Politica

3 Luglio 2009

DIMETTETEVI VII: giu' la maschera

francesco-amirante.jpg

Nell'attesa delle azioni legali del giudice della Consulta Paolo Maria Napolitano, che mi auguro ci siano davvero e non siano solo chiacchiere, non mi resta che commentare l'inadeguatezza a ricoprire il ruolo di giudici costituzionali di Mazzella e Napolitano. Ora pero' guardiamo la luna distogliendoci dal dito.

Il Capo dello Stato non si pronuncia, anzi, si pronuncia zittendo chi gli chiede di dissociarsi ed invitare i due “amici per la pelle” a dimettersi o quanto meno ad astenersi il 6 ottobre, giorno in cui, lo ricordo, la Consulta è chiamata a valutare la costituzionalità del lodo Alfano.

Mazzella risponde picche, scrive all’amico piduista Silvio Berlusconi, e tra una protesta e un’indignazione, comunque, non si schioda, anzi, fa sapere che non si asterrà il 6 ottobre. E il giudice Napolitano? Anche lui risponde picche, anche lui non si schioda, e anche lui dichiara che non si asterrà il 6 ottobre, ma per distinguersi dal collega oggi scrive a De Bortoli lamentando un “attacco furibondo”.

Il presidente della Corte, Amirante, con fare conciliante, invita ad abbassare i toni ma, nei fatti, lascia al loro posto i due giudici e decide di non escluderli il 6 ottobre dal giudizio di costituzionalità della legge 128.

Dunque, mentre è in corso una campagna mediatica per costringere i cittadini a guardare il dito, distolgono l’attenzione dai fatti, la luna. E la luna è chiara in questa notte della democrazia, sul lodo Alfano hanno già deciso ma, per ottenere la certezza della costituzionalità del lodo, quei due “amici per la pelle” sono indispensabili.

Tuo nome:Tua mail:
A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
CC: Repubblica.it, Corriere.it
Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

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2 Luglio 2009

DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata

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Il Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni dopo quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l’autonomia dell’istituzione che rappresenta.
Ricordo, al Presidente Amirante, che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio.
Quello che chiediamo ad Amirante è di farsi garante della terzietà, dell’indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale.
L’incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove.
La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine, un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello d’allarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta.
Ricordo a Mazzella quanto gli studenti di giurisprudenza apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al ministro della Giustizia, che quella legge "ad personam" aveva promosso ed ordito.
Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull’autonomia della Consulta e sulla decisione che la Corte stessa dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, è l’unico beneficiario.

flash2.jpg "Segui il G8 su Idvstaff di Twitter"
Durante il G8 dell’8,9 e 10 luglio utilizzerò Twitter per tenervi aggiornati, in tempo reale, sugli eventi di L’Aquila. Non si sa mai, affidare il resoconto di quei giorni alle 6 reti del Presidente del Consiglio non offrirebbe un quadro veritiero ed esaustivo degli eventi. Potrete seguirmi accedendo in Twitter dopo esservi registrati aggiungendo l’account Idvstaff tra quelli da seguire. In alternativa, basterà accedere all’home page del blog, tra l’8 ed il 10 luglio, per vedrete pubblicate le notizie flash della giornata.
Antonio Di Pietro
Tuo nome:Tua mail:
A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
CC: Repubblica.it, Corriere.it
Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

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1 Luglio 2009

DIMETTETEVI V: cena carbonara

cenacarbonara.jpg

Pubblico il mio intervento alla Camera su quella che ho definito "cena carbonara" a cui hanno partecipato due giudici della Consulta, Mazzella e Napolitano, un corruttore ma improcessabile per il lodo, Silvio Berlusconi, il firmatario del lodo, Angelino Alfano, un sottosegretario, Gianni Letta, ed il presidente della commissione Affari Costituzionali al Senato, Carlo Vizzini. Commensali ben assortiti che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, vuol venderci come grandi amici che han parlato di tutto fuorchè del lodo.

Gli italiani si stanno svegliando, signori del governo, e vi chiederanno il conto di quanto avete "mangiato".

Alfano, Mazzella e Napolitano abbiano la decenza di dimettersi.

QUESITO

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia - anche se non c'è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l'impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

RISPOSTA

Elio Vito: Signor Presidente, per la correttezza e il rispetto profondo che il Governo nutre nei confronti del Parlamento, naturalmente farò riferimento al testo scritto e presentato dall'onorevole Di Pietro e dagli altri deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e non risponderò alle affermazioni che sono state rese poco fa in Aula.
Gli onorevoli interroganti, riprendendo un articolo del settimanale L'Espresso, chiedono di sapere di un incontro presso l'abitazione privata del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella dove, nello scorso mese di maggio - a dire degli interroganti e dell'articolo citato - si sarebbe svolta, testualmente, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzati riunioni organizzate dal Governo Berlusconi».
L'articolo citato, secondo quanto ripreso ed evidenziato dagli interroganti, nella parte relativa a quello che sarebbe stato il contenuto della riunione organizzata dal Governo Berlusconi, fa poi frequenti e generici riferimenti ad espressioni del tipo «più fonti concordano», «sembra» e a interlocuzioni che, nello stesso testo in esame, riportano mere congetture ed ipotesi disparate.
In ordine a quello che nel testo viene indicato - come ho detto - come un fatto certo, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni organizzate dal Governo Berlusconi» va subito chiarito, onorevole Di Pietro, che il Governo Berlusconi, che mi onoro in questa sede di rappresentare, non ha organizzato presso l'abitazione del giudice Mazzella alcuna riunione. Molte settimane prima del mese di maggio di quest'anno, il Presidente Silvio Berlusconi, unitamente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dottor Gianni Letta, al Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano, al senatore Carlo Vizzini e al giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e alle loro rispettive consorti (molto prima, quindi, delle date da lei indicate, molte settimane prima del mese di maggio) riceveva un invito ad una cena organizzata presso la propria abitazione dal giudice costituzionale professor Luigi Mazzella. Tale incontro conviviale, che è naturale conseguenza di un rapporto di conoscenza e stima risalente nel tempo (peraltro riconosciuto nello stesso articolo citato dagli interroganti), che lega il padrone di casa e i suoi ospiti, si è svolto nella prima metà del mese di maggio.
L'incontro dunque ha avuto luogo, onorevole Di Pietro, in ogni caso rispetto alle congetture e alle ipotesi disparate citate, in un'epoca antecedente al 26 giugno scorso, giorno nel quale il presidente della Corte costituzionale ha fissato per il prossimo 6 ottobre la data di inizio della discussione sul lodo Alfano ed ha indicato nel giudice Gallo il relatore della medesima discussione. Se permette, signor Presidente, vista anche la delicatezza del tema, la trattengo per pochi secondi ancora.
Per quanto concerne quello che tra i «sembra» e i «si dice» sarebbe stato il contenuto della discussione della serata, è appena il caso di osservare che l'incontro non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l'agenda della Corte costituzionale, né ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione, la cui iniziativa - come si spera gli onorevoli interroganti sappiano bene - appartiene esclusivamente al Parlamento, su impulso anche del Governo, organo al quale è conferito dalla legge costituzionale e al popolo, essendo invece competenza della Corte giudicare delle eventuali controversie. Concludo tranquillizzando gli onorevoli interroganti, dicendo che le iniziative del Governo sul piano legislativo in materia di giustizia saranno rispondenti al programma presentato di fronte al corpo elettorale e che da esso hanno ricevuto il pubblico consenso.

REPLICA

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, la risposta è insoddisfacente e inaccettabile, e lei consentirà anche a me qualche secondo in più, come ha consentito al rappresentante del Governo.
La Corte costituzionale - ricordo a me stesso - è un organo costituzionale talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze, né da parte del Governo, né da parte di altri organi costituzionali. A maggio dell'anno scorso già c'era il lodo Alfano e già c'erano le richieste dei giudici di Milano e di Roma di valutare la costituzionalità della legge.
Un Ministro della giustizia che si fa promotore, insieme al Presidente del Consiglio - lui inquisito nei processi che riguardano proprio i fatti per cui deve giudicare il giudice della Corte costituzionale -, di un incontro, mina la credibilità della Corte stessa. Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati, voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
A noi non resta perciò che ribadire: primo, la sfiducia totale a questo Governo; secondo, la deplorazione di questi comportamenti; terzo, la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia, perché lei per il ruolo e la funzione che svolge non doveva permettere, non dover accettare, non doveva farsi promotore di una riunione in cui si discute di quella legge da parte di quei giudici che mettono in discussione la legge di cui lei si è fatto promotore. A noi non rimane altro, pertanto, che ribadire l'impegno, come Italia dei Valori, del referendum e della validità di quel referendum affinché le firme già raccolte, quel milione di firme, si trasformino poi in un referendum che cancelli quella legge truffa di cui lei, Ministro Alfano, e lei, Presidente del Consiglio, vi siete fatti promotori. Oggi avete anche infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

flash2.jpg "Danza macabra"
danzamacabra.jpg

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A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
CC: Repubblica.it, Corriere.it
Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

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30 Giugno 2009

Bavaglio alla Rete: chiusura del cerchio

bavagliowikipedia.jpg

Esprimo solidarieta' ai familiari delle vittime della tragedia di Viareggio. Prima di commentare l'accaduto voglio aspettare gli accertamenti sulle cause dell’incidente. Se dovesse confermarsi il cedimento strutturale bisogna entrare nel merito della gestione Trenitalia delle Ferrovie dello Stato commissariando i budget per il rinnovo delle linee ferroviarie e delle manutenzioni dei mezzi. I fatti evidenziano una deriva del fenomeno incidenti, è di soli otto giorni fa’ il deragliamento di un altro treno merci, nei pressi di Prato, che ha paralizzato i collegamenti della penisola.

Intervengo ora, con questo video, sull’ennesimo attacco alla Rete e al diritto all’informazione dei cittadini. Questa volta l’indecenza è del partito dei fucili scarichi, e reca la firma della deputata Carolina Lussana. Mentre il suo collega Alfano mette il bavaglio alla pubblicazione delle intercettazioni durante il processo, lei, per chiudere il cerchio, ha pensato bene di sbianchettare, dalla Rete informazioni, immagini e dati riguardanti i trascorsi giudiziari dei propri colleghi. Per dirla breve, addio su Wikipedia a dettagli importanti di molti personaggi pubblici! Ma dove sono finiti i leghisti di una volta?

Testo dell'intervento

Attenzione amici della Rete, un'altra “legge porcata” è in arrivo. Questa volta, a proporla, è l'On. Lussana della Lega. Lo chiamano “diritto all'oblio”, vale a dire che, se ci sono dei parlamentari, e chissà perché proprio loro, che vengono condannati, dopo un certo numero di anni bisogna cancellare dalla Rete e dall'informazione le loro condanne, perché vi sarebbe il diritto secondo cui il condannato non possa essere ritenuto tale a distanza di anni. E' un assurdità, è un bavaglio all'informazione. E' bene sempre sapere chi ha commesso dei reati, e se è stato condannato. E' una proposta che, evidentemente, serve a qualcuno del Palazzo per nascondere ai cittadini ciò che ha commesso per potersi riciclare, magari cambiando sigla e partito, ma con la stessa faccia. Vogliamo un Palazzo con facce diverse, pulite, e quindi vogliamo che, di questi dati, ne resti traccia, soprattutto in Rete. Specialmente, se l''informazione “normale”, quella del servizio pubblico, quella “minzoliniana”, non vi racconta degli uomini di Palazzo intenti a fare gli affari propri piuttosto che gli interessi dei cittadini. Vigilate, vigilate cittadini della Rete.



flash2.jpg "DIMETTETEVI IV: MESSAGGIO DEL SILENZIO"
Domani, mercoledì 1 luglio, presenterò un’interrogazione parlamentare, che trasmetterò alle 15:00 in diretta streaming dal blog, sulla vergognosa cena tra i giudici della Consulta e un corruttore alla Presidenza del Consiglio.
Il Presidente della Repubblica non ha dato seguito al mio appello di ieri in cui lo invitavo a chiedere le dimissioni dei giudici Mazzella e Napolitano. Sottovalutare la gravità di questa cena, e non prendere provvedimenti, apre al dubbio sul fatto che il lodo Alfano, tutto sommato, può tornare utile non solo a Silvio Berlusconi. Per non parlare del messaggio lanciato da questo silenzio ai colleghi dei due giudici, silenzio che viene interpretato come una condivisione, da parte delle istituzioni, di quanto accaduto.
E allora giù la maschera, non aspettiamo il 6 ottobre.

Leggi anche DIMETTETEVI I, II, III

Antonio Di Pietro

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A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
CC: Repubblica.it, Corriere.it
Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

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29 Giugno 2009

DIMETTETEVI III: nessuna polemica, solo fatti

grandeabbuffata.jpg

Quella cena di maggio, a casa del giudice della Consulta Mazzella, non è polemica: è un fatto.

Che a quella cena ci fossero, oltre ad un altro giudice della Consulta, anche Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Angelino Alfano e Carlo Vizzini, non è polemica: è un fatto. Che, il 6 di ottobre, la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità del Lodo Alfano, non è polemica: è un fatto.

Posso accogliere l’appello di poco fa del Presidente della Repubblica a sospendere le polemiche in occasione del G8 a patto che voglia pronunciarsi su un fatto: la vergognosa cena di maggio tra sei uomini delle istituzioni in conflitto di interessi.

Allego, per i lettori, alcune righe sulla biografia dei due giudici prese da Wikipedia, dettagli che lei, signor Presidente della Repubblica, conoscerà benissimo, e le chiedo:
"come pensa si esprimeranno, dopo le pressioni legate, ma negate, a quella cena, i due commensali quando il 6 ottobre decideranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano?"

Non voglio una risposta, o rischiamo la polemica, solo un fatto: le loro dimissioni.

Da Wikipedia

Luigi Mazzella: dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004 è stato Ministro della funzione pubblica nel Governo Berlusconi II. Eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento il 15 giugno 2005.

Paolo Maria Napolitano: chiamato come componente del gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini all'inizio del I Governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003. Proseguì il rapporto con il Vice Presidente Fini, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell'ufficio legislativo.

Leggi anche DIMETTETEVI I, II

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A: Francesco Amirante, Presidente Corte Costituzionale
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Oggetto: Cena vergognosa: si dimettano
Testo:
"La invito a chiedere le dimissioni dalla Consulta dei giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella per salvaguardare la credibilita' dell'istituzione che rappresentano, ed il giudizio che la Corte e' chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalita' del Lodo Alfano."

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24 Giugno 2009

I nuovi Ponzio Pilato

ponziopilato.jpg

E' passato un anno di governo Berlusconi. Sono state fatte le elezioni europee e le amministrative. Ora possiamo trarre una prima conclusione: e' stato un anno terribile!

Un anno terribile sul piano dell'economia, della giustizia, dell'informazione, dell'occupazione e del lavoro, sul piano della trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione.

Un anno terribile perche' questo governo e questa sua maggioranza parlamentare asservita, stanno pensando solo a emanare provvedimenti che servono a loro stessi, alla loro casta, tenendo come riferimento quel progetto di "rinascita" piduista.

"Noi ci prendiamo tutto  e, quindi, utilizziamo le strutture statali per fini personali", anzi, "utilizziamo pure gli aerei di Stato, i Top gun di Stato, per portare nani, ballerine e menestrelli in residenze private per i nostri godimenti".

Insisto: L'italia dei Valori non vuol mettere "l'occhio nel buco della serratura" della camera da letto del presidente del Consiglio. Il problema, proseguendo la metafora, e' che non si tratta della camera da letto del presidente del Consiglio, ma della "sala da pranzo e della  cucina" di tutti gli italiani, che, per lo piu', sono rimasti con il "frigorifero vuoto". Perche' questo Parlamento, dal quale io sto parlando, ancora oggi, alla Camera e al Senato, si sta occupando delle intercettazioni telefoniche, del testamento biologico, del "sesso degli angeli" e bavagli, ma non di economia e di lavoro.

E' questa la ragione per cui noi abbiamo chiesto la sfiducia di questo Presidente del Consiglio. Perche' ci sta ridicolizzando agli occhi del mondo, perche' sta impoverendo l'economia reale del Paese, perche' sta creando una giustizia a doppio binario: zero tolleranza per i comuni cittadini e tolleranza senza limiti per i potenti di Stato.

Il direttore del Tg1, Minzolini, e' una persona che io conosco bene perche' l'ho gia' querelata tre volte. La cause che ha perso non sono state pagate da lui, ma se le e' fatte pagare dalla Mondadori di Berlusconi! Oggi, Minzolini, e' direttore del Tg1.

Prima ci liberiamo di questo governo e meglio e'! Anche con riferimento a questa squallida legge, che stanno per emanare e che chiamano "legge sulle intercettazioni", quando in realta' e' una legge bavaglio all'informazione, e' stata pensata affinche' voi non possiate sapere piu' niente. Solo attraverso la Rete, fin quando sara' libera, potremo parlare liberamente. Le televisioni nazionali ufficiali non potranno neanche piu' farvi sapere le malefatte che combina questa casta politica. D'ora in poi, con la scusa delle intercettazioni, nessuno potra' piu' far passare le notizie sui giornali.

E come dovremmo liberarci da questa zavorra al governo? Con il voto di sfiducia. Lo sapete che per discutere in Parlamento il voto di sfiducia bisogna avere 63 firme? Solo l'iItalia dei Valori ha firmato, nessuno dell'opposizione lo ha fatto. Questi pavidi! Queste persone senza coraggio! Questi "Ponzio Pilato" che non hanno il coraggio di denunciare con i fatti, oltre che a parole, come stanno le cose. Ci dicono "ma non raggiungete la maggioranza dei parlamentari per votare la sfiducia". Ma da qualche parte bisognera' pur cominciare a parlarne, così l'opinione pubblica viene almeno a conoscenza di ciò che sta accadendo.

Ecco perche' noi dell'Italia dei Valori - e concludo - oltre al voto di sfiducia, ci accingiamo anche a raccogliere le firme per il referendum su questa "legge bavaglio" all'informazione. Perche' e' l'unico modo per parlare ad almeno un milione di cittadini che sottoscriveranno con noi questo referendum. Sara' un modo per parlarne, nelle citta', nelle piazze, un modo per far conoscere l'altra verita', rispetto a quella ufficiale e menzognera. Fate una scelta: o ci date forza per poter essere voce della liberta' in questo Paese o il regime ci travolgera' tutti.

Leggi anche:
- Mozione di sfiducia
- Tutti insieme appassionatamente, contro la mozione Idv

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23 Giugno 2009

'Non sta bene': è vero

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L’intervista rilasciata al Sunday Times dalla signora Patrizia D’Addario lede gravemente la dignità del nostro paese e delegittima una figura chiave delle istituzioni: il Presidente del Consiglio.
Non è più possibile andare oltre, e ritengo, pertanto, che la mozione di sfiducia, presentata in occasione della condanna dell’avvocato David Mills, abbia ulteriori motivi per essere ripresa seriamente in considerazione.
Chiedo un atto di orgoglio, e senso delle istituzioni, anche alla maggioranza. Il desiderio di mantenere uno scranno in Parlamento, nel timore di non essere rieletti, è rimasta l’unica spiegazione plausibile nel negare l’evidenza di un Premier impresentabile.
Il Pdl dimostri di essere un partito, e non un gruppo di prezzolati alla corte del Re.

Aveva ragione la signora Lario nell’affermare che suo marito “non sta bene”.

Il paese ha bisogno, in una congiuntura sociale ed economica complessa, di un uomo forte, concentrato sul governo del paese, che sappia ridisegnare equilibri sociali ed internazionali, ed invece si ritrova con un ricattato, un clown e un erotomane nel senso improprio del termine.

Qui non si tratta più di distinguo tra pubblico e privato "alla Minzolini" ma di una colossale, raccapricciante indecenza dei fatti che, anche se forse privi di conseguenze giuridiche, hanno una notevole rilevanza etica.

Arrivare al 2013 con questo Presidente del Consiglio significherebbe raccogliere le macerie del paese ed attendere un ventennio prima di poter tornare sulla via dello sviluppo.

flash2.jpg "UN EMILIO FEDE IN RAI"
"Augusto Minzolini, direttore del Tg1, e' un gossipparo, un "l'Emilio Fede del servizio pubblico" che ha ridotto lo spazio dell'informazione politica in modo impressionante, oltre ad aver oscurato l'Italia dei Valori. Minzolini andrebbe licenziato per “giusta causa”. Ricordo a Minzolini che quando ha fatto del vero gossip su di me, l'ho querelato tre volte, ha avuto una condanna a 4 mesi di reclusione, e “dulcis in fundo” il risarcimento danni lo ha pagato la Mondadori".
Antonio Di Pietro

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20 Giugno 2009

Capolinea

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Il discorso di Cinisello Balsamo di Silvio Berlusconi sara' ricordato come l'inizio della fine. Un discorso delirante, di un uomo decadente e al capolinea.

I suoi telegiornali oramai riescono a coprirlo solo con il popolo di Emilio Fede. Una fetta della popolazione ancora grande ma in via di estinzione con la Rete, per fortuna.

La contestazione, per un politico, fa parte della piazza, non può essere soppressa, anzi con questa si deve dialogare.

Quando si organizzano comizi blindati dalle forze dell’ordine, utilizzate per reprimere manifestazioni di democrazia come la contestazione, allora si è al capolinea. E bisogna “scendere dal tram”, prima che nel Paese nascano forme di eversione frutto di intolleranza verso chi governa.

Silvio Berlusconi non è più un politico, non è più un uomo del popolo, né delle istituzioni.

E’ circondato da paure, da paranoie, ora verso i giornalisti spioni, ora verso il suo avvocato, ora verso i suoi lacchè cospiratori, ora verso i cittadini comunisti.

E’ il tracollo inevitabile di un uomo che ha fondato il suo potere sul clientelismo economico e sessuale, e che inevitabilmente deve molto a molti.

Un ricattabile e ricattato che ha costruito una politica fragile nei contenuti, lontana dalla gente e dai problemi dell’Italia.

Non possiamo tenerci un Presidente del Consiglio che, per una notte di sesso a pagamento, il giorno delle elezioni del presidente degli Stati Uniti d’America lascia ad aspettarlo invano 500 ospiti della fondazione Italia-Usa e l’ambasciatore americano Ronald Spogli.

Le vicende private del signor Berlusconi non sono più private, ma danneggiano gli italiani.

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19 Giugno 2009

Mai affidarsi al boia

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Andro' a votare perche' è un dovere ed un diritto irrinunciabile di ogni cittadino.
Votero' no perche' il referendum, che ritenevo un grimaldello per costringere il Parlamento a rivedere la legge elettorale, definita "porcata" dal suo stesso ideatore Calderoli, in realta' si trasformera' in uno scacco matto alla democrazia per gli obiettivi ignobili del Presidente del Consiglio.

Se passasse il referendum questa classe politica trasformerebbe la volontà popolare in un “porcellum del porcellum” modificando la legge elettorale con regole ancor peggiori di quelle abrogate dai cittadini. Il referendum indica “cosa” modificare, ma affida poi al boia il “come” modificare.

Il risultato finale sarebbe devastante e porterebbe la maggioranza, che ora occupa le istituzioni, saldamente e perennemente al comando con un consenso minimo nel Paese. Basterebbe un pugno di raccomandati e di prezzolati per ottenere una maggioranza parlamentare che oggi il Partito Delle Lingerie,il Pdl, negozia, quantomeno, con il partito dei fucili scarichi, la Lega.

Mettere un uomo, debole e ricattabile, alla testa di un partito di matrice dell’utriana, significa spegnere per sempre la speranza di tornare ad essere un Paese democratico.

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18 Giugno 2009

Un Presidente del Consiglio debole e ricattabile

potronissimevolanti.jpg

Non è accettabile lasciar governare un uomo che consolida quotidianamente, nell’opinione pubblica del Paese, il dubbio che scelte e decisioni abbiano costantemente un retroscena vojeuristico e privatistico.

Non ho commentato la vicenda Noemi, nè le foto dei festini a Villa Certosa di Zapaddu e non commenterò la vicenda di Patrizia D’Addario che reputo private.
Tantomeno commenterò le parole dell’avvocato e parlamentare Ghedini quando afferma che se mai fosse “vero” quanto filmato e registrato dalla D’Addario, il suo cliente Silvio Berlusconi sarebbe “l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile...”.

Ritengo che le vicende sopra riportate riguardino fatti privati, ma ritengo che le vicende private di persone pubbliche e delle istituzioni abbiano un impatto etico e morale sui cittadini.
Le vicende personali di Silvio Berlusconi, che lo coinvolgono un giorno si e l’altro pure, in scandali e gossip, nascondono un comun denominatore: la ricattabilità di una figura chiave delle istituzioni.

Gli interrogativi inquietanti dietro questi scandali sono molteplici: quante persone possono ricattare il Presidente del Consiglio tra ragazze, amministratori, amici e parenti?
Quante lo hanno già ricattato?
Cosa hanno ricevuto in cambio? A spese di chi?
Quali conseguenze pubbliche ha questa sua debolezza?
Quanti uomini ha dovuto mettere nelle istituzioni, ed in quali posizioni per sdebitarsi o contraccambiare?
Cosa è costretto a lasciare sul tappeto per riacquistare credibilità internazionale? Portare militari in Afganistan? Ospitare assassini fuoriusciti da Guantanamo?
Quale conto stanno pagando e pagheranno gli italiani per queste scelte, per questa ricattabilità?

In un momento in cui la disoccupazione oscilla tra il 10% ed un valore ignoto ed il pil è in caduta libera, lasciando intravedere una speranza di ripresa “ripida e faticosa” non prima del 2010, avremmo avuto bisogno di un Presidente del Consiglio forte e presente in Parlamento.

In una crisi come questa, un Premier come questo non ci voleva. E non ci vuole.
Mandiamolo a casa al più presto.

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16 Giugno 2009

Sempre piu' ricchi

damocle.jpg

Le retribuzioni, per coloro che ne hanno una, sono ferme con un’inflazione al 2%. Questo vuol dire che migliaia di famiglie diventano ogni giorno più povere. Rispetto a tutte le aree della comunità europea, la Campania ha un tasso di disoccupazione ed una depressione del Pil da record. L’Abruzzo, dove i cittadini hanno perso, oltre al lavoro, casa e familiari, è in rivolta per il decreto sulla ricostruzione. Gli operai continuano a morire quotidianamente sul lavoro per la mancanza di regole e controlli. Ed oggi sarà l’ennesimo giorno perso per lavorare a soluzioni urgenti che ci portino efficacemente fuori dalla crisi economica. Eppure, nonostante tutto quello che sta accadendo nel nostro Paese, Silvio Berlusconi e il suo entourage continuano ad arricchirsi utilizzando le loro posizioni per incrementare gli investimenti statali su tv private del 237% in soli tre mesi. Ma la festa non può, e non deve, durare.

Il Presidente del Consiglio è al tramonto politico, lo si respira nell’aria. Ieri ha passato una giornata intera chiuso in una suite di Washington a pensare alle insinuazioni di Massimo D’Alema. Ha talmente tante spade di Damocle appese sopra il capo da dover studiare con i fidati maggiordomi Ghedini, Cicchitto e Gasparri quale stia per cadergli in testa. Un uomo che ha avuto tutto dalla vita, ma che deve passare il tempo a guardarsi le spalle dai cento diavoli a cui ha venduto l’anima per arrivare dov’è, suscita compassione.

Italia dei Valori vuole proporsi come alternativa a questo governo, con un programma per rilanciare il Paese, con uomini il cui obiettivo è quello di lavorare e non apparire in show televisivi e prime pagine dei giornali. Un nuovo modo di occuparsi della res publica, una “politica del fare”, dove le scelte intraprese vengono spiegate nelle piazze, discusse con le parti sociali e poi approvate in Parlamento.

Quando un governo non può più permettersi la piazza perché i fischi coprono gli applausi, quando è costretto a convegni chiusi, organizzati per poche lobby di potere, dove le forze dell’ordine superano in numero i partecipanti, allora è un governo che non rappresenta più il popolo, è un governo golpista.

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13 Giugno 2009

Le Rete e' liberta'

freeblogrete.jpg
Foto di Oneras

Riporto una mia intervista, pubblicata dal settimanale L'espresso, in merito al risultato elettorale dell'Italia dei Valori alle Elezioni europee.

L'espresso: Come intende utilizzare tutti i voti che l'Italia dei Valori ha raccolto?
Antonio Di Pietro: Passo dall'opposizione alla alternativa per cambiare il Paese. E mi spiego: questi sono voti di fiducia che i cittadini ci hanno dato sulla base di un impegno che avevamo preso con loro, ovvero di fare opposizione a Berlusconi e di rendere evidente l'anomalia del suo governo che è stato basato sin dal primo giorno sulla cura degli affari privati, invece che di quelli pubblici.

L'espresso: Che cosa vuol dire nell'attività politica di tutti i giorni, visto che i suoi voti non sono sufficienti a cambiare gli equilibri politici?
Antonio Di Pietro: Vogliamo essere i promotori di una nuova alleanza e di una nuova coalizione che metta insieme la società civile, il mondo delle associazioni e tutti quei partiti che vogliono contribuire a scrivere un programma che abbia al primo punto il cambiamento della classe dirigente dell'Italia.

L'espresso: Che ruolo avranno i sette nuovi parlamentari europei di Idv in questo progetto che lei definisce dell'alternativa?
Antonio Di Pietro: Saranno a Strasburgo e a Bruxelles a tempo pieno per cercare di rendere attuale il nostro programma. Al primo posto ci sono i problemi dell'economia: bisogna tornare a un mercato libero e a un sistema della concorrenza che abbia alla base il rispetto delle regole e la trasparenza e non quello della opacità, della corruzione, dei monopoli, della violazione delle regole sul lavoro. È assolutamente necessario ricreare un rapporto di fiducia tra sistema delle imprese e mondo del lavoro. In Italia, invece, deputati e senatori di Idv continueranno a fare una opposizione al sistema di potere di Berlusconi chiara nel linguaggio e determinata nell'azione.

L'espresso: Lei ha annunciato che a partire dal 22 giugno si mette in moto un processo politico che porterà al congresso di Idv. Perché un congresso?
Antonio Di Pietro: Dal 7 giugno non siamo più quelli di prima, senza buttare a mare nulla del nostro passato politico. Ma è tempo di cominciare a scrivere quelle regole per arrivare entro un anno a un congresso che ha come scopo quello di mettere a punto il programma con cui vogliamo presentarci alle prossime elezioni politiche per vincerle e andare al governo. Questo non sarà il programma di Idv, ma di una coalizione che mette al centro della propria attività la costruzione dell'alternativa a Berlusconi.

L'espresso: E chi farà parte di questa coalizione?
Antonio Di Pietro: Di sicuro non potrà essere la mera ripetizione della formula dell'Ulivo. Il programma lo scriveremo noi di Idv insieme alla società nella quale siamo presenti ogni giorno e con tutti quei partiti, a cominciare dal Partito democratico, che vogliono con noi costruire l'alternativa. Al primo punto non può che esserci la presentazione di una nuova classe dirigente che sostituisca quella della prima Repubblica.

L'espresso: Ma che tipo di partito ha in mente? Lei parla di rinnovamento della classe dirigente, ma a livello locale Idv si fonda largamente sugli ex democristiani.
Antonio Di Pietro: Non è più così, solo una minima parte viene dal mondo democristiano. A dimostraro sono le liste delle europee dove su 72 candidati, 67 provenivano dalla società civile e non hanno mai avuto esperienze partitiche precedenti. Idv non è un partito fondato sulla sommatoria di notabili locali, oggi è un partito di massa. E poi noi siamo obbligati al cambiamento, perché con un partito che vale il 2 per cento potevamo accontentarci di quella classe dirigente dove c'erano anche piccoli notabili, con l'8 per cento dobbiamo costruire un nuovo gruppo dirigente.

L'espresso: Ma i notabili sono sempre presenti nel suo partito, basta guardare i problemi che ha incontrato in Campania nei mesi scorsi...
Antonio Di Pietro: La Campania è l'area dove questo cambiamento di classe dirigente è più visibile. Lì sono stati eletti l'ex magistrato Luigi De Magistris e l'ex funzionaria regionale e sindacalista Sonia Alfano che non mi sembra proprio possano essere indicati come notabili.

L'espresso: I voti dati a Idv sembrano provenire dal bacino elettorale del Pd. Dunque, non si aggiunge nulla a un ipotetico schieramento alternativo a Berlusconi, c'è solo un travaso...
Antonio Di Pietro: È falso che i voti vengano dal Pd. Potrebbero essere di provenienza Pd i voti che sono andati ai partiti della sinistra o ai radicali o all'Udc. Il voto a Idv è stato trasversale, abbiamo pescato dappertutto.

L'espresso: Quale che sia la provenienza, sommando i voti dell'opposizione si resta ben lontani dalla ipotesi di diventare maggioranza.
Antonio Di Pietro: Il problema non è sommare i voti e vedere quanto fa. La questione da oggi è costruire un programma più appetibile di quello di Berlusconi che pensa solo a se stesso e alla occupazione del potere. Se saremo capaci, i voti arriveranno

L'espresso: Lei ritiene che l'alleato di riferimento del futuro debba essere il Pd?
Antonio Di Pietro: Non intendiamo ghettizzarci in alleanze che guardino solo al simbolo o fare alleanze a scatola chiusa di natura esclusivamente elettorale. Il punto centrale è il programma e la classe dirigente che vogliamo indicare al Paese. La vecchia, che ha già dato molto e ha anche preso molto, ha fatto ormai il suo tempo.

L'espresso: Oltre ad essere un partito dell'8 per cento, Idv è anche un partito ricco. Con le elezioni europee incasserà oltre 20 milioni di euro di rimborsi e nelle casse ha molti soldi e niente debiti. Come intende usare questo denaro pubblico?
Antonio Di Pietro: Lo useremo come abbiamo fatto fino a ora, senza sperperarlo e senza creare posizioni di potere. I rimborsi serviranno a fare politica-politica, a creare nuove strutture sul territorio, a essere presenti dove non lo eravamo.

L'espresso: Quali investimenti specifici farà?
Antonio Di Pietro: Dobbiamo radicarci sul territorio che significa creare punti di riferimento di Idv dove oggi non ce ne sono, aprire nuove sedi, assumere personale amministrativo di qualità, trovare momenti di incontro con le professioni. Insomma, radicare sempre di più Idv nella realtà italiana. Oggi siamo già in tutte le Regioni e le province con mille sedi: da domani dobbiamo arrivare dappertutto.

L'espresso: A quante sedi intende arrivare entro il congresso?
Antonio Di Pietro: A diecimila.

L'espresso: E poi in che altro modo pensa di usare i milioni di euro che ha nelle casse?
Antonio Di Pietro: Abbiamo già creato un centro studi aperto a tutti coloro che vorranno contribuire a elaborare soluzioni ai problemi che abbiano come ultimo obiettivo quello di sconfiggere il centrodestra berlusconiano senza chiedere per questo l'iscrizione al nostro partito. Quindi, intendiamo investire ancora di più nella Rete, che già utilizziamo intensamente, per comunicare direttamente con i cittadini. Vogliamo lanciare anche una televisione via Internet, che è un modo possibile per rispondere alla occupazione da parte del centrodestra dei media italiani inclusa la tv.

L'espresso: È vero che Idv sosterrà il quotidiano che l'ex direttore de 'l'Unità' Antonio Padellaro intende lanciare dopo l'estate?
Antonio Di Pietro: Ho grande stima di Padellaro, ma noi vogliamo sviluppare la nostra attività di comunicazione e di rapporto con i cittadini elettori attraverso la Rete, dai social network alla televisione ai blog. Siamo convinti che in presenza dello sfacciato conflitto di interessi che Berlusconi porta con sé e del controllo che ha dei media, la Rete sia il solo strumento che ci consente di fare una politica libera.

L'espresso: Con Idv all'8 per cento, non è in qualche modo pentito di aver scelto di restare fuori dalla Rai, non avendo ottenuto la presidenza della commissione di Vigilanza?
Antonio Di Pietro: Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Se avessi accettato uno strapuntino sul treno della spartizione e della lottizzazione della televisione pubblica, oggi non avrei la libertà di azione e di movimento che ho.

L'espresso: Fin dalla sua nascita Idv è stato il partito di Di Pietro. Sarà ancora così nel futuro?
Antonio Di Pietro: Tutti i partiti nascono dall'idea di una persona o di un gruppo ristretto. E crescendo si spersonalizzano. Capiterà così anche all'Italia dei Valori.

L'espresso: Significa che dal simbolo sparirà il suo nome?
Antonio Di Pietro: Idv esisterà a prescindere dal nome Di Pietro, siamo già oggi il partito con la più alta capacità di rinnovamento del suo gruppo dirigente.

Leggi anche: Il bavaglio colpisce anche la Rete (www.italiadeivalori.it)

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12 Giugno 2009

Tra clown si intendono

Lockerbie.jpg

Mentre gli altri Paesi ospitano Barack Obama, considerato il JFK del nuovo secolo per la sua politica "illuminata", Berlusconi riceve un fiancheggiatore di terroristi e allontana l'Italia dalle nazioni che contano, quelle in via di sviluppo.

Berlusconi nuoce all'Italia accogliendo un uomo indegno come Gheddafi, e dimostra di non conoscere i numeri della nostra economia: nel 2008 le esportazioni italiane verso gli USA ammontavano a 36.1 mld di US$ con un incremento del 3% rispetto al 2007. Le oltre 800 imprese statunitensi insediatesi in Italia, tra le quali spiccano nomi eccellenti, generano Pil e posti di lavoro che questo governo non crea, anzi, distrugge.

E Gheddafi, vestito da pagliaccio, oltre ad incontrare il suo amico magnate che sperpera soldi pubblici, cosa è venuto a fare? Ad insultare i Paesi con cui fino a ieri eravamo, almeno all’apparenza, amici. Ha indicato l’Italia come un Paese amico dei terroristi, in cui ora, senza intercettazioni è possibile rifugiarsi. E’ venuto ad osannare Bin Laden, di cui si sente evidentemente collega per l’attentato di Lockerbie nel 1988. E’ venuto a ricattarci chiedendoci soldi, molti soldi, se vogliamo che la smetta di spedirci barconi di Stato colmi di disperati.

Ha tenuto una lezione di marketing delle dittature proponendole come un modello altrettanto valido rispetto a quello democratico, un argomento sul quale ha probabilmente ricevuto qualche assist dal nostro clown. E’ venuto a riscuotere l’applauso di politici come il “gladiatoreCossiga e “zio GiulioAndreotti che nel loro passato hanno forse sognato e perseguito forme politiche diverse dalla democrazia. E’ venuto a stringere accordi con Eni ed altre industrie di Stato, ricattandole con l’oro nero. E’ venuto a lusingare un migliaio di donne nell’incontro al “pollaio” delle Pari opportunità, umiliando il genere femminile, da lui conosciuto solo ed esclusivamente in termini di harem.

Noi siamo con gli studenti, soprattutto con quelli a cui è stato vietato contestare la visita italo-libica di ieri all'università 'La Sapienza' di Roma. Noi siamo con gli italiani. NOI Gheddafi, e i dittatori come lui, non li vogliamo sul suolo del nostro Paese.

flash2.jpg "GIORGIO NAPOLITANO NON FIRMI"
"Nei prossimi giorni daremo appuntamento ai cittadini davanti a Palazzo Madama per un sit in che richiami l’attenzione del Capo dello Stato, affinché non firmi questa legge, e per protestare contro chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di camorristi, malviventi, imprenditori e politici corrotti piuttosto che gli interessi del Paese e dei cittadini onesti.".
Antonio Di Pietro

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11 Giugno 2009

Scempio efferato

governo_sangue.jpg

Oggi si è consumato lo scempio più efferato nella storia della Repubblica. In un colpo solo, con il disegno di legge approvato pochi minuti fa alla Camera, si sono spazzate via l’obbligatorietà dell’azione penale ed il diritto ad essere informati.

Non sarà più possibile utilizzare le intercettazioni per combattere la criminalità. Con questa legge, che impedisce le rilevazioni telefoniche ed ambientali, la magistratura ha perso occhi ed orecchie. Mentre la stampa non potrà più pubblicarle.

Per avallare la votazione, sono state strumentalizzate e distorte nel significato persino le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, almeno ora dovrebbe indignarsi, non avendo raccolto l’appello per fermare questa scellerata votazione.

Il governo Berlusconi IV legittima nelle istituzioni l’esistenza della malavita organizzata, del malaffare, della corruzione e legifera per sdoganare l’immoralità, la distruzione dell’etica, la corruzione economica e sociale dello Stato, favorendo l’ingresso della criminalità e dei suoi metodi affaristici nel tessuto sociale ed economico del Paese.

Una partita a due, tra governo e malviventi, con una sola porta, la corruzione, e senza arbitri, la magistratura ed i cittadini: una platea di spettatori inermi.

Questo governo non è costituzionale perchè umilia la Costituzione. Questa maggioranza è golpista, perché non si è insediata negli scranni capitolini per risolvere i problemi dell’Italia ma per spartirsi una torta di potere.

Il Parlamento, la Costituzione e le sue regole sembrano impotenti dinnanzi a un tumore che si è insinuato nello Stato in modo subdolo ed invisibile.

Servono le piazze, i cittadini, la disubbidienza civile, l’Europa e l’unione di tutte le forze sociali che non si riconoscono in questa brutta pagina della storia.

Le leggi si devono rispettare finchè a scriverle non sono i delinquenti.

flash2.jpg "GIORGIO NAPOLITANO NON FIRMI"
"Nei prossimi giorni daremo appuntamento ai cittadini davanti a Palazzo Madama per un sit in che richiami l’attenzione del Capo dello Stato, affinché non firmi questa legge, e per protestare contro chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di camorristi, malviventi, imprenditori e politici corrotti piuttosto che gli interessi del Paese e dei cittadini onesti.".
Antonio Di Pietro

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Non volto le spalle a Carlo Vulpio

carlovulpio0609.jpg

Leggo dal blog che molti sostenitori sono rimasti delusi dall’esclusione del giornalista Carlo Vulpio dal Parlamento europeo e chiedono spiegazioni. Sono semplici da dare.

La mancata elezione di Carlo non è dovuta a decisioni adottate dal partito, ma si spiega alla luce di motivi prettamente tecnici e correlati al meccanismo delle preferenze.
Vulpio si è candidato in quattro circoscrizioni: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro e Sud. Nelle ultime tre non poteva essere eletto perché altri candidati della lista dell’Idv hanno ottenuto più preferenze.

Apparentemente poteva essere eletto nel Nord-Ovest se Luigi de Magistris e Sonia Alfano avessero optato per l’elezione in un’altra circoscrizione. Purtroppo però il tecnicismo della legge elettorale ci mette di fronte ad una realtà diversa.

L’Italia dei Valori, come prevede l’articolo 12 della legge elettorale per le europee (24 gennaio 1979, n.18) si è apparentata prima delle elezioni con la lista valdostana Autonomie Libertè Democratie. L’apparentamento, meccanismo consentito dalla legge, prevede che, qualora la lista rappresentativa di minoranze linguistiche apparentata non riesca ad eleggere un suo deputato con almeno 50.000 preferenze, i voti ottenuti da questa lista vengano attribuiti a quella con cui si è apparentata.

Così i 27.086 voti ottenuti dalla lista valdostana nota anche come Alleanza Galletto sono stati attribuiti interamente all’Italia dei Valori nel conteggio dei voti offrendo un importante contributo all’elezione dei nostri eurodeputati, infatti senza apparentamento avremmo eletto un deputato in meno. L’apparentamento, così come previsto dalla legge, dispone inoltre che, se la lista rappresentativa di minoranze linguistiche non elegge alcun deputato autonomamente, i candidati di questa sono inseriti in un’unica graduatoria con i candidati della lista con cui è apparentata (art. 22 legge 24 gennaio 1979, n.18).

In parole semplici, ai fini dell’assegnazione dei due seggi spettanti all’Idv, nella circoscrizione Nord-Ovest è stata composta un’unica graduatoria tra candidati dell’Idv e quelli del Galletto.
Eliminati me, de Magistris e Sonia Alfano, il primo degli eletti sarebbe stato Gianni Vattimo e il secondo Louvin Roberto con 9.028 preferenze, terzo Carlo Vulpio con 8.716. Dunque Carlo non sarebbe risultato eletto neppure se Sonia Alfano e de Magistris avessero optato per un’altra circoscrizione.

Non c’è stata e non ci poteva essere alcuna possibilità di eleggere Vulpio.

Detto ciò, a Carlo non volto le spalle, come ho detto anche ieri riferendomi a tutti i candidati del 6 e 7 giugno. Verrà coinvolto nel rinnovamento del partito e nelle istituzioni appena ve ne sarà occasione se vorrà continuare a sostenere un progetto che vedeva la sua candidatura come parte di un disegno molto più ampio. A Carlo ribadisco la mia stima e lo invito a non lasciarsi trarre in inganno da interviste di organi votati alla disinformazione sistematica e di cercare il dialogo con chi crede in lui, senza prestare il fianco a chi strumentalizza la sua delusione per denigrare i valori in cui lui stesso crede.

Anzi proprio oggi, prima di scrivere questo articolo, ho a lungo dialogato con Luigi de Magistris e altri dirigenti dell’Italia dei Valori sulla necessità di realizzare, al nostro interno, una nuova fonte di informazione, stampata e di broadcasting anche attraverso il web. E già questa rappresenta la prima occasione in cui il contributo di Carlo sarebbe determinante per il successo dell’iniziativa.

Graduatoria Preferenze Circoscrizione Nord Ovest:

de Magistris Luigi 85.771
Di Pietro Antonio 81.276
Alfano Sonia 27.891
Vattimo Gianni 14.853
Louvin Roberto (Galletto) 9.028
Vulpio Carlo 8.716

Fusco Marylin 8.093
Zipponi Maurizio 4.091
Schltze Giorgio 4.193
Bardi Gloria 2.863
Rocchi Emanuela 2.677
Muttillo Giovanni 2.246
Beretta Ilaria 2.188
Piredda Maruska 2.106
Cusati Aniello 1.091
Ferrante Luigi 1.515
Vezza Lorella 1.485
Bernacconi Massimo 608
Farina Corrado 490
Paladini Manuela 454

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9 Giugno 2009

7 pilastri per tornare in Europa

In Europa Italia dei Valori avrà sette parlamentari, tutti di valore. I nomi e profili sono pubblicati di seguito in questo blog. Il loro obiettivo sarà restituire dignità al ruolo della politica nelle istituzioni, risollevare la reputazione del Paese drasticamente collassata dopo un anno di governo Berlusconi, promuovere il programma di 12 punti presentato in campagna elettorale. Colgo l'occasione per ringraziare i candidati alle elezioni, soprattutto coloro che non andranno a Strasburgo, per aver contribuito, ognuno con la propria esperienza, al risultato eccezionale del 6 e 7 giugno. Tutti, come avevo promesso, saranno coinvolti nel rinnovamento avviato in questa campagna elettorale che proseguirà con l'incontro dell'Esecutivo nazionale del 22 giugno fino ad arrivare al Congresso Idv. Il processo di cambiamento, tengo a sottolineare, continua a riguardare tutti i candidati, gli eletti, i cittadini, i sostenitori dell'Italia dei Valori, e a loro rivolgo l'invito a mantenere una partecipazione attiva nel rinnovamento in corso.

Sonia Alfano
sonialfano.jpg
Nato a: Messina, 15 ottobre 1971

Professione: Funzionario della Regione Sicilia

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Pino Arlacchi
arlacchi.jpg
Nato a: Gioia Tauro, 21 febbraio 1951

Professione: Sociologo

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Luigi de Magistris
luigidemagistris.jpg
Nato a: Napoli, 20 giugno 1967

Professione: Magistrato

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Vincenzo Iovine
fotosito.jpg
Nato a: Francolise (Ce), 28 dicembre 1955

Professione: Dirigente d'Azienda

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Niccolò Rinaldi
Rinaldi ultima...si spera.JPG
Nato a: Firenze, 03 dicembre 1962

Professione: Segretario Generale aggiunto presso il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa al Parlamento europeo

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Giommaria Uggias
uggias.jpg
Nato a: Villanova Monteleone (SS), 29 marzo 1961

Professione: Avvocato

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Gianteresio Vattimo (detto Gianni)
giannivattimo.jpg
Nato a: Torino, 04 gennaio 1936

Professione: Filosofo

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8 Giugno 2009

Un nuovo inizio

grazieeuropa.jpg

Amici della Rete, ce l'abbiamo fatta. Stiamo invertendo la tendenza dell'elettorato italiano, stiamo riuscendo a far aprire gli occhi agli italiani e far capire loro che questo modello di governo che Berlusconi voleva portare avanti è un modello a termine. Grazie, grazie per il vostro voto, grazie per la vostra solidarietà e per la vostra fiducia, ricambieremo con nuovo slancio, nuovo ardore e nuova responsabilità.

Siamo convinti che il messaggio sia racchiuso in una sola parola: “cambiamento”. Italia dei Valori è una formazione politica “contenitore” di quella società civile che non vuole stare solo a guardare, ma che vuole partecipare al cambiamento.

Porteremo in Europa persone di altissima qualità che rappresentano la migliore Italia, sicuramente de Magistris e Sonia Alfano, insieme ad altre 5 persone, in tutto sette europarlamentari dell'Italia dei Valori, che tratteranno tutte le problematiche attinenti all'informazione, alle energie rinnovabili, all'economia diffusa, alla lotta al signoraggio e all'approfittamento del sistema bancario, ad un sistema delle imprese che rispetti le regole del gioco, alla solidarietà delle fasce sociali più deboli e ad una cultura che abbia più rispetto dei diritti umani.

Faremo sentire la nostra voce. Da oggi ci sentiamo così responsabilizzati che non ci vogliamo più definire “un partito che stà all'opposizione”, piuttosto “un partito che vuole costruire un cambiamento”, un'alternativa al modello berlusconiano fascista, piduista e razzista. Ovviamente, sappiamo bene che per costruirlo è necessario andare oltre a questo stesso risultato e trovare alleanze e convergenze, che non cercheremo tra i partiti, ma tra di voi, tra la società civile, le cercheremo nella costruzione di un programma che vogliamo condividere con voi attraverso la Rete.

Il 22 di giugno con un esecutivo avvieremo un percorso che condurrà ad un Congresso nazionale, dove fisseremo un'illustrazione programmatica, un ascolto diffuso del programma che volete e, insieme, costruiremo questa nuova classe dirigente che, partendo dalla struttura dell'Italia dei Valori, costruirà la nuova politica del domani.

Nel sistema delle alleanze mettiamo al primo posto voi, voi della Rete che ci avete dato fiducia. Ci sentiamo ancora più responsabilizzati, e da oggi stesso ci rimettiamo al lavoro: nessun giorno di ferie è possibile quando si è "al fronte" contro questo regime berlusconiano.

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7 Giugno 2009

Cittadini, su la testa!

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Per chi non lo avesse ancora fatto rinnovo anche oggi il mio appello ad andare a votare. Il vostro voto potrebbe non bastare, utilizzate sms per invitare i vostri contatti a fare altrettanto, chiamate i vostri amici, accompagnate i vostri familiari alle urne. Ho letto oggi che l’affluenza è in calo, non barattate un'ora di relax con il futuro dei prossimi cinque anni, potete fare entrambe le cose. Prima di andare alle urne appuntatevi su un foglietto le preferenze della vostra circoscrizione che trovate qui in calce per le elezioni europee. Cittadini, su la testa, è il momento di riprendersi il Paese.

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Stampa e porta con te all'urna l'elenco dei candidati IdV della tua circoscrizione.
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6 Giugno 2009

Il mio voto per la democrazia

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La rete. La rete è l'unica speranza di democrazia che ci rimane. La rete, in queste 24 ore, può fare la differenza. Per questo da qui lancio il mio appello al voto. Non comportiamoci come quel naufrago in mezzo al mare che smette di nuotare perché pensa di non arrivare a riva. Anche noi siamo in mezzo al mare e dobbiamo arrivare alla spiaggia della democrazia. Chi non va a votare non dà la possibilità a noi, a voi, di poter fare una resistenza attiva, prima che sia troppo tardi, nei confronti di questo regime xenofobo, fascista, razzista, piduista rappresentato dal modello Berlusconi. Portiamo in Europa degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, di cui non doverci vergognare e far deridere da tutta l'Europa. Vi invito davvero ad andare a votare, vi invito a votare Italia dei Valori, e per le preferenze, guardate su questo sito ed in calce a questo articolo. Ogni candidato è una persona di qualità, con un'esperienza e una professionalità, con alle spalle una storia di vita vissuta, che racconta la migliore Italia. Vi prego, vi supplico: andate a votare. Sono le ultime 24 ore e poi potrebbe esserci il buio della democrazia.

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5 Giugno 2009

Pallottole e democrazia

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Oggi ho concluso la campagna elettorale tra la gente a Napoli in un mercato del Vomero. Ho avuto molti attestati di stima, un lavoratore mi ha urlato a gran voce che i politici si devono occupare di lavoro. Non temo il confronto con i cittadini, anzi, cerco il dialogo.

Contemporaneamente avvenivano altri due fatti importanti nella chiusura di questa campagna elettorale. Il primo mi gratifica, ed è la solidarietà e l'appoggio di Marco Travaglio e Peter Gomez che mi hanno sostenuto pubblicamente con una dichiarazione di voto per la mia persona e l'Italia dei Valori alle elezioni europee attraverso il blog Voglioscendere.

Il secondo fatto meno piacevole, che non mi intimidisce e mi fa capire di essere sulla buona strada, è l'aver ricevuto un proiettile di grosso calibro in una lettera intimidatoria diretta a me e ad un senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica. Esprimo solidarietà anche al giornalista Michele Santoro, destinatario della stessa missiva con il medesimo contenuto ed il medesimo messaggio: "morirai".

Due segnali di significato completamente diverso, ma che mi danno la forza e il dovere di riscattare il Paese.

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3 Giugno 2009

Il tuo voto per un'Italia onesta e forte in Europa

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Lunedì 1 giugno ho partecipato alla trasmissione "Tribuna elettorale, elezioni politiche europee" su Raidue. Ho parlato di Europa, di lavoro, di economia e di informazione, quattro argomenti sui quali Italia dei Valori, in questi mesi, ha preso una posizione chiara, facendo proposte concrete che rappresentano, nel contesto politico nazionale, l'unica alternativa all'inadeguatezza di questo governo.

Di seguito un appello-invito ai sostenitori del blog poichè sabato 6 e domenica 7 giugno, si decide tra la dittatura e la democrazia. Avrete dunque l’occasione, e potrebbe essere l’ultima, per strappare al corruttore e prescritto, Silvio Berlusconi, ‘la maschera da clown’ come ha scritto il Times di Londra.

Si andrà a votare per le elezioni amministrative e le europee. I risultati delle urne segneranno il destino del nostro Paese per i prossimi anni.

Italia dei Valori è l’unico partito, nel panorama politico italiano, che ha fatto scelte importanti e alternative a quelle del governo Berlusconi in materia di economia, energie rinnovabili, libertà d’informazione, diritto al lavoro, promuovendo interventi a sostegno dei disoccupati e delle famiglie e battendosi per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

L’Italia dei Valori è stato l’unico partito a scegliere i propri candidati facendo appello alla società civile. Candidati di valore di cui ti invito ad approfondire il loro profilo nell’area a loro dedicata www.europee2009.it

Potete aiutarmi in questi ultimi giorni con un semplice gesto:

- diffondere i dodici punti del programma dell’Italia dei Valori per l’Europa e le liste dei candidati per circoscrizione con cui esprimere le tre preferenze;

- stampare e consegnare il materiale elettorale ad amici, familiari, presso università e luoghi pubblici;

- estendere questo invito nei blog o nei newsgroup che frequentate, oppure attraverso altri social network come facebook;

- pubblicare sul vostro blog un appello al voto per un candidato dell’Italia dei Valori che vorresti in Europa;

Insieme possiamo cambiare l’Italia, il vostro apporto sarà determinante.

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1 Giugno 2009

Alla faccia dei cittadini

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Questo Presidente del Consiglio svende l’Italia e racconta frottole agli italiani. Tralascio il degrado nel quale oggi Silvio Berlusconi ha fatto sprofondare il Paese a livello internazionale rendendoci lo zimbello d’Europa.
Tralascio le decine e decine di altre bufale che hanno dimostrato l’inadeguatezza del presidente del Consiglio nel risolvere la crisi economica che, per ora, ci accomuna al resto dei Paesi europei, ma che ben presto gli italiani capiranno essere più profonda, crisi dalla quale vedremo uscire gli altri Stati, ma che in Italia durerà certamente molto più a lungo.

Vorrei soffermarmi, invece, sull’uso personale dei voli di Stato che, per certi versi, nella loro estrema banalità, rispetto ai gravi fatti di cui Berlusconi si è macchiato in questa legislatura, sono la dimostrazione che oggi al governo c’è un pessimo Presidente del Consiglio.
Durante il Governo Prodi, gli allora ministri Mastella e Rutelli si resero autori di una vicenda che finì su tutti i giornali: aver utilizzato i voli di Stato per andarsene al Gran Premio di F1 di Monza. Non fu un bell’esempio e l’Italia dei Valori condannò quell’azione senza mezzi termini.
Dopo quella vicenda, un giro di vite sull’accesso ai voli di Stato mise la parola fine al peculato di governo dimezzando in 2 anni le spese da 50 a 28 milioni di euro.
Appena insediato, Silvio Berlusconi ha ripristinato l’accesso disinvolto ai voli di Stato con la consapevolezza e la premeditazione di volerne fare largo uso per amici, vallette, avvenenti aspiranti GF (Grande Fratello), cantanti, amici e vip da trasportare ovunque ci sia bisogno per un favore personale o per una festicciola in Sardegna, verso quella che oggi appare più una meta di turismo sessuale che non una residenza estiva di un Presidente del Consiglio.

L’Italia va a picco con un Pil a -5% e un tasso di disoccupazione reale al 10% e loro brindano alla faccia dei cittadini.

Oggi l’Italia dei Valori ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni sul peculato governativo dei voli di Stato. L’interrogazione giace in Parlamento, il primo organo in cui un uomo di Stato dovrebbe andare a riferire, ma sappiamo già che la risposta ci giungerà o da ‘Porta a Porta’, in una puntata fatta ad hoc, o da qualche convegno pubblico che Berlusconi strumentalizzerà per l’occasione.

Di una cosa siamo certi, la risposta, se ci sarà, sarà una menzogna.

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29 Maggio 2009

Preferisco nuotare piuttosto che affogare

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Riporto una mia intervista rilasciata al quotidiano "Eco di Bergamo".

Eco di Bergamo: Di Pietro e' democratico o populista?
Antonio Di Pietro: «L'Idv è un partito popolare nato spontaneamente e non vuole connotarsi ideologicamente, sta facendo opposizione al governo Berlusconi, a ragion veduta, sulla politica economica, istituzionale, giudiziaria».

Eco di Bergamo: La mozione di sfiducia al premier cosa risolve?
Antonio Di Pietro: «La mozione di sfiducia si sa bene che è minoritaria, serve per aprire un dibattito sulla compatibilità morale e politica del presidente del Consiglio».

Eco di Bergamo: Per ora l'unico risultato è avere due mozioni dell'opposizione che vanno ciascuna per la sua strada, con reciproco scambio di epiteti. Il Pdl sarà contento.
Antonio Di Pietro: «Il Pd è rassegnato alla sconfitta e cerca di recuperare i voti in uscita verso l'Idv. Farebbe meglio a fare autocritica invece di criticare gli alleati».

Eco di Bergamo: D'Alema ha detto che Di Pietro cerca il palcoscenico, Casini che ha fatto autogol. Franceschini ha dichiarato che l'avversario è Berlusconi ma il battibecco continua. Il povero elettore di centrosinistra cosa deve pensare?
Antonio Di Pietro: «Ci sono due Pd, quello del territorio dove con l'Idv si sta realizzando un nucleo di alternativa e quello della dirigenza politica fatto di invidia e insoddisfazione. Noi facciamo politica, non è colpa nostra se gli elettori ci premiano».

Eco di Bergamo: È sicuro che il saldo sarà positivo? Qualcuno la chiama la spalla di Berlusconi.
Antonio Di Pietro: «Spalla è chi vota contro coscienza per tenersi la poltrona. Ogni voto all'Idv resta all'interno di una coalizione riformista che chiede legalità, solidarietà e libertà»

Eco di Bergamo: Cosa dice del caso Noemi?
Antonio Di Pietro: «L'Idv contesta le decisioni pubbliche, l'assenza di una politica economica credibile che mette in difficoltà le imprese e migliaia di persone. La gente è preoccupata per la propria famiglia, non per quella del premier».

Eco di Bergamo: La sentenza Mills è di febbraio, perché avete aspettato a protestare fin dopo il deposito della sentenza? Non è troppo tardi?
Antonio Di Pietro: «Deve dirlo al Pd, noi sul lodo Alfano abbiamo già raccolto un milione di firme in tempi non sospetti».

Eco di Bergamo: L'elettore penserà che, visto che continuate a litigare, tanto vale stare dall'altra parte.
Antonio Di Pietro: «Dall'altra parte litigano ancora di più. La lotta di potere Pdl-Lega in Lombardia è evidente per l'Expo e per Malpensa. Alla Lombardia son rimaste solo Brebemi e Pedemontana, che avevo messo in cantiere io».

Eco di Bergamo: Berlusconi ha copiato il vostro disegno di legge sulla riduzione dei parlamentari?
Antonio Di Pietro: «Noi l'abbiamo presentato l'anno scorso e ripresentato martedì e la maggioranza ha deciso di non metterlo all'ordine del giorno. Quindi Berlusconi prende in giro gli italiani».

Eco di Bergamo: Cosa vuol dire che l'Idv è post-ideologico?
Antonio Di Pietro: «Che giudichiamo caso per caso. Abbiamo detto di sì a federalismo e respingimenti».

Eco di Bergamo: Com'è il vostro elettorato?
Antonio Di Pietro: «Trasversale, giovane, competente. E si informa sul web perché i canali ufficiali sono occupati».

Eco di Bergamo: Di Pietro però non fa lo sciopero della sete come Pannella.
Antonio Di Pietro: «Faccio otto comizi al giorno, 600 in tutto, preferisco nuotare piuttosto che affogare».

Eco di Bergamo: I giornali inglesi dicono che in Italia la democrazia è in pericolo.
Antonio Di Pietro: «Hanno ragione: la magistratura è bloccata, il Parlamento alza la mano a comando e l'informazione è unidirezionale».

Eco di Bergamo: La stessa cosa che dice Berlusconi...
Antonio Di Pietro: «Sì, ma lui ha le tv e i giornali e nomina i dirigenti Rai da casa sua».

Eco di Bergamo: È vero che Di Pietro dice una cosa e poi ne fa un'altra?
Antonio Di Pietro: «È vero che abbiamo promosso il referendum, ma nel frattempo la situazione è cambiata. Mi hanno insegnato a guardare dove metto i piedi».

Eco di Bergamo: E la storia delle sue infinite proprietà immobiliari?
Antonio Di Pietro: «Affidata ai magistrati, a ogni illazione faccio causa».

Eco di Bergamo: La Costituzione non si cambia?
Antonio Di Pietro: «Di sicuro non da persone che vogliono rendere inutili strumenti di democrazia come la Corte costituzionale, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti soprattutto».

Eco di Bergamo: Perché soprattutto la Corte dei conti?
Antonio Di Pietro: «Perché nessuno lo dice, ma ogni giorno la Corte dei conti sanziona il governo per danni all'erario».

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28 Maggio 2009

Tutti insieme appassionatamente, contro la mozione Idv

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La mozione di sfiducia presentata in Parlamento nei confronti del Presidente del Consiglio è stata, a tutt’oggi, firmata solo dai parlamentari dell’Italia dei Valori, non ha raggiunto le firme necessarie per essere discussa alla Camera. Su questo gli altri parlamentari sono zitti e con la coda tra le gambe.

In questo Paese esiste un governo, un’opposizione governativa e un’opposizione alternativa a questa melassa di governo: l’Italia dei Valori.
Per capirci, un voto al Pd e all’Udc è un voto utile e funzionale per il governo Berlusconi poiché non disturba e serve a consolidare un vago “senso di democrazia” con cui tenere in stato comatoso le coscienze dei cittadini.

L’Udc, nella veste di Pier Fendinando Casini, ha definito “una baggianata” la mozione di sfiducia. Detto da un partito che ha il suo massimo esponente in Totò Cuffaro, l’uomo che offrì cannoli siciliani per essere stato condannato “solo” per favoreggiamento semplice e non mafioso, è la conferma che la mozione doveva farsi, ed è un bene che non abbiano aderito.

Per rispondere a Dario Franceschini, che mi accusa di attaccare il Pd dimenticando che ha definito “voto inutile” quello dato a IdV e che continua a ribadirlo in ogni sede anche in modo sciocco, rispondo che per fare opposizione bisogna farla tutti i giorni, guardando i contenuti ed i valori che la ispirano. Non si può fare opposizione boicottando piazza Navona, piazza Farnese, la raccolta firme per il referendum contro il lodo Alfano, semplicemente perché non è un’iniziativa nata dal proprio partito.

Chiedo inoltre a Massimo D’Alema, seconda anima del Pd che ha speso gli ultimi due mesi a fare campagna elettorale contro l’Italia dei Valori, di spiegare, avendo definito la nostra mozione “una sfida all'Ok Corral”, il senso di una mozione, cioè quella presentata in tutta fretta dal Pd per pareggiare i conti con quella Idv, che chiede ad un corruttore di rinunciare al Lodo Alfano, che si è fatto su misura proprio per sfuggire al processo per cui gli si chiede di rinunciarvi.
Anche questa mozione non avrà la maggioranza in Parlamento. Allora con quale criterio definisce una mozione “un boomerang” e l’altra “un atto di genio”?

La mozione del Pd non ha nessun senso, né tecnico né politico perché Berlusconi, il corruttore, ha già fruito del lodo Alfano in situazioni ben più banali (una causa persa qualche settimana fa con il sottoscritto, di cui ho parlato il 22 aprile nell’articolo: diffamatore impunito ) e perché, per cancellarlo, sono state raccolte 1 milione di firme per un referendum.

Eppure noi firmeremo la mozione presentata dal Pd, perché non siamo, come ci rimproverano, “sfascisti” e perché è un gesto formale che deve rimanere agli atti di questa brutta pagina della storia della democrazia.

Alcune battaglie devono essere intraprese pur sapendo che potrebbero essere perse, ma nel disegno complessivo sono indispensabili per vincere la guerra.

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27 Maggio 2009

Expo 2015 - Mafia: 0-1

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Il Pdl e Letizia Moratti hanno detto no alla Commissione antimafia per il controllo degli appalti e delle forniture per milioni e milioni di euro che verranno investiti in occasione dell’Expo del 2015 che si svolgerà a Milano.

