7 Agosto 2008
I 98 miliardi scomparsi

Lo scorso martedi cinque agosto ho presentato un'interrogazione a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione ad un'evasione di 98 miliardi di euro, di cui si era appresa la notizia già nella scorsa legislatura, da parte di numerosi concessionari dei Monopoli di Stato in possesso delle autorizzazioni ad installare e gestire macchinette da gioco slot machine.
Tutte le slot machine esistenti sul territorio nazionale avrebbero dovuto essere collegate in via telematica alla Sogei, mentre secondo una inchiesta fatta dalla Guardia di Finanza si era accertato che le società concessionarie erano state inadempienti e un gran numero delle apparecchiature non erano collegate. Solo nel caso di impossibilità a collegarsi era prevista una tassa forfettaria, ma sembra che tale eccezione sia diventata quasi una regola e per arginare tale comportamento fu stabilita una multa di 50 euro per ogni ora di mancato collegamento. Purtroppo sembra che i Monopoli di Stato, che avrebbero dovuto incassare la multa, non abbiano mai applicato le sanzioni. Fonte di ulteriore preoccupazione le notizie che alludevano al fatto che alcune delle società concessionarie fossero riconducibili alla malavita organizzata.
Da tempestive azioni di recupero e da una corretta gestione di tali concessioni potrebbero emergere risorse per affrontare le numerose questioni economico-sociali che riguardano il futuro del Paese e le attuali condizioni di vita dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati. Purtroppo il governo non ritiene di promuovere tempestivi chiarimenti né quali azioni di recupero mettere in atto per recuperare le somme evase.
Leggi anche:
98 miliardi di domande
Postato da Antonio Di Pietro in Economia
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3 Agosto 2008
La latitanza di Consob e Banca d'Italia

Dov'erano la Consob e la Banca d'Italia quando avvenivano gli scandali finanziari? Non ci convince che non ne sapessero niente, ma ci convince la loro connivenza, se non la complicità.
Noi dell'Italia dei Valori abbiamo preparato un pacchetto di leggi che in materia di risparmio e credito mirano a trovare fondi per il rilancio dell'economia del Paese. Ma invece di prendere ai deboli per dare ai forti, toglie ai furbi per dare a tutti i cittadini.
Tra le nostre proposte di legge prevediamo l'abolizione della clausola di massimo scoperto bancario, misure per l'introduzione della ''proprietà popolare della moneta'', il divieto per i comuni di piccole dimensioni di sottoscrivere strumenti finanziari derivati, la vendita parziale delle riserve auree dello Stato a beneficio del debito pubblico, nuove norme sulla proprietà della Banca d'Italia e la trasformazione delle banche popolari in società per azioni di diritto speciale.
Proponiamo inoltre la costituzione di due nuove commissioni parlamentari di inchiesta. Una sull'operato dell'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, per indagare sulle anomalie del sistema che continua a comportare un indiscriminato aumento delle tariffe assicurative, nonostante l'avvenuta liberalizzazione. L'altra sull'operato di Consob e Banca d'Italia relativamente agli scandali e ai dissesti finanziari e industriali, nonché alla distribuzione dei bond argentini presso i risparmiatori italiani.
Noi chiediamo che il Parlamento si interessi di cose serie piuttosto che di lodi vari. A chi ci accusa di essere eversivi rispondiamo che eversivi sono quelli che tengono nascoste queste problematiche per tenersi il malloppo. Di questo pacchetto si parlerà poco perché e' più facile sparlare dell'Italia dei valori e identificarla come il partito che si occupa di giustizia e porta avanti il giustizialismo.
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28 Luglio 2008
No alla norma ammazza precari

Noi dell'Italia dei Valori non abbiamo abboccato all'oscena "norma ammazza precari". Abbiamo votato contro e ne chiediamo a gran voce il ritiro.
E' come se ci trovassimo davanti ad una partita di calcio. Ad un certo punto, mentre si sta giocando, l'arbitro assegna la vittoria ad una delle due parti prima che la partita sia finita. E' chiaro che l'arbitro si e' mosso scorrettamente vendendosi al migliore offerente. Cio' e' accaduto con la norma antiprecari che ha l'aggravante del voto di fiducia. Uno si e' venduto alla lobby imprenditoriale di turno, in questo caso le poste, e per fare un favore a queste ha penalizzato migliaia di lavoratori.
E' l'esempio classico di come si può abusare delle istituzioni chiedendo il voto di fiducia anche per questioni che non sono d'interesse generale, ma che soddisfano solo gli appetiti di alcune lobby.
Troviamo scandaloso che si sia fatta una norma così, una disposizione che azzera il contenzioso in atto e che condanna il lavoratore al precariato a vita. E' come se un potente di turno facesse una rapina in banca e qualcuno decidesse che quell'azione non e' più reato. Una sorta di lavaggio delle regole di democrazia, che non sono più tali.
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24 Luglio 2008
A tutela dei forti e dei furbi
Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto-legge per lo sviluppo economico.
"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
Suvvia, abbia un po’ di rispetto per il Parlamento. Si presenti almeno il giorno che chiede la fiducia!
Ma oramai l’abbiamo capito: a Lei non glie ne frega niente del Parlamento. Tanto sa che la maggioranza delle persone che sono qui – almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale – saranno sempre pronte a votare qualsiasi porcheria pur di assecondarLa e così riguadagnarsi il posto a tavola la prossima volta.
Lo so, fa male sentire queste parole ma purtroppo questa è la nuda e cruda verità, specie dopo l’approvazione della legge con cui la sua maggioranza le ha regalato l’impunità.
Una “impunità provvisoria”, però, se lo metta bene in mente perché il Referendum che stiamo preparando spazzerà via questa vergogna tutta italiana che ci ha costretto a subire.
Oggi, sig. Presidente del Consiglio, sistemati i suoi affari personali, ci propone un altro decreto legge, anch’esso fatto in casa, alla chetichella, tutto da sé, come se a fare le leggi ci debba pensare sempre e solo Lei e non il Parlamento, come prevede la Costituzione.
E ce lo propone chiamandolo pomposamente “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.
Eh la miseria! – mi sono detto – sta a vedere! Andiamo subito a leggere le carte e giù subito a leggere il testo che ci ha mandato in aula.
Impresa impossibile: ci siamo trovati di fronte a 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli, rinvii, rimandi. Insomma, un testo che non si capisce nemmeno da dove cominciare a leggerlo.
Poi abbiamo capito: non c’era bisogno che lo leggessimo. Infatti nemmeno i suoi Ministri l’avevano letto, tanto che lo avevano approvato ad occhi chiusi – come loro solito – durante un Consiglio dei Ministri durato solo nove minuti.
Era, insomma, tutta una finta. Ed infatti, di lì a qualche giorno, il Governo ci ha inondato di una marea di emendamenti e così via, cambiando ogni giorno le carte in tavola tanto che al Parlamento non è stata data nemmeno la possibilità di discuterlo nei tempi pur ristretti che un decreto legge prevede per la conversione.
Ci avete messo di fronte al voto di fiducia.
Fiducia che noi dell’Italia dei Valori – che non abbiamo scritto “Giocondo” sulla fronte - non siamo affatto disposti a darvi.
E veniamo al merito della manovra economica di cui abbiamo ascoltato con attenzione la recensione fatta dal Ministro dell’economia Tremonti l’altro giorno in quest’aula.
Indubbiamente, si è trattato di una interessante lezione di scuola e sono stati anche forniti spunti di riflessione interessanti sul piano culturale. Anch’io, come Tremonti, mi sto convincendo che la moderna economia liberale – se lasciata solo alla “libera globalizzazione dei mercati” rischia di trasformarsi solo in un anarchico coacervo di monopoli, oligopoli, cartelli d’impresa, intricati conflitti di interesse. Insomma è vero che c’e’ necessità di ritornare ad una maggiore responsabilizzazione della mano pubblica per evitare che a guadagnarci siano solo i colossi imprenditoriali e non l’intera collettività.
Ma se questa è l’analisi politica delle mille difficoltà nazionali ed internazionali su cui la nave Italia deve navigare, le soluzioni che avete proposto sono come il cianuro per l’ammalato: invece di far soffrire ancora i cittadini italiani, li uccidete all’istante.
La manovra economica che avete proposto nel suo complesso - pur con qualche pregevole distinguo, scopiazzato qua e là da proposte altrui – è irrazionale.
Essa – per dirla in soldoni - toglie ai deboli per dare ai forti ed ai furbi.
Sappiamo bene che alle Casse dello Stato mancano soldi e che questi bisogna assolutamente trovarli sia perché dobbiamo ripianare debiti enormi sia perché dobbiamo riprogettare il futuro del nostro Paese.
La diagnosi – ripeto, anche noi dell’Italia dei Valori la conosciamo e non solo il Ministro Tremonti.
E’ la terapia che proponete che non condividiamo.
Voi avete preso atto che vi servivano i soldi e li avete presi dove era più facile prenderli: dai poveri cristi che non hanno voce, che non hanno mezzi per contrattaccare, che non possono ribellarsi, che addirittura, come le forze dell’ordine ed i Carabinieri devono “ubbidir tacendo”!
Vi servivano soldi?
Dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, falsificatori di bilanci, corrotti e corruttori pubblici specie se di testimoni giudiziari.
Non siamo solo noi a dirvelo. Ve lo ha detto anche il Procuratore generale della Corte dei Conti che non più tardi di un mese addietro vi ha espressamente avvertito che “…l’area dell’evasione fiscale rappresenta la principale riserva per incrementare le pubbliche risorse…?”
Vi ha anche indicato come fare: incentivare il lavoro e l’attività di riscossione delle società pubbliche e degli Uffici finanziari addetti allo scopo.
Invece avete addirittura depotenziato l’amministrazione finanziaria con macroscopici tagli alle risorse dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, come vi stanno ricordando i tanti lavoratori del settore che proprio oggi sono qui fuori a protestare per l’assurdità di tale decisione.
La verità e che Voi non volete combattere l’evasione fiscale ma coloro che vogliono contrastarla. Anzi Voi non volete proprio il controllo di legalità ed ogni volta che qualcuno ci prova, subito vi fate una legge per fermare gli accertamenti se non addirittura per fermare e delegittimare i controllori.
A tutti gli addetti al controllo di legalità ed alla repressione degli illeciti voi riservate lo stesso trattamento: colpirne uno per educarne cento!
Vi servivano soldi?
Dovevate toglierli dai favoritismi di cui la casta si è ingrassata in tanti anni di malaffare e non dagli stipendi di chi non riesce ad arrivare a fine mese (ammesso che lo stipendio ce l’abbiano ancora, visto come state trattando i precari)!
Vi servivano soldi?
La Corte dei Conti vi ha indicato anche un altro settore su cui intervenire per fare cassa: riprendere -con trasparenza questa volta- la graduale vendita del patrimonio pubblico inutilizzato ed il più delle volte lasciato marcire in molte parti d’Italia.
Vi servivano soldi?
Bene! Dovevate, allora, affrontare con coraggio la liquidazione totale degli Enti inutili, che ancorché dichiarati tali da anni, la Corte dei Conti ha fatto rilevare che ve ne sono ancora 110 in piedi tra cui molti carrozzoni spreca soldi.
Vi servivano soldi?
Bene! Dovevate intervenire seriamente sulla spesa sanitaria e non con tagli a pioggia come avete fatto in questa manovra.
Seguite le risultanze delle indagini giudiziarie che si susseguono - giorno dopo giorno, regione dopo regione - e scoprirete che quello che dovete tagliare non sono i fondi ma gli sprechi, le inefficienze, le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze.
Ai magistrati che stanno scoprendo tutto questo malaffare dovreste -dovremmo tutti qua dentro- mandare bigliettini di solidarietà e non a chi in galera ci sta perchè accusato di aver commesso dei reati.
Ministro Tremonti, Lei nel suo discorso ha responsabilmente riconosciuto l’importante ruolo della magistratura in questo campo. Ed allora lo dica al suo Presidente Berlusconi che anche ultimamente si è prodigato in “pizzini” inviati ai carcerati ed in denigrazioni ai magistrati che hanno scoperto le ruberie, accusandoli di insistenti teoremi.
Vi servivano soldi?
Bene! Ed allora - invece di propugnare gli appalti in house, quelli fatti in casa, senza gara e senza controlli, come vorrebbero quelli della Lega – dovevate spazzare via le 4.880 società pubbliche partecipate da Regioni, Province e Comuni, dove si annidano i più beceri sistemi di familismo con i suoi 255.000 addetti, 26.000 amministratori e 12.000 componenti dei collegi sindacali, nella maggior parte dei casi di nomina politica clientelare?
A che servono tutte queste società se l’esternalizzazione dei servizi e delle attività verso queste strutture non ha comportato alcun ridimensionamento degli apparati pubblici, sicché ora – oltre al danno economico si aggiunge anche la beffa del raddoppio delle procedure burocratiche?
Ecco: invece di combattere la casta, avete preferito prendervela con i poveri cristi.
E tra le “perle” di ingiustizia sociale che avete tirato fuori dal cappello ce ne sono alcune davvero inaccettabili. Mi riferisco, ad esempio, ai tagli alla scuola, alle forze dell’ordine, al pubblico impiego ed all’Università.
Ma lo sapete o non lo sapete che il 60% degli agenti di Polizia ricevono meno di 1.200 euro al mese? E come pensate di farli campare? Facendo fare pure a loro i delinquenti? E soprattutto, come pensate di dare più sicurezza ai cittadini, a cominciare da quelli del Nord, - a parole, ma solo a parole - tanto cari alla Lega? Forse, raccontando loro la favoletta dell’inno d’Italia?
Alla scuola decurtate oltre 8 miliardi di euro con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori tecnici ed amministrativi (ATA). Ma non fate prima a dire che volete che solo la scuola privata vada avanti e che a scuola ci vadano solo i figli di papà?
E dei precari a vita – soprattutto quelli della scuola pubblica che con questo decreto mandate a casa a decine di migliaia – che ne facciamo? Li mandiamo una volta per tutti alla rottamazione? Li cremiamo ai forni inceneritori?
No, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei ancora una volta si comporta come un Giano bifronte: con la faccia davanti vuol fare credere di stare dalla parte del popolo, con quella di dietro traffica solo per farsi gli affari suoi e quelli dei suoi amici, come sta facendo, da ultimo, anche per la vicenda Alitalia.
Noi avevamo trovato un compratore che salvava azienda e personale. Lei ha trovato una soluzione che prevede il fallimento dell’azienda ed il licenziamento di oltre 5.000 dipendenti.
Complimenti! E Lei sarebbe un grande imprenditore? Sì, ma con i soldi degli altri, dei contribuenti italiani!
l’Italia dei Valori – che ha capito bene e per tempo di che pasta Lei è fatto – per tutte queste ragioni le nega la fiducia sempre più convintamene e sempre meno pacatamente."
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17 Luglio 2008
La credibilità del governo
Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti ha parlato oggi di “stabilizzazione triennale dei conti pubblici” in Parlamento.
Ha tracciato un quadro del Paese critico ma non drammatico, a suo avviso, in un contesto che vede questo governo scivolato in una posizione di estrema debolezza e credibilità sull’argomento. Vuoi perché il centrodestra si è occupato fin d’ora delle vicende private di Silvio Berlusconi, vuoi perché ha completamente esautorato le funzioni di un Parlamento a colpi di decreti, vuoi perché dovrà continuare a farlo per le vicende di Silvio Berlusconi anche per i prossimi mesi, come ha già dichiarato, vuoi perché la Corte europea ha bocciato il condono fiscale italiano sull’Iva per gli anni 1998-2001 contenuto nella Finanziaria 2003 e voluto da questa stessa compagine governativa. Vuoi per tutto questo, il centrodestra non è stato ancora capace di dare un segnale di ripresa e rilancio dell’economia.
Noi dell’Italia dei Valori, ribadisco a Tremonti, saremmo ben contenti di affrontare l’unica emergenza del Paese: quella economica.
Ma in Parlamento, non in altre sedi. Perché è in Parlamento che si discutono i problemi del Paese, e non quelli di una sola persona.
"PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro che c'è, la ringrazio perché almeno lei c'è, e quindi, finalmente, possiamo confrontarci con una persona che viene in Parlamento e che, seppur per pochi minuti, ci ascolta.
Credo che del merito di questo provvedimento si poteva e si doveva discutere dal primo giorno; quindi, mi dispiace che per sessanta giorni ci siamo dovuti occupare d'altro, che non aveva nulla a che fare con l'urgenza e con l'emergenza, ma che aveva a che fare soltanto con questioni personali. Mi dispiace anche che questo provvedimento, sebbene sia urgente, deve essere affrontato non solo con un decreto-legge, ma addirittura con il voto di fiducia, proprio perché il Parlamento deve essere libero ancora di occuparsi d'altro. Me ne dispiace anche perché dobbiamo liberare il Parlamento non solo per prima delle ferie, ma lo dobbiamo liberare anche per dopo le ferie, perché allora ci dovremo occupare ancora di altro che già ciPag. 61è stato annunciato dal Presidente del Consiglio, ossia dell'immunità parlamentare, del CSM e di quant'altro. Me ne dispiace, perché credo che di questo provvedimento e di questa materia, che invece oggi ci propone, vi sia davvero bisogno.
Ora che la frittata in ordine al metodo è fatta, dobbiamo discutere in ordine al merito, per il tempo che ci è dato a disposizione. Manifestiamo tutta la nostra contrarietà al fatto che se ne debba discutere con lo strumento del decreto-legge e se ne debba addirittura non discutere, perché ciò che facciamo oggi e domani è solo un giochetto per perdere tempo e per far dire che, comunque, ne abbiamo discusso. Tanto avete già deciso e sappiamo già l'ora in cui sarà posta la fiducia e quando sarà data. Si tratta, insomma, solo di una ricreazione di un paio di giorni.
Io, invece, voglio prendere sul serio ciò che è scritto nel provvedimento in esame. Ho, soprattutto, ascoltato con attenzione le sue argomentazioni, come ascolto sempre con molta attenzione le argomentazioni dell'onorevole Tabacci. Ripeto anche in questa sede ciò che ho sempre detto fuori: quando persone come lei, o come l'onorevole Tabacci, parlano ed esprimono le loro idee, preferisco prendere appunti ed ascoltare. L'Italia dei Valori, infatti, non ha solo voglia di denigrare. Quando riteniamo che non abbiamo altra voce che gridare nel deserto non possiamo fare altro, ma quando ascoltiamo delle persone che esprimono delle idee, che possiamo condividere o non condividere, ascoltiamo con molta attenzione.
MAURIZIO LUPI... è il braccio della morte.
FABIO EVANGELISTI. Ma che c... dici, stupido!
PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la prego di moderare il linguaggio, in ogni caso.
FABIO EVANGELISTI. Si offendono tutte le volte!
PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, stia tranquillo. Nessuno le ha dato la parola e lasci parlare l'onorevole Di Pietro.
ANTONIO DI PIETRO. L'onorevole Tabacci le ha rimproverato sia ragioni di metodologia che di merito. Sulla metodologia, come sa, anch'io non sono affatto d'accordo. QuantoPag. 62al merito, credo che nel suo discorso, al di là delle valutazioni se sia soltanto un discorso accademico o meno, vi siano aspetti che possono e debbono essere condivisi, e che noi condividiamo, e altri che non condividiamo, ed è bene che li sottolineiamo, pur nel poco tempo a disposizione. Mi limito solo ad elencare questi aspetti, non avendo avuto la possibilità di partecipare ad un dibattito parlamentare che, magari attraverso il confronto, poteva convincerci meglio, o grazie al quale anche noi potevamo fornire qualche indicazione.
Prendiamo atto e concordiamo sul fatto che responsabilmente lei ha detto che rispetterà gli impegni italiani con l'Europa presi dai precedenti Governi, compreso il Governo Prodi, ed è così che si deve fare. Uno Stato che fa parte della Comunità europea non può permettersi di non rispettare gli impegni presi soltanto perché cambia il Governo. Noi rivendichiamo ciò, in quanto siamo convinti che gli impegni che ha preso il Governo Prodi con l'Europa siano giusti e doverosi.
Forse ci distinguiamo anche da qualche alleato, quando lei dice che intende trovare un sistema per combattere alcuni cartelli e monopoli, come le banche, i petrolieri e quant'altro. Non so (perché veramente non ho capito, e perché è mancato il dibattito parlamentare) se è più giusto ciò che sostiene lei, ovvero che le tasse le pagheranno i cartelli, o se è vero ciò che sostengono i nostri alleati (cui do fiducia, fino a prova contraria), ovvero che le tasse verranno traslate sui contribuenti. Ne avrei voluto discutere maggiormente in questa sede, e avrei voluto essere più convinto delle ragioni dell'uno e dell'altro. Noi dell'Italia dei Valori, infatti, vogliamo combattere i cartelli delle banche e dei petrolieri, e siamo convinti che lì vi è una grossa sacca di malaffare e di approfittamenti.
Tuttavia, non riusciamo a capire come si fa a bloccare poi la ricaduta a valle costituita dal fatto le tasse verranno scaricate sui contribuenti. Vorremmo capirlo meglio, al di là delle affermazioni di principio. E vorremmo capire meglio le affermazioni di principio, in quanto il principio noi lo condividiamo. Vorremmo, però, capire tecnicamente come ciò avverrà.
Riteniamo che lei abbia affermato una cosa giustissima - che però la mette fuori dall'azione del suo Governo - quando ha detto che, per avere una sanità migliore, più efficiente e con minori sprechi è necessaria un'azione moralizzatrice della magistratura. Ma viva Iddio che fosse così! Allora, ciò che svolge la magistratura non è un teorema, ma un'azione dovuta e necessaria, di cui dovreste essere felici. Il suo Governo, però, non ha tale orientamento e vuole fare tutt'altro!
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, abbia pazienza...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, io ho pazienza, ma ho anche il dovere di far rispettare il Regolamento, come lei sa. Lei ha superato da due minuti il tempo assegnato al suo gruppo, così come agli altri.
ANTONIO DI PIETRO. Anzitutto, Presidente, anche gli altri hanno parlato di più. Inoltre, mi perdoni...
PRESIDENTE. Non perdiamo tempo in questo inutile battibecco. Continui e cerchi di concludere.
ANTONIO DI PIETRO. È possibile che solo quando parlo io lei si ricorda di stare con l'orologio in mano? Abbia pazienza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. Non me ne ricordo soltanto quando parla lei. Onorevole Di Pietro, l'orologio non ha colori.
ANTONIO DI PIETRO. Invece per lei sì! Per lei sì!
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire.
ANTONIO DI PIETRO. Per lei non solo l'orologio ha colori...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, concluda.
ANTONIO DI PIETRO. Io, però, non riesco a capire - fra il dire e il fare - come oggi lei possa dire di volere combattere l'evasione fiscale se proprio oggi - lei lo sa meglio di me - la Corte di giustizia europea ha condannato il Governo per la legge finanziaria per il 2003, nella quale era contenuto il famoso condono fiscale, sul quale noi gridammo allo scandalo perché esso permetteva agli evasori fiscali di farla franca. Se lo ricorda tutto questo? Anche allora lei ci disse che quello era un modo per recuperare le tasse. In realtà, si trattò di un modo per legittimare l'evasione delle tasse e per farci anche subire, ora, la sanzione europea perché non abbiamo svolto il nostro dovere.
Infine, per concludere...
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
ANTONIO DI PIETRO. Noi non condividiamo il fatto che in questa manovra finanziaria, per fare cassa, lei abbia dovuto ridurre i fondi per le forze dell'ordine mentre ha eliminato l'ICI indistintamente: oggi, quindi, non abbiamo quelle risorse necessarie per far fronte alle esigenze delle forze dell'ordine. Non condividiamo soprattutto - su questo vorremmo e avremmo voluto confrontarci - la sua idea sulla banca del sud...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di concludere. Non mi costringa a toglierle la parola. Lei ha superato da quattro minuti il tempo a sua disposizione...
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, mi tolga pure la parola. Non sarebbe né la prima né l'ultima volta.
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, lei effettua sempre giusti riferimenti ai Regolamenti e al rispetto delle regole. Sta parlando da quattro minuti oltre il tempo fissato per lei come per ogni altro gruppo.
ANTONIO DI PIETRO. Io continuo a parlare e quando lei ritiene di togliermi la parola me la tolga (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Di Pietro
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28 Maggio 2008
Il dovere delle Istituzioni
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'emendamento presentato dal Governo che prevede l'approvazione della convenzione fra Autostrade per l'Italia e Anas, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge sugli obblighi comunitari, senza passare dal Cipe, in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria.
"Signor Presidente, anch'io intervengo sull'ordine dei lavori perché ritengo che prima di votare questo articolo aggiuntivo, è bene che tutti noi parlamentari sappiamo fino a che data l'Anas può approvare gli schemi di concessione, con la certezza che diventano validi subito dopo, senza bisogno che vi sia ciò che è previsto ora, vale a dire il decreto del Ministro delle Infrastrutture, la controfirma del Ministro dell'Economia e delle Finanze, il parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, il parere degli organi di controllo.
Insomma, si affidano a una società di capitali le sorti del bilancio dello Stato, senza operare alcun controllo, senza che lo Stato intervenga! Alcun organo dello Stato: né il Parlamento, né il Governo, né gli organi di controllo come la Corte dei conti o la Ragioneria dello Stato, che pure dovrebbero apporre il visto; nulla di tutto ciò viene fatto e una società di capitali non fa altro che decidere a chi dare in concessione un bene non suo, ma dello Stato, di cui essa è concessionaria! (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Per questa ragione, a proposito dell'ordine dei lavori, sollecito soprattutto la Presidenza della Camera per ottenere una risposta prima del voto.
In secondo luogo, chiedo al Governo di ritirare la proposta emendativa in esame (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro) perché spossessa le istituzioni di un diritto-dovere: quello di verificare se vi sono le condizioni per concedere a un terzo tale beneficio, tale concessione.
Da ultimo, noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare una formulazione siffatta, perché è in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria, la quale, senza controllo, pensa a gestire le proprie risorse (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, Partito Democratico e Unione di Centro)."
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30 Aprile 2008
Il cappio dell’IVA anticipata

Il rilancio delle imprese ha bisogno di azioni immediate e incisive. Uno dei problemi, in particolare per le piccole e medie aziende, è la cassa, il poter disporre di liquidità per investimenti, o anche per la gestione corrente, senza dover ricorrere al credito, e quindi senza indebitarsi e dover pagare interessi sempre più onerosi per l’aumento del costo del denaro.
L’Italia dei Valori come primo atto della sua attività parlamentare proporrà l’abolizione del regime di Iva anticipata sulle fatture emesse. La riscossione dell’Iva dovrà avvenire solo all’avvenuto pagamento della fattura. Questa misura se approvata dal Parlamento consentirà alle aziende di togliersi un cappio finanziario al collo e di evitare lunghe attese per rimborsi d’Iva e conguagli a favore. L’anticipo dell’Iva ad oggi favorisce il sistema bancario e non quello industriale, in quanto le società sono costrette spesso a indebitarsi per continuare la loro attività.
Questa iniziativa è solo la prima da parte dell’Italia dei Valori per consentire lo sviluppo delle imprese e metterle in condizione di competere sul mercato italiano e internazionale.
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26 Aprile 2008
La cordata menzogna

Riporto le mie dichiarazioni in un intervista, rilasciata ieri ad un giornalista del quotidiano La Stampa, sul prestito ponte ad Alitalia.
"Personalmente in consiglio dei ministri ho ripetuto che nessuno deve potersi permettere di prendere dei provvedimenti che sono illegittimi ed io ritengo che la forzatura che ancora una volta ha voluto Berlusconi sarà punita dall’Unione Europea perchè è un aiuto di Stato.
Sono testimone, in Consiglio dei ministri Berlusconi ha fatto arrivare un ultimatum: voglio trecento milioni perchè voglio avere il tempo di trovare una cordata. A chi gli faceva presente che era un aiuto di Stato, lui ha replicato che non gli interessava e di volere un prestito ponte. Tutti sono capaci di comprare qualcosa con i soldi degli italiani.
Sono contro all’utilizzo delle istituzioni per fare operazioni illegittime. Credo che l’Unione Europea ci sanzionerà, che la cordata non ci sia e che alla fine avremo il danno e la beffa. Il danno di avere perso Alitalia per non avere aperto al dialogo con Air France, e la beffa di perdere ulteriori trecento milioni a danno dei contribuenti italiani."
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22 Marzo 2008
Alitalia: basta illudere i cittadini!
Ritengo che la vicenda Berlusconi-Alitalia sia un bluff pazzesco, soprattutto illegittimo sul piano europeo perchè l’Unione Europea non permette aiuti di Stato. Inoltre, l’Unione Europea ha già detto che considera aiuto di Stato un’eventuale compensazione che si dà alla Sea per la gestione di Malpensa e, in questo senso, illegittimo. A me pare già un bluff pazzesco utilizzare la campagna elettorale in questa vicenda.
È una vicenda troppo delicata, anzi, sono due le vicende troppo delicate: Malpensa, che non deve seguire la vicenda di Alitalia perché, altrimenti, si butta via il bambino con l’acqua sporca. Per quanto riguarda Alitalia, non c’è niente da fare: è necessario che ci sia un governo in carica che prenda le decisioni da prendere e qualsiasi decisione non può prescindere da una moratoria di due o tre anni per salvare almeno Malpensa perché, altrimenti, non avremmo soltanto qualche migliaio di persone senza lavoro, ma qualche decina di migliaia di persone senza lavoro!
Come Italia dei Valori riteniamo improprio che l’imprenditore che si propone di acquistare la compagnia Alitalia attraverso i suoi figli sia lo stesso imprenditore che vuole fare anche il presidente del Consiglio. Questo vizio d’origine, per cui egli pensa di lavorare in conflitto d’interessi, anzi, di utilizzare la sua funzione pubblica per i suoi interessi privati, addirittura usufruendo degli aiuti di Stato, ci sembra inconcepibile. Egli ha già detto, in questa occasione come anche in altre occasioni a proposito di campagna elettorale, di voler togliere la legge sulla par condicio appena va al governo, proprio perché vuole utilizzare le sue televisioni per vendere fumo invece che arrosto. Questa volontà ci rende ancora più determinati, a noi dell’Italia dei Valori, ad andare in Parlamento ed approvare nei primi passi del governo, se riusciamo a vincere le elezioni, due leggi fondamentali: quella sul conflitto d’interessi e quella sulla riforma radiotelevisiva. Sono due baluardi di democrazia che un eventuale governo Berlusconi potrebbe minare.
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21 Marzo 2008
Pagheremo noi per lui

In seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea, il nostro Paese rischia a breve di dover pagare una multa salatissima se le leggi italiane in materia televisiva non si adegueranno alle norme comunitarie. Riporto sull'argomento una mia intervista rilasciata all'Unita'.
L'Unità: Per i fedelissimi di Silvio oggi è lui, Antonio Di Pietro, l’Uomo nero. Anzi, «un uomo che fa orrore», come ha detto Sandro Bondi l’altra sera a Ballarò. Il leader dell’Italia dei Valori non pare preoccuparsene troppo, anzi. Lì, negli studi di Rai3, non ha usato giri di parole: lui Mediaset la vuole «smembrare».
Dica ministro: era un minaccia da campagna elettorale, o è davvero realistico uno scenario in cui Rete4 toglie il disturbo a favore di Europa7?
Antonio Di Pietro: «Che bisogna togliere una rete a Mediaset sanando un’illegalità lo hanno sancito la Corte di Giustizia europea e anche la Corte costituzionale italiana. Ed il fatto che quest’illegalità non sia stata ancora sanata è una cosa che fa vergogna al nostro Paese, perché sta lì a dimostrare che le istituzioni italiane non sono in grado di far rispettare la legge. Che bisogna agire al più presto lo impone anche il fatto che vi sarà una sanzione durissima nei confronti dell’Italia se non ci adeguiamo, e per pagarla ci vorrebbe una finanziaria all’anno».
L'Unità: E cosa risponde a quelli che dicono che così si mettono a rischio delle aziende con tanti posti di lavoro?
Antonio Di Pietro: «L’argomentazione del personale che ci lavora non ha senso: sarebbe come dire che può violare la legge ogni azienda che non paga le tasse, o che non rispetta la sicurezza, o che non paga i contratti, solo perché ha i suoi dipendenti. E poi nessun vuole chiudere quell’azienda. Si vuole solo che una delle sue reti vada sul satellite perché la frequenza è stata vinta da qualcun altro. Ricordiamoci che la rete che c’è oggi trasmette rubando il diritto di trasmettere ad un’altra».
L'Unità: Lei dice che «soffierà sul collo» di Berlusconi anche sul conflitto d’interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato troppo ‘timido’ al riguardo…
Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra non è stato timido, è stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza costituisce un vulnus che va riparato. Noi dell’IdV adempiremo lealmente al programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo fare sconti… Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso».
L'Unità: Il Cavaliere dice che lei è un “pensionato” come Veltroni…
Antonio Di Pietro: «Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione non ne ricevo, devo lavorare ancora molto».
L'Unità: C’è chi potrebbe affermare che l’alleanza con il Pd sia strumentale alle elezioni…
Antonio Di Pietro: «No, è un patto di ferro, per quanto mi riguarda. L’IdV ha le sue ragioni di vita nella credibilità delle sue azioni. La riforma delle telecomunicazioni e il conflitto d’interessi debbono essere affrontate necessariamente perché lo dicono la normativa, la giustizia italiana e l’Europa. Affrontando di petto questi temi rilanciamo al credibilità del programma e all’azione di Veltroni presidente del consiglio, dimostrando determinazione e coerenza».
L'Unità: Nel momento in cui viene resa esecutiva la sentenza europea cosa cambierebbe nello scenario italiano? Qualcosa che assomiglia un po’ a una rivoluzione…
Antonio Di Pietro: «L’affermazione della legalità non è mai rivoluzione, ma restaurazione della legalità rispetto a una illegalità preesistente e recidiva. Ormai veniamo derisi e irrisi dalla comunità internazionale perché non siamo in grado di far rispettare la legge. Era già inaccettabile finchè c’era Berlusconi, ma era anche una naturale conseguenza del conflitto d’interessi. Però dico anche un’altra cosa: se, stando al governo noi, avessimo provveduto nei primi cento giorni, abrogando le leggi vergogna ed il conflitto interessi e approvando la riforma radio-tv tante cose sarebbero andate in modo diverso. Ora basta tergiversare finiramo cornuti e razziati. Cornuti perché la mancanza di pluralità colpisce tutti noi, mazziati perché dovremo pure pagare una multa salatissima».
L'Unità: G8 di Genova. Veltroni ha usato parole molto dure. Lei oggi voterebbe ancora contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta?
Antonio Di Pietro: «Votammo contro quella proposta di commissione perché si voleva giudicare solo il comportamento illecito della polizia e non chi si era reso protagonista di atti violenti contro la polizia. Grazie alle investigazioni dell’autorità giudiziaria oggi abbiamo un quadro più chiaro: ci sono due gravissimi atti criminali. Il primo è quello di facinorosi e violenti inseriti in una civile manifestazione di protesta. Gente che è arrivata con mazze e bombe incendiarie, che ha devastato mezza città e aggredito gli agenti. Poi c’è un fatto successivo, che non è più legittima difesa, ma un vero atto di ritorsione e di violenza da parte di alcune forze dell’ordine: questo è ancora più gravo perché i responsabili portano le stellette e rappresentano lo Stato. Preciso che in uno e l’altro i casi i fatti si sanno non grazie a una commissione d’inchiesta, ma grazie alla magistratura. Quello di una commissione è un compito di valutazione politica di fatti accertati: altrimenti, responsabilizzando solo una parte o l’altra, si distorce la verità».
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19 Marzo 2008
Alitalia: un problema anche sociale
Come Ministro, e presidente dell’Italia dei Valori, ho espresso tutta la mia contrarietà.
Le vicende di Alitalia coinvolgono ulteriori vicende che sono diverse dalla società e dalla bontà della contabilità della stessa. Noi riteniamo che questa materia, così delicata, non possa essere affrontata né decisa da un governo in scadenza, soprattutto non può essere lasciato il mandato agli amministratori di Alitalia, i quali hanno solo interesse di piazzare il prodotto per motivi di convenienza finanziaria.
Credo che un governo debba mettere al primo posto, oltre al piano industriale, anche la tutela delle maestranze, lo sviluppo della compagnia di bandiera, il futuro del sistema aeroportuale italiano. Per questo ho detto, fin dal primo giorno, che era sbagliato affidare ad un solo partner la trattativa e confrontarsi con un solo partner, così come ho detto che non bisogna trascinare con la vicenda Alitalia anche la vicenda di Malpensa, che è un’altra struttura importante e fondamentale per lo sviluppo del territorio.
Ribadisco che per la vicenda Alitalia, il problema vero e reale non è tanto il prezzo a cui si vende questa società, che essendo in deficit ha poco valore commerciale, quanto il piano industriale che deve essere presentato da chi la compra. Deve essere un piano industriale che rilanci i servizi e garantisca il futuro a chi finora ne ha fatto parte.
Ricevo e pubblico la lettera di Stefano Leonini, dipendente Alitalia.
"Onorevole Di Pietro,
chi le scrive è un dipendente di terra di Alitalia Servizi. Mi ha fatto molto piacere leggere le Sue parole in difesa non del valore economico dell'azienda ormai al collasso, ma dei posti di lavoro. Purtroppo faccio parte di quei 3000/5000 esuberi, perchè di tali si tratta che rimarranno in Alitalia Servizi e che Fintecna rileverà per poi disfarsene il prima possibile. Dopo vent'anni di lavoro nella mia azienda, vederla ridotta in questo stato mi provoca una grande amarezza e la cosa che mi preoccupa di più è il mio futuro e soprattutto della mia famiglia che vede me come unico sostentamento. Purtroppo le Sue parole arrivano un po' tardi, diciamo che arrivano quando i buoi sono scappati dal recinto e penso sia vergognoso per un paese non possedere una compagnia di bandiera. Mi chiedo cosa sarebbe successo in Francia se fosse accaduto il contrario, se un'azienda straniera avesse acquisito una loro azienda a due soldi e poi avesse lasciato per strada migliaia di persone, penso sia facile immaginare visto l'orgoglio nazionalista che è presente in quel paese. Ci sarebbe stata una sommossa popolare ed invece qui da noi lo si ritiene un peso da togliersi di torno, l'impressione è un pò della sgualdrina, usata a proprio piacere da tutti e poi abbandonata soltanto che la poveretta in cambio dei soldi li riceve, ma noi? Io comunque per quanto possibile lotterò per difendere il mio posto di lavoro a qualunque costo. Spero solo che le sue parole non siano soltanto di circostanza in vista dei prossimi impegni elettorali, al quale io, la mia famiglia e molti amici non parteciperemo ma , che sia un Suo reale sentimento e che magari possano servire a qualcosa. Distintamente la saluto.
Stefano Leonini"
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4 Marzo 2008
Il valore delle infrastrutture
L’Italia dei Valori, dal primo giorno, non ha voluto partecipare alla giunta Bassolino. Come sapete hanno fatto a gara per chi voleva far l’assessore, e adesso non so quanti stanno a Poggio Reale invece che alla sede della Regione.
Abbiamo sempre voluto marcare il segno ed il senso della discontinuità, perché riteniamo che in quella realtà ci sia bisogno innanzi tutto di ridare trasparenza nelle istituzioni con un ricambio generazionale.
Piaccia o non piaccia Bassolino, che sul piano personale risolverà le sue vicende davanti ai giudici, sul piano politico, dopo aver fatto per tanti anni il Sindaco ed il Presidente della Regione, la sua responsabilità politica è oggettivamente tale per cui c’è necessità che si faccia da parte, perché è venuto a cadere un rapporto di fiducia. Dice che bisogna occuparsi della spazzatura, ma è da venti anni che se ne doveva occupare, non se lo deve ricordare adesso che è sotto processo. Se lo faceva prima era meglio.
Credo che in Italia ci sia la questione meridionale, ma anche quella settentrionale. Come ministro delle infrastrutture l’ho affrontata e voglio continuare a farlo, perché se andiamo nel meridione ci sono tanti problemi legati soprattutto al lavoro, all’occupazione e al futuro dei giovani, ma se andiamo nel settentrione ci sono grandi problemi legati innanzi tutto alla difesa del mondo economico e del sistema delle imprese che fanno grande l’Italia.
Credo che la questione settentrionale riguarda le infrastrutture e la logistica di cui tutto questo sistema imprenditoriale ha bisogno. Ecco perché mi sono impegnato, ricevendo un sacco di critiche dalla sinistra massimalista e quanto altro, sul corridoio 1, sul corridoio 5 e la Trieste-Divaccia.
Le infrastrutture non sono un danno per il Paese. Sono un danno se fatte male, quando non servono e a costi esorbitanti, ma le infrastrutture fatte bene aiutano l’ambiente, aumentano l’economia e la potenzialità del Paese. La TAV non è altro che un sistema ferroviario che permette di trasportare le merci che adesso vanno sui camion dentro un treno, attraversando l’Europa e l’Italia in modo veloce, sicuro e con meno inquinamento: quest’infrastruttura aiuta l’ambiente. C’è un danno all’ambiente e alle finanze dello Stato dieci volte maggiore con la politica del non fare che con la politica del non fare.
Noi dell’Italia dei Valori vogliamo, e lo vogliamo fortemente, vincere le elezioni insieme al Partito Democratico e a Veltroni. Noi dell’Italia dei Valori ci sentiamo come quelli che stanno sopra una barca che sta remando per portare il modello riformista di gestione della cosa pubblica verso l’altra riva. E’ inutile che ci si dica “ma ce la fai o non ce la fai ad andare all’altra riva?”. A tutti rispondo “pensa a remare, e non guardare se non ce la fai o meno, altrimenti non ce la fai di certo”.
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13 Gennaio 2008
L'Italia dei Valori taglia 890 milioni
Anno nuovo, appuntamento di sempre.
Oggi, 11 gennaio, primo Consiglio dei Ministri e primo incontro con voi. Quindi buon anno. Ne abbiamo davvero bisogno, inteso come cittadini, ma anche noi, Ministri precari che vogliamo cercare di fare il nostro dovere, ma nello stesso tempo di non essere succubi del sistema per cui bisogna dire sempre “si” quando parlano quelli di una coalizione e bisogna sempre dire “no” quando parlano quelli dell’altra coalizione.
Per quanto riguarda noi dell’Italia dei Valori questo anno ci impegneremo ancora di più sui nostri temi, che sono il ricambio generazionale di coloro che fanno politica, che se non cambi un po’ di persone non cambi mai niente, la lotta agli sprechi e ai costi della politica abnormi, che sono la funzionalità della pubblica amministrazione, la lotta alla burocrazia, la trasparenza e la legalità di sempre.
Cosa abbiamo fatto in questo primo Consiglio dei Ministri? Abbiamo fatto molto poco in termini di decisioni istituzionali, nel senso che avevamo un decreto legge portato da Padoa-Schioppa che riguardava alcuni controlli della Banca d’Italia, e l’abbiamo rinviato perché se lo facevamo con un decreto legge affollavamo il Parlamento, che già si deve occupare di altre cose, e finiva che poi andava a tarallucci e vino.
Dovevamo fare la riforma dei giudici onorari, un progetto di legge del collega Mastella, ma c’è ancora troppa tensione su una questione di fondo: è giusto che coloro che si sono ritrovati a fare senza concorso un ruolo giudicante e finiscono di diventare giudici come quelli che fanno anche i concorsi? Ecco, l’ho detto in dipietrese, ma il concetto è quello. Ci sono pro e contro, perché da una parte hanno professionalità, hanno un lavoro, dall’altra non hanno superato il concorso. Se ne deve ancora discutere ed è stato rinviato ad un altro Consiglio dei Ministri.
Questa giornata di Consiglio dei Ministri è stata caratterizzata più da quel che non è stato deciso o quel che è stato deciso fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata decisa anche qualche nomina, ma di questo ve ne parlerò a tempo debito, perché ogni cosa va a tempo debito. Segnalo.
Sono state fatte tante cose fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata fatta una riunione di maggioranza, il giorno prima, per vedere qual è la politica economica di questo Paese, una riunione importante che oserei definire, in poche battute, come “una gioiosa e calorosa riunione di condominio” in cui tutti quanti ci siamo trovati d’accordo in tanti buoni propositi.
Mi è rimasta l’amarezza di capire se eravamo cosi buoni perché l’avevamo detto al bimbo Gesù o perché avevamo paura di andare a casa per carnevale? E’ la paura di lasciare la poltrona o una improvvisa esplosione di maturità politica?
Non lo so perché eravamo 38-39 persone. C’è una cosa carina in queste riunioni di maggioranza: ogni volta che ci riuniamo scopriamo di avere qualche condomino in più. Eravamo in 9 all’inizio di questa legislatura, oggi ho trovato tante persone che sicuramente rappresentavano se stessi, almeno con il voto non rappresentavano, ero presente.
All’unanimità tutto ciò che abbiamo deciso in materia di salari, che è una cosa importante per i lavoratori in materia di tassazione o meno dei BOT e quanto altro, è stato deciso a parole. Adesso vediamo se nei fatti tutto questo andrà bene.
Un’altra cosa è stata fatta, da parte dell’Italia dei Valori: abbiamo illustrato tutte le cose che siamo riusciti ad ottenere grazie ai nostri interventi in questa finanziaria. Siccome sono tante, vi invito a cliccare sul nostro sito per vedere come abbiamo tagliato il grasso della politica.
In questa finanziaria l’Italia dei Valori ha fatto risparmiare quasi un miliardo di euro, 890 milioni di euro, tagliando alcune spese inutili, come per esempio eliminando le circoscrizioni in tanti comuni. Pensate che a Nuoro ci sono 13 circoscrizioni per una trentina di migliaia di persone.
Siamo riusciti ad ottenere la riduzioni di 20 milioni di finanziamenti ai partiti per farci un po’ di carceri. Forse è meglio farci qualche struttura carceraria invece che darli ai politici, magari servono pure a loro.
Leggete sul sito, dove troverete il grasso della politica, come può essere tagliato, come lo sta tagliando l’Italia dei Valori e come siamo riusciti ad ottenere alcune importanti vittorie in questa finanziaria di cui siamo orgogliosi. Leggete, diteci cosa ne pensate e cosa possiamo fare di più.
I tagli ai costi della politica
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10 Gennaio 2008
Malpensa, un nodo da risolvere

Pubblico un'intervista rilasciata a il Giornale di oggi.
Martedì 15 gennaio discuteremo in un mini esecutivo il problema della riduzione dei voli sull'areoporto di Malpensa. Una cosa è certa, non possiamo buttare al vento venti miliardi di investimenti in una regione che rappresenta oggi il motore dell'economia di questo Paese.
Il Giornale: In molti sostengono che Malpensa è mal collegata e che questo è il suo principale handicap. Che cosa risponde?
Antonio Di Pietro: Molte infrastrutture le abbiamo realizzate, molte le stiamo realizzando insieme alla Regione con cui abbiamo fatto incontri e passi concreti come per la Pedemontana, la bretella di connessione con la Torino-Milano, i collegamenti con la Fiera. Abbiamo messo tanti soldi e ormai Malpensa è lì. Chiedersi adesso se fosse giusto mettere l’hub nel cuore della pianura padana è come chiedersi se fosse giusto costruire un ospedale che ormai esiste ed è una struttura di eccellenza. Non avrebbe senso chiudere né uno né l’altro.
Il Giornale: Ha intenzione di affrontare la questione in Consiglio dei ministri per ottenere clausole di salvaguardia per Malpensa?
Antonio Di Pietro: In Consiglio dei ministri vedremo, ma il tavolo Milano è ancora più importante. La sua funzione in questo momento è più delicata, perché è un luogo di impegni vincolanti. Lì ribadirò ufficialmente gli impegni presi da ministro delle Infrastrutture.
Il Giornale: Il tavolo Milano nelle ultime riunioni è sembrato poco di sostanza. Chiederà impegni vincolanti?
Antonio Di Pietro: Ribadirò che intendo mantenere il completamento dei collegamenti infrastrutturali utili per Malpensa. Ciò premesso, andrò a chiedere che cosa intendono fare gli altri perché non intendiamo costruire cattedrali nel deserto. Chiederò quali garanzie intendano dare. Discuteremo la questione Malpensa prescindendo dalla situazione di Alitalia o comunque valutando quel che c’è da fare a prescindere.
Il Giornale: L’incontro tra Bossi e Prodi non ha portato grandi risultati. Le sembra realistico aspettarsi dal governo una difesa di Malpensa?
Antonio Di Pietro: Che cosa sia realistico sono abituato a valutarlo il giorno dopo. Le azioni per Malpensa sono in difesa del sistema Italia. L’aeroporto intercontinentale serve non solo alla Lombardia ma a tutto il Paese e va inquadrato con riferimento a ciò che può essere in futuro, soprattutto con l’inserimento nel corridoio cinque. Il mio impegno è fare in modo che il traffico aereo su Malpensa possa crescere ancora.
Il Giornale: C’è chi propone di accogliere i rifiuti della Campania in cambio di garanzie sugli slot.
Antonio Di Pietro: Le due cose devono prescindere una dall’altra. Mi batterò affinché la funzionalità di Malpensa rimanga comunque. Un progetto del genere mi sembra offensivo per la Campania e per la Lombardia. Sarebbe un mercato dei buoi.
Il Giornale: Come si può riuscire a mantenere le rotte intercontinentali?
Antonio Di Pietro: Immaginare la sorte di Malpensa legata agli slot è riduttivo. Quattro slot non si negano a nessuno, ma il problema è l’intermodalità perché dobbiamo evitare che l’eventuale dipartita comporti l’inutilizzazione di tutto il comporto. Serve l’interporto, un potenziamento delle Ferrovie Nord e dei collegamenti con la Svizzera, la Pedemontana. Gli slot poi vengono da soli. Già adesso ce ne sono in più, inutilizzati, che ci avanzano. Magari il problema si risolvesse così. Se fossi nella Regione Lombardia non mi accontenterei. L’aereo viene se trova un’economia che rende
Il Giornale: Come valuta il progetto Formigoni di una compagnia del Nord?
Antonio Di Pietro: Non lo so. Quando lo vedo funzionare vedo. Anche Volare era una compagnia del Nord ed è volata diritta dal giudice fallimentare. Di per sé non è né male né bene.
Il Giornale: E una società mista Stato-Regione sul modello della Cal per le Autostrade lombarde?
Antonio Di Pietro: Non compete a me dirlo.
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30 Dicembre 2007
Disagio del Nord Italia

Pubblico una mia intervista rilasciata al quotidiano "Il Giornale" di oggi.
Il Giornale: Ministro Antonio Di Pietro lei è molisano, ma un pezzetto di cuore l’ha lasciato anche a Milano?
Antonio Di Pietro: Molto più di un pezzetto di cuore. Io sono molisano-lombardo».
Il Giornale: Quindi, anche lei ha sentore del disagio che avverte tutto il Nord, amplificato dalla vicenda Malpensa-Alitalia?
Antonio Di Pietro: Innanzitutto distinguerei i due fenomeni. Sul disagio del Nord, certo che lo avverto. Ma un conto è avvertire un problema, un conto è amplificarlo in chiave strumentale. Perchè è proprio questo quello che penso. Di fronte ad un disagio realmente sentito si sovrappone una strumentalizzazione che certo non agevola la soluzione dei problemi, e punta sulla piazza per amplificare il fenomeno. Invece, di fronte a problemi seri, ci vuole una maggiore responsabilità. Non cercare la piazza.
Il Giornale: E sull’Alitalia? Non pensa che le scelte fatte, che coinvolgono anche Malpensa, finiscano per amplificare il disagio?
Antonio Di Pietro: L’altro giorno ho partecipato al consiglio dei ministri. Lì ci è stata fatta un’informativa su tutta la vicenda. Poi, come ministro delle Infrastrutture, ho ricevuto documentazione aggiuntiva. Sulla quale c’è stato chiesto l’obbligo della riservatezza. Ne consegue che su Alitalia ho un obbligo giuridico alla riservatezza. Quindi, non parlo.
Il Giornale: Lei fa parte di un governo che, sulla carta, non ha più la maggioranza al Senato...
Antonio Di Pietro: Si riferisce alle mosse di Dini?
Il Giornale: Si.
Antonio Di Pietro: Le posso risponde in dipietrese?
Il Giornale: Certo.
Antonio Di Pietro: Dini sta cercando di fottere, alla fine sarà fottuto.
Il Giornale: Prego?
Antonio Di Pietro: Sta approfittando della situazione per avere un ritorno politico personale, alle spalle di altri. Ma non credo che gli riuscirà. Anche perchè non è corretto.
Il Giornale: Eppure le critiche di Lamberto Dini alla Finanziaria sono condivise da organismi internazionali e non solo...
Antonio Di Pietro: Sarà pure. Ma lui fa un discorso del tipo: hai Ursula Andress e dici che volevi Carla Bruni. Non si fa mica così! In più, non credo che i suoi siano giudizi disinteressati. Credo abbia intenzione di trovare un proprio spazio politico.
Il Giornale: Operazione legittima. In più, non sarebbe la prima volta. Già in questa legislatura ci sono casi analoghi di cambi di schieramento...
Antonio Di Pietro: Sulla legittimità non sono d’accordo. Personalmente non condivido quel che sta facendo. Non lo trovo corretto. Secondo me, ci sta marciando.
Il Giornale: In che senso?
Antonio Di Pietro: Lui vuole scomporre e ricomporre maggioranze. Ma se questo può e deve avvenire, potrà e dovrà avvenire dopo le elezioni. Non prima.
Il Giornale: E quando ci saranno le elezioni?
Antonio Di Pietro: Mi impegno a dirglielo subito dopo la proclamazione dei comizi elettorali.
Il Giornale: Così sono bravi tutti...
Antonio Di Pietro: E cosa vuole che le dico. Che ne so? Ci vorrebbe la palla per saperlo. Ed io la palla non ce l’ho.
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23 Dicembre 2007
Consiglio dei Ministri. Regole per gli appalti
Venerdì 21 dicembre, penultimo Consiglio dei Ministri, perché il 28 dicembre avremo l’ultimo per approvare quello che viene chiamato “decreto mille proroghe”. A fine anno si fa una cernita di tutti quegli adempimenti che non si sono riusciti a concludere entro l’anno, a cui si fa una proroga, con un decreto legge finale, per cercare di fare l’anno prossimo quel che non si è riusciti a fare questo anno.
Nel CIPE abbiamo deciso due cose fondamentali. Una serie di opere pubbliche da realizzare con tutti i soldi a disposizione che ancora avevamo. E’ importante far sapere che per la prima volta al Ministero delle Infrastrutture non è avanzata una lira, e ciò vuol dire che ha speso tutto per le opere previste. Non ci sono i residui passivi e non sono rimasti lavori a metà, vale a dire che noi nel decreto mille proroghe non avremo da prorogare lavori che dovevamo fare in questo anno, perché i lavori per cui ci erano stati dati i soldi li abbiamo avviati tutti quanti.
E’ una cosa molto soddisfacente, mentre gli ultimi 200 milioni circa li abbiamo assegnati, attraverso il CIPE, per una serie di interventi importanti, soprattutto per il completamento di quei interventi in corso in cui c’era bisogno di ulteriori risorse.
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13 Dicembre 2007
Consiglio dei Ministri. Nuovi fondi per sicurezza e informazione
Martedi 11 dicembre 2007, Consiglio dei Ministri.
Si e' discusso molto e si e' approvato poco, nel senso che non abbiamo fatto alcun disegno di legge. Abbiamo invece discusso di alcuni temi importanti, innanzitutto di legge finanziaria, approvata dal Senato, entro domenica sara' approvata alla Camera, e bisogna decidere quale testo deve essere approvato. Le commissioni parlamentari della Camera hanno fatto ulteriori emendamenti, ed entro domani ci sara' un nuovo emendamento governativo che terra' conto delle varie osservazioni e su cui poi verrà messa la fiducia.
Com’è la nuova legge finanziaria di questo anno? Presenta luci e ombre, ma sicuramente molte luci, perché ridistribuisce le risorse con particolare riferimento ai soggetti più deboli e allo sviluppo. Qualche ombra dovuta al fatto che, essendo una legge finanziaria che deve essere votata in Parlamento con una risicata maggioranza in favore di questo Governo, si è dovuto pagare qualche “obolo” di troppo.
Mi farò carico di indicare quali sono a mio avviso sono “oboli”. Troverete in seguito nel mio Blog una lettera che ho scritto al Presidente del Consiglio nella quale ho detto che d’ora in poi dobbiamo evitare di sperperare risorse per accontentare uno o l’altro. E’ una buona legge finanziaria, peccato che queste smagliature di sottomissione a qualche ricatto di qualche parlamentare, che altrimenti non votava.
Ne cito qualcuno, come i fondi a favore di canili e gattili sanitari, i fondi per il patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale (credevo fosse già passata da tempo), le spese per il finanziamento per il centro del libro, il fondo per la dolcificazione delle acque da rubinetto (ma deve essere di rubinetto), i fondi per il museo dell’immigrazione italiana, fondo per l’organismo italiano di contabilità (fondazione di diritto privato). Addirittura, i fondi per il patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale sono state tolte da un capitolo che riguardava le infrastrutture strategiche, quelle della legge obiettivo che riguardava autostrade e ferrovie.
Abbiamo fatto tanto, potevamo fare 31. Se è vero come vero che le spese e gli sprechi dello Stato sono tanti, avrebbe giovato darci un bel taglio, e a proposito di tagli volevo segnalarvi cosa noi dell’Italia dei Valori siamo riusciti ad ottenere. Non abbiamo chiesto alcun fondo per qualche congregazione qualsiasi, abbiamo invece chiesto di tagliare le spese. Ve ne elenco alcune che siamo riusciti ad ottenere.
Abbiamo abrogato la cosi detta legge Mancia, fatta ai tempi di Berlusconi, dove erano previsti 3 milioni di euro in cui a fine anno ogni parlamentare poteva chiedere per il suo collegio parte del fondo.
Abbiamo richiesto e ottenuto la riduzione del numero delle comunità montane, la riduzione del numero degli amministratori dei consorsi, la riduzione del numero delle circoscrizioni.
Abbiamo chiesto e ottenuto che tutti questi soldi vengano destinati a favore dei mezzi delle forze dell’ordine, a cominciare del pagamento degli straordinari dei poliziotti e dei carabinieri che vanno tutti i giorni a fare il loro dovere. Abbiamo inoltre ottenuto che un'altra parte di questi soldi vengano destinati per aumentare i fondi destinati alle televisioni locali, quelle che assicurano un po di pluralità oltre a Rai e Mediaset.
Questo è il contributo dell’Italia dei Valori: riduzioni degli sprechi e utilizzo dei soldi per la sicurezza e l’informazione. Ecco perché avrei preferito che i soldi per quell’altra ventina di capitoli, fatti a vanvera, fossero stati utilizzati per la sicurezza e lo sviluppo.
Comunque sia, siccome alla fine bisogna tirare la somma, questa è una Finanziaria che meglio di cosi non si poteva fare. La prossima volta sarà bene però che il taglio agli sprechi sia ancora più netto per riportare il bilancio a pareggio.
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28 Novembre 2007
Ingiustizia è fatta

Nulla da eccepire sul piano formale alla decisione del Procuratore generale della Corte di Cassazione di mettere sotto indagine disciplinare il giudice di Milano Clementina Forleo, pubblico ministero nell’indagine Unipol-Bnl.
Tutto formalmente corretto…e tutto come da copione.
Resta, però, l’amaro in bocca nel constatare ancora una volta che a farne le spese è sempre, e solo, chi tenta di fare il proprio dovere, senza aver "un occhio di riguardo" e timore riverenziale per alcuno.
Allora, in questi rari casi, accade che un folto numero di personalità, organi ed istituzioni si muovano all’unisono per spulciare, tagliuzzare ogni frase detta e scritta, analizzare con la lente d’ingrandimento ogni comportamento alla ricerca della pagliuzza, del cavillo per muovere una critica nei confronti di chi, alla fine, “deve” risultare incapace ed inaffidabile.
Il punto di arrivo, indipendentemente dalla reale volontà di chi, anche in buona fede, si attiva in quest’opera di demolizione personale, è altrettanto scontato: per logica conseguenza e per proprietà transitiva, tutto ciò che fa o ha fatto quel giudice coraggioso ( e perciò contestato ) è poco credibile e quindi va archiviato.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Al giudice Forleo, come al P.M. De Magistris, rimane ancora la possibilità di far sentire alta la voce nelle sedi istituzionali (a cominciare dal CSM) e difendere il proprio operato. L’obiettivo è riaffermare il diritto-dovere che ogni giudice ha di motivare i propri provvedimenti secondo coscienza e libera convinzione, e non in base alle convenienze o alle persone coinvolte.
Per intenderci, se si spulciassero migliaia di provvedimenti giudiziari riguardanti cittadini comuni, troveremmo un’infinità di espressioni o affermazioni usate dai giudici su cui si potrebbero sollevare le medesime critiche mosse al caso Forleo. A nessuno, nel caso di cittadini comuni, verrebbe in mente di mettere sotto accusa i giudici per le espressioni utilizzate nel motivare i loro provvedimenti. Invece, in questo caso, come in ogni altro caso riguardante il Palazzo e la casta, si sono mossi i più alti poteri dello Stato ( a cominciare dal Parlamento). L’attenzione, con la complicità dei media, è stata astutamente distolta dall’oggetto delle indagini, la colpa di tutti gli intrecci emersi dalle intercettazioni è del giudice che le voleva leggere e valutare, non dei furbetti del quartierino che cercavano sponsor e protezione per le loro scalate finanziarie.
Gli altri miei post sul caso Forleo:
-I giudici diventano imputati
-Si alla richiesta della Forleo
-1994 - 2007: lo stesso film
-L'Italia dei Valori favorevole alla richiesta della Forleo
-La legge è uguale per tutti
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27 Novembre 2007
I tagli alle Ferrovie dello Stato

Ieri è apparso un articolo sul Corriere della Sera con mie dichiarazioni sul blocco di fondi alle FS. Ho dichiarato di essere stufo di uno Stato che dà soldi al buio e poi altri decidono cosa farne.
Ho ricevuto molte lettere in Rete sull'argomento. Ne riporto una. E' di un cittadino come tanti, che vorrebbe veder cambiare le cose, che conta su questo governo e che non va deluso:
“Caro Di Pietro,
sono un dipendente del gruppo FS presso la società Trenitalia s.p.a . Ho appreso la notizia del suo blocco dei fondi, per un totale di un miliardo e 35 milioni di euro, destinati alle Ferrovie dello Stato, poichè stanco che i soldi della collettività vengano elargiti alla cieca. Visti i fatti, penso che abbia pienamente ragione. Tuttavia, per noi dipendenti, questo suona come un campanello d’allarme. Che fine faremo? Qual è il nostro futuro? Faremo la fine di Alitalia o di Autostrade s.p.a?
Per quanto riguarda i finanziamenti, è giusto sapere come vengono fatti in maniera trasparente, ed utilizzarli per spese utili come ad esempio la manutenzione dei rotabili e delle linee ferroviarie. In questo modo si potrebbero ridurre i ritardi, dolorosa piaga dei pendolari che ogni giorno si muovono per lavoro.
I cittadini devono dimostrare senso civico e rispettare i ben













