31 Maggio 2008
Magistratura al guinzaglio

Pubblico sulla vicenda dei rifiuti di Napoli un articolo di Marco Travaglio apparso sull'Unità di ieri che condivido pienamente. Riporto inoltre un illuminante dichiarazione del Presidente del Consiglio: "le leggi devono essere adattate per far vivere meglio i cittadini". Parole degne di un uomo che non ha la minima idea di quello che sia uno Stato, il diritto, la Costituzione e la democrazia.
"Non potevano trovare un nome migliore gli inquirenti napoletani per l’inchiesta su politica&monnezza. “Operazione Rompiballe” allude alle ecoballe, niente eco e molto balle. Ma anche, involontariamente, all’ennesima porcata del governo per mettere la magistratura al guinzaglio del potere politico con la scusa dell’emergenza rifiuti. Perchè è di questo che stiamo parlando, come spiega Rodotà su Repubblica e come sostengono 75 pm campani: il decreto del governo è incostituzionale, perché sospende “de jure” lo Stato di diritto in una regione dove già era sospeso “de facto”.
Le trombette berlusconiane sono già al lavoro per rivoltare la frittata e far passare per ribelli proprio i magistrati che difendono la Costituzione, non il governo che la calpesta. Spettacolare il Corriere che, sorpreso il giudice Nicola Quatrano, a spasso per Chiaiano, lo torchia per bene per sapere che ci facesse lì, vedi mai che alzasse barricate e lanciasse molotov. Come se un libero cittadino non potesse andare dove gli pare. In effetti, secondo il decreto, non si può più manifestare liberamente, in Campania: si rischia di passare per sabotatori delle discariche, dunque nemici pubblici.
Intanto il governo si fabbrica un bel superprocuratore regionale per i rifiuti, roba mai vista nemmeno sotto il fascismo, che accentra le competenze delle procure territoriali. Nessun giudice potrà più sequestrare discariche irregolari o pericolose, anche perchè i rifiuti tossici e nocivi vengono equiparati a quelli urbani ordinari, per decreto, in barba a tutte le leggi nazionali ed europee, e soprattutto alla salute di chi se li beve o se li respira. Insomma, vietato disturbare il manovratore: che oggi è il supercommissario di governo - l’ineffabile Bertolaso, l’uomo per tutte le stagioni, quello che due anni fa da commissario non combinò un bel nulla e ora, chissà perché, dovrebbe fare il miracolo - ma domani potrebbe essere il presidente del Consiglio. Perché, se passa il precedente di un “governo che si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative” (Rodotà), poi non ci si ferma più.
Lo Stato italiano ha sconfitto il terrorismo e combattuto la mafia con ottimi risultati - per due o tre anni, non di più - senza strappi alla Costituzione. Non si vede perché oggi non possa rimuovere la monnezza senza violentare la Carta costituzionale. Se le nuove discariche saranno a norma di legge, nessun giudice le bloccherà. Ma impedire preventivamente ai giudici di bloccarle è come ammettere di sapere in anticipo che saranno irregolari, dunque inquinanti, dunque pericolose per la salute pubblica. Dunque l’intervento della magistratura rimane l’unico scudo per i cittadini.
Resta da capire perché mai, dal Pd, non si sia levata una sola voce critica contro il colpo di mano berlusconiano. Anzi, dopo la parentesi dell’ostruzionismo su Rete4, si è tornati precipitosamente a un “dialogo” che conviene solo al governo. Eppure non occorre un genio per intuire che la guerra all’indipendenza e autonomia delle toghe con la monnezza non c’entra niente. C’entra con altre monnezze: per esempio, con l’ansia di vendetta del Cainano contro i pm di Napoli per l’inchiesta sull’acquisto di Saccà e di alcuni senatori. “Questi pm sono ingovernabili”, ha denunciato, sgomento per l’esistenza di qualche toga che ancora prende sul serio la Costituzione (“la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere”): un pericoloso precedente che va subito sanzionato.
Intanto si cerca un pretesto per varare l’agognata legge contro le intercettazioni, che proprio sulla monnezza han dimostrato la loro efficacia, dunque vanno abrogate. Il ministro ad personam Alfano annuncia che la nuova porcata è pronta. Meno pronta è la reazione dell’Anm, che seguita a “dialogare” col governo che si accinge a disarmarla. E ancor meno pronta è quella del Pd, che ha addirittura avviato consultazioni del ministro-ombra della Giustizia, tal Tenaglia, con l’Alfano medesimo, non si sa bene a che pro. Intanto Ermete Realacci si associa agli alti lai berlusconiani pro Bertolaso e contro il blitz dei giudici: “Intervento spettacolare e fuori contesto” che rischia di “ostacolare la soluzione del problema rifiuti”. La prossima volta, prima di arrestare qualcuno, i giudici chiederanno il permesso a lui (“Ci scusi, Realacci, avremmo intenzione di arrestare Tizio e Caio. Le pare il contesto giusto o gradisce un rinvio? Ha qualche data libera, in agenda?”). Dio salvi i rompiballe."
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Fiducia sulla magistratura
Riporto il testo del mio intervento alla trasmissione Otto e Mezzo di giovedi 29 maggio, dove rispondo alle domande di Lanfranco Pace sul tema della magistratura.
Antonio Di Pietro: Lei ha affermato: "Non le pare che insistere sul principio di legalità sia un accanimento?". No, non mi pare. Il principio di legalità, chi lo reclama non si accanisce, afferma un principio democratico. Seconda cosa. Lei ha detto: "Ma è mai possibile che tutti i magistrati fanno bene e nessuno sbaglia?". Come no, sbagliano. Il problema è che nel nostro Paese, da un po di tempo, più che prendersela con quelli che sbagliano, se la prendono con quelli che non sbagliano e che invece fanno il loro dovere. Se lei mi dice "trovi il nome di un magistrato che ha sbagliato", bene, il magistrato Squillante che è stato condannato ha sbagliato o no? Si.
Lanfranco Pace: Mi faccia il nome di un magistrato punito dall'alto governo della magistratura.
Antonio Di Pietro: Segua. Squillante...
Lanfranco Pace: Va beh, ma questo è stato punito dalla magistratura per altri reati, non nell'esercizio delle sue funzioni.
Antonio Di Pietro: Come no?
Lanfranco Pace: C'è un magistrato che ha fatto una fesseria nel suo operato?
Antonio Di Pietro: Ce ne sono tanti.
Lanfranco Pace: Sono stati puniti dal Csm?
Antonio Di Pietro: Certamente si. Facciamo una cosa, prenda una buona abitudine: vada a vedere tutte le punizioni che il Csm ha dato e sta dando ancora in questi ultimi tempi a magistrati che si ritiene non abbiano fatto il loro dovere. Secondo, ritengo che ci siano magistrati che sbagliano e che non fanno il loro dovere, ed è bene procedere nei confronti di questi. L'anomalia italiana non sta in questo, ma sta nel fatto che da 10 anni a questa parte, da quando è scoppiata Tangentopoli, vengono criminalizzati coloro che fanno il loro dovere. Vede, quando i magistrati di Milano hanno fatto determinate indagini nei confronti di persone vicine e legate al Presidente del Consiglio, tutta l'informazione pilotata e tutta la politica ha sempre attaccato i magistrati che facevano le indagini, non quelli che commettevano reati. Se la sono presi, per intenderci, con la Boccassini e non con Squillante nel processo di Milano. Quello che sto cercando di far capire è che pensare di scaricare le colpe sul magistrato che indaga e non su colui che commette i reati è una delle più gravi anomalie del nostro Paese, soprattutto dovuta al fatto che un sistema d'informazione italiana, in mano ad un conflitto d'interessi palese, deforma la realtà, che fa passare per guerra fra bande quella che è una guerra tra guardia e ladri, aggravata dal fatto che qualche volta il ladro è pure il magistrato.
Ritanna Armeni: Mi scusi, però non potrà negare una cosa, che la magistratura ha fatto spesso l'impressione, piuttosto vistosa, di intervenire nella politica in maniera molto invadente.
Antonio Di Pietro: E viceversa, eh.
Ritanna Armeni: Forse anche viceversa. Le ultime vicende di Napoli con 25 avvisi di garanzia...
Antonio Di Pietro: A Napoli dell'inchiesta si sa da tempo, tanto che da gennaio si sono chieste le misure cautelari. Per fare una misura cautelare di 800 pagine, e leggere almeno un milione e mezzo di pagine, ci vogliono almeno 2 o 3 mesi. L'anomalia non sta nel fatto che i magistrati di Napoli hanno proceduto oggi nel confronto di alcune persone per ipotesi di reato, ma che quelle persone, sapendo la situazione in cui si trovano, si mettono a fare un'attività istituzionale proprio per i fatti per cui sono sotto indagine. L'anomalia quindi non sta nel magistrato che indaga, ma nel fatto che chi è sotto indagine invece di correre dal magistrato corre a mettersi in una posizione per diventare impunito. Abbia pazienza.
Lanfranco Pace: L'anomalia secondo lei non è fare un ordinanza di rinvio a giudizio di 600 pagine e presentare un milione e mezzo di pagine in faldoni, cioè mille cinquecento faldoni da mille pagine che sono l'enciclopedia britannica moltiplicata mille. Le sembra un'idea di giustizia rapida e moderna? Non credo.
Antonio Di Pietro: Non è cosi, mi spiace, nel senso che lei non può prendere un po di prove ed un po di fascicoli e buttarli via semplicemente per fare un fascicolo più corto. Abbia pazienza, ma che giustizia è?
Lanfranco Pace: Son sempre tanti.
Antonio Di Pietro: La colpa non è dei magistrati, ma di quelli che commettono fatti per il quale bisogna metterci tante pagine per verbalizzare.
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30 Maggio 2008
Otto e Mezzo
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Lo scorso 29 maggio sono stato ospite alla trasmissione Otto e Mezzo. Pubblico alcuni miei interventi sull'opposizione al governo dell'Italia dei Valori, sull'incompatibilità politica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sul mio apparentamento con Travaglio, Grillo e Santoro, e sul Consiglio di Vigilanza Rai.
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29 Maggio 2008
Nun se po' fa'
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina. Purtroppo la Camera in questi giorni è stata impegnata a respingere il tentativo del Presidente del Consiglio di raggirare le sentenze della corte di giustizia europea a favore delle sue aziende. Da più parti il Pdl ha urlato che ai cittadini di questo argomento non importa nulla, nè vorrebbero parlarne in un momento difficile per il nostro Paese. Falso. E' vero invece che nessun cittadino vuol pagare di tasca propria le sanzioni dell'Unione europea a cui stiamo andando incontro grazie a questo comportamento scelerato del centrodestra. E' vero che dell'occupazione abusiva delle frequenze di Europa7 i cittadini non sono ancora informati grazie alla copertura degli organi di informazione. E' vero che Europa7 ha vinto con una gara l'assegnazione di queste frequenze oggi occupate da Rete4. E' vero che la legge Gasparri è stata posta in essere per mantenere lo status quo attuale in barba alla liberalizzazione del mercato delle frequenze radiotelevisive.
"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, anche se non è presente mi rivolgo a lei, perché in questo disegno di legge di conversione da approvare lei ha inserito norme che servivano - e che servono - a lei. Pertanto, è a lei che devo rivolgermi.
Solo pochi giorni fa lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, ha chiesto la fiducia, sostenendo che «se po' fa'», cercando così di ammiccare sinuosamente ad una parte di questo emiciclo. In realtà, signor Presidente del Consiglio dei ministri, noi le diciamo in modo molto chiaro: «nun se po' fa'»! Non si può fare così! Lei non può pensare di continuare ad usare impunemente e spudoratamente le istituzioni per farsi fare le leggi che piacciono e servono a lei. Lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, già nella scorsa legislatura ha abusato del suo ruolo e delle sue funzioni per piegare le leggi ai suoi interessi: allora di tipo giudiziario - con le famose leggi ad personam che le hanno permesso «zigzagare» fra i processi, fino a raggiungere l'impunità - ed oggi di tipo imprenditoriale, con almeno una «doppietta» di proposte emendative davvero significative: la «salva Retequattro» e la «pedaggio selvaggio» delle reti autostradali.
Tutti i suoi cantori, dentro e fuori il Parlamento, tutte le sue televisioni, i suoi giornali, tutti i suoi mass media in questi giorni si sono sgolati nel sostenere che la norma voluta dal Governo in materia radiotelevisiva non c'entrava - e non c'entra - nulla con la volontà di salvare Retequattro dai rigori della legge e da quelli della Comunità europea. Non era - e non è - vero e lo avete ammesso anche voi quando, alla fine, ieri avete dovuto ritirarla. La norma in questione, non solo non risolveva l'infrazione contestata dalla Commissione europea e non dava risposte alle decisioni della Corte di giustizia delle Comunità europee ma, anzi, ne aggravava la situazione."
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28 Maggio 2008
Il dovere delle Istituzioni
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'emendamento presentato dal Governo che prevede l'approvazione della convenzione fra Autostrade per l'Italia e Anas, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge sugli obblighi comunitari, senza passare dal Cipe, in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria.
"Signor Presidente, anch'io intervengo sull'ordine dei lavori perché ritengo che prima di votare questo articolo aggiuntivo, è bene che tutti noi parlamentari sappiamo fino a che data l'Anas può approvare gli schemi di concessione, con la certezza che diventano validi subito dopo, senza bisogno che vi sia ciò che è previsto ora, vale a dire il decreto del Ministro delle Infrastrutture, la controfirma del Ministro dell'Economia e delle Finanze, il parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, il parere degli organi di controllo.
Insomma, si affidano a una società di capitali le sorti del bilancio dello Stato, senza operare alcun controllo, senza che lo Stato intervenga! Alcun organo dello Stato: né il Parlamento, né il Governo, né gli organi di controllo come la Corte dei conti o la Ragioneria dello Stato, che pure dovrebbero apporre il visto; nulla di tutto ciò viene fatto e una società di capitali non fa altro che decidere a chi dare in concessione un bene non suo, ma dello Stato, di cui essa è concessionaria! (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Per questa ragione, a proposito dell'ordine dei lavori, sollecito soprattutto la Presidenza della Camera per ottenere una risposta prima del voto.
In secondo luogo, chiedo al Governo di ritirare la proposta emendativa in esame (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro) perché spossessa le istituzioni di un diritto-dovere: quello di verificare se vi sono le condizioni per concedere a un terzo tale beneficio, tale concessione.
Da ultimo, noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare una formulazione siffatta, perché è in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria, la quale, senza controllo, pensa a gestire le proprie risorse (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, Partito Democratico e Unione di Centro)."
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27 Maggio 2008
Unica Opposizione: No Tassa Rete4
E' inutile varare riforme per distrarre l'opinione pubblica con manovre che da una parte illudono di far pagare meno ai cittadini, e dall'altra mettono mano al loro portafogli, costringendo lo Stato italiano a pagare una multa di 128 milioni di euro annui, multa che noi definiamo "Tassa Rete4".
Riporto in seguito una mia intervista ai giornalisti durante la manifestazione dell'Italia dei Valori organizzata sotto Palazzo Montecitorio.
Antonio Di Pietro: In sede di votazione di fiducia avevamo detto che di Berlusconi non ci si poteva fidare, e i primi atti che egli compie sono, ancora una volta, per se stesso e le sue aziende, e non ci venga a dire che con tutti i problemi del Paese non ci si deve occupare di questa vicenda: proprio per questo Berlusconi non la doveva inserire in questo provvedimento. Doveva inserire provvedimenti che servivano alla sicurezza, che servivano per ridare legalità, per dare fiducia al Paese, per ridare credibilità internazionale, e invece che fa? Si fa una legge in cui dice che tutto quello che c’è stato fino ad ora in materia di frequenze televisive deve continuare a stare cosi. Ecco perché noi dell’Italia dei Valori abbiamo messo in piedi un’opposizione fortissima dentro il Parlamento, un’informazione capillare in tutto il Paese, e abbiamo chiesto e ottenuto che il capo dello Stato c’incontri e che vogliamo dimostrare carte alla mano che mente chi dice che questo provvedimento non è per Rete4 ma per ridare trasparenza al sistema televisivo. Per ridare trasparenza al sistema televisivo c’è un solo modo, un articolo di mezza riga: “la sentenza della Corte di Giustizia europea è immediatamente operativa”, dopo di che tutte le conseguenze vengono prese. Invece in questo provvedimento cosa c’è scritto? A prescindere dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, le frequenze chi le ha se le tiene, chi non le ha si attacca. A me pare che il principio di “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” di vecchia maniera non può esistere in uno stato democratico come invece vorrebbe Berlusconi.
Abbiamo chiesto un incontro a Napolitano, e ci auguriamo che questo possa avvenire prima del voto in aula, proprio perché ci auguriamo che il Presidente della Repubblica non controfirmi l’atto, almeno nella parte in cui non da esecuzione ad un provvedimento europeo, ma anzi lo raggiri. Riteniamo che la norma presentata oggi in materia radiotelevisiva dal governo Berlusconi sia una norma truffa, perché raggira la decisione della Corte di Giustizia europea e della Commissione europea.
Giornalista: Oggi Cicchitto ha confermato il veto sul vostro uomo alla vigilanza Rai.
Antonio Di Pietro: Da quando esiste la prassi parlamentare in una democrazia parlamentare, all’opposizione viene sempre riservato qualche posto di garanzia proprio per permettergli di fare opposizione. Una maggioranza che si vuole scegliere anche la sua opposizione e anche chi fare la sua opposizione dimostra soltanto di essere una maggioranza antidemocratica e dimostra ancora una volta che ci troviamo di fronte ad una dittatura dolce. D’altronde, lasciatemelo dire, rispetto al primo atto che l’Italia dei Valori ha fatto all’interno del Parlamento ci siamo sentiti riguardati dal Presidente della Camera che ci ha detto: “se non vuoi essere contestato stai attento a come parli, non parlare se disturbi il manovratore”. Adesso che si dice? “Siccome la tua opposizione è un’opposizione chiara, determinata, che si sente, sai cosa faccio? I ruoli di garanzia e i ruoli che aspettano all’opposizione non te li do a te, ma ne scelgo un altro”. Abbiate pazienza, se tutto questo deve passare nel silenzio noi non ci stiamo. Per questo abbiamo deciso oggi di scendere nelle piazze, e scenderemo tutti i giorni nelle piazze per informare l’opinione pubblica, soprattutto attraverso la rete, perché siamo convinti che un’opinione pubblica informata non si lascerà più truffare da chi utilizza le istituzioni per farsi gli affari propri.
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26 Maggio 2008
Unica Opposizione: Dilettanti al governo
A inizio legislatura subito si capisce come vanno le cose. Berlusconi cattivo, duro, forte con i poveri cristi, buono e dolce con se stesso, le sue aziende e gli affari suoi. Quello che sta succedendo in queste ore in Parlamento rasenta il criminale, eppure nessuno dice niente, perchè nel frattempo il governo ha varato le norme sulla sicurezza, alcune delle quali buone, ha varato le norme su come smaltire i rifiuti, alcune buone altre meno, ha fatto una serie di cose necessarie, dovute e doverose, in parte anche condivisibili, per cui tutti i giornali, tutti i mass media, tutta l'opinione pubblica è occupata a vedere cosa sta facendo con la mano destra, mentre lui con la mano sinistra sistema gli affari suoi. Senza che nessuno sapesse nulla, in una conversione di un decreto legge del precedente governo, che scade tra qualche giorno, all'ultimo minuto ci mette un piccolo emendamento governativo mentre tutti guardano a Napoli.
L'emendamento cosa dice? C'è una sentenza della Corte Costituzionale che dice che è illegittima la legge italiana nella parte in cui non da il diritto ad Europa7 di poter trasmettere e quindi non libera la frequenza, finora occupata abusivamente, da Rete4, e che c'è una sentenza della Corte di Giustizia europea che dice che la legislazione italiana non rispetta la legge europea e come tale sarà chiamata a pagare 350 mila euro al giorno se non rimette a posto la legge italiana che favorisce Rete4 a danno di Europa7. Il nostro Presidente del Consiglio, e la sua maggioranza, cosa fa? Mentre con la mano destra confonde gli occhi con la sicurezza ed i rifiuti, con la mano sinistra fa un emendamento in cui dice: "Posto che ci sono questi problemi che ha evidenziato la Corte di Giustizia europea e la Corte Costituzionale, posto quindi che la legge non va bene, facciamo una legge in cui diciamo che transitoriamente va ancora bene, e si può continuare a fare finchè non facciamo una legge". Non so se vi è chiaro, qualcuno si chiederà cosa sta dicendo, eppure è cosi. Hanno fatto un emendamento in cui hanno ancora una volta, in via transitoria, confermato che chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, confermando che se Rete4 sta utilizzando in modo illegittimo quella frequenza, come ha detto la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia europea, per la legge italiana lo può fare, cosi non è più legittimo.
Non va bene farsi prendere in giro così, e lo dico agli italiani e all'opinione pubblica. Abbiamo fatto un sit-in fuori dal Parlamento, ma dobbiamo fare attraverso la Rete una grande manifestazione di protesta, perchè siamo ridicoli agli occhi del mondo soprattutto perchè, come al solito, i suoi consiglieri, mossi dalla voglia di fargli un favore, le fanno pure sbagliate queste leggi. Questa norma che domani vogliono approvare deve essere obbligatoriamente disapplicata dal giudice, perchè contrasta essa con la norma e la direttiva europea. C'è una legge europea e una giurisprudenza ormai consolidata, anche dalla Corte Costituzionale italiana, che dice che se un provvedimento del legislatore italiano contrasta con le direttive europee, il provvedimento del legislatore italiano si deve considerare disapplicabile, e deve essere quindi disapplicato. Quindi, cosa succederà? Che faranno la legge, i diretti interessati chiedanno di disapplicare la legge, e facciamo non solo la figura dei prepotenti, ma anche la figura degli ignoranti, caro signor Berlusconi, facendoci ridere ancora di più dall'Europa e dal mondo. Certo, se nessuno ne parla nessuno ne sa nulla, ma c'è la Rete, c'è l'Italia dei Valori e ci siamo noi che ricorderemo ogni giorno come stanno i fatti.
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Il dialogo del manganello

Riporto una mia intervista rilasciata al Corriere della Sera su alcune importanti questioni che il Paese sta fronteggiando.
Antonio Di Pietro: «Da cosa cominciamo?»
Corriere della Sera: Antonio Di Pietro, cominciamo dall’emergenza rifiuti.
Antonio Di Pietro: «Beh, domanda un po’ vaga..»
Corriere della Sera: Per rendere operative le discariche, lei è d’accordo o no con l’uso dei reparti di polizia e carabinieri, con l’uso dei manganelli e...
Antonio Di Pietro: «Non prosegua, ho capito... e le rispondo subito che sì, certo, io penso che lo Stato debba farsi rispettare. Naturalmente è sempre auspicabile non dover ricorrere all’utilizzo della forza: ma, qualora ce ne fosse bisogno, non si può esitare. Vede, la situazione igienico- sanitaria, con l’arrivo del caldo, rischia di deflagrare e io dico che ogni Comune deve dare il suo contributo»
Corriere della Sera: A Chiaiano la pensano diversamente.
Antonio Di Pietro: «A Chiaiano c’è, però, una situazione diversa. Lì, la discarica dovrebbe sorgere nel bel mezzo del centro abitato e...»
Corriere della Sera: E quindi?
Antonio Di Pietro: «Le proteste degli abitanti paiono piuttosto comprensibili. Per questo, beh, ritengo che il governo sbagli nel cominciare a mostrare i muscoli proprio lì... purtroppo a Palazzo Chigi c’è una certa propensione a mostrare i muscoli, e non solo»
Corriere della Sera: A cosa si riferisce?
Antonio Di Pietro: «Alla questione immigrati»
Corriere della Sera: Si spieghi.
Antonio Di Pietro: «Quello dei clandestini è certamente un problema: ma un conto è mostrare i muscoli, il che può essere necessario, un conto è istigare»
Corriere della Sera: A cosa?
Antonio Di Pietro: «Eh, a cosa... Ho paura che, grazie ai toni usati da alcuni rappresentanti del governo, stia montando un certo estremismo xenofobo»
Corriere della Sera: E quando in Parlamento arriverà il «pacchetto Maroni» sulla sicurezza?
Antonio Di Pietro: «Valuteremo. Ma le anticipo che sul mio blog già compaiono 7 disegni di legge che affrontano il tema: e, se è vero ciò che ho capito, ci sono alcuni punti in comune con le più ragionevoli proposte di Maroni»
Corriere della Sera: Quindi?
Antonio Di Pietro: «Voteremo, compatti, a favore».
Corriere della Sera: Veltroni sarà contento.
Antonio Di Pietro: «Il Pd deve convincersi che l’avversario da battere non sono io, ma Berlusconi»
Corriere della Sera: In effetti...
Antonio Di Pietro: «Ma vuole che non me ne sia accorto? Sono terrorizzati dall’idea che gli porti via voti. Ma mica è colpa mia se i militanti del Pd mi si avvicinano e mi dicono: tu sì che fai opposizione al Cavaliere...»
Corriere della Sera: Eppure Veltroni ha varato persino un governo ombra.
Antonio Di Pietro: «Mi ascolti: io, su fatti concreti, come l’emendamento che il governo si appresta a varare per salvare Retequattro e fare un piacere personale al premier, mi batto e domani organizzo pure una manifestazione davanti a Montecitorio... Mentre loro? Perdono tempo... prima di prendere una decisione devono ascoltare D’Alema, e poi Fassino, e poi di nuovo D’Alema che ha parlato con Bersani... stanno troppo tempo al Loft invece di essere tost»
Corriere della Sera: Perché l’Italia dei valori...
Antonio Di Pietro: «Siamo piccoli, va bene. Ma decisi»
Corriere della Sera: Appunto, piccoli. Ha sentito cosa dice Giorgio Tonini, fidato collaboratore di Veltroni? «L’opposizione vera morde e non abbaia. Sono i cagnolini che abbaiano...».
Antonio Di Pietro: «Di cattivo gusto, come minimo»
Corriere della Sera: Un’ultima domanda: ma...
Antonio Di Pietro: «Senta, le dico una cosa che non sa: se qualcuno pensa di tornare al nucleare, noi organizzeremo un referendum»
Corriere della Sera: Piccola notizia. E lei sarebbe per il sì o per il no?
Antonio Di Pietro: «Se il nucleare è quello attuale, siamo per il no. E voglio proprio vedere se, almeno su questo, il Pd avrà la forza di venirci dietro...»
Leggi anche i 7 progetti di legge per la Sicurezza e la Giustizia dell'Italia dei Valori.
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Passaparola di lunedi 26 maggio
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24 Maggio 2008
Chi sbaglia paga

