Politica

3 Febbraio 2012

Sottoscrivo l'appello del Fatto sui rimborsi elettorali

Il Fatto Quotidiano ha lanciato un appello che ho sottoscritto e al quale ho aderito con la seguente lettera, pubblicata oggi sull'edizione stampata.

L’Italia dei Valori sottoscrive il vostro appello sui rimborsi elettorali. Condividiamo il contenuto dell’articolo ‘Una legge sui partiti’, di Marco Travaglio, che evidenzia come, a causa della mancanza di un’adeguata regolamentazione, sia stato facile, per alcuni soggetti politici, lucrare proprio su questi rimborsi.

E’ vero: occorre che vi sia più trasparenza nella gestione della ‘res publica’. Anche l’IdV si è trovata nell’imbarazzo di doversi muovere in una giungla di disposizioni incerte e poco chiare, con il rischio concreto di sbagliare!.

Per questo, vi ringraziamo e abbiamo colto l’occasione per tradurre il vostro monito in un disegno di legge, che sottoporremo anche alle altre forze politiche. Le linee guida sono quelle tracciate da Travaglio: il dimezzamento degli attuali rimborsi elettorali e l’ammissibilità a ricevere questi rimborsi solo per quelle forze politiche che, nelle elezioni corrispondenti, abbiano totalizzato almeno il 2% dei voti validi.

Soprattutto che tali rimborsi debbano essere consegnati solo dopo la presentazione di regolamentari fatture che documentino le spese sostenute. Il nostro ddl prevede anche il divieto per le imprese pubbliche o miste pubblico-private di effettuare qualsiasi finanziamento ai partiti. Inoltre, vi è l’introduzione del reato di finanziamento illecito, punibile fino a sei anni, per coloro che danno o ricevono sovvenzioni di qualsiasi natura e di qualsiasi entità da aziende pubbliche o miste pubblico-private nonché da coloro che danno o ricevano contributi oltre ai cinquemila euro, senza denunciarli, da aziende o soggetti privati.

Viene altresì stabilita la pena accessoria dell’ineleggibilità di chi ha violato la legge di finanziamento pubblico e la decadenza automatica dalla carica elettiva, parlamentare compresa, e l’ineleggibilità futura. Per quanto riguarda, poi, i partiti che ricevono contributi illeciti è prevista la soppressione del rimborso della campagna elettorale precedente e la perdita del diritto di finanziamenti.

A tutto ciò, si aggiunga la sanzione politica della non candidabilità delle persone condannate e la decadenza automatica di quegli eletti che vengono condannati durante il mandato. Anche di questo parleremo durante la manifestazione che si terrà il 17 febbraio, a Milano, per riflettere insieme su questi vent’anni trascorsi da ‘Mani pulite’.

Vi invito ad aderire, come abbiamo fatto noi, all'appello del Fatto, che trovate qui.

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29 Gennaio 2012

Chi ha deciso di sganciare le bombe in Afghanisthan?

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Zitto, zitto, senza farsi notare troppo, il governo ha deciso di rovesciare come un guanto la natura della missione italiana in Afghanistan. Sinora i nostri caccia erano adoperati solo a scopo di ricognizione e di altri compiti strategici. Non si tiravano bombe. Non si colpivano i talebani e i poveracci che non c'entravano niente.
A noi dell'Italia dei Valori non andava bene nemmeno così. Pensavamo che il nostro Paese non dovesse fare la guerra nemmeno a metà o per tre quarti e che l'intervento in Afghanistan fosse comunque una violazione dell'articolo della Costituzione, secondo cui l'Italia ripudia, anzi dovrebbe ripudiare, la guerra.
Ma ora i nostri caccia getteranno anche le bombe. Cosa sia cambiato e perché sia stata presa questa decisione lo sa solo il ministro De Paola che però non lo ha spiegato. Ha solo detto che “è una necessità per l'Italia usare tutti i mezzi a sua disposizione”.
Questa decisione è gravissima e anticostituzionale, ma il modo in cui è stata presa è se possibile ancora più grave. Il governo e il ministro non più della Difesa ma della Guerra non hanno chiesto al Parlamento sovrano di esprimersi. Non c'è stato nessun voto e nemmeno nessun dibattito, né in aula né nelle commissione preposte.
Il ministro si è limitato a informare le commissioni esteri e difesa che d'ora in poi non ci sarebbero più stati limiti per le nostre azioni all'estero.
Se la scelta di andare a bombardare l'Afghanistan è un'offesa alla Costituzione, il modo in cui è stata presa è un'offesa alla democrazia e al Parlamento.
Credo che il governo, se è composto di persone perbene, debba immediatamente ripensarci e che il presidente della Repubblica abbia comunque il dovere di intervenire per garantire il rispetto delle regole di una democrazia parlamentare.

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Monti? Si può fare di più

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Ieri sono stato ospite da Fabio Fazio a "Che tempo che fa". Ecco quel che ho detto:

Sul decreto del governo Monti che riguarda le semplificazioni, noi dell'Italia dei Valori siamo orientati molto positivamente. Per sburocratizzare l'Italia c'è ancora molto da fare, ma meglio poco che niente e comunque diamo atto che sono stati fatti dei passi nella giusta direzione.
Sulle liberalizzazioni invece è stato fatto proprio solo un primo passo. Per fare le cose che scriveva Monti quando non era ancora presidente del Consiglio bisogna avere più coraggio e fare molto di più. Però almeno il passo d'apertura c'è e noi lavoreremo perché il provvedimento sia il più possibile aperto, e lo faremo con spirito laico in modo da poter alla fine votare a favore.
Voglio chiarire che il primo decreto, il “Salva Italia”, non lo abbiamo votato perché andava nella direzione sbagliata, conteneva solo tasse per i tassati e i tartassati e faceva pagare sempre gli stessi, quelli che pagano da sempre.
Da quando è entrato in carica, il governo Monti ha proposto questi tre decreti. Come vedete noi abbiamo dato su ciascuno un giudizio diverso e ci siamo orientati di conseguenza.
Io all'idea che bisogna votare sì o no a priori non ci sto. Chi sta in Parlamento deve votare per il merito dei provvedimenti e non per logica di schieramento oppure pensando “voto sì perché comunque questo governo è meglio di quello che c'era prima”.
Certo che questo governo è meglio! E' composto da persone serie e competenti invece che da una compagnia da tragicommedia come quello di prima. E' ben per questo che noi, anche se avremmo preferito le elezioni, abbiamo votato la fiducia. Ma sarebbe un errore dire che per questa ragione tutto quello che fa deve andare bene per forza.

Detto questo, credo che quando si tornerà alle elezioni la cosa principale debba essere che i cittadini possano sapere prima del voto chi stanno mandando al governo, con quale coalizione e con quale programma. Dobbiamo restare all'interno di un sistema bipolare, sennò i partiti decideranno davvero tutto loro e abbiamo già visto cosa succede in questi casi.
Su questo io e Vendola siamo del tutto d'accordo. Pensiamo che la foto di Vasto sia non solo ancora valida ma doverosamente da rilanciare. Non abbiamo preclusioni. La consideriamo un punto di partenza. Ma intanto cominciamo noi tre e mettiamo in piedi un programma e una selezione di persone valide per dare un'alternativa di governo al Paese.

Una legge importante per dare anima e corpo a un'alternativa secondo me è lo ius soli. Se una persona nasce in Italia, ci paga le tasse e poi alla fine ci muore pure, ma perché mai non deve essere cittadino italiano a tutti gli effetti?

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26 Gennaio 2012

Ricostruiamo l'Italia

Sarà tra un mese, sarà tra un anno ma comunque presto andremo a votare. Questo vuol dire che bisogna partire per tempo, perché quando finalmente arriverà il momento di chiedere “da chi volete essere governati”, i cittadini devono sapere per quale coalizione e per quale programma di governo votano.
Per iniziare questo lavoro senza perdere un attimo oggi ci siamo incontrati io e Nichi Vendola. E’ vero, alla conferenza stampa Pierluigi Bersani non c’era, ma non è mica una coincidenza se proprio oggi il segretario del Pd ha voluto dire alcune cose importanti nella forma più autorevole, con un’intervista al quotidiano del suo partito, non con una dichiarazione rubata in corridoio.
Le parole che ha detto oggi Bersani ci permettono di iniziare a lavorare con il cuore più sereno. Io e Vendola siamo del tutto d’accordo con lui quando dice che bisogna aprire tavoli di contenuto sui programmi di governo e sulle riforme. Quei tavoli già avevano iniziato a lavorare, poi si sono interrotti quando è arrivato il governo tecnico perché bisognava uscire dall’emergenza. E’ ora che ripartano.
Non abbiamo mai considerato la foto di Vasto come l’immagine definitiva della coalizione, ma sempre come un punto di partenza. Ciò non significa che deve restringersi ma al contrario che si deve allargare a tutti quelli che condividono il nostro progetto: saper coniugare solidarietà e sviluppo, equità, legalità e giustizia all’interno di un sistema bipolare.
A chi dice che ci può essere un accordo sui programmi solo se votiamo a favore dei provvedimenti di Monti, io rispondo che noi rispettiamo le scelte degli altri, ma chiediamo agli altri di rispettare le nostre. Non siamo disposti a dare voti di fiducia su provvedimenti che non conosciamo o che non condividiamo. Votiamo a favore di quei provvedimenti sui quali siamo d’accordo. Questo oggi significa avere senso di responsabilità, non votare a scatola chiusa qualunque cosa propone il governo.
Sia chiaro, io sono contentissimo che al governo adesso ci siano persone competenti che non ci fanno vergognare in tutto il mondo. Ma questa può essere anche un’aggravante, perché questi ministri sanno quello che fanno.
Non so con quale legge elettorale andremo a votare, ma l’abitudine di fare le leggi elettorali pensando agli interessi di questo o quel partito invece che a quello dei cittadini deve finire. Le leggi elettorali si fanno a salvaguardia dei cittadini, non dei partiti.
E se dovessero provare a fare una legge elettorale per tagliare fuori IdV e Sel e imporre il bipartitismo, farebbero solo un buco nell’acqua perché IdV e Sel non sono “ali estremiste”: sono partiti diversi ma complementari, con elettorati fidelizzati che insieme possono proporsi come alternativa primaria.
Sia chiaro che il nostro obiettivo è dare vita, iniziando oggi stesso, a un grande centrosinistra con tutte le forze politiche che erano a Vasto e con chiunque altro vorrà dare una mano a ricostruire l’Italia

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24 Gennaio 2012

Guardare meglio la foto di Vasto

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Ogni giorno qualcuno si alza e dichiara che la foto di Vasto non c'è più, che è stata stracciata dalla nascita del governo tecnico, o che la possibilità di scattarla di nuovo dipende dalle posizioni che si prenderanno sul governo Monti.
Tante volte sembrano frasi dette solo per parlare a vanvera. Che c'azzecca il giudizio sulle misure di Monti con la possibilità di dar vita a un nuovo centro sinistra? Il Pdl fa parte della maggioranza che sostiene Monti: vuol dire che nel prossimo centro-sinistra al posto di Vendola e Di Pietro bisogna metterci Alfano e Cosentino?
Ma poi io mi chiedo, quando guardano la foto di Vasto, questi scienziati della politica, cosa ci vedono? Tre dirigenti di partiti diversi seduti un vicino all'altro su un palco? Ovvio che se sanno vederci solo questo pensano che una foto del genere la strappi quando ti pare e poi se serve magari ne riappiccichi i frammenti.
Però se guardano meglio le cose cambiano. Scoprono che in quella foto non ci siamo io Vendola e Bersani. Ci sono i milioni di elettori dell'IdV, di Sel e del Pd che vogliono quell'alleanza, ed anche i tantissimi che non si sentono rappresentati e che chiedono un nuovo e vero centro sinistra perché sanno che quella è la sola speranza di far ripartire questo Paese e di restituire giustizia ai suoi cittadini.
E sì, ci sono pure le aspettative di tutti coloro che vogliono affrontare la crisi e rimettere a posto i conti pubblici, però vorrebbero farlo guardando prima alle esigenze della gente comune e poi a quelle dei banchieri o delle caste. Quelle aspettative sono giuste e sacrosante e io non credo che nessuno, anche nel Pd oserebbe dire il contrario.
Quella è la vera foto di Vasto. La si può allargare, anzi più la si allarga e meglio è, purché non la si snaturi. Ma provare a strapparla vuol dire tradire i nostri elettori e riconsegnare l'Italia a Berlusconi o ai suoi fantocci.

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23 Gennaio 2012

Bersani resista alle sirene del Terzo polo

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Lo voglio dire chiaramente: per me la foto di Vasto non è per niente stinta o sfocata. Sta sul mio tavolo come l'indicazione più valida di quello che dobbiamo fare per vincere le prossime elezioni e restituire un futuro al nostro Paese.
Quella foto immortala un punto di partenza, non un approdo. Il nucleo di una coalizione ampia e riformista che dobbiamo costruire senza preclusioni e senza cedere a ricatto. Giovedì prossimo io e Nichi Vendola faremo una conferenza stampa insieme, ribadiremo il valore di quella foto e se necessario ne scatteremo un'altra sullo stesso modello. Era un indirizzo valido a Vasto lo è a maggior ragione oggi.

Per questo mi auguro che Pierluigi Bersani sappia resistere, anche a costo di legarsi come Ulisse all'albero della nave, alle sirene che cercano di attirarlo fuori dal sistema bipolarista. Il bipolarsimo è l'unica conquista che siamo riusciti a raggiungere in questi anni: tutto dobbiamo fare tranne che sacrificarla sull'altare dei desideri o dei capricci del Terzo polo.
Non sono cieco e vedo bene che nel Pd ci sono molti che vorrebbero rinnegare sia il bipolarismo sia il centrosinistra. Mi limito a ricordare che in 1500 comuni stiamo facendo le primarie insieme e insieme andremo alle amministrative. Il nostro popolo, i nostri elettori hanno già deciso senza aspettare direttive. Sono già il centrosinistra, e se permettete la vera foto di Vasto sono proprio loro .

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19 Gennaio 2012

Il proporzionale? Un idea furbesca e truffaldina

Oggi l'Italia dei Valori ha incontrato il capo dello Stato. Anche noi siamo stati chiamati da lui, come lo sono stati gli altri gruppi politici, e abbiamo così potuto capire un po' meglio cosa sta succedendo.
Ve la voglio raccontare. La questione è la legge elettorale. Un milione e duecentomila cittadini avevano chiesto e chiedono ancora che si possa al più presto fare una nuova legge elettorale che consenta agli elettori di scegliere chi mandare in Parlamento e soprattutto chi mandare a casa.
Come sapete la Corte costituzionale ha bocciato questa richiesta di referendum. Sul piano formale non possiamo che prenderne atto. Ne siamo veramente rammaricati, dispiaciuti e anche contrariati, perché, vivaddio, un Paese che ha tanto bisogno di democrazia, nel momento in cui c'è la possibilità di praticare un atto di democrazia diretta come il referendum, bisognerebbe assecondare questa volontà popolare.
Credo che anche il capo dello Stato debba averne preso atto con molta riflessione, tant'è che il merito dell'istanza dei cittadini non vuole lasciarlo abbandonato. Sta cioè incontrando i partiti per sapere se se la sentono o no di passare dalle parole ai fatti e fare in Parlamento una nuova legge elettorale.
Siamo stati chiamati per questo e abbbiamo detto: “Certo che siamo disposti a fare una nuova legge elettorale, però, signor presidente della Repubblica, quando relazionerà di queste sue audizioni, dica ai presidenti di Camera e Senato che non basta fare un nuova legge elettorale. Pure Calderoli ne ha fatta una e poi l'ha chiamata “porcellum”. Bisogna che questa nuova legge elettorale ridia la parola ai cittadini. Bisogna che in Parlamento ci possano andare persone che siano espressione dei cittadini, e soprattutto che i cittadini, prima di votare, sappiano a quale governo devono affidare le sorti del loro Paese, con nome e cognome; qual è la coalizione che appoggia questo governo e quale programma il governo deve poi portare avanti"
Questa idea di cui sentiamo parlare e di cui in questi giorni leggiamo, di tornare al proporzionale, è un'idea furbesca e truffaldina. Cosa vuol dire? Che ogni partito va per sé. Ognuno prende i voti dal proprio elettorato che ha fiducia in lui. Dopo di che se li va a vendere nelle segrete stanze delle segreterie di tutti i partiti, per vedere quale di questi è disposto a fare coalizione.
Ma così il programma ne risentirà. Se io vado a dire agli elettori “Votami perché la prima cosa che farò sarà rimettere il falso in bilancio” mentre quell'altro dice “La prima cosa che farò sarà togliere il falso in bilancio” e poi ci mettiamo insieme, uno dei due elettori l'abbiamo preso in giro!
Questo abbiamo chiesto al capo dello Stato e vorremmo che anche voi ci aiutaste a portare avanti la nostra battaglia. Innanzitutto ci vuole eticità nella individuazione dei candidati. Abbiamo chiesto al capo dello Stato di esprimersi chiaramente. Perchè il Parlamento mettesse una regoletta: i condannati non vanno candidati! Deve esserci un divieto di candidatura per le persone condannate in via definitiva. Quelle sotto processo, non devono poter svolgere incarichi di governo. Non possono fare i ministri e i sottosegretari, stare la mattina a palazzo Chigi e il pomeriggio andare in aula di tribunale. Non ha senso e non è credibile per il nostro Paese.
Poi stabiliamo delle incompatibilità. Quando uno va in Parlamento, che faccia il parlamentare. Non può fare l'avvocato, o il commercialista e il parlamentare, il direttore di una clinica e il parlamentare, perché poi non si capisce mai se fa le leggi per sé o per il Paese. Anzi, si capisce proprio: se le fa sempre per sé.
Questo è quello che noi vorremmo portare avanti: una legge elettorale al più presto. E poi, fatta la legge elettorale, ci dovremmo ricordare tutti, presidente della Repubblica e del consiglio compresi, che il governo tecnico, dell'emergenza, doveva occuparsi solo di due o tre decreti legge per far quadrare i conti in Europa. E poi non è un'emergenza anche ridare la parola ai cittadini?
Allora mentre Monti finisce il suo lavoro, ci auguriamo facendo meglio che nel primo decreto legge che è stato un disastro, il Parlamento si metta ad approvare questa nuova legge elettorale e poi si torni alle urne, perché in democrazia si usa così.

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16 Gennaio 2012

Il mostro tricefalo

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Inutile raccontarsi favole e negare l'evidenza. Checché ne dica Pierluigi Bersani, con il vertice di stasera è nata una maggioranza politica in piena regola. Non si tratta però di una maggioranza “normale”, ma di una specie di scherzo di natura, giacché mette insieme partiti che si erano presentati alle elezioni schierati l'uno contro l'altro e poi per anni non si erano trovati d'accordo quasi su niente.
La sola esistenza di questa assurda maggioranza nega e rinnega il sistema bipolarista che a parole tutti hanno detto fino a ieri di voler difendere e che per noi resta invece quello valido, perché è il solo che permette ai cittadini di votare sapendo da prima a quale coalizione stanno dando il loro consenso.
Noi dell'Italia dei Valori di questa maggioranza non facciamo e non vogliamo fare parte, perché crediamo nel sistema bipolarista, vogliamo che gli elettori sappiano per quale governo votano e intendiamo rappresentare nei programmi, nelle persone e nelle alleanze un'alternativa netta al Pdl e al centrodestra.
Presenteremo sull'Europa una nostra mozione e decideremo se votare quella della maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo sulla base dei suoi contenuti, ma non ci mischieremo in nessun caso a questa maggioranza eterogenea ed estemporanea, che mira solo a confondere i cittadini e gli elettori.
Ci auguriamo che il governo Monti possa concludere al più presto il suo mandato emergenziale ed eccezionale, in modo da poter tornare alla normalità democratica ed eleggere un nuovo Parlamento. Auspicabilmente con una nuova legge elettorale che assegni ai cittadini e non ai capipartito il compito di scegliere i rappresentanti del popolo.

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15 Gennaio 2012

L'ABC dell'antipolitica

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Spesso negli ultimi tempi, noi che continuano a criticare le decisioni del governo e l'immoralità di questo Parlamento, veniamo accusati di diffondere l'antipolitica e giocare allo sfascio. Quando al governo c'era solo Berlusconi questa accusa arrivava da destra. Adesso che nella maggioranza stanno tutti insieme appassionatamente puntano il dito anche alcuni di quelli che fino a ieri dicevano le stesse cose.
Questa accusa è bugiarda, interessata, ingiusta e infondata. E' l'esatto opposto della verità.
L'antipolitica la diffonde chi salva Nicola Cosentino e chi sta in maggioranza con chi salva Cosentino.
L'antipolitica dilaga quando in Parlamento tutti dicono che una legge elettorale fa schifo ma se la tengono perché fa comodo a loro e anzi brigano per impedire al popolo di cambiarla con il referendum.
L'antipolitica vince quando un governo vara leggi ingiuste e poi per giustificarsi dice la stessa bugia che diceva Berlusconi: “Non c'era alternativa”. Se ci fossero le elezioni oggi tutti i sondaggi dicono che quasi metà degli italiani non voterebbe. Questo è l'ABC dell'antipolitica che si fa ogni giorno in Parlamento e che noi siamo i soli a combattere.
L'accusa di giocare allo sfascio è altrettanto ingiusta. Io non sono un economista ma sono sicurissimo che non sarà mettendo qualche licenza di taxi in più e aprendo qualche nuova farmacia che ripartirà la crescita. La base per lo sviluppo è che i cittadini abbiano fiducia in chi li governa e in chi li rappresenta.
E' chi continua a demolire ogni giorno questa fiducia, in Parlamento e al governo, che sta giocando irresponsabilmente allo sfascio, non noi.

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14 Gennaio 2012

La balla della Lega si è sgonfiata

Il voto della vergogna che l'altro ieri ha salvato per l'ennesima volta dall'arresto Nicola Cosentino ha sbugiardato due balle. La prima è che le dimissioni del governo Berlusconi avrebbero per miracolo reso decoroso un Parlamento che sino a quel momento aveva dato solo continue prove di indecenza. Si è visto che, con o senza Berlusconi, questo Parlamento è sempre lo stesso, composto dagli stessi nominati e indecente come prima.
La seconda balla è che la Lega, dopo l'uscita dalla maggioranza, sarebbe tornata a essere un partito popolare e indipendente invece che l'associazione dei maggiordomi di Arcore. Per un po' Bossi ha illuso la sua base di essere ridiventato il vecchio Umberto Bossi. Ma quando si è arrivati alla prova del nove la balla si è sgonfiata. Pur di compiacere Berlusconi, Bossi si è abbassato fino a salvare un deputato accusato del reato che la Lega da sempre dice di considerare tra i più gravi al mondo: la complicità con la criminalità organizzata della camorra campana.
Il Carroccio lo ha fatto nel modo peggiore: facendo credere di votare contro e cambiando repentinamente idea non appena la voce del vecchio trombone Bossi si è fatta sentire.
Quel voto copre di vergogna tutti quelli che l'hanno dato, e anche quelli che pur non avendolo dato adesso fanno finta di niente perché con gli amici di Cosentino sono diventati pappa e ciccia. Ma nessuna base elettorale secondo me è stata tradita e delusa più di quella del Carroccio.
Per questo, adesso, Bossi deve correre ai ripari vietando di parlare addirittura al suo ex braccio destro Roberto Maroni: perché il capo della Lega per primo sa quanto sia doloroso lo schiaffo che per inchinarsi di fronte a Berlusconi ha affibbiato non solo all'Italia, alle istituzioni democratiche, alla decenza e a tutte le persone oneste, ma anche agli elettori della Lega Nord.
Il partito di Bossi ha tradito le loro speranze e le loro aspettative di una politica diversa e più pulita. Li voglio rassicurare: noi dell’Italia dei Valori non tradiremo mai i nostri ideali e lotteremo contro tutti coloro che si sono compromessi e sono scesi a patti con i complici della criminalità organizzata.

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13 Gennaio 2012

E' ora di disturbare il manovratore, il sistema dei partiti

"Ora mobiliteremo le piazze, per opporci al regime dentro e fuori le aule parlamentari. Questo Parlamento non ha più nulla da dire e bisogna andare al più presto a elezioni con una proposta alternativa". Inizia così la mia intervista di oggi su 'La Repubblica'.

Di Pietro, non le sembra sopra le righe, irrispettoso, il suo attacco al presidente Napolitano?
In democrazia nessuno può essere esente da critiche. E le persone che hanno raccolto le firme, rinunciando alle ferie? Un milione e duecentomila sono state le firme raccolte. Anche loro meritano rispetto. Mentre la Consulta va a trovare il capello nell’uovo per impedire l’esercizio di un diritto costituzionale quale è il referendum. Così si rischia di allontanare la credibilità delle istituzioni, privando i cittadini di un loro diritto, di svolgere cioè il referendum. E’ una giornata amara per lo stato di diritto, nella quale il Parlamento si è anche trasformato in assemblea criminale con il salvataggio di Cosentino, grazie alla solita compravendita.

Lei denuncia una decisione politica, voluta dal Quirinale per evitare di accorciare la vita al governo Monti con un referendum a giugno. Non le sembra di delegittimare la Corte e di parlare come Berlusconi?
Questa è una provocazione. I rapporti con Berlusconi non li avevo io, bisogna chiedere a qualche giudice della Consulta che ci andava a cena. Napolitano avrebbe il dovere di accertare di più e meglio cosa è successo: i giornali annunciavano con dovizia di particolari sia la bocciatura che le motivazioni di tipo politico e non giuridico. E’ deprimente che se la prendano con me, che ho speso anima e corpo e finanze nella raccolta delle firme per il referendum. Sono amareggiato e sconfortato, mentre non c’è una parola nei confronti di chi aveva già deciso come andava a finire.

Quale sarebbe la ragione politica di questa bocciatura?
E’ di non disturbare il manovratore.

Cioè Monti?
Di non disturbare il sistema dei partiti. L’anomala maggioranza Pd-Pdl-Terzo Polo non vuole che il corpo elettorale dia un’indicazione, proprio perché verrebbe meno il potere di disporre di candidature, alleanze e lottizzazioni.

Una riforma elettorale si farà?
O non si fa per niente, ed è gravissimo perché il 99,99 per cento degli elettori sono inorriditi per l'esito della decisione della Corte. Oppure il Porcellum sarà cambiato ad uso dei partiti.

Ma lei vuole sedersi al tavolo con Pdl, Pd, Udc, Fli e Api per cambiare la legge elettorale?
Io credo in un sistema che permetta di sapere, prima di andare a votare, quale sarà la coalizione, quale il programma e quale strada il futuro governo intende seguire. Se invece si vuole qualcosa di diverso, sedersi solo per fare numero, non mi interessa.

Quindi teme questa sentenza, e teme che tra qualche giorno le motivazioni possano mettere in discussione il maggioritario?
Non è che temo, non accetto l’idea che nel 2013 si impedisca ai cittadini di scegliere il sistema elettorale: è un atto di antidemocrazia, una lesione del diritto. E l’IdV è per il bipolarismo.

Lei annuncia una manifestazione. A quando la piazza?
Ci organizzeremo. Regime significa mancanza di rispetto della volontà popolare. Il sistema dei poteri forti non vuole essere disturbato. Ed è questo che va contrastato.

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12 Gennaio 2012

In piazza

Oggi hanno vinto la casta, la partitocrazia e l'inciucio. La Corte Costituzionale, bocciando i referendum contro questa legge elettorale ignobile, ha preso una decisione non giuridica, ma politica.
Ha preferito fare un piacere alla arlecchinesca maggioranza formata dai berlusconiani e dagli ex antiberlusconiani, che oggi vanno a braccetto e appoggiano il governo Monti, invece di rendere giustizia ai cittadini e alla democrazia.
Abbiamo già un governo che prende decisioni pesantissime per i lavoratori e i pensionati senza essere stato eletto da nessuno. Doveva restare in carica solo per fronteggiare l'emergenza, e invece resterà fino al 2013. Ora la Consulta impedisce ai cittadini di decidere come vogliono votare e salva il porcellum. A meno che i pariti dell'inciucio non si mettano d'accordo per varare una legge che, proprio come il porcellum, serva solo ai loro interessi e alle loro convenienze ma non a quelle degli elettori e del Paese.
A questo punto, per poter dire che la nostra democrazia sta sottoterra ci manca solo l'olio di ricino. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che sia il momento di protestare in tutti i modi pacifici possibili.
Solo i cittadini, facendo sentire la loro protesta nelle piazze e nella rete, possono fermare questa deriva che sta uccidendo la democrazia italiana.



Chi pensa che possa ancora intervenire il Parlamento varando una buona legge elettorale vive su un altro pianeta. Questo è il Parlamento che ancora oggi, nonostante tutto, ha salvato dall'arresto Nicola Cosentino, un deputato accusato di complicità con i più pericolosi delinquenti del Paese, inchiodato persino dalle fotografie. Questo è il Parlamento che ha accolto il voto della vergogna con rumorosi festeggiamenti e nel quale il principale partito d'opposizione sta in maggioranza con quelli che hanno salvato Cosentino e poi hanno brindato all'ingiustizia fatta.
Mi chiedo come possa Pierluig Bersani restare senza battere ciglio in una simile maggioranza.
Questo Parlamento non varerà mai una buona legge elettorale così come non eliminerà mai nessuno dei propri privilegi. La demcorazia è il potere del popolo, e fino a che non sarà il popolo a farsi sentire e a poter votare in Italia non cambierà proprio niente. Resterà il Paese del porcellum, di Nicola Cosentino e di Silvio Berlusconi.

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11 Gennaio 2012

Servono idee più chiare sulle liberalizzazioni

In questi giorni ci sono stati alcuni segnali di diversità rispetto al passato. Fino a ieri quando ministri e parlamentari erano inquisiti finiva sempre a tarallucci e vino. I ministri non si volevano dimettere, i parlamentari cercavano di acquisire l'impunità per reati gravissimi. Bene ha dunque fatto Malinconico a dimettersi: ha evitato che il governo Monti si trovasse in una situazione simile a quelle del governo precedente. E a proposito del voto della giunta a favore dell'arresto dell'ex sottosegretario Cosentino, non si può continuare a dire, come ancora fa il Pdl, che la magistratura fa aggressioni. L'autorità giudiziaria non fa aggressioni. Esercita il proprio dovere.
Sulle liberalizzazioni ho sentito cose che spero siano sbagliate perché se il governo pensa di dividere le ferrovie deve sapere che gli ci vorranno dieci anni, e se vuole dividere il gas ne serviranno venticinque!
Spero che Monti abbia le idee più chiare e che di qui al 23 gennaio, come ha promesso Catricalà, vari un decreto sulle liberalizzazioni senza chiacchiere e stavolta anche senza dare fregature come ha fatto nella prima fase, prendendo i soldi dalle pensioni e dagli stipendi.
Adesso vediamo se fa sul serio. Per fare sul serio deve semplicemente dire che possono partecipare tutti quanti, a cominciare dalle professioni, dai trasporti e via dicendo. E io ho già pronto un emendamento per l'eliminazione di tutti i consigli d'amministrazione delle società a capitale pubblico degli enti locali. Che bisgono ce n'è? Basta un amministratore unico.
Anche Cortina è un segnale positivo. Io dico che ci vogliono dieci, cento, mille Cortina. Anzi, oggi come oggi, con i moderni strumenti della tecnologia, non c'è bisogno nemmeno di andare fino a Cortina per fare quel che deve essere fatto. Andare a Cortina è stato molto giusto perché si tratta di un bell'esempio, che fa capire che è finita la cuccagna. Solo non vorrei che gli stessi tipi li vedessimo andare in giro con la Ypsilon, però piena di lingotti.
Allora la nostra proposta è semplice: ogni volta che trovi a qualcuno qualcosa che quello non sa dire da dove la ha presa, quella cosa se la prende lo Stato. Bisogna invertire l'onere della prova: se hai dei soldi e non puoi dimostrare come li hai presi passano allo Stato.
Non è una crociata contro il lusso. Io non ho niente contro il lusso. Però devi pagarci le tasse.

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8 Gennaio 2012

Evasione fiscale: una truffa a danno degli onesti

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Le proteste che ci sono state dopo gli accertamenti fiscali a Cortina e in Liguria hanno qualcosa di incredibile. Nel senso letterale: pochissimi, fuori dall'italia, sarebbero disposti a crederci. E' come se dei ladroni presi con le mani nel sacco protestassero perché la polizia gli toglie la libertà di fregare i soldi agli altri, e trovassero pure commentatori e parlamentari pronti a dargli retta.
Quei controlli invece sono stati sacrosanti, non perché bastano a risolvere qualcosa ma perché hanno fatto capire bene a tutti di cosa stiamo parlando quando parliamo di evasione fiscale: di gente che gira in Ferrari, con ville e barche, ma che dichiara di incassare ogni anno quanto un lavoratore dipendente e spesso anche di meno.
Anche quelle operazioni giustissime però in sé non bastano non dico a risolvere ma nemmeno a iniziare ad affrontare la grande truffa ai danni degli italiani onesti che si chiama evasione fiscale.
Per fare sul serio quella lotta ci vogliono altri mezzi. Quelli che servono ad affrontare il problema a livello strutturale: tracciabilità dei pagamenti, fattispecie di reato penale per l'evasione fiscale, lotta non solo all'evasione ma anche all'elusione e soprattutto l'immediata sottoscrizione dell'accordo con la Svizzera già firmato da Germania e Inghilterra per andare a recuperare le tasse sui patrimoni lì esportati.
Stavolta sono del tutto d'accordo con il presidente del consiglio Monti quando dice che non si possono chiedere sacrifici alla gente onesta se poi c'è chi non paga le tasse e campa sulle loro spalle. Per questo, se alla parole seguiranno i fatti e se il governo proporrà misure serie e draconiane per sconfiggere l'evasione fiscale, noi dell'Italia dei Valori non faremo certo mancare il nostro appoggio. Purchè faccia sul serio.

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5 Gennaio 2012

Costi della politica: la mia lettera aperta a Mario Monti

Illustrissimo Professor Monti,

come certamente Ella ricorderà, i Gruppi Parlamentari dell'Italia dei Valori hanno inteso conferire a Lei ed al Suo Governo una fiducia motivata, formalmente depositata in Parlamento, fondata su contenuti chiari, precisi ed inequivocabili.

Parte essenziale della nostra fiducia era basata sulla significativa decurtazione dei costi della politica e sull’equità sociale. L'opera di razionalizzazione istituzionale rappresenta, infatti, una “questione di credibilità” dinanzi all’Italia e non solo si rivela urgente sotto il profilo finanziario, ma si rende necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, vista la delicata fase che sta attraversando il Paese.
Nell'ambito delle Sue comunicazioni programmatiche, Lei ebbe a dichiarare che: «Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini, sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi».

Tale ineludibilità, Illustre Presidente, implica necessariamente un immediato, efficace e reale intervento in tal senso, partendo da tutto ciò che è possibile fare subito dando così al Paese il buon esempio. Le nostre proposte sono:

- Soppressione immediata delle Province con compiti, funzioni e personale dipendente da affidare a Comuni e Regioni;

- Diminuzione del numero dei deputati e dei senatori (complessivamente a 500), dei componenti dei consigli e delle giunte regionali;

- Riduzione di tutti i consigli di amministrazione delle società pubbliche mentre in quelle che hanno fatturati minimi vanno sciolti o ridotti ad un solo componente;

- Riduzione dell'indennità e soppressione degli assegni vitalizi per i membri del Parlamento e dei consiglieri regionali, nonché il contestuale incremento delle dotazioni del fondo nazionale per le politiche sociali;

- Modifiche al rimborso delle spese per consultazioni elettorali;

- Soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, per la riduzione dei costi della politica;

- Soppressione dei rimborsi delle spese di viaggio e di trasporto per i parlamentari cessati dal mandato;

- Modifiche con tagli sostanziali alle sedi di rappresentanza delle regioni all'estero e all'istituzione di un 'Palazzo Italia' a Bruxelles;

- Taglio radicale della dotazione e l'uso di autovetture di servizio delle pubbliche amministrazioni;


E’ importante che la parola “equità” da Lei usata trovi una coerenza tra il dire e il fare del governo, in particolare sulla riduzione dei costi della politica, anche con provvedimenti legislativi urgenti.
Questo, nella piena consapevolezza che i cittadini, martoriati ed angosciati dalla perdurante crisi economica e dall’ultima manovra finanziaria, possano riscontrare un cenno di dignità da parte delle Istituzioni repubblicane. Sappiamo bene che alcuni provvedimenti non rientrano nelle competenze del governo, ma la maggior parte di essi possono essere presi in considerazione.

A tal proposito, allego alla presente l’elenco delle proposte da noi presentate in Parlamento.

Con i miei più cordiali saluti,

On. Antonio Di Pietro
Presidente nazionale
Italia dei Valori

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4 Gennaio 2012

Abolizione province: è ora di passare ai fatti

Oggi ho inviato un videomessaggio al presidente della Camera Gianfranco Fini. Gli ho reso merito dell'imparzialità e dell'impegno con cui svolge il suo alto incarico, ma proprio per questo gli ho chiesto cosa intenda fare della legge di iniziativa popolare sull'abolizione delle Province che dagli inizi di ottobre giace nei cassetti della Camera dei Deputati.
Quella proposta dell’IdV, secondo il dettato costituzionale, è stata sottoscritta da oltre 400mila persone. Si tratta, con il referendum, forse del più alto momento di democrazia, perché qui sono direttamente i cittadini e non solo i loro rappresentanti a chiedere che una legge venga discussa ed eventualmente approvata.
Questa proposta di legge di iniziativa popolare chiede di trasferire le funzioni che spettano oggi alle Province parte ai Comuni e parte alle Regioni. Si raggiungerebbe così, senza recare alcun danno ai cittadini italiani, un enorme risparmio.
Con questo appello non ho voluto in alcun modo sottrarre alla Camera nessuna delle sue prerogative, che in una democrazia parlamentare, come la nostra, sono insostituibili, ma solo fare presente che in nessuna democrazia si può tollerare che non sia ascoltata la voce dei cittadini e che siano ignorare le loro richieste invece di discuterle nei termini previsti dalla legge.
Del resto, l'abolizione delle Province faceva parte del programma elettorale sia del Pdl che del Pd. Milioni di cittadini hanno votato per l'uno e per l'altro, certi che quell'ente ormai inutile e immensamente costoso sarebbe stato abolito. Così non è stato. Il Parlamento è sinora venuto meno al suo dovere. Ogni volta che noi dell'Italia dei Valori abbiamo messo ai voti la proposta di abolire le Province quasi tutte le forze politiche hanno votato contro. Quindi ci siamo rivolti direttamente al presidente della Camera perché spinga l'istituzione che presiede ad assumersi le proprie responsabilità rispondendo a quelle centinaia di migliaia di cittadini che hanno chiesto di iniziare con questa legge a tagliare, nei fatti e non solo nelle parole, i costi della politica.
C'è un solo modo per farlo: calendarizzare al più presto, prima nelle commissioni competenti e poi in Aula, la proposta di legge popolare, in modo che il Parlamento possa esaminarla e pronunciarsi pubblicamente con un limpido voto. E’ proprio questo che ho chiesto oggi al presidente Fini.

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3 Gennaio 2012

Ora aboliamo i privilegi

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Adesso è anche scritto, nero su bianco, nel lavoro della Commissione Giovannini: i parlamentari italiani sono quelli con i privilegi più alti d’Europa. Cosa aspettiamo a tagliarli?
Perché quando si tratta di far pagare i pensionati, i lavoratori e le classi più povere, il Parlamento trova subito l’accordo trasversale (come nell’ultima manovra), mentre quando si tratta di tagliare i propri privilegi, deve aspettare gli esiti di una “commissione”.
Che senso ha stare in Europa se un parlamentare spagnolo guadagna 2200 euro al mese e va in pensione come tutti gli altri cittadini, mentre quello italiano è una sorta di alieno rispetto ai suoi elettori?
Bene, noi ci abbiamo provato e ci riproveremo ancora, in Parlamento, a presentare una proposta per tagliare i costi della Casta, e questa volta non riusciranno a farla franca.
Il Parlamento non potrà trovare scuse per non votare i tagli ai suoi privilegi, come ha fatto quando l’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione dei vitalizi dei deputati: 22 si (tutti dell’IdV) e 498 no (tutti gli altri). Questa volta hanno addosso gli occhi del Paese, i cittadini italiani non permetteranno che la facciano franca di nuovo.
Come non permetteranno che si rinunci a tagliare i costi del mantenimento delle Province. Il Parlamento voti subito la nostra proposta di legge popolare (che più di 400.000 cittadini hanno firmato) per l’abolizione degli sprechi derivati da questo ente territoriale inutile e obsoleto.
Il nostro impegno contro la Casta non è storia di queste settimane, in cui tutti si stanno scoprendo cavalieri bianchi in difesa dell'equità (solo a parole, però...). E questo impegno si riflette nella nostra presenza in Parlamento, che cerchiamo di rendere significativa con il nostro lavoro. Del resto non è un caso che Openpolis, nel suo rapporto sull'attività delle Camere, indichi ancora una volta l'Italia dei Valori come il gruppo con il maggiore indice di produttività in termini di attività parlamentare, sia alla Camera che al Senato. Nè che sia proprio un nostro deputato, Antonio Borghesi, il primo nella speciale "classifica". Nè che io mi ritrovi primo tra i segretari di partito. Non sono casi, sono la diretta conseguenza di un impegno che non termina nei sit-in, nelle manifestazioni, nelle raccolte di firme, ma continua all'interno dei palazzi del potere, cercando di avvicinare ogni giorno di più quei palazzi al mondo reale, ai cittadini, che rimangono il nostro riferimento imprescindibile.

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2 Gennaio 2012

Tutte le inutili armi che l'Italia si ostina a comprare

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Meglio tardi che mai. Alla fine anche la grande stampa e qualcun altro si sono accorti di che scandalo insopportabile siano i miliardi di euro che buttiamo in spese militari. Soprattutto se si pensa che per il Servizio civile nazionale i fondi sono precipitati dai circa 170 milioni del 2010 ai 68 del 2012. Così tanti ragazzi e tante ragazze, che potevano essere impegnati in lavori sociali utili al Paese, rimarranno a casa.

Noi dell'Italia del Valori denunciamo quest’assurda situazione da mesi, ma ancora qualche settimana fa, quando il ministro della Difesa ammiraglio De Paola ha detto che a tagliare le spese militari non ci pensava proprio, nessuno tranne noi aveva fiatato.

Adesso è lo stesso ministro ad ammettere che anche per le Forze armate ci vorrebbe un po' d'austerità. Purtroppo, però, alle sue belle parole è probabile che seguano pochi fatti.

Il ministro, infatti, vorrebbe risolvere il problema licenziando. Con 40-50mila militari in meno ci sarebbe un bel risparmio. Glielo va a spiegare lui, poi, a quelle decine di migliaia di persone e alle loro famiglie come sopravvivono una volta che saranno rimasti senza stipendio. Comunque lui stesso ha poi aggiunto che quei licenziamenti sono impossibili. Per fortuna, diciamo noi.

Quello che, invece, il ministro non vuole fare assolutamente è tagliare le spese per le armi. Abbiamo ordinato 131 caccia bombardieri F-35. Sono gli aerei da guerra più cari del mondo. Ci dovrebbero costare 15 miliardi di euro ma è sicuro che la spesa aumenterà di moltissimo.

Costano così tanto che persino Israele, che della guerra deve preoccuparsi sul serio, ha sospeso l'ordinazione. A noi non servono a niente, ma ce li compriamo lo stesso.

Ci compriamo anche una portaerei di stralusso, costo un miliardo e mezzo, più duecentomila euro per ogni giorno di navigazione e centomila per ogni giorno in porto. Poi ci sono dieci nuove fregate. Costo 10 miliardi di euro.

Ma tutte quelle inutili armi non si possono toccare, ha detto il ministro, e si capisce perché: è stato lui a ordinarle, prima di diventare il primo militare ministro della Difesa dai tempi di Pietro Badoglio.

Il presidente del consiglio Mario Monti ha oggi il dovere di imporre anche al ministro della Difesa e alle Forze armate uno stile un po' più sobrio: ingenti tagli al settore delle armi, come fa con i lavoratori, i pensionati e la povera gente.

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1 Gennaio 2012

Un anno difficile, ma accettiamo la sfida

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Ho apprezzato la chiarezza con la quale il Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno si è soffermato sulle cause che hanno portato a questa crisi economica e istituzionale ed ha analizzato la situazione attuale.
Le cose che ha detto sono sostanzialmente condivisibili,
Il Presidente Napolitano ha fatto bene a ribadire che per uscire da questa condizione la forza motivante, proprio cosi l’ha definita, va trovata in noi stessi.
Del resto noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto in varie occasioni di rimuovere le cause del degrado politico e sociale cominciando proprio dalla lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e alle disuguaglianze economiche e sociali, e di questo ci ha dato atto anche il Presidente Monti nella sua conferenza di fine anno.
Adesso ci aspetta un anno difficile con molte sfide davanti, che noi abbiamo intenzione di raccogliere facendo fino in fondo il nostro dovere, senza preconcetti, in Parlamento e nelle piazze.
Ci impegneremo per ridurre le disuguaglianze economiche e per ridare speranza a questo Paese e ai nostri giovani, come ha auspicato nel suo discorso il Presidente Napolitano.

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31 Dicembre 2011

Monti scade a fine gennaio

dipietro2011

Pubblico qui sotto una intervista che ho rilasciato al quotidiano La Repubblica di oggi.

Di Pietro, lei accusa Monti di essere un televenditore. Paragona Monti a Berlusconi?
"Sul piano personale, professionale e della credibilità c'e' una differenza come la notte e il giorno. Però mi ha colpito l'aria di sufficienza con cui Monti si rapporta agli altri. Chi si loda, si imbroda. Non ci si può autogiudicare, battezzando le misure 'salva Italia', 'cresci Italia'. Vabbe' che faceva il professore, ma non può darsi i voti da solo. Io voglio vedere i provvedimenti sulla crescita, non le televendite, voglio sapere se ha disdetto l'acquisto dei cacciabombardieri e destinato quelle somme all'occupazione giovanile".

Vorrebbe subito le elezioni?
"Se non vogliamo giocare con l'ipocrisia e con la democrazia, un governo d'emergenza con una maggioranza non eletta dal popolo ha una ragion d'essere se si occupa dell'emergenza, se e' li' per tacitare la Bce e la Ue. A fine gennaio ha concluso la sua opera. Mi pare invece voglia sconfinare. L'11 gennaio la Consulta decidera' sul referendum sulla legge elettorale".

Quindi?
“Idv lavora perché la Consulta faccia una sentenza tecnica e non politica sul referendum; perché sia tenuta fuori dagli interessi partitici e politici che vorrebbero si evitasse il referendum. Il comitato referendario si costituirà in giudizio davanti alla Consulta. Se il referendum viene ammesso, lo si faccia ad aprile e poi a giugno si vada a votare con le nuove regole”.

In piena crisi, andare alle urne è un azzardo
“A quest’ora le elezioni le avremmo già fatte. Invece è arrivato il governo tecnico che ha prodotto un decreto ‘salva Italia’, che non ha salvato un cavolo. I fatti sono come pietre e si scontrano con le parole al vento dei tromboni dei partiti interessati. La manovra di Monti è stata insufficiente, inefficace e iniqua: lo spread è rimasto quello che era, idem gli interessi dei Btp. La manovra si è rivelata un banalissimo aumento di tasse per quelli che già le pagavano. Se si trattava di questo, non c’era bisogno di professori, né di una sospensione della democrazia”.

L’alternativa quindi resta sempre il voto?
“Ripeto che se avessimo votato, non avremmo ora alla Camera 160 deputati che hanno cambiato partito, non è stato solo Scilipoti. Ognuno di questi però si è dato motivazioni nobili mentre quelle di Scilipoti sono ignobili. Ma sono tutte ignobili. Con un governo nominato dal presidente della Repubblica, in forma per così dire ‘monarchica’, il Parlamento si è limitato a prenderne atto supinamente”.

Tuttavia Idv ha votato la prima fiducia a Monti. Ora il premier ‘apre’, dicendo di apprezzare alcune vostre battaglie come quella sulla corruzione, gli sbattete la porta in faccia?
“Monti riconosce che il nostro allarme sulla corruzione è importante. Ma la lotta alla corruzione va fatta con provvedimenti. Noi avevamo chiesto misure precise da mettere nel decreto ‘salva Italia’, come la tassazione sugli scudati fiscali, il ripristino del falso in bilancio, la confisca dei beni provenienti da autoriciclaggio. Che ora si dica ‘bravo Di Pietro’ è come aprire l’ombrello quando piove”.

Il Pd pensa di scaricarla. Il vicesegretario Letta immagina alleanze con il centro di Casini e la sinistra di Vendola, ma non con IdV. Si sente isolato?
“Bisogna vedere cosa pensano i cittadini. Noi abbiamo un progetto politico da portare avanti. A maggio si vota in 1.500 comuni e si devono costruire coalizioni. Sono curioso di vedere come e con chi il Pd pensa di farle se vuole governare almeno una amministrazione."

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29 Dicembre 2011

Continua la politica delle televendite

L'Italia dei Valori sin dal primo momento ha detto e ribadisce che valuterà i provvedimenti del governo Monti man mano che saranno presentati e dopo averli letti.

Oggi non li abbiamo letti. Continua la politica delle televendite del presidente del Consiglio, che magnifica i suoi decreti dandogli egli stesso il nome, dal “salva Italia” al “cresci Italia”. Salvo che in quest'ultimo caso neanche ci ha detto come vuol far crescere l'Italia, perché al di là delle dichiarazioni sui massimi sistemi, sapute e risapute da decenni (più liberalizzazioni, sburocratizzazione, lotta all'evasione fiscale, ecc.), alle domande concrete non ha risposto. Specialmente a quelle che gli abbiamo posto noi dell'Italia dei Valori.

Se gli chiediamo come intendi combattere l'evasione fiscale, come intendi combatterla se non riesci nemmeno a siglare un accordo con la Svizzera sulla falsariga di quelli firmati da Germania e Inghilterra, dice che a questa domanda non sa rispondere.

Se gli si domanda come intende intervenire sul lavoro, risponde che sta studiando la Fornero, ma non sa rispondere.

Se gli si dice che bisogna fare una forte lotta alla corruzione con l'approvazione della convenzione dell'Onu, risponde che la sta studiando.

A me pare che lo abbiamo già visto un presidente del consiglio che sapeva vendere se stesso e i suoi provvedimenti prima ancora di farli. Adesso abbiamo bisogno di un governo e di un presidente del Consiglio che prima fanno le cose e poi le annunciano. Dichiarare di averle fatte senza nemmeno riuscire a spiegare in che cosa consistono ci sembra una trovata più che da fine anno da carnevale.

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La politica delle televendite di Monti

L'Italia dei Valori sin dal primo momento ha detto e ribadisce che valuterà i provvedimenti del governo Monti man mano che saranno presentati e dopo averli letti.

Oggi non li abbiamo letti. Continua la politica delle televendite del presidente del Consiglio, che magnifica i suoi decreti dandogli egli stesso il nome, dal “salva Italia” al “cresci Italia”. Salvo che in quest'ultimo caso neanche ci ha detto come vuol far crescere l'Italia, perché aldilà delle dichiarazioni sui massimi sistemi, saèpute e risapute da decenni (più liberalizzazioni, sburocratizzazione, lotta all'evasione fiscale, ecc.), alle domande concrete non ha risposto. Specialmente a quelle che gli abbiamo posto noi dell'Italia dei Valori.

Se gli chiediamo come intende combattere l'evasione fiscale, come intende combatterla se non riesce nemmeno a siglare un accordo con Svizzera sulla falsariga di quelli firmati da Germania e Inghilterra, dice che a questa domanda non sa rispondere.

Se gli si domanda come intende intervenire sul lavoro, risponde che sta studiando la Fornero, ma non sa rispondere.

Se gli si dice che bisogna fare una forte lotta alla corruzione con l'approvazione della convenzione dell'Onu, risponde che la sta studiando.

A me pare che lo abbiamo già visto un presidente del consiglio che speva vendere se stesso e i suoi provvedimenti prima ancora di farli. Adesso abbiamo bisogno di un governo e di un presidente del consiglio che prima fanno le cose e poi le annunciano. Dichiarare di averle fatte senza nemmeno riuscire a spiegare in che cosa consistono ci sembra una trovata più carnevale che da fine anno.

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28 Dicembre 2011

La foto di Vasto non è sbiadita. Il PD scelga

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Pubblico qui sotto l'intervista rilasciata oggi al quotidiano l'Unità

La foto di Vasto «non è sbiadita», quel centrosinistra «non è archiviato», ma è «il Pd che deve scegliere cosa fare» e «con chi allearsi» anche in vista delle amministrative di maggio: perché l’Idv «è leale, ma non è un cagnolino che rincorre gli ultimatum» e perché «noi, in coalizione con i Cuffaro e i Lombardo, come potrebbe accadere a Palermo, non ci stiamo». Molto attento (e invero preoccupato, anche se dice il contrario) per la forma di una nuova legge elettorale, pronto a ribadire sia lealtà che autonomia nei confronti del Pd, un po’ di lotta e un po’ no verso il governo Monti, Antonio Di Pietro, leader Idv, dopo aver votato contro la manovra è di rientro a Roma per incontrare, domani, il ministro dell’Interno.

Ma allora dialoga anche lei col governo?

«Con la Cancellieri parleremo del problema degli ottocento vigili precari ai quali ora scade il contratto. Non condivido e non partecipo a incontri per metterci d’accordo su cosa fare nell’ambito politico: ma il confronto istituzionale è benvenuto. E io valuto il merito, di volta in volta».

Dunque il suo no al governo si potrà tramutare in un sì?
«Se si concentrerà su equità e sviluppo, certo. Li voterei, dopo aver letto le carte. Una cosa ho capito: mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Ecco, come San Tommaso e non come Santa Lucia».

Non faccia Di Pietro: si spieghi.
«Santa Lucia, non vedendoci, poverina, è costretta a votare al buio. Io la rispetto, così come rispetto il Pd che ha detto sì alla manovra prima ancora di leggerla: solo, mi comporto diversamente».

Non crede che il no dell’IdV abbia archiviato definitivamente la foto di Vasto e quello schema di centrosinistra?
«Io, così come Vendola, non ho archiviato alcunché: se il Pd va cercando scuse per archiviare una primavera e una speranza sono fatti suoi».

Lei crede che nel Pd qualcuno stia cercando questa scusa?
«No,no. Noi abbiamo fatto una scelta di campo: siamo convinti che quella di Vasto non sia una foto, ma un progetto politico. A quella foto rimaniamo leali, vogliamo condurla in porto. Nel Pd, però, spesso si sente dire “o fate come diciamo noi..”. Non vogliamo litigare, ma nemmeno rincorrere ultimatum: alla logica del ricatto non possiamo stare».

Dunque nessuna foto ingiallita?
«Sia io che Vendola nel caso in specie abbiamo ritenuto sbagliato questo decreto. Dopodiché entrambi riteniamo che una democrazia compiuta si possa realizzare in un sistema bipolare dove il cittadino possa scegliere, prima del voto, quale coalizione quale programma e quale premier. Fino a Vasto anche Bersani era d’accordo. Io sono fermo a quella impostazione: per questo ho raccolto le firme per il referendum e mi batto per una nuova legge elettorale che rispetti quella indicazione».

Si riuscirà a cambiarla, quella legge?
«Lo auspico. La cosa più ingiustificata sarebbe quella di modellarla sulla base di interessi personali o partitici, si farebbe l’errore del Porcellum. E io ho imparato da Arturo Parisi, persona degna di ogni stima, che è un bene che ci sia un sistema bipolare in cui si scelga coalizione, programma e candidato premier».

Perché lo ripete? Teme di rischiare troppo se ci fosse una legge elettorale con sbarramento alto o con alleanze che si decidono dopo il voto?
«Ma quali rischi! Mica dobbiamo andare al governo ad ogni costo! Io personalmente sono per il Mattarellum basato sulle coalizioni, ma per sposarsi bisogna essere in due quindi vedremo cosa vuol fare il Pd. Quanto allo sbarramento, nel caso faremmo un po’ di ginnastica politica per saltare comunque l’asticella».

Secondo lei il governo Monti durerà?

«Non sono un indovino e non dipende da me. So che ora c’è una totale sospensione della democrazia parlamentare, necessaria e necessitata da una fase di emergenza, alla quale si aggiunge l’emergenza di cambiare la legge elettorale. Bene. Da giugno, però, si può e si deve andare alle elezioni».

E non crede che l’attuale assetto tecnico-politico possa cancellare nei fatti anche Vasto?
«Il mio impegno è essere il riferimento per un elettorato che possa avere di per sé la forza di essere presente in Parlamento, e a disposizione di altre forze politiche con le quali allearci sulla base del rispetto. Ma non siamo figli di un dio minore. Ricordo, a chi ci vuole liquidare, che a maggio si vota in millecinquecento comuni: e in quasi tutti i casi solo stando insieme si può sperare di vincere».

Che fa, lancia l’ultimatum?
«Dico solo, a chi vuole ridurci a cagnolini obbedienti, che in questi giorni si fanno primarie e coalizioni. Si vota per esempio a Palermo, e là il Pd deve fare una scelta di campo. Rita Borsellino e Leoluca Orlando sono entrambi disposti a rinunciare a favore dell’altro. Però noi non possiamo accettare di andare in coalizione con Cuffaro o Lombardo – che è il Cuffaro senza cannoli. E se il Pd ritiene di fare una alleanza con il Terzo polo, quindi con i loro uomini, sappia che dovrà fare una scelta perché l’IdV non li seguirà».

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27 Dicembre 2011

Il coraggio di impegnarsi contro la corruzione

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Una delle voci fondamentali che spiegano la situazione di grave emergenza in cui si trovano i conti pubblici del nostro Paese è la corruzione. Se non avessimo sulle spalle gli immensi costi della corruzione non ci sarebbe bisogno di una nuova manovra ogni mese e i cittadini onesti non dovrebbero pagare sempre di più per colpa di quelli disonesti.

Il governo Berlusconi aveva fatto moltissimo sul fronte della corruzione: purtroppo non per eliminarla ma per renderle la vita ancora più facile. Anche se un sacco di leggi e leggine erano state fatte per aiutare un’ unica persona, poi se ne sono avvalsi anche tutti gli altri corrotti e corruttori.

Oggi, in una bella intervista uscita su Repubblica, il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino indica alcuni degli strumenti necessari per invertire quella scellerata tendenza, e io li voglio qui riprendere anche perché spesso si tratta delle nostre stesse proposte.

Bisogna ripristinare subito e per intero la fattispecie di reato del falso in bilancio. Eliminandola, il precedente governo fece un favore immenso ai corrotti e corruttori e un danno altrettanto immenso al Paese. E' una questione non solo di decenza etica e morale ma anche di quattrini: proprio perché aiuta e rende impunita la corruzione, la cancellazione del falso in bilancio costa a tutti noi moltissimo.

Bisogna modificare i termini della prescrizione. In processi complessi come quelli che riguardano la corruzione, dove oltretutto gli imputati possono permettersi avvocati che sanno come allungare il brodo, termini di prescrizione così ravvicinati somigliano molto a una garanzia d'impunità. Sulla quale proprio Berlusconi ha spessissimo fatto conto.
Bisogna sottoscrivere subito le convenzioni internazionali della Ue e dell'Onu contro la corruzione, che sono utilissime e che l'Italia negli ultimi anni ha fatto in modo di non ratificare. Indovinate un po' perché.

Bisogna approvare e rendere più sistemica la legge contro la corruzione che, dopo essere stata tanto strombazzata, giace anch'essa da mesi e anni in Parlamento. Anche in questo caso non ci vuole molto a capire perché.

Noi dell'Italia dei Valori crediamo che uno degli obblighi principali del governo Monti sia proprio combattere la corruzione facendo tutte quelle cose giuste che il governo precedente non aveva fatto e cancellando quelle sbagliate che invece aveva fatto.
Ci auguriamo che abbia il coraggio di farlo presto e bene.

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26 Dicembre 2011

L'alternativa c'è

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E' bene parlarci molto chiaramente: la cura da cavallo del governo Monti non sta funzionando. E' stata varata una manovra fatta di molte lacrime e molto sangue, ma i mercati nemmeno se ne sono accorti.
Il differenziale tra gli interessi dei nostri buoni del Tesoro e quelli tedeschi è tanto . Sta al di sopra dei 500 punti e già quota 400 era giustamente considerata un disastro. Il governo mette insieme ben poco a spese di chi stava per andare in pensione o di chi ha come unico bene una casa. Il tutto serve solo a pagare gli interessi sui buoni del Tesoro e tutto torna come prima e peggio di prima.
Alla fine della fiera l'unica differenza è che i cittadini e i lavoratori sono molto più poveri e che il costo della vita è più alto, senza che ci sia stato in cambio nessun vantaggio per i conti pubblici.
Si prevedeva una crescita molto scarsa. Non ci sarà nemmeno quella. Siamo già in recessione e, dopo la mazzata inflitta alla gente comune con questa manovra, le cose peggioreranno ancora. Se molti milioni di italiani non hanno un euro in tasca, come fanno a rilanciare la crescita? Per le feste gli italiani hanno speso 400 milioni di euro in meno rispetto all'anno scorso, e gli effetti della manovra sulle loro tasche devono ancora iniziare a farsi sentire.
Di fronte a questa situazione disastrosa sento dire che “non c'è alternativa”. E' quel che diceva Berlusconi: non sto combinando niente ma devo restare lo stesso perché non c'è alternativa. Tutti quelli che non se ne vogliono andare dicono sempre che dopo di loro c'è solo il diluvio.
Invece l'alternativa c'è oggi come c'era un mese fa: elezioni politiche, possibilmente con una legge elettorale diversa, quanto prima.
Le chiacchiere stanno a zero. Aspettiamo fiduciosi la decisione della Consulta sui referendum elettorali e poi si vada al voto. Prima sui referendum e poi sulla scelta di un nuovo governo per il Paese per decidere una vera maggioranza e un vero programma di risanamento.

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23 Dicembre 2011

Una furbata da prima repubblica

prima_repubblica.jpg

Questo governo è nato, poche settimane fa, destando grandissime speranze dopo la notte berlusconiana. Però devo dire che le cose non stanno prendendo la piega che tutti auspicavamo.
Le decisioni importanti non vengono prese con trasparenza in Parlamento, ma negli incontri riservati tra il governo e i notabili dei partiti, che si vedono al di fuori dalle sedi istituzionali, nelle sagrestie, per accordarsi e barattare quel che più conviene a ciascun partito.
Questi sono rituali da prima repubblica. C'è l'apparenza, con una maggioranza trasversale che sostiene il governo tecnico. E poi c'è la sostanza: questa realtà invisibile che lavora dietro le quinte e toglie ogni ruolo al Parlamento e al governo.
Anche il decreto milleproroghe è una furbata da prima repubblica. Quando si deve fare una proroga significa che quel che bisognava fare per legge non è stato fatto. Se le proroghe sono mille vuol dire che mille leggi non sono state rispettate.
Le leggi invece vanno fatte rispettare, non modificate all'ultimo secondo per far credere che non sono state violate. Il fatto che negli ultimi anni si sia sempre fatto così non giustifica proprio niente: vuol dire che la politica italiana cambia solo in superficie e per il resto rimane sempre uguale.
Io credo che, se le cose continuano così, è molto meglio andare subito al voto, in modo che i cittadini possano decidere chi le deve governare mettendo fine a questa specie di “democrazia a scartamento ridotto” in cui stiamo precipitando.
L'11 gennaio la Corte costituzionale deciderà sui referendum elettorali. Noi che abbiamo dato l'anima l'estate scorsa per raccogliere le firme ci auguriamo che vengano ammessi. In questo caso bisognerà prima fare il referendum, per restituire all'Italia una legge elettorale democratica, e subito dopo tornare alle urne per le elezioni politiche.

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22 Dicembre 2011

Contro il precariato a vita

Li chiamano “personale discontinuo dei vigili del fuoco”. Di fatto sono lavoratori precari. Sono tantissimi: ventimila persone, donne e uomini che dal primo gennaio rischiano di ritrovarsi senza lavoro. Una tragedia per loro, per le loro famiglie, e per tutto il Paese. Una vergogna per le istituzioni, che non hanno ancora saputo fare niente per impedire questo scempio.

Non sono parassiti come i componenti della casta questi ventimila vigili del fuoco precario. Da decenni sono loro che sopperiscono alle carenze di organico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. E’ solo grazie a loro che il Corpo è in grado di fronteggiare le emergenze e le situazioni spesso gravissime di cui è chiamato a occuparsi.

Si tratta insomma di una realtà strategica e importantissima, che il governo ha il dovere di tutelare nella maniera più adeguata.

Nel question time di oggi alla Camera ho posto questo problema alla ministra degli Interni Anna Maria Cancellieri. Mi ha risposto che a determinare questa situazione
è stata la legge di stabilità varata dal precedente governo e che noi avevamo subito considerato tanto inutile quanto sciagurata.

Preso atto della risposta della ministra chiediamo con la massima fermezza all’esecutivo di convocare urgentemente, prima del 31 dicembre 2011, i rappresentanti dei lavoratori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al fine di concordare un percorso di stabilizzazione del loro posto di lavoro nell'ambito di un migliore e più efficiente sistema di intervento e di prevenzione a difesa dei cittadini e del territorio.

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20 Dicembre 2011

L'Italia s'è desta, non si rimetterà a dormire

L_Italia_s_e_desta.jpg
Dopo essere rimaste per quattro anni con le mani in mano, quasi tutte le forze politiche hanno cominciato ad agitarsi per varare una nuova legge elettorale. Se la Corte Costituzionale accoglierà i referendum, gli toccherà farla in modo che non faccia a cazzotti col quesito referendario. In caso contrario si sentiranno liberi di fare una legge solo nel loro interesse e non in quello della democrazia o dei cittadini.
Il governo sarà pure cambiato, ma il Parlamento è sempre lo stesso e non conosce vergogna oggi come non la conosceva ieri. Dunque è facile sentir sussurrare che bisogna scrivere una legge che faccia fuori le forze politiche rompiscatole, e la prima della lista saremmo noi dell’Italia dei Valori. Ed infatti già si stanno attrezzando per fare una legge elettorale tesa ad escluderci dalle prossime elezioni.
Va nella stessa identica direzione la legge presentata sulla raccolta delle firme per i referendum. In quel caso però i rompiscatole di cui liberarsi non siamo solo noi ma sono tutti i cittadini che, esercitando il diritto costituzionale ad abrogare le leggi con cui non sono d’accordo, disturbano i giochi di palazzo e gli accordi di corridoio.
Questa logica per cui si fanno leggi elettorali e referendarie per fare fuori qualcuno non ha niente a che vedere con i princìpi liberal-democratici e forse nemmeno con la politica. E’ la logica della cosche che quando arriva qualcuno che le combatte smettono di farsi la guerra per mandare i loro sicari a eliminarlo.
A tutti costoro vorrei dire di non farsi illusioni. Questo Paese si è appena svegliato da un sonno durato quindici anni, e io credo che non abbia nessuna intenzione di rimettersi a dormire a causa di una casta che vorrebbe eliminare solo Berlusconi e per il resto non cambiare assolutamente niente.

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19 Dicembre 2011

Asta frequenze e articolo 18: nessun trucchetto

Ieri il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera ha affermato che sarebbe una vergogna non mettere in gara le frequenze televisive. Sono contento nel vedere che il governo ha cambiato idea, non pensa più che io sia l’ultimo giapponese e concorda sulla necessità di non regalare le frequenze a Berlusconi.
Adesso però bisogna vedere se sono solo le solite belle parole o se seguiranno i fatti. Bisogna vedere cioè se questo governo sa solo mettere tasse per tutti i cittadini, per poi fermarsi quando si tratta di toccare gli interessi del “solito noto”.
Dopo l'approvazione, alla Camera del nostro ordine del giorno, abbiamo presentato al Senato l’emendamento per mettere subito all’asta le frequenze televisive. E' sufficiente che votino allo stesso modo questo emendamento al Senato, che tornerebbe così alla Camera. Non serve molto tempo, basta mezz’ora per approvarlo, e diventerà legge.
Il governo può appoggiare e sostenere questa strada, dimostrando così di voler fare sul serio e di non voler prendere in giro i cittadini. Perché se un ordine del giorno, cioè un impegno preciso assunto dal governo per far diventare legge qualcosa che tutti ritengono giusto, resta solo sulla carta, diventa una presa in giro. Anzi peggio: un’offesa all’intelligenza degli italiani, un trucchetto, una truffa che noi non potremmo accettare. Non c'è differenza solo perché a farla sarebbe un ministro del governo Monti invece che uno del governo Berlusconi.
Così come non possiamo accettare la riforma dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. E’ un’idea vecchia e pericolosa, che invece di agevolare la coesione sociale ci riporta allo scontro frontale tra imprenditori e lavoratori.
La strada che noi dell’IdV indichiamo è tutt’altra. E’ quella dei contratti di apprendistato, che permettono al datore di lavoro di valutare il lavoratore prima di assumerlo, ma una volta superato l’apprendistato il lavoratore può contare su un contratto a tempo indeterminato e così può costruirsi un futuro.


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18 Dicembre 2011

...e arriva la norma ammazza-referendum

Zitto zitto, il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha presentato alla commissione Affari costituzionali della Camera una legge fatta apposta per togliere un altro po' di democrazia e di potere ai cittadini . Se verrà approvata, il compito di verificare l'autenticità delle firme per i referendum non sarà più dei consiglieri comunali e provinciali ma solo dei sindaci e dei funzionari da loro delegati.
Anche i bambini capiscono che in questo modo il potere dei partiti sulla possibilità di indire referendum si moltiplicherà. I quesiti che non piacciono né al Pd né al Pdl verranno semplicemente fucilati dai primi cittadini. E di quesiti di quel genere ce ne sono tanti anche in tempi normali, quando non stanno come adesso nella stessa maggioranza.
Altra logica dietro la presentazione di questa legge non ci può essere. Perché mai affidare il potere di convalidare le firme solo ai sindaci dovrebbe garantire un miglior controllo, infatti, lo sa solo Franceschini.
Così in realtà si toglie la principale caratteristica alla raccolta di firme: il volontariato. Infatti sono perloppiù volontari i cittadini che si adoperano per spiegare i quesiti e chiedere le firme, e lo fanno per senso civico e passione politica. I sindaci non potranno stare appresso a tutti i banchetti e i funzionari vorranno essere pagati per gli straordinari. Da chi? Dai Comuni che sono senza risorse? Dai volontari promotori? Anche se fossero solo 15 euro a banchetto si tratterebbe di centinaia di migliaia di euro che nessun comitato promotore formato solo da cittadini sarebbe in grado di pagare.
Qualche giornale ha scritto che questo è un dispetto all'Italia dei Valori. Non è vero. La norma ammazza-referendum è un dispetto fatto proprio a quei cittadini che grazie alla raccolta firme referendaria hanno bocciato il nucleare, difeso l'acqua e i beni pubblici, affondato le leggi ad personam, chiesto di poter votare con una legge elettorale democratica.
Non sono tutti elettori dell'IdV. Sono di tutti i partiti, moltissimi del Pd ma molti anche del Pdl. Senza contare coloro, e sono numerosissimi, che non si sentono rappresentati da nessun partito. E' a tutti loro che il capogruppo democratico vuol fare non un dispetto ma un gravissimo torto.
A loro e alla democrazia, di cui in questo Paese tutti i partiti parlano ma sembra che pochi la sopportino. Prima si sono fatti una legge elettorale che riempie il Parlamento di nominati invece che di eletti dal popolo. Ci vorrebbero non più di due settimane per cambiarla e ripristinare, per prima cosa, le preferenze. Diciamo le cose come stanno: se non lo si fa è perché a quasi tutti i partiti il potere di nominare i parlamentari va benissimo.
Poi è arrivato un governo composto da persone anche loro nominate e non elette da nessuno. Quindi quel governo ha imposto una manovra pesantissima, che cambia la vita di milioni di italiani, praticamente senza passare per il Parlamento. Adesso vogliono togliere anche quel poco di democrazia diretta che c'è grazie ai referendum.
Io non voglio fare troppa polemica, ma mi permetto di dire a Dario Franceschini che non è così che si salva l'Italia. Così, amici del Pd, la si condanna.

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16 Dicembre 2011

Avremmo votato la fiducia se...

A distanza di poche settimane, il governo Monti è tornato in Parlamento per la seconda volta a chiederci di dargli fiducia. La prima volta ce l'hanno chiesta sulla parola. E noi sulla parola l'abbiamo data. Una parola in realtà composta da 3 parole: equità, rigore e sviluppo. E oltre a queste 3 parole c'era la fiducia sulla professionalità e credibilità del nuovo governo. E lo voglio dire subito, a scanso di equivoci: dovessimo tornare indietro, quella fiducia la daremmo ancora, perché non v'è dubbio che è meglio veder rappresentare l'italia dal presidente del consiglio Monti, vederlo ai vertici internazionali dialogare da pari con Merkel, Obama e Sarkozy, piuttosto che l'ex presidente Berlusconi che ci faceva vergognare e ridere. Non v'è dubbio che è meglio confrontarsi con personalità come quelle attuali, piuttosto che con ex ministri inquisiti per fatti di mafia.

Non è in discussione da parte nostra la possibilità di poterci confrontare nel merito, e ci dispiace davvero che questo confronto sia stato impossibile con la decisione di mettere la fiducia. Una fiducia che fa sentire noi sotto ricatto, ma sappiamo che anche il governo si sente sotto ricatto. Non lo possono ammettere, certo, ma a me lasciatemelo dire. Per bocca dello stesso Monti, dei suoi ministri e sottosegretari, abbiamo preso atto che questa manovra l'avrebbero fatta in modo diverso se gli fosse stato consentito.

Non ci crede, il presidente Monti? Vada a leggere la prima pagina di Repubblica di oggi, l'intervista a Catricalà: "sulle liberalizzazioni - ha detto - certo che sono arrabbiato e amareggiato, la forza delle lobby in Parlamento è ancora potente. E ancora, cito da Ballarò di 3 giorni fa il sottosegretario Polillo: "Non abbiamo potuto mettere a gara le frequenze televisive perché nella maggioranza c'è anche il PdL". Lo vogliamo tradurre in dipietrese? "Perché nella maggioranza c'è anche il partito di Berlusconi, che le frequenze se le è prese a gratis!"

In onestà, vi pare che brave persone come quelle che compongono il governo Monti non abbiano la nostra fiducia? Ma il problema è che ci dispiace vederli così arrendevoli. Non io, non Di Pietro, ma il professor Monti, nel 1999, da commissario europeo, intervenendo pubblicamente e spiegando le ragioni per cui nel nostro Paese non c'era e non c'è sviluppo - la terza gamba dell'impegno fiduciario di qualche settimana fa -, diceva: "L'economia italiana è debole perché il risanamento è fatto con aggravi fiscali e non con il contenimento delle spese". E adesso cosa fa, il presidente Monti? Aggravi fiscali, tasse su tasse, e nulla sul contenimento delle spese.

Io penso che un'altra manovra era ed è ancora possibile. Mi auguro che successivamente si possa ancora fare, recuperando quel rapporto fiduciario che noi non abbiamo tolto. Siamo costretti a toglierlo oggi perché ci viene posto il ricatto del voto di fiducia, che è cosa diversa. E siamo costretti a votare contro perché questa manovra è iniqua e ingiusta, una manovra che non fa gli interessi della collettività italiana. E' una manovra - e cito un manifesto di economisti e intellettuali di ieri - che viene imposta al Paese, ma che manca di un concreto e chiaro segno di equità, ha in sé un rigore a senso unico, e la giustizia sociale è inesistente".

E' una manovra iniqua, perché fa pagare il costo della crisi ai pensionati e non alle lobby finanziarie, a quelle persone che hanno iniziato a lavorare prestissimo e pensavano di andare finalmente in pensione, e non ci andranno perché i soldi per far quadrare i conti il governo è andato a prenderli proprio a loro invece che agli scudati fiscali e invece di fare la convenzione con la Svizzera, come Germania e Inghilterra, per prendere quei fondi dagli evasori che sono scappati e hanno nascosto i capitali in Svizzera dopo aver fatto falsi in bilancio e corruzione. Il governo ha preferito colpire i precari, piuttosto che eliminare i costi della politica o colpire i grandi evasori fiscali.

Non io, ma Monti stesso ha detto che la prima cosa da fare era eliminare i costi della politica, eliminare gli sprechi, gli enti inutili, i consigli di amministrazione e le società a iosa che sono nate per dare posti di sottobanco ai trombati della politica. Ma poi non l'ha fatto. Ha detto che lo farà nel 2013. La fine che faranno questi provvedimenti è di essere rimandati per sempre.

Noi non siamo d'accordo col merito della manovra. E' una manovra che non tiene conto degli interessi dei cittadini. E' una manovra che poteva e doveva essere fatta in altro modo. E' una manovra che il governo stesso ha ammesso essere insufficiente. E allora chiedo direttamente al governo: perché avete messo la fiducia? E, se proprio dovevate mettere la fiducia, perché prima di questo vi siete sottomessi alle corporazioni, agli ordini professionali, a tutte quelle lobby di interessi che dicevate di voler combattere?

La verità è una e una sola, signor presidente del Consiglio: il suo è nato come un governo tecnico, ma è subito diventato un governo politico, con i suoi compromessi. Per cercare una maggioranza parlamentare che le permettesse di sopravvivere qui dentro, ha rinunciato ai suoi stessi principi e obiettivi. Noi oggi neghiamo la fiducia. Non perché non abbiamo rispetto verso tutti voi, ma perché ci dispiace avervi visti così arrendevoli. Ci auguriamo che voi un giorno possiate tornare ad essere persone tutte d'un pezzo, che fanno gli interessi di tutti gli italiani e che mettono al primo posto gli interessi dei più deboli: quel giorno potremo con piacere tornare a darvi la fiducia.
Noi dell'Italia dei Valori non facciamo populismo. Facciamo politica nell'interesse dei cittadini. E se c'è qualcuno a cui non va bene tutto questo, si assuma la responsabilità di trovare un'alternativa, non se la prenda con noi che, come Cassandra, denunciamo il male che vediamo.

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15 Dicembre 2011

Noi vogliamo essere coerenti

Quella di votare contro la manovra e contro la fiducia posta dal governo sulla manovra è una decisione sofferta ma obbligata, che noi dell’Italia dei Valori abbiamo preso con partecipazione. Dopo una lunga riunione dove abbiamo esaminato il merito e il metodo. Sia nel metodo che nel merito abbiamo visto che questa è una manovra classista, ingiusta, ingiustificata e iniqua.
Questo, in verità, lo dicono tutti. Però in Parlamento, dopo aver detto che questa manovra non va bene, la votano. Ma questa è una scelta di campo degli altri.
Noi vogliamo essere coerenti.
Non condividiamo innanzitutto l’assetto globale: è una manovra di tasse con degli emendamenti che hanno portato altre tasse. Votare un provvedimento così non crea alcun sviluppo, alcuna possibilità di rilanciare l’economia nel nostro Paese. Penalizza e riduce ancora di più ai minimi termini la possibilità, per le fasce sociali più deboli sulle quali la manovra pesa maggiormente, sul loro potere d’acquisto sulla necessità di creare sviluppo.
Fino all’ultimo momento abbiamo tentato di far capire che si poteva e si può agire diversamente. Tutti i gruppi politici hanno detto che si poteva fare un’altra manovra, ma tutti, pilatescamente, non la hanno fatta.
Questa è un’abdicazione al proprio ruolo. Il Parlamento serve a questo: nel convalidare un decreto legge, individuare se ci sono altre forme per intervenire in maniera più equa al fine di raggiungere lo stesso risultato.
Non solo noi ma anche gli altri gruppi hanno detto che si poteva intervenire diversamente sull’Ici, diversamente sulle frequenze televisive, diversamente sullo scudo fiscale, diversamente sulla convenzione con la Svizzera per il recupero dei capitali all’estero, diversamente sui costi e gli sprechi della politica, diversamente sulle liberalizzazioni.
Domanda: ma diversamente da cosa vi comportate voi, se dopo aver detto che la manovra fa schifo, la votate?

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14 Dicembre 2011

Il prezzo del sostegno PDL a Monti

Ieri, nel corso di Ballarò, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo ha candidamente ammesso che il governo ha bocciato l’asta per le frequenze televisive perché questo ordinava il patto con Berlusconi.
Quando io gli ho chiesto perché non è stata fatta l’asta sulle frequenze televisive, il sottosegretario per prima cosa ha risposto “Non l’abbiamo fatta perché non l’abbiamo fatta”. Poveraccio, io lo capisco. E’ difficile ammettere di fronte a milioni di telespettatori di aver stretto un patto che va oltre il semplice inciucio e si configura, secondo me, come un vero e proprio caso di corruzione parlamentare.
Poi però il sottosegretario si è ripreso è ha dato una spiegazione più veritiera di quella decisione, che toglie ai poveri per dare al ricco. Quando io gli ho detto quello che tutti capiscono, e cioè che quella era lo scambio richiesto da Berlusconi per dimettersi e votare la fiducia del governo Monti, ha replicato: “Nella maggioranza che sorregge il governo c’è anche il Pdl”. Che è esattamente ammettere che le cose stanno proprio come avevo detto io: il prezzo dei voti del Pdl, senza i quali il governo va a casa, è fare quello che ordina Berlusconi, e non solo sulle frequenze televisive.
Io credo che questa cosa sia gravissima per due motivi. Il primo è che non si può dar vita a un governo basato su accordi sottobanco. Il secondo è che mi chiedo: cosa succederà la prossima volta che Berlusconi picchierà i pugni sul tavolo e dirà o fai quest’altra legge ad personam o vai a casa. Perché lo sappiamo tutti cosa succede quando si accetta di pagare di fronte a un ricatto. Il primo pagamento non è mai l’ultimo.
Morale della favola: il governo Monti è un governo tecnico retto da un’anomala maggioranza PD-PDL-Terzo Polo, non legittimato nè votato dai cittadini. Quindi, subito dopo il referendum elettorale, prima andiamo al voto meglio è.

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13 Dicembre 2011

Sotto ricatto non voteremo nè manovra nè fiducia


Voglio ribadire la posizione dell’Italia dei Valori: il nostro obiettivo è quello di realizzare una manovra che risponda alle richieste dell’Unione europea ma presenti anche requisiti di equità, efficacia, efficienza e giustizia sociale che riteniamo assenti nella manovra Monti. Pensiamo che ci siano diversi capitoli sia di entrate che di spesa che possono essere messi in campo per rendere più equa e più giusta la manovra.
Dopo le iniziali offese rivolte all’Italia dei Valori per aver rimarcato le nostre preoccupazioni, vediamo oggi che quelle stesse preoccupazioni le hanno tutti i partiti. Abbiamo sentito il Pdl, il Pd, l’Udc e il Terzo polo dire tutti che questa non è la loro manovra, che non l'avrebbero fatta così e che vogliono lavorare per cambiarla in Parlamento. Evidentemente questa manovra non è considerata equa e giusta dai rappresentanti dei cittadini che siedono in Parlamento.
Qual è allora la differenza tra l’IdV e gli altri partiti? Che l’IdV non intende votare una manovra di cui contesta equità, giustizia sociale e possibilità di sviluppo per la ripresa economica del nostro Paese. La differenza tra noi e gli altri partiti non attiene al merito delle critiche ma alle conseguenze di queste critiche. Se una manovra non va bene chi sta in parlamento ha il dovere di assumersi la responsabilità modificarla.
Tutti i gruppi politici dicono che bisogna fare l’asta sulle frequenze televisive. Che bisogna realizzare con la Svizzera un accordo sulla falsariga di quelli fatti da Germania e Inghilterra. Che bisogna aumentare considerevolmente il contributo di solidarietà degli scudati fiscali. Che bisogna intervenire pesantemente sui costi della politica e sugli sprechi della spesa pubblica. Che bisogna intervenire sull’Ici degli enti no profit che sono falsi no profit (e non dico solo la Chiesa, perché si parla della Chiesa e si dimentica la miriade di circoli sportivi, ricreativi e misericordie varie).
Ma allora perché in Parlamento ci si arrende e tutti questi capitoli che si possono fare non li si fa, visto che la maggioranza dei parlamentari, almeno a parole, la pensa nello stesso modo? Se questi interventi non li proponiamo, significa che questo Parlamento non fa il proprio dovere e non ha più titoli per rimanere in carica.
Noi vogliamo fare il possibile per non votare contro questo provvedimento, o contro la fiducia al governo. Per questo abbiamo presentato una serie di emendamenti, una contromanovra, per dimostrare che si possono far quadrare i conti, si possono trovare le risorse in modo diverso e si possono individuare gli interventi prioritari in modo più corrispondente alla giustizia sociale e alla ripresa economica.
Abbiamo raggruppato in soli 25 emendamenti il nostro intervento. Quindi non c’è nessun ostruzionismo ma c’è una proposta alternativa.
Qualcuno dice che se non votiamo a scatola chiusa questo provvedimento non potremo più appartenere a questa o quella coalizione. Noi non siamo in Parlamento per fare gli interessi del partito, ma quelli del Paese, e l’interesse del Paese si può realizzare con interventi concreti e senza rinunciare al nostro ruolo e ai nostri doveri.
Sotto questo aspetto io mi riconosco nella parole della segretaria della Cgil Susanna Camusso, quando ha detto che, fosse stato per lei, avrebbe prima letto il provvedimento, poi espresso delle valutazioni per dire se lo condivideva o no. E’ quello che stiamo facendo noi. Siccome ci sono molte cose che non condividiamo, stiamo proponendo una soluzione alternativa. Chi vota a favore a scatola chiusa, fa politica a occhi chiusi.
Un’ultima cosa. Siamo stati accusati di aver insinuato che ci possa essere stato e ancora essere in atto qualche inciucio in relazione alla costituzione del governo Monti. Ribadiamo che delle due l’una: o con atto di resipiscenza operosa il governo Monti mette in gara le frequenze televisive, o nessuno ci toglie dalla testa né ci può impedire di denunciare pubblicamente qualcosa che rischia di essere più di un inciucio, addirittura un atto illegale: la non messa in gara delle frequenze televisive come corrispettivo pagato, da chi ha voluto il governo Monti, a Berlusconi per dimettersi e poi per dare la fiducia al governo stesso.
Qualcuno ha detto che noi questo lo abbiamo insinuato. Si sbaglia. Lo affermiamo e ce ne assumiamo la responsabilità. Non ha senso e non ha logica non mettere in gara le frequenze televisive, salvo che queste non siano state e non siano ancora adesso il corrispettivo di una corruzione politica, per cui da una parte Berlusconi si dimette e consente al governo Monti di nascere e dall’altro gli si dà garanzia che le frequenze televisive non saranno messe all’asta.
E’ una questione politica che intendiamo ribadire, che è oggetto di plurime interrogazioni parlamentari, che riproporremo domani in question time e che fa parte di emendamenti specifici dell’IdV alla manovra. Non capiamo perché ancora ieri, nelle apposite commissioni, non hanno voluto tenerne conto, salvo poi dire tutti, nelle trasmissioni televisive, che sono d’accordo. Questo fare politica in un modo nelle dichiarazioni pubbliche e in un altro in Parlamento dimostra che c’è o connivenza o ricatto.
Fino all’ultimo minuto noi lavoreremo per modificare questa manovra, ma a differenza degli altri partiti non voteremo né manovra né fiducia se questa fiducia diventa il ricatto per approvare una manovra che tutti i partiti dichiarano essere ingiusta. Un parlamento che afferma di trovarsi di fronte a una manovra ingiusta e poi la approva da connivente diventa complice. E noi intendiamo dissociarci da questo comportamento, perché anche i Ponzio Pilato portano all’omicidio della democrazia.

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10 Dicembre 2011

Per rendere piu equa una manovra iniqua

Se Monti non vuole fare orecchie da mercante deve accettare le modifiche presentate negli emendamenti dell'Italia dei Valori alla sua manovra.
Proposte di merito, per ridurre le spese militari, far pagare l'ICI agli immobili commerciali della Chiesa, ridurre gli sprechi e i costi della Casta, combattere l'evasione fiscale, riavviare lo sviluppo del Paese. Misure per rendere più equa una manovra iniqua.
Correzioni indispensabili per far sì che i costi non pesino solo sulla povera gente, sui lavoratori e sui pensionati ma vengano ripartiti proporzionalmente: chi più ha più paghi, compresi coloro che vivono dei privilegi della politica.
Non andremo da nessuna parte se non ci convinciamo che abbiamo una possibilità unica al mondo: ridurre le spese statali inutili (senza toccare il welfare) e consentire di ripartire con maggior impulso verso una nuova fase della società italiana.
E' bene che Monti ascolti le istanze dei cittadini, piuttosto che farsi tirare per la giacchetta dai Terminator ancora presenti in Parlamento. Berluscones che hanno portato il Paese alla rovina e che adesso vorrebbero terminare l'opera.

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9 Dicembre 2011

Il ricatto di Cicchitto

La decisione del governo Monti di continuare a regalare a Berlusconi le frequenze televisive purtroppo non è per niente incomprensibile.
Ieri sera, nella trasmissione di Corrado Formigli Piazzapulita, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto lo ha detto molto chiaramente: “Se prende decisioni provocatorie come questa, il governo se ne va a casa”.
Già c'è da restare basiti a sentir dire che far pagare le frequenze a chi possiede le tv private è una provocazione.
Ma le cose stanno molto peggio, perché la lista delle decisioni che il Pdl considera provocazioni è bella lunga. Cicchitto, per esempio, ha detto pure che il governo provoca e perde la fiducia anche chiedendo di far pagare l'Imu alla Chiesa per i suoi immobili adibiti a scopo commerciale.
Anche la patrimoniale è una provocazione e pure una tassazione non da burletta sui capitali scudati: non se ne parla nemmeno.
Monti può anche sgolarsi dicendo che vuole lo sviluppo. Siccome però il Pdl fa da sempre l'interesse delle corporazioni, che con il loro egoismo bloccano ogni riforma liberale, non se ne farà niente. E infatti nella manovra finora non se ne parla.
Insomma ammesso e non concesso che questo governo imbocchi davvero la strada dello sviluppo e dell'equità, deve fare i conti con i ricatti, visto che si regge per metà sul voto dei berlusconiani. Questo era il motivo per cui secondo noi dell'Italia dei Valori sarebbe stato molto più saggio, oltre che più democratico, andare subito alle elezioni.
Ma siccome così non è stato possibile, la crisi incalza e il governo per ora c'è, deve almeno fare il proprio dovere nei confronti dei cittadini e dimostrare di non essere più ostaggio di Berlusconi e del Pdl. Come? Prima di tutto proprio indicendo l'asta per le frequenze tv, seguendo ciò che la maggioranza degli italiani esige, checché ne dicano Berlusconi e Cicchitto

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7 Dicembre 2011

Chi critica deve spiegarne le ragioni

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Noi dell’Italia dei Valori siamo sempre andati per la nostra strada a testa alta, ma non abbiamo mai pensato di andarci da soli. Da soli si conquista qualche voto in più ma si hanno meno possibilità di cambiare le cose, e per noi quello è l’importante.
Per questo io voglio spiegarla di nuovo, la nostra strada, e chiedo a chi ci critica di spiegare in cosa avremmo torto. Magari si scopre che le nostre strade non sono così diverse.

Abbiamo votato la fiducia chiarendo subito che non poteva essere a scatola chiusa. Quando ci va di mezzo la vita di milioni di persone non si vota proprio niente a scatola chiusa. Noi la pensiamo così e credo che nessuno possa sostenere il contrario.
Abbiamo applaudito Mario Monti quando ha detto che voleva fare una manovra rigorosa e insieme equa. Quella che ha proposto 17 giorni dopo è rigorosa ma non equa. Per raggiungere l’obiettivo che lui stesso si era dato, riteniamo che sia necessario modificarla.

Se fosse impossibile far quadrare i conti in altro modo, ce ne staremmo zitti. Ma non è così. Chi ci critica deve saper dire perché è giusto mandare in pensione tanta povera gente con sei anni di ritardo e invece non sarebbe giusto rinunciare all’acquisto di 131 aerei da guerra che ci costano 18 miliardi di euro.
Deve spiegare perché va bene rimettere l’Ici sulla prima casa anche per chi ha solo quella casa e non è giusto invece far pagare le tasse alla Chiesa per gli immobili che adopera non a scopo di culto, ma per fini commerciali.

Deve indicare il motivo per cui Silvio Berlusconi può avere le frequenze televisive gratis, invece che comprandole in una regolare asta come si fa in tutto il mondo, mentre i cittadini devono svenarsi per fare il pieno di benzina.
Deve guardarci negli occhi e affermare che c’è un criterio di giustizia nel colpire con cazzotti nello stomaco i pensionati togliendogli l’adeguamento all’inflazione e poi carezzare gli scudati che hanno depredato questo Paese con un ridicolo 1,5% di prelievo "una tantum".

Questa è la nostra strada e secondo me dovrebbe essere quella di tutte le forze politiche di Vasto. La metteremo nero su bianco con proposte concrete, la porteremo in aula, chiederemo al governo di accoglierla e a tutte le forze politiche di votarla in nome dell’equità, che è un interesse di tutti i cittadini, non solo di quelli che votano centrosinistra.

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6 Dicembre 2011

Bersani? Atteggiamento lontano dal paese reale che soffre

Mi stupisce l'atteggiamento intimidatorio e ricattatorio dell'amico Bersani, lontano anni luce dal paese reale che soffre. Dal governo Monti gli italiani si aspettavano misure eque, giuste e non norme dettate da banchieri, speculatori e proprietari dell'industria bellica. Invece di attaccare noi, che difendiamo le fasce sociali più deboli e gli onesti lavoratori, provi a interpellare i suoi elettori e vedrà che è lui a rischiare l'isolamento dall'Italia reale che piange e soffre.

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Meglio le pensioni dei caccia

Questa manovra è durissima, lo dicono per primi quelli che la hanno decisa. Però, ci fanno sapere, bisogna approvarla per forza perché non c’è alternativa. Facciamo a capirci. Se si intende che al risanamento dei conti pubblici non c’è alternativa noi siamo d’accordo. Non perché ce lo dice la Bce ma perché gli interessi sul debito pubblico ci stanno strozzando.
Ma se invece s’intende che non ci sono alternative a queste misure noi dell’Italia dei Valori rispondiamo che non è vero e che i soldi che servono possono essere presi in altri modi.
Faccio solo due esempi che secondo me sono i più scandalosi di tutti. Quest’anno, mentre chiediamo alla gente di andare in pensione non qualche mese ma molti anni più tardi, prevediamo una spesa militare di oltre 20 miliardi. Non solo non c’è un euro in meno rispetto all’anno scorso ma ci sta pure qualche miliardo in più.
Per il 2012 abbiamo previsto un finanziamento di 783 milioni per costruire quattro sommergibili e due fregate. Abbiamo in programma l’acquisto di 131 aerei F35/JSF, che ci costeranno 18 miliardi di euro solo come spesa base. A cosa ci servono tutte queste armi e perché, in un momento di crisi, sono più importanti dell’assistenza ai malati e ai bambini o delle pensioni di chi ha lavorato tutta la vita?
Secondo esempio: le frequenze televisive erano gratuite quando il padrone di Mediaset era presidente del consiglio e lo sono rimaste, nonostante l’emergenza, anche adesso che se ne è andato. Fare cassa a spese dei poveracci sì, ma un’asta per far pagare i diritti televisivi, che per Mediaset sono gratuiti, no. E sì che qualche soldino sarebbe entrato! In Germania l’asta ha portato allo Stato 4,4 miliardi di euro, negli Usa 20 miliardi di dollari.
Non è per pensare male ma non vorrei che questa distrazione non fosse casuale e rispondesse invece a un patto con Berlusconi: io vi faccio fare il governo e voi mi continuate a regalare le frequenze. Tanto poi ci sono sempre i pensionati da spremere.
Cosa voglio dire allora? Che l’alternativa c’è e che i soldi si possono trovare senza far piangere i pensionati e tanti altri cittadini già in grande difficoltà. Se non lo si fa non è per colpa dei conti. E’ per una scelta politica che noi non possiamo approvare e - conseguentemente - per una fiducia che a queste condizioni non vogliamo dare.

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5 Dicembre 2011

Per una manovra così bastava Berlusconi

Così com'è, noi questa manovra non la votiamo, non la possiamo votare. La respingeremo se non sarà corretta perchè è iniqua, ingiusta, una offesa al sentire comune di giustizia. Abbiamo chiamato i professori ma sanno fare solo gli esattori della povera gente. Ancora una volta vengono presi i soldi a chi non riesce neanche a campare.
Sono riusciti a inserire nella manovra la "legge del cassiere", che prende dove trova senza rendersi conto che fa pagare chi è più debole. E' una manovra ragionieristica, che deve essere riscritta in Parlamento: per questo proporremo una contromanovra che a saldi invariati tolga ai più abbienti e non a chi paga sempre. Insomma, una legge del buonsenso con entrate e uscite diverse da quelle del governo.
Infatti, nel testo presentato non viene fatto nulla in concreto contro gli evasori fiscali, contro gli scudati fiscali. Ancora rimangono, ed è assurdo, quei 15 cacciabombardieri da comprare a qualche miliardo l'uno. Insomma, io penso una cosa molto semplice: quando non ci stanno i soldi, si levano dalle spese militari, dagli enti inutili, dalle consulenze a sbafo, dagli sprechi della politica. Non a chi le tasse le paga e le ha sempre pagate.
Per fare una manovra del genere andava bene pure Berlusconi, non servivano i professori.

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3 Dicembre 2011

Ma il governo dei professori è meglio di quello dei malfattori?

monti_berlusconi.JPG


Tra pochi giorni sapremo di che pasta sono fatti i professori che stanno al governo. Fino ad adesso ci siamo fidati della loro professionalità e delle loro biografie, adesso vedremo le loro politiche, e sarà su quelle che lo giudicheremo come Italia dei Valori e come cittadini.
Berlusconi era un Robin Hood al contrario. Ha fatto in modo che in Italia ci fossero pochi cittadini di serie A che non pagavano le tasse e stavano benissimo, e moltissimi cittadini di serie B che dovevano pagare il conto anche per quegli altri e tirare la carretta per tutti.
Un governo serio non può fare finta che questo non sia successo e prendere la solita scorciatoia aumentando le tasse per tutti, per gli onesti e per i disonesti, per chi in questi ultimi anni si è ingrassato e per chi è diventato sempre più povero.
In questo modo le persone per bene finirebbero cornute e mazziate, e i ladroni sarebbero ancora una volta premiati. Se fosse così non c'era bisogno di scomodare i professori e inventarsi il governo tecnico. Almeno questo Berlusconi lo sapeva fare benissimo!
Vedremo lunedì se il governo dei professori è meglio di quello dei malfattori, e lo vedremo nei fatti non dalle anticipazioni che ogni giorno dicono una cosa differente.
Vedremo presto anche se su Finmeccanica il governo si accontenterà della pessima soluzione che è stata trovata, senza Guargiuaglini ma con Orsi della cordata Lega sempre al suo posto, o se il presidente del consiglio Monti e il ministro dell'Economia, che è sempre Monti, decideranno di intervenire come è lecito aspettarsi che un governo serio faccia.
C'è solo un intervento che io non mi aspetto da questo governo e che non chiedo: la nuova legge elettorale. Senza il referendum per cui noi abbiamo raccolto le firme si sarebbero tenuti l'osceno porcellum facendo finta di non poter fare altro. Adesso, se la Consulta ammetterà i quesiti, il Parlamento sarà pieno di gente che cercherà di inventarsi una legge che faccia rientrare dalla finestra quello che noi abbiamo cacciato fuori dalla porta col referendum.
E' proprio questo che il governo non deve permettere: deve solo farci fare il referendum senza inventare né avallare trucchi, in modo che siano i cittadini a scegliersi una legge elettorale vera e democratica con cui andare a votare il prima possibile.

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2 Dicembre 2011

Stipendi d'oro scandalosi

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Alla fine Piefrancesco Guarguaglini, il presidente di Finmeccanica sotto inchiesta per frode fiscale, si è dimesso. A casa mia, quando un manager pubblico è sotto inchiesta per reati simili, andarsene è un atto dovuto. Nella casa della casta e dei privilegiati, invece, passa per un atto di grande generosità che deve essere compensato con una bella buonuscita. Mica i quattro soldi con cui devono tirare a campare i pensionati: cinque milioni e seicentomila euro. Quattro sull'unghia, il resto entro un anno.

Quando gli hanno fatto notare che sono un sacco di soldi, ha risposto che è più o meno l'equivalente dello stipendio di un anno. E' vero. Prendeva 4 milioni e 712mila euro l'anno, ed era il più pagato tra i manager pubblici italiani. Ma mica di tanto. Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni, prende 4 milioni e 272mila euro ogni anno, Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, 2 milioni e 620mila euro, Umberto Quadrino, anche lui Enel, 2 milioni e 507mila, Giuliano Zuccoli, presidente di A2A, 1 milioni e718mila.

E qui stiamo parlando solo dei manager pubblici. “Ma che volete che sia la mia buonuscita, se si pensa a Profumo?”, ha commentato il solito Guarguaglini. In effetti un anno fa Alessandro Profumo, oggi indagato anche lui per una frode fiscale di centinaia di milioni, per lasciare la carica di amministratore delegato di Unicredit di milioni di euro ne aveva presi ben 40.
Quando vedono gente che froda il fisco e manda a picco il Paese prendere tutti questi soldi, cosa devono pensare dello Stato e delle sue istituzioni quei tre milioni di italiani che campano, secondo i dati Istat, sotto la soglia della povertà assoluta, cioè con 991 euro al mese per viverci in due? O quegli altri cinque milioni che stanno appena un pochino meglio, perché sono solo poveri e non “poveri assoluti”?

C'è un'altra cosa che mi chiedo e che credo dovrebbero chiedersi anche chi oggi sta al governo. Come si devono sentire quelli a cui verrà detto di aspettare ancora qualche anno prima di prendere due soldi di pensione, vedendo che Vito Gamberale, anche lui un ex manager pubblico, prende 44mila euro al mese e in pensione c'è andato a 56 anni? O che il signor Mauro Sentinelli, ex direttore generale Telecom, si porta a casa di pensione addirittura 90mila euro al mese? Ma anche che Giuliano Amato, uno dei leader politici che più di tutti hanno insistito per le varie riforme delle pensioni, porta a casa ogni mese i suoi 31mila euro.

Io posso capire che oggi ci troviamo in una situazione d'emergenza e che per salvare l'Italia bisogna chiedere sacrifici a tutti. Però signori ministri, per favore, prima fate qualcosa anche per questi stipendi d'oro scandalosi e per queste pensioni che sono uno schiaffo in faccia ai poveracci di questo Paese. Che sono tanti.


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1 Dicembre 2011

Cacciamo i ladroni fai-da-te

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Uno studio di Transparency International, sottolinea come nell'eurozona l'incapacità dei poteri pubblici di combattere la corruzione e l'evasione fiscale sia fra le cause principali della crisi.
L'organizzazione internazionale non governativa stila, inoltre, una speciale classifica sul livello percepito della corruzione. L'Italia si piazza al 69esimo posto su 182, quart'ultimi in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.
Purtroppo nel nostro Paese non si tratta solo di percezione.Da Milano a Palermo, non c’è un santo giorno che passi senza che i magistrati e gli investigatori non scoprano qualche nuovo caso di corruzione, collusione con la mafia, appalti assegnati ai poco meritevoli purché molto generosi.

Ieri nella casa di Brescia delvicepresidente del consiglio regionale della Lombardia sono stati trovati nel cassetto 100mila euro in pezzi da 500. Spiccetti per le spese personali! Un caso che fa alzare la media dei consiglieri regionali lombardi arrestati, inquisiti o indagati: sono sedici su ottanta. Nei quartieri con una percentuale simile di delinquenza ti consigliano di non metterci piede.

A Reggio Calabria qualche politico e pure qualche giudice si facevano offrire di tutto dai boss della ‘ndrangheta. Ovvio che poi, per sdebitarsi, dovevano fare qualche favore e passare qualche informazione riservata. Una mano lava l’altra…

Per certi versi le cose, in vent’anni, sono rimaste identiche a com’erano ai tempi di tangentopoli. Per certi altri sono peggiorate, perché adesso alla corruzione organizzata degli appalti in cambio di finanziamenti illeciti alla politica si affiancano i ladroni fai-da-te che rubano per arrotondare il vitalizio.
Non c’è bisogno di organizzare grandi convegni per capire che la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica nasce da qui, dato che quasi tutti i partiti sono coinvolti. Noi dell’Italia dei Valori non lo siamo e rivendichiamo la nostra diversità. Ma non c’illudiamo. Sappiamo che senza riforme strutturali non se ne viene fuori.

Quelle misure d’emergenza contro la corruzione devono essere varate subito. Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini, quando poi vedono che la crisi c’è per tutti tranne che per le caste e le cricche che continuano a rubare e ingrassarsi. E soprattutto è inutile tartassare i poveracci nella speranza di far ripartire l’economia, se non si cura la malattia che rende comunque impossibile ogni ripresa.

Le cose che il governo Monti può fare da subito le ha indicate Peter Gomez su Il Fatto di oggi: istituire la confisca obbligatoria dei beni dei corrotti, il monitoraggio dei patrimoni dei dipendenti pubblici, ratificare le convenzioni internazionali sul traffico d’influenze.

La corruzione e la criminalità organizzata sono la pietra al collo dell’economia italiana. Finché c’è quella non ci sarà taglio o rigore che tenga.

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30 Novembre 2011

Non esiste un governo tecnico

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La competenza e la professionalità di questo governo sono garanzie, ma anche responsabilità più grandi. E possono diventare un’aggravante, se non terranno conto dell’esigenza di maggiore coesione sociale che professano a voce.
Il problema è: da che parte sta questo governo? Dobbiamo uscire dall’ipocrisia del “governo tecnico”.
Noi dell’Italia dei Valori stiamo aspettando questo esecutivo alla prova dei fatti. Non crediamo possa esistere un governo tecnico, perchè deve comunque prendere decisioni politiche, che interessano i cittadini, e queste decisioni devono essere approvate dal Parlamento. E attualmente c’è una maggioranza politica: istituzionale, del presidente, ma pur sempre una maggioranza politica composta dal Pdl, dal Pd e dall’Udc.
Questa è la maggianza politica che ha ribadito, senza se senza ma, che approverà tutto quel che Monti farà.
Se il buongiorno si vede dal mattino bisogna dire che come viceministri e sottosegretari sono state nominate persone, magari preparatissime, ma che hanno un’esperienza politica, o un bagaglio politico o una provenienza politica calibrate col bilancino. Noi abbiamo detto: “No, grazie”. Non ce ne sta manco uno dell’Italia dei Valori.
Un governo, se vuole essere tecnico nella composizione e nei modi, come dice di essere, non deve fare accordi al di fuori delle commissioni parlamentari. Tutto ciò che vuole fare deve venirlo a dire nelle commissioni parlamentari, presentando un progetto politico.
L’Italia dei Valori ha votato la fiducia a Monti affinché un governo ci fosse, e questo esecutivo, in termini di competenza e professionalità, nemmeno voglio metterlo a paragone con quello precedente. Quindi li voglio aspettare alla prova dei fatti, senza pregiudizi.
La preparazione tecnica questi ministri certamente ce l’hanno. Fino a due settimane fa hanno servito gli interessi di pochi, perché ognuno di loro faceva un mestiere ben preciso e non li possiamo colpevolizzare per questo. Adesso ci aspettiamo che queste persone si mettano a disposizione di tutti e non soltanto di alcuni. Tra Santa Lucia e San Tommaso io stavolta mi sono messo dalla parte di San Tommaso, perché Santa Lucia, con gli occhi chiusi, sai quante volte la fregano? San Tommaso invece tocca con mano e poi giudica.

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26 Novembre 2011

Intesa PDL, PD e UDC? Noi non partecipiamo

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Qui di seguito un’intervista rilasciata oggi al quotidiano ‘La Stampa’.

“Avendo l'Italia dei Valori deciso di non partecipare a nessuna spartizione o lottizzazione e non considerando questo governo un governo politico, non facciamo parte di quella che sempre più si evidenzia come una maggioranza politica fra Pd, Pdl e Udc”.

I diretti interessati hanno smentito un incontro: Bersani ha parlato di ‘contatti dei leader’. E’ stato contattato pure lei?

“No, non sono stato contattato e bene ha fatto il presidente a non contattarmi. Se lo avesse fatto gli avrei risposto: ‘Presidente, quel che ha da dirmi lo venga a dire in aula o in Commissione parlamentare’”.

Dica la verità non si sente escluso? Tutti convocati e lei no…
“Non mi sento escluso da quella maggioranza. Anzi, se si sono presi un caffè insieme hanno fatto bene: io non sarei andato, perché non ha proprio senso una maggioranza politica Idv-Pdl”.

Eppure il capogruppo dell’IdV Donadi chiede chiarezza e parla di un governo che rischia di trasformarsi in una ‘setta carbonara’.
“Con Donadi ne abbiamo parlato ieri sera in Ufficio di presidenza: il punto che temiamo è che si voglia fare rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta”

Cosa intende dire?
“Questo è un governo del presidente perché non ci sono ministri politici e, per diretta ammissione dei protagonisti, non dovrebbe esserci una maggioranza politica ad appoggiarlo. E’ un governo molto snello in cui la quasi totalità delle sue funzioni, che sono legate all’emergenza economica, sono nelle mani di due persone: Monti e Passera. Addirittura Passera riunisce cinque ministeri: sviluppo economico, infrastrutture, trasporti, marina e comunicazioni”.

Quindi?
“Non avendo loro il dono dell'ubiquità, in realta' questi ministeri saranno affidati in gran parte a viceministri e sottosegretari . Se i partiti se li spartiscono, si rischia di far rientrare dalla finestra il governo politico. Pd e Pdl non vogliono far sapere all’opinione pubblica di essere in coalizione insieme, ma se creano un sottogoverno di politici trombati o comunque di persone che fanno da interfaccia tra governo e partiti, è inopportuno. Lancio anche un messaggio”.

Prego.

“Sarebbe pericoloso: a questo punto non si tratterebbe più di un gesto di responsabilità ma di un ribaltone”.

Si incontrino pure, ma non discutano di sottosegretari…
“Io voglio solo sapere se esiste una nuova coalizione politica: e questo non si vede da un caffè bevuto insieme una sera, ma dal fatto che i partiti scelgano viceministri e sottosegretari in violazione della legge elettorale, che li aveva visti in coalizioni diverse”.

E se si delineasse questa nuova coalizione, questo comprometterebbe i suoi rapporti con il Pd?
“Ma alla fine bisognerà pure andare alle elezioni: mica credo che il Pd arrivi all’autolesionismo di presentarsi in un’alleanza Pd-Pdl”.

Quindi se i sottosegretari alla fine saranno dei politici riconducibili alle varie forze, lei cosa farà?
“Dirò che è un errore non rispettare il modello tecnico. Poi vedrò cosa produrranno e valuterò: perché quello interessa agli italiani,non il vociare notturno..”.

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25 Novembre 2011

A Monti chiedo solo la "Legge del buon esempio"

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Ecco qui di seguito l'intervista che ho rilasciato oggi al Corriere della Sera.

La prima cosa da chiarire a questo governo è che di Ici e patrimoniali ed eventualmente pure di pensioni parleremo solo dopo aver presentato agli italiani la legge del buon esempio.

La legge del buon esempio? E che cos’è?
L’ho chiamata così io, mi piace, è un nome eloquente.

Sì, ma che legge è?
È la prima legge che il presidente Monti deve varare. È la legge contro la casta, contro noi politici... deve essere la legge che ci mette in riga, che ci sottrae benefici, prebende, privilegi, auto blu, grigie, viaggi gratuiti, rimborsi spesa e tutto il resto.

Qualcosa del genere dovrebbe essere allo studio dell’esecutivo.
Allo studio? No, scusi, allora non mi sono spiegato: questa deve essere una legge obbligatoria capito? E sa perché è obbligatoria? Perché è l'unica legge che consentirà poi al governo di presentarsi agli italiani e chiedere i sacrifici necessari. Noi politici dobbiamo essere i primi a dare l'esempio

Ne ha parlato con il presidente Monti?
Certo. E poi, guardi, con il presidente Monti sono stato chiaro: questo è un governo di emergenza. Che deve durare solo il tempo di risolvere, appunto, l'emergenza. Se no, da governo istituzionale, diventa governo incostituzionale.

Quindi?
L’ho detto al professore: risolva i nostri guai economici, facciamo il referendum, cambiamo la legge elettorale e, consentendo finalmente agli italiani di scegliersi i propri rappresentanti, andiamo a votare.

E il presidente Monti?

Gentile, mi ha detto: ‘Io non posso garantire la data certa del referendum… sa, devo risolvere tante di quelle emergenze…’. A quel punto gli ho risposto che, va bene, presidente, convengo, non le chiedo una data certa: le chiedo solo di non pretendere di risolverle proprio tutte le emergenze, se no invece che ‘senatore a vita’ avrebbe dovuto farsi nominare ‘presidente del Consiglio a vita’.

Parla come uno del Pdl. Risolvere l’emergenza e poi andare subito al voto.
Ma che c’azzecca, eh? Il Pdl non è nel comitato referendario, e io invece parlo a nome di un milione e duecentomila cittadini.

Parliamo di Ici
Io dico no ad una Ici indistinta.

Si spieghi.

Beh, non si può chiedere di pagare l'Ici ad una giovane coppia che il mutuo l'ha appena acceso, e nemmeno ad un pensionato che, con la sua pensioncina, vive in una casa di proprietà. Insomma i sacrifici non devono essere chiesti alle fasce sociali più deboli.

Patrimoniale.
Sacrosanta! Ma solo su grandi patrimoni. E poi, vede, io penso che per fare quadrare i conti si possano trovare soldi anche in altre maniere... tipo, non so: risparmiando sulle spese militari, colpendo gli evasori, rinunciando a quella follia del ponte sullo Stretto di Messina.

Sottosegretari.
Ci hanno contattato, offrendoci qualche tozzo di pane… Ma ho mantenuto il punto: non ci coinvolgerete. Dev’essere un governo tecnico? E che siano allora tecnici i sottosegretari… il guaio è che bisognerà stare con gli occhi ben aperti, sono dei furbastri… mica me lo dimentico che volevano infilare Gianni Letta a Palazzo Chigi! In quel caso fui durissimo.

Durissimo?
E certo! Dissi: oh, ma scherzate? Quello è stato il braccio destro di Berlusconi! Non vogliamo più vederlo. E devo dire che anche il segretario del Pd, Bersani, convenne.

La foto di Vasto, con lei, Bersani e Vendola: che dobbiamo farci?

Conservatela. Sulla scena politica bipolare, l’accordo programmatico è tra IdV, Pd e Sel. Poi chi si dovesse riconoscere…

Sta pensando a Casini e al Terzo Polo?

Scusi: ma se quello si chiama Terzo, come fa a stare dentro un sistema che ha già due poli?

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23 Novembre 2011

Per ridare speranza all'Italia

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Si parla tanto di bavaglio alla stampa e di poteri forti, ma quando il connubio tra questi due elementi si materializza si rimane increduli, perplessi, anzi indignati per la forza di chi lo attiva. Ieri noi dell’Italia dei Valori abbiamo fatto due denunce importanti in una conferenza, puntualmente ignorate dalla grande stampa che, guarda caso, ha censurato proprio le due notizie principe che avrebbero preteso una risposta immediata dal nuovo Governo.

La prima riguardava la richiesta di revoca degli incarichi dei vertici delle imprese italiane coinvolte nelle indagini condotte dalla magistratura, partendo dal defenestramento di Pierfrancesco Guarguaglini in Finmeccanica e della moglie Marina Grossi in Selex.
La seconda faceva riferimento al conflitto d’interesse che fa capo al neosottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, il quale, vi ricordo, fa parte di un organismo di controllo, qual è il Consiglio di Stato, e con il nuovo ruolo dovrà svolgere un’attività che verrà sottoposta proprio alla verifica di quello stesso organismo a cui appartiene. Insomma, il controllato dovrà fare anche il controllore di se stesso. Capisco che in questo momento occorra ridare speranza agli italiani, e lo abbiamo fatto dando fiducia al nuovo Governo, ma sia la prima sia la seconda questione che abbiamo posto sono dirimenti per uno stato democratico. Non vorremmo ritrovarci come ne Il Gattopardo, all’insegna del ‘tutto cambi affinché nulla cambi’. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo fatto un patto con i cittadini e saremo le sentinelle dell’operato di questo esecutivo. Il clima da buonisti e da cambiale in bianco non ci appartiene, perché non vorremmo vedere rientrare dalla finestra ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta. La malagestione della res publica, le tangenti, i conflitti d’interesse all’interno della compagine governativa hanno bisogno di risoluzioni. Ci aspettiamo che il Presidente Monti risponda alle nostre interrogazioni così renderà chiara la sua indipendenza dai poteri forti e sottolineerà la reale volontà di scrivere una grande pagina per l’Italia. C’è un Paese che vuole ripartire con il piede giusto. I cittadini onesti e laboriosi non accettano che coloro che hanno rubato i soldi dello Stato, hanno incassato tangenti o distribuito mazzette non vengano mandati a casa. Occorre sgombrare il campo da qualunque ombra, da tutte le macchie e liberarsi dai conflitti d’interesse.

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22 Novembre 2011

Tangentopoli? Monti dia subito il buon esempio

Il governo Monti può e deve dimostrare ora se le cose sono davvero cambiate rispetto al passato o se anche il suo esecutivo è destinato a essere fagocitato dalla palude piduista e corrotta che avvelena da sempre le nostre istituzioni.
Quello che il presidente del consiglio deve fare è molto chiaro: revocare prima di tutto gli incarichi a Pierfrancesco Guarguaglini in Finmeccanica e alla moglie Marina Grossi in Selex.

Bisogna sfatare un mito a cui credono in molti. Qui non c'è nessuna seconda repubblica con un nuovo modello di corruzione. Non c'è niente di nuovo sotto il sole. Quello che sta venendo fuori su Finemccanica, ma anche in altre circostanze, dimostra che la situazione è rimasta quella di Tangentopoli. Come al solito hanno fatto finta di cambiare tutto per non cambiare niente: siamo ancora al finanziamento illecito dei partiti.

Questo vuol dire che non siamo di fronte a casi singoli di malaffare, “mariuoli” come diceva Craxi, ma a un intero sistema politico corrotto e sempre più controllato da strutture di potere che mettono insieme finanza, economia, strutture di controllo, persino alcune aree deviate della magistratura, con l'obiettivo di svuotare la democrazia e asservirla a alcuni interessi privati.

Proprio perché si tratta di un sistema, non è che se uno non viene preso con le mani nel sacco vuol dire che è pulito. C'è un avallo silenzioso che legittima questi comportamenti e permette ai faccendieri di fare i lavori sporchi con cui la politica non vuole sporcarsi le mani pur volendo trarne vantaggi.

Il capo del Governo, deve dare subito il buon esempio.

Perchè questo sistema va combattuto in toto e il compito di combatterlo politicamente è prima di tutto del governo. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo presentato un'interrogazione per chiedere al nuovo premier di imboccare subito la strada giusta. E' adesso, non in un nebbioso domani, che Mario Monti deve dimostrasi all'altezza delle speranze che la sua nomina ha suscitato tra i cittadini. Perché dopo non aver accettato Erode, noi e il Paese intero non potremmo accettare neppure Ponzio Pilato.

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21 Novembre 2011

Nessun trombato e nessun corrotto

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L'assenza di esponenti politici nel governo Monti, secondo noi dell'Italia dei Valori, non è una faccenda trascurabile. E' il cuore stesso della sua identità. Solo perché non ci stanno i politici dentro si può credere che questo non sia un governo dell'inciucio e delle alleanze contronatura.
Io penso che sia per questa ragione che è stato accolto favorevolmente dai cittadini, che altrimenti avrebbero subito pensato alla manovra dei soliti politici per evitare le elezioni, salvarsi il posto e mantenere le cose esattamente come stavano prima, facendo finta di cambiare tutto.

Per questo, nel dibattito sulla fiducia, mi sono apertamente complimentato con il nuovo presidente del Consiglio per aver evitato di cadere in quella trappola. Ma girano adesso voci allarmanti. Sembra che quel che è stato messo fuori dalla porta voglia rientrare dalla finestra, e che i politici trombati, come conigli dal cappello del prestigiatore, salterebbero di nuovo fuori in veste di sottosegretari.
Voglio dire apertamente e onestamente a Mario Monti che sarebbe un passo falso. Vorrebbe dire partire col piede sbagliato, deludere subito buona parte delle aspettative che il popolo italiano ha riposto in lui. E io temo anche che, con i politici dentro, gli impegni di questo governo contro la casta diventerebbero subito molto meno credibili.
Invece quell'impegno deve essere messo al primo posto. Non c'è un solo partito, tranne il nostro, che non abbia guai con la giustizia, che non conti qualche suo importante esponente sotto inchiesta per reati gravissimi. Questo è il cuore del degrado non solo etico, morale e politico delle nostre istituzioni, ma anche di quello economico di tutto il Paese. Perché la corruzione è un cancro che blocca e impedisce lo sviluppo.

Noi dell'Italia dei Valori, che da questi scandali non siamo stati né toccati né sfiorati, abbiamo da molto tempo avanzato tre proposte precise che sarebbero la base per un vero tentativo di fare piazza pulita dei corrotti e anche dei corruttori.

Uno: rendere ineleggibili i condannnati.
Due: i rinviati a giudizio per gravi reati non possono assumere incarichi di governo, né a livello centrale, né a livello locale.
Tre: vietare la partecipazione alle gare d'appalto per le aziende condannate.

Finché c'era Berlusconi di queste proposte è chiaro che non se ne poteva nemmeno parlare. Mica poteva darsi la zappa sui piedi! Ma adesso Berlusconi non c'è più. Adesso c'è un governo che ha promesso di cambiare strada e che, soprattutto se non imbarcherà i politici trombati all'ultimo minuto, ha anche la forza di farlo.
E allora, senza perdere tempo col manuale Cencelli applicato ai sottosegretari, prenda subito il toro per le corna e parta da questa nostra proposta di legge.

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18 Novembre 2011

Meglio voi che quelli di prima, ma diteci cosa farete

Con queste parole ho annunciato oggi la fiducia (non in bianco nè al buio) di Italia dei Valori al governo Monti.

Signor primo ministro e signori ministri, benvenuti.
Lo dico nel senso più vero e sincero del termine: è meglio che al governo ci siate voi invece di quelli che sedevano ieri nei vostri banchi. Quelli hanno macroscopicamente abusato delle loro funzioni e del loro ruolo per sistemare faccende personali loro e del loro leader. Hanno fatto un mare di leggi ad personam invece di sistemare il bene del paese. Tocca a voi riscattare questa immagine agli occhi dell'opinione pubblica, ridare fiducia nelle nostre istituzioni, prendere quei seri provvedimenti d'urgenza che i mercati richiedono.

Ci riuscirete? Sinceramente non lo sappiamo, ma lo speriamo. I vostri curricula sono tali che, se davvero vorrete e se potrete, ce la farete. Noi vogliamo fare la nostra parte e aiutarvi a raggiungere questi risultati. Per questo anticipo da subito, a scanso di equivoci, che IdV darà la fiducia al governo Monti: non lo facciamo né per voi né per noi, ma per il bene del nostro Paese. Lo facciamo perché vogliamo che i cittadini non siano ancora una volta presi in giro e avremmo considerato una presa in giro se in un governo cosiddetto tecnico non ci fosse stata totale discontinuità col precedente governo. Per questo abbiamo detto e diciamo ancora no all'ingresso di esponenti politici, in particolare del precedente governo.

Noi abbiamo presentato una mozione di fiducia diversa dalle altre, non in bianco come quelle degli altri partiti. Abbiamo voluto dire in modo chiaro e trasparente qual è la nostra posizione rispetto alle cose da fare. Questo non vuol dire non avere fiducia in lei, ma vuol solo dire mettere per iscritto ciò che vogliamo e ciò che crediamo sia opportuno si faccia. E' bene che restino agli atti le parole e i fatti.

Sappiamo che lei non ha potuto mettere la nostra mozione in votazione perché solo un voto si può dare. Ma non metta da parte quelle richieste specifiche su cui abbiamo fondato il nostro impegno nei suoi confronti. Perchè, mi creda, se dovesse portare in aula cose come l'abolizione di taluni albi o lo smantellamento delle corporazioni, probabilmente gli unici a votare a suo favore saremo noi dell'Italia dei Valori, al di là delle parole.

Ecco perché non ci piace e non ci convince la fiducia in bianco. Noi vogliamo che ci sia un patto chiaro, non possiamo accettare a priori senza sapere in concreto che cosa volete fare per rendere operative le cose che avete detto. Il ministro dell'Ambiente non trovava niente di meglio da fare che non il suo ministro andare a Un giorno da pecora a parlare bene delle centrali nucleari? 

Ad esempio, non possiamo accettare al buio il vostro e il programma del neoministro Passera perché non lo conosciamo. Non ci hanno detto niente. E' anche per rispetto a voi ministri, che possiamo solo dire: "Vediamo cosa sapete e potete fare".
Noi sappiamo che lei, ministro Passera, è una persona che merita rispetto. Il suo curriculum è di tutta evidenza. Ma proprio quel curriculum è ciò che ci fa chiedere cosa succederà su certi temi. Lei avrà pochi soldi a disposizione. E con quei quattro soldi, cosa ci farà? Il ponte sullo stretto o la difesa del territorio? E per fare le infrastrutture del Paese manderà l'esercito o cercherà di ragionare con le persone? E' una questione di democrazia! Ancora: questa volta, lei le farà pagare le frequenze televisive in concessione o le darà gratis come volevano fare i suoi predecessori? Potrei insistere sulle tariffe autostradali, sui treni, e così via.

Conosciamo bene la professionalità dell'avvocato Paola Severino, ma non sappiamo in concreto cosa vuole fare per sistemare la giustizia. Sappiamo che ha avuto rilievi critici sulle intercettazioni e sull'uso dei pentiti. E allora cosa farà? Starà dalla parte di Berlusconi sulle intercettazioni o di quei magistrati che le vogliono usare? Il governo si impegnerà per comprare altri cacciabombardieri o per far tornare a casa i nostri militari?

Vorrei che lei si rendesse conto, presidente Monti, che noi siamo un gruppo parlamentare che si impegnerà per aiutarla a fare il suo lavoro, e saremo sentinelle in nome della società civile. Se chiediamo che dopo una legge elettorale nuova si torni alle urne è perché vogliamo che si rispetti la volontà popolare e non ci sia sempre solo un governo dell'emergenza. Perché se lei vuole fare il presidente del consiglio fino alla fine dell'emergenza, doveva essere nominato presidente a vita, non senatore a vita.

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17 Novembre 2011

Quale direzione per Monti?

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Anche se gli concederemo la fiducia - perché in un momento come questo il Paese non può restare senza testa, cioè senza governo - il discorso con cui Mario Monti ha chiesto la fiducia non è stato quello che speravamo.

Ha fatto benissimo a ringraziare Berlusconi solo per come se ne è andato e non per come ha governato, ma non ha fatto altrettanto bene ad assumere in modo acritico i contenuti della sua lettera alla Ue. Quella lettera non ci piaceva quando portava la firma di Berlusconi, e continuerebbe a non piacerci se Monti decidesse di farla propria anche nei fatti, oltre che nelle parole.

Nel suo discorso di oggi, ci sono indicazioni interessanti sulla lotta all’evasione fiscale, sulla necessità di abbattere le infiltrazioni mafiose e contro i privilegi della casta. Per ora però sono cartelli stradali che indicano una direzione, poi bisogna vedere se chi guida prende quella direzione davvero o no. Noi dell’Italia dei Valori stiamo in Parlamento apposta per controllare che sia così e non si tratti dell’ennesima presa in giro.

E se il buongiorno si vede dal mattino, alla prima dichiarazione pubblica il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha già sbagliato due volte. In primo luogo perché ritiene che in Italia bisogna considerare l’opzione nucleare, in secondo luogo perché, esercitando uno strumento di democrazia diretta, il popolo italiano ha bocciato con il 95% questa tecnologia obsoleta e pericolosa. Mi auguro che questo governo rispetti la volontà dei cittadini.Per questo, l’Italia dei Valori, che ha promosso quel referendum, vigilerà affinché si tenga conto del responso che è arrivato dalle urne.

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16 Novembre 2011

Governo Monti: Si, ma non entriamo in maggioranza

Il governo Monti, che si è formato oggi, ha le professionalità per lavorare meglio facendo di più. Ma vorremmo capire al più presto cosa intende fare, e se intende agire con più giustizia sociale ed equità rispetto alle poltiche del passato. E' per questa ragione che noi daremo sì la fiducia affinchè si formi un governo, fondamentale in questa fase, ma non entreremo nella maggioranza: non esiste una maggioranza parlamentare, e tra le figure di sottosegretari e quant'altro non troverete personaggi chiesti, imposti o richiesti da IdV. Esiste un governo del Presidente, fortemente voluto da Giorgio Napolitano, composto da persone competenti. Mi dispiace non vedere rappresentate le fasce sociali più deboli: le forti personalità che compongono questo governo hanno tutte dei curricula importanti. Tra quei cv, ci sono storie di persone legate ai poteri forti, ma anche molto qualificate. Da una parte quindi sappiamo che possono svolgere bene il loro lavoro, ma quegli stessi curricula possono metterli in conflitto di interessi con l'attività di governo. Voglio confidare che la loro serietà li metta in condizione di lavorare per tutte le fasce sociali.

In questo governo Monti, proprio l'alta competenza dei ministri sarà garanzia che le cose veranno fatte, perchè non ci sarà più la scusa dell'incompetenza e dell'incapacità. Ma noi vigileremo che le riforme vengano realizzate nell'interesse di tutti: sapendo che hanno le capacità e le qualità necessarie, vogliamo adesso vederli all'opera questi ministri. Resteremo in attesa che questo governo mostri quello che ha promesso, nell'interesse di tutti.

