
Il Partito Democratico ha perso un’ottima occasione per potersi qualificare tale giacchè un partito, per potersi definire davvero “democratico” deve essere aperto e pluralista altrimenti semplicemente “non è”, non esiste.
La giustificazione formale circa la mia esclusione dalla candidatura per la segreteria nazionale è semplicemente un furbo espediente per non avere tra i piedi un concorrente vero e reale, un candidato che avrebbe rotto le uova nel paniere, che avrebbe potuto rimettere in discussione gli equilibri precostituiti.
A coloro che tanto sbrigativamente si sono voluti disfare della mia candidatura e della partecipazione dell’Italia dei Valori dal processo costituente del futuro “cosiddetto” Partito Democratico vorrei chiedere di riflettere sui seguenti punti fermi:
1 – Io e l’Italia dei Valori abbiamo aderito e partecipato attivamente alla raccolta delle firme per avviare il referendum elettorale, al fine di addivenire ad un sistema elettorale di tipo maggioritario e con una forte riduzione del numero dei partiti.
Ciò vuol dire che abbiamo già dimostrato con i fatti – ripeto con i fatti e non solo a parole – il nostro intendimento di andare oltre il nostro partito di appartenenza;
2 – Ho personalmente partecipato nel 2005 all’esperienza delle primarie dell’Unione, candidandomi per rappresentare al Governo tutta la coalizione;
3 – E’ evidente che – con la costituzione del Partito Democratico – chi aspira a diventare segretario (e lo diventa) non può che riconoscersi esclusivamente in questo partito. In tal senso io ho dichiarato la mia disponibilità di essere parte integrante del PD alla fine del percorso costituente, cosa che ho anche ribadito per iscritto nella dichiarazione di intenti depositata insieme alla mia richiesta di candidatura;
4 – E’ altrettanto evidente che quei militanti dell’Italia dei Valori che avessero ritenuto di aderire al costituendo Partito Democratico avrebbero dovuto fare altrettanto al momento dell’iscrizione formale al nuovo partito.
5 – E’ infine evidente che l’iscrizione oggi non può avvenire semplicemente perché il Partito Democratico ancora non esiste formalmente;
6 – Sul piano formale, la mia candidatura è stata presentata nei termini e non sta scritto da nessuna parte che contestualmente avrei dovuto dimettermi dall’Italia dei Valori. D’altronde nemmeno gli altri candidati hanno smesso di essere iscritti nel loro partito di provenienza. L’iscrizione all’originario partito potrà cessare solo nel momento in cui nascerà giuridicamente quello nuovo e vi potrà essere così il trasferimento – anche automatico – nella nuova struttura;
7 – Sempre sul piano formale, bisogna considerare che io non sono il legale rappresentante dell’Italia dei Valori, poichè sono ministro, e quindi non avrei potuto sciogliere in alcun modo il partito senza prima passare attraverso l’Assemblea. Al riguardo faccio rilevare che, come reso pubblicamente noto da tempo, avevamo già fissato apposita riunione per i giorni 28, 29 e 30 settembre p.v. a Vasto (peraltro, invitando allo scopo anche tutti i vari leader dei partiti della coalizione).
8 – Vorrei ricordare infine che l’Italia dei Valori fa parte della coalizione dell’Unione sin dalla sua costituzione, ne ha sottoscritto il programma e ne condivide la responsabilità di governo.
La verità è purtroppo molto più semplice e molto più amara: gli attuali promotori del costituendo Partito Democratico non vogliono né la presenza mia né quella dell’Italia dei Valori.
Con il tempo ed a mente serena bisognerà riflettere sulle reali motivazioni di questo diniego (che, in realtà, sono molto gravi e per certi versi inconfessabili) e trarne le inevitabili conseguenze (anche sulla opportunità di restare o meno in una coalizione che di fatto ci respinge!).
Per ora una cosa è certa: chi non ci vuole non ci merita!
Né io né l’Italia dei Valori faremo ricorso contro le decisioni adottate in fretta e furia a notte fonda da un gruppo di 6-7 persone che – senza alcuna riflessione né preventivo dibattito aperto e pubblico – hanno preteso di rappresentare la volontà di tutti gli elettori dell’Unione e dei possibili aderenti al futuro Partito Democratico.
La politica è sì partecipazione ma anche dignità da difendere.












Questa sera sono state presentate 2.961 firme a sostegno della mia candidatura a segretario del Pd alle primarie del 14 ottobre. L’Italia dei Valori sa perfettamente che la scelta di aderire al processo costituente del Partito democratico e' 'rischiosa' se la si guarda con gli occhi di chi e' attaccato al proprio orticello. Eppure vogliamo dare, con coraggio, il nostro contributo convinto a questo processo perchè non e' più tempo di scelte di parte e di subordinare gli interessi generali a quelli particolari.
Dobbiamo metterci tutti in gioco e scommettere su un progetto più ampio, che può ridare respiro alla politica italiana, ricostruendo la fiducia dei cittadini verso i suoi rappresentanti e le istituzioni, attraverso uno spazio di partecipazione nuovo nei metodi, nei contenuti e nella forma organizzativa.

Il centrosinistra non deve cadere nella trappola tesa da Berlusconi e dai suoi.
Farsi paladino nel dire no alle intercettazioni dei giudici di Milano è solo il tentativo per mettere sullo stesso piano i parlamentari direttamente interessati di Forza Italia e quelli del centrosinistra . A me pare, invece, che ci sia una bella differenza; non fosse altro per il fatto che alcuni di quelli che militano nelle fila del partito di Berlusconi sono già indagati. Inoltre c'è l'intenzione di uniformare centrodestra e centrosinistra alla stessa logica di un attacco ai magistrati, piuttosto che indurre ad una doverosa sottomissione alla legge e alla giustizia.
La maggioranza dovrebbe evitare di rimandare a dopo le ferie il voto per autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni depositate. Dare subito il parere positivo alla richiesta avanzata dal Gip Forleo scongiurerebbe tali pericoli e sarebbe un segnale di trasparenza che la pubblica opinione accoglierebbe con favore.
foto da Repubblica.it
820.916 ragioni per riflettere. Un responso netto. Un piccolo, grande, passo verso la politica per i cittadini. Il palazzo reale, quello del popolo chiede un cambiamento ed è nostro dovere darglielo.
La raccolta delle firme ha dato un risultato sorprendente. Un riconoscimento a quanti vi hanno creduto, al di là di ogni schieramento. L'Italia dei Valori ha avuto il coraggio di mettersi in gioco; non per suicidarsi, ma per crescere se ne avrà la forza e le capacità. Noi crediamo fermamente in una politica sempre e solo al servizio del cittadino, piuttosto che usata e sfruttata da oligarchie varie.
Ora, fatto il primo passo, c’è bisogno che il Parlamento ne prenda atto e, se ritiene, batta un colpo. C’è bisogno di una riforma della legge elettorale che assicuri al Paese governabilità, innanzitutto. Una riforma che deve assicurare: al cittadino la libertà di scegliere i propri candidati; una drastica riduzione dei tanti partitini che spesso tengono in scacco l’intero sistema; la non candidabilità di condannati.
O il Parlamento sarà in grado di varare una riforma credibile, oppure la parola passa ai cittadini con il referendum, come è normale in ogni democrazia.