L'emergenza rifiuti in Campania ha molte cause, non tutte riconducibili alla politica, ma è indubbio che chi ha amministrato la Regione in questi anni abbia responsabilità politiche e gestionali.
Mi riferisco al governatore della Campania Antonio Bassolino.
L'emergenza rifiuti non è nata dal nulla, è cresciuta sotto gli occhi dell'amministrazione pubblica che, in tutta evidenza, non han saputo attuare delle misure efficaci per porre rimedio alla situazione di enorme degrado in cui è precipitata la Campania. Un degrado che ha prodotto grandi danni economici per il turismo e per la produzione di beni alimentari e che rischia di diventare un'emergenza sanitaria. L'Italia stessa ha, a causa della situazione dei rifiuti, un'immagine internazionale che ci avvicina ai Paesi in via di sviluppo e non all'Europa.
Per uscire dal tunnel in Campania bisogna iniziare da un ricambio dei vertici. Non è soltanto una valutazione di buon senso, in quanto chi non ha risolto il problema in dieci anni difficilmente riuscirà a risolverlo nel prossimo biennio. E' anche una valutazione politica, non si possono chiedere sacrifici ai cittadini se chi li rappresenta, qualunque siano i risultati del suo operato, è sempre e comunque un intoccabile.
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23 Maggio 2008
Il Parlamento dell’impunita'

Luigi Grillo, senatore del Pdl, è stato rinviato a giudizio in merito alla mancata scalata alla banca Antonveneta insieme a altre 17 persone. Tra queste compaiono l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e l’ex amministratore della Banca Popolare di Lodi Giampiero Fiorani.
Le vicende giudiziarie di Luigi Grillo erano già note prima delle elezioni e la sua candidatura può essere letta come un tentativo di sottrarsi a un’eventuale condanna grazie all’immunità parlamentare. Luigi Grillo è stato anche nominato presidente della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato.
L’attuale legge elettorale ha consentito a molti personaggi implicati in processi, anche di mafia, di trovare riparo in Parlamento per tutta la durata della legislatura. I cittadini non hanno potuto scegliere e i segretari di partito hanno scelto per loro e mandato alla Camera e al Senato decine di pregiudicati, condannati in primo e secondo grado e inquisiti.
Non si possono chiedere ai cittadini, in particolare a quelli campani, sacrifici in nome del ripristino della legalità se chi li rappresenta è costantemente implicato in vicende giudiziarie. Spero che il senatore Luigi Grillo rinunci spontaneamente all’immunità fino a quando la sua posizione non sarà chiarita e che i partiti si diano al più presto un codice etico interno per evitare candidature di chi ha pendenze giudiziarie, in attesa di una nuova legge elettorale che restituisca agli elettori la scelta del candidato.
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22 Maggio 2008
Blitz della dittatura dolce
Ancora una volta Berlusconi si dimostra un furbo, anzi un furbastro. Inserisce all’interno di provvedimenti doverosi, emendamenti che servono a lui, sicché il provvedimento si deve approvare per forza in quanto ci sono dei doveri verso l’Unione Europea però lo si approva anche a uso e consumo proprio.
La Corte di giustizia europea dice allo stato italiano "la devi smettere di rinviare, di utilizzare una legislazione transitoria per una questione che deve essere risolta una volta per tutte" e cioè appunto il rispetto della legge e la pluralità dell’informazione e il fatto che anche Rete 4 debba andare sul satellite perché quella sua frequenza a suo tempo fu vinta dall’Europa7. Lo dice l’Unione Europea e lui fa, inserisce un emendamento all’ultimo secondo senza poterne discutere, senza farlo sapere all’opinione pubblica, con un blitz degno della dittatura dolce che io dico sempre. Un emendamento che serve appunto a dire "ancora una volta in via transitoria volgono le frequenze cosi come a suo tempo assegnate”. E' esattamente il provvedimento che fece Craxi negli anni ‘90 quando a suo tempo fu deciso di obbligare Berlusconi di restituire la frequenza a chi ne aveva diritto. A quell’epoca lo fece Craxi con un decreto legge clandestino, urgente che doveva servire per pochi mesi, sono passati ormai 15 anni, quasi 20 e siamo al punto di prima con un emendamento che ancora una volta rinvia sine die questa approvazione,questa decisione.
È un modo politicamente scorretto ai limiti della illegalità istituzionale, sicuramente che ci porta in Europa ad essere derisi e irrisi perché ancora una volta dimostriamo che le leggi, le istituzioni, il parlamento, il governo vengono usati per fini personali.
Noi dell’Italia dei Valori da dentro il Parlamento e fuori dal Parlamento all’insegna dell’impegno che ci siamo presi con gli elettori: vera opposizione, unica opposizione, faremmo sentire la nostra voce in ogni momento perché noi abbiamo memoria, non vogliamo perdere la memoria, e come abbiamo detto all’inizio della legislatura, sappiamo la storia e conosciamo la storia personale e imprenditoriale, politica e giudiziaria del Presidente del Consiglio e certamente a noi non ci raggirerà.
Leggi anche:
127 milioni di euro annui a Rete 4
Lettera aperta a Romano Prodi e Paolo Gentiloni
Schizofrenia di Stato
Tre firme per liberare l'informazione
Idv: unico partito per un'informazione indipendente
Pagheremo noi per lui
Democrazia e informazione
Europa 7: applichiamo la legge
Etere senza legge
Fine dell'occupazione abusiva delle frequenze
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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21 Maggio 2008
127 milioni di euro annui a Rete 4

Il Presidente del Consiglio si fa una legge a suo uso e consumo. Questa volta il governo ha presentato una proposta criminogena per salvare Rete4. Ancora una volta saranno gli italiani a pagare per Silvio Berlusconi. E’ stato infatti presentato un emendamento per aggirare la sentenza della Corte di Giustizia europea e quella della Corte Costituzionale italiana, sentenze che danno ragione a Europa7.
Piuttosto che dare immediata esecutività a quella sentenza, come sarebbe avvenuto in qualsiasi Paese democratico, il nostro Governo risponde con un emendamento per aggirarla. Quella gara fu vinta da Europa7 a cui non è stato mai permesso di trasmettere fin dal 1999. Oggi Rete4, se dovesse passare questo emendamento, continuerebbe a farlo, in barba a qualsiasi rispetto delle leggi e delle sentenze.
Berlusconi è un uomo di cui non ci si può fidare e che antepone gli interessi delle sue aziende a quelli della collettività che dovrà pagare 350 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006 per vedere Emilio Fede (127 milioni di euro annui, questo il prezzo pagato a Rete 4 dagli italiani).
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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La voce dei cittadini
Ieri durante la trasmissione Ballaro' sono stati riportati i risultati del sondaggio: “Berlusconi ha detto che governerà dialogando. Ci crede?”.
Riprendo in parte l’articolo di Dagospia che li commenta.
“Considerando il totale dell'elettorato, le risposte positive alla domanda, 'molto' (34) e 'abbastanza' (17), fanno registrare il 51% di persone favorevoli, contro il 47 dei contrari (sommando le risposte 'poco' 20, 'per nulla' 27). Insomma, gli italiani sono divisi a metà con una leggera prevalenza dei favorevoli. Quando però Pagnoncelli passa all'analisi secondo l'elettorato di provenienza, i dati mettono knock out Veltroni.
Considerando solo i sostenitori del Partito democratico e dell'Italia dei Valori, le risposte positive toccano solo il 32% ('molto' 20, 'abbastanza' 12), mentre il 65% si schiera con nettezza contro ('poco' 20, 'per nulla' 45). Insomma, due elettori su tre di Pd e Idv del dialogo col Cavaliere non vogliono proprio sentir parlare, ed è significativo il dato delle risposte totalmente negative al 45%. Dall'altra parte gli elettori di Pdl e Lega appoggiano il dialogo con una percentuale altissima, il 76 ('molto' 54, 'abbastanza' 22).
Altra tabella del sondaggio, altro colpo da ko, stavolta sul comportamento preferito nell'opporsi al governo: 'Chi ha fatto fino ad oggi la migliore opposizione al governo Berlusconi?'. A prevalere su tutti è il partito di Antonio Di Pietro, che con il 36% dei consensi totali surclassa il Pd (29) e l'Udc (15). Calcolando che il Pd alle elezioni ha preso il 33%, rispetto al 4,5 dell'Idv… Anche in questo caso, inoltre, è ancora più interessante vedere il dato disaggregato del sondaggio secondo l'elettorato di provenienza. Tra i sostenitori di Pd e Idv l'opposizione dei dipietristi è considerata la migliore dal 49%, rispetto al 33 del Pd e il 5 dell'Udc.
Insomma, gli elettori di Pd e Idv considerati insieme (all'interno dei quali è ovvio che i democratici rappresentano la maggioranza per ragioni di ampiezza del partito) si schierano compatti contro il dialogo con Berlusconi e a favore dell'opposizione dura di Tonino Di Pietro.”
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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20 Maggio 2008
La norma ad personam

