19 Marzo 2008
Alitalia: un problema anche sociale
Come Ministro, e presidente dell’Italia dei Valori, ho espresso tutta la mia contrarietà.
Le vicende di Alitalia coinvolgono ulteriori vicende che sono diverse dalla società e dalla bontà della contabilità della stessa. Noi riteniamo che questa materia, così delicata, non possa essere affrontata né decisa da un governo in scadenza, soprattutto non può essere lasciato il mandato agli amministratori di Alitalia, i quali hanno solo interesse di piazzare il prodotto per motivi di convenienza finanziaria.
Credo che un governo debba mettere al primo posto, oltre al piano industriale, anche la tutela delle maestranze, lo sviluppo della compagnia di bandiera, il futuro del sistema aeroportuale italiano. Per questo ho detto, fin dal primo giorno, che era sbagliato affidare ad un solo partner la trattativa e confrontarsi con un solo partner, così come ho detto che non bisogna trascinare con la vicenda Alitalia anche la vicenda di Malpensa, che è un’altra struttura importante e fondamentale per lo sviluppo del territorio.
Ribadisco che per la vicenda Alitalia, il problema vero e reale non è tanto il prezzo a cui si vende questa società, che essendo in deficit ha poco valore commerciale, quanto il piano industriale che deve essere presentato da chi la compra. Deve essere un piano industriale che rilanci i servizi e garantisca il futuro a chi finora ne ha fatto parte.
Ricevo e pubblico la lettera di Stefano Leonini, dipendente Alitalia.
"Onorevole Di Pietro,
chi le scrive è un dipendente di terra di Alitalia Servizi. Mi ha fatto molto piacere leggere le Sue parole in difesa non del valore economico dell'azienda ormai al collasso, ma dei posti di lavoro. Purtroppo faccio parte di quei 3000/5000 esuberi, perchè di tali si tratta che rimarranno in Alitalia Servizi e che Fintecna rileverà per poi disfarsene il prima possibile. Dopo vent'anni di lavoro nella mia azienda, vederla ridotta in questo stato mi provoca una grande amarezza e la cosa che mi preoccupa di più è il mio futuro e soprattutto della mia famiglia che vede me come unico sostentamento. Purtroppo le Sue parole arrivano un po' tardi, diciamo che arrivano quando i buoi sono scappati dal recinto e penso sia vergognoso per un paese non possedere una compagnia di bandiera. Mi chiedo cosa sarebbe successo in Francia se fosse accaduto il contrario, se un'azienda straniera avesse acquisito una loro azienda a due soldi e poi avesse lasciato per strada migliaia di persone, penso sia facile immaginare visto l'orgoglio nazionalista che è presente in quel paese. Ci sarebbe stata una sommossa popolare ed invece qui da noi lo si ritiene un peso da togliersi di torno, l'impressione è un pò della sgualdrina, usata a proprio piacere da tutti e poi abbandonata soltanto che la poveretta in cambio dei soldi li riceve, ma noi? Io comunque per quanto possibile lotterò per difendere il mio posto di lavoro a qualunque costo. Spero solo che le sue parole non siano soltanto di circostanza in vista dei prossimi impegni elettorali, al quale io, la mia famiglia e molti amici non parteciperemo ma , che sia un Suo reale sentimento e che magari possano servire a qualcosa. Distintamente la saluto.
Stefano Leonini"
Postato da Antonio Di Pietro in Economia
