Informazione

30 Agosto 2010

Passaparola di lunedì 30 agosto

Testo:

Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.

Il "caso" Fini (espandi | comprimi)
Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri?


Schifani e l'ombrello del Cavaliere (espandi | comprimi)
Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.

Schifani e i fratelli Graviano (espandi | comprimi)
Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale.

Schifani e il palazzo dei mafiosi (espandi | comprimi)
La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.


Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.
Buona settimana, passate parola.

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29 Agosto 2010

Due Paesi agli antipodi

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Il consiglio dei ministri tedesco ha approvato un disegno di legge volto a proteggere maggiormente i giornalisti dall'azione giudiziaria e quindi a rafforzare la libertà di stampa. In sostanza i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi.
Il consiglio dei ministri italiano, invece, cerca ormai da mesi di imbavagliare l'informazione del Paese con un Disegno di legge che anche l'ONU ha bocciato senza appello.
In fatto di libertà di stampa, oggi, la Germania si posiziona al 17° posto ed è indicata come nazione "libera". Con questo nuovo Disegno di legge scalerà ancora la classifica.
L'Italia, invece, è al 72° posto (penultima in Europa, peggio della Corea del Sud e ad ex aequo con l'India) ed è ritenuta "parzialmente libera". Se la legge bavaglio dovesse diventare realtà, sprofonderebbe ancora più in basso. (clicca e scarica il rapporto "Freedom of the presse 2010")
Sempre in Germania l'andamento del Pil ha fatto segnare una crescita record: un +2,2% nel secondo trimestre del 2010. Una crescita che trascina la ripresa dell'Ue. Oggi, quello tedesco è uno sviluppo in grado di autosostenersi.
Sempre in Italia, invece, il dato per lo stesso periodo si ferma ad un modesto +0,4%, che la posiziona come fanalino di coda fra i maggiori paesi europei. Il presidente del Consiglio, dopo mesi di finto ottimismo, si è svegliato e ora confida a Bossi di un pericolo Grecia per l'Italia.
Mi viene da dire che Italia e Germania sono due nazioni agli antipodi. Peccato che l'Italia si trovi sempre all'antipode sbagliato. L'unica soluzione è un'alternativa di governo valida e credibile. Un centrosinistra unito che non ha bisogno né dei finti moralisti finiani, né del partito di Cuffaro. Perché di Mastella ne abbiamo già
avuto uno
, e ha consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Altra soluzione, utopistica, è un interscambio di governi, con la Merkel in Italia e Berlusconi in Germania. Giusto il tempo di portarli a crescita zero. E sempre che lo vogliano.

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16 Agosto 2010

Passaparola di lunedi 16 agosto

passaparola16agosto2010.jpg

Testo:

Buongiorno a tutti, si avvicina la ripresa delle attività, questo è il penultimo Passaparola registrato prima delle vacanze, credo che questi Passaparola così un po’ a volo pindarico ci aiutino a guardare un po’ più dall’altro la nostra realtà e magari a capire meglio quello che succede.

Tutti i ladri del Presidente
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Molto spesso ci sono commentatori che non è che non capiscono quello che succede, fanno finta di non capire quello che succede, pensate soltanto a quanta ipocrisia intorno alle leggi vergogna, quanti paraculi ci hanno raccontato che le leggi vergogna con qualche aggiustamento, con qualche emendamento possono funzionare e quanti altri dicono: ma perché Berlusconi continua a occuparsi di queste faccende, della giustizia quando c’è un paese in crisi profonda, non si sa quante imprese riapriranno i battenti dopo l’estate, quanta gente perderà ancora il lavoro, quanto crollerà ancora il reddito degli italiani e lui si occupa soltanto di queste cose?

Politica, economia, giornalismo e Chiesa nel Paese di Berlusconi
(espandi | comprimi)

I vertici della protezione civile sappiamo come sono messi, sono tutti tra l’ora d’aria e i domiciliari, c’è pure un cardinale indagato, il Cardinale Sepe, Vescovo di Napoli che era il capo della propaganda Fide e gestiva il patrimonio immobiliare sterminato del Vaticano, non tanto per raccogliere soldi per i poveri e le missioni, quanto per fare ogni tanto anche qualche favore a gente tipo Lunardi, Bertolaso, Bruno Vespa è un suo inquilino affezionatissimo.



Questo sistema fondato sul malaffare, sul crimine del potere, sulla corruzione e su tutti i contorni, non ci conviene proprio dal punto di vista economico e quindi se conoscete qualcuno che vota per dei ladri, ditegli di smettere, passate parola!

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9 Agosto 2010

Passaparola di lunedi 9 agosto

passaparola9agosto10.jpg

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi smontiamo un altro luogo comune, un altro di quelli slogan, come quello della separazione delle carriere che ci vengono bombardati da anni e che molti finiscono per prendere sul serio proprio perché il martellamento ha questo di bello, lo diceva già Goebbels ripeti una bugia 10/20/30 volte, alla fine diventerà una verità, mi riferisco a quell’espressione incredibile di grande presa che è quella dei pentiti a rate o a orologeria, l’hanno ritirata fuori per cercare di screditare Gaspare Spatuzza, il quale avrebbe fatto delle rilevazioni non tutte subito, ma scaglionate nel tempo.

Imputati che parlano
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Intanto diciamo subito una cosa: chi sono i pentiti? Noi abbiamo creato questa categoria dello spirito, i collaboratori di giustizia, in realtà i pentiti non esistono, esistono semplicemente degli imputati che si comportano in modo diverso a seconda della loro scelta processuale, ci sono degli imputati che parlano e degli imputati che non parlano, tra gli imputati che parlano ci sono quelli che dicono la verità e qui che raccontano balle, è un diritto dell’imputato in Italia raccontare balle ai giudici, quindi non c’è problema, all’estero, in America c’è l’oltraggio alla Corte, ti danno una pena aggiuntiva se scoprono che hai pure mentito nel processo, perché?


Zitto Spatuzza, zitti tutti
(espandi | comprimi)
E’ un sasso in bocca è un segnale a lui e agli altri, ma questa storia dei pentiti a rate è interessante perché ci viene sempre detto: negli altri paesi non si consente ai pentiti di raccontare le cose quando vogliono loro.

Perché a Spatuzza è stata negata la protezione dal governo Berlusconi dopo che ha parlato di Berlusconi? Perché l’ha detto fuori tempo massimo? No, perché ha parlato di Berlusconi, ce la vogliono raccontare, ci vogliono dire che stiamo diventando come gli americani, la testimonianza di Dick Martin ci dimostra che il modello americano è esattamente quello che aveva importato Falcone in Italia e che abbiamo abbandonato grazie alla destra e alla sinistra infami che ci toccano in sorte nel 2001, non ce l’hanno con Spatuzza perché parla in ritardo, ce l’hanno con Spatuzza perché parla di Berlusconi, passate parola!

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2 Agosto 2010

Passaparola di lunedi 2 agosto

Testo:

Buongiorno a tutti, queste puntate estive ci consentono di riflettere, dato che non possiamo seguire l’attualità perché ve l’ho detto, sono puntate registrate alla fine di luglio, danno l’opportunità di chiarire alcuni punti, smentire alcuni luoghi comuni, alcuni slogan che ci vengono sempre raccontati che a furia di essere ripetuti sono diventati dei dogmi di fede, anche se non hanno nessun fondamento nella realtà, ci credono tutti perché non si sente mai un contro canto, un’altra campana.

