Economia

1 Settembre 2010

Serve una rivoluzione politica

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"La politica si concentri sull'economia", non sono io a dirlo, nonostante sia un concetto che ribadisco da tempo, è il Presidente della Repubblica a lanciare un appello per salvare il Paese. Forse anche Napolitano ha letto il Financial Times, proprio come ho fatto io. Le previsioni di uno dei più autorevoli quotidiani al mondo non sono buone: l’economia italiana è attesa da un autunno molto caldo. Il giornale britannico lo scrive nella sua "Lex Column", in un editoriale intitolato "Italy's fading bella figura" dedicato alle sventure finanziare del nostro Paese. (scarica l'articolo in Pdf - 172 kb)
Negli ultimi dieci anni, dal 1999 al 2009, Berlusconi è sempre stato al Governo, tranne che nelle brevi parentesi D'Alema-Amato-Prodi. In questo periodo, il prodotto interno lordo in Italia è cresciuto di 10 punti percentuali in meno rispetto alla media della zona Euro. Nello stesso tempo le azioni di Piazza Affari hanno reso in media undici punti in meno rispetto all'FTSE Eurofirst 300, l'indice che misura l'andamento dei 30 titoli più importanti. I dati a cui fa riferimento il Financial Times sono quelli di Capital Economics.
Ma c'è di più: il vero problema italiano è l'economia reale con un livello di competitività per costo dell’unità del lavoro che, rispetto alla Germania, è sceso del 26% dal 1999, e con una produttività che è calata del 6%, al cospetto di una crescita del 7% nella zona Euro. Tutto ciò mentre le aziende di casa Berlusconi godono di ottima salute grazie ai provvedimenti e alle mosse di un Governo ad aziendam.
Il quotidiano britannico parla anche di una coalizione, quella al governo, che si sta auto-distruggendo, di una crisi interna al centrodestra che porterà solo stagnazione economica e del modello economico italiano che sopravvive nonostante le catastrofiche scelte governative.
L'editoriale del Financial Times è la fotografia di come gli investitori esteri guardino al nostro Paese. Un Paese dove il debito pubblico è ormai oltre il 120% del Pil, dove il default finanziario potrebbe essere questione di mesi, se non di settimane. In questo contesto si inserisce un Governo di figurine, gestite dal rais Berlusconi che ha tenuto per sé il Ministero dello Sviluppo Economico e che per tutelare le sue aziende e finire sui passaporti libici ha svenduto la dignità del Paese a un dittatore come Gheddafi. Oggi voglio dirlo con le parole del Financial Times: per riscoprire la crescita economica all'Italia serve una rivoluzione politica, non una politica per superare la crisi.

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24 Agosto 2010

Delirio estivo

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In questa estate la politica ha offerto un triste spettacolo, un balletto sul cadavere dell’economia di un Paese di cui si stanno contendendo le spoglie come sciacalli.
E’ da più di un mese che nell’arena partitocratica si studiano equilibri, alleanze “incestuose” e surreali: Pdl con Casini, Rutelli, e doppiogiochisti del Pd, piuttosto che Pd, Idv, Sel e Udc, e poi senza Udc ma con Rutelli, anzi senza Rutelli, con e senza Bocchino, e con chi ci sta, ma anche con chi è in vacanza, con l’Acli, con l’Aci o con qualsiasi sigla voglia partecipare alla grande ammucchiata. C’è perfino chi scrive “al Paese”.
In questo clima di delirio i cittadini assistono attoniti e inermi. A mio avviso, se si chiedesse loro, con un sondaggio, cosa stia succedendo nel quadro politico italiano il 90% delle risposte sarebbe “sono confuso” e l’altro 10% insulti, o viceversa.
Mentre chi dovrebbe governare pensa alle poltrone, al legittimo impedimento e alle grandi manovre a bordo degli yacht e di lussuose residenze estive, il mondo va avanti anche senza di noi. La Germania compie un balzo record del 2,2% del prodotto interno lordo nel II trimestre dell'anno, rispetto al trimestre precedente. L’Italia, invece, deve accontentarsi di una stima che la vedrebbe (sottolineo il condizionale) crescere nel 2010 del 0,7% e nel 2011 dell’1%.
L’OCSE ci ha teneramente e preoccupantemente bollato come il fanalino di coda della ripresa europea. Ma di questo ai milionari al governo, con i loro lauti e decennali stipendi, importa poco o nulla.
In un contesto drammatico di totale irresponsabilità politica le elezioni rischiano di far precipitare la situazione economica e di far esplodere la povertà nel Paese. Qualora si andasse al voto l’opposizione dovrà compiere un gesto di responsabilità facendo subito chiarezza sul programma e su alcuni aspetti cruciali. Bisogna evitare gli errori clamorosi già compiuti in passato. L'opposizione da una parte ha l’obbligo di assicurare la stabilità dell’esecutivo, nell’ipotesi dovesse governare, evitando alleanze con partiti nella storia notoriamente doppiogiochisti, mi riferisco in particolare all’Udc. Meglio perdere le elezioni che la faccia al successivo ribaltone.
Dall’altra, ha il dovere di presentarsi compatta, con un leader e con una cura ricostituente per l’economia che rilanci i consumi delle piccole e medie imprese, riduca la pressione fiscale, incentivi l’ingresso di investimenti stranieri, e che riequilibri l’esodo industriale in atto verso Paesi a basso costo fiscale e di mano d’opera.
L'Italia dei Valori in questa direzione ha già messo a punto una contro-manovra alternativa a quella del governo, semplice, chiara, che mette mano agli sprechi e non alle tasche dei cittadini e delle imprese. Manovra ad oggi sciaguratamente ignorata dal governo e che ribadiamo essere a disposizione come programma per la ripresa economica in caso di un governo di centrosinistra.
Messo in sicurezza il sistema economico e ricostruita una visione per il futuro, oggi completamente scomparsa dal cuore degli italiani e dagli obiettivi di chi governa, bisognerà contemporaneamente mettere mano una volta per tutte al conflitto di interessi, alle leggi porcata sdoganate in questi due lunghi anni di governo Berlusconi, e togliere uno ad uno i tanti sassolini nella scarpa che rendono l’Italia il Paese delle eccezioni rispetto al resto del pianeta.

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14 Agosto 2010

Il Ferragosto ai tempi della crisi

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Nell'anno del crollo finanziario il Ferragosto ha tutto un altro significato. C'è poco da riposare e festeggiare per chi da mesi ha perso il lavoro o sopravvive con gli spiccioli della Cassa integrazione.

Chi ha il coraggio di augurare un buon Ferragosto ai pastori sardi che occupano l'aeroporto di Olbia, ai dipendenti Tirrenia (azienda prossima alla chiusura), ai precari della scuola che sognano un incarico annuale, agli informatici mandati a casa dalle società fallite, ai cassintegrati con contratto a scadenza?

In questo quadro allarmante c'è un Governo in grado di peggiorare il dato sulle entrate fiscali. Tremonti e Berlusconi da quindici anni prendono in giro gli italiani pubblicizzando una finta lotta agli evasori, salvo poi promuovere strumenti come lo Scudo Fiscale. Tutelando gli evasori salvaguardano il loro elettorato.

Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia ha rilevato una flessione del 2,8% delle entrate fiscali nei primi sei mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009. Così, mentre le casse accumulano debito a spron battuto e anche pagare i Bot diventa un punto interrogativo, lo Stato incassa sempre di meno.

Il Ferragosto ai tempi della crisi deve diventare un momento di riflessione. Una volta di più bisogna analizzare gli sfaceli prodotti da questo Governo e farne tesoro in attesa delle prossime elezioni.

Bisogna mandare a casa Berlusconi e la sua claque. Per questo la priorità rimane il voto. Tuttavia, visto che da più parti vi è la richiesta di un Governo tecnico, ribadisco che l'Italia dei Valori è pronta a valutare l'ipotesi purché si tratti di un esecutivo garantito dal Capo dello Stato. Un esecutivo a scadenza prefissata che serva per fare una nuova legge elettorale e a garantire il pluralismo dell'informazione.

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8 Agosto 2010

C'erano una volta le vacanze

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Sei italiani su dieci non possono permettersi le vacanze. Lo dice l'ultimo rapporto del Censis. Circa il 58% dei cittadini ha deciso di rinunciare alla villeggiatura o è stato costretto a farlo.
La disoccupazione dilagante e gli ammortizzatori sociali che tengono a galla migliaia di italiani hanno prodotto nuovi effetti sull'economia reale. A pagarne il prezzo più alto, questa volta, è l'industria Turismo.
Le previsioni del Governo erano del tutto errate. E c'era da attenderselo: dopo 12 mesi difficili, fra fabbriche chiuse e imprenditori scappati all'estero, aspettarsi una stagione estiva rosea sotto il profilo delle presenze era da ingenui.
Il Ministro Brambilla, ultimamente impegnata fra vacanze francesi e nel trovare il modo per abolire il Palio di Siena, qualche mese fa aveva illuso gli italiani. «Ne partiranno 5 milioni in più rispetto allo scorso anno» aveva annunciato soddisfatta.
Ora Federconsumatori le chiede spiegazioni e per la prima volta nella storia gli esercenti degli stabilimenti balneari scioperano.
La promozione all'estero svolta dal Governo, tanto acclamata dalla Brambilla, non pare aver dato grossi risultati.
La caduta libera del settore turistico è solo lo specchio di un Paese economicamente in ginocchio. "Magic Italy", lo spot con la voce di Berlusconi promosso dal ministero della Brambilla, invitava gli italiani a conoscere meglio «la tua magica Italia». Uno spot beffardo e controproducente. Beffardo perché è proprio il Presidente del Consiglio, improvvisato keynesiano, a non conoscere il Paese, a non avvertirne i malesseri, probabilmente accecato dai conti economici delle sue aziende tutelate dallo Stato. Controproducente perché, come dicevo un mese fa, proveniente dal soggetto meno indicato a promuovere l'immagine del Paese.
La Brambilla si è dimostrata un ministro ad personam.

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20 Luglio 2010

Vigliaccata di Governo

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Tremonti ha liquidato la manovra dell'Italia dei Valori, alternativa a quella presentata dal governo, con un lapidario “non c’è tempo”. Mi domando cosa significhi non c’è tempo, per questi signori. Si trova il tempo per affossare con 15 miliardi al mese il debito pubblico e, invece, non ce n'è per capire come tappare questa mastodontica falla da oltre 1800 miliardi che affonderà la nave Italia entro un semestre.
Non c’è tempo per capire come tagliare le inefficienze ed i costi insostenibili della politica e del carrozzone pubblico, ma ce n'è per deprimere i consumi e far chiudere migliaia di partite Iva, aumentando le tasse. Non c’è tempo per discutere dell’abolizione delle Province, ma ce n'è per togliere fondi per l’accompagnamento dei disabili.
L'Italia dei Valori, in un quadro economico finanziario disastroso per il Paese, propone una manovra da 64 miliardi di euro in due anni contro la pagliacciata dei 24 miliardi del governo, ed il ministro dell’Economia la archivia con un "non c’è tempo"? Il governo ha l’obbligo di valutare tutte le opportunità per salvare l’Italia dal rischio default, un'emergenza di cui si discute molto negli ambienti economici internazionali.
Il non c'è tempo di Tremonti, in realtà, è una banale e mal riuscita scusa per evitare al governo di entrare nel merito di una manovra valida, proposta da un partito politico che gli fa paura.
L'esame della nostra contromanovra avrebbe messo in difficoltà una classe dirigente già nell'occhio del ciclone, smascherata dalle inchieste sulla P3.
L'Italia dei Valori ha depositato un progetto che smentisce, nei contenuti, quello dell’esecutivo. Abbiamo dimostrato che è possibile recuperare 64 miliardi di euro in due anni senza soffocare i ceti più fragili. E' possibile recuperare quasi il triplo di quanto proposto da Tremonti e Berlusconi senza vessare le famiglie, senza tagliare i fondi pubblici alle forze di Polizia, senza abbattere il sostegno alla scuola pubblica (e nel frattempo gonfiare i finanziamenti a quelle private, come nel caso di "Libera scuola dei popoli padani", guardacaso fondata dalla moglie di Umberto Bossi).
E' possibile curare la finanza del Paese senza fare sciacallaggio sui disabili.
E' possibile pensare contemporaneamente a sanare la voragine delle casse statali senza dimenticare le difficoltà dei precari.
La nostra contromanovra, liquidata dal “non c'è tempo” di Tremonti, propone risultati più importanti e sacrifici che non acuiscono le differenze sociali già esistenti, poiché punta alla riduzione degli sprechi e delle poltrone inutili.
Non crediamo di essere più bravi degli altri o di avere l'antidoto magico. Semplicemente partiamo da un presupposto che è alla base dello stato sociale: quando c'è da mettere le mani in tasca ai cittadini, si deve partire dalle tasche degli evasori e di chi ha depredato il sistema economico e sociale, politici inclusi.
La realtà è che questa contromanovra il governo non può permettersela poiché scardina il sistema clientelare e di potere con cui i partiti si spartiscono soldi e poltrone.
Il “non c'è tempo” di Tremonti non è una porta in faccia all'Italia dei Valori, ma alle speranze dei cittadini. Il “non c'è tempo” di Tremonti è una vigliaccata.

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6 Luglio 2010

Contromanovra per rilanciare il Paese

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Il presidente del Consiglio vuole mettere la fiducia su una manovra che vuole scrivere solo lui, mettendo da parte il Parlamento come se fosse una succursale solo a suo uso e consumo. Non sappiamo se e cosa è stato cambiato del testo. Sappiamo solo che la manovra non va bene alle imprese e ai lavoratori. Tutti dicono che è una manovra sbagliata perché crea nuovo disagio sociale, lasciando franchi gli evasori e tartassando i poveri.
Proprio mentre Berlusconi si accorge della crisi e per la prima volta da quando è al governo parla di "Paese in pezzi", l'Italia dei Valori presenta la sua contromanovra (Scarica il Pdf (893 kb).
Una manovra alternativa a quella presentata dal Governo che si prefigge un obiettivo importante: recuperare oltre 60 miliardi di euro e non mettere le mani in tasca agli italiani.

Di seguito riporto il testo del mio intervento durante la conferenza di presentazione:

Credo fermamente che si possa e si debba intervenire per affrontare la grave crisi economia che attanaglia l’Italia e per questo, occorre puntare su tre principi fondamentali: crescita, risanamento ed equità. Aspetti che la manovra del governo, invece, ha completamente accantonato.
Sono questi i tre obiettivi alla base della manovra alternativa che l’Italia dei Valori propone, alla Camera e al Senato, per venire incontro alle emergenze del nostro Paese e che il Governo fa finta di non vedere.
In Italia i tassi di variazione del Pil degli ultimi cinque anni indicano che siamo di fronte a una vera emergenza e i dati registrati sono al di sotto della media delle altre nazioni industrializzate. Contrariamente a quanto ha sostenuto finora il governo, la crisi incide terribilmente sul Pil che ha perso, nell'ultimo biennio, oltre il 6% e si attesta in misura superiore al 3 - 3,5 %. Il debito è in aumento e, nello stesso tempo, si assiste a un crollo generale dell'economia e poiché non si può vivere continuando a puntare il dito contro un governo che ha fallito, bisogna trovare una proposta concreta. Anche perché a pagarne le conseguenze sono tutti i cittadini.
Per questi motivi, abbiamo realizzato una contromanovra coordinata dal dipartimento economia dell'Italia dei Valori guidato dal professor Trento, e dal responsabile IdV dell'economia all'interno del Parlamento, onorevole Antonio Borghesi.
La nostra è una manovra che prevede minori tasse e una forte riduzione del debito pubblico. E' una manovra che si attesta sui 60 miliardi, che mette al primo posto la riduzione delle tasse, l’equità e la solidarietà, per puntare alla crescita e al risanamento. La nostra contromanovra è stata realizzata anche grazie a un lavoro di interscambio con il territorio e con la Rete. Per la prima volta, abbiamo un lavoro frutto di una grande interazione con gli internauti.
In un momento in cui il Governo punta a trovare degli escamotage per sfuggire dalle indagini della magistratura e a garantirsi privilegi, l'Italia dei Valori ha trovato una soluzione che mettiamo a disposizione dell'informazione pubblica, del Parlamento e delle istituzioni. Questa è la dimostrazione che noi vogliamo creare una vera alternativa a questa maggioranza, che passa attraverso una chiara opposizione. La nostra, infatti, non è una proposta che rivolgiamo al governo delle larghe intese. Ma la rivolgiamo al Paese, anche attraverso elezioni anticipate, qualora questo esecutivo (come sta dimostrando) non fosse in grado di garantire la giusta serenità.

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28 Giugno 2010

Lui porta iella

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Berlusconi ha un record di primati negativi nella gestione “imprenditoriale dell’azienda-Italia”, come direbbe lui. I governi Berlusconi sono stati caratterizzati dalla stagnazione economica, sia che incontrino un periodo di crescita, sia che incontrino un periodo di crisi.
Berlusconi ha promesso che non avrebbe aumentato le tasse anzi, le avrebbe diminuite, salvo poi fare esattamente il contrario nei suoi tre precedenti governi. Il quarto, e speriamo ultimo governo Berlusconi, non fa eccezione. Infatti, anche nella XVI legislatura, secondo l'Istat, la pressione fiscale è lievitata dal 42,9 % del 2008 al 43,2%.

Per riscontrare simili livelli di pressione fiscale bisognerebbe tornare al 1997, l'anno dell'Eurotassa, dove comunque fu toccato il picco del 43,1%, ma per il raggiungimento di uno scopo egregio. Invece lui, l’imprenditùr “dei soldi nostri per le aziende sue”, tira dritto spalleggiato dall’alter ego in Confindustria, convinti entrambi che l’Italia sia fuori dalla recessione. Forse le loro aziende la recessione non l’hanno mai vista anche se per farlo basterebbe che uscissero dai palazzi d’oro in cui sono rintanati e scendessero in strada per toccarla con mano.
Le tasse aumentano, i contribuenti diminuiscono, vuoi per il flagello della disoccupazione, vuoi perché l’evasione fiscale è ormai prassi semi-legalizzata dopo il pessimo esempio offerto dall’amnistia fiscale di Tremonti e il costante malcostume offerto da chi governa.
L’oppressione fiscale, la definirei tale, innescata dal governo è pericolosissima poiché non mira a produrre gettito, risollevando il sistema economico, ma ad aumentare l’imposizione fiscale.
Sempre meno contribuenti, sempre più tasse, meno contribuenti, più tasse perché per Tremonti, come direbbe Totò, “è la somma che fa il totale”. Ma se la disoccupazione aumenta, l’evasione pure, e le tasse anche, il sistema prima o poi imploderà. E lo farà nel momento in cui a pagare rimarrà una minoranza, che si farà carico di mantenere una macchina mastodontica fatta di pensionati, di pubblici dipendenti, studenti, e disoccupati. Mi chiedo cosa si inventerà poi Tremonti se non una grottesca tassa patrimoniale.
Nel frattempo, però, le rendite finanziarie sono tassate al 12%, qualcuno acquista yacht di 60 metri con società fantoccio delle isole Vergini Britanniche. Per qualcun altro, alla faccia dei costi della politica (gli unici che crescono in controtendenza rispetto la crisi), viene creato un dicastero ad hoc come copertura per il legittimo impedimento.

Inoltre, comincio a pensare che il Presidente del Consiglio, oltre che essere un corruttore, porti anche iella all’Italia e fortuna solo a se stesso. In politica è sceso in campo nel ’94 quando le sue aziende erano sull’orlo del fallimento e le ha salvate attraverso il poderoso strumento del conflitto d’interessi da lui ampliamente e sfacciatamente utilizzato. In compenso nel Paese si passava al governo tecnico Dini, dopo appena 7 mesi. Sempre nel ’94, l’Italia perdeva i mondiali di calcio in finale, ai rigori, con il Brasile.
Nella sua seconda legislatura, nel 2001, e per ben due anni, nel 2003 e 2005, non c’è stata alcuna crescita del Pil che è rimasto invariato. Sempre sotto la sua seconda legislatura, nel 2002, la nazionale di calcio usciva dal mondiale agli ottavi sconfitta dalla Corea del Sud.
Nel 2006, per fortuna, al governo c’era Prodi, il Pil era +2.0 e vincevamo per la quarta volta i mondiali di calcio, in finale contro la Francia, dopo ben 24 anni.
La storia del 2010, sia economica sia calcistica, purtroppo la conosciamo bene.

Curiosando e facendo un po’ di analisi storica, oltre ad una serie interminabile di buoni motivi per mandare a casa questo governo, da oggi ne abbiamo uno in più. Assistiamo all’aumento della pressione fiscale per gli onesti, mentre lo scudo salva gli evasori, al tasso di disoccupazione in decollo verticale, al ritorno del nucleare, ignorando la volontà dei cittadini espressa da un referendum, ai numerosi provvedimenti canaglia del legittimo impedimento e del anti-intercettazioni, che danno ossigeno ai farabutti, alla norma per la privatizzazione dell’acqua. Sono tutte scelte strategicamente fallimentari per il futuro dell’Italia fatte da un uomo che, oggi, ci accorgiamo che porta pure iella. Questo è troppo.

Ps. L’Italia dei Valori parteciperà, a Roma e in tutte le altre città d’Italia, alle manifestazioni promosse dalla Fnsi, dall’associazione Art. 21 e dal Popolo Viola, contro il vergognoso ddl sulle intercettazioni e in difesa della democrazia. Giovedì 1 luglio saremo a Roma, a piazza Navona, luogo dal quale trasmetteremo la diretta Twitter proprio da questo blog, corredata da video, immagini e pensieri.

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23 Giugno 2010

Finanziamenti pubblici, azienda privata

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Oggi pomeriggio, durante il Question Time alla Camera dei Deputati, ho chiesto spiegazioni al presidente del Consiglio (che non c'era neanche questa volta) circa la sentenza del tribunale di Lussemburgo che rigetta il ricorso Mediaset sul digitale terrestre. La "non risposta" è stata affidata al Ministro Vito, che ha dimenticato di citare Mediaset.
Il conflitto di interessi rimane una piaga dolorosissima di questo Paese.

Di seguito e in video pubblico la mia interrogazione

L'INTERROGAZIONE (guarda il video)

ANTONIO DI PIETRO
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio che non c'è - perché anche da lei vorremmo avere una risposta -, l'Italia dei Valori vuole sapere alcune cose molto precise su una questione molto semplice.
Il tribunale di primo grado dell'Unione europea, il 15 giugno scorso, ha sentenziato che i contributi pagati dal Governo italiano per la diffusione del digitale terrestre per il biennio 2004-2005 sono stati un aiuto di Stato distorsivo della concorrenza, cioè sono stati dati dei soldi ai fornitori di decoder per invogliare a comprarli e tra tali fornitori c'è anche l'azienda del fratello del Presidente del Consiglio. Comunque, il beneficio del decoder del digitale terrestre è, come dice la stessa sentenza, a vantaggio principalmente proprio di Mediaset, il soggetto addetto alle comunicazioni di proprietà del Presidente del Consiglio.
Vorremmo sapere, concludendo, quanti soldi ha speso lo Stato, quanti soldi ha guadagnato Mediaset, quando vi decidete a riprendere i soldi che sono dello Stato e dei cittadini italiani.

