
Consiglio dei Ministri di giovedì 29 novembre. Un giorno prima perché domani il Presidente del Consiglio e’ impegnato.
Abbiamo discusso di tante cose, abbiamo fatto anche tante riunioni collaterali al Consiglio dei Ministri (CIPE, Arcus, 150 anni per l’unita’ d’Italia e altro ancora), ma abbiamo anche discusso di tante cose ordinarie. Abbiamo pero’ trattato tre temi che mi pare importante segnalarvi, perche’ magari non fara’ parte dell’informazione ‘ufficiale’. Per prima cosa, il Governo intende a farsi carico di un nuovo piano italiano di azione contro la droga, dopo che abbiamo fatto nelle settimane passate il nuovo piano di azione per le politiche abitative.
Intendiamo fare una serie di interventi strutturali e preordinari nel tempo a difesa delle fasce sociali più deboli, perché c’è bisogno di difendere anche costoro. Il piano è stato previsto in bozza e adesso deve essere discusso da tutte le parti interessate, come l’associazionismo, il Parlamento, le Regioni e gli enti territoriali. Allora mi sono detto: perché non ne discute direttamente il nostro datore di lavoro, e cioè voi cittadini?
Pubblico nel mio Blog la proposta di piano di azione del nostro Governo sulle droghe, cosi che ognuno di voi può leggerlo e può fare le sue osservazioni, di cui farò una sintesi che porterò senz’altro nelle sedi opportune, a cominciare dal Consiglio dei Ministri.
Leggetelo e aiutateci a fare meglio il nostro dovere.
L’altra questione che abbiamo affrontato, e che mi preme segnalarvi, è l’EXPO 2015 a Milano. Abbiamo invitato il Sindaco Moratti, avendone la prima responsabilità, di individuare quelle azioni necessarie e sufficienti affinché la comunità internazionale, quella economica, quella istituzionale, tutto il mondo, individui in Italia e proprio a Milano la sede dove fare l’EXPO 2015, la maggiore fiera internazionale di tutto ciò che il mondo produce o può produrre, e quindi un punto di attrazione dell’economia verso il nostro Paese che ci porterà tanti vantaggi in termine di credibilità, di scambi culturali, finanziari e commerciali.
E’ importante farlo, e abbiamo deciso, invitando e coinvolgendoci tra di noi (Governo di centrosinistra, Sindaco di Milano e Governo Regionale della Lombardia del centrodestra), di dire per una volta tanto che l’Italia sia una sola e una soltanto nei confronti dell’esterno per produrre un progetto credibile. Il progetto, la sua bozza, lo troverete nel mio Blog, perché anche in questo caso ritengo sia importante che i cittadini, cioè voi, datori di lavoro, leggete prima ciò che stiamo facendo e ci diate qualche consiglio prima di fare qualche danno. Mi sembra una cosa buona, la metto in rete cosi potremmo interloquire assieme e anche in questo caso mi farò carico di riportare in ogni sede la valutazione sintetica e comprensiva del vostro intervento.
Un altro tema che abbiamo trattato, tra i tanti, è la questione di risarcimento danno nei confronti di coloro che sono vittime, o perché addirittura ci rimettono la vita, o perché subiscono violenze e minacce, da parte di fatti violenti, in particolare di tre categorie di cui si parla poco e di cui si fa un po’ di confusione: le vittime del dovere, le vittime della mafia e le vittime dei fatti terroristici.
Come vedete, sul piano delle conseguenze, che si riceva una lesione o addirittura si venga uccisi, dal gesto terroristico, dal gesto mafioso o dal gesto di chi esercita il proprio dovere e per questo viene offeso, il danno che si riceve è uguale. Abbiamo previsto di accorpare questi tre gruppi di vittime di reati e prevedere un unico sistema di risarcimento danni.
Prima c’erano diversi sistemi: la persona vittima di terrorismo prendeva un risarcimento maggiore a chi è stato vittima di mafia, ed entrambi prendono un risarcimento maggiore di chi è vittima del dovere. Avete capito la differenza? C’è un fatto terroristico, dove un terrorista mette una bomba, e chi viene danneggiato è vittima del terrorismo. C’è il mafioso che chiede il pizzo ad un impresa e la fa fallire, il danneggiato è vittima di mafia. C’è un Maresciallo dei Carabinieri che va al supermercato perché riceve una telefonata e il balordo gli spara, è vittima dell’esercizio del proprio dovere.
A questo punto abbiamo deciso di prevedere due tipi di indennizzi: una somma una tantum, che si può definire un elargizione immediata, e poi un vitalizio per la sua famiglia, altrimenti come fa ad andare avanti? Abbiamo previsto di accorpare questi due tipi di interventi finanziari, per renderli omogenei qualunque sia la vittima, che sia di terrorismo, di mafia o di servizio del proprio dovere, perché riteniamo che tutti e tre i casi sono persone che immolano la propria vita o che subiscono delle violenze per permettere a questo Stato di essere più Stato di diritto.