Di Silvio Berlusconi non ci si può fidare, stringe la mano all'opposizione e intanto pensa agli affari suoi.
Nel decreto sicurezza, spunta una norma di 13 righe nell'articolo 2 che sembra essere pensata su misura per il Presidente del Consiglio. La norma entrerà in vigore subito dopo l'approvazione da parte del consiglio dei ministri di domani. Tale norma concede la possibilità agli imputati per reati commessi prima del 31 dicembre di 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi per valutare se accedere al patteggiamento.
Silvio Berlusconi è "casualmente" imputato nel processo a Milano per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills. La considerazione che sorge spontanea è "con due mesi di sospensione chissà che si inventa per non arrivare alla sentenza".
Aggiornamento delle ore 18:35:
Questo è il modo di fare una opposizione costruttiva ed intelligente. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo evitato un irreparabile e grave danno al Paese.
La norma sul patteggiamento che il Governo avrebbe voluto inserire nel pacchetto sicurezza è stata eliminata grazie alla nostra immediata segnalazione.
Abbiamo così dimostrato, come avevamo annunciato, che una vigilanza precisa e puntuale può essere il miglior modo per controllare l’operato dell’esecutivo.
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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19 Maggio 2008
L'appuntamento della settimana: unica opposizione
Parlamento nuovo, vita nuova. Come sapete, da Ministro, ogni venerdì subito dopo il Consiglio dei Ministri relazionavo a voi, datori di lavoro di noi parlamentari,quello che avevamo fatto, che eravamo riusciti a fare e a non fare, ma soprattutto mi ero preso l'impegno di tenervi informati su ciò che avveniva nella Camera e al Governo. E' una buona usanza che vorrei continuare a mantenere.
Oggi ha vinto il centrodestra di Berlusconi, l'alleanza del Partito Democratico e Italia dei Valori ha perso. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo vinto perchè abbiamo raddoppiato i voti, ma per arrivare a 51 ci vuole la somma di tutti i partiti, e se abbiamo vinto una ragione ci deve essere, e a mio avviso la ragione sta nel fatto che siamo stati coerenti e non abbiamo fatto sbandamenti. Se siamo convinti, ancora oggi, che non è chiara la politica del centrosinistra, una delle ragioni sta nel fatto che il PD, e Veltroni, nei suoi primi passi guarda più agli ammiccamenti che al Paese e alla coalizione da costruire in alternativa. Mi auguro che quanto prima si risveglino dal torpore e si mettano a fare opposizione dura e pura piuttosto che caminetti in quel di Palazzo Chigi.
Ciò detto, ritengo mio dovere, ora che sono all'opposizione, ma ora che noi dell'Italia dei Valori siamo tanti parlamentari, ben 43, di relazionarvi su ciò che facciamo ogni settimana al Parlamento e rispetto a ciò che fa il Governo, in modo che ogni settimana anche voi possiate essere informati su ciò che avviene nelle stanze del potere.
Prima lo facevamo di venerdì, ora lo faremo di lunedì, perchè è meglio che vi diciamo a inizio settimana quello che si farà e quello che è accaduto nella passata, e vogliamo dirvi prima quello che noi vogliamo fare nella settimana parlamentare e subito dopo quello che abbiamo fatto e siamo riusciti a portare a casa.
Cominciamo oggi, perchè comincia effettivamente oggi la settimana il lavoro parlamentare. Quel che è avvenuto fino ad ora è stata una schermaglia, un presidente a te, uno a me, una fiducia a te e una quasi fiducia all'altro, e noi dell'Italia dei Valori a dire: "Ma che state facendo? Noi abbiamo memoria, non la vogliamo perdere. Ce la ricordiamo la storia personale, giudiziaria, politica ed imprenditoriale del nostro capo del Governo". Quindi, prima di prendere per oro colato ogni sua espressione, vogliamo vedere, perchè ci sembra tanto il lupo che liscia il pelo all'agnello, però può succedere che si faccia qualcosa per il Paese, e allora leggiamo le carte.
Vediamo che ci aspetta questa settimana. Accadranno molte cose particolari, innanzitutto il Parlamento inizia la sua attività legislativa, e anche il Governo inizia la sua attività di governo. Il Governo si riunisce a Napoli per discutere di una serie di questioni: i rifiuti di Napoli e la sicurezza. Il Parlamento si riunisce a Roma, a cominciare dalla Camera, per discutere di quattro decreti legge, fatti dal precedente Governo Prodi, che essendo decreti legge devono essere ratificati dal Parlamento nei sessanta giorni successivi, ed entro domani bisogna farlo. Perchè vi diciamo questo? Perchè vi diciamo subito cosa farà l'Italia dei Valori, con riferimento ai quattro decreti legge, che abbiamo contribuito a fare quando eravamo al governo, che senza modifiche arrivano al Parlamento e che sostanzialmente condividiamo. Salvo una cosa, che avevo fatto presente al Consiglio dei Ministri, che all'epoca fu fatto orecchie da mercante e che oggi bisogna riproporre. Noi lo riproponiamo con un emendamento, depositato stamattina, e che vogliamo metterlo alla vostra attenzione.
Uno dei decreti legge da ratificare sono le decisioni della Corte di Giustizia europea che sono state prese dall'Unione Europea e che devono essere ratificate dal Parlamento Italiano. Non ci si può permettere di non farlo, devi decidere se stare o non stare con l'Unione Europea. Se stai con l'Unione Europea, e ci sono delle decisioni, ivi comprese le decisioni della Corte di Giustizia europea, il Parlamento deve ratificarle dicendo che questa legge entri nella nostra legislazione ordinaria.
In quel decreto legge manca soltanto un articolo: la sentenza della Corte di Giustizia europea che riguarda il sistema radiotelevisivo italiano, con cui ha sanzionato la legge italiana perchè non si è adeguata allo standard europeo, in particolare per quanto riguarda la vicenda Europa7-Rete4, deve essere applicata allo Stato italiano.
Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo semplicemente dire che lo Stato Italiano prende atto della decisione della Corte di Giustizia europea e l'approva, o meglio, la si adegua, la risposta. Deve essere scritto per legge perchè deve essere riportato in legge italiana quello che viene scritto nelle direttive europee.
Abbiamo proposto un emendamento che domani chiederemo che sia firmato anche dal Partito Democratico e messo in discussione in aula. E' un piccolo emendamento, ma già si scopre da che parte stanno avversari e alleati. Volete o non volete che si rispetti questa sentenza? Bene, allora votate questo emendamento.
Signor Berlusconi e membri della maggioranza, dite che volete rispettare e che volete restare in Europa, però come al solito vi fate le leggi come vi pare e piace a voi. Ma soprattutto lo dico agli alleati: che facciamo? Ancora nicchiamo o ci decidiamo a fare una battaglia politica in Parlamento affinchè su questa questione del sistema radiotelevisivo italiano l'Italia si adegui agli standard europei? Lo dice una sentenza della Corte di Giustizia europea, è necessario che questo provvedimento sia ratificato in Parlamento perchè la Corte ha condannato proprio il Parlamento italiano per non aver fatto una legge adeguata. Volete approvare una norma in cui dice che ci adeguiamo o no? Perchè se non votate o vi astenete, allora puzza qualcosa.
Leggi l'emendamento dell'Italia dei Valori
Leggi la nota generale dell'emendamento.
Le proposte sulla sicurezza
Questo succede in Parlamento, e al governo che succede? Che hanno deciso di fare una serie di norme sulla sicurezza e sull’immigrazione clandestina, irregolare, criminale e quant altro. La prima cosa che chiediamo, come Italia dei Valori, è di farcele leggere. Vogliamo leggere, perché ricordo l’altra volta quando Berlusconi disse “più dura la possibilità di uscire dal carcere per i recidivi, perché la prescrizione sarà più lunga”. Poi sono andato a leggere e c’era scritto “la prescrizione sarà più lunga per i recidivi, salvo che dimezzarlo per quelli che non recidivi”. Siccome è dimezzato, nessuno arriva a sentenza penale passato in giudicato, nessuno diventa recidivo e quindi tutti quanti la fanno franca. Preferisco leggere quello che scrive Berlusconi, specialmente quando parla di sicurezza e di giustizia.
Rilanciamo: domani mattina, alle 11, noi dell’Italia dei Valori presenteremo alla Camera dei Deputati una conferenza stampa su quello che sono le nostre proposte sul tema di giustizia, cioè non ci limitiamo a dire cosa non va bene, ma cosa faremo e cosa vogliamo fare. Presenteremo ben sette disegni di legge in materia di sicurezza e di giustizia che dicono cosa vogliamo fare e cominciare a fare per far funzionare la macchina della giustizia e soprattutto la macchina della sicurezza. Quindi, seguiteci sulla rete, domani e nei giorni successivi, perché comunicheremo esattamente la nostra proposta in materia di sicurezza. Se poi, guarda caso, alcune di queste proposte vengono riprese dal decreto legge che vuole fare Berlusconi, ben venga. Per esempio, abbiamo un disegno di legge che fu fatto ai tempi del governo Prodi-Amato che riguarda il degrado urbano, con il rafforzamento del potere dei sindaci, con la collaborazione della polizia municipale ai piani coordinati di controllo del territorio. Tutte queste questioni le abbiamo già previste in un disegno di legge, e se le ripropone in un decreto di legge tanto meglio, va bene.
Sulla sicurezza stradale vogliamo inasprire le pene in caso di omicidio a seguito di incidente, in caso di guida in stato di ebbrezza confiscare il veicolo e revocare la patente di guida, inasprire le sanzioni per omicidio colposo e restringere eventuali benefici. Sicuramente vogliamo intervenire sulle misure antimafia, di cui ne parleremo domani, che è uno dei disegni di legge, che riguarda la confisca dei beni di provenienza mafiosa anche se non si è dimostrato la pericolosità personale del soggetto che ne è proprietario, l’introduzione del reato di associazione a delinquere finalizzato all’immigrazione clandestina e il recepimento di altre norme antiriciclaggio.
Sicuramente, sugli extracomunitari e sui comunitari vogliamo intervenire con una serie di norme, che da una parte tengono conto del fatto che non tutti gli extracomunitari sono uguali, e non tutti i comunitari sono uguali, e neanche tutti i cittadini alla fine devono essere trattati in modo uguale. Il cittadino che ammazza la moglie o fa la rapina in banca non può essere trattato uguale a quello che rispetta la legge: deve andare in galera, perché cittadino, comunitario o extracomunitario che sia ha commesso dei reati. Per tutti coloro che sono presenti nel nostro territorio, e commettono reati, italiani o stranieri che siano è meglio che vadano in galera, piuttosto che dargli il foglio di via, perché questi con il foglio di via ci vanno al bagno e poi tornano a delinquere.
Per quanto riguarda invece gli extracomunitari bisogna distinguere. Questa storia dell’immigrazione clandestina è reato o non è reato? Vi dico cosa ne penso.
Di per sé, il clandestino che non ha commesso reato non puoi accusarlo di un reato, ma il clandestino non può stare in Italia come tale, quindi o dice da dove viene, e va rimandato a casa. Se è regolare i conti tornano, ossia che lavora, paga le tasse, rispetta le leggi, Se è criminale va in galera, se è clandestino deve andare a casa sua. Il problema nel nostro Paese è che molte persone non le possiamo mandare a casa loro perché, furbi, non ti dicono da dove vengono, e non lo puoi rimandare a casa, ma solo dirgli di andare via, che poi non se ne và. Scusate, siete mai stati fermati da una pattuglia della polizia? Provate a dire voi cittadini italiani all’agente “no, i documenti non te li do”. Lo sapete che è già reato adesso per il cittadino italiano?
Il cittadino italiano ha l’obbligo di dire come si chiama e di dare le proprie generalità, e se non le dà è penalmente perseguibile con una multa, perché cittadino, e io dico anche con la reclusione se è un cittadino straniero che non dice da dove viene, perché non lo puoi rimandare a casa sua.
Ricapitolo la situazione. Cittadini stranieri in regola con la legge sull’immigrazione, buon lavoro, pagate le tasse e aiutate a far prosperare questo Paese. Cittadini stranieri che sono entrati in Italia e non sono in regola, quindi clandestini, di cui ci sono due categorie: cittadini stranieri di cui sappiamo da dove vengono, e quindi vanno rimandati a casa loro, e cittadini stranieri di cui non sappiamo la provenienza, ed è meglio che stiano in CPT accoglienti, o che si chiamino come volete, ma comunque un luogo da cui non possono uscire finché non vanno a casa loro quando sappiamo da dove vengono.
I cittadini che non ci dicono da dove vengono, perché fanno i furbi e pensano di farla franca, violano una norma imperativa dello Stato italiano che è quella di riferire le proprie generalità, un fatto che è penalmente responsabile anche al cittadino italiano, e che in casi come questi deve prevedere non solo la multa o l’arresto con la condizionale, ma anche la possibilità di mantenere in carcere proprio perché pericoloso per la collettività.
I cittadini extracomunitari criminali, cioè quelli che vengono sorpresi a commettere reati, non interessa che siano extracomunitari o comunitari, un violentatore nostrano o straniero sempre la stessa fine deve fare, in galera deve andare.
Questa è la posizione dell’Italia dei Valori, che porteremo avanti con molta determinazione, naturalmente ascolteremo le vostre osservazioni, e ogni settimana ci rivedremo qui rivedremo qui per dire cosa abbiamo fatto nella settimana passata, con riferimento al decreto legge che il governo varerà in materia di sicurezza, e cosa abbiamo fatto in Parlamento con riferimento alle leggi che si discuteranno, in questo caso appunto depositando un apposito emendamento che chiede di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia europea con riferimento al sistema radiotelevisivo italiano.
Vi diremo anche come abbiamo votato noi e come hanno votato gli altri, perché sulle televisioni e sui mezzi ufficiali voi troverete una cosa interessante, che vi vorrei far vedere oggi. Troverete che quello che dice l’Italia dei Valori, quando non fa comodo, non ve lo dicono.
Oggi, su un importante quotidiano, La Repubblica, c’è in prima pagina con riporto in nona pagina la geografia politica di Berlusconi, un articolo importantissimo e interessantissimo di Ilvo Diamanti, che dice perché il centrodestra ha vinto e l’alleanza del centrosinistra ha perso. Se leggete, in due pagine parla solo del Partito Democratico, e l’Italia dei Valori non c’è.
Siccome l’Italia dei Valori non ha perso, perché ha raddoppiato i voti, sta facendo un analisi di quanti voti ha preso uno e quanti ha preso l’altro. Per parlare dell’Italia dei Valori doveva dire che abbiamo preso il doppio dei voti e spiegare il perché di questo risultato. Siccome non poteva spiegarlo, gli rodeva probabilmente, ha preferito non dirlo. Non c’è peggiore disinformazione di chi non dice, caro signor Diamante.
Voi dite che magari è stato un piccolo errore? Se andate alla pagina successiva, carta canta, e il Blog come la rete è come dice Totò, “scopre gli altarini”, si parla di “Primo piano”. Siccome su questa storia tutti hanno preso una posizione dicendo che dobbiamo lasciare a “Primo piano”che trasmetta nella stessa ora, i primi a farlo sono stati quelli dell’Italia dei Valori, io direttamente ma anche il nostro parlamentare Beppe Giulietti.
Siccome Repubblica deve darci ragione, che noi siamo stati i primi, e dire che Beppe Giulietti la pensa in questo modo, vi leggo cosa scrivono: “Dialogo, dunque. Spostare la trasmissione del Tg3 Primo Piano alla mezzanotte non è un dogma, dice Petruccioli. E Giuseppe Giulietti del Pd approva”. Ma come? Non è dell’Italia dei Valori? E ancora: “visto che combina tanti pasticci, sarebbe ora che si facesse da parte in favore di nuovi amministratori. Giulietti (del Pd) controbatte: «La maggioranza prende a pretesto ogni vicenda per accelerare la defenestrazione di questo consiglio Rai»”. Un’affermazione giusta quella sulla maggioranza, l’ha detto un parlamentare dell’opposizione e giustamente La Repubblica ne da notizia. Però siccome è una cosa giusta, che fa quella dell’Italia dei Valori, dice che lo ha detto Giulietti del Pd, che però è stato eletto e fa parte del gruppo dell’Italia dei Valori. “Accà nisciun' è fesso”, l’informazione deve essere libera e trasparente sia per quanto riguarda quelli di là sia per quanto riguarda quelli di là.
Comunque, grazie a Dio c’è la Rete, dove tutti possono venire a conoscenza. E’ questa la forza della Rete.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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Le due lauree
Questa mattina ho querelato il Presidente del Consiglio poiche' in campagna elettorale ha dichiarato che il sottoscritto ha preso la laurea grazie ai servizi segreti.
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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18 Maggio 2008
Passaparola

Santoro ha ironicamente affermato che tolti di mezzo una "banda dei quattro", lui, Grillo, Travaglio ed il sottoscritto, l'Italia può avviarsi verso la modernizzazione. Si sbaglia, dovrebbero togliere di mezzo anche qualche milione di italiani.
Gli italiani non sono ciechi, nè sordi, sono soltanto tenuti all'oscuro di fatti, avvenimenti, storia, giochi di potere, vengono spesso privati dell'informazione, quella vera.
L'informazione libera è la priorità di questo Paese, perchè è sull'informazione libera ed indipendente che fiorisce ogni democrazia.
Il blog di Grillo trasmetterà ogni lunedì alle 14:00 in diretta streaming un intervento di Marco Travaglio. Chiunque vuole potrà trasmettere la diretta dal proprio blog: io lo farò.
Come ho più volte ripetuto nel mio discorso del 25 aprile mentre firmavo per i tre referendum, non riusciranno ad addormentare le coscienze degli italiani, perchè gli italiani vogliono rimanere svegli.
Appuntamento a domani su questo blog, ore 14:00, passaparola.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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17 Maggio 2008
Ballaro'
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Lo scorso 13 maggio sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballarò. Pubblico alcuni miei interventi su immigrazione e sicurezza, l'abolizione dell'ICI e lotta all'evasione fiscale, argomenti sui quali questo governo non ha alcuna credibilità e sui quali beneficierà del buon lavoro svolto nel breve tempo del governo Prodi.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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16 Maggio 2008
11 - Padania ladrona

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Padania ladrona'" (pag.289).
"I seguaci di Bossi hanno un problema: la Popolare Credieuronord, una piccola banca creata nel dicembre 2000 per "ritrovare i valori tipici della credibilità e della collaborazione del Nord". A finanziarla, dopo una campagna a tappeto nelle sezioni del partito, è stato il popolo leghista. Ma già nel 2003 la banca del Carroccio è a un passo dal fallimento. Il bilancio si chiude con 8 milioni di euro di perdite e 12 di sofferenze su 47 impieghi. Un brutto guaio, soprattutto perchè l'azienda è nata e cresciuta come una tasca della politica. Nel consiglio di amministrazione siedono i sottosegretari leghisti Maurizio Balocchi (Interno), Alberto Brambilla (Welfare), Stefano Stefani (Attività produttive), ma anche il deputato varesino Giancarlo Giorgietti, pupillo di Bossi e presidente della commissione Bilancio alla Camera. Insomma, se scattasse la bancarotta, sarebbe un duro colpo per il Carroccio. E se poi partono le inchieste giudiziarie, la situazione potrebbe ancor più aggravarsi. Attraverso la Credieuronord sono stati infatti riciclati 13 milioni di euro provenienti da una gigantesca truffa organizzata dai proprietari della - un tempo mitica - Radio 101 e da una commercialista, Carmen Gocini, ai danni di alcune procedure fallimentari del Tribunale milanese. Miliardi rubati e poi, come sosterrà la Procura di Milano, ripuliti grazie alla complicità dei vertici operativi della banca. Operazioni analoghe sono state condotte da vari personaggi legati ai "Cobas del latte", gli allevatori vicinissimi alla Lega che non volevano pagare le multe dell'Unione Europea per aver prodotto latte in eccedenza. Se esplode il bubbone Credieuronord, si fanno male in tanti. Meglio coprire tutto e tentare di metterci una pezza. Il salvatore, per i leghisti, si chiama Fiorani.
Con lui il Carroccio ha legami antichi: la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, quello che ogni anno si riempie di bandiere verdi per i comizi del Senatùr, sono stati acquistati con soldi della Popolare di Lodi: per un totale, tra i fidi e finanziamenti, di 10 milioni di euro, più un altro milione proveniente dalla Popolare di Crema (controllata dalla Lodi). tutti soldi ottenuti offrendo in pegno la storica sede milanese del partito di via Bellerio. Operazioni regolari, ma sintomatiche di un rapporto preferenziale, che ora viene sfruttato a fondo per evitare il crac di Credieuronord. Fiorani riesce a tenere in piedi la banchetta con una complicata operazione finanziaria. In cambio, ottiene la retromarcia della Lega sul governatore. Il 3 febbraio 2005 Maroni comunica ufficialmente che la Lega non mette più in discussione il mandato a vita di Fazio. E' la tomba della legge sul risparmio.
Sarà Fiorani, davanti ai pm milanesi, a raccontare anche questo patto con la Lega: salvataggio della banca in cambio del salvataggio del governatore."
Postato da Antonio Di Pietro in Mani Sporche
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15 Maggio 2008
Non vogliamo ipocrisia
Riporto il video dell'intervista rilasciata a RepubblicaTv, oggi 15 maggio 2008, dove rispondo alle domande degli spettatori.
Le vostre domande:
- "Ipocrisia Pd"
- La gaffe di Fini
- La Rai
- Tangentopoli e Mani Pulite
- "Meno loft, più tost"
- Niente gruppo unico col Pd perchè...
- Il problema dei rom
- Io sto con Travaglio
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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La parzialita' dell'Agcom

Contro Travaglio ed Anno Zero si manovra per non disturbare il manovratore. L’istruttoria avviata dall’ Agcom quanto mai tempestiva è solo l’ultimo tentativo per fermare chi ha ancora il coraggio di raccontare i fatti anche se sgraditi alla casta dei politici. Insomma verrebbe da dire: colpirne uno per addormentare la coscienza critica di cento.
Ancora non è chiaro quali sarebbero i capi d’imputazione per Travaglio visto che ha solo raccontato fatti già noti e per i quali non si era levata alcuna indignazione. Episodi su cui molti cittadini, grazie all’informazione che hanno ricevuto, possono ora farsi un’opinione e giudicare liberamente.
L’Autority delle comunicazioni farebbe bene a spiegare come mai solo in questa occasione ha così prontamente e mirabilmente vigilato, mentre in tante altre occasioni è parsa “disattenta” tanto che a vigilare ci hanno dovuto pensare altri.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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14 Maggio 2008
IdV: unica opposizione
Pubblico il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori per la fiducia al Governo, fiducia che non è stata data. Il mio discorso ha reso palese un fatto importante: esiste un’unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori.
Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato. Poi se l'è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»).
Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione.
Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi - con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta - le diciamo: «noi no, noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell'Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va' che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell'Italia dei Valori! Infatti, noi dell'Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria.
Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia...
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.
Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...
(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.
Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...
Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.
Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice
(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...
Gianfranco Fini: .. fermo restando che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.
Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti.
Antonio Di Pietro: Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico). Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà).
Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso - ed ancora ieri - ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)
Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei.
Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo.
Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l'opposizione. Ma noi non abbocchiamo.
Lei dice di volere il dialogo...
Antonio Di Pietro: ... ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare.
Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare - di grazia - una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci - che lei conosce molto bene, a lei molto vicini - che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l'Italia?
Lei dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda.
Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all'opposizione, a quell'opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po' di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell'Italia dei Valori.
Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L'opposizione ideale che vuole lei è quella di un'opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un'opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un'altra è venirle appresso.
Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.
Antonio Di Pietro: Un'opposizione che avrà anche il coraggio e il dovere, allorché lei dovesse fare un provvedimento negli interessi dei cittadini, di votarlo, ma mai di scambiare la sua politica come una politica nell'interesse della collettività. Noi crediamo che lei abbia fatto e si sia messo a fare politica per i suoi interessi personali e giudiziari (Proteste dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Una voce dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «Vergogna!»); è questa la verità che non ci toglie nessuno. Noi non le diamo la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo del Partito Democratico - Commenti di deputati del Popolo della Libertà)!
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13 Maggio 2008
Il discorso di Silvio Berlusconi

