31 Agosto 2008
Il mio intervento a Firenze

Alla festa del Partito Democratico ho ricevuto numerosi applausi ed ovazioni. La prima reazione incredula dei giornalisti e politici è stata che io avessi portato con me la tifoseria. Non sono abituato a questo comportamento e neanche loro sono abituati a quello che è successo. Nessuno vuole capire che si tratta semplicemente di consenso dei cittadini. I cittadini sono stanchi di questa politica, cercano soltanto qualcuno che li rappresenti. Ed io, in questo momento storico, li rappresento.
Bianca Berlinguer: Che cosa è successo? Solo qualche mese fa il Partito Democratico e l'Italia dei Valori si erano presentati assieme alle elezioni e avevano fatto il patto che avrebbero confluito dopo il voto in gruppi parlamentari comuni. Adesso, qualche volta, il nemico sembra più Veltroni che Berlusconi.
Antonio Di Pietro: Certo. Con questo sistema dell'informazione che guarda sempre lo stuzzicadente e mai la trave alla fine il male dell'Italia è che l'Italia dei Valori e il Partito Democratico hanno un atteggiamento diverso rispetto al concetto di opposizione. Credo che il male del Paese è chi fa del male all'Italia e non di chi lo segnala, con più determinazione da parte dell'Italia dei Valori e con più sostanza come il Partito Democratico, questo lo valuteranno gli elettori.
L'Italia dei Valori, rivolgendomi a Moretti, non fa parte dell'opposizione distruttiva. Distruttiva è quell'opposizione che si ricorda ogni tanto di dire “come vanno male le cose”. E' un po come chi viene in questo palco e parla. Se oggi qua parliamo è perché qualcuno ha acceso la luce, ha portato l'acqua, ha messo le sedie, una realtà che lavora dietro. Io faccio parte di quella categoria di persone che non si limitano a criticare, ma che si bagnano le mani tutti i giorni per cercare di cambiare le cose. Per questo faccio opposizione, che non è distruttiva: è un opposizione per impedire che il modello berlusconiano di governare distrugga il Paese. Credo quindi di rivendicare, rispetto a quello che dice Moretti, una opposizione seria, concreta, coerente, determinata e chiara nel linguaggio. Distruttiva è quell'opposizione che rinuncia, che si arrende, che parla soltanto una volta ogni tanto in modo pseudo acculturato, e non mi rivolgo di certo a Moretti, che rispetto, stimo e ringrazio.
La verità è che in un sistema democratico per essere un alternativa a Berlusconi bisogna prendere la prossima volta non dico il 60, ma almeno il 50 più uno per cento. Piaccia o non piaccia il Partito Democratico ha bisogno dell'Italia dei Valori e viceversa. Gli italiani hanno bisogno di una coalizione riformista che si assuma un impegno di governo. Molte persone mi dicono che sto facendo un accordo con Rifondazione Comunista. Non ho nulla contro Rifondazione, anzi, penso che molte volte quei bravi comunisti di un tempo erano da apprezzare di più rispetto a tanti preti spretati. Penso anche, sul piano politico, che nel momento in cui il segretario di Rifondazione ha deciso di stare all'opposizione, noi dell'Italia dei Valori, che per definizione siamo nati e vogliamo svilupparci per contribuire ad un ricambio generazionale della classe politica, che puoi cambiare quando sei dentro le istituzioni e fuori alle opposizioni, riteniamo che il dialogo non è solo necessario, ma doveroso. Il problema è cosa bisogna fare per costruire un'alternativa.
Dobbiamo prendere atto di una cosa. Moretti dice che Berlusconi “ha conquistato la testa ed il cuore degli italiani”. Avessi io le sue televisioni, i suoi giornali, i suoi conflitti d'interessi conquisterei più io di lui. Deve finire questa storia di dire che quello è bravo: a fare l'imprenditore come fa lui sono bravo pure io. Quello che ha fatto con Alitalia ero capace pure io di farlo: le cose buone, la polpa, le da agli amici suoi, la parte cattiva, i debiti e gli operai da mandare a casa, li rifila ai contribuenti italiani. Sono capace pure io a fare l'imprenditore che invece di consegnare le frequenze di Rete4 al legittimo proprietario se ne frega e si fa le leggi sue per tenersela in modo indebito e illegittimo. A fare l'imprenditore cosi sono capace pure io.
Claudio Sardo: Volevo entrare un po nel merito, visto che l'Onorevole Di Pietro ha lanciato la strategia di una convergenza futura delle opposizioni attuali. Alle elezioni avevate preso l'impegno davanti agli italiani che il giorno dopo le elezioni avreste fatto un gruppo unico. Questo non è avvenuto, evidentemente perché ci sono delle distanze nel merito. Queste distanze nel merito volevo farle oggetto di domanda. La giustizia: lei ha fatto un intervento caricando ancora una volta sull'antiberlusconismo. La giustizia e Berlusconi sono i temi dominanti per costruire l'opposizione di oggi?
Antonio Di Pietro: Volutamente ho introdotto il tema economico dell'Alitalia e il tema dell'informazione, non ho introdotto il tema della giustizia. Non ne ho parlato apposta, proprio perché l'antiberlusconismo non è soltanto un problema di diversità di vedute sul tema di giustizia. E' il modello di governo che sta portando avanti che non condividiamo, sul piano economico, della solidarietà, sul piano della trasparenza, dell'informazione e delle riforme costituzionali. Se poi qualcuno mi fa una domanda sulla giustizia e io non rispondo dite che mi arrendo, se invece rispondo parlo sempre di giustizia. Non fatemi più questa domanda e non vi rispondo più. Quanto al concetto di antiberlusconismo, sono parte di una formazione politica di opposizione e al governo c'è Berlusconi, a chi devo fare opposizione?
Questa storia del giustizialismo e del garantismo sono finte affermazioni per non affrontare il tema nella loro realtà. Chi è giustizialista? Vorrei capire il termine che si vuole dare. Chi vuole giustizia, e cioè che le regole siano uguali per tutti, grandi e piccini, non è ne di destra ne di sinistra. E' come dire che il garantismo è di sinistra, ma le garanzie non devono essere ne di destra ne di sinistra.
