10 Novembre 2007
Consiglio dei ministri: politiche abitative e regioni
In questo Consiglio dei Ministri l'aspetto più rilevante di cui si è discusso è stato quello delle politiche abitative.
Erano stati allocati 550 milioni da consumare entro il 31 dicembre di quest'anno per dare alloggi a coloro che non ne hanno e vivono in uno stato di indigenza.
Ci sono difficoltà per la distribuzione di questi fondi. Il criterio di ripartizione individuato dal sottoscritto e dal ministro Ferrero, le due persone incaricate del compito, è in contrasto con un emendamento del Parlamento che impone sull'operazione il consenso di tutte le regioni e non della maggioranza di queste. La democrazia deve cercare, nelle decisioni, il consenso della maggioranza e non della totalità degli individui, altrimenti si trasforma in una dittatura.
Di seguito il testo dell'intervista ad Antonio Di Pietro:
Consiglio dei Ministri di venerdì 9 novembre. In realtà ci sono state tre riunioni: la riunione del CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica, che è un po’ come un mini- Consiglio dei Ministri con il portafoglio, il Consiglio dei Ministri vero e proprio e poi un altro mini-Consiglio dei Ministri, il cosi detto "Consiglio dei Ministri per il tavolo per la casa", cioè per le politiche abitative.
Cosa abbiamo deciso con il CIPE? Abbiamo deciso di spendere e come spendere un altro paio di miliardi di euro, perchè poi si dice che non si fanno opere pubbliche, ma invece le opere pubbliche si stanno facendo. Certo, i risultati si vedranno fra anni, ma intanto le stiamo facendo.
Il problema delicato è che il precedente governo aveva detto che faceva opere pubbliche, e ne ha inaugurate tante, ma non ci ha messo i soldi, e ci ritroviamo adesso con un arretrato di 5-6 miliardi di euro da recuperare per andare a pagare quelle opere avviate e che non sono state finanziate.
Comunque sia, in questo CIPE, su mia proposta, siamo riusciti ad approvare l'avvio dei lavori e la progettazione soprattutto dei lavori di importanti metropolitane a Milano (la AM4, AM5, AM2, AM3, un po’ le abbiamo approvate il CIPE scorso e un po’ ne approveremo nel prossimo), Roma e Napoli.
Abbiamo approvato poi una serie di interventi che riguarda la sistemazione dell'ambiente intorno al MOSE di Venezia, compreso il finanziamento dello stesso. Le barriere servono per evitare che Venezia affondi quando c'è l'acqua alta, ma nello stesso tempo dobbiamo evitare che le barriere deturpino l'ambiente, e quindi abbiamo dovuto prevedere che una quota di questa somma sia destinata al recupero ambientale. E così via.
Quindi due miliardi circa di investimenti che sono stati una somma più importante.
Al Consiglio dei Ministri abbiamo fatto più che altro un'attività di ratifica di trattati internazionali. C'è stato un grosso lavoro anche del Ministro degli esteri D'Alema e della collega Bonino, cioè quei ministri che si occupano di cooperazione internazionale e di politica estera.
Il momento più delicato e importante, in un Cosiglio dei Ministri dove non ci sono state differenze e dove tutti quanti, tutto sommato, abbiamo pensato allo stesso modo, è stato quando si è parlato di politiche abitative perchè c'è stato un tesoretto di cui erano previsti 550 milioni da consumare entro dicembre di quest'anno per venire incontro agli sfrattati che non hanno casa e si trovano in condizione di indigenza nelle maggiori città italiane. Come ripartirle? A chi darle? Con che modalità? Con quali garanzie?
Insieme a Ferrero, con cui ho il coordinamento di quest'attività, abbiamo fatto una proposta, che purtroppo non è in linea con un emendamento che è stato approvato in parlamento, il quale richiede, sul criterio di ripartizione, che tutte le regioni devono essere d'accordo all'unanimità.
Vai a trovarle 20 regioni che sono tutte 20 d'accordo che i soldi che vanno all'altro vanno bene pure lui. La democrazia è bella se vale la regola della maggioranza, mentre la regola dell'unanimità finisce per essere una regola dittatoriale se non si trova un sistema.
Ecco perchè ancora ad oggi non riusciamo a fare il decreto d'assegnazione, e abbiamo dovuto rinviare al 15 novembre una discussione con tutte le regioni per discutere di questo tema, perchè dobbiamo far capire alle regioni che anche se qualcuna di loro non è d'accordo, poi, una decisione la si deve prendere, perchè se no si lavora con il solito sistema: questo no, questo non mi piace, e si muore di fame. Ecco perchè io ritengo che bisogna prendere una decisione.
Decisioni che bisogna prendere anche per esempio con riferimento alla strada tirrenica, quella che da Civitavecchia deve arrivare fino a Firenze. C'è chi la vuole, c'è chi non la vuole per problemi ambientali nobili e c'è chi non la vuole per problemi ambientali personali, perchè si ritrova il ‘villone’ a ridosso.
Io a questo punto ho detto basta. A me non sta bene che ognuno illuda l'altro. Una volta per tutte con la maggioranza si decida o si o no. Per questo è stato fissato per il prossimo CIPE perchè finalmente questo governo si assumerà la responsabilità, come ha fatto per esempio sul Ponte sullo Stretto, di dire "lo facciamo" o "non lo facciamo".
Ma dire prima "sì lo facciamo", e poi cambiare e dire "no, non lo facciamo", è una furbata da prima repubblica che non possiamo più permetterci.
Postato da Antonio Di Pietro in Società
