10 Marzo 2010
La differenza tra un leader ed un dittatore
Oggi è stata posta al Senato la fiducia, l’ennesima, su un disegno di legge che consente a Silvio Berlusconi e ai suoi ministri di non presentarsi ai processi.
E’ questa la considerazione che questa ultradestra fascista ha dello Stato?
Nel pomeriggio in conferenza stampa Berlusconi ha vomitato accuse senza senso e senza riscontro su tutto e tutti assolvendo gli unici veri responsabili delle regolarità elettorali: gli uomini della sua organizzazione. Il Pdl ha gettato fango anche su questo baluardo della democrazia: l’istituzione del voto.
Per coprire mediaticamente la vergogna che si consumava in Senato il Premier ha scelto una conferenza stampa farsa dove consumare, di fronte una pletora di giornalisti ossequiosi e selezionati dal ministro La Russa, un vergognoso sproloquio nei confronti del Tar, della sinistra, dei giudici, dei Radicali e di tutti i fantasmi che assediano ormai il suo declino dittatoriale. Tutti gli interventi erano evidentemente in scaletta, tutti tranne uno, quello di una voce libera sfuggita alla selezione di giornalisti consenzienti. Rocco Carlomagno, un giornalista indipendente, ha voluto porre delle domande a cui però Berlusconi è riuscito a sottrarsi.
Un leader non teme il popolo, non lo fugge e a testa alta risponde agli affronti e alle voci fuori dal coro.
Un dittatore rifugge il confronto, scende accerchiato da guardie del corpo e da una folta claque pronta ad applaudirlo.
Per un leader il suo popolo è la sua forza.
Per un dittatore la folla è una comparsa, è lui l’unico protagonista.
Un leader improvvisa quando capita poichè nell'improvvisazione c'è spontaneità.
L’apparizione di un dittatore è studiata a puntino e ciascuno recita la sua parte come stabilito: nessuna voce fuori dal coro è ammessa.
Un leader soffre con il suo popolo. Non ruba al suo popolo. Non mente al suo popolo.
Un dittatore accumula ricchezze all’estero su conti privati depredando il popolo. Mente al popolo e fa le leggi a proprio uso e consumo, e comunque utili ad una minoranza.
Un leader ascolta il popolo.
Un dittatore vuol essere solo ascoltato dai sudditi.
Silvio Berlusconi non potrà mai permettersi la piazza, né un confronto pubblico perché lui è un dittatore.
E come tale non scenderà in piazza per spiegare le ragioni del “pasticcio elettorale” perché prima dovrebbe spiegare al popolo le porcate del legittimo impedimento, del decreto interpretativo, del lodo Alfano e le ingiurie rivolte agli organi delle istituzioni.
Berlusconi è un dittatore, per lui il popolo non esiste, esistono i sudditi.
Nessun dittatore può permettersi di insultare i suoi sudditi e chiedere loro allo stesso tempo di applaudirlo.
Sono vicino al giornalista freelance Carlomagno, magari non rispettoso della precedenza di altri colleghi, magari incalzante, ma che non meritava assolutamente il trattamento riservatogli da arroganti balilla.
Lo invito a non scoraggiarsi, e ad andare fino in fondo con la sua querela perchè l’informazione irrinunciabile è soprattutto quella fatta da chi vive fuori dal coro.
Invito invece i suoi colleghi, molti dei quali al soldo di qualche padroncino, ad imporsi come difensori di un’informazione libera più spesso di quanto non facciano oggi.
In allegato riporto il video delle dichiarazioni rilasciate dal giornalista Carlomagno ad un nostro operatore.
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Legittimo impedimento: diretta dal Senato ore 17
conclusa
Appuntamento in diretta streaming alle ore 17:00 per il voto di fiducia previsto oggi, nell’Aula del Senato, in merito al legittimo impedimento.
Vogliamo impedire che al danno si aggiunga la beffa! Il Governo e la sua maggioranza, infatti, dopo aver chiesto il voto di fiducia per l’ennesima legge ad personam, fatta ad hoc per il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non hanno avuto il coraggio di mostrare agli italiani la loro ennesima porcata e, per questo, non sarà possibile seguire il voto di fiducia in diretta tv sul servizio pubblico.
L’Italia dei Valori è contro la censura e vuole mostrare ai cittadini il vero volto di questo governo e delle sue politiche che sono solo ed esclusivamente a uso e consumo di Silvio Berlusconi e non certo per l’interesse dei cittadini.

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9 Marzo 2010
Appello alla comunita' internazionale
L'Italia, dal 5 marzo 2010, non e' piu' una democrazia parlamentare.
Il Governo Berlusconi ha cambiato la legge elettorale con un decreto legge per favorire il PDL, il proprio partito, alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010.
Il PDL era stato escluso per gravi irregolarita' nel collegio elettorale di Roma, dove non aveva depositato le firme nei tempi fissati dalla legge.
Il 5 marzo 2010 il Consiglio dei Ministri, presieduto dal Premier Silvio Berlusconi ha emanato un decreto con cui cambia la legge elettorale e viola la Costituzione, sostituendosi agli organi competenti giudiziari, proprio per ammettere il PDL alle elezioni. Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto sotto forti pressioni di Berlusconi che, secondo alcune fonti, ha minacciato di ricorrere alla piazza.
Nessun governo in nessuna democrazia può cambiare le regole elettorali senza una discussione parlamentare.
Nessun governo in nessuna democrazia può cambiare le regole elettorali durante il periodo elettorale.
Nessun governo in nessuna democrazia può “interpretare” le leggi al posto della magistratura. Questo è ciò che è avvenuto in Italia.
Un Paese nel quale i media televisivi pubblici e privati sono sotto il totale controllo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Invito tutti gli italiani all’estero a manifestare sabato 13 marzo, in contemporanea con l’Italia, di fronte alle ambasciate italiane delle grandi città.
Mi appello alla Comunità internazionale affinché vigili ed utilizzi ogni strumento a sua disposizione per aiutare i cittadini italiani a difendere le libertà democratiche del loro Paese ed impedire il ritorno di un nuovo fascismo.
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8 Marzo 2010
Le parole di Tabucchi

Da quando ho detto che il Capo dello Stato non doveva firmare questo decreto, tra governo e opposizioni hanno fatto a gara per prendere le distanze dal sottoscritto. Di seguito alcune dichiarazioni bipartisan in merito:
Scajola: "Di Pietro e' uno sfasciacarrozze".
Casini: “Le invettive e le urla sbracate di Di Pietro contro Napolitano forniscono in questa campagna elettorale un grandissimo alibi al centrodestra e allo stesso Berlusconi”.
Capezzone: “E' addirittura indecente - sottolinea - che Di Pietro parli di impeachment”.
Finocchiaro: “Se Di Pietro pensa di trasformare la piazza di sabato prossimo in una giornata di attacchi al capo dello Stato si sbaglia di grosso. Di Pietro ritiri gli attacchi a Napolitano o non scenderemo in piazza con lui”.
Enrico Letta: “Di Pietro sbaglia, ci sono state troppe aspettative sulla controfirma da parte di Napolitano al decreto salva liste. Si tratta di una firma formale e non di merito''.
Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943) è uno scrittore italiano. I suoi libri e saggi sono stati tradotti in 18 paesi, compreso il Giappone. Quello che dice Tabucchi è quello che pensa non solo il sottoscritto ma ogni cittadino italiano che abbia a cuore la democrazia. Riporto di seguito una sua intervista rilasciata a Micromega:
Testo dell'intervento
E’ un’altra legge vergogna, un’altra delle leggi obbrobriose che Berlusconi si è fatto fare da quando col becco strappa pezzi di carne, ha il corpo martoriato ormai della Costituzione italiana e Napolitano la firma, questa volta notte tempo, osservo, mi viene in mente la ronda di notte, sembra una catena di montaggio, o meglio di smontaggio della costituzione.
Berlusconi ha i suoi azzeccagarbugli che fa diventare onorevoli, quelli poi gli fanno le leggi, li piazzano sul tavolo del Presidente, all’occorrenza gli bussano all’uscio di casa e lo fanno alzare dal letto e lo fanno firmare senza neanche accendere i lampadari, con la torcia elettrica, io devo dire che in questo momento storico che l’Italia sta vivendo, per me Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare che si sia fatto garante di Berlusconi o degli interessi di un partito politico italiano.
Dunque siccome il referente principale riposa in Tunisia dove è deceduto fuggiasco dalle leggi italiane e Berlusconi ha una grande nostalgia di Craxi, vedrei molto bene Berlusconi in Tunisia, ma se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme e le sue costanze, allora nessuno lo obbliga a stare al Quirinale, non è un obbligo, è un dovere e questo dovere richiede molta attenzione, perché ormai in Italia la Costituzione è stata praticamente divorata, dopo di questo cosa ci sarà? Cosa lasciano Napolitano, Berlusconi, gli ultimi governi alle generazioni future? Ce lo diranno i giovani.
Mi chiedo una cosa di fondo: cos’è che induce persone di età molto avanzata a accettare di diventare Presidenti della Repubblica italiana? Ciampi più eletto nel 1999, era alla soglia degli 80 e se non erro anche ve lo ricorderete tutti, Fini lo propose addirittura per un secondo mandato. Napolitano è stato eletto nel 2006, dunque a 81 anni, oggi ne ha 85, come è che una persona a questa età accetta di diventare Capo dello Stato e si noti, non di un paese normale, un paese tranquillo, con gli ordinari problemi di tutti i paesi, ma un paese come il nostro, dove vige da anni il sistema anomalo di un imprenditore che ha il conflitto di interessi grosso come una montagna e i cui amici sono persone come Previti, Dell’utri, Schifani e poi è un paese che significa mafia, camorra, corruzione, P2, servizi segreti deviati. Un paese con un recente passato di bombe, di stragi e di Brigate Rosse, non è un paesino in cui si fa una vacanza quando si diventa Presidenti della Repubblica.
Tra l’altro devo dire in questo recente passato così oscuro, sono cose sulle quali Napolitano non ci ha mai detto niente pur essendo stato Ministro degli Interni e mi chiedo se quando era Ministro degli Interni non ha mai avuto accesso agli armadi, oppure lo fa per il nostro bene, per non turbare le nostre coscienze altrimenti ci prenderebbe un colpo a sapere tutto quello che i governi italiani hanno combinato da Piazza Fontana in poi!
Leggendo i giornali stamattina da qualche commentatore, da qualche grillo parlante, è già stato detto che Napolitano non poteva non firmare, poteva e come, bastava non volesse, almeno che non avesse una pistola alla tempia! Le leggi razziali nel 1938 non le firmò Mussolini, le fece firmare Vittorio Emanuele Terzo e lui le firmò, in Bulgaria non le firmò e questo fa la differenza, perché alla storia le nostre leggi razziali le ha affidate alla mano di Vittorio Emanuele III.
Tornando a questa legge, questa è una legge illegale perché vanifica la legge del 1988 che vieta Decreti in materia elettorale e si beffa anche dell’Art. 72 della Costituzione. Come tutte le leggi di natura totalitaria, le leggi legali ha valore retroattivo e dunque condona, ma si proietta anche nel futuro, nel senso che qualsiasi irregolarità di procedura elettorale, d’ora in poi sarà tollerata a discrezione di Berlusconi o della P2 o di non so chi, mi chiedo perché Napolitano non ha fatto per esempio un comunicato agli italiani, poteva esigere la televisione pubblica e spiegare cosa stava succedendo, che era stato messo con le spalle al muro, in un vicolo cieco e che doveva scegliere tra coloro che non avrebbero potuto votare le loro liste elettorali o firmare una legge illegale e dire anche: guardate che non sarò io a rimediare agli errori e ai pasticci procedurali dei volti stessi rappresentanti, prendetevela con loro.
Il Presidente Scalfaro a suo tempo si rivolse alla televisione, lo fece un comunicato in televisione, non si fanno soltanto i comunicati a fine anno per fare gli auguri agli italiani, ma oggi devo constatare che la televisione di Stato è oscurata da Berlusconi e forse Napolitano non ha osato far accendere di nuovo i riflettori.
Mi chiedo che Presidente sia, non so se l’Avvocato Ghedini che tutti i giorni è in televisione, avesse per Napolitano un avversario intellettuale gli direbbe: ma va là!
L’Italia è un paese in cui tutto si svolge al buio, poi cosa è successo al buio? Lo spiegano gli opinionisti, gli esegeti della stampa di Bisanzio, personalmente ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano perché in Italia non c’è mai un responsabile, il vizio di fondo che ha condotto l’Italia in questo stato di necrosi è che non c’è mai un responsabile. Non so se vi ricordate quando Ciampi firmò il lodo Schifani senza battere ciglio, gli opinionisti, gli esegeti discussero per giorni su mille cavilli di una legge che era evidente, buttava a gambe all’aria un articolo della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, lo avrebbe capito anche un bambino, non c’è bisogno degli opinionisti, è un fatto e infatti la Corte Costituzionale, il lodo Schifani lo bocciò dopo 6 mesi, ma intanto per tutto quel tempo Berlusconi fece tutto ciò che voleva e fece saltare anche un suo processo.
Ora come se niente fosse in questa legislatura, nella legislatura presente, Berlusconi ricaccia sulla scrivania di Napolitano lo stesso lodo che Schifani aveva concepito con tanto amore a Corleone e lo ribattezza Lodo Alfano e Napolitano lo firma senza battere ciglio, non è che abbia evocato la giurisprudenza, faccio notare che perfino il più scalcagnato Avvocato di Provincia in un conflitto giuridico, invoca la corrispondenza, le sentenze precedenti, qui c’era la giurisprudenza dell’alta corte che aveva dichiarato il lodo Schifani anticostituzionale e il lodo Alfani era evidentemente una minestra riscaldata, ma ce lo ricordiamo quanti opinionisti ci hanno richiamato sopra? Stavano lì a dire: forse è un po’ meno costituzionale, è un po’ meno anticostituzionale, vediamo di quanti grammi è meno anticostituzionale, opinavano costoro, il tutto, mi pare, a difesa non tanto del firmatario della legge, Alfano, ma del controfirmatario, del Presidente della Repubblica tanto per facilitargli la strada e noto che in Italia il Presidente della Repubblica è al riparo dalle critiche, è stranissimo anche questo, perché nelle vere democrazie, negli Stati Uniti l’operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell’opinione pubblica, ma in Italia non si può!
Sembra lesa maestà, così come ci sono i club di Forza Italia, ci sono i club dove se osi criticare Napolitano ti fulminano, guai! Era già successo con Ciampi peraltro, a quel tempo il club agiva come una sartoria, si preoccupava della giacca, mi ricordo che la parola d’ordine era: non tirate per la giacca Ciampi, attenzione alla giacca di Ciampi!
Ma che fine fanno le giacche dei Presidenti della Repubblica quando hanno finito il loro settennato? Vengono appese a un chiodo, quello che è stato è stato! Secondo me se fosso dire così, Napolitano questa volta ha in maniera flagrante rotto i patti con gli italiani, perché oltre all’approvazione del lodo Alfano, aveva già rotto i patti con quella lettera, secondo me, deplorevole ai familiari di Craxi nella quale definisce Craxi un perseguitato, è un uomo che è stato condannato in sede definitiva da un Tribunale italiano e che peraltro si è rifugiato in un paese dittatoriale come la Tunisia!
Poi non soltanto, in quella lettera definisce grande la politica estera di Craxi, quel signore che dette miliardi di lire al suo amico Siad Barre, uno dei più feroci dittatori africani del 900 e che approvò, dichiarò legittimi in qualche modo i metodi terroristici dell'Olpe quando i dirigenti palestinesi per disperazione, ma questa è un’altra cosa, scelsero la via del terrorismo, secondo Napolitano hanno fatto una grande politica estera.
Oggi con questa legge, quando ci dice che tra le regole della legge è dovere impedire molti cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole, perché sono una formula, rispondo che tutte le leggi che noi abbiamo sono una forma, anche la Costituzione ha una forma perché è fatta di regole e se si rompono le regole della Costituzione, si rompe la Costituzione! Napolitano come politico ha un suo percorso, come tutti i politici, per esempio fu vicino al craxismo, poi la sua corrente, con il craxismo ebbe più di un flirt glielo ha ricordato, è un uomo elegante come Gianni De Michelis che tra l’altro è stato condannato da un Tribunale italiano per corruzione, ma Berlusconi del fantasma di Craxi è la continuazione vivente e operante, con questo voglio dire che quando uno diventa Presidente della Repubblica fa un fatto implicito con gli italiani e tale patto prevede che egli diventi un’altra persona rispetto al suo passato e ciò che è stato per tutta la vita e cioè uno dice: io nel 1956 avevo un’ideologia stalinista, però oggi no, credo nella democrazia liberale e non approverei più l’invasione di un paese da parte dei carri armati e dunque posso essere capo dello Stato italiano, oppure come politico posso essere stato vicino all’ideologia del craxismo, ma ora sono il Presidente della Repubblica Italiana.
Il giorno in cui Napolitano manifesta nostalgia di Craxi in qualche modo, allora viene proprio il desiderio legittimo e democratico di invitarlo a abbandonare il Quirinale e di andare a Amamet per stare al Quirinale si devono affrontare grossi problemi, si deve pagare un biglietto, non è una vacanza il Quirinale e questo biglietto è più caro di un biglietto aereo per Amamet!
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Passaparola di lunedi 8 marzo
Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.
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Processo Dell'Utri: Massimo Ciancimino non ammesso
Riporto il servizio girato dell'ultima udienza del processo d'Appello a Marcello Dell'Utri di venerdì 5 marzo.
Testo del video intervento
La Corte d'Appello di Palermo chiude la porta in faccia a Massimo Ciancimino.
Il figlio di Don Vito, ex Sindaco mafioso di Palermo, non sarà ascoltato in qualità di testimone nell'ambito del Processo d'Appello contro il Senatore Marcello Dell'Utri che, in primo grado, ha subito una condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo i Giudici della II sezione penale, presieduta da Claudio Dall'Acqua, Massimo Ciancimino, le sue dichiarazioni, sarebbero caratterizzate da una "contraddittorietà non ancora risolta".
Inoltre i verbali depositati dal Procuratore Generale, Nino Gatto, conterrebbero troppi omissis opposti dalla Procura della Repubblica di Palermo a tutela di esigenze investigative che ne rendono problematica l'assunzione al dibattimento.
Ma il motivo principale che ha fatto ritenere la testimonianza di Ciancimino "non necessaria" è la circostanza che, quest'ultimo, non ha mai assistito né ad incontri tra Dell'Utri e suo padre Vito, né tra Bernardo Provenzano e il senatore. Ma - hanno spiegato i Giudici - avrebbe dovuto rendere una testimonianza de relato. Addirittura di secondo grado.
Sempre nell'ordinanza di rigetto dell'istanza del PG è scritto che Massimo Ciancimino, "troppo tardivamente" fa cenno al Senatore Dell'Utri nell'ambito della sua collaborazione con le Procure di Palermo e Caltanissetta.
"Termini assai generici" - inoltre - sono usati da Ciancimino quando parla dei presunti investimenti del padre, Provenzano e altri mafiosi, nell'affare edilizio di Milano 2.
Di contraddittorietà e non di "inaffidabilità" hanno parlato i Giudici nell'ordinanza che, nelle motivazioni ricalca - in alcune parti - quella emessa nel settembre scorso, su analoga richiesta.
La decisione, che riguardato anche l'ammissione, non concessa, di ascoltare due investigatori a riscontro di alcune parti delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, è giunta al termine di più di due ore di camera di consiglio, precedute dall'intervento della difesa del Senatore che aveva sostenuto di "non temere" la testimonianza e di non opporsi a questa eventualità.
Adesso il nuovo calendario delle udienze prevede che ne vengano concesse almeno due al Procuratore Generale, che si aggiungono alle tre già svolte, per la sua requisitoria finale. E cinque per la difesa.
Il processo, a questo punto, potrebbe andare a sentenza entro la prima settimana di giugno.
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7 Marzo 2010
Piazza del Popolo contro il decreto interpretativo
"Chiamata alle armi". Sabato 13 marzo, dalle ore 13, tutti quanti a Piazza del Popolo, a Roma, in difesa della nostra legalità, della democrazia e della nostra Costituzione, perennemente violata da un governo golpista, come quello di Silvio Berlusconi, che per risolvere i suoi problemi di tipo giudiziari, imprenditoriali e, da ultimo, anche di tipo elettorale, si fa una legge a proprio uso e consumo. E' uno sconcio dell'etica, della democrazia e, soprattutto, mai come questa volta, è una violazione della Carta costituzionale e del buon senso del diritto per poter giocare una partita nel rispetto delle regole. Qualcuno dice, e purtroppo lo ha detto anche il Presidente della Repubblica, che bisognava fare questo provvedimento per permettere ai cittadini di andare a votare secondo coscienza. Il fatto che questo decreto sia inutile e dannoso è dimostrato dal fatto che, ancora prima che questo decreto abbia avuto efficacia, i giudici di Roma e di Milano hanno riammesso le liste Polverini e Formigoni.
Non c'era bisogno di forzare, violare e sacrificare la Carta costituzionale, non c'era bisogno di stravolgere il ruolo e le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica per ottenere un risultato che già si poteva ottenere e che già si era ottenuto con il rispetto delle regole attuali.
La realtà è molto semplice: questi vivono nell'arroganza, nella prepotenza e nella strafottenza tipica del potere piduista e fascista.
Rispetto a tutto questo, l'unico al quale ci possiamo appellare è l'arbitro, come succede in una partita di calcio: se c'è qualcuno che fa fallo l'occhio va direttamente all'arbitro sperando che fischi il fallo. Invece, questa volta, l'arbitro non ha fischiato perché altrimenti non avrebbe vinto l'altra squadra. All'arbitro non tocca stabilire quale squadra debba vincere, ma garantire il rispetto delle regole del gioco. Sono molto amareggiato, perplesso e anche schifato da questa intellighenzia e cultura italiana dei “commentatori della buonora” che affermano che questo decreto è una schifezza costituzionale ma che ritengono che “non sia colpa dell'arbitro”.
Non sarà colpa dell'arbitro ma il 13 marzo ricordatevi che, se vogliamo mantenere la democrazia, è meglio essere tutti a Roma per lanciare questo appello e questo allarme, prima che sia troppo tardi. Vogliamo un Paese in cui ognuno possa esprimere i propri diritti, ma nel rispetto delle regole del gioco, altrimenti vince sempre il più forte, il più furbo e spregiudicato, come accade nella giungla.
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6 Marzo 2010
Sabato 13 marzo, piazza del Popolo chiama
L’Italia del Valori sarà a piazza del Popolo, sabato 13 marzo, insieme ai cittadini, a tante associazioni e a tutte le altre forze politiche del centro sinistra. La manifestazione sarà trasmessa in diretta streaming su questo blog e sul sito www.italiadeivalori.it a partire dalle ore 14:00.
E’davvero inconcepibile e democraticamente pericolosa la giustificazione data dal Presidente della Repubblica ai due cittadini sul sito del Quirinale. Napolitano si è giustificato sostenendo che il decreto era necessario per permettere al Pdl di partecipare alle elezioni nel Lazio e in Lombardia.
Perché questa regola non è valsa per tutte le altre forze politiche non ammesse anche in altre Regioni per mancanza di requisiti?
E perché, da cinquanta anni a questa parte, nessuno dei precedenti Presidenti della Repubblica ha mai avallato una simile soluzione pur essendosi presentati centinaia e centinaia di casi analoghi?
Perché permettere tutto questo scempio del diritto, dopo che molti esponenti del Pdl, pochi giorni fa sul caso di Bologna, hanno sostenuto che un decreto era inappropriato e incostituzionale?
Tra l’altro ciò si è verificato in una situazione in cui non c’era bisogno di alcun provvedimento, come si è visto nei casi delle liste Formigoni e Polverini, dove l’intervento giudiziario ha consentito la riammissione delle liste. Il decreto è stato uno sfregio alla legalità e alla democrazia apportato da un governo parafascista.
La verità è una ed una sola: c’è stata la volontà di favorire solo uno dei giocatori, e questo comportamento non è da arbitro imparziale, come richiederebbe il ruolo ricoperto da Napolitano.
E chi si rifiuta di ammetterlo è un pavido o un ipocrita, giacché nessuno può impedire che un Presidente della Repubblica venga criticato quando compie atti incomprensibili e inaccettabili.
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