Oggi, quando sono entrato, tutti quanti stavamo ascoltando il discorso di Obama. Idealmente mi ritrovo in quella persona, in quel modello, ma vi ricordate voi qualche anno fa vi guardavate dall'America invece che dalla Russia? Avete visto com'è cambiato il mondo? Vuol dire che bisogna avere l'intelligenza di seguire l'evoluzione della società. Quanti di voi potevano immaginarsi di battere le mani all'America invece di battere le mani al baffone? E' successo perché è cambiato il mondo, diciamo le cose come stanno: stiamo meglio con un Obama che con un Putin. Il Putin di oggi non è il modello sociale che sognavano i nostri padri, è un altra realtà.
Che cosa voglio dire? Credo che dobbiamo mettere da parte questa idea di destra e sinistra sul piano ideologico. Il modello riformista del Paese che vogliamo deve mettere insieme libertà e legalità. Nel rispetto della legge ci sono più opportunità per tutti, sapete quante tasse in meno pagheremo se tutti pagassero le tasse?
Claudio Sardo: Avete scelto di fare la vostra battaglia d'autunno sul Lodo Alfano, quando non c'era nessuna necessità dal punto di vista temporale di fare adesso la raccolta di firme. Voi il referendum sarete costretti a farlo per legge nel 2010. Perché raccogliete adesso le firme? Questo da ragione al fatto che volete caratterizzare su questo tema la vostra iniziativa politica, probabilmente per lanciare le campagne elettorali in Abruzzo, in Trentino e nelle amministrative su questo tema.
Antonio Di Pietro: Permettetemi di dirlo qua dentro. Si farà nel 2010, ma si poteva fare nel 2009 se insieme al modulo della vostra petizione si metteva anche il modulo per la Lodo Alfano. In un mese si potevano fare tutte e due, e mi dispiace che non si sia fatto.
Bianca Berlinguer: Il problema del quorum è molto serio. Se nel referendum prevalessero i no o non si raggiungesse il quorum, non sarebbe la consacrazione definitiva per Berlusconi? Non rischia di diventare un boomerang di peso quello del referendum sul Lodo Alfano anche se è una battaglia di principio?
Antonio Di Pietro: Credo che quando c'era Mussolini se quelli che facevano la resistenza avessero pensato che non potevano raggiungere il quorum non ci sarebbe stato nessuno a fare il partigiano. Credo che ci siano battaglie di minoranza, ma soprattutto battaglie di principio. Bisogna seminare per raccogliere, nessuno potrà pensare di raggiungere un risultato se non si impegna.
Oggi c'è un terreno di sfiducia, di amarezza e di incredulità verso la politica da parte dell'elettorato italiano, tanto che si è avvicinato a quello che apparentemente gli poteva promettere qualcosa: “si è arricchito lui, magari arricchisce pure noi”. Questo è il messaggio subliminale che è stato mandato.
Credo ci siano battaglie di principio che vanno affermate perché piano piano, in questo terreno incolto che è diventato una giungla va ripulito, ci va messo un sano concime di legalità, di pari opportunità, di solidarietà. Credo che ci debba essere qualcuno che deve cominciare, perché se nessuno mai comincia nessuno mai arriva a destinazione.
In un tema cosi importante come quello dello Stato di diritto e della legalità non possa essere discusso in termini numerici di maggioranza o minoranza, ma in termini di principio e di sacrifici. Ribadisco l'impegno che vogliamo mettere su questa battaglia che vogliamo portare avanti.
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28 Agosto 2008
Il referendum come dovere morale

Qualche mese fa abbiamo aperto nel portale dell'Italia dei Valori un'area di dialogo tra parlamentari e cittadini. Il 19 agosto ho ricevuto un quesito da parte di Davide Romano che sotto riporto. Davide ha dubbi sulla ragionevolezza di una raccolta di firme per un referendum che a suo avviso si presenta "in salita". Non si può rinunciare ad una battaglia per paura di perderla, altrimenti l'hai già persa. Se per di più è una battaglia che rappresenta un dovere morale, io, il mio partito, i miei sostenitori e tutti coloro che nutrono questo sentimento non possono rifiutarsi di provare. Poche centinaia di spartani fermarono centinaia di migliaia di persiani alle Termopili anche se per poco e rimettendoci la vita.
A Vasto, dal 12 al 14 settembre, illustreremo i tempi, modalità, luoghi ed organizzazione per la raccolta delle firme.
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19 Agosto 2008
Opposizione di facciata

Ho letto che la petizione lanciata dal Partito Democratico ha raggiunto un milione di firme. E' una petizione che in apparenza dice tutto, ma che in pratica non serve a niente, perché resteranno firme inutili, sulla carta, che Berlusconi non si degnerà nemmeno di prendere in considerazione.
Sono amareggiato con il PD e con Walter Veltroni. Non capisco come possa vantarsi del milione di firme quando ne erano sufficienti 500 mila per mettere Berlusconi con le spalle al muro e abrogare la legge "Salva Premier". Il governo sarebbe stato in discussione sul piano morale, su quello del conflitto d´interessi, e sarebbe stata evidente a tutti l’anomalia di un signore che fa le leggi per non farsi processare. Mi spiace constatare che ci sono due opposizioni: una fatta solo di parole e una vera, che cerca di agire con i fatti.
Non si può rimanere nell’immobilismo. Sia chiaro, non abbiamo bisogno di aiuti, ce la faremo da soli, con l’aiuto dei cittadini. Lanceremo il referendum contro il lodo Alfano il 12, 13 e 14 settembre alla festa di Vasto. L’Italia dei Valori rispetta i propri impegni con gli italiani. Questa è la differenza, sostanziale, tra noi e il Partito Democratico: loro raccolgono firme inutili con un’operazione di facciata, noi, invece, facciamo opposizione vera.
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18 Agosto 2008
Smontiamo le Caste

Care Ragazze e Cari ragazzi,
sono ancora vive nella nostra memoria le bellissime immagini di Bellaria. Vorrei abbracciarvi uno ad uno per ringraziarvi della passione e dell’intelligenza che avete portato all’interno della prima grande iniziativa che l’Italia dei Valori ha voluto dedicare ai giovani.
Ora dobbiamo guardare avanti per dare sostanza e struttura alla presenza giovanile all’interno del partito. Come già avevo accennato nel mio intervento di chiusura a Bellaria, dobbiamo dare una soggettività specifica al Dipartimento sulle politiche giovanili nello Statuto del Partito. La Festa nazionale di Vasto sarà il luogo ideale per addivenire alla migliore soluzione possibile.
Accanto alla “struttura” dobbiamo pensare alla “sostanza”.
Come già saprete, l’Italia dei Valori ha lanciato il referendum per abrogare il Lodo Alfano. E’ una battaglia di principio che va condotta “gettando il cuore oltre l’ostacolo”. Non dobbiamo farci spaventare dall’idea di doverla combattere da soli.
Ritengo che proprio l’impegno referendario deve vedere i giovani tra i principali protagonisti. Dobbiamo organizzare iniziative e raccolte firme nelle Università, nelle scuole, nei luoghi di presenza giovanile. Sulle questioni di principio dobbiamo attrarre l’attenzione delle nuove generazioni.
Sotto il profilo dei contenuti insieme al referendum, ci dovrà essere spazio per continuare a lavorare sui temi affrontati nei gruppi tematici di Bellaria. Il tempo che abbiamo avuto a disposizione per sviscerarli è stato oggettivamente poco, pertanto, partendo dal forum sul sito dell’IDV e pensando ad iniziative “fisiche” da tenere in giro per il paese, vi chiederei di iniziare ad elaborare delle proposte concrete, che attraverso i nostri parlamentari possano entrare direttamente nelle proposte di legge dell’Italia dei Valori.
La battaglia contro le caste e le corporazione è solo all’inizio, dobbiamo sì “smontare le caste”, come recitava lo slogan della manifestazione di Bellaria, ma dobbiamo iniziare a pensare anche a come “rimontare l’Italia”.
Vi auguro di trascorrere una serena Estate nella consapevolezza che sin dai primi di settembre ci sarà tanto lavoro da fare.
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15 Agosto 2008
Sparring partner

I primi cento giorni al governo di Silvio Berlusconi sono stati all'insegna della contraddittorieta' tra la politica del dire e del fare.
Indubbiamente sono stati enunciati principi importanti come la voglia di sicurezza, di governabiltita', la lotta ai fannulloni, la stagione delle riforme, una politica economica improntata al rigore e allo sviluppo. Questa e' la politica del dire di cui si e' scritto molto anche grazie a un'informazione di proprieta' o di regime. La politica del fare e' stata l'esatto opposto. Mi permetto di dire che il governo Berlusconi e' come Giano bifronte'. La doppia faccia consiste nel porre in essere di fronte alla politica del dire, un'azione concreta che e' l'esatto opposto di quello che e' il fine detto a parole.
Si pensi, in termini di rilancio dell'economia, allla vicenda Alitalia: e' stata bloccata una vendita gia' concordata in cui salvaguardavamo la compagnia di bandiera e le maestranze e oggi ci troviamo con una compagnia di bandiera che bisogna portare in tribunale e le maestranze bisogna mandarle a casa.
Sulla sicurezza sono stati tolti 3 miliardi di euro alle forze dell'ordine e al comparto sicurezza in generale, e' stata resa piu' difficile l'applicazione della giustizia per creare sacche di impunita',sull'economia sono stati tolti fondi ai servizi e a quelli sociali privilegiando sacche di monopolio, in materia di ricerca e' stato azzerato il vertice e ritirati i fondi, in materia di scuola e' stata privilegiata quela privata rispetto a quella pubblica.
A differenza del Partito Democratico non mi metto seduto a scatola chiusa perche' so che se gli dai un dito ti frega un braccio. Per definizione un governo cosi' se lo conosci lo eviti. C'e' quest' idea che bisogna fare il dialogo per forza, ma io devo fare opposizione, devo parlare e fare proposte ai cittadini. Non devo fare lo 'sparring partner' di Berlusconi, glielo lascio fare a Veltroni. Ripeto: una cosa e' la necessita' di fare le riforme, un'altra e' chiedere all'agnello di dialogare col lupo, agnello si, fesso no.
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13 Agosto 2008
I veri Vip: i cittadini

Un articolo di Marco Travaglio descrive con delle parole che possono essere confuse con la polemica il diverso trattamento che i cittadini ricevono di fronte alla legge. A seguito della scarcerazione di Del Turco si sono susseguite visite ed attestazioni di solidarietà. Io non esprimo nessuna solidarietà senza sapere se sono o non sono stati commessi reati nei confronti della pubblica amministrazione.
Condivido le parole di Travaglio che esprimono un sentimento sempre crescente che vuole il cittadino suddito da una parte e il politico Vip dall'altra. Una distinzione che questo governo ha contribuito ad accentuare attraverso un comportamento e leggi ai limiti della costituzionalità.
Io sostengo che i "Very important people" dello stato sono i cittadini. Invito tutti i politici a ricordarsene prima di esporsi con esternazioni e manifestazioni di solidarietà nei confronti di un indagato.
Riporto in seguito l'articolo di Marco Travaglio, pubblicato il 12 agosto sull'Unità, dal titolo "Arresti di prima classe":
"Poniamo che arrestino un tizio, uno sconosciuto che non è Vip e non ha amici Vip, con l’accusa di aver rubato 6 milioni di euro alla collettività rapinando una banca o rubando nelle ville. E che poi lo scarcerino dopo 28 giorni.
