2 Settembre 2010
Che film ha visto la Gelmini?
Oggi il ministro della Pubblica distruzione, Maria Stella Gelmini, davanti alle telecamere del Tg della Rai, ha affermato che non parla con i precari della scuola che stanno protestando da giorni contro la sua riforma e che sono arrivati a fare lo sciopero della fame, perché alcuni di essi appartengono all’Italia dei Valori. Insomma ha deciso che il precario ha diritto alla parola solo se fa parte della sua fazione politica, quindi del Pdl.
E’ un atteggiamento palesemente antidemocratico, tipico dei sistemi totalitari, dove il cittadino viene discriminato sulla base delle sue convinzioni politiche. La colpa dei precari in questione è quella di simpatizzare per IdV. Maria Stella Gelmini dimentica che anche questi docenti sono italiani ed hanno diritto di parlare, pensare e protestare, e un ministro di un Paese democratico ha il dovere di ascoltarli. Lei vuole scegliersi gli interlocutori, o meglio credo che voglia selezionarsi qualche utile pedina che possa avallare la sua disastrosa riforma che produce solo tagli e danni irreversibili. E’ la solita propaganda di regime che vuole nascondere la verità ai cittadini, negando ciò che è evidente a tutti.
E’ un comportamento gravissimo, degno di questo governo ormai al tramonto. Infatti, solo nelle dittature le proteste della società civile vengono bollate come opposizione politica proprio per nascondere la verità. Il ministro della distruzione Gelmini ha lasciato per strada milioni di precari che, dopo tantissimi anni di insegnamento, si ritrovano senza lavoro, senza speranza, senza futuro. Ha effettuato tagli di otto miliardi sul settore dell’istruzione pubblica che peseranno sul nostro Paese come un macigno. Ha tarpato le ali ai nostri figli che si ritroveranno senza un’adeguata formazione. Quando penso alle sue dichiarazioni rilasciate ai tg, mi chiedo: ma quale film ha visto? Ma nessuno l’ha informata di tutte le proteste degli insegnanti in giro per l’Italia, sui tetti delle scuole e in sciopero della fame? Questi docenti hanno dato la vita per un progetto che è alla base di uno Stato democratico, ossia l’istruzione.
Per anni e anni questi precari, ormai arrivati a trenta quaranta e anche cinquant’anni, hanno contribuito alla crescita culturale e sociale di questo Paese e adesso questo Governo, invece di ringraziarli, li manda a casa. Noi dell’Italia dei Valori continueremo a batterci per portare dentro il Parlamento le istanze di chi è in piazza a protestare, anche se i nostri interlocutori sono sordi e in malafede. Promuoviamo una mobilitazione nazionale sulla scuola insieme agli insegnanti.
Gelmini vuole lasciare a casa i precari? Noi manderemo a casa lei e il suo Governo.
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Il Paese deve liberarsi di Berlusconi
Ieri sono stato a Torino alla Festa Nazionale del Partito Democratico. Ecco una parte del mio discorso:
Innanzitutto devo dire che mi sento a casa mia con il popolo del partito democratico a Torino, alla Festa del Pd di Torino.
Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo mai messo in discussione il sistema bipolare, ovvero: prima delle elezioni si scelgono e si indicano ai cittadini quale coalizione, quale programma e quale candidato leader. E in questo sistema non abbiamo mai messo in discussione la necessità di creare un polo riformista di centro sinistra di cui essere cofondatori, membri a tutti gli effetti e facenti parte della stessa famiglia.
Dal 17 al 19 settembre a Vasto terremo la nostra assemblea programmatica in cui saranno presenti anche gli amici del Partito Democratico: anche lì come a Torino rilanceremo una coalizione che offra un’alternativa al periodo buio di Berlusconi.
L’Italia dei Valori si è distinta in questi anni nel denunciare agli Italiani la grave anomalia e il grave pericolo, il pericolo pubblico n.1 che rappresentano Berlusconi e la sua cricca. Noi siamo convinti, a differenza di altri che, a parte la presa della Bastiglia con i forconi, che non va bene, c’è un solo modo per liberare il paese dalla cricca berlusconiana: quello di convincere il 51 per cento dei cittadini che è meglio non votarlo, perché votando lui non stanno meglio loro, ma sta meglio lui e qualche amico suo.
Per questa ragione, per convincere i cittadini siamo convinti che bisogna fargli sapere chi è , cosa ha fatto e cosa sta facendo. Noi con questo signore non abbiamo mai voluto aprire un dialogo, abbiamo sempre fatto opposizione dura e determinata. Se anche il Partito Democratico lo farà, la strada sarà sempre più spianata. Ma non ci si mette insieme se non c'e' una condivisione di programma.
Fini e Casini stanno costruendo qualcosa contro il centrosinistra, non dobbiamo dare spazio a chi ci frega.
Di questo passo, ci si prende in casa un nuovo Mastella. Invece, lo ripeterò finchè potrò: il Paese deve liberarsi di Berlusconi, e lo possiamo fare con un’alleanza di un secondo, che lo sfiduci.
Poi, si vada alle elezioni con un programma definito, lasciando fuori chi con quel programma non ha niente a chè spartire, chi lavora da sempre per costruire il centrodestra, chi fa le coalizione seguendo il vento politico e alla prima sterzata è pronto a tradire, o ad offrirsi a chi paga di più. In questo periodo di crisi, bisogna andare oltre noi stessi e pensare agli elettori e al paese.
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31 Agosto 2010
Fischiamoli tutti
Marcello Dell'Utri, condannato in appello a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, è un senatore del Pdl. E' soprattutto il co-fondatore (insieme a Silvio Berlusconi) di Forza Italia.
Ieri Dell'Utri, invitato a Como per parlare dei presunti diari di Mussolini durante la rassegna ‘ParoLario’, è stato costretto ad abbandonare il palco. Un gruppo di cittadini ha contestato il fatto che un condannato per mafia potesse intervenire durante un evento culturale.
Cosa deve dire alla gente un uomo che ha avuto rapporti con le cosche mafiose, che ha patteggiato la pena di due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e frode fiscale nell'ambito della gestione di Publitalia '80 e che risulta indagato nell'inchiesta sulla P3, l’associazione segreta che ha tentato condizionare le decisioni dei giudici della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano? O meglio, cosa deve imparare un cittadino onesto, un precario, un impiegato, da un soggetto del genere?
Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire. Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.
Sono convinto, oggi più che mai, che se tutti i cittadini potessero seguire quotidianamente in Aula le sedute parlamentari, dai banchi del Pdl non si alzerebbe più nessuno. Dell'Utri non può pretendere stima e apprezzamento dai cittadini, considerato che quelli come lui siedono in Parlamento grazie a una legge elettorale che il Paese non vuole, e grazie alla quale hanno evitato di finire in galera. Per questo, non mostrino le piume in pubblico. E' un fatto di decenza.
