Informazione

1 Febbraio 2010

Passaparola di lunedi 1 febbraio

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*** ATTENZIONE! L'appuntamento con Passaparola di lunedì 1° febbraio 2010 andrà in onda, in via eccezionale, alle ore 16.30 ***

Come ogni lunedì vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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28 Gennaio 2010

Il decreto Romani-Mediaset

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Il Parlamento sta esaminando in questi giorni il decreto Romani. Il provvedimento è sostanzialmente un attacco del Governo nei confronti di Sky e della Rete per ostacolare la concorrenza a Mediaset.
Infatti, tra le righe del decreto, si consuma anche l’assalto alla Rete. Le disposizioni stabiliscono che le dirette streaming verranno equiparate alle dirette televisive e quindi sottoposte ad una autorizzazione obbligatoria con tutti i vincoli che ne conseguono. Inoltre si prevede l’oscuramento da parte del Garante che interviene sui provider di tutti quei canali video (compreso YouTube) sui quali verranno riscontrate eventuali violazioni del copyright.

Il decreto, che è il recepimento di una direttiva comunitaria, attende solo il parere del Parlamento per essere poi approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri.
Lo stesso Garante per le comunicazioni ha evidenziato pubblicamente le gravi criticità di questo provvedimento che, a nostro avviso, interviene illegittimamente su numerose materie.

Insomma, quando si trattava di adeguarsi ai richiami dell’Unione europea per sfrattare Rete 4 se ne son fregati ora, invece, in tutta fretta, il Governo, approfittando del recepimento di una direttiva comunitaria di contenuti assai limitati, introduce un strumento di censura per le reti internet.
In Italia gli strumenti per punire le violazioni ci sono già, questo decreto vuole bypassare la magistratura e la polizia postale per poter utilizzare certe norme a proprio uso e consumo.
Il decreto Romani rischia di diventare il manganello del Governo contro la Rete, oltre che l’ultimo di una lunga serie di colpi bassi a Sky.

Silvio Berlusconi prima di disporre di un decreto del genere deve:

-scegliere se vuole fare il Presidente del Consiglio o il padrone di Mediaset. E’ indecente, infatti, che Berlusconi utilizzi le leggi dello Stato per contravvenire alle regole del libero mercato e avvantaggiare le sue aziende.

-restituire due delle tre reti televisive di cui dispone, concessioni che non possono accentrarsi in un unico soggetto ma devono essere distribuite per assicurare una pluralità di soggetti nel settore. Per una delle due, tra l'altro, si tratterebbe solo di dar seguito ad una sentenza della Corte di Giustizia europea, di cui questo governo è rispettoso a fasi alterne, e che da tempo ha disposto la restituzione di frequenze ben precise occupate abusivamente da Rete4 ma che spettavano ad Europa7.

-adeguare il prezzo delle concessioni delle frequenze radiotelevisive, oggi fermo ad un vergognoso 1% del fatturato di Rti, almeno ad un 20% dei proventi complessivi derivanti dalla pubblicità.

Ecco, dopo aver fatto tutto questo, il Presidente del Consiglio e i suoi sodali avrebbero potuto parlare del decreto Romani in modo disinteressato.

Qualora non dovesse subire rilevanti modifiche a seguito dell’esame parlamentare in commissione, il gruppo dell’Italia dei Valori presenterà una proposta di parere con la quale chiederà al governo di ritirare lo schema di decreto Romani.

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18 Gennaio 2010

Passaparola di lunedi 18 gennaio

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Testo dell'intervento:

Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva, anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime settimane e poi ci viene autorevolmente raccomandato e stiamo aspettando tutti con ansia il messaggio del Capo dello Stato, per celebrare degnamente il decennale del latitante, che bisogna andare oltre le vicende giudiziarie e che bisogna dare un giudizio politico, perché naturalmente un uomo politico non può essere ridotto soltanto alle condanne e ai processi.

La scalata al Partito Socialista (espandi | comprimi)
E’ vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato anche altro: ha fatto politica, da questo punto di vista vale sempre la vecchia battuta di Grillo, che nella Prima Repubblica di solito prendevi un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico.

Il presidente del debito (espandi | comprimi)
Vediamoli, dunque, questi grandi meriti politici che ha avuto Craxi al netto delle tangenti, perché è un po’ ricattatorio questo modo di giudicare e di dire che non bisogna pensare soltanto alle tangenti, ma anche alla politica: intanto, se uno prende tangenti è un tangentaro e poi è chiaro che anche il mostro di Firenze credo abbia offerto qualche brioches a qualche bambino povero, o abbia aiutato qualche vecchina a attraversare la strada, eppure rimane sempre il mostro di Firenze!

Craxi e le partecipazioni statali (espandi | comprimi)
Vediamo altri meriti dello statista Craxi: ricorderete, per esempio, le partecipazioni statali, erano le imprese dello Stato, ce ne era una in particolare che si chiamava Sme e perdeva migliaia di miliardi ogni anno per produrre panettoni e pomodori pelati di Stato.

Craxi e la politica esterea (espandi | comprimi)
Prendiamo la politica estera: per quanto riguarda la politica estera Craxi, che viene dipinto come un fedele atlantista, uno anticomunista, uno ancorato all’occidente e quindi quello che aveva fatto la scelta giusta tra l’est e l’ovest, mentre l’Unione Sovietica voleva colpire etc., gli euromissili e tutta la retorica che si fa sugli euromissili, Craxi è quello che fa entrare nel Parlamento italiano Yasser Arafat con la pistola nel cinturone, non lo disarmano neanche, non lo perquisiscono neanche prima di farlo entrare in Parlamento e, quando qualcuno protesta, lui dice che Arafat è come Mazzini e Garibaldi, Arafat come Mazzini e Garibaldi!

Precisazione di Marco Travaglio
"Grazie ad alcuni amici del blog, mi sono accorto di aver detto una sciocchezza: Abu Abbas, mandante del commando che sequestrò l'Achille Lauro e assassinò Leon Klinghoffer, fu spedito da Craxi a belgrado, e di lì all'Irak di Saddam Hussein, ma a Belgrado non c'era più il maresciallo Tito, morto da tempo. Me ne scuso con tutti."

Guarda il video
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15 Gennaio 2010

Tempo di infamare: 12 bufale per un teorema

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Si avvicinano le elezioni, e' tempo di infamare!

Il copione si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il "bidone" che il solito giornale sta costruendo e' davvero sporco e squallido: quello di voler far credere – utilizzando alcune foto del tutto neutre – che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia.

Certo che ce ne vuole di fantasia…e anche di arroganza per ritenere che gli italiani siano tutti così allocchi da bersi una panzana del genere.

Ma vi anticipiamo il giochino che stanno mettendo in piedi. Da giorni si aggira per le redazioni dei giornali e nel circuito politico della Capitale uno strano personaggio che sta offrendo a buon mercato un dossier di 12 foto che mi ritrarrebbero insieme indovinate a chi? No, niente escort. I miei interlocutori sarebbero, anzi sono, il colonnello dei Carabinieri Mori ed il questore della polizia di Stato Contrada. Insieme a loro nella foto ci sarebbero anche alcuni funzionari dei servizi segreti.

Naturalmente un acquirente si è subito fatto avanti: il solito quotidiano che, pur di buttare fango sul sottoscritto, acquista qualunque cosa, anche a prezzi esorbitanti, costi che poi si sommeranno a quelli che dovrà pagare per la querela che farò (e che si aggiungerà alla denuncia che ho già provveduto a depositare alla magistratura, perché questa volta sono venuto a conoscenza per tempo della trappola).

Ne hanno acquistate 4 di foto e, prima delle elezioni, le pubblicheranno. Questi scatti dovrebbero servire per veicolare il seguente teorema: siccome Mori è finito indagato per la nota vicenda delle agende rosse e Contrada è stato condannato per fatti di mafia, Di Pietro ha avuto a che fare, pure lui, con queste vicende. Siccome poi c’erano anche funzionari dei Servizi insieme a costoro, vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia.

La verità, ovviamente, è molto più lineare e banale: all’epoca io ero un magistrato inquirente che svolgeva le indagini, chiedeva arresti e poi li faceva eseguire. Indovinate da chi? dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, ovviamente, ed anche dalla Guardia di Finanza. Il colonnello Mori e il questore Contrada erano appunto esponenti di primo piano dei predetti organi ed è sicuramente capitato – anche se io ora, a distanza di quasi vent’anni, non ricordo tutte le circostanze – che a volte abbia chiesto anche agli Uffici da loro diretti, oltre ad una miriade di altri, di svolgere accertamenti e di eseguire provvedimenti. Magari sarà pure capitato che, nelle pause di lavoro, mi sia fermato a mangiare o a bere un caffè con loro, anche per approfondire meglio il lavoro. E allora? Dove sarebbe lo scandalo? Interloquire con un questore o con un colonnello dei carabinieri addetti alle investigazioni è il minimo che poteva, e può, fare un magistrato che, come me, stava svolgendo le indagini di Mani Pulite. Non potevo certo sapere i guai che sarebbero loro capitati anni dopo. Essi all’epoca erano solo servitori dello Stato, non delinquenti.

E invece, ancora una volta, si sta tentando di costruire una bufala, grazie ai soliti prezzolati denigratori di professione del solito organo di informazione. Lo scopo è evidente ed è il consueto ritornello: screditare me e l’Italia dei Valori durante la campagna elettorale e, soprattutto, operare una falsa rivisitazione storica degli anni di Tangentopoli e di Mani Pulite nel tentativo di far credere che all’epoca non ci fosse una classe politica corrotta, ma una magistratura militante, al soldo di qualcuno. Sì, proprio al “soldo” perché si vorrebbe far credere che, in cambio del servizio reso, queste fantomatiche potenze straniere avrebbero poi versato ingenti somme di denaro in conti correnti esteri, sparsi fra gli Stati Uniti e addirittura la Nuova Zelanda. Sembra un film di fantascienza, ma la fantasia distorta non ha mai fine e, d’altronde, basta lanciare una balla nell’iperspazio dell’informazione e il piatto è servito!.

La falsa equazione è semplice: Mani Pulite è stato un bluff, una trappola, Di Pietro era un uomo dei servizi, i politici corrotti non sono mai esistiti, è tutto un imbroglio. L’obiettivo è ancora più evidente: riscrivere la storia di ieri per oscurare la continuità, ancora esistente, fra la classe politica corrotta di allora e quella ancora più corrotta e sfacciata di oggi. Anche i finti e gli ipocriti festeggiamenti per Craxi, che oggi gli tributano soprattutto quelli che ieri lo criticavano e lo tradirono, sono funzionali allo scopo.

Ma noi “resisteremo, resisteremo, resisteremo”. L’amore per la democrazia e la difesa della Costituzione ce lo impongono!

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14 Gennaio 2010

Vergogna Minzolini

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Ieri sera sono stato ospite di Lilli Gruber alla trasmissione Otto e mezzo, poco prima era andato in onda un editoriale raccapricciante del TG1 di Augusto Minzolini. L'Italia non può più permettere un revisionismo storico basato su informazioni parziali, pilotate e perfino false quali quelle mandate in onda in una sorta di beatificazione di Bettino Craxi. Da parte mia, come ho già dichiarato, querelerò Minzolini per alcune delle nefandezze del suo editoriale.

Testo dell'intervento

La storia giudicherà se Craxi sia stato o meno uno statista. Craxi è stato più volte condannato per corruzione con sentenza penale passata in giudicato, non perché era uno statista ma perché aveva tre conti correnti sui quali ha ricevuto soldi dalle imprese, soldi che non sono andati al partito ma a sé e ai suoi cari, direttamente per fatti propri. E' un corrotto, condannato con sentenza penale passata in giudicato e latitante. Questo è Craxi.

Il problema a questo punto non è Craxi ma Minzolini, direttore del TG1, servizio di Stato che pagano i cittadini con il canone. Un direttore del servizio pubblico non può permettersi di raccontare bugie e non può permettersi di diffamare chi ha fatto il proprio dovere.

Per questa ragione, in via privata, querelerò Minzolini per aver detto che la ragione di quell'inchiesta è stata politica. Io ho fatto il mio dovere e difendo il mio onore di fronte a questo signore. Denuncerò alla Camera e al Paese il signor Minzolini, il quale prende uno stipendio pagato dai cittadini per fare un'informazione corretta che racconti un quadro di verità e non di parzialità.

Se per Minzolini Craxi è uno statista lo dica, ma deve raccontare ai cittadini quello che ha fatto e non paragonarlo a Wojtyła e a Reagan.

Forse potrà paragonarlo a Reagan ma un direttore di Tg dovrebbe avere il pudore di non paragonare un corrotto al Papa.

La mia è passione per la verità. Questa idea di scindere il Craxi corrotto dal Craxi politico è come arrampicarsi sugli specchi. Una persona va vista nella sua complessità. Non voglio discutere su cosa ha fatto da politico ma, da testimone, dico che questo signore, nell'esercizio delle sue funzioni,

quando si decise di come assegnare le frequenze televisive ad un imprenditore, da questi ricevette, attraverso il conto All Iberian sul conto Northern Holding di Ginevra, una barcata di miliardi.

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11 Gennaio 2010

Passaparola di lunedi 11 gennaio

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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7 Gennaio 2010

Schifani mente volutamente

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Oggi a Reggio Emilia ricorreva il 213° anniversario della bandiera italiana, il nostro segretario provinciale, Liana Barbati, che ricopre anche la carica di vice sindaco, ha partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera e dell’inno nazionale poi, al momento dell’intervento del Presidente del Senato sulla Costituzione, è andata via.
L’Italia dei Valori non accetta lezioni sulla Costituzione impartite da membri di una coalizione che si è data come primo obiettivo lo stravolgimento irriverente della Carta Costituzionale senza alcun rispetto per lo Stato e le istituzioni. Alla manifestazione, in piazza, c’era anche Beppe Grillo che ha incalzato il Presidente del Senato perché una legge di iniziativa popolare, sostenuta da oltre 350 mila firme, giace da quasi due anni in Commissione Affari Costituzionali del Senato senza, apparentemente, alcun interessamento da parte dei partiti. Dico: “apparente” perché non condivido le dichiarazioni del Presidente del Senato volutamente inesatte. Infatti, quando il senatore Schifani oggi ha detto: “la mia convinzione personale è che i disegni di iniziativa popolare, non avendo in Parlamento una matrice politica, possano correre il rischio di non essere spinti da gruppi parlamentari o dalla politica stessaha mentito volutamente facendo di "tutt’erba  un fascio" poichè l'Italia dei Valori è stato l’unico partito ad appoggiare la raccolta firme e a sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare. La proposta prevede: la non candidabilità di persone con sentenza passata in giudicato; il limite delle due legislature; il ripristino del voto di preferenza da parte dei cittadini.

I senatori Felice Belisario e Pancho Pardi dell’Italia dei Valori fanno parte della Commissione Affari Costituzionali. Entrambi hanno sollecitato, in più occasioni (leggi "Dalla parte della società civile") e formalmente (leggi la lettera in cui lo stesso Presidente del Senato è in copia), il senatore Vizzini, presidente della Commissione, per una calendarizzazione della discussione della proposta. In effetti, l’inizio della discussione c’è stato, ma solo l’inizio, il resto non si è visto. Ribadisco al senatore Schifani, e rassicuro Beppe Grillo ed i 350 mila cittadini firmatari (tra questi, naturalmente c’è anche il sottoscritto - guarda il video), che faremo il possibile per vigilare, come abbiamo fatto finora, sull’avanzamento dell’iter della proposta. E vigileremo affinché non venga stravolta dalle logiche partitiche e dall’istinto di conservazione della Casta.
Di fronte al volere popolare, come sempre abbiamo fatto, siamo pronti a fare un passo indietro, perché questo è il dovere di un politico.

PS: sabato alle ore 14:00 sarò a Milano, in Piazza Cordusio, angolo Via dei Mercanti per manifestare insieme all’associazione ‘Qui Milano Libera’ e alla società civile contro l’intenzione del sindaco Moratti di dedicare una via a Bettino Craxi, politico, corrotto e latitante della Prima Repubblica

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28 Dicembre 2009

Passaparola, con Marco Travaglio

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14 Dicembre 2009

Passaparola di lunedi 14 dicembre

piuamatoita.jpg

Sommario della puntata:
Berlusconi va sconfitto alle urne
Berlusconi è sempre lui
La politica non prevede la categoria del sentimento
Dov'era l'apparato di sicurezza?

Testo:
Buongiorno a tutti. Di cosa parliamo mi sembra ovvio, cerchiamo di vedere con freddezza, se è possibile, le cose che sono successe e di separare i vari piani, che invece vengono volutamente intrecciati e mescolati: perché  vengono intrecciati e mescolati? Perché non si deve capire e non si deve sapere, non ci si deve concentrare, tanto per cambiare, su un punto: che cosa è successo ieri? Non è banale ripetere che ieri c’è stato un attentato che può anche essere derubricato in incidente, in incerto del mestiere, nel senso che le persone, più sono famose, più sono soggette alla possibilità di attirare l’attenzione deviata di qualche squilibrato e infatti quello che è successo ieri è che uno squilibrato ha colpito violentemente il Presidente del Consiglio Berlusconi.

Berlusconi va sconfitto alle urne

E’ stato un atto di violenza, la vista di una persona con la faccia fracassata e insanguinata è una vista, per quanto mi riguarda e spero anche per voi, disgustosa e preoccupante, non c’entra niente quello che si pensa del Presidente del Consiglio, non è quella la fine politica che gli può augurare una persona sana di mente e, una persona sana di mente, ovviamente si augura che Berlusconi venga sconfitto dai cittadini nelle urne, che Berlusconi venga processato e, se ha commesso dei reati, condannato e se viene condannato che sconti la pena, ma non è quella faccia insanguinata e devastata l’approdo che qualcuno deve cercare. Infatti chi ha provocato quella scena è un pazzo, è uno psicolabile che, purtroppo, è in cura in un centro di igiene mentale o come diavolo si chiamano adesso, al Policlinico di Milano, da una decina di anni. Non è uno stupido, abbiamo visto che ha fatto anche degli allestimenti artistici di un certo rilievo, è uno squilibrato e quindi ogni tanto sbrocca. 
Penso che sia abbastanza imbarazzante e umiliante dover ribadire e ripetere che non si fanno gli attentati, che non si picchia la gente, che non si distrugge la faccia di nessuno, neanche del tuo peggiore nemico, che la violenza ripugna chiunque abbia la testa sul collo, che non è in quel modo lì che si combatte la battaglia politica: queste sono cose talmente banali che, ovviamente, devono accomunare tutte le persone che non abbiano perso completamente il bene dell’intelletto, ma è bene ripeterlo che quello che è successo ieri deve essere, ovviamente, censurato e riprovato, riprovato nel senso della riprovazione ovviamente, non nel senso del riprovare. 
Chi è  l’aggressore? L’aggressore è uno squilibrato come tanti squilibrati che, nella cronaca, nella storia del mondo si sono avvicinati e hanno cercato di colpire, alcuni per eccesso di dissenso e altri per eccesso di affetto addirittura, succede pure così per gli squilibrati, la persona famosa che li ossessiona. E’ successo a John Lennon, è successo a Gandhi, è successo a Reagan: cito tre esempi di tre Paesi dove non va in onda Annozero, tre Paesi dove non escono Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, l’Unità, insomma tre attentati dove forse è difficile intravedere come mandanti Santoro, Scalfari o il sottoscritto e lo dico non a titolo di battuta, lo dico perché ieri sera, per chi avesse avuto lo stomaco di tenere acceso il televisore su quella merda di trasmissione che è Speciale Tg1, ha potuto assistere al linciaggio in contumacia prima di Scalfari e di Annozero da parte del piduista Cicchitto e poi al linciaggio personale di Santoro e del sottoscritto, additati come mandanti morali del pazzo che aveva appena lanciato un souvenir sulla faccia del Presidente del Consiglio, a opera del vicedirettore del Giornale che, naturalmente, risponderà in Tribunale di quello che ha detto, perché non credo sia ancora lecito dare delle mandanti di un tentato omicidio a persone che fanno semplicemente, a differenza sua, i giornalisti e non i servi, non i killers prezzolati. 
Chiusa la parentesi, succede spesso che ci siano degli squilibrati che avvicinano al Vip, soprattutto se questo Vip, per motivi diversi, o di grande popolarità o di grande impopolarità, suscita e eccita gli animi, indipendentemente dalla sua volontà. Può capitare che il Vip sia oggetto di controversie, Reagan era un Presidente molto controverso, che la sua opposizione, la stampa e le televisioni accusavano di affamare i poveri, di sostenere i dittatori, di essere un guerrafondaio e di avere le smani sporche di sangue, non è che ci andassero leggeri, del resto non ci vanno leggere nessuna opposizione e nessuna informazione nelle democrazie, nei confronti di chi detiene il potere a quei livelli, eppure nessuno si sognò mai di dire che i mandanti del pazzo che aveva sparato a Reagan erano i giornalisti o i politici dell’opposizione, sebbene Reagan avesse un’opposizione, a differenza di Berlusconi, che ha la fortuna di non averne una. 

Berlusconi è sempre lui

Chi è  Berlusconi? Abbiamo visto che cosa è successo: una cosa gravissima, da condannare, chi è l’attentatore? Uno psicopatico, senza collegamenti con niente e con nessuno da quello che si sa, altrimenti se gli avessero trovato un lembo di un giornale di opposizione in casa, un pezzettino, un angolino di un giornale con cui magari aveva incartato i carciofi l’avrebbero già ingigantito e avrebbero detto “ ecco che cosa legge questo signore, prima di lanciare..”, in realtà non era collegato con nessuno, almeno da quello che ci si dice, ma era semplicemente uno cui dava fastidio Berlusconi e che ha deciso di combatterlo nella maniera non solo più turpe e più sbagliata, ma anche più controproducente per la causa che, eventualmente, nella sua mente malata questo qua pensava di sostenere, perché almeno la storia d’Italia ci insegna che qualunque ricorso alla violenza non fa altro che rafforzare colui che, in quel momento, diventa vittima della violenza. Pensate soltanto agli anni 70 e a quanto ci hanno campato i politici della Prima Repubblica sul terrorismo: hanno lucrato almeno altri dieci anni di vita, quelli della Prima Repubblica, sulla solidarietà nei loro confronti, perché erano rimasti vittime del terrorismo, che cominciarono a combattere non appena si rivoltò contro di loro, mentre quando il terrorismo si occupava di colpire soltanto sindacalisti, operai, giornalisti, magistrati lo Stato non fece nulla, esattamente come la mafia, che fu combattuta soltanto quando cominciò a colpire i politici. 
Ma chi subisce violenza in politica ci guadagna: questo non vuole dire, naturalmente, che Berlusconi l’attentato se lo sia organizzato da solo, perché si leggono anche queste farneticazioni su Internet, purtroppo di matti ce ne sono molti di più che non quello che ha tirato la Madonnina, ci sono anche quelli che pensano che tutto ciò che accade è parte di un complotto di un grande vecchio etc. etc., insomma basta vedere quello che è successo per rendersi conto che si tratta di un caso circoscritto, per fortuna, e isolato, ma evidentemente non organizzato. Non è a questi signori che ci si rivolge, se ci si vuole fare gli attentati da soli, perché sono persone incontrollabili, che potrebbero parlare e quindi leviamoci dalla testa che sia una montatura dei servizi segreti etc., però è la dimostrazione che questo è doppiamente matto, perché se pensava di fare un danno al Presidente del Consiglio tirandogli una statuina, ha ottenuto esattamente l’effetto opposto, in quanto Berlusconi era in un momento di grave difficoltà, stava precipitando nei sondaggi, aveva perso cinque punti nell’ultimo mese: sto parlando dei sondaggi veri, quindi non i suoi, ovviamente. Era pesantemente contestato all’interno della sua coalizione, proprio ieri mattina uno dei fedelissimi di Fini aveva detto che, se il Presidente del Consiglio si provava a portare il Paese alle elezioni anticipate, Fini sarebbe andato da solo, portandogli via un tot di punti che, per quanto pochi, avrebbero potuto far pesare l’opposizione più della maggioranza, visto che comunque in Italia si vince sempre con due o tre punti di vantaggio, quando si va alle elezioni, cose così. E’ chiaro che il matto è doppiamente matto, proprio perché ha fatto la cosa che più si auguravano nell’establishment, perché ci sono dei momenti nei quali, se sei in difficoltà, tiri un sospiro di sollievo, nel momento in cui riesci a catalizzare tutta la solidarietà nazionale, ricominci a parlare con il Capo dello Stato, con cui non parlavi da settimane, susciti giustamente l’affetto materno anche di persone che magari non starebbero proprio dalla tua parte, proprio perché quella scena traumatica della faccia insanguinata è scioccante, non soltanto per i fans di Berlusconi, ma anche per quelli ragionevoli che stanno dall’altra, per quelli umani che stanno dall’altra parte. Per cui il pazzo abbiamo capito che è proprio fuori, ma di parecchio. Adesso vediamo chi è la vittima: la vittima non è che cambi natura a seconda del momento, quindi non è che Berlusconi sia un altro solo perché ieri gli hanno tirato una Madonnina in faccia, Berlusconi è sempre quello che conosciamo nel bene e nel male; né i suoi fedelissimi, né i suoi avversari possono cambiare il giudizio su di lui in base a quello che ieri gli è successo e che non dipende da lui, perché dipende appunto dal matto che gli ha lanciato la Madonnina. Berlusconi è un signore che sta distruggendo la democrazia in Italia, Berlusconi è un signore che ha avuto rapporti con la mafia, Berlusconi è un signore che ha avuto pesanti storie di corruzione giudiziaria e non, è un signore che, nella sua vita, ne ha combinate di tutti i colori e che, mentre gli tiravano quell’oggetto in faccia, aveva appena smesso di insultare tutti i poteri di controllo che ci sono nella democrazia o in quel poco che resta della democrazia italiana. Aveva di nuovo insultato la magistratura, aveva nuovamente insultato la Corte Costituzionale, aveva nuovamente insultato la stampa libera, poi ce l’ha sempre con due trasmissioni e con due o tre giornali, mica di più. Insomma, aveva fatto il suo compitino quotidiano di insultare tutti quelli che non sono lui, o che non sono suoi, questo è il suo passatempo preferito da quindici anni. 
Stiamo parlando della persona - ecco perché dicevo che è bene staccare chi è l’attentatore, che cosa è successo, chi è la vittima: Berlusconi è vittima di un grave attentato, ma chi è questa vittima? Non è che la vittima diventi meglio soltanto perché ha subito un attentato, la vittima è quella che era prima e che, per fortuna, essendo sopravvissuta, sarà anche dopo, cioè è Berlusconi, quello che conosciamo e non ci dobbiamo mai dimenticare di chi è Berlusconi in virtù del fatto che adesso è oggetto di una giusta solidarietà da parte di chi rifiuta la violenza, noi compresi: è quella roba lì che, ovviamente, un cittadino democratico deve augurarsi che, democraticamente, venga sbattuto fuori dalle istituzioni al più presto, perché ogni giorno che ci rimane è un giorno in meno per la democrazia e per la legalità. Anche il livello dell’indignazione per quello che lui è e per quello che lui fa non deve minimamente diminuire, sotto il ricatto del dire “ ah, ma allora tu sei tra quelli che..”: assolutamente no, uno può dissentire nella maniera più decisa e, nello stesso tempo, condannare l’attentato.

La politica non prevede la categoria del sentimento

Guardate, arrivo a dire una cosa paradossale che naturalmente verrà usata contro di me, ma non me ne importa niente: l’ha già scritta Massimo Fini diverse volte, questa categoria per cui si parla di odio politico è una categoria del sentimento che viene applicata alla politica, la politica e il sentimento non c’entrano niente, la politica è un fatto tecnico, per cui ti voto affinché tu faccia delle cose, ma tu non puoi chiedermi di amarti, tu puoi chiedermi di votarti, ma non mi puoi chiedere di amarti, non esiste l’amore dell’elettore per il suo eletto, esiste soltanto nelle dittature, quando appunto il populismo carismatico del capo riesce addirittura a attirare l’amore degli elettori, che non sono più neanche cittadini, sono proprio sudditi, sono un’altra cosa, sono acritici, sono pecore che adorano il capo. Il fatto che sia tornata la categoria dell’odio e quindi dell’amore nei commenti dei giornali - leggete le stupidaggini che scrive oggi Battista su Il Corriere della Sera sul clima di odio etc. etc. - bisognerebbe rispondere, come fa Massimo Fini, “ e ‘mbe? Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?”, guardate che questa cosa qua, che sembra orrenda, dice “ oddio, c’è qualcuno che lo odia!”, è assolutamente normale: ognuno a casa sua, nel suo intimo, è libero di odiare e di amare chi gli pare e non esiste in democrazia che i cittadini siano obbligati a amare coloro che li governano, anche perché se tu ami una persona perdi lo spirito critico e il cittadino elettore deve sempre mantenere uno spirito critico. Per cui leviamoci dalla testa questo ricatto, che non bisogna odiare e che bisogna amare coloro che ci governano, o che bisogna rispettarli: ma per quale motivo dovrei rispettare uno che insulta tutti quanti, compreso me tra l’altro, in continuazione da quindici anni? 
E’ importante questo: la condanna ferma, fermissima dell’attentato e il dire che queste cose non si devono fare e che chi le fa deve essere punito e, nello stesso tempo, dire “ io quello lì non lo voglio più vedere, io quello lì non lo voglio come Presidente del Consiglio, quello non mi rappresenta, speriamo che se ne vada presto da Palazzo Chigi”, queste cose sono cose.. oppure “ lo detesto, lo odio”, personalmente non lo odio, ma non vedo per quale motivo qualcuno non potrebbe invece odiarlo: l’importante è che si limiti a odiarlo senza fargli niente di male, non esiste il reato di odio, esiste il reato di violenza, di aggressione, di lesioni, di tentato omicidio, di omicidio, quelli sono reati, ma il reato di odio non esiste, dire a una persona “ io ti odio” non è un reato, se Dio vuole, altrimenti altro che in un regime, saremmo in Bielorussia, Paese per altro da poco indicato come modello di democrazia dal nostro Presidente del Consiglio nella visita a Lukashenko, dove ha detto “ la gente ti ama e quindi è giusto che tu stia lì”, vedete come nascono le dittature? Nascono nella testa del dittatore o dell’aspirante dittatore ben prima che nella testa dei cittadini, o meglio dei sudditi. Quindi c’è qualcosa di strano in quello che dicono Rosi Bindi, che l’ha detto meglio e Antonio Di Pietro, che l’ha detto in modo più sgangherato, cioè nel definire la vittima di quell’attentato vergognoso, che tutti condanniamo etc., un noto provocatore, uno che se le va a cercare? Non c’è niente di strano a dire una cosa del genere, è nella biografia del Presidente del Consiglio, è nel suo DNA, credo che in qualche momento di lucidità - ogni tanto ne avrà anche lui - ammetterà sicuramente, in cuor suo, di essere un grande provocatore: lo fa apposta, se non fosse un provocatore non farebbe e non direbbe tutte le cose che dice e che fa, non se la prenderebbe ogni santo giorno con tutti i tribunali che ci sono in giro per il mondo, tranne probabilmente Forum di Canale Cinque; non se la prenderebbe con la Costituzione, non se la prenderebbe con la Corte Costituzionale, non se la prenderebbe con tutti quelli con cui se la prende, compresi quelli che non esistono e che vede solo lui, tipo tutti questi complotti dell’opposizione; insomma, basta guardare le facce di quelli dell’opposizione, per rendersi conto che, anche se volessero, non sarebbero in grado di fare nessun complotto, ma comunque neanche vogliono farlo e quindi stiamo tranquilli. Lui è un grande provocatore e alcuni suoi alleati peggio di lui: immaginate che cosa c’è di male nel dire che questi signori provocano da quindici anni il Paese, quando abbiamo sentito un Ministro come Bossi parlare di fucili, di kalashnikov , di 200 /300. 000 uomini armati nelle valli pronti a imbracciare i fucili e a marciare per l’indipendenza e la secessione, ma queste cose ce le ricordiamo o no?! A qualcuno è mai venuto in mente di attribuire a questi signori dal linguaggio violento un qualsiasi episodio di violenza accaduto nelle loro valli? Pensate soltanto alla violenza che ha seminato Berlusconi in questi anni, forse è l’uomo politico più violento che si sia mai visto nella storia repubblicana e italiana: fatevi venire in mente qualche Presidente del Consiglio, come De Gasperi, Moro, Andreotti, erano tutte persone che, almeno nel linguaggio, erano piuttosto mansuete. E’ l’uomo politico più violento che ci sia stato nella storia repubblicana e conseguentemente dire che è un provocatore e che è più predisposto nell’eccitare gli animi di un eventuale squilibrato mi sembra una banalità assoluta, per cui non capisco quale sia il problema in quello che hanno detto la Bindi e Di Pietro, i quali per altro hanno precisato entrambi che, ovviamente, condannavano l’attentato e davano la solidarietà umana al Presidente del Consiglio, che resta un provocatore anche se gli hanno tirato una Madonnina in faccia, perché basta leggere i suoi discorsi e uno se ne rende perfettamente conto. 

Dov'era l'apparato di sicurezza?

Quarto punto, che è il primo punto su tutti i giornali d’America e internazionali: la sicurezza del Presidente del Consiglio; se ci fate caso, il punto più controverso sulla stampa internazionale e più occultato nelle televisioni di regime e sulla carta stampata stamattina è il funzionamento, o meglio il non funzionamento dell’apparato imponentissimo di sicurezza che circonda il Presidente del Consiglio, il quale è circondato da un centinaio di uomini presi dai corpi speciali, fatti assumere dai servizi segreti, ma alle sue dipendenze, è una sua sicurezza privata e non è secondario il fatto che risponda a lui e che comandi lui, perché sono suoi uomini, suoi gorilla che sono stati immessi nel servizio di sicurezza dello Stato. E’ fondamentale chi comanda la scorta: se la scorta te la dà lo Stato comanda il capo scorta, non comandi tu, Presidente del Consiglio, il Presidente degli Stati Uniti non può andarsene a zonzo dove gli pare, ma deve fare esattamente quello che gli dicono i suoi servizi, che lì si chiamano i servizi segreti e sono, in realtà, il suo corpo di sicurezza. 
Qui Fini non può fare quello che vuole: fa quello che gli dice il caposcorta, quelli che hanno la scorta fanno ciò che dice loro il caposcorta, non vanno in giro a fare i bagni di folla, a baciare i bambini, ma vanno solo dove gli dice che possono andare gli agenti di scorta. Berlusconi no: Berlusconi fa esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare, perché? Perché non comanda il capo scorta, comanda lui: la scena l’avete vista ieri, no? C’è un signore che, come i pallanuotisti che stanno cercando il piazzamento migliore per infilare la palla, sta aspettando il momento giusto per tirare questa voluminosa Madonnina, intorno ci sono decine di uomini addetti alla sicurezza del Presidente del Consiglio, i quali non dovrebbero fare altro che guardare se c’è qualcuno dal comportamento sospetto; vi pare sospetto o no, uno che sta cercando di piazzare una Madonnina sulla faccia del Presidente del Consiglio? Ci sono addirittura delle telecamere e dei telefonini di gente che sta riprendendo la scena, è possibile che la sua scorta, ogni volta che gli tirano, scompaia? Guardate che due tiri ha subito Berlusconi, due centri: il cavalletto e stavolta la Madonnina, ma vi sembra normale che il Presidente del Consiglio italiano sia così vulnerabile, con tutto quello che spende o ci fa spendere per la sua sicurezza? C’è un problema: o i suoi uomini si aprono ogni volta che c’è una minaccia e scappano, e allora forse sarebbe il caso di sostituirli, oppure c’è qualcosa che non funziona, infatti gli attentati ai Presidenti degli Stati Uniti non avvengono mai con uno che cerca di tirargli da pochi metri qualcosa, perché non possono avvicinarglisi con una statuetta in mano, ci sono sempre scene, anche nei film nessuno immagina che il Presidente degli Stati Uniti venga preso a ceffoni dal primo che passa, perché non ci si può arrivare e infatti si immaginano sempre scene tipo quelle del caso Kennedy, di persone appostate con fucili a alta precisione sui tetti e ancora lì c’è sempre il sospetto che ci siano delle coperture, perché? Perché addirittura si vanno a sorvegliare tutte le abitazioni che stanno nel raggio di qualche chilometro dal punto in cui il Presidente passerà. Ma vi pare normale la scena? E’ uno smash, più che un attentato. E allora è possibile una roba del genere? E’ questo che si domandano all’estero, dice “ ma come è che così facile colpire il Presidente del Consiglio italiano?”, sono stupefatti tutti quanti, giustamente. Aggiungiamo che Bonaiuti ieri sera ha rivelato che Berlusconi, profetico - è anche profeta, lo sapete, tra le altre doti ha anche quelle divinatorie! - gli aveva confidato di temere il gesto di una sconsiderato. A maggior ragione ci dovrebbe essere più attenzione, una guardia più alta: di più, sappiamo che da qualche giorno il Copasir (Comitato di Controllo per i Servizi Segreti) gli aveva detto che c’era il rischio di uno sconsiderato, di un pazzo: perché? Perché il clima sovreccitato, che naturalmente è stato creato da lui e dai suoi giornali, non certamente da chi fa il suo mestiere di informare sugli scandali, il clima sovreccitato l’hanno creato quelli che hanno linciato Dino Boffo raccontando il falso, ossia che era omosessuale e poi chiedendo scusa tre mesi dopo averlo fatto fuori, hanno sovreccitato gli animi quelli che hanno mandato a pedinare il giudice del caso Mondadori fin sotto i calzini, hanno sovreccitato gli animi quelli che hanno insultato e aperto la caccia a fini e a tutto il dissenso, questi sono quelli che sovreccitano gli animi, chi racconta la verità come i casi Noemi, i casi D'Addario, i casi Spatuzza, i rapporti con la mafia etc., non sovreccita gli animi, ma fanno il proprio mestiere di giornalista. In ogni caso, se era vero che il Copasir gli aveva detto “ stai attento, state attenti”, è evidente che ci sarebbe dovuta essere più prudenza, più protezione, non certamente meno e nessuno di noi credo si ribellerebbe se venisse aumentata ulteriormente la protezione, ove servisse per garantire ai rappresentanti delle nostre istituzioni il minimo, l’incolumità fisica, qualcosa di grave non ha funzionato l’altro giorno e quindi bisognerebbe che Maroni, invece di sproloquiare e delirare su chiudere Facebook, chiudere le piazze o stupidate del genere, spiegasse per quale motivo e quali sono le responsabilità. C’è un Questore, c’è un Prefetto, ci sono delle autorità di Polizia, ci sono dei responsabili del servizio di scorta e c’è il Presidente del Consiglio, che sicuramente è difficilissimo da scortare, perché appunto sguscia di qua, sguscia di là. Avete visto che, dopo che l’hanno colpito e gli hanno portato i primi soccorsi in macchina, il caposcorta voleva andare via immediatamente: perché? Perché c’è anche il rischio che, se c’è un attentato “ serio”, cioè terroristico, cioè organizzato non dal pazzo singolo individuale, magari tira la roba per creare il diversivo e poi scoppia la bomba, per cui è evidente che lui immediatamente doveva essere portato via a tutta velocità e invece no, hanno dovuto fermarsi lì, perché lui ha riaperto la portiera, si è issato sul solito predellino per far vedere la sua faccia insanguinata in giro. Magari è stato anche positivo, perché il fatto di vederlo in discreta salute forse ha risparmiato la pelle a quel poveraccio, che altrimenti qualcuno poteva pure linciarlo, ma nello stesso tempo, anche quella scena dove nessuno sembrava capire quello che stava succedendo e sapere quello che doveva fare è abbastanza preoccupante; entra in macchina, riapre la macchina, sale sul predellino, ridiscende, meno male che c’era soltanto un pazzo, perché se c’era il diversivo più la bomba era fatta. Queste sono le cose che dovrebbe spiegare il Ministro degli Interni, invece di annunciare strette poliziesche su Facebook, come se fossimo nel regime cinese! 
Naturalmente in televisione di questo non sentirete parlare, perché bisogna creare il presepe, no? Il bambinello, i re magi, la Madonna, San Giuseppe etc. etc.. Aggiungo altre due cose e poi la faccio finita. 
Nei prossimi giorni ci proveranno a criminalizzare tutto quel poco di opposizione che c’è, ci proveranno a utilizzare questo episodio per intimidire le forme di protesta e di contestazione e di opposizione spontanea, ci proveranno a dire “ allora adesso quelle trasmissioni televisive non devono più parlare, di mafia non bisogna più parlare”, perché? Perché poi se parli di mafia il matto tira la Madonnina: ci troveranno in tutti i modi, perché erano in difficoltà e lo sono, perché non è che siano mutate le condizioni per le quali sono in difficoltà, Berlusconi farà la sua legge per proteggersi dai processi, la farà con le medicazioni ma la farà, non sono cambiate le cose, ci sono ancora le ragioni per le quali bisogna fare una strenua e irriducibile intransigente opposizione politica e è per questo che, per poterla fare fino in fondo come e più di prima, bisogna continuare a ripetere che non si deve usare la violenza e guardate che, quando uno ripete che non si deve usare la violenza, non lo deve ripetere soltanto quando tirano le statuine in testa al Presidente del Consiglio: lo deve ripetere anche quando vengono manganellati gli studenti in Piazza Esedra o in Piazza Navona, quando vengono manganellati gli operai che fanno proteste perché stanno perdendo il lavoro, quando vengono mandati a morire in guerra i nostri soldati, ai quali è stato raccontato che andavano in missione di pace a regalare i fiori ai bambini afgani, cose di questo genere. La violenza va condannata sempre: anche in questo senso il nostro Presidente del Consiglio è il più grande provocatore e il più grande violento nella storia dei Presidenti del Consiglio italiani del dopoguerra, perché non dimentichiamoci che cosa è successo a Genova, al G8 di Genova, che cosa succede ogni volta che qualcuno tenta di protestare. Per cui la condanna della violenza in realtà non solo è la condanna dell’attentatore pazzo di Berlusconi, ma è anche la condanna della politica di Berlusconi e della sua violenza verbale e, ogni tanto, poliziesca, però bisogna condannarla tutta la violenza, altrimenti non si riuscirà a fare l’opposizione che lui si merita. Per avere l’opposizione che lui si merita il Presidente del Consiglio ci serve in ottima salute, perché quando se ne andrà da Palazzo Chigi - e prima o poi se ne andrà, se ne andrà maledetto dagli stessi che l’hanno votato - ci serve in ottima salute, perfettamente compos sui, perché si possa rendere conto fino in fondo del male che ha fatto alla gente. Per farlo andare via da Palazzo Chigi bisogna diventare addirittura la sua scorta e proteggere la sua incolumità fino in fondo, ci serve lucido quando gli dovremo dire perché l’abbiamo cacciato di lì e perché non ce lo vogliamo più! Passate parola, buona settimana e giovedì ricordatevi.. anzi venerdì, ricordatevi che, insieme a Il Fatto Quotidiano, c’è un DVD con l’ultima intervista di Paolo Borsellino, che ci parla proprio dei rapporti tra il famoso stalliere e il famoso Cavaliere, oltre che di altre cose e poi avrete la telefonata di cui avete sentito un pezzettino a Annozero e altre telefonate, nelle quali si capisce chiaramente quali sono i rapporti tra Dell’Utri, Berlusconi e il mafioso Mangano, venerdì insieme a Il Fatto Quotidiano, passate parola e buona settimana.  

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8 Dicembre 2009

Il tam-tam dell'informazione in Rete

gioacchinoGenchi.jpg

Riporto una lettera inviata come commento nel blog.
La lettera è intitolata "Lettera aperta al capo del governo che "più di ogni altro ha fatto nella lotta alla mafia" ". Il testo è stato copiato ed incollato nel mio blog da un cittadino e proviene da un altro blog "grilloparlante". Le parole scritte da Aloi, autore della lettera, sono le stesse che ho ribadito più volte in Parlamento e ai microfoni dei giornalisti, parole in cui si riconoscono i cittadini che vivono sul territorio e che, di tanto in tanto, hanno perfino visto le Forze dell'ordine spingere una volante a secco di carburante.

Capita spesso di essere aggiornati in tempo reale leggendo i commenti di un blog frequentato, così come capita spesso che le notizie rimbalzino da un sito all'altro come le voci in un piccolo paesino. E' questo passaparola senza fili che è la forza ed il cuore della Rete, il liquido amniotico da cui potrebbe nascere una nuova informazione quando questa classe politica avrà tolto il disturbo.
In alto riporto un video di Gioacchino Genchi che offre un'interpretazione dell'arresto dei latitanti Nicchi e Fidanzati. Una versione dei fatti che avrà accarezzato la mente di molti cittadini che hanno riscontrato, e questo è un fatto, un tempismo eccezionale tra l'operazione anti-mafia e il No B-Day del 5 dicembre...meditate gente, e valutate.

La lettera:
Egregio sig. capo del governo che più ha fatto nella lotta alla mafia,le vorrei chiedere perchè ,ella unitamente ai suoi ministri millanta risultati,nella lotta alla criminalità organizzata,che non le competono.
Non le competono perchè ella ,insieme ai suoi ministri,ha operato ed opera con «Molta propaganda, molti spot e pochissima concretezza»
Vediamo perchè,cominciamo con le Procure.
Alcune Procure sono prive sia del capo sia dei sostituti; altre hanno scoperture di organico anche del 60 per cento.
Alla Procura di Palermo,ad esempio, mancano ben 16 pubblici ministeri.
Se ella e il suo Governo, che più ha fatto nella lotta alla mafia, volesse garantire la sicurezza dei cittadini metterebbe Procure e Questure in condizioni di operare in modo dignitoso
Se ella e il suo Governo, che più ha fatto nella lotta alla mafia,volesse prendersi dei meriti non saremmo al paradosso ,ad esempio,di auto della polizia guaste e ferme in garage. Le riparazioni non si possono fare, mancano i fondi,non saremmo al paradosso di mancanza di carburante per i veicoli,di mancanza di toner per le fotocopiatrici, di mancanza della carta per redigere verbali,tanto che oggi stava per essere riciclato un documento storico,per quello che può importarle,l'ordine di servizio del 23 maggio 92 si proprio quello del giorno della strage di Capaci dove persero la vita un magistrato,a cui non fu dato il tempo di diventare una toga "rossa"la di lui moglie,anch'essa magistrato e i ragazzi della scorta:le ricordo quei nomi:Giovanni Falcone,Francesca Morvillo,Vito Schifani,Rocco Dicillo,Antonio Montinaro.
Scusi la divagazione sig. capo del governo che più ha fatto nella lotta alla mafia,torniamo al nostro discorso . I commissariati sono al collasso, con una sola volante a disposizione.
A rischio è la sicurezza dei cittadini. Alcuni poliziotti anticipano di tasca propria i soldi per piccole riparazioni alle vetture, pur di evitare di doverle lasciare in officina,
sarò più preciso, sig. capo del governo che più ha fatto nella lotta alla mafia,Roma e Napoli (500 auto ferme in garage), a Palermo il dato è allarmante: su 530 tra autovetture e moto assegnate alla questura, 140 sono ferme alla caserma Lungaro, nella sezione Motorizzazione. Dal guasto di pochi euro per una frizione fuori uso si passa anche a spese da mille euro per motori sui quali gravano migliaia di chilometri.
Le maggiori ripercussioni hanno investito i commissariati, che in media dovrebbero disporre di sette-dieci auto, a seconda dell´importanza dell´ufficio. Invece il 60 per cento delle macchine sono ferme.
A ogni turno dai commissariati esce sempre la stessa auto, con il risultato che i mezzi fuori uso alla Lungaro sono destinati ad aumentare.questa è la situazione di Palermo,per esempio,quella Palermo dove ci sono stati gli arresti più clamorosi,di cui lei reclama il merito, effettuati dagli agenti che non solo operano in queste condizioni,che definire disagiate è poco,ma che lei neanche paga regolarmente,questi agenti hanno effettuato gli arresti perchè coordinati da quelle "toghe"che lei definisce rosse ma che sono insieme agli agenti i soli ad essere legittimati ad attribuirsene i meriti,non lei e neanche quei buffoni dei suoi galoppini.
Come risponde ,sig. capo del governo che più ha fatto nella lotta alla mafia?
tanto le dovevo...un cittadino che non si sente rappresentato
da lei ne dal suo governo..

Aloi Calabrese

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7 Dicembre 2009

Passaparola di lunedi 7 dicembre

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Sommario della puntata:
Presidente, e le stragi di mafia?
Spatuzza: l'ultimo tassello di un mosaico già iniziato
Quando Berlusconi e Dell'Utri incontravano il capo di Cosa Nostra
Gli interessi convergenti di Bontate e Berlusconi

Testo:
Buongiorno a tutti. Tra un paio di giorni è l’anniversario della strage di Piazza Fontana (1969), siamo a 40 anni. Il Presidente Napolitano giustamente ha detto che la strage di Piazza Fontana ci consegna una lezione che non dobbiamo mai dimenticare: ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile e aggiunge che ci sono ancora dei punti oscuri sulla strage di Piazza Fontana di 40 anni fa. E’ sottinteso, mi pare, che bisogni indagare e illuminare quei punti oscuri che caratterizzano quasi tutte le stragi politico /terroristiche e politico /mafiose, ci sarebbero anche stragi più recenti sulle quali non solo ci sono molti punti oscuri, ma c’è, in questi giorni e in questi mesi, la possibilità di illuminarli e sono le stragi di mafia del 1992/1993.

Presidente, e le stragi di mafia?

Penso che sia una fortuna che nuovi personaggi che furono direttamente o indirettamente protagonisti di quella stagione la stiano raccontando: da Ciancimino Junior a Spatuzza e invece, a parte credo Gianfranco Fini, a nessuno è venuto in mente di dire che è cosa buona e giusta, che è un momento di grande ottimismo quello nel quale nuove voci si aggiungono a racconti parziali e, in certi casi, nebulosi su quelle stragi. Mi piacerebbe - speriamo - che il Presidente della Repubblica si ricordasse che sta venendo fuori parecchia roba nuova sulle stragi del 92 /93 e che bisogna continuare a indagare, cercando di verificare se i racconti di Ciancimino, di Spatuzza e di altri sono attendibili o meno, ma in ogni caso dobbiamo essere felici che si aprano nuovi squarci nel muro di gomma, nella cortina di gomma che ha avvolto quei fatti. Mi pare che invece la classe politica sia letteralmente terrorizzata dall’emergere di nuovi particolari che possono aiutarci a fare quel salto di qualità, cioè a raggiungere, finalmente, i nomi e i volti di quei mandanti a volto coperto che tutti sappiamo esserci e che le sentenze dicono esserci e che non sono ancora stati individuati, assicurati alla giustizia e puniti. Non solo c’è disinteresse, ma c’è addirittura un interesse convergente a che queste nuove voci vengano silenziate e queste nuove bocche vengano ricucite frettolosamente. 
Chi di voi ha sentito Giancarlo Caselli ieri sera parlare a “ Che Tempo Che Fa” da Fabio Fazio, ha sentito dire una cosa che, in teoria, sarebbe ovvia, ma che in realtà è quasi rivoluzionaria, ovvero che se è vero che bisogna cercare i riscontri alle parole del pentito Spatuzza, non si può dare per scontato in partenza che Spatuzza menta: bisogna essere laici, non prevenuti né in un senso né nell’altro. Aggiungo io, che non faccio il magistrato e che quindi non sono tenuto alle doverose prudenze di un magistrato, che è molto più probabile che Spatuzza dica la verità, anziché che menta: per quale motivo? Cercherò di spiegarlo oggi, perché intanto Spatuzza è già stato ritenuto attendibile dai magistrati di Caltanissetta, che hanno preso la decisione di rivedere il processo per la strage di Via D’Amelio. Guardate che, quando si rivede un processo che è già arrivato a una sentenza definitiva, passata in giudicato, ossia quando si rimette in discussione una sentenza della Corte di Cassazione beh, significa che gli elementi a disposizione sono notevoli, perché altrimenti un magistrato non rinnegherebbe ciò che ha fatto il suo ufficio, non lo rimetterebbe in discussione; sapete che, per la strage di Via D’Amelio, sono stati condannati dei boss come mandanti diretti e dei killers come esecutori materiali, i quali, almeno non tutti, risulterebbero colpevoli, anche se sono già stati condannati a vari ergastoli per quella strage: perché? Perché Spatuzza ha detto “ quelle cose le ho fatte io e non le hanno fatte altri mafiosi pentiti che se le erano accollate, a cominciare da Scarantino, Scandura e altri”, quindi il problema qui è duplice: capire chi imbeccò quei due pentiti per costringerli addirittura a prendersi la colpa di una strage come quella di Via D’Amelio, che non era la loro, ci viene sempre detto che il pentito cerca di scaricare su altri, ma stiamo parlando di autocalunnia, ci sono persone che si sono accusate di aver fatto una strage che non hanno fatto, chi le ha imbeccate, chi le ha costrette? Perché immagino che soltanto con una costrizione drammatica si possa convincere uno che non ha fatto la strage Borsellino a dire “ sì, Borsellino e gli uomini della scorta li ho ammazzati io” e questo è il primo punto. Il secondo punto è che Spatuzza dice “ quella strage l’ho fatta io e quindi, oltre a aver sciolto un bambino nell’acido e a aver fatto un’altra trentina o quarantina di omicidi, ho fatto pure la strage di Via D’Amelio” e, secondo i magistrati della Procura di Caltanissetta, è vero e conseguentemente la sentenza, nella quale non c’è Spatuzza tra i condannati come esecutori materiali, ma ci sono altri, va rivista, rifacendo il processo con un meccanismo di revisione, per fare condannare Spatuzza e scagionare quelli che non c’entrano. Capite che questo è un poderoso elemento a favore della credibilità di quello che dice Spatuzza, perché quest’ultimo non è soltanto un orecchiante che racconta cose che ha sentito dire su altri, quali Berlusconi, Dell’Utri etc., ma è uno che intanto ti dice “ la strage l’ho fatta io” e di lì parte, non parte da Berlusconi o da Dell’Utri, parte da sé stesso e è su questo sé stesso, è su queste accuse a sé stesso che viene intanto giudicata la sua attendibilità, che non è certamente stata giudicata tale a cuor leggero perché, ripeto, prima di autosmentirsi la magistratura ci pensa due volte, deve avere degli elementi nuovi e veramente robusti. Naturalmente può essere che Spatuzza dica la verità quando accusa sé stesso della strage di Via D’Amelio e che invece menta quando dice certe cose su Berlusconi e su Dell’Utri: perché è più probabile che dica la verità su Berlusconi e su Dell’Utri, anziché che menta su di loro? Per la semplice ragione che Spatuzza non è il primo mafioso pentito a parlare dei rapporti tra la mafia, Berlusconi e Dell’Utri, ce ne sono decine che ne hanno già parlato nel corso degli anni, subito dopo le stragi saltarono fuori dei mafiosi che parlavano dei rapporti con Berlusconi e Dell’Utri, durati proprio fino ai giorni delle stragi. Il primo fu Salvatore Cancemi, che non era uno Spatuzza qualsiasi, non era un killer, era un membro della cupola, era uno dei capi di Cosa Nostra e raccontò che Riina parlava di coperture da parte di persone importanti per le stragi e che quelle persone importanti erano Dell’Utri e Berlusconi e, per quella ragione, insieme a molti altri collaboratori di giustizia che raccontavano trenta anni di rapporti tra il gruppo Berlusconi/ Dell’Utri e la mafia, furono aperte indagini per concorso in strage, furono aperte indagini per mafia, per riciclaggio che poi finirono tutte archiviate non perché si fosse trovata la prova che non era vero, ma perché non si erano trovate abbastanza prove del fatto che fosse vero: non tutto quello che dicono i pentiti può essere riscontrato, visto che sono passati anni rispetto ai fatti che raccontano, ma non è che se una cosa non è riscontrata allora è falsa, una cosa può essere vera ma non essere riscontrata e quindi il giudice non la può utilizzare nel processo; oppure una cosa può essere vera e riscontrata, ma non sufficiente per portare a giudizio una persona sulla base di quelle accuse che sono ritenute troppo friabili. Archiviazione vuole dire proprio questo e i giudici lo scrissero: “ non abbiamo più tempo per indagare, perché sono scaduti i termini dell’indagine preliminare. Arrivati alla fine di quest’indagine non abbiamo elementi sufficienti per portare questi signori a processo”, ma per esempio la Procura di Firenze scrisse che gli elementi a carico nel corso delle indagini avevano aumentato la loro plausibilità, ossia era molto plausibile che quelle accuse fossero vere, stiamo parlando delle stragi del 93, Milano, Roma e Firenze, ma ancora non sufficienti per giustificare un rinvio a giudizio, archiviazione significa “ mettiamo in freezer e vediamo se, nel frattempo, arrivano elementi nuovi, riapriamo l’indagine” e è proprio quello che probabilmente hanno fatto o stanno per fare i magistrati di Firenze e di Milano, che lavorano sulle stragi del 93 e i magistrati di Caltanissetta, che lavorano sulle stragi del 92. 

Spatuzza: l'ultimo tassello di un mosaico già iniziato

Spatuzza non è un caso isolato, non è un fulmine a ciel sereno, dice “ oddio, c’è un mafioso che racconta che Berlusconi e Dell’Utri avevano rapporti con la mafia anche nel periodo delle stragi, chi l’avrebbe mai detto?!”, assolutamente no, Spatuzza è l’ultimo francobollino in un mosaico già pieno di tessere riempite, Dell’Utri è stato condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa dal Tribunale di Palermo nel 2004, quando Spatuzza ancora non parlava: segno evidente che c’era già un sacco di roba su Dell’Utri. Spatuzza fornisce altri particolari molto utili, in quanto Spatuzza era il braccio destro dei Graviano, che sono quelli che materialmente si sono occupati della strage di Via D’Amelio e delle stragi del 93 e che, guarda caso, abbandonarono Palermo e si trasferirono in pianta stabile a Milano, dove avevano dei grossi investimenti e, quando leggevano Il Corriere della Sera o, scusate, Il Sole 24 Ore per seguire i listini di borsa, erano molto attenti all’andamento delle azioni del gruppo Berlusconi. E poi va beh, c’è il famoso racconto che è tutto da riscontrare, di Spatuzza che incontra al Bar Doney di Via Veneto i Graviano i quali, alla fine del 93 inizio del 94, gli dicono “ siamo a posto”, “ erano felici”, dice Spatuzza, “ ci siamo messi il Paese nelle mani grazie a quello di Canale Cinque e al nostro compaesano” che, secondo Spatuzza, sono rispettivamente Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Queste sono le cose che vanno riscontrate, insieme a una serie di altri particolari: particolari che Spatuzza non lesina, avete sentito con quale precisione meticolosa racconta come era formato l’esplosivo che doveva fare detonare l’autobomba allo Stadio Olimpico nel gennaio del 94, quando invece la bomba non funzionò la prima volta e la seconda volta fu poi annullata, in coincidenza con la discesa in campo del Cavaliere. 
Il gioco che sta facendo l’informazione, quella robaccia che chiamiamo informazione e che vedete a reti unificate in televisione, che leggete sulla stragrande maggioranza dei giorni, è proprio questo, è l’effetto vuoto: non hanno mai voluto parlare del processo Dell’Utri, la sentenza Dell’Utri è un oggetto misterioso, nessuno la conosce, salvo quelli che hanno letto qualche libo per altro fatto da Gomez e da me: non lo dico per vantarmi, ma è semplicemente un dato di cronaca. Non so quali altri libri contengano amplissimi stralci della sentenza Dell’Utri, non mi ricordo, non mi pare che i giornali gli abbiano dedicato grande spazio, quando uscirono le motivazioni nel luglio del 2005. Su Il Fatto Quotidiano nei prossimi giorni regaleremo un inserto con gli estratti principali della sentenza Dell’Utri: uno la legge e dice “ cavolo, ma qui c’è ben di più di quello che dice Spatuzza!”. I giudici del Tribunale di Palermo hanno scritto cose infinitamente più pesanti di quelle che ha detto il pentito Spatuzza, soltanto che non hanno avuto eco: perché non hanno avuto eco? Perché un conto è una cosa scritta da un Tribunale, per cui quando uno la legge dice “ beh, cavolo, non è definitiva questa sentenza, però intanto l’hanno scritta tre giudici del Tribunale di Palermo”, uno dei quali è Leonardo Guarnotta, Presidente del collegio, che era il braccio destro di Falcone e Borsellino dentro il pool dell’ufficio istruzione di Palermo, non stiamo parlando di una toga rossa sfegatata o di un giudice improvvisato, stiamo parlando del pool di Falcone, di uno dei pochi superstiti del pool di Chinnici e poi di Caponnetto. Se uno la legge l’effetto è drammatico, i giudici del Tribunale di Palermo scrivono che Dell’Utri è organicamente inserito in un contesto mafioso da trenta anni, se invece uno legge Spatuzza va beh, gli si può sempre raccontare “ sì, ma questo ha sciolto i bambini nell’acido, ha fatto le.. non possiamo mica fidarci di lui, quando parla di Berlusconi e di Dell’Utri”, invece dobbiamo fidarci di lui quando dice che ha fatto lui la strage, perché nessuno potrebbe mai teorizzare “ va beh, ci sono alcuni condannati all’ergastolo che con la strage non c’entrano niente, sono stati condannati per quella strage, sono in galera per una strage che non hanno fatto, ma poiché sono passati troppi anni lasciamo perdere, perché altrimenti Spatuzza poi ha ragione e, se gli diamo ragione su una cosa, diventa più difficile dargliela anche sull’altra”, è questo il garantismo? Tenere in galera all’ergastolo persone che non hanno fatto la strage e che sono state condannate per sbaglio per una strage e non riaprire il processo, soltanto perché la colpa se la prende Spatuzza? Possiamo tagliare i pentiti a metà, come faceva Silvan con le donne? Il pentito tagliato a metà: dalla cintola in giù va bene, dalla cintola in su non va bene? E’ questo che si vuole?! Se leggete i giornali, è esattamente questo che si vuole: nessuno mette in dubbio Spatuzza quando racconta per filo e per segno la storia della macchina, del blocco motore, dell’autobomba di Via D’Amelio, quello nessuno l’ha mai messo in discussione, su quello nessuno chiede riscontri, super riscontri etc., sul resto non solo si chiedono riscontri, che sarebbero giusti, ma si dice “ minchiate”: è il titolo dell’altro giorno di Feltri e di Belpietro su Il Giornale e su Libero, gli house organ, e è la stessa parola usata da Dell’Utri, minchiate. Si dice che Spatuzza, quando parla della strage, parla di una cosa che ha fatto lui e quindi ci possiamo fidare, quando parla invece dell’incontro del bar, ammesso e non concesso che ci sia stato l’incontro del bar, comunque lui riferisce una cosa che gli hanno detto i Graviano. A parte che è abbastanza probabile che il killer prediletto dai Graviano parlasse con i Graviano, che stavano, in quel periodo, tra Roma, Milano, Venezia e la Costa Smeralda, Porto Rotondo casualmente, ma il de relato creerebbe un problema, dice “ glielo hanno detto quelli lì” e allora andiamo a vedere nella sentenza di Dell’Utri se c’è qualche mafioso che racconta una cosa che ha visto e ha fatto lui con i suoi occhi. Sì, ce ne sono parecchie: a parte il fatto che nel processo Dell’Utri, quest’ultimo non è stato condannato per la parola dei pentiti, si potrebbero anche prendere i pentiti e espungerli da quel processo e la sentenza reggerebbe lo stesso, perché si regge anche su elementi oggettivi, come il libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo, la famiglia mafiosa di San Lorenzo, con scritta una cifra e vicino “ Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia; hanno trovato le agende di Dell’Utri, nelle quali risultavano appuntamenti a Milano con Mangano dopo le stragi, quando Mangano era capo della famiglia di Porta Nuova, che oggi sappiamo da Spatuzza essere l’alleata prediletta dei Graviano, che stavano facendo le trattative. Ci sono intercettazioni telefoniche del boss Guttadauro, che parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi, parliamo di intercettazioni registrate, ma troverete tutto nella sentenza che pubblichiamo su Il Fatto Quotidiano, intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono, cioè lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano”.

Quando Berlusconi e Dell'Utri incontravano il capo di Cosa Nostra

Abbiamo degli elementi oggettivi che non c’entrano niente con la parola dei pentiti che va e che viene, ma dato che l’episodio ci racconta come è iniziata questa lunga trentennale storia di rapporti con la mafia, è interessante sentirlo raccontare dal diretto interessato, dal testimone oculare, da quello che partecipava a quell’episodio, perché siamo intorno al 1974, quando Vittorio Mangano viene assunto come fattore, amministratore soprastante, si dice da quelle parti, della villa di Arcore, prelevato in Sicilia da Dell’Utri e portato a Milano, segnalato da Gaetano Cinà, che è considerato un mafioso della famiglia dei Malaspina e che è, guarda caso, uno dei migliori amici di Dell’Utri e, prima che Mangano venga assunto da Berlusconi nella sua villa, c’è un incontro a Foro Bonaparte negli uffici della Edilnord di Berlusconi, tra i capi della Fininvest, dell’Edilnord e i capi della mafia, che all’epoca erano Stefano Bontate e Mimmo Teresi e c’era pure Francesco Di Carlo. Quest’incontro non è così un vaneggiamento, è un incontro al quale Di Carlo partecipa, lo racconta con particolari molto vividi e molto precisi e i giudici del Tribunale di Palermo ritengono che quell’incontro ci sia stato e è lì che inizia tutto. Questo piccolo brano della sentenza sarebbe bene conoscerlo e tenerlo sempre presente in questi giorni, quando si sente dire “ uh, uh, figuriamoci Spatuzza!”, se uno mette insieme questa storia come è cominciata e il racconto di Spatuzza, che ci dice come è finita, ammesso che sia finita, perché forse non è finita, sapete che regna il terrore a Roma e a Arcore che si pentano i fratelli Graviano, che sono quelli che hanno fatto le stragi, ma sono anche quelli che nel 2004 dicono a Spatuzza in carcere “ o qui ci danno qualcosa - cioè ci alleviano un po’ questo regime carcerario - o sennò bisognerà andare a parlare con i magistrati di questi signori che hanno preso impegni e non li hanno mantenuti!”, il clima è lo stesso che precedette l’omicidio di Salvo Lima, quello che nella Prima Repubblica faceva le promesse e, a un certo punto, non è più riuscito a mantenerle. Spatuzza ha iniziato a parlare, i Graviano no, ma si teme che quel no sia un non ancora e allora è interessante vedere come è iniziata e abbiamo la fortuna di avere un testimone oculare di come è iniziata, già riscontrato dal Tribunale di Palermo: Francesco Di Carlo, il boss dei due mondi, il capo della mafia di Altofonte, quello che è stato tra l’altro accusato - poi il processo per il momento non ha portato alle condanne - di avere addirittura impiccato Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri. Dicono i giudici che già nei primi anni 70 - sentenza Dell’Utri dicembre 2004 - la mafia era sbarcata a Milano, organizzando - scrivono - “ numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione, in relazione ai quali si deve univocamente intendere la funzione di garanzia e protezione che Mangano era chiamato a svolgere a tutela della sicurezza del suo datore di lavoro e dei suoi più stretti familiari”. Berlusconi ha paura dei sequestri, invece di rivolgersi ai Carabinieri si rivolge direttamente a quelli che i sequestri li facevano, ossia i mafiosi in trasferta a Milano. “Gaetano Cinà, detto Tanino, svolgeva tra la mafia a Palermo e a Milano - scrivono i giudici - un ruolo di intermediazione, come dimostra un episodio cardine: l’incontro di Berlusconi con Stefano Bontate”, non il presunto incontro: i giudici di Palermo nella sentenza di Dell’Utri scrivono “ l’incontro di Berlusconi con Stefano Bontate, capo supremo della mafia in quel periodo, fino al 1980 /81”, quando poi ci fu la guerra di mafia i corleonesi sterminarono gli uomini di Bontate, Teresi, Inzerillo etc.. 
L’incontro di Berlusconi con Stefano Bontate, organizzato proprio per l’interposizione degli odierni imputati, Cinà e Dell’Utri, sul quale ha riferito Di Carlo Francesco all’inizio della sua collaborazione: nel 1976  Francesco Di Carlo diventa il capo della famiglia mafiosa di Altofonte, lo rimane fino alla fine degli anni 70, poi viene ricercato, si dà alla latitanza e, nel 1985, viene arrestato in Inghilterra per un grande traffico internazionale di droga e viene condannato a 25 anni dalla magistratura inglese. Nel 1996, tredici anni fa, inizia a collaborare con la magistratura. “Di Carlo - scrivono i giudici - ha riferito dei buoni rapporti di amicizia intrattenuti nel tempo con Cinà. Tramite Cinà aveva avuto modo di conoscere Dell’Utri, presentatogli amichevolmente dal Cinà nei primi anni 70, in un bar vicino al negozio gestito dallo stesso Cinà”, il quale a Palermo aveva una lavanderia e un negozio di articoli sportivi in Via Archimede. “ A breve distanza dalla sua presentazione a Dell’Utri, il collaborante Di Carlo aveva incontrato a Palermo il Cinà, mentre questi - Cinà - era in compagnia di Stefano Bontate e Mimmo Teresi, il numero uno e il numero due della mafia. Dovendo tutti recarsi a Milano nei giorni successivi, proposero di incontrarsi nella città lombarda e si diedero appuntamento negli uffici che Ugo Martello - che era un uomo delle cosche che risiedeva a Milano - aveva in Via Larga, nei pressi del duomo di Milano. Dopo aver pranzato insieme al ristorante vicino al duomo di Milano - quindi partono i mafiosi, vanno a Milano - a Di Carlo venne proposto di accompagnarli a un incontro che avrebbero avuto di lì a poco con un industriale, tale Silvio Berlusconi e con Dell’Utri e ecco l’incontro. Dell’Utri li accolse in quest’ufficio - Edilnord, Foro Bonaparte- e li condusse in una sala dove attesero l’arrivo di Berlusconi, con il quale cominciarono poi a parlare di edilizia”, non so se vi è chiaro, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Francesco Di Carlo, i capi della mafia, vanno a Foro Bonaparte, sede dell’Edilnord, vengono accolti da Marcello Dell’Utri e, a un certo punto, arriva Silvio Berlusconi e si tiene questo vertice tra i capi della mafia e i capi della Edilnord, uno dei quali oggi è il nostro Presidente del Consiglio e l’altro è un parlamentare della Repubblica Italiana. 
Dice Di Carlo, ricordando perfettamente quell’incontro - vedrete i particolari - “ a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati: una stretta di mano, con Tannino Cinà si è baciato, con gli altri si è baciato, con me no”, conosceva gli altri, Di Carlo lo conosceva meno, il bacio è il saluto che si fa tra mafiosi o amici dei mafiosi. Pensate se oggi Spatuzza dicesse di aver visto Dell’Utri baciare qualche mafioso: “ scandalo, orrore”, direbbe “ ah, ah, ricominciano con il bacio!”. Bene, qui c’è già un incontro, nel 74, con baci e ribaci,  riscontrato dai giudici del Tribunale di Palermo; “con Grado- c’era anche Nino Grado, un altro mafioso che lavorava a Milano e era proprio un grande incontro, un summit- che si conosceva bene, hanno avuto battute di scherzo, si è baciato (Dell’Utri) anche con Stefano Bontate, il capo della mafia. Dopo un quarto d’ora è spuntato questo signore sui 30 anni e rotti e hanno presentato il Dott. Berlusconi a tutti”, arriva un giovane Berlusconi, “ certo non era quello di adesso senza capelli, aveva i capelli, era un castano chiaro, maglioncino a girocollo, una camicia sotto, un pantalone jeans , sportivo era comunque”, dice Di Carlo, “ tant’è che alla fine Cinà disse “ stamattina hanno fatto un’ora come le donne a truccarsi, a pitturarsi: Bontate e Teresi sembrava.. chi dovevano incontrare? E quello è venuto in jeans e maglioncino”, loro si erano messi tutti in tiro da cerimonia e arriva Berlusconi sportivo. “ Ci hanno offerto il caffè - è sempre Di Carlo che racconta - e, quando arriva Berlusconi, cominciano a parlare di cose più serie: lavoro, ognuno che attività faceva, Teresi stava facendo due palazzi a Palermo, “ lei, dottore, sta facendo una città intera, Milano 2” e lui “ non c’è molta differenza tra organizzare un’amministrazione, curarne due o curarne venti”, Berlusconi ha fatto dieci o venti minuti di parlare, ci ha dato una lezione economica e amministrativa - i soliti pipponi che attacca Berlusconi in questi casi - perché aveva in costruzione una città 2, come chiamavano Milano 2”. I giudici proseguono: “ durante l’incontro venne affrontato anche il discorso della garanzia”, cioè di Mangano che diventava la garanzia di Berlusconi contro possibili attività mafiose nei suoi confronti, “e bisogna anche vedere in cambio che cosa fornisce il Cavaliere  - in cambio di quella garanzia - Bontate rassicurò il suo interlocutore (Berlusconi), valorizzando la presenza al suo fianco di Dell’Utri e garantendo il prossimo invio di qualcuno”, qui non c’è ancora Mangano presente, non hanno ancora designato Mangano come garanzia dentro la casa di Berlusconi per conto della mafia. Racconta ancora Di Carlo: “ a Milano succedevano un sacco di rapimenti perché, quando c’era Liggio fuori (Luciano Liggio), quello aveva intenzione di portarsi tutti i soldi del nord a Corleone, grassava gli imprenditori sequestrandoli, prendendo il riscatto e portando giù i loro soldi. Aveva ragione Berlusconi a essere preoccupato: hanno parlato che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo e avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi ha detto a Stefano (Bontate): “ Marcello mi ha detto che lei può garantirmi questo e altro” (Marcello è Dell’Utri) e allora Stefano Bontate ha detto “ lei può stare tranquillo, se dico io che può stare tranquillo deve dormire tranquillo”- “eh, sono il capo della mafia!”- lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatta e lei rassicurandolo”: lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatto. 
“Poi ha un Marcello qua vicino”, gli dice Bontate, “ c’è Dell’Utri qua vicino a lei, per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello”, “Marcello dei nostri e dei suoi contemporaneamente, no? Quindi più sicuro di così..”, “perché Marcello è molto vicino a noi altri”, dice Stefano Bontate a Silvio Berlusconi, “ noi di Cosa Nostra prima minacciavamo e poi ci andavano a fare la garanzia”, dice Di Carlo. La mafia che fa? Ti minaccia e poi ti dice “ ti garantisco io contro le mie stesse minacce”, è la tipica estorsione. “ Era una cosa normale in Cosa Nostra, altrimenti che bisogno ha uno di chiedere - di chiedere protezione - se la sua incolumità non è messa in dubbio?”. Dunque, scrivono i giudici, “ ci fu una richiesta di protezione al Bontate e Berlusconi chiede di essere protetto da Bontate, ma Bontate fece una proposta a Berlusconi a conferma delle aspettative che il capo di Cosa Nostra riponeva in questo primo contatto”, avevano agganciato un grosso palazzinaro del nord che stava costruendo un’intera città, grazie a Dell’Utri e a Cinà che li avevano messi in contatto. Di Carlo dice, nell’interrogatorio al processo, “ Bontate ci ha detto - a Berlusconi - ma perché non viene a costruire a Palermo, in Sicilia?”” e Berlusconi che cosa gli risponde? Con una battuta, un sorriso sornione, “ ma come? Debbo venire proprio in Sicilia? Ma come? Qua con i meridionali e i silicani ho problemi qua e debbo venire là?” e Stefano Bontate ci ha detto “ ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa”, Berlusconi, anche lui, alla fine, ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa: “ quello che serve a voi ve lo do io, quello che serve a me, me lo date voi”, questo è il rapporto. 

Gli interessi convergenti di Bontate e Berlusconi

Berlusconi alla fine ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa anche lui: lo dicevano a Marcello, quello che dovevano chiedere lo chiedevano a Marcello, Marcello lo chiedeva a lui e lui faceva. Bontate ebbe una buonissima impressione e dice “ Cosa Nostra dobbiamo incominciare a farla  ingrandire, un giorno cominciamo a combinare - cioè a affiliare alla mafia - gente fuori dalla Sicilia, perché ce ne sono tanti che discutono meglio dei siciliani”, vuole addirittura affiliare gente non siciliana alla mafia, gli sono piaciuti questi contatti con questo milanesino sportivo. Quello che accade subito dopo lo ricostruisce il Tribunale e dice che “ il racconto di Di Carlo è nitido, preciso e pienamente compatibile con il resto delle emergenze processuali”, quindi i riscontri ci sono. 
“ Una volta usciti dagli uffici, Cinà si era rivolto a Teresi e a Bontate e, facendo riferimento alla persona che avrebbe potuto essere mandata a Arcore, fece il nome di Mangano Vittorio, conosciuto dallo stesso Di Carlo come un uomo d’onore della famiglia di Porta Nuova, in quegli anni aggregata al mandamento di Stefano Bontate”, in quel periodo Mangano era un uomo di Bontate. “ Di Carlo ha riferito che Cinà, rispondendo a una sua domanda.. dice, Di Carlo, “ mi ha detto (Cinà) che c’era Vittorio Mangano, ci avevano messo vicino a Berlusconi, non certamente come stalliere, non offendiamo il signor Mangano, perché Cosa Nostra non pulisce stalle a nessuno, non fa lo stalliere a nessuno, Cosa Nostra ha un potere enorme e allora hanno messo a abitare lì a Milano, trafficava nello stesso tempo e si faceva la figura che Berlusconi aveva qualcuno  vicino di Costa Nostra e Stefano l’aveva vicino. Berlusconi aveva vicino Mangano e Stefano aveva vicino Berlusconi”. Di Carlo ha riferimento che in seguito, in relazione a quest’incontro milanese, Cinà gli aveva manifestato il suo imbarazzo, perché gli era stato detto di chiedere 100 milioni a Berlusconi. Intorno al 77 /78 - stiamo parlando di un periodo dove Mangano ormai non è più a Arcore, Mangano è a Arcore dal 74 al 76, poi se ne va a abitare in un albergo a Milano - Cinà aveva chiesto il suo interessamento  (di Mangano), in quanto Dell’Utri si era nuovamente rivolto a lui per il problema relativo all’installazione delle antenne per la diffusione del segnale televisivo”, stavano riempiendo l’Italia di antenne per Canale Cinque. “ Anche in quel caso le somme corrisposte a Cosa Nostra erano a titolo di garanzia””.
Ora che Di Carlo dica la verità in merito all’incontro milanese tra Bontate e Berlusconi, per i giudici lo dimostrano le dichiarazioni di altri collaboratori: Antonino Galliano racconta che Cinà gli disse tutto, dall’incontro milanese tra Berlusconi e Bontate alla diretta corresponsione di somme di denaro in favore di Cosa Nostra, Berlusconi o la Fininvest, o qualcuno dei suoi, pagavano regolari somme a Cosa Nostra e infatti, come vi ho detto, in un libro mastro trovato nella sede della cosca di San Lorenzo a Palermo trovano una cifra con scritto vicino “ Canale Cinque, regalo”, non era quindi il pizzo chiesto da Cosa Nostra, era un regalo che la Fininvest faceva ai mafiosi della cosca di San Lorenzo, dove sorgevano alcuni ripetitori. 
“Salvatore Cucuzza - un altro pentito - ha riferito confidenze ricevute da Mangano del tutto analoghe, anche sulle periodiche somme di denaro pari a 50 milioni di lire l’anno, versate a Costa Nostra da Berlusconi e inizialmente ritirate da Mangano, delle quali parlano anche Francesco Scrima e Francesco La Marca, altri due pentiti, in ordine alle lamentele del Mangano per la mancata successiva percezione di queste somme”, ogni tanto si dimenticavano di pagare. E poi c’è il finanziere Rapisarda che racconta come Bontate riciclò i soldi delle cosche nelle aziende, nei cantieri e nelle televisioni di Berlusconi, ma questo è un altro capitolo. Immaginate se qualcuno avesse mai raccontato queste cose: oggi, a sentire Spatuzza, uno direbbe “ ma è acqua fresca rispetto a quello che c’è!”, invece purtroppo nessuno ha mai raccontato queste cose e, quando qualcuno ha osato raccontarle, è stato sbattuto fuori dalla televisione, come è successo a Luttazzi, come è successo a Biagi e come è successo a Michele Santoro. Abbiamo un lungo vuoto televisivo, grazie all’editto bulgaro, che fa sì che oggi si fatichi a recuperare il tempo perduto, ammesso che qualcuno lo voglia fare - giovedì sera a Annozero credo che parleremo di questi temi - e così, quando Spatuzza riprende quel filo, in realtà nessuno lo conosce quel filo e sembra un fulmine a ciel sereno, un fungo spuntato all’improvviso a dire delle cose assolutamente incredibili, mentre in realtà se le cose sono cominciate come vi ho letto, le cose che dice Spatuzza sono ampiamente credibili, la mafia aveva bisogno di qualcuno che prendesse il posto della Prima Repubblica, che stava ormai alla frutta.
Seguite Il Fatto Quotidiano, perché questa settimana daremo molte informazioni anche su questi temi, mi permetto di darvi due suggerimenti, anzi tre, visto che forse è un periodo in cui qualcuno pensa a che cosa regalare a Natale agli amici: naturalmente il primo regalo che vi suggerisco è un abbonamento da regalare agli amici a Il Fatto Quotidiano, magari al versione on- line oppure alla versione postale, se andate sul nostro sito abbiamo anche il nuovo blog antefatto.it, nuovo di zecca, con tutte le iniziative per gli abbonamenti natalizi, c’è quello che vi ho già segnalato la settimana scorsa, il dvd “ Democrazya”, che in realtà è impronunciabile perché c’è crazy dentro a “ crazia”, crazy vuole dire che siamo un Paese di pazzi, ovviamente questo è il diario politico di quest’anno, che è stato fatto con dei contributi filmati e il meglio, o almeno quello che ci è sembrato il meglio, di Passaparola, “Democrazya 2009”, trovate sul blog di Beppe e anche su “ voglio scendere” tutte quante le istruzioni e poi vorrei iniziare una piccola abitudine, quella di segnalare dei libri di informazione che possono servire. Questa settimana vi segnalo “ Come funzionano i servizi segreti: dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro”, è scritto da un grandissimo esperto di servizi che sta dalla parte giusta, naturalmente, e che è il professor Aldo Giannuli. Il libro è pubblicato da Ponte alle Grazie, “ Come funzionano i servizi segreti” e poi, naturalmente, continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Passate parola.    

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4 Dicembre 2009

No B-Day: la diretta la facciamo noi

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Cari amici, come tutti sapete, il prossimo 5 dicembre, l’Italia dei Valori parteciperà alla manifestazione del “No B-Day”.

Protesta civile che, insieme con il popolo della Rete, abbiamo voluto e sostenuto per ribadire il nostro sdegno contro le politiche portate avanti dal governo Berlusconi.

La democrazia del nostro Paese è in pericolo, così come lo è la libertà di ciascuno di noi. Saremo in piazza per protestare contro un Esecutivo che non sta facendo nulla per il Paese né per fronteggiare la grave crisi economica che sta mandando sul lastrico migliaia di famiglie. Sì, poiché per questo Governo le priorità sono altre: l’abolizione delle intercettazioni, il Lodo Schifani, il Lodo Alfano, il processo breve, il legittimo impedimento, la prescrizione breve, lo scudo fiscale. Questi sono solo alcuni dei punti all’ordine del giorno dell’agenda politica del governo Berlusconi. E’ giunto il momento di dire basta!

Per questo, invito tutti gli iscritti ed i simpatizzanti dell’Italia dei Valori a partecipare attivamente all’evento.

L’appuntamento è in Piazza della Repubblica, alle ore 14.00, da dove partirà il corteo in direzione di Piazza San Giovanni dove ascolteremo le voci degli operai delle aziende in crisi, dei precari della scuola, dei ragazzi Corleone che combattono la mafia, dei rappresentanti del comitato ‘No ponte’ di Messina, e di tutti coloro che, stanchi della politica berlusconiana, vogliono una nuova Italia.

Vi invito, inoltre, ad indossare un indumento viola, colore simbolo della manifestazione.

Per quanti di voi saranno impossibilitati a venire in piazza, garantisco che ci sarà la diretta streaming sia dal mio blog, www.antoniodipietro.it, sia da quello dell’Italia dei Valori, www.italiadeivalori.it.

II 5 dicembre ci sarà, inoltre, la possibilità di avere e dare notizie flash su Twitter e utilizzeremo la piattaforma di Flickr per raccogliere le foto degli utenti presenti in tutte le piazze d’Italia.

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3 Dicembre 2009

Niet sovietico

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Ieri il gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori, tramite il suo capogruppo in Commissione Vigilanza Rai, il senatore Pancho Pardi, ha chiesto espressamente la diretta della manifestazione 'No Berlusconi Day' del 5 dicembre ai tre direttori dei Tg della Rai e al suo Direttore generale, Mauro Masi.

Le dirette di RaiUno, Due e Tre sono state negate, nonostante la disponibilità del Tg3 e di Raitre a trasmettere l'evento e, nonostante la prassi voglia che se questa viene sollecitata da un gruppo parlamentare e l’evento è di interesse nazionale, questa debba essere accordata.

Mi domando quale sia il motivo di questo "niet sovietico". Ovviamente è un dubbio che trova spiegazione nell’atteggiamento censorio della dirigenza attuale che trasmette a comando di regime.

Perché mai, altrimenti, dovrebbe essere negata la diretta ad una delle più importanti manifestazioni popolari del 2009?

Forse una protesta civile in tutte le piazze d’Italia, con cuore a Roma, con oltre mezzo milione di adesioni on line, migliaia di pullman da ogni parte d’Italia e un numero sorprendente di ragazzi che si stima possano arrivare nella capitale, non è un evento di rilevanza nazionale?

O forse Masi ha ricevuto l’ordine di censurare questa manifestazione perché non è ‘di regime’ o allineata ai partiti politici?

O forse non c’è stata una sufficiente “sponsorizzazione” politica, oltre a quella dell’Italia dei Valori? O forse non c’è stato un referente politico gradito alla nomenklatura della Rai? O forse ancora qualche notabile Rai sta aspettando di qualche altro politico che non si è speso abbastanza per garantire la risonanza dell’evento? Come sceglie la Rai, televisione del servizio pubblico, la rilevanza degli eventi da trasmettere in diretta? Se c’è un convegno con quattro gatti e venti vip della politica manda il suo furgone, mentre se ci sono mezzo milione di cittadini per le strade di Roma e un premio Nobel come Dario Fo sul palco se ne frega.

E Masi non venga dirci che la diretta è seguita da Rainews24, poiché noi sappiamo che Rainews24, con tutto il rispetto per l’ottimo lavoro che svolge, oggi è vista in chiaro al massimo da un 30% della popolazione italiana.

L’Italia dei Valori farà ulteriori pressioni per ottenere ciò che è un diritto dei cittadini su una loro proprietà: la televisione pubblica. Sollecito il Pd a fare altrettanto, dando forza al nostro appello. Anzi, l’Italia dei Valori si accoda ad una sua eventuale richiesta, così non sorgeranno problemi di primogenitura. Tutto pur di raggiungere l’obiettivo: restituire per qualche ora un canale Rai ai suoi proprietari.

Nel frattempo garantisco ai cittadini che il mio blog e quello dell’Italia dei Valori trasmetteranno la diretta streaming dell’evento, sia per quanto riguarda gli interventi che si susseguiranno dal palco, sia per ciò che avverrà durante il corteo che si sposterà da piazza della Repubblica a piazza san Giovanni. II 5 dicembre ci sarà la possibilità di avere e dare notizie flash su Twitter e utilizzeremo la piattaforma di Flickr per raccogliere le foto degli utenti presenti in tutte le piazze d’Italia ma, se continuiamo così, converrà pagare il canone ai blogger piuttosto che alla televisione di Stato.

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30 Novembre 2009

Ore 14:00 Passaparola di lunedi 30 novembre

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28 Novembre 2009

Solidarieta' a Google

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La Procura di Milano ha chiesto la condanna di quattro dirigenti 'Google' per non aver vigilato sulla pubblicazione di un filmato nel 2006, dove alcuni compagni di classe maltrattavano, riprendendo con il cellulare, un ragazzo con laSindrome di Down. Per tre dei quattro manager è stata chiesta la pena di reclusione di anni uno, per il quarto di mesi sei. Come se non bastasse, il Comune di Milano, ritenendosi parte offesa, ha chiesto 300 mila euro alla società per danni morali e materiali.

Rispetto le azioni della Magistratura, ma mi permetto, dapprima, di offrire la mia solidarietà ai quattro dirigenti e, poi, di dissentire sulla decisione, poiché mi appare frutto di una mancanza di conoscenza tecnica dei meccanismi che regolano il funzionamento e l'esistenza di Youtube.

E' chiaro che chiunque abbia pensato di fare una simile causa è stato tratto in inganno dal fatto che il legislatore non sappia cosa sia esattamente la Rete né, tanto meno Youtube, altrimenti non avrebbe emanato una legge che mette il bavaglio alla Rete.

Se Youtube avesse la possibilità di monitorare le migliaia di video pubblicati dagli utenti in un solo giorno, ed in tempo reale, se imponesse regole e vincoli stringenti in fase di pubblicazione, probabilmente chiuderebbe nel giro di un giorno e, con esso, sparirebbe il più importante canale di informazione libera ed indipendente esistente nel Web.

Inoltre, sulla vicenda specifica, aggiungo che, grazie a quel video, il malcapitato ragazzo, a cui va tutta la mia solidarietà, ha smesso di ricevere angherie quotidiane e, con lui, chissà quanti altri coetanei coinvolti in atti di bullismo. Questo per il semplice motivo che lo scalpore generato dall'episodio ha acceso ulteriormente i riflettori su questa tematica mettendo con le spalle al muro i responsabili di quel vergognoso atto.

Nessuno mi risulta abbia proposto per Google, proprietario di Youtube, un premio di 300 mila euro per aver parimenti consentito l'arresto del presunto killer di Napoli, il cui filmato dell'efferata esecuzione è stato diffuso tramite questo mezzo, attraverso centinaia di migliaia di visualizzazioni in poche ore.

Ritengo, pertanto, la persecuzione dei quattro manager l'ennesimo attacco alla Rete, rea di aver introdotto una rivoluzione sociale ed epocale che l'Italia, ingabbiata nelle sue leggi a favore di un crescente divario tecnologico rispetto agli altri Paesi, non ha ancora compreso.

Chiudo annunciando che l'Italia dei Valori sta lavorando ad un disegno di legge che mira alla diffusione del Wi-Max gratuito in tutti i grandi centri abitati, a partire dalle Provincie. Tale disegno di legge prevederà importanti sgravi fiscali e agevolazioni per tutte quelle attività imprenditoriali che, attraverso l'utilizzo di Internet, riescano a trasferire benefici tangibili nella vendita di beni e servizi ai consumatori e alla comunità. In tale disegno di legge sarà previsto l'accesso gratuito ai costi di connessione per studenti e famiglie con basse soglie di reddito.

Internet non è più un accessorio per la vita di un cittadino, ma un diritto di cui è ora che lo Stato si faccia garante.

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23 Novembre 2009

Passaparola di lunedi 23 novembre

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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19 Novembre 2009

Privatizzazione acqua: le lobby ringraziano

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Pubblico il video e il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto Ronchi per la privatizzazione dell'acqua.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio che non c'è, noi dell'Italia dei Valori diciamo «no» a questo Governo e «no» a questo decreto-legge che privatizza alcuni servizi, e tra questi l'acqua.
Diciamo «no» a questo Governo perché non fa altro che fare leggi schifezze, che nemmeno la sua maggioranza voterebbe se non fosse sotto il ricatto permanente della ricandidatura e del voto anticipato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico).
Infatti, il vero problema è che questa legge elettorale permette a questo Parlamento di essere composto da persone nominate dal sultano di turno e non dal popolo italiano.
Noi diciamo «no» a questo Governo, perché oltre a privatizzare beni essenziali come l'acqua privatizza anche la legge, perché utilizza il Parlamento per portare avanti interessi privati invece che pubblici interessi. Diciamo «no» a questo Governo delle centrali nucleari, «no» a questo Governo che privatizza tutto ciò che è in regime di monopolio naturale, e che quindi trasforma i monopoli pubblici in monopoli privati, anzi in propri monopoli privati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Diciamo «no» a questo Governo che privatizza la legge, e che dal lodo Alfano al lodo Schifani, e dallo scudo fiscale arriva alla fine al processo breve, che serve solo a sé, a lei, Presidente del Consiglio, e ai suoi amici criminali. Diciamo «no» a questo Governo, che col sistema della privatizzazione ha ridotto la giustizia sociale allo sfascio, e diciamo «no» a questo Governo a nome e per conto dei precari della scuola, dei lavoratori e dei dipendenti di Omega, di Eutelia, di Agile e di Finmedia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), della MAHLE di Torino, della Fincantieri Napoli di Castellammare e della Finmeccanica, della FIAT di Termini Imerese, di Pomigliano d'Arco, dei lavoratori della Dalmine, della MAC-Iveco di Brescia, dei lavoratori della Merloni, dei lavoratori di Alitalia, delle aziende dell'indotto di Malpensa, dei lavoratori della chimica di Porto Torres e di Marghera, dei lavoratori dell'alluminio dell'Alcoa in Sardegna, di quella della Selfin di Caserta, della Lasme di Melfi e, da domani, anche della Safilo del nord.
Diciamo «no» a questo Governo, ai decreti-legge che servono per trasformare in servizi quelli che sono diritti; perché si afferma, con il decreto-legge in esame, di privatizzare il servizio dell'acqua, ma l'acqua non è un servizio, è un diritto di per sé, che spetta a tutti, per il solo fatto di esistere: non è che uno può bere se ha i soldi, e muore di sete se non ha una lira (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Diciamo «no» a questo Governo, e lo diremo con tre referendum che subito dopo, da qui, indiremo mano a mano che vengono promulgate queste leggi. «No» alle centrali nucleari, che non servono al pubblico interesse, perché oltre a rubare l'acqua ruberanno anche l'aria per respirare, anche l'ambiente, anche la vita (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Diciamo «no», con un altro referendum, appunto al decreto-legge in esame, che privatizza l'acqua; e diremo «no» anche alla legge sulle prescrizioni dei reati che, come da lei stesso ammesso, Presidente del Consiglio che non c'è, Presidente del Consiglio latitante, serve a lei perché non vuole essere processato: io vorrei un Presidente del Consiglio che non commette reati, non che non vuole essere processato!
È per questo che noi dell'Italia dei Valori parteciperemo tutti e da singoli alla manifestazione del 5 dicembre. Vi parteciperemo in quanto cittadini, parteciperemo lasciando che a questa manifestazione sia la rete, siano i cittadini direttamente, a prescindere dalle bandiere e dalle ideologie di appartenenza, a metterci la faccia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), a salire sul palco; salgano gli operai di Eutelia, salgano i lavoratori precari della scuola, salgano coloro che non hanno voce, a cui noi vogliamo dare voce, a cui lei toglie il diritto anche di bere, anche il diritto di respirare.
Noi, signor Presidente del Consiglio, diciamo «no» a questa deriva delle privatizzazioni. Noi siamo Liberali, Democratici e Riformatori europei, siamo per il libero mercato, siamo per la libera concorrenza; ma che libera concorrenza c'è, quando dal monopolio pubblico si passa al monopolio, all'oligopolio privato? Quando dalla globalizzazione si passa alla colonizzazione? Quando vengono venduti solo beni e servizi che le multinazionali vogliono, solo al prezzo che vogliono, solo con la qualità che vogliono? Che libero mercato, che libera concorrenza, che migliore economia c'è, se vengono coltivati solo i prodotti nei luoghi e nei territori che vogliono le multinazionali, solo i prodotti che servono per far diventare ricchi alcuni territori e rimanere poveri altri, nei territori scelti dalla multinazionale, che deve decidere chi deve mangiare, dove deve mangiare e dove deve bere?
Noi siamo convinti che si stia arrivando a una deriva di questa privatizzazione. Pensate che, di privatizzazione in privatizzazione, da ultimo siamo arrivati alla privatizzazione della guerra. Ora la guerra sia affida a contractor privati, si paga a tiro, a pallottola, a morto ammazzato. A questa privatizzazione siamo contrari. Noi siamo per la privatizzazione dei servizi ma non possiamo accettare che si privatizzino i servizi unici ai quali ci si affida e quello c'è, come l'acqua che quella è perché il fiume quello è. Lo puoi privatizzare come ti pare e piace ma alla fine chi ha in mano il rubinetto decide se devi bere o non devi bere.
Allora mi chiedo: perché lei, signor Presidente del Consiglio che non c'è, si mette a fare questa privatizzazione? A chi giova? Giova, lo ripeto, a quelle multinazionali delle quali lei fa parte con le sue imprese private, in pieno conflitto di interessi. Giova a quelle lobby del potere economico che decidono chi deve vivere e chi deve morire, chi deve respirare e chi deve bere. Noi a questa privatizzazione non ci possiamo stare perché non si tratta di privatizzazione, ma di un'eliminazione dei diritti inalienabili che spettano a ciascuno di noi per il solo fatto di esistere e di stare al mondo. È questa esasperazione del capitalismo che vogliamo contrastare noi liberali, noi che crediamo nel libero mercato e che non vogliamo trasformare la proprietà dei mezzi di produzione in proprietà dei mezzi di sussistenza, perché la sussistenza è un bene che deve spettare a tutti.
Allora, signor Presidente del Consiglio, lei continuerà, fino a quando starà qui a fare il corruttore giudiziario, l'evasore fiscale impunito, il falsificatore di bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), l'uomo contiguo ai mafiosi, ma noi la contrasteremo sempre, dentro questo palazzo e fuori, manifestando con i cittadini per invogliarli a comprendere, a capire e a non lasciarsi più imbonire dai suoi organi di informazione e dal suo modo di rappresentare la verità. Lei deve andare a casa il più presto possibile perché prima lei va a casa, prima il nostro Paese riconquisterà la democrazia e la pace sociale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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16 Novembre 2009

Passaparola di lunedi 16 novembre

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Sommario della puntata:
La legge sul processo morto
Liberi tutti: i cittadini non avranno giustizia
I criminali potenti incensurati a vita
Il caso della clinica Santa Rita

Testo:

Buongiorno a tutti. Credo che, a furia di sentir parlare di processo breve e di leggere l’espressione processo breve sui giornali, la gente non abbia ancora ben capito di che cosa stiamo parlando: Berlusconi è un pubblicitario, è laureato in pubblicità con una tesi sulla pubblicità, ha sempre fatto pubblicità soprattutto a sé stesso e quindi, su quel versante, è bravo, è l’unico versante nel quale eccelle.

La legge sul processo morto

Conseguentemente è sempre riuscito a inventarsi degli slogan che funzionano, come il processo breve: in realtà bisogna chiamarlo con il suo nome, il processo che esce da questa cosiddetta riforma della giustizia, bisognerebbe cominciare a chiamarlo il processo morto, perché il processo non diminuirà neanche di un minuto nella durata media, ma anzi, semmai questa legge, creando più aspettativa di impunità con l’istituto nuovo della prescrizione del processo, anziché della prescrizione del reato, sarà un incentivo agli Avvocati difensori per allungare ulteriormente il brodo e puntare alla prescrizione del processo. Mi spiego: oggi la prescrizione si applica al reato, oppure alla pena, nel senso che dopo un certo periodo dal momento in cui è stato commesso il reato, scatta la prescrizione e quindi l’imputato accusato di quel reato non può più essere processato. Poi c’è la prescrizione della pena: dopo un certo numero di anni, se la pena.. ecco, è cascato l’elicottero del commissario Basettoni, va beh, sarà un segnale! Dopo un certo numero di anni, se la pena non è stata eseguita, non si può più eseguirla e quindi chi scappa, per esempio, e si sottrae a una pena, se non si riesce a acciuffarlo in tempo la farà franca. Adesso, con questa legge, arriva la prescrizione del processo, che dipende non da quando è stato commesso il reato, ma da quando l’imputato è stato rinviato a giudizio: da quel momento inizia a ticchettare la bomba a orologeria, che esplode dopo due anni in primo grado, dopo due anni in appello e dopo due anni in Cassazione. Abbiamo detto la settimana scorsa, quando ancora non c’era il testo - poi il testo è stato esplicitato questo giovedì - che funzionerà così: i giudici, dal momento del rinvio a giudizio al momento della sentenza di primo grado, dovranno fare tutto in due anni; se passa un giorno più di due anni il processo è morto subito, in primo grado, anche se il reato è stato commesso due anni e due giorni prima, per dire, ovvero se paradossalmente vado - che ne so? - a molestare una bambina oggi, domani mi beccano e mi citano immediatamente per direttissima e poi il processo dura.. non si riesce a concludere in primo grado entro due anni, io sono già rovinato, cioè scusate, la vittima è già rovinata: perché? Perché non avrà mai giustizia e io sono salvo. Quindi non c’entra quando è stato commesso il reato, ma c’entra quanto tempo impiegano i giudici a fare le tre fasi di giudizio: due anni per il primo grado, ma non due anni dalla prima all’ultima udienza, due anni dal rinvio a giudizio alla sentenza, il rinvio a giudizio lo fa il G.I.P., poi prende tutto il faldone e a volte ci vogliono dei camion per portare il faldone, pensate soltanto ai processi dove ci sono molti imputati o ai processi dove ci sono consulenze tecniche, perizie etc., prende il faldone, lo manda al Tribunale e quest’ultimo, a seconda degli accumuli di arretrato che ha, fissa l’inizio del processo di lì a chissà quando. Tutti questi tempi morti a questa legge non interessano, dal rinvio a giudizio del G.I.P.  alla sentenza del giudice di primo grado non possono passare più di due anni, altrimenti il processo muore lì, anche se il reato è stato commesso due anni e due giorni prima. 
Tutto ciò  vale e la stessa cosa avviene in appello, se dal momento della sentenza di primo grado alla sentenza d’appello passano più di due anni e lo stesso avviene in Cassazione, in Cassazione sapete che bisogna che le carte partano dal Tribunale e dalla Corte d’Appello, sapete che i tribunali sono tanti, ce ne è uno, per esempio, a Alba, mentre poi la Corte d’Appello di solito è una sola per ogni regione, a parte le regioni grandi che ne hanno due, tipo la Lombardia che ha Milano e Brescia, tipo la Sicilia che ha Palermo e Catania, qua in Piemonte di Corte d’Appello ce ne è una e quindi c’è il Tribunale di Alba, poi c’è la Corte d’Appello di Torino, che vale per tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta e dopodiché, quando il processo va in Corte di Cassazione, che cosa succede? Partono le carte dalla Corte d’Appello di Torino e vanno a Roma al Palazzaccio, per la decisione finale. Anche il periodo tra la sentenza d’appello e la sentenza di Cassazione non può superare i due anni, ma è proprio la prima fase, cioè quella del primo grado, la più delicata: perché? Perché il processo in primo grado si deve fare sempre nella sua forma del dibattimento, è chiaro, non quando si patteggia o quando si fa il rito abbreviato, dove il giudice valuta le carte allo stato degli atti, gli Avvocati difensori e il Pubblico Ministero gli fanno vedere le carte e lui giudica e, con rito abbreviato, emette una sentenza, non deve sentire la gente. L’oralità del processo è comunemente nel dibattimento normale è lì che tutti vogliono essere sentiti, portare testimoni, portare perizie e quindi le udienze si accumulano. La fase più laboriosa è proprio quella di primo grado, dove bisogna sentire tutti: i testimoni di accusa, di difesa, i poliziotti che hanno scoperto il reato, i periti, i consulenti, gli Avvocati, il Pubblico Ministero, le repliche, le controrepliche etc. etc., le rogatorie. In questa fase del primo grado, che è la più lunga proprio perché bisogna sentire tutti, il tempo a disposizione dei giudici sarà lo stesso che i giudici avranno a disposizione in Appello e in Cassazione, ma in Appello o in Cassazione, salvo eccezioni, non si riapre la discussione nel processo, non si riapre il dibattimento: i giudici semplicemente valutano, in base alle carte - questo succede nel 99% dei casi - se la sentenza di primo grado è corretta, oppure se non ha tenuto conto di alcuni punti che o il Pubblico Ministero o il difensore segnalano nel loro ricorso, punti di merito per quanto riguarda il processo d’appello, punti di legittimità, ossia di conformità alla legge, per quanto riguarda il giudizio di Cassazione. 
Teoricamente è molto più facile fare i processi in Appello e in Cassazione, che non farli in primo grado: intanto perché i processi di primo grado sono molti di più, in primo grado, una volta rinviato a giudizio uno ci va e poi in Appello non ci vanno tutti i processi che c’erano in primo grado, perché a volte c’è chi accetta la sentenza di primo grado senza impugnarla, soprattutto quando c’è un’assoluzione e la Procura non ritiene di dover impugnare. Quindi è chiaro che c’è anche un sovraccarico di lavoro nei tribunali, che non c’è in Appello e in Cassazione, eppure due anni dal rinvio a giudizio alla sentenza di primo grado, due anni per l’Appello e due anni per la Cassazione. Molto probabilmente, secondo quello che calcolano i magistrati che stanno, in questi giorni, cercando di fare una proiezione sulla strage di processi che produrrà questa porcata, la stragrande maggioranza di quei 100 /200. 000 processi destinati a morire morirà nella fase del primo grado. Badate, stiamo parlando di quei processi che moriranno in aggiunta a quei 150 /200. 000 processi l’anno che già muoiono per la prescrizione del reato, conseguentemente se ogni anno si prescrivono 200. 000 processi per prescrizione del reato e adesso si prescriveranno altri 100 /200. 000 processi per prescrizione del processo, noi avremo.. andiamo verso il mezzo milione di imputati che la fanno franca, in un modo o nell’altro, e verso almeno mezzo milione di vittime che, ogni anno, si vedranno sbeffeggiare dall’imputato che se ne va libero, anche se colpevole, perché il processo è durato più di due anni nella fase di giudizio in cui si è, oppure perché è riuscito a fare durare il processo più del periodo di prescrizione del reato. Voi capite che è una catastrofe epocale e non è una catastrofe dovuta alle sfavorevoli condizioni atmosferiche, a una casualità o una maledizione del Cielo, è dovuta all’ennesima legge fatta per non far processare Berlusconi. 

Liberi tutti: i cittadini non avranno giustizia

Abbiamo detto che questa legge si applica a tutti e tre i gradi di giudizio per il futuro, è retroattiva, ossia vale per i processi già iniziati che siano nella fase del primo grado mentre, se sono già in fase di Appello o di Cassazione, questa legge non vale e quindi in Appello o in Cassazione i processi già iniziati possono durare più di due anni, volendo, mentre invece i processi in primo grado già iniziati devono durare non più di due anni e perché? Perché Berlusconi ha i processi in primo grado. Mills, per esempio, è in Cassazione e quindi Mills, anche se il suo processo durasse più di due anni in Cassazione, non sarebbe soggetto a questa salvaladri, mentre quello che ha accusato di averlo corrotto Mills, si salva: pensate a come è contento Mills di questa disparità di trattamento, ma pensate come questa legge può essere costituzionale, visto che stabilisce delle disparità di trattamento non solo tra quelli che avranno i processi in futuro e quelli che hanno avuto dei processi già iniziati e sono imputati oggi, ma addirittura all’interno di quelli che sono imputati oggi crea delle disparità di trattamento e non sono mica finite, queste disparità di trattamento, perché questa legge va a distinguere per processi già iniziati e per quelli che inizieranno in futuro tra vari tipi di reato, alcuni li comprende nella “ liberi tutti” e alcuni li esclude e poi fa distinzioni non solo dei tipi di reato commessi, ma fa distinzioni anche dei tipi di imputati. Per esempio, la distinzione è questa: gli imputati pregiudicati, ossia che hanno già avuto una condanna un’altra volta, non beneficiano del processo breve, mentre gli incensurati, ovvero quelli che non hanno mai avuto condanne definitive, anche se magari hanno avuto un sacco di processi ma l’hanno già fatta franca per prescrizione (tipo Berlusconi, Andreotti, D’Alema etc. etc.), questi avranno diritto al processo breve, sia che il processo sia già iniziato e sia che inizi in futuro. Qualcuno dirà “ beh, è giusto, il pregiudicato l’hanno già beccato una volta a violare la legge e quindi presumibilmente è più pericoloso dell’incensurato”, ma neanche per sogno! Nemmeno per sogno! Se per esempio uno - che ne so? - per la strada ha mandato a fare in culo un vigile e è stato condannato per oltraggio, quando era ancora reato l’oltraggio a pubblico ufficiale, quello è un pregiudicato, se l’hanno condannato; se uno è stato beccato a scaricare musica o film dal computers è reato, lo sapete; se uno è stato beccato con la piantina di canapa sul balcone è reato, lo sapete: beh, tutte queste persone.. se uno, a causa della nebbia o dell’asfalto ghiacciato ha messo sotto con la macchina qualcuno e l’ha mandato all’ospedale, e si è scoperto che magari non era attento al 100% e l’hanno condannato per lesioni colpose, o se la vittima è morta e l’hanno condannato per omicidio colposo beh, questo è un pregiudicato; mentre se uno è stato prescritto in un processo di mafia, con una sentenza dove c’è scritto che è un mafioso, ma che l’ha fatta franca, tipo Giulio Andreotti, quello è incensurato: secondo voi è più pericoloso socialmente uno che è stato beccato a scaricare musica da Internet, o uno che ha avuto la prescrizione e che, quindi, è incensurato per mafia? Quello che scarica musica avrà diritto al processo lungo e conseguentemente un’altra condanna la becca di sicuro, mentre invece il prescritto per mafia avrà il processo breve, se lo ribeccano a commettere un altro reato, e lo prescrivono nuovamente e così via sempre, perché sarà sempre prescritto e quindi sempre incensurato e non avrà mai la prima condanna che lo trasforma in un pregiudicato e avrà sempre diritto al processo breve, cioè al processo morto, anche se è infinitamente più pericoloso di quell’altro che scarica la musica, o di quello che ha la piantina di cannabis. 
Questa è  la distinzione demenziale, secondo alcuni totalmente incostituzionale tra imputati incensurati e imputati pregiudicati, non vi dico poi la diffamazione: noi giornalisti la diffamazione la.. i processi per diffamazione, con tutte le centinaia di denunce che ci fanno, almeno a quelli che i giornalisti li fanno per davvero, è evidente che prima o poi capita che il giornalista venga condannato per diffamazione, perché si è sbagliato, perché ha preso per buona una cosa, perché ha scritto un nome per un altro, immaginate la fretta con cui si scrive tutti i giorni per i giornali, soprattutto sui quotidiani, può capitare continuamente questo rischio e è lo stesso rischio che corre un autista che vive nella sua macchina, un tassista che vive nella sua macchina di tamponare, è evidente che prima o poi tamponi. Altra cosa - l’abbiamo sempre spiegato - è quando uno organizza campagne basate sul falso, in malafede, questo è un altro paio di maniche, ma in ogni caso la diffamazione è un incidente di percorso, tant’è che io non mi sono mai fatto vanto di non aver avuto condanne definitive per diffamazione: perché? Perché prima o poi capita, dopo 26 anni che uno fa questo mestiere, sto cominciando a dire che non ho ancora avuto condanne definitive per diffamazione, ma potrebbe capitare un giorno, soprattutto se si usa un linguaggio piuttosto critico nei confronti del potere. 

I criminali potenti incensurati a vita

Lasciamo stare, il giornalista che ha una condanna per diffamazione è un pregiudicato, ovviamente secondo questa legge, secondo la legge e quindi verrà trattato molto più severamente di Andreotti che ha avuto la prescrizione per mafia e di tutti quelli come Andreotti e Berlusconi, sei volte prescritto per corruzione, finanziamento illecito ai partiti, frode fiscale, falso in bilancio etc. etc.. Immaginate se è mai ammissibile! Avete visto dalla Gabanelli di Report, nel servizio di Paolo Mondani ieri sera, che cosa è il riciclaggio, che cosa è la frode fiscale, che cosa è portare i soldi all’estero per pagare le tangenti etc. etc.: bene, quelli che la fanno franca per prescrizione, grazie al fatto che oggi la prescrizione per quei reati è brevissima, adesso potranno godere anche della prescrizione del processo che, per loro, sarà brevissimo, perché? Perché sono riusciti a farsi prescrivere prima e continueranno in eterno a essere prescritti! 
L’altra distinzione che si fa è quella tra reato e reato e qui, di solito, capita: si fa un’amnistia e si dice che per certi reati gravissimi non vale, si fa un indulto e si dice che per certi reati gravissimi non vale e quindi, il fatto di distinguere tra reato e reato, ci sta. Di solito si prendono i reati puniti con una pena superiore a tot, si stabilisce che quelli sono i più gravi, perché quelli sono i più gravi secondo il Codice Penale e, per quelli, niente indulgenza. Ora che cosa hanno fatto, invece? Shopping, hanno fatto shopping tra i vari reati, cioè questo sì, questo no, questo mi piace, questo non mi piace, questo non lo vuole la Lega Nord, questo non lo vuole Gasparri, questi li fa Berlusconi: così hanno fatto a scegliere quelli gravi e quelli no. Conseguentemente avranno il processo lungo, cioè possibilità concrete di condanna, i reati di mafia - Berlusconi non è imputato, in questo momento almeno, di mafia - di strage, di terrorismo, di omicidio, di grandi traffici d’armi e di droga, quelli proprio massicci, internazionali e basta direi.. ah, sequestro di persona a scopo di estorsione, bontà loro, e poi furtarelli e immigrazione clandestina. Sapete con quanto è punita l’immigrazione clandestina? Con una multa da 5.000 a 10.000 Euro: non stiamo parlando del clandestino che va a fare le rapine o uccide qualcuno, o spaccia droga, ma stiamo parlando del clandestino che è clandestino e punto, prima non era reato perché non si può punire uno status, bisogna punire un’azione, adesso puniamo lo status di clandestino con una multa, ossia facciamo pagare 5 o 10. 000 Euro a uno che non li ha e, anche se li ha, li nasconde, perché è clandestino e conseguentemente non può avere un lavoro regolare, ovviamente, e non può dichiarare di guadagnare, per cui è una multa puramente fittizia, è la legge cazzata dell’ultimo pacchetto sicurezza, che intasa ulteriormente le carceri e i tribunali, perché poi questi li prendono, li processano per direttissima, passano qualche ora in carcere e fanno aumentare a dismisura il numero dei detenuti, ma questo è un altro paio di maniche. 
Come si fa a paragonare un reato punito con la multa, come il divieto di sosta, con quelli di mafia, di strage, di terrorismo, di omicidio volontario, di sequestro di persona, di traffico d’armi, che sono esclusi anch’essi dal processo breve? E come si fa, soprattutto, a assicurare il processo lungo al clandestino che, alla fine del processo lungo, verrà multato di qualche migliaio di Euro e non li pagherà, con reati che invece avranno il processo breve, ossia morto, quali abuso d’ufficio, corruzione, corruzione giudiziaria - Berlusconi ha il processo Mills per corruzione giudiziaria - truffa semplice e aggravata, frodi alla Comunità Europea? Stiamo parlando di reati che portano via i soldi dei cittadini, milioni, miliardi! Frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, favoreggiamento della prostituzione, lesioni personali, omicidi colposi per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, aborto clandestino, incendio, incesto, falsa testimonianza, calunnia, falso in atto pubblico: questi avranno il processo breve, cioè morto, in quanto non si riuscirà più a processare nessuno per questi processi, a meno che qualcuno di questi non sia stato beccato a taroccare i CD o a scaricare musica, allora sono già pregiudicati e gli si fa.. ma vi rendete conto di che cosa vuole dire una legge ad personam?! Questa è una legge contra personam, contro i cittadini onesti! E infatti il nostro migliore cronista giudiziario, che è Ferrarella de Il Corriere, fa un paginone raccontando quali processi salteranno per questa legge: il processo Mills, ci mancherebbe, il processo Mediaset, ci mancherebbe, Antonveneta, il governatore Fazio, processo morto; Calisto Tanzi, l’aggiotaggio alle banche imputate nel caso Tanzi Parmalat, ci sono decine di banche italiane e straniere imputate per questo reato morto. Non vuole dire che moriranno questi processi, eh: vuole dire che oggi, mentre parliamo adesso, se la legge passasse in vigore adesso o tra una settimana o tra un mese, ma già adesso, questi processi sono durati più di due anni in primo grado e conseguentemente verrebbero dichiarati morti, non che saranno morti. Questa non è una legge che dice ai giudici “ fateli più in fretta, perché altrimenti scatta la prescrizione del processo”: no, questa legge dice loro “ è già finito il vostro processo, è già morto oggi”, quindi il giorno dopo l’entrata in vigore di questa legge il giudice dichiarerà concluso il dibattimento, saluterà gli imputati felici, le vittime incazzate , “ andate in pace, il processo è finito, amen!”, questo sarà! Tanzi, prescritto l’aggiotaggio a carico delle banche, ve l’ho detto; tra poco si prescrive quasi tutto anche nel caso Telecom Tavaroli, gli spioni della security Telecom, che hanno spiato migliaia, schedato migliaia di dipendenti, concorrenti di Tronchetti Provera, giornalisti, politici, imprenditori, uomini dei servizi che non piacevano loro, magistrati: prescritto. La stessa cosa accadrà per altri casi di spionaggio illegale: Enel Power, Eni Power, crac Parmalat, aggiotaggio Antonveneta, crac HDC, il crac del sondaggista Crespi, dove è imputato Confalonieri per favoreggiamento, prescritto. Altri processi che si prescrivono. Alla fine vi racconterò un piccolo caso: quello della clinica Santa Rita, ma ci sono ancora i processi Eternit per i 3. 000 morti da amianto, c’è il processo per i rifiuti a Napoli, la gigantesca truffa dei rifiuti a Napoli, dove è imputato Bassolino, tutto ovviamente già morto. Cragnotti, Cirio, Geronzi, il Presidente di Mediobanca coinvolto in Parmalat e in Cirio, stiamo parlando di tutti i più grandi e importanti processi di questi anni, salvo naturalmente per chi ha scannato un’intera famiglia o già si sa che è un mafioso e quindi i processi in cui si parte già dall’accusa più grave di mafia. 
Avrete sentito a Annozero Belpietro raccontare che questa legge costringerà i giudici a fare in fretta e quindi a lavorare, perché il problema in Italia, se non si fanno quei 5 o 6 milioni di processi arretrati e quei 3 milioni di processi che arrivano nuovi ogni anno sul lavoro tavolo, è appunto dei giudici che non lavorano: pensate, 10. 000 giudici scarsi che dovrebbero fare 3 milioni di processi nuovi, più i 5 /6 milioni di processi arretrati! Fate il calcolo di quanti processi toccherebbero a ciascuno: è ovvio che non è quello il problema, ci saranno dei fannulloni tra i giudici come ci sono in tutte le categorie, ma non è quello il problema, non è vero che lavorano quattro ore al giorno, sono costretti a restare in ufficio soltanto quattro ore al giorno, cioè la mattina, perché? Perché al pomeriggio i tribunali chiudono, non ci sono le segreterie, non ci sono i cancellieri, non c’è la sorveglianza, tutti gli atti che fa un magistrato, se vuole interrogare qualcuno o celebrare l’udienza di un processo, senza il cancellare, senza il pubblico ufficiale al suo fianco sono nulli, non si possono fare i processi senza i cancellieri e, dato che i cancellieri sono sotto/organico e non vengono pagati per gli straordinari, i processi si fanno soltanto la mattina. Dopodiché cosa fa il giudice, al pomeriggio? Si porta a casa il lavoro e continua a lavorare da casa, chi di voi conosce dei magistrati va a casa loro e vede faldoni dappertutto: mica sono gingilli che si portano a casa per sport, lavorano lì! Lo sapete che i giudici di Corte di Cassazione in Cassazione non hanno neanche l’ufficio? Non esistono gli uffici in Corte di Cassazione per tutti i giudici della Cassazione, i quali provengono da tutta Italia, hanno giusto le aule di udienza e che cosa fanno, quando non hanno il turno in udienza? Si portano a casa le sentenze e se le scrivono a casa sui loro computers, sui loro faldoni, dopodiché che non è che un giudice, se non è in ufficio, non lavora: pensate a tutti quelli che vanno nelle carceri a interrogare la gente, pensate a tutti quelli che vanno a fare i sopralluoghi nei posti del delitto, a tutti quelli che vanno nelle caserme delle forze dell’ordine per coordinare le indagini, a tutti quelli che vanno a sentirsi le intercettazioni nelle salette audio. Belpietro naturalmente non lo può sapere, visto che non fa questo mestiere: sarebbe interessante sapere che mestiere fa, questa gente, ma questo è. Perché i processi durano a lungo? L’ha detto Davigo: perché se ne fanno troppi, perché ci sono troppe impugnazioni, perché in Italia la Cassazione celebra 120. 000 processi l’anno, mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti emette 120 sentenze l’anno - 120 sentenze l’anno! - perché? Perché c’è un filtro: mica tutti quelli che ricorrono in Cassazione hanno diritto a essere esaminati dalla Cassazione, la Corte di Cassazione decide soltanto i casi che ritiene opportuno esaminare e lo stesso avviene nelle rare volte in cui c’è un processo d’appello. Da noi non c’è filtro, per cui quasi tutti i processi conviene appellarli fino in Corte di Cassazione, perché così intanto si perde tempo, si fa scattare o la prescrizione del reato o adesso, ultima novità grazie a Ghedini e C., la prescrizione del processo.

Il caso della clinica Santa Rita

Vi racconto - e chiudo - un caso di scuola: la clinica Santa Rita. La Clinica Santa Rita è quella clinica di Milano in cui, grazie a intercettazioni disposte per tutt’altro, cioè per una presunta truffa sui contributi della Regione Lombardia, si scoprì che alcuni chirurghi, insieme a alcuni amministratori e azionisti della clinica, scannavano i pazienti asportando organi a pazienti sani (polmoni, reni, di tutto) con il sospetto addirittura - adesso non so se al processo questo sospetto verrà confermato o meno - che qualcuno, dopo le operazioni inutili, inutilmente invasive sia morto, mentre non sarebbe morto se non gli avessero asportato degli organi che non andavano asportati, ebbene perché facevano tutto questo? Perché così incassavano più soldi dalla Regione Lombardia. Questi mascalzoni sono stati rinviati a giudizio per lesioni gravi, non so che fine abbia fatto l’accusa di omicidio e non so neanche se quest’omicidio fosse stato considerato colposo, preterintenzionale o volontario, ma mi interessa la tempistica: il caso lo ricordate. Operazioni chirurgiche invalidanti e invasive per lucrare rimborsi e finanziamenti dalla Regione Lombardia senza che ci fosse bisogno di questi interventi, gente che si è trovata con un rene o con un polmone in meno completamente sani! 
Gli imputati vengono arrestati nel giugno del 2008, nel giugno di due estati fa, soltanto un mese dopo, il 12 luglio di due estati fa (2008), il Pubblico Ministero chiede il rito immediato subito, “ li processiamo subito, abbiamo prove sufficienti, non c’è bisogno di indagini, quello che abbiamo fatto è già sufficiente”. Da quel momento il Pubblico Ministero chiede il rito immediato, decorre, comincia a ticchettare la bomba a orologeria prevista da questa nuova legge, facciamo il caso che questa nuova legge sia già in vigore. Parti a calcolare i due anni necessari per il primo grado nel momento in cui il Pubblico Ministero chiede il rito immediato, 12 luglio dell’anno scorso. Il Tribunale deve dunque processare questi imputati per 88 lesioni gravi, 40 truffe alla Regione Lombardia e alle A.S.L., diverse decine di falsi, perché questi poi falsificavano le cartelle cliniche; il 17 luglio 2008 il G.I.P. emette il decreto con cui manda a processo questi signori per questi reati; il Tribunale fa i miracoli e riesce a fissare la prima udienza entro pochissimo tempo: entro la fine dello stesso 2008. Un anno fa, il 2 dicembre 2008, il Tribunale comincia con la prima udienza, gli imputati sono nove, le parti civili sono 40, i malati scannati, gli Avvocati quindi sono quelli necessari per tutelare 40 parti civili e nove imputati, almeno 50 Avvocati. Aula bunker, il Tribunale un anno dopo è riuscito a celebrare 43 udienze, che sono tantissime: vuole dire una alla settimana, escluse le ferie; è rarissimo un processo che vada al ritmo di un’udienza alla settimana, oggi hanno rinviato il processo Mediaset, perché Berlusconi è barricato al vertice della Fao, è un noto cultore dei problemi della fame del mondo, rinviato a gennaio di due mesi, di tre mesi in tre mesi, qui una alla settimana le udienze, 43. Questi tre giudici stanno facendo i miracoli per fare in fretta e le fanno (le udienze) addirittura fino al tardo pomeriggio, conseguentemente ci sono, evidentemente, degli impiegati e dei cancellieri che stanno lì, anche se non pagano loro gli straordinari. Naturalmente questo collegio ha anche altri processi, non è che faccia un’udienza alla settimana: per questo processo utilizza una giornata alla settimana e poi ne ha tanti altri da celebrare; bene, hanno già sentito 154 testimoni, tre a udienza e hanno esaminato, hanno interrogato tutti e nove gli imputati, mancano i consulenti tecnici delle difese, perché ogni difensore vuole dimostrare che il suo cliente non ha fatto niente di male alle paziente e quindi consulenze tecniche sulle operazioni a proposito di quei 40 pazienti che si lamentano. Naturalmente tutte le difese hanno chiesto di fare delle perizie mediche al Tribunale, per cui ci sono i consulenti di parte delle difese, ci sono i consulenti di parte delle parti civili, che sono 40 e poi ci sono i consulenti del Pubblico Ministero e hanno già chiesto al giudice di fare pure lui una perizia tecnica su quelle cose, conseguentemente immaginate quante consulenze, decine, decine e decine di consulenti e periti che andranno sentiti. E’ passato un anno dall’inizio dell’udienza, ma il processo deve durare due anni dal momento in cui il Pubblico Ministero chiede il rito immediato, che è una procedura un po’ diversa rispetto al rinvio a giudizio classico e quindi, se il processo non finisce entro luglio del 2010, ossia tra sette mesi, il processo è morto e, come vi ho detto, è un processo rapidissimo, è un processo che è durato un anno, dove hanno già fatto gran parte delle cose, ma ci sono soprattutto le perizie da esaminare. E’ assolutamente impossibile, salvo miracoli, che questo processo vada a conclusione e il risultato quale sarà? E’ che tra sei o sette mesi - a luglio del 2010 - il giudice, se non sarà riuscito a fare tutto, comprese le arringhe  (nove), gli interventi delle parti civili (40), la requisitoria del Pubblico Ministero, le repliche degli Avvocati della difesa e della parte civile e poi la replica del Pubblico Ministero, se non sarà riuscito a fare tutto questo insieme alle perizie entro questi sei o sette mesi che gli mancano dovrà salutare i medici che scannavano la gente, i parenti degli scannati, gli scannati, il Pubblico Ministero e dire loro “ guardate, per non processare Berlusconi non possiamo più andare avanti, gli imputati sono liberi di tornare a fare quello che facevano prima, le vittime sono libere di tornare a leccarsi le ferite perché non avranno giustizia, e questo è il processo breve, anzi il processo morto per salvare il Presidente del Consiglio!”. Continuate a leggere Il Fatto Quotidiano e passate parola.  

RETTIFICA di MARCO TRAVAGLIO
Ringrazio l'amico Alessandro che sul blog mi segnala una modifica legislativa che mi era sfuggita: il reato di oltraggio al pubblico ufficiale è stato reintrodotto in agosto. nel Passaparola di ieri ero rimasto fermo alla depenalizzazione di qualche anno fa.

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9 Novembre 2009

Passaparola di lunedi 9 novembre

passaparola91109.jpg

Sommario della puntata:
Ci siamo: colpo di Stato
Il papello di Berlusconi
Il Piano Ghedini per i processi del capo
Berlusconi come Riina

Testo:
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all’ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, ma di impunità per Berlusconi stesso: chi non ci sta è fuori dalla maggioranza. Se la maggioranza non c’è più su questo provvedimento si torna a votare: non si è capito bene per quale motivo il Cavaliere sia così disperato, visto che si pensava che i suoi processi fossero tutti destinati alla prescrizione. Ma evidentemente c’è qualcosa che lui sa e che noi non sappiamo, perché non parla di altro e non pensa a altro da quando è stato bocciato il Lodo Alfano.

Ci siamo: colpo di Stato

Vorrei fare poco lo spiritoso oggi, perché credo che siamo in pieno colpo di Stato: l’aria tutt’altro che allegra che aveva il Presidente della Camera, Fini, ieri sera nella bellissima intervista che ha fatto con Fabio Fazio secondo me dimostra chiaramente la tensione e la gravità del momento, siamo di fronte a uno squilibrato o, in alternativa, a un delinquente di tali proporzioni da non riuscire più a controllarsi. Una persona che sa di averne combinate tante e tali per cui deve giocarsi il tutto per tutto, mettendo per iscritto in una legge che lui non deve essere processato, perché questo è il senso di quello che succede questa settimana: i suoi reati non esistono più, i suoi processi non esistono più per legge, con la firma degli alleati, onde evitare che qualcuno si vergogni, arrossisca e scopra dopo le conseguenze di quello che si sta facendo e si tiri indietro. E’ un momento drammatico, forse ancora più drammatico dei tanti che già ci erano sembrati drammatici nel passato, perché nel passato si tentava di coprire con uno strato di vaselina, di ipocrisia le leggi per salvare Berlusconi dai processi: c’era sempre qualcun altro disposto a firmarle, c’era sempre qualche finta ragione generale per giustificare ciò che si faceva e invece no, questa volta questo impunito, questa vergogna ambulante se ne va in giro minacciando i suoi alleati e dicendo “ la firmo io, lo presento io, la stanno scrivendo i miei Avvocati, la firmiamo noi e la firmate anche voi e c’è scritto che io non devo essere processato, anche se la Corte Costituzionale ha appena detto che devo essere processato come tutti gli altri, anche se la legge dice che io devo essere processato, anche se la Costituzione dice che devo essere processato, anche se la magistratura dice che devo essere processato. Adesso facciamo un colpo di Stato, ci costituiamo come i governi in esilio, praticamente, i governi clandestini che si danno delle regole proprie, estranee a quelle del Paese nel quale vivono e si arroccano in qualche nascondiglio, preparando la riscossa. Il problema è che questi signori, in teoria, sarebbero il governo legittimo e non devono resistere a un’invasione straniera o a un colpo di Stato interno, lo stanno facendo loro: lo sta facendo lui il colpo di Stato, il tutto in un clima spensierato. Se leggete i giornali.. anzi, guardate, a futura memoria, così almeno se poi il golpe riesce ci ricorderemo di questi titoli di giornale; a parte le menate sull’influenza A, sulla bufala del secolo praticamente: sapete che muore più gente per l’influenza normale. Titolo su Obama, titolo sulle catacombe dell’atomo in Francia, titolino: “ il Pdl non va, c’è aria da caserma”. “ Giustizia: le condizioni del patto, sì alla prescrizione breve, ma misure a tutela dei processi”; “la Lega Nord: intesa vicina; il Premier e la legge sottoscrivano tutti”, non c’è minimamente la percezione di quello che sta succedendo, sembra che stiano facendo delle riforme per abbreviare i tempi della giustizia. Il Giornale, dopo aver massacrato di botte tutti gli alleati affinché si appecoronassero agli ordini del Premier, adesso ci regala questi bei titoli: “ Niente messa per paura dell’islam”, per non parlare dei deliri di quest’altro personaggio. Questa è la situazione: vedete in televisione, ieri si sentiva il Tg1 dire “ allo studio alcune norme per rendere più sereno il compito del Premier di governare l’Italia”, così viene presentato, lo vogliono rendere più sereno e, soprattutto, vogliono sveltire i tempi della giustizia, no? Chi potrebbe essere contrario, se questo è il messaggio? In realtà c’è un colpo di Stato in atto, perché sta per essere siglata - speriamo non da tutto il centrodestra: da alcune cose dette da Fini sembrerebbe che i suoi uomini non siano disposti a firmarle, ma da alcune altre cose dette da Fini sembrerebbe che potrebbero essere disposti. Vedremo, tanto mancano pochi giorni, come al solito hanno fretta: hanno fretta evidentemente perché non basta loro neanche il fatto di sapere che i processi attualmente aperti sono destinati alla prescrizione e questo non può voler dire che una cosa, quello che dicevo prima, ossia che il delinquente sta continuando a delinquere anche dopo la data ultima scoperta dai magistrati. Per cui lui non spera nella prescrizione, che a noi invece risulta certa, perché lui sa di aver continuato a commettere reati anche dopo e che, prima o poi, si scoprirà e quindi la prescrizione verrà annullata, altrimenti non c’è motivo di modificare la prescrizione, visto che è praticamente certo che i suoi processi siano avviati in gran parte alla prescrizione.

Il papello di Berlusconi

Vediamo che cosa comprende questo papello, come l’hanno chiamato alcuni giornali, di Berlusconi, che è molto peggio del papello di Riina tra l’altro, perché danneggerebbe tutti i processi ovviamente: non i processi di mafia, ma tutti i processi per reati commessi anche da mafiosi, ai quali verrebbe data un’altra cadenza di prescrizione, sia per il computo finale dei termini di prescrizione e sia per il computo parziale perché, come vedremo, vogliono fare una prescrizione per ogni grado di giudizio. 
Se avete Il Fatto Quotidiano del 4 novembre, c’è un illuminante articolo di Tinti, a pagina 3, sulla porcata, anzi sulla doppia o tripla porcata che stanno tentando: innanzitutto il Cavaliere nessuno lo sapeva, ma lo si è scoperto in questi giorni, quando i suoi hanno infilato un emendamento alla Finanziaria, tramite la sua Mondadori ha un grosso contenzioso tributario da 200 milioni di Euro, dovuti e, evidentemente, non pagati. E allora che cosa sta facendo? Sta infilando un emendamento alla Finanziaria per fare in modo che, se due processi tributari arrivano in Cassazione con due sentenze conformi a favore dell’imputato, possono essere chiuse pagando solo il 5% di quello che viene contestato. Non so se è chiaro: se ti chiedono indietro soldi di tasse che non hai pagato e tu riesci a averla vinta nei primi due gradi di giudizio, alla fine, anche se ti danno torto, tu puoi pagare non quello che dovevi, ma il 5% di quello che dovevi. Se così fosse la Mondadori, se è vero che deve 200 milioni di Euro al fisco, potrebbe pagarne quanti? 10 invece di 200: capite che cosa sto dicendo, no? Che cosa è il colpo di Stato che è alle viste: deve pagare? Fa una legge in cui dice che non paga, adesso vedremo se ne fanno anche una per non risarcire il maltolto nel caso Mondadori, vedremo che cosa si inventeranno, se dovesse essere confermata anche in appello la sentenza civile del giudice Mesiano. E questo è un piccolo aspetto collaterale, dopodiché ci sono le norme sui processi: che cosa vogliono fare? Vogliono cambiare la prescrizione e introdurre la prescrizione non solo del reato, ma anche del processo: ieri sera avete sentito Gianfranco Fini dire una cosa falsa, tra le tante cose giuste che ha detto ce ne era una falsa, ossia che i processi a Berlusconi sono cominciati dopo la sua discesa in campo. Non è vero, le inchieste sulla Fininvest sono iniziate già nel 92, ne sono iniziate altre nel 93 e poi ne sono proseguite delle altre, naturalmente e ne sono iniziate di nuove, esattamente come è avvenuto per la FIAT, per l’Olivetti, per Ligresti, per l’Enel, l’IRI, l’Eni, la Montedison, tutti trattati nello stesso modo, le grandi aziende e i grandi gruppi italiani, tutti dal primo all’ultimo. Alcuni si sono arresi, hanno confessato, hanno mandato i loro managers a confessare, hanno patteggiato, hanno portato le carte, restituito il maltolto e conseguentemente, dalle indagini, sono usciti prima. Altri hanno resistito, uno in particolare: perché? Perché lui era entrato in politica apposta per salvarsi e quindi resistendo, negando, opponendosi, mentendo, negando anche l’evidenza etc. è ovvio che, nel tuo caso, i processi durano di più e che, finché non racconti tutto, sono i giudici a scoprire via via quello che hai fatto e lo scoprono, ovviamente, con i tempi che ci vogliono per scoprire le cose, altro conto è se a un certo punto, come hanno fatto altri grandi gruppi, vai, ti arrendi, consegni i tuoi managers, patteggi e restituisci il maltolto. Quindi non è vero che i processi a Berlusconi sono iniziati dopo la sua discesa in campo e chi non ci crede sa dove trovare, nei nostri libri, le sentenze che a Brescia, quando Berlusconi ha denunciato il pool di Milano proprio per averlo perseguito a causa del suo ingresso in politica, hanno risposto “ non è vero, sei tu che sei entrato in politica per perseguitare i giudici e bloccare i processi, che erano già avviati su quasi tutte le tue aziende, stavano arrivando a te e tu lo sapevi , tant’è che sei entrato in politica terrorizzato”. 
Quella frase di Fini, detta così per dare lo zuccherino a Berlusconi, è falsa, come è falso in radice, logicamente, il ragionamento secondo cui, visto che i processi sono lenti e durano troppo a lungo, allora bisogna tagliare i tempi della prescrizione. Eh no! Se i processi sono lenti e durano troppo a lungo bisogna tagliare i tempi dei processi, non i tempi della prescrizione! E’ come dire che ho la coperta corta e ho freddo e per scaldarmi cosa faccio? Taglio la coperta: no, la coperta la devi allungare, oppure ti tagli le gambe se non ci stai, ma certamente non devi tagliare la coperta. Questi vogliono tagliare la coperta, dicendo che la coperta è corta: come si fa a tagliare i tempi del processo? Evidentemente facendo concorsi per aumentare il numero dei magistrati, facendo assunzioni di personale affinché nei tribunali si lavori tutto il giorno e non solo la mattina, depenalizzando certi reati, se si vuole ritenere che non debbano essere puniti penalmente, perché non ce la si fa, organizzando meglio i tribunali, chiudendo quelli piccoli e accorpandoli a quelli grandi nei capoluoghi di regione, o almeno di provincia, razionalizzando le energie, le forze, i mezzi e soprattutto dando più soldi, e poi riducendo i gradi di giudizio. E poi, se proprio si vuole agire sulla prescrizione, c’è una norma che sarebbe utilissima per accorciare automaticamente, a costo zero, i tempi dei processi: quella che c’è negli altri Paesi, ovvero bloccare la prescrizione nel momento del rinvio a giudizio, quando lo Stato ritiene di aver trovato il colpevole di un reato, da quel momento non c’è prescrizione che tenga e conseguentemente, ovviamente, l’accusato non avrà nessun interesse a tirare in lungo il suo processo: perché? Perché che duri due mesi, due anni o che duri venti anni, se è colpevole alla fine lo condannano e se è innocente alla fine lo assolvono, non è previsto il risultato x, non è previsto il pareggio nella partita.  Ecco perché negli altri Paesi nessuno si mette a pagare gli Avvocati per venti anni per fare durare il suo processo venti anni: se sa di essere colpevole patteggia subito e risparmia anche un sacco di soldi in parcelle, questa è anche la ragione per cui all’estero gli Avvocati sono un decimo di quelli che abbiamo noi in Italia, la Francia ne ha circa 15 /20. 000, noi ne abbiamo più di 150. 000. Invece che cosa vogliono fare? Vogliono accorciare i termini di prescrizione, mandando in prescrizione ancora più processi di quelli che già vanno in prescrizione: tenete presente che in questo momento ogni anno vediamo andare in fumo, causa prescrizione, 200. 000 processi, 200. 000 processi con una media di un imputato vuole dire che abbiamo 200. 000 imputati che la fanno franca senza che si possa stabilire se erano colpevoli o, peggio, dopo che si è stabilito che erano colpevoli, ma lo Stato a quel punto si deve arrendere e non li può punire. Se fossero in media due gli imputati per ogni processo - e sapete che ci sono dei processi con decine di imputati - immaginate quante centinaia di migliaia di imputati la fanno franca a prescindere dalla loro colpevolezza, oppure dopo che si è già accertato che sono colpevoli o comunque che non sono innocenti, perché la prescrizione scatta anche dopo che uno è stato condannato due volte, cioè nei due gradi di merito, primo e secondo grado, già si è stabilito che sono colpevoli. Mentre si aspetta di capire se c’è qualche aspetto formale che vizia le prime due sentenze di colpevolezza conforme zac, arriva la prescrizione alla vigilia della Cassazione e quello, anche se era colpevole secondo il Tribunale della Corte d’Appello, se ne va a casa facendosi beffe delle vittime del reato! Questa è la situazione attuale.

Il Piano Ghedini per i processi del capo

Che cosa vogliono fare per la prescrizione? Tinti l’ha ben spiegato nel suo articolo: da un lato (piano A, Ghedini) taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità, commessi prima del 2 maggio 2006 e con pena massima fino a 10 anni. Quindi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, che è il giorno in cui entrò in vigore l’indulto, e con la pena massima fino a dieci anni la prescrizione viene tagliata di un quarto: sapete che era già stata quasi dimezzata con la legge ex Cirielli, che aveva raddoppiato il numero delle prescrizioni, che erano passate da cento a 200. 000 all’anno. Con quest’altra norma è ovvio che ci saranno decine di migliaia di processi che, all’improvviso, si troveranno già prescritti anche se sono in corso, anche se stanno per finire: perché? Perché naturalmente questa porcata viene applicata ai processi in corso e perché? Perché bisogna farci rientrare il processo a Berlusconi, il processo Mills e i processi per i diritti Mediaset, essendo tutti relativi a reati che, almeno a quanto si sa o a quanto hanno scoperto i magistrati, sono stati commessi prima del 2 maggio del 2006. Dice “ ah, va beh, ma sono solo i reati di non grave entità, puniti con pene inferiori a dieci anni”: sapete quali sono i reati puniti con pena inferiore ai dieci anni? Quasi tutti, se escludete l’omicidio, la strage, il sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga, stiamo parlando di enormi quantitativi, quasi tutti gli altri reati stanno sotto la pena massima dei dieci anni. Associazione mafiosa, peculato, corruzione, falsa testimonianza, tutte le associazioni a delinquere, mafiose e non, omicidio colposo, furto, rapina, estorsione, le truffe, le molestie sessuali, le violenze sessuali, tutto. Praticamente questa sarebbe una gigantesca amnistia: perché? Perché già si fa fatica a fare i processi con la prescrizione attuale, figurarsi se la riducono di un altro quarto, no? Ma non sono ancora sicuri neanche con questa norma e quindi ecco il piano B: il piano B (sempre Ghedini) è questo, prescrizione del processo; che cosa vuole dire la prescrizione del processo? Hanno preso una norma fatta dal centrosinistra, quelli del centrosinistra vivono sempre sulla luna e conseguentemente presentano delle norme che sembrano scritte per la Scandinavia, cioè per i Paesi normali, dove si fanno pochi processi e ci sono tanti magistrati per farli, per cui avevano detto “ facciamo una bella legge che stabilisca quanto deve durare al massimo il processo in ogni sua fase”, le indagini già si sa, possono durare fino a un massimo di due anni, benissimo. Poi il Tribunale le può tenere al massimo per tre anni, la Corte d’Appello al massimo per due e la Corte di Cassazione al massimo per uno, altrimenti, se non rispettano ciascun grado questi tempi, il processo si prescrive anche all’interno di una singola fase: mentre oggi il processo è difficile che si prescriva in primo grado, di solito è in appello che arriva la mannaia del fattore tempo, adesso potrebbe prescriversi addirittura in Tribunale, se il Tribunale non riesce a evadere la pratica entro tre anni da quando l’ha ricevuta. Naturalmente non stiamo parlando di un processo che resta in Tribunale tre anni perché dura tre anni, stiamo parlando di un processo che magari il G.I.P., con rinvio a giudizio, manda al Tribunale oggi, il Tribunale di solito riesce a fissare la prima udienza tra un anno, tra un anno e mezzo, tra due anni. Dovrà fissare l’udienza e fare tutto il processo da quando l’ha ricevuto a quando lo manda via entro tre anni, compresi i tempi morti: cosa assolutamente impossibile. Sono queste norme assurde, tipiche di una sinistra astratta, che vive sulla luna: per fortuna poi non l’hanno approvata, anche perché una norma del genere senza dare i soldi ai tribunali per funzionare avrebbe massacrato, falcidiato tutti i processi. E allora che cosa hanno deciso di fare? Hanno deciso di riprendere questa norma targata centrosinistra, gli Avvocati di Berlusconi e di dire “ eh, è d’accordo anche il centrosinistra, hanno fatta loro, l’hanno proposta loro”: piccolo particolare, la proposta riguardava i processi del futuro ovviamente e non i processi in corso, invece questi la vogliono calare nei processi in corso. Da quanto è in Tribunale il processo Mills? Sapete perché è in Tribunale da tanti anni il processo Mills, perché Berlusconi si è fatto una serie di leggi per non farlo mai finire: adesso usa il fatto che è rimasto in Tribunale a lungo, grazie alle leggi che si è fatto lui, dicendo “ non c’è problema, tanto sospendiamo la prescrizione e la prescrizione poi ricomincerà a decorrere quando il Presidente del Consiglio avrà finito il suo mandato e potrà, finalmente, governare. Avevano detto che è così anche in Francia, tant’è che oggi Chirac viene processato per reati commessi venti anni fa da Sindaco di Parigi, perché nel frattempo era diventato Presidente, il Presidente deve essere lasciato tranquillo e quindi la prescrizione si sospende e si ricomincia il processo dopo, questo ci era stato detto”. Lasciamo perdere che Chirac era capo dello Stato e Berlusconi no e noi la norma sul capo dello Stato ce l’abbiamo tale e quale, ma questo ci era stato detto: “ nessun danno, il processo resta lì congelato, la prescrizione non decorre, riprende a decorrere quando lui lascia la carica”, questo ci era stato detto. Adesso cosa dicono? “ Eh, è rimasto lì troppo congelato e dobbiamo stabilire dei limiti, perché non si può mica stare lì in Tribunale per troppi anni!” e chi ce l’ha fatto stare lì in Tribunale per troppi anni? Il processo era rapidissimo, erano in due gli imputati, Mills e Berlusconi, tant’è che Mills già stato ricondannato pure in appello: perché Berlusconi no? Perché ha fatto delle leggi per non farsi giudicare. Adesso usa la durata del suo processo, che ha determinato lui prima facendo lungaggini con i suoi Avvocati e poi facendo una legge che bloccava il processo, per dire “ bene, in Tribunale c’è rimasto troppo, è già prescritto”, perché? Perché in Tribunale non può rimanere più di tre anni il processo, “eh, non se ne sono accorti i giudici che l’hanno tenuto lì per quattro o cinque anni, a causa della legge che mi sono fatto io?”. Vedete la spudoratezza? Ci sarebbe da prenderli a sberle dalla mattina alla sera per la vergogna di quello che riescono a sostenere e a fare con la complicità dei giornali e delle televisioni! Questo è quello che vogliono fare: oltre alla prescrizione per il reato, che diventerebbe più breve di un quarto, vogliono pure stabilire che comunque i processi sono già chiusi, perché sia il processo Mediaset che il processo Mills, proprio a causa delle lungaggini e della sospensione del Lodo Alfano, già sono durati più di tre anni in Tribunale e quindi sono morti: è una dichiarazione di morte dei processi al Presidente del Consiglio e, naturalmente, di tutti quegli altri processi che sono arrivati più di tre anni fa nei tribunali senza esserne ancora usciti. Guardate che questa norma andrà a salvare soprattutto, oltre a Berlusconi, gli imputati dei maxiprocessi: il maxiprocesso di mafia fatto da Falcone e Borsellino iniziò a metà degli anni 80 e finì in Cassazione nel 92: finì nel 92 e è evidente che, essendoci centinaia di imputati, era durato a lungo; era durato a lungo proprio perché c’erano molti mafiosi da processare. Adesso, laddove ci saranno molti delinquenti o presunti tali da processare, immaginate come si farà a farli in tre anni in primo grado, in due anni in appello e in un anno in Cassazione! E’ assolutamente evidente che questa norma è fatta apposta per favorire le lungaggini degli Avvocati: perché? Perché sapranno che basta loro impegnarsi allo spasimo per portare il processo oltre i tre anni in un grado, oltre i due anni in appello e oltre un anno in Cassazione e il processo è morto, anche se il reato non si è ancora prescritto. Del resto i calcoli sono semplici: Alfano, nella sua relazione allo Parlamento sullo stato della giustizia, ha detto che in Italia la durata media del processo penale è sette anni e mezzo; se tu fai una prescrizione del processo che scatta dopo tre anni in primo grado, oppure dopo due anni in secondo grado, oppure dopo un anno in Cassazione, quale è la somma di queste tre prescrizioni? Tre, più due, più uno: sei. Se stabilisci che i processi devono durare sei anni ma, nei fatti, ne durano in media sette e mezzo, è evidente che tutti i processi, stando alla media fatta da Alfano, si prescriveranno o in primo grado, o in appello, o in Cassazione. Quindi capite che cosa sono disposti a fare questi mascalzoni per salvare il Presidente del Consiglio, con il giuramento sul suo papello e lo faranno come al solito, con il sorriso sulle labbra, dicendo “ ci vuole la ragionevole durata dei processi: lo dice la nostra Costituzione, lo dice la Corte Europea, che ci condanna perché durano troppo”. Certo, accorciate i processi allora, non la prescrizione: la prescrizione accorciata vuole dire che i processi continuano a durare a lungo ma, a un certo punto, muoiono. Non è una norma che abbrevia i processi, è una norma che uccide i processi: basterebbe chiamarla con il suo nome, la ammazza processi, la salva delinquenti, la salva ladri, la salva mafiosi, la salva camorristi, la salva corrotti, la salva estorsori, sequestratori, violentatori, pedofili etc. etc.. Naturalmente non troverete molti giornali che la chiamano con il suo nome: troverete invece molti giornali che diranno che è una norma contro l’eccessiva lunghezza dei processi, per abbreviare i processi, per dare certezza ai cittadini. Dietro c’è tutto quello che vi ho raccontato.

Berlusconi come Riina

Guardate, questa è la battaglia finale: se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa, magari con la complicità dell’opposizione - chiamiamola così - o del Capo dello Stato - chiamiamolo così - non ci sarà più alcuna speranza, la prassi è la stessa dell’anno scorso con il Lodo Alfano, minacciare sfracelli, minacciare un disastro epocale come quello che vi ho appena illustrato, in modo da fare venire fuori o dal Quirinale o dall’opposizione qualche sherpa che si offre per una mediazione e che, alla fine, gli dice “ salviamo i processi degli altri e vediamo di metterci d’accordo per bloccare i tuoi : quanti ne hai? Due o tre? Blocchiamo solo quelli”, è la stessa cosa che è avvenuta sul Lodo Alfano, quando lui aveva in piedi la blocca processi: sta facendo nuovamente la stessa cosa! Ma guardate che minacciare sfracelli per intavolare una trattativa è ottenere quello che si vuole per sé è la stessa cosa che ha fatto Totò Riina nel 1992, quando ha cominciato a mettere le bombe, poi ha presentato il conto, cioè il papello e le bombe hanno continuato a scoppiare finché qualcuno non ha messo la sua firma, il suo giuramento sotto quel papello. I metodi di Totò Riina oggi sono i metodi delle leggi ad personam e chissà che i beneficiari di certe leggi ad personam non siano gli stessi che hanno messo la loro firma in calce al papello 16 anni fa?! Passate parola e leggete, questa settimana, Il Fatto Quotidiano, perché sui temi dei rapporti mafia e politica abbiamo due o tre scoop veramente interessanti. Buona settimana.

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5 Novembre 2009

Vi vogliono con l'anello al naso

lawdivide.jpg

Il governo Berlusconi ha "congelato sine die" 800 milioni di euro destinati allo sviluppo della banda larga, divenuta bene di primaria importanza per la vita quotidiana di 60 milioni di cittadini. Una cifra poco più alta di quella di un pilastro del ponte di Messina, opera che servirà a meno di un decimo della popolazione ma avviata in tempi record dal governo.

Ma perché quest’ennesima legge da età della pietra?
Non l’avrà mica ispirata lo stesso spirito che, nel 2005, diede alla luce il decreto che bloccò la diffusione del Wi-Max nelle grandi città per attuare "urgenti norme contro il terrorismo"? L’obiettivo della decisione di oggi come allora, in materia di Internet, è arginare il tracollo del sistema televisivo e dell’editoria, strumenti senza i quali la classe politica attuale invecchierebbe di 100 anni in un sol colpo.

Se internet entrasse nelle case, con la diffusione del tubo catodico, questo Parlamento durerebbe un periodo pari a quello tra Natale e Santo Stefano. E loro, quelli che fanno le leggi per l'Italia, lo sanno benissimo. Insomma, sarebbe come dire che entrerebbero nelle case Travaglio o Grillo e verrebbe messo fuori Emilio Fede; dentro Amazon fuori la Mondadori.

E non fatevi ‘infinocchiare’ dalla subdola giustificazione che quei soldi servono per gli ammortizzatori sociali perché questo governo ha bruciato miliardi fregandosene dei cancelli chiusi della fabbriche. Poco importa a questi politici se 800 milioni di euro, investiti per lo sviluppo di nuove tecnologie, rappresenterebbero una cura da cavallo adeguata per aiutare l’economia, il lavoro e i giovani.

Che importa a questi politicanti se l’Italia è la nazione a minor sviluppo tecnologico, grazie a barriere normative e infrastrutturali, nel privato come nella pubblica amministrazione? Loro, i politicanti, mangiano ogni giorno in doppiopetto blu, hanno una macchina con il lampeggiante sempre acceso, un aereo di Stato per le villeggiature, un panfilo a Portofino e ce l’hanno anche perché internet non c’è.
Figuriamoci promuovere la diffusione della Rete, meglio rinnovare 140 milioni di euro in due anni all’editoria e stampare “Donne di cuori” che fare harakiri, non c'è paragone: dopotutto gli italiani stanno così bene con la decima edizione del Grande Fratello.....

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2 Novembre 2009

Passaparola di lunedi 2 novembre

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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26 Ottobre 2009

Passaparola di lunedi 26 ottobre

Sommario della puntata:
Di Pietro, Previti e il dossier Gorrini
Berlusconi, padrone d'Italia, e il caso Marrazzo
Alfonso Signorini, una pedina fondamentale nel gioco politico
Berlusconi ricattato: se parlano è rovinato

Testo:
"Buongiorno a tutti. Vorrei partire da una cosa che accadde 15 anni fa, esattamente 15 anni fa, nel novembre del 1994: Berlusconi aveva appena ricevuto il suo primo invito a comparire, quello famoso del 21 novembre, quando lui stava a Napoli a inaugurare un convegno internazionale sulla criminalità e il pool di Milano, credendolo già a Roma, gli mandò i Carabinieri a Palazzo Chigi per notificargli quest’invito a comparire, in cui gli si contestavano tre tangenti della Fininvest alla Guardia di Finanza. L’invito a comparire era una convocazione dell’allora e anche oggi Presidente del Consiglio per un interrogatorio e conseguentemente il pool di Milano - Borrelli, D’Ambrosio, Di Pietro, Davigo, Colombo, Greco - stava organizzando l’interrogatorio, che era piuttosto complesso in quanto avrebbe dovuto avvenire contestualmente in due stanze, con due personaggi diversi; da una parte avrebbero dovuto interrogare Berlusconi e, contemporaneamente, in un’altra stanza del Palazzo di Giustizia dovevano sentire l’Avvocato Berruti, consulente della Fininvest, che era stato sorpreso a inquinare le prove dell’indagine sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e, soprattutto, a aver ordinato questo depistaggio dell’indagine subito dopo un incontro a Palazzo Chigi proprio con Berlusconi: da qui l’incriminazione anche di Berlusconi e quindi dovevano sentire i due protagonisti di quell’incontro, per vedere se si sarebbero o meno contraddetti sull’oggetto di quel vertice a Palazzo Chigi, che precedette l’inquinamento delle prove sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Il pool stava lavorando alla preparazione di quest’interrogatorio, sono quelle le riunioni durante le quali Di Pietro si disse sicuro di poter dimostrare al processo, prima nell’interrogatorio e poi al processo, la colpevolezza di Berlusconi con la famosa frase “ io quello lo sfascio”, che voleva dire appunto quello, ossia abbiamo gli elementi sufficienti per farlo condannare.

Di Pietro, Previti e il dossier Gorrini

In quei giorni Di Pietro riceve una telefonata: la telefonata gli arriva dall’allora Ministro della Difesa, Cesare Previti. Cesare Previti era il Ministro della Difesa ma avrebbe dovuto, secondo i desideri di Berlusconi e di Previti, essere il Ministro della Giustizia, Scalfaro aveva imposto che fosse spostato alla difesa, mentre alla giustizia era andato Alfredo Biondi. Ma tutti sanno che Previti tirava i fili da dietro le quinte e si occupava molto di giustizia, infatti Previti telefonò a Di Pietro per dirgli qualcosa che riguardava il Ministero della Giustizia, ovvero che il Ministero della Giustizia aveva avviato un’ispezione disciplinare contro Di Pietro a partire da un dossier: un dossier che poi fu chiamato dai giornali il dossier Gorrini, chi era Gorrini? Un assicuratore che conosceva Di Pietro, proprietario della Maa Assicurazioni, navigava in cattive acque, era sotto processo per bancarotta e reati societari, era con l’acqua alla gola e conseguentemente aveva passata quell’estate del 94 alla ricerca di aiuto e, naturalmente, si era rivolto anche all’entourage di Berlusconi; in particolare, era andato a trovare Paolo Berlusconi e gli aveva raccontato di quando un suo collaboratore della Maa Assicurazioni, un certo Rocca, che era molto amico di Di Pietro e che andava a caccia insieme a Di Pietro, aveva aiuto quest’ultimo anni prima in un momento di difficoltà, prestandogli 100 milioni di lire, quando Di Pietro doveva mettere su una casetta per suo figlio di primo letto, che non andava d’accordo con la seconda moglie di Di Pietro e conseguentemente doveva andare a vivere da solo e Rocca gli aveva prestato 100 milioni, che poi Di Pietro aveva restituito dopo l’inizio di mani pulite, in quanto aveva scritto un libro sulla Costituzione, lui era molto famoso e quindi aveva incassato molti diritti d’autore, allora aveva restituito quei soldi. E poi Gorrini racconta che sempre Rocca, quando Di Pietro, anni prima di mani pulite, aveva fuso la sua  automobile, una Ritmo, gli aveva dato una Mercedes usata di quelle che stavano lì nei magazzini, nei parcheggi dell’assicurazione e che poi Di Pietro aveva utilizzato per un certo periodo e poi l’aveva venduta al suo Avvocato. Gorrini che cosa fa? Da questi due fatti veri, diciamo pure inopportuni per un magistrato, in quanto un magistrato non deve farsi prestare i soldi neanche dal suo migliore amico proprio per non dover, in qualche modo, dei favori a qualcuno, i soldi se li vuole se li fa prestare dalla banca facendo un mutuo, da questa leggerezza, a questo comportamento inopportuno di Di Pietro Gorrini ci mette un carico da cento, cioè aggiunge che in realtà quelli non erano stati dei prestiti fatti da Rocca a Di Pietro per amicizia, ma erano vere e proprie estorsioni fatte da Di Pietro, quindi da un magistrato, da un pubblico ufficiale, conseguentemente concussioni, nei confronti di Gorrini, per cui Di Pietro avrebbe ottenuto quei soldi e quella Mercedes in cambio di un trattamento di favore nei processi che Gorrini stava avendo a Milano per le disavventure finanziarie della sua Maa Assicurazioni. Questo è quello che va a dire Gorrini a Paolo Berlusconi, nei giorni precedenti il primo invito a comparire a Berlusconi, mentre già Paolo Berlusconi era sotto inchiesta, era stato addirittura arrestato il 24 luglio per le tangenti alla Guardia di Finanza e si stava arrivando a suo fratello, Presidente del Consiglio. Paolo Berlusconi manda Gorrini, il suo dossier a Previti, considerandolo evidentemente il vero dominus del Ministero della Giustizia, Previti lo gira a chi di dovere al Ministero della Giustizia, di cui lui disponeva con una certa dimestichezza e chi di dovere, ossia l’ispettorato del Ministero della Giustizia retto da Biondi, apre questa famosa ispezione ministeriale per indagare a livello disciplinare su quello che emerge dal dossier Gorrini. L’ispezione è riservata, nel senso che almeno all’inizio gli accertamenti devono essere fatti senza che Di Pietro li sappia, ma a questo punto Previti telefona a Di Pietro, magistrato che si sta preparando a interrogare Berlusconi. Cito da quello che ci era raccontato Di Pietro per il libro “ Mani Pulite”, lo dico perché molti dei blogs ce lo chiedono, è molto probabile che ripubblicheremo in qualche volume “ Mani Pulite” aggiornato, con chiare lettere che probabilmente lo metteremo a disposizione dei lettori de Il Fatto, distribuendolo insieme a Il Fatto, ci stiamo pensando in questi giorni, vi terrò informati perché purtroppo è introvabile, “ Mani Pulite”. 
Di Pietro - e questo risulta anche dai processi che si sono celebrati a Brescia, perché poi per tutto quello che c’è scritto nel dossier Gorrini Di Pietro verrà processato a Brescia e a Brescia si stabilirà che quei soldi erano semplicemente i prestiti del suo amico Rocca, neanche di Gorrini, ma di Rocca e che non c’era nessuna estorsione, nessuna concussione dietro e quindi non c’erano reati, c’era semplicemente quella leggerezza, grave finché si vuole, viste poi le conseguenze a cui porterà e di cui diremo tra un attimo - dice “ Previti mi telefonò e mi disse che c’erano queste accuse di Gorrini, che si era dovuta aprire un’ispezione riservata per verificarle, ma che lui lo sapeva benissimo che si trattava di una polpetta avvelenata. Gli risposi che sapevo quanto Gorrini fosse poco credibile”, Gorrini era alla canna del gas e quindi andava in giro a cercare di vendere questa storia per sputtanare Di Pietro, che all’epoca era una specie di Padre Eterno, era popolarissimo e era considerato dai politici una minaccia, nel caso in cui avesse smesso di fare il magistrato e fosse entrato in politica. In più stava anche per interrogare Berlusconi, l’aveva appena incriminato e conseguentemente capite che Gorrini pensava di avere in mano la gallina dalle uova d’oro e di potersela vendere al migliore offerente. “ Io gli risposi”, dice Di Pietro a Previti, “ che sapevo che Gorrini era poco credibile”. Tenete presente che in quel momento non si sa niente di Previti, Previti è il Ministro della Difesa, è un Avvocato di Berlusconi ma nessuno sa che Previti si comprava i giudici, qui siamo prima dello scandalo rivelato da L’Ariosto sulle toghe sporche, L’Ariosto parlerà soltanto un anno dopo, stiamo parlando di uno che, a parte la faccia e a parte essere l’Avvocato di Berlusconi, non era sospettato di nulla: ecco perché telefonava e Di Pietro gli rispondeva, perché era il Ministro della Difesa, ma non si sapeva nulla dei reati che aveva commesso. “Risposi dunque - dice Di Pietro - che sapevo quanto Gorrini fosse poco credibile, le sue confidenze, debitamente gonfiate e ritoccate a suo uso e consumo- sta parlando sempre di Gorrini - circolavano da tempo in forma anonima negli ambienti giudiziari, forensi e giornalistici, addirittura in veste di cruciverba ricattatori”, giravano lettere anonime, cruciverba con i nomi e le parole allusive, evidentemente Gorrini faceva girare queste cose nella speranza che, a questi ami, qualcuno abboccasse, oppure Gorrini ne parlava con qualcuno che poi metteva in giro questi dossier. “ In quei giorni io stesso, tramite qualche giornalista, ero venuto in possesso dello spezzone di un dossier anonimo: dissi a Previti che bastava ascoltare il collaboratore di Gorrini, Osvaldo Rocca - il suo amico - per sapere la verità e cioè che il prestito me l’aveva fatto lui, Rocca, non Gorrini. Previti promette che Rocca verrà sentito al più presto”. Alla fine Di Pietro si lascia andare a uno sfogo e rivela al Ministro che si dimetterà prestissimo, alla fine del processo Enimont e infatti Di Pietro in quei giorni, sapendo che girano questi dossier, pensa di accelerare un suo proposito che aveva già in animo da tempo: da tempo lui si era accorto che l’inchiesta mani pulite era finita, che non arrivava più l’acqua al mulino, cioè che non c’erano più imprenditori che collaboravano e rivelavano le tangenti e i politici si stavano chiudendo a riccio, con l’arrivo di Berlusconi e l’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica e conseguentemente si rendeva conto che, da dentro la magistratura, non era più utile lavorare. Fece un po’ lo stesso ragionamento che fece Falcone quando tentò di andare a combattere la mafia dall’interno del sistema, andando al Ministero, o il ragionamento che, per contrario, ha fatto Gherardo Colombo due anni fa, quando ha lasciato la magistratura per dedicarsi a fare opera di formazione culturale in convegni etc., perché c’è un momento in cui il magistrato si rende conto che la sua opera è più utile da un’altra parte e allora decide di cambiare mestiere: qui Di Pietro aveva deciso di mettere in piedi una specie di - se ne parlava all’epoca - autorità anticorruzione, in collegamento con altri governi, in modo da riuscire a combattere la corruzione alla radice, addirittura potremmo dire dall’interno. Di Pietro infatti se ne andrà di lì a poco, intanto Berlusconi continua a rinviare il suo interrogatorio proprio perché spera che Di Pietro se ne vada prima e che quindi non sia lui a interrogarlo e, eventualmente, a sfasciarlo. Il 27 novembre è una domenica, il Palazzo di Giustizia è semideserto, Di Pietro si è confidato con Davigo su questo tentativo di ricatto ai suoi danni e Di Pietro e Da Vigo vanno a parlarne con Borrelli, Di Pietro annuncia a Borrelli che lascia il pool di Milano. Borrelli tenta di trattenerlo, D’Ambrosio anche, intanto ci sono minacce continue della falange armata contro Di Pietro, minacce di morte, il primo dicembre Di Pietro annuncia che se ne andrà a tutto il pool di mani pulite, Borrelli tenta un’ultima volta di trattenerlo, ma invano. Il 2 dicembre D’Ambrosio tenta ancora di trattenere Di Pietro, Emilio Fede nello stesso giorno annuncia che Di Pietro si dimetterà e cita un biglietto manoscritto senza firma, il 5 dicembre il TG1 conferma che Di Pietro se ne va e il 6 dicembre Di Pietro conclude la requisitoria del processo Enimont e poi si leva la toga e se ne va davvero. Dopodiché viene invitato a Arcore da Berlusconi, che gli propone di entrare in Forza Italia e di diventare il numero due di Forza Italia e poi gli dice di scegliersi un incarico istituzionale: o capo dei servizi segreti, o capo di questa autorità anticorruzione, insomma quello che vuole glielo danno, perché? Perché è l’uomo più popolare d’Italia. Di Pietro dice no, dice che non intende fare politica subito, perché ha appena smesso di fare il magistrato e comunque, se la facesse, non la farebbe in un partito già esistente, né tantomeno nel partito di colui che lui stesso ha appena incriminato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi da questo momento Berlusconi smette di difendere pubblicamente Di Pietro e i suoi giornali e le sue televisioni cominciano a massacrarlo, fino a quando, con opportune denunce portate o fatte portare, si riesce a attivare una serie innumerevole di processi contro Di Pietro a Brescia che dureranno due anni e terranno Di Pietro per due anni fuori dalla politica: perché? Perché è evidente che uno che ha detto che non bisogna fare politica da indagati, essendo indagato lui, non può certamente contraddirsi e conseguentemente aspetterà di essere prosciolto da tutto per poter entrare in politica dopo le elezioni del 96, quelle vinte da Prodi, alle quali lui non partecipa, perché in campagna elettorale era ancora sotto processo, non era stato ancora prosciolto e invece verrà prosciolto durante la campagna elettorale e allora accetterà poi il Ministero dei Lavori Pubblici nel primo governo Prodotti, salvo poi ridimettersi nuovamente nel momento in cui verrà di nuovo indagato a Brescia per un’altra storia, un altro dossier: il dossier D’Adamo /Pacini Battaglia.

Berlusconi, padrone d'Italia, e il caso Marrazzo

Ma chiudiamo con questo flashback che mi interessava raccontarvi perché? Perché oggi sui giornali c’è un’altra storia che ricorda molto da vicino questa storia qua: c’è un signore che ha le mani molto lunghe, è una specie di polipo e che qualunque dossier circoli, qualunque video, qualunque polpetta più o meno avvelenata circoli per l’Italia riesce, con i suoi mille tentacoli, a intercettarla. Perché la intercetta? Intanto perché è il Presidente del Consiglio, poi perché è il capo dei servizi segreti, poi perché il Presidente del Consiglio è il capo di un governo che ha sotto di sé tutte le forze dell’ordine: i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e poi perché è un editore di giornali il cui pane quotidiano è quello di visionare foto più o meno rubate, filmati più o meno rubati, filmati che molto spesso vengono addirittura realizzati dalle sue televisioni, perché lui è anche proprietario di televisioni e quindi, quando i filmati non arrivano, vengono fabbricati in casa: per esempio, quello per screditare il giudice Mesiano. Questa volta il filmato di cui stiamo parlando non è di produzione propria della famiglia di Berlusconi, di casa Silvio, è un filmato realizzato a scopi ricattatori da quattro Carabinieri mascalzoni che, avendo saputo che il governatore del Lazio, Marrazzo, frequenta un giro di trans e li incontra ovviamente per scopi sessuali ma anche, probabilmente - questo lo si dovrà verificare nei prossimi giorni - all’interno di festini con la presenza di cocaina e quindi di soldi, perché il sesso a pagamento costa ma la cocaina costa ancora di più, e quei 3. 000 Euro sul tavolo che spariscono sono un pesante indizio, perché è evidente che non sono la mercede del trans, o forse non sono solo la mercede del trans, probabilmente sono anche il prezzo della droga. E allora questi Carabinieri girano questo video e poi lo danno o lo fanno dare un fotografo che, guarda caso, è uno specialista nel ramo trans, perché è lo stesso che aveva beccato il portavoce di Prodi, Sircana, mentre dalla macchina incontrava un trans all’aperto in una strada di Roma e questo fotografo, Scarfone, che lavorava per l’agenzia Corona, per la quale continua a lavorare, che cosa fa? Si rivolge alle agenzie che devono vendere, che devono intermediare i servizi fotografici e i videotapes ai giornali scandalistici, ai giornali di gossip per vedere chi lo vuole comprare. All’epoca ricorderete che le foto di Sircana furono acquistate dal settimanale Oggi, che poi non le pubblicò, ma prima erano state visionate anche dai giorni Mondadori e conseguentemente, negli ambienti dei giornali, le foto di Sircana erano note e, evidentemente, quando uno viene a sapere una cosa compromettente di un politico, quel politico da quel momento in poi non è più libero, se qualcuno gli fa sapere di averlo filmato e di possedere il filmato. Per cui pregherà tutti i giorni che quel giornale non pubblichi le sue foto e, se quel giornale appartiene al gruppo Rizzoli, dentro il quale c’è tutto il gota della Confindustria e del sistema bancario italiano, beh, è evidente che, volente o nolente, quel gruppo lì tiene sotto scacco il portavoce dell’allora Presidente del Consiglio. Ecco perché, quando Belpietro pubblicò la notizia, che c’erano le foto con Sircana alle prese con trans, scrissi  “anche se l’ha fatto Belpietro ha fatto bene a dirlo, perché solo facendo uscire queste cose finiscono i ricatti: purtroppo ci va di mezzo la persona che ha quel vizietto, però la persona è stata incauta”, questo dissi, è meglio che vengano fuori le cose perché, quando vengono fuori, cessa il ricatto. La stessa cosa avviene stavolta: il fotografo Scarfone cerca di piazzare il videotape in cui pare si veda il governatore del Lazio insieme al trans, o forse ci sono anche due video, insomma c’è della droga, adesso bisogna capire se la droga era lì prima o è stata messa dopo per creare la messa in scena, ma questo è poco importante, in questo momento, per il discorso che facciamo, va all’agenzia fotografica, la quale fa il solito giro dei giornali scandalistici che possono permettersi di comprare questo videotape, che viene offerto a 200.000 Euro trattabili. I primi a riceverlo credo siano quelli di Oggi, nuovamente il settimanale del gruppo Rizzoli, che rifiutano di comprare questa roba, anche perché immaginate un giornale che vende in allegato un filmino di due minuti in cui si vede il governatore del Lazio con i trans e la coca, insomma sarebbe una cosa di una barbarie allucinante, ancora peggio che quello che abbiamo visto in questi anni. Sappiamo che esiste anche una registrazione della D'Addario con Berlusconi, spero che a nessuno verrà in mente di regalarla o di venderla insieme a qualche giornale: è vero che lì non si rischia, perché i giornali sono quasi tutti suoi o amici suoi, quindi lui pericoli non ne corre, ma insomma è evidente che il video viene respinto. Viene respinto e allora che cosa fa l’agenzia?

Alfonso Signorini, una pedina fondamentale nel gioco politico

Si rivolge all’altro grande giornale di gossip, che è Chi, quello diretto da Alfonso Signorini e Chi si prende il suo tempo per decidere: intanto tiene o si fa una copia del video e qui vi devo leggere quello che scrive Fiorenza Sarzanini, che è una fuori classe assoluta, una delle migliori giornaliste investigative che abbiamo in Italia, su Il Corriere della Sera: “ comincia tutto la scorsa settimana, quando l’agenzia Photomasi di Milano contatta il settimanale Chi e offre il video. Racconta, il direttore Signorini, “ me l’ha offerto la titolare Carmen Masi e io l’ho preso in visione. Mi disse che il prezzo era di 200.000 Euro trattabili, ho spiegato subito che non mi interessava però, come spesso avviene per vicende così delicate, ho detto che ne avrei parlato con i vertici aziendali”. Eh, hai un video con cui si può ricattare il governatore di centrosinistra del Lazio che, astuto come una volpe, ha preso la sua testa e l’ha infilata dentro la tagliola, perché già tre anni fa cercavano di incastrarlo con una storia di trans, già nel 2005, quattro anni fa, gli spioni famosi del centrodestra avevano cercato di incastrarlo con una storia di trans, è possibile che non prendi precauzioni e che vai lì con l’auto blu sempre nello stesso posto, facendoti vedere? Voglio dire, hai un vizietto, cerca di coltivarlo con prudenza, proprio la testa nella tagliola, no? E questo Signorini dice “ questa roba è politica”, a lui che gli frega della politica? Lui è un direttore di un giornale di gossip, o meglio che gliene dovrebbe fregare della politica? Il problema è che lui invece è una pedina fondamentale nel gioco politico, Signorini, in quanto è il direttore di un giornale che, con il gossip, è in grado di orientare la politica e l’elettorato con i milioni di copie che.. o meglio, con i milioni di persone che leggono o che comprano Chi. Non dimenticate che è a Chi che Berlusconi rilascia le uniche dichiarazioni approfondite sui suoi scandali sessuali, Chi è il Micromega del mondo berlusconiano, senza offesa per Micromega naturalmente, quello è il livello culturale del nostro centrodestra, purtroppo! E quindi Signorini dice “ non sono uno che deve badare al giornale, io mi devo occupare anche dell’aspetto politico di questo video” e allora che cosa fa? “ Ho detto che ne avrei parlato con i vertici dell’azienda, ho subito informato la Presidente Marina Berlusconi e l’amministratore delegato Maurizio Costa, con i quali abbiamo concordato di rifiutare la proposta”. A questo punto,  scrive la Sarzanini, la stessa Marina Berlusconi presumibilmente avvisa il padre e chi è il padre? E’ il capo del governo, leader dello schieramento opposto a quello di Marrazzo, schieramento opposto che non dispone di giornali di gossip né di un potenziale televisivo tale da mettere in circolazione possibili video che riguardino esponenti del centrodestra. Lunedì scorso - oggi è il 26 - e quindi il 19, la settimana scorsa, il Presidente del Consiglio visiona le immagini: immaginate la scena, prima di partire per la Dacia di Putin Berlusconi si vede il filmino di Marrazzo con i trans e la droga, Cineforum a Palazzo Grazioli! Poi chiama Marrazzo, lo confermano ambienti vicini al capo del governo e lo stesso Marrazzo, lo racconta a alcuni amici, anche se non specifica a tutti chi sia l’interlocutore che l’ha messo in guardia. Durante la telefonata Berlusconi lo informa che il video è nelle mani della Mondadori, gli assicura che la sua azienda non è interessata all’acquisto e gli fornisce addirittura i contatti dell’agenzia per fare in modo che Marrazzo, magari pagando qualcosa o magari no - chi lo sa? - riesca a fare sparire dalla circolazione il video. Ecco perché Marrazzo sperava che il ricatto dei Carabinieri ai suoi danni non portasse gli italiani e, soprattutto, sua moglie e sua figlia, a sapere di quel suo vizietto e il fatto che ricatto riguardava proprio quel suo vizietto, ecco perché all’inizio tenta disperatamente di negare e parla di una bufala. Il problema quale è? Il problema è che qualcuno ha avvertito gli uomini del Ros che c’è un ricatto da parte di questi quattro Carabinieri contro Marrazzo e che l’arma del ricatto è il videotape, o i due videotapes e chi ha avvertito gli uomini del Ros di questo ricatto, visto che Marrazzo è convinto che a saperlo sono talmente poche persone che si può mettere tutto a tacere? Questo è mistero: noi sappiamo che tra i pochissimi a sapere di questo video c’erano il Presidente del Consiglio e il direttore di Chi e che i Carabinieri dipendono dal governo del Presidente del Consiglio. Qui mi fermo, perché non c’è altro che si possa dire su questa vicenda, se non che Marrazzo ovviamente non si deve limitare a autosospendersi, ma deve proprio dimettersi, anche a costo di fare andare il Lazio alle elezioni, tanto andare alle elezioni adesso o andarci tra tre o sei mesi non è che faccia questa grande differenza, trovassero qualcuno spendibile, possibilmente non ricattabile, d’altra parte anche il centrodestra ha visto cadere la sua Giunta per uno scandalo ben peggiore, ossia lo scandalo di Storace. O meglio, Storace fu costretto - scusatemi, mi stavo ricordando male - a dimettersi da Ministro della Sanità dopo che si erano scoperte delle brutte faccende che riguardavano la gestione della sanità nel Lazio ai tempi in cui lui era governatore, insomma anche lo scandalo di Lady A.S.L. e tutto quello che abbiamo spesso raccontato non è che deponga a favore della buona amministrazione del centrodestra. Questo non è uno scandalo che riguardi la buona o cattiva amministrazione di Marrazzo, che aveva fatto delle cose buone e anche delle cose pessime, soprattutto in materia ambientale, ma è evidente che, chi ha ceduto a un ricatto pagando, consegnando assegni a sua firma ai ricattatori e mettendosi quindi nelle loro mani, non può ricoprire una carica pubblica, esattamente per la stessa ragione per cui anche Berlusconi dovrebbe dimettersi, visto che da tempo immemorabile è sottoposto a ricatti prima da parte della mafia, poi da parte delle escort, poi da parte delle ragazzine che piazzava Saccà, “perché sennò parlano”, adesso si è scoperto che perfino Ciancimino, il padre, dal carcere lo ricattava mandandogli delle lettere in cui diceva “ se passa molto tempo senza che succeda qualcosa sarò costretto a uscire dal mio riserbo, che dura da anni”.