E' con questo spirito che noi rappresenteremo in Parlamento quella parte del popolo italiano che non intende innamorarsi solo dei curriculum vitae: saranno anzi, semmai, i neo-ministri a dover dimostrare che non sono causa di un conflitto di interessi delicato e pervasivo. E rappresemteremo anche quei cittadini che hanno chiesto di cambiare la legge elettorale e che ci sia un Parlamento eletto dal popolo. Superata questa emergenza (e le emergenze sono tali se sono a tempo limitato), bisogna munirsi di una nuova legge elettorale e tornare al voto. Noi saremo sentinelle nel Parlamento degli atti che si faranno, e dei diritti dei cittadini che chiedono a gran voce un nuovo sistema elettorale.

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15 Novembre 2011

Ma dopo il referendum, bisogna votare

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Noi dell'IdV vogliamo consentire che un governo ci sia, perchè nella situazione di crisi attuale e con il dramma economico che sta colpendo il nostro Paese prima si arriva a una soluzione e meglio è. E comunque, meglio un governo Monti che Berlusconi, su questo non c'è discussione. Nel merito, però, vogliamo capire cosa vuole fare, con quale squadra e in quanto tempo. Il voto di fiducia servirà affinchè un governo ci sia, per rispondere alle questioni che vengono sollevate in ambito internazionale, ma poi vedremo punto per punto, provvedimento per provvedimento, se questo governo avrà la qualità e la capacità di rappresentare l'Italia al meglio.

Intanto, c'è un punto fermo dal quale partire: 1 milione e 200mila cittadini hanno chiesto di fare un referendum per cambiare la legge elettorale porcata che c'è adesso. Questa è la direzione verso cui dobbiamo andare, per evitare che ci sia una menomazione della democrazia: il governo dovrà impegnarsi per una nuova legge elettorale, ci vuole pochissimo tempo a farlo. Dopodichè, se non ci sarà più questa emergenza improcrastinabile di adesso, sarà fondamentale dare la parola ai cittadini.

C'è chi dice che l'alleanza del centrosinistra è su posizioni differenti, ma si sbagliano di grosso. Forse io parlo troppo in dipietrese e il Pd troppo forbito, ma il risultato è lo stesso. L'alleanza sui programmi e il patto di Vasto non sono assolutamente in discussione.

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14 Novembre 2011

Aspettiamo Monti alla prova anticasta

Oggi abbiamo incontrato il Premier incaricato, Senatore Monti e gli abbiamo chiesto di farci conoscere in concreto come intende coniugare equità e sviluppo, ovvero chi deve pagare la crisi, e lui si è riservato di indicarlo.
Gli abbiamo anche chiesto quale sarà la squadra con cui intende portare avanti questo impegno, e lui si è riservato di indicarlo.
Gli abbiamo poi chiesto in quanto tempo pensa di poter realizzare questo rilancio dell'efficienza e dell'equità sociale, soprattutto sul piano economico e sociale e, in questo caso, non ha posto riserve. Ha risposto che intende farlo in tutto il tempo necessario. E’ una risposta corretta a cui però noi abbiamo risposto, con altrettanta correttezza, che l'efficienza di uno Stato si evidenzia anche con la partecipazione e non con l'espropriazione della democrazia. Per questo ci auguriamo che vorrà ricevere anche il Comitato referendario per la legge elettorale, in modo formale perchè è un organo costituzionale.
Gli abbiamo chiesto di rispettare la volontà popolare. Un milione e duecentomila cittadini hanno chiesto di modificare la legge elettorale: concretamente, abbiamo chiesto Mario Monti di consentire che o il Parlamento o il popolo possano provvedere al più presto al cambio di legge elettorale e che si ridia quindi la possibilità ai cittadini di munirsi di un governo democraticamente e legittimamente eletto.
Noi ora siamo in fiduciosa attesa di conoscere la squadra di governo di Monti e di come intende tramutare in azioni concrete le buone intenzioni che ha espresso. Sono contento che al governo Berlusconi possa subentrare il governo Monti, perchè questo significa dare fiducia e un'altra credibilità alle istituzioni e ai mercati.
Noi non ci metteremo di traverso. Con il governo Monti vogliamo confrontarci, di volta in volta, nel merito dei provvedimenti che vorrà porre in essere e sul come intende coniugare trasparenza e efficienza.
Sappiamo che il buongiorno si vede dal mattino, e cioè dal primo atto in concreto. E allora noi l'abbiamo detto: vogliamo la legge del buon esempio. Si deve presentare in Parlamento, ed avrà tutto il nostro sostegno, per fare una pulizia di ramazza dei conflitti di interesse, della cricca, dei privilegi.
Io ho l'impressione che se dovesse realizzare tutto quello che si ripromette di fare, alla fine avrà solo i nostri voti, perchè è praticamente il programma dell'IdV.
Ma so bene che questo Parlamento agirà per frenare queste riforme e noi ci riserviamo di votare di volta in volta le norme che condivideremo.
La nostra posizione, in definitiva, è per il ritorno a una democrazia rappresentativa, con una nuova legge elettorale, la fuoriuscita dall'emergenza, con un governo tecnico - e solo tecnico - che ponga in essere provvedimenti di equità (e che a pagare questa volta siano quelli che non hanno pagato mai, questo vuol dire “legge del buon esempio”).
Su questo aspetto della formazione del Governo, il Senatore Monti ci ha risposto che sta valutando la questione e che si riserverà di esprimersi.

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Nessuna fiducia a scatola chiusa

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Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: noi dell’Italia dei Valori non possiamo promettere la fiducia a scatola chiusa a nessun governo. Sul rispetto per la personalità del presidente incaricato non si discute, ma vogliamo vedere da chi sarà composto il governo e sapere cosa vuol fare.
Rimettere a posto i conti pubblici va bene. E’ necessario e urgente per tutti. Ma come? Rispettando o no alcuni criteri di equità? Noi avanziamo proposte precise: per esempio, mettere un contributo di solidarietà del 5-7% sui patrimoni scudati e concludere con la Svizzera una convenzione, sul modello di quella che ha stipulato la Germania, che permetta di colpire i patrimoni mobiliari scudati in Svizzera.
Ma prima di tutto c’è un imperativo etico al quale il governo secondo me non può in alcun modo sottrarsi. Prima di chiedere un solo euro in più ai cittadini, ai poveracci che di sacrifici ne hanno già fatti un’infinità, deve far sì che la Casta dia il buon esempio e perda tutti i suoi privilegi. Si deve fare una legge ferrea che riduca tutti i privilegi e gli sprechi della casta. E deve essere una legge vera, non una presa in giro come tutti i finti provvedimenti "contro i costi della politica" fatti dal governo Berlusconi.
Noi, lo ripeto, rispettiamo Mario Monti. Ma prima di avere la nostra fiducia, comunque solo per una fase transitoria prima di andare in primavera alle elezioni con una nuova legge elettorale, deve dimostrare che il suo governo va davvero nella direzione opposta rispetto a quello di Berlusconi.

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13 Novembre 2011

Un governo a tempo

Stamattina la delegazione dell'Italia dei Valori è stata consultata dal Presidente della Repubblica in merito alla formazione del nuovo governo.
Abbiamo innanzitutto spiegato al capo dello Stato che consideriamo quella di ieri come una giornata di liberazione, perché con la chiusura dell'esperienza di governo berlusconiana finisce un'epoca buia per il nostro Paese, di caduta di credibilità istituzionale, morale, etica e politica. Da oggi dobbiamo tutti occuparci di ricostruirne la credibilità politica, il rilancio economico e l'efficienza istituzionale.
L'Italia dei Valori intende fare la propria parte nei ruoli che i cittadini ci assegneranno alle prossime elezioni, che noi chiediamo avvengano al più presto, perchè in un Paese a democrazia parlamentare i rappresentanti del popolo devono essere eletti dal popolo e in un sistema bipolare, quando chi ha ricevuto il consenso per governare non ce lo ha più, bisogna tornare al più presto dai cittadini per verificare a quale programma, a quale squadra di governo e a quale coalizione intendono dare fiducia.
Nell'emergenza che si sta vivendo in queste ore diventa certamente molto difficile avviare le procedure elettorali, con i tempi tecnici che richiedono, dovendo rispondere all'Unione europea. Per questo, con fiduciosa attesa, aspettiamo che il Presidente della Repubblica indichi il candidato premier e che, soprattutto, il caposquadra di questo governo tecnico indichi quali sono i componenti della sua squadra, che noi riteniamo non debba coinvolgere in alcun modo i politici, qual è il programma che intende portare avanti nell'emergenza e entro quanto tempo intende rimettere nelle mani dei cittadini il diritto di scegliere governo, maggioranza parlamentare e programma.
Un governo a tempo, quindi, per rispondere alle emergenze internazionali, per ridare lustro e credibilità al nostro Paese, al quale potremo dare o non dare fiducia a seconda di quel che il suo premier ci riferirà in Parlamento e a seconda della squadra che presenterà. Ci auguriamo che sia un governo tecnico, qualificato e che in breve tempo rimetta nelle mani dei cittadini il diritto di scegliere un governo politico e che abbia rispetto per quel milione e duecentomila cittadini che, firmando il referendum, hanno chiesto di modificare la legge elettorale: una legge elettorale che deve essere modificata in Parlamento oppure deve essere lasciata ai cittadini, attraverso il referendum, la possibilità di modificarla direttamente.
Aspettiamo dunque che il presidente del Consiglio incaricato ci faccia conoscere quale squadra, quale programma, in quanto tempo intende realizzarlo e quando intende rimettere nelle mani dei cittadini il diritto democratico di scegliersi il proprio governo per poter decidere che grado di fiducia assegnargli.

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10 Novembre 2011

Governo tecnico? Io penso che...

Io ho grande rispetto per Mario Monti, come persona e come economista. Ritengo però che in democrazia i cittadini debbano scegliere un Parlamento, un governo e un programma da portare avanti.
Non sappiamo cosa Monti vuol fare, ma sappiamo che lo devono appoggiare Berlusconi e la sua squadra. E tutto quello che hanno fatto sinora Berlusconi e la sua squadra è stato un danno per il Paese. Quindi non si dà la fiducia al buio a nessuno: non è che siccome ha una faccia pulita può fare le stesse cose sporche che ha fatto Berlusconi.

Noi non parteciperemo a questo governo. Quindi, per essere chiaro, non voteremo la fiducia al governo Monti. Ma in Parlamento, se ci dovesse essere qualche provvedimento corretto e coerente, non ci sottrarremo a votarlo. Ci auguriamo anzi che Monti, forte della sua personalità, possa mettere ai primi posti due leggi.

La prima è quella elettorale, per ridare ai cittadini la possibilità di scegliere, affinché in parlamento possano venire persone di qualità e che non si vendano per 30 denari.
La seconda dovrebbe essere una legge “del buon esempio”, che faccia pulizia totale delle cricche, delle caste e dei costi della politica per dimostrare che quel che si chiede ai cittadini lo si applica prima a se stessi.
Noi non ci tireremo indietro sui singoli provvedimenti, ma di partecipare al governo insieme a ministri che fino a ieri hanno fatto parte del governo Berlusconi non se ne parla.
Rispetto comunque, sia chiaro, la scelta del Pd, che dà una fiducia al buio. Ma noi, conoscendo Berlusconi, sappiamo che se gli dai un dito si frega tutto il braccio e ogni volta che fa una legge che sembra nell’interesse dei cittadini in realtà ci mette quella ad personam nell’interesse suo o delle sue aziende. Quindi vogliamo andare a verificare. Noi siamo come san Tommaso, loro come santa Lucia. Ma ci auguriamo di ritrovare una strada comune e lavoreremo per creare un’alternativa di governo all’esperienza drammatica e deleteria per il Paese del governo Berlusconi.

La legge di stabilità che si sta votando è l’ennesimo tributo che gli italiani devono pagare per colpa di Berlusconi. Ma una cosa è la legge di stabilità, un’altra è rendere il Paese stabile. Se ci sono da un lato 100 euro, dall’altro un pezzo di pane e i ricchi restano con i 100 euro e il povero senza il pezzo di pane, quella non è stabilità.
Questa legge di stabilità contro la quale noi voteremo è ancora una volta a carico delle fasce sociali più deboli. Mi auguro che sia l’ultima volta. Per questo vogliamo costruire un’alternativa di governo in modo responsabile. Non ci sottrarremo alle nostre responsabilità se il governo Monti sarà in grado di produrre qualcosa.

Ricordo a me stesso e a tutti che poi il governo ogni provvedimento dovrà portarlo in Parlamento, e che a votarlo devono essere i berlusconiani di cui fino a ieri non ci siamo fidati. Quindi prima vediamo come schiacciano il tasto, poi capiremo da che parte stanno.

L’Italia dei Valori mantiene ogni giorno rapporti diretti con i cittadini li. Questa estate, mentre altri stavano al mare abbiamo raccolto le firme per cambiare la legge elettorale, l’anno scorso, mentre gli altri stavano al mare, abbiamo raccolto le firme per i tre referendum sull’acqua, sul nucleare e contro le leggi ad personam. Ci teniamo al vostro parere. Per questo vi chiedo di farmi sapere se condividete o no questa nostra posizione.

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9 Novembre 2011

Ma noi non ci fidiamo

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Ma voi vi fidate di Berlusconi quando dice che finalmente se ne va? Magari! Però, se la storia ci insegna qualcosa, dobbiamo ricordarci che il 14 dicembre scorso con il voto di fiducia il governo Berlusconi doveva cadere. Poi, all’ultimo minuto, qualche personaggio in cerca d’autore si è lasciato comprare e ha venduto il suo voto.
Ieri Berlusconi, nonostante abbia constatato che manco la matematica lo accompagna più, non si è dimesso ma ha annunciato che si dimetterà. Ha detto che nel frattempo vuole fare quella legge di stabilità che l’Unione europea ci chiede.
Già qui c’è la prima fregatura. La Ue in realtà ci chiede di far quadrare i conti, ma dove intervenire, su quali capitoli di spesa e di entrata, non lo deve decidere la Banca centrale europea, non lo devono decidere quelli che stanno fuori dall’Italia. Lo dobbiamo decidere noi.
Questa idea che visto che Berlusconi va via, o meglio visto che ha detto che va via, dovremmo far passare quella porcata che finora abbiamo impedito che si realizzasse, è un’idea che non ha né capo né coda. Una coltellata da Berlusconi al governo o da Berlusconi dimissionario sempre coltellata è.
Dobbiamo andare a guardare il merito del provvedimento. Questa legge di stabilità è una macelleria sociale, perché chiede semplicemente di intervenire sulle pensioni, sugli stipendi delle fasce più deboli, sui precari, sulla flessibilità. Intervenire, cioè, su tutta quella fascia che non ne può più e che ha sempre pagato, lasciando da parte tutta l’area dell’evasione, degli scudati fiscali, dei costi della politica, dei maneggi della politica.
Non c’è possibilità di chiedere nulla ai cittadini se prima la classe politica e quella finanziaria non lo chiedono a se stesse. Il nostro scopo non è salvare le banche: è salvare i cittadini dalla fame. Per questo già l’idea di “dover” approvare la legge di stabilità la vediamo come un trabocchetto: perché rischia di far passare una legge che sul piano sociale è omicida.
Però Berlusconi, con questa scusa, è riuscito a prendersi altre tre o quattro settimane. Fece così anche l’anno scorso, quando a novembre Fini annunciò che si staccava una parte del Pdl e Berlusconi, dovendo fare la legge finanziaria, si prese un mese di tempo e si andò a comprare lo Scilipoti piuttosto che il Calearo o il Cesareo di turno.
Quindi noi dobbiamo vigilare perché di qui alle dimissioni non ci sia un altro mercato delle vacche: quel mestiere più vecchio del mondo che in Parlamento va tanto di moda in questo periodo.

Allora il mio appello è questo: da una parte segnalateci tutte le anomalie che riscontrate, dall’altra insistete con noi e diteci se facciamo bene a insistere per andare alle elezioni anticipate al più presto, con un programma ben chiaro che ci permette di far quadrare i conti ma facendoli pagare a chi non ha mai pagato, e offrendo un’alternativa di governo voluta dai cittadini e non dagli inciuci trasversali delle grandi coalizioni che vorrebbero fare mettendo dentro cani e gatti solo per restare attaccati alla poltrona.
Come fare per aiutarci? Abbiamo attivato sul nostro sito www.italiadeivalori.it “Ma noi non ci fidiamo” un “Osservatorio dimissioni e contro le porcate”. Contattateci, interloquite con noi, aiutateci a lavorare meglio nel vostro interesse.

Partecipa CLICCANDO QUI

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8 Novembre 2011

Nessun governicchio per tirare a campare

L'epilogo annunciato da Berlusconi, dopo il colloquio con Napolitano, preoccupa e non poco. Egli sostiene che prima di dimettersi vuole farsi approvare la legge di stabilità, contenente quelle misure da macelleria sociale che abbiamo sempre contestato, e lo vuol fare in pratica da dimissionario, quindi con le mani libere”. “Non basta affermare che il patto di stabilità deve essere approvato ma bisogna verificare chi pagherà la quadratura dei conti. Con quest'atto il governo Berlusconi farebbe un altro sfregio nei confronti di quella parte dei cittadini costretta nuovamente a subire sulla propria pelle delle misure inique e dannose. Ecco perché prima di gioire sul via libera al patto di stabilità, occorre stare attenti, anzi, bisogna essere preoccupati. E siamo preoccupati ancor di più per il suo annuncio di dimissioni. Di fatto, Berlusconi diede già l'annuncio un anno fa, a novembre, quando si doveva andare al voto ma, con la scusa della legge finanziaria, ottenne oltre un mese di tempo, che utilizzò per mettere in atto l'ormai famoso 'mercato delle vacche' in Parlamento, al fine di avere la maggioranza. Oggi, con l'annuncio delle dimissioni, ma senza darle, si toglie lo sfizio di approvare quelle stesse misure per le quali era stato sfiduciato. Inoltre, con questa mossa, prende un altro mese di tempo per tentare di comprare qualche personaggio in cerca d'autore, provando così a recuperare quella maggioranza che, anche oggi, ha dimostrato di non avere.

Ora che anche la matematica ha abbandonato Berlusconi, non ha più la maggioranza numerica e non può più governare, il problema è vedere se esiste un'altra maggioranza.
Quando il Parlamento non è più in grado di legiferare e il governo di governare bisogna dare la parola ai cittadini. Per questo noi dell'Italia dei Valori preferiamo la strada maestra delle elezioni al più presto, per fare in modo che i cittadini scelgano un Parlamento, un governo, un programma e delle persone di cui potersi fidare.
Invertendo l'ordine degli Scilipoti, infatti, la somma non cambia. Ci vuole un'amplissima maggioranza, 350/400 deputati, per realizzare un programma dell'emergenza.
Un governicchio con una maggioranza del tirare a campare, con tre o quattro persone che vanno di qua o di la a seconda di quale prebenda gli è stata pagata la notte prima, sarebbe deprimente e deplorevole.
Il capo dello Stato, dopo aver richiamato più volte il governo e il Parlamento a pensare agli italiani, ha preso atto che agli italiani non pensano, perché si sono fatti solo leggi ad personam, e nemmeno la matematica li assiste più.
Mi auguro che ora si passi immediatamente a una verifica dei gruppi parlamentari e si stabilisca più presto la data delle elezioni.

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7 Novembre 2011

Non faremo il loro lavoro sporco

Con questo parlamento, con questi peones pronti a vendersi da una parte e dall'altra, una eventuale mozione di sfiducia non si saprebbe dove va a parare.
Comunque vada la sua solita campagna acquisti, il governo Berlusconi è finito. Che un governo possa reggersi su 4 transfughi è impensabile. Modificando l'ordine degli Scilipoti, il risultato non cambia. Sempre di quattro voti in vendita al miglior offerente si tratta.
Spero e credo quindi che presto il governo Berlusconi se ne vada a casa. Ma a quel punto tutta l'opposizione, Udc compresa, potrà arrivare al massimo a 320-321 deputati. Come non riescono adesso a governare con una maggioranza tanto risicata, così non ci riuscirebbe un governo tecnico, o dell'emergenza o come diavolo lo si vuole chiamare.

L'idea di usare facce pulite per un lavoro sporco, cioè di far fare a un Mario Monti gli stessi provvedimenti di macelleria sociale che vorrebbe fare Berlusconi e che noi contrastiamo, a noi non va bene.
Delegittimato non è solo questo governo ma anche questo Parlamento. La cosa migliore da fare una volta caduto Berlusconi è andare alle elezioni il prima possibile permettendo al popolo di fare le sue scelte.

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6 Novembre 2011

Le nostre idee sono chiare, scegliete voi le priorità

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Nelle prossime ore, nei prossimi giorni o al massimo nelle prossime settimane il presidente del Consiglio dovrà prendere atto della sua fine politica e lasciare quel ruolo di governo che ha usato solo come scudo contro la giustizia e per difendere i suoi interessi personali.
Voglio mettere i puntini sulle i una volta per tutte. Dopo la fine di questo governo, noi dell'Italia dei Valori riteniamo che la strada migliore sia quella delle elezioni anticipate. Come la Spagna dimostra, la trasparenza democratica è un elemento che rassicura i mercati e non li destabilizza.
Sappiamo che da molte parti e direttamente dal Capo dello Stato ci si chiede se intendiamo assumerci le nostre responsabilità o vogliamo sottrarci: noi non intendiamo dare alcun consenso a un salto nel buio.
L'Italia dei Valori non può accettare un governo Berlusconi senza Berlusconi, cioè un governo che si prefigga le stesse cose che vorrebbe fare Berlusconi.
Per dire le cose come stanno e non in politichese, noi non potremmo accettare interventi sulle pensioni d'anzianità, sui licenziamenti facili o sui tagli allo stato sociale che colpiscono la povera gente. Tutto si può fare ma la macelleria sociale no.
I soldi vanno presi da chi non ha mai dato niente. Le nostre proposte sono chiare, precise e realistiche sia riguardo a un governo di transizione, sia a un programma elettorale condiviso. L'emergenza va affrontata colpendo la Casta, con l'eliminazione delle Province, il dimezzamento dei parlamentari e l'eliminazione di moltissimi sprechi. Poi bisogna intervenire sulle spese militari, che non servono a niente se non a fare guerre anticostituzionali. Si devono far pagare gli evasori, sia trasformando in reato penali l'evasione contributiva, che è un furto ai danni dei lavoratori, sia mettendo una tassa seria sui capitali scudati che sono rientrati in Italia a gratis grazie all'amico Silvio.
Queste però non devono più essere scelte che fanno solo i partiti. I cittadini devono avere modo di metterci bocca, di avere voce in capitolo e di decidere. Per iniziare a percorrere questa strada, noi chiediamo ai cittadini, ai blogger e a tutti coloro che vogliono essere coinvolti, di visionare e rispondere a un questionario onlineper dirci cosa pensano delle nostre proposte.
Spiegateci QUI cosa ne pensate e che idee avete per il futuro del nostro Paese.

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5 Novembre 2011

E' giunta l'ora che se ne vada

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Ormai persino i fedelissimi del presidente del Consiglio gli dicono che è arrivata l'ora di andarsene. Si dice però che lui abbia chiesto di rimandare la decisione perché prima vuole parlare con tutti i dissidenti per “convincerli” a votare ancora a favore di un governo cadavere.
A buon intenditor poche parole. Quando il presidente del consiglio dice “convincere” si legge “comprare”. Vuol dire che nelle prossime ore assisteremo di nuovo all'indecoroso spettacolo di un Parlamento ridotto a suk, dove le quotazioni dei voti comprati saliranno di ora in ora e quelle della nostra economia scenderanno con velocità direttamente proporzionale.
Non so come andrà a finire e se stavolta qualcuno dei deputati della maggioranza avrà la dignità e il buon senso di mettere la parola fine a questa agonia. Non so se dovremo ancora sopportare la vergogna di un presidente del Consiglio che mentre il Paese soffre ripete che non c'è nessuna crisi e che gli italiani vanno tutte le sere al ristorante! Non so dovremo ancora vergognarci di leggere titoli come quello del Financial Times che, rivolto a Berlusconi, lo supplica: “In nome di Dio e dell’Italia, vattene”.
Però so che non si può più accettare che le crisi, invece che politicamente e nell'aula del Parlamento, si affrontino col portafoglio in mano nei corridoi di Montecitorio.

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4 Novembre 2011

B. ha bruciato la nostra credibilità

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Forse alla Camera il governo riuscirà pure a comprarsi per l’ennesima volta un voto di fiducia, ma la fiducia dei cittadini e degli elettori non ce l’ha più da un pezzo, come non ha la fiducia delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, che vogliono commissariarlo come si fa con gli incapaci di intendere e di volere.
Per recuperare la credibilità del Paese che Berlusconi ha bruciato e per fare una politica economica sia efficace che giusta ci vuole un governo politico, che possa operare per cinque anni. Questa è la sola via d’uscita e altre formule magiche non ce ne stanno.
Ovvio che da qui alle elezioni ci vorranno dei mesi, e i mercati non aspettano. In questo tempo intermedio, che non puo' andare oltre la primavera prossima, se ci potesse essere un'ampia maggioranza in Parlamento per approvare una manovra d'urgenza e per fare una nuova legge elettorale, l'Idv potrebbe essere disponibile. Ma prima di dare il nostro consenso, vorremmo sapere chi dovrebbe guidare questa maggioranza, da chi dovrebbe essere composta e, soprattutto, per fare cosa. Perchè una maggioranza che poi di fatto finirebbe per fare le stesse che non vogliamo faccia Berlusconi, significherebbe cadere dalla padella alla brace. A votare leggi che producono macelleria sociale noi non ci stiamo.
Lo dico senza mezze parole: in Parlamento ci opporremo a qualsiasi provvedimento che non parta dal presupposto che d’ora in poi devono dare il buon esempio e pagare per primi quelli che non hanno mai pagato. I privilegiati, la casta, quel 10% che possiede il 60% della ricchezza e che riesce sempre a farla franca.
Ma solo un governo legittimato dal voto popolare può avere la forza e il consenso necessari per mettere in cantiere le politiche di ampio respiro e lungo periodo.
Per questo la via maestra per uscire dalla crisi politica e dal’emergenza economica è una e una sola: al voto il prima possibile.

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3 Novembre 2011

Chi non stacca la spina è complice

Ma qualcuno ha capito cosa vuole fare il governo? Ogni giorno Berlusconi dice che vuol fare una cosa, poi ci ripensa e fa il contrario. Siamo in mano a un presidente del Consiglio in evidente stato confusionale che dovrebbe stare in una casa di cura e riposo, altro che a palazzo Chigi!
Oggi qualsiasi parlamentare con un po’ di dignità e di responsabiltà dovrebbe staccare la spina al governo che sta portando a fondo il Paese, e chi non lo fa è complice del disastro etico, istituzionale ed economico in cui il presidente del Consiglio sta precipitando l’Italia

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Quale sia il solo obiettivo di questa caricatura di governo lo si capisce dalle dichiarazioni di Angelino Alfano, che sembrano arrivare da un altro pianeta tanto sono lontane dalla realtà. Berlusconi vuole solo tirare a campare sua pelle degli italiani quanto più a lungo possibile e comunque fino a che non sarà sicuro di andare a votare con questa oscena legge elettorale.
Quella di andare alle elezioni entro la primavera sarebbe un’ottima idea, perché oggi le elezioni sono l’unica arma, drastica e traumatica, per affrontare la crisi. Però non con questa legge elettorale che è nata come porcata antidemocratica e adesso è anche peggiore perché i cittadini, accorrendo ai banchetti per firmare il referendum, hanno detto chiaramente di non volerne più nemmeno sentir parlare.

Noi dell’Italia dei Valori, con senso di responsabilità, daremmo volentieri una mano a un governo di transizione che buttasse la porcata, varasse una nuova legge elettorale e facesse una manovra seria ed equa per rimettere a posto i conti. Ma dovrebbe essere un governo di transizione per davvero, di fatto e non solo di nome. E dovrebbe fare politiche diverse da quelle di Berlusconi. Se deve cambiare il nome per fare le stesse cose, grazie tante ma è meglio lasciar perdere.

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2 Novembre 2011

Ma la BCE non è il Vangelo

Mi auguro che alcune delle cose scritte nella lettera alla Bce non si realizzino. Noi le riteniamo macelleria sociale.

Vorrei chiarire la posizione dell’Italia dei Valori: questa idea che la lettera di Trichet e Draghi sia il Vangelo, noi la rifiutiamo. Una cosa è far quadrare i conti: lo chiede l’Unione europea e noi siamo d’accordo. Un’altra cosa è che a far quadrare i conti siano sempre i poveri cristi, i pensionati e i lavoratori: su questo noi non siamo d’accordo.

Sono pronto a dare il mio appoggio a un governo istituzionale a patto che finalmente a pagare l’emergenza sia quel 10% di italiani che detiene il 60% della ricchezza e non sempre il 90% di italiani che detiene meno del 40%.

Il governo Berlusconi deve andare a casa. E’ necessario che vada a casa, ma non sufficiente per risollevare le sorti del Paese. Ma in democrazia esiste una cosa a cui ricorrere in questi casi: le elezioni. Che siano i cittadini a decidere chi deve governare.

Prima di chiedere lacrime e sangue agli italiani, il primo provvedimento da prendere, questo sì entro il 15 novembre e se necessario anche con decreto legge, comprende interventi molto immediati, come l’eliminazione del 90% delle Province. Perché gran parte del Parlamento ha votato contro quando noi lo abbiamo proposto? Votiamolo subito!

Dai capitali all’estero potrebbero poi arrivare 3 miliardi. Quindi lo facessero loro, quelli con i capitali all’estero, un bel contratto di solidarietà, al posto di pensionati e lavoratori.

Se davvero dobbiamo intervenire per ridurre le spese, perché non interveniamo sui tanti costi della cricca, della casta e della politica?

Vogliamo fare un cosa molto semplice? Stabiliamo che l’evasione contributiva, cioè i soldi che dovrebbero essere versati per le pensioni e che vengono evasi nella misura di 25-30 mld di euro all’anno, diventi è reato. E' un furto nei confronti dei lavoratori, perché di questo si tratta.

Io non voglio fare il governo dell’emergenza a tutti i costi. Questa politica europea che vuole risolvere i problemi delle banche e non i problemi dei cittadini a noi non sta bene affatto. Io sono ben felice di dare una mano a un governo istituzionale, a patto che faccia dei provvedimenti lacrime e sangue per la cricca, come ad esempio la riduzione del 50% dei parlamentari.

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1 Novembre 2011

Prima che affondi, lavoriamo "uno per tutti e tutti per uno"

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Stiamo ballando sul ponte del Titanic. Se le cose continuano così, i nostri figli si chiederanno in futuro cosa facevamo noi mentre la nave andava a picco. Anche stamattina le cifre della borsa sono il bollettino di una guerra che stiamo perdendo, e ancora ieri lo spread, a 400 punti, era descritto come insopportabile. Oggi siamo a quota 437.
La borsa crolla, la disoccupazione ha ricominciato a galoppare, il Pil procede con passo di lumaca e presto si fermerà del tutto. I commentatori di tutto il mondo, di destra, di sinistra e di centro, spiegano ogni giorno che questa valanga In Italia non si fermerà fino a che non ci sarà un esecutivo di cui i mercati possano fidarsi. Cioè il contrario di quello che c'è adesso. Il presidente del Consiglio, invece di mostrare in extremis un po' di responsabilità, se la prende con coloro che protestano, e pur di non andarsene è pronto a far affondare il Paese intero. In questa situazione, l'opposizione non può restare ferma ad aspettare sulla riva del fiume che passi il cadavere del governo. Dobbiamo darci una mossa rapidamente. E’ inutile continuare a scannarci su chi debba fare il premier. Dobbiamo metterci tutti a disposizione con spirito di servizio, pensando a costruire un programma di coalizione in pochi punti, ma condiviso e senza riserve mentali.

C’è bisogno di lavorare per ritrovare un po’ di fiducia da parte dei cittadini italiani che ormai stanno cominciando a non poterne più di quanti fanno politica, che siano di destra o di sinistra. E’ d’obbligo ritrovare l’unità e il gioco di squadra. Non è più il tempo, invece, di fare le ‘prime donne’. Se proprio si devono fare le primarie, facciamole subito con regole chiare e massima trasparenza. A patto, però, che servano a ricostruire un percorso di fiducia con i cittadini-elettori, e non a demoralizzarli ancora di più, con i continui nostri battibecchi, come quelli a cui abbiamo assistito in questi giorni a Firenze (o come è successo di recente in Molise, dove addirittura il centrosinistra prima ha fatto le primarie e poi il candidato che le ha perse ha fatto campagna elettorale contro quello che le ha vinte, tanto che poi il centrosinistra ha perso le elezioni per meno di mille voti!).

Insomma delle due l’una: o le primarie devono svolgersi all’insegna del massimo rispetto e considerazione fra i concorrenti e con l’impegno che comunque poi lavoreremo ‘uno per tutti e tutti per uno’ oppure tanto vale affidare a chi ha più chance la candidatura a premier. In quest’ultimo caso io e tutti noi di IdV siamo anche pronti a fare un passo indietro ed appoggiare quella candidatura che alle altre forze politiche della coalizione risulterà più gradita.

Come dicevo all’inizio, il Titanic sta affondando e non è il più momento dei personalismi ma della costruzione di una casa comune. Restarsene con le mani in mano, o continuare a cincischiare su chi deve fare il candidato premier, farebbe ricadere anche su di noi la responsabilità del disastro.
Orsù dunque, basta con le saccenterie e gli isterismi. Scegliamo da subito, con o senza primarie, il nostro candidato premier e sottoscriviamo un programma condiviso. Io ci sto.

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30 Ottobre 2011

E' finito il tempo delle barzellette

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L'Europa non si fida di Berlusconi e del suo governo. Lo dimostrano i messaggi arrivati in questo weekend dai rappresentanti di Stato e dagli esperti di economia e finanza di mezzo mondo.
Il segnale più chiaro e più pericoloso per il nostro Paese, però, era arrivato ancor prima: il tasso al 6% dei nostri titoli di Stato registrato venerdì scorso, sarebbe un disastro comunque, ma il fatto che sia piovuto sull'Italia poche ore dopo la presentazione del piano d'intenti del governo, lo rende più catastrofico.
La sfiducia dei mercati nasce proprio dall'esperienza: un governo debole, come quello italiano, non può affrontare una sfida tanto difficile in pochi mesi. E il presidente del Consiglio italiano vorrebbe cavarsela, come sempre, facendo il furbo. Ma stavolta non si potrà tirare fuori dai pasticci con la furbizia. L'Europa ha ragione quando dice che dobbiamo mettere a posto i conti. Lo capiscono tutti, se una famiglia deve spendere i propri guadagni per pagare gli interessi dei debiti, non resta più niente per le cose che avrebbe bisogno di fare
Però tutti capiscono anche che, per fare lo sforzo utile a saldare i debiti, quella famiglia deve essere unita e consapevole che il suo sacrificio è necessario, utile e giustamente ripartito. L'unione della famiglia serve anche per controbattere con forza quando si ritenga che le sollecitazioni richieste dalla Ue siano inique e non servano alla risoluzione dei problemi.
Le misure che questo governo vuole proporre raggiungono l'effetto contrario. Infatti, le cifre diffuse dalla Cgia di Mestre certificano quali effetti avrebbero sull'occupazione, anzi sulla disoccupazione di massa. E ci dicono quanto sia socialmente pericoloso e generatore di conflitti il progetto illustrato nella lettera alla Ue. In una situazione del genere, raccontare che si metteranno a posto i conti pubblici in pochi mesi è una di quelle barzellette che piacciono tanto al presidente del Consiglio. Però il tempo delle barzellette è finito. E' ora che a governare sia qualcuno di cui il mondo e i mercati si fidino e che possa rimettere a posto i conti con equità e giustizia. Anche perché senza equità e senza giustizia non ci si riuscirà mai.

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29 Ottobre 2011

Libertà è partecipazione

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Protestare è necessario ma non basta. Bisogna allo stesso tempo proporre. Noi dell'Italia dei Valori ne siamo convinti da sempre e i cittadini ci stanno dando ragione. Alcuni giorni fa, per esempio, abbiamo messo nero su bianco le nostre proposte alternative a quelle che venivano chieste dall'Europa: lotta seria all'evasione contributiva, che è da ogni punto di vista un furto e quindi deve diventare reato penale; unificazione di tutti gli enti previdenziale; separazione, come in tutti gli altri Paesi, delle spese assistenziali da quelle previdenziali; copertura previdenziale dei periodi di non lavoro per i precari, in modo che quando arriverà anche per loro il momento di andare in pensione possano prendere almeno il 60% dello stipendio e non il 40% come è previsto oggi.

Moltissimi cittadini hanno commentato positivamente le nostre proposte sia su questo blog che sul sito di Italia dei Valori che sulla mia pagina Facebook, e soprattutto hanno aggiunto concrete proposte o utili precisazioni.

Lasciatemi fare qualche esempio. Gianfranco Fedi scrive: “Proporrei anche la modifica della legge dell'aprile 2010 che ha introdotto la ricongiunzione dei periodi assicurativi a pagamento con costi esosi (circa 2000 euro per ogni anno)”. Gustavo Pasquali dice: “Aggiungo che la separazione come effetto collaterale darebbe la possibilità di ingresso nel Fondo anche alle grandi Assicurazioni private e consentirebbe di unificare trattamenti (passando al versato in tutte le altre Categorie) allargando gli spazi per liberalizzazioni nei vari Settori (Taxi ecc.)”.

Melandro Web aggiunge: “Tagliare i costi dei dirigenti nella P.A. Nessun dirigente della P.A. può guadagnare più di 100.000 euro lordi all'anno. Rivedere le pensioni alte, nessuno dovrebbe percepire una pensione a carico dello stato superiore a 50.000 euro lordi l'anno. Controllare le pensioni di reversibilità”. Domenico precisa: “E' abbastanza schizofrenico e contraddittorio proporre come elementi per la crescita e l'occupazione giovanile il prolungamento del tempo di lavoro degli anziani e contemporaneamente la maggiore facilità di licenziamento, senza per altro eliminare il variegato mondo dei lavori atipici che sono solo sfruttamento e precariato”.

Ho voluto proporre un piccolo campione dei moltissimi commenti arrivati perché è questa l'idea che noi dell'IdV abbiamo della democrazia: un sistema dove la partecipazione è continua e lo scambio tra i cittadini e chi li rappresenta avviene tutti i giorni, non solo al momento di mettere una crocetta sulla scheda elettorale.

Tutti i commenti concordano con noi su due punti cruciali: l'insopportabile disparità tra il trattamento delle pensioni dei lavoratori e l'assurdo vitalizio che spetta a deputati, senatori e quant'altro, che va eliminato e su cui noi ci battiamo da sempre; e sul fatto che bisogna lasciare in pace le pensioni senza però rivalersi sui lavoratori con leggi odiose come quella sulla libertà di licenziare. L'idea mostruosa del governo italiano è quella di scatenare una guerra tra poveri, tra pensionati e lavoratori dipendenti, tra lavoratori col contratto a tempo indeterminato e precari, tra giovani e vecchi. Naturalmente a tutto vantaggio di quelli che poveri non sono e pagare non pagano mai niente!

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28 Ottobre 2011

Le promesse pericolose (e irrealizzabili) di B.

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Tutti stanno dicendo che la lettera di Berlusconi all’Europa è irrealizzabile. E io dico: meno male! Quello di cui ci lamentiamo noi dell’Italia dei Valori non è che la lettera non è realizzabile: è il suo contenuto, che è pericoloso per il Paese.
Bruxelles ha ragione quando ci dice di far quadrare i conti, ma quanto al dove prendere i soldi, in Italia ci sono mille rivoli e mille fonti dove andare a prenderli, basta pensare a tutti quelli che sono stati sprecati per andare a fare le guerre in giro per il mondo.
Stamattina, poi, Berlusconi ha dimostrato per l’ennesima volta di essere soltanto un giullare, quando ha detto che dopo il licenziamento ci sarà la cassa integrazione. O si è licenziati o si è cassintegrati, e il fatto che il presidente del Consiglio non lo sappia dice in che mani è il Paese.
A questo punto, per mettere il capo dello Stato in condizione di poter licenziare Berlusconi prima che sia troppo tardi, deve formarsi una maggioranza alternativa per dare fiducia a un governo incaricato di rifare la legge elettorale, perché andare a votare con questa sarebbe uno schiaffo in faccia ai cittadini, e di rispondere alle richieste europee con interventi che siano allo stesso tempo realizzabili ed equi, cioè che non incidano sulle solite fasce deboli del Paese.

Antonio Di Pietro interviene a Radio Popolare sulla lettera di Berlusconi all'UE (28/10/2011) by idvstaff

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27 Ottobre 2011

Con Berlusconi un salto nel buio

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La lettera di Berlusconi alla Ue prefigura uno scenario tragico e traversato da durissimi conflitti sociali. Ancora una volta il governo progetta di ripianare i conti a spese delle fasce più deboli, dei lavoratori dei precari e dei pensionati, smantellando quel che resta dello Stato sociale senza toccare per niente i ladri, gli evasori e i privilegiati.
Si potrebbe dire che, per fortuna, gli impegni che Berlusconi ha preso in quella lettera sono inattuabili. Ma non è che sia una grande consolazione perché anche rispondere all'Europa con una presa in giro, invece che con una seria proposta alternativa, produrrà in tempi brevi un disastro irreparabile.

Oggi ho incontrato il segretario del Pd Bersani, e abbiamo convenuto che la situazione si fa di ora in ora più grave. La prima cosa da fare sarebbe restituire la parola ai cittadini convocando le elezioni, ma per farlo bisogna prima di tutto mandare a casa questo governo che è pronto a tutto pur di difendere le sue poltrone il più a lungo possibile.
Solo facendo appello alla buona volontà e al senso di responsabilità, non solo dei parlamentari dell'opposizione, ma anche di quelli che nella maggioranza hanno ancora a cuore le sorti del loro Paese si possono creare le condizioni per costituire una nuova maggioranza che dia poi fiducia a un nuovo governo. Di brevissima durata e con un programma limitato a due soli punti.
Questo governo dovrebbe varare la nuova legge elettorale, per restituire ai cittadini il diritto di scegliersi i loro rappresentanti, e varare la manovra richiesta dall'Europa, trovando però i fondi necessari con interventi molto diversi da quelli illustrati nella lettera del presidente del consiglio ai vertici dell'Unione europea.
Questo impone oggi il senso di responsabilità e l'amore per il nostro Paese. La continuità, in un momento tanto drammatico, di un governo che non sa e non può governare è il vero salto nel buio.

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24 Ottobre 2011

Caduto nel ridicolo

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Quel che è successo ieri a Bruxelles è la goccia che fa traboccare il vaso. O almeno lo sarebbe in qualsiasi Paese civile e con ancora un briciolo di dignità.

L’Europa ride di noi. Ci tratta, per la seconda volta in pochi mesi, come degli irresponsabili mentecatti a cui bisogna ordinare punto per punto cosa fare e quando farlo. La risata di Merkel e Sarkozy insulta 60 milioni di italiani onesti facendo di tutta l'erba un fascio, ci colpisce tutti, si dovrà pagare un prezzo molto più alto per colpa dei ritardi del governo. Il nostro è un Paese serio, onesto e laborioso ma è diventato la burletta del mondo e il fanalino di coda dell’Europa per colpa di un satrapo gaudente e irresponsabile che ha lasciato marcire la situazione economica preoccupandosi solo dei suoi processi e dei suoi piaceri.

Ma il peggio, si sa, non ha mai fine. Stasera, nel consiglio dei ministri che dovrebbe varare l’ennesima manovra, inizierà il solito sconcio balletto, i veti incrociati, gli annunci a cui non seguirà nessun fatto. Tutto quello che sta portando al punto di non ritorno la nostra economia e la nostra immagine nel mondo.
Cosa aspetta il presidente della Repubblica a fermare questa giostra? Fino a che punto deve precipitare la situazione prima che qualcuno si decida a intervenire?

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22 Ottobre 2011

Primarie subito, un appello online

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Mai come in questo momento ci sono state due Italie che hanno perso ogni punto di contatto.
Cosa c'entrano, che c'azzeccano avrebbe detto il vecchio Di Pietro, l'Italia che lavora, paga la crisi e nonostante tutto ancora riesce a produrre ricchezza con quella che se ne sta chiusa nei palazzi della politica e non capisce nemmeno più cosa sta succedendo fuori da quelle mura?
Cosa c'entra l'Italia dei cittadini onesti che pagano le tasse e sulle cui spalle ricade tutto il peso della crisi con quella dei furbetti, dei lenoni e dei faccendieri?
Il governo di Berlusconi ha la fiducia dell'Italia della casta e della corruzione, ma ha perso quella dell'altra Italia. Per questo con tutti i voti di fiducia che può prendere in Parlamento Berlusconi e il berlusconismo sono finiti. A finirli non è stato qualche gioco di palazzo, ma i cittadini con i referendum di giugno e adesso con il mare di firme raccolte per abolire questa legge elettorale che gli impedisce al popolo di scegliere i suoi rappresentanti.
Però noi del centrosinistra dobbiamo stare molto attenti a non adagiarci sulla sconfitta del berlusconismo. Se non sapremo offrire a quell'altra Italia un'alternativa seria e in tempi rapidi e e non restituiremo a quei cittadini il vero potere di decisione e di scelta concluderanno che siamo uguali agli altri, cue anche noi difendiamo i privilegi della casta e ci abbandoneranno.
Per questo dobbiamo organizzare le primarie, in modo che siano gli elettori a decidere chi debba candidarsi alle prossime elezioni politiche, e dobbiamo farlo subito, entro gennaio, perché è necessario mettere in campo una proposta d'alternativa adesso, non all'ultimo momento e dopo aver sprecato ancora mesi in giochi di corridoio e trattative politicanti.
Invitiamo tutti i cittadini e gli elettori del centrosiistra a sottoscrivere questo appello, che prende spunto da quello firmato da me, Nichi Vendola e Arturo Parisi, chiedendo al Pd di sciogliere le sue eterne riserve e convocare entro gennaio le primarie di coalizione.

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19 Ottobre 2011

Questo governo affonda l'Italia

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Se uno va a guardare i dati Istat sul fatturato dell’industria italiana nello scorso agosto, gli viene quasi da fregarsi le mani per la contentezza. Ordini aumentati del 5% su base mensile e di oltre il 10% su base annua. Aumenti del fatturato del 3,8 sul mercato interno e del 4,6 su quello estero. Le merci che registrano il maggior aumento sono i mezzi di trasporto, e anche questa dovrebbe essere una buona notizia per un Paese come il nostro.
A leggere quei dati sembra quasi che la crisi sia alle spalle e la ripresa sia finalmente cominciata. Sarebbe davvero così se la società italiana non dovesse scontare la palla al piede rappresentata dal governo.
Se dopo esserci rifatti gli occhi con i dati Istat passiamo al famoso spread tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi vediamo che è tornato a salire oltre i 380 punti: un disastro. Gli industriali non hanno più fiato in gola per ripetere che se il governo continua a non fare niente loro non ce la possono fare. I sindacati dicono la stessa identica cosa. L’Europa reclama misure per la crescita e lo sviluppo. Il capo dello Stato insiste perché il governo si muova.
Ma il governo non lo farà. Il decreto sviluppo di cui il presidente del consiglio parla tanto è la solita patacca. Quel decreto non c’è e non ci sarà mai, perché Berlusconi non ha il coraggio di portare nessuna misura vera in Parlamento. Sa benissimo che la sua maggioranza prezzolata regge fino a che deve soltanto votargli la fiducia, ma si sfascia appena bisogna fare qualcosa in più.
La conclusione è chiara: l’Italia c’è, la sua società e il suo apparato produttivo non solo sanno stare a galla ma sanno anche nuotare bene. O meglio, lo saprebbero fare se non ci fosse la pietra al collo del governo che le tira a fondo.
Cosa vogliamo fare, liberarcene o annegare tutti con Berlusconi?

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18 Ottobre 2011

Non vogliamo uno Stato di polizia

Nei prossimi giorni presenteremo alla Camera e al Senato due ddl di contenuto identico, non per vietare i impedire le manifestazioni ma, al contrario, per rendere davvero agibili a tutti, per consentire a chi vuole manifestare pacificamente di farlo liberamente e per impedire ai violenti di impadronirsi delle manifestazioni con la forza.
Ieri molti improvvisati commentatori hanno espresso giudizi sulle nostre proposte senza nemmeno aspettare che venissero presentate, dunque senza sapere di cosa stavano parlando. Per questo hanno parlato di una riproposizione della legge Reale, che noi invece non abbiamo alcuna intenzione di riesumare e che anzi per noi può essere buttata nel cesso, o meglio archiviata in un cassetto, dato che fa parte di un bagaglio storico che non ci appartiene.
Siamo favorevoli a un allargamento del fermo giudiziario, ma per quanto riguarda il fermo di polizia le norme esistenti sono sufficienti. Deve essere sempre e solo l’autorità giudiziaria a disporre ogni limitazione della libertà, in caso contrario il rischio di degenerare in uno Stato di polizia ci sarebbe tutto.
La nostra proposta di legge prevede invece un aggravio di pena per lesioni personali cagionate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni pubbliche; il divieto delle attenuanti e dell'applicazione della sospensione condizionale per i casi di danneggiamento aggravato, resistenza aggravata e lesioni personali gravi o gravissime a pubblico ufficiale; adozione di un sistema tipo “Daspo” che impedisca a soggetti ritenuti pericolosi di poter accedere alle manifestazioni pubbliche autorizzate.
Nella nostra proposta, oltre a questa serie di aggravanti specifiche, prevediamo una dotazione organica di mezzi e strumenti per le forze dell'ordine e la magistratura, affinché violenti e provocatori siano allontanati dalle manifestazioni e puniti in modo esemplare.
Non abbiamo insomma alcuna intenzione di ledere i diritti costituzionali dei cittadini né di mettere anche minimamente in discussione il diritto a manifestare pubblicamente protesta e dissenso. Si intende colpire ragionevolmente, mutuando norme già applicate nei confronti del tifo violento, sacche di soggetti facinorosi che si annidano, compromettendole gravemente e irrimediabilmente, nelle manifestazioni pubbliche autorizzate, di carattere assolutamente pacifico.

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17 Ottobre 2011

Fermare i violenti per tutelare la libera manifestazione

Come tutti voi sapete, l'Italia dei Valori, e io personalmente, veniamo da una storia dalla parte della legalità e del rispetto delle regole.
Soprattutto quando c'è una manifestazione importante, bella, con contenuti attualissimi come quella dell'altro ieri.
Noi non possiamo permettere che questo diritto a manifestare venga sporcato da questi provocatori oggi che possono diventare i terroristi di domani. Per questa ragione io oggi ho formulato una serie di proposte che qualcuno ha chiamato "nuova legge Reale". Chiamola pure Pincopallino, ma la questione è che il diritto alla manifestazione rientra nel diritto alla libera manfiestazione del pensiero che deve essere tutelato anche contro queste persone un po' criminali e un po' eversive. Se non li si ferma subito, si sentiranno così sicuri di loro stessi che dalla pietra alla fionda al coltello arriveranno al colpo di pistola. Sono mesi che io dico attenzione, qui bisogna fare qualcosa perchè ci scappa il morto. Ci sono delle regole minime che devono essere cambiate. Lo dicono tutti però nessuno ha il coraggio di affermarlo. Allora la proposta mia e dell'Italia dei Valori è di intervenire innanzitutto sul fronte dei reati. Bisogna prevedere una serie di reati specifici che riguardano questi casi di infiltrati all'interno delle manifestazioni. Come quello di blocco di libera e pacifica manfiestazione. Bisogna prevedere aggravanti speciali per reati comuni che si commettano durante libere manifestazioni, per esempio per le lesioni, percosse, danneggiamento, violenze, resistenza a pubblico ufficiale. Bisogna prevedre la possibilità del fermo preventivo rispetto a persone che si capisce che stanno andando a fare danni e disastri. Allora deve essere consentito il fermo preventivo di polizia, per poche ore, necessario a non farlo partecipare alla manifestazione.
Deve essere consentito l'arresto in quasi flagranza. Il fermo per reati per i quali non è previsto. Ma soprattutto, domani scioperano le forze di polizia. Perchè non hanno risorse nè mezzi. E allora bisogna sostenerle. E' da tutta questa legislatura che ogni volta che bisogna prendere i soldi li prendono alle forze dell'ordine e li sprecano per i privilegi della casta e della cricca. Per questo me la prendo da sempre con Berlusconi, perchè pensa ad criccam invece che al bene dei cittadini. La proposta dell'Italia dei Valori è quella di un pacchetto di riforme sul piano del diritto sostanziale, penale della prevenzione, che porteremo in Parlamento. Se le porta anche il ministro Maroni, le voglio discutere nel merito e non ho tirmore ad affrontare e approvare provvediemnti per la difesa del Paese.

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Sabato Maroni ha sottovalutato la situazione

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Di Pietro, anche lei ritiene che se il premier si fosse dimesso, sabato non ci sarebbe stato il caos a Roma, come sostiene ad esempio la finiana Barbara Contini?
"Non confondiamo i piani. Se Berlusconi si fosse dimesso sarebbe stato un bene per l’Italia. Qui c’è un movimento globale che ha coinvolto 80 Paesi e che lancia un tema importante, la redistribuzione della ricchezza nella moderna democrazia liberale. Un tema che va ben oltre Berlusconi. Poi in Italia c’è l’anomalia di un governo con così scarsa credibilità, che ha fatto così poco per la pacificazione sociale e che è causa di maggiore indignazione e pure dell’esasperazione. Insomma un governo che compra i voti alimenta gli scontri in piazza. Ma non confondiamo tutto ciò con i provocatori di professione”.


In che senso scusi? Sta dicendo che il governo è responsabile di quanto è avvenuto?

“No, attenzione, questi episodi non hanno a che fare con la politica. Intendo dire che c’è un’indignazione vera del popolo normale e dei giovani contro il nostro piccolo Gheddafi chiuso nella sua Sirte. Ma poi ci sono le frange armate di violenti, che non hanno ideologia, che vanno identificate e messe in condizione di non nuocere, e governo e opposizioni devono essere unite nel condannarli. E per me bisognerebbe prevedere l’arresto fuori dalla flagranza per quelli identificati, dando un’arma alla magistratura per fermarli, altrimenti se ne tornano a casa impuniti e invece un po’ di sana galera gli fa bene. Oggi con le moderne tecnologie, con i servizi segreti e investigativi che abbiamo, dovremmo sapere nomi, cognomi, volti e identità di tutti costoro. E non bisognava neanche farli arrivare a Roma, andavano fermati prima. Non v’è dubbio, quindi, che c’è stato un deficit di prevenzione e di intelligence”.

Lei giorni fa avvisò il governo che la situazione era esplosiva e poteva scapparci il morto. Maroni dice che è stato sventato questo rischio grazie alla gestione dell’ordine pubblico delle forze di polizia. Concorda?

“Non c'è dubbio che le forze dell'ordine hanno fatto ciò che potevano nelle condizioni date. Ma non si può aspettare che arrivano questi a spaccare le vetrine per andarli solo poi a prendere, scatenando un conflitto in mezzo alla popolazione. I black bloc dovremmo conoscerli uno ad uno ormai, o no? Si deve fare come con gli ultras del calcio che non vengono fatti entrare negli stadi, vengono fermati o tenuti a casa”.

Le cronache dal campo di battaglia narrano anche una grande insofferenza di molti addetti alla sicurezza che avrebbero ricevuto l’ordine di non reagire per evitare un secondo G8. Se così fosse, lei ritiene che vi sia stata una gestione troppo ‘buonista’ della piazza?
“In mezzo a 200mila persone, mettersi a fare a manganellate contro le sassaiole non è così semplice. Da ex celerino, che negli anni ‘70 passò tre mesi sotto la sede dell'Msi a Milano, ne so qualcosa. Me ne son fatta di esperienza e non è facile ordinare una carica in mezzo ai cittadini. Anzi, ringrazio chi stava sul campo sabato. Ma mai avrei immaginato che non vi fosse stata alcuna attività di prevenzione e mi rifiuto di pensare che non ci fossero degli infiltrati in mezzo a questi teppisti. Se non c'erano sarebbe ancora più grave. Insomma, da ex commissario di polizia avrei individuato i pullman con cui arrivavano e gli avrei fatto bucare le gomme lasciandoli in mezzo alla strada”.

Sta avanzando il sospetto che non siano stati fermati prima apposta?
“Chi ha governato la situazione nella stanza dei bottoni del Viminale, compreso il ministro, ha sottovalutato la situazione. Delle due l’una: o è incapace ad assicurare un’attività di prevenzione e infiltrazione, oppure non ha voluto svolgere questo ruolo. E magari fa sorgere il dubbio che non siano stati bloccati i provocatori per spostare l’attenzione dal grande significato democratico di quella manifestazione. Ora bisogna vedere quali teste devono saltare e a che livello”.

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16 Ottobre 2011

Governo e Black Bloc, la doppia provocazione contro gli indignati

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Voglio prima di tutto complimentarmi ed esprimere la mia affettuosa vicinanza agli agenti delle forze dell'ordine, la cui perizia e il cui senso della misura hanno impedito che ieri una situazione drammatica degenerasse in tragedia.
Subito dopo voglio esprimere piena solidarietà a quel 99% di manifestanti che, nonostante una situazione di grande tensione e rabbia ha rifiutato e respinto le provocazioni. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se ieri ad abbandonarsi alla violenza, invece di un migliaio di delinquenti, fossero state le centinaia di migliaia di giovani che hanno invece manifestato pacificamente.
Le malefatte di pochi delinquenti, però, non devono oscurare, come purtroppo sta succedendo, le giuste ragioni della protesta pacifica della grande maggioranza dei manifestanti.
Ma mi chiedo, e chiedo al governo e alle autorità competenti, come sia stato possibile che poche centinaia di teppisti abbiano potuto agire indisturbati per ore fino a che non sono riusciti, alla fine, a ottenere quello che cercavano, coinvolgendo negli incidenti molti altri manifestanti. Non voglio neppure pensare che dietro questa incomprensibile strategia ci fosse la scelta precisa di fare in modo che la manifestazione degenerasse per conquistare un argomento di facile propaganda politica.
I violenti devono essere isolati e puniti. Ma sarebbe anche sbagliatissimo sottovalutare il senso di disperazione che sta crescendo soprattutto tra i giovani nel nostro Paese. Se non riusciamo a offrire rapidamente uno sbocco pacifico e democratico a quella frustrazione sarà molto difficile evitare che imbocchi la strada della rivolta sociale.
Un governo che compra voti alla luce del sole, che combatte ogni giorno contro la legalità, che presenta al mondo un quadro desolante di corruzione, è l'opposto esatto di quel che servirebbe per offrire alla rabbia dei giovani una speranza e uno sbocco politico. Anzi, i suoi atteggiamenti sono una vera e propria provocazione che alimenta chi ieri ha messo a ferro e fuoco la capitale.

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15 Ottobre 2011

Fuori i mercenari dal Parlamento

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Non c'è più nessun limite alla sconcezza di questo governo e alla spudoratezza dei mercenari che hanno trasformato il Parlamento nel loro accampamento. Ormai nemmeno provano più a salvare le apparenze.
Uno passa di fronte alla presidenza della Camera, dice sì alla fiducia e il pomeriggio stesso torna a riscuotere. Così diventa viceministro, o sottosegretario e chi se ne frega se così facendo l'onore e l'autorevolezza delle istituzioni repubblicane finiscono nel truogolo.
Il prezzo va saldato subito perché questi sono disonesti e corrotti mica stupidi. Lo sanno perfettamente che con o senza il loro voto venduto il presidente del consiglio resterà a palazzo Chigi per poco. Oggi c'è, domani chissà: meglio incassare subito. Il grido di questo cialtroni è lo stesso delle signorine assoldate per i bunga bunga di Berlusconi: “Vedere cammello
Tutto ciò può anche essere formalmente corretto, ma cosa sta succedendo in quei palazzi lo vedono tutti e che una simile ingiustizia si possa consumare senza che nessuno faccia niente crea rabbia che si aggiunge alla disperazione diffusa. Per questo ho detto e ripeto che di questo passo evitare che scoppi la rivolta sociale sarà difficilissimo.
Oggi in tutto il mondo e anche a Roma ci saranno grandi manifestazioni. Il motivo per cui si manifesta è sacrosanto: ottenere un po' di giustizia in un mondo che non la conosce più. Proprio perché so quanto fondati siano i motivi della protesta e quanto sia comprensibile la rabbia che cova soprattutto fra i giovani voglio lanciare un appello perché nonostante tutto sia mantenuta la calma e la manifestazione sia tanto indignata quanto civile e pacifica, senza incidenti che farebbero comodo solo a Berlusconi e alla sua propaganda bugiarda.

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14 Ottobre 2011

Più pericoloso che patetico

Ma quale maggioranza? Dire che il governo ha una maggioranza è una di quelle barzellette sceme che al presidente del consiglio piace tanto raccontare.
Hanno raggiunto il numero legale solo grazie al fatto che i radicali cercavano un po’ di visibilità, dimenticando che ci sono momenti topici in cui bisogna assumersi responsabilità serie. Ma senza un vero numero legale non funzionano nemmeno le assemblee di condominio, figurarsi il Parlamento della Repubblica.
In secondo luogo i 316 voti che hanno raggranellato sono in buona misura voti comprati un tanto al chilo e quanto valgano politicamente lo vediamo dal 14 dicembre dell’anno scorso: niente, niente, niente.
In terzo luogo anche questa fiducia comprata coi soldi, le cariche o i ricatti traballa a ogni voto di più. Anche i parlamentari comprati si sanno fare quattro conti e iniziano a sentire fortissima la puzza del pesce marcio.
Ancora per questa volta hanno ritenuto conveniente tenere in vita artificiale il cadavere, ma già si stanno dando molto da fare per trovare altre vie di sopravvivenza. Il presidente del consiglio può cantare vittoria quanto gli pare, ma la sua festa è finita e lui è l’unico in tutto il mondo a non averlo ancora capito.
Il problema è che questo Paese è pieno di persone, soprattutto giovani, disperati e comprensibilmente molto arrabbiati. Per questo il tirare avanti ancora per un po’ del governo da un lato è patetico ma dall’altro è molto pericoloso. Perché quella rabbia può esplodere da un momento all’altro. Dunque bisogna fare il possibile perché il governo prenda atto di essere finito e se ne vada prima che ciò accada.

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13 Ottobre 2011

Silvio ci hai rotto, vai a casa!

Berlusconi è stato già sfiduciato da questo parlamento nel momento in cui gli è stata bocciata la legge di bilancio. Non ha più una lira da poter gestire né una possibilità di spostare questi capitoli di bilanci.

La fiducia di domani è semplicemente un artifizio, comprato, venduto e ricattato in esecuzione di impegni presi il 14 dicembre da quei traditori che allora si sono venduti per assicurargli una fiducia che non aveva più. In queste ore, evidentemente, qualcuno sta pagando la seconda rata per avere da queste persone una fiducia che altrimenti non darebbero. La verità è molto semplice: in Parlamento la fiducia, in questo momento, è semplicemente una fiducia tra complici, non nell’interesse del Paese.

Ma il Paese non può più aspettare che Berlusconi sistemi i suoi affari, perché sta esplodendo la rivolta sociale. Proprio per questa ragione il capo dello Stato ha messo con le spalle al muro il governo Berlusconi.

Noi dell’opposizione questa volta abbiamo dimostrato di essere uniti nel dissociarci da questo comportamento ingiustificabile del governo e vogliamo costruire un’alternativa. Quale? Noi dell’Italia dei Valori lo diciamo in modo chiaro: un governo dell’emergenza, se è necessario e se il capo dello Stato ce lo chiede per fare una nuova legge elettorale, ma soprattutto e al più presto elezioni anticipate perché abbiamo bisogno di ridare credibilità alle istituzioni con persone che si occupano del Paese e non degli affari propri.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo preferito in modo forte e chiaro manifestare la nostra protesta dicendo che non lo vogliamo ascoltare più. Basta chiacchiere: ah Silvio, c’hai rotto! Vai a casa! Non ti vogliamo sentire più. Wanna Marchi ha preso in giro gli italiani, ma dopo un certo tempo è stata assicurata alla giustizia. Tu lascia che i cittadini possano andare a votare al più presto per esprimere la loro giustizia politica. Vai casa perché il paese sta morendo mentre tu, novello Nerone, stai suonando la tua cetra e ridendo a crepapelle.

Noi stiamo assistendo all’omicidio politico della democrazia e dello Stato di diritto. Noi abbiamo il dovere di assicurare alla giustizia dei cittadini, che si esprime con il voto, il responsabile, che si chiama governo Berlusconi.

Berlusconi troverà sempre una soluzione per cercare di sfuggire alle sue responsabilità. Non è più lui a dover trovare una soluzione. Lui cerca di trovare solo una possibilità di sopravvivenza politica per salvarsi dai suoi guai giudiziari. I cittadini devono sapere che anche in questo momento, al Senato, si sta discutendo una ennesima legge ad personam presentata per salvare se stesso, il processo breve. La settimana prossima alla camera si presenterà ancora la legge sulle intercettazioni per non far parlare i giornalisti e per non far fare il loro dovere ai magistrati.

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11 Ottobre 2011

400.000 firme per abolire le Province: il Parlamento agisca subito

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Una miriade di proposte per abolire i costi della politica


Ogni promessa è debito. Avevamo promesso agli italiani che ci saremmo battuti per semplificare la politica e per ridurne i costi. Abbiamo presentato in parlamento una notevole mole di proposte per ridurre una miriade di costi della politica e sburocratizzare un sistema che attualmente è come un pachiderma.
Il Parlamento, come al solito, fa orecchie da mercante. Allora abbiamo chiesto aiuto alla società civile e ai cittadini affinché facessero sentire la loro voce, e si sa che lo possono fare solo in due modi: o con la protesta o con la proposta. Alle proteste abbiamo partecipato e parteciperemo con molta determinazione, ma intendiamo anche farci promotori di proposte significative.
Abbiamo individuato, tra queste, una proposta che era presente nei programmi elettorali di tutte le forze politiche: la soppressione delle Province. Abbiamo presentato un progetto di legge in Parlamento. Abbiamo chiesto di poterlo mettere all’odg. Messo all’odg, sia il centrodestra che il centrosinistra lo hanno bocciato dicendo che ci voleva una legge costituzionale, che bisognava rifletterci ancora, che bisognava discuterne in commissione: le stesse cose che stanno dicendo da circa trent’anni.

Dalle parole ai fatti


Noi siamo passati dalle parole ai fatti e abbiamo chiesto ai cittadini cosa ne pensavano ed ecco il risultato: quasi 400mila firme di cittadini che chiedono che il Parlamento metta all’odg già da domani mattina la revisione di alcuni articoli della Costituzione per procedere al superamento delle Province, al fine di riassegnare i compiti che queste svolgono parte alle Regioni e parte ai singoli Comuni.
Quando i cittadini firmano davanti a un pubblico ufficiale consegnando il certificato elettorale, e lo fanno in centinaia di migliaia di persone, il Parlamento non può far finta di non vedere e non sentire come le tre scimmiette. Per questo ci appelliamo fin da ora al presidente della Camera presso cui oggi stesso verranno depositate le firme.
A me preme ricordare alcune cose: siamo arrivati a 108 Province, il numero e i costi sono aumentati e sono depositate in Parlamento diverse proposte per aumentarle ancora. Bisogna segnalare che la provincia non nasce come territorio dove si racconta la storia del popolo che lo abita. Vorrei ricordare come sono nate le Province: individuando il territorio commisurato al tempo percorso da un messo a cavallo dal confine alla sede prefettizia.

Nell'era di Internet ragioniamo ancora col cavallo


Stiamo parlando di quando si andava ancora a cavallo. Adesso che c’è Internet e che c’è la globalizzazione dell’informazione ragionare ancora col cavallo mi pare fuori tempo e fuori luogo.
Le funzione delle Province, infine, sono tutte residuali. Possono e devono essere svolte da altri enti che già svolgono funzioni simili.
Ricordiamo che le Province spendono mediamente circa 16 miliardi e mezzo di euro l’anno. Si servono di 4200 rappresentanti provinciali: una pletora di eletti che campano di politica spendendo a loro volta 115-120 milioni di euro l’anno. Tutti soldi c he possono essere risparmiati.
Annunciamo sin d’ora che i cittadini che hanno firmato questa proposta di legge non intendono essere presi in giro. Non si mettano questi scatoloni nella cantina della camera come è stato fatto con la proposta di riduzione dei costi della politica fatta dal Movimento cinque stelle. Non si metta questo provvedimento in discussione nella commissione per i prossimi 10 anni. Non si tenti di aggirarlo proponendo una bozza di disegno legislativo fatta da altri, magari dallo stesso governo, per non discutere questo provvedimento.
I cittadini fanno una richiesta. Il Parlamento ha il dovere di dare una risposta

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10 Ottobre 2011

Nel mondo sale l'indignazione, in Italia si apre il mercato

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Una ondata di indignazione si sta sollevando in Europa e negli USA contro la errata gestione di questa crisi da parte dei governi e della finanza. Una giusta mobilitazione che parte dal cuore dei cittadini e della quale bisognerà tenerne conto.
Ma a Montecitorio sembra che non se ne siano accorti.I guardaspalle e i tirapiedi del presidente del consiglio hanno già cominciato a tirare su le bancarelle del mercato, come nel dicembre dell’anno scorso. La merce in vendita sarà la stessa: la dignità e l’onore di qualche parlamentare che dovrà scegliere tra fare quello che gli ordina la sua coscienza o turarsi il naso e portarsi a casa il premio promesso dal corruttore che fa finta di governare il Paese.
L’anno scorso si sa come andò a finire. Ci sono parlamentari che rischiano il rinvio a giudizio perché alleati della mafia, che in qualunque altro paese civile si sarebbero già dimessi e che qui fanno i ministri perché è grazie al loro voto venduto che il presidente del consiglio sta ancora a palazzo Chigi. Ci sono nullità politiche e morali che grazie al prezzo del tradimento sono diventate importanti e potenti.
Se tutto va come spera Berlusconi, sta per arrivare una nuova ondata di questi Giuda. Persino tra i parlamentari del Pdl e della Lega c’è chi non ne può più di fare finta di niente. Berlusconi in questi casi sa sempre cosa fare: un po’ con i suoi soldi, un po’ con quelli dello Stato, molto mettendo all’incanto le cariche istituzionali si compra le anime, le coscienze e i voti di fiducia.
Purché facciano finta di non vedere quanti disastri provochi per il Paese la permanenza al potere del loro capo, ai parlamentari dissidenti gli verranno promessi, posti al governo, rielezione garantita in Parlamento, posti superpagati qua e là. Una intera classe dirigente selezionata sulla base del disonore e della disponibilità a tradire.
Di un Parlamento e di un governo simile non si fiderebbero nemmeno i quaranta ladroni, come si può pensare che se ne fidino i mercati e le istituzioni internazionali?

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8 Ottobre 2011

Governo tecnico solo per nuova legge elettorale

L'uscita di scena del governo Berlusconi, corrotto e screditato a livello internazionale, è condizione necessaria, ma non sufficiente, per il rilancio della nostra economia. Per restituire dignità alle nostre istituzioni e riconquistare fiducia sui mercati è necessario che al suo posto si insedi un governo forte e autorevole, pienamente legittimato dal consenso degli elettori.
Per questo, un eventuale governo tecnico sarebbe una falsa soluzione e un errore. Dopo la fine di questo esecutivo bisogna andare immediatamente alle elezioni. Solo qualora si formasse una maggioranza capace di modificare, in tempi brevissimi, la legge elettorale si potrebbe dar vita a una specie di governo-lampo, che dovrebbe restare in carica solo il tempo strettamente necessario per varare la nuova legge elettorale e poi andare al voto. Un simile governo non dovrebbe invece mettere mano alle profonde riforme economiche e sociali necessarie che, per la loro stessa fondamentale importanza, possono essere affrontate solo da un governo democratico ed eletto dal popolo.

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3 Ottobre 2011

Legge elettorale seria o voto subito

Un milione e 200mila cittadini, firmando per il referendum sulla legge elettorale in pochissimo tempo e con l'estate di mezzo, hanno smosso le acque torbide della politica italiana. Sono il fatto nuovo destinato a rompere questo stato di immobilità e di falsi movimenti che dura ormai da un anno, con Berlusconi che non è più in grado di governare però resta là a occupare la postazione, forte di una maggioranza assoldata.
Sarebbe un risultato già quasi miracoloso ma non è mica tutto qui, perché migliaia di altri cittadini continuano ogni giorno a bussare alle nostre porte e a telefonare nelle nostre sedi, non sapendo che la raccolta è terminata. Bisogna essere ciechi e sordi per non capire che il popolo italiano sta chiedendo che non vadano più in Parlamento, a fare finta di rappresentarlo, esponenti della casta scelti dalla casta stessa. Lo chiede con un residuo di fiducia nella democrazia italiana, ma se dovessero provare ancora a prenderlo in giro non credo che porgerebbe l'altra guancia.
Non ci sono vie di mezzo. O si fa subito una nuova legge eletttorale seria, non una melina per prendere tempo, rimandare le elezioni e poi farsi un'altra legge-porcata come questa, oppure si va a votare.
Dev'essere una legge capace di aiutare il Paese e il Parlamento a risollevarsi dalla fogna in cui sono stati precipitati. Quindi dev'essere una legge che non permette ai condannati di candidarsi, non permette agli inquisiti di assumere cariche di governo e non permette ai parlamentari di fare doppi lavori.
Voglio dirlo una volta per tutte. Se noi dell'Italia dei Valori martelliamo tanto su questi tre punti non è per fare danno a Berlusconi, ma per fare l'interesse del Paese. Se uno è accusato di essere mafioso è bene che non faccia il ministro fino a che non è sicuro che al governo farà gli interessi degli italiani e non quelli di Cosa nostra. E' Berlusconi, casomai, che chiede di fare un danno al Paese e alle istituzioni per fare un favore a lui, ed è già risucito a farsi rispondere troppe volte di sì da un Parlamento senza onore né dignità. Adesso basta.

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2 Ottobre 2011

Insieme per costruire il centrosinistra

Voglio prima di tutto ringraziare Nichi Vendola per aver lanciato un forte messaggio unitario intervenendo alla festa dell'IdV di Vasto.
Credo che sia necessario individuare alcuni punti fissi. Il primo è il sistema bipolare. Uno deve decidere da che parte stare e deve deciderlo prima di chiedere il voto agli elettori. Questa idea di stare al di fuori della logica bipolare è bellissima sul piano della protesta. Però il giorno dopo le elezioni impedisce di costruire l'alternativa e così crea le condizioni per rimandare dove stanno oggi quelli che invece dobbiamo sconfiggere.
Sono qui per ribadire che, nel sistema bipolare, l'Italia dei Valori intende partecipare responsabilmente e determinatamente alla costruzione dell'area di riferimento del centrosinistra. E' vero che il centrosinistra ha in sé esperienze e storie diverse, ma proprio nel gesto di responsabilità di trovare punti di incontro c'è la possibilità di costruire l'alternativa.
Io facevo il seminarista. Quando mi dicono, “ma tu che viene dal seminario, coi comunisti che c'entri?”ricordo quel che ilo Vangelo di Gesù Cristo insegnava, e mi pare che alla fine il primo socialista era proprio lui. Quando diceva “Fuori i mercanti dal Tempio”- Quando indicava la libertà, a solidarietà e le pari opportunità, uguali per tutti.
Io credo che dobbiamo partire da questa proposta. Dobbiamo far credere ai cittadini che c'è un'alternativa al governo delle destre. Certo, ci lasceranno delle macerie. Ce lo hanno indicato ieri le parti sociali, Confindustria, i sindacati, addirittura la Bce, quando ha detto che l'Italia deve far quadrare i conti. Voglio dirlo in modo forte e chiaro: che dobbiamo rimettere a posto i conti è vero, ma che debbano pagarli le fasce più deboli del Paese non lo deve decidere la Bce e non lo deve decidere l'Unione europea. Dobbiamo decidere noi a chi far pagare i danni e le conseguenze di questi danni. Se da una parte dobbiamo dare ragione all'Unione europea e impegnarci nel rimettere a posto i conti, dall'altra dobbiamo essere noi, con la nostra responsabilità e con la schiena dritta a far pagare questi conti a chi i danni li ha provocati.
Noi crediamo che le miserie della politica dipendano soprattutto da questa classe politica che ha occupato il Parlamento. L'altro giorno abbiamo assistito a un classico voto di scambio di stampo mafioso. Una maggioranza parlamentare che non c'è più compra, nel senso materiale del termine, i voti di alcune persone che non sono state elette col centrodestra ma vendono se stesse e la propria dignità, peggio di Giuda, per rimanere nel posto dove stanno o diventare ministri. Come ha fatto il ministro Romano: quando il Parlamento gli dà la fiducia, noi riteniamo di essere di fronte a un Parlamento criminale ed eversivo.
Come criminale ed eversivo riteniamo che sia il comportamento di quel ministro della Riforme che non vuole riformare l'Italia ma distruggere il Paese. Noi non ci limitiamo a quel che giustamente ha detto il presidente della Repubblica nel suo rimprovero di ieri. Noi chiediamo fortemente che al governo non ci possa più essere un ministro che lavora per distruggere il Paese.
Noi riteniamo che sia eversivo il comportamento di un ministro degli Interni che ogni giorno si vanta di combattere la criminalità, che si vanta ogni volta che riesce a sciogliere un consiglio comunale solo perché al suo interno c'è qualcheduno che ha rapporti di contiguità con la mafia (e noi siamo d'accordo nel scioglierlo) e poi proprio lui, come ministro degli Interni, fa parte di un consiglio dei ministri dove c'è qualcuno per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per rapporti con la mafia. Maroni non ha più titolo morale per sciogliere nessun consiglio comunale perché sta attaccato alla poltrona! Se non riesce a sciogliere il consiglio dei ministri deve dimettersi, altrimenti è complice di chi è sospetto mafioso e sta all'interno del consiglio dei ministri.
Voglio raccontarvi una cosa di cui nessuno parla e che sta succedendo in queste ore. Il 16 ottobre si volta per il rinnovo del consiglio regionale e per il presidente della Regione Molise. Ora, sta succedendo una cosa particolarissima. Voi sapete che questo ministro degli Interni e questo governo ripetono spesso di dover far quadrare i conti, quindi, se i governatori delle Regioni non fanno quadrare i conti, viene dichiarato il dissesto finanziario, dopo di che il presidente della Regione non si può più ricandidare. E' una legge giusta. Solo che nella Regione Molise, quando hanno scoperto che questa legge doveva diventare operativa, qualche mese fa, hanno anticipato la data delle elezioni dal 16 novembre al 16 ottobre per poter non applicare a se stessi la legge. Il ministro Maroni lo ha permesso, proprio per evitare che il governatore del Molise, per cui è stato dichiarato il dissesto finanziario, non potesse ricandidarsi.
Noi siamo in presenza di un governo e di una maggioranza parlamentare che ogni giorno praticano un'azione criminale per salvaguardare se stessi, una volta il consiglio dei ministri, una volta il consiglio regionale e così via.
Siamo accusati ogni giorno, lo siamo stati anche oggi, di stare qui a fare antipolitca. Invece questa è la politica, e lo hanno dimostrato il milione e 200mila firme del referendum. I cittadini ci rincorrevano per fermare non perché volessero esercitare un'azione di antipolitica, ma perché volevano esercitare un'azione politica.
Noi vogliamo una nuova legge elettorale. Però io credo che dobbiamo essere tutti d'accordo su tre precondizioni che devono esserci in qualsiasi nuova legge elettorale e per cui dobbiamo batterci tutti quanti. Il problema non è solo di legge elettorale: è di classe politica. Non puoi chiedere al Paese di quel che la classe politica dimostra di essere all'interno del Parlamento.
Allora la prima regola che dobbiamo applicare a noi stessi come codice etico e impegno collettivo anche se ancora non c'è la legge e che poi ci impegniamo a far diventare legge nei primi cento giorni è che i condannati non devono poter essere candidati. Oppure, se qualcuno viene condannato definitivamente in costanza di mandato, decade automaticamente. Non che succede quel che è già successo e che hanno fatto un po' tutti e due i poli, che uno decade dal consiglio regionale e poi viene eletto in Parlamento.
Seconda regola: se qualcuno è stato rinviato a giudizio non può assumere incarichi di governo né locale né centrale: né assessore né ministro. Una cosa è la responsabilità penale e non c'è responsabilità fino a che non c'è condanna definitiva. Un'altra cosa è affidare le chiavi della cassaforte a uno che è sotto processo perché si frega le casseforti. Si deve sapere prima se sei una brava persona, non dopo che hai governato, perché non servirebbe a niente.
Terza regola: chiunque va in Parlamento non deve assumere altri incarichi né doppi incarichi, neanche professionali. Siamo stufi di vedere avvocati che la mattina vanno in Parlamento, si fanno la legge e nel pomeriggio se la vanno ad applicare nelle aule di tribunale.
Qualcuno dice: “Aspettiamo di vedere se la Corte costituzionale ammette o non ammette il referendum”. Come al solito aspettano il cavillo, ma la raccolta delle firme che abbiamo fatto per una nuova legge elettorale è innanzitutto un atto politico, con cui vogliamo dire che i cittadini intendono riappropriarsi del diritto di decidere chi mandare in Parlamento e soprattutto chi mandare a casa. Il messaggio politico è che questo Parlamento non ha più dignità morale, politica etica per restare.
Lasciatemi inviare un messaggio a tutti questi signori che ci applaudono il giorno dopo. Io me ne sono accorto con gli ultimi referendum: quando abbiamo vinto, hanno vinto tutti. In questo referendum elettorale, adesso che abbiamo raccolto le firme le hanno raccolte tutti. Bene, io voglio spezzare una lancia a favore del segretario del Partito democratico Bersani. Ha ragione: una marea di democratici sono venuti a firmare ai nostri banchetti. Una marea di elettori democratici.
Lasciatemi rivolgere un messaggio, dicevo, anche a tutti quei signori con la puzza sotto il naso che intendono sempre spiegare agli altri cosa devono fare e che la faccia non ce la mettono mai prima. Sempre dopo. Signor Montezemolo, signor Della Valle, avrete pure tutte le ragioni di questo mondo, ma sporcatevi le mani pure voi, vedete un po' cosa volete fare, non ci dite che non va bene mai niente. Questa idea di salire sul carro il giorno dopo non va bene.
Io non ho visto nessuno dei due a firmare per il referendum per cambiare le legge elettorale. Come si può dire che si vuole una nuova classe politica e poi, quando i cittadini fanno un referendum per cambiare la classe politica, non esserci?
Dobbiamo costruire l'alternativa. Deve essere un'alternativa all'un tempo di programma e di credibilità delle persone che si propongono. Di programma: è inutile mettersi insieme se poi sui temi fondamentali, strutturali, di sistema non ci si intende. Anche oggi ho sentito dire che Confindustria ha detto cose giuste. Ha detto cose giuste quando ha detto che non va bene quel che dice il governo, poi bisogna vedere cosa dice su come risolvere il problema. Ha detto delle cose giuste la Bce? Ha detto cose giuste quando ha detto che bisogna far quadrare i conti, ma poi bisogna vedere come farli quadrare.
Allora la prima cosa che dobbiamo fare è mettere in piedi questo programma e lanciare subito le primarie, perché dobbiamo essere pronti al più presto per poter costruire l'alternativa. Dobbiamo costruirla con le forze politiche che ci stanno. Il Partito democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori hanno detto che ci stanno. E' inutile che stiamo ad aspettare il signor Tentenna! Cominciamo, senza pregiudizi nei confronti di nessuno se non il pregiudizio etico e il pregiudizio programmatico, che non sono pregiudizi. E' un giudizio di valore il primo, ed è un giudizio di governo il secondo.
Oggi è un altro giorno importante per la costruzione di questa unità e il 5 novembre, quando il Pd farà quell'altra grande manifestazione, state pur tranquilli che io ci sarò e sono certo che ci sarà anche Nichi Vendola. Perché noi non ci vergogniamo di andare alle manifestazioni degli altri. Siamo orgogliosi di mischiarci e unirci agli altri.
Grazie

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1 Ottobre 2011

Legge elettorale: i condannati fuori dalle liste

La mia intervista oggi a Repubblica.

“E’ avvenuto qualcosa di incredibile: un milione e duecento mila firme raccolte tra agosto e settembre. Una grande vittoria”. E’ quanto afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un’intervista pubblicato oggi sul quotidiano ‘La Repubblica’.

Nemici e tiepidi sostenitori dei quesiti annunciano una riforma elettorale da fare in Parlamento. Sciacalli o truffatori?
“La prima soddisfazione è che tutti, adesso, hanno capito la forza del popolo. Al di là del nostro impegno e di quello del comitato non ho mai visto tanti cittadini chiedere spontaneamente dov’erano i banchetti. Questa è voglia di politica, altro che antipolitica. La gente difende l’unico strumento democratico per far sloggiare dal Parlamento una classe politica che, eletta col Porcellum, si può vendere al miglior offerente. Tanto non risponde a nessuno”.

Torniamo al punto.
“Il punto è che le firme dicono: c’è bisogno di una nuova legge elettorale. Io lascio aperta la porta a soluzioni parlamentari. Ma evitando un’altra truffa ai danni dei cittadini. Perciò chiedo tre condizioni.

Quali?
“Coloro che sono condannati non possono essere candidati. E se vengono condannati in Cassazione durante il mandato parlamentare, decadono automaticamente. Divieto di assumere incarichi di governo per chi e' rinviato a giudizio. Incompatibilità a svolgere altre attività istituzionali".

Stop ai doppi e tripli incarichi.
“Non solo. Stop a quelli che continuano a svolgere le loro professioni. Avvocati, commercialisti, lobbysti di ogni genere che fanno da deputati gli interessi loro e dei loro clienti”.

Ci crede a una riforma elettorale senza referendum?
“No. Questa classe politica è figlia del Porcellum. E' impossibile che l'autore del malaffare faccia la battaglia contro il malaffare”.

Se invece il tavolo partisse accetterebbe leggi proporzionali?
“Io credo al sistema bipolare. Con le minoranze tutte rappresentate per fare da cane da guardia e la maggioranza messa nelle condizioni di governare. Non credo invece al terzo polo, che per sua natura è costretto ad accettare il programma di uno dei due poli maggiori e quindi può esercitare solo il suo potere ricattatorio o di compravendita”.

Il referendum può portare alle elezioni anticipate con questa legge. Eterogenesi dei fini?
“Se si vota in primavera la valanga referendaria avrebbe ottenuto comunque un grande risultato: rompere il bunker in cui è assediato il gheddafino italiano con l'aiuto della Lega. In Parlamento la sfiducia a Berlusconi non la otterremo mai. Solo la sfiducia di popolo è efficace. Lo hanno capito un milione e 200 mila italiani. E sono pronti a capirlo molti altri”.

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30 Settembre 2011

Referendum: i cittadini chiedono una nuova legge elettorale


“Non ce la farete mai”, “Inutile provarci”, “Impossibile raggiungere 500mila firme in poche settimane e con l’estate di mezzo”. Il copione si è ripetuto anche stavolta, com’era già successo per i referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. Nessuno ci credeva, e invece di firme ne abbiamo raccolte non 500mila ma più di un milione e duecentomila, alla faccia dei Tg di regime che non si facevano scappare una parola sulla proposta di referendum sulla legge elettorale nemmeno a pagarla oro.
Questo risultato dovrebbe spiegare e far capire a tutti quello che noi già sapevamo: che i cittadini non ne possono più di questo Parlamento di nominati e di corrotti e vogliono a tutti i costi una nuova legge elettorale che gli permetta di scegliere i propri rappresentanti e non di ritrovarseli paracadutati da questa o quella segreteria di partito.
Ora una nuova legge elettorale dovrà essere varata al più presto. Ma nella nuova legge ci sono tre precondizioni secondo noi sono obbligatorie: i condannati non devono poter essere candidati; gli inquisiti non devono poter assumere cariche di governo e i parlamentari non devono poter svolgere un doppio lavoro, perché sennò come deputati e senatori votano la mattina le leggi che, come professionisti, gli servono al pomeriggio.
Ma il successo straordinario di questa raccolta di firme dice che i cittadini non ne possono più di vedere un Parlamento che invece di preoccuparsi delle loro difficoltà continua a riunirsi per fare leggi e leggine che servono solo al presidente del consiglio e ai suoi compari come il processo lungo o il bavaglio sulle intercettazioni. C’ è in giro una grande disperazione sociale, e se continua così finirà per forza per esplodere.

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28 Settembre 2011

Su Romano un voto di scambio di tipo mafioso

Colleghi,
la Procura della Repubblica dic che sono provati i rapporti di contiguità del ministro Romano con quelle persone. E' esattamente come quando al ministro degli Interni di sciogliere i consigli comunali ogni volta che ci sono rapporti di contiguità, a prescindere dalla responsabilità penale.
Si chiede lo scioglimento di organismo come i consigli comunali e provinciali senza e prima ancora dell'intervento della magistratura, ma con atto amministrativo del Prefetto. Qui siamo in presenza di una richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica per fatti già strutturati in un capo d'imputazione.
Ecco perché io ritengo che lei debba dimettersi. Ecco perché ritengo che noi dobbiamo chiedere attraverso un voto di sfiducia che lei lasci il governo.
Certo, lei non lo farà. Ma questo cosa vuol dire? Vuol dire che chi in questo Parlamento le dà la fiducia diventa complice politico e morale dei suoi comportamenti.
Lo diventa innanzitutto perché adopera due pesi e due misure a seconda che una persona serva o non serva a essere maggioranza e a stare al governo. Diciamo la verità. Lei reclama la sua innocenza, ma è venuto oggi a reclamare una cosa che nessuno mette in discussione. Quel che noi vogliamo mettere in discussione è che lei in questo momento sta ricevendo il corrispettivo di un voto di scambio, tipico di un atteggiamento mafioso, che è avvenuto il 14 dicembre.
Questo va affermato in modo politico: il 14 dicembre il governo non aveva la maggioranza. E' andato in giro a cercare la maggioranza attraverso un voto comprato, venduto, ricattato, attraverso un voto di scambio. E' andato a cercarlo in tutte le file di quelli che erano l'opposizione e nelle file dell'opposizione ha trovato dei quaquaraqà, come direbbe qualcuno del suo paese, che si è venduto per trenta denari. Ed è andato a cercare chi come lei quaquaraquà non è perché piuttosto un mammasantissima e che ha preteso di diventare ministro e ha preteso di avere un corrispettivo.
E il corrispettivo lo ottiene oggi. Lo ha ottenuto facendo il ministro. Lo ottiene oggi violentando il Parlamento perché le dia un voto di fiducia pur se ciò non dovrebbe essere possibile.
Io resto amareggiato nel vedere un ministro degli Interni che tutti i giorni si vanta di combattere la criminalità mafiosa che, proprio nel momento in cui si deve chiedere la massima trasparenza del Parlamento, fugge, codardo, e neanche si presenta.
Io denuncio pubblicamente questo fatto. Voglio ricordare che quelle vittorie che la magistratura, i poliziotti e i carabinieri stanno ottenendo contro la mafia e contro la criminalità organizzata non sono merito suo, ministro, e non sono merito di questo governo.
Ci sono nonostante questo governo, e non lo dico io. Si vada a rivedere un po' d'agenzie! “La polizia: lotta contro la mafia, il governo taglia i fondi”, “La polizia al collasso, a rischio la sicurezza dei cittadini”, “Lotta alla criminalità, la polizia non ha i soldi per la benzina”. Questo è il governo di oggi. Il governo dell'impunità il governo della “convivenza”. Qualcuno prima di lei l'ha detto, un altro ministro: “Bisogna convivere con la mafia”.
Mi avvio alla conclusione caro ministro, anzi “caro” per niente, signor ministro. Lei in questo momento chiede a questo Parlamento un voto per la sua fiducia. Lei, in questo momento, chiede a questo Parlamento di ottemperare a un voto di scambio. In questo Parlamento, in questo momento, ci si sta comportando come in qualsiasi associazione criminale: con un voto di scambio.

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Referendum, il nostro dovere fino in fondo

Se in un consiglio comunale di un Comune qualsiasi c’è qualcuno che ha rapporti con la mafia, ancorché non indagato, il Prefetto scioglie il consiglio comunale. Ciò significa che al di là delle responsabilità penali, per ragioni di prevenzione, si può sciogliere il consiglio comunale.
Noi abbiamo un consiglio dei ministri in cui c’è un Ministro in carica che è accusato dall’autorità giudiziaria, dunque non dal Prefetto, non dall’autorità amministrativa, di essere in concorso esterno con la mafia. A prescindere dalla sua eventuale responsabilità penale, per rispetto e per tranquillità delle istituzioni, si dovrebbe sciogliere il governo oppure si dovrebbe dimettere il Ministro.
Il Ministro degli Interni, che ogni giorno scioglie consigli comunali per fatti del genere, e il suo partito, oggi votano la fiducia e mantengono al governo una persona accusata di mafia. Questa è una violazione dello Stato di diritto ed è un approfittarsi del ruolo e delle funzioni per mantenere la poltrona.
Quella che io faccio è una denuncia politica. Che poi ci siano i numeri perché ci sono persone che, pur di non andare a casa, sono disposte a svendere la propria dignità è perché questo è il Parlamento di oggi. Un Parlamento che l’elettorato e il Popolo italiano non meritano.
Come può l’opposizione rendersi più incisiva?
Solo andando alle elezioni. Puoi fare tutta l’opposizione che vuoi, ma o fai la presa della Bastiglia coi forconi oppure rispetti la democrazia come facciamo noi dell’Italia dei Valori che insieme a tante altre forze politiche, attraverso la raccolta delle firme per l’abrogazione delle legge elettorale, stiamo cercando di cambiare le regole del gioco affinché la prossima volta i cittadini siano messi in condizione di poter scegliere chi mandare al Parlamento e soprattutto chi mandare a casa.
Su questo punto mi permetto di dare una notizia: tutti credevano che non ce l’avremmo fatta, e invece ci siamo riusciti. Venerdì mattina,il 30 settembre, andiamo in Cassazione e depositiamo queste firme che sono una marea, dopo di che chiediamo formalmente al capo dello Stato che prenda atto di questa assoluta ingovernabilità e soprattutto di questa assoluta sfiducia sia internazionale che del nostro copro elettorale per questa classe dirigente e metta in condizione il Paese, attraverso lo scioglimento delle Camere, di tornare alle urne al più presto.
Noi dell’IdV abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere.. Così come i democratici di Parisi, l’Unione popolare, Sel e tanti altri.
Noi dell’IdV abbiamo raccolto le firme anche per una legge di iniziativa popolare per abrogare le Province e per ridurre costi e sprechi.
Alfano ha detto: “A questo punto modifichiamo noi, in Parlamento, la legge elettorale”. Quindi questo referendum ha già raggiunto un risultato, impone di cambiare la legge elettorale. Non so se lo faranno, ma in questo caso noi diciamo, e chiediamo ai cittadini che ci aiutino in questo, che non può esserci nessuna legge elettorale che non preveda al primo punto la non candidabilità dei condannati. Hai fatto il delinquente? Non puoi stare in Parlamento. Non è possibile che a un delinquenti convenga fare il parlamentare piuttosto che il latitante! Secondo: se sei sotto processo non puoi governare, né come assessore in un Comune né come ministro nel governo. Terzo: se fai il parlamentare non puoi fare anche un altro mestiere. Non è possibile che, se fai l’avvocato, come parlamentare ti fai una legge che ti serve per vincere i processi.

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27 Settembre 2011

Bisogna fermarlo

“Va purificata l’aria”. Non lo dico io Antonio Di Pietro, non lo dice l’opposizione. Lo dice il cardinal Bagnasco a nome dell’intera Chiesa. Sono le parole più severe mai usate dai vescovi contro un leader politico
Il presidente del consiglio è solo. Non lo vuole più nessuno, nemmeno quelli che fino a ieri erano suoi alleati. La presidente di Confindustria lo scarica ogni giorno. Gli editorialisti che fino a ieri gli avevano perdonato quasi tutto gli chiedono di farsi da parte. All’estero non può più farsi vedere e quando si tratta di ringraziare gli alleati per la guerra libica, Obama neanche nomina l’Italia.
Eppure quest’uomo e questo governo ridotti al lumicino sono più pericolosi che mai. Sono disperati, quindi pronti a tutto. Berlusconi non teme solo di perdere il potere, teme di dover fare i conti con la giustizia senza più scudi e corazze a garantirgli l’impunità. Pur di evitarlo sta facendo e farà di tutto.
Basta aprire un giornale. Domani la maggioranza cercherà di salvare Saverio Romano, un ministro indagato per legami con la mafia che in nessun altro Paese civile sarebbe accettato non dico al governo ma neppure in maggioranza. In nome della lotta alla criminalità organizzata il ministro Brunetta ha pure provato a far eliminare il certificato antimafia. Pensa che la parte peggiore di questo paese siano i precari, mica Cosa nostra o la ‘ndrangheta.
Il giorno dopo la maggioranza cercherà di imporre la nuova legge bavaglio contro le intercettazioni, un altro regalo ai delinquenti di ogni tipo con all’interno norme liberticide e fasciste studiate per far tacere la rete. Ed è inutile sperare che il dittatorello asserragliato nel bunker si fermi qui
Bisogna fermarlo, e c’è un modo solo. Che i cittadini, civilmente e pacificamente ma con determinazione si facciano sentire in tutti i modi possibili. Fino a che la loro voce non troverà ascolto anche nell’unica sede che può dire basta a questo scempio, la presidenza della Repubblica

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25 Settembre 2011

Lascerete Romano a guardia del pollaio?

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Il ministro Maroni in questi anni si è sempre vantato di essersi impegnato nella lotta contro la mafia. In realtà se qualche risultato c'è stato è grazie al grande contributo dell’investigazione e dell’azione di magistrati e forze dell’ordine. Il governo e il ministero degli Interni retto da lui, infatti, si è prodigato per tagliare fondi e ridurre personale. E le proteste delle forze dell'ordine di questi mesi, ne sono la chiara dimostrazione.
Adesso però Maroni mi dovrebbe spiegare come fa a coniugare la paventata lotta contro la mafia con il tenersi al governo un ministro come Saverio Romano, che è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
E, per favore, non mi venga a dire che una cosa è essere indagato o rinviato a giudizio e un'altra essere condannato. Lo so da solo, e infatti mica dico che Romano deve andare di filato in galera. Dico solo che non deve fare il ministro perché tenersi uno sospettato di stare con la mafia nel governo è l'ennesimo esempio di volpe messa a guardia del pollaio, e bisognerebbe evitare questo rischio adesso, non tra qualche anno, alla fine del processo, quando le galline saranno state tutte mangiate.
Ma queste cose il ministro Maroni le sa benissimo da solo. Il motivo per cui non vuole sfiduciare Romano è solo che quello controlla ben quattro voti , e in questo Parlamento ridotto a un suk sono importantissimi per tenere in vita artificiale il governo. Questo conta molto più della lotta alla mafia e dello stato di diritto, per tutto il governo e per tutta la maggioranza.
Anche per il ministro Maroni che, al momento della verità, non si comporta diversamente da un lacchè qualsiasi.
Può farlo solo perchè non è stato scelto direttamente dagli elettori, grazie al Porcellum partorito dal suo collega di partito Calderoli.
Per questo il prossimo Parlamento deve essere scelto dai cittadini, come indicano chiaramente i più di 500.000 firmatari del referendum che vuole abolire questa pessima legge elettorale. Noi dell'Italia dei valori ci siamo impegnati e ci impegneremo ancora nei pochi giorni che mancano per raccogliere il maggior numero di firme.
E poi sarà indispensabile che Maroni e tutto il governo levino le tende il prima possibile, per il bene dell'Italia e dell'Europa, viste le sollecitazioni che arrivano da oltreoceano.

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24 Settembre 2011

Cacciamo il piccolo Raìs di palazzo Grazioli

silviafi.jpg

La verità che l'informazione di regime nasconde agli italiani è molto semplice. Per convincere i poveri investitori ad accattarsi i nostri titoli di Stato, nonostante Berlusconi, dobbiamo pagargli interessi altissimi. La cassaforte riempita con le manovre che saccheggiano i cittadini si svuota immediatamente per pagare quegli interessi.
Finché Berlusconi resta al governo, manovre, tasse, tagli alla spesa pubblica non servono a niente: è come riempire d'acqua un barile con un buco enorme nel fondo. Anche in questo Berlusconi somiglia al suo amico Gheddafi che ha resistito, fino all'ultimo, nel bunker a costo di esporre il suo Paese alla distruzione. La Libia è stata devastata dalle bombe e l'Italia lo è dalla crisi e dallo spread. Per questo non possiamo aspettare: Berlusconi se ne deve andare subito. Non lo farà da solo, dal momento che coscienza non ne ha, e non lo costringeranno i suoi gerarchi, che sono ancora più servili e irresponsabili di quanto non fossero quelli di Tripoli. L'unico modo è che siano i cittadini a spingere perché il nostro gheddafino sia costretto a lasciare il bunker. La mozione di sfiducia dell'IdV e del Pd contro il ministro Saverio Romano è l'occasione per iniziare a farlo. Romano è accusato di essere legato a Cosa nostra. E' stato nominato ministro in cambio del voto con cui l'anno scorso ha salvato Berlusconi. E’ la bandiera di questo Parlamento composto, in buona parte, da escort della politica. Oggi ricatta i suoi compagni di maggioranza e di merende, facendo sapere che se sarà sfiduciato farà cadere il governo. La maggioranza si prepara, mercoledì prossimo, a salvargli la poltrona col voto di una Lega che ha ormai tradito tutti i propri antichi ideali, in cambio delle lenticchie di Arcore. Solo se i cittadini si faranno sentire con forza e in ogni modo possibile questo ministro venduto e ricattatore smetterà di coprire di vergogna l'Italia. E subito dopo sarà il turno del piccolo Raìs di palazzo Grazioli

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23 Settembre 2011

La trasformazione genetica dei dirigenti leghisti

“La Lega ha portato in dote questa grande lotta per passare a uno Stato liberale dove ci sia finalmente l’eguaglianza dei diritti e dei doveri dei cittadini.

I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio della Fininvest e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai-Tv restituendo ai media la loro libera e democratica funzione per informare imparzialmente e obiettivamente l’opinione pubblica. I patti richiedevano la netta separazione fra gli interessi personali del Capo del Governo e la sua funzione di altissimo pubblico ufficiale.

Lei in campagna elettorale ha promesso milioni di posti di lavoro, ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa… In realtà il sogno non ha fatto sognare che lei; avrà consolidato il suo potere personale, ma non ha risolto uno solo dei tanti fattori di crisi del paese.

Il governo ha inteso la governabilità come fine a se stessa, il potere per il potere… Si è trattato non solo di un governo non intenzionato ai cambiamenti ma di un governo dei conflitti con la magistratura e con il sindacato, un governo del controllo dell’informazione”.

Questo discorso non lo ho fatto io e non lo ha fatto nessun altro leader dell’opposizione. Questo discorso lo ha fatto nell’aula della Camera Umberto Bossi. Era il 21 dicembre 1994 e da allora nulla è cambiato se non la Lega.

Berlusconi è sempre lo stesso. Continua a usare “la funzione di altissimo pubblico ufficiale” solo ed esclusivamente per fare i suoi “interessi personali”. Continua a non aver risolto nessuno dei “tanti fattori di crisi del Paese”. E’ impressionante scoprire quanto le cose siano rimaste identiche in 17 anni!

La differenza è che allora Bossi e la Lega ebbero il coraggio di dire la verità e togliere la fiducia a Berlusconi, oggi sono l’ultimo disperato puntello del suo potere. Allora chiedevano che diritti e doveri fossero uguali per tutti, oggi difendono i privilegi dei politicanti che prima combattevano. Allora dicevano di voler addirittura impiccare i parlamentari corrotti o sospetti di legami con la mafia: la settimana prossima, se si comporteranno come ieri, confermeranno la fiducia al ministro Saverio Romano, accusato appunto di essere in combutta con i mafiosi.
Io spero che gli elettori della Lega si rendano finalmente conto della grande trasformazione genetica dei loro dirigenti e si ribellino fino al punto di costringerli a vergognarsi per aver abbondonato l'originale spirito popolare e poi li lascino al loro destino di difensori della Casta e di lacchè di Berlusconi.

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22 Settembre 2011

Voto di scambio in Parlamento

Oggi si e' realizzata la frattura definitiva tra il Paese reale e quello formale. Quello formale, dentro il Parlamento, e' in mano ad una manciata di voti.
Il vero protagonista oggi è stato il voto di scambio, un tipico atteggiamento paramafioso.
In Parlamento si è materializzato l'esempio piu' basso della credibilita' delle istituzioni. Il culmine c’è stato nel momento in cui il ministro Bossi ha motivato perchè non è stata data l'autorizzazione all'arresto: per non far cadere il governo.
Come se per non far cadere l’esecutivo sia lecito commettere reati e restare impuniti. Questo si chiama complicita' nel reato.
Oggi il Parlamento si trova nella stessa condizione in cui si trovo' quel Parlamento che nel 1993 non ha dato l'autorizzazione a procedere contro Craxi. In aula tutti hanno battuto le mani, fuori ci fu la rivolta sociale. La colpa non e' di chi lancia le monetine ne' di chi come me avverte che sta per scoppiare una rivolta, ma di chi la provoca.

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21 Settembre 2011

Siete una luna sorda e cieca e non vedete ciò che oscura il Paese

Oggi io mi considero il dito e il Parlamento si considera la Luna. E io sono orgoglioso di essere il dito che indica una luna sorda e cieca che non vede ciò che accade e ciò che oscura il Paese.

Il problema non sono io che ho lanciato l'allarme nel dire che c'è la rivolta alle porte perché fuori da questo Parlamento a scioperare non c'erano solo i giovani senza lavoro, gli insegnanti ecc. ma c'erano i poliziotti. In questo momento c'è una disperazione nel paese nel vedere che tutto sta crollando e al Senato ci occupiamo del conflitto di attribuzione perché Ruby rubacuori deve essere considerata la nipote di Mubarak e alla Camera delle intercettazioni.

Milioni di persone sono sull'orlo della disperazione sociale e da lì alla rivolta sociale e alla violenza non ci vuole molto. Denunciarlo non vuol dire non rispettare la Costituzione ma assumersi una responsabilità di fronte a un Parlamento irresponsabile e senza attributi che si vende l'anima e il corpo e ogni dignità solo per far credere che tutto va bene, solo per mantenere la poltrona. Questo governo sta rischiando di portare a morte l'economia e la Costituzione. Guardatevi allo specchio, sarete i complici politici di quello che accadrà nel nostro Paese.

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La Casta boccia la proposta Grillo, ce ne faremo carico noi

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Stamattina, con uno scandaloso voto trasversale, la Casta ha deciso di insultare centinaia di migliaia di cittadini e l’essenza di una vera democrazia bocciando la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare di Beppe Grillo per rendere ineleggibili i condannati in via definitiva e limitare a due mandati la possibilità di essere eletti e cancellare il procellum.
La settimana scorsa io stesso avevo scritto al presidente del Senato Schifani chiedendogli di rispettare la Costituzione e la democrazia tirando fuori dai cassetti dove giace da anni quella proposta di legge. Schifani mi aveva risposto impegnandosi a proporre la calendarizzazione alla conferenza di capigruppo.
Qui, però, l’IdV è rimasta ancora una volta sola. La Casta ha innalzato un muro come aveva già fatto al momento di mettere in pratica le chiacchiere sull’abolizione delle Province e ha bocciato la calendarizzazione, alla faccia dei 350mila cittadini che avevano firmato il ddl di iniziativa popolare e che in una democrazia reale avrebbero il diritto di essere presi sul serio.
Possibile che questi parlamentari non si rendano conto di trovarsi ormai ad anni luce di distanza dai cittadini e di essere coperti da un discredito che queste ignobili e arroganti difese dei privilegi di casta rendono di giorno in giorno meno recuperabili?
A nome di tutta l’Italia dei Valori io mi impegno con quei 350mila cittadini a non lasciar cadere la loro proposta né ora né nella prossima legislatura, quando ci saremo liberati di Berlusconi e potremo affrontare il resto della Casta.

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Prima che ci scappi il morto!

Il governo e la sua maggioranza parlamentare non ci sono più. Domani sarà la cartina al tornasole per verificare se in Parlamento c’è ancora qualche parlamentare di maggioranza che ha un po’ di dignità e di onore.
Domani avremo a che fare con la richiesta di una misura cautelare, cioè di mandare in carcere l’on. Milanese, un deputato che prima era un alto ufficiale della Guardia di Finanza e che è accusato di reati gravissimi contro la Pubblica amministrazione dalla Procura della Repubblica di Napoli. Il Parlamento deve decidere se dare l’autorizzazione all’arresto o meno.
E’ agli atti che non v’è alcun fumuspersecutionis, alcun intento persecutorio. Lo ha dimostrato ancora ieri il gip di Napoli, dicendo che, a seguito delle ulteriori indagini svolte, si è accertato che le dazioni di pagamento sarebbero avvenute a Roma e che, quindi, è Roma la Procura competente. Domani però si rischia che la decisione del Parlamento venga assunta non per motivi di legge ma per motivi politici: “Siccome sei un parlamentare, noi non diamo l’autorizzazione all’arresto”.
Il problema, come vedete, non è Milanese. Il problema è la degenerazione di questo Parlamento, di questa maggioranza parlamentare e del suo governo che, mentre il mondo brucia, mentre l’Italia va a pezzi, mentre il Paese ha bisogno di interventi urgenti in materia economica, sociale, di rilancio della produzione industriale e di diritti civili, tiene impegnato domani il Parlamento per dire no all’arresto di un deputato accusato di essersi macchiato di gravi reati.
Tiene impegnato il Senato per dire che il presidente del consiglio non può essere processato perché Ruby Rubacuori ai suoi occhi era la nipote di Mubarak e quindi, per salvare la dignità di un capo di Stato, non voleva che fosse arrestata.
Tiene impegnato il Parlamento, la settimana prossima, per il “processo lungo”, cioè per fare delle regole affinché i processi non arrivino mai a sentenza e i delinquenti stiano sempre fuori, perché questo serve a Berlusconi nel processo Mills.
Tiene impegnato l’altro ramo del Parlamento per ridurre o eliminare le intercettazioni telefoniche come strumento di investigazione.
Al di là di tutte queste anomalie sul piano del diritto processuale penale, interessa qui far rilevare la grande responsabilità politica di un governo che non ha più nulla da dire o da dare, chiuso nel suo bunker, che pensa di poter ancora governare il Paese mentre nel Paese sta sbocciando la rivolta sociale.
Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo.

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20 Settembre 2011

E' solo lui il responsabile del disastro

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Ogni volta che una nuova mazzata si abbatte sul nostro Paese Berlusconi dà la colpa a qualcun altro. Una volta è l’opposizione, un’altra i magistrati, stavolta il barile cerca di scaricarlo sulla stampa.
Se Standard & Poor’s ci declassa e se il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime di crescita per l’Italia non dipende dal fatto che lui e il suo sgangherato governo hanno messo in fila cinque manovre in un mese oppure che il risultato di tutte questi aggiustamenti e riaggiustamenti convince poco e delude molto.
E neanche dal fatto che in nessun Paese del mondo si ha fiducia in un presidente del consiglio bugiardo, pluri-inquisito, troppo impegnato a scappare dalla giustizia per pensare al Paese, tanto offuscato dalle sue manie senili e dalle sue malattie da aver perso ogni residua lucidità. La colpa è dei giornali che non fingono che tutto vada bene come vorrebbe lui.
Ormai ci abbiamo fatto il callo, anche se questa volta la menzogna è ancora più grande, basterebbe domandarlo al Minzolini di turno o ai direttori dei giornali che lui controlla. E’ qundi una bugia con le gambe ancora più corte del solito. La colpa di questo disastro è sua e del suo governo, e la corsa verso il precipizio non si fermerà fino a che lui e il suo governo non se ne saranno andati.
Non mi illudo che una persona così egoista e irresponsabile possa anche solo per un attimo anteporre il bene pubblico al suo interesse privato. Mi chiedo però come sia possibile che in un intero grande partito e anzi in un'intera coalizione non ci sia nessuno con senso dell’onore e amor di patria sufficienti per dire basta. Questi non sono più politici, sono dipendenti usi solo a servir tacendo.
Mi chiedo anche cosa aspetti il guardiano delle istituzioni, della democrazia e della Repubblica, il capo dello Stato, a capire che senza un suo deciso intervento per porre fine all’agonia di questo governo e riportare il paese alle elezioni, la situazione tragica in cui si trova l’Italia continuerà a peggiorare.

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Ah Umbè: ma stai poco bene?

Bossi dice: “Noi della Lega non vogliamo arrestare Milanese perché mi dispace
mandare gente in carcere”. Umbè, fammi capire: qual è la gente che non ti piace
mandare in carcere? Solo i parlamentari?

Il disperato che arriva con la nave a Lampedusa solo perché mette il piede in Italia
va in galera. Quello che ruba la mela al supermercato perché non c’ha da mangiare
deve andare in galera. Quello che siccome si chiama “terrone” lo consideri una
persona di sott’ordine rispetto a te e dev’essere buttato via. Invece il parlamentare
che è accusato di corruzione, quello no.

Ah Umbè: ma stai poco bene?

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19 Settembre 2011

Nessuna spintarella o scappatoia

Mi è stato chiesto di rendere conto delle ragioni per cui mio figlio Cristiano è candidato alle elezioni regionali del Molise. Credo che quando gli vengono poste domande del genere, un politico abbia il dovere di rispondere. Mi rivolgo in particolare, confermandogli tutto il mio affetto, agli iscritti al circolo IdV di Termoli, che sono fra quelli che hanno posto la questione.
A Montenero di Bisaccia abbiamo candidato Cristiano non perché è un figlio di papà senza esperienza politica. Ha dovuto fare e deve fare la trafila come tutti gli altri iscritti all'IdV. Non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato. Quando abbiamo creato l'Idv, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruire l'IdV.
Non è andato a fare il “trota” di turno con un'elezione sicura in Parlamento, o in qualche listino regionale o in qualche assessorato. Si è candidato come consigliere comunale e lo ha fatto per cinque anni, senza diventare assessore nemmeno quando era in maggioranza. Poi si è candidato al consiglio provinciale e ha fatto il consigliere provinciale per altri cinque anni.
Adesso si candida per andare a fare il consigliere regionale, se i cittadini lo vorranno. Perché sia chiaro: sono state e sono tutte elezioni in cui Cristiano deve chiedere la preferenza sul suo nome, non sul mio. Non va nel listino o nella lista bloccata. E' stato trattato come tutti. Ha fatto la trafila come tutti. Da dieci anni, e anche oggi, attacca manifesti e raccoglie firme per i referendum come tutti gli iscritti all'Italia dei Valori.
Non è che se una persona è figlia di un leader politico perde i diritti politici. Non devono esserci favoritismi. Non devono esserci spintarelle o scorciatoie. Ma se comincia dal consiglio comunale e va avanti chiedendo il consenso degli elettori, non gli si può negare il diritto di partecipare.
Per questo, amici di Termoli, vi chiedo di lavorare tutti insieme per liberare il Molise dal berlusconi locale.

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18 Settembre 2011

Niente inciuci. Andiamo al voto

No agli 'inciuci': se cade il governo Berlusconi si deve andare subito al voto. A meno che non si decida di dar vita a un governo a tempo che abbia l'unico compito di riformare la legge elettorale. L'IdV dirà no a qualsiasi ipotesi di governo tecnico o di larghe intese, bisogna tornare al più presto alle urne. Ma bisogna vedere cosa fa il Capo dello Stato, che non può sciogliere le Camere fin quando c'è una maggioranza, seppure posticcia. E non possiamo pretendere che il Capo dello Stato dello Stato faccia una cosa incostituzionale. Dunque facciamo nostro l'appello di Scalfari a Napolitano su Repubblica.
Del resto perchè dovremmo accettare l'inciucio? La nostra disponibilità c'è solo per cambiare la legge elettorale, non ho alcuna intenzione di consegnare la vittima all'assassino, anzi.
No, quindi, al governo di unità nazionale per ricostruire il Paese, chi lo ha ucciso non può ricostruirlo.
No a mantenere in vita questa maggioranza, salvo che ci sia l'impegno del Presidente della Repubblica a un governo di tot giorni per fare una nuova legge elettorale.

Questa qui sopra è la prima parte del mio discorso di chiusura a Vasto, VI edizione dell'incontro nazionale dell'Italia dei Valori. Qui trovate la seconda parte in video, e qui sotto una sintesi del mio intervento.

Non possiamo più sfuggire alle nostre responsabilità. Chiediamo consenso per quel che riteniamo di aver fatto, di saper fare, di poter fare. Abbiamo dunque il dovere di andare oltre la mera manifestazione partitica. Questo si aspettano i cittadini da noi, questo è il nostro dovere.

Nel nostro Paese, a forza di discutere di quel che si vede dal buco della serratura, non si discute più del buco di bilancio. Noi condanniamo Berlusconi e il suo governo per il danno che ha fatto al Paese, non per quello che ha fatto a se stesso! Ho la sensazione che tutto ciò di cui si parla sia altro rispetto a quello di cui si deve parlare. C’è una distrazione di massa.
Il problema dei problemi, quello in testa all’agenda è secondo me quello dell’occupazione e del lavoro. Abbiamo la rivolta sociale alle porte. Se è vero come è vero che è giunto il momento di assumerci incarichi di governo, dobbiamo anche sapere che dobbiamo farlo e farlo bene.

Ci hanno rimproverato una differenza rispetto al movimentismo degli inizi, ma per guidare la macchina ci vuole qualcuno che tenga il volante. In una squadra non servono solo attaccanti, ma anche la difesa, i registi, l’ala destra e l’ala sinistra. Noi siamo un partito nato dopo la caduta del muro!

Al primo posto per ridare fiducia nella politica al Paese è portare in Parlamento persone di cui non vergognarci. Mantenere la democrazia nella logica dell’alternanza è quel che succede nei paesi normali. Nel nostro paese c'è un momento di emergenza democratica. La nostra fortuna è che il nostro raìs non ha solo comportamenti criminali ma è anche ridicolo e quindi fa meno paura.
Non possiamo aspettare il 2013, perché di qui al 2013 il paese è perduto. E allora, se ci dovessero chiedere un’alternativa di governo prima del 2013, l’IdV cosa farà? La priorità per noi resta andare alle elezioni. Potremmo accettare un governo solo per un numero di giorni prefissato e solo per fare una nuova legge elettorale.
Dobbiamo costruire una squadra, ma per fare cosa? Mantenere la democrazia nella logica dell’alternanza è quel che succede nei Paesi normali, ma nel nostro paese c’è invece un’emergenza democratica non diversa da quella dei Paesi dell nord Africa. La nostra fortuna è che il nostro raìs non ha solo comprtamenti criminali ma è anche ridicolo, dunque fa meno paura.

Dobbiamo rinunciare agli steccati preconcetti. Ma se ognuno di noi ogni volta che si trova un punto d’accordo su un punto del programma ne indica un altro e poi un altro e poi un altro ancora, perdiamo ogni possibilità di costruire una coalizione e poi di fare una maggioranza. Nel momento in cui diciamo di voler governare dobbiamo indicare i punti principali: l’occupazione, il restituire fiducia, il dare segnali precisi: perché per restituire credibilità bisogna tornare a una gestione francescana della politica. Ma per il resto ci sono temi che possono aspettare anche la prossima legislatura, a normalità tornata, per essere affrontati. Per mandare a casa il gheddafino nostrano, dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà anche di accettare un programma ridotto.

Massimo entro dicembre dobbiamo chiudere il cerchio della coalizione, del programma e all’inizio dell’anno prossimo partire con le primarie. Se si arriva all’ultimo momento, come al solito, o le primarie non si fanno o si fanno sulla persona, non servono a niente. Le primarie devono essere una simbiosi tra programma e persona.
Se avessimo al più presto il candidato premier anche tante questioni che riguardano la comunicazione sarebbero risolte. Primarie e programma condiviso aiutano a essere più uniti.
Qui a Vasto abbiamo fatto qualcosa d’importante non solo per scaldare i cuori ma anche per illuminare le menti. Se ci mettiamo a fare la gara a chi fa più protesta, Berlusconi rivince le elezioni. Mentre io voglio che questo partito diventi un partito di massa. Punto di riferimento per la ricostruzione della Repubblica.

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17 Settembre 2011

Con l'UdC non c'è un programma

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Sto pensando a questo atto di responsabilità collettiva che il Pd, Sel e l’IdV hanno sigillato qui a Vasto con un patto d’onore per costruire una nuova coalizione, ricostruire il Paese e ridargli un governo e un Parlamento di cui essere orgogliosi e non di cui doversi vergognare come sta accadendo in questi ultimi tempi col governo Berlusconi.

Se gli scandali di Berlusconi riguardassero solo le sue avventure con adulte consenzienti non ce ne importerebbe niente. L’ultima cosa di cui sia personalmente che come partito siamo invidiosi sono le sue performances. Quel che contestiamo è l’uso della funzione pubblica per scopi privati, ad esempio il fatto che la settimana prossima il Senato non si deve occupare della grave crisi in cui si trovano gli italiani ma deve votare un conflitto di attribuzione con la Procura di Milano perché, secondo il Senato, Ruby Rubacuori deve risultare nipote di Mubarak, così Berlusconi può invocare la ragion di Stato per non esser processato. Qui non si tratta di fatti personali ma di abuso di funzione pubblica per fini privati.

E’ comprensibile che se a Casini si toglie la possibilità di fare da jolly e di poter sempre scegliere di stare dalla parte del vincitore a destra o a sinistra se ne risente. A noi dell’IdV compete la responsabilità di ricostruire il Paese mettendo al primo posto un programma credibile e omogeneo. Il problema dell’Udc è che ha un programma non compatibile con quello della coalizione di centrosinistra, ed è questa la ragione per cui noi non possiamo accettare l’incontro programmatico con l’Udc: perché il progetto politico che loro vogliono sui diritti civili, sulle privatizzazioni, sul sì o no allo Stato laico, sui provvedimenti che riguardano il modello economico dello Stato, sull’uso delle armi e sulla guerra non ci mette in condizione di poterci fare una coalizione. Non si potrebbe realizzare un programma omogeneo quindi sarebbe una coalizione solo per ottenere qualche poltrona.

Noi diciamo, e dice bene anche Bersani: prima di stare insieme dobbiamo capire per fare che cosa, perché insieme ci stanno pure Alì babà e i 40 ladroni.

Alle frasi che ha detto Casini su di me non intendo assolutamente reagire per vie legali. Hanno già deciso i magistrati dal ’96, riconoscendo che tutte le volte che io sono stato chiamato davanti alla giustizia come parte lesa ero effettivamente parte lesa, tutte le volte che sono stato chiamato come testimone la mia testimonianza era effettivamente fondamentale e tutte le volte che mi hanno chiamato come indagato mi hanno prosciolto perché il fatto non sussisteva.

Carta canta. Lasciamo ai documenti ufficiali la mia storia personale, e occupiamoci di quella di questo Paese.

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Bossi tradisce se stesso, noi andiamo avanti per la strada tracciata a Vasto

Il governo Berlusconi è arrivato alla fine dei suoi giorni. Per quanto possa restare attaccato alla poltrona, resta un cadavere che fa finta di essere vivo e non ci potrà riuscire a lungo.
Se Bossi fosse coerente con quel che dice oggi e soprattutto con quello che ha detto per più di vent'anni dovrebbe essere lui a staccare la spina. Se continua a non farlo tradisce prima di tutti se stesso e poi i suoi elettori dimostrando di non essere diverso dai tanti Tarantini e Lavitola che approfittano della situazione per ricattare un governo esposto a ogni ricatto e ricavarne soldi e vantaggi vari.
Ma Bossi o non Bossi, il governo dovrà prendere presto atto della sua avvenuta morte, e per questo noi abbiamo la responsabilità di costruire subito, oggi e non domani, un'alternativa basata sulle vere emergenze del Paese, che non sono salvare i delinquenti se siedono in Parlamento o ostacolare le indagini cercando di impedire le intercettazioni ma rilanciare l'occupazione, difendere i diritti civili e ricostruire un paese economicamente, socialmente e moralmente distrutto.
Ieri, proprio qui a Vasto, abbiamo mosso il passo decisivo sulla strada di questa alternativa. Aperti all'apporto di chiunque voglia assumersi le nostre stesse responsabilità ma non di chi si schiera da una parte o dall'altra a seconda di come gli conviene.
In Molise, per esempio, l'Udc ha già deciso di stare con il Pdl nelle Regionali del mese prossimo. Il Pd perde solo tempo prezioso a corrergli dietro: quelli tutt'alpiù si possono concedere per una notte in cambio naturalmente di qualche poltrona.

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L'IdV segna il cammino

16 settembre 2011, da Vasto ieri è partito il cammino per la vera alternativa al governo Berlusconi. Sono contento che il nostro appuntamento di Vasto sia stato utile per rispondere alla richiesta dei cittadini di un centrosinistra unito e con le idee chiare. Ora che la strada è tracciata, non dobbiamo sviare nè farci distrarre. Buon cammino a tutti.

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16 Settembre 2011

Da qui parte l'alternativa di governo

Oggi alla Festa dell'italia dei Valori di Vasto è stato fatto un passo avanti sostanziale sulla strada della costruzione dell'alternativa.
I tre partiti che erano rappresntati sul palco, l'IdV, Sel e il Pd sono già l'alternativa: ora si tratta di lavorare velocemente per mettere a punto un programma semplice e preciso per governare l'Italia. Un programma che tutti possano capire e che s possa poi mettere facilmente in pratic, non uno di quelli messi a punto col bilancino per fare contenti un po' tutti e che poi per forza non funzionano.
Come noi dell'IdV ripetiamo ormai da quasi un anno solo l'alleanza tra IdV, Sel e Pd può essere la base di un'alternativa credibile alla destra e di un'alleanza che si candida a governare il paese a ricostruirlo dopo la devastazione del berlusconismo.
Certo questa alleanza non deve poi avere preconcetti e deve essere aperta a qualsiasi apporto costruttivo. Il problema però non sono i nostri preconcetti, ma è il Terzo polo che non ha ancora deciso con chi sposarsi. Regione per Regione, quelli del Terzo polo guardano chi è favorito e si alleano in ogni posto con chi vince. Come uno che qui va a letto con la bionda perché gli conviene e lì con la mora perché la convenienza è diversa. Non è così che si fa per restituire serietà e dignità all'Italia. Bisogna dire con chi ci si vuole sposare prima delle elezioni, non dopo. I cittadii devoo sapere prima e non dopo aver votato per quale alleanza, quale squadra e quale programma votano. E' la condizione fondamentale per dar vita a una alternativa seria, e noi dell'IdV garantiremo che sia davvero così.

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15 Settembre 2011

Schifani si è impegnato, il Parlamento può restituire dignità alle istituzioni

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Il presidente del Senato Schifani ha risposto oggi alla lettera che gli avevamo inviato ieri io e il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori Felice Belisario per chiedergli di calendarizzare al più presto il progetto di legge di iniziativa popolare proposto da Beppe Grillo per vietare ai condannati di sedere nel Parlamento della Repubblica.
Nonostante fosse stato firmato da 350mila cittadini quel progetto di legge giaceva sepolto in qualche cassetto del Senato da anni. Il presidente Schifani si è ora impegnato a metterlo in calendario e io lo ringrazio, non a nome mio o dell'IdV ma della democrazia reale e sostanziale troppe volte sbeffeggiata in questo Paese.
E' molto importante che questa legge venga infine discussa prima di tutto per una ragione di metodo. Quando centinaia di migliaia di persone firmano una legge di iniziativa popolare devono essere rispettati e presi sul serio, devono sapere che la loro proposta non verrà nascosta con una scrollata di spalle se alla Casta non piace. Così funzionano le vere democrazia e così da troppi anni non funziona l'Italia.
Nel merito questa legge è altrettanto importante, e del resto non potrei certo essere in disaccordo, io che a suo tempo avevo presentato un DDL identico. Il Parlamento è la più alta istituzione della Repubblica, non una montagna piena di grotte ideale perché ci si nascondano indagati, inquisiti e condannati. Invece proprio questo è diventato: il rifugio sicuro di chi delinque e poi cerca un posto sicuro dove ripararsi.
Questa legge, se verrà approvata, non solo sancirà che i parlamentari devono essere il buon esempio per il resto del Paese, e non, come oggi, il modello peggiore che ci sia, ma inizierà anche a restituire dignità, onorabilità e dunque credibilità al Parlamento repubblicano.

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Da Vasto inizia la ricostruzione del Paese

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Da domani a Vasto si volgerà per tre giorni la nostra festa, la festa dell'IdV. E' una festa in cui, invece che cantare e ballare, si lavorerà, si discuterà, si organizzerà la mobilitazione con la quale, in autunno, cercheremo di fermare quelli che la festa la stanno già facendo a tutto il Paese: questo governo e questo Parlamento.
Discuteremo di tutto: di economia, di informazione, di giustizia e legalità, di riforme istituzionali, di come restituire dignità etica e morale alla politica, di organizzazione del partito. Sarà il primo passo verso gli stati generali con cui, in ottobre, lanceremo l'Italia dei Valori.
Non saranno chiacchiere a vuoto. Siamo di fronte a un passaggio cruciale, a una trasformazione della nostra stessa identità di partito. Siamo stati, negli ultimi anni, il solo vero partito d'opposizione. Nessuno può negare che il nostro dovere di oppositori lo abbiamo fatto fino in fondo. Senza di noi i lavoratori sarebbero stati più soli e la maggioranza avrebbe avuto in Parlamento vita molto più facile. Senza i nostri referendum, il nucleare, la privatizzazione dei beni comuni e la marcia ingloriosa delle leggi ad personam non li avrebbe fermati nessuno.
Però è arrivato il momento in cui non si tratta più solo di opporsi allo sfacelo che questo governo provoca ma di iniziare a ricostruire l'Italia per farla risorgere.
Noi, ci candidiamo a pilotare il cambiamento come abbiamo guidato l'opposizione.
La nuova Italia dei Valori ha le carte in regola per guidare la ricostruzione economica, morale e politica dell'Italia.
Il percorso che comincia a Vasto finisce al governo del Paese. Di questo è ormai ora di discutere senza più perdere tempo con i Berlusconi e i Berluschini: di come costruire la coalizione di governo, con chi e per fare cosa.