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28 Agosto 2010
I quaquaraqua' e i millantatori

Pubblico una mia intervista rilasciata al quotidiano "La Repubblica" oggi in edicola.
Antonio di Pietro: “Chi ha rilanciato la questione morale abbia il coraggio di mandare a casa Berlusconi, altrimenti sono dei quaquaraquà e dei millantatori”.
La Repubblica: A chi si riferisce, onorevole Di Pietro?
Antonio di Pietro: “Ai finiani. I centristi dell’Udc poi hanno una cultura da Prima Repubblica e non si schiodano dalla poltrona”.
La Repubblica: Berlusconi e il suo governo quindi restano in sella, altro che elezioni anticipate?
Antonio di Pietro: “Per il bene del paese sarebbe auspicabile liberarci di Berlusconi e del suo sistema piduista di governo, ma c’è una maggioranza parlamentare: non ci sono 316 deputati che lo sfiducino per andare a nuove elezioni. Resta inteso che noi dell’Italia dei Valori siamo impegnati allo spasimo per mandarlo a casa”.
La Repubblica: C’è però uno sfaldamento del Pdl. Lei all’orizzonte cosa vede: un governo tecnico o elezioni anticipate?
Antonio di Pietro: “Alle elezioni si deve andare al più presto. Ma questo accadrà solo se c’è uno scatto di dignità da parte di quella che mi piacerebbe già definire ex maggioranza, in verità penso siano solo Ponzio Pilato. A governi tecnici o istituzionali, come li chiamano, dico no. Sono furbate con le quali si dovrebbe realizzare una maggioranza diversa rispetto al volere degli elettori. In un sistema bipolare rappresentano un astuto stratagemma. Io per primo vorrei gareggiare ad armi pari e a regole del gioco trasparenti. Vorrei tanto poter affrontare una campagna elettorale con una legge elettorale degna di questo nome e regole d’informazione plurali, paritarie. Diciamo che è più facile che la luna entri nel pozzo piuttosto che questi parlamentari si assumano la responsabilità di affrontare l’emergenza democratica. In fatto di legge elettorale poi, Fini ne vuole una, Casini un’altra, Bersani non si sa quale”.
La Repubblica: Lei resta dell’idea che se la crisi di governo è conclamata, bisogna andare alle urne?
Antonio di Pietro: “Direi sì solo a un governo a termine, di 90 giorni, di cui sia garante il presidente Napolitano per fare la legge elettorale e ristabilire pluralismo e libertà d’informazione. Le questioni dell’economia, dell’occupazione vanno affrontate da un governo legittimato dal voto popolare. Perciò mai come in questo momento è importante la coalizione. Potremmo vincere le elezioni. Nonostante questo centrosinistra”.
La Repubblica: L’alleanza larga, democratica, costituzionale e il Nuovo Ulivo proposto da Bersani nella lettera a Repubblica, la convincono?
Antonio di Pietro: “Limitiamoci a un’analisi semplice. Fini non potrà mai più rifare una coalizione con Berlusconi. Ma neppure con il Pd e la sinistra: non lo voterebbero neppure sua madre e sua sorella. Tende infatti a costruire un centrodestra alternativo alla destra berlusconiana. Un nuovo Ulivo non si fa certo con Fini. Ci si può mai alleare con uno che ti dà una coltellata? O sono scemo o mi chiamo Bersani. Fini parteciperà a un’altra area”.
La Repubblica: E Casini?
Antonio di Pietro: “Il leader dell’Udc si mette in mezzo per mantenere il potere d’interdizione che gli serve come il cacio sui maccheroni per prendere posti nelle spartizioni e nelle lottizzazioni”.
La Repubblica: Insomma, sul progetto-Bersani pollice verso?
Antonio di Pietro: “Di Alleanza democratica e del Nuovo Ulivo mi piacciono i nomi. Bisogna però essere conseguenti. Nella prossima legislatura mi sta bene un’alleanza il cui perno siano Pd-IdV e forze di sinistra. Ma mai si potrà allargare a Fini e a Casini: il primo sta a destra; l’altro fa solo casino”.
La Repubblica: Come la cambierebbe questa legge elettorale?
Antonio di Pietro: “Premetto. Un comportamento etico lo si può avere anche con il Porcellum: noi non abbiamo candidato i Dell’Utri e i Cuffaro. Siamo per il sistema bipolare, per un maggioritario con collegi uninominali. Se però si vuole un sistema tedesco, andiamo a vedere, purché ci sia l’indicazione preventiva della coalizione”.
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27 Agosto 2010
Nessuna alleanza con Fini e Casini

Ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha parlato di nuove alleanze per sconfiggere il berlusconismo. In quest'intervista che ho concesso al quotidiano "L'Unità" in edicola oggi la mia idea per un'alternativa di governo credibile. Senza Fini, né Casini.
L'UNITA': Bersani lancia un nuovo Ulivo per archiviare il berlusconismo e avviare una nuova fase politica. Lei ci sta?
ANTONIO DI PIETRO: “E’ necessario ricostruire un’alleanza democratica, come dice Bersani, ma per la legislatura che verrà passando attraverso le elezioni e facendo del Pd e dell’IdV il perno attorno a cui aggregare tutte le forze di sinistra che ci vogliono stare, i movimenti e la società civile”.
L'UNITA': Bersani parla di un’alleanza democratica rivolgendosi anche a Casini e Fini.
ANTONIO DI PIETRO: “Casini e Fini che c’azzeccano, scusi?”
L'UNITA': Non li vuole come alleati?
ANTONIO DI PIETRO: “Fini per storia personale e politica sta cercando di costruire un centrodestra che ha come primo punto l’essere alternativo all’Ulivo. Che c’azzecca? Casini non ha mai lavorato per il nuovo Ulivo né intende farlo. L’ultima cosa che si deve fare è rincorrere situazioni impossibili perché altrimenti da Mastella passiamo a Casini e Fini e il risultato non cambia”.
L'UNITA': La sua ricetta?
ANTONIO DI PIETRO: “Il nuovo Ulivo deve nascere con una forte identità di programma e di obiettivi, ma soprattutto deve passare attraverso una fase elettorale dopo aver individuato la leadership di governo. Vogliamo sceglierla con le primarie? Bene, ma devono essere vere, altrimenti possiamo anche deciderlo tutti insieme. Vendola e Bersani si candidano? Non dico no a priori ad alcuno di loro ma voglio sapere prima qual è il loro programma e con chi intendono allearsi perché io al buio vado solo con mia moglie. Quello che non accetto è che il nuovo Ulivo si costruisca ora con questi parlamentari e non credo che Bersani lo voglia. Ci sono troppi marpioni che con la scusa della transizione vogliono governare senza passare per le urne”.
