Economia

30 Agosto 2008

Alitalia ad personam

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Missione compiuta”, ha detto l’altro giorno il Presidente del Consiglio Berlusconi a proposito di quello che lui ha definito “salvataggio Alitalia”. Alla faccia del salvataggio. Ieri il Consiglio di Amministrazione della compagnia ha dichiarato lo “stato di insolvenza” che vuol dire portare i libri in Tribunale. Un fallimento insomma. Certo, non sul piano formale del tecnicismo giuridico, ma sul piano sostanziale è proprio così.

Anzi peggio: il Governo Berlusconi ha emanato un apposito decreto legge (pomposamente chiamato “Marzano bis”) in cui ha previsto che – a differenza delle normali procedure di insolvenza – i beni, il patrimonio e le attività di Alitalia (es. aerei, strumentazione, immobili etc.) possono essere venduti subito, anche “a spezzatino”, senza nemmeno esplorare la possibilità che ci possa essere qualche acquirente – tipo fare Air France qualche mese addietro –disposto a rilevare l’azienda e, quindi, a salvaguardare sia la funzionalità della stessa sia il posto di lavoro ai dipendenti.

Anzi peggio ancora: ha espressamente previsto che il neo Commissario straordinario, l’ex Ministro del Governo Prodi Augusto Fantozzi (un altro transfuga opportunista che, come Giuliano Amato, si è messo pure lui “a disposizione del nuovo padrone”) possa, da subito, cedere, vendere, affittare (insomma farci quello che vuole) i beni, le attività ed i rami d’azienda produttivi, il tutto a “trattativa privata”, cioè nel chiuso di una stanza come se fosse roba propria. Certo, il decreto dice che il “prezzo non deve essere inferiore a quello di mercato”, ma anche questa “accortezza” è un’altra presa in giro. Di “quale mercato parliamo” se il bene da vendere è uno solo e la vendita avverrà una ed una sola volta? L’unico modo per avere un “prezzo di mercato” è fare una vendita a “gara pubblica”, in modo da sapere se ci sono due o più acquirenti disposti a gareggiare fra loro al miglior prezzo.

Ancora peggio: il decreto Berlusconi-Marzano prevede– udite, udite – “l’esonero di responsabilità degli Amministratori e dei Sindaci di Alitalia e di tutte le società controllate (una miriade) per tutti gli atti posti in essere dal 18 luglio 2007 all’entrata in vigore del decreto legge”. Insomma, Berlusconi – imparata la lezione che si possono fare le leggi ad personam – ha esteso questo concetto: non più solo per sé, come è avvenuto per il lodo Alfano, ma anche per altre specifiche persone nominativamente indicate. Chi non vorrebbe fare il manager a queste condizioni. E gli eventuali creditori (fornitori, dipendenti, piccoli azionisti etc.) che sono stati “gabbati” con chi se la devono prendere?

Peggio, peggio ancora: è stato previsto che gli unici creditori ammessi al fondo di garanzia (per quel poco che può coprire) sono gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia. Il solito vizio berlusconiano di fare leggi incostituzionali. Qualcuno dovrebbe spiegargli che – così facendo - egli ha violato il principio della “par condicio creditorum” e, quindi, la normativa emanata ha pure rilevanti profili di incostituzionalità.

Il peggio del peggio: il “decreto-truffa” – perché di truffa si tratta, dapprima elettorale ed ora imprenditoriale – prevede “l’esclusione della responsabilità dell’acquirente per i debiti sorti prima del trasferimento”. Traduzione: quei furbacchioni di compratori che acquisteranno i beni aziendali, i rami di azienda attivi e gli altri “spezzatini appetitosi” rinvenienti dallo “spacchettamento” di Alitalia non dovranno preoccuparsi che qualcuno un giorno possa chiedere loro di pagare i debiti o i pegni o le ipoteche gravanti su tali beni o attività. Loro comprano già e subito “al netto”, senza alcun rischio aziendale.

Già ma chi paga tutto questo, soprattutto chi paga l’indebitamento di circa 1 miliardo e duecento milioni di euro in cui versa la compagnia e chi paga i 300 milioni di “prestito-ponte” fortemente richiesto da Berlusconi prima delle elezioni per poter trovare – così disse lui – un buon compratore nostrano di Alitalia? Nessun problema: paga “Pantalone”. Pagano cioè tutti gli italiani, in quanto questi debiti – anzi, tutti i debiti, anche quelli che ancora non si conoscono – saranno a carico delle casse dello Stato, vale a dire dei cittadini contribuenti. A carico loro saranno anche i “7 anni di cassa integrazione” previsti per il personale in esubero, ovvero circa 6-7 mila dipendenti.

E chi ci guadagna? Il fior fiore degli imprenditori italiani, anzi degli imprenditori “all’italiana”, che poi sono per lo più ben noti alle cronache: alcuni riciclati di Mani Pulite, alcuni finanzieri d’assalto a cui non frega niente di far volare gli aerei ma interessa il business che ci gravita attorno, palazzinari alla ricerca di aree intorno agli aeroporti e dietro le compagnie di bandiera. Tutti accomunati da un unico desiderio: fare affari, profittando della “cuccagna” che viene loro offerta, con la garanzia anticipata che non dovranno nemmeno rispondere alla giustizia un domani – né civilmente né penalmente - alla faccia di quella che una volta si chiamava “bancarotta preferenziale” e che ora, di fatto, nel nostro caso viene abolita “a futura memoria”.

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27 Agosto 2008

L'avaria Alitalia

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Ieri ho fatto alcune dichiarazioni sul caso Alitalia alle agenzie di stampa. Ho affrontato la questione in diversi articoli di questo blog, che troverete in calce a quest’ultimo.

La questione Alitalia rappresenta una truffa colossale che a tratti durante questi tristi mesi di agonia della società ha sconfinato anche nell’illegalità, oltre che far precipitare la già poco rosea immagine internazionale di questo Paese ai minimi storici. Ricorderete che definii l’interferenza di Silvio Berlusconi sulla trattativa Air France Alitalia un vero e proprio atto di insider trading.

In campagna elettorale, Silvio Berlusconi promise di rimettere in piedi la compagnia di bandiera e di avere una cordata tutta italiana pronta e disponibile all'acquisto nel giro di quattro settimane come scrisse Il Giornale. Anche qui mentiva. Ma quella menzogna costò cara al popolo italiano, e ai dipendenti di Alitalia mal consigliati anche dai loro “protettori”, i sindacati. Dopo aver preso ai cittadini 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto alla compagnia di bandiera, oggi Berlusconi e' promotore interessato di una nuova compagnia che a costo zero sfrutta il marchio e le rotte del vettore Alitalia, scaricando i debiti sullo Stato e su una miriade di piccoli azionisti che perderanno tutto.

Grazie a Berlusconi perderanno il lavoro 7000 dipendenti, qualcuno in più di quelli previsti da Air France (si parlava di circa 2100 esuberi). Quello che accadrà è semplice, ancora una volta i debiti di Alitalia e della Bad Company ricadranno sui cittadini, allo stesso tempo nascerà una nuova compagnia utile a Berlusconi e ai suoi amici del cuore.

Ma il governo insiste e Tremonti, Ministro dell’Economia, tuona: “Ci hanno lasciato due disastri: Napoli e l’Alitalia. Il primo Berlusconi lo ha risolto a fine luglio, domani risolvera’ Alitalia”. Per Napoli non basta dire “è risolta” dopo aver spazzato due strade del centro città ed inoltre le responsabilità di quella situazione perpetrata con un decennio di governi alternati non è stata mai affrontata rimuovendo le cause politiche. La seconda, Alitalia, questo governo l’ha aggravata e l’aggraverà a spese dei cittadini.

Non sono contrario al fatto che la compagnia Alitalia rimanga "italiana", come qualcuno può pensare, a patto che lo sia nel rispetto delle regole del libero mercato e nel rispetto degli interessi dei cittadini italiani e non di una cerchia ristetta di privilegiati.

Leggi anche:
Alitalia: miracolo posticipato
La cordata menzogna
Sulla pelle del Paese
Alitalia: basta illudere i cittadini

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7 Agosto 2008

I 98 miliardi scomparsi

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Lo scorso martedi cinque agosto ho presentato un'interrogazione a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione ad un'evasione di 98 miliardi di euro, di cui si era appresa la notizia già nella scorsa legislatura, da parte di numerosi concessionari dei Monopoli di Stato in possesso delle autorizzazioni ad installare e gestire macchinette da gioco slot machine.

Tutte le slot machine esistenti sul territorio nazionale avrebbero dovuto essere collegate in via telematica alla Sogei, mentre secondo una inchiesta fatta dalla Guardia di Finanza si era accertato che le società concessionarie erano state inadempienti e un gran numero delle apparecchiature non erano collegate. Solo nel caso di impossibilità a collegarsi era prevista una tassa forfettaria, ma sembra che tale eccezione sia diventata quasi una regola e per arginare tale comportamento fu stabilita una multa di 50 euro per ogni ora di mancato collegamento. Purtroppo sembra che i Monopoli di Stato, che avrebbero dovuto incassare la multa, non abbiano mai applicato le sanzioni. Fonte di ulteriore preoccupazione le notizie che alludevano al fatto che alcune delle società concessionarie fossero riconducibili alla malavita organizzata.

Da tempestive azioni di recupero e da una corretta gestione di tali concessioni potrebbero emergere risorse per affrontare le numerose questioni economico-sociali che riguardano il futuro del Paese e le attuali condizioni di vita dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati. Purtroppo il governo non ritiene di promuovere tempestivi chiarimenti né quali azioni di recupero mettere in atto per recuperare le somme evase.

Leggi anche:
98 miliardi di domande

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3 Agosto 2008

La latitanza di Consob e Banca d'Italia

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Dov'erano la Consob e la Banca d'Italia quando avvenivano gli scandali finanziari? Non ci convince che non ne sapessero niente, ma ci convince la loro connivenza, se non la complicità.

Noi dell'Italia dei Valori abbiamo preparato un pacchetto di leggi che in materia di risparmio e credito mirano a trovare fondi per il rilancio dell'economia del Paese. Ma invece di prendere ai deboli per dare ai forti, toglie ai furbi per dare a tutti i cittadini.

Tra le nostre proposte di legge prevediamo l'abolizione della clausola di massimo scoperto bancario, misure per l'introduzione della ''proprietà popolare della moneta'', il divieto per i comuni di piccole dimensioni di sottoscrivere strumenti finanziari derivati, la vendita parziale delle riserve auree dello Stato a beneficio del debito pubblico, nuove norme sulla proprietà della Banca d'Italia e la trasformazione delle banche popolari in società per azioni di diritto speciale.

Proponiamo inoltre la costituzione di due nuove commissioni parlamentari di inchiesta. Una sull'operato dell'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, per indagare sulle anomalie del sistema che continua a comportare un indiscriminato aumento delle tariffe assicurative, nonostante l'avvenuta liberalizzazione. L'altra sull'operato di Consob e Banca d'Italia relativamente agli scandali e ai dissesti finanziari e industriali, nonché alla distribuzione dei bond argentini presso i risparmiatori italiani.

Noi chiediamo che il Parlamento si interessi di cose serie piuttosto che di lodi vari. A chi ci accusa di essere eversivi rispondiamo che eversivi sono quelli che tengono nascoste queste problematiche per tenersi il malloppo. Di questo pacchetto si parlerà poco perché e' più facile sparlare dell'Italia dei valori e identificarla come il partito che si occupa di giustizia e porta avanti il giustizialismo.

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28 Luglio 2008

No alla norma ammazza precari

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Noi dell'Italia dei Valori non abbiamo abboccato all'oscena "norma ammazza precari". Abbiamo votato contro e ne chiediamo a gran voce il ritiro.

E' come se ci trovassimo davanti ad una partita di calcio. Ad un certo punto, mentre si sta giocando, l'arbitro assegna la vittoria ad una delle due parti prima che la partita sia finita. E' chiaro che l'arbitro si e' mosso scorrettamente vendendosi al migliore offerente. Cio' e' accaduto con la norma antiprecari che ha l'aggravante del voto di fiducia. Uno si e' venduto alla lobby imprenditoriale di turno, in questo caso le poste, e per fare un favore a queste ha penalizzato migliaia di lavoratori.
E' l'esempio classico di come si può abusare delle istituzioni chiedendo il voto di fiducia anche per questioni che non sono d'interesse generale, ma che soddisfano solo gli appetiti di alcune lobby.

Troviamo scandaloso che si sia fatta una norma così, una disposizione che azzera il contenzioso in atto e che condanna il lavoratore al precariato a vita. E' come se un potente di turno facesse una rapina in banca e qualcuno decidesse che quell'azione non e' più reato. Una sorta di lavaggio delle regole di democrazia, che non sono più tali.

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24 Luglio 2008

A tutela dei forti e dei furbi

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Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto-legge per lo sviluppo economico.

"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,

Suvvia, abbia un po’ di rispetto per il Parlamento. Si presenti almeno il giorno che chiede la fiducia!

Ma oramai l’abbiamo capito: a Lei non glie ne frega niente del Parlamento. Tanto sa che la maggioranza delle persone che sono qui – almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale – saranno sempre pronte a votare qualsiasi porcheria pur di assecondarLa e così riguadagnarsi il posto a tavola la prossima volta.

Lo so, fa male sentire queste parole ma purtroppo questa è la nuda e cruda verità, specie dopo l’approvazione della legge con cui la sua maggioranza le ha regalato l’impunità.

Una “impunità provvisoria”, però, se lo metta bene in mente perché il Referendum che stiamo preparando spazzerà via questa vergogna tutta italiana che ci ha costretto a subire.

Oggi, sig. Presidente del Consiglio, sistemati i suoi affari personali, ci propone un altro decreto legge, anch’esso fatto in casa, alla chetichella, tutto da sé, come se a fare le leggi ci debba pensare sempre e solo Lei e non il Parlamento, come prevede la Costituzione.

E ce lo propone chiamandolo pomposamente “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.

Eh la miseria! – mi sono detto – sta a vedere! Andiamo subito a leggere le carte e giù subito a leggere il testo che ci ha mandato in aula.

Impresa impossibile: ci siamo trovati di fronte a 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli, rinvii, rimandi. Insomma, un testo che non si capisce nemmeno da dove cominciare a leggerlo.

Poi abbiamo capito: non c’era bisogno che lo leggessimo. Infatti nemmeno i suoi Ministri l’avevano letto, tanto che lo avevano approvato ad occhi chiusi – come loro solito – durante un Consiglio dei Ministri durato solo nove minuti.

Era, insomma, tutta una finta. Ed infatti, di lì a qualche giorno, il Governo ci ha inondato di una marea di emendamenti e così via, cambiando ogni giorno le carte in tavola tanto che al Parlamento non è stata data nemmeno la possibilità di discuterlo nei tempi pur ristretti che un decreto legge prevede per la conversione.

Ci avete messo di fronte al voto di fiducia.

Fiducia che noi dell’Italia dei Valori – che non abbiamo scritto “Giocondo” sulla fronte - non siamo affatto disposti a darvi.

E veniamo al merito della manovra economica di cui abbiamo ascoltato con attenzione la recensione fatta dal Ministro dell’economia Tremonti l’altro giorno in quest’aula.

Indubbiamente, si è trattato di una interessante lezione di scuola e sono stati anche forniti spunti di riflessione interessanti sul piano culturale. Anch’io, come Tremonti, mi sto convincendo che la moderna economia liberale – se lasciata solo alla “libera globalizzazione dei mercati” rischia di trasformarsi solo in un anarchico coacervo di monopoli, oligopoli, cartelli d’impresa, intricati conflitti di interesse. Insomma è vero che c’e’ necessità di ritornare ad una maggiore responsabilizzazione della mano pubblica per evitare che a guadagnarci siano solo i colossi imprenditoriali e non l’intera collettività.

Ma se questa è l’analisi politica delle mille difficoltà nazionali ed internazionali su cui la nave Italia deve navigare, le soluzioni che avete proposto sono come il cianuro per l’ammalato: invece di far soffrire ancora i cittadini italiani, li uccidete all’istante.

La manovra economica che avete proposto nel suo complesso - pur con qualche pregevole distinguo, scopiazzato qua e là da proposte altrui – è irrazionale.

Essa – per dirla in soldoni - toglie ai deboli per dare ai forti ed ai furbi.

Sappiamo bene che alle Casse dello Stato mancano soldi e che questi bisogna assolutamente trovarli sia perché dobbiamo ripianare debiti enormi sia perché dobbiamo riprogettare il futuro del nostro Paese.

La diagnosi – ripeto, anche noi dell’Italia dei Valori la conosciamo e non solo il Ministro Tremonti.

E’ la terapia che proponete che non condividiamo.

Voi avete preso atto che vi servivano i soldi e li avete presi dove era più facile prenderli: dai poveri cristi che non hanno voce, che non hanno mezzi per contrattaccare, che non possono ribellarsi, che addirittura, come le forze dell’ordine ed i Carabinieri devono “ubbidir tacendo”!

Vi servivano soldi?

Dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, falsificatori di bilanci, corrotti e corruttori pubblici specie se di testimoni giudiziari.

Non siamo solo noi a dirvelo. Ve lo ha detto anche il Procuratore generale della Corte dei Conti che non più tardi di un mese addietro vi ha espressamente avvertito che “…l’area dell’evasione fiscale rappresenta la principale riserva per incrementare le pubbliche risorse…?”

Vi ha anche indicato come fare: incentivare il lavoro e l’attività di riscossione delle società pubbliche e degli Uffici finanziari addetti allo scopo.

Invece avete addirittura depotenziato l’amministrazione finanziaria con macroscopici tagli alle risorse dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, come vi stanno ricordando i tanti lavoratori del settore che proprio oggi sono qui fuori a protestare per l’assurdità di tale decisione.

La verità e che Voi non volete combattere l’evasione fiscale ma coloro che vogliono contrastarla. Anzi Voi non volete proprio il controllo di legalità ed ogni volta che qualcuno ci prova, subito vi fate una legge per fermare gli accertamenti se non addirittura per fermare e delegittimare i controllori.

A tutti gli addetti al controllo di legalità ed alla repressione degli illeciti voi riservate lo stesso trattamento: colpirne uno per educarne cento!

Vi servivano soldi?

Dovevate toglierli dai favoritismi di cui la casta si è ingrassata in tanti anni di malaffare e non dagli stipendi di chi non riesce ad arrivare a fine mese (ammesso che lo stipendio ce l’abbiano ancora, visto come state trattando i precari)!

Vi servivano soldi?

La Corte dei Conti vi ha indicato anche un altro settore su cui intervenire per fare cassa: riprendere -con trasparenza questa volta- la graduale vendita del patrimonio pubblico inutilizzato ed il più delle volte lasciato marcire in molte parti d’Italia.

Vi servivano soldi?

Bene! Dovevate, allora, affrontare con coraggio la liquidazione totale degli Enti inutili, che ancorché dichiarati tali da anni, la Corte dei Conti ha fatto rilevare che ve ne sono ancora 110 in piedi tra cui molti carrozzoni spreca soldi.

Vi servivano soldi?

Bene! Dovevate intervenire seriamente sulla spesa sanitaria e non con tagli a pioggia come avete fatto in questa manovra.

Seguite le risultanze delle indagini giudiziarie che si susseguono - giorno dopo giorno, regione dopo regione - e scoprirete che quello che dovete tagliare non sono i fondi ma gli sprechi, le inefficienze, le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze.

Ai magistrati che stanno scoprendo tutto questo malaffare dovreste -dovremmo tutti qua dentro- mandare bigliettini di solidarietà e non a chi in galera ci sta perchè accusato di aver commesso dei reati.

Ministro Tremonti, Lei nel suo discorso ha responsabilmente riconosciuto l’importante ruolo della magistratura in questo campo. Ed allora lo dica al suo Presidente Berlusconi che anche ultimamente si è prodigato in “pizzini” inviati ai carcerati ed in denigrazioni ai magistrati che hanno scoperto le ruberie, accusandoli di insistenti teoremi.

Vi servivano soldi?

Bene! Ed allora - invece di propugnare gli appalti in house, quelli fatti in casa, senza gara e senza controlli, come vorrebbero quelli della Lega – dovevate spazzare via le 4.880 società pubbliche partecipate da Regioni, Province e Comuni, dove si annidano i più beceri sistemi di familismo con i suoi 255.000 addetti, 26.000 amministratori e 12.000 componenti dei collegi sindacali, nella maggior parte dei casi di nomina politica clientelare?

A che servono tutte queste società se l’esternalizzazione dei servizi e delle attività verso queste strutture non ha comportato alcun ridimensionamento degli apparati pubblici, sicché ora – oltre al danno economico si aggiunge anche la beffa del raddoppio delle procedure burocratiche?

Ecco: invece di combattere la casta, avete preferito prendervela con i poveri cristi.

E tra le “perle” di ingiustizia sociale che avete tirato fuori dal cappello ce ne sono alcune davvero inaccettabili. Mi riferisco, ad esempio, ai tagli alla scuola, alle forze dell’ordine, al pubblico impiego ed all’Università.

Ma lo sapete o non lo sapete che il 60% degli agenti di Polizia ricevono meno di 1.200 euro al mese? E come pensate di farli campare? Facendo fare pure a loro i delinquenti? E soprattutto, come pensate di dare più sicurezza ai cittadini, a cominciare da quelli del Nord, - a parole, ma solo a parole - tanto cari alla Lega? Forse, raccontando loro la favoletta dell’inno d’Italia?

Alla scuola decurtate oltre 8 miliardi di euro con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori tecnici ed amministrativi (ATA). Ma non fate prima a dire che volete che solo la scuola privata vada avanti e che a scuola ci vadano solo i figli di papà?

E dei precari a vita – soprattutto quelli della scuola pubblica che con questo decreto mandate a casa a decine di migliaia – che ne facciamo? Li mandiamo una volta per tutti alla rottamazione? Li cremiamo ai forni inceneritori?

No, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei ancora una volta si comporta come un Giano bifronte: con la faccia davanti vuol fare credere di stare dalla parte del popolo, con quella di dietro traffica solo per farsi gli affari suoi e quelli dei suoi amici, come sta facendo, da ultimo, anche per la vicenda Alitalia.

Noi avevamo trovato un compratore che salvava azienda e personale. Lei ha trovato una soluzione che prevede il fallimento dell’azienda ed il licenziamento di oltre 5.000 dipendenti.

Complimenti! E Lei sarebbe un grande imprenditore? Sì, ma con i soldi degli altri, dei contribuenti italiani!

l’Italia dei Valori – che ha capito bene e per tempo di che pasta Lei è fatto – per tutte queste ragioni le nega la fiducia sempre più convintamene e sempre meno pacatamente."

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17 Luglio 2008

La credibilità del governo

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Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti ha parlato oggi di “stabilizzazione triennale dei conti pubblici” in Parlamento.
Ha tracciato un quadro del Paese critico ma non drammatico, a suo avviso, in un contesto che vede questo governo scivolato in una posizione di estrema debolezza e credibilità sull’argomento. Vuoi perché il centrodestra si è occupato fin d’ora delle vicende private di Silvio Berlusconi, vuoi perché ha completamente esautorato le funzioni di un Parlamento a colpi di decreti, vuoi perché dovrà continuare a farlo per le vicende di Silvio Berlusconi anche per i prossimi mesi, come ha già dichiarato, vuoi perché la Corte europea ha bocciato il condono fiscale italiano sull’Iva per gli anni 1998-2001 contenuto nella Finanziaria 2003 e voluto da questa stessa compagine governativa. Vuoi per tutto questo, il centrodestra non è stato ancora capace di dare un segnale di ripresa e rilancio dell’economia.
Noi dell’Italia dei Valori, ribadisco a Tremonti, saremmo ben contenti di affrontare l’unica emergenza del Paese: quella economica.
Ma in Parlamento, non in altre sedi. Perché è in Parlamento che si discutono i problemi del Paese, e non quelli di una sola persona.


"PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro che c'è, la ringrazio perché almeno lei c'è, e quindi, finalmente, possiamo confrontarci con una persona che viene in Parlamento e che, seppur per pochi minuti, ci ascolta.

Credo che del merito di questo provvedimento si poteva e si doveva discutere dal primo giorno; quindi, mi dispiace che per sessanta giorni ci siamo dovuti occupare d'altro, che non aveva nulla a che fare con l'urgenza e con l'emergenza, ma che aveva a che fare soltanto con questioni personali. Mi dispiace anche che questo provvedimento, sebbene sia urgente, deve essere affrontato non solo con un decreto-legge, ma addirittura con il voto di fiducia, proprio perché il Parlamento deve essere libero ancora di occuparsi d'altro. Me ne dispiace anche perché dobbiamo liberare il Parlamento non solo per prima delle ferie, ma lo dobbiamo liberare anche per dopo le ferie, perché allora ci dovremo occupare ancora di altro che già ciPag. 61è stato annunciato dal Presidente del Consiglio, ossia dell'immunità parlamentare, del CSM e di quant'altro. Me ne dispiace, perché credo che di questo provvedimento e di questa materia, che invece oggi ci propone, vi sia davvero bisogno.

Ora che la frittata in ordine al metodo è fatta, dobbiamo discutere in ordine al merito, per il tempo che ci è dato a disposizione. Manifestiamo tutta la nostra contrarietà al fatto che se ne debba discutere con lo strumento del decreto-legge e se ne debba addirittura non discutere, perché ciò che facciamo oggi e domani è solo un giochetto per perdere tempo e per far dire che, comunque, ne abbiamo discusso. Tanto avete già deciso e sappiamo già l'ora in cui sarà posta la fiducia e quando sarà data. Si tratta, insomma, solo di una ricreazione di un paio di giorni.

Io, invece, voglio prendere sul serio ciò che è scritto nel provvedimento in esame. Ho, soprattutto, ascoltato con attenzione le sue argomentazioni, come ascolto sempre con molta attenzione le argomentazioni dell'onorevole Tabacci. Ripeto anche in questa sede ciò che ho sempre detto fuori: quando persone come lei, o come l'onorevole Tabacci, parlano ed esprimono le loro idee, preferisco prendere appunti ed ascoltare. L'Italia dei Valori, infatti, non ha solo voglia di denigrare. Quando riteniamo che non abbiamo altra voce che gridare nel deserto non possiamo fare altro, ma quando ascoltiamo delle persone che esprimono delle idee, che possiamo condividere o non condividere, ascoltiamo con molta attenzione.

MAURIZIO LUPI... è il braccio della morte.

FABIO EVANGELISTI. Ma che c... dici, stupido!

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la prego di moderare il linguaggio, in ogni caso.

FABIO EVANGELISTI. Si offendono tutte le volte!

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, stia tranquillo. Nessuno le ha dato la parola e lasci parlare l'onorevole Di Pietro.

ANTONIO DI PIETRO. L'onorevole Tabacci le ha rimproverato sia ragioni di metodologia che di merito. Sulla metodologia, come sa, anch'io non sono affatto d'accordo. QuantoPag. 62al merito, credo che nel suo discorso, al di là delle valutazioni se sia soltanto un discorso accademico o meno, vi siano aspetti che possono e debbono essere condivisi, e che noi condividiamo, e altri che non condividiamo, ed è bene che li sottolineiamo, pur nel poco tempo a disposizione. Mi limito solo ad elencare questi aspetti, non avendo avuto la possibilità di partecipare ad un dibattito parlamentare che, magari attraverso il confronto, poteva convincerci meglio, o grazie al quale anche noi potevamo fornire qualche indicazione.
Prendiamo atto e concordiamo sul fatto che responsabilmente lei ha detto che rispetterà gli impegni italiani con l'Europa presi dai precedenti Governi, compreso il Governo Prodi, ed è così che si deve fare. Uno Stato che fa parte della Comunità europea non può permettersi di non rispettare gli impegni presi soltanto perché cambia il Governo. Noi rivendichiamo ciò, in quanto siamo convinti che gli impegni che ha preso il Governo Prodi con l'Europa siano giusti e doverosi.
Forse ci distinguiamo anche da qualche alleato, quando lei dice che intende trovare un sistema per combattere alcuni cartelli e monopoli, come le banche, i petrolieri e quant'altro. Non so (perché veramente non ho capito, e perché è mancato il dibattito parlamentare) se è più giusto ciò che sostiene lei, ovvero che le tasse le pagheranno i cartelli, o se è vero ciò che sostengono i nostri alleati (cui do fiducia, fino a prova contraria), ovvero che le tasse verranno traslate sui contribuenti. Ne avrei voluto discutere maggiormente in questa sede, e avrei voluto essere più convinto delle ragioni dell'uno e dell'altro. Noi dell'Italia dei Valori, infatti, vogliamo combattere i cartelli delle banche e dei petrolieri, e siamo convinti che lì vi è una grossa sacca di malaffare e di approfittamenti.
Tuttavia, non riusciamo a capire come si fa a bloccare poi la ricaduta a valle costituita dal fatto le tasse verranno scaricate sui contribuenti. Vorremmo capirlo meglio, al di là delle affermazioni di principio. E vorremmo capire meglio le affermazioni di principio, in quanto il principio noi lo condividiamo. Vorremmo, però, capire tecnicamente come ciò avverrà.
Riteniamo che lei abbia affermato una cosa giustissima - che però la mette fuori dall'azione del suo Governo - quando ha detto che, per avere una sanità migliore, più efficiente e con minori sprechi è necessaria un'azione moralizzatrice della magistratura. Ma viva Iddio che fosse così! Allora, ciò che svolge la magistratura non è un teorema, ma un'azione dovuta e necessaria, di cui dovreste essere felici. Il suo Governo, però, non ha tale orientamento e vuole fare tutt'altro!

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, abbia pazienza...

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, io ho pazienza, ma ho anche il dovere di far rispettare il Regolamento, come lei sa. Lei ha superato da due minuti il tempo assegnato al suo gruppo, così come agli altri.

ANTONIO DI PIETRO. Anzitutto, Presidente, anche gli altri hanno parlato di più. Inoltre, mi perdoni...

PRESIDENTE. Non perdiamo tempo in questo inutile battibecco. Continui e cerchi di concludere.

ANTONIO DI PIETRO. È possibile che solo quando parlo io lei si ricorda di stare con l'orologio in mano? Abbia pazienza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Non me ne ricordo soltanto quando parla lei. Onorevole Di Pietro, l'orologio non ha colori.

ANTONIO DI PIETRO. Invece per lei sì! Per lei sì!

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire.

ANTONIO DI PIETRO. Per lei non solo l'orologio ha colori...

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, concluda.

ANTONIO DI PIETRO. Io, però, non riesco a capire - fra il dire e il fare - come oggi lei possa dire di volere combattere l'evasione fiscale se proprio oggi - lei lo sa meglio di me - la Corte di giustizia europea ha condannato il Governo per la legge finanziaria per il 2003, nella quale era contenuto il famoso condono fiscale, sul quale noi gridammo allo scandalo perché esso permetteva agli evasori fiscali di farla franca. Se lo ricorda tutto questo? Anche allora lei ci disse che quello era un modo per recuperare le tasse. In realtà, si trattò di un modo per legittimare l'evasione delle tasse e per farci anche subire, ora, la sanzione europea perché non abbiamo svolto il nostro dovere.
Infine, per concludere...

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

ANTONIO DI PIETRO. Noi non condividiamo il fatto che in questa manovra finanziaria, per fare cassa, lei abbia dovuto ridurre i fondi per le forze dell'ordine mentre ha eliminato l'ICI indistintamente: oggi, quindi, non abbiamo quelle risorse necessarie per far fronte alle esigenze delle forze dell'ordine. Non condividiamo soprattutto - su questo vorremmo e avremmo voluto confrontarci - la sua idea sulla banca del sud...

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di concludere. Non mi costringa a toglierle la parola. Lei ha superato da quattro minuti il tempo a sua disposizione...

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, mi tolga pure la parola. Non sarebbe né la prima né l'ultima volta.

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, lei effettua sempre giusti riferimenti ai Regolamenti e al rispetto delle regole. Sta parlando da quattro minuti oltre il tempo fissato per lei come per ogni altro gruppo.

ANTONIO DI PIETRO. Io continuo a parlare e quando lei ritiene di togliermi la parola me la tolga (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Di Pietro

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28 Maggio 2008

Il dovere delle Istituzioni

dovere_istituzioni.jpg

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'emendamento presentato dal Governo che prevede l'approvazione della convenzione fra Autostrade per l'Italia e Anas, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge sugli obblighi comunitari, senza passare dal Cipe, in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria.

"Signor Presidente, anch'io intervengo sull'ordine dei lavori perché ritengo che prima di votare questo articolo aggiuntivo, è bene che tutti noi parlamentari sappiamo fino a che data l'Anas può approvare gli schemi di concessione, con la certezza che diventano validi subito dopo, senza bisogno che vi sia ciò che è previsto ora, vale a dire il decreto del Ministro delle Infrastrutture, la controfirma del Ministro dell'Economia e delle Finanze, il parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, il parere degli organi di controllo.
Insomma, si affidano a una società di capitali le sorti del bilancio dello Stato, senza operare alcun controllo, senza che lo Stato intervenga! Alcun organo dello Stato: né il Parlamento, né il Governo, né gli organi di controllo come la Corte dei conti o la Ragioneria dello Stato, che pure dovrebbero apporre il visto; nulla di tutto ciò viene fatto e una società di capitali non fa altro che decidere a chi dare in concessione un bene non suo, ma dello Stato, di cui essa è concessionaria! (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Per questa ragione, a proposito dell'ordine dei lavori, sollecito soprattutto la Presidenza della Camera per ottenere una risposta prima del voto.
In secondo luogo, chiedo al Governo di ritirare la proposta emendativa in esame (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro) perché spossessa le istituzioni di un diritto-dovere: quello di verificare se vi sono le condizioni per concedere a un terzo tale beneficio, tale concessione.
Da ultimo, noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare una formulazione siffatta, perché è in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria, la quale, senza controllo, pensa a gestire le proprie risorse (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, Partito Democratico e Unione di Centro)."

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30 Aprile 2008

Il cappio dell’IVA anticipata

mediaimpresa.jpg

Il rilancio delle imprese ha bisogno di azioni immediate e incisive. Uno dei problemi, in particolare per le piccole e medie aziende, è la cassa, il poter disporre di liquidità per investimenti, o anche per la gestione corrente, senza dover ricorrere al credito, e quindi senza indebitarsi e dover pagare interessi sempre più onerosi per l’aumento del costo del denaro.

L’Italia dei Valori come primo atto della sua attività parlamentare proporrà l’abolizione del regime di Iva anticipata sulle fatture emesse. La riscossione dell’Iva dovrà avvenire solo all’avvenuto pagamento della fattura. Questa misura se approvata dal Parlamento consentirà alle aziende di togliersi un cappio finanziario al collo e di evitare lunghe attese per rimborsi d’Iva e conguagli a favore. L’anticipo dell’Iva ad oggi favorisce il sistema bancario e non quello industriale, in quanto le società sono costrette spesso a indebitarsi per continuare la loro attività.

Questa iniziativa è solo la prima da parte dell’Italia dei Valori per consentire lo sviluppo delle imprese e metterle in condizione di competere sul mercato italiano e internazionale.

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26 Aprile 2008

La cordata menzogna

aereialitalia.jpg

Riporto le mie dichiarazioni in un intervista, rilasciata ieri ad un giornalista del quotidiano La Stampa, sul prestito ponte ad Alitalia.

"Personalmente in consiglio dei ministri ho ripetuto che nessuno deve potersi permettere di prendere dei provvedimenti che sono illegittimi ed io ritengo che la forzatura che ancora una volta ha voluto Berlusconi sarà punita dall’Unione Europea perchè è un aiuto di Stato.
Sono testimone, in Consiglio dei ministri Berlusconi ha fatto arrivare un ultimatum: voglio trecento milioni perchè voglio avere il tempo di trovare una cordata. A chi gli faceva presente che era un aiuto di Stato, lui ha replicato che non gli interessava e di volere un prestito ponte. Tutti sono capaci di comprare qualcosa con i soldi degli italiani.
Sono contro all’utilizzo delle istituzioni per fare operazioni illegittime. Credo che l’Unione Europea ci sanzionerà, che la cordata non ci sia e che alla fine avremo il danno e la beffa. Il danno di avere perso Alitalia per non avere aperto al dialogo con Air France, e la beffa di perdere ulteriori trecento milioni a danno dei contribuenti italiani."

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22 Marzo 2008

Alitalia: basta illudere i cittadini!

alitaliailludere.jpg

Ritengo che la vicenda Berlusconi-Alitalia sia un bluff pazzesco, soprattutto illegittimo sul piano europeo perchè l’Unione Europea non permette aiuti di Stato. Inoltre, l’Unione Europea ha già detto che considera aiuto di Stato un’eventuale compensazione che si dà alla Sea per la gestione di Malpensa e, in questo senso, illegittimo. A me pare già un bluff pazzesco utilizzare la campagna elettorale in questa vicenda.

È una vicenda troppo delicata, anzi, sono due le vicende troppo delicate: Malpensa, che non deve seguire la vicenda di Alitalia perché, altrimenti, si butta via il bambino con l’acqua sporca. Per quanto riguarda Alitalia, non c’è niente da fare: è necessario che ci sia un governo in carica che prenda le decisioni da prendere e qualsiasi decisione non può prescindere da una moratoria di due o tre anni per salvare almeno Malpensa perché, altrimenti, non avremmo soltanto qualche migliaio di persone senza lavoro, ma qualche decina di migliaia di persone senza lavoro!

Come Italia dei Valori riteniamo improprio che l’imprenditore che si propone di acquistare la compagnia Alitalia attraverso i suoi figli sia lo stesso imprenditore che vuole fare anche il presidente del Consiglio. Questo vizio d’origine, per cui egli pensa di lavorare in conflitto d’interessi, anzi, di utilizzare la sua funzione pubblica per i suoi interessi privati, addirittura usufruendo degli aiuti di Stato, ci sembra inconcepibile. Egli ha già detto, in questa occasione come anche in altre occasioni a proposito di campagna elettorale, di voler togliere la legge sulla par condicio appena va al governo, proprio perché vuole utilizzare le sue televisioni per vendere fumo invece che arrosto. Questa volontà ci rende ancora più determinati, a noi dell’Italia dei Valori, ad andare in Parlamento ed approvare nei primi passi del governo, se riusciamo a vincere le elezioni, due leggi fondamentali: quella sul conflitto d’interessi e quella sulla riforma radiotelevisiva. Sono due baluardi di democrazia che un eventuale governo Berlusconi potrebbe minare.

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21 Marzo 2008

Pagheremo noi per lui

silviob.jpg

In seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea, il nostro Paese rischia a breve di dover pagare una multa salatissima se le leggi italiane in materia televisiva non si adegueranno alle norme comunitarie. Riporto sull'argomento una mia intervista rilasciata all'Unita'.

L'Unità: Per i fedelissimi di Silvio oggi è lui, Antonio Di Pietro, l’Uomo nero. Anzi, «un uomo che fa orrore», come ha detto Sandro Bondi l’altra sera a Ballarò. Il leader dell’Italia dei Valori non pare preoccuparsene troppo, anzi. Lì, negli studi di Rai3, non ha usato giri di parole: lui Mediaset la vuole «smembrare».
Dica ministro: era un minaccia da campagna elettorale, o è davvero realistico uno scenario in cui Rete4 toglie il disturbo a favore di Europa7?

Antonio Di Pietro: «Che bisogna togliere una rete a Mediaset sanando un’illegalità lo hanno sancito la Corte di Giustizia europea e anche la Corte costituzionale italiana. Ed il fatto che quest’illegalità non sia stata ancora sanata è una cosa che fa vergogna al nostro Paese, perché sta lì a dimostrare che le istituzioni italiane non sono in grado di far rispettare la legge. Che bisogna agire al più presto lo impone anche il fatto che vi sarà una sanzione durissima nei confronti dell’Italia se non ci adeguiamo, e per pagarla ci vorrebbe una finanziaria all’anno».

L'Unità: E cosa risponde a quelli che dicono che così si mettono a rischio delle aziende con tanti posti di lavoro?
Antonio Di Pietro: «L’argomentazione del personale che ci lavora non ha senso: sarebbe come dire che può violare la legge ogni azienda che non paga le tasse, o che non rispetta la sicurezza, o che non paga i contratti, solo perché ha i suoi dipendenti. E poi nessun vuole chiudere quell’azienda. Si vuole solo che una delle sue reti vada sul satellite perché la frequenza è stata vinta da qualcun altro. Ricordiamoci che la rete che c’è oggi trasmette rubando il diritto di trasmettere ad un’altra».

L'Unità: Lei dice che «soffierà sul collo» di Berlusconi anche sul conflitto d’interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato troppo ‘timido’ al riguardo…
Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra non è stato timido, è stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza costituisce un vulnus che va riparato. Noi dell’IdV adempiremo lealmente al programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo fare sconti… Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso».

L'Unità: Il Cavaliere dice che lei è un “pensionato” come Veltroni…
Antonio Di Pietro: «Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione non ne ricevo, devo lavorare ancora molto».

L'Unità: C’è chi potrebbe affermare che l’alleanza con il Pd sia strumentale alle elezioni…
Antonio Di Pietro: «No, è un patto di ferro, per quanto mi riguarda. L’IdV ha le sue ragioni di vita nella credibilità delle sue azioni. La riforma delle telecomunicazioni e il conflitto d’interessi debbono essere affrontate necessariamente perché lo dicono la normativa, la giustizia italiana e l’Europa. Affrontando di petto questi temi rilanciamo al credibilità del programma e all’azione di Veltroni presidente del consiglio, dimostrando determinazione e coerenza».

L'Unità: Nel momento in cui viene resa esecutiva la sentenza europea cosa cambierebbe nello scenario italiano? Qualcosa che assomiglia un po’ a una rivoluzione…
Antonio Di Pietro: «L’affermazione della legalità non è mai rivoluzione, ma restaurazione della legalità rispetto a una illegalità preesistente e recidiva. Ormai veniamo derisi e irrisi dalla comunità internazionale perché non siamo in grado di far rispettare la legge. Era già inaccettabile finchè c’era Berlusconi, ma era anche una naturale conseguenza del conflitto d’interessi. Però dico anche un’altra cosa: se, stando al governo noi, avessimo provveduto nei primi cento giorni, abrogando le leggi vergogna ed il conflitto interessi e approvando la riforma radio-tv tante cose sarebbero andate in modo diverso. Ora basta tergiversare finiramo cornuti e razziati. Cornuti perché la mancanza di pluralità colpisce tutti noi, mazziati perché dovremo pure pagare una multa salatissima».

L'Unità: G8 di Genova. Veltroni ha usato parole molto dure. Lei oggi voterebbe ancora contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta?
Antonio Di Pietro: «Votammo contro quella proposta di commissione perché si voleva giudicare solo il comportamento illecito della polizia e non chi si era reso protagonista di atti violenti contro la polizia. Grazie alle investigazioni dell’autorità giudiziaria oggi abbiamo un quadro più chiaro: ci sono due gravissimi atti criminali. Il primo è quello di facinorosi e violenti inseriti in una civile manifestazione di protesta. Gente che è arrivata con mazze e bombe incendiarie, che ha devastato mezza città e aggredito gli agenti. Poi c’è un fatto successivo, che non è più legittima difesa, ma un vero atto di ritorsione e di violenza da parte di alcune forze dell’ordine: questo è ancora più gravo perché i responsabili portano le stellette e rappresentano lo Stato. Preciso che in uno e l’altro i casi i fatti si sanno non grazie a una commissione d’inchiesta, ma grazie alla magistratura. Quello di una commissione è un compito di valutazione politica di fatti accertati: altrimenti, responsabilizzando solo una parte o l’altra, si distorce la verità».

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19 Marzo 2008

Alitalia: un problema anche sociale

alitaliasociale.jpg

Come Ministro, e presidente dell’Italia dei Valori, ho espresso tutta la mia contrarietà.
Le vicende di Alitalia coinvolgono ulteriori vicende che sono diverse dalla società e dalla bontà della contabilità della stessa. Noi riteniamo che questa materia, così delicata, non possa essere affrontata né decisa da un governo in scadenza, soprattutto non può essere lasciato il mandato agli amministratori di Alitalia, i quali hanno solo interesse di piazzare il prodotto per motivi di convenienza finanziaria.

Credo che un governo debba mettere al primo posto, oltre al piano industriale, anche la tutela delle maestranze, lo sviluppo della compagnia di bandiera, il futuro del sistema aeroportuale italiano. Per questo ho detto, fin dal primo giorno, che era sbagliato affidare ad un solo partner la trattativa e confrontarsi con un solo partner, così come ho detto che non bisogna trascinare con la vicenda Alitalia anche la vicenda di Malpensa, che è un’altra struttura importante e fondamentale per lo sviluppo del territorio.

Ribadisco che per la vicenda Alitalia, il problema vero e reale non è tanto il prezzo a cui si vende questa società, che essendo in deficit ha poco valore commerciale, quanto il piano industriale che deve essere presentato da chi la compra. Deve essere un piano industriale che rilanci i servizi e garantisca il futuro a chi finora ne ha fatto parte.


Ricevo e pubblico la lettera di Stefano Leonini, dipendente Alitalia.

"Onorevole Di Pietro,
chi le scrive è un dipendente di terra di Alitalia Servizi. Mi ha fatto molto piacere leggere le Sue parole in difesa non del valore economico dell'azienda ormai al collasso, ma dei posti di lavoro. Purtroppo faccio parte di quei 3000/5000 esuberi, perchè di tali si tratta che rimarranno in Alitalia Servizi e che Fintecna rileverà per poi disfarsene il prima possibile. Dopo vent'anni di lavoro nella mia azienda, vederla ridotta in questo stato mi provoca una grande amarezza e la cosa che mi preoccupa di più è il mio futuro e soprattutto della mia famiglia che vede me come unico sostentamento. Purtroppo le Sue parole arrivano un po' tardi, diciamo che arrivano quando i buoi sono scappati dal recinto e penso sia vergognoso per un paese non possedere una compagnia di bandiera. Mi chiedo cosa sarebbe successo in Francia se fosse accaduto il contrario, se un'azienda straniera avesse acquisito una loro azienda a due soldi e poi avesse lasciato per strada migliaia di persone, penso sia facile immaginare visto l'orgoglio nazionalista che è presente in quel paese. Ci sarebbe stata una sommossa popolare ed invece qui da noi lo si ritiene un peso da togliersi di torno, l'impressione è un pò della sgualdrina, usata a proprio piacere da tutti e poi abbandonata soltanto che la poveretta in cambio dei soldi li riceve, ma noi? Io comunque per quanto possibile lotterò per difendere il mio posto di lavoro a qualunque costo. Spero solo che le sue parole non siano soltanto di circostanza in vista dei prossimi impegni elettorali, al quale io, la mia famiglia e molti amici non parteciperemo ma , che sia un Suo reale sentimento e che magari possano servire a qualcosa. Distintamente la saluto.

Stefano Leonini"

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