Giornali e tg sarebbero pieni di commenti indignati di politici e opinionisti contro l’ennesima «scarcerazione facile». «Rubò 6 milioni, già a casa». «La polizia li mette dentro, i giudici li mettono fuori». «Alfano, ispettori contro le toghe buoniste». «Pdl e Pd uniti: tolleranza zero contro ladri e rapinatori». Difficilmente a qualcuno verrebbe in mente che il tizio è solo un sospetto rapinatore e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza. Poniamo invece che il tizio accusato di aver sottratto 6 milioni al prossimo sia un politico sospettato di mazzette sulla sanità. Più precisamente un governatore, magari dell’Abruzzo. Ieri ha ottenuto i domiciliari dopo 28 giorni di carcere per cessato pericolo di inquinamento probatorio (ma non di reiterazione del reato). A nessuno è venuto in mente di gridare alla scarcerazione facile, di protestare perché è uscito dopo «appena 28 giorni». Anzi, qui «facili» erano le manette. Quei 28 giorni sono parsi eccessivi a chiunque si sia espresso sul caso. Parve eccessivo anche il primo giorno di custodia, tant’è che un minuto dopo lo scattare delle manette era già tutto un coro: «Era proprio necessario arrestarlo?». Eppure, per la Costituzione e la legge, tra il tizio e Del Turco non c’è alcuna differenza: entrambi sono sospettati di aver derubato la cittadinanza della stessa somma, entrambi devono restare in cella per un po’ onde evitare che concordino versioni di comodo con testimoni e coindagati. Possibile, allora, che politici e media li trattino in modi così diversi, anzi opposti? L’unica spiegazione è il razzismo sociale che è venuto montando in Italia, creando una Costituzione materiale che ritiene intoccabili «a prescindere» i membri della Casta, in barba al principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Se il tizio accusato di aver rubato 6 milioni avesse ricevuto in carcere decine di visite di parlamentari e membri (o ex) del governo, di destra e di sinistra, alcuni dei quali latori di pizzini inviati da altri politici, compreso il premier, tutti graniticamente convinti della sua innocenza (e della colpevolezza dei giudici), la notizia avrebbe destato enorme scalpore. Tutti si sarebbero domandati a che titolo tanti politici (ammesso e non concesso che li avessero fatti entrare) solidarizzassero in cella con un signore sospettato di reati tanto gravi e cos’avessero da spartire con uno così. Invece il pellegrinaggio di amici e colleghi nella cella di Del Turco (ufficialmente «in isolamento»!) è passata come una normale, quasi doverosa testimonianza di solidarietà all’illustre recluso. Anzi, è bastato che Veltroni manifestasse la sua fiducia nella magistratura, evitando di emettere sentenze che non gli competono, per esser bollato di «ipocrisia» e «antisocialismo». Ieri, sul Corriere, Pigi Battista ha fornito un catalogo completo del razzismo sociale applicato alla giustizia, in un memorabile commento dal titolo «E se Del Turco fosse innocente?». Il prode Pigi lacrima perché Del Turco fu «prelevato dalla sua casa all’alba, come il peggiore dei malfattori». Frase rivelatrice quant’altre mai del doppiopesismo classista di cui sopra: se non ne ricorrono i presupposti di legge, non si arresta né all’alba né al tramonto, né prima né dopo i pasti; ma, se i presupposti ci sono, l’orario e le modalità dell’arresto sono del tutto secondari rispetto ai fatti che l’hanno originato. Invece, per tutti i Battista d’Italia, i «signori» - se proprio si vuole arrestarli - meritano le manette di prima classe, quelle di velluto, possibilmente precedute da una telefonata di cortesia. Infatti Pigi chiede addirittura un risarcimento per Del Turco, scarcerato - a suo dire - «con 48 ore di ritardo causa introvabilità del gip», rientrato ieri dalle ferie per esaminare l’ok dato sabato dalla Procura ai domiciliari. In realtà non c’è stato alcun ritardo, visto che il gip aveva 5 giorni di tempo per rispondere ai pm e ne ha impiegati solo 2. Seguono le solite giaculatorie sulla «presunzione di innocenza», che non c’entra nulla: la custodia cautelare riguarda sempre i «presunti non colpevoli», altrimenti non sarebbe cautelare, ma definitiva. In carcere ci sono 30 mila persone nelle condizioni di Del Turco, ma naturalmente Battista si muove solo per Del Turco. E lo paragona addirittura a Enzo Tortora sol perché non s’è ancora scoperto «dove sono andati a finire i proventi» delle presunte mazzette. Ci sarebbe pure la possibilità, sostenuta dai pm, che i soldi siano finiti in alcuni immobili e/o in qualche conto cifrato nei paradisi fiscali. Ma lo Sherlock Holmes di Via Solferino non sente ragioni: se uno - puta caso - nasconde bene la refurtiva, vuol dire che è innocente. Attendiamo con ansia un editoriale dal titolo rovesciato: «E se Del Turco fosse colpevole?». Cioè se fosse come Craxi, come Contrada, come Mambro e Fioravanti, per citare solo alcuni dei condannati definitivi che Battista e il Corriere continuano a trattare da innocenti. Come pure i 18 pregiudicati, da Dell’Utri in giù, che popolano il Parlamento. Ecco: se Del Turco fosse colpevole, sarebbe innocente lo stesso."
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12 Agosto 2008
Vasto: l'alternativa possibile
D'accordo, siamo in vacanza, ma come diceva mia madre “bisogna seminare oggi per raccogliere domani”. Finite le vacanze dobbiamo sapere come organizzarci. L'Italia dei Valori si organizzerà ed illustrerà tutto ciò che vuole fare, la propria agenda politica dei prossimi mesi, il 12-13-14 settembre a Vasto.
A Vasto avremo un'assemblea nazionale importante, alla quale siete tutti invitati a partecipare, dove illustreremo alcune questioni tematiche importanti come l'energia, le riforme istituzionali, l'economia e la giustizia, per illustrare cosa vogliamo fare e per confrontarci con i migliori specialisti della materia, non solo politici, ma anche economisti, costituzionalisti, fiscalisti e cosi via.
E' importante che ci siate, ma non solo: è importante che ci aiutiate a scegliere bene. Ecco perché vogliamo lanciare questo nuovo modo per interloquire con voi.
Apriamo un'apposita sezione all'interno del portale dell'Italia dei Valori in cui ognuno di voi può far pervenire un video, un proprio commento, su temi della vita politica e della vita quotidiana, soprattutto sui temi che riguardano l'economia, il lavoro, i giovani, come e cosa ci volete consigliare di fare e portare avanti dentro le istituzioni.
Vogliamo essere vostri dipendenti che dentro le istituzioni portano avanti quelle migliori proposte che voi potete effettuare. Troverete tutta la procedura per registrare e trasmettere a vostra proposta, e le migliori soluzioni saranno illustrate e fatte vedere direttamente a Vasto.
Noi vi aspettiamo, anche perché a Vasto tra le cose importanti vi illustreremo anche in modo organizzativo tutto ciò che ci accingiamo a fare per il referendum contro il lodo Alfano. Il referendum prevede delle regole, dove le firme devono essere consegnate in Cassazione e almeno 500 mila, ma noi ne vogliamo almeno un milione. Abbiamo già deciso di consegnarle l'8 di gennaio, ciò vuol dire che nei tre mesi antecedenti dobbiamo raccoglierle e che finite le ferie dobbiamo metterci sotto.