L'UNITA': Dice no anche ad un governo tecnico?
ANTONIO DI PIETRO: “Non credo che ci siano i numeri per formarlo. Tuttavia se così dovesse essere l’IdV è disponibile a farne parte o dargli l’appoggio soltanto se sarà il presidente Napolitano a farsene garante sia per i limiti temporali sia per quelli di competenza: tre mesi e una nuova legge elettorale la cui forma dovrà essere nota prima. Potrà essere una legge elettorale bipolare, con sistema maggioritario ed eventualmente primarie di coalizione o un sistema proporzionale alla tedesca con sbarramento al 5%”.
L'UNITA': E altre riforme?
ANTONIO DI PIETRO: “Non ci sto a dare vita a un governo tecnico che in realtà si occupa di tutto. Sarebbe un trucco da prima Repubblica”.
L'UNITA': Le elezioni non le vuole più neanche Berlusconi.
ANTONIO DI PIETRO: “Berlusconi sa che se andiamo adesso a elezioni le perde. Per questo dico a Bersani che se c’è un momento in cui si può battere Berlusconi è proprio oggi perché ha un calo di credibilità forte; Casini non riesce a fare il suo terzo polo e Fini non può ripresentarsi né con il Pdl né con la sinistra. Invece di inseguire la luna per cercare una quadratura del cerchio con personaggi che nulla hanno a che fare con un’alleanza democratica, iniziamo a lavorare noi. Io la sfida di Bersani la raccolgo, anzi diciamo che lui raccoglie la nostra perché è dai tempi di piazza Navona che continuo a dire che Berlusconi è un pericolo pubblico”.
L'UNITA': Polemico con il Pd?
ANTONIO DI PIETRO: “Non sono polemico. Lo dico da anni che dobbiamo mandare a casa Berlusconi, il segretario del Pd invece arriva adesso e scrive una lettera. Come direbbe Travaglio: ben tornato da Saturno…”.
L'UNITA': Tre giorni fa ha scritto una lettera anche Veltroni. L’ha letta?
ANTONIO DI PIETRO: “Io ne ho scritte duecento, ma nessuno si è preso la briga di pubblicarle, né qualcuno di rispondermi, quindi taccio”.
L'UNITA': Allora parliamo del videomessaggio del premier. Ha detto che l’opposizione ripropone il teatrino della vecchia politca. Ce l’ha anche con lei.
ANTONIO DI PIETRO: “Berlusconi guarda la pagliuzza negli occhi degli altri e non vede la trave nei suoi. Lui non fa teatrino, perché in questi anni ha fatto decine di leggi ad personam e ad aziendam. I Cosentino, i Previti sono solo tentacoli della piovra, bisogna eliminare la testa della piovra, cioè Berlusconi altrimenti è tutto inutile”.
L'UNITA': Di Pietro, sta usando una metafora un po’ forte.
ANTONIO DI PIETRO: “Per niente. Io non parlo della piovra mafiosa ma di quella politica che è anche peggio, perché la prima violava le leggi, la seconda fa le leggi per annullare gli effetti di quelle precedenti”.
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26 Agosto 2010
Liberiamoci dal piduista

Di seguito una mia intervista pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano
IL FATTO QUOTIDIANO: Presidente, ha letto l’appello di Flores per organizzare i primi di ottobre una manifestazione unitaria contro il governo Berlusconi? Voi che fate?
ANTONIO DI PIETRO: Bè, in questo caso arriva secondo, perché già da tempo è stato lanciato, sia dai movimenti che dal Popolo Viola, l’appuntamento del due ottobre. Sono contento che parteciperà anche lui.
IL FATTO QUOTIDIANO: Con lei presente…
ANTONIO DI PIETRO: Vede, è dal primo giorno di legislatura che ci battiamo, quindi trovo assurdo che mi debba vergognare di portare in piazza le nostre bandiere. E noi, più che al ribasso puntiamo al rialzo.
IL FATTO QUOTIDIANO: Tradotto?
ANTONIO DI PIETRO: Non intendiamo escludere nessuno. Sono tutti invitati. Cittadini con la bandiera dell’Italia, del partito del cuore, la fascia tricolore, il libretto universitario.
IL FATTO QUOTIDIANO: Anche una zappa nel caso di lavoratori della terra…
ANTONIO DI PIETRO: Perfetto, basta evitare il forcone. Perché vede, ho detto tutti, senza cadere in quella forma masochista e sofferente di presentare le manifestazioni. Della serie: si deve venire ma senza giacchetta o un pantalone di un certo colore.
IL FATTO QUOTIDIANO: Insomma l’importante è fare massa?
ANTONIO DI PIETRO: Più siamo e meglio è, anche di altri partiti.
IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è l’errore mastodontico del Pd: fare un accordo con Fli.
IL FATTO QUOTIDIANO: Qual è il rischio?
ANTONIO DI PIETRO: Loro, insieme all’Udc, vogliono sconfiggere il centrosinistra. Per questo dargli la possibilità di strutturarsi o dargli credibilità, vuol dire metterli in condizione di vincere contro di noi.
IL FATTO QUOTIDIANO: Quindi non si fida dello strappo di Bocchino&Co?
ANTONIO DI PIETRO: Senta, di finiani cuor di leone, non ne ho ancora visto uno. Pensi al voto su Caliendo, quando sono scappati tutti. A loro interessa solo restare in Parlamento il più a lungo possibile e mantenere una forza di interdizione.
IL FATTO QUOTIDIANO: E i casiniani?
ANTONIO DI PIETRO: Loro vogliono creare un terzo polo, altro che alleanza con il centrosinistra.
IL FATTO QUOTIDIANO: Sta dicendo nessun dialogo, a prescindere dall’offerta sul tavolo?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è un sistema bipolare dove si sta o di qua o di là. Chi sta in mezzo fa la prostituta, e segue chi offre di più. Non solo…
IL FATTO QUOTIDIANO: Dica…
ANTONIO DI PIETRO: Oggi ci sono le condizioni ottimali per vincere la partita di Berlusconi e togliercelo finalmente di mezzo.
IL FATTO QUOTIDIANO: Descriva lo scenario…
ANTONIO DI PIETRO: Semplice: nel caso di voto, Fini non potrà mai andare con Berlusconi, ma neanche con la sinistra, perché non lo voterebbe neanche sua madre. Quindi farà una realtà a sé. Casini resterebbe al centro. Ed ecco riproporre a livello nazionale lo stesso schema della Puglia.
IL FATTO QUOTIDIANO: Di lei si è sempre detto “figlio” di una cultura di destra. Eppure adesso appare strenuo difensore del modello centrosinistra.
