27 Marzo 2008

9 - Serginho e i suoi amici

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Serginho e i suoi amici" (pag.227).

"Il padrone della Cirio, responsabile numero uno dei disastro, si chiama Sergio Cragnotti. A1 posto degli occhi, due fessure da husky siberiano incorniciate in un profilo rapace. E un passato tutto da raccontare. Romano, classe 1940, diploma di ragioniere, laurea in Economia e commercio, Sergio detto «Serginho» si fa le ossa come contabile in una ditta di Colleferro. Poi va in Brasile, dove diventa un uomo di Serafino Ferruzzi, imperatore della più grande multinazionale agroalimentare italiana degli anni Settanta. Grazie a lui il settore cemento dei Ferruzzi in Sud America cresce da 60 a 200 milioni di dollari. Serginho combina affari d'oro col discusso finanziere brasiliano Mario Garnero, in combutta con i dittatori militari. Con Raul Gardini, il genero di Ferruzzi che guida il gruppo dagli anni Ottanta, è amore a prima vista. Il Corsaro della finanza italiana, che morirà suicida nel 1993 alla vigilia dell'interrogatorio sulla maxitangente Enimont, capisce che il giovanotto con i cruzeiros ci sa fare: «Sergio sarebbe capace di vendere frigoriferi agli esquimesi». Così lo manda a Parigi a discutere con Vrenes l'acquisto della maggioranza della Beghin Say. Anni memorabili. Poi Cragnotti torna in Italia. Nel 1986 amministratore delegato della Ferruzzi Agricola Finanziaria, nell’88 vicepresidente di Montedison. È lui che tiene a battesimo la vendita all'Eni della quota Enimont per 2800 miliardi, approdando alla poltrona di amministratore delegato della società. «È l'uomo che sa moltiplicare i soldi delle banche», commentano entusiasti a Ravenna, evitando di raccontare che i bilanci Ferruzzi sono falsi. Davanti al miracolo, dimenticano persino il suo eloquio romanesco, il suo look da playboy del litorale condito da una perenne abbronzatura. Quando Serginho si dimette dal vertice Enimont, è il manager italiano più pagato al mondo: un miliardo e mezzo di lire all'anno, uno stipendio da favola, più una liquidazione di 20 miliardi. Nel 1991, col sostegno di Gardini, fonda la Cragnotti & Partners, una banca d'affari che raccoglie un patrimonio di 500 miliardi. Mica soldi suoi: tutto, o quasi, denaro di altre banche. Fin dall'inizio, tra i soci della C&P siedono Banca di Roma, Banco di Napoli, Centrofinaziaria-Montepaschi e Popolare di Milano, oltre all'olandese Rabobank, al francese Credit Lyonnais e all'elvetica Swiss Bank. I problemi arrivano con Mani Pulite. Cragnotti finisce sotto inchiesta per lo scandalo Enimont: i giudici lo vogliono arrestare. Nel novembre '93 rientra dal Brasile, si consegna e tre giorni dopo è già fuori dal carcere dopo aver ammesso il proprio ruolo nella creazione della provvista della maxitangente. In una ventina di verbali-fiume, spiega anche di aver saputo che la Ferruzzi aveva versato una decina di miliardi ai partiti, nel tentativo di ottenere una legge che le regalasse sgravi fiscali per circa 500 miliardi. Per i fondi neri Montedison, patteggerà un anno e cinque mesi di reclusione per reati che vanno dal falso in bilancio all'appropriazione indebita al finanziamento illecito ai partiti. Tutto sommato Cragnotti sopravvive bene a Tangentopoli. Anzi ne esce più forte di prima. I suoi legami con la Banca di Roma - dove suo fratello Giovanni, poi scomparso, era capo dell'ufficio Borsa - sono fortissimi. Come l'amicizia con Geronzi. I due sono inseparabili. Cerimonie, ricevimenti, foto ufficiali e, dopo qual anno, persino una società di procuratori di calcio, la Gea World, in cui siedono i figli di Cesare, di Sergio, di Calisto Tanzi, di Luciano Moggi e di qualche altro vip."

Postato da Antonio Di Pietro in Mani Sporche