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Il conflitto di interessi

Fedele Confalonieri Il conflitto di interessi
Il Parlamento deve affrontare il tema del conflitto di interessi al più presto. L’ordinamento italiano va adeguato alle altre democrazie occidentali con l’adozione di un modello che prevenga conflitti di interesse tra incarichi istituzionali e l’esercizio diretto di attività patrimoniali.
Il sistema radiotelevisivo va liberalizzato, oggi esiste un’oligarchia, con un ente pubblico assoggettato ai partiti e uno privato, che impedisce lo sviluppo di un libero mercato. Vanno create quindi le condizioni per la presenza di più soggetti privati e valutata la cessione di una o due reti pubbliche.
Alcuni concessionari di servizi pubblici nel settore delle frequenze radiotelevisive hanno alterato e alterano le regole della democrazia elettorale con l’utilizzo capzioso, abnorme e predominante degli strumenti di comunicazione, in particolare nei periodi di campagna elettorale.
Per ovviare a quest’anomalia non ci sono blind trust o altre alchimie legislative che tengano, perchè come dice Travaglio, “il fondo sarà cieco ma il proprietario è chiaramente visibile”. La soluzione, pertanto, può essere solo l’ineleggibilità di candidati con titolarità di concessioni radiotelevisive.
L’Italia dei Valori parteciperà al processo legislativo sia supportandolo, sia con proprie proposte integrative.
Si dirà: “Ma così si esclude Berlusconi”. Ma se si persevera con un sistema senza regole lo si favorisce ingiustamente. Berlusconi deve capire che, in democrazia, o fa il concessionario di servizi pubblici o fa il politico.

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L’indulto, Prodi e Papa Giovanni Paolo II

Giovanni_Paolo_II.jpg Con Romano Prodi mi trovo spesso in sintonia, ma, e questo è noto, non lo sono affatto sull’indulto. Il presidente del Consiglio ha dichiarato rispondendo a un cittadino in merito alla legge sull’indulto: “... era un doveroso atto di clemenza verso migliaia di disperati che hanno solo vista ridotta la loro permanenza in un sistema carcerario vicino al collasso. Ero e sono cosciente che questo gesto non era politicamente conveniente, ma vi sono decisioni che devono essere prese anche quando non sono convenienti. A margine mi chiedo dove sono finiti coloro che applaudivano in modo corale e senza riserve Giovanni Paolo II quando chiedeva non solo l’indulto, ma anche l’amnistia”. I cosiddetti disperati sono persone che hanno infranto la legge e nulla più della certezza della pena evita la reiterazione del reato. Il sistema carcerario ridotto al collasso non può essere una scusa, non lo è. Le soluzioni al sovraffollamento sono note: accelerare i tempi dei processi, portare a compimento le numerose carceri in corso d’opera e, infine, far scontare al Paese d’origine la pena ai carcerati extracomunitari. L’indulto, e qui Prodi ha ragione, non è stato politicamente conveniente. Questo per un semplice motivo: gli italiani, in larghissima maggioranza, non erano e non sono d’accordo. Credo, quindi, che l’indulto rappresenti un gesto di arroganza del Parlamento nei confronti dei cittadini che sono stati del tutto ignorati. In ultimo il riferimento a Papa Giovanni Paolo II di cui riporto il passo a cui si fa riferimento: “... senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società”. Premesso che Stato e Chiesa sono due entità separate e che la carità è un fatto privato, mentre la legalità è la base stessa dell’esistenza dello Stato. Questo premesso, il Papa ha parlato di recupero e di reinserimento nella società. Di quale recupero ... Leggi tutto ...

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La violenza contro le donne

stazione_centrale.jpg In questi giorni le violenze contro le donne sono aumentate. Mi ha colpito il caso delle due ragazze francesi, provenienti da un Paese ad alta immigrazione, che hanno accettato un passaggio da due tunisini senza alcuna paura, per essere poi stuprate. Pensavano di essere a Parigi ed erano a Milano.Il problema è il ripristino della legalità a tutti i livelli, non solo per gli extracomunitari. Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini. Non possiamo accettare il fatto che la violenza sulle donne diventi un fatto ordinario. Voglio ricordare che Mario Alessi, italiano, l’assassino del piccolo Tommaso, aveva stuprato una ragazza di fronte al suo fidanzato ed era in libertà. L’Italia dei Valori proporrà in Parlamento un forte inasprimento delle pene per gli stupratori. Non è possibile che una donna abbia paura di aspettare l’autobus, di prendere la metropolitana o che abbia il terrore di indossare una minigonna e di entrare in una stazione, come avviene alla Stazione Centrale di Milano.

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Il nuovo gruppo Intesa-Sanpaolo

Corrado_Passera.jpg La creazione della nuova banca Intesa-Sanpaolo è una buona notizia per il nostro Paese. Nasce un grande polo bancario italiano che si posiziona per capitalizzazione al settimo posto in Europa dopo l’Unicredit. E’ la migliore risposta al periodo oscuro del sistema bancario italiano che ha portato all’arresto di Fiorani della Banca Popolare Italiana e all’uscita di Antonio Fazio dalla Banca d’Italia. Due grandi poli bancari hanno la possibilità di aiutare lo sviluppo industriale nel nostro Paese e favorirne la presenza sui mercati stranieri. Queste valutazioni positive vanno però accompagnate dall’auspicio che il mercato bancario italiano si adegui al più presto a quello europeo per le condizioni offerte a società e a clienti. Inoltre sarebbe opportuno che le banche limitassero le loro partecipazioni in società industriali ed editoriali. Per tutelare sé stesse e i loro azionisti. Come invece non è avvenuto in molti casi, ad iniziare da Parmalat. Un sistema bancario sano non può permettersi di partecipare con quote rilevanti industrie, spesso anche clienti, né tanto meno di influenzare l’opinione pubblica attraverso la proprietà di quote di gruppi editoriali.

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L’indulto con gli occhi di una vittima

violenza_sulle_donne.jpg Ho ricevuto numerose lettere sull’indulto, pubblico oggi quella di Emanuela, una ragazza di 18 anni di Reggio Calabria. “Caro Ministro Di Pietro, mi chiamo Emanuela, ho 18 anni e sono di Reggio Calabria. Le scrivo perchè ho apprezzato la sua ostinazione contro la legge sull'indulto, soprattutto perchè lei si è esposto in prima persona. Questa lettera non avrebbe importanza, o forse non sarebbe nemmeno stata scritta se io non fossi tra le vittime che lei difende; infatti deve sapere che circa un anno fa il mio ex ragazzo, solo perchè non avevo intenzione di continuare ad essere la sua ragazza non faceva altro che picchiarmi per futili motivi, ha attentato alla mia vita dandomi quattro coltellate alle spalle, arrecandomi gravi danni al polmone, al fegato e al rene, e se sono rimasta viva è grazie al pronto intervento e alla bravura dei medici e forse anche per un miracolo, dato che le mie condizioni non davano speranze di vita agli stessi medici. Bene, veniamo al dunque, non è giusto che chi ha sofferto, chi è stato una vittima continui ad esserlo, infatti quale indulto ci sarà per le quattro coltellate che ho ricevuto, per tutte le violenze che ho subito e per il dolore che continuo a provare? E' ingiusto che lo Stato non tuteli abbastanza, anche perchè non essendoci stato ancora, nel mio caso, l'appello e la cassazione lui sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari, e la paura che lui potesse scappare, appena ho saputo di ciò, mi ha portato a tentare il suicidio. Io vorrei maggior tutela, vorrei avere le forze per battermi per i miei diritti, ma chi mi ascolterebbe? La ringrazio per aver dato ascolto ai miei dolori e per essersi schierato a favore di noi vittime. Distinti saluti. Emanuela.”

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