Berlusconi ricattato: se parlano è rovinato

Berlusconi ha il problema che ci sono centinaia di persone che, se escono dal loro riserbo, lui è rovinato: vive da decenni in una situazione oggettivamente ricattatoria, pensate se parlasse Mills, dicendo qualcosa in più di quello che aveva già lasciato scritto al suo commercialista e che poi ha tentato invano di ritrattare; pensate se parla Previti, pensate se parla Dell’Utri, pensate se parlano quelli che pagano le tangenti alla Guardia di Finanza e si sono presi tutta la colpa e la condanna per salvare Berlusconi e adesso però sono in Parlamento, pensate se parla un’altra, oltre alla D'Addario, di quelle decine di ragazze che andavano nelle sue varie residenze, pensate se parlasse un’altra Stefania Ariosto, che ha semplicemente visto alcune cose che avvenivano nell’entourage di Berlusconi, di Previti e della magistratura romana. Il terrore di quest’uomo è che parli qualcuno, lui vive in una situazione oggettivamente ricattatoria da ben prima addirittura che entrasse in politica, ma è chiaro che il prezzo del ricatto, quando entri in politica, decuplica. Il problema è che quello che si dice a proposito di Marrazzo sul fatto che non può, uno che ha ceduto a un ricatto, stare lì dove sta, non si riesce a dirlo a proposito di Berlusconi, che è in una situazione ricattatoria per fatti molto peggiori, rispetto a quelli con i quali è stato incastrato, o meglio si è autoincastrato Marrazzo. Da questo punto di vista viene in mente quello che disse Gherardo Colombo a proposito della bicamerale, ossia che “la politica italiana non conosce altro modo di fare le riforme se non con il consociativismo, ovvero con tangentopoli abbiamo scoperto solo la punta dell’iceberg della corruzione, mentre il resto è rimasto sommerso e, su questo sommerso, si sono costruiti ricatti incrociati così inquietanti da indurre tutta la politica, senza distinzione di colori, a bloccare la magistratura prima che vi affondi ancora le mani. Nel metabolismo politico sociale del Paese ci sono ancora le tossine che consigliano di realizzare le nuove regole della Repubblica non intorno al conflitto trasparente, ma al compromesso opaco e un passaggio chiave è la bicamerale. Chi non è stato toccato dalla magistratura e ha scheletri nell’armadio si sente non protetto, ma debole perché ricattabile: ecco, la società del ricatto trova la sua forza su ciò che non è stato scoperto”. Questo diceva Gherardo Colombo, confermato poi, qualche anno dopo, da un’intervista di Giuliano Ferrara a Micromega, nella quale Ferrara diceva “ oggi per fare politica devi essere ricattabile: perché? Perché gli altri devono sapere fino a dove tu ti potrai spingere, quanto è lungo il tuo guinzaglio, quanto è lungo il tuo braccio”. Guardate che è un quadro drammatico, ma ci viene confermato quotidianamente da quello che vediamo: avremmo bisogno, nel centrodestra e nel centrosinistra, di qualcuno che nel passato era troppo giovane per averne combinata qualcuna o era troppo fuori da questi giochi per averne combinata qualcuna; avremmo bisogno di gente che Berlusconi non può alzare il telefono per chiamarla e dire “ sai, ho saputo questa cosa, però da noi è al sicuro, eh, te lo dico in amicizia, stai tranquillo che non la tiriamo fuori!”, da quel momento tu sei nelle sue mani. Allo stesso modo, avremmo bisogno di qualcuno anche nel centrodestra che non fosse ricattabile dalla mafia, dalle prostitute, dai papponi etc. etc., e potesse fare politica invece di occuparsi quotidianamente di tappare la bocca a questo e a quello: da questo punto di vista nel centrodestra la situazione è disperata, perché finché c’è quello lì e tutta la sua banda è evidente che stiamo parlando di un giro di ricattatori e di ricattati, ma il problema sta anche nel centrosinistra. Non ho nulla contro Bersani, ma temo che uno che fa politica da 40 anni e che diventa il leader di un nuovo partito nato nel terzo millennio.. beh, insomma, non è una bella notizia il fatto che sia diventato segretario del PD, perché se il principale partito dell’opposizione è formato da uno che ha fatto già tutto, governatore della regione, Ministro 200. 000 volte etc. etc., che è lì dalla notte dei tempi e conosce vita, morte e miracoli, operazioni finanziarie etc. etc., è evidente che sarà molto più facile che qualcuno gli telefoni per dirgli “ ti ricordi quando quella volta..” etc. etc.. Noi avremmo bisogno di qualcuno un po’ più nuovo, non tanto per giovanilismo o per nuovismo, ma proprio per il fatto che nessuno possa alzare il telefono per dirgli “ ho saputo che hai fatto quella cosa, stai tranquillo che se fai il bravo non te la tiriamo fuori”, perché finché l’opposizione sarà in mano a persone che possono ricevere quel tipo di telefonate non avremo un’opposizione. Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Grazie."

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20 Ottobre 2009

Lo schifo della politicaltivvu'

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"Questa Rai berlusconiana non ci piace", continuano a sostenere tutti i partiti dell’opposizione. Ma credo che sia più corretto affermare che è la Rai dei partiti che sta oltrepassando il limite della decenza e le responsabilità non si possono stigmatizzare così facilmente. Il servizio pubblico radiotelevisivo è stato ridotto a servo del padrone e le opposizioni tacciono. Lo spoiling system di vecchia memoria inglese non può essere applicato al giornalismo, ad un’azienda che è di proprietà dei cittadini e che dovrebbe essere portata avanti da chi di professione fa il cane da guardia della democrazia.

L’Italia dei Valori si è rifiutata di partecipare alla spartizione delle cosiddette spoglie da dividersi tra i vincitori, e lo ha fatto per restituire più dignità ai dipendenti Rai, per riaffermare quel concetto di libertà di espressione che rimane inciso nella Carta Costituzionale, per non svilire il ruolo di servizio pubblico di un’azienda che, in primis, dovrebbe rispondere ai cittadini. Abbiamo chiesto una riforma degli assetti direttivi della Rai e con coerenza non abbiamo chiesto posti al Cda, né sostenuto candidati in direzioni, vicedirezioni e quanto altro, pur riconoscendo la professionalità di molti giornalisti e operatori del settore. Noi siamo convinti che la Rai debba appartenere a chi ci lavora, alle numerose professionalità interne all’azienda.

Comunque, da quando gli assetti sono cambiati, da quando non ci siamo associati alle spartizioni perpetrate da Pdl, Lega, Pd e Udc, da quel giorno la casta ci ha isolato ed espulso da qualunque servizio e dalle telecamere.

Una forza come l’Italia dei Valori, che ha avuto alle elezioni Europee l’otto per cento dei consensi, è stata eliminata e non ha più voce in Rai e nelle reti Mediaset, le nostre percentuali di presenza non raggiungono nemmeno i numeri di un prefisso telefonico. Abbiamo presentato più esposti all’Agcom per denunciare l’anomalia e per richiamare la disattenzione nei confronti del principio di pluralismo dell’informazione a cui l’azienda dovrebbe rispondere. Esposti rimasti finora inevasi, purtroppo!

Mi chiedo come mai gli altri partiti dell’opposizione adesso tacciono? Perché continuano in silenzio ad accettare la disinformazione del Tg1? Perché non tutelano la corretta informazione? Eppure loro stanno dentro, si sono seduti intorno al tavolo delle spartizioni, ma forse sono impegnati più ad aumentare le loro presenze che a controllare l’obiettività delle notizie riportate e l’assenza di forze che fanno vera opposizione. E ci chiediamo perché non dicono nulla sul boicottaggio nei confronti dell’Italia dei Valori, forse fa comodo anche a loro? E questi signori che occupano il Cda Rai, che per definizione dovrebbero stare lì per professionalità, dove sono finiti? A chi rispondono? Non dovrebbero anche loro tutelare una forza democraticamente eletta in Parlamento e che ha avuto l’8 per cento alle Europee? Il silenzio dei partiti della pseudo opposizione ci fa paura e allo stesso modo ci inquieta il silenzio dei professionisti che stanno nel Cda Rai solo perché segnalati dalla casta.

Se la proposta di non pagare il canone non fosse stata avanzata anche dal Presidente del Consiglio, la tentazione di seguire anche oggi quella strada sarebbe forte, ma so che la vicenda è più complessa, in quanto Berlusconi lo fa esclusivamente per avvantaggiare le aziende Mediaset di sua proprietà.

Intanto ribadisco che il canone può essere abolito solo se contemporaneamente si elimina il tetto pubblicitario. Insomma occorre cancellare quella norma che attualmente impedisce alla Rai di raccogliere pubblicità liberamente, facendo così un grande regalo a Mediaset. Sarebbe un modo per rilanciare la Rai sul mercato e per garantire un’effettiva libera concorrenza. In ogni caso rimane il problema di un servizio pubblico radiotelevisivo che non risponde ai cittadini ma esclusivamente ai partiti. Quindi, senza il canone, la Rai rischia di morire con una pistolettata, mentre con il sistema attuale, muore per una coltellata.

Cos’è meglio?

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19 Ottobre 2009

Passaparola di lunedi 19 ottobre

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Sommario della puntata:
Tutti col calzino turchese
L'intimidazione di stampo mafioso
Berlusconi corresponsabile di corruzione
Una sentenza civile del tutto normale

Testo:
Buongiorno a tutti. Il Fatto Quotidiano ha lanciato una campagna che è dedicata al simbolo, diciamo pure un simbolo che potrebbe essere considerato troppo leggero e invece nasconde dietro di sé, come vedremo, una questione molto grave e molto sostanziale, che è quella della difesa del diritto del giudice Mesiano a emettere una sentenza e, come il diritto del giudice Mesiano, il diritto di tutti i giudici a emettere sentenze. E’ un diritto e è un dovere, è il loro mestiere e hanno il diritto di farlo come si diceva ai tempi dei latini, padri del nostro diritto, sine spe ac metu, ossia senza speranza di ottenere qualcosa in cambio e senza paura di ricevere dei danni o delle rappresaglie, ovvero le loro sentenze debbono essere emesse secondo giustizia, secondo legge, secondo coscienza, senza nessuna aspettativa di premi o di punizioni, fermo restando che, se la sentenza contenesse degli errori, ci sarebbero sempre i numerosi gradi di giudizio che sono previsti nell’ordinamento italiano, che è il più garantista al mondo.

Tutti col calzino turchese

Abbiamo lanciato questa campagna, che è simboleggiata dal calzino: il calzino turchese, perché una serva sciocca, una precaria, che quindi va anche compresa, del gruppo Berlusconi, sotto la direzione di quel personaggio per descrivere il quale basta guardarlo in faccia, devo dire, Brachino, ha pensato bene di individuare, proprio in questo calzino, il simbolo della stranezza, della bizzarria, dell’originalità, della follia, della eccentricità del giudice Mesiano il quale, fuori dall’orario di lavoro, fa quello che fa un qualsiasi comune cittadino: se ne va dal barbiere, fuma, passeggia, si veste come cavolo gli pare, si prende il diritto di mettersi i calzini che vuole, di fumare quante sigarette vuole, di camminare dove vuole, di andare dal barbiere che vuole, di fare le facce che vuole e quindi il calzino è diventato un simbolo non solo della privacy: chi se ne frega della privacy, qui non c’è una violazione della privacy, qui c’è un avvertimento di stampo mafioso, poi lasciamo perdere le intenzioni, ma l’oggetto di cui stiamo parlando è un avvertimento di stampo mafioso e terroristico, che funziona esattamente come ai tempi degli anni 70, quando i terroristi rossi e quando le organizzazioni satellitari, da lotta continua, potere operaio etc., facevano sapere ai nemici del popolo “ vi teniamo d’occhio, vi stiamo spiando, sappiamo dove abitate”, facevano anche spesso trovare sui loro giornali gli indirizzi per far sapere a certe persone che dovevano guardarsi. Siamo tornati allo stesso clima, ma non a opera di organizzazioni terroristiche o pararivoluzionarie, a opera della televisione del Presidente del Consiglio, ossia di colui che dovrebbe rappresentare - dico in teoria naturalmente, per la funzione che occupa - la legalità contro eventuali tentazioni che nascono dal basso di sovversione. Ecco, la sovversione da noi viene dal vertice delle istituzioni, cioè dalla presidenza del Consiglio e dalle sue numerose televisioni e così anche, magari, i più ingenui o i più paraculi, che non hanno mai voluto vedere in questi 15 anni che cosa è il conflitto di interessi e a che cosa serve, hanno occasione di farci una riflessione. Se Berlusconi si tiene le televisioni ha i suoi buoni motivi e, se si tiene le televisioni, le usa: perché le usa? Per queste operazioni. Dopo vedremo che non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. 
Il Fatto Quotidiano ha lanciato una campagna, che è quella di mandare messaggi o addirittura foto con il calzino turchese da parte di chiunque, cittadino comune ma anche magistrato - molti magistrati lo stanno già facendo, ieri l’ha fatto anche Franceschini, bontà sua gli abbiamo dato un’idea! Meno male che l’ha raccolta, altri non l’hanno neanche raccolta, ebbene - andare in giro con il calzino turchese, farsi fotografare, fotografarsi con il telefonino, mandare al nostro blog, che è antefatto.it, oppure ilfattoquotidiano.it e abbiamo ricevuto - stavo controllando proprio un attimo fa, prima di collegarmi - un bel po’ di messaggi: siamo tutti Raimondo Mesiano, anch’io ho il calzino turchese, molti magistrati da lunedì - cioè da oggi - andranno a lavoro con i calzini turchesi in segno di solidarietà verso il loro collega Raimondo Mesiano, lanciato da Canale Cinque per aver osato dare torto alla Fininvest. Facciamolo anche noi, lasciate un messaggio e mandateci le vostre foto con i calzini turchesi, c’è la possibilità di farlo sul blog antefatto.it, su Facebook, ma ci sono i riferimenti, su Twitter, anche qua ci sono i riferimenti, il trend topic è un cancelletto con scritto “ calzino turchese” e il flickr, ci sono anche qua le istruzioni: abbiamo una bella selezione di immagini già pubblicate e in un giorno, che era domenica, abbiamo ricevuto soltanto sul blog 337 messaggi e adesso controlleremo, chissà quante foto e chissà quante testimonianze anche sugli altri social networks.

L'intimidazione di stampo mafioso

Vi invito quindi, se volete.. non credo ci sia da sorridere, perché certo il calzino fa sorridere, ma è quello che rappresenta: l’individuazione e la mostrificazione di una persona solo perché è normale, tenete presente che siamo abituati, quando parliamo di Berlusconi, a pensare a altri magistrati. Il giudice Squillante e il giudice Vittorio Metta, quelli che prendevano i soldi di Berlusconi estero su estero, in Svizzera, dagli Avvocati di Berlusconi, e di Metta si è anche scoperto che prendeva quei soldi per vendersi le sentenze, forse il calzino turchese non ce l’avevano. Il giudice Squillante giocava a calcetto nel più esclusivo circolo sportivo di Roma insieme a Previti, il giudice Metta a un certo punto non ebbe più neanche bisogno di lavorare come magistrato, visti i soldi che gli pagavano gli Avvocati di Berlusconi prima per la sentenza dell'IMI-SIR, per conto di Rovelli e poi per la sentenza Mondadori, per cui lasciò la magistratura e andò a lavorare come Avvocato nello studio Previti. Quando li pedinarono - pedinamenti illegali, perché li fecero i magistrati - beh, sicuramente non li vedevano comportarsi come persone normali: sapete che cosa faceva Squillante? Si appartava dietro gli angoli, dentro le macchine con colleghi amici, con Avvocati corruttori, parlava piano per non essere pedinato, perché? Perché avendo la coscienza sporca lo sapeva che prima o poi l’avrebbero beccato e, quando trovò una microspia nel bar davanti al Tribunale- ora se c’è un posto pieno di microspie sono proprio i bar intorno ai tribunali: perché? Perché ci vanno gli imputati, ci vanno i detenuti magari dopo l’interrogatorio o cose del genere - beh, l’ultima cosa che ti viene in mente, se sei una persona perbene, è che la microspia sia lì per te, se sei il capo dei G.I.P. di Roma e invece lui aveva la coscienza talmente sporca che, appena vide la microspia, capì che era per lui. E’ difficile che lo trovino a gironzolare solitario dal barbiere o cose del genere, infatti trovarono, proprio pedinandolo, le prove dei suoi rapporti con i corruttori: Mesiano non andava in Svizzera a aprire conti o a movimentare danaro estero su estero, Squillante sì. Forse è proprio questa la bizzarria del giudice Raimondo Mesiano: “ una vita da Mesiano”, diceva ieri sera Bertolino nel suo programma su RAI Tre. La bizzarria di Mesiano è quella di essere una persona normale, onesta, un funzionario dello Stato che guadagna quello che guadagna, che fa una vita normale, non è un corrotto: se l’avessero beccato a scambiarsi le buste dei soldi, come era accaduto tra Previti e Squillante, dubito che le reti Mediaset l’avrebbero mandato in onda, anche perché probabilmente a dare i soldi al giudice sarebbe stato o il Presidente del Consiglio o uno dei suoi amici, viste le abitudini che avevano i suoi Avvocati qualche anno fa! Hanno trovato un giudice normale e quindi è sembrato loro subito anormale, perché loro erano abituati a considerare normali i giudici che avevano a libo paga. Ora però la cosa è molto seria, perché si dirà “ beh, ma quello gli ha staccato un risarcimento di 750 milioni di Euro a Berlusconi!”: primo errore, avete sentito l’altra il vicedirettore de Il Giornale Sallusti, che diceva che il giudice Mesiano, mentre indagava su Berlusconi, andava a cena con gli amici e parlava male di Berlusconi; Mesiano non indagava un bel niente, Mesiano aveva sul tavolo la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori: se trovo il riferimento ve lo leggo, perché è abbastanza interessante. Nella sentenza Mondadori - parliamo della sentenza definitiva che ha condannato gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora, Avvocati Fininvest, per aver corrotto il giudice Metta e ha condannato il giudice Metta per essersi fatto corrompere dagli Avvocati della Fininvest, in cambio della sentenza che toglieva la Mondadori a De Benedetti e la dava a Berlusconi, ebbene che cosa dice questa sentenza? Eccola qua - arriva a una conclusione, che è quella che la sentenza Mondadori, quella che ribaltava il Lodo, fu comprata e conseguentemente scrive “ la parte civile Cir avrà diritto alla rifusione dei danni morali e patrimoniali”, per il fatto che gli hanno fregato l’azienda e che, per 20 anni, Berlusconi ha intascato gli utili al posto di De Benedetti. Immaginate le dimensioni del gruppo Mondadori, 20 anni di lucro cessante, di mancate chance imprenditoriali, oltre al valore di un’azienda che è stata spostata da un gruppo all’altro con una sentenza venduta, comprata. Dicono, dunque, i giudici penali della Cassazione che “ ci sarebbe anche stato il diritto una provvisionale subito”, cioè a un anticipo del risarcimento, ma i legali di De Benedetti non ne avevano fatto richiesta, preferendo demandare alla separata causa civile. Dicono dunque i giudici penali, sentenza definitiva confermata dalla Cassazione, che  spetterà al giudice civile stabilire e liquidare “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Questo diceva la sentenza penale definitiva, ossia diceva al giudice civile guarda che tu non puoi decidere a capocchia se dare o meno il risarcimento a De Benedetti, ossia se condannare o meno Fininvest - non Berlusconi, Fininvest, di cui Berlusconi era all’epoca il legale rappresentante - a risarcire De Benedetti per avergli fregato l’azienda, tu lo devi condannare, devi condannare la Fininvest a risarcire la Cir, non puoi discutere sul se vada condannata la Fininvest, te lo dico io, giudice penale, devi condannare la Fininvest e risarcire la Cir. Che cosa sta nella tua discrezionalità? Fissare il quantum, cioè fissare la cifra del danno: mancata chance, lucro cessante, ma anche i riflessi sul mercato dei titoli, la Cir che perde uno dei suoi pezzi pregati che vola verso Berlusconi, è ovvio che ha dei danni in borsa e poi tutti i mancati introiti per quasi 20 anni, dal 1990 al 2009 e anche per gli anni futuri naturalmente, perché non è che la Mondadori ritorni indietro. In più c’è anche il danno morale, questo il giudice Mesiano non l’ha ancora fissato: l’ha lasciato a un’altra parte di causa, ma questo dicevano i giudici penali a Mesiano, “ tu non puoi discutere se dare o meno il risarcimento e condannare la Fininvest a pagarlo, il risarcimento te lo diciamo noi, Cassazione, che lo devi infliggere alla Fininvest, stabilirai tu quanto vale quel risarcimento” e infatti Mesiano ha fatto l’unica cosa che poteva fare e ha condannato la Fininvest a risarcire De Benedetti. Come ha fatto? Intanto ha spiegato che Berlusconi c’entrava, anche se l’ha fatto ad abundantiam, l’ha fatto semplicemente affinché fosse chiaro che Berlusconi non viveva sulla luna, ma era il rappresentante legale della Fininvest, quando gli Avvocati di quest’ultima corrompevano il giudice che, con una sentenza compravenduta, cedeva la Mondadori alla Fininvest.

Berlusconi corresponsabile di corruzione

E allora dice, in 140 pagine di motivazione, “ Silvio Berlusconi era, all’epoca dei fatti, il Presidente del Consiglio di amministrazione Fininvest e tale rimase fino al 94, quando entrò in politica. Tanto premesso, è da affermare la sussistenza della responsabilità civile della società di capitali (Fininvest) per il fatto, anche penalmente illecito, del legale rappresentante o dell’amministratore della stessa società, quando detto fatto è compiuto nel compimento di un’attività gestoria”, quindi intanto c’è la posizione di Berlusconi ai vertici della piramide Fininvest ai tempi in cui la Fininvest, con i suoi Avvocati e con i suoi soldi, corruppe o fece corrompere il giudice Metta per prendersi la Mondadori. Ma non c’è solo la posizione di Berlusconi, non è vero che non c’è scritto che non poteva non sapere delle tangenti che i suoi Avvocati pagavano al giudice, c’è ben di più: ricorda, il giudice, citando la sentenza definitiva della Corte di Cassazione sul Lodo Mondadori, che Berlusconi non era stato assolto nel processo per la sentenza Metta sul Lodo Mondadori, era stato prescritto.  Era stato prescritto perché gli avevano concesso le attenuanti generiche e perché gli avevano concesso di degradare il suo reato da corruzione giudiziaria, punita più severamente, a corruzione semplice, punita meno duramente. Mentre gli altri, ossia gli Avvocati corruttori e il giudice corrotto, rispondevano di corruzione giudiziaria: quella corruzione giudiziaria che, anche con le attenuanti generiche, si prescrive soltanto dopo 15 anni. Ecco perché hanno fatto in tempo a condannarli tutti, tranne Berlusconi, perché Berlusconi rispondeva di un reato “ meno grave”, corruzione semplice e in più gli hanno pure regalato le attenuanti generiche. Ma Berlusconi, anziché rinunciare alla prescrizione, propose il ricorso in Cassazione, chiedendo alla Cassazione di togliergli la prescrizione e di dargli l’assoluzione e la Cassazione rigettò la sua richiesta, scrive Mesiano “ Berlusconi propose il ricorso per Cassazione chiedendo il proscioglimento con formula piena di merito, ricorso che venne rigettato dalla Corte di Cassazione. Orbene - aggiunge Mesiano, bizzarro questo Mesiano, eh! Ricordate il calzino! - nei confronti di Berlusconi è stata pronunciata sentenza irrevocabile, che ha dichiarato il reato estinto per prescrizione”, cioè non assoluzione. “Il giudice”, ricorda sempre Mesiano, “ una volta rilevata la sussistenza di una causa estintiva del reato - la prescrizione estingue il reato - non può compiere alcun ulteriore accertamento probatorio sulla responsabilità dell’imputato, ma deve senz’altro dichiarare la causa estintiva del reato, a meno che dagli atti già emerga la prova evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non l’ha commesso”, ossia se è evidente nel processo che la persona, anche se il reato è prescritto, non l’ha commesso oppure il reato non c’era proprio, allora deve assolverla la persona, non lo deve prescrivere; se invece non è evidente che la persona è innocente, allora le dà la prescrizione, scrive Mesiano, “ a meno che dagli atti già emerga la prova evidente che il fatto non sussiste o l’imputato non l’ha commesso: in tal  caso il giudice è tenuto a pronunciare il proscioglimento del merito. Pertanto, se Berlusconi non è stato prosciolto nel merito della Corte, è perché non vi era l’evidenza dell’innocenza dell’imputato”: perfetto, anche se porta il calzino turchese diciamo che Mesiano conosce bene il diritto. 
Il fatto che poi gli abbiano dato le attenuanti generiche è un’altra prova che Berlusconi e il Lodo Mondadori non erano innocenti: sapete che le attenuanti generiche sono dei benefit che si danno perché si è scoperto che c’era qualche motivo che attenua la gravità del reato, ma l’attenuante è tipica del colpevole, ossia di uno che il reato l’ha commesso, altrimenti, se sei innocente, che cosa attenui? Non c’è niente da attenuare e quindi è evidente che le attenuanti si danno a uno che si prevede colpevole, giusto? 
Trattasi di pronuncia che, ovviamente, preclude l’assoggettamento del Berlusconi medesimo al giudizio di responsabilità penale, la responsabilità penale non c’è, perché ti hanno dato le attenuanti e la prescrizione, è a sanzione, non puoi sanzionarlo uno prescritto, l’ha fatta franca, no? Ma trattandosi di sentenza non emessa a seguito di giudizio di merito, ma solo a seguito di applicazione di causa estintiva di reato, cioè di prescrizione, essa non preclude in alcun modo che, nella presente sede civile, quella dove si deve stabilire il quantum del risarcimento, venga ritenuto incidenter tantum, ossia solo incidentalmente, che il Berlusconi ha commesso il fatto ai soli fini civilistici e risarcitori, di cui qui si discute, questo è il passaggio. Qui, dovendo stabilire il risarcimento, vi dico - scrive Mesiano - che  dagli atti che ho esaminato ai fini del risarcimento- non della responsabilità penale, dove l’ha già fatta franca per le generiche e la prescrizione - ai fini della giustizia civile del risarcimento Berlusconi il fatto l’ha commesso, altroché: non solo perché era il legale rappresentante di una società che corrompeva giudici tramite i suoi Avvocati, ma anche perché ci sono degli elementi tali che, in sede civile - non penale, eh! In penale ci vogliono altri tipi di prova e, soprattutto, ci sono altri tempi: sapete che nel civile la prescrizione è molto più lunga e è disegnata anche in maniera diversa - dovendo dare un risarcimento e non la galera, alcuni elementi che magari nel penale non sono sufficienti nel civile sono tranchant e lui li ricorda, utilizzando gli atti del processo penale. Dice “ i conti All-Iberian e Ferrido - conti della Fininvest in Svizzera - erano accesi su banche Svizzere e ne era beneficiaria economica la Fininvest: non è quindi assolutamente pensabile che un bonifico dell’importo di 2 milioni e 732.000 Dollari (3 miliardi di lire dell’epoca, siamo nel 91, immaginate quanti erano 3 miliardi di lire quasi venti anni fa) potesse essere deciso un bonifico così enorme e effettuato senza che il legale rappresentante, che era anche l’amministratore della Fininvest, cioè Berlusconi, lo sapesse e lo accettasse. Non è che poteva non sapere, è evidente che sapeva e del resto a chi andarono quei 3 miliardi di lire del 91? Andarono a Previti, che poi gli fece fare un po’ di giri e, alla fine, ne prese un pezzo e lo diede all’Avvocato Pacifico, che lo portò in contanti in Italia e li diede al giudice Metta, che aveva appena scritto la sentenza, che poi non aveva scritto, perché abbiamo sentito raccontare dal giudice Carfì a Annozero che la sentenza Metta non l’ha scritta lui, l’ha scritta qualche furbetto sotto dettatura degli Avvocati della Fininvest, tant’è che fu depositata troppo presto e, se Metta l’avesse scritta lui, avrebbe dovuta scriverla in una sola notte, erano 160 pagine scritte a mano, una cosa che neanche Onoré De Balzac è mai riuscito a fare! 
Quindi - dice Mesiano, quello bizzarro, quello del calzino - “ abbiamo i seguenti fatti noti: la provenienza della somma di quei 2 milioni e 700.000 Dollari bonificati in vista delle già dimostrate finalità corruttive a Previti dai conti All-Iberian e Ferrido, accertatamente appartenenti a Fininvest. Da tali fatti è d’obbligo inferire - ossia dedurre - l’affermazione del fatto ignoto, cioè la consapevolezza e l’accettazione dell’inoltro a Previti della provvista corruttiva da parte di Silvio Berlusconi e ciò sulla base di un criterio di normalità”, è normale che sia così! Berlusconi è il Presidente e l’amministratore della sua società, la sua società bonifica una somma enorme in Svizzera al suo Avvocato, è normale che quello significhi che Berlusconi ha girato 3 miliardi al suo Avvocato, soprattutto se il suo Avvocato prende quei soldi e ne gira una parte a un giudice: ma potrà mai, l’Avvocato di Berlusconi, tradire la fiducia di Berlusconi e usare i soldi che gentilmente gli ha mandato in Svizzera - non in Italia, in Svizzera! - Berlusconi per corrompere un giudice senza dirlo a Berlusconi di che cosa se ne fa di quei soldi?! Se Berlusconi fosse contrario alla corruzione - ovviamente faccio un’ipotesi irreale - il suo Avvocato non glielo direbbe? Facciamo finta che non glielo abbia detto, ma quando poi salta fuori, grazie alle dichiarazioni dell’Ariosto e alle indagini della Boccassini, che Previti con i soldi di Berlusconi ci comprava i giudici per fargli avere la Mondadori a cui non aveva diritto, Berlusconi avrebbe dovuto menarlo Previti, avrebbe dovuto denunciarlo, avrebbe dovuto trascinarlo in galera lui, avrebbe dovuto radiarlo, licenziarlo, levargli il saluto, maledirlo pubblicamente, dicendo “ quello ha speso il mio nome e i miei soldi per fare delle cose che io mai..” e invece l’hanno coperto! L’hanno portato in Parlamento, non in galera! Hanno cercato in tutti i modi di salvarlo dalla galera e, alla fine, glielo ha salvato pure il centrosinistra con l’indulto dagli arresti domiciliari! Quindi è assolutamente evidente che a Berlusconi stava bene così, perché se non gli fosse stato bene così l’avrebbe scaricato almeno dopo, quando le cose si sono sapute. Conseguentemente vedete che non è il teorema del non poteva non sapere: in sede civile c’è il criterio di normalità, i fatti vanno tutti nella stessa direzione e, dato che non dobbiamo mandare in galera di nessuno perché stiamo parlando di un risarcimento obbligato, il giudice spiega per quale motivo non solo la Fininvest, ma Berlusconi c’entra in questa storia, anche se la sua sentenza condanna la Fininvest a risarcire, non la persona di Berlusconi. Vale a dire, il criterio di normalità, “ rientra assolutamente nell’ordinario svolgersi degli accadimenti umani che un bonifico di quell’entità poteva essere inoltrato solo sulla base della preventiva accettazione da parte di chi, nella compagine sociale da cui proveniva la somma destinata alla condotta corruttiva, ricopriva un’incontrastata posizione verticale (Berlusconi). Del resto, la prova per presunzioni nel processo civile ha la stessa dignità della prova diretta: ciò è stato recentemente ribadito dalle sezioni unite della Cassazione” (la prova presuntiva). E’ ovvio, non devi mandarlo in galera e conseguentemente non ti puoi neanche fidare delle coincidenze in sede civile: le coincidenze, se sono troppe, non sono più coincidenze, sono prove, lo diceva già Sharlok Holmes.
“Sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che il bonifico di 3 miliardi di lire sia disposto e eseguito per finalità corruttive, senza che il Dominus della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere incidenter tantum e ai soli fini civilistici del presente giudizio che Berlusconi sia corresponsabile nella vicenda corruttiva per cui si procede: corresponsabilità che, come logica conseguenza comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria, la responsabilità della stessa Fininvest”. Quindi la Fininvest è responsabile e Berlusconi è responsabile.  “ Deve essere quindi in primo luogo affermata la responsabilità della società convenuta - cioè denunciata - dalla Cir per la condotta posta in essere nella sua già vista qualità dall’Onorevole Silvio Berlusconi”, conseguentemente la Fininvest è responsabile perché queste cose le ha fatte Berlusconi e perché queste cose le ha fatte con i soldi, i conti e gli Avvocati della Fininvest. De Benedetti deve essere risarcito per il danno subito da perdita di chance, vale a dire: posto che nessuno sa come avrebbe deciso una corte incorrotta, un giudice che non fosse stato Metta e che non avesse preso i soldi per fare quella sentenza, nessuno sa come sarebbe finito: magari il Lodo sarebbe stato ugualmente annullato, ma certamente il rischio era maggiore, se non corrompi il giudice rischi, se il giudice lo corrompi non rischi, perché? Perché quello fa la sentenza che gli hai chiesto e infatti certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la Cir della chance di ottenere da quella Corte una decisione favorevole. 