ANTONIO DI PIETRO: Mi sento un uomo post-ideologico, un liberale dentro che guarda ai valori come la legalità, la solidarietà, il pluralismo dell’informazione. E scelgo di stare da questa parte perché si difendono i soggetti più deboli. E non crede sia giusto ottenere certe facilitazioni…
IL FATTO QUOTIDIANO: Tipo?
ANTONIO DI PIETRO: Il professore giusto, il medico adatto, o un appartamento a Montecarlo…
IL FATTO QUOTIDIANO: Il 2 ottobre scenderanno in piazza anche Pd e Sel?
ANTONIO DI PIETRO: Non lo so. Noi stiamo dando il nostro contributo. E non mi faccio dire dall’ultimo arrivato ‘vengo anche io ma i partiti devono restare a casa’. Perché tutte le volte che si chiama il popolo per liberarsi del piduista, partecipo. E non chiedo qual è il colore dell’idea di chi lo promuove. Forse non è chiaro: ma stiamo vivendo un dramma politico, economico e istituzionali. Quindi che sia Flores o ‘Faunes’, a lanciare l’appello, io ci sono comunque. E non mi ingelosisco. Vuole un esempio?
IL FATTO QUOTIDIANO: Prego…
ANTONIO DI PIETRO: L’IdV dal 17 al 19 settembre organizza a Vasto un’assemblea programmatica. E la apre a tutti.
IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani…
ANTONIO DI PIETRO: Magari venissero, ma le ripeto: quelli hanno in mente un altro progetto.
IL FATTO QUOTIDIANO: Ma nel Pd non l’hanno capito…
ANTONIO DI PIETRO: Gli elettori sì, visto il nostro continuo guadagnare voti.
IL FATTO QUOTIDIANO: I dirigenti un po’ meno…
ANTONIO DI PIETRO: Quando li avremo all’altezza dei loro elettori, glielo saprò dire.
IL FATTO QUOTIDIANO: Senta, ma non c’è il rischio di inflazionare ‘l’arma-manifestazione’?
ANTONIO DI PIETRO: L’alternativa è il nulla. E Berlusconi vuole il nulla dall’altra parte. Così ogni giorno può lanciare i suoi dossier, e spostare l’attenzione.
IL FATTO QUOTIDIANO: Lei ha dichiarato che il Pdl ha paura delle elezioni?
ANTONIO DI PIETRO: No, Berlusconi vuole solo il tempo di disfarsi di Fini.
IL FATTO QUOTIDIANO: Ce la farà?
ANTONIO DI PIETRO: Vediamo, intanto ha fatto un grande errore.
IL FATTO QUOTIDIANO: Chi, Fini?
ANTONIO DI PIETRO: Sì, non ha immediatamente chiarito i fatti di Montecarlo. Disapprovo questo killeraggio da regime, ma allo stesso tempo ci si difende con i fatti. Questo non dire lo rende complice.
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24 Agosto 2010
Silvio come Erode
Pubblico il testo e l'audio dell'intervista che ho rilasciato ad articolo21.info
ARTICOLO 21: Cosa sta accadendo Di Pietro. Che crisi sta vivendo il Paese?
ANTONIO DI PIETRO: La crisi del paese è un’altra, non se ne parla proprio perché l’attenzione viene spostata su Montecarlo o su alcuni esponenti della cricca e si cerca di allontanare dall’attenzione dell’opinione pubblica la crisi quella vera, dell’occupazione, del mondo giovanile senza futuro, dell’economia che non va e dei conti pubblici che vanno a rotoli. Quella che va in scena in questi giorni non è la crisi del Paese ma la lotta di potere all’interno della maggioranza. Sarà ancora una volta un gioco al rialzo, senza che nessuno giochi le carte o vada a vedere il gioco dell’altro. Alla fine la paura delle elezioni da una parte e dall’altra indurrà i tanti ipocriti, che si stanno affacciando con mille distinguo, a fare marcia indietro. Ecco perché sono scettico e pessimista. L’unica soluzione vera è quella di mandare a casa il piduista Berlusconi, che ha sfasciato le istituzioni e impoverito moralmente ed economicamente la Repubblica
ARTICOLO 21: Ma come è possibile andare a votare con questa legge elettorale? Non è meglio modificarla, con una maggioranza larga, e poi andare al voto, restituendo il diritto ai cittadini di scegliere i propri candidati?
ANTONIO DI PIETRO: Mi permetto di capovolgere la sua domanda. Si può ragionevolmente pensare che in questa legislatura, con questa maggioranza e questi parlamentari, che con un’altra legge elettorale non verrebbero rieletti, si possa fare una nuova legge elettorale? Certamente la legge elettorale è pessima come quella che dovrebbe garantire il pluralismo dell’informazione. Sarebbe bello andare a votare con queste leggi cambiate. Ma non voglio farmi prendere in giro dai furbacchioni della Prima Repubblica che con la scusa di dover riformare queste leggi se ne stanno tre anni appollaiati sullo scranno. Tant’è vero che se li senti parlare non parlano della legge elettorale ma affermano che con i problemi che ha il paese non si può andare alle elezioni. Come a dire “ci dobbiamo occupare di governare senza essere eletti dal popolo” e questo, per me, è una aperta violazione della Carta Costituzionale.
ARTICOLO 21: Però è possibile pensare di trovare intese fra tutti coloro che hanno sempre detto di volerla modificare. Un governo che, come ha sollecitato anche Articolo 21, abbia solo due obiettivi: legge elettorale e soluzione del tema del conflitto di interessi e garanzia di pluralità. Insomma, una sorta di obiettivo a tempo, come la nuova road map lanciata da Obama per risolvere la questione tra Israele e Palestina...
ANTONIO DI PIETRO: Ad oggi non ci sta nessuno eccetto Idv e un pezzo del Pd. Non siamo ancora maggioranza. Mi auguro un giorno di avere 316 Deputati. Con tutto il rispetto della road map di Palestina e Israele che comunque sono 50 anni che stanno a “roadmappare”. Come Italia dei Valori, proprio perché non vogliamo essere accusati di sfascismo, abbiamo anche affermato di essere d’accordo ad un governo tecnico ad una condizione. Se ne faccia garante il Capo dello Stato con un mandato al candidato premier istituzionale che abbia due limiti: di tempo e di competenza: 90 giorni per una nuova legge elettorale. Ma anche da questo punto di vista ragioniamo. Quale legge elettorale? Noi parliamo di legge elettorale ma non si capisce nemmeno da dove iniziare, che legge elettorale adottare, che accontenti tutti e che, ovviamente, sia democratica.
ARTICOLO 21: Articolo 21 però insiste. Alla fine di settembre, come facemmo dopo il primo governo Prodi e poi D'Alema, dopo la sonora sconfitta elettorale, rimettemmo tutti i leader del centrosinistra intorno ad un tavolo per trovare unità su pochi temi. Oggi lo vorremmo fare su legge elettorale, pluralismo e conflitto di interessi, diritti e giustizia. Intorno a quel tavolo ci piacerebbe avere lei, Bersani, Casini, i finiani, Vendola. Chi pensa che il Berlusconismo sia da superare...
ANTONIO DI PIETRO: Come l’ha descritto lei mi sembra impossibile. Perché tra le persone che ha citato c’è almeno un 50 per cento che non gliene importa assolutamente nulla di mettersi ad un tavolo per discutere di questi problemi. Vogliono stare al tavolo solo per costruirsi una poltrona e stare al governo per tre anni senza andare a votare. Questo è il dato di fatto. Idv è comunque disponibile per il tempo di un battito d’ali di farfalla ad allearsi anche con il diavolo per mandare a casa Berlusconi. Il battito d’ali di farfalla è un governo tecnico per definire una nuova legge elettorale e una legge per il pluralismo e contro il conflitto di interessi, preceduto da una riunione con tutti quelli che sono contro Berlusconi. Ma mettiamo i piedi per terra. Casini ha già detto che non vuole partecipare a nessun governo dove non ci sia Berlusconi. Per definizioni è un controsenso. Non cerca un governo tecnico ma un governo politico.
ARTICOLO 21: Come si chiuderanno le vicende di questi giorni?
ANTONIO DI PIETRO: Ad oggi l’unico ad avere il boccino in mano è Berlusconi. Mi auguro che sbagli, e non vada a votare subito. Lui forse non ha capito che Fini e gli appartenenti a Futuro e Libertà non sono scemi. Se dai loro modo di organizzarsi nel territorio, organizzano il partito, spaccano il Pdl e poi travolgeranno il berlusconismo. Ma conosco bene Berlusconi, conosco quanto è furbo, e penso che voglia fare come Erode. Vuole mangiare il bambino Fini finché è piccolo, senza dare a lui e ai suoi il tempo di organizzarsi. Per questo motivo noi abbiamo rotto gli indugi e non vogliamo più stare a guardare. Perché siamo convinti che al voto ci andremo presto non perché lo decide qualcun altro, ma perché Berlusconi, dal basso del suo cinismo, ha deciso di ammazzare il bambino Fini finché è piccolo, prima che gli spacchi, cosa che sta già avvenendo, tutti i gruppi consiliari di regioni, province e comuni. Il partito è fatto solo di organizzazione. E gli unici in grado di costruire da loro un partito sono gli ex comunisti e gli ex fascisti. Tu dai tempo a Fini di organizzarsi e lui fa una Alleanza Nazionale 2 la vendetta che Berlusconi se lo mangia.
ARTICOLO 21: Lo scenario politico più ipotizzabile è quello delle elezioni anticipate. Ma con quale coalizione? E con quale leadership?
ANTONIO DI PIETRO: La leadership non c’è perché il partito di maggioranza relativa latita nel farsi promotore della ricerca di una leadership condivisa. Vuole andare per caduta all’ultimo momento, quando non ci sarà più il tempo di fare le primarie o di definire una ricerca condivisa. Così da cadere su un candidato del partito di maggioranza relativa destinato a perdere. Per questo abbiamo detto che riteniamo che l’asse prioritario debba essere Pd – Idv. Loro insistono nel rincorrere la chimera, anzi, che chimera, puttaniera dell’Udc di Casini, senza capire che i centristi staranno sempre in mezzo per lucrare da una parte o dall’altra. E’ tempo perso, perché alla fine andranno da soli, non faranno squadra, perché non gli conviene, perché vivono di rendite, perché tutto quel sottobosco di potere politico così come stanno, lo stanno prendendo tutto quanto. Perché il Pd dà loro da mangiare e loro ottengono quei posti di sottopotere governativo, pur non stando al governo. Per questo dobbiamo tentare fino in fondo di convincere il Pd ad abbandonare questi continui ammiccamenti con la meretrice politica rappresentata dai terzopolisti. Insomma, asse portante tra Pd e Idv e poi gli altri… chi ci sta. Penso a Sinistra e Libertà, Vendola ha già detto di essere disponibile a partecipare alle primarie, altri sono disponibili, mi auguro che oltre ai candidati di partito esca fuori anche un candidato che sia in grado non solo di accendere gli animi degli elettori che ha già, ma di quegli elettori che non vogliono andare a votare perché sfiduciati
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23 Agosto 2010
Vogliono fregarci
Sono sempre più convinto che questo Governo cadrà solo quando lo vorrà Berlusconi. L'area finiana ha altri obiettivi. Vuole organizzarsi, prima di andare alle urne. Per questo ribadisco che il voto è una chance imperdibile per un centrosinistra che può vincere le elezioni. Di seguito una mia intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica.
«Tra i due litiganti il terzo (polo) gode». Antonio Di Pietro non perde il gusto per i proverbi. Il leader dell'Idv è con vinto che se si allungano i tempi per andare alle urne a trarne vantaggio saranno Gianfranco Fini e PierFerdinando Casini.
LA REPUBBLICA: E l'alleanza costituzionale che propone Dario Franceschini?
ANTONIO DI PIETRO: «È una truffa che Fini e Casini stanno tentando ai danni della coalizione riformista. Quei buontemponi del Pd non se ne stanno rendendo conto».
LA REPUBBLICA: L'Idv non sarebbe disponibile a un'alleanza del genere?
ANTONIO DI PIETRO: «L'Idv è pronta ad allearsi col diavolo, pur di liberarsi di Berlusconi. Peccato che né Casini né Fini vogliono una coalizione di centrosinistra. Ognuno ha un suo obiettivo: Fini vuole creare una nuova coalizione di centrodestra e Casini ne vuole una di "interdizione". Più tempo avranno a disposizione più saranno un problema. A quel punto, in una gara a tre il centrosinistra rischia di arrivare ultimo».
LA REPUBBLICA: Ma il Pd è convinto che per vincere siano indispensabili i voti dei centristi.
ANTONIO DI PIETRO: «Per sposarsi bisogna essere in due e dall'altra parte c'è una donna della prima Repubblica che ha esercitato il mestiere più antico del mondo e lo vuole continuare a esercitare in autonomia».
LA REPUBBLICA: Sveliamo la metafora.
ANTONIO DI PIETRO: «Casini già alle ultime elezioni è andato da solo e così farà ancora. Vogliono creare un altro polo. L'Udc non può tornare da Berlusconi per i veti di Bossi, Fini ormai è Berlusconi a non volerlo più. Faranno un'alleanza moderata che porterà via voti al centrodestra. E finirà come in Puglia».
LA REPUBBLICA: Cioè?
ANTONIO DI PIETRO: «Lì alle regionali il centrodestra si divise e Vendola vinse».
LA REPUBBLICA: Anche per lei il centrosinistra ha chance di battere Berlusconi.
ANTONIO DI PIETRO: «Sì. Bastiamo noi, il Pd, Vendola e gli altri pezzi di sinistra che sono fuori dal parlamento».
LA REPUBBLICA: E se il terzo polo ruba voti anche a voi?
ANTONIO DI PIETRO: «I loro sono voti strutturati: è gente che fino a ieri ha votato Fini. Non gli si può chiedere di votare per Vendola. Rincorrere la chimera-Casini è di una cecità assoluta. E più pensiamo a governi tecnici, più questi avranno tempo per fregarci».
LA REPUBBLICA: Nemmeno Berlusconi vuole governi tecnici.
ANTONIO DI PIETRO: «Lui vuole andare a votare perché non è scemo. Sa che Fini ha bisogno di almeno un anno per organizzare sul territorio il suo partito. E così vuole fare come Erode».
LA REPUBBLICA: Berlusconi come Erode?
ANTONIO DI PIETRO: «Vuole ammazzare il bambino, cioè il partito di Fini, finché sta nella culla».
LA REPUBBLICA: E l'opposizione che farà?
ANTONIO DI PIETRO: «Sarebbe meglio mettersi oggi attorno a un tavolo per decidere programma e leadership».
LA REPUBBLICA: Con le primarie?
ANTONIO DI PIETRO: «Non siamo contrari alle primarie ma siamo disponibili anche a scelte secondarie, da concordare con i partiti».
LA REPUBBLICA: Se ci fossero, lei sarà uno dei candidati?
ANTONIO DI PIETRO: «L'Idv ci sarà sicuramente: abbiamo le professionalità per partecipare o per appoggiare qualcuno. Solo che il Pd mi sembra che queste primarie non le voglia fare».
LA REPUBBLICA: E se invece si riuscisse a mettere insieme un governo per fare la legge elettorale?
ANTONIO DI PIETRO: «Se qualcuno mi offre uno shuttle per andare sulla luna io ci vado volentieri. Ma non ci sono i numeri per avere una legge elettorale diversa».
LA REPUBBLICA: Lei però la cambierebbe?
ANTONIO DI PIETRO: «Certo, se fosse per noi faremmo collegi elettorali maggioritari di coalizione. Va bene anche il mattarellum. So che qualcun altro pensa a un sistema alla tedesca, con sbarramento, magari al 4%. Noi siamo disponibili a ragionare ma vogliamo prima vedere la proposta».
LA REPUBBLICA: Si andrà a votare a dicembre?
ANTONIO DI PIETRO: «A settembre i finiani voteranno la fiducia e il tira e molla andrà avanti finché vorrà Berlusconi. Finché non deciderà che è arrivato il momento di andare a votare».
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Passaparola di lunedì 23 agosto
Testo:
Buongiorno a tutti, questa è l’ultima puntata registrata del Passaparola, da lunedì prossimo saremo di nuovo in diretta e ci butteremo sull’attualità, immagino anche se non lo posso dire perché è fine luglio, che non mancheranno gli spunti per raccontare qualcosa di fresco.
La strategia del terrore di Cosa Nostra (espandi | comprimi)
Facciamo oggi un’altra lista della spesa, la settimana scorsa abbiamo fatto quella della nostra classe dirigente, questa volta con l’aiuto di un Magistrato geniale, secondo me, Roberto Scarpinato che ho intervistato su questi temi qualche tempo fa, vorrei fare la lista della spesa di tutte le persone che sanno la verità sulla strategia politico – terroristico – mafiosa che concepì e poi realizzò le stragi.
Quanti sanno e non parlano? (espandi | comprimi)
E non è ancora finita, perché? Perché c’è la falange armata, una sigla strana che compare nel 1992 e mette degli strani comunicati, mandati all’Ansa o a alcuni giornali, in cui questa falange armata dà delle chiavi di lettura per capire cosa sta succedendo, è l’Italia di Tangentopoli e delle bombe, falange armata.
Il che cosa però lo conosciamo già e è quel piano eversivo che poi nel 1994 ha ottenuto i risultati sperati, è riuscita a sostituire la Prima Repubblica con qualcosa di analogo, il trionfo del principe direbbe Scarpinato, il trionfo del gattopardo direbbe Tommasi di Lampedusa, passate parola!
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21 Agosto 2010
Su Schifani ombre inquietanti

Di seguito una mia intervista pubblicata su Il Fatto Quotidiano di ieri.
La pulce e l’elefante: in Italia funziona sempre così. Antonio Di Pietro tira il nastro di partenza del gran rientro politico dopo le – brevissime – vacanze estive e vuole vedere chi sarà il primo a fare il furbo. Perché oggi c’è il consiglio di guerra Pdl, la prova di tenuta della maggioranza, mentre continuano a impazzare le polemiche sul Finigate.
Il Fatto Quotidiano: La bendetta questione morale detterà ancora i tempi della politica italiana?
Antonio Di Pietro: Spiego subito. La questione morale è roba vecchia, i politici promettono da anni di comportarsi bene ma poi sappiamo tutti come vanno le cose in Italia. E lì scatta l’omertà, la censura dei grandi giornali, quella voglia di colpire solo dove conviene.
Il Fatto Quotidiano: Ma che c’entra la pulce?
Antonio Di Pietro: Parliamo di Fini. Certe cose le ha sbagliate, doveva chiarire meglio e subito, ma alla fine non credo uscirà niente di clamoroso. Anche se da un presidente della Camera ci si aspetta il massimo della correttezza, e lui poteva fare meglio.
Il Fatto Quotidiano: E da un presidente del Senato che ci si aspetta?
Antonio Di Pietro: Per carità, a maggior ragione. Sappiamo che, secondo molti testimoni, l’avvocato Schifani aveva rapporti con ambienti pericolosi. E il suo ruolo andava ben oltre la semplice assistenza legale. Sono ombre che non lasciano tranquilli.
Il Fatto Quotidiano: Eppure di questo nessuno parla. Nonostante inchieste della magistratura e dichiarazioni clamorose nessuno ha mai messo in discussione la sua poltrona.
Antonio Di Pietro: Ennò, noi dell’Idv abbiamo strillato eccome, le denunce sono state puntuali. Ma poi a un certo punto, se nessuno t’ascolta, che fai?
Il Fatto Quotidiano: La pulce soccombe all’elefante.
Antonio Di Pietro: Sembra sempre la solita solfa, ma è la pura verità: viviamo in un Paese che ha conservato integro il suo stampo fascista e piduista. Bisogna tacere sulle verità più scomode, annullarle, farle dimenticare alla gente. E conquistare quelle posizioni di potere che consentono di manipolare il flusso delle notizie. Siamo messi così.
