Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.
Il "caso" Fini (espandi | comprimi) Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri? Invece, appena Fini ha pronunciato la parola legalità e Granata la parola antimafia, sono stati immediatamente cacciati, perché certe parole non si dicono, non sta bene pronunciare certi vocaboli volgari e inopportuni. Quindi per eccessi di legalità e antimafia, Fini e i suoi fedelissimi, Granata, Briguglio e Bocchino, sono stati messi alla porta. E allora c'è stata la scissione: molti parlamentari, molti più di quelli che Berlusconi si aspettava, hanno seguito Fini. Sono più di trenta alla Camera e una decina al Senato, tanti quanti ne bastano per far perdere la maggioranza a PDL a Montecitorio e, può darsi, se si sganciano ancora un paio di senatori, anche a Palazzo Madama.
Berlusconi, circondato da servi, era stato rassicurato dai suoi servi, i quali non gli dicono la verità ma solo quello che vuole sentirsi dire, gli avevano garantito che intorno a Fini c'erano quattro gatti e quindi potevano essere buttati fuori senza problemi; in realtà i gatti erano 44 e così si è ritrovato praticamente con la maggioranza in crisi, anche se adesso sta cercando, con una bella campagna acquisti in perfetto stile arcoriano, di ricomprarsi qualcuno.
Da quel momento Fini è diventato il personaggio del giorno, è stato oggetto di prime pagine, tutti i giorni, sui giornali di Berlusconi o fiancheggiatori, soprattutto i soliti tre o quattro cioè il Foglio, il Giornale e Panorama e, naturalmente, su Libero che è la fotocopia, il ciclostilato del Giornale, e poi sui telegiornali delle reti Mediaset e sul TG1 del prode Minzolingua, che ha seguito amorevolmente le vicende di Fini e famiglia, in perfetta sintonia con gli house organ della ditta.
Così, per tutta l'estate tutti gli italiani praticamente, almeno una volta, hanno sentito parlare di scandali a proposito di Fini. Qual è lo scandalo? In estrema sintesi, lo scandalo sarebbe questo: Fini convive con la sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani, già fidanzata di Luciano Gaucci, la quale Tulliani ha un fratello che quindi è il quasi cognato di Fini, di fatto il cognato di Fini, che, come la società intestata alla madre della Tulliani ha avuto qualche lavoretto alla Rai e, soprattutto, affitta, non si sa per quale cifra, un alloggio di 65 mq a Montecarlo.
Questo alloggio è il vero centro del cosiddetto caso Fini dell'estate, perché questo alloggio una dozzina di anni fa fu lasciato in eredità ad AN, cioè a Fini, da una nobildonna, la contessa Anna Maria Colleoni, discendente di Bartolomeo Colleoni, il condottiero che la leggenda vuole avesse tre palle e non solo due come noi comuni mortali; ebbene, questa signora dona varie proprietà fra le quali questo alloggetto a Montecarlo ad AN, cioè al partito di Fini.
L'alloggio viene valutato, in quel momento, da esperti a cui viene dato in esame, anche per le sue condizioni che vengono descritte piuttosto fatiscenti, 400-450 milioni di lire, una dozzina di anni fa, ripeto, dopodiché rimane improduttivo, infruttuoso per anni fino a quando, non so se due o tre anni fa, gli amministratori di AN decidono di venderlo a una società estera che ha sede nell'isola di Santa Lucia, ai Caraibi. Questa società lo paga 300.000 euro, quindi l'equivalente di circa 600 milioni di lire, più di quello che era stato valutato. Questa società lo rivende a un'altra società gemella, diciamo, che ha sede anch'essa nelle isole di Santa Lucia e questa società, lo si è scoperto quest'estate, ha affittato questo appartamento a Giancarlo Tulliani, il quasi cognato di Fini.
Immediatamente, la storia ovviamente fa notizia perché c'è il sospetto che Fini abbia dirottato questo appartamento a prezzi di favore tra le mani di suo cognato.
Fini fa un comunicato dicendo di aver saputo che la casa era stata venduta ma di non aver saputo che poi quelli che l'avevano comprata l'avevano affittata a suo cognato, e lì il Giornale, Libero, Panorama e tutta la grancassa si sono scatenati nel tentativo di smentire questa versione di Fini, e finora, devo dire, non ci sono riusciti. Sapete che hanno tentato, addirittura, di farlo con la storia di una cucina Scavolini da 4500 euro che Fini e la Tulliani comprarono in un mobilificio alla periferia di Roma, sull'Aurelia, un posto non proprio da VIP e una cucina non proprio da VIP, 4500 euro.
Cucina che, secondo un supertestimone scovato dai segugi del Giornale, un arredatore che lavorava in questo mobilificio insieme alla moglie, si diceva che fosse destinata a Montecarlo. Questa sarebbe dunque la prova che, se Fini avesse comprato la cucina per la casa di Montecarlo dove abita Tulliani, sapeva benissimo che Tulliani aveva affittato quella casa, e questa sarebbe la prova non che Fini ha rubato, ma almeno che ha mentito, che ha in qualche modo favorito il quasi cognato.
Fini ribatte che la cucina non è a Montecarlo, ma in una casa di Roma; a questo punto sta naturalmente al Giornale e a Libero dimostrare che non è vero, e non ci riescono. Anzi, questo loro supertestimone comincia a balbettare, a dire che non è sicuro, comunque non ci sono carte che dimostrino la spedizione della cucina a Montecarlo; è anche abbastanza improbabile che chi vuole arredare un appartamento a Montecarlo compri una cucina a Roma e poi spenda un sacco di soldi in spedizione. Se uno vuole arredare una casa a Montecarlo, i mobili li compra a Montecarlo o lì vicino, quindi sarebbe anche una cosa abbastanza curiosa. Insomma, il legame tra la cucina e Montecarlo non viene fuori e, anzi, si scopre un elemento piuttosto sospetto: il supertestimone, l'arredatore, dice di avere dato le dimissioni dal mobilificio, lui e la moglie perdendo così il posto di lavoro e due stipendi in una botta sola, per poter finalmente gridare la verità su Fini, che peraltro loro dicono di non conoscere perché sostengono semplicemente di aver sentito dire che la cucina andava a Montecarlo. O siamo di fronte a un eroe, a un temerario, a un martire che si immola col suo posto di lavoro e il suo stipendio al servizio della verità, oppure dobbiamo pensare che sia uno dei tanti supertestimoni, ne abbiamo visti in questi anni, che poi si sono scoperti calunniatori diciamo con la loro bella convenzienza. E voi sapete che l'impero del presidente del Consiglio non ha problemi a sistemare qualcuno dopo che ha reso i giusti servigi. Comunque, in questo caso, non sappiamo cosa ci sia dietro, sappiamo però che quella cucina non si è dimostrato che sia a Montecarlo, anzi Fini farebbe molto bene quando rientra dalle vacanze a spalancare le porte della casa dove è situata questa cucina in modo da sbugiardare, se lo può fare, i giornali che lo hanno attaccato per tutta l'estate.
Resta il fatto, naturalmente, che Fini deve completare la spiegazione: nel comunicato ha dato alcuni elementi, dicendo che al momento possedeva soltanto quelli, si spera che adesso acciuffi il Tulliani, gli faccia sputare tutta la verità su questa storia, e se Tulliani avesse avuto delle condizioni di favore danneggiando così le casse del partito, gli faccia scucire un po' di soldi a titolo di risarcimento perché pare che al Tulliani non manchino i mezzi, visto che è stato fotografato con una Ferrari.
Questo è lo scandalo Fini, naturalmente non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico che balla in tutta questa storia, quindi è un discreto chissenefrega, forse in Scandinavia ci si potrebbe dedicare al ricamo e al merletto e quindi andare a vedere il pelo nell'uovo, perché stiamo parlando davvero di un pelo nell'uovo: è un bene privato che viene venduta a un ente privato. I partiti purtroppo non hanno una configurazione giuridica che consenta di controllare i bilanci, la gestione dei finanziamenti pubblici che ricevono, il partito lo vende a società private, la società privata affitta a un altro privato, quindi non stiamo parlando di denaro pubblico, nulla a che vedere con gli scandali delle banche o delle tangenti, dove appunto ci sono denari pubblici. E nulla a che vedere nemmeno con il caso Scajola, a cui Feltri ha tentato invano di paragonare il caso Fini-Tulliani. Il caso Scajola è un ministro che si fa pagare la casa con 900.000 euro, una casa da 250 mq sul Colosseo, da un costruttore, Anemone, senz'arte né parte, che comincia a vincere appalti su appalti dal governo, dalla Protezione Civile, dal ministero dell'Interno, quindi altroché se ci sono soldi pubblici. Mentre nella trafila dell'alloggio di Montecarlo, finito poi in affitto a Tulliani non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico. Ma in ogni caso Fini deve spiegare, perché comunque dobbiamo sapere se è o è stato succube di questo sgomitante Tulliani e dobbiamo sapere come è stato alienato un bene del partito. Se non ha nulla da nascondere, come dice, non avrà problemi a tirar fuori tutti i passaggi e prendere ulteriormente le distanze da questo signorino troppo intraprendente che evidentemente ha speso più di una volta il cognome di Fini approfittando del fatto che si è fidanzato con sua sorella; anche se poi, alla fine, il bottino non è stato granché, stiamo parlando di un appartamentino a Montecarlo e stiamo parlando di un appaltino su Rai2 per una serata, una seconda serata. Voglio dire, visto come vanno le cose in Rai, è proprio anche lì il pelo nell'uovo. Però, ogni spiegazione richiesta va data, soprattutto se, come dice Fini, non si ha nulla da temere.
E questo è quello che è emerso a carico della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Uno di questi giorni mi metterò lì e conterò quante prime pagine di Libero, del Giornale e quanti titoli dei telegiornali pubblici e privati sono stati dedicati a questa solennissima minchiata della cucina e della casa di Montecarlo. Per non parlare del linciaggio che ha subito Elisabetta Tulliani di cui ancora non si è capito quale sia il delitto, se non quello appunto di stare insieme a Gianfranco Fini, a sua volta autore del gravissimo delitto di essersi smarcato da Berlusconi, perché se Fini non si fosse smarcato da Berlusconi e fosse rimasto sotto il suo ombrello protettivo a quest'ora potrebbe andare a rapinare le banche e stuprare le minorenni e nessuno scriverebbe una riga su quello sta facendo il rapinatore e stupratore Fini, anzi ci sarebbero forbiti editoriali di Feltri e Belpietro, i quali sosterrebbero che è cosa buona e giusta stuprare le minorenni e rapinare le banche.
Schifani e l'ombrello del Cavaliere (espandi | comprimi) Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.Su Renato Schifani ci siamo intrattenuti più volte, sapete quello che era emerso fino a un mese e mezzo fa, anche perché ero andato a parlarne da Fabio Fazio due anni fa, perché ne avevano scritto Gomez e Lirio Abbate nel loro libro “I Complici”, perché ne aveva scritto Marco Lillo su L'Espresso, perché c'era stato detto che non erano cose gravi, c'era stato detto che non ci sarebbe stato più niente da scoprire su Schifani, quindi bisognava smetterla di parlare di Schifani.
Ricordere l'attacco che io subii dal vicedirettore di Repubblica, il quale mentre io parlavo di Schifani tirò fuori che il problema ero io, perché si diceva che io vado in vacanza a spese della mafia, e dovetti documentare che le vacanze mie me le ero pagate da solo e che non avevo mai conosciuto mafiosi in vita mia. Insomma, lasciamo perdere il pregresso di Schifani: lo conosciamo.
Ci sono novità? Sì, ci sono almeno quattro novità che sono emerse grazie a due organi di stampa, fra i pochissimi liberi in Italia, liberi di parlare della seconda carica dello Stato, sebbene sia protetta dall'ombrello del Cavaliere. Uno è Il Fatto Quotidiano, l'altro è L'Espresso.
Il Fatto Quotidiano, grazie a Marco Lillo, ha scoperto in questo mese di agosto tre fatti piuttosto importanti e gravi.
Il primo: Schifani, oltre a tutto quello che già sapevamo, ha nel suo pedigree tre iscrizioni nel registro degli indagati per associazione mafiosa, non per concorso esterno ma per associazione mafiosa, della procura di Palermo che negli anni l'ha indagato tre volte e lo ha fatto archiviare dal GIP tre volte per decorrenza dei termini delle indagini. Cos'è l'archiviazione? Non è l'assoluzione: l'assoluzione vuol dire che ho accertato che tu sei innocente o che non ci sono le prove che tu sia colpevole. Ho fatto tutto il lavoro, indagine, processo, dibattimento e ho stabilito che tu non sei colpevole. L'archiviazione è un'altra cosa: c'è una notizia di reato, iscrivo la persona che è sospettata di averlo commesso, indago, quando mi scadono le indagini non ho concluso la mia indagine e al momento non ho elementi per chiedere il rinvio a giudizio, allora chiedo al giudice di archiviare. Mettiamo in archivio, facciamo un provvedimento di archiviazione. Vuol dire che se emergono nuovi elementi possiamo riaprire quell'indagine, invece se uno viene assolto per gli stessi fatti per i quali è stato assolto non può più essere reindagato e ripreocessato, si chiama ne bis in idem. Questo è molto importante per capire la differenza. L'archiviazione può essere riaperta in qualsiasi momento, mentre l'assoluzione chiude la partita.
Schifani viene indagato, archiviato, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo perché negli anni Novanta e nei primi anni Duemila emergono degli elementi che fanno ritenere che sia partecipe dell'associazione mafiosa Cosa Nostra. Poi questi elementi non bastano mai per chiedere il rinvio a giudizio, archiviazione.
La prima volta viene indagato nel 1996, era procuratore Caselli a Palermo. Si pente l'ingegner Salvatore Lanzalacco, professionista di Palermo che si occupava di appalti pubblici, era in contatto con Angelo Siino, il re degli appalti, il garante della mafia e del sistema delle imprese della politica sul tavolino della spartizione, sapete che in Sicilia le tangenti gli imprenditori non le devono pagare solo ai politici, le devono pagare anche ai mafiosi sotto forma di sub appalti alle imprese amiche di Cosa Nostra. Lanzalacco racconta l'appalto della metanizzazione del Comune di Palermo, una gara da 140 miliardi di lire, che viene aggiudicata nel 1993 a un'associazione temporanea di imprese capeggiata dalla Saipem di Milano, credo che la Saipem fosse del gruppo Eni. Secondo Lanzalaco quella gara era truccata a suon di mazzette e c'era una percentuale dell'1.5 percento per la mafia e per un suo socio. Lanzalaco racconta di essere andato a Parma a parlare con gli imprenditori della ditta Bonatti sulla spartizione dei lavori che avrebbero dovuto andare in subappalto alle imprese mafiose o amiche della mafia.
Cosa succede? Che in queste missioni al nord per parlare di quell'appalto, a Parma, dice Lanzalaco “partecipava l'avvocato Schifani” che all'epoca era un consulente del comune di Palermo e, dice Lanzalaco, “lo Schifani era a conoscenza di tutte le fasi illecite di gestione della gara e mi risulta che fosse molto inserito tra i consulenti del comune di Palermo”. Schifani viene iscritto nel registro degli indagati il 13 marzo 1996 per associazione mafiosa. Nel marzo 1998, cioè due anni dopo, massimi termini per indagare, viene archiviato perché il GICO della guardia di Finanza non ha ancora consegnato il rapporto che la procura gli ha commissionato per riscontrare le accuse di Lanzalaco.
Il rapporto arriva dopo l'archiviazione, e sulla base di questo la procura reiscrive Schifani, perché nel rapporto c'è la notizia di reato, cioè per esempio si scopre che i subappalti li ottennero per il movimento terra ditte che facevano capo al cugino del boss Cancemi, poi pentito, Vincenzo Cancemi, e una società di Vito Buscemi, poi arrestato e sottoposto a misura di prevenzione per mafia. Buscemi, tra l'altro, abita nel palazzo di Via D'Amelio costruito da una cooperativa in cui sia Buscemi che Schifani sono stati soci per un certo periodo, prima di diventare condomini di questo stabile che sta nella stessa via dove esplose la bomba contro Paolo Borsellino.
I finanzieri vanno anche a controllare se è possibile che Schifani abbia viaggiato in quel periodo in cui c'era questa spola tra Palermo e Parma, e scoprono appunto dei voli nelle date indicate da Lanzalaco tra Palermo e Bologna e tra i passeggeri di questi voli c'era appunto Schifani.
Nel 1999 comunque, non ritenendo sufficienti questi elementi per richiedere il rinvio a giudizio, la procura di Palermo chiede di nuovo l'archiviazione, quindi Schifani viene archiviato. Ma, subito dopo, viene di nuovo indagato perché si sono scoperti altri elementi, non solo per associazione mafiosa ma anche per altri nove reati, tra i quali concorso in corruzione, concussione, abuso d'ufficio, scrive la procura, “in relazione all'acquisto dei decreti di finanziamento e al pilotaggio dell'asta inerente l'appalto per la metanizzazione della città di Palermo, e in particolare agli accordi raggiunti con Cosa Nostra per l'assegnazione della gara a un gruppo di imprese collegate con l'organizzazione mafiosa e agli accordi economici successivi per l'affidamento di noli autorizzati a imprese facenti capo direttamente o indirettamente a Cosa Nostra”.
Schifani e i fratelli Graviano (espandi | comprimi) Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale.
Scrivono i magistrati: “considerato, in base alle dichiarazioni dei collaboratori e all'attività di riscontri, il GICO non è stato possibile ricostruire in concreto quali interessi specifici o quali condotte in concreto abbia tenuto, lo Schifani – che è menzionato solo da Lanzalaco come soggetto che avrebbe fatto parte di un gruppo che a Parma avrebbe redatto i patti parasociali per il contratto di appalto – deve essere archiviato”. Il 2 marzo 2002 il GIP archivia la posizione di Schifani che nel frattempo è diventato capogruppo di Forza Italia al Senato.
A questo punto cosa succede? Altre due novità scoperte una sempre da Marco Lillo per il Fatto Quotidiano, l'altra da Lirio Abbate per L'Espresso, cioè due pentiti parlano e tirano in ballo pesantemente Schifani davanti ai magistrati di Palermo, che stanno indagando sulle dichiarazioni fatte da Spatuzza, il quale dice di aver visto un giorno Schifani in un capannone industriale frequentato dai Graviano.
Campanella è il primo pentito che parla ai magistrati e racconta che quando Schifani lo ha querelato perché Campanella l'aveva accusato di avere sistemato il piano regolatore di Villabate a seconda degli interessi della cosca di Nino Mandalà, il capomafia di Villabate che conosceva Schifani dagli anni Settanta perché erano stati soci nella Sicula Broker, Campanella dice che quando Schifani lo ha querelato ha mentito, perché ha minimizzato il suo ruolo nel mettere le mani sul piano regolatore di Villabate, mentre invece le mani ce le ha messe con diverse varianti che, a suo dire, erano state suggerite o comunque servivano agli interessi della cosca di Mandalà.
Il sindaco di Villabate presso il quale lavorava come consulente urbanistico Schifani era una cosa con il clan Mandalà, il famigerato sindaco Navetta.
Naturalmente, il comune di Villabate è stato sciolto per mafia due volte, a causa di questo grumo di interessi Navetta, prestanome di Mandaltà. Campanella perché parla? Perché era un politico dell'Udeur, ex democristiano, che faceva il presidente del consiglio comunale di Villabate, non è un mafioso che va in giro a sparare, è un mafioso col colletto bianco che si occupa di soldi e fa politica per conto della mafia, e oggi è pentito e racconta che c'erano forti interessi nel centro storico e nei terreni delle cooperative edilizie che sono stati in qualche modo risolti da Schifani nell'interesse di Mandalà, questo dice Campanella.
Naturalmente accuse tutte da verificare, noi sappiamo soltanto che Schifani è stato consulente di quel comune piuttosto puzzolente, fino a quando non è stato eletto senatore nell'aprile del 1996.
Altra novità: nuove rivelazioni di Spatuzza. Spatuzza, lo rivela l'Espresso questa settimana grazie a Lirio Abbate, è stato sentito l'anno scorso dalla procura antimafia di Firenze, dai PM che stanno indagando, sulle stragi del 1993 di Milano, Firenze e Roma, e ha detto che Schifani nei primi anni Novanta sarebbe stato decisivo per mettere in contatto Berlusconi e Dell'Utri con i fratelli Graviano. Si sa, e questo è ciò che rende non del tutto incredibile quello che dice Spatuzza, che Schifani alla fine degli anni Ottanta, lo scrive L'Espresso citando una fonte autorevole, aveva avuto già contatti con Dell'Utri, ben prima che nascesse Forza Italia. In quel periodo viaggiava spesso tra Palermo e Milano. Questa stessa fonte, scrive Abbate, rivela che Schifani veniva chiamato il “contabile” di Berlusconi. All'epoca era avvocato esperto di urbanistica, aveva tra i suoi assistiti Giovanni Bontade, fratello del boss Stefano che come è noto, secondo i giudici di Palermo, era legatissimo a Dell'Utri e Berlusconi, fu lui praticamente a battezzare l'assunzione di Vittorio Mangano nella villa di Arcore, poi questo Giovanni Bontade, il fratello del boss dei boss, è stato anche lui condannato per traffico di droga al maxiprocesso, poi è stato assassinato con la moglie nel 1988.
Altri clienti di Schifani, Domenico Federico che era socio di Bontade e un altro boss imprenditore Ludovico Visconti. Questo scrive Lirio Abbate per dire che voi sapete che il coté della mafia di Bontade è sempre stato considerato uno dei possibili flussi di finanziamento del gruppo Berlusconi negli anni Settanta, quando anche come racconta Massimo Ciancimino, la mafia investì nelle imprese e nei cantieri e nelle televisioni.
In quel periodo, dunque, sarebbe nato questo link tra Schifani e Dell'Utri che poi avrebbe portato, sempre secondo quello che dice Spatuzza, Schifani a diventare una specie di anello di congiunzione fra il clan dei Graviano e Dell'Utri e Berlusconi in un periodo nel quale poi noi sappiamo che nel 1993 i Graviano si prendono la responsabilità diretta ed esclusiva delle stragi, che secondo i magistrati e secondo molti collaboratori di giustizia servivano appunto ad accelerare, a spingere la nascita di questo nuovo soggetto politico che poi proprio Dell'Utri ha inventato e ha di fatto indotto Berlusconi a fondare tra il 1993 e il 1994.
Anche queste accuse, come quelle di Campanella, vengono da una fonte da verificare: è un mafioso, Spatuzza, che collabora con la giustizia, ma capite che essendoci stata un'inchiesta tre volte archiviata per mafia su Schifani, notizia che si è saputa dal Fatto quest'estate e che nessuno ha ripreso, adesso è probabile che i magistrati siano costretti a riaprire quest'inchiesta, perché come vi ho detto le archiviazioni, se emergono nuove notizie di reato, vengono revocate e si ricomincia a indagare. Scrive appunto Lirio Abbate che questa indagine verrà riaperta e a settembre, quindi praticamente adesso, i magistrati di Palermo interrogheranno Spatuzza e probabilmente torneranno a interrogare Campanella e tutti gli altri che hanno parlato di Schifani per vedere se c'è qualcosa di concreto e di ancora documentabile oggi su questi racconti che naturalmente risalgono a prima che Schifani entrasse in Parlamento, prima del 1996, o se c'è anche qualcosa di più recente.
Schifani e il palazzo dei mafiosi (espandi | comprimi) La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.
Quel palazzo incombe e mina la solidità, la stabilità di una piccola casetta dove abitano due anziane sorelle, le sorelle Pilliu. A Palermo le conoscono tutti, perché sono state tra le ultime persone a incontrare Paolo Borsellino, in quanto già nel 1992 si lamentavano per la protervia di questo costruttore mafioso che gli aveva fatto una casa sopra la loro, e che aveva fatto crepare la loro piccola casetta per via dei lavori di questo gigantesco stabile.
Eppure, per 18 anni, vent'anni, forse di più si sono battute invano, perché non riuscivano mai ad avere ragione. Chi aveva torno, cioè il costruttore mafioso coni suoi inquilini mafiosi, era assistito da Renato Schifani ed era una potenza di fuoco tale per cui queste poverette credevano di non avere più nessuna speranza. Ma proprio quest'estate, il 21 luglio, la corte d'appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado che era arrivata addirittura 8 anni fa, e ha stabilito che il palazzo del costruttore mafioso deve essere abbattuto almeno in parte perché deve arretrare di due metri e mezzo in modo da dare respiro e non minacciare più la stabilità della casetta delle sorelle Pilliu, che intanto è andata a ramengo e quindi deve essere consolidata spese dello Stato perché lo Stato non ha saputo difendere queste due sorelle dall'arroganza del costruttore mafioso e dei suoi amici, naturalmente il costruttore mafioso difeso dall'attuale presidente del Senato.
Questa è una delle poche storie a lieto a fine che si riesce a raccontare. Di tutto questo gli italiani non sanno nulla perché mentre sappiamo tutto della cucina Scavolini e dell'appartamentino a Montecarlo e della Ferrari di Tulliani e della schedina che non si sa se abbia vinto al superenalotto la Tulliani o Gaucci, e delle beghe familiari tra Gaucci e la Tulliani, non sappiamo niente di tutta questa storia che riguarda non la terza ma la seconda carica dello Stato. Perché? Perché non c'è nessun giornale, a parte l'Espresso e il Fatto, che abbia dedicato una riga a queste vicende.
Quando l'Espresso ha anticipato il suo scoop, l'unico quotidiano che ha ripreso la notizia oltre al Fatto Quotidiano è stata Repubblica che lo ha confinato in un trafiletto a pagina 25, praticamente invisibile.
Il giorno dopo Schifani ha detto: “sono indignato per questo nuove insinuazioni, ma sono pronto a farmi interrogare dai magistrati per chiarire tutto” ed è una posizione importante. Il presidente del Senato si dice pronto ad essere interrogato al più presto dai magistrati antimafia di Palermo che stanno indagando su eventuali sue partecipazioni alla mafia. Di questo stiamo parlando: stanno indagando su accuse di mafia nei confronti del presidente del Senato, lui fa un comunicato ufficiale dove dice che vuole essere sentito, è una cosa buona, magari dicesse “voglio essere sentito” e i giornali non scrivono una riga, nessuno a parte il nostro che lo mette in prima pagina. Perché? Perché chi ha censurato le accuse di Spatuzza e Campanella, chi non ha ripreso la notizia che Schifani ha avuto tre iscrizioni per mafia e tre archiviazioni per mafia non può dare conto della replica di Schifani, perché se uno legge la replica si domanda: “ma perchè Schifani vuole essere interrogato su questioni di mafia?” Se nessuno ci ha raccontato che è stato accusato di mafia da qualcuno? Se censuri la notizia devi anche censurare la replica, censura chiama censura, così, mentre da una parte tutti gli italiani sanno delle pagliuzze eventuali di Fini o di suo cognato, nessuno conosce le travi del presidente del Senato. E che differenza c'è tra Fini e Schifani? Sono tutti e due del centro destra, uno ha i capelli e l'altro no, aveva il riporto ora nemmeno quello. La vera differenza è che uno si è scostato da sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere e hanno cominciato a sparargli a vista, e non trovandogli travi hanno cercato di inventare delle pagliuzze.
Dall'altro lato c'è un signore che ha delle travi grosse così, almeno da spiegare, non dico che le abbia fatte, ma almeno le deve spiegare, e non c'è nessuno che ne parla e nessuno che lo sa per la semplice ragione che è rimasto a corte e non si sogna nemmeno di allontanarsene. E nessuno si allontanerà da quella corte, dopo aver visto che fine ha fatto quello che se ne è allontanato quest'estate.
Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.
Buona settimana, passate parola.
Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato un disegno di legge volto a proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a rafforzare la libertà di stampa. In sostanza i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi.
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di imbavagliare l'informazione del Paese con un Disegno di legge che anche l'ONU ha bocciato senza appello.
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al 17° posto ed è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà ancora la classifica.
L'Italia, invece, è al 72° posto (penultima in Europa, peggio della Corea del Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta "parzialmente libera". Se la legge bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso. (clicca e scarica il rapporto "Freedom of the presse 2010")
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record: un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto +0,4%, che la posiziona come fanalino di coda fra i maggiori paesi europei. Il presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora confida a Bossi di un pericolo Grecia per l'Italia.
Mi viene da dire che Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi. Peccato che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non ha bisogno né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro. Perché di Mastella ne abbiamo già
avuto uno, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con la Merkel in Italia e Berlusconi in Germania. Giusto il tempo di portarli a crescita zero. E sempre che lo vogliano.
Buongiorno a tutti, si avvicina la ripresa delle attività, questo è il penultimo Passaparola registrato prima delle vacanze, credo che questi Passaparola così un po’ a volo pindarico ci aiutino a guardare un po’ più dall’altro la nostra realtà e magari a capire meglio quello che succede.
Molto spesso ci sono commentatori che non è che non capiscono quello che succede, fanno finta di non capire quello che succede, pensate soltanto a quanta ipocrisia intorno alle leggi vergogna, quanti paraculi ci hanno raccontato che le leggi vergogna con qualche aggiustamento, con qualche emendamento possono funzionare e quanti altri dicono: ma perché Berlusconi continua a occuparsi di queste faccende, della giustizia quando c’è un paese in crisi profonda, non si sa quante imprese riapriranno i battenti dopo l’estate, quanta gente perderà ancora il lavoro, quanto crollerà ancora il reddito degli italiani e lui si occupa soltanto di queste cose?
Ma è il suo dovere, la sua missione, è entrato in politica per quello, non è mica entrato in politica per risolvere gli affari nostri, è entrato in politica per risolvere gli affari suoi, non solo suoi, ma di un’intera classe dirigente cresciuta e selezionata in questi anni a sua immagine e somiglianza o da lui o comunque secondo criteri simili ai suoi che ha un disperato bisogno di leggi per impedire i processi, le indagini, le intercettazioni, la libertà di stampa, perché? Perché hanno una tale montagna di merda da nascondere che se venisse fuori in aule di giustizia o sugli organi di informazione, non potrebbero più restare nei posti dove sono.
Qualche tempo fa per il fatto mi sono divertito proprio a fare una specie di lista della spesa della nostra classe dirigente, di quelli che sono nelle posizioni di vertice, ci si rende conto che è sembra il museo Lombroso di Torino, dove ci sono questi cranietti in forma Aldeide, facce e crani che costituiscono reati soltanto a vederli, anche senza sapere cosa hanno fatto, andiamo a vedere un po’ quelli che comandano in Italia come sono messi e poi capiremo, secondo me molto meglio, perché fino a quando non verrà giù tutto questo sistema, questa classe dirigente, il Parlamento non potrà fare altro che occuparsi di bloccare continuamente iniziative della Magistratura e quel pochissimo che resta della libertà di stampa, intanto abbiamo il Presidente del Consiglio che sappiamo che razza di personaggino è, la sfangata in una quindicina di processi, ora per amnistia, ora per prescrizione del reato spesso propiziata dalla legge ex Cirielli che aveva fatto lui, per avere depenalizzato il suo reato di falso in bilancio, per insufficienza di prove, quasi mai perché è stato ritenuto innocente e in più ha dei processi in corso, ne ha tre a Milano, Mediaset e Media Trade per appropriazione indebita, falso in bilancio e evasione a fiscale, poi ne ha uno a Milano per corruzione in atti giudiziari, il processo Mills, quest’ultimo è già stato ritenuto colpevole fino in Cassazione, reato alla fine prescritto, Berlusconi non ha ancora avuto la prescrizione perché i tempi per lui sono stati congelati nell’anno e mezzo in cui il processo è rimasto sospeso per il lodo Alfano e poi è stato di nuovo bloccato per illegittimo impedimento, quindi tutto questo tempo morto viene calcolato e aggiunto al termine di prescrizione che ordinariamente sarebbe scaduto nel novembre dell’anno scorso.
Poi c’è l’inchiesta di Trani trasferita in parte a Roma, dove Berlusconi è indagato per minacce a organo dello Stato, all’AgCom per ottenere la multa che avrebbe dato alla RAI il pretesto di chiudere Annozero. Il suo braccio destro, Previti, è un pregiudicato, 7 anni e mezzo di galera definitivi per corruzione giudiziaria, quindi è stato addirittura espulso dal Parlamento, non ci può più rientrare, interdizione perpetua dai pubblici uffici, il suo braccio sinistro, il Marcello Dell’Utri è stato condannato anche in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, aveva già una condanna definitiva a 2 anni e tre mesi per frode fiscale, false fatture cumulate con alcuni patteggiamenti per falso in bilancio per la gestione allegra di Publitalia e le ruberie sui fondi neri di Publitalia, ha un processo in appello che ha bloccato in extremis questa estate con una richiesta di trasferimento di dimissione a altra sede per legittimo sospetto in base alla legge Cirami, una di quelle leggi che il centro-sinistra doveva abolire secondo quello che aveva raccontato, in realtà lasciato in vigore e Dell’Utri l’ha utilizzata per allontanare il momento della sentenza che è abbastanza imminente e quello è il processo dove Dell’Utri è accusato di avere organizzato un complotto di falsi pentiti per calunniare i veri pentiti che sono quelli che accusano lui, ma accusano anche i capimafia in base a quei pentiti sono stati condannati tutti i capi della cupola, non è che sono altri i pentiti e poi ha un altro processo per estorsione mafiosa a Milano, ne abbiamo parlato qualche mese fa, è quello dove Dell’Utri è accusato di fare fatto minacciare dal Boss di Trapani Virga, un imprenditore, Garraffa dal quale Dell’Utri pretendeva in nero 750 milioni di lire come ritorno della metà del valore di una sponsorizzazione che Publitalia aveva procacciato alla squadra di pallacanestro di questo Garraffa, la pallacanestro Trapani.
Anche Dell’Utri è ben messo anche perché poi è pure indagato per lo scandalo dell’eolico e della P3. Il coordinatore del partito, uno dei 3 coordinatori nazionali, quello più importante, Denis Verdini è indagato per corruzione nello scandalo dell’eolico e è anche indagato per violazione della legge Anselmi, per avere ricostituito un’associazione segreta e una nuova P2, la P3 insieme a Carboni e a quegli altri galantuomini.
Il vicecoordinatore nazionale Giancarlo Abelli, di Milano, ciellino, ex democristiano già beccato per strane consulente non fatturate ai tempi dello scandalo del Prof. Poggi Longostrevi, è stato di nuovo beccato recentemente nell’inchiesta sulla’‘ndrangheta a Milano, quella del blitz con cui Ilda Boccassini ha fatto arrestare circa 300 ‘ndranghetisti legati a vari uomini politici che volevano mettere le mani su Expo 2015 a Milano e è risultato dalle carte che questo gentiluomo aveva preso voti da alcuni di questi signori.
Poi ci sono i Ministri, il Ministro Matteoli è sotto processo per favoreggiamento con l’accusa di avere avvertito l’ex Prefetto di Livorno che c’erano intercettazioni su di lui in un’indagine sugli abusi edilizi all’Isola d’Elba, processo che è stato bloccato dal Parlamento con ogni sorta di artifizi, ho raccontato tutto nel dettaglio nel libro “Ad personam” e poi c’è Fitto, Raffaele Fitto, l’ex governatore della Puglia che è stato rinviato a giudizio, credo già due volte, oppure una in udienza preliminare e l’altra già approdata a rinvio a giudizio per vicende di corruzione, associazione a delinquere, finanziamento illecito, tangenti provenienti, secondo l’accusa dalla famiglia Angelucci, dai re delle cliniche editori di Libero e del Riformista a spese dei contribuenti ovviamente.
Poi ci sono altri due Ministri che sono addirittura pregiudicati Maroni lo sappiamo tutti, la leggendaria condanna per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per avere picchiato dei poliziotti durante la perquisizione a Via Bellerio e Bossi pregiudicato sia per la maxi tangente Enimont, 200 milioni da Carlo Sama e poi finanziamento illecito e poi per istigazione a delinquere per avere detto che bisognava andare a prendere quelli di Alleanza Nazionale casa per casa e fare giustizia e poi altre cose minori come le indagini di Verona sulla costituzione di una banda armata come le Camicie Verdi.
Poi abbiamo i sottosegretari Gianni Letta indagato, salvo notizie contrarie che finora non sono arrivate, però a Lagonegro per lo scandalo degli appalti per il catering dei centri di raccolta per profughi stranieri, Bertolaso indagato per corruzione nello scandalo della protezione civile e degli appalti del G8, Brancher imputato a Milano per i soldi, circa 300 mila Euro che gli avrebbe dato Fiorani per costruire una lobby favorevole al Governatore Fazio e a tutti i furbetti del quartierino, Cosentino e basta la parola, c’è un mandato di cattura che pende sul suo capo ormai da 8/9 mesi per concorso esterno in associazione camorristica, 8 collaboratori del clan dei Casalesi lo indicano come il referente politico di Gomorra.
Il viceMinistro della Giustizia Caliendo, anche lui indagato per la storia della P3, non a caso relatore della norma sulle intercettazioni telefoniche, ex magistrato, anzi forse magistrato in aspettativa, questo meraviglioso governo gode della fiducia e l’ha già ottenuta una trentina di volte in due anni, di un Parlamento che gli somiglia perché il Parlamento italiano conta 24 pregiudicati, salvo errori o omissioni e 90 tra imputati, condannati in primo e secondo grado, prescritti etc..
Anche al Parlamento europeo abbiamo un’eccellente rappresentanza perché abbiamo pregiudicati per finanziamento illecito come Patriciello, di nuovo imputato per storie di malaffare in Molise, Borghezio condannato definitivamente per incendio doloso e Bonsignore condannato per tentata corruzione e poi abbiamo indagati tipo Mastella per quelle belle cose che faceva insieme alla moglie nella sanità e nei posti pubblici della Campania.
Molti sindaci anche sono indagati è il federalismo penale, molti sindaci e molti governatori, la Moratti è indagata per abuso d’ufficio per le consulenze facili concesse al Comune di Milano, è indagata per lo smog e per lo smog a Milano è indagato anche il governatore Formigoni, poi ci sono i sindaci leghisti condannati per razzismo come Tosi definitivamente e Gentilini in primo grado, poi c’è il Sindaco di Salerno, De Luca, ha una sfilza di pendenze, è stato salvato dalla prescrizione nel processo per smaltimento abusivo di rifiuti dopo avere promesso solennemente in cambio della sua candidatura a governatore della Campania che avrebbe rinunciato alla prescrizione, l’ha incassata questa estate e l’ha portata a casa in appello, in primo grado era stato condannato e poi è ancora imputato in due dibattimenti per associazione per delinquere, concussione, truffa, falso e altre simpatiche accuse.
Poi c’è Cammarata Diego, il sindaco di Palermo di nuovo piena di immondizia da fare schifo, Cammarata è indagato per abuso d’ufficio. Poi ci sono i governatori, ne abbiamo 6 su 20 indagati, quindi una bella media anche tra di loro, Formigoni l’ho detto, poi c’è Raffaele Lombardo il governatore della Sicilia che è indagato per mafia a Catania e per abuso d’ufficio, poi per avere messo in piedi un ufficio stampa che sembra l’esercito americano tanto è nutrito, tanto paghiamo noi! Scopelliti, il neogovernatore della Calabria era già imputato prima di essere eletto per omissione in atti di ufficio e recentemente è stato beccato a cena con un boss della’‘ ndrangheta . Poi c’è De Filippo il governatore della Basilicata che è ancora indagato per favoreggiamento in un’indagine aperta a Potenza da Woodcock, poi c’è Iorio il governatore del Molise che è indagato per concussione e abuso, poi ci sono gli ex governatori e qui non finiremmo più, abbiamo Del Turco imputato per corruzione in udienza preliminare, abbiamo Cuffaro condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento mafioso e adesso è di nuovo udienza preliminare per l’altro processo per concorso esterno in associazione mafiosa, dove i PM hanno addirittura chiesto di condannarlo a 10 anni.
Politica, economia, giornalismo e Chiesa nel Paese di Berlusconi
I vertici della protezione civile sappiamo come sono messi, sono tutti tra l’ora d’aria e i domiciliari, c’è pure un cardinale indagato, il Cardinale Sepe, Vescovo di Napoli che era il capo della propaganda Fide e gestiva il patrimonio immobiliare sterminato del Vaticano, non tanto per raccogliere soldi per i poveri e le missioni, quanto per fare ogni tanto anche qualche favore a gente tipo Lunardi, Bertolaso, Bruno Vespa è un suo inquilino affezionatissimo.
E abbiamo anche insigni gentiluomini di Sua Santità come Balducci arrestati e indagati, per i monarchici abbiamo l’erede al trono imputato, Vittorio Emanuele si era detto: ah l'hanno arrestato quei pazzi Woodcock, quelli Potenza, finirà tutto nel nulla, l'inchiesta è passata a Roma e persino Roma, la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata a vari traffici nel mondo del slot machine, proprio una cosa da principe!
I Presidenti emeriti della Cassazione ne abbiamo due che sono uno meglio dell’altro, uno era Mirabelli quello che telefonava con Pasqualino Lombardi, quello della P3 e l’altro è Antonio Baldassarre che qualche anno fa ha capeggiato una cordata per prendere Alitalia e poi si è scoperto che era una cordata di cartapesta, infatti è indagato per millantato credito.
Governatore della Banca d’Italia, quello attuale non ha problemi, il suo predecessori, Fazio è sotto processo per aggiotaggio delle scalate bancarie sia nel caso Unipol, sia nel caso Fiorani Antonveneta, il Gota di Confindustria è una meraviglia a cominciare dalla Presidente Marcegaglia, la cui ditta di famiglia, quella fondata dal famoso Steno Marcegaglia ha patteggiato come azienda per corruzione nello scandalo dell’Enel power a Milano e per di più il padre è stato di nuovo indagato di recente per smaltimento illegale di rifiuti tossici.
Poi c’è il gruppo FIAT – Agnelli che è sotto processo con i suoi supermanager Grande Stevens e Gabetti a Torino per lo scandalo dell’equity swap, anche lì sono reati finanziari ai danni della borsa, dei risparmiatori, la Telecom di Tronchetti è nei guai sempre di più per lo scandalo della security e dello spionaggio di Tavaroli e poi abbiamo grandi ditte, il riciclaggio miliardario di Fastweb, quello di Finmeccanica, la Parmalat, che ancora è sotto processo insieme a una serie di banche italiane e americano che hanno contribuito al crac, l’Unipol, l’Impregilo , pensate lo scandalo dei rifiuti che coinvolge oltre all’Impregilo anche un altro ex governatore celeberrimo, Bassolino, ce lo eravamo dimenticato, abbiamo Ligresti che passa da condanne a indagini in continuazione, abbiamo Geronzi che ha ancora un bel po’ di processi sia per gli scandali della Cirio, sia della Parmalat, abbiamo le forze dell’ ordine e i servizi di sicurezza in grande spolvero, il Sismi di Pollaro e Pompa è sotto processo a Perugia per i dossier illegali accumulati in quell’ufficietto riservato di Via Nazionale a Roma, il Dis (Centro di coordinamento di tutti i servizi segreti capeggiato da Gianni De Gennaro che è stato appena condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza di un funzionario di polizia che doveva stare zitto, coprire le responsabilità dei vertici della Polizia Municipale nel G8 di Genova del 2001 e per quei pestaggi, per quelle sevizie tra torture alla Diaz e torture alla caserma di Bolzaneto abbiamo ben 73 tra dirigenti e agenti di polizia condannati già in appello, nessuno di questi è stato rimosso, nessuno! Chi vogliono rimuovere? Giocacchino Genchi, quello collabora con le procure, mica va a massacrare la gente in giro, quello sì, è stato sospeso e adesso lo vogliono destituire, è già stato sospeso e lo vogliono destituire.
Poi abbiamo l’ex comandante della Guardia di Finanza, il Generale Roberto Speciale condannato in appello per peculato perché si faceva portare le spigole fresche quando andava in alta montagna, arrivava proprio una spigola aviotrasportata a spese nostre, 18 mesi di reclusione in appello, il Comandante in capo attuale del Ros dei Carabinieri, il Generale Ganzer è stato condannato a 14 anni in primo grado dal Tribunale di Milano per traffico internazionale di droga e anche lui gode della fiducia del governo e del Parlamento e ci mancherebbe, con il governo e il Parlamento che abbiamo volete che non abbiano fiducia di uno condannato in primo grado a 14 anni per traffico di droga, ma è un Marocchino che spaccia erba agli un angoli delle strade, è uno serio, è uno che si è beccato 14 anni in primo grado, massima fiducia, rimane al suo posto, combatte la droga con una condanna per traffico di droga.
Il Ros ha una grossa tradizione, perché l’ex capo del Ros, il Generale Mori è imputato insieme al suo braccio destro il Colonnello Obinu per avere mancato o forse per non avere voluto catturare Provenzano nel 1995, quando ce l’avevano lì pronto in un casolare di Mezzojuso e averlo lasciato scorrazzare per un’altra decina di anni, sapete che Provenzano con il suo Maggiolone verde andava addirittura a trovare Vito Ciancimino a Roma e Ciancimino era agli arresti domiciliari, ma quando arrivava Provenzano si voltavano tutti dall’altra parte.
Infine ci siamo noi, che non commettiamo reati e che dovremmo cominciare a domandarci dove abbiamo sbagliato, perché o abbiamo sbagliato noi o hanno sbagliato loro, il problema è che ci sono molte persone oneste che non commettono reati che poi al momento di andare a votare continuano a votare per i ladri, forse sarebbe il caso di smettere, visto che come dimostrano i dati dell’economia che sono sempre peggiori rispetto a quelli del giorno precedente.
Questo sistema fondato sul malaffare, sul crimine del potere, sulla corruzione e su tutti i contorni, non ci conviene proprio dal punto di vista economico e quindi se conoscete qualcuno che vota per dei ladri, ditegli di smettere, passate parola!
Testo:
Buongiorno a tutti, oggi smontiamo un altro luogo comune, un altro di quelli slogan, come quello della separazione delle carriere che ci vengono bombardati da anni e che molti finiscono per prendere sul serio proprio perché il martellamento ha questo di bello, lo diceva già Goebbels ripeti una bugia 10/20/30 volte, alla fine diventerà una verità, mi riferisco a quell’espressione incredibile di grande presa che è quella dei pentiti a rate o a orologeria, l’hanno ritirata fuori per cercare di screditare Gaspare Spatuzza, il quale avrebbe fatto delle rilevazioni non tutte subito, ma scaglionate nel tempo.
Imputati che parlano
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Intanto diciamo subito una cosa: chi sono i pentiti? Noi abbiamo creato questa categoria dello spirito, i collaboratori di giustizia, in realtà i pentiti non esistono, esistono semplicemente degli imputati che si comportano in modo diverso a seconda della loro scelta processuale, ci sono degli imputati che parlano e degli imputati che non parlano, tra gli imputati che parlano ci sono quelli che dicono la verità e qui che raccontano balle, è un diritto dell’imputato in Italia raccontare balle ai giudici, quindi non c’è problema, all’estero, in America c’è l’oltraggio alla Corte, ti danno una pena aggiuntiva se scoprono che hai pure mentito nel processo, perché?
Perché è assurdo consentire all’imputato di prendere in giro i giudici, hai il diritto di tacere sulle cose tue, negli Stati Uniti, per esempio, ma se parli devi dire la verità, da noi invece c’è il diritto di tacere e c’è anche il diritto di mentire, va beh pazienza, siamo generosi!
Quindi l’imputato può decidere di stare zitto, oppure di parlare e se parla può dire la verità o può raccontare balle, se l’imputato dice la verità e fornisce ai magistrati degli elementi utili per scoprire autori di reati che senza le sue parole non si scoprirebbero, ecco il collaboratore di giustizia che se appartiene a organizzazioni come la mafia, ‘ndrangheta o camorra che vivono dell’omertà dei loro membri e quindi già si sa che se un loro membro viola il giuramento del segreto e parla e denuncia reati di altri suoi complici oltre ai suoi, viene eliminato fisicamente e se non si riesce a eliminarlo fisicamente perché è ben protetto, si eliminano suoi familiari, vendette trasversali per farlo stare zitto o per farlo ritrattare, allora lo Stato decide che è conveniente per l’interesse pubblico, proteggere questa persona per vietare che venga eliminata o che venga eliminato qualche suo parente e è conveniente anche dare degli incentivi ai criminali delle grandi organizzazioni mafiose, terroristiche etc., perché essendo delle organizzazioni compartimentate e impenetrabili, spesso l’unico modo per scoprirne i segreti, gli arcani è quello di far parlare qualcuno dall’interno, ecco quindi la legislazione premiale, per i pentiti non l’abbiamo mica inventata noi, l’hanno inventata gli americani molto prima di noi e noi l’abbiamo, in parte, importata anche se la nostra è molto diversa.
Gli incentivi sugli Stati Uniti per i delinquenti che collaborano, arrivano addirittura all’impunità perché in America non è obbligatoria l’azione penale e quindi si può decidere di non aprire un processo nei confronti di un mafioso che collabora, questo mafioso non verrà mai condannato né processato per i suoi crimini e vivrà da incensurato per tutta la vita, protetto a spese dello Stato. Da noi invece c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, quindi li si processa, se colpevoli li si condanna, ma si concedono delle attenuanti, degli sconti di pena stabiliti per legge in cambio della loro collaborazione, solo lì si riesce a convincerli e a rompere il vincolo dell’omertà e a superare la paura che comunque avranno sempre che l’organizzazione di cui facevano parte li raggiunga anche in capo al mondo e li elimini o elimini qualcuno dei loro parenti, è per questo che abbiamo la legge sui pentiti, legge che è stata poi codificata e perfezionata da Giovanni Falcone quando era al Ministero, legge che ha pagato con la vita Falcone, perché soltanto dopo la sua morte è stata perfezionata come la voleva lui e poi è stata snaturata nel 2001 dal centro-sinistra e centro-destra insieme quando si decise che i pentiti erano troppi, non i mafiosi erano troppi, i 30 mila mafiosi irriducibili, no erano troppi quei 1200/1300 pentiti che c’erano, quindi si decise di sfoltire e infatti ci sono riusciti, da allora non si è quasi più pentito nessuno, uno dei pochissimi della mafia vera che si sono pentiti è Gaspare Spatuzza, il quale è un pentito molto strano perché è molto più pentito dei pentiti normali, nel senso che non è un collaboratore di giustizia nel senso che ha fatto i suoi conti e ha capito che gli conveniva schierarsi dalla parte dello Stato, ha avuto proprio una specie di folgorazione religiosa, tant’è che ha avuto un percorso con il Vescovo de L’Aquila dove era detenuto, ha avuto la crisi mistica. Sta di fatto che comunque anche con la crisi mistica per chi ci crede e per chi non ci crede, bisogna comunque andare a verificare quello che uno dice, ci interessa a noi quando lo dicono? Personalmente a me non me ne frega niente di quando lo dicono, l’importante è che quando lo dicono, dicano la verità, il fatto che il pentito non dica tutto subito è umano, intanto prima ti raccontano le cose proprie e poi ti raccontano le cose degli altri, magari hanno degli amici carissimi che ne hanno combinate di tutti i colori e quindi per non fare la spia magari cercano di salvare qualcuno dei loro amici carissimi, mentre invece il pentito per avere la protezione e mantenerla deve dire tutto, poi mettetevi nei panni di uno che è stato mafioso per 50 anni, da quando aveva i pantaloni corti e deve raccontare tutto subito, magari non si ricorda tutto, magari gli vengono in mente delle altre cose mesi dopo, anni dopo, magari viene in mente al giudice di chiedergli una notizia che lui magari non si era ricordato oppure non era importante, non gli sembrava importante, invece il giudice ha scoperto delle altre cose e chiede delle conferme al collaboratore di giustizia e magari quello dice: ah già è vero, avevo sentito dire quella cosa o avevo visto quella cosa, non l’ho fatta io, non l’avevo raccontata, non me l’ero ricordata, il pentito ti serve sempre, lo devi proteggere sempre perché potrebbe venire utile in qualsiasi momento.
In America non c’è problema, quando il pentito parla, aggiunge, lo si sta a sentire, si verifica se è vero ok, se non è vero pazienza, in Italia abbiamo dal 2001 questa legge folle, la Fassino – Napolitano che ha tolto beneficio ai pentiti, ha tolto attenuanti e in più li ha obbligati a dire tutto entro 6 mesi, i primi 6 mesi sono decisivi, devono dire tutto almeno dettagliare l’indice delle cose che vorranno dire se non fanno in tempo poi a entrare nei particolari, bisogna sapere i titoli dei capitoli dei delitti che vuole affrontare, e se si ricorda qualcosa dopo? E se oggi un pentito dopo i 6 mesi decide per ragioni sue di rivelarci chi ha ucciso il Generale Dalla Chiesa, cosa facciamo buttiamo via? Stante così la legge è esattamente quello che prevede, dopo i 6 mesi non vale più.
Ci dicono che Spatuzza ha raccontato di quello che gli raccontò Graviano Giuseppe su Berlusconi, Dell’Utri e le stragi dopo i primi 6 mesi e questo non varrebbe, in realtà la Cassazione ha detto che i 6 mesi valgono per le cose che sai di tuo perché le hai fatte tu, non perché te le ha dette un altro, se le cose te le ha dette un altro le puoi dire anche dopo, ma in ogni caso per questa ragione, per avere detto cose su Berlusconi dopo i 6 mesi, contro il parere delle procure antimafia e della Procura nazionale antimafia, la Commissione del Governo presieduta dall’On. Mantovano ha negato il programma di protezione a Spatuzza, così chi volesse fare come Spatuzza già sa che certi nomi non li deve fare.
Zitto Spatuzza, zitti tutti
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E’ un sasso in bocca è un segnale a lui e agli altri, ma questa storia dei pentiti a rate è interessante perché ci viene sempre detto: negli altri paesi non si consente ai pentiti di raccontare le cose quando vogliono loro.
Al processo Andreotti venne a testimoniare Richard Martin, chi era? Era il Procuratore Federale di Manhattan che ha collaborato con Falcone nella megaindagine sul riciclaggio tra la mafia siciliana e la mafia americana detta Pizza connection e poi è diventato il rappresentante speciale degli US General Attorney e infine è diventato special assistent US Attorney presso la Procura federale del distretto meridionale di New York perché è importante Dick Martin? Perché Dick Martin ricevette le prime confidente di Buscetta nel 1983, Buscetta era detenuto negli Stati Uniti e poi fu estradato in Italia e cominciò a parlare con Falcone, ma prima di parlare con Falcone aveva già parlato con Dick Martin e a quest’ultimo aveva rivelato di sapere che Andreotti era uomo di mafia, perché l’aveva detto all’americano e non l’ha poi detto al giudice italiano? Perché in America non è obbligatoria l’azione penale e quindi lui aveva detto: qui lo dico e qui lo nego, le dico Andreotti ma lei non ci faccia niente perché tanto io… in Italia un giudice sarebbe obbligato a aprire un fascicolo su Andreotti, in America possono fregarsene tranquillamente e poi comunque non erano competenti i giudici americani nel giudicare Andreotti, quindi Buscetta ha confidato a Dick Martin, fin dal 1983, 9 anni prima di dirlo a Caselli e ai magistrati di Palermo, il nome di Andreotti, quando Falcone gli chiese di parlare di mafia e politica, Buscetta disse: meglio di no perché ci prendono per matti e ci mettono in manicomio e ci ammazzano tutti e due.
Decise di parlarne quando il sistema di cui Andreotti era uno dei perni, il prima Repubblica, crollò nel 1992 e quando Falcone morì, come risarcimento morale, lui Mannoia e altri cominciarono a parlare dei rapporti mafia – politica, questa è un’altra spiegazione del perché ogni tanto parlano a rate, ma cosa dice Dick Martin al processo Andreotti? Spiega com’è il sistema americano che prevede proprio i pentiti a rate, dice: già nel 1985 a una mia domanda sul livello politico di Cosa Nostra in Italia, Buscetta mi rispose: dico un solo nome Andreotti!
Da noi, spiega Martin, non esiste alcun obbligo di dire tutto e subito, ma solo l’obbligo di dire la verità, come mi insegnò Falcone, sviluppare la testimonianza di uno che è stato dentro un’organizzazione come Costa Nostra non è semplice, non è una cosa che si fa in una settimana o in un mese, quando uno ha vissuto come Buscetta 30 anni in Cosa Nostra, ci sarà un lungo periodo durante il quale si devono fare interrogatori, verifiche, anche in Italia Falcone non insisteva mai che qualcuno dicesse tutto subito, perché capita spesso che ci siano questioni, domande o informazioni che non sembrano rilevanti al momento e perché il testimone non può sapere tutto quello che serve al Procuratore, ma con il tempo possono venire fuori delle altre cose, delle altre domande, questo è il metodo utilizzato da Falcone anche con Buscetta, se dopo anni il collaboratore dice cose nuove, magari aprendo il discorso politico, per noi americani non fa differenza, se si parla di Cosa Nostra o di politica è sempre la stessa cosa, è sempre necessario fare le verifiche, ma non è proibita una testimonianza su un soggetto isolato anche se è stata resa dopo un lungo periodo.
Lo stesso Manganelli, oggi capo della Polizia, all’epoca Questore di Palermo, già capo del servizio centrale di protezione dei pentiti e dei testimoni disse al processo Andreotti: negli Stati Uniti ogni procuratore ha il suo pentito, cioè quello funzionale alla sua inchiesta, tant’è che il magistrato è definito prosecutor sponsor del collaboratore, con lui stringe un contratto, nessun altro giudice può utilizzare nel frattempo quel pentito, finito il processo se questi viene ancora richiesto fa un altro contratto, altrimenti esce di scena, sempre protetto.
Perché a Spatuzza è stata negata la protezione dal governo Berlusconi dopo che ha parlato di Berlusconi? Perché l’ha detto fuori tempo massimo? No, perché ha parlato di Berlusconi, ce la vogliono raccontare, ci vogliono dire che stiamo diventando come gli americani, la testimonianza di Dick Martin ci dimostra che il modello americano è esattamente quello che aveva importato Falcone in Italia e che abbiamo abbandonato grazie alla destra e alla sinistra infami che ci toccano in sorte nel 2001, non ce l’hanno con Spatuzza perché parla in ritardo, ce l’hanno con Spatuzza perché parla di Berlusconi, passate parola!
Buongiorno a tutti, queste puntate estive ci consentono di riflettere, dato che non possiamo seguire l’attualità perché ve l’ho detto, sono puntate registrate alla fine di luglio, danno l’opportunità di chiarire alcuni punti, smentire alcuni luoghi comuni, alcuni slogan che ci vengono sempre raccontati che a furia di essere ripetuti sono diventati dei dogmi di fede, anche se non hanno nessun fondamento nella realtà, ci credono tutti perché non si sente mai un contro canto, un’altra campana.
Separazione delle carriere, moltiplicazione del CSM
Uno dei luoghi comuni più diffusi e ne parlo perché credo che alla ripresa autunnale, non appena avrà sistemato i suoi processi con il lodo Alfano bis, Berlusconi ci metterà mano, ci proverà, è la separazione delle carriere, cos’è la separazione delle carriere?
E’ una proposta lanciata per primo da Licio Gelli nel suo famoso piano di rinascita democratica, ripresa da Bettino Craxi, che torna ciclicamente non solo nel clan berlusconiano, ma anche in una parte del centro-sinistra, i presunti garantisti, con il garantismo la separazione delle carriere non c’entra niente, lo vediamo tra un attimo, per stabilire che, chi fa il Pubblico Ministero lo faccia per tutta la vita, chi fa il giudice lo faccia per tutta la vita e non ci possa essere alcuno scambio tra l’una e l’altra funzione, che ciascuno proceda in una carriera separata, sottoposti i PM e i giudici a due Csm separati e che non si possano mai scambiare le due esperienze.
Si dice che è così in tutto il mondo, intanto tutte le proposte sono valide di per sé, non è che c’è un tabù, perché uno dovrebbe essere contrario alla separazione delle carriere? Non è mica scritto nel codice naturale, è una legge umana quella sulle carriere dei magistrati e può essere tranquillamente cambiata, dobbiamo domandarci se ci convenga cambiarla, se ci siano delle necessità che inducano a cambiare il sistema che ha retto in Italia per tutta la fase repubblicana, fino a oggi.
Cosa dicono i sostenitori della separazione delle carriere? Il PM rappresenta l’accusa, il giudice rappresenta una figura terza che deve stagliarsi al di sopra dell’accusa e della difesa e deve decidere, quindi non può essere un collega di carriera del PM, perché altrimenti tenderà a dare ragione al PM che è un suo collega, anziché all’Avvocato difensore, se così fosse dovrebbe risultare dalle statistiche, dovrebbe venire fuori dalle statistiche giudiziarie che ogni volta che un PM chiede qualcosa a un giudice, il giudice gliela dà.
Un appiattimento di questo genere sarebbe una buona prova del fatto che bisogna separarli e metterli su due binari che non si incontrano mai. In realtà dalle statistiche risulta esattamente il contrario, cioè che in 1/3 delle richieste del Pubblico Ministero in fase di indagine e nel 50% circa dei dibattimento, quando il PM chiede la condanna dell’imputato e il giudice deve decidere, il giudice decide diversamente rispetto alle richieste del PM, quindi quando il PM chiede di arrestare uno, il G.I.P. a volte glielo arresta, a volte no, quando il PM chiede di intercettare uno, il G.I.P. a volte glieli intercetta e a volte no, quando il PM chiede di perquisire o ispezionare o cose del genere un qualcuno, a volte il G.I.P. glielo concede e a volte no, quando il giudice deve decidere sulla richiesta di condanna dell’imputato nel dibattimento una volta su due di solito decide in maniera difforme rispetto alle richieste del Pubblico Ministero, quante volte abbiamo saputo di imputati per cui il PM chiede la condanna che vengono assolti, quante volte, meno, ma capita anche quello, il PM chiede l’assoluzione e il giudice condanna, oppure quante volte il PM chiede l’archiviazione e il G.I.P. gli ordina nuove indagini, le statistiche dimostrano che il giudice in media, poi ci possono sempre essere casi diversi, singoli, è autonomo dal PM anche se provengono dalla stessa carriera, che è poi l’ordine giudiziario.
Quindi non c’è nessuna ragione statistica per cambiare il sistema, si dirà: ma può capitare che Giudice e PM si mettano d’accordo, certo può capitare, può capitare che il PM e il giudice siano amici intimi di vecchia data, certo può capitare, come può capitare che il giudice sia amico dell’Avvocato o che il PM sia amico dell’Avvocato o che il PM sia fidanzato di un avvocatessa o che un giudice sia il fidanzato di un avvocatessa o che un Avvocato sia fidanzato di una giudice donna o di una PM donna, può capitare!
In questi casi scattano delle incompatibilità, è bene ogni tanto dare una ripulita, buttare un po’ di aria fresca, quindi magari criteri di rotazione, migliore verifica di eventuali incrostazioni che creano un giudice o un PM che sta per troppi anni nello stesso tempo, questo lo deve fare il Consiglio giudiziario in loco che è la longa manus del Csm e nel caso in cui ci siano delle incompatibilità ambientali, mandare via da un’altra parte il Magistrato troppo incistato nel luogo dove ha lavorato per troppo tempo, ma non è separando giudici e PM che si otterrà la sicurezza che l’uno non dà ragione all’altro perché è amico o perché è collega suo, perché le amicizie come nascono tra magistrati possono nascere tra Avvocati, frequentano tutti lo stesso ambiente anche se provengono da carriere diverse.
Senza contare che abbiamo visto molte sentenze aggiustate a causa di Avvocati di imputati eccellenti che si compravano i giudici, quindi in quel caso si sarebbero dovute separare le carriere degli imputati da quelle dei giudici o i conti Svizzeri degli imputati da quelli degli avvocati loro da quelli dei giudici.
Poi c’è un difetto logico in questa impostazione, di dire che per ottenere un giudizio equo il giudice non deve essere collega del PM, perché non basta mica separare la carriera del giudice da quella del PM, noi in Italia abbiamo 3 gradi di giudizio e 4 fasi di giudizio, l’udienza preliminare dove il PM si rivolge al G.I.P. per far rinviare a giudizio o condannare con rito abbreviato o con il patteggiamento l’imputato, poi c’è il dibattimento dove il PM si rivolge a un giudice monocratico per i reati lievi e a collegio di 3 giudici per i reati più gravi, poi c’è il processo d’appello dove il procuratore generale, che è il pubblico Ministero della Corte d’Appello, si rivolge a 3 giudici di appello, in caso di reati di sangue c’è la Corte d’Assise d’appello dove ci sono due giudici di professione togati e poi ci sono i giurati popolari, quelli con la fascia tricolore, presi a sorte tra i cittadini e infine c’è l’ultimo giudizio, quello di legittimità davanti alla Cassazione, dove il Procuratore generale, che è il PM davanti alla Cassazione, si rivolge a un collegio di 5 giudici o addirittura quando ci sono le sezioni unite di 9 giudici.
Non basta separare i PM dai giudici, bisognerebbe anche separare i giudici di primo grado da quelli del G.I.P. e i giudici di secondo grado da quelli di primo grado e i giudici di Cassazione da quelli d’appello, perché? Perché se è vero che un giudice soltanto perché è della stessa carriera del PM gli dà sempre ragione, sarà anche vero che il giudice d’appello tende a dare sempre ragione al Giudice di primo grado e allora che lo fai a fare l’appello se tanto il giudice d’appello se la intende con quello di primo grado e conferma quello che ha deciso quello di primo grado? E che lo fai a fare il ricorso in Cassazione se i giudici di Cassazione sono colleghi dei giudici di appello e quindi sono portati per colleganza a dare ragione ai giudici di appello? Vedete che bisognerebbe fare almeno una dozzina di carriere di magistrati: una per i pubblici Ministeri, una per i procuratori generali d’appello perché altrimenti ricalcano le richieste dei pubblici Ministeri di primo grado, una per i procuratori generali di Cassazione, altrimenti dicono la stessa cosa che hanno detto i PM in primo grado e i PG in appello, poi ci vuole una carriera per i G.I.P. che seguono le indagini, poi una carriera per i Gup che giudica sulle indagini e vanno o al rinvio a giudizio, oppure al proscioglimento o all’archiviazione o alla mancata archiviazione.
Poi ci vuole una carriera per i giudici di primo grado, poi anche una per il riesame, perché il riesame è quello contro il quale tu ricorri contro le decisioni del G.I.P., mica può essere della stessa carriera il riesame con il G.I.P., no darà ragione al G.I.P. e tu che lo fai a fare il ricorso al Tribunale della libertà; poi ci vuole una carriera per i giudici di appello e poi ci vuole una carriera per i giudici di Cassazione e speriamo che il processo finisca lì, perché sapete che molto spesso il processo torna indietro dalla Cassazione per un altro appello e quindi bisognerebbe avere dei giudici di una carriera diversa rispetto a quelli del primo appello per fare il processo di secondo appello e poi dato che il processo ritorna in Cassazione, ci vorrebbero addirittura due carriere di giudici di cassazione perché possano giudicare nel primo giudizio di Cassazione e nel secondo giudizio di Cassazione e vedete che arriviamo a 12 carriere, è una follia!
Si può partire dal sospetto che uno solo perché è collega di quell’altro, gli dà sempre ragione? Ma lo sappiamo nella nostra vita quotidiana, sono giornalista, non sono portato a dare sempre ragione ai giornalisti, ma ne critico tantissimi, criticano me tantissimi giornalisti eppure facciamo la stessa carriera!
I dentisti si danno tutti ragione? No assolutamente, c’è sempre quello che pensa di essere più bravo dell’altro e dice: sono meglio di lui, quindi non esiste questa storia per cui 9/10 mila giudici in Italia, dato che arrivano tutti dalla stessa carriera si danno tutti ragione tra di loro e le statistiche lo dimostrano, quante volte in appello viene cambiata la pena, nel caso in cui venga confermata la condanna, oppure viene ribaltata la sentenza di primo grado e quante volte la Cassazione annulla un giudizio di primo grado, per cui avendo 3 gradi di giudizio, facendo vedere gli stessi processi a tanti occhi diversi, è ovvio che il giudice dovendo decidere in coscienza, può avere una coscienza diversa da quella di un altro giudice, spessissimo capita che ci siano dei giudici che pensano di avercelo più lungo degli altri e che quindi cosa fanno? Fanno le pulci ai loro predecessori, a quelli che sono venuti prima, si divertono addirittura arrivando al parossismo dei giudici cavillosi come Carnevale che si “divertiva” a annullare le sentenze dei colleghi, solo perché avevano dimenticato un timbro, un numero di pagina o perché non avevano notificato un atto a non so chi!
Si dirà: ma siamo gli unici che non hanno la separazione delle carriere e quindi facciamo come gli altri, non è un buon motivo, naturalmente, non è che soltanto perché siamo gli unici, dobbiamo abdicare al nostro sistema, dobbiamo prima definire se è meglio il nostro o è meglio quello degli altri e poi non è vero che tutti gli altri paesi hanno la separazione delle carriere, non è vero che negli altri paesi chi fa il PM non possa fare il giudice e chi fa il giudice non possa poi fare il PM, anzi da quasi tutte le parti c’è interscambiabilità tra i due ruoli, in Francia i giudici e i PM appartengono a una sola carriera, come in Italia, ma il PM dipende dal governo, dall’esecutivo, anche se poi a garantire l’autonomia delle indagini c’è il giudice istruttore che invece è indipendente dal potere politico, però è chiaro che se il PM sotto controllo politico non ti avvia un’indagine, tu giudice istruttore come fai a recuperarla? Quindi è molto meglio il sistema italiano, dove anche il PM è indipendente, fa parte dello stesso ordine giudiziario, perché? Perché è semplice, la nostra il costituzione da questo punto di vista è perfetta, se la legge è uguale per tutti e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, questo principio deve essere garantito dal fatto che il Magistrato, il PM deve essere obbligato a coltivare le notizie di reato, purché siano minimamente fondate, che gli vengono denunciate o dai cittadini vittime di reati o dalla Polizia giudiziaria, oppure che lo scoprono loro, i magistrati facendo le loro indagini, se potessero scegliere quali fare e quali no, non sarebbe più uguale la legge per tutti, perché? Perché il giudice sceglierebbe a capocchia cosa coltivare e cosa no.
Il corollario di tutto questo è che i giudici e anche i PM devono essere indipendenti, perché se dipendi dal governo e il governo dice al PM: tu quell’indagine non la fai, il PM l’indagine non la fa e quindi la legge non è più uguale per tutti, perché il PM coltiva soltanto le notizie di reato che fanno comodo al governo!
Per questo è un sistema armonico, perfetto che non si può toccare perché se si tocca un elemento viene giù tutto e noi ci dobbiamo affezionare ai valori costituzionali perché è un interesse del cittadino l’indipendenza della Magistratura tutta, di chi promuove le indagini e di chi poi giudica su quelle indagini.
In Belgio è come il Francia, c’è un giudice istruttore indipendente anche in Spagna, lì le carriere sono separate, la Spagna è un raro esempio di carriere separate e naturalmente il PM è sottoposto all’esecutivo, dipende dal governo, in Germania e in Olanda, i giudici e i PM fanno un percorso di formazione unitario, dopodiché le loro strade si biforcano, ma nessuno vieta a chi è andato a fare il giudice di passare a fare il PM e viceversa, è molto frequente che si passi dall’una all’altra carriera, in Gran Bretagna non ci sono i PM, l’iniziativa penale la prende la polizia e quindi è tutto sotto il controllo del Governo.
Negli Stati Uniti non ci sono sbarramenti tra il Pubblico Ministero e il Giudice anche se lì il sistema è molto diverso perché ci sono addirittura i magistrati elettivi. In Portogallo è molto interessante il caso del Portogallo perché all’inizio, in origine le carriere dei giudici e dei PM erano separate, poi il dittatore Salazar le ha riunificate, perché? Perché gli faceva comodo averle tutte nello stesso ordine per metterci le mani sopra, quando è arrivata la rivoluzione dei Garofani nel 1974 e ha liberato il Portogallo dal regime, ha subito separato i giudici e i PM e li ha resi indipendenti, sistema cioè come in Italia, cos’è successo? Che separati gli uni degli altri, separati i PM dai giudici, i PM sganciati dalla cultura dell’imparzialità che deve avere il giudice sono diventati delle iene, delle specie di mastini ferocissimi, un po’ giustizialista come si direbbe in Italia, popolarissimi perché sono quelli che mettono dentro la gente e poi se quella gente viene scarcerata o assolta dicono: eh, avete visto, noi li ficchiamo dentro e poi arriva il giudice e li mette fuori, quindi sono diventati un pericolo pubblico anche per i politici che pensavano che separando le carriere avrebbero indebolito i PM, in realtà li hanno rafforzati, hanno creato una casta di mastini, di persecutori, quasi, perché? Perché non avevano più la cultura comune con quella dei giudici, per questo in Italia è importante che restino i PM dentro l’ordine giudiziario, perché il mestiere del PM e quello del giudice, non è molto diverso, nel processo svolgono due funzioni separate: uno chiede e l’altro decide, uno propone e l’altro dispone, uno indaga e l’altro giudica, ma l’obiettivo comune è la ricerca della verità, il PM la cerca e il giudice la fissa, la stabilisce, la sentenzia, ma il loro obiettivo è la verità, il PM non ha il cottimo sulle condanne, il PM buono non è quello che fa condannare tanta gente, è quello che fa condannare tanti colpevoli, non tanta gente purché sia, l’importante è avere un colpevole, no devi avere il colpevole vero e quindi può esistere un PM magnifico, bravissimo, anche se non fa mai condannare nessuno, perché? Perché ogni volta si convince che quello che ha preso non è il vero colpevole e quindi un buon PM deve chiedere l’archiviazione e poi l’assoluzione della persona se non è arciconvinto che quella persona sia colpevole, non vengono giudicati dal numero delle persone che fanno condannare i magistrati, ecco la differenza tra i poliziotti e i magistrati, sono due funzioni importanti entrambe, ma il poliziotto viene giudicato dalle statistiche, ogni anno i poliziotti vengono premiati in base al numero di blitz, di persone che hanno arrestato, di droga che hanno sequestrato, il magistrato no, il magistrato non deve far condannare tanta gente pur di risolvere un caso, no, deve far condannare quelli giusti!
Il Pubblico Ministero cerca la verità, non la condanna
Il suo obiettivo è la verità, verità che verrà accertata dal giudice, ecco perché devono far parte della stessa carriera, perché devono formarsi entrambi non alla cultura della polizia, ma alla cultura dell’imparzialità.
Devono saper giudicare le prove, saper giudicare le persone, saper distinguere i colpevoli dagli innocenti e saper distinguere quelli sui quali ci sono le prove e quelli sui quali forse c’è il sospetto che siano colpevoli ma non ci sono le prove e quindi non possono essere condannati, noi separando le carriere ci avvicineremmo al modello del Portogallo post Salazar, cioè magistrati indipendenti, PM e giudici, ma separati con i PM che, non avendo più la cartiera e la cultura comune con il giudice, perdono di vista l’obiettivo dell’imparzialità e della verità e vanno in cerca di risultati, vanno in cerca di tante perquisizioni, arresti, condanne e se non ottieni la condanna ti metti a sbraitare di fronte all’opinione pubblica dicendo: avete visto i giudici? Sono troppo buonisti, assolvono la gente colpevole, no, il tuo obiettivo è quello di cercare la verità, il PM non è la pubblica accusa, non è vero che il PM è l’Avvocato dell’accusa come ripete Berlusconi, l’Avvocato dell’accusa non esiste nel nostro ordinamento e meno male che non esiste perché se viene preso un innocente, il PM ha il dovere di scoprirlo innanzitutto lui, prima ancora del giudice, prima ancora di portarlo davanti a un Tribunale che il tizio è innocente, è una tutela per noi cittadini, il vero garantista vuole un PM con la cultura del giudice, vuole un PM che la chiude subito un’inchiesta se si rende conto che i poliziotti hanno preso la persona sbagliata, poi può sempre sbagliare e è per questo che abbiamo vari gradi di giudizio e non è che ogni grado di giudizio, se cambia il giudizio da un grado all’altro, allora vuole dire che quelli di prima hanno sbagliato, vuole dire spesso che quelli di prima hanno valutato diversamente lo stesso materiale delle prove, l’errore giudiziario è quando proprio sbagli persona! Ma attenzione a non confondere il compito dell’Avvocato con quello del PM, l’Avvocato ha il dovere professionale di far assolvere il suo cliente, sempre, di tirarlo fuori dai guai sempre, non gli deve interessare se il suo cliente è innocente o colpevole, lui lo deve difendere al meglio! Anche se in cuor suo sente che l’imputato è colpevole, lui lo deve far assolvere e se non se la sente deve rinunciare al mandato, non può esistere un Avvocato che si convince che il suo cliente è colpevole e chiede la condanna, commette una gravissima infrazione disciplinare, viene sbattuto fuori dal suo ordine, un Avvocato che non tutela gli interessi del cliente, il magistrato deve tutelare gli interessi della collettività, quindi se si rende conto che ha sbagliato o che non ci sono le prove, ha il dovere di chiedere al giudice che questa persona venga liberata e prosciolta, perché? Perché non è l’Avvocato dell’accusa, è l’Avvocato dei cittadini, è l’Avvocato della verità, nessuno lo paga per far condannare o per far assolvere qualcuno, è lui che deve decidere in coscienza e in scienza sulla base del materiale che ha raccolto se l’indagato è o non è colpevole e se non è colpevole è lui il primo che lo deve salvare.