Il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Parlamento per chiedere la fiducia al suo Governo – in puro stile “papista” e pseudobuonista - ricorda tanto la favola del ragno che invita la mosca nella propria ragnatela. Non so se il partito democratico farà l’allocco e ci cadrà ma certamente non lo faremo noi dell’Italia dei Valori.
Egli ha descritto il paese da sogni e di balocchi che vorrebbe ma non ha indicato come fare per realizzarlo. Il suo discorso – pieno di “ma anche” è apparso solo un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutto ed il contrario di tutto, nella speranza di ingraziarsi maggioranza e opposizione, Nord e Sud, lavoratori e datori di lavoro, imprenditori e sindacati, parti sociali deboli e poteri forti, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori.
Dice di volere il dialogo ma ad una voce sola: la sua! E chi non la pensa come lui “peste lo colga”: è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista, insomma un disturbatore del manovratore da isolare e condannare.
Per rendersene conto basta rileggere il suo discorso, pieno non di proposte di governo ma di “eclatanti omissioni” su questioni chiave, come il rilancio della lotta all’evasione fiscale, la funzionalità della giustizia, la trasparenza dei mercati, la pluralità dell’informazione, la lotta alla “Casta”, gli sprechi nella pubblica amministrazione, la lentezza e la farraginosità della burocrazia, la questione della Rai come servizio pubblico, la scandalosa vicenda Europa/-Rete4 ed il connesso rispetto delle Direttive e delle sentenze degli organismi di controllo.
Nel suo discorso, Berlusconi ha posto l’accento sul verbo “crescere”. Avrebbe dovuto usare il verbo “cambiare”. Senza un cambiamento la crescita non potrà avvenire. Il verbo giusto è cambiare.
Per ripartire bisogna eliminare alla radice le cause che in questo momento bloccano il Paese. Tra queste la mancanza di una libera informazione, la diffusione della criminalità organizzata, la non certezza della pena.
Economia e etica sono due facce della stessa medaglia. Una forte economia non può prescindere dall’”etica dei comportamenti” e questo non è il caso dell’Italia con leggi ad personam e condannati eletti in Parlamento su precisa scelta del leader del PDL.
Un Paese che voglia attrarre investimenti dall’estero non può permettersi ombre su chi ha primarie responsabilità nel sistema bancario come è il caso di Cesare Geronzi.
La libera informazione è alla base della democrazia. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea impone che Rete 4, di proprietà del presidente del Consiglio, ceda le sue frequenze a Europa 7, in caso contrario i cittadini italiani pagheranno, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006, tutti i giorni 300.000 euro di multa. L’Alitalia costa ai contribuenti più di un milione di euro al giorno grazie alla mancata fusione con Air France dovuta al PDL. Di fronte a un debito pubblico di circa 1630 miliardi di euro con interessi annui di 70 miliardi di euro pagati dallo Stato, Rete 4 e Alitalia possono sembrare sciocchezze, ma sono un chiaro segnale di chi fatica a distinguere gli interessi privati da quelli pubblici.
Berlusconi dice di voler rivalutare la casa come bene primario. Ma per dare concretezza a questi obiettivi bisognerà rivedere i rapporti tra istituti di credito e cittadini, decine di migliaia di famiglie stanno perdendo la casa per l’impossibilità di pagare il mutuo.
Egli dice che vuole una giustizia che funzioni ma non dice che bisogna cancellare le leggi vergogna che hanno accorciato i tempi di prescrizione rendendo quasi impossibile ogni condanna.
Egli dice che vuole servizi efficienti accompagnati a una diminuzione dei costi dello Stato. Chi non li vorrebbe? Non ho però sentito quali in concreto sono le misure che consentirebbero questi obiettivi. Ad esempio l’abolizione delle Province, l’accorpamento delle Province, l’abolizione delle Comunità montane, l’allineamento dei compensi parlamentari al resto d’Europa, un utilizzo produttivo e controllato dei miliardi di euro di finanziamento della Comunità Europea, una rivisitazione complete e concreta della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti ed ai cosiddetti giornali di partito.
Il federalismo fiscale della Lega può conciliarsi con i 15 miliardi di euro per lo Stretto di Messina?
Con le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e para pubblici del nostro Meridione? Il Sud non può sopravvivere se le risorse fiscali rimarranno nel Nord. Tutti sanno che il federalismo fiscale senza una reale autonomia economica del Sud è solo fumo negli occhi e che il Sud, fino a quando non sarà affrancato dalla criminalità organizzata, non potrà essere autonomo. Ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sui falsi in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente fra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate, tutte questioni-chiave di cui il Presidente del Consiglio si è ben guardato dal prendere posizione.
Egli ha più volte teso la mano all’opposizione, ha chiesto e offerto collaborazione, alla condizione, ovviamente, che non venga alterato lo status quo sull’informazione e sulla giustizia.
L’opposizione ideale per Silvio Berlusconi è un’opposizione morbida che non denunci, non alzi i toni, non faccia battaglie, anche dure, per il rispetto delle regole democratiche. Insomma una “opposizione di Governo”.
Ripeto, non so cosa voglia fare e come voglia comportarsi il Partito democratico di Veltroni. Da oggi, però, deve essere chiaro che esiste ed esisterà una opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche ma anche di proposte costruttive, che è quella dell’Italia dei Valori.
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Il silenzio dei magistrati

Bavaglio all'informazione e bavaglio alla giustizia sono questi i primi fatti tangibili del governo del centrodestra a cui fa sponda un tacito consenso di questa finta opposizione.
Oggi Clementina Forleo verrà "cacciata" da Milano, non potrà più esercitare in quella città. Le parole di oggi di Silvio Berlusconi secondo cui "il rispetto va ai magistrati che compiono in silenzio il proprio dovere" trovano da subito effettivo riscontro. Lascio, come altre volte ho fatto, all’articolo di Marco Travaglio “Colpirne una…” de l’Unità, che condivido completamente, il commento a questa vicenda:
"Se il plenum del Csm confermerà l’indicazione data ieri dalla Commissione competente, Clementina Forleo sarà cacciata da Milano per “incompatibilità ambientale”. Il suo peccato mortale, come tutti han capito fin troppo bene, è stato quello di mettere nero su bianco i nomi dei parlamentari intercettati durante le scalate di Antonveneta, Rcs e Bnl e chiedere al Parlamento l’autorizzazione a usare le loro telefonate. Non potendo dichiarare ufficialmente che andava punita per questo, a perenne ammonimento per tutti gli altri magistrati che osassero fare altrettanto, insomma a futura memoria, la commissione ha deciso di cacciarla perché avrebbe cattivi rapporti con i cancellieri del tribunale (testuale); perché avrebbe turbato l’opinione pubblica con denunce infondate (e pazienza se poi si son rivelate fondatissime), perché avrebbe detto a un convegno cose che non ha mai detto, e perché avrebbe chiesto a un pm notizie di un provvedimento interdittivo che la Procura le aveva preannunciato dicendole di tenersi pronta. Insomma, incolpazioni inventate o faccenduole che sono normale routine in un ufficio giudiziario. Alla fine, in questo mondo alla rovescia, il topolino ha partorito la montagna: una sanzione mostruosa, che sarebbe apparsa sproporzionata anche se gli addebiti mossi alla Forleo fossero stati fondati. Clementina Forleo non potrà più fare il giudice a Milano e dovrà emigrare altrove con quel che resta della sua famiglia già falcidiata da lutti, minacce e attacchi. Il voto è stato tutt’altro che unanime, a riprova del fatto la sanzione non era affatto obbligata. Per il trasferimento han votato i membri laici, cioè politici: la comunista Vacca (che aveva anticipato il giudizio prim’ancora che iniziasse il procedimento, ma non ha sentito neppure il dovere di astenersi: bella garanzia di “terzietà”) e Anedda di An; e poi il togato di Unicost, Roia. Contro, ha votato il presidente della commissione, Patrono di MI. I due di Md, pilatescamente, si sono astenuti: se avessero votato contro sarebbe finita 3 a 3. E la manovra sarebbe fallita. Una manovra che, molto probabilmente, è illegittima. L’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella vieta trasferimenti d’ufficio dei magistrati per fatti che implichino comportamenti colpevoli: l’incompatibilità può derivare solo da fatti incolpevoli, per esempio da parentele con altri giudici o con imputati dello stesso distretto. Ma qui le condotte contestate alla Forleo, se dimostrate, implicano che lei sia colpevole. Dunque andavano esaminate in sede disciplinare, con una procedura molto più garantista. Ma si temeva di non riuscire a punirla nemmeno sul fronte disciplinare: perché, per una dimenticanza degli analfabeti che hanno approvato la Castelli-Mastella, nella lista degli illeciti disciplinari non figurano le esternazioni. E qui proprio di esternazioni si tratta. Dunque, sapendo che in sede disciplinare non c’era trippa per gatti, si sono usate condotte ipoteticamente colpevoli per dichiarare l’incompatibilità. Il risultato è a metà fra l’inquietante e l’esilarante: se qualcuno ritiene che la Forleo sia una pazza furiosa che litiga con tutti e lancia allarmi infondati, che senso ha spostarla da Milano a Roma o a Vipiteno? Il fatto è che anche la manovra per farla apparire pazza è fallita: tutti conoscono la sua preparazione giuridica, la sua laboriosità, il suo carattere. Come diceva Montanelli, “tutte le persone di carattere hanno un pessimo carattere”. Ma che c’entra il carattere con la capacità di un giudice? Patrono ha votato contro il trasferimento anche perché, per la nuova legge, la Forleo è “scaduta” come gip avendo esercitato l’incarico da più di 10 anni e, al pari di centinaia di gip, dovrà passare al tribunale. Bastava aspettare qualche mese (in attesa che il Csm bandisse quei posti) e il nodo si sarebbe sciolto da sé. Ma qui bisognava dare una lezione purchessia, a prescindere. La sentenza, richiesta a gran voce dai politici di destra e sinistra, era scritta fin da luglio, quando la gip osò fare il suo dovere anziché voltarsi dall’altra. Calamandrei diceva: “Non temo i giudici corrotti, ma i giudici conformisti”. Questo Csm e questa politica temono i giudici anticonformisti. Colpirne uno (anzi due: c’è pure De Magistris) per educarne diecimila."
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12 Maggio 2008
Informazione oscurata

E' proprio vero: la lingua batte dove il dente duole!
Gli attacchi che sta subendo il giornalista Marco Travaglio solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri ed accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani, dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta, i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt’uno (come accadde ai tempi dell’indulto).
Allora mi domando e domando: ma un giornalista che rivela circostanze sconosciute alla maggioranza dei cittadini adempie al proprio dovere di cronaca e di critica o no? Se Schifani risulta essere stato socio di persone di malaffare, allora il presidente del Senato, proprio per l'alta carica che ricopre ne spieghi le ragioni o contesti i fatti. E' un suo dovere morale.
Ed ancora mi domando e domando, questa volta ai tanti benpensanti del Partito Democratico: ma sapete chi sono i condannati per mafia Nino Mandalà e Benny D’Agostino? E sapete cosa vuol dire essere stati soci con costoro ai tempi d’oro della mafia, come lo fu Schifani? Ed allora, che male c’e’ se un giornalista indipendente pone delle domande trasparenti ed altrettanto trasparentemente informa l’opinione pubblica?
Che senso ha attaccare Travaglio per aver solo detto ciò che è vero? Invece di prendersela con lui non sarebbe meglio prendere spunto da questo fatto per impostare una campagna di informazione capillare e veritiera su chi sta al Parlamento, al Governo o nelle altra istituzioni controllate dalla politica? Oppure il silenzio è dovuto al fatto che anche tra le file del centrosinistra ci sono alcune posizioni imbarazzanti per cui è meglio far finta di niente e schierarsi con l’avversario nella speranza che un giorno il favore possa tornare?
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11 Maggio 2008
Solidarieta' a Marco Travaglio

Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l'opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato.
Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti.
Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.
Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro.
Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.
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10 Maggio 2008
Schifani Renato Giuseppe

Riporto la "carta d'identità" tratta da "Se li conosci li eviti", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell'attuale Presidente del Senato.
Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe: Nato a Palermo l'11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell'Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le "cinque alte cariche dello Stato" (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L'ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani "il principe del Foro del recupero crediti", anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
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9 Maggio 2008
Il rispetto degli elettori

Riporto una mia intervista pubblicata su La Repubblica di oggi sull'attuale situazione politica dell'opposizione.
Antonio Di Pietro: Il patto con il Partito democratico? Si rompe soltanto se loro ci buttano fuori. Ma non sul governo ombra o sulla presidenza della Vigilanza Rai. Invece arrivano solo provocazioni. Mi chiedo se Veltroni vuole fare solo il capo del Pd o della coalizione, perché l´Italia dei valori ha la forza per camminare da sola.
Repubblica: Marco Follini dice: fuori Di Pietro dall´alleanza con il Pd, dentro l´Udc.
Antonio Di Pietro: Guardi, è la giornata in cui ha giurato il governo Berlusconi e noi dell´Italia dei valori ci occupiamo soprattutto di questo. Dicendo che il nuovo esecutivo risente di una forte impronta personale del premier soprattutto in alcune materie fondamentali come le Comunicazioni, per cui non c´è nemmeno il ministero, e la Giustizia affidata a un fedelissimo del Cavaliere che nel curriculum può vantare questa caratteristica e basta. Su questi temi non faremo sconti ma su altre questioni non ci lasceremo travolgere dai preconcetti.
Repubblica: Vuol dire che in alcuni casi voterete con il governo?
Antonio Di Pietro: Se vengono trovate le risorse per togliere l´Ici o per aumentare gli stipendi, per fare due esempi, certamente.
Repubblica: Dicevamo di Follini.
Antonio Di Pietro: Ogni giorno leggiamo provocazioni che non vogliamo raccogliere. Abbiamo fatto un patto con gli elettori più che col Pd. C´è un leader della coalizione e noi lo riconosciamo. Ma se si ostina a pensare solo al suo partito, se ne assume la responsabilità.
Repubblica: A rompere il patto non siete stati proprio voi rifiutando il gruppo unico in Parlamento?
Antonio Di Pietro: Loro fanno le correnti e noi che abbiamo 43 parlamentari non possiamo essere autonomi? Ma andiamo... Eppoi ogni passaggio sui gruppi è stato discusso e concordato con il Partito democratico.
Repubblica: Invece non venite consultati sul governo ombra e sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai che vi sta a cuore.
Antonio Di Pietro: Aspettiamo un gesto, un segnale. Ma non romperemo l´alleanza con loro anche se dovessimo rimanere a bocca asciutta. Abbiamo la forza per camminare da soli, è vero, ma non possiamo tradire gli elettori. L´impegno nei loro confronti rimane immutato. Mi dispiace spiazzare qualcuno che cerca la resa dei conti nel Pd.
Repubblica: Allora rinuncia a lottare?
Antonio Di Pietro: Assolutamente no.
Repubblica: Come andrebbe guidata la commissione di Vigilanza Rai?
Antonio Di Pietro: Non secondo il modello Petruccioli. Abbiamo già dato con le decisioni prese all´insegna del "volemose bene" che hanno lasciato un´informazione sbilanciata e il conflitto d´interessi. Garanzia non vuol dire un pezzetto a me e un pezzetto a te, ma rispettare le leggi europee. Noi non stiamo con le mani in mano e ai primi di giugno saremo al Europarlamento per denunciare la normativa italiana. Non possiamo certo aspettare che Gasparri risolva il problema della legge Gasparri...
Leggi anche:
- Un segnale preoccupante (www.italiadeivalori.it)
- Indignazione di parte (www.italiadeivalori.it)
- Le due anime del PD (www.italiadeivalori.it)
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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8 Maggio 2008
Vili strumentalizzazioni
Martedì ho partecipato alla puntata di Matrix dal titolo “Grillo vero o falso”.
Al di là degli obiettivi più o meno dichiarati della trasmissione, ho trovato particolarmente vili due attacchi a Grillo condotti durante lo spettacolo da alcuni invitati.
La strumentalizzazione di Gasparri di una tragedia personale per cui lo stesso comico genovese fu condannato per omicidio colposo nel lontano 1988 e la palese volontà di Facci di travisare la critica apparsa nel blog di Grillo all’agenzia delle entrate per la pubblicazione on line dei redditi degli italiani.
Critica sostanzialmente basata sul fatto che questi dati fossero accessibili da chiunque nel mondo senza richiedere la minima identificazione.
Pubblico la mia risposta data in trasmissione a questi signori ricordando a Gasparri che Beppe Grillo non ha la pretesa, essendo un condannato, di sedere in Parlamento e che le tragedie personali devono rimanere fuori da vili strumentalizzazioni e a Facci che avere dei buoni redditi, e dichiararli, non è un reato, anzi un vanto per chi li guadagna lavorando e pagando tutte le tasse.
In seguito il testo dell'intervento:
"Non voglio stare qui a fare il difensore di Grillo, anche perché lui si difende e si difende molto bene. Penso sia sbagliato, anche nei confronti delle vittime di questa situazione, strumentalizzare questa vicenda. Credo che una vicenda cosi drammatica nessuno di noi vorrebbe mai che accadesse, e che può accadere ad ognuno di noi e ad ogni parente nostro, sia da una parte che dall’altra, strumentalizzarla sia davvero di cattivo gusto.
Altra cosa è se si dovesse trattare un altro tema, che sono ben felice di affrontare, che è quello che i condannati non devono essere candidati. Se è per questo noi dell’Italia dei Valori abbiamo già ripresentato il disegno di legge in Parlamento, ma che sarà lettera morta. Grillo non è ne un candidato, ne è stato un candidato ne si candiderà a fare il Presidente del Consiglio. E’ semplicemente uno che dice, su questo tema, di volere un parlamento che sia pulito e senza condannati con sentenza penale passata in giudicato, è bene che ci si esprima una volta per tutte, e su questo tema è bene anche che una legge d’iniziativa popolare, su cui sono state raccolte le firme da tante persone, anche la mia e dell’Italia dei Valori, è bene che il Parlamento si esprima. Questo è un tema, ed è il tema su cui ha posto Grillo. Criminalizzarlo per un dramma che è successo, soprattutto a chi lo ha subito, e poi con tutte le vicende che sono connesse, per strumentalizzazione non mi pare che risolve il problema.
In secondo luogo, tanto per chiarire, con riferimento alla questione fisco, la posizione di Grillo, cosi come ho letto nell’ultimo post che ha fatto, non è “non si deve divulgare la dichiarazione dei redditi e metterle in rete”, ma ci deve essere una traccia di chi vi accede per sapere chi lo ha richiesto. Non so se questa è l’ultima posizione di Grillo o la posizione iniziale, ma il mio punto di vista, e quello dell’Italia dei Valori, è che i redditi è bene che li sappiano tutti, e il fatto che Grillo guadagni 4 milioni non deve scandalizzare, perché lui ci paga le tasse.
Il problema non è di quanti soldi guadagna Grillo e se ci paga le tasse, la questione è, invece, se è giusto o non è giusto che i cittadini possano vedere quale dichiarazione dei redditi fa veramente schifo all’evidenza, e parecchie se ne sono viste, ed è bene che i cittadini lo sappiano, perché la vergogna pubblica, a volte, può indurre alcune persone ad essere più oneste.
Ci sono persone che guadagno troppo poco, purtroppo, e ci sono persone che dicono di guadagnare poco e guadagnano molto."
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7 Maggio 2008
Vane speranze
Riporto una mia breve dichiarazione, rilasciata oggi al termine della consultazione al Quirinale con il Presidente della Repubblica, in tema di giustizia.
"Se è vero come è vero che il buongiorno si vede dal mattino, capiremo già nelle prossime ore che cosa intende fare questo Governo e il suo Presidente del Consiglio quando potremo valutare il nome del ministro della Giustizia, perchè da quel nome capiremo che spazio concreto sarà dato ad un impegno verso temi fondamentali per cui il centrodestra ha anche vinto le elezioni facendo credere agli italiani che può occuparsi meglio di noi in materia di giustizia e sicurezza.
Se davvero ci dovesse essere un ravvedimento operoso, e quindi un’azione concreta in materia d’interventi sulla sicurezza, l'Italia dei Valori darà il proprio contributo di idee, di soluzioni e d’appoggio. Naturalmente, conoscendo con chi abbiamo a che fare, vogliamo prima leggere le carte, valutarle e poi prenderne atto."
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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6 Maggio 2008
Lettera aperta a Romano Prodi e Paolo Gentiloni
Pubblico una lettera firmata dai senatori e deputati dell'Italia dei Valori rivolta al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e per conoscenza al presidente del Partito Democratico Walter Veltroni, sul caso Europa 7 e sull'utilizzo dell'Avvocatura dello Stato che è stato fatto durante il Governo Prodi.
"Caro Presidente, Gent. mi Amici e Colleghi,
la Corte di giustizia europea ha condannato, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva.
Secondo la Corte di Lussemburgo il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Retequattro doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
La sentenza n. 466/2002 della Corte Costituzionale è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Retequattro” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.
Abbiamo oggi appreso che l’Avvocatura dello Stato, durante il periodo in carica del Governo Prodi, ha mantenuto la stessa linea di condotta tenuta nel corso della precedente legislatura dal Governo Berlusconi, di fatto esprimendosi a favore di un vantaggio delle reti Mediaset, e dunque in violazione dei principi di libera concorrenza e pluralismo dell’informazione.
Ancora oggi, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il Governo Prodi nella causa dinnanzi al Consiglio di Stato promossa da Europa 7 per ottenere il risarcimento maturato a seguito della mancata assegnazione delle frequenze, continua sostanzialmente a difendere Mediaset, e questa volta addirittura “copiandone” le memorie.
E’ sufficiente infatti mettere a confronto la memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato con quella depositata da Mediaset, per scoprire come nella prima siano state copiate pedissequamente intere parti della seconda, fatte salve poche differenze, che attengono però esclusivamente a carattere formale, con particolare attenzione agli avverbi.
Appare anacronistico che nel nostro Paese continui ad esistere un regime di duopolio sostanzialmente contrario all’affermazione del principio di piena libertà di informazione, e che nulla sia stato fatto ad oggi per superare queste evidenti contraddizioni.
In una società postmoderna, sempre più caratterizzata e condizionata dall’influenza esercitata dai sistemi di comunicazione, in particolare quello televisivo, che assume un evidente ruolo nevralgico, rimane quale esigenza fondamentale, per un sistema democratico che voglia definirsi realmente avanzato, elevare sempre più i livelli di inclusività, con la consapevolezza che questi siano inevitabilmente legati al controllo democratico e alla libertà dell’informazione.
Tutto ciò premesso, noi parlamentari dei gruppi dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati ed al Senato chiediamo a chi debba essere addebitata la responsabilità di aver dato mandato all’Avvocatura dello Stato di tenere un simile atteggiamento nel corso della suddetta causa dinnanzi al Consiglio di Stato.
Chiediamo inoltre di sapere se il Governo Prodi, quale ultimo atto, intenda perseverare nella medesima linea tenuta dal precedente Governo Berlusconi ovvero se intenda prenderne le dovute distanze e ripristinare una situazione di piena legalità all’interno del sistema di informazione del nostro Paese.
Segnaliamo le conseguenze economiche che un simile atteggiamento, che ponendosi in evidente contrasto con quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea, può comportare sulle casse dello Stato;
Inviamo la presente all’on. Walter Veltroni, in qualità di leader del principale partito d’opposizione nella presente legislatura, per essere messi a conoscenza su come intende affrontare la questione, sulla base anche di quanto stabilito nel programma condiviso con l’Italia dei Valori in materia di conflitto di interessi.
I parlamentari dell'Italia dei Valori:
Astore Giuseppe, Barbato Francesco, Belisario Felice, Borghesi Antonio, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, Cambursano Renato, Carlino Russo Giuliana, Cimadoro Gabriele, Costantini Carlo, De Toni Gianpiero, Di Giuseppe Anita, Di Nardo Aniello, Di Pietro Antonio, Donadi Massimo, Evangelisti Fabio, Favia David, Formisano Aniello, Giambrone Fabio, Giulietti Giuseppe, Lannutti Elio, Li Gotti Luigi, Mascitelli Alfonso, Messina Ignazio, Misiti Aurelio, Monai Carlo, Mura Silvana, Orlando Leoluca, Paladini Giovanni, Palagiano Antonio, Palomba Federico, Pardi Francesco, Pedica Stefano, Piffari Sergio, Pisicchio Giuseppe, Porcino Gaetano, Porfidia Americo, Razzi Antonio, Rota Ivan, Russo Giacinto, Scilipoti Domenico, Touadi Jean Leonard, Zazzera Pierfelice"
Postato da Antonio Di Pietro in Politica
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Schizofrenia di Stato

