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Consiglio dei Ministri. I risparmi dello Stato

CDM 16 3 2007 risparmi stato Consiglio dei Ministri. I risparmi dello Stato

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Testo:
“Oggi non si è parlato di molto, al Consiglio dei Ministri, ma abbiamo comunque fatto una cosa importante: c’è stato un dialogo molto profondo a latere della riunione, tra me, Padoa Schioppa, Bersani, Bianchi e Letta. Abbiamo parlato della questione che riguarda la revoca delle concessioni alla società che sta occupandosi dei treni ad alta velocità (TAV) nel nostro Paese.
Nel 1990 fu assegnata ad una sola società, senza gara d’appalto, il compito di costruire le linee TAV e TAC (Treni ad Alta Capacità) in tutta Italia. Da allora i costi sono aumentati di tre, quattro volte rispetto a quanto preventivato inizialmente. Con le liberalizzazioni, invece, abbiamo deciso che d’ora in poi tutti i lavori saranno messi a gara: chi fa l’offerta migliore in termini di costi e qualità avrà l’appalto.
Che cosa è successo? Avete letto i quotidiani questa settimana? Hanno comprato pagine di giornali, Corriere, Repubblica, il Sole 24 ore, hanno speso tanti soldi per dire che per colpa nostra quelle opere non si faranno più, che noi vogliamo bloccare tutto mentre loro stavano facendo tanto. E’ dal 1990 che queste opere sono in cantiere.
Noi vogliamo farle, ma in gara in modo che si capisca chi offre il prezzo e il servizio migliori.
Oggi ho illustrato ai citati colleghi una mia proposta, che è stata accolta e che sarà portata alla discussione del prossimo Consiglio dei Ministri. Sarà una discussione molto importante: si capirà davvero chi vuole fare le opere e chi ci vuole marciare, come hanno fatto queste imprese fino ad ora e che ora aizzano i loro lavoratori e utilizzano i soldi per scrivere sui giornali e far credere ai cittadini che noi vogliamo bloccare le opere.
Questa è la mia proposta: cominciamo dalla prima tratta, la Treviglio-Brescia che è la più importante di tutta l’alta velocità che si deve ancora costruire, per la quale ci hanno proposto 2.7 miliardi.
Entro tre mesi si completerà il progetto definitivo e la metterò in gara per 2 miliardi.
Se ci riuscirò, avrò fatto il bene o il male dei cittadini? E se ci riesco nel giro di pochi mesi, vuol dire che le opere le voglio o non le voglio fare?
Le opere si possono fare con minori costi, mettendole in gara da subito e con un progetto risolutivo che ci permetta di recuperare il tempo perso e risparmiare 700 milioni di euro.
Al prossimo Consiglio dei Ministri presenterò il progetto, ve ne renderò conto e vedremo se qualcuno avrà ancora da ridire.
Le cose si possono fare, e si possono fare bene senza rubare soldi agli italiani.”

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Le false affermazioni dell’Associazione Imprese Generali

Senza nome.bmp Il provvedimento che revoca gli affidamenti per la Tav, concessi a trattativa privata dal precedente Governo, non è né illegittimo, né arrogante, come sostiene una lettera aperta pubblicata su alcuni organi di stampa a pagamento dall’Associazione Imprese Generali (AGI). Il problema, per le tratte i cui affidamenti sono stati revocati, non sta nella messa in gara dei lavori, ma nel reperire gli oltre 12 miliardi di euro necessari. Spostare l’attenzione su altre questioni non serve a niente. Questo è quanto ho chiarito insieme al Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani in risposta alla lettera dell’AGI pubblicata sul Corriere della Sera, Il Sole 24 ore e La Repubblica. La lettera sostiene che la revoca fa slittare la realizzazione delle opere, fa perdere all’Italia contributi comunitari per oltre due miliardi, scoraggia l’investimento dei capitali stranieri in Italia ed espone il Paese al rischio di emarginazione nel contesto europeo. Sono affermazioni semplicemente false. La messa in gara delle opere non farà perdere tempo, perché le gare potranno essere espletate nelle more dei tempi ancora necessari a finanziare queste infrastrutture. L’idea di perdere i finanziamenti comunitari è una minaccia strumentale, giacché i contributi disponibili per il nostro Paese sono già stati destinati. Le regole chiare e la competizione trasparente potranno solo attirare gli investitori, italiani e stranieri, che saranno finalmente messi in condizione di competere ad armi pari con gli attuali monopolisti. L’emarginazione dall’Europa la rischiamo solo continuando a tenerci fuori da regole e procedure europee e accettando costi delle opere pubbliche che non sono paragonabili a quelli d’uso in Europa.

