18 Agosto 2007

I precari e la legge 30

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Questo autunno ci saranno manifestazioni pro e contro la legge 30 sul lavoro. Le leggi sul lavoro in vigore sono state proposte da governi, approvate dal Parlamento, discusse con i sindacati. Riferirsi ad esse con il nome di una persona lo ritengo profondamente scorretto e strumentale. Le leggi sul lavoro le hanno volute tutti, o quasi tutti. Il problema da porsi non è se demonizzare o meno la legge 30 o chi la vuole abrogare o discutere delle Brigate Rosse. Il problema è se le leggi sul lavoro funzionano o meno e se possono essere migliorate. Ci sono in Italia cinque milioni e mezzo di precari, che futuro possono avere? Quanto sono pagati? Quanti giorni lavorano in un anno? Che tutele hanno? Per quanto tempo vivono nella precarietà? Hanno la possibilità di farsi una famiglia? Possono ottenere un mutuo per la casa?
Queste sono le domande a cui dobbiamo dare una risposta.
La maggior parte dei precari sono giovani, rappresentano quindi il futuro dell’Italia. La tesi della raggiunta piena occupazione utilizzata per non discutere le leggi attuali mi ricorda le statistiche sugli italiani che mangiavano tutti mezzo pollo. In realtà qualcuno ne mangiava uno, altri nessuno. Oggi molti hanno una piena occupazione, altri lavorano per pochi mesi all’anno, spesso sottopagati. Si deve ricominciare a discutere, e presto, di qualità del lavoro e di garanzie dei lavoratori. Non si possono lasciare cinque milioni e mezzo di precari con poche tutele senza una rappresentanza politica e consegnarli così all’estrema sinistra o all’anti politica.
Bisogna andare oltre la legge 30 senza demonizzarla.

Postato da Antonio Di Pietro in Lavoro