20 Ottobre 2007
Giustizia al capolinea.

Oggi è stato dato un duro colpo alla credibilità delle Istituzioni, alla Giustizia, allo Stato di diritto e anche a questo Governo.
Rispetto a priori sia le decisioni giurisdizionali prese da De Magistris, sia quelle prese dalla Procura Generale che ha avocato l'inchiesta, come previsto in caso di motivi di incompatibilità.
De Magistris si trova nell’oggettiva situazione di chi sta indagando ed è, allo stesso tempo, sottoposto a provvedimento disciplinare a causa delle persone su cui sta svolgendo l’azione giudiziaria.
La questione non è nel provvedimento della Procura Generale, ma nelle ragioni a monte che lo hanno determinato. Perchè se è vero, come è vero, che De Magistris ha un’indagine in corso nei confronti di personaggi politici, tra i quali il presidente del Consiglio e lo stesso ministro della Giustizia, si doveva evitare di porlo sotto indagine .
Ogni volta che un magistrato tenta di fare luce su comportamenti che riguardano i poteri forti, il suo operato è passato alla lente d’ingrandimento, fino ad arrivare ad indagare su di lui.
Un espediente per depistare e delegittimare la magistratura.
Un’azione precostituita con il fine di bloccare chi conduce un'azione penale.
Lo Stato di diritto finisce nel momento in cui si mina l’indipendenza della magistratura.
Lo dico con amarezza: questo Governo sta arrivando al capolinea; dal punto di vista politico/giudiziario ha fallito ignorando la richiesta di legalità dei suoi elettori.
La furbata di aver provocato l’avocazione dell’inchiesta di De Magistris sarà pagata a caro prezzo da tutto il centro sinistra.
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia