchieste di Brescia sul mio conto: per me comincia un lungo calvario negli uffici giudiziari e soprattutto uno squallido killeraggio sui giornali e sulle televisioni, specie di area berlusconiana.
GV: Quanti processi in totale ha subito?
ADP: Ventisette capi di accusa mi sono stati contestati, dico ventisette nell'ambito di dieci processi. e sono sempre stato assolto con la stessa formula: perchè il fatto non sussiste...
Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli