21 Giugno 2008

La legge anti-Caselli

Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo “La legge anti-Caselli” (pag.501).

"Il 4 novembre 2004 il Csm bandisce il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia: il mandato di Piero Luigi Vigna, dopo due incarichi per un totale di otto anni, scade il 15 gennaio 2005 e non è più prorogabile. Per la successione si candidano, fra gli altri, Caselli e Grasso, che sono i favoriti. Ma il 1° dicembre il Parlamento approva definitivamente la riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario, che contiene uno strano codicillo (articolo 10, comma 2):

Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia, alla data di entrata in vigore della presente legge, è prorogato sino al compimento dei settantadue anni di età nell’esercizio delle funzioni ad esso attribuito.

Vigna compirà settantadue anni il 1° agosto 2005. Con un inedito regalo di compleanno, la maggioranza berlusconiana lo conferma al suo posto fino ad allora, concedendogli sette mesi in più rispetto alla scadenza canonica. Ma, più che un omaggio a Vigna, quella formuletta è una fucilata per Caselli. La stessa legge sull’ordinamento giudiziario, all’articolo 2/H/17, precisa che le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant’anni. Anche se la legge in vigore – voluta dallo stesso governo Berlusconi nella speranza di far cosa gradita alla Cassazione che doveva decidere sul trasferimento di certi processi da Milano a Brescia – consente ai magistrati di restare in servizio fino a settantacinque anni. Che senso ha dunque prorogare Vigna fino ai settantadue anni, che imporre al successore di prendere servizio non oltre i sessantasei per andare in pensione a settanta, in un sistema che consente di restare in toga fino a settantacinque? Follia? Schizofrenia? Amore per l’enigmistica?
Nulla di tutto questo. La risposta è nella carta d’identità del candidato favorito alla successione di Vigna: Caselli, che compirà i sessantasei anni il 9 maggio 2005. Dopo quella data non potrà più garantire quattro anni pieni. Senza la proroga di Vigna, può tranquillamente partecipare al concorso bandito dal Csm, visto che a gennaio non avrà ancora compiuto sessantasei anni. Con la proroga di Vigna fino ad agosto, invece, sarà tagliato fuori dalla corsa. E l’altro pretendente, Grasso, avrà partita vinta. Sarà un caso, ma mentre l’Anm protesta e sciopera contro il nuovo ordinamento giudiziario, Grasso è tra i pochi procuratori a non attaccare quella norma ad personam (la sua persona) e anzi, isolatissimo nella sua categoria, definisce la Castelli “una riforma con luci e ombre”.
Subito, si scatena contro Caselli il consueto fuoco di sbarramento mediatico, a opera della stampa berlusconiana, ma anche dalla sinistra cosiddetta “riformista” e del suo omonimo giornaletto. Gli argomenti sono i soliti: toga rossa, processi politici, persecuzione di poveri innocenti e cosi via. Ma proprio in quei giorni cruciali il partito anticaselliano subisce una serie di duri scacchi giudiziari. Il 15 ottobre la Cassazione conferma la prescrizione per Andreotti, colpevole di associazione a delinquere con la mafia fino al 1980. Il 5 novembre la Corte d’appello deposita le durissime motivazioni della condanna di Mannino. Il 10 dicembre il Tribunale di Palermo condanna Dell’Utri a nove anni. Tre verdetti che confermano la bontà del lavoro di Caselli.
Non bastasse, il 16 dicembre il presidente Ciampi rinvia alle Camere l’ordinamento giudiziario perché incostituzionale. La legge è come se non esistesse, e cosi la proroga di Vigna. Che, dunque, “scadrà” regolarmente il 15 gennaio 2005. Caselli rimane in pista. Ma la prospettiva di vederlo tornare a occuparsi di mafia turba i sonni della Casa delle libertà. Cosi la sera del 30 dicembre, mentre l’Italia si prepara a festeggiare il nuovo anno, il Consiglio dei Ministri infila nel decreto legge “milleproroghe” un articoletto di tre righe affogato in una giungla di norme di straordinaria necessità e urgenza: misure per la Croce Rossa, per l’autotrasporto di merci, per gli spettacoli circensi. Tre righe che recitano:

Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età […] per garantire l’azione di contrasto alla criminalità da parte dell’Ufficio del Procuratore nazionale antimafia.

Il pericolo che la Superprocura rimanga vacante, naturalmente, non esiste, visto che il concorso del Csm è già avviato da tempo. Si tratta di una scusa. Per la prima volta un governo decide - e per decreto – chi deve e chi non deve dirigere un ufficio giudiziario, in barba alla Costituzione che affida al Csm le nomine dei capi degli uffici giudiziari."

Postato da Antonio Di Pietro in Mani Sporche