18 Gennaio 2008

No al mercato dei voti

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Vorrei dirvi cosa ne penso del caso Mastella, della politica campana e non solo.

La politica nella Prima Repubblica, per finanziarsi, ricorreva al sistema delle tangenti, cioe' a finanziamenti illeciti ai partiti o direttamente a uomini politici. In cambio si elargivano favori, come per esempio appalti, commesse di favore, incarichi di ruolo, soprattutto nell’imprenditoria. C’era un anomalia, e cioè che non sempre le imprese migliori vincevano le gare, e i partiti, avendo soldi a disposizione, avevano la possibilità di poter avere più successo elettorale anche se non facevano una politica migliore rispetto ad altri.

Nella Seconda Repubblica, quella dopo Tangentopoli, il sistema si è ingegnerizzato: non si commette più reato, ma si occupa direttamente il potere negli uffici pubblici e nelle amministrazioni, dando incarichi e ruoli a persone di propria appartenenza e propri amici, in modo che questi poi possano controllare i cosiddetto mercato del voto.
Le mazzette non girano più in modo sistematico come una volta, perché se queste mazzette dovevano essere destinate ad avere soldi per finanziare il partito, adesso invece, mettendo gli uomini giusti nei posti giusti si fa in modo di convincere poi tutte le persone che dipendono, che agiscono e che interagiscono con queste "persone giuste" (presidenti delle ASL, presidenti dei vari uffici pubblici e quanto altro) a votare per il partito di rappresentanza. Ecco quindi che si fanno assunzioni a iosa.
Vedete la questione rifiuti in Campania, dove c’è il più alto tasso di spazzini e il più alto tasso di sporcizia.

In una situazione di questo genere il problema non è tanto giudiziario. Personalmente ritengo difficilmente probabile che la signora Mastella abbia messo paura a Bassolino, ma credo piuttosto che in uno scambio di ruoli riposti (“tanti posti a me” reclamava l’Udeur, tanti posti il Partito Democratico e tanti posti un altro partito) si siano arrabbiati tra di loro, ma da qui a dire che il fatto sia penalmente rilevante è difficile da dimostrare.

La questione che dobbiamo porci non è se Mastella, Bassolino o altri siano colpevoli o meno sul piano penale, questo riguarda il giudice, ma se è giunta o non è giunta l’ora che non si faccia più politica cercando il consenso attraverso il mercato del voto, attraverso la lottizzazione, il nepotismo, il familismo, il clientelismo, se la politica deve tornare servizio o se la politica deve rimanere un occasione di conquista di potere, in questo caso di conquista del mercato del voto.

Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia