31 Maggio 2011
La Germania esce dal nucleare, noi che aspettiamo?

La Germania, uno dei Paesi europei che più si era affidato al nucleare e che ricavava dalle centrali nucleari il 22% della sua energia, ha deciso di rinunciare a una fonte energetica che ha dimostrato di essere troppo pericolosa e incontrollabile. Delle 17 centrali chiuse dopo la tragedia di Fukushima otto non riapriranno più, le altre nove chiuderanno di qui al 2022.
In un colpo solo il governo tedesco ha dato a quello italiano e al suo presidente del consiglio una doppia lezione di serietà: nel merito e nel metodo. Ha saputo affrontare il problema del nucleare con la dovuta drasticità e ha annunciato le sue storiche decisioni con semplicità e chiarezza.
Ve l’immaginate cosa sarebbe successo se al posto della signora Angela Merkel ci fosse stato Silvio Berlusconi? Su quanti specchi sarebbe riuscito ad arrampicarsi? Quante parole ambigue, fatte apposta per non dover prendere nessun impegno serio, avrebbe sprecato? Quante bugie ci avrebbe somministrato? Invece, di fronte a questi pericoli immensi, c’è un solo modo serio di comportarsi: fare scelte chiare e annunciarle con parole semplici e precise.
Come la signora Merkel ha saputo dire che le centrali chiuderanno, fissando una data certa per quella chiusura, allo stesso modo l’Italia, che le centrali non ce le ha ma stava per costruirle, deve rinunciare a quel progetto folle, senza giri di parole e senza cercare di fare fessi i cittadini.
Se Berlusconi avesse avuto la dignità di fare come la cancelliera tedesca, noi che abbiamo raccolto le firme per il referendum contro la riapertura delle centrali nucleari saremmo stati i primi a felicitarcene. Invece questo governo di truffatori e pagliacci ha fatto il contrario. Non solo non ha capito quanto sarebbe assurdo buttarsi nel nucleare proprio adesso che gli altri tornano indietro, ma cerca anche di imporre la sua decisione con la furbizia e con l’inganno, fregando i suoi stessi cittadini.
Quando un governo dimostra di non essere in grado di affrontare i problemi più importanti che si trova di fronte e di non sapersi assumere nessuna responsabilità, la parola, in democrazia, deve passare ai cittadini, agli elettori. Per questo il referendum sul nucleare deve assolutamente svolgersi, nonostante i trucchetti di questo governo. Per questo Silvio Berlusconi deve andarsene subito da palazzo Chigi e gli italiani devono poter scegliere il loro governo.
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18 Maggio 2011
Referendum = democrazia diretta
Oggi, durante il question time alla Camera, ho chiesto al inistro Vito e al governo spiegazioni sulla politica nuclearista del governo, in chiara opposizione al diritto costituzionale degli italiani di esprimersi sui referendum.
Signor ministro, un milione di cittadini ha proposto un referendum per abrogare la legge che prevede la costruzione di centrali nucleari in Italia. Noi riteniamo che non sia necessario fare le centrali nucleari ma trovare una soluzione diversa. La Costituzione prevede che il referendum possa e debba essere tenuto quando i cittadini, rispettando la legge, lo chiedono.
Conoscete la Costituzione italiana? Conoscete la democrazia diretta? Conoscete il diritto dei cittadini di poter dire la propria parola sul futuro energetico e nucleare del nostro Paese? E allora per quale ragione vi accingete a fare una legge che vorrebbe bloccare il referendum del 12 e 13 giugno con l’unico scopo di mantenere in piedi la legge che i cittadini non vogliono?
Risponda a questa domanda, non girateci intorno.
Lei oggi, signor ministro, ci ha risposto che state facendo una legge per una abrogazione formale ma non sostanziale di questa legge. Avete detto, anche oggi, che questa legge dovrebbe interrompere la costruzione delle centrali nucleari soltanto provvisoriamente, in attesa dello stress test che dovrebbe effettuare l’organismo competente.
L’unico stress test lo state facendo voi all’elettorato italiano, cui state raccontando una serie di balle per far credere l’esatto contrario di quel che state facendo. Io le ricordo che il 26 aprile 2011 il presidente del consiglio, con quella faccia di bronzo che si ritrova, ha dichiarato di fronte a un testimone, il presidente francese Sarkozy, che è “assolutamente convinto che l’energia nucleare è il futuro del Paese”, che il nucleare è un destino ineluttabile. Ebbene: in Sardegna hanno votato domenica scorsa e il 98% dei sardi ha detto “non lo vogliamo il nucleare”. I cittadini italiani hanno promosso un referendum. Undici regioni hanno promosso un ricorso in Corte costituzionale, che nei giorni scorsi ha dichiarato incostituzionale la parte che prevede che si possano fare le centrali nucleari senza il concerto delle Regioni.
In soldoni, caro ministro, noi chiediamo che una volta tanto voi rispettiate la Costituzione. E la Costituzione dice che quando c’è una legge che non è voluta dagli italiani, può essere abrogata con un referendum. Questa legge costituzionale voi non la potete e non la dovete violare, soprattutto in relazione a un problema che non è né di destra, né di centro, né di sinistra ma è un problema per il Paese.
Il Paese è chiamato, il 12 e 13 giugno, a dare un voto su acqua, aria e legalità. Sono tre temi che attengono allo Stato di diritto e non a questo o quel partito. Allora il 13 e 13 giugno andiamo a votare e liberiamoci della zavorra del nucleare, della zavorra dell’acqua privatizzata e della zavorra dell’illegalità di questo governo.
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29 Aprile 2011
Attenti alle truffe, il 12 e 13 giugno si vota!
Vorrei anzitutto ricordare che il 12 e il 13 giugno si vota. Il messaggio che si cerca di far passare è che non si fa più niente. Ma il 12 e il 13 giugno i referendum ci sono. Stiamo discutendo solo di quello sul nucleare, mentre ce ne sono altri tre: due sull’acqua e uno sul legittimo impedimento.
I referendum del Forum dell’acqua dicono che non vogliamo la privatizzazione dell’acqua. Almeno l’acqua fammela bere anche se non ho i soldi per pagarla! L’acqua dev’essere uguale per tutti e per pensarla così non bisogna essere comunisti. Basta leggere il Vangelo: “Dar da bere agli assetati”.
Poi c’è il referendum sul legittimo impedimento. Lasciatelo dire a me che lo conosco bene: a Berlusconi non frega niente né dell’acqua né del nucleare. Gli frega che non venga raggiunto il quorum del 51% in quel referendum. Sennò i cittadini italiani gli dicono: “Oh, anche per te la legge è uguale come per tutti”.
Io mi auguro che ci sia anche quello sul nucleare, per un motivo molto semplice: l’emendamento del governo in materia è composto da due parti. La prima è fatta dal comma 2 e dal comma 7, la seconda dal comma 1 e dal comma 8. Nella prima è detto che si cancellano le norme che i referendari vogliono cancellare. Al che un ingenuo, tipo Bersani, dice: “Vittoria”.
Io invece la prima cosa che ho detto è stata: “Dov’è la fregatura?”. E mi sono andato a leggere la seconda parte, che dice che al fine di acquisire ulteriori elementi di sicurezza si domanda all’agenzia per il nucleare, non a quella contro il nucleare, non quella “neutrale”, ma propria a quella “per il nucleare” di vedere come stanno le cose.
Poi l’ultimo comma dice che entro un anno si rifà il piano energetico, “sentito” il Parlamento. “Sentito” non vuol dire niente! Non è un parere vincolante! Ma, “sentiti” il Parlamento e le Regioni, il governo può fare come gli pare. Quindi questa seconda parte dell’emendamento dice l’esatto contrario di quel che dice la prima parte. Dice: “Oggi faccio finta che il piano nucleare non si farà. Però tra un anno lo rifaccio senza nemmeno passare per il Parlamento e per le Regioni.
Berlusconi ha detto chiaramente che lui il nucleare lo vuole fare. Bene, ma deve assumersi la responsabilità di confrontarsi con coloro che non lo vogliono fare. Un milione di cittadini ha sottoscritto un quesito referendario. E’ stato emanato un decreto che ha fissato per il 12 e 13 giugno il referendum. Il quesito è stato ammesso dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale. Sarebbe una truffa e una frode, una violenza e una violazione della Costituzione non permettere ai cittadini di esercitare il loro diritto di voto. Impedirlo non perché Berlusconi è arrivato a pensarla come i referendari, ma perché vuol dare la fregatura ai referendari. Io credo che questo sia un attacco alla democrazia inaccettabile. In democrazia si usa così: si rispetta il voto dei cittadini. Altrimenti c’è uno solo che decide per tutti. Ma quello si chiamava Mussolini mica Berluschino!
Allora c’è un quesito che io pongo a Lei signor Presidente della Repubblica. Lei è arbitro e arbitro è colui che fischia il fallo, sennò è solo spettatore. Chi ha il compito di fischiare il fallo, lo fa quando vede che qualcuno fa rientrare dalla finestra ciò che aveva fatto uscire dalla porta o quando qualcuno ferma la partita perché pensa di stare per perderla. Allora, caro Presidente, perché promulga una legge di questo genere?
Stabilito questo concetto di metodo, passiamo al merito del referendum. Io non sono uno scienziato, ma me l’ha insegnato mia madre, che era una contadina, che bisogna avere un principio di precauzione e stare attenti a dove si mette la gamba. Quarant’anni fa, forse, il nucleare era l’innovazione. Ma nel frattempo la ricerca e la tecnologia hanno prodotto, stanno producendo e possono produrre tante ulteriori forme di produzione energetica. Investire sul nucleare vuol dire investire nel vecchio.
Il nucleare lo puoi fare sicuro quanto ti pare, ma di fronte al Padre eterno e al destino, di fronte al fatto che può esserci un terremoto sotto le centrali nucleari, che sicurezza può esserci? Non vale la pena. Per questo l’Idv ha raccolto le firme per il referendum e per questo il 12 e il 13 giugno bisogna andare a votare.
Parliamo anche della Libia. Io credo che per dichiarare guerra, perché di questo si tratta, bisogna che lo decida il Parlamento. Per questa ragione mi auguro che la settimana prossima si possa discutere una mozione in tal senso. Lo dico perché sono preoccupatissimo per la possibilità che nasca un accordo trasversale per cui si deve discutere solo per dire sì alla guerra e non anche per dire no alla guerra.
Noi dell’Idv abbiamo proposto una mozione in Parlamento. E’ una mozione molto semplice: noi riteniamo che ai sensi dell’art. 11 della Costituzione l’Italia debba ripudiare azioni di guerra offensive, e in questo caso di un’azione offensiva si tratta, che va oltre la “no fly zone” stabilita dalla precedente risoluzione dell’Onu.
Vorrei sapere se questa mozione Bossi la vota, ma non solo. Vorrei sapere anche chi nell’opposizione la vota. Secondo me noi dobbiamo innanzitutto rivendicare la necessità di un’azione politica e di un’azione di pace. Prendo atto del fatto che altri, legittimamente, la pensano diversamente da me e ritengono che si possa andare a bombardare la Libia. Ma allora il Parlamento ne deve discutere e deve valutare se approvare o no questa escalation. Anche la Costituzione dice che un’azione di guerra va deliberata dalle Camere. Non deve essere decisa né dal Consiglio supremo di difesa, né dal presidente della Repubblica né da altri. E’ il Parlamento che lo decide.
L’altro ieri l’Iraq, ieri l’Afghanistan, oggi la Libia, domani la Siria: qui stiamo andando verso la terza guerra mondiale senza accorgercene. E’ necessario fermarsi un attimo e rilanciare, tutti insieme, un’azione politica di pace per evitare che, un’escalation tira l’altra, si arrivi a una guerra di religione tra i musulmani e il mondo occidentale.
Noi dell’IdV siamo dell’idea che la mancanza di politica estera, di politica economica, di giustizia sociale di questo governo, dovrebbe indurre tutte le opposizioni a fare squadra comune e a votare una sola mozione, anche per mettere di fronte alle proprie responsabilità la Lega. Ci marcia o fa sul serio? Il governo ci marcia o fa sul serio? E se non ha una politica estera, li mandiamo a casa.
Ma vi pare accettabile che abbiamo la possibilità di mandarli a casa per mancanza di una politica estera e ci si divide votando insieme alla maggioranza? Io mi auguro che non ci sia nessuno dell’opposizione che voterà insieme alla maggioranza. Sarebbe uno che non ha capito niente. Sarebbe la visione cieca di un’opposizione che non ha capito che bisogna come prima cosa proporsi come alternativa e fare l’opposizione seriamente.
Io credo che sia necessario costruire un’alternativa al governo Berlusconi perché ritengo che in politica estera, economica, giudiziaria e sociale stia facendo male al nostro Paese. Però, come esponente politico all’interno del Parlamento, ho il dovere di creare questa alternativa anche attraverso una miriade di disegni di legge proposti in Parlamento, tra cui quello sulla eliminazione delle Province, quello sulla riduzione del numero dei parlamentari, quello sull’esclusione dalle candidature dei condannati. Chi, come Beppe Grillo, ci critica, vorrebbe che io potessi fare qualcosa in più di quello che faccio. Ma io, essendo dentro al Parlamento, ho un dovere in più: debbo proporre una soluzione. I referendum, ad esempio, sono un modo concreto per proporre un’alternativa.
In questo momento, rispetto alla scarsa credibilità che abbiamo a livello internazionale e all’assenza di qualsiasi politica che serva al bene comune, penso che sia prioritario costruire quest’alternativa e non disperdere i voti. Dire come fa Grillo, “Io voto contro tutti” significa fare il contrario di quello che fu fatto con gli Orazi e i Curiazi. Se li prendi uno alla volta, riesci a mandarli a casa, ma se pensi di mandarceli tutti insieme non ci riesci.ù
La differenza tra me e Grillo sta tutta in questo: che io adotto il metodo degli Orazi e Curiazi e penso che la prima cosa da fare sia togliere la testa della piovra. Dopo di che toglieremo anche il resto.
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26 Aprile 2011
La confessione di Berlusconi 25 anni dopo Chernobyl

Oggi parliamo di un incubo. Un incubo che 25 anni fa è diventato reale e ancora oggi continua a uccidere. Un incubo che poco più di un mese fa si è ripetuto dall'altra parte del mondo, in Giappone, e che potrebbe ripetersi ancora se non ci decideremo a cancellare per sempre il nucleare.
Ma bisogna cancellarlo sul serio, non solo fingere come vorrebbe fare Berlusconi. Oggi, a Roma, il tappetaro che indegnamente occupa palazzo Chigi ha svelato la truffa che ha organizzato ai danni dei cittadini e della Costituzione. Ha ammesso quello che noi dell’Italia dei valori stiamo denunciando da giorni: non ha alcuna intenzione di rinunciare al nucleare, e la “sospensione” è solo una messa in scena per dare una fregatura alla maggioranza degli italiani che dopo Fukushima voterebbero contro la follia nucleare. Poi, passata la festa, gabbato lo santo. Una volta scavallato il referendum il programma nucleare riprenderà come se niente fosse alla faccia della democrazia e della Costituzione.
Tanti si chiedono perché il truffatore ha svelato così il suo piano. Semplice. Perché non poteva fare diversamente altrimenti avrebbe dovuto rompere i contratti con la Francia per il ritorno al nucleare e, come ha detto per rassicurare Sarkozy, non ha alcuna intenzione di farlo. Ma la conferenza stampa di oggi e il solo mantenimento di quei contratti sono la prova provata della truffa che il governo ha organizzato contro i cittadini e contro la legge. A questo punto è assolutamente indispensabile che chi ha il compito di garantire il rispetto delle regole blocchi questa manovra truffaldina, un vero e proprio tradimento ai danni del popolo italiano e della Carta costituzionale.
Il presidente della Repubblica non deve firmare una legge dichiaratamente scritta per fregare gli italiani. Tutte le persone oneste, indipendentemente da quello che pensano del nucleare, devono insorgere e protestare contro questo attentato alla democrazia.
Solo in questo modo, potendo votare come è loro diritto nel referendum, saranno i cittadini a decidere se vogliono correre il rischio che succeda di nuovo una catastrofe come quella di 25 anni fa.
Sto parlando di Chernobyl, la centrale nucleare ucraina esplosa nella notte tra il 26 e il 27 aprile del 1986. La contaminazione nell’aria fu di 100 volte superiore a quella delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme. E dopo 25 anni ancora non conosciamo le dimensioni reali delle conseguenze. Forse, ma non è detto, si potranno fare stime più precise dopo il 2016, perché il cesio-137, il principale agente radioattivo liberato dall’esplosione di Chernobyl, ha una emivita di trent’anni.

La sola cosa sicura al 100% è che quelle conseguenze sono ancora più gravi delle previsioni fatte allora, subito dopo l’esplosione. Tra il 1986 e il 2004 sono morte per malattie contratte a causa delle radiazioni, secondo le stime di Greenpeace circa 200mila persone solo nei Paesi più vicini alla centrale, Ucraina, Bielorussia e Russia. In Bielorussia i casi di cancro sono aumentati del 40% nei 12 anni successivi alla tragedia, del 2,7% in Russia e del 3% in Ucraina.
Portate dal vento sono arrivate almeno in altri 145 paesi, tra cui anche l’Italia, nei quali si è registrato un aumento del cancro alla tiroide, che è la più frequente anche se non certo l’unica malattia provocata dall’esplosione di una centrale nucleare. Secondo alcune stime, le vittime, in tutto il mondo, sarebbero addirittura al momento quasi 500mila.
I rapporti di Greenpeace svelano che in tutta l’Europa centrale e settentrionale si sono moltiplicati i casi di nascite sotto peso e di mortalità infantile. Nelle stesse zone sono aumentati significativamente i casi di sindrome di Down e le malformazioni congenite. Nel complesso, stando ai dati solo parziali di cui si dispone, i bambini bisognosi di cura sono 3 milioni.
I danni sul territorio sono stati e sono ancora oggi apocalittici. Tra i “liquidatori”, come si chiamavano i lavoratori incaricati nel biennio successivo alla catastrofe di bonificare le aree colpite, il tasso di mortalità è stato il più alto di tutti. Una strage annunciata. Quell’immenso sacrificio ha salvato solo in parte limitata il territorio bielorusso. Il 21% dell’area è stato infatti contaminato dal cesio-137 e il 10% da un altro agente radioattivo, lo stronzio-90, con effetti devastanti e tutt’altro che superati sull’agricoltura. E sull’economia della Bielorussia. Gli evacuati sono stati 130mila, ai quali però si aggiungono le decine di migliaia di cittadini bielorussi ed ucraini che hanno scelto da soli di andarsene. Ancora oggi la Bielorussia deve investire il 20% delle sue risorse per fronteggiare le conseguenze di quel disastro, ma per tutte le Repubbliche della zona l’eredità di Chernobyl è una zavorra allo sviluppo.
"Tutto questo - ci hanno ripetuto per 25 anni - non potrà più succedere". Invece è successo di nuovo, proprio quest’anno, a Fukushima.
Quando si dice che non esiste un nucleare sicuro e che bisogna sempre mettere nel conto l’eventualità di un incidente, si parla di questo. Non è un incidente d’auto, qui le vittime si contano a centinaia di migliaia e gli effetti disastrosi durano decenni. Per questo il gioco non vale la candela.
Oggi pomeriggio a Roma il comitato per il sì al referendum contro il nucleare si è incontrato alle 15 per un sit in di fronte all’ambasciata giapponese a Roma. Alle 16 la manifestazione si è spostata davanti all’ambasciata dell’Ucraina. E' importante manifestare per chiedere che il governo imbocchi una delle due strade oneste che ha di fronte: o azzera davvero il nucleare, non per un anno, non fino a quando non gli è passata la paura degli elettori, ma per sempre; oppure attende il referendum e affida la decisione ai cittadini italiani. Come si fa in democrazia.
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20 Aprile 2011
Fuori i soldi per le rinnovabili
Diciamo le cose come stanno. Il governo aveva messo al primo posto nel suo piano energetico le centrali nucleari. Le vorrebbero ancora fare ma noi le abbiamo fermate attraverso il referendum. Col referendum le centrali nucleari, in un modo o nell’altro, non si fanno più: o perché lo affossano gli elettori o perché se la fanno sotto e cambiano la legge.
Ora, delle due l’una: se gli investimenti si fanno sul nucleare vanno tolti dalle energie alternative. Era quello che voleva fare il governo. Io sono molto orgoglioso di aver fatto una scelta diversa, di aver puntato sulle energie alternative, e di averlo fatto prima di Fukushima, non dopo. Vedo che adesso c’è una sacco di gente che si fa bella e racconta di aver fermato il nucleare senza aver mosso un dito per raccogliere le firme, e sapete tutti quanto è stato duro e faticoso raccoglierle. Noi dell’Idv sul tema delle politiche energetiche abbiamo fatto una scelta di campo. Ci abbiamo scommesso con il referendum e oggi rilanciamo le energie alternative.
Il governo, in realtà, al nucleare non ha rinunciato affatto. E' pura ipocrisia dire "adesso fermiamo tutto per un anno e poi si vede", significa che poi si ricomincia. Però se non rinunciano al nucleare non si sviluppa l’energia alternativa, perché non c’è niente da fare: i soldi sono quelli, o si investono in un modo o nell’altro.
Allora, se vogliono essere credibili su questa marcia indietro, s’impone necessariamente che mettano i soldi per lo sviluppo delle energie alternative.
La nostra battaglia adesso deve essere questa: ripristinare tutti gli incentivi e tutte le agevolazioni per le energie alternative. Anche perché non vorrei che adesso, per fare dispetto a chi non ha voluto il nucleare, il governo pensasse di non fare più nessun piano energetico. Questo sarebbe un suicidio, perché senza piano energetico non c’è sviluppo del Paese.
Se davvero vogliono abbandonare il nucleare e non si tratta solo, come io credo, dell’ennesima truffa fatta apposta per evitare il quorum sul referendum su Berlusconi e sulle sue leggi ad personam, lo devono provare.
E per questo c’è un solo modo: dire senza acrobazie ipocrite che l’Italia rinuncia al nucleare e spostare sulle energie alternative tutti i soldi che erano stati stanziati e previsti per lo sviluppo nucleare.
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19 Aprile 2011
I loro giochini non fermeranno il referendum
Il Governo tenta ancora, con un colpo di mano, di truffare gli italiani. Ha appena presentato un emendamento che, vogliono far credere, servirebbe a bloccare la costruzione delle centrali nucleari. Se così fosse, noi ne saremmo ben felici. Noi vogliamo che il Governo e il Parlamento, in un atto di resipiscenza operosa, abroghino la legge del 23 luglio 2009, la numero 99, che abroghino qualsiasi programma di costruzione di centrali nucleari.
Il giorno in cui questo accadrà, noi saremo ben contenti di aver raggiunto il risultato che ci prefiggevamo: fermare il nucleare in Italia. Perché è questo risultato che vogliamo ottenere o attraverso un’abrogazione parlamentare della legge o attraverso l’abrogazione referendaria.
Ma il Governo e il Parlamento non devono giocare a rimpiattino. L’emendamento approvato oggi, dal titolo “abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari”, non dice che viene annullata l’impostazione nucleare dell’acquisizione di energia. Dice semplicemente che viene posticipata l'individuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare.
Cioè parte dal presupposto che la produzione di energia nucleare resta, però bisogna individuare e definire la localizzazione e il suo corretto esercizio a seguito di ulteriori verifiche.
Non giochiamo a fare i furbi. State vedendo che la partita è persa e volete fermarla. Siamo disponibili. Accettiamo di buon grado questo fischio finale anticipato ma a una sola condizione: che vi arrendiate, che diciate: “E’ vero. Abbiamo fatto un errore nel prevedere il ricorso all’energia nucleare come piano di acquisizione delle forze energetiche. Non potete fermare il referendum con questo giochino del rinvio finalizzato a un solo obiettivo.
La paura fa novanta. Avete paura che il referendum trascini con sé anche un altro referendum, prettamente politico e che investe totalmente la politica giudiziaria del governo Berlusconi: quello sul legittimo impedimento.
Volete fermare il treno referendario sul nucleare non perché vi siete pentiti di aver voluto il nucleare, dato che non lo abbandonate, ma perché non volete che attraverso il nucleare il cittadino elettore sconfessi la politica giudiziaria del governo Berlusconi, e quindi la sua stessa esistenza dato che il governo fa della politica giudiziaria la sua sola ragion d’essere, come ha ripetuto anche ieri il presidente del consiglio.
In conclusione, la risposta dell’Italia dei Valori sarà un immediato subemendamento all’emendamento del governo in cui, in modo secco, si chiede l’abrogazione tout court della legge e la presa d’atto che questa abrogazione, dopo ciò che è accaduto in Giappone, è conseguente all’azione politica e referendaria dell’Italia dei Valori.
Interverremo inoltre immediatamente presso gli organi istituzionali preposti, in particolare l’ufficio per i referendum della Corte di Cassazione, affinché certifichi che, così come proposta, questa modifica è una truffa e che è necessaria l’abrogazione totale della legge. Altrimenti persiste il quesito referendario.
Invitiamo i cittadini elettori ad andare comunque a votare ai referendum perché l’intera politica del governo Berlusconi - dalla privatizzazione dell’acqua alla politica giudiziaria sino a questa furbizia scellerata di giocare sulla legge per truccare la partita - possa essere terminata con lo scioglimento anticipato delle Camere, che sarà l’unica soluzione dopo che il referendum avrà certificato che il popolo non sostiene più la politica del governo Berlusconi.
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12 Aprile 2011
Chernobyl-Fukushima solo andata
Come volevasi dimostrare. Anche in Giappone siamo a livello 7, il massimo livello di pericolosità degli incidenti nelle centrali nucleari. In Giappone come a Chernobyl.
Ci dicevano che le centrali nucleari, dopo Chernobyl, erano sicure: ecco il risultato. Adesso ci dicono che le prossime saranno sicure, ma nulla è sicuro nell’universo mondo, perché ci sono cose che non si possono governare: un terremoto, uno tsunami, un matto che con un aereo si butta addosso a una centrale nucleare.
Questi rischi non li puoi governare. Puoi fare le centrali sicure quanto ti pare e piace, ma non sarai mai sicuro che non succederà nulla.
Allor vale la pena di riflettere e chiedersi: “Fare le centrali nucleari è proprio l’unica soluzione per produrre energia?”.
Forse quarant’anni fa, ma oggi non è più così. Oggi si possono sfruttare altre materie prime: il sole, l’aria, la terra, il vento. Si possono sfruttare materie prime che abbiamo in abbondanza e che non sono pericolose.
E allora perché rischiare inutilmente di cadere nel trabocchetto, che serve per arricchire qualcuno adesso e lasciare una bomba nucleare per i nostri figli e per le prossime generazioni, una bomba nucleare che durerà millenni? A che pro rischiare?
Come fare per fermare tutto questo? Il 12 e il 13 giugno ci sono i referendum. Uno di questi, promosso dall’Italia dei valori, è il referendum per fermare le centrali nucleari e per trovare un’energia pulita che non metta a rischio la nostra salute e quella dei nostri figli, attraverso le fonti alternative, sole, acqua e aria innanzitutto.
Per questo il 12 e il 13 giugno non andate al mare. O meglio, andateci, ma dopo essere passati per la sezione elettorale. Non andateci, al mare, prima di essere andati a votare Sì per fermare le centrali nucleari, Sì per le energie alternative.
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10 Aprile 2011
Blocchiamo il nucleare, lanciamo le rinnovabili

La democrazia va difesa ogni giorno. E' quello che sostiene il premio Nobel Günter Grass nella bella intervista rilasciata a Repubblica che pubblico qui sotto. E' necessario un doppio impegno comune: continuare a manifestare il proprio dissenso nei confronti delle scelte scellerate di questo Governo (come quella del ritorno ad una tecnologia pericolosa e costosa come quella nucleare) e spingere quanta più gente possibile ad andare a votare il 12 e 13 giugno per i referendum, per liberarci finalmente del Caimano e della sua cricca. Come dice Grass: "Ora il mondo ha capito
si rischia la catastrofe"
Da La Repubblica del 10 aprile 2011
Günter Grass, crede che Fukushima abbia cambiato il modo di pensare della gente?
«Fukushima ha cambiato il mondo, perché è successo qualcosa di diverso da quanto finora avevamo vissuto, saputo e presunto. Molti sono diventati solo ora consapevoli dei pericoli dell'energia atomica. E' tema di conversazioni in ogni famiglia. Per i più anziani come me un'occasione di riflettere».
Ripensando alla sua vita, sul tema atomo cosa ricorda?
«Io divenni adulto dopo la fine della guerra. Il Reich aveva appena capitolato, ero ancora prigioniero degli americani, e caddero le prime bombe atomiche, e così finì la guerra col Giappone. Fu il mio primo "incontro" con la bomba atomica. Ero contro la bomba, ma a favore dell'uso pacifico dell'energia nucleare. Mi ci vollero anni per capire che uso militare e uso pacifico hanno qualcosa che li collega, e capire quale strappo della civiltà sia l'energia atomica».
Anche il suo uso pacifico?
«Sì. A molti il pericolo fu chiaro già allora. Ma durante la guerra fredda la corsa agli armamenti, contro cui io mi espressi sempre, catturò più attenzione. Allora la Repubblica federale cominciò a costruire centrali atomiche, una vicino casa mia».
Perché il movimento anti-nucleare conseguì così pochi risultati?
«La crescente dipendenza della politica dalle lobby è il marcio di tutta la storia. Anch'io ho protestato contro la crescente dipendenza del Parlamento dalle lobby».
Fukushima insegna cioè che la politica deve riconquistare il suo primato?
«Sì. La crescente dipendenza della politica dalle lobby è il marcio di tutta la storia. Andrebbe creata un'area a loro vietata attorno ai parlamenti. Deve porre limite al potere delle lobby. Si dovrebbe creare un'area vietata per i lobbysti attorno al parlamento, come per le dimostrazioni di protesta».
La Germania ha spento molti reattori e importa energia dalla Francia. Che senso ha dire addio da soli al nucleare?
«Il problema è che rinviando l'addio al nucleare, come il governo Merkel decise, molto prima di Fukushima, sono stati bloccati molti investimenti già avviati nelle energie rinnovabili. Senza quella decisione di prolungamento d'uso delle centrali ora rinnegata, potremmo essere molto più avanti. Il freno va smantellato. A causa di quella scelta adesso dobbiamo importare energia atomica dall'estero. Ma è insensato dire che se la Germania spegne tutti i reattori adesso va al blackout».
Come devono reagire i cittadini con la loro coscienza critica?
«Il cittadino deve impegnarsi. Pesa sulla mia generazione il pensiero della Repubblica di Weimar, che fallì tra l'altro perché non furono abbastanza i cittadini che s'impegnarono per difenderla. La democrazia va difesa ogni giorno».
L'atomo è oggi il tema più importante?
«Non c'è un solo tema prioritario. La fine delle risorse, la fine della crescita economica, la globalizzazione, la scarsità di acqua, tutto è ugualmente importante. Il pericolo è che nel prossimo futuro tutto ci esploda in mano insieme. Il caro-alimentari, che qui da noi colpisce poco, nel terzo mondo è tragedia esistenziale».
Che cosa teme, se ogni problema esploderà insieme?
«Il mio timore peggiore è arrivare in futuro a una dittatura ambientale. Cioè dover vivere con decreti d'emergenza continui per salvare quel che resterà dell'ambiente. La catastrofe atomica in Giappone non può essere affrontata come fu con Cernobyl in Urss. E' un assaggio del futuro che ci aspetta»
Cosa si aspetta dal movimento antinucleare?
«Vorrei fare il mio possibile per rafforzarlo. Ha bisogno di un respiro lungo. Quanto accade oggi in Giappone sparirà magari dalle prime pagine quando il pericolo immediato sembrerà venir meno. Ci sono politici che hanno fatto questo calcolo e puntano a successi promettendo moratorie».

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22 Marzo 2011
Sul nucleare non c'è niente da riflettere
Domani il consiglio dei ministri deciderà di riflettere sul nucleare. Cosa vuol dire lo sanno solo loro. Si rinchiuderanno in una stanza e aspetteranno che un uccellino gli spieghi cosa succede quando un incidente imprevisto, un disastro naturale o magari un terrorista pazzo mandano a gambe all’aria tutte le chiacchiere sulla sicurezza delle centrali nucleari? Oppure si metteranno tutti in cerchio a guardare le immagini tremende scattate a Chernobyl per anni dopo la catastrofe del 1986? Mi vengono in mente le riflessioni ironiche che giustamente faceva qualche giorno fa Luciana Littizzetto...
Non c’è proprio niente da riflettere. C’è da passare un tratto di penna sulla legge che vuole riaprire le centrali nucleari in Italia e da scusarsi con gli italiani per aver cercato, tanto per cambiare, di prenderli in giro dimenticando i risultati del referendum democratico del 1987.
Allora una maggioranza schiacciante di italiani aveva detto “no” al nucleare. In quasi 25 anni le cose non sono cambiate per niente. Un sondaggio pubblicato oggi da “Repubblica” dice che il 59% dei cittadini è “molto contrario” al nucleare, il 17% “abbastanza contrario”, il 18% “abbastanza favorevole” e solo il 7% “molto favorevole”. Se la matematica non è un opinione, significa che tre cittadini su quattro dell’energia nucleare non vogliono saperne.
Fino a ieri il governo voleva dare la fregatura a questa maggioranza di italiani cancellando senza chiedere il permesso a nessuno il voto dell’87. Adesso che devono fare i conti con un altro referendum, quello per cui abbiamo raccolto le firme noi dell’Italia dei valori, Berlusconi e i suoi ministri berluschini si sono inventati un nuovo trucco. In testa hanno sempre la stessa idea, quella di fregare i cittadini che il nucleare non lo vogliono e riempire così le tasche delle solite lobby economiche a spese dell’ambiente, della ragionevolezza e della salute di noi tutti.
Il nuovo trucco si chiamerà “moratoria”, ma non vuol dire che non costruiranno più le centrali nucleari. Significa solo che rinvieranno la posa della prima pietra di qualche mese, al massimo un annetto, giusto il tempo necessario per scavallare il referendum. Dopo di che diranno di aver ben riflettuto e di aver concluso che basta aggiungere qualche misura di sicurezza per poter ricominciare a costruire le centrali come se nulla fosse. Passata la festa, gabbato lo santo.
Nossignori. Non c’è moratoria che tenga. Se il governo vuole evitare il referendum sul nucleare c’è una sola via, quella maestra e trasparente: cancellare la norma che consente le costruzione delle centrali nucleari sul territorio italiano. Un'altra strada per impedire ai cittadini di emettere il loro verdetto sul nucleare non c’è. E sia chiaro da subito: non devono nemmeno sognarsi di poter sottrarre ai cittadini il diritto costituzionale di decidere sul futuro del Paese e sulla salute loro e dei loro figli con il metodo più democratico e limpido che ci sia, quello del referendum.
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18 Marzo 2011
L'urlo degli italiani
Domani alle 14.30 a Roma, in piazza Navona (guarda il programma), apriremo la campagna referendaria per cancellare la legge sul legittimo impedimento, uno scudo giudiziario ad personam per Silvio Berlusconi, e per abolire le norme che permettono al governo di tradire la volontà popolare, riaprendo le centrali nucleari bocciate dal referendum del 1987. Il pomeriggio sarà trasmesso in diretta sul canale 872 di Sky e in streaming sul blog e su www.italiadeivalori.it.

L’Italia dei Valori ha raccolto due milioni di firme per ripristinare il principio per cui la legge è uguale per tutti e per consentire ai cittadini di decidere loro se vogliono correre il rischio di una catastrofe come quella che si sta verificando a Fukushima in cambio di un’energia obsoleta e che costa moltissimo come quella nucleare.
L’Idv è impegnata al 100% anche sul fronte degli altri due referendum, quelli che chiedono ai cittadini se vogliono che l’acqua resti un bene comune a disposizione di tutti oppure se vogliono privatizzarla e farla diventare un bene di mercato da mettere in vendita, promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
Sul palco insieme a noi dell’Italia dei Valori ci saranno anche esponenti della cultura, dello spettacolo e della ricerca, così come politici di altri partiti: perché noi abbiamo sì raccolto le firme, ma il referendum non è “nostro”. E’ di tutti i cittadini che credono nella uguaglianza di fronte alla legge e che non vogliono il nucleare. Non c’è bisogno di essere dell’Italia dei Valori o del centrosinistra per credere che quando la legge non è uguale per tutti non si può più parlare di democrazia, o per contrastare una follia come il tornare al nucleare proprio quando tutti stanno pensando di abbandonarlo.
Spero che in piazza Navona ci siano moltissime persone, e sono convinto che sarà così. Solo una grande mobilitazione dal basso potrà contrastare la strategia delle disinformazione e il muro di silenzio col quale i governo e i suoi molti servitori sperano di contrastare slealmente e alla faccia della democrazia i referendum. Ma la mobilitazione è fondamentale anche per impedire che il governo provi a uscire dal vicolo cieco in cui si è infilato col ritorno al nucleare con un ennesimo trucchetto.
Non ci vuole molto a capire cosa sta succedendo. Fino a due giorni fa i ministri Romano e Prestigiacomo erano pronti a mordere chiunque gli chiedesse di fermarsi un attimo a riflettere invece di continuare a correre verso il burrone come cavalli ciechi.
All’improvviso tutto è cambiato. All’improvviso tutti questi signori vogliono riflettere e prendere un po’ di tempo. Tutti spiegano di essere preoccupati per la sicurezza dei cittadini mentre fino a ieri giuravano che non c’era nessunissimo problema. Se avessero davvero aperto gli occhi e cambiato idea, noi saremmo i primi a esserne felici. Ma non credo che sia così. E’ stata proprio la ministra Prestigiacomo a svelare involontariamente il gioco: si è fatta pizzicare mentre diceva che bisogna mollare il nucleare sennò si perdono le elezioni.
Però quello che pensano di fare non è ritirare la legge e rinunciare al loro folle progetto, ma solo bloccare tutto per un po’, in modo da far passare la nottata e scavallare il referendum per poi ricominciare come prima.
Sarebbe l’ennesima presa in giro e noi dobbiamo fare capire a Berlusconi, già da domani in piazza Navona, e al suo governo che gli italiani si sono stufati di essere presi in giro. Per evitare il referendum sulle centrali nucleari c’è solo un modo limpido onesto e trasparente: ritirare definitivamente la legge. Seppellire di nuovo e una volta per tutte il nucleare in Italia.
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17 Marzo 2011
L'energia rock
Quello che sta succedendo a Fukushima fa paura a tutto il mondo. Il presidente Obama dice apertamente che bisogna riflettere sull'opzione nucleare, tutti gli Stati europei a cominciare dalla Germania hanno sospeso la produzione di energia nucleare in molte centrali. Il commissario europeo all'Energia Oettinger ha parlato di “apocalisse” e di “situazione del tutto fuori controllo”.
La paura non deve mai essere strumentalizzata, però la sana paura è una cosa importante perché evita di farci finire nel burrone: è la pura di finire nel burrone che ti impone di guidare bene la macchina. Ci sono dei disastri naturali di fronte ai quali “resisti non potest”. Con un terremoto o uno tsunami non c'è nulla da fare. Ci sono invece delle scelte dell'uomo a proposito delle quali si deve valutare se il gioco vale la candela.
Io non discuto sul fatto che in passato si è pensato di poter trovare grazie alle centrali nucleari l'energia necessaria. Ma oggi, dopo tutto quel che è accaduto e sta accadendo, dopo che il tecnologico Giappone si è trovato a dover fronteggiare una realtà così disastrosa, ci dobbiamo chiedere se investire nelle energie alternative, come l'eolico e il solare, non convenga di più.
Si spende di meno, si fanno lavorare molte persone in più, si produce la stessa energia e soprattutto non si mettono a rischio la salute e l'ambiente. Noi parliamo sempre di quei vent'anni di funzionamento delle centrali, ma poi ci sono ventimila anni, o centomila anni, in cui non sappiamo dove mettere le scorie.
Ci viene detto che tanto ci sono già le centrali francesi al confine con il Piemonte. Ma non è che siccome di là hanno fatto una scelta che oggi può essere rivista, dobbiamo farla adesso anche noi. Quando tutti si interrogano se debba o meno essere mantenuta la scelta nucleare, penso che l'Italia debba fermarsi.
Come ha detto ieri Angela Merkel, secondo il piano energetico della Germania nei prossimi trent'anni si raggiungerà l'80% dell'energia prodotto dalle energie alternative, soprattutto il solare e l'eolico. Chi decine di anni fa ha costruito le centrali lo ha fatto perché quella era l'energia di allora. La “tecnologia rock” di oggi, tanto per usare le parole di Adriano Celentano, va verso l'uso di altre materie prime e fonti energetiche: il sole e l'aria, di cui l'Italia è ricchissima a differenza dell'uranio.
Queste cose noi non le diciamo certo per una forma di sciacallaggio. L'Italia dei valori ha raccolto le firme contro il nucleare l'anno scorso, non dopo quel che è successo in Giappone. Oggi dobbiamo dire ai cittadini che saranno chiamati alle urne, probabilmente il 12 giugno, che ci rimettiamo alla loro scelta. Col voto non si dice se si sta dalla parte dell'Italia dei valori o contro: si dice se si vogliono le centrali nucleari o no. L'energia nucleare non è né di destra né di sinistra. Quello che bisogna vedere è solo se è una scelta che conviene oppure no. Sono gli italiani che devono decidere se vogliono rischiare oppure no!
A differenza di quello che racconta Berlusconi, non è stata la sinstra a bloccare il nucleare nel 1987. E' stato un referendum popolare. E' stata la grande maggioranza dei cittadini italiani, più dell'80%, e quando un popolo viene chiamato a votare col referendum deve essere rispettato.
Tra poche settimane, di nuovo, saranno gli italiani a decidere sul loro futuro perché il referendum, aldilà del burocratese chiede di esprimersi su questa domanda: “Volete voi che per avere energia sufficiente per le nostre case e le nostre fabbriche si utilizzino le centrali nucleari o volete aumentare l'uso di risorse energetiche come l'eolico e il solare?”.
Saranno i cittadini a scegliere, come si usa in democrazia, e io rispetterò la loro scelta qualunque essa sia. Però è necessario che a questo come agli altri referendum, quelli sull'acqua pubblica promosso dai comitati e dai movimenti, e quello sul legittimo impedimento che chiede agli italiani se tutti devono essere uguali di fronte alla legge oppure no, gli italiani arrivino avendo avuto tutte le informazioni necessarie per fare la loro scelta. La partita deve essere leale, e non giocata coi colpi bassi della disinformazione o con i trucchetti sulla data del referendum.
A questo servirà la campagna elettorale che sarà aperta sabato, 19 marzo alle 14,30 in piazza Navona a Roma: a fare in modo che i referendum siano una prova di democrazia vera e registrino sul serio la volontà degli italiani, non l'abilità dei giocolieri e dei bari che siedono al governo.

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16 Marzo 2011
Nucleare = 0%
Oggi alla Camera ho prima chiesto al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che rendesse conto della strategia nucleare del governo, anche alla luce di un'Europa, e di un mondo, che vanno nella direzione opposta. Subito dopo ho risposto al Governo, che ha rigettato la richiesta di un election day, unendo referendum e amministrative, con scuse ridicole. La realtà è che hanno paura.
Il nucleare dev'essere cancellato
Signori del Governo, gli italiani, anni fa, hanno detto no al nucleare come fonte di approvvigionamento energetico e come vedete ci avevano visto giusto, perché si ripropone spesso il tema della sicurezza, tanto che il Commissario all’Energia della Ue, Guenther Oettinger, ha definito “apocalisse atomica” quanto sta avvenendo in Giappone. Sempre la Commissione europea ha detto che ci sono almeno quattro centrali nucleari in Europa nelle stesse condizioni di quelle nipponiche, due in Spagna e due in Svizzera. E proprio la Svizzera ha dato disposizioni di bloccare la produzione di energia nucleare, così come è avvenuto anche in Lituania e in Germania che ha fermato ben sette centrali. Quindi, mentre nel mondo (espandi | comprimi)
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Hanno paura dei referendum
Signori del Governo ho ascoltato adesso il parere contrario di un vostro rappresentante che dice che non si può fissare il voto dei referendum lo stesso giorno delle amministrative. Io lo chiamo un gesto di codardia, perché nel 2009 c’è già stato l’accorpamento con la motivazione che voi giudicate “eccezionale” e noi invece riteniamo secondo legge e Costituzione, ovvero facilitare il diritto di voto dei cittadini, evitare spese suppletive a carico dell’erario, permettere agli italiani di esprimere il loro parere su quattro quesiti importanti. Stiamo, infatti, parlando di decidere se possono bere tutti o soltanto quelli che hanno i soldi, se l’acqua deve rimanere un bene pubblico o divenire bene privato. Non è un quesito dell’Italia dei Valori ma che ha proposto il Forum per l’acqua pubblica, (espandi | comprimi)
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15 Marzo 2011
Nucleare: il gioco non vale la candela
Il mio intervento di ieri a Porta a Porta nella puntata sul nucleare.
Prima di tutto, credo che vadano cancellate le parole “sciacallo” e “sciacallaggio”. Il Comitato referendario, l’Italia dei Valori e io personalmente abbiamo raccolto le firme in tempi non sospetti. La nostra posizione non è quella di chi oggi vuole approfittare di un disastro ma di chi da sempre pensa che sul nucleare ci sono questioni sia di merito che di metodo sulle quali è opportuno fermarsi a riflettere.
Io rispetto chi è a favore del nucleare come il ministro Romani, però non sento affatto la loro stessa tranquillità e credo che come me non la sentano gli italiani. Credo che oggi si possa dire in maniera laica, senza pregiudizi, che il nucleare non conviene né sul piano economico, né su quelli della sicurezza, dell’ambiente, della salute e che ci sono sistemi alternativi per produrre la stessa quantità di energia con minori danni, più sicurezza e meno spesa.
Se è vero come è vero che il petrolio prima o poi finisce, è anche vero che pure l’uranio prima o poi finisce. Se è vero come è vero che dobbiamo acquistare il petrolio all’estero, è anche vero che pure l’uranio dobbiamo acquistarlo all’estero. Se è vero come è vero che una centrale nucleare produce un certo quantitativo di energia, è anche vero che ci sono tecnologie più avanzate, come il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico, che sono in grado di produrre la stessa quantità di energia con minor danno. Se è vero come è vero che in Giappone c’è stata una imprevedibile scossa di terremoto, è vero pure che questo può succedere anche in Italia. L’Italia è un Paese a forte rischio sismico e quando si tratta della salute non si guardano le percentuali di rischio: si sceglie una sola percentuale, quella dello 0%.
Io contesto il fatto che oggi ci sia bisogno di ricorrere al nucleare, e questo non lo dico solo io ma lo dicono tecnici ed economisti. Se non ci fosse stato il referendum dell’87 oggi anche in Italia ci sarebbero molte centrali nucleari. Ma anche se quelle centrali ci fossero, oggi ci dovremmo porre il problema di fermarci a riconsiderare le cose, come stanno facendo qui paesi dove le centrali ci sono. La Francia, la Germania, la Svizzera oggi hanno detto: “Fermiamoci un attimo e rivediamo tutti i nostri interventi in materia di nucleare”.
Ma questa, oggi in Italia, grazie a Dio non è più una decisione che spetta ai politici. Col referendum sarà una decisione dei cittadini italiani che possono fare da motore e da apripista rispetto agli altri Paesi che stanno intorno a noi, per dire che non conviene più ricorrere al nucleare: il rischio non vale la candela.
Noi dobbiamo fare un grande lavoro all’interno della Ue e a livello mondiale. Il commissario europeo all’energia ha detto: “Tutto ciò che si riteneva impensabile è avvenuto”. Vuol dire che non possiamo escludere nulla neppure in Europa e dobbiamo ripensare tutto quel che è stato detto sinora.
Rispetto a tutto questo il nucleare conviene o non conviene? Io dico che è un disastro economico e per l’ambiente e che è un rischio troppo grosso in un Paese a forte incidenza di terremoti come l’Italia. Abbiamo due fonti di energia inesauribili, il vento e il sole. Dobbiamo davvero andare a infilarci in una fonte energetica di cui ci manca la materia prima, l’uranio, e che è così pericolosa? In questi casi il rischio può essere solo o pari a zero o pari a zero. Tutto il resto è una sciocchezza. Un gioco che non vale la candela.
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14 Marzo 2011
Sul nucleare l'Italia va indietro
Tutte le altre realtà con un passato nucleare, come la Germania, vanno oltre; noi andiamo all'indietro. L'energia atomica è di grande attualità, ma noi le firme contro il ritorno al nucleare le abbiamo raccolte l'anno scorso. Questa la mia intervista a La Stampa sul tema.

Onorevole, dal centrodestra invitano a non fare sciacallaggio...
Si vorrà dare atto a questo partito spesso bistrattato, l'Italia dei Valori, che, avendo disposto la raccolta delle firme l'anno scorso, dimostra che non c'è nessun sciacallaggio sui fatti di oggi. Non siamo approfittatori ma semmai preveggenti.
Il vostro è un no tout court al nucleare o un no a questo piano del governo?
E' un no che deriva dall'evoluzione tecnologica dell'energia eolica, solare, geotermica, delle biomasse. E' una falsa verità anche dire che col nucleare si risparmia, visto che non abbiamo in Italia un grammo di uranio o plutonio.
Al referendum dell'87 lei come votò?
Votai contro il nucleare. Oggi ne sono convinto più che mai perchè non solo resta il pericolo, ma, appunto, ci sono sistemi alternativi più puliti, sicuri ed economici.
Sono sufficienti? Non c'è il rischio di restare troppo dipendenti dall'estero?
L'Idv ha presentato anche varie proposte di legge per creare incentivi alla produzione industriale e abitativa di energia alternativa. Faccio notare che la Germania prevede di produrre l'80 per cento dell'energia dal sole e dal vento, il 15 per cento dal petrolio e solo il 5 dal nucleare.
Ma su un tema così tecnico, su cui gli stessi specialisti sono spesso divisi, non c'è il rischio che il popolo faccia scelte di corto respiro sull'onda dell'emozione?
Proprio perchè è una questione tecnica, c'è l'evidenza che non c'è sicurezza nel nucleare e si è invece sviluppata la produzione di energia alternativa, più sicura, più economica e meno pericolosa, i cittadini ragionano non di pancia, ma per quello che dicono gli scienziati: si può trovare di meglio.
Fatto sta che il referendum sul nucleare potrebbe 'trascinare' il quorum anche di quello contro il legittimo impedimento...
Quello che io chiedo è che i partiti facciano i preti e non gli spretati. Il fedele ha tutto il diritto di andare o non andare in chiesa, ma sarebbe una violazione quella di un prete che invitasse a non andare a messa. Rispetto chi è per il nucleare, ma trovo biasimevole il politico che invita a non andare a votare, e quel ministro che trucca le carte rendendo difficile l'esercizio di voto: perchè il referendum non lo si fa il 15 maggio con le amministrative, o al limite il 29, e invece si buttano 300 milioni di euro? Questo sì è sciacallaggio.
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22 Gennaio 2011
Nucleare: bugie e propaganda
Anche se la viltà e l’insipienza di tante anime morte tengono ancora formalmente in piedi il suo governo, l’epoca del caimano è vicina alla sua fine. Già così ci lascerà in eredità moltissimi frutti avvelenati, ma nel momento del declino Berlusconi e i suoi obbedienti ministri si preparano a fare anche di peggio. Ignorando come al solito la volontà popolare, che si era già espressa con un referendum dal risultato inequivocabile, vogliono riportare in Italia quell’energia nucleare che era stata messa alla porta dai cittadini con il loro libero voto.
Le bugie e la propaganda del governo stanno già raccontando che il nucleare sarà la soluzione a tanti problemi, che finalmente avremo più energia pulita e la pagheremo molto di meno. Nelle loro favole il nucleare sembra la chiave per trasformare l’Italia nel paese della cuccagna.
Non è vero niente! Sul nucleare ha completamente ragione lo spot di Greenpeace che abbiamo messo sul nostro sito dell’Italia dei valori: non è la soluzione di niente. E’ “il problema senza soluzione”.
Il nostro governo non ha nessuna idea di dove mettere le scorie che sono velenosissime. Non si chiede perché nessuna azienda ha mai voluto investirci un soldo senza essere coperta dagli aiuti statali. Racconta balle quando promette che le bollette scenderanno.
Il bello è che ormai in tutto il mondo si stanno cercando e sperimentando soluzioni diverse, come l’energia eolica o quella solare. La modernità ha già scommesso sulle energie alternative: però da noi un governo vecchissimo e arretrato, che ha sacrificato la ricerca e per questo ha perso ogni contatto con la modernità vuole ridare fiato all’energia più pericolosa e meno economica di tutte.
Nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico Romani si è incontrato con il suo omologo francese Eric Besson, che ha promesso a lui e alla presidente di Confindustria Marcegaglia l’aiuto del governo francese per convincere gli italiani ad ingoiare senza un fiato il nucleare.
Il governo e quelle aziende che vogliono il nucleare perché pensano sempre ai loro profitti, e mai alla salute e alla sicurezza dei cittadini, sanno benissimo che sulla strada del ritorno al nucleare c’è un grossissimo ostacolo. E’ il referendum promosso da noi dell’Italia dei valori, che permetterà ai cittadini di decidere loro se vogliono davvero ritrovarsi con una centrale nucleare dietro l’angolo di casa e e con le strade invase non più solo dai rifiuti come oggi, ma dalle scorie nucleari.
Per convincerli a fare il contrario del loro interesse, Berlusconi userà tutte le sirene della propaganda, le sue televisioni, i giornali che anche quando non rispondono a lui devono fare gli interessi dei loro proprietari che in nome del profitto sono complici di questa manovra a favore del nucleare. Ma noi abbiamo dalla nostra parte la coscienza civile di un paese che è molto più avanti del suo governo e della sua classe politica. Quel paese dobbiamo iniziare a organizzarlo, perché solo nelle urne del referendum potremo battere di nuovo i veleni nucleari.
Per questo oggi siamo andati nella sala della Pace della provincia di Roma, per l’incontro del comitato promotore della legge di iniziativa popolare sulle energie alternative. Il referendum e quella legge sono due facce di uno stesso progetto sul fronte dell’energia: quello che mira a fornire una soluzione, non a creare nuovi e più che mai irrisolvibili problemi.
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11 Gennaio 2011
Rischi e pericoli del nucleare
Ho già spiegato la mia posizione sul cosiddetto Forum Nucleare, spiegando come costoro mistifichino la realtà forti dell’appoggio delle lobby economiche che pagano profumatamente la loro campagna di disinformazione. Questa lettera pubblicata oggi dal quotidiano Il Fatto illustra bene il pensiero di moltissimi cittadini italiani sulla questione. E’ di una cittadina preoccupata. Gli stessi cittadini che daranno forza al referendum proposto dall’Italia dei Valori per ri-abrogare (dopo la vittoria di 20 anni fa) il nucleare in Italia.
Posizioni come questa sono, nel nostro Paese, maggioritarie ma trovano poco spazio sugli altri quotidiani che spesso sono finanziati proprio dalle aziende della lobby nuclearista.
Rischi e pericoli del nucleare
Stimato Direttore, stamani a "Prima Pagina", la telefonata di un ascoltatore ci ha informati che Green Peace ha reso noto quanto è accaduto in una miniera del Niger, che appartiene al gigante nucleare francese Areva, dove 200.000 litri di fanghi radioattivi si sono riversati nel suolo circostante, ovviamente contaminandolo e producendo un incalcolabile danno ecologico. Nessuna testata italiana (sembra!) ha dato la notizia che in un Paese normale, avrebbe sicuramente meritato la prima pagina.
Quindi, a proposito del futuribile nucleare in Italia, il "riconvertito" Sig. Chicco Testa, che sta inviando subdoli spot a go-gò (si presume a nostre spese!) nei cinema, sugli schermi televisivi e occupando paginate intere di giornali, ci dovrebbe anche illuminare sull'"insicurezza" delle scorie e del raccapricciante pericolo che le stesse rappresentano per l'intera umanità.
Sappiamo quali enormi interessi economici si nascondono dietro a progetti così impegnativi ed onerosi e sappiamo anche quanto il nostro Paese sia inadeguato, per l'improbabilità della sua classe dirigente e della "nostrana" malavita, sempre in agguato, quando girano somme di denaro ingenti. Abbiamo o no il sacrosanto diritto d'esserne gravemente preoccupati e soprattutto speranzosi che il nucleare sia finalmente bandito dall'Italia e, forse utopistica-mente, dall'intero pianeta?
Marina Benaglia
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28 Aprile 2010
Nucleare: sara' la loro Caporetto
In Italia non ci sarà mai il nucleare. Posso assicurare al governo che perseverare su questa linea, in questi termini, sara' la sua Caporetto. La legge italiana deve essere cambiata. Non e' possibile che in una democrazia venga sconfessato, da un manipolo di affaristi, un referendum che ha portato l’80% dei votanti ad esprimersi contro il nucleare. Ciò che viene abrogato da un referendum, dovrebbe essere reintrodotto solo tornando ad interpellare direttamente la popolazione, o in alternativa, la più ampia rappresentanza della stessa, ossia il Parlamento e non Sarkozy né Putin.
Questo esecutivo tradisce perfino i propri elettori. La dimostrazione sta nel fatto che, durante le elezioni regionali, è stata sospesa qualsiasi campagna pro-nucleare salvo poi riprendere il discorso nella villa privata di Berlusconi. Perfino i governatori delle regioni cadute nella trappola del centrodestra, rifiutano che sia lo Stato a decidere sull’ubicazione delle centrali.
Cari cittadini state molto attenti e siate informati poiché solo così potrete resistere ad un anno di ‘lavaggio del cervello’ che il Presidente del Consiglio diabolicamente chiama “sensibilizzazione”. Noi faremo altrettanto per il bene del Paese ma non disponiamo di sei reti unificate e dunque chiediamo il vostro aiuto per sensibilizzare amici, familiari e vicini di casa (stampa e diffondi il nostro volantino).
Il nucleare è fallimentare sotto tutti i punti di vista, soprattutto dal punto di vista economico. Una centrale nucleare, infatti, opererebbe costantemente in perdita, con un impatto pesante sul debito pubblico e sulle bollette degli italiani. Per costruirla ci vorrà circa un decennio e potrà operare al massimo per una ventina d’anni. Le sue scorie radioattive, che avranno tempi di smaltimento millenari, le pagheremo per tutto il tempo di stoccaggio, oppure saranno affidate da politici disonesti alla ‘ndrangheta per affondarle nei mari di casa nostra.
Questo governo propone almeno quattro centrali nucleari per produrre l’8% di fabbisogno energetico nazionale: tutto ciò è demenziale. Un esempio perfetto del fallimento del nucleare è la Francia. Nella nazione d’Oltralpe si sono verificati, infatti, oltre 100 incidenti in un anno . La Francia, inoltre, affonda le scorie in acque internazionali o le stocca in Africa e in Siberia. Se non fosse per l’utilizzo militare, lo stesso Sarkozy cestinerebbe il nucleare dall’oggi al domani.
E allora, se il Presidente del Consiglio non accetterà di fare un passo indietro, manifesteremo anche in Francia per sensibilizzare i cittadini sul fatto che sono correi del pericolo verso il quale gli italiani saranno esposti in futuro. Tutto questo perché la Francia ha venduto all’Italia una tecnologia fallimentare che segnerà il futuro di intere generazioni.
E’ importante intraprendere ora una scelta strategica e vincente in campo energetico per evitare di drenare finanziamenti, ricerca e tecnologia, alle vere ed uniche fonti del futuro: le energie rinnovabili. Il fatto che un cittadino, con un pannello solare di pochi decimetri quadri, possa mettere alla porta l’Enel e le sue bollette, risparmiando centinaia di euro l’anno, dovrebbe bastare per far comprendere loro chi sarebbero gli unici soggetti a guadagnare con il ritorno del nucleare.
L’Italia dei Valori ha scelto la via del referendum contro il nucleare, contro la privatizzazione dell’acqua e contro il legittimo impedimento, ed avvierà la raccolta firme su tutto il territorio nazionale a partire dal 1 maggio, per restituire la parola e la dignità ai cittadini.
Il governo tenterà di fare il ‘lavaggio del cervello’ ai cittadini per salvare i suoi affari, noi faremo informazione per salvare il Paese e chiediamo a tutte le forze politiche e della società civile di schierarsi con chiarezza o contro o a favore del nucleare, invitandole a contribuire alla raccolta firme. Il referendum contro il nucleare è la linea di demarcazione tra chi vuole tutelare il popolo italiano e chi persegue, invece, tornaconti economici.
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12 Febbraio 2010
Si scrive centrodestra, si legge nucleare

Ieri la Polverini, candidata presidente alla regione Lazio per il Pdl, ha giocato sulle parole per infinocchiare gli elettori: "Ricordo che si sta ultimando la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord a carbone pulito (da olio combustibile). Pertanto ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di installare nuove centrali nucleari". Ci sono due menzogne in sole tre righe.
La prima nelle parole "carbone pulito" che non esiste, è come chiamare termovalorizzatore un inceneritore.
La seconda è che lei non si è detta contraria al nucleare, si è limitata a esprimere l’opinione che “non ce ne bisogno del nucleare nel Lazio”, quindi se Scajola o Berlusconi gli dicono il contrario, anche senza alzare i toni, allora una centrale in riva al Tevere potrebbe anche mettercela?
Anche il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, ha finto di dargli man forte: lo ha fatto consapevole che quelle parole avrebbero ingannato i cittadini e magari destato l’ammirazione del presidente del Consiglio per la loro scaltrezza.
Per impedire al nucleare l’ingresso nel Paese servono azioni concrete. Il referendum proposto dall’Italia dei Valori è l’unica strada per fermare il nucleare di Berlusconi. Solo se tutti i cittadini ci aiuteranno a promuovere la raccolta firme e a fare una corretta informazione sui rischi di questa scelta energetica scellerata avremo la concreta possibilità di farcela.
Ogni regione in mano al Pdl e alla Lega renderà esecutivo il decreto del Governo ostacolando il referendum: questa è una certezza. Ogni regione sottratta alla maggioranza di Governo sarà un passo verso la riaffermazione del referendum dell’87 che vietava l’impianto di centrali nucleari in Italia. I governatori di Sardegna, Sicilia e Abruzzo sono fantocci del centrodestra capitolino e per quanto fingano il contrario sanno già che apriranno le porte ai reattori. Mentre il referendum compie il suo percorso, solo la determinazione delle Giunte regionali potrà rappresentare l’ultima ancora di salvezza.
L’Italia dei Valori garantirà un’adeguata ed efficace azione di contrasto al nucleare, poiché è una priorità nel nostro programma insieme a altri temi per il rispetto della vita e del territorio come l’acqua pubblica, la raccolta differenziata e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Non ha senso dire che il nucleare non entra in una regione se poi ce lo ritroviamo nella regione confinante, l’obiettivo quindi deve essere raggiunto regione per regione, nessuna esclusa. Non fatevi ingannare qualora sentiate in campagna elettorale candidati come Formigoni, Zaia, Cota e Caldoro che si dichiarano contrari al nucleare. Magari lo sono, ma non alzeranno un dito per non farlo entrare in regione.
L’Italia dei Valori è contraria al nucleare e si batterà con tutte le forze affinché venga archiviato. E non sarà isolata nella difesa dei cittadini, anzi questo obiettivo sarà condiviso dalla coalizione di centrosinistra nelle singole regioni in cui si vota, Campania compresa. Scusate se è poco.
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10 Febbraio 2010
Il NO al nucleare passa per le regionali
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto sui criteri per localizzare i siti nucleari. Il documento stabilisce che saranno le imprese interessate a decidere i siti per la realizzazione degli impianti. Viene altresì detto che la dislocazione delle centrali non sarà resa nota se non dopo le elezioni regionali. Questo significa che il Governo ritiene che il nucleare faccia perdere voti ai partiti che lo sostengono. Ora gli italiani non hanno scuse, il 28 e 29 marzo non possono ignorare e mentire a loro stessi dicendo che non erano informati: i possibili governatori di regioni che cadranno in mano al centrodestra dovranno subito chinare il capo, garantendo la massima collaborazione per l’avvio dei cantieri per la costruzione degli impianti nucleari. E non finisce qui. Anche le Regioni che non ospiteranno le centrali avranno i loro problemi. Alcune di queste, infatti, dovranno ospitare lo stoccaggio delle scorie radioattive per qualche migliaio di anni. L’atteggiamento menzognero del Governo è stato appoggiato in pieno dalla Lega Nord, che ha fatto del federalismo il proprio vessillo politico salvo poi tradire gli elettori dagli scranni capitolini.
Il primo obiettivo dell’Italia dei Valori rimane quello di tenere lontano il nucleare dal Paese poiché è una tecnologia fallimentare e sappiamo benissimo che la presenza di una centrale mette a rischio la salute di tutti i cittadini.
L’Italia dei Valori raccoglierà le firme per il referendum per un No al nucleare. Ma quello che mi disturba di più è il fatto che il Governo abbia ignorato l’esito della consultazione dell’87 alla faccia del voto espresso dalla maggioranza degli italiani. Trovo che sarebbe stato più giusto il processo inverso: cioè chiunque vuole riportare il nucleare in Italia, Paese in cui è stato abrogato, si assume il coraggio e l’onere di richiamare i cittadini alle urne. Dopo tutto gli italiani pagano ancora nelle bollette un miliardo di euro l’anno per la gestione delle scorie stoccate prima del referendum.
Invito i lettori del blog, in attesa dell’organizzazione per la raccolta firme del referendum in tutta Italia, a sostenere la petizione di Greenpeace dal sito www.nuclearlifestyle.it e a leggere le informazioni riportate nel sito.
Mi chiedo infine: ma se il piano delle undici centrali non sarà operativo prima dei prossimi trent’anni, per quale motivo i cittadini devono sottostare alla scelta di persone che non vedranno neanche il compimento del progetto?
E’ giusto che siano i giovani a scegliere per il proprio futuro.
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8 Agosto 2009
Il nucleare è morto in culla
“Entro il 2015 il mercato delle centrali solari termodinamiche farà segnare crescite a due cifre, per un valore globale di 10 miliardi di euro” sono le parole di un dirigete della Siemens, colosso tedesco, che investirà cifre blu nelle tecnologie legate al solare e lo farà proprio in Italia, a Siracusa.
ll pianeta muove verso le energie rinnovabili ed investe tutto in quella direzione, il futuro è là, lo hanno fiutato tutti, anche la Francia che ci ha rifilato una tecnologia nucleare vecchia di trent’anni. Lo stesso Obama nei giorni scorsi ha aperto linee di finanziamento all’automotive per lo sviluppo delle tecnologie no-petrolio.
“Ma l’America è lontana” cantava Lucio Dalla ed effettivamente oggi l’Italia è più vicina all’Iran che non agli Stati Uniti con la mozione n° 1-00155 dei senatori Gasparri, Nania e Dell’Utri che invita il governo, in sostanza, a dirottare gli investimenti dal solare termodinamico al nucleare.
Nel frattempo l’italiano Rubbia in Spagna sta realizzando il progetto di una centrale a ciclo solare termodinamico per cui Siviglia nel 2013 sarà la prima città europea con un distretto di 700.000 abitanti a disporre soltanto di energia solare termodinamica.
Questo Governo è inadeguato, politicamente morto, socialmente anacronistico e guidato da uomini incompetenti e disinteressati a temi come l’ambiente, le energie rinnovabili, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, settori che potrebbero offrire centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente appetibili in ambito internazionale. Ed invece l’Italia è ferma, anzi in caduta libera, con un Pil che toccherà per fine anno un -8% nella migliore delle previsioni, una disoccupazione che infrangerà la barriera del 10%, fabbriche ed attività produttive pronte ad abbassare le saracinesche dopo le ferie e finanziamenti miliardari senza obiettivi che affosseranno ulteriormente il debito pubblico. Tutto frutto di una colossale incompetenza che costituirà una pesante ipoteca per il futuro dei nostri figli
Il nucleare morto in culla, non si farà mai, Silvio Berlusconi non taglierà mai il nastro di nessuna centrale, se non altro per questioni temporali, in compenso tutto questo “cinema” sull’energia frutterà qualche miliardo di euro dello Stato e della Comunità europea a qualche impresa filo-governativa, ma costerà agli italiani un ritardo incolmabile nei confronti degli altri Paesi in tema di sviluppo delle energie rinnovabili e, come al solito, andremo a “rimorchio”, in campo energetico, ancora per un paio di secoli.
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13 Maggio 2009
Piemonte, Puglia e Sardegna a rischio nucleare: grazie Berlusconi

Sardegna, Puglia e Piemonte sono le tre regioni che ospiteranno quattro delle almeno undici centrali nucleari necessarie a produrre il 25% dell’energia elettrica nazionale: è di oggi l’annuncio-provocazione del Governo.
Tre le regioni designate, ma a queste se ne aggiungeranno delle altre, i cui nomi, magari, conoscerete a sorpresa dopo le elezioni del 6 e 7 giugno. Questo accordo bilaterale tra Silvio Berlusconi e il Governo francese è illegittimo.
Sempre oggi, al Senato, è stato approvato l'ultimo dei quattro articoli del ddl 'sviluppo ed energia' che di fatto riapre la corsa all'atomo, cioè quello che istituisce l'Agenzia per la sicurezza nucleare.
L’8 e 9 novembre 1987 gli italiani votarono per il referendum “contro il nucleare”, ed anche se quei quesiti non facevano espresso riferimento all’abrogazione di leggi che consentissero la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano, nei fatti, solo un truffatore potrebbe non riconoscere che manifestavano la volontà del popolo italiano di non sposare il binomio futuro-nucleare.
Il futuro, lo ripetiamo, è nelle energie rinnovabili. Questa strategia è ormai condivisa da tutte le nazioni più importanti del pianeta, anche se non è funzionale alla gestione clientelare e privatistica del governo.
Se pensiamo, inoltre, alle tragedie degli ultimi 50 anni avvenute nel nostro Paese, dovute a calamità naturali come alluvioni e terremoti o all’altissima densità della popolazione, la scelta del nucleare è da interpretarsi come un attentato alla salute e all’incolumità dei cittadini.
Dopo gli intellettuali e l’intellighenzia scendano in campo i cittadini sardi, piemontesi e pugliesi togliendo il loro voto a questa maggioranza, a qualsiasi livello: amministrativo europeo e nazionale.
PS: Venerdì 15 maggio potrete seguirmi in diretta streaming dal blog, sarò in piazza, a Palermo, per sostenere Sonia Alfano, il 16 a Bologna, il 23 a Napoli e, nei prossimi giorni, sarò in altre decine di piazze in tutta Italia, fino alle elezioni del 6 e 7 giugno. Vi invito a seguirmi nelle dirette streaming che presenterò di volta in volta dal blog.
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2 Aprile 2009
Non c'e' futuro nel nucleare - seconda parte
Non c'è futuro nel nucleare. L'ho già ribadito più volte pubblicamente da quando Berlusconi ha deciso, in barba al referendum del 1987, di riportare indietro il Paese di ben 22 anni.
Il futuro è nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, come stanno dimostrando ingenti investimenti per queste tecnologie nei Paesi più sviluppati del mondo. Il nucleare è fallito, come hanno dimostrato i numeri di tutti i Paesi che hanno vissuto questa esperienza. Se l'Italia continuerà su questa strada si troverà tra 20 anni a smantellare una costosissima industria e ad acquistare le nuove tecnologie del rinnovabile da altri Paesi, esattamente come sta avvenendo ora con il nucleare francese.
Pubblico la seconda parte dell'intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, che con i numeri dà ragione all'Italia dei Valori che si è spesa a favore delle nuove forme di energia.
Testo dell'intervista
Claudio Messora: "In Spagna entro il 2010 installereanno 20GW di generazione elettrica eolica, che soddisferà ben il 15% del fabbisogno energetico nazionale. In Italia invece si insiste a sostenere la tecnologia nucleare. Quelli che vogliono le grandi centrali dichiarano che non è possibile produrre tutta l'energia necessaria e a partire dalle rinnovabili. Questo dato è giustificato oppure è confutabile?"
Giuseppe Onufrio: "Noi abbiamo degli obiettivi europei al 2020. Noi in Italia consumiamo circa 330, 340 miliardi di chilowattora. Nel 2020 ne consumeremo circa 430, se la tendenza resta quella attuale. Dovremmo quindi produrre 50 miliardi di chilowattora in più dalle fonti rinnovabili. Questi 5o miliardi sono più del nucleare del governo che arriverà a 42, 45 miliardi. Quindi con le 4 centrali francesi si farebbe comunque di meno di quello che dobbiamo comunque fare con le rinnovabili in Italia. Di questi 50 miliardi di chilowattore, metà si possono fare tranquillamente con l'eolico. E' stato già dimostrato da uno studio fatto dall'associazione del vento, che ha calcolato il potenziale effettivo in Italia. Il potenziale effettivo è anche superiore: da qui al 2020 si possono fare 16.000 MW che produrrebbero circa 27 miliardi di chilowattore. Il resto si può fare aumentando un po' il geotermoelettrico, aumentando un po' l'idroelettrico che non è tantissimo ma si può fare qualcosa, aumentando le biomasse e il biogas. L'altro aspetto importante è l'efficienza. La prima fonte rinnovabile che abbiamo davanti a noi è consumare di meno a parità di servizi prodotti. L'esempio classico e più stupido è quello della lampadina a incandescenza, che verrà messa al bando dal 2011. Consuma cinque volte l'energia che consuma una fluorescente compatta. Ci sono i led che sono tecnologie potenzialmente ancora più efficienti. Un motore industriale efficiente consuma il 40% in meno di elettricità di un motore industriale non efficiente. E' una questione di standard. Questo non piace molto a chi costruisce centrali. Chi costruisce centrali è interessato a vendere. E' come uno che produce patate: le vuole vendere. Quindi non è molto interessato a che le si risparmi. Se non tocchiamo l'efficienza, se non introduciamo dentro ai nostri scenari energetici l'efficienza, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Ma con l'efficienza ce la possono fare. Solo per il 2020, gli obiettivi del 20-20-20 sono il 20% di efficienza, il 20% di rinnovabili, il 20% di riduzione di emissioni. Il 20% di efficienza nel settore elettrico vale circa 100 miliardi di chilowattore. Quindi efficienza e rinnovabili valgono il triplo energeticamente rispetto al nucleare del governo. In prospettiva il problema è adesso di capire cosa accadrà in Italia. Noi abbiamo una industria del gas che ha già avviato degli investimenti di ampliamento delle condotte che portano il gas in Italia. Ci sono vari progetti di rigassificatori, e noi noi siamo contrari alla tecnologia della rigassificazione. Il punto è che se tutti i progetti che ci sono oggi in campo in Italia andassero in porto, noi al 2020 avremmo quasi il doppio del gas che ci serve. Se c'è tutto questo gas che arriverà da fonti diverse, in parte con i tubi, in parte con le navi, e abbiamo la possibilità di fare efficienza e rinnovabili in queste proporzioni, in Italia non c'è spazio per il nucleare. Quindi Berlusconi o comincia a fermare i progetti del gas o attacca gli obiettivi europei sulle rinnovabili. Cos'ha fatto Berlusconi? Ha attaccato gli obiettivi sulle rinnovabili. Qui, come anche in Inghilterra, oggi il vero conflitto è facciamo l'eolico o facciamo il nucleare? Facciamo le rinnovabili o il nucleare? Non c'è spazio per tutti. Non è che l'elettricità è una cosa che potete conservare in scatola. L'elettricità va sulla rete e dev'essere consumata. Le normative delle rinnovabili danno precedenza alle stesse proprio perchè le rinnovabili hanno impatti bassi. Noi siamo convinti che le fonti rinnovabili, solare, eolico, biomasse sostenibili, geotermia, energia dalle maree, su cui stanno già cominciando a lavorare in Portogallo e in altri paesi, sono il futuro. Siamo contrari a continuare a dare soldi alle vecchie lobby che cercano di resistere e di farci consumare più energie (in Francia il nucleare è stato sostenuto da politiche di spreco dell'energia. Tutti gli impianti di riscaldamento delle case in Francia sono elettrici, proprio per giustificare una grande domanda di elettricità). Bisogna eliminare dal dibattito italiano questi elementi di propaganda nucleare che ci fanno perdere un sacco di tempo. Sono basati su cifre false che sono quindi anche un inquinamento del dibattito democratico che è in capo al governo e all'ENEL in particolare. Sulle fonti rinnvabili e sull'efficienza possiamo fare moltissimo. E' un treno su cui possiamo ancora salire, su questo si gioca non soltanto il futuro ambientale del pianeta ma è anche l'unica risposta seria alla crisi economica che ormai è globale. Nel piano di Obama il nucleare non c'è più, mentre ci sono almeno 60 miliardi di dollari tra incentivi è fondi freschi per le fonti rinnovabili e per l'efficienza energetica. Quattro miliardi e mezzo serviranno a rendere efficienti gli edifici governativi che sono il primo concliente che consuma energia negli Stati Uniti. Se le amministrazioni pubbliche cominciano ad introdurre degli standard per l'illuminazione degli uffici si può tranquillamente risparmiare il 50% di energia con i sistemi innovativi. Se anche in Italia si introducessero degli standard di mercato per cui certe tecnologie vengono eliminate e si fa spazio a tecnologie più efficienti, è chiaro che il mercato cambia. In Inghilterra, qualche anno fa il governo introdusse l'obiettivo di installare un milione di caldaie a gas, a condensazione che è la tecnologia più efficiente. In due anni il costo di queste caldaie innovative è stato tagliato del 30%, grazie all'intervento pubblico. Obama, di quei 60 miliardi rivolte a fonti rinnovabili e all'efficienza, mezzo miliardo servirà per riqualificare 70.000 lavoratori in due anni, perchè il mercato di questi nuovi oggetti deve essere costruito con installatori, progettisti, manutentori. Non è solo hardware, ma è anche l'organizzazione del mercato. Quella è la sfida interesssante. C'è anche una speranza in più. Visto che il debito degli Stati Uniti lo finanziano la Cina e altri paesi asiatici, e siccome nel pacchetto Obama l'unica parte nella quale è possibile fare qualche scambio di tecnologie e qualche scambio politico è proprio quella verde, è possibile che anche la Cina, dovendo finanziare questa operazione negli Stati Uniti, cercherà di ricavarne dei benefici tecnologici. Questo è importante, perchè se la base tecnica per rispondere alle sfide del clima, le sfide dell'energia, dovesse rafforzarsi, allora si potrebbe creare un asse Stati Uniti - Europa - Cina, allora anche il tema ambientale potrebbe vivere una grande svolta globale. L'Italia invece è governata da un piccolo Bush che guarda più al passato che al futuro. Il nostro paese per fortuna è meglio di come viene rappresentato."
Articoli precedenti:
- Non c'e' futuro nel nucleare - prima parte
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20 Marzo 2009
Non c'e' futuro nel nucleare
Pubblico il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. Ascoltata la testimonianza di Onufrio il cittadino non ha alcun dubbio: non c'è futuro nel nucleare. Il governo Berlusconi IV ci allontana dal vero sviluppo energetico di cui abbiamo bisogno e ci spinge su binari lontani dalle energie rinnovabili, unica vera opportunità nei prossimi decenni. Alle elezioni europee di giugno torniamo in Europa, con le energie rinnovabili.
Sommario dell'intervista:
Le origini del dibattito
I costi reali del nucleare
Il problema della sicurezza
L'accordo Berlusconi-Sarkozy
Conclusioni
Claudio Messora: "Sono con Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, per parlare di nucleare, perchè dopo il referendum abrogativo dell'87, recentemente c'è stato questo accordo fantomatico, il memorandum of understanding Berlusconi - Sarkozy, che rilancia la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Qui a Greenpeace cosa se ne dice in merito?"
Giuseppe Onufrio: "Innanzi tutto cerchiamo di capire da dove proviene questo dibattito, che è nato alcuni anni fa, negli Stati Uniti e in Inghilterra. In questi paesi, che non hanno avuto alcun referendum e sono in particolare i paesi che hanno inventato questa tecnologia, da trent'anni non si costruiscono più nuovi reattori. Tutti gli investimenti privati sono stati orientati nel ripotenziamento e ammodernamento di vecchi impianti. La privatizzazione è assoluta, c'è una libertà economica totale, ma nonostante questo non ci sono nuovi impianti in costruzione. Questo perchè dopo Chernobyl, ma soprattutto quando si è cominciato a privatizzare il settore, sono venute fuori un po' di magagne, anche in campo economico. Il nucleare costa molto di più di quanto si dice. Il grafico che vedete è il numero dei reattori messi in rete dal '67 al 2006. Lasciamo perdere il nucleare. Se questo grafico lo applichiamo a qualcuque merce, uno capisce che è un mercato che ha avuto un boom e poi è crollato. Cosa accade? Che questi reattori dovranno essere sostituiti prima o poi, perchè per quanto si possano spendere soldi per allungargli la vita, prima o poi vanno chiusi. La vita media dei reattori oggi è di ventidue anni. Vengono prima messi in sicurezza e poi c'è una fase che dura diverse decine di anni durante i quali si aspetta che la radioattività diminuisca. poi vengono smontati per poi essere messi nei depositi insieme alle scorie, perchè la parte metallica dei reattori si attiva durante il funzionamento. E ancora non c'è un deposito che funziona. L'unico sul quale stavano lavorando gli Stati Uniti, lo Yucca Mountain, è stato chiuso perchè presenta troppi problemi.
Ma torniamo un po' al dibattito americano. Il dibattito americano è iniziato nel 2003/2004 con vari rapporti tecnici alla fine dei quali nel 2005 Bush intriduce degli incentivi abbastanza importanti. Teniamo presente che il costo medio di produzione del chilowatt ora è intorno ai 5/6 centesimi di dollaro. Bush introduce un incentivo per il nucleare di un centesimo e otto, per i primi seimila megawatt, e vari altri incentivi sotto forma di fondi assicurativi nel caso in cui la costruzione ci metta più tempo, per coprire i possibili rischi finanziari per le imprese. Questo non basta. Nel 2007 Bush introduce 18 miliardi e mezzo di dollari di linee di credito a tasso agevolato, e anche questo secondo gli analisti finanziari negli Stati Uniti può bastare per rifare due impianti al massimo, mentre ce n'è qualche decina che da qui al 2025 verranno chiusi. Quindi il dibattito viene fuori da questa stranezza. A noi, come italiani, forse non sembra tanto strano, ma negli Stati Uniti l'idea che i fondi pubblici, dei contribuenti, vengano usati per delle aziende private, per una tecnologia che ha sessant'anni, quindi non è una tecnologia nuova che va incentivata, è una tecnologia che è nata con la seconda guerra mondiale, è una cosa molto scandalosa. Quindi si è avviato tutto un dibattito, anche perchè questo tema dell'invecchiamento dei reattori nel mondo non c'è solo negli Stati Uniti o in Inghilterra che deve chiudere otto reattori, ma è un tema generale. C'è quindi la discussione degli incentivi pubblici nei mercati liberalizzati, poi c'è un elemento europeo che è legato alla Francia. La Francia ha liberalizzato, tra virgolette, nel senso che è una situazione di monopolio che con una direttiva è stata costretta a passare alla liberalizzazione, ma il costruttore di centrali, Areva, ancora per l'87% è pubblico, e questo costruttore pubblico non ha tanti ordinativi. Questo EPR di cui si parla in Italia... sono macchine delle quali ancora non ne funziona neanche una. Sono macchine di cui ci sono solo due cantieri, uno in Finlandia, uno in Francia. E' come se in Italia qualcuno fosse venuto a proporre un'automobile nuova che nessuno ha mai visto funzionare e di cui nessuno sa il prezzo. Quello che noi contestiamo è l'assenza di dibattito nel nostro paese."
Giuseppe Onufrio: "Mentra l'amministratore delegato dell'ENEL Conti racconta alla stampa italiana, dallo scorso maggio allo scorso ottobre, che questi reattori da 1650W, quindi come unità singola la più grande nucleare mai costruita, costano dai tre miliardi ai tre miliardi e mezzo. Dallo scorso autunno si è corretto e ha detto: quattro miliardi. Negli stessi mesi, il capo dell'Enel tedesca, che si chiama EON, Wulf Bernotat, al Times diceva: "Guardate che costa fino a sei miliardi, però questo nel caso in cui facciamo le centrali nelle vecchie isole nucleari, quindi il sito è già preparato, e quindi voi smantellate i vecchi reattori pagando di tasca vostra". Quindi già sui costi economici noi siamo di fronte a una manipolazione dell'informazione, non si capisce perchè in italia questi reattori, con la stessa tecnologia, costino meno che in Inghilterra, mentre il dibattito negli Stati Uniti sulla tecnologia americana (oggi grosso modo abbiamo due macchine che si confrontano. Una è francese, all'origine anche un po' tedesca, e l'altra è americano-giapponese) porta costi ancora più alti. Negli Stati Uniti si parla di costi ancora più alti: si parla di costi che sono per mille megawatt nell'ordine di otto miliardi di dollari. Se rapportiamo i sei miliardi di euro sui 1650 Megawatt vediamo che negli Stati Uniti il costo è ancora superiore. Perchè il pubblico italiano è trattato come una massa di bambini che non sanno leggere l'inglese o che non vanno su internet? Siamo di fronte a una manipolazione e facciamo credere agli italiani che con il nucleare la bolletta scende. Non è vero! Se guardiamo le stime del dipartimento americano dell'energia, le ultime uscite del 2008, vediamo che il nucleare costa più o meno come l'eolico, e costa abbastanza di più del carbone e del gas. La cosa interessante intanto è vedere che l'incentivo introdotto da Bush equivale al triplo della differenza che c'è tra gas e nucleare. Voglio che sia chiaro, nelle stime del governo americano il nucleare costa più del gas, non costa meno. Se voi immettete energia nucleare sulla rete, la bolletta costa di più, non diminuisce. Vediamo altresì che il costo di capitale, nel nucleare come nell'eolico, è altissimo. Quali sono le ipotesi che il geoverno americano ha messo per calcolare il costo di capitale del nucleare? In sostanza, prendono circa due miliardi e mezzo di dollari per mille megawatt, e sono calcoli che non includono i costi finanziari: una centrale nucleare ci vogliono dieci anni per costruirla, poi si va in banca e ci sono tutti gli interessi. L'agenzia Moodys ha valutato che non sono due miliardi e mezzo, ma sono sette miliardo e mezzo i costi, tutto incluso. Questa cifra è stata poi confermata da un progetto reale, una delle utility americane, per accedere a quei diciotto miliardi e mezzo di dollari, ha fatto un budget plan di otto miliardi per ogni mille megawatt. Quindi vediamo che il costo di capitale vero è almeno tre volte ciò che dice il governo americano, e nonostante questo fatto di tagliare il 65% del costo effettivo, comunque ottiene delle cifre superiori... Ora, dov'è che il nucleare poi conviene. Conviene se vi regalanon la centrale, o se ve la danno a basso costo. A quel punto il nucleare è convieniente perchè il costo di funzionamento è più basso delle altre fonti. in particolare poi l'altro problema è lo smantellamento e la gestione delle scorie. E' un problema legato soprattutto alla stabilità dei fondi che vanno accumulati durante il funzionamento della centrale. In Inghilterra, dove questi fondi sono stati creati, al fine di risolvere il problema della sistemazione delle scorie e della bonifica dei siti contaminati, l'impianto di Sellafield ha oggi, per quanto riguarda i conti pubblici inglesi (chi poi smantella tutto è sempre lo stato. Le aziende hanno diversi schemi con cui accumulano capitali che poi vanno utilizzati) un buco di settantatre miliardi di sterline. Un buco di 73 miliardi di sterline inerentemente alla gestione delle scorie e della sistemazione dei siti contaminati. E' un buco che grava sulle generazioni che non hanno avuto alcun beneficio da quelle tecnologie.
L'altro aspetto riguarda questo fatto: lei oggi ordina un centrale EPR, che è costruita per durare sessant'anni. A parte il fatto che l'uranio è desinato a finire prima, tra autorizzazione e costruzione ci si mettono non meno di dieci anni. In Finlandia volevano mettere quattro anni, poi se va bene ce ne metteranno nove. In Italia ci vorranno se va bene dieci anni. Passano quindi dieci anni, poi ci sono sessant'anni di funzionamento, e poi normalmente si tiene la centrale per vent'anni per fargli scaricare un po' di radioattività, e anche per ridurre i costi dei rischi dello smantellamento. Questi piani finanziari quindi per accantonare delle risorse per la sistemazione futura devono guardare a quasi un secolo. Oggi ordiniamo qualche cosa il cui esito finale verrà gestito tra novant'anni, e ci prendiamo la responsabilità di accantonare fondi che poi devono essere gestiti, e sappiamo che l'economia può creare voragini improvvise, non è la prima volta che fondi che sono stati investiti vengono bruciati da una crisi economica. Corriamo il rischio di lasciare alle generazioni successive un bel regalo, scaricando costi e problemi a loro per qualcosa di cui, forse, avremo beneficiato noi."
Giuseppe Onufrio: "L'EPR poi, in particolare ha questo aspetto: utilizza combustibile misto uranio e plutonio. Brucia molto il combustibile, quindi produce più prodotti di fissione del normale, per cui è stato valutato da rapporti indipendenti commissionati dalla stessa EDF che è l'ENEL francese e da altre aziende che le scorie, a seconda dei vari radionuclidi che sono i figli della fissione dell'uranio, avranno da 4 a 11 volte più quantità di quelle delle scorie convenzionali. In più, si tratta di oggetti che non sono mai stati visti. Ci fidiamo dell'esperienza francese, ma la storia del nucleare ci insegna che ogni filiera nucleare pone problemi diversi rispetto a quelli della generazione precedente."
Claudio Messora: "Tra l'altro le centrali di terza generazione riducono la frequenza con la quale si verificano gli incidenti, ma qual'ora questi incidenti si dovessero verificare, sarebbero estremamente più gravi per via della loro capacità di dispersione sul territorio di sostanze radioattive."
Giuseppe Onufrio: "Per questa ragione che dicevo, cioè il combustibile è più bruciato. I prodotti della fissione sono di più. In Finlandia, dove c'è il primo cantiere, cioè la prima centrale costruira, intanto i costi erano partiti da un budget di tre miliardi e due, ed è già stato certificato un aumento di un miliardo e sette. Abbiamo già superato il 50% di aumento del costo, e si va verso il raddoppio. Inoltre per ogni mese di cantiere si è accumulato un mese di ritardo, quindi ci sono tre anni di ritardo. Per recuperare i tempi stanno facendo delle cose piuttosto discutibili anche sul piano della sicurezza. Noi sappiamo che l'autorità di sicurezza finlandese ha già riscontrato 2100 non conformità in cantiere, cioè lavori fatti in maniera difforme dal progetto autorizzato. Se andiamo a guardare non sono formalità o piccoli particolari, parliamo della densità del cemento della base del reattore, fatta con eccesso di acqua, parliamo della parte interna della cupola del reattore, una struttura di acciai speciali che è la prima barriera in caso di incidente, e quindi se la pentola a pressione dentro cui sono tutte le barre dovesse avere dei problemi, la prima barriera è questa cupola. E' stata affidata a una ditta tedesca che l'ha subappaltata a una ditta polacca specializzata in chiglie pescherecci. Questa ditta ha fatto le saldature a mano, che in campo nucleare è abbastanza discutibile, gli spessori non erano uguali da una parte e dall'altra. Ha tagliato i buchi per i tubi nel posto sbagliato, poi questo pentolone si è rovinato in cantiere per una tempesta, l'hanno rifatto in fretta e furia non sappiamo bene con quali criteri di sicurezza. Abbiamo scoperto che una ditta francese che doveva fare le saldature dei tubi del circuito primario, perchè l'acqua che va in turbina non è la stessa di quella che va dentro i reattori dove ci sono le barre di uranio. C'è un circuito primario e uno secondario. Il circuito primario è molto delicato perchè è proprio l'acqua che entra dentro al reattore, che viene fatta scaldare sotto pressione e poi produce vapore. Questa è acqua che nel circuito gira a più di 150 atmosfere, e i tubi sono saldati alla base del cemento armato rinforzato del reattore con delle placche. Secondo il progetto la saldatura doveva avere uno spessore di trenta millimetri. Sul cantiere si è visto che la saldatura aveva uno spessore di venti millimetri. La ditta francese che ha lavorato, ha lavorato per un anno senza il responsabile della sicurezza. Questo per dire che non stiamo parlando del trentacinquesimo cantiere in cui sono andate le aziende che sono rimaste fuori. Stiamo perlando del primo cantiere, dove le aziende si giocano la loro credibilità.
Oggi in Finlandia un sondaggio dice che il 48% contro il 37% sono contrari a un ulteriore espansione del nucleare. Questo perchè le polemiche intorno alla costruzione del cantiere sono state grandissime."
Giuseppe Onufrio: "Berlusconi firma questo accordo con Sarkozy. Per capire le cose bisogna un po' storicizzare. Cos'ha fatto Sarkozy prima? I francesi sono in realtà disperati perchè non hanno ordinativi. Hanno un cantiere in Finlandia e un secondo in Francia, quello francese è partecipato dall'ENEL al 12,5%. Sarkozy è andato in Marocco e in Algeria a proporre questa tecnologia che è gia complicata in un paese come l'Italia, figuriamoci in un paese che ha meno esperienza del nostro. Sarkozy, prima dell'accordo con Berlusconi, ha annunciato un terzo reattore. Bisogna fare attenzione ai particolari: a noi sembra normale che un rappresentante dello stato annunci la costruzione di un nuovo impianto nucleare. Guardate che il mercato è liberalizzato. Ad annunciare un nuovo reattore non può essere il Presidente della Repubblica: deve essere un'azienda elettrica. E per altro questo annuncio è stato dato in maniera strana per la Francia, perchè normalmente in Francia c'è una tradizione di consultazione delle popolazioni. C'è una fase preparatoria in un cui ogni impianto viene discusso. Da questo punto di vista la Francia ha una tradizione abbastanza demomcratica e trasparente, hanno gestito il nucleare in modo abbastanza civile. Con la popolazione hanno un rapporto di consultazione vero. Dopodichè arriva l'accordo con Berlusconi. In realtà gli unici che possono forse comprare qualche reattore sono gli inglesi che devono chiudere otto centrali, che sono già arrivate, ma in Inghilterra in questo momento EDF, l'Enel francese, interviene sul piano energetico inglese, attaccando gli obiettivi per le rinnovabili e per l'eolico, sostenendo che con tutte queste rinnovabili non c'è spazio per il nucleare."
Giuseppe Onufrio: "Dobbiamo avere chiaro tutti che il nucleare non è stato cancellato dagli ecologisti. Il nucleare è stato cancellato dal mercato e dal fatto che dopo sessant'anni i costi sono cresciuti anzichè diminuire, e soprattutto tutti i problemi dalla gestione delle scorie ad avere oggetti intrinsecamente sicuri non sono stati risolti. Nemmeno la proliferazione atomica, tant'è vero che appena l'Iran fa un impianto tutti si preoccupano. Questa tecnologia non è democratizzabile perchè facilmente può portare alla produzione di bombe, quindi l'uso militare è molto imparentato con quello civile. La Francia per quarant'anni è stata fuori dalla NATO. La Francia su quel nucleare ha basato la forza militare, e tutto il ciclo del conbustibile nucleare e la sua gestione è ancora in mano ai militari. La Francia è l'unico paese che continua a produrre plutonio, che come sapete ha degli usi civili molto limitati e fondalmentalmente è un materiale per le bombe. Gli Stati Uniti hanno cessato la produzione di plutonio nel 1977 con Carter e non l'hanno mai più ripresa.
Quindi noi siamo di fronte a una tecnologia che è in crisi, richiede molti soldi laddove il mercato è liberalizzato e dove non c'è stato alcun referendum, e soprattutto questo dibattito rischia di farci perdere il treno delle rinnovabili e dell'efficienza. Questi quattro reattori proposti dal governo produrranno, semmai verranno fatti, 42 o 45 miliardi di chilowattora. Gli obiettivi europei per le rinnovabili solo nel settore elettrico sono di 50 miliardi in più nel 2020. E se guardiamo anche all'efficienza, cioè sostituire le apparecchiature con cui utilizziamo l'energia con apparecchiature più efficienti, il potenziale tecnico e gli obiettivi sarebbero dell'ordine dei 100 miliardi. Quindi fonti rinnovabili e efficienza hanno un potenziale in Italia triplo, più che triplo del nucleare, e da un punto di vista occupazionale occupano almeno dieci volte di più."
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