14 Gennaio 2008

Elezioni libere, informazione libera

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La battaglia sul conflitto di interessi contraddistingue da tempo Italia dei Valori. Il centrosinistra nelle precedenti legislature ha fatto ben poco per rendere libera l'informazione del Paese. La legge Gentiloni non è certamente la soluzione al problema ma rappresenterebbe un segnale di sensibilità del Governo all'argomento. Sottomettere il consenso alla riforma elettorale all'accettazione della legge Gentiloni questo sì che è "criminale". Sulla legge elettorale ho sottolineato più volte che l’Italia dei Valori non tradirà i propri elettori, che il luogo per dibatterne è, e rimane, il Parlamento italiano e che le persone da coinvolgere sono i suoi parlamentari.

Riporto un’intervista rilasciata a La Stampa di oggi su entrambi gli argomenti:

La Stampa: Ministro Di Pietro, ha sentito che dice Berlusconi? È’ "criminale", la legge Gentiloni?
Antonio Di Pietro: Per noi dell'Italia dei Valori è già una norma al ribasso. Quando la discuteremo in Parlamento cercheremo di rafforzarla in modo significativo. In ogni caso il ddl del ministro delle Comunicazioni doveva precedere, logicamente e politicamente, la discussione sulla riforma elettorale. Poi è arrivato il referendum, ma per I'Idv i temi dell'incompatibilità, del conflitto di interessi, dello strapotere televisivo di Berlusconi sono prioritari. Consideriamo un controsenso svendere la legge sulle tv in cambio di un sì di Forza Italia alla riforma elettorale.

La Stampa: Tra le due, è più importante...
Antonio Di Pietro: La legge elettorale serve a fare le elezioni; le elezioni, senza risolvere il conflitto d'interessi e il potere tv di Berlusconi, produrrebbe parlamentari che quella riforma non la farebbero mai come si deve. Piaccia o non piaccia, il conflitto d'interessi di Berlusconi c'è: nessuno gli vuole togliere il diritto di fare politica e di governare, se la maggioranza degli elettori lo sostiene. Però vogliamo prima dare una regola democratica minima: o fai il politico, o fai l'imprenditore della comunicazione. E in ogni caso non scordiamo che lui utilizza in modo abusivo una rete regolarmente assegnata a Di Stefano di Eurropa 7.

La Stampa: Lei che è stato un pm: che significa "crimine'?
Antonio Di Pietro: Io penso alla criminalità classica, le rapine, le estorsioni... ma per me è politicamente criminale il falso in bilancio, una legge che ha ridotto della metà i termini della prescrizione, le norme "ad personam".

La Stampa: Ma per salvaguardare il fragile dialogo tra gli schieramenti, non varrebbe la pena di rinunciare a qualcosa, Gentiloni compresa?
Antonio Di Pietro: Non v'è dubbio che dialogare sulle regole del gioco sia una cosa positiva, e apprezzo il senso di responsabilità istituzionale di Veltroni. Noi dell'Italia dei Valori siamo disposti a dialogare a 360 gradi pur di scrivere insieme le regole del gioco; ma non se si tratta di fare un passo indietro sui principi dell'etica politica.

La Stampa: E sulla riforma della legge elettorale, come vi schierate?
Antonio Di Pietro: Abbiamo letto con sconcerto quanto detto da Veltroni al Corriere della Sera: dice che l'Italia dei Valori scomparirà anche se sopravviveranno le sue idee. Mah: far rappresentare l'idea di legalità (dopo la storia dei rifiuti in Campania) dal Partito Democratico mi lascia molto perplesso. Devono essere gli italiani a decidere se l'Idv è una forza politica le cui idee debbano essere rappresentate e da chi. Ci vuole liquidare? Vedremo cosa diranno gli italiani: noi ci presenteremo con liste nostre alle prossime elezioni.

La Stampa: Beh, dipenderà dalla legge elettorale che ci sarà,no?
Antonio Di Pietro: Noi non ci stiamo a farci classificare "nanetti". Primo, perché non lo siamo, in termini numerici e di proposta. Secondo, perché noi abbiamo raccolto le firme per il referendum: siamo per il maggioritario, per il bipolarismo, per l'indicazione preventiva delle coalizioni e del candidato premier, per una forte riduzione dei partiti. E non andiamo al tavolo di confronto sulla legge elettorale per “salvarci” tenendo basso il quorum. Noi vogliamo il referendum, e siamo contro la proposta Bianco. Ci stiamo organizzando per superare l'asticella alle prossime elezioni. Alle prossime elezioni l'Italia dei Valori ci sarà.

La Stampa: Anche se ciò costasse la sconfitta del centrosinistra?
Antonio Di Pietro: Non svenderemo la nostra anima per sopravvivere, non chiederemo asilo al Partito Democratico implorando un posticino nelle sue liste. Se il Pd fa una legge che mira a metterci fuori gioco, sappia che noi ci presenteremo, e loro perderanno un altro milione e mezzo di voti. In ogni caso, non faremo parte di una coalizione con la sinistra massimalista o gli pseudoambientalisti.

Alcuni* articoli scritti sugli argomenti:
La riforma del settore televisivo
Etere senza legge
Europa 7: applichiamo la legge
Una legge elettorale per i cittadini
Elettori senza rappresentanza

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Postato da Antonio Di Pietro in Informazione