Competitività del sistema economico

15 Novembre 2007

L'Italia burocratica

vespa-google.jpg

Riporto la lettera che mi invia Ettore, uno dei tanti connazionali che vive e lavora all'estero.
Ettore scrive dalla Silicon Valley dove Google ha lanciato un importante bando mondiale per lo sviluppo di una piattaforma mobile.
L'Italia ne è esclusa, il motivo è la burocrazia che opprime il nostro Paese.
Questo treno perso ha un significato profondo ed il giudizio è pesantissimo, i Paesi burocrati sono fuori dall'innovazione e dallo sviluppo.

"Caro Di Pietro,

come saprà, l'Italia è stata esclusa da Google dalla competizione legata alla nuova piattaforma mobile, Android. Rinunciamo in partenza quindi, a 10 milioni di dollari che sarebbero potuti entrare in Italia. Faccio presente che l'Italia è l'UNICO, dico l'unico Stato al mondo escluso per motivi non politici. (Ok, anche una parte del Canada è stata esclusa, ma è solo una parte.) I motivi sono i soliti: la burocrazia e le leggi fuori dal tempo che obbligherebbero Google a dialogare con Ministeri, notai, monopoli di Stato e compagnia bella, con il risultato inevitabile di una procedura lunga ed assurda.

La posizione di Google è comprensibile: chi me lo fa fare a me, Google, di farmi venire un mal di testa (italiano) quando sto offrendo 10 milioni di dollari??

A me tutto ciò sembra pazzesco: è mai possibile che questo possa succedere oggi, nel 2007?

Vorrei riflettere anche su un'altro problema intimamente collegato all'iniziativa individuale e alle relative infrastrutture. Perchè in Italia l'impresa individuale è scoraggiata? Vivo nella Silicon Valley, in California, e tutt'attorno a me vedo ragazzi ventenni che mettono su aziende dopo aziende e creano lavoro, creano innovazione, continuamente. Qui c'è anche una parola bellissima per identificare le aziende che iniziano: "startup".
La Apple, la HP, Google, Flickr, Facebook, sono tutti nati così. Per aprire un'azienda in California bisogna compilare un foglio, pagare qualche dollaro, e in mezz'ora sei libero. In Italia dovrebbe essere non dico così, ma ANCORA PIU` SEMPLICE, perchè non c'è lavoro: e allora bisogna crearne di nuovo, e chi meglio dei giovani ha voglia di crearne?
Allora facilitiamo, inventiamo, rendiamo possibile la creazione di startup e di venture capital. Che senso ha lamentarsi che non c'è lavoro quando complichiamo l'iniziativa individuale? Impedendo addirittura la partecipazione ad un concorso estero? Mi dia retta: per risolvere il problema lavoro, mettete i giovani nelle condizioni di crearlo.

Sarebbe bello che lei parlasse di questi problemi di base (infrastrutturali?) sul suo blog.

Complimenti per il suo lavoro e la sua onestà, che comunque apprezzo.
E' in nome di questo apprezzamento che le scrivo.

Ettore Pasquini"

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26 Ottobre 2007

L'ex ponte di Messina

stretto.jpg

Le vicende relative alla società Stretto Messina, con tutte le polemiche che sono venute fuori, anche su questo blog, meritano qualche ulteriore spiegazione.

Anzitutto mi pare opportuno partire da quello che abbiamo fatto. Da quello che abbiamo già fatto, prima che nascesse tutto questo caso, perché questo dimostra che con l’emendamento per lo scioglimento della società, si voleva ottenere un risultato che in realtà già abbiamo raggiunto. Insomma, si voleva soltanto “ciurlare nel manico”.

Abbiamo già deciso l’anno scorso che il Ponte non si fa e i soldi ad esso destinati in precedenza li abbiamo già utilizzati per avviare la realizzazione di altre opere più urgenti in Sicilia e Calabria.

In Calabria i soldi previsti per il Ponte li stiamo utilizzando per le opere di efficientamento del sistema di attracchi a Villa San Giovanni, i lavori del megalotto Sibari-Roseto della statale 106 Jonica, la progettazione del megalotto Crotone-Cariati della stessa strada e la progettazione della tangenziale di Reggio Calabria. In Sicilia finanziamo le metropolitane di Palermo, Catania e Messina e il completamento della strada Agrigento-Caltanisetta.

Non c’era e non c’è altro da decidere per non realizzare il Ponte, giacché tutto è stato deciso.