Si comincia già questa sera, con un incontro molto interessante per "scaldare i motori". Dalle 21 alle 23 si parlerà di "Partecipazione: tra rete, piazza e palazzo". Arianna Ciampoli presenterà l'incontro cui parteciperanno Alessandro Gilioli, blogger de l'Espresso, Marco Nurra de L'Isola dei Cassintegrati, Francesca Fornario, l'autrice satirica de l'Unità, Stefano Corradino, il direttore di Articolo 21, il sociologo Emanuele Toscano, Maruska Piredda, consigliere regionale IdV, e Gianfranco Mascia, giornalista e blogger. Tutti gli incontri e i dibattiti saranno in diretta streaming su www.antoniodipietro.it e su www.italiadeivalori.it

Per il programma completo dei giorni di Vasto, potete cliccare qui.

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14 Settembre 2011

Andatevene, per il bene dell'Italia

Anche oggi in Parlamento alcuni "colleghi" si sono comportati come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano e alzano la manina per poltrona presa. Forse non si sono accorti che oggi abbiamo dovuto votare la fiducia al governo Berlusconi: una fiducia che il Paese reale e le istituzioni nazionali e internazionali hanno già tolto da tempo e che soltanto questi "colleghi" si ostinano a dare a questo governo solo per rimanere attaccati alla loro poltrona.

Mi rivolgo direttamente a voi, deputati che oggi avete votato la fiducia. Oggi voi non siete più persone che danno la fiducia: siete solo complici della disfatta di questo Paese.
Lo dico perché noi oggi siamo stati chiamati a dare una doppia fiducia: al governo Berlusconi e alla manovra che questo governo stamattina ha rifatto per l'ultima volta, poi, domani, dovrà farne un'altra ancora.

Al governo di Berlusconi la fiducia non si può dare perché egli ha ridotto l'Italia a un Paese ridicolo. Ci stanno prendendo in giro nel mondo. Ci stanno disprezzando. Ci stanno considerano come delle marionette. Ci stanno considerano per quel che non siamo per colpa di un signorotto riccotto e anzianotto che ha i suoi viziotti e che li fa pagare a tutti quanti.

E' un governo, quindi, che non può avere la fiducia come un governo normale, o non dovrebbe poterla avere, perché ha adottato un sistema deteriore, quello di utilizzare le istituzioni per fini propri, soprattutto di tipo giudiziario.
Forse i cittadini non sanno, ma è bene farglielo sapere, che la settimana prossima al Senato, con tutto il mondo che ci sta crollando addosso, ci dovremo occupare di un conflitto di attribuzioni nei confronti della Procura di Milano perché dovremmo sostenere in Parlamento che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak e che quindi quella telefonata alla Procura di Milano è stata fatta per motivi istituzionali. Si può impegnare il Parlamento in questioni di questo genere?

Forse i cittadini non sanno che la settimana prossima dobbiamo occupare quest'aula del Parlamento per sostenere una tesi bizzarra: che siccome chi accusa un parlamentare, nei cui confronti è stato chiesto un provvedimento di cattura perché accusato di fatti gravi contro la pubblica amministrazione, appunto lo accusa (sennò che accusatore è? e c'è una corruzione, se uno ha dato e uno ha preso e uno dei due parla, è chiaro che accusa l'altro) ebbene in questo caso ci sarebbe un fumus persecutionis. Così scambiando il fumus perecutionis del magistrato, che è l'unico caso in cui non si dovrebbe dare l'autorizzazione a procedere, con il fumus persecutionis del complice che lo accusa.

Solo in questo Parlamento noi possiamo permetterci di fare questo, perché in questo Parlamento c'è il maggior conflitto di interessi. Persone che sono qui la mattina per
prendere provvedimenti che il pomeriggio servono a loro e agli amici loro, compreso il presidente del consiglio che è il primo dante causa di questo conflitto d'interessi.
Questo si chiama sistema piduista di gestione del potere. D'altronde lo ha spiegato molto bene stamattina uno che alla P2 era iscritto, l'on. Cicchitto, il quale ha appunto detto che secondo lui ci sarebbe un uso politico della giustizia. Qui, onorevole Cicchitto, dobbiamo fare a capirci: di quale uso politico parliamo? L'unico uso politico della giustizia, qui, lo stanno facendo i parlamentari e il governo che, utilizzando le loro funzioni, vogliono fuggire alla giustizia dopo che hanno commesso dei reati. La colpa non è dei giudici che cercano di scoprire i reati anche se a commetterli sono parlamentari e ministri! La colpa è di parlamentari e ministri che, invece di fare il loro dovere, rubano e si fanno le leggi per non farsi processare.

Questa è la ragione della non credibilità del sistema Paese. Questa è la ragione per cui la crisi che avvolge il sistema mondiale dell'economia in Italia si stravolge in una crisi nella crisi che si chiama la “crisi Italia”, dovuta alla non credibilità di questo governo. Dovuta, soprattutto, alle giravolte di questo Parlamento. Vorrei ricordare una cosa: nel '93 l'immunità parlamentare venne abolita non perché c'erano le toghe rosse. Nel '93 venne abolita perché parlamentari come Gasparri e la Russa fecero una mozione in cui dissero che l'immunità parlamentare era uno strumento vergognoso per sottrarsi al corso della giustizia.
Oltre a questi due c'era anche Lei, presidente Fini. Lei però, a differenza loro, per coerenza e per non rinnegare la storia sua e della destra di Almirante ha dovuto allontanarsi dal partito che aveva fondato, dopo essersi accorto di aver creato un mostro.
Vorrei ricordare, ministro Maroni, che Lei insieme a Bossi, il 2 giugno del 1992, ha fatto una proposta di legge sull'autorizzazione a procedere in cui diceva esattamente: “Non deve occorrere alcuna autorizzazione per arrestare i parlamentari, qualora accusati di peculato, malversazione, concussione, corruzione e abuso d'ufficio”. Questo lo hanno detto Bossi e Maroni.

Nel '93 Bossi ha definito “i soliti porci” quei parlamentari che avevano salvato Craxi votando contro l'autorizzazione a procedere. Bene, voglio dire ai cittadini italiani
che ieri, 13 settembre 2011, lo stesso ministro Bossi ha detto: “A me non piace far arrestare la gente”. Ora, caro Umberto, a quale gente ti riferisci quando dici che non ti
piace farla arrestare? Solo ai parlamentari o a tutti quanti? La regola per cui i cittadini
devono essere arrestati vale soltanto per quelli che sbarcano senza passaporto a Lampedusa o anche per il parlamentari che qui dentro rubano, magnano e se ne fottono?

Lei, ministro Bossi, lei, ministro Maroni, voi della Lega dovreste riflettere sul perché
questa mattina gli ex leghisti hanno messo un lenzuolo per dirvi che non ne possono più di questa Lega che il sabato e la domenica va al nord a dire che vuole spaccare il mondo e il lunedì e il martedì vengono qui a vendere la dignità di un popolo per farsi gli affari propri.
Questa è la ragione per cui questo governo non ha più credibilità. Questa è la ragione per cui voi potete pure darvi la fiducia qui dentro, ma non avete più la fiducia del Paese. Voi siete il problema. Voi siete la causa della crisi economica, finanziaria, morale, etica e politica di questo Paese. Solo andando via di qui voi ridate a questo Paese la possibilità di risorgere e rinascere. Ecco perché io dico no a questo governo e no alla manovra che avete fatto.
Questa manovra è sbagliata ed è ingiusta. Non lo dico solo io, non lo dice solo l'Italia dei Valori, non lo dice soltanto la sinistra e la Cgil: lo ha detto oggi una notissima comunista, lo ha detto all'assemblea degli imprenditori di Perugia, lo ha detto la presidente di Confindustria Marcegaglia. Ha detto che questa è una manovra depressiva, che è sbagliata perché è composta tutta di tasse quando il governo aveva detto che sarebbe stata due terzi di tagli e un terzo di tasse. Il governo ha fatto il contrario di quel che aveva detto. La manovra non ha niente di strutturale, non c'è nulla sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni e il balletto sui costi della politica è così imbarazzante che ha fatto un grave danno alla credibilità del Paese. Parole di quella comunista della presidente di Confindustria.

Ma se domani amministratori e politici non solo del centrosinistra ma anche del centrodestra vanno a manifestare contro la manovra, davvero potete dire che è una manovra fatta bene? Andate a dirlo a quegli amministratori vostri, leghisti e del Pdl,che vanno a marciare contro di voi per la schifezza di manovra che avete fatto. Voi state vendendo fumo per fregarvi l'arrosto, e l'arrosto si chiama immunità, si chiama intrallazzi, si chiama farvi gli affari vostri e chiamate antipolitica quel che per noi è la vera politica: l'esercizio diretto attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare per cambiare questa legge elettorale. Vergognatevi per il fatto che 350mila cittadini hanno firmato una legge di iniziativa popolare per mandare a casa tutti i condannati e voi neanche la mettete all'odg solo perché il primo promotore si chiama Grillo. Questo vuol dire fregarsene dei cittadini.

Per questa ragione noi vi sfiduciamo oggi, il Paese vi sfiducerà al più presto.

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Il Palazzo discuta della proposta di Grillo

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Oggi abbiamo inviato una lettera a mia firma e a firma del nostro capogruppo a palazzo Madama, Felice Belisario, al presidente del Senato, Renato Schifani. Nella missiva abbiamo chiesto un formale intervento affinché sia inserita al più presto all’ordine del giorno e sia discussa la proposta di iniziativa popolare, promossa da Grillo, riguardante la riforma della legge elettorale e i criteri di candidabilità ed eleggibilità. Questo silenzio delle istituzioni che dura da anni è una vergogna perché calpesta la volontà popolare e mortifica la sovranità dei cittadini.
Nel corso della legislatura abbiamo più volte sollecitato la calendarizzazione in commissione, ma il palazzo è rimasto sordo alle nostre richieste.

Antonio Di Pietro

Scarica la lettera in PDF


Al Presidente del Senato Renato Schifani
Onorevole Presidente,

Le chiediamo un formale intervento per la tutela della complessiva legalità costituzionale, legata indissolubilmente alla puntuale e corretta applicazione del Regolamento del Senato della Repubblica.

Con riferimento, infatti, all'esame dell'A.S. 3 di iniziativa popolare - concernente la Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato in merito ai criteri di candidabilità ed eleggibilità, i casi di revoca e decadenza del mandato e le modalità di espressione della preferenza da parte degli elettori - constatiamo nuovamente una perdurante, e financo dolosa, inerzia da parte del ramo del Parlamento che Lei presiede.

La nostra Carta costituzionale, come noto, all'articolo 71 sancisce che il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. Il popolo può, dunque, esplicare la funzione legislativa, oltre che attraverso i suoi rappresentanti nelle Aule parlamentari, anche mediante referendum e, soprattutto, attraverso l'iniziativa legislativa. È evidente che, in tal modo, non soltanto è valorizzato il momento della partecipazione democratica alla gestione della res publica, ma è condensato il principio supremo della sovranità popolare. Il punto cruciale del rapporto tra Popolo e Parlamento, intrinseco a questo potere diretto del corpo elettorale, si sostanzia, tuttavia, nel peso che l'iniziativa legislativa popolare riesce ad assumere nel meccanismo di decisione parlamentare e, segnatamente, nei Regolamenti Parlamentari. Il Regolamento del Senato - in modo assai più incisivo rispetto a quello della Camera dei deputati - contiene un significativo favor nei confronti di tale istituto. In particolare, impone alle competenti commissioni l'inizio dell'esame dei progetti di legge di iniziativa popolare entro e non oltre un mese dall'assegnazione (art. 74, 3 Reg. Sen.).

Il provvedimento, invero, assegnato alla 1ª Commissione permanente in sede referente il 22 maggio 2008, ha iniziato il suo iter formale soltanto il 22 dicembre 2008: in grave ritardo, dunque, rispetto all'obbligo temporale sancito dalle disposizioni regolamentari vigenti.

__________________________________
Onorevole Senatore
Avv. Renato Schifani
Presidente del Senato della Repubblica
S E D E
In ogni caso, al netto delle questioni regolamentari, oltre che procedimentali, già reiteratamente evidenziate, ci duole profondamente constatare - dopo oltre tre anni - il perdurare del medesimo grave vulnus costituzionale e, quindi, democratico.

Come Lei certamente avrà modo di ricordare, sia attraverso alcune richieste formali (13 gennaio 2009, 27 gennaio 2010), sia in forza di numerosissime sollecitazioni dell'esame in seno alla Commissione Affari Costituzionali (riscontrabili attraverso la consultazione dei resoconti parlamentari), il nostro Gruppo Parlamentare ha tentato, in svariate occasioni, di velocizzare l'esame del provvedimento.

Il Senato della Repubblica ha, invece, risposto con indolenza. Indolenza che oltre a costituire un travisamento del dettato costituzionale, nonchè del nostro Regolamento - sia per il ritardo oggettivo con cui è iniziato l'esame in Commissione, sia per il vizio in procedendo rappresentato dal «non esame» del provvedimento - umilia un preziosissimo istituto di democrazia diretta: istituto volto al pieno, libero e responsabile esercizio della sovranità popolare

Nella convinta speranza di farlo per l'ultima volta, La preghiamo nuovamente, Onorevole Presidente, di voler assumere tutte le iniziative di Sua competenza per disporre l'immediata accelerazione del seguito dell'esame, in seno alla 1ª Commissione permanente, dell'Atto Senato n. 3: eventualmente anche con la fissazione di un termine temporale per la presentazione delle eventuali proposte emendative da parte dei singoli Senatori, ovvero attraverso il suo inserimento immediato nel programma dei lavori dell'Assemblea.

Questo, anche per tentare di dimostrare - in modo concreto e tangibile - una reattività positiva e costruttiva tra le legittime istanze dei cittadini ed i meccanismi che regolano la vita delle Istituzioni rappresentative.

Con i più cordiali saluti,


Sen. Felice Belisario
Capo Gruppo "Italia dei Valori"
Senato della Repubblica

On. Antonio Di Pietro
Presidente nazionale
"Italia dei Valori"

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12 Settembre 2011

La ministra della dIstruzione

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E’ suonata la prima campanella del nuovo anno scolastico, ma non è stata per niente una campanella festosa. I fondi per l’autonomia scolastica son stati ridotti del 38%. In soldoni significa che i genitori se vogliono che i lor figli possano usufruire dei servizi scolastici minimali come l’attività di sostegno e recupero dovranno pagarsele da soli. Non che sia una novità: già lo fanno, ma dovranno in futuro farlo sempre di più. Aggiungendo le spese a quelle già pazzesche per i libri di testo: un affare lucroso che viene denunciato a ogni inizio di anno scolastico e poi, l’anno dopo, tutto resta identico a prima. A parte il prezzo dei libri che continua a salire come se niente fosse.
La mazzata si somma al taglio milionario previsto dalla controriforma Gelmini e anticipa i prossimi, quelli previsti dalla manovra sotto la voce ipocrita “tagli agli enti locali”: una mazzata tanto disastrosa che anche gli stessi sindaci e presidenti di Regione del Pdl non ne possono più, ma non hanno il coraggio di staccare la spina e protestano quanto e più di quello che fa l’opposizione. Centinaia di istituti saranno accorpati così ad altre scuole già affollatissime, sino a rendere impossibile garantire sia la sicurezza che una didattica efficiente nelle classi strapiene. Resteranno senza lavoro anche centinaia di dirigenti e personale amministrativo, in aggiunta ai 30mila precari già fatti fuori dall’uragano Gelmini.
Ma ormai a essere in pericolo non sono più solo migliaia di posti di lavoro o il diritto dei giovani a un’istruzione decente: è la stessa scuola pubblica che viene sradicata da queste politiche folli e irragionevoli, che distruggono la principale risorsa del Paese, cioè la formazione dei suoi giovani e giovanissimi.
Noi dell’Italia dei Valori contrasteremo questa opera di distruzione con ogni mezzo. Saremo a fianco di tutte le mobilitazioni a partire da quella organizzata oggi dai precari di fronte al ministero della Pubblica istruzione. Lavoreremo perché il centrosinistra sia pronto, quando un governo coperto dal discredito se ne sarà finalmente andato, a invertire rapidamente, con proposte concrete e non ideologiche, la corsa verso il precipizio a cui questo governo e questa ministra della distruzione hanno condannato la scuola pubblica.

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11 Settembre 2011

Il vigliacco

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Il presidente del consiglio non aveva nessunissimo impegno istituzionale per martedì prossimo, quando avrebbe dovuto incontrare i pm che indagano sulle attività e i sospetti ricatti della coppietta Lavitola-Tarantini. Se l'è inventato apposta per sfuggire ancora una volta ai magistrati. Ha scritto lui al presidente della Commissione europea Barroso, chiedendo di essere ricevuto proprio quel giorno.

Immagino quanto debba essere imbarazzante per i vertici della Ue dover tenere bordone a un uomo che vuole usare le istituzioni europee come fa da anni con quelle italiane, per ostacolare la giustizia e sottrarsi alle sue responsabilità. Immagino pure quanto danno stia facendo un presidente del consiglio in fuga perenne all'immagine del Paese.

Ma a Berlusconi di tutte queste faccende, degli interessi del Paese, dei guai dei suoi concittadini, del disastro economico in cui ci troviamo, non gliene importa proprio niente. La sola cosa che conta per lui è scappare dalle sue responsabilità personali, penali e anche politiche. Come non si presenta dai giudici, così non si presenta in Parlamento quando viene votata la manovra che renderà la vita molto più difficile a tanta povera gente. E' un vigliacco che non vuole rispondere mai di quello che fa perché si ritiene al di sopra della legge e non vuole nemmeno che la sua immagine sia legata alla scellerata manovra che porta la sua firma.

Un presidente del consiglio che passa il tempo a fuggire, che mentre il Paese frana passa ore al telefono con torbidi ricattatori e addirittura gli consiglia di darsi latitanti, che usa le istituzioni europee come un nascondiglio, è un pericolo pubblico. La sua permanenza al governo ci rende non credibili agli occhi del mondo, delle istituzioni internazionali e dei mercati. Ma quella mancanza di credibilità non la pagano Berlusconi, i suoi ministri-maggiordomi o i suoi parlamentari pagati: la paghiamo tutti noi, la pagano i cittadini.

E' ora che chi ne ha la responsabilità istituzionale, il presidente della Repubblica, prenda atto del danno immenso che crea un presidente del consiglio che pensa solo a scappare e a nascondersi e si assuma la responsabilità di agire di conseguenza, sciogliendo le camere.

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10 Settembre 2011

Come ricostruire la scuola dopo l'uragano Gelmini

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Tra due giorni riapriranno le scuole, e tutti, docenti, studenti e genitori, già sanno perfettamente che dovranno affrontare un nuovo periodo di caos e incertezza, senza docenti, senza presidi, senza soldi, senza laboratori, senza classi.
La riforma Gelmini ha inflitto un colpo mortale al lavoro e alla dignità dei docenti, ha messo definitivamente in ginocchio la formazione scolastica e ha scippato il diritto allo studio di milioni di giovani, privando così il Paese della principale risorsa per il futuro.

Le cifre parlano da sole: otto miliardi di euro sottratti al comparto scolastico in tre anni, duecentomila insegnanti precari privati di ogni possibilità di stabilizzazione, classi che scoppiano tanto sono inzeppate, con risultati facilmente immaginabili in termini sia di sicurezza che di efficacia didattica.

Il disastro che questo governo sta provocando nel settore più delicato e strategico della vita pubblica non si ferma qui. Il pasticcio delle doppie graduatorie, combinato solo per compiacere i peggiori istinti della Lega, alimenta una scellerata guerra tra poveri e fa sì che centinaia di scuole si troveranno da lunedì in uno stato confusionale completo per quanto riguarda sia i docenti e che i presidi. Tempo poche settimane, poi, e i tagli previsti dalla manovra si abbatteranno su una scuola già devastata, completando l'opera.

Noi dell'Italia dei Valori abbiamo sin dal primo momento contrastato con ogni mezzo quel colpo al cuore della scuola che è la riforma Gelmini e continueremo a farlo, così come contrasteremo con ogni mezzo la manovra di Berlusconi e Tremonti. Saremo già oggi in piazza e saremo lunedì a fianco dei precari che manifesteranno di fronte al ministero della Pubblica istruzione. Ma come sempre crediamo che protestare sia doveroso ma insufficiente. Bisogna anche iniziare a indicare da subito i primi passi che faremo per restituire dignità e funzione didattica alla scuola quando ci saremo liberati di Berlusconi e della Gelmini.

Nei prossimi giorni illustreremo dettagliatamente le nostre proposte che qui anticipiamo: innalzamento a 18 anni dell'obbligo scolastico, drastica diminuzione del numero di studenti presenti in ogni classe; riorganizzazione del tempo scolastico secondo criteri di coerenza ed efficacia; massimo potenziamento dei laboratori linguistici, informatici e multimediali nella scuola secondaria; istituzione di centri territoriali permanenti, per soddisfare la domanda d'istruzione e aggiornamento della popolazione e per favorire l'integrazione degli immigrati; stabilizzazione di tutto il personale anche precario che opera all'interno delle scuole, attraverso l'istituzione di una graduatoria nazionale per le immissioni in ruolo.

Proponiamo infine l'istituzione di un organo di controllo e autogoverno dei docenti, il Consiglio superiore della docenza, incaricato di monitorare l'efficacia dei percorsi didattici e i percorsi formativi, di garantire la valorizzazione del merito e il rispetto del codice deontologico professionale. Sono i primi passi necessari per iniziare a riparare i danni immensi che il berlusconismo ha fatto e continua a fare nella scuola forse più che in qualsiasi altro campo e proprio per questo devono essere messi da subito al primo posto nell'agenda della coalizione di centrosinistra che si candida a ricostruire la scuola dopo l'uragano Gelmini.

Antonio Di Pietro, presidente Italia dei Valori
Giulia Rodano, responsabile nazionale IdV dipartimento Cultura e Istruzione

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9 Settembre 2011

Berlusconi e il vasetto di marmellata

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Il presidente del consiglio è stato preso di nuovo con le mani nella marmellata. E’ inutile che i suoi azzeccagarbugli si mettano a spaccare il capello in quattro dicendo che quella tra Berlusconi e Lavitola era una telefonata privata e che, siccome alla fine d’agosto il signor Lavitola non era ancora latitante, il presidente del consiglio poteva consigliargli di non rientrare in Italia senza fare niente di male.

Sarebbe così se Berlusconi avesse suggerito al suo amico di restarsene al mare perché stava un po’ sciupato ed era meglio che si riposasse un altro po’. Quelle sono telefonate private. Ma se un presidente del consiglio suggerisce a un indagato o a un testimone di restare all’estero per non parlare con i magistrati che stanno lavorando a un caso che lo riguarda, è un malfattore che copre di fango le istituzioni che incarna e il Paese che dovrebbe governare.

In nessuna democrazia al mondo Silvio Berlusconi potrebbe fare finta di niente e non dimettersi dopo essere stato colto sul fatto. Ma grazie alla complicità di alcune centinaia di parlamentari che hanno venduto onore e dignità in cambio di un piatto di minestra, lui lo sta facendo.
Adesso ci manca solo che quei parlamentari comprati un tanto al chilo, pur di difendere l’uomo che gli permette di restare in un posto che non meritano, votino in tutta fretta una nuova legge bavaglio per impedire che il Paese sappia chi è l’uomo che lo governa.

Sarebbe troppo persino per questo Parlamento disonorato. Io spero che a quel punto sia troppo anche per il capo dello Stato, e che si decida a fare la sola cosa possibile per ripristinare democrazia e legalità: sciogliere subito le Camere, mandare a casa questo presidente del consiglio corruttore e questo Parlamento corrotto, convocare subito nuove elezioni.

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8 Settembre 2011

Parlamentari della Repubblica? No, ladri nella notte

Quando c’è un’emergenza tutti sono chiamati a fare il loro dovere e ad accettare qualche sacrificio. Tutti tranne i privilegiati per eccellenza, cioè la casta. I cittadini normali possono pagare le tasse, infatti gli è stato aumentata di un punto l’Iva. Nello stesso tempo, zitti zitti e quatti quatti, come ladri nella notte, i parlamentari hanno ridotto all’osso i tagli delle indennità decisi il 13 agosto per quei deputati e quei senatori che fanno il doppio lavoro. Invece del 50% dell’indennizzo, il loro contributo sarà del 20%, sempre che approfittando del buio non lo diminuiscano ancora.

Nei momenti di difficoltà la classe dirigente di un paese è chiamata a dare l’esempio. Se non lo fa come può pretendere di chiedere ai cittadini e alla povera gente di sacrificarsi ancora? Se invece approfitta del suo potere per sfangarla e non pagare come tutti gli altri, come può sperare che chi è molto più povero non cerchi poi di arrangiarsi e sfangarsela pure lui?
I soprusi e gli abusi della casta non sono solo un delitto contro la decenza e contro la morale, sono anche un atto di sabotaggio contro il Paese, perché propri i cattivi esempi di questo genere sono all’origine di tanti comportamenti sbagliati che impediscono al nostro Paese di crescere come potrebbe e meriterebbe.

Il buon giorno si vede dal mattino, e se questo è il mattino ci vuole poco a capire dove finiranno le grandi promesse del governo sul dimezzamento dei parlamentari o sulla cancellazione delle Province. Nel cestino della spazzatura, come tutte le misure che colpiscono gli interessi e i privilegi della Casta.
C’è un solo modo per mettere fine a questo sfacelo: firmare subito per il referendum che restituirà agli elettori il diritto di scegliere i parlamentari e cancellerà le Province senza farsi fregare dai trucchi della casta. C’è una sola vita per cambiare le cose non in un giorno lontano ma subito, qui e ora: che i cittadini lo facciano da soli, come hanno già fatto col nucleare, l’acqua privata e le leggi ad personam.

E come stanno facendo ancora con le mobilitazioni dei prossimi giorni, autoconvocate e autorganizzate con le modalità che si stanno diffondendo in tutta Europa. Ad esempio la “Piazza Pulita” di sabato e domenica a Roma, dove noi, accettando l’idea di tenere fuori simboli e bandiere, parteciperemo anche per raccogliere le firme.

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7 Settembre 2011

Primarie soluzione migliore, mi candiderò anch'io

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Io sono convinto che una delle cause fondamentali della mancanza di credibilità del nostro Paese presso le istituzioni, i mercati e i partner internazionali siano proprio questo governo e il suo capo. Fare una manovra finanziaria per la quarta volta e forse per la quinta vuol dire non avere le idee chiare. Quando uno non ha le idee chiare su cosa fare e come fare, mette a rischio la tenuta stessa dei conti e la credibilità del Paese.
Se a questo si aggiunge il fatto che il presidente del Consiglio, col suo modo di essere e di fare e col suo uso personalissimo delle istituzioni, ha reso poco credibile il Paese, a me pare che ogni giorno in più che lui sta al governo è un giorno in più che perde il nostro Paese per riconquistare la credibilità internazionale e dei mercati. Per questo io non mi sto più solo battendo per fare opposizione a Berlusconi ma mi sto impegnando per costruire un'alternativa. Alla fine, in democrazia, bisogna offrire un'alternativa e bisogna che questa alternativa abbia la maggioranza dei voti degli italiani.

L'Italia dei Valori sta dimostrando che può non essere solo opposizione ma anche alternativa. Lo abbiamo dimostrato con fatti concreti. I referendum che abbiamo promosso e che, tutti e tre, hanno passato il vaglio dell'elettorato su temi importanti come le leggi ad personam, la privatizzazione o meno dell'acqua e le centrali nucleari hanno dimostrato che i cittadini su temi concreti intendono dare la loro risposta. Anche oggi ci sono centinaia e centinaia di banchetti in giro per l'Italia, promossi anche dall'Idv, nei quali stiamo raccogliendo le firme per modificare la legge elettorale e per abrogare tutte le Province.

Una forza politica come la nostra, che sta all'opposizione e quindi non può cambiare le cose in Parlamento perché non ha la maggioranza, ma fa il suo dovere insieme ai cittadini per coinvolgerli direttamente nelle decisioni più importanti per questo Paese, credo che abbia le carte in regola per proporre e proporsi come alternativa. Due mesi fa l'IdV ha depositato non solo in Parlamento ma ha mandato, con una lettera di accompagnamento a mia firma, al presidente del consiglio e al ministro Tremonti, una contromanovra, in cui indicavamo come andavano a nostro avviso corrette le proposte fatte dal governo. Quel che più ci interessava era individuare delle correzioni strutturali soprattutto sulla spesa e sugli sprechi. I costi e gli sprechi della politica andavano eliminati in maniera molto determinata.

Di tutti questi tagli non c'è niente, neppure quello delle Province come dicono i giornali. Magari avessimo da votare l'abolizione delle Province! Non è così. Oggi hanno solo detto che faranno un disegno di legge costituzionale. Quando arriverà in Parlamento, andrà in Commissione, affinché si studi cosa fare: se potessimo campare per tutti gli anni che serviranno per fare questa modifica costituzionale diventeremmo Matusalemme.

Inserire nella manovra la modifica dell'art. 18 senza una discussione con le parti sociali è stata una forzatura e un colpo di mano che doveva e poteva essere evitato. La manovra serve per far tornare i conti. Inserire una norma che nulla ha a che fare con la contabilità ma ha a che fare solo con una resa dei conti fra datori di lavoro e lavoratori mi sembra una forzatura capziosa da parte del governo che, approfittando di una manovra che deve essere approvata nel più breve tempo possibile, ci ha inserito anche una norma repressiva. Questa forzatura va contrastata perché una riforma di questo genere va fatta attraverso la discussione con le parti sociali e nell'ambito di una riforma complessiva.

Costruire l'alternativa a Berlusconi non è facile, anche perché il Pd è attraversato da mille difficoltà e il “sì ma anche no” sembra diventato il suo mantra. Credo che la soluzione ideale per l'individuazione del candidato premier siano le primarie, in modo che ognuno possa presentare il proprio programma e mettere in gioco la propria credibilità, e questo è un vantaggio sia per la coalizione che per i cittadini. Capisco e rispetto il desiderio del Pd di scegliere il candidato e se a vincere le primarie sarà Bersani niente in contrario, però mi candiderò anche io.

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4 Settembre 2011

Liberiamo l'Italia

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Il 6 settembre noi dell’Italia dei Valori saremo in piazza con tutti i cittadini e i lavoratori che protestano contro una manovra in cui ormai c’è una sola cosa chiara: che a pagare non saranno né i privilegiati né i corrotti, non saranno casta, i grandi evasori e gli speculatori, ma come al solito i poveri cristi e la gente onesta.
Noi abbiamo aderito allo sciopero proclamato dalle Cgil sin dal primo momento, senza metterci a cercare il pelo nell’uovo, senza nasconderci dietro distinzioni ipocrite, senza dire che la manovra era disastrosa però, chissà perché, non era giusto scioperare per fermarla.
Poi, dopo aver aderito senza dare un colpo al cerchio e uno alla botte, abbiamo iniziato ad adoperarci responsabilmente per evitare lo sciopero, perché sappiamo benissimo che uno sciopero generale è sempre una scelta dolorosa, prima di tutti per i lavoratori a cui costa quattrini sonanti. Ma lo abbiamo fatto sapendo che c’era una solo modo per evitarlo: rimuovere i motivi che lo avevano provocato modificando e migliorando radicalmente la manovra.
La manovra è stata modificata più volte, e chissà quante altre volte lo sarà ancora nei prossimi giorni. Però sempre in peggio, mai in meglio. Ogni nuova versione ha presentato nuove misure odiose: libertà di licenziamento con l’eliminazione dell’art.18, discriminazione razzisti contro portatori di handicap, misure persecutorie ai danni dei lavoratori del pubblico impego, che non si capisce perché la supertassa devono pagarla solo loro, tagli allo spesa che per la gente comune vorranno dire ospedali, scuole e trasporti che funzionano ancora peggio o che non funzionano affatto.
Già oggi non è più solo la Cgil e non siano più solo noi. Di fronte alle iniquità e all’inettitudine di un governo che è insieme vessatorio e cialtrone anche gli altri sindacati, le associazioni di categoria, gli enti locali inclusi quelli di centrodestra, i cittadini hanno cominciato a farsi sentire in tutti i modi e che il 6 settembre protesteranno con la Cgil e con noi.
Questo sciopero è l’inizio di una mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, anche di fronte ai Palazzi del potere. E’ facile prevederlo, perché sappiamo che il peggio deve ancora arrivare. Tra pochi giorni riaprono le scuole, e i nostri figli ancora non sanno se avranno i professori, i presidi, i banchi. Le fabbriche hanno già riaperto, ma la crisi non è passata come raccontava fino a poche settimane fa Berlusconi, e milioni di persone, soprattutto giovani, resteranno per l’ennesimo anno senza lavoro e ormai quasi senza nemmeno più ammortizzatori sociali.
Raddrizzare le cose non sarà facile. Ma finché non se ne va questo governo irresponsabile non possiamo nemmeno iniziare a farlo e ogni giorno perso renderà le cose ancora più complicate. Per questo l’Italia dei Valori continuerà a partecipare e a organizzare ogni forma di mobilitazione per liberare il Paese da un’occupazione del potere che nella realtà è ormai priva di ogni legittimazione democratica.

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3 Settembre 2011

Siamo pronti per governare

Ecco l'intervista che ho rilasciato ieri sera al TG3:

Voi vi lamentate sempre perché il governo non stana gli evasori, ma adesso c'è l'inasprimento della lotta all'evasione fiscale. Perché almeno su questo non covergete con la maggioranza?
Perché è una proposta a chiacchiere. Soltanto un governo ubriacone può pensare di utilizzare e spendere soldi che non sa se inacassa, quindi col rischio di produrre ancora più deficit e indebitamento.
Ma noi non facciamo soltanto una critica. Facciamo anche delle proposte. E' vero: gli evasori devono pagare, coloro che non hanno pagato devono pagare, e allora ecco tre proposte concrete che domani mattina, appena approvata la legge, possono portare a casa i soldi.

Primo: il contributo di solidarietà lo devono pagare loro, gli scudati che hanno riportato i capitali pagando il 4%, pagano un ulteriore 20% perché è meglio che lo facciano loro, che avevano portato i soldi all'estero per non pagare in Italia.
Secondo: le transazioni finanziarie speculative, che pagano il 12%, salgono fino al 20% come il pensionato al minimo, che anzi paga il 23%.
Terzo: i vitalizi ai parlamentari, a cui basta fare due giorni in Parlamento per prendere tutta la vita il vitalizio, li aboliamo anche con effetto retroattivo.

Ecco tre norme che, nell'insieme, producono gli stessi effetti certi in cassa e non le leggi alla Berlusconi-maniera: “Adesso spendiamo e dopo incasseremo”. Questa è la legge del bancarottiere.

Quando la manovra sarà approvata, cosa farà l'opposizione?

L'Italia dei Valori, responsabilmente, ha presentato una propria proposta di manovra che effettivamente trova i soldi, con senso di equità e rispetto. Prima il cardinale diceva: “State attenti al mondo cooperativo”. Nel mondo cooperativo, diciamo la verità, ci sono stati degli abusi, ma non si può buttare il bambino con l'acqua sporca. Anche in quel campo si può fare molto. Sul fronte delle spese militari, si può e si deve fare molto. E molto si deve fare per
mettere i Comuni in grado di assicurare i servizi sociali.

Noi dell'Italia dei Valori siamo convinti che se abbassiamo a 500 euro e non oltre la tracciabilità, molte altre cose possono venire allo scoperto. Se mettiamo in conflitto chi compra e chi vende, nel senso che chi compra può scaricare dalle tasse, creiamo le condizioni per far emergere un po' più di sommerso.
Insomma, l'Italia dei Valori è in condizione di poter governare e da subito. Io però non credo che questo Parlamento abbia le qualità morali per poter assumere una responsabilità di governo, perché in questo Parlamento, con questa legge elettorale, ci sono soprattutto dei nominati.
Il 30 settembre scade la raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale.

Non è troppo tardi? Mentre gli altri dicono che è troppo tardi, noi dell'IdV, altre formazioni politiche e soprattutto tanta società civile stiamo raggiungendo il risultato. Dateci una mano affinché la legge elettorale permetta finalmente agli italiani di scegliere chi mandare in Parlamento e soprattutto chi mandare a casa.

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2 Settembre 2011

Le condizioni per una manovra seria ci sono. Purchè il governo non entri in gioco

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Bisognerebbe commentare la manovra, ma la manovra quale? Ne hanno fatte quattro o cinque, e quasi nessuna nelle sedi istituzionali proprie. La verità è che si tratta di un governo imbambolato, rincretinito, incapace di intendere e di volere che non sa più cosa fare e ogni giorno ne inventa una. L’unica manovra da fare è quella dei cittadini italiani che lo devono buttare fuori del Palazzo.

L’ultima trovata è questa della lotta all’evasione. Ma, innanzitutto, i soldi che vengono trovati vengono presi sempre dalle tasche di quelli che la ritenuta ce l’hanno alla fonte. In secondo luogo, il dire “inasprisco la lotta all’evasione fiscale” è già una confessione in sé: vuol dire che sin qui non la si è fatta bene. E ammettere che c’erano spazi per intervenire e non si è intervenuto già dimostra l’incapacità.

Inoltre il buongiorno si vede dal mattino. Sinora ogni volta che si è trattato di affrontare la questione fiscale, il governo ha fatto un condono, un indulto, uno scudo. Favori agli evasori fiscali. Favori del presidente del consiglio a sè stesso.
In definitiva, la situazione è un po’ come la storia che hanno raccontato l’altro giorno quando hanno detto “la riduzione del numero dei parlamentari e l’eliminazione delle Province la faremo dopo”. Insomma, annunci che farai la lotta all’evasione fiscale e che di lì troverai tutti i soldi necessari, ma la realtà la si può sapere solo alla fine, al consuntivo. Il modo di comportarsi giusto è che prima fai la lotta, prima metti i soldi in tasca e poi dici cosa ci fai.

L’idea di usare i soldi prima di averli intascati, invece, è quella tipica del bancarottiere.

L’Italia dei Valori ha presentato 125 emendamenti ma ha anche presentato in epoche non sospette, quasi tre mesi fa, una contromanovra che i soldi li andava a prendere in ben altri circuiti, compresi quelli del no alla guerra o della tassazione delle speculazioni finanziarie e dei capitali scudati.
Detto questo, bisogna prendere atto che molti emendamenti sono stati proposti in modo uguale dall’opposizione e addirittura anche da componenti della maggioranza. La realtà è che in Parlamento ci sono oggi le condizioni per fare una vera manovra economica che ad un tempo risponda alle esigenze della Ue e a quelle di equità e solidarietà. Ma per questo la prima cosa da fare è mettere da parte il governo, non farlo entrare nemmeno in gioco.

Lo si può fare, perché di fatto siamo già in piena assenza di un governo. Al di là dell’aspetto nominativo, siamo già senza un governo: è proprio questa vacatio effettiva che sta portando l’Italia a essere meno credibile a livello internazionale dove, per la verità, meno questo governo si fa vedere, meglio è.

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1 Settembre 2011

Berlusconi nel bunker. E la Casta con lui

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Berlusconi e Bossi sono come Saddam e Gheddafi, chiusi nel bunker. Questa è la manovra di un governo imbambolato e rincretinito, incapace di intendere e di volere. Da questo incipit la mia intervista pubblicata oggi sul quotidiano ‘Il Piccolo’ di Trieste: non vogliamo le larghe intese di Alì Babà e i 40 ladroni, si vada al voto subito.

Di Pietro, come le sembra la manovra riscritta?
Macché riscritta. Siamo fermi agli annunci di un governo incapace di intendere e di volere, smentito dalla sua stessa maggioranza, che non a caso presenta centinaia di emendamenti.

Schizofrenia?
Imbambolamento. Ma ora siamo a un bivio: o il parlamento si assume la responsabilità di costruire una manovra equa e corretta nei conti, secondo le indicazioni della Ue, oppure tutti a casa.

Il governo, ancora una volta, sull’orlo del baratro?
È un governo-regime chiuso nel bunker, come hanno fatto Saddam e Gheddafi. Da lì si lanciano proclami che nulla hanno a che vedere con il mondo che vive fuori.

Ma qualcosa è cambiato rispetto a Ferragosto, lo ammette?
Al di là di dichiarazioni al vento, buttate lì nel sottoscala di Arcore, non c’è nulla di nuovo. Il minimo che ci si dovrebbe aspettare, per semplice buon senso, è un verbale di una riunione e invece il governo riunisce il cdm per parlare di processi civili. Pare abbia definitivamente abdicato al suo ruolo.

La contromanovra è quella presentata dall’Idv o c’è altro di buono?
Alcune proposte coincidono, ci sono spunti interessanti da coltivare. Ma la lezione numero uno è che si deve far pagare chi finora non ha pagato.

Gli evasori. Che cosa proponete?
Gli evasori vanno stanati. E allora si imponga un’aliquota del 20% su chi ha usufruito dello scudo fiscale. E poi si riduca la spesa militare. Si preveda la tracciabilità di tutte le operazioni finanziarie dai 500 euro in su. Si facciano gestire le società a capitale pubblico da amministratori unici. Sarebbe un bel modo per liberarci dei 40mila trombati e riciclati della politica seduti nei consigli e negli organi di controllo.

Sono i contenuti dei vostri emendamenti?
L’IdV ne ha presentato 121. Riscrivono la pseudomanovra Tremonti.

Il taglio delle Province?
Nulla che non abbiamo già proposto da tempo. Siamo precisamente per la soppressione delle Province con meno di un milione di abitanti, la riduzione dell'indennità parlamentare del 20%, la cancellazione dei rimborsi elettorali.

La Casta si opporrà?
Si è già opposta sul versante Province. Un mese e mezzo fa, anche il Pd ha bocciato la nostra proposta depositata da anni in parlamento. L’annuncio governativo di questi giorni è l’ennesimo sotterfugio per non fare alcunché. Al massimo una commissione di studio.

Si aspetta, alla fine, il voto di fiducia?
Il governo ha perso il rapporto fiduciario con il Paese. E può solo ricattare un parlamento fatto a sua volta di ricattatori, ma anche di ricattati, venduti e comprati. La sola via d’uscita, come stiamo cercando di fare con l’ultima raccolta di firme, è cambiare la legge elettorale e mandare a casa candidati calati dalle segreterie dei partiti, asserviti “gheddafianamente” a Berlusconi: fanno blocco su di lui per conservare il posto, ma quando cadrà faranno la parte dei rivoluzionari.

Berlusconi o Tremonti: chi più responsabile?
Vorrà dire chi più irresponsabile. Sono come il gatto e la volpe, i responsabili del furto agli italiani.

Elezioni subito, ma con chi a centrosinistra?
Le primarie sono un metodo democratico che approviamo. Bene farebbe la coalizione a darsi un programma unitario.

È il Pd che rallenta?
È il Pd che a ogni nostra iniziativa dice che aiutiamo Berlusconi. Per una volta, anziché criticare a vuoto, venga a darci una mano ai banchetti delle firme.

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31 Agosto 2011

Servono 500mila firme, raccogliamole insieme

Rivolgo un appello accorato a tutte le grandi personalità che finalmente, avendo visto che a raccogliere le firme ci riusciamo, firmano anche loro. Li ringrazio delle loro "firme del giorno dopo", però il 30 settembre ne serviranno 500mila, non solo i nomi più blasonati. Allora che ne dite, invece di firmare soltanto, di venire insieme a noi nei mercati e per le strade a raccogliere le altre 499.999?

L'elenco dei banchetti organizzati ad oggi.

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Buttiamo a mare manovra e governo

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E quattro. Non ce l’hanno fatta nemmeno stavolta. I brindisi di Berlusconi con lo champagne sono durati poche ore. Alla bontà di questa manovra non ci crede nessuno e così stiamo alla terza manovra da buttare a mare. Ma io mi chiedo: un governo che non riesce a fare una manovra economica nemmeno in una situazione d’emergenza estrema come questa, cosa ci sta a fare? Cosa aspetta a prendere atto che non ha più nessun senso e ad andarsene?

Nel merito, il governo era addirittura riuscito a peggiorare la manovra, e sì che non era facile. L’indignazione popolare li ha ora costretti a cancellare l’intervento sulle pensioni che era, oltre che iniquo e odioso, anche anticostituzionale, ma non era l’unico capitolo inaccettabile di una manovra che deve essere ripensata e riscritta dai fondamentali.

Oltretutto, con la manovra-ter, questo governo senza più né testa né capo né coda nemmeno trova più i soldi che invece sono necessari e che è possibile trovare senza prenderli a quelli a cui sono sempre stati presi.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo indicato come con la nostra contromanovra, e questo è il senso di responsabilità che giustamente si può e si deve chiedere all’opposizione. Non con un dialogo privato nelle abitazioni private del presidente del Consiglio, ma in Parlamento, come si fa in democrazia. Sempre che almeno stavolta il governo giochi secondo le regole democratiche e non metta la fiducia come fa solitamente. Cosa che sarebbe un insulto per il capo dello Stato, per la democrazia e per il senso della decenza.

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28 Agosto 2011

Contro il Gatto e la Volpe, andiamo a firmare

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Chi pensa che il Pdl e la Lega possano arrivare a rompere sulla manovra s'illude. Quelli sono come il gatto e la volpe. Per quanto profonde sono le loro divisioni quello che li tiene insieme è più ancora più profondo: la difesa dei loro interessi comuni e la necessità di dare fregature agli altri.
Invece di cancellare le Province, come farebbe qualunque persona dotata di buon senso, aumenteranno le tasse, così la Lega sarà contenta, la casta pure e la parte dei fessi, tanto per cambiare, la faranno i cittadini che non rubano e pagano le tasse.
Invece di far pagare gli evasori e i privilegiati elimineranno qualche nuovo servizio sociale, così tutti saranno contenti tranne i lavoratori e la gente comune.
Anche se funzionasse, una manovra fatta così sarebbe uno scandalo, perché a pagarla sarebbero i più deboli invee dei più forti. Ma il bello è che nemmeno funzionerà perché i mercati sono cinici ma non stupidi e non si fanno prendere per i fondelli dai “saldi invariati”. I risultati di una manovra che succhia soldi impoverendo i consumatori e non rilancia lo sviluppo dureranno lo spazio di un mattino. Di qui a qualche mese saremo punto e capo.
In un Paese democratico, l'accordo del gatto e della volpe faticherebbe a passare in Parlamento, perché nelle democrazie i parlamentari sono eletti dal popolo e al popolo devono rispondere. I parlamentari del sud, per esempio, se votassero una manovra del genere verrebbero inseguiti dai loro elettori coi forconi, altro che rieletti. Ma in una democrazia per finta come la nostra, dove i parlamentari sono nominati dai capipartito, non c'è da sperare in nessunissimo intervento del Parlamento.
Le cose stanno così e resteranno così fino a quando non cambierà la legge elettorale che ha reso il nostro Paese una democrazia per burla. Da questo week-end noi dell'Italia dei Valori abbiamo iniziato a raccogliere le firme per un nuovo referendum che abolirà questa legge elettorale detta giustamente porcellum, e per cancellare le Province senza aspettare che il Parlamento si decida a farlo da solo. Per questo abbiamo attivato un portale dove pubblicheremo tutte le notizie sulla raccolta firme, banchetti compresi.

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27 Agosto 2011

Un paese nel caos

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Mancano poco più di quindici giorni alla riapertura delle scuole, ma nessuno sa cosa troveranno gli studenti quando rientreranno nelle aule. Più che cronache della Pubblica istruzione di un Paese civile, gli articoli di questi giorni somigliano a bollettini dal fronte. Mancano ancora 30mila insegnanti e 36mila precari che dovrebbero essere immessi in ruolo stanno come foglie nell'uragano.
Per accontentare la solita Lega, la ministra Gelmini ha combinato un pateracchio senza precedenti nella storia della scuola italiana. Per evitare che nelle scuole del nord arrivino i supplenti meridionali che ne hanno diritto in base graduatoria, il governo ha deciso che d'ora in poi si terrà conto di due diverse graduatorie, col risultato che adesso nessuno sa più chi deve andare insegnare in un posto e chi invece, pur avendone diritto, deve restarsene a casa.
Nemmeno della Fiat, la prima e più importante azienda italiana, si sa più come andrà a finire. Il governo ha fatto tutto quello che Marchionne gli chiedeva, l'ultimo regalo lo ha infilato nella manovra economica retrodatando le nuove regole come chiedeva lui anche se è materia che con il risanamento dei conti non c'azzecca niente. In cambio non ha ottenuto proprio niente. Prima del referendum, Marchionne ha raccontato per mesi che a Mirafiori si sarebbero costruiti i Suv: adesso viene a dire che non sa più se gli conviene.
Nel bel mezzo di una crisi che rischia di colare a picco il Paese non sappiamo nemmeno con quali misure il governo pensa di fronteggiare la situazione. C'è un decreto che però fa schifo proprio a tutti, maggioranza inclusa. Le alternative ci sono, noi le abbiamo pure indicate voce per voce ma il governo non ne vuole nemmeno parlare. Preferisce affondare pur di non toccare diritti e privilegi dei potenti e dei disonesti.
Nemmeno il campionato di calcio si sa più se e quando e come inizierà. E' solo una coincidenza, figurarsi, ma tante volte anche le coincidenze rendono l'idea di un paese che da qualsiasi parte lo guardi naufraga nel caos.
C'è un solo modo per ritrovare bussola e timone e cercare di salvare la barca. Noi dell'Italia dei Valori lo diciamo da mesi e diventa ogni giorno più vero: questo governo se ne deve andare. Subito. Prima che sia troppo tardi.

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26 Agosto 2011

Il governo cancella i referendum di Giugno

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Il problema, con il governo Berlusconi, è che non puoi distrarti un attimo che quelli già stanno provando a fregarti di nuovo. L’ultimo (in ordine di tempo, s’intende) è il tentativo di approfittare dell’emergenza per cestinare lo scomodo risultato del referendum di giugno sui beni pubblici.
La manovra prevede infatti la privatizzazione a passo di carica di tutti i servizi pubblici, tranne uno, giustappunto l’acqua. Tra cancellazione degli affidamenti diretti (da realizzarsi a tamburo più che battente, roba di pochi mesi), eliminazione delle società miste (sempre di corsa per tagliare il traguardo entro l’anno prossimo) e incentivi ai Comuni che cedono i servizi ai privati non si esagera nemmeno un po’ affermando che la manovra maschera una gigantesca e complessiva privatizzazione di tutti i servizi pubblici.
Ah no, replica fiero e indignato il governo. L’acqua e gli altri beni pubblici essenziali sono salvi, e con loro anche il rispetto del referendum e di conseguenza della Costituzione. Peccato che sia l’ennesima bugia. Prima di tutto perché uno dei quesiti alludeva esplicitamente a “tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica. In secondo luogo perché, come segnala oggi sull’ Unità Alberto Lucarelli, “l’insidia si nasconde in un piccolo comma: quello che reintroduce la distinzione tra la proprietà e la gestione del servizio idrico”.
La conclusione s’impone da sé: non solo questo governo è incapace di partorire una strategia in grado di fronteggiare l’emergenza economica. Non solo, quando ci prova, trova rimedi peggiori del male, iniqui e pure controproducenti, ma non resiste alla tentazione di sfruttare l’occasione, come un ladro nella notte, per cercare di imporre decisioni ideologiche come l’eliminazione dell’art. 18 o come questa ciclopica privatizzazione decisa alla chetichella.
Ma se, come siamo riusciti a fare con i referendum, gli si tengono i riflettori puntati addosso non ce la faranno nemmeno questa volta

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25 Agosto 2011

Agiamo subito anche con un codice etico

Fino a quando non si riuscirà a fare una legge ad hoc siano i partiti a dare un segnale: stabiliscano che chi viene eletto non può cumulare indennità e altri redditi, una sorta di codice etico a cui devono aderire i candidati. Noi dell'IdV non abbiamo casi del genere però, come dire, è meglio prevenire che curare.

Questa la mia intervista pubblicata oggi su L'Unità.

Il professor Onida sostiene che non è così difficile mettere a punto la cura. Basterebbe approvare la legge. E sarebbe anche un bel segnale dalla cosiddetta casta.
Non v'è dubbio che un politico che ha due incarichi commette un doppio danno: non fa bene nessuno dei due lavori e ha anche un doppio vantaggio economico. Certo, basterebbe poco, una leggina che si fa con un battito d'ala di farfalla. Il punto è che le farfalle stanno tutte in Parlamento e hanno un mare di conflitti d'interesse.

Cioè le farfalle dovrebbero tagliarsi le ali, per continuare la metafora?
Più che le ali gli arpioni e tengono sotto scacco i loro stessi partiti. Mi lasci dire, un po' come fanno con le Province: non le vogliono abolire perché ci sono poltrone da difendere. Dicono tutti di volere l'abolizione, ma poi il sottobosco si fa sentire. Fino ad oggi non ho sentito una persona della società civile che si ribella alla soppressione delle Province.

Di Pietro il suo quadro è desolante. Ma così non si alimenta l'antipolitica?
L'antipolitica la alimentano quelli che pur di non intaccare i loro interessi preferiscono che tutto vada a rotoli. Lo sa quale è la soluzione?.

Quale?
Mandare a casa questa classe dirigente che non accetta di rigenerarsi e riconvertirsi. Sono gli stessi che non vogliono toccare questa legge elettorale: pensano di essere stati graziati dalle segreterie dei partiti e non hanno alcuna intenzione di sottoporsi al giudizio degli elettori.

E questo ricambio si fa con le elezioni. Nel frattempo non sarebbe meglio restituire alla politica la sua dignità, almeno provarci?
Sono d'accordo. Certo che spetta a noi tutti mandare segnali chiari. Per questo noi stiamo raccogliendo le firme per la legge elettorale e proprio in questi giorni per l'abolizione delle Province. Credo che l'unica arma che c'è per risolvere questo problema delle incompatibilità parlamentari, prima della rivolta sociale, sia un codice etico dei partiti con un impegno chiaro con gli elettori: 'se ci votate ci impegnamo entro 30 giorni a fare questa legge'.

In sostanza lei sta dicendo che se ne riparla alla prossima legislatura.
Con questa classe politica dove andiamo, me lo dice lei? Fino a quando non cambiano le cose sarà impossibile, non ritengo questo Parlamento abbastanza forte e coraggioso per fare una legge del genere. Guardi che succede ogni volta che proviamo a toccare le professioni in Aula si alza un avvocato, un notaio e dice che non va bene....

E riproporre in Aula la questione? Neanche un tentativo?
Io sono pronto. Sono pronto anche a dire agli altri partiti che intanto fin da subito possiamo impegnarci con i nostri candidati, e a me, come ho già detto, risulta più facile perché nell'IdV non ci sono parlamentari con la doppia retribuzione. Però non vorrei neanche averne in futuro, mi piacerebbe essere chiaro per evitare che qualcuno sia tentato di fare il pesce in barile.

Sembra stano doverlo dire, ma nella prima Repubblica anche senza il divieto della legge, capitava per esempio che un parlamentare non facesse contemporaneamente il sindaco o il presidente di Provincia.
Durante la prima Repubblica su certe cose c'era un limite, oggi quel limite è saltato, nessuno si vergogna più di niente. Ho assistito ad un dibattito televisivo durante il quale due politici parlavano delle loro condanne come se fosse una nota di merito. Oggi nessuno pensa di dover rispondere del proprio operato agli elettori e all'opinione pubblica. Poi però non bisogna stupirsi se le persone non si fidano più di chi le rappresenta. Questo è un Parlamento pieno di conflitti di interessi e sa cosa fanno quando gli si pone una questione che li tocca da vicino?

Cosa fanno?
Dicono che bisogna fare una commissione per approfondire il tema. E così si tira a campare perché lo sappiamo tutti quanto sono lunghi i tempi di una commissione.

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24 Agosto 2011

Si fanno schifo da soli, se ne vadano

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La mia intervista di poco fa a Radio Montecarlo sulla manovra, la Cgil, Montezemolo e Marchionne...

Questo governo ha fatto una manovra che stanno criticando tutti. Lo stesso governo che l'ha fatta dice che non va bene: il sottosegretario Crosetto guida una rivolta interna, Berlusconi ha detto che non la avrebbe voluta così e addirittura che è uscita diversamente da come era stata approvata dal Consiglio dei ministri. Si facciano da parte. Meno ci mettono le mani, meglio è per il Paese.

Un altro fronte di scontro è lo sciopero generale promosso dalla Cgil...
L'art .18 con la manovra finanziaria c'entra come il cavolo a merenda. E' chiaro che tra poco non solo io ma tutto il popolo italiano finirà per scendere in piazza.

Marchionne ha detto che se Montezemolo entrasse in politica lui lo sosterrebbe. Cosa ne pensa?
Come cittadino potrà votare chi gli pare e piace. Ogni cittadino però rifletta su come i poteri forti, al momento opportuno, si ritrovano sempre uno accanto all'altro.
Per quanto riguarda Montezemolo, per ora è ingiudicabile. Finora si è comportato come la bella donna che fa vedere però non decide con chi sposarsi. Insomma, fino a quando non decide di scendere davvero in politica stia lì a fare la bella donna.

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20 Agosto 2011

Togliamo i soldi ai malfattori

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Mentre l'economia italiana continua ad andare a picco, il governo di Berlusconi e Tremonti non riesce a capire da dove tirare fuori i soldi che ci vogliono per risanare i conti e si dibatte tra la sciagurata idea di un nuovo premio agli evasori fiscali, che ci derubano continuamente, e la svendita di qualche patrimonio dello Stato.
La cosa più assurda è che il giorno dopo aver trovato questi soldi tutto ricomincerà da capo, perché misure come quelle a cui sta pensando il governo sono solo pezze messe lì per nascondere le falle, non misure serie che aggiustano i danni e offrono garanzie per il futuro.
Eppure la strada da imboccare la vedono tutti tranne quelli che vogliono tenere gli occhi chiusi a tutti i costi. Come scrive giustamente Marco Travaglio su Il Fatto di oggi, bisogna recuperare i soldi necessari non dagli italiani onesti come fa questo governo, ma da quelli disonesti, dagli evasori (che ci costano 120 miliardi di euro ogni anno) e dai corrotti (costo per gli italiani onesti: 70 miliardi).
Purtroppo da quell'orecchio Berlusconi proprio non ci sente. Piuttosto che far pagare una tassa ai ladroni che hanno portato i soldi all'estero preferirebbe graziarne un altro po' con un nuovo scudo fiscale, e a combattere sul serio la corruzione, che da sola ci costa 60 miliardi di euro all'anno, non ci pensa per niente.
Nella classifica dei paesi più onesti, l'Italia viene al sessantasettesimo posto, dopo il Ruanda. La Convenzione penale del consiglio d'Europa sulla corruzione, varata nel 1999 non è mai stata sottoscritta dal nostro Paese, e chissà mai perché.
L'Italia dei Valori ha presentato nel novembre dell'anno scorso una proposta di legge basata appunto su quella convenzione, con la quale propone di accorpare la corruzione e la concussione in un unico reato, introduce nuove fattispecie di reato che solo da noi non sono punite e potenzia drasticamente gli strumenti di indagine, per esempio con la figura dell' ”agente provocatore”, cioè di quei funzionari di polizia che si fingono corruttori per verificare quali amministratori sono pronti a farsi comprare.
Naturalmente questa proposta di legge il governo fa finta di non vederla. E' troppo occupato a capire a quali poveracci può spillare di nuovo soldi pur di lasciare in pace i malfattori.

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19 Agosto 2011

Nuove elezioni non fanno paura

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Diciamo subito che quello che dice il ministro Calderoli non risolve i problemi. E’ vero che nella manovra depositata dal governo in Parlamento la proposta di un nuovo scudo fiscale non c'è, ma il fatto è che ce la vogliono inserire.
Preso atto che la manovra, così com'è uscita dalle stanze del governo, è impresentabile, stanno cercando un modo diverso per trovare i soldi necessari e dalla padella finiscono nella brace, perché, udite udite, vorrebbero ancora una volta graziare gli evasori fiscali, cioè dire che coloro che non hanno pagato le tasse, e anzi hanno portato i soldi all'estero, possono farla franca semplicemente con un contributo una tantum come è successo nel primo scudo fiscale.
Io non ho capito perché chi evade le tasse non debba andare a finire in galera, dal momento che per colpa sua noi in Italia abbiamo un sacco di debiti e non siamo in grado di affrontare questa crisi.
Ricordate la lista Falciani? E' quell'elenco di evasori fiscali, o meglio di signori che hanno i conti all'estero e che questo signor Falciani ha individuato, identificando sia soggetti italiani che francesi, spagnoli e svizzeri. Questa lista, che contiene migliaia di nomi italiani, è legittimamente nelle mani delle autorità italiane. Bene: rendiamoli pubblici i nomi di queste persone. Sequestriamogli gli yacht, le macchine, le case. Così ci penseranno due volte prima di andare a fare nuove evasioni fiscali.
Forse non tutti sanno che queste persone, residenti in tutta Italia, che hanno portato i soldi all'estero e che fra di loro non si conoscono, hanno quasi tutte, guarda caso, lo stesso studio commercialista che le sta difendendo dallo Stato. Qui gatta ci cova! Chi è che manovra?
Io ho richiesto ufficialmente che alla Camera dei deputati e al Parlamento venga fornito l'elenco di queste migliaia di persone, perché è bene che i cittadini sappiano chi è il vicino di casa che va in giro con lo yacht e poi fa il nullatenente e non paga le tasse.
In Italia c'è una crisi nella crisi. E' la crisi di credibilità di questo governo che ancora 10 giorni fa, in Parlamento, per bocca del presidente del consiglio e del ministro Tremonti aveva avuto la spudoratezza di dire che le famiglie stavano bene,le imprese erano solide e le banche erano piene di soldi.
Vuol dire che questo governo non è credibile, non è capace e per risolvere la crisi italiana la prima cosa da fare è mandarlo a casa. Per mandarlo a casa, non è che bisogna farne uno posticcio e artefatto. Bisogna andare alle elezioni anticipate e fornire al mondo intero e ai mercati finanziari la credibilità di un nuovo governo che riscuota più fiducia di quello attuale che ha dimostrato di fare solo leggi e leggine per uso proprio.
Nuove elezioni non fanno paura. Potrebbero essere una panacea per risolvere il problema tutto italiano che si innesta nella crisi mondiale.

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18 Agosto 2011

Cacciamolo prima che la nave affondi

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Che ci sia bisogno di far quadrare i conti mi pare evidente. Tanto è vero che se noi non rimettiamo a posto i conti rischiamo di andare in bancarotta. Il problema è dove prendere questi soldi. I due canali sono: più entrate e meno uscite. Per quanto riguarda le minori uscite, ci sono una miriade di capitoli di spesa che possono essere evitati.
Ne cito alcuni, a mero titolo esemplificativo, che fanno parte di un disegno di legge che l'Italia dei Valori ha presentato già da un mese e mezzo, che io personalmente ho inviato al presidente del consiglio, che ancora oggi non ha avuto alcuna risposta e che noi chiediamo sia messo all'odg in Parlamento. Sono circa 70 miliardi in tre anni quelli che noi troviamo.
- Le Province? Perché toglierne solo alcune e non tutte?
- I Comuni piccoli? Accorpiamoli, ma subito.
- I parlamentari? Riduciamoli del 50%, ma subito.
- La guerra in Libia piuttosto che in Afghanistan? Che ci andiamo a fare, posto che lì stanno facendo una guerra vera e la nostra Costituzione ci dovrebbe impedire di fare la guerra?
- La miriade di consulenze e incarichi esterni alla Pubblica amministrazione?Perché non le facciamo fare agli impiegati e ai funzionari della Pubblica amministrazione?
- I 25mila, dico 25mila, consiglieri d'amministrazione delle imprese pubbliche? Perché non li riduciamo facendo l'amministratore unico?
- Perché non eliminiamo le comunità montane?
Non sarà perché non ne siamo più capaci?
Ve lo dico dico in dipietrese: fammici andare a me al governo e te lo faccio in 48 ore!
Secondo voi, l'agenzia per le entrate è in grado di far pagare la tassa sui capitali scudati oppure no?
Sicuramente è in grado, se lo si vuole, dal momento che anche queste operazioni sono state fatte attraverso istituti bancari. Basta inserire nella legge l'obbligatorietà, per gli istituti bancari, di rivelare chi sono quelli che hanno usufruito dello scudo fiscale. Perché se uno ha portato i capitali all'estero, evidentemente lo ha fatto perché in Italia non li poteva dichiarare, quindi se paga qualcosa in più, visto che non ha pagato niente e nemmeno le tasse è una cosa buona.
Io però farei anche un'altra cosa che mi ricordo da quando ero magistrato e che riguarda non solo l'Europa ma il mondo intero. Ci sono tanti paradisi fiscali, tanti stati canaglia. Ci dovrebbe essere una regola internazionale, o almeno dovremmo farla noi in Italia, per cui non possono partecipare alle gare pubbliche di forniture di contratti tutti coloro che hanno portato i soldi all'estero e non hanno pagato le tasse. Dobbiamo rendere competitivo l'imprenditore onesto rispetto a quello disonesto.

L'opposizione responsabile è quella che dice che questa manovra non va proprio bene e così com'è non la voteremo mai, ma nello stesso tempo si dichiara disponibile a discuterne, a saldi almeno invariati, però intervenendo in maniera specifica sui vari capitoli di entrate e di uscite.
Io non avrei toccato per niente l'art. 18 e in Parlamento farò ogni tipo di opposizione per impedire che si cancelli di fatto l'art.18 che è una conquista dei lavoratori e la cui eliminazione nulla apporta alla manovra economica. E' solo una furbata.
Ma detto questo, se l'opposizione non è responsabile, fa la fine dell'asino di Buridano, che a furia di dire “questo no” alla fine è morto di fame. E io non voglio far morire di fame gli italiani.
Quanto a Merkel e Sarkozy, i risultati devono vedersi a bocce ferme, perché la politica delle intenzioni e delle dichiarazioni viene svolta tutti i giorni, ma il risultato si vede poi nelle tasche degli italiani e degli europei.
In conclusione voglio dire due cose. La prima riguarda l'opposizione, che in questo momento ha il dovere di individuare un pacchetto di proposte condivise, in modo che tutti uniti possiamo avere più forza nei confronti della maggioranza per indurla a modificare radicalmente questa manovra.
Poi c'è una responsabilità politica: quando la nave affonda e chi la guida dice che va tutto bene come ha fatto Berlusconi l'ultima volta che è venuto in Parlamento, quando il capitano di una nave non ha alcuna cognizione del fatto che la nave sta affondando, non si può fare come sul Titanic e continuare a ballare. Bisogna sostituire il capitano. Bisogna cambiare il governo.

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17 Agosto 2011

Tra il dire e il fare c'è di mezzo Berlusconi

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Il governo Berlusconi dice di voler tassare i capitali scudati, ma scusate tanto se ci credo solo se lo vedo. Questa la mia intervista pubblicata oggi da affaritaliani.it

Il governo tasserà i capitali scudati. E' soddisfatto?
Tra il dire e il fare c'è di mezzo il governo Berlusconi e i tanti suoi amici scudati. Il contributo di solidarietà agli scudati è contenuto in una proposta di legge che l'Idv ha messo sul tavolo in occasione della Finanziaria del 2010 e che ha riproposto nel 2011. Una proposta sempre bocciata dal governo.

Dunque?
Solo quando lo faranno veramente ci crederò. E se lo fanno lo devono fare sostanzialmente: se introducessero un finto contributo di solidarietà, magari dell'1%, sarebbe l'ennesima presa in giro. Ma vorrei dire una cosa al governo...

Faccia pure...
Il governo deve prendere atto che non è una loro proposta, ma nostra e ultimamente anche del Pd. Introdurre questa tassazione è doveroso in un momento in cui è necessario trovare soldi non colpendo le fasce più deboli. Il fatto è che questo governo fino ad ora ha fatto l'esatto contrario. Ripeto, fino a quando non lo fa non ci credo.

Alcuni esponenti del Pdl chiedono l'aumento dell'Iva...
L'Idv ha fatto una sua proposta per 70 miliardi nella quale abbiamo individuato dove trovare i soldi. Invece di colpire i consumi è meglio far tornare in patria i soldati che si trovano in Libia e in Afghanistan.

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16 Agosto 2011

Dobbiamo sconfiggere l'esercito degli evasori

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E' vero che tutti i cittadini devono dare il proprio contributo per superare la crisi ma occorre che lo facciano in base a ciò che posseggono. Invece anche stavolta il governo ha scelto di fare cassa colpendo dove è più facile, e quindi ha preso di mira, tanto per cambiare, i lavoratori e il ceto medio e ha graziato i grandi evasori che da tempo immemorabile derubano impuniti questo Paese.
E' grave che a pagare siano sempre i soliti noti: gli onesti. Fermo restando che pagare le tasse é un dovere, bisogna che il contributo di solidarietà venga dato soprattutto da quell'esercito di evasori fiscali che anche in questa partita, invece, continua a cantare vittoria. Proprio a loro, che dovrebbero pagare più di tutti, non viene chiesto niente! Occorre sconfiggere questo esercito che si gongola nel proprio lusso tra yacht e Maserati mentre la povera gente é costretta a rimanere in città senza neppure fare le vacanze poiché non riesce ad arrivare alla fine del mese.
L'IdV farà battaglia in Parlamento affinché vengano accolte le nostre proposte per combattere l'evasione fiscale e sconfiggere questa mala pianta che, purtroppo, continua a crescere indisturbata grazie alle politiche inique di questo governo.
Bisogna premiare i cittadini onesti, che contribuiscono alla gestione della res publica, e non mortificarli come fa il governo che continua a premiare gli evasori, i truffatori e i delinquenti. Faremo battaglia!

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15 Agosto 2011

Niente inciuci: dall'opposizione contro-manovra unitaria

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Pur essendo a ferragosto non dobbiamo abbassare la guardia. Per questo vi posto qui sotto la mia intervista a La Stampa di oggi e vi invito a rimanere sintonizzati perché qualcosa bolle in pentola...

Enrico Letta ha proposto un governo Bersani, Casini, Alfano e Maroni. Vorrei dire subito che, al di là dell’improbabilità che si realizzi, è politicamente scorretta perché è un ribaltone», esordisce tutto d’un fiato il leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Il vicesegretario del Pd esclude da quest’ipotesi voi dell’Idv...
«Bene ha fatto a non citarci, perché con un governo dell’inciucio non vorremmo avere nulla a che fare. Sarei solo curioso di sapere cosa ne pensa Bersani: se Letta parla per conto suo o ne ha parlato col segretario, che fino a ieri ha detto che le elezioni sono la strada maestra».

Fatto sta che siete apparsi un po’ lontani col Pd: lei è sembrato persino più dialogante di loro sulla manovra.

«Il danno l’hanno provocato in parte la realtà internazionale e in parte il modello di governo berlusconiano, che ha illuso dicendo che tutto andava bene fino a quando è venuto in Parlamento. Detto questo, noi ci rendiamo conto che oggi bisogna curare il malato. Per questo abbiamo presentato una contromanovra, e siamo disposti a discutere e valorizzare le proposte, senza però che il governo metta la fiducia».

Berlusconi ha già detto che la fiducia non ci sarà. Soddisfatto?
«Ma non deve mettere nemmeno una fiducia nascosta: cioè che si porta in Aula il provvedimento e con 200 voti al giorno si bocciano tutte le proposte dell’opposizione. Quando parlo di responsabilità intendo questo: si discuta e si valorizzino le proposte. Per esempio: vogliono intervenire sulle province? Aboliamole tutte. E ritiriamo le truppe dalla Libia e dall’Afghanistan».

Com’è la manovra?
«Ha il pregio di essere stata scritta, così almeno possiamo discutere nel merito. Ma è arrogante e ignorante perché colpisce le fasce sociali più deboli, i lavoratori. Così non la voteremo mai, va riscritta e noi sentiamo di poter contribuire a riscriverla per renderla più equa. Vediamo se il governo farà un atto di umiltà o continuerà con l’arroganza alla Tremonti».

Cosa non funziona?
«Anzitutto la riduzione dei trasferimenti di fondi agli enti locali, che li mette in ginocchio. E poi il fatto che riserva sciabolate al mondo del lavoro mentre non si chiedono sacrifici agli evasori, alle cricche, alla Casta».

Però c’è un capitolo di tagli alla politica: lei che ha dichiarato oltre 176 mila euro dovrà dare un contributo di solidarietà del 20%...
«Sono interventi solo di facciata. Ci sono un’infinità di rivoli da abbattere. Perché la Regione Lombardia deve avere un’ottantina di consolati all’estero? Perché ci sono Regioni che attribuiscono consulenze a esperti degli argomenti più strani?».

Così si dirà che Di Pietro vuole tagliare le Regioni e non il Parlamento...
«Eccoci: sono veramente necessari mille parlamentari? Sono necessari i vitalizi concessi in passato a chi stava anche solo due giorni in Parlamento?».

Insomma, con questo testo non ci siamo...
«Noi sentiamo la grande responsabilità di fare questa manovra nell’interesse del Paese. La cura proposta è omicida, come dare del curaro a un malato».

Nella manovra di luglio tutte le opposizioni insieme avevate concordato un pacchetto di emendamenti: sarà ancora così?
«Io penso che l’opposizione farebbe bene a presentare un pacchetto di proposte unitarie, per dimostrare che un’alternativa c’è e questo potrebbe essere il tuorlo d’uovo di una futura alternativa di governo».

Anche se Letta la esclude da un’ipotesi di governo ora?
«Perché sa bene che noi non parteciperemmo mai. Io parlo di un cartello delle opposizioni alle elezioni per diventare governo, non di un esecutivo dell’inciucio».

La Cgil propone lo sciopero: condivide?
«La Cgil chiede che la manovra venga riscritta per evitare che a pagare siano i più deboli, una richiesta che va sostenuta con le manifestazioni di piazza e gli scioperi: l’Idv farà la sua parte, partecipandovi».

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8 Agosto 2011

La corruzione, palla al piede dell'economia

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Da qualche giorno siamo un paese commissariato e sotto tutela. Non succedeva dalla fine della seconda guerra mondiale e non c’è da esserne orgogliosi. Le istituzioni della Ue e i leader delle principali potenze europee hanno stabilito quanto deve essere pesante la manovra ed entro quando va portata a termine, ma hanno anche indicato le voci di spesa sulle quali intervenire? Le regole della democrazia e della trasparenza esigono che Berlusconi e Tremonti raccontino chiaramente ai cittadini tutto quello che la Ue ha chiesto all’Italia come condizione per salvarla dal fallimento a cui la stava condannando questo governo.
La misura dell’intervento non può essere messa in discussione, però il Parlamento repubblicano ha il diritto e il dovere di decidere dove affondare le forbici. Nelle Commissioni di questo si deve discutere: di come rendere più giusta e più funzionale la manovra iniqua e controproducente di Berlusconi e Tremonti, perché il peso della crisi e quello degli errori del governo non possono ricadere sempre sulle spalle di chi già sta pagando da anni e anni.
Ma diciamocelo chiaramente: nessuna misura emergenziale basterà se allo stesso tempo non verranno avviate misure tali da restituire agli investitori e ai mercati un po’ di fiducia nel futuro del nostro Paese. Lo sappiamo tutti: la palla al piede dell’economia italiana è la corruzione, il pietrone al collo che la tira a fondo è l’illegalità diffusa, a partire dallo scandalo dell’evasione fiscale.
Invece di contrastare queste malattie mortali il governo le ha sempre coperte e protette. Senza un’indicazione chiarissima che d’ora in poi non sarà più così, senza iniziare una guerra senza quartiere contro corruzione e illegalità nessuna bacchetta magica, e neppure la Bce, salverà la nostra economia

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7 Agosto 2011

L'Italia ha un governo commissariato, servono le elezioni

Mercoledì scorso Berlusconi si è presentato di fronte al Parlamento, ha raccontato che tutto andava bene, che le famiglie italiane erano ricche, l'economia solida e dunque buone vacanze a tutti. Due giorni dopo è stato portato per le orecchie dalla Ue e dalle istituzione economiche internazionali in una conferenza stampa dove ha detto il contrario e ha accettato di anticipare la manovra, come fino a quel momento aveva escluso di fare. Questo significa una cosa sola: che in Italia c'è un governo commissariato, squalificato, privo di autorità e autorevolezza.

L'Italia è oggi sotto tutela della Ue e un governo sotto tutela non è libero, non è democratico e non è in grado di restituire quella fiducia di cui la nostra economia ha bisogno per non affondare. Politicamente, Berlusconi è una persona incapace di intendere e di volere, perché non conosce e non capisce più niente della realtà del suo Paese. Rappresenta un ostacolo sulla via della risoluzione di questa crisi che il suo governo ha contributo ad aggravare moltissimo perché ha cercato fino all'ultimo di negarla.

Per questo Berlusconi dovrebbe rendere per la prima volta un servizio patriottico al suo Paese e andarsene. Dopo di che, prima si va alle elezioni e prima ci si libera di questo Parlamento composto in larga parte da gente che si vende per 30 denari e meglio è.

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4 Agosto 2011

Abroghiamo le Province. Abroghiamo questa legge elettorale iniqua e ingiusta

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Questa mattina sono stato alla Corte di cassazione per un’altra battaglia di legalità, di trasparenza e di democrazia. L’Italia dei Valori ha depositato oggi qui in Cassazione una richiesta di autorizzazione per presentare una legge di iniziativa popolare per abrogare le Province.
Ricordate quante volte, in questi ultimi tempi, i partiti di maggioranza e di opposizione, i commentatori, i soloni hanno detto che bisogna eliminare i costi della politica, eliminare gli sprechi della politica? Al primo punto nel programma della maggioranza e dell’opposizione, nei programmi di tutti i partiti, c’è l’abrogazione delle Province.

Abbiamo presentato la legge in Parlamento la settimana scorsa, noi dell’Italia dei Valori, e l’hanno bocciata. Vi prendono in giro. Nel programma dicono di voler fare una cosa e poi non la fanno. Perché? Perché nel territorio hanno sistemato, anche nelle Province, tanti amici loro.
Allora c’è un solo modo per spingere questo parlamento inerte a fare il proprio dovere, quello di una legge di iniziativa popolare dove almeno 500mila, 600mila cittadini firmano e dicono al Parlamento: “Svegliatevi, ripresentate questa discussione e vediamo se è giusto o meno abrogare le Province”.

Andiamo al merito della questione. Quando furono fatte le Province c’erano i muli, gli asini, i cavalli. Per le funzioni essenziali, bisognava fare tante allocazioni territoriali. Nel tempo ruoli e funzioni delle Province si sono svuotati, specialmente dopo la costituzionalizzazione delle Regioni. Molte funzioni delle Province ora spettano alla Regione. Tante altre funzioni della Provincia le può fare e già le fa direttamente il Comune.
Alle province sono rimasti compiti residui: la caccia, la pesca, le strade provinciali. Tutti compiti che in parte possono essere fatti dalle Regioni e in parte dai singoli Comuni. E’ un doppione! Anche perché oggi con Internet, con i telefoni cellulari, con i fax e con i sistemi elettronici l’interlocuzione cittadino-istituzione è molto più facile di quando c’erano i cavalli e i muli.

Che ci stanno a fare queste Province? Perché le si continua a fare? Perché si sistemano 30 o 40 consiglieri provinciali, si sistemano cento e passa presidenti di Provincia, si sistemano un mare di consulenze, di incarichi, di contratti e contrattini. Insomma, è una spesa pubblica inutile, dispendiosa e molte volte familistica.
Bisogna darci un taglio. Stiamo parlando di circa tre miliardi e mezzo o quattro miliardi di risparmio netto, di maggiore efficienza della pubblica amministrazione, di sburocratizzazione.

Faccio un appello ai funzionari delle varie Province: nessuno vi vuole mandare a casa. Non siete voi il problema. E’ chiaro che verrete riassorbiti dalle Regioni e dai Comuni corrispondenti. Il problema è il costo della politica intorno alle Province, non il costo del funzionario che lavora. E’ il costo della politica e dei politici.
Lo sapete o no che i consiglieri provinciali con incarichi specifici, gli assessori provinciali, i presidenti di Provincia hanno le auto blu, hanno i telefoni a disposizione, hanno i viaggi rimborsabili? Tutto questo di più, le consulenze e quant’altro, a cosa serve?

Iniziamo da subito la raccolta delle firme. Ci troverete nei banchetti anche in estate e fino a tutto settembre. Insieme a questa raccolta delle firme per abrogare le Province troverete un altro modulo molto importante, per il referendum di abrogazione dell’attuale legge elettorale e di sostituzione con un’altra legge che si chiama mattarellum.
Cosa significa? Oggi voi andate a votare e mettere una croce sul simbolo del partito, ma chi poi va in Parlamento in nome di quel partito lo decide il segretario del partito. Voi non scegliete niente. Scegliete un simbolo, ma magari dietro ci può stare pure Totò Riina e voi non avete nessuna possibilità di impedirlo.
Noi vogliamo una legge in cui, collegio per collegio, ci sia una possibilità di scelta nominativa, e voi che nel vostro collegio conoscete la persona perché è e deve essere del vostro collegio, valutate se dargli la fiducia o no, e quindi se votarlo o non votarlo, perché si può essere di un partito ed essere una brava persona ed essere dello stesso partito ma non essere una brava persona. Perché votare per partito preso?

Un invito, perché tutto questo dobbiamo farlo entro il 30 settembre: al più presto, a partire da sabato 6 agosto, appena vedete un banchetto dell’Italia dei Valori o comunque referendario dateci una mano a raccogliere queste firme. Abroghiamo le Province. Abroghiamo questa legge elettorale iniqua e ingiusta.

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Un referendum per cambiare la legge elettorale

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La via referendaria dovrebbe essere residuale rispetto alle soluzioni che il parlamento dovrebbe scegliere. Il problema è che le uniche cose buone fatte ultimamente sono quelle che stanno facendo i cittadini con i referendum. Gli ultimi tre sono lì a dimostrarlo. No alle leggi ad personam, no alla privatizzazione dei servizi essenziali, no al pericolo nucleare.

Oggi poniamo il tema della legge elettorale. Senza cambiarla il Parlamento non cambierà, perché la compravendita è già avvenuta. Voi immaginate quelli che sono passati da un partito all’altro, immaginatevi i tanti parlamentari scilipotati in questo Parlamento. Per loro c’è già un accordo in questo voto di scambio, e così continuerà per sempre. Nella prossima legislatura, quelli che saranno nominati staranno lì ad alzare la mano non nell’interesse dei cittadini italiani ma di chi li ha nominati. Salvo che non trovino qualcuno che gli offre qualcosa in più.

Questo non ha nulla a che fare con la democrazia. Noi abbiamo aspettato fino alla fine, proprio fino all’ultimo giorno utile, che il parlamento affrontasse con serietà questo problema, posto che sia la maggioranza che l’opposizione hanno detto che il porcellum non va bene. Il nome “porcata” non glielo abbiamo dato noi, glielo ha dato il suo autore. Ma ora, in una situazione di vita o di morte democratica, è un atto di patriottismo democratico (visto che ieri qualcuno ha parlato di patriottismo) fare questo referendum.

E allora si parta. Da sabato 6 agosto chi vuole e chi può ci mette la faccia, ci mette soprattutto la firma, perché ancora una volta i cittadini sono chiamati a sostituire il Parlamento.

Qualcuno dice che non ce la facciamo. Anche negli ultimi tre referendum dicevano che non ce la facevamo… Non c’è peggior modo di perdere del non provarci. Chi non ci prova ha già perso. Siccome noi crediamo che tra il morire d’inedia e il fare resistenza sia meglio fare resistenza, resistenza, resistenza democratica, siamo qui ad avviare concretamente questa operazione, che è un’operazione democratica per ridare al paese un Parlamento degno di questo nome e non come quello che avete visto ancora ieri, asservito a una persona che non vive in Italia ma sulla Luna.

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3 Agosto 2011

Berlusconi ci è o ci fa?

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Signor presidente del Consiglio,

se non fossi in Parlamento direi “caro Silvio”. Glielo direi da allievo attento che ha ascoltato con attenzione la sua lezione. Non so se Lei aveva letto prima quello che ci ha letto in aula, ma glielo riassumo in pochissime battute. Lei ha detto: “La crisi globale c’è, ma l’Italia sta bene”. Lei ha detto che in Italia la ricchezza delle famiglie è maggiore e migliore che in altri Paesi. Lei ha detto che in Italia le imprese si trovano in una condizione di solidità e liquidità migliore che altrove. Lei ha detto che il governo italiano, presieduto da lei, è il più bravo del mondo e che i provvedimenti presi hanno consentito e consentono agli italiani di stare meglio di tutti gli altri. Ha detto infine che grazie a Lei il Paese è economicamente e finanziariamente più solido e più in sicurezza.

Caro Silvio, ma lei ci fa o ci è? Fino a che punto pensa di prendere in giro tutti gli italiani? Mi verrebbe da sorridere se non mi venisse da piangere, se non ci fossero un milione di cittadini e di famiglie italiane che stanno piangendo. Lei è una nuova Alice nel paese delle meraviglie o è il più grosso bugiardo della storia? Lei vive in un altro Paese, vive in un bunker, racconta un’altra storia.

Non so se lo sa, ma le voglio leggere un’agenzia fresca fresca che è stata appena pubblicata, di un noto comunista, il cui nome però lo dico dopo. Sono parole dette dopo il suo intervento: “E’ necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al Paese”. Cattivone!. Dice ancora: “Abbiamo un grande problema di credibilità del Paese, perché serve una leadership in grado di recuperare la coesione. Serve una leadership diversa. Il mondo non capisce la nostra confusione, non capisce cosa accade in Italia, e tutto ciò ci danneggia moltissimo. C’è chi ha compiuto anche scorrettezze mentre era al governo, nella sua vita quotidiana. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla”.
Sa chi l’ha detto? Marchionne, mezz’ora fa. Sto comunista Marchionne! Ma tu capisci, caro Silvio? Deve porsi il problema, signor presidente del Consiglio, se anche un manager di quel genere le dice che Lei è fuori luogo e fuori posto. Questa è la verità.

Se non vuole ascoltare lui, ascolti questa lettera indirizzata a Lei e per conoscenza a tutti i parlamentari. Un gestore azionario di Londra di una delle più grandi società di gestione di capitali del mondo le ha scritto oggi una lettera. Lui evidentemente gestisce dei fondi, e scrive: “Le persone come me, che gestiscono le pensioni dei cittadini anche italiani, non credono più che la politica italiana abbia la capacità di risolvere i problemi del Paese. Con la conseguenza che, facendo gli interessi dei nostri clienti, ci troviamo costretti a vendere posizioni aperte sull’Italia, contribuendo nostro malgrado al profondo rosso sui mercati."

Non so se si è capito ma c’è una crisi mondiale come Lei dice, ma in Italia c’è una crisi nella crisi, e si chiama Berlusconi Silvio. Il problema è Lei signor presidente del Consiglio. E’ Lei che ha tolto credibilità al nostro Paese. E’ il suo governo che fa scappare gli investimenti azionari. E’ il suo governo che fa scappare quelli che devono lavorare nei mercati azionari. Lei è un problema per il Paese, e il fatto che non se ne accorge è ancora più grave. Non è che siccome Lei non se ne accorge i problemi si risolvono. I problemi ci sono eccome!
E allora cosa dobbiamo fare? Partire da questa realtà, dalla realtà per cui nonostante Lei, noi dobbiamo disfarci politicamente di Lei. Gli italiani si devono disfare politicamente di Lei. Certo, lo dovrebbe fare questo Parlamento, se avesse un po’ di senso di responsabilità. Ma Lei li compra i deputati! Cosa posso farci io? Guardi nel suo governo, gli ultimi arrivi, freschi freschi, appena presi dai Responsabili.

L’ultimo sottosegretario che ha fatto sa cosa ha dichiarato? Appena nominato: “Sono stato nominato sottosegretario, ma non so per fare che cosa”. Lo scopo era diventare sottosegretario, non fare qualche cosa per il Paese!
Se questa è la situazione, a noi tocca un’azione di responsabilità. Lo ha detto Casini, lo ha ribadito Bersani e voglio aggiungere qualcosa anche io. Perché non è che noi, di qua, stiamo offrendo una grande proposta alternativa. Noi dobbiamo assumerci la responsabilità oggi di una proposta alternativa, e lo dobbiamo fare in modo forte e chiaro.
Lei ha chiesto una cosa importante, che io condivido. Ha detto. “C’è bisogno di un’assunzione di responsabilità collettiva”. Cominci Lei. Si dimetta. E’ importante, perché Lei sta bloccando l’economia del Paese. Sta facendo morire di fame milioni di persone, e non se ne accorge nemmeno.

Noi non possiamo più, e lo dico rivolto ai colleghi dell’opposizione e soprattutto a me stesso, limitarci a dire no a Berlusconi. Il problema è cosa facciamo noi e cosa vogliamo fare noi. Si tratta di vedere se si può fare un governo istituzionale, come diceva il collega Casini, o se bisogna andare subito alle elezioni. Io sono dell’idea che quando un governo, legittimamente eletto, non funziona più, è politicamente incapace di portare a compimento le sue responsabilità, bisogna richiedere il voto ai cittadini italiani.
Ecco quello che chiediamo noi, e lo chiediamo a Lei, signor presidente della Repubblica. Faccia come Ciampi, faccia come Scalfaro. Lei stesso si è reso conto, e ce lo sta dicendo tutti i giorni, che non si può più andare avanti così. E lo sciolga questo Parlamento! Ci mandi a votare! Dia il voto ai cittadini italiani! Li metta in condizione di scegliere un altro Parlamento, possibilmente non nominato dai soliti quattro o cinque. Che poi vengono qua e si vendono l’anima al diavolo, svendono la loro dignità votando ciò che non vogliono.

Sa a chi mi riferisco, caro Silvio? Quelli della Lega in aula non ci stanno più, perché parlano e scappano. Ma Lei ha visto che l’unica vera opposizione, a parole, gliela ha fatta la Lega? Ha detto basta, basta, basta a tutto quello che Lei sta facendo. Però vi vota lo stesso. Perché? Per restare al governo. E noi dobbiamo denunciare questo fatto ai cittadini italiani. Ma che forza di governo siete, voi leghisti, se dite che bisogna finirla con questo modo di governare poi votate la fiducia al governo? Siete degli scaldapoltrone peggio di quelli di Roma ladrona che denunciavate.

E allora che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto una nuova legge elettorale. So che Lei non lo farà mai, so che qui dentro nessuno lo vuole fare perché ognuno vuole scaldare la sua poltrona. Io e altri colleghi abbiamo depositato una proposta di referendum per, almeno, tornare al mattarellum. Speriamo che si possa fare una legge elettorale al più presto, e vi notifico che da sabato cominciamo a raccogliere le firme. E siccome Lei lo sa bene che io le firme le raccolgo, noi raccoglieremo le firme, cambieremo la legge elettorale, torneremo a votare e ci libereremo non solo di Lei ma di tutti quei leccapiedi che le sono stati vicini e che hanno venduto l’anima al diavolo. Perché di questo abbiamo bisogno.

Mi consenta un’ultima cartolina, onorevole Berlusconi. Anzi la prossima volta me la mandi Lei, da dove se ne andrà in vacanza. Ma se ne vada!

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Bersani non faccia come Ponzio Pilato

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La mia intervista di oggi sul Fatto Quotidiano: un referendum abrogativo della legge elettorale, per abrogare il porcellum ed evitare che si vada alle elezioni e ancora una volta venga negata ai cittadini la possibilità di scegliere.

Onorevole Di Pietro, qual è l’obiettivo di questo referendum?
Riteniamo fondamentale che alle prossime elezioni i cittadini abbiano la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento. Sappiamo che l’ipotesi che proponiamo non è risolutiva.

Quale legge vorreste?
Presenteremo in Parlamento come IdV una legge che preservi il sistema bipolare che permetta ai cittadini di sapere cosa faranno e con chi coloro per i quali votano. Siamo contro le ipotesi dei terzopolisti, che chiedono il voto lasciandosi la possibilità di scegliere cosa fare e con chi stare. Andiamo per i collegi uninominali con candidati scelti attraverso le primarie.

Senza nessuna componente proporzionale?
Personalmente non la prevediamo in questo momento, ma non siamo contro il diritto di tribuna per i partiti minori.

Le firme vanno raccolte entro il 30 settembre: non le sembra una corsa contro il tempo?
Noi garantiamo il risultato, ma comunque è un atto politico. L’Idv parallelamente raccoglie le firme per l’abrogazione delle province, che concettualmente fa parte della stessa lotta, alla casta e agli sprechi.

Il Pd è con voi nel referendum elettorale?
Ho mandato un appello a Bersani. Non c’è peggior complice di Ponzio Pilato. Quello che rivolgiamo ai Democratici è un appello accorato: esca allo scoperto e dica cosa vuol fare. Scelga secondo scienza e coscienza. Non vorrei succedesse come nel caso dei quesiti sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento, dove hanno cantato vittoria a posteriori. Ora vogliamo una mano.

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2 Agosto 2011

Un principio aberrante

Oggi pomeriggio la Camera ha negato l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni nel caso del deputato Denis Verdini. Questo il mio intervento prima del voto.

Innanzitutto una precisazione, che devo all’on. Verdini. Il mio intervento non è un intervento contro di lui ma, qualcuno direbbe “paradossalmente”, a suo favore. Noi crediamo, contrariamente a quanto ha deciso la maggioranza della giunta, che anche le prerogative dei parlamentari sono disponibili rispetto a un principio fondamentale: il diritto di difesa del cittadino, dell’indagato.

L’on. Verdini ci ha chiesto di autorizzare l’utilizzo di questa intercettazione da parte della magistratura, evidentemente perché ha interesse a utilizzare queste risultanze processuali per la sua difesa. E allora quando la giunta decide, come ha fatto oggi, per quanto riguarda Milanese di autorizzare l’uso dei tabulati telefonici e per quanto riguarda Verdini di non autorizzarla, a me pare che dietro ci sia qualcosa che non funziona.
Qual è la retro-ragione per cui nell’un caso viene concessa l’autorizzazione e nell’altro non viene concessa? Ecco l’appello che io rivolgo all’on. Verdini: faccia sentire la sua voce in sua difesa, perché qualcuno, evidentemente, la sta usando per riaffermare un principio, e cioè che in questo parlamento, alle volte, c’è una ricerca di impunità più che di giustizia e verità. E allora anche lui, che cerca queste intercettazioni telefoniche come elemento a difesa, porti avanti questa idea: che le prerogative dei parlamentari, per quanto riguarda le intercettazioni, devono essere viste, ai sensi dell’art. 69 terzo comma, in relazione ad altri princìpi e ad altri diritti fondamentali previsti dalla Costituzione. Fra cui il diritto della difesa.

Il mio intervento non è nemmeno contro le altre due questioni che son state oggi indicate dalla Giunta, perché sono questioni molo tirate per i capelli e anche, perdonatemi la franchezza, false. Non si tratta infatti di un diverso procedimento penale, si leggano tutte le decisioni della Corte di Cassazione su questo punto.

Dobbiamo oggi affrontare un principio serio in questo Parlamento: non possiamo far credere che siamo la solita casta che vuole sfuggire alla giustizia. Allora, se si fa parte della Giunta per le autorizzazioni, se si fa parte di questo Parlamento, non si può dire che a norma dell’art. 270 non poteva essere fatta questa intercettazione! Questa intercettazione poteva essere fatta perché è stata disposta per perseguire un reato di associazione a delinquere. Acquisita legittimamente l’intercettazione, essa può legittimamente essere usata nei confronti delle varie ipotesi di reato che all’interno del processo sussistono. Anche quando il procedimento principale viene stralciato perché qualcuno fa l’abbreviato, qualcuno il patteggiamento, un altro pezzo deve essere trasmesso per competenza territoriale altrove.

Ma il problema che voglio affrontare è un altro. Vi rendete conto che oggi state approvando un principio aberrante, vale a dire che tutti coloro che hanno una conoscenza abituale con un parlamentare non possono essere intercettati. Una cosa è la prerogativa del parlamentare, altra cosa è la prerogativa di tutti coloro che hanno a che fare col parlamentare. Stiamo parlando di persone che sono in società, soci d’affari tra di loro. Fusi e Verdini: è chiaro che si parlano tra di loro, sono soci in affari! E’ chiaro che se uno di noi ha uno studio legale, parlerà con dieci legali, con cento clienti e magari sempre con gli stessi clienti.

Ma una cosa è non dover intercettare la moglie e i figli del parlamentare, altra cosa è estendere all’inverosimile questo principio, sino ad affermare che persone che hanno a che fare con parlamentari non possono essere intercettate e queste intercettazioni non possono essere utilizzate.
Se il Parlamento adotta questo principio facciamo capire che la migliore e la peggiore criminalità fanno meglio a fidanzarsi o mettersi in società con i parlamentari. E’ un principio aberrante e io invito a riflettere su tutto questo. Una cosa è stabilire che non si può intercettare una persona vicinissima al parlamentare, come la figlia o l’assistente, la persona che per definizione è la sua longa manus. Altra cosa è stabilire il principio per cui basta essere in società e non puoi essere intercettato.

Noi riteniamo che l’autorizzazione debba essere data non solo perché lo ha chiesto il collega e il diritto di difesa prescinde anche dalle prerogative dei singoli parlamentari, ma soprattutto perché questo Parlamento rischia di far diventare principio un’idea aberrante per lo Stato di diritto e per lo Stato democratico: qualla per cui il parlamentare può avere intorno a sé la migliore criminalità, che così raggiunge l’impunità.
Fra un po’ qui avremo solo delinquenti, e non più un po’ e un po’.

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Subito al voto, ma senza Porcellum

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L’Italia dei Valori non è disponibile a governi balneari, di transizione o quant’altro. Tenere in vita questa legislatura serve solo perché qualcuno possa continuare a scaldare la poltrona e a difendere i propri interessi personali.
Per restituire credibilità al paese e frenare così la speculazione finanziaria c’è una sola via: quella che porta alla crisi di governo, allo scioglimento delle Camere e poi alle elezioni anticipate, senza perdere tempo e senza provare a fare pastrocchi.

Bisogna però evitare che gli elettori continuino a essere truffati dal porcellum, cioè da una legge elettorale che manda in Parlamento liste preconfezionate dai partiti, che non rispondono alle regole della rappresentanza né agli interessi dei territori. La prova del fuoco della volontà di fare davvero qualcosa per questo Paese, secondo noi, sta proprio nella volontà effettiva di cambiare la legge elettorale cancellando il porcellum.
Ma siccome sappiamo benissimo che ci sono moltissimi esponenti politici che a parole tuonano contro questa legge e nei fatti se la tengono ben stretta, non ci resta che lanciarci ventre a terra nel referendum abrogativo che abbiamo proposto, all’insegna della trasparenza e del rilancio del maggioritario.

Molti esponenti di spicco del Pd hanno preso insieme a noi questo impegno. Ma il tempo stringe. Facciamo quindi appello al segretario del Pd Bersani perché coinvolga e attivi tutto il suo partito, come abbiamo già fatto noi dell’Italia dei Valori, in questa battaglia fondamentale per la democrazia e per la trasparenza.

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1 Agosto 2011

Costi della politica, serve la scure non la forbice

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La mia intervista di oggi su Repubblica.

Napolitano dà il buon esempio. Fini e Schifani invece?
Intanto mi rammarico che il Parlamento abbia bocciato la nostra proposta di sopprimere le Province. Quanto ai bilanci del Parlamento, abbiamo esaminato quelli di Camera e Senato e ci paiono insufficienti, contraddittori e anche un po’ meschini. È tempo di scure, non più soltanto di forbici.

E cosa contrapporrete?
Abbiamo presentato una serie di emendamenti qualificanti sia per ridurre i costi di gestione delle due istituzioni, sia ancor più per eliminarne gli evidenti sprechi. Anche se siamo stati preavvertiti che diversi di essi saranno respinti con motivazioni formali tra le più varie, tra cui la presunta necessità di assicurare prestigio alle istituzioni. In realtà, si vogliono mantenere privilegi e prebende, immorali e antistoriche, rispetto alla crisi economica che coinvolge milioni di persone.

Il passo del Colle è stato inutile?
Temo proprio di sì, purtroppo, in quanto molti parlamentari non intendono rinunciare ai vantaggi acquisiti. Il vitalizio, per esempio. L’IdV vuole depennarlo, sia per il futuro che per il passato. Così com’è necessario sopprimere una serie infinita di benefit che nulla hanno a che fare con la funzione parlamentare, ma servono solo per utilizzare a sbafo e a scrocco servizi, forniture, emolumenti personali.

Ci fa tre esempi di quello che Camera e Senato potrebbero fare per dare alla gente un segnale di rigore?
Dimezzare i rimborsi elettorali. Eliminare i benefit di cui godono tutti gli ex parlamentari. Ridimensionare quelli dei parlamentari in carica. Perché una cosa è il rimborso di un viaggio aereo per un incarico istituzionale, altro è il volo gratis per andare al mare.

Napolitano ha rinunciato all’aumento dell’indennità. Onorevoli e senatori potrebbero fare lo stesso?
È il minimo che dovremmo fare, sia per le indennità sia per le pensioni. Abbiamo presentato emendamenti ad hoc. Staremo a vedere.

Quelli del Pdl, per esempio Osvaldo Napoli, sostengono che i tagli sono già stati fatti. Li vede?
Sono risibili e non toccano i benefici che vanno direttamente nelle tasche dei parlamentari, ma riguardano semmai gli uffici.

Ma non è che, alla fine, a pagare è solo il personale?
Anche questo avviene, ma – ripeto – tutta la struttura di gestione di queste istituzioni, e non solo di queste, risente di spese elefantiache ben dimezzabili. Un esempio: ci sono troppe auto blu in giro, e troppi che le usano indebitamente.

I sindaci tagliano i bilanci. Ma non è che alla fine, con le tasse, i costi ricadono comunque sui cittadini?
Sono sempre e comunque loro che pagano. Tagliando senza specificare i capitoli, si rischia di sopprimere anche i fondi per i servizi essenziali. Io sopprimerei le rappresentanze delle Regioni all’estero, che duplicano ambasciate e consolati. Ed eliminerei i consiglieri di amministrazione delle società partecipate dagli enti territoriali lasciandovi solo l’amministratore unico. Vi sono ben 25mila consiglieri, per lo più ‘trombati’ della politica, per fare un lavoro per cui basta un amministratore unico.

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31 Luglio 2011

Perchè a 20 anni da Mani Pulite stiamo sempre peggio

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Mentre il Paese crolla economicamente e socialmente, le famiglie non arrivano alla fine del mese e i nostri giovani sono costretti a emigrare, i Palazzi del potere mostrano il peggio di sé e l’incapacità morale e politica ad affrontare l’emergenza. Infatti, le cronache di questi giorni sui casi Papa, Milanese, Tedesco, Penati fanno comprendere la necessità che i partiti affrontino, una volta per tutte, la questione morale con delle ferree leggi. Le vicende che hanno scandito l’agenda evidenziano come la corruzione intacchi e tenti tutti gli schieramenti, al di là del colore.

Negli anni Novanta un imprenditore pagava un politico per avere un vantaggio, oggi sono i cittadini a pagare senza volerlo, in quanto i loro soldi servono spesso per finanziare consigli d’amministrazione di società o enti, frutto di spartizioni tra partiti. All'epoca di Tangentopoli noi del pool di Mani pulite, ci trovammo di fronte ad una realtà, definita: dazione ambientale. Dopo la caduta del muro di Berlino, infatti, vennero a mancare i finanziamenti esteri alla politica e quindi questa trovò il modo di reperire diversamente le risorse economiche, attraverso un sistema di tangenti. In quegli anni, le grandi imprese italiane versavano soldi al PSI e alla DC e, per individuare la strategia, abbiamo indagato sui canali occulti di finanziamento. Abbiamo spulciato i bilanci e scoperto i fondi neri che riconducevano a reati precisi: falso in bilancio e appropriazione indebita. Così, l'imprenditore, colto con le mani nel sacco, raccontava delle tangenti che versava e a chi. In fondo, da Tangentopoli ad oggi la situazione non è cambiata, ma si è aggravata perché si utilizzano schermi formalmente legali per coprire le malefatte. E’ un sistema che si è ingegnerizzato, non si trovano più mazzette o soldi nascosti nei puff, ma si trovano consulenze, favori e incarichi. Oggi molti reati sono stati depenalizzati, come il falso in bilancio, e le leggi sono state fatte per andare incontro alle istanze delle lobby e per coprire il malaffare. La corruzione si è fatta sistema. E la vicenda di Milano ne è la prova. Persino il conflitto d’interessi che fa carico al Presidente del Consiglio non è un caso isolato: sono tante le commistioni tra politica e affari che si riscontrano nelle nomine in società pubbliche, che spesso vengono usate anche per ottenere introiti per il partito.

Innanzi a tanta sfrontatezza e decadenza morale, le forze politiche, se vogliono riacquistare dignità e credibilità, nonché funzione sociale, hanno l’obbligo di mettersi in discussione e di affrontare il problema seriamente. Qui in gioco c’è la democrazia. E mettere la testa sotto il cuscino, facendo finta di non
vedere e di non sapere, rischia di delegittimare ancor di più le istituzioni e di portare il Paese su un crinale pericoloso, dove le monetine potrebbero diventare solo l’antipasto. E’ sbagliato attribuire la responsabilità di tanto clamore ai giornalisti, che fanno solo il loro dovere d’informare correttamente l’opinione pubblica. Piuttosto la classe politica faccia un “mea culpa” e coloro che risultano coinvolti facciano fino in fondo il loro dovere: corrano dal giudice, come tutti i cittadini. La casta non si autoassolva.

Oggi più che mai, sono sempre più convinto che il rapporto tra l’economia e la politica, come quello dell’etica e i partiti, abbia bisogno di regole precise
che siano stabilite da leggi e non soltanto dai cosiddetti codici interni ai partiti, che rischiano di lasciare il tempo che trovano. Per questo, l’Italia
dei Valori ha depositato, dall’inizio della legislatura, una ventina di proposte di legge per combattere la corruzione sistemica che vige all’interno della politica. Proposte che giacciono ancora nei cassetti delle commissioni parlamentari, in quegli stessi organismi che negli ultimi tre anni hanno licenziato solo norme per salvaguardare Berlusconi dai suoi guai giudiziari.

Eppure, per cominciare basterebbe l’approvazione delle tre disposizioni chiave, contenute in un disegno di legge a mia prima firma: 1) I condannati non devono essere candidati. Qualora un esponente politico venisse condannato nel corso del suo mandato, deve decadere dalla carica. 2) Gli imputati non possono assumere incarichi di governo né locale, né nazionale (quindi né assessori, né ministri). E qualora un esponente di governo venisse rinviato a giudizio durante il suo mandato, deve decadere dalla carica. 3) Gli imprenditori che si sono macchiati di reati contro la pubblica amministrazione, in particolare per reati di corruzione, falso in bilancio, evasione fiscale e finanziamento illecito ai partiti, non possono partecipare alle gare pubbliche né direttamente, né per interposta persona.

Insomma, la politica deve uscire dalla sua condizione di casta. E questo vale sia per l’impunità che pretende di avere, sia per gli sprechi di denaro pubblico di cui continua a usufruire alle spalle della povera gente. Ma il Governo si continua a muovere in direzione opposta: venerdì è stata posta la quarantottesima fiducia sul disegno di legge sul processo lungo che, di fatto, rinviando alle calende greche l’iter processuale, garantisce l’impunità a tutti coloro che vogliono sfuggire alla giustizia, in primis al Presidente del Consiglio. Ed è questa la vera ragione per cui è stata fatta la norma.

Ormai, la maggioranza parlamentare ha venduto la propria dignità per una poltrona e, pur di mantenere i propri privilegi, manda al macero decine di migliaia di processi. E’ uno schiaffo a tutti coloro che aspettano giustizia ed è un insulto ai 27 milioni di cittadini che con il referendum hanno detto ‘basta’
alle leggi ad personam. L’opposizione ha un’unica strada da percorrere: sfiduciare Berlusconi e ridare la parola ai cittadini. Chi non lo farà, di fatto, si renderà complice.

NB: Una parte di questo articolo è stata pubblicata oggi sul "Giorno".

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30 Luglio 2011

Processo lungo, bisogna fermarli con la sfiducia!

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Quanti sono i cittadini italiani che non otterranno mai giustizia se il processo lungo diventerà legge? Per un conto preciso è presto, ma si può già affermare che saranno molte migliaia. Le conseguenze saranno ancora più micidiali di quelle che avrebbe avuto la legge sulla prescrizione breve. Quella legge avrebbe mandato sotto terra 15mila dibattimenti, con questa il conto sarà più lungo.

Il quotidiano “La Repubblica” elenca oggi qualche esempio che spiega bene cosa succederà e chi resterà senza giustizia. Al processo per i veleni della Eternit a Torino gli avvocati, con oltre novemila testimoni, avranno già la prescrizione in tasca. Per la strage alla stazione di Viareggio la lista arriverà a centinaia di testimoni e pure lì la prescrizione è praticamente certa. I processi di mafia tanto varrebbe non farli per niente che almeno si risparmia.
Ancora una volta questo governo e questa maggioranza se ne fregano del diritto, della giustizia e anche della decenza. Pur di salvare Silvio Berlusconi sono prontissimi a negare giustizia a migliaia di persone e ad aiutare i malfattori.

Bisogna fermarli! Questa legge non deve passare. I responsabili delle istituzioni, custodi della Costituzione, devono farsi sentire subito e con la massima fermezza. Il Parlamento deve sfiduciare questi ladri di giustizia e chi non lo fa deve assumersene la responsabilità di fronte a tutti, votando la fiducia a un governo complice di criminali e mafiosi.
Noi dell'Italia dei valori abbiamo approntato la mozione di sfiducia. Ora aspettiamo che tutte le opposizioni, senza ipocrisie e senza spaccare il capello in quattro pur di non assumersi responsabilità, la firmino con noi.

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28 Luglio 2011

La questione morale non si butta in politica, si affronta

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Il testo della mia intervista a L'Avvenire di oggi.

Lo sfogo di Bersani? “Sì, l’ho ascoltato. – afferma il leader dell’Italia dei Valori – E gli dico: è vero che la macchina del fango esiste, ma non cada nella tentazione di buttarla in politica per non affrontare i problemi nel merito. Non è così che si costruisce l’alternativa”. La questione morale, prosegue l’ex protagonista della stagione di Mani pulite, riguarda “tutta la classe politica” (incluso il ministro Tremonti che “ha chiuso gli occhi per non vedere”) e va affrontata alla radice.

Allora, si sta gettando del fango addosso al Pd o anche per loro c’è una questione morale?
Chiariamo: rientra nella logica che nella lotta politica qualcuno cerchi di utilizzare le risultanze di indagini per contrastare l’avversario. Io, che la macchina del fango l'ho subìta per due volte – nel 1995/96 a Brescia e più di recente a Roma – dico però che è inutile prendersela con i mass media, che pubblicano i fatti dandone una versione di parte e creando una cassa di risonanza.

Invece?
L’unico modo per evitare davvero che la macchina del fango si alimenti è correre dal magistrato e chiarire i fatti, come appunto ho fatto io. Prendiamo il caso di Penati: io, che l’ho conosciuto, non credo che sia un ladruncolo, di quelli che nascondono i soldi sotto il puff. Ma lui non può limitarsi a dire: “Chiarirò a breve”. Che aspetta? Vada subito dai giudici, prenda il primo microfono e chiarisca. Ogni rappresentante eletto ha il dovere di farlo, per il rispetto dovuto ai cittadini.

Insomma, anche il Pd balbetta un po’ su questi temi?
Il nodo è la commistione d’interessi nelle nomine in aziende pubbliche e società municipalizzate, che spesso sono usate anche per ricavarne benefici per il partito. Questo conflitto è una cappa che pesa sull’Italia e che va affrontato con energia.

A colpi di inchieste?
Qui nessuno vuole discutere di responsabilità penali, ma di quelle politiche sì. Dovremmo fare tutti un esame di coscienza per stabilire fino a che punto la politica deve immischiarsi negli affari, fissando dei confini precisi. Su queste materie il dialogo deve essere trasversale.

Questo esame lo deve fare anche l’Idv?
Posso legittimamente dire che non abbiamo problemi così evidenti, ma anche noi abbiamo avuto dirigenti implicati in vicende giudiziarie e non mi sento di mettere la mano sul fuoco per tutto il mio partito. Tanto più che l’IdV ha avuto meno casi perché ha meno potere.

Con il Pd va costruita prima di tutto un’“alleanza morale”?
L’IdV ha presentato su questi temi 21 proposte di legge, che giacciono in Parlamento. A partire dai nostri tre cardini: la non candidabilità e la decadenza per i condannati; l’impossibilità di assumere incarichi di governo, a ogni livello, per le persone sotto processo; il divieto di partecipare a gare pubbliche per gli imprenditori condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Il Pd assuma l’impegno di farle diventare legge nei primi 100 giorni di governo, se si vincessero le prossime elezioni. E applichi da subito queste regole al proprio interno, senza ricorrere a giochini come hanno fatto per Tedesco, rimosso dalla Puglia per garantirgli lo “scudo” in Senato.

E il caso Milanesi?
Se fosse accertato che lui mercificava su incarichi e consulenze, per Tremonti può essere sufficiente sul piano penale dire che lui non ha responsabilità dirette. Ma lasciando fare al suo collaboratore se ne è assunto la responsabilità politica. Detto ciò, prendersela con il ministro dell’Economia è riduttivo in presenza di un governo che ha fatto un abuso reiterato dell’aver varato leggi per interesse personale. Non è Tremonti che se ne deve andare, ma è tutto il governo.

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27 Luglio 2011

No alla guerra, no alle missioni all'estero

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L'Italia dei Valori, coerentemente con gli impegni presi con gli elettori e convinta di interpretare il sentimento della maggior parte degli italiani, ha votato no al rifinanziamento della missione in Afghanistan e ribadisce la propria contrarietà a portare e a continuare le azioni di guerra mascherate da missioni di pace in Libia e in Afghanistan.
Sono due azioni militari che si inseriscono all'interno delle guerre civili in atto tra quei popoli, e quindi non ci sono giustificazioni, nemmeno formali, per violare la Costituzione italiana che vieta interventi militari. Né è vero che, siccome sono state in qualche modo autorizzate da organismi internazionali, queste missioni diventano per noi un obbligo: la Germania, che fa parte di questi organismi internazionali in modo stabile, non ha partecipato a queste azioni proprio perché sono su base volontaria.

Riteniamo un errore pensare che si possano risolvere i confitti con le guerre e non con le ragioni della politica e più ancora riteniamo che ciò non si possa fare in realtà come la Libia e l'Afghanistan, laddove l'Italia appare al tempo stesso come ipocrita e suddita, perché si fa credere che siamo là contro un'oppressione e contro atti di terrorismo. Ma mentre siamo lì con questi nobili intenti, le stesse potenze internazionali che hanno promosso queste guerre e hanno indotto il nostro governo a sottostarvi stanno trattando con i vari Gheddafi puttosto che con i talebani per raggiungere un accordo.

Allora delle due l'una: o questi sono terroristi, e allora non c'è nessun accordo politico che tenga, o c'è una guerra civile in corso, nel qual caso noi non potevamo e non possiamo intervenire, e comunque non possiamo più mascherarci chiamando azioni di pace quelle che in realtà sono vere e proprie azioni di guerra.
A tutto questo si aggiunge il dramma delle vite umane che ogni giorno si immolano per una causa che non corrisponde a ciò che viene affermato, e spendiamo anche tanti soldi inutilmente, in un momento di estrema congiuntura. Invece di togliere i fondi alle parti deboli del Paese si poteva evitare di comprare 138 nuovi caccia bombardieri con la spesa di 15 miliardi euro, andando poi a tagliare le pensioni.

Sono queste le ragioni che hanno indotto l'IdV a reagire e a essere coerente e ci dispiace che rispetto a questo tema l'opposizione non sia riuscita a trovare un momento di unitarietà. Ma raggiungono il ridicolo affermando, come hanno fatto, di votare in modo unitario "salvo alcune dissidenze". Se ci sono le dissidenze come si fa a votare in modo unitario? E' una contraddizione in termini.
Ma soprattutto è una contraddizione votare per rifinanziare la guerra dicendo di non essere d'accordo. Vuol dire votare solo per spirito di partito, rinunciando agli ideali.

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25 Luglio 2011

L'incoerenza leghista sulla guerra

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Voglio esprimere la mia commossa e sincera vicinanza ai famigliari del caporalmaggiore David Tubini, l'ennesimo italiano caduto oggi in Afghanistan. Ma voglio anche dire che questo elenco sempre più lungo di italiani morti in Afghanistan deve finire subito.

Smettiamo di nasconderci dietro un dito. In Afghanistan e in Libia non sono in corso missioni di pace. Sono due guerre e noi dell'Italia dei Valori siamo contrari ad andare a fare guerre all'estero tradendo così la Costituzione italiana che all'art. 11 lo vieta espressamente.

Domani in Parlamento saremo coerenti con quello che pensiamo e che diciamo: voteremo contro il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan e Libia. La domenica, a Pontida, la Lega afferma le stesse cose, ma siccome la coerenza non sa nemmeno dove sta di casa, domani in aula voterà invece a favore della guerra. Non perché ci creda ma per un calcolo politicistico che diventa osceno quando si gioca sulla vita di tante persone che in quelle missioni inutili e anticostituzionali rischiano la vita.

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24 Luglio 2011

Fermiamo la corruzione

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Mentre tutto il nostro Paese è costretto a tirare la cinghia, combatte con la disoccupazione e la cassa integrazione, non arriva a fine mese, ogni giorno si scopre che qualche politico e qualche amministratore si arrotonda lo stipendio con le mazzette.

A parole tutti dicono di voler risolvere questo scandalo permanente e molti sono in buona fede. Però bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno. Al punto in cui è arrivato il degrado non bastano le buone intenzioni e non ci si può accontentare dei codici di autoregolamentazione etica. La corruzione è dilagata al punto che la tentazione sta sempre dietro l'angolo e nessun partito può dire in tutta sincerità: “Nessuno dei miei iscritti o dei miei funzionari cederà mai alla tentazione”.

Per questo non bastano i codici ma ci vogliono leggi precise semplici e rigorose, come quelle contenute nella convenzione di Strasburgo e come quelle che abbiamo proposto noi dell'Italia dei Valori: ineleggibilità dei condannati, divieto di assumere incarichi di governo centrale o locale per gli indagati, esclusione dalle gare d'appalto per le aziende condannate per reati contro la pubblica amministrazione.

Questo governo e questa maggioranza leggi del genere non possono approvarle, perché tutta la loro politica è sempre andata nella direzione opposta e non bisogna illudersi che le cose siano cambiate. Berlusconi vuole restare al governo proprio per provare ancora a usare le istituzioni come uno scudo contro la giustizia. Ci ha provato con il codicillo che gli permetteva di non pagare la multa per l'inghippo Mondadori. Ci proverà di nuovo la prossima settimana con l'ennesima legge ad personam, il “processo lungo”.

C'è un solo strumento che oggi può fermare Berlusconi e domani aiutare a varare leggi per sconfiggere davvero la corruzione. E' lo stesso che ha permesso la vittoria nei referendum. E' la mobilitazione democratica, la pressione e la vigilanza della Rete. E' la partecipazione diretta dei cittadini e la lor voglia di dire basta.

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23 Luglio 2011

Questione morale, una domanda e una proposta agli alleati

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Il disfacimento di questo governo è sotto gli occhi di tutto il mondo: l’esecutivo è ridotto ormai ad una guerra tra bande tra Pdl e Lega, che stanno insieme solo per mantenere la poltrona. Però sotto gli occhi di tutti c'è pure l'incapacità del centrosinistra di proporre per tempo un'alternativa seria e credibile a partire dai programmi. Mi chiedo e chiedo ai leader delle altre forze del centrosinistra: cosa stiamo aspettando? Perché stiamo facendo questo favore a Berlusconi e al centrodestra? Nella condizione di degrado morale della politica credo che ci sia una sola strada per iniziare a restituire un po’ di dignità alla politica e un po' di fiducia ai cittadini: definire il nostro programma a partire proprio dalla risoluzione del conflitto di interessi e della questione morale.

Noi dell'IdV abbiamo avanzato delle proposte di legge tanto semplici quanto efficaci che non smetteremo mai di ribadire: rendere ineleggibili i condannati, vietare l'assunzione di cariche di governo centrale o locale agli indagati, vietare la partecipazione alle gare d'appalto agli imprenditori che si sono macchiati di crimini contro la pubblica amministrazione.

Dalle forze del centrosinistra vorremmo sapere se sono d'accordo su queste regole e se sono pronte a metterle in testa al programma col quale ci presenteremo alle elezioni. Affrontare il degrado della politica non può voler dire riempirsi la bocca di belle parole. Vuol dire fare passi concreti che i cittadini possono riconoscere e capire subito. La politica deve uscire dalla sua condizione di casta. E questo vale sia per l’impunità che pretende di avere sia per i privilegi e gli sprechi di denaro pubblico di cui continua a usufruire alle spalle del Paese attanagliato, oggi più che mai, da una gravissima crisi economica.

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22 Luglio 2011

Tedesco se ne deve andare

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La mia intervista di oggi a Il Tempo.

Tedesco dice di avere il “dovere di restare”.
Io credo che dobbiamo partire da un dato di fatto. Quando un parlamentare viene sottoposto ad un’azione giudiziaria che prevede una misura restrittiva esistono due piani. Il primo è quello della responsabilità penale.

Il secondo?
Il dovere politico. Cioè il dovere di dimostrare che la politica non è il luogo dell’impunità. Invece…

Invece?
Più passa il tempo e più il Parlamento è diventato il “rifugio” di chi sfugge alla giustizia.

Mercoledì, però, la Camera ha dato il via libera all’arresto di Alfonso Papa?
E io credo che sia stata, dopo tanti anni, una prova di grande responsabilità. Non è il Parlamento che deve decidere sulla colpevolezza o l’innocenza. Il nostro compito è verificare se c’è stato un intento persecutorio. Ebbene ho letto l’ordinanza e devo dire che nel caso di Papa questo intento non c’era. Ma ancor meno c’era nel caso-Tedesco.

Ma il Senato ha deciso di salvarlo.
E lui ha detto che resterà al suo posto. Mi sembra un comportamento un po’ truffaldino. Per quanto mi riguarda Tedesco non doveva neanche portare l’Aula ad esprimere un voto. La richiesta di votare a favore dell’arresto dimostra già che non vi è stato un fumus persecutionis. Per questo avrebbe dovuto dimettersi e affidarsi alla magistratura. Invece prima ha captato la benevolenza dei colleghi trasformandoli in complici, poi se ne è approfittato. Questo “doppio gioco” è offensivo nei confronti del Parlamento e dei cittadini.

Crede che anche il Pd abbia un po’ “giocato”?
Mi sembra che le decisioni prese abbiano dimostrato una certa trasversalità. Alla Camera una parte della maggioranza ha votato con l’opposizione. Al Senato una parte dell’opposizione ha votato con la maggioranza. Colpisce, però, che quell’area del Pd che si definisce moderata e garantista lo sia stata per Tedesco ma non per Papa. Io rispetto il garantismo, ma deve valere per tutti. Diciamo che lo è stata dove le è convenuto.

E i cittadini? Come pensa leggano questo “doppio gioco”?
Come un regolamento di conti. Purtroppo si è trasformata una vicenda prettamente giudiziaria in una decisione di tipo politico. Si è generalizzato. Un po’ come fa il Capo dello Stato.

Si riferisce alle parole di Napolitano sulla “guerra” tra magistratura e politica?
Credo che non esistano guerre tra bande. Ci sono politici che fanno il loro dovere e altri che non lo fanno. Così come ci sono magistrati che lavorano bene e altri no. Generalizzare mi fa pensare al grido di craxiana memoria “tutti colpevoli, nessun colpevole”. C’è il rischio di assolvere comportamenti penalmente perseguibili. Ho trovato le parole di Napolitano, nonostante il rispetto che ho per il suo ruolo, fuori luogo e fuori tempo.

Ma lei non pensa che qualcuno, all’opposizione, abbia usato Papa per colpire Berlusconi?
Non parlerei dell’opposizione. Piuttosto direi che la Lega, con un atto che io chiamo di “resipiscenza operosa”, si sia resa conto dello scollamento terribile che esiste tra ciò che proclamano il sabato e la domenica a Pontida, e ciò che fanno a Roma.

Crede che questo voto cambierà qualcosa?
Non è tanto questo voto. Siamo alla vigilia di una rivolta sociale che potrebbe sfociare in un atto di violenza. Siamo alla vigilia delle monetine. Mi sembra di rivivere i tempi del crollo della Prima Repubblica.

Cosa può fare la politica per evitarlo?
Tutti dobbiamo impegnarci per ridare credibilità alla politica. Bastano due piccole regole: tutti i condannati non possono essere candidati, chi è sottoposto a processi, anche se innocente fino a prova contraria, non può ricoprire incarichi né locali, né nazionali. Lei lo sa che il 12% di chi siede in Parlamento ha problemi con la giustizia? Nemmeno nelle peggiori periferie delle nostre città si registra una percentuale simile.

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21 Luglio 2011

Il ministro leghista e la farsa della domenica

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Dopo il decreto rifiuti e l’arresto dell’on. Papa, ora il governo mostra di non avere più una vera maggioranza neppure in politica estera. Che il ministro Castelli nasconda il suo dissenso politico dalla missione in Libia dietro lo schermo di una “posizione personale” è semplicemente ridicolo.

La politica estera del governo e della maggioranza è diventata una fiera degli inganni. L’esecutivo finge di avere una maggioranza e non ce l’ha. La Lega finge di contrastare la missione in Libia, per farsi bella agli occhi dei suoi elettori, ma il coraggio di essere coerente votando contro a viso aperto non ce l’ha.
Noi dell’Italia dei Valori rivendichiamo la nostra assoluta coerenza. Siamo stati gli unici a dire chiaramente che la missione in Libia, come quella in Afghanistan, è un inutile spreco di risorse e vite umane, e non lo abbiamo solo detto a parole, ma l’abbiamo dimostrato con i fatti, votando di conseguenza.

Ripetiamo da mesi che è assurdo buttare soldi che potrebbero servire a evitare i ticket sulla sanità o i tagli sulle detrazioni fiscali, rendendo più facile la vita di tanta povera gente, per missioni militari che non servono e non serviranno a nulla. Per questo, abbiamo votato e voteremo contro il rifinanziamento delle missioni.

Se la Lega deciderà di essere coerente e di smettere di prendere in giro tutti, inclusi i propri elettori, farà la stessa cosa. In caso contrario, continuerà nella farsa politicante dei “dissensi personali” e delle posizioni che vengono proclamate la domenica a Pontida e che poi diventano il contrario quando il lunedì in Aula bisogna provare col voto la propria serietà.

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Tre semplici regole per battere la corruzione

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La politica italiana non ritroverà mai il suo onore perduto fino a che non risolverà la questione immorale che la sta portando a fondo. Lo dice la cronaca: non c’è giorno senza un nuovo scandalo in cui è coinvolto qualche politico nazionale o locale, sia del centrodestra che del centrosinistra.

A proposito: ripeto che il centrosinistra non può tollerare che l’onorevole del Pdl Papa sia arrestato e il senatore del Pd Tedesco no. Se il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto, è Tedesco stesso che, in coerenza con quanto ha affermato, deve risolvere questa situazione inaccettabile dimettendosi.

Per affrontare una situazione che non è mai stata così grave, nemmeno ai tempi di Tangentopoli, noi dell’Italia dei Valori continuiamo a proporre tre regole semplicissime, che noi abbiamo presentato anche in Parlamento con proposte di legge, e chiediamo che tutto il centrosinistra si impegni a rispettarle e poi a tradurle in leggi.

Primo: chi è stato condannato, anche in primo grado, non deve essere candidato. I rappresentanti del popolo devono essere al di sopra di ogni sospetto. Non al di sotto, come capita oggi.

Secondo: gli indagati non devono poter assumere incarichi di governo né centrale né locale. Rispettiamo la presunzione d’innocenza, ma se uno è colpevole o innocente è bene saperlo prima di affidare nelle sue mani la cosa pubblica.

Terzo: gli imprenditori che si sono macchiati di crimini contro la pubblica amministrazione non devono più poter partecipare alle gare d’appalto. Se si vuole spezzare il filo di corruzione che lega politica e affarismo, non c’è altra via.

E’ questo l’unico modo per estirpare la pianta della corruzione che infetta la politica.

L’Italia dei Valori, oggi più che mai, chiede a tutte le forze politiche di fare pulizia e accettare le nostre proposte che giacciono da troppo tempo nei cassetti delle varie commissioni parlamentari.

Scarica le proposte di legge:
pdf_download.jpgRatifica e conversione penale


pdf_download.jpgRatifica e conversione civile


pdf_download.jpgRatifica e conversione civile 2

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20 Luglio 2011

Siamo alla vigilia delle nuove monetine

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Di seguito la mia intervista pubblicata oggi da ‘L’unità’

In questi giorni in cui tutto traballa, s’avanza l’ipotesi di lavorare a un nuovo governo. Condivide?
Secondo me, siamo semplicemente alla vigilia delle nuove monetine. Come al Raphael, ma contro il Parlamento stavolta. I cittadini sono al limite della sopportazione. Servirebbero dimissioni e nuove elezioni.

Niente tecnici, governissimi, unità nazionale?
Se traduciamo questa ipotesi politica in numeri, si capisce subito che non c’è una maggioranza in grado di fare quello che serve per il Paese. Ci sarebbero sempre pochi voti di scarto, dunque un governo debole.

Proprio per questo c’è chi auspica, nell’opposizione, che una parte del Pdl molli il premier al tramonto e lavori a un’altra maggioranza.
Non avrebbe senso. Sarebbe come chiedere all’agnello, ossia l’opposizione, di fare maggioranza con il lupo. In ogni caso, l’IdV non partecipa.

Non auspica anche lei che a elezioni ci si vada dopo aver cambiato la legge elettorale?
Magari. Ho apprezzato lo sforzo dell’area che ha promosso i referendum di Passigli, pur non condividendoli nel merito. Per questo, ho contribuito a promuovere l’altro referendum, quello per il ritorno al Mattarellum.

Ma le leggi elettorali si scrivono, non si fanno per abrogazione, ha obiettato D’Alema.
Infatti. Lo scopo era dare uno stimolo. Per questo, come IdV, guardiamo con interesse alla proposta di una nuova legge elettorale appena avanzata dal Pd. Auspichiamo che se ne discuta appena possibile, e proprio per facilitare un’intesa siamo disponibili a sospendere il nostro impegno referendario. Purché se ne parli subito.

La convince, nel merito, quel che sostiene il partito di Bersani?
Ha luci e ombre, ma è apprezzabile per il metodo e lo spirito. Ne discuteremo, e io non ho preclusioni. L’importante è che il sistema sia maggioritario e bipolare.

Lo sa che nei Paesi in cui vige il maggioritario ci sono maggiori disuguaglianze sociali rispetto a quelli in cui c’è il proporzionale?
Non ho idiosincrasie sul proporzionale: purché sia obbligatorio indicare in anticipo quale sarà la coalizione e chi il premier. E’ il voto al buio che non mi va bene.

Pensa che sia realizzabile l’obiettivo di cambiare la legge elettorale?
Noi dobbiamo poter dire che abbiamo fatto il possibile. Per questo dico: niente paletti e preconcetti. Del resto è difficile una legge peggiore del Porcellum. E i cinque testimoni della corona – Berlusconi, Bossi, Casini, Bersani e Di Pietro – sanno bene che responsabilità enorme sia scegliere quelli che saranno eletti, rischiando lo Scilipoti di turno.

Il tradimento di Scilipoti l’ha segnata, vedo.
E’ stato con me per dieci anni. Ecco, io non voglio più questa responsabilità. E con l’aria di voto che c’è, ho già cominciato a vedere i nugoli che si avvicinano…

Trova che ci sia aria di voto?
Tra la gente sì, in Parlamento no: perché la metà di questa classe dirigente non sarà rieletta, e lo sa. E d’altra parte, per ora Napolitano ha le mani legate. Siamo in un cul de sac.

Ma non è preoccupato per la crisi che investe l’Italia?
Oggi c’è una recessione, ma questa è anche la scusa dietro cui si nasconde Berlusconi. Il problema è la non-credibilità del governo, che è un freno enorme per il sistema degli investimenti, del rating…

Mica sarà solo questo, no?
Dia retta. Il giorno in cui Berlusconi va a casa, la Borsa risale da sola, perché viene via il fattore di freno. L’Italia è come un Paese che ha preso l’influenza, e che per di più si è fatta una canna: drogata dall’illusione berlusconiana.

Quando si ritirerà dalla politica, Berlusconi le mancherà. Dia retta.
No, affatto. Poi ci resterà la berlusconite, che pare affligga tutti i partiti, visto che ci apprestiamo a votare contemporaneamente su Papa, del Pdl, e su Tedesco, del Pd.

Ma una volta che Berlusconi sarà finito, che farete?
Intanto abbiamo lanciato l’IdV2. Non abbassare la guardia sul fronte della legalità, ma anche tentare la conquista di altri voti.

Un modo per fare concorrenza al Pd?
L’obiettivo non è ridistribuire i consensi, ma conquistare tutti insieme – Sel, Idv e Pd - il 51 per cento. Per questo, facciamo un lavoro di stimolo e di crescita, anche mettendoci in competizione.

Se si fanno le primarie proporrete un vostro candidato?
Se il Pd sentirà il diritto-dovere di scegliere il candidato premier, noi accettiamo di condividere questa responsabilità. Se invece vorrà fare le primarie – proposta che noi privilegiamo – daremo il nostro contributo e presenteremo un nostro candidato.

Lei parla sempre di Sel-Pd-IdV. E l’Udc?
Sull’Udc non ho preconcetti, ma è un dato di fatto che corrergli appresso rischia di essere solo una perdita di tempo. Il terzo polo non sta con nessuno dei due, altrimenti non si chiamerebbe terzo. Andranno da soli, alla fine. Vogliono farsi un giro: e non sposarci.

E se invece non fosse come dice lei?
Quando avrà scelto di andare all’altare con Bersani, e non con Alfano, Casini deve sapere che lo aspetta un forte confronto programmatico.

Per esempio?
Sono per la liberalizzazione dei servizi non essenziali, l’eliminazione delle province, dei consorzi, delle comunità montane, per la libertà di scegliere quando vivere e quando morire.

Dice Casini che la crescita in Italia non si avvia se si parte dalle argomentazioni di chi ha votato sì al referendum sull’acqua.
E perché no? Ventisette milioni di italiani hanno votato sì, possiamo ignorarli? Comunque del merito parleremo quando davvero l’Udc si presenta all’altare. Scommetto che alla fine non starà né di qua né di là e farà come Craxi nella Prima Repubblica.

Così torniamo alle monetine: stavolta, a differenza del 1993, lei sarebbe dall’altra parte. Le tirerebbero anche a lei, in fondo.
Noo, io sto dalla parte di chi fa sentire la sua voce. Anche se sto nel Palazzo.

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19 Luglio 2011

Ladri nella notte senza dignitá

Domani il Parlamento italiano dovrà votare su due richieste d’arresto avanzate dalla magistratura, una per il deputato del Pdl Papa, l’altra per il senatore del Pd Tedesco.
Noi dell’Italia dei Valori affermiamo che tutte e due queste autorizzazioni devono essere concesse.

I parlamentari sono cittadini come tutti gli altri e come tutti gli altri devono essere trattati, nei loro diritti e nei loro doveri. Se commettono dei reati non devono restare impuniti. Se la magistratura chiede di indagare su di loro o di arrestarli devono difendersi come tuti i cittadini e non farsi scudo del ruolo di parlamentari. E’ pura ipocrisia parlare a vanvera e dire che la casta non deve più godere di immensi privilegi e poi, all’atto pratico, fare muro in difesa di quei privilegi.

Ma quelli che voteranno per sottrarre i parlamentari all’arresto e difendere i loro odiosi privilegi non devono farlo di nascosto, come ladri nella notte, riparandosi dietro il voto segreto. Devono almeno avere il coraggio di assumersi le loro responsabilità a viso aperto! Il loro voto deve essere palese, e la loro complicità politica e morale deve essere sotto gli occhi di tutti cittadini.

Chi domani formula la richiesta di voto segreto non è degno di far parte del Parlamento. Noi dell’IdV domani insisteremo per il voto palese e renderemo noto a tutto il Paese i nomi di quei peones che venderanno ancora una volta la loro dignità in cambio di un piatto di lenticchie e chiederanno il voto segreto per comprarsi così la candidatura nelle prossime elezioni.

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Tutti i tagli mancati

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Dal 2008 a oggi, una lunga serie di proposte, in gran parte dell'Italia dei Valori, per tagliare gli sprechi della Casta. Tutte bocciate o "dimenticate" dal Governo. Vi propongo l'articolo di Paola Zanca su Il Fatto Quotidiano di oggi: Tutti i tagli mancati - un catalogo senza fine

È il 15 maggio 2008, la legislatura è cominciata da sedici giorni e in Parlamento approdano le “norme per il contenimento dei costi della politica, delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni”. Alla Camera le ha presentate la Radicale Rita Bernardini, al Senato il suo collega Marco Perduca. Con quelle proposte, spiegava la Bernardini agli onorevoli colleghi, si raccolgono “i dati-denuncia divulgati in più occasioni dai quotidiani nazionali e contenuti nei saggi Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone (Mondadori, 2005) e La casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (Rizzoli, 2007)”. Che fine hanno fatto? Sono in commissione Affari costituzionali da luglio di quell'anno. È così che ancora ieri, sulla prima pagina del Corriere della Sera, quattro anni dopo l’uscita di quel libro, Rizzo e Stella hanno potuto lanciare il loro avvertimento: quando Fini annuncia al Fatto l’intenzione di tagliare i costi della politica “non può pretendere che gli italiani gli credano sulla parola. Sono stati già scottati troppe volte”. Solo nel 2008, almeno altre quattro: due proposte dell'Idv, tutte e due a firma del deputato Antonio Borghesi, sono ferme nei cassetti della Camera una da giugno, l'altra da ottobre di tre anni fa. La prima chiedeva la “diminuzione del numero dei parlamentari, dei membri del governo e dei componenti dei consigli e delle giunte regionali, nonché soppressione del Cnel”, l'altra pure sognava una più generica “riduzione dei costi della politica”.

Chiuse nel cassetto anche le buone intenzioni della Pd Olga D'Antona: sia quelle “per la semplificazione istituzionale” (assegnate a giugno 2008), sia quelle contro gli “sprechi e i costi impropri della politica” (settembre 2008). Il 2009 non è andato meglio: al Senato è ferma dal 26 maggio di quell'anno la proposta presentata dal capogruppo dell'Italia dei Valori, Felice Belisario: chiede la “diminuzione del numero dei parlamentari, dei componenti dei consigli e delle giunte regionali, nonché la soppressione delle province”. Un disegno di legge costituzionale identico è depositato anche alla Camera, primo firmatario Antonio Di Pietro. Identico anche il destino: assegnato alla commissione Affari costituzionali il 30 giugno di due anni fa, non è nemmeno cominciata la discussione. Lo stesso giorno di primavera del 2009, Belisario e Di Pietro hanno presentato altri due progetti di legge, a Montecitorio e a Palazzo Madama. Si tratta di “disposizioni per la riduzione dei costi della politica e per il contenimento della spesa pubblica” che servivano ad “onorare – diceva Belisario due anni e due mesi fa – i programmi di tutti i partiti politici e di tutte le coalizioni, che (...) sono rimasti lettera morta”. Quelle depositate al Senato non hanno mai cominciato la loro corsa, il progetto presentato alla Camera, invece, è finito “assorbito” dalla Carta delle Autonomie di iniziativa governativa che dal 6 aprile scorso è all'esame delle commissioni del Senato. Tutto fermo come le altre decine di proposte presentate in passato da Diliberto, Giordano, La Malfa, Salvi, Valdo Spini, perfino dal tanto vituperato Turigliatto: 24 proposte di legge in cinque anni e nessuna che sia mai arrivata almeno a un voto in aula.

Se non altro, le proposte che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha annunciato al Fatto, in aula ci arriveranno per forza. Sono contenute nel Bilancio interno di Montecitorio, e l'obiettivo è approvarlo prima della pausa estiva. Oggi, Fini si incontrerà con i parlamentari questori di Camera e Senato e insieme a loro elaborerà la bozza da portare giovedì mattina all'ufficio di presidenza. Gabriele Albonetti, questore in quota Pd, è fiducioso: “Da due anni non chiediamo un euro in più al ministero, ora credo si possa anche cominciare a ridurre”. Cosa? “Soprattutto le spese strutturali come quelle per la ristorazione: va rivisto il numero degli aventi diritto e anche i punti di ristoro: ne abbiamo tre, ne bastano meno”. E da gennaio, annuncia, risparmieremo almeno un po' dei 14 milioni di euro che servivano a pagare l'affitto del palazzo di piazza San Claudio, visto che il contratto è stato disdettato: “Valorizzate questi passi – invita Albonetti –. Altrimenti date ragione a quei parlamentari che mi dicono: 'non tagliamo, tanto non si accontenteranno mai'”.

Di Pietro annuncia l'intenzione di mettere in piedi una manifestazione a fine settembre che dica “basta con la Casta” e nel frattempo presenta “una manovra correttiva da oltre 15 miliardi per abbattere i costi della politica e liberare risorse che consentano di tagliare le tasse”. Anche il Pd vuole dare il suo “contributo concreto di sobrietà e di responsabilità”: cinque proposte di risparmio che verranno presentate durante la discussione sul Bilancio da lunedì. E ieri, l'altra faccia del palazzo, quella che poltrone non ne ha, ha scritto a Fini per ricordargli che ci sono anche loro. Si tratta del Coordinamento Collaboratori Parlamentari (Co.Co.Parl), 230 assistenti dei deputati che spesso sono costretti a lavorare in nero. Per loro imporre delle regole, significa anche risparmiare: “Ad ogni deputato vengono attribuiti mensilmente 3.690 euro per le spese di staff, indipendentemente dall’utilizzo che ne venga poi fatto. Nella sola Camera (...) ci sono 400 deputati che utilizzano il fondo per motivi diversi a quelli cui è destinato”, spiega il Co.co.parl.: se smettono di dare soldi a chi non li usa, si risparmiano quasi 18 milioni di euro all’anno.

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18 Luglio 2011

Mandiamo a casa la Casta

L’opposizione non poteva fare altro che ribellarsi a questa manovra così iniqua e ingiusta. Per questo, noi dell’Italia dei Valori abbiamo presentato una contromanovra che reperisce i miliardi necessari, tagliando i costi della politica, gli sprechi e i privilegi delle caste e delle cricche. Prima di tutto bisogna eliminare le province, i consorzi e i tanti consiglieri d’amministrazione: ce ne sono ben venticinquemila nelle società a capitale pubblico degli enti locali. Poi è indispensabile ridurre le spese militari. A cosa servono i 135 caccia bombardieri che sono costati allo Stato ben 15 miliardi di euro? Perché i nostri soldati sono ancora in Afghanistan e in Libia? Questa è una manovra che toglie ai poveri e dà agli evasori, alla cricca e alla casta.

L’IdV ha presentato in parlamento la proposta di legge per abrogare le province perché, oggi come oggi, non servono a nulla. Alcune funzioni delle Province possono essere svolte dalle Regioni, alcune altre possono e devono essere svolte dai Comuni. E’ solo un apparato che fa spendere miliardi di euro per mantenere se stesso. Noi abbiamo fatto questa proposta e, trasversalmente, maggioranza e opposizione ci hanno detto di no. Il sabato e la domenica dicono agli elettori che sì, sono per l’abrogazione delle Province. Il lunedì e il martedì, in Parlamento, pensano a se stessi. Lo hanno fatto anche con questa legge, riuscendo a non togliere i vitalizi ai parlamentari ma a ridurre le pensioni ai soggetti sociali più deboli.
Quindi la proposta è una e una sola: mandare a casa questa classe politica con elezioni anticipate, in modo da liberarci da questo governo che ci rende ridicoli nel mondo, e da questo parlamento che, essendo composto da nominati, pensa alla propria poltrona sulle spalle degli italiani.

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14 Luglio 2011

Fanno un massacro e lo chiamano manovra (e la Casta? Non si tocca!)

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Il dramma di questa manovra è che toglie ai poveri cristi e non tocca assolutamente gli sprechi, i costi della politica, i privilegi della Casta.
Insomma, che ci sia bisogno di far quadrare i conti come chiede l’Unione Europea è vero, ma non c’era bisogno di farlo in questo modo violento e assassino.
Noi vogliamo al più presto chiudere questa manovra, ma dal giorno dopo bisogna che gli italiani reagiscano insieme a noi.

Le opposizioni hanno proposto una serie di emendamenti che però il governo non ha accettato, semplicemente ponendo la fiducia come fanno sempre.
Allora, voglio dirlo ancora una volta e in modo chiaro: c’è la possibilità di trovare i soldi senza colpire ancora una volta le famiglie e le fasce sociali più deboli. Tre, quattro miliardi si potevano trovare con l’abolizione delle Province, altri ancora con l’accorpamento dei servizi essenziali dei comuni, eliminando i rimborsi elettorali ai partiti, i vitalizi dei parlamentari, le auto e i voli blu, tutte le strutture inutili e i doppioni che stanno soltanto a scaldare la poltrona.

Non possiamo permettere in alcun modo che questo governo porti avanti provvedimenti così. Il più grave di tutti è quello che prevede che i soldi per far quadrare i conti si troveranno dal 2014 in poi. Perché non da subito e nei modi che noi abbiamo indicato? Perché, appunto, esistono lacci e lacciuoli che impediscono a questo governo di governare nel merito.

E’ necessario trovare i 50 miliardi di euro, questo importa all'Europa. Poi, trovarli rubandoli dalle tasche dei poveri o dalle tasche degli evasori è una decisione e un compito che spetta allo Stato, e il Governo ha scelto la prima strada, la più semplice.

Ma posto che la manovra è necessaria, questo non vuol dire che vada bene. Non va bene per niente. Basta pensare che i costruttori edili e gli imprenditori stanno preparando uno sciopero perché il governo ha tolto i soldi agli investimenti e li ha lasciati per le spese correnti, voluttuarie e inutili, tanto per fare un esempio.

Ma questo è solo una parte dei problemi che assillano l’Italia. Se pensiamo che ci sono persone in questo governo che sono accusate addirittura per fatti di mafia e restano li, invece di sentire il dovere morale, civile, politico ed etico, di andare prima dai magistrati e poi stare eventualmente al governo, come possiamo dare fiducia ai mercati internazionali?

E' credibile un governo che, in una situazione come quella che stiamo vivendo, sa dire solamente che sposterà tre succursali di ministeri a Monza nel fine settimana?

Ma voglio dire all’Unione Europea e ai mercati internazionali: non abbiate paura dell’Italia, non fate di tutta l’erba un fascio, perché in questo Paese c’è una classe politica responsabile in grado di trovare le risorse, di assumersi le responsabilità; persone diverse da questi giocherelloni e fannulloni – come dice Brunetta, ma non si rende conto che sta parlando di sè stesso e dei suoi colleghi governanti. Con una nuova legge elettorale è bene che siano i cittadini a scegliere chi mandare in Parlamento e, soprattutto, chi mandare a casa. Invece adesso con questa classe politica, come vedete, si tolgono le pensioni minime e si lasciano le pensioni d’oro ai parlamentari; esattamente il contrario di quanto propone l’Italia dei Valori, perché neanche questa nostra proposta hanno voluto accettare.

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11 Luglio 2011

Una manovra da buttare

La mia intervista di oggi al Corriere della Sera.

Bersani e Casini faranno la loro parte per fronteggiare gli attacchi contro banche e titoli pubblici, e lei?

Sono stato il primo, all'indomani del referendum, a dire che era necessario costruire l'alternativa guardando ai problemi del Paese. Quella di Bersani e Casini è la dichiarazione del giorno dopo, ma ben venga. La settimana scorsa abbiamo preparato una contromanovra più sostanziosa e l'abbiamo presentata alla stampa, inviando al ministro una lettera di accompagnamento.

Le linee?

Due i presupposti, mantenere i conti dello Stato secondo le indicazioni Europee per scongiurare il default e riuscirci con una manovra che mantenga, quantomeno, il saldo richiesto dall'Unione. La nostra finanziaria è più equa, non toglie ai poveri per dare agli evasori.

Che farete quando la manovra arriverà in Aula?

Proporremo altre riduzioni di spesa, la nostra posizione rispetto al decreto sarà interlocutoriamente propositiva.

Interlocutoriamente?

Non faremo mero ostruzionismo, non inonderemo le commissioni e le Aule di emendamenti per impedire la discussione e portare il governo a un forzato voto di fiducia. Non intendiamo metterci preconcettualmente di traverso, se mettono la fiducia se ne assumono la responsabilità.

Non era dunque un bluff, la sua svolta moderata...

Svolta responsabile. Non vogliamo buttare via il bambino con l'acqua sporca, dove il bambino è la stabilità finanziaria e l'acqua sporca è la manovra. Se affoga il governo affoga il Paese e noi siamo disponibili a trovare una soluzione che rimetta in carreggiata una finanziaria iniqua.

Un'apertura di credito a Berlusconi e Tremonti?

Non confondiamo, noi non facciamo alcuna apertura di credito. La manovra è da buttare via, detto questo bisogna farla. Il governo ha dichiarato che vuole cambiarla in Parlamento e noi siamo disponibili a cambiarla, affinchè diventi una Manovra con la maiuscola.

I suoi elettori non hanno capito il colloquio con Berlusconi. Lo rifarebbe?

Se mi mettessi a fare solo il bambinello scontroso certificherei l'IdV come un partito di mera protesta, il Pierino della situazione. Invece il mio obiettivo è portare l'IdV al governo. Scappare via dal premier in Aula sarebbe stato un gesto di debolezza incomprensibile, non si scappa dal nemico, lo si affronta. Mi ha detto che ha fatto il bene dell'Italia e io gli ho risposto che è ora di dimettersi.

Per Bersani e Casini il confronto sulla manovra potrebbe essere la via verso un governo tecnico. Lei lo appoggerebbe?

Io sono per un governo di legislatura, votato dagli elettori. L'ammucchiata, tipo 'Unione due, la ricaduta', sarebbe un tradimento del principio bipolare. Ne siamo così convinti che domani depositeremo una doppia proposta di iniziativa popolare, per il ritorno al sistema maggioritario e per l'abolizione delle Province.

I gruppi parlamentari di Pd e IdV si incontreranno. E l'IdV che farà?

Non abbiamo riserve preventive nei confronti di nessuno, ma chiediamo che rimanga fermo il bipolarismo. Ho sempre detto a Bersani che perde tempo a rincorrere il Terzo polo, che si chiama così perchè sta fuori dagli altri due. Ma se riesce a far quadrare il cerchio, io non mi metto di traverso per puro spirito di antagonismo.

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6 Luglio 2011

I falsari

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La mia intervista pubblicata oggi dal Secolo XIX. Si parte dalla "manovra dei falsari", in cui hanno cercato di infilare l'ennesima norma ad personam

Di Pietro, la Lega diceva di non saperne nulla…

Allora l’atto presentato a Napolitano è diverso da quello approvato in consiglio dei ministri. Quindi qualcuno lo ha falsificato. Ci sono gli estremi perché intervenga la procura. Chiedo a Berlusconi di venire a riferirne in Parlamento.

Resta lo strappo politico…

Appena un paio di settimane fa 27 milioni di italiani hanno votato per dire basta alle leggi ad personam. Averne riproposta subito una ha voluto dire offendere la volontà degli italiani e umiliare la democrazia. È stato un comportamento immorale, ancor prima che incostituzionale, che rende indegno questo governo che aveva trasferito la norma in un decreto legge in via d’urgenza per agevolare gli affari privati del presidente del consiglio. Se Berlusconi non si fosse attivato per impedire i referendum facendo la legge sul nucleare e poi ricorrendo alla Consulta e alla Cassazione, i cittadini non avrebbero reagito andando in massa a votare anche per affermare il proprio diritto di esprimersi.

Correggerà la strategia soft?

Io ho detto che dobbiamo ricostruire un’area politica che vada oltre Berlusconi, realizzando un’alternativa al berlusconismo. Il problema non è più soltanto l’opposizione a Berlusconi, che pure continuiamo a fare con determinazione. È anche fare in modo che nelle istituzioni, a cominciare dal parlamento e dal governo, vadano persone che non siano ammalate di berlusconismo. Diamoci da fare.

Che cosa si aspettava da Berlusconi?

Ovviamente non mi aspettavo nulla.

Il suo téte a tète col premier in Parlamento aveva scatenato sospetti e critiche. Lo rifarebbe?

E’ la politica che fa finta di non capire. Si è trovata spiazzata da un leader di partito che si mette in gioco anche per le prossime primarie. Ma gli elettori l’hanno capito, eccome. Tant’è vero che i sondaggi danno l’IdV in aumento.

Qual è il senso del riposizionamento dell’IdV?

Abbiamo depositato una nostra contromanovra economica e una copia l’abbiamo spedita a Tremonti. La nostra proposta è cambiare immediatamente la legge elettorale, se ci riusciamo. Altrimenti presentare un pacchetto di priorità per il Paese che renda evidente la composizione e la leadership della coalizione di centrosinistra. E le primarie, se si ritiene di farle. Saremmo almeno in tre.

Bersani, Di Pietro e Vendola. Come evitare l’ammucchiata che strozzò Prodi?

Non ho alcuna intenzione di rifare l’Ulivo 2, la ricaduta. La nostra bozza è già all’attenzione dei partiti della coalizione. Aspettiamo che il Pd, partito finora di maggioranza relativa, si decida a convocare la riunione e a cominciare la discussione. Altrimenti partiamo noi.

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5 Luglio 2011

Una manovra ad Fininvest

Alla faccia del partito degli onesti che dicono di voler fare! Non c’è nulla di più disonesto che tradire, violentare, umiliare e offendere il voto di 27 milioni di italiani che hanno appena detto, nel referendum contro il legittimo impedimento, che non ne possono più di leggi ad personam. E subito ne hanno fatta un’altra, apposta per permettere a Berlusconi di offendere ancora la giustizia con una norma scritta solo a suo vantaggio.

Grazie a un lodo nascosto nella manovra, anche se sarà condannato in appello a dover risarcire alla Cir di Carlo De Bendetti 750 milioni di euro, potrà rinviare il pagamento fino a chissà quando. La multa è così alta non per colpire Berlusconi ma perché elevatissimo fu il danno procurato ai rivali della Fininvest corrompendo un giudice per aggiudicarsi l’acquisto della Mondadori, e violando così qualsiasi regola del mercato. Altro che liberale!
Questa norma, sia chiaro, non vale per tutti i cittadini. Scatta solo quando il risarcimento supera i 20 milioni di euro. Cioè praticamente vale solo per Silvio Berlusconi. E’ stata pensata e scritta apposta, senza nemmeno avvertire il ministro dell’Economia, per permettere al presidente del consiglio di sfangarsela anche questa volta

E’ non solo possibile ma necessario che in Parlamento si faccia giustizia di questo ennesimo tentativo di utilizzare le istituzioni per fini propri, addirittura per non pagare quanto dovuto nel caso il giudice dovesse stabilirlo.
Se questo Parlamento dovesse avallare una norma di questo genere non sarebbe più legittimato e si dovrebbe andare al più presto alle elezioni.

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2 Luglio 2011

Afghanistan: dolore e cordoglio ma usciamone presto

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Questa mattina un altro giovane militare italiano è morto in Afghanistan, ucciso da una bomba. Un suo collega è rimasto ferito, fortunatamente sembra in modo non grave.
Voglio prima di tutto esprimere il mio sincero cordoglio per questa ennesima giovane vita spezzata in Afghanistan e manifestare la mia solidarietà e la mia affettuosa vicinanza alla famiglia del giovane ucciso mentre compiva il suo dovere lontano dalla sua casa e dal suo Paese.
Ritengo però ormai inammissibile che tanti giovani continuino a morire inutilmente in Afghanistan. Ogni sacrificio può essere chiesto da un Paese ai suoi ragazzi, purché quel sacrificio serva a qualcosa. E’ invece evidente che queste missioni non sono di nessuna utilità e non fanno fare nemmeno un piccolo passo avanti né sulla strada della pace né su quella della lotta al terrorismo.
Missioni come quella in Afghanistan sono già costate decine di vite e inoltre costringono un Paese in grandi difficoltà a buttare via miliardi e miliardi di euro che potrebbero essere spesi per rendere meno difficile e meno dura la vita di tante persone provate dalla crisi e dalle misure inique di questo governo.
Oggi è il momento del dolore e del cordoglio, ma da domani bisognerà adoperarsi, in Parlamento e fuori, per porre fine a questo assurdo spreco di vite umane, e noi dell’Italia dei valori continueremo a fare tutto il possibile per mettere termine alle missioni militari in Afghanistan e in Libia.

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1 Luglio 2011

Il PD non si offenda: dobbiamo vincere

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Ecco la mia risposta a quanto scritto da Furio Colombo ieri sul Fatto Quotidiano

Caro Furio,
ti ringrazio davvero per le parole di stima personale e di apprezzamento per il mio lavoro che hai voluto oggi rivolgermi pubblicamente attraverso la tua rubrica su Il Fatto Quotidiano.
Credimi, ne avevo davvero bisogno, per ritrovare forza ed energia, specie dopo talune incomprensioni che si sono verificate con l’opinione pubblica a causa del mio estemporaneo colloquio con il Presidente del Consiglio, Berlusconi, avvenuto pubblicamente alcuni giorni addietro all’interno del Parlamento.
Quel giorno, in realtà, sono accaduti due fatti: la chiacchierata con Berlusconi (di cui dirò tra breve) e il mio intervento alla Camera in cui - dopo aver stigmatizzato il fallimento politico dell’attuale Governo e della sua maggioranza - chiedevo pubblicamente al leader dell’opposizione, Bersani, (quindi riconoscendogli di fatto e senza infingimenti tale ruolo), di esercitare la sua leadership convocando i partner della coalizione per avviare la stesura del programma politico con cui dobbiamo presentarci agli elettori (mi auguro a breve).
Apriti cielo! Quasi tutti i maggiorenti del Pd si sono sentiti offesi nella loro maestà, a loro dire lesa perché li richiamavo ai loro - anzi, ai nostri - doveri, non potendo noi pensare di conquistare la fiducia degli elettori solo perché stanchi delle promesse di Berlusconi.
Per fortuna, l’altro ieri una persona per bene e intellettualmente onesta come Arturo Parisi, che pure voglio qui pubblicamente ringraziare, ci ha messo una pezza, riconoscendo l’importanza e l’ineludibilità della mia richiesta e spingendo, anche lui, il segretario del suo partito a uscire allo scoperto, per promuovere la nascita di una coalizione e di un programma credibili con cui poterci dignitosamente presentare al prossimo appuntamento elettorale.
Leggo oggi che gli amici del Pd sono ancora così in alto mare tanto da studiare un doppio referendum – addirittura uno in contrapposizione all’altro tanto sono in confusione – per riformare la legge elettorale.
Ma, vivaddio, certamente la legge porcellum di Calderoli deve essere modificata ma, prima di rivolgersi ai cittadini, che con il referendum abrogativo possono solo cancellare l’attuale legge ma non possono approvarne un’altra, non sarebbe meglio metterci tutti attorno a un tavolo e promuovere noi una legge in Parlamento che metta finalmente in condizione i cittadini di scegliere loro chi mandare alle Camere (e soprattutto chi mandare a casa)?
Insomma, sollecitare il partito di maggioranza relativa e il suo leader a esercitare tale loro ruolo è davvero così offensivo? A me pare di no. Siccome, invece, sarebbe assurdo stare ancora fermi a guardare mentre il Paese brucia, abbiamo insistito, e insistiamo, affinché anche noi del centrosinistra ci presentiamo ai nostri elettori con un nostro programma di governo, in cui spieghiamo cosa ci prefiggiamo di fare, con quali partiti della coalizione e con quale squadra di governo (senza rischiare di morire di inedia aspettando il messia del Terzo Polo).
Un programma e relative candidature da realizzare confrontandoci direttamente con i cittadini-elettori anche e, come spero, attraverso primarie partecipate e trasparenti, a cui anche io personalmente non intendo sottrarmi.
Ebbene, caro Furio, per aver detto (anzi ribadito) l’altro giorno questi elementari concetti in Parlamento, sono stato crocifisso da molti colleghi (o pseudo tali) che sono arrivati perfino ad accusarmi di essermi messo d’accordo con Berlusconi.
Ma che c’azzecca direbbe il vecchio Di Pietro? Io voglio lavorare per creare un’alternativa secca al berlusconismo e voglio farlo – nell’ambito di un sistema bipolare – all’interno di una coalizione di centrosinistra di cui però vorrei condividere (e soprattutto far condividere dai cittadini) programma e responsabilità.
Quanto all’occasionale incontro con Berlusconi, ribadisco ancora una volta che è stato il presidente del Consiglio a rivolgermi la parola e io gli ho risposto con fermezza ma senza scortesia, dicendogli che a mio avviso la cosa migliore che poteva fare per il Paese era quella di dimettersi subito.
Questo rapido scambio di battute si è svolto non in un sottoscala ma nel cuore del Parlamento italiano, davanti a tutti e a telecamere accese. Proprio per questo, ero e sono ancora convinto che voltare le spalle a un Presidente del Consiglio in carica (chiunque sia, fosse pure Berlusconi), rifiutando di rispondergli avrebbe dimostrato solo una piccolezza d’animo non degna di un parlamentare e leader di un partito che mira addirittura a scalzarlo (anzi, semmai avrei dato il sospetto che di lui potevo avere paura!).

Un caro saluto,
Antonio Di Pietro

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25 Giugno 2011

Ci rivolgiamo ai cittadini delusi dalle bugie di B.



NAPOLI

Per affrontare la situazione a Napoli e tutelare la popolazione c'è bisogno di tutte le istituzioni, non solo del sindaco, che ha le mani legate se non c'è un provvedimento el consiglio dei ministri e non c'è un supporto della Provincia di Napoli, della Regione Campania e di tutte le Regioni italiane. Non è che basta essere eletti perché domattina scompaiano tutti i rifiuti. Ci vuole un intervento coordinato di tutte le istituzioni ed è quello che noi chiediamo a gran voce.
Napoli soffre i questo problema dei rifiuti da troppi anni per poter dire che è una vendetta nei confronti dell'Italia dei valori e di de Magistris. Certamente è un perpetuare l'incuria che sta creando dei danni gravissimi alla città, alla popolazione, all'ambiente e alla salute.
Bene ha fatto la Procura di Napoli ad aprire un fascicolo processuale per verificare se ci siano ipotesi di reato. Se c'è qualcuno che non fa il proprio dovere, o per colpa o per dolo, è bene che venga assicurato alla giustizia.

INTERCETTAZIONI
Senza se e senza ma, l'Italia dei valori è a favore della libertà totale d'informazione e del diritto/dovere totale degli investigatori di combattere con tutti i mezzi la criminalità. E se la criminalità utilizza strumenti tecnologici avanzati per poter commettere reati, uguali strumenti tecnologici avanzati devono essere messi a disposizione della forze dell'ordine e della magistratura.
All'interno della legge attuale già ci sono gli strumenti per verificare e valutare quando un'intercettazione può essere fatta, quando depositata, quando può essere utilizzata e quando pubblicata. Fare una legge per cercare di fermare le indagini oppure l'informazione, il diritto a essere informati e a informarsi dei cittadini, è un modo per favorire la criminalità e per nascondere la verità agli italiani.


IDV 2
L'Italia dei valori è una formazione politica che aspira a diventare un partito politico di massa, che intende parlare di solidarietà, di legalità, di libertà, di rispetto delle regole del gioco secondo il principio di legalità che abbiamo ribadito con il referendum.
Quindi ci rivolgiamo a tutti i cittadini, a quei cittadini del referendum che, da destra e da sinistra, hanno detto che la legge deve essere uguale per tutti, che i servizi fondamentali devono essere a disposizione di tutti e non soltanto di chi può permettersi di pagarli e che su alcune scelte di fondo bisogna evitare di distruggere il Paese, come sarebbe capitato con le centrali nucleari.
In quest'ottica noi, da partito di massa, parliamo a tutti questi cittadini di problemi concreti. Berlusconi è alla fine della sua storia politica ma noi dobbiamo costruire la nostra storia politica, quella di un partito popolare di massa che parla a tuti i cittadin ben sapendo che il lavoratore non c'è se non c'è l'imprenditore, e l'imprenditore non è tale ma è semplicemente un faccendiere se non mette al primo postto i diritti dei lavoratori.


ALTERNATIVA
L'Italia dei valori ha saputo fare opposizione in modo determinato, coronando questa opposizione con una proposta a cui 27 milioni di italiani hanno detto di sì, perché i referendum sono il momento fondante di un'opposizione costruttiva come ha dimostrato di essere l'Italia dei valori.
Oggi noi sentiamo la responsabilità, il diritto ma anche il dovere, di proporci come alternativa. Per fare questo abbiamo bisogno di andare oltre il mero antiberlusconismo, con proposte concrete in termini di occupazione, lavoro, difesa dell'ambiente, difesa della salute, infrastrutture e modernità.
In un'ottica di questo genere l'Italia dei valori intende dialogare con le forze politiche che intendono dialogare con l'Idv, ma soprattutto intende dialogare con tuti i cittadini facendo sapere loro che noi non vogliamo rappresentare solo una nicchietta, né di destra né di sinistra, ma vogliamo rappresentare il popolo che indipendetemente alle ideologie mette al primo posto valori e concretezza.
L'Idv sicuramente ha professionalità, competenza e capacità per dare il proprio contributo nel costruire questa aternativa.

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24 Giugno 2011

Qui non succede nulla, faccio un passo avanti

Di seguito l'intervista che ho rilasciato a Luca Telese, pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano.

Onorevole Di Pietro, è vero che sta pensando di scendere in campo alle primarie? “È possibile”. Allora è di questo che parlava con Berlusconi, a Montecitorio? (ride) “Ma sei impazzito? Guarda che l’intervista finisce qui!”. Ma non l’abbiamo nemmeno incominciata… “Appunto”. Antonio Di Pietro è in un momento particolare. Ha sfruttato la dichiarazione di voto, nel dibattito alla Camera, per mandare un messaggio in bottiglia a Pier Luigi Bersani e agli altri leader del centrosinistra. E sta riposizionando la sua immagine con un cambio di passo dichiarato, e poi messo in pratica, dalla protesta alla proposta. Ha perso qualche consenso, ma ha conquistato con l’Italia dei Valori la guida della più importante città del Sud grazie al miracolo di De Magistris. Adesso stupisce ancora, lanciando un allarme alla sua stessa coalizione.

Allora, la spieghiamo bene, questa cosa della foto con il premier?
Ecco, il bello è questo. Non c’è nulla da spiegare. Io ero al telefono, in aula. Lui si è avvicinato.

Forse per intercettarti…
Macché! Si è avvicinato e ha iniziato a ripetermi, paro paro, quello che aveva già detto in aula. Che questo governo ha fatto tante cose, ha fatto miracoli…

E Di Pietro cosa ha risposto?
Risposto? Era un monologo. Ho aspettato che finisse, rispettosamente, perché eravamo in Parlamento e poi gli ho detto che già che c’era poteva fare un’altra cosa importante per il Paese.

Quale?
Dimettersi.

E lui?
Non ha risposto.

Caspita. Troppo poco per ricevere migliaia di messaggi di protesta.
Ma santoddio, io a volte la gente non la capisco. Che cosa diamine dovevo fare, secondo loro? Picchiarlo, sodomizzarlo? Mettergli due dita negli occhi per provare ad accecarlo?

Qualcuno dei suoi elettori avrebbe sofferto meno.
Eh, ma io allora non ci posso fare nulla. Se c’è qualcuno che non capisce cosa sia il dovere istituzionale di un leader, io non posso fare nulla per convincerlo.

Quindi nessuna abiura.
Ma ci mancherebbe! È parte del nostro percorso di crescita spiegare alla gente che c’è un galateo istituzionale che va rispettato.

È il nuovo Di Pietro, che spesso stupisce.
Guarda, noi l’opposizione dura in questi anni l’abbiamo fatta davvero. Adesso che ci arrivano anche gli altri, con grande ritardo, aggiungo, possiamo permetterci di chiederci: ma possiamo chiedere di tornare al governo solo con l’antiberlusconismo?

Detto così sembra una critica velata a Bersani.
Ma per l’amor di dio! È una critica esplicita a lui, e a tutti quelli che nel centrosinistra ancora non capiscono che dobbiamo iniziare a dire quello che vogliamo fare.

Non è un po’ irrituale fare questo discorso agli alleati durante un voto di fiducia?
(ride) Non è un po’ irrituale fare questo discorso agli alleati per mesi e non ricevere nessuna risposta? Sono mesi che dico a Bersani: e riuniscici, santa pazienza!, facciamola questa coalizione!

Ovvero?
Mettiamoci intorno a un tavolo, io, lui e Vendola, e iniziamo a parlare del programma e di come ci presentiamo agli elettori, no?

Ma se l’invito non lo fa Bersani, lo può fare anche lei, no?
Mica è la fidanzata, che gli telefono e gli dico: ‘Andiamoci a mangiare una pizza!” Io sto chiedendo di parlare di contenuti.

Vendola chiede da un anno le primarie.
In parte ha ragione, in parte no.

Ovvero?
Se non decidiamo chi fa parte della coalizione e quale dovrebbe essere il programma, a che serve scegliere un leader?

Il leader sceglie il programma e poi si candida, o no?
Io non sono d’accordo nemmeno su questo cesarismo. Il programma si decide insieme. Sull’acqua pubblica che cosa dobbiamo fare lo hanno già detto gli elettori. È possibile che ora Bersani dice: metà pubblico e metà privato? La gente ha già detto, 27 milioni di volte, acqua pubblica!

Lei aveva detto che avrebbe veduto di buon occhio la candidatura di Bersani, ha cambiato idea?
No, io non ho cambiato idea. È lui che non mi ha ancora detto quale sarebbe la sua idea.

Lei ha detto che avrebbe rinunciato a correre e avrebbe fatto squadra dietro le quinte.
Ho provato a farlo fino a ieri. Visto che non succede nulla sai qual è la novità? Mi candido pure io, così dovremo parlare dei programmi che l’Idv vuole portare al governo del Paese.

Non teme che diventi una candidatura di bandiera?
(ride) Allora: se Tonino Di Pietro si candida da qualche parte è solo per un motivo: gioca per vincere.

Lei ha detto anche che non vuole essere considerato “opposizione di sinistra”.
Ma qui non c’è nulla di nuovo: noi apparteniamo a una famiglia europea che si definisce liberale, e non intendiamo ghettizzarci nell’opposizione di sinistra.

Sta aumentando il suo tasso polemico contro il Pd?
Veramente sono loro che devono decidere che fare da grandi: un giorno Pier Luigi vuole parlare alla Lega, un giorno corteggia l’Udc. Se scegliesse che fare sarebbe meglio per tutti.

E con Vendola come va?
Vendola sa parlare bene, e fa dei bei discorsi. Ma che programma abbia ancora non l’ho capito.

Cosa sta accadendo fra di voi? Dovreste essere più uniti.
Semplice: il Pd non vuole fidanzarsi in casa. Non vuole dire con chi sta fino a un minuto prima delle elezioni per tenere le mani libere. Ma se si fa così si perde.

La sua ricetta, invece?
È finito il tempo di stare seduto sull’antiberlusconismo e vedere che succede. L’abbiamo fatto noi, meglio di tutti. Adesso bisogna proporre programmi al Paese. Io propongo di fare questo.

Intanto c’è una Finanziaria da 40 miliardi che incombe, e si parlerà di unità nazionale…
Nooo!

No?
Io lavoro per mandare questo governo a casa e votare. Con me non c’è spazio per nessuna maggioranza inciucista. Zero spazio.

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23 Giugno 2011

Che altro dovevo fare, menargli?

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Molte persone si sono chieste e mi hanno chiesto che cosa mi sono detto con il presidente del consiglio ieri nell’aula di Montecitorio. La curiosità è lecita ma per molti nella domanda c’era un pizzico di malizia, come se quelle due parole scambiate pubblicamente volessero dire chissà che.
Innanzitutto preciso che è stato il Presidente del consiglio ad avvicinarsi a me e non io a lui. Poi io gli ho detto direttamente quello che cerco di dirgli indirettamente da mesi: che se ne deve andare, che per il bene del Paese dovrebbe avere il senso di responsabilità di lasciare il governo anche se ha ancora una maggioranza parlamentare che però non significa più niente dal momento che è stata comprata e che non corrisponde più alla maggioranza reale del Paese.
Tutto qui. E che altro dovevo fare, menargli?
Tanto dovevo dire a Silvio Berlusconi e tanto gli ho detto, anche se non credo che mi darà retta, purtroppo.
Però qualcosa voglio dire anche sui sospetti e sulle malignità che si sono moltiplicate dopo quel colloquio. Io mi batto contro Berlusconi e contro il berlusconismo da 16 anni. Molti di quelli che si sono scandalizzati per quel colloquio mi hanno criticato per anni dicendo che facevo un’opposizione troppo intransigente. Se oggi parliamo di Berlusconi quasi già al passato è in grandissima parte grazie ai referendum voluti, contro il parere di tutti, solo da noi dell’Italia dei valori.
Nessuno con un grano di sale in zucca può pensare che io sia diventato berlusconiano. E allora perché tutte queste critiche incomprensibili? Secondo me perché io non mi accontento di un plebiscito che metta fine al berlusconismo ma voglio che il centrosinistra si dia un programma politico che non può più essere solo dire no a Berlusconi e alle sue leggi. Mi dispiace tanto per chi si risente, però devo insistere. Se vogliamo non solo vincere ma anche governare e fare qualcosa di buono per questo Paese dobbiamo capire prima cosa vogliamo fare, con chi e perché.

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22 Giugno 2011

Non possiamo aspettare oltre


Presidente del consiglio, innanzitutto la ringrazio per ascoltare, questa volta, anche la voce dell’opposizione.
Ho ascoltato anch’io con attenzione il suo intervento questa mattina, e posso dire con serenità che lei ha delineato alcune fotografie che sono un dato di fatto da cui bisogna partire. Il Capo dello Stato le ha chiesto di venire qui a verificare se lei aveva ancora una maggioranza. Lei ha detto, e i fatti le danno ragione che la maggioranza di 317 deputati di ieri è più numerosa di quella di 314 voti del 14 dicembre. Quindi c’è una maggioranza in Parlamento, e questo Parlamento non è in grado, oggi, di offrire un alternativa per far uscire un governo diverso in questa legislatura.
Noi dell’Italia dei valori ci siamo battuti e ci battiamo perché cambi legislatura al più presto, ma sappiamo che la legge dei numeri è quella che è e da qui dobbiamo ripartire. Lei mi darà atto che noi dell’Idv abbiamo fatto e vogliamo fare un’opposizione durissima al suo governo, a cui una cosa rimproveriamo: l’aver creato “una nuova divisione del Paese”, ha detto il collega Tabacci, ma io dico una nuova divaricazione sociale nel paese. L’aver creato, cioè, un Paese dove pochi stanno troppo bene e troppi stanno troppo male. Quel che più le rimproveriamo è l’aver creato una nuova categoria di poveri, una nuova categoria di persone che non hanno speranza per il futuro.
Lei però ha detto oggi una cosa che deve far riflettere noi dell’opposizione. Il presidente del consiglio ha detto che ci sono secondo lui tre o quattro opposizioni, che non c’è una chiara identità di programma e che non riusciamo a esprimere una leadership in grado di proporci come alternativa. Bene, io credo che noi dobbiamo sfidarlo su questo campo, proprio perché altrimenti ci limiteremmo a chiedere il voto ai cittadini in forma di plebisicito positivo o negativo sull’attività di governo di Berlusconi.
Noi riteniamo che i cittadini abbiano già dato una risposta. La hanno data con le elezioni amministrative. La hanno data ancor più con i referendum. Hanno detto che, dopo l’illusione creata dal governo Berlusconi, oggi c’è una delusione. Lo hanno detto perché con i referendum hanno mandato tre messaggi precisi. Ventisette milioni di cittadini sono andati a votare nonostante fosse stato detto loro di non andarci e nel 95% dei casi hanno detto che vogliono che l’art. 3 della Costituzione sia uguale per tutti: per chi governa e per chi è governato. Quindi i cittadini hanno già detto che c’è una divaricazione tra la maggioranza numerica di questo Parlamento e la volontà della maggioranza reale del Paese.
Al massimo tra due anni ci saranno le elezioni. Io penso che ci dobbiamo battere perché siano il più presto possibile, ma dobbiamo partire da un dato di realtà: che difficilmente questo governo si schioderà prima di due anni. Quindi abbiamo due anni per costruire questa alternativa. Ma dobbiamo cominciare da subito.
I cittadini hanno già mandato a dire a questo governo che non condividono le politiche dell’illusione che sono state portate avanti in politica estera, nella politica economica, nelle scelte energetiche, nella politica giudiziaria. Hanno detto che vogliono riformare la giustizia? Ne parleremo. Ma certo hanno detto che non vogliono più leggi ad personam. Ma noi? Qual è il nostro programma? Qual è la nostra coalizione? Qual è il nostro modo per scegliere la leadership? E’ su questo che ancora oggi siamo in crisi. Ho sentito l’on. Martino chiedere, prima: “Voi cosa offrite in alternativa?”. Bene io lo devo dire davanti a tutti, pubblicamente: non lo so. Non lo so perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri leader dei partiti dell’opposizione. Non lo so, e qui lo chiedo pubblicamente, davanti al Paese. Se c’è un partito di maggioranza relativa ha il dovere oggi di convocarci per vedere cosa fare. Non può aspettare più un minuto.
Ci è stato detto che dobbiamo fare le primarie. Su che cosa, per quale programma, con chi? Io non me la sento di chiedere ai cittadini di votare per un leader senza sapere per fare cosa e dove mi porta. Perché non me la sento di portare il Paese verso un oscuro premier che magari parla bene e affabula tanto, ma che poi, in concreto, non so se ha in capo un mondo liberale, un mondo fatto anche di economia basata sulla libera concorrenza, un mondo basato sulla meritocrazia, sull’efficienza del servizio pubblico…
Vorrei ricordare che l’Idv è un partito politico che fa parte dei liberaldemocratici a livello internazionale e nel Parlamento europeo, e io non ci sto più a sentir dire ogni volta che si parla dell’opposizione “la sinistra”. L’opposizione a questo governo è fatta non solo dalla sinistra. E’ fatta da forze politiche che mettono insieme e devono mettere insieme con grande responsabilità la solidarietà, della sinistra, la difesa delle fasce più deboli, della sinistra, la legalità, della destra sociale, la capacità di mettere insieme solidarietà e libero mercato in modo che anche la meritocrazia sia un valore e non diventi mero assistenzialismo.
Abbiamo dimostrato di saper fare opposizione. Se oggi stiamo discutendo di tre temi fondamentali come quelli dei referendum è grazie all’opposizione dell’Idv che su questi temi ha avuto il coraggio e l’umiltà di andare avanti fino in fondo. Oggi siamo qui e vogliamo discutere di un progetto e di un programma. Vogliamo sapere in che cosa consiste questo programma.
Ecco perché noi chiediamo a gran voce di dare una risposta concreta e positiva alla richiesta del governo. Dice che vuole vedere un’alternativa? Facciamogliela vedere. Dice che vuole dedicare i prossimi due anni ad alcun riforme su cui ha chiesto che l’opposizione dia una mano? Presidente del consiglio, io non so cosa voglia dire “dare una mano”, però la sfido.
Lei ha detto che vuole fare una riforma fiscale e tributaria. Porti domani mattina dal 12,5% al 20% la tassazione della speculazione finanziaria, e io gliela voto. Porti domani mattina un aumento delle risorse finanziarie e umane e delle strutture per far funzionare la giustizia e io sono pronto a discutere. Lei porti l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina, che non c’entra niente con la sistemazione del problema dell’immigrazione, e noi lo discuteremo e lo voteremo. Lei rimetta in discussione la defiscalizzazione degli investimenti, anche con riferimento ai fondi Fas, e noi siamo pronti a discutere.
Lei ha chiesto all’opposizione di essere forte e coerente. Io la sfido, ma porti dei provvedimenti che servono al Paese. Non porti più leggi ad personam, perché ilPpaese le ha detto che quelle non le dobbiamo discutere più. Io non so se lei avrà il coraggio di farlo, ma una cosa è certa: che l’opposizione ha il dovere di proporre un’alternativa.
E allora amico Luigi Bersani comincia tu, perché a te spetta il dovere, l’onore e l’onere, di convocarci.

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Cari Bersani, Vendola e Di Pietro, costruiamo l'alternativa

Bisogna andare il più presto possibile a votare per dare all'Italia un governo che si occupi delle cose del Paese, non degli affari del palazzo. Perché, aldilà delle chiacchiere, oggi non è stato fatto nessun passo avanti nell’interesse del Paese: semmai è stata descritta una realtà da Alice nel paese delle meraviglie. E intanto, fuori dal Palazzo, vi erano scontri, manifestazioni, esasperazione.
Un’opposizione seria e concreta, oggi, deve parlare meno di Berlusconi e fare invece una proposta alternativa, ed è questa la richiesta che io mi accingo a fare in aula ai colleghi dell’opposizione. Noi cosa proponiamo? Cosa mettiamo al primo posto? Secondo me dobbiamo metterci l’occupazione e il lavoro. Il resto sono chiacchiere.
Quando dico “opposizione” mi riferisco a Pd, Idv e Sel. Ogni minuto in più che aspettano per proporre una soluzione unitaria e alternativa, con un programma chiaro e sintetico, una squadra coesa, un’unità senza distinguo e una leadership riconosciuta è un minuto perso.
Le riforme proposte da Berlusconi le conosciamo.
Vuole una magistratura asservita che controlli e punisca i deboli e sia di manica larga con i potenti.
Vuole un’economia in cui pochi stanno troppo bene, in un regime di monopolio, e tutti gli altri sono utilizzati come manodopera usa e getta, creando così un nuovo feudalesimo, un nuovo monopolio e un nuovo Stato centrale.
Vuole istituzioni in cui siano pochi a comandare, e in modo feudale.
Vuole l’esatto contrario di quel che un Paese democratico e libero deve volere.
Ma torno a ripetere: io vorrei parlare meno di cosa vuole Berlusconi. Ormai, con i referendum, i cittadini hanno capito che di lui si può fare a meno. Oggi dobbiamo dimostrare e provare cosa sappiamo fare noi.
Sulla legge elettorale io ho le idee ben chiare. Sistema bipolare, non un sistema in cui prima si vota e poi dico con chi vado. Preferenze affidate ai cittadini, ma con una griglia di accesso alle candidature. I condannati non vanno candidati, coloro che rivestono particolari incarichi devono prima dimettersi e poi candidarsi. I magistrati, ad esempio, una volta scelta la via politica, non devono più poter tornar a fare i magistrati. Se sei concessionario dello Stato, prima lasci le concessioni e poi ti candidi.
La riforma della legge elettorale deve esserci, perché quella attuale permette di stare in Parlamento a persone che non hanno consenso e non rispondono agli elettori ma si vendono al miglior offerente, come sta dimostrando questa continua giravolta di deputati da una parte e dall’altra. Il voto bipolare con le preferenze dà la possibilità al cittadino di premiare o punire chi intende mandare in Parlamento e chi vuole invece mandare a casa. Ma prima ancora della preferenza deve esserci una griglia di accesso e alcuni sbarramenti per persone che non si devono nemmeno candidare. Se si stabilisce la regola per cui chi è sotto processo non può amministrare la cosa pubblica e chi è condannato non può essere eletto, e quindi candidato, avremo in Parlamento e nelle istituzioni la migliore società. Invece adesso rischiamo di avere la peggiore, perché uno sa che se commette reati e se ne va in Parlamento ha assicurata l’impunità,. Come sta dimostrando in queste ore qualche caso di parlamentare che ha un provvedimento di cattura in corso e qui in Parlamento si stanno accingendo a garantirgli l’impunità.
La maggioranza di questo Parlamento farà il possibile e l’impossibile per arrivare alla fine della legislatura, ed è un dato di fatto che ieri ha avuto due voti in più rispetto al 14 dicembre. Quindi io non sto ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Sto qui a proporre un’alternativa affinché, quando arriva il momento il cittadino, sappia cos’ha come alternativa. Credo che oggi non si possa più chiedere ai cittadini un voto come plebiscito contro Berlusconi. Lo hanno già fatto con i referendum. Oggi dobbiamo dire noi cosa siamo capaci di fare.
Allora caro Luigi Bersani, tu che sei leader del partito di maggioranza relativa nell’opposizione, per favore convoca al più presto i partiti e i leader dei partiti che devono far parte di questa coalizione. Caro Vendola, scendi giù pure tu dall’Olimpo dei sogni e confrontati con gli altri per costruire questa alternativa. E anche tu, caro Di Pietro: mettiamoci tutti insieme per costruire un’alternativa fatta di programmi, dove al primo posto siano occupazione e lavoro, dove ci sia una politica estera di pace che ritiri le truppe dalle guerre impossibili, dove ci sia una politica sociale che guarda alle fasce sociali più deboli. Perché di questo si dovrà occupare il nuovo Governo.

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21 Giugno 2011

Lasciamo Berlusconi al suo declino

Oggi il governo ha avuto una maggioranza di carta. Dopo poche ore, alla prova dei fatti, sul primo quesito fondamentale richiesto dalla Lega, il trasferimento dei ministeri o almeno la costituzione di uffici ministeriali al nord, è stato sonoramente bocciato.
La verità è una e una sola: che questa maggioranza parlamentare si regge soltanto sugli interessi individuali di singoli parlamentari a tenersi la poltrona per scaldarla. Questo si chiama peculato. Peculato politico.
Lasciamo Berlusconi al suo declino politico, programmatico, culturale ed etico. Occupiamoci di costruire al più presto una maggioranza programmatica sulle necessità reali del paese.
E’ questa la ragione per cui noi dell’Italia dei Valori non rincorriamo Berlusconi nelle sue maggioranza comprate e vendute in Parlamento ma cerchiamo da subito, nel Paese, un nuovo rapporto di fiducia nei confronti di quei politici che con umiltà e determinazione hanno saputo fare opposizione, hanno saputo presentare i referendum in modo puntuale e oggi si presentano, come facciamo noi dell’Idv, per costruire un’alternativa di governo che metta ai primi posti l’occupazione, il lavoro e la difesa delle istituzioni.

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20 Giugno 2011

Old foe closes in on Silvio Berlusconi after 15-year feud

Ieri il settimanale inglese The Observer ha pubblicato questo articolo sull'attualità politica italiana post-referendum, includendo anche una mia intervista rilasciata al loro inviato qualche giorno fa presso l'Associazione della Stampa Estera a Roma.
Più sotto la traduzione.

Italian-Prime-Minister-Si-007.jpg

After one of the worst weeks of Silvio Berlusconi's political career, the former magistrate who has spent the 15 years denouncing the prime minister's behaviour is pretty pleased with himself.

As a magistrate in the early 1990s, Antonio Di Pietro famously battled corruption in Italy's "clean hands" investigation, which led to the meltdown of the country's main political parties.

It was also Di Pietro who called for the referendum which defeated Berlusconi's plans to build nuclear power plants and privatise the water supply. The setback, following disastrous local election results, prompted even close allies to wonder if the media mogul had reached the end of his political shelf life. Di Pietro is jubilant. "Right now is the moment to rebuild Italy," he told the Observer, "and we must find an alternative to Silvio Berlusconi, whether he likes it or not."

Berlusconi's poll numbers have tumbled from 40% to 29% in the wake of his trials for bribery and alleged payment to a teenage runaway for sex. Two weeks before the Di Pietro-inspired referendum, Berlusconi's party, Il Popolo della Libertà (The People of Freedom), lost control of Milan – the prime minister's heartland – when a former Communist won the local mayoral election. The push for the referendum was buoyed by support from web campaigns and Facebook, which proliferated despite the limited coverage of the vote on Italy's state-controlled TV networks.

Di Pietro senses belated vindication. The rough-and-ready former magistrate's run-ins with Berlusconi over the past 15 years are the stuff of legend. The magistrate emerged from the "clean hands" probe as one of Italy's most popular men, prompting Berlusconi to offer him a job as interior minister after the media mogul was first elected prime minister in 1994.

According to Marco Travaglio, an Italian journalist who has documented Berlusconi's tangles with the law, Berlusconi took Di Pietro's rejection badly. "Di Pietro turned him down then," he said, "and again in 1995, prompting the entourage of Berlusconi to cook up a series of false dossiers revealing alleged corruption, which kept Di Pietro tied up in the courts during the mid-90s proving his innocence. The mud-slinging machine that Berlusconi has used against his ex-wife and others was honed on Di Pietro."

"Berlusconi discovered I wasn't for sale and henceforth tried to convince Italians that I was a criminal," said Di Pietro. The feud has never stopped.

Di Pietro, who founded his own political party, Italy of Values, has described Berlusconi as the "rapist of democracy" and "an arrogant little dictator" who entered politics to escape justice. Berlusconi has in turn claimed the former magistrate "put innocent people in prison, ruining their lives and their families" during the "clean hands" campaign.

According to Di Pietro, it is largely down to Berlusconi that Italy's fraud and corruption problems are almost as bad now as they were in the early 1990s. Tax evasion amounts to the equivalent of 16% of gross domestic product, while the country's mafia clans boast revenues of around €135bn (£120bn).

"Berlusconi introduced the idea that you can do what you want," Di Pietro said. "Today the first thought of anyone with a title, from mayor down to parking attendant, is: who can I cheat?"

Asked if Italy is suffering from an honesty deficit, Di Pietro said: "Yes, but this is because people see politicians paying less for their crimes and are encouraged to try to scam everyone else."

The tide is finally turning, he argues. Apart from defeating the government's plans for nuclear power and water privatisation, the referendum also overturned Berlusconi's law allowing ministers to use official business as an excuse to delay trials they are involved in. "Before, Berlusconi was saying 'I can do whatever I like'. Well, he can't say that any more," said Di Pietro.

The stinging defeat, he said, would make Berlusconi think twice about his next reported measure – a law to shorten trials which would be likely to "time out" those he is already involved in: "If he tries that, we could be looking at a real revolt in Italy."

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Questa la traduzione

Uno storico antagonista si appresta a chiudere i conti con Berlusconi dopo uno scontro durato 15 anni

Dopo una delle peggiori settimane della carriera politica di Silvio Berlusconi, l'ex magistrato che ha speso gli ultimi 15 anni denunciando il comportamento del primo ministro è abbastanza soddisfatto.
Da pm, nei primi anni '90, Antonio Di Pietro ha combattuto egregiamente la corruzione con l'inchiesta “mani pulite”, che portò al tracollo dei principali partiti politici del Paese.
Ed è stato ancora Di Pietro a richiedere il referendum che ha cancellato il piano di Berlusconi per costruire centrali nucleare e privatizzate la gestione delle risorse idriche. La sconfitta del governo, che segue le disastrose elezioni locali, ha spinto anche gli alleati più vicini a chiedersi se il magnate dei media sia arrivato alla fine della sua vita politica.
Di Pietro esulta: “Questo è il momento per ricostruire l'Italia”, ha detto all'inviato dell'Observer, “e dobbiamo trovare una alternativa a Silvio Berlusconi, che a lui piaccia o no.”
I sondaggi su Berlusconi sono crollati dal 40% al 29%, sulla scia dei suoi processi per corruzione e per il supposto pagamento, in cambio di prestazioni sessuali, di una minorenne scappata di casa. Due settimane prima del referendum inspirato da Di Pietro, il partito di Berlusconi, Il Popolo della Libertà (The people of Freedom), ha perso il controllo di Milano – la città simbolo del primo ministro – dove un ex-comunista ha vinto le elezioni locali. La spinta per i referendum è stata sostenuta anche da campagne del web e da facebook, che ha avuto ampia diffusione nonostante la limitata comunicazione sul voto nelle televisioni pubbliche, controllate dal governo.
Per Di Pietro è infine una affermazione. I battibecchi dello sbrigativo ex magistrato con Berlusconi negli ultimi 15 anni forniscono materiale da leggenda. Il pm è emerso dalle indagini di Mani Pulite come uno degli uomini più popolari d'Italia, cosa che indusse Berlusconi a offrirgli il ministero dell'interno dopo la sua prima elezione a Capo del governo nel 1994.
Secondo Marco Travaglio, un giornalista italiano che ha documentato i problemi di Berlusconi con la legge, questi prese molto male il rifiuto di Di Pietro. “Di Pietro gli disse di no allora”, racconta Travaglio, “e ancora nel 1995, e da allora l'entourage di Berlusconi ha cominciato a confezionare una serie di falsi dossier che rivelavano supposti atti di corruzione, cosa che ha tenuto Di Pietro bloccato nelle aule di tribunale per tutta la seconda metà degli anni '90 fino a provare la sua innocenza. La macchina del fango che Berlusconi ha usato contro la sua ex moglie e altri è stata messa a punto sulla pelle di Di Pietro.
“Berlusconi si rese conto che non ero in vendita, e da allora cerca di convincere gli italiani che sono un criminale,” spiega Di Pietro. L'ostilità non è mai cessata.
Di Pietro, che ha poi fondato un suo partito politico, l'Italia dei Valori (Italy of Values), ha descritto Berlusconi come “lo stupratore della democrazia” e “un piccolo arrogante dittatore”, che è entrato in politica per scappare dalla giustizia. Berlusconi, in cambio, ha accusato l'ex magistrato di “mettere personi innocenti in prigione, rovinando la loro vita e quella delle loro famiglie” durante le inchieste di Mani Pulite.
Secondo Di Pietro, è in grande parte colpa di Berlusconi se i problemi di frodi e corruzione in Italia sono oggi quasi ai livelli dei primi anni '90. L'evasione fiscale arriva al 16% del PIL, mentre i clan mafiosi raccolgono in tutto guadagni intorno ai 135 miliardi di euro.
“Berlusconi ha portato l'idea che ognuno può fare quello che vuole,” sostiene Di Pietro, “così oggi il primo pensiero di chiunque abbia un titolo, da sindaco a parcheggiatore, è “chi posso fregare?”.”
Alla domanda se in Italia ci sia un deficit di onestà, Di Pietro risponde che “si, ma questo accade perchè le persone vedono i politici pagare sempre meno per i loro crimini e sono incoraggiate a cercare di raggirare tutti gli altri”.
Il vento sta finalmente cambiando, sostiene. Oltre a sconfiggere i piani del governo sul nucleare e sulla privatizzazione dell'acqua, i referendum hanno anche cancellato una legge di Berlusconi che permetteva ai ministri di usare impegni ufficiali come una scusa per rimandare i processi nei quali fossero coinvolti. “Prima, Berlusconi andava ripetendo 'Io posso fare quello che voglio'. Beh, ora non può più dirlo”.
La dolorosa sconfitta, dice infine Di Pietro, farà sì che Berlusconi ci pensi due volte prima della sua prossima mossa annunciata – una legge che accorcia i processi che farebbe probabilmente “scadere” quelli nei quali è coinvolto. “Se ci proverà, potremmo anche assistere a una vera rivolta in Italia”.

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19 Giugno 2011

La protesta del nord contro Berlusconi

Questa mattina a Pontida si è svolta una grande manifestazione di protesta degli abitanti dell’Italia settentrionale contro il governo Berlusconi. Quei cittadini, militanti ed elettori della Lega Nord, avevano creduto in Berlusconi e sostenuto per anni l’alleanza con lui. Non è gente dell’opposizione. Non la si può sospettare di essere pregiudizialmente ostile al governo. Eppure stavano lì a fischiare e volevano solo sentirsi dire che il loro leader avrebbe fatto cadere un governo che fino a ieri era il loro.

Quella voglia di liberarsi di questo governo e di questo presidente del consiglio non l'abbiamo creata noi dell’Idv e dell’opposizione e non l'ha creata nemmeno la libera informazione che tanto ossessiona Berlusconi. L'ha creata lui, perché ha deluso in continuazione quelli che avevano creduto nelle sue promesse, ha usato il governo solo per farsi gli affari suoi e ha lasciato soli i cittadini nel momento più difficile, in mezzo a una crisi che purtroppo non è affatto finita.

La farsa dei ministeri al nord è la solita presa per i fondelli. Ma anche se, pur di strappare qualche settimana di sopravvivenza in più, il governo spostasse al nord tutti i ministeri, credo che gli abitanti del settentrione non saprebbero che farsene. Non è di questo che hanno bisogno, non è questo che chiedono. E’ una politica economica che sappia fare gli interessi del loro tessuto produttivo, che riesca a sostenere la piccola e media industria colpite dalla crisi e a dare una speranza ai giovani, che nel nord del Paese stanno come al centro e al Sud: disperati, precari, senza nessuna sicurezza e nessuna prospettiva.

Quando ci si chiede se bisogna o no dialogare con la Lega, io rispondo che dipende da cosa s’intende per “la Lega”. Se si parla dei suoi leader con l’idea di arrivare alla solita manfrina per dar vita a un governo tecnico e rinviare le elezioni se il governo va in crisi, penso che sia un dialogo del quale gli italiani non sanno che farsene e che può fare solo danni al Paese e al centrosinistra.

Quei leader ormai da molti anni pensano solo alle loro poltrone e ai loro posti di potere e vendono fumo proprio come Berlusconi. Voglio vedere se saranno coerenti e faranno il lunedì in aula quello di cui parlano la domenica sul prato e se voteranno la mozione che noi dell’Idv presenteremo in Parlamento contro le missioni di guerra.

Ma se invece si intendono gli elettori leghisti delusi da Berlusconi e che cominciano a dubitare anche dei loro stessi leader, se s’intende la necessità che anche noi del centrosinistra prestiamo orecchio alle loro richieste e alle loro esigenze, allora quel dialogo non è solo sacrosanto ma è un dovere politico.

Molti dei cittadini che stamattina erano a Pontida non solo sono andati ai seggi per i referendum ma hanno votato quattro sì e lo rivendicano con orgoglio. Sbattergli la porta in faccia perché sono elettori o militanti leghisti sarebbe una follia. La nostra sfida deve essere opposta: offrirgli le risposte che Berlusconi e gli altri venditori di fumo non hanno saputo dargli, conquistare la loro fiducia e anche il loro voto. Ma come si fa a farlo senza dialogarci?

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15 Giugno 2011

L'illusione berlusconiana è al crepuscolo

L’anno scorso, quando tutti ci deridevano e ci mortificavano, l’Idv ha raccolto le firme per il referendum sul nucleare, sul legittimo impedimento e anche sull’acqua. Quindi a me non si può chiedere come fanno alcuni “Quando ti sei reso conto di poter vincere?”. Vi pare che uno scala una montagna con l’idea di buttarsi di sotto a metà scalata?
E’ chiaro che io ci ho creduto, e ci ho creduto perché pensavo che nel comune sentire dei cittadini, indipendentemente di partiti e dalle ideologie politiche, sta nascendo una coscienza civile e sociale su alcuni temi fondamentali. Ma voi pensate davvero che tutti i 25 milioni di elettori che hanno votato per i referendum sono del centrosinistra? Sono “elettori in quanto tali” che hanno deciso che chiunque farà il Piano energetico nazionale non può inserire l’opzione nucleare. E che chiunque vuol fare processi brevi e leggi ad personam, non può più farlo, perché adesso vogliamo che tutti siano uguali di fronte alla legge.
Terzo: per quanto riguarda l’acqua non voglio discettare su chi abbia privatizzato. Il centrosinistra ha preparato il ddl che, a seguito della decisione del popolo italiano non può più essere proposto perché conteneva in sé germi di privatizzazione.
Quindi io che ai referendum ci ho creduto e sentivo a naso che i cittadini erano stufi oggi non dico che è la vittoria del centrosinistra ma dei cittadini.
Ma se chiudiamo il capitolo referendum, l’illusione berlusconiana a mio avviso è al crepuscolo. La politica economica, quella sociale, quella del lavoro: questi sono i temi per cui i cittadini non credono più a Berlusconi e lo stanno punendo. Su questi tempi quindici anni fa e poi ogni giorno ho chiesto e chiedo le dimissioni di Berlusconi.
Non c’è dubbio che a furia di fare leggi ad personam (perché ne sono state fatte tante: noi diciamo per sfuggire alla giustizia, loro dicono per difendersi dai magistrati) i cittadini hanno detto che non gli sta bene. Quindi fermi tutti e prendiamo atto di questo.
Io credo che dobbiamo riflettere sulle ragioni di questo legittimo impedimento, ma senza più guardare al passato. Credo che i referendum siano stati una grande vittoria dei cittadini e sono orgoglioso di averli promossi proprio con riferimento al futuro. Berlusconi comunque sia prima o poi non ci sarà più, però se passa l’idea ”metagiuridica” che chi sta in alto si può fare tutte le leggi che gli servono, prima o poi qui arriva Totò Riina.
Berlusconi adesso sta nel suo bunker, al crepuscolo degli dei e io non voglio più chiedere un voto ai cittadini contro qualcosa su cui già i cittadini si sono espressi: "ha prodotto delusione, non ci crediamo più". Credo che si debba costruire un’alternativa e per questo, se vogliamo conquistare una parte dei cittadini che domenica sono andati a votare, dobbiamo far capire cosa vogliamo fare noi. Il vero problema italiano è la trasformazione della flessibilità in caporalato, la disoccupazione che aumenta…
Se io devo rimproverare qualcosa al modello di governo berlusconiano è l’aver trasformato i cittadini in pochi che stanno troppo bene e molti che stanno troppo male. E’ l’aver provocato un nuovo disagio sociale.

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14 Giugno 2011

Il Governo finirà per consunzione, stiamo pronti

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Pubblico qui sotto l'intervista di oggi a La Repubblica:

‘HO VINTO MA RISPETTO GLI ELETTORI. ORA RIFORME, BASTA ODIO’

“Quando abbiamo cominciato a raccogliere le firme l`anno scorso, perché la legge sia uguale per tutti senza impedimenti illegittimi, per l`acqua, contro il nucleare, ci deridevano, sostenendo che era tempo perso e nel nostro stesso fronte ci davano dei pazzi e ci accusavano di fare un favore a Berlusconi”.

E oggi che potrebbe intestarsi la vittoria…

“Oggi invito i partiti a un gesto di umiltà davanti alla volontà degli elettori. Hanno votato il 57% degli italiani aventi diritto e, di questi, il 95% ha detto sì. Quando sento i leader del centrosinistra sostenere che è 'una vittoria nostra', penso sia una grande forzatura. Se domani mattina andassimo a votare non ci sarebbe un travaso di questi voti nel centrosinistra: dobbiamo quindi rispetto a quegli elettori che non ci voterebbero o non ci voterebbero ancora, ma che sui temi concreti hanno avuto il coraggio di scegliere non per partito preso, e di non andare al mare. Io che i referendum li ho promossi non ci metto il cappello e prego anche gli altri di non mettercelo. Se dovessimo fare a chi scagliala prima pietra - cioè a chi è senza il peccato di avere dubitato dei referendum - non resterebbe nessuno”.

Ma come mai il Pd chiede a Berlusconi di dimettersi, Vendola di andare alle elezioni subito, e lei tace?

“Non sto tacendo: voglio costruire un'alternativa a questo governo. So bene che questa alternativa sarà possibile se conquistiamo la fiducia della maggioranza degli elettori e non con politiche d`odio. Poiché ho dimostrato di sapere fare opposizione al governo Berlusconi con più determinazione di tanti altri, ora che siamo al crepuscolo del berlusconismo, abbiamo il dovere di ricostruire il Paese e questo si fa con un programma di governo e non con la politica urlata”.

Quindi fa autocritica?

“No, nessun pentimento, sono orgoglioso di avere fatto opposizione ‘senza se e senza ma’. Ma a quelli che chiedono oggi le dimissioni di Berlusconi voglio dire: benvenuti nel club, io le ho chieste dal primo giorno, anche quando il Cavaliere ha tentato di comprarmi, offrendomi il posto di ministro e gli ho detto di no senza fare inciuci, compromessi, o bilaterali”.

Ma le dimissioni del premier le chiede, sì o no?

“Le dimissioni, ripeto, le chiedo da quindici anni ma non ora in relazione al risultato dei referendum e non per fare un favore a Berlusconi. Dobbiamo oggi seminare il consenso di domani”.

Aspetta che sia Bossi a dare la spallata a Berlusconi?

“Non dobbiamo stare sul fiume ad attendere, ma costruire il programma dell'alternativa”.

Quindi ha visto Bersani per fare un cartello programmatico comune: dal programma si passerà alle liste comuni?

“Intanto pensiamo al programma. C'è necessità di essere pronti al momento del voto che potrebbe essere domani o tra due anni. Su quella base vedremo i partiti che ne possono fare parte, tutti quelli che ci si riconoscono”.

Presenterà un'altra mozione di sfiducia al governo?

“Non ci sono i numeri: c'è una differenza abissale tra la maggioranza degli italiani e la maggioranza in Parlamento ricattata o scilipotata. Questo governo finirà per consunzione e allora dobbiamo essere pronti”.

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13 Giugno 2011

Vittoria di tutti i cittadini e non dei partiti

A bocce ferme possiamo ora parlare del risultato di questo referendum. Permettetemi innanzitutto un’annotazione di particolare emozione. Personalmente, con tutti i miei limiti, con tutti i miei errori, sono orgoglioso, dopo aver fatto qualcosa per il mio Paese da magistrato con l’inchiesta Mani pulite, di aver ora contribuito con l’Italia dei valori a fare qualche altra cosa di importante per il mio Paese: stabilire che nel Piano di sviluppo energetico non si tenga conto dell’energia nucleare e stabilire che la legge deve essere uguale per tutti. E’ scritto nell’art. 3 della Costituzione, ma oggi era necessario che gli italiani lo ribadissero, perché da un po’ di tempo, da troppo tempo, ci si era dimenticati che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Permettetemi di ringraziare anche tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa esperienza referendaria: tutta l’organizzazione dell’Italia dei valori e tutti quei circa due milioni di cittadini che abbiamo incontrato e che hanno condiviso con noi la raccolta delle firme, a volte anche subendo sberleffi e derisioni. “Tanto il quorum non si raggiungerùà mai”, dicevano, come se il nostro paese fosse ormai assuefatto alla rinuncia a far sentire la propria voce.
Invece questo risultato referendario è straordinario perché vuol dire che c’è un Paese ancora vivo, che crede nella Costituzione e che nei momenti davvero importanti sa far sentire la propria voce al di fuori e al di sopra dei partiti. Ed io, che rappresento un partito, sono particolarmente orgoglioso di aver messo a disposizione del mio Paese lo strumento per far sentire questa voce.

Ma veniamo al significato politico di questa esperienza. L’istituto referendario è un istituto di democrazia diretta che va rivalutato. Quando i temi sono sentiti, quando l’arroganza nel tentare di fermarli fa sentire i cittadini meno cittadini e più sudditi c’è una reazione. E’ successo tanti anni fa e ancora c’è stata una reazione democratica.

Permettetemi di ringraziare più di tutti gli elettori che sono andati a votare. Gli abbiamo chiesto di andare a votare su tre temi fondamentali: legalità, acqua e aria. Tre temi che non avevano e che non hanno colore politico e che i cittadini hanno ben valutato per il merito dei temi che avevamo posto. Tanto è vero che una massa enorme di cittadini è andata alle urne, sia che a suo tempo avessero votato centrodestra o centrosinistra.

Per rispetto a quei cittadini, io ribadisco quanto detto prima del voto. Avevo detto: “Andate a votare perché non è una battaglia contro il governo o a favore dell’opposizione: è una battaglia per il futuro del Paese e soltanto se vanno a votare tutti i cittadini senza condizionamenti di partito si può essere tranquilli sul fatto che questi temi vengano affrontati nel merito. Per rispetto di tutti quei cittadini che sono andati a votare pur provenendo da un’area diversa dal centrosinistra, voglio mantenere la promessa. Noi continueremo a fare la nostra opposizione ferma, dura, determinata nei confronti del governo Berlusconi. Ma non sui temi referendari, perché quelli sono temi che prescindono dall’azione del governo.

E’ tanto vero che questi temi sono al fuori e al di sopra della lotta partitica che dei due quesiti sull’acqua uno riguardava una legge del centrodestra e l’altro una legge del centrosinistra. Quindi qui cappelli in testa, sul piano partitico, non ce li deve mettere nessuno, come non ce lo mettiamo noi dell’Idv che pure siamo stati i promotori dei referendum.

Cosa succede ora? Succede che l’Italia può guardare a un futuro migliore per quanto riguarda lo sviluppo del proprio Piano energetico. Succede che torna un principio essenziale per chi si vuole presentare alle elezioni: deve sapere che anche se va al governo o in Parlamento la legge è uguale per tutti. La prossima battaglia dell’Italia dei valori sarà quindi fermare ogni tentativo direintrodurre l’art. 68 della Costituzione, nella parte in cui prevedeva che per indagare o per processare i parlamentari ci volesse l’autorizzazione a procedere, anche quando commettevano reati comuni e non d’opinione.

Ci batteremo per non permettere che in Parlamento e nelle istituzioni possano entrare persone condannate e non permettere che persone rinviate a giudizio possano assumere incarichi di governo locale o centrale. Riteniamo che nelle istituzioni ci debba stare la migliore società e non, come spesso avviene, la peggiore.

E’ con questo spirito che noi dell’Idv affronteremo la battaglia politica prossima futura, che è quella per la costruzione di un’alternativa da proporre agli elettori sulla base di un programma che tenga conto della loro volontà rispetto a questi tre temi e non ne faccia una battaglia puramente propagandistica contro il governo o conto questo o quel partito politico. Noi che le firme le abbiamo raccolte, ricordiamo quando ci dicevano che questo referendum avrebbe aiutato il governo Berlusconi. Oggi le stesse persone dicono che il governo deve andare a casa grazie al referendum.

Credo che si debba essere corretti e coerenti. Questo referendum serviva e serve solo ai cittadini pe riappropriarsi del proprio diritto costituzionale a far sentire la loro voce su temi che vanno oltre la battaglia politica.Noi dobbiamo dimostrare di poter vincere le elezioni per quello che siamo capaci di fare, non per quello che non è stato capace di fare il governo. Cosa il governo non è capace di fare è sotto gli occhi di tutti, ma il referendum non c’entra niente.

Con le amministrative, non col referendum, è stato dimostrato che questo governo no ha più la fiducia degli elettori ma non mi pare che il centrosinistra abbia ancora dimostrato di meritare la loro fiducia. Per questaragione l’Idv rilancia il centrosinistra, si propone come motore dell’alternativa e ritiene che l’unità si debba raggiungere non per sommatoria di sigle ma per condivisione di programmi. Con i leader del centrosinistra, ci siamo quindi già sentiti e stiamo mettendo in piedi un cantiere programmatico che deve costituire l’ossatura del progetto politico e di governo alternativo al governo delle destre.

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11 Giugno 2011

Referendum: facciamo valere le nostre ragioni

Il voto di domenica e lunedì sui referendum appartiene a tutti i cittadini e sará la loro vittoria, sia che siano elettori di centrodestra sia che siano elettori di centrosinistra.
La vittoria di chi non vuole le centrali nucleari, non vuole che la legge sia diseguale a seconda che uno sia un povero cristo o un potente di Stato, non vuole che l'acqua appartenga soltanto a chi la può pagare ma che invece possano bere anche gli assetati che non hanno i soldi per pagarla.
In un'ottica di questo genere non è una prova che va contro il governo, perché altrimenti offenderemmo gli elettori di centrodestra che la pensano come noi su queste materie.
Io spero che il voto di domani e dopodomani sia anche la vittoria di tutti coloro, di centrodestra e di centrosinistra, che credono nella democrazia e che hanno visto quanti tentativi di ogni tipo siano stati fatti per nascondere i referendum, limitare al massimo le informazioni, disinvogliare gli elettori ad andare a esercitare il loro diritto decidendo da soli su questioni dalle quali dipende il futuro loro, dei loro figli e dei loro nipoti.
Chi andrà a votare, aldilà di cosa sceglierá, dimostrerà di credere nella partecipazione e di non voler più prove elettorali combattute slealmente, cercando di fregare l'altra parte invece che di far valere le prorpie ragioni e i propri argomenti.
Se questi elettori saranno, come io credo, la maggioranza, sarà comunque un bel giorno per la democrazia.

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9 Giugno 2011

Fermiamo la delinquenza che si fa Stato

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“Meglio sapere prima se chi ci governa è mascalzone, non poi”- La mia intervista a ‘La Stampa’

Antonio Di Pietro, presidente di Idv, perché votare Si al referendum sul Legittimo impedimento?
Perché in un Paese normale è meglio sapere prima si è governati da un mascalzone, non dopo che ha terminato il suo incarico e si è fatto gli affari suoi. Questo presidente del Consiglio, invece, fa di tutto per non rispondere ai giudici. E invece, come ci ricorda l'articolo 3 della Costituzione, la legge è uguale per tutti.

Intende dire che i politici non hanno più diritti degli altri cittadini?
Semmai hanno più doveri. E innanzitutto avrebbero il dovere etico di infondere fiducia nelle istituzioni che ricoprono pro-tempore. In Italia, invece, siamo nella situazione in cui il diretto interessato decide lui se e quando presentarsi davanti a un giudice. E' una soluzione priva di ogni logica. Come affidare un Pronto soccorso a un vampiro. A Berlusconi interessa non farsi processare. Ma io non voglio parlare solo di Berlusconi. La legge va abrogata perché bisogna guardare al futuro.

E dunque?
Dunque questa legge va cancellata perché è criminogena. Invoglia il delinquente, che oggi non è più quello con coppola e lupara, ma in giacca e cravatta, e prospera nel mondo degli affari, meglio se all'ombra degli appalti pubblici come ci dimostrano le inchieste sulla Cricca, a buttarsi in politica. E' evidente che più si danno forme di tutela ai politici, più i delinquenti saranno tentati di farsi eleggere. E alla fine avremo la delinquenza che si fa Stato.

Senta, Di Pietro, ma come mai in questa tornata referendaria si parla così tanto di nucleare e di acqua e così poco di Legittimo impedimento?
L'Idv non ha mai abbassato la voce su questo tema. Abbiamo proposto noi stessi i quesiti sul nucleare e sull'acqua, ma riteniamo gravissimo che ci sia uno Stato di diritto che viaggia a due velocità. Una per i cittadini qualsiasi, l'altra per i signori del governo.

Lei saprà che chi rema contro sostiene che trattasi di un referendum inutile.
Lo so, lo so... Sono pseudogiustificazioni. Certo, la Corte costituzionale è già parzialmente intervenuta, ma resta in vita una parte della legge su cui la Consulta non poteva intervenire e che solo il corpo elettorale può cassare. Non so se avete presente il motto del marchese del Grillo: "Io so' io e voi non siete niente". Ecco, questo principio a Berlusconi i giudici costituzionali gliel'hanno cancellato. Resta però il punto che gli è rimasta in mano l'agenda politica. E lui se la fa come gli conviene. In sostanza decide lui se e quando andare davanti al giudice.

Seconda obiezione: è una legge che sta già per morire di morte naturale.
L'avevano congegnata così perché doveva essere un ponte verso una impunità più complessiva. E' scritto che dura fino ad ottobre perché in attesa di un Lodo inserito nella Costituzione. Poi le cose gli sono andate diversamente, ma state sicuri che se il referendum non passa, a ottobre ci presenteranno una leggina di proroga. Perché questo è ciò che reclama il presidente del Consiglio.

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8 Giugno 2011

Sentono il fiato sul collo

La mia intervista a ‘La Repubblica’ di oggi.

Onorevole Di Pietro, sui referendum Vendola pensa ad un plebiscito. Troppo?
Il quorum non è facile da raggiungere. E lo sa perché?.

Dica lei.
Perché sarà determinante il voto degli italiani all'estero, mi ci gioco un caffè. Stando così le cose, non bisogna ottenere il 50 per cento più uno dei voti ma il 58. Se si contano gli oltre tre milioni di italiani che vivono in altri Paesi e che non possono esprimersi sul nuovo quesito del nucleare, quello riscritto dalla Cassazione, ecco che il quorum sale.

L'Idv cosa intende fare?
Lunedì pomeriggio, alla chiusura dei seggi e prima dei risultati, depositeremo il nostro ricorso in Cassazione perché sollevi un conflitto di attribuzione alla Consulta, proprio in merito al voto degli italiani all'estero. Quei tre milioni e 200mila elettori potenziali andranno scorporati, sottratti al conteggio, perché a superare il muro del 50 per cento ce la facciamo, del 58 no.

C'è un'altra possibilità?
Si solleva un conflitto di costituzionalità, i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale, quello di dire la loro: hanno votato un quesito diverso da quello passato in Cassazione e non possono tornare indietro perché le operazioni di voto si sono concluse il primo giugno. C'è infine una terza opzione: si potrebbe considerare valido quel voto anche se espresso sulla vecchia formulazione del nucleare. Uno, due e tre, sono questi i passaggi che stiamo preparando perla Cassazione.

E se venissero ristampate le schede?
E come fa un italiano che sta in Yemen o in Afghanistan a votare, me lo dice lei? Dove lo troviamo il tempo di fargli arrivare le schede? I referendum sono domenica e lunedì, lo ricordo a scanso di equivoci.

Lei afferma che il voto non è pro o contro il governo. Ma diversi esponenti della maggioranza diserteranno le urne, da Scajola a Castelli. Come mai?
Sentono il fiato sul collo. Vorrebbero far fallire i referendum. Però è inaccettabile il loro ‘io non andrò’. Il Capo dello Stato si è distinto invece per correttezza affermando non solo che voterà ma che per lui questo è un dovere. La penso allo stesso modo: ci sono doveri che non corrispondono a precetti, bensì ad oneri naturali per chi vuole vivere in democrazia. Comunque, ribadisco, quello dei referendum non è un voto né di destra, né di centro, né di sinistra. E un voto per decidere se avere o meno centrali nucleari in Italia, se l'acqua può essere libera, se la legge deve essere uguale per tutti.

Dopodomani si chiude in piazza del Popolo a Roma, collegati con Milano, Napoli e Palermo. Salirà sul palco?
L'Idv ha promosso i quesiti su nucleare e legittimo impedimento ma è pronta a fare un passo indietro. Ci saremo senza simboli, spiccheranno solo i cittadini. Nessuno può mettere il cappello sui referendum, è chiaro. Spero che tutti se ne rendano conto.

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7 Giugno 2011

Di Bossi e Berlusconi non interessa niente a nessuno

Ieri Berlusconi e Bossi pare che si sono rimessi d’accordo. Io però non mi preoccuperei di cosa vogliono fare loro ma di cosa possiamo offrire noi in alternativa al Paese. Che vinca Di Pietro o Berlusconi, al lavoratore, al cittadino, alla casalinga importa poco. Quel che gli importa è sapere cosa c’è in alternativa.
Parlando dell’incontro di Arcore, Berlusconi ha detto una cosa giusta dal suo punto di vista. Ha detto che l’incontro è andato bene, ma per chi? Per lui, che ha necessità di mantenere una maggioranza parlamentare che gli consenta di stare lì dove intende continuare a portare avanti leggi settoriali.
Ma ripeto: un’opposizione che vuole diventare maggioranza e costruire un’alternativa, non sta col cero in mano ad aspettare che qualcuno stacchi la spina al governo. Costruisce le condizioni perché quando la spina verrà staccata (e un termine comunque c’è: la fine della legislatura) ci sia la credibilità necessaria perché gli elettori si affidino a un’alternativa. Quindi il mio problema, specie dopo le amministrative, non è scervellarmi per sapere quando riescono a buttare il governo giù dalla torre ma è quando riesco io a costruire una torre di fiducia per me, per l’Idv, per il centrosinistra, tra i cittadini.

Io poi, più che sapere chi andrà a fare il ministro della Giustizia, preferirei una giustizia che funziona e vorrei che chiunque ci va finalmente mettesse al primo posto più strumenti, più mezzi, più uomini, più personale e un processo breve che arriva a una sentenza di merito nel breve tempo, e non che nel breve periodo si cancellano i processi. E siccome i processi sono effettivamente troppo lunghi vorrei impegnare lì questa alternativa che voglio costruire.
Chiunque vada lì, poi, non sono sicuro che abbia l’autonomia per riformare la giustizia, perché la visione della giustizia che ha Berlusconi è molto personale. Interessa specifici settori se non addirittura specifiche persone se non addirittura specifiche situazioni.

Io credo invece che ci siano le condizioni, anche a costo zero, per fare interventi importanti. Ad esempio faccio una proposta sulla quale abbiamo presentato un progetto di legge: i magistrati devono rientrare tutti in ruolo. Un magistrato se vuole far politica può farla, perché è un diritto costituzionale, ma se fa politica non può rientrare più in magistratura. Non solo perché così si libera un posto ma perché deve apparire indipendente, oltre che esserlo.
Potrei continuare. Ventun progetti di legge sulla giustizia abbiamo presentato, e se domani ci potesse essere un governo che ascolta anche le proposte dell’Idv sarebbe meglio per la giustizia e per gli italiani.

Per il programma del centrosinistra, il nostro esecutivo (tenuto lunedì 6 giugno, vedi il video della conferenza stampa, ndr) ha concluso che la questione principale è quella economica. E’ una questione molto delicata per il centrosinistra, perché se pensiamo di fare questo centrosinistra nell’ottica del vetero comunismo, e cioè dello pseudo assistenzialismo, non si va da nessuna parte. La proposta dell’Idv, che verrà prodotta dagli stati generali che faremo in ottobre, sarà dunque anche uno strumento per tagliare le ali estreme di questa nuova coalizione di area riformista che a me anche chiamare centrosinistra va stretto.
Io appartengo all’area liberaldemocratica europea e credo che in questa coalizione non dobbiamo aver paura di parlare di flessibilità, nel rispetto della solidarietà. Non dobbiamo avere paura di parlare di liberalizzazioni. Non dobbiamo aver paura di parlare di tutela del lavoro, come ha detto anche il capo dello Stato, in un’ottica di pari dignità ma mettendo al primo posto l’idea che dobbiamo far lavorare al meglio il sistema imprenditoriale promuovendo le eccellenze.

Per esempio noi proponiamo che tutte le imprese che rispettano le regole del gioco partecipino alle gare di appalto, mentre quelle che sono state condannate per falso in bilancio, corruzione e quant’altro è meglio non farle partecipare più. E tutte le imprese che fanno un lavoro per la pubblica amministrazione, entro 30 giorni 30 dal collaudo devono essere pagate. Se ne devono far carico la cassa depositi e prestiti o altri enti, che vanno poi in surroga nella riscossione. Ci sono cinque miliardi di euro che le imprese devono prendere e potrebbero essere un bel polmone economico!

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6 Giugno 2011

Si vota sulla propria vita, non sui partiti

La mia intervista di oggi al Corriere della Sera

Onorevole Di Pietro, la vittoria dei 'sì' nei referendum sarebbe l'ultima spallata a Berlusconi?
Veramente, vorrei de-dipietrizzare e de-berlusconizzare i referendum. Quei quesiti non trattano problemi politici, ma esistenziali.

Sarà raggiunto il quorum che li renderà validi?
Il quorum si raggiungerà col 'battiquorum': siamo sul limite

Il Comitato per i referendum ha indetto la manifestazione finale per il 10 giugno. Senza partiti?
Non vorrei bandiere di partito. Ma chiunque può venire e parlare. Se viene Fini, bene. Se viene Berlusconi a fare propaganda per il 'no', sarà ben accetto. Se poi Bersani vuol fare un'altra manifestazione, vado sotto il loro palco e cancello la nostra manifestazione di piazza del Popolo.

Dalla maggioranza arrivano alcune dichiarazioni per il 'sì'.
Mi interessa solo che vadano tutti a votare, sia pure per il 'no'' . Invece, nel Pd si levano voci contro i quattro 'si''. Basta che votino. Io ho promosso questi referendum come una lotta di Davide contro Golia e saranno la vittoria di chi ci mette la faccia.

Dicono: volete salvaguardare i 'carrozzoni' pubblici che gestiscono l'acqua.
L'acqua è un bene primario, non si può affidare al mercato. La gestione pubblica fa schifo? Rendiamola più efficiente.

Senza nucleare, resteremo schiavi del petrolio?
Anche i paesi attorno a noi prima o poi smantelleranno le centrali. Puntiamo sulle forme meno dannose e meno costose di energia.

Il legittimo impedimento?
Dobbiamo essere tutti uguali davanti alla legge. Chi governa deve essere processato prima degli altri, in modo che i cittadini sappiano se è ladro o galantuomo.

Che succede se vincono i 'sì’?
Mi impegno a non usare la vittoria come una clava nei confronti del governo. I temi politici su cui combattere sono altri.

Combattere, come?
L'Italia dei Valori è nato come movimento di protesta contro il modello berlusconiano, ma quel modello si è rivelato un'illusione. Così, parte l' 'Idv 2', per ricostruire l'alternativa riformista. Lascio a Grillo la protesta.

Alternativa riformista con chi?
Le elezioni amministrative hanno promosso l'alleanza Pd-Idv-Sel. Riunirei subito queste forze per scrivere 10 pagine di programma con le cose su cui siamo d'accordo.

Non sarà facile, viste le esperienze del passato.
Provo a ipotizzare un minimo comune denominatore: armonizzazione fiscale, sburocratizzazione, tagli alle spese correnti, abolizione delle Province. Regolazione del mercato e meritocrazia. Flessibilità nel lavoro, senza caporalato. Energie rinnovabili. No alla guerra come soluzione dei conflitti.

E il terzo polo di Fini e Casini?
Nessuno steccato. Anche se mi sembra che per ora vogliano rimanere esterni al bipolarismo nel quale io credo.

Chi sarà il leader?
Nessun papa straniero. Scegliamolo con le primarie, con regole chiare. Oppure, la leadership spetta al Pd, il partito più grande.

Entrereste in un 'governissimo', senza Berlusconi, per fare la riforma elettorale?
Nessun papocchio. O governa Berlusconi, se è in grado. O elezioni.

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3 Giugno 2011

Sui referendum giochiamo a carte scoperte

Il mio intervento di ieri sera alla festa del Fatto Quotidiano. A il video integrale della serata, con Antonio Padellaro, Francesca Fornario, Luca Telese, Gianni Mattioli e Massimo Scalia.

Vediamo di ragionare un po’. C’è un problema nei referendum: il quorum. Bisogna raggiungerlo sapendo che non è del 50 ma del 60%. Questa volta, infatti, ci troviamo in una situazione delicatissima provocata da questo governo. Ci sono tre milioni e mezzo di italiani all’estero che hanno già votato sull’altro quesito referendario, quello modificato ieri dalla Corte di Cassazione. Il risultato è che noi, per stare tranquilli, dobbiamo superare abbondantemente il 50%, perché altrimenti son pronto a scommettere che il ministero degli Interni farà il possibile per non conteggiare i voti degli italiani all’estero.
La Corte Costituzionale è già stata chiamata a esprimere la proprie valutazioni su questo punto, abbiamo già sollecitato la Corte di cassazione, ma, alla dipietrese: non rischiamo! Raggiungiamo abbondantemente il quorum e siamo a posto.
Faccio qui un appello ai politici e agli organi di informazione: non commettiamo l’errore di politicizzare il referendum e soprattutto di ascriverlo a qualcuno di noi, partiti o coalizioni. Un errore gravissimo! Questo non è un voto in cui vince il centrodestra o il centrosinistra. Sono tre temi, acqua aria e legalità, che non hanno colore e che riguarderanno la vita delle persone anche quando Ivd, Pdl ecc. non esisteranno più.
Lo dico a suocera per farlo capire a nuora, perché ho visto che qualche politico di primo piano ha detto che con questo referendum dobbiamo dare la spallata a Berlusconi. Ma a dare la spallata a Berlusconi ci pensano i vari Cicchitto, specie se Cicchitto lo fanno ministro della Giustizia. Ormai dobbiamo lavorare pensando a ricostruire il paese, perché siamo alla fine dell’impero. Io vedo la situazione italiana quasi uguale a quella che c’è stata in Libia. Fino al giorno prima tutti ballavano e ridevano. Ora si sono resi conto di come stanno i fatti.
Per evitare che succeda in Italia quello che è successo in Libia, cioè che si passi alla rivolta sociale, dobbiamo dare una speranza ai cittadini facendogli vedere che un’alternativa c’è. Ma non lo dobbiamo fare con i referendum, altrimenti tutti coloro che politicamente non la pensano come noi per partito preso non vanno a votare. A questi cittadini che non hanno votato per il centrosinistra noi dobbiamo far capire che non devono comportarsi come il marito tradito, che per far dispetto alla moglie si taglia il braccio.
L’Idv ha parlato con il Pd, l'ho fatto anche io personalmente: le piazze referendarie devono essere unitarie, e nel caso in cui il Pd ritenesse di dover organizzare una sua piazza saremmo noi ad andare sotto il suo palco.
Su legittimo impedimento, tutti dicono che non c’è più bisogno del referendum perché la Corte costituzionale lo avrebbe già cancellato. Non è così. La legge, inizialmente, era fatta da due parti. La prima diceva: “Siccome io sono io, voi non mi potete processare finché sono presidente del consiglio, poi potrò fare il ministro, o il presidente della Repubblica”. La Corte costituzionale gli ha detto: “Non puoi fare così. Puoi dire di essere impedito solo quando hai un impegno di governo”. Il problema è che questo può funzionare in un Paese normale, non nel Paese del marchese del Grillo. Perché il marchese del Grillo che fa? Dice: “Siccome l’agenda degli impegni me la faccio io, mi trovo un impegno ogni volta che mi chiamano”.
Berlusconi sta andando alle udienze solo perché c’è il referendum. Volete scommettere che da dopo il referendum, se il legittimo impedimento non passa, non ci andrà più? Mica è scemo: deve scegliere tra palazzo Chigi e san Vittore!
Sull’acqua ha raccolto due milioni di firme il Forum dell’acqua, e gli va reso onore e merito per questo. L’acqua è come l’aria: è di proprietà nostra perché siamo nati. Pagarla per creare profitto è un’offesa alla mia esistenza. I beni primari sono miei e non li devo pagare.
Allora cosa dobbiamo fare nei prossimi giorni? Incontrare più persone possibili, ma senza bandiere di partito. Sennò siamo fregati.

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2 Giugno 2011

Con i referendum una fase politica nuova

Ecco l'intervista che ho rilasciato oggi al quotidiano La Repubblica:

Antonio Di Pietro vede il traguardo del quorum. Ma avverte:
Non bastano i voti del centrosinistra per superare il 50% dei votanti. Dobbiamo convincere anche quelli dell'altra parte.

E la spallata al governo?
Noi dell'Italia dei Valori siamo quelli che hanno raccolto le firme, che hanno messo in piedi il comitato referendario e hanno sudato sette camice per arrivare fin qui. Abbiamo come obiettivo la riuscita dei referendum che devono dire se sia giusto o meno cancellare le leggi su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Punto.

Nessun significato politico?
Dobbiamo de-dipietrizzare e de-berlusconizzare i quesiti.
Sono temi che interessano tutti gli italiani, a qualunque schieramento o partito appartengano. Non e' la battaglia di una parte politica come cerca di far credere il centrodestra, non cadiamo nella trappola. Sono leggi senza senso ne' logica. Si vota per decidere se fra mille anni questo Paese avra' ancora le scorie nucleari oppure no. Pdl e Idv tra mille anni non ci saranno piu'. E' molto di piu' di una guerra tra partiti.

Non fa appelli a Napolitano per mandare tutti a casa se c'è il quorum, non evoca la spallata. E' diventato un mostro di moderatismo.
Ho senso di responsabilità. Mi hanno sempre criticato perchè sono un po' contadino. Avrò pure le scarpe grosse ma il cervello funziona. Da magistrato ho scoperchiato la corruzione della Prima repubblica, da politico ho denunciato l'anomalia di berlusconi. Tutti a dire: non esagerare. Adesso vado in controtendenza.
Smetto di rincorrere Berlusconi, abbandono i movimenti dei grillini. Mi assumo la responsabilita' di creare una fase nuova non contro il Cavaliere, ma per il futuro del Paese.

L'Idv ha organizzato 4 piazze, ma adesso arriva la manifestazione del Pd con Bersani. Andrete a sbattere?
Abbiamo organizzato eventi per il 10 giugno a Milano, Roma, Napoli e Palermo. Se il Pd la chiede mettiamo a disposizione la nostra piazza di Roma. Dev'essere una manifestazione unitaria. Non ci vogliono? Va bene lo stesso, ci accoderemo. Per nessuna ragione rovineremo la battaglia.

Vi conviene mettere la faccia su referendum dall'esito quasi impossibile dopo il successo delle amministrative?
Quando un alpinista raggiunge il K2 e poi tenta l'Himalaya non teme che il fallimento possa mettere in secondo piano il K2. Quella montagna l'abbiamo già conquistata, andiamo avanti.

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1 Giugno 2011

Ci hanno provato, ma il referendum sul nucleare si fara'

vince.jpg

Chi la dura la vince e noi dell'Italia dei valori ci abbiamo creduto sin dal primo momento al fatto che la legge è legge e che nessuno può ignorarla. Soprattutto se si stratta di una legge costituzionale non può essere aggirata neanche da questo Parlamento che ha promosso per l'ennesima volta una manovra truffaldina, al dichiarato scopo di impedire ai cittadini che ne avevano fatto richiesta, di svolgere un regolare referendum su un tema importante non solo per il nostro Paese ma per il futuro del mondo intero. E cioè se lo sviluppo delle centrali nucleari deve ancora andare avanti oppure se ci sono ora soluzioni diverse, più economiche, meno pericolose e meno dannose: appunto le energie alternative.

Come sapete il governo e la sua maggioranza asservita, venduta e comprata hanno fatto il possibile e l'impossibile per rendere difficile lo svolgersi di questo referendum, proprio perchè, come ha detto il presidente Berlusconi al suo collega francese Sarkozy, i contratti già erano fatti, e magari pure qualche mazzetta già girava. Invece noi crediamo che oggi i cittadini si siano riappropriati del diritto costituzionale a far sentire la propria voce su questo tema delicatissimo per il futuro del nostro paese e dei nostri figli.

Le ragioni tecniche per cui avevamo chiesto alla Corte di Cassazione di ammettere ugualmente il referendum sono contenute in una memoria preparata dal professor Pace, nostro consulente e difensore in questa battaglia contro il governo del malaffare. Sostanzialmente noi abbiamo chiesto che si applicasse una decisione della Corte Costituzionale che già nel '68 ebbe a dire che, seppur vero che il legislatore fino all'ultimo giorno utile può modificare la legge, lo deve però fare solo ed esclusivamente in linea con lo spirito referendario.
Partendo da questo principio, abbiamo dimostrato alla Corte di Cassazione che lo spirito della legge del governo, quella sulla finta abrogazione della norma che prevedeva le centrali nucleari, era in realtà l'esatto contrario. Voleva cioè fare le centrali nucleari. La prova regina, anche se questo governo distratto e incompetente non se ne è accorto, la abbiamo fornita con due passaggi fondamentali, uno al Senato e uno alla Camera, che noi dei gruppi parlamentari dell’Idv abbiamo messo lì, più da pubblici ministeri che da parlamentari.

Al Senato, dove non c'era il voto di fiducia, abbiamo presentato due emendamenti specifici in cui dicevamo che qualsiasi soluzione di sviluppo del piano energetico nazionale doveva escludere espressamente le centrali nucleari. Ovviamente questi due emendamenti sono stati bocciati su parere contrario del governo. Alla Camera, dove c'era il voto di fiducia e non si potevano presentare emendamenti, abbiamo presentato quattro odg in cui chiedevamo al governo di esprimere il proprio parere e alla maggioranza alla Camera di disporre un odg che impegnava il governo, nel redigere il piano di sviluppo energetico, a escludere le centrali nucleari.

Il governo, scioccamente, ci ha proposto di apportare al nostro odg una modifica con la quale lo avrebbe approvato, e la modifica prevedeva la non esclusione delle centrali nucleari. Ovviamente noi non abbiamo accettato, abbiamo portato gli odg al voto del Parlamento. La maggioranza vota per alzata di mano senza nemmeno sapere per cosa vota, quindi ha votato come diceva il governo e si à dato la zappa sui piedi. Tutti quanti hanno gioito e anche noi, che sapevamo di avere così la cartuccella di riserva davanti alla Corte di Cassazione. Stamattina abbiamo depositato il nostro asso nella manica e la Cassazione non ha potuto che prendere atto di un di fatto ineludibile e invincibile. Questa infatti era un dichiarazione istituzionale. L'arroganza di questo governo è pari solo alla sua ignoranza.

Oggi ci sono stati notificati anche altri due provvedimenti dell'Autorità per le comunicazioni presso cui noi abbiamo fatto ricorso perchè riteniamo che il servizio di informazione pubblica la debba smettere di nascondere notizie di primaria importanza. Il primo richiama la Rai a una collocazione dei messaggi autogestiti, con riferimento ai referendum, in orari più consoni e con maggiore frequenza: farli alle 3 di notte vuol dire farli solo per chi va sui canali hard. Il secondo impone sempre alla Rai di assicurare una rilevante presenza degli argomenti oggetto dei referendum negli spazi di approfondimento. Vale a dire che c'è necessità, fino al 12 e al 13 giugno, di parlare dei referendum, di far sapere ai cittadini che ci sono quattro referendum, due sull'acqua pubblica, uno sul nucleare e uno sul legittimo impedimento che attendono il loro voto.

Acqua, aria e legalità sono tre temi che poniamo all’attenzione dei cittadini indipendentemente dal loro colore politico. Noi vogliamo referendum che non siano uno scontro tra maggioranza e opposizione, tra centrosinistra e centrodestra. Riteniamo che siano materie che interessano tutti i cittadini, a qualsiasi schieramento appartengano. Noi che con il Forum dell’acqua siamo stati i promotori dei referendum ci stiamo impegnando affinché ai cittadini non venga fatto credere che si vota per il centrodestra o per il centrosinistra. Ai cittadini che hanno firmato per i referendum non abbiamo chiesto a quale partito appartenevano.

Per questa ragione intendiamo tenere questa campagna referendaria su una linea di totale indipendenza dai partiti, a cominciare dall’Idv. Quindi invitiamo tanti partiti che stanno cercando di metterci il cappello sopra a toglierlo, come lo abbiamo già tolto noi.

Aabbiamo organizzato una grande kermesse di chiusura, il giorno 10 giugno. In tutte le piazze d’Italia, in particolare a Trieste, Roma, Milano, Napoli, Palermo ci sarà un incontro collettivo per contarci. Vogliamo che quel giorno, all’insegna dell‘ “Io voto”, che è anche un sito che si sta realizzando in rete in queste ore, ci sia un passaparola per ritrovarci poi alle urne a votare domenica e lunedì. Sui palchi non ci saranno bandiere di partito, a cominciare dalle nostre che i palchi li paghiamo.

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31 Maggio 2011

Prima ci toglieremo il dente guasto e meglio staremo

Per l’Italia questa legislatura e il governo di Silvio Berlusconi sono come il mal di denti. Lo sanno tutti che prima togli il dente guasto e meglio stai.
Adesso che non può più raccontare di stare a palazzo Chigi perché ce lo vuole il popolo, Silvio Berlusconi dovrebbe dimettersi. Però spontaneamente non lo farà mai. Sta al governo proprio per difendersi dai suoi molti guai giudiziari, dunque è inutile chiedergli di andarsene da solo.
E’ altrettanto inutile chiedere al Parlamento di sfiduciarlo, perché questo è un Parlamento di nominati e non di eletti, quindi non ha nessuna autonomia e nessuna credibilità. Al contrario sia il presidente del Consiglio sia i suoi parlamentari, adesso che sanno di non avere più la fiducia del popolo, faranno carte false pur di allungare il brodo e restare barricati al governo e in Parlamento senza andare alle elezioni.
E allora? Allora dobbiamo essere noi dell’opposizione a esercitare una pressione fortissima, appoggiati dall’opinione pubblica e dai cittadini, per far capire alle istituzioni che questo Governo e questa legislatura sono proprio arrivati al capolinea e che non c’è altro rimedio che le elezioni politiche anticipate.
Queste elezioni hanno dimostrato che un’alternativa possibile c’è ed è il centrosinistra formato da noi dell’Idv, dal Pd e da Sel. E’ possibile un’alleanza tra questo centrosinistra e il Terzo Polo?. Ma io come faccio a saperlo! Io credo nel bipolarismo, dunque penso che non ci possa essere un Terzo Polo se non come alleato del centrodestra o del centrosinistra. Devono decidere loro con chi vogliono sposarsi, però deve essere chiaro che se vogliono sposarsi con me devono accettare di rispettare i 10 comandamenti, cioè devono concordare sui programmi.
Anche per quanto riguarda la scelta del candidato premier, io credo che il problema sia secondario rispetto ai contenuti, perché per noi vengono prima i programmi e poi le persone. Comunque l’Idv non ha una contrarietà preconcetta nei confronti delle primarie. Ne discuteremo al momento opportuno e ci rimetteremo alla volontà della coalizione. Di una cosa potete stare certi, del fatto che noi dell’Idv non ci sottrarremo mai alle nostre responsabilità.
Qualcuno pensa che lo straordinario successo di Luigi de Magistris a Napoli possa essere per me un motivo di preoccupazione o che io possa sentirmi “usurpato”. E’ una sciocchezza mostruosa. Io mi considero come un padre politico che ha portato il figlio ai 18 anni. Adesso è il momento di lasciarlo andare perché è arrivato il momento in cui può camminare da solo, sulle sue gambe.
Se questa mia creatura politica, l’Italia dei valori, non finisse con me e andasse avanti, io ne sarei ben felice. Per questo se un giorno Luigi de Magistris dovesse arrivare a guidare questo partito noi uccideremmo il vitello grasso.

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30 Maggio 2011

Luigi, il sindaco che ripulirà Napoli

sindaco_napoli.jpg

Sin dall’inizio di questa campagna elettorale l’Idv ha visto in de Magistris il candidato del riscatto di napoli. Oggi siamo felici di poter condividere con le altre forze del centrosinistra, Pd e Sel innanzitutto, questa vittoria. Perché questi due partiti, che al primo turno non avevano avuto il coraggio di credere nella innovazione e nella discontinuità, al secondo turno hanno avuto la responsabilità di riconoscere la volontà popolare, di adeguarsi ad essa e di appoggiare una candidatura della città e per la città.
Noi dell’Idv oggi consegnamo Luigi de Magistris alla città di napoli con la nostra maggioranza consigliare che massimo fino a mezzanotte potrà festeggiare ma da domani mattina dovrà rimboccarsi le maniche e aiutare come se fossero tutti una persona sola Luigi a gestire questa fase dell’emergenza napoletana. Per Napoli questo è un grande momento e noi confidiamo molto nell’aiuto dei cittadini per ripulire la città in tutti i sensi: dalla monnezza fisica alla monnezza etica e morale che è stata abbandonata per troppo tempo in questo territorio.
Quanto al significato politico che questa vittoria del centrosinistra e, se permettete, dell’Idv che ha avuto la lungimiranza di individuare il segno della discontinuità in questa città, a me pare che ciò che è successo a Napoli sia tutt’uno con quello che è successo in tutte le altre città in cui si è tenuto il ballottaggio. A Milano, a Cagliari, a Trieste e in mille altri posti, forse anche ad Arcore, si sta dimostrando che un’alternativa possibile c’è. Si dimostra così che per una volta si possono prendere in giro tutti gli italiani, per due volte se ne può prendere in giro una parte, ma Berlusconi li ha presi in giro per troppe volte.
Oggi deve soltanto lasciare al più presto il governo, perché ha perso la fiducia della maggioranza degli italiani, e la perderà definitivamente il 12 e 13 giugno con i quattro referendum con cui faremo capire in modo plastico al venditore di tappeti Berlusconi che il giochino su cui si reggeva la sua boria, l’idea che essendo stato eletto dagli italiani poteva fare quello che gli pareva incluso il varare leggi a suo personale uso e consumo, non funziona più perché la maggioranza degli italiani lo vuole mandare a casa.
A noi la responsabilità di ricostruire dalle macerie le città che dobbiamo ammninistrare nei prossimi cinque anni e soprattutto il Paese che aspetta al più presto una nuova amministrazione.

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27 Maggio 2011

Fuori dai piedi!

calcio_a_silvio.jpg

Mancano due giorni al voto da cui dipende in buona parte la sorte di Berlusconi e del suo governo. Nelle ultime due settimane il presidente del consiglio ha fatto carte false per togliere ai ballottaggi di Milano e di Napoli quel valore nazionale che lui stesso aveva voluto dargli. Adesso racconta che sono solo elezioni amministrative, ma carta canta: è stato o non è stato lui a candidarsi come capolista a Milano? E’ stato o non è stato lui a precipitarsi a Napoli subito prima delle elezioni per metterci anche lì la faccia e cercare di comprarsi i voti promettendo le solite sanatorie?

La verità è che queste elezioni hanno due facce: sono vere tutte e due e sono altrettanto importanti. Sono elezioni amministrative nelle quali i cittadini giudicano chi li ha governati e fanno sapere se chiedono continuità o discontinuità. Da questo puto di vista la risposta è stata sinora chiarissima sia a Milano che a Napoli: i cittadini di quelle città non ne possono più di come sono stati malgovernati sinora e vogliono cambiare. Però vogliono cambiare sul serio, non per modo di dire. Non vogliono solo sostituire una coalizione con un’altra, ma chiedono che sia radicalmente trasformato l’intero modo di governare, tutto il rapporto tra i cittadini e i loro amministratori, tra elettori ed eletti.

Questa richiesta di una trasformazione molto più profonda che non il semplice ricambio nei palazzi del Comune ha trovato in Luigi de Magistris a Napoli l’uomo adatto a garantire questa completa discontinuità e a incarnare per questo una nuova speranza. Io sono però convinto che anche a Milano il successo di Giuliano Pisapia al primo turno sia stato dovuto proprio al fatto che anche lui ha saputo parlare di un modo di fare politica nuovo.

Però queste elezioni hanno anche un’altra faccia: sono uno dei pochi modi che i cittadini hanno a disposizione per esprimere il loro voto di fiducia su questo governo dopo che in parlamento il presidente del consiglio ha rubato il voto di fiducia e sfregiato la democrazia comprandosi in voti necessari uno per uno in un vergognoso mercato che si è svolto sotto gli occhi di tutti. E’ stato uno spettacolo disgustoso. E’ assolutamente nomale che i cittadini siano rimasti disgustati e alla prima occasione abbiano tolto la fiducia al governo. Le elezioni amministrative avrebbero avuto un valore nazionale di voto sul governo comunque, anche se Berlusconi non avesse mosso un dito. Figurarsi dopo che lui stesso è andato a metterci la faccia così come ha fatto a Milano e anche a Napoli.

Domenica e lunedì si vota per il rinnovo di amministrazioni locali molto importanti, e bisognerebbe correre a votare per de magistris e Pisapia anche se il voto avesse solo questo fondamentale significato. Ma la realtà è che si vota anche per cacciare via il governo nazionale. Certo, se sarà sconfitto a Milano e Napoli e nelle altre città in ballottaggio, il caimano dirà il contrario di quel che aveva detto sino a due settimane fa e negerà questa valenza politica. Ma di fatto si ritroverà con un piede già fuori di lì, basterà il voto nei referendum del 12 e 13 giugno per ribadirgli quello che gli italiani vogliono e che lui non vuol capire: fuori dai piedi!

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26 Maggio 2011

Ha perso la testa

Confindustria ha naturalmente interesse nel costruire centrali nucleari e ad acquisire direttamente commesse per gestire l’acqua, ma noi che facciamo politica, opposizione e che abbiamo promosso i referendum, diciamo che l’acqua è di tutti e non deve essere fonte di profitto, e che le centrali nucleari sono pericolose e dannose per il nostro futuro e per quello dei nostri figli. Perciò, gli industriali spostassero le loro mire sulle energie alternative e su altri investimenti. Dal canto nostro, invitiamo tutti i cittadini a votare per i referendum il 12 e 13 giugno.

Per quanto riguarda il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, io credo che abbia perso tutti i contatti con la realtà, tanto da permettersi di offendere i cittadini che non lo votano chiamandoli cretini e senza cervello. Io penso che hanno fin troppo cervello e hanno capito che non è più possibile affidare il Paese a una persona così, che ha completamente perso la testa.
Anziché dire queste cose potrebbe pensare a far funzionare il suo Governo che, anziché investire per il bene del Paese, ha aumentato la spesa pubblica e sperpera denaro, come ha fatto con i 300 milioni di euro buttati per non accorpare i referendum con le amministrative. Dall’altra parte c’è un sistema di industriali che quando ha interessi nella pubblica amministrazione, più che fare opere fa contenziosi. Preferisce mandare avanti gli avvocati più che gli operai.

Dal punto di vista finanziario, purtroppo la matematica non è un’opinione: almeno 40 miliardi di euro ci vogliono per riequilibrare i conti e quindi serve un Governo che abbia la forza e la responsabilità di affrontare la drammaticità del momento. Dovrebbe cominciare con tagli drastici alla spesa pubblica, come l’eliminazione di un mare di baracconi: Province, comunità montane, società a capitale pubblico degli enti locali, che vanno eliminate perché la maggior parte delle volte rappresentano costi più che veri investimenti produttivi. E poi, ci vorrebbe una grande lotta all’evasione fiscale, che umilia chi paga le tasse ed è costretto a pagarne sempre di più. Infine, un rilancio di un sistema imprenditoriale pulito, quello che fa il proprio dovere e che realizza anche una funzione sociale, ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione.

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25 Maggio 2011

La truffa politica del nucleare



Il mio intervento alla Camera di oggi sulla truffa politica che il caimano sta realizzando sul nucleare ai danni dei cittadini italiani.

Mi permetta presidente della Camera di ringraziarla perché, insieme con i capigruppo, ha disposto che la Rai trasmettesse questa discussione dato che si parla di centrali nucleari, e in particolare di due temi di grande rilevanza. Il primo è se fare o non fare il nucleare (e lo stiamo decidendo in quest’Aula); il secondo è che i cittadini vorrebbero decidere in merito a quest’argomento il 12 e 13 giugno votando per i referendum. Mi preme, infatti, avvertire gli italiani, dato che la Rai non lo fa, che il 12 e 13 giugno si terranno i referendum e saranno chiamati a votare due quesiti che riguardano l’acqua pubblica; uno sulla giustizia e in particolare sul legittimo impedimento, o meglio sul fatto che la giustizia deve essere uguale per tutti, anche per i membri del Governo; un altro che riguarda il nucleare. Potranno dire, appunto, se lo vogliono o non lo vogliono. Lei, presidente della Camera, mi potrà dire che sto sprecando minuti importanti anziché parlare del decreto Omnibus, ma chi glielo dice ai cittadini italiani che il 12 e 13 giugno ci saranno i referendum? Chi, se non noi, approfittando del fatto che lei gentilmente ha imposto al presidente della Rai di fare il suo dovere? E allora, presidente, di cosa stiamo parlando oggi? Abbiamo il dovere di dirlo agli italiani: stiamo decidendo di fare una cosa contraria rispetto a quello che il popolo ha già deciso 30 anni fa, ovvero di ricorrere alle centrali nucleari per produrre energia. O meglio questo è quello che il Comitato referendario, del quale noi dell’Italia dei Valori ci onoriamo di far parte perché un anno fa abbiamo raccolto oltre un milione di firme per promuovere il referendum, vorrebbe far decidere agli italiani, chiedendo loro se vogliono o non vogliono le centrali nucleari. Si badi bene, presidente, noi la raccolta delle firme l’abbiamo fatta l’anno scorso, quando ancora non era successa la tragedia del Giappone, e io non sono “l’unto del Signore” che poteva prevederlo, ma l’ho fatto semplicemente perché credo che l’energia atomica sia una soluzione vecchia, passata. Trenta, quarant’anni fa sembrava essere una all’avanguardia, tecnologica, anche se in realtà era solo un uso alternativo rispetto alle bombe atomiche, tanto perché non sapevano che farci dell’uranio, ma questo è un altro discorso. Nel frattempo la scienza ha prodotto molte altre soluzioni, come il solare, l’eolico, il geotermico, le biomasse. Che senso ha oggi andare a rischiare, con l’installazione di centrali nucleari nel nostro Paese, quando ci sono alternative meno pericolose? È bene cittadini italiani, mi rivolgo a voi dato che il presidente del Consiglio non c’è mai quando chiede la fiducia, si presenta soltanto all’ultimo momento per votare dato che ha bisogno anche del suo voto altrimenti non raggiunge la maggioranza. È bene, vi voglio leggere un’agenzia Ansa di un quarto d’ora fa che dice: “Il governo svizzero ha raccomandato al Parlamento confederale, che ha approvato, di rinunciare alla costruzione di centrali nucleari e di chiudere quelle esistenti entro il 2034”. Questo perché stanno attuando un nuovo piano energetico. Loro, che già ce l’hanno, hanno capito che è meglio non costruire altre centrali. Cito un altro giornale notoriamente “di sinistra”, Il Sole 24 Ore, che ci dice che la Merkel chiude altre 7 centrali nucleari e si appresta a trasformare, entro il 2050, l’intera produzione energetica attraverso le fonti di energia alternativa.

Cosa voglio dire con questo? Che l’Italia, grazie alla lungimiranza di chi ha votato 30 anni fa contro le centrali nucleari, è l’unico Paese in Europa a non produrre energia atomica e a non dover smantellare, dismettere impianti, a non essere costretta a impazzire per smaltire le scorie, tranne qualche disastro che hanno provocato, come a Trino Vercellese e in qualche altro luogo. Noi dovremmo essere orgogliosi e d’esempio ad altri, perché non dobbiamo spendere soldi per distruggere centrali ma possiamo impiegarli nella creazione di fonti alternative di energia.

Cos’è successo? Che tra il 2008, 2009, 2010, il presidente del Consiglio, il suo Governo e la maggioranza che di volta in volta riesce a raggiungere (comprando, ricattando), hanno fatto provvedimenti per arrivare alla costruzione di centrali nucleari. Poi è successa la tragedia di Fukushima e hanno cominciato a ripensarci. Presidente, non hanno ripensato al nucleare, hanno semplicemente detto: “Forse i cittadini, dopo il Giappone, non vorranno il nucleare e il referendum riuscirà”. Allora il nostro presidente del Consiglio, che è un noto sondaggista, come del resto tutti i venditori di tappeti che prima di piazzare la loro merce fanno indagini di mercato, ha visto i sondaggi e ha capito che se faceva il referendum lo perdeva. E allora ha detto: “A casa mia si usa, prima di fare un referendum, sapere se si vince o si perde, perché se si vince non lo si fa più”.

Se noi dovessimo accettare le sue regole, presidente della Camera, dovremmo chiudere, perché avremmo un Governo che fa fare sondaggi sulle elezioni politiche, e, se vede che le potrebbe perdere, non ci fa più andare a votare. Com’è accaduto in passato, con tutti i disastri che ne sono derivati. E allora, rispetto a tutta questa situazione, che cosa si è inventato il “nostro unto”? Ha deciso di fare una legge, ovvero l’emendamento 5 all’interno del decreto Omnibus, che contiene anche cose importanti che io avrei voluto votare, come la ricostruzione di Pompei, dare i soldi al Cinema e alla Cultura (magari senza aumentare la benzina). Ma lui, partendo dal presupposto che i Comitati hanno promosso i referendum il 12 e 13 giugno, ha inserito una legge dalla doppia faccia: da una parte dice di cancellare la stessa legge che i referendari vogliono abrogare, dall’altra però dice che il nucleare lo farà dopo. Qual è la ragione per cui lo fa? Non lo dico io, ma lo dice lui stesso. Infatti, il presidente del Consiglio, alla domanda sul perché di questo emendamento, ha risposto testualmente, in presenza anche di Sarkozy: “Se fossimo andati al referendum il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni a seguire, per questo il Governo ha ritenuto responsabilmente introdurre questa moratoria sul nucleare, per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che dopo un anno o due si possa tornare ad avere un’opinione pubblica consapevole del fatto che c’è necessità dell’energia nucleare”. Tradotto: questo signore sta realizzando una truffa politica perché con artifizi e raggiri vuole indurre il popolo italiano a credere che non c’è bisogno di fare il referendum in quanto lui ha cambiato la legge. Ma la legge non solo non l’ha cambiata, non la vuole cambiare, ma anche detto, davanti al testimone Sarkozy, che i contratti devono rimanere in essere perché già sono stati stipulati, e magari pure le mazzette e le tangenti sono già state pagate. Ecco perché noi chiediamo agli italiani di ricordarsi che il 12 e 13 giugno il referendum c’è e ci sarà. Che poi, lo dico in dipietrese, se le schede sono tre o quattro, che cosa cambia? Non cambia niente. Il 12 e 13 giugno non rinunciamo ad esercitare il nostro diritto costituzionale, perché questo signore, questo Governo, questa maggioranza, sta violando la Costituzione che riserva il diritto ai cittadini di scegliere il proprio futuro. Votiamo il 12 e 13 giugno e ci auguriamo che presto potremo tornare a votare per le politiche e liberarci di questo Governo piduista.


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Noi siamo l'alternativa di governo

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Io invito i cittadini a leggere la relazione della Corte dei Conti. Non usa la parola “caimano” ma dice esattamente quel che dico io, e cioè che l’Italia è più povera. Se non basta la Corte dei Conti, c’è un’altra nota associazione comunista, l’Istat, e se non basta neanche quella si può prendere quel noto giornale comunista che è “Il Sole 24 Ore” piuttosto che l’associazione degli industriali. Purtroppo le politiche portate avanti da questo governo, sui piani economico, sociale, dello sviluppo e del contenimento del debito si sono rivelate un fallimento. Sia che lo dici in dipietrese sia che lo dici alla Bruno Vespa, sempre una situazione disperata è.
In democrazia, quando c’è un governo che non raggiunge gli obiettivi bisogna, nelle regole dell’alternanza e dell’alternativa, proporne un altro, e comunque avere l’umiltà di farsi da parte. Altrimenti, invece che farsi da parte in maniera spontanea bisogna pensarci in maniera “spintanea”, democraticamente parlando.

Io credo che l’Italia dei valori sia in una fase molto importante ma anche molto delicata di ricollocazione. Me ne assumo la responsabilità, perché questa fase l’ho voluta e cercata e lo voglio continuare a fare. L’idv è nata nel 2000 con un chiaro intento di denuncia di una primavera interrotta. Dopo Mani pulite doveva nascere una seconda repubblica basata sulla credibilità delle persone e invece tutte le persone che avevo visto a san Vittore me le ritrovo a Montecitorio. Dopo dieci anni, oggi ritengo l’Italia dei valori una formazione che deve assumere la responsabilità di un’alternativa e di una prospettiva. Quindi abbiamo perso l’elettorato di mera protesta.
Io non ce l’ho con quell’elettorato. La protesta è l’effetto di un danno subìto. Il compito è costruire condizioni tali per cui meno persone sentano sulla propria pelle questo danno. Io sento la responsabilità di costruire questa alternativa. Quando ho fatto il ministro delle Infrastrutture lo ho fatto senza guardare al colore, e tra me e Bersani abbiamo fatto a gara a chi faceva più liberalizzazioni. Io voglio tornare al governo e continuare a fare questo lavoro di rilancio di un’alternativa di governo …I referendum sono il culmine di questa attività d’opposizione. Il 12 e 13 giugno per noi è il termine della fase d’opposizione.

L’Italia dei valori nasce dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino: questa etichetta, “Idv comunista”, non c’azzecca proprio per niente. Noi siamo iscritti all’Internazionale liberal-democratica, facciamo parte dei liberal-democratici europei, che quest’anno fanno il loro congresso qui in Italia, a Palermo a novembre, e siamo proprio noi dell’Idv che lo allestiamo per tutta l’Italia.
In Europa la realtà liberal-democratica è frastagliata. In Inghilterra è più di destra, ma in Francia, Belgio e Germania sta più in area riformista. Noi vogliamo costruire a livello europeo e italiano una realtà in cui i princìpi liberali si sposano con la seconda parte dell’ art 41: una finalità sociale.

Il messaggio che vorrei mandare al Paese è che non basta dire “centrodestra” e “centrosinistra”. Oggi c’è forse una primavera culturale alle porte, che parla di una logica dell’alternanza e dice che non basta più dire “comunista” e “anticomunista”. C’è un modello culturale che deve essere rivisto a fondo. Siamo in Italia nel 2011, in un Paese moderno e democratico: mettere le paure dell’Islam, degli omosessuali, degli zingari è un modello culturale che chi sta al governo può proporre per carpire voti agli elettori?

Nella coalizione di centrosinistra io credo che ci sia bisogno del sogno e dell’utopia di Vendola come della concretezza e delle liberalizzazioni di Bersani. Non credo proprio che Sel e Pd si metteranno insieme in un partito unico. Io, comunque, non sono assolutamente interessato.
Voglio collaborare con la sinistra moderna post-ideologica, che si rifà alla Costituzione italiana e ai suoi princìpi di solidarietà, che sono non comunisti ma cristiani. Io con l’Idv credo di poter dare un contributo a questa coalizione politica per presentare un’alternativa di governo.
Noi dell’Idv vogliamo stare all’interno di un’area liberale, in cui c’è la libertà di mercato e le regole di mercato ma anche una solidarietà. Noi abbiamo detto di votare sì al referendum sull’acqua pubblica non perché siamo statalisti ma perché riteniamo che si sono dei beni fondamentali e primari che per definizione non dovrebbero essere in vendita. Ma questo, lo ho già detto, non è un principio comunista. Gesù Cristo diceva “Dar da bere agli assetati”, non Mao!

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24 Maggio 2011

Fora dai bal! Mister President

Pubblico l'intervento di oggi alla Camera dell'On. Antonio Borghesi prima del voto sul decreto omnibus.

Questo è il governo delle balle e Berlusconi è il capo di un governo delle balle. Le balle che ha raccontato agli Italiani sono tali e tante che è difficile ricordarle tutte.
Governo delle balle. Quella della riduzione delle tasse. Era lo slogan elettorale del 2001 e prima ancora del “contratto con gli Italiani: “meno tasse per tutti”. Il Presidente delle balle non perde occasione per dire che “le tasse non sono aumentate” e che “non abbiamo messo le mani nelle tasche dei cittadini”. Ma com’è che oggi la pressione fiscale è attorno al 43% , ma secondo alcuni studi quella reale è al 52% .

Eppure Lei, Presidente delle balle, ancora nel 2008 dichiarava: ridurremo la pressione fiscale sotto il 40%”. Ed ancora quest’anno: “Entro la legislatura (cioè entro il 2013) meno tasse per le famiglie, il lavoro e la ricerca”. Nel 1994, prima delle elezioni politiche, proponeva addirittura un’aliquota unica per tutti i contribuenti e l’esenzione per “i poveri”. E nel 2002: “Con la riduzione delle tasse per i meno abbienti si potrà contribuire alla crescita dei consumi e alla creazione di nuovi posti di lavoro”, dice il 28 settembre. E ancora, il primo marzo 2004, dopo tre anni di governo: “Servono meno tasse e meno vincoli per rilanciare consumi e investimenti”. Invece, non si è vista nessuna riforma dell’IRPEF (promessa anche nel “contratto con gli italiani” del 2001). Non è stata abolita l’IRAP (pur definita la tassa più odiosa). La pressione fiscale (nel “contratto” ne fu promessa la riduzione sotto il 38%) è attualmente al livello più alto d’Europa; non c’è stata l’abolizione delle tasse automobilistiche, pure promessa. Secondo uno studio della Banca Mondiale ("Paying Taxes 2011"), i tributi e i contributi sociali pesano sulle imprese italiane per il 68,6%, contro una media europea di 44,2% e mondiale di 47,8%. Su 183 Paesi esaminati dallo studio, l'Italia è al 17esimo posto nella graduatoria dei Paesi con la tassazione sulle imprese più elevata ed è la più alta in Europa. E poi aumentare le tasse sulla benzina non significa forse mettere le mani nelle tasche degli Italiani? E quando non le ha messe le ha fatte mettere direttamente dagli Enti locali toglierndo loro 15 miliardi di trasferimenti all’anno.

Governo delle balle. Presidente del consiglio delle balle. Come quella raccontata nel 2001 del dimezzamento del tasso di disoccupazione , dell’aumento delle pensioni e della creazione di 1 milione e mezzo di posti di lavoro. Balla ripetuta il 12 maggio 2011 afferma: “Sono convinto che con il decreto sviluppo nel giro di un anno diminuirà la disoccupazione. Ma la realtà è che il tasso di disoccupazione era del 9% nel 2001 e tale rimane nel 2011. Ci sono oggi in Italia due milioni di persone in cerca di lavoro. Con una differenza che il tasso di disoccupazione giovanile oggi è drammatico: dieci anni fa un giovane ogni cinque non trovava alcun lavoro, oggi è uno su tre in Italia, contro uno su venti in Germania. Ed il livello salariale netto in Italia ci vede in coda alla classifica dell’Ocse: solo la Grecia fa peggio di noi!

Governo delle balle. Presidente del consiglio delle balle. Che vengono raccontate anche a coloro che si trovano in piena sofferenza e quindi sono più deboli e indifesi, come i terremotati dell’Aquila. Le sue mirabolanti promesse dopo il disastro si rilevate ancora una volta solo delle grandi balle. “Le case per tutti entro l’autunno”, “i tempi della ricostruzione”…. Il 12 dicembre 2008 a Chieti ha dichiarato "...noi garantiamo anche che nel rilancio delle infrastrutture, a cui daremo vita a partire dal giorno 18 prossimo, in cui approveremo, al CIPE, 16 miliardi e 600 milioni di euro destinati alla realizzazione di infrastrutture, e fra queste infrastrutture ci saranno le infrastrutture di cui avete bisogno, le opere manutentive di cui avete bisogno, ci sarà la velocizzazione della Pescara - Roma con il raddoppio di alcune situazioni di questa linea.". Il C.I.P.E., si riunì effettivamente il 18 dicembre 2008, quindi sei giorni dopo le sue dichiarazioni, invece di 16 miliardi di opere ne approvò meno della metà, ma fra queste “zero interventi” per l’Abruzzo. O come l’altra balla, sparata il 17 settembre 2010: “Abbiamo ricostruito un’intera città” . Il dato vero è invece che nel secondo anniversario del sisma, il centro cittadino era ancora morto, circa 37 mila cittadini restavano fuori casa, e tonnellate di macerie coprivano il centro storico.

Governo delle balle. Presidente del consiglio delle balle. Inventate ad ogni piè sospinto. Come quelle raccontate sulle immondizie a Napoli, quando nel maggio 2008 ai napoletani raccontò che “entro luglio Napoli sarà liberata dai rifiuti” e “con il decreto rifiorirà”. Promessa prontamente ripetuta il 28 ottobre 2010 (oltre due anni dopo) accorciando i tempi: : “Entro tre giorni Napoli sarà pulita”. Il 26 novembre 2010, dopo un vertice sulla crisi della spazzatura, allungava i tempi : "… credo che la situazione di emergenza a Napoli si possa risolvere in due settimane". L’ultima promessa risale al 30 dicembre 2010: «Entro Capodanno non ci sarà più immondizia nelle strade di Napoli». Da allora nulla è cambiato, tra l’evidente imbarazzo generale anche della Commissione Europea. Non contento in vista delle elezioni torna a ancora e giù nuove balle: quelle sulle case abusive e sulla tassa sulle immondizie.
Governo delle balle. Presidente del Consiglio delle balle. Come quelle sulle opere pubbliche. Nel 2001 disse “Apriremo i cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti dal "Piano decennale per le Grandi Opere" considerate di emergenza e comprendente strade, autostrade, metropolitane, ferrovie, reti idriche, e opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni. Dopo dieci anni di Legge obiettivo la percentuale di opere portate a termine è stimata nel 21%!.
Governo delle balle. Presidente del Consiglio delle balle. Come quelle inventate a Lampedusa. L''invasione dei migranti del Nord-Africa sarà risolta in 48, al massimo in 60 ore. "Chiederemo per l'isola il Nobel per la pace". Concederemo a Lampedusa "una 'moratoria fiscale, previdenziale e bancaria' almeno per un anno finalizzata a trasformarla in "zona franca". Rilanceremo il turismo attraverso "servizi in tv pro isola di cui abbiamo incaricato Rai e Mediaset". "Lampedusa sarà sede di un casinò"… “realizzeremo un campo da golf, una scuola e infrastrutture sanitarie”. Pare che il sindaco di Lampedusa si sia rivolto a “Chi l’ha visto?”, ma neanche lì hanno saputo dargli notizie!

Governo delle balle. Presidente delle balle.
Come quella del blocco del programma nucleare e della costruzione di nuove centrali. E la sua affermazione di una settimana dopo: “Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un’opinione pubblica conscia della necessità nucleare. Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo. L’energia nucleare è sempre la più sicura.”. Parola di abitanti di Fukushima!

Da dieci anni Lei governa questo Paese grazie alle continue balle che racconta agli Italiani, che spesso Le hanno creduto perché Lei è bravo a raccontarle. Come ha detto un giornalista che ben La conosce, Indro Montanelli, Lei è “Un piazzista che trascina con false promesse”.
Ma dal voto del 15 maggio è evidente che la maggioranza degli Italiani ha smesso di credere alle sue balle. Potremo dire che si sono rotti le balle di crederle. E noi di Italia dei Valori che non ci siamo mai sognati di darLe la nostra fiducia urliamo forte insieme a quegli Italiani che l’ora è finalmente giunta: “Fora dai bal!”, Mister President.

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22 Maggio 2011

Ministeri a Milano? Maggiori costi e sud penalizzato

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Il nostro presidente del consiglio è un uomo convinto che tutto si possa comprare,
esattamente come si è comprato una maggioranza parlamentare pagando qualche
giuda tra i deputati. Sta provando in tutti i modi a comprarsi anche la vittoria a
Napoli e Milano. Un giorno promette la sanatoria sulle costruzioni abusive, il giorno
dopo fa promettere alla sindaca di Milano l’azzeramento delle multe, e già questo
basterebbe a dimostrare quanto misera è la sua concezione della politica.

L’ultima offerta la ha fatta assicurando a Bossi lo spostamento di due ministeri a
Milano, ed è la più assurda e la più colpevole di tutte. La spesa sarebbe enorme.
Costa moltissimo persino trasferire una singola famiglia da una città all’altra, ve
lo immaginate cosa vorrebbe dire spostare addirittura due ministeri a Milano? Va
bene che pur di comprarsi la vittoria Berlusconi non bada a spese, ma in questo caso
non bada alle spese nostre, perché a pagare naturalmente non sarebbe lui di tasca
propria, ma lo Stato, cioè noi tutti.

Per decine e decine di famiglie la trovata propagandistica di Berlusconi e Bossi
sarebbe come uno tsunami o un terremoto. Si troverebbero da un giorno all’altro
di fronte alla scelta tra cambiare completamente vita, magari a costo di dividere
la famiglia perché non tutti i coniugi potrebbero spostarsi come se niente fosse, e
restare disoccupati. E tuttavia il presidente del consiglio, col suo avido cinismo, non
ci penserebbe due volte se pensasse che questo può salvare i suoi candidati e quindi
lui stesso.

In cambio di questa spesa folle e di questa devastazione della vita di tante persone,
i vantaggi sarebbero inesistenti, tant’è vero che un’idea così assurda come lo
spezzettamento del governo non era mai venuta in mente ad altri leader europei.
In compenso ci sarebbero moltissimi svantaggi, in particolare per le regioni del sud
che verrebbero completamente dimenticate, ancora più di quanto già non siano.

L’idea di Berlusconi è stata accolta da un coro di fischi da tutte le parti, anche
all’interno del suo partito e della sua maggioranza. Ma i leghisti insistono e già
vogliono raccogliere le firme, e se per caso la Moratti dovesse essere confermata
sindaco nel ballottaggio di domenica prossima pretenderanno di essere saldati
subito e Berlusconi li accontenterà perché pur di restare a palazzo Chigi ancora un
po’ è pronto a tutto, anche perché di altra difese dalla giustizia non gliene sono
rimaste. E’ un motivo in più per andare a votare per i ballottaggi e per sconfiggere
tanto Berlusconi quanto questi progetti deliranti che sarebbero un disastro per tutti
tranne che per lui.

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21 Maggio 2011

Da B. insulti e bugie a reti unificate: le autorità intervengano

Ieri sera il prepotente dittatorello che ancora occupa palazzo Chigi ha varcato di nuovo il segno. Ha occupato cinque televisioni, ha camuffato quei messaggi che non gli sarebbero consentiti in campagna elettorale da false interviste, ha bombardato gli spettatori elettori con insulti e bugie.
La dignità dell’informazione e del servizio pubblico è stata del tutto cancellata. Non è difficile immaginare la vergogna che devono aver provato quei giornalisti costretti a fare da comparse, senza poter fare nessuna domanda vera perché questo gheddafino italiano non sopporta il contraddittorio.
Il rispetto delle regole democratiche è stata ancora una volta ridicolizzato, perché l’imbroglione ha di nuovo voluto dimostrare che lui se ne frega dei divieti e delle norme e che li ignora quando gli pare sicuro che tanto nessuno lo punirà a dovere.
Non credo che Berlusconi potrà salvarsi con bravate come quella di ieri sera. I suoi cinque messaggi tutti uguali, tutti illegali e tutti bugiardi hanno solo confermato che, chiuso nel suo bunker, ha perso ogni contatto con la realtà e non capisce che il suo tempo è scaduto definitivamente.
Ma questa non è una buona ragione per permettergli di fare a pezzi le regole democratiche e violare le leggi a suo piacimento. Le istituzioni e le autorità, a partire da chi il compito di sorvegliare che la campagna elettorale si svolga correttamente anche in tv, hanno l’obbligo di intervenire subito e con la massima severità.

Credo che sia arrivata l’ora di dire basta e che devono essere i cittadini a dirlo con tutti i metodi pacifici che hanno a disposizione. Primo fra tutti il voto nei ballottaggi della settimana prossima e quello del 12 e 13 giugno nei referendum.

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20 Maggio 2011

Dobbiamo rispettare il risultato elettorale

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Pubblico qui sotto l'intervista che ho rilasciato a L'Unità di oggi:

La linea telefonica cade continuamente. "Sono in viaggio, dobbiamo espugnare anche Porto Empedocle. Stiamo lavorando per l'uno-due che metterà fine all'epoca del berlusconismo piduista". Antonio Di Pietro è in campagna elettorale in Sicilia e tra un comizio e l'altro manda cannonate verso Palazzo Chigi. Assicura:

Siamo tutti pancia a terra per il match finale. L'IdV è pronta a lavorare ad un'alleanza per l'alternativa di governo. Potevamo fare come i Grillini, metterci in competizione con loro a Bologna, avremmo preso qualche voto, ma avrebbe vinto la Lega. Noi già da un anno abbiamo deciso di fare le formichine e lavorare per un governo di centrosinistra.

Di Pietro, lei parla di alternativa di governo con il Pd ma intanto De Magistris a Napoli dice che non farà apparentamenti, dopo essersi candidato in contrapposizione al Pd.
Ho parlato più volte con Bersani e gli altri dirigenti del Pd e credo che la decisione di de Magistris, di cui sono corresponsabile, sia la soluzione migliore in vista del ballottaggio. Bisogna dare atto del grande gesto di umiltà del Pd e di Sel che hanno dichiarato di appoggiare 'senza se e senza ma' de Magistris per fermare il governo di Cosentino. Dobbiamo rispettare il risultato elettorale e l'indicazione di discontinuità arrivata dagli elettori napoletani che hanno dato il 10% di preferenze in più al candidato rispetto alle liste che lo appoggiavano.
Per questo noi ci appelliamo, anzi supplichiamo, Sel e Pd di appoggiare de Magistris siglando un accordo sostanziale e non burocratico. Un apparentamento formale si trasformerebbe in una riproposizione di quei candidati in alternativa ai quali è stato votato de Magistris.

Milano e Napoli prove generali di coalizione di governo?
Lo dimostrano le alleanze che già domenica scorsa hanno portato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Pd, Idv e Sel nella quasi totalità dei casi sono andati insieme e, laddove non ci sono riusciti al primo turno, sono già d'accordo nel trovare una convergenza per il ballottaggio. La verità è molto semplice: dalle urne è venuto fuori un messaggio chiaro, l'alternativa al governo piduista di Berlusconi già esiste e non passa in rincorse a coalizioni improprie o terzo-poliste. Passa attraverso una base programmatica culturale, politica e progressista, che vede questi tre partiti come punto di riferimento di una coalizione. Io continuo a chiedere, come lo chiede anche Vendola, un incontro a Bersani per rendere tutto questo evidente con una proposta unitaria.

Sta facendo fuori il Terzo polo?
Mi faccia finire di parlare.


Prego, finisca.

Io sto parlando della coalizione che c'è già nei fatti. Dopodiché l'Idv ha già detto, e lo ribadisco, che non facciamo barricate contro altre formazioni politiche. Sono quelli del Terzo polo che fino a qualche ora fa hanno continuato a dire “né di qua, né di là” e rischiano di fare la fine dell'Asino di Buridano. (Il paradosso dell'Asino di Buridano, diviso tra due mucchi d fieno, che non sapendo quale scegliere muore di fame. Ndr).

Lei non mette veti, Pierferdinando Casini sì. E l'Idv proprio non gli piace.
Una coalizione non si costruisce a botte di veti ma con un programma unitario di qualità. Allo stato dei fatti ci sono tre partiti. Idv, Sel e Pd, che oggi sono sufficientemente maturi per costruire un programma di governo con quelle caratteristiche, alternativo alle destre, per costruire un Paese migliore. Altri partiti o non sono in grado o non vogliono farlo, fermi tra i due mucchi di fieno. Io parto da una considerazione: il regime è al capolinea, vogliamo preparare l'alternativa o vogliamo gettare il Paese nel caos dando spazio ai movimenti di mera protesta?

Si riferisce a Beppe Grillo e ai suoi “5 stelle”?
Mi riferisco a tutti quei movimenti “contro”, che io rispetto, ma che non potrebbero mai essere un'alternativa.

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19 Maggio 2011

Per la Libia con Medici senza frontiere

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Perché siamo in Libia? Perché siamo entrati in un’avventura che è guerra in tutto tranne che nel nome? Perché buttiamo bombe su bombe facendo finta che siano intelligenti mentre invece sono stupidissime e cieche?

La risposta sta scritta nella risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, sulla cui base sono iniziati gli attacchi. Cosa diceva? Che bisognava intervenire in Libia per impedire il massacro dei civili. Benissimo, però due mesi dopo quella risoluzione il vero problema tragico, per i civili libici, siamo diventati noi che dovremmo stare lì per difenderli.
Le nostre bombe intelligenti continuano a uccidere i civili e prima di ammazzarli non chiedono l’età. Così sotto gli ordigni, anche italiani, muoiono un sacco di bambini, nipoti di Gheddafi o semplici poveracci. Ma la tragedia non è solo di quelli che ci muoiono. La guerra ha costretto 750mila persone a lasciare le loro case e i loro Paese, a scappare perdendo tutto quello che avevano. Insomma, siamo arrivati noi a difenderli e li abbiamo fatti diventare profughi.

A quel punto, però, non è che abbiamo detto “visto che siete profughi per colpa nostra, almeno venite qui che vi diamo una mano”. Macchè! Li abbiamo considerati immigrati clandestini, cioè una minaccia da combattere. Molti, non sapremo mai quanti, sono annegati mentre cercavano di arrivare qui. Moltissimi altri sono riusciti a sbarcare solo per essere accolti in condizioni disgustose, trattati peggio delle bestie. Non possiamo poi stupirci se, questi civili che grazie a noi sono diventati prima profughi e poi clandestini, finiscono per odiarci.

Medici senza frontiere ha inviato una lettera aperta ai capi di Stato europei, quindi anche a Silvio Berlusconi, ai presidenti delle istituzioni europee e all’Onu per chiedere che “rispettino immediatamente i diritti di tutti i civili in fuga dal conflitto in Libia, garantendo loro il non respingimento dalle acque internazionali e dal suolo europeo verso una zona di guerra”.
Voglio solo dire che noi dell’Italia dei Valori siamo senza se, senza ma e senza mezze misure a fianco di Medici senza frontiere come di Emergency e di tutti quelli che i civili li difendono davvero invece che bombardarli, spianargli la casa, costringerli all’esodo per poi respingerli e annegarli.

Per lo stesso motivo non ci stancheremo di chiedere che il governo italiano non faccia l’ipocrita raccontando che non sta in guerra e inizi a proteggere davvero i civili smettendo di bombardarli.

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18 Maggio 2011

Un'alternativa al governo delle destre

Noi dell’Italia dei valori, con De Magistris, abbiamo proposto una discontinuità netta, forte e chiara con il clan di Cosentino e anche con le politiche del passato che non hanno portato a un risultato soddisfacente da parte del centrosinistra. Il messaggio che è arrivato da Napoli e Milano dice cose molto serie.
Primo: c’è necessità di una coalizione e noi, responsabilmente, vogliamo costruirla. Ma questa coalizione va costruita sulla discontinuità, sull’innovazione rispetto a logiche e politiche del passato che specialmente a Napoli non hanno prodotto risultati. Lettieri è contento di confrontarsi con noi. Noi siamo ben contenti di confrontarci con lui e di liberare Napoli da lui e dagli amici di Cosentino che gli stanno vicino.
Proprio oggi ho parlato con Bersani e siamo orgogliosi di poter ricostruire anche a Napoli una coalizione di centrosinistra che, alle amministrative dei giorni scorsi, ai ballottaggi, ai referendum e poi alle elezioni politiche possa essere un’alternativa al governo delle destre. Una coalizione bisogna costruirla all’insegna di persone competenti, capaci.
Tutti oggi stanno a dire e a chiedersi cosa fa e chi appoggia il Terzo polo. Ma bisogna prima vedere chi glielo chiede quest’appoggio! Faccio un esempio molto chiaro: il 12 e il 13 giugno si votano quattro referendum, due sull’acqua, uno sul nucleare e uno sul legittimo impedimento. Allora è inutile che mi si venga a dire “chiedete l’appoggio al Terzo polo”: il nucleare, quelli del Terzo polo lo vogliono o non lo vogliono? Io non lo voglio e ho raccolto le firme per un referendum. Io l’acqua privatizzata non la voglio e appoggio il Forum dell’acqua pubblica che ha raccolto le firme per il referendum. Io voglio una giustizia che sia uguale per tutti e quindi non voglio il legittimo impedimento.
Allora quello che dico è che è inutile illudere i cittadini dicendogli che si mettono insieme delle sigle e con le sigle si raggiunge una maggioranza. Una maggioranza senza dietro un programma condiviso non va da nessuna parte.
Noi non prendiamo a scatola chiusa proprio nessuno. Ecco perché a Napoli abbiamo detto che vogliamo un accordo su un programma sostanziale. Ha ragione chi dice al Pd: “Attenzione, dovete sapere che una coalizione è possibile, ma la dovete farla con l’Idv e con Sel. E’ proprio così! L’Italia dei valori è stata sinora il partito che ha fatto l’opposizione più dura e più intransigente contro Berlusconi. Oggi consideriamo che noi dobbiamo guardare al dopo.
Riteniamo che un’alternativa possibile ci sia, e che questa alternativa sia una coalizione riformista basata su tre piedi: Pd, Idv e Sel. Dopo di che siamo aperti a discutere anche con altre formazioni politiche, ma a una condizione: che il programma sia condiviso e che nel programma ci siano alcune scelte che riguardano la solidarietà, le libertà, un’economia in cui ci siano meno differenze sociali e soprattutto che ci sia una funzione pubblica fatta da persone che non utilizzano la loro funzione per gli interessi personali bensì per quelli colletivi.

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17 Maggio 2011

La richiesta di Napoli: discontinuità assoluta

Da Napoli e da Milano è partita la costruzione di un’alternativa possibile al governo piduista berlusconiano. La tripletta che è iniziata con questo voto e che proseguirà con la vittoria di Pisapia e De Magistris nei ballottaggi e poi con i referendum del 12 e 13 giugno può segnare la fine dell’era berlusconiana e coincidere con l’affermazione di una coalizione che è progressista ma per niente affatto estremista se non nella intransigente difesa della legalità e dell’onestà. Una coalizione che deve essere aperta a tutte le forze politiche e a tutte le persone oneste e di buona volontà che vogliono fare dell’Italia un Paese migliore e restituire credibilità alle istituzioni che Berlusconi ha umiliato e piegato solo ai suoi interessi personali.
A Napoli, noi chiediamo prima di tutto il consenso e il voto dei cittadini onesti che vogliono un cambiamento vero e sanno che quel cambiamento è oggi possibile. A tutti quei partiti che non hanno sinora creduto in questa volontà di cambiamento e di discontinuità dei cittadini napoletani, chiediamo un gesto di responsabilità. Devono raccogliere l’appello che gli è stato inviato dagli elettori di Napoli e marcare una differenza sostanziale con il passato, non solo nelle parole ma anche nei nomi, che non possono più essere gli stessi di ieri, e nei programmi, che devono diventare veri e impegnativi e non più solo finzioni. Altrimenti andremo avanti da soli rivolgendoci ai cittadini.

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16 Maggio 2011

Siamo il motore dell'alternativa

Come volevasi dimostrare. Un altro governo è possibile, per le città e per il Paese, e di questo governo l’Italia dei Valori può essere il motore e il promotore. Siamo quelli che in modo più determinato hanno fatto opposizione al governo Berlusconi e al suo modo di fare politica per interessi personali. Siamo stati quelli che nel momento dell’assunzione di responsabilità, a Torino, a Milano, a Bologna, a Napoli e in mille altre città, non sono scappati, non si sono isolati ma si sono messi in gioco in una coalizione, la coalizione di centrosinistra. Fermi nel non voler essere etichettati come estremisti di sinistra. Siamo un partito post-ideologico, nato dieci anni dopo la caduta del Muro di Berlino e vogliamo parlare anche a quell’elettorato della Lega che gli dice delle cose il sabato e la domenica e poi li frega il lunedì e il martedì.

Vogliamo parlare a quei cittadini che vogliono vedere affrontati i problemi veri del Paese, le priorità reali, e non le leggine ad personam. In questo senso anche il messaggio di Napoli, con il candidato dell’Idv Luigi de Magistris che si pone come l’alternativa possibile in una situazione così difficile, fa capire che un’alleanza Pd-Idv-Sel, aperta anche alle altre formazioni che ci vogliono stare, può creare una coalizione moderata nei contenuti, radicale nel portarli avanti senza sconti a nessuno e con grande senso di legalità nell’amministrazione della cosa pubblica.

Noi ci rivolgiamo a tutti gli elettori. Siamo presenti dal nord al sud. Sappiamo quanti leghisti insoddisfatti del modo di fare berlusconiano ci sono a Milano e quanti cittadini napoletani insoddisfatti, che cercano un’altra Napoli più a misura d’uomo. In questa situazione noi rivolgiamo un appello: costruiamo una “tripletta” che rivoluzioni la politica nel nostro Paese.

Al ballottaggio, tra 15 giorni, mandiamo a governare Napoli e Milano persone di primissima qualità e dalle mani pulite. Il 12 e il 13 giugno partecipiamo in massa ai referendum e dimostriamo che le priorità programmatiche di questo Paese non solo le leggine berlusconiane a uso e consumo proprio ma sono l’occupazione, il lavoro, la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio. Dopo questa tripletta potremo finalmente mandare nel dormitorio il governo piduista che finora ci ha governato.

Anche dopo queste elezioni Berlusconi non si dimetterà. Non si dimetterà mai: si è messo a fare politica perché gli restava solo una scelta: quella tra Montecitorio e san Vittore. Dobbiamo mandarlo a casa noi. Anche noi vogliamo un’alternativa, un’alternanza fra i partiti riformisti e le destre, ma ripulite dai modelli piduisti che usano le istituzioni per farsi gli affari propri. Questa è una anomalia italiana che forse è arrivata al termine e questo, lo dico con orgoglio, è stato possibile grazie all’opposizione dell’Italia dei Valori, alla nostra determinazione nel restare all’interno di una coalizione senza cercare solo un voto di protesta e grazie a un’identità programmatica che altri non hanno avuto ma che noi, con i due milioni e passa di firme raccolte per i referendum abbiamo invece dimostrato di avere.

Oggi sentiamo la responsabilità e l’orgoglio di poter dire: noi siamo pronti ad amministrare le città e il Paese, con maggiore trasparenza e con maggiore competenza.
Con Bersani e Vendola ci stiamo sentendo continuamente. C’è un’alternativa possibile: a noi, Pd-Idv-Sel, la responsabilità di costruirla, senza chiudere agli altri partiti purché escano dall’ambiguità dello stare con un piede a destra e uno a sinistra. Si costruisca questa coalizione, basata su un programma forte e chiaro e sulla credibilità delle persone. A Napoli sta vincendo de Magistris e sta vincendo l’Idv proprio per la credibilità della nostra azione politica e della nostra classe dirigente.

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15 Maggio 2011

Mandiamoli via

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A Napoli, Luigi de Magistris, ha subito un vero e proprio accerchiamento dei poteri forti. Quelli che temono che lui arrivi al ballottaggio contro Lettieri. Perché sanno bene che il nostro candidato sindaco quella sfida la vincerà alla grande.
Hanno le televisioni e le grandi testate giornalistiche dalla loro parte, ma non sanno come manovrare il web, perchè il Popolo della Rete non si fa manovrare.
Per questo de Magistris sul web è il più forte di tutti gli altri candidati. Lo deve soprattutto a tutti voi, che lo state sostenendo e che ancora lo farete nelle prossime ore. Grazie alle vostre sollecitazioni riusciremo a portare il cambiamento a Napoli, ma quello vero, non quello all’acqua di rosa che vorrebbe Morcone con alle spalle Bassolino e la Jervolino.
Roberto Lassini è quello che aveva riempito Milano con gli osceni manifesti che paragonavano i magistrati ai terroristi delle Brigate rosse, cioè le vittime ai carnefici.
Ieri non si è fatto tanti problemi a imbucarsi sul pullman del Milan e fregarsi un giorno di campagna elettorale in più degli altri è il fatto che si sia dato tanto da fare per farsi vedere dice che a dare le dimissioni se sarà eletto non ci pensa per niente.
Le parole e le promesse della Moratti sono state solo l’ennesima fregatura data agli elettori. Lassini non si dimetterà mai, e dal momento che Berlusconi sta dalla sua parte perché dovrebbe farlo? L’importante è farlo credere, proprio come l’importante è far credere che il governo rinuncerà al nucleare. Poi, passata la festa gabbato lo santo: Lassini farà il consigliere comunale e il governo ricomincerà a costruire centrali nucleari.
Su quel pullman c’era anche Tiziana Maiolo, che è diventata presidente dell’Associazione fondata da Lassini. Tanti anni era molto più amica degli estremista e amica dei terroristi di quanto non sia mai stato Giuliano Pisapia, ma i giornali-killer come “Libero” e “Il Giornale” fanno finta di non saperlo. Nel ’92 è entrata in Parlamento nelle liste di Rifondazione comunista. Due anni dopo ci è tornata, ma stavolta nelle liste di Forza Italia dove si faceva carriera prima e meglio. L’anno scorso se ne era andata con Fini, ma si è dimessa da portavoce di Futuro e Libertà a Milano dopo aver dichiarato alla radio che “è più facile educare un cane che un rom”. Non è rimasta sola per molto tempo. E’ rientrata di corsa nel Pdl. Una persona seria, insomma.
Questa è la gente che si permette di dare lezioni a Giuliani Pisapia per coprire la figuraccia fatta calunniandolo. Questa è la gente che continuerà a governare Milano e l’Italia se non la mandiamo via al più presto.

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14 Maggio 2011

Al voto, per una alternativa

Resistere, resistere, resistere. Ma anche: contrattaccare, contrattaccare, contrattaccare. Siamo alla fase finale di un percorso che l’Italia dei valori ha portato avanti con determinazione, facendo un’opposizione senza sconti, senza se e senza ma, a questo modello berlusconiano e piduista di governo. Un modello che, come avete visto, utilizza le istituzioni per farsi gli affari propri, utilizza le istituzioni per conseguire l’impunità delle proprie malefatte. Utilizza l’informazione, soprattutto l’informazione pubblica, per disinformare, per far credere che la luna è nel pozzo, per raccontare una verità diversa da quella che è.
Sono tanti anni che sta al governo, questa destra, e il numero dei poveri è aumentato: quattro milioni di famiglie non arrivano a fine mese, i giovani non hanno alcun futuro. Di economia, di occupazione, di lavoro, di tutela dell’ambiente, di difesa della legalità, di difesa del territorio Berlusconi non se ne occupa. Tutto è fermo soltanto perché un gruppo di persone, istruito secondo il modello di Gelli e il suo “progetto di rinascita”, ha occupato le istituzioni e secondo un modello fascista cerca di controllare l’informazione e persino il voto. Pensate: solo perché un sondaggio ha detto a Berlusconi che potrebbe perdere il referendum sul nucleare, ha fatto una legge truffa per impedire il referendum.
In una situazione di questo genere, domani e dopodomani, il 15 e il 16 maggio, è necessario andare a votare e poi, il 12 e il 13 giugno è oltremodo necessario andare a votare per i referendum. Quando un presidente del consiglio si candida come capolista a Milano vuol dare un significato di indicazione politica a queste elezioni. E noi dobbiamo rispondergli politicamente, facendogli capire che la maggioranza dei cittadini italiani non lo vuole più.
Ma dobbiamo raggiungerla questa maggioranza! noi dell’Italia dei valori, attraverso la rete, chiediamo a tutti di andare a votare, di non andare al mare, di non fare di tutta l’erba un fascio, perché non è vero che la politica la fanno tutti allo stesso modo. Noi abbiamo raccolto due milioni di firme per i referendum, marcando la differenza. Noi abbiamo detto “no” alla guerra, marcando la differenza. Noi abbiamo detto “sì” alla scuola pubblica, a un’istruzione pubblica, a una sanità pubblica, marcando la differenza. Noi abbiamo fatto delle proposte concrete in termini di rilancio dell’occupazione giovanile, marcando la differenza.
Tutto questo sta a dire che il 12 e il 13 giugno, e prima domani e dopodomani, andiamo a votare e facciamo una scelta di campo. Andiamo a votare un’alternativa. Lo dico con tutto il rispetto per le tante liste movimentiste che si presentano contro tutto e contro tutti: fino al giorno delle elezioni è bello presentarsi contro tutto e contro tutti, ma dal giorno dopo governano quelli che vogliamo combattere. Ecco perché è meglio stare all’interno di una coalizione, per far sentire la propria voce ma per costruire un’alternativa. Altrimenti l’alternativa non la si costruisce mai.
Allora, tutti insieme, andiamo a votare, votiamo l’Italia dei valori, votiamo le coalizioni e i candidati sindaci e presidenti di Provincia sui quali l’Idv ha raggiunto un accordo e fa sentire la sua voce. Noi vi garantiamo che lavoreremo per migliorare le amministrazioni. Non soltanto per fare protesta ma anche per costruire un’alternativa.

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13 Maggio 2011

Un'Italia più giusta

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Un futuro migliore è possibile, è possibile soprattutto avere una migliore classe dirigente, persone che ci rappresentano all’interno delle istituzioni delle quali non doversi vergognare, ma anzi esserne orgogliosi perché lavorano a disposizione di tutti. Cambiare la classe dirigente per avere una politica migliore e dalle mani pulite è il primo impegno dell’Italia dei Valori. Per questo ci presenteremo alle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio con l’impegno di consegnare agli elettori amministratori, consiglieri comunali e provinciali degni di questo nome che, con le mani pulite, possano andare ad amministrare la cosa pubblica. Al primo posto intendiamo mettere la solidarietà, la difesa delle fasce più deboli, l’assistenza agli anziani, un ambiente vivibile, città più vivibili, perché siamo stanchi di vedere che quei pochi soldi a disposizione vengono utilizzati per cose non prioritarie, e invece vengono abbandonate le persone più deboli, i servizi essenziali, insomma le priorità di coloro che si affidano allo Stato pensando che possa aiutarli a risolvere i loro problemi.
Pensiamo soprattutto a dare un futuro ai nostri giovani, una serenità ai nostri anziani, un ambiente vivibile sul piano della difesa del suolo, della viabilità, della cultura. Per questa ragione io invito i cittadini, il 15 e 16 maggio ad andare a votare, e dare una mano a noi dell’Italia dei Valori che come avete visto in questi anni non abbiamo ceduto né ai ricatti né alle pressioni. Con grande dignità, nel Parlamento e nelle piazze, stiamo cercando di rappresentare quell’Italia che mette al primo posto l’orgoglio di essere italiani, gli interessi collettivi e non le leggi ad personam, le leggine ad uso e consumo personale, i conflitti di interessi, gli approfittamenti, le corruzioni e le malversazioni. Un’Italia più giusta, che può avere un futuro migliore, è quella che uscirà il 15 e 16 maggio dal voto che voi potrete dare.
Perché noi dell’Italia dei Valori ci siamo, con la passione, l’energia, l’onestà e le mani pulite di sempre.

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12 Maggio 2011

De Magistris, la speranza per Napoli

Le elezioni si avvicinano e nel Pdl la paura di perderle è diventata terrore. In questi casi Berlusconi si affida sempre ai cannoni e alle portaerei, cioè ai suoi giornali e alle televisioni pubbliche che considera sue anche se invece sarebbero di tutti i cittadini. L’imperativo è sparare fango a tutto spiano, calunniare e mentire senza guardare in faccia a nessuno e fregandosene della verità. Ne so qualcosa io, che da quella macchina del fango sono stato preso di mira infinite volte e ne sono sempre uscito a testa alta.
Ieri c’è andato di mezzo Luigi De Magistris. Alla fine, dopo settimane di ignobile silenzio, il Tg1 è stato costretto a parlarne ma il più fedele tra i fedelissimi di Berlusconi, il direttore Augusto Minzolini, ha pensato bene di farlo a modo suo. Ne ha parlato il meno possibile, e in quel minutino ha raccontato ai telespettatori che Luigi De Magistris è uno dei tanti politici che predicano bene e che razzolano male, dal momento che combatte contro l’immunità parlamentare ma però, come europarlamentare se ne è avvalso pure lui.
Uno dei metodi più infidi di raccontare balle è dire mezze verità tacendo sull’altra metà. Minzolini si è dimenticato di dire a De Magistris non era contestata qualche malefatta ma un reato d’opinione e che lo stesso Parlamento europeo ha detto chiaramente che quando si tratta di libertà di opinione e di pensiero non si possono ammettere deroghe.
Il trucco è sfacciato. Con le sue bugie e i suoi trucchetti Minzolini spera di far credere agli elettori napoletani che in fondo i politici sono tutti uguali, che Luigi De Magistris è come quel Cosentino che nel Pdl napoletano fa il bello e il cattivo tempo e che non è finito in manette solo perché ha goduto dei privilegi della casta. Ma gli elettori napoletani non sono ciechi, e Minzolini o non Minzolini vedono benissimo che Luigi de Magistris con quella casta e con quei privilegi e con quelle pretese di impunità non c’entra niente. E’ l’opposto, e per questo è la speranza per Napoli.

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11 Maggio 2011

Votiamo via questo governo

Il testo della mia intervista a SkyTg24 di oggi pomeriggio.

Stiamo vivendo una campagna elettorale dai toni sempre più accesi ed è sempre più evidente la valenza politica che molti danno al prossimo voto per le amministrative. Qual è la posizione dell’Italia dei Valori a questo proposito?

Che ci sia una valenza politica oltre che amministrativa per queste elezioni lo ha detto lo stesso Berlusconi con le sue due candidature, a Napoli e a Milano come capolista. Tutti sanno che non farà il consigliere comunale né a Napoli né a Milano, ma ha voluto artatamente utilizzare le regole elettorali per cercare un plebiscito sulla sua attività governativa. Noi dell’Italia dei valori rispondiamo a questa sua scelta rilanciando, non solo il 15 e il 16 maggio ma anche il 12 e il 13 giugno. Si vota due volte, e il 12 e 13 giugno si vota su tre argomenti, acqua aria e legalità, che non hanno colore ma interessano tutti gli italiani.

Ci consenta una battuta: Lei appartiene a quella categoria dei “brutti, sporchi e cattivi” cui fa riferimento il premier?

Berlusconi è lui sporco dentro. Nel momento in cui non accetta di farsi giudicare, nel momento in cui utilizza le istituzioni per affari privati, nel momento in cui non rispetta la Costituzione, nel momento in cui offende il capo dello Stato, la Corte costituzionale e la magistratura, nel momento in cui vuole fare un tribunale speciale, una commissione parlamentare d’inchiesta per punire i giudici che lo stanno giudicando. Questa si chiama dittatura. Questo si chiama essere sporchi dentro.

Ieri a Crotone, a sorpresa, il presidente del consiglio ha tirato fuori il vecchio tema della riforma costituzionale: “meno poteri al Colle, maggiori poteri per il presidente del consiglio”…

Questa Costituzione, la nostra Costituzione, è la più moderna, la più democratica, la più legalitaria che esiste. E’ stata fatta con il sangue dei nostri padri. Pensare che bisogna togliere gli strumenti di controllo all’azione di chi governa vuol dire promuovere un nuovo regime in cui i giudici devono essere tolti di mezzo, l’arbitro, il capo dello Stato, deve essere tolto di mezzo, il controllo delle leggi, la Corte costituzionale, deve essere tolta di mezzo. Il risultato qual è? Che un nuovo fascismo, con l’aggravante di essere anche piduista, s’avanza. va fermato in tempo e l’unico modo possibile, oggi, sono i referendum del 12 e 13 giugno.

Rimanendo sempre alle esternazioni del premier, uno dei test più importanti sarà quello di Napoli. Ieri Berlusconi ha attaccato anche i giudici napoletani rei, a suo dire, di avere chiuso le discariche…

Berlusconi, come al solito, scarica sugli altri le proprie colpe. Nel nostro Paese le priorità sono altre rispetto a quelle che lui in questi anni ha dato: a cominciare dal lavoro, dall’occupazione, dalla sicurezza, dalla tutela dell’ambiente, dalla sanità, dalla politica estera… Tutti temi che lui ha messo da parte perché sta occupando il Parlamento, il governo e tutte le istituzioni per fare semplicemente leggine che servono alla sua impunità e ai suoi amici della cricca e della casta che lo attorniano per sistemare i loro affari. Per questa ragione, per una ragione politica prima ancora che giudiziaria, è necessario creare un’alternativa a questo governo, e l’alternativa sta in una forte e ampia coalizione che, senza preconcetti, intorno a un programma di essenziali riferimenti come occupazione, lavoro, sicurezza e ambiente, costruisca insieme un’alternativa di governo. Noi dell’Italia dei valori siamo pronti a questo passo, dall’opposizione all’alternativa, perché riteniamo di avere capacità, competenza e professionalità.

E il problema della leadership di questa alternativa di governo?

Noi dell’Italia dei valori non poniamo veti ad altri né vogliamo che altri pongano veti su di noi. E comunque non ne facciamo una battaglia di riferimento da cui dipende lo starci o non starci. Il nostro punto di riferimento è duplice in questo momento: un programma che si occupi delle priorità della collettività –occupazione e lavoro soprattutto per i giovani, solidarietà soprattutto per le persone anziane e per quelle meno abbienti. In quest’ottica, con coraggio e generosità, noi accettiamo il fatto che il primus inter pares venga scelto o attraverso le primarie o attraverso un accordo fra i partiti che fanno parte della coalizione. Noi avremo il coraggio di fare un passo avanti e di proporci e l’umiltà di fare due passi indietro e lasciare che altri si propongano.


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10 Maggio 2011

Le priorità degli italiani sono altre

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Ecco il testo dell'intervista che ho rilasciato oggi a Tiscali.

Onorevole Di Pietro, lei ha partecipato allo sciopero generale della Cgil sostenendo che 34 mesi di questo governo hanno impoverito il paese. Quali sono le principali colpe di questo esecutivo?
A questo esecutivo noi dell’Italia dei valori rimproveriamo innanzitutto e soprattutto una mancanza di politica economica, di politica sul lavoro e di giustizia sociale. Le priorità del Paese sono l’esatto contrario di quelle che si sono dato il governo Berlusconi e la sua maggioranza in Parlamento. Ogni giorno in Parlamento ci occupiamo di piccole leggine, di piccoli provvedimenti che interessano una piccola cricca e una grande casta. Non ci occupiamo mai di lavoro, occupazione, infrastrutture, ambiente, difesa sociale, politica estera. Un giorno baciamo le mani a Gheddafi e un giorno gli buttiamo le bombe! Potrei fare un rosario di cose non fatte e di cose fatte male.

Ma perché ce l’ha tanto con il Cavaliere?

Magari il problema fosse solo il Cavaliere! Il problema è che il cavaliere ha infettato la politica italiana e oggi mille berluschini crescono o rischiano di crescere, a destra come a sinistra. Molti stanno facendo politica non come servizio ma come sistemazione personale, dall’assessore al sindaco al ministro. In un’ottica di questo genere, noi non combattiamo la persona ma il metodo, che noi chiamiamo piduista e che consiste nell’asservire ai propri interessi le funzioni pubbliche che si ricoprono.

Condivide l’opinione di chi attribuisce alle prossime elezioni ammistrative un grande valore politico? Cosa si aspetta che succeda se Berlusconi dovesse uscirne sconfitto?
L’Italia dei valori accetta la sfida della valenza politica di queste amministrative e rilancia: non solo le amministrative ma l’abbinata amministrative-referendum deve essere l’occasione per far comprendere al capo dello Stato che esiste una maggioranza degli italiani che non è rappresentata dalla maggioranza attualmente esistente in Parlamento ed esiste per gli italiani un ordine di priorità che non è quello voluto da questo governo. Attraverso le elezioni amministrative si possono creare nuove maggioranza locali per dimostrare che esiste un’alternativa di governo sul piano numerico, di coalizione e dell’alleanza. Con i quattro referendum che si faranno il 12 e il 13 giugno c’è la possibilità di dimostrare che ci sono altre priorità che il Paese vuole e che, comunque, su quelle tre materie fondamentali che non hanno colore e non sono né di destra né di sinistra, acqua aria e legalità, il Paese reale vuole soluzione esattamente opposte a quelle che ha messo in piedi questa maggioranza parlamentare.

Lei ha dichiarato di non sentirsi iscritto alla sinistra, poi ha specificato che il Pd deve scegliere tra la moglie col mattarello, cioè l’Idv, e l’amante, cioè il terzo polo. Non c’è secondo Lei una possibilità di convivenza, magari per avere una possibilità in più di battere il centrodestra? Qualcuno la accusa di non voler governare….
Invece io voglio governare, ma per costruire un programma diverso da quello delle destre, che ritengo sia molto egoistico. Non perché io abbia una idiosincrasia per le destre, ma perché ritengo che in una Europa moderna ci vorrebbe un’Italia con una coalizione riformista da una parte e una coalizione conservatrice dall’altra che si possano confrontare nella logica dell’alternativa e dell’alternanza. In questo caso noi dell’Idv comunque dovremmo stare nel centrosinistra per costruire una bella coalizione riformatrice. Però vorremmo confrontarci in modo sereno e pacato con altre coalizioni. Ritengo che in questo momento sia necessario costruire coalizioni il più larghe possibile, ivi compreso il terzo polo, là dove emergesse, come sta emergendo, un pericolo di regime. L’altro giorno Berlusconi, sulla base di un semplice sondaggio che diceva che gli elettori la pensano diversamente da lui in materia di nucleare, ha fatto una legge truffa per non farli andare a votare. Mi preoccupa pensare a cosa farà il giorno in cui i sondaggi gli diranno che gli elettori non la pensano come lui nemmeno alle elezioni politiche…

Restiamo sui referendum. Lei ha detto che il governo sta cercando di svuotarli e che in particolare si è negata agli elettori a possibilità di esprimersi sul nucleare. Ha denunciato il fatto che i media non parlano dei referendum e ha auspicato l’intervento di Napolitano, minacciando di rivolgersi alla Corte costituzionale. E’ così grave la situazione?
Ci siamo rivolti alla Corte costituzionale e anche al Tar perché riteniamo che il regolamento varato sia un regolamento-truffa. Lo hanno fatto dopo un mese di ritardo, stabilendo che entra in vigore dopo 15 giorni e non dal giorno dopo, in questo modo accorciando terribilmente i tempi dell’informazione. Ma quel che è più grave, e su cui la Coste costituzionale non può fare niente e può intervenire solo il capo dello Stato, è che è stata varata una legge a tempo solo per evitare il referendum. Credo che il capo dello Stato debba tenere conto del fatto che non possono essere varate leggi che da una parte dicono che le centrali nucleari non si faranno più e dall’altra dicono “fra un anno le rifacciamo”. Se si vuole rispettare la Costituzione abbiamo a mio avviso il dovere di fare questo referendum, e solo il capo dello Stato può decidere di non promulgare una legge truffaldina. Altrimenti rischia di umiliare il cittadino e l’elettore italiano. Vorrei però far presente ai cittadini che tre referendum ci saranno di sicuro il 12 e il 13 giugno, e che comunque è importante andare a votare perché se si raggiunge il quorum, la cosa avrà una validità politica che varrà anche per il nucleare. Raggiungere il quorum vuol dire sconfitta per il governo Berlusconi.

Un’ultima cosa. Sulla guerra in Libia l’Idv si è differenziata dal Pd. Secondo Lei l’Italia non deve partecipare a una guerra. Il governo dice che invece siamo lì per evitare che Gheddafi continui ad ammazzare civili. Lei cosa risponde?
L’Italia dei valori ed io personalmente siamo convinti che partecipare a una guerra civile in terra straniera non sia consentito dalla Costituzione. Una cosa è rincorrere un terrorista e fermarlo. Altra cosa, in uno Stato dove ci sono due parti che si scontrano fra di loro, partecipare a una guerra senza che le Camere lo abbiano deliberato come prevede la Costituzione e in violazione del principio generale per cui la nostra nazione ripudia la guerra. Al di là di questo aspetto, che è formale ma sostanziale, nel merito riteniamo che con le azioni di guerra si alimentano l’odio e la violenza, la disperazione e la rabbia e non si trovano soluzioni politiche. Che l’Italia, con i mille problemi che ha, con la quadra economica che non riesce mai a trovare, butti via energie umane e finanziare per portare avanti una guerra che aggraverà la situazione in Medio oriente mi sembra illogico. Vorrei ricordare che se è vero come è vero che l’Onu ha deliberato l’intervento, è anche vero che dei quindici componenti del consiglio di sicurezza solo dieci lo hanno deliberato e solo cinque partecipano alla guerra. L’Italia poteva quindi comportarsi come tutti gli altri Stati esclusi quei cinque. L’Italia è il paese che già una volta ha bombardato quel popolo.

E’ stato contento che abbiano ammazzato Bin Laden?
Ammazzare qualcuno non deve mai portare allegria. Detto questo, il problema non è ammazzare Bin Laden, ma fermare il terrorismo. I terroristi non hanno limiti e quindi non ci possono essere limiti per fermarli, specialmente quando hanno buttato giù le torri gemelle con migliaia di persone dentro.

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9 Maggio 2011

E' come se i nazisti a Norimberga...

caimano_finale.jpg

Oggi, per la prima volta dall’inizio del processo Mills, Berlusconi ha fatto la grazia di presentarsi in aula. Quello che per ogni comune cittadino è un dovere per lui sembra quasi un favore che si degna di fare.
Già questo sarebbe uno scandalo, ma purtroppo c’è di peggio. Arrivato in aula, invece di comportarsi come l’imputato di un reato grave come la corruzione di un testimone, si è messo a inveire e a lanciare accuse e calunnie contro i magistrati che lo devono giudicare.
In un Paese serio non sarebbe tollerato un comportamento simile da parte di un uomo che è forte non del diritto ma del potere che gli deriva dall’essere presidente del consiglio, capo e padrone del partito di maggioranza relativa, proprietario delle sue tv private, egemone in quelle pubbliche.
In un Paese civile, gli imputati non accusano chi li giudica di essere criminali e componenti di un’associazione a delinquere. Non li minacciano parlando di una commissioni parlamentare, cioè di una specie di tribunale speciale. E se lo fanno ne pagano le conseguenze. E’ come se i nazisti a Norimberga, si fossero sostituiti ai loro giudici, in un silenzio generale che finisce per essere una muta e involontaria complicità.
Quando le cose arrivano a questo punto, secondo me, sarebbe opportuno e necessario che il capo dello Stato, oltre a dire cose sacrosante come ha fatto anche oggi e a rimproverare chi si comporta come Berlusconi, passasse dalle parole ai fatti e assumesse qualche decisione concreta per ripristinare lo Stato di diritto. Altrimenti finirà per forza per farlo il popolo italiano che giustamente è ogni giorno più esasperato e sta covando la rivolta.

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7 Maggio 2011

Impediamo ai ladri di democrazia di farla franca

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Per fortuna il Presidente della Repubblica si è deciso a intervenire. Da mesi, sotto gli occhi di tutti e senza più nessunissima vergogna, il governo ha precipitato le istituzioni repubblicane al livello più basso della loro storia.

Abbiamo dovuto vedere un Presidente del consiglio distribuire posti e cariche governative per pagare i deputati-mercenari che lo hanno tenuto in piedi. Siccome non è ancora riuscito a saldare tutti, ha dichiarato ai creditori ancora in attesa della poltrona promessa di stare tranquilli che il loro turno arriverà presto. Tutto alla luce del sole, senza nemmeno più sentire il bisogno di nascondersi tanta è l’arroganza di quest’uomo e di questo governo.

Abbiamo dovuto assistere allo spettacolo osceno e umiliante per la democrazia di un governo che fa carte false per impedire ai cittadini di esercitare il loro democratico diritto di voto.
Anche in questo caso, il Caimano nemmeno sente più la necessità di nascondersi. Di fronte ai giornalisti di tutto il mondo, a Parigi, ha ammesso di aver varato l’emendamento sul nucleare al solo scopo di fregare i referendum e tutti i cittadini e costruire così le centrali nucleari senza passare per il voto. Poi è tornato a Roma e la sua maggioranza, dopo aver rimandato oltre ogni decenza l’approvazione dei regolamenti necessari per iniziare la campagna elettorale e d’informazione sui referendum, ha varato l’ennesima truffa solo per rinviare ancora di altre due settimane e passa.

Alla fine il Capo dello Stato è intervenuto. Ha chiesto di discutere in Parlamento quell’ “allargamento della maggioranza” che in realtà è solo il nome pulito che si dà alla cosa più sporca che esista in democrazia: il mercimonio, il mercato delle vacche, la peggior prostituzione politica. Ha imposto di far partire subito la campagna elettorale referendaria in televisione.

E’ un passo importante, Presidente, di cui la ringraziamo, ma ora porti fino alle sue logiche conseguenze l’esigenza di onestà e pulizia che trapela da tutti i suoi interventi. Non firmi la legge truffa sul nucleare dichiaratamente scritta per fregare la democrazia. La rimandi alle Camere. Impedisca ai furbetti e ai ladri di democrazia di farla franca.

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5 Maggio 2011

Da Napoli e Milano parte la riscossa

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Alla fine della fiera, in democrazia sono sempre gli elettori a decidere ed è sacrosanto che sia così. Quindi anche stavolta il verdetto politico sul modo di governare e di gestire il potere di Berlusconi spetterà ai cittadini che andranno a votare nelle amministrative a maggio e un mese dopo per i referendum.

Queste elezioni amministrative sono così importanti non solo perché vanno alle urne 14 milioni di persone, cioè quasi un terzo degli italiani, ma anche perché nelle città principali in cui si vota, Napoli e Milano, Berlusconi era sicuro di avere già la vittoria in tasca e adesso, giorno dopo giorno, scopre che non è così, e che proprio da quelle due città che considerava già sue potrebbe arrivargli la mazzata decisiva.
Si percepisce in queste due capitali del Nord e del Mezzogiorno una voglia di cambiare, una stanchezza per il modo di malgovernare e di pensare solo a sè stesso di Berlusconi che è diffusa anche tra quelli che fino a ieri lo hanno votato. A Napoli Luigi De Magistris ha fatto un lavoro eccezionale, perché ha saputo dare agli abitanti di quella città disastrata, soffocata dalla spazzatura, strozzata dalla camorra, abituata a pensare che la politica sia solo clientelismo, una speranza. Ha indicato per la prima volta una possibilità di cambiare strada sul serio e per questo io credo che vincerà la corsa.

Con tutto il rispetto per Mario Morcone, penso che il Pd e Sel abbiano fatto un errore nel non sostenere da subito Luigi. In una città come Napoli solo chi come lui sa incarnare la speranza e la possibilità di un cambiamento radicale può sconfiggere la passività e la rassegnazione, da sempre le alleate più forti dei prepotenti e dei corrotti. Ma voglio ripetere anche qui che il nostro nemico non è Morcone. Sono Lettieri, Cosentino e Berlusconi. Sono convinto che al primo turno de Magistris prenderà più voti di Morcone e quindi spero proprio che il Pd e Sel sosterranno lealmente Luigi al ballottaggio.
In ogni caso, siamo a un passo da un risultato storico, che potrebbe cambiare la sorte non solo di Napoli ma dell’intero Paese. Per questo nelle prossime due settimane tutte le nostre energie, tutta la nostra passione e il nostro impegno devono essere spesi per sostenere Luigi De Magistris a Napoli.

Ma stavolta Berlusconi rischia di essere sconfitto persino in casa sua, a Milano, nella roccaforte del Pdl. Per cercare di evitare il disastro ha dovuto presentarsi lui stesso come capolista. Ma se sarà sconfitto lo stesso, la batosta sarà dieci volte e dal momento che ha deciso di metterci personalmente la faccia.

Tra meno di due settimane Napoli e Milano, due città che già molte altre volte in passato hanno dato inizio alla riscossa in tutta Italia, potrebbero scrivere la parola fine per il berlusconismo.

Luigi de Magistris sindaco per Napoli.

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4 Maggio 2011

Assumetevi le vostre responsabilità: state entrando in guerra

Il mio intervento di oggi alla Camera sull'intervento armato in Libia.

Signori del governo, colleghi parlamentari, è vero. La nostra mozione è diversa dalle altre, perché l’Italia dei Valori chiede che il nostro Paese non partecipi alla guerra in Libia.
Prima di andare oltre, però, vorrei fare una premessa. Noi dell’Idv riteniamo che la questione sia troppo importante, il problema troppo serio per farne una polemica inutile e strumentale. Pertanto, in via preliminare, vogliamo dichiarare che rispettiamo anche le altre mozioni. Perché pensiamo che, come la nostra, siano mosse dal comune desiderio di venire incontro alle sofferenze del popolo libico e di garantire la democrazia anche nel nostro Paese e nell’Unione europea.

Ho voluto fare questa premessa perché ciò che ci differenzia è la strategia da usare per portare la pace ed evitare che succedano queste tragedie. Semmai ci dispiace che questa comune intenzione di venire incontro alle sofferenze del popolo libico la si riscontri solo ora, a dramma avvenuto. Non la si è riscontrata, per esempio, quando c’è stata la tragicommedia del trattato di amicizia Italia-Libia contestato solo da noi, dall’Udc e da qualche altra forza politica e approvato invece, con leggerezza estrema, da questo Parlamento.
Non può certo confortarci il fatto che anche altri Paesi si siano comportati in questo modo con la Libia. Perché diciamo la verità: la tragicommedia italiana è stata una tragicommedia mondiale, visto che Gheddafi è stato considerato un portatore di diritti umani nel Medio Oriente anche dalle Nazioni Unite. Semmai ci preoccupa il cinismo dei governanti di tutto il mondo, che pensano di affrontare i problemi, di volta in volta, portando guerra da una parte e dall’altra.

Ecco perché noi, pur rispettando le altre mozioni, le riteniamo sbagliate: perché non affrontano il problema nè dal punto di vista formale né da quello sostanziale. Noi riteniamo, sul piano sostanziale, che con le azioni di guerra non si possa perseguire la pace, non si possa arrivare a una pace duratura. Lo riteniamo perché ci crediamo, non per intenti strumentali.
Nel merito, riteniamo che una cosa è un’azione di guerra, e un’altra cosa è un’azione anti-terrorismo. Le modalità con cui è stata posta fine a Bin Laden dimostrano che il male e il terrorismo si perseguono con l’intelligence, con l’intelligenza operativa, con azioni antiterrorismo, non con azioni belliche a vasto raggio in cui si colpisce tutto il popolo, senza sapere chi e dove si colpisce.

Diciamo la verità: in quest’aula, in questo Parlamento, noi vogliamo colpire Gheddafi? Ma buttando una bomba che voi chiamate intelligente, senza sapere dove andava a finire, abbiamo ammazzato tre nipoti di Gheddafi. Uno di dieci mesi, uno di due anni e uno di quattro anni. Questa è giustizia? Questa è lotta al terrorismo? Ecco perché noi crediamo che sia sbagliato cercare la pace attraverso la guerra.
Crediamo davvero che con la lotta al terrorismo attraverso azioni di guerra risolviamo il problema sempre e per sempre? Ci sarà invece una recrudescenza, come tutti gli indicatori stanno dimostrando. L’altro ieri in Iraq, ieri in Afghanistan, oggi in Libia, e domani perché non in Siria, e dopodomani nello Yemen e in tutti quei posti dove c’è un dittatore, dove c’è una guerra civile?

Non possiamo tornare a fare le crociate. Noi italiani, che siamo al centro del Mediterraneo, dobbiamo essere portatori di una nuova missione e un nuovo spirito di pace. Per questa ragione abbiamo voluto questa mozione.
Ci è stato detto dal Presidente che forse dovrà essere cancellata una riga. Ma quella è la riga essenziale, che fa la differenza tra partecipare e non partecipare alla guerra. Che senso ha raccontare ipocritamente che fissiamo una data come termine, raccontare ipocritamente che non vogliamo la guerra e poi armarci per andare a fare la guerra. Diciamola tutta: questa è ipocrisia allo stato puro.

L’Italia è scesa in guerra, e allora permettetemi di dire una cosa. L’Italia, scendendo in guerra, ha operato una serie di violazioni. Primo: ha mistificato la realtà. Perché di guerra si tratta. Non è un’operazione di polizia. Soprattutto, non è un’operazione umanitaria. Potete chiamarla come vi pare, ma ciò serve solo ad addormentare le coscienze. E’ un’azione di guerra.
E siccome è un’azione di guerra, è illegale per due ragioni, una formale e l’altra sostanziale. L’art. 78 della Costituzione prevede che siano le Camere che “deliberano lo stato di guerra e conferiscono al governo i poteri necessari”. Questo dice l’art. 78 della Costituzione. Invece il governo si è preso i poteri da sé, come nel Medioevo faceva il Principe, e alle Camere ha dato una comunicazione. Oggi stiamo presentando e discutendo delle mozioni ipocrite, violando l’art. 78 della Costituzione. Assumetevi le vostre responsabilità! Fate una dichiarazione di stato di guerra e assumetevi le vostre responsabilità.

Sul piano sostanziale, l’art. 11 ricorda al primo comma che l’Italia ripudia la guerra. Il termine “ripudiare” non indica soltanto un’illegalità. E’ un termine morale ed etico. Indica una scelta per il futuro. La guerra è da ripudiare.
Certo, il secondo comma lo conosciamo bene. Prevede che in condizione di parità con gli altri Stati consenta le limitazioni di sovranità necessarie. Ma noi proprio su questo vogliamo sfidarvi! Andiamo a vedere che cosa ha fatto l’Onu. Perché all’Onu, o meglio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite composto da 15 membri, soltanto dieci paesi hanno votato per la guerra contro la Libia, e di questi solo cinque Paesi hanno deliberato di procedere con tutti i mezzi necessari. Quindi l’Italia aveva ed ha tutte le buone ragioni per non scegliere di mettersi con i cinque Paesi guerrafondai, ma scegliere di mettersi con tutti quegli altri Paesi delle Nazioni Unite che non hanno scelto di fare la guerra in Libia.

Ricordatevi che tra le nazioni che hanno rinunciato a partecipare all’uso di questi mezzi “persuasivi e necessari” vi sono non solo la Russia e il Brasile, ma anche la Germania, la Cina, l’India. Avevamo e abbiamo la possibilità di limitare il nostro intervento in Libia alla tutela dei civili, dando il nostro consenso alla no-fly-zone. Perché dobbiamo andare oltre? Perché dobbiamo prevedere un’azione violenta senza sapere dove si andrà a finire?
E ancora: se c’era e c’è un Paese per cui andare in Libia dovrebbe suonare inopportuno e ingiusto, quello è proprio il nostro. Ci siamo già andati una volta, e li abbiamo già massacrati una volta. Credo che le violenze che abbiamo fatto bastino.

E’ una guerra che anche sul piano prettamente formale viola l’art. 4 del Trattato con la Libia. E non venitemi a raccontare che è implicitamente abrogato. In parlamento avete approvato un Trattato di amicizia che all’art. 4 dice espressamente: “L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”. Noi abbiamo votato contro, ma voi avete votato a favore. Voi state violando la legge che avete votato.
Questa norma non è “implicitamente abrogata”. E’ una norma esistente che dobbiamo abrogare. Io chiedo che si metta all’ordine del giorno l’abrogazione di questa legge, perché altrimenti ancora una volta, siamo allo stato di pura ipocrisia.

Ritornando alla sostanza del problema: l’Idv rispetta le altre mozioni. Oggi non mi potrà dire che attacco e offendo il governo o che mi sono messo a fare il bastian contrario a tutti i costi. So bene che si tratta di una questione drammatica per il Paese e per il mondo intero. Ma so bene anche che questa scelta degli ultimi anni di utilizzare la guerra come soluzione dei conflitti è una scelta sbagliata, una scelta medievale, una scelta rischiosissima, una scelta che non risolve i problemi del mondo né quello del terrorismo.
Vite umane, soldi, tempo buttati via senza arrivare a nulla, come sta succedendo in Afghanistan. Chiedo allora: perché accettare questa ipocrisia, che la maggioranza ha voluto, di una mozione che dice tutto e il contrario di tutto, che serve soltanto a mettere a tacere le coscienze, a disinformare i cittadini e a fare marchette elettorali? Noi a tutto questo rinunciamo. Chiediamo a questo Parlamento di informare i cittadini sul fatto che si sta giocando sulla vita di milioni di persone. Non solo di quelli che stanno in Libia, ma anche sulle nostre. Perché non ce la manderanno a dire. Verranno qui a chiedere giustizia. E giustizia vuole che oggi, prima di approvare queste mozioni, ci pensiate due volte, perché noi chiediamo solo di non partecipare alla guerra in Libia e di rilanciare l’Italia come Paese della pace, e non del pacifismo fine a sè stesso.

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30 Aprile 2011

"Berlusconi ci avvelena, cacciamolo col referendum"

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Pubblico la bellissima lettera aperta che Adriano Celentano ha scritto al Fatto Quotidiano sui Referendum.

Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi!
Di Adriano Celentano

Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.
Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con
“il quorum a pezzi”.
Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliarielli, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.

E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.
Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare.
Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore.
Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.
Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.
Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima.
E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.
Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.
Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO

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28 Aprile 2011

Appello alle opposizioni: sconfiggendo la guerra si batte Berlusconi

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E tre. La prima volta con l’Iraq, la seconda con l’Afghanistan e adesso con la Libia, in un’escalation di provvedimenti. Prima si diceva che bisgnava bloccare, attraverso la “no fly zone”, l’intervento armato di Gheddafi contro la popolazione civile e gli insorti. Adesso si dice che bisogna andare a sparargli a casa sua.
Riflettiamo. Ci troviamo di fronte a una guerra civile. Non c'è solo un delinquente da rincorrere, a cui tutti nel suo Paese sono contrari. Nel suo Paese una parte sta con lui e una parte contro di lui. E la nostra Costituzione, all’art. 11, vieta gli interventi armati.

Anche la seconda parte dell’art. 11, che consente di partecipare a missioni organizzate dall’Onu, in questo caso ci offre la possibilità di modulare il nostro intervento, e in questo momento alzare il tiro fino a una guerra di invasione, a una nuova crociata, vuol dire buttarsi dall’aereo senza paracadute. Non si sa come andrà a finire. Non si sa quali effetti si produrranno. Non si sa chi sono questi altri che stanno combattendo contro Gheddafi.
E comunque sia non è possibile rincorrere tutte le guerre civili di questo mondo. Ce ne sono altre 50, o 60, e noi cosa facciamo? Dopo la Libia andiamo in Siria? Perché anche lì si sta determinando la stessa situazione.

Io credo che dobbiamo evitare questa escalation militare, di violenza e di guerra e dobbiamo proporci come fautori della pace e di un rilancio dell’azione politica. Ma per poter essere fautori di questo, non dobbiamo partecipare ad azioni di guerra, altrimenti non siamo credibili.
Noi italiani, proprio perché siamo i più vicini su un piano non solo territoriale, potremmo essere interlocutori affidabili per cercare una soluzione pacifica e politica. Non ci conviene armare la mano e mostrarci troppo di parte, perché perderemmo la credibilità necessaria per diventare pacificatori in quella zona.

In questo caso, poi, c’è una ragione in più per cui è opportuno che tutte le opposizioni votino una mozione unitaria. Noi dell’Italia dei Valori la abbiamo presentata proprio oggi e speriamo che possa diventare una mozione unitaria. Dice che non dobbiamo ampliare il conflitto militare e la presenza militare dell’Italia in Libia, non dobbiamo bombardare quelli che vengono chiamati obiettivi mirati mentre in realtà di mirato c’è soltanto il grilletto. Chi ci sta sotto a quelle bombe non lo si sa mai se non dopo, quando ci sono scappati i morti. Anche oggi ce ne sono scappati una decina, di morti civili, colpiti da bombe alleate.

In questa situazione, noi delle opposizioni abbiamo un’occasione unica per liberarci di un governo che non ha alcuna politica estera – basta pensare a quel che ha fatto in Libia dove prima baciava le mani a Gheddafi, poi ha detto che mandava gli aerei ma solo per fare i guardoni e adesso pure per buttare un po’ di bombe.

Abbiamo la possibilità di dimostrare che questo governo non ha una politica estera e quindi non può governare. E l'Italia ha interesse a che questo governo cada: non ha politica economica, non ha politica giudiziaria, non ha nessuna politica se non la propria sopravvivenza e i propri interessi personali.
Oggi c’è più che mai una spaccatura del governo e della maggioranza, con la Lega che la pensa in un modo e il Pdl che la pensa in un altro. Infiliamoci in questo cuneo votando una mozione tutti insieme che metta in minoranza il governo e metta il presidente della Repubblica in condizione di aprire la crisi. Prima ci liberiamo di Berlusconi e prima ritroveremo la retta via e saremo credibili. Anche per proporre una situazione di pace in Libia.

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27 Aprile 2011

Presto al voto sulla Libia

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Io sono del tutto d’accordo con chi, anche nel Pdl, dice che bisogna sempre andare in Parlamento e lì avere il consenso dei parlamentari. Sulla Libia, le opposizioni, sicuramente l’Idv e il Pd, stanno già approntando una mozione: vogliamo vedere qual è la politica estera e verificare se sul tema non si crea una diversa maggioranza. Vogliamo vedere come vota la Lega, come vota il Pdl ma anche come vota l’opposizione. Perché io temo che sulla politica estera ci sia molta confusione e un voto in Parlamento è quindi necessario.

E veniamo al referendum sul nucleare. Anzi ai referendum, perché a Berlusconi di quello sul nucleare importa poco. A lui interessa quello sul legittimo impedimento, mentre a noi italiani credo che interessino tutti: sia quello sulla giustizia, sia quello sul nucleare, sia quello sull’acqua.
Il referendum è la massima espressione di democrazia. Il popolo, il cittadino, l’elettore è chiamato a decidere sul futuro sviluppo dell’energia nel nostro Paese. Il presidente del Consiglio, a referendum già indetti, vara una legge fatta di due parti. Nella prima si dice che viene abrogata la legge che i referendari vogliono cancellare. Noi dell’Idv siamo quelli che hanno promosso questi referendum: quindi io appena ho sentito questa notizia ho pensato: “Ho vinto la partita”. Però, conoscendo Berlusconi ho anche detto: “Dove sta la fregatura?”. Stava nella seconda parte della legge.

In questa seconda parte, infatti, c’è scritto che ne riparliamo tra un anno “sentiti il Parlamento e le Regioni”. Io l'ho detto subito: “Qui c’è la fregatura. Questo vuole soltanto fregare i referendari, i cittadini, gli elettori e la Costituzione e invece mantenere in vita i contratti e la possibilità di fare il nucleare”. Ieri l’ha detto lui stesso. Ha confessato.

Berlusconi dice: “Rimandiamo il confronto”. Ma non può farlo. Quando un milione di cittadini, secondo la legge e secondo la Costituzione, chiede che ci sia un referendum e il referendum è indetto con un decreto, c’è un obbligo morale, politico e giuridico: chiedere al popolo italiano se vuole il nucleare, non se vuole rimandarlo per uno o due anni!
Quindi, anche in questo caso, abbiamo a che fare con un signore che adatta i suoi provvedimenti e le sue leggi alla bisogna: a volte son leggi ad personam, altre volte sono leggi fatte per far vincere le sue idee ai danni di quelli che vorrebbero che a decidere fossero i cittadini.

Mentre, grazie un istituto previsto dalla Costituzione, gli italiani sono chiamati a decidere sulla possibilità di sviluppare altre fonti di energia, Berlusconi e il governo dicono che vogliono il nucleare e non vogliono che i cittadini si esprimano su questa materia.
Questa mancanza di democrazia, questa mancanza di rispetto per la volontà dei cittadini è l’idea tipica di una dittatura della maggioranza

Il mondo brucia, le centrali nucleari scoppiano, siamo in guerra, l’economia è a pezzi, il governo non c’è, la maggioranza è divisa su tutto: io credo che non possiamo aspettare di più. Credo che il voto delle amministrative prima e quello referendario poi siano l’occasione per mandare a casa un governo che sta facendo male al paese, anche se magari farà bene a Berlusconi e ai suoi processi. Non possiamo morire aspettando che se lo prenda il Signore. Prendiamolo noi, con le elezioni.

Per questo voglio dire agli elettori: non date retta a quello che vi raccontano. Il 12 e il 13 giugno si vota sui referendum, e quello referendario è un voto importantissimo. Non è affatto vero che è venuta a mancare la materia del contendere. Inoltre, il 12 e il 13 giugno sarà anche un voto sulla domanda se vale o no la pena di continuare a tenersi questo governo che a chiacchiere parla tanto ma nei fatti non fa nulla per l’interesse del Paese.

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25 Aprile 2011

Mille banchetti per la festa più sentita

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Quella di oggi per noi italiani dovrebbe essere la data più importante e la festa più sentita di tutte perché il 25 aprile è il compleanno della Repubblica, della democrazia e della stessa Costituzione, che è figlia della Liberazione.
Oggi più che mai in tutta Italia è nostro dovere ricordare la Festa della Liberazione. Questa data fondamentale per la storia democratica del nostro Paese è un invito per tutti i cittadini a riflettere sui valori fondanti della nostra Costituzione, quali la libertà, la dignità e la giustizia. Valori che il Governo Berlusconi e la sua maggioranza screditano ogni giorno con il loro operato.
Mettiamo in fila le cose successe negli ultimi mesi. Nel governo repubblicano siede un ministro come Ignazio La Russa che non è un postfascista ma un fascista, che non ha cambiato le idee ma solo la casacca e sotto la divisa è rimasto quello di trent’anni fa. Lo sanno tutti ma tutti fanno finta di niente, anche quando si mette a sbraitare e a intimidire i giovani in televisione.
La più solenne delle istituzioni repubblicane, il cuore della democrazia, cioè il Parlamento, è ridotto a un mercato dove i voti si vendono e si comprano alla luce del sole, senza nemmeno più doversi nascondere in qualche angolo buio. Il governo sta in piedi grazie ai voti di un pugno di mascalzoni che hanno scambiato il loro onore e la loro dignità per un piatto di lenticchie, e anche questo lo sanno tutti.
Il diritto più essenziale della democrazia, quello al libero voto, viene scippato quando conviene al governo come è successo col referendum sul nucleare e come probabilmente succederà con quello sull’acqua pubblica. Gli stessi giornali berlusconiani scrivono che cancellare il referendum sul nucleare serve a evitare che si raggiunga il quorum in quello sull’impunità di Berlusconi e sulle leggi ad personam. Però nessuno, tranne pochissimi giornalisti e noi dell’Italia dei valori, protesta o muove un dito.
Ogni giorno qualche parlamentare della maggioranza si alza e propone di stravolgere questo o quell’articolo della Costituzione, inclusa la parte sui princìpi fondamentali, considerata sinora intangibile. Non sono onorevoli pazzerelli e incontrollabili come raccontano i dirigenti del Pdl. E’ una strategia modellata sulle campagne pubblicitarie, cioè sull’unico modo di far politica che Berlusconi conosce e apprezza: il bombardamento prepara il terreno per il nuovo prodotto, abitua gli elettori-consumatori ad aspettarsi e a considerare normale che la nostra Costituzione sia buttata al macero.
Questo è un golpe strisciante, e non si può festeggiare come se nulla fosse la nascita della democrazia mentre c’è chi si sta dando da fare per ucciderla. Con un presidente del Consiglio che considera la Costituzione, il Parlamento, il Presidente della Repubblica, l’autonomia della magistratura e la libertà di stampa degli ostacoli ai suoi piani eversivi, gli italiani devono riappropriarsi di quei diritti conquistati con il sangue il 25 aprile del 1945.
L’Italia dei Valori, oggi sarà in tutte le piazze italiane con i suoi banchetti per distribuire materiale informativo sui referendum del 12 e 13 giugno. Quegli stessi referendum, che il governo sta cercando in tutti i modi di boicottare con dei provvedimenti-truffa, possono invece essere il presupposto per creare un nuovo movimento capace di ridare speranza e futuro al Paese. Dalle urne, infatti, i cittadini potranno riappropriarsi del loro potere decisionale e, con quattro sì contro il nucleare, la privatizzazione dell'acqua e il legittimo impedimento, bocciare l’attuale governo e ristabilire i valori democratici che sono alla base della nostra Costituzione. A quel punto nemmeno un miracolo riuscirà più a tenere in piedi Berlusconi e l’anno prossimo, dopo aver liberato di nuovo l’Italia, potremo festeggiare col cuore leggero il 25 aprile.

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24 Aprile 2011

Auguri Presidente, ma non firmi la truffa nucleare

Buona Pasqua da me e dall’Italia dei Valori, e che sia una buona Pasqua di resurrezione. Per la credibilità delle istituzioni. Per il nostro Paese. Per le battaglie che noi dell’Italia dei Valori stiamo facendo soprattutto in tema di legalità.

Buona Pasqua a coloro che come noi si sono impegnati per mettere nelle mani dei cittadini tre temi fondamentali, con i referendum che abbiamo proposto. Sull’acqua, grazie alla grande mobilitazione del Forum dell’acqua pubblica; sul nucleare, col nostro impegno per non far costruire centrali nucleari, perché non vogliamo i disastri di Fukushima e di Chernobyl anche da noi; sulla legalità, con questo referendum sul legittimo impedimento in cui diciamo che la legge deve essere uguale per tutti e che i cittadini vogliono riaffermarlo.

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Buona Pasqua a chi crede nella legalità e a chi crede in un futuro più pulito, nell’aria e nelle istituzioni. Buona Pasqua a chi crede che almeno l’acqua sia un bene di tutti e non un privilegio di pochi. E a proposito di referendum, lasciatemelo dire: oggi è più importante che mai andare a votare il 12 e il 13 giugno..

Il governo tenta di sfilare il referendum sul nucleare perché ha paura che, raggiungendo lì il quorum, poi passi anche il referendum sul legittimo impedimento: quello che dice che chi sta nelle istituzioni non può approfittarne per farsi delle leggi, per non farsi processare. Nelle istituzioni ci devono stare le persone che non delinquono, non quelle che non si fanno giudicare.

Siccome Berlusconi è direttamente interessato ha cancellato, o meglio tenta provvisoriamente di cancellare, il referendum sul nucleare per non far raggiungere il quorum. Noi su questo tema dobbiamo sconfiggerlo. Dobbiamo andare tutti a votare, e soprattutto dobbiamo far sentire la nostra voce anche al capo dello Stato.

Dobbiamo dirgli: “Signor capo dello Stato, provi a legger questa legge dell’ultimo minuto che hanno fatto il governo e la sua maggioranza sul nucleare”.
E’ una legge fatta di due parti. Nella prima si dice: “Viene abrogata la legge che prevedeva il nucleare”. Evviva, direi io. Sono quello che ha fatto il comitato referendario, che ha raccolto le firme! Siamo tutti contentissimi se quella legge è abrogata.

Però c’è la seconda parte. Dice che tra un anno il governo può rifare le centrali nucleari sula base delle indicazioni che gli darà l’agenzia per il nucleare e dopo aver solo sentito, non ascoltato, le Regioni e il Parlamento. Vale a dire che il governo chiede una delega in bianco, oggi a impedire il referendum ed entro un anno a fare tutto ciò che vuole senza neanche più dover avere l’approvazione né degli elettori, perché toglie il referendum, né del Parlamento, che non deve più votare alcunché, e nemmeno delle Regioni.

Rispetto a tutto questo l’ultimo arbitro, l’ultimo baluardo di legalità, è il capo dello Stato. Una legge porcata di questo genere non va firmata, non va promulgata. E’ un’offesa ai cittadini. E’ un’offesa alla Costituzione, leva ai cittadini i referendum per autodeterminarsi. Invece in questo modo si toglie il diritto ai cittadini di scegliere e si lascia in mano a una cricca la possibilità di aggirare la legge, passando dalla legge ad personam alla abrogazione ad personam e a tempo provvisorio.
Per questa ragione, buona Pasqua a tutti noi e a Lei, presidente Napolitano. Che questa festività le porti consiglio.

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23 Aprile 2011

Incostituzionali i tentativi di fermare il voto

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Pubblico qui sotto l'intervista che ho rilasciato oggi a "Il Fatto Quotidiano".

“Quella di Berlusconi è una furbata. Anzi è peggio di una furbata, è una truffa". Tonino Di Pietro è furibondo. Il leader dell'Italia dei valori considera “anticostituzionali” i provvedimenti del governo Berlusconi per disinnescare i referendum di giugno: “Sono solo dei trucchi per impedire l'unico referendum di cui gli importa: quello sul legittimo impedimento. Ma il governo non rinuncia né al nucleare né all'acqua. E allora l'unico modo per non farsi infinocchiare è andare tutti a votare, il 12 giugno”.

Onorevole Di Pietro che cosa intende fare, adesso?
Il primo che deve intervenire, adesso, è il presidente della Repubblica. È lui che deve garantire il diritto dei cittadini a potersi esprimere.

Non la convince la resa del governo?
Ma nemmeno per sogno! Anzi, posso dire una cosa su Bersani?

Prego
Ho visto che Bersani si rallegra perché dice che Berlusconi ha riconosciuto le nostre ragioni.

E non è così?
Primo: non mi pare di aver visto questo grande impegno di Bersani per i referendum quando noi ci spaccavamo la schiena sui banchetti per raccogliere le firme.

Secondo?
Il governo, nella speranza di impedire che i cittadini andassero a votare, ha letteralmente fotocopiato il nostro quesito, traducendolo in sei commi di un disegno di legge.

È un suo diritto.
Come no. Peccato che abbia aggiunto due commi truffaldini che dicono esattamente il contrario. Tra cui il più importante, anzi il più grave.

Quale?
Quello che dice: la materia energetica sarà affidata all'agenzia per il nucleare. Capito che miserabile trucco?

Vuole dire che è la prova dell'insincerità del proposito?
Ma certo. È come affidare la gestione dell'Avis a Dracula e poi stiperei se ha dato un succhiatina alle scorte del plasma.

Napolitano cosa dovrebbe fare?
Oh, è semplice: non firmare la legge-furbata. Stiamo parlando di un quesito approvato dalla Corte, controfirmato dal Quirinale, e già calendarizzato dal ministro dell'Interno.

Ci sono altri appigli per la vostra protesta?

C'è una formulazione surreale: il governo potrebbe prendere nuove determinazioni in materia energetica "sentito" il Parlamento.

Vuole dire che se così fosse non sarebbe necessario un voto del Parlamento sul nucleare?
Ma quale voto e voto? Passata la festa, e gabbato il santo, se la cavano con un discorso! Questo del governo è un trucco criminale.

Sul piano formale che cosa farete?
Abbiamo già presentato un ricorso in Cassazione. Ma abbiamo intenzione di impostare la campagna elettorale come se il quesito fosse ancora in vigore.

Dice sul serio?
Certo. Vorrà dire che il terzo quesito, quello sul legittimo impedimento varrà anche per gli altri due.

Un voto politico?
Certo. Se scatterà il quorum il dato ineludibile sarà che il governo viene bocciato dagli elettori malgrado il suo tentativo di fuga. E non è finita.

Che altro?

Ieri, due signor nessuno del Pidielle, i soliti carneadi telecomandati, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale.

C'è il trucco anche lí?
Ce ne sono due: il primo vuole dare il trenta per cento dello spazio delle tribune al comitato per il non voto, in modo da ridurre quello del sí ad un terzo. Il secondo vuole far cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative.

Per ridurre i tempi di dibattito?

Certo. Resterebbero solo dodici giorni. Di fronte a tutto questo l'unico modo è andare a votare sí. Un sì contro Berlusconi.

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22 Aprile 2011

Furto infinito

Dopo il nucleare l’acqua. L’appetito viene mangiando e visto che nessuno, tranne noi dell’Idv (come ha spiegato bene Marco Travaglio), ha protestato più di tanto per lo scippo del referendum sul nucleare, quelli che stanno al governo si sono detti: “Perché fermarsi qui?”.

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Stanno studiando il modo di dare un’altra fregatura ai cittadini e alla Costituzione. Stanno per inventarsi un trucchetto per evitare il referendum sull’acqua senza nemmeno pagare dazio, cioè senza rinunciare a privatizzarla. Come hanno fatto per il nucleare. Tutto pur di evitare che sia superato il quorum sul referendum che fa paura a Berlusconi: quello su di lui e sulle sue leggi per restare impunito.
Ogni giorno di più si capisce che questo governo, pur di fermare i processi che vedono Berlusconi imputato, è pronto davvero a tutto. Ma lo è ancora di più perché nessuno si muove per fermare le sue porcate che sono ormai quotidiane. Dopo lo scippo dei referendum, la prossima mossa è già scritta: una legge che obblighi a sospendere i processi tutte le volte che viene sollevato un conflitto di attribuzione. Per questo gli avvocati del presidente del consiglio hanno cominciato a sollevare conflitti di attribuzione uno dopo l’altro: perché sanno che fra un po’ grazie a quei conflitti potranno imporre la sospensione dei processi.

Pur di difendere sè stesso Berlusconi sta facendo a pezzi la Costituzione, la dignità delle istituzioni, il rispetto dei cittadini per la politica e per lo Stato. Pur di difendere Berlusconi i suoi dipendenti, perché questo sono i parlamentari e i ministri della maggioranza, stanno stracciando i princìpi basilari della civiltà politica e giuridica nel nostro Paese.

Accettare senza muovere un dito che il governo rubi ai cittadini il più essenziale tra i diritti, quello al voto, significa preparare il terreno per forzature ancora peggiori. Berlusconi deve essere fermato ora, prima che sia troppo tardi. Se riuscirà a scippare i referendum si convincerà di poter fare quello che gli apre e di poter calpestare impunemente ogni regola. A quel punto fermarlo sarà molto più difficile e molto più costoso per tutto il Paese.
Per questo io torno a chiedere al presidente della Repubblica di impedire questa ultima e fatale degenerazione, non firmando la legge sul nucleare.

Presidente, se la truffa del governo sul nucleare passerà, anche gli ultimi freni saranno spazzati via e non ci saranno più limiti per le forzature di questo governo. La prossima servirà a cancellare il referendum sull’acqua pubblica. Quella dopo, sarà l'ennesima legge ad personam. E non sarà certo l’ultima. Ma non mi appello solo al capo dello Stato. A tutti i cittadini dico: crediamo in questi referendum, il 12 e il 13 giugno andiamo tutti a votare per spazzare via questa classe dirigente.

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18 Aprile 2011

Rai e referendum: intervenga Zavoli

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Oggi mi sono appellato al presidente Zavoli perché faccia quanto è in suo potere per bloccare le manovre ostruzionistiche del Pdl che mirano a impedire alla Commissione di Vigilanza Rai di approvare, come ha già fatto l’Agcom, il regolamento per la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno prossimi.
Con una valanga di emendamenti, molti dei quali inammissibili perché in violazione delle leggi vigenti, il Pdl pretende, con la forza dei numeri, di far partire la campagna radiotelevisiva per i referendum a elezioni amministrative concluse e di mettere il bavaglio alle trasmissioni di approfondimento giornalistico, impedendo a esse di parlare di referendum o in alternativa di applicare le stesse regole delle tribune referendarie, di fatto bloccandole.
Contemporaneamente si vuole imporre la suddivisione del tempo radiotelevisivo in modo da assegnare alla posizione favorevole al Sì soltanto un terzo dello spazio disponibile, violando così il principio di parità. Tutto ciò è in netto contrasto con quanto fatto dallo stesso Pdl in occasione del referendum del 2009.
Si tratta di un comportamento gravissimo che ha lo scopo di far calare il silenzio sulla consultazione referendaria e sui quesiti proposti ai cittadini dai Comitati promotori.
Il diritto degli italiani ad un’informazione corretta sui referendum non può essere nelle mani di un manipolo di parlamentari, anche se di maggioranza.

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16 Aprile 2011

Luigi de Magistris sindaco per Napoli

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Questa mattina, a Napoli, abbiamo "tratto il dado". Entro le 12 bisognava depositare le liste per le elezioni amministrative. E noi, anche a Napoli, abbiamo dimostrato di voler fare sul serio. Fare sul serio significa proporre un'alternativa, per la città oggi e per il Governo nazionale domani. Poco prima di parlare per Luigi questa mattina, ho ricevuto un messaggio che dimostra come sia urgente rifondare la politica in questo Paese. Nel messaggio c'era scritto che Berlusconi, parlando all'Assemblea nazionale delle mamme ha detto: “Siamo amici delle mamme, delle famiglie e dei figli”. Io aggiungerei, conoscendo il personaggio, “...e delle figlie!”.

Ma voglio parlare di Napoli. C'è bisogno in questo momento di mandare un messaggio forte e chiaro ai cittadini, affinché possano ritrovare un po' di fiducia. Come ha detto Luigi de Magistris, il 40-45% degli elettori non va più a votare perché ritrova sempre le stesse facce in lista. Quando io vado in qualche trasmissione televisiva, mi sembra di tornare indietro ai tempi della Procura, perché le persone che incontro sono sempre quelle.

C'è bisogno di un segnale di discontinuità, a Napoli ancor di più, in un doppio senso. Sicuramente nei confronti dei clan dei Casalesi e dei Cosentino che sono pericolosi davvero. Secondo la loro logica, se fai parte del gruppo riesci ad ottenere qualcosa, un tozzo di pane, se invece sei fuori dal gruppo rischi di morire di fame ed essere una vittima abbandonata a sè stessa. Dall'altra parte, poi, troviamo troppi compromessi, troppi occhi chiusi, troppe situazioni opache. È necessario un segno di discontinuità. Mi hanno appena informato che il Pd ha fatto quattro liste come noi. Allora mi chiedo: non potevano farne otto insieme a noi, insieme a de Magistris? Non potevano appoggiare il nostro progetto di rottura con il passato?

Forse hanno paura di vincere, perché sanno che poi con noi sono costretti a comportarsi bene. Perché noi dell'Italia dei Valori non scendiamo a compromessi e certe manovrine non le lasciamo fare. Ma allora perché non cambiare? Tanto è anche sciocco ostinarsi come fanno loro perché noi questa sfida la vinciamo, o al primo o al secondo turno, comunque la vinciamo. Girando per le strade insieme a Luigi, parlando con i cittadini, sento chiaramente una voglia di cambiamento, c'è il desiderio di dire basta alla politica paludata del centrosinistra e a quella corrotta del centrodestra.

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6 Aprile 2011

Lo stravolgimento della verità


Ma cosa è andato a fare in Tunisia il Governo italiano? Forse un viaggio premio! Proprio non ho capito di cosa si può vantare questo esecutivo. L’unico accordo che è riuscito a fare è stato stabilire che in Tunisia riprendono i cittadini tunisini che vogliono tornare in Tunisia. E c’era bisogno di un accordo per questo?
Il problema è un altro. E’ come creare le condizioni perché il flusso di questi disperati, che vengono poi buttati a mare, si possa fermare in Tunisia, ed è trovare una soluzione affinché qui in Italia non si trattino queste persone come bestie e dall’altra parte si assicurino sicurezza e parità nella distribuzione fra tutte le regioni di questo problema che non è solo italiano ma è europeo.
E veniamo alla polemica sulle intercettazioni del presidente del consiglio. Ai cittadini italiani interessa sapere se un soggetto, telefonando al presidente del Consiglio, concorda con lui modalità di inquinamento probatorio e modalità per bloccare e sviare le indagini.
Questi sono fatti che per i cittadini comuni, che non sono parlamentari e non sono presidenti del Consiglio, comportano la galera per inquinamento probatorio e pericolosità sociale. Per Berlusconi e per i suoi sodali in questo Parlamento, Cicchitto compreso, dovrebbe invece comportare la galera per il magistrato che fa le indagini. E’ questo stravolgimento della verità che noi dobbiamo fermare mandando a casa questo Parlamento e questo governo prima che si passi a una nuova dittatura.
Ancora una volta si costruisce fumo per non guardare l’arrosto. I brogliacci delle intercettazioni riguardano tutte le intercettazioni. Non era il telefono di Berlusconi sotto intercettazione, bensì quello della Minetti o della Polanco o di altre persone. Come può l’operatore di polizia sapere chi telefonerà? Nel suo brogliaccio, l’operatore di polizia si è limitato a scrivere una sintesi per dire che la Minetti, la Polanco e qualsiasi altro soggetto hanno parlato con un parlamentare.
E’ pacifico in giurisprudenza, ma anche secondo buon senso, che non c’è colpa se intercettando una persona che non è parlamentare questa parla con un parlamentare. Se poi, per giunta, parla di fatti penalmente rilevanti, se permettete io mi chiedo cosa sta combinando questo parlamentare, specie se è presidente del consiglio, non perché il poliziotto che sta ascoltando la telefonata non ha saputo da prima che poteva arrivare la telefonata di un parlamentare. Così si chiede alla polizia una cosa impossibile, e si chiudono gli occhi su gravissimi fatti di inquinamento probatorio che da quelle telefonate viene dimostrato che il presidente del consiglio stava portando avanti.

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5 Aprile 2011

Un'altra giornata di ordinaria follia

Oggi in Parlamento si realizza un’altra giornata di ordinaria follia. Il mondo brucia, l’Italia va a fuoco per i problemi reali. C’è un disastro nucleare in corso che dovrebbe far riflettere su quanto si vorrebbe fare nel nostro Paese. C’è una guerra alla quale stiamo partecipando. Ci sono piazze piene di disperati che chiedono giustizia. Ci sono 4 milioni di italiani che vivono al di sotto della soglia della povertà. C’è il 30% della popolazione giovanile che non ha futuro. C’è un problema drammatico di tenuta delle istituzioni.

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In Aula, invece, assistiamo a un’altra giornata di ordinaria follia, come ormai da 15 anni a questa parte e come sono sicuro che sarà domani e tra una settimana. Di fronte a tutte queste emergenze noi siamo costretti ad occuparci solo dei processi del presidente del Consiglio Berlusconi, il quale evidentemente ha scelto di fare politica soltanto per sfuggire alla giustizia, ha scelto Montecitorio per non andare a San Vittore, e tutti coloro che continuano ad occuparsi soltanto di questo sono complici politici. Gli italiani devono sapere che oggi in Parlamento non ci interessiamo dei problemi mondiali di cui ho parlato prima, ma stiamo a stabilire se Ruby Rubacuori è la nipote del presidente Mubarak e se Berlusconi ha fatto quel che ha fatto per salvaguardare i rapporti istituzionali tra Italia ed Egitto.

Questa è la falsità storica che i parlamentari italiani hanno votato oggi. Questa è l’accusa di complicità politica, morale ed etica che noi rivolgiamo alla maggioranza, asservita alla volontà di un padrone che garantisce loro un posto e li ricatta per poter ottenere un vantaggio processuale. Questa è la ragione per cui noi voteremo contro questa indecenza e invitiamo i cittadini a far sentire la loro voce attraverso l’unico modo democratico, ovvero i referendum.

Vorrei ricordare, a questo proposito, che oggi è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la data dei referendum che saranno il 12 e 13 giugno e non lo stesso giorno delle amministrative, come noi avevamo chiesto. Questo governo è anche ladro e ha rubato 350 milioni di euro di soldi pubblici per non accorpare il voto dei referendum con quello delle amministrative solo perché ha paura del risultato. Noi vogliamo ricordare ai cittadini che il 12 e 13 giugno devono votare Sì per abolire il nucleare e incentivare le energie alternative, Sì per far rimanere l’acqua pubblica - perché almeno l’acqua agli assetati bisogna riconoscerla anche se non hanno i soldi per pagarla - ma si vota anche per una questione politica di grande rilevanza per il nostro Paese, che può far da spartiacque tra la maggioranza solo numerica che ha Berlusconi in Parlamento e la maggioranza rappresentata dalla volontà degli italiani.

Noi siamo infatti convinti che ci sia una dicotomia tra la maggioranza formale e quella reale del popolo. Noi vogliamo che con il terzo referendum, quello sul legittimo impedimento, i cittadini si esprimano su un quesito molto semplice: volete voi continuare a permettere a queste persone di continuare a governare soltanto per badare agli interessi della cricca e ad assicurare l’impunità alle solite persone o volete che la legge sia davvero uguale per tutti, come stabilisce la Costituzione? Se, come noi crediamo, quel giorno i cittadini non si lasceranno trarre in inganno e andranno a votare i referendum, smentiranno Berlusconi che continua a giustificare la sua poltrona e a sistemare i suoi affari dicendo che è sostenuto dalla maggioranza degli italiani.

Cosa sta succedendo in Parlamento? Mai come in questo momento si deve sapere cosa accade qui a Montecitorio: si rinnega la propria dignità, il proprio ruolo, la propria funzione solo per mantenere la poltrona, perché nessuno può credere davvero che qui ci sia qualcuno in grado di sostenere che la signorina Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak. Allora mandiamo a casa questo governo con il referendum, prima che la rivolta sociale si appropri del Paese.

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I cittadini sono esasperati

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Pubblico qui sotto l'intervista rilasciata oggi al quotidiano La Repubblica:

“Solo la piazza può fare cadere Berlusconi, e per piazza intendo la massa dei cittadini indignati che non si rassegnano più a stare alla finestra'.

E' dall'inizio della legislatura che lei partecipa o organizza piazze di protesta, onorevole Di Pietro?

“La piazza soltanto, ripeto, può fermare questa deriva antidemocratica rappresentata dal modello piduista di Berlusconi. Noi l'abbiamo capito dal 2008 quando partecipammo alle proteste di piazza Navona e piazza Farnese. Siamo stati snobbati dagli stessi che ora la pensano come noi. Io sono stato denunciato per le affermazioni che feci allora sul rischio eversivo di questo governo e questa maggioranza”

Chi è stato invece poco coraggioso?
“Mi riferisco a chi ci ha criticati, al Pd, all'Udc e ai Soloni di alcuni giornali blasonati. Sono orgoglioso che una formazione come la nostra abbia messo in piedi una politica di contrapposizione netta e di partecipazione popolare. Ora sento una nuova responsabilità, di trovare cioè il metodo per uscire da questa impasse. Ci vuole una terapia d'urto. Il rischio e' una presa della Bastiglia: non lo vogliamo e non lo dobbiamo permettere, ma la rivolta sociale e' alle porte. L'altra possibilità è chiedere che Berlusconi si dimetta: come dire che il sole domani non sorge. Sono testimone oculare del fatto che Berlusconi si è messo a fare politica per motivi giudiziari, solo restando dov'è continua a mantenere l'impunità che in uno Stato di diritto non gli sarebbe consentita. Infine, c'e' l'ipotesi della sfiducia in Parlamento: come mettere la luna nel pozzo, perché con questa legge elettorale ci sarà sempre qualcuno da comprare o ricattare. Ne' possiamo aspettare il 2013 trasformando il cancro in metastasi”.

E quindi, la piazza. Ma il presidente Napolitano chiede meno rissosità tra le forze politiche. Appello inascoltato?
“Una cosa è la rissosità, altra il gesto di libertà e resistenza dei cittadini italiani ormai esasperati”.

Lei però ha invitato chi manifesta a lanciare monetine contro il centrodestra, se si presentano a loro volta in piazza.
“Invito a evitare di guardare l'effetto senza vedere la causa. Le monetine a Craxi erano la rappresentazione simbolica di un popolo sull'orlo della rivolta per una classe dirigente che aveva distrutto le casse dello Stato. Ora al disastro etico del ladrocinio della Prima Repubblica si aggiunge la sfacciataggine. Spero nell'appuntamento referendario: se Berlusconi perde sul legittimo impedimento, Napolitano dovrà prendere atto che la maggioranza non c'è più”.

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4 Aprile 2011

Vogliono la piazza? Il popolo li prenderà a monetine in testa

Ecco qui di seguito l'intervista che ho rilasciato all'Unità di oggi.

“Il ministro Alfano vuole andare in piazza? Lo sfido, ci vada pure. Se escono dalla piazza mediatica, che controllano, e vanno in quella vera, il popolo li prende a monetine. Berlusconi è un venditore di tappeti e la gente prima o poi se ne accorge. Come mai non ci va più a L’Aquila? Tra un po’ sarà lo stesso per Lampedusa dove ha promesso il Nobel e i casinò. Ormai siamo alla resa dei conti....”. Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un’intervista pubblicata sull’Unità.


Lei non teme forzature sulla riforma costituzionale della giustizia?

«In Parlamento non è ancora arrivato niente. Ci sono solo le leggine per il Cavaliere e i suoi amici, è l’unica cosa che riescono a fare. Usano questa confusione linguistica per truffare i cittadini: parlare di riforme e poi portare in aula solo gli affari loro. Come il “processo breve”: due falsità in una, non è né un processo né breve. È solo un modo per evitare che il processo si svolga. Berlusconi è entrato in politica per motivi processuali, e non è affatto vero che le inchieste siano iniziate dopo il suo ingresso in politica: basta rileggersi un’ordinanza del gip di Brescia che nel 2001 ha stabilito che le indagini non hanno alcuna motivazione “politica” archiviando le denunce di Berlusconi contro noi del Pool di Milano

Nostalgia di quegli anni?
“Se non si parte da questo presupposto non si capisce nulla della sua strategia in tema di giustizia. Ai tempi di Mani Pulite c’era chi confessava e chi fuggiva ad Hammamet. Lui si è inventato la ‘terza via’: andare in Parlamento e fare le leggi per bloccare i processi”.

E se la riforma della giustizia andasse avanti?
“Visto che non hanno una maggioranza qualificata, si arriverà al referendum costituzionale e lì ci divertiamo. Saranno gli elettori a dire chi ha ragione”.

Pd e Udc parlano di elezioni a giugno.
“Sarei felicissimo, ma non vedo le condizioni. Il premier sta a Palazzo Chigi per garantirsi l’immunità, e non si dimetterà mai. Sarebbe più probabile che domani non sorgesse il sole. E questo Parlamento non lo sfiducerà mai perché, alla bisogna, c’è sempre qualcuno disposto a vendersi. L’unica possibilità per le opposizioni è puntare sui referendum. Solo se gli italiani bocceranno il nucleare e soprattutto il legittimo impedimento, il Quirinale potrebbe valutare che questo governo non ha più una maggioranza e mandarci alle urne”.

Se non si raggiungesse il quorum il premier potrebbe sentirsi ancor più legittimato a restare al suo posto…

“Lui sta già al potere, l’unico rischio è che possa restare lì dov’è. Le opposizioni cosa rischiano? Nulla. Dopo il disastro in Giappone c’è una possibilità concreta che il quorum si raggiunga. È grazie a chi, come noi e il comitato per l’acqua, ha raccolto firme nel disinteresse generale. Ora il governo ha paura. E lo dimostra il fatto che, dopo 15 giorni, non hanno ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per i referendum: lo fanno per impedire l’informazione sulle tv prevista dalla legge”.

Pensa che il monito del Quirinale produrrà qualche cautela nei prossimi appuntamenti parlamentari sulla giustizia?
“Non ho alcuna fiducia in questa maggioranza. Questo è un Parlamento che ha un altissimo tasso di concentrazione di persone con problemi giudiziari, l’11%. Neppure in un campo rom ci sono percentuali del genere”.

Meno inquisiti in un campo rom?
“Lì ci stanno bambini, donne. Non si arriva a certe percentuali. E poi chi sta in Parlamento ha l’aggravante. Basti pensare a chi si appresta a votare un provvedimento che dice che Ruby è la nipote di Mubarak. Arrivano a deliberare il falso, hanno perso qualsiasi dignità. Non ho più alcuna fiducia in questo Parlamento, per questo punto tutto sui referendum. Sono l’ultima spiaggia prima che scoppi la rivolta sociale”.

Addirittura…
“Il 30% dei giovani non ha lavoro, ci sono milioni di nuovi poveri e lui tiene impegnate le istituzioni sui fatti suoi. Il rischio c’è”.

Bossi potrebbe staccare la spina?

“Non esiste. Non lo farà per ragioni politiche personali. Quando è stato male il Cavaliere gli è stato vicino e gli ha assicurato tranquillità”.

Cosa intende?
“Vorrei aprire una finestra su come Berlusconi ha garantito nel tempo il funzionamento della Lega Nord. Ma per adesso mi fermo qui”.

Se si vota, l’opposizione come deve presentarsi?

“Credo nel bipolarismo e l’asse portante del centrosinistra è Pd, Sel e IdV. È inutile rincorrere Casini, che tanto se ne va da solo”.

Esclude una Santa alleanza?
“Se ci fosse bisogno di un ‘fronte istituzionale’ per liberare il Paese dalla dittatura mediatica e ricreare le regole minime di convivenza, come la legge elettorale e il conflitto d’interessi, non saremo noi a metterci di traverso”.

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3 Aprile 2011

Faremo ostruzionismo

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Ecco qui di seguito l'intervista che ho rilasciato oggi a Il Fatto Quotidiano:

“Continueremo a fare ostruzionismo a tutti i provvedimenti che arrivano in Aula che sono palesemente fatti nell’interesse del nostro presidente del Consiglio. A cominciare dal voto sul processo breve e sul conflitto di attribuzione. In modo da far prendere atto agli italiani che si tratta di tutti piccoli provvedimenti ad personam”. Lo afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in una intervista rilasciata a Il fatto quotidiano.

Come?
“Utilizzando tutti i modi previsti dal regolamento parlamentare. Per esempio, anche se i tempi sono contingentati, ogni parlamentare può parlare per un minuto: noi abbiamo 20 parlamentari, si tratta di 20 minuti”.

Lo farete con il resto dell’opposizione?

“Finalmente siamo arrivati a una soluzione condivisa, che è quella di costringere la maggioranza in Aula ad ogni voto. Abbiamo visto in questa settimana che loro la maggioranza politica non ce l’hanno e che senza i Ministri non ce la fanno. E l’ultima volta gli è andata bene, perché c’era il Cdm e quindi erano tutti vicini. Se sono sparsi per i ministeri diventa più complicato…”

Ma è possibile liberarsi così di Berlusconi?
“Sulla carta ci sono 4 modi: la presa della Bastiglia, ovvero la rivolta popolare che sarebbe meglio evitare; le sue dimissioni: ma è più facile che il sole non sorga e non tramonti, piuttosto che lui si dimetta; la sfiducia del Parlamento, ma è come sognare la luna nel pozzo: è un Parlamento di nominati che scilipoteggia; mostrare sempre più chiaramente che Berlusconi non ha più consenso politico: se dovesse passare uno dei tre referendum che abbiamo proposto - quello sul legittimo impedimento - questo diventerebbe chiaro e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano dovrebbe prenderne atto sciogliendo le Camere”.

A proposito di Napolitano: che cosa ha detto ai capigruppo convocati?
“È preoccupato per la degenerazione del Parlamento e per la sua capacità di lavorare”.

Si è parlato in questa settimana di Aventino o addirittura di dimissioni in blocco dell’opposizione. Perché in realtà la stessa opposizione riesce a incidere poco. Cosa ne pensa?
“Dobbiamo cercare di capire cosa è più funzionale. In questo momento è più funzionale evidenziare la difficoltà di Berlusconi e della sua maggioranza. Ma non escludo questa possibilità per il futuro. Non mi voglio precludere nessuna possibilità”.

Che cosa farete fuori dal Parlamento?
“Continuiamo ad organizzare manifestazioni. Non c’è un momento in cui non siamo stati in piazza da quando Berlusconi è presidente del Consiglio. Per esempio martedì ci sarà la notte della democrazia”.

Se si dovesse arrivare alle elezioni, come vi organizzerete?

“Ho già detto che bisogna utilizzare tutte le risorse in atto per mandare a casa Berlusconi. Penso a un’alleanza che abbia come asse portante Pd, Idv e Sel”.

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1 Aprile 2011

Anche il nord faccia la sua parte

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Sulla sorte degli immigrati di Lampedusa io sono d’accordo con Cicchitto quando dice che ci vuole “umanità senza demagogia”. Però non so se quello che ha fatto Berlusconi a Lampedusa si possa chiamare demagogia. Io lo chiamerei un comportamento da venditore di tappeti. Solo un venditore di tappeti poteva andare là a dire che s’è comprato la casa a Lampedusa su Internet!

I problemi veri sono altri. E’ accaduto che è stato costituito un lager, sapendo che sarebbe diventato un lager. E pur sapendolo, per settimane e mesi hanno lasciato marcire la situazione in questo modo, scambiando i profughi per i clandestini. A Lampedusa, tranne qualche caso, non ci sono profughi ma clandestini. La nostra accusa politica è aver creato ad arte quel lager per far odiare i clandestini e per giustificare azioni senza precedenti di disumanità.
Detto questo, cosa bisogna fare ora? Secondo noi, nell’emergenza, non si può distinguere tra profughi e clandestini. Sono tutti clandestini, e se le Regioni hanno fatto un accordo dicendo, soprattutto quelle del nord che li prendono solo se sono profughi, in realtà vuol dire che non prendono nessuno.
Chiediamo che ci sia solidarietà da parte di tutti, da parte di tutte le Regioni, non solo di quelle di una parte del Paese. Non si possono fare regioni di serie a e di serie b.

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Berlusconi dovrebbe in ogni caso presentarsi in parlamento e affrontare questo problema. Ma il fatto è che in parlamento non ci stiamo occupando di nulla se non dei processini di Berlusconi.

Nella legge che si sta discutendo adesso di processo breve è rimasto soltanto il nome. Non accorcia in alcun modo il processo. In realtà è rimasta solo una norma, quella all’art. 3, che dice semplicemente questo: “D’ora in poi i termini di prescrizione sono più brevi, anche con riferimento ai processi in corso per i quali non c’è ancora la sentenza di primo grado. Quel tanto che basta per permettere al signor Silvio di farla franca”.

Ergo, tutto questo macello è perché bisogna fare una corsa contro il tempo per far scattare la prescrizione prima che si chiuda il processo Mills. Perché in questo benedetto processo il corrotto è già stato condannato e se si va a sentenza è facile che venga condannato anche il corruttore, cioè Berlusconi.
Insomma c’è una corsa contro il tempo per fare una leggina che anticipi i termini della prescrizione. Il mondo brucia, le centrali nucleari esplodono, la guerra è in corso, il Paese non ha più un’economia e noi, tra una schedina tirata in faccia all’opposizione da Alfano e un “vaffa” di La Russa, di cosa ci occupiamo? Del processo di Berlusconi.

Dicono che è l’Europa a chiedere questa legge. Ma l’Europa ci chiede di fare più presto i processi, non di non farli più. Quello che deve fare l’Italia per rispondere positivamente all’Europa non è fare una normetta per poter dire "così in meno tempo lo prescrivo". Quello che dovrebbe dire è invece: “Attrezzo strumenti, persone, finanze e quant’altro per farlo il più presto possibile”. Se il processo si fa, si sa se una persona è innocente o colpevole, ma non farlo più è la sconfitta della giustizia e dello Stato di diritto. Lasci senza giustizia tutti: gli innocenti, le vittime e i colpevoli.

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31 Marzo 2011

Quel che succede in Italia

Stamattina c’è stato un seguito alle vicende legate a La Russa di ieri, e ha coinvolto noi dell’Idv e il Pd.
Si doveva votare sul verbale di quel che è accaduto ieri, e come al solito avevano scritto le cose al contrario di come erano avvenute. La Russa passava per vittima. Ha sfottuto e sfrugugliato chi stava facendo una manifestazione d’opposizione mettendoli in condizione di dover reagire, come quelli che provocano dicendo “Dai colpiscimi, colpiscimi”. Adesso vuol farsi passare per vittima mentre è solo un provocatore, come è sempre stato.

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Me lo ricordo questo signore, trent’anni fa e forse più. Io facevo il commissario di polizia. Lui faceva il picchiatore e io mi prendevo pure le botte per difenderlo. Tant’è che un giorno, per attaccarmi, mi ha detto “Zitto tu, commissario”. Ma zitto tu!!!
Insomma, il verbale della seduta di ieri non riportava quel che era successo in aula, l’offesa di La Russa contro il Parlamento e contro il presidente della Camera quando c’ha mandato tutti "a quel paese".
Ma siccome al momento del voto sul verbale non c’erano in aula sufficienti deputati della maggioranza, hanno chiamato il consiglio dei ministri che si stava svolgendo qui vicino. Hanno sospeso il consiglio e tutti i ministri si sono messi a correre per arrivare a Montecitorio.

Ora, c’è chi ha il fisico e chi non ce l’ha. Aspetta un secondo, due secondi, un minuto, cinque minuti… ne arrivava in aula uno ogni tanto. Dopo un po’ abbiamo detto al presidente: “Insomma, qui c’è una votazione in corso. Dì chi ha votato e chi non ha votato”.

Dopo aver dato abbondantemente tempo, Fini ha chiuso le votazioni e il processo verbale in cui La Russa passava da imputato a vittima non lo abbiamo approvato. Il ministro Alfano, che non era riuscito a votare perché era arrivato fuori tempo massimo, ci ha buttato addosso il tesserino parlamentare.

Quando un governo si comporta così, vuol dire che sono venute a mancare le regole basilari della democrazia rappresentativa. Vuol dire che non ci sono più regole democratiche. Vuol dire che non ci sono più regole morali. Ora formalizzeremo una mozione per sfiduciare il ministro Alfano. Sarà del Pd e dell’idv ma spero che altre forze politiche si possano aggiungere, perché credo che in questo momento bisogna unire tutte le forze d’opposizione nel Paese, in difesa della democrazia.

Siamo in un momento delicato. Può scoppiare la rivolta sociale anche da noi.

Chi si arrabbia con i manifestanti che protestano non si rende conto dell’esasperazione a cui sta portando tutto questo mentre ci sono quattro milioni di poveri, giovani senza futuro, un mondo in guerra, una centrale nucleare che esplode e noi dobbiamo occuparci anche oggi e la settimana prossima di Berlusconi. Non se ne può più.
Ma la fine degli imperi arriva sempre così: con gesti di violenza e di prepotenza.
In questo momento, esponenti del governo stanno umiliando e offendendo il Parlamento. Mandano a quel paese il presidente della Camera. Buttano le loro schede di voto sui banchi dell’opposizione. Stanno commettendo azioni di repressione e di arroganza nei confronti sia del Parlamento, sia dei cittadini fuori perché vogliono lo scontro.

Vogliono alimentare la violenza perché non vogliono che si discuta dei problemi reali: il lavoro, la violenza, la guerra in corso, la centrale nucleare in Giappone… Il parlamento deve essere occupato solo a sistemare il processino di Berlusconi.

Credo che a questo punto la reazione legittima della piazza sia necessaria per far sloggiare dalle loro poltrone questi profittatori. L’Italia dei Valori aderisce quindi alla manifestazione “Notte bianca per la democrazia”, tra l’8 e il 9 aprile in piazza Navona a Roma e in tutta Italia. Ci prenotiamo immediatamanente.

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26 Marzo 2011

I referendum del buon senso

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“Dar da bere agli assetati”, ha detto Gesù Cristo. Non ha mica aggiunto “soltanto se hanno i soldi per pagarsela”. Non è Marx a insegnarci che l’acqua è il primo bene comune e che farla diventare una fonte di profitto è una bestemmia. E’ il Vangelo. E per chi non è né marxista né credente, basta il semplice buon senso. Due cose appartengono a tutti e non si possono mai trasformare in proprietà privata di qualcuno: l’aria e l’acqua. Perché l’aria e l’acqua sono la vita e la vita non può essere venduta a qualche imprenditore privato.

I furboni che pensano di arricchirsi o di fare arricchire qualche cliente con la privatizzazione dell’acqua dicono che nessuno mette in discussione il fatto che l’acqua sia un bene pubblico. E’ solo la gestione che diventerà privata. Bella presa per i fondelli! Sai che me ne faccio dell’acqua pubblica se quando apro i rubinetti non scende niente perché non ho pagato la bolletta ai privati che si occupano della gestione.

Queste sono le solite bugie. La verità è che vogliono fare diventare l’acqua un bene privato con cui qualcuno si arricchirà e qualcun altro dovrà sudare per comprarsi quello che è sempre stato un diritto inalienabile di tutti i cittadini e di tutte le persone al mondo.
Oggi pomeriggio l'Italia dei Valori sarà a Roma a manifestare per il sì ai due referendum che vogliono impedire di privatizzare l’acqua e a quello che vuole difendere l’aria dall’inquinamento nucleare. Noi dell’Italia dei valori abbiamo raccolto le firme per quest’ultimo, il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica per i primi due, ma la battaglia è la stessa. Perché gratta gratta anche dietro alla decisione assurda di riportare il nucleare in Italia ci sono soldi. Tanti, tantissimi soldi.

L’energia nucleare, oltre a essere pericolosissima, costa tanto e rende poco. Se guardiamo le cose dal punto di vista del Paese, riaprire le centrali ora che tutti le stanno chiudendo e lo stesso governo tedesco dice che bisogna eliminarle al più presto è la scelta più suicida che ci sia. Ma dal punto di vista dei pochi privati che ci si riempirebbero le tasche è vero il contrario. Per loro sarebbe un affare d’oro. Però solo per loro.

Questo governo, a parte difendere il presidente del consiglio dalla giustizia, non fa quasi niente. Ma quel poco che fa lo fa nell’interesse di pochi e a danno di moltissimi. E’ un governo che vuole arricchire qualche amico, alleato e cliente facendo dell’acqua una proprietà privata e imponendo al Paese una scelta disastrosa e avvelenata come il nucleare. Già solo per questo dovrebbe andarsene a casa al più presto.

Ma siccome non lo farà dovremo essere noi, i cittadini, la democrazia, a impedirgli di realizzare questi progetti scellerati votando sì ai referendum del 12 e 13 giugno: due sì per l’acqua, uno contro il nucleare, e l’ultimo per liberarci di chi l’acqua e l’aria vuole togliercele.

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25 Marzo 2011

Siamo il pilastro dell'alternativa

Ecco la mia intervista pubblicata questa settimana su Gli Altri.

«Ma quale comunista! Sono cose che diceva Gesù e sono scritte nel Vangelo». Accostamento ardito, e un po' blasfemo. Peraltro il Messia scacciò i mercanti dal tempio, Antonio Di Pietro s'accontenterebbe di cacciare i “pirati” dal mercato. Dove per “mercato” s'intende quello dell'economia, che il leader dell'Italia dei Valori certo non rinnega, ma neppure beatifica. E per “pirati” i capitani d'industria che sfruttano e delocalizzano, celando le proprie malevole intenzioni dietro il paravento della recessione globale. Stato sociale, diritti e beni universali. Se è giusto come è giusto – nel marasma dei dissesti planetari – non perdere di vista l'ombelico della nostra misera Italia, allora da lì bisogna partire, da una ricetta per «uscire dalla crisi». Un pacchetto di riforme per un nuovo welfare, che faccia rifiatare le imprese e restituisca dignità al lavoro. Da questa «battaglia di civiltà», insieme alla campagna referendaria contro il nucleare, la privatizzazione dell'acqua e il legittimo impedimento, passa la costruzione dell'alternativa al berlusconismo, che il leader dell'Italia dei Valori immagina interna al perimetro del centrosinistra, in un recinto schiettamente bipolare. Unico problema: l'ostracismo del Pd: «Ci snobbano, ci mettono all'angolo. Vorrebbero fare a meno di noi, salvo poi accorgersi che portiamo avanti programmi ragionevoli e condivisibili».

Onorevole, gli attriti col Pd non fanno più notizia. Cos'è che non funziona nei rapporti con i dirigenti democratici?
Con il Partito Democratico vi è purtroppo un rapporto ancora limitato ad esigenze “numeriche” più che programmatiche. Questo perché nel Pd le troppe anime che vi convivono non riescono a trovare un punto di incontro su molti temi dell’agenda politica, fra cui lavoro, economia, ambiente ed energia. Soltanto poche settimane fa il Pd osteggiava i tre referendum sostenuti dall’Italia dei Valori, dicendo che avrebbero aiutato Berlusconi. Oggi invece prendo atto che li hanno fatti propri. Ma è un’intestazione fittizia a scopo di lucro elettorale.

“Dare da bere agli assetati...”. In piazza ha citato il Vangelo. Ma sull'acqua pubblica il Pd prende tempo. Bersani è un cattivo cristiano?
Che le devo dire, i problemi del Pd sono conosciuti, mentre le soluzioni non sono conoscibili. Ma non spetta a me intervenire sui loro distinguo. Quello che posso confermarle è che l’Italia dei Valori si muove all’interno di un recinto bipolare e dentro il bipolarismo intende costruire un programma alternativo a Berlusconi. Bisogna salire un gradino alla volta, non avere fretta di fare il passo più lungo della gamba e accontentarsi di partire dal minimo comune denominatore dell’alleanza. Mi lasci dire però che il nostro partito è mal tollerato. A differenza di quanto avviene nella maggioranza, dove la Lega è vissuta come anomalia ma viene coccolata, l’Idv nel centrosinistra viene letteralmente bistrattata. C’è nei nostri confronti un ostracismo continuo e credo sarebbero molto più contenti se non ci fossimo, perché siamo la coscienza critica su alcune politiche ambigue e su alcuni comportamenti poco chiari a livello territoriale. Ma recriminare serve a poco, l’Italia dei valori deve consolidare la propria forza soprattutto nell’elettorato. Alla fine contano i numeri: più siamo forti più possiamo far pesare le nostre idee nell’elaborazione di linee programmatiche all’interno del centrosinistra.

Quando allude a “politiche ambigue” e “comportamenti poco chiari” sul territorio viene in mente il caso di Napoli.
Io penso semplicemente che la candidatura di Luigi De Magistris possa essere più forte e vincente rispetto a quella indicata in extremis dal Pd. Noi siamo stati limpidi nella nostra proposta: essendo venuta a mancare, attraverso il caso delle primarie, l’individuazione del candidato comune, abbiamo sentito il dovere di avanzare una nostra candidatura, non di bandiera e non di facciata, che potesse rappresentare un esempio di buona amministrazione, all'insegna della discontinuità. E con ottime chances di risultare vincente. Ma abbiamo anche detto sin d’ora che siamo pronti ad appoggiare l’altro candidato al ballottaggio, se dovesse prevalere: lasciamo agli elettori, al primo turno, decidere quale sia la scelta migliore. Come vede anche in questo caso la nostra posizione è stata male interpretata in nome di quel risentito ostracismo cui accennavo prima.

Anche Sel ha fatto lo sgambetto a De Magistris. Nella consultazione interna la maggioranza degli iscritti vendoliani ha scelto il candidato del Pd...
Non lo considero affatto uno sgambetto. È una decisione democraticamente assunta, che noi rispettiamo, ma che non ha implicazioni definitive: rimettiamo agli elettori di Sel una valutazione più complessiva e più concreta al momento del voto. In ogni caso il nostro impegno è fare una campagna non contro un pezzo del centrosinistra, ma in alternativa al centrodestra. Siamo sicuri che al secondo turno troveremo un punto di incontro.

Nei suoi riguardi, lo ha fatto capire prima, non sono così premurosi. Nelle due uniche realtà in cui l'Idv ha avanzato una candidatura autonoma, Napoli e Campobasso, il Pd ha alzato barricate.
Spero che alla provincia di Campobasso si possa ancora raggiungere un accordo, ma quel che è successo lì è paradossale. Pensi che l’Idv ha il doppio dei voti del Pd. Abbiamo proposto la candidatura del massimo responsabile del partito, mentre il Pd non è riuscito ad avanzare nessuna alternativa propria e si è appellato a una consulente del governatore del Molise Iorio, di centrodestra. Questa signora è venuta a casa mia a Montenero di Bisaccia a propormi riservatamente di rompere la coalizione, di appoggiare lei in contrasto col Pd e in accordo con il Terzo Polo. Le ho detto testuali parole: “Non posso rompere la coalizione, non posso tradire il mio impegno col Pd”. Per tutta risposta lei è andata dai dirigenti democratici e ha realizzato l’accordo contro di me, nonostante io abbia avvisato il segretario Bersani senza ricevere alcuna risposta. Credo che questo episodio, al di là del comportamento discutibile e interessato del soggetto in questione, sia abbastanza paradigmatico. Pur di farmi un dispetto sono caduti nella trappola. Un comportamento deplorevole, ma mi auguro che questa posizione rientri.

Non c'è solo la partita delle amministrative. Su alcuni temi, in particolare sul mercato del lavoro, nel centrosinistra ci sono sensibilità differenti. Brucia ancora la lacerazione sul caso Fiat?
Noi chiediamo al Pd di iniziare un confronto programmatico su questo capitolo fondamentale, ribadendo la posizione di principio dell'Idv: no allo scontro lavoratori-impresa, perché ognuno dei soggetti di questo rapporto è essenziale per la vita dell’altro. Non si può chiedere alle imprese di lavorare in perdita, altrimenti chiudono baracca e se ne vanno; non si può chiedere al lavoratore di diventare un moderno schiavo. Per questo servono politiche per il lavoro e politiche fiscali. La peggiore anomalia del terzo millennio è la falsa interpretazione del concetto di flessibilità. La flessibilità può essere un valore aggiunto solo laddove si presenti come reale opportunità per chi la pratica, non se la si subisce “obtorto collo”. Oggi quattro lavoratori su cinque sono costretti a cercarsi un nuovo impiego: in molti casi si tratta di un escamotage del sistema dell’impresa per avere la mano libera sui dipendenti, sbarazzandosene come fossero spazzatura, merce usa e getta. Per questo noi abbiamo fatto una proposta che prevede la flessibilità come opportunità ma non come forca caudina: deve essere un’esperienza a termine che porti a un risultato positivo e non alla fine del lavoro. Ho parlato con il personale della nuova compagnia aerea Cai, mi hanno detto che l’azienda prende tutti a contratti a termine e poco prima della fine dell’ultima proroga utile, ossia i trentasei mesi, anziché stabilizzare il lavoro assume altro personale a termine. Ecco quindi che vi è un abuso della ratio della norma per interessi personali.

Nel libro curato insieme al responsabile lavoro Maurizio Zipponi (gratis con “Gli Altri” la prossima settimana, ndr) emerge il ritratto di un’Italia in ginocchio: imprese che soffrono ma anche imprese che fuggono, che approfittano del paravento della crisi per fare “macelleria sociale”. Come si tampona l'emorragia?
Noi riteniamo che bisogna fare un salto di qualità nella difesa dello stato sociale, del lavoratore e dell’impresa in difficoltà, e che si passi dall’attuale ricorso indistinto alla cassa integrazione guadagni ai contratti di solidarietà. Allo Stato costa la stessa cifra, mentre l’azienda può mantenere il suo know how e il proprio bacino di maestranze e il lavoratore, a parità di retribuzione, può avere la speranza di una soluzione positiva e non di un’agonia a perdere, come accade con la cassa integrazione. Per quanto riguarda il sistema dell’impresa bisogna abbattere i due grandi mostri, l’inequità fiscale e l’evasione fiscale, che rendono impossibile una leale concorrenza. È proprio la sopravvivenza di oligopoli che genere la diseconomia del sistema e una sostanziale disuguaglianza. La nostra proposta è riassumibile nel 20-20-20: far salire al 20% la tassazione della rendita finanziaria, ridurre al 20% la tassazione sui redditi da lavoro e aumentare del 20% gli stipendi nel giro dei prossimi tre-quattro anni.

Le daranno del pazzo bolscevico.
Sia chiaro: io sono per la libera concorrenza, ma uno Stato che si definisce civile non può avallare la legge del più forte.

L'attenzione ai temi sociali e del lavoro è il perno attorno a cui è ruotata la “metamorfosi” del suo partito, il cui unico faro è stato per lunghi anni il legalitarismo. Cosa è cambiato?
In parte questa metamorfosi c'è stata: siamo passati da un partito nato con l’obiettivo di rilanciare il tema della legalità nel nostro paese – nel momento in cui Berlusconi e il berlusconismo stavano distruggendo la Costituzione, in particolare l’articolo 3 – ad un partito che vuole presentarsi come forza di governo e non solo di opposizione. Non vogliamo essere contemporaneamente l’uno e l’altro, come ha tentato di fare Rifondazione con Prodi e come sta accadendo adesso per la Lega: vogliamo proporre l’alternativa all’interno del centrosinistra e riteniamo che quest’alternativa passi per l’individuazione di alcune priorità. Una di queste è il lavoro. Ma ci sono anche l’ambiente, l’energia, l’economia. Rispetto alle origini la legalità non è più il perno del programma, ma un presupposto imprescindibile. L’Italia dei Valori, da un paio d’anni a questa parte, sta svolgendo un lavoro costante per progettare un’uscita dalle macerie del berlusconismo. Siamo ai colpi di coda di un regime che è una via di mezzo tra il drammatico – per i lavoratori, per l’ambiente, per l’economia – e il ridicolo – per il bunga bunga, le “olgettine” di turno e i baciamano con Gheddafi.

Appunto, Gheddafi. Che giudizio dà della crisi libica e dell'intervento militare?
L’Italia dei Valori si è astenuta sulla mozione del Pdl perché voleva vederci più chiaro sulle reali intenzioni che ci sono dietro. Abbiamo sempre detto che avremmo rispettato le risoluzioni delle Nazioni Unite, ma nei limiti delle stesse risoluzioni e non oltre i loro contenuti. Invece ci sono state violazioni, discrasie tra la lettera della risoluzione e le azioni concrete poste in essere dai governi, vi è stata una corsa in avanti rispetto al mandato Onu, senza copertura. Le Nazioni Unite hanno dato incarico ad una coalizione internazionale – e non ai “volenterosi” – di imporre la no-fly zone, senza che vi fosse un massacro della popolazione libica. Nei giorni scorsi si è fatto qualcosa di più, bombardando Tripoli, le postazioni della contraerea militare, e direttamente Gheddafi. Insomma, un’operazione militare di guerra per rovesciare un regime. Credo che per questo ci voglia un mandato specifico delle Nazioni Unite. E a questo punto non vedo perché puntare solo sulla Libia e trascurare gli altri stati totalitari. Non c’è nulla di più ipocrita di ciò che sta avvenendo in queste ore, e non solo nell’ambito del governo italiano. Fino a quando il piatto ricco si realizzava con Gheddafi al potere, si è chiuso un occhio, anzi due. Ora che il colonnello non serve più abbiamo trovato tanti piccoli La Russa che si sono buttati a fare il gioco della guerra.

Si alza il sipario su una tragedia e cala su un'altra. Già si parla meno del Giappone e del rischio nucleare. Il governo italiano lavora per disinnescare la mina del referendum, magari con l'escamotage di una moratoria...
Dobbiamo impedire che sui referendum venga messo il silenziatore. Le vicende della Libia hanno già fatto passare nel dimenticatoio il dramma dei morti in Giappone e la questione delle centrali nucleari. Tutti quelli che remano contro il referendum hanno interesse a che non se ne parli, che si arrivi in modo soft a quella consultazione elettorale per far saltare il quorum. Noi dobbiamo reagire a questo tentativo di mettere il bavaglio. Il mancato accorpamento con le elezioni di maggio, oltre all'enorme spreco di denaro pubblico, è stato un primo segnale. Ora temo che il governo abbia in mente qualche altro raggiro.

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24 Marzo 2011

Berlusconi e Frattini, due conigli

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Oggi sono intervenuto in Aula alla Camera sulla situazione che si è creata in Libia, questi il video e il testo del mio intervento.


Innanzitutto mi sia concesso deplorare l’assenza del presidente del Consiglio da questo incontro con il Parlamento. Piaccia o non piaccia, stiamo facendo un’azione di guerra. Chiamiamola pure “azione di pace”, ma è fatta con armi e bombe, e il fatto che il presidente del consiglio non senta il dovere di venire in Parlamento e assumersi la responsabilità davanti al Paese di quello che stiamo facendo dimostra che è un coniglio.

Ciò premesso, l’Italia dei valori si riconosce nella risoluzione 1973 dell’Onu perché per la prima volta, in un’azione di guerra effettiva, c’è stata una decisione dell’unico riferimento di governo mondiale che abbiamo. Se riconosciamo l’importanza dell’Onu, abbiamo il dovere di seguirne poi le disposizioni. Per la prima volta l’Onu ha deciso direttamente, e quindi c’è una legittimazione giuridica. Però c’è anche un compito circoscritto che l’Onu ha indicato: salvare vite umane. Questo e solo questo è il compito: non andare ad ammazzare Gheddafi oppure tifare per l’una o l’altra parte della popolazione. Noi dobbiamo tifare per tutta la popolazione, sia che sia pro Gheddafi o che sia contro Gheddafi. Nessuno deve essere ammazzato se non per salvare molte altre vite umane.

Che ci siano indubbie ragioni umanitarie per rendere obbligatorio l’intervento dell’Onu mi pare che sia sotto gli occhi di tutti. Ricordo cosa disse Gheddafi poche ore prima dell’intervento. Aveva deciso di distruggere una parte del suo popolo. Aveva scagliato i suoi soldati contro il suo popolo. Aveva ordinato loro di andare a massacrare Bengasi e una parte della Libia. Di fronte a tutto questo non si può retare a guardare. E’ vero che ci sono molti altri interessi, anche non confessabili, per cui si è voluto andare in Libia, ma senza dubbio le ragioni umanitarie c’erano e per questo c’è anche la legittimazione.

Qualcuno dirà, e anche noi lo diciamo, “ma allora perché non in Ruanda, cambogia, Yemen?”. La domanda è appunto questa: “Perché no?”. Ma non è che siccome non interveniamo mentre ammazzano da altre parti ciò rende legittimo l’ammazzare da questa parte! Il fatto che non si debba ammazzare da nessuna parte non giustifica il fatto che si debbano chiudere gli occhi sempre. Semmai bisogna aprirli anche per le altre regioni in cui ci sono situazioni di questo tipo.
Ma qual è il merito della risoluzione Onu? Ha stabilito che non bisogna permettere agli aerei di Gheddafi di andare a bombardare, che bisogna proteggere Bengasi e la popolazione, che bisogna intervenire anche con embargo e blocco dei beni, che bisogna stabilire un corridoio umanitario. Queste e solo queste sono le ragioni che hanno indotto noi forze dell’opposizione responsabili a sottoscrivere una risoluzione unitaria. Abbiamo ascoltato le accorate parole del capo dello Stato. Lui sì che ci ha messo la faccia, come avrebbe dovuto fare il presidente del Consiglio che invece, coniglio, è scappato.

Cosa chiediamo? Chiediamo un cessate il fuoco immediato. Chiediamo una mediazione politica immediata. Chiediamo una corte internazionale dell’Aja per Gheddafi. Ma non è che dobbiamo radere al suolo tutto ciò che è sua proprietà per sfogare i nostri istinti più barbari.
Nel governo regna la confusione. Mi permetto di evidenziare alcune anomalie. Maroni, ministro degli Interni: “Minaccia terrorismo”. Frattini, ministro degli Esteri: “In Italia nessun pericolo terrorismo”. Il cavaliere. “Sono stato informato poco e male”.

Potrei dilungarmi su questo tema molto di più. Certo è che il governo è passato da un eccesso all’altro. Soprattutto Berlusconi, che prima si è messo a fare il giullare, a fare il guascone, a giocare alle gheddafine e adesso dice che è un criminale. Prima non lo aveva visto. Berlusconi gioca con il suo ruolo. Non ha il senso della responsabilità del suo ruolo di presidente del Consiglio. Pensa che sia come stare nel sottoscala di Arcore a fare il Bunga Bunga, e questa è una cosa vergognosa.

Berlusconi ha scelto il cavallo sbagliato, ma anche Lei lo ha fatto, ministro Frattini. Lei, il 18 gennaio 2011, ha indicato Gheddafi come modello del riformismo arabo. Alla faccia del modello di rifomismo! Ma Lei fa il ministro degli Esteri o fa il giullare insieme a Berlusconi?

(Frattini esce dall’aula)

E lei, signor ministro, non fugga via! Si assuma le sue responsabilità! Il Paese deve sapere che mentre una forza dell’opposizione esprime in Parlamento le sue idee sul comportamento di questo governo, il presidente del Consiglio non c’è, il ministro degli Esteri Frattini, dopo averci recitato una poesia, se ne scappa via e il ministro della Difesa La Russa viene qui solo a ripetere pari pari il discorso fatto al Senato, scambiando i deputati per i senatori. Ecco qual è il rispetto che hanno del Parlamento questi signori del governo! Lo sappiano gli italiani: questo è un governo che non c’è, un governo che gioca con la pelle degli altri. E anche con la nostra.

Per questo noi chiediamo che il governo si assuma almeno una responsabilità: che non chieda ma pretenda dagli altri Paesi europei che i flussi migratori siano distribuiti equamente. Avremmo voluto dire al ministro Frattini, se non fosse scappato, anche lui come un coniglio dopo Berlusconi, che non deve giocare con i flussi migratori. Ci sono due flussi migratori: una cosa sono i profughi, altra cosa sono gli immigrati. Quindicimila immigrati in arrivo dalla Tunisia non devono essere usati per giustificare quel che accade a Lampedusa dicendo che sono profughi. E’ solo una furbata di questo governo che cerca di far passare in secondo piano quel che sta facendo in Libia.

Noi riteniamo che il trattato di amicizia fra Libia e Italia debba essere sospeso. Vede, ministro-Frattini-che-non-c’è-più, lei ha detto che a norma dell’art. 103 dell’Onu il Trattato non vale più. E’ vero. A norma dell’art. 103 non vale più, ma questo deve essere notificato. Deve essere presa una posizione diretta. Noi chiediamo che il Parlamento approvi una mozione che dica che noi sospendiamo la validità di questo Trattato con il governo libico.
Il fatto che voi non vogliate che ci sia una risoluzione con cui il Parlamento impegna il governo a notificare al governo libico che non vuole averci più niente a che fare dimostra una cosa sola: il recondito pensiero di mantenere con quel governo un filo per continuare, semmai Gheddafi dovesse rimanere al potere, a farci affari.

In tutti questi anni Berlusconi, sia da privato cittadino sia da rappresentante del governo, ha legittimato il criminale Gheddafi.
E proprio in relazione al fatto che sulla crisi libica non riesce ad avere una posizione unitaria, il governo, a nostro avviso, non ha più alcuna possibilità di restare davvero in carica. Prima va casa, meglio è.

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23 Marzo 2011

Libia: usciamo dall'ipocrisia

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Che Gheddafi era ed è un dittatore non lo dovevamo scoprire oggi. Però non è stato solo Berlusconi a festeggiare Gheddafi. Prima di lui lo avevano fatto altri governanti italiani ed europei e americani. Con molta ipocrisia lo volevano fare diventare il rappresentante dei diritti civili. Usiamo dall’ipocrisia: siccome Gheddafi ha le materie prima a tutti faceva gola avere con lui un rapporto che riforniva di petrolio e altre materie prime.
Se la vera ragione di questo intervento militare fosse quella umanitaria, dovremmo intervenire, prima che in Libia e più che in Libia, in altri quaranta Paesi. La verità è che lì c’è una guerra civile. Il popolo è spaccato. Possiamo noi prendere posizione per l’uno o per l’altro? Qualcuno, come Chavez si è schierato con Gheddafi, qualcun altro ha preso posizione per gli insorti. Noi siamo riusciti a prendere posizione per tutti e per nessuno.
Così, comunque vada, il petrolio ce lo siamo giocato. Ce lo siamo giocato se vince Gheddafi, dopo lo scherzetto che gli abbiamo fatto. Avevamo firmato e pochi mesi fa ratificato un trattato con la Libia che diceva in modo chiaro che ciascuna parte si impegnava a non compiere atti ostili nei confronti dell’altra e a non consentire l’uso del proprio territorio per commettere tali atti: l’esatto contrario di quello che abbiamo fatto. Se invece vincono gli altri, già stanno gridando “Vive la France” e “Viva l’Inghilterra” e ce lo siamo giocati pure in quel caso. Comunque sia , noi siamo quelli a cui tocca la parte dei doveri e non quella dei dirittti.
Di chi è la colpa di questa situazione? Nell’immediatezza del governo italiano che non doveva sottoscrivere quel trattato, ma anche dei governi italiani precedenti che hanno ammiccato a non finire. Prendersela solo con Berlusconi a me può fare piacere, però non è giusto.
E adesso cosa si può fare? Prima di tutto usciamo fuori dall’ipocrisia e annulliamo quel trattato. Si può anche non annullarlo in Parlamento, ma bisogna almeno notificarlo alla parte interessata! Poi chiediamo che il governo venga a riferirci cosa ha fatto finora, mentre Berlusconi non vuole nemmeno venire di persona perché non sa che cosa dire.
Prendiamo il Frattini 1 e il Frattini 2. Era quello che diceva che la Libia e Gheddafi erano un punto di riferimento. Oggi dice l’esatto contrario. Berlusconi addirittura voleva convertire insieme a Gheddafi alla Jamarya 300 ragazze 60-90-60.
Insomma, noi ci rendiamo conto che in Libia c’è un popolo che sta essendo ammazzato, però anche la questione della no-fly zone bisogna vedere come viene interpretata. La norma, testualmente, autorizza gli Stati membri a prendere tutte le misure necessarie a proteggere i civili e le aree popolate dei civili sotto minaccia di attacchi della Jamarya. Ma in questa formula, “tutte le misure necessarie” ci sta tutto e il contrario di tutto. Se per difendere i civili ammazzo tutti gli altri nessuno li minaccia più.
L’Italia, insomma, non vince nessuna guerra, sia che vinca l’uno sia che vincano gli altri. L’Italia e tutte le potenze occidentali devono mettere la tregua e la trattaiva al primo posto. Devono creare un sistema di relazioni non solo per arrivare a un cessate il fuoco ma per trovare una soluzione politica piuttosto che alimentare la guerra.
Per quanto riguarda la politica interna italiana, c’è chi come il ministro Castelli dice che dall’altra parte non ci sono civili ma ribelli armati o che bisogna mandare osservatori come chiede Gheddafi a vedere se davvero lui uccide i civili. ma castelli è un ministro di questo governo e la Lega sostiene questo governo. La politica estera non è come il testamento biologico, dove si può invocare la libertà di coscienza. Se la politica estera spacca la coalizione, spacca la possibilità stessa di esistenza di questo governo.
Infine, l’Italia sta oggi facendo un lavoro incredibile per la coalizione, per la Francia, l’Inghilterra e quant’altri. Quindi oggi è in condizione di dire che in confini marittimi tra noi e la Libia sono i confini d’Europa. E allora man mano che le persone arrivano dall’Africa, non è che li si butta a mare, ma vanno direttamente nei vari paesi europei, un tanto per ciascun paese: cento a me, cento a te e altri cento a te. Questo è quello che bisogna fare, e questo bisognava porlo come condizione all’Onu.

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21 Marzo 2011

Da amici a traditori, dai baciamano ai raid aerei.

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Oggi abbiamo presentato una mozione che impegna il governo a dare una spiegazione convincente agli italiani su questo conflitto contro la Libia. E’ arrivato il momento della verità e l’esecutivo ha il dovere, non solo di informare il Parlamento, ma, ove necessario, di sottoporre le nuove decisioni al voto delle Camere, in modo che venga garantito il rispetto dei limiti del mandato contenuto nella risoluzione Onu 1973. Scarica la mozione sulla Libia

Sembra passata una vita ma sono trascorsi appena due mesi da quando Silvio Berlusconi, in occasione della firma del Trattato di amicizia italo-libico, riceveva il leader Muammar Gheddafi nella Capitale, riservandogli fastosi omaggi e un’abnegazione quasi imbarazzante per un presidente del Consiglio e per gli stessi italiani. Nessuno dimentica che quel Trattato, votato da quasi tutte le forze politiche tranne dall’IdV e pochi altri, stabilisce una reciproca difesa dei territori tra l’Italia e la Libia. Un’amicizia ostentata e poi schiacciata con la velocità della luce e già i nostri caccia e Tornado hanno preso il volo e hanno colpito Tripoli. E ancora non sappiamo chi è rimasto sotto quelle bombe. Allo stesso modo, il ministro degli Esteri, Frattini, che il 18 gennaio scorso, aveva addirittura definito il Colonnello Gheddafi, un modello di riformismo arabo, ora si appresta a congelare i suoi beni.
Non che sia considerato reato cambiare idea, ma qual è la posizione del governo in questa guerra? Insomma, si passa da un eccesso all’altro. Chiaro sintomo di una politica estera improvvisata e sempre supina alle altre potenze. Prima agli ordini di Gheddafi e poi dell’asse composto da francesi e inglesi che, man mano che passano le ore, si dimostrano sempre più interventisti, interpretando a proprio piacimento modalità e condizioni del mandato ricevuto dall’Onu attraverso la risoluzione 1973. Ieri, l’exploit di questa schizofrenia si è tradotto con le dichiarazioni del ministro della Difesa che ha affermato: “Non è intenzione dell’Italia di mettere caveat al proprio intervento”. In altre parole La Russa dice: non porremo limiti. Che per i nostri promotori guerrafondai vuol dire: piatto ricco mi ci ficco!.
Chiediamo che il governo, invece di blaterare a reti unificate, ponga subito la questione in Parlamento e chiarisca la sua posizione. Qualunque passo in più va affrontato nella sede preposta, ossia il Parlamento. Non esistono scorciatoie. Non bisogna andare oltre il mandato Onu, né interpretarlo a proprio uso e consumo.

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19 Marzo 2011

Bisogna mandarlo via


Ecco il testo dell'intervento di oggi:

Prima di tutto voglio ringraziare quei due milioni di cittadini che, firmando per i referendum, hanno dato la possibilità di porre oggi a tutti gli italiani alcuni quesiti fondamentali per la libertà, per la democrazia, per l’ambiente e per il futuro. Dobbiamo dire grazie anche a quegli altri due milioni di cittadini che hanno firmato per i referendum sull’acqua proposti dal Forum per l’acqua pubblica. I nostri referendum e i loro sono una sommatoria.
Più siamo, più riusciremo a entrare nell’informazione e a far sapere di cosa si parla. perché questo è il è problema dei problemi: ogni volta che c’è qualcosa che va contro il regime, contro le idee piduiste, allora si mette il bavaglio e si cerca il trucco. Il primo trucco è non fare referendum e elezioni amministrative insieme. Non c’è una ragione di alcun tipo per non fare insieme referendum ed elezioni. perché si devono buttare 350 milioni di euro? Quante cose si possono fare con 350 milioni di euro? Pensateci!
Non è stato un errore. Magari! Gli errori si scusano. Ma questo è stato un ladrocinio di Stato buttare via 350 milioni per impedire ai cittadini di dare il loro voto e fare il loro dovere.
Noi siamo qui per aprire la campagna referendaria ma ci troviamo anche in una giornata particolare, di vigilia di guerra, e su questo un partito politico come l’Italia dei Valori deve dire quello che pensa. Anche noi abbiamo avuto in passato il nostro Gheddafi. Si chiamava Mussolini. Qualunque soluzione al di fuori delle Nazioni unite è sbagliata, ma nell’ambito delle Nazioni unite dobbiamo dire forte e chiaro e da che parte stiamo, e lo diciamo: stiamo dalla parte del popolo libico contro il suo dittatore che lo sta distruggendo.
Dobbiamo dire forte e chiaro cosa è avvenuto nel nostro paese due mesi fa: c’era un signore con la sua tunica che si faceva fare il baciamano dal nostro presidente del consiglio. E c’era un signore, nostro invece, che ha svenduto la dignità del nostro paese per fare il giullare. Lui ha detto di essere un guascone, ma i guasconi stanno in guasconeria, non a palazzo Chigi.
E nel mentre si facevano queste guasconate, in Parlamento, col voto contrario dell’Italia dei valori, veniva approvato un trattato di amicizia con la Libia in cui l’art. 5 diceva e dice ancora ora che lì’Italia si impegna a impedire qualsiasi azione che possa ostacolare il governo di Gheddafi. L’esatto contrario di quel che dovevam fare e che l’Onu ci chiede di fare.
Oggi noi dobbiamo fare il nostro dovere, così come ci chiedono l’Onu e il popolo libico oppresso, e così come tanti altri paesi hanno fatto al momento della liberazione del nostro paese dal regime fascista. però noi oggi dobbiamo anche pretendere che si torni in parlamento e che questo governo, con la cenere sul capo dica, insieme alla sua maggioranza, che quell’art. 5 è stato un atto di contiguità e di complicità col regime gheddafiano. Del resto i due regimi si assomigliano nel loro aspetto ridicolo. In quello drammatico, purtroppo, quello di Gheddafi è molto peggiore.
Ma torniamo alla ragione per cui siamo qui. Molti vorrebbero che questo nostro partito non ci fosse, ma poi alla resa dei conti, dopo un po’ vengono tutti sulle nostre posizioni. Io penso che in un paese normale chi governa, chi sta nelle istituzioni, se inquisito dovrebbe essere processato prima degli altri, non dopo gli altri. Dicono che bisogna farsi processare dopo aver governato. Col cavolo! Io se uno è un delinquente lo voglio sapere prima che mi governi, non dopo. Ecco perché siamo contro il legittimo impedimento.
Tecnicamente, possono capitare casi di legittimo impedimento. Però se lo decidi tu quando deve esserci questo impedimento e non il giudice tu, se sei colpevole, avrai un legittimo impedimento tutte le volte che devi andare al processo. Specie se, essendo capo del governo, ti fai tu l’agenda dei tuoi appuntamenti. E’ l’arbitrio dell’imputato perché sta al governo. Invece sia che stai al governo sia che stai in mezzo a una strada, siamo tutti uguali davanti alla legge. Questo è un paese democratico. Questo è uno Stato di diritto. Tutto il resto sono furbate.
Ci sono due modi per violare la legge. Uno è facile: vai e rubi. L’altro modo è che ti fai una legge tutta tua per dire che se rubi tu non è reato, se rubano gli altri è reato. E’ un modo per non farsi processare mentre gli altri sono processati.
Per questo abbiamo voluto questo referendum sul piano tecnico. Altrimenti sai quanti berluschini nasceranno: prima si andava in latitanza, adesso si andrà in Parlamento! Tanto è vero che oggi la maggior percentuale di persone con problemi di giustizia non è nei bassifondi ma tra i parlamentari.
Ma la ragione più importante è quella politica.Posto che ci sono iuna coscienza civile e ua volontà popolare che vogliono dire “basta”, come si fa a farlo? Non possiamo aspettare il 2013 né sognare che lui si dimetta da solo. Ma quando mai! Il Parlamento non lo manderà mai via, perché con questa legge elettorale tutti sono o ricattabili o comprabili. Infatti hanno fatto un gruppo parlamentare apposta, che si chiama dei “responsabili” mentre dovrebbe chiamarsi dei “disponibili”.
Allora per mandarlo via dobbiamo usare lo stesso metodo in base al quale lui dice di essere legittimato a governare. Lui dice: “Ho dalla mia parte la volontà del popolo”. Vediamo se è vero. vediamo se questa volontà ce l’ha ancora. Perché il popolo lo puoi fregare la prima volta, la seconda, ma poi col cavolo che viene ancora preso in giro.
La ragione principale del referendum sul legittimo impedimento, sul quale ci appelliamo a tutte le forze politiche e civili e al popolo, è rispondere a questa domanda: “Ma tu Berlusconi lo vuoi ancora o no?”. E se non lo vuoi ancora, vota sì all’abrogazione del legittimo impedimento. E’ un voto che deve valere come voto politico per dire “vai a casa e cambiamo questo paese”.
Poi ci sono i referendum del Forum dell’acqua. io li spiego in un modo semplicissimo. Mettiamo che invece dell’acqua avessero fatto la privatizzazione completa della gestione della sanità o della scuola, dove sarebbe la fregatura? Facile: se c’hai i soldi ti curi o ti istruisci, e se non ce li hai ti fregi. Ma è mai possibile che se hai i soldi paghi l’acqua e se non muori di sete? Dicono: “Ma è solo la gestione, l’acqua resta pubblica”. Però se quando apro il rubinetto l’acqua pubblica non esce perché non posso pagare la bolletta, muoio lo stesso di sete! Io voglio un’acqua pubblica anche nella gestione perché voglio rispettare il Vangelo: “Dar da bere agli assetati”. Anche se sono morti di fame!
E veniamo all’ultimo quesito, il nucleare. Questi ogni giorno cambiano posizione, ma non per un intimo ripensamento. Lo ha detto il ministro Prestigiacomo: “Dobbiamo stare attenti col nucleare perché perdiamo le elezioni”. Non perché perdi il mondo, la salute, l’ambiente, perché perdi il futuro dei tuoi figli, perché perdi economicamente, perché perdi tutto e rischi un’apocalisse. Chi se ne frega se perdi le elezioni! E’ chi cambia dichiarazione a seconda della convenienza che fa sciacallaggio, non oi.
Noi le firme le abbiamo raccolte un anno fa perché riteniamo che le centrali nucleari rappresentino il passato. Chi le ha costruite lo ha fatto quarant’anni fa, quando la ricerca e la tecnologia non ave ano individuato altri e più moderni mezzi per realizzare con meno spesa e con più tutela della salute un’energia pulita.
La Germania dice che nei prossimi anni si convertirà all’energia ricavata dal sole e dall’aria, e di sole e aria la Germania ce ne ha poco. L’Italia invece l’unica materia prima che ha a disposizione, il sole e l’aria, non la sfrutta e anzi la penalizza. La settimana scorsa ha portato via anche gli incentivi per l’energia eolica e solare.
Dicono “Ma sennò dobbiamo comprare il petrolo”. Perché, l’uranio non lo compri? Dicono: “Ma il petrolio prima o poi finisce2. e perché, l’uranio non finisce? Cosìè che non finisce mai? Il sole.
Il terremoto, lo tsunami, il nubifragio non si possono fermare. Ma possibile che l’uomo debba essere così scemo da produrre lui una cosa che lo distrugge? Fosse l’unica soluzione, lo potrei pure capire. Ma non è l’unica soluzione, e anzi più passa il tempo più ci sono soluzioni alternative, meno costose e meno dannose. E allora che senso ha rincorrere il nucleare?

Per questo abbiamo voluto il referendum nel merito. Ma anche nel metodo contestiamo quello che ha fatto il governo. In un paese democratico, in uno stato di diritto, quando il popolo fa un referendum e dice “non voglio le centrali nucleari”, se le vuoi fare devi tornare dal popolo e vedere se ha cambiato idea.
Non solo non lo hanno chiesto prima di fare la legge, ma adesso non vorrebbero fare il referendum. Adesso boicottano il referendum. tutte queste pastoie che stanno mettendo per impedire il referendum sono un attentato alla Costituzione e allo Stato di diritto. Le stesse persone vanno a “Porta a Porta” un giorno a dire “Avanti sul nucleare” e un altro giorno a dire “Dobbiamo riflettere”. Che vuol dire “Dobbiamo riflettere”? Se ti sei pentito, devi solo fare una legge che abroga il nucleare come fonte energetica. Tutto il resto è una furbata che serve solo a “scollinare” il 12 giugno, ultima data utile per il referendum.
Vogliono imbrogliare i cittadini facendo credere che stanno facendo una riflessione, per invogliare i cittadini a non votare. o peggio vogliono fare una norma ponte per dire che tanno riflettendo. Dopo il 12giugno diranno “Abbiamo riflettuto. Faremo le centrali più sicure”. Ma non esiste niente di sicuro in materia di nucleare. Se arriva un kamikaze, che gli vai a dire?
Che vuol dire che gli altri paesi le hanno fatte vicino a noi? Noi dobbiamo essere promotori di un ricambio strategico, dobbiamo essere i primi della classe a proporci come l’innovazione verso il futuro.
Oggi abbiamo aperto questa campagna referendaria per informare i cittadini. Sono temi planetari quelli sui cui i cittadini devono dare una risposta. Questa battaglia non è dell’Italia dei valori: noi abbiamo solo fatto il nostro dovere per raccogliere le firme, ma il tema riguarda tutti i cittadini. Il nucleare, l’acqua, la legalità non sono né di destra né di sinistra. Per questo diciamo a tutte le forze politiche, sociali,l dell’informazione, economiche: dateci una mano a convincere i cittadini che in questo momento stare alla finestra è un po’ rinunciare a vivere. Andiamo a votare per mandare a casa al più presto un sistema piduista di governo e per garantire che sia l’aria che l’acqua siano un bene di tutti e per tutti.
Grazie.





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9 Marzo 2011

Libertà di scelta

Questa mattina ho partecipato a una conferenza stampa sul testamento biologico. La legge che lo dovrebbe regolamentare è in discussione in queste settimane, ma è secondo me una legge liberticida e oscurantista. La posizione di Italia dei Valori è chiara e su questo sono convinto che tutti i partiti politici debbano prendere posizione: per noi deve essere garantita la cura a chi vuole curarsi, ma al tempo stesso non può essere imposta a chi per sè decide diversamente. Oggi voglio dare spazio qui sul blog alle parole di Beppino Englaro, che ha partecipato con Italia dei Valori alla conferenza stampa di oggi.

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Nel lontano gennaio del 1992, quando il medico mi disse che lo stato dell’arte della medicina, riguardo alla situazione di Eluana, era di poco superiore allo zero, io davo per scontato la possibilità di un’alleanza terapeutica, cioè la possibilità di dialogare con il medico. Con il medico si dovrebbe poter discutere ma non dovrebbe imporre nulla, dalla cosa più banale alla terapia salvavita. Dal momento che mia figlia non era già più capace di intendere e di volere, io volevo sapere da lui fino a che punto si poteva spingere la medicina per fa sì che lei non diventasse una vittima sacrificale di meccanismi che io ho sempre definito infernali. La risposta che mi sono sentito dare era: “Io non posso non curare”.

E questo mi ha sorpreso, dal momento che c’erano delle incognite a 360 gradi che per Eluana, e per tutta la sua famiglia, erano anche peggiori della stessa morte. Mi ha sorpreso la violenza alla quale si può andare incontro in queste situazioni, il fatto che altri possano disporre della nostra stessa salute e vita non me lo sarei mai sognato. Io gli ho chiesto: “Con quale diritto?”. Lui mi ha risposto con parole del tipo scienza, coscienza, codice deontologico e giuramento d’Ippocrate. E noi? Io ho dovuto aspettare 15 anni e 9 mesi per avere una risposta definitiva, ben 5750 giorni per leggere nero su bianco che il medico non ha l’obbligo o il potere di curare senza il consenso delle persone. In base alla convenzione di Oviedo, che lo Stato italiano ha sottoscritto, c’è sempre bisogno del consenso di qualcuno per procedere nella cura, quindi né il medico né lo Stato hanno il potere di disporre della salute di una persona. Tutti hanno una specie di ossessione per l’eutanasia che è ben altra cosa. Quando io non mi faccio curare non rivendico il diritto di morire, rivendico il diritto di essere lasciato morire, che non ha niente a che vedere con l’eutanasia. La Corte di Cassazione si è espressa in questo senso, ma poi il Parlamento ha sollevato il conflitto di poteri.
In poche parole, non voglio essere né una vittima sacrificale dei poteri e doveri dei medici – che poi si è visto con questa sentenza che in realtà non hanno – né del conflitto tra le istituzioni.

E' per questo che mi batto. Noi avevamo invitato le istituzioni a dare delle risposte perché, anche se è una situazione che riguarda poche migliaia di persone, la civiltà di un Paese si vede proprio se riesce a dare delle risposte anche ad alcune minoranze che rivendicano il rispetto della libertà e dei diritti fondamentali. Le istituzioni non si sono mosse e la magistratura, dal canto suo, non poteva non rispondere alla domanda di giustizia di un cittadino; poi però loro hanno sollevato il conflitto di poteri, rimandando la questione alla Corte Costituzionale. La legge deve assicurare a tutti la possibilità di avere quello che vogliono, tutto quello che la medicina mette a disposizione. Però ci sono anche persone, come Eluana, che vivono una situazione peggiore della morte, e devono avere l’opportunità di dire no all’offerta terapeutica perché la giudicano di una violenza inaudita e non vogliono andare incontro a situazioni peggiori della fine della vita. Alla base di tutto ci dev’essere il dialogo e il consenso, senza il quale il medico non può curare coattivamente. Né tantomeno lo Stato può imporre a qualcuno per legge di curarsi.

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8 Marzo 2011

Referendum: il rischio di arrendersi

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"Ma che li fate a fare i referendum? Tanto il quorum non lo potete prendere”. Da qualche giorno ci sentiamo ripetere questa domanda, che a me pare assurda, da tutte le parti. La cosa peggiore è che cose del genere non le dicono solo i giornalisti e i commentatori, ma anche qualche politico del centrosinistra che dovrebbe fare il possibile per il successo dei referendum.
Dire ai cittadini “Non andate a votare perché tanto non ce la potete fare” non mi pare un gran messaggio. Io dico ilo contrario. Dico: “Andate a votare, perché invece ce la possiamo fare”. Non è la prima volta che si vota in giugno, e se non partiamo battuti il quorum lo possiamo raggiungere. C’è qualcosa di molto deprimente nell’affermare il contrario. E’ come dire a un malato “Ma perché vuoi andare all’ospedale? Tanto muori lo stesso”. Sono i ragionamenti di chi è già sconfitto.
In questi giorni continueranno a esserci molte manifestazioni, ma le stesse manifestazioni senza uno sbocco politico restano fini a se stesse. Qualcuno s’illude forse che a Silvio Berlusconi delle manifestazioni gliene importi qualcosa? Il referendum sul legittimo impedimento è quello sbocco politico, perché permette ai cittadini di dire come la pensano su un tema fondamentale. Molti di quelli che hanno votato per Berlusconi lo hanno fatto pensando che si sarebbe occupato dei loro problemi. Invece ha pensato solo ai suoi affari e ai suoi problemi, e lo sta facendo ancora oggi. Vogliamo o non vogliamo chiedere ai cittadini se questa cosa gli sta bene o no, se vogliono continuare a essere governati da uno che pensa solo ai suoi interessi o no?
Quelli che sanno solo restare alla finestra e che non hanno i coraggio delle loro azioni dicono: “Ma non capite che così rischiate di perdere?”. Secondo me invece io non rischio proprio niente se faccio il mio dovere di parlamentare e ci cittadino. Rischia chi si arrende, e io non mi voglio arrendere e dico ai cittadini di non arrendersi, di non andare al mare, il giorno in cui ci saranno i referendum, e di andare invece a votare.
Sui referendum voglio però fare una precisazione che mi sembra necessaria, perché bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Tanti definiscono tutti i referendum “dell’Idv”. Ma sui quesiti che riguardano l’acqua pubblica le firme sono state raccolte, con grande sforzo e sacrificio, dal Forum dell’acqua, che è trasversale e apartitico. Noi dell’Idv quei referendum li condividiamo in pieno, ma non c’è bisogno di essere dell’Idv per rispondere alla domanda “Vuoi che l’acqua sia di tutti?”.

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7 Marzo 2011

Il futuro sarà delle donne

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Come cittadino italiano, posso dire che sono contento che nel mio Paese ci siano tante, tantissime donne in sintonia con quel milione di cittadine e cittadini che il 13 febbraio hanno urlato forte e chiaro il loro “se non ora quando”.
La ricorrenza dell’8 marzo nasce dalle mobilitazioni delle donne, dagli scioperi e dalle lotte per ottenere i diritti non solo lavorativi, ma anche sociali, che lor spettavano. E che adesso, dopo un secolo, ancora sono in discussione.
La situazione delle donne italiane, per colpa dei tagli al welfare e all’occupazione, non è certo delle più rosee. Il tasso di occupazione è fermo al 46% del totale: nove milioni e 679mila donne che non lavorano e non studiano. A questo si unisce la beffa che a parità di mansioni con i colleghi uomini le donne guadagnano in media il 25-30 % in meno. La spesa sociale in Italia è pari all'1,2% del Pil contro il 2,4% della media europea. L’obiettivo dell’Europa era riuscire a coprire almeno il 30% del fabbisogno di asili nido a livello nazionale, ma siamo fermi all’11% visto che il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro per i servizi all’infanzia.
Parteciperò a "Libere di essere donne", in p.zza Farnese a Roma dalle 16 per manifestare contro i tagli e contro la visione dominante, che Silvio Berlusconi incarna più di chiunque altro e di cui le grottesche serate del BungaBunga sono lo specchio fedele. Non è per quei desolati divertimenti che il presidente del consiglio sarà processato. Però quelle abitudini ci raccontano chi è Silvio Berlusconi, che visione ha del mondo e della vita, dei soldi, dei rapporti tra uomini e donne e tra le persone.
Io credo che il futuro sarà delle donne, se avranno le giuste opportunità che spettano loro. Domani andiamo in piazza per questo.

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6 Marzo 2011

Berlusconi & Gheddafi: come due gocce d'acqua

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Silvio Berlusconi è stato l’ultimo a prendere le distanze da Muhammar Gheddafi,ed ancora adesso è incerto sul da farsi dopo aver coperto l’Italia di vergogna affermando di “non voler disturbare” il dittatore. Possiamo stare certi che sarà il primo a ridiventare il suo amichetto preferito se il massacratore riuscirà a restare al potere in Libia.
Se drizzate le orecchie già riuscite a sentire i toni della rinnovata alleanza. Arrivano dal Viminale e in fondo è normale che sia così perché il ministro degli Interni Maroni è uno di quelli su cui più ricade la responsabilità di aver stretto col tiranno di Tripoli quel patto immondo che per proteggere le nostre coste dai poveracci dell’Africa ha riempito il deserto di cadaveri e i lager libici di prigionieri.
Ora che il tiranno, grazie ai soldi che può distribuire e ai mercenari che può assumere sembra possa farcela, Maroni è molto disturbato dalle pressioni americane contro l’alleato di Tripoli. Ma di cosa s’impicciano quegli yankees? “Gli americani farebbero bene a darsi una calmata. L’Europa è qui, è meglio che ce ne occupiamo noi”.
Come l’Italia si occupa dei diritti umani in Libia, purtroppo già lo sappiamo: chiude gli occhi su massacri e deportazioni e paga il governo di Tripoli perché ci sbarazzi del problema immigrazione senza guardare troppo per il sottile.
Ma se l'Italia è ormai il ventre molle dell'Europa nei confronti di Gheddafi non è solo per questioni di Stato. Gli interessi economici che si intrecciano tra le imprese italiane e Gheddafi toccano direttamente anche il portafoglio del Caimano.
Dal giugno 2009 la Lafitrade della famiglia Gheddafi e la Fininvest, tramite la controllata lussemburghese Trefinance, sono i proprietari della Quinta Communications di Tarak Ben Ammar, il socio tunisino di Berlusconi che è a sua volta anche nel consiglio di amministrazione di Mediobanca e Telecom. Dal maggio 2008 la Quinta di Berlusconi e Ben Hammar avevano poi acquisito Nessma Tv, la tv satellitare che si vede in Tunisia, Libia, Egitto e Marocco. Molto forte in Tunisia è molto vista anche in Libia.
In quella televisione il Caimano era di casa. Ecco infatti i due video con le interviste a Berlusconi nel quale, tra le altre cose, lui racconta come ha baciato le mani a Gheddaffi.

Come sempre quando c’è di mezzo Berlusconi distinguere tra gli interessi del Paese e quelli delle sue aziende è impossibile. Se anche per miracolo gli capitasse di farne una buona, e non è certo il caso del rapporto con la Libia, gratta gratta troveresti sempre e comunque un tornaconto privato.
Ma forse stavolta c’è un motivo in più che spiega perché il cuore di Berlusconi palpiti per l’assassino di Tripoli. Come spiega in un bellissimo articolo uscito oggi su “Repubblica” Franco Cordero, i due si somigliano molto,si trovano oggi in una situazione quasi identica e stanno cercando di salvarsi a tutti i costi.
Per fortuna in Europa ci si deve limitare all’acquisto di parlamentari corrotti e non si possono assoldare armate come in Libia. Ma per il resto il tiranno di Tripoli e il tirannello di Roma sono proprio identici.

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5 Marzo 2011

Cari Bersani e Vendola, con Luigi si può vincere

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Voglio rivolgere un appello pubblico a Pierluigi Bersani e Nichi Vendola perché mettano da parte le loro resistenze e sostengano la candidatura di Luigi De Magistris a Napoli.
Non sono un ingenuo. Capisco bene da dove nascono quelle resistenze e non me ne scandalizzo. E' normale che i partiti politici considerino anche i loro specifici interessi. Sono però convinto, e credo che lo siano anche Bersani e Vendola, che la differenza tra una politica alta e una politica meschina stia proprio nel mettere al primo posto gli interessi comuni e quelli collettivi.
Non mi sembra che ci possa essere nessun dubbio sul fatto che oggi l'interesse comune e collettivo, l'interesse dei cittadini di Napoli e degli italiani tutti, sia quello di battere Silvio Berlusconi. A Napoli e in Campania questa esigenza è ancora più urgente che altrove. Sappiamo tutti chi comanda davvero nel Pdl di quella regione: vogliamo lasciare Napoli nelle mani di Nicola Cosentino?
Proprio in nome dell'interesse comune e dell'unità del centrosinistra, Italia dei valori aveva rinunciato a candidare Luigi Di Magistris, pur essendo noi convinti che si trattasse di un ottimo candidato, capace di incarnare le speranze e le attese di rinnovamento radicale dei cittadini napoletani.


Solo quando è stato evidente che dal vicolo cieco in cui era finito il centrosinistra traevano immensi vantaggi solo Berlusconi e Cosentino, abbiamo deciso di mettere in campo la candidatura di Luigi. Sapete anche voi che è una ottima candidatura e che può battere il partito del malaffare e della corruzione in nome dell'onestà e della trasparenza. Che senso avrebbe non appoggiarla? A chi tornerebbe utile consegnare Napoli non solo al Pdl ma al peggior Pdl che ci sia in Italia?
Ritengo però che ci sia un ulteriore e altrettanto fondamentale motivo per chiedervi di appoggiare Luigi. Sarà in questa tornata di elezioni amministrative e subito dopo nei referendum che si getteranno le fondamenta dell'alleanza che presto, io credo anzi prestissimo, dovrà affrontare Berlusconi nelle elezioni politiche.
Non sarà una partita facile e sarebbe molto sciocco considerarla già vinta. Dovremmo aver imparato tutti a non sottovalutare l'astuzia e i mezzi di Silvio Berlusconi.
Per batterlo è necessario partire bene subito e dimostrare nei fatti di rappresentare un'alternativa coesa e unitaria. Se a Napoli sapremo essere uniti, potremo farcela perchè Luigi De Magistris rappresenta anche la discontinuità di una certa politica clientelare e malvista che ha invaso e pervaso tutti i partiti che si sono occupati del governo della città. Possiamo impedire ai casalesi e ai Cosentino di prendersi la città di Napoli semplicemente facendo ognuno la nostra parte e mettendo l'interesse comune al di sopra di quelli particolari. Per questo vi chiedo di appoggiare a Napoli la candidatura di Luigi De Magistris e di impegnarvi a fondo con noi per dimostrare nei referendum che la maggioranza degli italiani non vuole più essere governata da Silvio Berlusconi.

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4 Marzo 2011

Bugiardo e incostituzionale

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Ieri il ministero degli Interni ha contestato le cifre fornite dall’Idv e dal Pd su quanto costerà la decisione di separare la data dei referendum da quella del secondo turno delle amministrative. Secondo Roberto Maroni verrebbero buttati nella spazzatura soltanto 50 milioni di euro e non 300.

Ma il problema non sono le cifre. A me un ministro che per fare il contrario di quello che dovrebbe brucia 50 milioni di euro mi pare o un pazzo o un truffatore. In questo caso un truffatore. Infatti non si tratta solo di uno spreco. Quei soldi, con i quali si potrebbero fare parecchie cose utili, vengono bruciati per fare in modo che i cittadini non esercitino il loro diritto al voto, sancito dalla Costituzione. Dunque il Viminale finanzia, naturalmente a spese nostre, una plateale violazione della Costituzione effettuata da chi più di ogni altro dovrebbe rispettarla e farla rispettare, cioè dal governo.

Ma anche lasciando da parte questo "particolare", fatto sta che le cifre del Viminale sono taroccate come tutto quel che fa questo governo. E non è neppure la prima volta che Maroni sfodera questi giochetti di prestigio da imbonitore di terz’ordine. Il ministro è infatti recidivo. La stessa truffa e le stesse menzogne ce le ha apparecchiate anche due anni fa, in occasione del referendum sulla legge elettorale.

Quel referendum era odiatissimo dalla Lega perché, se fosse passato, avrebbe tolto a Bossi una parte del potere di ricatto che può esercitare su Berlusconi. Per farlo fallire, Maroni decise anche allora di far votare una domenica per le amministrative e le europee, e quella dopo per il referendum. Il comitato referendario e alcuni economisti rivelarono quanto costava a tutti noi aiutare la Lega a far mancare il quorum: 200 milioni di costi attivi e altrettanti di costi passivi. Totale 400 milioni.

Gli economisti avevano considerato che un referendum costa 315 milioni di euro tra la spesa per i presidenti di seggio, gli scrutatori, il trasporto delle schede, lo spiegamento delle forze di sicurezza. Dal momento che le amministrative di quest’anno riguardano circa un terzo del corpo elettorale siamo quindi a 107 milioni di euro, ai quali vanno sommati vari costi come gli straordinari in numerosi ministeri, le spese di cancelleria, l’organizzazione dell’apparato, i viaggi di chi studia o lavora in una città diversa da quella dove vota.

Il ministro reagì esattamente come ha fatto ieri. Smentì quei conti e spiegò che si stava fregando solo 170 milioni di euro, e cosa volete che sia quando ci vanno di mezzo gli interessi del Carroccio. Gli economisti risposero spiegando che il Viminale non solo aveva sottostimato le spese dirette: aveva anche ignorato del tutto quelle indirette. In questo tipo di conti, infatti, in tutto il mondo vengono ormai inseriti a pieno titolo costi come quello del tempo impiegato per andare a votare, o per la cura dei figli nel giorno di chiusura delle scuole il lunedì dopo le elezioni, delle retribuzioni perse da presidenti e scrutatori. Ne viene fuori una cifra pari a quella dei costi diretti. Chi fosse interessato può ancora trovare i conti separati per singole voci sul sito www.lavoce.info.

Possibile che un ministro intelligente come Roberto Maroni non sappia che i conti, da quando abbiamo superato il pallottoliere, si fanno così? No che non è possibile. Infatti lo sa benissimo. Non è asino. E’ bugiardo.

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3 Marzo 2011

Hanno paura di voi

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Tra meno di dieci giorni il ministro degli Interni Roberto Maroni dovrà, per legge, fissare la data dei referendum. Ha già detto che pensa al 12 giugno, ultima data valida per legge e che non accoglierà la richiesta di accorpare i referendum con il secondo turno delle amministrative, il 29 maggio.
Il Governo si dimostra così impaurito truffaldino e anche un po’ ladro perché mandando gli elettori a votare una settimana dopo l’altra invece di concentrare tutto nella stessa data spende il doppio dei soldi. Soldi non suoi ma nostri, dei cittadini italiani. E tutto questo solo nella speranza di impedire che venga raggiunto il quorum sui tre temi fondamentali come l’acqua pubblica, il nucleare e il legittimo impedimento. Cioè il contrario di quello che un governo avrebbe il dovere costituzionale di fare.
Finalmente tutta l’opposizione si è decisa a protestare per questo ennesimo atto di arroganza: almeno Maroni avrà tutti gli occhi addosso mentre butta nella spazzatura 300 milioni di euro, oltretutto per venire meno al suo dovere democratico, che sarebbe quello di facilitare la partecipazione alle competizioni elettorali non di ostacolarla.

E’ molto importante che a protestare non siamo solo noi dell’Idv. L’Italia dei Valori ha raccolto le firme per i referendum, ma ora che l’obiettivo è stato raggiuto quei referendum non sono più dell’Italia dei Valori. Noi li abbiamo indetti ma non per farli essere una cosa nostra: per metterli a disposizione del Paese. Oggi i referendum sono di tutti i cittadini che vogliono fermare Berlusconi prima che sia tardi.

Credo che dobbiamo stare tutti molto, molto attenti. Berlusconi e la sua cricca di affaristi non sono affatto sul punto di sloggiare da palazzo Chigi. Proprio come l’amico Gheddafi, anche se per fortuna con altri mezzi, il caimano ha lanciato la sua controffensiva su tutti i fronti, con l’obiettivo di cancellare quel che più teme: la magistratura indipendente e la libera informazione.

Se riuscirà a restare al potere abbastanza tempo per farcela pensa di potercela poi fare anche a rivincere le elezioni e a cancellare anche quel che resta della democrazia repubblicana. Per questo bisogna fermarlo subito. Non tra uno o due anni ma adesso.

I referendum sono l’arma per riuscirci. Il quesito sul legittimo impedimento si traduce in una domanda semplice semplice, che tutti possono capire: volete che quest’uomo resti al potere e vi malgoverni ancora o no? Se la maggioranza dirà di no, tutte la manovre che Berlusconi sta preparando si sgonfieranno in un secondo. I quattro referendum possono cambiare il volto dell’Italia. Per questo è importantissimo che per il successo del referendum lavoriamo tutti. Non solo i militanti dell’Idv, e neppure solo quelli del centrosinistra ma tutti quegli italiani che vogliono dire basta. Di qui a pochi mesi potranno farlo, andando a votare invece che andando al mare come vorrebbero Berlusconi e Maroni.

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1 Marzo 2011

Da piazza a piazza

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Sabato 12 marzo io e tutta Italia dei Valori saremo in piazza a Roma. Ci saremo per difendere la scuola pubblica, per reclamare il ritorno a una democrazia vera, per una giustizia in cui la legge sia uguale per tutti, per un’informazione onesta, per riportare libertà e partecipazione in quei luoghi di lavoro dove oggi dominano il ricatto e la prepotenza.
Tutto questo, e molto altro ancora, ha un nome preciso: Costituzione repubblicana. Per questo la manifestazione del 12 marzo si chiamerà “In difesa della Costituzione” perché questo oggi è lo scontro che c’è nel nostro Paese. Non tra il Pdl e questo o quel partito d’opposizione. Non tra Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro o Nichi Vendola o Pierluigi Bersani, ma tra Silvio Berlusconi e la Costituzione. Tra Silvio Berlusconi e la Repubblica.

Non è un caso se alla fine dei conti, quello che Berlusconi più odia e combatte, quello che gli ha sinora impedito di fare sempre e solo ciò che gli pareva è quella Costituzione scritta in nome della libertà, della democrazia e del lavoro più di sessant’anni fa e ancora giovanissima!
E’ sacrosanto che quel giorno in piazza non ci siano le bandiere dei singoli partiti. Ci sono momenti in cui bisogna far valere le differenze programmatiche senza confonderle in ammucchiate ambigue e ci sono momenti in cui bisogna saper far risaltare quello che lega tutti quelli che credono nella democrazia al di là e al di sopra delle diversità: la Costituzione e la difesa della Repubblica.

La manifestazione del 12 marzo, le altre che devono esserci e che ci saranno, lo sciopero generale indetto dalla Cgil sono i luoghi e i momenti in cui l’opposizione vera farà sentire la propria voce e dimostrerà al caimano che i suoi giochi e i suoi trucchi, stavolta, non funzioneranno nel Paese, per quanti giuda possa comprarsi in Parlamento e per quanti falsi voti di fiducia possa incassare. Di lui si fida un parlamento venduto, non l’Italia.

Le manifestazioni sono necessarie, fondamentali, importantissime. Però sappiamo che non bastano. Berlusconi dirà sempre che sono solo l’espressione di una minoranza e che la maggioranza degli italiani è con lui. Perché le manifestazioni e le proteste di piazza raggiungano l’obiettivo di spazzarlo via e liberare l'Italia bisogna che abbiano uno sbocco politico ed elettorale. Ci deve essere un momento in cui si contano gli italiani che vogliono essere governati da Berlusconi e dai suoi maggiordomi e quelli che vogliono mandarlo a casa e nelle aule di tribunale dove lo aspetta la giustizia.

Questa conta può avvenire solo nei referendum che devono per forza tenersi entro giugno, e in particolare in quello sul legittimo impedimento che sarà un plebiscito a favore o contro Silvio Berlusconi. Per questo la logica prosecuzione della manifestazione del 12 marzo sarà un’altra manifestazione, quella in cui una settimana dopo, il 19 marzo ma sempre a Roma lanceremo la campagna referendaria.

Dalla piazza alla piazza, e poi dalla piazza alle urne referendarie per cacciare via Silvio Berlusconi e ripristinare in nome della Costituzione la legalità repubblicana in Italia.

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28 Febbraio 2011

Afghanistan: invertiamo la marcia

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Oggi un altro militare italiano è stato ucciso in Aghanistan e altri quattro sono rimasti gravemente feriti. Il tenente Massimo Ranzani aveva 37 anni, era nato a Ferrara, ed è la trentasettesima vittima italiana.
Per prima cosa voglio affermare tutta la mia più sincera vicinanza e solidarietà e la mia profonda commozione alla famiglia del tenente Ranzani e a quelle dei quattro alpini feriti, che mi auguro possano guarire e tornare tra noi al più presto.
Però subito dopo sento il dovere di dire forte e chiaro che questa catena di morti inutili deve finire subito. Stavolta non ci sto alla retorica per cui in simili momenti bisogna tacere sennò ti accusano di strumentalizzare il dolore, e non accetto più il ricatto per cui se dici la verità vuol dire che non ami il tuo Paese.
Quella retorica non è amor di patria, sono trucchi per evitare di assumersi le proprie responsabilità morali e politiche e per non dire la verità agli italiani. La verità è che in Afghanistan è in atto una guerra civile, e le nostre truppe sono lì per appoggiare un signore della guerra contro gli altri suoi pari, non per combattere il terrorismo.
La verità è che la nostra permanenza in Afghanistan è del tutto inutile e dunque è in nome del niente che stiamo mandando tanti nostri giovani a rischiare la vita. Ed è ora di finirla.
Italia dei Valori non ha votato il rifinanziamento della missione, e io personalmente sono orgoglioso di non averlo fatto, perché oggi la responsabilità di questa nuova tragedia ricade tutta sul governo che ha voluto e vuole continuare la missione contro ogni ragionevolezza e di tutti quelli che nella maggioranza e nell’opposizione hanno votato il rifinanziamento.
La cosa più vergognosa è il fatto che molti di quelli che hanno votato per proseguire la missione lo hanno fatto sapendo perfettamente che si tratta di una guerra sbagliata e di un intervento inutile. Lo hanno fatto per calcolo e cinismo non per un errore di valutazione. E questo quando si parla della vita e della morte o delle ferite gravi di tanti ragazzi e giovani uomini è eticamente e politicamente inaccettabile.
Per questo io oggi chiedo almeno a tutti di invertire la marcia e assumere una posizione chiara e coraggiosa dicendo apertamente che la missione italiana in Afganistan deve terminare subito.

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25 Febbraio 2011

Non craxate

Ecco qui sotto il mio intervento in aula alla Camera, nel quale spiego le ragioni del nostro voto contrario al decreto Milleproroghe.

L’Italia dei Valori voterà contro il Milleproroghe per ragioni di metodo, di merito e di etica. Di metodo perché il decreto offende il Capo dello Stato, il Parlamento e la Costituzione, contiene norme che nulla hanno a che fare con la specificità del provvedimento e non sono state discusse in alcun modo dalle Camere. Inoltre, è un provvedimento che contestiamo totalmente anche nel merito. Vorrei capire, ad esempio, per quale ragione nel Milleproroghe si deve prevedere che le banche non debbano restituire il maltolto ai correntisti? Questo è un favore che si fa ai furbetti del quartierino. Per quale ragione, nonostante non ci siano soldi, è stato stabilito di distribuire ben 170 milioni nel territorio nazionale a titolo di legge-mancia, in modo che ogni deputato e ogni politico possa sistemare i propri affarucci e offrire, in cambio, il proprio voto qui dentro?
Per quale ragione è stato ridotto il tempo in cui rimane valido il divieto fra la proprietà di chi ha la stampa e di chi ha le televisioni, se non per permettere a Berlusconi di continuare a occupare gli spazi dell’informazione? Per quale ragione gli allevatori onesti devono passare per fessi perché gli allevatori disonesti violano la legge e la fanno franca?
Per quale ragione, laddove si fa la legge secondo la quale le manifestazioni elettorali devono rispettare certi canoni di correttezza, tra cui anche quella relativa all’affissione dei manifesti, si fa una sanatoria per chi non ha rispettato queste regole? Per quale ragione in realtà si impongono nuove tasse, quando il governo dice agli italiani che sta lavorando per ridurre il carico fiscale? Potrei continuare all’infinito ma quel che mi preme capire è per quale ragione è possibile che questo provvedimento venga approvato, se non per fare un favore a destra e un favore a manca e ottenere così il consenso del Parlamento?

Mi spiegate per quale ragione per ottenere la maggioranza in Parlamento pagate 150 mila euro a deputato per poterne avere uno in più. Questa non è una maggioranza parlamentare, è un mercato delle vacche. In questo Parlamento si stanno commettendo dei reati gravissimi che non sono considerati tali solo perché non è ancora reato la cosiddetta corruzione parlamentare e perché non viene ratificata una norma prevista da una direttiva europea sulla corruzione.

Noi siamo contro questo provvedimento anche perché non crediamo in questo presidente del Consiglio. Un premier, che invece di fare leggi per gli interessi degli italiani, occupa il Parlamento per fare norme che servono solo a lui. Quello che il presidente del Consiglio chiama ‘processo breve’, in realtà è una prescrizione breve, mentre, quel che lui chiama ‘legge sulle intercettazioni’, serve ad impedire che si utilizzino gli strumenti di indagine per scoprire chi commette reati. Questo Parlamento dovrebbe occuparsi di politica estera, di economia, di tutti i giovani che non hanno lavoro e delle ditte che stanno chiudendo, dovrebbe occuparsi di politica fiscale e di tutte le diseguaglianze che ci sono, oltre che del recupero dell’evasione. Invece le Camere sono costrette ad occuparsi solo dei guai di Berlusconi.
Il governo oggi, con un colpo a sorpresa, ha cercato di avvantaggiare per l’ennesima volta il presidente del Consiglio che già possiede giornali, televisioni e mezzi d’informazione tali da risultare in un palese conflitto d’interessi. Infatti, la norma che prevede il divieto di concentrazione di giornali e tv rimarrà in vigore solo fino al 31 marzo del 2011.
L’Italia dei Valori ha presentato una mozione nella quale impegna il governo a prorogare questo divieto almeno fino al 31 dicembre del 2011 e ad adottare ogni iniziativa volta a riscrivere la normativa sugli incroci fra stampa e tv, in modo da non recare danno al pluralismo e non ledere gli equilibri democratici del Paese.
Berlusconi non si dimetterà mai perché non si può chiedere ai quaranta ladroni di consegnare le chiavi della cassaforte. E non si può chiedere neanche a questo Parlamento di sfiduciare il presidente del Consiglio, perché qui ci sono deputati che si sono venduti per trenta denari. I cittadini sono gli unici che possono mandarlo a casa. C’è un referendum di cui nessuno parla, sul quale neanche questo Parlamento dice nulla. L’IdV chiede che i quesiti referendari su acqua, nucleare e legittimo impedimento siano votati il29 maggio, nello stesso giorno in cui si terranno i ballottaggi per le amministrative. Non si può impedire ai cittadini di esercitare il loro diritto di voto. Chiederemo agli italiani se vogliono che Berlusconi continui a governare e a farsi le leggi per sé oppure se vogliono un nuovo governo che faccia leggi per tutti. Per questo dico ai cittadini: non craxate, non andate al mare, andate a votare e mandate a casa questo governo.

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Quale opposizione

La mia intervista pubblicata questa mattina da Il Piccolo di Trieste.

“L'articolo 20 del trattato Italia-Libia, siglato appena 20 giorni fa, prevede la fornitura di armi dall'Italia alla Libia: il Pd e il Pdl si devono assumere la responsabilità morale di aver votato questo trattato scellerato con cui riarmavano il regime di Gheddafi”. Ci va giù duro il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Non guarda in faccia nessuno, neppure i suoi alleati alle ultime elezioni, a cui non risparmia fendenti, frecciate al veleno e accuse di “inciuci”.

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Onorevole Di Pietro, questa storia delle armi è pesantuccia.
La mia è una denuncia basata sulla documentazione della Rete Italiana per il Disarmo e della Tavola della Pace (che ieri hanno chiesto conto al governo su una triangolazione dell'Italia attraverso Malta al regime del Colonnello di oltre 79 milioni di armi leggere ad uso militare nel 2009 n.d.r.). Se fosse dimostrata sarebbe gravissimo, dimostrerebbe una complicità dell'Italia che grida allo scandalo internazionale, da portare al tavolo delle Nazioni Unite. Dietro c'è l'idea che si possono mettere sotto i piedi i diritti civili delle persone facendo finta di non vedere, e addirittura chiedendo a Gheddafi di fare il lavoro sporco, fornendogli anche le armi. Con gli articoli 20 e 4 del trattato si legittima il mercato delle armi e l'Italia si impegna a non interferire in alcun modo. Se fossimo di fronte ad un fatto privato si tratterebbe di concorso morale in reato altrui.

La crisi libica non ferma l'offensiva del Pdl sulla giustizia.
Berlusconi approfitta del caos internazionale e dell'apprensione che ha generato per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai suoi problemi personali. Invece di mettere all'ordine del giorno del Parlamento il dramma della Libia, ci iscrive il processo breve, la legge sulle intercettazioni, l'articolo 68 sulle autorizzazioni a procedere. Continua cioè, imperterrito, ad usare le istituzioni per se stesso e non per i cittadini.

L'opposizione ha le mani legate visto che la maggioranza ha i numeri.
Quale opposizione?, mi faccia capire. Venti giorni fa ha votato con il Pdl il trattato con la Libia. E quando si tratterà di votare l'autorizzazione a procedere per il senatore del Pd Alberto Tedesco (coinvolto nello scandalo sanità in Puglia n.d.r.) voglio vedere come si comporterà. Temo troverà un accordo con la maggioranza: della serie oggi salvo me, domani salviamo te.
Anche sull'immunità parlamentare alcuni esponenti del Pd sono tentati dall'inciucio.

E l'Idv che fa?
L'Idv fa l'opposizione veramente. L'anno scorso, quando nessuno ci credeva, abbiamo raccolto le firme per il referendum sul legittimo impedimento che è oggi l'unico strumento a disposizione dei cittadini per fermare il governo, posto che Berlusconi il Parlamento lo ha comprato. Il problema è che la gente va a votare anche spinta dai propri partiti di riferimento. Ma qualcuno ha saputo cosa fa l'opposizione sul referendum? Io ho provato a fare la domanda ma nessuno mi risponde. Ci provi lei. Perché ci lascia isolati? E soprattutto perché non esce allo scoperto sulle altre consultazioni referendarie, quella sull'acqua e sul nucleare?

Beh, c'è un gran lavoro sulle alleanze. Gira l'indiscrezione che il Pd cerchi di spaccare la Lega.
Il Pd farebbe meglio a impiegare il suo tempo a cercare di spaccarsi meno al suo interno piuttosto che a spaccare gli altri. E comunque siamo noi ad avere i titoli a dialogare con la Lega sul federalismo, avendolo votato, denigrati e criticati a suo tempo dal Pd.

Nei prossimi giorni sarà a manifestare davanti al Pio Albergo Trivulzio di nuovo al centro degli scandali. Che effetto le fa?
Vado per testimoniare che in 19 anni non ho mai mollato il mio impegno civile rispetto a quello che ritengo sia il problema dell'Italia, la legalità. E per denunciare che dalla lezione del Trivulzio la politica non ha tratto nessun insegnamento a modificare i propri comportamenti. Anzi, ha ingenierizzato il sistema in modo da rendere l'illegalità ancora più difficile da scoprire.

(Intervista a cura di Marina Nemeth)

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24 Febbraio 2011

Fermiamo il massacro in Libia

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Muhammar Gheddafi non è solo un dittatore e un tiranno. E’ un macellaio che non esita a massacrare e bombardare il suo popolo pur di restare al potere. Io trovo, prima che politicamente, moralmente inaccettabile che il presidente della commissione Esteri del Senato del mio paese, Lamberto Dini, affermi che “L’Italia non auspica la fine del Colonnello”.

Sono parole che aumentano la vergogna che sta ricadendo sull’Italia per colpa di chi la governa e che svelano quanto bugiarda e ipocrita sia la presa di posizione di Berlusconi contro Gheddafi, arrivata tardi e quando era ormai impossibile continuare a tacere per non disturbare il massacratore.
Dopo quel è successo negli ultimi giorni in Libia, non è più questione di parole. Prendere le distanze non può bastare. Il governo italiano ha sottoscritto con la Libia un patto scellerato, votato con immensa cecità anche dal Pd, e bocciato solo da noi dell’Italia dei valori e dall’Udc. Con quel patto, l'Italia si è impegnata a pagare Gheddafi, a non impicciarsi degli affari interni libici e a rifornirlo di armi in abbondanza. Lui, in cambio, si incaricava di fermare gli immigrati africani che cercavano di partire dalle coste libiche. Lo ha fatto con gli stessi metodi che sta usando oggi contro chi protesta.

Ha riempito i lager, ha dato ai suoi soldati licenza di stuprare in massa le donne emigrate dagli altri paesi africani, ha cosparso il deserto di cadaveri. L'Italia ha fatto finta di non vedere. Ha dato a Gheddafi licenza di uccidere e non voleva sapere altro. Ora non possiamo più tacere e fare finta di niente.

Ma per una volta la colpa di questa situazione che rende l’Italia complice di un assassino di massa non è solo di Berlusconi e nemmeno solo della politica. L’intreccio di interessi tra l’Italia e Gheddafi è spaventoso. Oggi sul quotidiano “Repubblica” c’è un prospetto degli interessi libici in Italia tale da far drizzare i capelli sulla testa.

Il governo libico è il primo azionista di Unicredit. Detiene il 2% delle azioni di Finmeccanica, una percentuale uguale delle azioni Eni, il 14,8% delle azioni di Retelit, la società controllata da Telecom che si occupa della fornitura di servizi per la banda larga. Controlla anche il 7,5% della Juventus, e anche uno come me, che è tifoso juventino da tutta la vita, quando viene a saperlo si chiede come i tentacoli del dittatore libico abbiano potuto estendersi tanto nel nostro Paese.

A tutto questo, poi, vanno aggiunti gli appalti delle opere in Libia, che grazie ai buoni uffici del governo sono stati affidati ad aziende italiane, e le forniture di gas, che rendono l’Italia dipendente dalla Libia per il proprio fabbisogno energetico. Ciò significa che quando si è trattato di fare affari e soldi, le aziende e la politica italiane non ci hanno pensato sopra un momento prima di ignorare i diritti umani e civili di un popolo.

Cosa dobbiamo fare ora noi italiani? Dobbiamo preoccuparci di offrire il massimo aiuto umanitario alla popolazione libica. Dobbiamo inviare le nostre navi e fare il possibile per sostenere quella gente che in questo momento è esposta a tragedie di ogni tipo. Però dobbiamo fermarci agli aiuti umanitari senza nemmeno prendere in considerazione interventi militari. Sappiamo già come andrebbe a finire. Ci troveremmo impigliati in una situazione dalla quale non sapremmo più come uscire, e dopo un po’ finiremmo complici di questo o quel signore della guerra, come è successo in Afghanistan.

Ma ancora prima dobbiamo annullare il patto scellerato italo-libico che ci rende a tutti gli effetti complici attivi del regime massacratore di Gheddafi. Quell’accordo deve essere stracciato subito. E ci aspettiamo che a chiederlo con noi, riconoscendo l’errore commesso votando a favore di quel patto, sia anche il Partito democratico.

Intanto vi invito a firmare, come ho fatto io, l’appello "FERMIAMO IL MASSACRO IN LIBIA" lanciato da Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Margherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego e che prevede una mobilitazione oggi pomeriggio dalle 16 davanti a Montecitorio.

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23 Febbraio 2011

Dovunque c'è un regime, prima o poi il popolo scoppia

Questa mattina, ospite di Omnibus su La7, mi sono soffermato a ragionare con gli altri ospiti, oltre che della realtà politica attuale in Italia, anche della situazione libica.


Con Gheddafi, Berlusconi non si è comportato come gli altri leader occidentali. Ha fatto qualcosa in più. Ci è andato a braccetto in lungo e in largo, sia per affari privati sia nei comportamenti pubblici. Lo ha ricevuto con tutti gli onori, con i baciamani e con le gheddafine. Però è vero che se andiamo a vedere chi ha più colpe non ci liberiamo dai problemi, e questo problema deve essere risolto dall’Europa, non solo dall’Italia.

A mio avviso, dietro la rivolta nel nord Africa non c’è proprio nessuno. C’è solo tanta voglia di libertà da parte di popoli oppressi. Dovunque c’è un regime prima o poi il popolo scoppia. Io sono convinto che se non si trova una soluzione nel nostro Paese, prima o poi anche il popolo italiano scoppierà, con un governo che pensa solo ad affari privati, soprattutto di tipo giudiziario e non agli affari pubblici.





Detto questo, resta la domanda sul cosa fare. Ci sarà probabilmente un esodo biblico. Ci sarà un problema di risistemazione mondiale. Credo che l’Italia debba da una parte, con umiltà e determinazione, appoggiarsi all’Unione Europea, dall’altra pretendere che la Ue faccia la sua parte.

Non mi pare che sinora la Ue, oltre a dire di comminare quattro sanzioni a Gheddafi, abbia dato una mano a risolvere il problema. Noi siamo la frontiera d’Europa e dobbiamo pretendere che tutta l’’Europa si faccia carico di un problema che dobbiamo risolvere positivamente. Non rigettando in mare gli esuli che arrivano ma neppure accettando che l’Europa stia a guardare e magari ci bacchetti pure se non facciamo bene il nostro lavoro.

Il governo per ora non ha fatto alcuna richiesta all’Europa. Lo ha annunciato ma non lo ha fatto. Queste popolazioni che arrivano devono trovare un punto di riferimento importante. Credo che l’Europa se ne debba fare carico e anche noi dell’opposizione dobbiamo far sentire la nostra voce in Europa.
Il problema è che la politica estera italiana è inesistente, è legata sporadicamente ad alcuni casi di rapporti personali, come dimostra il fatto che in questi anni l’unica rilevanza di politica estera che abbiamo avuto sono stati i rapporti personali di Berlusconi con Putin o con Gheddafi.

Dire, mentre in Tunisa cadeva Ben Alì, che andava preso come punto di riferimento positivo del Nord Africa Gheddafi vuol dire non avere alcuna cognizione di quello che stava succedendo.

Mai come nel caso della Libia limitarsi all’anomalo rapporto personale Gheddafi-Berlusconi non risolve niente. La realtà è molto più complessa ed è dovuta a una situazione in cui grosse imprese, grosse strutture nazionali e internazionali hanno chiuso e hanno fatto chiudere gli occhi sul problema della democrazia, della libertà e dei diritti fondamentali delle genti. “Mi serve il gas e non me ne frega niente di chi me lo dà”. Ci sono appalti per costruire le grandi infrastrutture in Libia? Le grandi multinazionali, anche italiane, ci vanno e il governo le aiuta ad andare senza che gliene importi niente se lì c’è lo schiavismo e la mancanza di democrazia.

Io che sono antiberlusconiano per natura e che critico questa politica estera di Berlusconi, dico che non basta la critica a Berlusconi per giustificare quelli che sono stati i rapporti tra Italia e Libia in questi ultimi anni. Io sono juventino, ma se mi ritrovo anche Gheddafi come socio della Juve, vuol dire che con Gheddafi si è stratificata negli anni una serie di rapporti, che c’è stato un tale abbassamento di occhi per non vedere niente, che c’è una responsabilità collettiva, che va risolta con una assunzione di responsabilità nei confronti di quel popolo. Ma anche nei confronti di una politica estera che rilanci la credibilità dell’Italia. Una delle ragioni per cui io voglio mandare a casa Berlusconi è proprio che noi non abbiamo nessuna credibilità internazionale, perché il suo modo di essere e di fare politica ci ha reso ridicoli e non credibili.

La Giornata

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21 Febbraio 2011

La strada per la liberazione

Questa mattina, ospite di "60 minuti" su Gr Parlamento, ho affrontato i temi dell'attualità politica e internazionale. Dalla crisi nel mediterraneo, al nostro Governo bloccato, ai modi per sbloccarlo.

Credo che nella sua intervista il capo dello Stato abbia voluto sottolineare quel che dovrebbe essere l’ovvio ma da qualche tempo l’ovvio non è più, e cioè che ognuno deve svolgere il proprio ruolo e la propria funzione. I magistrati di fronte a una notizia di reato fanno le inchieste e quindi i processi. Gli imputati devono rispondere di quello di cui sono accusati. Il presidente del Consiglio deve occuparsi del Paese, a cominciare dall’economia, dal lavoro, dai venti di guerra che arrivano dagli Stati vicini a noi, e non dei suoi fatti personali.

Se fosse per me, le Camere avrebbero dovuto essere sciolte ieri,: la Camera dei deputati, col suo voto, ha affermato che Berlusconi pensava veramente che Ruby fosse nipote di Mubarak, e che ha telefonato alla questura di Milano per evitare una crisi internazionale. Questo vuol dire prendere in giro gli italiani per salvare il capo del governo.

Ma detto questo, non è che il capo dello Stato può fare molto. La Costituzione gli assegna la possibilità di sciogliere le Camere, sentiti i presidenti di Camera e Senato, anche senza che vi sia una formale sfiducia. Però questa deve essere una scelta estrema, quindi credo che quel che dice il presidente della Repubblica sia giusto: o c’è una maggioranza che sfiducia Berlusconi o si aspettano le prossime elezioni. Oppure, aggiungo io, si fa il referendum. Diversamente non c’è niente da fare.

Con riferimento a tutto ciò che accade nel Mediterraneo e in Medio Oriente, io sono il primo a dire che non ci possono essere “la maggioranza” e “l’opposizione”. Ci devono essere la massima attenzione per il pericolo che può costituire una rivolta globale e al tempo stesso la solidarietà verso queste genti. Invece, l’unica cosa che ho sentito dire dal capo del Governo nei giorni scorsi è stata: “Non voglio disturbare Gheddafi”. Rispetto a un mondo che sta crollando e a Berlusconi che dice soltanto di non voler disturbare, la responsabilità che l’opposizione deve assumersi è quella di chiedere al presidente del Consiglio di andarsene a casa e di essere lui a non disturbare più.

E per farlo, l'opposizione deve essere una alternativa unita e credibile. Non penso che noi dobbiamo avere un altro “Berlusconi” a sinistra. Più che un leader, c’è bisogno di trovare un’unità di coalizione sulla base di un programma. Su questo il cerino è in mano al partito di maggioranza relativa, cioè al Pd, che deve fare una scelta di campo: crede ancora nel sistema bipolare? L’Idv ci crede, crede che i cittadini debbano sapere, prima di andare alle urne, per chi votano, per quale programma e per quali alleanze. L’idea del Terzo polo nasce proprio dal presupposto di non allearsi con nessuno, salvo poi associarsi al migliore offerente.

Il Pd non ha ancora deciso se vuole dialogare con il Terzo Polo o se vuole costruire un’area riformista, ed essere alternativa più che antagonista al governo Berlusconi.
Ribadisco che la nostra posizione è a favore di un sistema bipolare, al cui interno costruire una coalizione alternativa che abbia come base Pd, Idv e Sel e che fondi il suo programma sul problema lavoro, sull’occupazione e sulla giustizia, soprattutto quella sociale. Invece di programma non se ne sta parlando. Si parla di andare a cercare l’unto del Signore di centrosinistra, oppure di allargare la maggioranza per vincere soltanto numericamente ma senza poter poi fare nulla qualitativamente. Solo se le cose dovessero precipitare e Berlusconi si mettesse a fare il Gheddafi italiano, ci potrebbe essere un tentativo di Cln, con una coalizione istituzionale, e solo per fare la legge elettorale.

Credo che Rosi Bindi sia una persona di prestigio, qualità e competenza, così come credo che ce ne siano altre nel centrosinistra. Ma siccome non voglio far parte di quelle persone che allargano il cerchio solo per non chiuderlo mai, dico che se vogliono fare le primarie siamo pronti, se vogliono candidare Rosi Bindi siamo pronti, se vogliono candidare Bersani o Vendola siamo pronti. Purché si stabilisca con chi ci si vuole sposare, perché il Pd sta facendo come l’asino di Buridano che non decide in qualche prato stare e così muore di fame.
Ci sono all’interno della sinistra punti sui quali non c’è un accordo, ma secondo me su alcuni di questi la scelta spetta all’elettorato. Prendiamo il caso del nucleare. C’è una tensione trasversale fra chi ritiene che sia più opportuno fare 13 centrali nucleari in Italia e chi crede che ormai la tecnologia è tale e tanta da poter trovare sfogo nelle energie alternative, senza mettere a rischio salute e ambiente. Noi dell’Idv abbiamo raccolto le firme per un referendum che si farà in primavera insieme a quelli sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento.

Anche questo referendum sarà un modo di far scegliere gli elettori, anche se ancora non vengono informati adeguatamente. È stato promosso dall’Idv, ma ci siamo spogliati della sua paternità. Sostanzialmente si chiederà agli italiani: “Volete mandare a casa Berlusconi?”. Così anche i movimenti di piazza, le manifestazioni, tutte le preoccupazioni su come e cosa fare per liberarsi di Berlusconi, possono trovare un punto d’incontro. Le mobilitazioni portano a un momento di protesta, importante, ma possiamo fare in modo che siano uno strumento per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di votare contro il legittimo impedimento, sul fatto che il referendum darà loro l’opportunità di scegliere se vogliono o non vogliono Berlusconi. Il referendum ha il problema del quorum? E io dico: facciamolo il 29 maggio, insieme alle amministrative, portiamo la gente a votare perchè la democrazia è fatta di questo. Se poi il governo metterà il referendum a giugno, si prenderà la responsabilità della scarsa affluenza. E i cittadini decideranno comunque in coscienza se votare o no. Ma sappiano che è l'unico modo per mandarlo via. Ecco, se mi viene chiesto come fare a liberarsi di questo governo e del presidente del Consiglio, io dico: il giorno dei referendum, non craxate, non andate al mare. Andate a votare.

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19 Febbraio 2011

Litigano su tutto

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Nemmeno su quanto di più elementare tiene insieme un Paese e una comunità nazionale questa maggioranza e questo Governo riescono più ad andare d’accordo. Non esiste un solo Paese al mondo il cui Governo, invece di decidere come celebrare più solennemente i 150 anni dalla sua unificazione, si prende per i capelli e litiga sull’opportunità o meno di festeggiare la ricorrenza.
Per l'Italia, che già vive una crisi morale profondissima, che già deve fare i conti con la distanza che c’è tra i livelli di vita del nord e quelli del sud, tra il reddito altissimo di pochi e quello basso di moltissimi, una rissa come quella che c’è stata nel Governo sulla festività del 17 marzo è l’ennesima mazzata. Come si può chiedere a un paese di mantenere forte il senso della propria appartenenza e della solidarietà nazionale, in nome delle quali tanti sacrifici vengono chiesti agli italiani, se poi il Governo invece di dare il buon esempio fa esattamente il contrario?
Al ministro Calderoli, poi, nemmeno questo basta. Fosse per lui, ha dichiarato ieri, abolirebbe pure il primo maggio, la festa dei lavoratori. E di questo passo pure su questo finiranno presto per litigare, sull’opportunità di cancellare una festa che celebra di fatto l’art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Ma se non hanno più in comune nemmeno l’unità d’Italia, su cosa si fondano questa alleanza di governo e questa finta maggioranza parlamentare? Lo sappiamo tutti: Sulla convergenza di tanti interessi privati che se ne fregano di quello comune e nazionale. E’ una strada che corre verso l’abisso e che porta un paese già indebolito da quindici anni di corruzione verso la morte.
Per fermare questa dissoluzione c’è una sola strada: l’immediato scioglimento delle Camere e la convocazione di nuove elezioni. Quando il disastro arriva al punto in cui è arrivato in Italia la sola via di salvezza è il ricorso alla più alta autorità esistente nelle democrazie: il popolo sovrano.

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18 Febbraio 2011

Il buffone d'Europa

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L’Italia è governata da un pagliaccio incapace, che offende gran parte del popolo italiano e molti leader europei. L’Italia è oggi in mano a un uomo che antepone i suoi interessi personali a quelli dello Stato, a un satrapo che non esita a usare le istituzioni e le risorse pubbliche per procurarsi vantaggi contro gli avversari politici e per questo è diventato il simbolo di un Paese in sostanziale declino, afflitto da decadenza delle infrastrutture, debito pubblico in aumento, corruzione endemica.

L’Italia è guidata da un leader superficiale e vanitoso, incapace di fronteggiare i problemi strutturali del Paese, che preferisce sempre le soluzioni a breve termine, quelle che garantiscono il massimo di propaganda e il minimo di efficienza, rispetto agli investimenti lungimiranti. Purtroppo Berlusconi dimostra la stessa superficialità tronfia anche in politica estera, dove cerca sempre di mettersi nella parte che crede che gli regali maggiore visibilità senza dover pagare nessun costo.

Convinto di essere un grande statista, quest’uomo ha coperto di ridicolo il Paese proponendosi come grande mediatore nelle controversie internazionali senza avere alcun titolo e alcuna capacità per affrontarle. Figurarsi che pensava di poter risolvere i problemi con la Siria solo perché l’allora consorte Veronica aveva conosciuto a Damasco la moglie di Assad.

Ma se queste caratteristiche del presidente del Consiglio sono una tragedia per il Paese che governa, per le altre nazioni sono la manna dal cielo. La sua debolezza e la sua vanità lo rendono un pupazzo perfetto. Basta portarlo per mano e farlo sentire importante e fa sempre quello che gli alleati vogliono e che fa comodo a loro anche se non all’Italia.

Agli italiani converrebbe toglierselo di torno il prima possibile, ma agli altri, specialmente agli americani, conviene invece tenerselo stretto. Così anche quando combina disastri come nel caso del vertice del G8 all’Aquila, i leader mondiali, pur di non perdere il loro pupazzo preferito, preferiscono far finta che tutto vada benissimo, incassare i loro bei dividendi politici e poi farsi quattro risate alle spalle del comico che governa l’Italia.

Uno che legge queste cose può pensare che stavolta Di Pietro ha esagerato, che insultare così il presidente del Consiglio non sta bene nemmeno per un partito che fa opposizione strenua come l’Italia dei Valori. Però queste cose non le ho dette io. Le ha dette l’ex ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli. Stanno nei cablogrammi segreti diffusi da Wikileaks e pubblicati in Italia sui siti di “Repubblica” e dell’ “Espresso”.

In Usa gli ambasciatori sono sempre molto legati al Presidente. Spogli era un uomo di Bush, che di Berlusconi era grande amico, e quando è stato eletto Obama ha lasciato l’incarico. Non era affatto prevenuto contro Berlusconi quando è arrivato a Roma nel 2005. Nel 2008 era stato contentissimo per la vittoria del centrodestra e aveva mandato a Washington messaggi pieni di fiducia in Berlusconi. Poi lo ha visto all’opera come capo di governo e ha imparato a conoscerlo. Il suo è quindi un giudizio dettato dall’esperienza, non dalla prevenzione politica.

Quante volte Berlusconi ha ripetuto che grazie a lui l’Italia è tornata a essere rispettata nel mondo? Per una volta è facile che non mentisse e che ci credesse sul serio. E’ troppo vanitoso per accorgersi di essere trattato come il buffone d’Europa e di essere preso in giro da leader che hanno un legittimo interesse nel vedere l’Italia governata da un incapace, pronto a fare tutto quello che vogliono loro in cambio di quattro complimenti bugiardi.

Fosse solo per la vanità e per le figure ridicole di Silvio Berlusconi, noi non avremmo nulla da ridire. Affari suoi. Il problema è che quel ridicolo ricopre non solo lui ma tutta l'Italia. La tragedia è che a non essere presi più sul serio siamo tutti noi, e che questo non è solo un danno morale ma un enorme danno materiale per l’Italia. Il disastro è che il pupazzo, senza nemmeno più rendersene conto, è prontissimo a trascurare l’interesse nazionale a tutto vantaggio di quello dei Paesi in competizione, purché siano salvi i suoi interessi e solleticata la sua vanità.
Bisogna mandarlo via, e bisogna riuscirci presto. Già adesso, non sarà facile scrollarsi di dosso il discredito universale in cui Silvio Berlusconi ci ha fatto precipitare.

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17 Febbraio 2011

Come mandarlo a casa?




Ieri sera sono stato ospite di Repubblica Tv, e con Massimo Giannini abbiamo parlato della situazione politica attuale e dei modi per uscirne.

L’unica riforma che Berlusconi vuole fare è quella della giustizia, non per farla funzionare meglio, ma solo per sistemare i propri affari. Quindi, ancora una volta, vi è una distonia tra quello che vuole lui e ciò di cui ha bisogno il Paese. L’Italia, in queste condizioni, non ha futuro e ha esigenza di voltare pagina, di chiudere con l’era Berlusconi e andare al voto. In Commissione Giustizia in questi giorni si sta decidendo non come migliorare la giustizia ma come poter bloccare i processi dopo un certo tempo, come se si possa decidere all’improvviso che le vittime sono vittime gratuite e gli imputati sono tutti innocenti, pure quelli colpevoli. Berlusconi dice che è tranquillo, ma il problema è che il Paese in queste condizioni non ha sbocco e non ha futuro, quindi c’è l’esigenza di chiudere con l’era Berlusconi e di andare avanti. Il problema è come farlo. Lui tenterà di far approvare il Parlamento norme che lo salvino da quello che ha fatto. In realtà ha già uno strumento per prendere in giro sia gli italiani che i magistrati. La cosa più immorale è utilizzare uno strumento lecito per fini illeciti: come per il coltello da cucina, che è lecito e quasi obbligatorio tenere per cucinare, ma diventa illecito quando lo si usa per ammazzare una moglie. In questo momento lui gode di un legittimo impedimento che la Corte Costituzionale ha in parte decurtato, perché lo ha dichiarato incostituzionale se applicato in modo assoluto, ma ha detto che bisogna valutare di volta in volta se esiste un impedimento davvero legittimo, presupponendo che dall’altra parte ci sia buona fede e che se uno dice di avere la febbre, ha veramente la febbre.
Ma se si fa come quello che non va a lavorare dicendo di essere malato e invece si trova a fare la corsa campestre o in gita con la fidanzata, allora è chiaro che non c’è buona fede. Volete scommettere che il 6 aprile Berlusconi dirà di avere un impegno istituzionale? Così come il 7 aprile e ogni volta che gli fissano un’udienza, poiché spetta a lui fissare i Consigli dei ministri, cercherà sempre di trovare qualcosa che rientri nei suoi compiti di presidente del Consiglio pur di non presentarsi in tribunale. In un Paese normale, quando la magistratura ha bisogno di chiarire qualcosa un presidente corre a spiegare le sue ragioni, invece lui sfugge. Se ha tempo di fare il bunga bunga perché non ha tempo di andare davanti ai giudici?
E quindi come si fa? Visto che non si fa processare e non si dimette: scordatevelo, voi cittadini, che quello da solo se ne va. Come si fa a dire: “Scusi signor Dracula, se ne va dall’ospedale?”. Lì ci sta il sangue e lui ci campa.
Quest’estate, anziché fare la cicala, noi abbiamo raccolto due milioni di firme per i referendum sul legittimo impedimento, contro il nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua. Noi dell’Italia dei Valori rinunciamo alla paternità di questi quesiti, faccio il peones purché diventi un fatto di democrazia universale. Tre, quattro donne, attraverso la rete, con il grido “Se non ora quando?”, hanno messo insieme un milione di persone. Insieme al Partito Democratico anche noi stiamo contribuendo alla raccolta di 10 milioni di firme, ma a quelle persone dobbiamo far capire che quella firma è inutile se poi il giorno del referendum vanno a “craxare” (parola calzante per dire “vanno al mare”).
È necessario che nasca una realtà organizzativa che vada oltre l’Italia dei Valori, perché da soli non abbiamo i mezzi per entrare in tutte le case. Se però si attiva la rete, i talk show indipendenti, le televisioni digitali, ce la possiamo fare.
Il 29 maggio ci sarà il ballottaggio per le elezioni amministrative ed entro il 15 giugno deve essere fissata anche la data per i referendum. Quest’anno ci saranno 3 referendum, dei quali uno molto importante per far cadere il legittimo impedimento. Noi, però, rinunciamo a metterci il cappello, rinunciamo anche a costituire un comitato referendario: lo faccia Repubblica tv, lo faccia la società civile, lo faccia nonna Rachele o chi vuole, purché diventi un fatto trasversale. Perché questo referendum, in realtà, chiederà ai cittadini: volete voi continuare ad avere un governo che si fa le leggi per conto proprio o volete mandarlo a casa? Se noi lo mandiamo a casa con un referendum, Berlusconi è costretto a dimettersi, altrimenti il presidente della Repubblica è costretto a sciogliere le Camere perché il governo non ha più l’appoggio del popolo.
Il 6 aprile lui sarà già impegnato perché purtroppo è anche il giorno del tragico terremoto in Abruzzo. Ecco, il 6 aprile Berlusconi andrà certamente a fare un discorso all'Aquila, pur di non andare dai giudici. Ma in un Paese normale, un premier dovrebbe dire ai magistrati che siccome è impegnato il 6 aprile si presenterà il 7, anzi proprio il 5 aprile. Ma non sarà così.
Poi succederà anche qualcos’altro: si alzerà qualche peones in Parlamento, farà una mozione per chiedere il conflitto di attribuzione e sospendere non il processo ma la sentenza, ritardando i termini.
Allora io dico: il giorno del referendum, il 40 per cento dei cittadini che non va a votare si dovrà presentare alle urne perché a quel punto non potrà più dire “sono tutti uguali”, non si tratta di un voto pro o contro un partito, ma di scegliere se cambiare registro.
Vogliamo scommettere che il ministro Maroni fregherà gli italiani? Se non avviene torno qui a chiedergli scusa. Io gli ho scritto una lettera per dirgli: “Caro Maroni, il 29 maggio siamo chiamati a votare per il ballottaggio, già si spenderanno soldi e si scomoderanno i cittadini, e siccome c’è anche un articolo della Costituzione che stabilisce che lo Stato deve favorire il voto del popolo, allora perché vorresti fissare il referendum la settimana dopo? Non si può votare lo stesso giorno amministrative e referendum? Perché vuoi buttare al vento altri 300 milioni di euro?”. Se non lo fa è solo perché ha paura che la gente vada davvero a votare e si raggiunga il quorum. Questa, secondo l’articolo 640 del codice penale, si chiama truffa aggravata.
Se stiamo in due in mezzo al mare e l’altro mi continua a dire: “Non ce la facciamo ad arrivare a riva”, io rispondo: “Nuota ragazzo, altrimenti qua moriamo!”. Allora, tra stare qui e morire di berlusconite acuta e andare lì e tentare di prendere un antidoto…io ci provo.

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16 Febbraio 2011

Perchè scriviamo a Maroni




Chi si aspetta che Berlusconi abbia la dignità e la decenza di dimettersi e di affidare la sua sorte politica alla sovranità popolare sbaglia di grosso. Non lo ha fatto e non lo farà mai. Lo avete visto nella conferenza stampa di oggi? Si è armato della sua peggior faccia di bronzo e con quella tirerà a campare fino a che non verrà spostato di peso dalla poltrona che occupa. Non è come Mubarak. E’ peggio di Mubarak perché il raìs egiziano alla fine si è rassegnato ad ascoltare la piazza e la volontà popolare, mentre Berlusconi non lo farà mai.
Chi pensa che a partire dal 6 aprile Berlusconi si decida ad affrontare il processo per direttissima che lo aspetta non ha capito niente. La Corte costituzionale gli ha lasciato uno spiraglio nella sentenza sul legittimo impedimento e lui ci si infilerà con tutte le scarpe. Sono pronto a scommettere la mano destra, e pure la sinistra, che vederlo in aula sarà difficilissimo, tanti e tali impegni istituzionali si affolleranno, guarda caso, proprio nei giorni fissati per le udienze.

Il modo per toglierlo di peso dal bunker di palazzo Chigi e allo stesso tempo per chiudere lo spiraglio lasciato aperto dalla Consulta c’è. E’ il referendum sul legittimo impedimento. Le manifestazioni e la sollevazione morale della maggioranza degli italiani ci sono e ci saranno sempre di più nelle prossime settimane. Ma senza uno sbocco politico concreto non serviranno. Berlusconi si limiterà a tapparsi le orecchie e farà finta di non sentire niente. Ignorerà il discredito che lo circonda in Italia e in tutto il mondo. Si farà forte di una maggioranza parlamentare garantita dai servi, dai giuda e dai venduti.
Il referendum sul legittimo impedimento non gli permetterà di continuare su quella strada di impunità, perché nella sostanza il quesito a cui i cittadini dovranno rispondere sarà: “Volete o non volete che quest'uomo smetta di governarvi?”. Se la maggioranza degli italiani risponderà di si, per Berlusconi non ci sarà più niente da fare.

Sappiamo tutti benissimo che anche in questo caso il caimano giocherà con le carte truccate, come fa sempre. Cercherà di fissare la data del referendum nell’ultima domenica possibile, a metà giugno, quando le spiagge saranno affollate, gli esami alle porte e gli elettori saranno stanchi per aver già votato nei due turni della amministrative. Lo farà anche a costo di buttare via circa 350 milioni di euro al solo scopo di rendere più difficile il raggiungimento del quorum. E poi userà tutto il suo immenso potere nei media per fare in modo che del referendum si sappia il meno possibile. La disinformazione è da sempre la sua arma più potente.

Noi abbiamo scritto al ministro degli Interni Maroni dicendo a chiare lettere che non abbinare i referendum con il secondo turno delle amministrative, il 29 maggio, sarebbe un inaccettabile abuso di potere, una truffa della democrazia e una rapina ai danni dei cittadini. Gli abbiamo intimato di comportarsi da leader responsabile e scegliere l’election day, il 29 maggio.
Ma se questa battaglia resterà solo di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori, a vincere sarà Berlusconi. L’IdV ha raccolto le firme per il referendum, ma il referendum non è dell’IdV. E’ di tutti quelli che vogliono mettere fine al potere e agli abusi di potere di Silvio Berlusconi.
Se tutti quelli che in queste settimane si stanno mobilitando per cacciare il corrotto, le forze politiche, i giornali, le donne e gli uomini di cultura, i lavoratori, il popolo del 13 febbraio, faranno proprio il referendum e si sforzeranno per rompere il muro di silenzio e di prepotenza, il prossimo 29 maggio Berlusconi sarà cacciato via dalla sola forza che possa smuoverlo senza sotterfugi e senza giochi di palazzo: la volontà democratica del popolo italiano.

scarica il pdfdella lettera a Maroni

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Che senso ha stare ancora in Afghanistan?




L’Italia dei Valori ieri ha presentato una mozione per chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Su quei territori è in atto una guerra guerreggiata, le vittime civili e militari aumentano di giorno in giorno e la missione ha ormai perso la sua natura di pace.
Condanniamo l’ipocrisia di chi piange i nostri caduti in Afghanistan e poi in Parlamento opera in tutt’altra maniera. Noi non ci stiamo, le nostre Camere stanno calpestano l’articolo 11 della Costituzione: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Su quei territori oramai sta proseguendo un’azione di sostanziale guerra che si sviluppa senza risultati da dieci anni. Ci rammarica che su un tema così importante il PD abbia preferito prendere una posizione contraria alla nostra votando insieme al PDL, bocciando la nostra mozione.
Siamo certi che in tutta Italia il popolo del PD vuole una posizione contraria sulla presenza in Afghanistan delle nostre truppe. La verità è che ieri il PD ha perso una grande occasione per dimostrarlo.

Vi chiedo di vedere il video dell'intervento dell'On. Donadi alla Camera, ascoltando bene le sue parole. Aspetto i vostri commenti.

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15 Febbraio 2011

Giudizio immediato




Facendo le debite proporzioni, tra la tragedia e il ridicolo, anche in Italia c'è un'esigenza di rilanciare la legalità e la democrazia. E le piazze di questi giorni sono il prologo di una grande piazza ideal che con il referendum sul legittimo impedimento può mandare a casa il nostro sultano di Arcore.

Se Berlusconi non si dimette, neanche ora che è stato rinviato a giudizio immediato per concussione ed ha come parte lesa lo stesso Governo di cui è a capo, allora il popolo italiano lo deve mandare a casa, come stanno facendo altri popoli che vedono la tirannia alle porte. Lo strumento del referendum c'è, la data anche: il 29 maggio, insieme alle amministrative per non sommare altre spese al conto dello stato, e per garantire la massima partecipazione possibile.

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14 Febbraio 2011

Una testa, un voto.

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Silvio Berlusconi è un bugiardo matricolato. Mente a tutti e su tutto da talmente tanto tempo che forse nemmeno lui sa più distinguere la finzione dalla realtà. E’ convinto che basti ripetere una bugia a ripetizione, come un disco rotto, perché diventi per miracolo verità.

La più grossa bugia che Berlusconi racconta agli italiani ma anche ai suoi fedeli e forse persino a se stesso è di avere con lui la maggioranza del paese. Non è così. Berlusconi, oggi, è il leader di una minoranza.

Dei sondaggi non bisogna mai fidarsi troppo, ma nemmeno prenderli troppo sottogamba. Non dicono tutto e parlano di umori che possono cambiare facilmente. Però qualcosa dicono. Per esempio che il partito di Berlusconi, dal 2008, ha perso oltre 10 punti in percentuale. Oppure che se alle elezioni si presentassero tre poli, il suo, quello centrista e quello di centrosinistra composto da Pd, Idv e Sel, sarebbe quest’ultimo a vincere e con quasi 7 punti di vantaggio.

Se invece si trovassero di fronte la coalizione Pdl-Lega e dall’altra parte la santa alleanza composta da tutti quelli che vogliono prima di tutto liberare il paese da Berlusconi e dal suo manipoli di servitori corrotti, la sconfitta del caimano sarebbe ancora più schiacciante. Perderebbe con 15 punti di scarto.

In un caso solo, secondo i sondaggi, Berlusconi vincerebbe le elezioni. Se dall’altra parte si presentasse una cartello formato dal Pd e dal Terzo Polo e un altro dall’alleanza Idv-Sel. Nemmeno in questo caso però Berlusconi avrebbe ragionedi dire che la maggioranza degli italiani lo vuole come presidente del consiglio. Avrebbe una maggioranza solo relativa, non assoluta.

Questa è la realtà e Berlusconi la conosce molto bene. E’ per questo che dopo aver bluffato per mesi minacciando le elezioni adesso che potrebbe facilmente ottenerle se ne sta assediato nel suo bunker pronto a tutto pur di evitare il verdetto degli elettori. Sa perfettamente che i costi della sua resistenza li pagherà il Paese. Nemmeno lui può ignorare che se, in un momento come questo, un Paese si ritrova senza governo, con una sola legge approvata in due mesi, vuol dire che il disastro è alle porte. Lo sa, ma non gli importa perché Silvio Berlusconi di una cosa sola si è interessato nella sua vita: la sorte di Silvio Berlusconi.

E’ inutile spremersi le meningi chiedendosi quale sarà mai il piano del presidente del consiglio. E’ chiaro ed evidente: evitare le elezioni in modo da poter ripetere che la maggioranza democratica è con lui nella speranza che a furia di ripeterla la bugia diventi verità. E’ un gioco che ha già provato più volte, e spesso gli è riuscito. Potrebbe riuscirgli anche stavolta.

Bisogna stare molto attenti, perché l’esperienza insegna che sottovalutare Berlusconi e darlo per finito è sempre pericoloso. Abbiamo visto in dicembre, con la mozione di sfiducia rinviata, quanto è stato disastroso lasciargli il tempo necessario per organizzare la sua indecorosa campagna acquisti. Vogliamo rifarci di nuovo? Berlusconi va battuto subito. Bisogna dimostrare qui e ora, con la massima trasparenza, che non è affatto il rappresentante della maggioranza degli italiani, che è un piccolo caudillo rinchiuso nel suo palazzo per paura di affrontare non solo le sentenze legali ma anche quelle politiche, quelle degli elettori.

I referendum sono l’occasione per batterlo democraticamente. Tutti, e più degli altri quello sul legittimo impedimento perché quel quesito ha valenza generale, riguarda tutto il modo di governare di un uomo che ha sempre messo al primo posto solo il suo interesse privato, un leader che ha fatto politica solo per difendere i propri interessi economici e per mettersi al riparo dalla giustizia.

Sono i cittadini italiani, in ultima analisi, che devono dire se vogliono essere governati da un uomo così, e a questa domanda deve rispondere il referendum. E’ il popolo a decidere, ma deve essere una decisione senza trucchi e truffe. Berlusconi però non sa vivere senza trucchi e truffe, dunque cercherà di truffare la democrazia spostando la convocazione del referendum nella data più scomoda per gli elettori. E poco male se questo costerà allo Stato qualche centinaio di milioni!

La prima esigenza, oggi, è evitare la truffa e fare in modo che il referendum sia abbinato al secondo turno delle amministrative, il 29 maggio. Solo a quel punto potremo vedere davvero quanti italiani vogliono che Berlusconi resti al potere e quanti no. Col criterio più democratico che esiste: una testa, un voto.

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13 Febbraio 2011

La Santa alleanza contro Berlusconi si può fare

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Qui sotto l'intervista che ho rilasciato alla Stampa.

La Santa alleanza contro Berlusconi si può fare, «se l'emergenza democratica si fa viva e palpabile». Ma non certo escludendo «una forza di sfondamento come l'Idv». Alla notizia di un accordo Pd-Terzo Polo in vista di eventuali elezioni anticipate, includendo Vendola ma lasciando fuori l'Idv, il leader Antonio Di Pietro non crede. E, garantisce, sarebbe contrario anche il governatore pugliese: «Stanno facendo i conti senza l'oste Idv e l'oste Sel».

Beffardo destino che si parli di escludere lei, il più antiberlusconiano, da un'alleanza contro Berlusconi…
«E' difficile immaginare un'alleanza senza il partito che per primo ha denunciato i mali del berlusconismo… Detto ciò, credo in un sistema bipolare e nell'accordo programmatico tra Pd, Idv e Sel. Che poi, per necessità, si possa allargare ad altri partiti, può essere solo un'eccezione».

Allora, la Santa alleanza è possibile?
«Accetto un'alleanza di questo genere se l'emergenza democratica si fa viva e palpabile e non c'è altra soluzione per liberarci dal berlusconismo. Se è per emergenza, più siamo e meglio è, non ha senso che qualcuno ci sia e qualcun altro no. Ma fino a quando non si arriva a un punto di non ritorno, le alleanze devono essere di tipo programmatico e non di mera opposizione».

E non ci siamo ancora?
«Se noi, Pd e Sel trovassimo un programma condiviso, su temi come lavoro e giovani, ne ricaveremmo una credibilità politica tale che sarebbe sufficiente a battere Berlusconi».

Al congresso di Fli gira la voce di un patto che vi escluderebbe…
«Io non so se sia vero. Non vorrei si confondessero le aspirazioni di qualche peone con le idee dei partiti e dei loro leader. Io so che il mio obiettivo non è criticare possibili alleati ma informare i cittadini sui pericoli del berlusconismo. Finché non c'è uno ius ad excludendum, lavoro per costruire».

Beh, Casini non fa mistero di sentirsi incompatibile con voi.
«Sul piano programmatico è vero che tra noi e l'Udc non c'è unità d'intenti. Ma se i nostri padri hanno avuto il coraggio di mettersi insieme per liberare il Paese da una tirannia più grave di questa, possiamo averlo anche noi per liberare il Paese dal berlusconismo. Anzi, ho una proposta».

Dica.
«Visto che il Parlamento non sfiducerà il premier, l'unico strumento per dare la prospettiva del voto sarà il referendum sul legittimo impedimento. Sono pronto a mettere il comitato referendario dell'Idv a disposizione di tutte le forze di opposizione, da Sel a Fli, farlo diventare il comitato di Liberazione nazionale e dire a tutti i cittadini: non fate craxate e andate a votare».

Pensa che Vendola sarebbe disponibile a un'alleanza di tutti tranne lei?

«Ho parlato con lui ieri, aveva parlato con Bersani il giorno prima. Se il ragionamento è liberare il Paese da Berlusconi, beh allora anche Vendola dice che l'unione fa la forza e non ha senso fare a meno di una forza di opposizione».

A Bersani cosa si sentirebbe di dire?

«Niente. Stiamo lavorando insieme per trovare un punto di incontro, ci stiamo confrontando sulla candidatura di De Magistris a Napoli».

Se invece una coalizione di tutti tranne lei si concretizzasse?
«Penso sia impossibile rinunciare a una forza di sfondamento come l'Idv».

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12 Febbraio 2011

Mubarak si dimette: gli egiziani hanno vinto

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Oggi bisogna festeggiare. Mubarak ha dovuto lasciare il potere, i cittadini egiziani hanno vinto.
Ogni volta che un popolo riesce a liberarsi da tiranni e dittatori è sempre una vittoria della democrazia, anche sapendo come tutti sappiamo che questo non risolve tutti i problemi perché le eredità dei regimi sono pesanti e piene di minacce. E' così anche in Egitto. Ci sono rischi e ci saranno difficoltà. Ma l'aver cacciato chi si era asserragliato nel suo bunker e sfidava la volontà popolare rifiutando di levarsi di torno è lo stesso un segnale bellissimo e un successo di chiunque creda davvero nella democrazia.
In queste settimane di braccio di ferro fra il popolo e il tiranno, Silvio Berlusconi stava dalla parte del tiranno, perché anche lui diffida del popolo e disprezza la volontà popolare anche se continua a citarla a vanvera ogni minuto. Sono solo parole, come quando nei mesi scorsi bluffava dicendo di volere le elezioni. Nella realtà Berlusconi diffida della volontà popolare e della democrazia non ha capito un acca, se non che bisogna parlarne tanto e praticarla poco.
A modo suo, Silvio Berlusconi non è diverso da Hosni Mubarak. Anche lui si è rinchiuso in un bunker ed è disposto a tutto pur di non mollare il potere. Anche lui è un corrotto che per restare al potere non esita a corrompere e a comprare chiunque sia in vendita, e tra i parlamentari della Repubblica italiana troppi sono in vendita.
Tra tutte le bugie che Berlusconi ripete dalla mattina alla sera, quella col naso più lungo è che la maggioranza degli italiani sta con lui. E' vero il contrario: se si sommano tutti gli elettori delle forze politiche che sono contrarie alla permanenza al potere di quest'uomo e tutti i cittadini che non votano perché hanno perso fiducia nell'onestà della politica, viene fuori che a volere che Berlusconi resti a palazzo Chigi è una minoranza degli italiani, e nemmeno troppo grossa.
E' ora di sbugiardare questa favola. Berlusconi non resta al potere perché così vuole la maggioranza del paese ma perché si è scritto una legge elettorale su misura, perché controlla le televisioni e perché gli sembra normalissimo pagare i parlamentari perché lo sostengano proprio come paga le donne perché fingano di stare volentieri con lui.
Ma questo Berlusconi lo sa benissimo, non è così fesso da credere alla sua stessa propaganda. Per questo è disposto a tutto, è pronto a mettere in ginocchio il Paese, a stracciare la Costituzione, a scatenare la guerra fra le istituzioni dello Stato, ma non a chiedere ai cittadini se ancora lo vogliono.
Se Berlusconi è come Mubarak, anche noi dobbiamo essere un po' come il popolo egiziano. Dobbiamo scendere in piazza, manifestare, pacificamente ma con fermezza e determinazione, per far capire al dittatorello che non se la scamperà aspettando che “passi a' nuttata”.
Dobbiamo manifestare ovunque e spesso, molto spesso. Però dobbiamo anche sapere che probabilmente questo non basterà e che quelle manifestazioni devono trovare un esito e uno sbocco. Se la Lega si stancherà di reggere la coda a Berlusconi quello sbocco saranno le elezioni politiche. Sennò saranno i referendum sull'acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento.
Il referendum è la prova più lineare per vedere qual è la volontà popolare, perché non prevede porcate per legge e giochi di prestigio. Una testa un voto, poi ci si conta e si vede chi è favore dell'impunità e della permanenza al potere di Berlusconi e chi no.
E' una partita trasparente e proprio per questo Berlusconi la teme e cercherà di renderla torbida con i suoi soliti mezzi: disinformazione, truffe e prepotenza. Ordinerà agli zelanti maggiordomi a cui ha affidato giornali e telegiornali di parlarne il meno possibile, farà carte false per fissare i referendum nella data più scomoda, anche se questo costerà ai cittadini italiani centinaia di milioni di euro.
Dobbiamo impedirglielo. Dobbiamo far sì che i referendum e il secondo turno delle elezioni siano abbinati, il 29 maggio, e che quello diventi il giorno dopo cui Berlusconi non potrà più ingannare nessuno dicendo di avere dalla sua parte la maggior parte degli italiani.

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Ora come allora: resistere, resistere, resistere

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Condivido appieno quanto affermato da Francesco Saverio Borrelli, nell’intervista rilasciata oggi ad Andrea Montanari su Repubblica. Proprio per questo la condivido con voi.

Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite, cosa prova oggi nel veder utilizzato contro i magistrati di Milano il suo motto del 2002 "Resistere, resistere, resistere"?
«Una sensazione sgradevole nel veder rovesciato il senso di ciò che intendevo dire per utilizzarlo contro la legalità. Ma sono una persona liberale e quindi tollerante. Del resto, anche quando feci quel discorso erano ormai passate molte stagioni da Mani Pulite ed eravamo in pieno berlusconismo».

Allora, però, davanti a Palazzo di Giustizia si manifestava a favore dei magistrati.
«Non per tutta la durata dell´inchiesta Mani Pulite. Ci sono state manifestazioni perfino imbarazzanti nella stagione iniziale, poi gradatamente, ed è triste dirlo, ha prevalso quell´assuefazione tipica del nostro Paese verso prassi poco ortodosse o interessi personali. L´italiano medio preferisce avere delle vie di fuga come le raccomandazioni per perseguire i suoi interessi. Finché si è trattato di far rotolare qualche testa nella polvere andava bene, quando il cittadino si è sentito toccato nei suoi piccoli intrallazzi ha prevalsa la voglia di dire basta».

Intende dire che oggi la stagione di Mani Pulite non sarebbe più possibile?
«Non so se oggi Mani Pulite avrebbe lo stesso successo. Non voglio generalizzare, ma temo che con il consolidamento del regime berlusconiano ci sia stato un ottenebramento della sensibilità media dei cittadini. Ho l´impressione che quell´invito a resistere come su una linea del Piave oggi non sarebbe raccolto. C´è stato uno sfarinamento della sensibilità per la cultura della legalità».

Sembra rassegnato.
«Giammai. Ma certamente, come del resto abbiamo sostenuto fin dall´inizio, non si può contare solo sull´azione di repressione giudiziaria. Ci vorranno diverse generazioni per ricostruire questa sensibilità verso la legge».

Cosa risponde a chi, come Giuliano Ferrara, accusa di puritanesimo chi protesta contro Berlusconi?
«Mi sembra chiarissimo che fin dal primo momento ci sia stato un tentativo di mescolare il piano giuridico processuale con un altro che attiene più al buon gusto o all´estetica».
Si spieghi meglio. «È stata creata ad arte una confusione per convincere la gente a dare un giudizio negativo su questa indagine. Con l´accusa di puritanesimo e di voler guardare dal buco della serratura. Dimenticando che lo spettacolo non è poi così commendevole per un capo di governo».

Dunque?
«La risposta non deve essere affidata alla repressione moralistica dei comportamenti. Se Berlusconi vuole cenare con 25 ragazze lo faccia. Quello che è intollerabile è che dovendosi difendere dalle accuse, i suoi colonnelli stiano studiando riforme di carattere processuale e sostanziale con il solo scopo di sottrarlo al giudizio del tribunale. Questa è la cosa più grave. Una prassi vergognosa che non sarebbe possibile in nessun altro paese civile».

Come se ne esce, visto che gli appelli del Capo dello Stato sono caduti nel vuoto?
«Non c´è uno scontro tra poteri dello Stato. Il fatto che ci sia un processo e che una delle parti in causa sia un politico non significa che politica e potere giurisdizionale debbano essere l´un contro l´altro armati. La magistratura non è contro la politica. Abbiamo assistito, questo sì, a un vero e proprio vilipendio della magistratura e dell´intero ordine giudiziario. Quando si è detto che i magistrati sono antropologicamente diversi dagli altri o che solo chi soffre di distorsioni mentali può abbracciare la carriera di magistrato. Il vilipendio è un reato, mi stupisco che finora nessuno lo abbia sottolineato».

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11 Febbraio 2011

Il nostro codice etico per la politica

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L’Italia dei Valori lo ripete da tempo: la questione morale è la prima cosa che la politica ha l’obbligo, nonché il dovere di affrontare.
Non è un caso che il codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia abbia evidenziato il baco nel sistema di reclutamento da parte delle formazioni politiche.
Infatti, nelle elezioni amministrative dell’aprile scorso quasi nessun partito ha rispettato questo codice. Risulta che ci siano stati 40 candidati (Condanne definitive e con condanne non definitive), di cui quattro indicati con le sole iniziali, 'impresentabili' in quanto segnalati dalle prefetture per violazione al codice.
L’Italia dei Valori, e lo dico con orgoglio, è stato l’unico partito che ha presentato liste pulite, come rivelano le relazioni stilate finora dalle prefetture del Sud e rese note dalla Commissione parlamentare Antimafia. Insomma, il codice etico dell’IdV ha funzionato. Noi chiediamo ai nostri rappresentanti una fedina penale immacolata, e le regolette che applichiamo al nostro interno le abbiamo riportate in un disegno di legge presentato sia alla Camera che al Senato per una politica pulita e di rinnovamento. Purtroppo il pesce puzza dalla testa, e le vicende di questi giorni del nostro presidente del Consiglio lo confermano: la gestione de la res publica ha bisogno di norme chiare e trasparenti. Il Parlamento, le istituzioni sono diventate un rifugio per coloro che vogliono sfuggire alla giustizia, le Camere e i palazzi delle Regioni sostituiscono le aule dei tribunali e le carceri. Tutto ciò è ignobile. Capisco che errare è umano, ma perseverare diventa diabolico. Per questo, rinnoviamo l’invito agli altri partiti, più volte accolto a parole, ma disatteso nei fatti, di sostenere la nostra proposta di legge contro questo sistema corrotto.
Le nostre tre regole base prevedono che:
- i condannati non possano essere candidati;
- i rinviati a giudizio per gravi reati non possano assumere incarichi di governo né a livello centrale, né a livello locale
- gli imprenditori che si sono macchiati di reati nei confronti della pubblica amministrazione non debbano più partecipare alle gare d’appalto pubbliche.

Tre semplici norme che potrebbero ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni e dignità ai Palazzi. Una ‘conditio sine qua non’ per le forze politiche che non assicura coerenza e lealtà da parte dei candidati, ma fissa paletti di etica pubblica, di moralità e di legalità. Insomma ai parlamentari del Pdl, che oggi ripropongono la vergognosa immunità parlamentare, noi rispondiamo con le nostre norme. Loro vogliono mandare in Parlamento i peggiori criminali, e già ce ne sono parecchi, noi vogliamo ridare dignità e credibilità alle istituzioni.

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Electionday il 29 maggio




Berlusconi ancora una volta vuol buttare in politica quelli che sono i suoi problemi personali. Ha a che fare con la giustizia, in un Paese normale dovrebbe presentarsi davanti al proprio giudice e farsi giudicare.
Egli, ancora una volta, strumentalizza la sua funzione e il suo ruolo. E’ questa la ragione per cui noi dell’Italia dei valori abbiamo proposto un referendum che, speriamo, si possa fare insieme alle amministrative; referendum già accettato sia dalla Corte Costituzionale sia dalla Cassazione, e agli italiani sarà posto questo quesito, sappiatelo italiani, anche se non ve lo dice nessuno, tra qualche mese dovrete votare: volete continuare a stare con il governo Berlusconi, con questo presidente del Consiglio? E allora, visto che Berlusconi dice che deve decidere il popolo, decidete voi, rimettiamo la parola in mano al popolo, visto che il Parlamento non riesce a trovare la maggioranza per sfiduciare un presidente del Consiglio che, come avete visto, vuol far credere che l’umiliazione che il Paese sta subendo sia colpa dei giudici che lo processano, non di lui che è accusato di reati gravissimi.

I suoi sono i toni della paura, della disperazione, i toni di chi non sa più che pesci prendere per cercare di non farsi processare. E’ da 15 anni che tenta disperatamente, inventandosi leggi ad personam, umiliando il Parlamento in difese d’ufficio che non hanno ne capo ne coda. Egli in questo momento, l’unica cosa che può fare, è fare come stanno facendo tutti i rais, come hanno fatto tutti i dittatorelli da tanti anni a questa parte, cioè chiudersi nel proprio bunker e dire che la colpa è di tutti gli altri.

In una situazione di questo genere c’è solo da mandarlo a casa. Questo Parlamento non ce la fa perché in parte è asservito, in parte Berlusconi lo compra, in parte lo ricatta. E allora ci devono pensare gli elettori, i cittadini. A questi cittadini dico: vanno bene le grandi manifestazioni di piazza, ma ricordatevi che senza i referendum non ce ne possiamo liberare.

Entro giugno ci saranno 4 referendum: due per l'acqua pubblica, uno contro il nucleare e uno sul legittimo impedimento. Un vero e proprio giudizio universale sulle politiche del berlusconismo. Lui vorrà spostare la data il più in là possibile, soprattutto non il 29 maggio quando ci sono anche le amministrative. Ma proprio il 29 maggio deve essere l'election day: per risparmiare soldi pubblici in primis, e per portare più gente possibile alle urne. A voi l’ultima parola!

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10 Febbraio 2011

I referendum per mandarlo a casa




Siamo alla resa dei conti finale, e l’ultima parola spetterà, come è giusto che sia in una democrazia, agli elettori. Da solo, Silvio Berlusconi non se ne andrà mai da Palazzo Chigi perchè è il riparo più sicuro per difendersi dai processi e dalla giustizia. Continuerà a comprare voti in Parlamento per poi fare finta che quella maggioranza di rinnegati e venduti sia una vera maggioranza politica. Continuerà a sprecare il tempo che dovrebbe usare per fare gli interessi del Paese cercando soluzioni sempre più assurde, inventando leggi e leggine sempre più vergognose per salvarsi.

C’è un solo modo per stanarlo e costringerlo a sloggiare, ed è sconfiggerlo con il voto. Ma anche questo non sarà facile, perché il Caimano non è stupido. Finché gli è convenuto per mettere paura a parlamentari che si preoccupano solo di mantenere il posto ha minacciato le elezioni, ma adesso che potrebbe ottenerle facilmente si guarda bene dal chiederle, perché sa che le perderebbe.

Entro la fine di maggio o gli inizi giugno però gli italiani voteranno lo stesso, perché dovranno necessariamente svolgersi i quattro referendum approvati sia dalla Corte costituzionale che dalla Corte di Cassazione: i due sull’acqua pubblica, quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento. I primi prendono di mira la politica antidemocratica del governo, che vuole togliere ai cittadini il primo bene comune, l’acqua, e il diritto di decidere sulla sicurezza dei territori in cui vivono. Ma il terzo riguarda direttamente il cuore del potere di Silvio Berlusconi, che governa solo per i suoi interessi e non per quelli dei cittadini e che da anni fa solo leggi che servono a difendere la sua impunità.

Di questo parla il referendum dell’Italia dei valori sul legittimo impedimento. E’ un referendum sul diritto di Berlusconi a rimanere al di sopra della legge e di governare per se stesso e non per il popolo. La vera domanda che il nostro quesito pone agli elettori è questa: “Volete voi mandare a casa il governo Berlusconi, che continua a fare leggi utili soltanto ai suoi interessi e non a quelli della collettività?”.

Il referendum sul legittimo impedimento dà ai cittadini la possibilità di fare quello che il parlamento non riesce: mandare a casa Berlusconi, porre fine alla vergogna di questo governo. E’ la via maestra, senza trucchi e senza sotterfugi incomprensibili, per sconfiggere democraticamente questo governo e il corrotto che lo dirige.

Il Caimano lo sa, lo teme e non ci vuole una cartomante per prevedere che farà tutto il possibile per evitare che quel referendum vada a buon fine. Cercherà di alzare il solito muro di silenzio e disinformazione e dovremo essere noi a saper informare i cittadini. Ma siccome è abituato a giocare slealmente e a ignorare le regole della democrazia reale cercherà anche di votare il più tardi possibile, sperando così che il bel tempo lo aiuti a evitare che si raggiunga il quorum.

Sarebbe però assurdo e criminoso sul piano economico raddoppiare le spese elettorali, che sono anche molto alte, separando il voto sui referendum da quello per le amministrative. Le due tornate elettorali possono e devono essere unificate, accorpando il voto referendario con il secondo turno delle amministrative, il 29 maggio. Fare diversamente vorrebbe dire non solo aggirare le regole della democrazia, ma anche derubare ancora una volta i cittadini costringendoli a pagare per fare gli interessi del presidente del consiglio. Sta a noi impedirlo, ed è anche per questo, per far sentire al Caimano che la sua onnipotenza è finita e la sua impunità è al tramonto, che bisogna continuare a manifestare e ad opporre una resistenza strenua, in parlamento e nelle piazze, ai suoi tentativi di stravolgere ogni regola pur di salvarsi

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8 Febbraio 2011

Renzi non aiuti Berlusconi

Matteo-Renzi.jpg

Stamattina, in un’intervista pubblicata dalla “Stampa”, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ci spiega che è ora di superare l’antiberlusconismo e che adesso basta con le proteste e le manifestazioni di piazza che non servono a niente. Dice anche che tutta questa storia del rubygate a lui non sembra per niente un’emergenza democratica. Si vede che gli pare normale che un presidente del consiglio rifiuti di farsi interrogare dai pm che indagano su di lui, accusi la magistratura di golpismo, faccia carte false per cambiare le leggi pur di non rispondere dei suoi comportamenti di fronte alla giustizia, compri parlamentari sotto gli occhi di tutti per restare al potere, occupi le televisioni con i suoi videomessaggi e con una specie di auto intervista, tipo quelle che si facevano da sole le Brigate rosse, andata in onda sul principale Tg della rete pubblica.

A casa di Renzi questa si chiama normale democrazia. A casa mia invece si chiama proprio emergenza democratica. Si vede che abitiamo in case diverse e sulla democrazia abbiamo idee diverse.

La posizione di Renzi mi sembra tanto quella di chi dice: “Criticare Berlusconi va bene, però non troppo. Possiamo dire che sbaglia, però con delicatezza e senza usare parole forti”.

Io lo dico chiaro e tondo: penso che questo atteggiamento sia pericolosissimo e che sia un grandissimo aiuto che si dà a Berlusconi. Guardiamo un po’ quello che sta facendo anche in questi giorni. In pubblico, nei messaggi senza contraddittorio con cui bombarda le tv, nell’ ”intervista a se stesso” del Tg1, parla di grandi riforme, di liberalizzazioni, di rilancio dell’economia. Tutte balle, come sa per primo il suo ministro dell’economia Giulio Tremonti.

Quelle menzogne servono a far credere agli italiani che il governo si occupa di queste cose, mentre invece, come al solito, quello che gli interessa è solo proteggere il presidente del Consiglio dalla giustizia, dai processi e dalle sentenze. Che c’azzecca il rilancio dell’economia con il processo breve, con il ritorno delle intercettazioni e addirittura con la proposta di rivedere le leggi sulla prostituzione minorile per tirare fuori dai guai Berlusconi?

Berlusconi è un mago nel gettare polvere negli occhi, è il grande imbonitore capace di vendere le sue bugie come realtà e i suoi interessi privati come sogni di tutto il paese. Però chi vuole superare l’antiberlusconismo e dialogare con lui come se fosse un normale leader politico democratico lo aiuta a ingannare e a prendere in giro tutto il paese.

Diciamo pane al pane per una volta: il problema non è che l’opposizione va in piazza. E’ che non è unita e non ha una strategia comune e continua a tentennare. Assecondare la politica berlusconiana e ricercare quel dialogo verificatosi impossibile danneggia tutti. Infatti non si capisce perché tra l’originale e gli adulatori i cittadini debbano scegliere questi ultimi. Sarebbe ora che si decidesse a seguire l’esempio dell’Italia dei valori per fare una vera opposizione parlamentare dura, senza sconti, come quella che faceva la destra nella scorsa legislatura. E’ troppo facile fare la voce grossa la sera nei salotti televisivi e poi belare la mattina in Parlamento!

State pur sicuri che noi dell’Italia dei valori continueremo a opporci strenuamente a Berlusconi proprio perché sappiamo che la sua permanenza al potere è l’opposto di una vera democrazia. Lo faremo, come abbiamo sempre fatto, in Parlamento e lo faremo, con l’aiuto di tutti i cittadini democratici e responsabili, manifestando quanto più possibile nelle strade e nelle piazze. Senza alcuna indulgenza verso i comportamenti violenti di alcune frange irresponsabili, ma anche senza nessunissimo sconto.

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7 Febbraio 2011

Continuare la protesta

dimettiti.jpg


Contro questo governo bisogna manifestare in piazza. L'ho detto spesso negli ultimi giorni e lo ripeto ancora più convinto di prima oggi.
Quando un governo si regge sul voto di parlamentari comprati come vacche al mercato, quando un presidente del consiglio occupa le televisioni per bombardare di bugie il suo paese, quando un Parlamento si occupa solo di proporre leggi che servono solo a difendere il presidente del consiglio dalla giustizia, allora manifestare è un dovere democratico. Bisogna riempire le piazze e le strade, con la massima determinazione ma senza lasciare spazio neppure al minimo gesto di violenza.
Noi dell’Italia dei Valori parteciperemo quindi a tutte le manifestazioni contro la politica di questo Governo. Non ci faremo intimidire da nessuno perché la democrazia non si tocca e difenderla è il nostro preciso dovere. Ma ribadiamo, con fermezza, la nostra condanna ad ogni forma di violenza.
Non possiamo però accettare l’ipocrisia dei berluscones, di chi vuole fare di tutta l’erba un fascio e approfitta dei gesti di pochi sconsiderati per calunniare le pacifiche manifestazioni che chiedono e chiederanno nei prossimi giorni le dimissioni di questo governo.
Il 13 febbraio scenderemo in piazza con le donne, a difesa della loro dignità e contro la loro mortificazione, il 5 marzo manifesteremo per difendere i principi della Carta Costituzionale, a partire da quelli sulla libertà di espressione e sull’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Noi ci saremo e continueremo a protestare in modo pacifico e responsabile per ridare all’Italia la speranza di un diverso futuro economico, politico, sociale e morale.



- un video della giornata di ieri ad Arcore: la trasparenza è la forza degli onesti -

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4 Febbraio 2011

Dopo lo stop di Napolitano, subito al voto




Il Parlamento è stato chiamato a esprimere un voto. E non ha dato parere positivo a un decreto legislativo, quello sul federalismo. Il governo, subito dopo, si è assunto la responsabilità di farlo lo stesso. In uno Stato di diritto, in una democrazia parlamentare, quando il governo fa provvedimenti con forza di legge contro il volere del Parlamento, senza il parere favorevole del Parlamento, siamo o non siamo al golpe?

Il Governo sostiene che non è stato dato un parere. Ma non è vero. E' stato negato il parere positivo. La norma dice che quel provvedimento doveva avere parere positivo. Non lo ha avuto. E' stato bocciato. Se si gioca una partita a calcio e tra 1, 2 e X arrivi alla X, non puoi dire che hai vinto e assegnarti i 3 punti.

Adesso, dopo lo stop intimato dal Capo dello Stato al decreto approvato ieri in fretta e furia dal Consiglio dei ministri, abbiamo la prova provata che il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime. Se Berlusconi non viene fermato in tempo questo processo sarà irreversibile e peserà come un macigno sul futuro economico, politico, sociale e morale dell’Italia.

E in Parlamento che succede? E' ormai un mercato delle vacche. La dignità del Parlamento è calpestata. Ci sono stati parlamentari che hanno detto che non bisognava permettere alla Procura di Milano andare avanti con le indagini, perché Berlusconi, quando ha telefonato alla Questura di Milano per Ruby, davvero credeva che si trattasse della nipote di Mubarak.

Secondo loro, dovremmo tutti credere alla storiella che Berlusconi ha fatto quelle telefonate per evitare una crisi internazionale. Questo vuol dire prendere in giro tutti i parlamentari e quando c'è una maggioranza del Parlamento che vota con questa falsa convinzione vuol dire prendere in giro gli italiani. Si può decidere di non dare alla Procura di Milano quella autorizzazione, ma lo si fa assumendosene la responsabilità e dicendo che c'è un fumus persecutionis, anche se non è vero.

Non si può mentire. Non si possono prendere in giro gli italiani, le istituzioni e il Parlamento. Io non mi preoccupo tanto dei parlamentari eletti col centrodestra, ma di quelli che hanno chiesto il voto agli italiani per proporre un'alternativa al governo Berlusconi. Invece ogni giorno in Parlamento aumentano quelli che tradiscono il mandato.

Ci troviamo di fronte a un mercato delle vacche. In Parlamento si sta perdendo la dignità dell'istituzione, perché non si vota più per intima convinzione ma per partito preso e per mantenere la poltrona. In una situazione così e rispetto a queste persone, per il bene del Paese si restituisca subito la parola ai cittadini.

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3 Febbraio 2011

Parlamento senza dignità, solo i cittadini possono salvare l'Italia

Mi rivolgo al presidente del Consiglio, chiedendogli perché ancora una volta tiene impegnato il parlamento ad occuparsi dei fatti suoi anziché dei problemi degli italiani e ancora oggi non ha la buona creanza di presentarsi a giustificare i suoi comportamenti.

D’altronde, lei presidente del Consiglio, da tempo ha trasformato quest’Aula in una sua succursale aziendale, pretende ogni giorno di ordinare a noi di sfornare leggi ad personam che assicurino la sua impunità. Lei ieri, ancora una volta, si è intrufolato nel telegiornale Rai per illudere i cittadini dicendo che il suo governo intenderebbe davvero occuparsi di piano casa, questione meridionale, riduzione delle tasse, liberalizzazioni, sburocratizzazione, sviluppo, lavoro, insomma è dal 1994 che ci racconta questa favoletta. Magari fosse così.

Invece siamo qui ad occuparci ancora di come fare per concederle di sistemare i suoi guai giudiziari. Solo pochi giorni fa, la Corte Costituzionale ha bocciato per la terza volta consecutiva il suo tentativo di sottrarsi alla giustizia, prima con il lodo Schifani, poi con il lodo Alfano, infine con il legittimo impedimento. Tutte le leggi che lei ha fermamente voluto per assicurarsi l’impunità e per le quali ha tenuto impegnato il Parlamento.

Oggi siamo qui a decidere di cosa fare di una richiesta della procura di Milano, rispetto alla quale lei per l’ennesima volta si comporta da recidivo, chiedendoci di approvare una decisione ingiusta e di respingere la richiesta dei magistrati di procedere con la perquisizione di locali non suoi ma di terze persone, da lei autorizzate a gestire i suoi loschi affari. Sappia che quello che chiede oggi al Parlamento è un atto incostituzionale ed illegale, anzi è una vera e propria prevaricazione che commette nei confronti del massimo organo costituzionale: vorrebbe che ci sostituissimo al giudice naturale, l’unico legittimato a decidere su una questione di stretta competenza tecnica della magistratura, ovvero l’individuazione della competenza giudiziaria su questo caso, se lo svolgimento delle indagini spetta alla procura di Milano o al Tribunale dei ministri.

Noi non vogliamo entrare nel merito della questione, perché è una decisione tecnica che può prendere soltanto l’autorità giudiziaria sulla base della lettura delle carte processuali. Visto, però, che ci tirate per la giacchetta, allora volendo entrare nel merito di questa squallida vicenda, è davvero un’offesa all’intelligenza e al buonsenso voler sostenere che rientri nelle funzioni proprie del presidente del Consiglio fare telefonate in questura per far rilasciare una minorenne sua amica del cuore.

Direbbe il Di Pietro di una volta: “Non c’azzecca proprio niente”. Non può essere lei a scegliere il giudice competente, né il Parlamento, perché da quando esistono lo Stato di diritto e la democrazia parlamentare, i deputati si occupano di fare le leggi e non le sentenze. Lo so che questo Parlamento lo farà perché la sua maggioranza è asservita e, insieme a qualche altro parlamentare che si è venduto l’anima e la dignità, chiuderà gli occhi e si turerà il naso, votando una decisione incostituzionale e anche un po’ criminale solo per non perdere la poltrona perché hanno paura delle elezioni.

Ma si sappia, e rimanga agli atti, che oggi questo Parlamento con il suo voto a favore delle pretese illegittime del suo presidente sta umiliando le sue funzioni e di ciò, davanti al popolo prima e alla storia poi, sarà chiamato a rendere conto. Soprattutto si conoscano, e restino agli atti, l’offesa e le falsità storiche contenute nella relazione che la maggioranza parlamentare si accinge ad approvare. Non esistono e non sono mai esistiti rapporti burrascosi e contrapposizioni ideologiche tra la magistratura e l’onorevole Berlusconi, così come non ci sono mai stati tra guardie e ladri, giacché i primi inseguono i secondi in nome della legge e quelli sfuggono perché l’hanno violata.

Non è una contrapposizione, è una necessità avere persone che applicano la legge e la fanno rispettare, così come non è un’opportunità avere al governo persone che violano le norme e usano il Parlamento per non farsi processare. Inoltre, la favoletta della magistratura politicizzata che è scritta nella relazione della maggioranza va respinta con forza perché soprattutto in questo caso, l’input alle indagini parte proprio dall’onorevole Berlusconi con la sua impropria sequela di telefonate alla questura di Milano per raccomandare una inesistente nipote di Mubarak.

Si tratta di una favola accusatoria bella e buona a cui l’onorevole Berlusconi e la sua clac hanno fatto sempre ricorso per sfuggire al doveroso controllo dell’autorità giudiziaria, chiamata a giudicare i suoi comportamenti penalmente rilevanti. Perché ci sono e non perché qualcuno glieli addebita ingiustamente, soltanto che finora non è stato processato in quanto si è fatto leggi apposite per evitarlo o per depenalizzare i reati.

Una favola che oggi viene riproposta per invocare un’inesistente persecuzione giudiziaria e per coprire la vergogna di un presidente del Consiglio che non ha il coraggio di andare a giustificarsi presso la magistratura per quel che ha commesso. Ma chi non ha il coraggio delle proprie azioni non è degno di rappresentare l’Italia, specie all’estero. Una favola che può e deve essere sfatata, chiedendo ai cittadini indignati di dirlo a gran voce, scendendo in piazza e facendo sentire la loro voce.

Una favola che soltanto gli italiani che non ne possono più possono fermare, perché in questo Parlamento, dove tutti pensano soltanto a salvare la propria poltrona, non si riesce a trovare una maggioranza che abbia la dignità di mandarlo a casa. Una favola che deve essere affrontata dal popolo, in modo democratico nelle piazze.

Chiediamo, perciò, ai cittadini di prendere parte alle manifestazioni che si stanno svolgendo e che sono in programma affinché con una grande partecipazione popolare faccia sentire al presidente del Consiglio l’inutilità e la dannosità della partecipazione a questo governo.

Chiediamo, inoltre, ai cittadini di recarsi alle urne a votare il referendum sul legittimo impedimento proposto dall’Italia dei Valori sulla legge, in parte già bocciata dalla Corte Costituzionali. Vi annuncio che poco fa la Corte di Cassazione ha ammesso il nostro quesito referendario, perciò si andrà a votare per dire se vogliamo o non vogliamo vivere in un Paese in cui un presidente del Consiglio tiene impegnato il Parlamento sempre e solo per fare leggi ad personam e non per pensare ai problemi del Paese.

Quel referendum esprimerà un giudizio universale su questo comportamento del presidente del Consiglio. Invito i cittadini a uscire, a presentarsi alle urne e mettere fine a questa barbarie del diritto. Cittadini italiani dovete rendervi conto che solo voi ora potete mandare a casa questo raìs nostrano, potete salvare la democrazia prima che questo Paese diventi lo zimbello del mondo. Il governo Berlusconi ha trascinato il Paese in un baratro politico, economico, sociale, morale, raggirando le regole democratiche ha calpestato la libertà d’espressione e l’autonomia della magistratura. Mentre il debito pubblico aumenta, mentre c’è bisogno di intervenire per sistemare i problemi del Paese, noi abbiamo visto di tutto: compravendita di parlamentari, leggi varate nell’interesse particolare, smantellamento dello stato sociale.

La misura è colma, occorre la mobilitazione sociale, occorre scendere in piazza e soprattutto, se ci fosse un minimo di dignità, occorre respingere la relazione di maggioranza. Ma in questo Parlamento non c’è più dignità ormai.

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2 Febbraio 2011

Serve una vera alternativa fondata sui programmi

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(esponenti del fu Comitato di Liberazione Nazionale)

L’Idv crede che in politica ci debba essere un sistema bipolare, con un’area riformista e una più conservatrice. Noi ci collochiamo in quella riformista e in questo ambito crediamo che bisogna costruire una coalizione per il governo e dire prima qual è. Bisogna lavorare per costruire l’alternativa a Berlusconi e anzi è già sin troppo tardi. La nostra proposta è una coalizione Pd, Idv, Sel aperta alle aree e ai movimenti che voglio stare con noi. Crediamo poco alla santa alleanza, la cosiddetta ammucchiata, se non come ultima sponda, come Comitato di liberazione nazionale.

Però parlare di Cln con una camera dei deputati in cui loro hanno 314 deputati e ogni giorno qualcuno in più, noi 312 e ogni giorno qualcuno in meno mi pare una pia aspirazione. Allora l’impegno dell’Idv, in questo momento, è che ci sia un grande senso di responsabilità in parlamento per trovare almeno 316 deputati tra tutte le forze politiche, anche ex della maggioranza, perché sfiducino Berlusconi. Dopo di chè ognuno si assuma le proprie responsabilità. Una cosa sola chiediamo al Pd: che decida.

Ma andremo a votare a breve? Posso solo dire “magari fusse”. Ci stiamo battendo da anni, noi dell’Idv, con una forte opposizione a Berlusconi: questo governo si occupa solo degli affari di alcuni, in particolare del capo. Però fra il dire e il fare ci sono d mezzo quei 316 deputati che alla Camera devono sfiduciare Berlusconi.

Ci abbiamo già provato, e ogni volta Berlusconi c’ha un deputato in più. Quindi dobbiamo far capire agli italiani che questo Parlamento vota, come ha già fatto e farà ancora domani, chiudendo gli occhi e tappandosi il naso. Non vuole sentire né vedere perché con questa legge elettorale ci sono parlamentari che sanno che non sarebbero rieletti e quindi vendono l’anima al diavolo.

Fino a quando non ci saranno 316 parlamentari, con una forte opposizione che nasca dalla piazza, hai voglia a chiacchierare.

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1 Febbraio 2011

Siamo già in pre-campagna elettorale




Io credo che la ragione principale della difficile situazione economica in cui ci troviamo sia il debito pubblico. Tutti hanno speso pensando solo a quello che gli serviva e poi sul fronte delle entrate si è fatto che chi paga paga e per chi non paga “scordammose o’ passato”. Se il federalismo permette maggiore equità nelle entrate e più selettività nelle spese, è una riforma importante.

Però la riforma ha senso se è utile al Paese, e che i correttivi da noi proposti siano giusti lo ha riconosciuto anche Calderoli. Allora se si strozza la questione a giovedì prossimo, come se si trattasse di un giudizio universale, potete stare tranquilli che io voto no. Se invece si ferma la macchina per ridiscuterne nel merito, allora, aldilà del fatto che sia proposta dalla Lega, noi su una riforma che vuole ridurre il debito pubblico senza mortificare i cittadini ci vogliamo confrontare.

Siamo già entrati in pre-campagna elettorale. Lo dimostra l’idea di modificare l’ art. 41 della Costitutzione. Non si capisce perché dobbiamo modificarlo. Già dice che c’è la libertà di iniziativa economica. Il problema allora è attuarlo, non modificarlo. E questo senza considerare che affidare le liberalizzazioni a Berlusconi, che è la quintessenza del monopolio e del conflitto d’interessi, è come affidare il pronto soccorso a Dracula.

Allora una santa alleanza di tutte le opposizioni ci deve essere, ma per il tempo di un battito d’ali, per il tempo necessario a sfiduciare Berlusconi in Parlamento. Ci deve essere perché è l’unico modo per andare alle elezioni, sennò Berlusconi di riffa o di raffa alle elezioni non ci andrà mai, salvo che santa Lega a un certo punto non decida che viene presa in giro pure lei. Lui sta lì per motivi giudiziari e dunque ci vogliono 316 deputati per mandarlo giù. A oggi questi 316 non ci sono, e le chiacchiere se le porta il vento.

Giovedì si vota sull’autorizzazione alla perquisizione, voto del tutto pleonastico perché tanto le perquisizioni non le faranno più e se vanno a farle ormai non ci trovano più manco i muri. Il risultato qual è? Che diventa un voto di fiducia e siccome 316 parlamentari non ci stanno, Berlusconi la riprenderà. Resta l’amarezza che a decidere sulla competenza funzionale non è più il tribunale ma è il Parlamento che si sostituisce al tribunale. E questo fa capire come siamo in uno Stato ormai al limite della legalità.

Detto questo io cosa dico di fare? Dobbiamo lavorare per andare al più presto alle elezioni e per questo dobbiamo far capire al Paese che Berlusconi non va bene nemmeno quando dice di voler fare cose positive. Per esempio si oppone alla patrimoniale, e anche io sono dell’idea che la patrimoniale porti più danni che benefici. Sono di quelli che nel centrosinistra non credono alla patrimoniale perché credono che colpisca il ceto medio, imprigionando ancora di più l’economia con debiti per famiglie e piccole e medie imprese. Ma il problema è un altro: io non me la sento di lasciare le redini del Paese un minuto di più a un personaggio screditato sotto tutti i punti di vista, e prima di tutto mi batto per mandarlo a casa.

E mi dispiace per la Lega, con cui mi vorrei confrontare nel merito di una riforma che serve per rimettere a posto i conti dello Stato. Ma fino a quando stanno con Berlusconi non è possibile. Per questo anche i leghisti dovrebbero capire che restando attaccati a Berlusconi fanno danno a loro stessi e al Paese.

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31 Gennaio 2011

Nessun ricatto sul federalismo

Oggi voglio parlarvi della mia posizione personale e di quella dell’Italia dei Valori sul federalismo. Lo voglio fare senza preconcetti e con molta onestà intellettuale. Il federalismo è uno strumento, la cui validità dipende da quello che se ne fa e da come viene usato. Riconoscere che oggi come oggi i Comuni sprecano molti soldi e che c'è una disparità di trattamento nelle entrate e nelle uscite è ammettere una realtà. Così come riconoscere che il debito pubblico italiano è una conseguenza del fatto che finora, per 50-60 anni, si è sempre fatto riferimento alla spesa storica: gli enti territoriali spendono quello che vogliono e poi lo Stato ripaga…Pantalone mette i soldi. E se non bastano i soldi ci si indebita.
È chiaro che non si può andare avanti così perché in una famiglia non è possibile spendere in un mese quello che si vuole, bisogna che le uscite corrispondano agli incassi, altrimenti dopo un po’ si va in fallimento. L’idea di affrontare questo problema – sia che lo si chiami federalismo o che lo si chiami principio di legalità, di uguaglianza, regola secondo cui ognuno deve pagare le tasse in base ai propri redditi, rendite e proprietà o che lo si chiami come si vuole – è giusta. In questo senso, l’Italia dei Valori sarebbe disponibile a parlare con chiunque pur di far quadrare i conti. Uno dice: ma allora tu adesso vuoi votare il federalismo della Lega e di Berlusconi? E qui che casca l’asino, non c’è mica scritto “giocondo” sulla mia fronte. Ragioni di merito e di opportunità mi impediscono di entrare su questo tema. Non possiamo per quello che ha detto oggi lo stesso ministro Maroni, ovvero che questo federalismo è il loro modello di federalismo, non cambieranno, quindi o “prendiamo questa minestra o saltiamo dalla finestra” e si va a votare. Se lui pensa di far approvare un federalismo in cui si aumentano le tasse, si fa pagare di più al ceto medio e ai più deboli, non si combattono gli evasori fiscali, il Paese viene diviso, in cui in realtà si producono nuovi monopoli e nuovi centralismi e una spesa incontrollabile, allora io non ci sto, questa minestra non la mangio. Innanzitutto perché l’Italia dei Valori qualora, come ha detto Maroni dando un aut aut, c’è la possibilità di far cadere il governo Berlusconi, si impegnerà sempre per dare il colpo finale. Non sono mica scemo, aspetto da 15 anni di mandare a casa Berlusconi e adesso che ne ho l’opportunità sarebbe sciocco non approfittarne. Se il voto sul federalismo è, come si sta dimostrando di essere, un giudizio universale sul governo Berlusconi, noi senza se e senza ma votiamo di no. Quando poi un domani passerà la bufera Berlusconi, toccherà affrontare il problema vero, ovvero come abbattere il debito pubblico. Ma su questa questione cruciale io mi voglio confrontare non con Berlusconi – perché è una questione etica mandarlo a casa – ma con chi verrà dopo di lui, grazie a una normale consultazione elettorale. Solo a quel punto inizierà il nostro dibattito per ridurre il debito pubblico, introdurre una maggiore equità fiscale e soprattutto imporre a tutti il pagamento delle tasse, specie agli evasori.

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30 Gennaio 2011

Contro il ricatto del caimano, elezioni subito

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Alla buon’ora! Sembra che alla fine anche i dirigenti del Pd si stiano rendendo conto che la crisi di governo non è affatto il peggiore di tutti i mali e che al punto in cui è arrivato questo Paese, il più basso nella storia della Repubblica, non ci si può che affidare alle elezioni.
Meglio tardi che mai, però meglio ancora sarebbe stato se in questi ultimi due mesi una parte dell’opposizione non avesse dato una mano a Berlusconi dipingendo la crisi e le elezioni come un disastro. Questi amici sembra che non si vogliano rendere conto di avere a che fare con un uomo tanto bugiardo e disonesto quanto furbo. Dare un dito a Silvio Berlusconi vuol dire ritrovarsi un secondo dopo senza la mano.
E infatti sono mesi che ci prende in giro tutti usando l’arma della crisi di governo come se fosse l’asso di briscola. Quando gli fa comodo la minaccia, la usa come strumento di ricatto nei confronti di tutti quei parlamentari che pensano prima alla rielezione, alla pensione e al loro interesse personale e poi a quello del Paese. Se però cambia il vento, non ci mette niente a rivoltare la frittata. Adesso quella crisi che fino a ieri era lui a minacciare è diventata una tragedia per tutto il Paese e chi vuole le elezioni lo fa “solo per interesse personale”.
Ma come? Non erano proprio lui e i suoi ministri che fino a ieri ripetevano in tutte le trasmissioni televisive, come un disco rotto, che se la situazione non permetteva la governabilità bisognava andare alle elezioni? Cos’è successo per fargli cambiare così improvvisamente idea?
La risposta la sappiamo tutti. Anche se sventola i suoi sondaggi taroccati, il tiranno sa benissimo che la sua popolarità sta crollando e che, se l’opposizione riuscirà a darsi una mossa e offrire al Paese un’alternativa, le elezioni finirà per perderle. Usa il fantasma della crisi come un’arma per condizionare, ricattare e mettere paura ma è proprio lui ad avere un interesse personalissimo nell’evitare le elezioni e a voler restare attaccato con la colla alla poltrona di presidente del Consiglio.
Questa arma gli va tolta. Bisogna che tutte le opposizioni dicano con la più grande chiarezza che il pericolo per il futuro e per la nostra economia non sono le elezioni ma è il restare in questo letamaio. Quello che sta sputtanando e screditando il nostro Paese agli occhi di tutto il mondo non è la possibilità di nuove elezioni, è il contrario, è il fatto che nonostante tutto quello che sta venendo fuori il presidente del Consiglio può fare finta di niente e restare al suo posto come se nulla fosse. Forse dovrebbero essere anche le massime istituzioni dello Stato a dire apertamente che la chiarezza democratica delle elezioni anticipate è molto meglio della melma in cui il governo del caimano sta facendo affondare l’Italia.
Però smontare il ricatto di Berlusconi e chiedere senza più paura le elezioni non basta. Bisogna che il centrosinistra dica che cosa vuole fare, presenti la sua coalizione, il suo candidato, i punti essenziali del suo programma, non cinquecento ma cinque, che bastano e avanzano se si vogliono fare le cose sul serio. Lo dobbiamo fare rivolgendoci a tutti i cittadini, non solo quelli di centrosinistra ma a tutti coloro che chiedono un'alternativa credibile.
Le elezioni non dobbiamo solo chiederle. Dobbiamo anche prepararci a vincerle. Possiamo farlo a patto che ci rendiamo credibili agli occhi di tutti gli elettori, soprattutto quelli dell'area “non voto” che non aspettano altro.

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29 Gennaio 2011

Con Travaglio e Santoro per la Costituzione

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Il 13 febbraio sarò a Milano e parteciperò alla silenziosa manifestazione di fronte alla Procura convocata da Beppe Giulietti, Federico Orlando e Articolo 21 e poi rilanciata ieri da Barbara Spinelli, Michele Santoro e Marco Travaglio. Ci sarò e ci saremo noi tutti dell’Italia dei Valori perché pensiamo che non si possa più rimanere inerti di fronte alle manovre sempre più sfacciatamente golpiste dell’uomo che indegnamente ricopre la carica di Presidente del Consiglio e che ormai, pur di sfuggire alla giustizia, è pronto davvero a tutto.
Se fossi solo io – che sono il responsabile di un partito dell’opposizione al governo e alle politiche di Silvio Berlusconi - a dire che non è più possibile e che è addirittura indignitoso e vergognoso che l’Italia democratica non faccia sentire la sua voce di fronte all’enormità di quello che sta succedendo, si può pensare che lo faccia per propaganda e per tirare acqua al mio mulino.

Ma se questa domanda se la fa tutto il mondo democratico, se addirittura un grande giornale come il New York Times fa un intero inserto speciale per chiedersi cosa sta succedendo all’Italia e agli italiani e perché sopportano quello che nessun paese democratico sopporterebbe, è segno che a pensare che la misura sia colma non sono più solo Antonio Di Pietro, l’Italia dei valori e l’opposizione. E’ tutto il mondo civile e democratico.
Per il 13 febbraio, sempre a Milano, Silvio Berlusconi ha convocato una manifestazione nazionale in difesa di se stesso. Di lui tutto si può dire ma non che non sia furbo. Adesso che è stato colto con le mani nel sacco e che i suoi comportamenti indegni sono stati scoperti, lo sa benissimo che per difendersi dalla vergogna, dal discredito e dalle conseguenze penali delle sue azioni deve buttarla in politica. Cercherà di far credere agli italiani che in gioco non ci sia il suo tentativo di farla franca ancora una volta, come fa da vent’anni a questa parte, ma un complotto organizzato dai suoi nemici politici.

In tutto il mondo queste menzogne ridicole vengono prese per quello che sono: il disperato tentativo di un dittatorello al tramonto di salvarsi in qualunque modo. Ma in Italia Berlusconi ha il suo codazzo di servi pronti a ripetere ogni bugia, anche le più assurde, fregandosene della figura che fanno loro stessi. Ha le sue televisioni che lanciano i suoi videomessaggi, naturalmente senza alcun contraddittorio, i suoi comunicati e le sue “risoluzioni strategiche”. Controlla anche le televisioni che non sono sue ma nostre, che paghiamo noi cittadini, può dare ordini a un direttore generale della Rai che in un paese libero sarebbe già stato cacciato da un pezzo a pedate nel sedere.
Quello che fa ridere e che indigna tutto il mondo, qui da noi in Italia può essere preso sul serio grazie ai mezzi di cui il satrapo dispone e grazie al servilismo che lo circonda. A questo serve la manifestazione contro i giudici che Berlusconi vuole organizzare, a questo servono le sceneggiate dei suoi deputati-maggiordomi in televisione, le sue pubbliche escandescenze, come nella oscena telefonata a Lerner, e i suoi comunicati televisivi. Tanto è sicuro che la piazza riuscirà a riempirla, anche perché male che vada può sempre affittare dei manifestanti, come si affitta ogni sera decine di ragazze compiacenti per illudersi di essere amato.

Purtroppo però non è solo un patetico gioco e di mezzo non rischia di andarci solo l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge ma la stessa democrazia italiana. Quello di Berlusconi è un attentato continuo e ormai metodico alla nostra Costituzione, della quale se vincerà non resterà più nulla.
E succederà se gli italiani, se noi italiani democratici e liberi non cominciamo a farci sentire, non usciamo da questo sonno che stupisce il mondo. Per questo noi parteciperemo a tutte le manifestazioni che sono state e che saranno convocate in difesa della Costituzione, della libertà d’informazione e dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Questa eguaglianza, senza la quale il diritto se ne va a ramengo, non è minacciata solo dalle pretese di impunità dell'impunito di Arcore, ma anche dalla inettitudine e dal disinteresse per i cittadini del suo governo.

Ieri il pg della Cassazione Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha denunciato la “situazione fallimentare” della giustizia e dei suoi tempi. Ha detto che ormai “non siamo nemmeno più in grado di pagare gli indennizzi dovuti per la violazione dei canoni di un giusto e celere processo”.
Oggi gli ha risposto il ministro Alfano, e ha detto che invece “tutto va bene madama la marchesa”, che il governo ha fatto miracoli e che se qualcosa ancora non va perfettamente la colpa è degli altri, delle “resistenze corporative che ostacolano qualsiasi tentativo di riforma del sistema giudiziario”.

Per il Presidente del Consiglio e per i suoi ministri la colpa è sempre degli altri. Invece la colpa è solo loro, perché sono loro quelli che dovrebbero governare e non lo fanno. Sono loro quelli troppo occupati a pensare sì alla giustizia, però non a quella che interessa i cittadini, ma quella da cui deve difendersi Berlusconi. Ma quando, per colpa dell'insipienza del governo, la macchina della giustizia diventa lentissima e inefficiente non si può più parlare di uguaglianza di fronte alla legge: perché alcuni, i più ricchi e i più potenti, i privilegiati, possono nuotare anche in quelle acque, mentre chi non è ricco e potente ci affoga e deve rassegnarsi a non ottenere mai giustizia.

Per tutti questi motivi, saremo presenti a Milano il 13 febbraio insieme a Santoro, Travaglio e art. 21, e lo saremo ancora e prima, il 29 gennaio sempre a Milano per la manifestazione indetta dalle donne “Mobilitiamoci per ridare dignità all’italia”. E ancora il 5 febbraio a Milano, alla manifestazione di Libertà e Giustizia “Dimettiti. Per un’Italia libera e giusta”, e il 6 ad Arcore, a quella indetta dal Popolo viola, per chiedere le dimissioni di Berlusconi e di nuovo il 12 febbraio “Adesso Basta! Berlusconi dimettiti”, in tutta Italia.

Ci saremo sempre e ovunque perché è ora di rompere l’incantesimo grazie al quale Silvio Berlusconi tiene in ostaggio questo paese, e non lo si può più fare restandosene chiusi in casa.
Ci saremo anche perché non vogliamo che la rabbia che cresce in questo paese tra le vittime di una crisi che il governo fa pagare solo ai poveracci, ai lavoratori, ai precari e ai giovani esploda nelle piazze. E sappiamo che questo rischio c’è. Può essere scongiurato solo da una mobilitazione pacifica, democratica e non violenta. E al tempo stesso ferma, coraggiosa e decisa, talmente forte da riportare libertà e dignità in Italia.
Insomma partecipiamo e mobilitiamo l’indignazione collettiva per evitare la rivolta violenta che oramai è alle porte, se non ci diamo una mossa a liberare il paese dal nostro piccolo meschino dittatorello di Arcore.

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27 Gennaio 2011

Non si campa di pane e scandali




Questa mattina sono stato ospite di "Un caffè con..." di SkyTg24. Abbiamo parlato di alcuni dei temi scottanti di questi giorni:

Le nuove carte sul caso Ruby inviate alla Camera dai pm di Milano. Evidentemente solo chi conosce a menadito tutto il fascicolo processuale, potrà dire se si tratta di concussione, di prostituzione minorile o altro. Ma sempre sul piano tecnico bisogna difendersi, andando nei tribunali e dando le proprie giustificazioni. Sul piano politico quindi, noi contestiamo il fatto che il presidente del Consiglio, nonostante il Legittimo impedimento sia stato bocciato, ancora oggi rifiuta di presentarsi di fronte ai giudici e invece di giustificare i propri comportamenti pretende anche di rendere delinquenti i comportamenti dei magistrati che fanno il loro dovere.

Sulla sfiducia ieri al ministro dei Beni Culturali. Faccio notare che Bondi ha avuto la fiducia con 314 voti, cioè con meno della metà dei parlamentari della Camera dei deputati. Quindi questo governo non ha la maggioranza politica, si regge sul fatto che ci sono degli assenti, ci sono dei furbi, ci sono degli ammalati. E comunque, non avendo una maggioranza politica, tutto il giorno possiamo stare a discutere su un voto in più o in meno, ma certamente non ci stiamo occupando dei problemi reali del paese. Infatti anche in questi giorni, la Camera e il Senato, il Senato anche oggi, si occupano di scandali e scaldaletti. Ma il paese reale non campa con pane e scandali.

Sondaggi. Per quanto riguarda i sondaggi che evidenzierebbero la tenuta di Berlusconi, l’Italia dei valori sfida la verità di queste rilevazioni ed è da tempo che dice che senza un governo e una maggioranza, è inutile che campiamo di sondaggi. Andiamo dagli elettori e chiediamoglielo. E grazie a Dio glielo chiederemo a giugno con i tre referendum che l’Italia dei valori ha proposto: Acqua, che ha fatto il Comitato per l’acqua, il legittimo impedimento e le centrali nucleari. Su questi temi, quindi in materie concrete e non sul bunga bunga, noi dell’Idv sfidiamo la ingovernabilità di Berlusconi.

Federalismo. Noi non vogliamo buttare via il bambino con l’acqua sporca, e sappiamo che anche e soprattutto dopo Berlusconi, bisognerà occuparsi dei problemi del paese. Il federalismo serve o non serve? Dipende da come lo fai, quindi prima di obbligarci a votarlo il tre febbraio, abbiamo detto: studiamolo insieme. Per questo abbiamo chiesto formalmente a Calderoli di venire a illustrarci le ultime modifiche per vedere una cosa molto semplice: dopo aver fatto questa legge, i comuni avranno più risorse, più controlli, più possibilità di spendere bene, o sarà la solita lottizzazione di qualcuno ai danni di altri? Come si vede l’Italia dei valori rispetto al federalismo non si pone con una negazione preconcetta, perché riteniamo che non si possa, alle spalle degli italiani, dire sempre no, ma neanche con un’accettazione supina, magari di una norma che sia suicida per la gestibilità dei comuni.
Su Bossi che dice che la Lega non farà accordi con chi non voterà il federalismo, dico che il partito del senatur e l’Italia dei valori sono gli unici due partiti presenti in Italia, negli ultimi 20 anni, che non vengono da schematismi ideologici. Ne loro ne noi possiamo essere identificati come di destra o di sinistra; loro stanno attenti a un particolare territorio, noi stiamo attenti a particolari valori. In questo senso guardiamo al concreto e alla sostanza. In nome della legalità o in nome della difesa della territorialità, indubbiamente si può lavorare insieme, anche stando su fronti opposti. Vede, la Lega nel centrodestra, l’Idv a sinistra – così come dicono schematicamente e inopportunamente gli schieramenti attuali – vengono visti come partiti che vogliono vedere in concreto se il federalismo può servire o meno al paese. Noi, diciamo così, a priori un via libera al federalismo non lo diamo, ma non intendiamo rinunciare a trovare delle soluzioni positive per il paese soltanto per fare un dispetto a Berlusconi.
Questo non significa che stiamo programmando un’alleanza con i leghisti ma, semplicemente, che su alcune questioni ci possono essere dei punti di incontro. Per esempio, io proprio l’altro ieri ho co-firmato un provvedimento del leghista Lussana in Commissione Giustizia, in cui abbiamo previsto una cosa molto semplice: per i reati di omicidio, cioè quando ammazzi una persona, non si deve fare il rito abbreviato, perché con questa scusa, io prima ti ammazzo, poi chiedo il rito abbreviato e non posso avere l’ergastolo. NO, tu se ammazzi una persona, in galera devi andare! E se questo lo propone la Lega o l’Italia dei valori, non significa fare alleanze inconsuete, vuol dire occuparsi di mandare in galera gli assassini. E se in Parlamento, in nome di questo schematismo, tutto quel che fa la destra per la sinistra non va bene, tutto quello che fa la sinistra non va bene per la destra, alla fine chi muore è il popolo.

Le primarie del Pd a Napoli e il caos che ne è derivato. Diciamo subito che noi dell’Idv non abbiamo partecipare perché abbiamo visto che non c’erano né le condizioni, né la possibilità di far venir fuori un nome voluto effettivamente e spontaneamente, piuttosto che spintaneamente come sempre è avvenuto. Per questa ragione noi, a differenza di altri, non abbiamo partecipato, abbiamo detto: vediamo e poi controlliamo. I fatti ci hanno dato ragione. Adesso noi abbiamo fatto una proposta: azzerate tutto, rimettiamoci seduti e con senso di responsabilità individuiamo un candidato che dia il senso della discontinuità. Saviano ha fatto il nome di Cantone, bene! Noi facciamo anche il nome di De Magistris, bene! Cantone, De Magistris, e chissà quanti ce ne sono di napoletani che possono dare orgoglio e dignità a Napoli. Ma perché ci dobbiamo riaffidare a questa politica familistica e di distruzione della città.
Le primarie possono essere un buon sistema per eleggere un candidato, a patto che vengano fatte in modo trasparente e positivo come, per esempio, è accaduto a Bologna. Ma se a Napoli, qualcuno per fare le primarie, prende le truppe cammellate e magari paga cinque euro l’uno per mandarle a votare, o se addirittura si crea il dubbio che vi sia stata un’alleanza contro natura in cui io di una coalizione, mando a votare il candidato di un’altra coalizione per scegliere chi deve essere il mio concorrente, a me pare che non si tratta più di primarie, ma di gioco delle tre carte e, voglio dire, in questo ci sono alcuni politici che sono veramente bravi. Per dirla tutta, oggi come oggi, in alcune zone d’Italia le primarie finiscono per essere secondarie.

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25 Gennaio 2011

Non ce lo meritiamo

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Ogni giorno che passa Berlusconi riesce a peggiorare e - quando sembra che sia arrivato al limite massimo - se ne inventa un’altra per svergognare il nostro Paese, umiliare le istituzioni che indegnamente rappresenta e offrire ai cittadini, in particolare ai giovani, l’esempio della peggior cultura possibile.
Ma dove mai si è visto, in quale repubblica delle banane, un presidente del Consiglio che si permette di irrompere con le sue telefonate in una trasmissione televisiva per insultare o offendere, senza interloquire con nessuno, senza accettare alcun contraddittorio, vomitando solo contumelie e imprecazioni?

Se il conduttore, per cortesia, gli permette di intervenire, come ha fatto ieri sera Gad Lerner, viene ricoperto da improperi e la sua trasmissione viene definita “un postribolo”: un insulto grave, specie se detto da uno che di quella materia se ne intende come Silvio Berlusconi. Se invece il conduttore, conoscendo i suoi polli e avendo già fatto esperienza della maleducazione e della villania del presidente del consiglio, non manda la telefonata in diretta, ecco che diventa subito un nemico giurato da punire, perché quella di punire chi tiene la schiena dritta e non lo serve è diventata l’ultima ossessione di Berlusconi.

E non è finita mica qui. Quando mai si era visto un leader ordinare brutalmente a una europarlamentare eletta nelle liste del suo partito di alzarsi e andarsene come ha fatto ieri con Iva Zanicchi? Senza alcuna vergogna, ieri il satrapo nostrano ha fatto vedere a tutto il Paese come considera i parlamentari del suo partito: non esponenti politici ma suoi dipendenti ubbidienti, che devono essere pronti a scattare a ogni ordine. Bene ha fatto l’onorevole Iva Zanicchi a non andarsene (anche se non sappiamo se l’ha fatto per orgoglio o per pavidità). Berlusconi ha perso ogni freno e dà in escandescenze perché è terrorizzato, perché sente che non riuscirà ancora a lungo ad evitare di affrontare le sue responsabilità politiche e penali. Però in questa sua furia rivela anche di quale cultura, anzi di quale rozza e meschina incultura, sia nutrito lui e abbia nutrito per oltre quindici anni questo Paese, facendo danni immensi.

Quando lo avremo finalmente cacciato, quando di Berlusconi parleremo arrossendo per la vergogna di esserci tenuti un uomo simile per tanto tempo, dovremo piano piano combattere i frutti avvelenati della incultura che ha diffuso in questo Paese, e dalla quale - come in tutto quello che fa - ha tirato fuori solo il suo guadagno privato.
Dovremo ricostruire una cultura vera, restituire ai nostri giovani il senso dei valori che sono stati cancellati negli ultimi 20 anni di berlusconismo, rimettere al centro del nostro sistema l’istruzione, la formazione, il senso del dovere e del rispetto per la collettività.

Quando parliamo di cultura, parliamo di saperi e parliamo di valori. Il governo del caimano ha eliminato gli uni e ridicolizzato gli altri. Per questo è stato il governo dell’incultura e non a caso il più fedele e anonimo tra i dipendenti di Berlusconi, Sandro Bondi è finito a fare il ministro dell’incultura. Dobbiamo mandarlo via, il parlamento italiano deve avere la dignità di sfiduciarlo: non solo e non tanto per il crollo di Pompei ma per tutto quello che rappresenta. Per dire no a una politica che ha fatto a pezzi la cultura e la formazione in questo paese e al loro posto ha esaltato l’ignoranza, la villania, l’egoismo, la disponibilità a vendere tutto in cambio del successo.

Non è questa la cultura che l’Italia si merita. Non è questo il ministro della cultura che l’Italia si merita. Ma soprattutto l’ossesso che sbraitava ieri sera contro Gad Lerner in tv, come aveva sbraitato nei giorni precedenti contro la magistratura e la libera informazione, non è il presidente del Consiglio che l’Italia si merita.

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24 Gennaio 2011

Per vincere

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Com’è possibile, si chiedono in tutto il mondo democratico, che la popolarità di Berlusconi - con tutto quel che oramai si sa di lui - non scenda per niente nei sondaggi?
Se lo chiedono perché sanno che nei loro paesi un Presidente del Consiglio sotto inchiesta e fortemente sospettato di essersi circondato di prostitute, di aver pagato una minorenne in cambio di sesso, di aver abusato della sua autorità per far rilasciare illegalmente questa minorenne, e soprattutto di aver tentato di farsi confezionare da un Parlamento servile una miriade di leggi ad personam per sfuggire alla giustizia non potrebbe restare al suo posto un giorno in più!

Se lo chiedono perché leggono i giornali e i siti, e vedono che quest’uomo mente ai suoi concittadini senza che nessuno si scaldi troppo: come se da noi mentire al proprio popolo fosse un peccato veniale mentre altrove, per esempio negli Stati Uniti, pensano che sia la colpa più imperdonabile di tutte.
Se lo chiedono perché in nessuno dei loro paesi, in nessun paese civile al mondo, un Presidente del Consiglio accusato di reati così gravi potrebbe rifiutare di presentarsi di fronte ai magistrati che indagano su di lui e minacciare pubblicamente di “punirli”. Cose del genere sono del tutto impensabili negli altri paesi.
Invece in Italia non solo succedono, ma sembra che agli elettori di Berlusconi, tra i quali ci sono moltissime persone per bene, non gliene importi niente. E allora è ovvio che tanti stranieri e anche tantissimi italiani si chiedano “Ma com’è possibile?”, “Cos’è successo all’Italia, che ormai non riesce più indignarsi per fatti così enormi?”.

La risposta a me sembra evidente. Anzi le risposte, perché sono almeno due. La prima è che in Italia la maggior parte della popolazione prende le informazioni dalla televisione, cioè da un mezzo di comunicazione che Berlusconi controlla quasi completamente. I telespettatori vedono Emilio Fede che va a dire che ad Arcore le ragazze venivano invitate solo per prendere il tè. Sentono Lele Mora raccontare che al povero Berlusconi nessuno gliel’aveva mai detto che quella Ruby era minorenne: la vera vittima è lui. Poi arriva la stessa Ruby e giura che il premier l'ha trattata come una suora e se l'ha riempita di soldi lo ha fatto solo perché è tanto generoso.

A furia di sentirsi dire balle e bugie del genere qualcuno finisce che ci crede, qualcun altro, anche se non ci crede, si convince che in fondo non c’è niente di male, che sono peccati piccoli piccoli, che così fanno tutti e che Berlusconi non è peggio degli altri, anzi è meglio. E’ così che si condiziona l’“opinione pubblica” e si capisce adesso perché Berlusconi sia tanto attaccato a quelle sue televisioni. E' stato un suicidio non varare una legge, quando il centrosinistra era al governo, che gli impedisse di adoperarle per diffondere senza vergogna le sue panzane.

Però c’è una ragione ancora più importante: dall’altra parte non c’è nessuna proposta condivisa. Noi dell’IDV abbia elaborato da tempo i nostri punti programmatici, a partire dalla Contromanovra economica” e “La forza delle idee pulite”. Come noi probabilmente hanno fatto anche le altre forze politiche.

Ma dobbiamo ammetterlo: è l’opposizione unita che non riesce a mettere in campo una proposta alternativa condivisa ed unitaria. Non abbiamo trovato cinque punti chiari, che tutti i cittadini possono capire, intorno ai quali costruire un’alleanza.
Potremmo scivolare verso le elezioni da un momento all’altro e noi ancora non siamo in grado di dire agli italiani chi gli chiediamo di eleggere al posto di Berlusconi. Grazie che poi quelli ci voltano le spalle e ci dicono “Se è così, allora meglio Berlusconi con tutte le sue malefatte e le sue bugie!”

C’è pure di peggio. Agli italiani non abbiamo nemmeno saputo spiegare chi siamo noi, da chi è formata questa benedetta coalizione di centrosinistra. Da settimane chiediamo a quelli che dovrebbero (o potrebbero) diventare nostri alleati di dire una parola chiara su questo punto. Non a noi, non ad Antonio Di Pietro, ma agli italiani. Però è come parlare al muro. Quella risposta non arriva mai.
Se vogliamo che Berlusconi non vinca anche le prossime elezioni dobbiamo dare vita subito a una limpida e onesta coalizione di centrosinistra formata da noi dell’Idv, dal Pd e da Sel. Dobbiamo trovare senza indugi quei cinque punti fondamentali su cui andare a chiedere il consenso degli elettori. Dobbiamo indicare un leader.

Lo dico senza polemica ma con grandissima preoccupazione perchè – piaccia o non piaccia - la campagna elettorale è già cominciata. E i sondaggi ci dicono che se continuiamo così finiremo per perderla.
Ma io, noi, gli italiani che non la pensano come Berlusconi non vogliono perderla!

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21 Gennaio 2011

La malattia e la cura

Berlusconi non si dimetterà mai, perché sta dove sta perché gli serve per risolvere i suoi problemi, ed evitare la galera. Sta a palazzo Chigi sì perché è stato eletto, ma si è candidato per motivi giudiziari non per sistemare il Paese. Infatti, in questi anni si è occupato soltanto dei suoi interessi privati. Per mandarlo via, ovviamente non ci può essere la presa della Bastiglia: dobbiamo farlo democraticamente, sfiduciandolo in Parlamento. Io sarò tra quei dieci milioni che, secondo Bersani, firmeranno per le dimissioni di Berlusconi. Ma, ahimè, credo che se ne fregherà anche di loro. Quindi penso che le strade migliori siano: o raggiungere un quorum di 316 deputati che lo mandano a casa, oppure, a maggio, chiamiamo i cittadini a votare il referendum per il legittimo impedimento e chiediamo di scegliere se vogliono Berlusconi, con tutto quello che fa – anche se quello che succede a casa sua non mi interessa, penso piuttosto a quello che non fa per il Paese o che fa male -, o se non lo vogliono più.
Noi abbiamo il dovere di far sapere chi sono quei deputati che non contribuiscono a mandare a casa il presidente del Consiglio e quindi si rendono complici, tra i quali ci sono anche quelli eletti con i voti del centrosinistra che poi si sono venduti per trenta denari. C’è stato un mercato delle vacche che io ho denunciato pubblicamente, denuncia che ho portato anche alla Procura della Repubblica di Roma.
Sul Caso Ruby, penso che la Procura di Milano fa quello che deve fare di fronte a una notizia di reato: svolge l’obbligo dell’azione penale nel momento in cui c’è un’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione minorile e di concussione. Un cittadino normale si deve presentare davanti al giudice e deve far valere le proprie ragioni. È questo che chiediamo anche a Berlusconi, nessuno gli chiede di dichiararsi colpevole.
Il problema principale, però, è politico. Possiamo tenere il Paese in questa condizione di disagio etico, morale, di non credibilità istituzionale, di derisione da parte di tutto il mondo? Possiamo tenere il Parlamento fermo da giorni a discutere soltanto di alcuni politici? In questi mesi, anzi in questi anni, non si sta facendo nulla per l’Italia ma soltanto per una piccola parte di essa, diciamo per una cricca piduista, per essere buono.
Io vorrei non parlare più di Berlusconi, ma per far ciò bisognerebbe che in Parlamento non si discutesse di argomenti a lui correlati. La prossima settimana e forse per altri 15 giorni, ad esempio, si parlerà dell’autorizzazione a procedere, per la Procura di Milano, alla perquisizione della dipendenza di Berlusconi. Allora non è colpa nostra che parliamo sempre di lui, ma è il presidente del Consiglio che anziché occuparsi degli italiani tiene impegnate le istituzioni a parlare di fatti suoi. È colpa del medico che scopre la malattia o della malattia stessa? La Procura di Milano è il medico, la corruzione e la prostituzione minorile sono le malattie.
A proposito del Pdl, che dice che la questione è di competenza del Tribunale dei ministri: io credo che non si tratta del medico Giovanni o del medico Nicola, il problema è se la malattia c’è o no. Politicamente parlando, io credo che tutti si debbano difendere, certo, ma durante il processo! Se Berlusconi ritiene giusto essere giudicato dal Tribunale dei ministri, allora si presenti davanti ai giudici ed esponga le sue ragioni e le sue eccezioni. Invece, a casa sua, con la bandiera alle spalle, il nostro Bin Laden-Berlusconi ha parlato agli italiani dicendo: “I magistrati sono dei delinquenti, degli eversori, perciò dobbiamo fare delle leggi per bloccare l’azione dei giudici e attuare disposizioni per punirli”. Si è mai visto un imputato che punisce i giudici? Solo nel Paese delle meraviglie! Detto ciò, credo che sia possibile valutare di spostare la competenza al Tribunale dei ministri, ma la decisione spetta soltanto a un giudice.
Per gli italiani è di sicuro più importante il federalismo del Caso Ruby. E' più importante avere riforme che servano davvero al Paese, mentre quelle della Lega sono utili soltanto a far vedere agli elettori leghisti che sono stati accontentati. Noi abbiamo il dovere di fare un federalismo per tutto il Paese, non per Bossi.
Per me prima si va al voto e meglio è, e credo che alla Lega non resti altro da fare che andare al voto su un argomento politico, piuttosto che farlo sulle serate di Arcore. Personalmente non ho paura che Berlusconi possa ri-vincere le elezioni, tanto sta già lì. Per batterlo però bisogna andare alle urne: se poi gli italiani si accontentano di uno che anziché lavorare di giorno, lavora di notte a casa sua, bhè, ognuno alla fine si fa governare come vuole!
Anche il Terzo Polo ha presentato la mozione di sfiducia al ministro Bondi? Noi dell'IdV lo abbiamo fatto già da tempo. Non tanto per i fondi che il ministro non ha stanziato, ma perché riteniamo che Bondi sia il portavoce di Arcore. Lo faccia pure, perché sa farlo bene, ma almeno lasci in pace un dicastero così delicato come quello dei Beni Culturali, che questo governo ha ridotto al lumicino.

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20 Gennaio 2011

Il golpista

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Ieri sera nel suo ennesimo videomessaggio alla nazione, Bin Laden, pardon Silvio Berlusconi non ha mentito solo con le parole, come fa sempre, ma anche con le immagini e con la messa in scena. Per raccontare le sue bugie si è presentato avvolto nella bandiera tricolore, nelle vesti del presidente del consiglio.

Ha fatto finta che a parlare fosse un’istituzione della Repubblica, mentre è solo un cittadino accusato di reati molto gravi che sta sfruttando tutti i mezzi a sua disposizione per non rispondere a quelle accuse. E che umilia le istituzioni repubblicane usandole come uno scudo per proteggere la sua impunità.

Fingendo di parlare a nome delle istituzioni, Berlusconi ha attaccato tutte le istituzioni. Ha accusato la Procura di Milano di aver ordito una cospirazione ai suoi danni e di aver preparato un colpo di Stato. Ha ignorato la richiesta del presidente della Repubblica, che gli aveva chiesto di fare chiarezza presentandosi di fronte ai magistrati di Milano. Ha ingannato per l’ennesima volta i cittadini e persino i suoi stessi elettori, contrabbandando la moneta falsa delle sue bugie per oro colato, senza che nessuno potesse rispondergli.

Il presidente del consiglio fa così da quasi vent’anni. Sin dal giorno della sua famosa “discesa in campo”, nel 1994, comunica mandando in giro i suoi videomessaggi, così nessuno può smentirlo e sbugiardarlo. E’ la sua concezione della democrazia: quel che dice lui deve essere sacro e nessuno si deve permettere di dubitare o discutere.

Stavolta però ha superato ogni limite di decenza, è andato oltre quello che può essere tollerato in una vera democrazia. Un presidente del consiglio che minaccia pubblicamente di “punire” i magistrati che indagano su di lui non è più solo un impunito. E’ un golpista. Un presidente del consiglio che dopo aver fatto un danno così enorme alla credibilità dell’Italia nel mondo dice che “si sta divertendo” è un irresponsabile pericoloso per tutto il Paese.

Non si può accettare in silenzio che quest’uomo dica che non risponderà ai magistrati che indagano sulle sue malefatte perché altrimenti li legittimerebbe. Bisogna che tutta la parte migliore di questo paese gli faccia capire che non spetta a lui legittimare la magistratura, perché nessuno, nemmeno lui, può essere al di sopra delle leggi.

Oggi è dovere di tutti i democratici, dei politici, dei cittadini e delle Istituzioni, reagire a questa situazione vergognosa e pericolosa, fermare il golpe strisciante che Silvio Berlusconi sta tentando per difendere se stesso.
Se avesse un briciolo di dignità e di senso dello Stato si sarebbe già dimesso. Ma è inutile farsi illusioni. Berlusconi non si dimetterà mai. L’unico motivo per il quale si è fatto eleggere è per evitare di essere processato. Resterà al suo posto anche a costo di distruggere definitivamente l’immagine del suo Paese e di recare un danno enorme a tutti i suoi concittadini.

Deve essere allora il Parlamento a mandarlo a casa. I parlamentari devono smetterla di ragionare con i conti della serva, di pensare solo al rischio di non essere rieletti o alla paura di votare.

Di fronte al pericolo che oggi Berlusconi rappresenta per la vita stessa della Repubblica calcoli del genere sono ridicoli e – se reiterati – sanno di connivenza e complicità.
C’è una sola urgenza: fermare il golpista e mandarlo a casa prima che sia troppo tardi. Quei parlamentari che non lo fanno ora non meritano di rappresentare gli elettori.

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18 Gennaio 2011

La giustizia fa il suo corso, senza orologi nè orologerie.

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Vorrei smontare le giustificazioni che vengono sciorinate dai cosiddetti giornali terzisti, secondo cui ci sarebbe una specie di giustizia ad orologeria. E' vero assolutamente il contrario, e per questo sposo e riporto le tesi che ben illustra l'articolo pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano, scritto dal Pm Armando Spataro, del quale pubblico uno stralcio:

Passiamo ad altro tema, quello della tempistica dell’indagine milanese, il caso Ruby, che riguarda anche il presidente Berlusconi. È stato ancora evocato il tema trito e ritrito della giustizia ad orologeria. In particolare, sorprende leggere commenti come quelli pubblicati il 15 gennaio scorso su Il Sole 24 Ore e sul Corriere della Sera. Il fatto che giusto all'indomani della pronuncia della Consulta sul legittimo impedimento si siano conosciute le “contestazioni infamanti” nei confronti di Berlusconi ha indotto, da un lato, Stefano Folli ad affermare che ciò “...autorizza i soliti sospetti e lascia capire che il conflitto è salito di livello” e dall’altro Pierluigi Battista a parlare di “...uno zelo che autorizza ogni genere di malizioso accostamento temporale”. Orbene, al di là del merito di quella specifica inchiesta, vorrei chiedere ad entrambi i citati opinionisti cosa avrebbero scritto se si fosse saputo di quella indagine il giorno prima della decisione della Consulta. Facile immaginare che i magistrati sarebbero stati accusati di volerla condizionare. Ma vorrei anche sapere da Folli e Battista quanto tempo prima o quanto tempo dopo, rispetto a rilevanti eventi come la citata sentenza, i pubblici ministeri sarebbero a loro avviso legittimati ad acquisire prove e compiere atti d’indagine senza destare “i soliti e maliziosi sospetti”. La mia opinione è evidentemente diversa da quella dei due giornalisti poiché penso chei tempi della politica non possano e non debbano influenzare in alcun modo quelli della giustizia. Lo impongono non solo il timore di una prevedibile paralisi della giustizia penale (specie ove si pensi alla frequenza di scadenze politiche ed eventi sconcertanti che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese negli ultimi decenni), ma anche e soprattutto due importanti principi che sono a base del nostro assetto costituzionale: l'obbligatorietà dell'azione penale e l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, resi possibili dall'indipendenza del Pm.

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17 Gennaio 2011

Italia dei Valori: una sola, grande anima

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Spesso i documenti politici sottoscritti all'unanimità sanno di artificiale, di precotto, nascondono una limitata capacità di confronto o, peggio, un'insufficiente produzione di idee. Ebbene, all'indomani dell'esecutivo nazionale di Tivoli credo che le donne e gli uomini dell'Italia dei Valori possano andare orgogliosi della risoluzione approvata da tutti i dirigenti del partito.
Un partito dalle molte, troppe anime, dicevano alcuni guardando all'IDV ed al dibattito che si era accentuato al nostro interno dopo il tradimento subìto ad opera di due nostri ex-deputati. Un partito che ha una sola, grande anima, rispondo oggi a ragion veduta dopo avere seguito ogni singolo minuto delle quindici ore di dibattito. Un'anima capace, questo sì, di tanti sentimenti.
L'indignazione in un partito come il nostro, che non concepisce il doppiogiochismo, la svendita della propria dignità, la prostituzione politica, può portare - come è accaduto - ad assumere posizioni forti. Può anche produrre qualche errore nei modi, concentrati come siamo tutti noi sulla sostanza piuttosto che sulla forma.
Proprio con la concretezza che ci appartiene, venerdì e sabato la grande anima dell'Italia dei Valori ha affrontato un passaggio tosto ma salutare. Insieme ci siamo rifatti orgogliosamente alla comune appartenenza, che si nutre della nostra ricchezza culturale post-ideologica. Abbiamo condiviso strumenti che favoriranno una sempre maggiore cura nella selezione della classe dirigente. Ci siamo dati regole nuove, relative sia al rapporto con l'esterno sia alle dinamiche interne. Insomma, siamo cresciuti ancora un po': un bell'esame di maturità superato con lode.


RISOLUZIONE FINALE

L’Esecutivo Nazionale IDV, dopo ampia e partecipata discussione, approva la seguente risoluzione politica ed organizzativa:

1. Riafferma il proprio impegno a costruire una coalizione democratica, liberale, riformista e solidale, in alternativa alla politica clientelare ed inconcludente del Governo Berlusconi e della sua maggioranza parlamentare;
2. Lavora a costruire la predetta coalizione con le forze politiche affini nel programma e nelle culture di riferimento;
3. Auspica una rivisitazione del sistema elettorale che garantisca agli elettori la possibilità di poter scegliere i propri candidati ed i propri eletti;
4. Mantiene le proprie riserve nei confronti del c.d. “terzo polo”, in quanto ritiene preferibile che gli elettori sappiano, prima del voto, a quale programma danno la loro preferenza ed a quale squadra di governo danno il loro assenso;
5. Ribadisce la sua piena appartenenza alla famiglia del Partito Europeo dei Liberal-Democratici e Riformatori, di cui nel prossimo novembre ospiterà il congresso a Roma.
6. Riconferma l’agenda programmatica già discussa e approvata sia al Congresso nazionale che all’incontro nazionale di Vasto del 2010.
7. Impegna tutta la propria organizzazione – ad ogni livello – alla buona riuscita della stagione referendaria che IDV ha promosso e a cui ha dato di recente via libera la Corte Costituzionale;
8. Invita il partito a sostenere lo sciopero generale del prossimo 28 gennaio, inteso come contrapposizione generale alle politiche economiche e industriali dell’attuale Governo;
9. Prende atto del risultato della consultazione dei lavoratori di Mirafiori ed auspica che Fiat a questo punto tenga fede ai propri impegni a partire da quello di tenere in Italia non solo l’occupazione ma il controllo proprietario e le funzioni più qualificanti del settore auto di Fiat – Chrysler ed in particolare la ricerca. Rilancia l’impegno per sostenere le ragioni dell’intangibile diritto alla rappresentanza sindacale e il contrasto all’azione di un governo che ha fino a qui rinunciato a svolgere il suo ruolo di tutela del superiore interesse pubblico del paese
10. Rileva l’opportunità di proseguire le attività del partito alla tutela dei diritti dei consumatori, utenti e risparmiatori;
11. Ribadisce l’impegno a valorizzare le varie sensibilità politiche esistenti nel partito che vanno intese come valore aggiunto in un percorso di collaborazione che garantisca l’equa rappresentanza nei percorsi decisionali della vita politica del partito a coloro che si confrontano legittimamente nei rispettivi percorsi congressuali;
12. Impegna se stesso ad un maggior utilizzo di strumenti di partecipazione quali la rete e le assemblee pubbliche;
13. Ribadisce la volontà del partito di proporsi nel paese come forza politica post-ideologica, capace di far convivere sensibilità diverse, ritenute ricchezza e valore aggiunto, garantendo il massimo contributo di idee ma al contempo capace di sintesi..
14. Respinge il correntismo all’interno del partito e riafferma il principio che chi fa parte integrante ed è militante in altro partito o movimento politico stabilmente strutturato non può iscriversi a IDV e – se iscritto – la sua adesione decade automaticamente. La divisione in correnti ci porterebbe alla perdita della nostra identità e per questo non può essere accettata
15. Afferma con forza e corale convinzione che IDV è un partito sano e composto da persone per bene che talvolta è stato mortificato da una carenza di lealtà politica e comportamentale da parte di qualcuno che – tradendo la propria genuina fiducia – ha arrecato grave nocumento al partito ed alla sua azione politica.
16. Impegna la propria classe dirigente - al fine di evitare che nel futuro ciò possa accadere - a migliorare i metodi di selezione delle candidature, coinvolgendo al massimo le strutture territoriali e gli organismi di valutazione statutariamente previsti circa l’affidabilità di chi chiede di candidarsi con IDV;
17. Deplora e condanna il comportamento dei parlamentari a suo tempo eletti in IDV che hanno espresso la loro fiducia al Governo Berlusconi del 14 dicembre, e riconferma con forza che tutto l’Esecutivo Nazionale e tutto il partito intendono vivere, con rinnovata passione, l’impegno e la militanza in un partito che sui valori, sulla coerenza dei comportamenti e sul rigore del vincolo di mandato verso i propri elettori ha costruito la stessa essenza della propria esistenza;
18. Incarica l’Ufficio di Presidenza ad individuare metodi che consentano la più ampia condivisione nella scelta dei candidati e della classe dirigente
19. Ribadisce la necessità che gli iscritti e soprattutto la classe dirigente ad ogni livello del partito segnalino agli organi preposti eventuali pendenze giudiziarie o giudicati penali a loro carico, al fine di valutare la compatibilità con la loro appartenenza al partito. Eventuali omissioni nelle autocertificazioni costituiscono causa di revoca dell’iscrizione al partito;
20. Per evitare che la politica venga considerata una professione, invita i giovani iscritti a IDV a conciliare l’impegno politico con il loro corso di studi e con i percorsi formativi e lavorativi;
21. Incarica l’Ufficio di Presidenza ad approntare metodi per ottimizzare il tesseramento degli iscritti, riducendo al minimo il rischio di monopoli delle tessere
22. Rileva l’opportunità che l’Ufficio di Presidenza possa avvalersi all’occorrenza di specifiche professionalità con funzioni consultive;
23. Invita le strutture nazionali e territoriali del partito a dare voce e spazio (anche sul piano delle risorse finanziarie) alle iniziative dei Dipartimenti tematici ed in particolare al “Dipartimento Giovani” ed al “Dipartimento Donne”;
24. Si impegna – al fine di un più approfondito confronto sui contenuti – a riunirsi con più frequenza e comunque almeno 4 volte l’anno in via ordinaria ed in via straordinaria ogni volta che la situazione politica lo impone.
25. Impegna altresì tutti i propri iscritti, militanti, eletti ed amministratori a:
- riconoscere la classe dirigente del partito costituitasi a seguito dei vari congressi territoriali e nazionali effettuati;
- migliorare il dialogo ed il confronto interno al fine di evitare incomprensioni personali e strumentalizzazioni mediatiche che danneggiano l’azione politica del partito;
- riservare il dibattito inerente la funzionalità e l’organizzazione del partito all’interno dei propri organismi e finalizzare il dibattito pubblico ai temi della politica che interessano la generalità dei cittadini
- portare a compimento i mandati elettivi, salvo motivate eccezioni;
- limitare, salvo motivate eccezioni, i mandati elettivi consecutivi nella stessa assemblea, a due legislature intere
- assicurare che le commissioni di garanzia siano composte da iscritti che abbiano dimostrato attitudine all’imparzialità e all’autonomia di giudizio;
- evitare di candidare parenti o affini, salvo che costoro non abbiano maturato un proprio percorso politico autonomo;
- non scavalcare gli organismi di garanzia del partito affidandosi a sedi esterne.
- riconoscere il potere-dovere dell’Ufficio di Presidenza ad affrontare in modo netto e deciso le conflittualità e le inadempienze che possono compromettere la funzionalità del partito.
- alimentare il confronto reciproco e continuativo, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, tra gli iscritti, gli eletti, gli amministratori, i dirigenti del partito e i rispettivi gruppi consiliari che non possono considerarsi corpo estraneo ed autonomo dagli altri organi decisionali del partito.

Tivoli, li 15 gennaio 2011 L’ESECUTIVO NAZIONALE

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13 Gennaio 2011

Conoscendo Berlusconi...




Con la sentenza di oggi la Corte costituzionale conferma che avevamo completamente ragione nel definire la legge sul legittimo impedimento al di fuori dello spirito e della lettera della Costituzione. La Corte ha infatti dichiarato illegittime molte delle norme contenute in questa legge, la terza con cui Berlusconi ha cercato di sfuggire alla norma che sta alla base delle democrazie, quella per cui la legge deve essere uguale per tutti.
Purtroppo stavolta la sentenza, dopo aver fatto uscire dalla porta la pretesa di impunità del presidente del consiglio, rischia di farla rientrare dalla finestra. La Consulta afferma che ci può essere legittimo impedimento alla presenza del premier nell'aula dei processi nei casi di attività preparatoria o consequenziale alle funzioni di governo. Lasciare a uno come Silvio Berlusconi uno spiraglio del genere significa che da domani ci sentiremo dire che tutto, anche solo andare in bagno o soffiarsi il naso, è un'attività consequenziale alle funzioni di governo.
Rimane quindi un solo e unico strumento per costringere Berlusconi a farsi processare come devono fare tutti gli altri cittadini se vengono inquisiti: il referendum dell'Italia dei valori di cui la Consulta ha stabilito la piena legittimità. E' l'unica arma di cui dispongono i cittadini per cancellare una legge che non è solo illegittima e incostituzionale, ma ancora prima è immorale e ingiusta.
Per questo da domani noi dell'Italia dei valori ci impegneremo con tutte le nostre forze per affondare nelle urne del referendum quel che resta di questa legge vergognosa e chiediamo ai cittadini che credono nell'uguaglianza di tutti di fronte alla legge di impegnarsi insieme a noi per chiudere una volta per tutte lo scandaloso capitolo delle leggi fatte solo per salvare Berlusconi dalle sentenze che lo aspettano.

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12 Gennaio 2011

La Giustizia sarà inevitabile e inesorabile




Il referendum proposto dall’Italia dei Valori prevede la bocciatura totale di tutta la legge sul legittimo impedimento, anche del titolo stesso. Quella legge che Berlusconi si è fatto fare per evitare i processi. Qualsiasi decisione della Corte costituzionale che dovesse salvarne anche una sola virgola, non può che portare a un referendum.
Questo perché noi dell’Italia dei valori abbiamo previsto proprio l’abrogazione totale di una legge illegittima, immorale, contraria al buonsenso comune. L'idea di non farsi processare semplicemente perché si è a capo di un governo è assurda.
A questo punto, con l’ammissibilità del referendum e con un giudizio di illegittimità costituzionale pendente, la resa dei conti con la giustizia per Silvio Berlusconi si avvicina. Anzi, è inevitabile e inesorabile. E così deve essere, perché tutti siamo uguali davanti alla legge e, come hanno chiesto quasi un milione di cittadini, se non ci dovesse essere l’illegittimità dichiarata dalla Corte ci sarà un referendum.
Ritorna così la stagione dei referendum e i cittadini finalmente potranno dire la loro su alcuni temi fondamentali: volete o no le centrali nucleari? Volete o no che tutti siano uguali di fronte alla legge? Volete che l'acqua sia un bene pubblico? Presto, in primavera, i cittadini risponderanno.

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9 Gennaio 2011

2011: fuga dal tiranno

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Il 2011 comincia con una bella notizia per tutti noi. Entro quest'anno i processi di Berlusconi potranno ricominciare. Infatti la settimana prossima delle due l'una: o la Corte costituzionale considererà incostituzionale la norma sul Legittimo Impedimento, voluta con tutte le sue forze dal caimano, oppure – sempre la stessa Corte – dovrà necessariamente e conseguentemente dare il via libera ai referendum proposti dall'Italia dei Valori su Nucleare, Acqua pubblica e, appunto, per abrogare questa ennesima legge ad personam.

A questo punto il pallino sarà nelle mani dei cittadini italiani.
Anche in questo caso sono due le ipotesi sul piatto: Berlusconi decide di andare a elezioni anticipate e dopo il disastro di due anni e mezzo di governo che non ha governato, gli italiani sicuramente lo puniscono consentendo all'opposizione di scrollare dal groppone del cavallo Italia il peso nefasto di tutte le leggi ad personam volute dall'anziano satrapo di Arcore; oppure, nel caso in cui si decida per il prosieguo della legislatura, a Giugno si svolge il referendum da noi proposto per abrogare il Legittimo Impedimento, con gli elettori che – votando in massa per il Sì – possono decidere di eliminare questa norma altamente anticostituzionale.

Come sempre capita in questi casi il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Così il mefistofelico premier che ci ritroviamo è arrivato al momento attuale stravolgendo le regole democratiche a suo uso e consumo, utilizzando le leggi per evitare i suoi giudici naturali, depauperando il Parlamento della sua funzione legislativa e corrompendo parlamentari, ma non potrà evitare il giudizio dei cittadini che – mi auguro - non gli perdoneranno queste nefandezze e di aver pensato solo a se stesso e mai a risolvere i problemi del Paese. Si è comportato come un tiranno che ingiuria gli organi e le istituzioni democratiche, considerando i cittadini italiani come suoi sudditi.

Non gli perdoneranno di aver portato il nostro Paese sull'orlo del baratro distruggendo la scuola pubblica, calpestando i diritti dei lavoratori, dimenticando i terremotati abruzzesi, chiudendo le porte ai giovani, lasciando le forze dell'ordine senza soldi, aumentando le spese di guerra, per citare solo alcune delle porcate perpetrate dal suo governo.

Per questo il referendum sul legittimo impedimento promosso dalle migliaia di iscritti dell'Italia dei Valori che si sono mobilitati questa estate sarà il nostro grimaldello, che utilizzeremo per scardinare il progetto dittatoriale, e fuggire così dal tiranno (o farlo fuggire). In ogni caso ci sarà bisogno dell'aiuto dell'Italia democratica e legalitaria.

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7 Gennaio 2011

L'elettorato vuole l'allenza PD, SEL e IDV

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Pubblico qui sotto alcuni stralci dell'intervista che ho rilasciato al settimanale "Gli Altri".
Perché dovremmo credere ancora alla politica? Ce lo dica lei.

Bisogna ammettere che la legge della giungla ha creato tanti proseliti, e che oggi fa più paura il berlusconismo di Berlusconi stesso. Ad andare in metastasi è il sistema culturale del paese. Ci sono state molte persone che nel vedere la compravendita di parlamentari godevano assieme a loro. Ora, rispetto a questa metastasi del paese, sono tre le reazioni possibili: 1) chiudersi in se stessi (ma significherebbe che a scegliere non sei più tu, ma qualcun altro); 2) fare la presa della Bastiglia (che escluderei); 3) creare una alternativa di centrosinistra per evitare il ritorno al regime. Se questa alternativa non si coagula, si ritornerà al ’68. La violenza che abbiamo visto per le strade il 14 dicembre scorso (non giustificabile) non è la causa, ma l’effetto. Dobbiamo credere ancora alla politica, ad una politica senza compromessi, se non vogliamo abdicare al caos.

Quali sentimenti le suscita una figura come quella di Nichi Vendola?
È una figura positiva della politica riformista con cui bisogna confrontarsi e allearsi. È chiaro che né Antonio Di Pietro né Nichi Vendola possono avere l’arroganza di pretendere di essere autosufficienti. Dobbiamo avere l’umiltà di pensare che non tutto gira attorno a noi ed è indispensabile creare alleanze con altre forze politiche.

Sia da destra che da sinistra si tende a trattare il Pd come un unico blocco morto, “’na specie di cadavere lunghissimo” (per citare il titolo di uno spettacolo di Gifuni e Bertolucci). Ma è pur sempre un partito del 26 per cento. Sono cadaveri tutti quelli che ci stanno dentro?

Se rappresenta il 26 per cento del paese, vuol dire che c’è una parte del paese che non vuole il berlusconismo e si rifarà alle migliori idee liberali, laiche e popolari. È importante dare ascolto all’elettorato. Vede, fuori dal Pd e dentro il Pd si possono fare e dire tante cose diverse, ma per quel che mi riguarda aspetterò fino all’ultimo giorno utile per veder realizzare un’unica coalizione formata da Pd, Idv e Sel. Ogni giorno che passa è un giorno perso in cui qualcuno va a cercare la luna nel pozzo. Ma la luna nel pozzo non c’è mai stata.

E il terzo polo?
Il terzo polo si giustifica perché non sta né con la destra né con la sinistra. Piacerà o no ai deputati del Pd, ma all’ultimo momento Casini declinerà l’offerta.

Nel caso invece Casini non declinasse l’invito, l’Idv arriverebbe a prospettare le primarie anche senza Pd?
Le primarie hanno un valore solo se sono concepite come punto d’arrivo di un progetto comune di partiti e programmi. Bisogna pensarci bene a come fare le primarie; soprattutto nel caso in cui si andasse alle elezioni anticipate e si dovesse fare tutto in quaranta giorni, il rischio della farsa è alto. L’Italia dei Valori è comunque favorevole a trovare una soluzione in grado di rendere le primarie uno strumento effettivo.

Ecco, i programmi. Anche nel suo messaggio di fine anno, ha scelto di rivolgersi a tutti i lavoratori delle principali industrie e fabbriche italiane che oggi sono in difficoltà. Il tema del precariato è presente in molti programmi elettorali, non soltanto in quello dell’Idv. Lo chiedo a lei che si è sempre messo dalla parte del cittadino, del destinatario del messaggio: come fruitore di messaggi elettorali, come faccio io a distinguere il vero dal falso, l’intenzione propagandistica dal sincero coinvolgimento?
È come andare a Messa. Provi ad ascoltare l’omelia di un prete che racconta una storia a cui non crede neanche lui, e poi le parole di un missionario che conosce le cose di cui parla. Credo che non sia difficile percepire la differenza. È anche la storia personale di ciascuno di noi quella che più è in grado di raccontare un programma. Io ho cominciato da giovanissimo. Quando facevo il muratore, cercavo di fare il muro dritto. Quando facevo il poliziotto, cercavo di arrestare i delinquenti. Quando facevo il magistrato, mi sforzavo di accertare la verità. Adesso che faccio politica, cerco di difendere le classi sociali più deboli. Per sua definizione, la politica non può essere vista come un’attività imprenditoriale.

Guardando indietro, alla stagione di Mani Pulite e al ruolo inevitabilmente controverso che come magistrato ha assunto nella storia contemporanea italiana, c’è qualcosa che rivedrebbe?

Che possano esserci stati degli errori di valutazione, è nell’ordine naturale delle cose umane. È per questo che si prevedono, da che mondo è mondo, tre gradi di giudizio, perché sei occhi vedono meglio di due. In natura, sbaglia soltanto chi lavora. Solo chi non fa niente non fa errori. Per aver fatto un processo, io ne ho dovuto subire 352, di cui 320 come parte lesa e una trentina come soggetto indagato. E ho sempre vinto, considerando la vittoria non come una vittoria ai punti. Quello che non condivido è l’aver criminalizzato l’opera dei magistrati. Se ci sono stati dei magistrati criminali, è perché erano criminali prima che magistrati.

Nella tradizione di pensiero del centrosinistra, il garantisimo ha sempre avuto più diritto di cittadinanza del giustizialismo…

Il garantismo è la cosa più stupida che esista. Solo la garanzia è una cosa seria. Le garanzie processuali sono sacrosante e vanno rispettate. Mentre il garantismo, come tutti gli “ismi”, è una degenerazione culturale. Non si può, in nome del garantismo, non applicare la giustizia. Ogni tanto in carcere ci scappa il suicida. Ma cosa dovrebbe fare il magistrato? Per stare tranquillo, non dovrebbe più arrestare nessuno. Ogni volta che qualcuno si toglie la vita, è una sconfitta per le istituzioni, ma non può ogni volta il magistrato rinunciare a fare il proprio lavoro.

L’affermarsi di un immaginario berlusconiano è stato il frutto di un lavoro lento e meticoloso. Con tanti modelli simbolici che si sono insediati nel paese. Tutto questo noi non lo possiamo ignorare o archiviare sotto il file “sottocultura”. Abbiamo, invece, il compito di costruire un modello meno retorico e più sincero, ma di uguale peso simbolico.
Credo che la costruzione di un modello culturale alternativo abbia bisogno dei suoi tempi. Il modello del berlusconismo è entrato nell’immaginario collettivo anche per l’abuso che Berlusconi ha fatto dei mezzi di comunicazione. Non tutti hanno ancora capito che Berlusconi si è messo in politica per ragioni personali, per sfuggire alla giustizia. Anche il fenomeno del bullismo nelle scuole è figlio di questo modello basato su un’idea di incolumità e spregiudicatezza. Credo che ci vorrà molto tempo per fondare una nuova etica. Questo è il momento della semina. E poi, non lo dovrei dire io, ma una delle ragioni per cui una figura come quella di Vendola colpisce, sta proprio nel fatto che è in grado di incarnare l’idea di un sogno alternativo.

Un sogno che non soltanto demolisce, ma insieme fabbrica, guarda avanti…
All’interno dell’Italia dei Valori ci stiamo molto interrogando sul giorno dopo, sul day after. In effetti sentiamo anche noi questo compito: passare da modelli negativi da abbattere a modelli positivi da costruire. È per questo che abbiamo preso le difese degli operai della Fiom. Se si accetta questa involuzione nelle pratiche dei diritti civili e del lavoro, si finirà con l’accettare che le leggi del mercato si estendano non solo all’economia ma ad ogni sfera della vita sociale, ad ogni forma di coscienza. È un ragionamento che faccio da cristiano, non da comunista.

Nella sua amara lettera di dimissioni da direttore del “Riformista”, Antonio Polito ventilava “l’ultimo giro di valzer” per la carta stampata. Cosa significherebbe, per voi politici, la morte di questa tradizionale forma di dialogo quotidiano?
Io penso che con la tecnologia bisogna necessariamente fare i conti. Più si va avanti e più il sistema dell’informazione globale sarà travolgente e coinvolgente. Quello che non riusciranno a fare i politici e i giornali, riuscirà invece a fare la rete. No, non vedo in modo drammatico la trasformazione dell’informazione dalla carta stampata alla comunicazione “one to one”. Io sono stato tra i primi ad usare la rete, il blog. Detto questo, ogni mattina non posso fare a meno di comprare i miei dieci giornali quotidiani. Se non li leggo tutti dalla prima all’ultima pagina, non sto bene.

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6 Gennaio 2011

Governo di guerra

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Nei giorni scorsi abbiamo pianto un altro militare italiano ucciso in Afghanistan e noi siamo vicini, come sempre, ai suoi famigliari e a tutti i soldati impegnati in quei territori. Il problema, a questo punto, è domandarsi cosa ci stiano a fare i nostri militari in quel martoriato territorio e se sia costituzionalmente giustificata e politicamente utile la nostra presenza. In realtà l’operazione cosiddetta di “mantenimento della pace” ha portato per ora soltanto morte e distruzione. La verità è che il nostro Paese vede morire i suoi militari e ingigantirsi le spese per una missione che può definirsi in ogni modo ma non di pace.
Nel 2010 i costi per il mantenimento della guerra italiana in Afghanistan, 4mila soldati con annessi e connessi, è stato di quasi un miliardo. E continua così, in costante aumento, appunto dal 2001. E mentre i tagli lineari del governo drenano risorse in tutti i comparti, gli investimenti nel settore militare sono sempre all’ordine del giorno. Poco tempo fa, si discuteva addirittura se non fosse necessario un nuovo tipo di cacciabombardieri: 130 nuovi caccia, 15 miliardi circa. Un po’ troppo per uno Stato che ripudia la guerra come sancisce la nostra Costituzione.
Invece, in un modo completamente anticostituzionale, i nostri soldati vengono mandati a morire con i fondi per l’addestramento tagliati, in un territorio tutt’altro che pacificato, ma con dei caccia nuovi e luccicanti. Il tutto per dare la possibilità al camerata ministro per la guerra La Russa di passare in rassegna le truppe schierate al fronte, facendosi bello con i soldi degli italiani e farfugliando risposte sempre diverse di fronte ai legittimi interrogativi dei parenti dei nostri militari caduti.
Intanto, qui in Italia, tutto il resto è miseria: abbiamo visto per le strade delle nostre città, negli scorsi mesi, ogni tipo di classe sociale e professionale manifestare il disagio economico e lavorativo nel quale versa. Hanno manifestato gli studenti, i lavoratori precari di università, cultura, spettacolo, le forze di polizia, il mondo dell’agricoltura, i terremotati dell’Aquila, i cittadini della Campania, chi ha vinto un concorso e poi non è stato assunto. E l’elenco può continuare.
La scorsa estate, il Parlamento ha votato il rifinanziamento della missione italiana: aumento del contingente, aumento delle spese, aumento di tutto. A votare contro, soltanto i gruppi alla Camera e al Senato di Italia dei Valori, e qualche parlamentare sparso. Ciò che più stride, con le dichiarazioni del governo, è un dato spesso ignorato: la spesa destinata alle iniziative di cooperazione, ricostruzione e assistenza sanitaria è stata, per il 2010, di 18 milioni di euro. Un po’ poco, se si vuole farla passare per “missione di pace” soprattutto se paragonato al miliardo di euro che spendiamo per la guerra. In linea, purtroppo, con le politiche di questo governo in campo umanitario: in piena contraddizione con le direttive dell’Unione Europea, l’Italia destina infatti alla cooperazione internazionale solo lo 0,12% del suo Pil, non ha intenzione di aumentarlo e anzi, si impegna ogni anno a diminuirlo.
Non solo: negli scorsi mesi, il governo si è allontanato ancora di più, nei fatti, dalle parole di pace con cui ammanta le missioni di guerra: il taglio del 5 per mille, che andava a vantaggio delle associazioni che si occupano realmente di cooperazione allo sviluppo, ne è un esempio. E così, gli obiettivi del millennio sono sempre più lontani (0,7% del Pil dedicato alla cooperazione), la società civile rimane inascoltata, le spese folli in campo militare obbligano a tagli in tutti gli altri settori, mentre la disoccupazione avanza. Per questo, alla riapertura dei lavori parlamentari, presenterò alla Camera una mozione in Aula per ridiscutere la nostra presenza in Afghanistan e nelle cosiddette missioni di pace.

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3 Gennaio 2011

La legge “salva Berlusconi” sul legittimo impedimento alla prova dei fatti

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Il prossimo 11 gennaio la Corte Costituzionale deve stabilire se la legge sul “legittimo impedimento” che il Presidente del Consiglio si è fatta appositamente confezionare per non farsi processare ( legge 7 aprile 2010 n. 51) violi o meno la Costituzione italiana.
Noi dell’Italia dei Valori riteniamo di sì: viola sia l’art. 3 (tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge) che l’art. 138 della Costituzione (la decisione di accordare un particolare status immunitario al Presidente del Consiglio andava eventualmente presa con legge costituzionale e non con legge ordinaria).
In questi giorni abbiamo già avuto modo di conoscere l’orientamento di qualche giudice della Corte costituzionale e precisamente quello del giudice Luigi Mazzella, il quale ha informato i suoi colleghi che, a suo dire, la legge non sarebbe incostituzionale. Per intenderci, Mazzella è quello stesso giudice che, facendo molto inorridire i cultori della sacralità della Corte Costituzionale, tempo addietro aveva organizzato a casa sua, unitamente ad un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano, una cena con il Presidente del Consiglio Berlusconi e con il Ministro della Giustizia Alfano.
E’ anche trapelata la notizia secondo cui il relatore della causa, Sabino Cassese, potrebbe prospettare ai colleghi una sentenza «interpretativa di rigetto», vale a dire che la Corte darebbe un sostanziale via libera al legittimo impedimento, a patto però che a decidere se accordare o meno il rinvio dell'udienza sia il giudice dopo una verifica, caso per caso, dell'impedimento stesso.
Se così fosse sarebbe, con tutto il rispetto per i giudici della Corte, una soluzione pilatesca che non risolverebbe affatto il problema in quanto la previsione del “legittimo impedimento da valutare caso per caso dal giudice”, da una parte già esiste nel nostro ordinamento e vale per tutti (art. 420 ter c.p.p.: quando risulta che l’assenza dell’imputato è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d’ufficio, rinvia ad una nuova udienza), dall’altra non risolverebbe affatto il problema di Berlusconi (il quale vuole una legge che assicuri il rinvio sine die dei suoi processi, senza alcuna possibilità per il giudice di sindacare se effettivamente il giorno fissato per la causa sia davvero impedito a parteciparvi).
Si dirà: ma allora, al di là delle parole, anche nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse emettere una “sentenza interpretativa di rigetto”, Berlusconi potrebbe essere processato.
Non è detto. Anzi è sottinteso il contrario. L’art. 420 ter cpp. prescrive che l’impedimento dell’imputato a comparire davanti al giudice, per essere rilevante, deve essere “assoluto” e “attuale”, presupponendosi quindi sia uno “specifico accertamento del fatto”, che la valutazione da parte del giudice se l’impedimento addotto dall’imputato sia reale o immaginario. Invece, la legge sul legittimo impedimento n. 51/10 esclude sia lo “specifico accertamento del fatto” che “l’attualità” e “l’assolutezza” del medesimo. Insomma, farebbe uscire dalla finestra (il processo a Berlusconi) ciò che astrattamente entrerebbe dalla porta (la possibilità di processarlo).
Che fare, allora?
Qualcosa si può ancora fare e ci può pensare direttamente il popolo italiano (salvo che non ci pensi già da subito la Corte Costituzionale in uno scatto d’orgoglio in difesa della Costituzione): si può cancellare “in radice” la legge 51/10 attraverso il referendum abrogativo della legge.
Il referendum non è solo possibile ma è già una realtà.
Sì, perché l’estate scorsa, mentre gli altri partiti facevano le “cicale”, noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto quasi un milione di firme per promuovere il referendum abrogativo della legge n. 51/10 sul legittimo impedimento.
Il referendum ha già superato lo scorso 20 dicembre il vaglio della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la validità e regolarità della sottoscrizione delle firme da noi raccolte.
Il prossimo 11 gennaio la Corte Costituzionale dovrà valutarne l’ammissibilità, valutazione che non potrà che essere positiva, non fosse altro perché la stessa Corte già si è espressa in tal modo in occasione dell’analogo referendum sempre proposto dall’Italia dei Valori nei confronti del precedente “Lodo Alfano” (legge 23 luglio 2008, n. 124).
Il 2011, quindi, può essere l’anno che segna la fine dell’era Berlusconi: basta che la maggioranza degli elettori lo voglia per davvero.
Ma gli italiani lo vogliono per davvero? Tutto dipende dal grado e dall’intensità con cui il “virus del berlusconismo”, frutto di continue promesse da marinaio e di pressante disinformazione di regime, è riuscito a contagiare le loro coscienze.
Noi dell’Italia dei Valori crediamo che la parte sana del paese sia ancora maggioranza e ad essa chiediamo di non rinunciare e di non arrendersi proprio ora che siamo quasi alla fine della via crucis: facciamo in modo che, attraverso la partecipazione massiccia al referendum, la prossima Pasqua sia anche la resurrezione della democrazia e della legalità nel nostro paese!

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30 Dicembre 2010

Gli accordi della FIAT violano la Costituzione repubblicana

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L'ho già detto, lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo. Le trattative e gli accordi sindacali possono mettere in discussione tutto ma non la Costituzione repubblicana. Quello è un confine che non si può oltrepassare. Lo si deve rispettare sempre, senza se e senza ma, senza provare ad aggirarlo da furbetti.
Gli accordi che la Fiat sta facendo passare in questi giorni, a Mirafiori ma anche a Pomigliano, violano la Costituzione repubblicana e per questo sono inaccettabili e irricevibili.
L’art. 40 della Costituzione afferma che lo sciopero è “un diritto individuale ad esercizio collettivo”. Significa che la decisione di scioperare o meno è una decisione individuale che ogni lavoratore deve poter prendere in piena e assoluta libertà. L’intesa di Mirafiori, che obbliga ogni dipendente a firmare un accordo in cui si impegna a non scioperare contro l’accordo stesso o contro qualche sua parte, viola la Costituzione.
L’art. 39 della Costituzione assicura sia la libertà sindacale che la rappresentatività delle varie organizzazioni sindacali “in proporzione dei loro iscritti”. A Mirafiori, invece, d’ora in poi non ci saranno più rappresentanze sindacali liberamente elette dai lavoratori ma “nominate” dai sindacati che firmano gli accordi. Siccome da che mondo è mondo gli accordi si firmano in due, sarà l’azienda a decidere chi può avere rappresentanza sindacale e poco male se si arriva al paradosso per cui il sindacato con la rappresentanza più numerosa finisce fuori dalla porta.
Così, oltretutto, si sostituirà alla elezione diretta e democratica una burocrazia sindacale nominata dall’esterno che nel medio e lungo periodo finirà per avere costi costi sull’azienda e ne indebolirà anche l’autonomia, perché sarà vincolata agli apparati sindacali. Sarà un bel danno per tutti, anche per la democrazia italiana di cui l’autonomia del sindacato è stata un pilastro. Questa geniale trovata di Marchionne e della Fiat non solo fa a pugni con la Costituzione: è solo dannosa e paradossale.
Oltre alla Costituzione, peraltro, l’accordo viola anche il codice civile e le normative europee consolidate. L’art. 2112 stabilisce che, in caso di cessione d’azienda, il passaggio dei lavoratori da un’azienda all’altra deve essere diretto. A Mirafiori invece, i lavoratori dovranno essere riassunti uno per uno e lo saranno solo se firmeranno l’accordo. A casa mia questo vuol dire violare la legge.
Ma se io dico queste cose, se difendo la legge e la Costituzione repubblicana, salta subito fuori qualcuno ad accusare me e quelli che la pensano come me di essere comunisti, legati alle vecchie idee della sinistra del Novecento e di non capire niente di modernità e società globale. Lo ha fatto proprio oggi anche Dario Di Vico sul “Corriere della Sera”.
Ma scusate tanto, che c’azzeccano in questo caso il comunismo e la sinistra del ‘900? Io non entro nel merito degli accordi sindacali, difendo il confine invalicabile e sacro della Costituzione repubblicana. Casomai dovrebbero accusarmi di essere settecentesco, perché i princìpi a cui mi rifaccio sono quelli della Rivoluzione francese, “Libertà, fraternità, uguaglianza”, e la mia bussola è la convinzione secondo cui la libertà non può essere messa a disposizione del mercato. Questo principio non è né comunista né di sinistra: è il presupposto delle Costituzioni repubblicane. Di tutte e anche della nostra.
Invece la società globale con questo discorso c’azzecca eccome. Di Vico dice che un operaio libero e con dei diritti che l’azienda deve rispettare costa più di uno schiavo senza diritti. Ma questo che significa? Che in nome della società globale dobbiamo entrare in competizione con la Cina e adottare il modello cinese, dove c’è un partito unico, un sindacato unico e lo sciopero è vietato? E’ questo che vuole? E’ questo che vogliono Fassino e D’Alema? Benissimo, basta cambiare la Costituzione e decidere che d’ora in poi siamo anche noi un regime a partito unico, sindacato unico e senza diritto di sciopero.
Caro Di Vico, scusa tanto ma la strada è un’altra. La modernità di cui tanti cianciano dalla mattina alla sera non vuol dire tornare al passato, a quando le Costituzioni ancora non c’erano e i diritti non esistevano. Vuol dire inventarsi un modello costituzionale che sia pure competitivo con quello schiavistico dei regimi. E chi l’ha detto che non si può fare? La Germania lo sta facendo, e non è mica un paese all’antica o comunista.
Dire che c’è uno scontro fra una sinistra che è ferma al ‘900 e una destra moderna significa raccontare una favoletta buona per incantare la gente e fare accettare quello che è inaccettabile. Lo scontro è fra un’imprenditoria che non è più capace di costruire macchine, e quindi di venderle, e tutte le forze democratiche che dicono a quegli imprenditori: “Se non siete capaci di costruire e vendere macchine non ve la potete cavare invocando il regime. Dovete saper fare voi il vostro lavoro. Dovete trovare una soluzione passando per la via maestra della ricerca, dell’innovazione e degli investimenti”.
La Fiom è una di queste forze, una delle principali e quella oggi presa più direttamente di mira. Ma quello che accade alla Fiom non è un caso isolato o estremo. E’ la punta di un iceberg che riguarda l’intero assetto democratico in questo paese. Oggi Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l’instaurazione di un regime e noi dell’Idv combatteremo questa battaglia con loro. Al Senato abbiamo già presentato una legge sulla rappresentanza sindacale e sulla democrazia che chiede la piena applicazione dell’art. 39 della Costituzione, proprio uno di quelli che l’accordo di Mirafiori vorrebbe stracciare una volta per tutte.
Nei prossimi giorni incontrerò Landini per concordare la costruzione di un fronte di resistenza che duri nel tempo e per far prevalere le proposte dell’Idv sulla revisione democratica della rappresentanza nel mondo del lavoro.
Ma per costruire insieme questa resistenza dobbiamo anche sbugiardare la grande menzogna che la Fiat sta raccontando. Il film che ha per regista Marchionne e per comparse il governo e persino una parte importante del Pd non ha niente a che vedere con la realtà. Non è vero che in cambio del fare a pezzi la Costituzione e i diritti dei lavoratori la Fiat si prepara a restare e investire in Italia. Al contrario, tutto dimostra che il progetto è quello di spostare la testa tecnologica e innovativa negli Usa e il corpo produttivo nelle aree dove il lavoro costa pochissimo e gli Stati sovvenzionano con denari pubblico, come il Brasile, la Polonia o la Serbia. L’Italia verrà usata come grande mercato per la vendita delle auto e come fonte di reperimento di quattrini, per poi salpare verso altre spiagge lasciando questo paese cornuto e mazziato.

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27 Dicembre 2010

Passaparola di lunedì 27 dicembre




Testo:

Buongiorno a tutti, questo è uno dei due passaparola che abbiamo registrato prima di Natale e quindi mentre vi sto parlando non so quale sarà la situazione nel lunedì in cui questo passaparola va in onda, vorrei però approfittarne per fare memoria, su un fatto tragicomico.

La sicurezza della Lega (espandi | comprimi)
Sappiamo benissimo tutte le polemiche che sono state fatte sulla sicurezza, violenze di piazza, proposte più o meno repressive per arginare il ritorno agli anni di piombo etc., è una buona cosa che si sappia che questo governo ha, un paio di mesi fa, depenalizzato il reato di associazione militare con finalità politiche, la cosiddetta banda armata, direte: sono impazziti?

Non sapendo più come salvare i loro attivisti dalle conseguenze penali di questa milizia, la Lega ha costretto il Governo a depenalizzare il reato di cui questi signori erano accusati e lo ha fatto con la frode, ragione per cui, si spera, che presto il Parlamento voterà la mozione di sfiducia che è stata sollevata dall’Italia dei valori, contro il Ministro Calderoli che si è segnalato per un notevole attivismo in questo senso, quindi dobbiamo sapere che questo governo che a parole dice da contrastare la violenza, ha depenalizzato uno dei reati chiave per punire la violenza di chi si organizza in armi per fare violenza a scopo politico.

Per salvare sé stessi hanno disarmato lo Stato di uno strumento giuridico, penale fondamentale per reprimere eventuali fenomeni di questo genere.

Partiamo dall’inizio, il 9 ottobre è entrato in vigore il Decreto Omnibus (perché dentro c’era di tutto) che contiene il nuovo codice dell’ordinamento militare, è il Decreto Legge 15 marzo 2010 N. 66 che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio, con il titolo “Codice dell’ordinamento militare, in questo decreto ci sono 2272 articoli, più sono meno i parlamentari quando devono approvarli in due minuti possono verificare cosa stanno facendo, come si fa a leggere e a capire 2272 articoli? Uno degli ultimi, l’articolo 2268 ha centinaia di commi, il comma 297 dell’Art. 2268 di questo decreto, abolisce un altro decreto che era stato varato nel febbraio 1948 alla vigilia delle famose elezioni del 1948, fronte popolare contro Democrazia Cristiana e i suoi alleati, momento di altissima tensione, erano le prime elezioni politiche dopo la Costituente. Il Decreto quindi che viene abolito è il Decreto 14 febbraio 1948 N. 43 e era il Decreto che puniva con il carcere da 1 a 10 anni chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono anche indirettamente scopi politici e si organizzano per compiere azioni di violenza o minaccia.

Il trucco l’avete capito, si fa un provvedimento che abroga una miriade di vecchie norme, anche spesso inutili, e che viene usato per nascondere, camuffare la depenalizzazione di un grave reato che è purtroppo attualissimo, il Capo dello Stato ha regolarmente firmato questo Decreto e di chi è l’idea? Ufficialmente il nuovo codice dell’ordinamento militare, è responsabilità del Ministro della Difesa, La Russa, ma può La Russa pensare di depenalizzare il reato di banda armata di fatto? No, non è stato lui, a attivarsi in questo senso è il Ministro della semplificazione normativa leghista Roberto Calderoli, cosa gli è venuto in mente a questi che sollevano sempre allarmi sulla rinascita del terrorismo, di depenalizzare le bande militari e paramilitari di stampo politico? Quello che vi dicevo prima, l’esistenza di questo processo che è in corso di 14 anni a Verona, a carico di politici, dirigenti e attivisti della Lega del Piemonte, della Liguria, della Lombardia e del Veneto e dal 1996 sono accusati di avere organizzato una formazione paramilitare, la guardia nazionale padana, quella che si vestiva con le camice verdi, i guardiani della secessione, nelle intercettazioni si sentono questi signori, compreso Bossi, parlare di armi. Il processo fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni, tutti parlamentari italiani o europei e 5 alti dirigenti della Lega in aggiunta a quelli che ho citato che nel 1996 erano parlamentari, tra questi Calderoli.

All’inizio i capi di imputazione formulati dal Procuratore Guido Papalia erano 3: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuori legge in virtù di quel Decreto.

Ma i primi due reati con un’altra legge ad legam, sono già stati di fatto depenalizzati nel 2005, sono stati modificati e quindi l’attentato alla Costituzione e l’attentato all’unità e integrità dello Stato sono reati soltanto quando concretamente viene usata la violenza, mentre quando uno si propone di fare queste cose, ma non ha ancora messo in campo comportamenti violenti, non è più reato e quindi i due reati, il primo e il secondo contestati da Papalia sono stati cancellati dal Parlamento per salvare gli imputati di questo processo nel 2005, uno degli ultimi atti del Governo Berlusconi 2.

Restava in piedi il terzo, quello di costituzione di una formazione paramilitare con scopi politici fuori legge e è proprio il reato che viene depenalizzato con il decreto di maggio che è entrato in vigore a ottobre, il Decreto La Russa – Calderoli. I leader leghisti rinviati a giudizio, i Bossi, i Maroni etc. erano già stati salvati dal processo perché il Parlamento li aveva protetti con insindacabilità parlamentare, sostenendo che persino il reato di banda armata, attentato alla Costituzione, all’integrità e un’unità dello Stato, fossero coperti dal diritto dei parlamentari di esprimere le loro opinioni, come se l’organizzazione di una banda paramilitare fosse un’opinione.

E’ un reato che salva le opinioni dei parlamentari e che in realtà l’istituto dell’insindacabilità nasce per difendere le opinioni dei parlamentari e invece è stato applicato, abusandone, per salvarsi dalle conseguenze di avere fondato o cofondato una banda armata, ok? Quindi improcessabili per grazia ricevuta del Parlamento.

Papalia è ricorso alla Corte Costituzionale facendo due conflitti di attribuzione contro il Parlamento che aveva impedito che venissero processati questi parlamentari, ma non è riuscito a ottenere ragione, a quel punto sono rimasti gli altri imputati, quelli che non avevano avuto la prontezza di rifugiarsi in Parlamento per farsi proteggere dai loro colleghi che erano comunque 36, tra i quali anche Giampaolo Gobbo, segretario della Lega Veneta e Sindaco di Treviso e il Deputato Matteo Bragantini che era arrivato dopo in Parlamento e che quindi quando i reati secondo i PM erano stati commessi, non era ancora parlamentare.

Ma a ottobre nella prima udienza del processo davanti al Tribunale di Verona, dopo tutto quell’andirivieni di conflitti, attribuzioni etc., gli avvocati dei leghisti si sono alzati e hanno detto ai giudici: ma lo sapete che il reato non c’è più? Anche il reato di formazione paramilitare fuori legge è stato appena cancellato dal Decreto voluto da Calderoli, da uno degli ex imputati di questo processo, i giudici allibiti non se ne erano neanche accorti che era passato dal decreto con tutte quelle norme, quindi sono andati a verificare e hanno scoperto che era vero e quindi ne hanno preso atto e hanno rinviato il dibattimento in attesa di dichiarare praticamente chiuso perché è sparito il reato, l’ultimo anche dopo gli altri due, grazie all’ennesima legge ad legam.

Esce un pezzo su Il Fatto Quotidiano, lo scrivo io a ottobre, panico, il governo si accorge di avere depenalizzato un reato così grave, La Russa tramite gli uffici del suo Ministero fa sapere che è stato un errore materiale, sapete che quando c’è un errore materiale in un decreto può essere corretto con una procedura breve, non è che bisogna rifare tutto l’iter parlamentare, ma dal Ministero della semplificazione normativa arriva l’alto là, si dice: no, non è stato un errore, era voluto, naturalmente Calderoli non dice: l’ho voluto io, altrimenti si capirebbe perché l’hanno fatto, dice: questo suggerimento di cancellare questo decreto e quindi questo reato, ci è arrivato da una Commissione ministeriale che era stata istituita a suo tempo per riformare il Codice dell’ordinamento militare dal governo Prodi, è il solito discorso, è colpa del governo precedente, sono loro che ci hanno detto: cancellate quella norma e noi l’abbiamo cancellata, ma i responsabili di quella Commissione, tra cui un generale fanno sapere che non è vero niente, loro non avevano affatto detto di cancellare quella norma, sono stati gli uffici di Calderoli a aggiungerla, quindi non si provassero a dare la colpa alla Commissione istituita dal Governo Prodi perché l’hanno fatto loro surrettiziamente, cercando poi di attribuirlo a quella Commissione.

Calderoli mente al suo stesso governo (espandi | comprimi)
Noi siamo di fronte a un governo che è stato raggirato, se tutte le cose che ci siamo detti sono vere. E secondo l’Italia dei valori che ha sollecitato e ha aperto la richiesta di sfiducia individuale del Ministro Calderoli, quest’ultimo ha mentito al Parlamento e al suo governo, addirittura, impedendo che venisse corretto quello che era talmente assurdo da far pensare a un errore materiale.

Le ho scritto questa lettera con grande rammarico per la gravità che i fatti accaduti hanno per le istituzioni democratiche e ho fiducia che questa vicenda, per l’importanza che riveste non venga ridotta a una mera polemica politica strumentale, mi auguro che in tutti sia forte il senso dello Stato e della difesa delle istituzioni”.

A questo punto o Donadi sta mentendo o i 5 magistrati del Comitato scientifico hanno mentito o gli uomini del Ministero della Difesa hanno mentito dicendo: noi non abbiamo proposto niente del genere, oppure noi non sapevamo niente del genere è stato un errore materiale e allora si devono dimettere il Ministro La Russa, Donadi, bisogna cacciare questi magistrati contabili che hanno formato la Commissione del Governo Prodi, oppure ha mentito Calderoli, nel qual caso se ne deve andare non dal governo, dalla politica, deve sparire perché un Ministro che mente al Parlamento presentando carte false, non può semplicemente lasciare il governo, deve lasciare la politica, secondo voi così a naso chi ha mentito? E perché l’informazione non parla di questo scandalo che se è possibile, è ancora più grave di tanti altri scandali che occupano le pagine dei giornali? Mistero ma noi di Passaparola, noi de Il Fatto, del blog di Beppe Grillo serviamo a questo, a dare le notizie che gli altri non danno e quindi sappiate che tutti quelli che pontificano, contro il ritorno agli anni 70 hanno abolito un reato fondamentale per punire eventuali comportamenti tipo anni 70, quelli che loro evocano continuamente, vogliono la galera per gli studenti e hanno abolito la galera per le bande paramilitari, per salvare dalla galera i loro amichetti della Guardia nazionale padana e questo è sicuro, chi ha mentito lo deciderà il Parlamento e speriamo che quando verrà scovato chi ha mentito, venga cacciato dal governo e dal Parlamento.

Leggeteci ancora su Il Fatto, buone feste ancora una volta, vi ricordo che c'è la possibilità fino all'Epifania di regalare a qualche amico un abbonamento de Il Fatto e essendo un abbonato che regala un altro abbonamento al suo amico, per il secondo abbonamento ci sono forti sconti sul sito de Il Fatto trovate tutto, passate parola e buon inizio di anno!

AGGIORNAMENTO.
Dopo la registrazione del Passaparola, il 22 dicembre la Camera dei deputati ha votato la mozione di sfiducia proposta dall'Idv contro il ministro Calderoli per lo scandalo della depenalizzazione del reato di associazione paramilitare con finalità politiche. E l'ha respinta grazie ai voti di Pdl e Lega, alle astensioni di Fli, Udc e dei 6 radicali eletti col Pd, ma anche grazie alle abbondanti assenze tra le file del Pd.

Tutti presenti i deputati della Lega (100%) e dell’Idv (100%), quasi tutti quelli del PdL (91,4%), mentre il Pd schierava solo l’82,9%, con ben 35 assenti. Eccoli: Bersani, Bobba, Bossa, Bressa, Bucchino, Causi, Cavallaro, D'Alema, De Micheli, De Torre, Duilio, Fadda, Fedi (malato), Ferrari, Fioroni, Garavini, Garofani, Gentiloni, Ginoble, Grassi, Letta Enrico, Lulli, Marini Cesare, Marroccu, Mastromauro, Mecacci, Melandri, Merloni, Mogherini (ha appena partorito), Nicolais, Piccolo, Pizzetti, Rigoni, Sanga. Altri 5 del Pd, quelli provenienti dal Partito radicale, han fatto di peggio e si sono astenuti insieme al Terzo Polo: Beltrandi, Bernardini, Coscioni, Turco, Zamparutti.

Risultato finale: presenti 545, votanti 481, astenuti 64, maggioranza 241, favorevoli (alla sfiducia) 188, contrari 293. Mozione respinta, Calderoli salvo.


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26 Dicembre 2010

Bugie

rifiuti-Napoli.jpg


Per i cittadini di Napoli il Natale, quest'anno, ha l'odore dei rifiuti. In una sola giornata di festa, la città intera è stata di nuovo sommersa dalla spazzatura. Per le strade ce ne sono 1500 tonnellate, e nessuno sa come smaltirle. Berlusconi ha mandato l'esercito, ma poveracci, anche i soldati mica possono fare i miracoli. Così chi doveva risolvere il problema ha avuto un'idea: ha chiesto ai cittadini di tenersi la spazzatura in casa per un po' di giorni, così oltre che le strade anche le case saranno sommerse dai sacchi pieni di rifiuti.
Da mesi Berlusconi vende fumo e false promesse ai napoletani. Il 22 ottobre aveva detto che la situazione si sarebbe risolta in 10 giorni. Il 28 ottobre aveva giurato prima in una conferenza che ci mancavano solo tre giorni alla soluzione finale del problema e poi, sempre il 28 ottobre, era tornato in tv per garantire che in altri 10 giorni tutto sarebbe passato e Napoli sarebbe diventata pulitissima. Il 2 novembre aveva affermato che non c'era più niente da fare e che l'emergenza era stata risolta. Invece la spazzatura stava sempre lì e ancora ci sta, perché Berlusconi, come sempre, è solo capace di inventare bugie, fare promesse, illudere la gente ma non è capace di risolvere nessun problema.
Proprio nei giorni di Natale decine e decine di passeggeri hanno visto la loro festa trasformarsi in un incubo. Viaggiavano da Milano e dovevano arrivare a Reggio Calabria, ma nel treno non c'era nemmeno un bagno che funzionava e il viaggio, già lungo, è diventato eterno per i soliti ritardi. Quei passeggeri, tra cui anche molti bambini e anziani, non potevano nemmeno scendere nelle stazioni in cui il treno si fermava per andare in bagno, perché rischiavano che il treno ripartisse lasciandoli a terra.
Sono incidenti che possono succedere? No, perché basta avere preso un treno che viaggia nel Mezzogiorno per sapere che la situazione dei trasporti da Roma in giù è un'emergenza continua, che i passeggeri pagano biglietti carissimi per viaggiare in diligenze che arrivano sempre con ore ore di ritardo.
Però non è che se scelgono di andare in macchina le cose vanno meglio. Sono anni che la Salerno-Reggio Calabria, l'autostrada più pericolosa d'Italia, aspetta di essere rifatta e non si muove mai niente. Pure lì Berlusconi ha promesso, nel settembre scorso, che nel 2013 i lavori saranno completati e quell'autostrada sarà finalmente sicura. Quella volta lo hanno sbugiardato i suoi stessi parlamentari che mentre lui faceva le sue promesse tagliavano in commissione i fondi proprio per quei lavori.
Non è che al centro e al nord le cose vadano molto meglio. Ieri 150 persone sono rimaste isolate dal mondo in Garfagnana per una frana, una settimana prima centinaia di automobilisti avevano passato la notte nel gelo sull'autostrada per Firenze, bevendosi la neve sciolta per combattere la sete. Anche il maltempo, in Italia, è un'emergenza che torna tutti gli inverni e spesso pure nelle altre stagioni. Ma se ogni anno è peggio non è per colpa del clima: l'inverno è sempre l'inverno e c'è sempre stato. E' perché da dieci anni, da quando al governo c'è Silvio Berlusconi, non si fa niente per evitare che un normale inverno freddo diventi una catastrofe per i cittadini.
Anche il lavoro è sempre e solo un'emergenza in Italia. Quanti sono i lavoratori che il Natale lo hanno dovuto passare presidiando le loro fabbriche? Oppure arrampicati su qualche monumento o su qualche torre perché non ne possono più di stare da anni in cassa integrazione? Quante sono le aziende che minacciano di chiudere gettando centinaia di famiglie sul lastrico e distruggendo l'economia di intere zone del paese?
Con Maurizio Zipponi, responsabile del lavoro dell'Italia dei valori, stiamo segnalando ogni giorno, nel “Diario della crisi”, una caso particolarmente grave o particolarmente significativo. Ma quelli sono solo alcuni esempi. I casi simili sono migliaia, tanti che nessuno riuscirebbe a elencarli tutti, e sono dappertutto, al nord, al centro e al sud.
E' questa la crisi, quella che secondo Berlusconi prima non c'era e poi era già passata. Bugia la prima e bugia la seconda. Bugie inventate per non dire la sola verità: che la crisi c'è e il governo non la affronta, non è capace di affrontarla, non è interessato ad affrontarla perché le uniche crisi che lo toccano davvero sono quelle che riguardano gli interessi o i processi del presidente del consiglio.
Però stare fermi, di fronte alle crisi e alle emergenze, di fronte ai rifiuti di Napoli, agli sfollati dell'Aquila, ai disoccupati e ai cassintegrati di tutta Italia, significa distruggere. Questo non è il governo del fare ma del disfare. Se non lo mandiamo a casa presto, subito, finirà per disfare tutto il Paese, e ricostruirlo non sarà facile.

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23 Dicembre 2010

Silenzio e dissenso sono causa ed effetto

L’Italia dei Valori prende una posizione forte e chiara contro ogni forma di violenza, anche quella di piazza che non può essere giustificata e tollerata in alcun modo. Ministro Maroni, la ringrazio per essere qui oggi, in prima persona, poiché nei giorni scorsi molte persone hanno usurpato la carica che lei ricopre. Mi riferisco all’on. Gasparri, per il quale bisogna procedere agli arresti preventivi prima ancora che qualcuno commetta qualche reato, mutando così il compito delle forze di polizia in azione repressiva e non in tutela dell’ordine pubblico. Mi riferisco inoltre al ministro La Russa, per il quale chi si permette di parlare e dissentire va zittito, criminalizzato e additato come un vigliacco, e all’ex ministro Alemanno, che ha gridato subito all’allarme bomba senza sapere cosa fosse realmente accaduto. Ministro, lei oggi ha fornito al Parlamento una risposta tecnica e un’altra politica. Condivido e rispetto la prima: le forze dell’ordine lavorano per prevenire i reati e garantire l’ordine pubblico. Quella che non condivido, invece, è la risposta politica. È inaccettabile pensare che tra i poliziotti ci possano essere degli infiltrati, ma è altrettanto vergognoso ritenere che i manifestanti siano ostaggio di gruppi organizzati, professionisti della violenza, provocatori infiltrati. Nelle piazze, in questi giorni, c’è un popolo intero di giovani stanchi di non vedere un futuro per la loro generazione. Dobbiamo distinguere tra la causa e l’effetto: quest’ultimo è il dissenso, ed è anche il diritto al dissenso, ma la causa è la miopia politica del governo. È la mancanza di risposte agli studenti, a chi non ha lavoro, alle persone più deboli. Il disagio sociale si sta trasformando, ogni giorno di più, in dissenso sociale e vi è il rischio che diventi rivolta di piazza. La causa politica siete voi del governo Berlusconi, caro ministro Maroni. Ecco perché l’IdV dissente da questa strategia della tensione creata da questo esecutivo e alimentata anche dalla riforma Gelmini, che altro non è se non una deformazione del futuro dei giovani. È dovuto intervenire il Capo dello Stato per ascoltare quei giovani che voi avete ignorato.
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Berlusconi ha dipinto un paese delle meraviglie che non c'è e una politica governativa che non esiste. In compenso ha detto i soliti sproloqui di sempre contro la magistratura. Di eversivo c'è solo il suo comportamento, l'antigiuridicità e l'immoralità del modo con cui governa”. Così Antonio Di Pietro ha commentato le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno a Roma. (espandi | comprimi)

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22 Dicembre 2010

Bersani decida: con noi o con la nuova DC?

Il testo della mia intervista pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano.


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“C’è uno scollamento enorme del gruppo dirigente del Pd con la sua base. Io giro l’Italia ogni giorno, me ne rendo conto sempre di più. Credo che non dobbiamo farci ingannare dalla propaganda. Siamo già al dopo-Berlusconi. Il governo è più pericoloso perché è al capolinea. Altro che destra! Ormai l’unico modello del governo è l’autoritarismo fascista, con qualche innesto di cultura piduista.
Non vedo l’ora di mettere da parte il Di Pietro d’opposizione per tornare a quello di governo, quello che costruisce. Ma nel frattempo non abbasso la guardia. Non posso”.

Perché proprio ora questa pressione sul Pd?
“Perché alle regionali del Lazio siamo rimasti imbambolati fino all’ultimo e abbiamo pagato un prezzo enorme. Perché non imparano? Parte dei loro dirigenti si culla nell’illusione di scaricare le ali radicali, per imbarcare i neodemocristiani. Questo produce disagio e angoscia negli elettori progressisti e anche moderati. Io e Vendola siamo l’ala social-riformista. Siamo i partiti più vicini alla società civile. Ma noi siamo liberaldemocratici, e infatti a novembre organizzeremo in Italia il congresso dell’Eldr”.

Si dice che D’Alema pensi a Casini come possibile premier.
“Provi a convincere i suoi elettori. Se lo scopo di tutto è togliere Berlusconi per mettere Casini siamo alla frutta. Il leader Udc con il Pd è come il marito che corre dietro all’amante della moglie. Anziché costruire quello che c’è sogna quello che non c’è. Io Bersani non lo capisco proprio. Il terzo polo per definizione è terzo. Gioca la sua partita. Deciderà sicuramente all’ultimo minuto utile dove stare. Per ora dice di non voler stare con noi… che senso ha corrergli dietro?”.

Ma queste cose a lui le ha dette?
“Ogni volta che ci siamo parlati Bersani ha risposto sempre nello stesso modo: adesso vediamo. Adesso vediamo, vediamo, il problema del Pd è che non si vede mai. La data del 23 dicembre non l’ho mica decisa io! È stato Bersani, a indicarla, e lui adesso a posticipare ancora. E il risultato è che l’opposizione resta imbambolata”.

E che ne pensa dell’idea di Letta di una possibile alleanza con il terzo polo che tagli fuori IdV e Sel?
“Se Letta vuole infilarsi nel terzo polo, non ha che da iscriversi all’Udc, così si risolve il problema. Ci tiene tanto? Si iscriva lì che fa meno danni. Sentendolo parlare mi rendo conto che vede un altro film e vive in un altro Paese, non in Italia. I primi a volere l’alleanza di centrosinistra sono i suoi elettori”.

Che dice a chi nel Pd dice di non potersi non alleare con i centristi?
“E’ sbagliato chiamarli centristi. Io preferisco neodemocristiani. Io voglio vincere. È chiaro ai bambini che il terzo polo più è ‘terzo’, più prende voti a destra. Invece, se si schiera a sinistra… perde voti a destra, è evidente. È accaduto in Puglia, può accadere anche a livello nazionale”.

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21 Dicembre 2010

Noi partiamo, con o senza PD

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Ieri sono stato ospite della trasmissione "8 e mezzo" su LA7, di seguito una sintesi del mio intervento.

Ho detto che Gasparri è un potenziale assassino politico, un assassino della democrazia e mi riconosco nelle parole del capo dello Stato che ha sottolineato due cose importanti. Primo: condannare la violenza perché non si può accettare che il dissenso si esprima con aggressività. Secondo, e questo è il presupposto di ogni discorso, che bisogna ascoltare la piazza perché non ci sono quattro facinorosi ma c’è una generazione intera che sta mostrando il proprio disagio sociale.
Quel disagio è però soltanto l’effetto perché la causa è il silenzio, il menefreghismo, il non ascolto, il modo irridente con cui soprattutto questo governo ma non solo, direi la politica in generale, le istituzioni, guardano ai ragazzi, agli studenti, ai giovani. Io lo vedevo l’altra sera quando La Russa continuava a dire “zitto, vigliacco, non devi parlare” a quel giovane. A furia di reprimere il dissenso, questo diventa rivolta.
Il giorno degli scontri io ho visto i poliziotti che devono difendere lo Stato, quando il giorno prima gli stessi poliziotti stavano di fronte a Montecitorio a manifestare anch’essi contro questo stesso Stato. Qual è la causa di questo disagio anche dei poliziotti? E’ che hanno fatto una serie di tagli lineari, togliendo 8-9 miliardi alla scuola, un miliardo e mezzo alle forze di sicurezza, per cui le fasce più deboli sono sempre più deboli e più disperate. E così dal disagio si sta per passare alla rivolta. Rispetto a tutto questo bisogna eliminare la causa non tacitare il dissenso.
Io voglio rivolgere un appello alle istituzioni: bisogna riportare serenità e per questo c’è bisogno soltanto di un atto di responsabilità. Occorre bloccare questa riforma Gelmini. Se c’è una intera generazione disperata, bisogna fermare questa riforma, o quanto meno rimettere a disposizione della scuola pubblica quei soldi che sono stati tolti.
Il capo dello Stato ha detto: “Se ci sono le condizioni, la legislatura vada avanti”. Non ha detto: “Vada avanti Berlusconi o vada avanti il governo tecnico”. La legislatura può andare avanti in un modo o nell’altro. Io personalmente ritengo che una legislatura senza maggioranza politica non può proseguire come dovrebbe ma vivacchia soltanto. Oggi il governo Berlusconi deve assumersi la responsabilità di governare politicamente e non può certo stare a guardare senza varare provvedimenti perché sa che corre il rischio che vengano bocciati. Se non ci riesce si deve andare al voto perché questa idea del ribaltone per cui governa una maggioranza non eletta dal popolo è un’offesa alla democrazia.
Mi auguro che il 23 dicembre, quando si riuniranno in Direzione i dirigenti del Pd non facciano come l’asino di Buridano che non sta né di qua né di là. O sì o no. Vogliono fare l’alleanza di centro sinistra che io e Vendola proponiamo, con Idv, Sel e Pd? Vogliamo dar vita a un vero centrosinistra con un programma e un candidato leader per presentarci come alternativa agli elettori? Noi ci stiamo. Volete farla con Fli e tutta quell’altra roba? Fatela e buon viaggio.
Però non diteci rimandiamo. Quel “sì ma anche no” l’abbiamo già visto. Adesso basta. Dopo il 23, se non si decidono, noi, Idv e Sel, partiamo, e ai loro elettori parleremo noi. Le primarie di coalizione bisogna farle, altrimenti ancora una volta ci si ritrova a fare le squadre di governo all’interno delle sagrestie di partito.

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20 Dicembre 2010

Ricchi e poveri

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Il Natale si avvicina. Purtroppo non molte famiglie italiane potranno festeggiarlo in letizia e senza gravi preoccupazioni. Si fanno presto i conti: basta leggere i dati che ha diffuso Bankitalia nel suo rapporto sulla “Ricchezza delle famiglie italiane”. Il 45% della ricchezza complessiva del paese è in mano al 10% delle famiglie. In compenso la metà delle famiglie italiane, messe tutte insieme, posseggono solo il 10% della ricchezza.
E’ una situazione da Repubblica delle banane. Questo è diventato un Paese in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Un Paese fondato sull’ingiustizia.
Se il governo e le grandi aziende fossero davvero liberali come dicono di essere, se non fossero abituati a predicare sempre bene e a razzolare sempre male, le cose andrebbero un po’ meglio. Non per noi politici ma per quel 90% delle famiglie italiane che deve accontentarsi delle briciole. L’Italia smetterebbe di essere un paese fermo, la ricchezza aumenterebbe per tutti, diventerebbe più facile ripartirla in maniera meno ingiusta.
Invece, di liberale e dinamico questo governo e le grandi aziende non hanno proprio niente, e anche questo non lo diciamo noi dell’Italia dei Valori ma lo dicono i fatti.
Ogni volta che dentro una grande azienda emerge qualcosa di marcio, come per esempio lo spionaggio Telecom, gli azionisti principali invece di fare pulizia e pretendere chiarezza si spalleggiano l’uno con l’altro e fanno muro. Alla faccia della trasparenza.
La più grande azienda italiana, la Fiat, fa carta straccia dei diritti e pur di ottenere quello che vuole non esita a minacciare scelte che avrebbero sull’Italia intera effetti catastrofici. Il suo amministratore delegato Marchionne se ne frega non solo dei sindacati ma anche della stessa Confindustria e dello Stato. Secondo lui l’azienda può fare quello che vuole, anche se a tenerla in piedi e turare le sue falle è stato molto spesso, per decenni, proprio lo Stato. Alla faccia dell’interesse generale.
Il 14 dicembre tra i deputati che hanno votato la fiducia al governo c’era anche il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas. E’ stato il suo ultimo voto a favore di questo governo. Adesso è stato nominato presidente della Consob e avrà il compito di controllare l’andazzo delle società quotate in borsa. Una delle principali si chiama Mediaset e appartiene al capo del governo di cui ha fatto parte sino a ieri e al capo assoluto del suo partito. Alla faccia del conflitto di interessi.
A Roma il sindaco Gianni Alemanno è arrivato al potere promettendo rivoluzioni liberali. Per questo ha assunto parenti, amici, amici dei parenti, clienti di ogni tipo. Tra gli altri, informa “Repubblica”, pure il capo della rivolta dei tassisti che aveva impedito le liberalizzazioni del governo Prodi. Alla faccia del liberalismo.
Questa è la situazione dell’Italia alla vigilia del Natale del 2010 e non cambierà fino a che non costringeremo a sloggiare un governo che in politica economica ha due stelle polari: nessuna liberalismo e nessuna giustizia sociale. Mandarlo a casa è il solo vero pacco dono che noi dell’Idv e l’opposizione dobbiamo cercare di fare a tutti gli italiani.

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Passaparola di lunedì 20 dicembre

Testo:

Buongiorno a tutti siamo all’antivigilia della nuova manifestazione studentesca contro la politica del governo in materia di scuole, di università, non la chiamerei riforma Gelmini perché sarebbe fare un favore alla Gelmini.

Il governo soffia sul fuoco (espandi | comprimi)
Quest’ultima non ha fatto alcuna riforma, né sarebbe in grado di farla, peraltro, si tratta di idee un po’ scombiccherate, un po’ appiccicate, alle quali e questa è la sostanza, si accompagnano tagli selvaggi che danneggiano ovviamente l’intero comparto della formazione, della ricerca, dell’università… e di tutto quanto ci hanno raccontato.


Generazione senza (espandi | comprimi)
Diciamo subito che, almeno per quanto mi riguarda chi devasta le città e chi pesta altre persone, sia esso un poliziotto che pesta uno studente o 10 poliziotti che pestano un solo studente o 10 studenti o violenti intrufolatesi nel corteo degli studenti che pestano un finanziare o un poliziotto, per me devono andare in galera, mi sembra assolutamente inutile ripetere che tutti devono rispettare le leggi.

Poltrone e contratti: B. prova a salvarsi (espandi | comprimi)
Quindi chi vuole fare un favore al governo mercoledì, non ha che da darsi alla violenza, chi si darà alla violenza, sa che sta letteralmente accontentando i Gasparri, i La Russa, gli Alfano, i Maroni, i Mantovano e tutti quelli che in questi giorni hanno, con queste provocazioni puramente parolaie, inapplicabili nei fatti, eccitato gli animi e soffiato sul fuoco perché è quello che vogliono!

Armatevi di Costituzione (espandi | comprimi)
Michele Ainis costituzionalista: l’On. Gasparri invoca arresti preventivi, restate di massa e in conclusione un nuovo 7 aprile, la ricetta del 1979, benché Gasparri abbia citato il 1978 e allora proviamo a dare i numeri di questi tempi non saremo i primi a farlo, proviamo a misurare sui numeri della Costituzione non tanto la sparata di Gasparri, qui è più facile, zero, quanto piuttosto l’idea di Mantovano e di Maroni, quella di esportare i manifestanti il Daspo che si applica ai tifoni, ossia il divieto comminato dal Questore.

Vi segnalo, mentre vi invito come sempre a leggere Il Fatto Quotidiano, che se qualcuno vuole regalare un abbonamento a un suo amico, un suo parente, essendo già lui abbonato, vada sul sito e troverà che c’è un forte sconto per chi fa un secondo abbonamento e lo regala a qualcuno, aiutateci a diffondere Il Fatto Quotidiano passate parola, buona settimana!

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19 Dicembre 2010

La Tessera del manifestante filogovernativo

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E' sempre quando vedono avvicinarsi la propria fine che i dittatori diventano più pericolosi. Un governo che si basa su un pugno di voti parlamentari comprati con i soldi e le poltrone invece che con le idee e i progetti propone oggi di fronteggiare le manifestazioni di protesta degli studenti, dei precari, dei lavoratori, dei cittadini dell'Aquila e di quelli campani, degli stessi tutori dell'ordine che per giorni hanno protestato di fronte a Montecitorio, estendendo alle manifestazioni politiche il Daspo.
Daspo significa “Divieto di accedere alle manifestazioni sportive”. Farlo diventare Dapo, “Divieto di accedere alle manifestazioni politiche”, significa adottare una misura fascista che nessuno Stato democratico al mondo si sognerebbe neppure di immaginare. Sarebbe istituire la “Tessera del manifestante” che presto diventerebbe la “Tessera del manifestante filogovernativo”.
Non credo che la Corte costituzionale potrebbe mai sottoscrivere una disposizione che fa a cazzotti con lo spirito e con la forma della nostra Costituzione.
Ma forse il governo di Berlusconi e La Russa vuole oggi sostituirsi anche alla Corte costituzionale. Si è già sostituito al Parlamento, che su una questione così vitale per la democrazia come il divieto di manifestare non è stato nemmeno consultato. Vorrebbe sostituirsi alla magistratura insegnando ai magistrati il loro mestiere.
I magistrati che hanno scarcerato gli arrestati del 14 dicembre in attesa del processo hanno applicato la legge, perché non esisteva il rischio di inquinamento delle prove né quello della reiterazione del reato. I ministri presieduti da un signore che di leggi ne ha violate a decine li hanno rimproverati pubblicamente e hanno cercato di intimidirli in tutti i modi per aver applicato la legge invece di obbedire a loro.
Credo che nessuno possa sospettare me - ex commissario di polizia - di essere ostile alle forze dell'ordine o di essere favorevole alla violenza di piazza. Ho detto e non ripeterò mai abbastanza che bisogna sempre rinunciare e rifiutare ogni più piccolo atto di violenza.
Però alla giusta protesta dei giovani e dei cittadini non si può rispondere ignorandola, deridendola e insultandola come ha fatto il ministro fascista della Difesa, La Russa di fronte a milioni di telespettatori. Alle manifestazioni degli studenti, dei lavoratori, dei cittadini e persino dei poliziotti non si possono opporre le città blindate, le zone rosse o addirittura super-rosse come vorrebbe fare il sindaco fascista Alemanno.
Bisogna dialogare: chi si rifiuta di farlo e pensa di discutere solo con i divieti lo fa per provocare. Lo fa, temo, non per evitare le violenze ma, al contrario, le agevola e le usa per riconquistare un po' della popolarità e del consenso che ha perso. Insomma lo fa per riportare il Paese allo stato fascista.

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17 Dicembre 2010

L'alternativa va costruita adesso




Lo dico col massimo rispetto ma anche senza ipocrisie. E’ ora che il Pd si svegli, si assuma le proprie responsabilità e prenda una decisione. Altrimenti ad avvantaggiarsi delle sue esitazioni e dei suoi continui rinvii sarà solo Silvio Berlusconi.
Il governo è sopravvissuto grazie ai voti comprati al mercato. Ma Berlusconi non si accontenta di questo e ha già avviato un nuovo mercato per corrompere qualche altro deputato con la coscienza in vendita, e rafforzare così il suo oggi debolissimo governo. Il terzo polo ha iniziato a organizzarsi e a darsi una struttura per presentarsi agli elettori unito. Solo il centrosinistra resta al palo e continua a perdere tempo prezioso in attesa che il Pd decida che cosa vuole fare da grande.
Per questo ieri mi sono rivolto direttamente a Pierluigi Bersani e Nichi Vendola per dirgli che non possiamo più rimandare e che questo matrimonio tra noi dell’Idv, Sel e il Pd, il battesimo del nuovo centrosinistra, s’ha da fare e s’ha da fare adesso. Non in un giorno lontano, quando ormai sarà troppo tardi per essere credibili agli elettori.
Il Pd ha chiesto tempo fino al 23 dicembre per rispondere. D’accordo. Purché quella sia davvero la giornata buona in cui decidono da che parte stare: se rincorrere la chimera di Casini e del Terzo polo, che poi lo tradiranno alla prima curva, o dar vita subito, qui e ora, a un’alleanza democratica e riformatrice con l’Italia dei valori e con Sinistra ecologia e libertà.
Il mio non è un ultimatum. Non sono io che ho fretta di stringere alleanze e di sapere che cosa vuole fare il Pd. E’ il Paese che non può più aspettare. E’ il Paese che deve sapere se c’è in campo un’alternativa al governo di Berlusconi, qual è, da chi è composta, quali idee ha da opporre a quelle di Berlusconi, che si riducono alla difesa continua dei propri interessi.
Se Bersani non si deciderà a dare, il 23 dicembre, quella risposta definitiva e chiara che ha promesso, non farà uno dispetto all’Italia dei valori, ma all’Italia tutta, ai cittadini onesti, all’opposizione, al centrosinistra. E farà un grosso regalo di natale a Berlusconi.

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Videolettera a Napolitano




La Costituzione italiana e la legge penale vietano la ricostituzione del partito fascista e l’apologia di fascismo. Considerano come colpevole di un reato grave chi inneggia al fascismo, si vanta di essere fascista, vuole un ritorno del fascismo.
E’ importante questa previsione normativa della Costituzione e della legge penale. E’ importante perché dobbiamo stare molto attenti che non accada più quel che è successo al nostro Paese e al mondo intero durante il fascismo.
Lo Stato italiano, come qualsiasi Stato repubblicano, moderno e democratico è composto anche da un Governo. Il Governo è composto da una serie di ministri. Una delle funzioni più importanti dell’esecutivo è quella del ministero della Difesa.
Quello della Difesa non è un ministro qualsiasi. Presiede al coordinamento delle Forze armate. Chi le comanda è il capo dello Stato, ma operativamente chi ha in mano la leva del potere è il ministero della Difesa, ovvero, attualmente, Ignazio La Russa, altrimenti detto Gnazio La Russa.
Ieri sera, pubblicamente, davanti a qualche milione di telespettatori, il ministro della Difesa in carica del governo Berlusconi, Ignazio La Russa, alla mia precisa contestazione di comportarsi come un fascista, ha risposto “Sì. Sono fascista. Sono orgoglioso di essere fascista”. Lo era nei modi, nei confronti dei giovani che chiedevano spiegazioni e che lui non faceva nemmeno parlare, gli metteva il tappo in bocca, li irrideva, li sfotteva, li trattava da imbecilli, li criminalizzava. E lo era anche nelle parole.
Nel privato, davanti al proprio specchio, uno può pensare e dire a se stesso quello che vuole. Ma può un ministro della Repubblica, il ministro della Difesa, fare apologia di fascismo, avendo a disposizione le Forze armate? In un paese democratico questo non dovrebbe essere possibile e ci dovrebbe essere l’immediata sfiducia. Ci dovrebbe essere una presa di posizione forte e chiara del Parlamento, un richiamo deciso da parte dello stesso presidente della Repubblica.
Voglio appellarmi al presidente Giorgio Napolitano per pregarlo di guardare il video della puntata di “AnnoZero” di ieri sera. Il ministro della Difesa della Repubblica italiana La Russa ha fatto apologia del fascismo. Cosa dobbiamo aspettare per reagire? Che torni un nuovo fascismo?
Questo pubblico appello io lo faccio alle forze democratiche, al Parlamento, al capo dello Stato. So bene che, siccome lo dice Di Pietro, qualcuno si metterà di traverso per partito preso.
Ma ricordatevi che non è prendendosela con Cassandra che si risolvono i problemi

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15 Dicembre 2010

Perchè siamo in emergenza democratica




Non esistono mercimoni buoni e quelli cattivi
. I mercimoni sono mercimoni, sia a destra che a sinistra. Da non confondersi con l’operazione politica che ha fatto un gruppo della maggioranza, Futuro e libertà, dividendosi dai loro ex alleati e ponendo al centro del loro dissenso la questione morale che coinvolge il presidente del Consiglio.
Noi riteniamo che abbiano fatto un grosso gesto di responsabilità denunciando la questione morale che imbavaglia il Paese, perché il presidente del Consiglio sta piegando il Parlamento e tutte le istituzioni per costringerle a risolvere i suoi problemi, non quelli dell’Italia. È una questione centrale che l'Italia dei Valori ha sempre posto in questi anni, e oggi, vedendo in Parlamento un'altra forza politica che la solleva, riteniamo non solo di aver visto giusto a suo tempo, ma di avere oggi più forza per fare opposizione a questo governo berlusconiano e piduista che sta infangando la credibilità delle istituzioni e del Paese.
Su questo tema dobbiamo interrogarci, innanzitutto come deputati. Proprio ieri il Parlamento è stato chiamato a rispondere su questa questione e la maggioranza numerica dei suoi membri ha dimostrato di essere disposta a chiudere gli occhi sul presidente del Consiglio, addirittura alcuni in cambio di denaro e prebende. Questo non è solo mercimonio ma a mio avviso è anche reato.
Credo che nella scelta delle persone si può sbagliare, perché è umano sbagliare. In realtà soltanto il giorno dopo sai se una persona è davvero quel che dice di essere. Una cosa però è certa: bisogna stare attenti a verificare ciò che un individuo ha fatto e non solo quello che promette di fare. Per questo le nostre liste già da tempo sono aperte a coloro che sono espressione di un’attività (culturale e professionale) concreta; vi prego di guardare quante persone, tutti i giorni, nell'Italia dei Valori, stanno facendo il proprio dovere. Per quanto mi riguarda, credo che il tradimento sia esistito sin dai tempi del Vangelo, e la brutta pagina scritta ieri sarà ricordata per molto tempo, anche perché chi ha sfruttato i traditori non potrà avere una lunga vita politica: chi tradisce oggi, tradisce anche domani.
Vorrei sottolineare, però, che non è un problema di questa o quella forza politica. Se dovessimo metterci a fare la conta di quanti deputati nei vari partiti hanno tradito, credo che nessuno nel centrosinistra possa scagliare la prima pietra. Mai come in questo momento si deve costruire un'alternativa attraverso le elezioni e il cambio della legge elettorale, perché questo sistema fa sì che persone deboli si possano sentire dei Padre eterno per un giorno, e quindi si convincono di poter gestire il destino del mondo. In una situazione di questo genere, io vedo più grave il comportamento di chi induce a violare l'etica; di chi, addirittura, essendo al governo va in giro a raccattare voti di parlamentari senza basarsi su una condivisione di ideali, ma comprandone il consenso. Ecco, penso che in questa vicenda sia necessario prendersela non solo con le persone deboli che per un giorno si sono sentite finalmente i riflettori addosso, ma con chi ha organizzato strutturalmente, strumentalmente, questa compravendita di voti per avere un risultato che altrimenti non avrebbe avuto. Questo dimostra che nel Parlamento, in questo momento, non c'è una base politica che meriti di rimanere in vita per un solo giorno ancora.
Cosa deve fare un parlamentare di fronte a uno scempio di legalità che si verifica a Montecitorio? Ieri si è avuto la dimostrazione di una maggioranza che non è l’espressione di una scelta di coscienza ma è frutto della compravendita di voti. Rispetto a questo credo che ci siano gli estremi di un attentato alla Costituzione e di una forte limitazione dello spazio democratico. Se il risultato del voto di ieri deriva da accordi illeciti, da scambi di voto, credo che sia a rischio l’intero Paese e la sua democrazia. Il fatto che il beneficiario, l'utilizzatore finale, colui che ha messo in moto tutto questo sistema sia proprio il presidente del Consiglio aggrava la situazione e dovrebbe allarmare tutti i cittadini, l’intera società civile.

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14 Dicembre 2010

Berlusconi, inizio della fine

fuggiasco.jpg


Finalmente signor presidente del Consiglio oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta. Qualunque sia il risultato numerico del voto di fiducia, qualunque sia il numero di voti comprati, è chiaro che non ha più quella maggioranza politica che le permette di governare. Le piaccia o non le piaccia è arrivato al capolinea della sua esperienza politica. Non le rimane che rassegnarsi al suo destino, consegnarsi alla magistratura e come un Noriega qualsiasi farsi giudicare. Pavido, pavido presidente del Consiglio che fugge. Scappi alle Bahamas, vada anche lei a nascondersi perché altrimenti sarà processato ed è questo che vogliono i cittadini che in questi anni non si sono fatti infinocchiare dalla sua propaganda fascista. Lei si è messo a fare politica non per badare agli interessi dell’Italia ma per risolvere i suoi affari personali, soprattutto quelli giudiziari, fuggiasco Berlusconi. Fino a qualche tempo fa lo denunciavamo solo noi dell’Italia dei Valori e siamo stati chiamati giustizialisti, populisti, questurini, ed è stato pure coniato un termine da voi ritenuto dispregiativo: “dipietristi”. Quello che noi diciamo da anni ora l’hanno ammesso anche membri della maggioranza, a partire dal presidente della Camera Fini.
Lei pensa di lavarsi la coscienza dicendo che sono tutti comunisti, ma l’altro giorno, davanti a Montecitorio, hanno protestato i rappresentanti dei costruttori dicendo che sono stati presi in giro. Non vorrà dire, fuggitivo Berlusconi, che pure il presidente dell’associazione nazionale Costruttori edili, il dott. Buzzetti, sia un rivoluzionario comunista?
Ieri la guardavo, oggi fugge, mentre ieri era tutto tronfio, si sbrodolava nei suoi calzoni dicendo di essere il leader più popolare del mondo. Si è vero, di lei ne parlano tutti all’estero, ma è proprio per questo che noi ci vergogniamo di avere un presidente del Consiglio che fuori dall’Italia viene deriso, ridicolizzato, sbeffeggiato, messo all’angolo, trattato da buffone di corte. Noi, da italiani, ci vergogniamo di lei, specie quando va all’estero. Ci vergogniamo dello stesso premier che chiama la questura per dire di rilasciare la nipote di Mubarak, che definisce Putin un “dono di Dio” e Gheddafi “un leader della libertà”. Noi ci vergogniamo perché quando va all’estero fa vergognare l’Italia.
Noi dell’Idv ci vergogniamo di lei che compra, a suon di bigliettoni, il consenso e il voto di fiducia dei parlamentari. Si rende conto di quel che ha fatto? Ha subornato la mente e la coscienza di alcuni deputati approfittando delle loro debolezze esistenziali. Lei è un presidente del Consiglio e non può comportarsi in questo modo; è un delitto comprare il consenso parlamentare, nonché un atto moralmente deplorevole. Non mi venga a dire che non è reato perché la Costituzione garantisce i parlamentari nella loro libertà di voto. Ma dev’essere un voto davvero libero, un moto spontaneo di coscienza, senza condizionamenti e pressioni esterne e soprattutto non deve essere frutto di corruzione. Il voto non è più libero se, come ha fatto lei, viene venduto, scambiato, ricattato, costretto, indotto. Lei è moralmente riprovevole perché comprando il voto di alcuni deputati ha violentato la Costituzione e umiliato il ruolo del Parlamento, ha ridotto grandemente le condizioni minime di agibilità democratica in quest’Aula e nel Paese. Lei oggi deve affrontare la verità e non nascondersi dietro le sue bugie, come bugiardo e ipocrita è stato il suo discorso di ieri per chiedere la fiducia. Lei ha descritto un Paese delle meraviglie che esiste soltanto nella sua mente, nei suoi sogni narcisistici. Ha detto che ci sono 100 miliardi di euro messi a disposizione per rilanciare l’economia del Paese. Ma quali 100 miliardi di euro? Dove stanno? Chi li ha visti? Forse si riferiva ai suoi investimenti al sud di Antigua, ottenuti in cambio dell’annullamento del debito che quel Paese pirata aveva nei confronti dell’Italia. Perché lei è abituato a pagare con i soldi degli italiani i suoi affari. Così ha fatto e sta facendo con Gheddafi in Libia e con Putin in Russia.
Il Paese reale si trova in una situazione completamente diversa da quella che lei ha descritto. Provi a mettere fuori il naso da Palazzo Grazioli o da Montecitorio. All’esterno ci sono migliaia di persone stanche di essere prese in giro da lei e dal suo governo. Ieri mattina protestavano persino i poliziotti che sono stufi di pagarsi persino la benzina per inseguire i delinquenti. Ci sono studenti e docenti che non sono delinquenti per il solo fatto che protestano, signora Gelmini, ma sono giovani disperati ai quali avete tolto pure il futuro. E ancora ci sono i giovani senza contratto, ricattati dai vari Marchionne e strozzini di turno; ci sono i precari senza futuro di ogni categoria di lavoro. Fuori di qui non c’è il Paese delle meraviglie che lei ha descritto ma i giovani e meno giovani che hanno perso il lavoro o non l’hanno mai avuto, i cittadini dell’Aquila terremotati due volte, dal destino e dalle sue frottole, ci sono i bisognosi ai quali avete tolto la solidarietà, ci sono persone che vogliono un po’ di giustizia.
Fuori di qui, fuori da questo Parlamento e da questo governo perché avete ridotto l’Italia al Paese delle banane e prima se ne va, meglio è.

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13 Dicembre 2010

Nel suo bunker a parlare con se stesso




Stamattina, con il suo discorso al Senato, Berlusconi ha riempito di vuoto il nulla. Ha raccontato un paese e una politica che non esistono, illudendosi di poter convincere così gli italiani che tutto va bene, madama la marchesa.
La realtà di questo paese è opposta a quella che Berlusconi ha descritto. Ci troviamo di fronte a un dittatorello che si è chiuso nel suo bunker e parla solo a sè stesso convinto di parlare al paese. Mai come in questo momento è necessario darci un taglio, sfiduciare questo governo e prepararci a tornare alle elezioni.
Questo governo, sul piano politico, non ha più maggioranza. Potrebbe avere qualche voto di vantaggio grazie al ricatto e alla compravendita, ma quelli sono voti che durano lo spazio di una notte. Solo lo scioglimento delle camere e il ritorno alle urne possono ridare al paese un Parlamento in grado di legiferare e un governo sostenuto da una maggioranza politica.
Mi auguro che nel giro di poche settimane si possano fare alcune basilari modifiche della legge elettorale, ma subito dopo io credo sia necessario andare alle urne, perché i “governi di transizione”, i “governi tecnici” sono solo ipocrisie lessicali che servono a coprire una maggioranza posticcia e non voluta dagli elettori.
In questa situazione mi appello alla responsabilità di ciascun parlamentare, aldilà dei risvolti giudiziari che pure ci saranno, perché stanno venendo fuori fatti gravissimi. Io, ancora stamattina, ho fatto il mio dovere informando la magistratura. Sono stato dal procuratore aggiunto e ci tornerò ancora. Ho ritenuto fosse mio dovere portare una serie di approfondimenti che devono ancora dare frutti e sviluppi.
Ho consegnato alla giustizia gli elementi di fatto, ho indicato i nomi di persone che possono riferire, ho portato la documentazione reperita e reperibile per accertare i fatti. Spero che anche gli altri parlamentari e gli altri cittadini che sono a conoscenza di questi fatti facciano il loro dovere. Stare alla finestra non risolve i problemi del paese.
Ma aldilà dell’intervento della magistratura, mi auguro che ci sia uno scatto di dignità da parte di quei parlamentari che ancora credono nella democrazia. Nei libri di storia non ci passa solo Gesù Cristo ma anche Giuda. E i giuda se li ricorderanno tutti.

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12 Dicembre 2010

Mettiamo fine a questa vergogna

Compravendita: ho fatto i nomi dei mandanti :
Come avevo promesso, questa mattina sono tornato a palazzo di giustizia, a Roma, per integrare, con un nuovo esposto, quello presentato tre giorni fa al procuratore Giovanni Ferrara, in cui denunciavo la presunta compravendita di voti parlamentari in vista del voto di fiducia di domani. Ho indicato fatti, circostanze e nomi, e ho fatto anche i nomi dei presunti mandanti. Ho anche chiesto interventi cautelativi, come l'acquisizione di atti che, secondo me, dimostrano la fondatezza del "mercato dei voti" in Parlamento. E non mi riferisco soltanto ai due deputati usciti nei giorni scorsi da Italia dei Valori, ma anche a situazioni riguardanti esponenti di altre formazioni politiche. Il cambio in corsa di alcune casacche politiche mi sembra stato più "spintaneo" che spontaneo, ora aspettiamo il responso della giustizia.


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Domani mattina continuerò a fare il mio dovere e tornerò in Procura per completare il mio impegno di cittadino e mettere a disposizione dell'autorità giudiziaria tutti gli elementi che possano aiutare ad accertare lo scempio che si è compiuto in questi giorni, con la spudorata compravendita di voti parlamentari.
Il mio sarà un estremo tentativo di fermare l'omicidio politico che si sta compiendo ai danni della dignità, della credibilità e della libertà del Parlamento italiano.
Questa legislatura, come e più delle altre, è stata caratterizzata da cambi di casacca, transumanze, voti comprati e venduti, mercimonio del ruolo dei parlamentari. Il mandante di questi continui ribaltoni e di questo scandalo che umilia la nostra democrazia è Silvio Berlusconi. Sapendo di non poter ottenere una fiducia che non merita, il presidente del Consiglio è prontissimo a comprarsela e a offrire mari e monti pur di raggiungere il traguardo di 316 voti alla Camera.
Sarà la magistratura ad accertare se allo scandalo e all'offesa politica e morale che si sta arrecando al Parlamento si aggiunge anche un preciso reato penale. Ma è comunque certo che, nella sostanza, la Costituzione è stata violata nella parte in cui assegna a un Parlamento libero da ricatti e condizionamenti il compito alto e nobile di rappresentare il Paese.
Per questo, qualunque sia l'esito della votazione del 14 dicembre, non ci sono più né le condizioni politiche né quelle morali perché questo governo corruttore e questo Parlamento restino in vita un giorno di più. Io mi auguro che il Capo dello Stato possa procedere al più presto allo scioglimento delle Camere.
In questi mesi il presidente del Consiglio non si è limitato a governare male e a preoccupasi esclusivamente dei suoi interessi privati e dei suoi guai con la giustizia. Ha anche dato al Paese l'esempio peggiore che si possa immaginare, ricorrendo senza nemmeno più nasconderlo al nepotismo e alla corruzione su vasta scala.
Mi spiace molto che a questo mercimonio che copre di vergogna le istituzioni repubblicane abbiano partecipato anche deputati provenienti dal mio partito, e certamente non può consolarmi il fatto che la stessa cosa stia avvenendo anche negli altri partiti. Ma i fatti gravissimi a cui abbiamo dovuto assistere in questi giorni ci dicono che dobbiamo fare tutto il possibile perché la corruzione che il presidente del Consiglio e il governo hanno portato nella politica italiana sia cancellata una volta per sempre.

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10 Dicembre 2010

Compravendita: quando allo scandalo si aggiunge il reato

Questa mattina ho portato alla Procura di Roma tutta la documentazione utile per verificare se nello scandaloso e osceno mercato dei voti che si sta verificando in questi giorni sotto gli occhi di tutti, sfacciatamente, alla luce del sole, siano ravvisabili gli estremi di un reato penale.
Ho sentito il dovere di informare la Procura di Roma dei fatti gravissimi che stanno avvenendo in Parlamento e ho rimesso al procuratore la valutazione se si tratti esclusivamente di uno scandalo politico o di fatti penalmente rilevanti. Ho prodotto molti documenti e numerose prove materiali su questa compravendita di voti parlamentari, e altre mi riservo di produrne.
Ci troviamo in presenza di fatti gravissimi, e a mio parere anche penalmente rilevanti, che coinvolgono parlamentari ed esponenti politici delle istituzioni. In un Paese civile e democratico cose simili non dovrebbero mai accadere. Il voto dovrebbe essere libero davvero, non per modo di dire, e dunque mai compresso né ricattabile. La presenza anche di un solo voto di scambio nelle votazioni sulla fiducia al governo del 14 dicembre è un fatto che sconvolge la democrazia e non rende liberi.
Io spero ora che coloro che sono a conoscenza dei fatti possano aiutare la Procura a far luce su questo scandalo, che io considero uno dei più gravi nell’Italia del XXI secolo. Non è possibile che un governo e una maggioranza si reggano su voti comprati, venduti o estorti. Altrimenti si tratta di un simulacro di democrazia.

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9 Dicembre 2010

Onorevoli, salvate l'onore

Bando alle ipocrisie. Siamo al “venerdì santo” e il nostro è un appello alle coscienze. Lo facciamo oggi, lo ripeteremo domani. Ci appelleremo tutti i giorni affinché il 14 dicembre sia il giorno della resurrezione della democrazia, della dignità e dell’etica all’interno di questo Parlamento e delle istituzioni.
Il Venerdì Santo viene anche ricordato perché è il giorno i cui i Giuda decidono. Noi ci appelliamo alle loro coscienze, perché riteniamo che nulla possa valere la dignità di un parlamentare che viene eletto dai cittadini in Parlamento con un preciso mandato: portare avanti le loro idee, le loro battaglie, i loro desideri. Rappresentarli come se fossero loro stessi all’interno del parlamento.
Noi facciamo la manifestazione di domani, “Il dittatore del Bunga Bunga”, come tante altre ne stiamo facendo, per invogliare alla mobilitazione e invocare la coscienza civile di questo paese. Come noi, il giorno dopo, lo faranno gli amici del Pd e poi tanti altri movimenti e associazioni. Persone che non vogliono più stare alla finestra a guardare. Se poi c’è qualcuno che va cercando il suo albero d’ulivo per appendersi, per la disperazione di essersi venduto per trenta denari, verso costui noi non nutriamo rancore, né oggi né domani, convinti come siamo di stare facendo il nostro dovere.

E’ con questo appello che io voglio lanciare la manifestazione di domani sera che non è, come qualcuno si ostina a dire, solo di protesta. Io qui esprimo la mia stima, il mio rispetto per tutte le persone che ci saranno, a partire dal dottor Ingroia che non partecipa affatto a una manifestazione di partito. Ha semplicemente fatto un video in cui spiega, come ha spiegato a mille altri partiti, come è giusto che faccia chi conosce quella materia, cosa un operatore del diritto impegnato in procedimenti delicatissimi si aspetta che lo Stato e le istituzioni facciano. Se servitori dello Stato impegnati in importanti operazioni finalizzate a garantire la sicurezza dello Stato stesso indicano agli esponenti politici e ai parlamentari quali norme si aspettano che vengano emanate, dovremmo ringraziarli e non ingiuriarli.

Quando Roberto Saviano ha parlato di un collegamento tra Lega e malavita, io non ho pensato assolutamente al partito della Lega. Ho pensato subito: è un messaggio che manda a tutti noi politici, quindi lo faccio anche mio per migliorare l’impegno dell’Italia dei valori. Così, quando un servitore dello Stato come Ingroia manda un messaggio, io prego tutti gli esponenti politici di non vederlo sempre in negativo, di capire cio’ che può portare.
Lo dico anche a tutti noi dell’Italia dei valori. Siamo nati nel 2000 con l’impegno di far conoscere all’opinione pubblica le anomalie di questo paese, governato da un signore che ha trasformato le istituzioni in una cosa propria. Il 14 dicembre può essere la pasqua di resurrezione della democrazia italiana. Chi perde quest’occasione perde la dignità necessaria per potersi chiamare uomo.

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7 Dicembre 2010

Lavoriamo per vincere le elezioni

Ieri sera ho partecipato alla trasmissione “Otto e mezzo”, condotta da Lilli Gruber e con la partecipazione di Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera (a breve pubblicherò anche il video integrale del mio intervento). Ho ribadito che da una vita dico che Berlusconi rappresenta un pericolo per il Paese e per questo sono sempre stato accusato di essere un massimalista, un populista, un giustizialista, proprio da chi oggi dice le stesse cose mie, come Fini e Casini, soltanto perché ha capito che si possono sbarazzare di Berlusconi. Sono orgoglioso di aver avvertito per tempo del pericolo e illustrato la fotografia di questo malgoverno agli italiani. Per questo, oggi ho il dovere di costruire un’alternativa partendo dal territorio.

Se dopo il 14 dicembre ci fosse un Berlusconi-bis penso che sarebbe la fine del progetto politico e si avrebbe lo smascheramento di Fini. Il presidente della Camera, a Mirabello e a Bastia Umbra, ha detto a tutti che questo governo ha un problema che si chiama Silvio Berlusconi, il quale per i suoi tarli morali, etici e giudiziari e per il conflitto d’interessi che lo induce a occuparsi solo dei suoi affari non riesce a mandare avanti questo paese come dovrebbe. Ora, se Fini appoggiasse un Berlusconi-bis si renderebbe complice di quello che lui stesso ha denunciato e non gli si potrebbe riconoscere nemmeno l’attenuante del ravvedimento operoso.

Mi è stata chiesta una previsione su quello che succederà il 14 dicembre e io ho detto che tutto dipenderà dal mercato delle vacche, ovvero da quanti parlamentari saranno riusciti a comprare. La verità però, è che politicamente non esiste più una maggioranza. Dal giorno 15 perciò, si avrebbe un governo che tira a campare, che si regge sullo strapuntino del voto in più o in meno, che non ha la possibilità e la caratura per mandare avanti il Paese. Per questo io sono convinto che prima si va a votare e meglio è, magari entro la primavera. Se poi ci si riesce a infilare anche una piccola modifica della legge elettorale, per esempio l’eliminazione del premio di maggioranza, tanto meglio. Ma in un Paese democratico devono sempre essere i cittadini a scegliere chi mandare al governo e non le manovre di palazzo, dove i perdenti si mettono al posto dei vincenti. Io sono convinto che le regole non possano essere scritte solo da una parte e anche la legge elettorale deve avere il consenso di tutti. Ma non credo a chi dice che vuole il governo tecnico solo per riscriverla, penso sia una “casinata della miseria”, una manfrina, una furbata dei cosiddetti poltronisti che vogliono rimanere al governo senza avere vinto le elezioni, che vogliono approfittare della caduta della maggioranza per rimanere altri tre anni nel Palazzo, senza avere il consenso degli elettori e senza presentare uno straccio di programma elettorale. Tant’è vero che hanno inventato pure il Terzo Polo che non dice né se vuole stare con Giovanni né se vuole stare con Maria, e farà la fine dell'asino di Buridano, perché morirà di fame, non sapendo se stare di qua o di là.

Io mi sto battendo affinché si vada alle elezioni. Mi auguro che il 15 dicembre finisca questa anomalia italiana di un presidente del Consiglio che ha troppi conflitti d’interesse per preoccuparsi del bene degli italiani. E anche se riuscisse ad ottenere la fiducia è chiaro comunque che una vera maggioranza per governare non c'è più. Questo significa che il Governo sarebbe appeso ogni giorno al ricattatore di turno che si vende al maggior offerente.
L’idea che non bisogna andare al voto perché potrebbe vincere Berlusconi mi sembra sciocca, perché comunque al governo ora ci sta lui. È come chi sta affogando e non vuole salire in riva perché potrebbero sparargli. Se in 15 anni c’è stato un momento in cui è possibile battere Berlusconi è proprio questo e i sondaggi sono dalla nostra parte. C’è un solo modo per vincere una scalata, cominciare a salire le scale. In questi giorni abbiamo assistito a tante manifestazioni, di insegnanti, studenti, costruttori: c’è un Paese stanco che ha bisogno di riacquistare la fiducia.

Ho ribadito che noi dell'Italia dei valori siamo alleati del Partito democratico e pensiamo a una coalizione che comprenda anche Sinistra e libertà. Non facciamo una questione di leadership; Bersani o Vendola vanno bene entrambi, l'importante è che si mandi a casa Berlusconi e si torni alle urne. Come Idv abbiamo già fatto una cosa importante tenendoci fuori dalla competizione per la scelta del leader, perché non vogliamo creare ulteriore confusione. Noi stiamo lavorando per vincere le prossime elezioni, non per dividere.

A me interessa che Berlusconi si ritiri dalla vita politica, perché siamo stati i primi, da sempre, a denunciare il pericolo del berlusconismo e oggi abbiamo fretta di ricostruire il Paese. Ogni giorno incontriamo le categorie professionali e con loro cerchiamo di individuare le priorità sulle quali lavorare, dalla scuola, alla difesa dell'ambiente e del territorio, all'economia.

Infine abbiamo parlato di Wikileaks. Posto che a sbagliare è stato chi ha fatto uscire questi documenti che dovevano rimanere segreti, il sito di Assange ha fatto bene a pubblicarli. Per quanto ci riguarda, le cose più gravi sulle quali vanno fatti i dovuti accertamenti sono le rivelazioni sui rapporti tra Putin e Berlusconi e, in particolare, le scelte imprenditoriali tra Eni e Gasprom. Su questo noi abbiamo chiesto una Commissione d'inchiesta per sapere il perché di un accordo che, probabilmente, è più vantaggiosa per la Russia che per l'Italia, sia sul piano economico, che su quello strategico ed energetico.

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5 Dicembre 2010

In diretta alla Convention

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Stamattina ho partecipato, in diretta video, all'assemblea del Popolo Viola che si è svolta a Roma. Uno dei luoghi in cui, nell'ultimo anno, si è costruita, con l'Italia dei valori, un'opposizione vera e senza sconti al governo di Berlusconi e dove oggi si sta costruendo
un'alternativa non gattopardesca al potere berlusconiano.
Di fronte al Popolo Viola ho illustrato quali sono i punti sui cui noi dell'Idv ci stiamo impegnando per evitare che dopo Berlusconi ci sia un governo identico al suo, pronto a riprendere quasi tutte le sue leggi e magari anche molti dei suoi ministri. Ho parlato di lavoro, di scuola e istruzione, di libertà e di Internet perché è su questi temi che il governo ha varato le sue leggi peggiori, quando non era occupato a preparare quelle a vantaggio del presidente del Consiglio.
L’Italia dei Valori mette al primo posto il lavoro e l’occupazione. Da tempo l’IdV è presente dentro e fuori le fabbriche, cercando di rappresentare le istanze di chi lavora, dei disoccupati e di chi convive con il nodo scorsoio del precariato, dei contratti a termine e con il ricatto continuo delle false partite Iva.
Abbiamo già detto più volte di essere dalla parte degli operai di Pomigliano e non della Fiat e ci stiamo battendo per convincere il ministero dello Sviluppo Economico a realizzare un piano per il rilancio delle piccole e medie imprese e per uscire in maniera definitiva dal precariato.
Ma le nostre battaglie sono anche quelle degli studenti perché l’IdV, oltre al lavoro, ha messo al primo posto la scuola, la cultura e l’università. All’interno del Parlamento non abbiamo fatto sconti al regime berlusconiano: abbiamo chiesto la sfiducia dei ministri Calderoli e Bondi e di tutto il governo.
Ci siamo inoltre battuti per la libertà di informazione e della rete, per evitare che venga messo il bavaglio ad Internet che, oggi, resta uno degli ultimi baluardi in difesa della democrazia.

Ho concluso il mio intervento dando appuntamento a tutti per il 14 dicembre a Roma, davanti a Montecitorio. Quel giorno vedremo se Fini sarà coerente con quanto ha detto sinora o se, all'ultimo momento, si inventerà una scappatoia per tenere ancora in piedi il governo. Quel giorno Berlusconi cercherà di comprare qualche parlamentare, offrendo mari e monti pur di restare a palazzo Chigi. Tutti questi giochetti saranno molto più difficili da realizzare se a Roma ci saranno i cittadini a vigilare e a controllare che la democrazia non sia inquinata, ancora una volta, dal grande corruttore.

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3 Dicembre 2010

La cara bolletta russa

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I nodi stanno arrivando al pettine tutti insieme. Grazie a Wikileaks scopriamo di non essere i soli a sospettare da sempre che dietro l’amicizia e la sua alleanza con Putin ci siano, come sempre, i suoi affari e i suoi profitti. Non lo pensa solo Antonio Di Pietro, che è sempre stato contro Berlusconi. Lo pensano anche i governi americani, che di Berlusconi sono stati amici.
Invece di giurare di aver fatto sempre e solo gli interessi dell’Italia, oppure di farsi ridere dietro da mezzo mondo raccontando che se i mondiali di calcio saranno a Mosca il merito è tutto suo, Berlusconi dovrà dare agli italiani ben altre spiegazioni. Dovrà spiegare se e perché ha speso tutta la sua influenza per facilitare accordi tra l’Eni e la Gazprom russa che avvantaggiano solo quest’ultima come a ben spiegato l'economista Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera. E l’Eni dovrà spiegare perché ha stretto con Gazprom un accordo che ci fa pagare miliardi e miliardi per gas che sarebbe stato possibile ottenere a prezzi migliori.
L’Eni è un’azienda di Stato. Gli affari sbagliati che fa li paghiamo noi cittadini, li pagano tutti gli italiani. Ma di questo, come della fiducia parlamentare che non ha più, Berlusconi non dice niente. Ogni giorno di più ricorda il Nicolae Ceausescu degli ultimi giorni: asserragliato nel suo palazzo, staccato dalla realtà del suo paese e del mondo; un dittatore.
Nei prossimi giorni quest’uomo farà di tutto per resistere a palazzo Chigi, perché una volta uscito di lì dovrebbe affrontare i processi che lo aspettano e perderebbe la possibilità di usare il potere politico per sostenere i suoi affari . Cercherà di comprare e di corrompere, userà tutta la sua ricchezza e tutto il suo potere. Noi dell’Italia dei valori vigileremo, controlleremo e denunceremo ogni tentativo di trasformare il parlamento repubblicano in un mercato delle vacche con i voti messi all’asta in cerca del miglior offerente.
Ma se il caimano non riuscirà a comprare i voti che gli servono, sappiamo che sono già in corso le grandi manovre per fare in modo che tutto cambi per finta e resti come prima nella realtà. A questo servirebbe un nuovo governo che, per governare due anni, avrebbe bisogno dell’appoggio degli stessi uomini che hanno malgovernato con Berlusconi. Magari con la benedizione dello stesso premier, che se la farebbe pagare molto cara.
L’Italia dei valori è favorevole soltanto ad una veloce riforma della legge elettorale che si può realizzare in poche settimane e comunque in primavera si deve andare a votare. Un governo di tutti, con gli antiberlusconiani di ieri a braccetto con quelli dell’ultima ora, insieme peraltro allo stato maggiore di Berlusconi, sarebbe solo l’ennesima presa in giro, un’operazione da gattopardi che esproprierebbe i cittadini del diritto a dire che cosa vogliono fare dell’Italia e a esercitare la sovranità che spetta solo a loro. Noi dell’Italia dei Valori questo non lo potremmo mai accettare.

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1 Dicembre 2010

Idv pilastro dell'alternativa

Questa mattina sono stato, con il portavoce di IdV Leoluca Orlando, ospite della Stampa Estera in Italia Con molto piacere ho potuto constatare la grande partecipazione e il forte interesse che tutti hanno mostrato verso le nostre posizioni.
Ho espresso quelle che per l'Italia dei Valori sono le priorità da perseguire dopo la caduta del berlusconismo che, tra le tante storture, in questi anni ha provocato anche una forte divaricazione del tessuto sociale, impoverendo il ceto medio, dando molto a pochi e troppo poco a molti. Il nostro obiettivo è di riequilibrare questa situazione per mettere in condizione i cittadini di avere pari opportunità e di tornare a credere nelle istituzioni.
A questo scopo, l'Idv vuole essere uno dei pilastri del centrosinistra per costruire una vera alternativa a Berlusconi. Noi vogliamo andare subito alle elezioni perché crediamo che un governo tecnico non approverebbe una nuova legge elettorale. Infatti, se ci fosse la volontà politica, la nuova legge elettorale potrebbe essere calendarizzata già con questo Parlamento. Voglio ribadire però che saremmo disponibili ad appoggiare dall'esterno un esecutivo a tempo che non duri più di 90 giorni e che faccia la nuova legge prima di ridare la parola ai cittadini. Non un minuto di più.
Ho chiarito che il 14 dicembre potrebbe non succedere nulla, nel senso che Berlusconi potrebbe ottenere la fiducia in una Camera e la sfiducia in un'altra. A questo punto l'agonia del governo potrebbe protrarsi e sarebbe ogni giorno in bilico. Questo il Paese non può permetterselo e quindi si torni al voto: preferisco rischiare di perdere che morire di inedia.
Noi dell'Italia dei Valori vogliamo dimostrare che dopo aver fatto opposizione, ora siamo in grado di costruire un'alternativa. Attraverso la stampa straniera vogliamo che tutti i nostri connazionali, ma anche l'opinione pubblica e i nostri partner politici internazionali possano sapere che chi finora ha fatto resistenza, è anche in grado di ricostruire il Paese dalle macerie.
L'Idv è da sempre un partito che sta sullo stomaco alle altre forze politiche italiane, perché non è condizionabile, non accetta compromessi, non si svende e non vende la proprio dignità politica. A livello internazionale quindi, mi auguro che venga visto come un punto di riferimento in alternativa alla politica e alla cultura berlusconiana, e quindi sia una speranza per il futuro del Paese.
A proposito della cattiva fama internazionale di Berlusconi, dopo le rivelazioni di Wikileaks abbiamo letto ciò che noi sapevamo da sempre sul nostro presidente del Consiglio. Questi, nei numerosi viaggi istituzionali all'estero, non si è certo mostrato all'altezza del suo ruolo: ha fatto le corna, si è tolto le scarpe, ha distribuito pacche sulle spalle, se n'è andato in giro con le sue amichette di qua e di là. Questo ha fatto sì che l'Italia venisse descritta come il paese di Pulcinella, che ha come premier un signore che viene irriso, preso in giro, deriso. Ecco, noi vogliamo liberarci di questa immagine che non è quella reale. La nostra nazione ha una storia millenaria, fatta di cultura e di personaggi che sono stati un punto di riferimento anche per lo sviluppo mondiale. E oggi ritrovarci ad essere rappresentati da un Berlusconi qualsiasi, da un signore anzianotto che se la spassa con minorenni, francamente ci deprime e ci dequalifica molto. Ecco perché è urgente chiudere il capitolo Berlusconi e intraprendere una nuova strada, per il bene di tutti gli italiani.

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30 Novembre 2010

La Gelmini ha gettato la maschera




Stamattina la ministra Gelmini ha gettato la maschera e si è mostrata per quello che è: una bugiarda tale e quale al suo capo Silvio Berlusconi. Una “berluschina”. Un Berlusconi in miniatura.
La Camera dei Deputati sta per approvare una riforma dell'università che affosserà ancora di più la ricerca e la qualità dell'istruzione pubblica in Italia. Ma la ministra ci aveva spiegato che bisognava approvarla lo stesso perché era contro i baroni universitari e contro il nepotismo che permette agli stessi Baroni di far assumere chi vogliono, parenti, amici e amanti, senza stare a guardare troppo per il sottile se hanno i titoli per entrare nell'Università o no.
Noi dell'Italia dei valori la abbiamo presa in parola e abbiamo presentato un emendamento per vietare di chiamare presso un ateneo chiunque avesse parenti fino al terzo grado in quella stessa università.
I finiani non avrebbero potuto bocciare votare contro il nostro emendamento senza perdere definitivamente la faccia, così il governo si è inventato un trucchetto per salvare i Baroni e il nepotismo facendo pure la bella figura di chi vuole essere ancora più rigido di noi. Ha presentato un subemendamento che innalzava il grado di parentela addirittura fino al quarto grado. Ma il diavolo si nasconde sempre nei particolari. Nel testo del governo il divieto non riguarda più chi abbia un parente professore: scatta solo se il parente insegna nello stesso dipartimento che ha effettuato la chiamata.
Capito dove sta la fregatura? Per uscire da un dipartimento basta scrivere una letterina, e per rientrarci è uguale. Chi deve fare assumere il parente o l'amico di turno dovrà solo uscire e poi rientrare nel dipartimento come si fa con le porte girevoli dei Grand Hotel.
La presa in giro della ministra salva-baroni noi non la abbiamo certo potuta votare. I finiani invece ci si sono buttati di corsa, e così, con la loro complicità, la norma anti-parentopoli è stata ridotta a una farsetta. Adesso gli stessi finiani voteranno anche la riforma, dopo essere saliti con noi sui tetti per portare la loro solidarietà bugiarda agli studenti. Il sabato e la domenica manifestano con gli studenti e i precari, il lunedì votano in aula a favore della stessa legge contro cui avevano manifestato. Alla faccia della coerenza.
La loro è una truffa parlamentare e mediatica ai danni non solo degli studenti ma di tutti gli italiani. Noi dell'Idv siamo assolutamente contrari a questa riforma, il sabato, la domenica, e anche il lunedì e il martedì in Parlamento, perché toglie a professori, ricercatori e studenti la possibilità di avere un'università adeguata ai tempi.
Quanto ai finiani, il 14 dicembre si vedrà chi prende in giro gli italiani e chi no. Se dopo aver criticato Berlusconi con parole uguali alle nostre Fini e i suoi parlamentari gli voteranno anche stavolta la fiducia dimostreranno di essere solo dei giuda.

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27 Novembre 2010

Berlusconi, l'illusionista

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Si sente puzza d'elezioni anticipate ed ecco che Berlusconi si rimette il vestito da venditore di tappeti, e promette a tutti mari e monti sperando di ritrovare così il consenso perduto. Però i suoi tappeti sono pieni di buchi e di rattoppi. Tanto per cambiare Berlusconi sta solo cercando di dare l'ennesima fregatura agli elettori, ai cittadini italiani e in particolare a quelli che vivono nel Mezzogiorno.
Ieri il consiglio dei ministri ha approvato un bellissimo piano per il Sud, peccato che sia solo virtuale. Una lista di buoni propositi dove, tra una cosa e l'altra, ci sono anche molti soldi da investire, ma non si sa presi da dove. Cento miliardi di euro che dovrebbero servire a fare tutte quelle cose che il governo aveva promesso e non ha nemmeno iniziato a fare negli ultimi due anni e mezzo. Ci sono le strade, inclusa quella Salerno-Reggio Calabria che imboccarla è come giocare alla roulette russa tanto è pericolosa. E le scuole, così i giovani del sud smetteranno di essere trattati come studenti di serie b. Una Banca del Sud per gli imprenditori che vorrebbero operare nel Mezzogiorno e che oggi non possono farlo perché nessuno è disposto a fargli credito. Più fondi per la polizia e per la magistratura.
Peccato che Berlusconi non dica da dove pensa di prendere i soldi per tutti questi investimenti. Non lo dice perché non lo sa, e nemmeno gli importa niente di saperlo. Come sempre sta vendendo fumo. I fondi per il sud sono come il piano di ricostruzione dell'Aquila o i rifiuti della Campania: l'importante è far vedere che si sta facendo qualcosa, vantarsi di aver risolto tutto in cinque minuti perché al comando c'è uno che si spaccia come superuomo, ordinare alla stampa e ai telegiornali compiacenti di far finta di crederci, e poi non fare assolutamente niente. Tanto è l'immagine quella che porta voti, e della realtà chi se ne importa.
Ma nascondere lo stato reale delle cose ormai sarebbe una ‘magia’ persino per un illusionista come Berlusconi. E’ impossibile occultare il fatto che in questi due anni lui e il suo governo hanno rapinato il sud come una banda di predoni, hanno usato i fondi europei per il Mezzogiorno come un bancomat da cui prendere soldi per tutto quello che gli serviva: pagare le quote latte degli allevatori del nord che avevano violato la legge e fare contento Bossi, organizzare la messinscena dell'Aquila e potersi vantare di avere ricostruito in pochi mesi una città che invece, dopo anni, è ancora sepolta dalle macerie; magari anche per finanziare i viaggetti come quello organizzato dal ministro dell'ignoranza Bondi, che pare abbia buttato centinaia di migliaia di euro per compiacere un'attricetta bulgara amica del premier organizzando una finta premiazione e portando in Italia dalla Bulgaria quaranta persone a spese di tutti i cittadini, compresi quelli del sud.
Berlusconi ci prova ancora e ci proverà fino alla fine, ma il tempo delle frottole è finito. I suoi giochi di prestigio non piacciono più. Il suo tempo è scaduto.

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26 Novembre 2010

Bondi si dimetta, da IdV interrogazione al Ministero per gli "affari personali"

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Bondi si dimetta prima che il Parlamento lo sfiduci. E’ l’unica cosa che può fare. Il mondo dello spettacolo è al collasso, a causa dei tagli economici operati dal Governo, e quello che ormai sembra essere diventato il ministero degli ‘Affari personali’ si occupa solo di sistemare gli amici del presidente del Consiglio e dello stesso ministro.
Noi dell’Italia dei Valori vogliamo sapere se quanto emerge da notizie di stampa corrisponde al vero e come e per chi il ministro Bondi spende i soldi dello Stato. A questo scopo abbiamo presentato un’interrogazione al ministro firmata da me e dal deputato Idv, Pierfelice Zazzera.
Nonostante la riduzione progressiva del personale del ministero per i beni e le attività culturali, che nel 2009 ha avuto una flessione di quasi l’otto per cento, il ministro sembra andare in controtendenza aiutando, però, solo i suoi amici.
Per questo vogliamo sapere se e con quale denaro è stato istituito il fantomatico ‘premio speciale della Biennale’, assegnato da ‘Action for women’, durante il festival del cinema di Venezia, al film fuori concorso ‘Goodye mama’ di Michelle Bonev, cara amica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Bondi spieghi con quali soldi sarebbe stato pagato vitto e alloggio all’intera delegazione bulgara che sarebbe stata ospitata al lido di Venezia dal 3 al 6 settembre scorso.
Il ministro deve anche spiegare perché e in base a quali criteri, utilizzando le risorse del Fondo unico per lo Spettacolo, è stata assegnata una consulenza all’ex marito di Manuela Ripetti, sua attuale compagna, e perche è stato assegnato un posto alla direzione generale del cinema allo stesso figlio della Ripetti. Bondi ci deve anche dire per quale motivo, fra i beneficiari del Fus, c’è anche la banda musicale di Novi, dove vive Manuela Ripetti, e la compagnia teatrale di Mariano Anagni, paese del ministro.
I contratti e i finanziamenti che sarebbero stati approvati dal ministro difficilmente si giustificano davanti ad un mondo dello spettacolo sempre più in difficoltà e in sciopero costante per una politica di tagli che non conosce tregua.
Pensate che la somma totale dei fondi sottratti al settore, nel periodo 2008-2011, è pari a oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro, mentre i tagli previsti nella pertinenza 2008-2013, sfiorano i 3 miliardi.

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Montezemolo? Vuole solo saltare sul carro del vincitore

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Pubblichiamo il testo dell'intervista uscita oggi sull'Espresso.

Di Pietro: 'No a Montezemolo'

"Siamo alla caduta dell'impero, il momento più pericoloso, quello che in una spallata finale può portarsi appresso tutti i gravi problemi del Paese. Per volontà del capo dello Stato e per un nobile scopo, l'approvazione della legge di stabilità, abbiamo allungato i tempi fino al 14 dicembre. In un Paese civile, per l'iter della legge basterebbero cinque giorni e poi si passerebbe alla fiducia. Invece, ecco già alle porte il rigurgito delle leggi ad personam, mentre come un siluro è partita l'occupazione delle cariche. Non mi addentro nella professionalità, ma è semplicemente scandaloso che un governo delegittimato e in scadenza nomini un esponente dello stesso governo come Giuseppe Vegas alla presidenza della Consob, autorità che dovrebbe essere per antonomasia indipendente. L'ennesimo abuso della malattia del Paese, il berlusconismo".

Sarà mai pronto il vaccino?

"La malattia è a diffusione endemica e ha prodotto una larga metastasi nel corpo sociale dell'Italia: quel modo di vivere da giungla in cui vincono i più forti, i più prepotenti, i più furbastri. Per uscirne, bisognerebbe riproporre in piccolo quel che si è fatto nel '45. Una sorta di coalizione di liberazione nazionale funzionale alla sfiducia al governo votata dall'opposizione uscita dalle urne e da quella nuova uscita dalla crisi. Poi ricostruire. Ripartire dalle macerie, tenendo conto che il berlusconismo ha contagiato altri partiti, anche il Partito democratico".

Il Pd?

"Pensi alla Campania: i rifiuti non sono forse il frutto di vent'anni di malagestione della sinistra? E la Sicilia? Il Pd sta portando avanti una politica incomprensibile, alleandosi con l'Mpa di Raffaele Lombardo nonostante il provvedimento dell'autorità giudiziaria sulle collusioni gravissime di esponenti della Regione. È una strada sbagliata. Bisogna creare, invece e al più presto, la struttura di una coalizione certa, senza essere tentati dalle porte girevoli delle meretrici politiche".

A chi si riferisce? All'Udc di Casini?

"In tre giorni, dico tre, l'Udc ha cambiato tre posizioni tre. Il primo giorno, era pronta all'alleanza con il Pd. Il secondo, ha aperto a Berlusconi, il terzo si è dondolata tra tutte e due. È un partito disponibile a concedersi a chi gli offre di più. Lei come chiamerebbe questo se non prostituzione? Non è una politica da meretrici?".

Pier Luigi Bersani ha una linea più morbida e possibilista.

"Io spero che Bersani dia come acquisita la base della coalizione con Pd, Idv e Sel. Spero che il Pd non continui a cambiare ogni giorno. Ho avuto mille riserve nei confronti della politica ondivaga del Pd. Il Pd dal canto suo ne ha avute anche di più verso la politica schiacciasassi dell'Idv. Ma ora ritengo fondamentale un gesto di maturità politica ed evitare qualunque tipo di polemiche".

Va in onda il Di Pietro diplomatico?

"Bersani è un uomo pragmatico e concreto, personalmente lo stimo e rispetto, abbiamo lavorato insieme al governo, tutti e due ministri. L'Idv ha una leadership consolidata. Ma nel Pd ogni giorno nascono mille anti Bersani. Vai a dormire la sera con un certo scenario, un certo punto di riferimento, poi ti svegli la mattina e tutto è cambiato, non sai più con chi parlare e dove ti trovi. Il Pd deve elaborare cosa vuole fare. Non condivido il suo desiderio di acchiappare il valore aggiunto da tutti, si rischia di fare la fine dell'asino di Buridano che non decidendo quale cumulo di fieno mangiare, sto con l'Udc, vado con Di Pietro, finisce per morire di fame. Preferisco la moglie con il mattarello in casa all'amante fedifraga che oggi dice che sta con te e domani con Berlusconi".

Le alleanze sono in continua evoluzione, le posizioni si sovrappongono. E c'è un'invasione nel tradizionale campo dipietrista.

"Sì, è diventato un po' affollato. C'è un risveglio di cose che un tempo venivano considerate solo una mia ossessione. Sono stato accusato di essere qualunquista, populista, massimalista, ma la mia postazione di nicchia è diventata il cavallo di battaglia di veltroniani, finiani, vendoliani, grillini. Ma lo ripeto, stiamo assediando la Bastiglia, tralascio le provocazioni. Rispettiamo il travaglio Pd e approviamo a prescindere. Le primarie? In un Paese civile sono gesto di democrazia evoluta. Ma è inaccettabile che gli uomini dei partiti diano indicazioni di voto. In Puglia e a Milano abbiamo partecipato e dato una mano alla campagna elettorale ma lasciata assoluta libertà di scelta. Ora: si vorranno fare le primarie? Decisione strepitosa. Non ci saranno? Benissimo. Il leader sarà Bersani? Che bello. No, sarà Vendola? Fantastico".

Vendola, in cima a tutti i sondaggi, insieme a Fini può darle molto fastidio.

"Ho un solo competitore: è Berlusconi. Vendola, che ha riacceso la voglia di partecipazione, ha saputo svecchiare sè stesso oltre Rifondazione comunista, ha bisogno di marcare la presenza nel Pd. Noi non abbiamo questa necessità, siamo concentrati nel fermare il governo. E io devo tifare per la squadra".

Il problema di sempre. Prima delle elezioni si mettono da parte le divergenze. Poi se si vince e si va al governo saltano fuori le divisioni profonde.

"Il chiarimento è rappresentato dal programma. Noi dell'Idv l'abbiamo fissato in 11 punti. Si parla tanto dell'alleanza con l'Udc. Ma come si possono conciliare posizioni così lontane? Per esempio: noi siamo per l'energia rinnovabile, loro per le 13 centrali nucleari decise da questo governo. Noi siamo per poter scegliere la propria maternità e quando chiudere gli occhi. Loro, per carità!".

Molte posizioni Udc sono condivise dall'ala cattolica Pd.

"E a noi risulta che le posizioni appena citate siano condivise dal nostro elettorato. È arrivato il momento di scegliere. A "Vieni via con me" Bersani ha dichiarato di mettere al primo posto le istanze delle fasce più deboli. Giustissimo. Ma lunedì al Senato, il Pd per l'autorizzazione a procedere per Clemente Mastella ha votato contro, a fianco del Pdl. Così è stato per Altero Matteoli. L'Idv era sola".

Ed eccoci al Terzo polo e a Luca di Montezemolo. Che ne pensa?

"Nulla di nuovo. Anche il Terzo polo si offre al miglior offerente. Ho inquadrato bene Montezemolo: salta sul cavallo quando il cavallo è già sellato, va con il vincitore".

Il Terzo polo, no. Casini non se ne parla. Ma in questo Paese il centro è sempre stato determinante.

"E allora? Che problema c'è? Rappresento io il centro".

Questa, poi... Mi spiace deluderla, si può dire tutto di lei ma non che sia un moderato.

"Perché? Sono radicale nei modi, non nel programma. La mia prima esperienza è stata in seminario. Sono cattolico. Non sono comunista ma di estrazione popolare. Le mie posizioni laiche su temi etici, dice? Ma il vero cattolico fa le sue scelte e rispetta quelle degli altri. Trovo truffaldino che ci voglia un'area centrista per rappresentare i cattolici. Sa chi rappresenta nel Vangelo il Terzo polo? Giuda".

Vendola e Fini le stanno alle calcagna e lei diventa evangelico. Eppure è l'alfiere del partito "Staniamo Fini": non gli concede il beneficio del pentimento visto che in Parlamento vota con il Pd?

"Fini è come l'assassino che ha ucciso 15 persone e decide di non ammazzare la sedicesima. Non si può dirgli "Che bravo, non ammazza più, è diventato un santo". Non ha espiato, ha solo ammesso l'addebito. E si è dimostrato un prestigioso esponente della politica del weekend. A Mirabello, il sabato e la domenica, sembrava quasi Di Pietro. Il lunedì e il martedì, era il teorico dell'"aspettiamo". Tale e quale la Lega. A Pontida, peste e corna contro Roma ladrona. A Roma, in prima fila per accordi, spartizioni, incarichi. Quindi: Fini salvatore della patria, no. Se dimostrerà di aver chiuso con quel mondo vorrà dire che sarà arrivato a una resipiscenza operosa. Ma il giudizio della storia è negativo, è una persona che ha svenduto degli ideali per governare 12 anni".

Quanto mai dovrà espiare?

"Basta che voti la sfiducia con noi e poi crei una destra moderna. Anche i nostri padri si sono messi insieme per sfasciare il fascismo".

Si parla di governo tecnico, dell'armistizio, di solidarietà nazionale, del governatore...

"Non ci credo. Comunque potrà contare al massimo su un nostro appoggio esterno. Dovrà durare non più di 90 giorni, poi alle urne, e ogni giorno un parlamentare Idv si alzerà e dal suo scranno con voce forte e chiara dirà "meno ottantanove, meno ottantotto...". Sappiamo tutti molto bene che non potrà che essere un governicchio non legittimato. Sappiamo tutti molto bene che non farà mai quelle riforme megagalattiche - sistemare i conti dello Stato, rimettere a posto l' economia - vecchie promesse mai fatte in cinquant'anni, figuriamoci in un anno. Il prossimo vero governo dovrà rimettere in piedi il Paese. Sarà lacrime e sangue. Non più in via orizzontale, ma finalmente in via selettiva".

Espresso On-line

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24 Novembre 2010

La maggioranza sorda e cieca distrugge l’università e la ricerca

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Oggi pomeriggio sono salito sul tetto della facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma per incontrare i ricercatori e gli studenti, che stanno giustamente protestando contro la riforma Gelmini. Ecco un estratto di quello che ci siamo detti.
Il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, ha detto che voi studenti, che siete qui sul tetto dell’università a protestare, state soltanto facendo una passerella, come se steste qui a prendere un po’ di freddo. È il classico caso di un politico chiuso nel bunker che non sa cosa succede fuori. Il ministro dell’Istruzione sa solo dire che “gli studenti che contestano le riforme del governo rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo”, è come il bue che dice cornuto all’asino. Allora perché non viene lei qui sul tetto a spiegare quali sono, se ci sono, i vantaggi della riforma? Mi sa, però, che la Gelmini sui terrazzi sale solo per prendere il sole.
La verità è che le proteste che sorgono in tutta Italia, di studenti, ricercatori, operai, sono la buccia di banana sulla quale sta scivolando la credibilità del governo Berlusconi. Che immagine dà all’opinione pubblica? Sulle manifestazioni contro i rifiuti a Napoli ha detto che la protesta è inutile, sugli studenti sta dicendo che sono lamentele fini a se stesse e così pure sugli immigrati di Brescia. Intanto il malcontento è diffuso, perciò evidentemente i problemi ci sono.
Noi dell’Italia dei Valori ci battiamo da sempre per soddisfare le richieste del mondo dell’università e della ricerca, ma purtroppo ci scontriamo con una chiusura totale del Parlamento, con la mancanza di disponibilità della Gelmini ad ascoltarci. La dimostrazione di questa ottusità ce l’ha data Berlusconi ieri, quando da Floris intervenendo con un blitz a Ballarò, ha citato dati che non esistono. Ecco, lui e il suo governo ormai non ragionano più, vanno avanti per la loro strada senza rendersi conto di quel che accade nel Paese reale. Sono diventati come le tre scimmiette, “non vedo, non sento, non parlo”, completamente sordi nei confronti delle grida che vengono dai cittadini. Il giochino mostruoso messo in piedi da Tremonti dal governo è semplice: tolgo 100, poi però ti restituisco 10 e pubblicizzo l’azione. E gli altri 90 dove sono finiti? Dare un pezzettino d’osso dopo aver tolto la polpa è crudele.
La protesta degli studenti di oggi è solo la punta di un iceberg di insoddisfazioni di tutte le categorie. Spero che l’opinione pubblica si renda conto della grande truffa mediatica del premier che ha vinto le elezioni dicendo: “Votate me che vi farò stare meglio”. Invece, a trarne profitto è stato soltanto lui e qualche altro suo amico.
Sono impegnato da anni a convincere gli italiani del grande bluff berlusconiano: lui sta lì soltanto per motivi processuali, se ne frega dei ricercatori, della scuola, della cultura, del lavoro. Adesso che finalmente i cittadini di tutte le categorie cominciano a rendersi conto che forse hanno preso una topica, che facciamo? Gli diamo pure il salvacondotto? Piuttosto risponda del suo operato davanti alla gente!
La prima cosa che ritengo indispensabile è quella di mandare a casa questa maggioranza sorda e cieca. Poi, noi dell’Italia dei Valori, se faremo parte del prossimo esecutivo, nei primi 100 giorni di governo provvederemo a eliminare la riforma Gelmini e ne faremo una completamente nuova.

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23 Novembre 2010

Vigileremo contro i Giuda della democrazia

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Questo governo ha perso da un pezzo la fiducia dei cittadini italiani ed è ormai evidente che non ha più nemmeno quella del Parlamento. Berlusconi non ha mai governato se non per avvantaggiare sè stesso e i propri amici: d'ora in poi non potrà più fare nemmeno questo. Si limiterà a restare immobile, lasciando che il Paese marcisca pur di restare aggrappato al potere. Che se ne vada il prima possibile è indispensabile perché l’Italia non precipiti in un abisso ancor più profondo di quello in cui già si trova. In questi giorni il caimano sta facendo il possibile per comprare il consenso di qualche deputato disposto a mettere in vendita il proprio onore e le proprie convinzioni. Farebbe meglio a rassegnarsi. Il discredito in cui il suo regime sta affondando non dipende da un voto in più o in meno, e il mercanteggiamento con cui sta umiliando le istituzioni repubblicane finirà solo per rendere ancora più profondo il disprezzo che nutrono nei suoi confronti le persone perbene, cioè la gran parte dei cittadini italiani.
Il regime di Berlusconi è arrivato al capolinea, ma anche solo la sua permanenza al potere per qualche mese in più aggraverà di molto la crisi in cui il paese di dibatte per sua colpa. Per questo è necessario che il 14 dicembre, sia pur solo per un attimo, il tempo d'un battito d'ali di farfalla, si crei in Parlamento una maggioranza tra forze diverse, tale da esprimere un voto di liberazione nazionale che salvi il Paese dal morbo che lo sta distruggendo. Chi, pur da posizioni distanti e diverse, ha a cuore la sorte dell'Italia e della sua democrazia il 14 dicembre deve votare la sfiducia al governo, senza farsi tentare da lusinghe e promesse, dai regali, dai posti di governo e sottogoverno. Chi non la farà, magari grazie a un provvidenziale raffreddore che gli impedirà di arrivare in Parlamento, si rivelerà un Giuda pronto a tradire non il suo partito ma il suo Paese e, come uomo pubblico e politico, io posso solo augurargli di trovare presto un ramo d'albero, magari d'Ulivo, politicamente parlando, a cui attaccarsi.
Ma questi eventuali Giuda devono sapere da subito che stavolta il loro tradimento non passerebbe inosservato. Noi vigileremo e denunceremo, non per intimorire nessuno ma perché possano poi essere gli elettori e il popolo italiano a pagare il salario del tradimento con la stessa sfiducia che riservano oggi al grande corruttore Silvio Berlusconi.

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18 Novembre 2010

Ddl sui Pacs: siamo per la difesa dei diritti di tutti

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Questa mattina, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, con il responsabile del dipartimento Diritti civili e associazionismo, Franco Grillini, la deputata Silvana Mura e il capogruppo Idv in Commissione Giustizia, Federico Palomba, abbiamo presentato un nuovo Disegno di legge sul Patto civile di solidarietà. Per capirci, si tratta di una legge che vuole riconoscere il valore e i diritti di tutte le forme familiari senza nessuna discriminazione.
Parlando della nostra proposta ho voluto ribadire la difesa della Costituzione e dei diritti in essa contenuti. È facile dire “amiamo la Costituzione”, dobbiamo poi comportarci di conseguenza. Ieri ho letto sulle agenzie che un personaggio politico come Giovanardi, che parla di difesa della Costituzione e della famiglia, vuole dare un salvacondotto a chi si è macchiato di reati comuni, per impedire l’accertamento dello stesso reato. Ma che difesa della Carta costituzionale è questa? Si lederebbe il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Quello che noi proponiamo è la tutela dei diritti di coloro che vogliono fare un percorso di coppia diverso rispetto al matrimonio previsto dal codice della famiglia. Parliamo di una realtà già esistente del nostro Paese, è un diritto, non è né un’eccezione, né una malattia, né un peccato. Così come non si possono discriminare le persone in base al loro colore di capelli, non lo si può fare nemmeno in base alle tendenze sessuali, perché il rispetto dei diritti e della dignità umana va oltre qualsiasi differenza.
Noi dell’Italia dei valori vogliamo riprendere un disegno di legge già discusso nella precedente legislatura e in vigore nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, che rispetta un’indicazione precisa data dalla Corte Costituzionale e un’analisi attenta dei principi costituzionali. Riteniamo un dovere che se ne occupi il Parlamento. Alcuni ci potranno dire che non è il momento di presentarla, data la situazione precaria di questo governo. Invece, siamo convinti che sia quello più adatto perché, appena si supererà l’ipocrisia berlusconiana sul concetto di famiglia, le forze politiche che chiederanno agli elettori di dar loro fiducia dovranno presentare un programma serio e concreto. In quello che proporremo alla nostra futura coalizione vogliamo inserire la disciplina del Patto civile di solidarietà (i cosiddetti Pacs). Lo diciamo ora perché serva a non cadere nel solito equivoco post-elettorale, quando le forze politiche si alleano senza mettersi d’accordo prima sulle cose da realizzare per il Paese e poi, dopo il voto, si ritrovano a litigare sui temi cruciali. Accade così che tirano a campare senza fare nulla di concreto per i cittadini.
Oggi ribadiamo la necessità di batterci per il rispetto dei diritti civili, ancor più perché si pensa a una coalizione di centrosinistra allargata anche a coloro che credono che il concetto di famiglia sia unico, cioè quello fondato sul matrimonio, anche se poi nella realtà si comportano diversamente.
In questi giorni stiamo presentando diversi disegni di legge, ieri abbiamo parlato della disciplina dello sport, prima ancora delle energie rinnovabili. Alcuni si chiederanno perché noi dell’Italia dei valori presentiamo tutte queste proposte a circa 20 giorni dal redde rationem, dall’ora della verità per il governo Berlusconi. La risposta è che vogliamo andare avanti, facendo vedere quali sono i nostri progetti per l’Italia futura, la nostra proposta di programma, così che i nostri alleati possano prenderne atto. Nella prossima legislatura si dovrà superare l’anomalia berlusconiana e bisognerà occuparsi dei problemi reali del Paese. Il primo disegno di legge che abbiamo proposto è quello sull’occupazione e il lavoro, poi quello sulla giustizia e ora quello sui diritti civili. Stiamo realizzando un programma che serva da faro per la coalizione della quale faremo parte.

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17 Novembre 2010

CRISI, LA MAGGIORANZA HA APERTO IL MERCATO DELLE VACCHE

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Ieri, nell’incontro tra i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini e il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è stato tracciato l’iter della ormai inevitabile crisi di Governo. Tuttavia da subito si è scatenata da parte della maggioranza una vergognosa corsa per spingere senatori e parlamentari di altri schieramenti a fare il salto della quaglia.
Per questo noi dell’Italia dei valori denunciamo pubblicamente il tentativo di compravendita, che si chiama corruzione, ricatto, promesse indebite, di chi vuole svendere la dignità dei deputati e dei senatori per mantenere in piedi un Governo che non ha più titoli né qualità per restare un minuto in più a palazzo Chigi. Se si vuole, la legge di stabilità finanziaria si può fare in una settimana/dieci giorni, poi però si vada subito alla verifica in Aula.
Il Quirinale ha fatto quel che poteva, e lo ringraziamo, soprattutto, per avere imposto che si mettessero prima in ordine i conti dello Stato. Ma fatta la legge trovato il trucchetto: la maggioranza ha previsto un mese di discussione, come se facesse ostruzionismo a se stessa. E tutto perché al presidente del Consiglio e ai suoi sodali si vuole dare il tempo di comprare il consenso di qualche peones parlamentare disposto a vendere la propria dignità. Questo è un mercato delle vacche di cui bisognerebbe vergognarsi di fronte al Paese.
Noi dell’Italia dei valori denunciamo tutto questo, perché è immorale tentare di costringere, convincere, magari pagando, senatori e deputati, a dare il loro voto ad un governo che non ha più la fiducia del Parlamento, ma che tenta di comprarla come fosse una merce qualsiasi.

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I Valori non hanno colore


Vi propongo l’intervista che ho rilasciato ieri sera al vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini su Repubblica TV. Al centro di questi interventi, inutile dirlo, la crisi all’interno della maggioranza di Governo. Ieri pomeriggio i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini, sono stati ricevuti dal Capo dello Stato, Napolitano. Dal comunicato diffuso dal Quirinale al termine dell’incontro, si capisce che la priorità per il Presidente della Repubblica è l’approvazione della legge di stabilità finanziaria, l’esame della quale sarà concluso il 10 dicembre. Poi il 13 Berlusconi sarà la mattina in Senato e il pomeriggio andrà alla Camera. Il voto di fiducia sul governo è dunque previsto per il 14 dicembre. Prima arriverà quello di Palazzo Madama, poi quello di Montecitorio.

GIANNINI – Di Pietro, una prima valutazione dell’incontro tra Napolitano, Schifani e Fini. Mi pare comunque che per la crisi si dovrà aspettare circa un mese?

“Quella di aspettare l’approvazione della finanziaria è una decisione voluta, doverosamente, dal Capo dello Stato, a cui tutte le forze politiche, Italia dei valori compresa, hanno aderito perché al di la dei giochi politici dobbiamo mettere in stabilità i conti dello Stato. Altrimenti mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. I tempi.. certo c’è da aspettare ancora un mese, ma abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Speriamo solo che non siano giorni di compravendita dei soliti parlamentari che si vendono al migliore offerente, come abbiamo visto anche oggi”.

GIANNINI - Secondo voi il Presidente Napolitano questa volta ha agito correttamente?
“Il Capo dello Stato sta onorando il suo ruolo. In un momento in cui la politica è andata in tilt, Napolitano si è assunto la responsabilità di indicare una via d’uscita per evitare che il paese cada nel dirupo. Noi dell’Idv voteremo contro la legge finanziaria, perché la riteniamo ingiusta, ma al di la di questo è necessario che venga approvata, magari con i dovuti aggiustamenti, per permettere all’amministrazione pubblica di andare avanti”.

GIANNINI – Insieme al Partito democratico avete inviato una lettera a Camera e Senato per accelerare l’iter di approvazione della legge finanziaria…
“In realtà è una lettera scritta con tutte le forze dell’opposizione per evitare che la maggioranza facesse melina per tirare a campare e rimandare la crisi. Noi abbiamo garantito che non faremo ostruzionismo, in modo che subito dopo l’approvazione della legge di stabilità finanziaria si votasse la sfiducia al governo. Il Capo dello stato si è fatto promotore di questa nostra iniziativa e entro 20/25 giorni si voterà la sfiducia”.

GIANNINI – Certo però che un mese è lungo in queste condizioni…

“Magari potremmo impegnarlo – lancio il sasso - per cominciare a discutere della nuova legge elettorale, visto che tutti dicono che senza non si può tornare alle urne. Non sarà un bluff questo per non andare al voto e fare il governo del ribaltone? Io dico: non prendiamo in giro i cittadini, perché fare un governo tecnico con la scusa della legge elettorale quando non si sa quale fare, è solo una furbata per dire: stiamo seduti qua e ragioniamo, ragioniamo, ragioniamo… e così passano tre anni”.

GIANNINI – Berlusconi voleva votare prima la mozione di fiducia, cosa che Napolitano sembra escludere. Secondo lei cambierebbe qualcosa?
“Penso che il problema non si pone, perche in un modo o nell’altro, se non hai la fiducia, sempre a casa vai. Siamo ben contenti di aver convinto il Pd a firmare con noi la mozione di sfiducia, e questo prima o poi darà i suoi risultati. L’unica cosa che può fare Berlusconi è quella di allungare la sua agonia. Ma quanto tempo potrà andare avanti un governo in queste condizioni? L’obiettivo del premier è dimostrare che nemmeno un governo tecnico sarebbe in grado di governare e quindi è meglio andare subito alle elezioni. Cosa che condivido anch’io. Noi dell’Idv pensiamo che non sarà possibile approvare una nuova legge elettorale in breve tempo, per questo io ritengo che sia un nostro dovere ridare la parola ai cittadini. Mi dicono: ma così rischiate di perdere. E allora? Questa è la democrazia ragazzo, io comunque mi batto per vincere”.

GIANNINI - In queste ore girano voci di compravendita di parlamentari, un problema anche per il suo partito…
“Questo problema riguarda tutti i partiti, perché per le prossime elezioni ci sarà bisogno di formare delle coalizioni e, quindi, non ci sarà posto per tutti. Molti non potranno essere ricandidati. Questo rende ricattabili un certo numero di parlamentari. Rispetto a questo però, bisogna considerare che chi tradisce oggi per venire con te, domani ti tradirà per andare da un’altra parte. Ecco perché noi siamo contro l’accozzaglia necessaria a formare il governo tecnico, perché ogni giorno qualcuno potrebbe ricattare l’esecutivo”.

GIANNINI – Da parte del Partito democratico c’è il tentativo di formare una sorta di grande coalizione che comprenderebbe oltre alle forze di sinistra anche l’Udc e i Finiani, lei però è contrario, perché?
“Berlusconi ha prodotto tanti di quei danni al Paese - sul piano istituzionale, della credibilità internazionale, istituzionale, economico, finanziario, fiscale - che ora la sua stessa maggioranza si è spaccata e se dovessimo andare al voto ci sarebbe un terzo polo che prenderà voti proprio da quella parte. Se noi facciamo un governo tecnico avremmo una maggioranza risicata che ci costringerà a vivacchiare e non potrà risolvere nessun problema. Non si possono fare le cose che non si è riusciti a fare in 50 anni. In questo modo daremo a Berlusconi un vantaggio incredibile, perché lui dall’opposizione avrà gioco facile nell’addossarci le responsabilità dei guasti che lui stesso ha provocato. Così appena andremo a votare, abilissimo com’è a passare per la vittima del ribaltone, vincerà di nuovo le elezioni. Ribadisco, se si farà un governo tecnico l’Idv lo appoggerà dall’esterno, ma solo per 90 giorni, il tempo di approvare una nuova legge elettorale. Non un giorno di più. Per quanto riguarda le coalizioni, dico al Pd: è inutile rincorrere Fini, Casini e Rutelli; loro vogliono fare un altro polo, quindi non ti puoi sposare con chi non si vuole sposare con te. Meglio tenersi una moglie con il mattarello in casa come l’Italia dei valori, ma leale e fedele, piuttosto che rincorrere queste signorine della politica che hanno già deciso di fare altro”.

GIANNINI - Eppure l’Onorevole Donadi non esclude, anche se solo per una volta, di allearsi anche con Fini per scongiurare un attacco alle istituzioni democratiche da parte di Berlusconi.
“Quella di Donadi è la decisione formale che abbiamo ribadito all’unanimità nell’ufficio di presidenza, perché io sono stato il primo a chiamare Berlusconi dittatore e a denunciare il pericolo antidemocratico del modello berlusconiano. Detto questo, siamo tutti convinti che se dovesse esserci un problema tipo 25 aprile, saremmo tutti pronti, come lo furono i nostri padri, perché non si tratterebbe di fare differenze tra destra e sinistra. Qui, invece, io sto parlando di sfiduciare Berlusconi e subito dopo di creare un programma condiviso di centrosinistra, di una coalizione coesa che si rifà al programma e, mi permetto di dire, di un modello che rilanci quei valori di cui ha parlato Bersani da Saviano e in cui noi ci riconosciamo. E’ chiaro che se ci trovassimo davanti ad un pericolo democratico, io non mi metterei a fare lo schizzinoso. Questo dice Donadi e questo dico io. Noi dell’Idv siamo stati i primi a parlare del pericolo rappresentato da Berlusconi e stiamo lavorando proprio per impedire che questo pericolo si materializzi. In questo momento però dobbiamo fare una proposta programmatica e politica all’elettore e metterlo in condizione di scegliere tra una sinistra riformista e una destra europea. In una situazione del genere è bene che ognuno stia nel suo campo altrimenti si crea solo confusione.

GIANNINI - Ricapitolando, mi pare di capire che la vostra posizione sia la seguente: in questa condizione la via maestra sono le elezioni anticipate e rispetto a questa opzione, che naturalmente spetterà al capo dello Stato, valutare è possibile fare una alleanza larga?
“Non ci tireremo indietro. Daremo il nostro appoggio. Non entreremo nel governo perché essendo a termine ed avendo lo scopo di fare la legge elettorale, questa si fa in Parlamento e quindi è li che daremo il nostro contributo. Saremo un pungolo per il governo. Chiederemo ai cittadini di rinnovare il parlamento, di rinnovare il governo... come si usa in democrazia . Se si dovesse verificare un quadro nel quale la Lega impazzisce per la secessione, Berlusconi provoca la guerra civile noi non avremmo dubbio ad allearci anche con Belzebù per far cadere Berlusconi”.

GIANNINI - C'é un'altra domanda che arriva da Salvatore Formisano da Londra che scrive: “Onorevole Di Pietro, all'estero siamo stanchi dell'attuale governo e questo slancio di Fini sta convincendo molti elettori dell'IDV ad un voto per Futuro e Libertà. Cosa dice a questo elettorato che pur di veder cadere Berlusconi arriva a votare a destra perchè nel suo partito, incapace di compromessi, e nell'inesistenza di opposizione del PD non ha speranze?

“ Il nostro telespettatore non è ben informato... chi vota Futuro e Libertà non fa cadere Berlusconi perché vota il centrodestra… vota il terzo polo. Per far cadere Berlusconi, nel sistema bipolare bisogna votare chi è contro Berlusconi… l'antiberlusconi siamo noi, non certamente Futuro e Libertà. L'antiberlusconi è quella coalizione che propone un programma e una squadra alternativa. L'Italia dei Valori è l'alternativa è la vera, unica opposizione. In un sistema bipolare come quello italiano abbiamo centrodestra e centrosinistra. Vince chi ha anche un voto in più. Dare un voto a Futuro e Libertà significa togliere un voto agli oppositori di Berlusconi. Dare un voto a loro signifca dare un voto al terzo polo. Oggi più che mai c'è bisogno di un voto utile, soprattutto se dovesse rimanere questa legge elettorale. Se, come auspichiamo, dovesse cambiare, riparliamone! Ribadisco anche qui...Quando ho detto che intendo fare una coalizione insieme al PD e a S.E.L. l'ho detto senza se e senza ma. In questo momento non possiamo dividerci: quante cose avrei da dire al PD e a S.E.L e chissà quante cose loro avrebbero da dire a me. Senso di responsabilità vuole, in un sistema bipolare che chi vuole liberarsi di Berlusconi non butti via neppure un voto. Chi non va a votare o vota un partito di mera protesta (i grillini) o un partito da terzo polo che si mette in mezzo e non dice con chi stà. indebolisce chi vuole far cadere Berlusconi”

GIANNINI - L'altro tema politico del giorno è la seconda puntata della trasmissione “Vieni Via con me” Il monologo di Saviano sull'intreccio mafia, criminalità e politica nel quale ha parlato esplicitamente della Lega ha provocato la reazione rabbiosa di Roberto Maroni che ha parlato di infamie contro la Lega e contro il governo chiedendo il diritto di replica. Lei è stato anche PM ai tempi di mani pulite, conosce bene la realtà di Milano e della Lombardia. Cosa pensa di quanto detto da Saviano e della reazione del ministro degli interni Maroni?
“ Primo: Saviano non ha fatto alcuna valutazione ma ha raccontato un fatto e i fatti sono come pietre. Saviano ha raccontato che la mafia di oggi ha subito una metamorfosi: non è più lupara e coppola ma affari, appalti, riciclaggio, reinvestimenti e soprattutto è una mafia finanziaria e come tale ha un suo fulcro di interesse in Lombardia. Quindi interloquisce, interagisce con i partiti politici, con il potere politico anche lombardo. Saviano ha segnalato che “anche un politico della Lega che, non dico sia coinvolto, ma ha interloquito anche con questo signore... e non solo con lui. Tutti noi che facciamo politica e che stiamo nei partiti dobbiamo renderci conto che questa è una cosa vera! Quello che ha detto Saviano, Maroni se lo è sentito sulle sue spalle... ma anch'io ho avuto un senso di disagio ho sentito un peso simile a quello di Maroni… perchè a tutti è capitato e a tutti può capitare. Un politico serio e responsabile deve essere consapevole di ciò. Allora tutti noi dovremmo ringraziare Saviano per l'analisi schietta. Dovremmo fare critica e autocritica: aprire gli occhi per tenere lontana questa realtà. E' sempre lo stesso sistema: vai da un medico che ti diagnostica una malattia e tu prendi a schiaffi lo schermo... non è che ti passa la malattia! Maroni applica il detto excusatio non petita… rischia di apparire questo dalla sua reazione... forse per un errore di valutazione e di comunicazione. Mi auguro che alla rabbia del primo momento possa subentrare una fase più serena di ripensamento. Anche perché, mi permetta di dirlo, questo governo adotta un altro sistema truffaldino: ogni volta che le forze di polizia , la magistratura, arrestano una banda di delinquenti, si alza il ministro degli interni o qualcuno del governo e dice “noi abbiamo fatto”. Noi chi! Al magistrato al quale non vengono dati i mezzi, il poliziotto che ha usato la macchina sua, il cancelliere che si è fatto il mazzo anche a fare le fotocopie. In queste condizioni disperate ci sono dei servitori dello Stato che fanno il loro dovere e non hanno riconoscimenti. Non è il governo che combatte la mafia… il governo dovrebbe metter i mezzi, le strutture e gli uomini. Esattamente il contrario di quello che hanno fatto loro. Nonostante questo governo ci sono servitori dello Stato che fanno il loro dovere”.

GIANNINI - Altra domanda da Franco Ometto. Visti i valori e i principi che ispirano la destra e la sinistra indicati da Fini e Bersani da Fazio e Saviano, a quali Di Pietro e l'IDV si sentono più vicino?

“ Lo ribadisco anche qui: i valori non hanno colore. La legalità è di destra e di sinistra, l'ordine è di destra e di sinistra, così come la solidarietà, la salute, l'istruzione, la ricerca. Oggi come oggi è antistorico spaccare il Paese tra comunisti e anticomunisti. La differenza tra destra e la sinistra che intendo io è quella che è venuta fuori ieri sera. Devo dirle che ascoltando Fini e Bersani mi riconoscevo in quello che dicevano . Perché io sposo e faccio coalizione con il Pd? Perchè l'elemento più forte che emergeva dall'intervento di Bersani era la difesa delle fasce sociali più deboli. Un sistema di governo deve partire dal mettersi nei panni del più debole . Il più forte ha l'istruzione, la sanità, la possibilità di andare avanti... io voglio lavorare con chi difende colui che ha bisogno di un aiuto. La politica deve essere al servizio del più debole...”

GIANNINI - Insomma l'hanno convinta sia Fini che Bersani?
“Sul piano dei valori che hanno lanciato sicuramente si. Sul piano delle priorità condivido in pieno Bersani. Veda che non siamo di fronte a una sinistra vetero comunista e di appiattimento culturale.. si tratta di un area riformista in cui il lavoratore non è più da usare con il caporalato o con la flessibilità usa e getta in cui i diritti fondamentali, come il diritto alla vita e alla morte, il diritto dell'immigrato, il diritto dell'uomo in quanto tale, anche ad essere diverso, è un diritto garantito. Insomma diritti che solo uno stato laico, o nel libero mercato, che si basi sull'uguaglianza di tutti può dare maggiori opportunità”.

GIANNINI - Martino le chiede: si cambia la legge elettorale ma non si parla mai del conflitto di interessi. Non è il caso di mettere anche questo punto nel programma di un futuro governo?
“ Può giurarci! L'Italia dei Valori ma anche tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Paese, non possono non mettere al primo posto il tema del conflitto di interessi. Bisogna approvare una legge che eviti che torni un domani un soggetto alla Berlusconi maniera. Magari torna qualcuno peggio di Berlusconi, che ha molti elementi caricaturali: è un Mussolini in sedicesima che fa ridere anche se spesso imbarazza. Per evitare ciò, il conflitto di interessi è una delle priorità programmatiche che dovrebbero accomunare maggioranza e opposizione. Ribadisco: io mi auguro che una nuova legge elettorale non stravolga il bipolarismo. In caso contrario nasceranno tanti partiti che chiedono il voto agli elettori sulla base di un rapporto clientelare e di scambio messo a disposizione di coloro che offrono di più. Anche questo è conflitto di interessi”.

GIANNINI - Per concludere alcune agenzie di Bersani all'ansa sulle prossime scadenza e sulle date del 13 e 14 dicembre... cosa ne pensa?

“E' la ragione della dichiarazione congiunta fatta questa mattina. E' assurdo che la maggioranza faccia ostruzionismo a se stessa per far campare un giorno in più il governo. Chi glielo fa fare? Il mercato della vacche grasse nel retrobottega del parlamento per spostare deputati offrendo ricandidature se non addirittura vere e proprie regalie per mantenere lo status quo. Per questo noi diciamo: prima andiamo alle elezioni, prima ci liberiamo di questi venditori di fumo”.

GIANNINI - Ma lei può farci i nomi di qualche parlamentare dell'Idv che è stato contattato?
“Quelli che sono stati contattati hanno respinto sdegnati questa proposta. Anche oggi qualcuno è passato da FLI nuovamente al PDL. Grazie a Dio i miei resistono ancora. Io vorrei una legge che quando un parlamentare cambia bandiera, torna a casa. Lo so che è un diritto costituzionale cambiare giacchetta ma i padri della Costituente aveva sicuramente uno spirito diverso da quello di oggi.

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16 Novembre 2010

Governo tecnico, una truffa mediatica

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Questo Parlamento non ha più nulla da dire e da dare agli italiani, c'è solo da sfiduciare Berlusconi al più presto e tornare alle elezioni, con un esecutivo e una classe politica che veramente si occupino degli italiani e non degli affari della cricca.
Più passano i giorni e più questa storia del Governo tecnico si rivela un boomerang per gli italiani: serve soltanto a mantenere in piedi una classe politica di persone che non vogliono abbandonare le poltrone, ma che non possono fare nulla per il bene del Paese, perchè non c'è una maggioranza nè alla Camera nè al Senato in grado di supportare, e direi anche sopportare, il Governo.

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Basta con le chiacchiere, avanti con le proposte

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Ieri sera ho partecipato a Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa su Rai 1, e ho avuto modo di dire al ministro Ronchi, che ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro il governo Berlusconi, che va bene dire che Futuro e Libertà vuole una nuova linea politica ed è in disaccordo con le misure prese dall’attuale maggioranza su temi cruciali, quali l’immigrazione, i diritti civili, la sicurezza. Tuttavia questo non deve essere un modo per arrampicarsi sugli specchi. E allora chiedo ai finiani: volete realizzare quanto preannunciato con o senza Berlusconi? Siete disponibili ad accettarlo ancora a Palazzo Chigi? Chiedo soltanto coerenza.

Tolto Berlusconi di mezzo, non posso credere che la nuova legislatura si debba basare sul “gioco delle tre carte”, sugli alambicchi di Palazzo, ma dobbiamo chiedere agli elettori chi vogliono al governo. Non posso rappresentare le volontà dei miei elettori se mi alleo con chi non hanno scelto. Ne faccio soprattutto una questione di programma, più che di simbolo politico. Noi dell’Italia dei valori abbiamo fatto alcune battaglie, attraverso i referendum, contro la privatizzazione dell’acqua e per il no al nucleare, e ora non possiamo fare accordi con chi non le ha condivise con noi. Non pensiamo di poter basare tutta la politica di un partito soltanto su un’azione contro qualcuno o qualcosa, dobbiamo avere degli obiettivi da perseguire ed è su questo che voglio fondare il mio impegno politico, è su questo che organizzerò la mia squadra futura.

Credo che il ricorso alle urne sia la scelta più onesta e più chiara. E non vi fidate di chi dice che vuole un governo tecnico per poter cambiare la legge elettorale, perché se davvero si volesse si potrebbe cambiare ora in Parlamento, senza aspettare la caduta di Berlusconi. La verità è che c’è chi vuole tirare a campare con un governo non scelto dagli elettori, magari per altri tre anni, perpetrando l’agonia nella quale si trova l’Italia oggi. Io eventualmente appoggerò il governo tecnico soltanto dall’esterno, per 90 giorni, il tempo necessario ad approvare una nuova legge elettorale. Ma non mi prenderò un ministero senza che mi sia stato dato dai cittadini. Voglio una competizione elettorale seria, fondata su un programma che possa rimettere in moto l’Italia. Non permetterò che si passi a un governo che ha come unico scopo il superamento berlusconiano. È ora di fare proposte concrete e noi continueremo a batterci per gli 11 punti contenuti nel nostro programma elettorale.

Sulla proposta di votare la fiducia al governo prima alla Camera e poi al Senato, penso che Berlusconi debba presentarsi prima davanti al Senato. Se infatti questa maggioranza fosse sfiduciata dalla Camera, cercherebbe tutte le vie possibili per superare il vaglio di Palazzo Madama. È chiaro, però, che si è aperta una crisi profonda dalla quale non si può tornare indietro. Una parte stessa di maggioranza ha detto di essere stanca di Berlusconi e delle sue leggi ad personam e non si può continuare a stare in questa situazione paradossale.

Ora Fli si vuole presentare come il nuovo centrodestra, ma non ci dimentichiamo che per 15 anni Fini è stato complice di Berlusconi e ha votato tutte le sue leggi, confezionate soltanto per salvarlo dal carcere e per mettere a riparo i suoi amici. A “Vieni via con me”, Fini e Bersani hanno letto quelli che sono per loro i valori rispettivamente del centrodestra e del centrosinistra. Io, da cittadino, condivido le cose che hanno detto entrambi perché le affermazioni sui valori non hanno colori politici. La legalità è di destra o di sinistra? La lotta alla corruzione è di destra o di sinistra? Il diritto alla vita è di destra o di sinistra?

Smettiamola di dividere il Paese sui valori che è chiaro che condividiamo tutti, parliamo di proposte. Per noi dell’Idv è un valore liberare l’Italia da chi vuole sfruttare le istituzioni per sistemare i propri loschi affari.

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15 Novembre 2010

La crisi è già una realtà

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Ieri ho rilasciato un’ intervista a Sky Tg24, sui temi più scottanti dell’attualità politica, che vi propongo integralmente

SKY - Berlusconi a Piazza San Babila ha detto: avremo la fiducia della Camera e del Senato, se non dovessimo averla andremo al voto e si voterà solo per la Camera. Un suo commento…
“Berlusconi ha detto che l’acqua calda è calda. Come calda è la temperatura politica in questo periodo, mentre il Paese in realtà brucia, perché l’economia non va bene, il territorio non regge più, l’ambiente è a pezzi, il lavoro non c’è. Mentre tutto questo succede, lui tira a campare. Ecco, noi dell’Italia dei Valori per primi abbiamo chiesto una mozione di sfiducia; lui la chiama mozione di fiducia. La chiamasse come gli pare, noi vogliamo sapere se in Parlamento c’è una maggioranza che lo appoggia oppure no e se no, si torni dagli elettori, si voti un altro Governo, si trovi un’altra maggioranza che legittimamente, questa volta, governerà nell’interesse dei cittadini, invece che nell’interesse suo e di qualche amico della sua cricca”.

SKY - Berlusconi ha detto: prima votiamo la legge di stabilità, poi chiediamo la fiducia, prima al Senato , poi alla Camera. Il Pd invece dice: no, bisogna fare il contrario. Lei che ne pensa?
“Io non sono molto bravo in matematica, ma mi hanno insegnato che invertendo gli ordini degli addendi la somma non cambia. In realtà non l’ha detto Berlusconi che bisogna votare prima la legge di stabilità, ma il Presidente della Repubblica. Noi dell’Idv conveniamo con questa necessità: mettiamo in stabilità i conti poi, immediatamente, ci sia questa verifica perché non si può stare fermi mentre il Paese si distrugge. Per questo noi chiediamo che se non c’è la fiducia si torni subito alle urne. Non capisco questa idea di dire che siccome siamo immersi dalle difficoltà, ci vuole un Governo tecnico e non quello eletto. Che cosa cambia? La verità è semplice: in un Paese democratico al Governo ci sta la maggioranza che gli elettori vogliono; se quella maggioranza non esiste più, si va a votare, possibilmente con una nuova legge elettorale, e l’Italia dei Valori è d’accordo nel farla. Se c’è necessità di un tempo tecnico, ma massimo tre mesi per approvarla, ci stiamo; se si tratta di fare una “furbata” per campare altri tre anni senza il consenso elettorale, noi non appoggeremo nessun colpo di mano. In questi giorni il Parlamento è paralizzato: perché non si lavora subito, da domani, alla nuova legge elettorale? Noi siamo pronti senza aspettare che cambi il governo”.

SKY - Se cade il Governo, se Berlusconi non otterrà la fiducia si andrà a nuove elezioni o l’Italia dei valori pensa a un governo alternativo?
“L’Italia dei Valori non parteciperà a nessun governo alternativo. Noi pensiamo, per un tempo limitato - mi piace paragonarlo ad un battito d’ala di farfalla - ad un accordo diverso per sfiduciare Berlusconi in Parlamento, dopodiché si vada alle urne. Da domani a quando si tornerà a votare, se si riesce a fare una nuova legge elettorale, ponti d’oro. A coloro che sostengono che per fare la riforma elettorale sia necessario fare un governo tecnico rispondiamo: non ci crediamo ma siamo disposti a metterli alla prova. Siamo disponibili a dare un appoggio esterno a questo eventuale governo per un massimo di 90 giorni. Ma ogni sera uno dei nostri parlamentari , al termine della seduta , farà il conto alla rovescia. Al novantesimo giorno staccheremo la spina”.

SKY - Ipotesi terzo polo: ne hanno parlato alcuni esponenti del Pd come Franceschini. Lei cosa ne pensa?
“Legittimamente loro percorrono una strada diversa da quella dell’IdV. Noi pensiamo che in un paese democratico, in uno Stato di diritto, il cittadino indica chi deve governarlo e con quale maggioranza. Per questo gli va detto prima delle elezioni, qual è il programma, con chi si intende fare un percorso comune e quali sono le persone candidate a governarlo. Un esempio: io sono contro il nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua e per questo noi dell’Idv abbiamo raccolto milioni di firme per fare i referendum e abbiamo quindi il dovere di rappresentare questi cittadini. Ecco che allora dobbiamo sapere prima con chi andremo al Governo; mica possiamo andarci con quelli del terzo polo che vogliono le centrali nucleari e anche privatizzare l’acqua? E’ chiaro che non è giusto chiedere il voto ai cittadini senza dire prima qual è il programma e con chi lo si vuole realizzare”.

SKY - Un suo commento sulla situazione politica in generale: Fini Casini…

“Percorrono altre strade. Io però ritengo che in questo momento sia prioritario per il paese liberarsi di un’anomalia democratica, che è Berlusconi e il berlusconismo, perche si è appropriato delle istituzioni per fare i suoi interessi. Quindi ha umiliato le istituzioni e falsificato l’obiettivo delle leggi: non più nell’interesse dei cittadini ma per i suoi. Tolto questo macigno che ha bloccato la democrazia, la legalità, l’onore e il prestigio del nostro Paese, legittimamente, in un sistema bipolare, ci saranno persone che porteranno avanti una destra moderata, europea, ed altre che sosterranno un modello riformista più vicino alle parti più deboli, alla solidarietà, alla condivisione di responsabilità tra lavoratori e datori di lavoro, di cui vorrà far parte l’Italia dei Valori. Quindi io potrò essere critico o in sintonia con questi partner, nella prossima legislatura, a seconda delle questioni che andremo ad affrontare di volta in volta, ma finalmente non ci sarà più un pregiudizio etico, perché all’interno delle istituzioni non ci sarà più nessun ladro di democrazia”.

SKY - Parliamo del caso Ruby: ci sono versioni diverse, il Pm Fiorillo dichiara alcune cose e il ministro Maroni altre. Lei che idea si è fatta?
“Penso che siano entrambi in buona fede. Il problema è un altro: che un presidente del Consiglio telefoni in questura e dica falsamente che quella ragazza è nipote di Mubarak, per farla liberare senza foto segnaletiche e senza identificazione, nonostante fosse accusata di furto, e dica che a prelevarla andrà una persona altamente qualificata, la Minetti, che la lascia per strada appena uscite dalla questura. Qui non si tratta di responsabilità penale, ma politica, etica e morale, che ha messo in dubbio la credibilità delle istituzioni: questura e procura che hanno fatto, nonostante lui, il loro dovere. Ecco perché io non mi sento di sponsorizzare la Fiorillo o Maroni, perché sarebbe una guerra tra poveri, mentre il vero colpevole di questa storia e un anzianotto di nome Silvio Berlusconi che perde la testa per le ragazzine e, come una Vanna Marchi qualsiasi, racconta un sacco di stupidaggini ai funzionari dello Stato”.

SKY - Alla luce di tutti questi eventi, è possibile una crisi di Governo?
“La crisi è già una realtà. Ed è la ragione per la quale noi chiediamo di chiudere al più presto questa pagina indegna di un paese democratico e, come prima cosa, ritornare alle urne e fare in modo che nella prossima legislatura, anche grazie ad una nuova legge elettorale, in Parlamento possano andarci solo le persone liberamente scelte dagli elettori”.

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13 Novembre 2010

Addio mia bella rete libera

web_libero.jpg

Internet compie in questi giorni vent’anni, e per festeggiare la Rete, in Italia, al posto della candeline sulla torta arriva il primo bavaglio, le prime regole pensate per limitarne la libertà.

Diamo un addio alle web radio libere, che potevano trasmettere senza oneri burocratici, spese preventive e richieste d’autorizzazioni e pastoie varie. D’ora in poi chi vuole aprire una radio web dovrà fare una dichiarazione di inizio attività e pagare un costo di autorizzazione pari a 750 euro, che diventano 1.500 per le web tv lineari, quelle cioè con palinsesto.

È l’effetto di un provvedimento approvato ieri sera da Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), che deve trasformare in regolamento attuativo il decreto Romani sui servizi media audiovisivi. Nella stessa riunione, l’Autorità doveva stabilire anche una prima bozza di regole per potenziare la lotta alla pirateria (sempre sulla scorta del Romani), ma ha rinviato la discussione. Meno male: il testo su cui Agom si stava orientando ipotizzava misure di severità inaudita per oscurare siti e bloccare il peer to peer, lo scambio di file musicali e video.

Partiamo dalle regole sulle web radio e web tv lineari. La bozza di regolamento era ancora più pesante rispetto a quanto previsto da Agcom. Il costo per l’autorizzazione doveva infatti essere di 3mila euro e dopo aver presentato la dichiarazione d’inizio attività bisognava aspettare 60 giorni prima di iniziare a trasmettere, mentre la decisione di ieri consente di cominciare a trasmettere appena presentata la dichiarazione. La decisione sulle web tv con video on demand, che sono la maggioranza fra le migliaia di web tv italiane, è stata rinviata a lunedì, e vedremo se anche qui gli oneri saranno inferiori.

Queste regole, anche se alleggerite, segnano una svolta negativa. Finora tutti questi servizi potevano trasmettere in totale libertà, senza dover pagare un euro, senza dover affrontare le mille regole e regolette burocratiche che finiscono spesso per scoraggiare ogni iniziativa. Poi si sa come vanno le cose in questi casi. L’importante è fare il primo passo, invertire la rotta. Il resto viene da sé a valanga. Insomma il regime, nel momento della sua caduta, sta tentando di imbrigliare l'unico mezzo di informazione che non riesce a controllare: il web.

Lunedì Agcom riaprirà la discussione anche sulle regole antipirateria. C’è già un testo che, se verrà approvato, sarà poi sottoposto a consultazione pubblica. Per fortuna c’è stato questo rinvio, così l’Autorità avrà un po’ di tempo per pensarci meglio e noi potremmo organizzare una mobilitazione forte. Queste regole, infatti, sono più dure che in tutto il resto d’Europa e in tutto l’Occidente. Propongono di imporre l’oscuramento dei siti collegabili anche indirettamente alle attività di pirateria e di bloccare direttamente il traffico peer to peer, lo scambio libero e gratuito di files, tra gli utenti. E tutto questo basandosi solo su una segnalazione delle forze dell’ordine o dei detentori del diritto d’autore. Mentre oggi, giustamente, per oscurare un sito ci vuole la richiesta dell’autorità giudiziaria e il traffico peer to peer non lo si può bloccare in nessun modo.

Se fossero approvate, queste misure violerebbero le norme comunitarie europee, sarebbero contrarie alla Costituzione italiana e comunque contrasterebbero con il normale funzionamento di Internet. Io credo che il popolo della rete non accetterà questa stretta e che sarà necessario mettere in campo tutte le iniziative possibili per evitare queste regole che limitano la libertà di informazione. Il primo passo verso la censura è stato fatto e per difendere la libertà di Internet d’ora in poi sarà bene stare sempre con gli occhi molto ben aperti.

Scarica il pdf dell'articolo di Repubblica-Finanza

Leggi l'articolo di Wired

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12 Novembre 2010

Con Luigi, senza se e senza ma

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Oggi vi parlo di Luigi De Magistris, voglio fare una scelta di campo senza se e senza ma: sto dalla sua parte e da quella di Sonia Alfano. Lo dico con chiarezza a coloro che ci attaccano al di fuori del partito e a quelli che ci contrastano all’interno dell’Italia dei valori, senza capire che proprio in questo momento serve unità e compattezza. Dobbiamo fare come i tre moschettieri: “uno per tutti, tutti per uno”. Luigi è accusato per quello che ha fatto nella sua attività da magistrato, per spirito di vendetta e proprio noi, suoi compagni di partito, dobbiamo fare squadra e non possiamo andargli contro, magari per toglierci qualche sassolino dalla scarpa. Viene preso di mira per aver fatto una mega inchiesta, Why Not, senza produrre risultati. Ma non è assolutamente vero. I risultati non ci sono stati perché gli è stata tolta l’indagine prima che fosse conclusa. Pensate a me: se durante Mani Pulite, l’inchiesta fosse stata spezzettata in mille fascicoli e mandata in diverse procure d’Italia, il processo non sarebbe mai stato possibile, perché ci vuole una visione d’insieme e solo chi ricostruisce i fatti giorno dopo giorno, carta dopo carta, fascicolo dopo fascicolo, interrogatorio dopo interrogatorio, riesce a venirne a capo.
I reati contro la pubblica amministrazione non sono come le rapine, nelle quali si ha il corpo del reato, o gli omicidi, nei quali c’è il morto, perciò per una ricostruzione è necessario mettere insieme una serie di carte, fare controlli incrociati, raffronti. Ecco, a Luigi hanno impedito tutto questo con un ricorso, in parte di eccezione procedurale e in parte di delegittimazione e denigrazione. Gli è successo quello che è successo a me, che ho dovuto fermarmi nell’inchiesta per difendermi, soltanto perché stavo dando fastidio a troppe persone. Per aver fatto Mani Pulite ho subito 37 accuse. Allora vi chiedo: la colpa è di Luigi che non ha prodotto un risultato o di questo apparato che gliel’ha impedito? È stato rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio e si presenterà davanti ai magistrati a dare le sue motivazioni. Luigi ha più interesse di tutti noi a farsi processare, proprio per non lasciare nulla di intentato e soprattutto per non dar modo di dire che è stato avvantaggiato o trattato in modo differente da altri cittadini. Quel processo serve più a lui che a noi per ripristinare la verità.
Lasciamo che la magistratura faccia il suo dovere e non dividiamoci, dicendo che deve essere espulso dal partito perché sotto processo. Se avessimo applicato la regola asetticamente, senza alcun distinguo tra i vari casi, il partito non sarebbe nemmeno nato, perché l’ho fondato proprio quando contro di me si scagliavano le accuse più incredibili. Invece, mi sono difeso in tribunale e nel frattempo ho costruito una squadra per rispondere politicamente a chi vorrebbe applicare il principio craxiano “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Ricordiamoci che ci sono persone sottoposte a giudizio e condannate, mentre altre dopo il processo vengono assolte.
Io credo nell’innocenza di Luigi, credo che nei suoi confronti sia in atto una campagna denigratoria per fermare la sua attività politica, così come credo nelle sue battaglie in difesa della società civile. È una risorsa importante per l’Italia dei valori. Per questo invito tutti a rimanere uniti perché l’obiettivo ora è di liberare il Paese da Berlusconi.

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11 Novembre 2010

L'ultimo errore da fare è dividerci tra noi

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Abbiamo la possibilità di liberarci non solo di Berlusconi in quanto tale, ma del berlusconismo come progetto politico: l'individualismo fine a sè stesso, la furbizia, la strafottenza, tutto quello che serve per calpestare gli altri.
Finalmente c'è un nervo scoperto, finalmente quello che è il nostro obiettivo principale, estirpare questa deriva antidemocratica dal Paese, è possibile. Nel momento in cui si possono vincere le elezioni, l'ultimo errore che dobbiamo fare è dividerci tra di noi e spaccare la coalizione.


Incontro a Firenze: prepariamo il dopo Berlusconi

Oggi ho avuto un incontro con i cittadini di Firenze. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Luca Telese del Fatto quotidiano, Claudia Fusani de L’Unità e Giuseppe Mascambruno, direttore de La Nazione, ho ribadito la posizione mia e dell’Italia dei valori, sui molti temi politici attualmente sul tappeto. In primis la crisi ormai ineluttabile del Governo e le manovre intorno alla preda, ferita a morte dai suoi ex alleati.
Ho sottolineato che mai come in questo momento c'è la necessità che tutte le opposizioni e le persone di buona volontà, a cominciare da quelle che a parole lo hanno detto, come Futuro e libertà, votino una mozione di sfiducia a Berlusconi, perché lui non si dimetterà mai. L'unica ragione per cui fa il Presidente del Consiglio è per non farsi processare. E' chiaro quindi che di sua spontanea volontà non si arrenderà mai.
Noi dobbiamo sfiduciarlo e ridare al Paese un governo che si occupi dei problemi reali e non più dei processi del premier. Mi auguro che la montagna alla fine non partorisca il topolino, perché dopo tutto quello che Fini e i finiani hanno detto a Mirabello e in Umbria (tanto che sembravano essere militanti di lunga data dell'Italia dei Valori), non vorrei che bastasse dar loro qualche ministero in cambio del lodo Alfano e pure di un Berlusconi-bis. Sia chiaro questo esecutivo non va bene per quel che è, per quel che ha fatto e per quello che non fa per il Paese. Ora siamo alla prova del nove, e possiamo smascherare chi vuole solo approfittare della situazione per fare il doppio gioco: questa sarebbe una cosa da Prima Repubblica. Appena Berlusconi cade, voglio vedere quanti topi passeranno dalla nave che affonda a quella vincente, per non andare a votare. Più che topi li chiamerei sorci.
Io non dimentico che Fini viene da 15 anni di complicità con Berlusconi; non può aver scoperto solo adesso le malefatte del premier. Eppure abbiamo bisogno anche di lui per mandare a casa il Cavaliere. Dopo si aprirà una nuova fase: lui costruirà un nuovo Centrodestra, io il Centrosinistra riformista e di certo non sarò disposto ad allearmi con i conservatori.
Mi è stato chiesto del Governo tecnico. Sia chiaro: l’Idv non ne farà parte, ma lo appoggerà solo dall’esterno e per un tempo limitato di 90 giorni, necessari ad approvare la nuova legge elettorale.
Questo perché noi dell’Italia dei Valori non vogliamo entrare in un governo fasullo che pretende di avere il potere senza il consenso dei cittadini, anche perché rischieremmo di far passare Berlusconi per chi è stato usurpato; proprio lui che è il principale usurpatore. Ora è ferito, ma fra due anni la ferita si rimarginerà e si ripresenterà non come colui che ha rovinato l’Italia, ma come quello che la deve far risorgere e ci accuserà di essere stati noi ad aver fatto crollare Pompei. Dobbiamo quindi pensare ad un dopo Berlusconi perché la fine dei regimi si porta dietro dei macelli. Bisogna preparare una legislatura di transizione che sappia ridare fiducia nelle istituzioni. Voglio far parte della squadra che ricostruirà l’Italia, ma non ne sarò il leader perché rischierei di creare ancora divisioni tra berlusconini e dipietristi. Io non mi tirerò indietro, che ci sia Vendola, o Bersani, che è un uomo concreto ed è meglio di quel che appare.
L’importante è che il nuovo Governo affronti i problemi reali e si adoperi per uscire dalla crisi economica. Noi dell’Italia dei valori proporremo di individuare nuove risorse finanziarie, ritirando le nostre truppe dall’Afghanistan, e utilizzando il credito della Cassa Depositi e Prestiti (11 miliardi di euro) per sanare i debiti che lo Stato ha con le imprese che hanno realizzato opere pubbliche, così che queste possano fare nuovi investimenti e rimettere in moto l’economia.


Guarda la prima parte della conferenza di Firenze

Guarda la seconda parte della conferenza di Firenze

Guarda la terza parte della conferenza di Firenze

Guarda la quarta ed ultima parte della conferenza di Firenze

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Sfiducia al Governo: il PD si dia una mossa

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Di seguito vi propongo l’intervista che ho rilasciato a Daniele Riosa e pubblicata oggi su Affaritaliani.it. Tema, gli ultimi sviluppi politici, con il Pd che ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia al Governo, come noi dell’Italia dei Valori chiediamo da tempo, e la crisi di governo, che a me pare essere un gioco di Palazzo che non porterà a nulla.

Se Berlusconi dovesse cadere, sarebbe meglio un governo tecnico o andare a elezioni anticipate?
"Mi sto impegnando affinché gli altri partiti dell'opposizione, o quelli che il sabato e la domenica dicono che il governo Berlusconi non ha più le qualità tecniche e morali per stare al governo, lo sfiducino. La prima cosa da fare è questa. Fino a quando non si chiarisce chi fa il doppio gioco o chi fa sul serio è inutile parlarne. Ho l'impressione che si tratti di un gioco di Palazzo dove alla fine la montagna partorirà il topolino. Non vorrei che tutto questo bailamme che è stato fatto e il conseguente blocco delle attività istituzionale serva per una ridistribuzione dei posti di ministro all'interno del Centrodestra da parte di una forza politica che si sentiva sottorappresentata e che ha fatto tutto sto macello per avere qualche ministro in più".

Il Pd ha deciso di presentare una mozione di sfiducia...
"Il Pd finalmente ha annunciato che la presenterà: per adesso è una mera dichiarazioni di intenti, per presentarla bastano 63 firme. Con questo voglio dire che poteva già depositarla stamattina. Altrimenti si tratta di una copertura mediatica che lascia il tempo che trova"

Fli la voterebbe?
"Non lo so. So solo che noi dell'Idv non possiamo presentarla visto che abbiamo 24 parlamentari e ce ne vogliono 63. La cosa importante è presentarla perché dobbiamo snidare quelli di Futuro e libertà per vedere se fanno sul serio o se ci marciano".

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10 Novembre 2010

Le scorte usate per le escort

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Di seguito il testo integrale del mio intervento in aula

Noi dell'Italia dei Valori chiediamo al presidente del Consiglio di fare una cosa buona nelle ultime ore di fine regime: rivedere l'utilizzo della sua scorta e quello delle scorte in generale. Abbiamo appreso dalla lettura diretta di testimonianze di personale che dovrebbe difendere le più alte cariche dello Stato: “Basta! Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier, per fare le guardie a chi si occupa d'altro durante le ore di servizio, non ne possiamo più” Assistiamo ad un servizio di tassisti piuttosto che un servizio di assistenti alla sicurezza. Il quesito che noi poniamo è questo: carabinieri che sono stati addestrati per tutelare le personalità dello Stato, possono essere utilizzati per fare da autisti e badanti? Per questa ragione chiediamo che il Governo riveda il servizio di distribuzione delle scorte e di utilizzo delle stesse per fini istituzionali, piuttosto che per compiti che nulla hanno a che fare con quelli per cui sono stati istituiti.

Io non metto in dubbio che ci siano delle circolari che dispongano cosa deve fare il servizio di scorta. Il problema è che proprio quelle persone che fanno il servizio di scorta hanno riferito, testualmente: “Ci è capitato che il Presidente del Consiglio è venuto incontro a noi per dirci 'Beati voi che andate a casa a dormire invece a me tocca andare a trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l'ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza e ci ha fatto fare la danza del ventre. A fine serata riportiamo le personalità a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano mentre altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità che fanno il giro per riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi a Torre Velasca o in Corso Italia, l'ultima magari se la portano a casa e noi dobbiamo accompagnarle fino a sotto il portone.” Insomma, quello che noi chiediamo non è cosa fanno le scorte, ma cosa ci fanno il Presidente del Consiglio e gli amici suoi con le scorte, vogliamo sapere se è vero che alcune ragazze le porta direttamente Fede con la sua auto e altre scendono da quella di Lele Mora, e anche se Emilio Fede ha il suo servizio di scorta. Certo fra poco – grazie a Dio – ce ne liberiamo, ma non è che ogni volta dobbiamo aspettare di liberarci del Presidente del Consiglio per stabilire che le scorte sono fatte da persone che rischiano la vita, e non si devono vergognare. Non lo dico io: “La Polizia: ormai piantoniamo hotel e centri massaggi” “Lo sfogo della scorta: ormai dobbiamo fare la guardia alle escort del Premier”. Io credo che di tutto questo il ministro degli Interni debba riferire, acquisendo una relazione dal servizio scorte e aprendo una verifica interna per verificare l'abuso che si fa di questa funzione, non per dirci cosa dovrebbero fare loro. E ci mancherebbe, cosa dovrebbero fare: vietare che delle persone entrino a casa del premier? O forse è il Premier che deve stabilire che le persone che lo vanno a trovare devono andarci con i mezzi loro e non con i servizi di Stato.

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8 Novembre 2010

Videoappello a Bersani

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Caro Luigi hai sentito pure tu che ieri Fini ha detto che Berlusconi si deve dimettere? Ti rendi conto anche tu che forse è arrivato il momento di sfiduciarlo visto che lui non si dimetterà mai? Tu potresti replicare che non abbiamo i numeri per farlo. Ma è qui che casca l’asino. In questo momento, noi dobbiamo stanare Fini e non Berlusconi ma ci deve dimostrare se “ci fa o ci è”. L’unico modo per smascherarlo è chiedere a te, che hai i numeri sufficienti in Parlamento, di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Premier, basata sulle stesse motivazioni che sono venute fuori dal discorso di Fini a Bastia Umbra. Così metteremo alla prova Fini e vedremo se è disposto a votare la mozione oppure no. Cosi capiremo se vuole soltanto fare il furbo o meno.
Caro Luigi, noi dell’Italia dei Valori non abbiamo i parlamentari sufficienti per far passare questa mozione di sfiducia, ma l’abbiamo già depositata perché non vogliamo aspettare che il Paese muoia, mentre i politici se ne stanno chiusi nel bunker a rimpallarsi le responsabilità. Partiamo con un’iniziativa concreta, dimostrando di avere il coraggio di sfiduciare Berlusconi, di cambiare la legge elettorale e di andare alle urne.
Noi dell’Italia dei Valori non accetteremo che al governo ci vada il solito Casini che, senza il consenso dell’elettorato, pretende di governare. È ora di passare dalle parole ai fatti: è ora di finirla con il gioco degli equivoci. Ieri, nel suo sermone domenicale, Fini ha detto quello che noi dell’Italia dei Valori diciamo da sempre: ovvero che Berlusconi non ha titoli, non ha capacità, non ha volontà per governare nell’interesse degli italiani. Per questo siamo stati tacciati di essere populisti, giustizialisti, massimalisti. Oggi, invece, nessuno ha il coraggio di dire che quei contadini dalle scarpe larghe e dal cervello fino dell’IdV avevano capito da tempo come stavano le cose.
Allora andiamo alle elezioni, chiediamo agli elettori di scegliere chi mandare in Parlamento e chi a casa, ovviamente con una nuova legge elettorale. Prima, però, mettiamo Fini nelle condizioni di assumersi le sue responsabilità e di passare dalle parole ai fatti.

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7 Novembre 2010

LA DOMENICA DI FINI

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Anche questo fine settimana, come avviene da un po' di tempo a questa parte, abbiamo assistito alle esternazioni del Presidente della Camera, Fini, che la domenica si traveste da leader dell’opposizione e, alla stregua di noi dell’Italia dei Valori, denuncia la catastrofe politica, etica ed economica a cui ci sta portando l’attuale Governo Berlusconi, dimenticandosi, invece, che finora egli ne ha fatto parte.
Speriamo che domani, lunedì, non cambi di nuovo parere, rinnovando, ancora una volta, la fiducia al Governo Berlusconi, come finora ha sempre fatto. Dopo tutto quello che ha denunciato sulle anomalie e sulle inefficienze di questo esecutivo, se resta ancora un attimo nella coalizione, certifica solo di esserne un conclamato complice.
Gli chiediamo, allora, di essere coerente: si faccia promotore di una mozione di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi.
Noi dell'Italia dei Valori lo appoggeremo senza riserve. In alternativa, appoggi la nostra mozione di sfiducia, che abbiamo già presentato in Parlamento, e che attende di raggiungere il quorum di firme necessario per essere messo all’ordine del giorno.
A questo punto, però, è necessario che il partito dell’opposizione che ha autonomamente i numeri per farlo, e cioè il Pd, non stia più a temporeggiare e si faccia esso stesso promotore di una autonoma mozione di sfiducia, a cui noi di IdV pure garantiamo, sin d’ora, il nostro appoggio.
Tutto il resto è solo tatticismo o peggio chiacchiere della domenica.

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4 Novembre 2010

Rilanciamo il Paese

Oggi ho partecipato a Radio Anch’io, l’approfondimento radiofonico del GR1. Ho risposto alle domande degli altri ospiti e di alcuni cittadini in collegamento telefonico, trattando diversi argomenti d’attualità.
Qui di seguito un estratto del mio intervento.

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Contro Fini. Ho sempre contestato la politica del doppio binario di Fini e dei finiani o meglio, la politica di chi fa opposizione il sabato e la domenica in qualche convention e poi il lunedì e il martedì riconferma la fiducia a questo governo, sulle stesse materie sulle quali aveva proclamato il dissenso. Penso che Futuro e Libertà tenti di cuocere a fuoco lento Berlusconi per esclusivo interesse di partito, senza pensare ai bisogni degli italiani che vogliono un governo e un Parlamento che affrontino seriamente la crisi economica, i problemi di occupazione, la pressione fiscale crescente e che si occupino di energie rinnovabili. I famosi cinque punti del programma della maggioranza sono solo spot mediatici. Sono settimane che il Parlamento è bloccato occupandosi del nulla, eccetto le autorizzazioni a procedere verso qualche parlamentare del Pdl che, tra l’altro, la maggioranza nega sempre.

Crisi economica. Io contesto al governo Berlusconi soprattutto la sua totale assenza. Lo stesso Sole 24 Ore di ieri ha sottolineato che per il 2010 e il 2011 ci saranno il 20 per cento in meno di commesse per le infrastrutture, che l’attività imprenditoriale, gli appalti, le forniture, sono totalmente ferme. Noi proponiamo di varare un provvedimento che consenta alla Cassa depositi e prestiti, che prende i soldi dagli imprenditori e dai cittadini, di anticipare i pagamenti dovuti alle imprese dalla Pubblica amministrazione. La Cdp dispone di 10 miliardi di euro che potrebbero essere anticipati, salvo avere il diritto di rivalsa, per sanare i debiti della Pubblica amministrazione, circa 6 miliardi, con le aziende appaltatrici. Questo
provvedimento aiuterebbe molte imprese in crisi che hanno dato un servizio allo Stato e non sono ancora state pagate.

Governo di transizione. Qualora dovesse cadere il governo Berlusconi, noi dell’Italia dei Valori noi ci opporremmo ad un esecutivo tecnico che possa “vivacchiare” per i prossimi tre anni senza il consenso dei
cittadini. Sarebbe una furbata da Prima Repubblica. Non mi accoderò mai a chi, con la scusa di un governo tecnico, vuole stare al potere senza essere stato scelto dai cittadini. La mia proposta è che si faccia la legge elettorale subito. Non è mica una legge di iniziativa parlamentare? Perché dobbiamo aspettare che cada Berlusconi? Il presidente della Camera metta all’ordine del giorno la modifica della legge elettorale e si proceda alla votazione. Se Berlusconi fosse sfiduciato, noi dell’Italia dei Valori daremmo una chance al governo tecnico soltanto a due condizioni: 90 giorni di tempo e solo per cambiare la legge elettorale, finito questo periodo revocheremmo la fiducia. Non mi vedrete mai ministro in questo esecutivo tecnico, l’appoggio dell’Italia dei Valori sarà esterno.

L’alternativa di governo. Non ho mai pensato di fare il leader del centrosinistra. Finita l’esperienza di Berlusconi, e ormai si vede che siamo alla fine dell’Impero, il Paese ha bisogno di serenità governativa. Potrei essere un buon giocatore di squadra, come ho dimostrato facendo il ministro delle Infrastrutture, ma non farei il leader. Rischierei di creare una spaccatura tra una parte del Paese che sarebbe favorevole alla mia candidatura e quella parte che è contro di me, tra i dipietristi e gli antidipietristi. È arrivato, invece, il momento che coloro che come me sono stati al fronte per tanto tempo al fronte si mettano nelle retrovie. Io ho sempre creduto e mi sono sempre battuto affinché la legge fosse uguale per tutti, c’è chi lo vuole chiamare giustizialismo, dandogli un’accezione negativa, ma è solo una battaglia per la difesa degli onesti, della legalità e di chi paga tutte le tasse fino all’ultima. Io amo chiamarla legalità, rispetto della Costituzione e, in nome di questi principi, continuo a dire che chi si macchia di reati non può e non deve sedere in Parlamento.

Aiuto alle imprese. Tra le prime cose che il prossimo governo dovrà fare, c’è l’aiuto alle imprese per metterle in condizione di ripartire. Se le imprese colluse devono essere isolate, quelle che agiscono legalmente devono poter lavorare bene, con uno snellimento delle procedure burocratiche. Non devono essere costrette a trasferirsi in Paesi come la Slovenia, dove hanno in 24 ore quello che da noi si ottiene in 24 mesi.

Andiamo a votare. Io sono convinto che un’opposizione seria che vuole adoperarsi per un’alternativa governativa debba preoccuparsi dei problemi dell’Italia. C’è una parte della maggioranza, quella che fa
capo a Fini, che di fatto ha già certificato il collasso di questa legislatura. Perché allora anziché continuare questo teatrino non si sfiducia Berlusconi e si va alle urne? Mi rivolgo direttamente a Fini: “Non continuare a recitare come se fossi un esponente dell’Italia dei Valori la domenica, quando poi il lunedì fai il fidanzatino di Berlusconi”.

Sicurezza ed escort. Quello della sicurezza è un problema molto sentito nel nostro Paese, per questo è inammissibile che i carabinieri destinati alla scorta del premier debbano perdere tempo ad accompagnare le escort ai festini, come da loro stessi denunciato ieri. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo presentato una serie di mozioni affinché ci sia una rivisitazione complessiva dell’utilizzo delle scorte e dell’impiego di ufficiali di pubblica sicurezza per svolgere mansioni che non sono proprie all’Arma.

Obama come modello. Onore a Obama che non ha accusato la stampa o i complotti vari come cause della sconfitta, ma ha detto con correttezza: “Ho perso”. Noi ci riconosciamo nelle campagne portate
avanti dal presidente degli Stati Uniti a favore di una sanità uguale per tutti, di una trasparenza dei mercati, di un rilancio della solidarietà nel Paese. Ci auguriamo, perciò, che possa vincere la sua battaglia.

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3 Novembre 2010

Interrogazione IDV: la scorta non faccia da autista alle escort di Berlusconi

escort_scorta.jpg

Voglio farmi portavoce dell’appello accorato dei carabinieri della scorta di Silvio Berlusconi e lo faccio per difendere le istituzioni e l’Arma, quell’organo che è stato onorato da tanti carabinieri caduti mentre erano in servizio per lo Stato.
Sono gli stessi carabinieri che oggi sono costretti a fare da autisti alle escort e alle “poco di buono” che vanno a trovare il presidente del Consiglio.

Voglio leggere testualmente cosa hanno dichiarato alcuni militari dell'Arma che si occupano della sicurezza del premier e delle sue case, persone che rischiano ogni giorno la vita per proteggere noi cittadini. Dice uno di loro: “Non ne possiamo più, non siamo diventati carabinieri per scortare le escort di Berlusconi, ci fanno fare i tassisti durante i festini. Per questo, dopo essere stati zitti e obbedienti per tanto tempo, anche a rischio di perdere il nostro posto di lavoro, vogliamo far sentire la nostra voce. Ogni fine settimana, dal venerdì al lunedì, si moltiplicano le persone che arrivano nella villa di Berlusconi e noi dobbiamo aspettarli fuori finché finiscono i festeggiamenti.

Molti arrivano con auto a noleggio, alcuni con vetture private con conducente, altri ancora in pullman da 10-15 posti, insomma c’è un via vai di persone che partecipano a questi festini”.

Io credo che il premier possa fare quel che vuole in casa sua, ma l’idea che, come dichiara lo stesso carabiniere in un’intervista rilasciata oggi a ‘Il fatto Quotidiano’, persone che dovrebbero lavorare per la sicurezza dello Stato siano costrette ad accompagnare e riaccompagnare gli invitati e le ragazze dalla sua villa ai residence milanesi a Torre Velasca, è umiliante. Così com’è imbarazzante veder scendere da un ascensore un signore di una certa età con una ragazzina.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Lui che dice di tenere tanto all’Arma, come può permettere che difensori dello Stato vengano usati per fare da autisti, da guardia spalla a signorine “utilizzate” per il divertimento dei potenti, tra i quali, in primis, Silvio Berlusconi? Questa è la mia opinione da cittadino, da esponente dell’opposizione, ma anche da persona che da tanti anni, per motivi di sicurezza, usufruisce della scorta. È una cosa insopportabile, non degna di questo Paese. Per questo motivo, dico che l’Italia non merita Berlusconi e Berlusconi non è degno di fare il presidente del Consiglio.

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2 Novembre 2010

Serve pensare ad un’Italia diversa, insieme

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Tra i commenti che lasciate sul mio blog e sulla mia pagina facebook, leggo spesso la richiesta, fatta a gran voce, di una nuova legge elettorale.

E’ una istanza molto importante in quanto, con le attuali norme, si nega ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente coloro che li rappresenteranno in Parlamento.

Questo sistema, infatti, è un guscio vuoto di democrazia. Può una legge elettorale consegnare alle segreterie di partito il diritto di scelta che, invece, spetterebbe ai cittadini? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro, e lo abbiamo denunciato più volte, chi siede in Parlamento non risponde più al Paese, ma è un burattino nelle mani di colui che lo ha ‘scelto’.

E’ chiaro che in questa legislatura ci siamo dovuti confrontare con una maggioranza formata da dipendenti di Berlusconi e non con i rappresentanti del popolo. In tali condizioni, infatti, nessuno osa contraddire il capo per il timore di non essere ricandidato e nessuno ha il coraggio di staccare la spina visto che l’attuale sistema elettorale mette a rischio la poltrona.

In questo momento in Italia ci sono tre milioni di elettori che non vanno più a votare. L’astensionismo è la cartina di tornasole di una politica autoreferenziale che allontana sempre di più i cittadini dalle istituzioni. La verità è una: non votare significa rinunciare a un proprio diritto e accettare supinamente le scelte che altri faranno nel segreto delle urne.

E’ chiaro che tra gli scandali, i privilegi e le mancate promesse, non c’è da sorprendersi per lo stato delle cose, per la sfiducia degli italiani nei confronti di una politica corrotta e al servizio degli interessi della casta.

Per questo, oltre al cambio della legge elettorale, proporrò a tutte le forze politiche di far diventare legge le tre regole, contenute già in un ddl dell’IdV e presentato in Parlamento, secondo cui: i condannati non possono essere candidati; i rinviati a giudizio non devono assumere incarichi di governo, né a livello centrale né a livello locale; gli imprenditori che si sono macchiati di reati nei confronti della pubblica amministrazione non devono più partecipare alle gare di appalto pubbliche.

Queste sono le nostre priorità insieme ad una legge che elimina definitivamente quel conflitto d’interesse che pesa come un macigno sulla nostra democrazia: vogliamo che ci sia una reale inversione di tendenza restituendo la res publica ai cittadini. Vi chiedo di aiutarmi, impegnandovi a diffondere l’idea che un’alternativa è possibile, insieme a noi.

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1 Novembre 2010

Le parole sono pietre

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Mio padre, da buon contadino, mi ha sempre insegnato che le parole, se non sono seguite dai fatti, non valgono nulla. Che ci faccio io di un bracciante che mi promette di raccogliere le mele se a fine serata non ho i cesti pieni da portare al mercato la mattina dopo?

Dico questo perchè sono passati più di due mesi da quando Gianfranco Fini, a Mirabello, si è scatenato contro i “tagli lineari indiscriminati” fatti da Berlusconi ed ha sollevato la questione morale. Poi, non contento, ha chiesto il rispetto della Costituzione e delle istituzioni dello Stato e infine, sul garantismo, ha spiegato che "mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità permanente". Tante voci si sono levate per sottolineare la rottura e la nuova scelta di campo del Presidente della Camera. Più prosaicamente io avevo chiesto che alle parole seguissero poi fatti concreti.

Non mi sbagliavo. Perchè in questi mesi tante parole sono state ancora spese da Fini, ma di azioni coerenti con quanto detto, niente.

I finiani hanno votato il Lodo Alfano retroattivo per Berlusconi, hanno espresso voto contrario all'autorizzazione a procedere per l'ex ministro del Pdl Pietro Lunardi, hanno sostenuto tutti i provvedimenti di Gelmini e Tremonti con i tagli alla scuola pubblica e all'Università, hanno sostenuto Berlusconi nella demolizione di ogni regola del diritto, nelle iniziative contro la libertà d’informazione e per la censura della Rete e nelle sue esternazioni volte a limitare l’indipendenza della Magistratura.

Anche ieri Fini ha proseguito nella sua enunciazione di principi, pure condivisibili, al punto che, a volte, si ha il dubbio che li abbia copiati dal programma dell'Italia dei Valori.

C'è ancora chi gli crede? Visto che siamo al capolinea della democrazia, credo che sia necessario consentire a chi vuole scendere di poterlo fare. E l'occasione, l'ultima ormai, Fini ed i finiani l'avranno alla riapertura del Parlamento, quando nel prossimo question time, sollecitato dall'Italia dei Valori, interpelleremo il ministro dell’Interno Maroni in merito alla telefonata arrivata alla questura di Milano da parte di Palazzo Chigi con riferimento alla ragazza minorenne Ruby. Vogliamo sapere se vi sia stato da parte del presidente del Consiglio, o di persone da lui incaricate, un vero e proprio abuso della sua funzione governativa, aggravato dall’aver fornito alla Questura false informazioni circa le generalità della ragazza stessa.
Se le risposte non ci convinceranno, presenteremo una mozione di sfiducia nei confronti di Berlusconi. Per farlo avremo bisogno della firma di altri parlamentari: in quest'occasione peseremo le parole pronunciate anche ieri da Fini. Se lui ed il suo gruppo si tireranno indietro, dimostreranno, ancora una volta, la loro incoerenza.

Se invece ci sarà la sfiducia, l'Italia dei Valori, dopo la caduta di Berlusconi, darà la disponibilità ad un eventuale governo tecnico, che abbia come primo e unico obiettivo quello di ridare la parola ai cittadini con una nuova legge elettorale. Insomma, l’importante è che il nuovo esecutivo non sia la solita furbata da prima Repubblica.

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29 Ottobre 2010

Berlusconi malato e senza controllo

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Non possiamo continuare ad affidare il Paese ad un personaggio degno solo di stare in un’osteria e non a palazzo Chigi.
Per questo il governo deve dare chiarimenti sul caso Ruby. Durante il prossimo question time alla Camera, infatti, chiederemo all’esecutivo quello che tutti gli italiani si stanno domandando, ossia se il presidente del Consiglio abbia veramente abusato della sua posizione governativa, telefonando alla Questura e se abbia dichiarato il falso in favore della ragazza. In base alla risposta, decideremo se presentare una mozione di sfiducia nei confronti del capo del governo.