Compiere un gesto simile, dopo le inquietanti parole del sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Vincenzo Macrì, che nel giugno dello scorso anno aveva definito Milano la "vera capitale delle cosche", è un atto inspiegabile che desta sospetti sul fatto che si vogliano avere mani libere per gestire anche commesse di dubbia assegnazione.

Non esiste alcun motivo per non volere la presenza di un organismo di controllo ulteriore che vigili sulle infiltrazioni della criminalità organizzata e sul fiume di denaro che sarà assegnato nelle mani di politici, assessori, sovrintendenti, commissioni, comitati di un’organizzazione complessa come quella dell’Expo milanese. Se il problema sono gli scarsi poteri della commissione, si assegnino più poteri, se sono i suoi membri, si sostituiscano, se sono le sovrapposizioni, si dividano i compiti, se è l’illegittimità, si renda legittima. Ma la soluzione dell’accantonamento della commissione scelta dal sindaco Moratti è inadeguata, ed è arrivata proprio nel giorno in cui è stato assassinato, per un regolamento di conti, in un bar di Quarto Oggiaro, Franco Crisafulli, pregiudicato 57enne del noto clan mafioso Crisafulli.

L’invito che rivolgo al sindaco Moratti è quello di ripristinare immediatamente la Commissione antimafia. La sua eliminazione diventerebbe un boomerang per la credibilità del Paese e della città di Milano qualora dovessero emergere, ed il pericolo è reale, la presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata nella destinazione dei finanziamenti e degli appalti, specie alla luce dei grandi progetti in cantiere per l’Expo.

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26 Maggio 2009

Mozione di sfiducia

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Ieri ho inviato una lettera ai segretari del Pd e dell’Udc contenente l’invito ad appoggiare la mozione di sfiducia dell’Italia dei Valori contro Silvio Berlusconi presentata questa mattina in una conferenza stampa a Verona. Non essendo “certi” del risultato, e non essendo “loro” l’iniziativa, hanno deciso di dare forfait. Un copione già visto con la raccolta firme per il referendum contro il Lodo Alfano e, prima ancora, con il Lodo Previti. L'opposizione del giorno dopo interessa ben poco. Nè possiamo accettare i consigli di chi ci dice che “la mozione di sfiducia a Berlusconi è inutile perchè siete una minoranza”, salvo poi presentare la richiesta di abrogazione del Lodo Alfano che si sovrappone ad un’iniziativa dell’Italia dei Valori, ben più credibile, che ha raccolto 1.000.000 di firme per il referendum che chiede di abrogarlo.

Le motivazioni della mozione sono chiare e sotto gli occhi dei cittadini. Molti italiani sottovalutano la gravità e il danno di immagine e economico arrecato dalla sentenza di condanna di David Mills. Nelle motivazioni della sentenza del processo Berlusconi-Mills, poi diventato solo Mills, per via della non processabilità di Silvio Berlusconi grazie al lodo Alfano, vengono imputati fatti e reati gravissimi alle persone coinvolte nelle vicende ricostruite attraverso prove e testimonianze. La gravità della sentenza, che in Italia è stata sdoganata con un discorso infame pronunciato e applaudito all’assemblea di Confindustria da un uomo che si crede al di sopra della legge, nel mondo è stata descritta come un evento senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali.

Riporto la frase conclusiva della mozione dell’Italia dei Valori: “A tal fine la Camera, nel pieno rispetto delle prerogative del Capo dello Stato, esprime la sfiducia al Governo presieduto dall’onorevole Silvio Berlusconi e lo impegna a rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato”.

A nulla servirà, come ieri ho scritto, il tentativo di distogliere l’attenzione con una ritrovata sensibilità nei confronti dei costi della politica, che ha portato il Presidente del Consiglio a parlare di dimezzamento del numero dei Parlamentari, delicato tema del quale noi ci siamo già occupati, nei mesi scorsi, attraverso diversi disegni di legge proposti dall’Italia dei Valori, ma mai presi in considerazione da questo governo e dalla sua maggioranza.

Anche questa “balla” è destinata a rimanere uno spot elettorale che terminerà l’8 giugno quando, dopo le elezioni, puntualmente ogni promessa verrà disattesa.

E’ per questo che oggi l’Italia dei Valori lancia al Parlamento una sfida attraverso due progetti di legge (ordinario e costituzionale) che contengono alcune migliorie rispetto quelli già depositati, per la riduzione dei costi dell’amministrazione pubblica. Le riforme si fanno con i fatti e non con gli spot. Ne vorremmo la prova.

Riporto di seguito una sintesi dei due progetti di legge.

Il progetto di legge costituzionale (leggi documento) contiene varie disposizioni già presentate da deputati del Gruppo IDV nel corso della presente legislatura.

La proposta di legge prevede:

1) riduzione del numero dei parlamentari: si riduce il numero dei deputati da 615 a 300 unità, e il numero di senatori da 315 a 150 unità.

2) abolizione delle province

3) riduzione dei componenti dei consigli e delle giunte regionali

Il progetto di legge ordinario (leggi documento) contiene:

1) soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale

2) soppressione delle comunità montane

3) riduzione del numero dei componenti dei consigli e delle giunte comunali e provinciali

4) riduzione dei componenti degli organi di società a partecipazione pubblica

5) riduzione rimborsi elettorali

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23 Maggio 2009

Lotta per i diritti - Luigi de Magistris

Riporto il video dell'intervento di Luigi de Magistris alla manifestazione "Lotta per i diritti".

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22 Maggio 2009

Ignobili applausi

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In Confindustria, organismo che rappresenta le grandi imprese nazionali, convivono due realtà. Una che vuol rilanciare il Paese, l’altra che vuole affossarlo e che, negli ultimi cinquant’anni, ha privatizzato gli utili e pubblicizzato le perdite. Pensa di risolvere la crisi con il politico di turno, applaude quando si attacca una parte delle istituzioni, la magistratura, che non vuole fare inciuci perché il suo business è la giustizia e non il profitto facile. Quegli applausi di ieri al signor Berlusconi sono la testimonianza che il sistema di tangentopoli è ancora infiltrato nella nostra economia attraverso molte mele marce.

Gli applausi di ieri e la pantomima del Presidente del Consiglio sui giudici estremisti che lo hanno condannato come corruttore, sono una brutta pagina di questo Paese. La lobby delle grandi imprese ha dimostrato di essere più vicina alla casta politica che non al vecchio modello di una sana imprenditoria e, al tempo stesso, di essere lontana dal Paese, dai problemi delle piccole e medie aziende e dei lavoratori che sono l’ossatura del sistema economico nazionale.

Invito Emma Marcegaglia a prendere le distanze dalla “Confindustria degli applausi”, nel rispetto di quella parte sana dell’imprenditoria che lei stessa rappresenta e a non barattare la dignità di questo organismo con gesti di servilismo finalizzati ad ottenere nuovi soldi e vantaggi economici. La dignità e l’etica di un Paese, di un’azienda, di un imprenditore (onesto) non sono in vendita.

Dal canto suo, il Presidente del Consiglio, dopo aver fatto le prove generali a ‘Porta a Porta’ con il suo avvocato e all’assemblea di Confindustria, ora può tranquillamente affrontare il tribunale dove potrà esibirsi nella sua arringa migliore prima di essere condannato.

Ribadisco che Silvio Berlusconi non è degno di rappresentare il popolo italiano.

PS: Domani, sabato 23 maggio sarò a Napoli al Palapartenope alla manifestazione “Lotta per i diritti” per sostenere Luigi de Magistris e Sonia Alfano, candidati alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori.

La giornata sarà, condotta da Beppe Grillo, verrà trasmessa in diretta streaming da questo blog, da www.italiadeivalori.it e www.carlocostantini.it.

Parteciperanno:

Beppe Grillo

Sonia Alfano (candidata al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Luigi de Magistris (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Carlo Vulpio (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)

Antonio Di Pietro (Presidente Italia dei Valori)

Clementina Forleo (magistrato)

Tara Gandhi (nipote di Mahatma Gandhi)

Libero De Rienzo (attore)

Abel Ferrara (regista)

Marzio Honorato (attore)

Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino)

Gaetano di Vaio (Associazione "Figli del Bronx")

Antonio Marfella (tossicologo e oncologo dell' ospedale Pascale di Napoli)

Ulderico Dardano (docente presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II")

 

Interventi musicali di:

Enzo Avitabile e Cisco

Peppe Lanzetta & Joe Amoroso

E’ Zezi

Concerto finale dei Bandabardò


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2) SKY CANALE 872

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19 Maggio 2009

Indegno

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"L'avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati atttraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute dallo stesso Berlusconi fino a quella data” questo oramai è fatto accertato , come si legge dalle motivazioni rese note oggi, della sentenza di condanna dell’avvocato inglese per aver intascato nel 1997, una mazzetta pari 600 mila dollari . La somma, ricevuta dal suo corruttore Silvio Berlusconi, serviva a comprare le sue false testimonianze in due processi legati a fondi neri di società off-shore del Presidente del Consiglio.

In qualsiasi altro Paese, con una sentenza del genere, sarebbero immediatamente giunte le dimissioni del Primo Ministro. E’ di oggi, ad esempio, la notizia delle dimissioni di Michael Martin, presidente della Camera dei Comuni inglese, per una vicenda di minore entità legata ai rimborsi spese dei deputati. Ma siamo in Italia, e siamo sotto una democrazia dittatoriale. Il Presidente del Consiglio si è fatto una legge che lo rende immune, con altre tre cariche dello Stato, da qualsiasi reato: il Lodo Alfano.

Questa legge se l'è fatta e approvata da se', conoscendo gli esiti di questo processo che lo avrebbe visto imputato per corruzione e che, di riflesso, avrebbero confermato anche reati di evasione fiscale e frode da lui commessi nei confronti dello Stato.
Berlusconi non rinuncerà al suo scudo salva-processi, non può farlo perché verrebbe processato e condannato.

Inoltre non pagherà nulla per le ingenti somme di denaro sottratte con l'evasione fiscale allo Stato e ai cittadini dei quali oggi è il rappresentante nelle istituzioni.

Il massimo che potrà fare e venire in Parlamento per cercare un’assoluzione politico mediatica dove la sua claque governativa avrà l’ordine di applaudire più forte dei fischi dell’opposizione dell’Italia dei Valori.

Questo signore oramai rappresenta soltanto la sua fetta di Parlamento e un vasto gruppo di amici e gregari ai quali ha distribuito soldi pubblici e potere in modo privatistico. Le televisioni ed i giornali di cui dispone, inoltre, proclamano un consenso basato sulla menzogna sistematica, prendendo esempio ed in modo assolutamente degno del proprietario.

Silvio Berlusconi deve dimettersi poiché non è degno di rappresentare lo Stato ed il popolo italiano.

PS: il 23 maggio diretta streaming della manifestazione "LOTTA PER I DIRITTI" a Napoli. Iscrivetevi all'evento in Facebook e fate promozione dalla Rete e con il passaparola.

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14 Maggio 2009

Governo fascista, xenofobo, razzista e piduista

governorazzista.jpg

Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto finale di questa mattina sul disegno di legge sulla sicurezza.

Testo dell'intervento:

Sig Presidente del Consiglio che non c'è,

l'Italia dei Valori voterà contro questo provvedimento perché non è un "Pacchetto sicurezza" ma un "pacchetto insicurezza e mistificazione della realtà".

Ancora una volta la Sua propaganda di regime cerca di confondere le acque con provvedimenti di chiaro stampo propagandistico, come si usava negli anni del fascismo a cui Lei è cosi affezionato che ora vuole rifilarcelo di nuovo.

Lei non è nuovo a tali comportamenti: lo ha fatto con il caso Alitalia, facendo credere che aveva salvato l'azienda mentre quella è fallita, lo ha fatto con i rifiuti di Napoli, semplicemente spostandoli nelle periferie, lo sta facendo con la tragedia del terremoto in Abruzzo, facendo credere agli abruzzesi che è possibile ricostruire oggi con fondi che arriveranno nel 2032.
Lo sta facendo con la miriade di volte che sposta gli stessi soldi da un capitolo all’altro per far credere che sta provvedendo a tutti e a tutto, proprio come faceva il suo predecessore che spostava 4 cannoni arrugginiti da un posto all’altro per magnificare l’inesistente potenza militare del fascismo.

Lo sta facendo anche oggi, facendo credere che con l'odierno provvedimento sarà possibile garantire più sicurezza al nostro Paese, mentre in realtà trattasi solo di provvedimenti che all'atto pratico non incideranno in alcun modo sullo stato delle cose.

Un esempio?
Prendiamo il caso del reato di clandestinità. Così come è stato congegnato non serve a nulla all'atto pratico, fermo restando che è di per sé odioso in quanto si sanziona penalmente una realtà soggettiva della Persona e non una sua condotta. Già ora la sanzione per il clandestino è l'espulsione. Prevedere che per ogni clandestino vi deve essere l'espulsione penale – e non solo quella amministrativa - vuol dire ingolfare i Tribunali e le Procure di centinaia di migliaia di fascicoli e processi che terranno occupati i magistrati, i loro ausiliari e le forze di Polizie in estenuanti processi che di fatto non serviranno a nulla giacchè nessun clandestino pagherà mai i 10.000 euro di ammenda previsti e certamente non puoi metterli tutti in carcere se non la pagano o se rientrano dopo l’espulsione. Già ora ci sono oltre 60.000 detenuti a fronte di meno di 40.000 posti letto nelle carceri italiane. Dove li mettiamo le centinaia di migliaia di persone che da domani dovremmo sbattere in galera per il solo fatto che sono clandestini?
La verità è che trattasi di una mera “norma manifesto” o meglio solo di un “manifesto elettorale” buono per turlupinare i cittadini ma senza in alcun modo risolvere il problema.
Altro lavoro a vuoto per i magistrati e le forze dell’ordine, quindi, che si aggiunge al tanto lavoro a vuoto che essi già oggi stanno facendo, ad esempio a seguito dei nuovi termini ridotti per la prescrizione dei reati che lei sig. Presidente del Consiglio ha fortissimamente voluto per assicurarsi la sua personale impunità. Lo sa che per quella sua scellerata scelta personale ogni anno vanno in prescrizione oltre 200.000 procedimenti penali, con la conseguenza che ci sono in giro 200.000 potenziali delinquenti ed altrettante vittime che non possono avere giustizia per colpa sua?
E si rende conto di quanto lavoro a vuoto Lei sta facendo fare alle forze di Polizia ed ai magistrati solo per i suoi personali interessi?

E’ lei e la sua maggioranza che le viene appresso che ingenera insicurezza , sig. Presidente del Consiglio, altro che “addosso al negro” con cui vuole rigirare la frittata.

Insomma: anche la previsione del reato di clandestinità altro non è che una "mascariata" per nascondere i reali problemi che rendono impossibile garantire la sicurezza nel nostro paese. Che, per quanto ci riguarda, sono soprattutto più risorse finanziarie, più mezzi e più personale.
Ancora una volta l'esatto contrario di quello che Lei ed il suo Governo avete fatto con l'ultima legge finanziaria in cui avete ridotto di oltre 3 miliardi lo stanziamento a favore del comparto sicurezza e del comparto difesa.
Invece di rafforzare le Forze di Polizia le togliete risorse, le avete ridotto i fondi per gli straordinari e per le missioni, per la benzina e pesino per l' armamentario.

Anche la previsione delle ronde non è altro che una trovata propagandistica che nulla ha a che vedere con la sicurezza. Basta riflettere a quello che formalmente dovrebbe essere il loro esclusivo compito: segnalare agli organi di polizia eventi che possano arrecare danni alla sicurezza. E che c'era bisogno di una nuova norma di legge per una cosa del genere?
Già ora qualsiasi cittadino - solo o in compagnia che si trovi - può denunciare (ed in alcuni casi deve denunciare) situazione di illegalità di cui viene a conoscenza o è testimone.
La verità è un'altra ed è che si vogliono fare "ronde di squadristi" per andare in giro a fare i gradassi, le spacconate, il Far West un po’ come ai tempi dell’Apartheid, della caccia al negro da parte di bianchi americani. Insomma un ritorno al passato che mortifica lo Stato di diritto.

Da qui, il concreto pericolo che le forze di polizia dovranno passare più tempo a correre appresso a loro che appresso ai delinquenti veri; più tempo a dirimere le tensioni che si creeranno nel territorio fra “inseguiti” e “inseguitori” che si scontreranno per strada in uno scontro all'OK Korral!
L’occasione sarà sfruttata anche e subito per fondare le "ronde di partito", nuovi tutori della Razza ariana ed anche le "ronde mafiose", quelle cioè che avranno più facilità di mascherarsi dietro una parvenza di legalità per controllare meglio e con più spudoratezza determinati territori in mano alla malavita (già me lo immagino io chi saranno i veri e reali reclutatori delle ronde a Casal di Principe, in mano al Clan dei casalesi!).

E veniamo alla questione dei cosiddetti “Respingimenti”!
L'Italia dei Valori ritiene in sé la politica dei respingimenti una risposta legittima nei confronti di chi attraversa le nostre frontiere clandestinamente ma per così come essa è stata formulata e prevista è non solo una "Sparata propagandistica" ma anche un atto disumano che non onora il nostro Paese.
Certamente va stigmatìzzata l’insufficienza dell’azione, e per certi versi anche l'ipocrisia, delle Nazioni Unite e dell'Unione europea.
Chiedono a noi di farci carico di tutte le tragedie del terzo mondo che arrivano nelle nostre coste invece di costruire essi stessi e per primi ponti di solidarietà internazionale.
Ma questo non può essere una buona ragione per permettere all'Italia di violare i trattati internazionali in materia di diritti umani.
Certo, in Libia i diritti umani sono un optional ma questo non legittima noi di comportarci nello stesso modo.
Ecco perché noi di IDV deploriamo che i respingimenti avvengono cosi, brutalmente e senza alcuna preventiva verifica dello status soggettivo delle persone che si trovano sui barconi alla deriva nel nostro mediterraneo: donne incinte, minori soli, perseguitati politici a cui viene negato il diritto di asilo.

E poi diciamola tutta: la maggior parte dei migranti (clandestini e non) provengono dai paesi dell'Est e quindi anche questa caccia al "barcone africano" altro non è che l'ennesima espressione dell'intolleranza razzista e xenofoba di questo governo per il quale tutti i neri sono brutti e straccioni, di razza inferiore, da poter usare e buttare a proprio piacimento: proprio come si faceva una volta.

Noi di IDV contestiamo questa concezione dell'immigrato visto sempre e solo come un "pericolo" per il nostro Paese.
Ci sono 700 mila badanti straniere che appunto badano ai nostri anziani, che faremmo senza di loro?
Ci sono migliaia e migliaia di stranieri che operano nel nostro paese nel mondo imprenditoriale, artigianale e come lavoratori autonomi, producendo reddito e dando lavoro a molte altre persone, anche italiane: perché criminalizzare tutti, come se fossero tutti delinquenti?.
Ci sono intelligenze e professionalità straniere di cui l'Italia ha bisogno estremo per migliorare la propria imprenditorialità e lo sviluppo scientifico: perché rinunciarci?

Come si fa allora ad alimentare questo insistente e persistente odio razziale nei confronti di tutti gli immigrati, indistintamente?

La verità è una e una sola: che va punito il criminale in quanto tale, italiano o straniero che sia, e non in base alla sua provenienza o al suo colore o, peggio ancora, alla sua religione. Ma questo è tutto ciò che vogliamo far capire a questo Governo: un Governo che non vuole avere più sicurezza nel nostro Paese, ma vuole trasformare il nostro Paese in un Paese dell'intolleranza, in cui si vuole negare la possibilità che persone di un diverso colore e di una diversa provenienza siano diverse da noi, un Paese fascista, xenofobo, razzista e piduista: questo vuole lei, signor Presidente del Consiglio!
Per questo noi, prima o poi, riusciremo a mandarla a casa!


PS: Ringrazio gli oltre 500 cittadini in tutta Italiache in un solo giorno si sono registrati per ricevere il kit del materiale elettorale per sostenerci alle elezioni europee del 6 e 7 giugno.
Nella pagina "sostieni la campagna elettorale" potete trovare spunti su dove distribuire i volantini, il programma dei 12 punti per l’Europa ed altro materiale per sostenere Italia dei Valori.

Messaggio dallo staff Italia dei Valori.
Domani 15 maggio, su questo sito e quello di Antonio Di Pietro, verrà proiettata la diretta streaming dell'evento sottostante. Invitate gli altri siti a dare spazio alla diretta pubblicando il banner dell'evento.
banner-Eventi.jpg
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Diretta streaming:

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11 Maggio 2009

Resisteremo

battiuncinque.jpg

Se Franceschini vuole veramente bloccare la deriva autoritaria di questo governo deve ripensare a quel suo ‘si’ che consegna definitivamente al ducetto Berlusconi tutta l'Italia e tutte le istituzioni.

Se veramente il leader del Pd vuole fare una cosa utile per la democrazia di questo Paese, si impegni con noi al fine di impedire che Berlusconi si appropri anche del risultato referendario del 21 giugno.

Noi dell’Italia dei Valori, che pure abbiamo promosso quel referendum e raccolto le firme con lo scopo nobile di cambiare questa legge truffa, oggi abbiamo il coraggio di dire ai cittadini di votare ‘no’. Infatti il referendum era stato concepito come il grimaldello necessario per modificare l’attuale legge, la cosiddetta "porcellum". L’intento era quello di mettere sedute nelle aule parlamentari le forze politiche che, responsabilmente, avrebbero dovuto fare un’altra legge per ridare la possibilità ai cittadini di scegliersi i candidati e di mandare a casa quelli di cui non hanno più fiducia.

Ma la prospettiva oggi è diversa: il quesito refendario non viene concepito come grimaldello per modificare una legge ingiusta e assurda, ma come occasione per cristallizzare iniquità e dare potere assoluto a Berlusconi.

Noi dell’Italia dei Valori non ci stiamo e resisteremo.

Cosa risponde in proposito il segretario del Pd, visto che, ultimamente, dice di riconoscere l’avvento di questa dittatura?

