9 Luglio 2006

21 - La 'soluzione politica'

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Proseguo la pubblicazione di alcune domande e risposte tratte dal libro: "Intervista su Tangentopoli" della Laterza a cura di Giovanni Valentini.

GV: Cerchiamo a questo punto di tracciare una linea di confine tra passato e futuro, non sarebbe il caso di rilanciare la vostra vecchia idea di 'una soluzione politica' per uscire definitivamente da Tangentopoli?
ADP: E' un'affermazione che spesso sento ripetere, ma che a mio avviso vuol dire tutto e niente. Anzi, nelle intenzioni reali di alcuni, significa una sola cosa: facciamo una bella amnistia, mettiamoci una pietra sopra, chi ha dato ha dato e chi ha preso ha preso. Che vergogna! Questo non vuol dire che è impossibile trovare una soluzione. A suo tempo, noi abbiamo pure provato a indicarne qualcuna ragionevole, ma subito siamo stati accusati (specie da Berlusconi e dai suoi) e poi anche denunciati per attentato alla Costituzione, proprio perchè avremmo interferito con gli altri poteri delo Stato. Bisogna ricordare che cosa successe all'epoca. Era il 1994. Eravamo nel pieno di Mani Pulite e - per una questione di decenza - non si poteva certo risolvere tutto con un colpo di spugna, fingere che non fosse accaduto niente. Da una parte bisognava regolare i conti con la giustizia e dall'altra, per ridare fiato all'economia e far rpartire gli appalti, rimettere in moto le attività delle grandi imprese coinvolte nell'inchiesta. A noi, magistrati del pool, venivano poste delle domande in tal senso e in quanto cittadini rispondevamo a livello culturale, nell università, nei dibattiti, nei convegni. Proprio a me toccò il 3 settembre del '94, nel convegno promosso dallo Studio Ambrosetti a Cernobbio, formulare una proposta concordata con i miei colleghi, in modo da coniugare il rispetto della legalità e le esigenze dell'economia: l'idea era quella di una norma transitoria, valida sei mesi, per applicare una speciale clausola di non punibilità a tutti coloro che confessavano il reato, restituivano il maltolto e di conseguenza venivano interdetti dai pubblici uffici.
GV: Erano tre i punti previsti nel 'pacchetto Flick', il ministro della Giustizia nel governo Prodi...
ADP: Flick riprese qualche anno dopo la nostra proposta, ma lui voleva andare oltre, intendeva arrivare all'amnistia condizionata.
GV: Qual'è esattamente la differenza tra clausola di non punibilità e amnistia condizionata?
ADP: La 'non punibilità' vuol dire che il reato c'è, viene ammesso e riconosciuto, ma la pena principale è abbuonata: non così l'obbligo di restituire il maltolto. L'amnistia, invece, non accerta il fatto, prescinde in qualche modo dal reato e praticamente lo cancella e insieme cancella anche tutte le conseguenze accessorie: appunto un colpo di spugna. Proprio per evitare tale conseguenza, Flick condizionava l'amnistia al risarcimento del danno. E perciò non passò.

Postato da Antonio Di Pietro in Intervista su Tangentopoli