Il 12 settembre consegneremo la modulistica, i depliant, ed indicheremo questi “Referendum Day” che faremo in giro per l'Italia per raccogliere tutte le firme. E soprattutto ascolteremo quella parte di voi che ha voluto dare il proprio contributo attraverso i video e che ci aiuteranno molto a fare le cose bene e nel vostro interesse.
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5 Agosto 2008
Il governante dalla doppia faccia
Riporto il testo del mio intervento alla Camera dei Deputati al voto di fiducia sulla manovra finanziaria.
"Sig. Presidente del Consiglio che anche stavolta non c’è.
Noi dell’Italia dei Valori glielo ripetiamo ancora una volta: voteremo contro questa manovra finanziaria perché essa toglie ai poveri per dare ai ricchi.
Sia chiaro, sig. Presidente del Consiglio: noi crediamo che Tremonti faccia bene a stoppare il “mercato delle vacche” tipico delle precedenti Finanziarie, tra cui voglio ricordare, a titolo di esempio, la famigerata “legge Mancia” varata proprio dal Suo precedente Governo, Presidente Berlusconi.
Crediamo anche che “la politica del rigore” che Tremonti vuole portare avanti sia in linea di principio una scelta giusta perchè il disavanzo pubblico si affronti non solo con nuove entrate ma anche con tagli alle spese improduttive ed agli sprechi.
E di sprechi e privilegi, per non dire di vere e proprie sacche di malaffare e ruberie, la Pubblica Amministrazione, sia centrale che locale, è purtroppo piena (a cominciare dalla spesa sanitaria).
“Tagli selettivi” ci sarebbero voluti e ci vogliono, dunque, come prima sosteneva anche l’on.le Tabacci per fare in modo che ci guadagni la qualità della spesa pubblica e per ritrovare un maggiore moralità nella gestione delle relative risorse.
Ma tutte queste buone intenzioni sono state da Lei vanificate, sig. Presidente del Consiglio, con le sue schizofreniche e contraddittorie decisioni.
Che fine ha fatto Alitalia?
Noi avevamo trovato un compratore che salvava azienda e personale. Lei, “imprenditore con i soldi degli altri” ha trovato una soluzione che prevede il fallimento dell’azienda ed il licenziamento di oltre 5.000 dipendenti.
E sia chiaro, sig “Presidente del Consiglio che non c’è”: non è Tremonti che deve venire in Parlamento per cavarle le castagne dal fuoco, ma è Lei che deve riferire cosa sta succedendo intorno ad Alitalia perché è Lei che ha truffato gli italiani durante la campagna elettorale facendo credere che aveva i compratori in fila dietro la porta che avrebbero pagato i debiti, salvaguardato il personale e rilanciato l’azienda.
E che fine ha fatto il Suo impegno per la sicurezza, sig Presidente del Consiglio che non c’è?
Certo ha mandato alcuni soldati a spasso per le vie del centro …così per fare qualche foto ricordo col Ministro La Russa come fossero comparse di Cinecittà da utilizzare per “effetti speciali”, ma contestualmente ha tagliato ben 3 miliardi e mezzo dal comparto sicurezza per il prossimo triennio, ponendo ancora a maggior rischio la sicurezza e la tutela dei cittadini.
E quest’accusa non ve la lanciamo solo noi dell’Italia dei Valori ma tutte le organizzazioni sindacali e le rappresentanze militari del comparto sicurezza e Difesa (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia penitenziaria, Corpo forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Forze Armate tutte e certamente anche i tanto bistrattati Vigili del Fuoco).
In queste ore, come si faceva anche sotto il regime fascista, avete riempito di propaganda i telegiornali, soprattutto di regime e di proprietà, con immagini idilliache di poliziotti e soldati che passeggiano a braccetto e sorridono ai passanti.
Andate piuttosto a chiedere a coloro che tutti i giorni sono davvero impegnati a combattere la criminalità se hanno autovetture e benzina sufficienti, armi in dotazione moderne e funzionanti, divise e approvvigionamenti di prima necessità garantiti!
Io li ho incontrati pochi minuti fa ancora una volta, tutti insieme proprio qui in Parlamento e posso assicurarLe che sono drammaticamente preoccupati per il complessivo indebolimento degli apparati di sicurezza che il decreto legge 112 comporta.
E che fine hanno fatto i lavoratori precari?
Cancellati. Fatti sparire. Non ci sono più. Non nel senso che sono stati finalmente stabilizzati e possono così costruirsi un progetto di vita per il futuro. Ma nel senso che vengono letteralmente proprio liquidati. Con quattro soldi di buona uscita, Lei pensa di mettersi a posto la coscienza e soprattutto mette a posto le saccocce dei datori di lavoro amici suoi che, dopo aver fatto i loro comodi con i precari quando gli servivano, ora li licenziano senza che ad essi sia nemmeno più data la possibilità di poter ricorrere al giudice per far sentire le loro ragioni.
Addirittura Lei ferma le cause giudiziarie in corso, proprio per evitare che i precari possano vincerle. Pensi se facessero la stessa cosa con il suo Milan: mentre sta giocando e sta vincendo una partita per due a zero, arriva l’arbitro, ferma il gioco e assegna a tavolino la vittoria all’avversario!
Ecco Lei si sta comportando con i precari proprio come il classico arbitro venduto!
Per non dire poi dei precari della Rai. Invece di raccomandare a Sacca’ le sue veline perché non si prende cura dei 1600 precari che lavorano in Rai da 25-30 anni e che ora, magari dopo aver già vinto il primo e secondo grado delle cause di lavoro, devono tornarsene a casa per far posto ai suoi raccomandati.
E che fine ha fatto la lotta all’evasione fiscale?
Lei stesso ha ammesso che le entrate fiscali derivanti dalle rimesse Iva sono diminuite del 7%.
Ma si è chiesto, e soprattutto vuole farci sapere, perché?
