5 Settembre 2008
Sondaggio: i giovani sono il presente
I giovani sono la risorsa di questo Paese. Senza giovani una nazione ed il suo sistema economico sono destinati al fallimento. 38.690 studenti italiani si sono iscritti in facoltà universitarie straniere e sono stati più di 11 mila e 700 (vale a dire il 3,9% del totale) i laureati che ad un anno dal conseguimento del diploma hanno trovato lavoro all'estero. La fuga di cervelli dal nostro Paese è oramai cosa risaputa.
Come ho già detto a Bellaria, in occasione del raduno dei simpatizzanti dell'Italia dei Valori, i giovani sono il presente e non il nostro futuro, loro ci sono adesso e se non creiamo le condizioni affinché possano restare questa fuga avrà delle implicazioni su tutti i settori, la ricerca, l'economia e la capacità delle casse dello stato di offrire garanzie su pensioni, servizi, investimenti pubblici ed assistenza sociale di cui oggi il Paese ha bisogno.
Nessun futuro dunque senza giovani. A Vasto, il 12, 13 e 14 settembre, dedicheremo ampio spazio ai giovani. Una parte del dibattito sarà rivolto alla discussione dei risultati del sondaggio che vi propongo.
Il sondaggio è rivolto principalmente ai giovani, anche se capisco che oggi l'accezione di questa parola si è molto dilatata considerando la condivisione da parte di una larga fascia di cittadini degli stessi problemi, collocarsi nel lavoro, farsi una casa propria, costruire una famiglia...
Invito i partecipanti di questo blog a rispondere alle domande del sondaggio (tempo stimato 2 minuti) e ad invitare propri amici a farlo. Lo scopo di questo sondaggio è conoscere da vicino le esigenze dei giovani che seguono ed interagiscono con l'Italia dei Valori. I risultati verranno pubblicati dopo Vasto su questo blog.
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4 Settembre 2008
Io sostengo Carlo Ruta

Carlo Ruta è un giornalista siciliano, e scrive in un blog, il suo.
Anzi “scriveva” perché è stato chiuso.
L’8 maggio scorso è stato condannato (leggi la sentenza) dal Giudice penale, per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale. Trattasi di una disposizione di legge del tutto fuori tempo e inconciliabile con le nuove forme di comunicazione introdotte con la rivoluzione portata dalla Rete. Soprattutto deve ritenersi incostituzionale perché il diritto di informare la costituzione lo riserva a tutti e non solo alla carta stampata che ha registrato il proprio marchio al tribunale.
L’onorevole Giulietti, deputato eletto nell’ Idv e portavoce dell’associazione Articolo 21, ha già chiesto al Ministro della giustizia tramite un'interrogazione a risposta scritta di rivedere la disciplina della materia affinché non si lasci spazio alla censura.
Quanto accaduto è un atto grave, anzi gravissimo ed è accaduto in una regione dove l’omertà è l’humus su cui cresce e prolifera l’arroganza della malavita organizzata.
Sia chiaro, la colpa non è del giudice che ha dovuto applicare la legge, ma del legislatore che quando gli fa comodo finge di non vedere alcune norme desuete e superate.
Molti lettori del blog e sostenitori di Facebook mi hanno segnalato la petizione
del sito http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/ per Ruta, invito i lettori ad aderire, anche io l’ho fatto.
Non basta. Ho disposto il deposito di un'ulteriore interrogazione affinché venga accelerato il processo di revisione della legge.
Pubblicherò la risposta che mi verrà data, se mi verrà data. Altrimenti mi sentiranno.
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3 Settembre 2008
Menzogna di Stato

Il Los Angeles Times il 30 agosto ha pubblicato un articolo sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tremonti qualche giorno fa in una sua dichiarazione tuonò che il governo Prodi aveva lasciato in eredità al governo Berlusconi IV due problemi: quello della monnezza e quello di Alitalia. Uno è stato risolto solo attraverso i giornali e i media di proprietà, quello dei rifiuti campani, l'altro è stato risolto con una soluzione porcata, quello di Alitalia.
Ora non voglio parlare di Alitalia, ma della monnezza campana perché questo articolo, che non dice nulla di nuovo a chi è informato sui fatti, lascia molta amarezza in chi lo legge. Questa classe politica ci stà riportando ai livelli di un Paese del terzo mondo vendendoci un'immagine di un Paese finalmente al passo con i tempi. Menzogne, solo menzogne. Nella questione campana, come riporta l'articolo, ci sono stati morti ammazzati dalla camorra, nessun politico arrestato, nessun camorrista arrestato, nessuna responsabilità ancora accertata. Questi sono i soli fatti. Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che la vicenda campana è stata risolta è semplicemente una menzogna di Stato.
Riporto l'articolo del Los Angeles Times dal titolo "I mafiosi italiani bloccano i tentativi di ripulire mucchi di rifiuti tossici":
"I residenti della zona di Napoli hanno un tasso di cancro e di altre malattie più alto. Gli attivisti che combattono sono stati minacciati e i testimoni uccisi.
Santa Maria Capua Vetere, Italia - Raffaele del Giudice era un crociato. Chiuso in una giacca sportiva e una Fiat scassata, si aggirava per le discariche illegali del sud Italia, coprendosi il naso contro il fetore ed esponendo quello che lui considera il crimine ecologico del secolo.
Poi la gente ha cominciato a essere minacciata. Ostracizzata. Uccisa. Del Giudice ha disdetto la sua crociata.
Perché quando ti scontri con l’immondizia qui nella regione Campania, ti scontri contro una mafia potente e brutale conosciuta come Camorra. La Camorra, basata a Napoli, controlla l’importo, il trasporto e l’eliminazione di milioni di tonnellate di immondizia, un giro di affari estremamente lucroso nel quale il gruppo segue le sue regole, ignora le leggi sui rifiuti tossici e contamina quella che una volta era fertile terra agricola, campagna, foreste e fiumi.
A parte la sgradevolezza di tutto questo, prove suggeriscono ora che la spazzatura sta avvelenando la catena alimentare e potrebbe causare cancro, difetti al feto e altri problemi di salute. Del Giudice la chiama la Chernoyl d’Italia.
Ci sono altri simboli drammatici e putridi del persistente potere della mafia, e dell’impotenza - alcuni dicono volontaria - del governo di affrontarla. E’ quasi un cliché: Tony Soprano, dopo tutto, si occupava di “smaltimento rifiuti”. (personaggio di una serie televisiva, The Sopranos, sulla mafia italo-americana, N.d.T.)
Per la maggior parte dell’anno scorso, la Campania è stata soffocata sotto toreggianti montagne di spazzatura suppurante e non raccolta. Le discariche, legali e illegali, erano piene fino a debordare. Fino a quando squadre di pulizia si sono finalmente mosse in luglio, mari di spazzatura bloccavano strade e portoni, e inghiottivano marciapiedi e parchi. La Camorra periodicamente pagava ragazzini zingari per dare fuoco a porzioni dei rifiuti, creando scene dantesche di una terra a fuoco, villaggi e paesi pieni di fuoco tossico.
La piaga del sud Italia si è meritata sanzioni dall’Unione Europea e la condanna da organizzazioni internazionali sulla salute. Ha risvegliato violente proteste quest’anno e ha contribuito alla caduta del governo del Presidente del Consiglio Romano Prodi in primavera.
Questo non è un problema nuovo. Per più di 15 anni, con il governo che ha speso più di un miliardo e 300 milioni di euro e che ha nominato sette “zar della spazzatura”, il problema non è scomparso. Non si risolve perché i mafiosi, e i politici che tengono in pugno, non vogliono che lo sia.
“Per anni i rifiuti si sono accomulati, non è stato fatto niente per ripulirli, e le conseguenze sono letali.” dice Donato Ceglie, il principale Pubblico Ministero che si occupa della “eco-mafia” in questa regione. “Hanno avvelenato la terra. Hanno avvelenato l’acqua. E sta peggiorando. La spazzatura sta ancora arrivando.”
Il racket funziona così. Centinaia di fabbriche, complessi industriali e aziende di ogni tipo nel ricco nord Italia e in altre parti d’Europa contattano il mediatore per avere i loro rifiuti rimossi. Per ridurre i costi, questi mediatori si rivolgono a circa 20 ditte di smaltimento in Campania, quasi tutte, dicono i Pubblici Ministeri, controllate dalla Camorra.
La Camorra ha entusiasticamente reso il povero sud Italia la discarica del mondo, o almeno parte del mondo. Camion trasportano i rifiuti al sud di giorno e di notte, per tutto l’anno, e lo depositano principalmente in discariche illegali e senza regole.
Nessun tipo di spazzatura è troppo orrenda: scorie metallurgiche, liquami di concerie, pneumatici, frigoriferi e cucine economiche scartate, carcasse putride di animali, rifiuti medici - un nauseante pozzo nero di schifezze.
I camorristi hanno gradualmente cacciato via gli agricoltori e hanno ottenuto il controllo di sempre più terra, dove scaricano la roba. Ma la Campania si sta riempiendo.
E così la Camorra è diventata globale.
Enormi containers, che arrivano dalla Cina pieni di giocattoli scadenti e abbigliamento firmato falso, scaricano e poi si riempiono di spazzatura, dicono i Pubblici Ministeri. In un intervento della polizia di due anni fa, gli agenti della dogana hanno confiscato 9 mila tonnellate di rifuti che erano stati messi di contrabbando su navi da carico, la metà destinate alla Cina.
Gli ambientalisti sono particolarmente preoccupati degli effetti sulla produzione del cibo e sulla salute. Sostanze tossiche sono filtrate dai rifiuti nelle falde acquifere, inquinando i ruscelli da cui le mucche e le pecore bevono e l’erba di cui si nutrono. Ancora più veleno viene vomitato nell’aria quando si brucia spazzatura.
La Campania ospita i greggi di bufale il cui latte è utilizzato per produrre la miglior mozzarella. Livelli inaccettabili di diossina, agente cancerogeno, sono stati trovati quest’anno in qualche mozzarella, minacciando l’esportazione di uno dei migliori prodotti italiani, un giro d’affari da 350 milioni di euro.
Gli scienziati continuano a studiare il nesso tra i rifiuti e la salute, ma stanno già indicando tendenze allarmanti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, incluso un tasso che eccede le norme regionali o nazionali per i cancri allo stomaco, reni, fegato e polmoni e anche malformazioni congenite. In alcune zone fra Napoli e la città di Caserta, i residenti hanno da due a tre volte più possibilità di sviluppare un cancro al fegato che quelli nel resto del paese, secondo il Consiglio Nazionale di Ricerca italiano.
Ad una delle molte proteste contro la spazzatura quest’anno, molte donne si sono avvicinate ai giornalisti per lamentarsi di quella che loro chiamano la piaga dei cancri e tumori che affligge le loro famiglie. Alcune hanno mostrato le fotografie di bambini malati, una donna ha mostrato le cicatrici di quella che lei ha descritto come un’operazione chirurgica per cancro alla tiroide.
Il disgusto pubblico è finalmente diventanto tanto grande quanto la spazzatura e, con Del Giudice in testa, i cittadini hanno deciso di sconfiggere la Camorra e di tentare di reclamare la terra e di ristabilire una normale vita familiare.
Hanno installato recinti per reclamare la proprietà della campagna e bloccare i rilevamenti della Camorra. Gli agricoltori hanno organizzato mercati per vendere i loro prodotti e migliaia di residenti hanno considerato importante frequentarli. Le scuole hanno organizzato recite anti-mafia in classe.
“Vedere questo tipo di vita e di unità ha dato fastidio alla Camorra,” ha ricordato con soddisfazione Del Giudice, 40 anni, un ambientalista facilmente eccitabile con occhiali e una zazzera di capelli che si stanno ingrigendo.
Ha continuato ad aggirarsi per la campagna, concentrandosi nel cosidetto triangolo della morte fra Napoli e Caserta, un’area dove lui è nato e dova la sua famiglia una volta coltivava la terra. Ha documentato le discariche abusive e l’orripilante inquinamento, fotografando segretamente quello che scopriva. E’ stato il protagonista di un documentario che raccontava le sue scoperte e ha raccolto testimonianze di agricoltori assediati e residenti disgustati.
Si stava creando lo slancio, e Del Giudice e i suoi compagni attivisti si aspettavano che la polizia e gli ufficiali statali gli dessero sostegno nella sfida alla Camorra.
Invece, apparentemente la Camorra decise di prendere l’iniziativa. Killer della mafia cominciarono a eliminare sistematicamente diverse persone che stavano cooperando con i magistrati in indagini contro la Camorra. Quattro persone furono uccise nel giro di poche settimane, fra cui l’uomo d’affari Michele Orsi.
Orsi gestiva una compagnia di smaltimento dei rifiuti e lavorava con la Camorra. Ma dopo anni al soldo dei mafiosi e a dover prendere ordini da loro e dai loro padroni politici, ha deciso di diventare un pentito per lo stato. E’ stato ucciso da una raffica di 18 proiettili poco prima di testimoniare in tribunale su presunti legami fra la Camorra e i politici.
L’intimidazione degli agricoltori e degli altri che stavano lavorando con Del Giudice è stata più subdola. Gli agricoltori arrivavano nei loro campi e trovavano alberi abbattuti nel corso della notte, o macchinari distrutti. Uomini armati sparavano contro fienili e serre.
Diversi agricoltori e residenti apparsi nel documentario con Del Giudice sono scappati dalla regione, abbandonando le loro proprietà; altri hanno visto i loro affari ridursi a zero.
Si rivolsero a Del Giudice: tu ci hai promesso che saremmo stati aiutati; ci hai mentito. E Del Giudice ha ricevuto avvertimenti passati attraverso conoscenze: stai lontano.
“E’ la mia terra, sono nato qui, e adesso mi viene detto che non ci posso andare,” ha detto, sull’orlo delle lacrime, nel suo disordinato ufficio di Napoli, dov’è il capo regionale del gruppo ambientalista Legambiente. “Non è solo paura; è avvilimento.”
La Camorra ha sofferto una grande scofitta. Una corte di appello di Napoli ha confermato sentenze a vita per quattro dei maggiori boss di uno dei gruppi più potenti della Camorra, concludendo una indagine di dieci anni chiamata Operazione Spartacus.
Ma pochi qui pensano che farà molto per rallentare le attività della Camorra. Ci sono già altri mafiosi pronti a prendere il posto di quelli che vanno in prigione.
“La Camorra mi ride dietro adesso,” ha detto Del Giudice. “Hanno vinto".”
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1 Settembre 2008
Guinzaglio ai giudici, museruola ai cronisti

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio". Ancora una volta Berlusconi si accinge a prendere un altro provvedimento in materia di giustizia. E, ancora una volta, lo fa per tutelare i suoi privati interessi (vedi vicenda Saccà) e per frenare, in ogni modo e ad ogni costo, le attività di indagine dei magistrati (noi forse non ancora sappiamo il perché, ma evidentemente lui lo sa bene).
Ora Berlusconi vuole impedire ai magistrati – salvo che per alcuni casi particolari – di utilizzare le intercettazioni telefoniche durante le loro indagini. Non solo. Vuole anche impedire che i giornali possano informare adeguatamente l’opinione pubblica su ciò che i potenti di Stato si dicono al telefono, quando vengono intercettati.
Per cercare il consenso parlamentare anche da parte dell’opposizione, ha lasciato prima che Panorama (giornale di famiglia) pubblicasse alcune intercettazioni telefoniche su Prodi e poi gli ha espresso solidarietà, dicendo che queste cose non si fanno. Insomma, con una “faccia di bronzo” senza pari, prima ha dato una coltellata e poi ha detto che gli dispiace!
Con tutti i problemi economici e finanziari in cui versa il paese e con la maggior parte degli italiani che non riescono ad arrivare a fine mese, Berlusconi anche quest’autunno vuole tenere occupato il Parlamento e l’opinione pubblica su questioni di nessun reale allarme sociale (semmai ad allarmarsi è solo chi non vuol far sapere che cosa ha spiattellato al telefono). Anzi, proprio la riduzione della possibilità di fare intercettazioni potrà creare maggiore allarme sociale. Infatti i primi ad approfittarne saranno i delinquenti che torneranno a dirigere i loro traffici anche via telefono. Inoltre d’ora in poi non si potrà nemmeno più venire a conoscenza dei loro sporchi affari. Per intenderci, se già fosse vigente e funzionante questa nuova legge sulle intercettazioni che vuole fare Berlusconi, nessuno avrebbe saputo niente su casi come Telecom, Cuffaro, Mastella, Del Turco, Calciopoli, Bancopoli e compagnia bella.
La giustificazione formale di tale decisione sarebbe l’abuso che si fa da parte dei giornalisti nel pubblicare le intercettazioni telefoniche ancora coperte da segreto istruttorio. Ma per fatti del genere il reato c’è già. L’art. 326 del codice penale prevede il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio da parte del pubblico ufficiale (es. magistrato, poliziotto, cancelliere, etc) o dell’incaricato di pubblico servizio (es. centralinista, trascrittori, ausiliari vari). Ed anche la pena non è indifferente: da 6 mesi a tre anni (peraltro insieme al giornalista che concorre nel reato). Si ritiene troppo bassa questa pena? Bene, aumentiamola allora (però solo per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio e non anche per il giornalista che fa il suo mestiere in quanto - se lui pubblica un atto segreto coperto da segreto istruttorio - vuol dire che a monte c’è stato qualcuno che glielo ha dato e non poteva né doveva darglielo).
Ma l’esigenza di tutelare la privacy che c’azzecca con la volontà di impedire ai magistrati di utilizzare le intercettazioni per fare le indagini? Sarebbe come dire che – siccome capita qualche volta che un chirurgo usi il bisturi per ammazzare la moglie – bisogna impedire d’ora in poi ai chirurghi di usare il bisturi in sala operatoria.
E poi, una cosa è tutelare la privacy fino a quando l’interessato non sia ancora stato messo a conoscenza delle sue telefonate intercettate, altra è impedire ai giornalisti di rendere noti all’opinione pubblica – una volta messi a conoscenza dell’interessato – i risultati delle indagini. Per dire, è certamente meglio che si sia saputo – attraverso la lettura delle intercettazioni telefoniche contenute nel provvedimento restrittivo - le ragioni per cui Del Turco o la sig.ra Mastella sono stati arrestati (così almeno l’opinione pubblica se n’è fatta un’idea).
La verità è molto più banale: si vuole, ancora una volta, approfittare di una questione reale (la pubblicazione anzitempo di talune intercettazioni telefoniche) per raggiungere un obiettivo immorale, piduista e fascista: mettere il bavaglio alla magistratura e la museruola alla libera informazione.
Di fronte a tutto ciò, noi dell’Italia dei Valori non vogliamo restare a guardare, anche perché non condividiamo l’annunciato ammiccamento, anche su questo tema, da parte di molti esponenti del Partito Democratico.
Per questo, sfidiamo il Governo Berlusconi e la sua maggioranza ad approvare subito quest’altra legge della vergogna. Così, subito dopo –contestualmente al referendum sul Lodo Alfano che abbiamo già attivato – attiveremo una raccolta di firme anche per promuovere un referendum contro la “legge-strozzaindagini”. Lo sfidiamo soprattutto a “non buttare il sasso e ritirare la mano”. Se davvero Berlusconi è convinto che questa è una legge che i cittadini italiani vogliono, non si nasconda dietro l’invito agli elettori di non andare a votare. Dica loro di andare ed esprimere liberamente il proprio pensiero. Voglio proprio vedere chi ha più ragione!
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Ore 14:00 Passaparola di lunedi 1 settembre
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26 Agosto 2008
Come la penso su...

Riporto una mia intervista pubblicata sul Secolo XIX di oggi dove rispondo ad alcune domande sull'alleanza con il Partito Democratico, sul referendum contro il Lodo Alfano, sul rapporto dell'Italia dei Valori con la società civile e i movimenti, su Beppe Grillo e altro ancora.
Secolo XIX: Onorevole, come vanno i suoi rapporti con il Pd? Ormai non passa giorno senza un qualche screzio o un rimbrotto reciproco?
Antonio Di Pietro: Bisogna prima capire cosa è il Pd e poi riusciremo a capire quali rapporti ci possono essere tra noi.
Secolo XIX: In che senso?
Antonio Di Pietro: Nel senso che, rispettosamente, attendo si compia un processo politico in corso, un processo che mi pare ancora imperfetto. Ma non dimentico mai e vorrei non lo dimenticasse neanche il Pd che il nostro avversario politico è Berlusconi. E' per questo che reputo un errore la scelta di non partecipare con noi alla raccolta delle firme contro il lodo Alfano. Mica per altro: mi sarebbe piaciuto fossero stati al nostro fianco nelle piazze italiane.
Secolo XIX: Anche senza il Pd, lei non rinuncia alla campagna d'autunno. E' convinto di farcela comunque?
Antonio Di Pietro: Ma certo non avremo problemi con le firme. Tutto è pronto: l'operazione partirà il 12,13 e 14 settembre a Vasto dove ci sarà il nostro congresso. I moduli sono in corso di stampa e abbiamo formato le squadre che sono già pronte a mobilitarsi in 120 piazze d'Italia. E c'è di più: all'inizio di ottobre organizzeremo una grande manifestazione e, in quella settimana, contiamo di raccogliere almeno 100'000 adesioni. All'inizio di gennaio le 800'000 firme saranno in Cassazione.
Secolo XIX: Lei è ormai diventato un'icona di girotondini e movimenti. Si sente a suo agio?
Antonio Di Pietro: Noi abbiamo un rapporto solido con la società civile e con i movimenti. Ma non basta fare i girotondi. Bisogna trasferire certe istanze nella politica attiva: crediamo che, nei movimenti, ci siano persone di valore in grado di rappresentare una valida alternativa a certa classe politica. Ed è per questo che, alle prossime elezioni europee, apriremo le nostre liste: riserveremo il 70 o l'80 per cento dei posti nelle liste dell'Idv agli esponenti della società civile e dei movimenti.
Secolo XIX: In autunno, si rimetterà in moto anche Beppe Grillo con il nuovo tour 2008. E' una coincidenza che gioca a suo favore?
Antonio Di Pietro: Apprezzo molto quello che fa Grillo, anzi meno male che c'è lui. Semmai è la politica ad essere latitante. Grillo non sbaglia: è come un radiologo che ti segnala una malattia. E, se c'è un male, che si fa? Non si chiude il centro diagnostico, ma si trova la cura giusta.
Secolo XIX: Qui tutti cercano un approccio bipartisan alle riforme. Ma lei proprio non ci crede alla possibilità di dialogo con il Cavaliere?
Antonio Di Pietro: E' incredibile che il governo ci chieda sulle riforme un consenso a scatola chiusa, su testi che non si conoscono. Noi non sappiamo cosa c'è dietro la porta. Ma, in generale, le dico una cosa: se li conosci, li eviti.
Secolo XIX: L'ultima sulla giustizia è che la Lega propone il pm eletto dal popolo e c'è Ghedini che apprezza. Cosa ne pensa?
Antonio Di Pietro: E' un americanata. Ma si immagina in Italia gli aspiranti giudici che se ne vanno in giro a fare campagna elettorale? E come faranno a conquistare il consenso in posti come Plati, Corleone o Locri?
Secolo XIX: Un'ultima cosa: si continua a parlare di un suo giornale, a maggior ragione che ora Travaglio e altri sono entrati in rotta di collisione con la nuova direzione dell'Unità. Conferma o smentisce?
Antonio Di Pietro: Io non ne so nulla e nessuno me ne ha parlato. Detto questo, aggiungo: magari si facesse un nuovo giornale in grado di raccogliere le voci libere rimaste in circolazione.
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25 Agosto 2008
Voglia di informare

Il controllo dell’informazione è il punto chiave con cui viene garantita la continuità di tutte le dittature, anche quelle dolci, come la nostra. E’ lo strumento, che opportunamente manovrato, consente di manipolare la coscienza e l’opinione di una nazione. La politica questo lo sa benissimo e conosce i meccanismi per garantirsene il controllo.
Non a caso il quattro volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è proprietario di tre reti televisive, di cui una, Rete4, trasmette grazie ad un occupazione abusiva delle frequenze. Non a caso sempre Silvio Berlusconi esordì con “L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo” quando volle candidare al senato Giuseppe Ciarrapico condannato in via definitiva per ricettazione fallimentare e bancarotta fraudolenta.
Non a caso i partiti politici influenzano le principali testate di informazione attraverso l’assegnazione di finanziamenti pubblici all’editoria di partito e non. Non a caso assistiamo ogni legislatura al penoso teatrino per l’assegnazione delle poltrone di comando della televisione di stato. Per ricambiare, la controparte, giornali e televisioni devono garantire che le prime pagine dei giornali e i tg nazionali diano massimo spazio per divulgare opinioni, dichiarazioni panino, mezzibusti, gossip familiari, ritiri vacanzieri e letture preferite dei VIP della politica.
Se un cittadino si soffermasse su queste considerazioni dovrebbe rassegnarsi a vivere “in un coma della coscienza”. Per fortuna non accade. Qualcosa sta cambiando. Ce ne rendiamo conto navigando in rete, o leggendo qualche articolo sfuggito al controllo della redazione, o guardando qualche trasmissione “ribelle” ma comoda agli indici di ascolto (su cui solitamente poi fioccano querele e richiami di redazione il giorno seguente).
Oggi leggendo i commenti dell’articolo Giustizia: lo specchio per le allodole, mi ha colpito quello di Paolo Papillo . Paolo si definisce un precario camionista e nel tempo libero partecipa alla vita politica di questo Paese con pc e cellulari. Il suo è un piccolo contributo ma è espressione di un informazione libera, fatta dai cittadini che non si rassegnano. Paolo è un cittadino che vuole e spera che le cose possano cambiare perché la rete tiene sveglia la sua coscienza.
Riporto il commento di Paolo Papillo:
"E le ferie sono finite, per chi le ha fatte. Io precario camionista non so cosa siano le ferie retribuite. Ricomincerò la mia battaglia contro la falsa informazione, perché il popolo che non sa è un popolo che non si arrabbia.
Io sono uno e molto non posso fare. Faccio il camionista e parto la notte tra domenica e lunedi e ritorno il venerdi notte casa. Il fine settimana lo dedico alla mia famiglia ed al riposo e qualche volta pure alla politica. Sinceramente mi pesa non poter fare di più specialmente per questo momento drammatico per il nostro paese. Un paese che vedo andare alla deriva in mano ad una cosca di affaristi e abitato da una popolazione in gran parte composta da menefreghisti. E allora cosa mi sono inventato per cercare di fare sentire la mia voce di dissenso? Con un pc portatile e 4 telefoni cellulari, nelle ore che devo stare fermo con il camion, mando mail e faccio telefonate nelle trasmissioni radiotelevisive che ci consentono di andare in diretta. E li “grido” tutta la mia rabbia e indignazione. Non è molto quello che faccio ma sempre meglio di nulla. Pensate se fossimo in migliaia a fare la stessa cosa. Finite le ferie riprenderò la mia battaglia contro la falsa informazione, sperando che qualcuno mi supporti. Stare solo nei blog è come canatarsela e suonarsela da soli. E' a quelli che non frequentano la rete che dobbiamo spiegare e fare capire a cosa stiamo andando incontro."
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24 Agosto 2008
Giustizia: lo specchio per le allodole

Dall'inizio di questa legislatura le pagine dei giornali sono state quasi interamente monopolizzate dalla questione giustizia, un tema caro solo a Silvio Berlusconi e ai suoi gregari di governo. E di tanto in tanto anche all'opposizione di facciata. Le ultime esternazioni su Falcone da parte del Presidente del Consiglio sono riluttanti, basta leggere un articolo di Marco Travaglio pubblicato sull'Unità di ieri.
Se i mezzi d'informazione offrissero un quadro chiaro su quanto descritto in questo articolo molti cittadini italiani sarebbero in grado di giudicare diversamente questa compagine governativa alle prossime elezioni. Ma i media tacciono, non collegano, non ricostruiscono, puntano ai dettagli e alla polemica. Nessuno si sofferma sui contenuti, poiché i contenuti si commenterebbero da soli.
Non è la giustizia la priorità del Paese in questo momento. Il tema principale è quello dell'economia come evidenziano i media internazionali, eccetto quelli italiani. Le priorità sono l'inflazione al 6%, un aumento incontrollato dei prezzi dei beni di prima necessità, il caro energia, l'aumento della disoccupazione, il crollo dei consumi e della produzione. Queste sono le emergenze che dovrebbero richiedere tutte le energie di chi governa e di un opposizione costruttiva.
A Vasto, il 12-13-14 settembre nel terzo incontro nazionale del partito, parleremo di queste priorità. Capiremo come organizzare e costruire delle linee politiche che possono affrontare queste emergenze. Lo faremo insieme ai cittadini, che invito a partecipare anche attraverso la Rete inviando quesiti e proposte su questi temi da poter discutere all'interno dei singoli dibattiti.
Torno a ripetere. La giustizia non ha bisogno di riforme soprattutto se provengono da questa classe politica, ha bisogno piuttosto di ottimizzare le risorse a disposizione.
Leggi anche:
- Colpo di sole estivo
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23 Agosto 2008
Il mio Facebook
Nel gennaio 2006 ho avviato questo blog. Sono seguite da allora decine di iniziative sulla Rete, dai video di YouTube, ai resoconti del consiglio dei Ministri, alle dirette streaming di Vasto e Piazza Navona, a Never Land, l’isola virtuale su Second Life, al portale dell’Italia dei Valori. Ogni giorno leggo centinaia di commenti ai miei articoli ed email. Molti politici e amici credono che io perda del tempo ma loro sono nel torto.
Internet è comunicazione, libera, disintermediata, indipendente. Non è un “nuovo” modo di comunicare, né tanto meno un “canale” di comunicazione, chi lo considera tale sminuisce una rivoluzione storica che ha introdotto nuove forme di relazione, ha rivoluzionato la cultura, ha diffuso l’informazione, ampliato i servizi, contratto i tempi di accesso e di informazione, dissolvendo barriere sociali e distanze tra individui. La Rete racchiude in se la capacità di ogni singolo individuo di contribuire alla conoscenza di un Paese, alla sua organizzazione e ne costituisce un megafono dalle potenzialità ancora tutte da scoprire.
Internet è democrazia e quindi anche politica.
Qualche mese fa ho deciso di aprire il mio account in Facebook.
Facebook è una piattaforma di social network apparsa in internet nel 2004 e conta oggi circa 60 milioni di utenti. Ogni giorno milioni di persone si organizzano, si scambiano foto, messaggi, video. Io sono una di queste persone.
Il motivo di questa scelta è coerente con la mia idea di internet come strumento di partecipazione dei cittadini alla politica, di disintermediazione dai filtri posti dai media attuali, megafono moribondo di politici sorpassati, di contatto con i veri bisogni del paese.
Chi vuole potrà accedere al mio profilo su Facebook ed entrare nel network delle mie iniziative e coinvolgermi nelle proprie. Il link per accedere al mio spazio lo trovate nella barra superiore del blog, vi aspetto.
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21 Agosto 2008
Stato bambinaia

Riporto un articolo del quotidiano britannico The Independent dal titolo
"Attenti, turisti: se è divertente, l’Italia ha una legge che lo proibisce".
"Andate in una spiaggia o sulla panchina di un parco senza conoscere le regole, scrive Peter Popham, e potreste tornare a casa con una bella multa.
Oltre ai normali pericoli quali scottature, attacchi di meduse e palpeggiamenti, i vacanzieri in Italia fronteggiano una nuova serie di minacce questa estate, il risultato della risposta frontale del governo Berlusconi a quello che definisce “emergenza sicurezza”.
I sindaci italiani hanno ottenuto carta bianca per emanare leggi per risolvere le proprie problematiche relative alla sicurezza. Il risultato è una tempesta di nuove leggi e regolamenti che minaccia di trasformare il bel paese nel più grande stato bambinaia di sempre.
Ignari stranieri rischiano multe salate per cose perfettamente legali in tutto il mondo esclusa la determinata città in cui si trovano.
A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.
Per i bagnanti sono previsti regolamenti severi: su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano una multa di 360€, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi offerti dagli immigrati, per i possibili effetti nocivi dei “servizi estetici o terapeutici” offerti da persone “che non possiedono adeguata formazione o competenza”.
A Eraclea, vicino a Venezia, i genitori devono controllare attentamente i propri bambini: i castelli di sabbia sono vietati perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. I racchettoni ed altri giochi con palle sono proibiti in molte spiagge ed i nuotatori che si tuffano noncuranti in mare possono andare incontro a multe salate qualora non si trovino in “aree che lo permettano”.
E attenti voi vacanzieri in località di mare che vi aggirate lontano dalla spiaggia indossando solo boxer o bikini: è contro la legge.
La caccia alla streghe nazionale contro i venditori di borse contraffatte è stata rafforzata a Ostia, la spiaggia più popolare di Roma, attraverso l’uso di elicotteri in pattugliamento, rendendo l’esperienza della spiaggia italiana persino più infernale del solito.
Lontano dall’acqua, le cose non migliorano. Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.
La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.
Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.
La maggior parte di esse con tutta probabilità non verrà mai applicata, ma sarà una magra consolazione per chi, dopo aver dato da mangiare ai piccioni, si ritroverà una multa salata tra i souvenir delle vacanze."
Traduzione tratta da Italiadallestero.info.
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16 Agosto 2008
La filosofia berlusconiana

Riporto la traduzione di un articolo del quotidiano spagnolo "El Pais" dal titolo
"Verso la berlusconizzazione dell'Europa".
"Il giornalista Indro Montanelli, che era di destra, si sbagliò a pronosticare che l'elezione di Berlusconi sarebbe stata utile. “Quell'uomo è una malattia: solo si cura con un vaccino. Una buona iniezione del Cavaliere come primo ministro per immunizzarci”. Nonostante, il popolo italiano lo ha votato non due, ma tre volte. “Il popolo” ammira quest'uomo. Montanelli si sbagliava anche ad insistere che “gli italiani non sono capaci di andare a destra senza il manganello”, facendo riferimento al fascismo. Questa destra berlusconiana non ha bisogno di manganelli, ha le televisioni.
Se la demagogia è la degenerazione della democrazia, accettiamo che l'Italia berlusconiana è il regno di tutte le demagogie possibili. Crisi economica, spazzatura a Napoli, crimine organizzato, corruzione ai livelli più alti. Però il nuovo governo italiano ha identificato immediatamente le cause di tutti i mali del Paese: gli immigrati e i bambini rom. Spero che le decisioni conseguenti non si prendano con il fine di raddrizzare l'Europa, come ha dichiarato il Cavaliere, che l'ha incontrata cambiata dopo due anni di assenza. “Un Europa senza Tony Blair, Aznar, Chirac e me stesso ha perso personalità e protagonismo ed è retrocessa”. Più chiaro di cosi è impossibile.
Quando Silvio Berlusconi promette di raddrizzare l'Europa, ciò significa, nel suo vocabolario, che in Italia si sono già raggiunti gli obiettivi proposti. Aveva una ricetta per il Paese e l'ha applicata. Desiderava un Paese senza norme, senza spirito critico, con individui addormentati in una passività carente di significato. E lo ha raggiunto in due decenni. Un progetto nato con la creazione del suo impero mediatico. Con il controllo dei mezzi di comunicazione, gli è stato facile ottenere il consenso che numerosi politici sognano. Quando Berlusconi parla di Europa, le sue parole si prendono alla leggera. Di fatti, con il suo colorito linguaggio, fa sembrare tutto meno serio di quello che è. Razzismo, xenobofia e maschilismo si trasformano in opinioni, in scherzi. E' la stessa tecnica che si utilizza da sempre nei suoi media: abituare la gente a quel tipo di discorsi fino a farli diventare normali. Si cerca di evitare gli ostacoli. La democrazia deve perdere tutta la sua forza. Si deve ammalare. Bisogna eliminare qualsiasi possibilità di difesa, che a volte si appoggia esclusivamente nell'uso di un linguaggio cortese, rispettoso verso il prossimo. E' il linguaggio che Berlusconi e chi gli sta attorno definiscono con disprezzo “politicamente corretto”.
Per questo, quando Berlusconi parla di raddrizzare l'Europa, bisogna prenderlo sul serio. Si è reso conto delle difficoltà di adattare l'Italia alle regole del gioco europeo e, in vista di ciò, ha deciso di adattare l'Europa al modello italiano. Adattare la realtà alla sua misura. Se ha funzionato in Italia, perché non tentare di “esportare” il modello in tutta Europa? In fondo è un grande imprenditore. E sta cercando imitatori. Chi credete che sia Sarkozy, se non un alunno della scuola di Berlusconi? Quello è il sogno del Cavaliere: un Europa a sua immagine e somiglianza.
La questione della immigrazione potrebbe essere un buon esempio per dimostrare che l'Europa sta diventando ogni giorno più berlusconiana. Il berlusconismo è un modo di analizzare il mondo, un autentica filosofia. Invece di affrontare il problema con serietà, basta lanciare alcuni slogan. Per gli immigrati irregolari, leggi rigorose. Il carcere, per esempio. Vogliamo spiegare al popolo la paura che può infondere l'idea di alcuni anni in prigione ad una persona che è disposta a morire per sfuggire dalla fame e dalla persecuzione?
Per far fronte alla caduta libera della sua popolarità, Sarkozy propone la creazione del bunker europeo: blindare l'Unione per lasciare fuori l'immigrazione indiscriminata. Una delle quattro priorità per i sei mesi di presidenza francese dell'Unione Europea. Il suo “contratto d'integrazione” è, in questo senso, un capolavoro, l'apoteosi della demagogia. Una dimostrazione del berlusconismo ad alto livello. L'idea che qualcuno possa integrarsi solo per aver firmato un contratto è un prodotto di un immaginazione che non sa, ne cos'è l'immigrazione ne cosa significa la povertà. Molti anni fa, quando collaboravo con la chiesa di Tànger in Marocco, fui testimone da una quantità di persone disposte a convertirsi al cattolicesimo in cambio di un visto per entrare in Spagna. Se la gente è disposta a cambiare religione, perché non dovrebbe firmare un foglio di carta?
In situazioni estreme, le persone sono disposte a firmare tutti i contratti possibili, e accettare infinite umiliazioni, ma è evidente che questo non risolve la situazione sull'immigrazione ne il disagio della popolazione locale. In un mondo globalizzato, affrontare la questione dell'immigrazione con slogan e demagogia può aumentare la popolarità di chi la utilizza, però non aiuta a risolvere nulla.
Solo con una visione aperta del mondo e accettando la realtà attuale potremmo sconfiggere il vero male: la povertà. Chiudere le porte dell'Europa è una fantasia, una grande bugia. Al contrario, il berlusconismo, che sta invadendo il vecchio continente, è una realtà consolidata; il problema è “la sua capacità di mentire così commovente– come diceva Montanelli – perché il primo a credere alle sue bugie è proprio lui”.
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14 Agosto 2008
Fascismo moderno

Dopo populista, sinistroide oltranzista, giustizialista, etichettature che mi hanno coinvolto in prima persona, arriva una nuova definizione di chi non è allineato al servilismo di governo: cattocomunista.
Questo è l'ultimo attacco che il regime Berlusconi IV ha sollevato nei confronti di Famiglia Cristiana, rea di aver criticato alcune iniziative di questo teatrino di governo.
La tecnica è sempre quella: l'evocazione dell'antiberlusconismo e del comunismo. Queste accuse ricorrono ogni qual volta si mettono in discussione in modo democratico le scelte adottate dalla maggioranza. Nessun dialogo. Questo è la linea politica dell'attuale governo. Questa è la nuova linea di un fascismo moderno. Famiglia Cristiana è nel giusto.
Riporto in seguito l'articolo pubblicato da Famiglia Cristiana:
Il Presidente spazzino nel 'Paese del marciapiede'
"È un 'Paese da marciapiede' quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.
A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?
La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali.
Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.
È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?"
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11 Agosto 2008
Alitalia: miracolo posticipato

Riporto la traduzione di un articolo del settimanale britannico "The Economist" dal titolo "Alitalia: miracolo posticipato".
"'Faremo un altro miracolo offrendo all’Italia una redditizia compagnia aerea nazionale'. Questo è quanto promesso da Silvio Berlusconi, Primo Ministro italiano, questa settimana quando il suo governo ha posticipato l’annuncio di un piano, atteso da tempo, per salvare Alitalia, la compagnia aerea di bandiera in passivo. Il "miracolo" doveva essere pianificato in una riunione l’8 agosto ed annunciato subito dopo, ma adesso rimarrà un segreto fino a settembre. La motivazione ufficiale è evitare di sconvolgere le vacanze estive con scioperi e voli cancellati. Tuttavia, molte persone credono che il piano sia stato posticipato perché problematico e, in alcuni punti, incompleto.
Alitalia si trova in condizioni così difficili che solo un prestito statale di 300 milioni di euro le ha permesso di continuare a volare. A marzo Air France-KLM aveva fatto un’offerta, ritirata in seguito per l’impossibilità di raggiungere un’intesa con i sindacati - e dopo l’affermazione di Berlusconi, in piena campagna elettorale, secondo cui vendere la compagnia di bandiera italiana ad una rivale francese sarebbe stato inaccettabile.
Intesa Sanpaolo, la banca a cui è stato dato il compito di trovare nuovi investitori italiani per Alitalia, ha immediatamente capito che non c’erano possibilità di trovare qualcuno disposto a finanziare la compagnia aerea allo stato attuale. “Era un sogno” dice una persona vicina alla linea di pensiero della banca. In compenso, è stato varato un piano per dividere Alitalia in due parti.
La prima sarà una nuova compagnia privata, senza debiti ed un fresco capitale di 1 miliardo di euro versato da una dozzina circa di industriali italiani, compresi Gilberto Benetton, Luigi Aponte e la famiglia Marcegaglia. La nuova compagnia assumerebbe il controllo delle risorse migliori di Alitalia e di alcuni di Air One, una compagnia aerea italiana minore e con una flotta del tutto nuova. Se tutto andrà secondo i piani, la nuova compagnia inizierà a fare utili dal 2009 e verrà quotata in borsa nel 2010.
I nuovi investitori, ovviamente, non vogliono avere nulla a che fare con il disastroso passato di Alitalia. Così il governo continuerà ad avere la proprietà della “vecchia” compagnia (possiede già il 49.9% di Alitalia), conservando il suo debito di 1.1 miliardi di euro e le risorse superflue. Tre quarti dei 20000 lavoratori di Alitalia verrebbero reimpiegati dalla nuova compagnia mentre il resto continuerebbe a lavorare per la vecchia. “La nuova, appetitosa compagnia andrebbe venduta mentre la vecchia compagnia sarebbe semplicemente una voce nel passivo delle finanze pubbliche” conclude Enrico Letta, un politico dell’opposizione.
Non è chiaro se Giulio Tremonti, Ministro del Tesoro, accetterà una tale divisione. Avendo appena ricevuto la fiducia dal Parlamento per un taglio alle spese di 30 miliardi di euro, è probabile che non permetterà che il passivo di Alitalia venga scaricato sulle finanze pubbliche. E’ molto probabile che si opporrà anche la Commissione Europea, che sta già indagando sul prestito ad Alitalia poichè ritenuto un aiuto di stato illegale. La Grecia ha tentato una divisione molto simile con la sua compagnia di bandiera in passivo nel 2003, dichiara Rigas Doganis, un comment