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10 Maggio 2009

Disperazione elettorale

franceschini.jpg

Dario Franceschini ha mostrato oggi tutta la sua disperazione elettorale affermando che il voto a Italia dei Valori è un voto "di protesta" e non sarebbe dunque un voto "utile".
E' vero il contrario. L'unico vero voto utile, oggi, è quello a favore di quei partiti e di quelle persone che si oppongono al governo razzista, fascista e xenofobo di Silvio Berlusconi. Non certo quello di chi se ne ricorda, ipocritamente, soltanto sotto le elezioni e solo per fini elettorali. Men che meno ha titolo a chiedere il voto utile, per combattere Berlusconi, chi non ha avuto il coraggio di sfidarlo in prima persona né di porsi come partito di resistenza. L'Italia dei Valori, è stata, fin dal primo giorno di questa legislatura, l'unica opposizione e rappresenta il vero voto utile perché testimonia la lotta di chi, negli ultimi anni, ha combattuto in tutti i modi in difesa della democrazia di questo Paese e delle sue istituzioni, a cominciare dal milione di firme raccolte per promuovere il referendum per fermare il Lodo Alfano, l'impunità che Berlusconi si è fatto. Raccolta di firme nei cui confronti il Pd ha storto il muso, scegliendo di non appoggiare questa battaglia di democrazia.

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9 Maggio 2009

Punto primo: trasparenza dei finanziamenti

monnezza_23.jpg

Riporto, come di tanto in tanto mi capita di fare, un articolo tratto dalla stampa estera. Oggi ho scelto El Pais, l'argomento: le "ecomafie e le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici".

Il termine "ecomafia" indica l'infiltrazione della criminalità organizzata nel business dell' "ecologia". Quando questa infiltrazione avviene, la parola "ecologia" perde di significato e si trasforma, anzi, in privazione della salute e del benessere dei cittadini. Basti pensare allo scandalo dei rifiuti campani e ai danni prodotti all'economia e alla salute degli abitanti di quella regione.

Tra i vari argomenti, El Pais parla del tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti per la costruzione del ponte di Messina, non avevo dubbi. Oltre ad essere di nessuna utilità, questo ponte voluto dal governo rischia di trasformarsi in un finanziamento alla criminalità organizzata, cosi come Cosa Nostra si è già infiltrata nel business dell'eolico.

Il primo dei 12 punti che Italia dei Valori propone, con i suoi candidati a Strasburgo, è:

"Trasparenza nelle politiche di assegnazione dei fondi europei attraverso la possibilità di verificare avanzamento e procedure d'assegnazione on line, la revisione dei criteri di assegnazione e la supervisione in capo ai ministeri."

Solo attraverso il controllo e la trasparenza nella gestione dei finanziamenti pubblici sarà possibile spezzare il legame tra criminalità organizzata, politica connivente e lobby affaristiche.

Testo dell'articolo:

"Un dossier ambientalista presentato con l’appoggio della Presidenza della Repubblica fa luce sui fiorenti affari delle organizzazioni criminali con il traffico di rifiuti

A Napoli si dice “la monnezza è ricchezza” (in italiano nel testo, N.d.T.). Crollasse il mondo, questa frase, ripresa dal libro Gomorra, sarebbe sempre valida. Nel 2008 le ecomafie hanno fatturato con lo smaltimento illegale di rifiuti 20.5 miliardi di euro.

Lo afferma il dossier annuale dell’associazione ecologista Legambiente, presentato ieri a Roma con la partecipazione del Presidente della Repubblica. Si tratta del fatturato più alto mai registrato. Con tutti questi rifiuti si potrebbe innalzare una montagna alta quanto l’Etna, con una base di tre ettari e un’altezza di 3100 metri.

In Italia, nel 2008, sono stati commessi 25.776 crimini ambientali, ovvero 71 al giorno, 3 ogni ora. La buona notizia è che nel 2007 ne erano stati registrati di più: 30.124. Legambiente ha calcolato che sono state interrate nel sottosuolo italiano 31 milioni di tonnellate di rifiuti, l’equivalente di mezzo milione di camion. Lo studio afferma che i rifiuti “si sa dove vengono prodotti, non sempre si sa dove si smaltiscono”. Quasi la metà dei reati vengono commessi nelle quattro regioni nelle quali la presenza mafiosa è tradizionalmente più alta (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia); il resto si distribuisce su tutto il territorio. Ed emerge con forza il ricco Nord, Piemonte in testa. “Le mafie hanno esteso i tentacoli su una vasta parte del Nord”, segnala il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati.

Un chiaro sintomo è costituito dall’arresto di Mario Chiesa, in passato protagonista di casi di corruzione, “che adesso si dedicava al traffico illegale dei rifiuti con tutta una rete di colletti bianchi: imprenditori, intermediari ed amministratori corrotti”.

Con una nota ufficiale, il Presidente Giorgio Napolitano si è congratulato perché l’inchiesta dimostra che è migliorata la lotta delle istituzioni. Dal 2002, anno in cui venne istituito il reato di smaltimento illecito di rifiuti, i giudici hanno aperto 123 processi contro i “capi del veleno”. L’anno scorso sono state effettuate 25 indagini, 2.328 denunce contro persone e 564 contro aziende: gestivano 7 miliardi di euro. Un record assoluto.

Gli ambientalisti sostengono che centinaia di clan mafiosi vivrebbero dei proventi dell’immondizia. Secondo il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso “mancano i mezzi ed un osservatorio nazionale. Dietro alle ecomafie c’è un sistema criminale complesso, con tecnici di laboratorio, trasportatori e altri, abbiamo bisogno di più armi giudiziarie”. Grasso ha chiesto al Governo di garantire l’uso delle intercettazioni telefoniche.

Le scorie industriali avvelenano il terreno, uccidono animali, boschi e cittadini. I soldi vengono riciclati nella costruzione di case abusive, attività che la crisi non ha assolutamente frenato. L’anno scorso sono spuntate in Italia 28.000 nuove case abusive. Primo posto per la Campania, secondo per la Calabria. Due regioni in recessione economica. Nella prima i clan hanno edificato 300.000 metri quadrati in un’area (fertile ed ex-agricola) di 158 Km quadrati.

La Direzione Investigativa Antimafia ricorda che in Calabria la ‘Ndrangheta “continua ad espandersi sul terreno delle opere pubbliche”, come per esempio le autostrade Salerno-Reggio Calabria e Jonica. Il loro sogno è il ponte sullo stretto di Messina. Ancor peggio, il tribunale di Palermo ha appena aperto un’inchiesta: Cosa Nostra si è infiltrata nei contratti pubblici per la costruzione di parchi per la produzione di energia eolica."

Testo tradotto da Italiadallestero.info

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8 Maggio 2009

L'Italia vista dall'Europa

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Lascio spazio ad un contributo video di Niccolo' Rinaldi, candidato alle elezioni Europee del 6 e 7 giugno con l’Italia dei Valori. Niccolo' da vent'anni vive e lavora in giro per l'Europa, pur avendo 3 figli in Italia, ed è segretario generale aggiunto al Parlamento europeo. Conosce perfettamente il nostro continente ed altrettanto bene il nostro Paese quando ci parla di “come ci vedono dall’estero”.

Italia dei Valori ha scelto come slogan “Torniamo in Europa” perché oggi siamo distanti dagli altri Paesi membri nei fatti e nelle scelte che questo governo prende ogni giorno.

Per “invertire la rotta” abbiamo bisogno di volti nuovi, di professionisti e di un programma da portare a Strasburgo. Ad oggi nessun altro partito nella sua campagna elettorale ha parlato di un programma su cui chiedere la vostra fiducia, si limitano a chiedere un voto a scatola chiusa. Per fare cosa lo scoprirete solo a posteriori e, con ogni probabilità, vi anticipo che lo utilizzeranno esclusivamente per fare i propri interessi.

Italia dei Valori ha un programma concreto di 12 punti, che i suoi candidati si impegnano a rispettare una volta eletti. Programma che vi invito a leggere, stampare, diffonde e commentare in questo Blog.

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Testo dell'intervento

Spesso mi chiedono come si vede l'Italia da Bruxelles, dall'Europa, come la vedono gli stranieri. Vi dico questo: per molti anni il giudizio degli stranieri è sempre stato doppio rispetto al nostro Paese. Molta instabilità e governi che cambiano continuamente: questo il giudizio di molti stranieri nei riguardi della politica e delle istituzioni.

Anche in Europa, dov'è importante il ruolo del Parlamento europeo, la presenza italiana, come grado di partecipazione nelle statistiche ufficiali di questa istituzione, è al 27° posto su 27, cioè all'ultimo posto come partecipazione ai voti in plenaria, partecipazioni alle discussioni delle commissioni parlamentari, dove poi nasce il dibattito e nascono le leggi europee.

Questo, naturalmente, ha sempre pesato sul giudizio che gli stranieri hanno degli italiani, anche di quelli che poi vengono designati, eletti dal popolo, per rappresentarli, con tutta una serie di eccezioni, perché poi, come sempre, c'è sempre quel numero limitato di parlamentari che in qualche modo mandano avanti la baracca per tutti gli altri.

Comunque, c'è sempre stato un giudizio abbastanza negativo nei confronti di questa Italia delle istituzioni, di questa Italia dei governi, di questa Italia delle politiche, però molto positivo verso la società. L'Italia è vista come un Paese di imprenditori, di intraprendenze, di persone che sanno vivere, accoglienti e solidali, che hanno insegnato al resto d'Europa quasi tutto: l'arte, la scienza, la cultura giuridica, e appunto una certa capacità di avere sempre il sorriso sulle labbra e di andare a testa alta in giro per il mondo per il nostro lavoro. Ma anche questo secondo aspetto, questo giudizio benevolo nei confronti della società italiana, ormai sta cambiando in Europa, perché quello a cui si assiste è una società che, dopo decenni di cattiva politica e di grande difficoltà da parte delle nostre istituzioni, sta cominciando ad avere i suoi segni di cedimento.

Il Parlamento europeo, questo sarebbe stato impensabile solo qualche anno fa, ha già mandato più di una delegazione in Italia per studiare il problema del razzismo, delle aggressioni e delle impronte digitali ai bambini. Abbiamo una società nella quale, ed è un dato che emerge anche in Europa, sono sempre più presenti segni di conflittualità nelle scuole, il problema del bullismo, e nei condomini.

Pensiamo al consumo della droga, che non è più un fenomeno della marginalizzazione o della trasgressione, ma è diventato quasi una specie di costume sociale, un fenomeno di uso banalizzato, tra cocaina e droghe sintetiche di cui il nostro Paese si trova ai vertici dei Paesi che più ne consumano.

Ho pensato ad un altro dato che ha fatto scalpore in Europa, quello delle omissioni di soccorso dopo gli incidenti stradali. Un tempo era un fatto eccezionale, rarissimo, se si investiva qualcuno ci si fermava subito per aiutarlo. Oggi, invece, sono molti i casi di omissione di soccorso, dove si lasciano morire persone per la strada in quel modo.

Ho pensato naturalmente al problema della corruzione sempre più praticata nonostante Mani Pulite e nonostante gli sforzi di sensibilizzazione che ci sono stati. Anche per questo dobbiamo ripartire dall'Europa.

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6 Maggio 2009

Voglio parlare di regime

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Riporto una mia intervista, rilasciata ieri al quotidiano il Riformista. Nell'intervista ribadisco la mia volontà di voler parlare di cose concrete come la crisi economica, l'assalto alla giustizia di questo governo, la gestione propagandistica del terremoto d'Abruzzo e non faccio speculazioni su fatti che coinvolgono familiari e terze persone, oltre Silvio Berlusconi. Voglio però ricordare che il Presidente del Consiglio è un personaggio pubblico e questa separazione netta tra pubblico e "privato" non è possibile nel caso di un uomo delle istituzioni. Lui stesso fino ad oggi ha sempre mescolato le due sfere a proprio piacimento per trarne vantaggi politici. Purtroppo quando si fa sfoggio della propria vita privata per generare consenso poi non è possibile utilizzare filtri e censure su ciò che attiene la propria condotta anche in questa sfera.

il Riformista: Berlusconi deve riferire in Parlamento delle accuse di Veronica?
Antonio Di Pietro: Non ho intenzione di strumentalizzare questa storia: è una vicenda privata.

il Riformista: Il suo vicecapogruppo, codice penale alla mano, ha invitato il premier a chiarire il suo rapporto con la minorenne.
Antonio Di Pietro: Le ripeto: è una vicenda privata che coinvolge dei figli e, appunto, una ragazza minorenne. Mi interessa parlare dell’azioni pubbliche di Berlusconi, a partire dall’attacco che conduce verso la democrazia.

il Riformista: Quale è il confine tra pubblico e privato?
Antonio Di Pietro: Glielo dico un’ultima volta. Il presidente del Consiglio è un personaggio pubblico ed è quindi lecito sconfinare nel privato. Ciò detto poiché in questa storia ci sono terze persone non la intendo strumentalizzare. Stiamo parlando di una minorenne e del suo futuro. Quindi non userò argomenti che possano coinvolgere le persone terze per attaccare Berlusconi.

il Riformista: Offrirebbe una candidatura a Veronica?
Antonio Di Pietro: Che domanda è questa? Vorrei parlare di politica.

il Riformista: Veltroni lo fece.
Antonio Di Pietro: Ma io sono Di Pietro. Lei sta parlando con me.

il Riformista: Siamo passati dalla questione morale alla questione sessuale?
Antonio Di Pietro: Per me c’è una questione politica e morale che riguarda il conflitto di interesse del premier e il suo progetto politico piduista che sta svuotando il ruolo del parlamento, della magistratura e asservendo l’informazione. Di questo si deve parlare: della crisi, dell’Abruzzo.

il Riformista: Abruzzo: faccia un bilancio a un mese dal sisma.
Antonio Di Pietro: Siamo di fronte a una gigantesca speculazione mediatica a fini elettorali. Il governo si è mosso male già prima del terremoto, basti vedere come si è comportato in relazione alla commissione grandi rischi. E ora Berlusconi mira a confondere la straordinaria opera di volontariato con l’azione del governo, appropriandosi di meriti non suoi.

il Riformista: E il G8, il cosiddetto «decreto Abruzzo»?
Antonio Di Pietro: Tutta scena. Il G8 creerà solo confusione. Per il resto, a un mese dal sisma, non c’è in campo nessuna idea di ricostruzione. Vada a chiedere agli abruzzesi che ne pensano di questa sceneggiata. E non ci sono nemmeno i soldi, visto che secondo quel decreto arriveranno nel 2033.

il Riformista: Referendum: lei andrà a votare?
Antonio Di Pietro: Certo. Non sono mai stato un fautore dell’astensionismo. Io ero per un “sì motivato”, nell’ottica di cambiare la legge. Ora però bisogna capire le posizioni delle forze politiche.

il Riformista: Che vuole dire?
Antonio Di Pietro: Questa legge elettorale va modificata perché mortifica la democrazia. E il referendum potrebbe essere uno stimolo utile visto che il Parlamento non è in grado di fare una riforma. Il problema è che da alcuni giorni Berlusconi ha detto: “Se vince il sì, ci teniamo la legge che esce”. Cioè una forza che ha la maggioranza relativa acquisirebbe la maggioranza assoluta. Praticamente un regime. Per questo bisogna capire come i partiti vogliono cambiarla.

il Riformista: È pronto a sedersi al tavolo della Lega?
Antonio Di Pietro: Il tavolo dove si scrivono le regole non è della Lega ma di tutti. E io sono pronto a riscrivere le regole.

il Riformista: Secondo quali criteri?
Antonio Di Pietro: Il primo: va ridata al cittadino la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti, attraverso le primarie o la reintroduzione delle preferenze. Secondo: va garantita la presenza in parlamento di forze significative, quindi lo sbarramento del quattro per cento va bene. Terzo: il premio di maggioranza deve essere attribuito non al partito ma alla coalizione.

il Riformista: Tranne il primo punto, è la legge attuale.
Antonio Di Pietro: O il modello tedesco, di cui siamo pronti a discutere.

il Riformista: Senta, mezzo Pd vuole fare il congresso per rompere l’alleanza con lei.
Antonio Di Pietro: A livello locale siamo alleati un po’ ovunque. Io continuo ad appellarmi agli elettori che vogliono liberarsi del regime di Berlusconi. L’antiberlusconismo non c’entra. Infatti abbiamo votato il federalismo fiscale, mentre contrastiamo le norme che svuotano la democrazia.

il Riformista: Quale è il «ciarpame» del berlusconismo secondo lei?
Antonio Di Pietro: È ciarpame l’informazione che Berlusconi ha messo in piedi per far credere ai cittadini il contrario della verità su tutto.

il Riformista: Le veline sono il male minore?
Antonio Di Pietro: La bravura può esserci in persone belle e meno belle. L’importante è essere belli dentro. E le nostre candidate lo sono.

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4 Maggio 2009

Equazione referendaria

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Il referendum del 21 giugno nasce destinato a fallire, questo lo sanno sia la Lega che il Pdl, che il Pd. Purtroppo il referendum non raggiungerà il quorum poiché il crollo dell’affluenza alle urne, dovuto dalle due date di voto vicine, volute dalla Lega, è quasi certo.

Le polemiche del “sì ma”e del “sì se”, che stanno montando sul fatto di andare a votare per il referendum senza poi mettere mano alla legge elettorale, possono apparire un virtuosismo politico che nulla ha a che fare con i cittadini, ma questa volta è di fondamentale importanza. Non possiamo dire sì ad un referendum abrogativo senza sapere come intendono poi rifare la legge elettorale. Per noi vige l’equazione: si al referendum = eliminazione dell’attuale legge elettorale che, ricordo, gli stessi autori hanno definito “porcellum”.

D’altra parte fa sorridere il fatto che la Lega, testimonial con Calderoli della legge “porcellum”, con la quale si nega agli italiani il diritto di esprimere la preferenza, ora si è “chiusa in cantina” a riscrivere una nuova legge elettorale da portare avanti “con chi ci sta”.

Ribadisco il sì ai quesiti referendari poiché rispetto le 850 mila firme dei cittadini, ma vorrei sapere dalle altre forze politiche le loro intenzioni sulla riforma della legge elettorale vigente. Se l’intento è partire dal referendum per cambiare il “porcellum”, l’Italia dei Valori è pronta a votare sì. Se l’intenzione è quella di usare strumentalmente le firme dei cittadini per avviare un processo di revisione che si concluda con un “porcellum II la soluzione finale” e con l’eliminazione dei partiti di opposizione, allora questo non lo accetteremo.

Il referendum è un punto di partenza indispensabile per sedersi nell'Aula parlamentare con le altre forze politiche e lavorare ad un'altra legge elettorale.

Un sì al referendum senza una corretta revisione della legge elettorale consegnerebbe le chiavi del sistema Paese ad un partito unico di matrice fascista.

In soldoni, sì al referendum per perseguire un obiettivo voluto dai cittadini: costruire una nuova legge elettorale che dia realmente loro la possibilità di esprimere le preferenze, senza accontentarsi di elenchi di nomi scelti dalle segreterie di partito e che tuteli quelle forze politiche che esprimono un’ampia rappresentanza della popolazione in Parlamento.

PS: Vi invito a commentare i 12 punti della proposta di programma, presentati nell'articolo di ieri e che l'Italia dei Valori porterà in Europa e offrire il vostro contributo ai punti che troverete di seguito.

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3 Maggio 2009

12 punti per tornare in Europa

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Torniamo in Europa. E' lo slogan che Italia dei Valori ha scelto per rappresentare la distanza dell'operato e delle scelte strategiche che il nostro Paese sta facendo in tema di sviluppo economico, ambientale e sociale.

Dobbiamo tornare in Europa perché il nucleare, il Lodo Alfano, la riforma della Giustizia, i finanziamenti pubblici all'editoria, il sistema di informazione del Paese e molti altri aspetti ci hanno portato lontano dalle scelte di sviluppo che gli altri paesi hanno intrapreso senza esitazione.

Torniamo in Europa con un programma di 12 punti e con dei candidati degni di rappresentare i cittadini a Strasburgo. Vi invito a commentare e offrire il vostro contributo ai punti che troverete di seguito.

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2 Maggio 2009

Un nuovo entusiasmo

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Oggi Italia dei Valori ha presentato a Bologna i candidati alle elezioni europee del 6 e 7 giugno per la circoscrizione nord est. Come ho fatto per le precedenti candidature delle altre circoscrizioni, anche oggi vi invito a visualizzare la pagina del sito www.europee2009.it per approfondirne i profili.

Anche per le candidature del nord est abbiamo lasciato spazio alla società civile, a volti nuovi della politica. In Europa Italia dei Valori vuol mandare persone con un entusiasmo nuovo che si impegneranno se saranno eletti a coinvolgere i cittadini, anche attraverso la Rete, nella vita politica del continente, poichè l'Europa vi riguarda da vicino.
In campagna elettorale nessun partito sta parlando di programma, di tutto si discute eccetto che di contenuti e proposte da portare a Strasburgo. I politici, ed i loro media, attualmente puntano tutto su strumentalizzazioni, emergenze, calunnie e comparsate in Abruzzo per attirare consenso.
Italia dei Valori no. Noi vogliamo "tornare in Europa", perchè da essa ci stiamo allontanando di giorno in giorno. E vogliamo farlo con una proposta di programma di dodici punti. E su questi chiederemo il voto agli italiani, non sulle chiacchiere.

UN'AZIONE PER LE EUROPEE

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30 Aprile 2009

In Europa persone belle dentro

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Questa mattina a Milano, presso la Camera del lavoro, ho presentato i candidati della Circoscrizione Nord-Ovest che raggruppa le regioni Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta. Per consultare i profili dei singoli candidati abbiamo allestito un'area a loro dedicata. Vi invito a consultare i loro profili per constatare, attraverso il materiale messo a disposizione, la qualità della loro candidatura.

Pubblico il video di alcune mie dichiarazioni rilasciate ai giornalisti durante la conferenza stampa di questa mattina relativi alle elezioni europee.

Testo dell'intervento

Antonio Di Pietro: L'Italia dei Valori ribadisce che il referendum è un diritto costituzionale che non può e non deve essere tolto. E' sbagliato non aver deciso di andare a votare il 7 giugno. Noi andremo a votare e voteremo affinché questa legge porcata venga cambiata, affinché sia di nuovo concessa ai cittadini la possibilità di scegliere i propri candidati e affinché, soprattutto, i condannati non possano più andare in Parlamento, non se ne può più.

Giornalista: L'Italia dei Valori corre da sola alle europee. D'Alema ha usato parole molto dure in questi giorni chiudendo le porte anche ad eventuali alleanze. Lei cosa risponde?
Antonio Di Pietro: Lo dico a lei perché penso che come lei molti cittadini siano disinformati. Alle europee non esistono le coalizioni, ogni partito va da solo, anche il Partito democratico, il Popolo delle libertà e gli altri. L'Italia dei Valori si presenta alle europee cosi come la legge elettorale prevede.

Giornalista: Parlando del Futuro, sembra che con Franceschini sia sempre più difficile una possibile alleanza.
Antonio Di Pietro: Noi dell'Italia dei Valori ribadiamo la necessità di fare un’opposizione forte e chiara al Governo Berlusconi che toglie ai deboli per dare ai forti e ai prepotenti, che fa due pesi e due misure sulla giustizia e l'economia, e ribadiamo la necessità di costruire un futuro riformista dove solidarietà, legalità e libertà possano convivere. In questo futuro riformista noi crediamo che bisogna fare un’alleanza, perché da soli non si va da nessuna parte.

Giornalista: In Europa con quale squadra andrete e con quali idee?
Antonio Di Pietro: L'Italia dei Valori presenta in Europa persone brave e belle dentro, indipendentemente da quanti capelli rifatti o no ci siano. Per questa ragione invito tutti i cittadini a visionare attraverso la rete, nel nostro sito www.europee2009.it, i curriculum, le storie personali, le vite vissute, e quale contributo i nostri candidati hanno dato, nell’arco della loro vita, per le istituzioni. Qui, accanto a me, c'è Luigi de Magistris che in questi anni ha cercato di applicare la legge nei confronti di tutti. Anche lui, come me, ha cercato di applicarla anche nei confronti dei potenti e ne ha dovuto pagare le conseguenze. Questa settimana ha avuto giustizia, perché tutte le accuse nei suoi confronti sono state archiviate, come è successo a me, ed ora, come me, vuole contribuire ad un ricambio generazionale della classe politica in Italia ed in Europa, perché se non cambi le facce la politica non cambierà mai.

UN'AZIONE PER LE EUROPEE

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29 Aprile 2009

A tutela dei diritti dei disabili

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La Convenzione Onu sui diritti dei disabili, circa 650 milioni nel mondo, siglata a New York il 13 dicembre 2006 ed entrata in vigore l’8 maggio 2008, è il primo trattato sui diritti umani del terzo millennio ed è stato approvato dall’assemblea generale dell’Onu nel 2006.

La Convenzione, con i suoi 50 articoli, elabora in dettaglio i diritti delle persone con disabilità. Si occupa, tra l’altro, di diritti civili e politici, accessibilità, partecipazione, diritto all’educazione, alla salute, al lavoro e alla protezione sociale. E, soprattutto, la Convenzione riconosce che un cambiamento di atteggiamento nella società è indispensabile per consentire alle persone con disabilità di raggiungere la piena eguaglianza.

La Convenzione, infatti, vieta qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle persone disabili, in ogni settore della vita sociale. E impegna le 192 nazioni che compongono l’assemblea generale ad adottare leggi che proibiscano discriminazioni basate su qualsiasi forma di disabilità, dalla cecità alla malattia mentale. La Convenzione, infine, dedica particolare attenzione alla tutela dei bambini disabili.

A livello nazionale, il disegno di legge di ratifica è stato approvato all’unanimità e, quindi, anche con il voto di IdV, nella seduta del 24 febbraio 2009 dalla Camera dei Deputati.

Bisogna ora passare dalle parole ai fatti. E noi dell’Italia dei Valori lo facciamo nel modo più diretto possibile, candidando alle elezioni europee Carlo Rossetti, disabile e figura storica dell’associazionismo, persona competente e sensibile che, se verrà eletto, saprà rappresentare le istanze di un mondo che chiede tutele e diritti. Per riflettere e saperne di più propongo di ascoltare e leggere la relazione di presentazione di Mario De Luca, responsabile IdV per il welfare e, sua volta, diversamente abile, anch’egli esponente dell’associazionismo.

Ne vale la pena: per capire i loro bisogni, per ammirare il loro impegno, per rispettare la loro dignità, per riflettere sulla lontananza delle istituzioni, per rinnovare concretamente l’impegno a rimuovere ogni barriera.

Oggi, durante il convegno “Il valore dell’integrazione: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità”, tenutosi a Roma, presso l’hotel Nazionale, ho ufficializzato la mia piena adesione al Manifesto per le elezioni europee 2009: “Nulla sulle persone con disabilita’ senza le persone con disabilità”, sui diritti delle persone con disabilità.

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27 Aprile 2009

L'Aquila non ha bisogno del G8

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Il 25 aprile il Presidente del Consiglio è andato a L’Aquila, poi sarà la volta dei big del G8. L’Aquila è più turistica oggi di quanto non lo sia mai stata prima del 6 aprile. E’ un gran via vai di passerelle, di transennamenti, di allestimenti, palchi, fiocchi, striscioni, nel frattempo i vigili del fuoco e gli aiuti della protezione civile corrono da tutte le parti per patinare la realtà, per costruire “The Truman show”ora per l’uno, ora per l’altro potente. Intanto i giorni passano e gli sfollati sono spettatori di queste grandi manovre nelle tende, dove la pioggia di questi giorni sta rendendo le condizioni sempre più critiche. Qualcuno comincia a temere per gli aiuti: il rischio è che questi finiscano in elicotteri per trasportare i vip, per le associazioni, la ricostruzione delle sedi dei giornali, delle televisioni, dei partiti, delle cooperative, dei circoli e chi più ne ha più ne metta, tranne che per le case degli abruzzesi e per le strutture pubbliche basilari, alle quali la protezione civile ha sopperito con impianti di primo soccorso, ma ben lontani dagli standard di una vita dignitosa di tutti i giorni.

Chiedo, quindi, a Silvio Berlusconi di fare un passo indietro e di non fare il G8 in Abruzzo.

Gli abruzzesi hanno bisogno di fatti concreti, di tempestività negli aiuti, di una ricostruzione senza infiltrazioni mafiose, senza inefficienze, per fare in modo che si torni alla normalità quanto prima. Gli abruzzesi non vogliono diventare fenomeni da baraccone e veder sfilare migliaia di persone in abito scuro seguite da giornalisti, lacchè, sicurezza ed uno stuolo interminabile di portaborse che li guarda con compassione. L’Abruzzo vuole tornare alla normalità, e per farlo non ha bisogno di Silvio Berlusconi, ma di braccia da lavoro e soldi che lo Stato deve assicurare. Tutto ciò che ora può fare il governo, oltre a trovare il coraggio di far giustizia, è di garantire i fondi e le tempistiche della ricostruzione, tutto il resto è campagna elettorale.

Un saluto al contestatore aquilano, comparso ad Acerra, che ha messo in fuga il nostro Premier. E’ stato un lodevole tentativo di far valere la propria opinione ma dovrebbe sapere che Silvio Berlusconi non ama i contraddittori, specie se con cittadini, con i quali lui si confronta esclusivamente attraverso uno schermo televisivo nel più democratico dei modelli: “io parlo, tu ascolti ed esegui”.

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19 Aprile 2009

Allergia e lacrime del coccodrillo

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L’allergia alla magistratura del presidente del Consiglio non è stagionale, è permanente. I riflettori sul terremoto dell’informazione, quella alternativa ovviamente, e delle indagini avviate dalla magistratura disturbano la campagna elettorale permanente di Silvio Berlusconi in Abruzzo.
Oltre gli scatti con bambini ed anziani usati come oggetti della miglior propaganda del Ventennio ed il dispiegamento operoso della protezione civile, oltre questo, i fatti sono a zero.
E questo imbarazzo lo spinge a visitare continuamente l’Abruzzo per attirare su di sé i riflettori ma anche per coprire le sempre più chiare responsabilità che emergono giorno per giorno sulla tragedia che ha sacrificato 294 vite umane. Responsabilità che evidentemente ha il timore possano essere ricondotte all'operato del suo governo, piuttosto che a società “sponsorizzate” come Impregilo.

L’Abruzzo non ha bisogno di pacche sulla spalla, foto con anziani e bambini, e lacrime di coccodrillo, ha bisogno di fatti, soldi e giustizia.

I primi, i fatti, ad oggi li stanno facendo l’imponente macchina della solidarietà che dipende solo in parte dal governo.

I secondi, i soldi, servono per ricostruire e servono subito, e senza mettere mano alle tasche già vessate degli italiani, semplicemente facendo rientrare il referendum nella data dell’election day e magari rinunciando alla realizzazione dell’inutile ponte sullo stretto di Messina.

La terza, la giustizia, ne hanno bisogno gli italiani tutti, per continuare a credere nello Stato. Le responsabilità in questa tragedia, che ci sono, devono essere individuate subito per rispetto delle vittime e dei loro familiari. Ed il signor Silvio Berlusconi non ci venga a dire che lui preferisce i fatti alle indagini della magistratura, che di colpe ed omissioni non ce ne sono, che è solo fatalità, perché quel telegramma con la dichiarazione ignorata dello stato di emergenza, trovato sotto le macerie ed inviato da Massimo Cialente sindaco dell'Aquila il primo aprile 2009 alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Governatore della Regione, all’Assessore regionale alla Protezione Civile e alla Prefettura dell'Aquila testimonia che di omissioni ce ne furono, e da parte di più di un soggetto.

Signor Berlusconi, venga a confrontarsi in una delle sue sei televisioni, piuttosto che censurare un vignettista. Scelga come moderatore uno a caso dei suoi lacchè di prima serata o uno qualsiasi dei suoi “volti nuovi” della Rai scelti a Palazzo Grazioli, io ci sarò.

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18 Aprile 2009

Abruzzo: si poteva fare molto

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Riporto un'intervista a Giampaolo Giuliani sul terremoto dell'Abruzzo. Dopo le lacrime di Silvio Berlusconi e la passerella degna del miglior sciacallaggio elettorale ad opera dei ministri di governo, i buoni propositi sono terminati. E' rimasto soltanto l'ufficio allestito dal Premier in loco per le sue visite di cortesia. Gli aiuti concreti ce li metteranno come al solito gli italiani con una tassa una tantum che andrà a rimpiazzare il tributo che Berlusconi deve versare ad Umberto Bossi per evitare la crisi di governo. I cittadini pagheranno anche i 400 milioni, spicciolo più spicciolo meno, grazie al fatto che il referendum non sarà accorpato alle date delle elezioni amministrative ed europee del 6 e 7 giugno. Allo sperpero economico si aggiunge la questione ben più grave legata al fatto che lo Stato dovrebbe operare in modo tale da garantire il raggiungimento del quorum di un referendum, cosa che non accadrebbe qualora la sua data ricadesse al di fuori dell'election day.

Il 5 giugno a Piazza Navona difenderemo l'informazione libera ed indipendente, da quella del terremoto in Abruzzo, a quella legata al referendum di cui pochi cittadini ne conosco perfino i quesiti.

Testo dell'intervista

Inviato IDV: "Giampaolo Giuliani, collaboratore Ente Ricerca. Da alcune autorità è stato affermato che anche avendo saputo con qualche anticipo che si sarebbe verificato un sisma, non sarebbe stato certo possibile evacuare l'intero Abruzzo. Questa affermazione è condivisibile o magari sarebbe stato possibile fare qualcosa in più di quello che (non) è stato fatto?"
Giampaolo Giuliani: "Sicuramente sarebbe stato possibile, ne sono convinto, salvare qualche vita umana in più, alla luce delle informazioni che può dare il nostro sistema di allarme, e alla luce di come si sono svolti i fatti. Tantissime persone che hanno avuto la possibilità di poter vedere i nostri grafici online, spontaneamente si sono allontanati dalla loro abitazione. Oggi mi ringraziano perchè avevano capito che stava montando qualcosa di veramente pericoloso.
Credo che quando si da un allarme sismico non ci sia bisogno di partire da un'evacuazione in grande stile, con tutte le conseguenze che possono in qualche modo rendere deprecabile questo tipo di operazione, ma così come ci si comporta per esempio negli allarmi che vengono dati per smottamenti, per alluvioni, per qualsiasi tipo di catastrofe che può capitare natuaralmente, come una diga che rischia di cedere e travolgere tutto il paesaggio del fondovalle, qualcosa può e deve essere comunque fatto. Credo che alla luce di un allarme prodotto da un sistema che vede montare un'azione dinamica attraverso il Radon, come in questo caso, si sarebbe potuto lanciare un messaggio in città in cui si invitava la popolazione a passare la notte all'aperto. Senza creare panico, con una procedura semplice e sicura per la popolazione stessa."

Inviato IDV: "Anche in considerazione del fatto che lo sciame sismico, come si usa definire, stava verificandosi da parecchio tempo, un po' di preallarme avrebbe potuto aiutare. Magari si sarebbero potute evacuare strutture pubbliche come le scuole, come la casa dello studente che poi è crollata."
Giampaolo Giuliani: "Certo. Diciamo che lo sciame sismico era dal 15 gennaio che imperversava in città, con eventi che non erano più eventi di grado strumentale, ma che la popolazione avvertiva sempre con maggiore intensità. Si sarebbe potuto pensare di fare una grande esercitazione nella circostanza di questo sciame che si faceva sentire, di cui tra l'altro tutti avevano paura e si domandavano come sarebbe andata a finire. Si sarebbero potuti evacuare gli edifici pubblici, certamente anche la casa dello studente. Sono giovani vite... Diciamo che ci sarebbero stati più due mesi di tempo, dal 15 gennaio ad aprile. Avendo una situazione che nell'aquilano non si verificava da più di dieci anni, forse qualcosa si sarebbe potuto fare."

Inviato IDV: "Nell'iter tecnico che va dalla segnalazione da parte della comunità scientifica di un possibile evento pericoloso fino all'allerta da diramare alla popolazione, quali sono le strutture preposte che dovrebbero attivarsi per propagare questa segnalazione?"
Giampaolo Giuliani: "Sicuramente la protezione civile! La protezione civile ha il compito di allertare la popolazione e provvedere, eventualmente, qual'ora ci dovesse essere un'allerta di qualsiasi tipo, a controllare e dirigere le operazioni. Poi anche l'istituto che studia i terremoti avrebbe potuto considerare questo sciame sismico diverso da tutti quanti gli altri sciami. L'iter di tutta questa grande sequenza di eventi che abbiamo avuto avrebbe forse giustificato una grande esercitazione."

Inviato IDV: "Anche perchè da quanto risulta dagli annali, mi corregga se sbaglio, i sismi pericolosi in questa località si verificano con una ciclicità di trecento anni, e l'ultimo era avvenuto circa nel 1700."
Giampaolo Giuliani: "Sì, la ciclicità è proprio stata questa. Negli ultimi dieci anni tra l'altro non abbiamo avuto una frequenza di eventi così alta, e addirittura eventi sismici di questa portata. Il 6.3 dichiarato da qualcuno e osservato anche da noi, o anche il 6 osservato da INGV non sono uno scherzo. Poi ci sarebbe da dire qualcosa sugli edifici che sono venuti meno. Tantissimi edifici nuovi, costruiti con una struttura che avrebbe dovuto essere antisismica, quindi in cemento armato, hanno ceduto, mentre abbiamo visto che sono rimasti in piedi edifici del 1200, del 1500, del 1700 e del 1800."

Inviato IDV: "Nel 1200 si usavano già tecniche antisismiche?"
Giampaolo Giuliani: "Sicuramente, visto che tengono così bene!"

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14 Aprile 2009

Alternativa di governo

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Oggi sul Corriere della Sera, a pagina 17, si legge un articolo dal titolo: “La svolta «operaista» di Di Pietro”. Nello stesso articolo Pier Paolo Baretta, parlamentare del Pd commenta la vicinanza dell’Italia dei Valori alla classe operaia, e afferma che “sarebbe un errore mettersi a inseguire Di Pietro tentando di occupare lo spazio della contestazione. ..(omissis)... Il Partito democratico non può essere un semplice contenitore di dissenso, come invece è l’Italia dei Valori”.

L’Italia dei Valori cresce in consenso perché i suoi programmi, e le sue persone, sono vicini ai cittadini e ai loro problemi. A marzo la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 925% rispetto lo stesso periodo del 2008. Qual è stata la risposta del governo?
Tralascio ogni considerazione sulla presa di coscienza del fatto che esistesse una "crisi Paese" in corso, coscienza che è arrivata dopo sei mesi di un Parlamento immobilizzato in votazioni e discussioni legate ai problemi personali con la giustizia di Silvio Berlusconi.
Passiamo alle misure anticrisi, tutte, o quasi, fallimentari. Il Governo ha rilanciato il piano casa per ampliare le villette, ha riaperto i cantieri del ponte sullo stretto di Messina, ed ha distribuito una social card senza copertura finanziaria di cui oggi più nessuno parla.

La Lega ha fatto la sua parte, ha accettato i finanziamenti a fondo perduto per i comuni di Catania, Palermo e Roma, lo smantellamento di Malpensa e del suo indotto, in cambio della pagliacciata delle ronde e di una dichiarazioni di intenti sul federalismo.

Il Partito democratico, in uno stato di ipnosi governativa, fa opposizione a fasi alterne, nella convinzione che la diplomazia sia possibile con un uomo che possiede tre televisioni private, che ha deciso il Cda di quelle pubbliche, che dispone di due gruppi economici che controllano l’informazione e parte dell’economia del Paese, che vive nel più colossale conflitto di interessi conosciuto da una democrazia occidentale. Ebbene con quest’uomo il Pd pensa di usare la diplomazia. Questo lo definirei un comportamento da masochismo politico.

L’Italia dei Valori è un partito che rappresenta un’alternativa di governo. Racchiude al suo interno professionalità, programmi, idee, e vive tra la gente, nelle piazze, nelle fabbriche incontrando i cittadini, le associazioni, gli operai, gli industriali, per non vivere nel mondo astratto dell’ideologia politica della sinistra e nel clientelismo dorato del governo.

L’Italia dei Valori distingue tra i suoi interlocutori, e non si siederà al tavolo di un corruttore, né tanto meno stringerà alleanze di comodo alla ricerca di tornaconti individuali. Una politica diversa da quella degli ultimi 50 anni è possibile, e non si chiama “contestazione”, ma “realistica alternativa”.
Se poi il Pd vuol continuare a fare la parte del Ponzio Pilato, faccia pure, ma ci lasci lavorare.

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12 Aprile 2009

L'inutilita' degli armamenti

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Pubblico un'intervista a Giorgio Schultze, candidato indipendente alle prossime elezioni europee nelle liste dell'Italia dei Valori, intervista incentrata sulla crisi economica mondiale sul confronto tra le due amministrazioni americane di Bush e Obama e sull'inutilità degli armamenti nucleari.
Schultze accenna, inoltre, la necessità di una politica di difesa europea comune che renda il vecchio continente più credibile, più unito e con un ruolo centrale nell'ambito della politica mondiale. L'Italia dei Valori ha un programma di 12 punti per l'Europa, di cui al punto 9 propone esattamente un corpo di difesa unico europeo.

Inviato IDV: La Turchia, recentemente, è stata dichiarata nell'Unione europea. Sappiamo che nel territorio turco ci sono diverse basi militari americane. Come si concilia questo ruolo della Turchia in Europa?
G.Schultze: Una delle richieste che è stata fatta su pressione dell'amministrazione Bush era proprio questa, ma questa era stata fatta nei confronti della Polonia, della Repubblica Ceca, in sostanza: se vuoi entrare a far parte dell'unione occidentale come prezzo devi essere una base militare, possibilmente, e neanche tanto della Nato, quanto addirittura degli Stati Uniti. Non va dimenticato l'accordo bilaterale firmato l'estate scorsa fra Condoleeza Rice e il governo ceco per l'installazione della base radar funzionale al sistema di difesa americano, proprio messo in Europa, ai confini con la Russia, che ha scatenato quella guerra fredda e quella nuova corsa agli armamenti che soltanto adesso, con la nuova amministrazione Obama, tende a rallentare o forse anche a fermarsi.
Il fatto che venga richiesto alla Turchia di essere la piattaforma di lancio, quasi come minaccia verso il Medioriente, rappresenta per noi un fattore di instabilità.
Pensiamo ad un'Europa di pace, no a un'Europa aggressiva pronta a minacciare le aree confinanti. Per altro, da tanti punti di vista, noi abbiamo proprio celebrato a Palermo un Forum, che viene considerato di "pace nel Mediterraneo", proprio con le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Turchia, Palestina, Israele, con la necessità di andare ad un'integrazione forte delle aree all'interno di questo bacino del Mediterraneo, considerate elemento strategico di pace e di cooperazione tra i popoli.
Quindi, installare nuovi impianti a minaccia del Medioriente non va in questa direzione, e per altro non corrisponde a quella che è una strategia, fra virgolette, detta di difesa del continente della regione europea.
 
Inviato IDV: Come giudica questa scelta di Obama di impostare questa politica di disarmo?
G.Schultze: Io credo che Obama stia camminando, come dire, sulle uova, perché evidentemente ha ereditato una situazione impostata dall'amministrazione Bush in cui il confronto, lo scontro, con le regioni del pianeta è stato evidente, "giustamente per sviluppare" dal loro punto di vista, portando alcuni grossi vantaggi economici all'industria bellica statuintense. Anche perché, evidentemente, è l'unica possibile in un momento di gravissima crisi economico finanziaria in cui davvero, stanno saltando intere banche.
Quando si dice che oltre 1.300 miliardi di dollari sono stati spesi l'anno scorso in nuovi armamenti, praticamente è stato speso di più rispetto al buco economico finanziario. E' chiaro che a questo punto Obama deve scegliere un'unica strada: rallentare questa corsa agli armamenti, rallentare gli investimenti e rallentare anche quello che è un costo di manutenzione. I milioni di euro al giorno per il mantenimento delle basi Nato e delle basi americane, tenute tra virgolette come si dice in gergo "in caldo", pronte a scattare, a funzionare, a lanciare i missili in caso di un'eventuale aggressione o attacco, ha un costo che qualcuno deve sopportare. Non a caso Obama chiede in questa fase di transizione agli alleati, tra cui l'Europa, di farsi carico di alcune di queste spese militari, come per esempio l'occupazione in Afghanistan, o altre aree del pianeta, proprio perché si è reso conto degli elevatissimi costi senza ritorno.
Quindi, io credo sia una strategia corretta quella di Obama: congelare nuovi progetti che erano stati lanciati dall'amministrazione Bush, e dall'altra cercare di contenere per quanto possibile i costi di gestione di una fabbrica che, oltre che morte, non produce nulla di buono per l'umanità.
 
Inviato IDV: Secondo lei, in base ai recenti annunci secondo i quali Al Qaeda starebbe progettando nuovi attentati, sono veri e attendibili oppure servono solo a tenere alta la tensione?
G.Schultze: Io da sempre ho una considerazione condivisa da alcuni, che Al Qaeda è stato un prodotto di quella che è stata l'amministrazione Bush. Con questo non voglio dire che è uscita dalla Casa bianca, ma sicuramente era funzionale ed è tuttora funzionale ad una logica, che è di tenere sotto minaccia qualcuno per ottenere il riscatto. Allora in questo caso, tenendo sotto minaccia l'intera umanità con questo tipo di azioni, è evidente che c'è una probabilità che questi signori possano compiere cose terribili come quelle che sono state compiute l'11 settembre.
Penso con meno probabilità, a questo punto, di essere sostenute ed essere riconosciute dall'altra parte. Io credo che man mano, la popolazione si stia rendendo conto che questi gruppi terroristici nulla hanno a che fare con i processi o le richieste di emancipazione del mondo islamico rispetto all'occidente.
La necessità di un dialogo tra le culture e l'apertura del dialogo tra occidente e mondo islamico sono invece le uniche strade da imboccare. E credo che gruppi armati, violenti e funzionali ad un sistema evidentemente di riarmo, saranno sempre più isolati.
Io credo che il parlamento europeo ha una gravissima responsabilità: nonostante il suo enorme potere di rappresentanza, non si ha in Europa una politica di difesa comune.
Noi dobbiamo insistere perché l'Europa, nel suo insieme, possa essere punto di riferimento, e non le singole nazioni. Diventa assurdo immaginare un'azione di politica di difesa in cooperazione senza passare dall'Europa.
L'Europa deve impegnarsi in questo, e non lasciare ad accordi bilaterali tra le nazioni la soluzione dei problemi di difesa e anche di cooperazione internazionale.



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10 Aprile 2009

Intervista a Graham Watson

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Il 6 e 7 giugno si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento europeo. Queste elezioni sono importanti, nonostante nell’immaginario collettivo Strasburgo sia un posto dove si decidono ben poche cose e si parli di aspetti lontani dalle problematiche di ciascun paese. Questo concetto deve essere sfatato, poiché il Parlamento europeo in realtà indirizza le politiche di sviluppo dell’intero continente. L’Italia dei Valori manderà a Strasburgo persone della società civile (consulta i profili dei nostri candidati).

Riporto un’intervista di Graham Watson, presidente del gruppo politico del Parlamento europeo ALDE, l'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa, formato dal “Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori” (ELDR), di cui fa parte l’Italia dei Valori, e del Partito Democratico Europeo (PDE). Ringrazio Graham Watson per le parole di stima e di apprezzamento pronunciate per la mia persona e per l’operato dell’Italia dei Valori.

Testo dell’intervista

Inviato IDV: Benvenuti al Parlamento europeo, un organo eletto direttamente dai cittadini, composto da 785 deputati che cambiano ogni 5 anni, eletti mediante preferenza diretta da 342 milioni di votanti, in rappresentanza di quasi mezzo miliardo di cittadini europei.
Il Parlamento europeo si riunisce a Strasburgo, ma accade spesso che si tengano delle plenarie anche a Bruxelles, sede prediletta delle commissioni parlamentari, il vero cuore pulsante della discussione politica. Ogni commissione può avere un minimo di 28 e un massimo di 86 membri, e il frutto del loro lavoro viene presentato ai gruppi politici perché elaborino i propri emendamenti, prima di affidare la proposta finale al voto della plenaria. O
Il Parlamento europeo è organizzato in raggruppamenti, nei quali confluiscono i parlamentari secondo il loro orientamento politico. Ogni gruppo deve avere un minimo di 20 partecipanti e deve essere rappresentativo di almeno un quinto degli stati membri.
Uno dei gruppi più importanti si chiama ADLE, ovvero l’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa che si è aggiudicata oltre 100 seggi. Il suo presidente viene dall’Inghilterra, il suo nome è Graham Watson, ed è tra le altre cose quel signore che si prese a cuore a Bruxelles il caso di Europa7, esercitando le opportune pressioni politiche affinché la centralità della libertà e della pluralità dell’informazione venisse tutelata anche in Italia.
Presidente Watson, che cosa significa essere liberali in Europa? Perché liberali e non social democratici per esempio?

Graham Watson: Essere liberale vuol dire combattere per una società che sia giusta, aperta e libera. Una società nella quale nessuno debba stare in condizione di schiavitù, dell’ignoranza, di povertà o di conformità. Essere liberale vuol dire cercare una società riconoscendo il potere del libero mercato ma riconoscendo anche la necessità del governo di intervenire quando si tratta di assicurare certi beni sociali e ambientali che il mercato non può produrre o che il mercato non produce. E’ questa, secondo me, la sfida dei liberali, anche in Italia. E’ una sfida accettata e presa dall’Italia dei Valori.

Inviato IDV: Che cosa intende fare di questo raggruppamento liberale oggi in Europa? In altre parole, quali sono i suoi programmi?

Graham Watson: I nostri programmi, a livello europeo, sono di continuare la costruzione europea. Non con la fretta che abbiamo conosciuto una volta, perché anche l’Europa deve riconoscere la necessità di governare bene un’unione di 27 membri. Lavorare con calma e determinazione per rendere più evidente e più forte tutto ciò che l’Europa ci ha dato: la sicurezza, non solo l’assenza di guerra ma anche la sicurezza contro la criminalità organizzata, la prosperità che ci ha dato il mercato unico, che adesso dobbiamo rimettere in operazione con un regolamento che assicuri il funzionamento delle banche. Non solo sicurezza e prosperità, ma anche la libertà, perché le minacce di oggi sono molto diverse da quelle di ieri.

Inviato IDV: Italia dei Valori. Come vede la sua crescita continua negli ultimi anni, che potrebbe essere confermata nelle prossime elezioni europee di giugno?

Graham Watson: Penso che le campagne che ha fatto l’Italia dei Valori siano campagne molto importante. Penso, ad esempio, alla campagna contro l’evasione fiscale, importante non solo in Italia ma anche a livello europeo e altrove. Penso alla campagna contro i privilegi della classe politica, che non hanno un senso in una società aperta e moderna. Penso alla lotta per l’indipendenza della magistratura, essenziale per il buon funzionamento del mercato e per la libertà degli individui, o alla lotta contro questa burocrazia preistorica che conosce l’Italia e altri paesi. Queste sono le campagne dell’Italia dei Valori, campagne fondamentalmente liberali. E’ per questo che l’Italia dei Valori rappresenta, adesso in Italia, la corrente politica liberale.

Inviato IDV: Presidente, ha conosciuto Antonio Di Pietro? Quale è il suo rapporto con lui? Che giudizio da del suo operato negli ultimi anni?

Graham Watson: Lo conosco da molti anni, e ci siamo visti un mese fa qui a Bruxelles. Penso che Antonio ha avuto un coraggio importantissimo, in un momento storico difficile per l’Italia, lanciando questo partito, creando qualcosa di valido e importante sulla scena politica italiana. E’ anche qualcuno che sa che un partito non può esistere da solo, è stato lui a portare l’Italia dei Valori nel campo liberale europeo. Spero che Antonio Di Pietro conosca un più grande successo, ancora, nella politica italiana, perché l’Italia ha tanto bisogno delle idee liberali e di un partito come l’Italia dei Valori. E’ importante perché dobbiamo dire basta a tutto il passato che ha tanto danneggiato l’Italia e tanti paesi simili. E’ tempo di rompere con quel partitismo che c’è stato in Italia, che non aiuta nessuno e che danneggia il rispetto per i diritti dell’uomo e per i diritti civili. E’ questa la sfida per la quale son convinto che l’Italia dei Valori sia all’altezza.

UN'AZIONE PER LE EUROPEE
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8 Aprile 2009

Acqua pubblica

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L’acqua non può essere un bene di mercato. L’acqua è un diritto, lo abbiamo detto e lo ripetiamo.

Oggi ha avuto luogo un incontro tra i rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e una delegazione dell’Italia dei Valori.

Nel corso di tale riunione è stata ribadita la linea politica del partito finalizzata a modificare la normativa in vigore, per raggiungere l’obiettivo di rendere nuovamente pubblica la gestione delle risorse idriche.

Proprio riguardo l’eventuale fusione di Enia e Iride che rischia di consolidare il sistema privatistico di gestione del servizio idrico a Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia, l’Italia dei Valori ha ribadito che, vista l’attuale legislazione in materia (legge n 133 del 6 agosto 2008 e n. 126 del 24 luglio 2008), diventa condizione irrinunciabile che il partito si batta affinché negli statuti delle società che gestiscono l’acqua la quota spettante ai poteri pubblici sia formalmente prevista come maggioritaria.

Insomma il diritto all’acqua è inalienabile, è un bene che appartiene solo ai cittadini.

Leggi i precedenti articoli:
L'acqua e' un diritto
Beni pubblici, profitti privati dei concessionari

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6 Aprile 2009

Oggi giorno del dolore e della solidarieta'

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Oggi e' soltanto il giorno del dolore, della solidarieta' e anche della vicinanza umana e politica verso le istituzioni, Governo compreso, che si stanno prodigando per venire incontro alla popolazione duramente colpita dal sisma.

Esprimo la mia solidarietà ai cittadini abruzzesi, in particolare a quelli aquilani, che oggi vivono un’altra giornata drammatica della loro storia. Questa terra è ad alta attività sismica, come ce ne sono molte in Italia, e non è nuova a questi sconvolgimenti. Dopo il terribile terremoto del 1915, ad Avezzano, di 11.000 abitanti ne sopravvissero solo 300. Ma l’Abruzzo ha le spalle larghe e si rialzerà velocemente, seppur nel dolore.

In Italia “ambasciator porta pena”, anzi rappresenta egli stesso la pena. Se denunci sei denigrato, sospeso, denunciato a tua volta e, come avviene negli Stati a diritto compromesso, ne paghi le conseguenze. E’ accaduto a Giampaolo Giuliani, fisico e tecnico presso il laboratorio nazionale del Gran Sasso.

Quella che è accaduta a L’Aquila è una tragedia che poteva essere contenuta. Giampaolo Giuliani, che aveva preannunciato questo disastro, è stato denunciato per procurato allarme. Sarebbe stato il caso di verificarne accuratamente la segnalazione, attivando le precauzioni necessarie per evitare l’irreparabile o, comunque, contenerne le conseguenze.

L’Italia, come tutti sanno, è un Paese ad altissima attività sismica. Tra gli edifici crollati in Abruzzo ci sono anche scuole, diversi palazzi pubblici ed una casa dello studente. Mi domando che senso abbia investire nel progetto del ponte sullo Stretto di Messina, esso stesso in zona ad alto rischio sismico, o discutere sulla costruzione di centrali nucleari sicure, se non si riescono neppure a garantire i requisiti antisismici nelle abitazioni. Mi chiedo se, invece di bruciare soldi in inutili opere faraoniche, non sia il caso di restituire i fondi sottratti ai comuni affinché riescano a gestire la manutenzione, il restauro e la messa in sicurezza delle strutture pubbliche e private esistenti.

Ma di tutto questo ne parleremo nei prossimi giorni. Oggi, ribadisco, è il giorno del dolore e della solidarietà.

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5 Aprile 2009

Milano citta' metropolitana

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Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri, sabato 4 aprile, presso il convegno "Prepariamo la città metropolitana" tenutosi a Milano.

"Come sapete, noi dell'Italia dei Valori siamo una formazione politica che in prospettiva guarda al superamento delle province, perché in alcuni casi la provincia va troppo stretta, in altri casi va troppo larga. Nel caso di Milano, appunto, trattasi di una realtà in cui provincia e comune devono essere una sola cosa, una realtà metropolitana che a differenza di Reggio Calabria merita di essere considerata tale.

La città metropolitana che noi immaginiamo è una città metropolitana che a Milano si deve sviluppare innanzitutto sul piano infrastrutturale, in secondo luogo sul piano industriale, in terzo luogo, ma che poi è il primo, sul piano della vivibilità urbana.

Sul piano infrastrutturale in realtà cosa fa lo sappiamo benissimo. Sappiamo benissimo che il punto fondamentale è lo snodo di tutte le realtà che arrivano da Milano e partono da Milano. Lo abbiamo affrontato tante volte e adesso ci sono le condizioni per farlo. Ci vogliono le grandi arterie ferroviarie, viarie o aeroportuali che portino vicino a Milano, ma come poi la città viene attraversata? La Tem, la Brebemi, la Pedemontana hanno un senso se ci stanno tutte, e se tutte quante fra di loro permettono di “snodare” quel che è il traffico di lunga gittata, che passa attraverso l'autostrada con il traffico che, dal territorio, entra ed esce da Milano.

Voi avete visto che tutto il sistema autostradale, A1 piuttosto che A4 sia verso il Piemonte sia verso la Lombardia, poi alla fine finisce tutto nell'imbuto della tangenziale. E' stato molto positivo, e io sono fra quelli che, diciamo così, l'ha stappata con la realizzazione della quarta corsia sulla A4 ad Agrate, ma poi avete visto che poi l'imbuto che si creava tra Agrate e Capriate ce lo troviamo adesso da una parte verso Cascina Gobba e dall'altra parte verso Rho. Allora la situazione in cui è necessario fare sia la piccola “tangenzialina”, da Rho a Monza, sia la tangenziale più grande, la Pedemontana lombarda.

Tutto questo non serve a niente se poi non si sblocca la Tem. Tutte e tre queste opere non servono a niente se non si crea un sistema di aree metropolitane e metro tranviarie. E' importante che poi, da questa realtà extraurbana, si possa entrare e uscire da Milano con un sistema di trasporti pubblici importante.

Credo che Milano sia la città dove può realizzarsi una città metropolitana, così come previsto dalla nuova legge, proprio perché c'è l'Expo 2015, che dà la possibilità di realizzare e costruire questa realtà. Dipende da cosa si vuol fare. Fino adesso l'idea che mi dà è che l'Expo sta a Milano come la Tav stava all'Italia, se ne parla molto, si comincia già a pagare le tangenti ma il lavoro non parte mai. Lo ricordo bene perché io, della Tav, me ne ero occupato negli anni '90, ancora prima che si cominciava a fare, però già avvennero i primi arresti. Poi è successo tutto quel che è successo.

Cosa voglio dire? L'Expo è uno strumento fondamentale se pensato in funzione di ciò che sarà il dopo Expo, perché se tutti questi soldi servono soltanto per l'Expo è semplicemente un gioco di carnevale. Siccome i mezzi, gli strumenti, i mezzi e le risorse ci saranno, siccome Milano è l'unica città che obiettivamente può fare una cosa del genere, noi dell'Italia dei valori non intendiamo tirarci indietro rispetto a questo impegno. Ovviamente, sia sul piano infrastrutturale sia sul piano delle scelte urbanistiche, perché su questo piano noi non è che possiamo, in nome dell'Expo, stravolgere la realtà di Milano.

Con riferimento a tutto questo, mi preme dire anche qui in questa sede, c'è la necessità di mettere in chiaro la differenza tra quello che è lo sviluppo urbano, dove si vive, e lo sviluppo industriale, che comunque dovrà essere rivisto insieme all'Expo. Credo che la parte importante riguardi il Pil italiano, la cui maggior parte si trova all'interno del territorio della provincia di Milano. In una situazione di questo genere è evidente, quindi, che la città metropolitana che noi immaginiamo non può considerare che diventi un dormitorio o un luogo di passeggio, ma deve essere un luogo di rilancio dello sviluppo industriale e quindi anche di ottimizzazione delle infrastrutture, ma anche dei luoghi in cui ampliare e migliorare qualificare lo sviluppo industriale.

Sviluppo industriale non vuol dire fare le fabbriche e un po' di ciminiere dentro Milano. Vuol dire individuare quali sono le priorità manifatturiere o di servizi che riteniamo siano importanti per questa area e da portare all'esterno, e rivedere quella serie di attività industriali che sono dannose per l'ambiente, per l'attività urbana e per la funzionalità del sistema intero.

Noi riteniamo che anche il piano casa vada affrontato con realismo. Come sapete, abbiamo detto sì al federalismo fiscale. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità sapendo bene che è come il coltello da cucina: ci tagli il pane e funziona benissimo, ma ci puoi ammazzare la moglie.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il federalismo è uno strumento tecnico che se viene usato con senso di responsabilità servirà per ottimizzare sia il sistema delle entrate che il sistema delle uscite. E' uno strumento malevolo se viene utilizzato male, ma se rinunci a costruire e a forgiare lo strumento hai già perso.

Ecco perché noi abbiamo detto che ci stiamo, ecco perché noi abbiamo detto che vogliamo contribuire a fare di questo strumento una forgia che serva per far funzionare il sistema. In quest'ottica, anche sul piano casa. Lo abbiamo annunciato, ci proporremo con senso di responsabilità. Vuol dire che quella proposta così com'era stata formulata è una proposta scellerata, ma questo non vuol dire che un piano casa non si debba fare. Questo non vuol dire che non ci sia bisogno, in alcuni casi, anche di rivedere una legge urbanistica. Bene, anche in questo caso noi affronteremo, adesso che è stato riportato all'interno dell'alveo della legalità, e diremo sì al piano casa, ma ci vorremo mettere le mani affinché venga fatto nell'ambito della legalità.

E allora mi avvio alla conclusione: l'Italia dei Valori in questa costruzione che comincia, dopo la nuova legge che è stata emanata della città metropolitana, ci starà e ci starà con proposte concrete. Ci starà e ci starà nel tentativo di risolvere e di partecipare in essa. Ci starà, e concludo, così come c'è stata nella tutela delle aree intorno a Malpensa. Noi abbiamo fatto interventi anche su Malpensa, anche per dimostrare come Milano e Malpensa debbano essere collegate, così come Malpensa e Linate non sono in dicotomia fra di loro ma possono essere in sinergia. E lo svincolo a "U" che abbiamo fatto sul sistema ferroviario fra le Ferrovie Nord e le ferrovie milanesi, l'abbiamo fatto su Saronno, anche in quel caso finanziato l'intero progetto, che permetterà alle due ferrovie di poter intercambiarsi fra di loro e quindi di creare un nodo ferroviario di grande risultato.

Una città metropolitana dovrà avere una sua naturale conseguenza e un suo naturale braccio nel completamento, e concludo, del treno ad alta velocità che attualmente arriva a Treviglio e che dovrebbe arrivare a Brescia per collegarsi poi alla dorsale fra il Corridoio uno e il Corridoio cinque, anch'esso fondamentale. Insomma, le idee le abbiamo, accettiamo di collaborare con tutti, anche con la maggioranza all'insegna della politica del fare. l'Italia dei Valori si proporrà sia per la realizzazione della città metropolitana sia per aiutare Penati a farla.
"

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4 Aprile 2009

Una scommessa chiamata Europa

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Riporto un mio articolo, pubblicato nel numero speciale di Orizzonti Nuovi di martedi 31 marzo, sulle prossime elezioni europee del 6-7 giugno.

"L’Europa è la grande scommessa, un baluardo per il nostro Paese che si ritrova alle prese con una crisi economica di proporzioni immani e con un governo incapace di gestirla. Proprio per questo, l’Italia dei Valori per le prossime elezioni europee mette in campo una serie di personalità che rappresentano l’Italia pulita, l’Italia che resiste, l’Italia degli onesti. Italia dei Valori presenterà candidati indipendenti, non politici di professione, ma rappresentanti della società civile perché la politica con la “P” maiuscola non può essere fatta da vecchi tromboni, da riciclati, ma da persone che valgono e si battono per il miglioramento della “res publica”.

Vogliamo che nelle istituzioni europee i nostri candidati siano il fiore all’occhiello del Paese, persone che lavorino seriamente, alacremente e non sottovalutino l’incarico che andranno a ricoprire. Abbiamo già presentato i primi candidati: Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Carlo Vulpio, Niccolò Rinaldi, altri ne seguiranno. Per chi conosce le loro storie, sa di cosa si parla, sa cosa rappresentano, sa che questa volta gli italiani potranno dire di aver votato per l’Italia di cui non ci si vergogna, l’Italia di cui andare fieri.

Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, è il simbolo della battaglia per la libera informazione, colui che ha portato avanti grandi inchieste, respingendo il bavaglio e non accettando compromessi. La sua è una candidatura di legittima difesa, come ha detto lo stesso giornalista nel corso della conferenza stampa organizzata dal nostro partito.

Luigi de Magistris, magistrato che con l’inchiesta “Why Not” ha toccato i nervi scoperti dei poteri forti. Un uomo al quale non è stato consentito di esercitare le funzioni che amava. Infatti, è stato ostacolato e delegittimato solo perché non ha guardato in faccia nessuno, ha agito per amore della verità e della giustizia. Ha fatto il proprio dovere, come richiesto dalla Costituzione, e, per questo, ha pagato un prezzo alto, troppo alto.

Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Mafia, figlia del noto giornalista siciliano. Sonia tutti i giorni si batte per far trionfare la libertà di opinione e per difendere lo Stato di diritto. Ha chiesto e continua a chiedere verità senza se e senza ma. La sua storia è il simbolo di una terra che non abbassa la testa, ove la sete e la verità di giustizia cercano conferme.

Niccolò Rinaldi, segretario generale del Gruppo ALDE (Alleanza dei liberali e democratici europei) al Parlamento europeo. Oltre al suo assiduo impegno in politica estera, in particolare per paesi del Sud del mondo e zone di guerra, Rinaldi ha scritto libri sull’Afghanistan e pubblicazioni che sono parte di un progetto multidisciplinare sulla memoria collettiva, ed è un profondo conoscitore delle istituzioni europee.

Comunque, nei prossimi numeri di Orizzonti Nuovi vi parleremo anche degli altri candidati. Infatti, Italia dei Valori va oltre, vuole dare voce a tutte le realtà che resistono e reagiscono. Si rivolge e fa entrare in lista coloro che in questi anni si sono battuti per favorire processi di pace e per la cooperazione allo sviluppo, coloro che hanno elaborato e lavorato per proporre strategie economiche serie che possano farci affrontare la crisi con maggiore tranquillità.

Perché Italia dei Valori è consapevole che questo governo opera soltanto per dare ai ricchi e togliere ai poveri. Fino ad ora, abbiamo visto crescere solo i numeri dei disoccupati, dei cassintegrati, mentre i soliti noti continuano ad arricchirsi con leggi e provvedimenti ad hoc. E’ un brutto spaccato quello offerto da questa Italia berlusconiana: un’informazione con il bavaglio; programmi televisivi che stordiscono le menti, fatti di veline e spot pro governo; leggi che favoriscono sempre i soliti noti, basta pensare alla svendita dell’Alitalia, che ha arricchito i soliti imprenditori e messo sul lastrico migliaia di famiglie; provvedimenti per bloccare l’operato della magistratura e non consentire ad essa di portare avanti le indagini, basta pensare al disegno di legge sulle intercettazioni.

Insomma è questo il Paese che non vogliamo e, con responsabilità, con un linguaggio chiaro e un’azione decisa, ci apprestiamo a presentarci in Europa con le storie simbolo dell’Italia che sogniamo."

Scarica il numero speciale di Orizzonti Nuovi >>

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1 Aprile 2009

L'acqua e' un diritto

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A Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia la fusione tra Iride ed Enia rischia di consolidare il sistema privatistico di gestione del servizio idrico.

L’articolo 9 del nuovo Statuto prevede che “il capitale della nuova Società dovrà essere detenuto in misura rilevante da enti pubblici”. Prima era garantita la partecipazione di maggioranza da parte degli enti pubblici. Così facendo, la quota di capitale pubblico tenderà a scendere sotto il 51%, il che equivale a dire che il controllo effettuato dai cittadini su un bene pubblico diventerà pari a zero.

Il diritto all’acqua è inalienabile e deve essere accessibile equamente da tutti.

Il governo Berlusconi, con la legge n.133 del 6 agosto 2008,F ha avviato la privatizzazione delle risorse idriche nazionali decidendo che “la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. Entro il 31 dicembre 2010 tutti i servizi pubblici locali, compresi quelli idrici, diventeranno una “materia prima” quotata in borsa, come l’oro ed il petrolio.

Come se non bastasse, il Governo, con la legge n. 126 del 24 luglio 2008, ha tagliato il Fondo per la ristrutturazione e l’ammodernamento della rete idrica nazionale che prevedeva lo stanziamento ai comuni di 30 milioni di euro per il 2008 e di 20 milioni per il 2009 e per il 2010. Gli enti locali non saranno più in grado di far funzionare i nostri rubinetti e saranno costretti a cederne la gestione.

La scelta della privatizzazione è scellerata ed inconcludente, come dimostra il caso di Parigi. Dopo una lunga gestione privata, il sindaco della capitale francese ha deciso di rendere di nuovo pubblica la gestione delle risorse idriche poiché le aziende private avevano causato disservizi ed un aumento incontrollato dei prezzi. La stessa cosa è accaduta in Inghilterra. Ora il rischio è concreto anche in Italia.

Italia dei Valori si batterà affinché l’acqua rimanga pubblica e di proprietà dei cittadini.

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30 Marzo 2009

Con il serpente non si gioca

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Il governo non si sta occupando dei problemi reali del Paese. In un momento di grande difficoltà si prodiga in inutili auto celebrazioni senza mai perdere di vista l'unico reale obiettivo: il potere.

I cittadini italiani assistono in una sorta di torpore ipnotico alimentato da giornali e televisioni nelle mani di un piduista. L'opposizione del PD non deve tentennare attratta dai banchetti dell'inciucio che si sono già dimostrati fallimentari in passato. L'Italia dei Valori non cederà al diritto di poter rivendicare un futuro diverso e di sviluppo credibile per questo Paese.


Riporto una mia intervista apparsa oggi su La Repubblica.

La Repubblica: Ha visto Berlusconi? È tornato a suonare la carica contro i “comunisti”...
Antonio Di Pietro: «Il muro di Berlino è caduto nell’89 e non mi pare che in Europa si ripropongano regimi comunisti. Berlusconi cerca di spostare l’attenzione dalla crisi con un uso strumentale della storia».

La Repubblica: Al congresso del Pdl Gianfranco Fini invita maggioranza e opposizione ad aprire una “grande stagione costituente”. Lei ci sta?
Antonio Di Pietro: «Fini predica bene e razzola male. Io sarei anche d’accordo con quello che dice, ma perché da presidente della Camera, con il potere che ha di fissare l’ordine del giorno, ci tiene impegnati da un anno su provvedimenti la cui urgenza è tutta da dimostrare? E’ la solita furbata, il Parlamento si occupi piuttosto della crisi economica e del lavoro».

La Repubblica: Non c’è bisogno di riformare la Costituzione?
Antonio Di Pietro: «Berlusconi ci ha inchiodato in Parlamento a parlare di lodo Alfano, di intercettazioni, di legge bavaglio, spostando sempre l’attenzione dalle vere emergenze che interessano gli italiani. Adesso pensa di tenere bloccato il Parlamento su una riforma a suo uso e consumo, mentre la Costituzione andrebbe soltanto applicata».

La Repubblica: Berlusconi si lamenta del fatto che può solo fissare l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri e vorrebbe aumentare i poteri del premier. Che ne pensa?
Antonio Di Pietro: «Quel che ha proposto Berlusconi era già scritto nel piano Rinascita di Licio Gelli. Dopo il controllo dell’informazione, l’attacco all’indipendenza della magistratura, l’indebolimento del sindacato, ecco il potere assoluto, ultimo tassello per il compimento del piano della P2, a cui Berlusconi era affiliato. Ci sono tutti i motivi per provare a liberarci di lui finché siamo in tempo».

La Repubblica: Liberarsi di Berlusconi? Che intende?
Antonio Di Pietro: «In politica ci sono soltanto due modi. Uno è con la Bastiglia, ma è un modo inaccettabile. L’unica soluzione che resta è quella dell’informazione continua all’opinione pubblica per non lasciarsi trarre in inganno».

La Repubblica: Il Pd non dovrebbe sedersi al tavolo della riforma costituzionale?
Antonio Di Pietro: «Non bisogna cadere nel trabocchetto del ritorno agli inciuci, alle bicamerali. Qualsiasi riforma, finché c’è Berlusconi al potere, verrà usata per raggiungere fini illeciti. Al Pd ricordo che con il serpente non si gioca, perché prima o poi quello ti morde e ti uccide».

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29 Marzo 2009

Annunci senza sostanza

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Riporto una mia intervista, rilasciata venerdì 27 marzo al quotidiano Messaggero Veneto, sull'attuale situazione politica del nostro Paese e sui recenti provvedimenti presi da questo governo, dal federalismo fiscale al testamento biologico.

Messaggero Veneto: Onorevole Di Pietro, partiamo da uno degli ultimi provvedimenti del governo: il federalismo fiscale sul quale vi siete astenuti. E' il segnale di un modo diverso di fare opposizione a Berlusconi?
Antonio di Pietro: L'Italia dei Valori è per un federalismo fiscale della legalità e della responsabilità.

Messaggero Veneto: Detto questo?
Antonio di Pietro: Il federalismo può bloccare il circuito perverso degli sprechi e dell'assistenzialismo statale, diventando un utile strumento di controllo per il territorio, di verifica per le spese di denaro pubblico e accertamento del pagamento delle tasse da parte di tutti i cittadini. Siamo stufi di vedere gente che va in giro in Ferrari e poi non paga le tasse. Abbiamo lavorato in Parlamento affinché si arrivasse ad un federalismo responsabile, serio e solidale.

Messaggero Veneto: Piano casa: le Regioni hanno imposto lo stop al governo. Qual è la posizione dell'Italia dei valori?
Antonio di Pietro: La proposta di legge sul piano casa è un'istigazione a delinquere nella parte in cui, senza accordi con le Regioni e gli enti locali, decide un aumento indiscriminato delle volumetrie a danno dell'ambiente e della vivibilità urbana.

Messaggero Veneto: Non le pare esagerato?
Antonio di Pietro: Parlo di istigazione a delinquere perchè è chiaro che se si esorta un privato che ha una veranda a farci una stanza, o ad ampliare la volumetria della sua villa, questi, sicuramente lo farà. E' un modo di carpire il consenso mettendo in piedi un mercato di voti di scambio. Invece, questa è una materia delicata che va considerata di atto in atto e non tramite autocertificazioni. Siamo quindi contro la decretazione d'urgenza, poiché riteniamo sia necessario un dibattito parlamentare e un'attenta disamina delle norme.

Messaggero Veneto: Giudizio durissimo anche sui 500 milioni che saranno assegnatio all'edilizia privata?
Antonio di Pietro: Ancora una volta, questo governo tenta di comprare il consenso dei cittadini con l'oramai ricorrente utilizzo di spot. Quella sul piano casa è una vera e propria truffa elettorale proprio nella parte in cui afferma di assegnare 500 milioni di euro all'edilizia privata. Questa cifra, infatti, altro non è se non quella che il precedente governo Prodi aveva assegnato all'edilizia pubblica e ai Comuni. Ancora una volta Berlusconi taglia ai poveri per dare ai ricchi.

Messaggero Veneto: Cornuti e mazziati. Così, lei afferma, il presidente del Consiglio tratta gli italiani che, per colpa delle sue scelte sbagliate in campo economico, si ritrovano senza lavoro. Ma negli altri paesi europei le cose non cambiano di molto.
Antonio di Pietro: "Cornuti e mazziati". L'ho detto e lo ribadisco perché il Presidente del Consiglio, dimenticando probabilmente l'incarico che ricopre, si permette di offendere e insultare i lavoratori che andrebbero, invece, trattati con assoluto rispetto. Ogni disoccupato vorrebbe avere un lavoro, e il governo, rispondendo a quello che è un suo compito, dovrebbe aiutarlo, attraverso incentivi, ulteriori ammortizzatori sociali, e non affermare: "arrangiati".

Messaggero Veneto: Invece?
Antonio di Pietro: Questo Esecutivo ha presentato delle misure economiche inadeguate ad affrontare la crisi, misure volte a tutelare solo le classi agiate e i soliti noti. Siamo di fronte ad un governo che non combatte l'evasione fiscale, che non aiuta i precari, i giovani, le classi sociali più deboli, ma che è bravo a vendere fumo, a proporre spot ad effetto.

Messaggero Veneto: E il premier invita i disoccupati a darsi da fare...
Antonio di Pietro: L'invito di Berlusconi, rivolto ai disoccupati italiani di darsi da fare, rappresenta un vero insulto che unisce il danno alla beffa. Non esiste un disoccupato che non vuole lavorare, altrimenti non si autodefinirebbe disoccupato. Dicendo queste cose, il Presidente del Consiglio prende in giro chi non ha lavoro facendo dichiarazioni in stile don Rodrigo. La situazione è seria e non può essere accompagnata da commenti ironici di questa portata, né presa con tanta leggerezza. Lo sapevamo, lo abbiamo ribadito più volte: di Berlusconi e di questo governo non ci si può fidare.

Messaggero Veneto: In questi ultimi giorni l'Idv ha alzato il tiro contro quella che definite la visione egemonica parlamentare del premier. E' così?
Antonio di Pietro: Noi dell'Idv crediamo fermamente nella democrazia parlamentare e riteniamo, per questo, che debba essere contrastata la visione egemonica che il governo intende dare. Quanto ribadito da Silvio Berlusconi in merito al voto dei parlamentari, non mi meraviglia perchè il suo modo di governare è una simil fotocopia di un modello di governo semi fascistoide.

Messaggero Veneto: Addirittura...
Antonio di Pietro: Sì, i parlamentari che votano solo per alzata di mano, senza sapere cosa votano, non sono degni di sedere in Parlamento a rappresentare i cittadini. Comunque la realtà è una sola: Berlusconi considera le due Camere come se fossero la sua azienda. Altro che potere legislativo! Fino ad oggi abbiamo visto solo decreti, la funzione del Parlamento sta lentamente scomparendo e la democrazia rischia di fare una brutta fine. Il pericolo è reale, ed è per questo che l'Italia dei Valori prosegue con questa dura opposizione.

Messaggero Veneto: Cambiano argomento. Un suo giudizio sul richiamo dell'Europa all'Italia accusata di lentezza nei processi civili.
Antonio di Pietro: L'Europa ha pienamente ragione. I processi in Italia sono ancora troppo lenti ma e' anche vero che il Parlamento e il Governo non fanno nulla per risolvere il problema, anzi, lo aggravano con provvedimenti come quello sulle intercettazioni.

Messaggero Veneto: E' di ieri sera la notizia, grazie a un emendamento dell'Udc, che la volontà del paziente non sarà vincolante per il testamento biologico. Cosa dice?
Antonio di Pietro: Quella sul testamento biologico è una norma incostituzionale ed anche antistorica che non rispetta il diritto universale che spetta a ciascuno di noi, di vivere e di morire dignitosamente. E' un attentato ai diritti civili di ogni individuo. Proprio per questo, l'Italia dei Valori, senza esitazioni, il giorno dopo la sua promulgazione, sarà in Cassazione a depositare il quesito referendario affinché i cittadini possano decidere se e' giusto avere il diritto di vivere dignitosamente ma anche di poter chiudere gli occhi altrettanto dignitosamente. Imporre attraverso la legge un'esistenza senza vita è un atto di prepotenza, una strumentalizzazione dell'ideologia cattolica che va rispettata ma non strumentalizzata da parte del legislatore.

Messaggero Veneto: A volte c'è la sensazione che il centro sinistra strepiti contro il governo ma poi sia costretto a incassare diversi provvedimenti. Come dire: nel bene e nel male il centrodestra fa e decide.
Antonio di Pietro: Certo che il centrodestra fa e decide, con i numeri che si ritrova le possibilità di manovra per l'opposizione sono praticamente inesistenti. Ma non solo, qui c'è un problema ben più grave: il Parlamento viene sistematicamente esautorato dalle sue funzioni a causa del continuo ricorso alla decretazione d'urgenza. Insomma è l'Esecutivo che decide tutto.

Messaggero Veneto: Domanda d'obbligo: una battuta sulle infrastrutture.
Antonio di Pietro: Gli ultimi grandi annunci del governo sono «annunci senza sostanza». Si tratta del gioco delle tre carte.

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22 Marzo 2009

Chiarezza, determinazione e opposizione senza sconti

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Riporto una mia intervista, rilasciata ad Alicenonlosa.it, dove rispondo in merito alle candidature di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio e alle nostre priorità per le prossime elezioni Europee.

Alicenonlosa: Onorevole, quali sono le tre priorità del programma politico di Italia del Valori per le elezioni Europee?
Antonio Di Pietro: Italia dei Valori ha deciso di raccontare il programma attraverso la fisicità dei candidati, attraverso il curriculum, attraverso le loro esperienze personali e professionali: la giustizia in Europa candidando De Magistris, l’antimafia in Europa candidando l’Alfano, l’informazione corretta candidando Carlo Vulpio.
La settimana prossima candideremo persone che si sono particolarmente impegnate nella cooperazione e nella pace.

Alicenonlosa: Quale risultato sperate di raggiungere?
Antonio Di Pietro: Quello che ci meritiamo attraverso la chiarezza del linguaggio, la determinazione dell’azione, un’opposizione senza sconti e la costruzione di un’alternativa di governo che vogliamo realizzare con quelle forze politiche e della società civile che ci stanno. Il giorno dopo lo sapremo.

Alicenonlosa: Quali risultati concreti ha portato Italia del Valori al Parlamento italiano?
Antonio Di Pietro: Italia dei Valori ha fatto tanto sia per quanto riguarda l’opposizione ai provvedimenti in materia di giustizia, di informazione ed economia portati avanti dal Governo Berlusconi, sia intervenendo positivamente su alcuni provvedimenti, da ultimo quello sul federalismo per il quale abbiamo stravolto l’originale disegno della Lega che voleva semplicemente dividere l’Italia in due parti: nord e sud.

Alicenonlosa: Come sono oggi i rapporti fra Italia dei Valori e il Partito Democratico?
Antonio Di Pietro: Italia dei Valori ha fatto scelte chiare, ovvero quelle di contribuire ad un programma di Governo chiaro. Ribadiamo la nostra disponibilità ad un dialogo con le altre forze politiche, ma ad un dialogo che non porti necessariamente ad una condivisione della compagine elettorale che si presenterà. Ad oggi però, su questioni per noi importanti, non abbiamo ancora avuto risposte da parte del Partito Democratico.

Alicenonlosa: Sono evidenti le simpatie che intercorrono fra lei e Beppe Grillo, non a caso candidature alle Europee per IdV nascono e sono sostenute da tempo da Grillo. Però a livello locale le Liste Civiche 5 Stelle di Beppe Grillo si presentano da sole con un proprio candidato a sindaco lasciando IdV alle proprie scelte. Perché un cittadino dovrebbe votare Italia dei Valori piuttosto che la Lista civica 5 stelle?
Antonio Di Pietro: Noi non diciamo che non deve votare la Lista Civica 5 stelle. Il cittadino ha davanti delle formazioni politiche: sia le liste civiche di Grillo che IdV innovano la politica.

Alicenonlosa: Circoscrivo ulteriormente la domanda: qual è la differenza fra le due liste –Lista civica Reggio 5 stelle e IdV- che si presenteranno competitive e concorrenti?
Antonio Di Pietro: E’ una nuova classe dirigente che si pone e si propone ciascuna con una serie di candidati che si rispettano; entrambi cercano di portare avanti il medesimo sentire su alcuni temi importanti come le energie rinnovabili, l’informazione corretta e trasparente, una giustizia giusta uguale per tutti. Vede, l’anomalia nel nostro Paese non è un comico che parla di politica ma, come dice Beppe Grillo, sono i politici che fanno i comici e non si assumono le loro responsabilità.
Quindi ben venga quella parte di cittadinanza attiva che decide di non stare alla finestra e di mettersi insieme per portare avanti le proprie idee. Noi lo stiamo facendo, se anche altri lo fanno questa è una sommatoria di idee, non è un conflitto di idee.

Alicenonlosa: In diverse città italiane, da un elettorato a voi vicino e che la stima per la sua storia, emerge la critica che IdV sia spesso rappresentata più che da esponenti “Dipietristi” da persone che militavano in altri partiti fino all’altro giorno. Cosa risponde a queste criticità?
Antonio Di Pietro: Italia dei Valori è nata come fiori di campo, quindi all’inizio ha dovuto affidarsi a quei fiori che sbocciavano dal campo. Tra un fiore e l’altro può essere sbocciato anche qualche fiore falso… ecco perché il nostro impegno è quello di creare una classe dirigente, la più determinata possibile e la più impegnata possibile.
E allora trasformo la sua domanda in un appello: tutti coloro che fanno parte della società civile che state nelle case, non restate chiusi in finestra, ma veniteci a trovare, insieme possiamo costruire un’Italia migliore!

Alicenonlosa: Perché IdV ha deciso di candidare i giudice De Magistris per il Parlamento Europeo?
Antonio Di Pietro: Italia dei Valori candida De Magistris perché è una persona che ha fatto il suo dovere e ne paga le conseguenze. Ha ricevuto un avviso di garanzia come atto dovuto in relazione ad indagini che stava svolgendo e durante le quali gli hanno portato via i fascicoli. C’è un’istruttoria preliminare per vedere se davvero ha commesso qualche reato. Ad oggi De Magistris non ha commesso alcun reato e nessuno ha disposto un rinvio a giudizio.
Per quei fatti noi ci assumiamo la responsabilità sapendo che egli è vittima di un sistema che fa pagare le conseguenze a chi fa il proprio dovere.

Alicenonlosa: Calderoni proprio oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dichiara che “Antonio Di Pietro è il politico che ha meglio studiato la lezione di Bossi e i risultati elettorali gli danno ragione". E’ così?
Antonio Di Pietro: Sto cercando ogni giorno dei fare del mio meglio in politica imparando dalle esigenze dei cittadini con i quali mi incontro tutti i giorni. Non ho mai smesso un girono di stare sulle piazze perché attraverso questo dialogo ininterrotto fra i cittadini e le istituzioni mi rendo conto di ciò che devo fare e di quali sono le esigenze della collettività.

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19 Marzo 2009

Sonia Alfano in Europa

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Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento:

"Purtroppo sono all'ordine del giorno le prove dell'infiltrazione della mafia all'interno delle istituzioni. Per fare un esempio, mi viene in mente il nome di Renato Schifani, presidente del Senato, che qualche anno fa era socio in affari del boss Nino Mandalà di Villabate. Oppure, mi viene in mente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che piacevolmente andava ai matrimoni delle figlie dei boss, in fattispecie del boss Croce Napoli con cui si intratteneva, si abbraccia e si bacia.
Credo che il nostro Paese abbia bisogno di far filtrare all'esterno quello che accade in Italia. Non è soltanto un problema italiano, la strage di Duisburg ne è una prova lampante, la prova che le mafie hanno ormai agganciato non solo i territori italiani, ma che stanno continuando ad espandersi in tutta l'Europa.
Se molti continueranno a pensare che le mafie sono un problema che esiste soltanto al Sud, faranno solo un favore alla loro crescita. E' risaputo che le mafie tendono a razziare i territori del Sud, ma in realtà i loro soldi li investono poi al Nord. Nel Sud abbiamo visto il sangue nelle strade, però questi soldi vengono successivamente ripuliti e reinvestiti al Nord Italia e adesso anche in Europa.
La cosa più importante da fare è cercare di far arrivare in Europa il nostro grido di allarme. Sono convinta che davanti a questo tipo di emergenze tutti gli italiani si devono assumere le proprie responsabilità.
Non vi chiederò mai di darmi fiducia. Non intendo decidere nulla per gli altri all'interno di una stanza chiusa. Vorrei costruire questo percorso insieme a voi e soprattutto vorrei che voi, accanto a me, vi assumiate le vostre responsabilità e prendiate coscienza che ognuno di voi è una pedina importante in questa nazione.
Troppe volte ci siamo dovuti vergognare per i titoli che la stampa estera ha usato per descrivere il nostro Paese. Ritengo fondamentale dover portare, insieme a tutti voi, un nuovo segnale di onestà per questo Paese. L’Italia ha bisogno di cambiare, non è un percorso impossibile, è difficile, però occorre farlo, proprio per poter continuare a guardare in faccia i nostri figli e per poter continuare a fissare il tricolore che troppe volte abbiamo visto insanguinato con delle morti.
Vorrei che si smettesse di esportare all'estero il peggio e vorrei che per una volta si potesse credere, tutti quanti insieme, che questo Paese è sì da ricostruire, ma aspetta solo ed esclusivamente il nostro contributo e nessuno può più tirarsi indietro.
"

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17 Marzo 2009

Luigi de Magistris in Europa

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Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento:

"La prima cosa in questo momento importante per la mia storia personale e professionale è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la "P" maiuscola.
Lascio un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni.
Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico Ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita.
Sono stato in qualche modo ostacolato in questa attività che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l'atti