Il Fatto Quotidiano: E quindi Schifani resta al suo posto, senza discutere se sia il caso di approfondire i dubbi sorti fin qui.
Antonio Di Pietro: Ma quello è un tema che non trova spazio nella politica di oggi, non c’è alcun interesse a colpire un uomo così strutturato. E poi una buona dose di ipocrisia è inevitabile, si tratta sempre della seconda carica dello Stato, eh.
Il Fatto Quotidiano: Le indagini partono dalla terza in poi?
Antonio Di Pietro: Partono quando fanno comodo a qualcuno che conta. Fini ha preso decisioni politiche pesanti, e chiaramente si è messo da solo nell’occhio del ciclone. Ormai lui non serve più a nessuno, sta dove sta e chi vuole bersagliarlo s’accomodasse pure.
Il Fatto Quotidiano: Lei che ne pensa? Si fida di Fini?
Antonio Di Pietro: Per quanto mi riguarda gli do l’ultima possibilità col vertice Pdl. Su Caliendo è andata male, è inutile proclamare i valori della legalità e poi astenersi in aula per salvare un collega. Allora torniamo alla Prima Repubblica: tutti amici, tutti d’accordo. Non se ne può più di questa pavidità piratesca. E dico con la erre, non con la elle di pilatesca.
Il Fatto Quotidiano: Insomma, il verdetto è colpevole.
Antonio Di Pietro: Se non vediamo un cambiamento serio sì, è chiaro.
Il Fatto Quotidiano: E se Fini rompe con Berlusconi poi che succede?
Antonio Di Pietro: Un governo tecnico mi andrebbe benissimo, ma a una condizione precisa: il presidente della Repubblica deve garantire durata e scopo dell’esecutivo. Durata massima novanta giorni, unico punto di programma il cambiamento del porcellum. Hai voglia in tre mesi se non ce la fai a mandar fuori una legge di due articoli. Basta volerlo. Appunto. Ma di solito i governi tecnici fanno le peggio cose e durano un’eternità.
Il Fatto Quotidiano: Però parliamo anche dei suoi guai. Come la mettiamo con l’opposizione in caso di crisi? Che ne pensa delle primarie?
Antonio Di Pietro: Ne penso bene, mi pare giusto che la gente ha voglia di scegliere chi governa. Ci sono città grosse che vanno al voto l’anno prossimo, e bisogna stare pronti anche a livello nazionale.
Il Fatto Quotidiano: Andiamo al sodo: lei si candida?
Antonio Di Pietro: L’Italia dei valori è prontissima alla sfida, anche perché la base del Pd è dalla nostra parte. Saranno loro a votare il nostro candidato.
Il Fatto Quotidiano: Però risponda alla domanda: si butta o no? E con chi le piacerebbe andare in sfida, Vendola le fa paura?
Antonio Di Pietro: Ma c’è già De Magistris, perché mi ci devo mettere pure io? Andrebbe bene anche Donadi, oppure Orlando. Ma il problema non è questo. Sono i dirigenti del Pd che non vogliono cambiare gli equilibri interni e faranno di tutto per evitare le primarie di partito. Vendola come fa? Tireranno così a lungo che alla fine resterà Bersani, e poi al massimo si faranno quelle di coalizione.
Il Fatto Quotidiano: Però Vendola le piacerebbe?
Antonio Di Pietro: Dipende dai programmi. Chessò, pure Chiamparino mi sta simpatico, ma se poi quello è a favore dell’acqua privata non va più bene.
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20 Agosto 2010
Una coalizione per governare
Riporto una mia intervista rilasciata al settimanale "Gli Altri".
Antonio Di Pietro :Vogliamo le elezioni al più presto e lavoriamo per questo. Vogliamo una nuova legge elettorale e una legge per il pluralismo dell’informazione, ma crediamo poco alla reale esistenza di una possibilità tecnica in questa direzione.
Gli Altri: E se questa improbabile maggioranza la si trovasse?
Antonio Di Pietro :In questo caso, l’unico in grado di garantire che non sia un gioco delle tre cartine, cioè che non si insedi un governo che dice di voler restare solo lo stretto indispensabile e poi rimane per anni, è il capo dello Stato. Se questa maggioranza fosse possibile, dovrebbe dare un mandato molto, molto chiaro.
Gli Altri:Ma, appunto, la costituzione di una simile maggioranza è molto improbabile, mentre che si arrivi al voto ora o in primavera è molto probabile. Però non è affatto chiaro quale coalizione si contrapporrà a Berlusconi…
Antonio Di Pietro :L’importante è che sia, da subito, una coalizione creata per governare. Per definizione non si può andare al voto con il solo obiettivo di sconfiggere Berlusconi.
Gli Altri:A maggior ragione bisogna chiarire chi ne fa parte…
Antonio Di Pietro :Una simile coalizione non può contenere capre e cavoli. Anche perché le capre, comunque, non ci starebbero. Correre appresso a Fini è inutile. Non potrà mai formare una coalizione con il Pd: non lo voterebbe nemmeno sua madre. L’IdV ha una posizione chiara: a favore del sistema bipoalre e fermamente all’interno del centrosinistra. L’asse portante della coalizione credo debba essere formato dal Pd e dall’IdV, con piena apertura alle altre formazioni che ci vogliono stare. Ma nei limiti del sistema bipolare e della coerenza nel programma.
Gli Altri:Una coalizione aperta anche all’Udc?
Antonio Di Pietro :Sarebbe inutile allearsi con l’Udc, che ha un programma opposto al nostro su punti determinanti come la giustizia, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua. Insomma, noi abbiamo promosso il referendum sull’acqua. Cosa facciamo, andiamo alle elezioni insieme e subito dopo ci dividiamo sul referendum? Io credo che o con questa o con una nuova, auspicabile, legge elettorale l’Udc farà quel che ha fatto sinora: andranno da soli. Anche per lucrare posti.
Gli Altri:L’obiezione, prevedibile, è che senza i voti dell’Udc non si può battere Berlusconi…
Antonio Di Pietro :Ma non è affatto vero. Quell’area toglierà voti al centrodestra. Se non tenti di disarcionarli adesso, quando lo fai? Se non ora, quando?
Gli Altri:Il candidato della coalizione deve essere scelto o no con le primarie?
Antonio Di Pietro :Siamo aperti a entrambe le possibilità. Se la coalizione ne ha bisogno, perché è cecata e non vede chi mettere in campo, facesse le primarie. Se invece individua una professionalità capace di rappresentare il punto di coagulo fra le varie anime del centrosinistra, ben venga. L’importante è che, se ci saranno, non siano primarie ipocrite. Non vorrei che venissero decise non come confronto tra due opzioni di leadership ma solo perché non si sa che fare, come il male minore. Il male minore, si sa, di solito non dura più di una settimana. Inoltre, mi parrebbe meglio se non venisse fuori un candidato che rappresenta solo una fazione della coalizione.