Non ci può essere un paragone tra il ruolo dell’Avvocato difensore che è un ruolo privato, è una parte privata, pagata dal suo cliente che deve fare di tutto per salvare il suo cliente e il magistrato deve semplicemente chiedere al giudice di stabilire la verità, non ha né il dovere di far condannare, né il dovere di far assolvere, non lo paga nessuno per rappresentare un interesse di parte, un interesse privato, rappresenta tutti e infatti si chiama “Pubblico Ministero” è il nostro primo scudo in un processo penale, prima ancora dell’Avvocato se il PM è onesto e sa fare bene il suo mestiere, provvederà lui a trovare le prove che la persona non c’entra niente, se poi qualcuno non lo fa, vuole dire che sta facendo male il suo lavoro di PM, ma quando avremo le carriere separate, se il PM verrà lasciato indipendente dal governo rischierà quella deriva portoghese che vi ho detto prima, di diventare una specie di braccio armato della Polizia e allora ti saluto le inchieste sulle forze dell’ordine, sui servizi segreti, sui poliziotti che picchiano a Genova o a Napoli, sui Carabinieri che trattano con la mafia o trafficano in droga, te le saluto se il PM diventa la longa manus delle forze dell’ ordine e ti saluto i diritti del cittadino, perché se non c’è più niente tra noi e le forze dell’ ordine, non c’è più un organo imparziale che fa da cuscinetto, si salvi chi può, il vero garantista vuole, in Italia che il sistema rimanga così, che si puniscano magari i magistrati che lavorano male, o che lavorano poco o che non sono imparziali, ma che si lasci il principio dell’indipendenza del PM dall’esecutivo e anche il principio della sua formazione comune con il giudice, anzi molto meglio e qui c’è una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 30 giugno 2000, che chiede agli Stati di fare come in Italia, gli stati ove il loro ordinamento giudiziario lo consente, adottino misure per consentire alla stessa persona di svolgere le funzioni di PM e poi di giudice e viceversa e questo per la similarità e la complementarità delle due funzioni, quindi non è vero che il resto d’Europa va in controtendenza, il resto d’Europa va verso il modello italiano e l’Italia che può vantare una volta nella vita di avere inventato qualcosa di buono, sta cercando da anni di abbandonare questo sistema.
Il PM che ha fatto il giudice è un migliore PM, rispetto a uno che ha fatto solo sempre il PM perché sa valutare il valore di una prova e il giudice che ha fatto il PM è un miglior giudice rispetto a quello che ha sempre e soltanto fatto il giudice perché riesce a compenetrarsi nel lavoro del PM e quindi anche lui riesce a valutare meglio com’è nata una prova e quindi che valore dare a una prova e alla fine ci guadagniamo noi, tutti i cittadini, passate parola!
E' certamente vero che Berlusconi, con la legge sulle intercettazioni, vuole imbavagliare l’informazione, ma è anche vero che la stampa e le televisioni - anche quelle apparentemente più indipendenti - ci mettono del loro per imbavagliarsi da sole.
Prendiamo il caso di quel che è successo ieri. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo depositato alla Corte di Cassazione oltre due milioni di firme di cittadini italiani per abrogare con referendum tre leggi vergogna: il legittimo impedimento (ovvero quella legge che ha permesso e permette a Berlusconi di non farsi processare), la privatizzazione dell’acqua (ovvero quella legge che assicura l’utilizzo dell’acqua solo a chi può permettersi di pagarla, mentre dovrebbe essere un diritto di tutti) e le centrali nucleari (ovvero quella legge con cui il Governo Berlusconi ha stabilito di installare ben 13 centrali nucleari nel nostro Paese, con grave rischio per la salute, l’ambiente e il nostro futuro).
Non è una cosa di poco conto: una moltitudine enorme di cittadini italiani hanno sottoscritto le nostre proposte di referendum. Ora, la procedura è avviata e i cittadini, finalmente, potranno dire la loro su temi importantissimi che attengono rispettivamente a tre principi fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione: la legalità, l’uguaglianza davanti alla legge e la salute.
Eppure, nessun organo di stampa ha dato notizia dell’evento, nessun telegiornale ne ha parlato, nessun giornale lo ha riferito. Praticamente tutti gli organi di informazione ufficiali hanno ignorato e hanno fatto finta di non vedere e di non sapere.
Allora dobbiamo chiederci perché è avvenuto e avviene tutto questo. Per capirci qualcosa ho chiesto spiegazioni a un serio giornalista parlamentare che ho incontrato questa mattina a Montecitorio. Mi ha risposto che ciò era dovuto al fatto che l’Italia dei Valori non ha collegamenti lobbistici adeguati con le varie redazioni giornalistiche e televisive e, per questa ragione, la nostra azione politica e parlamentare viene costantemente ignorata se non addirittura boicottata (anche su istigazione di altri gruppi parlamentari). Insomma, mi ha consigliato di “piazzare” qualche giornalista “amico” nelle redazioni dei giornali.
No, non voglio farlo. Per rispetto proprio dei giornalisti e della loro professione, credo sia meglio che l’informazione rimanga veramente indipendente. Non bisogna irretire i giornalisti con blandizie e promesse. Soprattutto credo sia un peccato cercare di comprare i loro favori.
Però, mi sono cadute le braccia nel constatare l’assoluto silenzio con cui la stampa ha reagito al deposito delle firme referendarie. D’accordo avercela con me o con l’IdV per le nostre battaglie di legalità, ma ignorare oltre due milioni di firme mi sembra davvero un atto di disinformazione degno del peggior regime.
Chiedo, allora, ai Direttori dei giornali – almeno a quelli che ancora vogliono rimanere indipendenti – di riconsiderare la loro posizione e di informare adeguatamente l’opinione pubblica sull’esistenza e sul contenuto dei tre referendum.
Chiedo soprattutto a voi della Rete e al mondo dei blogger di far partire una campagna informativa alternativa e penetrante per far comprendere ai cittadini di non lasciarsi sfuggire questa occasione e di attrezzarsi per andare in massa a votare al prossimo referendum.
L’Italia dei Valori parteciperà il 28 e 29 luglio alla manifestazione organizzata in piazza Montecitorio dal Popolo Viola, insieme alla Cgil e alla Fnsi, contro la manovra finanziaria e il disegno di legge sulle intercettazioni. Continueremo a batterci dentro e fuori il Parlamento per ribadire il nostro ‘no’ convinto ad una manovra che premia gli evasori e i furbetti del quartierino e pesa sulle spalle dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione. Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per bloccare il ddl intercettazioni che lede lo Stato di diritto, aiuta la criminalità e le mafie e imbavaglia la libera informazione e la libera circolazione delle idee sulla Rete.
Il Governo Berlusconi sta cercando di chiudere il web con una legge nata male e finita peggio, perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Di seguito pubblico un'intervista che ho rilasciato al quotidiano La Repubblica.
“Non bastava il bavaglio alla stampa, che rimane tutto, ora vogliono pure chiudere Google”. Non ha dubbi Antonio Di Pietro e sulla legge annuncia un ostruzionismo durissimo.
LA REPUBBLICA: Rettifiche sul web entro 48 ore. Che ne pensa?
ANTONIO DI PIETRO: “Solo in apparenza si vuol far credere che la norma serve per garantire la privacy, ma in realtà è un modo per spegnere la rete, la cui forza sta nella capacità di autoregolarsi lasciando che ognuno immetta le proprie osservazioni. Un esempio? Il web si è riempito della notizia che ero stato messo sotto indagine. Ma se avessi preteso che, non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia, dovesse essere cancellata, l’unica soluzione era chiudere la rete, perché ormai la notizia si era diffusa a macchia d’olio”.
LA REPUBBLICA: Non è giusto che la vittima di un’informazione falsa pretenda la correzione visto che viene danneggiato?
ANTONIO DI PIETRO: “Ora che è stata chiesta l’archiviazione, ho subito inserito la mia replica. La democrazia della rete sta nel fatto che ognuno fornisce la sua versione perché tutti se ne facciano un’idea. Ma la pretesa di togliere una notizia in 48 ore non solo è impossibile, perché si dovrebbe chiudere Google, ma la conseguenza è che nessuno pubblicherà più nulla nel timore di sanzioni”.
LA REPUBBLICA: Non è troppo agitare lo spauracchio del bavaglio su Google?
ANTONIO DI PIETRO: “La rete è un’autostrada in cui viaggiano tante auto, anche quelle dei rapinatori, ma per prenderli non si può chiudere l’autostrada, ma dare loro la caccia e arrestarli. L’obiettivo di Berlusconi è imbavagliare la rete, obiettivo impossibile”.
LA REPUBBLICA: Altre vie?
ANTONIO DI PIETRO: “Una sola, chiudere l’autostrada di Google. È una censura a 360 gradi, di fatto irrealizzabile. Io pubblico una notizia, seguono i post, che vengono linkati e trasmessi in mille mailing list. Non posso rimuovere la prima notizia, ma risponderne civilmente e penalmente. Non posso correre dietro l’etere della comunicazione, l’iperspazio di cui non ho più alcuna titolarità. Ma la libertà della rete mi consente di diffondere la mia versione nell’immediatezza del fatto”.
LA REPUBBLICA: Cos’è inaccettabile nel ddl?
ANTONIO DI PIETRO: “E’ una legge nata male e finita peggio perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Le perle. La prima: la richiesta dell’ascolto a tre giudici. Con tribunali sotto organico e per l’incompatibilità di chi ha già trattato un caso tutto si bloccherà. La seconda: aver soppresso la norma Falcone che permetteva di intercettare i reati satellite. Ora restano quelli di mafia che sono l’atto finale di una progressione di indagini che parte da un reato non di mafia. La terza: le ambientali possibili nei luoghi di privata dimora solo se si sta commettendo un reato. Un assurdo logico e giuridico perché in caso di flagranza io arresto e non intercetto”.
LA REPUBBLICA: E Fini soddisfatto del compromesso?
ANTONIO DI PIETRO: “Non è una conclusione nobile, resta un ddl che blocca le indagini e imbavaglia l’informazione, perché pure con l’udienza-filtro le notizie non potranno arrivare in tempo reale e in modo completo. Posto che è una legge schifezza, quella di Fini è solo una resa cui l’IdV non vuole sottostare”.
LA REPUBBLICA: Che farete?
ANTONIO DI PIETRO: “Attueremo ogni tipo di protesta, referendum compreso augurandoci che il Pd ci venga incontro. Ma non lasceremo l’aula perché vogliamo gridare la nostra indignazione fino all’ultimo”.
Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.
La cricca e il nuovo CSM (espandi | comprimi) Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati. Il Csm è formato da un Presidente che è il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica, ci sono altri due membri di diritto che sono il primo Presidente della Cassazione, il Procuratore Generale della Cassazione, quindi chi c’è in quel momento entra di diritto nel Csm, i due magistrati di vertice della Cassazione insieme al Capo dello Stato non sono eletti, ma sono lì sempre, poi c’è un vice Presidente che è eletto dal Parlamento, all’interno di 8 membri laici che secondo gli intendimenti dei nostri padri costituenti, devono essere degli alti esponenti del mondo del diritto, della giurisprudenza, delle persone di notoria competenza, autorevolezza, prestigio, indipendenza e che invece visto che sono eletti dal Parlamento, soprattutto negli ultimi decenni, sono diventati praticamente dei politici trombati in cerca di collocamento, oppure dei politici addirittura in servizio permanente effettivo che vanno a farsi 5 anni di Csm, poi se ne tornano all’attività politica e rappresentano così non il diritto, i cittadini in quanto eletti dal Parlamento, ma rappresentano i loro partiti.
Intanto vediamo cosa stabilisce la nostra Costituzione repubblicana sul Csm che è un organo costituzionale, all’Art. 104 leggiamo “la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, quindi è un ordine ma è anche un potere dello Stato, il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo Presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione, gli altri componenti sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari, tra gli appartenenti alle varie categorie e per 1/3 dal Parlamento, ve l’ho detto, nell’attuale composizione sono 8 i laici e 16 i togati, quindi 1/3 e 2/3.
Per 1/3 dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e Avvocati dopo 15 anni di esercizio, in Consiglio elegge un Vicepresidente tra i componenti designati dal Parlamento, i membri elettivi del Consiglio durano in carica 4 anni, prima ho detto una sciocchezza, ho detto 5 invece sono 4 gli anni di durata e non sono immediatamente rieleggibili, devono almeno aspettare un turno per tornarci, non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
Spettano, Art. 105, al Csm, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso, dice l’Art. 106, la legge sull’ordinamento giudiziario può mettere alla nomina anche elettiva di Magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli, su designazione del Csm possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di Cassazione per meriti insigni professori ordinari di università in materie giuridiche e abbiano 15 anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, questo è quello che bisogna sapere sul Csm.
Adesso cosa sta succedendo? Sta succedendo che la Magistratura, almeno una parte di essa è nel centro delle polemiche perché un bel gruppetto di magistrati sono stati beccati, grazie alle intercettazioni telefoniche in rapporto con i faccendieri di quella che è stata chiamata la nuova P2 o detta anche P3, gente che aveva rapporti con Carboni condannato per il crac dell’ambrosiano con Dell’Utri condannato definitivamente per evasione fiscale e condannato in appello per mafia, imputato in altri processi per calunnia etc., con un certo Pasqualino Lombardi, un geometra in pensione di Avellino che incredibilmente riusciva ad arrivare dappertutto, con un certo Arcangelo Martino anche lui condannato per concussione, ex socialista, ora nel Popolo della Libertà e altri personaggini, tra questi magistrati presi in rapporti con questa cricca ci sono il sottosegretario alla Giustizia, Massimo Caliendo, c’è il Giudice Gargani, fratello di un deputato ex democristiano e poi di Forza Italia, c’è il Giudice Marra che è stato spinto alla presidenza della Corte d’Appello di Milano anche da pressioni di questa cricca, ci sono giudici come il Presidente della Corte d’Appello di Salerno Marconi e altri dei quali si sta occupando anche il Csm.
Le pressioni di questa cricca venivano rivolte a membri del Csm, per far nominare magistrati amici, considerati affidabili dalla cricca e dai mandanti della cricca, oppure per non nominare magistrati non affidabili, questo Consiglio mentre nominava magistrati di quel genere, non dimentichiamo la figura del primo Presidente della Cassazione che fortunatamente da un mese o due è andato in pensione, Vincenzo Carbone che era anche egli intimo di quel Pasqualino da Avellino e è il primo Presidente della Cassazione che ha presieduto le sezioni unite che hanno cacciato o punito magistrati evidentemente inaffidabili per queste cricche come Clementina Forleo, Luigi De Magristris, Nuzi, Verasani e Apicella a Salerno, hanno punito Alfonso Sabella che non ha ottenuto le nomine che aveva chiesto e che è stato sottoposto a un discreto linciaggio dopo essersi opposto alla dissociazione, un progetto che fa parte del trattative Stato – mafia quando lui era al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, alla direzione delle carceri, magistrati inaffidabili al potere, questa cricca e i suoi amichetti, tra i laici e anche tra i togati di diritto del Csm, sono stati messi da parte o addirittura puniti.
Per questo, per recuperare il prestigio del Csm, sarebbe assolutamente necessario che questo nuovo Csm, venisse composto da personaggi di specchiata indipendenza e autonomia, che si ritornasse a quello spirito costituzionale che voleva arrivare a consigli migliori nel mondo del diritto, infatti i nomi non mancano, ci sono insigni giuristi, insigni costituzionalisti che potrebbero essere votati dal Parlamento, anche perché poi tra loro verrà scelto il successore di Mancino, il Vicepresidente e Mancino, ce ne siamo occupati diverse volte, non possiamo certamente dire che sia stato un Vicepresidente che rappresentasse un capolavoro di autonomia e indipendenza, ha sempre fatto politica fin da giovane, nella DC, poi nel Partito Popolare, nella Margherita, in questi anni si è visto dalle sue decisioni, dalle sue prese di posizione, che non era certamente una figura tra quelle auspicate come rappresentative di un’indipendenza assoluta, aveva anche lui i suoi amici etc., poi è naturale, mica nessun delitto, ma sarebbe meglio che i membri del Csm, soprattutto il Vicepresidente non avesse amicizie e una carriera politica così attiva e così, in qualche modo, influenzante alle sue spalle.
Un CSM pulito nell'interesse di tutti (espandi | comprimi) Quindi sarebbe opportuno che i partiti facessero non uno, ma 10 passi indietro, sarebbe opportuno che il Capo dello Stato li invitasse nel momento in cui dice: eleggete i membri laici, perché i membri laici devono essere votati dal Parlamento con maggioranza qualificata, non con il 50% e quindi il rischio è che avvenga una spartizione, che il centro-destra dica al centro-sinistra: noi certa gente ve la votiamo e certa gente non ve la votiamo, ma anche che il centro-sinistra dica al centro-destra: certa gente non ve la votiamo, ne votiamo degli altri. Quindi urge un appello del Presidente del Csm, affinché si eviti di mandare avvocati di politici o politici in servizio permanenti e invece purtroppo i nomi che si leggono sui giornali per gli 8 membri laici del nuovo Csm, sono tutti politici o Avvocati di politici, peraltro con delle storie tutt’altro che cristalline.
Il centro-destra ne dovrebbe eleggere 5 e il centro-sinistra ne dovrebbe eleggere 3, tra i quali dovrebbe essere tratto il Vicepresidente del Csm, che Berlusconi voglia mettere dei suoi amichetti affidabili lo sappiamo, la sua concezione delle istituzioni è una concezione proprietaria, io mando lì gente fedele a me, pensa così persino della Corte Costituzionale, figuratevi del Csm, infatti ci vuole mettere Biondi l’ex Ministro della il giustizia, quello del Decreto Salvaladri, quello delle ispezioni contro la Procura di Milano, nonché parlamentare da 50 anni, a dire poco.
Ci vuole mandare Gargani, il fratello del Magistrato che è sotto procedimento disciplinare per i rapporti con la P3 e non stiamo parlando del colpe di un fratello che devono ricadere sull’altro, ma i fratelli Gargani, come ha raccontato Il Fatto l’altro giorno, anche loro avellinesi, hanno una storia in comune, il Giudice Gargani, fratello dell’On. Gargani, è stato spesso al Ministero, ha lavorato spesso al Ministero, dentro governi di Berlusconi, quindi non stiamo parlando di capolavori di lontananza dalla classe politica e poi vogliono mettere, si parla di altri.
Quindi è ovvio che da Berlusconi non ci si può attendere che nomini persone di specchiata indipendenza e autonomia, ci sarebbe da meravigliarsi lo facesse, c’è da aspettarsi però che lo facciano altri, per esempio i finiani, i quali invece pare che vogliano nominare un certo Lo Presti che è un Avvocato siciliano che ha fatto il parlamentare anche lui più volte, che non è certamente rispondente a quei criteri di estraneità ai giochi della politica e ci sarebbe da attenderselo dal PD, il quale essendo insieme all’Italia dei Valori, e all’Udc all’opposizione, è chiamato a concordare 3 candidature, a meno che l’Udc non ottenga una delle 5 del centro-destra e chi vogliono mettere questi signori del PD? Vogliono mettere l’ex Avvocato di D’Alema, Guido Calvi è un ottimo Avvocato, persona eccelsa, ma anche lui nel pieno della contesa politica, oltre a avere rappresentato D’Alema, per esempio nel caso Unipol, dove si scatenò contro i magistrati che avevano indagato, osato indagare sui rapporti tra D’Alema e consorte e raccogliere le intercettazioni e chiedere al Parlamento di utilizzarle, Guido Calvi era proprio uno degli ayatollah contro Clementina Forleo etc., è opportuno che l’Avvocato di D’Alema vada al Csm, assolutamente no, come non è opportuno che ci vada Fanfani nipote di cotanto politico e anche lui persona perbenissimo naturalmente, però anche lui parlamentare della Margherita per diversi anni e poi non è opportuno che ci vadano altri politici i cui nomi si fanno in questi giorni.
L’Udc chi ci vuole spedire? Ci vuole spedire Michele Vietti, fedelissimo di Casini, è un politico democristiano torinese, che ha fatto il sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Berlusconi, quando l’Udc stava con Berlusconi e come sottosegretario alla Giustizia ha condiviso e votato e contribuito a scrivere tutte le leggi vergogna della legislatura dal 2001 al 2006 e materialmente si è occupato di stilare le tabelle con le soglie di non punibilità per la legge sul falso in bilancio, sapete che il falso in bilancio è reato soltanto quando si superano certe soglie e guarda caso Vietti calcolò quelle soglie in modo che Berlusconi ci stesse dentro per mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, vogliono mandare questo al Csm e addirittura con l’appoggio del PD, eleggerlo Vicepresidente del Csm al posto di Mancino.
Ricordo che anni dopo, persino Tremonti disse che forse era il caso di ripristinare il reato di falso in bilancio come era prima, ma Vietti rispose: sono contrario a cambiare di nuovo il falso in bilancio, una nuova riforma farebbe sospettare che la precedente sia stata fatta per salvare dal processo qualche imputato in particolare, ma va?! E certo la volevano cambiare dopo che la legge sul falso in bilancio, aveva consentito a Berlusconi di mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, con la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” perché l’imputato con l’aiuto di Castelli e di Vietti, gliel’aveva depenalizzato e questa dovrebbe essere la figura destinata a restituire il prestigio di autonomia e di indipendenza di un Csm inquinato dalla P3, ci si manda uno politicamente inquinato già in partenza, non c’è neanche il timore che si inquini dopo perché arriva già inquinato prima e il PD vuole fare una scelta di questo genere?
Noi su Il Fatto abbiamo lanciato un appello ai finiani, al PD e all’Italia dei Valori perché mandino personalità di provata indipendenza, che non abbiano tessere, avventure politiche alle spalle, finora ci ha risposto soltanto Di Pietro, Micromega ha lanciato un appello firmato da Margherita Hack, Paolo Flores D’Arcais, Andrea Camilleri e Umberto Eco in tal senso e non hanno avuto risposte, hanno avuto naturalmente decine di migliaia di persone che l’hanno sottoscritto, anzi andate sul sito di Micromega oppure su quello del Il Fatto quotidiano, sottoscrivetelo, solo Di Pietro ha risposto dicendo: non metto, inizialmente sembrava intenzionato a mettere l’Avvocato Li Gotti che un’ottima persona anche lui, ma è parlamentare, è stato sottosegretario del Governo Prodi, quindi non è bene che in questa fase ci vadano uomini di partito, infatti Di Pietro ha detto: faccio un passo indietro e per me va bene se sosteniamo giuristi come Vittorio Grevi, come l’ex Presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky, come l’ex giudice Bruno Tinti o come Franco Cordero, uno dei padri del diritto penale, della procedura penale in Italia, sono questi i nomi naturalmente che sarebbero auspicabili e tanti altri ce ne sono il Prof. Giostra, il Prof. Ainis, Lorenza Carlassare collaboratrice de Il Fatto, costituzionalista insignissima, Borrelli, l’ex Procuratore di Milano, che sarebbe una figura altissima e nobilissima e darebbe lustro a questa istituzione, credo che dipenda molto anche da noi che il Consiglio Superiore uscirà da questa settimana che comincia oggi, dipende dalla pressione che questi appelli e dal numero di firme che questi appelli riceveranno per fare pressione sul Partito Democratico dove già gli amici di D’Alema pare si siano messi d’accordo con gli amici di Casini per mandare avanti Vietti in cambio del permanere di Casini all’opposizione della sua resistenza alle sirene per un ritorno di fiamma con Berlusconi nelle cene a casa Vespa, il Csm usato addirittura, come merce di scambio per contropartite politiche, questo è quello che non solo si spera, ma che bisogna pretendere dai partiti di opposizione, gli elettori del PD se lo ricordino, è in queste fasi cruciali che si valuta la qualità dell'opposizione e è in queste frasi cruciali che bisogna decidere per chi votare alle prossime elezioni in qualunque momento saranno, se il PD si presterà a questo orrendo inciucio per mandare Vietti o altri politicanti al Csm, vorrà dire che non ha imparato nessuna lezione e che è rimasto lo stesso di prima e che quindi non merita nessuna fiducia.
L’unico modo per farglielo sapere è scrivere, telefonare, firmare l’appello, mandare fax, e-mail a questi signori con la minaccia di non votarli mai più, se non ci daranno finalmente un Csm dal quale scompaiano le zampe dei partiti, almeno di alcuni partiti che dicono, sostengono e sperano che la gente ci creda di essere diversi da Berlusconi, passate parola!
Il disegno di legge sulle intercettazioni licenziato dalla Commissione Giustizia è una schifezza all’ennesima potenza. Sono state introdotte norme capestro per la funzionalità delle indagini e la libertà d’informazione: si tratta solo di ritocchi di facciata.
Il centrodestra ha fretta di chiudere la pratica bavaglio. Proprio oggi abbiamo saputo che vogliono approvare il provvedimento entro luglio, così da sistemare il tutto nella prima settimana di agosto. L'Italia dei Valori denuncia la volontà criminogena di questa maggioranza e di questo governo. Il motivo per cui vogliono approvare in fretta e a tutti i costi il provvedimento sulle intercettazioni è ormai chiaro a tutti: i soliti noti ne hanno bisogno, in virtù di quello che le procure di mezza Italia stanno scoprendo in queste settimane. Vogliono bloccare le indagini e mettere il bavaglio all'informazione perché temono che i cittadini vengano informati su quanto la casta e la P3 stanno commettendo. Proprio oggi la maggioranza, in Commissione Giustizia alla Camera, ha mantenuto l’obbligo di rettifica entro 48 ore anche per la Rete: una censura della libera informazione sul web e sui blog. Inoltre è gravissima l’abrogazione della cosiddetta ‘legge Falcone’: ennesimo favore alla criminalità.
L'Italia dei Valori proseguirà la sua opposizione senza sconti, senza se e senza ma, denunciando all'opinione pubblica la vera ragione per cui il ddl bavaglio è stato pensato: assicurare l'impunità a coloro che hanno commesso dei reati e non vogliono rispondere alla giustizia.
Il sistema italiano, attualmente, prevede che grazie alle intercettazioni si possano scoprire i delinquenti e attraverso la pubblicazione degli atti si possa far conoscere all'opinione pubblica come stanno realmente le cose. È una libertà che va salvaguardata, perché incisa nella nostra Carta Costituzionale. Il ddl intercettazioni, quindi, è un provvedimento che riduce gli spazi di libertà, di informazione e di investigazione. Il governo intanto è soffocato dai deliri di onnipotenza del suo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Anche oggi continua a parlare di disinformazione, ma non dice che questo sistema è quello che fa capo a lui stesso, grazie al suo conflitto di interessi. Se veramente Berlusconi volesse un'informazione libera, plurale e da Paese normale dovrebbe rinunciare alla sua posizione dominante, che crea un palese conflitto d’interessi e pesa come un macigno sulla nostra democrazia. Questa anomalia viene aggravata dal fatto che il Presidente del Consiglio detiene ancora l’interim allo Sviluppo Economico, dicastero che ha la delega per le telecomunicazioni. Berlusconi deve decidere, una volta per tutte, se vuole controllare l'informazione o vuole fare l'uomo di governo, perché ancora oggi è il ministro delegato al controllo dell'informazione, cioè di se stesso.
Buongiorno a tutti, siamo a Palermo, all’Hotel delle Palme, ieri sera abbiamo presentato il film in Dvd curato da Marco Canestrari che è qua dirimpetto a me dietro alla telecamera e Salvatore Borsellino, su Paolo Borsellino e si intitola “Via d’Amelio una strage di Stato”.
Via D'Amelio, strage di Stato (espandi | comprimi) Oggi è il 18° anniversario della strage di Via d’Amelio e non possiamo che parlare di questo argomento, argomento che trovate sui giornali di stamattina con dei titoli sulla delusione o sul fallimento delle manifestazioni di ieri per la vigilia dell’anniversario, in realtà non c’è stato nessun fallimento, c’è stato un corteo silenzioso al Castello Utveggio, il Castello da cui, secondo molti esperti, partì prima l’osservazione del momento in cui Borsellino si avvicinava alla pulsantiera dei citofoni di casa di sua madre e in quel momento partì poi l’input elettronico per la detonazione dell’intera piazza. Quindi c’erano decine di giovani delle Agende rosse, non era una manifestazione oceanica, né lo doveva essere, era un piccolo pellegrinaggio in un grande cinema del centro storico abbiamo presentato questo film e c’era il cinema stracolmo sebbene il clima fosse torrido e l’aria condizionata non funzionasse e all’esterno c’erano anche più persone rispetto a quelle che erano riuscite a entrare che hanno potuto seguire almeno il dibattito collegate con uno schermo, all’interno ovviamente c’era Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Gioacchino Genchi, Nicola Biondo, il sottoscritto e tutti i ragazzi che hanno animato questa 3 giorni di manifestazione per il 19 luglio, c’era anche Claudio Gioè, l’attore che ha letto il racconto di Manfredi Borsellino sull’ultima giornata del padre nel film di cui vi parlavo.
Ma siccome ieri sera c’erano alcune migliaia di persone vedrete che nessuno ne parlerà, fa molto comodo sulla stampa di regime accreditare l’idea di una Palermo morta, rassegnata, di un paese che se ne infischia delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e di un paese che anche se non arriva la verità non importa. Il problema è che la verità è un po’ più forte di questi tappi e quindi di questi coperchi che si cercano di mettere, ormai complice anche la crisi di sistema che stiamo vivendo ogni giorno aggiunge un pezzo di verità, peraltro ci riflettevo ieri sera vedendo quel film fatto da ragazzi che potrebbero essere miei figli ormai, è un film che denota come ci siano migliaia di persone, anche molto giovani che hanno capito tutto di quello che è successo a Capaci e Via d’Amelio, ci mancano un po’ i nomi e i cognomi di alcuni personaggi chiave di questa storia, ma sappiamo benissimo da dove arrivano, ma sappiamo benissimo quali sono gli ambienti, ma sappiamo benissimo chi ha fatto le trattative e sappiamo benissimo che le trattative non potevano farle due ufficiali del Ros senza avere dietro il Governo e probabilmente anche l’opposizione perché altrimenti mai si sarebbero azzardati a fare una mossa così rischiosa come trattare con Vito Ciancimino e mai Vito Ciancimino si sarebbe azzardato a compiere una mossa così rischiosa, come quella di rappresentare un trait d’union tra Cosa Nostra e le istituzioni, è chiaro che tutti dove essere ben coperti e tutti dovevano rappresentare chi dicevano di rappresentare.
Dicevo che vengono fuori pezzi di verità ogni giorno, anche grazie al lavoro di giornalisti, di intellettuali, di riviste, di editori, di giornali, uno a caso su Il Fatto Quotidiano ieri mentre tutti titolavano su strane cose “Tremonti contrario al governo tecnico” notizie proprio da leccarsi i baffi, Marco Lillo rilevava l’ultima carta che il figlio di Ciancimino consegna alla Magistratura di Palermo e di Caltanissetta che indagano ciascuna nel suo ambito sui retroscena della strage di Via d’Amelio e è una carta molto imputate perché è un appunto manoscritto proprio di pugno del padre, Vito Canciamino il quale scrive nel 1993 a chi? Dice Marco Lillo, un personaggio dell’economia che stava per assurgere al ruolo di Premier, nel 1993 si avvicendano due governi nel mese di aprile, cade il governo Amato, ultimo governo della Prima Repubblica e nasce il Governo Ciampi, quest’ultimo è un governo tecnico presieduto dal governatore uscente della Banca d’Italia, quindi è probabile che sia lui il personaggio dell’economia che allora sembrava poter assurgere al ruolo di Premier, Ciampi fa da cerniera tra la prima e la seconda Repubblica perché dopo quel governo tecnico si va a votare nelle elezioni del 27 allora 1994 e vince Berlusconi.
Don Vito è in carcere, è stato arrestato a dicembre del 1992, subito dopo avere consegnato ai Carabinieri per conto di Provenzano tramite il figlio Massimo che faceva da postino tra le mappe del nascondiglio di Riina, dove Riina il 15 gennaio 1993 è stato poi arrestato a poca distanza dalla villetta di Via Bernini dove latitava, quindi Vito Ciancimino è in carcere in quel momento e scrive una lettera, continua a tentare di farsi sentire dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Luciano Violante che si guarda bene dal sentirlo e scrive a Ciampi alcune cose molto interessanti se questo documento fosse poi convalidato e certificato come autentico e datato con precisione, sarebbe fondamentale per l’inchiesta e per il processo sulla trattativa perché dice Vito Ciancimino: il regime sta tentando il suo capolavoro finale, chissà a quale capolavoro si riferiva e chissà a quale regime si riferiva, ma il regime per Ciancimino non è un termine generico, Ciancimino chiamava regime quel grumo di poteri marci che si erano spesso serviti di lui e di cui spesso lui si è servito, quindi erano quegli uomini dei servizi che lo bazzicavano da 30 anni, un po’ per tenerlo d’occhio, un po’ per orientarlo, un po’ per esserne orientati, forze di polizia, forze dell’alto commissariato antimafia di Palermo, pezzi di politica con i quali Ciancimino aveva avuto rapporti, quello era quello che lui chiamava il regime e era quella zona grigia che c’è a metà tra lo Stato e la mafia e che però tocca sia pezzi dello Stato, sia pezzi della mafia.
La nuova lettera di Vito Ciancimino (espandi | comprimi) Dice: il regime sta tentando il suo capolavoro finale l’operazione gattopardesca, cambiare tutto perché non cambi nulla, infatti Ciancimino è servito per catturare Riina e per poter esibire il trofeo della testa di Riina e intanto dietro quella testa si nasconde il fatto che lo Stato si è affidato nelle mani di Provenzano, non ha perquisito il covo di Riina, non ha voluto trovare le prove della trattativa.Quelle prove sono rimaste nelle mani di Provenzano, quest’ultimo diventa un’intoccabile, se ne va in giro per l’Italia tranquillo e beato sebbene sia latitante da 30 anni e incontra per 6 volte a Roma, fino a poco prima di essere arrestato nel 2006, Vito Ciancimino quando tornerà agli arresti domiciliari ma non sarà asso sorvegliato o almeno è sorvegliato fino a quando non arriva a trovarlo Provenzano, dopodiché dato che non lo devono e non lo possono arrestare, si dileguano tutti, quindi il capolavoro finale è l’operazione gattopardo che porta alla rimozione di Vito Ciancimino che viene arrestato dopo avere di fatto aiutato la cattura di Totò Riina, viene posato e sostituito da qualcun altro per fare la trattativa finale, il capolavoro finale che porterà di lì a poco alla nascita di Forza Italia, chi è che sostituisce Ciancimino secondo molti inquirenti è Marcello Dell’Utri e infatti si mette in azione proprio tra il 1992/1993 e si inventa il partito di Forza Italia e si incontra nel 1993 2 volte con Vittorio Mangano.
Aggiunge dopo questa prima frase Ciancimino “faccio parte di questo regime e sono consapevole che solo per il fatto di farne parte presto ne sarò escluso” ha già capito che è stato arrestato perché è stato messo da parte, è stato deposto, non serve più, è meglio che stia in galera, almeno così non parla, e poi aggiunge: “dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzata dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo si è decisi finalmente costretti dai fatti di accettare l’unica soluzione possibile per poter cercare di rallentare questa ondata di sangue che al momento rappresenta solo una parte di questo piano eversivo” poi aggiunge “ho più volte chiesto invano di essere ascoltato dalla Commissione antimafia, noi non sappiamo se questa lettera giunse a destinazione, all’allora personaggio dell’economia che stava per diventare capo del Governo, sappiamo però che sta parlando a pochi mesi dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e a poco prima delle stragi dell’estate del 1993, infatti dice che questo bagno di sangue è ancora ben lontano dall’essere concluso e infatti di lì a poco ci saranno le stragi di Firenze, di Milano e di Roma e del resto se siamo prima della nascita del Governo Ciampi dovremmo essere prima di aprile del 1993, sabato dopo la cattura di Riina, 6, 7 mesi dopo le stragi di Capaci e di Via d’Amelio.
Questa lettera scrive Lillo è importante per 3 motivi: 1) perché data il tentativo di Mori dopo la strage di Capaci ma prima di Via d’Amelio, poi vi spiego perché è importante, poi perché inserisce le stragi di mafia in un disegno più ampio di tipo eversivo elaborato da un architetto che governa un sistema di cui Don Vito stesso fa parte, anche se per poco, perché sente che la sua stagione è finita, infine perché la lettera, se è autentica naturalmente, conferma le ipotesi più inquietanti della Magistratura sul movente della morte di Borsellino, il giudice amico di Falcone si sarebbe opposto alla trattativa secondo la lettera attribuita a Don Vito dal figlio, questo potrebbe essere stato il motivo dell'accelerazione della sua condanna a morte.
Cosa c'è qui importante? C’è il fatto che il Gen. Mori non nega di avere avuto incontri con Vito Ciancimino, ma sostiene di averli avuti soltanto dopo la strage di Via d’Amelio e così facendo esclude e radice la possibilità che Borsellino sia stato eliminato a causa della sua opposizione alla trattativa, se la trattativa Mori l’ha iniziata dopo la morte di Borsellino, se invece l’avesse iniziata prima della morte di Borsellino allora ci sarebbe il fondato sospetto che Borsellino, avvertito della trattativa, abbia detto “no” e quindi sia stato eliminato per rimuoverlo dalla strada della trattativa.
Questa lettera è utile perché conferma quello che ha sempre raccontato il figlio di Ciancimino oltre a averlo già raccontato diversi pentiti di mafia, che Riina dopo la strage di Capaci e prima di quella di Via d’Amelio era tutto contento e gongolante perché diceva: si sono fatti sotto – i suoi referenti politici – e bisogna dare un altro colpetto e era un colpetto che non conveniva alla mafia, perché la mafia non aveva nessun interesse a uccidere Borsellino subito dopo Falcone, lo Stato se l’era già bellamente dimenticata la strage di Capaci un mese dopo i funerali di Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, il Decreto antimafia varato sabato dopo Capaci da Martelli era stato immediatamente affossato in Parlamento e non convertito in legge, bastava lasciare tranquille le cose ancora per qualche settimana e l’avrebbero dimenticato lì per sempre.
Invece la strage Borsellino a meno di due mesi da quella di Falcone costringe a furor di popolo lo Stato a varare e a convertire in legge il 6 agosto, credo, quel Decreto antimafia con tutte le norme sui pentiti etc., quindi alla mafia non conveniva ma Riina sa che comunque a lungo periodo quel favore che lui sta facendo a quei referenti che si sono fatti sotto, porterà dei benefici alla mafia, verrà remunerato molto bene e contro l’interesse immediato e spicciolo di Cosa Nostra, fa questo attentato, eliminando Borsellino.
La trattativa c'è stata (espandi | comprimi) Se questa lettera sarà dimostrata autentica e avrà la datazione che si pensa che abbia, è un documento dell’epoca, di pochi mesi dopo quei fatti in cui Vito Ciancimino tenta di dire al Presidente del Consiglio che sta arrivando, finalmente un tecnico, quindi magari un po’ fuori dai giochi di potere dei governi politici e alla Commissione antimafia di Violante che non lo vorrà sentire mai, che lui sa e chi meglio di lui lo può sapere quando il Gen. Mori ha iniziato la trattativa.E dice che è iniziata prima della strage di Via d’Amelio e subito dopo quella di Capaci e questa sarebbe una smentita inoppugnabile perché risale al 1993, prima che nascesse questa diatriba della versione del Gen. Mori che invece la data dopo la strage di Via d’Amelio, infatti nella lettera si legge: dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo, si è decisi finalmente costretti dai fatti a accettare l’unica soluzione possibile etc..
E quale era questa soluzione possibile? Evidentemente un accordo più ampio di quello che proponeva inizialmente Mori e qui naturalmente Ciancimino voleva mettere sul gusto i suoi interlocutori per poter raccontare il resto, ma nessuno l’ha voluto ascoltare, la cosa interessante in tutte queste vicende è che parlano molto più i mafiosi o i figli dei mafiosi che non gli uomini dello Stato e delle istituzioni, abbiamo dovuto aspettare 18 anni perché nell’autunno scorso a Annozero Claudio Martelli si ricordasse che il suo Ministero della Giustizia informato di quei contatti tra il Ros e Ciancimino padre, aveva avvertito Borsellino e Borsellino si era detto, come possiamo immaginare questo ovvio, fermamente contrario a quella trattativa, quindi anche Martelli conferma che la trattativa è prima dell’attentato di Via d’Amelio, altrimenti come facevano a avvertire Borsellino, se il Borsellino era già morto? Avrebbero dovuto avvertire un morto se la trattativa fosse partita dopo.