Ci si chiederà, allora, perché mantenere in vita la società Stretto Messina. Ma io non ho alcuna intenzione di mantenerla in vita. Tanto è vero che ho proposto un emendamento che ne disponesse la fusione per incorporazione in Anas, emendamento che riproporrò quando il decreto legge passerà all’esame della Camera dei Deputati. Questo al Senato non è stato accettato, perché non si vuole che sia Anas a occuparsi della mobilità nello Stretto, ma una fantomatica agenzia di nuova istituzione, l’ennesimo ente inutile, buono per coltivare clientele e sprecare risorse.

In ogni caso, è bene che si sappia che ho disposto in via immediata il totale dimagrimento della società Stretto Messina: il personale sarà portato da 100 a non più di 5 unità, il CdA sostituito da un amministratore unico che non percepirà alcun compenso.

Questi sono i fatti. Come si vede, non si tiene in vita alcun carrozzone, si usano in modo efficiente le risorse a disposizione, si salvaguarda il valore generato in questi anni dalla società e si evita di pagare centinaia di milioni di euro in penali, che invece bisognava subito sborsare se avessimo ceduto al “furore ideologico” di alcuni parlamentari dell’ultrasinistra. Il tutto, avendo già raggiunto l’obiettivo di non realizzare il Ponte.

P.S. Allego la lettera che ho inviato all'Amministratore Delegato di Stretto di Messina s.p.a., Ing. Pietro CIUCCI.

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25 Ottobre 2007

Il ponte sullo Stretto di Messina

ponte stretto.jpg

I soldi destinati al ponte sullo Stretto di Messina li useremo per costruire metropolitane e infrastrutture in Sicilia.
Chi afferma che devo farmi una ragione del fatto che la Sicilia e l’Italia non hanno bisogno del ponte sullo Stretto, dando l’idea che io vorrei realizzarlo, o non conosce le carte, e la cosa è grave, o è in malafede, e la cosa è ancora più grave, soprattutto se certe prese di posizione provengono dal presidente di Legambiente.

A chi vuole conoscere i fatti, ricordo che abbiamo definanziato il progetto del Ponte, proprio per finanziare quelle opere ferroviarie e metropolitane in Sicilia di cui per primi conosciamo la necessità. Alla Regione era infatti già destinato circa un miliardo di euro per il Ponte, e proprio questi fondi sono stati ora finalizzati, con un accordo sottoscritto poche settimane fa, alle metropolitane di Palermo, Catania e Messina e al collegamento tra Agrigento e Caltanissetta.

Tutto questo non c’entra nulla col furore ideologico di cancellare quello che c’è oggi, una società che da sola rappresenta un valore di 150 milioni di euro.
I circa 500 milioni di euro che avremmo sprecato chiudendo la società e pagando le penali previste è meglio usarli per realizzare quelle opere che tutti dicono di voler fare e a cui noi stiamo già lavorando.

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17 Ottobre 2007

Un Italia un poco piu' bella e civile

latte crudo.jpg

Il 4 ottobre ho incontrato, unico Ministro, il Sig. Giuseppe Invernizzi , membro della delegazione e direttore dell'Apa di Como e Lecco. In quella sede il Sig. Invernizzi mi ha illustrato (articolo ; video) un problema relativo alla vendita al dettaglio del latte crudo da parte dei produttori.
Un cavillo pretestuoso sulla misurazione della quantità erogata che avrebbe portato alla chiusura dell' attività di vendita diretta di molti produttori di latte.

Pubblico la lettera del Sig.Invernizzi, a cui auguro insieme alla categoria che lui rappresenta, lo sviluppo di questa iniziativa.

"Caro Ministro Di Pietro,

finalmente con l’approvazione del Decreto Legge da parte del Consiglio dei Ministri nella riunione di venerdì 12 ottobre u.s. sono esclusi i distributori automatici di latte sfuso dalla normativa dei misuratori metrici.
Il buonsenso e la ragionevolezza hanno prevalso sull'assurda burocrazia, oggi la nostra Italia è un poco più bella e civile ed i consumatori più vicini ai produttori: il latte sfuso in piccole quantità sarà venduto direttamente al consumatore indicando la quantità dichiarata come "minimo garantito". L’allevatore potrà dare una dose superiore, abbondante, senza incorrere nelle sanzioni previste per le macchine metriche, esattamente come in Svizzera ed in Austria.
Con la presente voglio ringraziarla personalmente ed a nome del Consorzio Tutela Latte Crudo e di tutti i nostri consumatori che con grande entusiasmo hanno firmato a decine di migliaia la petizione al Ministro Bersani.
Per dimostrare la gratitudine degli allevatori verso tutti coloro che hanno contribuito a questo bel risultato, il Consorzio Tutela Latte Crudo indice fin da ora per l’11 novembre giorno di San Martino una giornata per una "Grande Festa Nazionale del Latte Crudo" presso tutti i distributori, nelle aziende agricole e sulle piazze.
Inoltre come San Martino ha tagliato in due il suo mantello, per condividere il freddo con chi stava peggio, noi taglieremo il prezzo del latte a metà: quel giorno di festa i consumatori potranno acquistare con un solo euro due litri di latte.