LA RISPOSTA (guarda il video)

ELIO VITO - Ministro per i rapporti con il Parlamento
Signor Presidente, come le è noto, onorevole Di Pietro, la materia del conflitto di interessi è disciplinata dalla legge n. 215 del 2004 e, sul caso specifico, sulla base degli elementi forniti dal Ministero dello sviluppo economico, fornisco la seguente risposta. Per quanto attiene alla sentenza del tribunale di prima istanza dell'Unione europea da lei citata è da rilevare, in primo luogo, che la stessa si è limitata a respingere un ricorso proposto da una parte interessata confermando la legittimità della decisione della Commissione. Di tale sentenza, peraltro appellabile, il Governo italiano non è in alcun modo destinatario avendo, invece, condiviso con la Commissione europea il recupero dell'importo già introitato nelle casse dello Stato nei termini che verranno di seguito specificati. Un importo, peraltro, quantificato dalla stessa Commissione in misura contenuta in ragione di una evidente valutazione circa la non gravità della violazione contestata. La legge 24 dicembre 2003, n. 350, legge finanziaria 2004, aveva previsto un contributo per l'acquisto di decoder interattivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre in chiaro e senza costi per l'utente e per il fornitore di contenuti. Con la legge finanziaria per il 2005 la misura fu ripetuta per l'anno successivo. Detta misura è stata ritenuta necessaria al fine di supportare il passaggio alla tecnologia trasmissiva digitale, previsto quale obbligo a livello comunitario, fornendo un contributo diretto ai cittadini per l'acquisto di un apparecchio atto a ricevere gratuitamente il segnale televisivo terrestre in digitale. La limitazione trovava la sua giustificazione nel fatto che la televisione via satellite avrebbe richiesto al consumatore costi aggiuntivi per l'acquisto dell'antenna parabolica e per l'abbonamento al servizio. Inoltre, nel giugno 2005, la tecnologia analogica terrestre, la cui naturale evoluzione sarebbe stata il digitale terrestre, era utilizzata da 19 milioni di utenti sui 22 complessivi. Le due previsioni per il 2004-2005 su denuncia di operatori televisivi sono state oggetto di una procedura di infrazione comunitaria che ha considerato aiuto di Stato il suddetto contributo.
Fin dal settembre 2005 lo Stato italiano aveva comunque comunicato alla Commissione di sospendere l'erogazione del contributo sulla base dei suddetti requisiti e, con la legge finanziaria 2006, sono stati previsti ulteriori requisiti di neutralità tecnologica. Su questa base e con la possibilità di ricevere il contributo per l'acquisto di decoder digitali terrestri via cavo e satellitari free, con la decisione n. 270 del 2006, la Commissione ha approvato la misura di cui trattasi.
In base alla decisione della Commissione sull'aiuto di Stato relativo al contributo per l'acquisto di decoder digitali concesso dalla legge finanziaria 2004-2005 e a seguito della richiesta inoltrata il 17 novembre 2009 dalla direzione generale concorrenza, in data 4 febbraio 2009, la società RTI ha adempiuto a tale richiesta versando allo Stato italiano un importo di più di sei milioni di euro.

LA REPLICA (guarda il video)

ANTONIO DI PIETRO
Adesso capisco perché è dovuto intervenire lei, signor Ministro, e non il Presidente del Consiglio. Infatti, lei ci ha detto che lo Stato italiano non c'entra nulla con la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha condannato il partner privato che si era opposto alla decisione della Commissione europea di considerare aiuto di Stato questo intervento che nel 2004-2005 era stato realizzato dal Governo italiano.
Si è dimenticato di dire chi era il partner italiano: Mediaset! Ed è questo il problema dei problemi! Noi abbiamo come Presidente del Consiglio un signore che la mattina prende le decisioni con cui favorisce nel pomeriggio la sua azienda. È questo il problema politico che poniamo.
Il problema politico sta in questo: abbiamo una persona che prende decisioni, anzi utilizza i soldi dei cittadini italiani, per 220 milioni di euro nel 2004-2005, che è la stessa persona che di fatto ne beneficia. Lei ci ha raccontato che questa problematica è stata superata nel 2006 perché sono state introdotte questioni di neutralità tecnologica ed è stato dato seguito alle indicazioni della Commissione, ma io le ho chiesto esattamente il contrario: che cosa avete fatto per riprendere i soldi del 2004-2005 ? Lei ci ha detto: abbiamo preso atto che RTI ci ha restituito 6 milioni di euro. E chi ha deciso che solo 6 milioni bastano? Lo ha deciso sempre il Presidente del Consiglio, che se la canta e se la suona: ne prende 220 con una mano e ne restituisce 6 con l'altra, questo è il problema dei problemi.
Allora, le chiedo ancora una volta: quando vi decidete a risolvere il problema del conflitto di interessi, che è il vero problema dei problemi? Quando vi decidete a far pagare alle concessionarie televisive il 20 per cento degli utili, come fanno in tutti gli Stati, e non l'1 per cento? Questo sì che è un aiuto di Stato, irriguardoso sia della legge sia del buonsenso! Quando vi decidete, soprattutto, a modificare quella legge che lei ha citato sul conflitto di interessi, prevedendo che chi è proprietario o chi gestisce servizi in concessione, siano essi televisivi o servizi diversi, non possa candidarsi? Dal 1957 una legge lo prevede e ancora oggi non rispettate questa legge.

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19 Giugno 2010

Pomigliano, la farsa del referendum

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"Vuoi che la Fiat chiuda e ti licenzi, oppure rinunci ai tuoi diritti, compreso quello allo sciopero? Rispondi!''. Sarà questo il vero quesito del Referendum al quale dovranno rispondere i lavoratori della Fiat di Pomigliano il 22 giugno.

Siamo certi che questi, per smentire la teoria dell’assenteismo, saranno tutti presenti alla votazione. Per quanto riguarda i risultati, non è difficile immaginare quali saranno: presenti 100%, votanti 99%, a favore 83,2% schede bianche o nulle 3,8%, contrari 13%. A questo punto, esclusi i contrari, che non potranno cavarsela così facilmente e verranno impiegati a fare sempre il turno di notte, l'accordo sarà approvato a larga maggioranza e, soprattutto, 'convintamente'.

Per l'Italia dei Valori da questa vicenda emergono tre evidenti problemi: il primo riguarda le reali intenzioni che ha la Fiat per la fabbrica di Pomigliano. Infatti, l'attacco ai diritti dei lavoratori rispetto agli obiettivi dell'azienda è talmente sproporzionato da far temere che ci sia semplicemente la ricerca di un capro espiatorio nel caso in cui la Fiat non riuscisse a mantenere gli impegni; il secondo problema riguarda la situazione dello stabilimento di Termini Imerese, in Sicilia, per il quale la Fiat ha annunciato la chiusura senza presentare un'alternativa credibile; il terzo e più importante problema è rappresentato dalla totale assenza del Governo sulla politica industriale.
Infatti, nel momento più critico della crisi, mentre tutti gli Stati più avanzati sono concentrati nel risolvere i problemi legati all'economia reale, in Italia, il ministro dello Sviluppo Economico -non ci crederete- è ancora lui: Silvio Berlusconi. Sì, perché Claudio Scajola è impegnato a cercare chi gli abbia pagato la casa, a sua insaputa, per poterlo finalmente denunciare.

Il nostro Paese avrebbe bisogno di un Governo serio che chiedesse conto alla Fiat dei soldi pubblici che ha ricevuto negli ultimi anni, attraverso le più svariate forme, e magari di come intenda restituirli agli italiani, in termini di produzione e occupazione. E, soprattutto, come intenda sviluppare le nuove filiere della Green Economy volte a migliorare l'ambiente.
Queste sono domande che il Governo italiano non può rivolgere alla Fiat.
Il motivo è semplice: al Ministero dello Sviluppo Economico non c'è nessuno, pardon, c'è sempre lui: Silvio Berlusconi, in altre faccende affaccendato.
A questo punto ci auguriamo che dopo il 23 giugno, chiusa la farsa del referendum di Pomigliano, la Fiat e i sindacati ricomincino a fare sul serio, togliendo di mezzo le questioni ideologiche poste dai dirigenti dell’azienda, e che si possa discutere finalmente di come far funzionare meglio la fabbrica, rispettando i diritti di chi lavora.

Antonio Di Pietro
Maurizio Zipponi

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18 Giugno 2010

L'Antitrust dov'era?

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Oggi in Italia non è la libertà di impresa a mancare. Ma la libertà di concorrenza, piuttosto. Nel 2004 Berlusconi, in veste di Presidente del Consiglio, utilizzava il debito pubblico per offrire un contributo di 150 euro a chi volesse acquistare o locare un decoder per fruire del digitale terrestre, tecnologia (fallimentare nel mondo) su cui puntava Mediaset per eliminare la concorrenza satellitare di Sky. Il contributo fu addirittura rifinanziato nel 2005 con 70 euro.
Europa 7 e Sky presentarono denunce alla Commissione Ue che aprì un'indagine stabilendo, nel 2007, che il contributo offerto per l'acquisto del decoder era da considerarsi "aiuto di Stato a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi di televisione a pagamento”, ossia di Mediaset. Mediaset, colpita nei suoi interessi economici e nel tentativo di trasformare il sistema radiotelevisivo in un monopolio, fece ricorso.
Martedì 15 giugno è passata inosservata una notizia importante, perché schiacciata dagli eventi dell’economia e dall’assalto finale alla giustizia di Berlusconi. Il Tribunale europeo di Lussemburgo ha respinto il ricorso presentato da Mediaset e ha chiesto il recupero del contributo concesso in quanto costituisce un aiuto di Stato e ostacola la libera concorrenza sul mercato.
Nella stessa giornata Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, ha espresso soddisfazione per la volontà del Governo di aprire alle liberalizzazioni, dicendosi d’accordo sulla necessità di modificare gli articoli 41 e 118 della Costituzione, per favorire una maggiore “libertà d'impresa”.
In quell’occasione scrissi sul blog che parlare di “libertà d’impresa”, in Italia, è solo chiacchiericcio inutile con un Presidente del Consiglio che, da una parte, è proprietario delle principali emittenti private e, dall'altra, controlla indirettamente il sistema di informazione pubblico del Paese.

La nostra Costituzione prevede la libera iniziativa economica e d’impresa. Ciò che manca è l’attuazione concreta di questa norma e l’eliminazione di lacci e lacciuoli, ossia di tutto ciò che in questi anni è stato costruito per imbavagliare l’impresa. Non si risolve il problema con la modifica della Carta, bisogna semplicemente attuarla, cambiando il sistema e intervenendo sulle leggi ordinarie. Ma per far questo si devono toccare gli altarini, le cricche, le lobby e la burocrazia

Ieri ho presentato un’interrogazione a risposta scritta (guarda il video) che leggerò anche nel Question Time alla Camera di mercoledì 23 giugno, rivolta alla Presidente del Consiglio per chiedergli di venire in Parlamento a riferire sul suo scandaloso conflitto di interessi, ribadito da questa ennesima sentenza della Corte di Giustizia Europea. Lui non verrà mai in Parlamento né risponderà perché non può fare altrimenti. Non si può mentire oltre certi limiti, ma se lo facesse se ne andrebbe tra i fischi dei suoi e i pomodori dell’opposizione.
E allora chiudo anche oggi con una domanda al signor Catricalà affinché capisca che il dialogo e le aperture con questa persona e con questa maggioranza nascondono sempre una fregatura: lei è davvero convinto, anche alla luce della sentenza del tribunale di Lussemburgo, che esista “libertà d’impresa” in Italia?

E soprattutto, non avendo letto nessun suo commento alla sentenza, né al finanziamento oggetto della sentenza, le chiederei di commentarla ora anche se tardivamente. Dopo tutto, l’Antitrust è l’organo garante della concorrenza e del mercato che avrebbe dovuto sostituirsi a Sky ed Europa 7 nel denunciare la violazione delle regole.
Dell’inutilità dell’Agcom e della Commissione di Vigilanza Rai i cittadini hanno già preso coscienza. Vorrei far sapere loro se, all'elenco degli inutili, devono aggiungerci anche l’organo che Lei presiede.

PS: Nel rispondere sul conflitto di interessi riguardo la vicenda Le fornisco, signor Catricalà, anche un’informazione a contorno, che conoscerà sicuramente. Il signor Paolo Berlusconi, fratello del Presidente del Consiglio, avente anch’egli con un trascorso di “tutto rispetto” in ambito processuale, sembra fosse socio dell’unica società in Sardegna (regione pilota dell’ingresso del digitale terrestre) in grado di produrre, ai tempi, il decoder oggetto del finanziamento... Sarà un caso?

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16 Giugno 2010

Pomigliano: l'eccidio dei diritti

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Agli operai della Fiat di Pomigliano è stata posta una domanda che suona così: preferite essere licenziati subito oppure rinunciate ai vostri diritti contrattuali e costituzionali? Si capisce che c’è qualcosa di stonato, che non funziona. E’ per questo che il referendum non corrisponde ad un atto di libertà, in quanto indetto dagli stessi che, solo alcuni mesi fa, hanno negato ad un milione e mezzo di metalmeccanici il rinnovo del loro contratto nazionale. Che libertà c’è, infatti, nel decidere sotto ricatto? Nessuna: i lavoratori subiranno il ricatto e si ricorderanno tutto quando, tra qualche giorno, quando si spegneranno i riflettori su di loro e dovranno lavorare privi dell’elementare diritto costituzionale che è il diritto allo sciopero.
Questa vicenda rischia di diventare un pericoloso precedente, che potrebbe essere usato da altre realtà di crisi aziendali. E’ un vero e proprio apripista per una deregulation nel mondo dei diritti dei lavoratori. Abbiamo imparato che, per uscire da questa crisi, bisogna tornare ai principi fondamentali dell’economia e del lavoro. Quindi basta speculazioni finanziarie, più risorse all’economia reale, basta precarietà, più valore alle professionalità e al merito, basta ad un governo che propone centrali nucleari e il ponte di Messina, ma servono proposte serie come le nuove filiere di green-economy per un lavoro che rappresenti un nuovo modello di sviluppo.
Quindi il rilancio del lavoro, in particolare quello dei giovani, è l’unica leva importante per far sì che l’investimento, anche quello di Pomigliano, porti ad una fabbrica che duri nel tempo.  Ciò che fornirà certezza sarà, infatti, la capacità di produrre con qualità e questo si può ottenere solo se i lavoratori non saranno mortificati, ricattati e oppressi.
Ed è per questo che saremo il 25 giugno in piazza a Napoli al fianco dei lavoratori. Anche su questa vicenda il Governo, tramite il ministro della Disoccupazione e della Precarietà, Maurizio Sacconi, ha pensato bene di attaccare i lavoratori e la Fiom. E’ come se l’arbitro di una partita giocasse con una delle due squadre in campo. A questo punto non è più un arbitro ma un truffatore.
Un Governo serio avrebbe gentilmente fatto presente alla Fiat quanti soldi ha preso in questi anni dallo Stato, togliendoli in molti casi alle piccole imprese ed agli artigiani, e avrebbe convocato la trattativa cercando una soluzione per rendere compatibili la fabbrica che funziona con i diritti fondamentali di chi lavora.
Comunque la strada sarà la ripresa di un dialogo rispettoso tra azienda e lavoratori. Non c’è alternativa se vogliamo che a Napoli e nel Mezzogiorno il lavoro serio e dignitoso sia un argine alla criminalità organizzata.

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15 Giugno 2010

Le Regioni per commissariare il Governo

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Dopo un anno, il Parlamento è ancora invischiato nel ddl intercettazioni.
Ma cosa c’entrano le intercettazioni con la crisi economica che sta cambiando il Paese? Nulla. Ci sono 170 aziende che chiuderanno a breve, tra cui molte multinazionali, con i loro oltre 200 mila lavoratori a rischio. Questo, sia chiaro, in aggiunta al milione di posti persi nello scorso anno.
Tra le multinazionali sotto la lente d’ingrandimento c’è lo stabilimento Fiat di Pomigliano che, attualmente, è sotto ricatto: si vogliono scardinare i diritti della Costituzione e stravolgere l’assetto dei contratti nazionali del lavoro, frutto di un percorso democratico durato decenni. (guarda i video sull'argomento 1 - 2)
Dopo il casus belli di Pomigliano, si procederà con le altre realtà. Mentre tutto questo avviene, il Tg1 ha aperto l'edizione di lunedì 14 giugno con Berlusconi che “risolve” il problema tra Tripoli e Berna (guarda il video). Una cialtronata ampliamente smentita dalla stampa estera e dai telegiornali svizzeri. La questione di Pomigliano, la ricerca sfrenata di uno stato d’impunità certa attraverso l’eliminazione delle intercettazioni, gli insulti all’inno nazionale del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sono segnali visibili di come la nostra democrazia si stia trasformando in qualcos'altro. Un cambiamento che tutti percepiscono come inevitabile.
Nei Paesi europei la crisi porterà a un ripensamento dei modelli capitalistici e sociali. Tale ripensamento sarà a favore dei cittadini, sono pronto a scommetterci.
Di quello che succederà in Italia ho un’altra impressione: si vuole sfruttare la situazione per acuire i divari sociali, accentrare i poteri nelle mani della politica, e soggiogare l’informazione già moribonda.

Poche ore fa l’Antitrust, attraverso Catricalà, ha parlato di soddisfazione per la volontà del governo di aprire alle liberalizzazioni e si dice d’accordo sulla necessità di modificare gli articoli 41 e 118 della Costituzione per favorire una maggiore “libertà d'impresa”.
Anche in questo caso, sono pronto a scommettere che il governo stia preparando una mossa “sporca”.
Come si può parlare di “libertà d’impresa” con un Presidente del Consiglio che, da una parte, è proprietario delle principali emittenti private e, dall'altra, controlla indirettamente il sistema di informazione pubblico del Paese?
Come si può parlare di “libertà d’impresa” in un Paese dove un’azienda come la Telecom è responsabile dell’incolmabile digital-divide tra Italia ed Europa nella diffusione della banda larga?
Come si può parlare di “libertà d’impresa” in un Paese dove una decina di imprese di Confindustria e un paio di gruppi bancari controllano l’intero sistema economico e finanziario?
Come si può parlare di “libertà d’impresa” in un Paese dove gli appalti pubblici sono in mano alle cricche della politica i cui loschi affari, a breve, non potranno più essere scoperti attraverso l'utilizzo delle intercettazioni?
Come si può parlare di “libertà d’impresa” in un Paese dove l'Agcom e la Presidenza del Consiglio decidono il palinsesto delle televisioni pubbliche?

Il Paese vuole cambiare, ripeto. Il problema è che coloro che vogliono cambiarlo sono gli stessi che lo hanno messo in ginocchio.
Nella migliore delle ipotesi ho l’impressione che si voglia “cambiare tutto per lasciare tutto com’è”. In quella peggiore, invece, credo si voglia utilizzare la crisi per accelerare un progetto di rinascita piduista.
L’Italia dei Valori non si accetterà né la prima né la seconda ipotesi. In tal senso, la Conferenza delle regioni sembra essere in sintonia con l’Italia dei Valori. Infatti, ha approvato un documento all’unanimità che rigetta la manovra economica del governo al mittente. E’ dal territorio e nel territorio, dove la crisi economica viene vissuta in contraddizione con le menzogne e la propaganda del governo, che può innescarsi quel cambiamento per un rinnovo completo della classe politica attuale.
Italia dei Valori sarà con i cittadini e al fianco delle Regioni per aiutare questa rivoluzione dal basso.

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14 Giugno 2010

A tutta forza verso il default

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Il bollettino sul debito pubblico diramato da Bankitalia è inquietante. In Italia il debito registrato nell’aprile del 2010 segna un nuovo record, toccando quota 1812,79 miliardi di euro. Circa 16 miliardi di euro in più rispetto al mese precedente, quando il debito ammontava a 1797,7 miliardi. Questo governo ci sta portando alla sua meta, di certo non quella desiderata dai cittadini: il default.

Nel 2009 il debito pubblico è cresciuto di 10 miliardi al mese ma, visto che la situazione economica del Paese peggiora, che le entrate fiscali sono in costante calo e che il governo non ha fatto nulla per ridurre gli sprechi, il debito pubblico sta facendo il suo corso e continua a crescere. E, infatti, ad aprile ha toccato quota 16 miliardi di euro.  Immaginando una progressione lineare, l’Italia potrebbe chiudere l'anno con un debito pubblico pari a 1941 miliardi di euro. 
Il debito pro-capite, dal neonato al più anziano, alla vigilia del 2011, sforerà la soglia dei 30 mila euro.  La situazione è insostenibile, anche agli occhi dell’Europa. La manovra “lacrime e sangue” per i cittadini, e non per i membri del governo, che Tremonti e Berlusconi hanno impacchettato nelle scorse settimane, appare ridicola alla luce dei dati diffusi oggi da Bankitalia. 
Una manovra che toglie gli ultimi spiccioli dalle tasche degli italiani (mentre continuano gli immensi sprechi della macchina burocratica) e che non eviterà il fallimento del Paese, almeno che non sia triplicata o quadruplicata. Non si possono togliere 24 miliardi di euro, nell’arco di due anni, fiaccando l’economia, la gestione del territorio e la capacità di spesa delle famiglie, salvo bruciarne 16 in un mese per tenere in piedi la macchina dello Stato con tutti i suoi sprechi.  E’ come se una nave imbarcasse acqua da tutte le parti e si tentasse di tenerla a galla svuotandola con un bicchiere.

Questo è lo scenario nel quale si muove un governo di incoscienti.  Un governo che continua a far crescere la spesa pubblica indebitando i cittadini, proteggendo gli evasori fiscali e proponendo leggi, come quella sulle intercettazioni (video), che favoriranno appunto evasori, criminali, imbavaglieranno la stampa e limiteranno gravemente l’azione investigativa della magistratura.
Non è un caso che Bankitalia parli di una diminuzione considerevole delle entrate fiscali.

Invito le Regioni a rispedire al mittente i tagli che lo Stato impone e che deprimono la ripresa dell’economica locale. Le invito a ribellarsi contro questo scaricabarile finché non sarà avviato un piano di recupero importante dell'evasione fiscale che, in Italia, ammonta a circa 156 miliardi di euro annui. 
E' impensabile oltre che offensivo nei confronti dei contribuenti, cercare di recuperare solo 6 miliardi di euro dagli evasori così come propone il governo. 
E’ impensabile bloccare il pensionamento a un lavoratore, dopo che questi, per una vita, ha versato i propri contributi,  senza che la politica riduca (lei per prima) i suoi costi, intervenendo, ad esempio, sui rimborsi elettorali per i partiti, sul numero dei parlamentari e sui loro stipendi, ed eliminando le pensioni maturate dopo appena trenta mesi di legislatura.

L’Italia può uscire dalla crisi senza tagli eliminando gli sprechi che sono tanti e tali da non poterli più permettere ai politici. E’ la politica ad aver vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità e non i cittadini, come sostiene, invece, il Presidente del Consiglio. Ma è vero che sono i cittadini che gliel’hanno permesso, così come è vero che ora i cittadini non devono più permetterlo. 
L’Italia dei Valori ha proposto una manovra di 65 miliardi (video) di euro senza dover mettere le mani nelle tasche dei pochi contribuenti onesti rimasti in Italia. Certo, non è una manovra che punta a recuperare solo il 3,8% dell’evasione fiscale.

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12 Giugno 2010

In piazza per voi e con voi

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Oggi manifestiamo al fianco della Cgil e dei lavoratori del settore pubblico. Lo facciamo perché siamo convinti che la manovra economica partorita dal duo Tremonti-Berlusconi sia iniqua e dolorosa. E l'Italia dei Valori non può che schierarsi con i ceti più a rischio, quelli che vivono con difficoltà la quarta settimana del mese e che patiranno più degli altri le mosse di questo Governo.

La famigerata manovra da 24 miliardi in due anni (a partire dal prossimo, però, poiché le priorità di questo Governo sono le leggi salva premier) è fatta di tagli indiscriminati al settore pubblico e agli enti locali. Abbiamo già espresso il nostro dissenso, proponendo una contromanovra (in questo caso sì "senza mettere le mani in tasca agli italiani") che consentirebbe all'Italia un recupero di oltre 60 miliardi di euro in due anni. La manifestazione odierna rafforza la nostra convinzione.

La manovra del Governo non ci convince perché parte da un presupposto errato: quello dei tagli. L'Italia non ha bisogno di tagli ma di eliminare gli sprechi. Il taglio, anche nel senso più stretto del termine, è qualcosa di doloroso. Che fa male. Il nostro Paese può resistere alla crisi semplicemente azzerando gli sprechi.

Il centrodestra non ha questa intenzione. Il Governo non tocca gli evasori, cioè non pensa a recuperare quel che spetta alle casse dello Stato. Eppure in Italia l'evasione fiscale si aggira sui 156 miliardi di euro all'anno. E' evidente che gli evasori appartengano a una delle categorie protette dalla premiata ditta Berlusconi & Co., insieme ai criminali non più intercettabili. Lo scudo fiscale e i condoni edilizi ne sono la prova più lampante.

Le vittime predestinate di questa manovra sono le persone comuni. L'Italia che lavora. I dipendenti pubblici che guadagnano 1.000/1.300 euro al mese. Quelli che possono permettersi un'utilitaria a stento e una casa con trent'anni di mutuo. Quelli che il Presidente del Consiglio, in uno dei suoi sempre più frequenti deliri, ha definito "categoria agevolata, che di recente s'è vista raddoppiare gli stipendi".

Il taglio di 14 miliardi di euro agli enti locali avrà come effetto automatico il taglio dei servizi e l'aumento delle tasse regionali e comunali. Mantenere la già precaria qualità dei servizi sarà compito improbo. I cittadini vivranno in città peggiori, pagheranno più tasse e avranno gli stipendi bloccati.

Questo è riuscito a disegnare Berlusconi per il Paese, fra un legittimo impedimento e un ddl bavaglio. Questo è il motivo che ci spinge a manifestare e a lavorare per un'alternativa di Governo concreta. Un Governo che curi gli interessi degli italiani, non quelli della casta.


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1 Giugno 2010

Manovra economica: l'alternativa

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Stamattina, nella sala Mappamondo della Camera, abbiamo presentato la "Contromanovra". Un'alternativa al decreto governativo firmato ieri dal Capo dello Stato. La proporremo in Parlamento, convinti che l'Italia possa recuperare molto più di 24 miliardi di euro in due anni. E senza mettere le mani in tasca agli italiani.


Le nostre proposte intendono non solo contribuire alla riduzione del debito ma soprattutto promuovere lo sviluppo e sostenere le fasce più deboli. Proponiamo una manovra biennale di più di 65 miliardi di euro di cui 33 miliardi dedicati alla riduzione del deficit e 32 miliardi allo sviluppo, in particolare attraverso la riduzione del carico fiscale a lavoratori e piccole e medie imprese.

Il rischio vero è che le manovre contemporanee dei paesi dell’eurogruppo per centinaia di miliardi di tagli e di aumenti di imposte abbino un forte impatto depressivo, inducendo una deflazione delle economie europee che renderebbe vano ogni intervento di riduzione ragionieristica dei deficit dei bilanci pubblici nazionali.

Proponiamo di intervenire con misure su scala continentale e sul piano nazionale.

I tagli devono essere, inoltre, accompagnati da riforme strutturali, dal fisco al welfare, per rilanciare la crescita, ridurre stabilmente il deficit dei conti pubblici ed ottenere il consenso delle popolazioni, consenso senza il quale ogni manovra rischierebbe di essere vanificata dalle resistenze di ampi settori di cittadini.

Emerge l’esigenza di una diversa politica economica che risponda alla crisi attuale rilanciando la domanda interna, la nostra capacità di competere sui nuovi mercati internazionali dei paesi emergenti con la qualità dei nostri prodotti, che accompagni il nostro sistema produttivo verso la green economy, o per meglio dire verso una riconversione ecologica del nostro modello di sviluppo e della nostra società.

Siamo per la modernizzazione ecologica dell'economia tramite la riconversione dell'insieme delle attività produttive e dei servizi, riconversione che può essere l’occasione per centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati nelle energie rinnovabili, nell'edilizia, nei trasporti, in agricoltura, nella manutenzione, nel rifornimento dei materiali, nella riparazione, nel riciclaggio, nel commercio locale, nella ricerca e nell'innovazione o nella protezione degli ecosistemi.

Proponiamo una manovra anticiclica pari a quasi quattro punti di Pil (circa 65 miliardi di euro) per il biennio 2011-2012 che riduca anche la pressione fiscale trasferendola almeno in parte dal lavoro, dalle famiglie e dalle imprese, alla rendita speculativa.

La manovra Tremonti non va in questa direzione ed è recessiva, anche se condividiamo alcune delle misure proposte.

L’attuale manovra è in buona parte dovuta al timore di attacchi speculativi da parte di quegli stessi mercati finanziari che sono responsabili dell’attuale crisi economica mondiale. Riteniamo urgente che le azioni dei mercati vengano regolamentate, che la speculazione finanziaria sia fortemente ridimensionata e che gli operatori finanziari paghino il loro contributo in quanto beneficiari di ingenti profitti.

Una politica restrittiva è l’esatto opposto di ciò che servirebbe all’Europa. D’altronde, le difficoltà della finanza pubblica sono l’effetto e non la causa della crisi. I tagli messi in cantiere in tutta Europa assicurano solo stagnazione e disoccupazione crescente; e, soprattutto, rendono sempre più esplosivi i divari territoriali. Di questo passo, è prevedibile che alcuni paesi saranno costretto ad uscire dall’euro. La stessa Italia è a rischio. 
L’Europa ha bisogno di una politica espansiva concertata, che tenga a freno la speculazione e generi una crescita equilibrata.

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31 Maggio 2010

Prossimo taglio? Le pensioni

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Il capo dello Stato ha firmato il decreto legge del Governo sulla manovra economica e finanziaria. Il testo, che prevede una correzione dei conti pubblici, costerà agli italiani 24 miliardi di euro in due anni.
La strada individuata dal Governo non convince, anzi, deve preoccupare i cittadini.
Il Presidente del Consiglio ha ripetuto a più riprese che “le tasse non aumenteranno”. Il Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si è addirittura detto convinto che la manovra sarebbe piaciuta anche a Karl Marx.

Questo decreto legge, in realtà, aumenta le tasse, affossa a tempo indefinito il federalismo fiscale ed è un preludio al taglio delle pensioni che arriverà nel giro di pochi mesi. Le tasse aumenteranno, nonostante le rassicurazioni di Berlusconi.
Questo aumento avverrà ad opera degli enti locali.
Comuni e regioni verranno travolti da un drastico taglio dei finanziamenti pubblici, 14 miliardi in due anni, e saranno costretti a scegliere fra due alternative: peggiorare la già scarsa qualità dei servizi fino a non poterli più garantire o aumentare le tasse per poterli assicurare. Lieviteranno i costi per la sanità e i cittadini pagheranno ciò che prima il sistema sanitario nazionale offriva loro a costi ridotti o in via gratuita per le fasce sociali più disagiate. Cresceranno le imposte annuali sullo smaltimento dei rifiuti e sul servizio idrico. Lo stesso accadrà per i costi del trasporto pubblico. Pagheranno le famiglie, i lavoratori, la gente comune. E questo, senza considerare i costi del nucleare e degli investimenti senza futuro avviati dal Governo durante questa legislatura.

Cos’è questa manovra se non mettere le mani nelle tasche, anzi, al collo degli italiani?

Allo stesso tempo, la manovra non tocca gli evasori. Tremonti conta di recuperare (ma non lo farà) 6 miliardi dall'evasione fiscale. Sarebbero comunque briciole rispetto alla cifra complessiva che, nel nostro Paese, ammonta a oltre 370 miliardi di euro l'anno.

In questo quadro apocalittico la politica non taglia le proprie poltrone e non abolisce le Province, intervento che frutterebbe alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Una cifra enorme in una manovra da 24 miliardi in due anni.
L'idea di eliminare le province più piccole si è nebulizzata, sotto la minaccia di una rappresaglia da parte della Lega che riesploderà appena Bossi si renderà conto che il federalismo è morto e sepolto sotto il peso di un budget improponibile.

Il nostro Paese, infatti, non potrà permettersi, per i prossimi dieci anni, i 100 miliardi di costo previsti per l’attuazione del federalismo che l’Italia dei Valori ha in parte condiviso.

Infine, è certo che la scure del Governo si abbatterà, prima o poi, sulle pensioni con un taglio importante. Il blocco degli stipendi e l'aumento dell'età pensionabile sono due soluzioni estreme che evidenziano il medesimo segnale: i soldi sono finiti e le entrate fiscali sono ai minimi per via della crisi.
Senza contribuenti e con una manovra che mira a diminuirne il numero, pensare di mantenere invariate le pensioni è pura utopia. Berlusconi sa anche questo, ma scopre una carta per volta, sperando che il suo castello di sabbia rimanga in piedi e che gli italiani continuino a vederlo come il salvatore della patria. E dell'Europa.

Medio Oriente
Un atto gravissimo

L’attacco delle forze israeliane nelle acque internazionali di fronte a Gaza ad un convoglio umanitario è un atto gravissimo che va condannato da tutta la comunità internazionale. Italia dei Valori ha chiesto al Governo italiano di venire a riferire nelle Aule parlamentari. Davanti a un drammatico evento di questo genere, le Nazioni Unite, l’Unione europea e i singoli Stati devono intervenire condannando fermamente questo deplorevole attacco che attenta alle norme più elementari del diritto internazionale. E’ un episodio gravissimo su cui occorre far luce, che rischia di cancellare irreversibilmente le pur minime speranze di un percorso di pace in Medio Oriente.
Urge chiarezza su quanto è avvenuto e occorre che la comunità internazionale intervenga immediatamente per chiedere al governo israeliano il rispetto delle norme umanitarie e delle risoluzioni internazionali. Siamo vicini ai pacifisti, agli operatori delle ong presenti su quelle navi ed esprimiamo cordoglio alle famiglie delle vittime.

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29 Maggio 2010

Crisi: il Premier cerca complici

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Il presidente del Consiglio, questa mattina, ha insultato la Costituzione. Dopo la decisione dei giorni scorsi sulla crisi finanziaria, presa dal Consiglio dei Ministri, il Premier stamattina aveva espresso l'intenzione di non firmare il provvedimento se prima non lo avesse firmato il capo dello Stato. Solo qualche ora dopo, e probabilmente dietro consiglio, ci ha ripensato.
Berlusconi, in preda ai suoi deliri, forse non si rende più conto che è lui il Presidente del Consiglio ed è lui che deve assumersi determinate responsabilità.
Il Capo dello Stato è l'arbitro della situazione, mentre la gestione della cosa pubblica spetta al Premier e al suo Governo. Una differenza sostanziale dei ruoli che tra l'altro Berlusconi ha già dato prova di conoscere molto bene.
Probabilmente il Presidente del Consiglio cercava un complice, qualcuno che potesse metterlo a riparo da un futuro che comincia a temere.
A Napolitano toccherà dare un voto: dirà se reputa la manovra corretta o sbagliata. Ma le responsabilità del provvedimento saranno tutte del Governo che l'ha disegnato.
Mi auguro, sinceramente, che adesso Napolitano riprenda formalmente Berlusconi. Il premier aveva cercato, ancora una volta, di stravolgere totalmente la Costituzione. Voleva che il Capo dello Stato diventasse responsabile delle azioni del Governo.
Un Governo, quello targato Berlusconi, che ancora una volta "piange e fotte" alle spalle degli italiani. Questa manovra economica pesa esclusivamente sulle fasce più deboli e sulle zone più povere del Paese, che saranno costrette a stringere la cinghia e a trainare l'Italia fuori dalla crisi.
Una crisi che per il Premier è caduta dal cielo qualche giorno fa, dopo oltre un anno di bugie e ottimismo insensato.
Noi crediamo che questo Governo debba far pagare le tasse a coloro che con o senza lo scudo fiscale hanno rubato tanti soldi agli italiani, cominciando dallo stesso Presidente del Consiglio che ne ha fatte tante, come col conto All Iberian.
Ma d'altronde stiamo parlando di una classe dirigente che, mentre il sistema euro rischia il collasso, trova il tempo per una legge vergogna come quella sulle intercettazioni. Una legge alla quale ci opponiamo senza scampo e per la quale raccoglieremo le firme affinché venga abrogata.

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28 Maggio 2010

Lui dov'era?

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E’ il caso di dirlo, dopo le dichiarazioni in conferenza stampa per la presentazione della manovra finanziaria possiamo parlare di “governo ladro” nel senso stretto del termine.
Berlusconi trova anche il tempo di sfottere gli italiani dicendo che a Mediaset era “bravissimo a tagliare i costi”. Ma se avesse pagato allo Stato, per le concessioni delle frequenze televisive, un equo 20% del fatturato di Publitalia, invece dell’1% di RTI, oggi sarebbe ancora su una cassetta di legno a vendere pubblicità a Milano 2, come raccontò Mike Bongiorno.
In tredici anni dal, 1996 al 2009, l’Italia ha avuto il Pil positivo ad eccezione dei quattro governi Berlusconi. Se ne torni, quindi, ad amministrare le sue aziende, che sarebbero fallite (come scrisse Montanelli) se non fosse entrato in politica
Il Fondo Monetario Internazionale e Barroso approvano con soddisfazione la manovra, è così che si veste di credibilità il governo, ora che non ne ha più.

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L’Europa ormai vede l’Italia come un caso senza speranze ed è completamente disinteressata a come questa voglia rientrare dall’immenso debito pubblico accumulato. L'importante è che paghi.
Saranno gli italiani a “vedersela con Berlusconi”, avrà pensato Barroso. Nei suoi panni la penserei alla stessa maniera.
Ora, però, tocca a noi italiani vedercela con queste piattole sociali che ci stanno succhiando pure l’ultima stilla di sangue.
“Abbiamo vissuto per anni oltre le nostre possibilità” - detto da un uomo immerso nei processi fino al collo per corruzione ed evasione, detto dall’uomo più ricco d’Italia e divenuto tale navigando nel mare magnum del conflitto di interessi, detto dall’uomo che ha governato per quattro legislature - è un insulto all’intelligenza degli italiani.
Berlusconi ha mentito sulla crisi per anni. Le sue parole di mercoledì, raffrontate a quelle dei mesi passati, sembrano il frutto di una demenza senile.
Ha già dimenticato che per ben due anni, a reti unificate, ha colpevolizzato i cittadini di vittimismo e le opposizioni di disfattismo, occultando la crisi e impedendo così che l’Italia si preparasse all’onda d’urto che ora la sta travolgendo.
Lui parlava di lodo Alfano mentre le fabbriche chiudevano, e gli imprenditori onesti espatriavano.
Berlusconi e Tremonti, adesso, chiedono sacrifici con un piano privo di prospettive per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Tagliano le province (eccetto quelle padane) ma non le eliminano. Pensano ad una leggera riduzione degli stipendi, ma non dimezzano i parlamentari. Non toccano le pensioni ma non ti mandano in pensione, anche se loro la maturano dopo 2 anni. Riducono l’Irap per chi investe al meridione pur sapendo che i soldi non ci sono e che nessuno dall’estero verrà ad investire in Italia se non la criminalità organizzata.
Il piano del governo taglia e non rilancia, è una spirale che trascinerà il Paese verso il fallimento. Gli italiani, gli imprenditori, i lavoratori (quelli rimasti), i pensionati devono diffidare di questo trasformismo del Presidente del Consiglio, frutto della disperazione di chi, ormai braccato, vuol giocare l’ultima carta.
Il governo non può gestire la crisi poiché è parte fondamentale della crisi stessa, avendo creato un buco di 100 miliardi di debito pubblico nel solo 2009. Soldi spesi proprio da chi oggi colpevolizza gli italiani di aver vissuto oltre le proprie possibilità.
E’ come se il titolare di un’azienda accusasse i propri dipendenti di essere la causa di una gestione spregiudicata delle proprie risorse.
Il 12 giugno saremo a Roma per lo sciopero del pubblico impiego indetto dalla Cgil. Ci saremo per protestare contro questa manovra, in larga parte iniqua, ma anche per diffondere una proposta concreta e alternativa con un piano di austerity e di rilancio dell’economia.

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23 Maggio 2010

Siamo già alla macelleria sociale

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Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sul fatto che non verranno toccate pensioni, sanità, Università e scuola, lasciano di stucco. Su tutta la linea, infatti, Berlusconi si è già contraddetto nei fatti ma sarà smentito ancor di più a breve, quando dovrà attuare una manovra ben più dura dei 26 miliardi annunciati in questi giorni. Per quanto riguarda le pensioni e la sanità mi auguro, invece, che nessuno creda alle parole del Presidente del Consiglio e del Governo, poiché sono dichiarazioni di chi "tira a campare".

Per l’istruzione, vorrei ricordare che l’intervento in stile “macelleria culturale” è già avvenuto attraverso tutti i tagli possibili, compresi quelli effettuati al comparto della ricerca.

Anche sulle pensioni sono già stati effettuati tagli nel modo peggiore. Infatti, chi ne aveva il diritto non ha potuto usufruirne: un diritto negato proprio quando il contribuente era in dirittura di arrivo.

L’Italia, dopo la Grecia che è fallita, è il Paese con il tasso di evasione più alto d’Europa. In Eurolandia la percentuale media di evasione rispetto al Pil è del 14%, noi siamo al 22%, otto punti percentuali sopra: una cifra imbarazzante.

Grazie allo scudo fiscale di Tremonti sono stati rimpatriati i capitali dei mafiosi e degli evasori, garantendo loro l’anonimato per proteggerli da controlli e lenti di ingrandimento non tanto di questo governo, filo-evasore, ma di quelli futuri.

Ora il governo sta pensando a una sanatoria sull’abusivismo edilizio, la terza di Berlusconi in 16 anni, salvo poi dichiarare pubblicamente il rilancio della lotta all’evasione.

Il gettito fiscale è crollato perché l’economia è prosciugata. Non c’è occupazione e l’evasione rappresenta ha ancora un’altissima incidenza, vuoi perché se non hai più soldi per mangiare la tentazione è quella di tenerteli, vuoi perché lo scudo fiscale ha dimostrato agli italiani onesti che se evadi paghi il 5% di tasse, se sei onesto ne paghi il 50%.

La spesa sanitaria deve essere toccata, altro che. Non per ridurla, ma per liberarla dagli snodi politico amministrativi che ne consentono la gestione dissennata, così come emerso per regioni come l’Abruzzo, la Campania, il Lazio, la Calabria.

In campo sanitario, in Italia c’è bisogno di mettere sotto controllo la spesa e le destinazioni illecite del fiume di denaro che ogni regione amministra per alimentare la rete clientelare e il malaffare.

Quello che il governo farà è tagliare la sanità a “modo suo”, facendo arrivare alle regioni gli stessi soldi ma magicamente i cittadini pagheranno il Welfare sempre di più.

Manderanno a casa migliaia di dipendenti pubblici.

Aumenteranno le tasse anche per le imprese che hanno resistito alla stretta delle banche.

Ma di abolizione delle province, di riduzione del 50% dei Parlamentari, di eliminazione dei doppi incarichi, di eliminazione del diritto alla pensione dopo due anni e mezzo per un politico e degli efficentamenti da intraprendere ora, e non dal 2011, non sentirete mai parlare. Almeno finchè la Merkel non deciderà di buttarci fuori dall’Unione Europea.

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21 Maggio 2010

Game Over

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Il ministro dell’Economia Tremonti si è preoccupato all'improvviso. È sembrato quasi caduto dal pero quando ha affermato che la crisi "è peggiore del previsto". È stato perfino disposto a fare la figura dell’incompetente dichiarando la necessità di una manovra da 24 miliardi. Come se la notizia fosse inaspettata anche per lui che ha avuto i numeri sotto il naso in questi due anni.

Questa crisi si è sviluppata nell’indifferenza del governo. Se l’esecutivo non avesse passato il tempo a negare l’esistenza della crisi ora forse ne saremmo già fuori e non saremmo qui a subirne le conseguenze. A partire dal 2008 l’Italia ha visto aumentare di dieci punti il proprio debito pubblico.

Ora Tremonti parla a mezza bocca di una sospetta volontà della Germania di uscire dall’euro. Anche questa non è una sorpresa: è ovvio che uno Stato sano, anche se in difficoltà, punti a liberarsi di “paesi zavorra” che non vogliono uscire dalla crisi. Ancor più ovvio che non vogliano più condividere le risorse con chi le gestisce in modo sconsiderato e corrotto come l’Italia.

Ma dov’era il ministro dell’Economia quando Berlusconi negava la crisi in nome di un bieco e personalissimo tornaconto? Dov’era il suo “cartellino rosso” quando il debito pubblico sprofondava mese dopo mese? E quando la cricca costruiva cattedrali nel deserto per il G8 sardo e per il Salaria Sport Village? Era a scrivere lo scudo fiscale a quattro mani con la cricca al fine di “sbiancare” i capitali degli evasori e dei malviventi, garantendo loro perfino l’anonimato. Questo governo non è affidabile, non lo è mai stato.

La Germania non uscirà dall’euro, chiederà semmai agli Stati non virtuosi di andarsene e di tornare una volta sanati i propri conti. E il giorno dopo questa richiesta la quotazione dell’euro tornerà a volare riconquistando la fiducia dei mercati internazionali. Il litigio di Berlusconi con Tremonti durante il Consiglio dei Ministri è solo un teatrino per convincere gli italiani che tutto è arrivato troppo in fretta. Tanto in fretta da giustificare il fatto che verranno sfilati dalle tasche dei cittadini anche gli ultimi spiccioli, le pensioni e le tredicesime.

Non mi stupirei nemmeno se il Governo avanzasse la proposta di una dolorosissima tassa patrimoniale del 20%, dopo aver diminuito di un misero 5% lo stipendio dei ministri.

Ma chi è parte del problema non può essere chiamato a risolverlo: è una vecchia regola, signori del governo. L’unica strada è quella di nuove elezioni lampo cambiando la legge elettorale.

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18 Maggio 2010

Non c'è tempo da perdere

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Un sondaggio curato da Ipr Marketing e pubblicato nelle scorse ore ci regala una piccola rivincita sull'oscuramento dei media: Italia dei Valori è l'unico partito in Italia a non aver perso consensi. Mentre la fiducia degli elettori negli altri partiti crolla, quella nei nostri confronti rimane stabile.
La fiducia nella classe politica attuale si sta sgretolando giorno dopo giorno, è questo, oggi, uno dei problemi più gravi al quale occorre trovare una soluzione.
Elezioni dopo elezioni i votanti diminuiscono. Questo non pare preoccupare più di tanto i partiti. Perché chi fa politica per potere non guarda i dati dell'affluenza alle urne, ma solo quelli che determinano un'elezione o una bocciatura, e il potere viene assegnato anche se a votare si reca solo una manciata di persone.
La Politica fa solo, o quasi, i suoi interessi.
L'Italia deve ripartire prima che sia troppo tardi con due obiettivi prioritari: i tagli alla spesa pubblica e il rilancio dell'economia.
La spesa pubblica, che questo Governo continua a gonfiare, va ridimensionata partendo dai costi della politica: eliminare le Province, ridurre il numero dei parlamentari, adeguare (e quindi ridimensionare) lo stipendio dei politici a quello della media europea.
Alcuni investimenti inutili (come il ponte sullo Stretto e le centrali nucleari) vanno riallocati. Le missioni "di guerra" (come quella in Afghanistan) che costano al nostro paese 28 milioni di euro al giorno, vanno sospese immediatamente.
Occorre rilanciare il sistema economico-produttivo, incentivando le piccole e medie imprese. Bisogna promuovere le energie rinnovabili, e non il nucleare (pericoloso e dispendioso) come ha deciso di fare questo Governo.
E' necessario puntare sulla riduzione della pressione fiscale, sui modelli di Svizzera e Lussemburgo, per attirare investitori internazionali, oggi scoraggiati dalla corruzione. Vanno inoltre seguiti passo passo i finanziamenti che eroga l'Unione Europea e che finiscono nelle tasche delle organizzazioni criminali e dei politici corrotti.
Occorre un piano immediato fatto di tagli e di rilancio. Non c'è tempo da perdere.

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11 Maggio 2010

Chi paga gli aiuti alla Grecia?


Clicca su play per vedere il video

Stamattina sono stato ospite del videoforum di Repubblica Tv. Si e' parlato di crisi economica, intercettazioni, disegno di legge anticorruzione, inchieste sul G8, rapporti con il Pd e futuro del governo. Di seguito pubblico alcuni stralci del mio intervento.

La crisi in Grecia
(1:14 - 5:13)
L'Italia dei Valori è una formazione politica europeista. Per questo il piano di salvataggio per la Grecia non può che farci piacere. Il punto, tuttavia, è un altro. Come ha affermato l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, forse al momento del suo ingresso in Europa, era necessario controllare i conti della Grecia, come oggi sarebbe opportuno controllare i conti dell'Italia. Detto ciò, L’Italia dei Valori vuole vedere le carte: quanti soldi ci mette l'Italia e soprattutto da dove li prende. Perché, se con la scusa di dover aiutare la Grecia, ci vanno di mezzo ancora una volta le tasche della gente onesta e non quelle degli evasori fiscali, non ci va bene. Se intendono trovare questi soldi tagliando gli ammortizzatori sociali, tassando i pensionati, le piccole e medie imprese e il cittadino onesto, diremo di no. Ricordo che Berlusconi tempo fa disse: "Eliminiamo le Province". Ecco, eliminiamo le Province e troviamo così i cinque miliardi per salvare la Grecia. Il Governo venga in Parlamento a riferire cosa vuole fare. Non vogliamo ritrovarci con un altro caso simile alla Libia, nazione alla quale Berlusconi ha dato cinque miliardi di euro che poi hanno pagato gli italiani. Per quanto riguarda le parole di Napolitano, ancora una volta Berlusconi cambia le carte in tavola. Il Presidente della Repubblica, infatti, ha detto che l'Italia fa bene a partecipare al risanamento delle casse greche. Ed è un concetto che condivido. Perché credo sia opportuno fare squadra. Il Presidente del Consiglio, però, anche in questo caso, ci ha messo il suo "cappello" dicendo: "Sono garantito dal capo dello Stato". E invece no, tu sei garantito dal rispetto dei conti e delle risorse che prendi per andare a fare questo lavoro. Perché, se utilizzi una soluzione che crea danno alle fasce più deboli, all'economia reale, alle imprese che rispettano le regole, allora non hai alcuna garanzia. A queste condizioni, anziché fare il ponte di Messina, aiutasse la Grecia con i soldi previsti per quest’opera. Poi, sui meriti che s'è attribuito rispetto al piano salva euro, lui è molto bravo a tirare per la giacchetta gli altri. Ma bisognerebbe fargli capire che questi soldi non li prende da casa sua. Il Presidente del Consiglio nasconde una realtà preoccupante. Tutti affermano che l’Italia può fare la fine della Grecia. Io, invece, ho paura che sia la Grecia a poter fare la fine dell'Italia. Perché il deficit italiano non è secondo a nessuno. Ed è un deficit strutturale che deve essere abbattuto con una serie di interventi ah hoc. La colpa di questa situazione, è giusto dirlo, non è solo del governo in carica, ma di tutti i governi che da cinquant’anni ad oggi hanno solo saputo aumentare la spesa pubblica.  

Udc
(5:30 - 6:47)
L'Udc non fa parte dell'opposizione. L'Udc sta lì, e si ferma di qua o di là. Dipende dallo spazio che trova. E' difficile definire l'Udc come un partito di opposizione, è già "faticoso" classificare in questo modo il Pd. Adesso, l’Udc ha addirittura avanzato l'ipotesi di governare. Quasi come se avesse ottenuto il consenso dei cittadini. Dicono che in questo momento non si possa votare. E perché non si può votare? Il Paese deve avere un governo voluto dai cittadini e non da un gioco di poltrone teso solo a mantenere il potere...

Riforme economiche e sistema pensionistico
(7:13 - 11:05)
Ci si riempie la bocca con la parola riforme. Ma in Parlamento, all'ordine del giorno, non c'è alcuna riforma delle pensioni, delle province o del sistema fiscale. Ci sono soltanto: le intercettazioni telefoniche, il legittimo impedimento, la riduzione dei fondi per la giustizia. Per questo governo ecco cosa sono le riforme...

Lodo Alfano
(17:00 - 18:20)
Il Lodo Alfano non è ancora stato approvato perché c'è qualcuno nella maggioranza che ha ritrovato la sua dignità. Mi riferisco all'area dei finiani che ha avvertito l'immoralità di questa legge. Una legge che la maggioranza ha già fatto approvare in via definitiva ma che è incostituzionale. E adesso, dunque, modificano la Costituzione. Per questo, invito i cittadini a votare il referendum promosso dall’Italia dei Valori...

Le ultime accuse del Giornale e il caso Mastella
(19:00 - 22:38)
Vedete trovo del tutto normale che due persone, in un bar, dicano: "i politici sono tutti uguali". Lo sento dire tutti i giorni. Ed è colpa di questo sistema politico. La realtà dei fatti è una sola: io con quella cricca non ho mai avuto a che fare.
Anche con riferimento ai fatti che sono in discussione, sto informando la magistratura di quanto è a mia conoscenza, nelle mie qualità di ministro delle Infrastrutture prima e di parlamentare ora. Come dovrebbe fare ogni onesto cittadino. Caro Feltri, hai preso una cantonata pazzesca, soprattutto su “Il Giornale” di questa mattina. Infatti, mi accusi di aver sostenuto due cose diverse: di aver presentato un esposto e poi, nel corso della stessa giornata, di aver smentito. Non è così. La verità è una: ho presentato un esposto con riferimento ai fatti pubblicati su ‘Il Giornale’ che si può trovare anche nel fascicolo 630/2002 della Procura della Repubblica di Larino. Ma quest’esposto non riguarda assolutamente Clemente Mastella. Quindi non c’è proprio nulla da chiarire. Così facendo, semplicemente per creare un caso, si uniscono capra e cavoli. Nel caso specifico, poiché ho appreso che potevano esserci fatti illeciti, è stata mia premura segnalarli alla Procura. Ma tra i personaggi coinvolti non c’é Mastella”.

Ddl anticorruzione
(25:23 - 28:30)
"Il ddl anticorruzione è un pannicello caldo. E' un testo che noi cercheremo di raddrizzare prima al Senato e poi alla Camera. Altrimenti denunceremo il solito giochetto del governo. Infatti, loro dicono di volere combattere la corruzione: ma sono solo chiacchiere. C'e' un solo modo per fermare questo dilagante malaffare e questa commistione fra la politica e gli appalti. Io lo vado ripetendo dal '94. Per prima cosa, i condannati non possono essere candidati. In secondo luogo, i rinviati a giudizio non devono assumere incarichi di governo né a livello centrale né a livello locale. Infine, tutti gli imprenditori che, direttamente e indirettamente, si sono macchiati di reati nei confronti della pubblica amministrazione, non devono più partecipare alle gare d'appalto pubbliche. Queste tre regole, se applicate, permetterebbero di avere un Parlamento pulito, una miriade di amministrazioni locali migliori e una classe imprenditoriale più efficiente e più onesta.

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6 Maggio 2010

Soldi nostri, decisioni loro

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Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a Berlino, interviene sulla crisi greca. Preferisce parlarne Oltralpe invece di venire in Parlamento e riferire sui provvedimenti che l'Italia adottera' per arginare gli effetti della crisi greca. Effetti gia' visibili sui mercati internazionali che, due giorni fa, hanno bruciato oltre 144 miliardi di euro.

Tremonti e' lo specchio del suo padrone: uno nega la crisi italiana, l’altro le ricadute di quella greca.
In conferenza stampa, al convegno dell'Aspen Institute Italia, il ministro dell’Economia rilascia sull’argomento vaghe dichiarazioni. Le risposte inevase riguardano il coinvolgimento delle banche italiane nel progetto di salvataggio della Grecia messo a punto da UE e FMI e sulla possibilità che l’Italia possa o meno essere a rischio contagio.

Il massimo che il ministro dell’Economia è riuscito a dire, lasciando intendere una risposta affermativa a entrambe le domande, è stato: "Sono qui per parlare dell'Ocse non delle magnifiche sorti dell'umanità".

Il ministro del Debito Pubblico, come vorrei ribattezzare Tremonti, sa benissimo che l’Italia ha un debito pubblico che, nel solo 2009 a suon di oltre 10 miliardi al mese, è esploso da 1625 miliardi fino a sfiorare i 1800, performance di indebitamento che non vedevamo dai tempi di "Bottino Craxi".

Tremonti, visti i continui ritocchi al ribasso per le stime del nostro Pil, deve invertire la rotta al debito pubblico, così come fece il governo Prodi, smettendo di finanziare la crisi con titoli di Stato di cui gli italiani pagheranno un prezzo salatissimo.

Vorremmo che Tremonti venisse in Parlamento a spiegare come intende gestire questo enorme buco nero da cui, è giusto precisarlo, è iniziato il tracollo della Grecia (ricordo che la Grecia è in questa situazione per un debito pubblico pari a un sesto del nostro).
La Grecia riceverà 110 miliardi di euro di aiuti. Il primo ministro tedesco, Angela Merkel, per decidere un anticipo di 8,5 miliardi ha dovuto spiegare in più sedi, istituzionali e non, al popolo tedesco perché era opportuno contribuire.
Noi, con estrema nonchalance, ne abbiamo in quota per ora 5,5 miliardi.
Domani il Consiglio dei Ministri delibererà con decreto il versamento di 5,5 miliardi, nessuna condivisione delle modalità e dei tempi, né con il Parlamento, né con gli italiani.
Questo vuol dire che se l’Italia sarà come la Grecia (o peggio), le responsabilità saranno da addossare a chi, intorno ad un tavolo, ha deciso per tutti gli italiani ignorando loro e larga parte della loro rappresentanza all’opposizione.

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26 Aprile 2010

L'economia delle concessioni

Oggi a Villa Gernetto, a Lesmo, in una delle tante ville di Berlusconi, Maria Stella Gelmini, Paolo Bonaiuti, Guido Bertolaso, l'Amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, l'Ad dell'Enel, Fulvio Conti, Marco Tronchetti Provera della Pirelli e una folta delegazione al seguito di Putin hanno parlato di come far fare soldi ad una manciata di aziende.

Quelle che vivono di concessioni statali e di cui non mi stupirei se qualche sodale di Berlusconi detenesse consistenti pacchetti azionari.
Sul tavolo del negoziato gasdotti, accordi tra Eni, Enel, Gazprom, sinergie nucleari e perfino la costruzione in Russia di centrali atomiche, a firma tricolore. Noi che di tecnologia nucleare ne sappiamo quanto delle abitudini degli orsi polari durante le aurore boreali parliamo di questo.

L’imprenditoria italiana non è quella rappresentata da questo comitato d’affari privati. Il tessuto economico portante del Paese non è fatto da poche decine di realtà che vivono intubate alle concessioni di Stato e che plaudono in Confindustria a chiunque garantisca loro la sopravvivenza di tali privilegi. L’ossatura del nostro sistema economico è fatta soprattutto da medie, piccole e piccolissime realtà imprenditoriali strette oggi nella morsa della crisi che in questo primo quarto del 2010 non accenna ad allentare la presa. Gli imprenditori chiedono alla politica coerenza e senso di responsabilità per affrontare problemi urgenti delle aziende.

Le istanze raccolte sul territorio dovrebbero suggerire alle istituzioni l’urgenza di spezzare il binomio di Stato-ladrone che questo governo ha contribuito a consolidare nell’immaginario collettivo soffiando pericolosamente sul fuoco dell’evasione fiscale.

L’Italia dei Valori nel 2008 ha iniziato un costruttivo dialogo con i lavoratori, i precari, i cassintegrati, ma ritiene indispensabile aprire un canale di ascolto e di proposta sul territorio anche nei confronti degli imprenditori per comprendere i problemi dell’occupazione e proporre soluzioni concrete che uniscano più che dividere lavoratori e imprenditori.
La disoccupazione è il manifestarsi di una malattia conclamata. Comprendere come aiutare gli imprenditori a produrre nel Paese, come supportarli in periodi di crisi significa prevenirne il manifestarsi e l’insorgere del cancro del sistema produttivo.

Le aziende oggi chiudono in Italia e riaprono in Cina e Romania, e se è vero che molte lo fanno inseguendo semplicemente la logica del maggior profitto altrettante sono costrette a delocalizzare perché in alternativa chiuderebbero i battenti e basta.
La partita politica dei prossimi tre anni si giocherà esclusivamente sul rilancio dell’economia reale, delle piccole e medie aziende e non sull’aumento esponenziale di profitti per pseudo-colossi statali e parastatali che erogano beni di prima necessità come energia, acqua, telecomunicazioni, infrastrutture. L’urgenza è il rilancio della struttura sana fondamento del Pil e non l’aumento dei profitti, già da capogiro, ottenuti con bollette, pedaggi e canoni in incessante aumento che deprimono la capacità di spesa degli italiani.

Gli imprenditori che hanno delocalizzato la produzione all’estero dovrebbero comprendere che la causa della loro fuga (nei casi in cui non sia avvenuta per meri vantaggi economici) è questo governo.

Il governo del centrodestra favorisce il clientelismo contro la libera concorrenza, offre vantaggi ai criminali che evadono le tasse (e dunque supporta minori costi d’impresa) porgendo loro lo scudo fiscale. Questo esecutivo investe capitali e risorse in opere inutili e in regate marittime, invece di incentivare la ricerca nelle aziende e la produzione locale, promuove senza sosta il presidenzialismo per garantire una nuova poltrona a Berlusconi. Mentre il Governo invece di ridurre la pressione fiscale che strangola l’imprenditoria onesta, pensa ad una riforma della giustizia per consentire l’impunità alla Casta

L’Italia del Pdl è un'Italia a zero imprenditoria, con pochi amici immensamente ricchi, una moltitudine di affaristi che vivono intorno a loro e una popolazione di indigenti. Insomma è il tipico modello dei Paesi con governi illiberali e sull’orlo della dittatura.

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18 Aprile 2010

Amici a gonfie vele, cittadini a picco

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I tre ostaggi italiani sono stati finalmente liberati. Di questa triste storia rimane un boccone amaro da digerire: il fango gettato in questi giorni su Emergency e' vergognoso. La nostra indignazione nei confronti del governo afgano non arretra di un millimetro. Eravamo, siamo e saremo al fianco di chi spende la propria vita per rendere meno faticosa quella degli altri, come Emergency. E anche se questo capitolo buio si chiude positivamente per i problemi d'oltralpe in casa c'è poco da rilassarsi.

Sulla crisi e sulle riforme il governo ha messo il silenziatore. L'economia nazionale è in ginocchio. Se da un lato i salari sono fermi al palo e ci classificano fra i peggiori Paesi dell'Ocse (23esimi su 30, peggio anche della Grecia), dall'altro si registrano aumenti vertiginosi nelle spese quotidiane. La conseguenza è un risultato amaro: gli equilibri economici delle famiglie italiane precipitano ed anche arrivare alla terza settimana del mese è ormai un problema. Un problema che non riguarda il Governo in carica, troppo impegnato con le beghe interne al Pdl e alle leggi salva premier.

L'ultima stima elaborata dall'osservatorio prezzi e mercati di Unioncamere ha regalato un'altra analisi dolente: le tariffe pubbliche negli ultimi cinque anni sono aumentate del 15%. Il rincaro riguarda ogni settore: da quello postale a quello ferroviario (+26%), dalle autostrade ai trasporti marittimi (+38%). A pagarne le conseguenze, ancora una volta, sono le famiglie italiane.

Cosa dire delle Rca: il campo assicurativo, liberalizzato nel 1996, è quello che ha subito l'impennata più brusca se si pensa che il rincaro negli ultimi anni è stato del 131,3%, rispetto al +35,3 della zona euro. Per un giovane neo-patentato italiano, oggi, il problema non è soltanto acquistare l'automobile, ma gestirne le spese fra caro petrolio e assicurazioni galoppanti. Il tutto, in un Paese dove l'inflazione continua a salire (+1,4 su base annua, secondo l'Istat), il debito pubblico aumenta di 5 punti percentuali in un solo anno e le entrate fiscali diminuiscono a vista d'occhio.

Come se non bastasse anche la perdita di posti di lavoro non si arresta. Secondo i dati provvisori forniti dal bollettino della Banca d'Italia il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,5% a febbraio, facendo registrare un +1,2 rispetto allo stesso mese del 2009. In Italia un giovane su tre non riesce a trovare lavoro. A peggiorare le prospettive di occupazione il fenomeno della delocalizzazione del made in Italy, le aziende preferiscono l'outsourcing, spostando la produzione verso Romania, Cina e India. E mentre l'Italia guarda all'estero, l'estero fugge dall'Italia e le multinazionali, come la Glaxo, chiudono bottega in Veneto e lasciano a spasso 500 lavoratori.

Serve uno scatto d'orgoglio, il Paese deve reagire ad un Governo incapace che limita perfino il compito dell'opposizione. Italia dei Valori vorrebbe collaborare alle riforme economiche ma è impegnata a bloccare la deriva antidemocratica portata avanti dal centro destra. Occuparsi del dramma economico dovrebbe essere una priorità, in un Paese sull'orlo della bancarotta, ed invece siamo impegnati su altri fronti per recuperare gli errori di questa maggioranza con manifestazioni, interrogazioni parlamentari, sit-in e referendum contro la privatizzazione dell'acqua, contro il nucleare e l'incostituzionalità del legittimo impedimento.

Purtroppo, signori del governo, la crisi economica in Italia esiste ancora, anche se le aziende del Premier e dei vostri amici vanno a gonfie vele.

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10 Aprile 2010

Ci e' o ci fa?

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In questo sabato d’aprile post-elettorale gli italiani saranno stati colti da un dubbio insistente sul Premier e sul fatto che possa essere stato colto da delirio senile o di onnipotenza. In entrambi i casi c’e' poco da star tranquilli. Le sue parole, “sparate” nelle case degli italiani qualche ora fa da tutte le tv nazionali, mi preoccupano e devono preoccupare tutto il Paese. Tralascio le solite farneticanti dichiarazioni sulla giustizia, a quelle sull'economia toccano il fondo ed insultano l'intelligenza degli italiani, anche di quelli che lo hanno votato.

La crisi che si è abbattuta sull’economia, a partire dallo scorso anno, è ancora nel pieno della sua forza. Negli ultimi mesi abbiamo assistito, e stiamo assistendo, a un crollo verticale del numero di partite Iva aperte. I lavoratori italiani protestano dai tetti delle loro aziende in crisi, alcuni imprenditori si suicidano sotto il peso dei debiti. I precari campano di speranze spesso amare. L’Istat ha diramato dati allarmanti: “Crollano nettamente i redditi delle famiglie. Siamo tutti più poveri”. La crisi più violenta degli ultimi quaranta anni.

E mentre il presidente degli Stati Uniti d’America parla di timidissima ripresa, il nostro Presidente del Consiglio se ne esce con una dichiarazione fuori da ogni logica: «L’Italia non è in declino». Un’affermazione che solo lui poteva fare.

Già analizzando la frase per come è stata espressa, gli appassionati di Freud direbbero che l’errore è palese: "dire che l’Italia non è in declino significa l’esatto contrario". Perché altrimenti il Premier avrebbe semplicemente detto "l’Italia è in ripresa". Se non lo ha fatto è perché la realtà dice altro: dice che la nostra è una nazione in ginocchio, più vicina alla Grecia nonostante lui si sforzi di farla apparire come la Francia, e che ha bisogno di uomini capaci e di scelte coraggiose per riprendersi il proprio futuro. Questo Governo, però, non dispone di qualità simili.

Penso anche che il Premier, probabilmente, più che agli italiani abbia parlato alle sue aziende. Come Mediaset, che grazie anche allo spostamento degli investimenti pubblicitari di aziende statali (Eni e Poste ad esempio) o alla guerra di governo a Sky, non può avvertire alcuna crisi e si avvantaggia del conflitto di interessi del suo proprietario e Premier.

Del resto il Presidente del Consiglio è sceso in politica proprio con questo obiettivo: la salvaguardia del suo patrimonio. Ci sta riuscendo, infischiandosene dei cittadini. Questo stesso obiettivo lo confidò anche a Montanelli, comunicandogli la sua volontà di scendere in campo. Indro Montanelli gli chiuse la porta in faccia e lasciò i suoi giornali. Aveva previsto il futuro.

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6 Aprile 2010

6 aprile 2010: la dignità degli abruzzesi

Dopo un anno da quel tragico 6 aprile del 2009, L'Aquila trema ancora. Un anno fa persero la vita, rimanendo sotto le macerie, 308 persone. La situazione oggi, in quei luoghi, non e' assolutamente risolta. I politici che hanno governato quest’anno sono gli unici responsabili del fatto che la popolazione della città si senta ancora abbandonata, che alcune famiglie vivano ancora in albergo, oppure ospiti da parenti e amici o, peggio ancora, in ripari di fortuna.
Il governatore della Regione, dopo la manifestazione delle carriole, organizzata dagli abitanti della città per chiedere la rimozione delle macerie del centro e la ricostruzione delle loro abitazioni, ha promesso lo sgombero dai detriti entro 15 giorni. Mi chiedo perché abbia aspettato 365 di giorni per dare una risposta a chi lo aveva eletto in un giorno.
A L’Aquila, i familiari delle vittime ed i semplici cittadini, hanno visto sfilare i potenti della Terra, durante il G8, mentre loro mangiavano lenticchie nelle tendopoli. Alcuni fortunati hanno ricevuto abitazioni prefabbricate e provvisorie, ad altri è stata avanzata l’indecente offerta di una vacanza in crociera per consolarsi di un lutto in famiglia, o di aver perso tutti i ricordi di una vita in un sol colpo.
Dopo aver sopportato tutto questo, è arrivato anche il fardello inaccettabile delle conversazioni intercettate e delle risate degli sciacalli della ricostruzione, che abbiamo letto e ascoltato appena un mese fa.
Credo che gli aquilani meritino molto di più.
Hanno avuto sempre un grande coraggio e una grande dignità che riemergono a distanza di un anno con manifestazioni e sit-in davanti al Parlamento.
Non avrei mai immaginato che dopo il terremoto abruzzese si continuasse a parlare nelle stanze del governo di investimenti inutili e di cattedrali nel deserto, quando a migliaia di cittadini non è stato restituito un tetto sotto cui dormire, eppure il progetto del Ponte di Messina e molte altre inutilità sono ancora lì e non verranno accantonati. Ma i cittadini, messi di fronte alla realtà e quando sono nelle condizioni di essere informati, sanno scegliere e distinguere il bene dal male.
Lo dimostrano le elezioni di marzo nella provincia de L’Aquila. Se è vero, infatti, che il centrodestra ha vinto con uno scarto di +8% sul centrosinistra nelle aree non colpite dal terremoto, è altrettanto innegabile che a L’Aquila Berlusconi ha perso con oltre 14 punti di scarto rispetto al centrosinistra.
Questo risultato non è stato solo una valutazione sull’operato locale, ma è anche una bocciatura del governo nazionale e della gestione Bertolaso. E da questi numeri si evince anche che coloro che hanno visto e toccato con mano le conseguenze del terremoto, sono consapevoli di come il governo abbia affrontato la tragedia abruzzese. Coloro, invece, che il terremoto lo hanno visto e ascoltato dagli spot di Fede e Minzolini, giacciono ancora sotto l’ipnosi del 'Pifferaio magico’.
Un augurio a tutti i cittadini colpiti dalla sciagura di quel 6 aprile 2009, affinché possano tornare nelle loro case e loro antica città, e non in una new town, affinché venga restituita loro una normale quotidianità, affinché possano recuperare al più presto i propri ricordi rimasti sotto cumuli di macerie, dai quali hanno salvato la cosa più importante: la dignità.

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17 Marzo 2010

Tremonti: un pittore astrattista

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Riporto il testo del mio intervento di oggi, alla Camera dei Deputati, per la dichiarazione di voto finale dell'Italia dei Valori sulle mozioni concernenti le "misure urgenti per contrastare la crisi economica in atto".

Testo dell'intervento

Signor Ministro dell'economia, immaginavo che lei svolgesse tante attività, ma non sapevo che fosse anche un pittore astrattista. Lei ha dipinto un'Italia che non c'è, se l'è inventata lei quest'Italia. Lei ha detto al collega Bersani che non sa se un'altra Italia è possibile, ma che non è preferibile: per chi non è preferibile? Per i suoi amici evasori fiscali a cui ha dato lo scudo fiscale?
Per la cricca delle imprese che si assicurano gli appalti con la scusa dei grandi eventi o con la scusa delle emergenze? O per tutti quelli che attraverso le intercettazioni telefoniche riusciamo a scoprire cosa stanno commettendo (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)?
Signor Ministro dell'economia, mi riferisco a lei e al suo Presidente del Consiglio che non c'è mai e che fa sempre il latitante, sia nelle aule di giustizia che nel Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Quello che invita sempre gli italiani ad essere ottimisti e che la colpa di ciò che accade è sempre nostra che denunciamo i mali e non del Governo che non fa nulla. Bene, vorrei fare un altro quadro della situazione che forse lei non sa, chiuso nel suo torrione insieme al suo Presidente del Consiglio. Forse lei non lo sa, ma raccontando di un'Italia bella e prosperosa, di un Governo che va a gonfie vele e degli italiani che sono tutti contenti di ciò che lei sta facendo, lei ha raccontato una balla spaziale. Provi a raccontarla ai milioni di lavoratori e alle migliaia di aziende stanno chiudendo e vedrà cosa le rispondono. Il 2009 è stato in assoluto uno dei peggiori anni dell'ultimo dopoguerra, in quanto il prodotto interno lordo dell'Italia è crollato del 5 per cento: solo nel 1945 abbiamo avuto una caduta della ricchezza di simili proporzioni, ma il 1945 era stato un anno di guerra e oggi è solo un anno di approfittatori. Mai in un anno di pace il nostro Paese ha conosciuto una crisi economica e sociale delle dimensioni di quella dello scorso anno. Lei dice che va tutto bene, ma lo scorso anno le ricordo e ricordo al suo Presidente del Consiglio che non c'è (quello che fa sempre il latitante) che la produzione industriale è precipitata del 17,4 per cento rispetto all'anno precedente (produzione industriale precipitata del 17 per cento); che le esportazioni italiane, contrariamente a quanto lei affermato, sono tracollate del 21 per cento rispetto al 2008 e che si è trattato del peggior risultato degli ultimi quarant'anni e al Governo ci siete voi. Forse lei non lo sa nella sua descrizione idilliaca che ha fatto, ma migliaia di piccole imprese sono state costrette a chiudere; migliaia di lavoratori autonomi e piccoli commercianti con le loro partite IVA si sono trovati improvvisamente senza clienti e, quindi, anch'essi costretti a chiudere (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Forse lei non lo sa, ma il tasso di disoccupazione è cresciuto dal 6,8 all'8,6 per cento dall'anno scorso a quest'anno. Forse lei non lo sa, ma dalla metà del 2008 alla fine dello scorso anno 600 mila lavoratori si sono trovati senza lavoro e le piccole e medie imprese hanno ridotto in media del 30-40 per cento il loro fatturato. Lei dice che va tutto bene e che siamo felicissimi in questo Paese, ma in quale Paese vive: in quello di bengodi di casa sua o in quello di Arcore del suo amico Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico)? Forse lei non lo sa, ma Confindustria stessa stima che i disoccupati, tenendo conto dei lavoratori in cassa integrazione, abbiano ormai raggiunto la quota del 10 per cento della popolazione attiva. Forse lei non lo sa, ma la cassa integrazione ha coinvolto quest'anno circa 1 milione e 200 mila lavoratori. Forse lei non lo sa, ma l'Italia rappresenta il fanalino di coda sugli stipendi (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). A parità di acquisto il nostro Paese occupa il ventitreesimo posto sui trenta Paesi dell'OCSE con un salario medio netto annuo che ammonta a poco più di 14.700 euro (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44 per cento rispetto al dipendente inglese; guadagna il 32 per cento in meno di quello irlandese; il 28 per cento in meno di un tedesco; il 19 per cento in meno di un greco; il 18 per cento in meno di un francese; il 14 per cento in meno di uno spagnolo. D'altronde lei lo dovrebbe sapere, in quanto ha guadagnato solamente 70 mila euro quest'anno, o 30 mila euro.
Che dire della situazione disastrata in cui si trova il nostro Mezzogiorno? Il Mezzogiorno è già chiuso in una grande gabbia, signor Ministro e signor Presidente che non c'è. Infatti, a parità di lavoro i salari sono ridotti del 25 per cento rispetto al nord, mentre il costo della vita è inferiore al 16 per cento. La disoccupazione è doppia in molte regioni rispetto al nord, ma il problema non riguarda solo il meridione: è tutto il Paese al collasso a cominciare dal profondo nord abbandonato a se stesso da quelli che dicono che vogliono pensare al nord e che, invece, sono diventati più centralisti di quelli che stanno a Roma, e mi riferisco alla Lega ovviamente (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Nel 2009 - forse lei non lo sa, signor Ministro, né lo sa il suo Presidente del Consiglio, che pensa soltanto ad usare il telefonino per gli affari suoi - 110 mila attività commerciali hanno chiuso per la principale ragione del calo drastico dei consumi delle famiglie, perché non c'è più lo stesso potere d'acquisto da parte delle famiglie. Forse lei non lo sa, ma nel 2010 altri 600 euro per ogni famiglia verranno erosi dall'aumento delle tariffe di luce, acqua, gas e trasporti. Insomma, siamo di fronte ad un dramma economico e sociale per centinaia di migliaia di famiglie, per cui la gestione della crisi deve diventare la priorità nazionale del Governo e del Parlamento. Voi, invece, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro, tutto il Governo, ve la cantate, ve la suonate e ve la ridete da soli. Sprizzate ottimismo, ridete, fate i galambour, accusate noi che vi sproniamo ad assumervi le vostre responsabilità di essere dei piantagrane. Lei vorrebbe essere lasciato in pace, signor Presidente del Consiglio che non c'è. Lei signor Ministro e voi del Governo vorreste essere lasciati in pace, mentre come novelli Nerone nostrani ve la godete vedendo il nostro Paese bruciare. Ma noi non ve lo permetteremo, perché noi vi incalzeremo tutti i giorni e vi inchioderemo alle vostre responsabilità di satrapi e irresponsabili uomini di Governo. È da quindici anni che sentiamo il Presidente Berlusconi promettere un nuovo miracolo economico italiano. Ma non ci ha detto a favore di chi: degli speculatori, degli evasori fiscali, di se stesso, perché finora non abbiamo visto alcun miracolo italiano per le famiglie, per le imprese sane, per coloro che pagano le tasse, per coloro che rispettano le regole del gioco. Poi vi siete accorti in che dramma di povertà state portando il nostro Paese. Secondo la recente indagine della Banca d'Italia la quota di poveri nel nostro Paese è pari al 13 per cento. Siamo un Paese con una distribuzione del reddito ed una ricchezza disuguale, ineguale, perché voi state facendo un'attività e una politica economica che crea disuguaglianza sociale e creerà rivolta sociale. Poi si dice che è colpa di quelli che fomentano la rivolta. Siete voi che fomentate la rivolta sociale. Voi non lo sapete, ma fuori, nelle fabbriche e nel Paese, ci sono cittadini che soffrono, che non arrivano a fine mese, famiglie che non ce la fanno più (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). È per questa ragione che voi siete gli autori di questa rivolta sociale che sta per arrivare, di questa disperazione sociale. Voi non vi rendete conto che il rischio povertà in Italia è molto elevato, soprattutto tra i giovani. Tra i minorenni nel 2006 il 19,3 per cento è in stato di povertà. Si tratta di un valore che non ha uguali tra i Paesi avanzati. Voi non potete pensare soltanto al sistema bancario e al sistema delle grandi imprese. Dovete pensare a un'economia diffusa, ad un'economia uguale per tutti, che porti benefici a tutti e non privilegi a pochi.
Insomma, voi, Ministro dell'economia e delle finanze e Presidente del Consiglio, non lo sapete, ma siamo di fronte ad un Paese che non cresce, che è sempre più caratterizzato da disparità e disuguaglianza sociale. I divari di reddito e di ricchezza stanno creando vaste aree di esclusione sociale. Ci sono decine di migliaia di giovani che non completano il ciclo di istruzione secondaria, che non sono in grado di affrontare le sfide dell'economia moderna. Un Paese così ineguale, che rinuncia a coinvolgere nello sviluppo fette importanti di popolazione è un Paese nel quale viene meno la nozione di cittadinanza. Lei sta trasformando i cittadini in sudditi in questo Paese. Voi e questo Governo, che assume sempre più i connotati di un regime. Anche questo bisogna dire: voi non volete far sapere nulla di ciò che state combinando. È per questo che, a partire dal Presidente del Consiglio, telefonate al direttore del TG1, Minzolini, e al commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per fare in modo che ci sia un'informazione accomodante e asservita al vostro potere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Voi siete l'espressione del moderno regime, ma noi vi contrasteremo dentro e fuori dall'Aula, perché noi facciamo parte della resistenza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

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2 Marzo 2010

Debito pubblico: Tremonti risponda

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In questi giorni stiamo sentendo dichiarazioni a reti unificate sulla grave crisi economica della Grecia. Dichiarazioni che suonano all’incirca così: "L’Italia non farà la fine della Grecia", oppure "L’Italia sta meglio di Grecia, Spagna e Portogallo", o peggio "L’Italia non è la Grecia". Tutti parlano ma Tremonti è scomparso dalla scena, un po’ come avviene quando è in arrivo uno tsunami, prima del quale alcune specie animali, avvertendo il pericolo, abbandonano l’habitat.

Non mi conforta sapere che l’Italia sia l’ultima o la penultima in una lista di Paesi con prospettive disastrose per il proprio futuro, in odor di default insomma. Certo peggio di noi magari stanno la Turchia, o il Tagikistan ma un governo dovrebbe pensare, e gli italiani lo chiedono, a come portare il Paese in vetta a primati edificanti e non traguardarlo ad una sterile discussione di quanto vicino o lontano sia dal peggiore esempio in circolazione sulla piazza. E’ chiaro che se il Paese non vuol fare la fine della Grecia, gli italiani hanno bisogno di qualcuno che gli dica la verità e li inviti a rimboccarsi le maniche.

L’Italia dei Valori intende capire quale sia lo stato di salute del Belpaese e sta proponendo in tutte le sedi opportune delle proposte per poter affrontare la stretta economica che sta sgretolando l’economia reale e che sta cominciando ad erodere il risparmio ed il benessere accumulato in oltre cinquant’anni di prosperità. Ma quest’attività oggi è ostacolata dal governo che non vuole affrontare l’argomento nelle sedi preposte, intento a portare avanti i propri tornaconti nazionali ed ora anche locali. Ma per capire se la nostra cura, fatta di punti programmatici, è efficace o meno dobbiamo visitare il paziente.

Guardando i numeri la diagnosi non fa ben sperare, l’Italia ha un debito pubblico di un ordine di grandezza superiore a quello della Grecia (1.800 contro i 298 miliardi greci), un rapporto debito pubblico/PIL senza uguali (115%) e nuvole nere che si addensano all’orizzonte, come segnalato da un articolo del New York Times del 23 febbraio. L’articolo, a triplice firma, non ha riscosso successo negli editoriali di Minzolini, né negli esilaranti Tg di Fede, il governo ha reagito con un rumorosissimo silenzio anche se la notizia non è passata inosservata nel resto d’Europa e molti, infatti, hanno espresso preoccupazione.

Secondo l’inchiesta giornalistica del quotidiano statunitense, una parte del debito pubblico della Grecia è stato occultato tramite l’utilizzo di derivati, il che significherebbe che il suo ammontare è più alto di quanto noto all’Europa. Nell’articolo del New York Times viene citata anche l’Italia: essa è tra i Paesi che sarebbero stati aiutati dalle banche corse in aiuto di politici per imbastire questa “copertura”. L’Italia dei Valori ha depositato il 25 febbraio, in Senato, un’interrogazione scritta rivolta al ministro dell’Economia (leggi il documento), che ultimamente è desaparecidos (come il suo capo), e che non ha ancora dato risposta. Gli italiani informati, anche a nome di quelli volutamente tenuti nel brodo dell’ignoranza, vorrebbero una risposta dal loro dipendente Tremonti, anche dal profondo della macchia alla quale si è dato.

Mi sembra sia opportuno e doveroso da parte del governo smentire immediatamente, anche sul New York Times, questa indagine giornalistica, sempre che sia possibile farlo, esibendo le prove che rassicurino il sistema economico internazionale. Una cosa è certa: se l’Italia non vuol fare la fine della Grecia per uscire dalla crisi non dovrà affidarsi a questo governo né ai suoi signori del debito pubblico.

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11 Gennaio 2010

Magari fossi prevenuto

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Ce la sto mettendo tutta, quando leggo le agenzie faccio lunghi respiri e mi rivolgo a quella parte di me che conosce questa maggioranza, che non cambierà mai natura, e penso: "magari sono prevenuto?".

Magari fossi prevenuto quando penso che Berlusconi non può permettersi una riforma tributaria "reale" visti i 10 miliardi di debito pubblico mensili del 2009.

Magari fossi prevenuto quando penso che di riforme tributarie, di aliquote semplificate, ridotte, leggere, semplici, eque, larghe, strette, alte e magre ne ha dichiarate in tutte le salse dal ’94 senza averle mai realizzate.

Magari fossi prevenuto quando penso che la riforma tributaria è il miele sul cucchiaino per l'olio di ricino del processo breve e del legittimo impedimento.

Magari fossi prevenuto quando associo lo squillar di trombe riformiste alle elezioni regionali, salvo poi sentire il tamburellare del boia a urne chiuse per annunciare nuovi tagli alle pensioni, gli innalzamenti di aliquote, nuovi bolli, bollini, imposticelle dettate da un rigore doveroso per il perdurare della crisi.

Magari fossi prevenuto, ma sono pronto a scommettere che mi troverò quanto prima in Parlamento a votare l’ennesima fiducia di una legge ad personas ”, ossia utile al club degli impuniti di governo e poi, semmai, in mezzo ad una selva di “se e forse”, la riforma tributaria.

E purtroppo ho il presentimento (o la certezza) che sarà la cruda realtà a deludere chi una riforma tributaria reale se l’aspettava nel 2010.

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2 Gennaio 2010

Cominciamo male il 2010

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Il 2009 lo avevo chiuso con l'augurio che l'Italia tornasse ad essere una Repubblica fondata sul lavoro. Neanche il tempo di augurare un buon 2010 a oltre un milione di disoccupati che arriva la nuova provocazione del governo, quella di cancellare proprio l'articolo 1 della Costituzione, quello che recita, per l'appunto, che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Dal punto di vista politico il 2010 costringe già a disseppellire l'ascia di guerra contro il solito manipolo golpista che vuole stravolgere la Costituzione cavalcando le dichiarazioni del Capo dello Stato, forse incaute visti gli interlocutori. L'Italia ha bisogno di riforme che devono essere discusse in Parlamento e in nessun altro posto, con i tempi che queste richiedono per essere approvate, tempi sicuramente diversi dalle scadenze processuali di Silvio Berlusconi. Rimane il fatto che la giustizia non è certamente tra le priorità dell'agenda politica. Quello che manca alla giustizia, torno a ripetere, sono mezzi e strumenti per velocizzare i processi e per migliorarne l'efficienza e non il controllo e l'assoggettamento alla classe politica. Ritengo invece che siano prioritarie riforme per rilanciare l'economia e l'occupazione, e vorrei che queste siano affrontate non soltanto con il confronto politico ma anche sociale. Tradotto, per chi governa, significherebbe chiedere a Brunetta di riformare l'amministrazione pubblica insieme a coloro che definisce "fannulloni", o alla Gelmini di metter mano all'istruzione ascoltando gli addetti ai lavori e discutendo le riforme in tutti gli atenei. Ma come si può chiedere ad un branco di elefanti di attraversare un negozio di cristalli senza rompere nemmeno un bicchiere? Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha messo "il vento in poppa alla barca dei pirati" che utilizzerà strumentalmente le dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni per distruggere e mortificare le stesse. La riprova l'abbiamo già perchè, al di là di insistenti richieste di dialogo con l'opposizione, questa maggioranza non ha fatto, né farà, un solo passo indietro dal proposito di ottenere, nel più breve tempo possibile, l'approvazione di leggi ad personam che assicurino l'impunità del Presidente del Consiglio.

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28 Dicembre 2009

La terza industria del Paese

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Il gioco d’azzardo è illegale. E comunque anche quello considerato 'non d’azzardo', attraverso il quale lo Stato percepisce entrate fiscali da capogiro, è un’indecenza.
Con oltre 53 miliardi di euro di raccolta, questo business costituisce una percentuale vicina al 4% del Pil nazionale: rappresenta la terza industria del Paese.
Le entrate dello Stato derivanti dalla raccolta sono lievitate dai 3,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,7 miliardi del 2008, con un tasso di crescita complessivo del 121,1%. A giocare di più sono individui tra i 25 ed i 44 anni e oltre i 65, questi ultimi pensionati. In Italia il gioco d'azzardo si sta diffondendo e sta avendo un impatto fortemente negativo su numerose fasce sociali: da quella degli studenti, che compromettono la riuscita dei propri studi, ai pensionati che finiscono in mezzo ad una strada, alle unioni familiari distrutte per il 'vizietto' di mamma e papà. Il profilo è quello del sognatore con un reddito modesto che tenta la fortuna ma scivola poi nella nullatenenza.
E' stato riconosciuto dal CNR e diversi studi che il gioco-scommesse è un’attività che crea dipendenza come le droghe, il fumo, l'alcol.
Non voglio con questo precludere la libertà di un cittadino di poter scommettere o meno. Sto dicendo che al cittadino non può essere venduto il gioco come miraggio di vincite milionarie (in realtà dalle probabilità infinitesimali) e come alternativa ad una vita basata sul lavoro e sulle proprie capacità.

Le norme in materia di gioco e scommesse vanno equiparate a quelle sul fumo in termini pubblicitari, ossia ne dovrebbe essere proibita la promozione.
I controlli sull’età di chi gioca devono essere stringenti per impedire a minorenni e persone senza un proprio reddito di accedervi.
Le licenze e gli apparecchi installati nei punti di accesso al gioco, che con una normativa più permissiva dal 2003 hanno proliferato a dismisura, devono essere ridotti e la diffusione legata alla demografia.
Lo Stato dovrebbe farsi promotore di campagne progresso contro il gioco-scommesse poiché può provocare danni alla salute e alla psiche dei cittadini favorendo, nella maggior parte dei casi, il dissesto economico individuale e familiare.

Qual è la differenza agli occhi dello Stato tra chi si gioca un appartamento a poker tra mura domestiche e chi spende la sua pensione euro su euro al SuperEnalotto? Il fatto che uno non ne versi una parte all’erario e l’altro si?
E’ solo nell’erario?
Ma perché non applicare allora lo schema “legalizziamo-incassiamo” anche per la prostituzione, riaprendo le case chiuse, oppure anche per le droghe?
Evidentemente dietro al gioco-scommessa ci sono dei valori sociali che ora mi sfuggono: ma quali?
I governi non possono anteporre gli interessi economici a quelli dei cittadini, così come hanno dimostrato con la progressiva legalizzazione delle scommesse adducendo come alibi la necessità di sottrarne semplicemente il controllo alla criminalità organizzata.
Non è il controllo economico il driver delle decisioni dello Stato ma la tutela della comunità e della sua salute.
Se da una parte si normano gli aspetti fiscali, dall’altra bisogna curarsi anche di eventuali effetti sociali.
L'Italia dei Valori, nei prossimi giorni, presenterà un disegno di legge per offrire una regolamentazione delle scommesse e della comunicazione ad essa associata a tutti i livelli per la tutela del cittadino.


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17 Dicembre 2009

Stato riciclatore, Stato ricettatore

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Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati sul voto di fiducia alla Finanziaria:

"Signor Presidente, il gruppo dell'Italia dei Valori esprime la più ferma contrarietà alla legge finanziaria 2010. Lo facciamo sia per ragioni di merito, sia per ragioni di metodo. Per ragioni di merito a sua volta lo facciamo sia perché riteniamo che questa legge sia iniqua, sia perché la riteniamo criminogena. La riteniamo criminogena perché le fonti delle entrate previste per far quadrare i conti pubblici sono pressoché esclusivamente quelle previste con il famigerato scudo fiscale.
Vale a dire, con una tangente di Stato, perché di tangente si tratta, al 4 per cento, come si usava una volta, nella prima Repubblica. Tangente che questo Governo percepisce dagli evasori fiscali, ma non solo dagli evasori fiscali: anche dai corrotti, dai corruttori, dai mercanti di droga, dai rapinatori, dai truffatori, perché il colore del denaro è sempre quello, perché il denaro non ha odore, perché anche quando torna dall'estero, sempre di denaro di provenienza illecita si tratta, perché quella lecita poteva già tornare tranquillamente. È denaro di provenienza illecita, di qualsiasi provenienza illecita, anche di quella dell'evasione fiscale. Denaro, insomma, nascosto come bottino all'estero e nei paradisi fiscali, un po' come ha fatto anche il Presidente del Consiglio che, quanto ad evasione fiscale, ad occultamento di fondi illeciti all'estero, non è stato e non è secondo a nessuno.
In un Paese normale, in uno Stato di diritto, i proventi dei reati dovrebbero essere perseguiti e confiscati e non rimessi nelle mani dei delinquenti che non li immettono in circuito in un'operazione legale, se li terranno sempre nei loro forzieri; pagando la tangente, hanno fatto un riciclaggio di Stato. Anzi, di più, hanno ricattato lo Stato, che ora deve sottostare a tale immorale compromesso per fare cassa in modo spicciolo e senza rispetto per quelli che, invece, le tasse le hanno pagate sempre e comunque. Insomma, lo Stato riciclatore, lo Stato ricettatore: questo è lo Stato del Governo Berlusconi.
Mi riferisco, invece, a tutte quelle persone che, come i lavoratori e i pensionati che le tasse le pagano, adesso si vedono trattati, appunto, in modo iniquo, ma mi riferisco anche ai tanti professionisti, ai commercianti, agli imprenditori perbene che ora, proprio per colpa di questo binario, di questo doppio binario instaurato dal Governo Berlusconi, si trovano a combattere ad armi impari perché ci sono concorrenti che non rispettano le regole del gioco, non rispettano le regole del mercato e quindi vincono sempre.
Insomma, questa legge finanziaria è criminogena perché mette voglia di violare la legge perché così si fa prima e si fa meglio. Oltre che criminogena, questa legge finanziaria è anche iniqua, perché prevede un uso ingiusto ed improprio delle risorse rispetto ai bisogni dei cittadini e delle priorità del Paese: una volta fatto il riciclaggio di Stato, queste risorse vengono buttate via, ad esempio, per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, come è accaduto anche questa mattina, in Consiglio dei ministri, dove si sono stati stanziati altri 330 milioni di euro aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalla finanziaria. E poi la gran cassa mediatica di questo Governo dice che per il Ponte sullo Stretto di Messina non si mettono soldi: allora, cosa sono questi, bruscolini?
Altri miliardi li avete buttati via con l'insensata modalità di vendita all'Alitalia, con le autostrade da fare in Libia a Gheddafi, e così via. Insomma, un sacco di soldi usati in modo iniquo nel mentre le piazze, le fabbriche, le scuole, le chiese, i campanili, i tetti sono pieni di gente disoccupata che protesta perché non arriva a fine mese e non vede alcun spiraglio per il proprio futuro. Addirittura c'è una miriade di piccoli imprenditori che nel nord-est, come riferiscono i mass media e i giornali di oggi, si stanno suicidando, a trenta-quaranta la volta. Di più, stanno scioperando anche coloro che dovrebbero essere addetti ai controlli e alla sicurezza del nostro Paese. Mi riferisco, ad esempio, alle tante manifestazioni di protesta degli agenti di polizia, dei dipendenti del Ministero dell'interno, del Ministero della difesa, del Ministero dell'economia e delle finanze, dei vigili del fuoco, della Polizia penitenziaria, ieri anche dei dipendenti del Ministero della giustizia, che hanno manifestato qui fuori. E poi vi domandate perché c'è disagio sociale!
Mi riferisco, ma solo per ricordarli in via esemplificativa in questa sede e per dare loro un attestato di solidarietà, ai dipendenti di Agile-ex Eutelia, ai dipendenti del gruppo Omega, ai lavoratori che stanno finendo la cassa integrazione, ai posti di lavoro in pericolo reale come quelli della FIAT di Termini Imerese, della FIAT di Pomigliano D'arco, ai lavoratori della Dalmine, sia quelli di Livorno che di Bergamo, ai cantieri navali di Castellammare di Stabia e non solo, anche a quelli di Palermo. Mi riferisco al settore chimico di Porto Marghera e di Porto Torres, alla Mac-Iveco di Brescia, ai dipendenti della Merloni di Fabriano, a quelli della Manuli di Ascoli, a quelli dell'Alcoa, ossia circa duemila dipendenti in Sardegna, ai lavoratori della Selfin di Caserta, ai lavoratori della Lasme di Melfi, a quelli della Ferretti di Forlì.
Inoltre, mi riferisco ai ricercatori dell'Ispra che non sono personale qualsiasi, ma altamente qualificato che non hanno più alcuno spazio e alcuna possibilità; ai lavoratori della Lares di Paderno Dugnano; a quelli della Nokia Siemens di Cinisello; ai lavoratori della Val di Sangro dell'Abruzzo; ai cassaintegrati dell'Ilva di Taranto. Potrei continuare all'infinito. Anche in questo momento, mentre sto parlando e il Governo non ascolta, anche in questo momento, ci sono fuori da Montecitorio addirittura i giudici di pace che stanno manifestando, proprio perché non hanno alcuna risposta alle loro esigenze.
Insomma, la morale della favola è che voi dite che c'è disagio sociale e protesta del Paese. Certo che c'è protesta del Paese, certo che c'è disagio sociale, certo che c'è il rischio di una rivolta! Ma accusate noi dell'opposizione che denunciamo tutto questo? Di chi è la colpa se tutto questo sta avvenendo? Nostra che la denunciamo o voi che commettete questa assoluta ingiustizia ed iniquità?. Guardatevi allo specchio, voi del Governo e della maggioranza, guardatevi allo specchio! Perché siete voi che, con il vostro menefreghismo verso i bisogni dei più deboli e dei più bisognosi, voi, che state portando avanti leggi e provvedimenti che interessano solo la casta, ma che dico, solo qualcuno di voi, ma che dico, solo uno di voi, il vostro Presidente del Consiglio, create allarme e protesta civile! Allora, di chi è la colpa di tutto quello che sta avvenendo? Di chi è la colpa di questo disagio? Ecco le ragioni di merito per cui noi protestiamo contro questo disegno di legge finanziaria, perché è iniquo e criminogeno.
Protestiamo anche per ragioni di metodo, perché questo disegno di legge finanziaria non è una legge, ma un'ennesima imposizione che questo Governo sta imponendo a questo Parlamento. Non solo alla minoranza, perché noi non stiamo facendo ostruzionismo e, se lo facessimo, già impedirlo sarebbe una mancanza di democrazia. È un'imposizione contro la vostra stessa maggioranza, perché egli emendamenti proposti erano quelli della vostra maggioranza. Siccome non trovate un accordo, mettete il voto di fiducia perché così ricattate i vostri stessi parlamentari che devono accettare di votare questo provvedimento, altrimenti si torna alle urne e chi fa le liste non terrà più conto di quelli che non si sono adeguati .
Questo metodo impositivo, prevaricatorio, provocatorio, fascista e piduista è il metodo di sempre e che adottate. Anche in questa occasione, cosa sapete fare? Sapete negare ogni ruolo al Parlamento, tant'è vero che in questi anni tutto è stato deciso con decreti-legge, ma che dico, con voti di fiducia. Voi del Governo rifiutate la validità delle decisioni della Corte costituzionale, ogni volta che questa si permette di cancellare qualche provvedimento incostituzionale.Per voi la Corte costituzionale va abolita semplicemente perché si permette di dire che state violando la Costituzione. Voi contestate le funzioni di garante degli ultimi Capi dello Stato, tutti e tre: da Scalfaro, a Ciampi e a Napolitano. Voi delegittimate la magistratura ogni giorno, anzi delegittimate ogni organo di controllo. Accusate di eversione coloro che chiedono spiegazioni all'operato del vostro Presidente del Consiglio. Voi denigrate gli avversari politici con dossieraggi e spioni al soldo del Presidente del Consiglio per costringerli con il ricatto alla resa. Voi imbavagliate quegli organi di informazione che non vogliono ridursi solo a fare da grancassa delle sue folli decisioni. Voi criminalizzate come terroristi coloro che, come Marco Travaglio, cercano di aprire gli occhi all'opinione pubblica e ai cittadini prima che sia troppo tardi! Voi state mettendo a rischio della vita queste persone, perché state mettendo in condizione di armare la mano assassina! Voi siete i mandanti morali della libera espressione. Voi e solo voi...
Qualcuno fa come Ponzio Pilato, il quale per natura e per professione sostiene che tutto questo non sarebbe espressione di un modello fascista, ma solo del diritto della maggioranza di governare. Ma va là, ma va là, ma va là, come direbbe qualcuno. Signori del Governo e della maggioranza, voi avete diritto sì di governare, ma in uno Stato di diritto e democratico il voto popolare non può distruggere l'imperio della legge: anche chi viene votato dal popolo deve rispettare la legge e voi non la rispettate."