Liliana Ferraro dirigente del Ministero che aveva preso il posto di Falcone anche lei conferma di avere avvertito Borsellino, quindi è evidente che anche per lei la trattativa di Mori e del Ros risale a prima della strage di Via d’Amelio e potrebbe esserne la causa, come dice questo appunto di Vito Ciancimino e poi è arrivato Violante bel bello che l’estate scorsa, dopo che il figlio di Ciancimino ha raccontato queste cose, si è ricordato anche lui, 18 anni dopo, che effettivamente il Gen. Mori spingeva con lui il Presidente dell’antimafia, partito comunista, opposizione, perché incontrasse Ciancimino, il generale dei Carabinieri che sponsorizzava un incontro privato, questo dice Violante, tra il capo dell’antimafia comunista e l’ex Sindaco mafioso di Palermo e Violante non si è domandato perché Mori era diventato una specie di rappresentante delle istanze di Ciancimino e soprattutto non ha mai detto nulla di tutto questo negli anni in cui la Procura di Palermo ha processato Mori prima per la mancata perquisizione del Covo di Riina e poi per la mancata cattura di Provenzano nel 1995 nel casolare di Mezzojuso.
Non ha fatto nulla per aiutare le indagini sul Gen. Mori e solo quando il figlio di Ciancimino ha raccontato che suo padre voleva una copertura anche a sinistra da Violante, allora Violante tarantolato ha ricordato quel particolare che avrebbe potuto essere utilissimo, perché dimostra il link che si era creato strettissimo tra il Gen. Mori e Vito Ciancimino, al punto che il Gen. Mori andava in giro a cercare di piazzare Vito Ciancimino a destra e come abbiamo visto a sinistra.
I mafiosi, i figli dei mafiosi parlano più dei politici, forse sarà un caso se tutti i politici della memoria corta o selettiva o intermittente solo non hanno perso colpi nella loro carriera ma hanno continuato a mantenere altissimo il loro livello di carriera, quelli che hanno dimenticato tutto e quelli che stanno cominciando a ritrovare la memoria soltanto quando vi sono costretti dalle dichiarazioni dallo Spatuzza o del Ciancimino figlio di turno, oppure dalle carte del padre che ritornano, come dall’oltretomba a rivelare delle verità che la mafia è paradossalmente più disposta a raccontare che non lo Stato.
Credo che questo sia il quadro che noi oggi possiamo fare, aspettiamo che i magistrati diano i nomi e i cognomi al trait d’union di quella trattativa e scoprano tutto quello che c’è da scoprire, ma il quadro di insieme di queste stragi l’abbiamo capito e credo che possa essere ben sintetizzato dal film che ieri sera è stato presentato dal movimento delle Agende rosse a Palermo e cioè “Via d’Amelio una strage di Stato” buona settimana, passate parola!
Stamattina sono stato ospite di "Faccia a Faccia", programma condotto da Massimo Giannini per RepubblicaTv. Ripropongo, in video e col testo che segue, alcuni passaggi salienti della puntata.
Cesare, sempre Cesare. Nel corso degli anni il nome Cesare è sempre stato una garanzia. Penso a Cesare Geronzi, a Cesare Previti, e adesso a "Cesare Silvio Berlusconi". Cesare è Cesare, ce lo insegna la storia. Cesare fa quello che vuole. Ma vi pare possibile, infatti, che ogni volta che Berlusconi viene coinvolto in vicende come questa della nuova P2, lui non ne sappia mai niente?
Spesso, a proposito delle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il presidente del Consiglio, sono stato accusato di aver utilizzato la teoria del "Non poteva non sapere". Troppe volte Berlusconi si è nascosto dietro al "non sapevo”. Infatti, non poteva non sapere che i suoi dipendenti falsificavano i bilanci per pagare le tangenti. Successivamente, per premiarli, li ha portati in Parlamento. Anche ieri Berlusconi ha dato prova di far finta di non sapere. Dopo le dimissioni di Cosentino ha reagito affermando che l’ex sottosegretario “potràcosì lavorare meglio in Campania per il Pdl”, Regione dove tutt’ora ricopre la carica di coordinatore. Il vero burattinaio di tutta questa storia è ancora lì e si chiama Silvio Berlusconi. Ecco perché noi dell'Italia dei Valori continuiamo nella nostra ferma opposizione senza se e senza ma. Ed ecco perché ribadiamo ai nostri alleati che usare il fioretto non serve a niente.
Chiederemo la sfiducia per l'intero Governo E' chiaro che la tenuta di un esecutivo è determinata da una maggioranza parlamentare. Ed è chiaro che la maggioranza parlamentare, in questo momento, è con questo Governo. Ma è anche vero che con questa legge elettorale le cose difficilmente cambieranno. I deputati, infatti, non avranno più il coraggio di prendere posizione, poiché intimoriti dalla possibilità di non trovare spazio nella lista dei candidati alla prossime elezioni elettorali. Per questo, è importante iniziare oggi un lavoro di forte denuncia all'interno del Parlamento. E' importante, quindi, proporre un'alternativa di governo attraverso nuove elezioni. Altrimenti non riusciremo mai a sfiduciare questo Governo. Per tutte queste ragioni l’Italia dei Valori propone questa mozione di sfiducia. Una mozione che il Parlamento boccerà, ma che sarà l'occasione per discutere e per informare i cittadini su quali siano le ragioni economiche, giudiziarie e politiche per le quali questo Governo deve andare a casa.
I cittadini vanno informati per tempo, attraverso un'opposizione forte dentro e fuori il Parlamento. Altrimenti, anche alle prossime elezioni, molti italiani si recheranno alle urne senza conoscere il male che ha prodotto e produce il centrodestra.
Il post-berlusconismo Ritengo che affidare all'assassino un bisturi per curare il paziente che ha già ferito non sia possibile. Di conseguenza credo che affidare a Berlusconi un nuovo governo che prenda il posto di quello attuale è una presa in giro colossale. Larghe intese significa creare una maggioranza in Parlamento che consenta di mandare avanti un Governo. Secondo voi, è possibile che io sieda accanto a persone che votano questa manovra economica, oppure il ddl sulle intercettazioni, cioè gli stessi parlamentari che hanno votato emendamenti per favorire i soliti furbetti? Per me quest'ipotesi non può esistere. L'Italia dei Valori rimarrà fuori da un governo delle larghe intese per rispetto ai propri elettori. Perché, quando un Governo non ha più la maggioranza, deve andare a casa e si deve tornare alle urne. Certo, prima di tornare a votare bisognerebbe trovare una soluzione a due problemi datati: il conflitto d’interessi e la legge elettorale perché, tornare al voto con questa legge sarebbe un boccone amaro da digerire. Ma non ho alcuna fiducia in Berlusconi e nei suoi uomini. Credete possibile, infatti, che i parlamentari di Berlusconi possano fare qualcosa per eliminare il conflitto di interessi, essendo Berlusconi il soggetto interessato? Anche per questo motivo non avrei accettato comunque un governo delle larghe intese. L'unico messaggio che mando agli elettori è questo: svegliatevi e togliete il Berlusconi che è in voi.
Questa mattina, invece di occuparmi delle mille questioni politiche che devo affrontare in qualità di Presidente dell’Italia dei Valori, ho dovuto provvedere a querelare il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, per un’altra grave scorrettezza che ha commesso ai miei danni. Ha titolato in prima pagina e a tutto campo: DI PIETRO E IL CAPOCOSCA.(scarica il pdf dell'articolo 111 Kb)
Se poi si va a leggere l’articolo, che però viene nascosto in tredicesima pagina, il giornalista Nuzzi precisa: “Di certo Di Pietro non sapeva che a chiedergli la foto era una squadretta di uomini della ‘ndrangheta”. (guarda la frase evidenziata - 401 Kb)
Insomma si scopre solo che dietro al titolo, “sparato” in prima pagina, non c’è null’altro che una foto richiesta da alcune persone presenti in un ristorante dove mi trovavo.
Anche stamattina - e ieri e l’altro ieri e da quasi vent’anni a questa parte - mi sono imbattuto come accade tutti i giorni, in persone che per strada - o al ristorante o in aeroporto o in stazione - mi chiedono una foto ricordo. E’ una prassi alla quale una persona pubblica non può sottrarsi, anche per rispetto all’interlocutore al quale non si può certo richiedere il certificato penale. E allora perché dare tanta rilevanza a questo fatto insignificante fino a farne un titolo in prima pagina? Un motivo c’è ed è a mio avviso criminale: collegare la mia persona a quella delle altre persone che sono state appena arrestate ieri, con l’accusa di aver costituito e partecipato ad una filiale della ‘ndrangheta a Milano. Insomma far credere che anche io possa avere qualche ruolo in quella associazione mafiosa.
Il titolo a caratteri cubitali, disposto o comunque fatto disporre dal direttore Maurizio Belpietro, contiene allusioni storicamente false, volutamente denigratorie e perciò dolosamente diffamatorie.
Esso presenta evidenti “forzature” rispetto alla realtà dei fatti e viene esposto in tutta evidenza, con ampi caratteri e con appositi riquadri di richiamo, con il solo scopo di attirare e falsare l’attenzione dell’opinione pubblica su concetti che Belpietro vuole capziosamente trasmettere ai lettori.
I titoli sono fondamentali per colpire l’immaginazione del lettore. Essi rappresentano la “notizia principale”, quella che “resta nella memoria” degli ascoltatori nel tempo. La sera tardi o la mattina presto, milioni di persone, distratte o indaffarate, usano ascoltare la rassegna stampa che le varie televisioni nazionali e locali trasmettono tutti i giorni. E’ un incontrovertibile dato di fatto che l’opinione pubblica viene indirizzata soprattutto attraverso i “titoli” dei giornali e - qualora i direttori dei giornali operano in malafede come nel caso di specie – il libero convincimento viene scientemente e coscientemente manipolato.
E’ capitato così che anche ieri sera e questa mattina, milioni di persone hanno potuto (anzi, hanno dovuto) apprendere una notizia materialmente falsa, fin dalle sue fondamenta, sparata dal quotidiano Libero.
Insomma, il modo in cui il direttore Belpietro - utilizzando proprio le parole che ha usato nei titoli e nei riquadri – ha confezionato la notizia è un capolavoro di disinformazione.
Segnalo al riguardo che i titoli ed i sottotitoli hanno una loro autonoma rilevanza penale sul piano della diffamazione, come ha già avuto modo di riconoscere anche la Suprema Corte, laddove ha affermato che “se il titolo dell’articolo ha un’autonoma ed oggettiva portata offensiva, non si rende necessario passare a valutare in quale contesto essa si ponga, tenuto conto che il titolo dell’articolo ha un particolare forza di richiamo dell’attenzione del lettore, tale da prescindere dal contenuto del testo” (Cassazione, sez. terza, sentenza 19.12.2008 – 27.01.09 n.ro 1976, Presid. Di Nanni).
A tale riguardo, è stato anche più volte affermato dalla Corte di Cassazione che “può configurarsi una violazione del canone della continenza formale, ovvero di un onere di presentazione misurata della notizia, anche sulla base della considerazione autonoma del titolo di un articolo giornalistico rispetto al testo ed al contesto dell’articolo” (Cass. 07.12.05 n. 26999; Cass 25.01.2000 n. 9146; Cass 23.07.2003 n. 11455; Cass 05.04.2005 n. 7063)”. Per queste ragioni il direttore Maurizio Belpietro dovrà rispondere in tribunale.
Testo:
Buongiorno a tutti, oggi siamo a Roma alla redazione de Il Fatto, questo è l’ufficio del direttore Padellaro che è in riunione e quindi mi sono imbucato per qualche minuto per parlarvi di una vicenda che è veramente ai confini della realtà o forse sta nel pieno della nostra realtà, ma che come ha scritto Michele Serra, dimostra tra l’altro che siamo un paese per vecchi anche per quanto riguarda i faccendieri, non c’è ricambio tra i faccendieri, arrestano sempre i soliti.
Nuova P2, vecchi piduisti (espandi | comprimi) Flavio Carboni ha 78 anni, credo che abbia più arresti all’attivo che capelli in testa, infatti ha il parrucchino, ha 3 bypass eppure è sempre in piena attività illecita secondo i magistrati. Ma oggi non parleremo di reati chi se ne importa dei reati, quello che è importante è vedere i comportamenti che emergono dalle intercettazioni che forse sono tra le ultime che si riusciranno a fare prima che si abbatta sulla Magistratura la mannaia della legge Bavaglio, la vicenda è molto interessante proprio perché Flavio Carboni è un pregiudicato, un plurirecidivo, è noto a tutti, tutti conoscono il suo volto in quanto fin da quando avevamo i pantaloni corti e andavamo all’asilo nido sentivamo parlare del faccendiere Carboni che era finito in galera per l’omicidio Calvi, per la borsa di Calvi, per questa truffa, per quel pasticcio etc.. E’ stato condannato a 8 anni per la bancarotta fraudolenta dell’ambrosiano, la più enorme bancarotta fraudolenta della storia d’Europa prima del crac Parmalat, la bancarotta che ha rovinato decine di migliaia di famiglie, uno così in un altro paese non so se sarebbe ancora in galera, forse sì e quindi non ci sarebbe bisogno di rimettercelo ogni tanto, certamente non verrebbe invitato nei salotti buoni della politica, perché quando uno è bruciato, è bruciato, almeno questa dovrebbe essere la regola, da noi invece ogni volta che vengono arrestati o condannati acquistano dei punti da inserire nel curriculum, quindi noi ritroviamo Flavio Carboni insieme a altri “faccendieri” gestire riunioni nella casa privata del coordinatore del Popolo delle libertà, uno dei tre triumviri Verdini, gli altri due sono Bondi e La Russa, Verdini è l’azionista di maggioranza, che ci facevano a casa di Verdini? Si occupavano o tentavano, a volte ci riuscivano e a volte no, di pilotare vicende giudiziarie, di aggiustare vicende giudiziarie, si occupavano di nomine, promozione di magistrati, punizioni di magistrati che non rigavano diritto, con ispezioni ministeriali, spesso a queste simposi partecipava il capo dell’ispettorato del Ministero della Giustizia, il chiacchieratissimo giudice napoletano Arcibaldo Miller, c’era il sottosegretario alla giustizia Caliendo che è un ex magistrato e che è fedelissimo del cosiddetto Ministro della Giustizia Alfano, quindi promuovere i magistrati che rigano dritto, punire i magistrati che deviano, influenzare verdetti della Corte di Cassazione, per esempio quello che doveva annullare il mandato di cattura spiccato dal G.I.P. di Napoli contro il sottosegretario Cosentino per camorra, decidere di doveva andare a fare il Presidente della Corte d’Appello di Milano tra un magistrato, oltre che di magistratura democratica anche di grandissima esperienza, un certo Rordorf, e invece un magistrato un po’ così, così che piaceva a questa cricca, un certo Marra, naturalmente ha vinto Marra e ha vinto Marra perché il Vicepresidente del Csm Mancino che risulta dalle intercettazioni contattato da questi faccendieri, all’ultimo momento ha cambiato posizione, sembrava dovesse votare per Rordorf, invece ha votato per Marra.
Questa è l’attività che si è scoperta grazie a intercettazioni telefoniche di questa banda, faccio una previsione, penso che prima o poi scopriremo che queste stesse persone o altre persone con gli stessi sistemi hanno trafficato per far fuori Clementina Forleo, Luigi De Magistris, il Procuratore di Salerno Apicella e i suoi sostituti Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani perché la logica è esattamente questa, a me sembra che l’aspetto più interessante di questa indagine in attesa di sapere se è vero che c’è la nuova P2, se è la vecchia, se è una P3, se ci sono dei reati in queste vicende, se non ci sono, la cosa più interessante di questa vicenda è che questa vicenda smonta ancora una volta uno dei luoghi comuni che ci sono stati propinati martellantemente per 15 anni, che il problema in Italia sarebbe la magistratura politicizzata e fino a qui sono d’accordo, la magistratura non deve essere politicizzata, ma chi sono i magistrati politicizzati? Se qualcuno fa una domanda per la strana: chi sono i magistrati politicizzati si sentirà rispondere regolarmente che sono i magistrati del pool di mani pulite che hanno fatto le indagini di mani pulite, uno dei quali poi si è dimesso dalla magistratura e è entrato in politica, sentirete dire che i magistrati politicizzati sono i PM del pool di Palermo che hanno processato molti politici della prima e anche qualcuno della seconda Repubblica e che adesso stanno indagando sui mandanti occulti delle stragi, i magistrati politicizzati sono quelli che hanno indagato sul sequestro di Abu Omar da parte di spie italiane e americane, sono quelli che volevano fregare il povero D’Alema e il povero Consorte ai tempi delle scalate bancarie, sono quei magistrati che si occupano di politici, quelli sarebbero i magistrati politicizzati e siccome i politici sono di varia colorazione, i magistrati politicizzati a volte vengono identificati come magistrati di sinistra, a volte come magistrati di destra a seconda del colore dei loro indagati, a volte quando poi indagano sia su quelli di destra che su quelli di sinistra allora si dice che sono mandati dalla Cia o dal KGB o dai poteri forti o dalla Spectre per delegittimare l’intera classe politica e prendere il potere come i golpisti in Grecia, in Turchia o in SudAmerica, per fortuna poi vengono fuori queste intercettazioni e si capisce che il problema sono i giudici politicizzati, sono i PM politicizzati, chi sono? Sono quelli che prendono ordini o ricevono favori o accettano intimidazioni dai politici e dalle cricche che fanno da cerniera tra il mondo del potere politico, economico – finanziario e la magistratura, i Carboni, Carboni lo dice in un’intervista: io propizio transazioni, io metto in contatto persone, io – dice a un certo punto in un’intervista al Corriere della sera ieri mattina, naturalmente è stata nascosta in basso a sinistra con un titolo “Carboni legge Schopenhauer e scrive a parenti e politici” dice – "Sono anticlericale ma anche religioso, la politica è fatta di compromessi e sono quelli che li fa raggiungere, mi occupo soltanto di affari di Stato, di operazioni che riguardano lo Stato non le basterebbe un mese se le dovessi raccontare tutta la mia vita, ma per adesso si accontenti, sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi, io che gli ho dato anche una delle case dove sta”, la casa è Villa Certosa che prima era di Carboni e poi è stata venduta a Berlusconi che era socio suo in molti affari in Sardegna, coprire la testa di Silvio Berlusconi cosa vuole dire? Mettergli il parrucchino? No il parrucchino ce l’ha Carboni, Berlusconi ce l’ha coperta di bitume, allora coprire la testa di Silvio Berlusconi può voler dire soltanto un’altra cosa, cioè che Carboni è uno dei protettori di Silvio Berlusconi, peraltro stavano insieme nella loggia massonica P2, non c’è bisogno di immaginare la P3 per notare che c’è una comune fratellanza massonica che dura nei decenni, tant’è che sono passati, l’anno prossimo farà 30 anni allo scandalo dell’P2 il 1981 e ancora ci sono queste solidissime solidarietà e troviamo nello stesso salotto di casa Verdini il piduista Carboni condannato in via definitiva per il crac dell’ambrosiano e il coordinatore del partito di maggioranza relativa Denis Verdini, di cosa si occupano? Di mettere un giudice possibilmente amico alla Corte d’Appello di Milano dove passano i processi a Berlusconi, di intervenire presso la Corte Costituzionale per bloccare la maggioranza che voleva dire no al lodo Alfano in quanto incostituzionale, ancora una volta a protezione di Berlusconi, volevano salvare dall’arresto il sottosegretario Cosentino, volevano sputtanare con un falso dossier il rivale in Campania di Cosentino, Caldoro, che fu poi candidato e eletto governatore della Campania, in quanto Cosentino era stato messo fuori gioco, soprattutto per pressione dei finiani e dato che era passato Caldoro, bisognava sputtanare anche lui perché? Perché quando la camorra deve dimostrare di controllare il territorio non può permettere l’elezione di uno che ha osato prendere il posto di un uomo della camorra e quindi Caldoro doveva pagare, doveva perdere anche a costo di far vincere il centro-sinistra, giocavano contro il proprio partito pur di non accreditare un rivale di Cosentino e quindi c’era un dossier pronto a base di trans e di altre cose sul modello di quello che era successo a Marrazzo.
Magistratura politicizzata (espandi | comprimi) Di questo si occupavano, la cosa interessante è che ogni volta che questi signori facevano una telefonata per ottenere una decisione di favore che fosse esattamente il contrario di quella buona e di quella giusta perché?Perché i giudici prendano decisioni buone e giuste non c’è bisogno di telefonare, se uno telefona è perché vuole sincerarsi che il giudice faccia giustizia, perché se il giudice fa giustizia non c’è bisogno di premere su di lui, si preme per ottenere una decisione contraria alla giustizia e ogni volta che questi signori facevano le loro pressioni cosa succedeva? Succedeva che trovavano udienza, chi di dovere rispondeva, ex Presidente della Corte Costituzionale, Presidente della Cassazione, candidati alla Corte d’Appello di Milano rispondevano a questi faccendierucoli che sono imbarazzanti per il loro livello e il loro eloquio, basta leggere brani di queste intercettazioni e parlano un italiano improbabile che sembrano usciti da un film di Bombolo, Cannavale e Lino Banfi, ma Lino Banfi forse è troppo forbito per loro e questi trovavano immediatamente udienza e parlavano con altissimi magistrati che poi naturalmente fanno parte di diritto del plenum del Csm al fianco del Presidente della Repubblica e del Vicepresidente Mancino e poi parlano con questi Gennarini e con questi Peppinielli con una dimestichezza e con una familiarità che sgomentano!
Questo è il problema, questa è la magistratura politicizzata, casualmente in queste intercettazioni voi non troverete mai per il passato i Di Pietro, i Davigo, i Colombo, i Greco, i Borrelli, i D'Ambrosio e oggi non troverete mai quelli che ci vengono dipinti come i magistrati politicizzati, i de Magistris, i Woodcock, le Forleo, gli Spataro, i Caselli, gli Ingroia, gli Scarpinato, i Tescaroli e tanti altri, questi non li troverete mai, troviamo sempre questo sottobosco romano dove ci sono pezzi di Cassazione, pezzi di Csm, pezzi di Anm, politici, faccendieri, in un Paese dove i controllori e i controllati sono abituati a fare pappa e ciccia, a stare nelle stesse case, negli stessi salotti, chi ne avesse bisogno di una scena recente per farsi un’idea di cos’è il potere in Italia, la formazione della cena in casa Vespa giovedì sera, quando nella casa di proprietà di propaganda Fide, procurata dal Cardinale Sepe a Bruno Vespa che dice di pagare un affitto di 10 mila Euro per una splendida casa con terrazza su Trinità dei Monti, si sono ritrovati: Vespa, la moglie di Vespa Augusta Iannini, giudice di Roma, da anni dirigente del ministero della Giustizia, capo dell’ufficio legislativo, è quella che mette in italiano le leggi che scrive Alfano in ostrogoto, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il già vicepresidente di Mediaset, la moglie di Gianni Letta, autrice della famosa crostata davanti alla quale si stipulò il patto della crostata della bicamerale nel 1997, il cardinale Tarcisio Bertone segretario di Stato Vaticano, Pierferdinando Casini concupito da Berlusconi per il riempire il vuoto di 40 deputati finiani che potrebbe crearsi in caso di divorzio tra Berlusconi e Fini, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset e tutto quello che sappiamo, accompagnato dalla figlia che sta nel patto di sindacato di Mediobanca che ha un piedino nel Corriere della Sera e che è Presidente della Mondadori, questa formazione, un giornalista della RAI, una giudice, ho dimenticato il banchiere Geronzi, ora Presidente di Assicurazioni Generali, imputato per il crac Cirio di Parmalat. Quindi giudice, giornalista, politici, cardinale, finanziere, altro politico anfibio d’azienda come Letta e dimenticavo il Governatore della Banca d’Italia Draghi, scopo della serata ufficiale, festeggiare i 50 anni di giornalismo di Bruno Vespa, 50 anni di giornalismo, lo chiama giornalismo lui questa robaccia, scopo reale della serata: tentare di riavvicinare i due amanti perduti in freddo Pierferdinando Casini e Silvio Berlusconi, il tutto ufficiato da un giornalista con il contorno di cardinali, imputati, giudice, finanzieri e il controllore della finanza italiana Draghi, quindi questo è il sistema che viene fuori e c’è sempre purtroppo la presenza di un magistrato, solitamente romano, a rinverdire i fasti del meraviglioso porto delle nebbie, questo è il problema, quando si sente parlare di magistratura politicizzata bisognerebbe fare mente locale e pensare al fatto che più ci si avvicina ai luoghi del potere, come Roma, e più si trovano magistrati che hanno evidentemente perso completamente il senso della loro missione o sono considerati avvicinabili per favori, non è necessario neanche comprarseli come avveniva una volta ai tempi di Previti, qui non girano soldi per pagare giudici, qui è tutto un sistema gelatinoso, dove uno telefona all’altro, uno è amico dell’altro, uno chiede un favore per l’altro, la cosa divertente è come i giornali di centro-destra trattano questa vicenda, invece di dire: avete visto, esistono i giudici politicizzati, sono gli amici nostri, sono gli amici del governo, sono i giudici di regime, se ne escono con dei pezzi in cui si cerca di sminuire questa nuova P2, dipingendola come una storiella da Totò e Peppino, da Banda degli onesti, c’è un articolo fantastico di Gianluigi Nuzi su Libero di mercoledì che diceva che stanno cercando di attribuire addirittura un omicidio a Berlusconi, perché? Perché non c’è niente da fare, Silvio avrà mille difetti ma non è tipo che si sporca con le tangenti, è ricco di suo! Pensate Berlusconi che ha passato la vita con le tangenti in bocca, viene dipinto dai suoi giornali come uno che per carità, mille difetti, ma le tangenti assolutamente no! Poi abbiamo le parole che emergono da queste intercettazioni, i protagonisti di questa storia sono, oltre a Verdini, toscano che ha una banca, il Credito Fiorentino, ed è anche coordinatore di un partito, invece di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi per cui è considerato normale che uno abbia una banca proprio sua, di proprietà e faccia il politico e non debba mollare la banca, è la banca da cui sarebbero passati i soldi raccolti da Carboni in una cordata di imprenditori interessati all’affare delle pale eoliche e non è un affare in quanto produce energia, è un affare in succhia fondi europei per erigere ogni pala eolica, poi la pala eolica anche se resta ferma non c’è problema perché? Perché questi si sono già arraffati i fondi europei per metterla su e sono già scappati con la cassa, questo faccendiere coagula questo gruppo di imprenditori per l’affare dell’eolico in Sardegna, dopodiché cosa succede? Succede che interviene la politica naturalmente, bisogna ungere le ruote dei politici e allora ecco che un po’ di soldi di quella cordata Carboni li dirotta sul Credito Fiorentino di Verdini, sottoforma di quote da acquistare del giornale della Toscana che è la succursale del giornale di Berlusconi a Firenze e in Toscana, messo su da Verdini che naviga in pessime acque, anche perché è inguardabile! Questo è Verdini. Il primo invece degli arrestati, Verdini è indagato per corruzione e per associazione segreta, per avere ricostituito in qualche modo la P2 , violazione della legge che vieta le società segrete. Il primo degli arrestati è un certo Pasqualino Lombardi, quest’ultimo è un politico di lungo corso avellinese che è quello che vanta amicizie altolocate, compresa quella del vicepresidente del Csm Mancino e poi c’è Arcangelo Martino, quest’ultimo è un ex socialista condannato, credo per concussione, napoletano che qualcuno di voi ricorderà l’estate scorsa, proprio in questi giorni intervenire in difesa di Berlusconi, quando Berlusconi aveva un problema, non riusciva a spiegare credibilmente come è possibile che uno così importante come lui, prendesse l’elicottero o l’aereo da Milano e andasse a Casoria sulla circonvallazione a una festa di una ragazza in un posto dove di solito si sposano o si sparano ai camorristi, la ragazza era Noemi Letizia, compiva 18 anni, quindi fino al giorno prima era minorenne, Berlusconi e la ragazza continuavano a dare delle versioni contraddittorie che non stavano in piedi, poi saltò fuori questo Martino e disse: ha ragione Berlusconi, sono testimone, Berlusconi conobbe il padre di Noemi Letizia all’Hotel Raphael a Roma durante un incontro con Craxi e lì proprio scoccò la scintilla e lui diventò amico intimo di questo messo comunale dell’area vesuviana, al punto che il padre di Noemi, il messo comunale, telefonava ogni tanto a Berlusconi su un cellulare privato, Berlusconi gli rispondeva e tac, andava addirittura alle feste della figlia con il gioiellino in regalo, era ovviamente una bufala clamorosa, una delle tante costruite per mettere una pezza su quella vicenda imbarazzante, il Presidente del Consiglio che frequenta minorenni per stessa ammissione di sua moglie, Martino fornì l’alibi fasullo, quindi hanno arrestato lui, questo Pasqualino Lombardi e ovviamente il Flavio Carboni.
Su cosa lavorava l'associazione segreta (espandi | comprimi) Il sistema degli scambi di favori riguardava, come abbiamo detto, 3 o 4 vicende: la prima è la Corte Costituzionale che il 6 ottobre 2009 doveva sentenziare sul lodo Alfano, grande agitazione perché sapevano tutti che il lodo Alfano era incostituzionale e quindi bisognava portare un po’ di giudici a votare contro la loro coscienza e contro la Costituzione.Quindi inizia questo reticolato dove entrano varie merci di scambio, per esempio c’è Pasqualino Lombardi, questo democristiano avellinese che parla con Cosentino, sottosegretario al tesoro e gli dice: “Lui è rimasto soddisfatto per quello che stiamo facendo per il 6, l’udienza della Consunta sul lodo, allora giustamente quello che diceva Arcangelo, lui ci deve dare qualcosa e ci deve dare te e non ha da scassare il cazzo, ti pare?” Questo lui che sarebbe contento dell’attività di questa cricca sulla Corte Costituzionale sarebbe Verdini che si era incontrato con lo stesso Lombardi, con Martino quello dell’alibi falso per il caso Noemi, il sottosegretario della giustizia Caliendo, il capo degli ispettori ministeriali Miller e la presenza fissa di Marcello Dell’Utri, quest’ultimo anche in questo scandalo entra perché pare faccia parte di questo giro, infatti i giudici di Roma stanno valutando la sua posizione, perché per fortuna a Roma ci sono anche dei Pubblici Ministeri e dei giudici con i fiocchi naturalmente, quando prima parlavo di porto delle nebbie, parlo di pezzi di Palazzo di Giustizia a Roma che sono ancora inquinati, ma certamente non tutti, tant’è che questa inchiesta la fa proprio la Procura di Roma. Ecco la società segreta era formata da questi signori e cosa volevano? Da un lato un appoggio a Cosentino sul fronte del mandato di cattura e dall’altro lato si interveniva sulla Corte Costituzionale per ribaltare la maggioranza e fare confermare e approvare il lodo Alfano. Questo Lombardi parla con Martino il 28 settembre dell’anno scorso, è stato fatto e si sta facendo quello che bisogna fare, però molto quietamente senza esporsi, perché si stanno interessando migliaia di persone, non una, chiamano tutti i politici che conoscono e vedono se questi politici conoscono qualche giudice costituzionale, viene contattato il solito Renzo Lusetti, già PD ora nell’Ap di Rutelli, indagato a suo tempo a Napoli per lo scandalo Romeo, tu tieni qualche amico nella Corte Costituzionale? Dopodiché incredibile la telefonata di questo Pasqualino Lombardi al Presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, uno tutto pieno di pizzi, ermellini e cosa… perché Lombardi vuole sapere se una giudice che sembrava indecisa sul lodo, Maria Rita Saulle, fosse amica sua, sentite cosa gli dice questo faccendierucolo avellinese, irpino a un Presidente emerito della Corte “Quella della Consulta che è la donna, dice che è sua amica, possiamo intervenire almeno su questa signora?” al telefono, Mirabelli all’inizio prova a schermirsi un po’ dice “Ma non è che gli interventi valgano granché” allora Lombardi lo azzanna e dice “Abbiamo fatto un po’ tutto noi, abbiamo fatto perlomeno accertare di raggiungere un po’ quasi tutti e le dico il risultato 4 negativi, 5 positivi, 3 ni, vedi un po’ se sulla signora possiamo avere un riscontro” quindi altro che banda degli onesti Totò e Peppino, questi erano riusciti a catturare 5 giudici costituzionali su 15, alcuni non c’erano neanche bisogno di catturarli perché ricorderete che il giudice Napolitano e il giudice Mazzella si erano incontrati a cena con Berlusconi, con Alfano e con Gianni Letta per discutere proprio alla vigilia della decisione del lodo Alfano. Mirabelli tenta di chiamarsi ancora un po’ fuori e poi questo Lombardi che è un geometra di Avellino che faceva il giudice tributario gli diceva “Ci vuole un’ultima pressione, ci sentiamo domani, professore mi stanno mettendo in croce gli amici miei che poi sono anche amici suoi eh!” l’amicizia, poi ci sono altre chiamate, ci sono chiamate in vernacolo “Chiama chi devi chiamà e digli che non hanno a scassà o cazzo che facciano queste belle cose e che a un certo momento lo devono dire a chi lo devono dire” dice Pasquale a Martino e poi ancora, ormai mancano pochissimi giorni alla sentenza della Consulta “Oggi parlargliene, gli posso parlà pure io, andò sta? Sta fora, vedi un po’ in modo che pure io, perché non è possibile che ca facimmo le farfalle” hai capito, le farfalle non esistono, esistono gli elefanti forti e pesanti, pure immaginifici sono questi, alla fine c’è un mandalo a fanculo perché questo non porta voti e poi viene da noi! Queste cose farebbero ridere se non fossero delle conversazione che riguardano decisioni cruciali per la nostra democrazia, come quelle sul lodo Alfano o come quella sull’arresto di un sottosegretario che non se ne va, alle quali partecipano un senatore che non se ne va, ricondannato da poco per mafia, cioè Dell’Utri e un coordinatore nazionale di un partito di maggioranza relativa, chi è se ne è andato per ora? Se ne è andato uno dei giudici che facevano parte di queste riunioni, Martone che non è un fungo o un reietto, è stato Presidente dell’Associazione nazionale Magistrati, si è dimesso oggi, e si è dimesso l’assessore di Napoli che stava organizzando per conto degli amici di Cosentino il dossier per dipingere il nuovo governatore Caldoro come un frequentatore di trans, e era assessore della Giunta Caldoro e ha dovuto lasciare la Giunta Caldoro, perché come fa Caldoro a avere un assessore all’avvocatura, tra l’altro, che gli fabbrica i dossier contro? Pensate a quelle livello si è arrivati.
"Statte buono" (espandi | comprimi) L’ultima cosa che è particolarmente inquietante riguarda l’ex Presidente fino a un mese fa della Corte Suprema di Cassazione, Vincenzo Carbone, lo chiama il solito Pasqualino Lombardi, il geometra. Gli dice “Presidente quando?” l’altro già sa, invece di dire: ma cosa stai dicendo, ma chi sei? Ma hai sbagliato numero!, “Presidente quando?” risposta “28 gennaio” Lombardi “ah 28 gennaio? E non possiamo fare un po’ prima?” Carbone primo Presidente della Cassazione, ermellini, pizzi, toghe porpora, nappine, nocchi in testa, Carbone “Statte buono” questo è il primo Presidente della Cassazione, sapete di cosa parlavano? Del ricorso in Cassazione contro l’ordinanza di cattura per Cosentino, stavano decidendo addirittura la data, la volevano anticipare. Il 26 gennaio, 2 giorni prima del 28, quando ci sarà l’udienza, Lombardi richiama Carbone, anzi no il 17 gennaio, 11 giorni prima dell’udienza, Lombardi chiama il Presidente della Cassazione e gli dice: ieri sono stato con molti amici bravi, poi il 25, 3 giorni prima dice a Cosentino “Tu domani mattina te ne vai un po’ da Gianni Letta, mi segui?” il giorno dopo, il 26, due giorni prima della sentenza, Lombardi richiama Carbone e gli dice “Stammi a sentire, ti ha chiamato Letta?”, Carboni “No, perché?”, Lombardi “Ti doveva chiamare!” a Carbone avevano detto che dato che stava per andare in pensione, gli avrebbero prorogato la presidenza della Cassazione per altri due anni, chi? Il governo Berlusconi, infatti in un’altra telefonata si sente Carbone dire “Io che faccio dopo la pensione?” il governo stava apparecchiandogli una soluzione, tenerlo altri due anni, se leggete l’altro giorno i giornali, troverete Carbone che è appena andato in pensione da primo Presidente della Cassazione, candidato alla Presidenza della Consob o di un’altra delle Authority che stanno rinnovando in questi giorni “Io che faccio dopo la pensione?” notate che i magistrati vanno in pensione a 75 anni, questo non sapeva che fare a 75 anni, bisognava trovargli un altro posto, del resto Carboni a 78 anni ancora un’attività, aveva messo in piedi la P3 e l’hanno di nuovo arrestato. Poi c’è questo Marra, il Presidente in carica attualmente della Corte d’Appello di Milano e viene chiamato Fofò dagli amici, lui si chiama Alfonso e c’è tutta un’opera per far passare lui al posto di un altro più titolato di lui che si chiama Rordorf e ci sono tutti questi Lombardi etc. che a un certo punto assicurano che Mancino farà il ribaltone e all’ultimo momento, mentre tutti aspettano che voti Rordorf, voterà Marra e alla fine Mancino farà esattamente così, voterà Marra, una vicenda che ricorda un po’ quella in cui il Csm doveva nominare Falcone consigliere istruttore a Palermo e poi ci furono alcuni voltafaccia dell’ultim’ora per cui passò il giudice Meli e Borsellino in un famoso incontro pubblico parlò di un Giuda che aveva fatto balenare l’elezione a Falcone e poi aveva votato dall’altra parte. Ecco, quando sentite parlare di magistrati politicizzati pensate a questi, quando sentite parlare di uso politico della giustizia, pensate al dossier che stavano fabbricando quelli di centro-destra banda Cosentino, contro quelli di centro-destra giro Caldoro e quando qualcuno parla di de Magistris o della vicenda che ha riguardato Clementina Forleo o della vicenda che ha riguardato i PM di Salerno cacciati dai loro uffici e buttati fuori addirittura dalla loro Regione, la Campania, per non parlare del Procuratore Apicella che è stato mandato via dalla magistratura, mentre de Magristris è stato mandato a Napoli con il divieto di fare mai più il Pubblico Ministero esattamente come è accaduto a Nuzi e Verasani, ricordatevi che le ispezioni contro questi magistrati le ha dirette Arcibaldo Miller che faceva parte di questo bel giro, i procedimenti disciplinari sono stati istruiti da una Procura Generale della Cassazione dove uno dei domini era Martone, quello che si è dimesso e le sezioni unite della Cassazione che hanno esaminato i ricorsi di questi magistrati contro le punizioni ingiuste che hanno subito, le sezioni unite erano presiedute da Carbone, il faccendiere geometra di Avellino Lombardi chiamava Presidè e a cui dava del tu, quello stesso Carbone che in quel periodo si stava domandando che cosa avrebbe trovato il potere politico per fargli fare qualcosa dopo il pensionamento a 75 anni.
Se i magistrati scomodi finiscono in mano a una tenaglia di questo genere, vi rendete conto del perché quelli scomodi vengono buttati fuori dal Csm e poi la Cassazione di Carbone conferma queste porcherie, mentre invece i magistrati veramente politicizzati non se ne vanno mai, salvo naturalmente quando vengono presi con le mani nel sacco, passate parola e continuate a seguire queste vicende su Il Fatto Quotidiano, buona settimana!
Licio Gelli tempo fa è rimasto stupito per come l’allievo sia riuscito a superare il Maestro.
E si riferiva alla bravura di Berlusconi nell’attuare il Programma di Rinascita Democratica della P2. I ragazzi di oggi conoscono poco di questo piano, ma sicuramente sanno che il progetto del Venerabile è diametralmente opposto ai principi tracciati nella Costituzione.
La P2 era ed è una loggia massonica segreta, nata con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale che opera solo per tutelare e rafforzare gli interessi di un gruppo di persone. Oggi, molti dei suoi affiliati, tra i quali l’attuale Presidente del Consiglio, ricoprono ruoli di primo piano: stanno al Governo e in Parlamento. Queste affermazioni, purtroppo, non sono parte di una spy story, ma la verità. Infatti, è stato lo stesso Gelli a confermarlo in un’intervista rilasciata qualche mese fa. E la prova è sotto gli occhi di tutti: piano, piano, goccia a goccia, tutto quanto era inciso nel documento ritrovato a Villa Wanda si sta realizzando. Il percorso è lento perché i nostri padri costituenti, consapevoli delle insidie che avrebbero potuto esserci in uno Stato democratico, hanno ben pensato di porre una serie di pesi e contrappesi nella Carta, volti a ostacolare certe tentazioni eversive. Ma, dopo due anni di Governo Berlusconi, il puzzle sta per essere completato: controllo dei media, assoggettamento del potere giudiziario. Quest’ultimo punto farebbe venir meno la separazione dei tre poteri e, quindi, per questa modifica occorrerebbe una riforma costituzionale e ben altri numeri. Insomma, il Governo ha ben pensato di aggirare l’ostacolo, svuotando le funzioni della magistratura e togliendole le risorse necessarie.
E’ in questo scenario che rientra il disegno di legge sulle intercettazioni. Un provvedimento che, rispondendo a un preciso disegno eversivo, è palesemente contrario ai concetti di legalità e di giustizia.
Infatti, oltre a imbavagliare la libera informazione e a zittire la Rete, priva i magistrati di uno strumento indispensabile per le indagini e viola palesemente il diritto costituzionale di essere informati e di ottenere giustizia.
Quelle contenute all’interno del disegno di legge sono norme criminogene che, se dovessero essere approvate, rappresenterebbero uno sfregio, un colpo durissimo all’intero sistema della giustizia e dell’informazione.
Ma cosa cambierà per i magistrati e per i giornalisti se il disegno di legge dovesse diventare legge?
- GRAVI INDIZI DI REATO: le intercettazioni sono possibili solo in presenza di gravi indizi e se assolutamente indispensabili per le indagini. Il Pm dovrà avere “specifici atti di indagine” cioè altri elementi concreti che provino le responsabilità di chi finisce sotto controllo.
- L’AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE: per ottenere l’ok all’intercettazione non basterà più il pronunciamento del Gip ma sarà necessaria l’autorizzazione del tribunale collegiale.
- INTERCETTAZIONI AI PARLAMENTARI: quando si ascolta la voce di un parlamentare durante la conversazione di un indagato ogni atto deve essere secretato e custodito in archivio. Per proseguire nell’ascolto va chiesta l’autorizzazione alle Camere anche se il politico parla sull’utenza di terzi.
- BLACK OUT SULLE INDAGINI: E’ vietato diffondere notizie su qualsiasi atto anche se non segreto fino alla fine dell’udienza preliminare. Se la legge fosse già stata approvata, i cittadini non avrebbero saputo, ad esempio, né delle indagini sugli appalti del G8 e dell’eolico né delle drammatiche morti di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi.
- VIA LE TV DAL TRIBUNALE: niente riprese durante i processi senza il consenso di tutte le parti. Vietate anche le immagini dell’Aula. I cittadini, quindi, non potranno seguire in tv le fasi del dibattito.
- LA NORMA D’ADDARIO: sono vietate le registrazioni e le riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato. Per chi non è giornalista professionista è confermata la condanna a 4 anni di carcere per le riprese e le registrazioni “fraudolente”.
- WEB: i siti informatici sono equiparati ai giornali. I blogger hanno l'obbligo di rettifica in 48 ore. Questo sancirebbe la morte del giornalismo partecipativo e della diffusione delle notizie via web.
Diciamo ‘no’ a questo provvedimento scellerato e per manifestare la nostra indignazione alla cosiddetta ‘legge bavaglio’ oggi abbiamo aderito con convinzione alla giornata del silenzio, promossa dalla Fnsi.
L’Italia dei Valori proseguirà, senza se e senza ma, la sua battaglia in difesa della libera informazione e farà di tutto per evitare che a prevalere sia la strategia dei mattinali e delle veline tipica del regime di vecchia memoria.
E’ una battaglia per la democrazia, a difesa dello stato di diritto e di quei principi che i nostri padri costituenti hanno tracciato nella Carta. Inoltre, se il ddl dovesse diventare legge, non ci arrenderemo e promuoveremo un nuovo referendum dimostrando a Berlusconi che sono milioni i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati.
Questo governo è irresponsabile e incapace. Finora, infatti, ha fatto finta di non vedere la drammatica situazione degli abruzzesi, calpestando la loro dignità, ed è stato risvegliato solo dalla protesta di un popolo sceso in piazza che lo ha obbligato a fare ciò che avrebbe dovuto fare già da tempo. Siamo orgogliosi di aver contribuito a dare voce alle istanze degli abruzzesi e a fare in modo che queste venissero accolte, anche se quanto proposto dal governo è ancora al di sotto delle reali esigenze della popolazioni. Per questo, l’Italia dei Valori, sia al Senato sia alla Camera, ha chiesto la restituzione dei tributi al 40% dell’importo, come è stato concesso alle altre regioni che hanno vissuto situazioni analoghe.
Sono al fianco degli aquilani che stamattina hanno protestato a Roma contro un Governo che li ha illusi e abbandonati. Gli scontri con le forze di Polizia sono vergognosi. Questa è una battaglia della disperazione. Una battaglia tra poveri che porta solo dolore. L'errore è aver bloccato i manifestanti e alzato il livello dello tensione. Anche i terremotati hanno il diritto di manifestare.
E mentre in piazza alcuni manifestanti venivano feriti durante gli scontri, in Parlamento un deputato di Italia dei Valori (Franco Barbato) veniva colpito con un pugno da un esponente del Pdl (il partito dell'amore). Questo è il governo dell'odio e del manganello.
Dobbiamo organizzare la resistenza, la strada per una rivolta sociale in Italia è alle
porte rispetto a un governo sordo e cieco.
E in questo contesto così difficile, si è inserito in modo del tutto fuori luogo il ministro Frattini che ha detto di aver sentito "qualche fischietto e niente più". Le sue dichiarazioni sono gravi. Hanno la stessa valenza delle risate di quegli imprenditori che subito dopo il terremoto dell’Aquila erano già pronti a speculare. Il ministro rispetti la disperazione del popolo aquilano che fino ad oggi ha assistito ai soliti spot di governo, subendo l’umiliazione di promesse non mantenute. Sull’Abruzzo il governo continua a latitare, a proporre spot a reti unificate, senza far seguire dei provvedimenti concreti. L’Italia dei Valori continuerà a battersi in Parlamento e nelle piazze per sostenere le istanze degli abruzzesi.
Testo:
Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l'ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l'uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull'illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.
Brancher, ministro per caso (espandi | comprimi) Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente. Resta sottosegretario al tesoro Nicola Cosentino, sul cui capo pende un mandato di cattura – attenzione non una richiesta di arresto da parte della procura di Napoli – un'ordinanza di custodia cautelare già emessa dal GIP, già confermata dalla Cassazione che non può essere eseguita perché il signorino è trincerato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento: la Camera fa scudo e respinge il permesso ai giudici di entrare e di portarselo via. Ma anche questo, come sappiamo, ha creato ben poche polemiche da parte del maggior partito di opposizione che, anzi come forse qualcuno di voi ricorderà, dopo aver presentato insieme all'Italia dei Valori e all'UDC una mozione in cui chiedevano a Cosentino di dimettersi, addirittura prima che gli arrivasse il mandato di cattura, il PD fece poi in modo, con le uscite dall'aula calibrate di decine di suoi esponenti, di non far passare quella mozione perché sarebbe bastato essere presenti in forze e quella mozione sarebbe passata in quanto molti finiani e non si erano dileguati nel centrodestra.
Dunque, diciamo: siamo di fronte all'ennesima fiera del tartufo, all'ennesimo festival dell'ipocrisia. Adesso ci saranno quelli che si attribuiranno il merito delle dimissioni di Brancher: le dimissioni di Brancher sono un fatto interno al centrodestra. Come sempre è avvenuto tutto all'interno del centrodestra; se non si fossero dissociati i finiani e i bossiani, Brancher sarebbe ancora lì, e invece Berlusconi ha dovuto sacrificarlo, anche perché altrimenti c'era il rischio che la sua maggioranza andasse sotto di fronte alle mozioni di sfiducia individuali che erano state presentate dalle opposizioni.
Diciamo che alla fiera del tartufo partecipa il Capo dello Stato il quale ha firmato la legge sul legittimo impedimento che, senza la sua firma, oggi non sarebbe legge dello Stato, ha firmato la nomina di Brancher a ministro di non si sa cosa, e poi ha contestato a Brancher il diritto di utilizzare il legittimo impedimento, cioè una legge firmata e promulgata da Napolitano in virtù della sua nomina a ministro da parte di Napolitano. Napolitano, che invece quando Berlusconi si avvale del legittimo impedimento, magari per coprire i suoi festini in Brasile con le ballerine di lap dance. Io non ho nulla contro chi fa festini con ballerine di lap dance, ma se quel tale autocertifica con un documento ufficiale di Palazzo Chigi al Tribunale di non avere nemmeno un'ora libera per un anno e mezzo – questo comporta il legittimo impedimento senza dover dare alcuna giustificazione giorno per giorno di quello che fa – e poi si scopre che si fanno, come ha raccontato tutta la stampa brasiliana, durante le missioni di Stato, i festini, allora quei festini diventano argomento di dibattito. Dovrebbero diventare argomento di dibattito e polemica politica perché, invece dei festini, sarebbe suo dovere partecipare alle udienze del suo processo; su questo il Quirinale tace bellamente. E' comodo prendersela con Brancher, viene sempre più voglia di dare la solidarietà a Brancher, che ha fatto un terzo di quello che ha fatto Berlusconi – parlo del fatto che ha usato il legittimo impedimento per un solo processo e oggi se ne è già spogliato – che viene linciato come se fosse il capo della banda. Non dimentichiamoci che il capo della banda rimane Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi cosa è stato promesso a Brancher in cambio del suo sacrificio.
Brancher è uno di quei collaboratori che, anche se leggerete che Berlusconi l'ha scaricato, non può essere scaricato, perché è uno di quei collaboratori con la cerniera lampo al posto delle labbra; è un signore che si è fatto tre mesi di galera a San Vittore per le tangenti Fininvest quando era il braccio destro di Confalonieri, tangenti che pagava – l'abbiamo detto lunedì ma è bene ripeterlo – al partito socialista di Craxi e al Partito Liberare del ministro della malasanità De Lorenzo, per fare in modo che il governo desse in appalto a Mediaset una gran mole di spot della campagna anti AIDS. Soldi pubblici a Mediaset, una delle imprese più assistite che si siano mai viste.
Soldi pubblici a Mediaset per fare la pubblicità contro l'AIDS “Se lo conosci lo eviti”, perché se non facevano quella pubblicità la gente andava incontro abbracciandoselo, l'AIDS. Ecco, soldi pubblici a Mediaset in cambio di tangenti a politici, questa è la ragione per cui Brancher viene arrestato. Chiude la lampo, e per tre mesi non parla; quando esce ha una carriera assicurata e, infatti, di lì a poco diventerà parlamentare di Forza Italia, poi sottosegretario, recentemente ministro, adesso tornerà ad essere sottosegretario, quindi farà parte comunque del governo, credo io, vedremo. Magari un giorno capiremo per questo gesto qual è la ricompensa, visto che è saltato il ministero.
I messaggi mafiosi di Dell'Utri (espandi | comprimi) Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell'Utri, ma non è mica l'unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.Marcello Dell'Utri resta Senatore, ovviamente, anche dopo la condanna in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e l'altro giorno... poi faremo qualche commento non sulla sentenza che non esiste, abbiamo soltanto il dispositivo, ma sui commenti alla sentenza e su come i media sono riusciti a distorcere, ribaltare addirittura il significato di quel dispositivo.
Intanto, è interessante vedere cos'ha detto Dell'Utri: tra le tante cose che ha detto Dell'Utri ce ne sono due che inducono a una certa riflessione; non solo noi: credo che abbiano indotto soprattutto Silvio Berlusconi a una certa riflessione.
A un certo punto l'avvocato Mormino, quello coi capelli bianchi che sembra la controfigura di Salvo Lima che è uno degli avvocati di Dell'Utri, ha dichiarato subito dopo la sentenza: “Dell'Utri è stato condannato solo per quanto avrebbe fatto prima del 1992 per proteggere dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”. Quindi Dell'Utri paga per conto di Berlusconi. Non ha fatto quelle cose per sé, le ha fatte per sacrificarsi per la causa superiore di Berlusconi. Primo messaggio.
Adesso voi sposatelo con questo secondo messaggio che lancia direttamente Dell'Utri nella sua conferenza stampa poche ore dopo la sentenza che lo ha condannato, ripeto condannato, a sette anni di reclusione per concorso esterno: “Mangano resta il mio eroe, non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi”. Ecco, mettete insieme l'avvocato di Dell'Utri che ricorda: “guardate che quelle cose, se le ha fatte, le ha fatte per salvare Berlusconi” e ora si ritrova sette anni di galera e Berlusconi niente. Poi c'è Dell'Utri che dice: “Mangano è un eroe perché ha la lampo a tenuta stagna. Purtroppo non capita a tutti questa fortuna: io, per esempio – dice – se mi trovassi in carcere, tipo se venisse confermata in cassazione la mia condanna e io dovessi finire dentro per quattro – perché voi sapete che gli ultimi tre in Italia si scontano fuori ai servizi sociali, ma quattro anni sono quattro anni soprattutto per uno abituato a vivere tra incunaboli e libri antichi – non so se saprei mantenere proprio completamente chiusa la cerniera lampo”. Bel messaggio, no, per chi deve capire. Sicuramente non era rivolto a noi, perché di noi questo signore non sa nulla, chissà di chi sa qualcosa, forse del Presidente del Consiglio!
Bisogna imparare a leggere questi messaggi da uno condannato a sette anni per mafia in appello; ricordo che l'appello è l'ultimo grado di merito poi c'è un grado di legittimità, quindi se ci sono violazioni formali la corte di Cassazione può bocciare, altrimenti questo è l'ultimo giudizio di merito. Sui fatti l'appello è l'ultima parola della giustizia, sulle forme c'è la Cassazione. Possiamo ben dire che, quando parla Dell'Utri, bisogna decrittare, decodificare quello che dice secondo il linguaggio mafioso: quando Dell'Utri lancia un messaggio, lancia un messaggio mafioso, a chi lo lancia sta all'intelligenza di chi ascolta capirlo, ma il linguaggio è quello mafioso.
Quando insiste continuamente a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe, secondo voi lo fa per omaggiare la salma del caro estinto Vittorio Mangano, lo fa per dare un contentino alla vedova e alle orfane, lo fa per riconoscenza nei confronti di un vecchio amico che ormai è morto da dieci anni? Credo che la prossima settimana o fra due settimane sarà il decimo anniversario della scomparsa di Mangano. Credete che lo faccia così? Ma naturalmente no! Quando Dell'Utri dice “Mangano è un eroe perché...” sta parlando di se stesso, non di Mangano. Sta parlando di se stesso che, nonostante tutte le traversie processuali di questi anni, è riuscito a tenere chiuso il becco e lo ricorda continuamente a chi avrebbe potuto subire delle pesanti conseguenze se lui non fosse stato così eroico e si fosse lasciato scappare qualcosa.
Guardate che ci sono tanti modi per lasciarsi scappare qualcosa, basta parlare un po' troppo al telefono in un momento in cui si sospetta di parlare con una persona intercettata, per esempio.
Bastava mandare avanti qualche proprio collaboratore che all'improvviso ha un crollo psicologico e comincia a parlare. Allora forse è bene tenere presente quello che raccontava Cartotto, davanti ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che lo interrogavano sulla nascita di Forza Italia. Cartotto disse una cosa molto semplice: disse “Marcello Dell'Utri me lo ricordo quando mi incaricò di cominciare a studiare un nuovo partito legato alla Fininvest, me lo ricordo perché era un periodo in cui aveva dei dubbi. Ogni tanto sbottava contro Berlusconi, e una volta mi disse 'Silvio non capisce che se parlo io...'”. Questa storia del “se parlo io...” è antica, risale addirittura a prima della nascita di Forza Italia, e chissà se quel “se parlo io...” non è stato un argomento sufficiente per indurre, magari, il Cavaliere a rompere gli indugi nel momento in cui stava valutando i pro e i contro della discesa in campo. Queste cose sono tutte nelle carte, naturalmente: basta saperle leggere.
E, invece, molti continuano a far finta di niente e a non leggere; altri scoprono tardivamente quello che si poteva scoprire molto prima. Io mi sono tenuto qua in cartellina un po' di titoli di giornali; sono interessanti per vedere com'è ridotta la stampa italiana. Bisogna fare un ripassino ogni tanto.
“Il politico Dell'Utri non ha mafiato”, il Foglio di Giuliano Ferrara; dentro c'è un commento intitolato “Ma le stragi no”. Libero: “Dell'Utri padrino part-time. Sentenza ipocrita. Condannato per concorso esterno ma solo prima del 1992 – hai detto niente – così lui sarà prescritto, i giustizialisti potranno attaccare e nessuno ha perso”. Vi segnalo anche qui, di spalla, un immortale articolo di tale Mazzoni, dev'essere un refuso. Il titolo dice: “La troppa libertà di stampa ha ucciso il giornalismo”, pensate che cosa arriva a scrivere!
“Picciotto part-time. La prescrizione farà giustizia. Crolla il teorema Forza Mafia”. “Dell'Utri deluso: quel giudice come Pilato”. “Silvio sollevato: cade un castello di carte, ma i finiani vedono solo la condanna” e che devono vedere visto che si tratta di una condanna a sette anni! Qui invece il giornale preferisce titolare sull'assoluzione di Tartaglia: si sono meravigliati perché Tartaglia, il lanciatore di souvenir, è stato dichiarato matto e quindi totalmente incapace di intendere e volere quindi non imputabile. Pensate che stupore, chi se lo sarebbe aspettato che era uno squilibrato. Avevano indicato un po' di mandanti, alla fine si è scoperto che era semplicemente fuori.
“Forza Italia mafiosa? Una balla”, ecco questo è il titolo sulla condanna a sette anni del fondatore, inventore, di Forza Italia.
Ancora alcuni titoletti simpatici: “I paradossi del processo Dell'Utri”, questo è quel genio di Giordano, inventore del programma Lucignolo Bikini, che si avventura nei terreni impervi del diritto.
Vi segnalo anche il giurista con le meches, che titola “Quel reato che non esiste nel codice”, sta parlando del concorso esterno in associazione mafiosa. Poi c'è un bell'esempio di cerchiobottismo: “Condanna pesante, ma gravi pure le parole del Procuratore Generale”, questo è Macaluso. “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi del 1992”, questo è il Riformatorio. “Macello Dell'Utri”, un bel gioco di parole, “Smontata la teoria sulle stragi del 1992”.
Ecco, questo è un po' come si comporta la nostra stampa. I telegiornali non ve li posso far vedere, anche perché forse qualcuno di voi li ha già visti: meraviglioso il Tg1! Il Tg1 è riuscito a dire “La corte non ha creduto alla pubblica accusa, non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano, ha spazzato via la costruzione accusatoria, crolla tutto”. Questo è il servizio di tale Grazia Graziadei, ve la segnalo perché si sta molto segnalando in quest'ultimo periodo, è una specie di minzolina di complemento. L'altra sera ha anche fornito i dati taroccati sulle intercettazioni. Collegata da Palermo diceva che “crolla il teorema”, infatti a Dell'Utri hanno dato sette anni e festeggiava anche lei insieme al Senatore. Evidentemente conoscendolo si aspettavano tutti l'ergastolo, quindi quando vedono che prendono solo sette anni, questi personaggi, si congratulano. “Bravo, ti è andata di culo, solo sette anni!”. Fra qualche anno si ritroveranno tutti nei cortili di un penitenziario a loro scelta per festeggiare e brindare al colpo di culo: “visto eh! Solo sette anni, te possino, ti è andata bene!”... Cuffaro, Dell'Utri tutti contenti. Già ricorderete Previti quando brindò per la condanna a soli sette anni e mezzo per la sentenza Imi-Sir Lodo Mondadori, si contentano di poco, sono di bocca buona. Sette anni gli sembrano pochi: è che ne dimostrano di più, li portano male, gli anni.
Il depistaggio del regime (espandi | comprimi) Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell'Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: “chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l'attenzione da una sentenza così grave, così pesante”.Perché grave e pesante? Perché una corte d'Appello così benevola Dell'Utri, ma neanche un altro imputato, non la troverà più! Abbiamo già raccontato chi sono i tre giudici che hanno giudicato Dell'Utri: erano giudici dai quali lui e la sua difesa si aspettavano un trattamento favorevolissimo, visto che già nel corso del processo, soprattutto nell'ultima fase, si erano dimostrati molto molto molto inclini alle esigenze della difesa e molto ostili a quelle dell'accusa. Quindi, bisogna anche calcolare quello, che tipo di corte. Non è una corte con fama di durezza e severità, ma una corte con fama, come direbbe qualcuno, di garantismo anche se il garantismo non c'entra assolutamente niente: quando si tengono dal processo le prove e poi si dice che mancano le prove uno dovrebbe dire “fatele entrare, così le trovate, le prove”. In ogni caso, sette anni da quella corte lì, al braccio destro del presidente del Consiglio, per mafia!
Ecco, come avrebbero fatto a depotenziare la bomba di questa sentenza? L'abilità di questo sistema della disinformazione programmata, organizzata, scientifica è riuscita completamente a depistare l'attenzione dal centro della notizia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi condannato in appello per mafia a sette anni, mentre quello sinistro è già stato condannato a sette anni e mezzo per corruzione dei giudici; stiamo parlando dei due angeli custodi che hanno accompagnato Berlusconi dai primi passi nel mondo dell'impresa, della finanza, dell'editoria fino al governo e al Parlamento. Previti era l'avvocato che comprava i giudici e sistemava le cause perse facendole vincere, Dell'Utri è l'uomo del raccordo tra la Fininvest e la mafia: lo dice perfino la benevola corte d'appello, in quella composizione, di Palermo che ha ritenuto tutto provato fino al 1992 compreso. Quindi, cominciamo a fare chiarezza sulle date: fino al 1992 vuol dire che per tutto il 1992 è provato che Dell'Utri era mafioso, e cosa faceva la mafia nel 1992? Faceva il delitto Lima, il delitto Salvo, la strage Falcone, la strage Borsellino e la trattativa coi Carabinieri, ok? Quindi le stragi non sono fuori dal periodo compreso nel dispositivo della sentenza. Quello che ci sarà scritto nella sentenza non lo so, ma l'arco temporale comprende l'anno delle stragi di Capaci e Via D'Amelio e comprende l'anno in cui, secondo Cartotto, Dell'Utri pensò per la prima volta di fare un partito. E lo stesso racconta Massimo Ciancimino, che addirittura prima della strage di Capaci girava voce che stesse per nascere un partito della Fininvest, in casa Ciancimino. Quindi il 1992 è compreso e nel 1992 cominciano gli embrioni che daranno il via a Forza Italia e che Dell'Utri ha sempre negato, esattamente perché vuole staccare quella stagione dalla nascita di Forza Italia.
Vediamo quattro o cinque truffe mediatiche con cui si è riusciti a scardinare la portata dirompente di questa sentenza.
Dell'Utri dice che Mangano è rimasto in carcere fino alla morte, in cella, nonostante fosse malato di Cancro perché ha rifiutato di mentire su richiesta dei magistrati che gli avevano promesso che se avesse mentito facendo i nomi di Dell'Utri e Berlusconi. Questo lo ripete da anni e tutti lo ripetono da anni senza mai fare una domanda precisa: “Scusi, ma lei da chi l'ha saputo, chi gliel'ha detto, dove sono le prove, chi ha processo a Mangano di uscire in cambio di calunnie a Berlusconi e Dell'Utri?” A che titolo potevano promettere a un signore che stava in galera perché era stato arrestato nel 1999? L'ultima volta Mangano viene arrestato nel 1999 e pochi mesi dopo viene condannato a due ergastoli per tre omicidi, uno dei quali aveva eseguito personalmente. Era in queste condizioni: in galera per tre omicidi con due ergastoli in primo grado, oltre alle condanne per traffico di droga rimediate negli anni Ottanta. Immaginate se a un soggetto del genere qualcuno poteva promettere che sarebbe uscito subito, perché mancava poco alla sua morte, in cambio di calunnie. Ma nemmeno la legge sui pentiti! Intanto inizia il suo percorso di ravvedimento, poi si vede se dice la verità, poi viene portato in una località protetta per sottrarlo alle vendette dei mafiosi in carcere. Quindi, questa storia della libertà il giorno dopo che hai parlato è una stupidaggine, nessuno avrebbe potuto garantirla, e del resto se Dell'Utri conosce i nomi di chi avrebbe fatto questa proposta oscena a Mangano, perché non li denuncia? E' una balla clamorosa che Dell'Utri continua a raccontare, che è entrata nella testa della gente e nessuno ha mai fatto queste domande, basterebbe fare una domanda per farla crollare. Ma le domande, com'è noto, non si fanno.
Secondo: dice Maurizio Belpietro, vi ho letto il titolo: “E' una sentenza comica, il mafioso part-time, uno che è picciotto appena appena, sembra uno di quegli espedienti all'italiana.” Dice Dell'Utri: “è una sentenza pilatesca, incoerente: i giudici mi fanno passare per mafioso fino al 1992 ma cadono in contraddizione: se fosse vero la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel 1992, quando poteva sperare nei vantaggi del potere e della politica”. E qui devo dire che sia Belpietro che Dell'Utri sembrano dire una cosa ragionevole: ma se uno è mafioso, pur dall'esterno, com'è possibile che a un certo punto smetta? Essere mafiosi non è come fumare! Non è che uno a un certo punto smette di fumare, come fa Dell'Utri a smettere di essere mafioso proprio nel 1992, di li a poco nasce un partito e la mafia lo scarica proprio nel momento in cui lui, essendo l'inventore di Forza Italia, stando per andare al governo, le serve di più? La mafia stava cercando di riempire quel vuoto politico che si era aperto con tangentopoli, ora che arriva Forza Italia a riempirlo, la mafia scarica Dell'Utri! Ha ragione Dell'Utri, vedete quante cose sa! Sembra ragionevole il discorso.
E allora cosa c'è che non va? Che la sentenza non dice affatto che Dell'Utri ha smesso di essere mafioso nel 1992. Le motivazioni le leggeremo, ma di solito le sentenze non dicono sciocchezze del genere. I giudici non devono scrivere la biografia completa di Dell'Utri dalla culla al Senato, i giudici devono vedere su quali episodi portati dall'accusa ci sono le prove per condannare Dell'Utri, e su quali non ci sono le prove o ci sono prove insufficienti o ci sono prove contraddittorie che comunque non bastano per condannare su quegli episodi.
Gli episodi sono in ordine cronologico: i giudici si sono fermati al 1992 evidentemente perché ritenevano che gli episodi successivi non siano sufficientemente provati per condannarlo per il periodo successivo al 1992. Non dicono che ha smesso, ma semplicemente: “dopo non sappiamo perché non abbiamo elementi, lo condanniamo fino al 1992 perché nel 1992 abbiamo trovato l'ultimo episodio che inoppugnabilmente lo collega alla mafia”. Non dicono che non è più mafioso, dicono che hanno le prove che è mafioso fino al 1992.
Poi un cittadino, un giornalista, un opinionista, uno storico può andare al di là e dire che è ovvio che ha continuato, infatti risultano incontri con Mangano nel 1993; risultano probabilmente incontri con Mangano anche dopo, risultano le telefonate di mafiosi come Guttadauro, di mafiosi come Carmelo Amato, uomo di Provenzano intercettato nella sua autoscuola, che organizzavano le campagne elettorali del 1999 alle europee e nel 2001 alle politiche per Dell'Utri. Risultano addirittura i tentativi di un latitante come Palazzolo che si è rifugiato in Sudafrica e che cercava di sistemare le sue pendenze influendo sul governo Berlusconi, nel 2004-2005, contattando tramite amiche comuni la moglie di Dell'Utri perché creasse un link con il marito.
Ci sono tutti questi episodi, ci sono i fatti del 2008 segnalati dalla procura di Reggio Calabria che i tre giudici d'appello hanno tenuto fuori dal processo, delle telefonate di Dell'Utri con gli uomini del clan Piromalli, con i giudici che dicono “non ci interessano, perché questa è 'ndrangheta e noi lo stiamo processando per Mafia”. Ah, però! E non ti interessa sapere se quello che stai processando per mafia ha rapporti anche con la 'ndrangheta?
Quindi, i fatti ci sono, sono telefonate, intercettazioni, mica elucubrazioni, mica Spatuzza che racconta. Noi, che non siamo giudici, possiamo benissimo riempire il vuoto lasciato da questa sentenza, a meno che poi non lo riempia la Cassazione annullandola perché mal motivata. Vedremo.
Non sarebbe la prima volta che una sentenza scritta da Salvatore Barresi, che è il relatore, uno dei tre giudici d'appello, viene smontata e polverizzata nei gradi successivi. La sentenza di assoluzione di Andreotti in primo grado portava l'impronta di Barresi, è stata sgominata dalla Corte D'Appello che ha dichiarato Andreotti colpevole fino al 1980 e prescritto. Può darsi che la Cassazione annulli questa sentenza, ma in ogni caso, intanto, nessuno faccia dire alle sentenze ciò che non possono dire: la sentenza si ferma al 1992 perché ritiene di non poter proseguire, ma non dice che ha smesso dopo il 1992. Anche perché non esistono episodi noti, nel processo, che facciano pensare a una dissociazione di Dell'Utri dalla mafia o della mafia da Dell'Utri. Probabilmente si ritiene che i fatti successivi, almeno quelli che i giudici hanno fatto entrare nel processo, non siano sufficienti per ritenere che dopo il 1992 ci sia un accertato e provato scambio di favori. Sapete che il reato di concorso esterno non è affatto un reato fumoso, come ci raccontano: la Cassazione lo ha spiegato e delimitato perfettamente nelle sentenze di condanna per esempio di Contrada, di Ignazio D'Antona, di politici democristiani siciliani. E' scambio di favori, non fare una telefonata a un mafioso, prendere un caffè, andare a un matrimonio: quelli sono fatti inopportuni, indegni. Il concorso esterno è quando tu, esterno alla mafia, ti metti a disposizione non una volta o due – è favoreggiamento – ma in pianta stabile dell'organizzazione della quale non fai parte, che però fiancheggi stabilmente perché la mafia ti aiuta a far carriera, far soldi, acquistare potere, prendere voti e tu in cambio la favorisci proprio perché stai all'esterno, perché sei un politico, un vescovo, un prete, un poliziotto, un carabiniere, un magistrato colluso, un imprenditore, un finanziere, un banchiere.
Eppure è facile: si ridicolizza la sentenza dicendo “fino al 1992 è mafioso, poi ha smesso. E' evidente che han voluto dare un contentino alla procura, poi smonteranno anche il resto perché è evidente che uno è mafioso mai o sempre”. E loro scelgono mafioso mai.
Infatti Dell'Utri dice: “dovevano assolvermi anche per il prima del 1992, ma non l'hanno fatto per dare un contentino alla procura, per evitare di darle uno schiaffo”. Uno per dare un contentino alla procura affibbia sette anni al braccio destro del presidente del Consiglio, e gliene toglie 2 rispetto al primo grado.
Perché devono dare il contentino? “Perché il problema è la procura: Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l'ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo”. Sono talmente potenti che Ingroia è stato cacciato dall'antimafia quando era procuratore Grasso, e Caselli ha avuto il privilegio di tre leggi contra personam fatte dal governo Berlusconi nel 2005 per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia. Pensate quanto sono potenti, anzi pensate quanto sono potenti i magistrati che hanno cacciato Ingroia e sono diventati procuratori antimafia. E' la stessa persona, tra l'altro.
Questa frase del contentino, cioè del fatto che i giudici a Palermo danno sempre ragione alla procura con le palle che ci hanno sempre raccontato, cioè che tutti i processi ai politici istruiti dal pool di Caselli, quindi Ingroia, Scarpinato, Lo Forte, Paci, Di Matteo ecc., sono finiti tutti nel nulla: i caselliani fanno i processi ai politici e finiscono nel nulla e invece i grassiani fanno i processi giusti, con le accuse vere, e li vincono. Sarà, ma Contrada è stato condannato in via definitiva e il processo l'ha avviato la procura di Caselli, Andreotti è risultato colpevole e la prescrizione è arrivata per sei mesi, non di più, e il processo l'hanno fatto i caselliani, Dell'Utri si è beccato la condanna in primo e in secondo grado, D'Antona e altri mafiosi politici siciliani hanno fatto la stessa fine. Le uniche assoluzioni eccellenti sono quelle di Mannino e quella del Giudice Carnevale. Per assolvere Carnevale hanno dovuto modificare la giurisprudenza della Cassazione per dichiarare nulle le testimonianze dei giudici del collegio presieduto dal Carnevale in Cassazione, che testimoniavano le pressioni che lui faceva per far annullare le condanne di mafia; e dato che le pressioni le faceva in camera di Consiglio, secondo il racconto dei suoi colleghi, ciò che avviene in camera di consiglio non può essere divulgato fuori nemmeno in un processo. Per questo, perché hanno buttato via le prove, i giudici della Cassazione hanno assolto il loro collega Carnevale. Ok?
Quindi, dopo che ci hanno raccontato per anni che Caselli è un fallito nei processi ai politici, adesso ci raccontano che li vince tutti perché influenza i giudici. Lo dicono le stesse persone che dicono che li ha persi tutti. Se li ha persi tutti non influenza nessuno e non conta niente, se è potentissimo e li influenza sempre allora vuol dire che li ha vinti tutti; andiamo a vedere: ne ha vinti alcuni, ne ha persi altri, come sempre avviene che i processi possono finire in un modo o in un altro.
“l reato potrebbe cadere in prescrizione perché fra breve saranno trascorsi vent'anni dal 1992” quando si fermerebbe il periodo del reato commesso da Dell'Utri. Questi non conoscono nemmeno la matematica, non hanno nemmeno il pallottoliere: il concorso esterno in associazione mafiosa obbedisce alle regole del 416bis dell'associazione mafiosa. Non esiste nel codice penale una voce specifica per il concorso esterno in associazione mafiosa: tutti i reati del codice penale possono essere commessi in concorso con altri. Quando uno ha un concorso con altri che hanno commesso il reato, articolo 110, c'è il concorso in un reato; non c'è un articolo del codice che punisce il concorso in rapina, il concorso in organizzazione terroristica, c'è un reato che punisce l'organizzazione terroristica, sovversiva, mafiosa, poi chi concorre dall'esterno ecco il concorso esterno.
Quindi, l'associazione mafiosa si prescrive quando c'è l'aggravante doppia dei soldi e delle armi, stiamo parlando di un'organizzazione mafiosa armata e dedita agli affari, Cosa Nostra, la prescrizione scatta per il periodo di cui stiamo parlando dopo 22 anni e mezzo, esattamente come per Andreotti che però era imputato non di concorso esterno ma di partecipazione diretta all'associazione mafiosa. Quanto fa 22 anni e mezzo più 1992? Fa 2014 e mezzo. Dato che siamo già al 2010 e mezzo, vuol dire che ci sono quattro anni prima che scatti la prescrizione, se la cassazione confermerà che il reato si ferma al 1992, se invece ordinerà un nuovo appello per processare anche il periodo successivo, ovviamente la prescrizione di sposterà in avanti; se invece la Cassazione conferma questa sentenza, ha quattro anni e mezzo. Dell'Utri non ha nessuna possibilità che il processo si prescriva in Cassazione, quindi tutti quelli che scrivono che la sentenza è stata fatta così per permettere la prescrizione mentono, proprio perché non sanno di che stanno parlando, ma vogliono farvi capire che dopo questa sentenza non succede niente, che va a finire tutto a taralucci e vino, che in fondo lo sanno anche i giudici che Dell'Utri non c'entra niente. Gli han dato sette anni per sfregiarlo, senza conseguenze, per dare il contentino alla procura. Sette anni.
“Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le frequentazioni buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica come puntualmente è avvenuto con Mannino”. Questa vergogna antigiuridica l'ha inventata Falcone per la mafia, mentre era già stata applicata nell'800 per i concorrenti esterni del brigantaggio e negli anni Settanta per il concorso esterno nel terrorismo. Dall'1987 quando Falcone scrisse la sentenza-ordinanza del processo maxi-ter abbiamo configurato il concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è ovvio che Falcone si ponga il problema solo nel 1987, perché prima del 1987 la mafia non esisteva! E' proprio a metà degli anni Ottanta, con le confessioni di Buscetta, Contorno e Calderone che si riesce ad arrestare i mafiosi e a fare il maxiprocesso, sulla base di una visione piramidale di Cosa Nostra, con la cupola, le sottocupolette ecc. Prima i mafiosi venivano assolti, si negava l'esistenza di un'organizzazione unitaria e verticistica.
Quindi il problema non se lo ponevano nemmeno, quello dei complici esterni, perché non riuscivano nemmeno a incastrare quelli interni! Anche perché nel 1987, dopo avere beccato i mafiosi doc, Falcone e Borsellino cominciano a dedicarsi a i colletti bianchi, ai cugini Salvo, per esempio, ai Ciancimino e a tanti altri che creano i presupposti perché si vada al di là, a cercare anche il concorso esterno. Infatti, scrive Falcone: “manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni, possono realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso che sono tante più pericolose, quanto più subdole e striscianti, sussumibili a titolo concorsuale nel delitto di associazione mafiosa. E' proprio questa concorrenza di interessi col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali” perché ha dei complici nelle istituzioni ed è più difficile colpirla, perché chi dovrebbe colpirla spesso collude con la mafia anziché combatterla, questo scriveva Falcone.
Gli altri processi su stragi e trattative (espandi | comprimi) Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: “il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell'Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati”.Scrive Lino Iannuzzi sul Giornale, altro esperto di non si sa che: “Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la Mafia, sui mandanti occulti delle stragi”.
Persino La Stampa ci casca e scrive: “La sentenza assolve Dell'Utri dall'accusa più grave, quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del 1993”. Poi c'è il Riformatorio: “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi”. Il foglio: “ma le stragi no”.
Ora, Dell'Utri non è stato processato per le stragi: è stato indagato, insieme a Berlusconi, per le stragi di Firenze, Milano, Roma e Palermo ed è stato archiviato. Qui non era processato per le stragi, il reato era concorso esterno. Le trattative Stato-mafia non sono oggetto di questo processo, sono oggetto per quanto riguarda le trattative del Generale Mori e del Capitano De Donno del processo che stanno celebrando a loro, per quanto riguarda la trattativa del 1992. E per quanto riguarda le trattative del 1993 e i possibili mandanti occulti di cui ha parlato Spatuzza e altri prima di lui, stanno lavorando le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta in fase di indagine preliminare.
Quindi può darsi che ci siano, se emergono riscontri, altri processi dove Dell'Utri venga in qualche modo collegato alle stragi o alle trattative Stato-mafia. In questo processo, non erano nel capo di imputazione, le trattative Stato-mafia. Altra cosa è il fatto che la mafia sceglie Forza Italia perché è il partito fondato da Dell'Utri, perché è indubitabilmente un vecchio amico della mafia. Ecco, questo c'era nel capo di imputazione e questo, infatti, almeno fino al 1992 è stato accertato.
Quello che succede nel 1993 ce lo possiamo immaginare, vedremo come i giudici riusciranno a superare quell'appunto di cui vi avevo parlato e che trovate sul sito ilfattoquotidiano.it che adesso, se Dio vuole, sta andando molto bene ed ha grazie a voi un successo clamoroso, quegli appunti sulle agende di Dell'Utri che segnalano incontri tra Dell'Utri e Mangano nel novembre del 1993 mentre sta nascendo Forza Italia, negli uffici milanesi di Pubblitalia. Vedremo come i giudici riusciranno a scavalcare quegli appunti e che non sono una prova di un rapporto di scambio ancora operante nel 1993 mentre nasceva Forza Italia.
In ogni caso gli appunti esistono a prescindere da quello che scrivono i giudici e ciascuno di noi, non giudiziariamente, ma politicamente e storicamente si può fare un'idea.
Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.
Il reiterato tentativo di questo governo di mettere il bavaglio al web è una mania che parte da lontano e sta proseguendo senza tregua, ma noi dell'Italia dei Valori utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari e di disobbedienza civile in nostro possesso per bloccarla. I tentativi di censura di Berlusconi & C. cominciano con il decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”), varato nel 2005, che esigeva l'identificazione di tutti coloro che accedono ad Internet da postazioni pubbliche. Una norma che non esiste in nessun Paese occidentale, neppure dove sono più rigorose le misure contro il terrorismo, ma che è stata prorogata senza nessun motivo reale fino ad oggi. Grazie ad essa nel nostro Paese si impedisce lo sviluppo del WIFI. Nel tentativo di imbavagliare il web, il Governo Berlusconi ha considerato anche la questione strutturale: quanto a diffusione della Banda Larga, l'Italia è 21° nella classifica Ocse, con ben 3 punti percentuali sotto la media europea. Questo vuol dire collegamenti lenti e meno possibilità di accedere ad informazioni (testuali, video e audio) per gli utenti italiani. Tutto questo mentre in tutto il mondo occidentale si considera la banda larga essenziale sia per la ripresa economica che per l'estensione dei diritti. Basta guardare alla Finlandia dove una legge, che entrerà in vigore questo mese, sancisce il diritto di ogni cittadino finlandese di poter usufruire di una connessione a Banda Larga con almeno 1 Mbps, che saranno 2 Mbps entro il 2012. Ma il tentativo più grosso di porre il bavaglio agli utenti web italiani arriva proprio dal ddl Intecettazioni: le norme contenute puntano ad equiparare siti informatici e giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Questo sancirebbe la morte del giornalismo partecipativo e della diffusione delle notizie via web. Proprio per questo noi dell'Italia dei Valori proponiamo la cancellazione del decreto Pisanu, il finanziamento allo sviluppo della Banda Larga (con i soldi ricavati dall'aumento del costo delle concessioni televisive) e il ritiro immediato del ddl Intercettazioni. Per difendere la libera circolazione delle idee su web siamo disposti alla disobbedienza civile in Parlamento e alla rivolta democratica anche tramite l'utilizzo dello strumento referendario.
Anche oggi siamo in piazza. Questa volta al fianco dei giornalisti dalla schiena dritta e dei cittadini che vogliono tutelare il diritto sancito dalla Costituzione: la libertà di stampa. Perché difendere un diritto dalle piazze e con le piazze è una delle ultime armi che rimane a questo Paese.
È un’Italia che sta implodendo. Dalle industrie in crisi ai cassaintegrati, dalle forze dell'ordine senza fondi ai tagli alla cultura, alla ricerca dimenticata e alla scuola mortificata. Qualche giorno fa eravamo in strada per manifestare con i lavoratori precari. Oggi, siamo insieme agli addetti dell'informazione.
Alle 17 saremo accanto alla Federazione Nazionale della stampa, al Popolo Viola e ad Articolo 21 per difendere la democrazia. Il ddl sulle intercettazioni, ribattezzato "legge bavaglio", è un colpo basso alla storia e alle libertà di questa Nazione. La democrazia ottenuta dai nostri padri costituenti sta per essere sepolta dalle politiche portate avanti da questo Governo. Un esecutivo che verrà ricordato per le leggi ad personam, che garantiscono impunità ai soliti noti, e per le veline dettate dalle stanze di Palazzo Grazioli. Addirittura è stato rispolverato il vecchio Mattinale di epoca fascista, che indica e impone la linea ai giornali di famiglia nonché a tutti quei giornalisti che hanno deciso di svendere per un piatto di lenticchie la nostra democrazia. Ciò per anestetizzare le coscienze e nascondere ai cittadini i misfatti del Governo.
A combattere questo scempio rimangono solo poche testate, Internet e le ultime televisioni non gestite da Berlusconi. Non a caso, il ddl intercettazioni tenta addirittura di imbavagliare la Rete e la libera informazione, vieta ai cittadini il diritto di essere informati e di avere giustizia e toglie ai magistrati uno strumento fondamentale per combattere le mafie e la criminalità.
Berlusconi vuole approvare questo ddl al più presto ed ha imposto la discussione alla Camera il 29 luglio. Il Presidente del Consiglio è disposto a tutto, pur di ottenere il sì alla legge bavaglio prima dell'autunno. L’Italia dei Valori continuerà la sua battaglia dentro e fuori il Parlamento per impedire a questo dittatorello di distruggere lo Stato di diritto e di fare carta straccia della Costituzione.
Buongiorno a tutti, dopo la debacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando Governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevoli di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi.
Lacrime di coccodrillo
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La legge è quella che è stata varata all’inizio di quest’anno, è stata regolarmente, immancabilmente promulgata dal Capo dello Stato, il quale poi naturalmente ha ricevuto il neoMinistro a non si sa bene cosa, Brancher, per il giuramento al Quirinale.
Ci sono le immagini impietose di Sky che mostrano solo la stretta di mano, non solo il giuramento sulla Costituzione ma anche un brindisi con lo spumantino e un applauso a cui partecipa anche il Capo dello Stato, ora che si è reso conto di quello che ha fatto, di avere nominato una persona che diventa Ministro solo esclusivamente per sfuggire ai processi, tant’è che era talmente urgente nominarlo Ministro che poi la delega ministeriale la si discuterà dopo, l’importante è dargli la qualifica di Ministro per farlo rientrare tra gli aventi diritto al legittimo impedimento, il Capo dello Stato ha cominciato a prendere le distanze da chi? Immagino da sé stesso, perché purtroppo le leggi come il legittimo impedimento se non fossero promulgate dal Capo dello Stato non entrerebbe in vigore e i Ministri se non fossero nominati dal Capo dello Stato su designazione del Presidente del Consiglio, non entrerebbero in carica, quindi Brancher lo ha nominato Napolitano, non Berlusconi e la legge sul legittimo impedimento l’ha promulgata Napolitano, non Berlusconi.
Di cosa si lamenta adesso il Capo dello Stato? Boh, è un mistero, è un mistero perché Brancher si è avvalso di una legge dello Stato che dà diritto a tutti i Ministri, quindi lui compreso di avvalersi del legittimo impedimento, se l’ha firmata il Capo dello Stato, vorrà dire che quella legge è in vigore, quindi per quale motivo Berlusconi ha potuto avvalersene 3 volte su 3 nei suoi 3 processi MediaTrade, Mediaset e Mills, senza che il Capo dello Stato obiettasse nulla, mentre invece quando la stessa cosa la fa il neoMinistro Brancher interviene il Capo dello Stato e dice che non c’è nessun legittimo impedimento? Perché vogliamo veramente credere che il Presidente del Consiglio per 18 mesi non avrà neanche un’oretta per partecipare a una delle udienze dei suoi processi? Vogliamo forse affermare che il legittimo impedimento di Brancher è falso e su questo non ci sono dubbi e il legittimo impedimento di Berlusconi è vero? Davvero possiamo pensare che non ha tempo libero Berlusconi con tutto quello che sappiamo sull’utilizzo che lui fa del suo tempo libero?
Ancora, non sarà che le polemiche su Brancher dipendono dal fatto che Brancher conta poco, mentre Berlusconi conta molto? E che quindi è molto facile prendersela con Brancher, mentre è molto più complicato prendersela con Berlusconi? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi perché? Perché il fatto che il Capo dello Stato abbia fatto sapere ai giudici che lui ritiene, peraltro non si sa a quale titolo, che Brancher non abbia un legittimo impedimento quando lo invoca, mentre non è mai intervenuto per il legittimo impedimento di Berlusconi, voglia farci capire il Capo dello Stato che il legittimo impedimento è veramente una legge ad personam, ma soltanto per una personam e che era sottinteso che lui l’ha promulgato solo per salvare Berlusconi, quindi se se ne avvale Berlusconi va tutto bene, se ne avvalgono altri Ministri il Presidente si arrabbia, bisognava dirlo prima, bisognava scriverlo nella legge o farlo scrivere nella legge che il legittimo impedimento vale solo per il Presidente del Consiglio, allora perché il Capo dello Stato ha promulgato una legge che estende il legittimo impedimento anche ai Ministri? Se voleva farci sapere che la legge era fatta a posta per Berlusconi e solo per Berlusconi, avrebbe dovuto imporre a Berlusconi di scrivere il suo nome come unico destinatario utilizzatore finale della legge, ha detto: ma Brancher è Ministro senza portafoglio, quindi rientra sotto la presidenza del Consiglio, quindi non è vero che deve riorganizzare e organizzare il suo Ministero perché non ha un Ministero, benissimo e allora perché ha promulgato una legge che non fa distinzione tra Ministri con portafoglio e Ministri senza portafoglio? Se i Ministri senza portafoglio non hanno niente da fare e hanno molto tempo libero, bastava fare inserire nel legittimo impedimento, pena la non promulgazione della legge, una clausola che dicesse che il legittimo impedimento vale soltanto per il Presidente del Consiglio e per i Ministri con portafoglio e non per quelli senza portafoglio, lamentarsi adesso è tardi, perché nella legge questa distinzione tra portafoglio e non, non c’è, quindi Brancher ha tutto il diritto, in base a una legge promulgata dal Capo dello Stato, nella quale rientra grazie alla nomina a Ministro officiata dal Capo dello Stato con tanto di applausi, di avvalersi del legittimo impedimento e quindi mi dispiace dirlo, ma in questa vicenda Brancher ha tutte le ragioni del mondo formali, sappiamo benissimo cosa c’è dietro ma formalmente il Capo dello Stato di intesa con il Presidente del Consiglio, ha messo in campo tutte le condizione perché Brancher possa legittimamente avvalersi del legittimo impediti, lamentarsi dopo sono lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima.
Naturalmente queste cose oltre che su Il Fatto quotidiano non le leggerete da nessuna parte perché si sono già scatenati i corazzieri di complemento sui giornali, compresi i direttori o fondatori di grandi giornali, a parare le spalle al Capo dello Stato dicendo che poveretto con la vita grama che fa, è stato costretto a firmare la nomina di Brancher, com’è stato costretto a promulgare tutte le leggi vergogna che ha promulgato, ma l’ha fatto con la morte nel cuore, l’ha fatto avvilito, con la faccetta un po’ così, in realtà la faccetta l’abbiamo vista nelle immagini di Sky e cioè applausi e sorrisi!
Dico questo perché mai come in questo periodo si nota da un lato la debolezza del Presidente del Consiglio e dà continui segni di debolezza, la gestione del caso Brancher indica ormai un pugile suonato in balia del primo che passa, Brancher è diventato fondamentale per gli equilibri della politica italiana perché? Perché è una di quelle persone che non devono chiedere mai, basta un’occhiata, è una di quelle persone che grazie alla loro discrezione, ai loro silenzi, hanno accumulato dei meriti agli occhi del Presidente del Consiglio, una delle persone che non hanno parlato, fu incarcerato per 3 mesi nel 1993 per le tangenti che pagava quando era dirigente della Fininvest, braccio destro di Confalonieri, ai socialisti e ai liberali per procurare pubblicità di Stato nella campagna anti Aids, se lo conosci lo eviti, quella famosa campagna lì alle reti Fininvest e in cambio, questa era l’accusa, pagò le tangenti ai socialisti e ai liberali del famoso Ministro della mala sanità De Lorenzo, fu arrestato per questo, perché era stato chiamato in ballo dal Segretario De Lorenzo, per 3 mesi non disse una parola e quando uscì con la bocca cucita come ci era entrato, fece un carrierone, fece un carrierone perché? Perché era stato zitto, d’altronde è stato lo stesso Berlusconi o forse Gonfalonieri, uno dei due a raccontare che per trasmettere telepaticamente la virtù aurea del silenzio, il Cavaliere e Confalonieri giravano in macchina intorno al carcere di San Vittore per mettersi in comunicazione con lui a distanza, non sappiamo se ha funzionato, ma sappiamo che il risultato è comunque questo, Brancher non ha parlato e guarda un po’ è diventato parlamentare di Forza Italia, sottosegretario fino all'altro giorno e poi guarda un po', quando si è riaperto un processo a suo carico, non quello per le tangenti del 1993 perché quello è finito con la prescrizione per il finanziamento illecito e con la depenalizzazione del reato di falso in bilancio da parte dello stesso Governo di cui faceva parte Brancher nel 2002, stavolta l’hanno beccato per i soldi di Fiorani e quindi evidentemente non si possono abbandonare gli amici che tengono la bocca chiusa nel momento del bisogno e ecco la nomina a Ministro, ecco tutto quello che succede.
Quindi vedete che Berlusconi ormai è in balia, non solo delle D'Addario e delle altre signorine, non solo dei ricatti dei mafiosi, ma anche dei ricatti di questi ex … ricatti che non hanno neanche bisogno di esplicitarsi, perché? Perché non c’è neanche bisogno di chiedere quando si sono accumulati una serie di meriti come quelli che ha accumulato Brancher, quindi a questa debolezza cosa segue? Segue l’inerzia di chi dovrebbe dargli il colpo di grazia e quindi Berlusconi pur essendo nel momento di maggiore debolezza della sua carriera politica, non incontra ostacoli, l’opposizione non c’è, a parte quel poco che riesce a fare Di Pietro che comunque ancora l’altro giorno era l’unico a fare l’ostruzionismo contro i tagli di Bondi alla cultura, mentre il PD inciuciava con Bondi, grato a Bondi perché Bondi aveva avuto la gentilezza bontà sua di rimanere a ascoltare le richieste allora PD, pensate come si accontentano di poco questi, un piattino di lenticchie, ma l’opposizione non c’è nel momento in cui dovrebbe dare il colpo di grazia e le istituzioni di garanzia a cominciare dal Quirinale continuano a firmargli tutto, salvo poi naturalmente quando vengono fuori le vere ragioni che peraltro erano note anche prima, allora a prendere le distanze e mobilitare, reclutare corazzieri con la penna in mano che dicono che è una vergogna questa cosa di Brancher, ma il Capo dello Stato non c’entra niente perché non poteva fare altrimenti.
Ridateci Scalfaro e Ciampi
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Che non potesse fare altrimenti non è vero, abbiamo addirittura dei precedenti, non solo di Presidenti che hanno mandato indietro decine di leggi, ma di presenti che hanno mandato indietro dei Ministri, Scalfaro rimandò indietro Previti nel 1994 quando Berlusconi lo voleva Ministro della Giustizia, perché?
Perché Scalfaro disse: il Ministro lo nomino io, tu lo indichi, se non mi piace lo cambi e la stessa cosa fece Ciampi nel 2001 quando tentarono di propinargli Maroni Ministro della Giustizia e dato che Maroni è un pregiudicato perché condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, Ciampi disse: un pregiudicato alla giustizia non lo voglio, mettetemene un altro e misero Castelli, non so se ci abbiamo guadagnato, ma sicuramente dal punto di vista formale non c’era nulla che si potesse dire contro Castelli, se non che non sapeva niente di giustizia, ma questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente l’inopportunità della nomina di un condannato al Ministro della Giustizia, fece sì che Ciampi respingesse la nomina di Castelli.
Naturalmente questo avrebbe potuto fare l’altro giorno Napolitano dicendo: io Brancher non lo nomino, perché? Perché è imputato, perché l’ha fatta franca un’altra volta, perché è stato in carcere, perché il Parlamento e il governo non sono alternativi alla latitanza, una volta per sfuggire ai processi si scappava all’estero, adesso per sfuggire ai processi si entra nel governo o in Parlamento.
Quindi immaginate in un quadro così di debolezza se funzionassero le autorità di garanzia e di controllo, cosa ne sarebbe di questo regimetto e se funzionasse l’informazione cosa ne sarebbe di questo regimetto, perché a furia di sentir raccontare che la legge sulle intercettazioni è migliorata grazie agli interventi di Fini e agli emendamenti del PD, questi la approveranno probabilmente entro agosto, a costo di lasciare aperto il Parlamento fino a Ferragosto e sarà la stessa porcheria che abbiamo raccontato più volte perché gli emendamenti sono pannicelli caldi che non ne cambiano la sostanza e il tutto passa agli occhi dei cittadini, grazie all’informazione di regime come una tutela della privacy, Berlusconi passa per essere un difensore della privacy, pensate l’editore di Chi, il giornale che fa della violazione della privacy la sua principale fonte di reddito, passa per il difensore della privacy, forse della sua, perché quella degli altri viene violata quotidianamente dai giorni di Berlusconi, per non parlare dei programmi che fanno della privacy veramente un punto d’onore come Lucignolo, come Bikini, come Pupe e Secchioni vari, Grande Fratello privacy, avete visto quanta privacy gira in quei programmi, Verissimo.
L’editore del gossip televisivo e stampato e difende la privacy, quale? La sua, perché controlla tutto e quindi le cose su di lui non le fa uscire, ma di più, stiamo parlando di un signore che se esistesse informazione in questo momento sarebbe, sotto richiesta di dimissioni, in Italia non esiste formalmente l’impeachment , sotto richiesta di dimissioni e sotto mozione di sfiducia per un caso, al cui confronto il watergate che costò il posto al Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e è il caso del nastro dell’Unipol.
Le intercettazioni dei Berlusconi
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Lo dico perché in questi giorni è partito faticosamente, faticosamente lo dico anche con autocritica il sito de Il Fatto quotidiano, l’autocritica riguarda non il fatto che siamo stati, per fortuna, assaliti, subissati di contatti, 400/500 mila, abbiamo perso il conto, non è soltanto per quello che è andato in tilt il nostro sito, è anche per degli errori tecnici che abbiamo commesso noi e che ha commesso la società alla quale ci siamo rivolti.
Adesso stiamo cercando faticosamente di risolverli, ma questo sito de Il Fatto quotidiano ha cominciato subito a dare notizie che altri non danno, esattamente come fa su carta il giornale Il Fatto quotidiano, abbiamo raccontato questo caso che voi in televisione, a parte alcuni accenni che ha potuto fare Annozero in una delle ultime puntate, non avete mai sentito raccontare, è un caso di una gravità inaudita che però naturalmente se non entra nel fuoco delle telecamere, nessuno lo conosce.
Gianni Barbacetto ne ha fatta una splendida sintesi in due puntate su Il Fatto quotidiano, quindi aiutandomi sul suo lavoro vorrei raccontarvelo in pillole.
Stiamo parlando dell’inchiesta sui furbetti del quartierino che scatta nella primavera del 2005, scopre scalate illegali da parte di Fiorani, Popolare di Loti all’Antonveneta, di Ricucci Magiste al Corriere della Sera Rizzoli e di Consorte Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro, dietro una serie di finanzieri spregiudicati sponsorizzati da un fronte trasversale che va dalla segreteria dei DS a Forza Italia, alla Lega. Clementina Forleo mette sotto intercettazione molti telefoni, scopre le prove di queste illegalità, alla fine di luglio vengono emesse le ordinanze di sequestro delle azioni per bloccare le scalate illegali, da quelle intercettazioni che finiscono sui giornali, restano escluse le intercettazioni dove compaiono le voci dei politici, dei parlamentari perché per utilizzare processualmente quelle ci vuole l’autorizzazione del Parlamento e quindi la Procura si appresta a chiedere al G.I.P. Forleo di chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le telefonate dopo avere scremato tra le tante quelle che sono utili processualmente parlando.
Cosa che avverrà poi nell’estate del 2007, quando poi verrà colpita alla schiena Clementina Forleo per avere fatto il suo dovere, toccando i santuari intoccabili.
Ma rimaniamo nel 2005, quando le telefonate dei politici, ancora segretate che non possono uscire sui giornali perché il Parlamento deve ancora autorizzarne l’utilizzo, restano lì e naturalmente chi le conosce? Pochissimi, perché? Perché la Guardia di Finanza non le ha ancora neanche trascritte, quindi sono nella cassaforte, una copia dei dischetti, della Procura della Repubblica di Milano, un’altra copia ce l’ha in mano la Guardia di Finanza e una terza copia ce l’ha la società privata che si chiama Rcs, ma che non c’entra niente con la Rizzoli Corriere della Sera che si chiama Resource control system (Rcs) è una ditta che fa capo a un certo Roberto Raffaelli che ne è l’amministratore delegato a cui lo Stato subappalta le intercettazioni che si fanno a Milano perché lo Stato non ha le apparecchiature e quindi si rivolge a privati, il che spiega la lievitazione dei costi delle intercettazioni, se lo Stato le facesse improprio, ovviamente pagherebbe molto meno.
Questo Raffaelli che esegue materialmente le intercettazioni per conto della Procura di Milano naturalmente ha anche lui ascoltato tutto e è tenuto ovviamente al massimo riserbo, invece cosa succede? Succede che questo file audio, uno dei file audio che riguardano i politici, uno dei più dirompenti, quello in cui si sente l’allora segretario dei DS Piero Fassino domandare a Giovanni Consorte in piena scalata Bnl, allora abbiamo una banca, quando sembra che ormai la Bnl abbia messo le mani sulla Banca Nazionale del Lavoro, con un collage di furbetti del quartierino che gli portano la maggioranza delle azioni in barba alla legge sulle Opa che impone l’offerta pubblica di acquisto dopo il 30% di controllo di una società, qui siamo oltre il 50 e ancora non è stata lanciata l’Opa, questo è l’aspetto illegale secondo i magistrati, Fassino chiede a Consorte il quadro della situazione e Consorte gli spiega che sì, ha il controllo della Bnl e Fassino prende nota senza muovere alcuna osservazione sul fatto che Consorte gli sta confessando quello che la Procura riterrà essere poi un reato grave aggiotaggio e turbativa del mercato.
Questa telefonata esce alla fine di dicembre 2005, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di primavera, elezioni che il centro-sinistra dovrebbe vincere in carrozza visto che ha dicembre ha ancora 10 punti di vantaggio sul centro-destra, Berlusconi dopo 5 anni di governo è alla frutta, invece poi dopo la pubblicazione di quella telefonata Fassino a Consorte “abbiamo una banca” ci sarà una grande rimonta di Berlusconi che arriverà a un’incollatura, arriverà al pareggio al Senato e il centro-sinistra, l’Unione vincerà per 25 mila voti grazie ai senatori eletti all’estero.
Questa rimonta è dunque collegata con quella telefonata e quella telefonata esce sul giornale di Paolo Berlusconi o di Silvio, chi lo sa, ma sì che lo sappiamo che è di Silvio e non poteva uscire, non poteva uscire perché? Perché la conoscevano Raffaelli, la Finanza, la Procura, tutti tenuti al segreto, tenuti al segreto quindi reato per chi la pubblica, ha fatto benissimo Il Giornale quando uno ha una notizia, anche se segreta, fa benissimo a pubblicare, non stiamo discutendo il diritto – dovere de Il Giornale di pubblicare una notizia di interesse pubblico, peggio per Fassino che ha detto quelle cose.
Il bello è vedere come è arrivata questa telefonata a Il Giornale, perché dicono sempre che sono i magistrati che spifferano le notizie, a me non risulta, a me non è mai capitato, forse frequento magistrati troppo onesti, chi lo sa! In questo caso guarda caso si è scoperta la fonte della fuga di notizie che non è la Procura e non è neanche la Guardia di Finanza, è la ditta Rcs di questo Raffaelli, qual è il link? E’ un certo Fabrizio Favata, quest’ultimo è un signore che è stato anche in carcere, è un signore che è stato addirittura per un certo periodo socio di Paolo Berlusconi, anche Paolo Berlusconi è stato in carcere, quindi chi non muore si rivede! Favata porta Raffaelli con il file audio della telefonata di Fassino a Paolo Berlusconi e insieme Paolo Favata e Raffaelli vanno da Silvio alla vigilia di Natale, 24 dicembre 2005 ore 19,30, Berlusconi è Presidente del Consiglio, sta a Arcore nella sua villa, nel suo salotto c’è un abete tutto bianco, addobbato per Natale, è la vigilia del Natale, Berlusconi è lì sdraiato su una poltrona semirintontito, dice di essere molto stanco, ha gli occhi socchiusi, il capo reclinato all’indietro, arriva il trio Paolo più Favata più Raffaelli, Berlusconi si scusa di essere molto stanco, dice che ha poco tempo perché deve andare alla Messa di Natale di Don Verzè al San Raffaele, allora i due si spicciano e allora cosa fanno? Tirano fuori il pendrive con la telefonato, infilano il pendrive dentro un computer portatile, fanno ascoltare la telefonata di Fassino che dice “abbiamo una banca” a Berlusconi, quest’ultimo si sveglia a quel punto, capisce e non si sa bene se lui o suo fratello dicono a chi ha fatto questo enorme regalo di Natale “vi saremo grati noi e la nostra famiglia per tutta la vita!”, perché Berlusconi ha accettato di ricevere proprio a quell’ora, la vigilia della messa di Natale due sconosciuti a lui? Conosceva il fratello come Raffaelli e Favata, perché Raffaelli aveva detto che voleva fargli un regalo di Natale e poi era comunque noto a Berlusconi perché stava brigando per far avere alla propria azienda alla Rcs un mega-appalto ha 120 milioni di Euro per realizzare il sistema delle intercettazioni telefoniche in Romania, in Romania c’è un Presidente che si chiama Adrian Nastase e che naturalmente è un grande amico di Berlusconi e di quell’operazione, attrezzare la Romania per le intercettazioni telefoniche si occupa l’Italia, tant’è che è ufficiale, il Prefetto Del Mese, capo dei Servizi segreti del Cesis è andato nel 2004 in Romania per mettere a punto questo accordo di assistenza da parte dell’Italia alla Romania e questa assistenza dovrebbe, secondo Raffaelli naturalmente le sue aspettative, coinvolgere l’azienda di Raffaelli che dovrebbe farci un sacco di soldi.
Il regalo che porta Raffaelli è questo pendrive, una captatio benevolentiae nei confronti di Berlusconi che sta tentando la rimonta nei confronti di Prodi, quindi è entusiasta di poter sbattere poi sul giornale di suo fratello delle intercettazioni che seminano il panico e l’allarme nell’elettorale di centro-sinistra, consentendogli di fare la campagna elettorale contro la sinistra degli affari, non dimentichiamo, arrivammo al paradosso per cui Berlusconi, l’uomo che degli affari in politica ha fatto ha sua missione di vita, accusava il centro-sinistra di fare altrettanto e ben gli sta naturalmente al centro-sinistra che gli ha dato il destro di farlo.
A questo punto cosa succede? Succede che passa una settimana e subito dopo le feste di Natale, alla vigilia di capodanno Il Giornale pubblica a tutta prima pagina “Fassino a Consorte: abbiamo una banca” con la trascrizione integrale di quella telefonata che conosceva solo la Procura di Milano che la teneva in cassaforte, la Guardia di Finanza che la teneva in cassaforte, Raffaelli e a questo punto anche Favata, Paolo Berlusconi e Silvio Berlusconi, secondo voi chi gliela data al giornale di Paolo e Silvio Berlusconi? L’indagine comincia perché? Perché a un certo punto Favata che è in difficoltà, l’uomo che ha messo in comunicazione Raffaelli con Paolo e quindi con Silvio Berlusconi, comincia a chiedere soldi in giro, minaccia di rivelare la cosa, non viene soddisfatto e allora va dai giornalisti nella speranza che Casa Berlusconi venga a scoprire che lui è un pericolo e che quindi finalmente qualcuno si decida a cedere alle sue richieste, va a parlare con L’Unità, con Peter Gomez de L’Espresso, va da Di Pietro per dargli questa storia, naturalmente chiede soldi anche ai giornalisti, i giornalisti soldi non gliene danno, lui va da Di Pietro e quest’ultimo cosa fa? Fa una denuncia alla Procura di Milano su quello che ha saputo e quindi l’inchiesta della Procura di Milano parte ascoltando ovviamente i vari testimoni di questa storia, i quali, quasi tutti, la confermano nei particolari che prima vi ho sintetizzato.
Il primo a confermarla è un certo Eugenio Petessi, chi è? E’ un amico di Favata, quest’ultimo si è confidato con lui e gli ha raccontato quello che ha appena fatto, ha portato Raffaelli con il pendrive con la telefonata a Berlusconi, Raffaelli viene interrogato a sua volta e quindi Petessi dice: sì, sì, mi raccontò che la cosa l’aveva fatta, è un primo riscontro, chiamano Raffaelli i magistrati, Raffaelli dice che c’è stato l’incontro, dice che lui ha chiesto l’aiuto per la Romania, ma nega ovviamente di avere portato l’intercettazione perché, non solo è un reato, ha violato un segreto, essendone depositario, ma se si scopre che ha violato un segreto lui ha chiuso con il mondo delle intercettazioni perché quale Procura affiderà più a lui il compito di fare le intercettazioni se poi lui se le va a vendere in giro o a far sentire in giro? Quindi è ovvio che il Raffaelli non può confermare questa cosa e quindi tenta di negarla.
Quindi Petessi conferma tutto quello che gli ha raccontato Favata, Raffaelli conferma gli incontri ma non conferma di avere consegnato il pendrive, Favata dice di avere incontrato 3 volte Paolo Berlusconi due volte nella sede de Il Giornale di Milano e la terza a Roma a Palazzo Grazioli, questo scrive il G.I.P. Giordano che due mesi fa ha arrestato Favata per avere tentato di estorcere soldi a questa banda e ha indagato, intanto la Procura ha indagato Paolo Berlusconi per ricettazione, per avere ricevuto quell’intercettazione segreta e quindi illegalmente diffusa e anche per millantato credito perché c’è il sospetto che i soldi che dovevano andare a Favata o una parte di quei soldi che dovevano andare a Favata per la mediazione in realtà li abbia incassati Paolo Berlusconi e un’altra parte si ipotizza che abbia potuto intercettarli in qualche modo quel Petessi che ha raccontato di avere saputo tutto.
Scrive il giudice “Nel secondo incontro Raffaelli riferì delle difficoltà che Rcs incontrava per ottenere degli ordini all’estero e Paolo Berlusconi disse che loro avrebbero potuto svolgere attività di segnalazione presso governi stranieri con cui il governo italiano in quel momento presieduto dal fratello Silvio, aveva buoni rapporti al fine di favorire l’attività imprenditoriale della ditta Rcs. In occasione del terzo incontro ma Palazzo Grazioli a Roma, Paolo Berlusconi presentò Raffaelli – quello della ditta di intercettazioni – a Valentino Valentini che era il capo delle relazioni internazionali della Presidenza del Consiglio e che soprattutto è l’uomo più vicino a Berlusconi, una specie di segretario tutto fare che è anche parlamentare” questo Valentini a dire di Paolo Berlusconi avrebbe potuto in concreto segnalare le attività di Rcs all’estero, per esempio in Romania, Valentino sentito, conferma questo incontro nella primavera del 2005, ammette di avere dato la sua disponibilità, avrebbe visto quello che si poteva fare, ma forse spiegò anche a Raffaelli che non sapeva se con il nuovo governo ultima Romania sarebbero proseguiti i rapporti amichevoli che l’Italia aveva avuto con il predecessore del nuovo Presidente che era Nastase, vecchio amico di Silvio.
Autunno 2005 succede il patatrac, la svolta, c’è questo file audio segretato in quei posti che sappiamo che comincia a girare, lo racconta il Petessi al giudice, dice nell’ottobre – novembre 2005 mi trovavo nell’ufficio dell’Ing. Raffaelli e lui stava lavorando alla sua scrivania a un computer portatile, dopo qualche minuto ha alzato mi occhi e rivolgendosi a me mi girò il computer e mi disse: ti faccio sentire una cosa curiosa, quindi la faceva sentire a chi passava di lì. Sullo schermo del computer vidi la riproduzione di un foglio con delle colonne in cui a sinistra erano indicate delle date, degli orari, poi nella colonna successiva vi erano indicati dei nomi e infine nell’ulteriore colonna dei commenti del tipo: non importante, non rilevante, nella schermata del computer sono rimasto colpito avendo visto dei nomi di persone conosciute, in particolare ricordo un rigo in cui si riportavano i nomi di Briatore e Ricucci e poi un altro in cui apparivano i nomi di Consorte e Fassino, sono le telefonate della scalata Bnl Unipol.
L'inchiesta parte grazie a Di Pietro
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Nel girare il computer verso di me Raffaelli disse: senti questa tanto non è importante, quindi schiacciò un tasto così e sentì una conversazione telefonica tra Briatore e Ricucci, parlavano di un invito in barca etc., mentre Raffaelli stavano per girare il suo computer verso di lui, io sono stato colpito dai nomi Fassino – Consorte proprio a causa della notorietà politica del primo e quindi incuriosito chiesi: e questa? Indicando l’annotazione relativa a Fassino – Consorte e Raffaelli mi disse: ok, ti faccio sentire anche questa che tanto non ha rilevanza, sì con il cavolo!
Ho quindi sentito l’inizio di tale conservazione in cui ricordo che Fassino disse: abbiamo una banca, Petessi dice la verità scrive Barbacetto su Il Fatto perché è provato agli accenni a particolari inediti e mai citati da nessun giornale, per esempio la presenza tra i vari interlocutori di quelle telefonate intercettate di un Avvocato che poi è morto tragicamente e anche l’invito in barca di Ricucci a Briatore.
La telefonata di Fassino colpisce Petessi e tornerà buona qualche giorno dopo con il regalo di Natale, Favata fa da postino tra Raffaelli e Paolo Berlusconi e non solo porta la chiavetta Usb con l’intercettazione, ma c’è anche una storia di soldi cole dice Petessi allo stesso giudice, dal giugno 2005 per oltre un anno aveva emesso fatture fittizie nei confronti di Rcs, sempre per richiesta di Raffaelli dell’importo di 40 mila Euro oltre Iva del 20% ogni mese, poi Petessi aveva consegnato regolarmente in contanti per disposizione di Raffaelli le somme in questione a Favata a Milano nei pressi dell’ufficio di Paolo Berlusconi presso Il Giornale, Favata gli chiedeva di agire in tal modo in quanto la somma in questione doveva essere consegnata a Paolo Berlusconi in cambio di un suo intervento per lo sblocco dell’affare in Romania.
All’inizio del pagamento Favata gli disse che aveva ottenuto attraverso il Paolo Berlusconi che Raffaelli potesse incontrarsi a Roma a Palazzo Grazioli con Valentino Valentini, al quale dovevano essere destinate le somme da lui versate a Paolo Berlusconi perché sbloccasse l’affare Rcs con la Romania, ma dopo qualche tempo Raffaelli gli disse di avere incontrato Valentini in un viaggio aereo e quello si era mostrato abbastanza freddo, tanto che Raffaelli commentò che a suo parere in realtà Valentini non aveva affatto ricevuto il denaro che, a dire di Paolo Berlusconi, avrebbe dovuto gestire per favorire la conclusione delle trattative in corso con la Romania, quindi stiamo parlando di Paolo Berlusconi che, secondo quello che racconta Petessi, avrebbe ricevuto dei soldi, promettendo che li avrebbe distribuiti in giro per favorire Raffaelli.
Alla fine allora chi se li è tenuti questi soldi? Paolo Berlusconi è indagato per millantato credito perché c’è il sospetto che una parte, i soldi sarebbero in tutti 560 mila Euro, se li sia tenuti Paolo, l’altro sospetto è che non pezzettino se lo sia tenuto pure Petessi, l’appalto rumeno non decolla, Favata che è in gravi difficoltà economiche perché ha chiuso alcune società, era in società anche con Paolo Berlusconi, comincia a chiedergli dei soldi a Paolo Berlusconi e manda anche dei segnali a Silvio, scegliendo quelli che ritiene possano essere gli intermediari giusti, a chi si rivolge per fare da intermediario con Silvio? A Niccolò Ghedini, ai diritti del Foglio Giuliano Ferrara e di Panorama Maurizio Belpietro, poi chiede prestiti a Raffaelli che consegna a Petessi 300 mila Euro dai fondi neri dell’azienda, Favata però continua a chiedere soldi e minaccia di vendersi in giro la storia del regalo di Natale.
Contatta L’Unità, L’Espresso, parla con Di Pietro, parte l’inchiesta anche se lui non lo sa perché Di Pietro ha fatto la denuncia e poi scrive una lettera nel 2007 a questo Petessi Favata in cui gli dice: “Caro Alberto come tu ben sai non riesco a garantire alla mia famiglia un dignitoso livello di vita, potrai immaginare cosa vuole dire vivere non paese dove tutti si conoscono avendo debiti nei negozi, fare la spesa diventa sempre più difficile, per non parlare delle bollette, a tutto questo aggiungi che tra una settimana è Natale, ho deciso pertanto visto che Roberto con me parla in una maniera e a te dice l’esatto opposto, di vendere la vicenda Paolo, avendo due possibilità: la prima è con Repubblica avendo l’aggancio di una giornalista, la seconda molto più ricca ma anche più pericolosa è con Fabrizio Corona, garantisco la massima discrezione nei tuoi confronti, come nei confronti di Roberto, speravo di riuscire a parlarti personalmente ma per mille motivi non è stato possibile, un affettuoso abbraccio Fabrizio”.
Nella misura cautelare che ordina l’arresto di Favata, il G.I.P. si dice convinto che Favata abbia chiesto soldi e ricattato, ma abbia detto anche delle cose vere, per esempio di questi incontri che avvengono con l’Avvocato Ghedini, Raffaelli incontra Ghedini e il G.I.P. si domanda: perché? Proprio perché il fatto che Favata minacciava di rendere pubblico il fatto, coinvolgeva non solo Paolo Berlusconi cliente dell’Avvocato, ma anche lo stesso Raffaelli, se infatti il fatto minacciato avesse riguardano solo Paolo Berlusconi non vi sarebbe stata alcuna necessità che Raffaelli tornasse per ricevere risposte etc., Raffaelli è preoccupato perché se Favata si vende la storia in giro ci va di mezzo pure lui mica soltanto Paolo Berlusconi.
Quindi l’unico che poteva coinvolgere unitariamente Favata a dire di questi e Raffaelli, nonché i clienti dell’On. Ghedini, Silvio e Paolo Berlusconi era lui, d’altra parte questa è una storia di silenzi, come scrive Barbacetto, perché insieme a quelli che parlano ci sono anche quelli che tacciono, intanto Paolo Berlusconi pur avendo rilasciato un mandato difensivo a Ghedini in ordine a questa vicenda e ritenendosi una persona offesa rispetto a questa vicenda, tuttavia con decisione assai singolare non ha presentato alcuna denuncia Paolo Berlusconi all’Autorità giudiziaria, se dice di essere vittima di un ricatto perché non lo denuncia? E ha taciuto anche quando è stato invitato a comparire per rendere l’interrogatorio in ordine alla supposta ricezione di denaro per favorire la conclusione dell’affare con la Romania e un comportamento come questo secondo il G.I.P. si giustifica solo nel caso in cui la persona offesa, presunta, come nel caso analogo di Raffaelli, ritenga che dalla denuncia del tentato ricatto, gli possono derivare più danni che vantaggi, perché? Perché se denuncia il tentato ricatto, dovrebbe raccontare che è lui che ha portato Favata e Raffaelli da suo fratello Presidente del Consiglio con il pendrive supervietato!
Quindi per esempio la pubblicazione inevitabilmente conseguente alla celebrazione di un processo penale, del fatto minacciato costituiva per lui già un grave danno e poi ci sono i silenzi dell’Avvocato Ghedini che ha fatto di tutto e finora è riuscito a non andare a testimoniare in questa inchiesta pur essendo stato più volte con vocato, addirittura con la minaccia del PM di farlo accompagnare coattivamente dai Carabinieri se non si presentava. Ghedini viene definito dal G.I.P. la persona a cui Favata avrebbe in concreto esposto le sue richieste per avere vantaggio economico, citato per rendere sommarie informazioni sui fatti a sua conoscenza, Ghedini si è rifiutato di comparire, perché? Perché ha detto che ha il segretario professionale, nel senso che Paolo e Silvio Berlusconi che gli hanno dato il mandato di seguire per loro questa inchiesta e quindi lui se parlasse dovrebbe in qualche modo violare il segreto professionale.
Poi c’è l’assistente di studio che ha ricevuto Favata, l’assistente dello studio Ghedini, l’Avvocato Cipollotti che è stato sentito l’altro giorno in Procura, il Giudice Giordano ha stabilito che l’incontro tra Cipollotti e Favata non è stato di natura professionale, tra un Avvocato e un cliente, nel senso che Cipollotti avrebbe partecipato a quell’incontro come intermediario di una richiesta economica perché non ci voleva andare Ghiedini a quell’incontro.
Naturalmente in tutta questa vicenda ci sono soldi che girano e non si sa chi se li sia presi, c’è una certezza assoluta e cioè che quel file audio superproibito è arrivato tramite l’amministratore della ditta, tramite l’intermediario Favata, tramite Paolo Berlusconi che li ha portati da Silvio, nelle mani dell’allora Presidente e anche oggi, del Consiglio, che dice di difendere la nostra privacy e che in realtà era tanto per cambiare l’utilizzatore finale di quel file audio perché poi i vantaggi politici e elettorali della pubblicazione indebita, anche se doverosa, di un’intercettazione ancora segretata che poi tra l’altro è stata pure ritenuta di nessuna rilevanza penale anche se aveva una grande rilevanza pubblica è stato lui, è stato lui che ha fatto la rimonta anche grazie a quella pubblicazione sul suo giornale rilanciata dalle sue televisioni, rilanciata dalla sua RAI, la RAI all’epoca parlava di vicende giudiziarie, perché? Perché facevano comodo a Berlusconi, mica come adesso, adesso non fanno comodo a Berlusconi perché c’è di mezzo, tanto per cambiare, lui, quindi questa storia che è uno scandalo incredibile, molto, molto peggio del Watergate, in Italia non lo conosce nessuno, salvo quelli che hanno la fortuna di leggere pochissimi giornali che di questa storia diffusamente si sono occupati e uno di questi è Il Fatto quotidiano.
Per chi ne vuole sapere di più, perché mi rendo conto che la storia è abbastanza intricata anche se i capisaldi sono abbastanza chiari, può andare sul sito de Il Fatto quotidiano, sperando che non ci siano altri problemi tecnici in questi giorni e troverà lì documentazione di ogni genere, c’è tutta la documentazione anche inedita che riguarda per esempio gli abboccamenti che Favata chiese a Peter Gomez che ha raccontato anche lui in prima persona e che ha registrato parte di quelle conversazioni nelle quali questo signore tentava disperatamente di lucrare qualcosa da una vicenda sulla quale aveva messo in piedi anche un ricatto.
Così vi potete fare un’idea di come è ridotta l’informazione in Italia e del perché anche un omino debolissimo ormai come il Presidente del Consiglio, sta in piedi, sta in piedi perché come diceva Petrolini, non ce l’ho con te che mi fischi dal loggione, ce l’ho con il tuo vicino che non t’ha ancora buttato di sotto! Passate parola, buona settimana!
Il fatto che io sia costretto per l'ennesima volta a difendermi da questioni già ampiamente provate nelle aule dei tribunali non mi stupisce. Ho passato metà della vita a difendermi dai tentativi di screditare la mia persona. Antonio Di Pietro è una figura invisa alla politica del Palazzo, poiché in questo ambiente vige una strana regola secondo la quale se non sei ricattabile, sei fuori dal branco. Io sono fuori dal branco e ne sono fiero.
Quello che più mi preoccupa, in realtà, è lo stato comatoso dell'informazione in Italia, che riguarda trasversalmente i maggiori quotidiani e tg nazionali. Una situazione che non saprei descrivere meglio di quanto non abbia fatto Marco Travaglio, nel suo editoriale odierno de "Il Fatto Quotidiano" che riporto di seguito.
Scuola di giornalismo
Più che per il fatto in sé, già masticato e ruminato da sei anni di indagini tutte archiviate, l'iscrizione sul registro degl'indagati di Di Pietro per l'annosa polemica sui rimborsi elettorali del 2004 è illuminante per come la trattano i giornali "garantisti": quelli che escono ogni mattina non per dare notizie, ma per coprire le vergogne dei loro editori pregiudicati o imputati. Partiamo dal Giornale (Berlusconi) e da Libero (Angelucci). Feltri l'altroieri lacrimava per il rinvio a giudizio di don Gelmini per molestie sessuali: "Finire sui giornali quale protagonista di torbide vicende è una sofferenza atroce per tutti" (e lui ne sa qualcosa, avendo sbattuto in prima pagina una falsa informativa di polizia sull'omosessualità di Boffo). Infatti ora titola: "COSÌ IMPARI". "L'ex pm nei guai. Se fosse coerente dovrebbe lasciare il Parlamento". "Neanche l'ennesimo scandalo (sic, ndr) convincerà Tonino a smettere di atteggiarsi a modello di legalità".
Ecco: i fatti non contano nulla, l'importante è poter mettere sullo stesso piano Di Pietro e Berlusconi in una notte dove tutte le vacche sono nere ed espellere la questione morale dal dibattito politico. Libero, l'inserto satirico del Giornale. titola in prima: "DOVE HA MESSO I SOLDI?". Parla delle tangenti degli Angelucci e di Berlusconi? No, dei rimborsi elettorali Idv. Belpietro (avete capito bene: Belpietro) si lagna perché Di Pietro "è uscito candido come un giglio" da tutte le inchieste, anzi osa pure “atteggiarsi a vittima di calunniatori e avversati politici": in effetti 30 procedimenti a Brescia basati sul nulla e finiti nel nulla sono pochi. Per atteggiarsi a vittima bisogna depenalizzare i propri reati o farla franca per amnistia, prescrizione, Cirielli, lodo Schifani o Al Fano, legittimo impedimento. Ma stavolta il garantista Belpietro ha buone speranze che Di Pietro verrà arrestato: "Aspettiamo la fase 2, quella delle manette pulite, un giorno arriverà", purché si trovi "un giudice vero". E Libero ne ha trovati addirittura due. Alla Procura di Roma. Il pm Caperna che indaga su Di Pietro "è un bell'uomo, alto e distinto", mentre l'altro, Pisani, "è minuto e affabile". Finalmente due pm che piacciono a Libero. Anche fisicamente. Il Pompiere della Sera, dall'alto delle sue campagne moralizzatrici sui suoi editori pregiudicati (Ligresti) e imputati (Geronzi), si domanda se il Fatto darà la notizia dell'indagine su Di Pietro o la nasconderà. Spettacolare la "Nota" di Massimo Franco, il pompiere capo ieri moderatamente piromane: dicendo che la sua iscrizione è un "atto dovuto" in seguito alla denuncia di Veltri, cioè la pura verità, Di Pietro "tenta di screditare in anticipo qualunque possibilità che l'indagine possa metterlo nei guai". Molto meglio gridare al complotto delle toghe azzurre pilotate dai nemici politici, invocare l'immunità e la privacy, attaccare la Costituzione, depenalizzare la truffa, invocare un lodo Di Pietro. Gran finale di Franco: " ‘Male non fare, paura non avere', dice ai militanti il leader nella sua memoria.
Ma la scelta di rovesciare valanghe di documenti sul proprio sito è la conferma di un imbarazzo palpabile". Ma certo: se uno non risponde alle domande, strilla al complotto e sfugge alla giustizia, vuoi dire che non ha nulla da temere. Se invece risponde subito nel merito con "valanghe di documenti" per dimostrare che non ha nulla da nascondere, vuoi dire che è imbarazzato. Chissà cosa c'è sotto.
Ps. Nell'editoriale "L'enigma Brancher", Pigi Battista si domanda perché mai Brancher sia diventato ministro, visto che non lo voleva neppure Bossi e, nel suo piccolo, nemmeno Gasparri. "Una scelta estrosa", insomma. A un certo punto accenna al legittimo impedimento che lo mette al riparo dal processo Antonveneta, ma subito lo liquida come "un sospetto ingiusto". La notizia che Brancher pagava tangenti per la Fininvest e, in tre mesi di carcere, tenne la bocca chiusa, non gli è pervenuta. Lui del resto è ancora convinto che i bambini li porti la cicogna o si trovino sotto un cavolo. La mamma non gli ha ancora detto nulla.
Berlusconi continua a premere per far diventare legge il ddl intercettazioni, ennesimo provvedimento ad personam che il Presidente del Consiglio si è fatto confezionare ad hoc, e, per far ciò, non si occupa delle priorità dei cittadini e dei problemi economici del nostro Paese. Noi dell'Italia dei Valori non ci stiamo a vivere in un regime che impedisce la libera circolazione delle informazioni e indebolisce la lotta alle mafie. Per questo, abbiamo deciso di pubblicare su un nostro sito in Belgio: www.italiadeivalori.be tutte quelle intercettazioni che saranno vietate in Italia. La Banda Bassotti che ha in mano l'Italia pensa sempre e solo ai suoi interessi: dopo il legittimo impedimento, il Lodo Alfano e lo scudo fiscale e le innumerevoli norme salva Casta, portate all’esame del Parlamento, adesso si concentra su un provvedimento liberticida che imbavaglia la stampa, non consente ai cittadini di ottenere giustizia e ai magistrati di potere indagare. Sono disposizioni di cui beneficeranno solo la cricca e le organizzazioni criminali. Per contrastare queste norme, oltre a portare avanti un ostruzionismo duro e senza sconti in Parlamento, non ci rimane che lanciare una campagna di disobbedienza civile.
Si tratta de “Le intercettazioni proibite - Un sito in Belgio contro la censura italiana”. Infatti, pubblicheremo su un nostro sito estero (http://italiadeivalori.be/) tutti i dialoghi proibiti, resi dagli avvocati, ma che non potranno essere diffusi e sottoposti all’attenzione dell’opinione pubblica perché la legge lo impedirà. Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web. Ma per far ciò, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi. E’ una campagna importante, una battaglia di democrazia che viaggerà attraverso la rete e della quale sarete protagonisti.Troverete a breve il codice del bannerino che vi chiediamo di pubblicizzare sui vostri siti e blog: utilizzatelo e diffondetelo il più possibile. Anche questo è un segnale forte e chiaro della nostra resistenza democratica al regime che avanza.
Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano, tra quelle che si collegano in diretta e quelle che se lo vedono registrato o se lo rivedono magari addirittura più volte, perversione che non riesco a capire ma che pare sia abbastanza diffusa.
Internet sotto attacco
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E abbiamo toccato addirittura punte di 600/700 mila quando grazie alla collaborazione straordinaria di Bruno Vespa abbiamo avuto l’onore di una citazione a Porta a Porta.
Vi ricordate forse la puntata due giorni dopo l’attentato di Piazza Duomo a Berlusconi, quando parlammo dell’odio e dicemmo che l’odio non può essere una categoria applicabile alla politica e quindi tutti hanno il diritto di amare, odiare chi vogliono, se vogliono, anche se, forse a un politico non bisognerebbe chiedere di farsi amare o di farsi odiare, ma semplicemente di svolgere un servizio tecnico per i cittadini. Quella puntata fu vista, soprattutto dopo la citazione a Porta a Porta da quasi 700 mila persone che sono tante!
Non stiamo a fare dei paragoni, ma sono parecchie. Non voglio incensarmi, lodarmi e imbrodarmi, volevo soltanto dire che a nome del blog di Grillo che ha organizzato - inventato questo appuntamento, mi ha messo questo spazio a disposizione, che cercheremo nei prossimi mesi, forse già dalla fine dell’estate, di sviluppare degli strumenti di interazione, credo si dica così, per migliorare la diffusione del nostro appuntamento e anche per migliorare la qualità dell’audio – video con dei marchingegni che non sono capace a spiegarvi, ma che vi assicuro che stanno per essere messi in funzione.
Fine delle ciance, delle autocelebrazioni, e parliamo come sempre di cose delle quali gli altri non parlano.
Intanto vi segnalo una notizia che sicuramente il popolo di Internet forse ha orecchiato e cioè che una settimana fa il Senato ha approvato nel pacchetto sicurezza, uno dei tanti, un emendamento del Senatore Giampiero Dalia, Udc, Art. 50 bis, repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet, questa settimana il testo approda alla Camera e questo articolo è il N. 60. Il Senatore non fa parte della maggioranza di governo, ma la maggioranza del centro-destra è stata ben felice di approvare il suo emendamento perché quando si tratta di comprimere la libertà, soprattutto in rete, il trasversalismo abbonda più ancora che sul resto. In base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire a una qualche legge che ritiene ingiusta, e non ce ne manca l’occasione, ne vediamo approvare uno al giorno, abbiamo addirittura la legge sulle intercettazioni che noi abbiamo già detto da diversi mesi che violeremo, inviteremo i colleghi a violare per garantire ai cittadini l’informazione, quindi noi facciamo apologia e istigazione a violare delle leggi ingiuste come obiezione di coscienza. Naturalmente, non stiamo parlando di istigare qualcuno a sparare o a andare a rubare o a commettere dei reati contro delle altre persone, stiamo parlando di disobbedienza civile per dare più informazioni anche quando ci sarà vietato darle.
Questo, che naturalmente poi non si sa bene se non sconfini addirittura nel diritto di critica di una legge ingiusta, sarà sanzionato con il blocco dei blog o dei siti: i provider avranno l’obbligo di bloccare i blog e i siti che faranno questa attività eversiva di istigare a non rispettare una legge ingiusta, questo provvedimento, leggo dal sito perlapace.it coordinamento per gli enti locali per la pace e i diritti umani, questo provvedimento può fare oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi anche se all’estero, basta che il Ministero dell’interno disponga con un proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete Internet, l’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore, pena per il provider sanzioni da 50 mila a 250 mila Euro.
Per i blogger è previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre a una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio tra le classi sociali. Morale: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la casta e per il potere, in pratica sarà possibile bloccare in Italia, come già in Iran, in Birmania e in Cina Facebook, You Tube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata o censurata, questo scrivono in questo sito: l’Italia è l’unico paese al mondo in una cui una media company e cioè Mediaset ha citato You Tube per danni chiedendo 500 milioni di Euro di risarcimento, con questa legge nulla sarà più ostacolo anche in termini preventivi, dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al pacchetto sicurezza di fatto rende esplicito il progetto del governo di normalizzare con leggi repressive Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli Stati Uniti Obama ha vinto le elezioni grazie a Internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata Punto informatico e il blog di Grillo, fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica, la democrazia diventa un concetto vuoto.
Questo vi dovevo, so che chi segue con attenzione il blog di Grillo di questo emendamento aveva già sentito parlare, sappiate che è passato al Senato e adesso rischia di passare alla Camera.
Il Pompiere incendia Di Pietro
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Ha deciso di prendere una posizione politica esplicita, non soltanto in campagna elettorale quando è normale, forse anche giusto che i giornali dicano ai loro lettori cosa si augurano dalle elezioni.
Il Corriere della sera in passato aveva invitato una volta a votare Prodi, una volta a votare Berlusconi, adesso non siamo sotto elezioni ma Il Corriere della sera ha deciso di scendere dal suo piedistallo di marmo e di entrare a piedi giunti nella contesa politica. E' una cosa legittima, però è una notizia interessante, ha deciso di scendere nell’agone politico con un attacco violentissimo a Di Pietro, approfittando dell’uscita sui giornali dei verbali di Zampolini, l’architetto factotum del costruttore Anemone, il quale aveva già raccontato di avere pagato 900 mila Euro per la casa di Scajola e poi i testimoni e le carte hanno dimostrato che era vero, ha raccontato di avere pagato l’affitto per un pied a terre di Bertolaso in Via Giulia a Roma, cosa che Bertolaso aveva taciuto e cosa che lo stesso padrone di casa ha confermato dicendo che a pagare l’affitto che lui ricordi era questo Zampolini che è il portatore di soldi di Anemone e non era invece Bertolaso che invece occupava quell’appartamento. Poi Zampolini ha detto di avere sentito dire da Balducci Angelo l’ex provveditore alle opere pubbliche, che Balducci aveva procurato a Di Pietro due appartamenti di Propaganda Fide, di proprietà del Vaticano, perché Di Pietro era Ministro dei lavori pubblici e chiedeva di essere introdotto in ambienti Vaticani nei quali Balducci aveva ottime entrature essendo gentiluomo del Papa. Anche questa notizia, doverosamente pubblicata dai giornali - Zampolini dice che Di Pietro etc., - è stata verificata e per il momento si è rivelata falsa, nel senso che i due appartamenti: uno in Via della Vite e l’altro in Via Quattro Fontane a Roma Di Pietro non li ha mai abitati, nessun suo parente li ha mai abitati, Di Pietro non li ha trattati, Di Pietro non ha stipulato contratti di affitto. Quei due appartamenti sono in qualche modo legati all’Italia dei Valori, adesso vi spiego perché.
Quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service: un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale, chiede a questo service di farglielo. Qualche anno fa l’Italia dei Valori voleva farsi un giornale di partito che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque il giornale dell’Italia dei Valori durò poco, si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite, dopodiché quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò a avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori.
Cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente, l’appartamento è del clero, questo editore paga l’affitto, pare che paghi un affitto normale, in ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro.
L’altro appartamento è quello di Via Quattro Fontane, dove questo Zampolini aveva sentito dire che avrebbe dovuto andare a abitare la figlia di Di Pietro; in realtà poi la figlia di Di Pietro non andò a abitare né lì né a Roma perché decise di andare a fare un’altra università che non era a Roma. Quell’appartamento è stato affittato da Silvana Mura tesoriera dell’Italia dei Valori, l’ha avuto grazie ai buoni uffici di Di Pietro e di Balducci? Finora risulta di no, risulta che lo ha avuto perché il coordinatore del Lazio di quel partito, l’On. Pedica che ha uno zio Monsignore e una parente Badessa, aveva buoni rapporti con il mondo del clero e quando parlamentari neoeletti o rieletti venuti da fuori Roma gli hanno chiesto una mano essendo lui del posto per affittare un appartamento per essere in sede, in loco nella loro funzione di parlamentari, lui li ha messi in contatto. Così è avvenuto con la Mura, con propaganda Fide e la Mura ha stipulato un contratto per una casa di 70 metri quadrati paga 1800 Euro di affitto e 200 Euro sempre al mese di spese, è scandaloso un affitto di 2000 Euro al mese per un appartamento di una settantina di metri quadrati? Probabilmente no, probabilmente è un prezzo di mercato.
C’è qualcosa di male a affittare un appartamento da un ente ecclesiastico? Tenete presente che 1/4 delle case di proprietà, il 22,5% del patrimonio immobiliare sparso sul territorio italiano, come ha dimostrato Report appartiene al clero, quindi è evidente che chi compra o chi affitta case, una volta su 4 si deve rivolgere al clero. C’è qualcosa di male in questo? Credo di no, l’importante è che uno paghi l’affitto e che paghi un affitto congruo. Questa è la storia del coinvolgimento, com’è stato chiamato dai giornali, di Di Pietro; naturalmente quando sono usciti i verbali di Zampolini altri hanno gridato al complotto come Bertolaso, come Scajola, poi sono stati smentiti, finora l’unico che ha dato delle spiegazioni immediate, mettendo a disposizione tutte le carte, poi non sto mica qui a ripetervi tutto, basta che andiate sul blog di Di Pietro e trovate i documenti, vedete voi se vi convincono o non vi convincono, credo che quello che ha detto Di Pietro taglia la testa al toro almeno fino a quando non sarà smentito da qualcuno.
Certo è che se qualcuno dovesse smentirlo e dimostrare che invece le cose non sono andate come ha detto lui, allora vorrebbe dire che Di Pietro si è messo la corda intorno al collo e ha cominciato a tirare, ma in ogni caso ha dato delle spiegazioni che esauriscono l’argomento. Se poi verranno smentite ne riparleremo, se non verranno smentite buona la prima!
Agganciandosi a questa vicenda, che ancora non si capisce bene in quale modo riguardi Di Pietro visto che lui abita in un altro posto a Roma e non ha mai trattato quei due appartamenti né per sé né per i suoi, Il Corriere della sera è partito l’altro giorno con un titolo in prima pagina che diceva “I silenzi e le ambiguità dell’On. Di Pietro”. Nella pagina interna un intero paginone nel quale erano enucleati i pregressi. Naturalmente è legittimo, è giusto che un giornale chieda conto a un politico di eventuali zone d’ombra o zone grigie in modo che lui le possa illuminare, se vuole, sono anni che facciamo domande a Berlusconi, lui non risponde, sono anni che facciamo domande a molti altri politici e oli politici, non rispondono. Di Pietro ha risposto anche questa volta a Il Corriere della sera, sul suo blog troverete la sua replica: è una replica strapiena di carte, di documenti, sentenze, cause vinte, denunce, querele, rogiti, di tutto, ce ne sono da leggere per mesi, ma mi pare un’operazione piuttosto trasparente se si pensa alle famose 10 domande a Berlusconi alle quali non ha mai risposto se non nel confessionale di Bruno Vespa, non ha risposto, oppure se pensiamo alla domanda che gli fecero i giudici nel 2002, il Tribunale di Palermo che si scomodò fino a Palazzo Grazioli per chiedergli dove aveva preso i famosi soldi che qualcuno sospetta essere di provenienza mafiosa e lui invece di rispondere con il nome di chi glieli aveva dati o con qualche documento, rispose: mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Per fortuna almeno da questo punto di vista, pur avendone ovviamente facoltà, anzi pur non avendone facoltà perché non essendo indagato ovviamente deve testimoniare, deve dire la verità. Di Pietro non si è avvalso della facoltà di non rispondere e quindi ha rovesciato su Il Corriere della sera una vagonata di carte. La cosa interessante è che tutte le carte che gli ha rovesciato addosso a Il Corriere della sera erano già note prima che Il Corriere facesse le domande, quindi Il Corriere ha fatto le domande a un signore che aveva già dato le risposte. E va bene, lui ha fatto benissimo a ripeterle, poi loro hanno ancora aggiunto qualche dubbio e lui oggi di nuovo ha mandato una seconda replica con un’altra montagna di documenti.
E’ interessante perché alcuni di quei misteri che secondo Il Corriere della sera Di Pietro non avrebbe illuminato, erano stati oggetto di alcuni nostri Passaparola e anche di alcuni nostri articoli de Il fatto quotidiano, a dimostrazione del fatto che basta mobilitare Google per vedere cosa ha detto Di Pietro su questo o quell’episodio, alcuni di questi li ricordate anche voi, erano 5 comunque i misteri di Di Pietro sui quali secondo Il Corriere lui avrebbe tentato di mistificare con silenzi e ambiguità: 1) laurea che Il Corriere della sera definisce a tempo di record, Di Pietro si è scritto all’università nel 1974 e si è laureato nel 1978, è a tempo di record? No, si è laureato in 4 anni, non è andato fuori corso, sono praticamente 15 anni che deve discolparsi dall’accusa di non essere andato fuori corso, non si capisce per quale motivo uno non potrebbe laurearsi in 4 anni, visto che la laurea era quadriennale.
Le intercettazioni di Berlusconi contro Di Pietro
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Invece di fargli i complimenti perché si è laureato in tempo, tra l’altro da studente – lavoratore, continuano a dire che quella è una laurea falsa e ci sono tonnellate di interviste di professori, il professore che gli ha seguito la tesi, sentenze della Magistratura che condannano per diffamazione chi ha messo in dubbio quella laurea.
Berlusconi, ormai è rimasto solo Berlusconi oltre a Il Corriere della sera a mettere in dubbio quella laurea, Di Pietro lo ha querelato e la Giunta Comunale per le autorizzazioni della Camera ha dichiarato Berlusconi insindacabile per evitare che un giudice stabilisca chi ha detto la verità e chi ha mentito. Vi lascio immaginare tra chi fa la denuncia e chi viene denunciato e poi chiede alla Camera di proteggerlo dalle conseguenze delle sue azioni, chi dei due può avere mentito. Prendete il secondo punto, i rapporti con il costruttore D’Adamo e con l’Avvocato Lucibello: erano dei suoi amici, non ne ha mai fatto mistero, gli sono costate queste amicizie varie processi a Brescia, sono finiti nel nulla, addirittura con archiviazioni, la Procura di Brescia non riuscì neanche a ottenere un rinvio a giudizio nonostante avesse aperto in tutto una sessantina di procedimenti penali e avesse chiesto il giudizio per una trentina di capi di imputazione, continuano a tirargli fuori questa storia di D’Adamo e di Lucibello. Uno fa il costruttore e l’altro fa l’Avvocato, lui li conosceva, purtroppo per lui D’Adamo poi quando finì in difficoltà finanziarie e penali si mise d’accordo con un altro suo amico che era Berlusconi, che era stato il suo datore di lavoro e come sapete ci fu una trattativa in cui Berlusconi addirittura cercò di costringere, registrandolo di nascosto D’Adamo a dire che Di Pietro era un magistrato corrotto dal banchiere Pacini Battaglia, registrò di nascosto, tagliuzzo insieme a un suo addetto la conversazione togliendo parti, modificandone e poi con quel nastro taroccato si presentò alla Procura di Brescia nella speranza di fornire alla Procura di Brescia la prova di quello che lui sperava di riuscire a dimostrare, Berlusconi voleva far arrestare Di Pietro perché Di Pietro era troppo popolare e gli dava ombra.
Il problema è che poi D’Adamo fu chiamato a testimoniare nel procedimento contro Di Pietro dove Berlusconi aveva fornito quell’intercettazione fatta da lui e da un suo addetto e D’Adamo non confermò perché non poteva confermarle, perché erano false le cosa che aveva cercato di fargli dire Berlusconi, quindi anche quella volta Di Pietro fu prosciolto, ma vedete che non basta mai essere prosciolti perché ti prosciolgono da se sei Andreotti ti considerano assolto anche se sei prescritto per mafia, se sei Berlusconi ti considerano assolto anche se sei stato 6 volte prescritto per mafia, due volte amnistiato e 3 volte salvato da una legge che depenalizzava il suo falso in bilancio, fatta da te che avevi commesso il falso in bilancio, ma se si tratta di Di Pietro continuano a rinfacciargli cose come se fossero confuse, ambiguità e silenzi, anche se ci sono sterminate documentazioni che danno spiegazioni esaurienti, poi le spiegazioni possono essere buone o cattive, uno ci può credere o non credere ma non può dire che non sono state date le spiegazioni anche perché sui rapporti con D’Adamo e Lucibello Di Pietro ha riempito verbali per decine di ore di interrogatorio, una volta fu interrogato addirittura per un intero giorno e un’intera notte, quindi figuratevi se mancano le risposte, è che chi sta facendo le domande, Il Corriere della sera o non sa o finge di non sapere e quelle risposte ci sono e sono già state autenticate da un’ordinanza definitiva di archiviazione.
Poi c’è il dossier Pazienza, questa è la cosa più divertente, sapete Francesco Pazienza questo faccendiere legato ai servizi segreti italiani e americani, in quel periodo era ricercato perché lo stavano indagando per vari depistaggi su vari vicende e misteri d’Italia, era scappato all’estero, Di Pietro va con la sua futura moglie, Susanna Mazzoleni in vacanza alle Seychelles e una sera si ritrova a cena con degli amici di quegli che li ospitavano e tra questi c’è un signore, il quale dice: ma voi lo sapete, lei è un Magistrato? Sì, lavorava a Bergamo Di Pietro all’epoca, credo fosse il 1984, 8 anni prima di mani pulite e dice: ma lei lo sa che qui vicino in un villaggio con un nome falso soggiorna un ricercato dalla Magistratura italiana? Un certo Pazienza? Di Pietro ovviamente che aveva letto sui giornali le gesta di questo pazienza che già all’epoca era famosissimo, incrociava tutti i grandi misteri d’Italia, prende informazioni con l’istinto del poliziotto, va a vedere quale falso nome usa, chi sono quelli che lo proteggono, si scopre addirittura che è protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles, allora cosa fa? Quando rientra in Procura a Bergamo, fa una relazione al può Procuratore per dire: ho scoperto durante la vacanza che c’è un latitante ricercato in Italia che soggiorna ospite protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles in quelle isole, il Procuratore manda queste carte ai magistrati che si stavano occupando della ricerca di pazienza e cosa deve fare un magistrato che viene a conoscenza di una notizia di reato? Che c’è uno che latita e dei funzionari italiani che lo proteggono? Se non denunciava commetteva un reato, perché il pubblico ufficiale che non denuncia un reato è considerato complice di quel reato secondo il Codice nostro e non solo il nostro.
Invece gli chiedono conto e ragione del fatto che ha denunciato, se ha presentato quel rapporto al suo capo vuole dire che allora era legato ai servizi segreti, ma no, era Pazienza che era legato ai servizi segreti, Di Pietro lo ha cercato di smascherare, di far beccare alle Seychelles, tutto questo esce su Il Corriere della sera e non sul corriere dei piccoli o su un giornale umoristico, queste cose vengono scritte sul serio da Il Corriere della sera.
Il caso Contrada lo sapete meglio di me, Pietro fotografato con il numero due del Sisde che si è imbucato all’ultimo momento nel 1992, settembre credo, a una festa, una cena organizzava al Circolo ufficiali di Roma dal Comando Legione dei Carabinieri, ci sono colonnelli, generali e c’è pure Contrada che si è imbucato e poi c’è un investigatore dell’agenzia privata americana Krol che deve dare un premio, un fermacarte a Di Pietro per le sue doti investigative. Contrada in quel momento è come oggi Gianni De Gennaro, nel senso che è, anzi è meglio, perché Gianni De Gennaro è imputato per i fatti di Genova, Contrada in quel momento nessuno lo sospettava di nulla nel grande pubblico, naturalmente, chi viveva a Palermo qualcosa aveva sentito dire, ma immaginate il numero 2 del servizio segreto civile, è evidente che trovarlo a cena insieme a dei generali Di Pietro è ospito, buongiorno, buonasera, qualche settimana dopo Contrada viene arrestato e sarebbe stato grave se fosse stato beccato a cena con Di Pietro dopo che era stato arrestato e processato e poi condannato per mafia, 10 anni per concorso esterno. A Di Pietro invece rimproverano di averlo incontrato occasionalmente prima insieme ai Carabinieri in un’occasione pubblica davanti a centinaia di reclute e invece tutti quelli che l’hanno incontrato e l’hanno difeso dopo non devono risponderne, Il Corriere della sera è uno dei giornali che con alcuni dei suoi commentatori ha difeso Contrada dopo che è stato arrestato e dopo che è stato condannato, continuando a scrivere che era una povera vittima e rimprovera Di Pietro di averlo incontrato una volta prima che venisse sospettato, indagato e arrestato e poi condannato!
Pensate anche la buonafede di questi giornali, l’ultimo caso è quello delle case che i giornali continuano a scrivere essere state procurate da Balducci a Di Pietro, mentre finora non risulta che Balducci sia intervenuto e soprattutto Di Pietro ha dimostrato di non averci mai messo piede come affittuario, come acquirente o come tentato affittuario o acquirente perché in una c’era una casa editrice che non ha niente a che fare con lui e in un’altra ci sta un’altra persona.
Casini e Dell'Utri, amici per la pelle
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Vedete che dato che non capita niente a caso: a questo attacco de Il Corriere della sera che continua a rispondere nonostante che lui fornisca tutta la documentazione, continua a rispondere dicendo che comunque c’è ancora qualcosa da chiarire anche se non lo dice perché ogni volta che gli dicono: c’è questo da chiarire lui lo chiarisce, vedete che ci si attacca, a questo attacco de Il Corriere Pierferdinando Casini, Casini: Di Pietro Sciacallo leader dell’Udc.
Dice che Di Pietro lucra sui mali del paese, l’Italia dei Valori non è una forza politica responsabile, anzi, Di Pietro è uno sciacallo che costruisce la sua fortuna politica sulle disgrazie del paese, ci ha spiegato per anni che un conto sono le verità processuali e un conto sono le necessità che un politico ha di essere al di sopra di ogni sospetto, nei comportamenti, ora Di Pietro valuti se il suo comportamento da Magistrato o da uomo politico è stato al di sopra di ogni sospetto, non è la moglie di Cesare, stiamo parlando di Pierferdinando Casini, uno dice: Santa Maria Goretti è intervenuta e ha detto che Di Pietro delle cazzate le ha fatte e avrebbe ragione Santa Maria Goretti perché Di Pietro delle cazzate ne ha fatte, certi amici se li poteva risparmiare, certe candidature se le poteva risparmiare, di bello c’è che quando viene fuori che razza di gente ha candidato tipo De Gregorio se la prende immediatamente Berlusconi, appena li manda via lui se li prende Berlusconi!
Quando Berlusconi si è preso De Gregorio c’era anche Casini con lui, quello che adesso fa Santa Maria Goretti, è interessante perché Casini ha un partito che soprattutto in certe zone sembra l’ora d’aria di San Vittore nel senso che è un partito pieno di galeotti, di pregiudicati, è il partito di Totò Cuffaro condannato in primo e in secondo grado per favoreggiamento, prima semplice e poi mafioso, è il partito di Lorenzo Cesa, quest’ultimo è celeberrimo perché finì a Regina Celi in quanto andava a prendere le tangenti per conto del Ministro Prandini, detto Prendini e poi le confessò, confessò di avere preso 20 tangenti che poi portava a Prandini in buste di plastica e se le ricordava tutte, tra l’altro, una memoria di ferro, il suo verbale di interrogatorio a Regina Celi inizia con queste parole “ho deciso di svuotare il sacco” parla come la banda bassotti, come Pietro Gamba di legno, come Macchia nera, appena l’ha saputo Casini l’ha fatto subito segretario del suo partito, quindi voi capite che quest’uomo è proprio la persona ideale, un giglio di campo, per fare la morale agli altri, naturalmente Cuffaro continua a essere dell’Udc , Cesa continua a essere dell’Udc, il resto dell’Ombrosario continua a essere dell’Udc , salvo alcuni che ogni tanto se li prende Berlusconi perché è invidioso di Casini.
Casini da Presidente della Camera nel dicembre del 2004 alla vigilia della sentenza del Tribunale di Palermo su Dell'Utri nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa, fece una pressione esplicita e pubblica sui giudici, mandando a Dell'Utri i suoi auguri e un’attestazione di stima e solidarietà Presidente della Camera, non un parlamentare qualsiasi, Pierferdinando Casini, carta intestata della Camera dei Deputati, inviò un attestato di stima, amicizia e vicinanza a Dell'Utri, mentre i giudici di Palermo che lo stavano giudicando per mafia erano già riuniti in Camera di Consiglio e non gli mandò un bigliettino privato, fece un comunicato per far sapere a tutta Italia, compresi i giudici che ovviamente in Camera di Consiglio i giornali e le televisioni le vedono, che lui stava dalla parte di Dell'Utri e che quindi i giudici, che naturalmente sono persone in carne e ossa, da quel momento sapevano che se avessero condannato Dell'Utri, avrebbero condannato un amico fraterno del Presidente della Camera, cioè Casini cercò di buttare in politica un processo penale e chissà, se fu un moto spontaneo quel suo comunicato o se gli fu chiesto, sarebbe interessante che il Corriere della sera glielo chiedesse, perché se Il Corriere della sera ha deciso di fare un mazzo così ai politici, noi siamo i più contenti di tutti, facciamo la stessa cosa da anni, quando Di Pietro si è schierato con De Luca su Il Fatto quotidiano sono stato io a criticarlo durissimamente e quando ha fatto altre cazzate Micromega, Il Fatto quotidiano lo hanno strapazzano e gli hanno chiesto conto e ragione di quello che stava facendo, se Il Corriere ha deciso di associarsi improvvisamente, meglio tardi che mai, a questo giornalismo contro, ma noi siamo felicissimi, ha deciso di dedicare la prima puntata della serie ambiguità e silenzi dell’On…. a Di Pietro? Benissimo? Di Pietro gli ha risposto: adesso passiamo alla seconda, facciamo un bel pezzo intitolato ambiguità e silenzi dell’On. Pierferdinando Casini? Un bel pezzo per tutti, con tutte le foto, così magari Casini risponde finalmente, poi quando resta tempo magari si fa una Treccani a puntate da rilegare in vari volumi sui silenzi e le ambiguità dell’On. Berlusconi, chissà se Il Corriere della sera si può permettere una cosa di questo genere o se invece dobbiamo accontentarci della prima e unica puntata su Di Pietro? Chissà, se vuole Il Corriere della Sera ci fa sapere, gli forniamo materiali, li autorizzo a copiare integralmente alcuni miei libri che possono tranquillamente essere intitolati i silenzi e le ambiguità di tizio e caio, solo che lì ce ne sono centinaia, un po’ più potenti di Di Pietro e un po’ più amici degli editori de Il Corriere della sera che sapete sono tanti, sono molto potenti, alcuni sono molto intimi dell’On. Berlusconi, tant’è che stanno in Medio Banca insieme a sua figlia per dirne una.
Quindi se vuole Il Corriere della sera gli forniamo tutto il materiale e possono andare avanti per anni a fare le puntate sui silenzi e le ambiguità dell’On. tale dei tali, per esempio è appena uscita una sentenza della Cassazione che Il Corriere della sera non ha neanche notato, non ha neanche scritto una riga, nella quale si racconta una storia, è una storia che chi ha letto i nostri libri o ha seguito le nostre cose forse un po’ conosce, è la storia di Dell'Utri e del Sen. Garraffa e del capo mafia di Trapani Vicenzo Virga e del suo guardaspalle, cosa succede? Siamo nel 1992, Marcello Dell'Utri è amministratore delegato di Publitalia, società intermediatrice di pubblicità Procura uno sponsor alla Società Pallacanestro Trapani, qual è lo sponsor, la birra Dreher con il marchio siciliano Birra Messina, sono soldi, sono 1,5 miliardo di lire all’anno, i giocatori di basket della pallacanestro Trapani mettono la scritta Birra Messina e la società Pallacanestro Trapani riceve dalla Birra Messina 1,5 miliardi di lire, chi è il proprietario della Pallacanestro Trapani? Il Senatore Garraffa, un senatore repubblicano che di professione fa il medico e lavora al pronto soccorso di Trapani.
Dopo avere ricevuto i soldi della Birra Messina, 1,5 miliardi, Garraffa viene convocato a Milano da Dell'Utri nella sede di Publitalia e Dell'Utri gli dice che metà di quella somma Garraffa gliela deve ridare indietro a lui in nero perché nel mondo degli sponsor si usa così, si fanno false fatture e fondi neri, io ti procuro la pubblicità, tu prendi tot e poi in nero mi giri la metà di tot e io mi intasco i fondi neri, derubo la mia società, ok? Garraffa dice: no, non vedo perché le devo dare indietro metà dei soldi visto che sono miei, secondo non posso darglieli in nero neanche se volessi perché non ho fondi neri, guardate la sfiga di Dell'Utri si è imbattuto nell’unico imprenditore che non ha fondi neri, non è abituato viste le usanze della ditta, stupefatto gli risponde con una frase che, soprattutto se detta con accento siciliano, suona un po’ minacciosa, la frase è questa: abbiamo uomini e mezzi che sono in grado di farle cambiare idea, che sono in grado di convincerla a pagare, Garraffa dice, sarà un’impressione ma questa frase… torna a Trapani e un mattino alle 7 mentre è lì di turno al pronto soccorso, lui è medico con il suo camice bianco, riceve una visita, è quella del capo mafia di Trapani che lui conosce, lo conosce perché è successa una cosa anni prima, lui ha salvato un ragazzo, parente di questo capo mafia che era caduto in un fiume, una cosa di questo genere, quindi i due si conoscono, lui sa che quello è il capo mafia e il capo mafia è andato lì per chiedergli di pagare Dell'Utri, Garraffa gli dice “non ho fondi neri” e l’altro dice “va bene riferirò” cioè o Garraffa mente oppure il boss Virga ha avuto un’apparizione dell’Arcangelo Gabriele che gli ha spiegato che Dell'Utri voleva dei soldi da Garraffa e ha deciso spontaneamente di dare una mano a Dell'Utri perché gli è simpatico, oppure Dell'Utri ha chiamato il capo mafia di Trapani perché andasse da Garraffa a chiedere 750 milioni di lire, in nero a un signore che non li doveva.
Come si chiama in gergo giuridico minacciare una persona per avere qualcosa a cui non si ha diritto e poi dato che quella non cede, mandare un capo mafia per far cedere quella persona? Si chiama estorsione, se lo fai con un mafioso si chiama estorsione aggravata con l’aggravante dell’articolo 7 che è quello tipico dei reati finalizzati a favorire la mafia, l’aggravante mafiosa.
Estorsione con aggravante mafiosa, per questo reato, tentata estorsione, perché? Perché poi Garraffa non ha pagato, tentata estorsione mafiosa, Dell'Utri insieme al Boss Virga vengono rinviati a giudizio a Milano, processati, condannati a due anni in primo grado e in appello, la sentenza d’appello viene cancellata, annullata con rinvio della Cassazione perché non è ben motivata, la Cassazione ordina un nuovo processo di appello, nel secondo processo di appello i giudici dicono: le minacce di Dell'Utri e di Virga a Garraffa sono provate, ma non bastano le minacce per configurare il reato di tentata estorsione, perché? Perché poi a un certo punto questi hanno smesso di minacciare Garraffa e infatti Garraffa non ha pagato e quindi in qualche modo hanno desistito dalle minacce, smettendo di farle e quindi il reato non è estorsione, ma è minacce gravi che è punito con una pena molto più bassa e che guarda caso è già caduto in prescrizione.
I giudici della Corte d’appello nel secondo processo d’appello si lavano le mani e prescrivono il reato derubricando l’accusa in minacce. La Procura ricorre in cassazione sostenendo che invece è estorsione e quindi non è prescritta e quindi Dell'Utri va condannato, Garraffa ricorre in Cassazione per lo stesso motivo, Dell'Utri ricorre in Cassazione perché non vuole la prescrizione per un reato così grave aver fatto minacciare uno da un mafioso e vuole l’assoluzione piena, cosa fa la Corte di Cassazione 15 giorni fa? Annulla la seconda sentenza di appello, dice che è contraddittoria perché? Perché è semplice, se i giudici hanno ritenuto provate le minacce che erano finalizzate a ottenere una cosa illecita e non dovuta da una terza persona per giunta fatte fare da un mafioso, questa si chiama tentata estorsione o non ci sono le minacce finalizzate all’estorsione, ma se ci sono le minacce come ha stabilito la Corte d’Appello, allora si chiama estorsione il reato, quindi rimandano per la terza volta alla Corte d’Appello dicendo che questa volta deve decidere se ritiene, come ha già ritenuto che le minacce ci siano, deve condannare Dell'Utri per estorsione, tentata estorsione lui e il boss, il Boss tra l’altro è finito in galera all’ergastolo per omicidio e mafia, se invece non fossero più provate neanche le minacce ma come fanno a non essere provate, sono testimoniate dalla vittima e da una serie di riscontri, allora salterebbe tutto.
Vi leggo l’ultimo passaggio, perché è interessante, in sintesi la sentenza della Corte d’appello appare insuperabilmente contraddittoria, sussiste e è consumata la minaccia per la presentazione dei due mafiosi incaricati dal terzo che manteneva la gestione della vicenda, il terzo è Dell'Utri e tuttavia la stessa, dicono i giudici di appello non ha una sicura natura estorsiva è sintesi contraddittoria perché per quanto prima detto, in quel contesto se c’è stata minaccia, essa non poteva che essere finalizzata solo a determinare Garraffa al pagamento di quanto e come sapeva gli era stato chiesto e quindi o non c’è la minaccia o essa deve necessariamente realizzare l’efficacia estorsiva, in estrema sintesi appare insuperabilmente contraddittorio argomentare della sussistenza di una minaccia che costituisce elemento costitutivo del delitto di tentata estorsione, ma al tempo stesso affermare che essa non avrebbe avuto sicura natura estorsiva e contestualmente ritenere che poiché a quella minaccia non erano seguite altre, il tentativo di estorsione si era estinto per desistenza volontaria del minacciatore.
Se è ingiusto il profitto perseguito da Virga per conto di Dell'Utri i casi sono due: o la minaccia non c'è, ma qui avete detto che c'è, se c'è allora c'è la tentata estorsione e quindi ci vuole un nuovo giudizio della Corte d'appello di Milano su due punti: eventuale sussistenza della minaccia e se sì, configurabilità dell'estorsione, la minaccia finalizzata a ottenere un profitto ingiusto integra di per sé qualora il profitto non sia poi conseguito per cause indipendenti dalla volontà dell'autore il tentativo di estorsione, dopo il compimento di condotta idonea a integrare il delitto di tentata estorsione, la desistenza volontaria, smettere di fare altre minacce non può essere configurata dal mero decorso del tempo, è passato del tempo e quindi hanno desistito, no, ci vogliono comportamenti e fatti determinati incompatibili con la successiva consumazione, se hai deciso di non volerli più quei soldi dopo aver fatto le minacce, devi far sapere al tizio: guarda che abbiamo scherzato, non li voglio più quei soldi, ma se non gli dici niente, la minaccia continua a penzolare sulla sua testa come una spada di Damocle questo scrivono i giudici di Cassazione, interessante, no? Un parlamentare del centro-destra fondatore del Popolo delle Libertà che la Cassazione, mica Travaglio o un PM o una toga rossa, la Cassazione dice che ha mandato un mafioso a chiedere dei soldi non dovuti a un imprenditore, con minaccia estorsiva grave, è simpatico no? Meriterebbe una puntatina della serie de Il Corriere della sera "i silenzi e le ambiguità"? Avete mai sentito un'intervista in cui veniva chiesto a questo signore di dare una risposta su queste cose?
O avete forse letto milioni di interviste anche su Il Corriere della sera in cui Dell'Utri viene interpellato ora come bibliofilo, ora come uomo di cultura, ora come fine politologo per chiedergli giudizi sulla storia d'Italia, su Mussolini di cui ha appena comprato i diari falsi? Sulla letteratura? Sugli incunaboli, sulle biblioteche? Oppure sull'attualità politica? Dato che non ve la ricorda nessuno questa storia ve l'ho raccontata io e del resto il Passaparola serve a questo, continuate a seguirci tutti i lunedì e a leggere Il Fatto quotidiano, grazie e buon compleanno anche a voi!
ERRATA CORRIGE
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. scampato pericolo, dunque, almeno per ora. ma conviene restare vigili. scusatemi per il "procurato allarme". (Marco Travaglio)
Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.
Lacrime e sangue
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Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.
Evidentemente, dopo aver citato il Duce, crede di essere già il Duce e invece ancora le forme vanno rispetto e quindi in teoria prima il Governo e il Parlamento fanno le leggi e poi il Capo dello Stato le firma, anche se va detto che con questa malabestia della cosiddetta moral suasion di cui abbiamo parlato infinite volte, il Presidente della Repubblica ha autorizzato il governo a pensare che in fondo si possa fare anche così e cioè che il Capo dello Stato viene consultato prima e non dopo l’approvazione delle leggi, partecipa, come pare stia facendo, con suggerimenti al confezionamento delle leggi medesime e così quando arrivano sul suo tavolo dovendo dire o sì o no, spesso non può dire no, si sente in imbarazzo a dire no perché ha partecipato al confezionamento delle leggi. E' una vecchia storia di cui continuiamo a occuparci, mi pare, praticamente soltanto noi.
Ma siamo alla puntata 99°, oggi, del Passaparola di quelle che ho fatto io, poi c’è quella che fece Poter Gomez sostituendomi durante l’assenza a causa della nube, quindi non è tempo di celebrazioni anche se, volendo montarsi un po’ la testa, potremmo anche ricordare che magari in questo spazio abbiamo detto, per qualche anno, che le stragi del 1992/1993 servivano a aprire la strada a un’entità politica. Anzi noi l’abbiamo chiamata con il suo nome e cognome Forza Italia, ben prima che se ne accorgessero Walter Veltroni, questo ritardatario permanente e il Procuratore Nazionale antimafia Piero Grasso che il giorno dopo la sua conferma per altri 4 anni in quella carica, all’improvviso è caduto dal pero e ci ha spiegato che forse le stragi di mafia furono fatte, anzi furono appaltate alla mafia in nome e per conto di misteriose entità politiche che stavano entrando in scena. E chissà di quali entità politiche si trattava, l’ha capito persino Cicchitto che ha detto che questo era un vergognoso e volgare attacco a Forza Italia. E' tutto giusto naturalmente quello che dicono in questi giorni Veltroni, Piero Grasso: l’unica cosa sbagliata è la data, perché chi lo voleva dire e chi lo voleva sapere non aveva che da leggere la sentenza Dell'Utri di Primo grado, non aveva che da leggere la sentenza sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, non aveva che da leggere le ordinanze di archiviazione dei procedimenti a carico di Berlusconi e Dell'Utri per concorso per concorso nelle stragi e lì avrebbe trovato non oggi, 10/12 anni fa di che parlare, di ciò di cui oggi all’improvviso si parla come se fosse una grande novità. Ricordo che c’era un libro che si chiamava “L’odore dei soldi”, scritto da Elio Veltri e dal sottoscritto, che parlava di queste cose, c’erano altri libri scritti da altri giornalisti che parlavano di queste cose, ben prima che se ne parlasse oggi. Nel 2001 andai a presentare “L’odore dei soldi” da Daniele Luttazzi e per avermi ospitato a parlare e a dire queste cose, Daniele Luttazzi non può lavorare in televisione da 9 anni, nonostante che tutte le denunce civili che sono state fatte nei nostri confronti, miei di Luttazzi, di Veltri, di Freccero e degli editori riunioni da Berlusconi, da Dell'Utri, da Fininvest, da Mediaset, da Forza Italia siano state tutte dalla prima all’ultima vinte da noi perché avevamo detto la pura e semplice verità.
Potremmo anche celebrarci ricordando di avere detto qua, in questa rubrica, che era impensabile che la security della Telecom agisse all’insaputa o addirittura contro gli interessi dei vertici Telecom quando al vertice c’era Marco Tronchetti Provera e che era impossibile che avessero accumulato decine di migliaia di dossier su giornalisti, calciatori, politici, magistrati, imprenditori senza che ne fosse a conoscenza il vertice dell’azienda. Adesso finalmente c’è una sentenza con rito abbreviato del G.I.P. di Milano che dice esattamente la stessa cosa e invita la Procura a domandarsi se non sia il caso di coinvolgere anche i vertici della Telecom dell’epoca. Ma lasciamo perdere queste rivendicazioni, c’è chi arriva prima e c’è chi arriva dopo e c’è anche chi non arriva mai, quindi meglio tardi che mai, comunque non è mai troppo tardi per dire le cose anche se sono passati nel frattempo 20 anni e certe cose si potevano dire già 10 anni fa.
Vediamo invece a questa manovra, questa manovra che taglia da tutte le parti. Berlusconi dice che non mette le mani in tasca agli italiani, certo le sta mettendo al collo agli italiani per strangolarli: sta facendo la stessa cosa che fece Giuliano Amato nel 1992 quando, corresponsabile dell’esplosione del debito pubblico che dal 1980 al 1992 gli anni del Caf era passato dal 60 al 118% del Pil, all’improvviso si trovò con lo Stato senza soldi e con la necessità di fare cassa e allora fece una legge finanziaria da 90 mila miliardi di tasse aggiuntive e di tagli. I tagli sono tasse aggiuntive perché sono servizi in meno, raramente si colpiscono gli sprechi, di solito si colpiscono i servizi.
Quel cocktail tra la manovra da 90 mila miliardi, lo shock dell’uscita della lira dal sistema monetario europeo, il prelievo del 6 per mille dai conti bancari di ogni risparmiatore italiano e lo scandalo di Tangentopoli fece fuori la classe politica della Prima Repubblica e spianò la strada a quella della seconda che era la stessa della prima travestita al seguito ovviamente di Berlusconi.
Berlusconi lo sa perché approfittò di quel vuoto che si era creato a causa di quel cocktail esplosivo e quindi oggi rivive ciò che visse nel 1992, soltanto che oggi al posto di Amato c’è lui, i tagli li deve fare lui, le nuove tasse le deve mettere lui e guarda caso la crisi che in Italia è più grave che altrove, al contrario di quello che lui ci aveva garantito. Fa cocktail con l’esplodere di nuovi scandali di malaffare e corruzione, esattamente come nel 1992, quindi teme di essere lui questa volta a dover scappare come Craxi nel 1992/1993, ecco perché è così nervoso, ecco perché fa finta che lui con questa manovra non c’entra, ecco perché cerca complici o corresponsabili nell’Europa, in Tremonti o in Napolitano, perché teme che quel cocktail - crisi più tagli e tasse, più scandali - faccia esplodere il suo di sistema, quello che lui ha messo in piedi nel 1994 subito dopo le stragi e la fine delle stragi.
Sapete che questa manovra del governo sedicente federalista, il governo che ha come perno la Lega Nord, è la manovra più antifederalista mai vista, tant’è che impone sacrifici per una minuscola parte ai Ministeri centrali e per un’enorme parte, addirittura il 50% alle regioni, tant’è che si è lamentato perfino Formigoni, è detto tutto e tra le regioni non fa alcuna differenza tra quelle più virtuose e quelle più scandalose, non fa differenze tra le cicale e le formiche. Ricolfi sulla stampa ha fatto un esempio per spiegare l’iniquità di questa riforma, di questa manovra.
Gli squilibri tra quello che un territorio dà e quello che riceve sono impressionanti - scrive Ricolfi - fatto 100 il reddito prodotto sul mercato, il cittadino della Lombardia consuma 50, il cittadino calabrese 113, l’intensità dell’evasione fiscale in Lombardia è pari al 12%, in Calabria l’85 %, le false pensioni di invalidità costano alla collettività 8 miliardi di Euro all’anno, parliamo di quelle false, i falsi invalidi ci derubano per 8 miliardi, 1/3 della manovra. I falsi invalidi da soli non nascono, ci vogliono dei politici e dei pubblici amministratori che li riconoscono invalidi e gli conferiscono la pensione indebita, ma nel Lombardo – Veneto rappresentano il 10% degli invalidi, mentre nelle 3 regioni di mafia superano il 50% degli invalidi: Campania, Calabria e Sicilia, un invalido su 2 è falso, in Lombardia 1 su 10 è falso, c’è qualcosa che non va. Scrive Ricolfi: se non si fanno differenze tra le regioni cicale e le regioni formica, il federalismo è morto prima ancora di cominciare e a seppellirlo non sono stati i suoi nemici storici, che peraltro non esistono più perché sono tutti partiti favorevoli a questa cavolata del federalismo, ma un governo di cui la Lega è una componente fondamentale e questo è il primo dato.
L’altro dato è che si va a pescare, sempre nelle solite tasche, si va a pescare nelle tasche di quelli che ovviamente soffrono di più, tagliando le regioni non tagliano stipendi, posti, sottogoverni, società miste etc., tagliano ovviamente gli stanziamenti alle regioni. Le regioni per stare in piedi non tagliano le proprie strutture per snellirle, tagliano i servizi ai cittadini: voi capite che chi ha l’autista o l’elicottero o la guardia privata o l’auto blu o l’auto aziendale non subisce danni se vengono tagliati i servizi di mobilità, chi ha possibilità di andare nella clinica privata non paga il danno dei tagli alla sanità. I tagli ai servizi vengono subito e pagati dalle fasce più deboli che guarda caso di solito sono anche le fasce dei lavoratori dipendenti che non possono evadere perché hanno ovviamente le tasse trattenute prima di ricevere lo stipendio.
Quindi ancora una volta si va a pescare in quel ristretto orticello di italiani che hanno sempre pagato le tasse e i contributi fino all’ultimo Euro, lo stesso fatto che si parli di sacrifici per i più ricchi, non bisogna mai dimenticarsi che i più ricchi non sono i più ricchi, sono quelli che dichiarano la loro ricchezza; i più ricchi sono quelli che non la dichiarano la loro ricchezza, quindi risultano più poveri. Sapete che c’è un’infima parte degli italiani che denunciato più di 100 mila Euro all’anno, credo siano 70 mila gli italiani che denunciato più di 100 mila Euro l’anno, immaginate quanti sono quelli che guadagnano ben più di 100 mila Euro l’anno e non lo denunciano.
Paghino i ladri
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Ma quelli non li vogliono scovare, infatti sull’evasione fiscale stanno facendo ancora una volta a moina, ma andiamo con ordine perché naturalmente ogni volta che uno critica la manovra si sente dire dal Tremonti di turno, dal Berlusconi di turno: siamo obbligati, ci obbliga l’Europa, non ci sono soldi, dobbiamo farlo, altrimenti facciamo la fine della Grecia, l’ha detto Gianni Letta.
L’avessimo detto noi ad Annozero saremmo passati per dei disfattisti nemici della patria, l’ha detto Gianni Letta, il che significa che forse abbiamo già un piede nella Grecia se ha detto: evitare il rischio Grecia - perché questi le cose te le dicono sempre un pezzo per volta - è vero che siamo obbligati a fare la manovra, ma nessuno ci obbliga a prendere i soldi dove Tremonti e Berlusconi li vanno a prendere. Le leggi servono a questo, la politica serve a questo: a decidere come destinare i soldi pubblici e dove andarli a prendere per pagare i servizi pubblici; le scelte politiche sono poi queste, sono economiche in gran parte, sono morali ma sono economiche, dove vai a prendere i soldi per far funzionare lo Stato? A chi li vai a prendere? Con quali sistemi? Con quale equità? Questo naturalmente cambia, loro hanno deciso di prenderli dove sappiamo, nelle solite tasche dei soliti noti, vediamo se si poteva fare altrimenti. Faccio soltanto alcuni esempi perché non sono mica un economista: mi sono un po’ documentato, ho chiesto in giro e ho scoperto che i soldi si possono prendere in vari posti, si sarebbero potuti prendere in altri posti rispetto alle tasche dove invece li vogliono andare a prendere.
Per esempio nel programma di governo, anzi nelle promesse fatte da Berlusconi in televisione alla vigilia delle elezioni dell’aprile 2008 due anni fa - sono più importanti le promesse fatte in televisione perché i programmi dei partiti non li conosce nessuno, non li legge nessuno, quello che viene detto in televisione influenza il voto, 70% degli italiani vanno a votare influenzati esclusivamente da quello che hanno visto in televisione - Berlusconi andò in televisione e disse: aboliremo le province. Nessuno gli disse: non siamo d’accordo. Vinse le elezioni, le province sono rimaste esattamente le 110 che avevamo prima. Si dirà: eh ma le province hanno delle competenze sulla scuola, sulle strade, poi qualcun altro dovrà spendere i soldi per la scuola e per le strade. Certo, è ovvio, bisognerebbe spostare quelle competenze o sui comuni o sulle regioni se non ci fossero le province, ma le province non ci devono essere perché è dal 1970, quando furono istituite le regioni, che le province devono essere cancellate, perché? Perché è ampiamente sufficiente per un decentramento moderno avere la circoscrizione, il comune, dove c’è l’area metropolitana e la Regione, abbiamo province di 50 mila abitanti, province che hanno una popolazione inferiore a quella di un quartiere di una grande città e fanno provincia, credo l’Ogliastra per esempio in Sardegna.
Cosa fa questo governo per le province? Ne abolisce la bellezza di 9: Biella, Fermo, Isernia, Crotone, Vibo Valentia, Rieti e Matera, sai che risparmio? Perché non le aboliscono tutte visto che avevano detto che le abolivano tutte? Si oppone la Lega che governa molte province del nord e non vuole mollare le poltrone e i posti di governo e sottogoverno. Come ha scritto Michele Serra, Bossi si comporta ormai come un politico irpino o ceppalonico, ha detto se aboliscono la Provincia di Bergamo facciamo la rivoluzione! La rivoluzione delle cadreghe, delle poltrone, posti, prebende, quello che lui stesso rimproverava a Roma ladrona quando la Lega era ancora una cosa seria o semiseria.
Perché aboliscono solo 9 province? Perché hanno stabilito una serie di esclusioni che le escludono quasi tutte, per esempio non si possono toccare le province delle regioni a Statuto speciale, non si possono neanche toccare le province che confinano con stati esteri e poi hanno stabilito che comunque non si aboliscono le province con più di 220 mila abitanti. Noi abbiamo dei comuni che superano il milione di abitanti e lasciamo in piedi delle province che hanno 220 mila abitanti o poco più!
Quante sono le province? In tutto 110, erano 69 quando fu unificato il Regno d’Italia, 150 anni fa, dopo la Prima Guerra Mondiale entrarono il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia, quindi aumentarono un po’, il fascismo ne creò altre 17 e alla nascita della Repubblica italiana nel 1946 erano 91, dopodiché tra il 1968 e il 1974 quando dovevano abolirle ne inseriscono altre 3: Pordenone, Isernia, Oristano e poi nel 1992 ci fu proprio mentre si fingeva di scandalizzarsi per i costi elevati della politica, erano l’anno di Tangentopoli, un’altra infornata di 8/9 province: Verbano Cusi Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia e poi nel 2004 altra infornata, Governo Berlusconi con la Lega dentro: Monza e Brianza, Fermo, Barletta, Andria e Trani e poi dobbiamo aggiungere le 4 che la Sardegna, essendo a statuto speciale, si è autofabbricata negli ultimi anni.
Quanto costano le province? 13,5 miliardi di Euro sono i costi netti, puri, quelli che riguardano le spese per il personale e quelli che riguardano le spese per gli edifici che sono sedi di province e di uffici provinciali, i dipendenti e i collaboratori e i consulenti degli enti provinciali e delle società partecipate o miste, sono circa 70 mila. Il che significa che le province costano circa 17 miliardi, in quei 17 miliardi ce ne sono 13,5 che sarebbero immediatamente eliminabili abolendo l’ente Provincia e passando le sue competenze al Comune o all’area metropolitana o alla Regione e ricollocando questi dipendenti risparmiando sulle consulenze etc.
Poi ci sono naturalmente 3 o 4 miliardi che sono quelli che ogni anno spendono le province per mettere a posto le scuole e le strade, e quelli non sarebbero ovviamente eliminati perché comunque le scuole e le strade bisogna continuare a metterle a posto, ma risparmieremmo se venissero abolite le province, 13,5 miliardi di Euro. E sarebbe un risparmio strutturale, non una tantum, perché? Perché ogni anno non spenderemmo 13,5 miliardi. Con 13,5 miliardi è fatta più della metà della manovra e in più avrebbe il vantaggio di avere un risparmio strutturale, avremmo ogni anno 13,5 miliardi, quest’anno dovremmo risparmiarli, in anni di benessere o di normalità avremmo 13,5 miliardi in più da spendere per fare delle cose utili, anziché pagare dipendenti di un ente che è inutile, senza offesa per chi ci lavora. Chi ci lavora può andare a lavorare tranquillamente nel resto della pubblica amministrazione e poi ovviamente a esaurimento.
Le Province non le aboliscono, le resistenze maggiori vengono dalla Lega e così ci siamo fumati 13,5 miliardi all’anno. Si fa molto parlare, è chiaro che stiamo parlando di risparmi minimi anche se le spese sono scandalose dei costi degli stipendi dei parlamentari, degli Europarlamentari, delle auto blu, abbiamo almeno, ma non si sa esattamente se il calcolo sia sufficiente, 624 mila auto blu, stiamo parlando di cifre semplicemente incredibili. Pare che il Ministro Brunetta soltanto per sé stesso e il suo staff ne abbia 9, compresa una per la segretaria: vi pare che una segretaria debba avere o possa avere un’auto blu?
Ci sono paesi che hanno il quadruplo della popolazione come gli Stati Uniti che ne hanno 1/10 di auto blu. In Germania la Merkel va a lavorare a piedi, in Inghilterra il Premier Brown appena caduto, andava a lavorare in metropolitana, Cameron va in bici. 624 mila auto blu, è chiaro che la riduzione del numero dei parlamentari, delle auto blu etc. non inciderebbe su cifre di miliardi come quelle di cui stiamo parlando, sarebbe però un bel segnale di sacrifici visto che Berlusconi ha detto: siamo tutti sulla stessa barca. Forse si riferiva al suo yacht o a quello che ha appena inaugurato suo figlio Piersilvio.
I partiti ogni anno si beccano centinaia di milioni di Euro contro la legge, perché contro la legge? Perché noi abbiamo votato, se non erro nel 1993 con una maggioranza clamorosa, 90% l’abolizione del finanziario pubblico dei partiti. Loro se lo sono ridato, ne abbiamo già parlato, cambiandogli il nome e chiamandolo “rimborso elettorale” e poi sul rimborso fanno la cresta perché più della metà dei soldi che chiamano rimborsi elettorali, restano inutilizzati per le spese elettorali, perché le spese elettorali sono la metà dei soldi che i partiti si fanno rimborsare. E il resto dei soldi come li usano? Non si sa, c’è un’inchiesta, ma anche questa l’avevamo detta e scritta molto prima, che riguarda per esempio il fatto che Mastella si sarebbe comprato delle case con i soldi del Campanile, cioè il giornale dell’Udeur. L’Udeur praticamente non c’è più, in Parlamento non è più rappresentata ma il Campanile c’è ancora e gran parte lo paghiamo noi e parte di quei soldi che Mastella avrebbe usato per comprare delle case a Roma, sarebbero arrivati direttamente dai fondi del campanile. Questa è l’inchiesta che c’è a Napoli e l’ipotesi accusatoria, ma l’aveva già scritto L’Espresso e se ne stava occupando De Magistris pochi giorni prima che gli levassero l’inchiesta e che poi levassero lui direttamente da Catanzaro.
Loro mangiano, noi paghiamo
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Bene, con i rimborsi elettorali 130 milioni all’anno, inizialmente la manovra doveva dimezzarli e portarli a 65, invece il risparmio si è fermato a 13. Se ne sono restituiti 52 dei 65 che dovevano tagliare. Poi abbiamo le pensioni degli ex parlamentari.
Gli ex parlamentari anche se hanno fatto una sola legislatura, anche se quella sola legislatura è durata soltanto pochi anni e non 5, percepiscono la pensione e tutte queste pensioni ci costano 219 milioni all’anno. Le pensioni, è ovvio, non si possono abolire, però si potrebbero tagliare, visto che tagliano qualsiasi cosa, tagliano addirittura gli aumenti già previsti dai contratti, bloccano i contratti nuovi, addirittura danno le liquidazioni a chi se ne va dal lavoro a rate, come se uno per comprarsi la casa potesse pagarla a rate al proprietario perché? Perché gli arriva la liquidazione a rate, quindi stanno toccando diritti acquisiti ai lavoratori veri e quindi potrebbero toccare anche i diritti acquisiti dei parlamentari o degli ex parlamentari che, non dimentichiamolo, oltre pensioni così facili, percepiscono anche, ogni volta che lasciano il Parlamento, una buona uscita di 100/200/300 mila Euro. Per non parlare dello stesso fenomeno che si verifica nelle regioni, dove anche lì ci sono stipendi clamorosi. Recentemente Edward Luttwak ha raccontato che il Presidente della Regione Molise guadagna più di Obama, l’uomo più potente del mondo, guadagna meno del Presidente della Regione Molise che dopo la Valle d’Aosta, se non erro, è la più piccola regione italiana.
Dice Tremonti: in altri paesi se tiri fuori una banconota ti mandano a casa l’FBI, vero, stiamo parlando degli Stati Uniti, infatti cosa hanno deciso? Hanno deciso di inserire nella manovra il divieto di pagamento in contanti oltre i 5 mila Euro e la tracciabilità dei pagamenti in assegni, Berlusconi ha spiegato che si può pagare in contanti fino a 5 mila Euro, perché le mignotte dobbiamo pagarle in contanti, è chiaro che quelle non rilasciano fattura e di solito non accettano assegni e il cliente raramente firma un assegno a una prostituta, il Presidente ha queste esigenze impellenti e quindi si è tenuto conto delle sue esigenze, anche perché poi tra l’altro le mignotte gliele pagava Tarantini com’è noto, evidentemente le pagava in contanti.
E’ divertente questa storia del divieto di pagare in contanti e della tracciabilità dei pagamenti in assegni, perché? Perché era una legge dello Stato l’aveva inserita 3 anni fa il famigerato Visco, che veniva dipinto come Dracula, perché? Perché voleva, illiberale qual è, impedire agli italiani di arrivare con le borsate di soldi in contanti per fare i pagamenti, perché? Perché se uno ha una borsata di soldi in contanti non la racconta giusta o comunque se la racconta giusta la racconti perché è strano quel comportamento.
Dopo avere spernacchiato questa misura, mi ricordo Tremonti che rideva a Annozero quando gli chiedevamo perché aveva abolito immediatamente, il primo atto di questo Governo fu l’abolizione di queste norme che sono proprio un brodino, sono il minimo che si deve fare per una lotta all’evasione fiscale, mi ricordo le risate, credevano di combattere l’evasione fiscale con la tracciabilità, con il divieto di contanti etc., caso strano adesso lo ripristinano, vuole dire che serviva, che serve, che servirà, perché in questi due anni l’hanno tolto, quanti soldi avremmo in più in cassa se quella norma fosse stata mantenuta? Ricordate la parola Tesoretto, con quelle piccole normine antievasione, Visco era riuscito a raccattare un tesoretto chi dice di 15 chi dice di 18 miliardi di Euro in due anni, tant’è che poi tutti i Ministeri ci volevano mettere le mani, solo con queste normine qua, se le avessero lasciate chissà quanti altri tesoretti avremmo accumulato, forse non dovremmo partire da zero, forse questa manovra non sarebbe da 25 miliardi, forse sarebbe da qualcosa in meno, invece le hanno tolta e adesso le rimettono e Berlusconi non ne voleva sapere, perché? Perché altrimenti diamo ragione a Prodi e Visco sull’unica cosa buona che avevano fatto insieme a un minimo di risanamento della finanza pubblica il Governo del centro-sinistra.
Ho fatto altre due o tre propostine su Il Fatto quotidiano che vari economisti e politici soprattutto dell’Idv ma anche alcuni del PD e della Sinistra radicale hanno ritenuto ragionevoli, fattibili, naturalmente il Governo non le ha neanche prese in considerazione, stiamo parlando sempre di soldi e di soldi grossi che si potrebbero recuperare non mettendo le tasche agli italiani, mettendo le tasche agli italiani ladri!
Prima norma: abbiamo fatto lo scudo fiscale, quest’ultimo consente a chi ha accumulato soldi sporchi all’estero o soldi evasi all’estero, di farli rientrare in Italia, depositarli in banca, ottenere della banca un certificato riservato da esibire alla finanza nel caso in cui ti chiedesse come hai guadagnato i soldi che hai in Italia in questo momento perché magari ti sei comprato 6 Ferrari, tutto ciò avviene in forma anonima, se tu paghi il 5% dell’importo che rimpatri o che dici di rimpatriare perché proprio vanno a controllare se li avevi sotto il materasso o li avevi su un conto estero, li porti alla banca, quest’ultima ti rilascia, non devi fare nessuna segnalazione, salvo che tu non sia un pezzente e depositi 100 milioni, allora è chiaro che la segnalazione la fanno, ma se il mafioso invece di mandare un barbone a consegnare i soldi in banca manda un colletto banco riciclatore di denaro che ha un suo bel reddito, nessuno deve fare segnalazioni.
Sono rientrati con questo sistema e lo Stato li ha sbiancati, riciclati 100 miliardi di Euro in un anno e lo Stato cosa ha incassato? Il 5%, 5 miliardi di Euro, non vi dico le banche quanto hanno guadagnato, un’ira di Dio, dato che Tremonti è Robin Hood e vuole fare il culo alle banche, un regalo alle banche, lo Stato si è accontentato delle briciole, del 5%, di 5 miliardi, quando questi signori che hanno riportato i capitali in Italia, non avendoci mai pagato una lira di tasse sopra, avrebbero dovuto pagare l’aliquota massima che per la parte finale del capitale è 43%, diciamo che su quel capitale di 100 miliardi lo Stato ha perso in evasione fiscale una quarantina di miliardi, 4 su 10 e si è accontentato, per farli rientrare, di incassarne 5.
Perché non chiamiamo questi signori e non gli chiediamo un altro 10% su quello che hanno portato in Italia? Sarebbe comunque niente rispetto a quello che avrebbero dovuto pagare il 43%, se avessero dovuto pagare adesso con lo scudo il 5 e con questa manovra un altro 10, pagherebbero il 15 anziché il 43, si potrà lamentare qualcuno perché non erano questi i patti, certo ma non erano questi i patti neanche con i lavoratori e i pensionati ai quali adesso vengono tolti dei diritti acquisiti e quindi meglio essere sleali con i ladri che essere sleali con le persone oneste e incasseremmo con questa tassa aggiuntiva allora 10%, esattamente 10 miliardi e avremmo fatto un bel pezzo di manovra.
Nel 2007 Mastella, una delle poche cose buone, forse l’unica che ha fatto, ha creato una Commissione al Ministero della Giustizia e ci ha messo dentro alcuni magistrati di mani pulite, Navigo, Greco, Paolo Ielo, hanno suggerito un Disegno di Legge che poi naturalmente non è mai stato approvato perché era buono, che metteva la cauzione sulle impugnazioni, dopo il primo grado chi fa appello deve emettere una cauzione, se vince l’appello se la riprende, se lo perde la lascia lì, così chi non è assolutamente sicuro di avere ragione, di avere motivi fondati per fare un appello, l’appello non lo fa, quelli che fanno appello per perdere tempo e raggiungere la prescrizione non lo fanno, perché? Perché rischiano di lasciarci la cauzione e sono soldi loro, idem per i ricorsi in Cassazione.
Tanto per dire la Cassazione esamina ogni anno 100 mila ricorsi tra processi penali e civili, la gran parte vengono respinti perché sono pretestuosi, infondati, fatti per perdere tempo, praticamente circa il 75% dei ricorsi sono respinti, sono 75 mila ricorsi inutili, sui quali il ricorrente dovrebbe pagare la cauzione, se si mettesse una cauzione di 2 mila Euro, salvo naturalmente i nullatenenti che avrebbero diritto a farlo gratis, voi capite che avremmo ogni anno 150 milioni di Euro solo per i ricorsi respinti in Cassazione, dopodiché pensate a tutti i ricorsi che si fanno al riesame, in Corte d’Appello, etc., avremmo cioè centinaia di milioni in cassa per finanziare la giustizia, facendo pagare un po’ quelli che ne inceppano il meccanismo, facendo girare a vuoto la macchina con ricorsi infondati e così i processi durerebbero anche molto meno perché non si perderebbe tempo con processi e ricorsi inutili e pretestuosi!
Perché non riprendono quel Disegno di Legge? E’ già pronto, lo trasforma in un Decreto e lo approvano domani mattina!
Terzo: l’evasione, evasione si mangia 120 miliardi di Euro all’anno, non è l’imponibile su cui si evade è l’imposta evasa, 120 miliardi di Euro, è chiaro che non si può recuperarli tutti subito, ma per cominciare a recuperarli in dimensioni sostanziose bisogna cambiare la legge, siamo l’unico paese dove in carcere non c’è nessun evasore fiscale, conoscete un altro strumento per spaventare gli evasori fiscali e costringerli a pagare le tasse? No, non ce ne è un altro, in America li buttano dentro e gettano la chiave, in altri paesi li buttano dentro e gettano la chiave, noi siamo l’unico paese dove l’evasore fiscale ha la certezza matematica di non finire in galera, adesso vi spiego perché e così vi spiego perché bisogna cambiare questa legge.
Lo Stato non recupera i soldi che trova
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Intanto vediamo i soldi che vengono recuperati con l’attuale legge e con l’attuale sistema, abbiamo detto che sono 120 miliardi, per fare cifra fonda facciamo che ogni anno l’evasione è 100 miliardi. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, che de