Separazione delle carriere, moltiplicazione del CSM
(espandi | comprimi)

Uno dei luoghi comuni più diffusi e ne parlo perché credo che alla ripresa autunnale, non appena avrà sistemato i suoi processi con il lodo Alfano bis, Berlusconi ci metterà mano, ci proverà, è la separazione delle carriere, cos’è la separazione delle carriere?

PM sceriffi in Portogallo
(espandi | comprimi)

Si può partire dal sospetto che uno solo perché è collega di quell’altro, gli dà sempre ragione? Ma lo sappiamo nella nostra vita quotidiana, sono giornalista, non sono portato a dare sempre ragione ai giornalisti, ma ne critico tantissimi, criticano me tantissimi giornalisti eppure facciamo la stessa carriera!

Il Pubblico Ministero cerca la verità, non la condanna
(espandi | comprimi)

Il suo obiettivo è la verità, verità che verrà accertata dal giudice, ecco perché devono far parte della stessa carriera, perché devono formarsi entrambi non alla cultura della polizia, ma alla cultura dell’imparzialità.

Il PM che ha fatto il giudice è un migliore PM, rispetto a uno che ha fatto solo sempre il PM perché sa valutare il valore di una prova e il giudice che ha fatto il PM è un miglior giudice rispetto a quello che ha sempre e soltanto fatto il giudice perché riesce a compenetrarsi nel lavoro del PM e quindi anche lui riesce a valutare meglio com’è nata una prova e quindi che valore dare a una prova e alla fine ci guadagniamo noi, tutti i cittadini, passate parola!

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30 Luglio 2010

La stampa si autoimbavaglia

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E' certamente vero che Berlusconi, con la legge sulle intercettazioni, vuole imbavagliare l’informazione, ma è anche vero che la stampa e le televisioni - anche quelle apparentemente più indipendenti - ci mettono del loro per imbavagliarsi da sole.

Prendiamo il caso di quel che è successo ieri. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo depositato alla Corte di Cassazione oltre due milioni di firme di cittadini italiani per abrogare con referendum tre leggi vergogna: il legittimo impedimento (ovvero quella legge che ha permesso e permette a Berlusconi di non farsi processare), la privatizzazione dell’acqua (ovvero quella legge che assicura l’utilizzo dell’acqua solo a chi può permettersi di pagarla, mentre dovrebbe essere un diritto di tutti) e le centrali nucleari (ovvero quella legge con cui il Governo Berlusconi ha stabilito di installare ben 13 centrali nucleari nel nostro Paese, con grave rischio per la salute, l’ambiente e il nostro futuro).

Non è una cosa di poco conto: una moltitudine enorme di cittadini italiani hanno sottoscritto le nostre proposte di referendum. Ora, la procedura è avviata e i cittadini, finalmente, potranno dire la loro su temi importantissimi che attengono rispettivamente a tre principi fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione: la legalità, l’uguaglianza davanti alla legge e la salute.

Eppure, nessun organo di stampa ha dato notizia dell’evento, nessun telegiornale ne ha parlato, nessun giornale lo ha riferito. Praticamente tutti gli organi di informazione ufficiali hanno ignorato e hanno fatto finta di non vedere e di non sapere.

Allora dobbiamo chiederci perché è avvenuto e avviene tutto questo. Per capirci qualcosa ho chiesto spiegazioni a un serio giornalista parlamentare che ho incontrato questa mattina a Montecitorio. Mi ha risposto che ciò era dovuto al fatto che l’Italia dei Valori non ha collegamenti lobbistici adeguati con le varie redazioni giornalistiche e televisive e, per questa ragione, la nostra azione politica e parlamentare viene costantemente ignorata se non addirittura boicottata (anche su istigazione di altri gruppi parlamentari). Insomma, mi ha consigliato di “piazzare” qualche giornalista “amico” nelle redazioni dei giornali.

No, non voglio farlo. Per rispetto proprio dei giornalisti e della loro professione, credo sia meglio che l’informazione rimanga veramente indipendente. Non bisogna irretire i giornalisti con blandizie e promesse. Soprattutto credo sia un peccato cercare di comprare i loro favori.

Però, mi sono cadute le braccia nel constatare l’assoluto silenzio con cui la stampa ha reagito al deposito delle firme referendarie. D’accordo avercela con me o con l’IdV per le nostre battaglie di legalità, ma ignorare oltre due milioni di firme mi sembra davvero un atto di disinformazione degno del peggior regime.

Chiedo, allora, ai Direttori dei giornali – almeno a quelli che ancora vogliono rimanere indipendenti – di riconsiderare la loro posizione e di informare adeguatamente l’opinione pubblica sull’esistenza e sul contenuto dei tre referendum.

Chiedo soprattutto a voi della Rete e al mondo dei blogger di far partire una campagna informativa alternativa e penetrante per far comprendere ai cittadini di non lasciarsi sfuggire questa occasione e di attrezzarsi per andare in massa a votare al prossimo referendum.

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26 Luglio 2010

Vogliono spegnere la rete

28 e 29 luglio
In piazza contro il bavaglio

L’Italia dei Valori parteciperà il 28 e 29 luglio alla manifestazione organizzata in piazza Montecitorio dal Popolo Viola, insieme alla Cgil e alla Fnsi, contro la manovra finanziaria e il disegno di legge sulle intercettazioni. Continueremo a batterci dentro e fuori il Parlamento per ribadire il nostro ‘no’ convinto ad una manovra che premia gli evasori e i furbetti del quartierino e pesa sulle spalle dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione. Siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per bloccare il ddl intercettazioni che lede lo Stato di diritto, aiuta la criminalità e le mafie e imbavaglia la libera informazione e la libera circolazione delle idee sulla Rete.

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Il Governo Berlusconi sta cercando di chiudere il web con una legge nata male e finita peggio, perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Di seguito pubblico un'intervista che ho rilasciato al quotidiano La Repubblica.

“Non bastava il bavaglio alla stampa, che rimane tutto, ora vogliono pure chiudere Google”. Non ha dubbi Antonio Di Pietro e sulla legge annuncia un ostruzionismo durissimo.

LA REPUBBLICA: Rettifiche sul web entro 48 ore. Che ne pensa?

ANTONIO DI PIETRO: “Solo in apparenza si vuol far credere che la norma serve per garantire la privacy, ma in realtà è un modo per spegnere la rete, la cui forza sta nella capacità di autoregolarsi lasciando che ognuno immetta le proprie osservazioni. Un esempio? Il web si è riempito della notizia che ero stato messo sotto indagine. Ma se avessi preteso che, non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia, dovesse essere cancellata, l’unica soluzione era chiudere la rete, perché ormai la notizia si era diffusa a macchia d’olio”.

LA REPUBBLICA: Non è giusto che la vittima di un’informazione falsa pretenda la correzione visto che viene danneggiato?

ANTONIO DI PIETRO: “Ora che è stata chiesta l’archiviazione, ho subito inserito la mia replica. La democrazia della rete sta nel fatto che ognuno fornisce la sua versione perché tutti se ne facciano un’idea. Ma la pretesa di togliere una notizia in 48 ore non solo è impossibile, perché si dovrebbe chiudere Google, ma la conseguenza è che nessuno pubblicherà più nulla nel timore di sanzioni”.

LA REPUBBLICA: Non è troppo agitare lo spauracchio del bavaglio su Google?

ANTONIO DI PIETRO: “La rete è un’autostrada in cui viaggiano tante auto, anche quelle dei rapinatori, ma per prenderli non si può chiudere l’autostrada, ma dare loro la caccia e arrestarli. L’obiettivo di Berlusconi è imbavagliare la rete, obiettivo impossibile”.

LA REPUBBLICA: Altre vie?

ANTONIO DI PIETRO: “Una sola, chiudere l’autostrada di Google. È una censura a 360 gradi, di fatto irrealizzabile. Io pubblico una notizia, seguono i post, che vengono linkati e trasmessi in mille mailing list. Non posso rimuovere la prima notizia, ma risponderne civilmente e penalmente. Non posso correre dietro l’etere della comunicazione, l’iperspazio di cui non ho più alcuna titolarità. Ma la libertà della rete mi consente di diffondere la mia versione nell’immediatezza del fatto”.

LA REPUBBLICA: Cos’è inaccettabile nel ddl?

ANTONIO DI PIETRO: “E’ una legge nata male e finita peggio perché nel tentativo di rammendarla l’hanno storpiata e resa inattuabile. Le perle. La prima: la richiesta dell’ascolto a tre giudici. Con tribunali sotto organico e per l’incompatibilità di chi ha già trattato un caso tutto si bloccherà. La seconda: aver soppresso la norma Falcone che permetteva di intercettare i reati satellite. Ora restano quelli di mafia che sono l’atto finale di una progressione di indagini che parte da un reato non di mafia. La terza: le ambientali possibili nei luoghi di privata dimora solo se si sta commettendo un reato. Un assurdo logico e giuridico perché in caso di flagranza io arresto e non intercetto”.

LA REPUBBLICA: E Fini soddisfatto del compromesso?

ANTONIO DI PIETRO: “Non è una conclusione nobile, resta un ddl che blocca le indagini e imbavaglia l’informazione, perché pure con l’udienza-filtro le notizie non potranno arrivare in tempo reale e in modo completo. Posto che è una legge schifezza, quella di Fini è solo una resa cui l’IdV non vuole sottostare”.

LA REPUBBLICA: Che farete?

ANTONIO DI PIETRO: “Attueremo ogni tipo di protesta, referendum compreso augurandoci che il Pd ci venga incontro. Ma non lasceremo l’aula perché vogliamo gridare la nostra indignazione fino all’ultimo”.

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Passaparola di lunedì 26 luglio

Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.

La cricca e il nuovo CSM (espandi | comprimi)
Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati.


Un CSM pulito nell'interesse di tutti (espandi | comprimi)
Quindi sarebbe opportuno che i partiti facessero non uno, ma 10 passi indietro, sarebbe opportuno che il Capo dello Stato li invitasse nel momento in cui dice: eleggete i membri laici, perché i membri laici devono essere votati dal Parlamento con maggioranza qualificata, non con il 50% e quindi il rischio è che avvenga una spartizione, che il centro-destra dica al centro-sinistra: noi certa gente ve la votiamo e certa gente non ve la votiamo, ma anche che il centro-sinistra dica al centro-destra: certa gente non ve la votiamo, ne votiamo degli altri.

L’unico modo per farglielo sapere è scrivere, telefonare, firmare l’appello, mandare fax, e-mail a questi signori con la minaccia di non votarli mai più, se non ci daranno finalmente un Csm dal quale scompaiano le zampe dei partiti, almeno di alcuni partiti che dicono, sostengono e sperano che la gente ci creda di essere diversi da Berlusconi, passate parola!

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22 Luglio 2010

Legge bavaglio: ritocchi di facciata

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Il disegno di legge sulle intercettazioni licenziato dalla Commissione Giustizia è una schifezza all’ennesima potenza. Sono state introdotte norme capestro per la funzionalità delle indagini e la libertà d’informazione: si tratta solo di ritocchi di facciata.
Il centrodestra ha fretta di chiudere la pratica bavaglio. Proprio oggi abbiamo saputo che vogliono approvare il provvedimento entro luglio, così da sistemare il tutto nella prima settimana di agosto. L'Italia dei Valori denuncia la volontà criminogena di questa maggioranza e di questo governo. Il motivo per cui vogliono approvare in fretta e a tutti i costi il provvedimento sulle intercettazioni è ormai chiaro a tutti: i soliti noti ne hanno bisogno, in virtù di quello che le procure di mezza Italia stanno scoprendo in queste settimane. Vogliono bloccare le indagini e mettere il bavaglio all'informazione perché temono che i cittadini vengano informati su quanto la casta e la P3 stanno commettendo. Proprio oggi la maggioranza, in Commissione Giustizia alla Camera, ha mantenuto l’obbligo di rettifica entro 48 ore anche per la Rete: una censura della libera informazione sul web e sui blog. Inoltre è gravissima l’abrogazione della cosiddetta ‘legge Falcone’: ennesimo favore alla criminalità.
L'Italia dei Valori proseguirà la sua opposizione senza sconti, senza se e senza ma, denunciando all'opinione pubblica la vera ragione per cui il ddl bavaglio è stato pensato: assicurare l'impunità a coloro che hanno commesso dei reati e non vogliono rispondere alla giustizia.
Il sistema italiano, attualmente, prevede che grazie alle intercettazioni si possano scoprire i delinquenti e attraverso la pubblicazione degli atti si possa far conoscere all'opinione pubblica come stanno realmente le cose. È una libertà che va salvaguardata, perché incisa nella nostra Carta Costituzionale. Il ddl intercettazioni, quindi, è un provvedimento che riduce gli spazi di libertà, di informazione e di investigazione. Il governo intanto è soffocato dai deliri di onnipotenza del suo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Anche oggi continua a parlare di disinformazione, ma non dice che questo sistema è quello che fa capo a lui stesso, grazie al suo conflitto di interessi. Se veramente Berlusconi volesse un'informazione libera, plurale e da Paese normale dovrebbe rinunciare alla sua posizione dominante, che crea un palese conflitto d’interessi e pesa come un macigno sulla nostra democrazia. Questa anomalia viene aggravata dal fatto che il Presidente del Consiglio detiene ancora l’interim allo Sviluppo Economico, dicastero che ha la delega per le telecomunicazioni. Berlusconi deve decidere, una volta per tutte, se vuole controllare l'informazione o vuole fare l'uomo di governo, perché ancora oggi è il ministro delegato al controllo dell'informazione, cioè di se stesso.

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19 Luglio 2010

Passaparola di lunedì 19 luglio

Buongiorno a tutti, siamo a Palermo, all’Hotel delle Palme, ieri sera abbiamo presentato il film in Dvd curato da Marco Canestrari che è qua dirimpetto a me dietro alla telecamera e Salvatore Borsellino, su Paolo Borsellino e si intitola “Via d’Amelio una strage di Stato”.

Via D'Amelio, strage di Stato (espandi | comprimi)
Oggi è il 18° anniversario della strage di Via d’Amelio e non possiamo che parlare di questo argomento, argomento che trovate sui giornali di stamattina con dei titoli sulla delusione o sul fallimento delle manifestazioni di ieri per la vigilia dell’anniversario, in realtà non c’è stato nessun fallimento, c’è stato un corteo silenzioso al Castello Utveggio, il Castello da cui, secondo molti esperti, partì prima l’osservazione del momento in cui Borsellino si avvicinava alla pulsantiera dei citofoni di casa di sua madre e in quel momento partì poi l’input elettronico per la detonazione dell’intera piazza.


La nuova lettera di Vito Ciancimino (espandi | comprimi)
Dice: il regime sta tentando il suo capolavoro finale l’operazione gattopardesca, cambiare tutto perché non cambi nulla, infatti Ciancimino è servito per catturare Riina e per poter esibire il trofeo della testa di Riina e intanto dietro quella testa si nasconde il fatto che lo Stato si è affidato nelle mani di Provenzano, non ha perquisito il covo di Riina, non ha voluto trovare le prove della trattativa.

La trattativa c'è stata (espandi | comprimi)
Se questa lettera sarà dimostrata autentica e avrà la datazione che si pensa che abbia, è un documento dell’epoca, di pochi mesi dopo quei fatti in cui Vito Ciancimino tenta di dire al Presidente del Consiglio che sta arrivando, finalmente un tecnico, quindi magari un po’ fuori dai giochi di potere dei governi politici e alla Commissione antimafia di Violante che non lo vorrà sentire mai, che lui sa e chi meglio di lui lo può sapere quando il Gen. Mori ha iniziato la trattativa.


Credo che questo sia il quadro che noi oggi possiamo fare, aspettiamo che i magistrati diano i nomi e i cognomi al trait d’union di quella trattativa e scoprano tutto quello che c’è da scoprire, ma il quadro di insieme di queste stragi l’abbiamo capito e credo che possa essere ben sintetizzato dal film che ieri sera è stato presentato dal movimento delle Agende rosse a Palermo e cioè “Via d’Amelio una strage di Stato” buona settimana, passate parola!

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15 Luglio 2010

Cesare: un nome, una garanzia

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Stamattina sono stato ospite di "Faccia a Faccia", programma condotto da Massimo Giannini per RepubblicaTv. Ripropongo, in video e col testo che segue, alcuni passaggi salienti della puntata.

Cesare, sempre Cesare.
Nel corso degli anni il nome Cesare è sempre stato una garanzia. Penso a Cesare Geronzi, a Cesare Previti, e adesso a "Cesare Silvio Berlusconi". Cesare è Cesare, ce lo insegna la storia. Cesare fa quello che vuole. Ma vi pare possibile, infatti, che ogni volta che Berlusconi viene coinvolto in vicende come questa della nuova P2, lui non ne sappia mai niente?
Spesso, a proposito delle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il presidente del Consiglio, sono stato accusato di aver utilizzato la teoria del "Non poteva non sapere".  Troppe volte Berlusconi si è nascosto dietro al "non sapevo”. Infatti, non poteva non sapere che i suoi dipendenti falsificavano i bilanci per pagare le tangenti. Successivamente, per premiarli, li ha portati in Parlamento. Anche ieri Berlusconi ha dato prova di far finta di non sapere. Dopo le dimissioni di Cosentino ha reagito affermando che l’ex sottosegretario “potràcosì lavorare meglio in Campania per il Pdl”, Regione dove tutt’ora ricopre la carica di coordinatore. Il vero burattinaio di tutta questa storia è ancora lì e si chiama Silvio Berlusconi. Ecco perché noi dell'Italia dei Valori continuiamo nella nostra ferma opposizione senza se e senza ma. Ed ecco perché ribadiamo ai nostri alleati che usare il fioretto non serve a niente.

Chiederemo la sfiducia per l'intero Governo
E' chiaro che la tenuta di un esecutivo è determinata da una maggioranza parlamentare. Ed è chiaro che la maggioranza parlamentare, in questo momento, è con questo Governo. Ma è anche vero che con questa legge elettorale le cose difficilmente cambieranno. I deputati, infatti, non avranno più il coraggio di prendere posizione, poiché intimoriti dalla possibilità di non trovare spazio nella lista dei candidati alla prossime elezioni elettorali. Per questo, è importante iniziare oggi un lavoro di forte denuncia all'interno del Parlamento. E' importante, quindi, proporre un'alternativa di governo attraverso nuove elezioni. Altrimenti non riusciremo mai a sfiduciare questo Governo. Per tutte queste ragioni l’Italia dei Valori propone questa mozione di sfiducia. Una mozione che il Parlamento boccerà, ma che sarà l'occasione per discutere e per informare i cittadini su quali siano le ragioni economiche, giudiziarie e politiche per le quali questo Governo deve andare a casa.
I cittadini vanno informati per tempo, attraverso un'opposizione forte dentro e fuori il Parlamento. Altrimenti, anche alle prossime elezioni, molti italiani si recheranno alle urne senza conoscere il male che ha prodotto e produce il centrodestra.

Il post-berlusconismo
Ritengo che affidare all'assassino un bisturi per curare il paziente che ha già ferito non sia possibile. Di conseguenza credo che affidare a Berlusconi un nuovo governo che prenda il posto di quello attuale è una presa in giro colossale. Larghe intese significa creare una maggioranza in Parlamento che consenta di mandare avanti un Governo. Secondo voi, è possibile che io sieda accanto a persone che votano questa manovra economica, oppure il ddl sulle intercettazioni, cioè gli stessi parlamentari che hanno votato emendamenti per favorire i soliti furbetti? Per me quest'ipotesi non può esistere. L'Italia dei Valori rimarrà fuori da un governo delle larghe intese per rispetto ai propri elettori. Perché, quando un Governo non ha più la maggioranza, deve andare a casa e si deve tornare alle urne. Certo, prima di tornare a votare bisognerebbe trovare una soluzione a due problemi datati: il conflitto d’interessi e la legge elettorale perché, tornare al voto con questa legge sarebbe un boccone amaro da digerire. Ma non ho alcuna fiducia in Berlusconi e nei suoi uomini. Credete possibile, infatti, che i parlamentari di Berlusconi possano fare qualcosa per eliminare il conflitto di interessi, essendo Berlusconi il soggetto interessato? Anche per questo motivo non avrei accettato comunque un governo delle larghe intese. L'unico messaggio che mando agli elettori è questo: svegliatevi e togliete il Berlusconi che è in voi.

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14 Luglio 2010

Bugie criminali

liberobelpietro.jpg

Questa mattina, invece di occuparmi delle mille questioni politiche che devo affrontare in qualità di Presidente dell’Italia dei Valori, ho dovuto provvedere a querelare il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, per un’altra grave scorrettezza che ha commesso ai miei danni. Ha titolato in prima pagina e a tutto campo: DI PIETRO E IL CAPOCOSCA. (scarica il pdf dell'articolo 111 Kb)
Se poi si va a leggere l’articolo, che però viene nascosto in tredicesima pagina, il giornalista Nuzzi precisa: “Di certo Di Pietro non sapeva che a chiedergli la foto era una squadretta di uomini della ‘ndrangheta”. (guarda la frase evidenziata - 401 Kb)
Insomma si scopre solo che dietro al titolo, “sparato” in prima pagina, non c’è null’altro che una foto richiesta da alcune persone presenti in un ristorante dove mi trovavo.
Anche stamattina - e ieri e l’altro ieri e da quasi vent’anni a questa parte - mi sono imbattuto come accade tutti i giorni, in persone che per strada - o al ristorante o in aeroporto o in stazione - mi chiedono una foto ricordo. E’ una prassi alla quale una persona pubblica non può sottrarsi, anche per rispetto all’interlocutore al quale non si può certo richiedere il certificato penale.
E allora perché dare tanta rilevanza a questo fatto insignificante fino a farne un titolo in prima pagina? Un motivo c’è ed è a mio avviso criminale: collegare la mia persona a quella delle altre persone che sono state appena arrestate ieri, con l’accusa di aver costituito e partecipato ad una filiale della ‘ndrangheta a Milano. Insomma far credere che anche io possa avere qualche ruolo in quella associazione mafiosa.
Il titolo a caratteri cubitali, disposto o comunque fatto disporre dal direttore Maurizio Belpietro, contiene allusioni storicamente false, volutamente denigratorie e perciò dolosamente diffamatorie.
Esso presenta evidenti “forzature” rispetto alla realtà dei fatti e viene esposto in tutta evidenza, con ampi caratteri e con appositi riquadri di richiamo, con il solo scopo di attirare e falsare l’attenzione dell’opinione pubblica su concetti che Belpietro vuole capziosamente trasmettere ai lettori.
I titoli sono fondamentali per colpire l’immaginazione del lettore. Essi rappresentano la “notizia principale”, quella che “resta nella memoria” degli ascoltatori nel tempo. La sera tardi o la mattina presto, milioni di persone, distratte o indaffarate, usano ascoltare la rassegna stampa che le varie televisioni nazionali e locali trasmettono tutti i giorni. E’ un incontrovertibile dato di fatto che l’opinione pubblica viene indirizzata soprattutto attraverso i “titoli” dei giornali e - qualora i direttori dei giornali operano in malafede come nel caso di specie – il libero convincimento viene scientemente e coscientemente manipolato.
E’ capitato così che anche ieri sera e questa mattina, milioni di persone hanno potuto (anzi, hanno dovuto) apprendere una notizia materialmente falsa, fin dalle sue fondamenta, sparata dal quotidiano Libero.
Insomma, il modo in cui il direttore Belpietro - utilizzando proprio le parole che ha usato nei titoli e nei riquadri – ha confezionato la notizia è un capolavoro di disinformazione.
Segnalo al riguardo che i titoli ed i sottotitoli hanno una loro autonoma rilevanza penale sul piano della diffamazione, come ha già avuto modo di riconoscere anche la Suprema Corte, laddove ha affermato che “se il titolo dell’articolo ha un’autonoma ed oggettiva portata offensiva, non si rende necessario passare a valutare in quale contesto essa si ponga, tenuto conto che il titolo dell’articolo ha un particolare forza di richiamo dell’attenzione del lettore, tale da prescindere dal contenuto del testo” (Cassazione, sez. terza, sentenza 19.12.2008 – 27.01.09 n.ro 1976, Presid. Di Nanni).
A tale riguardo, è stato anche più volte affermato dalla Corte di Cassazione che “può configurarsi una violazione del canone della continenza formale, ovvero di un onere di presentazione misurata della notizia, anche sulla base della considerazione autonoma del titolo di un articolo giornalistico rispetto al testo ed al contesto dell’articolo” (Cass. 07.12.05 n. 26999; Cass 25.01.2000 n. 9146; Cass 23.07.2003 n. 11455; Cass 05.04.2005 n. 7063)”.
Per queste ragioni il direttore Maurizio Belpietro dovrà rispondere in tribunale.

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12 Luglio 2010

Passaparola di lunedi 12 giugno

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi siamo a Roma alla redazione de Il Fatto, questo è l’ufficio del direttore Padellaro che è in riunione e quindi mi sono imbucato per qualche minuto per parlarvi di una vicenda che è veramente ai confini della realtà o forse sta nel pieno della nostra realtà, ma che come ha scritto Michele Serra, dimostra tra l’altro che siamo un paese per vecchi anche per quanto riguarda i faccendieri, non c’è ricambio tra i faccendieri, arrestano sempre i soliti.

Nuova P2, vecchi piduisti (espandi | comprimi)
Flavio Carboni ha 78 anni, credo che abbia più arresti all’attivo che capelli in testa, infatti ha il parrucchino, ha 3 bypass eppure è sempre in piena attività illecita secondo i magistrati.


Magistratura politicizzata (espandi | comprimi)
Di questo si occupavano, la cosa interessante è che ogni volta che questi signori facevano una telefonata per ottenere una decisione di favore che fosse esattamente il contrario di quella buona e di quella giusta perché?

Su cosa lavorava l'associazione segreta (espandi | comprimi)
Il sistema degli scambi di favori riguardava, come abbiamo detto, 3 o 4 vicende: la prima è la Corte Costituzionale che il 6 ottobre 2009 doveva sentenziare sul lodo Alfano, grande agitazione perché sapevano tutti che il lodo Alfano era incostituzionale e quindi bisognava portare un po’ di giudici a votare contro la loro coscienza e contro la Costituzione.

"Statte buono" (espandi | comprimi)
L’ultima cosa che è particolarmente inquietante riguarda l’ex Presidente fino a un mese fa della Corte Suprema di Cassazione, Vincenzo Carbone, lo chiama il solito Pasqualino Lombardi, il geometra.

Se i magistrati scomodi finiscono in mano a una tenaglia di questo genere, vi rendete conto del perché quelli scomodi vengono buttati fuori dal Csm e poi la Cassazione di Carbone conferma queste porcherie, mentre invece i magistrati veramente politicizzati non se ne vanno mai, salvo naturalmente quando vengono presi con le mani nel sacco, passate parola e continuate a seguire queste vicende su Il Fatto Quotidiano, buona settimana!

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9 Luglio 2010

Contro il bavaglio della P2

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Licio Gelli tempo fa è rimasto stupito per come l’allievo sia riuscito a superare il Maestro.

E si riferiva alla bravura di Berlusconi nell’attuare il Programma di Rinascita Democratica della P2. I ragazzi di oggi conoscono poco di questo piano, ma sicuramente sanno che il progetto del Venerabile è diametralmente opposto ai principi tracciati nella Costituzione.

La P2 era ed è una loggia massonica segreta, nata con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale che opera solo per tutelare e rafforzare gli interessi di un gruppo di persone. Oggi, molti dei suoi affiliati, tra i quali l’attuale Presidente del Consiglio, ricoprono ruoli di primo piano: stanno al Governo e in Parlamento. Queste affermazioni, purtroppo, non sono parte di una spy story, ma la verità. Infatti, è stato lo stesso Gelli a confermarlo in un’intervista rilasciata qualche mese fa. E la prova è sotto gli occhi di tutti: piano, piano, goccia a goccia, tutto quanto era inciso nel documento ritrovato a Villa Wanda si sta realizzando. Il percorso è lento perché i nostri padri costituenti, consapevoli delle insidie che avrebbero potuto esserci in uno Stato democratico, hanno ben pensato di porre una serie di pesi e contrappesi nella Carta, volti a ostacolare certe tentazioni eversive. Ma, dopo due anni di Governo Berlusconi, il puzzle sta per essere completato: controllo dei media, assoggettamento del potere giudiziario. Quest’ultimo punto farebbe venir meno la separazione dei tre poteri e, quindi, per questa modifica occorrerebbe una riforma costituzionale e ben altri numeri. Insomma, il Governo ha ben pensato di aggirare l’ostacolo, svuotando le funzioni della magistratura e togliendole le risorse necessarie.

E’ in questo scenario che rientra il disegno di legge sulle intercettazioni. Un provvedimento che, rispondendo a un preciso disegno eversivo, è palesemente contrario ai concetti di legalità e di giustizia.

Infatti, oltre a imbavagliare la libera informazione e a zittire la Rete, priva i magistrati di uno strumento indispensabile per le indagini e viola palesemente il diritto costituzionale di essere informati e di ottenere giustizia.

Quelle contenute all’interno del disegno di legge sono norme criminogene che, se dovessero essere approvate, rappresenterebbero uno sfregio, un colpo durissimo all’intero sistema della giustizia e dell’informazione.

 
Ma cosa cambierà per i magistrati e per i giornalisti se il disegno di legge dovesse diventare legge?

 

COSA CAMBIA PER I  MAGISTRATI:
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 COSA CAMBIA PER I GIORNALISTI:
(espandi | comprimi)

Diciamo ‘no’ a questo provvedimento scellerato e per manifestare la nostra indignazione alla cosiddetta ‘legge bavaglio’ oggi abbiamo aderito con convinzione alla giornata del silenzio, promossa dalla Fnsi.