Una sentenza civile del tutto normale

E poi, a un certo punto - ma lo troverete, l’abbiamo pubblicato sul nostro sito, antefatto.it- c’è il calcolo con il quale Mesiano arriva a quantificare il danno in 750 milioni di Euro. A quel punto gli hanno detto che praticamente lui è un tipo originale, perché? Perché ha deciso tutto questo risarcimento così complicato da solo, l’hanno detto anche in televisione, dicendo “ quel giudice che tutto da solo ha voluto condannare..”: il giudice tutto da solo si chiama giudice monocratico, la legge nel processo civile prevede che la causa di primo grado nel processo civile venga condotta da un giudice monocratico, quindi tutto da solo. Non è una fissazione di Mesiano, quella di trovarsi tutto da solo, non è che potesse chiamare anche degli altri a fare la sentenza per essere in tanti: no, il giudice monocratico è tutto da solo sempre, non soltanto Mesiano e non soltanto Mesiano nella causa Mondadori. 
Poi ci hanno detto “ ma è possibile? Li ha condannati a pagare una somma solo in primo grado immediatamente esecutiva e quelli devono già pagare subito? Aspettiamo che diventi definitiva”, ma guardate che è la legge che prevede che il risarcimento di primo grado sia immediatamente esecutivo: a me è capitato di perdere un paio di cause civile, tra l’altro una con Previti, sommamente spiacevole, e glieli ho dovuti pagare subito i soldi, io ci ho smenato 40 milioni e avrei continuato a pagarne fino a 80, se in appello non mi avessero dimezzato la somma: perché? Perché si paga subito nel processo civile, il processo civile dura a lungo, ma quando finisce il primo grado paghi subito: se poi appelli e ti danno ragione, quell’altro te li restituisce, ma è questo che prevede la legge. Adesso vorrebbero cambiarla soltanto perché tocca a Berlusconi, una volta tanto, restituire il maltolto! Poi hanno detto “ eh, ma gli ha dato tutti questi soldi di risarcimento, quando Berlusconi aveva già restituito un pezzo della Mondadori a De Benedetti nella transazione propiziata da Andreotti e condotta da Ciarrapico”: lo so benissimo, è come uno che ha rubato un’intera automobile e poi, bontà sua, restituisce il volante al derubato e dopodiché il derubato gli dice “ io voglio anche il resto dell’automobile” e lui ti dice “ ma no, accontentati, ti ho già restituito il volante” e se la prende con il giudice, perché dice che invece no, devi restituirgli la macchina, oppure, se la macchina l’hai già distrutta o l’hai già cambiata, devi restituire l’equivalente magari indicizzato. Alla fine hanno detto che il giudice Mesiano era un comunista, perché aveva espresso dei giudizi a cena: ora, a parte che ognuno a cena può esprimere i giudizi che vuole senza minimamente ledere la sua imparzialità, noi siamo in un Paese dove o si è di centrodestra o si è di centrosinistra sostanzialmente, poi c’è qualcuno che non sta né da una parte né dall’altra, ma insomma al momento di votare, se uno va a votare, sceglie o il centrosinistra o il centrodestra. Ora ci sono magistrati di centrodestra, molti lavorano anche come consulenti o funzionari di questo governo, molti stanno in Parlamento con il centrodestra e poi ci sono magistrati di centrosinistra: il fatto che un magistrato abbia delle idee politiche o di centrodestra o di centrosinistra non vuole dire che, quando giudica un imputato, condannerà un innocente soltanto perché non ha le sue idee, perché questo presuppone una mente malata. Per fortuna nel mondo normale ognuno ha le sue idee e poi, quando deve fare una sentenza o concedere una licenza edilizia o dare un finanziamento, oppure fare una multa, non è che va a vedere se la persona la pensa come lui o meno, fa quello che è giusto indipendentemente da chi gli capita davanti. Dopodiché, se la Fininvest aveva le prove che questo Mesiano era così prevenuto, c’era l’istituto la ricusazione: puoi ricusare i giudici che non ritieni imparziali e poi si vede se è vero o non è vero, non è che lo dici dopo e, in ogni caso, trovate così strano che un giudice sia contento se Berlusconi perde le elezioni e se Prodi le vince? Guardate che non sarebbe così fondato questo discorso, se lo facessimo in Francia, in Germania o negli Stati Uniti, però in un Paese dove da una parte Prodi, con tutti i suoi difetti, ha sempre rispettato la magistratura, pubblicamente ha sempre detto di avere fiducia nella magistratura e dall’altra parte un signore che, da quando è in politica, non fa altro che massacrarla e insultarla e è riuscito addirittura a dire che tutti i magistrati, vivi e morti, sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana e che, se fai quel mestiere lì, il mestiere di Falcone e Borsellino, vuole dire che hai delle turbe psichiche e che poi dice anche che Vittorio Mangano era un eroe, ma vi sembra così eccentrico che ci siano dei magistrati che sono felici, quando questo signore perde le elezioni? Ammesso e non concesso che questo Mesiano abbia detto in una cena che era felice che Berlusconi perdesse le elezioni. Dopodiché, quando gli hanno portato la causa Mondadori, non è che abbia condannato la Fininvest perché era di sinistra o perché ce l’aveva con Berlusconi, ha condannato la Fininvest perché glielo aveva già detto la Cassazione che lo doveva fare e ha condannato la Fininvest perché ci sono le prove che quest’ultima si è comprata una sentenza, si è comprata un giudice per rubare una società a un concorrente. Neanche il giudice più di ultradestra avrebbe potuto passare sopra a una cosa del genere, sempre che naturalmente non se lo fossero comprato! Passate parola, alla prossima settimana.   

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5 Ottobre 2009

Passaparola di lunedi 5 ottobre

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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3 Ottobre 2009

Firma che ti passa

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“Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Se mi dite non firmare, non significa niente" queste sono le parole di un Presidente della Repubblica che in questa legislatura ha firmato di tutto e lo ha fatto spesso entro le 24 ore.
Non è vero che “non firmare” non significa nulla, i gesti della prima carica dello Stato hanno una forte valenza per la democrazia e per l’immagine delle istituzioni.
Se questo è il pensiero di chi la rappresenta oggi, mi domando allora cosa ci stia a fare Giorgio Napolitano dov’è. Se questa è la considerazione delle funzioni spettanti al suo ruolo, se firma perché “tanto poi dovrà firmare”, allora lasciamo promulgare le leggi al Parlamento e smettiamola con le pantomime.
Il Capo dello Stato non avrebbe dovuto firmare l’amnistia fiscale, né tanto meno negarne la gravità prima di farlo. Questa porcata non andava promulgata, e se fosse stata ripresentata invariata, un Presidente della Repubblica, firmando, avrebbe dovuto spiegare alla nazione che l’arroganza del governo, e di una certa opposizione, privava delle sue prerogative anche la Presidenza della Repubblica.
Il 2 ottobre il governo Berlusconi IV, con il voto di fiducia, avrebbe potuto togliere le tende e tornare a casa riportando il Paese alle urne. Per soli 20 voti l’Italia ha perso questo importante treno su cui viaggiava, oltre al proprio futuro, ed è stato approvato lo scudo fiscale. Venti voti di deputati del Pd e dell’Udc, e, con rabbia devo riconoscere, anche di un deputato Idv. Gli italiani sono stati fregati da 32 escort ‘da Parlamento’ che si sono svendute a questa vergogna. In quest’indimenticabile 2 ottobre ci sono stati 24 assenti del Pd, 7 dell’Udc ed uno dell’Idv, qualche ora prima, molte delle stesse facce avevano già boicottato il voto sulla mozione di costituzionalità dello scudo stesso.
Non accetto lezioni sul rispetto delle istituzioni dai tanti doppiopetto che dicono di fare opposizione in Parlamento ma che al momento opportuno, quello del voto, ritirano la mano e l’unica a cosa che sanno fare è denigrare ed inveire contro chi l’opposizione, quella dei fatti, la conduce senza sosta dentro e fuori il Parlamento: l’Italia dei valori.
Le lezioni impartite dal Pdl, Fini incluso, quelle sono il canto delle sirene di Ulisse, non bisogna ascoltarle, ma chi si traveste da salvatore della patria, manifestando in Piazza del Popolo per difendere la democrazia a parole, salvo poi assassinarla nei fatti in un’aula del Parlamento, non merita la stima dei giusti bensì l’ira degli onesti

Nasce il MOVIMENTO 5 STELLE: oggi ore 15 diretta streaming dal blog

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Ieri ho partecipato alla manifestazione in Piazza del Popolo a Roma di cui ho trasmesso la diretta streaming dal mio blog e dal sito dell’Italia dei Valori. Un’imponente ed importante manifestazione che testimonia che il Paese c’è ancora e che aspetta un segnale per tornare a sperare, segnale che Italia dei Valori sta dando e darà ogni giorno più forte.

Oggi ci sarà un’altra manifestazione importante, che sta passando nel silenzio di regime, che non ha avuto trenta giorni di prime pagine di la Repubblica ma che son certo sarà seguita da migliaia di cittadini: la presentazione del Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo allo Smeraldo di Milano. Anche di questo evento trasmetterò la diretta streaming oggi alle 15:00 dal mio blog, ed anche di questo importante fatto politico spero che domani l’informazione, che è scesa in piazza per urlare la propria libertà ed indipendenza dal potere, dia il dovuto spazio nei propri servizi lunedì, altrimenti in Piazza del Popolo ieri si è celebrata la festa di una delle tante lobby dell’informazione. Auguri Beppe.

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28 Settembre 2009

Passaparola di lunedi 28 settembre

Come ogni lunedì, ore 14:00 vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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26 Settembre 2009

Agenda manifestazione 26 settembre


Foto di Sonny 968

Oggi partira' da piazza Bocca della Verita' la manifestazione "Agenda rossa", promossa da Salvatore Borsellino insieme a numerosi cittadini, associazioni ed esponenti della società civile, a sostegno dei magistrati di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano impegnati nelle indagini sulle stragi del 1992-93 e sul rapporto mafia-politica.

La manifestazione verrà trasmessa in diretta streaming dal blog.

Agenda dell'evento:

Ore 14:00 - Piazza Bocca della Verità: raduno dei partecipanti
Ore 15:30 - Partenza del corteo delle "Agende Rosse" verso Piazza Navona
Ore 17:30 - Piazza Navona: interventi dal palco da parte di cittadini, rappresentanti della società civile e giornalisti.

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25 Settembre 2009

Sabato 26: porta la tua agenda rossa

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alfanosonia_agenda.jpg

Domani, 26 settembre a Roma, partira' da piazza Bocca della Verita' la manifestazione "Agenda rossa", promossa da Salvatore Borsellino insieme a numerosi cittadini, associazioni ed esponenti della società civile.

Riporto l'appello di Salvatore Borsellino il quale invita i cittadini a prendere parte al corteo. Mai, come in questo anno, lo Stato si è scollato dalle istituzioni e si è allontanato dai cittadini, con una superbia ed un'arroganza mai viste. I ministri, gli assessori, i deputati, i senatori, i sindaci e tutte le altre cariche amministrative e istituzionali sono emanazione e rappresentano il volere di una comunità di elettori. A questi elettori devono costantemente rivolgere attenzioni e fornire spiegazioni qualora interpellati.

Oggi i cittadini chiedono alla politica spiegazioni sull'agenda rossa di Paolo Borsellino, sulla strage di via D'Amelio, sulla strage di Capaci, sulle bombe di Firenze e Milano. Spiegazioni che non possono essere bollate e liquidate come attacco al governo. A meno che nel governo si nascondano i mandanti politici di quegli orrori.

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21 Settembre 2009

Passaparola di lunedi 21 settembre

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16 Settembre 2009

Porta a Porta: paga Vespa o Masi?

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Visto che ormai nelle trasmissioni dove interviene il Presidente del Consiglio si registra una debacle, un netto crollo degli ascolti, ritengo che Silvio Berlusconi debba apparire e danneggiare le sue televisioni, e non quelle del servizio pubblico.

Mentre Vespa raccatta un umile 13,47% di share, Mediaset si frega le mani con gli incassi pubblicitari dei suoi canali che accolgono i fuggiaschi delle reti Rai. E così ci si ritrova nella grottesca situazione di un Presidente del Consiglio che per favorire le sue aziende danneggia la Rai. Insomma, mentre i contribuenti perdono soldi, lui si riempie le tasche. Ma se la Tv di Stato è questa, allora non ha senso pagare alcun canone e, visto che con il calo dello share si danneggia anche l’erario, e visto che Vespa considera ‘Porta a Porta’ un suo programma, allora mi chiedo se non debbano essere lui o Masi a colmare questo buco nelle casse pubbliche. Il loro comportamento si profila come un utilizzo di mezzi e soldi pubblici per favorire gli interessi di un singolo individuo.

Ringrazio i cittadini italiani per aver seguito lo spot propagandistico “Io boicotto Porta a Porta”, grazie a loro è stato registrato un crollo dello share della trasmissione. Bruno Vespa è stato il boia della Rai di questo martedì, quando il governo Berlusconi sarà solo un ricordo, certamente, anche il signor Vespa finirà nel dimenticatoio. E colgo l’occasione per ribadirgli che non esistono proprietari di programmi pubblici e che io sarò a ‘Porta a Porta’ per ricordarglielo e per esigere la risposta che i cittadini aspettano alla seguente domanda: “Come mai Berlusconi per farsi intervistare sceglie lei invece che i suoi colleghi?”.

La trasmissione di ieri è stata “da copione”, una sequela di autocompiacimenti da voltastomaco, un soliloquio di un uomo isolato, arrogante e debole. Silvio Berlusconi, quello che ha corrotto Mills nel più colossale processo di evasione fiscale ai danni dei contribuenti, si permette di dare dell’evasore al direttore di Repubblica, dimostrando di essere un mentitore senza ritegno e approfittando dell’ignoranza di molti cittadini, zoccolo del suo elettorato, che non ne conoscono la biografia.

Nei prossimi mesi effettuerò una capillare campagna di volantinaggio, in ogni angolo del Paese, per diffondere la biografia di Silvio Berlusconi che è on line sul sito di Wikipedia. Perchè chi naviga in internet sa perfino il numero di tessera P2 di quest’uomo, ma molti cittadini, per età o per impedimenti tecnici, ancora non hanno mai letto cosa è stato capace di fare questo impresentabile Presidente del Consiglio.

Il primo dei tre obiettivi rilanciati ieri, cioè quello di boicottare ‘Porta a Porta’, è stato raggiunto, grazie a tutti voi. Il raggiungimento degli altri, che sono riportati di seguito, dipende dai partiti cosiddetti di opposizione e dal Presidente della Repubblica, dal quale attendiamo un segnale.

fb_ioboicotto.jpg
Diffondi l'iniziativa dal tuo profilo Facebook o dal tuo sito.
politici_boicottate.jpgTesto:
Lancio un appello ai politici dell’opposizione chiedo di rifiutare, per solidarietà verso Franceschini, che si è già espresso in questo senso, ogni proposta per la puntata riparatoria “del giorno dopo” in programma per il 23 settembre, in cui Bruno Vespa vorrà chiudere la partita del “salvo la faccia per la porcata del 15 settembre”.
icon_facebook2.jpg
Diffondi sul tuo sito:
appello_napolitano_vespa.jpgTesto:
Lancio un appello al Presidente della Repubblica chiedo di farsi garante dell’applicazione e del rispetto della legge che regola la par condicio nel garantire un'appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici.
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15 Settembre 2009

Signor Vespa

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Signor Vespa,

il governo sta sabotando l’informazione di Stato, lei si presta come boia di questa esecuzione lasciando trasmettere stasera, senza contraddittori, le menzogne di Berlusconi sull’Abruzzo. Lei è sorridente osservatore di questa mattanza Rai, che osteggia Report, scioglie Annozero e fa slittare a giovedì Ballarò per mettere i sudditi italiani davanti al sultano che lei imbeccherà con domande preconfezionate. Insomma un’informazione alla mussoliniana maniera che di questi tempi è molto in voga. Berlusconi stapperà lo champagne della propaganda per le 94 nuove abitazioni che verranno consegnate ad Onna, grazie ai soldi raccolti dai volontari di Trento e dalla Crocerossa a cui il governo non ha aggiunto un solo cent di bronzo.

La sua arrogante risposta: “si scusi o non verrà più”, data a me senza mezzi termini e a Franceschini velatamente, suona come una minaccia che rigetto al mittente, e metterò sul tavolo sordo dell’Agcom e della commissione di Vigilanza, ma che affiderò anche ai legali per constatare la sussistenza del ricatto intrinseco che le sue dichiarazioni contengono.

Lei conferma la sua concezione della tv pubblica perfettamente allineata alla nuova dirigenza di governo: roba nostra.

Le illustro, invece, la mia concezione: lei alle trasmissioni è ospite esattamente quanto il sottoscritto, e dovrebbe rispondere della sua reputazione e della sua professionalità a nessun altro se non ai cittadini. E questo, diciamocelo, anche fuori dalla camera caritatis, nel suo caso non avviene e non è mai avvenuto.

Io vedo, dunque, Porta a Porta come uno spazio che il pluralismo dell’informazione, ancora sulla carta, garantisce per legge, per par condicio e non per grazia ricevuta da Bruno Vespa o dal conduttore di turno.

La lascio con due illuminanti interrogativi che ogni italiano serba nel profondo e la cui risposta lascio a lei: come mai Porta a Porta non ha gli stessi problemi di messa in onda che hanno trasmissioni quali Report, Annozero o Ballarò? Come mai Berlusconi la preferisce ai suoi colleghi per essere intervistato?

Signor Vespa, ritengo che sia lei a doversi scusare con gli italiani per l’utilizzo che fa del servizio pubblico come veicolo di promozione degli interessi privati di Silvio Berlusconi.


Lancio un appello dalla Rete ai cittadini, ai politici dell’opposizione e al Capo dello Stato quale garante delle malandate istituzioni italiane:

- ai cittadini chiedo di boicottate Porta a Porta, cambiando canale questa sera, per stracciare lo share della trasmissione.

- ai politici dell’opposizione chiedo di rifiutare, per solidarietà verso Franceschini, che si è già espresso in questo senso, ogni proposta per la puntata riparatoria “del giorno dopo” in programma per il 23 settembre, in cui Bruno Vespa vorrà chiudere la partita del “salvo la faccia per la porcata del 15 settembre”.

- al Presidente della Repubblica chiedo di farsi garante dell’applicazione e del rispetto della legge che regola la par condicio nel garantire un'appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici.

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Via dalla Rai

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Aderisco all'iniziativa lanciata ormai da piu' parti per disdire il canone Rai ed invito i cittadini a fare altrettanto, e aggiungo "sostituendolo con Sky". Non mi esprimo su Mediaset perche', al di fuori delle proiezioni cinematografiche, ai suoi programmi preferirei perfino le televendite.

La Rai è caduta in un profondo stato vegetativo, le ingerenze politiche sono da voltastomaco, e ritengo possano esserci gli estremi per azioni legali nei confronti del direttivo e del governo come artefici di questo degrado, verifica che ho fatto predisporre ai miei legali.

Quello a cui stiamo assistendo è una vergognosa gestione di un patrimonio pubblico che dissolve conti economici, share, patrimoni culturali delle tre reti oltre a danneggiare la popolazione lasciandola al buio dell’informazione.

La dirigenza Rai, costola di governo, da una parte boicotta le trasmissioni di punta ad altissimo indice di gradimento come Report della Gabanelli (video), Annozero di Santoro (video) e Ballarò di Floris (video), dall’altra elabora strategie fallimentari come TivuSat e promuove l’informazione faziosa di soggetti come Minzolini o Vespa, che stanno al giornalismo come la sedia elettrica alla vita umana.

Viviamo ormai in un Paese privo delle più elementari libertà democratiche, dove l’arroganza di un manipolo saldamente ancorato alle istituzioni, e protetto per assurdo proprio dalle stesse, sta divorando lo Stato dall’interno attaccandone gli organi vitali come un cancro invisibile ma mortale. I membri di questo governo, quando toglieranno il disturbo, e presto, non si dissolveranno nella melassa del Parlamento, come le passate legislature, ma dovranno rispondere dei danni causati alla res pubblica affinché siano allontanati per non nuocere più al Paese.

Il 18, 19 e 20 settembre l’Italia dei Valori presenterà a Vasto l’alternativa di governo (consulta l'agenda). L’alternativa a questo indecente esecutivo, che sarà il punto di partenza per ricostruire la narcotizzata coscienza dei cittadini, l’economia e lo Stato stesso, quel che ne rimarrà dopo la XVI legislatura.

Cancelliamo il Canone Rai

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14 Settembre 2009

Informazione indipendente: un miraggio

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Sabato 19 settembre sarò a Roma per la manifestazione “no all’informazione al guinzaglio” della FNSI, uno slogan che condivido e che purtroppo è ancora lontano per l’Italia.

Dalle elezioni europee c’è stato un accordo non scritto, un’intesa a tinte massoniche, che ha riunito gli organi dell’informazione tradizionale in una colossale censura nei confronti dell’Italia dei Valori, fregandosene dell’opinione di quasi un decimo della popolazione. Questo è un fatto incontrovertibile, che non ha bisogno di numeri perchè è palese.

Partiti ben sotto la nostra soglia di consenso hanno ricevuto inspiegabili spazi di propaganda per rilanciare un ‘terzo polo’ inesistente ed inconsistente pur di offuscare l’unica alternativa di governo a questa arrogante maggioranza: quella dell’Italia dei Valori. Gli organi di vigilanza per l’informazione non hanno più alcuna rilevanza e sono completamente sottomessi ai controllati, siano essi di maggioranza o di un certo tipo di opposizione.

Quando Berlusconi attacca la stampa e RaiTre in realtà non sta attaccando la loro libertà di espressione ma il fatto che questi prendano istruzioni dai suoi avversari politici esattamente come li prende da lui il resto della galassia mediatica italiana.

La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono ancora un miraggio per questo Paese. Ai processi Dell’Utri e Bassolino, i nostri inviati, lì presenti tutti i giorni, non hanno mai incrociato un giornalista delle testate che vivono di finanziamenti pubblici.

Eppure il più grande conflitto d’interessi del Paese che ha foraggiato l’ascesa di Forza Italia sarebbe scomparso da tempo se si fosse fatto pagare un prezzo congruo alle concessioni radiotelevisive in mano alla famiglia Berlusconi. Eppure nessun giornale ne parla e nessun governo di centrosinistra ha mai affrontato il conflitto d’interessi, anzi, lo hanno favorito fissando il valore delle concessioni Mediaset alla ridicola cifra dell’1% del fatturato (di RTI, nemmeno di Publitalia!).

Le 10 domande de ‘La Repubblica’ sono domande politiche senza sufficiente efficacia informativa, sono un buffetto sulla guancia per un uomo così infinitamente debole e ricattabile.

Rispolverare le 10 domande della Padania del 1998, di cui la stessa Lega ha perso vergognosamente memoria, sarebbe stato di gran lunga più illuminante per l’opinione pubblica su chi veramente sia il Presidente del Consiglio.

Il 19 sarò a Roma, in Piazza del Popolo, alla manifestazione della FNSI per ribadire la volontà dell’Italia dei Valori di ricercare, senza compromessi, un’informazione libera ed indipendente da tutti i partiti, non solo da quelli di Silvio Berlusconi.

Nell’alternativa reale di governo in 10 punti, quella censurata, quella che fa paura alla Casta, al punto 5 c’è la riforma dell’informazione: proposta che ci permetterebbe di risalire nella vergognosa classifica del rapporto mondiale sulla libertà di stampa che ci vede nel 2009 al 44° posto nel mondo.

Di seguito le nostre proposte per spezzare le catene dell'informazione:

  • Liberalizzare il mercato televisivo dando attuazione alle direttive europee e alle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea (vicenda Europa7-Rete4), con l’eliminazione del duopolio Rai-Mediaset
  • Fissare il limite del 10-15% del mercato totale per i proprietari di reti televisive e stampa cartacea
  • Rivedere i criteri di assegnazione dei finanziamenti pubblici all'editoria e loro effettivo controllo
  • Assegnare il controllo sulla Rai ad un ente totalmente e realmente indipendente dai condizionamenti e dalle scelte della politica

Leggi e commenta i punti sull'Informazione >>

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31 Agosto 2009

Passaparola di lunedi 31 agosto

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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25 Agosto 2009

RAISET

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La RAI cambi nome perché non è più una televisione di Stato ma una costola di Mediaset governata da portaborse alla corte dei partiti.
Dopo le nomine dei controllori della Commissione di Vigilanza, dopo la spartizione del CdA, dopo l’occupazione delle dirigenze, rinnovate a prescindere dalla meritocrazia e dell’operato degli uscenti, stiamo assistendo all’ultimo scandaloso show sul ritardo nelle nomine di Tg3 e Raitre. Il temporeggiamento è dovuto all’attesa del congresso del Pd perché, se vincesse uno piuttosto che l’altro, la scelta dei portaborse per ricoprire le due poltrone vacanti sarebbe differente. Il Pdl, che si indigna per questo contrattempo, ha piazzato già da tempo i propri chihuahua praticamente in tutte le altre posizioni!
Ma non è solo questa indecente occupazione della politica che ha trasformato la Rai da un servizio di pubblica utilità a cavia per privati interessi, quanto l’ingerenza Mediaset nella governance e negli economics delle televisioni di Stato.
In 19 giorni d’agosto sono stati criptati 168 eventi della tivù pubblica su Sky, il che ha determinato, come prevedibile, importanti crolli di audience e dunque di appetibilità in termini di pubblicità delle reti di Stato.
Il ruolo di una televisione di Stato è informare, educare e divertire i suoi cittadini e non scendere in guerra nel ruolo di kamikaze contro la concorrenza all’impero del Presidente del Consiglio.
Dopo aver dirottato la pubblicità di aziende statali o parastatali su Mediaset, il Presidente del Consiglio per mano di Mauro Masi, sta accingendosi a ridurre la Rai in pezzi facendogli perdere oltre a milioni di euro di Sky, ossigeno vitale per i conti economici dell’azienda, spettatori e pubblicità a fronte di cosa? Della bufala TivuSat, una scommessa alle spalle dei cittadini e dei dipendenti di Viale Mazzini persa in partenza dalla quale si avvantaggeranno solo le aziende di famiglia Berlusconi.

Italia dei Valori nel suo programma di governo prevede l’estromissione della politica dalle nomine pubbliche a tutti i livelli, anche quelle Rai, la revisione del prezzo delle concessioni delle frequenze radiotelevisive a Mediaset (ora ad uno scandaloso 1% del fatturato), ed una legge, mai voluta da destra e sinistra, sul conflitto di interessi che metta nell’impossibilità di vedere la figura di un ricco monopolista alla guida dell’Italia, così come accade nei Paesi sviluppati.

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13 Agosto 2009

La cultura della corruzione

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C'e' una notizia che pochi italiani conoscono, una porcata estiva degna di questa compagine di governo.

Il ministro della Cultura Bondi ha rifinanziato per il 2009, con soldi pubblici, la Fondazione Craxi. Fin qui, sapendo che il Pdl accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell’Utri.

Ma quando si apprende che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio non riceveranno un euro, questo deve indignarci.

Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?

Su Wikipedia si legge: “La Fondazione Craxi è una fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l'immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica”. Mi viene il dubbio, leggendo questa definizione, se nel “patrimonio” di cui parla siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico.

Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace.

Un uomo alla cui ombra sono cresciuti, come nel peggiore dei vivai, i politici di prim’ordine che ora guidano i partiti italiani.

Un uomo i cui insegnamenti sono alla base della sfiducia nelle istituzioni e nella politica del primo partito italiano: quello degli sfiduciati, che raccoglie oggi il 50% dei cittadini con diritto di voto.

Una fondazione, que