Riporto l'articolo di Marco Travaglio, dal titolo "Europa7, lo Stato copia Mediaset".
"Oggi il Consiglio di Stato, dopo nove anni di battaglie legali in Italia e in Europa, decide di quanto lo Stato debba risarcire Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale. Nella causa del governo è rappresentato dall’Avvocatura di Stato. La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999).
Un fatto abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta. Per difendere Rete4, l’Avvocatura dello Stato che rappresenta il governo Prodi copia, nella sua memoria, intere pagine da quella degli avvocati Mediaset. Non per citare le loro tesi tra virgolette. Ma per farle proprie, senza nemmeno precisare da dove sono tratte. Il gruppo Berlusconi ufficialmente non è parte in causa: Europa7, per la mancata assegnazione delle frequenze, ha citato lo Stato tramite il ministero delle Comunicazioni e l’Autorità garante delle Comunicazioni. Ma Mediaset è intervenuta ugualmente con una memoria, ben sapendo che, se fossero assegnate le frequenze a Europa7, a perderle sarebbe Rete4. E l’avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo che fa? Il copia-incolla della memoria Mediaset, senza nemmeno tentar di camuffare quest’autentica privatizzazione delle istituzioni al servizio del Biscione. Il tutto, ancor prima che Berlusconi torni al governo per la terza volta.
Leggere e confrontare la memoria dell’Avvocatura dello Stato (55 pagine) e quella di Mediaset (78), pubblicate integralmente su www.voglioscendere.it. E’ un tragicomico gioco di società: “Trova le differenze”. La più evidente è che lo Stato difende Rete4 addirittura con più passione di Mediaset. Per il resto, pagine e pagine trapiantate pari pari dagli atti dell’azienda berlusconiana. Qualche esempio. Pagine 9 dell’Avvocatura: dieci righe (da7 a 17) copiate da pagina 49 della memoria Mediaset (righe 1-15). Le pagine 5 (da riga 20) e 6 (fino a riga 18) dell’Avvocatura sono identiche alle pagine 60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 11) di Mediaset. Le pag.17 (da riga 7) e 18 (fino a riga 13) dell’Avvocatura sono uguali alle pag.60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 22) di Mediaset. La pag.53 (righe 4-23) dell’Avvocatura è plagiata dalle pag.39 (da riga 9) e 40 (fino a riga 5) di Mediaset. A pag.35 (righe 27-31) dell’Avvocatura, stesse parole di pag.47 (righe 17-22) di Mediaset. E cosi via. Una volta manca un “quindi”. Un’altra c’è “In proposito” al posto di “In primo luogo”. Tutto il resto, compresa la punteggiatura sbagliata (molte virgole tra il soggetto e il verbo), è identico. Idem per le conclusioni, con esiti talvolta comici. Per l’Avvocatura dello Stato, se Europa7 non ha avuto le frequenze, è colpa sua: avrebbe dovuto “acquisirle anche di sua iniziativa” (e dove? e come? armi in pugno?), visto che lo Stato “non aveva l’attuale disponibilità dell’oggetto” (per forza: ha consentito che lo conservassero Telepiù nero e Rete4, prive ormai di concessione). E comunque – aggiunge Di Carlo – disapplicare la Maccanico e la Gasparri spegnendo Rete4 sul terrestre non comporterebbe il trasferimento automatico delle frequenze a Europa7 (e a chi, di grazia?). Insomma, lo Stato ignora la recente sentenza della Corte europea di Lussemburgo, sollecitata dallo stesso Consiglio di Stato, secondo la quale le normative comunitarie “ostano a una normativa nazionale cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Dunque basta che il “regime transitorio istituito a favore delle reti esistenti” a scapito di Europa7, previsto dalla Maccanico, dalla Salva-Rete4, dalla Gasparri e dal ddl Gentiloni (mai divenuto legge). Tutte le leggi che andrebbero disapplicate. Non sono: “la libera prestazione di servizi” tutelata dalle norme comunitarie – scrive la Corte europea – “esige non solo la concessione di autorizzazioni alla trasmissione, ma altresì l’assegnazione di frequenze”, se no “un operatore non può esercitare i diritti conferitigli dal diritto comunitario per l’accesso al mercato televisivo”.
Sentenza alla mano, gli avvocati Grandinetti e Pace che seguono Europa7 chiedono al Consiglio di Stato le frequenze e i danni subiti. Il “danno emergente”, cioè i soldi fin qui spesi per gl’investimenti richiesti dalla legge a chiunque vinca una concessione (oltre 120 milioni di euro). E il “lucro cessante”, cioè i mancati utili della tv mai nata (oltre 2 miliardi di euro). Semprechè il Consiglio condanni lo Stato ad assegnarle finalmente le frequenze. Altrimenti Europa7 morirebbe per sempre e Di Stefano avrebbe diritto al valore dell’intera azienda. Il governo dell’Unione, tramite l’Avvocatura, parla in playback: testi e musiche di Mediaset. Niente risarcimento. Niente frequenze. Viva la Gasparri. Rete4 sine die. Tutto come prima, come sempre. Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio."
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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5 Maggio 2008
Violenza e propaganda politica

Il ragazzo picchiato a Verona da un gruppo di naziskin per una sigaretta negata è morto. Faccio le mie condoglianze ai suoi genitori e spero che i colpevoli paghino per i loro crimini.
I partiti stanno già strumentalizzando la sua morte: è una morte di destra, come la morte della signora Reggiani per mano di un rom era una morte di sinistra.
La violenza sta diventando un alibi per orientare l’opinione pubblica e creare sempre nuovi mostri.
Il problema della violenza deriva dalla non punibilità della maggior parte dei reati, da una destabilizzazione della magistratura avvenuta durante i governi degli ultimi quindici anni.
La magistratura non ha mezzi materiali, né giuridici per intervenire effettivamente. E’ necessario cancellare le leggi vergogna, semplificare e accorciare l’iter processuale per ristabilire un corretto rapporto tra i cittadini e la giustizia.
Forse è arrivato il momento in cui nel Paese si inizi a discutere delle ragioni per le quali la giustizia è diventata inapplicabile e di chi sono i responsabili di questa situazione.
I cittadini non possono più essere presi in giro, da una parte si invoca la sicurezza, dall’altra si rende impossibile l’applicazione della pena.
Postato da Antonio Di Pietro in Giustizia
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4 Maggio 2008
| Il commento al post: Censura di regime | |||
| Postato da: Francesco d'Elia | |||
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Quello che ha fatto Santoro mostrando gli interventi di Grillo è pura cronaca.. Se arriviamo anche a censurare la cronaca di una manifestazione di popolo arriviamo al livello della Cina o della Birmania.. Che poi alcune delle sparate di Grillo possano essere o meno condivisibili è un latro paio di maniche ma la censura sulla cronaca degli eventi del nostro paese è inammissibile.. Che poi uno Sgarbi non sia stato espulso dallo studio al primo insulto è davvero vergognoso.. Ma questo è il regime che ci si prepara, il regime in cui Cuffaro bacia Dell'Utri in Senato e dove le intercettazioni tra Berlusconi e Cuffaro vengono distrutte. |
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Postato da Antonio Di Pietro in Il commento
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3 Maggio 2008
Censura di regime

La decisione del presidente della RAI Petruccioli di richiamare Santoro per la trasmissione AnnoZero dedicata alla raccolta di firme per i tre referendum per una libera informazione organizzata da Beppe Grillo il 25 aprile è sconcertante. Chi ha seguito il programma avrà sicuramente pensato che un richiamo era necessario, ma per Sgarbi che ha insultato senza ragione e continuamente le persone presenti, che non hanno reagito, e ha dichiarato il falso sui contributi al Giornale e sul licenziamento di Enzo Biagi. Petruccioli non ha ritenuto di dover sottolineare la denuncia di Beppe Grillo sulla illegittimità di Rete 4 sancita dalla corte di Giustizia Europea che costerà ai contribuenti italiani più di 300 milioni di euro.
Questa si chiama censura, in un Paese libero l’ascoltatore ha il diritto di sapere che due milioni di persone sono scese in piazza per firmare tre referendum e che sono state raccolte 1.500.000 di firme in un solo giorno, tra cui la mia, un evento mai successo nella storia della Repubblica. Una manifestazione di tale importanza non si può cancellare.
Se il buon giorno si vede dal mattino, ci possiamo aspettare tentativi di ogni tipo per chiudere i pochi spazi di libertà di informazione ancora presenti nel nostro Paese.
L’Italia dei Valori farà di tutto perché questo non avvenga in particolare se dovesse assumere la presidenza della Commissione di Vigilanza RAI di cui ha fatto espressa richiesta.
Postato da Antonio Di Pietro in Informazione
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1 Maggio 2008
10 - Silvio “privato corruttore”

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Silvio 'privato corruttore'" (pag.769).
"Anche i giudici d’appello chiamano Berlusconi il “privato corruttore”. Ma diversamente da quel che avevano stabilito i loro colleghi nel rinvio a giudizio, scrivono nero su bianco che Previti, Pacifico e Acampora non concorrono nel reato del giudice Metta, bensì in quello del “privato corruttore”, cioè del Cavaliere:
‘ l’attività degli extranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta, che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere, in via diretta, dal privato interessato […]. La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore. ‘
In pratica i tre avvocati Fininvest agirono come intermediari di Berlusconi, che li incaricò di pagare Metta e, in seguito alla sentenza comprata, alla fine intascò il primo gruppo editoriale italiano. E, diversamente da lui, non meritano le attenuanti generiche, “non ravvisandosi alcun elemento positivo per attenuare il trattamento sanzionatorio”. E questo per:
‘ l’enorme gravità del reato [e per] la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile secondo i quali la giurisdizione è valore a presidio e tutela di tutti i cittadini con conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte nella causa civile e per le ricadute nel sistema editoriale italiano, trattandosi di controversia (la cosiddetta guerra di Segrate) finalizzata al controllo dei mezzi di informazione; [per] la spiccata intensità del dolo; [per] i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente; [per] i comportamenti processuali tenuti [con continue e spudorate “menzogne”, nda]; [per] il precedente penale specifico [Imi-Sir, nda]. ‘
Quanto alle parti civili, i giudici riconoscono alla Presidenza del Consiglio un danno di 129 mila euro:
‘ l’episodio delittuoso si svolse all’interno della cosiddetta “guerra di Segrate”, combattuta per il controllo di noti e influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione di mezzi di informazione di tale diffusione. ‘
La parte civile Cir, cioè De Benedetti, ha diritto al rimborso dei danni morali e patrimoniali, ma da quantificare in separata sede civile: i giudici avrebbero concesso un anticipo in sede penale, cioè una “provvisionale”, ma i legali Cir non ne hanno fatto richiesta. Spetterà dunque ai giudici civili stabilire e liquidare:
‘ tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari. ‘
Il 13 luglio 2007 la II sezione penale della Cassazione mette il timbro finale al caso Mondadori, confermando in toto la sentenza d’appello-bis. La vicenda – scrivono i giudici – “coinvolgente la Fininvest, fonte della corruzione e pagatrice del pretium sceleris”, cioè del “mercimonio” della sentenza Metta, non può ammettere le attenuanti generiche: per “l’elevata gravità del reato e del relativo danno, l’intensità del dolo, i motivi a delinquere e i comportamenti processuali” caratterizzati da “mendacio”. Quanto alle prove, ce ne sono a bizzeffe: rappresentano un “corredo di emergenze, nomi e collegamenti ben diverso dalla definizione di “schizzo di fango”, usata dai difensori dell’ex giudice Metta. Ora è ufficiale: il Cavaliere possiede da sedici anni una casa editrice grazie a una sentenza comprata. Ma, naturalmente, nessuno gliene chiederà conto.”
Postato da Antonio Di Pietro in Mani Sporche
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