5 Luglio 2006
20 - Tangentopoli non è finita

Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.
GV: E' un fatto, tuttavia, che la corruzione continua e Tangentopoli non è finita. Quale morale dobbiamo trarne?
ADP: Bravo, bravo. Questo significa che il fallimento della giustizia c'è, ma non è il fallimento di Mani Pulite. E la giustizia ha fallito non tanto perchè i magistrati hanno arrestato degli innocenti - anche se non voglio nascondere che tra gli stessi magistrati, come in tutte le categorie, si trovino scansafatiche e visionari - ma soprattutto per colpa di questa classe politica che incarna ormai il concorso fra gli interessi privati, processuali e personali di alcuni esponenti del Polo e gli interessi politici di normalizzazione sociale che fanno capo al centrosinistra. Negli ultimi anni, tutti gli sforzi si sono orientati in provvedimenti legislativi a favore degli imputati piuttosto che verso l'individuazione dei migliori strumenti processuali per accertare la verità. Si doveva, parallelamente all'emanazione delle regole sul diritto di difesa dell'imputato, snellire l'iter per chiudere al più presto i processi riducendo i gradi di giudizio e facendo diventare regola il ricorso ai riti alternativi; si dovevano dare agli uffici giudiziari i mezzi, gli strumenti e le riforme processuali per poter arrivare alla verità piuttosto che all'impunità; si dovevano emanare nuove norme per i reati contro la Pubblica amministrazione e sul fenomeno della corruzione; si doveva soprattutto rendere effettiva la certezza della pena, in modo che chi delinque sappia che finirà in carcere e ci rimarrà: magari un carcere più umano e decente, questo sì, ma sempre carcere per chi fa del delitto la propria ragione di vita. Questi e tanti altri dovevano essere gli obiettivi e gli interventi che il governo di centrosinistra avrebbe dovuto perseguire, appena insediato a Palazzo Chigi, invece di andare dietro alle continue richieste e agli insostenibili compromessi dei berlusconiani di turno.
GV: Ma non è anche vero, senatore Di Pietro, che voi avete creduto troppo nella 'via giudiziaria' alla Seconda Repubblica e oggi ne paghiamo le conseguenze?
ADP: Eh, sì: sta a vedere che la colpa non è di chi ha commesso i reati, ma di chi li ha scoperti. Su questo dobbiamo intenderci bene. Noi le nostre inchieste non le abbiamo fatte per arrivare alla Seconda Repubblica attraverso una via giudiziaria. La Seconda Repubblica poteva essere il risultato consequenziale all'accertamento dei fatti, dei reati commessi dai protagonisti della Prima Repubblica. Non scambiamo la causa con l'effetto. Il presupposto dell'indagine era l'accertamento delle responsabilità penali, la conseguenza poteva essere un ricambio politico. Ma il risultato è che la nuova classe politica, invece di farsi carico della necessità di celebrare i processi, si è preoccupata di approvare norme per assicurare l'impunità a coloro che dovevano essere processati.
Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli