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Ricerca e competizione globale

MIT Ricerca e competizione globale
La competizione globale sta accelerando la crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo nella misura del 7% annuo. La ricerca è una necessità assoluta per sopravvivere per le aziende.
The International R&D Scoreboard, che analizza annualmente le prime 1.250 società mondiali per investimenti, ha classificato le prime 50 aziende per spesa in ricerca. Dell’Italia è presente una sola società: la Finmeccanica, che si posiziona al cinquantesimo posto. L’Italia non è presente tra le prime 10 nazioni del mondo per ricerca e sviluppo. E’ superata dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Germania; ma anche dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e dalla Finlandia.
E’ un dato di fatto che le aziende che investono in ricerca riescono a crescere e a aumentare le loro quote di mercato. Questo non avviene per il nostro Paese per molte ragioni. Tra queste la mancanza di reali meccanismi di incentivazione agli investimenti per le aziende da parte dello Stato; l’incapacità di trattenere in Italia i giovani ricercatori che preferiscono emigrare in mancanza di condizioni favorevoli al loro sviluppo professionale; la destinazione dei dividendi agli azionisti in misura sproporzionata, invece che in ricerca e sviluppo, come ad esempio è avvenuto per anni per Telecom Italia. Tutti temi urgenti da affrontare da parte del Governo per rilanciare l’economia.

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Il risanamento dei conti pubblici

conti_pubblici.jpg I sacrifici chiesti ai cittadini italiani con la Finanziaria sono stati dettati dalla necessità di salvare il Paese dalla bancarotta. Il Governo di centro destra ci ha lasciato la crescita del debito pubblico, il calo della produzione industriale, la diminuzione dell’occupazione, il passivo della bilancia dei pagamenti con l’estero. Berlusconi e Tremonti ci hanno regalato lo sfascio dei conti pubblici. Questa è la verità, ed è sotto gli occhi di tutti. Una verità che sarebbe molto più evidente se un partito dell’opposizione non avesse a sua disposizione tre televisioni e un numero sterminato di giornali. Una situazione unica al mondo e palesemente anti democratica. La spudoratezza del centro destra nell’addossare i problemi dell’Italia a una manovra che sta cercando invece di salvarla è intollerabile. Che esponenti del centro destra si propongano di salvare il Paese con un Governo di larghe intese è altrettanto intollerabile. Hanno dimostrato di essere degli incapaci e pretendono di dare lezioni. Se vogliono, possono farlo, ma dai banchi dell’opposizione per i prossimi cinque anni.

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Bollette e profitti

Mediobanca.jpg La maggior parte delle imprese che erogano servizi primari sono cresciute in fatturato, in utili gestionali e in dividendi distribuiti agli azionisti. Nella classifica di Mediobanca tra le prime dieci aziende compaiono l’Eni(1), l’Enel(2), Telecom Italia(3) e Autostrade(5). Aziende che distribuiscono energia, elettricità, connettività, che gestiscono collegamenti autostradali, in una sostanziale situazione di monopolio. Se queste società registrano profitti elevati e il cittadino subisce continui aumenti qualcosa non funziona. Se tariffe, canoni e pedaggi hanno come scopo la distribuzione di ricchi dividendi agli azionisti, e non lo sviluppo della Nazione, le Authority hanno il diritto e il dovere di intervenire. I servizi essenziali possono essere da stimolo allo sviluppo delle imprese in mercati concorrenziali o causare il loro affossamento in monopoli senza reali controlli. L’Italia si colloca oggi in questa seconda situazione. Il rilancio dell’economia parte da servizi competitivi a livello di prezzo e di qualità europei. Inoltre, le tasche dei cittadini non possono servire alla distribuzione dei dividendi agli azionisti attraverso servizi vitali. Lo trovo profondamente immorale.

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I debiti dello Stato

suicidio_Torino.jpg foto da lastampa.it Un uomo si è suicidato davanti al Palazzo di Giustizia di Torino. Si chiamava Rocco Agostino, era titolare di due autosoccorsi ACI nei quali teneva in custodia giudiziaria circa 5.000 auto per la Prefettura, il Tribunale e la Procura. Si è ucciso per protestare contro il ritardo dei pagamenti che, a suo avviso, lo Stato gli doveva da tempo. Sulla fondatezza delle sue ragioni farà chiarezza un’inchiesta, ma sui frequenti ritardi dei rimborsi e dei pagamenti dovuti dallo Stato a privati cittadini e a aziende non ci sono dubbi. La lotta all’evasione va accompagnata da un intervento serio e definitivo per dare tempi certi e equi ai rimborsi fiscali e ai pagamenti per le attività prestate all’amministrazione pubblica. I ritardati pagamenti alle aziende possono creare situazioni di difficoltà, ritardare gli investimenti, ridurre l’occupazione, talvolta portare alla chiusura. Nei confronti dei privati generare una sfiducia nei confronti dello Stato, oltre che causare difficoltà economiche anche gravi. La competitività delle aziende e la credibilità dello Stato dipendono dal rispetto dei patti sociali e dalla reciprocità di trattamento. Lo Stato deve dare l’esempio.

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Il fallimento del Comune di Taranto

Taranto.jpg Dagli enti locali dipendono i servizi della nostra vita di tutti i giorni: le strade, gli asili, i trasporti urbani, lo smaltimento dei rifiuti. Il comune di una città non dovrebbe poter fallire nell’indifferenza. Eppure è quello è successo a Taranto. Pochi giorni fa, il Commissario straordinario Tommaso Blonda ha approvato il rendiconto gestionale definitivo dell’esercizio finanziario 2005 del Comune di Taranto. Nel 2004 il disavanzo era stato di oltre 83 milioni di euro, nel 2005 è aumentato del 60% arrivando a circa 138 milioni. I debiti fuori bilancio sfiorano i 150 milioni. Gli oneri latenti sono di quasi 160 milioni. Nel complesso il disavanzo è di quasi 450 milioni di euro. I dieci giorni di autonomia finanziaria garantita dal Commissario sono passati, le casse sono vuote e si è iniziato a tagliare i servizi pubblici. È inaccettabile che, ancora una volta, i cittadini debbano pagare il conto per persone che considerano il bene pubblico una terra di conquista. È giusto che gli enti locali siano responsabilizzati con autonomia decisionale e impositiva, ma lo è altrettanto che le amministrazioni rispondano fino in fondo delle loro azioni. Una importante città che fallisce è un sintomo dello sfascio di parte della Pubblica amministrazione, ma anche della inefficienza degli organi di vigilanza e dei partiti. Un brutto segnale su cui bisogna riflettere.

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