Glielo diciamo noi. Perché, con Lei al Governo, coloro che sono restii alle fatture si sentono più al sicuro. Sanno che Lei è uno di loro e quindi sanno che, all’occorrenza, possono contare su di lei: una leggina di depenalizzazione o un condono ad hoc saprà sempre trovarli per venire loro incontro. Ed un assaggio in tal senso l’ha già dato, scacciando, decapitando ed umiliando i vertici e gli addetti alle Agenzie fiscali, vale a dire proprio quegli organismi addetti ai controlli ed alla repressione delle frodi fiscali.
Eh sì! A lei il controllo di legalità non va proprio giù, eh sig. Presidente del Consiglio che non c’è!
Soltanto così si spiega l’annuncio da Lei dato l’altro giorno di voler limitare le intercettazioni telefoniche solo ai casi di terrorismo e di mafia!
Ma lo sa che l’esistenza di una associazione criminale si scopre solo alla fine di un “percorso investigativo” e non all’inizio. Invece Lei vuole cominciare dalla fine, prevedendo che le intercettazioni si effettuino solo quando l’esistenza di un sodalizio criminale è già provato. Vale a dire quando non ce n’è più bisogno.
Oh sì lei lo sa eccome queste cose! La verità è che Lei non vuole proprio scovarli i criminali, visto mai che nella rete ci caschi qualche suo conoscente.
E che fine hanno fatto i suoi impegni elettorali a favore di risorse per le infrastrutture, per l’innovazione e la ricerca?
Non c’è traccia di un solo euro in più rispetto a quanto previsto dai Governi precedenti a favore di tali strategici settori.
In compenso qualcosa di meno ha previsto: i controlli sui superguadagni dei concessionari di opere pubbliche e la mano larga nel riconoscere loro superprofitti senza alcuna adeguata e comprovata controprestazione.
E che fine ha fatto la scuola pubblica, specie quella che campa sul sacrificio dei precari?
Avete decurtato oltre 8 miliardi di euro con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori tecnici ed amministrativi. L’intento è chiaro: volete far morire la scuola pubblica per mandare avanti solo la scuola privata, quella a pagamento, per intenderci, dove possono andare solo i figli di papà.
E che fine hanno fatto, mi lasci dire, i fondi che noi del Precedente Governo avevamo destinati per la ricostruzione post-terremoto del Molise?
Perché avete abolito la sospensione dei tributi per i terremotati molisani? Soprattutto perché tale barbaro trattamento lo avete riservato proprio e solo ai terremotati molisani? Eppure Lei è stato eletto proprio nel Molise. Forse non se lo ricorda nessuno ma se si va a vedere nel sito internet della Camera, l’on.le Berlusconi è parlamentare molisano: L’avrà pure fatto per fare dispetto a me ma almeno adesso se ne assuma la responsabilità e pensi a qual popolo invece di martorialo.
La verità, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, è molto semplice: Voi avete preso atto che vi servivano i soldi e li avete presi dove era più facile prenderli: dalle casse pubbliche, indiscriminatamente mettendo a rischio lo stato sociale e la possibilità di garantire i servizi principali ed essenziali ai cittadini.
Dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, falsificatori di bilanci, corrotti e corruttori pubblici e non dai lavoratori, precari per giunta!
Dovevate affrontare con coraggio la liquidazione totale degli Enti inutili.
Dovevate intervenire seriamente sulla spesa sanitaria tagliando le inefficienze e le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze.
Dovevate spazzare via la miriade di società pubbliche partecipate da Regioni, Province e Comuni, dove si annidano i più beceri sistemi di familismo e di politica clientelare.
Dovevate intervenire sui tanti “residui passivi” di cui sono pieni i capitoli di bilancio dei Ministeri e degli enti pubblici: fondi bloccati da anni che potrebbero risollevare il volano del lavoro, dello sviluppo e delle infrastrutture.
Tutto questo non avete fatto e per questo l’Italia dei Valori voterà in modo convintamene contrario questo provvedimento."
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30 Luglio 2008
Referendum: si parte
Pronti, via. Oggi inizia il conto alla rovescia per sapere se la legge è uguale per tutti o per tutti meno alcuni.
Siamo in Corte di Cassazione, noi dell'Italia dei Valori, per depositare il quesito referendario. Mentre vi sto parlando, altri amici insieme a me stanno facendo la fila per sottoscrivere una richiesta di referendum di una sola riga: volete voi che sia abrogata la legge “salva Premier”, quella che Berlusconi si è fatto per non farsi processare? O volete che sia giusto che quattro persone e soprattutto chi è già sotto processo si faccia una legge all'ultimo momento in modo da non farci sapere se alla Presidenza del Consiglio abbiamo una brava persona o un poco di buono?
Questo è un quesito di democrazia che rispetta l'articolo 3 della Costituzione. Il concetto “la legge è uguale per tutti” deve essere riaffermato.
Siccome noi siamo di parola, e siamo determinati nella nostra azione, non ci limitiamo soltanto ad abbaiare. Ci impegniamo a raccogliere le firme per il referendum affinché voi cittadini, voi datori di lavoro di noi dipendenti al Parlamento, possiate decidere se noi siamo uguali a voi o siamo piuttosto persone al di sopra della legge.
Cosa succederà prossimamente? Ci sono delle ferree regole che dobbiamo rispettare, che rendono molto difficile questo cammino. Abbiamo bisogno del vostro aiuto.
Oggi abbiamo depositato il quesito. Nelle prossime settimane, mentre gli altri vanno in vacanza, prepareremo la macchina organizzativa. In ogni provincia faremo un centro di raccolta e di coordinamento, che risponderanno ad un coordinamento generale a Roma e a Milano in sedi che vi indicheremo su questo sito. Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a raccogliere le firme, a preparare banchetti, a firmare e a far firmare questo quesito referendario.
Abbiamo due mesi e mezzo, massimo tre mesi di tempo. Inizieremo la raccolta ufficiale delle firme l'11 ottobre. Da adesso all'11 ottobre prepareremo tutta la macchina organizzativa, vi faremo sapere nelle prossime settimane dove ci saranno i centri di raccolta e tutto il materiale a disposizione, e soprattutto dove sarà il centro informazioni di tutti gli eventi che si svolgeranno in tutte le province d'Italia.
Dall'11 ottobre ci saranno due mesi e mezzo di fuoco in cui tutti i giorni, soprattutto nei fine settimana, faremo eventi in tutte le piazze d'Italia grazie a voi, grazie a tutti quelli che vogliono darci una mano. In questo sito troverete la mail (info@antoniodipietro.com) con la quale mettervi in contatto con l'organizzazione per dare la vostra disponibilità e allo stesso tempo per aiutarci anche nella raccolta delle firme.