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Conflitto di interessi e democrazia

conflitto_di_interesse_e_democrazia.jpg Il conflitto di interessi è una minaccia per la democrazia. In particolare se riguarda l’informazione. Silvio Berlusconi è diventato presidente del Consiglio solo grazie alle sue televisioni e ai suoi giornali. Ogni cittadino che si trovi in una situazione di conflitto di interessi non deve essere candidabile, non deve essere eleggibile. Una legge sul conflitto di interessi vera, non pannicelli caldi o fumo negli occhi per gli elettori, va proposta con energia dal Governo. La legge parlamentare approvata dal centro destra non sarebbe potuta passare se i cittadini fossero stati veramente informati. Una legge liberticida che ha espropriato gli elettori impedendo la scelta diretta dei candidati e ha indebolito la coalizione vincitrice creando una instabilità al Senato. E’ la legge elettorale Mediaset, fatta su misura per il suo azionista. Quante leggi sono state approvate grazie alla copertura mediatica dell’ex presidente del Consiglio? Vogliamo ricordare le leggi ad personam, l’ex Cirielli, la Pecorella? E a chi dobbiamo l’indebolimento della Giustizia? Pensateci, lo dobbiamo ad una informazione ad personam, ad un gigantesco conflitto di interessi possibile, nel novero dei Paesi democratici, solo in Italia. Per questo, nell’agenda del Governo, una seria regolamentazione del conflitto di interessi deve essere la priorità delle priorità. L’Italia dei Valori si batterà per questo, anche con iniziative pubbliche di cui vi metterò presto al corrente. In Italia l’informazione non è libera. Fa capo a interessi privati, lo sanno tutti, ma non è certo un buon motivo per continuare a tollerare questa situazione.

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Le politiche abitative

politiche_abitative.jpg YouTube Libero Video QuickTime 56K Audio Mp3 Le politiche abitative per le fasce sociali più deboli sono uno dei punti della mia attività di governo ed il tema del mio video settimanale. Testo: Eccoci di nuovo, amici miei, all'appuntamento del venerdì, questa volta senza Consiglio dei Ministri ma pure con tanti argomenti. Per quanto riguarda il mio Ministero, abbiamo aperto un nuovo importante fronte, che non riguarda solo calce e cemento ma anche solidarietà, assistenza, difesa delle fasce sociali più deboli, sicurezza delle grandi città, sicurezza dei cittadini: la questione della politica delle abitazioni. C'è un grosso problema in Italia, specialmente da quando è scaduta la legge sul blocco degli affitti. Sia chiaro, io sono a favore delle liberalizzazioni. E' chiaro che chi compra casa non può restare bloccato a vita, ma è altrettanto chiaro che chi non ha casa non può restare a vita in questa condizione. Bisogna venire incontro, insieme a Comuni, Regioni ed enti locali, a queste necessità senza fare favoritismi. Ho trovato al Ministero delle Infrastrutture molte risorse, si parla di almeno due miliardi di Euro, inutilizzate perchè bloccate da ricorsi e contro ricorsi o questioni procedurali. Da un po' di tempo, in Italia, sembra che chiunque voglia fare impresa o chiunque voglia fare politica, la prima cosa che fa è andare dal giudice. Il nostro Paese è diventato un contenzioso unico. Ebbene, in questi mesi ho sbloccato questi fondi e sono orgoglioso di dire che da qualche settimana ho cominciato, città per città, regione per regione, l'allocazione di questi denari. Soldi veri, non promesse: Milano, Napoli, Roma, dopodomani a Torino e così via. Per alcune centinaia di comuni abbiamo provveduto a cofinanziare interventi per la sistemazione di palazzi fatiscenti nelle periferie, di strutture immobiliari bloccate e che quindi non potevano essere affittate dal comune ai più bisognosi. Credo che questo sia stato un intervento concreto, i famosi ... Leggi tutto ...

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Afghanistan

Afghanistan.jpg La liberazione di Mastrogiacomo e' stata una vittoria dei Talebani, una vittoria dei terroristi ed una sconfitta per noi. Questa vicenda ci deve servire da lezione. E' necessario darci delle regole chiare e rispettarle. Al primo posto certo ci deve essere sempre la vita dell'ostaggio. E io sono orgoglioso che il mio governo si sia assunto la responsabilita' di liberare Mastrogiacomo. Ma la gioia sul piano personale e' accompagnata dall'umiliazione come membro dell'esecutivo. Il problema e' a monte. Tutto va bene per salvare una vita umana e le polemiche mi sembrano inutili. L'intervento di Strada era necessario e, nello stesso tempo, non sufficiente. E' piu' apprezzabile il lavoro oscuro svolto dai nostri servizi. Riguardo a Parisi, credo che viva lo stesso senso di umiliazione che ho vissuto io per aver dovuto cedere. I nostri soldati devono poter affrontare adeguatamente il nemico. Altrimenti e' meglio che stiano a casa. L'Italia dei Valori votera' rispettando l'impegno preso con il governo. Mi auguro che uguale senso di responsabilita' venga dimostrato da tutti quelli che hanno dato la fiducia a Prodi.

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