Il giorno che non avremo più vittime vorrà dire che lo Stato di diritto funziona.












Nulla da eccepire sul piano formale alla decisione del Procuratore generale della Corte di Cassazione di mettere sotto indagine disciplinare il giudice di Milano Clementina Forleo, pubblico ministero nell’indagine Unipol-Bnl.
Tutto formalmente corretto…e tutto come da copione.
Resta, però, l’amaro in bocca nel constatare ancora una volta che a farne le spese è sempre, e solo, chi tenta di fare il proprio dovere, senza aver "un occhio di riguardo" e timore riverenziale per alcuno.
Allora, in questi rari casi, accade che un folto numero di personalità, organi ed istituzioni si muovano all’unisono per spulciare, tagliuzzare ogni frase detta e scritta, analizzare con la lente d’ingrandimento ogni comportamento alla ricerca della pagliuzza, del cavillo per muovere una critica nei confronti di chi, alla fine, “deve” risultare incapace ed inaffidabile.
Il punto di arrivo, indipendentemente dalla reale volontà di chi, anche in buona fede, si attiva in quest’opera di demolizione personale, è altrettanto scontato: per logica conseguenza e per proprietà transitiva, tutto ciò che fa o ha fatto quel giudice coraggioso ( e perciò contestato ) è poco credibile e quindi va archiviato.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Al giudice Forleo, come al P.M. De Magistris, rimane ancora la possibilità di far sentire alta la voce nelle sedi istituzionali (a cominciare dal CSM) e difendere il proprio operato. L’obiettivo è riaffermare il diritto-dovere che ogni giudice ha di motivare i propri provvedimenti secondo coscienza e libera convinzione, e non in base alle convenienze o alle persone coinvolte.
Per intenderci, se si spulciassero migliaia di provvedimenti giudiziari riguardanti cittadini comuni, troveremmo un’infinità di espressioni o affermazioni usate dai giudici su cui si potrebbero sollevare le medesime critiche mosse al caso Forleo. A nessuno, nel caso di cittadini comuni, verrebbe in mente di mettere sotto accusa i giudici per le espressioni utilizzate nel motivare i loro provvedimenti. Invece, in questo caso, come in ogni altro caso riguardante il Palazzo e la casta, si sono mossi i più alti poteri dello Stato ( a cominciare dal Parlamento). L’attenzione, con la complicità dei media, è stata astutamente distolta dall’oggetto delle indagini, la colpa di ...
Ieri è apparso
Pubblico una mia intervista rilasciata al Corriere della Sera di oggi.
Io sono convinto che Prodi ce la farà anche questa volta e in ogni caso noi dell'Italia dei Valori non condividiamo l'atteggiamento dei rifondaroli che vogliono ottenere con l'arma del ricatto politico ciò che non sono riusciti ad ottenere da un referendum tra i lavoratori.
CdS: L'ultimo Consiglio dei ministri ha mostrato più di una smagliatura.
ADP: «Io c'ero e il passo del gambero di alcuni colleghi non mi ha convinto. È stato strumentale per mandare un messaggio alla piazza. Ma poi non c'è stato alcun problema».
CdS: Ma il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero si è astenuto sulla decisione di chiedere la fiducia.
ADP: «Noi abbiamo dato a suo tempo la fiducia al governo per come ha concluso l'accordo con le parti sociali, così come gliela abbiamo riconfermata per come saprà rispondere a quelle che sono state le proposte venute dal Parlamento. La nostra è una fiducia costruttiva perché il governo ha il diritto e il dovere, nella fase conclusiva della Finanziaria, di tenere conto di tante esigenze. Alla fine, al di là delle chiacchiere e di interessi particolari, toccherà a Prodi assumersi la responsabilità di trovare la sintesi».
CdS: Rifondazione però difende la sovranità del Parlamento.
ADP: «Tutti hanno interesse a rispettare la volontà delle Camere. Noi abbiamo dato mandato al governo di porre la fiducia, proprio affinché il Parlamento prenda atto del massimo sforzo che abbiamo raggiunto. E dare il via libera al protocollo. Nessun potere è stato tolto al Parlamento».
CdS: Quale testo dovrà essere votato?
ADP: «Il testo deve essere quello uscito dall'accordo tra le parti sociali. Può essere modificato, non snaturato, ma solo previa intesa tra le parti sociali. Anche perché non si può passare sopra le teste di cinque milioni di lavoratori che lo hanno votato al referendum sindacale. Italia dei Valori, comunque, dissente da atteggiamenti ricattatori o prepotenti di altri partiti».
CdS: Allude a Rifondazione?
ADP: «Si, ma vogliamo prendere le distanze anche dalle pretese di singoli esponenti di partiti che non esistono ».
CdS: I diniani forse?
ADP: «Non ci sono ...