In questi tre mesi raccoglieremo le firme, che non possiamo depositare prima del primo gennaio. Abbiamo già fissato la data di deposito delle firme in Cassazione l'8 gennaio dell'anno prossimo.
Come vedete vogliamo fare sul serio. Chiediamo il vostro aiuto, la vostra collaborazione, affinché questo atto di democrazia possa compiersi, affinché i cittadini possano essere messi in condizione di esprimersi liberamente ed essere giudici dell'operato del Parlamento e del governo, e non lasciare che dipendenti del Parlamento nominati da capi partito diano l'impunità a chi è sottoposto a processo.
Appuntamento tramite mail all'organizzazione nazionale, ed in seguito alle organizzazioni provinciali, per la raccolta delle firme. Si parte.
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29 Luglio 2008
Non possiamo tacere

La Lodo Alfano è incostituzionale, per quanto il Presidente della Repubblica si ostini a ribadire il contrario.
Il Presidente Napolitano invita al dialogo, ma non c'è nessun dialogo con un governo che non intende sedersi intorno ad un tavolo per le riforme del Paese e che ha scelto di distruggere il sistema giudiziario piuttosto che occuparsi dei veri problemi del Paese che oggi sono quasi esclusivamente in ambito economico. Un governo che troppo spesso trova sponda in un informazione a servizio della politica. L'informazione deve essere libera, il cane da guardia dei politici.
Riporto una mia intervista pubblicata su La Repubblica di oggi.
Repubblica: Lodo: per il Colle la firma è meditata. Lei sempre per il no?
Antonio Di Pietro: «È una questione di metodo e di merito. Né io né l´Idv abbiamo mai mancato di rispetto istituzionale e personale a Napolitano. Ciò premesso, faccio mie le parole di Scalfari quando dice che, in una democrazia, pure le decisioni di un capo dello Stato si possono criticare».
Repubblica: Insiste?
Antonio Di Pietro: «L´idea che le critiche sono legittime se le fanno altri, ma sono rozze, volgari e finanche un attentato se le faccio io non mi va giù. Al punto che l´Idv non merita un posto nella commissione di vigilanza Rai. Diamo fastidio a destra e a sinistra e vogliono a tutti i costi delegittimarci perché ci rifiutiamo di essere irreggimentati in uno schema politico».
Repubblica: Ma Napolitano doveva firmare o no?
Antonio Di Pietro: «Ci siamo solo permessi di dire che questa legge è incostituzionale. E immorale. Non potevamo tacere. Non è un atto di anti-democrazia. Una, dieci, cento piazza Navona, dove non ci sono state ingiurie per Napolitano o il Papa. Vogliamo essere liberi di criticare una legge inopportuna e pure il presidente se la firma. Ho diritto alla mia libertà di pensiero anche se non la penso come lui».
Repubblica: Ma il presidente ha seguito la Consulta.
Antonio Di Pietro: «Sì, ora deciderà la Corte, poi gli elettori. Il lodo resta una vera e propria porcheria per il modo e il tempo, e per il conflitto d´interessi che c´è sotto. Domani l´Idv depositerà il referendum».
Repubblica: Veltroni accoglie l´invito a evitare «il muro contro muro». E lei?
Antonio Di Pietro: «Parole scontate e ovvie. Il problema è che Berlusconi fa solo i suoi interessi. La manovra economica col voto di fiducia? E che dialogo è? Tutti decreti, Parlamento subalterno, in una visione aziendale e non democratica. Dialogo tra servo e padrone. "Si buana". Noi non ci stiamo. Ma il presidente, il garante della divisione dei poteri, non deve chiedersi se il dialogo è possibile in queste condizioni?».
Repubblica: Napolitano è contro i decreti...
Antonio Di Pietro: «Lui non deve fare il Papa urbi et orbi per la concordia. Deve richiamare chi predica il dialogo, ma non lo pratica. Ha un dovere, garantire la divisione dei poteri. Gli rilanciamo la palla. Se la situazione è questa, il capo dello Stato non può chiedere un dialogo impossibile tra i sudditi e un sovrano?».
Repubblica: Riforme: d´accordo sul «o si fanno o è il nulla»?
Antonio Di Pietro: «Io non ci sto a questo aut aut. O si fanno buone riforme o niente. Lodo Alfano, immunità, Csm, tutte riforme pessime. È la stricnina data al malato, così lo lasciamo stecchito. Più che riforme sono soluzioni finali».
Repubblica: Il richiamo a chi «scade in volgarità e ingiurie»?
Antonio Di Pietro: «Va distinto l´insulto nei fatti e quello a parole. Per me è più grave il primo, se uno fa satira è difficile sia penalmente rilevante. Altro è un ministro in carica che fa quello che ha fatto Bossi. Ma è peggio se il premier si fa una legge per non farsi processare. Questo è un insulto al Paese e alle istituzioni».
Repubblica: E Grillo che attacca ancora il Colle?
Antonio Di Pietro: «Fa satira, ma l´Italia la governa Grillo o Berlusconi? Le forze politiche non si nascondano dietro Grillo, se lui fa queste critiche vuol dire che c´è una classe politica che se le merita».
Repubblica: Allora sta con Grillo?
Antonio Di Pietro: «La sua è una parolaccia di esasperazione. È più grave quello che dice Grillo o chi ha fatto l´emendamento sulle poste lasciando migliaia di persone senza lavoro?».
Repubblica: La stampa e l´invito alla moderazione?
Antonio Di Pietro: «I processi sono spettacolari perché personaggi di primissimo piano commettono reati gravissimi che non farebbe neppure un mafioso di professione. Che la stampa ne dia conto è garanzia di democrazia».
Repubblica: La paura di una legge bavaglio sulle intercettazioni?
Antonio Di Pietro: «Non condivido il desiderio di normalizzazione. Voglio una libera stampa che faccia le pulci al potente di turno perché mi garantisce che non faccia quello che vuole».
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27 Luglio 2008
In Abruzzo con i cittadini
Pubblico il video ed il testo del mio intervento di venerdi 24 luglio in piazza a Pescara.
"Ve lo dico perché riflettiate. I magistrati stanno facendo un accertamento. Ve ne sarete pure voi che non sono chiacchere, e bisogna capire chi ha preso e come ha preso. Stabilito questo, di che cosa stiamo parlando? Che cosa è successo in Abruzzo?
E' successo quello che sta succedendo un po ovunque in materia di sanità. Da quando è stata applicata la Costituzione, per cui tutto il sistema è stato affidato alle regioni insieme alla responsabilità di gestire la sanità, sono stati dati alle regioni tanti soldi. Cosi che, quando negli anni novanta ho scoperto la prima Tangentopoli tutti i soldi venivano gestiti dallo Stato, e le mazzette erano statali. Adesso i soldi vengono gestiti dalle regioni e le mazzette sono regionali. C'è stato il decentramento, il federalismo della mazzetta.
In Abruzzo non è successo niente di più grave o peggio rispetto ad altre parti. Anzi, se volete riprendere un po d'orgoglio da abruzzesi sappiate che l'Abruzzo non è una regione per cui essere umiliata. Qui sta accadendo per prima quello che a catena verrà un po dovunque, e ci sarà la stagione del riscatto. Sarà l'occasione per l'Abruzzo di essere la prima a mettersi all'avanguardia con una nuova classe dirigente. Sarà l'occasione del cambiamento, del rinnovamento, sarà l'occasione di mettere da parte tutto questo, se però si ha il coraggio di non cadere nel trabocchetto che si è caduti a livello nazionale quando si è scoperta la prima Tangentopoli: che se la sono presi con quelli che hanno scoperto Tangentopoli invece che con quelli che hanno commesso i reati."
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25 Luglio 2008
Abruzzo: cambiamo le facce
Dopo tutto lo tsunami giudiziario che è successo in Abruzzo, siamo qui per vedere il da farsi. Sia chiara una cosa: in Abruzzo è successo ciò che sta succedendo in tutte le regioni nel settore sanità.
Non esiste la coalizione di destra e la coalizione di sinistra. C'è un trasversalismo della mazzetta, un federalismo della mazzetta che da quando il federalismo della sanità ha trasferito le risorse dallo Stato alle regioni si sono trasferite pure le mazzette dallo Stato centrale allo Stato regionale.
Al di là delle responsabilità personali, in quanto giudiziarie, c'è una responsabilità politica grande come una casa. Da qui in Abruzzo, da dove vi sto parlando, i giudici stanno accertando cose incredibili, peggio della Tangentopoli milanese, che coinvolge tutti i partiti da centrodestra a centrosinistra. Sono cambiate anche le coalizioni al governo, da destra a sinistra, ma coloro che gestivano i soldi sono rimasti sempre gli stessi, pagando prima una parte e poi l'altra.
Cosa dobbiamo fare ora? Dobbiamo procedere al ricambio generazionale della classe dirigente. E' da tanto che lo dice l'Italia dei Valori. Se non cambi le facce non cambi il modo di fare politica.
In Abruzzo ci stanno chiedendo se ci mettiamo con uno o con l'altro partito. Non ci interessa metterci con le sigle. Ci interessa metterci con le persone, e quindi ci rivolgiamo alla società civile affinché costruiamo assieme una classe politica nuova, con le mani pulite, per ridare dignità ad una regione e portarla come esempio alle altre regioni dove sono già scoppiati altri scandali in materia di sanità o che stanno per scoppiare.
Ecco perché in questo momento non è importante stare con questo o con quel partito, ma stare con delle persone perbene che decidono di scendere in politica per evitare di ridarla in mano sempre alle stesse persone.
Leggi anche:
Servi silenziosi (www.italiadeivalori.it)
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24 Luglio 2008
Lodo Alfano: verso il Referendum
Da ieri, con la promulgazione del Capo dello Stato della legge, il Lodo Alfano è operante nel nostro Paese.
L'abbiamo detto in tutti i modi che questa legge ci rende ridicoli e allo stesso tempo non credibili. Non è possibile che quattro persone in Italia possano fare quello che a loro piace e non possono essere processate. Non so se vi è chiaro, ma il Lodo Alfano permette a quattro persone, il Capo del Governo, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera e il Presidente del Senato, di fare quello che vogliono durante i loro mandati.
Hanno una moglie che non va più bene? L'ammazzano e non li possiamo processare. Hanno una ragazzina da stuprare? La stuprano e non li possiamo processare. Vogliono spacciare qualche chilo di droga? Vanno a fare un viaggio di lavoro in Colombia per visitare il Parlamento colombiano e di ritorno si portano una valigia di cocaina che nessuno può dire niente.
E' chiaro che sto estremizzando il concetto per dire che è bene che tutti siano uguali davanti alla legge, e soprattutto se nei confronti di qualcuno c'è un dubbio di reato proprio per la funzione che ha è meglio saperlo prima, non dopo. Se il mio vicino di casa stupra i bambini e io ho un bambino lo voglio sapere subito, non aspettare dieci anni. Mi potranno anche dire che quello fa un lavoro particolare, ma mio figlio poi chi glielo racconta?
Stabilito questo concetto, noi riteniamo che questa legge sia incostituzionale. Il Capo dello Stato ha detto no. Rispettiamo la sua decisione, ma non la condividiamo per niente. Cento costituzionalisti hanno già firmato un documento in questo senso.
Cosa c'entra la incostituzionalità con la immoralità? Non è che se si scrive nella Costituzione che si possono ammazzare tutti quelli con i capelli biondi noi li ammazziamo. E' immorale farlo.
Riteniamo che questa sia comunque una norma immorale, che non è bene che stia nella nostra Costituzione, e lo dico perché gli amici del Partito Democratico, si fa per dire “amici”, hanno detto al centrodestra: “Avete sbagliato. Non dovevate fare questa legge per via ordinaria. Bisognava farla con legge costituzionale”. Noi invece riteniamo che ne con l'una ne con l'altra si deve fare, perché immorale, perché ingiusta sul piano del diritto naturale.
Che facciamo a questo punto che la frittata è fatta? Dobbiamo cancellarla, e l'unica arma che abbiamo è il Referendum. E come si fa? Con la legge che prevede i Referendum, la quale ha delle “finestre” particolari: le firme di presentazioni devono essere almeno 500 m











