11 Gennaio 2010
Magari fossi prevenuto
Ce la sto mettendo tutta, quando leggo le agenzie faccio lunghi respiri e mi rivolgo a quella parte di me che conosce questa maggioranza, che non cambierà mai natura, e penso: "magari sono prevenuto?".
Magari fossi prevenuto quando penso che Berlusconi non può permettersi una riforma tributaria "reale" visti i 10 miliardi di debito pubblico mensili del 2009.
Magari fossi prevenuto quando penso che di riforme tributarie, di aliquote semplificate, ridotte, leggere, semplici, eque, larghe, strette, alte e magre ne ha dichiarate in tutte le salse dal ’94 senza averle mai realizzate.
Magari fossi prevenuto quando penso che la riforma tributaria è il miele sul cucchiaino per l'olio di ricino del processo breve e del legittimo impedimento.
Magari fossi prevenuto quando associo lo squillar di trombe riformiste alle elezioni regionali, salvo poi sentire il tamburellare del boia a urne chiuse per annunciare nuovi tagli alle pensioni, gli innalzamenti di aliquote, nuovi bolli, bollini, imposticelle dettate da un rigore doveroso per il perdurare della crisi.
Magari fossi prevenuto, ma sono pronto a scommettere che mi troverò quanto prima in Parlamento a votare l’ennesima fiducia di una legge “ad personas ”, ossia utile al club degli impuniti di governo e poi, semmai, in mezzo ad una selva di “se e forse”, la riforma tributaria.
E purtroppo ho il presentimento (o la certezza) che sarà la cruda realtà a deludere chi una riforma tributaria reale se l’aspettava nel 2010.
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2 Gennaio 2010
Cominciamo male il 2010

Il 2009 lo avevo chiuso con l'augurio che l'Italia tornasse ad essere una Repubblica fondata sul lavoro. Neanche il tempo di augurare un buon 2010 a oltre un milione di disoccupati che arriva la nuova provocazione del governo, quella di cancellare proprio l'articolo 1 della Costituzione, quello che recita, per l'appunto, che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Dal punto di vista politico il 2010 costringe già a disseppellire l'ascia di guerra contro il solito manipolo golpista che vuole stravolgere la Costituzione cavalcando le dichiarazioni del Capo dello Stato, forse incaute visti gli interlocutori. L'Italia ha bisogno di riforme che devono essere discusse in Parlamento e in nessun altro posto, con i tempi che queste richiedono per essere approvate, tempi sicuramente diversi dalle scadenze processuali di Silvio Berlusconi. Rimane il fatto che la giustizia non è certamente tra le priorità dell'agenda politica. Quello che manca alla giustizia, torno a ripetere, sono mezzi e strumenti per velocizzare i processi e per migliorarne l'efficienza e non il controllo e l'assoggettamento alla classe politica. Ritengo invece che siano prioritarie riforme per rilanciare l'economia e l'occupazione, e vorrei che queste siano affrontate non soltanto con il confronto politico ma anche sociale. Tradotto, per chi governa, significherebbe chiedere a Brunetta di riformare l'amministrazione pubblica insieme a coloro che definisce "fannulloni", o alla Gelmini di metter mano all'istruzione ascoltando gli addetti ai lavori e discutendo le riforme in tutti gli atenei. Ma come si può chiedere ad un branco di elefanti di attraversare un negozio di cristalli senza rompere nemmeno un bicchiere? Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha messo "il vento in poppa alla barca dei pirati" che utilizzerà strumentalmente le dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni per distruggere e mortificare le stesse. La riprova l'abbiamo già perchè, al di là di insistenti richieste di dialogo con l'opposizione, questa maggioranza non ha fatto, né farà, un solo passo indietro dal proposito di ottenere, nel più breve tempo possibile, l'approvazione di leggi ad personam che assicurino l'impunità del Presidente del Consiglio.
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28 Dicembre 2009
La terza industria del Paese
Il gioco d’azzardo è illegale. E comunque anche quello considerato 'non d’azzardo', attraverso il quale lo Stato percepisce entrate fiscali da capogiro, è un’indecenza.
Con oltre 53 miliardi di euro di raccolta, questo business costituisce una percentuale vicina al 4% del Pil nazionale: rappresenta la terza industria del Paese.
Le entrate dello Stato derivanti dalla raccolta sono lievitate dai 3,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,7 miliardi del 2008, con un tasso di crescita complessivo del 121,1%. A giocare di più sono individui tra i 25 ed i 44 anni e oltre i 65, questi ultimi pensionati. In Italia il gioco d'azzardo si sta diffondendo e sta avendo un impatto fortemente negativo su numerose fasce sociali: da quella degli studenti, che compromettono la riuscita dei propri studi, ai pensionati che finiscono in mezzo ad una strada, alle unioni familiari distrutte per il 'vizietto' di mamma e papà. Il profilo è quello del sognatore con un reddito modesto che tenta la fortuna ma scivola poi nella nullatenenza.
E' stato riconosciuto dal CNR e diversi studi che il gioco-scommesse è un’attività che crea dipendenza come le droghe, il fumo, l'alcol.
Non voglio con questo precludere la libertà di un cittadino di poter scommettere o meno. Sto dicendo che al cittadino non può essere venduto il gioco come miraggio di vincite milionarie (in realtà dalle probabilità infinitesimali) e come alternativa ad una vita basata sul lavoro e sulle proprie capacità.
Le norme in materia di gioco e scommesse vanno equiparate a quelle sul fumo in termini pubblicitari, ossia ne dovrebbe essere proibita la promozione.
I controlli sull’età di chi gioca devono essere stringenti per impedire a minorenni e persone senza un proprio reddito di accedervi.
Le licenze e gli apparecchi installati nei punti di accesso al gioco, che con una normativa più permissiva dal 2003 hanno proliferato a dismisura, devono essere ridotti e la diffusione legata alla demografia.
Lo Stato dovrebbe farsi promotore di campagne progresso contro il gioco-scommesse poiché può provocare danni alla salute e alla psiche dei cittadini favorendo, nella maggior parte dei casi, il dissesto economico individuale e familiare.
Qual è la differenza agli occhi dello Stato tra chi si gioca un appartamento a poker tra mura domestiche e chi spende la sua pensione euro su euro al SuperEnalotto? Il fatto che uno non ne versi una parte all’erario e l’altro si?
E’ solo nell’erario?
Ma perché non applicare allora lo schema “legalizziamo-incassiamo” anche per la prostituzione, riaprendo le case chiuse, oppure anche per le droghe?
Evidentemente dietro al gioco-scommessa ci sono dei valori sociali che ora mi sfuggono: ma quali?
I governi non possono anteporre gli interessi economici a quelli dei cittadini, così come hanno dimostrato con la progressiva legalizzazione delle scommesse adducendo come alibi la necessità di sottrarne semplicemente il controllo alla criminalità organizzata.
Non è il controllo economico il driver delle decisioni dello Stato ma la tutela della comunità e della sua salute.
Se da una parte si normano gli aspetti fiscali, dall’altra bisogna curarsi anche di eventuali effetti sociali.
L'Italia dei Valori, nei prossimi giorni, presenterà un disegno di legge per offrire una regolamentazione delle scommesse e della comunicazione ad essa associata a tutti i livelli per la tutela del cittadino.
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17 Dicembre 2009
Stato riciclatore, Stato ricettatore
Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati sul voto di fiducia alla Finanziaria:
"Signor Presidente, il gruppo dell'Italia dei Valori esprime la più ferma contrarietà alla legge finanziaria 2010. Lo facciamo sia per ragioni di merito, sia per ragioni di metodo. Per ragioni di merito a sua volta lo facciamo sia perché riteniamo che questa legge sia iniqua, sia perché la riteniamo criminogena. La riteniamo criminogena perché le fonti delle entrate previste per far quadrare i conti pubblici sono pressoché esclusivamente quelle previste con il famigerato scudo fiscale.
Vale a dire, con una tangente di Stato, perché di tangente si tratta, al 4 per cento, come si usava una volta, nella prima Repubblica. Tangente che questo Governo percepisce dagli evasori fiscali, ma non solo dagli evasori fiscali: anche dai corrotti, dai corruttori, dai mercanti di droga, dai rapinatori, dai truffatori, perché il colore del denaro è sempre quello, perché il denaro non ha odore, perché anche quando torna dall'estero, sempre di denaro di provenienza illecita si tratta, perché quella lecita poteva già tornare tranquillamente. È denaro di provenienza illecita, di qualsiasi provenienza illecita, anche di quella dell'evasione fiscale. Denaro, insomma, nascosto come bottino all'estero e nei paradisi fiscali, un po' come ha fatto anche il Presidente del Consiglio che, quanto ad evasione fiscale, ad occultamento di fondi illeciti all'estero, non è stato e non è secondo a nessuno.
In un Paese normale, in uno Stato di diritto, i proventi dei reati dovrebbero essere perseguiti e confiscati e non rimessi nelle mani dei delinquenti che non li immettono in circuito in un'operazione legale, se li terranno sempre nei loro forzieri; pagando la tangente, hanno fatto un riciclaggio di Stato. Anzi, di più, hanno ricattato lo Stato, che ora deve sottostare a tale immorale compromesso per fare cassa in modo spicciolo e senza rispetto per quelli che, invece, le tasse le hanno pagate sempre e comunque. Insomma, lo Stato riciclatore, lo Stato ricettatore: questo è lo Stato del Governo Berlusconi.
Mi riferisco, invece, a tutte quelle persone che, come i lavoratori e i pensionati che le tasse le pagano, adesso si vedono trattati, appunto, in modo iniquo, ma mi riferisco anche ai tanti professionisti, ai commercianti, agli imprenditori perbene che ora, proprio per colpa di questo binario, di questo doppio binario instaurato dal Governo Berlusconi, si trovano a combattere ad armi impari perché ci sono concorrenti che non rispettano le regole del gioco, non rispettano le regole del mercato e quindi vincono sempre.
Insomma, questa legge finanziaria è criminogena perché mette voglia di violare la legge perché così si fa prima e si fa meglio. Oltre che criminogena, questa legge finanziaria è anche iniqua, perché prevede un uso ingiusto ed improprio delle risorse rispetto ai bisogni dei cittadini e delle priorità del Paese: una volta fatto il riciclaggio di Stato, queste risorse vengono buttate via, ad esempio, per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, come è accaduto anche questa mattina, in Consiglio dei ministri, dove si sono stati stanziati altri 330 milioni di euro aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalla finanziaria. E poi la gran cassa mediatica di questo Governo dice che per il Ponte sullo Stretto di Messina non si mettono soldi: allora, cosa sono questi, bruscolini?
Altri miliardi li avete buttati via con l'insensata modalità di vendita all'Alitalia, con le autostrade da fare in Libia a Gheddafi, e così via. Insomma, un sacco di soldi usati in modo iniquo nel mentre le piazze, le fabbriche, le scuole, le chiese, i campanili, i tetti sono pieni di gente disoccupata che protesta perché non arriva a fine mese e non vede alcun spiraglio per il proprio futuro. Addirittura c'è una miriade di piccoli imprenditori che nel nord-est, come riferiscono i mass media e i giornali di oggi, si stanno suicidando, a trenta-quaranta la volta. Di più, stanno scioperando anche coloro che dovrebbero essere addetti ai controlli e alla sicurezza del nostro Paese. Mi riferisco, ad esempio, alle tante manifestazioni di protesta degli agenti di polizia, dei dipendenti del Ministero dell'interno, del Ministero della difesa, del Ministero dell'economia e delle finanze, dei vigili del fuoco, della Polizia penitenziaria, ieri anche dei dipendenti del Ministero della giustizia, che hanno manifestato qui fuori. E poi vi domandate perché c'è disagio sociale!
Mi riferisco, ma solo per ricordarli in via esemplificativa in questa sede e per dare loro un attestato di solidarietà, ai dipendenti di Agile-ex Eutelia, ai dipendenti del gruppo Omega, ai lavoratori che stanno finendo la cassa integrazione, ai posti di lavoro in pericolo reale come quelli della FIAT di Termini Imerese, della FIAT di Pomigliano D'arco, ai lavoratori della Dalmine, sia quelli di Livorno che di Bergamo, ai cantieri navali di Castellammare di Stabia e non solo, anche a quelli di Palermo. Mi riferisco al settore chimico di Porto Marghera e di Porto Torres, alla Mac-Iveco di Brescia, ai dipendenti della Merloni di Fabriano, a quelli della Manuli di Ascoli, a quelli dell'Alcoa, ossia circa duemila dipendenti in Sardegna, ai lavoratori della Selfin di Caserta, ai lavoratori della Lasme di Melfi, a quelli della Ferretti di Forlì.
Inoltre, mi riferisco ai ricercatori dell'Ispra che non sono personale qualsiasi, ma altamente qualificato che non hanno più alcuno spazio e alcuna possibilità; ai lavoratori della Lares di Paderno Dugnano; a quelli della Nokia Siemens di Cinisello; ai lavoratori della Val di Sangro dell'Abruzzo; ai cassaintegrati dell'Ilva di Taranto. Potrei continuare all'infinito. Anche in questo momento, mentre sto parlando e il Governo non ascolta, anche in questo momento, ci sono fuori da Montecitorio addirittura i giudici di pace che stanno manifestando, proprio perché non hanno alcuna risposta alle loro esigenze.
Insomma, la morale della favola è che voi dite che c'è disagio sociale e protesta del Paese. Certo che c'è protesta del Paese, certo che c'è disagio sociale, certo che c'è il rischio di una rivolta! Ma accusate noi dell'opposizione che denunciamo tutto questo? Di chi è la colpa se tutto questo sta avvenendo? Nostra che la denunciamo o voi che commettete questa assoluta ingiustizia ed iniquità?. Guardatevi allo specchio, voi del Governo e della maggioranza, guardatevi allo specchio! Perché siete voi che, con il vostro menefreghismo verso i bisogni dei più deboli e dei più bisognosi, voi, che state portando avanti leggi e provvedimenti che interessano solo la casta, ma che dico, solo qualcuno di voi, ma che dico, solo uno di voi, il vostro Presidente del Consiglio, create allarme e protesta civile! Allora, di chi è la colpa di tutto quello che sta avvenendo? Di chi è la colpa di questo disagio? Ecco le ragioni di merito per cui noi protestiamo contro questo disegno di legge finanziaria, perché è iniquo e criminogeno.
Protestiamo anche per ragioni di metodo, perché questo disegno di legge finanziaria non è una legge, ma un'ennesima imposizione che questo Governo sta imponendo a questo Parlamento. Non solo alla minoranza, perché noi non stiamo facendo ostruzionismo e, se lo facessimo, già impedirlo sarebbe una mancanza di democrazia. È un'imposizione contro la vostra stessa maggioranza, perché egli emendamenti proposti erano quelli della vostra maggioranza. Siccome non trovate un accordo, mettete il voto di fiducia perché così ricattate i vostri stessi parlamentari che devono accettare di votare questo provvedimento, altrimenti si torna alle urne e chi fa le liste non terrà più conto di quelli che non si sono adeguati .
Questo metodo impositivo, prevaricatorio, provocatorio, fascista e piduista è il metodo di sempre e che adottate. Anche in questa occasione, cosa sapete fare? Sapete negare ogni ruolo al Parlamento, tant'è vero che in questi anni tutto è stato deciso con decreti-legge, ma che dico, con voti di fiducia. Voi del Governo rifiutate la validità delle decisioni della Corte costituzionale, ogni volta che questa si permette di cancellare qualche provvedimento incostituzionale.Per voi la Corte costituzionale va abolita semplicemente perché si permette di dire che state violando la Costituzione. Voi contestate le funzioni di garante degli ultimi Capi dello Stato, tutti e tre: da Scalfaro, a Ciampi e a Napolitano. Voi delegittimate la magistratura ogni giorno, anzi delegittimate ogni organo di controllo. Accusate di eversione coloro che chiedono spiegazioni all'operato del vostro Presidente del Consiglio. Voi denigrate gli avversari politici con dossieraggi e spioni al soldo del Presidente del Consiglio per costringerli con il ricatto alla resa. Voi imbavagliate quegli organi di informazione che non vogliono ridursi solo a fare da grancassa delle sue folli decisioni. Voi criminalizzate come terroristi coloro che, come Marco Travaglio, cercano di aprire gli occhi all'opinione pubblica e ai cittadini prima che sia troppo tardi! Voi state mettendo a rischio della vita queste persone, perché state mettendo in condizione di armare la mano assassina! Voi siete i mandanti morali della libera espressione. Voi e solo voi...
Qualcuno fa come Ponzio Pilato, il quale per natura e per professione sostiene che tutto questo non sarebbe espressione di un modello fascista, ma solo del diritto della maggioranza di governare. Ma va là, ma va là, ma va là, come direbbe qualcuno. Signori del Governo e della maggioranza, voi avete diritto sì di governare, ma in uno Stato di diritto e democratico il voto popolare non può distruggere l'imperio della legge: anche chi viene votato dal popolo deve rispettare la legge e voi non la rispettate."
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9 Dicembre 2009
La finanziaria della disparita' sociale

Questa e' la finanziaria della vergogna e della canna del gas. Il governo non ha piu' un centesimo e decide di rubare nel piatto delle pensioni.
Il Tfr fu scippato dal governo Prodi alle imprese che lo utilizzavano come bacino di investimento per lo sviluppo, ora Berlusconi lo scippa all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.
Si fregano i soldi del Tfr dei lavoratori per sistemare gli speculatori e gli intrallazzatori a cui va lo scudo fiscale.
Il debito pubblico ha raggiunto quota 1.800 mld di euro, crescendo a colpi di 10 miliardi di euro al mese: un triste primato di questo governo.
Le entrate sono crollate sotto i colpi della crisi, mai riconosciuta e assistita.
Sul fronte delle uscite non è stato fatto alcun taglio consistente alle inefficienze della macchina pubblica i partiti non hanno rinunciato ad alcun privilegio. Le province e le loro macchine amministrative ridondanti sono ancora lì, la norma per sopprimerle, presentata da Italia dei Valori, è stata affossata dal governo e dal Pd.
Il 2009 ha prodotto nel mondo del lavoro miseria e disuguaglianza sociale: oltre 100 mila precari della scuola sono stati mandati a casa, insieme a un milione di senza lavoro e a un numero imprecisato di aziende che hanno chiuso i battenti. Per loro nessuna menzione nella finanziaria della disparità sociale.
Sono stati perfino cancellati 30 mln di euro per la ricostruzione delle case distrutte a Viareggio a seguito della catastrofe ferroviaria del 29 giugno che provocò oltre 20 morti.
In compenso spuntano le norme finalizzate a condonare gli abusivismi edilizi attraverso il sequestro dei locali da parte dell’amministrazione pubblica e la loro locazione agli abusivi stessi in una sorta di subaffitto di Stato. Idem con i beni confiscati alla mafia, che potranno essere ricomprati avvalendosi di banali prestanome.
Con questa finanziaria lo Stato arraffa nelle tasche dei pensionati, tira un calcio nel posteriore a chi è o sta per cadere in disgrazia e si butta nella competizione con la camorra, la mafia e la n’drangheta varando una serie di norme che puntano a inserirlo stabilmente nella catena del valore delle mafie.
Insomma, il governo chiude gli occhi di fronte al business della malavita senza accorgersi che il Paese sta scivolando verso il default.
Una situazione, quella della bancarotta, che giungerebbe come un fulmine a ciel sereno nelle case degli italiani distratti con l’informazione di regime con il processo per l’omicidio di Meredith Kercher e le prodezze del Presidente del Consiglio. Ma i numeri non sono opinabili, come le dichiarazioni di un pentito, e puntano dritto verso le nere previsioni fatte dalla società finanziaria JP Morgan in un articolo del 6 marzo scorso, dove l’Italia compariva come il Paese più esposto al rischio fallimento, subito dopo la Grecia e l’Irlanda.
Cosa aspetta il governo ad invertire la rotta? Invece di pensare al nucleare, al ponte di Messina e a tutti quegli investimenti a interesse ristretto, se non privatistico, comincino a occuparsi dei cittadini!
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24 Novembre 2009
Agricoltura in estinzione
Senza immediati e concreti interventi, che devono essere inseriti nella finanziaria attualmente in discussione alla Camera, il prossimo anno più di 100 mila imprese agricole saranno costrette a cessare l’attivita'.
Gia' quest’anno piu' di 30 mila aziende hanno chiuso i battenti. Sarebbe un tracollo senza precedenti con un danno economico: oltre 10 miliardi di euro” sono le parole miste a rabbia e disperazione presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi.
Oggi una delegazione Cia ha manifestato a Montecitorio, io c'ero.
Testo del video intervento
L'Italia dei Valori è dalla parte dei lavoratori, dalla parte di chi non ha più il lavoro e dalla parte di chi non riesce a trovarlo. Siamo dalla parte dei soggetti più deboli: si tratta di giustizia sociale. Dicono che io mi occupo solo di giustizia e che sono giustizialista. No, io mi occupo della giustizia sociale. Dietro di me ci sono gli agricoltori, che lavorano ‘a perdere’ senza contare il tempo che impiegano per il loro lavoro, agricoltori ai quali questa finanziaria non dà un euro di sostegno e di incentivi. Una finanziaria che pensa al ponte sullo stretto di Messina e ai soldi per fare autostrade in Libia, una finanziaria che non pensa a dare la possibilità agli agricoltori di arrivare almeno in pareggio.
I soldi che spendono i consumatori per riempire la tavola di prodotti, sono inversamente proporzionali ai soldi che spendono gli agricoltori per produrre. Per ogni prodotto che trovate a due euro sul vostro tavolo, all'agricoltore vengono dati 15 centesimi, a volte anche 12 centesimi. Per fare un esempio, un quintale d'uva costa venti euro dall'agricoltore, mentre voi lo pagate 2 o 3 euro al chilo sul balcone. Cosa voglio dire con questo? Quando pagate 2 euro pagate una somma esagerata rispetto alla somma che gli agricoltori percepiscono per produrre.
Noi dell'Italia dei Valori diamo la nostra solidarietà a questa manifestazione e in Parlamento stiamo facendo il possibile per modificare questa legge finanziaria, affinché dia maggior spazio agli agricoltori e all'agricoltura nel suo complesso.
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15 Ottobre 2009
L'indebitamento selvaggio
Il Capo dello Stato, il 12 ottobre, ha lanciato l'allarme sul debito pubblico fuori controllo. Lo stesso allarme è stato ribadito ieri da Bankitalia che lo ha definito “da record” con una dimensione di 1.757 mld di euro: 100 mld in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Il mare del debito pubblico è in secca, si sta asciugando anche il principale affluente: il gettito fiscale nei primi mesi del 2009 è crollato del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2008 e continuerà a crollare per due motivi.
Il primo: le imprese chiudono e riducono i fatturati, le strade si riempiono di disoccupati e quindi il gettito diminuisce.
Il secondo: lo scudo fiscale, quello italiano, è stato il più colossale incentivo all’evasione e produrrà effetti devastanti sui contribuenti. Chi pagava le tasse e non pensava all’evasione, dal 2 ottobre sta studiando a tavolino, con il proprio commercialista, come adeguarsi ai tempi. Rimarrebbero solo i dipendenti pubblici e privati a pagare fino all’ultimo cent.
Ma se si interrompe il gettito, anche chi amministra il valore esaurirà l’ossigeno e la macchina dello Stato si fermerà.
Non è complessa l’economia di un Paese, anche se ve lo vogliono far credere.
Se colleghiamo questi segnali all'appello di Draghi sull’età pensionabile e al giudizio degli industriali e dei rappresentanti dei lavoratori, che etichettano come “insufficienti” per la ripresa dell'economia i provvedimenti adottati dal Governo, possiamo arrivare ad un’unica conclusione: i soldi stanno finendo e per tenere a galla il Governo si stanno indebitando selvaggiamente i cittadini. Perché siamo arrivati a questa situazione? Perché i politici stanno discutendo dei problemi personali di Silvio Berlusconi, “buono” ad evadere e “giusto” con i furbi.
Gli effetti di questa negligenza saranno devastanti lasciando in mezzo ad una strada molti ignari cittadini, anche quelli che ora stanno sognando ‘l’Italia dei berluscones’.
Nel Paese, tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà ma questo è un dato parziale: quanti sono i cittadini sul filo del rasoio a fine mese ? E quanti, se dovesse accadere un minimo imprevisto nella loro vita, scivolerebbero sotto un ponte o si vedrebbero costretti a recarsi presso la mensa della Caritas?
5,6,7,10 milioni? Qui parliamo un il 10-15% della popolazione a serio rischio di sostentamento, un numero da far impallidire Obama, come direbbe Berlusconi. Un rischio che il governo ha affrontato con la Social Card e con i manganelli davanti i cancelli delle fabbriche in chiusura.
Il ministro dell'Economia conosce questi numeri e sa che sono anche prudenziali, ma getta "bicchieri d’acqua su una foresta in fiamme" invece di "chiamare i pompieri" e sarà complice di questo silenzio se la situazione precipiterà nei prossimi mesi.
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12 Ottobre 2009
Abolizione province: chi ha tradito e tradira'

Il numero complessivo degli amministratori e degli eletti dell’ente territoriale Provincia conta oltre 4.000 addetti con 2900 consiglieri, circa 50 tra Presidenti e vicepresidenti, circa 100 presidenti della Giunta, oltre 900 assessori. Il costo annuale dei soli compensi di questo “esercito” di eletti è superiore a 50mln di euro mentre le sole spese correnti delle oltre cento province italiane si aggirano attorno ai 10mld di euro all’anno.
I leader di partito, del centrodestrasinistra (come li definisco), in campagna elettorale e nelle successive trasmissioni televisive, hanno dichiarato di voler abolire le province.
Loro sanno che gli italiani le vedono come una sovrastruttura clientelare e di intralcio alla già capillare amministrazione comunale, un’enorme stratificazione di burocrazia che serve a mantenere se stessa ma non aiuta la celerità delle pratiche.
L’Italia dei Valori porta in Aula, oggi, un disegno di legge per l’abolizione delle province, presentato nonostante il parere contrario della I Commissione Affari Costituzionali, a cui era affidata la discussione e di cui sotto riporto la composizione.
L’Italia dei Valori si è espressa per l’abolizione delle province, trovandosi contro Pdl e Lega, e persino il Pd con 16 nomi della vergogna che si sono nascosti dietro “il distinguo dei tempi e dei metodi” della proposta. Pd e Pdl sono, ormai, la diversa espressione del medesimo atteggiamento politico che rincorre il potere, locale e centrale, fatto da inciuci e di poltrone da occupare. Le province, secondo loro, sono parte di questo potere e di questo clientelismo e vanno difese a costo di mentire agli elettori.
Una chicca per i lettori: in Commissione, tra le fila del Pdl, si legge, ironia della sorte, il nome dell’onorevole Calabria Annagrazia che sostituisce proprio lui, il clown Silvio, quello che a Porta a Porta chiosa: “via le province”, ma in commissione ne affossa la legge.
Dov’è la stampa, dove sono i Tg? I cittadini non sanno nulla di questo colossale inganno bipartisan alle loro spalle. Dov’è l’informazione libera del 3 ottobre per smascherare questi bugiardi che infangano la politica?
Dove siete informazione libera? Siete voi il palo che copre questi politici, mentre rapinano il Paese ed ingannano i cittadini e a voi va tutta la mia condanna in quanto gli altri si comportano secondo la loro natura truffaldina.
Non importa, facciamo da soli, come abbiamo sempre fatto con la Rete: oggi (dalle 17:00 circa) e domani (dalle 15:00) manderò in diretta streaming, gli interventi gli emendamenti e le votazioni sul disegno di legge per l’abolizione delle province. Sempre che domani, per tagliar corto, non intervenga una sospensiva, ossia la richiesta di archiviare la proposta senza neanche parlarne.
Voi cittadini, che vi informate in rete, avrete l’opportunità di ascoltare e valutare, nome per nome, le contraddizioni e la falsità di chi si esprimerà contro questo disegno di legge, magari tergiversando con un bel “politichese”, a dispetto delle promesse elettorali che quelle stesse facce vi hanno fatto negli ultimi due anni.
Riporto l'elenco di tutti i membri della I Commissione Affari Costituzionali della Camera:
ITALIA DEI VALORI (2 componenti): FAVIA David (capogruppo), PISICCHIO Pino.
LEGA NORD PADANIA (5 componenti): DAL LAGO Manuela, DUSSIN Luciano (capogruppo), PASTORE Maria Piera, VANALLI Pierguido, VOLPI Raffaele.
MISTO (1 componente): ZELLER Karl (MINORANZE LINGUISTICHE) (capogruppo).
PARTITO DEMOCRATICO (16 componenti): AMICI Sesa (capogruppo), BORDO Michele, BRESSA Gianclaudio, D'ANTONA Olga, FERRARI Pierangelo, FONTANELLI Paolo, GIOVANELLI Oriano, LANZILLOTTA Linda, LO MORO Doris, MINNITI Marco, NACCARATO Alessandro, PICCOLO Salvatore, POLLASTRINI Barbara, TURCO Maurizio, VASSALLO Salvatore, ZACCARIA Roberto (Vice Presidente).
POPOLO DELLA LIBERTA' (20 componenti): BERNINI BOVICELLI Anna Maria, BERTOLINI Isabella, BIANCONI Maurizio, BOCCHINO Italo, BRUNO Donato (Presidente), CALABRIA Annagrazia (in sostituzione del presidente del Consiglio BERLUSCONI Silvio), CALDERISI Giuseppe (capogruppo), CICCHITTO Fabrizio, CRISTALDI Nicolo', DE GIROLAMO Nunzia, DISTASO Antonio, LA LOGGIA Enrico, LAFFRANCO Pietro, LORENZIN Beatrice, ORSINI Andrea, PECORELLA Gaetano, SANTELLI Jole (Vice Presidente), SBAI Souad, STASI Maria Elena, STRACQUADANIO Giorgio Clelio.
UNIONE DI CENTRO (3 componenti): MANNINO Calogero, MANTINI Pierluigi, TASSONE Mario (capogruppo).
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17 Agosto 2009
Pil: un crollo al mese

Il prodotto interno lordo del Paese crollerà a -4,8%: è questa la nuova previsione per il 2009.
In realtà è l’ennesima previsione di crollo che viene rivista oramai a cadenza mensile, se non giornaliera, e che denota l’incompetenza di chi effettua le stime o l’incapacità di chi è al governo e dispone delle leve per gestire le variabili.
Mi domando con che attendibilità si parli, nel 2010, di una bava di vento in poppa al Pil del +0,6% oppure di “ripresa”, nel 2011, con un incremento dello 0,8%. L’impressione è che si stiano tirando i dadi e che chi li ha in mano sia un baro.
Chiuderemo nel 2009 con un Pil reale vicino al -8%: è questa la verità.
L’Italia, ad oggi, dicono abbia sentito meno la crisi rispetto agli altri Paesi occidentali. Pura illusione riconducibile a tre motivi principali: da una parte non sono stati diffusi i numeri della crisi e della disoccupazione, che ad oggi continuano ad essere trattati come un’estrazione del Lotto; dall’altra sono state salvate le banche che però non hanno salvato le aziende; ed, infine, l’amministrazione pubblica italiana, macchina imponente con qualche milione di dipendenti, ha riversato sul debito pubblico, sui servizi e su qualche migliaio di precari il costo della crisi.
Ad aver pagato il prezzo più alto della recessione sono stati i lavoratori, soprattutto i precari, delle imprese private e dei colossi industriali, in cassa integrazione o semplicemente sbattuti per strada.
L’arresto dell’emorragia del debito pubblico, un Golem da 1,8 mld di euro fuori controllo, è la cartina tornasole della ripresa economica oltre che condizione necessaria per restare in Europa.
E’ stato stimato che per mantenere la capacità di sostenere il livello pensionistico italiano la crescita “reale” dell’economia, il Pil quindi, debba segnare un +1.8%. Se oggi siamo ad un Pil di -4,8% (con un valore medio invece, tra il 2008 ed il 2010, del -1,6%), qualcuno si è chiesto come stiamo pagando le pensioni con un differenziale sull’anno di -6,6% (e medio nel triennio di -3,4%)? Semplice, attingendo al Golem del debito pubblico.
Ma il gioco finirà in autunno, quando l’alchimia di governo non riuscirà a spiegare ai cittadini come mai le aziende continueranno a chiudere copiose e prive di ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, o come mai i pensionati vedranno ritoccare a ribasso le pensioni mentre loro, i governanti, a Palazzo Grazioli sorseggiano champagne serviti da escort vestite di nero e pensano ai dialetti, a Mediaset e a come fottere il Tricolore.
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10 Agosto 2009
Una maggioranza da zoo

Berlusconi ha deciso di affrontare il problema dell'occupazione con le ''gabbie salariali'', una soluzione ad effetto che fa esclusivamente appello al senso comune di chi, vivendo al Centro-Nord ed essendo stato almeno una volta nel Meridione, ha constatato che un piatto di lenticchie costa tre euro invece di cinque. Una soluzione demenziale ad un problema importante, quello salariale, che vede l’Italia agli ultimi posti per livelli retributivi in Europa.
Abbiamo gli stipendi più bassi del Continente e mettiamo sul tavolo la discussione di come ridurli invece che aumentarli: direi che è il modo più demenziale per risolvere il problema. Se parlassimo di gabbie salariali all’Europa ci prenderebbero per scimmie da zoo ed è forse lì, dietro una gabbia, che dovrebbero finire coloro che le hanno proposte e coloro che le hanno accettate.
Berlusconi confonde la causa e l’effetto e trova soluzioni per il secondo, dobbiamo chiederci invece: perché al Meridione il costo della vita è minore rispetto al Nord, dato e non concesso che luce, acqua, gas e le tasse statali sono quelle del resto d’Italia?
La realtà è che al Sud il costo della vita è inferiore perché c’è un sommerso enorme e perché l’evasione fiscale è un fenomeno che ci costa quanto una finanziaria e quindi, se non hai aggravi nella tua attività, puoi vendere a costi minori per poi al limite pagare il pizzo alla camorra. A questa spiegazione si aggiunge poi l’enorme tasso di disoccupazione ed una miriade di persone che vivono con un solo stipendio in famiglia o con l’aiuto dei genitori: fenomeni questi che tendono a ridurre anch’essi il costo della vita per una minor capacità di spesa dei cittadini.
In queste terre va ripristinata la legalità, conducendo una guerra serrata all’evasione fiscale. Parallelamente si dovrebbe favorire il ritorno degli investimenti stranieri, in fuga da sempre per mancanza delle dovute garanzie da parte dello Stato. E per farlo bisognerebbe creare un modello di sviluppo con una fiscalità agevolata simile a quello dell’Irlanda e di altri Paesi occidentali, da non confondere con i paradisi dell’evasione cari alle aziende del Premier.
Al Sud gli stipendi sono già più bassi di quelli del Nord, perché si viene assunti in nero, questo lo sanno tutti, e non è istigando al dualismo Nord contro Sud che questa banda di incompetenti al Governo metterà a tacere il problema dell’occupazione, che in autunno li travolgerà.
Alle migliaia di INNSE autunnali lombarde non basterà la magra consolazione che ai loro colleghi al Sud hanno ridotto, sulla carta, lo stipendio. Anzi, sarà questo il motivo che compatterà l’intera Penisola contro questa maggioranza da zoo.
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28 Luglio 2009
Decreto anti-crisi: la maxi bufala
Riporto il mio discorso sulla dichiarazione di voto sul decreto anti-crisi presentato oggi alla Camera. Anche questa volta il governo non ha avuto la nostra fiducia.
Sommario:
- Quello che manca nella manovra: il sostegno ai più deboli e alle aree più sottosviluppate
- Il mancato sostegno alle imprese
- La politica dei condoni
- L’intervento sulla Corte dei Conti
- La politica energetica
- Problemi “procedurali” e costituzionali
- La sanatoria per le badanti e la riforma delle pensioni
- Terremotati Abruzzo
- Class action
- Conclusioni
Testo dell'intervento
Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
Noi no.
Noi dell’Italia dei Valori esprimiamo tutta la nostra contrarietà al decreto legge che ci avete proposto, anzi, imposto con il voto di fiducia.
Le ragioni della nostra contrarietà sono molteplici ma tutte unite dallo stesso filo logico: la nostra avversione al Suo modo di governare fatto di furbizie, scorciatoie, doppi pesi e doppie misure, inconsistenza di contenuti, vendita di fumo, gioco delle tre carte con gli stessi fondi a disposizione. Fondi che una volta vengono messi in un capitolo e un’altra in un capitolo diverso, solo per far credere che ci si occupa di tutto ed invece non risolvete mai nulla.
Quello che manca nella manovra: il sostegno ai più deboli e alle aree più sottosviluppate
Ci si attendeva un ampliamento delle misure a sostegno del reddito dei soggetti più deboli e poveri. Non è arrivato niente.
Ci si attendeva l’individuazione di qualche misura di sostegno a favore dei lavoratori dipendenti o parasubordinati, dei precari che non hanno diritto a nessun tipo di ammortizzatore sociale in caso di sospensione o cessazione del lavoro. Nulla!
La Banca d’Italia stima che ci siano circa 1.600.000 lavoratori precari e ci ricorda inoltre che, nelle famiglie in cui sono presenti solo lavoratori “atipici”, l’incidenza della povertà è stimata al 47 per cento.
È evidente che il lavoro flessibile è una necessità delle imprese, ma tra un lavoro flessibile e un altro, deve essere previsto il diritto ad essere sostenuti, così come avviene per ogni altro tipo di lavoratore.
Ci si attendeva l’individuazione di nuove risorse e invece sono sempre le stesse che vengono usate come “partita di giro” tra un capitolo e l’altro, con l’aggravante che spesso sono state tolte risorse ai fondi per gli investimenti per darle a quelle per spese correnti.
Un esempio lampante è lo sperpero, anzi la malversazione, delle risorse FAS 2007-2013 (Fondo Aree Sottoutilizzate) che sono state spostate su altri obiettivi, quali il pagamento dei debiti di Alitalia, le faraoniche opere pubbliche inutili, come il Ponte sullo Stretto di Messina, la cassa integrazione, lo smaltimento dei rifiuti e così via.
Un altro esempio è il tanto sbandierato “piano casa”. I soldi – 550 milioni – sono sempre e solo quelli messi a disposizione dal passato Governo, (di cui avevo l’onore di far parte), e che ora sono stati tolti dall’edilizia pubblica, (quella che serve per le persone più bisognose), per incentivare quella privata degli speculatori e degli affaristi.
Un altro esempio ancora è la tuttora irrisolta “questione meridionale”, che dimostra lo scarso interesse del Governo per il Sud del Paese, non solo per quanto riguarda l’assegnazione e la distribuzione dei fondi, ma soprattutto per quel che concerne il sistema dei controlli.
Un esempio di cattivi controlli e compiacenti connivenze? Il caso Molise, ove a fronte di un buco finanziario vertiginoso e insostenibile del sistema sanitario provocato dal Presidente della Regione Michele Iorio, il Governo ne dichiara sì il dissesto e nomina un Commissario, ma lo individua nello stesso Michele Iorio come a dire: affidare a un ladro la cassaforte della banca.
Queste sono solo alcune delle miriadi di manchevolezze che si possono fare per delineare la prima ragione del nostro voto contrario al provvedimento anticrisi: il provvedimento è monco, senza strategia, senza veri interventi di sostegno all’economia. E’ un provvedimento senz’anima, senza volontà di “svolta” per il Paese, totalmente incapace di fronteggiare i problemi che si sono accentuati in questi difficili anni: il debito pubblico e l’evasione fiscale.
La Sua politica, Sig. Presidente del Consiglio, del resto non si smentisce, se c'é un politico coerente è Lei. La sua politica è sempre stata quella di far pagare i poveri e far guadagnare i disonesti.
Fece così nella legislatura 2001-2006, quando impiantò la sua azione di Governo sui condoni, sulle operazioni di "swap", sulla cartolarizzazione di una parte del patrimonio pubblico immobiliare. Il risultato fu la caduta verticale dell'avanzo di bilancio, l'aumento altrettanto verticale della spesa e la flessione delle entrate tributarie.
Il mancato sostegno alle imprese
Altra ragione per cui noi di IdV diciamo NO a questa legge è il mancato sostegno alle imprese.
Lei, Sig. Presidente del Consiglio che non c’è, ogni giorno millanta che sta dalle parti delle imprese. Sì, ma quali? O meglio: quali altre, oltre quelle di famiglia o quelle della ristretta cerchia di imprenditori amici suoi?
Solo così si spiega il continuo ricorso all’assegnazione di commesse e lavori in deroga alla legge sugli appalti, come è avvenuto per la vicenda TAV, ove ha eliminato la previsione di mettere i lavori in gara per evitare il raddoppio dei costi come avvenuto finora.
E che dire della famigerata join venture ‘RAI MEDIASET’ per eliminare un Suo agguerrito concorrente dalla scena dell’informazione, come SKY di Murdoch?
E che dire, infine, della fatwa da Lei lanciata per spingere gli imprenditori a non affidare la propria pubblicità aziendale a quegli organi di informazione che si permettono di criticarla?
Ma soprattutto, proprio per quel che riguarda il merito dell’attuale decreto anticrisi, Lei, Berlusconi, fa anche qui, ancora una volta, due pesi e due misure: la previsione delle esenzioni fiscali è riservata solo alle grandi imprese mentre sono totalmente escluse le piccole imprese, vale a dire il cuore dell’economia italiana! Ma tanto si sa: a Lei stanno a cuore le saccocce delle aziende Sue e degli amici e compari Suoi, non quelle degli italiani!
L’unico strumento che Lei, Presidente Berlusconi, sa immaginare per affrontare la crisi economica è la politica dei condoni.
Anche questa volta, infatti, Lei, con la scusa che allo Stato servono soldi, ne approfitta per aiutare i criminali a “lavare” il denaro sporco e ad assicurare loro l’impunità (anche per Lei, visto che di fondi neri occultati in banche compiacenti e paesi offshore se ne intende benissimo, come dimostra la sentenza Mills e il conto All Iberian a Lei facente capo).
Né si venga a dire che sono esclusi dal condono i proventi di reato!
Come si fanno a scoprire i reati se, ogni volta che una persona viene presa con le mani nel sacco, basta che questa faccia vedere una “ricevutina bancaria” in cui si dice che ha fatto il “condono” e che quindi nei suoi confronti non si può procedere?
I reati di riciclaggio sono scoperti e provati dopo che vengono trovati i soldi illeciti ma, se prima li si passa nella “lavatrice dello scudo fiscale”, i reati non potranno mai essere scoperti.
Un esempio? La norma sul condono prevede che non è necessario dimostrare come sono stati portati i soldi all'estero e, contestualmente, non si precisano i limiti del reddito sul quale è calcolato il 5 per cento d’imposta da pagare per il rientro del denaro occultato.
E allora accade che chiunque compia un intervento, anche minimale, di rientro di capitali si cauteli -insomma si faccia un “autocertificato di buona condotta- in modo che non possa avere più accertamenti né gli possa essere contestata alcuna dichiarazione infedele, né qualsiasi altro reato, nemmeno quello di riciclaggio (che presuppone, appunto, la prova della provenienza criminale, prova che è inibita accertare dalla norma che state approvando).
Insomma di fatto, Sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei sta facendo un’altra amnistia, un condono totale e tombale per molti, moltissimi contribuenti che hanno conti aperti o che, in questo momento, hanno evasioni rilevanti in essere. Il tutto mentre anche Lei e molti amici e sodali suoi siete tutt’ora sotto processo per reati simili!
L’intervento sulla Corte dei Conti
E che dire dello “scherzetto” che Lei, Berlusconi, ha riservato alla Corte dei Conti?
Nel decreto viene stabilito che l'azione è esercitabile dal Pubblico ministero contabile solo in presenza di una “specifica e precisa notizia di reato” e solo qualora il danno stesso sia stato cagionato per dolo o colpa grave.
Insomma, i comportamenti che non causano un danno erariale in termini di nocumento diretto al bilancio dell'amministrazione o dell'ente non sono perseguibili.
Ma come si fa a sapere se ci sia “dolo o colpa grave” o se ci sia o meno un “danno erariale” se prima non si indaga?
E perché mai i “danni morali e di immagine” alla Pubblica amministrazione commessi da un funzionario o tramite una dichiarazione infedele non devono essere perseguiti?
Ma soprattutto: perché mai la norma dovrebbe valere anche per i comportamenti passati e per i processi già in corso? Oddio, a questa domanda è più facile rispondere: per coprire, come al solito, con la solita leggina ad personam, qualche azienda di famiglia o qualche Suo sodale di affari, sig. Presidente del Consiglio.
La Corte dei Conti, come sancito dalla nostra Costituzione, è un “organo di autogoverno” che non può e non deve in alcun modo subire le interferenze dell’Esecutivo. Lei, invece, Presidente Berlusconi, vuole sottometterla ai Suoi poteri e ai Suoi bisogni, così come ha fatto e sta continuamente tentando di fare con la magistratura ordinaria.
Ma questo è contro la Costituzione e a noi di IdV non resta che appellarci, ancora una volta, al Presidente della Repubblica affinché fermi questo continuo scempio della legalità con un’azione forte e decisa (e non più solo con un messaggio che a Lei, Presidente Berlusconi, entra da un orecchio ed esce da un altro, senza lasciare traccia).
Per noi dell’IdV, un’altra “nota dolente” del decreto anti-crisi riguarda le norme in materia di energia.
Contestiamo innanzitutto il ritorno alle famigerate centrali nucleari che riteniamo pericolose per la salute e per l’ambiente, in quanto hanno una tecnologia obsoleta, sono costose e di difficile realizzazione sul nostro accidentato e disastrato territorio. Insomma il gioco non vale la candela!
Consideriamo poi inaccettabile che il ministero dell’Ambiente venga del tutto esautorato dal suo ruolo di controllo e prevenzione.
Lo stesso ministro Prestigiacomo ha dichiarato: "Sono incredula, vivo quello che e' successo come una prepotenza e un'arroganza. C’è la chiara volontà di violare e spostare i centri decisionali". Il ministro ha inoltre dichiarato di aver parlato con i propri colleghi e di non aver avuto “risposte convincenti”.
Problemi “procedurali” e costituzionali
Siamo in presenza di un decreto-legge che il Presidente della Repubblica ha inizialmente emanato, esercitando, dal suo punto di vista, il vaglio di legittimità costituzionale.
Ma oggi il Presidente della Repubblica si troverà di fronte un provvedimento che è totalmente stravolto rispetto a quello che ha sottoscritto.
Si introducono una sanatoria che riguarda le badanti (e quindi la legge sull'immigrazione appena varata), una sanatoria che riguarda il rientro dei capitali dall'estero (dove si trovano a seguito di evasione conclamata) e una riforma delle pensioni.
Il Presidente della Repubblica si è espresso in un certo modo con una lettera dello scorso 15 luglio e il Presidente del Consiglio ha fatto una dichiarazione di acquiescenza rispetto alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica.
Oggi siamo di fronte ad un atto che è in totale contrasto con quelle dichiarazioni.
Allora, a mio avviso, i casi sono due. Posto che questo provvedimento sarà sottoposto al vaglio del Presidente della Repubblica, qualcuna delle due istituzioni ne uscirà con le ossa rotte: se il Presidente della Repubblica lo promulgherà, lo farà in contrasto con una lettera che ha scritto quindici giorni fa; viceversa, se lo rinvierà alle Camere, sarà il Governo che dovrà rispondere al Parlamento e al Paese per le macroscopiche violazioni costituzionali.
La sanatoria per le badanti e la riforma delle pensioni
Con un emendamento del Governo in Commissione è stata introdotta la sanatoria per colf e badanti.
Ci sta bene.
O meglio: ci sarebbe andato bene se il provvedimento non avesse previsto due pesi e due misure. Infatti, per regolarizzare le colf, il datore di lavoro dovrà dimostrare di avere un reddito imponibile non inferiore a 20mila euro se single o 25mila euro in caso di nucleo familiare.
Così, però, si dà la possibilità di avere assistenza solo alle persone e alle famiglie che hanno un reddito decente. E coloro che guadagnano meno? E i poveri? Perché queste persone non devono avere assistenza?
Dal primo gennaio del 2010 i terremotati abruzzesi dovranno ricominciare a pagare, in rate di 24 mesi, i tributi e i contributi non versati dal 6 aprile al 30 novembre.
C’é un evidente discriminazione ai danni dei terremotati abruzzesi, e una diversa tipologia di trattamento rispetto a chi, nel passato, ha conosciuto la stessa disgrazia come le popolazioni delle Marche, dell’Umbria e del Molise. Infatti, i terremotati d'Abruzzo saranno chiamati subito a pagare le imposte e le tasse non versate.
Abbiamo appreso stamattina che il ministro Tremonti si sarebbe convinto a disporre il rinvio anche per l’Abruzzo. Si, ma da quando? Come? E dove?
E’ assurdo approvare una legge mentre si dice che è sbagliata e che bisogna cambiarla. O meglio, non è assurdo: è solo l’ennesima truffa!
L'entrata in vigore della nuova disciplina sulla class action è stata rinviata al primo gennaio 2010. Si tratta dell’ennesima proroga di un istituto che avvantaggerebbe i cittadini, ma che, evidentemente, va contro una serie di “poteri forti” che lo Stato intende tutelare.
Queste e non solo queste sono le ragioni per cui noi di IdV voteremo contro questa legge.
Voteremo contro anche per ribadire la nostra contrarietà al Suo modo settario e piduista di governare, Sig. Presidente del Consiglio, e anche al Suo modo di essere, che riteniamo lesivo dell’onore e del decoro del nostro Paese e della credibilità delle nostre Istituzioni.
![]() |
"Quota 1.000 su Twitter" | |
| Oggi il Corriere in uno dei suoi spot filogovernativi (di maggioranza e "opposizione") ha citato i più virtuosi in Twitter tentando un accostamento a comportamenti innovativi del governo inglese, dal quale i politici nostrani sono anni luce lontani, riguardo l'utilizzo della Rete, e scrive "Tra i politici di casa nostra, a comunicare con disinvoltura tramite i cinguettii della rete vi sono Franco Frattini, già assiduo utilizzatore di Facebook, Sandro Bondi, Massimo D'Alema, Pierferdinando Casini e Renato Brunetta, che con poco più di 570 follower è al momento il più popolare dei cinque, perlomeno su Twitter"...il mio profilo in appena due settimane ha superato quota 1.000 sostenitori, nel caso la giornalista del Corriere non se ne fosse accorta! | ||
| Antonio Di Pietro | ||
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24 Luglio 2009
Differenza tra un ultimatum e un condono
Ci risiamo. Una nuova fiducia sul maxi emendamento per il pacchetto anti-crisi, che definirei il condono per mafia, camorra e famiglie straricche d'Italia che hanno evaso miliardi e miliardi depositandoli tra Svizzera, Kaiman e Lussemburgo. Il riciclaggio sarà utilizzato dallo Stato per ricostruire L'Aquila e per finanziare con titoli società filo-governative. I soldi saranno “prestati” allo Stato che pagherà per averli, quindi non solo verranno condonati mafiosi ed evasori, ma verranno anche remunerati dagli interessi sul capitale. A remunerarli saranno i cittadini con il debito pubblico, non il governo.
Per sedare gli ignari elettori il governo ha giustificato il condono facendosi scudo di aver emulato una manovra compiuta da altri Paesi e per essere più credibile, visto che l'Italia non lo è, ha speso il nome di Barak Obama dicendo: “anche Obama lo ha fatto”. Falso. Obama non ha fatto un condono, è andato da UBS e gli ha chiesto la lista degli evasori. A chi farà rientrare capitali esteri farà pagare tasse e interessi arretrati, ed il rimpatrio delle somme non sarà anonimo come in Italia, ma con tanto di nome e cognome dell'evasore per poterlo controllare negli anni futuri.
La manovra di Obama è un “ultimatum”, quella di Berlusconi è la truffa di chi da una parte deve incassare qualche spicciolo perché le casse dello Stato sono alla canna del gas, dall'altra deve far rientrare soldi sporchi. Quando hai davanti professionisti della truffa e sei onesto non puoi sederti al tavolo da gioco perché sarai fregato.
Mi sto rivolgendo al Capo dello Stato perché questa maggioranza ha già fatto capire che delle regole della democrazia e del Parlamento, se ne frega altamente.
Pensare di fermare un manipolo di incoscienti in un'aula parlamentare oggi significa mancare di senso politico e della realtà. Se la decisione dipendesse dalla maggioranza, il Parlamento sarebbe sciolto domani, sostituito da un collegio di servi al servizio del Re.
Appellarsi al Capo dello Stato significa tentare l'ultima chance per fermare lo sciagurato operato di questo manipolo, nella speranza, ovviamente, che il Capo dello Stato non resti indifferente.

- Compila il seguente form.
- Riceverai una mail da parte del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica con la richiesta di conferma del messaggio.
- Conferma il messaggio cliccando il link contenuto nell'email.
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12 Luglio 2009
Riciclaggio di Stato

E’ in arrivo una nuova “legge porcata”, ammantata anche questa volta da un velo di umanità, come avvenne in occasione dell’indulto, formalmente per sovraffollamento delle carceri, in verità per evitarlo ai soliti noti. Ora la nuova porcata viene giustificata con la necessità di trovare i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
Anche questa volta il Governo ha fatto ricorso al solito collaudato escamotage: far filtrare la notizia per vedere “che effetto fa”, salvo poi smentire quando ancora una volta si viene presi con le “mani nella marmellata”.
Ci riferiamo alla bozza di un emendamento che il solito “deputato-sherpa” avrebbe dovuto presentare – se quelli di “Repubblica” non se ne fossero accorti e non l’avessero denunciato in tempo – in coda al decreto anti-crisi attualmente in discussione in Parlamento.
L’emendamento – nella sua attuale bozza, che esiste davvero, che proviene dagli Uffici del ministero dell’Economia e di cui “Repubblica” ha copia - prevede una sanatoria con “esclusione di punibilità” per coloro che, avendo denaro all’estero, provvedono a farlo rientrare in Italia acquistando titoli di Stato (Bot e Cct).
La norma a prima vista potrebbe trarre in inganno per il suo dichiarato “buon fine” ma se solo si riflette un istante ci si può subito rendere conto che ci troviamo – semplicemente e terribilmente - di fronte ad un ennesimo riciclaggio di Stato, un reato che finora è (era) punito ai sensi dell’art. 648 bis del codice penale, sostituzione di denaro di provenienza illecita con altro denaro, ovvero ai sensi dell’art. 648 ter: impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie.
Già, perché l’unico denaro depositato all’estero che finora non poteva e non può essere fatto rientrare in Italia è quello di provenienza illecita, giacché tutti coloro che hanno acquisito o depositato legalmente utili all’estero possono tranquillamente farli rientrare in Italia.
Invece il denaro di cui parliamo è solo ed esclusivamente quello proveniente da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili.
Insomma stanno consentendo ai mafiosi, ai camorristi, ed ai potenti della ‘ndrangheta di riportare proventi criminali in casa e di “sbiancarne” la provenienza. Non solo: stanno consentendo anche ai tanti “furbetti” del quartierino come Tanzi, come Cragnotti, come Fiorani di fare altrettanto.
Qualche ingenuo dirà: ma che ci guadagna il Governo a fare ciò?
Semplice: tra i possibili “beneficiari” della decisione c’è anche la più potente nomenclatura economica finanziaria italiana, come la famiglia Agnelli, la famiglia Marcegaglia, lo stesso Silvio Berlusconi (basta leggere la sentenza Mills o le dichiarazioni di questi giorni di Mariella Agnelli o i resoconti giudiziari del gruppo Marcegaglia, quello a cui appartiene l’attuale Presidente di Confindustria, per rendersene conto). Bastano nomi come questi per comprendere il perché la maggior parte degli organi di informazione, la cui proprietà spesso appartiene proprio a evasori fiscali conclamati, tacciono.
Il risultato sarà ancora una volta un danno ed una beffa per gli onesti cittadini italiani. In barba alle migliaia di cittadini che pagano le tasse e non arrivano a fine mese, ci ritroviamo con uno Stato che patteggia con i delinquenti e usa il pugno di ferro con gli onesti imprenditori. Chi ha guadagnato legalmente, pagando le relative tasse fino all’ultimo cent, passerà ancora una volta da fesso e la prossima volta si riprometterà anche lui di adeguarsi al mal-costume di governo: quello dell’evasore e del “riciclatore” di proventi illeciti.
D’altronde le sanatorie sono una costante dei governi Berlusconi: ne ha già fatta una nel 2001 ed una nel 2003. Ora vuole riprovarci nel 2009. Insomma egli, ogni volta che è al Governo, per far fronte alle necessità economiche e finanziarie di cui ha bisogno – invece di ridurre gli sprechi e far pagare il fisco a tutti – favorisce gli speculatori e gli evasori fiscali in cambio di una “tangente di Stato” del 5%, tanto sarebbe il contributo che verrebbe richiesto a chi fa rientrare i capitali dall’estero per avere il famigerato “certificato di esclusione di responsabilità”.
Non volendo affrontare lotte all’evasione, per DNA del proprio padrone, la maggioranza preferisce optare per il riciclaggio di Stato, chiedendo una “mazzetta pubblica” ai delinquenti, da investire in Bot, Cct. e aziende pubbliche.
Questi sporchi soldi in un uno Stato di diritto non dovrebbero essere condonati, bensì sequestrati e confiscati e quindi assegnati per la ricostruzione de l’Aquila.
Faccio appello alla dignità degli aquilani affinché rifiutino questi soldi sporchi, proventi illeciti di evasori, truffatori, ma anche venditori di morte, con droga ed armi, e di magnaccia senza scrupolo e pretendano che il Governo ci metta soldi veri e puliti per la ricostruzione.
Fatte queste premesse, mi dispiace, sig. Presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello “dopo la tregua per il G8, ora serve, nell’interesse del Paese, un clima più civile, corretto e costruttivo tra Governo ed opposizione”. Non so cosa ci trovi Lei, ma noi non ci troviamo nulla di “civile, corretto e costruttivo” in questi comportamenti del Governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconti alcuno, dentro e fuori del Parlamento.
![]() |
"BEPPE GRILLO: BELLA CANDIDATURA" | |
| Apprendiamo con favore la notizia della candidatura di Beppe Grillo alla presidenza del Partito Democratico. Finalmente un volto nuovo con cui potremo dialogare e che non avrebbe, nei confronti dell’Italia dei Valori, un comportamento opportunistico, come sommatoria di voti di coalizione in prossimità di appuntamenti elettorali, ma di alleato coerente con cui condividere un programma politico. Una bella candidatura che metterà alla prova lo spirito riformista e democratico di un partito, oppure porterà alla luce, attraverso il ricorso a mille scuse e cavilli statutari dei suoi governanti, l’atteggiamento di chiusura di una casta dirigenziale. Timore che, come temo, non verrà smentito. | ||
| Antonio Di Pietro | ||
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26 Giugno 2009
Il miraggio del Pil -5%
E' inutile che Mario Draghi e Giulio Tremonti si accapiglino. Sono pronto a scommettere che a fine anno il Pil toccherà, nella migliore delle ipotesi, un -5%, perché le riforme strutturali ci sono state sì, ma non in economia. Questi governanti hanno seviziato la giustizia, violato la Costituzione, delegittimato il Parlamento, annientato l’etica, sdoganato l’evasione fiscale, alimentato la logica del "più furbo" e spaccato la società creando un divario sociale da Paese terzomondista.
Non soddisfatti, hanno annientato l’informazione, occupato le frequenze di Stato, instillato la paura del diverso, foraggiato la criminalità organizzata. Insomma, tutto hanno fatto, in tutti i campi, tranne che in economia.
Nessuna manovra importante è stata fatta per assistere le aziende nel contenere i licenziamenti, per sostenere i disoccupati e le famiglie monoreddito, almeno per tutto il 2009, per agevolare i nuclei familiari numerosi, per abbattere le imposte e gli anticipi sull’esercizio successivo in soccorso delle aziende, per versare l’Iva all’incasso e non anticipatamente.
Ma lo sa il governo che le banche hanno circa il 50% delle aziende con problemi d’insolvenza? Che chi lavora con la Pubblica Amministrazione è destinato a fallire poiché viene pagato a sei mesi?
Tornate con i piedi per terra, uscite dai baldacchini di Palazzo Grazioli e dalle tante Ville Certosa in cui vi rinchiudete a festeggiare e scendete nelle strade, tra la gente, per avere il polso del Paese.
![]() |
"DELIRI NAZIONALI" | |
| "La decenza è ampliamente superata. Il Silvio nazionale è uscito di senno dichiarando: “Io sono fatto così e non cambio. Se mi vogliono, sono così” e ha chiosato, trattando da beoti gli italiani: “E gli italiani mi vogliono: ho il 61%. Mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale, che mantengo le promesse.” .
Signora Emma Marcegaglia, signor Mario Draghi, signori rappresentanti di sindacati e signori imprenditori e lavoratori, oggi il mio appello è tutti voi: un po’ di coraggio, scaricateli, non avete bisogno di loro.
Con questa gentaglia arrogante non si tratta, si fa la guerra, prima che ci lascino in braghe di tela mentre loro brindano a champagne, caviale ed escort." | ||
| Antonio Di Pietro | ||
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17 Giugno 2009
Risvegli

Siamo alla sceneggiatura del libro di Oliver Sacks da cui e' stato tratto il film con Robert De Niro e Robin Williams: "Awakenings", in italiano "risvegli".
Fino a un anno fa l'unico a parlare di Mister 1%, con le sue reti televisive in concessione praticamente gratuita, era soltanto il sottoscritto. Ora c'e' anche La Repubblica che, tra ieri e oggi, ha pubblicato due articoli illuminanti sugli affari d’oro di Mediaset e del suo patron: il Presidente del Consiglio.
Sul conflitto d’interessi più vistoso del mondo occidentale ho alcune riflessioni da suggerire a La Repubblica e ad altri buon intenditori.
Perché l’Antitrust non è intervenuta in occasione dell’invito-monito del Presidente del Consiglio “a non dare soldi ai media che cantano il pessimismo”, da intendersi come “ostacolo nell’attività di propaganda”? In quel caso, alla faccia della libera concorrenza, potrebbe profilarsi il reato di aggiotaggio poiché alcuni media, non di sua proprietà, appartengono a società quotate in borsa oltre che concorrenti.
Perchè nei precedenti governi nessuna maggioranza ha fatto una legge, o un decreto, per portare a un 20% del fatturato, invece dell’1% attuale, il prezzo delle concessioni per le frequenze radiotelevisive? Perché oggi dall’opposizione ne parla solo Italia dei Valori?
Perché le aziende di Stato e le maggiori imprese italiane hanno improvvisamente dirottato i loro investimenti pubblicitari sulle reti Mediaset, nonostante gli indici d’ascolto premino le reti di Stato? Quanti Callisto Tanzi (cfr articolo di oggi di La Repubblica) ci sono nel nostro tessuto industriale? Quante “Parmalat”?
Che mezzi di convincimento ha usato Silvio Berlusconi in veste di Presidente del Consiglio nei confronti di amministratori e azionisti di queste “new Parmalat”? Li ha incontrati uno ad uno come Tronchetti Provera a Portofino o in gruppo a margine di qualche apparizione in Confindustria?
E da ultimo, perché nessuno parla più, se non Italia dei Valori, del rispetto della sentenza della Corte di giustizia europea nell’assegnazione delle frequenze televisive abusivamente occupate da Emilio Fede a Europa7?
Piccoli risvegli. Meglio tardi che mai.
Leggi anche:
Berlusconi, "Mister unpercento"
Soldi italiani, regali piduisti
L'Italia ha bisogno di futuro
Beni pubblici, profitti privati dei concessionari
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30 Maggio 2009
Le responsabilita' di Draghi e Marcegaglia

Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere “sfascista” e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione.
Come posso tacere con un Presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l'unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce “grumi sovversivi” coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell'occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, più simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno.
Il dibattito politico oggi è in mano alle parti sociali, ai sindacati, alle associazioni industriali e dei consumatori, alla Banca d'Italia, a Legambiente. Il governo ha completamente tolto questo ruolo ai cittadini.
Draghi, governatore della Banca d'Italia, ieri ha dipinto un quadro economico del Paese sconcertante in un contesto in cui il prodotto interno lordo segna un -5% e lascia sperare ben poco senza interventi drastici in tutti i settori. Ha auspicato il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito. Ma il governo nicchia e fa la parte dell'asino o semplicemente se ne frega, assorto a gestire il gossip della famiglia Berlusconi e l'informazione è assente, di facciata e defunta.
Quelli di Draghi sono gli stessi auspici fatti da Emma Marcegaglia nell'incontro tra Governo e Confindustria della scorsa settimana. Le risposte di Silvio Berlusconi, alle richieste degli industriali, furono chiacchiere e una vergognosa arringa contro la magistratura. Anche in quell'occasone Berlusconi volle infatti condividere con la platea i suoi problemi giudiziari più che una strategia per uscire dal tunnel della crisi. Vorrei comprendere la preoccupazione sia di Draghi che degli industriali, ma si è credibili quando si bacchetta un sistema che si risiede, solo se si include l'autocritica verso il proprio operato. Dov'era il governatore Draghi quando il crack economico ha investito le banche e la lordura finanziaria che la Banca d'Italia aveva visto crescere? Perché non si è provveduto a tutelare, oltre alle banche anche i risparmiatori, vittime di raggiri che alimentavano ed alimentano compensi da capogiro, stock option di manager e galoppini senza scrupoli?
E il presidente Marcegaglia perché non ha preso le distanze da quegli ignobili applausi che hanno riempito la sala durante l'attacco di Silvio Berlusconi alla magistratura, umiliando così quella parte sana del tessuto imprenditoriale che non si riconosce in un corruttore ed evasore fiscale? I risparmiatori, gli operai, le banche e le imprese aspettano solo un gesto di coraggio per riscattare un sistema ed un Paese in cui è sempre più difficile riconoscersi. Chi ha questa responsabilità, signor Draghi e signora Marcegaglia? Chi ha il dovere di avviare un processo di cambiamento che porti l'Italia verso un futuro migliore dell'attuale drammatica situazione?
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21 Maggio 2009
Un tappo per il Paese, un problema per la democrazia
Ieri abbiamo assistito ad un programma di propaganda: ‘Porta a Porta’. Il programma in onda sulla televisione pubblica attraverso il quale Silvio Berlusconi gestisce le sue beghe private, di famiglia e quelle giudiziarie. In studio, tra gli altri, c’erano Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera e Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi che, quando non è in tribunale a difendere il suo cliente, è alla Camera tra i banchi di Montecitorio per votare la fiducia al governo.
Com’era prevedibile, anche per la vicenda Mills, Berlusconi ha affermato che la colpa è dei giudici che sono di sinistra, così come è stata la sinistra ad aver manipolato la signora Veronica Lario nella richiesta di separazione. La verità è che questo signore rappresenta un tappo per lo sviluppo del Paese, un pericolo per la democrazia, un continuo indebolimento della nostra credibilità internazionale e, dunque, un danno economico.
Se oggi rappresentassi un’azienda straniera o una multinazionale e dovessi scegliere dove investire i miei capitali, non penserei mai all’Italia, un Paese dove le più elementari certezze del diritto posso venire meno da un decreto all’altro, dove si è dissolto ogni barlume d’etica delle istituzioni, assediate da un governo che esprime una moralità decadente. Un Paese nel quale il Presidente del Consiglio dichiara l’inutilità del Parlamento, lasciando sottendere la volontà di sciogliere le Camere, riportando il Paese a rivivere sensazioni vecchie di qualche decennio.
Un Paese nel quale il reato di apologia del fascismo, di evasione fiscale e di corruzione, ormai passano in prima serata nell’indifferenza dell’opinione pubblica tra un varietà e un ‘Porta a Porta’.
Italia dei Valori non si fermerà come unica opposizione e se essere tacciati di “anti-berlusconismo” significa lottare per la democrazia, allora siamo tutti “antiberlusconiani”.
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18 Maggio 2009
Scaricabarile
I salari degli italiani sono fra i più bassi d’Europa, mentre la loro tassazione ed il costo del lavoro sono tra i più alti. I nostri precari sono senza paracaduti sociali, il debito pubblico italiano è il quinto del pianeta (fonte Ocse).
Non basta legare le retribuzioni agli utili, leva, tra l’altro, ampiamente utilizzata nelle aziende per incentivare il lavoro delle persone. Liquidare il rapporto Ocse con questa finta panacea, significa spostare il problema dalle spalle dello Stato a quelle dei lavoratori e delle aziende.
Si deve stroncare l’evasione fiscale, contemporaneamente ridurre la pressione fiscale sulle piccole e medie aziende, estendere i sussidi di disoccupazione ai licenziati per tutto l’esercizio 2009, controllare le aziende che hanno impropriamente utilizzato la cassa integrazione per mettere in outsourcing i propri costi, detassare gli straordinari, agevolare le assunzioni con sgravi nei primi tre anni di lavoro, restituire i Tfr alle imprese invece di fagocitarli per sostenere una macchina burocratica fatta di enti, para enti, province e fondazioni inutili.
I cittadini e le piccole imprese hanno bisogno di soldi veri e subito, non se ne fanno nulla di soluzioni da manager della vecchia finanza, di stock option, che si sono rivelate cambiali senza copertura nella miriade di crack a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno. Per chi afferma che i dipendenti devono condividere il “rischio di impresa”, rispondo che con i loro contratti precari e mal pagati, con una famiglia sulle spalle, molti lavoratori hanno già dato.
Non è credibile un Governo che vede serrare ogni giorno i battenti di migliaia di aziende e finire in mezzo ad una strada altrettanti lavoratori e che chiede ai cittadini, lavoratori e piccoli imprenditori, di farsi carico di risolvere un problema le cui principali responsabilità risiedono nello Stato stesso e nelle sue inefficienze.
PS: Sabato 23 maggio sarò a Napoli al Palapartenope alla manifestazione “Lotta per i diritti” per sostenere Luigi de Magistris e Sonia Alfano, candidati alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori. La giornata sarà trasmessa in diretta streaming da questo blog.
I diritti violati nel nostro Paese sono molti, troppi. Dal diritto di esprimere le proprie idee in una piazza, a quello di poter lavorare ed avere una famiglia. Ogni giorno un paletto alle nostre libertà, ogni giorno un bavaglio, ogni giorno un passo più lontano dalla democrazia.
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15 Maggio 2009
La differenza tra la crisi mondiale e quella nostrana

Nei primi tre mesi del 2009 il prodotto interno lordo (Pil) dell'Italia ha subito una variazione su base annua pari a -5,9%. Per il governo non c’è problema, era tutto calcolato, e poi la crisi è mondiale e quindi “mal comune mezzo gaudio”. Qualcuno ha perfino detto “c'è un rallentamento del peggioramento”, sofismi difficili da raccontare alle migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro e che lo perderanno da qui a fine anno.
Il governo ha gestito male la crisi con manovre tardive, inefficaci che spesso hanno anche aggravato la situazione. Se chiedessi ad un cittadino:“mi dica cosa ha fatto questo governo per metterle dei soldi in tasca?” Più della social card non credo saprebbe rispondermi, ..ignorando tra l’altro che l’ha avuta un cittadino su tre degli aventi diritto!
Il governo non si è occupato di crisi economica ma di bavaglio alla giustizia, di intercettazioni, di lodo-salvapremier, di ronde, di Impregilo, di Eni, di Cai, di Raiset e di altre vicende private e parapubbliche che nulla hanno a che fare con il benessere dei cittadini.
E’ vero, la crisi è mondiale, ma gli altri Paesi all’uscita dal tunnel troveranno le energie rinnovabili, un’industria risanata, un sistema finanziario concorrenziale e sotto controllo, nuove relazioni internazionali, e nuove opportunità di una nuova economia. L’Italia, invece, si ritroverà il nucleare di Berlusconi, decine di inceneritori, un territorio cementificato dal partito dei costruttori, un’economia in mano ad un clan affaristico molto ristretto ed un sistema bancario pressoché monopolistico, in un Paese dove mancheranno i più basilari diritti umani e libertà democratiche. E’ qui la differenza tra la crisi mondiale e la crisi nostrana.
Questa sera, alle 21:15, dal blog trasmetterò la diretta streaming da Palermo: “Informare per resistere” , manifestazione a cui parteciperò insieme a Sonia Alfano, Beppe Grillo, Giocchino Genchi e Luigi De Magistris
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21 Aprile 2009
Iveco, la crisi si respira
Riporto il mio intervento in conferenza stampa a Brescia dove ho incontrato i sindacati, l’associazione Artigiani, Confapi, Confederazione Nazionale Artigiani e le maestranze dell'Iveco.
Tra le proposte per l'occupazione abbiamo incluso: i contratti di solidarietà, la cassa integrazione anche per i precari, l'indennità di disoccupazione elevata a 1000 euro al mese, la detassazione degli aumenti salariali, il divieto di licenziamento per le aziende che usufruiscono di aiuti statali, e ancora: sì al contratto unico europeo.
La crisi, come potrete ascoltare anche dalle parole di Maurizio Zipponi, sindacalista e candidato alle elezioni europee con l'Italia dei Valori, e dalle testimonianze dei lavoratori, nel servizio sottostante, è tutt'altro che passata, come si affrettano a rassicurare gli organi di governo.
Forse è passata per chi non l'ha nemmeno sentita sulla sua pelle, non di certo per le migliaia di operai in cassa integrazione, per i precari dell'istruzione scolastica finiti in mezzo ad una strada, per le partite iva che hanno chiuso a decine di migliaia su tutto il territorio. Per loro la crisi c'è, e chissà per quanto ancora.
Domani, 22 aprile, parteciperò al Convegno dell’Unicobas sulla scuola, presso l’Aula Magna dell’Itis “Galilei” (V. Conte Verde, 51- Roma) in cui illustrerò i due disegni di legge sulla scuola a tutela del personale docente
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24 Marzo 2009
Beni pubblici, profitti privati dei concessionari

Berlusconi dichiara dieci volte meno al fisco italiano anno su anno. Solo 14 milioni di euro. Nessuno verserà una lacrima, neanche le migliaia di disoccupati della crisi economica.
Da questa notizia balzata alla ribalta di tutti i giornali, anche quelli internazionali, se ne deduce che comunque Silvio Berlusconi continua a guadagnare ancora un sacco di soldi grazie alle concessioni ottenute dal sodale Bettino Craxi e mai rimesse in discussione dai governi successivi.
Mi domando peraltro come mai abbia dichiarato solo 14 milioni, vista la considerevole crescita di investimenti delle aziende di Stato in pubblicità sulle reti Mediaset, a scapito della RAI, come evidenziato in un articolo de L’Espresso del 12 marzo.
Mi domando come mai in una situazione dove il governo chiede sacrifici alla popolazione non vengano riviste e portate ad un congruo prezzo del 20% del fatturato, invece dell’1% attuale, le concessioni di Stato, tutte, comprese quelle per le frequenze radiotelevisive del “povero” Silvio Berlusconi. Mi domando cosa stiano facendo i colleghi in Parlamento e perché mantengano il silenzio su questa immensa regalia di Stato. Prima di proporre una patrimoniale ai redditi sopra i 100 mila euro proporrei un recupero del 19% di concessioni non versate ai cittadini negli ultimi dieci anni almeno.
Le concessioni pubbliche vanno riviste, da quelle televisive a quelle autostradali, a quelle dell’acqua, a quelle energetiche. Non sono accettabili utili da capogiro su beni di mercato in situazioni praticamente da monopolio di beni primari.
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23 Marzo 2009
Luigi de Magistris: chiarezza sui fondi europei
D.Martinelli. Lei andrà a Bruxelles, ovviamente se sarà eletto: pensa di occuparsi del destino dei fondi europei, visto che non si sa mai da chi partono, dove sono destinati e tramite chi?
L. de Magistris: Se dovessi essere eletto il tema della trasparenza, dell'onestà e della legalità sarà il filo conduttore che caratterizzerà la mia attività e quella di tutte le persone che verranno elette nella lista proposta dall’Italia dei Valori. Il tema dei finanziamenti pubblici è uno dei più importanti perché si tratta del modo con cui vengono investite le somme di tutti, non solo quelle degli italiani.
Noi dobbiamo essere attenti all'immagine del nostro Paese. Per adesso ci conoscono come una nazione che ha sperperato ingenti somme di denaro pubblico senza produrre lavoro, progresso e senza aver avuto una crescita dal punto di vista economico. Dobbiamo dare un'immagine diversa.
Basta con i politici che fanno chiacchiere e che vanno a Bruxelles solamente per fare i propri interessi e quelli dei loro amici. Dobbiamo dire, innanzitutto, che i finanziamenti pubblici non vanno necessariamente aboliti con la scusa che possono creare mera assistenza. Il problema è in che modo vengono investiti, come vengono spese le somme che sono destinate all'Italia.
Io credo che bisogna fare come in Spagna o in altri Paesi, dove il denaro pubblico è stato destinato soprattutto alle zone più disastrate dal punto di vista economico. Pensiamo all'Italia meridionale. Le somme devono essere gestite in modo corretto e devono servire soprattutto a creare impresa nel senso buono, veicolare sostanzialmente attività che non siano dannose per il territorio, ma che creino uno sviluppo sostenibile nel rispetto delle risorse naturali.
Queste somme servirebbero in zone come la Calabria, ma anche in altre zone del Sud come, ad esempio, la Campania, la Puglia e la Basilicata, dove c'è un tasso di disoccupazione enorme. Questo denaro servirebbe a migliorare la situazione economica e a creare posti di lavoro. Ovviamente non deve avvenire quello che è accaduto negli scorsi anni, quando si è potuto ricostruire con diverse inchieste giudiziarie, non solo quelle, ovviamente, da me condotte e delle quali non parlo. Attraverso una gestione illegale del denaro pubblico si sono creati una serie di comitati d'affari che hanno gestito in modo illegale questi soldi. Hanno condizionato l'intero sistema economico e hanno soffocato l'impresa privata libera creando un'economia che ruota attorno alla spesa pubblica, controllando tutti gli appalti, i progetti, gestendo tutte le assunzioni, controllando anche il voto e producendo, alla fine, quella che io chiamo una sorta di metastasi democratica e una corruzione sistemica davvero impressionante.
Adesso c'è l'occasione per voltare pagina. Non sono soltanto le elezioni europee, che sono il primo passaggio straordinariamente importante, ma anche la possibilità di costruire, tutti insieme, un cantiere che porti trasparenza e legalità, che non può che comportare sviluppo, rispetto del nostro Paese e, come io sono certo, un'immagine finalmente diversa da non doverci più vergognare di essere italiani quando andiamo in Europa.
D.Martinelli: Una domanda d'obbligo gliela devo fare per quanto concerne le critiche che le sono già giunte da diverse parti, non le chiedo di analizzarle una ad una perché potrebbero non interessarci.
L. de Magistris: Anche perché sono tante.
D.Martinelli: Esatto, ma come ci si sente quando si è criticati, da Pubblico Ministero prima e da candidato politico ora?
L.de Magistris: Guardi, sono molto abituato, ovviamente, perché io, per anni, ho svolto l'attività di Pubblico Ministero a livelli impegnativi, quindi sono stato impegnato anche da magistrato e sono stato sottoposto in modo, secondo me ingiusto, a critiche serrate alle quali non mi sono, ovviamente, sottratto. Adesso, da politico, sono ancor più contento di essere destinatario di critiche che favoriscono il dibattito e il confronto. Credo che la dialettica politica sia il sale della democrazia, poi le accuse false e infondate non mi toccano più di tanto, perché io credo che non dobbiamo far perdere tempo agli italiani con un "ping pong" di battute su ciò che "quello ha detto e tu che rispondi", ma di ciò che realmente interessa il nostro Paese: il lavoro, l'economia, l'ambiente e la giustizia.
Ripeto, ci metterò tutto l'entusiasmo e la passione per costruire un nuovo modo di fare politica insieme agli altri amici che hanno deciso di scegliere questa opportunità che ci ha dato l’Italia dei Valori.
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10 Marzo 2009
L'Italia ha bisogno di futuro

Domenica per il Presidente del Consiglio la crisi "c'era ma non era grave", fino al giorno prima "non c’era", ieri "era grave ma senza miseria". Silvio Berlusconi, come ho già scritto, è inadeguato a gestire la crisi, il suo piano di ripresa economica si ferma all’edilizia delle lobby, al nucleare dell'Enel, e alle televisioni di cui è proprietario. La sua visione del futuro per l'Italia è piuttosto semplicistica: un'elité di amici fatta di palazzinari e finanzieri, molto ricchi, il resto della popolazione divisa in carpentieri, disoccupati, e pensionati con la social card. Nessun progetto credibile per rilanciare il paese al di là di spot e scelte senza futuro come il ponte sullo stretto di Messina.
Ma Berlusconi è oltremodo ottimista. Perché?
I cittadini capirebbero meglio il suo stato d’animo dalla visione delle cifre che ha intascato, riportate in un articolo di Italia Oggi, per i dividendi delle sue società. La cifra è da capogiro: 160 milioni, il 50% più di quelli ricevuti nel 2008. I risultati delle stesse società, spiega l’articolo con una punta di sarcasmo, sono in “controtendenza” rispetto al mercato, grazie alle concessioni statali, preciserei.
In un momento di crisi come questo non è pensabile mantenere le concessioni di Stato a prezzi di “cortesia”, ovvero quasi gratuite.
Lo Stato chiede sacrifici alla popolazione e vanno quindi subito riviste, nei confronti di chi realizza enormi profitti grazie allo sfruttamento di infrastrutture pubbliche, le rendite di concessione.
Per le concessioni delle frequenze su cui trasmettono le reti Mediaset, lo Stato riceve la miseria dell’1% del fatturato di RTI, una delle tante società di famiglia Berlusconi, da cui non transitano neppure gli enormi ricavi pubblicitari ottenuti grazie ad esse. Una beffa.
Il 20 gennaio nell’articolo “Berlusconi, mister unpercento” scrissi che avrei depositato, così come poi ho fatto, un'interrogazione a risposta scritta per chiedere spiegazioni al ministro dello Sviluppo economico.
Sono in attesa di quella risposta, che non è ancora arrivata, ma che continuerò a chiedere.
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20 Gennaio 2009
Berlusconi, ''mister unpercento''

Le concessioni radiotelevisive costano al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano regala da anni alla Mediaset, attraverso RTI, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato.
Le frequenze su cui Mediaset trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente soldi alle casse dello Stato, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da Craxi con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo D’Alema nel 1999, con la legge un per cento (pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi.
Il signor unpercento è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che gli regala letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una legge parassitaria che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera rapina a norma di legge.
Il Gruppo Mediaset vive alle spalle degli italiani. Nel 2007 ha fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui 2.5 miliardi derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.
P.s. Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.
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12 Gennaio 2009
Il Paese affonda, Berlusconi pensa a se'

I giornali di oggi riportano due notizie : “Bot, rendimenti ai minimi. Bankitalia debito record” e “Giustizia, il diktat di Berlusconi”.
Il comportamento del governo è identico a quello de Il Giornale di Mario Giordano, manomorta del Presidente del Consiglio, che calunnia Di Pietro mentre i carri armati israeliani entrano a Gaza. Persone che vivono da parassiti e non hanno la minima idea delle priorità per i cittadini. Così come un parassita, intento a sostentarsi, non si pone il pensiero della sopravvivenza del suo ospitante.
In futuro nessuno avrà intenzione di finanziare lo Stato, perché nello Stato, in questo Stato, chi ha lungimiranza economica e finanziaria ha scarsissima fiducia. I livelli del debito pubblico italiano, salito a 1670 miliardi di euro, e la credibilità di chi governa, sono la causa della sfiducia del mercato. L’unica notizia positiva dell’articolo sembra essere l’aumento delle entrate fiscali su cui mi dispiace rattristare Tremonti, ma il merito dei maggiori introiti va attribuito a Bersani e al precedente governo Prodi che si erano impegnati a combattere l’evasione fiscale, più che giustificarla. Ricordo invece a Tremonti che nel 2009, per effetto della crisi economica, sono destinate a scendere, anche bruscamente.
In questa situazione drammatica Berlusconi pontifica su una riforma della Giustizia alla “sua maniera”, vale a dire anche senza la convergenza dell’opposizione. Dettaglio che non era necessario specificare visto il ruolo di rappresentanza a cui è stato relegato il Parlamento in questi 11 mesi.
I cittadini non vogliono il bavaglio alle intercettazioni di Saccà, né un Lodo per il processo Mills, vogliono sapere se potranno dormire tranquilli per i Bot a tre anni su cui hanno investito tutti i loro risparmi o per la pensione dei loro genitori.
Ma Berlusconi, pagato dai cittadini per affrontare i problemi del Paese, affronta solo i suoi, ovviamente giudiziari, che altri problemi può avere uno come lui?
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4 Gennaio 2009
Malpensa truffata

"Cornuti e mazziati' dal Governo Berlusconi. Così sono finiti i lavoratori di Malpensa e tutte le imprese e i cittadini della Lombardia e del Nord alla conclusione della vicenda Alitalia.
La scorsa primavera Berlusconi e la Lega, quand'erano ancora all'opposizione, bloccarono la vendita di Alitalia ad Air France perché, a loro dire, avrebbe penalizzato lo scalo di Malpensa e, quindi, tutta l'economia lombarda. Ora che sono al Governo hanno chiuso l'affare proprio con Air France, con l'aggravante però che i debiti della vecchia Alitalia (pari ad oltre 3 miliardi di euro) sono stati messi a carico dei contribuenti italiani, mentre prima se li accollava Air France, e con l'ulteriore aggravante del licenziamento in corso per oltre 12 mila dipendenti Alitalia e più del doppio che ci saranno nel mercato dell'indotto attorno allo scalo di Malpensa. Inoltre, c'è da considerare che attraverso il finanziamento ad Expo 2015 sono venuti a mancare i soldi per il potenziamento al sistema autostradale e ferroviario, fondi voluti fortemente dal governo Prodi.
Insomma, è la solita "truffa alla Berlusconi", di cui gli italiani sono tenuti all'oscuro solo perché i mezzi di informazione o sono in mano allo stesso Berlusconi o , come nel caso del servizio pubblico, sono sottoposti ai suoi veti e alla sua influenza.
L'Italia dei Valori già dal prossimo giovedì 8 gennaio parteciperà alla manifestazione pubblica di protesta e denuncia, che farà proprio a Malpensa per sollecitare l'opinione pubblica a vigilare su quest'altro misfatto a favore dei 'furbetti del CAI', a cui Berlusconi ha voluto regalare la nostra compagnia di bandiera.
E ci auguriamo che anche la Lega – sulla cui onestà intellettuale nell'avere a cuore l'economia del Nord non dubitiamo – sappia trovare la forza per opporsi al disastro economico imprenditoriale che sta per abbattersi attorno allo scalo milanese di Malpensa. E l'augurio è che la Lega questa volta voti con coraggio gli emendamenti che tendono a liberalizzare il mercato su Malpensa aprendo a tutte le compagnie aeree. Coraggio non avuto nei provvedimenti cosiddetti 'Salva Alitalia', proposti dal governo Berlusconi l'estate scorsa, lasciando così l'IdV sola in questa battaglia.
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13 Dicembre 2008
Social Card: profonda indignazione
Pubblico la lettera di un cittadino sulla Social Card (leggi anche il mio articolo "La bufala della Social Card"). La lettera termina con degli interrogativi che mi stringono il cuore e generano una rabbia ed un senso di profonda indignazione.
Quanti cittadini devono ancora prendere per i fondelli questi professionisti della menzogna al governo? Quanto devono ancora subire i cittadini per svegliarsi dal torpore delle coscienze?
Romandini Riccardo è abruzzese, qualcosa può farla lui, e subito, da domani.
Può andare a votare il futuro e spingere tutti i suoi cari ed amici a votare il cambiamento. Che non può essere rappresentato certo dal Pdl.
"Caro Antonio,
giovedì ho accompagnato i miei genitori di 75 e 78 anni e con un reddito di 450 e 480 euro ciascuno, presso l'ufficio postale di Silvi Marina, in provincia di Teramo, per ritirare i moduli della "social card" presso l'Ente Patronato.
Ma davanti al commercialista dell'Ente, la grande sorpresa, o l’immensa bufala. Secondo la legge, che stabilisce i requisiti per l’attribuzione della stessa, i miei genitori non hanno diritto alla "social card", poiché nell'abitazione di cui usufruiscono e risiedono, senza esserne proprietari, ma usufruttuari, vi è il "garage". Vien da sorridere ma è così, il garage viene considerato "immobile di lusso", quindi fa reddito. Anche se ne usufruisci, ossia anche se non lo possiedi. Questo è stato sufficiente per non avere avuto riconosciuto il diritto alla "social card". Assurdo!
Spero lei consideri il fatto sconcertante e voglia renderlo pubblico. Gli italiani non meritano di essere presi più in giro in un momento in cui la solidarietà e l’aiuto dello Stato dovrebbe rappresentare un dovere.
Nella giornata di oggi mio padre ha saputo dall'Ente Patronato, che altri pensionati non hanno ricevuto lo stesso diritto per lo stesso motivo e che sarebbero andati a protestare nelle sedi INPS interessate.
In Italia i proprietari di immobili superano 85% della popolazione e di questo il 75% ha un garage. Questo governo lo sapeva anche prima di fare la bufala della SOCIAL CARD. E allora a chi pensava di darne i benefici? Perché allora non ha spiegato prima queste cose ai cittadini, invece di illuderli, e mortificarli?
Come si può commettere un'azione così meschina nei confronti di persone anziane e deboli, che non sanno come difendersi?
Romandini Riccardo"
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6 Dicembre 2008
Energia, altro treno perso

La Finanziaria arresta lo sviluppo del nostro Paese in ambito ambientale ed energetico.
Mentre gli Stati più avanzati cercano soluzioni alternative al petrolio, all’incenerimento, al nucleare, il Governo Berlusconi punta esattamente su un modello che tra qualche anno escluderà l’Italia dal mercato dell’energia.
Il taglio per le detrazioni fiscali sul risparmio energetico contenuto in Finanziaria è infatti uno dei tanti tasselli che impedirà al nostro Paese di sviluppare l’industria legata alla produzione di impianti e tecnologie del futuro. Una volta perso questo treno l’Italia non potrà, come accade già oggi per le vecchie forme di energia, che acquistare dagli altri Paesi impianti e forniture.
Tra qualche anno cadrà la barriera artificiosa tra energia e energia rinnovabile perché l’energia utilizzata sarà prevalentemente rinnovabile, ossia non esauribile.
Il nucleare è fallito ancor prima di nascere, la Francia, il maggior sponsor in Europa dell’energia dell’atomo, la vuole dismettere e tenta di vendere ad altri Paesi una tecnologia obsoleta che gli ha generato ingenti perdite economiche.
In Europa nel 2007 l'eolico ha prodotto più elettricità del nucleare, gli impianti eolici costruiti nel periodo 2008-2012 produrranno una quantità di elettricità pari a due volte e mezza quella del nuovo nucleare. Il solare è sulla stessa strada.
La risposta del centrodestra a queste previsioni di sviluppo è l’approvazione del 1441 ter, un disegno di legge approdato al Senato dopo essere stato approvato alla Camera, che espropria le Regioni della competenza di valutare l’impatto ambientale per impianti di estrazione petrolifera e di localizzazione di siti nucleari. In sostanza, sarà Berlusconi a decidere dove costruire pozzi di estrazione petrolifera e centrali nucleari alla faccia del federalismo.
I motivi di queste scelte anacronistiche sono chiari: le lobby economiche dell’energia sono profondamente colluse con il sistema di controllo politico da cui ricevono agevolazioni.
L’Italia, grazie a queste scelte contrarie all’ambiente e allo sviluppo economico è sempre più isolata in Europa e nel mondo.
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2 Dicembre 2008
Più consumi e più tasse
Pubblico il video ed il testo di una mia breve intervista, rilasciata ieri a Montesilvano, in provincia di Pescara, sul tema del pacchetto “anti-crisi” e sul contenuto del provvedimento che colpisce gli abbonamenti Sky.
Domanda: Una battuta di politica nazionale che riguarda il pacchetto varato da Tremonti e che riguarda gli investimenti, soprattutto i risparmi delle famiglie. L'aumento dell'IVA SKY è l'ultima uscita di questa coalizione di centrodestra che a quanto pare penalizzerà soltanto SKY e in misura minore Mediaset Premium. Cos'ha da dire in merito a questo provvedimento?
Antonio Di Pietro: In realtà quel che più ci preoccupa non è tanto che penalizzi una rete televisiva e ne favorisca un'altra, che già è grave, ma preoccupa il fatto che poi alla fine chi ci rimette è sempre "pantalone". E' sempre il cittadino italiano. Qui cos'hanno fatto? Hanno aumentato l'IVA, che la paga il consumatore finale, il cittadino italiano. Bene o male SKY farà da passacarte, da partita di giro. Riceve l'IVA e paga l'IVA. Magari avrà qualche cliente in meno perché costerà di più, ma chi ci rimette è soprattutto il cliente, che se vuole un servizio deve pagare di più.
Insomma, vi ricordate cos'ha detto il Presidente del Consiglio? Dovete consumare di più. Ma se me lo fai pagare di più consumo di meno, e non consumo di più! Questo lo capisce pure mio nipote che ha cinque anni.
Ma pure Berlusconi lo capisce, per questo vi frega.
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30 Novembre 2008
Concorrenza governativa

Nel pacchetto ironicamente denominato “anti-crisi” è contenuto un provvedimento che colpisce gli abbonamenti della pay-tv, ossia Sky. Il provvedimento raddoppia l’iva dal 10 al 20%.
Silvio Berlusconi sta utilizzando, ancora una volta, lo Stato e la sua posizione in conflitto di interessi per favorire le sue televisioni. Lo fa invitando grottescamente i cittadini a consumare di più ma prelevando ulteriori soldi dalle loro tasche.
Il rilancio dei consumi millantato in comizi e apparizioni televisive si è arrestato a misure fittizie e di facciata come quelle della social card. Se Berlusconi avesse voluto rilanciare i consumi avrebbe ridotto l’iva come è accaduto in Inghilterra dove Gordon Brown ha annunciato la riduzione dell’iva dal 17,5 al 15%. La realtà è che questa manovra mira a colpire l’unico vero concorrente sul mercato di Mediaset , Sky, un’azienda che in questi anni, come afferma il suo amministratore delegato Italia Tom Mockridge, ha creato migliaia di posti di lavoro investendo continuamente per lo sviluppo dell’azienda in Italia. Non basta, colpisce anche 4,6 milioni di famiglie. L’azienda di Cologno finge in pubblico di indignarsi, ma brinda in privato nella villa di Arcore, visto che la manovra sarebbe comunque insignificante poiché colpirebbe una parte marginale del business di famiglia del Presidente del Consiglio.
Dopo la vicenda Europa 7, Silvio Berlusconi compie un'altra manovra per mettere al sicuro le sue aziende dalla crisi che investirà il Paese, le famiglie e le altre imprese, non le sue.
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29 Novembre 2008
La bufala della Social Card
Oggi vi voglio parlare di questa storia della Social Card che il governo Berlusconi ha proposto per venire incontro ai poveri.
Non ho nulla in contrario, anzi, vorrei che ai poveri si desse il più possibile, e non solo quei 40 euro al mese, ossia 1 euro e venti al giorno, che si propongono. Ben venga qualsiasi cosa, ma non sotto forma di elemosina cosi sfacciata.
Rifletteteci un attimo. L'hanno chiamata Social Card, in inglese, ossia la “tessera del pane”. Ci sono modi e modi per aiutare i poveri, ma l'ultima cosa che bisogna fare è umiliarli. La dignità del povero vale più della dignità del ricco. Il ricco se la può anche comprare, il povero la dignità non la compra, la deve avere.
Gli mandano a casa questa tessera, il povero deve prenderla e andarla ad usare nel supermercato e i prodotti che gli dicono, magari negli stessi supermercati del Presidente del Consiglio.
Non potevano mandargli 40 euro al mese direttamente a casa sua invece che mandargli la tessera? Costa pure meno, e lasci decidere a lui cosa vuole farne, se comprare medicine o il pane piuttosto che il burro. Perché umiliare cosi il povero, che si sente già umiliato? Quando sta nel bancone del supermercato deve sentire i bisbiglii degli altri che stanno dietro e che sparlano tra di loro?
Questa è l'umiliazione della dignità umana, che trasforma il cittadino in suddito, e chi ha il potere non è colui che da un servizio, ma come il padrone che da il tozzo di pane o il pezzo d'osso al suo cane. Questo è quello che mi umilia, è questo che credo sia ingiusto. E' questo il modello culturale del governo attuale che non posso accettare e che intendo contrastare.
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14 Novembre 2008
La compagnia del Cai
Pubblico il video ed il testo di un mio intervento durante la puntata di ieri, giovedi 13 novembre, ad Annozero sul tema di Alitalia.
"C'è l'arroganza di un gruppo di persone, che sotto indicazione e sponsorizzazione del Premier Berlusconi, hanno messo su una pseudo compagnia, perché di mestiere non fanno trasporto aereo, che ha umiliato compagnie aeree che invece potevano partecipare ad una gara internazionale vera.
Lo dico perché resti qui quello che ho già detto in Parlamento, a prova di chi vuole contestare un fatto del genere: primo, Alitalia è fallita, e non è stata salvata. Secondo, proprio perché è fallita, i dipendenti vanno in cassa integrazione, altrimenti, se fosse stata salvata, non ci andavano. Terzo, dato che Alitalia è fallita, gli italiani devono pagare il miliardo e settecento milioni di euro che prima non avrebbero dovuto pagare. Quarto, per quanto riguarda i trecento milioni di euro, che Berlusconi ha chiesto che fossero dati ad Alitalia, l'Unione Europea ha detto che li deve pagare la vecchia compagnia, non può pagarli per definizione perché, nel decreto legge di istituzione del commissario straordinario, è stato previsto che possono essere pagati solo dopo che sono stati pagati tutti gli altri creditori. Ciò vuol dire che gli italiani dovranno pagare questi ulteriori trecento milioni. Due miliardi di euro sono stati pagati, e solo l'attivo è stato dato a questa “compagnia del Cai”. Che cosa voglio dire? Che questa compagnia quanto l'ha pagato? L'ha pagato per un valore stabilito da un valutatore che si chiama "banca Leonardo". Chi fa parte di "banca Leonardo"? Alcuni dei soci di Cai. Allora, se le sono fatte e se le son cantate, se le son suonate, se le son contate e si son fatti il prezzo.
Che cosa chiediamo? Che a quel valore, che ha detto a Cai, si metta in gara affinché ci sia qualcuno che di mestiere fa il trasporto aereo e che ci fa andare sicuri, ad un prezzo inferiore e con più sicurezza. L'unico che fa questo lavoro è Toto, che, se non si fosse messo dentro, sarebbe fallito pure lui."
Oggi, alle ore 18:30, appuntamento in diretta streaming dal blog di Carlo Costantini (www.carlocostantini.it) per il lancio della campagna elettorale della coalizione alle prossime elezioni regionali dell'Abruzzo.
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28 Ottobre 2008
Ancora salva furbetti
Torno a riflettere con voi ancora una volta sul nuovo potere economico e finanziario italiano e sul conflitto d'interesse che affligge sempre di più Berlusconi, la sua famiglia e il suo governo. Questa volta l'occasione ce la da il nuovo assetto di Mediobanca.
Mediobanca è il cuore finanziario italiano. C'era Cuccia una volta, quello che non parlava mai e faceva tutto. Oggi non solo fanno tutto, ma parlano pure.
Oggi si sa che anche la figlia del Premier, Marina Berlusconi, entra in Mediobanca, ma soprattutto ciò è possibile perché in Mediobanca c'è Mediaset. Ma non solo, ci sono tanti personaggi: c'è Ligresti, Tarak Ben Ammar, c'è Tronchetti Provera, c'è soprattutto Geronzi, che ne è presidente, sotto processo per vicende come Parmalat.
Insomma, la mattina non si sa più se il nostro presidente del Consiglio quando decide qualcosa lo decide per questo gruppetto di imprenditori, finanzieri, e anche qualche speculatore, che sta dentro Mediobanca, o lo fa per gli italiani? Certo è che quando si è messo a dire quali azioni comprare ha detto proprio quelle che stanno presenti in Mediobanca. E' certo, quindi, che se ha fatto dei favori indicando cosa comprare, in termini di mercato azionario, ha fatto un favore ai suoi amici.
Un po di queste azione sono le stesse che ci troviamo anche in Alitalia. O meglio, visto che è fallita, in quella compagnia aerea “strana strana” nata all'ultimo momento e che si è presa la polpa di Alitalia.
In tutto questo conflitto d'interesse, che fino a quando non si risolve il nostro Paese rimarrà sempre a scartamento ridotto sul piano economico finanziario internazionale, voi mi direte “ma perché ce lo dici ancora oggi?”. C'è una novità, fresca di giornata: è stato depositato, sempre dal governo Berlusconi, un disegno di legge che è già stato messo in calendario – manco fanno in tempo a depositarlo che già lo mettono in discussione, mentre quello sulla non candidabilità dei condannati se lo scordano sempre – che prevede la riforma dei reati fallimentari.
Non è una riforma, ma una delega in bianco che si da al governo: il Parlamento deve approvare una legge che dice “caro governo, io non riesco a farla. Fai tu la legge sui reati fallimentari”. La norma si chiama “norma in bianco”, però in questa inserisce una clausola: “mi raccomando governo, quando fai il reato di bancarotta prevedi una pena che va nel massimo dagli 8 ai 10 anni”. Uno si chiede perché è stata messa. Molto semplice, perché attualmente è fino a 10 anni, se lo mette da 8 a 10 si da la possibilità al governo, cioè a Berlusconi, di decidere pure di metterla a 9 anni.
Sapete qual'è la differenza fra avere una pena a 9 anni e una a 10 anni? Se hai una pena a 10 anni, come massimo edittale, la prescrizione scade dopo 15 anni. Se hai una pena anche di un giorno meno a 10 anni, come per esempio 9 anni, allora la prescrizione scade dopo 10 anni, e non 15.
In definitiva cosa hanno fatto? Hanno previsto un nuovo reato di bancarotta con una pena ridotta in modo che la prescrizione sia minore. E allora?
E' vero o non è vero che Geronzi di Mediobanca è sotto processo per la vicenda Parmalat? Si.
E' vero o non è vero che scade nel 2011? Si.
E' vero o non è vero che siamo ancora alle fasi preliminari del dibattimento di primo grado? Si.
E' vero o non è vero che con questa giustizia che non può funzionare in tempo al 2011, che è dietro le porte, arriva in prescrizione? Si.
Berlusconi non avrà preso questa decisione sulla bancarotta per salvare il suo amico Geronzi? Ai posteri la sentenza, ma voi non aspettate i posteri: agite adesso.
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9 Ottobre 2008
La Salva Manager
In una situazione in cui l'economia mondiale è in ginocchio per le speculazioni e i comportamenti scellerati di una classe imprenditoriale, politica e finanziaria che ha agito con fini puramente speculativi, il provvedimento, legato al decreto legge "Salva Alitalia" che apre le porte all'impunità di chi ha delle responsabilità accertate su questi fatti, rappresenta un gesto che mina la credibilità e la capacità di ripresa del Paese.
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina.
"Ritengo che un Presidente del Consiglio abbia il dovere di venire in Parlamento e non il diritto di andare al «Bagaglino». Quindi ritengo che sia giusto deplorare il comportamento di quel Presidente del Consiglio che invece di venire in Parlamento perde tempo ad andare al «Bagaglino» in un momento tanto delicato per la situazione italiana.
Noi dell'Italia dei Valori consideriamo questo provvedimento per quello che è. Non lo possiamo valutare perché semplicemente non c'è: chi l'ha letto, in quest'Aula, questo provvedimento? Stiamo dando fiducia ad un provvedimento di cui dobbiamo leggere sui giornali le linee essenziali. Diciamola tutta, allora: il Governo in questi mesi, per decreto-legge, ha disciplinato tutto, stabilendo anche misure che servivano a qualcuno di loro. Ancora non aveva mai fatto uno spot per decreto-legge. Infatti, ad oggi, con riferimento a questo decreto-legge, soltanto di spot si tratta. Quanti soldi ha stanziato il Governo per venire incontro a tutte le esigenze che ha enunciato? Non c'è un euro. Allora è stato detto: ripianeremo - questa è la prima garanzia che ha enunciato -, anzi rafforzeremo a livello statale, con centomila euro, la garanzia per tutti i conti correnti. Mi chiedo: con quali soldi? Se è vero come è vero che il Ministro Tremonti ha affermato che l'Italia è il terzo Paese nella classifica mondiale quanto a debito pubblico e se è vero come è vero che non può permettersi alcun euro di deficit ulteriore, con quali soldi ripiana tutto questo? È vero o non è vero che fino a ieri ci è stato detto che alle banche è stata lasciata la possibilità di operare perché contestualmente veniva istituito anche un fondo interbancario per garantire i conti correnti? Oggi scopriamo che quel fondo è talmente nominale che bisogna anche prevedere una garanzia statale. Ma la garanzia statale, con quali soldi viene data? Senza stanziare neanche un euro.
Allora si tratta, ancora una volta, di uno spot, fatto senza soldi.
La seconda garanzia che ci è stata data è la seguente: è stato detto che nel caso in cui le banche siano in difficoltà, ricapitalizza lo Stato, l'erario. Con quali soldi ricapitalizzata l'erario, se già è in deficit e non può spendere una lira? Ancora una volta si tratta di frasi al vento.
È stato detto: se per caso, poi, le imprese non hanno fondi, la Banca d'Italia si farà carico di immettere liquidità nel sistema bancario. Con quale denaro la Banca d'Italia potrebbe farlo, se non ha nemmeno quanto necessario per ripianare il deficit dello Stato? Noi crediamo che alle ipocrisie del «giorno dopo» non bisogna dar retta e bisogna guardare le cose nel concreto: per questo passiamo e vogliamo passare dalle parole ai fatti, signor Ministro, questa volta mi rivolgo a lei, che non c'è!
Lei ha detto prima che l'Ecofin ci ha raccomandato di non dare compensi - questa è la parola che ha usato lei - o emolumenti indebiti ai manager. La dobbiamo smettere di dire una cosa e di farne un'altra: se è vero, come è vero, che l'articolo 7-bis del decreto-legge su Alitalia prevede che non siano perseguibili coloro che commettano reati, qualora sia intervenuta non la dichiarazione di fallimento, ma solo quella di insolvenza, ciò vuol dire che con le parole dite che volete rispettare le raccomandazioni Ecofin, ma nei fatti adottate, con decreto-legge, misure che assicurano l'irresponsabilità ai vari manager che in questi anni hanno ridotto la situazione della società al lastrico in questo modo.
In concreto, state dicendo, oggi, che volete rafforzare, dando soldi alle banche, la garanzia per i depositi che i cittadini hanno presso le banche. A quali banche? Con l'articolo 7-bis del citato decreto-legge, voi garantite l'impunità anche a tal Geronzi, presidente di Mediobanca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), cioè garantite l'impunità a una di quelle persone che è sotto inchiesta per i crack Cirio, Parmalat e quant'altro. In altre parole, proprio per quei crack che sono conseguenti a quella finanza creativa degli ultimi anni. Questa è la differenza fra le parole e i fatti: voi, a parole, dite che volete venire incontro alle ripercussioni nel nostro Paese della crisi finanziaria dando stabilità, liquidità e fiducia. Magari! Vorremmo venirvi incontro anche noi, vorremmo anche noi condividere con voi questi impegni, ma il decreto-legge adottato ieri non stanzia un euro, anzi stabilisce che pagherà tutto lo Stato, ma con i soldi degli altri. L'unica cosa che ha prodotto è una bella festa al Bagaglino dell'«ora dopo», mentre in concreto nessun intervento è stato fatto per le famiglie, per le piccole e medie imprese, per ridare trasparenza a questo mercato finanziario. Anzi, l'unico intervento compiuto è volto a garantire l'impunità a quelle che sono state le cause di questi dissesti. A me pare che tra le parole e i fatti passi una grande differenza.
Allora, ribadiamo che saremmo d'accordo con quel Governo che un giorno dovesse decidersi a fare qualcosa per gli italiani. Ma ancora una volta, oggi, ancora una volta con decreto-legge, avete provveduto ad apprestare non una soluzione per gli italiani, ma uno spot per vendere soltanto voi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)".
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6 Ottobre 2008
Il governo garantisca i risparmiatori

Le banche occidentali stanno cadendo una dopo l’altra, anche le più solide e centenarie. In questa bufera finanziaria che sembra non arrestarsi alcuni governi europei stanno rassicurando i propri risparmiatori con dichiarazioni importanti e con atti concreti.
L’Irlanda è stata la prima a garantire la copertura integrale dei depositi per evitare il dilagare di una paura collettiva ed evitare l'aggravarsi della situazione finanziaria. Il governo tedesco oggi ha deciso di seguire quello irlandese e di garantire tutti i depositi al risparmio privati delle banche tedesche. La decisione dell'esecutivo di Angela Merkel è stata annunciata dal portavoce del ministro delle Finanze Tosten Albig.
Il governo Berlusconi deve rassicurare i risparmiatori e dare stabilità al nostro sistema finanziario. Il presidente del Consiglio ha l’obbligo di assicurare la copertura dei risparmi bancari senza porre alcun tetto o quello che potrà succedere da questo momento in avanti sarà scontato. Vale a dire una fuga massiccia di risparmi dall'Italia verso Paesi che offrono una totale garanzia ai risparmiatori con un conseguente tracollo del nostro sistema bancario.
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25 Settembre 2008
Isoliamo gli speculatori
Riporto il video ed il resoconto stenografico dell'interpellanza urgente che ho presentato oggi alla Camera dei Deputati, dove ho chiesto al governo quali siano le sue intenzioni per il rilancio dello stabilimento ex Videocolor, dove 1500 operai sono arrivati alla fine della cassa integrazione, e per lo sviluppo del comprensorio industriale di Anagni-Frosinone.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente, intendiamo chiedere al Governo se si stia muovendo e che cosa possa fare - il «se si stia muovendo» non è una critica, ma vuole significare se il Governo abbia individuato se si possa fare qualcosa - con riferimento ad una vicenda che è «una delle vicende», quella della Videocolor di Anagni, che è già conosciuta - diciamo così - dagli uffici, perché è ormai dal 2005, anzi, dal 2004 che versa in una situazione delicatissima. O meglio, la società in sé sta benissimo; quelli che versano in una situazione delicatissima sono i 1500 operai che sono da quattro anni in cassa integrazione, che sono arrivati alla fine della cassa integrazione e che, quindi, sono sulla soglia della disoccupazione.
La Videocolor ad Anagni rappresenta un po' l'economia di Anagni. Togliere a una cittadina 1500 dipendenti vuole dire, semplicemente, spopolarla.
Ad Anagni non c'è una classe operaia qualunque: c'è una realtà estremamente importante in termini di qualificazione professionale, perché in quell'area era presente la società Thomson, che aveva il marchio Nordmende, e quindi tutto il sistema dei televisori, dell'elettronica degli anni trascorsi passava per Anagni. E quella classe operaia non è una classe operaia qualsiasi, perché ha una professionalità eccezionale, in un'area in cui è possibile interloquire con altre società, altre imprese fortemente preparate sul piano tecnologico.
Sembrava andare tutto bene. A un certo punto arrivano i «soliti» indiani: questa grande apertura al mercato dell'est, dove ci dicono che sono bravi e fanno tutto loro, in questa enorme nuova economia di mercato in cui arriva la multinazionale di turno e dice ghe pens mi; e dicono: lo compro se mi dai i soldi. Non è sbagliato, non ho sbagliato a parlare: la Videocon, società indiana, riesce a comprare la Videocolor dalla Thomson non dandogli, ma riscuotendo 185 milioni, perché chi la comprava si prendeva il carico di procedere a una riconversione aziendale dello stabilimento. Non è che Thomson regalava loro qualcosa: Thomson aveva già ricevuto a suo tempo tanti benefici statali, per cui meritava qualcosa. Nessuno regala niente a nessuno.
Da qui partono una serie di attività burocratiche, che coinvolgono «a cavallo» tutti e due i Governi, il Governo Berlusconi prima dell'esperienza del Governo Prodi, il nostro Governo Prodi e adesso il Governo Berlusconi. Tra un protocollo d'intesa, un CIPE, una ratifica e quant'altro, alla fine esce fuori un contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e la società Videocolor, che viene reso operativo, tutto sommato, alla fine del 2007. La Videocon si impegnava a investire 274 milioni per far ripartire questa attività di impresa.
In pratica cosa è successo? È successo che dal tubo a raggi catodici - perché questo facevano ad Anagni - il mondo è cambiato, e nell'ambito di questa necessità bisognava fare una riconversione industriale. Si è pensato di farla con una trasformazione dell'impianto per produrre televisori al plasma: questo nel 2004. Parla tu che parlo io, parla il Governo di destra che parla il Governo di centrosinistra, alla fine, quando i soldi sono arrivati, anche il plasma è diventato obsoleto: ormai si va verso la tecnologia LCD. Insomma, la tecnologia industriale corre più veloce della burocrazia italiana e ciò coinvolge - con senso di responsabilità dobbiamo dirlo - non questo o quel Governo ma tutta la burocrazia, dato che ha coinvolto trasversalmente i due Governi.
Il problema è che, quando la burocrazia ha poi a che fare con i furbi, è una fregatura, perché in realtà questi non hanno proprio intenzione di fare la riconversione industriale. Infatti, quando tutto era pronto e si diceva che partissero, non è andata così: mentre tutta la burocrazia andava avanti, il management dell'azienda non si è organizzato per far partire la macchina, ma si è organizzato, nottetempo, per spogliare l'azienda, svuotarla completamente e insomma prepararsi a quel che è un vecchio vizio dei nostri indiani della Videocon, cioè quello, fatto l'affare, di tagliare la corda. L'hanno fatto con la Necchi nel '98: perché non sono sconosciuti questi signori, che fanno capo ad una grande famiglia indiana che, nella classifica Forbes, risulta fra i tre o quattro più ricchi al mondo; certo, anche io sono capace di diventare ricco così!
Già nel 1998 avevano acquistato la Necchi, dalle parti di Piacenza; poi hanno detto che la stavano trasferendo a Bergamo e poi a Milano. Insomma, alla fine stavano portando in Cina anche questa e però, anche in quel caso, 555 unità e 25 milioni di soldi pubblici sono spariti.
Ad Anagni sono trascorsi quattro anni di cassa integrazione guadagni straordinaria (che paga il contribuente italiano), sono stati erogati 185 milioni che aveva messo la vecchia Thomson e altri 47 che grazie a Dio sono stati bloccati e quindi siamo riusciti a non darglieli. Tuttavia, questi imprenditori dopo aver preso quella somma, dopo avere creato un enorme danno al contribuente italiano, che si è dovuto far carico di pagare il costo della cassa integrazione, e dopo aver creato un'umiliazione e una mancanza di lavoro per 1.500 persone se ne vanno, perché stanno smantellando l'azienda. Ma cosa dico? Non se ne vanno! Vanno a Caserta. Al nord, al centro e al sud.
Nella provincia di Caserta, a Rocca d'Evandro, si svolge un'attività imprenditoriale per un valore di circa un miliardo 200 milioni. Anche lì si effettua una riconversione, anche lì il solito televisore nella sua innovazione tecnologica migliore, anche lì 200 milioni pubblici che si devono pagare. Le persone sono sempre quelle. Cambia l'ubicazione e cambia la società che acquistano. Disegnano un bel progetto faraonico, ti fanno vedere la luna e le stelle e poi quando è il momento di «quagliare» trovi quattro mura vuote e loro che dicono: ormai la tecnologia è troppo avanzata, non ci conviene più fare questo, ce ne andiamo!.
Riteniamo che per la vicenda Videocolor sussistono responsabilità a vari livelli. Pensiamo, pertanto, che sarebbe un errore prendersela con l'ultimo Governo. Però, è un dovere per l'ultimo Governo farsene carico, perché è anche responsabilità delle istituzioni se tutto ciò è avvenuto. Infatti, si tratta di una responsabilità delle istituzioni di controllo perché rispetto a questi finanzieri d'assalto (ce la siamo tanto presa in questi giorni con i finanzieri di casa nostra ma, come vedete, il mercato globale produce finanzieri globali) non sono state in grado di creare un filtro di garanzia per il lavoratore, per il sistema dell'impresa, per l'economia di mercato e per la qualità del prodotto.
Sicuramente, siamo di fronte a una mancanza di controlli che ha prodotto questo danno per i lavoratori e a una farraginosità burocratica perché non è possibile che dal momento in cui si firma un contratto di programma a quello in cui i soldi vengono effettivamente resi disponibili passino tre o quattro anni, specie quando si ha a che fare con produzioni tecnologicamente avanzate dove anche un solo mese fa diventare un prodotto obsoleto e chi oggi si occupa di materia computeristica sa bene che di tre mesi in tre mesi bisogna già rinnovarsi e rinnovare perché altrimenti si è fuori mercato.
Certamente si era in presenza di un difetto di piano industriale macroscopico che doveva essere scorto sia dalle istituzioni sia dai manager italiani perché ci vogliono proprio gli occhi chiusi, come il coniglio di casa mia, per mettersi - nel 2005 - a lavorare per implementare il tubo catodico. Certamente, vi è stata un'insufficienza manageriale. Allora mi chiedo, se questo stesso management, com'è vero, si sta ora occupando di Caserta e di Rocca d'Evandro, lo stesso management, cosa produrrà prossimamente?
Mi avvio alla conclusione del mio intervento perché non voglio prolungarmi quasi a fine seduta. Vogliamo affrontare questo tema nell'interesse dei lavoratori di Videocolor (oggi acquisita da Videocon) che stanno subendo le conseguenze di una pluralità di inefficienze e di cattive azioni. Sono gli unici incolpevoli. L'interpellanza che stiamo discutendo non è volta a prendersela con il Governo, ma mira a chiedere all'Esecutivo se ha in mano la situazione, se conosce il problema, se lo sta affrontando e in che modo può essere affrontato.
Viespoli Pasquale (Sottosegretario per il lavoro) : Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Di Pietro per il contenuto, l'illustrazione e le diverse questioni poste attraverso l'interpellanza presentata. Una questione attiene ad una riflessione su alcuni strumenti di contrattazione negoziata e su come questi strumenti siano davvero di accompagnamento alle iniziative imprenditoriali nel momento in cui è difficile immaginare, in un mercato in così rapida evoluzione, come giustamente ha sottolineato l'onorevole Di Pietro, in particolare in settori di tecnologia avanzata, come sia possibile conciliare l'utilizzo di certi strumenti con i tempi dell'intervento imprenditoriale.
È però questa una questione di ordine più ampio e più complesso che, come l'onorevole Di Pietro sa meglio di me, è stata oggetto di confronto, di dibattito e anche di miglioramento e di riposizionamento, in particolare sul piano regionale, di alcuni strumenti.
Si pone una questione in relazione alla vicenda di Anagni e all'ultimo contratto di programma, quello che si è concluso sostanzialmente nel 2007. Credo sia utile precisare in risposta, come comunque ha evidenziato lo stesso interpellante in un passaggio della sua illustrazione, che si tratta di un contratto di programma sottoscritto dalla VDC Technologies Spa il 27 luglio dello scorso anno con il Ministero dello sviluppo economico e la regione Lazio per la realizzazione di un piano di investimenti che prevedeva l'erogazione di contributi per un onere globale a carico della finanza pubblica di 45.310.536 euro di cui 34.423.502,40 a carico dello Stato e 10.887.033 a carico della regione Lazio a fronte dell'impegno della società contraente di sostenere un rilevante investimento nell'ambito di un articolato piano biennale di ristrutturazione aziendale con l'obiettivo di raggiungere una posizione leader in Europa per la produzione di televisori piatti al plasma.
È opportuno evidenziare, lo ripeto, che i predetti contributi sarebbero stati erogati subordinatamente alla verifica dello stato di avanzamento raggiunto nell'attuazione del piano industriale nell'ambito della verifica del programma industriale.
Il 20 giugno scorso presso il Ministero dello sviluppo economico il legale rappresentante della società ha comunicato la decisione della controllante indiana Videocon di abbandonare il piano industriale sulla base del contratto di programma in quanto la mutata situazione del mercato TV, nonché le prospettive a livello internazionale, non avrebbero consentito alla società di sostenere l'investimento.
Ciò ha comportato, per l'appunto, il venir meno delle condizioni contrattuali, con la conseguenza di bloccare lo stanziamento relativo al primo stato di avanzamento dei lavori. Quindi, sulla base delle informazioni acquisite presso il Ministero dello sviluppo economico e la regione Lazio, è opportuno evidenziare che non c'è stata alcuna erogazione di fondi pubblici in relazione almeno al contratto di programma 2007.
Rispetto alla competenza specifica del Ministero del lavoro debbo evidenziare alcune cose in relazione all'utilizzo degli strumenti di ammortizzatori sociali da parte della società stessa. È in corso, perché è stata attivata, una procedura di proroga per un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria fino al mese di maggio 2009 per «complessità connessa alle ricadute occupazionali». Questa era la prima causale che accompagnava la richiesta di cassa integrazione fino al 2009; successivamente, la causale è stata modificata in «complessità dei processi produttivi».
La concessione è subordinata ai fini delle valutazioni che ci saranno all'esito della verifica ispettiva prevista dalle vigenti normative. Le risultanze e la verifica ispettiva non sono ancora pervenute e, quindi, non è stata ancora determinata una decisione in relazione alla richiesta di cassa integrazione straordinaria fino al 2009, che segue la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione utilizzata per il biennio dal 7 maggio 2005 al 6 maggio 2007 e, successivamente, con un ulteriore anno di proroga - anche in questo caso con la causale della complessità dei processi produttivi - fino al 6 maggio 2008.
Aggiungo che è evidente - anche in relazione alla causale della richiesta - che la società si muove nella direzione indicata come ipotesi peggiorativa rispetto alla situazione occupazionale cioè quella di ridurre notevolmente (fino a 400 un'unità circa) i livelli occupazionali previsti ad Anagni. In relazione ad alcuni elementi evidenziati nell'interpellanza urgente, anche rispetto alla vicenda pregressa, il Ministero ha trasmesso l'interpellanza alla direzione provinciale del lavoro di Frosinone, che ha attivato un'ispezione presso la società in questione per la verifica delle situazioni aziendali sotto il profilo di competenza della direzione provinciale del lavoro stessa. Mi riferisco, in particolare, anche al riferimento, presente nell'interpellanza, alle vicende pregresse relative ad anni precedenti e alla verifica rispetto alla situazione attuale.
Per concludere, anche ringraziando ulteriormente l'onorevole Di Pietro, dal momento che ha posto non solo la vicenda riguardante Anagni, ma anche quella concernente i comportamenti di un gruppo sul territorio nazionale anche in relazione a prospettive di apertura in Campania. Peraltro, nel rapporto, la regione Campania nel corso delle settimane precedenti ha già evidenziato anche una grande enfasi, da una parte comprensibile in relazione alla dimensione dell'investimento e dell'area dove tale investimento dovrebbe collocarsi, dall'altra con una riflessione da fare anche alla luce dell'interpellanza e dei suoi contenuti circa le precedenti iniziative e il loro esito del gruppo, che dovrebbe eventualmente concretizzare l'investimento nel casertano.
Concludo con queste considerazioni. In primo luogo, il Ministero del lavoro è pronto ad attivarsi sul terreno proprio in relazione agli strumenti di ammortizzatori, ma non solo. Tuttavia, debbo far notare all'onorevole Di Pietro che, allo stato, il Ministero non è stato interessato della vicenda se non per la procedura cui facevo riferimento prima, nel senso che parti sociali o soggetti altri del territorio o quant'altro non hanno chiesto ancora l'attivazione di un tavolo presso il Ministero. Personalmente, esprimo la disponibilità nel caso in cui ciò si dovesse determinare o questo ci dovesse essere richiesto.
Per quanto riguarda, infine, le questioni relative alla competenza del Ministero per lo sviluppo, lo stesso Ministero ha comunicato sia che è in corso l'acquisizione dei dati relativi al progetto di Rocca d'Evandro, sia che si stanno determinando le eventuali iniziative da assumere in relazione al pregresso della società di cui all'interpellanza.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente, replico innanzitutto per ringraziare il sottosegretario e, attraverso di lui, il Governo per una risposta onesta, perché questa è la fotografia.
Signor sottosegretario, noi - lo diciamo a lei affinché lo dica al Governo - siamo una forza politica che intende in quest'Aula fare opposizione senza sconti, ma anche senza preconcetti; vale a dire che quando possiamo essere propositivi lo vogliamo essere.
Lei, nella parte finale del suo intervento, ha detto che tutto sommato noi, ad oggi, fermo restando quel che è stato fatto in precedenza doverosamente dai vari Governi che si sono succeduti, non abbiamo fatto ancora nulla perché non ci è ancora arrivata sul tavolo un'istanza in tal senso: non ne avete colpa, ma non ne hanno colpa neanche le parti sociali, cioè gli operai.
La verità qual è? È la riconferma di quel che tutti e due sospettiamo: che c'è un management e c'è a monte una proprietà che se ne frega, che ha già fatto quello che doveva fare, che ha già raggiunto l'obiettivo e che, quindi, lascia che le cose vadano tanto peggio per andare tanto meglio, perché più si rimane fermi nel trovare una soluzione verso gli operai, prima deve crollare quella realtà e, quindi, si chiudono definitivamente i portoni.
Mi permetta allora di rilanciare, proprio per quell'opposizione propositiva che vogliamo fare: adesso lo sapete, attraverso questa interpellanza parlamentare siete stati formalmente informati di una situazione delicata. Noi, i primi giorni della settimana prossima, ci recheremo in quel posto, incontreremo tutti gli operai di quella fabbrica e diremo loro di sottoscrivere un documento comune dove tutti insieme rivolgeranno l'istanza che manca.
In questo spirito costruttivo, su una materia così delicata che vogliamo portare avanti, mi permetta allora di segnalare qualche ulteriore riflessione. Mi consenta di partire da una macro analisi. La crisi morde l'economia mondiale - non c'è niente da fare - e morde l'economia reale, non solo a livello italiano, ma a livello mondiale, e sarebbe una piccola opposizione, la nostra, se dovessimo dire che la stagnazione dell'economia in Italia dipende tutta dal fatto che è arrivato il Governo Berlusconi, così come sarebbe una grave offesa se si dovesse dire che dipende dai due anni del Governo Prodi.
La verità è molto semplice: la stagnazione coinvolge non solo il nostro Paese, ma tanta economia mondiale e quindi bisogna vedere tutti insieme, qui dentro e nel Governo, che cosa possiamo fare per - come diceva un mio vecchio maresciallo quando facevo un altro mestiere - «infrenare» il fenomeno (ma lui si riferiva allo spaccio non dei televisori al plasma, ma della droga!).
A me pare che attualmente il Governo si stia facendo carico di una cassa integrazione guadagni che la dice lunga in ordine alla situazione di stagnazione dell'economia reale nel nostro Paese; circa 850 aziende (o giù di lì) sono in cassa integrazione, alcune in cassa integrazione ordinaria, altre in cassa integrazione straordinaria. Una cosa è certa: quest'anno il 25 per cento in più di aziende rispetto all'anno scorso è in cassa integrazione; se volessimo metterci qui a fare una polemica se ciò si è verificato più nei primi sei mesi o più negli ultimi sei mesi è polemica sterile. Il fatto è che ci sono delle aziende che chiudono e nell'ambito della richiesta della cassa integrazione, sia straordinaria che ordinaria, abbiamo potuto prendere atto che la maggior parte (oltre la metà) è dovuta a crisi aziendale, cioè ad un crollo dell'azienda.
È una realtà, e rispetto a questa realtà cosa possiamo fare? Sono 53 mila gli addetti che sono in cassa integrazione. Provate a riflettere, proviamo a riflettere tutti insieme: in questi giorni i giornali sono pieni, la polemica non ha confini sui 2000, 2500, 3000, 3500 esuberi dell'Alitalia; e questi 1500 che rappresentano quasi tanto quanto che peones sono? Vedete come incredibilmente bisogna sempre urlare nel nostro Paese per farsi sentire.
Nel nostro Paese, se capiti nel treno giusto che ha un amplificatore giusto, una soluzione si trova. Noi lavoriamo affinché la soluzione Alitalia si trovi, perché non vogliamo vedere per terra nessun dipendente Alitalia, non perché tutti debbano volare, ma perché anche quelli che stanno per terra devono rimanere in piedi.
Guardate come è incredibile la situazione del nostro Paese: tutti sanno tutto ciò che avviene in riferimento ai due o tremila operai, dipendenti e maestranze di Alitalia e nessuno sa nulla della vicenda di Videocolor che riguarda millecinquecento persone. Che si sappia che millecinquecento persone si sono messe di traverso per bloccare l'autostrada A1 che collega il nord con il sud dell'Italia. Si è bloccata l'autostrada, si è bloccato il Paese e i giornali non se ne sono accorti!
Ecco la delicatezza del problema. Se la ditta interessata non fa parte di un sistema di relazioni e se le parti sono soltanto «poveri cristi» di periferia, nessuno se ne interessa. Ecco perché l'Italia dei Valori è voluta stare qui oggi, tutta insieme, per lanciare un appello costruttivo al Governo: pensiamo agli ultimi e a chi non ha voce.
Ecco perché noi siamo qui a ribadire un'attenzione particolare ad un momento particolare nei rapporti tra il patronato e le maestranze. Se è vero come è vero che un signore nei giorni scorsi a Salerno - da quelle parti la Videocolor deve fare un ultimo exploit - ha scritto una lettera agli operai in cui ha detto tante di quelle parolacce che neanche qui, dove non si risponde delle parole che si dicono, si possono dire. Li ha presi letteralmente in giro, offendendoli nell'onore, nel decoro, nelle loro famiglie, nel loro fisico dicendo cose di tutti i colori.
Questo avviene perché si sta ingenerando nel Paese una nuova cultura, ovvero quella del padronato e di un nuovo padrone spocchioso, prepotente, arraffone, speculatore, un padrone forte che può fare quello che gli pare e piace. E guai a voi, che parlate a fare? Non disturbate il manovratore.
Noi abbiamo bisogno di un Governo che difenda i lavoratori, di un'opposizione che difenda i lavoratori, anzi di un Governo e di un'opposizione che, tutti e due insieme, difendano l'imprenditoria sana, in quanto ci deve essere. Ma per esserci dobbiamo allontanare questi furbetti e furbacchioni del quartierino. Dobbiamo allontanare quelli che strumentalizzano e approfittano, soprattutto - avete già inteso dove voglio arrivare - dove annusiamo che c'è una speculazione in corso. Perché ci affidiamo in mano a queste persone? Che siano indiane o nostrane, che si chiamino cordata Alitalia o cordata e quant'altro, perché ci dobbiamo affidare a persone che hanno già in sé il germe della speculazione finanziaria e non il modello industriale?
Se una ditta nasce già con l'idea di fare tubi catodici, perché dobbiamo farci prendere in giro? Se una ditta nasce in sé con l'idea di fare una piccola compagnia aerea per andare fino all'isola d'Elba, perché gli dobbiamo dare tutto questo spazio (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?
Se è vero come è vero che in America Lehman Brothers, Merril Linch e altri stanno tutti quanti facendo capire come sia crollato il sistema della vendita di fumo, perché in Italia dobbiamo cedere alla vendita del fumo?
Concludo proprio per darle un'immagine di un partito che non vuole mettersi contro per forza e mi consenta di dire che dobbiamo insieme isolare gli speculatori e rilanciare il modello industriale, perché abbiamo bisogno d'impresa, di libero mercato e non di padroni e nuovi padroni che si appropriano della nostra economia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
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22 Settembre 2008
Alitalia: dipendenti coraggiosi

Foto: IlSole24Ore
Finalmente. Il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha deciso ieri di bandire un'asta pubblica per l'acquisizione della compagnia di bandiera italiana. Era ciò che avrebbe dovuto fare da tempo. È proprio il caso di dire: "Meglio tardi che mai".
Era una scelta dovuta, una strada obbligata che da tempo noi dall’Italia dei Valori chiedevamo. A mio giudizio la scelta di porre sul mercato Alitalia , e la responsabilità che vogliono prendersi i piloti, gli assistenti di volo e il personale di terra di entrare nella gestione della compagnia, dimostra che una soluzione si può trovare.
Ieri, dopo le ennesime dichiarazioni di chiusura da parte del Governo ad ogni altra soluzione per il salvataggio della compagnia che non fosse quella proposta dalla Cai, posizione di chiusura ribadita tramite i ministri Sacconi e Matteoli, avevo affermato che l’esecutivo Berlusconi non deve ricattare i lavoratori e comportarsi con Alitalia come fanno i mafiosi con le loro vittime.
Il persistere del Governo in questa sua linea di condotta, costituisce una turbativa d'asta grossa come una casa ed ha evidenti risvolti di responsabilità civili, contabili e penali. L’Italia dei Valori chiede formalmente al garante dell’Autorità della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, di fare il suo dovere e di aprire immediatamente una pratica a tutela del mercato e della trasparenza. Il premier, infatti, non può continuare ad affermare che la compagnia si avvia al fallimento, in quanto scoraggia i passeggeri a continuare a volare con Alitalia.
Se non è turbativa di mercato questa, ditemi voi quando lo è? Comunque, in questa vertenza, Berlusconi ha grosse responsabilità: ha voluto svendere la compagnia di bandiera. L'idea del governo di voler insistere sulla proposta Cai, infatti, per me è la dimostrazione palese che Berlusconi vuole favorire quattro amici suoi, i soliti furbetti del quartierino. Ha fatto una promessa elettorale che poi si è dimostrata una truffa ai danni dei lavoratori e dell’economia del Paese.
Come ho accennato, oggi le rappresentanze sindacali dei piloti, degli assistenti di volo e del personale di terra, in una conferenza stampa alla quale ho partecipato, hanno annunciato l’intenzione di mettere a disposizione una quota parte delle retribuzioni e l’intero montante del loro TFR, pari a circa 340 milioni di euro, anche più del doppio di quanto offerto da Colaninno, per il rilancio di Alitalia. Questa iniziativa dimostra che i lavoratori Alitalia non vogliono abbandonare la compagnia, ma sono pronti a rischiare in proprio per farla continuare a volare. Io intravedo la possibilità di arrivare ad una soluzione che sia soddisfacente sia per la compagnia che per i dipendenti. A questo punto il Governo si assuma la proprie responsabilità.
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21 Settembre 2008
Economia ed infrastrutture
Pubblico una parte del mio discorso sugli 11 punti della linea programmatica dell'Italia dei Valori affrontati a Vasto: economia ed infrastrutture.
"lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: servono meno burocrazia per le imprese e maggiore detassazione degli investimenti in ricerca.
Serve da una parte una più massiccia liberalizzazione di quei servizi pubblici che possono essere forniti in regime di concorrenzialità non essenziali e dall’altra una gestione diretta di quei servizi che – per definizione – non possono che essere effettuati in regime di monopolio. Penso, per intenderci, alla privatizzazione del trasporto ferroviario (che può essere effettuato da più vettori) ma non alla privatizzazione delle rete ferroviaria (visto che il binario su cui devono passare i treni è uno solo). Penso alla privatizzazione del servizio raccolta rifiuti (che può essere svolto da più concorrenti) ma non alla gestione dell’acqua (giacché le condutture e le adduzioni sono quelle e solo quelle). E così via.
Consentitemi ora di riassumere anche qui – seppur in modo sintetico – quanto ho avuto modo di dire, in nome e per conto di IDV, al meeting di Cernobbio di settimana scorsa: noi non vogliamo fare i “bastian contrari” in materia di sviluppo economico e di infrastrutture. Noi non vogliamo appiattirci sulle paranoie di qualche irriducibile “No Tutto” ma non possiamo nemmeno accettare che in nome della politica del fare, poi alla fine l’unica cosa che si fa, sono le scarpe agli italiani.
Fatte queste premesse, noi sappiamo che non v’è convergenza fra infrastrutture necessarie per il paese e risorse per realizzarle. Ed allora abbiamo tracciato un “quadro di priorità” con cui vogliamo confrontarci senza pregiudizi sia con gli alleati del PD che con le forze politiche della maggioranza di governo.
Innanzitutto vanno completate le opere iniziate ed in corso di realizzazione, e ciò – fra l’altro - per evitare di buttare via pure il lavoro fatto e i soldi spesi. Mi riferisco alla variante di Mestre, al raddoppio della tratta ferroviaria Napoli- Torino, ma anche ai tanti ponti, gallerie e opere varie che si trovano “ a cantiere aperto” un po’ in ogni parte del paese a volte perché a secco di soldi, a volte per difficoltà progettuali o d’esecuzione, a volte infine per estenuanti ripicche e polemiche politiche.
Va poi dipanata la “matassa” dei nodi urbani. Mi riferisco – tengo a precisarlo – non solo al sistema di trasporto urbano in sé, che pure è ugualmente prioritario – ma anche ai sistemi di accesso e di attraversamento delle grandi aree metropolitane. Così a Milano è necessario da una parte completare la rete metropolitana e dall’altra scindere il sistema delle tangenziali dal grande traffico autostradale di attraversamento, completando al più presto le procedure e passare quindi alla cantierizzazione della Pedemontana , della Brebemi, della TEM. Così a Roma, con il completamento pure qui delle linee metropolitane che si stanno realizzando ma anche con la cantierizzazione delle complanari sull’autostrada Roma-l’Aquila e la realizzazione della nuova autostrada Roma-Latina-Gaeta. Ho fatto alcuni esempi ma il DPEF Infrastrutture da me realizzato l’anno scorso può fare da guida per individuare le criticità nei vari centri metropolitani (penso a Genova, a Venezia, Torino, Napoli, Palermo).
Quindi si deve dare attuazione agli impegni europei per non perdere “l’ultimo treno” che ci collega all’Europa. Lo dico in senso metaforico ma anche tecnico: il corridoio 1 ed il corridoio 5 sono le priorità infrastrutturali europee riconosciute dalla Commissione ed esse attraversano entrambe l’Italia da Nord a Sud e da Est a Ovest. Peraltro la Commissione europea ci ha già assegnato circa un miliardo di euro e non possiamo certo permetterci di perderli. Quindi va completato il Traforo del Brennero ed a seguire il collegamento AV-AC che dal Brennero si deve necessariamente ricollegare – via Verona e Brescia – sia al Corridoio 5 (Torino-Trieste) che alla linea AV nazionale oramai in via di ultimazione (Milano-Roma-Napoli). Rinunciare a questi collegamenti vorrebbe dire rinunciare all’economia europea. Per esclusione ci rimarrebbe quella del terzo mondo
Non al terzo ma al “nuovo mondo”, dobbiamo fare riferimento nel progettare il nuovo sistema portuale italiano. L’Italia è per fortuna un paese baciato quasi dappertutto dal mare ma questo non vuol dire che bisogna disperdere soldi a pioggia aprendo cantieri in ogni città marittima. Dobbiamo mettere da parte i campanilismi (ed anche le ambizioni a carattere regionale) e indirizzare la nostra logistica ed il nostro sforzo finanziario su 4 porti - due al Sud e due al Nord - capaci di far fronte al nuovo imponente transhipment che va e viene soprattutto dall’estremo oriente e che ha bisogno di un’attrezzata logistica di terra e di adeguate profondità marine per accedere alle banchine. Servono 4 porti ben collegati soprattutto ai treni ad Alta Velocità e ad un sistema aeroportuale d’avanguardia.
Gli aeroporti rappresentano la quarta gamba – in aggiunta alle strade, alle ferrovie ed ai porti – dell’approccio intermodale con cui bisogna gioco-forza affrontare la questione dei trasporti nel nostro paese – e quindi di conseguenza la individuazione delle priorità delle infrastrutture da realizzare. Bisogna partire da una premessa: non è più tempo per discettare su dove fare l’Hub internazionale. Piaccia o non piaccia è già stato fatto a Malpensa, spendendo miliardi di euro ed altri miliardi già sono stati impegnati. Peraltro con un’economia indotta e di contorno che vale tre volte più di Alitalia. Che facciamo, ci mettiamo a ricominciare da capo?
Ed a proposito di aeroporti ed aeroplani, diciamo chiaro e tondo che quello che alcuni chiamano salvataggio Alitalia altro non è – a nostro avviso - che un’ennesima speculazione finanziaria alle spalle dei contribuenti e forse si farebbe meglio a chiamarlo “salvataggio AirOne mascherato”, anzi salvataggio dei crediti vantati dal sistema bancario verso Airone. Così, tanto per riflettere sui mille conflitti di interessi che affliggono questo paese ed anche per denunciare questo strano salvataggio con i soldi degli altri, tipico dei moderni “capitani coraggiosi”.
Noi - per Alitalia - avevamo trovato una soluzione, Air France, che limitava il numero dei cassintegrati (assicurandone comunque il completo reimpiego), accollava i debiti sulle spalle dell’acquirente (e non come ora su quelle dei contribuenti italiani) e soprattutto manteneva in vita la Compagnia di bandiera consegnandola ad un imprenditore di fama e caratura internazionale capace di raddrizzare l’azienda e di far volare gli aerei.
L’attuale raggruppamento finanziario si è assunto il compito non di rilevare Alitalia ma solo di prendersi la polpa dei suoi profitti, lasciando l’osso dei debiti e la disperazione dei piccoli azionisti ad un bad company con funzione di scarico del cesso. Ecco perché noi diciamo No alle speculazioni finanziarie di Colaninno, no al mattone a go-go di Ligresti, no al conflitto di interessi di Benetton (che all’un tempo è socio della nuova compagnia aerea ma anche della società che gestisce l’aeroporto di Roma), no alla scorciatoia del ripianamento dei debiti di Airone nei confronti di Banca Intesa.
Sappiamo anche che – ora che la frittata è fatta – non bisogna aggravarne le conseguenze. Dobbiamo trovare una soluzione. Ed una soluzione c’è. Non lo sosteniamo solo noi, che pure l’abbiamo proposto per prima dentro e fuori le aule parlamentari, ma ora anche un nutrito gruppo di professionisti e professori universitari che – prima sulle pagine del Sole 24 Ore e ieri su quelle del Corriere della Sera hanno addirittura pubblicato una lettera da loro sottoscritta (primo firmatario il prof. Piero Schlesinger dell’Università Cattolica di Milano) in cui affermano che : “…avviare dei licenziamenti o comunque mettere in moto delle procedure di liquidazione aziendale per il solo fatto che non si perfezioni l’accordo con l’unico acquirente consultato (CAI) senza che si sia proceduto ad una ricerca di acquirenti alternativi, anche se stranieri, in regime concorrenziale, costituirebbe un fatto molto grave….”. Tradotto alla dipietrese: non l’ha ordinato il medico di dover vendere proprio e solo ai furbacchioni del quartierone CAI, che – essendo solo loro gli interlocutori – vogliono dettare regole capestro per la Compagnia, per i piccoli azionisti e soprattutto per i lavoratori. Ora che è stato nominato il Commissario straordinario e sono state avviate le procedure concorsuali – si metta all’asta l’offerta in modo da riscontrare se non ci sia un partner che possa offrire di più e meglio di quanto offerto dal “nodo scorsoio” di chi sa di non avere concorrenti."
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30 Agosto 2008
Alitalia ad personam

“Missione compiuta”, ha detto l’altro giorno il Presidente del Consiglio Berlusconi a proposito di quello che lui ha definito “salvataggio Alitalia”. Alla faccia del salvataggio. Ieri il Consiglio di Amministrazione della compagnia ha dichiarato lo “stato di insolvenza” che vuol dire portare i libri in Tribunale. Un fallimento insomma. Certo, non sul piano formale del tecnicismo giuridico, ma sul piano sostanziale è proprio così.
Anzi peggio: il Governo Berlusconi ha emanato un apposito decreto legge (pomposamente chiamato “Marzano bis”) in cui ha previsto che – a differenza delle normali procedure di insolvenza – i beni, il patrimonio e le attività di Alitalia (es. aerei, strumentazione, immobili etc.) possono essere venduti subito, anche “a spezzatino”, senza nemmeno esplorare la possibilità che ci possa essere qualche acquirente – tipo fare Air France qualche mese addietro –disposto a rilevare l’azienda e, quindi, a salvaguardare sia la funzionalità della stessa sia il posto di lavoro ai dipendenti.
Anzi peggio ancora: ha espressamente previsto che il neo Commissario straordinario, l’ex Ministro del Governo Prodi Augusto Fantozzi (un altro transfuga opportunista che, come Giuliano Amato, si è messo pure lui “a disposizione del nuovo padrone”) possa, da subito, cedere, vendere, affittare (insomma farci quello che vuole) i beni, le attività ed i rami d’azienda produttivi, il tutto a “trattativa privata”, cioè nel chiuso di una stanza come se fosse roba propria. Certo, il decreto dice che il “prezzo non deve essere inferiore a quello di mercato”, ma anche questa “accortezza” è un’altra presa in giro. Di “quale mercato parliamo” se il bene da vendere è uno solo e la vendita avverrà una ed una sola volta? L’unico modo per avere un “prezzo di mercato” è fare una vendita a “gara pubblica”, in modo da sapere se ci sono due o più acquirenti disposti a gareggiare fra loro al miglior prezzo.
Ancora peggio: il decreto Berlusconi-Marzano prevede– udite, udite – “l’esonero di responsabilità degli Amministratori e dei Sindaci di Alitalia e di tutte le società controllate (una miriade) per tutti gli atti posti in essere dal 18 luglio 2007 all’entrata in vigore del decreto legge”. Insomma, Berlusconi – imparata la lezione che si possono fare le leggi ad personam – ha esteso questo concetto: non più solo per sé, come è avvenuto per il lodo Alfano, ma anche per altre specifiche persone nominativamente indicate. Chi non vorrebbe fare il manager a queste condizioni. E gli eventuali creditori (fornitori, dipendenti, piccoli azionisti etc.) che sono stati “gabbati” con chi se la devono prendere?
Peggio, peggio ancora: è stato previsto che gli unici creditori ammessi al fondo di garanzia (per quel poco che può coprire) sono gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia. Il solito vizio berlusconiano di fare leggi incostituzionali. Qualcuno dovrebbe spiegargli che – così facendo - egli ha violato il principio della “par condicio creditorum” e, quindi, la normativa emanata ha pure rilevanti profili di incostituzionalità.
Il peggio del peggio: il “decreto-truffa” – perché di truffa si tratta, dapprima elettorale ed ora imprenditoriale – prevede “l’esclusione della responsabilità dell’acquirente per i debiti sorti prima del trasferimento”. Traduzione: quei furbacchioni di compratori che acquisteranno i beni aziendali, i rami di azienda attivi e gli altri “spezzatini appetitosi” rinvenienti dallo “spacchettamento” di Alitalia non dovranno preoccuparsi che qualcuno un giorno possa chiedere loro di pagare i debiti o i pegni o le ipoteche gravanti su tali beni o attività. Loro comprano già e subito “al netto”, senza alcun rischio aziendale.
Già ma chi paga tutto questo, soprattutto chi paga l’indebitamento di circa 1 miliardo e duecento milioni di euro in cui versa la compagnia e chi paga i 300 milioni di “prestito-ponte” fortemente richiesto da Berlusconi prima delle elezioni per poter trovare – così disse lui – un buon compratore nostrano di Alitalia? Nessun problema: paga “Pantalone”. Pagano cioè tutti gli italiani, in quanto questi debiti – anzi, tutti i debiti, anche quelli che ancora non si conoscono – saranno a carico delle casse dello Stato, vale a dire dei cittadini contribuenti. A carico loro saranno anche i “7 anni di cassa integrazione” previsti per il personale in esubero, ovvero circa 6-7 mila dipendenti.
E chi ci guadagna? Il fior fiore degli imprenditori italiani, anzi degli imprenditori “all’italiana”, che poi sono per lo più ben noti alle cronache: alcuni riciclati di Mani Pulite, alcuni finanzieri d’assalto a cui non frega niente di far volare gli aerei ma interessa il business che ci gravita attorno, palazzinari alla ricerca di aree intorno agli aeroporti e dietro le compagnie di bandiera. Tutti accomunati da un unico desiderio: fare affari, profittando della “cuccagna” che viene loro offerta, con la garanzia anticipata che non dovranno nemmeno rispondere alla giustizia un domani – né civilmente né penalmente - alla faccia di quella che una volta si chiamava “bancarotta preferenziale” e che ora, di fatto, nel nostro caso viene abolita “a futura memoria”.
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27 Agosto 2008
L'avaria Alitalia

Ieri ho fatto alcune dichiarazioni sul caso Alitalia alle agenzie di stampa. Ho affrontato la questione in diversi articoli di questo blog, che troverete in calce a quest’ultimo.
La questione Alitalia rappresenta una truffa colossale che a tratti durante questi tristi mesi di agonia della società ha sconfinato anche nell’illegalità, oltre che far precipitare la già poco rosea immagine internazionale di questo Paese ai minimi storici. Ricorderete che definii l’interferenza di Silvio Berlusconi sulla trattativa Air France Alitalia un vero e proprio atto di insider trading.
In campagna elettorale, Silvio Berlusconi promise di rimettere in piedi la compagnia di bandiera e di avere una cordata tutta italiana pronta e disponibile all'acquisto nel giro di quattro settimane come scrisse Il Giornale. Anche qui mentiva. Ma quella menzogna costò cara al popolo italiano, e ai dipendenti di Alitalia mal consigliati anche dai loro “protettori”, i sindacati. Dopo aver preso ai cittadini 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto alla compagnia di bandiera, oggi Berlusconi e' promotore interessato di una nuova compagnia che a costo zero sfrutta il marchio e le rotte del vettore Alitalia, scaricando i debiti sullo Stato e su una miriade di piccoli azionisti che perderanno tutto.
Grazie a Berlusconi perderanno il lavoro 7000 dipendenti, qualcuno in più di quelli previsti da Air France (si parlava di circa 2100 esuberi). Quello che accadrà è semplice, ancora una volta i debiti di Alitalia e della Bad Company ricadranno sui cittadini, allo stesso tempo nascerà una nuova compagnia utile a Berlusconi e ai suoi amici del cuore.
Ma il governo insiste e Tremonti, Ministro dell’Economia, tuona: “Ci hanno lasciato due disastri: Napoli e l’Alitalia. Il primo Berlusconi lo ha risolto a fine luglio, domani risolvera’ Alitalia”. Per Napoli non basta dire “è risolta” dopo aver spazzato due strade del centro città ed inoltre le responsabilità di quella situazione perpetrata con un decennio di governi alternati non è stata mai affrontata rimuovendo le cause politiche. La seconda, Alitalia, questo governo l’ha aggravata e l’aggraverà a spese dei cittadini.
Non sono contrario al fatto che la compagnia Alitalia rimanga "italiana", come qualcuno può pensare, a patto che lo sia nel rispetto delle regole del libero mercato e nel rispetto degli interessi dei cittadini italiani e non di una cerchia ristetta di privilegiati.
Leggi anche:
Alitalia: miracolo posticipato
La cordata menzogna
Sulla pelle del Paese
Alitalia: basta illudere i cittadini
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7 Agosto 2008
I 98 miliardi scomparsi

Lo scorso martedi cinque agosto ho presentato un'interrogazione a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione ad un'evasione di 98 miliardi di euro, di cui si era appresa la notizia già nella scorsa legislatura, da parte di numerosi concessionari dei Monopoli di Stato in possesso delle autorizzazioni ad installare e gestire macchinette da gioco slot machine.
Tutte le slot machine esistenti sul territorio nazionale avrebbero dovuto essere collegate in via telematica alla Sogei, mentre secondo una inchiesta fatta dalla Guardia di Finanza si era accertato che le società concessionarie erano state inadempienti e un gran numero delle apparecchiature non erano collegate. Solo nel caso di impossibilità a collegarsi era prevista una tassa forfettaria, ma sembra che tale eccezione sia diventata quasi una regola e per arginare tale comportamento fu stabilita una multa di 50 euro per ogni ora di mancato collegamento. Purtroppo sembra che i Monopoli di Stato, che avrebbero dovuto incassare la multa, non abbiano mai applicato le sanzioni. Fonte di ulteriore preoccupazione le notizie che alludevano al fatto che alcune delle società concessionarie fossero riconducibili alla malavita organizzata.
Da tempestive azioni di recupero e da una corretta gestione di tali concessioni potrebbero emergere risorse per affrontare le numerose questioni economico-sociali che riguardano il futuro del Paese e le attuali condizioni di vita dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati. Purtroppo il governo non ritiene di promuovere tempestivi chiarimenti né quali azioni di recupero mettere in atto per recuperare le somme evase.
Leggi anche:
98 miliardi di domande
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3 Agosto 2008
La latitanza di Consob e Banca d'Italia

Dov'erano la Consob e la Banca d'Italia quando avvenivano gli scandali finanziari? Non ci convince che non ne sapessero niente, ma ci convince la loro connivenza, se non la complicità.
Noi dell'Italia dei Valori abbiamo preparato un pacchetto di leggi che in materia di risparmio e credito mirano a trovare fondi per il rilancio dell'economia del Paese. Ma invece di prendere ai deboli per dare ai forti, toglie ai furbi per dare a tutti i cittadini.
Tra le nostre proposte di legge prevediamo l'abolizione della clausola di massimo scoperto bancario, misure per l'introduzione della ''proprietà popolare della moneta'', il divieto per i comuni di piccole dimensioni di sottoscrivere strumenti finanziari derivati, la vendita parziale delle riserve auree dello Stato a beneficio del debito pubblico, nuove norme sulla proprietà della Banca d'Italia e la trasformazione delle banche popolari in società per azioni di diritto speciale.
Proponiamo inoltre la costituzione di due nuove commissioni parlamentari di inchiesta. Una sull'operato dell'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, per indagare sulle anomalie del sistema che continua a comportare un indiscriminato aumento delle tariffe assicurative, nonostante l'avvenuta liberalizzazione. L'altra sull'operato di Consob e Banca d'Italia relativamente agli scandali e ai dissesti finanziari e industriali, nonché alla distribuzione dei bond argentini presso i risparmiatori italiani.
Noi chiediamo che il Parlamento si interessi di cose serie piuttosto che di lodi vari. A chi ci accusa di essere eversivi rispondiamo che eversivi sono quelli che tengono nascoste queste problematiche per tenersi il malloppo. Di questo pacchetto si parlerà poco perché e' più facile sparlare dell'Italia dei valori e identificarla come il partito che si occupa di giustizia e porta avanti il giustizialismo.
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28 Luglio 2008
No alla norma ammazza precari

Noi dell'Italia dei Valori non abbiamo abboccato all'oscena "norma ammazza precari". Abbiamo votato contro e ne chiediamo a gran voce il ritiro.
E' come se ci trovassimo davanti ad una partita di calcio. Ad un certo punto, mentre si sta giocando, l'arbitro assegna la vittoria ad una delle due parti prima che la partita sia finita. E' chiaro che l'arbitro si e' mosso scorrettamente vendendosi al migliore offerente. Cio' e' accaduto con la norma antiprecari che ha l'aggravante del voto di fiducia. Uno si e' venduto alla lobby imprenditoriale di turno, in questo caso le poste, e per fare un favore a queste ha penalizzato migliaia di lavoratori.
E' l'esempio classico di come si può abusare delle istituzioni chiedendo il voto di fiducia anche per questioni che non sono d'interesse generale, ma che soddisfano solo gli appetiti di alcune lobby.
Troviamo scandaloso che si sia fatta una norma così, una disposizione che azzera il contenzioso in atto e che condanna il lavoratore al precariato a vita. E' come se un potente di turno facesse una rapina in banca e qualcuno decidesse che quell'azione non e' più reato. Una sorta di lavaggio delle regole di democrazia, che non sono più tali.
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24 Luglio 2008
A tutela dei forti e dei furbi
Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto-legge per lo sviluppo economico.
"Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
Suvvia, abbia un po’ di rispetto per il Parlamento. Si presenti almeno il giorno che chiede la fiducia!
Ma oramai l’abbiamo capito: a Lei non glie ne frega niente del Parlamento. Tanto sa che la maggioranza delle persone che sono qui – almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale – saranno sempre pronte a votare qualsiasi porcheria pur di assecondarLa e così riguadagnarsi il posto a tavola la prossima volta.
Lo so, fa male sentire queste parole ma purtroppo questa è la nuda e cruda verità, specie dopo l’approvazione della legge con cui la sua maggioranza le ha regalato l’impunità.
Una “impunità provvisoria”, però, se lo metta bene in mente perché il Referendum che stiamo preparando spazzerà via questa vergogna tutta italiana che ci ha costretto a subire.
Oggi, sig. Presidente del Consiglio, sistemati i suoi affari personali, ci propone un altro decreto legge, anch’esso fatto in casa, alla chetichella, tutto da sé, come se a fare le leggi ci debba pensare sempre e solo Lei e non il Parlamento, come prevede la Costituzione.
E ce lo propone chiamandolo pomposamente “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”.
Eh la miseria! – mi sono detto – sta a vedere! Andiamo subito a leggere le carte e giù subito a leggere il testo che ci ha mandato in aula.
Impresa impossibile: ci siamo trovati di fronte a 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli, rinvii, rimandi. Insomma, un testo che non si capisce nemmeno da dove cominciare a leggerlo.
Poi abbiamo capito: non c’era bisogno che lo leggessimo. Infatti nemmeno i suoi Ministri l’avevano letto, tanto che lo avevano approvato ad occhi chiusi – come loro solito – durante un Consiglio dei Ministri durato solo nove minuti.
Era, insomma, tutta una finta. Ed infatti, di lì a qualche giorno, il Governo ci ha inondato di una marea di emendamenti e così via, cambiando ogni giorno le carte in tavola tanto che al Parlamento non è stata data nemmeno la possibilità di discuterlo nei tempi pur ristretti che un decreto legge prevede per la conversione.
Ci avete messo di fronte al voto di fiducia.
Fiducia che noi dell’Italia dei Valori – che non abbiamo scritto “Giocondo” sulla fronte - non siamo affatto disposti a darvi.
E veniamo al merito della manovra economica di cui abbiamo ascoltato con attenzione la recensione fatta dal Ministro dell’economia Tremonti l’altro giorno in quest’aula.
Indubbiamente, si è trattato di una interessante lezione di scuola e sono stati anche forniti spunti di riflessione interessanti sul piano culturale. Anch’io, come Tremonti, mi sto convincendo che la moderna economia liberale – se lasciata solo alla “libera globalizzazione dei mercati” rischia di trasformarsi solo in un anarchico coacervo di monopoli, oligopoli, cartelli d’impresa, intricati conflitti di interesse. Insomma è vero che c’e’ necessità di ritornare ad una maggiore responsabilizzazione della mano pubblica per evitare che a guadagnarci siano solo i colossi imprenditoriali e non l’intera collettività.
Ma se questa è l’analisi politica delle mille difficoltà nazionali ed internazionali su cui la nave Italia deve navigare, le soluzioni che avete proposto sono come il cianuro per l’ammalato: invece di far soffrire ancora i cittadini italiani, li uccidete all’istante.
La manovra economica che avete proposto nel suo complesso - pur con qualche pregevole distinguo, scopiazzato qua e là da proposte altrui – è irrazionale.
Essa – per dirla in soldoni - toglie ai deboli per dare ai forti ed ai furbi.
Sappiamo bene che alle Casse dello Stato mancano soldi e che questi bisogna assolutamente trovarli sia perché dobbiamo ripianare debiti enormi sia perché dobbiamo riprogettare il futuro del nostro Paese.
La diagnosi – ripeto, anche noi dell’Italia dei Valori la conosciamo e non solo il Ministro Tremonti.
E’ la terapia che proponete che non condividiamo.
Voi avete preso atto che vi servivano i soldi e li avete presi dove era più facile prenderli: dai poveri cristi che non hanno voce, che non hanno mezzi per contrattaccare, che non possono ribellarsi, che addirittura, come le forze dell’ordine ed i Carabinieri devono “ubbidir tacendo”!
Vi servivano soldi?
Dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, falsificatori di bilanci, corrotti e corruttori pubblici specie se di testimoni giudiziari.
Non siamo solo noi a dirvelo. Ve lo ha detto anche il Procuratore generale della Corte dei Conti che non più tardi di un mese addietro vi ha espressamente avvertito che “…l’area dell’evasione fiscale rappresenta la principale riserva per incrementare le pubbliche risorse…?”
Vi ha anche indicato come fare: incentivare il lavoro e l’attività di riscossione delle società pubbliche e degli Uffici finanziari addetti allo scopo.
Invece avete addirittura depotenziato l’amministrazione finanziaria con macroscopici tagli alle risorse dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, come vi stanno ricordando i tanti lavoratori del settore che proprio oggi sono qui fuori a protestare per l’assurdità di tale decisione.
La verità e che Voi non volete combattere l’evasione fiscale ma coloro che vogliono contrastarla. Anzi Voi non volete proprio il controllo di legalità ed ogni volta che qualcuno ci prova, subito vi fate una legge per fermare gli accertamenti se non addirittura per fermare e delegittimare i controllori.
A tutti gli addetti al controllo di legalità ed alla repressione degli illeciti voi riservate lo stesso trattamento: colpirne uno per educarne cento!
Vi servivano soldi?
Dovevate toglierli dai favoritismi di cui la casta si è ingrassata in tanti anni di malaffare e non dagli stipendi di chi non riesce ad arrivare a fine mese (ammesso che lo stipendio ce l’abbiano ancora, visto come state trattando i precari)!
Vi servivano soldi?
La Corte dei Conti vi ha indicato anche un altro settore su cui intervenire per fare cassa: riprendere -con trasparenza questa volta- la graduale vendita del patrimonio pubblico inutilizzato ed il più delle volte lasciato marcire in molte parti d’Italia.
Vi servivano soldi?
Bene! Dovevate, allora, affrontare con coraggio la liquidazione totale degli Enti inutili, che ancorché dichiarati tali da anni, la Corte dei Conti ha fatto rilevare che ve ne sono ancora 110 in piedi tra cui molti carrozzoni spreca soldi.
Vi servivano soldi?
Bene! Dovevate intervenire seriamente sulla spesa sanitaria e non con tagli a pioggia come avete fatto in questa manovra.
Seguite le risultanze delle indagini giudiziarie che si susseguono - giorno dopo giorno, regione dopo regione - e scoprirete che quello che dovete tagliare non sono i fondi ma gli sprechi, le inefficienze, le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze.
Ai magistrati che stanno scoprendo tutto questo malaffare dovreste -dovremmo tutti qua dentro- mandare bigliettini di solidarietà e non a chi in galera ci sta perchè accusato di aver commesso dei reati.
Ministro Tremonti, Lei nel suo discorso ha responsabilmente riconosciuto l’importante ruolo della magistratura in questo campo. Ed allora lo dica al suo Presidente Berlusconi che anche ultimamente si è prodigato in “pizzini” inviati ai carcerati ed in denigrazioni ai magistrati che hanno scoperto le ruberie, accusandoli di insistenti teoremi.
Vi servivano soldi?
Bene! Ed allora - invece di propugnare gli appalti in house, quelli fatti in casa, senza gara e senza controlli, come vorrebbero quelli della Lega – dovevate spazzare via le 4.880 società pubbliche partecipate da Regioni, Province e Comuni, dove si annidano i più beceri sistemi di familismo con i suoi 255.000 addetti, 26.000 amministratori e 12.000 componenti dei collegi sindacali, nella maggior parte dei casi di nomina politica clientelare?
A che servono tutte queste società se l’esternalizzazione dei servizi e delle attività verso queste strutture non ha comportato alcun ridimensionamento degli apparati pubblici, sicché ora – oltre al danno economico si aggiunge anche la beffa del raddoppio delle procedure burocratiche?
Ecco: invece di combattere la casta, avete preferito prendervela con i poveri cristi.
E tra le “perle” di ingiustizia sociale che avete tirato fuori dal cappello ce ne sono alcune davvero inaccettabili. Mi riferisco, ad esempio, ai tagli alla scuola, alle forze dell’ordine, al pubblico impiego ed all’Università.
Ma lo sapete o non lo sapete che il 60% degli agenti di Polizia ricevono meno di 1.200 euro al mese? E come pensate di farli campare? Facendo fare pure a loro i delinquenti? E soprattutto, come pensate di dare più sicurezza ai cittadini, a cominciare da quelli del Nord, - a parole, ma solo a parole - tanto cari alla Lega? Forse, raccontando loro la favoletta dell’inno d’Italia?
Alla scuola decurtate oltre 8 miliardi di euro con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori tecnici ed amministrativi (ATA). Ma non fate prima a dire che volete che solo la scuola privata vada avanti e che a scuola ci vadano solo i figli di papà?
E dei precari a vita – soprattutto quelli della scuola pubblica che con questo decreto mandate a casa a decine di migliaia – che ne facciamo? Li mandiamo una volta per tutti alla rottamazione? Li cremiamo ai forni inceneritori?
No, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei ancora una volta si comporta come un Giano bifronte: con la faccia davanti vuol fare credere di stare dalla parte del popolo, con quella di dietro traffica solo per farsi gli affari suoi e quelli dei suoi amici, come sta facendo, da ultimo, anche per la vicenda Alitalia.
Noi avevamo trovato un compratore che salvava azienda e personale. Lei ha trovato una soluzione che prevede il fallimento dell’azienda ed il licenziamento di oltre 5.000 dipendenti.
Complimenti! E Lei sarebbe un grande imprenditore? Sì, ma con i soldi degli altri, dei contribuenti italiani!
l’Italia dei Valori – che ha capito bene e per tempo di che pasta Lei è fatto – per tutte queste ragioni le nega la fiducia sempre più convintamene e sempre meno pacatamente."
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17 Luglio 2008
La credibilità del governo
Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti ha parlato oggi di “stabilizzazione triennale dei conti pubblici” in Parlamento.
Ha tracciato un quadro del Paese critico ma non drammatico, a suo avviso, in un contesto che vede questo governo scivolato in una posizione di estrema debolezza e credibilità sull’argomento. Vuoi perché il centrodestra si è occupato fin d’ora delle vicende private di Silvio Berlusconi, vuoi perché ha completamente esautorato le funzioni di un Parlamento a colpi di decreti, vuoi perché dovrà continuare a farlo per le vicende di Silvio Berlusconi anche per i prossimi mesi, come ha già dichiarato, vuoi perché la Corte europea ha bocciato il condono fiscale italiano sull’Iva per gli anni 1998-2001 contenuto nella Finanziaria 2003 e voluto da questa stessa compagine governativa. Vuoi per tutto questo, il centrodestra non è stato ancora capace di dare un segnale di ripresa e rilancio dell’economia.
Noi dell’Italia dei Valori, ribadisco a Tremonti, saremmo ben contenti di affrontare l’unica emergenza del Paese: quella economica.
Ma in Parlamento, non in altre sedi. Perché è in Parlamento che si discutono i problemi del Paese, e non quelli di una sola persona.
"PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro che c'è, la ringrazio perché almeno lei c'è, e quindi, finalmente, possiamo confrontarci con una persona che viene in Parlamento e che, seppur per pochi minuti, ci ascolta.
Credo che del merito di questo provvedimento si poteva e si doveva discutere dal primo giorno; quindi, mi dispiace che per sessanta giorni ci siamo dovuti occupare d'altro, che non aveva nulla a che fare con l'urgenza e con l'emergenza, ma che aveva a che fare soltanto con questioni personali. Mi dispiace anche che questo provvedimento, sebbene sia urgente, deve essere affrontato non solo con un decreto-legge, ma addirittura con il voto di fiducia, proprio perché il Parlamento deve essere libero ancora di occuparsi d'altro. Me ne dispiace anche perché dobbiamo liberare il Parlamento non solo per prima delle ferie, ma lo dobbiamo liberare anche per dopo le ferie, perché allora ci dovremo occupare ancora di altro che già ciPag. 61è stato annunciato dal Presidente del Consiglio, ossia dell'immunità parlamentare, del CSM e di quant'altro. Me ne dispiace, perché credo che di questo provvedimento e di questa materia, che invece oggi ci propone, vi sia davvero bisogno.
Ora che la frittata in ordine al metodo è fatta, dobbiamo discutere in ordine al merito, per il tempo che ci è dato a disposizione. Manifestiamo tutta la nostra contrarietà al fatto che se ne debba discutere con lo strumento del decreto-legge e se ne debba addirittura non discutere, perché ciò che facciamo oggi e domani è solo un giochetto per perdere tempo e per far dire che, comunque, ne abbiamo discusso. Tanto avete già deciso e sappiamo già l'ora in cui sarà posta la fiducia e quando sarà data. Si tratta, insomma, solo di una ricreazione di un paio di giorni.
Io, invece, voglio prendere sul serio ciò che è scritto nel provvedimento in esame. Ho, soprattutto, ascoltato con attenzione le sue argomentazioni, come ascolto sempre con molta attenzione le argomentazioni dell'onorevole Tabacci. Ripeto anche in questa sede ciò che ho sempre detto fuori: quando persone come lei, o come l'onorevole Tabacci, parlano ed esprimono le loro idee, preferisco prendere appunti ed ascoltare. L'Italia dei Valori, infatti, non ha solo voglia di denigrare. Quando riteniamo che non abbiamo altra voce che gridare nel deserto non possiamo fare altro, ma quando ascoltiamo delle persone che esprimono delle idee, che possiamo condividere o non condividere, ascoltiamo con molta attenzione.
MAURIZIO LUPI... è il braccio della morte.
FABIO EVANGELISTI. Ma che c... dici, stupido!
PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la prego di moderare il linguaggio, in ogni caso.
FABIO EVANGELISTI. Si offendono tutte le volte!
PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, stia tranquillo. Nessuno le ha dato la parola e lasci parlare l'onorevole Di Pietro.
ANTONIO DI PIETRO. L'onorevole Tabacci le ha rimproverato sia ragioni di metodologia che di merito. Sulla metodologia, come sa, anch'io non sono affatto d'accordo. QuantoPag. 62al merito, credo che nel suo discorso, al di là delle valutazioni se sia soltanto un discorso accademico o meno, vi siano aspetti che possono e debbono essere condivisi, e che noi condividiamo, e altri che non condividiamo, ed è bene che li sottolineiamo, pur nel poco tempo a disposizione. Mi limito solo ad elencare questi aspetti, non avendo avuto la possibilità di partecipare ad un dibattito parlamentare che, magari attraverso il confronto, poteva convincerci meglio, o grazie al quale anche noi potevamo fornire qualche indicazione.
Prendiamo atto e concordiamo sul fatto che responsabilmente lei ha detto che rispetterà gli impegni italiani con l'Europa presi dai precedenti Governi, compreso il Governo Prodi, ed è così che si deve fare. Uno Stato che fa parte della Comunità europea non può permettersi di non rispettare gli impegni presi soltanto perché cambia il Governo. Noi rivendichiamo ciò, in quanto siamo convinti che gli impegni che ha preso il Governo Prodi con l'Europa siano giusti e doverosi.
Forse ci distinguiamo anche da qualche alleato, quando lei dice che intende trovare un sistema per combattere alcuni cartelli e monopoli, come le banche, i petrolieri e quant'altro. Non so (perché veramente non ho capito, e perché è mancato il dibattito parlamentare) se è più giusto ciò che sostiene lei, ovvero che le tasse le pagheranno i cartelli, o se è vero ciò che sostengono i nostri alleati (cui do fiducia, fino a prova contraria), ovvero che le tasse verranno traslate sui contribuenti. Ne avrei voluto discutere maggiormente in questa sede, e avrei voluto essere più convinto delle ragioni dell'uno e dell'altro. Noi dell'Italia dei Valori, infatti, vogliamo combattere i cartelli delle banche e dei petrolieri, e siamo convinti che lì vi è una grossa sacca di malaffare e di approfittamenti.
Tuttavia, non riusciamo a capire come si fa a bloccare poi la ricaduta a valle costituita dal fatto le tasse verranno scaricate sui contribuenti. Vorremmo capirlo meglio, al di là delle affermazioni di principio. E vorremmo capire meglio le affermazioni di principio, in quanto il principio noi lo condividiamo. Vorremmo, però, capire tecnicamente come ciò avverrà.
Riteniamo che lei abbia affermato una cosa giustissima - che però la mette fuori dall'azione del suo Governo - quando ha detto che, per avere una sanità migliore, più efficiente e con minori sprechi è necessaria un'azione moralizzatrice della magistratura. Ma viva Iddio che fosse così! Allora, ciò che svolge la magistratura non è un teorema, ma un'azione dovuta e necessaria, di cui dovreste essere felici. Il suo Governo, però, non ha tale orientamento e vuole fare tutt'altro!
PRESIDENTE. La prego di concludere.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, abbia pazienza...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, io ho pazienza, ma ho anche il dovere di far rispettare il Regolamento, come lei sa. Lei ha superato da due minuti il tempo assegnato al suo gruppo, così come agli altri.
ANTONIO DI PIETRO. Anzitutto, Presidente, anche gli altri hanno parlato di più. Inoltre, mi perdoni...
PRESIDENTE. Non perdiamo tempo in questo inutile battibecco. Continui e cerchi di concludere.
ANTONIO DI PIETRO. È possibile che solo quando parlo io lei si ricorda di stare con l'orologio in mano? Abbia pazienza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
PRESIDENTE. Non me ne ricordo soltanto quando parla lei. Onorevole Di Pietro, l'orologio non ha colori.
ANTONIO DI PIETRO. Invece per lei sì! Per lei sì!
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire.
ANTONIO DI PIETRO. Per lei non solo l'orologio ha colori...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, concluda.
ANTONIO DI PIETRO. Io, però, non riesco a capire - fra il dire e il fare - come oggi lei possa dire di volere combattere l'evasione fiscale se proprio oggi - lei lo sa meglio di me - la Corte di giustizia europea ha condannato il Governo per la legge finanziaria per il 2003, nella quale era contenuto il famoso condono fiscale, sul quale noi gridammo allo scandalo perché esso permetteva agli evasori fiscali di farla franca. Se lo ricorda tutto questo? Anche allora lei ci disse che quello era un modo per recuperare le tasse. In realtà, si trattò di un modo per legittimare l'evasione delle tasse e per farci anche subire, ora, la sanzione europea perché non abbiamo svolto il nostro dovere.
Infine, per concludere...
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
ANTONIO DI PIETRO. Noi non condividiamo il fatto che in questa manovra finanziaria, per fare cassa, lei abbia dovuto ridurre i fondi per le forze dell'ordine mentre ha eliminato l'ICI indistintamente: oggi, quindi, non abbiamo quelle risorse necessarie per far fronte alle esigenze delle forze dell'ordine. Non condividiamo soprattutto - su questo vorremmo e avremmo voluto confrontarci - la sua idea sulla banca del sud...
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, la prego di concludere. Non mi costringa a toglierle la parola. Lei ha superato da quattro minuti il tempo a sua disposizione...
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, mi tolga pure la parola. Non sarebbe né la prima né l'ultima volta.
PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, lei effettua sempre giusti riferimenti ai Regolamenti e al rispetto delle regole. Sta parlando da quattro minuti oltre il tempo fissato per lei come per ogni altro gruppo.
ANTONIO DI PIETRO. Io continuo a parlare e quando lei ritiene di togliermi la parola me la tolga (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Di Pietro
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28 Maggio 2008
Il dovere delle Istituzioni
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'emendamento presentato dal Governo che prevede l'approvazione della convenzione fra Autostrade per l'Italia e Anas, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge sugli obblighi comunitari, senza passare dal Cipe, in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria.
"Signor Presidente, anch'io intervengo sull'ordine dei lavori perché ritengo che prima di votare questo articolo aggiuntivo, è bene che tutti noi parlamentari sappiamo fino a che data l'Anas può approvare gli schemi di concessione, con la certezza che diventano validi subito dopo, senza bisogno che vi sia ciò che è previsto ora, vale a dire il decreto del Ministro delle Infrastrutture, la controfirma del Ministro dell'Economia e delle Finanze, il parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, il parere degli organi di controllo.
Insomma, si affidano a una società di capitali le sorti del bilancio dello Stato, senza operare alcun controllo, senza che lo Stato intervenga! Alcun organo dello Stato: né il Parlamento, né il Governo, né gli organi di controllo come la Corte dei conti o la Ragioneria dello Stato, che pure dovrebbero apporre il visto; nulla di tutto ciò viene fatto e una società di capitali non fa altro che decidere a chi dare in concessione un bene non suo, ma dello Stato, di cui essa è concessionaria! (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Per questa ragione, a proposito dell'ordine dei lavori, sollecito soprattutto la Presidenza della Camera per ottenere una risposta prima del voto.
In secondo luogo, chiedo al Governo di ritirare la proposta emendativa in esame (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro) perché spossessa le istituzioni di un diritto-dovere: quello di verificare se vi sono le condizioni per concedere a un terzo tale beneficio, tale concessione.
Da ultimo, noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare una formulazione siffatta, perché è in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria, la quale, senza controllo, pensa a gestire le proprie risorse (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, Partito Democratico e Unione di Centro)."
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30 Aprile 2008
Il cappio dell’IVA anticipata

Il rilancio delle imprese ha bisogno di azioni immediate e incisive. Uno dei problemi, in particolare per le piccole e medie aziende, è la cassa, il poter disporre di liquidità per investimenti, o anche per la gestione corrente, senza dover ricorrere al credito, e quindi senza indebitarsi e dover pagare interessi sempre più onerosi per l’aumento del costo del denaro.
L’Italia dei Valori come primo atto della sua attività parlamentare proporrà l’abolizione del regime di Iva anticipata sulle fatture emesse. La riscossione dell’Iva dovrà avvenire solo all’avvenuto pagamento della fattura. Questa misura se approvata dal Parlamento consentirà alle aziende di togliersi un cappio finanziario al collo e di evitare lunghe attese per rimborsi d’Iva e conguagli a favore. L’anticipo dell’Iva ad oggi favorisce il sistema bancario e non quello industriale, in quanto le società sono costrette spesso a indebitarsi per continuare la loro attività.
Questa iniziativa è solo la prima da parte dell’Italia dei Valori per consentire lo sviluppo delle imprese e metterle in condizione di competere sul mercato italiano e internazionale.
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26 Aprile 2008
La cordata menzogna

Riporto le mie dichiarazioni in un intervista, rilasciata ieri ad un giornalista del quotidiano La Stampa, sul prestito ponte ad Alitalia.
"Personalmente in consiglio dei ministri ho ripetuto che nessuno deve potersi permettere di prendere dei provvedimenti che sono illegittimi ed io ritengo che la forzatura che ancora una volta ha voluto Berlusconi sarà punita dall’Unione Europea perchè è un aiuto di Stato.
Sono testimone, in Consiglio dei ministri Berlusconi ha fatto arrivare un ultimatum: voglio trecento milioni perchè voglio avere il tempo di trovare una cordata. A chi gli faceva presente che era un aiuto di Stato, lui ha replicato che non gli interessava e di volere un prestito ponte. Tutti sono capaci di comprare qualcosa con i soldi degli italiani.
Sono contro all’utilizzo delle istituzioni per fare operazioni illegittime. Credo che l’Unione Europea ci sanzionerà, che la cordata non ci sia e che alla fine avremo il danno e la beffa. Il danno di avere perso Alitalia per non avere aperto al dialogo con Air France, e la beffa di perdere ulteriori trecento milioni a danno dei contribuenti italiani."
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22 Marzo 2008
Alitalia: basta illudere i cittadini!
Ritengo che la vicenda Berlusconi-Alitalia sia un bluff pazzesco, soprattutto illegittimo sul piano europeo perchè l’Unione Europea non permette aiuti di Stato. Inoltre, l’Unione Europea ha già detto che considera aiuto di Stato un’eventuale compensazione che si dà alla Sea per la gestione di Malpensa e, in questo senso, illegittimo. A me pare già un bluff pazzesco utilizzare la campagna elettorale in questa vicenda.
È una vicenda troppo delicata, anzi, sono due le vicende troppo delicate: Malpensa, che non deve seguire la vicenda di Alitalia perché, altrimenti, si butta via il bambino con l’acqua sporca. Per quanto riguarda Alitalia, non c’è niente da fare: è necessario che ci sia un governo in carica che prenda le decisioni da prendere e qualsiasi decisione non può prescindere da una moratoria di due o tre anni per salvare almeno Malpensa perché, altrimenti, non avremmo soltanto qualche migliaio di persone senza lavoro, ma qualche decina di migliaia di persone senza lavoro!
Come Italia dei Valori riteniamo improprio che l’imprenditore che si propone di acquistare la compagnia Alitalia attraverso i suoi figli sia lo stesso imprenditore che vuole fare anche il presidente del Consiglio. Questo vizio d’origine, per cui egli pensa di lavorare in conflitto d’interessi, anzi, di utilizzare la sua funzione pubblica per i suoi interessi privati, addirittura usufruendo degli aiuti di Stato, ci sembra inconcepibile. Egli ha già detto, in questa occasione come anche in altre occasioni a proposito di campagna elettorale, di voler togliere la legge sulla par condicio appena va al governo, proprio perché vuole utilizzare le sue televisioni per vendere fumo invece che arrosto. Questa volontà ci rende ancora più determinati, a noi dell’Italia dei Valori, ad andare in Parlamento ed approvare nei primi passi del governo, se riusciamo a vincere le elezioni, due leggi fondamentali: quella sul conflitto d’interessi e quella sulla riforma radiotelevisiva. Sono due baluardi di democrazia che un eventuale governo Berlusconi potrebbe minare.
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21 Marzo 2008
Pagheremo noi per lui

In seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea, il nostro Paese rischia a breve di dover pagare una multa salatissima se le leggi italiane in materia televisiva non si adegueranno alle norme comunitarie. Riporto sull'argomento una mia intervista rilasciata all'Unita'.
L'Unità: Per i fedelissimi di Silvio oggi è lui, Antonio Di Pietro, l’Uomo nero. Anzi, «un uomo che fa orrore», come ha detto Sandro Bondi l’altra sera a Ballarò. Il leader dell’Italia dei Valori non pare preoccuparsene troppo, anzi. Lì, negli studi di Rai3, non ha usato giri di parole: lui Mediaset la vuole «smembrare».
Dica ministro: era un minaccia da campagna elettorale, o è davvero realistico uno scenario in cui Rete4 toglie il disturbo a favore di Europa7?
Antonio Di Pietro: «Che bisogna togliere una rete a Mediaset sanando un’illegalità lo hanno sancito la Corte di Giustizia europea e anche la Corte costituzionale italiana. Ed il fatto che quest’illegalità non sia stata ancora sanata è una cosa che fa vergogna al nostro Paese, perché sta lì a dimostrare che le istituzioni italiane non sono in grado di far rispettare la legge. Che bisogna agire al più presto lo impone anche il fatto che vi sarà una sanzione durissima nei confronti dell’Italia se non ci adeguiamo, e per pagarla ci vorrebbe una finanziaria all’anno».
L'Unità: E cosa risponde a quelli che dicono che così si mettono a rischio delle aziende con tanti posti di lavoro?
Antonio Di Pietro: «L’argomentazione del personale che ci lavora non ha senso: sarebbe come dire che può violare la legge ogni azienda che non paga le tasse, o che non rispetta la sicurezza, o che non paga i contratti, solo perché ha i suoi dipendenti. E poi nessun vuole chiudere quell’azienda. Si vuole solo che una delle sue reti vada sul satellite perché la frequenza è stata vinta da qualcun altro. Ricordiamoci che la rete che c’è oggi trasmette rubando il diritto di trasmettere ad un’altra».
L'Unità: Lei dice che «soffierà sul collo» di Berlusconi anche sul conflitto d’interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato troppo ‘timido’ al riguardo…
Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra non è stato timido, è stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza costituisce un vulnus che va riparato. Noi dell’IdV adempiremo lealmente al programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo fare sconti… Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso».
L'Unità: Il Cavaliere dice che lei è un “pensionato” come Veltroni…
Antonio Di Pietro: «Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione non ne ricevo, devo lavorare ancora molto».
L'Unità: C’è chi potrebbe affermare che l’alleanza con il Pd sia strumentale alle elezioni…
Antonio Di Pietro: «No, è un patto di ferro, per quanto mi riguarda. L’IdV ha le sue ragioni di vita nella credibilità delle sue azioni. La riforma delle telecomunicazioni e il conflitto d’interessi debbono essere affrontate necessariamente perché lo dicono la normativa, la giustizia italiana e l’Europa. Affrontando di petto questi temi rilanciamo al credibilità del programma e all’azione di Veltroni presidente del consiglio, dimostrando determinazione e coerenza».
L'Unità: Nel momento in cui viene resa esecutiva la sentenza europea cosa cambierebbe nello scenario italiano? Qualcosa che assomiglia un po’ a una rivoluzione…
Antonio Di Pietro: «L’affermazione della legalità non è mai rivoluzione, ma restaurazione della legalità rispetto a una illegalità preesistente e recidiva. Ormai veniamo derisi e irrisi dalla comunità internazionale perché non siamo in grado di far rispettare la legge. Era già inaccettabile finchè c’era Berlusconi, ma era anche una naturale conseguenza del conflitto d’interessi. Però dico anche un’altra cosa: se, stando al governo noi, avessimo provveduto nei primi cento giorni, abrogando le leggi vergogna ed il conflitto interessi e approvando la riforma radio-tv tante cose sarebbero andate in modo diverso. Ora basta tergiversare finiramo cornuti e razziati. Cornuti perché la mancanza di pluralità colpisce tutti noi, mazziati perché dovremo pure pagare una multa salatissima».
L'Unità: G8 di Genova. Veltroni ha usato parole molto dure. Lei oggi voterebbe ancora contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta?
Antonio Di Pietro: «Votammo contro quella proposta di commissione perché si voleva giudicare solo il comportamento illecito della polizia e non chi si era reso protagonista di atti violenti contro la polizia. Grazie alle investigazioni dell’autorità giudiziaria oggi abbiamo un quadro più chiaro: ci sono due gravissimi atti criminali. Il primo è quello di facinorosi e violenti inseriti in una civile manifestazione di protesta. Gente che è arrivata con mazze e bombe incendiarie, che ha devastato mezza città e aggredito gli agenti. Poi c’è un fatto successivo, che non è più legittima difesa, ma un vero atto di ritorsione e di violenza da parte di alcune forze dell’ordine: questo è ancora più gravo perché i responsabili portano le stellette e rappresentano lo Stato. Preciso che in uno e l’altro i casi i fatti si sanno non grazie a una commissione d’inchiesta, ma grazie alla magistratura. Quello di una commissione è un compito di valutazione politica di fatti accertati: altrimenti, responsabilizzando solo una parte o l’altra, si distorce la verità».
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19 Marzo 2008
Alitalia: un problema anche sociale
Come Ministro, e presidente dell’Italia dei Valori, ho espresso tutta la mia contrarietà.
Le vicende di Alitalia coinvolgono ulteriori vicende che sono diverse dalla società e dalla bontà della contabilità della stessa. Noi riteniamo che questa materia, così delicata, non possa essere affrontata né decisa da un governo in scadenza, soprattutto non può essere lasciato il mandato agli amministratori di Alitalia, i quali hanno solo interesse di piazzare il prodotto per motivi di convenienza finanziaria.
Credo che un governo debba mettere al primo posto, oltre al piano industriale, anche la tutela delle maestranze, lo sviluppo della compagnia di bandiera, il futuro del sistema aeroportuale italiano. Per questo ho detto, fin dal primo giorno, che era sbagliato affidare ad un solo partner la trattativa e confrontarsi con un solo partner, così come ho detto che non bisogna trascinare con la vicenda Alitalia anche la vicenda di Malpensa, che è un’altra struttura importante e fondamentale per lo sviluppo del territorio.
Ribadisco che per la vicenda Alitalia, il problema vero e reale non è tanto il prezzo a cui si vende questa società, che essendo in deficit ha poco valore commerciale, quanto il piano industriale che deve essere presentato da chi la compra. Deve essere un piano industriale che rilanci i servizi e garantisca il futuro a chi finora ne ha fatto parte.
Ricevo e pubblico la lettera di Stefano Leonini, dipendente Alitalia.
"Onorevole Di Pietro,
chi le scrive è un dipendente di terra di Alitalia Servizi. Mi ha fatto molto piacere leggere le Sue parole in difesa non del valore economico dell'azienda ormai al collasso, ma dei posti di lavoro. Purtroppo faccio parte di quei 3000/5000 esuberi, perchè di tali si tratta che rimarranno in Alitalia Servizi e che Fintecna rileverà per poi disfarsene il prima possibile. Dopo vent'anni di lavoro nella mia azienda, vederla ridotta in questo stato mi provoca una grande amarezza e la cosa che mi preoccupa di più è il mio futuro e soprattutto della mia famiglia che vede me come unico sostentamento. Purtroppo le Sue parole arrivano un po' tardi, diciamo che arrivano quando i buoi sono scappati dal recinto e penso sia vergognoso per un paese non possedere una compagnia di bandiera. Mi chiedo cosa sarebbe successo in Francia se fosse accaduto il contrario, se un'azienda straniera avesse acquisito una loro azienda a due soldi e poi avesse lasciato per strada migliaia di persone, penso sia facile immaginare visto l'orgoglio nazionalista che è presente in quel paese. Ci sarebbe stata una sommossa popolare ed invece qui da noi lo si ritiene un peso da togliersi di torno, l'impressione è un pò della sgualdrina, usata a proprio piacere da tutti e poi abbandonata soltanto che la poveretta in cambio dei soldi li riceve, ma noi? Io comunque per quanto possibile lotterò per difendere il mio posto di lavoro a qualunque costo. Spero solo che le sue parole non siano soltanto di circostanza in vista dei prossimi impegni elettorali, al quale io, la mia famiglia e molti amici non parteciperemo ma , che sia un Suo reale sentimento e che magari possano servire a qualcosa. Distintamente la saluto.
Stefano Leonini"
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4 Marzo 2008
Il valore delle infrastrutture
L’Italia dei Valori, dal primo giorno, non ha voluto partecipare alla giunta Bassolino. Come sapete hanno fatto a gara per chi voleva far l’assessore, e adesso non so quanti stanno a Poggio Reale invece che alla sede della Regione.
Abbiamo sempre voluto marcare il segno ed il senso della discontinuità, perché riteniamo che in quella realtà ci sia bisogno innanzi tutto di ridare trasparenza nelle istituzioni con un ricambio generazionale.
Piaccia o non piaccia Bassolino, che sul piano personale risolverà le sue vicende davanti ai giudici, sul piano politico, dopo aver fatto per tanti anni il Sindaco ed il Presidente della Regione, la sua responsabilità politica è oggettivamente tale per cui c’è necessità che si faccia da parte, perché è venuto a cadere un rapporto di fiducia. Dice che bisogna occuparsi della spazzatura, ma è da venti anni che se ne doveva occupare, non se lo deve ricordare adesso che è sotto processo. Se lo faceva prima era meglio.
Credo che in Italia ci sia la questione meridionale, ma anche quella settentrionale. Come ministro delle infrastrutture l’ho affrontata e voglio continuare a farlo, perché se andiamo nel meridione ci sono tanti problemi legati soprattutto al lavoro, all’occupazione e al futuro dei giovani, ma se andiamo nel settentrione ci sono grandi problemi legati innanzi tutto alla difesa del mondo economico e del sistema delle imprese che fanno grande l’Italia.
Credo che la questione settentrionale riguarda le infrastrutture e la logistica di cui tutto questo sistema imprenditoriale ha bisogno. Ecco perché mi sono impegnato, ricevendo un sacco di critiche dalla sinistra massimalista e quanto altro, sul corridoio 1, sul corridoio 5 e la Trieste-Divaccia.
Le infrastrutture non sono un danno per il Paese. Sono un danno se fatte male, quando non servono e a costi esorbitanti, ma le infrastrutture fatte bene aiutano l’ambiente, aumentano l’economia e la potenzialità del Paese. La TAV non è altro che un sistema ferroviario che permette di trasportare le merci che adesso vanno sui camion dentro un treno, attraversando l’Europa e l’Italia in modo veloce, sicuro e con meno inquinamento: quest’infrastruttura aiuta l’ambiente. C’è un danno all’ambiente e alle finanze dello Stato dieci volte maggiore con la politica del non fare che con la politica del non fare.
Noi dell’Italia dei Valori vogliamo, e lo vogliamo fortemente, vincere le elezioni insieme al Partito Democratico e a Veltroni. Noi dell’Italia dei Valori ci sentiamo come quelli che stanno sopra una barca che sta remando per portare il modello riformista di gestione della cosa pubblica verso l’altra riva. E’ inutile che ci si dica “ma ce la fai o non ce la fai ad andare all’altra riva?”. A tutti rispondo “pensa a remare, e non guardare se non ce la fai o meno, altrimenti non ce la fai di certo”.
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13 Gennaio 2008
L'Italia dei Valori taglia 890 milioni
Anno nuovo, appuntamento di sempre.
Oggi, 11 gennaio, primo Consiglio dei Ministri e primo incontro con voi. Quindi buon anno. Ne abbiamo davvero bisogno, inteso come cittadini, ma anche noi, Ministri precari che vogliamo cercare di fare il nostro dovere, ma nello stesso tempo di non essere succubi del sistema per cui bisogna dire sempre “si” quando parlano quelli di una coalizione e bisogna sempre dire “no” quando parlano quelli dell’altra coalizione.
Per quanto riguarda noi dell’Italia dei Valori questo anno ci impegneremo ancora di più sui nostri temi, che sono il ricambio generazionale di coloro che fanno politica, che se non cambi un po’ di persone non cambi mai niente, la lotta agli sprechi e ai costi della politica abnormi, che sono la funzionalità della pubblica amministrazione, la lotta alla burocrazia, la trasparenza e la legalità di sempre.
Cosa abbiamo fatto in questo primo Consiglio dei Ministri? Abbiamo fatto molto poco in termini di decisioni istituzionali, nel senso che avevamo un decreto legge portato da Padoa-Schioppa che riguardava alcuni controlli della Banca d’Italia, e l’abbiamo rinviato perché se lo facevamo con un decreto legge affollavamo il Parlamento, che già si deve occupare di altre cose, e finiva che poi andava a tarallucci e vino.
Dovevamo fare la riforma dei giudici onorari, un progetto di legge del collega Mastella, ma c’è ancora troppa tensione su una questione di fondo: è giusto che coloro che si sono ritrovati a fare senza concorso un ruolo giudicante e finiscono di diventare giudici come quelli che fanno anche i concorsi? Ecco, l’ho detto in dipietrese, ma il concetto è quello. Ci sono pro e contro, perché da una parte hanno professionalità, hanno un lavoro, dall’altra non hanno superato il concorso. Se ne deve ancora discutere ed è stato rinviato ad un altro Consiglio dei Ministri.
Questa giornata di Consiglio dei Ministri è stata caratterizzata più da quel che non è stato deciso o quel che è stato deciso fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata decisa anche qualche nomina, ma di questo ve ne parlerò a tempo debito, perché ogni cosa va a tempo debito. Segnalo.
Sono state fatte tante cose fuori dal Consiglio dei Ministri. E’ stata fatta una riunione di maggioranza, il giorno prima, per vedere qual è la politica economica di questo Paese, una riunione importante che oserei definire, in poche battute, come “una gioiosa e calorosa riunione di condominio” in cui tutti quanti ci siamo trovati d’accordo in tanti buoni propositi.
Mi è rimasta l’amarezza di capire se eravamo cosi buoni perché l’avevamo detto al bimbo Gesù o perché avevamo paura di andare a casa per carnevale? E’ la paura di lasciare la poltrona o una improvvisa esplosione di maturità politica?
Non lo so perché eravamo 38-39 persone. C’è una cosa carina in queste riunioni di maggioranza: ogni volta che ci riuniamo scopriamo di avere qualche condomino in più. Eravamo in 9 all’inizio di questa legislatura, oggi ho trovato tante persone che sicuramente rappresentavano se stessi, almeno con il voto non rappresentavano, ero presente.
All’unanimità tutto ciò che abbiamo deciso in materia di salari, che è una cosa importante per i lavoratori in materia di tassazione o meno dei BOT e quanto altro, è stato deciso a parole. Adesso vediamo se nei fatti tutto questo andrà bene.
Un’altra cosa è stata fatta, da parte dell’Italia dei Valori: abbiamo illustrato tutte le cose che siamo riusciti ad ottenere grazie ai nostri interventi in questa finanziaria. Siccome sono tante, vi invito a cliccare sul nostro sito per vedere come abbiamo tagliato il grasso della politica.
In questa finanziaria l’Italia dei Valori ha fatto risparmiare quasi un miliardo di euro, 890 milioni di euro, tagliando alcune spese inutili, come per esempio eliminando le circoscrizioni in tanti comuni. Pensate che a Nuoro ci sono 13 circoscrizioni per una trentina di migliaia di persone.
Siamo riusciti ad ottenere la riduzioni di 20 milioni di finanziamenti ai partiti per farci un po’ di carceri. Forse è meglio farci qualche struttura carceraria invece che darli ai politici, magari servono pure a loro.
Leggete sul sito, dove troverete il grasso della politica, come può essere tagliato, come lo sta tagliando l’Italia dei Valori e come siamo riusciti ad ottenere alcune importanti vittorie in questa finanziaria di cui siamo orgogliosi. Leggete, diteci cosa ne pensate e cosa possiamo fare di più.
I tagli ai costi della politica
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10 Gennaio 2008
Malpensa, un nodo da risolvere

Pubblico un'intervista rilasciata a il Giornale di oggi.
Martedì 15 gennaio discuteremo in un mini esecutivo il problema della riduzione dei voli sull'areoporto di Malpensa. Una cosa è certa, non possiamo buttare al vento venti miliardi di investimenti in una regione che rappresenta oggi il motore dell'economia di questo Paese.
Il Giornale: In molti sostengono che Malpensa è mal collegata e che questo è il suo principale handicap. Che cosa risponde?
Antonio Di Pietro: Molte infrastrutture le abbiamo realizzate, molte le stiamo realizzando insieme alla Regione con cui abbiamo fatto incontri e passi concreti come per la Pedemontana, la bretella di connessione con la Torino-Milano, i collegamenti con la Fiera. Abbiamo messo tanti soldi e ormai Malpensa è lì. Chiedersi adesso se fosse giusto mettere l’hub nel cuore della pianura padana è come chiedersi se fosse giusto costruire un ospedale che ormai esiste ed è una struttura di eccellenza. Non avrebbe senso chiudere né uno né l’altro.
Il Giornale: Ha intenzione di affrontare la questione in Consiglio dei ministri per ottenere clausole di salvaguardia per Malpensa?
Antonio Di Pietro: In Consiglio dei ministri vedremo, ma il tavolo Milano è ancora più importante. La sua funzione in questo momento è più delicata, perché è un luogo di impegni vincolanti. Lì ribadirò ufficialmente gli impegni presi da ministro delle Infrastrutture.
Il Giornale: Il tavolo Milano nelle ultime riunioni è sembrato poco di sostanza. Chiederà impegni vincolanti?
Antonio Di Pietro: Ribadirò che intendo mantenere il completamento dei collegamenti infrastrutturali utili per Malpensa. Ciò premesso, andrò a chiedere che cosa intendono fare gli altri perché non intendiamo costruire cattedrali nel deserto. Chiederò quali garanzie intendano dare. Discuteremo la questione Malpensa prescindendo dalla situazione di Alitalia o comunque valutando quel che c’è da fare a prescindere.
Il Giornale: L’incontro tra Bossi e Prodi non ha portato grandi risultati. Le sembra realistico aspettarsi dal governo una difesa di Malpensa?
Antonio Di Pietro: Che cosa sia realistico sono abituato a valutarlo il giorno dopo. Le azioni per Malpensa sono in difesa del sistema Italia. L’aeroporto intercontinentale serve non solo alla Lombardia ma a tutto il Paese e va inquadrato con riferimento a ciò che può essere in futuro, soprattutto con l’inserimento nel corridoio cinque. Il mio impegno è fare in modo che il traffico aereo su Malpensa possa crescere ancora.
Il Giornale: C’è chi propone di accogliere i rifiuti della Campania in cambio di garanzie sugli slot.
Antonio Di Pietro: Le due cose devono prescindere una dall’altra. Mi batterò affinché la funzionalità di Malpensa rimanga comunque. Un progetto del genere mi sembra offensivo per la Campania e per la Lombardia. Sarebbe un mercato dei buoi.
Il Giornale: Come si può riuscire a mantenere le rotte intercontinentali?
Antonio Di Pietro: Immaginare la sorte di Malpensa legata agli slot è riduttivo. Quattro slot non si negano a nessuno, ma il problema è l’intermodalità perché dobbiamo evitare che l’eventuale dipartita comporti l’inutilizzazione di tutto il comporto. Serve l’interporto, un potenziamento delle Ferrovie Nord e dei collegamenti con la Svizzera, la Pedemontana. Gli slot poi vengono da soli. Già adesso ce ne sono in più, inutilizzati, che ci avanzano. Magari il problema si risolvesse così. Se fossi nella Regione Lombardia non mi accontenterei. L’aereo viene se trova un’economia che rende
Il Giornale: Come valuta il progetto Formigoni di una compagnia del Nord?
Antonio Di Pietro: Non lo so. Quando lo vedo funzionare vedo. Anche Volare era una compagnia del Nord ed è volata diritta dal giudice fallimentare. Di per sé non è né male né bene.
Il Giornale: E una società mista Stato-Regione sul modello della Cal per le Autostrade lombarde?
Antonio Di Pietro: Non compete a me dirlo.
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30 Dicembre 2007
Disagio del Nord Italia

Pubblico una mia intervista rilasciata al quotidiano "Il Giornale" di oggi.
Il Giornale: Ministro Antonio Di Pietro lei è molisano, ma un pezzetto di cuore l’ha lasciato anche a Milano?
Antonio Di Pietro: Molto più di un pezzetto di cuore. Io sono molisano-lombardo».
Il Giornale: Quindi, anche lei ha sentore del disagio che avverte tutto il Nord, amplificato dalla vicenda Malpensa-Alitalia?
Antonio Di Pietro: Innanzitutto distinguerei i due fenomeni. Sul disagio del Nord, certo che lo avverto. Ma un conto è avvertire un problema, un conto è amplificarlo in chiave strumentale. Perchè è proprio questo quello che penso. Di fronte ad un disagio realmente sentito si sovrappone una strumentalizzazione che certo non agevola la soluzione dei problemi, e punta sulla piazza per amplificare il fenomeno. Invece, di fronte a problemi seri, ci vuole una maggiore responsabilità. Non cercare la piazza.
Il Giornale: E sull’Alitalia? Non pensa che le scelte fatte, che coinvolgono anche Malpensa, finiscano per amplificare il disagio?
Antonio Di Pietro: L’altro giorno ho partecipato al consiglio dei ministri. Lì ci è stata fatta un’informativa su tutta la vicenda. Poi, come ministro delle Infrastrutture, ho ricevuto documentazione aggiuntiva. Sulla quale c’è stato chiesto l’obbligo della riservatezza. Ne consegue che su Alitalia ho un obbligo giuridico alla riservatezza. Quindi, non parlo.
Il Giornale: Lei fa parte di un governo che, sulla carta, non ha più la maggioranza al Senato...
Antonio Di Pietro: Si riferisce alle mosse di Dini?
Il Giornale: Si.
Antonio Di Pietro: Le posso risponde in dipietrese?
Il Giornale: Certo.
Antonio Di Pietro: Dini sta cercando di fottere, alla fine sarà fottuto.
Il Giornale: Prego?
Antonio Di Pietro: Sta approfittando della situazione per avere un ritorno politico personale, alle spalle di altri. Ma non credo che gli riuscirà. Anche perchè non è corretto.
Il Giornale: Eppure le critiche di Lamberto Dini alla Finanziaria sono condivise da organismi internazionali e non solo...
Antonio Di Pietro: Sarà pure. Ma lui fa un discorso del tipo: hai Ursula Andress e dici che volevi Carla Bruni. Non si fa mica così! In più, non credo che i suoi siano giudizi disinteressati. Credo abbia intenzione di trovare un proprio spazio politico.
Il Giornale: Operazione legittima. In più, non sarebbe la prima volta. Già in questa legislatura ci sono casi analoghi di cambi di schieramento...
Antonio Di Pietro: Sulla legittimità non sono d’accordo. Personalmente non condivido quel che sta facendo. Non lo trovo corretto. Secondo me, ci sta marciando.
Il Giornale: In che senso?
Antonio Di Pietro: Lui vuole scomporre e ricomporre maggioranze. Ma se questo può e deve avvenire, potrà e dovrà avvenire dopo le elezioni. Non prima.
Il Giornale: E quando ci saranno le elezioni?
Antonio Di Pietro: Mi impegno a dirglielo subito dopo la proclamazione dei comizi elettorali.
Il Giornale: Così sono bravi tutti...
Antonio Di Pietro: E cosa vuole che le dico. Che ne so? Ci vorrebbe la palla per saperlo. Ed io la palla non ce l’ho.
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23 Dicembre 2007
Consiglio dei Ministri. Regole per gli appalti
Venerdì 21 dicembre, penultimo Consiglio dei Ministri, perché il 28 dicembre avremo l’ultimo per approvare quello che viene chiamato “decreto mille proroghe”. A fine anno si fa una cernita di tutti quegli adempimenti che non si sono riusciti a concludere entro l’anno, a cui si fa una proroga, con un decreto legge finale, per cercare di fare l’anno prossimo quel che non si è riusciti a fare questo anno.
Nel CIPE abbiamo deciso due cose fondamentali. Una serie di opere pubbliche da realizzare con tutti i soldi a disposizione che ancora avevamo. E’ importante far sapere che per la prima volta al Ministero delle Infrastrutture non è avanzata una lira, e ciò vuol dire che ha speso tutto per le opere previste. Non ci sono i residui passivi e non sono rimasti lavori a metà, vale a dire che noi nel decreto mille proroghe non avremo da prorogare lavori che dovevamo fare in questo anno, perché i lavori per cui ci erano stati dati i soldi li abbiamo avviati tutti quanti.
E’ una cosa molto soddisfacente, mentre gli ultimi 200 milioni circa li abbiamo assegnati, attraverso il CIPE, per una serie di interventi importanti, soprattutto per il completamento di quei interventi in corso in cui c’era bisogno di ulteriori risorse.
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