<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Antonio Di Pietro</title>
      <link>http://www.antoniodipietro.com/</link>
      <description></description>
      <language>it</language>
      <copyright>Copyright 2010</copyright>
      <lastBuildDate>Thu, 02 Sep 2010 16:28:11 +0100</lastBuildDate>
      <generator>http://www.sixapart.com/movabletype/?v=3.35</generator>
      <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs> 

            <item>
         <title>Che film ha visto la Gelmini?</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=527iirk6C-w" target="_blank"><img alt="gelminii.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/gelminii.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>Oggi il ministro della Pubblica distruzione, Maria Stella Gelmini, davanti alle telecamere del Tg della Rai, ha affermato che non parla con  i precari della scuola che stanno protestando da giorni contro la sua riforma e che sono arrivati a fare lo sciopero della fame, perché alcuni di essi appartengono all’Italia dei Valori. Insomma ha deciso che <strong>il precario ha diritto alla parola solo se fa parte della sua fazione politica</strong>, quindi del Pdl. <br />
E’ un atteggiamento palesemente antidemocratico, tipico dei sistemi totalitari, dove il cittadino viene discriminato sulla base delle sue convinzioni politiche. La colpa dei precari in questione è quella di simpatizzare per IdV. Maria Stella Gelmini dimentica che anche questi docenti sono italiani ed hanno diritto di parlare, pensare e protestare, e <strong>un ministro di un Paese democratico ha il dovere di ascoltarli</strong>. Lei vuole scegliersi gli interlocutori, o meglio credo che voglia selezionarsi qualche utile pedina che possa avallare la sua disastrosa riforma che produce solo tagli e danni irreversibili. <strong>E’ la solita propaganda di regime che vuole nascondere la verità ai cittadini</strong>, negando ciò che è evidente a tutti.<br />
E’ un <strong>comportamento gravissimo, degno di questo governo ormai al tramonto.</strong> Infatti, solo nelle dittature le proteste della società civile vengono bollate come opposizione politica proprio per nascondere la verità. Il ministro della distruzione Gelmini <strong>ha lasciato per strada milioni di precari che, dopo tantissimi anni di insegnamento, si ritrovano senza lavoro, senza speranza, senza futuro</strong>. Ha effettuato tagli di otto miliardi sul settore dell’istruzione pubblica che peseranno sul nostro Paese come un macigno. Ha tarpato le ali ai nostri figli che si ritroveranno senza un’adeguata formazione. Quando penso alle sue dichiarazioni rilasciate ai tg, mi chiedo:<strong> ma quale film ha visto? </strong>Ma nessuno l’ha informata di tutte le proteste degli insegnanti in giro per l’Italia, sui tetti delle scuole e in sciopero della fame? Questi docenti hanno dato la vita per un progetto che è alla base di uno Stato democratico, ossia l’istruzione. <br />
Per anni e anni questi precari, ormai arrivati a trenta quaranta e anche cinquant’anni, hanno contribuito alla crescita culturale e sociale di questo Paese e adesso questo Governo, invece di ringraziarli, li manda a casa. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a batterci per portare dentro il Parlamento le istanze di chi è in piazza a protestare, anche se i nostri interlocutori sono sordi e in malafede. Promuoviamo una mobilitazione nazionale sulla scuola insieme agli insegnanti.<br />
<strong> Gelmini vuole lasciare a casa i precari? Noi manderemo a casa lei e il suo Governo.</strong></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/che_film_ha_visto_la_gelmini.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/che_film_ha_visto_la_gelmini.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:28:11 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Il Paese deve liberarsi di Berlusconi</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=IX_O3YHjmtY" target="_blank"><img alt="adptorino.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/adptorino.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>Ieri sono stato a <strong>Torino</strong> alla Festa Nazionale del Partito Democratico. Ecco una parte del mio discorso:</p>

<p><em>Innanzitutto devo dire che mi sento  a casa mia con il popolo del partito democratico a Torino, alla Festa del Pd di Torino. <br />
Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo mai messo in discussione il sistema bipolare, ovvero: prima delle elezioni si scelgono e si indicano ai cittadini quale coalizione, quale programma e quale candidato leader. E in questo sistema non abbiamo mai messo in discussione la necessità di creare un polo riformista di centro sinistra di cui essere cofondatori, membri  a tutti gli effetti e facenti parte della stessa famiglia. <br />
Dal 17 al 19 settembre a Vasto terremo la nostra assemblea programmatica in cui saranno presenti anche gli amici del Partito Democratico: anche lì come a Torino rilanceremo una coalizione che offra un’alternativa al periodo buio di Berlusconi. <br />
L’Italia dei Valori si è distinta in questi anni nel denunciare agli Italiani la grave anomalia e il grave pericolo, il pericolo pubblico n.1 che rappresentano Berlusconi e la sua cricca. Noi siamo convinti, a differenza di altri che, a parte  la presa della Bastiglia con i forconi, che non va bene, c’è un solo modo per liberare il paese dalla cricca berlusconiana: quello di convincere il 51 per cento dei cittadini che è meglio non votarlo, perché votando lui non stanno meglio loro, ma sta meglio lui e qualche amico suo. <br />
Per questa ragione, per convincere i cittadini siamo convinti che bisogna fargli sapere chi è , cosa ha fatto e cosa sta facendo. Noi con questo signore non abbiamo mai voluto aprire un dialogo, abbiamo sempre fatto opposizione dura e determinata. Se anche il Partito Democratico lo farà, la strada sarà sempre più spianata. Ma non ci si mette insieme se non c'e' una condivisione di programma.<br />
Fini e Casini stanno costruendo qualcosa contro il centrosinistra, non dobbiamo dare spazio a chi ci frega. <br />
Di questo passo, ci si prende in casa un nuovo Mastella. Invece, lo ripeterò finchè potrò: il Paese deve liberarsi di Berlusconi, e lo possiamo fare con un’alleanza di un secondo, che lo sfiduci. <br />
Poi, si vada alle elezioni con un programma definito, lasciando fuori chi con quel programma non ha niente a chè spartire, chi lavora da sempre per costruire il centrodestra, chi fa le coalizione seguendo il vento politico e alla prima sterzata è pronto a tradire, o ad offrirsi a chi paga di più. In questo periodo di crisi, bisogna andare oltre noi stessi e pensare agli elettori e al paese. </em><br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/il_paese_deve_liberarsi_di_ber.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/il_paese_deve_liberarsi_di_ber.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:15:10 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Serve una rivoluzione politica</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=u3C85Qct3rc" target="_blank"><img alt="adp1sette.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/adp1sette.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>"La politica si concentri sull'economia", non sono io a dirlo, nonostante sia un concetto che ribadisco da tempo, è il Presidente della Repubblica a lanciare<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/09/01/visualizza_new.html_1788092777.html" target="_blank"> un appello</a> per salvare il Paese. Forse anche <strong>Napolitano</strong> ha letto il <strong>Financial Times</strong>, proprio come ho fatto io. Le previsioni di uno dei più autorevoli quotidiani al mondo non sono buone: l’economia italiana è attesa da un autunno molto caldo. Il giornale britannico lo scrive nella sua "Lex Column", in un editoriale intitolato "Italy's fading bella figura" dedicato alle sventure finanziare del nostro Paese. <a href="http://www.antoniodipietro.com/italy%27s%20fading%20bella%20figura.pdf" target="_blank">(<strong>scarica l'articolo in Pdf</strong> - 172 kb)</a><br />
Negli ultimi dieci anni,<strong> dal 1999 al 2009</strong>, Berlusconi è sempre stato al Governo, tranne che nelle brevi parentesi D'Alema-Amato-Prodi. In questo periodo, il prodotto interno lordo in Italia è cresciuto di <strong>10 punti percentuali in meno rispetto alla media della zona Euro.</strong> Nello stesso tempo le azioni di Piazza Affari hanno reso in media undici punti in meno rispetto all'FTSE Eurofirst 300, l'indice che misura l'andamento dei 30 titoli più importanti. I dati a cui fa riferimento il Financial Times sono quelli di <strong><a href="http://www.capitaleconomics.com/" target="_blank">Capital Economics</a>.</strong> <br />
Ma c'è di più: il vero problema italiano è <strong>l'economia reale</strong> con un livello di competitività per costo dell’unità del lavoro che, rispetto alla <strong>Germania</strong>, è sceso del <strong>26%</strong> dal 1999, e  con una produttività che è calata del <strong>6%</strong>, al cospetto di una crescita del <strong>7%</strong> nella zona Euro. Tutto ciò mentre le aziende di casa Berlusconi godono di ottima salute grazie ai provvedimenti e alle mosse di un Governo <em>ad aziendam</em>.<br />
Il quotidiano britannico parla anche di una coalizione, quella al governo, che si sta auto-distruggendo, di una <strong>crisi interna al centrodestra che porterà solo stagnazione economica</strong> e del modello economico italiano che sopravvive nonostante le catastrofiche scelte governative. <br />
L'editoriale del Financial Times è la fotografia di come gli investitori esteri guardino al nostro Paese. Un Paese dove il <strong>debito pubblico è ormai oltre il 120% del Pil</strong>, dove il default finanziario potrebbe essere questione di mesi, se non di settimane. In questo contesto si inserisce un <strong>Governo di figurine, gestite dal rais Berlusconi che ha tenuto per sé il Ministero dello Sviluppo Economico </strong>e che per tutelare le sue aziende e finire sui passaporti libici ha svenduto la dignità del Paese a un dittatore come Gheddafi.  Oggi voglio dirlo con le parole del Financial Times: <strong>per riscoprire la crescita economica all'Italia serve una rivoluzione politica, non una politica per superare la crisi.</strong></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/serve_una_rivoluzione_politica.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/09/serve_una_rivoluzione_politica.html</guid>
         <category>Economia</category>
         <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:50:28 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Fischiamoli tutti</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pcrBBzXvOZo&feature=related" target="_blank"><img alt="dellcomo.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/dellcomo.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>Marcello<strong> Dell'Utri</strong>, condannato in appello a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell'Utri#Procedimenti_giudiziari" target="_blank">sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa</a>, è un <strong>senatore del Pdl</strong>. E' soprattutto il co-fondatore (insieme a <strong>Silvio Berlusconi</strong>) di <strong>Forza Italia.</strong><br />
Ieri Dell'Utri, invitato a Como per parlare dei presunti diari di Mussolini durante la rassegna ‘ParoLario’, è stato <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_30/dellutri-proteste_2d323016-b460-11df-913c-00144f02aabe.shtml" target="_blank">costretto ad abbandonare</a> il palco. Un gruppo di cittadini ha contestato il fatto che un <strong>condannato per mafia</strong> potesse intervenire durante un evento culturale. <br />
Cosa deve dire alla gente un uomo che ha avuto <strong>rapporti con le cosche</strong> mafiose, che ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e <strong>frode fiscale</strong> nell'ambito della gestione di Publitalia '80 e che risulta <strong>indagato nell'inchiesta sulla P3</strong>, l’associazione segreta che ha tentato condizionare le decisioni dei giudici della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano? O meglio, <strong>cosa deve imparare un cittadino onesto, un precario, un impiegato, da un soggetto del genere?</strong><br />
Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un <strong>segnale positivo</strong>, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono<strong> cacciati a suon di fischi dalle piazze</strong>, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire.<strong> Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.</strong><br />
Sono convinto, oggi più che mai, che se tutti i cittadini potessero seguire quotidianamente in Aula le sedute parlamentari, <strong>dai banchi del Pdl non si alzerebbe più nessuno</strong>. Dell'Utri non può pretendere stima e apprezzamento dai cittadini, considerato che quelli come lui siedono in Parlamento grazie a una <strong>legge elettorale</strong> che il Paese non vuole, e grazie alla quale hanno evitato di finire in galera. Per questo, non mostrino le piume in pubblico. <strong>E' un fatto di decenza.</strong></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/fischiamoli_tutti.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/fischiamoli_tutti.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 16:47:00 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Il cavaliere e la rockstar Gheddafi</title>
         <description><![CDATA[<p><img alt="bedouins.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/bedouins.jpg" width="499" height="250" /></p>

<p>Il weekend appena trascorso verrà ricordato, in Italia, per la visita a Roma di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato <strong>accolto come una rockstar</strong>. Un'agenzia ha reclutato <strong>500 hostess</strong>. Fotografi e cronisti hanno seguito, attimo dopo attimo, ogni spostamento del colonnello di Tripoli. Non c'è giornale che non riporti una sua foto in prima pagina. Lui, il dittatore libico, ha voluto lanciare un appello all'Europa affinché<strong> l'Islam diventi la religione dominante.</strong><br />
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/30/news/gheddafi_imbarazzo_pdl-6613045/?ref=HREA-1" target="_blank">folklore</a> e ha "<strong>chiesto</strong>", come sa fare lui, di non gonfiare il caso.<br />
Ma come è possibile siglare trattati con <strong>Gheddafi</strong>? <strong>Com'è possibile svendere la dignità dell'Italia? </strong>Come è possibile che, mentre gli altri Paesi ospitano leader democratici, in Italia arrivi un dittatore, venga <strong>accolto come una star in aeroporto con 500 ragazze reclutate apposta per lui?</strong> <br />
Ci dicono che c'è un trattato di "amicizia" fra Italia e Libia, siglato nell'ottobre 2008. Dunque Berlusconi svenderebbe e umilierebbe l'Italia, trasformandola nel palcoscenico di un dittatore, in cambio di un trattato che prevede un esborso di cinque miliardi di euro in 25 anni per risarcire la Libia dai danni coloniali. In cambio, una strada prioritaria per le aziende italiane. <br />
In realtà, però, dietro a questa storia c'è un grosso giro di affari che coinvolge direttamente il Presidente del Consiglio. Gheddafi fa la star in casa nostra perché Berlusconi tutela l'ennesimo conflitto d'interessi. Come scriveva il 'Guardian', qualche giorno fa, c'è un <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-libia-2/gheddafi-berlusconi/gheddafi-berlusconi.html" target="_blank">legame d'affari fra Gheddafi e Berlusconi.</a> Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per cento della <strong>Quinta Comunication,</strong> una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il ventidue per cento del capitale", scrive il '<strong>Guardian</strong>', una società registrata in Lussemburgo di proprietà della <strong>Fininvest</strong>, la finanziaria di Berlusconi. Sempre il 'Guardian' faceva notare il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l'impero televisivo di <strong>Berlusconi</strong>, possiedono ciascuna il venticinque per cento di una nuova televisione via satellite, Arabala Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.  <br />
Il premier, quindi, <strong>svende la dignità del Paese per tutelare le sue aziende.</strong><br />
In compenso, però, fra qualche mese la foto di Berlusconi<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/03/27/visualizza_new.html_1737665906.html" target="_blank"> comparirà sui passaporti libici.</a> Forse il Presidente del Consiglio, conscio della prossima sconfitta elettorale, ha deciso di scappare a Tripoli, che non è come la tunisina <strong>Hammamet</strong>, ma si sta bene anche lì.</p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/il_cavaliere_e_la_rockstar_ghe.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/il_cavaliere_e_la_rockstar_ghe.html</guid>
         <category></category>
         <pubDate>Mon, 30 Aug 2010 13:19:34 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Passaparola di lunedì 30 agosto</title>
         <description><![CDATA[<div style="position:relative;"> 
			<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="499" height="435" id="utv802301" name="utv_n_146870"><param name="flashvars" value="loc=%2F&amp;autoplay=false&amp;vid=9248277&amp;locale=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.ustream.tv/flash/video/9248277?v3=1" /><embed flashvars="loc=%2F&amp;autoplay=false&amp;vid=9248277&amp;locale=en_US" width="499" height="435" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" id="utv802301" name="utv_n_146870" src="http://www.ustream.tv/flash/video/9248277?v3=1" type="application/x-shockwave-flash" /></object></p> 
 
<p><em>Testo:</em></p> 
 
<p>Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.<br /> 
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.<br /><br><span id="*p1*"><b>Il "caso" Fini</b></span> (<a href="#*p1*" onclick="document.getElementById('_p1_').style.display='block'"><u>espandi</u></a> | <a href="#_p1_" onclick="document.getElementById('_p1_').style.display='none'"><u>comprimi</u></a>)<br>Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri?<br /><span id="_p1_" style="display:none;">Invece, appena Fini ha pronunciato la parola legalità e Granata la parola antimafia, sono stati immediatamente cacciati, perché certe parole non si dicono, non sta bene pronunciare certi vocaboli volgari e inopportuni. Quindi per eccessi di legalità e antimafia, Fini e i suoi fedelissimi, Granata, Briguglio e Bocchino, sono stati messi alla porta. E allora c'è stata la scissione: molti parlamentari, molti più di quelli che Berlusconi si aspettava, hanno seguito Fini. Sono più di trenta alla Camera e una decina al Senato, tanti quanti ne bastano per far perdere la maggioranza a PDL a Montecitorio e, può darsi, se si sganciano ancora un paio di senatori, anche a Palazzo Madama.<br /> 
Berlusconi, circondato da servi, era stato rassicurato dai suoi servi, i quali non gli dicono la verità ma solo quello che vuole sentirsi dire, gli avevano garantito che intorno a Fini c'erano quattro gatti e quindi potevano essere buttati fuori senza problemi; in realtà i gatti erano 44 e così si è ritrovato praticamente con la maggioranza in crisi, anche se adesso sta cercando, con una bella campagna acquisti in perfetto stile arcoriano, di ricomprarsi qualcuno.<br /> 
Da quel momento Fini è diventato il personaggio del giorno, è stato oggetto di prime pagine, tutti i giorni, sui giornali di Berlusconi o fiancheggiatori, soprattutto i soliti tre o quattro cioè il Foglio, il Giornale e Panorama e, naturalmente, su Libero che è la fotocopia, il ciclostilato del Giornale, e poi sui telegiornali delle reti Mediaset e sul TG1 del prode Minzolingua, che ha seguito amorevolmente le vicende di Fini e famiglia, in perfetta sintonia con gli house organ della ditta.<br /> 
Così, per tutta l'estate tutti gli italiani praticamente, almeno una volta, hanno sentito parlare di scandali a proposito di Fini. Qual è lo scandalo? In estrema sintesi, lo scandalo sarebbe questo: Fini convive con la sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani, già fidanzata di Luciano Gaucci, la quale Tulliani ha un fratello che quindi è il quasi cognato di Fini, di fatto il cognato di Fini, che, come la società intestata alla madre della Tulliani ha avuto qualche lavoretto alla Rai e, soprattutto, affitta, non si sa per quale cifra, un alloggio di 65 mq a Montecarlo.<br /> 
Questo alloggio è il vero centro del cosiddetto caso Fini dell'estate, perché questo alloggio una dozzina di anni fa fu lasciato in eredità ad AN, cioè a Fini, da una nobildonna, la contessa Anna Maria Colleoni, discendente di Bartolomeo Colleoni, il condottiero che la leggenda vuole avesse tre palle e non solo due come noi comuni mortali; ebbene, questa signora dona varie proprietà fra le quali questo alloggetto a Montecarlo ad AN, cioè al partito di Fini.<br /> 
L'alloggio viene valutato, in quel momento, da esperti a cui viene dato in esame, anche per le sue condizioni che vengono descritte piuttosto fatiscenti, 400-450 milioni di lire, una dozzina di anni fa, ripeto, dopodiché rimane improduttivo, infruttuoso per anni fino a quando, non so se due o tre anni fa, gli amministratori di AN decidono di venderlo a una società estera che ha sede nell'isola di Santa Lucia, ai Caraibi. Questa società lo paga 300.000 euro, quindi l'equivalente di circa 600 milioni di lire, più di quello che era stato valutato. Questa società lo rivende a un'altra società gemella, diciamo, che ha sede anch'essa nelle isole di Santa Lucia e questa società, lo si è scoperto quest'estate, ha affittato questo appartamento a Giancarlo Tulliani, il quasi cognato di Fini. <br /> 
Immediatamente, la storia ovviamente fa notizia perché c'è il sospetto che Fini abbia dirottato questo appartamento a prezzi di favore tra le mani di suo cognato.<br /> 
Fini fa un comunicato dicendo di aver saputo che la casa era stata venduta ma di non aver saputo che poi quelli che l'avevano comprata l'avevano affittata a suo cognato, e lì il Giornale, Libero, Panorama e tutta la grancassa si sono scatenati nel tentativo di smentire questa versione di Fini, e finora, devo dire, non ci sono riusciti. Sapete che hanno tentato, addirittura, di farlo con la storia di una cucina Scavolini da 4500 euro che Fini e la Tulliani comprarono in un mobilificio alla periferia di Roma, sull'Aurelia, un posto non proprio da VIP e una cucina non proprio da VIP, 4500 euro.<br /> 
Cucina che, secondo un supertestimone scovato dai segugi del Giornale, un arredatore che lavorava in questo mobilificio insieme alla moglie, si diceva che fosse destinata a Montecarlo. Questa sarebbe dunque la prova che, se Fini avesse comprato la cucina per la casa di Montecarlo dove abita Tulliani, sapeva benissimo che Tulliani aveva affittato quella casa, e questa sarebbe la prova non che Fini ha rubato, ma almeno che ha mentito, che ha in qualche modo favorito il quasi cognato.<br /> 
Fini ribatte che la cucina non è a Montecarlo, ma in una casa di Roma; a questo punto sta naturalmente al Giornale e a Libero dimostrare che non è vero, e non ci riescono. Anzi, questo loro supertestimone comincia a balbettare, a dire che non è sicuro, comunque non ci sono carte che dimostrino la spedizione della cucina a Montecarlo; è anche abbastanza improbabile che chi vuole arredare un appartamento a Montecarlo compri una cucina a Roma e poi spenda un sacco di soldi in spedizione. Se uno vuole arredare una casa a Montecarlo, i mobili li compra a Montecarlo o lì vicino, quindi sarebbe anche una cosa abbastanza curiosa. Insomma, il legame tra la cucina e Montecarlo non viene fuori e, anzi, si scopre un elemento piuttosto sospetto: il supertestimone, l'arredatore, dice di avere dato le dimissioni dal mobilificio, lui e la moglie perdendo così il posto di lavoro e due stipendi in una botta sola, per poter finalmente gridare la verità su Fini, che peraltro loro dicono di non conoscere perché sostengono semplicemente di aver sentito dire che la cucina andava a Montecarlo. O siamo di fronte a un eroe, a un temerario, a un martire che si immola col suo posto di lavoro e il suo stipendio al servizio della verità, oppure dobbiamo pensare che sia uno dei tanti supertestimoni, ne abbiamo visti in questi anni, che poi si sono scoperti calunniatori diciamo con la loro bella convenzienza. E voi sapete che l'impero del presidente del Consiglio non ha problemi a sistemare qualcuno dopo che ha reso i giusti servigi. Comunque, in questo caso, non sappiamo cosa ci sia dietro, sappiamo però che quella cucina non si è dimostrato che sia a Montecarlo, anzi Fini farebbe molto bene quando rientra dalle vacanze a spalancare le porte della casa dove è situata questa cucina in modo da sbugiardare, se lo può fare, i giornali che lo hanno attaccato per tutta l'estate.<br /> 
Resta il fatto, naturalmente, che Fini deve completare la spiegazione: nel comunicato ha dato alcuni elementi, dicendo che al momento possedeva soltanto quelli, si spera che adesso acciuffi il Tulliani, gli faccia sputare tutta la verità su questa storia, e se Tulliani avesse avuto delle condizioni di favore danneggiando così le casse del partito, gli faccia scucire un po' di soldi a titolo di risarcimento perché pare che al Tulliani non manchino i mezzi, visto che è stato fotografato con una Ferrari.<br /> 
Questo è lo scandalo Fini, naturalmente non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico che balla in tutta questa storia, quindi è un discreto chissenefrega, forse in Scandinavia ci si potrebbe dedicare al ricamo e al merletto e quindi andare a vedere il pelo nell'uovo, perché stiamo parlando davvero di un pelo nell'uovo: è un bene privato che viene venduta a un ente privato. I partiti purtroppo non hanno una configurazione giuridica che consenta di controllare i bilanci, la gestione dei finanziamenti pubblici che ricevono, il partito lo vende a società private, la società privata affitta a un altro privato, quindi non stiamo parlando di denaro pubblico, nulla a che vedere con gli scandali delle banche o delle tangenti, dove appunto ci sono denari pubblici. E nulla a che vedere nemmeno con il caso Scajola, a cui Feltri ha tentato invano di paragonare il caso Fini-Tulliani. Il caso Scajola è un ministro che si fa pagare la casa con 900.000 euro, una casa da 250 mq sul Colosseo, da un costruttore, Anemone, senz'arte né parte, che comincia a vincere appalti su appalti dal governo, dalla Protezione Civile, dal ministero dell'Interno, quindi altroché se ci sono soldi pubblici. Mentre nella trafila dell'alloggio di Montecarlo, finito poi in affitto a Tulliani non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico. Ma in ogni caso Fini deve spiegare, perché comunque dobbiamo sapere se è o è stato succube di questo sgomitante Tulliani e dobbiamo sapere come è stato alienato un bene del partito. Se non ha nulla da nascondere, come dice, non avrà problemi a tirar fuori tutti i passaggi e prendere ulteriormente le distanze da questo signorino troppo intraprendente che evidentemente ha speso più di una volta il cognome di Fini approfittando del fatto che si è fidanzato con sua sorella; anche se poi, alla fine, il bottino non è stato granché, stiamo parlando di un appartamentino a Montecarlo e stiamo parlando di un appaltino su Rai2 per una serata, una seconda serata. Voglio dire, visto come vanno le cose in Rai, è proprio anche lì il pelo nell'uovo. Però, ogni spiegazione richiesta va data, soprattutto se, come dice Fini, non si ha nulla da temere.<br /> 
E questo è quello che è emerso a carico della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Uno di questi giorni mi metterò lì e conterò quante prime pagine di Libero, del Giornale e quanti titoli dei telegiornali pubblici e privati sono stati dedicati a questa solennissima minchiata della cucina e della casa di Montecarlo. Per non parlare del linciaggio che ha subito Elisabetta Tulliani di cui ancora non si è capito quale sia il delitto, se non quello appunto di stare insieme a Gianfranco Fini, a sua volta autore del gravissimo delitto di essersi smarcato da Berlusconi, perché se Fini non si fosse smarcato da Berlusconi e fosse rimasto sotto il suo ombrello protettivo a quest'ora potrebbe andare a rapinare le banche e stuprare le minorenni e nessuno scriverebbe una riga su quello sta facendo il rapinatore e stupratore Fini, anzi ci sarebbero forbiti editoriali di Feltri e Belpietro, i quali sosterrebbero che è cosa buona e giusta stuprare le minorenni e rapinare le banche.</span><br /><br /><span id="*p2*"><b>Schifani e l'ombrello del Cavaliere</b></span> (<a href="#*p2*" onclick="document.getElementById('_p2_').style.display='block'"><u>espandi</u></a> | <a href="#_p2_" onclick="document.getElementById('_p2_').style.display='none'"><u>comprimi</u></a>)<br>Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.<span id="_p2_" style="display:none;">Su Renato Schifani ci siamo intrattenuti più volte, sapete quello che era emerso fino a un mese e mezzo fa, anche perché ero andato a parlarne da Fabio Fazio due anni fa, perché ne avevano scritto Gomez e Lirio Abbate nel loro libro “I Complici”, perché ne aveva scritto Marco Lillo su L'Espresso, perché c'era stato detto che non erano cose gravi, c'era stato detto che non ci sarebbe stato più niente da scoprire su Schifani, quindi bisognava smetterla di parlare di Schifani.<br /> 
Ricordere l'attacco che io subii dal vicedirettore di Repubblica, il quale mentre io parlavo di Schifani tirò fuori che il problema ero io, perché si diceva che io vado in vacanza a spese della mafia, e dovetti documentare che le vacanze mie me le ero pagate da solo e che non avevo mai conosciuto mafiosi in vita mia. Insomma, lasciamo perdere il pregresso di Schifani: lo conosciamo.<br /> 
Ci sono novità? Sì, ci sono almeno quattro novità che sono emerse grazie a due organi di stampa, fra i pochissimi liberi in Italia, liberi di parlare della seconda carica dello Stato, sebbene sia protetta dall'ombrello del Cavaliere. Uno è Il Fatto Quotidiano, l'altro è L'Espresso.<br /> 
Il Fatto Quotidiano, grazie a Marco Lillo, ha scoperto in questo mese di agosto tre fatti piuttosto importanti e gravi.<br /> 
Il primo: Schifani, oltre a tutto quello che già sapevamo, ha nel suo pedigree tre iscrizioni nel registro degli indagati per associazione mafiosa, non per concorso esterno ma per associazione mafiosa, della procura di Palermo che negli anni l'ha indagato tre volte e lo ha fatto archiviare dal GIP tre volte per decorrenza dei termini delle indagini. Cos'è l'archiviazione? Non è l'assoluzione: l'assoluzione vuol dire che ho accertato che tu sei innocente o che non ci sono le prove che tu sia colpevole. Ho fatto tutto il lavoro, indagine, processo, dibattimento e ho stabilito che tu non sei colpevole. L'archiviazione è un'altra cosa: c'è una notizia di reato, iscrivo la persona che è sospettata di averlo commesso, indago, quando mi scadono le indagini non ho concluso la mia indagine e al momento non ho elementi per chiedere il rinvio a giudizio, allora chiedo al giudice di archiviare. Mettiamo in archivio, facciamo un provvedimento di archiviazione. Vuol dire che se emergono nuovi elementi possiamo riaprire quell'indagine, invece se uno viene assolto per gli stessi fatti per i quali è stato assolto non può più essere reindagato e ripreocessato, si chiama ne bis in idem. Questo è molto importante per capire la differenza. L'archiviazione può essere riaperta in qualsiasi momento, mentre l'assoluzione chiude la partita.<br /> 
Schifani viene indagato, archiviato, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo perché negli anni Novanta e nei primi anni Duemila emergono degli elementi che fanno ritenere che sia partecipe dell'associazione mafiosa Cosa Nostra. Poi questi elementi non bastano mai per chiedere il rinvio a giudizio, archiviazione.<br /> 
La prima volta viene indagato nel 1996, era procuratore Caselli a Palermo. Si pente l'ingegner Salvatore Lanzalacco, professionista di Palermo che si occupava di appalti pubblici, era in contatto con Angelo Siino, il re degli appalti, il garante della mafia e del sistema delle imprese della politica sul tavolino della spartizione, sapete che in Sicilia le tangenti gli imprenditori non le devono pagare solo ai politici, le devono pagare anche ai mafiosi sotto forma di sub appalti alle imprese amiche di Cosa Nostra. Lanzalacco racconta l'appalto della metanizzazione del Comune di Palermo, una gara da 140 miliardi di lire, che viene aggiudicata nel 1993 a un'associazione temporanea di imprese capeggiata dalla Saipem di Milano, credo che la Saipem fosse del gruppo Eni. Secondo Lanzalaco quella gara era truccata a suon di mazzette e c'era una percentuale dell'1.5 percento per la mafia e per un suo socio. Lanzalaco racconta di essere andato a Parma a parlare con gli imprenditori della ditta Bonatti sulla spartizione dei lavori che avrebbero dovuto andare in subappalto alle imprese mafiose o amiche della mafia.<br /> 
Cosa succede? Che in queste missioni al nord per parlare di quell'appalto, a Parma, dice Lanzalaco “partecipava l'avvocato Schifani” che all'epoca era un consulente del comune di Palermo e, dice Lanzalaco, “lo Schifani era a conoscenza di tutte le fasi illecite di gestione della gara e mi risulta che fosse molto inserito tra i consulenti del comune di Palermo”. Schifani viene iscritto nel registro degli indagati il 13 marzo 1996 per associazione mafiosa. Nel marzo 1998, cioè due anni dopo, massimi termini per indagare, viene archiviato perché il GICO della guardia di Finanza non ha ancora consegnato il rapporto che la procura gli ha commissionato per riscontrare le accuse di Lanzalaco.<br /> 
Il rapporto arriva dopo l'archiviazione, e sulla base di questo la procura reiscrive Schifani, perché nel rapporto c'è la notizia di reato, cioè per esempio si scopre che i subappalti li ottennero per il movimento terra ditte che facevano capo al cugino del boss Cancemi, poi pentito, Vincenzo Cancemi, e una società di Vito Buscemi, poi arrestato e sottoposto a misura di prevenzione per mafia. Buscemi, tra l'altro, abita nel palazzo di Via D'Amelio costruito da una cooperativa in cui sia Buscemi che Schifani sono stati soci per un certo periodo, prima di diventare condomini di questo stabile che sta nella stessa via dove esplose la bomba contro Paolo Borsellino.<br /> 
I finanzieri vanno anche a controllare se è possibile che Schifani abbia viaggiato in quel periodo in cui c'era questa spola tra Palermo e Parma, e scoprono appunto dei voli nelle date indicate da Lanzalaco tra Palermo e Bologna e tra i passeggeri di questi voli c'era appunto Schifani.<br /> 
Nel 1999 comunque, non ritenendo sufficienti questi elementi per richiedere il rinvio a giudizio, la procura di Palermo chiede di nuovo l'archiviazione, quindi Schifani viene archiviato. Ma, subito dopo, viene di nuovo indagato perché si sono scoperti altri elementi, non solo per associazione mafiosa ma anche per altri nove reati, tra i quali concorso in corruzione, concussione, abuso d'ufficio, scrive la procura, “in relazione all'acquisto dei decreti di finanziamento e al pilotaggio dell'asta inerente l'appalto per la metanizzazione della città di Palermo, e in particolare agli accordi raggiunti con Cosa Nostra per l'assegnazione della gara a un gruppo di imprese collegate con l'organizzazione mafiosa e agli accordi economici successivi per l'affidamento di noli autorizzati a imprese facenti capo direttamente o indirettamente a Cosa Nostra”.</span><br /><br><span id="*p3*"><b>Schifani e i fratelli Graviano</b></span> (<a href="#*p3*" onclick="document.getElementById('_p3_').style.display='block'"><u>espandi</u></a> | <a href="#_p3_" onclick="document.getElementById('_p3_').style.display='none'"><u>comprimi</u></a>)<br>Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale. <span id="_p3_" style="display:none;"><br /> 
Scrivono i magistrati: “considerato, in base alle dichiarazioni dei collaboratori  e all'attività di riscontri, il GICO non è stato possibile ricostruire in concreto quali interessi specifici o quali condotte in concreto abbia tenuto, lo Schifani – che è menzionato solo da Lanzalaco come soggetto che avrebbe fatto parte di un gruppo che a Parma avrebbe redatto i patti parasociali per il contratto di appalto – deve essere archiviato”. Il 2 marzo 2002 il GIP archivia la posizione di Schifani che nel frattempo è diventato capogruppo di Forza Italia al Senato.<br /> 
A questo punto cosa succede? Altre due novità scoperte una sempre da Marco Lillo per il Fatto Quotidiano, l'altra da Lirio Abbate per L'Espresso, cioè due pentiti parlano e tirano in ballo pesantemente Schifani davanti ai magistrati di Palermo, che stanno indagando sulle dichiarazioni fatte da Spatuzza, il quale dice di aver visto un giorno Schifani in un capannone industriale frequentato dai Graviano.<br /> 
Campanella è il primo pentito che parla ai magistrati e racconta che quando Schifani lo ha querelato perché Campanella l'aveva accusato di avere sistemato il piano regolatore di Villabate a seconda degli interessi della cosca di Nino Mandalà, il capomafia di Villabate che conosceva Schifani dagli anni Settanta perché erano stati soci nella Sicula Broker, Campanella dice che quando Schifani lo ha querelato ha mentito, perché ha minimizzato il suo ruolo nel mettere le mani sul piano regolatore di Villabate, mentre invece le mani ce le ha messe con diverse varianti che, a suo dire, erano state suggerite o comunque servivano agli interessi della cosca di Mandalà.<br /> 
Il sindaco di Villabate presso il quale lavorava come consulente urbanistico Schifani era una cosa con il clan Mandalà, il famigerato sindaco Navetta.<br /> 
Naturalmente, il comune di Villabate è stato sciolto per mafia due volte, a causa di questo grumo di interessi Navetta, prestanome di Mandaltà. Campanella perché parla? Perché era un politico dell'Udeur, ex democristiano, che faceva il presidente del consiglio comunale di Villabate, non è un mafioso che va in giro a sparare, è un mafioso col colletto bianco che si occupa di soldi e fa politica per conto della mafia, e oggi è pentito e racconta che c'erano forti interessi nel centro storico e nei terreni delle cooperative edilizie che sono stati in qualche modo risolti da Schifani nell'interesse di Mandalà, questo dice Campanella.<br /> 
Naturalmente accuse tutte da verificare, noi sappiamo soltanto che Schifani è stato consulente di quel comune piuttosto puzzolente, fino a quando non è stato eletto senatore nell'aprile del 1996.<br /> 
Altra novità: nuove rivelazioni di Spatuzza. Spatuzza, lo rivela l'Espresso questa settimana grazie a Lirio Abbate, è stato sentito l'anno scorso dalla procura antimafia di Firenze, dai PM che stanno indagando, sulle stragi del 1993 di Milano, Firenze e Roma, e ha detto che Schifani nei primi anni Novanta sarebbe stato decisivo per mettere in contatto Berlusconi e Dell'Utri con i fratelli Graviano. Si sa, e questo è ciò che rende non del tutto incredibile quello che dice Spatuzza, che Schifani alla fine degli anni Ottanta, lo scrive L'Espresso citando una fonte autorevole, aveva avuto già contatti con Dell'Utri, ben prima che nascesse Forza Italia. In quel periodo viaggiava spesso tra Palermo e Milano. Questa stessa fonte, scrive Abbate, rivela che Schifani veniva chiamato il “contabile” di Berlusconi. All'epoca era avvocato esperto di urbanistica, aveva tra i suoi assistiti Giovanni Bontade, fratello del boss Stefano che come è noto, secondo i giudici di Palermo, era legatissimo a Dell'Utri e Berlusconi, fu lui praticamente a battezzare l'assunzione di Vittorio Mangano nella villa di Arcore, poi questo Giovanni Bontade, il fratello del boss dei boss, è stato anche lui condannato per traffico di droga al maxiprocesso, poi è stato assassinato con la moglie nel 1988.<br /> 
Altri clienti di Schifani, Domenico Federico che era socio di Bontade e un altro boss imprenditore Ludovico Visconti. Questo scrive Lirio Abbate per dire che voi sapete che il coté della mafia di Bontade è sempre stato considerato uno dei possibili flussi di finanziamento del gruppo Berlusconi negli anni Settanta, quando anche come racconta Massimo Ciancimino, la mafia investì nelle imprese e nei cantieri e nelle televisioni.<br /> 
In quel periodo, dunque, sarebbe nato questo link tra Schifani e Dell'Utri che poi avrebbe portato, sempre secondo quello che dice Spatuzza, Schifani a diventare una specie di anello di congiunzione fra il clan dei Graviano e Dell'Utri e Berlusconi in un periodo nel quale poi noi sappiamo che nel 1993 i Graviano si prendono la responsabilità diretta ed esclusiva delle stragi, che secondo i magistrati e secondo molti collaboratori di giustizia servivano appunto ad accelerare, a spingere la nascita di questo nuovo soggetto politico che poi proprio Dell'Utri ha inventato e ha di fatto indotto Berlusconi a fondare tra il 1993 e il 1994.<br /> 
Anche queste accuse, come quelle di Campanella, vengono da una fonte da verificare: è un mafioso, Spatuzza, che collabora con la giustizia, ma capite che essendoci stata un'inchiesta tre volte archiviata per mafia su Schifani, notizia che si è saputa dal Fatto quest'estate e che nessuno ha ripreso, adesso è probabile che i magistrati siano costretti a riaprire quest'inchiesta, perché come vi ho detto le archiviazioni, se emergono nuove notizie di reato, vengono revocate e si ricomincia a indagare. Scrive appunto Lirio Abbate che questa indagine verrà riaperta e a settembre, quindi praticamente adesso, i magistrati di Palermo interrogheranno Spatuzza e probabilmente torneranno a interrogare Campanella e tutti gli altri che hanno parlato di Schifani per vedere se c'è qualcosa di concreto e di ancora documentabile oggi su questi racconti che naturalmente risalgono a prima che Schifani entrasse in Parlamento, prima del 1996, o se c'è anche qualcosa di più recente.</span><br /><br><span id="*p4*"><b>Schifani e il palazzo dei mafiosi</b></span> (<a href="#*p4*" onclick="document.getElementById('_p4_').style.display='block'"><u>espandi</u></a> | <a href="#_p4_" onclick="document.getElementById('_p4_').style.display='none'"><u>comprimi</u></a>)<br>La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.<span id="_p4_" style="display:none;"><br /> 
Quel palazzo incombe e mina la solidità, la stabilità di una piccola casetta dove abitano due anziane sorelle, le sorelle Pilliu. A Palermo le conoscono tutti, perché sono state tra le ultime persone a incontrare Paolo Borsellino, in quanto già nel 1992 si lamentavano per la protervia di questo costruttore mafioso che gli aveva fatto una casa sopra la loro, e che aveva fatto crepare la loro piccola casetta per via dei lavori di questo gigantesco stabile.<br /> 
Eppure, per 18 anni, vent'anni, forse di più si sono battute invano, perché non riuscivano mai ad avere ragione. Chi aveva torno, cioè il costruttore mafioso coni suoi inquilini mafiosi, era assistito da Renato Schifani ed era una potenza di fuoco tale per cui queste poverette credevano di non avere più nessuna speranza. Ma proprio quest'estate, il 21 luglio, la corte d'appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado che era arrivata addirittura 8 anni fa, e ha stabilito che il palazzo del costruttore mafioso deve essere abbattuto almeno in parte perché deve arretrare di due metri e mezzo in modo da dare respiro e non minacciare più la stabilità della casetta delle sorelle Pilliu, che intanto è andata a ramengo e quindi deve essere consolidata spese dello Stato perché lo Stato non ha saputo difendere queste due sorelle dall'arroganza del costruttore mafioso e dei suoi amici, naturalmente il costruttore mafioso difeso dall'attuale presidente del Senato.<br /> 
Questa è una delle poche storie a lieto a fine che si riesce a raccontare. Di tutto questo gli italiani non sanno nulla perché mentre sappiamo tutto della cucina Scavolini e dell'appartamentino a Montecarlo e della Ferrari di Tulliani e della schedina che non si sa se abbia vinto al superenalotto la Tulliani o Gaucci, e delle beghe familiari tra Gaucci e la Tulliani, non sappiamo niente di tutta questa storia che riguarda non la terza ma la seconda carica dello Stato. Perché? Perché non c'è nessun giornale, a parte l'Espresso e il Fatto, che abbia dedicato una riga a queste vicende.<br /> 
Quando l'Espresso ha anticipato il suo scoop, l'unico quotidiano che ha ripreso la notizia oltre al Fatto Quotidiano è stata Repubblica che lo ha confinato in un trafiletto a pagina 25, praticamente invisibile.<br /> 
Il giorno dopo Schifani ha detto: “sono indignato per questo nuove insinuazioni, ma sono pronto a farmi interrogare dai magistrati per chiarire tutto” ed è una posizione importante. Il presidente del Senato si dice pronto ad essere interrogato al più presto dai magistrati antimafia di Palermo che stanno indagando su eventuali sue partecipazioni alla mafia. Di questo stiamo parlando: stanno indagando su accuse di mafia nei confronti del presidente del Senato, lui fa un comunicato ufficiale dove dice che vuole essere sentito, è una cosa buona, magari dicesse “voglio essere sentito” e i giornali non scrivono una riga, nessuno a parte il nostro che lo mette in prima pagina. Perché? Perché chi ha censurato le accuse di Spatuzza e Campanella, chi non ha ripreso la notizia che Schifani ha avuto tre iscrizioni per mafia e tre archiviazioni per mafia non può dare conto della replica di Schifani, perché se uno legge la replica si domanda: “ma perchè Schifani vuole essere interrogato su questioni di mafia?” Se nessuno ci ha raccontato che è stato accusato di mafia da qualcuno? Se censuri la notizia devi anche censurare la replica, censura chiama censura, così, mentre da una parte tutti gli italiani sanno delle pagliuzze eventuali di Fini o di suo cognato, nessuno conosce le travi del presidente del Senato. E che differenza c'è tra Fini e Schifani? Sono tutti e due del centro destra, uno ha i capelli e l'altro no, aveva il riporto ora nemmeno quello. La vera differenza è che uno si è scostato da sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere e hanno cominciato a sparargli a vista, e non trovandogli travi hanno cercato di inventare delle pagliuzze.<br /> 
Dall'altro lato c'è un signore che ha delle travi grosse così, almeno da spiegare, non dico che le abbia fatte, ma almeno le deve spiegare, e non c'è nessuno che ne parla e nessuno che lo sa per la semplice ragione che è rimasto a corte e non si sogna nemmeno di allontanarsene. E nessuno si allontanerà da quella corte, dopo aver visto che fine ha fatto quello che se ne è allontanato quest'estate.</span><br /><br /><br /> 
Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.<br /> 
Buona settimana, passate parola.</p>  
			</div> ]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/passaparola_di_lunedi_30_agost.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/passaparola_di_lunedi_30_agost.html</guid>
         <category>Informazione</category>
         <pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:43:47 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>La cacciata del Re Sola</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=K1iF04g_Raw" target="_blank"><img alt="scuolaadp.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/scuolaadp.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>L'Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i cittadini dell'Aquila sono sul piede di guerra è  Berlusconi che fa?  Tramite il suo prestanome Alfano,  ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi. Mandiamoli via con un calcio nel sedere! I nostri eroi sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione.  I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini hanno tagliato 8 miliardi di euro. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli? Significa tagliare sul personale, 64mila precari che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti  questo governo ha cancellato  anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che cercano di ottenere i pochi posti disponibili.  Infine,  hanno ridotto le ore delle superiori.  Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica. <br />
Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e – a costo di occuparlo, il Parlamento - impediremo l'ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l'ennesima legge ad personam,  sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell'impunità e non certo della verità processuale. Sarà la nostra rivoluzione d'autunno per la cacciata del Re Sola.</p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/la_cacciata_del_re_sola.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/la_cacciata_del_re_sola.html</guid>
         <category>Lavoro</category>
         <pubDate>Sun, 29 Aug 2010 16:49:21 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Due Paesi agli antipodi</title>
         <description><![CDATA[<p><img alt="mekberl.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/mekberl.jpg" width="499" height="260" /></p>

<p>Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato <a href="http://notizie.tiscali.it/feeds/10/08/25/t_01_2010-08-25_125502843.html?ultimora" target="_blank">un disegno di legge</a> volto a proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a<strong> rafforzare la libertà di stampa</strong>. In sostanza i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi.<br />
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di imbavagliare l'informazione del Paese con <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/la-legge-bavaglio-punto-per-punto/38114/" target="_blank">un Disegno di legge</a> che <a href="http://www.levanteonline.net/italia/politica/2009-anche-lonu-contro-la-legge-bavaglio-il-provvedimento-mina-la-liberta-di-stampa.html" target="_blank">anche l'ONU</a> ha bocciato senza appello. <br />
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al <a href="http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/05/freedom-house-2010-liberta-di-stampa.html" target="_blank">17° posto</a> ed è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà ancora la classifica.<br />
L'Italia, invece, è al <strong>72° posto</strong> (penultima in Europa, peggio della Corea del Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta <strong>"parzialmente libera"</strong>. Se la legge bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso.  (<a href="http://freedomhouse.org/images/File/fop/2010/2010global_regional_ranking_tables.pdf" target="_blank"><strong>clicca e scarica il rapporto "Freedom of the presse 2010"</strong></a>)<br />
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record: un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.<br />
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto +0,4%, che la posiziona come <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/08/18/news/ocse_italia-6350767/" target="_blank">fanalino di coda fra i maggiori paesi europei.</a> Il presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/26/news/premier_a_tremonti-6515069/" target="_blank">confida a Bossi</a> di un pericolo Grecia per l'Italia.<br />
Mi viene da dire che<strong> Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi.</strong> Peccato che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non ha bisogno <strong>né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro</strong>. Perché <strong>di Mastella ne abbiamo già<br />
avuto uno</strong>, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.<br />
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con <strong>la Merkel in Italia e Berlusconi in Germania.</strong> Giusto il tempo di portarli a crescita zero. <strong>E sempre che lo vogliano.</strong></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/due_paesi_agli_antipodi.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/due_paesi_agli_antipodi.html</guid>
         <category>Informazione</category>
         <pubDate>Sun, 29 Aug 2010 10:11:46 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>I quaquaraqua&apos; e i millantatori</title>
         <description><![CDATA[<p><img alt="casfin.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/casfin.jpg" width="499" height="260" /></p>

<p>Pubblico una mia intervista rilasciata al quotidiano "La Repubblica" oggi in edicola.</p>

<p><strong>Antonio di Pietro:</strong> “Chi ha rilanciato la questione morale abbia il coraggio di mandare a casa Berlusconi, altrimenti sono dei quaquaraquà e dei millantatori”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>A chi si riferisce, onorevole Di Pietro? <br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Ai finiani. I centristi dell’Udc poi hanno una cultura da Prima Repubblica e non si schiodano dalla poltrona”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>Berlusconi e il suo governo quindi restano in sella, altro che elezioni anticipate? <br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Per il bene del paese sarebbe auspicabile liberarci di Berlusconi e del suo sistema piduista di governo, ma c’è una maggioranza parlamentare: non ci sono 316 deputati che lo sfiducino per andare a nuove elezioni. Resta inteso che noi dell’Italia dei Valori siamo impegnati allo spasimo per mandarlo a casa”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>C’è però uno sfaldamento del Pdl. Lei all’orizzonte cosa vede: un governo tecnico o elezioni anticipate? <br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Alle elezioni si deve andare al più presto. Ma questo accadrà solo se c’è uno scatto di dignità da parte di quella che mi piacerebbe già definire ex maggioranza, in verità penso siano solo Ponzio Pilato. A governi tecnici o istituzionali, come li chiamano, dico no. Sono furbate con le quali si dovrebbe realizzare una maggioranza diversa rispetto al volere degli elettori. In un sistema bipolare rappresentano un astuto stratagemma. Io per primo vorrei gareggiare ad armi pari e a regole del gioco trasparenti. Vorrei tanto poter affrontare una campagna elettorale con una legge elettorale degna di questo nome e regole d’informazione plurali, paritarie. Diciamo che è più facile che la luna entri nel pozzo piuttosto che questi parlamentari si assumano la responsabilità di affrontare l’emergenza democratica. In fatto di legge elettorale poi, Fini ne vuole una, Casini un’altra, Bersani non si sa quale”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>Lei resta dell’idea che se la crisi di governo è conclamata, bisogna andare alle urne? <br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Direi sì solo a un governo a termine, di 90 giorni, di cui sia garante il presidente Napolitano per fare la legge elettorale e ristabilire pluralismo e libertà d’informazione. Le questioni dell’economia, dell’occupazione vanno affrontate da un governo legittimato dal voto popolare. Perciò mai come in questo momento è importante la coalizione. Potremmo vincere le elezioni. Nonostante questo centrosinistra”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>L’alleanza larga, democratica, costituzionale e il Nuovo Ulivo proposto da Bersani nella lettera a Repubblica, la convincono?<br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Limitiamoci a un’analisi semplice. Fini non potrà mai più rifare una coalizione con Berlusconi. Ma neppure con il Pd e la sinistra: non lo voterebbero neppure sua madre e sua sorella. Tende infatti a costruire un centrodestra alternativo alla destra berlusconiana. Un nuovo Ulivo non si fa certo con Fini. Ci si può mai alleare con uno che ti dà una coltellata? O sono scemo o mi chiamo Bersani. Fini parteciperà a un’altra area”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>E Casini?<br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Il leader dell’Udc si mette in mezzo per mantenere il potere d’interdizione che gli serve come il cacio sui maccheroni per prendere posti nelle spartizioni e nelle lottizzazioni”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>Insomma, sul progetto-Bersani pollice verso? <br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Di Alleanza democratica e del Nuovo Ulivo mi piacciono i nomi. Bisogna però essere conseguenti. Nella prossima legislatura mi sta bene un’alleanza il cui perno siano Pd-IdV e forze di sinistra. Ma mai si potrà allargare a Fini e a Casini: il primo sta a destra; l’altro fa solo casino”.<br />
 <br />
<strong>La Repubblica: </strong>Come la cambierebbe questa legge elettorale?<br />
<strong>Antonio di Pietro:</strong> “Premetto. Un comportamento etico lo si può avere anche con il Porcellum: noi non abbiamo candidato i Dell’Utri e i Cuffaro. Siamo per il sistema bipolare, per un maggioritario con collegi uninominali. Se però si vuole un sistema tedesco, andiamo a vedere, purché ci sia l’indicazione preventiva della coalizione”.</p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/i_quaquaraqua_e_i_millantatori.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/i_quaquaraqua_e_i_millantatori.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Sat, 28 Aug 2010 12:11:30 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Nessuna alleanza con Fini e Casini</title>
         <description><![CDATA[<p><img alt="UNIADPOK.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/UNIADPOK.jpg" width="499" height="250" /></p>

<p>Ieri il segretario del Pd, <strong>Pier Luigi Bersani</strong>, ha parlato di nuove alleanze per sconfiggere il berlusconismo. In quest'intervista che ho concesso al quotidiano "L'Unità" in edicola oggi la mia idea per un'alternativa di governo credibile. Senza Fini, né Casini.</p>

<p><strong>L'UNITA':</strong> Bersani lancia un nuovo Ulivo per archiviare il berlusconismo e avviare una nuova fase politica. Lei ci sta?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “E’ necessario ricostruire un’alleanza democratica, come dice Bersani, ma per la legislatura che verrà passando attraverso le elezioni e facendo del Pd e dell’IdV il perno attorno a cui aggregare tutte le forze di sinistra che ci vogliono stare, i movimenti e la società civile”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Bersani parla di un’alleanza democratica rivolgendosi anche a Casini e Fini.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Casini e Fini che c’azzeccano, scusi?”<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Non li vuole come alleati?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Fini per storia personale e politica sta cercando di costruire un centrodestra che ha come primo punto l’essere alternativo all’Ulivo. Che c’azzecca? Casini non ha mai lavorato per il nuovo Ulivo né intende farlo. L’ultima cosa che si deve fare è rincorrere situazioni impossibili perché altrimenti da Mastella passiamo a Casini e Fini e il risultato non cambia”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> La sua ricetta?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Il nuovo Ulivo deve nascere con una forte identità di programma e di obiettivi, ma soprattutto deve passare attraverso una fase elettorale dopo aver individuato la leadership di governo. Vogliamo sceglierla con le primarie? Bene, ma devono essere vere, altrimenti possiamo anche deciderlo tutti insieme. Vendola e Bersani si candidano? Non dico no a priori ad alcuno di loro ma voglio sapere prima qual è il loro programma e con chi intendono allearsi perché io al buio vado solo con mia moglie. Quello che non accetto è che il nuovo Ulivo si costruisca ora con questi parlamentari e non credo che Bersani lo voglia. Ci sono troppi marpioni che con la scusa della transizione vogliono governare senza passare per le urne”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Dice no anche ad un governo tecnico?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Non credo che ci siano i numeri per formarlo. Tuttavia se così dovesse essere l’IdV è disponibile a farne parte o dargli l’appoggio soltanto se sarà il presidente Napolitano a farsene garante sia per i limiti temporali sia per quelli di competenza: tre mesi e una nuova legge elettorale la cui forma dovrà essere nota prima. Potrà essere una legge elettorale bipolare, con sistema maggioritario ed eventualmente primarie di coalizione o un sistema proporzionale alla tedesca con sbarramento al 5%”.</p>

<p><strong>L'UNITA':</strong> E altre riforme?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Non ci sto a dare vita a un governo tecnico che in realtà si occupa di tutto. Sarebbe un trucco da prima Repubblica”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Le elezioni non le vuole più neanche Berlusconi.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Berlusconi sa che se andiamo adesso a elezioni le perde. Per questo dico a Bersani che se c’è un momento in cui si può battere Berlusconi è proprio oggi perché ha un calo di credibilità forte; Casini non riesce a fare il suo terzo polo e Fini non può ripresentarsi né con il Pdl né con la sinistra. Invece di inseguire la luna per cercare una quadratura del cerchio con personaggi che nulla hanno a che fare con un’alleanza democratica, iniziamo a lavorare noi. Io la sfida di Bersani la raccolgo, anzi diciamo che lui raccoglie la nostra perché è dai tempi di piazza Navona che continuo a dire che Berlusconi è un pericolo pubblico”.</p>

<p><strong>L'UNITA':</strong> Polemico con il Pd?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Non sono polemico. Lo dico da anni che dobbiamo mandare a casa Berlusconi, il segretario del Pd invece arriva adesso e scrive una lettera. Come direbbe Travaglio: ben tornato da Saturno…”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Tre giorni fa ha scritto una lettera anche Veltroni. L’ha letta?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Io ne ho scritte duecento, ma nessuno si è preso la briga di pubblicarle, né qualcuno di rispondermi, quindi taccio”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Allora parliamo del videomessaggio del premier. Ha detto che l’opposizione ripropone il teatrino della vecchia politca. Ce l’ha anche con lei.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Berlusconi guarda la pagliuzza negli occhi degli altri e non vede la trave nei suoi. Lui non fa teatrino, perché in questi anni ha fatto decine di leggi ad personam e ad aziendam. I Cosentino, i Previti sono solo tentacoli della piovra, bisogna eliminare la testa della piovra, cioè Berlusconi altrimenti è tutto inutile”.<br />
 <br />
<strong>L'UNITA':</strong> Di Pietro, sta usando una metafora un po’ forte.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> “Per niente. Io non parlo della piovra mafiosa ma di quella politica che è anche peggio, perché la prima violava le leggi, la seconda fa le leggi per annullare gli effetti di quelle precedenti”. </p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/nessuna_alleanza_con_fini_e_ca.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/nessuna_alleanza_con_fini_e_ca.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:57:31 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Liberiamoci dal piduista</title>
         <description><![CDATA[<p><img alt="dipbfatt.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/dipbfatt.jpg" width="499" height="250" /></p>

<p>Di seguito una mia intervista pubblicata oggi da <strong>Il Fatto Quotidiano</strong></p>

<p><em><strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Presidente, ha letto l’appello di Flores per organizzare i primi di ottobre una manifestazione unitaria contro il governo Berlusconi? Voi che fate?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Bè, in questo caso arriva secondo, perché già da tempo è stato lanciato, sia dai movimenti che dal Popolo Viola, l’appuntamento del due ottobre. Sono contento che parteciperà anche lui.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Con lei presente…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Vede, è dal primo giorno di legislatura che ci battiamo, quindi trovo assurdo che mi debba vergognare di portare in piazza le nostre bandiere. E noi, più che al ribasso puntiamo al rialzo.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Tradotto?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Non intendiamo escludere nessuno. Sono tutti invitati. Cittadini con la bandiera dell’Italia, del partito del cuore, la fascia tricolore, il libretto universitario.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Anche una zappa nel caso di lavoratori della terra…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Perfetto, basta evitare il forcone. Perché vede, ho detto tutti, senza cadere in quella forma masochista e sofferente di presentare le manifestazioni. Della serie: si deve venire ma senza giacchetta o un pantalone di un certo colore.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Insomma l’importante è fare massa?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong>  Più siamo e meglio è, anche di altri partiti.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Compresi i finiani?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Questo è l’errore mastodontico del Pd: fare un accordo con Fli.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Qual è il rischio?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Loro, insieme all’Udc, vogliono sconfiggere il centrosinistra. Per questo dargli la possibilità di strutturarsi o dargli credibilità, vuol dire metterli in condizione di vincere contro di noi.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Quindi non si fida dello strappo di Bocchino&Co?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Senta, di finiani cuor di leone, non ne ho ancora visto uno. Pensi al voto su Caliendo, quando sono scappati tutti. A loro interessa solo restare in Parlamento il più a lungo possibile e mantenere una forza di interdizione.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> E i casiniani?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Loro vogliono creare un terzo polo, altro che alleanza con il centrosinistra.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Sta dicendo nessun dialogo, a prescindere dall’offerta sul tavolo?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Questo è un sistema bipolare dove si sta o di qua o di là. Chi sta in mezzo fa la prostituta, e segue chi offre di più. Non solo…<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Dica…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Oggi ci sono le condizioni ottimali per vincere la partita di Berlusconi e togliercelo finalmente di mezzo.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Descriva lo scenario…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Semplice: nel caso di voto, Fini non potrà mai andare con Berlusconi, ma neanche con la sinistra, perché non lo voterebbe neanche sua madre. Quindi farà una realtà a sé. Casini resterebbe al centro. Ed ecco riproporre a livello nazionale lo stesso schema della Puglia.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Di lei si è sempre detto “figlio” di una cultura di destra. Eppure adesso appare strenuo difensore del modello centrosinistra.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Mi sento un uomo post-ideologico, un liberale dentro che guarda ai valori come la legalità, la solidarietà, il pluralismo dell’informazione. E scelgo di stare da questa parte perché si difendono i soggetti più deboli. E non crede sia giusto ottenere certe facilitazioni…<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Tipo?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Il professore giusto, il medico adatto, o un appartamento a Montecarlo…<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Il 2 ottobre scenderanno in piazza anche Pd e Sel?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Non lo so. Noi stiamo dando il nostro contributo. E non mi faccio dire dall’ultimo arrivato ‘vengo anche io ma i partiti devono restare a casa’. Perché tutte le volte che si chiama il popolo per liberarsi del piduista, partecipo. E non chiedo qual è il colore dell’idea di chi lo promuove. Forse non è chiaro: ma stiamo vivendo un dramma politico, economico e istituzionali. Quindi che sia Flores o ‘Faunes’, a lanciare l’appello, io ci sono comunque. E non mi ingelosisco. Vuole un esempio?<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Prego…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> L’IdV dal 17 al 19 settembre organizza a Vasto un’assemblea programmatica. E la apre a tutti.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Compresi i finiani…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Magari venissero, ma le ripeto: quelli hanno in mente un altro progetto.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Ma nel Pd non l’hanno capito…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Gli elettori sì, visto il nostro continuo guadagnare voti.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> I dirigenti un po’ meno…<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Quando li avremo all’altezza dei loro elettori, glielo saprò dire.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Senta, ma non c’è il rischio di inflazionare ‘l’arma-manifestazione’?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> L’alternativa è il nulla. E Berlusconi vuole il nulla dall’altra parte. Così ogni giorno può lanciare i suoi dossier, e spostare l’attenzione.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Lei ha dichiarato che il Pdl ha paura delle elezioni?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> No, Berlusconi vuole solo il tempo di disfarsi di Fini.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Ce la farà?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Vediamo, intanto ha fatto un grande errore.<br />
 <br />
<strong>IL FATTO QUOTIDIANO:</strong> Chi, Fini?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Sì, non ha immediatamente chiarito i fatti di Montecarlo. Disapprovo questo killeraggio da regime, ma allo stesso tempo ci si difende con i fatti. Questo non dire lo rende complice.</em></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/liberiamoci_dal_piduista.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/liberiamoci_dal_piduista.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Thu, 26 Aug 2010 09:50:07 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Libri etico-compatibili</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ka5JY5jLkfU" target="_blank"><img alt="salvamonda.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/img/salvamonda.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>La <strong>Mondadori</strong> è una casa editrice ottenuta da Berlusconi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Mondadori#L.27accusa" target="_blank">corrompendo ai tempi giudici ed avvocati</a> (Previti, Metta, Pacifico, Acampora). E’ scritto nella sentenza della Cassazione del luglio 2007.<strong> Oltre vent’anni di appropriazione indebita del più grosso Gruppo Editoriale italiano.</strong> <br />
Nonostante Andreotti abbia a suo tempo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Mondadori#L.27intervento_politico" target="_blank">costretto Fininvest a restituire parte delle aziende</a> del Gruppo (La Repubblica, l’Espresso e alcuni giornali locali) alla Cir di De Benedetti, la Mondadori rimane oggi nelle mani di Silvio Berlusconi che però deve pagare per il furto un indennizzo alla stessa Cir di <strong>750 milioni di euro. </strong><br />
Non solo, la stessa azienda deve al fisco <strong>350 milioni di euro</strong>. In questi giorni, sui giornali, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/" target="_blank">si legge</a> che la Mondadori potrà liquidare la maxi-multa per evasione con appena <strong>8,6 milioni</strong> grazie ad un decreto <strong>ad aziendam</strong> (numero 40), approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio.</p>

<p>I fatti appena citati sono incontrovertibili e non possono essere ignorati da chi scrive libri per la casa editrice. Gli autori della Mondadori ricevono compensi e stipulano accordi con <strong>una società posseduta da un corruttore</strong>, che utilizza le leggi per raggirare lo Stato e ledere la concorrenza. Ignorare questo dettaglio significa promuovere il concetto secondo il quale i compensi con cui Mondadori remunera i suoi autori sono largamente superiori al danno etico che il <strong>conflitto di interessi</strong> produce sulla loro pelle. Ciò non toglie che nella società ci lavorino persone di qualità ed oneste e che <strong>“tengono famiglia”</strong>, come alcuni autori sostengono.</p>

<p>Questo schema opportunistico, tipicamente italiano, ci ha condotti allo stallo dei valori democratici ed etici che oggi questo governo rappresenta.<br />
<strong>Gli autori che pubblicano con Mondadori fanno una scelta, oltre che editoriale, anche sociale. </strong><br />
Il fatto che Berlusconi legiferi per la Mondadori e la Mondadori si serva delle sue leggi per evitare i versamenti d'imposta con cui lo Stato eroga anche i servizi al cittadino non può passare in cavalleria con lo slogan <strong>“business is business”</strong>.<br />
Il fatto che la Mondadori sia stata acquisita con metodi illegali (la corruzione), e quindi abusivamente posseduta, rende paradossali alcune pubblicazioni di autori che affrontano temi importanti quali la legalità, la lotta alla criminalità, l’ambiente. Su questo aspetto <strong>invito Roberto Saviano</strong>, che stimo per il suo impegno contro la criminalità organizzata, a valutare (se non lo ha già fatto) <strong>case editrici alternative per la pubblicazione del suo prossimo libro.</strong><br />
Il fatto che la Mondadori, grazie al Presidente del Consiglio e proprietario, possa trarre vantaggi fiscali, e dunque competitivi, sul mercato a scapito della libera concorrenza e delle altre case editrici, non può essere ignorato da chi scrive e da chi legge.<br />
Invito gli autori, dunque, a valutare bene quale sia la <strong>merce di scambio</strong> quando decidono di pubblicare con la Mondadori. Sappiano che in gioco non ci sono solo le copie vendute e le royalty retrocesse ma ben altri <strong>valori non commerciabili.</strong> Stesso invito rivolgo ai lettori nell’acquistare.<br />
Dopo tutto, lo stesso Presidente del Consiglio <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-13/marcegaglia-berlusconi/marcegaglia-berlusconi.html" target="_blank">invitò gli industriali</a> a non fare pubblicità sui giornali che, a suo avviso, “mentivano” ostacolando la propaganda di governo. <br />
Con una visione dei valori agli antipodi dalla sua, in questo caso ritengo sia giusto chiedere agli autori di <strong>non pubblicare con Mondadori </strong>e ai lettori di orientarsi verso l’acquisto di<strong> libri “etico-compatibili”.</strong></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/libri_eticocompatibili.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/libri_eticocompatibili.html</guid>
         <category>Giustizia</category>
         <pubDate>Wed, 25 Aug 2010 14:06:36 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Delirio estivo</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=P6gQ0BoK4IA" target="_blank"><img alt="dipfant.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/dipfant.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>In questa estate la politica ha offerto un triste spettacolo, <strong>un balletto sul cadavere</strong> dell’economia di un Paese di cui si stanno contendendo le spoglie come <strong>sciacalli</strong>.<br />
E’ da più di un mese che nell’arena partitocratica si studiano equilibri, alleanze “incestuose” e surreali: <strong>Pdl</strong> con <strong>Casini</strong>, <strong>Rutelli</strong>, e doppiogiochisti del <strong>Pd</strong>, piuttosto che Pd, <strong>Idv</strong>, <strong>Sel</strong> e <strong>Udc</strong>, e poi senza Udc ma con Rutelli, anzi senza Rutelli, con e senza <strong>Bocchino</strong>, e con chi ci sta, ma anche con chi è in vacanza, con <strong><a href="http://www.acli.it/" target="_blank">l’Acli</a></strong>, con <strong><a href="http://www.aci.it/" target="_blank">l’Aci</a></strong> o con qualsiasi sigla voglia partecipare alla grande ammucchiata. C’è perfino chi <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_24/veltroni-lettera_50de02f4-af44-11df-bad8-00144f02aabe.shtml" target="_blank">scrive “al Paese”</a>. <br />
In questo clima di delirio i cittadini assistono <strong>attoniti</strong> e inermi.  A mio avviso, se si chiedesse loro, con un sondaggio, cosa stia succedendo nel quadro politico italiano il 90% delle risposte sarebbe “<strong>sono confuso</strong>” e l’altro 10% insulti, o viceversa.<br />
Mentre chi dovrebbe governare pensa alle poltrone, al legittimo impedimento e alle grandi manovre a bordo degli yacht e di lussuose residenze estive, il mondo va avanti anche senza di noi. La Germania compie un <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE67N00920100824" target="_blank">balzo record del 2,2%</a> del prodotto interno lordo nel II trimestre dell'anno, rispetto al trimestre precedente. L’Italia, invece, deve accontentarsi di una stima che la vedrebbe (sottolineo il condizionale) crescere nel <strong>2010 del 0,7% e nel 2011 dell’1%</strong>.<br />
L’OCSE ci ha teneramente e preoccupantemente bollato come il <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201008181247-ipp-rt10092-ocse_pil_italia_1_1_maglia_nera_tra_maggiori_paesi_ue" target="_blank">fanalino di coda della ripresa europea</a>. Ma di questo ai milionari al governo, con i loro lauti e decennali stipendi, importa poco o nulla.<br />
In un contesto drammatico di totale irresponsabilità politica le elezioni rischiano di far precipitare la situazione economica e di far esplodere la povertà nel Paese. Qualora si andasse al voto <strong>l’opposizione dovrà compiere un gesto di responsabilità facendo subito chiarezza sul programma e su alcuni aspetti cruciali</strong>. Bisogna evitare gli errori clamorosi già compiuti in passato. L'opposizione da una parte ha l’obbligo di assicurare la stabilità dell’esecutivo, nell’ipotesi dovesse governare, evitando alleanze con partiti nella storia notoriamente doppiogiochisti, <strong>mi riferisco in particolare all’Udc.</strong> Meglio perdere le elezioni che la faccia al successivo ribaltone. <br />
Dall’altra, ha il dovere di presentarsi compatta, con un leader e con una cura ricostituente per l’economia che rilanci i consumi delle piccole e medie imprese, riduca la pressione fiscale, incentivi l’ingresso di investimenti stranieri, e che riequilibri l’esodo industriale in atto verso Paesi a basso costo fiscale e di mano d’opera. <br />
L'Italia dei Valori in questa direzione ha già messo a punto una <a href="http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/proposte/contromanovra_idv_2010.php" target="_blank">contro-manovra alternativa</a> a quella del governo, semplice, chiara, che mette mano agli sprechi e non alle tasche dei cittadini e delle imprese. Manovra ad oggi <strong>sciaguratamente ignorata dal governo</strong> e che ribadiamo essere a disposizione come programma per la ripresa economica in caso di un governo di centrosinistra.<br />
Messo in sicurezza il sistema economico e ricostruita una visione per il futuro, oggi completamente scomparsa dal cuore degli italiani e dagli obiettivi di chi governa, <strong>bisognerà contemporaneamente mettere mano una volta per tutte al conflitto di interessi, alle leggi porcata sdoganate in questi due lunghi anni di governo Berlusconi,</strong> e togliere uno ad uno i tanti sassolini nella scarpa che rendono l’Italia il Paese delle eccezioni rispetto al resto del pianeta. </p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/delirio_estivo.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/delirio_estivo.html</guid>
         <category>Economia</category>
         <pubDate>Tue, 24 Aug 2010 14:13:38 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Silvio come Erode</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=M_q0rfFgc2U" target="_blank"><img alt="berlerode.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/berlerode.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>Pubblico il testo e l'audio dell'intervista che ho rilasciato ad <strong>articolo21.info</strong></p>

<p><br />
<em><strong>ARTICOLO 21:</strong> Cosa sta accadendo Di Pietro. Che crisi sta vivendo il Paese?</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> La crisi del paese è un’altra, non se ne parla proprio perché l’attenzione viene spostata su Montecarlo o su alcuni esponenti della cricca e si cerca di allontanare dall’attenzione dell’opinione pubblica la crisi quella vera, dell’occupazione, del mondo giovanile senza futuro, dell’economia che non va e dei conti pubblici che vanno a rotoli. Quella che va in scena in questi giorni non è la crisi del Paese ma la lotta di potere all’interno della maggioranza. Sarà ancora una volta un gioco al rialzo, senza che nessuno giochi le carte o vada a vedere il gioco dell’altro. Alla fine la paura delle elezioni da una parte e dall’altra indurrà i tanti ipocriti, che si stanno affacciando con mille distinguo, a fare marcia indietro. Ecco perché sono scettico e pessimista. L’unica soluzione vera è quella di mandare a casa il piduista Berlusconi, che ha sfasciato le istituzioni e impoverito moralmente ed economicamente la Repubblica</p>

<p><br />
<strong>ARTICOLO 21:</strong> Ma come è possibile andare a votare con questa legge elettorale? Non è meglio modificarla, con una maggioranza larga, e poi andare al voto, restituendo il diritto ai cittadini di scegliere i propri candidati?</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Mi permetto di capovolgere la sua domanda. Si può ragionevolmente pensare che in questa legislatura, con questa maggioranza e questi parlamentari, che con un’altra legge elettorale non verrebbero rieletti, si possa fare una nuova legge elettorale? Certamente la legge elettorale è pessima come quella che dovrebbe garantire il pluralismo dell’informazione. Sarebbe bello andare a votare con queste leggi cambiate. Ma non voglio farmi prendere in giro dai furbacchioni della Prima Repubblica che con la scusa di dover riformare queste leggi se ne stanno tre anni appollaiati sullo scranno. Tant’è vero che se li senti parlare non parlano della legge elettorale ma affermano che con i problemi che ha il paese non si può andare alle elezioni. Come a dire “ci dobbiamo occupare di governare senza essere eletti dal popolo” e questo, per me, è una aperta violazione della Carta Costituzionale.</p>

<p><br />
<strong>ARTICOLO 21:</strong> Però è possibile pensare di trovare intese fra tutti coloro che hanno sempre detto di volerla modificare. Un governo che, come ha sollecitato anche Articolo 21, abbia solo due obiettivi: legge elettorale e soluzione del tema del conflitto di interessi e garanzia di pluralità. Insomma, una sorta di obiettivo a tempo, come la nuova road map lanciata da Obama per risolvere la questione tra Israele e Palestina...</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Ad oggi non ci sta nessuno eccetto Idv e un pezzo del Pd. Non siamo ancora maggioranza. Mi auguro un giorno di avere 316  Deputati. Con tutto il rispetto della road map di Palestina e Israele che comunque sono 50 anni che stanno a “roadmappare”. Come Italia dei Valori, proprio perché non vogliamo essere accusati di sfascismo, abbiamo anche affermato di essere d’accordo ad un governo tecnico ad una condizione. Se ne faccia garante il Capo dello Stato con un mandato al candidato premier istituzionale che abbia due limiti: di tempo e di competenza: 90 giorni per una nuova legge elettorale. Ma anche da questo punto di vista ragioniamo. Quale legge elettorale? Noi parliamo di legge elettorale ma non si capisce nemmeno da dove iniziare, che legge elettorale adottare, che accontenti tutti e che, ovviamente, sia democratica.</p>

<p><br />
<strong>ARTICOLO 21:</strong> Articolo 21 però insiste. Alla fine di settembre, come facemmo dopo il primo governo Prodi e poi D'Alema, dopo la sonora sconfitta elettorale, rimettemmo tutti i leader del centrosinistra intorno ad un tavolo per trovare unità su pochi temi. Oggi lo vorremmo fare su legge elettorale, pluralismo e conflitto di interessi, diritti e giustizia. Intorno a quel tavolo ci piacerebbe avere lei, Bersani, Casini, i finiani, Vendola. Chi pensa che il Berlusconismo sia da superare...</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Come l’ha descritto lei mi sembra impossibile. Perché tra le persone che ha citato c’è almeno un 50 per cento che non gliene importa assolutamente nulla di mettersi ad un tavolo per discutere di questi problemi. Vogliono stare al tavolo solo per costruirsi una poltrona e stare al governo per tre anni senza andare a votare. Questo è il dato di fatto. Idv è comunque disponibile per il tempo di un battito d’ali di farfalla ad allearsi anche con il diavolo per mandare a casa Berlusconi. Il battito d’ali di farfalla è un governo tecnico per definire una nuova legge elettorale e una legge per il pluralismo e contro il conflitto di interessi, preceduto da una riunione con tutti quelli che sono contro Berlusconi. Ma mettiamo i piedi per terra. Casini ha già detto che non vuole partecipare a nessun governo dove non ci sia Berlusconi. Per definizioni è un controsenso. Non cerca un governo tecnico ma un governo politico.</p>

<p><br />
<strong>ARTICOLO 21:</strong> Come si chiuderanno le vicende di questi giorni?</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> Ad oggi l’unico ad avere  il boccino in mano è Berlusconi. Mi auguro che sbagli, e non vada a votare subito.  Lui forse non ha capito che Fini e gli appartenenti a Futuro e Libertà  non sono scemi. Se dai loro modo di organizzarsi nel territorio, organizzano il partito, spaccano il Pdl e poi travolgeranno il berlusconismo. Ma conosco bene Berlusconi, conosco quanto è furbo, e penso che voglia fare come Erode. Vuole mangiare il bambino Fini finché è piccolo, senza dare a lui e ai suoi il tempo di organizzarsi. Per questo motivo noi abbiamo rotto gli indugi e non vogliamo più stare a guardare. Perché siamo convinti che al voto ci andremo presto non perché lo decide qualcun altro, ma perché Berlusconi, dal basso del suo cinismo, ha deciso di ammazzare il bambino Fini finché è piccolo, prima che gli spacchi, cosa che sta già avvenendo, tutti i gruppi consiliari di regioni, province e comuni. Il partito è fatto solo di organizzazione. E gli unici in grado di costruire da loro un partito sono gli ex comunisti e gli ex fascisti. Tu dai tempo a Fini di organizzarsi e lui fa una Alleanza Nazionale 2 la vendetta che Berlusconi se lo mangia.</p>

<p><br />
<strong>ARTICOLO 21:</strong> Lo scenario politico più ipotizzabile è quello delle elezioni anticipate. Ma con quale coalizione? E con quale leadership?</p>

<p><strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> La leadership non c’è perché il partito di maggioranza relativa latita nel farsi promotore della ricerca di una leadership condivisa. Vuole andare per caduta all’ultimo momento, quando non ci sarà più il tempo di fare le primarie o di definire una ricerca condivisa. Così da cadere su un candidato del partito di maggioranza relativa destinato a perdere. Per questo abbiamo detto che riteniamo che l’asse prioritario debba essere Pd – Idv. Loro insistono nel rincorrere la chimera, anzi, che chimera, puttaniera dell’Udc di Casini, senza capire che i centristi staranno sempre in mezzo per lucrare da una parte o dall’altra. E’ tempo perso, perché alla fine andranno da soli, non faranno squadra, perché non gli conviene, perché vivono di rendite, perché tutto quel sottobosco di potere politico così come stanno, lo stanno prendendo tutto quanto. Perché il Pd dà loro da mangiare e loro ottengono quei posti di sottopotere governativo, pur non stando al governo. Per questo dobbiamo tentare fino in fondo di convincere il Pd ad abbandonare questi continui ammiccamenti con la meretrice politica rappresentata dai terzopolisti.  Insomma, asse portante tra Pd e Idv e poi gli altri… chi ci sta. Penso a Sinistra e Libertà, Vendola ha già detto di essere disponibile a partecipare alle primarie, altri sono disponibili, mi auguro che oltre ai candidati di partito esca fuori anche un candidato che sia in grado non solo di accendere gli animi degli elettori che ha già, ma di quegli elettori che non vogliono andare a votare perché sfiduciati</em></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/silvio_come_erode.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/silvio_come_erode.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Tue, 24 Aug 2010 12:11:19 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Vogliono fregarci</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=unpSQpMzXis" target="_blank"><img alt="altaoki.jpg" src="http://www.antoniodipietro.com/altaoki.jpg" width="499" height="250" /></a></p>

<p>Sono sempre più convinto che questo Governo cadrà solo quando lo vorrà Berlusconi. <strong>L'area finiana ha altri obiettivi.</strong> Vuole organizzarsi, prima di andare alle urne. Per questo ribadisco che <strong>il voto è una chance imperdibile</strong> per un centrosinistra che può vincere le elezioni. Di seguito una mia intervista pubblicata oggi dal quotidiano <strong>La Repubblica</strong>.</p>

<p><em>«Tra i due litiganti il terzo (polo) gode». Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il leader dell'Idv è con vinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e PierFerdinando Casini.</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> E l'alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «È una truffa che Fini e Casini stanno tentando ai danni della coalizione riformista. Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> L'Idv non sarebbe disponibile a un'alleanza del genere?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «L'Idv è pronta ad allearsi col diavolo, pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di "interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare ultimo».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti dei centristi.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Per sposarsi bisogna essere in due e dall'altra parte c'è una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Sveliamo la metafora. <br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora. Vogliono creare un altro polo. L'Udc non può tornare da Berlusconi per i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un'alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in Puglia».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Cioè?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola vinse».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere Berlusconi.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di sinistra che sono fuori dal parlamento».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> E se il terzo polo ruba voti anche a voi?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più questi avranno tempo per fregarci».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici.<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno un anno per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come Erode».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Berlusconi come Erode?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di Fini, finché sta nella culla».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> E l'opposizione che farà?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e leadership».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Con le primarie?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «L'Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità per partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia fare».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Lei però la cambierebbe?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun altro pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento, magari al 4%. Noi siamo disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta».</p>

<p><strong>LA REPUBBLICA:</strong> Si andrà a votare a dicembre?<br />
<strong>ANTONIO DI PIETRO:</strong> «A settembre i finiani voteranno la fiducia e il tira e molla andrà avanti finché vorrà Berlusconi. Finché non deciderà che è arrivato il momento di andare a votare».</em></p>]]></description>
         <link>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/vogliono_fregarci.html</link>
         <guid>http://www.antoniodipietro.com/2010/08/vogliono_fregarci.html</guid>
         <category>Politica</category>
         <pubDate>Mon, 23 Aug 2010 10:08:58 +0100</pubDate>
      </item>
      
   </channel>
</rss>
