25 Agosto 2010
Libri etico-compatibili
La Mondadori è una casa editrice ottenuta da Berlusconi corrompendo ai tempi giudici ed avvocati (Previti, Metta, Pacifico, Acampora). E’ scritto nella sentenza della Cassazione del luglio 2007. Oltre vent’anni di appropriazione indebita del più grosso Gruppo Editoriale italiano.
Nonostante Andreotti abbia a suo tempo costretto Fininvest a restituire parte delle aziende del Gruppo (La Repubblica, l’Espresso e alcuni giornali locali) alla Cir di De Benedetti, la Mondadori rimane oggi nelle mani di Silvio Berlusconi che però deve pagare per il furto un indennizzo alla stessa Cir di 750 milioni di euro.
Non solo, la stessa azienda deve al fisco 350 milioni di euro. In questi giorni, sui giornali, si legge che la Mondadori potrà liquidare la maxi-multa per evasione con appena 8,6 milioni grazie ad un decreto ad aziendam (numero 40), approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio.
I fatti appena citati sono incontrovertibili e non possono essere ignorati da chi scrive libri per la casa editrice. Gli autori della Mondadori ricevono compensi e stipulano accordi con una società posseduta da un corruttore, che utilizza le leggi per raggirare lo Stato e ledere la concorrenza. Ignorare questo dettaglio significa promuovere il concetto secondo il quale i compensi con cui Mondadori remunera i suoi autori sono largamente superiori al danno etico che il conflitto di interessi produce sulla loro pelle. Ciò non toglie che nella società ci lavorino persone di qualità ed oneste e che “tengono famiglia”, come alcuni autori sostengono.
Questo schema opportunistico, tipicamente italiano, ci ha condotti allo stallo dei valori democratici ed etici che oggi questo governo rappresenta.
Gli autori che pubblicano con Mondadori fanno una scelta, oltre che editoriale, anche sociale.
Il fatto che Berlusconi legiferi per la Mondadori e la Mondadori si serva delle sue leggi per evitare i versamenti d'imposta con cui lo Stato eroga anche i servizi al cittadino non può passare in cavalleria con lo slogan “business is business”.
Il fatto che la Mondadori sia stata acquisita con metodi illegali (la corruzione), e quindi abusivamente posseduta, rende paradossali alcune pubblicazioni di autori che affrontano temi importanti quali la legalità, la lotta alla criminalità, l’ambiente. Su questo aspetto invito Roberto Saviano, che stimo per il suo impegno contro la criminalità organizzata, a valutare (se non lo ha già fatto) case editrici alternative per la pubblicazione del suo prossimo libro.
Il fatto che la Mondadori, grazie al Presidente del Consiglio e proprietario, possa trarre vantaggi fiscali, e dunque competitivi, sul mercato a scapito della libera concorrenza e delle altre case editrici, non può essere ignorato da chi scrive e da chi legge.
Invito gli autori, dunque, a valutare bene quale sia la merce di scambio quando decidono di pubblicare con la Mondadori. Sappiano che in gioco non ci sono solo le copie vendute e le royalty retrocesse ma ben altri valori non commerciabili. Stesso invito rivolgo ai lettori nell’acquistare.
Dopo tutto, lo stesso Presidente del Consiglio invitò gli industriali a non fare pubblicità sui giornali che, a suo avviso, “mentivano” ostacolando la propaganda di governo.
Con una visione dei valori agli antipodi dalla sua, in questo caso ritengo sia giusto chiedere agli autori di non pubblicare con Mondadori e ai lettori di orientarsi verso l’acquisto di libri “etico-compatibili”.
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28 Luglio 2010
Pdl polare
Ieri scrivevo di Verdini. Lo invitavo a rimanere nel suo partito, il Pdl, nonostante le tensioni interne di chi lo avrebbe voluto espellere.
La permanenza nel partito degli indagati rappresenta un po' un marchio di riconoscimento per gli elettori alle urne. Il presidente del Consiglio, qualche ora dopo, commentando un'operazione dei carabinieri, probabilmente provato dalla fatica, si sbilanciava comicamente con un: “La legalità è la mia stella polare”. Una stella offuscata, si direbbe, dando un'occhiata a quelle che, sulla carta, compongono poi il Pdl, partito di cui è presidente.
Il Fatto Quotidiano ha stilato, con tanto di dettagli, un elenco esaustivo di "stelle polari" da non seguire. Lo ripropongo di seguito. Ecco cos'è il Pdl e chi hanno mandato in parlamento coloro che lo hanno votato. Ecco cos'è la politica ai tempi di Berlusconi.
L'elenco pubblicato da "Il Fatto Quotidiano"
Abrignani Ignazio (deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.
Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.
Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.
Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.
Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova P3.
Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.
Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per concorso in bancarotta fraudolenta.
Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e truffa.
Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.
Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta sulla P3.
De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.
De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e favoreggiamento della camorra e corruzione.
Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa.
De Luca Francesco (deputato): è stato indagato per tentata corruzione in atti giudiziari: il clan camorristico dei Guida si sarebbe rivolto a lui per un processo in Cassazione.
Farina Renato (deputato): ha patteggiato 6 mesi (pena commutata in una multa di 6.480 euro) per favoreggiamento nel processo per il sequestro di Abu Omar.
Fasano Vincenzo (senatore): condannato a 2 anni per concussione nel 2007, pena indultata.
Firrarello Giuseppe (senatore): arrestato e condannato in primo grado a Catania a 2 anni e 6 mesi per turbativa d’asta per le tangenti sulla costruzione dell’ospedale Garibaldi. Poi prescritto.
Fitto Raffaele (deputato e ministro): rinviato a giudizio per sei reati, prosciolto per altri cinque. Ancora aperti 2 casi di corruzione, un illecito nei finanziamenti ai partiti, 1 peculato da 190 mila euro e 2 abusi d’ufficio.
Grillo Luigi (senatore): L’assemblea del Senato ha negato l’uso delle intercettazioni nell’ambito della Banca popolare di Lodi. Prescritto a Genova per truffa per la Tav.
Landolfi Mario (deputato): è stato indagato per corruzione e truffa. Nella stessa inchiesta 5 pentiti chiamano in causa Nicola Cosentino.
Matteoli Altero (senatore e ministro): rinviato a giudizio per favoreggiamento riguardo un abuso edilizio all’isola d’Elba. La giunta della Camera ha negato l’autorizzazione a suo carico.
Messina Alfredo (senatore): è stato indagato per favoreggiamento nella bancarotta di HDC.
Nania Domenico (senatore): condannato nel 1980 a 7 mesi per lesioni quando militava neigruppi di estrema destra. Condannato in primo grado per abusi edilizi. Poi prescritto.
Nespoli Vincenzo (senatore): accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L’aula del Senato ha negato l’arresto.
Nessa Pasquale (senatore): accusato di concussione, il pm aveva chiesto l’autorizzazione all’arresto.
Paravia Antonio (senatore): arrestato per corruzione nel 1995, prescritto nel 2004.
Proietti Cosimi Francesco (deputato): è stato indagato a Potenza con Vittorio Emanuele per la truffa ai Monopoli. Roma ha archiviato. È stato indagato anche nella Capitale per il filone legato agli ambulatorie alla ex signora Fini Daniela Di Sotto.
Russo Paolo (deputato): archiviato per l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa quando era Presidente della Commissione parlamentare rifiuti. È stato indagato anche per violazione della legge elettorale.
Scapagnini Umberto (deputato): è stato indagato per abuso di ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei a Catania.
Sciascia Salvatore (senatore): condannato a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, quando era capo dei servizi fiscali gruppo Berlusconi, alcuni ufficiali della Gdf.
Simeoni Giorgio (deputato): è stato indagato per associazione a delinquere e corruzione per le tangenti sanità nel Lazio.
Speciale Roberto (deputato): condannato in appello a 18 mesi per peculato da parte della Procura militare perché da comandante della Gdf ha utilizzato per scopi personali aerei della Fiamme Gialle.
Tomassini Antonio (senatore): medico, condannato a 3 anni per falso: durante un parto una bambina nacque cerebrolesa ma lui contraffece il partogramma.
Valentino Giuseppe (senatore): è stato indagato per favoreggiamento, si sospetta che abbia rivelato a Ricucci che era intercettato quando era sottosegretario alla giustizia. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni.
Verdini Denis (deputato e coordinatore): indagato per l’inchiesta sulle Grandi opere, ora anche per la P3.
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27 Luglio 2010
Verdini di vergogna
Denis Verdini ha lasciato la presidenza del Credito cooperativo fiorentino. Il coordinatore nazionale del Pdl è indagato, con Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino, Flavio Carboni e Massimo Lombardi, per violazione della legge sulla costituzione di società segrete nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3.
Si è dimesso dal suo incarico bancario e non dal partito."Non avrei alcun motivo per dimettermi dal Pdl", ha affermato, uscendo dalla Procura di Roma dopo nove ore di interrogatorio.
Sono rare le occasioni in cui mi trovo d’accordo con le dichiarazioni di uomini come Verdini e stavolta posso dire di esserlo.
Non reputo opportuno, infatti, a differenza del presidente della Camera, che Verdini debba lasciare il Pdl. Anzi, mi auguro che tutti gli indagati del Pdl restino con Verdini e nel Pdl, per fare un unico e grande partito dei disonesti, piuttosto che vederli riciclarsi da una bottega all'altra pur di far perdere tracce agli elettori e la memoria storica al Paese.
Non è Verdini a dover lasciare il Pdl. Non lo ha fatto Cosentino, non lo ha fatto Matteoli. E soprattutto non lo ha fatto Berlusconi, uno che di logge, corruzione e tangenti se ne intende. Sono gli italiani che devono lasciare il Pdl.
Per me l’importante è che questi signori abbandonino le istituzioni al più presto, e qualsiasi carica o responsabilità di pubblico interesse. E, se da un canto certi individui devono rimanere nel partito che meglio li rappresenta, altri dovrebbero prenderne rapidamente le distanze.
Il presidente Fini e i suoi sostenitori, che sotto attacco di alcuni giornali e vengono accusati di essere “manettari come Di Pietro”, devono al più presto abbandonare gli impresentabili compagni di viaggio che hanno ordito le leggi “salva cricca”, dal legittimo impedimento al disegno di legge sulle intercettazioni. Con la prima, si mettono le alte cariche dello Stato al riparo dalla legge. Con il secondo si tutelano i partiti e i loro affari dalle inchieste più scomode. Il legittimo impedimento protegge i Vip, il ddl sulle intercettazioni protegge i galoppini.
Votare la sfiducia al governo da parte dei finiani, appello che ho loro rivolto in queste ore, potrebbe essere l’inizio di questo necessario distinguo tra chi vuol fare politica in modo etico e chi, nella moralità, vede solo una vuota demagogia.
Condotta quest’opera di separazione della gramigna dal grano sarà più facile, per i cittadini, nonostante una legge elettorale che non consente di esprimere la preferenza diretta, sapere quale partito sia ricettacolo di corrotti e quali altri possano offrire, se non la certezza, almeno la speranza, di votare facce pulite.
E' proprio per protestare contro l’iniqua manovra varata dal governo e per contrastare la legge sull’eliminazione delle intercettazioni, a cui il bluff degli emendamenti dell'ultima ora non ha cambiato veste, che domani con la Cgil e dopodomani con il popolo viola e la Fnsi, l’Italia dei Valori manifesterà in piazza Montecitorio. Manifestare per la legalità, in questo caso, oltre ad essere un diritto, è anche un dovere.
Dopodomani, inoltre, depositeremo presso la Cassazione le firme raccolte per i tre referendum abrogativi: sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell’acqua e sul nucleare.
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25 Luglio 2010
A proposito di me

Oggi vi parlo di me. Lo faccio perché ritengo doveroso informare l’opinione pubblica di un fatto che mi riguarda e di cui, lo scorso mese di giugno, tutti gli organi di informazione avevano dato notizia con ampie aperture in prima pagina. Ora, invece, a vicenda conclusa, in molti fanno finta di non sapere.
Ricordate? Il mese scorso tutti gli organi di informazione dettero la notizia che la Procura della Repubblica di Roma aveva aperto un’indagine nei miei confronti per truffa e falso. Questo a seguito di una denuncia in cui si sosteneva che io avrei truccato le carte per intascare i rimborsi elettorali che il partito “Italia dei Valori – Lista Di Pietro” aveva ricevuto a titolo di rimborso elettorale.
La notizia dell’iscrizione del mio nome nel registro degli indagati era vera e, pertanto, hanno fatto bene i giornali e le TV ad informare l’opinione pubblica. Altrettanto bene hanno fatto i magistrati a mettermi sotto inchiesta: ero stato denunciato ed era – per loro – doveroso accertare come stavano in realtà i fatti. Meno bene hanno fatto alcuni specifici organi di informazione (mi riferisco soprattutto ai giornali berlusconiani) che hanno “sparato” la notizia in prima pagina dando per scontato che io avessi davvero commesso le cose per cui ero accusato. Tutto questo senza riferire che si trattava di una denuncia sul cui contenuto già altre volte, ben tre volte, il giudice penale aveva disposto l’archiviazione per totale insussistenza dei fatti.
Ma, ripeto, ad un uomo politico e ad un personaggio pubblico - quale io sono - può capitare sia di finire sui giornali che di dover rendere conto alla magistratura ed all’opinione pubblica del suo operato e ciò è capitato anche a me (in questa come in molte altre occasioni). Non me ne sono fatto un cruccio, quindi, né mi sono messo ad imprecare contro i magistrati che mi avevano messo sotto inchiesta né ho sparato al vento accuse di complotti o ritorsioni. Anzi, dissi subito – e lo ribadisco anche ora – che sono ancora pronto a stringere la mano ai miei accusatori di ieri e di oggi qualora essi – almeno ora, alla luce degli accertamenti svolti dalla magistratura - ne accettino le conclusioni.
Ma quali sono le conclusioni a cui è pervenuta la Procura di Roma? Nessuno lo sa perché nessun organo di informazione, ad eccezione de ‘Il Fatto Quotidiano’, ne ha dato notizia. Lo faccio io, allora: l’inchiesta si è conclusa ed il Pubblico Ministero ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale, anche questa volta per totale insussistenza dei fatti.
Le accuse erano due ed a questo punto – per capire bene di cosa stiamo parlando - è doveroso riepilogarle:
- a dire dei denuncianti, io avrei dichiarato il falso (in violazione dell’art. 479 del codice penale) davanti al notaio di Roma il 1.12.2003, affermando che il codice fiscale n. 900245590128 fosse riferibile al partito dell’Italia dei Valori mentre esso farebbe capo ad una associazione privata avente lo stesso nome del partito ma del tutto diverso da esso;
- sempre a dire dei denuncianti, io avrei dirottato (in violazione dell’art. 640 del codice penale) a questa asserita associazione privata i contributi elettorali ricevuti nel periodo 2004 – 2007 dal partito IDV a titolo di rimborso elettorale per le elezioni al Parlamento europeo del 2004.
Trascrivo qui di seguito cosa ha riscontrato al riguardo la Procura della Repubblica di Roma, rinviando alla lettura integrale della richiesta di archiviazione qui allegata, per un migliore approfondimento (scarica e leggi il pdf - 1 Mb):
“dalla informativa della Guardia di Finanza e dalla documentazione acquisita è emerso che le quote elettorali maturate dall’anno 2004 all’anno 2007 sono state regolarmente versate sul c/c bancario acceso presso la Banca di Credito Bergamasco sito in Bergamo ed intestato al partito Italia dei Valori-Lista Di Pietro. Non appare configurabile, di conseguenza, una non trasparente gestione di tali fondi, atteso che gli stessi risultano depositati presso il conto corrente bancario intestato al partito, circostanza questa che non consente di ritenere ipotizzabile il delitto di cui all’art. 640 c.p. per assoluto difetto degli elementi oggettivi e soggettivi”. Il P.M. dice anche di più: “dalla documentazione acquisita emerge che i fondi erogati e depositati sul conto corrente di IDV non risultano poi essere transitati su altri conti intestati a diverse persone giuridiche”;
“dalla documentazione acquisita risulta che il codice fiscale è stato attribuito con provvedimento del Ministero delle Finanze al partito IDV: non può pertanto ritenersi falsa l’affermazione resa davanti al notaio di Roma in data 1.12.09 in quanto realmente quel numero di codice fiscale è stato attribuito al partito Italia dei Valori con provvedimento del Ministero delle Finanze fin dall’anno 2003. Si deve pertanto escludere l’esistenza di quelle condotte censurabili che si evidenziano nell’esposto, con conseguente insussistenza del reato di cui all’art. 479 c.p.”.
Questi sono i fatti, così come riscontrati dall’Autorità giudiziaria. Le conclusioni a cui essa è giunta mettono una pietra tombale sulle mille illazioni che sono state fatte circolare a proposito della gestione finanziaria dell’Italia dei Valori.
Invito tutti ad avere fiducia nella magistratura e ad affidarsi ad essa per far valere le proprie ragioni. Ah, dimenticavo: questa strada possono sceglierla solo coloro che sanno di non aver commesso nulla di male. Gli altri preferiscono la scorciatoia della denigrazione dei giudici e delle leggi ad personam! Ma questo dimostra che, appunto, non tutti i politici sono uguali.
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24 Luglio 2010
Anticorpi? Non ne sarei così sicuro
Stamattina sono stato ospite di SkyTg24. In video, e col testo che segue, ripropongo uno stralcio dell'intervista che ho rilasciato a Diletta Giuffrida.
Ha fatto bene il Presidente della Repubblica a lanciare l'allarme sulle squallide consorterie, ma che l'Italia abbia gli anticorpi è ancora tutto da dimostrare
Già all'inizio degli anni Novanta, era stato scoperto il sistema gelatinoso inerente l'intreccio fra affari-politica e affari-politica-mafia.
Ma le persone coinvolte in quel sistema sono ancora lì. Anzi. Si sono appropriate delle istituzioni e le utilizzano per fare leggi, provvedimenti, e prendere decisioni proprio per rafforzare il loro potere. Dunque, prima di dire che nel nostro Paese ci sono gli anticorpi, bisogna avere il coraggio di scovarli e dargli spazio per abbattere il male. Sono convinto che ci sia bisogno di un partito della legalità che metta insieme persone perbene contro le persone "permale". Prima che sia troppo tardi.
Perché il vero rischio non è la corruzione di pochi politici, ma quella di molti italiani. Dobbiamo preoccuparci del modello piduista che ha conquistato le coscienze.
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22 Luglio 2010
L'elisir contro le forze occulte

Sono contento che l’idea di non procedere con logiche di lottizzazione per l’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura – da me proposta per primo – stia prendendo piede.
Noi dell’IDV non abbiamo intenzione di partecipare alla spartizione di poltrone da parte dei partiti per sistemare proprie pedine all’interno del CSM ed abbiamo invitato anche gli altri a seguire il nostro esempio. Nessun parlamentare o ex parlamentare, a nostro avviso, dovrà essere nominato all’interno del CSM.
Abbiamo proposto anche i nomi: il prof. Vittorio Grevi, (che vediamo bene anche come Vice Presidente del CSM), il prof. Gustavo Zagrebelsky, il dott. Bruno Tinti, il dott. Francesco Saverio Borrelli, il prof. Franco Cordero e altri del loro stesso calibro culturale e professionale. Costoro – se scelti – non saranno visti come “nominati” da noi o da qualche altro partito, ma semplicemente scelti in virtù della loro storia e della loro professionalità.
Per questo sono felice che anche Micromega abbia rilanciato questa nostra posizione come la più utile per il bene del Paese.
Solo agendo in questa maniera, lontano dalle logiche spartitorie e di lottizzazione, riusciremo ad uscire da questa spirale che vede i partiti tentare di condizionare ogni ambito della vita sociale, culturale e istituzionale.
Proprio in questi giorni stiamo vedendo che le logiche della P2 sono ancora attive e, purtroppo, ben funzionanti. Il loro obiettivo è e sarà sempre quello di controllare e inquinare istituzioni e media per creare centri di potere utili a una ristretta cricca.
L’innesto di personalità di alta statura giuridica e morale nel CSM è l’unico elisir utile ad esorcizzare ogni tentativo di condizionare la magistratura da parte di forze occulte e massoniche.
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21 Luglio 2010
Csm, l'Idv non si candida alle poltrone

Il Parlamento, in seduta comune, è chiamato ad eleggere i componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura. Al riguardo, è sotto gli occhi di tutti come i partiti si stiano muovendo per scrivere l’ennesima brutta pagina della lottizzazione delle poltrone e del potere. Noi dell’Italia dei Valori dobbiamo denunciare questo andazzo anche al fine di evitare che si faccia di tutta l’erba un fascio.
Ciò premesso, segnalo qual è la nostra posizione su questa questione:
1 - l’Italia dei Valori non partecipa e non intende partecipare alle riunione che si stanno svolgendo nel retrobottega del Parlamento finalizzate alla spartizione di poltrone da parte dei partiti per sistemare proprie pedine all’interno del CSM;
2 - IDV non presenta né presenterà nominativi di propri esponenti politici come candidati a tali poltrone;
3 - IDV si batte e si batterà per estirpare la cattiva abitudine del Parlamento di nominare, come componenti laici del CSM, esponenti politici, siano essi parlamentari in carica o trombati da sistemare. Ciò perché, inserendo persone portate a prendere decisioni più per partito preso che per intima convinzione (almeno questa è l’impressione che tali nomine danno all’esterno), si lede l’autonomia dell’organo di autogoverno della magistratura;
4 - IDV si impegna a non votare per nessun candidato proveniente da precedenti esperienze parlamentari o da attività politiche, da qualsiasi partito egli provenga;
5 - tra i nominativi che IDV intende indicare – ma solo se gli interessati ci permetteranno di farlo – cito quelli del prof. Vittorio Grevi, (che vediamo bene anche come Vice Presidente del CSM), del prof. Gustavo Zagrebelsky, del dott. Bruno Tinti, del dott. Francesco Saverio Borrelli, del prof. Franco Cordero e di altri dello stesso calibro culturale e professionale;
6 - IDV condivide, infine, la determinazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di demandare al nuovo CSM il compito di giudicare, ed eventualmente sanzionare, il comportamento dei magistrati che hanno avuto rapporti con la nuova P3, in quanto tra gli attuali componenti del CSM ce ne sono alcuni coinvolti e, quindi, in conflitto di interessi.
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19 Luglio 2010
Borsellino: sconfitta di Stato
Sono a Palermo per ricordare Paolo Borsellino e la sua scorta, a diciotto anni da quel giorno funesto, in via D'Amelio.
In via D’Amelio e a Capaci saltarono in aria i valori dello Stato, non soltanto le macchine investite dalle esplosioni.
Aveva ragione Antonino Caponnetto, fondatore del pool antimafia di cui facevano parte Borsellino e Falcone, quando, ripreso a caldo dalle telecamere, disse con la voce strozzata dal dolore: «E' finito tutto, è finito tutto» (guarda il video).
Borsellino, così come Falcone e molti altri dopo di loro tra forze dell’ordine e fedeli servitori dello Stato, furono uccisi da facce ancora senza volto che sappiamo essere oggi nelle istituzioni.
Celebrare questa giornata è un dovere morale per un Paese in cui la legalità sembra essersi dissolta nell'acido, ascoltando le sentenze e le testimonianze registrate nei processi degli ultimi anni.
Un senatore della Repubblica che definisce "veri pentiti" due assassini come i fratelli Graviano (guarda il video), può bastare per farci capire chi siede oggi in Parlamento.
Dov’è la legalità? La legalità rappresenta ancora un valore per gli italiani? O è rimasto solo un gruppo di cosiddetti “manettari” a difenderla?
Se Borsellino fosse tra noi, oggi, avrebbe un gran da fare, forse. Certamente, però, sarebbe ancora vivo.
Nel XXI secolo la criminalità non ha più bisogno di uccidere, poiché elegge i suoi rappresentanti in Parlamento, li colloca nella magistratura, nelle Forze dell’Ordine, nell’imprenditoria.
E se Paolo fosse arrivato a scoprire realtà scomode, allora sarebbe stato semplicemente rimosso dall’incarico come è successo con de Magistris, Apicella, Forleo. Ma sarebbe ancora vivo.
Borsellino è morto nel '92 perché rappresentava gli italiani che non volevano trattare con la criminalità.
Oggi essere un rappresentante della criminalità organizzata significa essere importanti e muovere le sorti del Paese. Oggi avere rapporti con la criminalità ti garantisce un posto in prima fila, un posto da senatore o addirittura da sottosegretario. Un posto al sole, insomma.
Oggi la criminalità è arrogantemente presente in ogni settore ed è la prima industria del Paese.
E’ presente più dello Stato tra la popolazione, offre lavoro, appalti, soldi e fortuna, e celebra anche lei la morte di Borsellino distruggendone le icone che lo ricordano.
Le sculture dei due giudici danneggiate a Palermo ricordano uno Stato contrapposto alle mafie, una contrapposizione superata dal dialogo e dalla collusione odierni.
Se Paolo fosse riuscito a portare a termine il suo lavoro, tenendo lontano lo Stato dalle mafie, vivremmo in un'Italia diversa.
Borsellino aveva gli strumenti per cambiare le cose, e intorno a lui c’era una popolazione che lo sosteneva. Nel cuore dei cittadini lui era un eroe, mentre coloro che lo volevano ammazzare erano topi che si muovevano all’ombra delle fogne.
Oggi gli incontri tra politici e criminali avvengono alla luce del sole. I topi sono usciti allo scoperto e sono entrati in Parlamento.
Paolo in quel 19 luglio non aveva intorno solo la sua scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) ma tutti gli italiani.
Per questo con l'uccisione di Borsellino ha perso l'Italia intera.
Le agende rosse innalzate in cielo, oggi a Palermo, devono essere un punto da cui ripartire. Gli italiani, in questo giorno di ricordo, hanno una grande occasione per riflettere. I vari Dell’Utri, Cuffaro, Cosentino sono il prodotto di una deriva democratica per cui diversi servitori dello Stato hanno perso la vita negli anni '90.
Il miglior omaggio alla memoria di Borsellino che i cittadini possano fare è quello di assumersi l’impegno di rigettare i topi nelle fogne. E con loro chi gli ha aperto i tombini.
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18 Luglio 2010
Lo statista del male

Tutti continuano a parlare dell’importanza della libertà di stampa, ma di questi tempi con questo Presidente del Consiglio, che ha asservito a sé l’intera informazione in Italia, diventa difficile richiamare questo principio. Berlusconi, e ciò è chiaro a tutti, fa un uso distorto delle funzioni assegnategli dalla Carta Costituzionale e utilizza il suo ruolo per trarne profitto personale.
Il conflitto d’interessi che pende sul Presidente del Consiglio rischia di diventare la tomba della nostra democrazia. La responsabilità di tutte le forze politiche, esclusa l’Italia dei Valori, che non hanno voluto risolverlo, nemmeno durante la scorsa legislatura, è grandissima.
E’ una questione che va di pari passo con quella della legge elettorale attuale. Disposizioni che hanno ridotto le nostre Camere a serve del padrone e del Cesare di turno. Infatti, grazie a quella legge, la maggior parte dei parlamentari ha annullato la propria coscienza e dimenticato il senso di responsabilità che dovrebbero avere di fronte ai cittadini.
Il dittatorello di Arcore ordina e i suoi fedeli obbediscono. Così il TG 1 propina solo ciò che riportano le veline di Palazzo Chigi, sbianchetta la voce dell’Italia dei Valori e parla di un Paese che non esiste.
In Parlamento la situazione è analoga: Berlusconi chiama e i suoi fedeli eseguono: presentando norme per garantire l’impunità al dittatorello e per eliminare gli ultimi residui di libertà. Così ci ritroviamo il disegno di legge intercettazioni con lo scopo di mettere il bavaglio ai giornalisti, di bloccare il lavoro dei magistrati e di zittire uno degli ultimi baluardi del sistema informazione, ossia la rete.
Non so se in Parlamento riusciremo a rivoltare come un calzino questo provvedimento liberticida, ci proveremo con tutte le forze, ma ho i miei forti dubbi, conoscendo i numeri della maggioranza e soprattutto i cuor di leoni che stanno nel Pdl.
Sono disposizioni criminogene e in quanto tali vanno ritirate. Questa legge elettorale calza a pennello a questo dittatore perché rende succubi i suoi parlamentari e rende forte lo statista. Si, ho detto proprio “statista” perché oggi i suoi lacché gli hanno assegnato il premio di miglior statista, e forse hanno ragione in fondo è uno statista però del male perché è riuscito in poco tempo a mettere tutti gli italiani nel suo sacco, prendendoli in giro e privandoli di risorse economiche e di libertà. Il cambiamento della legge elettorale e la risoluzione del conflitto d’interessi sono i due temi su cui costruire la coalizione che dovrà proporsi come alternativa a questo Governo.
Si parte da qui e non con un Governo delle larghe intese perché i numeri di questa maggioranza sono schiaccianti e sono sicuro siano pochissimi i parlamentari del Pdl disposti a disobbedire a chi li ha messi in Parlamento.
A questo punto prima si va a votare è meglio è, se no questo statista ‘de noantri’ rischia di trovare l’ennesima scappatoia.
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17 Luglio 2010
Il coraggio della verita'

Il danneggiamento delle statue di Falcone e Borsellino è un atto incivile e dal timbro chiaramente intimidatorio sul quale occorre fare subito luce. E' un segnale inquietante che ha in sé una valenza simbolica che non può essere ignorata. Non credo sia un caso che ciò avvenga nel periodo in cui molte inchieste hanno fatto emergere nuovi elementi sulle stragi del '92. Inchieste che lanciano ombre inquietanti sul ruolo di alcuni protagonisti dell'attualità. Lo Stato dovrebbe supportare la ricerca della verità fino in fondo, ma se all'interno dello stesso Stato ci sono personaggi collusi con la mafia, che attaccano a giorni alterni la magistratura, che non aiutano i collaboratori di giustizia, tutto diviene più difficile e la richiesta di legalità appare quasi paradossale.
La lotta alla mafia va portata avanti con i fatti, con leggi che agevolino il lavoro della magistratura e non certo con i vari provvedimenti di questo Governo: dallo scudo fiscale ai tagli economici al comparto sicurezza, contenuti nella manovra, sino al disegno di legge sulle intercettazioni. L'Italia dei Valori, che ha nel suo dna la lotta a tutte le mafie, parteciperà lunedì a Palermo al corteo delle agende rosse per chiedere verità, giustizia e che le vittime di quegli anni vengano ricordate con provvedimenti a sostegno della magistratura e delle forze dell'ordine. Oggi più che mai è necessario il coraggio della verità.
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16 Luglio 2010
Magistratura a rischio infezione
«...Che esistesse un comitato d'affari, un cartello di imprese e il lobbismo illegale era risaputo fin da Mani Pulite. Ora il risultato è che dopo aver preso atto che i giudici potevano scoprire questa malattia sociale, invece di curare la malattia hanno contagiato i giudici». Di seguito ripropongo una mia intervista pubblicata stamattina dal quotidiano La Stampa. L'ex giudice Caliendo, oggi sottosegretario, deve dimettersi perché coinvolto nello scandalo eolico. E se non lo farà, sappia che l'Italia dei Valori non starà con le mani in mano.
«NESSUNA COPERTURA A CALIENDO»
«Ho trovato un'altra gallina morta! Che devo fare? A questo punto ho fatto uccidere galline e gallinacci dal macellaio e le ho messe nel freezer per mangiarmele io»: prima di puntare il dito contro i suoi ex colleghi giudici, Tonino Di Pietro se la prende con una faina che ha fatto fuori i suoi amati pennuti sotto la calura di Montenero di Bisaccia. Toltosi questo pensiero, l'ex pm può passare all'attacco, per chiarire che non c'è «nessuna copertura» nei confronti dell'ex giudice Caliendo, «che si deve dimettere e se non lo farà spontaneamente sappia che stiamo mettendo in piedi un'operazione di accerchiamento». E tutti gli altri magistrati finiti nell'inchiesta «devono finire ai giardinetti», con una postilla: «la posizione di Miller, il capo degli ispettori, è ancora più delicata di quella di Caliendo perché è lui che ha il manico in mano».
LA STAMPA: Sarà amareggiato nel vedere coinvolti diversi giudici in questa vicenda, o no?
ANTONIO DI PIETRO: «E' questa l'anomalia nell'anomalia. Che esistesse un comitato d'affari, un cartello di imprese e il lobbismo illegale era risaputo fin da Mani Pulite. Ora il risultato è che dopo aver preso atto che i giudici potevano scoprire questa malattia sociale, invece di curare la malattia hanno contagiato i giudici. La situazione ora è delicatissima: o ai interviene subito con un'operazione di chirurgia con il taglio netto della parte infetta oppure si rischia che anche il corpo sano della magistratura possa infettarsi».
LA STAMPA: Perché finora ha lanciato più bordate al governo che ai magistrati coinvolti?
ANTONIO DI PIETRO: «No,no, l'ho detto e ribadisco: sto dalla parte dell'Anm che ha preso una posizione netta senza se e senza ma. Coloro che sono rimasti coinvolti in questo affare, a prescindere dalle questioni penali che voglio anche pensare non ci siano, ormai hanno perso le caratteristiche di terzietà che deve avere un giudice e devono lasciare la magistratura».
LA STAMPA: Quindi mano dura anche con loro per non farsi accusare di esser garantista con gli ex colleghi?
ANTONIO DI PIETRO: «Assolutamente, Il Csm ha avuto un atto di resipiscenza operosa nell'aprire una pratica di trasferimento d'ufficio, ma è troppo poco: Marra dovunque lo mandi è una persona che ha sfregiato il suo ruolo e l'unica cosa che deve fare è prendersi uno zainetto e andarsi a fare una passeggiata».
LA STAMPA: E come mai non ha firmato la mozione di sfiducia del Pd contro l'ex giudice Caliendo?
ANTONIO DI PIETRO: «Chi l'ha detto? Intanto lui è senatore e dunque va presentata al Senato. E poi ho fatto la scelta degli Orazi e dei Curiazi perché bisogna colpire sempre a colpo sicuro: se li metti tutti insieme in una mozione, quelli si ricompattano. Oggi invece abbiamo una fotografia di Brancher squarciata, e via! E così una di Scajola e un'altra di Cosentino. Ora passiamo alle altre».
LA STAMPA: Ma lei invece ha proposto al Pd di firmare una mozione per far dimettere il governo. Non ha chiesto di mettere ai voti quella su Caliendo. Perché?
ANTONIO DI PIETRO: «Oggi ho chiesto a Fini una cosa diversa. Ci sono altri due passaggi: il primo è la richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni telefoniche per Cosentino, rinviata da mesi alla Camera e che va messa all'ordine del giorno per vedere chi ha il coraggio di opporsi. Secondo, è in arrivo la richiesta di utilizzo delle intercettazioni che riguardano i parlamentari, cioè i Caliendo, i Verdini, i Dell'Utri. Sono fondamentali, perché avremo la riprova della insostenibilità della loro posizione. Ma attenzione, non ho bisogno di questo per chiedere la sfiducia di Caliendo, ne ho bisogno per ottenerla ed è cosa ben diversa».
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14 Luglio 2010
Ora tocca al Governo
Nicola Cosentino si è dimesso da sottosegretario. Ha lasciato il suo incarico governativo questa sera, dopo la nostra interrogazione alla Camera e in attesa della mozione di sfiducia che avevamo proposto e che si sarebbe discussa mercoledì prossimo.
La prima cosa che mi viene da dire è una sola: era ora.
Non ha limite, non ha senso del pudore, non ha rispetto per le istituzioni una persona che per dimettersi, nonostante i gravi capi di imputazione, ha atteso la richiesta di voto di sfiducia, proposta dall'Italia dei Valori.
Ma come si può affidare il Governo del Paese ad una persona che è colpita da un mandato di cattura per associazione a delinquere di stampo camorristico ed è sospettata di far parte di un'associazione segreta che opera per abbattere le istituzioni? E' come mettere un coltello nelle mani dell'assassino.
Per questo le dimissioni, che noi dell'Italia dei Valori abbiamo chiesto ad ogni costo, erano doverose. E non dicano, adesso, che Cosentino ha dimostrato correttezza istituzionale dimettendosi. Perché la correttezza è un'altra cosa. Di correttezza parleremmo se Cosentino non approfittasse del suo ruolo di parlamentare per evitare i magistrati che hanno chiesto il suo arresto. Di correttezza parleremmo se in un Paese normale, dopo il caso Scajola, il caso Brancher, il caso Cosentino, si risolvesse un altro grande caso: il caso Berlusconi. Perché chi è il mandante di tutta questa storia? Chi è il beneficiario se non Silvio Berlusconi? Chi ci sta ai vertici di questa nuova "P" (2 o 3 non importa) politica?
Il loro scopo è chiaro: occupare le istituzioni. Un gruppo di magistrati, un gruppo di giornalisti, un gruppo di banchieri, un gruppo di imprenditori, un gruppo di politici con un unico obiettivo: farsi gli affari propri, ognuno in mutuo soccorso dell'altro.
Chi paga? I cittadini, come sempre.
Per questo è indispensabile, adesso, che la società civile apra gli occhi. La nostra missione non si ferma certo alle dimissioni di Cosentino. Tutt'altro. Adesso abbiamo un compito preciso: mandare a casa il governo Berlusconi.
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13 Luglio 2010
Ora tocca a Cosentino
Dopo Brancher, dopo Scajola, ora tocca a Cosentino. Anche lui deve andare via dal Governo. Per questo motivo l’Italia dei Valori, oggi, ha presentato una mozione contro il sottosegretario del Popolo della Libertà. Una mozione in cui il Parlamento impegna il Governo a rimuovere Cosentino dal suo ruolo, poiché colpito da un mandato di cattura per contiguità alla Camorra (approfondisci l’argomento La storia - Il mandato - Le telefonate) e poiché sottoposto a inchiesta per aver organizzato un’associazione segreta contro gli interessi dello Stato.
Non si può lasciare al Governo una persona su cui pendono questi capi d’accusa. Non è possibile, almeno fin quando la magistratura non chiarisce i fatti che coinvolgono il sottosegretario campano.
Quella che abbiamo presentato oggi è una mozione ordinaria, perché per un sottosegretario non è prevista la mozione di sfiducia individuale relativa ai ministri.
Tuttavia, se il Parlamento approverà questa mozione, inevitabilmente accadrà qualcosa. Ci saranno delle conseguenze.
In più, con questa mozione che abbiamo presentato, riusciremo anche a verificare chi tira il sasso e poi nasconde la mano. Chi difende la democrazia solo a parole e chi fa sul serio.
Votando a favore o contro questa mozione, ciascuno potrà, anzi dovrà assumersi le proprie responsabilità. Vogliamo sapere chi c'è e chi ci fa. Vogliamo che tutti i parlamentari guardino alla loro coscienza e scelgano se tenere al Governo una persona con queste ombre.
Berlusconi pronto ad espellere i parlamentari del Pdl che voteranno contro il sottosegretario? Ci troviamo davanti ad un comportamento di correità politica con ciò di cui è accusato Cosentino.
Solo una correità politica può spiegare il fatto che Berlusconi, invece di mettere a disposizione della magistratura un membro del suo governo accusato di fatti gravissimi, vuole buttare fuori chi dovesse votare la mozione di sfiducia.
L’Italia dei Valori, in questo senso, ha un solo pensiero: sfiduciamo Cosentino.
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11 Luglio 2010
Sete di potere
L'inchiesta sull'eolico in Sardegna è l'ennesima prova che il Pdl è il partito della P2 e del malaffare. Denis Verdini, che del partito dell'amore (così lo definiscono i suoi membri) è coordinatore nazionale, è finito nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Flavio Carboni, imprenditore vicino al Premier. Un fatto quasi sistematico.
All'interno del Pdl avere guai con la giustizia è un segno distintivo, una questione di curriculum. Come per Brancher, fra i ministri più brevi della storia repubblicana, nominato per ciò che ha fatto e non ha detto in passato. O come per Bertolaso, ancora ai vertici della Protezione Civile, nonostante lo scandalo aquilano, e non solo.
Ma il Premier chiude gli occhi ed è magnanimo quando a finire nelle mire della magistratura è qualcuno che porta con sé un buon pacchetto di voti (Cosentino docet). Questa è la logica massonica.
Oggi il Pdl è un partito lacerato. Una vecchia automobile che perde pezzi a ogni curva. Berlusconi ne è consapevole. E' cosciente che la fine della corsa potrebbe essere questione di settimane, di giorni, di ore. E cerca di aggrapparsi, in ogni modo, a chiunque possa prolungare l'agonia della sua era. Sta provando ad abbracciare Casini, ma la Lega lo trascina dall'altra parte. Sta cercando di recuperare i dissidenti del suo partito, ma non ci riesce.
Questo Governo dimostra così di avere un solo scopo: sopravvivere, attaccato alle poltrone, cercando di salvaguardare il proprio potere, perché attraverso questo si fanno affari d'oro. Una smania di potere che però sta passando il Paese e lo Stato sociale al tritacarne. Non è un caso se le imprese del Premier non conoscono crisi. Non importano le riforme, la ripresa economica ed il futuro del Paese. E mentre noi cittadini "passammo 'e guaje", come canta Pino Daniele "chiste, invece 'e dá na mano, s'allisciano, se váttono, se mágnano 'a cittá!...".
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7 Luglio 2010
Frequenze tv, ci guadagna sempre lui
Oggi pomeriggio, alla Camera, ho illustrato un'interrogazione al Presidente del Consiglio (ancora una volta assente) circa le iniziative per il rispetto della riserva a favore dell'emittenza televisiva locale di un terzo dei programmi irradiabili nell'ambito del piano nazionale di assegnazione delle frequenze. Di seguito e in video riporto il resoconto dell'interrogazione
L'INTERROGAZIONE
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor - a questo punto devo dire - sostituto parlamentare (infatti, l'interrogazione è diretta al Presidente del Consiglio e mi risponde sempre lei che è un volto così buono e così pulito, ma non è a lei che mi rivolgo insomma), le pongo una questione terribilmente semplice, una questione matematica: è vero o non è vero che la legge n. 249 del 1997 ha previsto una riserva di un terzo dei programmi televisivi del digitale terrestre irradiabili dalle emittenti locali poiché l'Accordo internazionale di Ginevra del 2006 ha previsto che le frequenze per il nord-est in tutto devono essere ventisette? È vero o non è vero che matematica vuole che diciotto dovrebbero essere le frequenze nazionali e nove quelle locali coordinate? È vero o non è vero che il 28 giugno 2010 il piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive dell'Autorità per le comunicazioni ha previsto invece 25 emittenti nazionali? Se la matematica non è un'opinione, 27 meno 25 fa 2. Come mai? Chi l'ha deciso? Cosa vuole fare il Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?
LA RISPOSTA
ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Di Pietro per le parole di stima personale. Naturalmente, per quanto mi riguarda, rappresento la risposta che in questo caso il Ministero dello sviluppo economico ci comunica, rilevando innanzitutto che il piano delle frequenze televisive non rientra tra le sue competenze, ma che invece è stato votato dal consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il Ministero, infatti, ha il solo compito di assegnare le risorse pianificate sulla base di quanto stabilito dall'Autorità con la delibera citata nell'interrogazione dell'onorevole Di Pietro. In particolare, pianificando 25 reti nazionali aventi caratteristica di equivalenza, con una copertura del territorio superiore all'80 per cento della popolazione, l'Autorità ha messo sullo stesso piano tutti gli operatori televisivi presenti e futuri, in linea con quanto richiesto dalla Commissione europea. Il Ministero comunica che, secondo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la pianificazione è stata svolta in perfetta coerenza con le disposizioni normative vigenti. Inoltre, con l'uso estensivo della tecnica isofrequenziale, già sperimentata con successo nella regione Sardegna, sono stati raggiunti gli obiettivi indicati dalla delibera del 2009. Tali obiettivi, secondo la stessa Autorità per il Ministero sono complessivamente superiori alle risorse coordinate per l'Italia previste dall'Accordo di Ginevra del 2006. La maggior parte delle reti nazionali indicate in tale piano sono interamente isofrequenziali e possono, quindi, raggiungere la copertura richiesta nel territorio nazionale mediante l'impiego di un'unica frequenza. Il Ministero informa, inoltre, che secondo l'Autorità solo alcune delle reti nazionali pianificate, pur utilizzando estensivamente la tecnica isofrequenziale, hanno la necessità di impiegare in alcune aree tecniche una frequenza diversa da quella principale, per consentire una sostanziale equivalenza di copertura rispetto alle reti a singola frequenza. Ciò a causa dei vincoli interferenziali con i Paesi confinanti e degli accordi internazionali, vincoli che fanno sì che alcune frequenze non siano di fatto utilizzabili sull'intero territorio nazionale. Quanto al coordinamento internazionale, il Ministero dello sviluppo economico, in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha in corso una serie di incontri bilaterali con tutte le amministrazioni radioelettricamente confinanti, tra cui anche la Croazia e la Slovenia, con l'obiettivo di ampliare, sulla base dell'accesso equo alla risorsa, la possibilità di uso delle risorse spettrali, in aggiunta a quelle del piano di Ginevra 2006. A tali incontri ha direttamente partecipato il Viceministro, onorevole Paolo Romani, che il 31 maggio ha incontrato il Segretario di Stato sloveno per definire un'intesa sull'utilizzo ottimale delle frequenze disponibili, le cui ricadute potranno avere effetti anche su altri Paesi limitrofi, come la Croazia. In conclusione, quindi, onorevole Di Pietro, il Ministero e l'Autorità, per quanto di competenza, stanno elaborando una serie di misure volte a garantire l'efficientamento dello spettro radioelettrico non utilizzato da parte dei soggetti assegnatari attuali e futuri, al fine di garantire, tra l'altro, adeguata ed effettiva disponibilità di capacità trasmissiva a tutti gli operatori di rete.
LA REPLICA
ANTONIO DI PIETRO. Signor Ministro, come al solito le concedo le attenuanti generiche, perché lei non c'azzecca niente con questa materia. Infatti, non so se se ne è accorto, ma ha detto due cose, una contraria all'altra: da una parte, ha detto che ciò non è compito del Ministero dello sviluppo economico e, dall'altra, ha detto che il Ministero dello sviluppo economico, proprio con il Viceministro Romani, sta andando a trattare con la Croazia e con la Svevia.
Allora, evidentemente il compito e l'incarico ce l'ha, e certo che ce l'ha! E qual è il problema? Il problema è che si sta ancora trattando con la Croazia e con la Slovenia quali e quante frequenze coordinate assegnare.
La domanda che le ho posto è di tipo matematico: posto che a Ginevra hanno deciso che all'Italia spettano 27 frequenze e posto che la legge italiana e la delibera della stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno previsto che un terzo delle radiofrequenze (e quindi 9, perché la matematica anche in questo Parlamento dovrebbe essere una cosa certa e non un'opinione) deve essere riservato alle televisioni locali del nordest e principalmente al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, io le chiedo e mi chiedo: come fa a far quadrare i conti con la Slovenia, con la Croazia, con le regioni in una situazione di questo genere?
Signor Ministro, le rivolgo, quindi, un'altra domanda. Posto che, invece, il Ministero dello sviluppo economico deve occuparsi di ciò, eccome, perché ha il compito di coordinare le frequenze in sede internazionale, perché ha competenza in materia di modifiche sul piano nazionale delle ripartizioni delle frequenze, le chiedo: chi è a capo del Ministero dello sviluppo economico che si occupa anche di comunicazione? Berlusconi. Chi è che si avvantaggia di questo nelle televisioni nazionali, facendo finta che ventisette meno venticinque faccia nove? Berlusconi. È o non è un conflitto di interessi questo?
Signor Ministro, vorrei chiedere al suo Presidente del Consiglio di non cambiare almeno la matematica, perché siamo stufi di vedere il gioco delle tre carte.
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6 Luglio 2010
Spatuzza, il grossolano errore di Mantovano
Questo pomeriggio, nella sala Nassiriya di Palazzo Madama, il senatore Luigi Li Gotti ed io, abbiamo tenuto una conferenza stampa sul caso Spatuzza. Nel corso dell’incontro abbiamo denunciato nuovamente la grave esclusione del pentito Gaspare Spatuzza dal programma di protezione e abbiamo chiesto le dimissioni di Alfredo Mantovano da presidente della Commissione centrale sui pentiti del Viminale. Il caso si è riacceso stamani, in Commissione Antimafia, quando il sottosegretario agli Interni ha spiegato le motivazioni per cui la richiesta di protezione, avanzata dalle Procure della Repubblica di Palermo, Caltanissetta e Firenze, non può essere accettata. E’ grave che un ex magistrato che conosce bene la materia ha deciso di disapplicare in maniera macroscopica una legge che è di una chiarezza esemplare. Il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione è stato sottoscritto con le Procure di Palermo il 22 dicembre 2008, Caltanissetta tra il 17-18 dicembre 2008 e Firenze il 17 dicembre 2008. Da queste date decorrono i 180 giorni come previsto dalla legge. Le dichiarazioni che Spatuzza ha reso su quanto detto con Graviano, ossia il riferimento ai nomi di Berlusconi e Dell’Utri sono state rese il 16 giugno 2009, quindi nel rispetto del termine dei 180 giorni previsti dalla legge. Mantovano continua a insistere che il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione sarebbe un atto da sottoscrivere a conclusione dei 180 giorni, mentre la legge dice chiaramente che i 180 giorni decorrono dalla sottoscrizione del verbale. E’ così manifesto l’errore compiuto dalla Commissione presieduta da Mantovano, da rendere politicamente apprezzabile la perplessità sul fatto che non si sia trattato di un errore, ma di un atto politico voluto, alla vigilia della sentenza della Corte di Appello del processo Dell’Utri.
Ecco la dichiarazione scritta (scarica il pdf 2,3 Mb) depositata oggi in Commissione antimafia dall'Italia dei Valori
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5 Luglio 2010
Brancher non lo ha portato la cicogna
Brancher finalmente si è dimesso. Il suo ministero, creato ad hoc per evitargli di presentarsi davanti ai giudici del processo sulla scalata della Antonveneta, ha avuto la vita di una farfalla. Non è né un gesto nobile, né un atto dovuto ma, semplicemente, un gesto obbligato. Non è nobile perché, se lo fosse stato, lui stesso avrebbe declinato la nomina fin da subito. Non è un atto dovuto perché non è né l’etica né la moralità a guidare le scelte di questa classe politica di governo. Basti pensare a casi nei quali le dimissioni sarebbero state un atto più che dovuto: parliamo del senatore Dell’Utri, del sottosegretario Cosentino sul quale pende un mandato di arresto, e del ministro Matteoli.
E’ stato un gesto obbligato perché, se fosse giunta al voto la mozione di sfiducia dell’opposizione che era programma per giovedì prossimo, il governo sarebbe caduto. Brancher ha scongiurato il voto annunciando da un’Aula di un Tribunale le sue dimissioni dal ministero del nulla e aggiungendo laconicamente di rinunciare al “legittimo impedimento per evitare strumentalizzazioni”. Ora Brancher sarà processato dai giudici di Milano dove è chiamato a difendersi nella vicenda della scalata ad Antonveneta, con l’accusa di appropriazione indebita e ricettazione, in relazione ad ingenti somme che sarebbero state ricevute da Giampiero Fiorani.
Brancher è stato nominato ministro dal presidente del Consiglio, per far sì che non si presentasse davanti ai giudici fruendo del legittimo impedimento. Ora, comicamente, è proprio Berlusconi che addirittura applaude alle sue dimissioni, in una sorta di dissociazione mentale, e chiede di “evitare strumentalizzazioni”. Il ministro La Russa sconfina nel ridicolo con un “onore e merito” per la scelta dell’inventato ministro.
A questo punto rimane da sciogliere solo un mistero che, magari, può aiutare anche i giudici ad interpretare correttamente alcuni fatti giudiziari: chi ha voluto la nomina di Brancher e perché? Umberto Bossi, che lo ha amichevolmente definito “poco furbo” per la scelta di avvalersi del legittimo impedimento? Oppure Calderoli che sappiamo essere stato già chiamato in causa da Fiorani nel processo Antonveneta?
E perché Berlusconi si è esposto a questo stillicidio mediatico e politico ben sapendo che la vicenda Brancher avrebbe messo a dura prova il governo e compromesso i suoi rapporti con il Quirinale? Il caso Brancher non si chiude qui. Ritengo che questa vicenda avrà altri colpi di scena per il governo. Per ora mi limito a far presente ai cittadini che l’intera situazione è stata orchestrata, montata e dismessa da chi oggi vuol farci credere che il ministro Brancher, prima nominato all’Attuazione del federalismo, poi diventato ministro del decentramento con deleghe fantasma, l’abbia portato la cicogna. E’ evidente, insomma, che il governo delle mafie sta vivendo il suo crepuscolo.
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3 Luglio 2010
Ghe pensa la P2
Ieri il Presidente del Consiglio ha utilizzato Tg1 e Tg5, per fare i suoi monologhi farneticanti sulla democrazia. Il governo Berlusconi sta alla democrazia come Josef Mengele, medico nazista nei campi di Auschwitz, stava alla medicina. Il "Ghe pensi mì" è un ritornello già sentito un anno fa, forse la sua memoria, sul far della senilità, lo ha tradito.
Il Presidente del Consiglio, in sostanza, dice che si occuperà personalmente di democrazia e libertà. Ve lo immaginate come un tesserato della P2 può occuparsi di democrazia?
Certamente a parole ha convinto e rassicurato qualche nonnina preoccupata del fatto che ultimamente, dal passo del San Gottardo a Ragusa, vede sempre più spesso riempirsi le piazze di cittadini insofferenti. Oggi per una fabbrica che chiude, ieri per la libertà di informazione, domani per il no all’acqua privata e al nucleare. Insomma, quel "Ghe pensi mi", oltre qualche nonnina, non può aver ingannato nessun altro. Mi chiedo perché allora il Presidente del Consiglio debba voler offendere l’intelligenza perfino dei propri elettori, parlando di democrazia e libertà? Dopo tutto, Berlusconi non sceglie chi ha a fianco perché è garante dei diritti civili e dell’uguaglianza sociale ma, semplicemente, valutando se questi è uno scaltro faccendiere.
Come può garantire la democrazia un governo che agevola gli evasori e perseguita i contribuenti?
Come può garantire la libertà un governo che blocca i processi riguardanti i propri esponenti, e che inventa uno sgorbio giuridico quale è il legittimo impedimento?
Come può garantire la libertà di impresa un uomo che ha azzerato la concorrenza verso le proprie aziende, distruggendo tre reti pubbliche e mettendo in ginocchio Sky con la bufala del digitale terrestre?
Come può parlare di libertà e democrazia chi ha reso inutile un organo come il Parlamento, attraverso continui decreti e colpi di fiducia?
Cosa intende il Premier per libertà? Forse si riferisce alla libertà di poter delinquere da parte delle Mafie, grazie al ddl sulle intercettazioni? Forse si riferisce alla libertà di non farsi processare come Aldo Brancher, fatto ministro per consentirgli l’utilizzo del legittimo impedimento?
O alla libertà garantita a Cosentino dopo una richiesta d'arresto da parte dei giudici? lo stesso Cosentino che ha alle spalle oltre 40 telefonate intercettate fra il 2002 e il 2004 nelle quali conversa d'affari sul traffico di rifiuti in Campania?
Il "Ghe pensi mì" di ieri sera è l’addio di un disperato. Servono un leader e una coalizione capace di fornire un'alternativa di governo entro l'autunno, perché Berlusconi non andrà oltre. Saranno l’acuirsi della crisi economica e la sua incapacità di risolverla a spazzarlo via.
Da tempo l’Italia dei Valori sta facendo opposizione come alternativa di governo con proposte programmatiche complete e di risposta concreta alla crisi economica che i media, però, non vogliono far conoscere al Paese. Pazienza, ci arrangeremo come sempre, con la Rete.
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26 Giugno 2010
Perseo Napolitano

Lo stop di Napolitano al legittimo impedimento di Brancher mi ha risollevato dalla delusione per la prematura esclusione dell'Italia dai mondiali del Sudafrica.
Lo avevo scritto qui, in questo blog. Oggi è arrivata la conferma. Aldo Brancher, ex dipendente Fininvest, ieri condannato per falso in bilancio e finanziamento illecito all’allora Psi e recluso a San Vittore, oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione, è stato nominato ministro dal suo amico Berlusconi per beneficiare del legittimo impedimento. In questo modo, quindi, ha evitato di presentarsi questa mattina al tribunale di Milano, dove è imputato nel processo sulla scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. Ciò è possibile grazie alle leggi di questo Governo. Leggi su misura per una classe dirigente implicata nei più disparati procedimenti giudiziari. Il legittimo impedimento è una porcata. E non è solo la vergognosa vicenda Brancher a dirlo. Lo ripetiamo da tempo, e non a caso abbiamo promosso un referendum per abrogarlo. Adesso se n'è accorta anche la Lega che abbaia comunque a testa bassa.
La realtà è chiara a tutti: questa legge non ha senso, se non quello di bloccare il corso della giustizia. Diversamente, sarebbe il caso che il legittimo impedimento venisse esteso a tutti i cittadini che hanno impegni più o meno importanti.
Un impiegato che percepisce 1200 euro al mese ha sicuramente più obblighi rispetto a Brancher. Se il primo non si presenta al lavoro per tre giorni viene licenziato. Se Brancher diserta il Parlamento per due settimane non gli succede niente. Non se ne accorge nessuno e continua ad essere retribuito a spese degli italiani.
Adesso Brancher ha un solo obbligo: dimettersi e farsi processare. Per questo, l'Italia dei Valori ha già pronta una mozione di sfiducia nei suoi confronti e ha chiesto un incontro urgente, a partire dall'inizio della prossima settimana, per concordare un unico testo insieme a tutto il Parlamento.
In Italia bisogna riscoprire il senso etico. Sono convinto che questo Paese non abbia bisogno di leggi come il legittimo impedimento. Le priorità e le necessità sono altre. Per ricominciare ad essere una nazione civile abbiamo soltanto una chance: mandare a casa non solo Berlusconi, che ormai è una parte del problema, ma tutti i suoi fiancheggiatori di governo.
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24 Giugno 2010
Come volevasi dimostrare

La difesa di Aldo Brancher, ministro da qualche giorno e imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi, ha chiesto il legittimo impedimento per il proprio assistito. L'udienza era in calendario per sabato prossimo, 26 giugno. Brancher è stato nominato ministro venerdì scorso. Che tempestività!
Ciò a cui stiamo assistendo, non si chiama solo conflitto d’interessi, ma si chiama ladrocinio di Stato portato avanti da persone che sono andate al potere solo per poter rubare legalmente. Questa mattina avevo pregato il ministro Bondi di chiedere al ministro Tremonti di non buttare via qualche milioncino di euro per costruire un ministero solo per permettere ad Aldo Brancher, che avrebbe dovuto presentarsi dal giudice, di farla franca, eccependo il legittimo impedimento.
L’ho detto all’alba, quando ancora la richiesta di appellarsi al legittimo impedimento da parte di Brancher non era stata avanzata. Ai cittadini vogliamo ricordare che il legittimo impedimento non è altro che un provvedimento ad personam che ha voluto Berlusconi per garantire l’improcessabilità a lui e ai suoi ministri. Un provvedimento che serve, è servito e sta servendo soltanto per assicurare a delle persone la propria impunità, spendendo per la costituzione di un nuovo ministero quei soldi che, invece, dovrebbero essere destinati alla parte più povera del Paese, ai lavoratori precari, a quelli del mondo della cultura, dello spettacolo, della scuola, ai giovani in cerca d’occupazione, al comparto sicurezza.
Quello che è accaduto questa mattina fa pendant con un’altra notizia: il legittimo impedimento è stato usato anche da Silvio Berlusconi che, insieme ad altre undici persone, è coinvolto nel processo Mediatrade.
Si dice che la giustizia perde tempo, che i suoi tempi sono lunghi. Certo, se si fanno delle leggi ad hoc per non farsi processare, se si diventa ministri per sfuggire alla giustizia, ecco è questa la conseguenza. Vergognatevi! State attuando un ladrocinio di Stato.
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21 Giugno 2010
Rimborsi elettorali: Di Pietro indagato. Un film gia' visto

La Procura della Repubblica di Roma ha fatto il suo dovere. Dopo aver ricevuto una denuncia contro di me da parte del solito onorevole Elio Veltri ha proceduto come si fa sempre in questi casi: mi ha iscritto nel registro degli indagati, come si rileva dall’agenzia stampa di oggi (cfr all. 1).
Anche stavolta ribadisco quello che ho sempre sostenuto: male non fare, paura non avere. Fornirò alla Procura di Roma tutte le spiegazioni del caso, corredate dalla relativa documentazione e chiamerò a testimoniare l’intero esecutivo nazionale di IdV per dimostrare che è tutto in regola e che né io né i miei collaboratori ci dobbiamo vergognare di nulla. Ma, anzi, dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo per contrastare il malaffare e ridare dignità a questo Paese.
Nell’attesa, però, che le indagini giudiziarie facciano il loro corso, sento il dovere (ma, confesso, anche il piacere) di mettere subito a conoscenza i lettori, gli elettori e tutta l’opinione pubblica di come stanno in realtà le cose. Pubblico, qui di seguito, una dettagliata memoria esplicativa con allegati tutti i documenti ivi richiamati che consegnerò al giudice e mi scuso, da subito, per la pedanteria, ma è ora di dire basta alle illazioni ed alle falsità che circolano intorno all’Italia dei Valori.
Riepilogo, innanzitutto, l’oggetto del contendere. L’onorevole Veltri mi ha denunciato perché – a seguito delle elezioni al Parlamento europeo del lontano 2004 in cui egli si era candidato con una lista presentata da IdV con il simbolo “Società civile, Di Pietro, Occhetto” – ora ritiene di avere diritto ad una quota del rimborso elettorale che IdV ha ottenuto in quell’occasione, sostenendo che egli si sarebbe candidato per conto di altra associazione politica, diversa da IdV. Cosa che né io né il partito siamo disposti a concedere.
Inoltre, Veltri sostiene che i rimborsi elettorali attribuiti al partito IdV siano stati da me dirottati ad altra entità giuridica, diversa dal partito originario. Anche quest’altra lamentela non ha alcun fondamento, come già è stato accertato numerose volte dalle varie Autorità giudiziarie civili, penali e amministrative. Si tratta, quindi, di una minestra riscaldata che viene riproposta per l’ennesima volta al solo scopo di delegittimare la mia persona ed il partito IdV in un importante momento della dialettica politica nazionale.
Peraltro, l’onorevole Veltri non è nuovo ad accuse infondate nei miei confronti. Di recente è stato, infatti, condannato in primo grado dal Tribunale di Monza a risarcirmi con oltre 50 mila euro di danno per avermi diffamato, sostenendo che io avevo iscritto al partito dei mafiosi. Risarcimento, peraltro, non pagato personalmente da lui ma dalla società editrice di Paolo Berlusconi, proprietario della testata giornalistica su cui la diffamazione è avvenuta. Anche la denuncia, di cui trattiamo oggi, è già stata oggetto di pubblicazione sui soliti quotidiani, appena depositata in Procura (e questo non per colpa dei magistrati, sia chiaro), come, ad esempio, su Il Messaggero del 4 giugno 2010 (cfr. all. 2) .
Ecco qui di seguito la mia versione dei fatti ed i relativi documenti:
A – LE MOTIVAZIONI DELL’ESPOSTO DI ELIO VELTRI:
Elio Veltri sostiene che tre singole persone (Di Pietro – Mura - Mazzoleni), si siano fraudolentemente impossessate dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito “Italia dei Valori” in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo del 2004, utilizzando lo schermo di un’associazione avente la stessa denominazione del partito.
Trattasi di una falsità assoluta, che può essere facilmente e documentalmente smontata. Dapprima, però, è opportuno inquadrare il contesto da cui nasce il rancore e la frustrazione dell’on.le Veltri.
Elio Veltri, per mezzo dell’associazione il Cantiere, ha promosso diversi giudizi - che hanno coinvolto anche la Camera dei Deputati, chiamata anch’essa inopinatamente in causa - in cui detta associazione ha tentato, ovviamente senza riuscirvi, di “mettere le mani” sul 50% dei rimborsi elettorali percepiti dall’Italia dei Valori in occasione delle elezioni al Parlamento Europeo del maggio 2004, assumendo che in quella occasione vi sarebbe stata la presentazione congiunta delle liste da parte di entrambi le formazioni politiche.
Produco subito - e tanto per inquadrare la temerarietà della pretesa - la prova documentale che smonta del tutto l’assurda richiesta avanzata da “Il Cantiere”, ovvero l’atto costitutivo di tale associazione, che è del 14 gennaio 2005 (all. 3), mentre le elezioni europee a cui taluni suoi futuri esponenti hanno partecipato sotto le liste di IDV sono avvenute il 12 e 13 giugno 2004: per definizione e per logica matematica, quindi, non poteva esservi stato alcun accordo con chi prima nemmeno materialmente e giuridicamente esisteva.
La verità è molto più lineare: il partito Italia dei Valori si è presentato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in tutte le circoscrizioni con proprie liste elettorali sotto il simbolo composito “Italia dei Valori – Società Civile - Di Pietro Occhetto” come risulta dall’attestazione del Ministero dell’Interno del 27.04.04 (cfr. all. 4), da cui pure risulta che il predetto simbolo è di esclusiva e piena disponibilità di IDV.
Tra le diverse personalità che si sono presentate con le liste dell’Italia dei Valori vi sono state anche, oltre l’On. Veltri, l’On. Achille Occhetto e l’On. Giulietto Chiesa, persone esterne al partito ed indipendenti rispetto ad esso.
Costoro, addirittura, ebbero a sottoscrivere – come tutti gli altri candidati, d’altronde - un attestato notarile in cui riconoscevano che il contrassegno ed i rimborsi elettorali competevano esclusivamente ad IDV (all. 5).
L’IDV ha ottenuto due seggi all’esito della competizione elettorale e, in forza di tale risultato, ha conseguito il diritto a percepire i rimborsi elettorali previsti ex lege.
Senonchè nel 2007 i predetti Chiesa ed Occhetto – dopo aver costituito nel 2005 l’associazione Il Cantiere - si sono rivolti al giudice per ottenere, sia da IDV sia direttamente dalla Camera dei Deputati, parte dei rimborsi elettorali spettanti a IDV per le elezioni suddette.
La causa di merito è ancora in corso, ma nel frattempo sono intervenute – da parte del Tribunale di Roma - ben due lapidarie ordinanze di rigetto di provvisoria esecuzione avanzate da Il Cantiere che di fatto e di diritto escludono ogni pretesa avversaria.
La prima è del G.I. dott. Oddi, che, con ordinanza di rigetto n. 22077/08 del 22.07.2008 (all. 6) , così si è espresso:
“…il diritto fatto valere (da il Cantiere) … non appare sussistere poiché:
il Cantiere – associazione politica fondata il 14.01.2005 data ampiamente successiva alle consultazioni elettorali tenutesi il 12 e 13 giugno 2004 – non può aver sostenuto le spese oggetto del rimborso de quo;
il Cantiere neppure sembra potersi qualificare successore (non è precisato se particolare o universale) de “I Riformatori dell’Ulivo”, che a dire dell’opposto (il Cantiere) avrebbe partecipato alla competizione elettorale in forma federata con Italia dei Valori ed avrebbe perciò diritto a pretendere il rimborso, per due ordini di ragioni: in primo luogo, né nell’atto costitutivo né nel manifesto politico denominato “carta di intenti”, né in alcuno degli altri documenti prodotti e riferibili a Il Cantiere la veste di successore è mai, neppure indirettamente, rivendicata; in secondo luogo, un’eventuale successione sul piano politico a I Riformatori per l’Ulivo non assume alcun rilievo giuridico, posto che il procedimento successorio produce degli effetti della traslazione dell’intero patrimonio giuridico di alcune o anche di una sola situazione giuridica soggettiva di quel patrimonio da un soggetto di diritto ad un altro solo se vi sia una forma espressa di volontà del dante causa in tal senso o lo prevede espressamente la legge: nulla di tutto questo è dato riscontrare nella fattispecie in esame;
la circostanza che le stesse persone fisiche abbiano dato vita dapprima ai Riformatori per l’Ulivo e poi a Il Cantiere, ferma restando la continuità di intenti, se può assumere un qualche rilievo sul piano politico, non ha alcuna importanza sub specie iuris, poiché dimostra, al più, quei soggetti che hanno dato vita a due distinte aggregazioni, diversamente denominate, per perseguire gli stessi obiettivi politici;
peraltro I Riformatori per l’Ulivo non sembrano avere assunto la connotazione di un soggetto di diritto (associazione o altro organismo collettivo che possa essere stato centro di imputazione di rapporti giuridici), posto che non risulta prodotto (in quanto non risulta mai essere stato redatto) l’atto di costituzione previsto dall’art. 14 c.c. e posto altresì che, dalla documentazione acquisita, non è dato desumere alcun elemento che induca a ritenere l’esistenza, giuridicamente rilevante, di un simile soggetto di diritto;
ben diversamente la documentazione prodotta dimostra che la denominazione “Riformatori per l’Ulivo” era una mera designazione di un’area politica, interna allo schieramento del centro – sinistra ma ciò non è sufficiente ad integrare un soggetto di diritto
La seconda ordinanza, sempre dello stesso G.I. di Roma è del 07.10.08 ed in essa il giudice, dopo aver richiamato e fatto proprie le argomentazioni già espresse nella precedente ordinanza, testualmente afferma che “…la domanda è priva del requisito del fumus boni juris…”.(cfr. all. 7).
Nel merito, essendo la causa ancora in corso - e per quanto possa interessare in questa sede – si allega alla presente memoria la seguente documentazione di parte IDV (con annessa documentazione ivi richiamata):
comparsa di costituzione e risposta del 18 luglio 2008 (all. 8);
note di udienza del 18 luglio 2008 (all. 9);
memorie ex art. 183 VI co n. 1 cpc (all. 10);
memorie ex art. 183 VI co n. 2 cpc (all. 11);
memorie ex art. 183 VI co n. 3 cpc (all. 11 bis);
Nonostante la bruciante sconfitta giudiziaria, quelli de Il Cantiere (e Veltri con essi e per essi) azzardano un’altra carta processuale: quella di far dichiarare non più esistente l‘Italia dei Valori per mancanza della pluralità degli associati. A tal fine, essi depositano nel luglio 2007 un’istanza di nomina di liquidatore dell’IDV innanzi il Tribunale di Milano.
Il Procedimento di Volontaria Giurisdizione è stato contraddistinto con il rgn 5522/07 e il Presidente del Tribunale Dott. Tarantola fissava l’udienza per la comparizione delle parti al 29/09/2007 e nel contraddittorio delle parti costituite il prefato Tribunale, previa acquisizione del parere del P.M., con provvedimento del 22/10/2007, accertando che il partito IDV è perfettamente in grado di funzionare e raggiungere i suoi scopi, ha rigettato l’istanza di nomina di liquidatore (cfr. all. 12).
Già queste prime argomentazioni e queste prime produzioni documentali possono essere sufficienti per far rilevare come, anche in sede di causa civile, Il Cantiere - dopo aver preso atto della insostenibilità della propria pretesa a vedersi riconosciuta una quota dei rimborsi elettorali - ha cercato e sta cercando in tutti i modi di intralciare il diritto di IDV ad ottenere a sua volta i rimborsi a lei spettanti, adombrando dapprima l’inesistenza della formazione politica e poi addirittura ed al contrario l’esistenza di un doppio soggetto giuridico - il partito e l’associazione di IDV - il primo per fare politica ed il secondo per incassare privatamente i rimborsi.
B – IL PARTITO “ITALIA DEI VALORI”:
L’Italia dei Valori non è un’associazione familiare o personale, come si vuol tentare di far credere. Certo, come tutti gli altri partiti e le totalità delle associazioni, è nato per iniziativa ed impulso del suo fondatore come da atto costitutivo e relativo Statuto a suo tempo redatto (cfr. all. 13).
Nel corso degli anni, però, il partito ha avuto modo di affermarsi e radicarsi costantemente nel territorio ed è oramai un partito politico di caratura nazionale, presente come autonomo “Gruppo politico” alla Camera dei Deputati (all. 14), al Senato della Repubblica (all. 15), al Parlamento europeo (all. 16), in quasi tutti i Consigli regionali (all. 17), in molti Consigli provinciali ed in una miriade di Consigli Comunali.
Lo Statuto iniziale di IDV è stato modificato diverse volte per renderlo man mano corrispondente alle sempre maggiori attività e responsabilità che il partito è andato assumendo nel corso degli anni ed attualmente lo statuto vigente è quello varato con atto notarile Rep. 36329 – Racc. 12.113 del 01 dicembre 2009 (all. 23), modificativo del precedente del 19 gennaio 2009 (all. 24).
Preme, anche in questa sede, ribadire che il movimento politico Italia dei Valori e l’associazione politica avente statutariamente lo stesso nome non sono due entità diverse - come vorrebbe far credere l’On. Elio Veltri (già smentito dai tribunali civili e penali).
L’Italia dei Valori ha sempre avuto una ed una sola “soggettività giuridica” e come tale è stata sempre esteriorizzata. Produco al riguardo la seguente prova documentale:
unicità di codice fiscale ed unica partita IVA, sia che IDV la si voglia chiamare “associazione” che “partito”;(cfr. all. 25). Pertanto è assolutamente mistificatorio asserire - come hanno tentato di insinuare Veltri e quelli de Il Giornale - che esisterebbero due realtà associative: una facente capo a pochi intimi, titolari della posizione fiscale CF 9002459028 ed un’altra posizione fiscale facente capo al partito IDV (posizione fiscale che invece non esiste e non è mai esistita, né è mai stata esteriorizzata in alcun modo).
unicità della titolarità dei conti corrente ove sono stati fatti affluire i rimborsi elettorali e da cui sono state effettuate le relative spese elettorali e di gestione: qualsiasi rimborso elettorale ricevuto da IDV non è mai transitato da conti correnti del partito a quelli dell’Associazione o viceversa proprio perché non vi sono mai stati duplicazioni di conti o storni di fondi dall’unica Tesoreria di cui il partito-associazione si è dotato, come da documentazione prodotta agli organi competenti nel corso degli anni; (cfr. all. 26);
unicità dei bilanci annuali (e delle allegate relazioni sulla gestione) presentati da Italia dei Valori agli Organi di controllo (cfr. all. 27). Anche da essi si evidenzia e si dimostra che l’Associazione ed il partito IDV hanno la stessa soggettività giuridica;
unicità dei rendiconti presentati da Italia dei Valori con riferimento alle spese elettorali sostenute nelle varie campagne elettorali (all. 28). Se l’associazione fosse stata una realtà diversa dal partito, non avrebbe mai potuto pagare le ingenti somme sostenute per le campagne elettorali e per l’attività politica. Dai bilanci e dalle relazioni allegate risulta per tabulas che l’unica fonte di finanziamento del partito sono stati direttamente i rimborsi elettorali, rimborsi che non sono mai passati prima nella titolarità di altre associazioni se non il partito medesimo;
unicità della sede: lo stesso statuto IDV (art. n. 1) espressamente specifica che – oltre alla sede legale di Milano - l’IDV si è dato anche una sede politica a Roma di talchè è errato ritenere che a Roma ci sia la sede del partito e a Milano quella dell’associazione. E’ sempre e solo lo stesso soggetto giuridico ad aver aperto entrambe le sedi (all. 29);
unicità di legale rappresentanza: è sempre e solo lo stesso tesoriere ad agire in nome e per conto di IDV, sia che lo si voglia definire “partito” o “associazione” (all. 30);
unicità di presentazione delle liste e di deposito del contrassegno nelle competizioni elettorali politiche ed amministrative, come esemplificativamente rilevasi da alcuni dei tanti documenti depositati al Parlamento, al Ministero dell’Interno ed agli organismi elettorali territorialmente competenti (all. 31);
unicità del soggetto giuridico che infine è reso ancor più evidente dal nuovo Statuto approvato il 19.01.2009 in cui – proprio per evitare malevoli interpretazioni – è stato esplicitato che il “partito” nazionale IDV è “altrimenti denominato” “associazione” IDV: ragion per cui trattasi sempre e comunque dello stesso soggetto di diritto (cfr. precedenti allegati 23 e 24).
Ma vi è di più. E’ stata la stessa Camera dei Deputati, investita formalmente della questione ad affermare – nel rigettare il ricorso prestato da Il Cantiere – che “… l’asserita distinzione soggettiva tra Associazione e Movimento Politico “Italia dei Valori non risulta rilevante ai fini del soggetto elettorale avente titolo ai rimborsi (e cioè la lista elettorale “Italia dei Valori – Lista Di Pietro”) e delle persone fisiche titolate a ricevere i rimborsi per conto di detta lista (gli autocertificati rappresentanti della medesima)…” (cfr. deliberazione Camera Deputati n. 35 del 29 luglio 2008, all. 32).
Insomma il partito e l’associazione sono la stessa cosa, un solo e medesimo soggetto giuridico.
In sostanza l’Italia dei Valori si è comportata alla stessa stregua di tanti altri partiti, prevedendo clausole statutarie di garanzia per la funzionalità del partito e per metterlo al riparo dai tanti soggetti strani che girovagano di partito in partito alla ricerca di occasioni propizie per spillare qualche quattrino o qualche vantaggio indebito (come nel caso si specie!).
Del tutto fuori luogo, quindi, sono le mille elucubrazioni rinvenibili nelle argomentazioni di Veltri e degli altri esponenti de Il Cantiere per cercare di dimostrare che lo Statuto di IDV preveda o aveva previsto clausole organizzative a maglie così strette da rimettere tutte le decisioni in capo al solo socio fondatore Antonio Di Pietro. Non è vero (basta leggere lo Statuto nella sua attuale versione definitiva per averne la riprova) ma - anche se fosse - ciò rientra nella libera facoltà dei soci e aderenti dell’associazione, come previsto e tutelato dall’art. 36 c.c.. Peraltro e per inciso, vale la pena ricordare, anche se è fatto notorio, che - per i partiti politici - a tutt’oggi non esiste un Regolamento codificato a cui far riferimento e quindi anche per loro vale il principio della totale libertà di stabilire proprie regole interne di funzionamento e di amministrazione.
Come emerge per tabulas, la posizione fiscale è in realtà unica, il soggetto giuridico che si è presentato e si presenta alle elezioni e fa politica è uno ed uno solo – l’Italia dei Valori – ed i rimborsi elettorali ricevuti ed incassati sono sempre rimasti nella disponibilità di una sola Tesoreria ed ivi si trovano (al netto delle spese elettorali e di gestione sostenute e documentate) anche ora, dopo l’avvento del nuovo e vigente Statuto del partito.
Insomma non è proprio vera – ed anzi è gravemente calunniosa e diffamatoria - l’affermazione di Elio Veltri laddove afferma – come dichiara il Messaggero del 4 giugno scorso - che “la richiesta e la gestione dei fondi elettorali sarebbero così nella esclusiva disponibilità dei tre componenti dell’associazione” e ciò “lo dimostrerebbe il fatto che il movimento non abbia chiesto il codice fiscale, condizione necessaria per percepire il denaro”. Il codice fiscale è stato chiesto eccome, ed è stato anche ottenuto. E’ il n.ro 9002459028 8 cfr. precedente all. 25) . Tale numero è sempre stato uno ed uno solo proprio e solo perché uno ed uno solo è il soggetto giuridico Italia dei Valori. Ed infatti è sempre con lo stesso codice fiscale che Italia dei Valori ha incassato nel tempo i rimborsi elettorali, ha effettuato tutte le spese occorrenti alla gestione del partito ed ha trattenuto negli stessi depositi bancari le somme non spese, ove – ripetesi - trovansi tuttora!!!
C – CORRETTEZZA BILANCI E RIMBORSI ELETTORALI IDV:
I rimborsi elettorali erogati dalla Camera dei Deputati sono confluiti nelle casse di Italia dei Valori (soggetto, ripetesi, unitario) e da IDV sempre utilizzati esclusivamente per finalità di istituto.
Si contesta, pertanto, con tutta la forza e l’indignazione possibile l’assunto secondo cui sarebbero stati realizzati due “entità distinte” – l’associazione personale Italia dei Valori ed il partito Italia dei Valori – con finalità diverse: il partito per fare politica e l’associazione per incassare privatamente i rimborsi elettorali.
Mai alcun euro di rimborso elettorale è stato incassato privatamente da chicchessia e gli avanzi di gestione, man mano che sono maturati, sono sempre rimasti interamente nelle mani e nella disponibilità esclusiva della Tesoreria del partito.
Sempre avendo riguardo alla asserita “doppia partita contabile” (in realtà, ripetesi, inesistente) tra associazione e partito, evocata da quelli de Il Cantiere e da alcuni pseudo-giornalisti , giova in questa sede riferire che sul punto si è già espresso, e per ben cinque volte, lo stesso Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati riconoscendo la legittimità dell’operato di IDV, del suo Statuto e dei suoi bilanci e rendiconti, con esplicito rigetto delle istanze ex adverso avanzate da Il Cantiere.
In particolare la Camera dei Deputati ha respinto per tre volte le istanze - tendenti a far disconoscere il diritto di IDV a ricevere i rimborsi elettorali - avanzate da Occhetto per conto de Il Cantiere e per due volte quelle avanzate da un altro ricorrente, tale Di Domenico aventi lo stesso oggetto, come dimostra la seguente documentazione:
delibera Camera dei Deputati 26.10. 2004 – Di Domenico (cfr. all. 33);
delibera Camera dei Deputati 26 luglio 2005 – Il Cantiere (cfr. all. 34);
delibera Camera dei Deputati 26 luglio 2007 – Il Cantiere (cfr. all. 35);
delibera Camera dei Deputati 26 febbraio 08 – Il Cantiere (cfr. all. 36);
delibera Camera dei Deputati 29 luglio 2008 – Il Cantiere (cfr. all. 37);
Anche tutti gli altri organi amministrativi, giudiziari e di controllo hanno sempre riscontrato la legittimità dello Statuto così come adottato e la correttezza delle appostazioni di bilancio e della rendicontazione presentata da IDV, ogni qual volta detta documentazione è stata richiesta.
In particolare, la Camera dei Deputati ha sempre avuto modo di esaminare lo Statuto e l’atto costitutivo di IDV ogni qual volta fantomatiche associazioni (leggasi Il Cantiere) hanno avanzato pretese nei confronti dell’IDV senza che detto organo sollevasse alcun rilievo e/o obiezione.
Ed infatti questi organi hanno sempre ritenuto legittime le clausole statuarie previste dai soci di IDV, proprio perché trattasi di un diritto costituzionale riconosciuto a chiunque quello di associarsi “liberamente” per costituire associazioni politiche sotto qualsiasi forma e nel modo ritenuto più opportuno.
Anche le Autorità di controllo hanno sempre confermato la legittimità dei finanziamenti ottenuti da IDV e la correttezza dei bilanci e dei rendiconti predisposti e depositati da IDV.
A riprova di ciò si depositano i seguenti Referti rilasciati nel corso degli anni dal Collegio di Controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti, riguardanti il partito Italia dei Valori:
referto Corte dei Conti per le elezioni al Parlamento italiano del 13 maggio 2001 in cui si attesta la regolarità dei rendiconti IDV (all. 38);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni al Parlamento europeo del 12 e 13 giugno 2004 in cui se ne attesta la regolarità (all. 39);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni regionali del 2005 in cui se ne attesta la regolarità (all. 40);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 in cui se ne attesta la regolarità (all. 41);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni regionali Molise del 5 e 6 novembre 2006 in cui se ne attesta la regolarità (all. 42);
referto della Corte dei Conti sui consuntivi presentati da IDV a seguito delle elezioni politiche 2008 in cui se ne attesta la regolarità.
In relazione alle elezioni al Parlamento europeo del 2009, la Corte dei Conti non ancora ha rilasciato materialmente al Presidente della Camera i referti relativi a tutti i partiti che hanno partecipato alla competizione elettorale.
Anche l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati d’intesa con il Presidente del Senato, organo costituzionale a cui è demandato il compito di certificare la regolarità dei bilanci dei partiti, ha avuto modo di riscontrare e dare atto dell’assoluta regolarità dei bilanci (rectius Rendiconti di esercizio) redatti e prodotti da IDV dalla sua costituzione ad oggi, come dimostrato dalla seguente documentazione:
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al Rendiconto 2001 (cfr. all. 44);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2002 di IDV (cfr. all. 45);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2003 di IDV (cfr. all. 46);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2004 di IDV (cfr. all. 47);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2005 di IDV (cfr. all. 48);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2006 di IDV (cfr. all. 49);
attestazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati in relazione al rendiconto 2007 di IDV;
Ad ogni buon conto – e per una migliore e più esaustiva cognizione e conoscenza da parte di codesta Autorità - si allegano i bilanci di IDV dalla sua costituzione ad oggi, così come sono stati depositati alla Camera dei Deputati e pubblicati nelle forme di legge:
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2001 (all. 51);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2002 (all. 52);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2003 (all. 53);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2004 (all. 54);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2005 (all. 55);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2006 (all. 56);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2007 (all. 57);
Rendiconto esercizio, relazione gestione e nota integrativa 2008 (all. 58);
Ovviamente manca il rendiconto relativo all’anno 2009, semplicemente perché non ancora scadono i termini per la presentazione (30 giugno 2010).
In conclusione, vi è la prova documentale della correttezza e regolarità della gestione finanziaria del partito Italia dei Valori.
Nessuno si è appropriato indebitamente del denaro erogato dallo Stato né lo ha utilizzato per fini diversi da quelli previsti dalla legge. Anzi, semmai, è proprio il tentativo – portato avanti anche da Elio Veltri - di bloccare i finanziamenti dovuti ad IDV per la sua attività politica a configurare una violazione del diritto costituzionale dei cittadini ad associarsi liberamente ed a partecipare in regime di pari opportunità alle varie competizioni elettorali.
D – INTERVENUTO GIUDICATO SUI FATTI DI CAUSA:
Pur nella consapevolezza che le questioni preliminari vanno affrontate e risolte preventivamente al merito, mi permetto solo ora di farne menzione in quanto sia io che gli altri dirigenti del partito abbiamo voluto soprattutto rimarcare la correttezza dei nostri comportamenti e l’infondatezza delle allusioni pubblicate.
Orbene, mi preme osservare che i fatti esposti da Veltri e di cui dà conto l’articolo sopra indicato sono stati già oggetto di approfondite indagini da parte di diverse Procure della Repubblica in occasione di analoghi esposti proposti da tale Mario Di Domenico, altro soggetto rancoroso verso l’Italia dei Valori ed ora collegato a Veltri.
Si tralasciano in questa sede le ben 17 cause civili e amministrative che hanno visto soccombente il Di Domenico ma si allegano i seguenti tre consecutivi decreti di archiviazione, emessi dal giudice penale nei miei confronti da cui risulta accertato che nella gestione del Partito IDV non è stato commesso alcun reato da chicchessia:
ll G.I.P. di Roma, dr. Imperiali, nel procedimento penale nei confronti dell’On. Di Pietro, n 81/07 RGPM – 4620/07, ha emesso decreto di archiviazione per insussistenza dei fatti (all. 59), su conforme richiesta di archiviazione del P.M. dr. Amato (all. 60).
il G.I.P. di Roma, dr. Silvestri, nel procedimento penale nrg 7739/09 instaurato nei confronti dell’On. Di Pietro, ha emesso decreto di archiviazione sempre per insussistenza dei fatti (all. 61), su conforme richiesta del PM dr. Pollidori (all. 62);
Il G.I.P. dott.ssa Cristina Marzagalli, del Tribunale di Busto Arsizio, nel procedimento penale nrg 1038/09 aperto nei confronti di Di Pietro e Mura sempre per gli stessi fatti ha disposto l’archiviazione (all. 63) su conforme richiesta del P.M. procedente richiesta di archiviazione per ne bis in idem oltre che per ulteriori ragioni di merito e processuali (all. 64).
È evidente, quindi, che nessuna irregolarità è stata riscontrata nonostante le approfondite indagini svolte: questo in quanto la gestione del partito IDV è da sempre stata trasparente in ogni suo aspetto e, per come è stato dimostrato per tabulas, tutti i rimborsi percepiti da IDV sono stati regolarmente rendicontati.
E – IL RUOLO POLITICO DEL DENUNCIANTE VELTRI:
So bene non essere questa la sede per far valere i miei diritti e quelli degli altri dirigenti del partito nei confronti delle continue diffamazioni, denigrazioni e falsità che Elio Veltri – ed altri in concorso con lui - propinano all’opinione pubblica italiana.
Devo rimarcare, però, come la reiterazione del ricorso a plurime A.G. per plurime volte nonché le ostentate pubblicazioni delle denunce stesse (subito riprese da organi di stampa compiacenti) non sono altro che un’evidente ritorsione politica nei miei e del partito Italia dei Valori. Ritorsione e rancore ancora più evidenti se si considera che Elio Veltri è già stato ritenuto responsabile di diffamazione aggravata nei miei confronti e per questo condannato, in solido con altri, a risarcire la parte civile con 44.000 euro di danni, come risulta dalla sentenza di primo grado, provvisoriamente esecutiva, del Tribunale di Monza n.ro 634/10 del 18.01.2010 (cfr. all. 65).
F – CONCLUSIONI:
Fin qui i fatti – documentati e provati – nella loro nuda e cruda realtà. Fatti che smentiscono totalmente le elucubrazioni dell’esponente e le conseguenti illazioni, strumentalizzazioni e denigrazioni contenute sui soliti organi di stampa.
Ora non mi resta che attendere fiducioso la valutazione del giudice, nei cui confronti mi sono già messo a disposizione perché – come dicevo all’inizio – “male non fare, paura non avere”.
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17 Giugno 2010
Caso Unipol: serve chiarezza
Oggi pomeriggio ho illustrato in Aula alla Camera un'interpellanza urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri per chiedere spiegazioni circa l'intercettazione del dialogo fra Fassino e Consorte che sarebbe giunta in modo illecito, tramite Fabrizio Favata, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Di seguito (col resoconto stenografico) e in video ripropongo la mia interpellanza, la risposta del Sottosegretario Caliendo e la mia replica. Ovviamente le "motivazioni" di Caliendo non soddisfano me e non soddisfano il Paese. Con la "non risposta" che ci è stata data, il Presidente del Consiglio e il suo governo dimostrano, ancora una volta, di essere colpevoli.
L'INTERPELLANZA (espandi | comprimi)
ANTONIO DI PIETRO
Signor Presidente, chiediamo di conoscere dal Presidente del Consiglio cosa faccia, cosa sappia e come intenda comportarsi in relazione ad un fatto, in parte già accertato e che in parte può essere accertato solo con il suo contributo.
Si tratta di un fatto che, se fosse vero, sarebbe gravissimo per la stessa esistenza della democrazia e per il mantenimento di uno Stato di diritto nel nostro Paese; una vicenda sulla quale, stranamente, l'informazione ufficiale evita di riferire e di prendere posizione.
Il fatto è il seguente ed è scritto negli atti del procedimento penale che ha portato, circa un mese fa, all'arresto di un certo Fabrizio Favata, perché avrebbe ottenuto 300 mila euro da tale Roberto Raffaelli per non rivelare alla stampa la notizia di fatti illegali che avrebbero coinvolto il Presidente del Consiglio. Mi spiego meglio.
Fabrizio Favata, ex socio di Paolo Berlusconi, fratello del Presidente del Consiglio, riferisce che, insieme al suo amico e socio Roberto Raffaelli, si sarebbe recato, alla vigilia di Natale del 2005 nella casa di Silvio Berlusconi ad Arcore e che qui avrebbe fatto ascoltare ai due fratelli Berlusconi un file audio. In tale file veniva riportata l'intercettazione telefonica di una telefonata intervenuta fra l'allora capo dell'opposizione Fassino e Giovanni Consorte, cioè colui che si stava occupando della scalata alla Banca nazionale del lavoro da parte di Unipol.
LA RISPOSTA (espandi | comprimi)
GIACOMO CALIENDO (Sottosegretario di Stato per la giustizia)
Signor Presidente, leggerò la risposta all'interpellanza urgente dell'onorevole Di Pietro, che non deriva da una «letterina» della Presidenza del Consiglio dei ministri, ma da accertamenti e da richieste di dati forniti dalla procura della Repubblica Milano.
Il procuratore della Repubblica di Milano, con riferimento alla vicenda in questione, ha soltanto segnalato che nel procedimento penale n. 41895/2009 Modello 21, risulta richiesta, emessa ed eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Favata Fabrizio per il reato di estorsione in danno di Raffaelli Roberto, ai sensi dell'articolo 629 del codice penale. Ha aggiunto inoltre che, avendo il Raffaelli, già amministratore delegato di Rcs Srl, rassegnato, sin dal 4 dicembre 2009, le dimissioni da qualunque carica sociale e risultando i reati per i quali vi è iscrizione a suo carico riferibili esclusivamente alla persona dell'amministratore delegato, senza coinvolgimento della società, la procura di Milano non ha ritenuto di interrompere il conferimento di incarichi professionali alla Rcs Srl.
LA REPLICA (espandi | comprimi)
ANTONIO DI PIETRO
Signor sottosegretario, io le ho chiesto «fava» e lei mi ha risposto «pisello». L'interpellanza diceva testualmente: si chiede se, quanto in premessa (cioè quel che ho detto prima io), cioè se è vero o non è vero che il Presidente del Consiglio ha avuto modo di ascoltare, la vigilia di Natale, un'intercettazione telefonica illecitamente acquisita che riguardava il capo dell'opposizione, Fassino.
Inoltre, si chiedeva di sapere se sia vero o no che egli, venuto a conoscenza del fatto che questa intercettazione telefonica è stata, poi, illecitamente pubblicata da il Giornale, di proprietà di suo fratello, non abbia fatto nulla come Presidente del Consiglio per impedirla ma, anzi, si sia attivato perché ciò avvenisse.
Lei mi ha risposto: la Rcs continua a svolgere attività di consulenza per la procura della Repubblica. Che c'azzecca? Io le ho chiesto altro! Io le ho chiesto, con riferimento al Presidente del Consiglio, se corrisponda al vero e quale elemento di informazione intenda fornire al riguardo in merito alla verità se il Presidente del Consiglio si è interessato o no di questo.
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11 Giugno 2010
Intercettazioni: le mafie ringraziano

Stamattina l'Italia s'è svegliata meno libera. Un altro pezzo di democrazia conquistato negli anni le è stato scippato dal governo Berlusconi. La legge bavaglio, approvata ieri in Senato, aiuterà le organizzazioni criminali, nasconderà gli affari delle cricche, bloccherà le inchieste, imbavaglierà la stampa libera.
Anche all'estero si sono occupati del caso intercettazioni. The Guardian parla di «Cosa da "Berlusconia", cioè da dittature corrotte del terzo mondo. Un pericolo per l'Europa, la nostra Europa». The Economist, invece, parla di «Paese notoriamente corrotto» e di «legge che dovrebbe preoccupare gli investigatori». Il settimanale sostiene anche che «tra le conseguenze dell'ascesa di Berlusconi c'è l'indebolimento della sensibilità democratica degli Italiani». Il New York Times già nelle scorse settimane aveva bocciato nettamente il disegno di legge.
Un ddl che, dopo il via libera del Senato (e la nostra resistenza), si avvia dritto verso l'approvazione definitiva alla Camera. L'Italia dei Valori si batterà con ogni mezzo affinché questa ennesima legge porcata non venga approvata.
Abbiamo occupato l'aula del Senato, faremo resistenza anche alla Camera. Infine, se la Consulta e il Presidente della Repubblica non dovessero bloccare la legge, lo faremo noi indicendo un referendum abrogativo. Il quarto, dopo quelli contro il legittimo impedimento, contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare.
E' l'unica alternativa possibile al governo dei voti di fiducia infiniti (circa 40 da quando è in carica). Un dato che, da una parte, mette in mostra il lato antidemocratico del Presidente del Consiglio, deciso a dettare le regole senza rispetto per le opinioni altrui. Mentre dall'altra fa emergere la sua paura sconfinata di non portare a termine l'obiettivo che s'è prefisso scendendo in politica: salvare le sue aziende e salvare se stesso dalla giustizia.
Intanto domani saremo in piazza, a Roma, insieme alla Cgil e al fianco di migliaia di lavoratori e protesteremo contro la manovra da 24 miliardi, destinata a colpire i ceti più fragili, e contro questa deriva antidemocratica che sta inghiottendo il Paese.
Manifestare è ancora possibile: Berlusconi non ha ancora trovato l’escamotage per vietarlo.
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10 Giugno 2010
Intercettazioni: continueremo a resistere
Il Senato ha votato la fiducia al Governo dando il via libera alla legge bavaglio. L'azione piduista di questo Governo aggiunge un'altra pietra ad un mosaico vergognoso e antidemocratico. La battaglia dell'Italia dei Valori non si ferma. La nostra resistenza continuerà anche alla Camera dei Deputati, dove il testo tornerà nei prossimi giorni.
Di seguito riporto alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa nel corso della mattinata:
I senatori dell'Italia dei Valori, dopo una notte passata ad occupare l'aula del Senato per protestare contro il vergognoso ddl intercettazioni, sono stati espulsi dall'aula dal Presidente Schifani prima della dichiarazione di voto. Questo è lo stato d’illegalità permanente che oggi vige in Parlamento. Neppure ai tempi di Mussolini si era verificato un comportamento del genere, con un Governo che mette la fiducia il 25 maggio su un testo ancora non definito.
Ancora una volta invece di affrontare i problemi del Paese, questa maggioranza e questo governo, con il suo antidemocratico presidente del Consiglio, preferiscono ricorrere ad un atto di forza per rimuovere tutto ciò che ostacola il loro piano piduista.
L'Italia dei Valori ha occupato l'Aula del Senato per far sapere a tutti i cittadini che questa legge criminale va cancellata dal nostro ordinamento. Questo Governo e questa maggioranza "appecoronata" al Governo devono andare a casa.
Per risolvere i problemi di questo Paese serve una nuova resistenza e ci rammarichiamo di essere stati lasciati soli nella protesta. Fare come Ponzio Pilato è peggio di essere Erode. Lo dico anche ai cittadini: svegliatevi!
Spero fermamente che il Capo dello Stato faccia sentire la sua voce, non firmando questa legge vergognosa e antidemocratica. L'Italia dei Valori non ha alcuna intenzione di fermare la sua battaglia di civiltà e democrazia. Ci rivolgeremo ai cittadini, e anche alla Camera continueremo la resistenza iniziata al Senato.
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Caso Unipol: serve chiarezza

E' stata rinviata al prossimo 17 giugno la mia interpellanza urgente circa l’intercettazione del dialogo fra Fassino e Consorte che sarebbe giunta in modo illecito, tramite Fabrizio Favata, al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il rinvio si è reso necessario per il prolungamento imprevisto dei lavori parlamentari dovuti alle difficoltà della maggioranza.
Ricordo, comunque, che l’Italia dei Valori ha presentato ieri una proposta di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta proprio sul caso Unipol. L'istituzione di una commissione servirebbe ad individuare coloro che, nel dicembre 2005, ebbero modo di ascoltare l'intercettazione del colloquio tra l’onorevole Piero Fassino ed il Presidente dell'Unipol, Giovanni Consorte, e a verificare se, chi ne fosse eventualmente entrato in possesso, abbia intralciato le indagini svolte dalla magistratura o ne abbia fatto un uso politico. (scarica il pdf della proposta 123kb)
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7 Giugno 2010
Bastava leggere prima di scrivere
Gli unici doveri a cui un giornalista non può sottrarsi sono la verifica delle fonti, la scrupolosità nella ricerca dei fatti, l’attenzione ai dettagli e alle prove che rendono i suoi articoli informazione inconfutabile. Una ricerca della verità maniacale che unita alla libertà di espressione lo rendono una cartina di tornasole nel mare di menzogne che quotidianamente accomunano il male al bene, l’onesto al delinquente, Di Pietro alla cricca.
Mercoledì 2 giugno, sul Corriere della Sera, Marco Imarisio scrive una pagina intera sul sottoscritto e su questioni a cui non avrei, a suo parere, mai risposto.
Il 3 giugno replico con una lettera aperta al direttore del giornale ribattendo, punto per punto, alle accuse mosse dalla penna del suo giornalista.
La mia risposta è accompagnata da megabyte e megabyte di documentazione tra sentenze, atti e citazioni che ho sperato mettessero una pietra tombale su calunnie, sempre le stesse, che riappaiono ciclicamente, come le maree.
Il giorno stesso, con la mia lettera, il Corriere della Sera pubblica anche la contro replica di Imarisio. Contro replica che dimostra palesemente come costui non abbia, ancora una volta, verificato quanto scrive né letto i documenti da me inviati.
E’ per questo che mi trovo, ancora oggi, a ribattergli, scrivendo al direttore De Bortoli, per sgombrare il campo da ombre che Imarisio, volutamente o non volutamente, lascia dietro di sé.
PS. Ringrazio Marco Travaglio e Beppe Grillo che ieri dai loro rispettivi spazi di informazione, il Fatto Quotidiano ed il blog www.beppegrillo.it, hanno voluto commentare l’improvvisa, quanto mai sospetta, caduta di stile di un blasonato quotidiano quale il Corriere della Sera.
Caro Direttore,
La ringrazio per aver pubblicato la mia risposta ai quesiti che aveva posto il dottor Imarisio. Il giornalista, però, sembra non essere rimasto soddisfatto su un punto. Infatti, ieri, è tornato sull’acquisto da parte mia di un appartamento messo all’asta (insieme a centinaia di altri), dalla Scip. Egli mi ha posto la seguente specifica domanda: “l’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari e finito nella disponibilità dell’onorevole rientra tra quei comportamenti che avrebbero bisogno di essere spiegati meglio”.
Eccomi! Anche se devo dire che, a corredo della mia replica, avevo consegnato a Il Corriere della Sera tutta la documentazione relativa a tale operazione immobiliare, documentazione che ora risulta anche essere pubblicata sul sito www.corriere.it. Mi spiace che Imarisio non abbia avuto modo di esaminarla. Se l’avesse fatto, avrebbe evitato di fare un’affermazione tecnicamente e giuridicamente sbagliata.
L’asta della SCIP, per l’alienazione dell’immobile in questione, si è tenuta il 10 novembre 2004. L’aggiudicazione definitiva è avvenuta in data 16 marzo 2006, come risulta dal relativo verbale per atto del notaio Giuseppina Santangelo n. 256 del 16 marzo 2006. Nella stessa data ho proceduto personalmente alla stipulazione dell’atto di compravendita con la SCIP s.r.l. In pratica, contestualmente all’aggiudicazione, vi è stata immediatamente – nello stesso giorno – anche l’indicazione dell’acquirente.
Risulta, pertanto, documentalmente provato, che non vi è stato alcun acquisto per interposta persona o per “prestanome” che dir si voglia: l’atto di acquisto è stato effettuato direttamente da me, in tempo reale, lo stesso giorno dell’aggiudicazione. Il sig. Belotti si è limitato soltanto a partecipare agli adempimenti prodromici ad esso, nei modi di legge e nel rigoroso rispetto delle formalità di capitolato (che, infatti, prevedeva come modalità di partecipazione all’asta, quella prevista dall’art. 1401 c.c., ovvero che il contraente venisse nominato al momento della stipulazione del rogito).
Come è noto, all’epoca - vale a dire sia quando si è svolta l’asta: sia quando è avvenuta l’aggiudicazione, sia quando è stato fatto il rogito - io ero parlamentare europeo, mentre sono diventato Ministro delle Infrastrutture il 17 maggio 2006, vale a dire in una data successiva alla compravendita in questione.
Orbene, l’art. 1471 del codice civile specifica che non possono essere compratori, nemmeno all’asta pubblica, né direttamente né per interposta persona, gli amministratori dei beni dello Stato. Ma io non ero affatto “amministratore dei beni dello Stato” allorché venne effettuata l’asta pubblica (il 10 novembre 2004) e nemmeno quando sottoscrissi, davanti al notaio, l’atto di compravendita (il 16 marzo 2006). Sono diventato Ministro il 17 maggio 2006 (e certamente, due anni prima, ossia quando partecipai all’asta, non potevo sapere che poi sarei diventato Ministro!). Non esiste, invece, alcuna norma di legge che vieta ai parlamentari europei di partecipare a un’asta pubblica per l’acquisto di un immobile. Insomma è giuridicamente sbagliato affermare - come fa Imarisio - che io avrei provveduto “all’acquisto di un immobile inibito ai parlamentari”. Posso comprendere il suo errore, purché, però, non sia volutamente reiterato!
ANTONIO DI PIETRO
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6 Giugno 2010
Lettera al Corriere della Sera
Con un articolo pubblicato ieri, il Corriere della Sera ha dedicato un'intera pagina al sottoscritto e al come, nonostante io abbia vinto tutte le battaglie legali in merito, alcune vicende risultassero ancora "oscure". Ritengo che non ci siano luoghi e motivazioni più appropriate di quelle fornite in un tribunale per chiarire e ribadire la buona fede di un personaggio pubblico. Non mi sono mai sottratto al confronto e ho sempre argomentato e smentito le diffamazioni a mio carico con prove e documenti inconfutabili. Lo faccio anche stavolta per rispondere al Corriere della Sera, a cui ho scritto la lettera che segue, allegando una corposa documentazione.
Caro Direttore,
Il Corriere della Sera di ieri, con un articolo in prima pagina a firma Marco Imarisio, ha adombrato il sospetto di miei “silenzi ed ambiguità” riguardo la mia storia personale.
Vorrei rispondere ai rilievi mossi, documentando punto per punto. Mi scuso, innanzitutto e preliminarmente, per la pignoleria e per la montagna di carte processuali a cui faccio riferimento e che le invio ma - mi creda - ad un persona come me - invisa a molti e con pochi strumenti di informazione a diposizione - non rimaneva e non rimane altra scelta che ricorrere alla Giustizia per vedere riaffermata, nero su bianco, la verità rispetto alle mille menzogne che sono state scritte sul mio conto in tutti questi anni. E veniamo al merito dell’articolo:
1 - Non sono stato affatto convocato dai magistrati di Firenze con “tanto di apposito decreto di notifica”.
2 - Non è affatto vero che io mi sia laureato in modo anomalo. Mi sono iscritto all’Università di Milano nell’anno 1974 e mi sono laureato nel 1978, rispettando appieno il piano di studio all’epoca previsto da quell’Università per la laurea in legge. Sono certo che anche Lei e il dottor Imarisio avete rispettato il piano di studio e vi siete laureati senza andare fuori corso. E’ semmai anomalo il comportamento di quegli studenti che sforano il piano di studio e vanno “fuori corso”, non di chi lo rispetta e si laurea nei tempi previsti. Lo stesso giornalista, peraltro, riferisce che “l’istituto di presidenza della facoltà confermò a suo tempo che tutto era in regola”. Il mio certificato di laurea e il mio libretto degli esami sono già stati pubblicati una miriade di volte e, comunque, invio anche a lei un’ulteriore copia. Le invio anche copia della causa per danni (scarica il pdf 895kb) da me notificata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per aver sostenuto nella trasmissione “Porta a Porta” del 10 aprile 2008 che la mia laurea fosse falsa. Causa, ad oggi, ferma alla Camera dei Deputati, a seguito della sua richiesta di insindacabilità ex art. 68 Cost.
3 - Le accuse del Gico di Firenze circa miei presunti favori ricevuti da Pacini Battaglia, da Antonio D’Adamo e da Giancarlo Gorrini sono state tutte smontate dai giudici di Brescia che, dopo due accurate e meticolose inchieste, hanno sentenziato che “i fatti non sussistono”. Al riguardo, Le invio copia della sentenza numero 3940/96 del 18 febbraio 1999 (riguardante la vicenda D’Adamo-Pacini) (scarica il pdf della sentenza 16mb) e della sentenza n.ro 189/96 del 29 marzo 1996 (riguardante la vicenda Gorrini) (scarica il pdf della sentenza: pag. 1-20 (441kb) 21-41 (501kb) 42-62 (475kb) 63-83 (496kb) 84-104 (505kb) 105-134 (696kb);
4 - Non è vero che io abbia mai avuto a che fare con i Servizi segreti, né italiani, né stranieri. Sul punto si sono espressi, già diverse volte, i magistrati (ai quali mi sono rivolto per tutelare la mia onorabilità) che hanno riconosciuto che io non ho mai avuto alcun rapporto con strutture di tal tipo. Allego al riguardo, e in via esemplificativa, la sentenza del 17 marzo 1997 del Tribunale di Milano con cui è stato condannato in primo grado l’allora senatore Erminio Boso (scarica la sentenza 1mb) per aver sostenuto una panzana del genere. Allego anche la richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Torino n.ro 5981/98 del 26 ottobre 1999 che ha rinviato a giudizio Bettino Craxi (scarica il pdf 112kb) sempre per aver falsamente sostenuto che io fossi un agente dei Servizi segreti (il processo poi non si è svolto perché Craxi nel frattempo è deceduto). Se si ha l’onestà intellettuale di valutare le cose in buona fede, (come sono certo farà Il Corriere della Sera) tali sospetti non possono essere alimentati strumentalizzando la mia relazione all’Autorità giudiziaria circa la presenza del latitante Francesco Pazienza alle Seychelles, né la mia partecipazione alla cena natalizia del 1992, svoltasi presso il Reparto dei Carabinieri di Roma, su invito del Comandante col. Vitaliano, cena a cui partecipò anche il questore Bruno Contrada, allora dirigente del Sisde. Comunque, e proprio al fine di non essere accusato di reticenza, le allego l’atto di citazione (scarica l'atto in pdf 3,8mb) con annessi 18 documenti allegati (pag. 1-9 (1,7mb) 10-18 (2,9mb)) che ho proposto nei confronti di Mario Di Domenico per le false dichiarazioni dallo stesso rilasciate circa l’asserito mio coinvolgimento nella vicenda Contrada e di cui proprio Il Corriere della Sera, tempo addietro, ha dato notizia con grande risalto (atto di citazione che, come potrà constatare, non ha riguardato né Il Corriere della Sera, né il giornalista Cavallaro, proprio perché ho ritenuto e ritengo legittimo e doveroso il vostro mestiere). Allego anche l’atto di citazione che ho proposto nei confronti di Francesco Pazienza ed altri, in relazione alle elucubrazioni montate in ordine alla mia segnalazione all’Autorità giudiziaria sulla sua permanenza da latitante nello stesso posto in cui io e la mia futura moglie ci trovavamo in vacanza. Anche in questo caso, sarebbe stato anomalo il mio silenzio su quanto avevo visto e sentito circa il rifugio di Pazienza e non la pronta relazione al mio Capo Ufficio, una volta rientrato in Italia. Peraltro faccio presente che la legge impone a tutti i pubblici ufficiali di segnalare all’Autorità giudiziaria fatti e circostanze penalmente rilevanti ed io ero all’epoca magistrato!
5 - Non è vero che io abbia fatto un uso privato dei soldi del partito. Su questa questione, sono già intervenuti ben tre provvedimenti del giudice penale che ha archiviato tutte e tre le volte altrettanti esposti del denunciante Di Domenico per assoluta infondatezza dell’accusa. Allego al riguardo il decreto di archiviazione n.ro 4620/07 - GIP Imperiali di Roma del 14 marzo 2008 (scarica il pdf 1,8mb), il decreto di archiviazione n.ro 15233/09 – GIP Silvestri di Roma del 26 maggio 2009 (scarica il pdf 199kb) ed il decreto di archiviazione n.ro 860/09 – GIP Marzagalli di Busto Arsizio del 12 ottobre 2009 (scarica il pdf 220kb).
6 - Non è vero che io abbia mai fatto – con riferimento alle proprietà immobiliari di mia proprietà - una commistione tra patrimonio mio personale e patrimonio del partito Italia dei Valori. Allego, al riguardo, la sentenza del Tribunale di Monza n.ro 760/10 del 2 marzo 2010 (scarica la sentenza 1,3mb) che condanna il quotidiano Il Giornale, il direttore dell’epoca Mario Giordano e il giornalista Chiocci a risarcirmi, con 60.000 euro, il danno per le falsità e le diffamazioni pubblicate il giorno 4 agosto 2008 con un dossier intitolato: “Di Pietro ha investito 4 milioni di euro in case, ecco il suo patrimonio”.
7 - Non è vero che io abbia fatto un “uso non associativo” dei soldi del partito, come pure da taluni sostenuto. Allego, al riguardo, la memoria esplicativa - (scarica il pdf 1mb) - (con annessi 65 documenti allegati) che ho consegnato alla Procura della Repubblica di Milano (PM dottor Fusco) (scarica i documenti in pdf: 1-7 (2,9mb) 8-9 (3,6mb) 10-12 (3,6mb) 13-24 (4,1mb) 25-39 (4,3 mb) 40-50 (3mb) 51-54 (1,8mb) 55-56 (2,6mb) 57-59 (2,9mb) 60-65 (2,9 mb)). Dalla disamina dei documenti in questione si evince in modo evidente – sempre se si ragiona in buona fede – che i soldi del partito sono sempre finiti nelle casse del partito.
8 - Non è vero che io abbia acquistato case tramite “prestanome”, nel senso dispregiativo del termine, o che abbia acquistato “immobili proibiti per legge ai parlamentari in carica”, come pure si afferma nell’articolo (credo in buona fede a seguito di una martellante campagna denigratoria, svolta da altre testate giornalistiche). Allego, al riguardo, l’atto di citazione (scarica il pdf 1,2 mb) promosso nei confronti del quotidiano Il Giornale che, per primo, ha sostenuto tale falsità, con annessi 18 documenti allegati (scarica i pdf pag. 1-6 (2,9mb) 7-12 (2,9mb) 13-18 (2,1mb)), dai quali si evince in maniera incontrovertibile che non è affatto vero che io abbia acquistato un immobile “proibito per legge”, né che io abbia intestato ad altri l’immobile acquistato.
Spero, caro Direttore, che la documentazione inviata e le spiegazioni fornite possano essere sufficienti per rivedere “i dubbi e le ambiguità” che Il Corriere della Sera ha nei miei confronti. Nel caso dovessero permanere ulteriori perplessità, non si faccia scrupolo, me li chieda o me li faccia chiedere.
Cordialità,
ANTONIO DI PIETRO
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4 Giugno 2010
Fango su di me: so chi è il mandante

Querela depositata
Come preannunciato, nella giornata odierna ho depositato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di plurime persone in relazione all’asserita locazione di due appartamenti che, secondo alcuni, avrei affittato da Propaganda Fide. Siccome tale circostanza non è storicamente vera, con tale denuncia e con la circostanziata documentazione prodotta, ho portato all’attenzione dell’autorità giudiziaria le ragioni che stanno a monte di simili strumentali e denigranti ricostruzioni.
Di seguito pubblico una mia intervista pubblicata stamattina dal quotidiano L'Unità.
Sulla storia dei due appartamenti di Propaganda Fide che secondo l'architetto Zampolini, Angelo Balducci avrebbe procurato a lui e all'Idv, Antonio Di Pietro taglia corto. «Anche un bambino di sette anni guardando i documenti che ho prodotto capirebbe che quelle di Zampolini sono solo menzogne», dice, rimandando alle spiegazioni pubblicate sul suo blog.
L'appartamento di via della Vite: che «non è mai stato nella disponibilità dell'Idv». Quello di via Quattro Fontane, dove abita la tesoriera dell'Idv Silvana Mura: a lei e allo stesso Di Pietro «fu segnalato dal collega di partito Stefano Pedica, nipote di un monsignore, con ottimi rapporti in Vaticano e non Balducci». Certo, nella querela per calunnia e diffamazione che oggi il leader dell'Idv presenterà ai magistrati di Perugia ci sarà tutto. Anche il contratto per editare il giornale dell'Idv con la società editrice Mediterranea «che invia della Vite aveva sede prima e dopo quel contratto». E quello di locazione di via delle Quattro Fontane, firmato dall'ex marito di Silvana Mura, Claudio Belletti. «Né io né mia figlia lo abbiamo mai affittato o ci abbiamo mai abitato».
Quando lo raggiungiamo l'ex pm è ancora intento a scrivere il testo della querela. E mentre scrive ha in mente solo una cosa: consentire ai magistrati di trovare «il mandante e il beneficiario occulto delle falsità di Zampolini». Una figura che per ora si limita a evocare. «Io ho in niente anche nomi cognomi e generalità concrete ma se avessi la prova li avrei già denunciati».
L'Unità: Perché parla di un mandante?
Di Pietro: «Non so Zampolini nel riferire quelle cose che riguardano la mia persona sia in buona fede o in cattiva fede. Non so se quello che racconta sia frutto esclusivo della sua immaginazione o se quei fatti a lui sono stati raccontati in quel modo falso da altri, né quando, se in precedenza o nell'arco di tempo che va dal 22 al 18 maggio scorso. So che il 18 maggio nel penultimo interrogatorio Zampolini diceva di non sanerà nulla in riferimento alla mia posizione e che il giorno 22 si ripresenta dai magistrati per raccontare con dovizia di particolari, in forma di presentazione spontanea, cose che non rispondono a verità. E di questo vi è la prova documentale che consegnerò insieme alla ricostruzione dei fatti alla magistratura perché accerti chi ci sia dietro questa operazione che coinvolge non solo me, ma Prodi, Veltroni, Rutelli».
L'Unità: Secondo lei chi c'è dietro?
Di Pietro: «Io ho in mente nomi cognomi e generalità concrete ma se avessi la prova li avrei già denunciati. So che quel mandante e beneficiario occulto, mettendo in bocca a Zampolini dichiarazioni platealmente false, prende due piccioni con una fava: mina la credibilità del teste e delle dichiarazioni vere e riscontrate che ha già fatto (vedi gli assegni girati per conto di Scajola e per conto di Incalza, i rapporti con Lunardi) e mette tutti nello stesso calderone confondendo responsabilità penali e dibattito politico. Dopo di me ci saranno altri veleni, già anticipati. Vede, Zampolini è persona che sta raccontando una serie di fatti che sono utili ad accertare la verità. E andare spontaneamente dal magistrato per dire che anche Di Pietro è stato favorito da Anemone, che anche Prodi e Rutelli e Veltroni hanno segnalato i loro professionisti, senza riscontri, fatti, circostanze, è un grave danno alla credibilità del teste e dell'inchiesta».
L'Unità: Quali erano i suoi rapporti con Balducci.
Di Pietro: «Io sono il ministro che l'ha rimosso dall'incarico di presidente del Consiglio dei lavori pubblici. Ho spostato lui come tutti gli altri. Una decisione di prevenzione generale che alla luce di ciò che è successo poi è stata lungimirante. Lui non rimase soddisfatto dello spostamento e si mise in malattia. Poi non l'ha visto più nessuno».
L'Unità: Qualche tempo dopo se lo ritrova come responsabile della struttura di missione per le celebrazioni del 150° dell'unità d'Italia. Scrive a Prodi, poco prima della fine del governo, di non fidarsi.Parla di «macroscopiche violazioni di legge».
Di Pietro: «Sì, ma non me lo sono ricordato l'ultimo giorno. In quella lettera se ne richiamano altre nelle quali già avvertivo il governo che le procedure seguite da quel comitato non erano in linea con quanto previsto dalla legge».
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25 Maggio 2010
Intercettazioni: abrogazione completa
La loro priorità non cambia. Per Berlusconi e la sua cricca le intercettazioni sono un incubo. Per questo motivo il Governo ha fretta di chiudere la pratica. Già lunedì prossimo il testo sarà all'esame del Senato.
Per ragioni tecniche, etiche e istituzionali noi di Italia dei Valori ribadiamo il fermo contrasto all'ennesima legge criminogena che questo Governo e la sua maggioranza parlamentare si accingono a portare avanti.
Valuteremo con molta attenzione il comportamento del Capo dello Stato in relazione a questo provvedimento. Non lo vogliamo tirare per la giacchetta, non vogliamo renderlo corresponsabile, poiché questa legge criminogena è figlia esclusivamente di questo Governo. Ma certamente ci aspettiamo da cittadini, in difesa della Costituzione e dell'articolo 21, che il Capo dello Stato tenga la schiena dritta, mai come in questo momento.
C'è in ballo un provvedimento criminogeno, inemendabile, da respingere con tutte le forze democratiche possibili.
Proprio per questo l'unico emendamento che presenterà l'Italia dei Valori sarà quello relativo all'abrogazione completa del testo. Ritengo che ogni tentativo che una parte dell'opposizione si accinge a fare di emendare in qualche modo questo provvedimento, si presta a fungere da giustificazione, da contorno, da corollario.
Se questo testo dovesse diventare legge, come Italia dei Valori promuoveremo un referendum accanto a quelli per i quali è già in corso la raccolta firme (legittimo impedimento, acqua e nucleare).
Non sarà difficile raccogliere 500 mila firme, perché la realtà è che il Governo vuole questa legge solo per tutelare alcuni interessi.
Questo Governo e questa maggioranza vogliono questo provvedimento per ragioni specifiche, proprie di alcuni altissimi politici e personalità di quel mondo piduista che gira intorno al presidente del Consiglio.
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24 Maggio 2010
Tutti contrari tranne il Governo
L’Italia annega nella crisi più nera, Tremonti paragona il Paese ad un alpinista appeso ad una parete ed in pericolo di vita. Ma loro, i compari di cordata, da Berlusconi ad Alfano, da Ghedini a Gasparri, pensano ad accelerare la discussione e l’approvazione del ddl anti-intercettazioni, paralizzando i lavori in Parlamento.
Per la manovra di risanamento si parla di misure a partire dal 2011. Non si può attendere, invece, per le telefonate del Premier ad Innocenzi, a Minzolini e alla D'Addario. O per quelle dei delinquenti fuori e dentro il Parlamento.
Le atrocità di questo disegno di legge sono tante e tali che elencarle sarebbe troppo lungo. Per farsi un’idea, il cittadino, quello informato, non ha bisogno di spiegazioni, basta che si ponga un paio di domande: ma perché sono tutti contrari al ddl intercettazioni eccetto chi lo propone? Perché il mondo parla di economia e noi di intercettazioni?
A questo ddl sono tutti contrari: il Quirinale, larga parte del Parlamento, il Csm, il sottosegretario alla Giustizia statunitense e, quindi, gli Stati Uniti d’America. Lo sono associazioni come Reporter Sans Frontiere e la Freedom House.
Sono contrari i cittadini, anche se il ministro della Giustizia del presidente del Consiglio ripete come un disco rotto che gli italiani “Non vogliono vivere in uno stato di polizia”.
Io sono convinto che i cittadini vogliono sapere se qualcuno ride alle loro spalle dopo un terremoto che ha mietuto centinaia di vittime; se la Santa Rita è il nome di una clinica o di una macelleria, se Innocenzi è un servo di partito o un membro dell’Agcom, se le maestre a cui affidano i propri figli sono delle squilibrate, se un prete è un pastore di anime o un molestatore di parrocchiane come ci hanno mostrato “Le Iene”.
In realtà, il problema delle intercettazioni preoccupa la comunità internazionale, perché l’Italia ha esportato la sua criminalità organizzata in tutto il mondo.
Infatti, anche se Alfano & Co. ripetono che mafia e terrorismo sono escluse, nessuno ci crede, poiché la loro parola è da tempo compromessa.
Questo disegno di legge non deve essere ritoccato o aggiustato, ma solo ritirato. E, se proprio volessimo riscriverlo, lo si dovrebbe fare non prima di aver definito, nel dettaglio, un piano di rilancio dell’economia urgente.
Per dormire tranquillo aggiungerei anche la clausola che dovrebbe essere riscritto da uomini di giustizia del calibro di Falcone e Borsellino, e non da sicari della giustizia che hanno il compito di tutelare, in pieno conflitto di interessi istituzionali, Silvio Berlusconi e una cerchia ristretta di beneficiari, producendo effetti devastanti sul sistema giudiziario nazionale. Il referendum abrogativo è l’unica strada per tutelare il Paese da queste leggi canaglia oltre ad essere un paracadute d’emergenza qualora le istituzioni e la Consulta fossero impossibilitate a fare il proprio dovere.
L'Italia dei Valori, il giorno dopo l'approvazione del disegno di legge, si attiverà per la raccolta firme contro questa legge vergogna.
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3 Maggio 2010
Scajola e la tecnica del confessionale

Il caso Scajola regala un copione collaudato e grottesco. Direi, anzi, che rispecchia un affiatamento a tinte massoniche: una difesa incondizionata dei membri della cricca e l'invito a non cedere la poltrona da parte del gran maestro, il Presidente del Consiglio.
Solo negli ultimi tre mesi, Berlusconi ha utilizzato la “tecnica del confessionale” per ben quattro volte: Bertolaso, Cosentino, Fitto. Ora riceve l’assoluzione anche il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, vittima di una congiura giuridica, secondo il Premier, e reo di aver incassato 900 mila euro in nero dal costruttore Anemone per una residenza fronte Colosseo, secondo i pm.
Oggi abbiamo presentato una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro (leggi il documento).
Il caso Scajola è un déjà vu al quale non vogliamo abituarci.
Per essere presentata alla Camera la mozione deve essere sottoscritta da 63 deputati. L'Italia dei Valori ha firmato con i suoi 25 deputati e inviato una lettera a tutti i parlamentari del Pd chiedendo di aderire.
I fatti gravissimi e le responsabilità politiche che stanno emergendo a carico del ministro imporrebbero dimissioni immediate. Di fronte a queste vicende inquietanti e a questo comportamento inaccettabile, le opposizioni devono mostrare unità, fermezza e determinazione nel difendere i principi della legalità e dell'etica politica.
Diversamente, la distanza di valori sarebbe tale da meritare un ripensamento della stessa coalizione.
L’Europa ed il mondo intero hanno mostrato più volte qual è la strada della dignità e dell’etica che deve appartenere alla politica: Tom Daschle e Nancy Killefer sarebbero diventati ministri della sanità e del budget federale dell’amministrazione Obama, ma problemi con il fisco ne impedirono la nomina all’ultimo momento. Jacqui Smith, ministro degli Interni inglese si dimise dall’incarico per una manciata di sterline in nota spese derivanti dal noleggio di un film porno.
La risposta italiana non può essere, ancora una volta, (dopo Cosentino, Fitto, Bertolaso ed altri ancora) l’assoluzione mediatica e preventiva da parte delle istituzioni di un ministro della Repubblica.
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27 Aprile 2010
Nuove toghe, schiena dritta!

Il Capo dello Stato, nel duplice ruolo di presidente della Repubblica e di presidente del Consiglio superiore della magistratura, oggi ha ricevuto 298 nuove leve della magistratura italiana. Tra gli inviti rivolti da Napolitano ai nuovi tirocinanti alcuni sono stati indirizzati al recupero della credibilità del potere giudiziario, che deve fuggire dai protagonismi mediatici, per riconquistare così la fiducia dei cittadini.
Tutti inviti condivisibili, sui quali vorrei fare alcune considerazioni doverose per smentire tutti coloro che considerano i giudici i responsabili del rapporto degradato tra politica e magistratura. La magistratura è composta di persone, di esseri umani. Non tutte queste persone possono essere in buona fede, qualcuno magari cede alla corruzione e strumentalizza la propria posizione per fare politica e affari, pur essendo nella magistratura.
Come, ad esempio, il giudice Squillante nel processo Sme. Ma questi casi sono e rimarranno isolati, questi giudici sono mele marce che si annidano ad ogni livello delle istituzioni.
I membri del governo screditano continuamente l’operato della magistratura, la umiliano e la criticano pesantemente attraverso telegiornali, quotidiani, rotocalchi e, perfino, attraverso le dichiarazioni di chi, come il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dovrebbe tutelarne l’operato.
E’ normale che un Presidente del Consiglio definisca politicizzata la Consulta, poiché ha respinto una legge incostituzionale o che apostrofi i giudici come estremisti, comunisti, toghe rosse, venduti, politicanti, talebani, disturbati e degni di perizia psichiatrica?
E’ normale un governo che vari leggi anticostituzionali che imbavaglino e che impediscano l’efficiente funzionamento della macchina della giustizia?
E’ normale il fatto che il governo desideri una legge per eliminare le intercettazioni?
E’ normale che la politica intervenga per avocare a sé indagini in corso, per mettere in guerra tra loro le procure al fine di insabbiare ogni forma di accertamento giudiziario e che evidenzi l’eventuale coinvolgimento di alte personalità delle istituzioni?
E’ vero o no che la riforma della giustizia messa in campo da questo governo non prevede e non risponde minimamente all’obiettivo di ridisegno di una giustizia più efficiente e più veloce?
E’ vero o no che oggi la riforma della giustizia punta alla sottomissione del potere giudiziario a quello dell’esecutivo più che a garantire il funzionamento del comparto?
Trovo naturale che una categoria posta sotto assedio possa sviluppare uno spirito di unità, così come trovo scontato che chi ha interesse a sottometterla (il Pdl), voglia farla apparire “politicizzata”, mentre in realtà i giudici stanno difendendo i più alti valori dello Stato e della Costituzione.
Ai 298 tirocinanti io raccomanderei di tenere la schiena diritta, di non cedere agli attacchi e alle ingerenze della politica, cogliendo l’occasione, magari, di lanciare l’invito al governo in carica di potenziare le risorse a disposizione del comparto della giustizia, al quale mancano i fondi, le risorse umane e tecniche.
In tal senso, se questa fosse la direzione della riforma della giustizia, allora, saremmo ben lieti di parteciparvi, mettendo sul tavolo le numerose proposte contenute nel nostro programma. Proposte che, se accolte, riteniamo potrebbero rappresentare un boomerang per questa maggioranza, poiché hanno l’obiettivo di far funzionare, e non fare a pezzi la macchina della giustizia.
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21 Aprile 2010
Intercettazioni, la disobbedienza civile di Italia dei Valori
Contro la norma che vieta la pubblicazione delle intercettazioni fino all'inizio del processo, l'Italia dei valori fara' "disobbedienza civile". Ogni volta che ci sara' una intercettazione regolarmente depositata e a disposizione delle parti, si alzera' un parlamentare dell'Idv al termine della seduta e la leggera' in Aula alla Camera o al Senato: cosi' faranno parte del resoconto parlamentare e quindi saranno pubbliche.
Di seguito il testo della mia intervista video rilasciata per Idv Channel
Oggi facciamo il punto sulle intercettazioni telefoniche, o meglio, sulle intercettazioni che possono avvenire attraverso il mezzo del telefono, attraverso la Rete, intercettazioni ambientali. Insomma, la possibilità di ascoltare uno mentre parla con un altro da parte della magistratura per scoprire se qualcuno ha commesso dei reati e trovare le prove di essi.
Sia chiaro, stiamo parlando di intercettazioni disposte dalla magistratura, non quelle sottobanco, non quelle dei dossier, non quelle fatte in violazione della legge. Quelle sono un'altra storia e sono vietate.
Quando si vuole combattere la criminalità bisogna avere gli strumenti a disposizione. Uno degli strumenti che ha la criminalità per fare una rapina, per fare un sequestro di persona, per fare atti di terrorismo o un omicidio, è quello di parlarsi al telefono e di accordarsi. Uno dei mezzi per scoprire questi fatti è quello di mettere un registratore, una cimice, per sentire quel che due persone si dicono.
Mi pare evidente che l'intercettazione telefonica imposta dal magistrato sta all'investigazione penale come il bisturi sta al medico per fare l'operazione.
Le intercettazioni telefoniche di cui parliamo sono quindi disposte dalla magistratura per combattere la criminalità, non vi fate fregare da chi comincia a mettere in mezzo la privacy, la riservatezza.
Nessuno vuole sentire niente di fatti e di persone che non hanno a che fare con la criminalità. Stabilito questo principio, e visto che i magistrati hanno ascoltato un po' di telefonate che non dovevano ascoltare per il nostro “signore padre eterno” Berlusconi, hanno fatto una legge per impedire ai magistrati di ascoltare. Tutto questo macello è successo perché a Trani un signore, di nome Minzolini, uscito dal tribunale di quella città dov'era stato sentito in merito a fatti che doveva riferire alla magistratura, prende il telefonino e chiama a “Papi Silvio”. Non doveva sentirsi questa telefonata.
Tutta questa storia nasce perché la signora D'Addario va a finire dentro il lettone di Putin e si registra da sola l'audio ambientale. Non si doveva sapere.
Non è colpa del magistrato se indagando su fatti penalmente rilevanti viene a sentire voci e racconti di questo genere.
Secondo il loro disegno di legge si possono fare le intercettazioni solo nel caso in cui si hanno in mano evidenti prove di colpevolezza. Ma se si hanno già le prove della colpevolezza a cosa ci serve fare le intercettazioni? Visto che li abbiamo “sputtanati” su questo concetto, hanno riproposto una serie di emendamenti che dovranno essere discussi in questi giorni.
Quello che hanno proposto in questi giorni, con le riforme per far funzionare la giustizia e combattere la criminalità, non ci azzecca niente. Sapete cosa hanno proposto? Si può intercettare quando c'è un grave indizio di reato, ma soltanto le persone per cui procedi, cioè l'imputato, non persone terze: se c'è un'estorsione, è meglio intercettare il telefono dell'estorto per sentire e scoprire chi è l'estorsore, o no? E se bisogna intercettare un telefono pubblico di un bar perché si sa che è attraverso quel telefono che gli spacciatori di droga si scambiano i luoghi dove consegnare l'eroina o i soldi, non si potrà più fare.
La proposta avanzata da questo Governo non ha senso e limita enormemente la possibilità di intercettare.
In secondo luogo: secondo questa proposta le dichiarazioni dei pentiti non sono sufficienti per intercettare una persona. Mi chiedo, allora, quale deve essere l'input per intercettare una persona, se non le dichiarazioni di chi conosce quel tipo di crimine e i delinquenti in oggetto.
Secondo questa norma, ancora, ognuno di voi non può registrare quel che sente dire altrimenti commette un reato punibile fino a quattro anni. Se vi capitasse, dunque, di subire un'estorsione e vi venisse in mente di registrare il criminale che vi estorce, rischiereste una condanna. Siamo veramente l'assurdo. Se questa norma c'era già ai tempi di Mani pulite, quell'inchiesta non sarebbe mai partita.
Mani pulite è iniziata proprio perché decisi di mettere un registratore nella tasca di Luca Magni. E da quella registrazione emersero le pretese di Mario Chiesa e tutto il resto. In quel caso la registrazione la ordinai io come magistrato. Ma se a Magni fosse venuta l'idea di registrare Mario Chiesa, sarebbe finito in carcere.
Il vero obiettivo di questo Governo è nascondere intercettazioni come quelle della D'Addario.
Le intercettazioni, secondo questa proposta, possono essere utilizzate solo per i reati verso cui si procede. Dunque, se si intercetta un tale sospettato per un traffico di automobili rubate e durante un'intercettazione si apprende che ha commesso un omicidio, quella intercettazione non può essere usata contro di lui in tribunale.
E poi c'è la novità dei parlamentari: per questi le intercettazioni non sono possibili, se non dopo un'apposita autorizzazione concessa dalla Camera. E si verificherebbe il caso in cui un parlamentare in aula si trova a votare se può essere intercettato o meno. Poi magari torna a casa e usa il telefono sapendo di essere intercettato. Ci saranno anche dei parlamentari scemi, forse. Ma non fino a questo punto.
E in più, il beneficio di questa norma si estende anche a chi parla al telefono coi parlamentari. Così, se un mafioso confessa i suoi crimini al telefono ad un deputato, quell'intercettazione non è valida.
Così i parlamentari diventeranno in portatori di pizzini.
D'ora in poi la criminalità organizzata, quella dei colletti bianchi e delle menti raffinate, si individua una persona di riferimento e se la fa eleggere in Parlamento. L'esempio è facile: Riina parla al telefono col parlamentare Tizio, poi Tizio chiama a Provenzano e riferisce le cose di Riina. Non sono intercettabili e il messaggio della criminalità organizzata viaggia tranquillo.
Infine, la sorpresa della pubblicazione. Questa norma rende già quasi impossibile intercettare, ma se per ipotesi dovesse spuntare l'intercettazione, i cittadini non devono venirne a conoscenza. Perché la pubblicazione è prevista solo alla fine delle indagini. I cittadini hanno il diritto di saperlo subito, invece. Altrimenti siamo in un regime.
Per questo Italia dei Valori si fa promotrice di un'iniziativa parlamentare: disobbedienza civile. Armiamoci di disobbedienza civile.
Hanno previsto pene e multe severe per i giornali che pubblicano le intercettazioni. Ma il parlamentare, dentro il Parlamento, ha il diritto di esprimersi come ritiene più opportuno ai sensi dell'art. 68 della Costituzione. E non è punibile. E allora noi di Idv abbiamo deciso di tutelare i cittadini: segnalateci tutte le intercettazioni telefoniche legittimamente acquisite e depositate, segnalatecele alla nostra mail o avvertiteci al telefono. Ci faremo carico noi, io per primo, a leggerle in Parlamento. Perché una volta lette in Parlamento finiscono nel resoconto stenografico della giornata e vengono pubblicate in rete. Così tutti voi potrete sapere cosa succede.
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20 Aprile 2010
Grande apertura sulle intercettazioni, ma ai criminali
L'emendamento sulle intercettazioni consegnato alla commissione Giustizia del Senato mette in evidenza una grande apertura da parte di questo Governo. Una grande apertura alla criminalita' organizzata.
I parlamentari diventano il punto di riferimento dei delinquenti e non dei cittadini perbene. Viene creata una riserva indiana per i parlamentari. Oggi permettono a tutti quelli della criminalità organizzata di avere come referente un parlamentare, così le intercettazioni non valgono più. Anche se confessa un omicidio, se c'è un parlamentare, nell'intercettazione, ci vuole un'autorizzazione del Parlamento, e la Camera si guarderà bene da dare il via libera. Oggi io aiuto te e domani tu aiuti me: tra destra e sinistra non hanno mai dato l'autorizzazione a procedere.
La proposta di oggi, quindi, la ritengo ancora più grave della precedente, perché con questi emendamenti si mette un bavaglio definitivo alla stampa: addirittura si puniscono i giornalisti, che fanno il loro mestiere. Bisogna punire invece chi rende noto, chi viola il segreto istruttorio e non il giornalista che svolge la propria funzione.
Con questo emendamento il Governo ha inferto un altro colpo al sistema giustizia. Non si capisce per quale ragione per una persona che non è parlamentare, e che può occultare tutte le prove e realizzare reati, si debba chiedere l'autorizzazione ad intercettare. A questo punto, la criminalità organizzata potrà scegliersi i suoi adepti, il parlamentare più adatto, punto di contatto tra criminali che così non parleranno più tra di loro ma per interfaccia. Volendo fare un esempio: se due mafiosi vogliono scambiarsi delle informazioni basterà che a fare da tramite ci sia un parlamentare. Per essere ancora più chiari: se Totò Riina vuole mandare un messaggio a Provenzano basta che si rivolga al parlamentare mafioso di turno. Così, questi potrà essere l'anello di congiunzione con la criminalità. E' chiaro che per il parlamentare sarà più facile avere come punto di riferimento la criminalità.
Queste sono le prove tecniche del regime. Queste disposizioni mettono seriamente a rischio l'articolo 21 della Costituzione. Il ddl voluto fortemente da Berlusconi prevede diversi anni di carcere per chi svolge di mestiere di giornalista e dovrebbe essere un 'cane da guardia' della democrazia. In questo modo da cane da guardia diventerebbe una pecora.
Noi dell'Italia dei Valori siamo accanto ai giornalisti e ci mobiliteremo con la Fnsi, scendendo in piazza il 28 aprile, per protestare contro questo scempio del diritto e attentato alla Costituzione.
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31 Marzo 2010
Intercettazioni: vogliono impedire di scoprire i reati
Finalmente il Presidente della Repubblica batte un colpo e rimanda alle Camere la legge che voleva modificare, anzi svuotare lo Statuto dei lavoratori. Ne siamo contenti perché l’Italia dei Valori è stato l’unico partito che, a suo tempo, si era permesso di pregare il Presidente della Repubblica di non firmare il provvedimento ma di rinviarlo alle Camere.
La decisione odierna di Napolitano dimostra anche che il rinvio alle Camere è una prerogativa che il Presidente della Repubblica ha a disposizione e quindi può tranquillamente esercitarla anche quando non si palesa l’evidente incostituzionalità. Solo per questa ragione, ci si siamo permessi di sollecitare l’utilizzo di questa funzione anche per altre leggi che non meritavano di essere approvate. Leggi, infatti, poi dichiarate incostituzionali dalla Consulta.
Ci può solo fare piacere che oggi il Presidente della Repubblica abbia esercitato il suo ruolo di garante e arbitro della Costituzione.
Ieri sera sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballarò. Pubblico il video ed il testo del mio intervento in tema di intercettazioni telefoniche.
Testo dell'intervento
Floris: Come eliminiamo questo eterno nodo della giustizia, adesso che si è intrecciato con quello dell'informazione? Questo è stato un punto caldo delle elezioni, adesso che sono finite le forze politiche ricominciano a scontrarsi sul tema della giustizia.
Antonio Di Pietro: Innanzitutto, credo che gli enormi problemi che riguardano la giustizia non siano solo quelli legati alle intercettazioni. Sono certo che si metterà mano al settore, adesso che ci sono acnora tre anni di tempo prima della fine della legislatura, per dare più mezzi, più strutture, più uomini e più risorse al comparto. La mia non è una critica, ma un auspicio. Voglio essere propositivo e, quindi, non voglio fare polemica su cosa è successo nel passato, ma una cosa è certa: c'è un governo e c'è una maggioranza che ha il diritto di portare in Parlamento i provvedimenti che ritiene di dover portare. Questo provvedimento sulle intercettazioni, che io ritengo non sia una priorità per il Paese e a cui l'Italia dei Valori si opporrà, lo dobbiamo discutere per forza perché lo porteranno in Parlamento. Nel merito del provvedimento, non ha senso stabilire che le intercettazioni si possano disporre soltanto quando vi siano evidenti indizi di colpevolezza perché, se gli indizi di colpevolezza sono evidenti, non c'è più bisogno di fare le intercettazioni. Mi opporrò, inoltre, anche alla previsione di un tempo limite per le intercettazioni, ben sapendo che, per natura, alcune intercettazioni richiedono un tempo non definito per lo sviluppo delle indagini. Mi opporrò anche alla volontà del governo di pubblicare le intercettazioni solo dopo la conclusione delle indagini preliminari. Infatti, nel caso ci fosse un provvedimento cautelare legato al contenuto delle intercettazioni, è bene che il diretto interessato e l'opinione pubblica vengano a conoscenza dello stesso. Ripeto, su questo tema non voglio fare alcuna polemica. Ma chiedo che mi venga consentito il diritto, in Parlamento, di fare la mia sacrosanta opposizione ad un provvedimento che ritengo dannoso e, quindi, chiedere eventualmente un referendum. Non si arrabbino se poi chiedo il referendum, che farò sul piano tecnico e senza polemica. Ritengo però che togliere ai magistrati la possibilità di fare le intercettazioni è come togliere al medico la possibilità di usare il bisturi per fare un’operazione.
Alfano: Solo una precisazione: non abbiamo alcuna intenzione di cancellare le intercettazioni, non vogliamo consentirne l'abuso contro i cittadini e la loro privacy.
Antonio Di Pietro: Ma soltanto quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza, cioè quando è evidente che si è colpevoli. E' una presa in giro. Per questo mi opporrò in Parlamento.
Floris: Ma non le interessano le intercettazioni a Berlusconi?
Antonio Di Pietro: Tutti conoscono i contenuti delle intercettazioni telefoniche a Berlusconi, e tutti possono darne una valutazione, ma non voglio cadere nell'errore di parlare delle sue intercettazioni per finire, ancora una volta, nella polemica e non affrontare il tema concreto. Oggi, impedire le intercettazioni telefoniche e farle soltanto quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza, vuol dire togliere ai magistrati la possibilità di scoprire i reati.
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6 Marzo 2010
Sabato 13 marzo, piazza del Popolo chiama
L’Italia del Valori sarà a piazza del Popolo, sabato 13 marzo, insieme ai cittadini, a tante associazioni e a tutte le altre forze politiche del centro sinistra. La manifestazione sarà trasmessa in diretta streaming su questo blog e sul sito www.italiadeivalori.it a partire dalle ore 14:00.
E’davvero inconcepibile e democraticamente pericolosa la giustificazione data dal Presidente della Repubblica ai due cittadini sul sito del Quirinale. Napolitano si è giustificato sostenendo che il decreto era necessario per permettere al Pdl di partecipare alle elezioni nel Lazio e in Lombardia.
Perché questa regola non è valsa per tutte le altre forze politiche non ammesse anche in altre Regioni per mancanza di requisiti?
E perché, da cinquanta anni a questa parte, nessuno dei precedenti Presidenti della Repubblica ha mai avallato una simile soluzione pur essendosi presentati centinaia e centinaia di casi analoghi?
Perché permettere tutto questo scempio del diritto, dopo che molti esponenti del Pdl, pochi giorni fa sul caso di Bologna, hanno sostenuto che un decreto era inappropriato e incostituzionale?
Tra l’altro ciò si è verificato in una situazione in cui non c’era bisogno di alcun provvedimento, come si è visto nei casi delle liste Formigoni e Polverini, dove l’intervento giudiziario ha consentito la riammissione delle liste. Il decreto è stato uno sfregio alla legalità e alla democrazia apportato da un governo parafascista.
La verità è una ed una sola: c’è stata la volontà di favorire solo uno dei giocatori, e questo comportamento non è da arbitro imparziale, come richiederebbe il ruolo ricoperto da Napolitano.
E chi si rifiuta di ammetterlo è un pavido o un ipocrita, giacché nessuno può impedire che un Presidente della Repubblica venga criticato quando compie atti incomprensibili e inaccettabili.
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28 Febbraio 2010
In piazza contro il legittimo impedimento
Ieri eravamo in piazza, a Roma, accanto al popolo viola, per protestare contro il legittimo impedimento e contro tutte le leggi ad personam proposte da questo governo che lavora per salvare il Presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari e non fa nulla per i cittadini e per affrontare la grave crisi economica che attanaglia il Paese.
Testo del video servizio
Di Pietro: E' la risposta democratica a un talebano che sta a Palazzo Chigi, che vuole fare strage di democrazia, che vuole annichilire la legalità, che utilizza le istituzioni per farsi gli affari propri. Noi dell'Italia dei Valori stiamo lavorando su due fronti: con la piazza, nella piazza e per i cittadini, per risvegliare la coscienza sociale a ribellarsi a questo regime, e dentro il parlamento facendo il nostro dovere come alternativa di governo, spronando (mi fa piacere che anche oggi alcuni esponenti del Pd ci sono) gli altri partiti a non allontanarsi dalla piazza, a non ascoltare le sirene del palazzo ma ascoltare piuttosto la voce disperata di chi è senza lavoro e di chi è senza futuro. Ringraziamo il presidente della Repubblica che ha detto in modo chiaro che non bisogna criminalizzare i magistrati che fanno il loro dovere. Noi ribadiamo, ancora, che non bisogna criminalizzare la Costituzione. Per questo leggi come quelle che sono state fatte e che vengono fatte in questi giorni, come il legittimo impedimento, il processo breve, le intercettazioni, non devono essere approvate dal Parlamento. Ci auguriamo che il Presidente della Repubblica non le firmi e comunque muoveremo le piazze anche attraverso i referendum per cancellare queste leggi vergogna.
Franco Barbato: Mancava solo che Berlusconi, dopo che fa il presidente del Consiglio escortiere, puttaniere e mafioso, con l'approvazione del legittimo impedimento è diventato anche un impedito. Abbiamo anche un presidente del Consiglio, in Italia, che è un impedito. E allora come può stare al servizio degli italiani, al servizio delle cose vere del paese, dei lavoratori che perdono il lavoro, di chi non ha mai avuto un lavoro, della difesa dell'ambiente? Se è un impedito… beh, ormai siamo alla fine. E' uno che può essere ormai solo compianto.
Stefano Pedica: Si cerca di impedire, come sempre, col legittimo impedimento, la parola alla libertà. La libertà di stampa, la libertà sulla giustizia. Il legittimo impedimento lo impediremo noi al Senato con tutte le forze possibili. Un legittimo impedimento falso che impedisce alla legge di essere uguale per tutti. E come l'Italia dei Valori, anche insieme al Popolo Viola e con tutti quelli che ci stanno, cercheremo di impedirlo con tutte le nostre forze.
Rudi Russo: Il legittimo impedimento è l'ennesimo tentativo del Premier di sottrarsi alla giustizia. Con questo lui vuole ribadire la sua diversità e la sua superiorità rispetto a tutto il resto dell'Italia. L'Italia dei Valori questo non lo può accettare e per questo siamo qui, con il Popolo Viola, a fianco a loro per manifestare e denunciare questa vergogna.
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23 Febbraio 2010
Il Gioco dell'Oca
Il balletto pre-elettorale è penoso e appare una macabra danza della morte sul cadavere della politica. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha una concezione dell’amministrazione pubblica e della politica simile a quella del Gioco dell’Oca, dove “se cadi nel pollaio, salti il turno”.
Infatti sostiene che chi è condannato in terzo grado per reati contro la pubblica amministrazione non debba essere candidato “per 5 anni”: è cerchiobottismo elettorale.
Alfano, come diretto dipendente del Premier, sa benissimo che se la proposta di Fini passasse, il Pdl si fermerebbe subito.
Fini sa altrettanto bene che il sistema clientelare fittissimo su cui viaggia il partito, di cui è co-fondatore, non si basa su valori ideologici ed etici ma esclusivamente sul voto di scambio e su una rete clientelare che ha radici tanto nella criminalità organizzata quanto nel sistema economico, finanziario e lobbistico italiano. Se questa rete venisse messa in discussione, il consenso di Berlusconi crollerebbe verticalmente. Per capirci: senza i Cosentino, i Fitto, i Dell’Utri, i Miccichè, Forza Italia, oggi Pdl, non esisterebbe nemmeno. E’ per questo motivo che io preferisco il giudice Nicastro, al suo indagato, Fitto. E’ per questo che Fitto non potrebbe stare un sol giorno nell’Italia dei Valori, mentre Berlusconi ne ha bisogno per supportare Palese.
La politica non è un gioco, né una professione in sé. Ci sono milioni di persone oneste in Italia che sono da preferirsi a qualsiasi condannato, a qualsiasi rinviato a giudizio e perfino a molti degli intercettati, non ancora rinviati a giudizio, ma semplicemente perché hanno tenuto comportamenti inadatti a gestire e collaborare con l’amministrazione pubblica e lo Stato.
La politica non è una professione da sposare per trent’anni né un parcheggio per amici dentisti e avvocati personali. Il politico ideale è una figura che nasce dalla società civile prestata allo Stato per un tempo limitato e non a vita.
Questo concetto di politica ha due vantaggi fondamentali: il primo consente un più facile ricambio generazionale nel Paese, governato oggi dai capelli bianchi; il secondo impedisce che il tempo possa favorire il consolidarsi di una rete di connivenze che, oltre a distogliere illegalmente risorse pubbliche alla comunità, soffochi il tessuto imprenditoriale locale e nazionale.
Montezemolo e Marcegaglia hanno parlato della corruzione prendendone le distanze e ignorando che è il sistema di cui sono alla guida che presenta questa malattia. Una parte della platea di Confindustria, che non ha aperto bocca quando si trattava di approvare lo scudo fiscale di Tremonti, che ha applaudito l’attacco di Berlusconi ai giudici, è oggi corresponsabile del degrado del rapporto tra politica e tessuto economico del Paese.
Da loro avremmo voluto sentire parlare di giustizia e di competitività del sistema, di fuga degli investimenti esteri e di multinazionali dal Paese, di corruzione e di strozzinaggio politico più spesso e prima che il problema emergesse in tutta la sua dimensione.
L’Italia dei Valori ha presentato, già all’inizio di questa legislatura, un disegno di legge nel quale si stabilisce che coloro che sono stati condannati non possono essere candidati, le persone rinviate a giudizio non possono ricoprire incarichi di governo e gli imprenditori che hanno commesso reati contro la pubblica amministrazione non possono più partecipare a gare pubbliche. Regole-base che noi abbiamo adottato per le liste dell’IdV. Ben venga se ora qualcuno è disposto ad approfondire e prendere provvedimenti reali per risolvere alla radice la questione, anche se, per ora, chi è parte del problema continua a definire “giustizialista” questa visione di una politica pulita.
PS: solidarietà all'avvocato ed ex-parlamentare An Enzo Fragalà rimasto ferito gravemente i seguito ad una vile aggressione messa a segno questa sera da uno sconosciuto nei pressi del suo studio legale al centro di Palermo.
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3 Febbraio 2010
Il NO al legittimo impedimento
Pubblico il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul "legittimo impedimento".
Testo dell'intervento
Sig. Presidente del Consiglio,
oggi Lei e la sua maggioranza vi accingete ad approvare una leggina con cui stabilite che Lei e si suoi Ministri – per il semplice fatto che ricoprite tali cariche – potete decidere a vostro piacimento di non recarvi in Tribunale se un giudice penale vi chiama a rendere conto del vostro operato.
Si vergogni, sig. Presidente del Consiglio, per la Sua ennesima scelta immorale ed anticostituzionale!
Solo in un Paese barbaro e dittatoriale si può immaginare che un Presidente del Consiglio, poiché egli stesso è sotto processo, si fa fare una legge apposita per non farsi processare.
Ma che dico: si fa fare decine e decine di leggi a seconda del bisogno, raggirando di volta in volta la Costituzione italiana e la buona fede degli elettori.
E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine e lei, Presidente del Consiglio, rappresenta il peggior Capo del Governo che la storia repubblicana italiana possa ricordare.
Lei è peggio del suo sodale di un tempo, quel Bettino Craxi - che da Capo del Governo pure Lui – prima le ha venduto a suon di miliardi di lire il sistema televisivo italiano e poi, macchiatosi di gravi reati (come Lei, d’altronde), ha avuto – lui - almeno la vergogna di darsi alla latitanza.
Lei, invece, no. Lei è qui. Lei ha trovato una soluzione ancora più spudorata.
Lei – sig. Presidente del Consiglio che non c’è - ha utilizzato i canali televisivi che ha comprato grazie a Craxi, per confondere e illudere gli elettori italiani e così venire in Parlamento con un manipolo di suoi sodali e farsi le leggi che le sono servite e le servono per risolvere i suoi guai giudiziari e per manipolare le sue fortune finanziarie.
Sono ormai numerose le “leggi personali” che Lei si è fatto fare ed altre le ha già fatte mettere in cantiere dalla sua asservita maggioranza, pronta ancora una volta ad abbassare il livello della propria dignità per non perdere la poltrona.
Mi riferisco alla odierna “doppietta” che ora avete messo in cantiere: la legge sul legittimo impedimento alla Camera e la legge sul “processo breve” al Senato.
Anche i bambini possono rendersi conto che il processo è breve se in breve tempo si fa.
Se invece, si decide che dopo un certo tempo non si deve fare più, si chiama “processo interrotto”, con buona pace di tutti coloro che chiedono ed attendono giustizia.
Se davvero volete che il processo sia breve, allora fornite più mezzi, più strutture e più risorse alla giustizia, invece di togliergli anche il minimo essenziale.
La legge sul processo breve è – a differenza delle altre leggi ad personam – non solo una beffa alla giustizia ma anche un danno alla collettività perché – per salvare alcuni della casta dai processi – si lasciano fuori dalle patrie galere migliaia di delinquenti e soprattutto non si assicura giustizia alle parti lese che finora dovevano aspettare anni e d’ora in poi dovranno rassegnarsi a morire senza mai ottenere giustizia.
Ma oggi in quest’Aula sta succedendo qualcosa di più e di veramente umiliante per le istituzioni!
Oggi, sig. Presidente del Consiglio, Lei sta chiamando in correità al suo progetto criminoso, anche tutti i suoi Ministri.
Lei ha chiesto ad i suoi Ministri di venire oggi tutti in Aula per votare anche loro questa legge.
Ma, buon Dio, stiamo parlando di una legge che riguarda proprio i Ministri, oltre che Lei, Presidente Berlusconi. Una legge che in futuro permetterà anche a loro di sfuggire ai processi penali durante tutto il loro mandato!
In un Paese serio ed in uno Stato di diritto, sarebbe uno scandalo assistere a Ministri che non si vedono mai in Aula – e voi, Ministri del Governo Berlusconi, non venite quasi mai in Parlamento - salvo presentarvi proprio oggi per votare la norma che interessa voi stessi!
Ah già! Questa volta il vostro capo è stato magnanimo e voi dovete far finta di assecondarlo: ha pensato anche a Voi e alla vostra impunità e non solo alla Sua.
Tutto ciò non è solo la manifestazione plateale di un evidente conflitto d’interessi ma è anche la riprova di una malattia etica che – sulla scia dei cattivo esempio offerto da Berlusconi – sta contagiando tutto il Governo e rischia di contagiare tutto il Paese.
Lei, Presidente Berlusconi, è il responsabile ed il mandate di tutto ciò.
Lei sta ballando sul fuoco della disperazione e della rivolta sociale.
Mentre lei se la ride alla Nerone maniera, milioni di persone stanno perdendo tutti i giorni il proprio lavoro e migliaia di aziende stanno chiudendo i battenti.
Ma il tempo della resa dei conti, per fortuna, si avvicina anche per Lei Presidente Berlusconi, perché stia pur certo che il morso della fame e dell’incertezza sta inducendo milioni di italiani a ripensare e considerare mal riposta la fiducia che finora hanno avuto nei suoi confronti.
Noi - può starne certo - faremo il possibile per svegliare le coscienze e accrescere la conoscenza degli italiani sulla sua persona affinché possano impegnarsi per disarcionarla dalla sella di comando prima che sia troppo tardi.
E quando dico noi, non mi riferisco a fantomatici ed inesistenti servizi segreti stranieri che avrebbero mosso o muoverebbero le nostre mani per far cadere ora il Suo Governo e prima quello del suo padrino politico Craxi.
Mi riferisco a tutti quei cittadini italiani che non vogliono abboccare all’amo dei ricatti e dei dossieraggi che Lei, Presidente Berlusconi, è tanto bravo ad ordinare e sfruttare per raggiungere i suoi privati obiettivi.
Obiettivi che anche questa volta abbiamo capito per tempo (e che sventeremo con forza).
Lei vuole alzare un polverone di fango sull’inchiesta di Mani Pulite per far ingoiare all’opinione pubblica il ripristino del famigerato art. 68 della Costituzione, in modo da garantire per sempre l’impunità a tutti parlamentari.
No, Presidente Berlusconi: noi di IDV non ci arrendiamo nemmeno di fronte ai ricatti e per questo votiamo convintamene No anche a quest’altra sua legge-porcata!
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27 Gennaio 2010
La Famigghia

L'estensione del legittimo impedimento a figli e amici sara' l'argomento con cui il Parlamento verra' messo a ferro e fuoco nei prossimi giorni dal Nerone nostrano.
Quest'uomo ha costretto gli italiani ad ingoiare di tutto, leggi ad personam per i suoi processi, leggi ad aziendam per i suoi soldi ed ora leggi ad familiam. L’accezione latina, in questo caso, la lascerei da parte e attribuirei al termine “familia” la venatura mafiosa: si vuole porre un clan di individui al di sopra della legge, una nuova categoria di intoccabili. Ma c’è una differenza rispetto alle precedenti norme, si è compiuto un salto in avanti con la proposta di oggi.
Le numerose precedenti leggi avevano finalità individuali ma benefici allargati (penso all’amnistia fiscale, al lodo Alfano), ora si punta ad una legge su misura per una cerchia ristretta di cittadini, politici e non. Dove vuole arrivare il Presidente del Consiglio?
Questa è da considerarsi attività sovversiva ed istigazione a delinquere che altera gli equilibri democratici e soffia sul fuoco dell’estremismo politico. Di chi è la colpa del clima d’odio? Di quale amore parla il governo? Di quello che porta vallette ed escort alle luci della ribalta o di quello che genera armonia e sana competizione politica per il bene del Paese?
Signor Presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiedo oggi a lei: è ancora convinto che l’Italia debba scongiurare una democrazia giudiziaria piuttosto che il delirio di onnipotenza di un uomo senza più freni inibitori? Ed è sicuro che non sia meglio una democrazia giudiziaria ad un’oligarchia massonica?
Mi auguro che gli avvocati del Premier, pagati dai contribuenti, non comincino neanche a lavorare su questa indecente estensione di una norma altrettanto indecente. Infatti, questa volta, non aspetteremo né il dibattito in Aula, né l’intervento delle istituzioni o l’ultimo salvagente della Consulta, faremo subito appello alla comunità internazionale, portando il messaggio di emergenza democratica oltre i confini nazionali, perché di questo stiamo parlando.
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21 Gennaio 2010
Stato criminale
Ieri al Senato e' stato approvato il disegno di legge che questa maggioranza, con delinquenziale maestria comunicativa, ha chiamato "processo breve" per far credere che d’ora in poi i processi si faranno prima e la giustizia funzionera' meglio.
Magari fosse così! In realtà è l’esatto opposto. Trattasi di un "processo ad impunità assicurata", nel senso che i processi d’ora in poi non si faranno più e i delinquenti se la spasseranno alla faccia delle vittime e della giustizia. Il disegno di legge in questione è un vero e proprio ammazza processi e ammazza giustizia che serve solo alla Casta degli amministratori pubblici, ai faccendieri senza scrupoli, ai truffatori, agli sfruttatori della prostituzione e a una lista infinita di soggetti che agiscono nell’illegalità e che, d’ora in poi, sanno che possono farlo anche con garanzia di impunità.
Cominciamo dal famigerato emendamento presentato dal senatore Valentino del Pdl: norma che cancella in un batter d’occhio 500 milioni di euro che Ministri, sindaci, amministratori pubblici a vari livelli e parlamentari hanno rubato alle casse dello Stato con sprechi e truffe. Soldi che, stando agli accertamenti in corso della Corte dei Conti, devono essere restituiti allo Stato a titolo di risarcimento. Ieri al Senato, la maggioranza parlamentare (quelli del Pdl e della Lega, per intenderci) ha deciso di condonare le procedure di pagamento di questi risarcimenti, senza che se ne comprenda minimamente la ragione, giacchè la Corte dei Conti fa attività completamente diversa da quella dei Tribunali ordinari italiani.
Allora, uno si domanda: ma chi sarebbero questi gloriosi fortunati beneficiari di una norma del genere? In primis, guarda caso, lo stesso firmatario dell’emendamento, nonché relatore del provvedimento, ossia il senatore del Pdl Giuseppe Valentino. Segue una schiera di Ministri passati e presenti, amministratori e parlamentari. Ecco solo alcuni dei nomi: il vice ministro leghista Roberto Castelli, gli onorevoli Jole Santelli e Alfonso Papa, di salda fede Pdl, coinvolti in un’inchiesta sulle consulenze al Ministero di grazia e giustizia; i cinque membri del centrodestra del vecchio Cda Rai, l’ex direttore generale Flavio Cattaneo e l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco; il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e tutta la sua giunta per il caso delle “consulenze d’oro e così via.
Tra i possibili beneficiati vip della norma c’è di tutto. Il bitume processuale che abbiamo visto passare negli ultimi anni verrà scaricato a mare: dall’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, al presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, agli ex imprenditori del calibro di Calisto Tanzi, Fiorani, Cragnotti, ma anche una pletora infinita di politici di tutti i partiti coinvolti in ogni sorta di ruberia, dai pesci grossi al plancton sparsi nelle migliaia di amministrazioni locali. Insomma verranno annullati i processi a tutti coloro sospettati dai Tribunali o dalla Corte dei Conti di aver amministrato male e sperperato i soldi dei cittadini e, persino, coloro che hanno preso tangenti.
Un regalo niente male per i fortunati e che, in questo momento di crisi economica, non è certo un toccasana per le casse dello Stato, oltre ad essere un segnale inequivocabile per tutti i cittadini onesti.
Ma l’ammazza giustizia non finisce qua. Si renderà, di fatto, impossibile l'accertamento di delitti come gli omicidi colposi, realizzati nell'ambito dell'attivita' medica, le lesioni personali, le truffe, gli abusi d'ufficio, la corruzione, le frodi comunitarie, le frodi fiscali, i falsi in bilancio, la bancarotta preferenziale, le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, il traffico di rifiuti, lo sfruttamento della prostituzione, la violenza privata, la falsificazione di documenti pubblici, la calunnia, la falsa testimonianza, l'incendio, l'aborto clandestino, i reati della criminalita' dei colletti bianchi. In particolare, con il disegno di legge in questione potrebbero estinguersi i reati contestati nei processi per i crack Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per la corruzione nella vicenda Eni-Power, per le "morti bianche" alla Thyssen, per le morti da amianto. E ancora: i processi Impregilo, Unipol, Pirelli-Telecom, Italgas, Eni-Snam. E chissà quanti altri ne scopriremo nei prossimi giorni.
Il disegno di legge grazia sì i Vip della politica, della finanza e dell’imprenditoria ma investe come una manna dal cielo anche i delinquenti di strada, quelli che vivono nella realtà delle piazze, dei mercati, delle discoteche, dei quartieri malfamati e che stuprano, rubano in appartamenti, scassinano negozi, scippano le vecchiette riducendole in fin di vita, picchiano, taglieggiano, bruciano, inquinano, danneggiano la cosa pubblica e la proprietà privata. Questa galassia, ai margini della società e con un piede nella malavita, vede in Silvio Berlusconi e nel suo governo la speranza e l’opportunità di poter delinquere in sicurezza dalla giustizia come prima e più di prima.
A questo punto anche le loro vittime, i cittadini, avranno la consapevolezza che con tutta probabilità il torto subìto non verrà punito dallo Stato.
Berlusconi, la sua maggioranza e tutti coloro che si renderanno complici di questa polizza d’impunità per malviventi saranno responsabili di aver ridotto l’Italia ad un Far West dove i cittadini, esasperati, finiranno per optare per una giustizia “fai da te”. A questi prossimi giustizieri si aggiungeranno altrettanti disperati, che oggi vivono con fatica ai margini della legalità, che decideranno di provare la strada della delinquenza che ieri il Senato ha contribuito a rendere più sicura.
Ops! Dimenticavo, di inserire nella lista un altro beneficiario, quello per eccellenza: il nostro presidente del Consiglio. Si, avevamo proprio rimosso. Guarda caso, nella lista nera c’è pure lui. Anzi, prima di tutti lui, dato che – per stessa ammissione dell’interessato – questa legge è stata da lui fortissimamente voluta proprio perché gli serviva per bloccare i processi che ha in corso.
A noi non resta che esprimere la nostra solidarietà a tutti i familiari delle vittime della Thyssen, ai risparmiatori vittime del crack Cirio e Parmalat e a tutte le altre vittime dei reati e delle gravi truffe sopra elencate.
Si, sono giorni neri per la nostra democrazia. Continuiamo a resistere democraticamente, per evitare di ripercorrere la strada del fascismo, dalla sua apoteosi fino a piazzale Loreto!
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20 Gennaio 2010
Istituzioni: se ci sono batteranno un colpo
163 favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti: ecco i numeri che hanno permesso l’approvazione del disegno di legge sul processo breve oggi al Senato, nel giorno che definiamo “della vergogna”.
Gli effetti di questo processo sono descritti alla perfezione nell’intervento fatto oggi in Aula dal senatore dell’Italia dei Valori Luigi Li Gotti di cui riporto nel blog video e testo. I discorsi vergognosi di chi ha, con faccia di bronzo, tentato in Aula di argomentare l’opportunità del provvedimento si commentano da soli. Il processo breve è uno schiaffo agli italiani e alle umiliazioni alle quali sono stati sottoposti negli ultimi anni. Se il provvedimento dovesse diventare legge, molti reati, dal furto allo stupro, rimarrebbero impuniti. Confido che, visti gli elementi di palese incostituzionalità, il Capo dello Stato non firmi il provvedimento o che lo stesso venga dichiarato incostituzionale dalla Consulta.
Dopo tutto, a cosa servono le istituzioni se non a limitare gli egoismi della politica?
Quello che oggi mi indigna maggiormente sono le affermazioni di un senatore del Pdl: "Tutto ci favorisce: Napolitano su Craxi, il Pd che vira sull'immunità ed era favorevole pure al decreto-Consulta, i voti segreti in aula convergenti con noi, siamo sulla strada giusta". A queste dichiarazioni, si aggiunge la strafottenza di Berlusconi che ha detto: "Napolitano? Tranquilli. So per certo che il processo breve me lo firma". E’ un quadro stucchevole che vede soltanto l’Italia dei Valori impegnata a tutelare i cittadini contro una classe politica volta a tutelare solo gli interessi e gli affari propri.
Vogliamo sapere, dunque, se possiamo ancora contare sulle istituzioni, e per saperlo basterà attendere la firma, o meno, del Capo dello Stato o il giudizio della Corte Costituzionale su questa futura legge.
Resoconto stenografico intervento sen. Li Gotti:
Signor Presidente, l'Italia dei Valori annuncia un deciso no a questa sciagurata legge stessa. Senatori della maggioranza, rappresentanti del Governo: corruttori e corrotti, malversatori, autori di violenza o minaccia a pubblici ufficiali, autori di turbative d'asta, calunniatori, favoreggiatori, istigatori, contraffattori e diffusori di sostanze nocive, falsificatori, sequestratori, omicidi, violentatori, intercettatori abusivi di conversazioni telefoniche, ladri, ladri di appartamento, truffatori, ricettatori, vi ringraziano.
Alcune decine di migliaia di delinquenti, anche recidivi e socialmente pericolosi, vengono graziati. Viene cancellato il processo. Viene cancellato il reato e potranno tornare all'opera. Oltre e molto di più di un indulto.
Con l'indulto si cancellava una parte della pena ad un condannato definitivo; con l'estinzione del processo si cancella il processo, si cancellano le condanne non definitive, anche se giunte in cassazione, anche se il giudice è nel momento di emettere la sentenza. È un'amnistia per reati puniti con la pena sino a 10 anni. Mai accaduta una cosa del genere!
Decine di migliaia di vittime vengono beffate dallo Stato. Dopo aver cercato giustizia per anni, le vittime avranno dallo Stato la porta sbattuta in faccia. Aiuterete invece i delinquenti, aiuterete coloro che rendono insicuro il nostro Paese, aiuterete coloro che hanno commesso torti a tante vittime. Dite di fare ciò nel nome della civiltà e nel rispetto di tempi certi del processo penale. Le vostre cattive coscienze hanno un disperato bisogno di un alibi per ingannare voi stessi e i cittadini. Basta con la patetica ipocrisia.
Per far durare meno i processi ci vogliono norme per aggiustare la macchina del processo. Vi siete rifiutati di farlo, vi siete rifiutati di considerare tutte le nostre proposte di legge che dormono in Commissione. Avete detto no a tutti gli emendamenti necessari per contenere l'affanno della giustizia. Voi non volete migliorare la giustizia, non avete questo interesse, non vi interessa la giustizia. Invocate l'Europa e fate una legge che l'Europa non conosce. Voi volete la morte di 100.000 processi per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi e affrancarlo dalle sue responsabilità criminose. Voi stupirete l'Europa e il mondo.
Per fare ciò farete un danno enorme al Paese e ai cittadini. Fate pagare un costo senza precedenti; fate una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. Applicate ai processi in corso una tempistica che incide sull'attività processuale già esaurita, norma processuale retroattiva per fatti non da compiere ma per fatti già compiuti. L'Italia, detta culla del diritto, rinnega il diritto, rinnega princìpi millenari, diventa un Paese con leggi, nell'accezione storica, barbare.
Vi siete chiesti la ragione per cui il Consiglio superiore della magistratura, il Consiglio nazionale forense, le camere penali e l'Associazione nazionale magistrati sono contro questa legge? È questa la settima legge ad personam. Dopo la limitazione delle rogatorie internazionali, la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo sospetto, il dimezzamento dei termini di prescrizione del reato, il lodo Schifani e il lodo Alfano, ecco la settima legge per salvare un accusato di gravi ed infamanti delitti. Su di essi si erge però il più grave dei delitti, quello di sottomettere le istituzioni ai propri interessi, con il Parlamento smarrito ed asservito.
Ci disgusta l'insensibilità alla morale, all'etica, alla giustizia. Avete smarrito l'idea del bene comune e non sapete più cosa significhi l'interesse collettivo e il buon governo per il Paese. La vostra visione crepuscolare dei diritti si accompagna al decadimento della morale, alla sovversione dei valori, alla protezione del male. Arriverà la fine del crepuscolo e l'Italia e gli italiani si vergogneranno di questa deriva nefasta.
Il mondo guarderà e leggerà le leggi del nostro Paese e capirà come la democrazia possa essere ridotta ad un involucro, svuotata dal suo interno. Vi assumerete la responsabilità e la paternità del tarlo della democrazia, del diritto, della giustizia.
Molti di voi della maggioranza lo confidano: hanno consapevolezza che questa è la peggiore legge che si potesse fare. Molti di voi della maggioranza, e lo confidano, dicono che fra qualche mese bisognerà cancellare questa legge. Non si recupererà, però, l'immenso danno provocato.
E farete anche finta di indignarvi per le nostre accuse e rivendicherete la bestemmia della pretesa profondità garantista delle vostre leggi. Alzerete i toni, strepiterete, ma solo per trovare l'alibi di cui avete bisogno. Ma sarà solo arroganza, ubriacatura di potere e basso impero.
Forse un giorno, ma in ritardo, chiederete scusa ai cittadini. Nella storia sarete una parentesi, simbolo del degrado, dell'asservimento ad una oligarchia e della democrazia ferita.
Ieri, in quest'Aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di quest' Assemblea ha irriso all'evocazione dei nomi delle possibili vittime. Ho provato vergogna. Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone. Sapevamo della felicità dei mafiosi in carcere e del boato di giubilo quando la radio diffuse la notizia della morte di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino. Eravamo a questo. Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell'Aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronuncia del nome di Antonio Ingroia, di un magistrato che la mafia vuole uccidere e di cui organizza l'eliminazione fisica.
L'Italia maltrattata dalla prepotenza, l'Italia del diritto calpestato troverà la forza e ritroverà la ragione. L'Italia dei Valori continuerà la sua battaglia a fianco degli italiani onesti, con i mezzi della sana democrazia, nel Parlamento e nel Paese, contro i ladri del diritto, della giustizia, dell'uguaglianza, della Costituzione, nel ricordo dei Padri costituenti e dei servitori dello Stato, caduti per la legge.
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30 Dicembre 2009
Il bottino di Bettino: come e quanto rubava
Articolo di Marco Travaglio pubblicato su "il Fatto Quotidiano" di oggi a pagina 6. Ogni commento è superfluo, buona lettura.
"Al momento della morte, nel gennaio del 2000, Bettino Craxi era stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese). Altri processi furono estinti “per morte del reo”: quelli in cui aveva collezionato tre condanne in appello a 3 anni per la maxitangente Enimont (finanziamento illecito), a 5 anni e 5 mesi per le tangenti Enel (corruzione), a 5 anni e 9 mesi per il conto Protezione (bancarotta fraudolenta Banco Ambrosiano); una condanna in primo grado prescritta in appello per All Iberian; tre rinvii a giudizio per la mega-evasione fiscale sulle tangenti, per le mazzette della Milano-Serravalle e della cooperazione col Terzo Mondo.
Nella caccia al tesoro, anzi ai tesori di Craxi sparsi per il mondo tra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed Estremo Oriente, il pool Mani Pulite ha accertato introiti per almeno 150 miliardi di lire, movimentati e gestiti da vari prestanome: Giallombardo, Tradati, Raggio, Vallado, Larini e il duo Gianfranco Troielli & Agostino Ruju (protagonisti di un tourbillon di conti e operazioni fra HongKong e Bahamas, tuttora avvolti nel mistero per le mancate risposte alle rogatorie).
Finanziamenti per il Psi?
No, Craxi rubava soprattutto per sé e i suoi cari. Principalmente su quattro conti personali: quello intestato alla società panamense Constellation Financière presso la banca Sbs di Lugano; il Northern Holding 7105 presso la Claridien Bank di Ginevra; quello intestato a un’altra panamense, la International Gold Coast, presso l’American Express di Ginevra; e quello aperto a Lugano a nome della fondazione Arano di Vaduz. “Craxi – si legge nella sentenza All Iberian confermata in Cassazione - è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari… Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti”.
Su Constellation Financiere e Northern Holding - conti gestiti dal suo compagno di scuola Giorgio Tradati - riceve nel 1991-‘92 la maxitangente da 21 miliardi versata da Berlusconi dopo la legge Mammì. Sul Northern Holding incassa almeno 35 miliardi da aziende pubbliche, come Ansaldo e Italimpianti, e private, come Calcestruzzi e Techint.
Nel 1998 la Cassazione dispone il sequestro conservativo dei beni di Craxi per 54 miliardi. Ma nel frattempo sono spariti. Secondo i laudatores, Craxi fu condannato in base al teorema “non poteva non sapere”. Ma nessuna condanna definitiva cita mai quell’espressione. Anzi la Corte d’appello di Milano scrive nella sentenza All Iberian poi divenuta definitiva: “Non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di ‘posizione’ per fatti da altri commessi, risultando dalle dichiarazioni di Tradati che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”.
Tutto era cominciato “nei primi anni 80” quando – racconta Tradati a Di Pietro – “Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una società panamense (Constellation Financière, ndr). Funzionava cosí: la prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto”. Su cui cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 ammontano già a 15 miliardi.
Poi il deposito si sdoppia e nasce il conto International Gold Coast, affiancato dal conto di transito Northern Holding, messo a disposizione dal funzionario dell’American Express, Hugo Cimenti, per rendere meno identificabili i versamenti. Anche lí confluiscono ben presto 15 miliardi.
Come distinguere i versamenti per Cimenti da quelli per Tradati, cioè per Craxi?
“Per i nostri – risponde Tradati – si usava il riferimento ‘Grain’. Che vuol dire grano”. Poi esplode Tangentopoli. “Il 10 febbraio ‘93 Bettino mi chiese di far sparire il denaro da quei conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di Mani pulite. Ma io rifiutai e fu incaricato qualcun altro (Raggio, ndr): so che hanno comperato anche 15 chili di lingotti d’oro… I soldi non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”.
Raggio va in Svizzera, spazzola il bottino di Bettino e fugge in Messico con 40 miliardi e la contessa Vacca Agusta. I soldi finiscono su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama.
Che uso faceva Craxi dei fondi esteri? “Craxi – riepilogano i giudici – dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tv (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire. Lo stesso Craxi, poi, dispose l’acquisto di una casa e di un albergo [l’Ivanohe] a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva pure pagare “la servitú, l’autista e la segretaria”.
Alla tv della Pieroni arrivarono poi 1 miliardo da Giallombardo e 3 da Raggio. Craxi lo diceva sempre, a Tradati: “Diversificare gli investimenti”.
Tradati eseguiva: “Due operazioni immobiliari a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile”. Bettino regalò una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba).
E il Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento occulto? “Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”.
Anche Raggio vuota il sacco e confessa di avere speso 15 miliardi del tesoro craxiano per le spese della sua sontuosa latitanza in Messico.
E il resto?
Lo restituì a Bettino, oltre ad acquistargli un aereo privato Sitation da 1,5 milioni di dollari e a disporre –scrivono i giudici– “bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti: 100.000 dollari al finanziere arabo Zuhair AlKatheeb” e 80 milioni di lire(«$ 40.000/s. Fr. 50.000 Bank of Kuwait Lnd») per “un’abitazione affittata dal figlio di Craxi (Bobo, ndr) in Costa Azzurra”, a Saint-Tropez, “per sottrarlo - spiega Raggio - al clima poco favorevole creatosi a Milano”.
Anche Bobo, a suo modo, esule.
Quando i difensori di Craxi ricorrono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nella speranza di ribaltare la condanna Mm, vengono respinti con perdite. “Non è possibile – scrivono i giudici di Strasburgo il 31 ottobre 2001 – pensare che i rappresentanti della Procura abbiano abusato dei loro poteri”. Anzi, l’iter dibattimentale “seguí i canoni del giusto processo” e le proteste dell’imputato sulla parzialità dei giudici “non si fondano su nessun elemento concreto… Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”.
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14 Novembre 2009
Processi brevi: il danno e la beffa
Riporto il video e il testo del mio intervento di giovedi 12 novembre, durante la trasmissione Annozero, sul disegno di legge "Processi brevi", atto criminale che solo questo Parlamento può pensare di emanare.
Fino a quando non si risolvono i problemi strutturali che oggi impediscono ai giudici di portare a termine i processi in tempi brevi di fatto, con questa proposta, tutti rimarranno incensurati, giacché nessun processo si potrà concludere nei tempi previsti. Le norme proposte trasformeranno in incensurati anche coloro che non meritano di essere considerati tali. E tutto questo per favorire un individuo ‘formalmente incensurato’, ma sostanzialmente corruttore, qual è Silvio Berlusconi. E' per questo che Italia dei Valori, cosi come ha fatto con il lodo Alfano, qualora questo disegno di legge dovesse approvato senza significativi emendamenti può già dichiarare di essere pronta a raccogliere le firme per un referendum.
Il 5 dicembre saremo in tutte le piazze d'Italia per contare quanti in questo Paese vogliono un Italia diversa da quella decadente, corrotta e senza futuro che ci propone Silvio Berlusconi (partecipa anche tu, iscriviti al gruppo Facebook ).
Testo dell'intervento
Santoro: Dal suo punto di vista, non si stanno affrontando le cause vere per le quali non si riesce ad avere un processo nei tempi giusti, un processo breve. Allora perché si fa tutto ciò?
Di Pietro: Credo che qualsiasi persona di buon senso voglia un processo breve, ma già in questa affermazione c'è, a mio avviso, la prima truffa mediatica che si sta realizzando in questi giorni, quella di far credere che stiamo facendo una legge per abbreviare i processi, al contrario stiamo facendo una legge per non far processare le persone. Si dice semplicemente “non si fa più il processo”. Quello che bisogna fare sono una serie di interventi in materia regolamentare, in materia di interventi finanziari e di personale, per fare i processi in 2 anni. Dire che tra due anni i processi non si fanno più vuol dire la resa dello Stato di Diritto. Qual'è la ragione per cui si fa una norma che non ha alcun senso? O meglio, qual'è il senso? A chi serve tutto questo?
In Parlamento dovremmo affrontare i temi di economia, di lavoro, di sicurezza, una miriade di problemi che dovremmo affrontare per far camminare un Paese e le persone che non arrivano a fine mese. Perché teniamo il Parlamento occupato solo per fare questo?
Dovremo andare a vedere quali processi non si faranno, e troveremo il danno e la beffa. Tutti i processi in corso che riguardano gli scandali sanitari della Lombardia, della Puglia, del Lazio, tutti gli scandali per truffe, i bond argentini, il processo Parmalat, e per i processi per corruzione, non arriveranno mai a sentenza. Dicono che due anni sono tanti. Si potrebbe fare un processo in due anni, ma se un giudice si occupasse solo di quello. Il problema è che i giudici hanno migliaia di cause, riescono a fare quelli più semplici, mentre quello più complesso e criminale non riusciranno a farlo.
Dicono che vale solo per gli incensurati, ma cosi facendo rimarrà un Paese di soli incensurati per forza.
Perché tutto questo danno? Perché Ghedini non riesce a far assolvere Berlusconi, questo è il tema.
Santoro: L'analisi di Belpietro è precisa, ossia che la questione sarebbe che la Casta giudiziaria non ha voglia di lavorare e che questa è una legge che può spingere i fannulloni a lavorare.
Di Pietro: Se cosi fosse, mettendo per assurdo che il motivo siano i magistrati che non hanno voglia di lavorare, la soluzione al male è lasciare i delinquenti per strada?
La verità è che ogni magistrato ha, ogni anno, migliaia di fascicoli sul tavolo, il problema non è fare un processo in due anni, ma farne migliaia in due anni.
Pensi a quello su cui ci siamo occupati oggi in Parlamento: mentre nelle segrete stanze si mettevano su come fare questa legge, invece che discuterla in Commissione Giustizia e in Aula, la Camera si è occupata della lunghezza della coda e delle orecchie dei cani. Si rende conto di cosa ci occupiamo in Parlamento? E non siamo riusciti a metterci d'accordo ed il testo è stato rimandato in Commissione. Il problema è che mentre si fa tutto questo a parte si mette a punto un provvedimento in cui si dice “poiché mi serve una legge perché altrimenti mi processano e mi condannano, avvocato-onorevole Ghedini butta giù sta legge e falla approvare!”. Il vero motivo per cui si fa questo provvedimento, e il Paese è fermo in ginocchio, è perché Berlusconi si è messo in politica per risolvere i suoi problemi giudiziari. C'erano degli imprenditori che facevano i latitanti, c'erano degli imprenditori che facevano i pentiti, è arrivato Berlusconi che ha detto “mi metto in politica, faccio delle leggi per non farmi processare e vi frego a tutti”.
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2 Novembre 2009
Alfano nel Paese delle Meraviglie
Non passa giorno senza che questo governo si distingua per l’indecenza del comportamento dei suoi ministri e per le loro dichiarazioni. Oggi è il turno del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e delle sue dichiarazioni strampalate rilasciate questa mattina. Dichiarazioni su una riforma della giustizia che il guardasigilli considera ‘urgente e doverosa’ per rispetto delle promesse elettorali del Pdl sul tema.
Io non ricordo alcuna promessa del centrodestra, fatta durante la campagna elettorale, e riguardante il bavaglio alle intercettazioni, voluto per tutelare gli interessi di politici ladroni e di farabutti; non ricordo alcuna promessa sul lodo Alfano; non ricordo alcuna promessa sull’ulteriore contrazione dei tempi di prescrizione, né sull’amnistia fiscale e sui reati annessi.
Ministro Alfano, lei dove vive? Nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll?
Piuttosto, e questa promessa elettorale gli elettori di Berlusconi la ricordano, spieghi come mai il suo governo ha affossato, in Parlamento, l’abolizione delle Province tanto sbandierata in prima serata dal Presidente del Consiglio. La frase “noi siamo disposti ad aprire un dialogo con l’opposizione, ma siamo pronti a fare da soli”, in merito alla riforma della giustizia, è frutto di una dissociazione mentale di chi l’ha pronunciata. O suona ancor peggio, come un invito all’inciucio, un’alternativa ai soliti decreti e colpi di fiducia.
Questa è la stessa maggioranza che ha etichettato la magistratura definendola come un organo composto da “giudici di sinistra”, da fannulloni, da gente che dovrebbe sottoporsi a test psico-attitudinali. E allora, che riforma può produrre una maggioranza di questa forgia, se non ridurre in cenere, come sta facendo, il sistema giudiziario?
Perché Alfano non chiede un parere all’Anm sulle sue riforme? Che governo è un governo fatto di ministri che fanno riforme non concertate con le categorie che rappresentano? Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, sta sfasciando il sistema scolastico, Maroni, agli Interni, ha tagliato i finanziamenti alle forze dell’ordine e ha lanciato le ronde, Tremonti, all’Economia, ha presentato lo scudo fiscale facendo impennare l’evasione fiscale. Alfano vada a parlare con l’Anm delle sue riforme sulla giustizia prima di cercarne l’approvazione tra i politici. O forse sa già che la giustizia, quella che funziona, è scomoda in Parlamento tanto al suo partito quanto agli altri e intravede lo spiraglio delle larghe intese, meglio noto come inciucio?
Mi auguro che l’opposizione non cada nella rete.
Per quale motivo, per rendere credibili le sue buone intenzioni, come primo gesto di ravvedimento operoso rispetto alle porcate già fatte, non propone di spazzare via l’autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari, con la quale si è salvato qualche giorno fa il compare e ministro Matteoli?
Perché Alfano non ammonisce l’avvocato Ghedini sulla prescrizione breve, anzi brevissima, legge che è stata commissionata all’avvocato-deputato del premier, per vanificare i processi di corruzione a Mills e Cir, perché non gli dice che non s’ha da fare?
Lo so io perché, perché quest’apparente apertura è il solito abbraccio mortale di chi tratta, o meglio “compra”, esclusivamente alle proprie condizioni.
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1 Novembre 2009
Facce toste

Il giudice della Consulta, Paolo Maria Napolitano, uno dei due commensali che sedette con Berlusconi ed Alfano in una cena privata a ridosso della decisione sulla costituzionalità del lodo, oggi dichiara che vuole ‘si abbandoni il voto segreto’ sostenendo che ’il giudice deve essere libero di dissentire’.
Signor Napolitano, lei che ha messo il suo voto in chiaro molti mesi prima di quel 7 ottobre con una cena, di cosa si preoccupa? La sua richiesta somiglia più ad un bieco stratagemma per intimidire i suoi colleghi al prossimo giudizio su una leggina canaglia o per mandare un messaggio di distensione a chi si è sentito da lei tradito!
Non sono contrario al voto in chiaro, anzi, grazie all’anonimato, in Parlamento si nascondono molte mele marce che tradiscono, ogni giorno, il proprio elettorato. Sono però sconcertato dalla sua sfacciataggine poiché lei dovrebbe ritenersi garante delle istituzioni e, invece, trasforma in tifoseria rossa e nera un organo super partes come la Corte Costituzionale.
La Consulta è un organo profondamente diverso dal Parlamento ma lei lo ignora, così come lo ignora un Ghedini che confonde il Parlamento con un tribunale. Della Consulta interessa il giudizio d’insieme, le argomentazioni sulla costituzionalità o meno di una legge, e non ‘la spunta’ di chi ha detto sì o no. Dopo di che, se uscendo da una Camera di consiglio, le rassicurazioni offerte a chissà chi non quadrano, questo esula dall’interesse pubblico.
Forse lei, giudice Napolitano, vorrebbe non trovarsi nell’ambigua posizione del ‘traditore del padrone’ ora che il Silvio furente ha avviato una caccia alle streghe dopo la bocciatura del lodo? Ma questi son fatti suoi. Da parte mia ritengo che quando si fanno certi mestieri sarebbe meglio ricoprirli per merito più che per riconoscenza verso terzi.
Signor Napolitano, lei ha avvilito, con una cena carbonara, la dignità dei suoi colleghi e, oggi, dimostra tutta la sua inadeguatezza e parzialità, qualità altamente imbarazzanti per la carica che ricopre.
Più che il voto in chiaro io istituirei il divieto tra giudici e giudicati di ‘far melina’ in pieno conflitto d’interessi, pena l’espulsione dalla Consulta: che ne pensate, lei ed il suo commensale Mazzella, di questa alternativa?
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31 Ottobre 2009
Morti affidati alle istituzioni
Il caso Cucchi mi ricorda il caso Bianzino di cui Italia dei Valori si è occupata con un’interrogazione parlamentare e su cui non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta dal ministero competente, quello della Giustizia, da cui il corpo di Polizia Penitenziaria dipende (guarda il video). Mi ricorda anche la vicenda di Federico Aldrovandi. Sia Cucchi che Aldrovandi che Bianzino sono morti mentre erano in mano alle Istituzioni, carcerarie e dell’ordine che siano. Tutti e tre erano dei ragazzi, Bianzino anche sposato con un bambino poi rimasto solo quando, dopo qualche tempo, mancarono anche la nonna e la mamma.
Cucchi viene arrestato per possesso di 20 grammi di hashish nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre, e finisce all’obitorio sei giorni dopo con il corpo martoriato da fratture e contusioni multiple. Le foto pubblicate in internet di Stefano e l’intervista nel blog di Grillo ad Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre del ragazzo, sono documenti sconvolgenti.
Non si può finire in carcere per uno spinello, o una pianta di marijuana, e uscirne in una bara di mogano senza che siano certificate e riscontate le cause eccezionalmente straordinarie all'origine del triste epilogo. E non senza che sia provata l’estraneità delle Forze dell’Ordine dalle cause dell’incidente.
Sia nel caso Cucchi che in quello Bianzino le circostanze sono tutt’altro che chiare, e naturali, e in entrambi i casi la responsabilità dei decessi punta dritto verso organi delle istituzioni.
Io credo nell'integrità delle istituzioni, credo nel lavoro delle Forze dell'Ordine e credo anche che, dentro di esse, ci possano essere mele marce che usano la mano pesante, fino ad ammazzare, o girano filmati con cui riccattano il prossimo. Lo Stato non deve cadere nella tentazione di assolvere queste mele marce, ed il cittadino in quella di fare di un'erba un fascio.
Una relazione del ministro Angelino Alfano riporta che Cucchi è “morto in seguito ad una caduta accidentale e al rifiuto di ospedalizzarsi” . Una relazione indegna che mi auguro venga valutata insieme agli altri atti all’interno del processo che seguirà la vicenda. Quelle del ministro della Giustizia sono parole gravi, superficiali, che nel peggiore dei casi possono addirittura rappresentare un tentativo di insabbiare un’omicidio. Non si possono liquidare referti medici come quelli di Cucchi con una "caduta accidentale", come non si può chiudere un caso di decesso in carcere con una relazione in cui non si siano accertati i fatti di cui si scrive. In un caso o nell'altro Alfano non ne uscirà con un "mi ero fidato di verbali e dichiarazioni del primo che passava".
L’Italia non può diventare nè un paese dove se entri in una vettura delle Forze dell’Ordine viene il timore che non farai rientro a casa, né una giungla in cui la vita vale meno di 20 grammi di hashish per colpa di mele marce.
Questo non è il paese del film di Alan Parker: fuga di mezzanotte. Non si muore in carcere così per caso o per circostanze smentite dalle autopsie. Queste vicende, la superficialità con cui vengono affrontate, queste foto, lo scarica barile di governo che da una parte offre, con La Russa, “assoluta fiducia nei Carabinieri” e dall'altra, con Alfano, liquida “morto per una caduta” un corpo straziato come quello di Cucchi, sono elementi che distruggono la credibilità delle istituzioni.
"Isoleremo le mele marce che si vestono con una divisa per umiliare le istituzioni che rappresentano", questa la prima dichiarazione che avrei voluto sentire, se non l'unica da fare in una situazione così delicata.
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29 Ottobre 2009
Giustizia: non cadiamo in trappola
Abbiamo ricevuto l'invito a partecipare ad un tavolo "nascosto" il 4 nov






















