Grazie ancora, con i migliori auguri"
Giuseppe Invernizzi
Segretario del Consorzio Tutela Latte Crudo

E' di venerdì 12 ottobre l’approvazione da parte del governo dello schema di decreto legislativo che modifica la normativa sugli strumenti di misura per liberalizzare la commercializzazione dei distributori automatici per la vendita diretta ai consumatori del latte.

PS: Ho pubblicato sul portale di Italia dei Valori www.italiadeivalori.it il video dell'incontro a Never Land, in Second Life, tenutosi il 6 ottobre scorso.

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11 Ottobre 2007

I costi della politica

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A Vasto ho affrontato il tema dei costi della politica, lo riporto:

"I costi della politica sono stati al centro delle discussioni nelle ultime settimane: un tema importante, ma nella sostanza marginale, irrilevante.
Non il costo, ma la qualità della politica deve essere il tema reale del dibattito: i risultati della politica, la sua capacità di interpretare i bisogni dei cittadini e di applicare il programma che ha presentato alle elezioni.
Se non vengono raggiunti questi punti, la politica può costare anche un euro, ma non serve a nulla. Nel Paese c’è una evidente insofferenza verso l’incapacità dei politici di ottenere risultati concreti e verso il loro rinchiudersi a riccio nei confronti delle nuove istanze sociali.

La percezione del cittadino è che i politici siano un circolo chiuso, elitario, a cui qualunque cosa è concessa, separati dalla vita sociale, non giudicabili dalla magistratura.
E’ stato scritto che all’uscita di Montecitorio i deputati preferiscano non farsi riconoscere e farsi passare da avvocati o funzionari della Camera per evitare insulti.

Quale sarà il prossimo passaggio? Io ho firmato la proposta di legge popolare di Grillo per non avere più parlamentari condannati, per non avere eletti in Parlamento per più di due legislature e per ripristinare la preferenza diretta da parte dell’elettore. Io sono stato il solo responsabile di partito e l’unico ministro a firmare.
Nei giorni successivi Grillo e il milione e mezzo di persone scese in piazza per esprimere civilmente il loro malcontento sono state criminalizzate dai partiti e dai media dei partiti, incluse Rai e Mediaset. Si parla da un mese a vanvera di antipolitica quando la vera antipolitica la fa il Parlamento.

Il sistema ha bisogno di profonde riforme per sopravvivere, i costi dei parlamentari sono briciole in confronto ai mille enti inutili, alle Province, alle comunità montane, ai più di 8.000 comuni, alle collusioni tra criminalità e politici locali attraverso le tangenti, ai circa quattro milioni di dipendenti statali. Il debito pubblico è in continuo aumento, gli interessi che paghiamo ogni anno sul debito ci impediscono di fare politica sociale, infrastrutture, scuole, ospedali, prevenzione, ricerca.

Prima o poi bisognerà che ce ne rendiamo conto per evitare di finire in un baratro. La riduzione delle spese deve avvenire, in modo drastico, insieme a una rinnovata efficienza dello Stato."

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23 Novembre 2006

Gli “interessi” degli italiani

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Palenzona, presidente dell’Associazione italiana società concessionaria autostrade e trafori (Aiscat), spiega in un linguaggio che probabilmente gli è proprio che: “Di Pietro dice balle” e che: “Non è vero che Autostrade non ha fatto investimenti per 2,5 miliardi di euro ma è il sistema che non ha consentito di fare gli investimenti”. Una analisi contraddittoria che in sostanza ammette che gli investimenti non sono stati fatti. Nel frattempo sono state aumentate le tariffe autostradali e distribuiti lauti dividendi agli azionisti.
Ho chiesto che gli investimenti non effettuati siano messi a disposizione del ministero, quindi dei cittadini italiani, in un apposito fondo. Ho chiesto che su queste somme siano maturati gli interessi di legge, interessi che non devono essere incamerati nelle società concessionarie ma devono essere destinati ad opere infrastrutturali in quanto trattasi di interessi maturati su capitali di proprietà dello Stato.
Questa posizione è stata rigettata dalle società concessionarie.
Hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro la maturazione degli interessi. Il Tar proprio ieri ha rigettato la richiesta di sospensiva da loro proposta per mancanza dei presupposti. Di fatto il Tar ha validato che gli investimenti non effettuati devono essere oggetto di gestione separata di bilancio.
Io non mi azzarderei mai a dire che Palenzona dice balle, forse, il suo, è stato solo un giudizio affrettato oltre che interessato.

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