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9 Dicembre 2009

La finanziaria della disparita' sociale

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Questa e' la finanziaria della vergogna e della canna del gas. Il governo non ha piu' un centesimo e decide di rubare nel piatto delle pensioni.

Il Tfr fu scippato dal governo Prodi alle imprese che lo utilizzavano come bacino di investimento per lo sviluppo, ora Berlusconi lo scippa all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Si fregano i soldi del Tfr dei lavoratori per sistemare gli speculatori e gli intrallazzatori a cui va lo scudo fiscale.

Il debito pubblico ha raggiunto quota 1.800 mld di euro, crescendo a colpi di 10 miliardi di euro al mese: un triste primato di questo governo.
Le entrate sono crollate sotto i colpi della crisi, mai riconosciuta e assistita.

Sul fronte delle uscite non è stato fatto alcun taglio consistente alle inefficienze della macchina pubblica i partiti non hanno rinunciato ad alcun privilegio. Le province e le loro macchine amministrative ridondanti sono ancora lì, la norma per sopprimerle, presentata da Italia dei Valori, è stata affossata dal governo e dal Pd.

Il 2009 ha prodotto nel mondo del lavoro miseria e disuguaglianza sociale: oltre 100 mila precari della scuola sono stati mandati a casa, insieme a un milione di senza lavoro e a un numero imprecisato di aziende che hanno chiuso i battenti. Per loro nessuna menzione nella finanziaria della disparità sociale.

Sono stati perfino cancellati 30 mln di euro per la ricostruzione delle case distrutte a Viareggio a seguito della catastrofe ferroviaria del 29 giugno che provocò oltre 20 morti.

In compenso spuntano le norme finalizzate a condonare gli abusivismi edilizi attraverso il sequestro dei locali da parte dell’amministrazione pubblica e la loro locazione agli abusivi stessi in una sorta di subaffitto di Stato. Idem con i beni confiscati alla mafia, che potranno essere ricomprati avvalendosi di banali prestanome.

Con questa finanziaria lo Stato arraffa nelle tasche dei pensionati, tira un calcio nel posteriore a chi è o sta per cadere in disgrazia e si butta nella competizione con la camorra, la mafia e la n’drangheta varando una serie di norme che puntano a inserirlo stabilmente nella catena del valore delle mafie.

Insomma, il governo chiude gli occhi di fronte al business della malavita senza accorgersi che il Paese sta scivolando verso il default.

Una situazione, quella della bancarotta, che giungerebbe come un fulmine a ciel sereno nelle case degli italiani distratti con l’informazione di regime con il processo per l’omicidio di Meredith Kercher e le prodezze del Presidente del Consiglio. Ma i numeri non sono opinabili, come le dichiarazioni di un pentito, e puntano dritto verso le nere previsioni fatte dalla società finanziaria JP Morgan in un articolo del 6 marzo scorso, dove l’Italia compariva come il Paese più esposto al rischio fallimento, subito dopo la Grecia e l’Irlanda.

Cosa aspetta il governo ad invertire la rotta? Invece di pensare al nucleare, al ponte di Messina e a tutti quegli investimenti a interesse ristretto, se non privatistico, comincino a occuparsi dei cittadini!

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24 Novembre 2009

Agricoltura in estinzione

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Senza immediati e concreti interventi, che devono essere inseriti nella finanziaria attualmente in discussione alla Camera, il prossimo anno più di 100 mila imprese agricole saranno costrette a cessare l’attivita'.

Gia' quest’anno piu' di 30 mila aziende hanno chiuso i battenti. Sarebbe un tracollo senza precedenti con un danno economico: oltre 10 miliardi di euro” sono le parole miste a rabbia e disperazione presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi.

Oggi una delegazione Cia ha manifestato a Montecitorio, io c'ero.

Testo del video intervento

L'Italia dei Valori è dalla parte dei lavoratori, dalla parte di chi non ha più il lavoro e dalla parte di chi non riesce a trovarlo. Siamo dalla parte dei soggetti più deboli: si tratta di giustizia sociale. Dicono che io mi occupo solo di giustizia e che sono giustizialista. No, io mi occupo della giustizia sociale. Dietro di me ci sono gli agricoltori, che lavorano ‘a perdere’ senza contare il tempo che impiegano per il loro lavoro, agricoltori ai quali questa finanziaria non dà un euro di sostegno e di incentivi. Una finanziaria che pensa al ponte sullo stretto di Messina e ai soldi per fare autostrade in Libia, una finanziaria che non pensa a dare la possibilità agli agricoltori di arrivare almeno in pareggio.

I soldi che spendono i consumatori per riempire la tavola di prodotti, sono inversamente proporzionali ai soldi che spendono gli agricoltori per produrre. Per ogni prodotto che trovate a due euro sul vostro tavolo, all'agricoltore vengono dati 15 centesimi, a volte anche 12 centesimi. Per fare un esempio, un quintale d'uva costa venti euro dall'agricoltore, mentre voi lo pagate 2 o 3 euro al chilo sul balcone. Cosa voglio dire con questo? Quando pagate 2 euro pagate una somma esagerata rispetto alla somma che gli agricoltori percepiscono per produrre.

Noi dell'Italia dei Valori diamo la nostra solidarietà a questa manifestazione e in Parlamento stiamo facendo il possibile per modificare questa legge finanziaria, affinché dia maggior spazio agli agricoltori e all'agricoltura nel suo complesso.

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15 Ottobre 2009

L'indebitamento selvaggio

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Il Capo dello Stato, il 12 ottobre, ha lanciato l'allarme sul debito pubblico fuori controllo. Lo stesso allarme è stato ribadito ieri da Bankitalia che lo ha definito “da record” con una dimensione di 1.757 mld di euro: 100 mld in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Il mare del debito pubblico è in secca, si sta asciugando anche il principale affluente: il gettito fiscale nei primi mesi del 2009 è crollato del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2008 e continuerà a crollare per due motivi.

Il primo: le imprese chiudono e riducono i fatturati, le strade si riempiono di disoccupati e quindi il gettito diminuisce.

Il secondo: lo scudo fiscale, quello italiano, è stato il più colossale incentivo all’evasione e produrrà effetti devastanti sui contribuenti. Chi pagava le tasse e non pensava all’evasione, dal 2 ottobre sta studiando a tavolino, con il proprio commercialista, come adeguarsi ai tempi. Rimarrebbero solo i dipendenti pubblici e privati a pagare fino all’ultimo cent.
Ma se si interrompe il gettito, anche chi amministra il valore esaurirà l’ossigeno e la macchina dello Stato si fermerà.

Non è complessa l’economia di un Paese, anche se ve lo vogliono far credere.

Se colleghiamo questi segnali all'appello di Draghi sull’età pensionabile e al giudizio degli industriali e dei rappresentanti dei lavoratori, che etichettano come “insufficienti” per la ripresa dell'economia i provvedimenti adottati dal Governo, possiamo arrivare ad un’unica conclusione: i soldi stanno finendo e per tenere a galla il Governo si stanno indebitando selvaggiamente i cittadini. Perché siamo arrivati a questa situazione? Perché i politici stanno discutendo dei problemi personali di Silvio Berlusconi, “buono” ad evadere e “giusto” con i furbi.

Gli effetti di questa negligenza saranno devastanti lasciando in mezzo ad una strada molti ignari cittadini, anche quelli che ora stanno sognando ‘l’Italia dei berluscones’.

Nel Paese, tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà ma questo è un dato parziale: quanti sono i cittadini sul filo del rasoio a fine mese ? E quanti, se dovesse accadere un minimo imprevisto nella loro vita, scivolerebbero sotto un ponte o si vedrebbero costretti a recarsi presso la mensa della Caritas?

5,6,7,10 milioni? Qui parliamo un il 10-15% della popolazione a serio rischio di sostentamento, un numero da far impallidire Obama, come direbbe Berlusconi. Un rischio che il governo ha affrontato con la Social Card e con i manganelli davanti i cancelli delle fabbriche in chiusura.

Il ministro dell'Economia conosce questi numeri e sa che sono anche prudenziali, ma getta "bicchieri d’acqua su una foresta in fiamme" invece di "chiamare i pompieri" e sarà complice di questo silenzio se la situazione precipiterà nei prossimi mesi.

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12 Ottobre 2009

Abolizione province: chi ha tradito e tradira'

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Il numero complessivo degli amministratori e degli eletti dell’ente territoriale Provincia conta oltre 4.000 addetti con 2900 consiglieri, circa 50 tra Presidenti e vicepresidenti, circa 100 presidenti della Giunta, oltre 900 assessori. Il costo annuale dei soli compensi di questo “esercito” di eletti è superiore a 50mln di euro mentre le sole spese correnti delle oltre cento province italiane si aggirano attorno ai 10mld di euro all’anno.

I leader di partito, del centrodestrasinistra (come li definisco), in campagna elettorale e nelle successive trasmissioni televisive, hanno dichiarato di voler abolire le province.

Loro sanno che gli italiani le vedono come una sovrastruttura clientelare e di intralcio alla già capillare amministrazione comunale, un’enorme stratificazione di burocrazia che serve a mantenere se stessa ma non aiuta la celerità delle pratiche.

L’Italia dei Valori porta in Aula, oggi, un disegno di legge per l’abolizione delle province, presentato nonostante il parere contrario della I Commissione Affari Costituzionali, a cui era affidata la discussione e di cui sotto riporto la composizione.

L’Italia dei Valori si è espressa per l’abolizione delle province, trovandosi contro Pdl e Lega, e persino il Pd con 16 nomi della vergogna che si sono nascosti dietro “il distinguo dei tempi e dei metodi” della proposta. Pd e Pdl sono, ormai, la diversa espressione del medesimo atteggiamento politico che rincorre il potere, locale e centrale, fatto da inciuci e di poltrone da occupare. Le province, secondo loro, sono parte di questo potere e di questo clientelismo e vanno difese a costo di mentire agli elettori.

Una chicca per i lettori: in Commissione, tra le fila del Pdl, si legge, ironia della sorte, il nome dell’onorevole Calabria Annagrazia che sostituisce proprio lui, il clown Silvio, quello che a Porta a Porta chiosa: “via le province”, ma in commissione ne affossa la legge.

Dov’è la stampa, dove sono i Tg? I cittadini non sanno nulla di questo colossale inganno bipartisan alle loro spalle. Dov’è l’informazione libera del 3 ottobre per smascherare questi bugiardi che infangano la politica?
Dove siete informazione libera? Siete voi il palo che copre questi politici, mentre rapinano il Paese ed ingannano i cittadini e a voi va tutta la mia condanna in quanto gli altri si comportano secondo la loro natura truffaldina.

Non importa, facciamo da soli, come abbiamo sempre fatto con la Rete: oggi (dalle 17:00 circa) e domani (dalle 15:00) manderò in diretta streaming, gli interventi  gli emendamenti e le votazioni sul disegno di legge per l’abolizione delle province. Sempre che domani, per tagliar corto, non intervenga una sospensiva, ossia la richiesta di archiviare la proposta senza neanche parlarne.

Voi cittadini, che vi informate in rete, avrete l’opportunità di ascoltare e valutare, nome per nome, le contraddizioni e la falsità di chi si esprimerà contro questo disegno di legge, magari tergiversando con un bel “politichese”, a dispetto delle promesse elettorali che quelle stesse facce vi hanno fatto negli ultimi due anni.

Riporto l'elenco di tutti i membri della I Commissione Affari Costituzionali della Camera:

ITALIA DEI VALORI (2 componenti): FAVIA David (capogruppo), PISICCHIO Pino.

LEGA NORD PADANIA (5 componenti): DAL LAGO Manuela, DUSSIN Luciano (capogruppo), PASTORE Maria Piera, VANALLI Pierguido, VOLPI Raffaele.

MISTO (1 componente): ZELLER Karl (MINORANZE LINGUISTICHE) (capogruppo).

PARTITO DEMOCRATICO (16 componenti): AMICI Sesa (capogruppo), BORDO Michele, BRESSA Gianclaudio, D'ANTONA Olga, FERRARI Pierangelo, FONTANELLI Paolo, GIOVANELLI Oriano, LANZILLOTTA Linda, LO MORO Doris, MINNITI Marco, NACCARATO Alessandro, PICCOLO Salvatore, POLLASTRINI Barbara, TURCO Maurizio, VASSALLO Salvatore, ZACCARIA Roberto (Vice Presidente).

POPOLO DELLA LIBERTA' (20 componenti): BERNINI BOVICELLI Anna Maria, BERTOLINI Isabella, BIANCONI Maurizio, BOCCHINO Italo, BRUNO Donato (Presidente), CALABRIA Annagrazia (in sostituzione del presidente del Consiglio BERLUSCONI Silvio), CALDERISI Giuseppe (capogruppo), CICCHITTO Fabrizio, CRISTALDI Nicolo', DE GIROLAMO Nunzia, DISTASO Antonio, LA LOGGIA Enrico, LAFFRANCO Pietro, LORENZIN Beatrice, ORSINI Andrea, PECORELLA Gaetano, SANTELLI Jole (Vice Presidente), SBAI Souad, STASI Maria Elena, STRACQUADANIO Giorgio Clelio.

UNIONE DI CENTRO (3 componenti): MANNINO Calogero, MANTINI Pierluigi, TASSONE Mario (capogruppo).

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17 Agosto 2009

Pil: un crollo al mese

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Il prodotto interno lordo del Paese crollerà a -4,8%: è questa la nuova previsione per il 2009.

In realtà è l’ennesima previsione di crollo che viene rivista oramai a cadenza mensile, se non giornaliera, e che denota l’incompetenza di chi effettua le stime o l’incapacità di chi è al governo e dispone delle leve per gestire le variabili.

Mi domando con che attendibilità si parli, nel 2010, di una bava di vento in poppa al Pil del +0,6% oppure di “ripresa”, nel 2011, con un incremento dello 0,8%. L’impressione è che si stiano tirando i dadi e che chi li ha in mano sia un baro.

Chiuderemo nel 2009 con un Pil reale vicino al -8%: è questa la verità.

L’Italia, ad oggi, dicono abbia sentito meno la crisi rispetto agli altri Paesi occidentali. Pura illusione riconducibile a tre motivi principali: da una parte non sono stati diffusi i numeri della crisi e della disoccupazione, che ad oggi continuano ad essere trattati come un’estrazione del Lotto; dall’altra sono state salvate le banche che però non hanno salvato le aziende; ed, infine, l’amministrazione pubblica italiana, macchina imponente con qualche milione di dipendenti, ha riversato sul debito pubblico, sui servizi e su qualche migliaio di precari il costo della crisi.

Ad aver pagato il prezzo più alto della recessione sono stati i lavoratori, soprattutto i precari, delle imprese private e dei colossi industriali, in cassa integrazione o semplicemente sbattuti per strada.

L’arresto dell’emorragia del debito pubblico, un Golem da 1,8 mld di euro fuori controllo, è la cartina tornasole della ripresa economica oltre che condizione necessaria per restare in Europa.

E’ stato stimato che per mantenere la capacità di sostenere il livello pensionistico italiano la crescita “reale” dell’economia, il Pil quindi, debba segnare un +1.8%. Se oggi siamo ad un Pil di -4,8% (con un valore medio invece, tra il 2008 ed il 2010, del -1,6%), qualcuno si è chiesto come stiamo pagando le pensioni con un differenziale sull’anno di -6,6% (e medio nel triennio di -3,4%)? Semplice, attingendo al Golem del debito pubblico.

Ma il gioco finirà in autunno, quando l’alchimia di governo non riuscirà a spiegare ai cittadini come mai le aziende continueranno a chiudere copiose e prive di ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, o come mai i pensionati vedranno ritoccare a ribasso le pensioni mentre loro, i governanti, a Palazzo Grazioli sorseggiano champagne serviti da escort vestite di nero e pensano ai dialetti, a Mediaset e a come fottere il Tricolore.

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10 Agosto 2009

Una maggioranza da zoo

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Berlusconi ha deciso di affrontare il problema dell'occupazione con le ''gabbie salariali'', una soluzione ad effetto che fa esclusivamente appello al senso comune di chi, vivendo al Centro-Nord ed essendo stato almeno una volta nel Meridione, ha constatato che un piatto di lenticchie costa tre euro invece di cinque. Una soluzione demenziale ad un problema importante, quello salariale, che vede l’Italia agli ultimi posti per livelli retributivi in Europa.

Abbiamo gli stipendi più bassi del Continente e mettiamo sul tavolo la discussione di come ridurli invece che aumentarli: direi che è il modo più demenziale per risolvere il problema. Se parlassimo di gabbie salariali all’Europa ci prenderebbero per scimmie da zoo ed è forse lì, dietro una gabbia, che dovrebbero finire coloro che le hanno proposte e coloro che le hanno accettate.

Berlusconi confonde la causa e l’effetto e trova soluzioni per il secondo, dobbiamo chiederci invece: perché al Meridione il costo della vita è minore rispetto al Nord, dato e non concesso che luce, acqua, gas e le tasse statali sono quelle del resto d’Italia?

La realtà è che al Sud il costo della vita è inferiore perché c’è un sommerso enorme e perché l’evasione fiscale è un fenomeno che ci costa quanto una finanziaria e quindi, se non hai aggravi nella tua attività, puoi vendere a costi minori per poi al limite pagare il pizzo alla camorra. A questa spiegazione si aggiunge poi l’enorme tasso di disoccupazione ed una miriade di persone che vivono con un solo stipendio in famiglia o con l’aiuto dei genitori: fenomeni questi che tendono a ridurre anch’essi il costo della vita per una minor capacità di spesa dei cittadini.

In queste terre va ripristinata la legalità, conducendo una guerra serrata all’evasione fiscale. Parallelamente si dovrebbe favorire il ritorno degli investimenti stranieri, in fuga da sempre per mancanza delle dovute garanzie da parte dello Stato. E per farlo bisognerebbe creare un modello di sviluppo con una fiscalità agevolata simile a quello dell’Irlanda e di altri Paesi occidentali, da non confondere con i paradisi dell’evasione cari alle aziende del Premier.

Al Sud gli stipendi sono già più bassi di quelli del Nord, perché si viene assunti in nero, questo lo sanno tutti, e non è istigando al dualismo Nord contro Sud che questa banda di incompetenti al Governo metterà a tacere il problema dell’occupazione, che in autunno li travolgerà.

Alle migliaia di INNSE autunnali lombarde non basterà la magra consolazione che ai loro colleghi al Sud hanno ridotto, sulla carta, lo stipendio. Anzi, sarà questo il motivo che compatterà l’intera Penisola contro questa maggioranza da zoo.

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28 Luglio 2009

Decreto anti-crisi: la maxi bufala

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Riporto il mio discorso sulla dichiarazione di voto sul decreto anti-crisi presentato oggi alla Camera. Anche questa volta il governo non ha avuto la nostra fiducia.

Sommario:

- Quello che manca nella manovra: il sostegno ai più deboli e alle aree più sottosviluppate
- Il mancato sostegno alle imprese
- La politica dei condoni
- L’intervento sulla Corte dei Conti
- La politica energetica
- Problemi “procedurali” e costituzionali
- La sanatoria per le badanti e la riforma delle pensioni
- Terremotati Abruzzo
- Class action
- Conclusioni



Testo dell'intervento

Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,

Noi no.

Noi dell’Italia dei Valori esprimiamo tutta la nostra contrarietà al decreto legge che ci avete proposto, anzi, imposto con il voto di fiducia.

Le ragioni della nostra contrarietà sono molteplici ma tutte unite dallo stesso filo logico: la nostra avversione al Suo modo di governare fatto di furbizie, scorciatoie, doppi pesi e doppie misure, inconsistenza di contenuti, vendita di fumo, gioco delle tre carte con gli stessi fondi a disposizione. Fondi che una volta vengono messi in un capitolo e un’altra in un capitolo diverso, solo per far credere che ci si occupa di tutto ed invece non risolvete mai nulla.

Quello che manca nella manovra: il sostegno ai più deboli e alle aree più sottosviluppate

Ci si attendeva un ampliamento delle misure a sostegno del reddito dei soggetti più deboli e poveri. Non è arrivato niente.

Ci si attendeva l’individuazione di qualche misura di sostegno a favore dei lavoratori dipendenti o parasubordinati, dei precari che non hanno diritto a nessun tipo di ammortizzatore sociale in caso di sospensione o cessazione del lavoro. Nulla!

La Banca d’Italia stima che ci siano circa 1.600.000 lavoratori precari e ci ricorda inoltre che, nelle famiglie in cui sono presenti solo lavoratori “atipici”, l’incidenza della povertà è stimata al 47 per cento.

È evidente che il lavoro flessibile è una necessità delle imprese, ma tra un lavoro flessibile e un altro, deve essere previsto il diritto ad essere sostenuti, così come avviene per ogni altro tipo di lavoratore.

Ci si attendeva l’individuazione di nuove risorse e invece sono sempre le stesse che vengono usate come “partita di giro” tra un capitolo e l’altro, con l’aggravante che spesso sono state tolte risorse ai fondi per gli investimenti per darle a quelle per spese correnti.

Un esempio lampante è lo sperpero, anzi la malversazione, delle risorse FAS 2007-2013 (Fondo Aree Sottoutilizzate) che sono state spostate su altri obiettivi, quali il pagamento dei debiti di Alitalia, le faraoniche opere pubbliche inutili, come il Ponte sullo Stretto di Messina, la cassa integrazione, lo smaltimento dei rifiuti e così via.

Un altro esempio è il tanto sbandierato “piano casa”. I soldi – 550 milioni – sono sempre e solo quelli messi a disposizione dal passato Governo, (di cui avevo l’onore di far parte), e che ora sono stati tolti dall’edilizia pubblica, (quella che serve per le persone più bisognose), per incentivare quella privata degli speculatori e degli affaristi.

Un altro esempio ancora è la tuttora irrisolta “questione meridionale”, che dimostra lo scarso interesse del Governo per il Sud del Paese, non solo per quanto riguarda l’assegnazione e la distribuzione dei fondi, ma soprattutto per quel che concerne il sistema dei controlli.

Un esempio di cattivi controlli e compiacenti connivenze? Il caso Molise, ove a fronte di un buco finanziario vertiginoso e insostenibile del sistema sanitario provocato dal Presidente della Regione Michele Iorio, il Governo ne dichiara sì il dissesto e nomina un Commissario, ma lo individua nello stesso Michele Iorio come a dire: affidare a un ladro la cassaforte della banca.

Queste sono solo alcune delle miriadi di manchevolezze che si possono fare per delineare la prima ragione del nostro voto contrario al provvedimento anticrisi: il provvedimento è monco, senza strategia, senza veri interventi di sostegno all’economia. E’ un provvedimento senz’anima, senza volontà di “svolta” per il Paese, totalmente incapace di fronteggiare i problemi che si sono accentuati in questi difficili anni: il debito pubblico e l’evasione fiscale.

La Sua politica, Sig. Presidente del Consiglio, del resto non si smentisce, se c'é un politico coerente è Lei. La sua politica è sempre stata quella di far pagare i poveri e far guadagnare i disonesti.

Fece così nella legislatura 2001-2006, quando impiantò la sua azione di Governo sui condoni, sulle operazioni di "swap", sulla cartolarizzazione di una parte del patrimonio pubblico immobiliare. Il risultato fu la caduta verticale dell'avanzo di bilancio, l'aumento altrettanto verticale della spesa e la flessione delle entrate tributarie.

Il mancato sostegno alle imprese

Altra ragione per cui noi di IdV diciamo NO a questa legge è il mancato sostegno alle imprese.

Lei, Sig. Presidente del Consiglio che non c’è, ogni giorno millanta che sta dalle parti delle imprese. Sì, ma quali? O meglio: quali altre, oltre quelle di famiglia o quelle della ristretta cerchia di imprenditori amici suoi?

Solo così si spiega il continuo ricorso all’assegnazione di commesse e lavori in deroga alla legge sugli appalti, come è avvenuto per la vicenda TAV, ove ha eliminato la previsione di mettere i lavori in gara per evitare il raddoppio dei costi come avvenuto finora.

E che dire della famigerata join venture ‘RAI MEDIASET’ per eliminare un Suo agguerrito concorrente dalla scena dell’informazione, come SKY di Murdoch?

E che dire, infine, della fatwa da Lei lanciata per spingere gli imprenditori a non affidare la propria pubblicità aziendale a quegli organi di informazione che si permettono di criticarla?

Ma soprattutto, proprio per quel che riguarda il merito dell’attuale decreto anticrisi, Lei, Berlusconi, fa anche qui, ancora una volta, due pesi e due misure: la previsione delle esenzioni fiscali è riservata solo alle grandi imprese mentre sono totalmente escluse le piccole imprese, vale a dire il cuore dell’economia italiana! Ma tanto si sa: a Lei stanno a cuore le saccocce delle aziende Sue e degli amici e compari Suoi, non quelle degli italiani!

La politica dei condoni

L’unico strumento che Lei, Presidente Berlusconi, sa immaginare per affrontare la crisi economica è la politica dei condoni.

Anche questa volta, infatti, Lei, con la scusa che allo Stato servono soldi, ne approfitta per aiutare i criminali a “lavare” il denaro sporco e ad assicurare loro l’impunità (anche per Lei, visto che di fondi neri occultati in banche compiacenti e paesi offshore se ne intende benissimo, come dimostra la sentenza Mills e il conto All Iberian a Lei facente capo).

Né si venga a dire che sono esclusi dal condono i proventi di reato!

Come si fanno a scoprire i reati se, ogni volta che una persona viene presa con le mani nel sacco, basta che questa faccia vedere una “ricevutina bancaria” in cui si dice che ha fatto il “condono” e che quindi nei suoi confronti non si può procedere?

I reati di riciclaggio sono scoperti e provati dopo che vengono trovati i soldi illeciti ma, se prima li si passa nella “lavatrice dello scudo fiscale”, i reati non potranno mai essere scoperti.

Un esempio? La norma sul condono prevede che non è necessario dimostrare come sono stati portati i soldi all'estero e, contestualmente, non si precisano i limiti del reddito sul quale è calcolato il 5 per cento d’imposta da pagare per il rientro del denaro occultato.

E allora accade che chiunque compia un intervento, anche minimale, di rientro di capitali si cauteli -insomma si faccia un “autocertificato di buona condotta- in modo che non possa avere più accertamenti né gli possa essere contestata alcuna dichiarazione infedele, né qualsiasi altro reato, nemmeno quello di riciclaggio (che presuppone, appunto, la prova della provenienza criminale, prova che è inibita accertare dalla norma che state approvando).

Insomma di fatto, Sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei sta facendo un’altra amnistia, un condono totale e tombale per molti, moltissimi contribuenti che hanno conti aperti o che, in questo momento, hanno evasioni rilevanti in essere. Il tutto mentre anche Lei e molti amici e sodali suoi siete tutt’ora sotto processo per reati simili!

L’intervento sulla Corte dei Conti

E che dire dello “scherzetto” che Lei, Berlusconi, ha riservato alla Corte dei Conti?

Nel decreto viene stabilito che l'azione è esercitabile dal Pubblico ministero contabile solo in presenza di una “specifica e precisa notizia di reato” e solo qualora il danno stesso sia stato cagionato per dolo o colpa grave.

Insomma, i comportamenti che non causano un danno erariale in termini di nocumento diretto al bilancio dell'amministrazione o dell'ente non sono perseguibili.

Ma come si fa a sapere se ci sia “dolo o colpa grave” o se ci sia o meno un “danno erariale” se prima non si indaga?

E perché mai i “danni morali e di immagine” alla Pubblica amministrazione commessi da un funzionario o tramite una dichiarazione infedele non devono essere perseguiti?

Ma soprattutto: perché mai la norma dovrebbe valere anche per i comportamenti passati e per i processi già in corso? Oddio, a questa domanda è più facile rispondere: per coprire, come al solito, con la solita leggina ad personam, qualche azienda di famiglia o qualche Suo sodale di affari, sig. Presidente del Consiglio.

La Corte dei Conti, come sancito dalla nostra Costituzione, è un “organo di autogoverno” che non può e non deve in alcun modo subire le interferenze dell’Esecutivo. Lei, invece, Presidente Berlusconi, vuole sottometterla ai Suoi poteri e ai Suoi bisogni, così come ha fatto e sta continuamente tentando di fare con la magistratura ordinaria.

Ma questo è contro la Costituzione e a noi di IdV non resta che appellarci, ancora una volta, al Presidente della Repubblica affinché fermi questo continuo scempio della legalità con un’azione forte e decisa (e non più solo con un messaggio che a Lei, Presidente Berlusconi, entra da un orecchio ed esce da un altro, senza lasciare traccia).

La politica energetica

Per noi dell’IdV, un’altra “nota dolente” del decreto anti-crisi riguarda le norme in materia di energia.

Contestiamo innanzitutto il ritorno alle famigerate centrali nucleari che riteniamo pericolose per la salute e per l’ambiente, in quanto hanno una tecnologia obsoleta, sono costose e di difficile realizzazione sul nostro accidentato e disastrato territorio. Insomma il gioco non vale la candela!

Consideriamo poi inaccettabile che il ministero dell’Ambiente venga del tutto esautorato dal suo ruolo di controllo e prevenzione.

Lo stesso ministro Prestigiacomo ha dichiarato: "Sono incredula, vivo quello che e' successo come una prepotenza e un'arroganza. C’è la chiara volontà di violare e spostare i centri decisionali". Il ministro ha inoltre dichiarato di aver parlato con i propri colleghi e di non aver avuto “risposte convincenti”.

Problemi “procedurali” e costituzionali

Siamo in presenza di un decreto-legge che il Presidente della Repubblica ha inizialmente emanato, esercitando, dal suo punto di vista, il vaglio di legittimità costituzionale.

Ma oggi il Presidente della Repubblica si troverà di fronte un provvedimento che è totalmente stravolto rispetto a quello che ha sottoscritto.

Si introducono una sanatoria che riguarda le badanti (e quindi la legge sull'immigrazione appena varata), una sanatoria che riguarda il rientro dei capitali dall'estero (dove si trovano a seguito di evasione conclamata) e una riforma delle pensioni.

Il Presidente della Repubblica si è espresso in un certo modo con una lettera dello scorso 15 luglio e il Presidente del Consiglio ha fatto una dichiarazione di acquiescenza rispetto alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica.

Oggi siamo di fronte ad un atto che è in totale contrasto con quelle dichiarazioni.

Allora, a mio avviso, i casi sono due. Posto che questo provvedimento sarà sottoposto al vaglio del Presidente della Repubblica, qualcuna delle due istituzioni ne uscirà con le ossa rotte: se il Presidente della Repubblica lo promulgherà, lo farà in contrasto con una lettera che ha scritto quindici giorni fa; viceversa, se lo rinvierà alle Camere, sarà il Governo che dovrà rispondere al Parlamento e al Paese per le macroscopiche violazioni costituzionali.

La sanatoria per le badanti e la riforma delle pensioni

Con un emendamento del Governo in Commissione è stata introdotta la sanatoria per colf e badanti.

Ci sta bene.

O meglio: ci sarebbe andato bene se il provvedimento non avesse previsto due pesi e due misure. Infatti, per regolarizzare le colf, il datore di lavoro dovrà dimostrare di avere un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro se single o 25mila euro in caso di nucleo familiare.

Così, però, si dà la possibilità di avere assistenza solo alle persone e alle famiglie che hanno un reddito decente. E coloro che guadagnano meno? E i poveri? Perché queste persone non devono avere assistenza?

Terremotati Abruzzo

Dal primo gennaio del 2010 i terremotati abruzzesi dovranno ricominciare a pagare, in rate di 24 mesi, i tributi e i contributi non versati dal 6 aprile al 30 novembre.

C’é un evidente discriminazione ai danni dei terremotati abruzzesi, e una diversa tipologia di trattamento rispetto a chi, nel passato, ha conosciuto la stessa disgrazia come le popolazioni delle Marche, dell’Umbria e del Molise. Infatti, i terremotati d'Abruzzo saranno chiamati subito a pagare le imposte e le tasse non versate.

Abbiamo appreso stamattina che il ministro Tremonti si sarebbe convinto a disporre il rinvio anche per l’Abruzzo. Si, ma da quando? Come? E dove?

E’ assurdo approvare una legge mentre si dice che è sbagliata e che bisogna cambiarla. O meglio, non è assurdo: è solo l’ennesima truffa!

Class action

L'entrata in vigore della nuova disciplina sulla class action è stata rinviata al primo gennaio 2010. Si tratta dell’ennesima proroga di un istituto che avvantaggerebbe i cittadini, ma che, evidentemente, va contro una serie di “poteri forti” che lo Stato intende tutelare.

Conclusioni

Queste e non solo queste sono le ragioni per cui noi di IdV voteremo contro questa legge.

Voteremo contro anche per ribadire la nostra contrarietà al Suo modo settario e piduista di governare, Sig. Presidente del Consiglio, e anche al Suo modo di essere, che riteniamo lesivo dell’onore e del decoro del nostro Paese e della credibilità delle nostre Istituzioni.

flash2.jpg "Quota 1.000 su Twitter"
Oggi il Corriere in uno dei suoi spot filogovernativi (di maggioranza e "opposizione") ha citato i più virtuosi in Twitter tentando un accostamento a comportamenti innovativi del governo inglese, dal quale i politici nostrani sono anni luce lontani, riguardo l'utilizzo della Rete, e scrive "Tra i politici di casa nostra, a comunicare con disinvoltura tramite i cinguettii della rete vi sono Franco Frattini, già assiduo utilizzatore di Facebook, Sandro Bondi, Massimo D'Alema, Pierferdinando Casini e Renato Brunetta, che con poco più di 570 follower è al momento il più popolare dei cinque, perlomeno su Twitter"...il mio profilo in appena due settimane ha superato quota 1.000 sostenitori, nel caso la giornalista del Corriere non se ne fosse accorta!
Antonio Di Pietro

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24 Luglio 2009

Differenza tra un ultimatum e un condono

differenza.jpg

Ci risiamo. Una nuova fiducia sul maxi emendamento per il pacchetto anti-crisi, che definirei il condono per mafia, camorra e famiglie straricche d'Italia che hanno evaso miliardi e miliardi depositandoli tra Svizzera, Kaiman e Lussemburgo. Il riciclaggio sarà utilizzato dallo Stato per ricostruire L'Aquila e per finanziare con titoli società filo-governative. I soldi saranno “prestati” allo Stato che pagherà per averli, quindi non solo verranno condonati mafiosi ed evasori, ma verranno anche remunerati dagli interessi sul capitale. A remunerarli saranno i cittadini con il debito pubblico, non il governo.

Per sedare gli ignari elettori il governo ha giustificato il condono facendosi scudo di aver emulato una manovra compiuta da altri Paesi e per essere più credibile, visto che l'Italia non lo è, ha speso il nome di Barak Obama dicendo: “anche Obama lo ha fatto”. Falso. Obama non ha fatto un condono, è andato da UBS e gli ha chiesto la lista degli evasori. A chi farà rientrare capitali esteri farà pagare tasse e interessi arretrati, ed il rimpatrio delle somme non sarà anonimo come in Italia, ma con tanto di nome e cognome dell'evasore per poterlo controllare negli anni futuri.

La manovra di Obama è un “ultimatum”, quella di Berlusconi è la truffa di chi da una parte deve incassare qualche spicciolo perché le casse dello Stato sono alla canna del gas, dall'altra deve far rientrare soldi sporchi. Quando hai davanti professionisti della truffa e sei onesto non puoi sederti al tavolo da gioco perché sarai fregato.

Mi sto rivolgendo al Capo dello Stato perché questa maggioranza ha già fatto capire che delle regole della democrazia e del Parlamento, se ne frega altamente.

Pensare di fermare un manipolo di incoscienti in un'aula parlamentare oggi significa mancare di senso politico e della realtà. Se la decisione dipendesse dalla maggioranza, il Parlamento sarebbe sciolto domani, sostituito da un collegio di servi al servizio del Re.

Appellarsi al Capo dello Stato significa tentare l'ultima chance per fermare lo sciagurato operato di questo manipolo, nella speranza, ovviamente, che il Capo dello Stato non resti indifferente.

napolitano_nonfirmare3passi.jpg
Leggi la lettera >>
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  2. Riceverai una mail da parte del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica con la richiesta di conferma del messaggio.
  3. Conferma il messaggio cliccando il link contenuto nell'email.
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12 Luglio 2009

Riciclaggio di Stato

tremonti_occhiolino.jpg

E’ in arrivo una nuova “legge porcata”, ammantata anche questa volta da un velo di umanità, come avvenne in occasione dell’indulto, formalmente per sovraffollamento delle carceri, in verità per evitarlo ai soliti noti. Ora la nuova porcata viene giustificata con la necessità di trovare i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
Anche questa volta il Governo ha fatto ricorso al solito collaudato escamotage: far filtrare la notizia per vedere “che effetto fa”, salvo poi smentire quando ancora una volta si viene presi con le “mani nella marmellata”.

Ci riferiamo alla bozza di un emendamento che il solito “deputato-sherpa” avrebbe dovuto presentare – se quelli di “Repubblica” non se ne fossero accorti e non l’avessero denunciato in tempo – in coda al decreto anti-crisi attualmente in discussione in Parlamento.

L’emendamento – nella sua attuale bozza, che esiste davvero, che proviene dagli Uffici del ministero dell’Economia e di cui “Repubblica” ha copia - prevede una sanatoria con “esclusione di punibilità” per coloro che, avendo denaro all’estero, provvedono a farlo rientrare in Italia acquistando titoli di Stato (Bot e Cct).

La norma a prima vista potrebbe trarre in inganno per il suo dichiarato “buon fine” ma se solo si riflette un istante ci si può subito rendere conto che ci troviamo – semplicemente e terribilmente - di fronte ad un ennesimo riciclaggio di Stato, un reato che finora è (era) punito ai sensi dell’art. 648 bis del codice penale, sostituzione di denaro di provenienza illecita con altro denaro, ovvero ai sensi dell’art. 648 ter: impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie.

Già, perché l’unico denaro depositato all’estero che finora non poteva e non può essere fatto rientrare in Italia è quello di provenienza illecita, giacché tutti coloro che hanno acquisito o depositato legalmente utili all’estero possono tranquillamente farli rientrare in Italia.

Invece il denaro di cui parliamo è solo ed esclusivamente quello proveniente da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili.

Insomma stanno consentendo ai mafiosi, ai camorristi, ed ai potenti della ‘ndrangheta di riportare proventi criminali in casa e di “sbiancarne” la provenienza. Non solo: stanno consentendo anche ai tanti “furbetti” del quartierino come Tanzi, come Cragnotti, come Fiorani di fare altrettanto.

Qualche ingenuo dirà: ma che ci guadagna il Governo a fare ciò?
Semplice: tra i possibili “beneficiari” della decisione c’è anche la più potente nomenclatura economica finanziaria italiana, come la famiglia Agnelli, la famiglia Marcegaglia, lo stesso Silvio Berlusconi (basta leggere la sentenza Mills o le dichiarazioni di questi giorni di Mariella Agnelli o i resoconti giudiziari del gruppo Marcegaglia, quello a cui appartiene l’attuale Presidente di Confindustria, per rendersene conto). Bastano nomi come questi per comprendere il perché la maggior parte degli organi di informazione, la cui proprietà spesso appartiene proprio a evasori fiscali conclamati, tacciono.

Il risultato sarà ancora una volta un danno ed una beffa per gli onesti cittadini italiani. In barba alle migliaia di cittadini che pagano le tasse e non arrivano a fine mese, ci ritroviamo con uno Stato che patteggia con i delinquenti e usa il pugno di ferro con gli onesti imprenditori. Chi ha guadagnato legalmente, pagando le relative tasse fino all’ultimo cent, passerà ancora una volta da fesso e la prossima volta si riprometterà anche lui di adeguarsi al mal-costume di governo: quello dell’evasore e del “riciclatore” di proventi illeciti.

D’altronde le sanatorie sono una costante dei governi Berlusconi: ne ha già fatta una nel 2001 ed una nel 2003. Ora vuole riprovarci nel 2009. Insomma egli, ogni volta che è al Governo, per far fronte alle necessità economiche e finanziarie di cui ha bisogno – invece di ridurre gli sprechi e far pagare il fisco a tutti – favorisce gli speculatori e gli evasori fiscali in cambio di una “tangente di Stato” del 5%, tanto sarebbe il contributo che verrebbe richiesto a chi fa rientrare i capitali dall’estero per avere il famigerato “certificato di esclusione di responsabilità”.

Non volendo affrontare lotte all’evasione, per DNA del proprio padrone, la maggioranza preferisce optare per il riciclaggio di Stato, chiedendo una “mazzetta pubblica” ai delinquenti, da investire in Bot, Cct. e aziende pubbliche.

Questi sporchi soldi in un uno Stato di diritto non dovrebbero essere condonati, bensì sequestrati e confiscati e quindi assegnati per la ricostruzione de l’Aquila.
Faccio appello alla dignità degli aquilani affinché rifiutino questi soldi sporchi, proventi illeciti di evasori, truffatori, ma anche venditori di morte, con droga ed armi, e di magnaccia senza scrupolo e pretendano che il Governo ci metta soldi veri e puliti per la ricostruzione.

Fatte queste premesse, mi dispiace, sig. Presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello “dopo la tregua per il G8, ora serve, nell’interesse del Paese, un clima più civile, corretto e costruttivo tra Governo ed opposizione”. Non so cosa ci trovi Lei, ma noi non ci troviamo nulla di “civile, corretto e costruttivo” in questi comportamenti del Governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconti alcuno, dentro e fuori del Parlamento.

flash2.jpg "BEPPE GRILLO: BELLA CANDIDATURA"
Apprendiamo con favore la notizia della candidatura di Beppe Grillo alla presidenza del Partito Democratico. Finalmente un volto nuovo con cui potremo dialogare e che non avrebbe, nei confronti dell’Italia dei Valori, un comportamento opportunistico, come sommatoria di voti di coalizione in prossimità di appuntamenti elettorali, ma di alleato coerente con cui condividere un programma politico. Una bella candidatura che metterà alla prova lo spirito riformista e democratico di un partito, oppure porterà alla luce, attraverso il ricorso a mille scuse e cavilli statutari dei suoi governanti, l’atteggiamento di chiusura di una casta dirigenziale. Timore che, come temo, non verrà smentito.
Antonio Di Pietro

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26 Giugno 2009

Il miraggio del Pil -5%

meno5pil.jpg

E' inutile che Mario Draghi e Giulio Tremonti si accapiglino. Sono pronto a scommettere che a fine anno il Pil toccherà, nella migliore delle ipotesi, un -5%, perché le riforme strutturali ci sono state sì, ma non in economia. Questi governanti hanno seviziato la giustizia, violato la Costituzione, delegittimato il Parlamento, annientato l’etica, sdoganato l’evasione fiscale, alimentato la logica del "più furbo" e spaccato la società creando un divario sociale da Paese terzomondista.

Non soddisfatti, hanno annientato l’informazione, occupato le frequenze di Stato, instillato la paura del diverso, foraggiato la criminalità organizzata. Insomma, tutto hanno fatto, in tutti i campi, tranne che in economia.

Nessuna manovra importante è stata fatta per assistere le aziende nel contenere i licenziamenti, per sostenere i disoccupati e le famiglie monoreddito, almeno per tutto il 2009, per agevolare i nuclei familiari numerosi, per abbattere le imposte e gli anticipi sull’esercizio successivo in soccorso delle aziende, per versare l’Iva all’incasso e non anticipatamente.

Ma lo sa il governo che le banche hanno circa il 50% delle aziende con problemi d’insolvenza? Che chi lavora con la Pubblica Amministrazione è destinato a fallire poiché viene pagato a sei mesi? 

Tornate con i piedi per terra, uscite dai baldacchini di Palazzo Grazioli e dalle tante Ville Certosa in cui vi rinchiudete a festeggiare e scendete nelle strade, tra la gente, per avere il polso del Paese.

flash2.jpg "DELIRI NAZIONALI"
"La decenza è ampliamente superata. Il Silvio nazionale è uscito di senno dichiarando: “Io sono fatto così e non cambio. Se mi vogliono, sono così” e ha chiosato, trattando da beoti gli italiani: “E gli italiani mi vogliono: ho il 61%. Mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale, che mantengo le promesse.” . Signora Emma Marcegaglia, signor Mario Draghi, signori rappresentanti di sindacati e signori imprenditori e lavoratori, oggi il mio appello è tutti voi: un po’ di coraggio, scaricateli, non avete bisogno di loro. Con questa gentaglia arrogante non si tratta, si fa la guerra, prima che ci lascino in braghe di tela mentre loro brindano a champagne, caviale ed escort."
Antonio Di Pietro

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17 Giugno 2009

Risvegli

awakenings.jpg

Siamo alla sceneggiatura del libro di Oliver Sacks da cui e' stato tratto il film con Robert De Niro e Robin Williams: "Awakenings", in italiano "risvegli".

Fino a un anno fa l'unico a parlare di Mister 1%, con le sue reti televisive in concessione praticamente gratuita, era soltanto il sottoscritto. Ora c'e' anche La Repubblica che, tra ieri e oggi, ha pubblicato due articoli illuminanti sugli affari d’oro di Mediaset e del suo patron: il Presidente del Consiglio.

Sul conflitto d’interessi più vistoso del mondo occidentale ho alcune riflessioni da suggerire a La Repubblica e ad altri buon intenditori.

Perché l’Antitrust non è intervenuta in occasione dell’invito-monito del Presidente del Consiglio “a non dare soldi ai media che cantano il pessimismo”, da intendersi come “ostacolo nell’attività di propaganda”? In quel caso, alla faccia della libera concorrenza, potrebbe profilarsi il reato di aggiotaggio poiché alcuni media, non di sua proprietà, appartengono a società quotate in borsa oltre che concorrenti.

Perchè nei precedenti governi nessuna maggioranza ha fatto una legge, o un decreto, per portare a un 20% del fatturato, invece dell’1% attuale, il prezzo delle concessioni per le frequenze radiotelevisive? Perché oggi dall’opposizione ne parla solo Italia dei Valori?

Perché le aziende di Stato e le maggiori imprese italiane hanno improvvisamente dirottato i loro investimenti pubblicitari sulle reti Mediaset, nonostante gli indici d’ascolto premino le reti di Stato? Quanti Callisto Tanzi (cfr articolo di oggi di La Repubblica) ci sono nel nostro tessuto industriale? Quante “Parmalat”?

Che mezzi di convincimento ha usato Silvio Berlusconi in veste di Presidente del Consiglio nei confronti di amministratori e azionisti di queste “new Parmalat”? Li ha incontrati uno ad uno come Tronchetti Provera a Portofino o in gruppo a margine di qualche apparizione in Confindustria?

E da ultimo, perché nessuno parla più, se non Italia dei Valori, del rispetto della sentenza della Corte di giustizia europea nell’assegnazione delle frequenze televisive abusivamente occupate da Emilio Fede a Europa7?

Piccoli risvegli. Meglio tardi che mai.

Leggi anche:
Berlusconi, "Mister unpercento"
Soldi italiani, regali piduisti
L'Italia ha bisogno di futuro
Beni pubblici, profitti privati dei concessionari

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30 Maggio 2009

Le responsabilita' di Draghi e Marcegaglia

margedraghi.jpg

Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere “sfascista” e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione.

Come posso tacere con un Presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l'unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce “grumi sovversivi” coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell'occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, più simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno.

Il dibattito politico oggi è in mano alle parti sociali, ai sindacati, alle associazioni industriali e dei consumatori, alla Banca d'Italia, a Legambiente. Il governo ha completamente tolto questo ruolo ai cittadini.

Draghi, governatore della Banca d'Italia, ieri ha dipinto un quadro economico del Paese sconcertante in un contesto in cui il prodotto interno lordo segna un -5% e lascia sperare ben poco senza interventi drastici in tutti i settori. Ha auspicato il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito. Ma il governo nicchia e fa la parte dell'asino o semplicemente se ne frega, assorto a gestire il gossip della famiglia Berlusconi e l'informazione è assente, di facciata e defunta.

Quelli di Draghi sono gli stessi auspici fatti da Emma Marcegaglia nell'incontro tra Governo e Confindustria della scorsa settimana. Le risposte di Silvio Berlusconi, alle richieste degli industriali, furono chiacchiere e una vergognosa arringa contro la magistratura. Anche in quell'occasone Berlusconi volle infatti condividere con la platea i suoi problemi giudiziari più che una strategia per uscire dal tunnel della crisi. Vorrei comprendere la preoccupazione sia di Draghi che degli industriali, ma si è credibili quando si bacchetta un sistema che si risiede, solo se si include l'autocritica verso il proprio operato. Dov'era il governatore Draghi quando il crack economico ha investito le banche e la lordura finanziaria che la Banca d'Italia aveva visto crescere? Perché non si è provveduto a tutelare, oltre alle banche anche i risparmiatori, vittime di raggiri che alimentavano ed alimentano compensi da capogiro, stock option di manager e galoppini senza scrupoli?

E il presidente Marcegaglia perché non ha preso le distanze da quegli ignobili applausi che hanno riempito la sala durante l'attacco di Silvio Berlusconi alla magistratura, umiliando così quella parte sana del tessuto imprenditoriale che non si riconosce in un corruttore ed evasore fiscale? I risparmiatori, gli operai, le banche e le imprese aspettano solo un gesto di coraggio per riscattare un sistema ed un Paese in cui è sempre più difficile riconoscersi. Chi ha questa responsabilità, signor Draghi e signora Marcegaglia? Chi ha il dovere di avviare un processo di cambiamento che porti l'Italia verso un futuro migliore dell'attuale drammatica situazione?

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21 Maggio 2009

Un tappo per il Paese, un problema per la democrazia

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Ieri abbiamo assistito ad un programma di propaganda: ‘Porta a Porta’. Il programma in onda sulla televisione pubblica attraverso il quale Silvio Berlusconi gestisce le sue beghe private, di famiglia e quelle giudiziarie. In studio, tra gli altri, c’erano Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera e Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi che, quando non è in tribunale a difendere il suo cliente, è alla Camera tra i banchi di Montecitorio per votare la fiducia al governo.

Com’era prevedibile, anche per la vicenda Mills, Berlusconi ha affermato che la colpa è dei giudici che sono di sinistra, così come è stata la sinistra ad aver manipolato la signora Veronica Lario nella richiesta di separazione. La verità è che questo signore rappresenta un tappo per lo sviluppo del Paese, un pericolo per la democrazia, un continuo indebolimento della nostra credibilità internazionale e, dunque, un danno economico.

Se oggi rappresentassi un’azienda straniera o una multinazionale e dovessi scegliere dove investire i miei capitali, non penserei mai all’Italia, un Paese dove le più elementari certezze del diritto posso venire meno da un decreto all’altro, dove si è dissolto ogni barlume d’etica delle istituzioni, assediate da un governo che esprime una moralità decadente. Un Paese nel quale il Presidente del Consiglio dichiara l’inutilità del Parlamento, lasciando sottendere la volontà di sciogliere le Camere, riportando il Paese a rivivere sensazioni vecchie di qualche decennio.

Un Paese nel quale il reato di apologia del fascismo, di evasione fiscale e di corruzione, ormai passano in prima serata nell’indifferenza dell’opinione pubblica tra un varietà e un ‘Porta a Porta’.

Italia dei Valori non si fermerà come unica opposizione e se essere tacciati di “anti-berlusconismo” significa lottare per la democrazia, allora siamo tutti “antiberlusconiani”.

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18 Maggio 2009

Scaricabarile

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I salari degli italiani sono fra i più bassi d’Europa, mentre la loro tassazione ed il costo del lavoro sono tra i più alti. I nostri precari sono senza paracaduti sociali, il debito pubblico italiano è il quinto del pianeta (fonte Ocse).
Non basta legare le retribuzioni agli utili, leva, tra l’altro, ampiamente utilizzata nelle aziende per incentivare il lavoro delle persone. Liquidare il rapporto Ocse con questa finta panacea, significa spostare il problema dalle spalle dello Stato a quelle dei lavoratori e delle aziende.

Si deve stroncare l’evasione fiscale, contemporaneamente ridurre la pressione fiscale sulle piccole e medie aziende, estendere i sussidi di disoccupazione ai licenziati per tutto l’esercizio 2009, controllare le aziende che hanno impropriamente utilizzato la cassa integrazione per mettere in outsourcing i propri costi, detassare gli straordinari, agevolare le assunzioni con sgravi nei primi tre anni di lavoro, restituire i Tfr alle imprese invece di fagocitarli per sostenere una macchina burocratica fatta di enti, para enti, province e fondazioni inutili.

I cittadini e le piccole imprese hanno bisogno di soldi veri e subito, non se ne fanno nulla di soluzioni da manager della vecchia finanza, di stock option, che si sono rivelate cambiali senza copertura nella miriade di crack a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno. Per chi afferma che i dipendenti devono condividere il “rischio di impresa”, rispondo che con i loro contratti precari e mal pagati, con una famiglia sulle spalle, molti lavoratori hanno già dato.

Non è credibile un Governo che vede serrare ogni giorno i battenti di migliaia di aziende e finire in mezzo ad una strada altrettanti lavoratori e che chiede ai cittadini, lavoratori e piccoli imprenditori, di farsi carico di risolvere un problema le cui principali responsabilità risiedono nello Stato stesso e nelle sue inefficienze.

PS: Sabato 23 maggio sarò a Napoli al Palapartenope alla manifestazione “Lotta per i diritti” per sostenere Luigi de Magistris e Sonia Alfano, candidati alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori. La giornata sarà trasmessa in diretta streaming da questo blog.
I diritti violati nel nostro Paese sono molti, troppi. Dal diritto di esprimere le proprie idee in una piazza, a quello di poter lavorare ed avere una famiglia. Ogni giorno un paletto alle nostre libertà, ogni giorno un bavaglio, ogni giorno un passo più lontano dalla democrazia.

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15 Maggio 2009

La differenza tra la crisi mondiale e quella nostrana

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Nei primi tre mesi del 2009 il prodotto interno lordo (Pil) dell'Italia ha subito una variazione su base annua pari a -5,9%. Per il governo non c’è problema, era tutto calcolato, e poi la crisi è mondiale e quindi “mal comune mezzo gaudio”. Qualcuno ha perfino detto “c'è un rallentamento del peggioramento”, sofismi difficili da raccontare alle migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro e che lo perderanno da qui a fine anno.

Il governo ha gestito male la crisi con manovre tardive, inefficaci che spesso hanno anche aggravato la situazione. Se chiedessi ad un cittadino:“mi dica cosa ha fatto questo governo per metterle dei soldi in tasca?” Più della social card non credo saprebbe rispondermi, ..ignorando tra l’altro che l’ha avuta un cittadino su tre degli aventi diritto!

Il governo non si è occupato di crisi economica ma di bavaglio alla giustizia, di intercettazioni, di lodo-salvapremier, di ronde, di Impregilo, di Eni, di Cai, di Raiset e di altre vicende private e parapubbliche che nulla hanno a che fare con il benessere dei cittadini.

E’ vero, la crisi è mondiale, ma gli altri Paesi all’uscita dal tunnel troveranno le energie rinnovabili, un’industria risanata, un sistema finanziario concorrenziale e sotto controllo, nuove relazioni internazionali, e nuove opportunità di una nuova economia. L’Italia, invece, si ritroverà il nucleare di Berlusconi, decine di inceneritori, un territorio cementificato dal partito dei costruttori, un’economia in mano ad un clan affaristico molto ristretto ed un sistema bancario pressoché monopolistico, in un Paese dove mancheranno i più basilari diritti umani e libertà democratiche. E’ qui la differenza tra la crisi mondiale e la crisi nostrana.

Questa sera, alle 21:15, dal blog trasmetterò la diretta streaming da Palermo: “Informare per resistere” , manifestazione a cui parteciperò insieme a Sonia Alfano, Beppe Grillo, Giocchino Genchi e Luigi De Magistris

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21 Aprile 2009

Iveco, la crisi si respira

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Riporto il mio intervento in conferenza stampa a Brescia dove ho incontrato i sindacati, l’associazione Artigiani, Confapi, Confederazione Nazionale Artigiani e le maestranze dell'Iveco.
Tra le proposte per l'occupazione abbiamo incluso: i contratti di solidarietà, la cassa integrazione anche per i precari, l'indennità di disoccupazione elevata a 1000 euro al mese, la detassazione degli aumenti salariali, il divieto di licenziamento per le aziende che usufruiscono di aiuti statali, e ancora: sì al contratto unico europeo.

La crisi, come potrete ascoltare anche dalle parole di Maurizio Zipponi, sindacalista e candidato alle elezioni europee con l'Italia dei Valori, e dalle testimonianze dei lavoratori, nel servizio sottostante, è tutt'altro che passata, come si affrettano a rassicurare gli organi di governo.
Forse è passata per chi non l'ha nemmeno sentita sulla sua pelle, non di certo per le migliaia di operai in cassa integrazione, per i precari dell'istruzione scolastica finiti in mezzo ad una strada, per le partite iva che hanno chiuso a decine di migliaia su tutto il territorio. Per loro la crisi c'è, e chissà per quanto ancora.

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Leggi il testo del servizio.

Domani, 22 aprile, parteciperò al Convegno dell’Unicobas sulla scuola, presso l’Aula Magna dell’Itis “Galilei” (V. Conte Verde, 51- Roma) in cui illustrerò i due disegni di legge sulla scuola a tutela del personale docente

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24 Marzo 2009

Beni pubblici, profitti privati dei concessionari

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Berlusconi dichiara dieci volte meno al fisco italiano anno su anno. Solo 14 milioni di euro. Nessuno verserà una lacrima, neanche le migliaia di disoccupati della crisi economica.
Da questa notizia balzata alla ribalta di tutti i giornali, anche quelli internazionali, se ne deduce che comunque Silvio Berlusconi continua a guadagnare ancora un sacco di soldi grazie alle concessioni ottenute dal sodale Bettino Craxi e mai rimesse in discussione dai governi successivi.

Mi domando peraltro come mai abbia dichiarato solo 14 milioni, vista la considerevole crescita di investimenti delle aziende di Stato in pubblicità sulle reti Mediaset, a scapito della RAI, come evidenziato in un articolo de L’Espresso del 12 marzo.

Mi domando come mai in una situazione dove il governo chiede sacrifici alla popolazione non vengano riviste e portate ad un congruo prezzo del 20% del fatturato, invece dell’1% attuale, le concessioni di Stato, tutte, comprese quelle per le frequenze radiotelevisive del “povero” Silvio Berlusconi. Mi domando cosa stiano facendo i colleghi in Parlamento e perché mantengano il silenzio su questa immensa regalia di Stato. Prima di proporre una patrimoniale ai redditi sopra i 100 mila euro proporrei un recupero del 19% di concessioni non versate ai cittadini negli ultimi dieci anni almeno.

Le concessioni pubbliche vanno riviste, da quelle televisive a quelle autostradali, a quelle dell’acqua, a quelle energetiche. Non sono accettabili utili da capogiro su beni di mercato in situazioni praticamente da monopolio di beni primari.

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23 Marzo 2009

Luigi de Magistris: chiarezza sui fondi europei

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D.Martinelli. Lei andrà a Bruxelles, ovviamente se sarà eletto: pensa di occuparsi del destino dei fondi europei, visto che non si sa mai da chi partono, dove sono destinati e tramite chi?
L. de Magistris: Se dovessi essere eletto il tema della trasparenza, dell'onestà e della legalità sarà il filo conduttore che caratterizzerà la mia attività e quella di tutte le persone che verranno elette nella lista proposta dall’Italia dei Valori. Il tema dei finanziamenti pubblici è uno dei più importanti perché si tratta del modo con cui vengono investite le somme di tutti, non solo quelle degli italiani.
Noi dobbiamo essere attenti all'immagine del nostro Paese. Per adesso ci conoscono come una nazione che ha sperperato ingenti somme di denaro pubblico senza produrre lavoro, progresso e senza aver avuto una crescita dal punto di vista economico. Dobbiamo dare un'immagine diversa.
Basta con i politici che fanno chiacchiere e che vanno a Bruxelles solamente per fare i propri interessi e quelli dei loro amici. Dobbiamo dire, innanzitutto, che i finanziamenti pubblici non vanno necessariamente aboliti con la scusa che possono creare mera assistenza. Il problema è in che modo vengono investiti, come vengono spese le somme che sono destinate all'Italia.
Io credo che bisogna fare come in Spagna o in altri Paesi, dove il denaro pubblico è stato destinato soprattutto alle zone più disastrate dal punto di vista economico. Pensiamo all'Italia meridionale. Le somme devono essere gestite in modo corretto e devono servire soprattutto a creare impresa nel senso buono, veicolare sostanzialmente attività che non siano dannose per il territorio, ma che creino uno sviluppo sostenibile nel rispetto delle risorse naturali.
Queste somme servirebbero in zone come la Calabria, ma anche in altre zone del Sud come, ad esempio, la Campania, la Puglia e la Basilicata, dove c'è un tasso di disoccupazione enorme. Questo denaro servirebbe a migliorare la situazione economica e a creare posti di lavoro. Ovviamente non deve avvenire quello che è accaduto negli scorsi anni, quando si è potuto ricostruire con diverse inchieste giudiziarie, non solo quelle, ovviamente, da me condotte e delle quali non parlo. Attraverso una gestione illegale del denaro pubblico si sono creati una serie di comitati d'affari che hanno gestito in modo illegale questi soldi. Hanno condizionato l'intero sistema economico e hanno soffocato l'impresa privata libera creando un'economia che ruota attorno alla spesa pubblica, controllando tutti gli appalti, i progetti, gestendo tutte le assunzioni, controllando anche il voto e producendo, alla fine, quella che io chiamo una sorta di metastasi democratica e una corruzione sistemica davvero impressionante.
Adesso c'è l'occasione per voltare pagina. Non sono soltanto le elezioni europee, che sono il primo passaggio straordinariamente importante, ma anche la possibilità di costruire, tutti insieme, un cantiere che porti trasparenza e legalità, che non può che comportare sviluppo, rispetto del nostro Paese e, come io sono certo, un'immagine finalmente diversa da non doverci più vergognare di essere italiani quando andiamo in Europa.

D.Martinelli: Una domanda d'obbligo gliela devo fare per quanto concerne le critiche che le sono già giunte da diverse parti, non le chiedo di analizzarle una ad una perché potrebbero non interessarci.
L. de Magistris: Anche perché sono tante.

D.Martinelli: Esatto, ma come ci si sente quando si è criticati, da Pubblico Ministero prima e da candidato politico ora?
L.de Magistris: Guardi, sono molto abituato, ovviamente, perché io, per anni, ho svolto l'attività di Pubblico Ministero a livelli impegnativi, quindi sono stato impegnato anche da magistrato e sono stato sottoposto in modo, secondo me ingiusto, a critiche serrate alle quali non mi sono, ovviamente, sottratto. Adesso, da politico, sono ancor più contento di essere destinatario di critiche che favoriscono il dibattito e il confronto. Credo che la dialettica politica sia il sale della democrazia, poi le accuse false e infondate non mi toccano più di tanto, perché io credo che non dobbiamo far perdere tempo agli italiani con un "ping pong" di battute su ciò che "quello ha detto e tu che rispondi", ma di ciò che realmente interessa il nostro Paese: il lavoro, l'economia, l'ambiente e la giustizia.
Ripeto, ci metterò tutto l'entusiasmo e la passione per costruire un nuovo modo di fare politica insieme agli altri amici che hanno deciso di scegliere questa opportunità che ci ha dato l’Italia dei Valori.

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10 Marzo 2009

L'Italia ha bisogno di futuro

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Domenica per il Presidente del Consiglio la crisi "c'era ma non era grave", fino al giorno prima "non c’era", ieri "era grave ma senza miseria". Silvio Berlusconi, come ho già scritto, è inadeguato a gestire la crisi, il suo piano di ripresa economica si ferma all’edilizia delle lobby, al nucleare dell'Enel, e alle televisioni di cui è proprietario. La sua visione del futuro per l'Italia è piuttosto semplicistica: un'elité di amici fatta di palazzinari e finanzieri, molto ricchi, il resto della popolazione divisa in carpentieri, disoccupati, e pensionati con la social card. Nessun progetto credibile per rilanciare il paese al di là di spot e scelte senza futuro come il ponte sullo stretto di Messina.

Ma Berlusconi è oltremodo ottimista. Perché?

I cittadini capirebbero meglio il suo stato d’animo dalla visione delle cifre che ha intascato, riportate in un articolo di Italia Oggi, per i dividendi delle sue società. La cifra è da capogiro: 160 milioni, il 50% più di quelli ricevuti nel 2008. I risultati delle stesse società, spiega l’articolo con una punta di sarcasmo, sono in “controtendenza” rispetto al mercato, grazie alle concessioni statali, preciserei.

In un momento di crisi come questo non è pensabile mantenere le concessioni di Stato a prezzi di “cortesia”, ovvero quasi gratuite.

Lo Stato chiede sacrifici alla popolazione e vanno quindi subito riviste, nei confronti di chi realizza enormi profitti grazie allo sfruttamento di infrastrutture pubbliche, le rendite di concessione.

Per le concessioni delle frequenze su cui trasmettono le reti Mediaset, lo Stato riceve la miseria dell’1% del fatturato di RTI, una delle tante società di famiglia Berlusconi, da cui non transitano neppure gli enormi ricavi pubblicitari ottenuti grazie ad esse. Una beffa.

Il 20 gennaio nell’articolo “Berlusconi, mister unpercento” scrissi che avrei depositato, così come poi ho fatto, un'interrogazione a risposta scritta per chiedere spiegazioni al ministro dello Sviluppo economico.

Sono in attesa di quella risposta, che non è ancora arrivata, ma che continuerò a chiedere.

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20 Gennaio 2009

Berlusconi, ''mister unpercento''

mister unpercento

Le concessioni radiotelevisive costano al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano regala da anni alla Mediaset, attraverso RTI, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato.

Le frequenze su cui Mediaset trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente soldi alle casse dello Stato, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da Craxi con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo D’Alema nel 1999, con la legge un per cento (pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi.

Il signor unpercento è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che gli regala letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una legge parassitaria che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera rapina a norma di legge.

Il Gruppo Mediaset vive alle spalle degli italiani. Nel 2007 ha fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui 2.5 miliardi derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.

P.s. Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.

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12 Gennaio 2009

Il Paese affonda, Berlusconi pensa a se'

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I giornali di oggi riportano due notizie : “Bot, rendimenti ai minimi. Bankitalia debito record” e “Giustizia, il diktat di Berlusconi”.
Il comportamento del governo è identico a quello de Il Giornale di Mario Giordano, manomorta del Presidente del Consiglio, che calunnia Di Pietro mentre i carri armati israeliani entrano a Gaza. Persone che vivono da parassiti e non hanno la minima idea delle priorità per i cittadini. Così come un parassita, intento a sostentarsi, non si pone il pensiero della sopravvivenza del suo ospitante.

In futuro nessuno avrà intenzione di finanziare lo Stato, perché nello Stato, in questo Stato, chi ha lungimiranza economica e finanziaria ha scarsissima fiducia. I livelli del debito pubblico italiano, salito a 1670 miliardi di euro, e la credibilità di chi governa, sono la causa della sfiducia del mercato. L’unica notizia positiva dell’articolo sembra essere l’aumento delle entrate fiscali su cui mi dispiace rattristare Tremonti, ma il merito dei maggiori introiti va attribuito a Bersani e al precedente governo Prodi che si erano impegnati a combattere l’evasione fiscale, più che giustificarla. Ricordo invece a Tremonti che nel 2009, per effetto della crisi economica, sono destinate a scendere, anche bruscamente.

In questa situazione drammatica Berlusconi pontifica su una riforma della Giustizia alla “sua maniera”, vale a dire anche senza la convergenza dell’opposizione. Dettaglio che non era necessario specificare visto il ruolo di rappresentanza a cui è stato relegato il Parlamento in questi 11 mesi.

I cittadini non vogliono il bavaglio alle intercettazioni di Saccà, né un Lodo per il processo Mills, vogliono sapere se potranno dormire tranquilli per i Bot a tre anni su cui hanno investito tutti i loro risparmi o per la pensione dei loro genitori.
Ma Berlusconi, pagato dai cittadini per affrontare i problemi del Paese, affronta solo i suoi, ovviamente giudiziari, che altri problemi può avere uno come lui?

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