4 Ottobre 2007
I distributori di latte crudo
Ieri ho incontrato una delegazione di produttori di latte. Negli ultimi tempi alcuni produttori hanno intrapreso una nuova attività imprenditoriale, la vendita diretta al pubblico di latte crudo attraverso macchine per la distribuzione. Ne è sorto un problema legato alla misurazione della quantità erogata da queste macchine. Recentemente alcune di queste sono state sequestrate creando un forte disagio tra coloro che avevano investito nel macchinario e soprattutto mettendo a rischio la possibilità di proseguire in questa attività imprenditoriale.
Il sig.Invernizzi Giuseppe, membro della delegazione e direttore dell'Apa di Como e Lecco mi ha illustrato il problema per individuare insieme alcune possibili soluzioni.
Pubblico, il video dell'incontro.
Testo:
G.I.: Io sono Giuseppe Invernizzi, direttore dell'Associazione Provinciale Allevatori di Como, Lecco e Varese e da trent'anni mi occupo di latte.
Quando, sette-otto anni fa, mi sono reso conto che stavo perdendo il 10-20% di allevatori perché l'attività agricola non era più economica, mi sono chiesto cosa gli stessi allevatori potessero fare. La risposta fu vendere il latte direttamente ai consumatori.
Oggi vendere il latte crudo è possibile e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario, che è la nostra preoccupazione più grande. Come fare? Un collega, in vacanza in Austria, vide dei distributori automatici di latte crudo self-service.
Nel 2004 abbiamo importato dalla Svizzera il primo di questi distributori.
ADP: Premesso questo, ci sono questioni. Primo: perché c'è stata l'evoluzione del trattamento del latte? Per motivi sanitari. Perché dite che oggi questo non è più un problema?
G.I.: Perché in Lombardia, da quasi dieci anni siamo indenni dalle malattie per qui il trattamento del latte era previsto. Sono fatte, oggi, migliaia e migliaia di analisi e non c'è nessun problema.
ADP: Chi fa questo controllo?
G.I.: Il servizio sanitario.
ADP: E già vengono fatti?
G.I.: Si, regolarmente. Questo vuol dire che è un prodotto, come la carne, il pesce e la verdura, che compro crudo e poi decido se cuocere o consumare tale e quale.
ADP: Vendere il latte crudo, oggi come oggi, è possibile o è vietato?
G.I.: Sì, questo è oggi è già possibile: ci sono molte circolari ministeriali e abbiamo cominciato nel 2003.
Parliamo di un costo medio di 1 euro al litro, quando sul mercato il latte pastorizzato si vende tra 1.40 e 1.60 euro al litro.
Statistiche fatte in nord Europa, dove per mentalità sono avversi ai prodotti crudi, fatti su 14.800 bambini consumatori di latte crudo mostrano che ci sono il 58% in meno di casi di asma e il 38% in meno di casi di allergie.
Una cosa semplicissima risolve almeno tre problemi: la prospettiva per i giovani allevatori che ritornano a fare questo mestiere, perché 1 euro al litro contro gli 0.33 che danno le centrali è un altro mondo; il recupero della cultura casearia, perché in molti possono lavorare il prodotto e fare, a bassi costi, per esempio i formaggi in casa; un notevole risparmio in termini ambientali, perché si riusano le bottiglie di vetro che, tra l'altro, non devono viaggiare per centinaia di km.
In questo momento abbiamo 400 allevatori che distribuiscono il latte crudo con circa 600 impianti per circa 100.000 persone che lo consumano, e sono in crescita anche a causa dei rincari.
E' successo che una delle ditte che produce i distributori ha chiesto e ottenuto l'omologazione di una macchina per poi denunciare la mancata omologazione di quelle dei concorrenti che cominciano, quindi, ad essere sequestrate; tutto questo al fine di poter vendere i suoi modelli.
ADP: Quindi, secondo lei, il fine è commerciale. Non c'è attività di lobby da parte di chi produce il latte pastorizzato?
G.I.: No, questo non c'è stato perché le statistiche dimostrano che fino al 2004 il consumo di latte “fresco” era in calo da dieci anni. Da quando si è iniziato a vendere il latte crudo, questo mercato è di nuovo in crescita, trascinato dal miglior prodotto.
Le macchine che abbiamo importato dalla Svizzera, tutt'ora in funzione, in Italia sono diventate fuori legge.
E' successo che qualcuno ha chiesto che diventassero macchine metriche: vuol dire che è installato un sistema di misurazione che viene tarato e poi piombato.
A causa della diversa densità del latte, il flussometro dovrebbe essere tarato ogni due o tre giorni, cosa impossibile essendoci i sigilli.
ADP: Cosa si può fare per risolvere il problema?
G.I.: Basta guardare cosa fanno in Svizzera. Il produttore che installa una macchina deve vendere un litro di latte, come la centrale che però non usa macchine ma fa i controlli a campione sui lotti.
In Svizzera hanno tolto l'obbligo dell'installazione del flussometro, apponendo affianco al distributore viene data la possibilità al cliente, con una apposito strumento, di verificare se quel che ha comprato è davvero un litro di latte.
ADP: Io non so se sia necessario un provvedimento normativo o ministeriale. Me ne accerto.
Io rappresento una forza politica che cerca, in Parlamento, di affrontare le grandi come le piccole questioni: ho capito il problema, me ne farò carico e risponderemo dando incarico a un parlamentare, Pedica, di seguire espressamente la situazione.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