L’Italia dei Valori proseguirà, senza se e senza ma, la sua battaglia in difesa della libera informazione e farà di tutto per evitare che a prevalere sia la strategia dei mattinali e delle veline tipica del regime di vecchia memoria.

E’ una battaglia per la democrazia, a difesa dello stato di diritto e di quei principi che i nostri padri costituenti hanno tracciato nella Carta.  Inoltre, se il ddl dovesse diventare legge, non ci arrenderemo e promuoveremo un nuovo referendum dimostrando a Berlusconi che sono milioni i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati. 

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7 Luglio 2010

Aquilani: terremotati e manganellati

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Aggiornamento ore 20:03
Governo incapace

Questo governo è irresponsabile e incapace. Finora, infatti, ha fatto finta di non vedere la drammatica situazione degli abruzzesi, calpestando la loro dignità, ed è stato risvegliato solo dalla protesta di un popolo sceso in piazza che lo ha obbligato a fare ciò che avrebbe dovuto fare già da tempo. Siamo orgogliosi di aver contribuito a dare voce alle istanze degli abruzzesi e a fare in modo che queste venissero accolte, anche se quanto proposto dal governo è ancora al di sotto delle reali esigenze della popolazioni. Per questo, l’Italia dei Valori, sia al Senato sia alla Camera, ha chiesto la restituzione dei tributi al 40% dell’importo, come è stato concesso alle altre regioni che hanno vissuto situazioni analoghe.

Sono al fianco degli aquilani che stamattina hanno protestato a Roma contro un Governo che li ha illusi e abbandonati. Gli scontri con le forze di Polizia sono vergognosi. Questa è una battaglia della disperazione. Una battaglia tra poveri che porta solo dolore. L'errore è aver bloccato i manifestanti e alzato il livello dello tensione. Anche i terremotati hanno il diritto di manifestare.
E mentre in piazza alcuni manifestanti venivano feriti durante gli scontri, in Parlamento un deputato di Italia dei Valori (Franco Barbato) veniva colpito con un pugno da un esponente del Pdl (il partito dell'amore). Questo è il governo dell'odio e del manganello.
Dobbiamo organizzare la resistenza, la strada per una rivolta sociale in Italia è alle
porte rispetto a un governo sordo e cieco.

E in questo contesto così difficile, si è inserito in modo del tutto fuori luogo il ministro Frattini che ha detto di aver sentito "qualche fischietto e niente più". Le sue dichiarazioni sono gravi. Hanno la stessa valenza delle risate di quegli imprenditori che subito dopo il terremoto dell’Aquila erano già pronti a speculare. Il ministro rispetti la disperazione del popolo aquilano che fino ad oggi ha assistito ai soliti spot di governo, subendo l’umiliazione di promesse non mantenute. Sull’Abruzzo il governo continua a latitare, a proporre spot a reti unificate, senza far seguire dei provvedimenti concreti. L’Italia dei Valori continuerà a battersi in Parlamento e nelle piazze per sostenere le istanze degli abruzzesi.

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5 Luglio 2010

Passaparola di lunedì 5 luglio

Testo:
Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l'ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l'uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull'illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.

Brancher, ministro per caso (espandi | comprimi)
Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente.


I messaggi mafiosi di Dell'Utri (espandi | comprimi)
Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell'Utri, ma non è mica l'unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.

Il depistaggio del regime (espandi | comprimi)
Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell'Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: “chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l'attenzione da una sentenza così grave, così pesante”.

Gli altri processi su stragi e trattative (espandi | comprimi)
Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: “il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell'Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati”.

Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.

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4 Luglio 2010

Vogliono imbavagliare anche il web

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Il reiterato tentativo di questo governo di mettere il bavaglio al web è una mania che parte da lontano e sta proseguendo senza tregua, ma noi dell'Italia dei Valori utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari e di disobbedienza civile in nostro possesso per bloccarla. 
I tentativi di censura di Berlusconi & C. cominciano con il decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo
internazionale”), varato nel 2005, che esigeva l'identificazione di tutti coloro che accedono ad Internet da postazioni pubbliche. Una norma che non esiste in nessun Paese occidentale, neppure dove sono più rigorose le misure contro il terrorismo, ma che è stata prorogata senza nessun motivo reale fino ad oggi. Grazie ad essa nel
nostro Paese si impedisce lo sviluppo del WIFI.
 Nel tentativo di imbavagliare il web, il Governo Berlusconi ha considerato anche la questione strutturale: quanto a diffusione della Banda Larga, l'Italia è 21° nella classifica Ocse, con ben 3 punti percentuali sotto la media europea.
 Questo vuol dire collegamenti lenti e meno possibilità di accedere ad informazioni (testuali, video e audio) per gli utenti italiani.
 Tutto questo mentre in tutto il mondo occidentale si considera la banda larga essenziale sia per la ripresa economica che per l'estensione dei diritti. Basta guardare alla Finlandia dove una legge, che entrerà in vigore questo mese, sancisce il diritto di ogni cittadino finlandese di poter usufruire di una connessione a Banda Larga con almeno 1 Mbps, che saranno 2 Mbps entro il 2012. 
Ma il tentativo più grosso di porre il bavaglio agli utenti web italiani arriva proprio dal ddl Intecettazioni: le norme contenute puntano ad equiparare siti informatici e giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Questo sancirebbe la morte del giornalismo partecipativo e della diffusione delle notizie via web.
 Proprio per questo noi dell'Italia dei Valori proponiamo la cancellazione del decreto Pisanu, il finanziamento allo sviluppo della Banda Larga (con i soldi ricavati dall'aumento del costo delle concessioni televisive) e il ritiro immediato del ddl Intercettazioni. Per difendere la libera circolazione delle idee su web siamo disposti alla disobbedienza civile in Parlamento e alla rivolta democratica anche tramite l'utilizzo dello strumento referendario.

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1 Luglio 2010

Anche oggi siamo in piazza

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Anche oggi siamo in piazza. Questa volta al fianco dei giornalisti dalla schiena dritta e dei cittadini che vogliono tutelare il diritto sancito dalla Costituzione: la libertà di stampa. Perché difendere un diritto dalle piazze e con le piazze è una delle ultime armi che rimane a questo Paese.

È un’Italia che sta implodendo. Dalle industrie in crisi ai cassaintegrati, dalle forze dell'ordine senza fondi ai tagli alla cultura, alla ricerca dimenticata e alla scuola mortificata. Qualche giorno fa eravamo in strada per manifestare con i lavoratori precari. Oggi, siamo insieme agli addetti dell'informazione.

Alle 17 saremo accanto alla Federazione Nazionale della stampa, al Popolo Viola e ad Articolo 21 per difendere la democrazia. Il ddl sulle intercettazioni, ribattezzato "legge bavaglio", è un colpo basso alla storia e alle libertà di questa Nazione. La democrazia ottenuta dai nostri padri costituenti sta per essere sepolta dalle politiche portate avanti da questo Governo. Un esecutivo che verrà ricordato per le leggi ad personam, che garantiscono impunità ai soliti noti, e per le veline dettate dalle stanze di Palazzo Grazioli. Addirittura è stato rispolverato il vecchio Mattinale di epoca fascista, che indica e impone la linea ai giornali di famiglia nonché a tutti quei giornalisti che hanno deciso di svendere per un piatto di lenticchie la nostra democrazia. Ciò per anestetizzare le coscienze e nascondere ai cittadini i misfatti del Governo.

A combattere questo scempio rimangono solo poche testate, Internet e le ultime televisioni non gestite da Berlusconi. Non a caso, il ddl intercettazioni tenta addirittura di imbavagliare la Rete e la libera informazione, vieta ai cittadini il diritto di essere informati e di avere giustizia e toglie ai magistrati uno strumento fondamentale per combattere le mafie e la criminalità.

Berlusconi vuole approvare questo ddl al più presto ed ha imposto la discussione alla Camera il 29 luglio. Il Presidente del Consiglio è disposto a tutto, pur di ottenere il sì alla legge bavaglio prima dell'autunno. L’Italia dei Valori continuerà la sua battaglia dentro e fuori il Parlamento per impedire a questo dittatorello di distruggere lo Stato di diritto e di fare carta straccia della Costituzione.

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28 Giugno 2010

Passaparola di lunedì 28 giugno

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Testo:

Buongiorno a tutti, dopo la debacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando Governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevoli di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi.

Lacrime di coccodrillo
(espandi | comprimi)
La legge è quella che è stata varata all’inizio di quest’anno, è stata regolarmente, immancabilmente promulgata dal Capo dello Stato, il quale poi naturalmente ha ricevuto il neoMinistro a non si sa bene cosa, Brancher, per il giuramento al Quirinale.


Ridateci Scalfaro e Ciampi
(espandi | comprimi)
Che non potesse fare altrimenti non è vero, abbiamo addirittura dei precedenti, non solo di Presidenti che hanno mandato indietro decine di leggi, ma di presenti che hanno mandato indietro dei Ministri, Scalfaro rimandò indietro Previti nel 1994 quando Berlusconi lo voleva Ministro della Giustizia, perché?

Le intercettazioni dei Berlusconi
(espandi | comprimi)
Lo dico perché in questi giorni è partito faticosamente, faticosamente lo dico anche con autocritica il sito de Il Fatto quotidiano, l’autocritica riguarda non il fatto che siamo stati, per fortuna, assaliti, subissati di contatti, 400/500 mila, abbiamo perso il conto, non è soltanto per quello che è andato in tilt il nostro sito, è anche per degli errori tecnici che abbiamo commesso noi e che ha commesso la società alla quale ci siamo rivolti.

L'inchiesta parte grazie a Di Pietro
(espandi | comprimi)
Nel girare il computer verso di me Raffaelli disse: senti questa tanto non è importante, quindi schiacciò un tasto così e sentì una conversazione telefonica tra Briatore e Ricucci, parlavano di un invito in barca etc., mentre Raffaelli stavano per girare il suo computer verso di lui, io sono stato colpito dai nomi Fassino – Consorte proprio a causa della notorietà politica del primo e quindi incuriosito chiesi: e questa? Indicando l’annotazione relativa a Fassino – Consorte e Raffaelli mi disse: ok, ti faccio sentire anche questa che tanto non ha rilevanza, sì con il cavolo!

Per chi ne vuole sapere di più, perché mi rendo conto che la storia è abbastanza intricata anche se i capisaldi sono abbastanza chiari, può andare sul sito de Il Fatto quotidiano, sperando che non ci siano altri problemi tecnici in questi giorni e troverà lì documentazione di ogni genere, c’è tutta la documentazione anche inedita che riguarda per esempio gli abboccamenti che Favata chiese a Peter Gomez che ha raccontato anche lui in prima persona e che ha registrato parte di quelle conversazioni nelle quali questo signore tentava disperatamente di lucrare qualcosa da una vicenda sulla quale aveva messo in piedi anche un ricatto.
Così vi potete fare un’idea di come è ridotta l’informazione in Italia e del perché anche un omino debolissimo ormai come il Presidente del Consiglio, sta in piedi, sta in piedi perché come diceva Petrolini, non ce l’ho con te che mi fischi dal loggione, ce l’ho con il tuo vicino che non t’ha ancora buttato di sotto! Passate parola, buona settimana!

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23 Giugno 2010

Scuola di giornalismo

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Il fatto che io sia costretto per l'ennesima volta a difendermi da questioni già ampiamente provate nelle aule dei tribunali non mi stupisce. Ho passato metà della vita a difendermi dai tentativi di screditare la mia persona. Antonio Di Pietro è una figura invisa alla politica del Palazzo, poiché in questo ambiente vige una strana regola secondo la quale se non sei ricattabile, sei fuori dal branco. Io sono fuori dal branco e ne sono fiero.
Quello che più mi preoccupa, in realtà, è lo stato comatoso dell'informazione in Italia, che riguarda trasversalmente i maggiori quotidiani e tg nazionali. Una situazione che non saprei descrivere meglio di quanto non abbia fatto Marco Travaglio, nel suo editoriale odierno de "Il Fatto Quotidiano" che riporto di seguito.


Scuola di giornalismo
Più che per il fatto in sé, già masticato e ruminato da sei anni di indagini tutte archiviate, l'iscrizione sul registro degl'indagati di Di Pietro per l'annosa polemica sui rimborsi elettorali del 2004 è illuminante per come la trattano i giornali "garantisti": quelli che escono ogni mattina non per dare notizie, ma per coprire le vergogne dei loro editori pregiudicati o imputati. Partiamo dal Giornale (Berlusconi) e da Libero (Angelucci). Feltri l'altroieri lacrimava per il rinvio a giudizio di don Gelmini per molestie sessuali: "Finire sui giornali quale protagonista di torbide vicende è una sofferenza atroce per tutti" (e lui ne sa qualcosa, avendo sbattuto in prima pagina una falsa informativa di polizia sull'omosessualità di Boffo). Infatti ora titola: "COSÌ IMPARI". "L'ex pm nei guai. Se fosse coerente dovrebbe lasciare il Parlamento". "Neanche l'ennesimo scandalo (sic, ndr) convincerà Tonino a smettere di atteggiarsi a modello di legalità".
Ecco: i fatti non contano nulla, l'importante è poter mettere sullo stesso piano Di Pietro e Berlusconi in una notte dove tutte le vacche sono nere ed espellere la questione morale dal dibattito politico. Libero, l'inserto satirico del Giornale. titola in prima: "DOVE HA MESSO I SOLDI?". Parla delle tangenti degli Angelucci e di Berlusconi? No, dei rimborsi elettorali Idv. Belpietro (avete capito bene: Belpietro) si lagna perché Di Pietro "è uscito candido come un giglio" da tutte le inchieste, anzi osa pure “atteggiarsi a vittima di calunniatori e avversati politici": in effetti 30 procedimenti a Brescia basati sul nulla e finiti nel nulla sono pochi. Per atteggiarsi a vittima bisogna depenalizzare i propri reati o farla franca per amnistia, prescrizione, Cirielli, lodo Schifani o Al Fano, legittimo impedimento. Ma stavolta il garantista Belpietro ha buone speranze che Di Pietro verrà arrestato: "Aspettiamo la fase 2, quella delle manette pulite, un giorno arriverà", purché si trovi "un giudice vero". E Libero ne ha trovati addirittura due. Alla Procura di Roma. Il pm Caperna che indaga su Di Pietro "è un bell'uomo, alto e distinto", mentre l'altro, Pisani, "è minuto e affabile". Finalmente due pm che piacciono a Libero. Anche fisicamente. Il Pompiere della Sera, dall'alto delle sue campagne moralizzatrici sui suoi editori pregiudicati (Ligresti) e imputati (Geronzi), si domanda se il Fatto darà la notizia dell'indagine su Di Pietro o la nasconderà. Spettacolare la "Nota" di Massimo Franco, il pompiere capo ieri moderatamente piromane: dicendo che la sua iscrizione è un "atto dovuto" in seguito alla denuncia di Veltri, cioè la pura verità, Di Pietro "tenta di screditare in anticipo qualunque possibilità che l'indagine possa metterlo nei guai". Molto meglio gridare al complotto delle toghe azzurre pilotate dai nemici politici, invocare l'immunità e la privacy, attaccare la Costituzione, depenalizzare la truffa, invocare un lodo Di Pietro. Gran finale di Franco: " ‘Male non fare, paura non avere', dice ai militanti il leader nella sua memoria.
Ma la scelta di rovesciare valanghe di documenti sul proprio sito è la conferma di un imbarazzo palpabile". Ma certo: se uno non risponde alle domande, strilla al complotto e sfugge alla giustizia, vuoi dire che non ha nulla da temere. Se invece risponde subito nel merito con "valanghe di documenti" per dimostrare che non ha nulla da nascondere, vuoi dire che è imbarazzato. Chissà cosa c'è sotto.
Ps. Nell'editoriale "L'enigma Brancher", Pigi Battista si domanda perché mai Brancher sia diventato ministro, visto che non lo voleva neppure Bossi e, nel suo piccolo, nemmeno Gasparri. "Una scelta estrosa", insomma. A un certo punto accenna al legittimo impedimento che lo mette al riparo dal processo Antonveneta, ma subito lo liquida come "un sospetto ingiusto". La notizia che Brancher pagava tangenti per la Fininvest e, in tre mesi di carcere, tenne la bocca chiusa, non gli è pervenuta. Lui del resto è ancora convinto che i bambini li porti la cicogna o si trovino sotto un cavolo. La mamma non gli ha ancora detto nulla.

Marco Travaglio

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21 Giugno 2010

Passaparola di lunedì 21 giugno

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14 Giugno 2010

www.italiadeivalori.be

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Berlusconi continua a premere per far diventare legge il ddl intercettazioni, ennesimo provvedimento ad personam che il Presidente del Consiglio si è fatto confezionare ad hoc, e, per far ciò, non si occupa delle priorità dei cittadini e dei problemi economici del nostro Paese. Noi dell'Italia dei Valori non ci stiamo a vivere in un regime che impedisce la libera circolazione delle informazioni e indebolisce la lotta alle mafie. Per questo, abbiamo deciso di pubblicare su un nostro sito in Belgio: www.italiadeivalori.be tutte quelle intercettazioni che saranno vietate in Italia. La Banda Bassotti che ha in mano l'Italia pensa sempre e solo ai suoi interessi: dopo il legittimo impedimento, il Lodo Alfano e lo scudo fiscale e le innumerevoli norme salva Casta, portate all’esame del Parlamento, adesso si concentra su un provvedimento liberticida che imbavaglia la stampa, non consente ai cittadini di ottenere giustizia e ai magistrati di potere indagare. Sono disposizioni di cui beneficeranno solo la cricca e le organizzazioni criminali. Per contrastare queste norme, oltre a portare avanti un ostruzionismo duro e senza sconti in Parlamento, non ci rimane che lanciare una campagna di disobbedienza civile.
Si tratta de “Le intercettazioni proibite - Un sito in Belgio contro la censura italiana”. Infatti, pubblicheremo su un nostro sito estero (http://italiadeivalori.be/) tutti i dialoghi proibiti, resi dagli avvocati, ma che non potranno essere diffusi e sottoposti all’attenzione dell’opinione pubblica perché la legge lo impedirà. Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web. Ma per far ciò, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi. E’ una campagna importante, una battaglia di democrazia che viaggerà attraverso la rete e della quale sarete protagonisti.Troverete a breve il codice del bannerino che vi chiediamo di pubblicizzare sui vostri siti e blog: utilizzatelo e diffondetelo il più possibile. Anche questo è un segnale forte e chiaro della nostra resistenza democratica al regime che avanza.

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Passaparola di lunedì 14 giugno

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7 Giugno 2010

Passaparola di lunedì 7 giugno

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Testo:

Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano, tra quelle che si collegano in diretta e quelle che se lo vedono registrato o se lo rivedono magari addirittura più volte, perversione che non riesco a capire ma che pare sia abbastanza diffusa.

Internet sotto attacco
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E abbiamo toccato addirittura punte di 600/700 mila quando grazie alla collaborazione straordinaria di Bruno Vespa abbiamo avuto l’onore di una citazione a Porta a Porta.


Il Pompiere incendia Di Pietro
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Ha deciso di prendere una posizione politica esplicita, non soltanto in campagna elettorale quando è normale, forse anche giusto che i giornali dicano ai loro lettori cosa si augurano dalle elezioni.

Le intercettazioni di Berlusconi contro Di Pietro
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Invece di fargli i complimenti perché si è laureato in tempo, tra l’altro da studente – lavoratore, continuano a dire che quella è una laurea falsa e ci sono tonnellate di interviste di professori, il professore che gli ha seguito la tesi, sentenze della Magistratura che condannano per diffamazione chi ha messo in dubbio quella laurea.

Casini e Dell'Utri, amici per la pelle
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Vedete che dato che non capita niente a caso: a questo attacco de Il Corriere della sera che continua a rispondere nonostante che lui fornisca tutta la documentazione, continua a rispondere dicendo che comunque c’è ancora qualcosa da chiarire anche se non lo dice perché ogni volta che gli dicono: c’è questo da chiarire lui lo chiarisce, vedete che ci si attacca, a questo attacco de Il Corriere Pierferdinando Casini, Casini: Di Pietro Sciacallo leader dell’Udc.

O avete forse letto milioni di interviste anche su Il Corriere della sera in cui Dell'Utri viene interpellato ora come bibliofilo, ora come uomo di cultura, ora come fine politologo per chiedergli giudizi sulla storia d'Italia, su Mussolini di cui ha appena comprato i diari falsi? Sulla letteratura? Sugli incunaboli, sulle biblioteche? Oppure sull'attualità politica? Dato che non ve la ricorda nessuno questa storia ve l'ho raccontata io e del resto il Passaparola serve a questo, continuate a seguirci tutti i lunedì e a leggere Il Fatto quotidiano, grazie e buon compleanno anche a voi!

ERRATA CORRIGE
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. scampato pericolo, dunque, almeno per ora. ma conviene restare vigili. scusatemi per il "procurato allarme". (Marco Travaglio)

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31 Maggio 2010

Passaparola di lunedì 31 maggio

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Testo:

Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.

Lacrime e sangue
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Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.

Paghino i ladri
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Ma quelli non li vogliono scovare, infatti sull’evasione fiscale stanno facendo ancora una volta a moina, ma andiamo con ordine perché naturalmente ogni volta che uno critica la manovra si sente dire dal Tremonti di turno, dal Berlusconi di turno: siamo obbligati, ci obbliga l’Europa, non ci sono soldi, dobbiamo farlo, altrimenti facciamo la fine della Grecia, l’ha detto Gianni Letta.

Loro mangiano, noi paghiamo
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Bene, con i rimborsi elettorali 130 milioni all’anno, inizialmente la manovra doveva dimezzarli e portarli a 65, invece il risparmio si è fermato a 13. Se ne sono restituiti 52 dei 65 che dovevano tagliare. Poi abbiamo le pensioni degli ex  parlamentari.

Lo Stato non recupera i soldi che trova
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Intanto vediamo i soldi che vengono recuperati con l’attuale legge e con l’attuale sistema, abbiamo detto che sono 120 miliardi, per fare cifra fonda facciamo che ogni anno l’evasione è 100 miliardi. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, che de