Gli Altri:A chi allude?
Antonio Di Pietro :A nessuno in particolare. Diciamo però che il candidato sia Antonio Di Pietro. Io però non potrei rappresentare l’unità della nazione, perché per quindici anni ho fatto il centravanti di sfondamento, sono stato la punta dell’opposizione al berlusconismo. Se al governo ci andassi io, il primo imperativo sarebbe contrastarmi in tutti i modi e impedirmi di governare. Il mio non sarebbe un nome sul quale la maggior parte della popolazione può trovare un punto d’incontro.
Gli Altri:E’ un discorso che può valere anche per Nichi Vendola?
Antonio Di Pietro :Nei confronti di Nichi Vendola non ho alcun atteggiamento negativo personale. Penso solo che sia meglio restare con i piedi per terra. Credo che se Di Pietro si candidasse all’interno di una squadra guidata da un condottiero con maggiori capacità di sintesi, avremmo più probabilità di vincere. E se lo dico di me stesso, potrò dirlo anche di Vendola. Mi pare che incarni un’area di sinistra che nel paese è minoritaria: ma dove stanno i comunisti oggi, in giro per l’Italia?”
Gli Altri:Se non è una preclusione, ci somiglia molto…
Antonio Di Pietro :Assolutamente no. Vendola rappresenta anche aree di centrosinistra, e persino moderate. Se si fanno le primarie e le vince, ben venga .Chiunque vinca le eventuali primarie, Vendola compreso, per noi è il benvenuto. Solo, non vorrei che una candidatura Vendola fosse il risultato dell’afasia e dell’assoluta assenza del Pd, come è stato per la candidatura Bonino nelle regionali del Lazio.
Gli Altri:Se ci saranno le primarie, l’IdV presenterà un proprio candidato? E nel caso sarai tu?
Antonio Di Pietro :Non escludiamo la partecipazione alle primarie, anche se non è un’opzione necessaria. Nel caso, il candidato non sarei io. Non sono un bamboccione che se qualcuno si candida inizia a dire: “Anche io, anche io..
Gli Altri:De Magistris allora?
Antonio Di Pietro :E’ uno dei candidati possibili. Non lo considero secondo a nessuno, come me stesso del resto, e come Nichi Vendola. Sarebbe un buon candidato per primarie vere e combattute. Come lo sarebbero anche Massimo Donadi, il nostro capogruppo alla Camera, e Leoluca Orlando. Queste sono le nostre tre opzioni. La sola cosa da escludere è che possano candidarsi due diversi esponenti dell’IdV.
Gli Altri:Il centrosinistra si prepara a probabili elezioni. Eppure sembra che i nodi più centrali, come per esempio la crisi o l’offensiva della Fiat, siano del tutto cancellati…
Antonio Di Pietro :Quello è il vero problema, offuscato dalle lotte intestine di potere e dalla pratica del dossieraggio, che riempie le prime pagine dei giornali ma svuota lo stomaco delle famiglie. Noi dell’ IdV abbiamo spostato da tempo tutta la nostra attenzione sul mondo del lavoro e da settembre sarà questo il nostro leit-motiv, anche in campagna elettorale. Anche perché ormai cosa pensiamo della legalità lo sanno anche le pietre, e adesso dobbiamo continuare a cercare di incarnare quella rappresentanza del mondo del lavoro che, fra le forze presenti in Parlamento, sarebbe in caso contrario del tutto inesistente. Su questo fronte, in Parlamento, c’è solo l’IdV che faccia sentire la propria voce.
Gli Altri:A proposito di dossier, non sembra anche all’IdV che la riduzione della lotta politica allo scontro tra chi ha i dossier più scottanti abbia ampiamente superato il livello di guardia?
Antonio Di Pietro :Io sono stato uno dei primi a subire gli effetti del dossieraggio, da parte degli stessi stessi che lo fanno anche adesso. Noi abbiamo sempre detto che il politico deve poter essere investigato a 360 gradi. Però è assolutamente ingiustificabile che i dossier vengano usati non quando qualcosa si viene a sapere ma quando servono a screditare. Io ritengo che i politici debbano essere oggetto di investigazione. Contesto l’uso di tenersi i dossier nel cassetto per usarli come arma di ricatto.
Gli Altri:Fini è stato bersagliato dal dossieraggio, ma anche i finiani hanno minacciato l’uso dei dossier….
Antonio Di Pietro :Secondo me Fini e i finiani hanno fatto un errore di fondo, e lo dico con coscienza di causa perché mi sono trovato nella stessa situazione. Se ti chiedono spiegazioni su qualcosa devi darle in 24 ore, e sarebbe ancora meglio in 24 minuti. Se Fini avesse spiegato subito cosa era successo, ci sarebbe stata una scivolata di stile nei rapporti col cognato, ma sul piano penale niente. E’ stato consigliato male e si è difeso male, soprattutto nello scendere sul piano del dossieraggio. A chi ti accusa di aver fatto una rapina, non puoi rispondere le hai fatta anche tu. Non è che se le rapine sono due diventano una cosa giusta, e l’uso di mettere in campo dosiser contro dossier finisce solo per screditare la politica.
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19 Agosto 2010
Governo: affrontarlo e sconfiggerlo
Riporto il video e il testo della mia intervista rilasciata ieri al "TG3".
TG3: Onorevole Di Pietro, grazie di essere intervenuto nonostante l'infortunio, si è rotto una caviglia come il Presidente Fini.
Antonio Di Pietro: Ma guardi, la questione non è che io e Fini ci siamo rotti le caviglie, ma che sia a lui che a me stanno cercando di spezzarci le gambe. Non so dire per lui, ma con me non ci riusciranno perchè sono ben piantato per terra e non ho nulla di rotto. E anzi continuerò a rompere sulla questione morale fin quando vivrò.
TG3: A proposito di Fini, il Presidente della Camera si dovrebbe dimettere visti gli ultimi attacchi?
Antonio Di Pietro: Io credo che Fini debba chiarire fino in fondo la vicenda. Ha già fatto 30, faccia 31, adesso deve spiegare quel che è avvenuto alla fine: chi ha comprato questa casa e quanto l'ha pagata. E' chiaro che se questo non viene fatto subito i dossieristi ci marciano sopra e ci fanno tutto quel che vogliono. E' questa la ragione per cui io dico che Berlusconi e i suoi stanno facendo una bruttissima operazione: spostano l'attenzione sulla questione di Fini per non far parlare gli italiani dei danni fatti in materia economica, di occupazione, di lavoro, di difesa delle fasce sociali più deboli, di tutela dell'ambiente: hanno ridotto il Paese sul lastrico. Noi dell'Italia dei Valori vogliamo mandare a casa il governo Berlusconi perchè prima ci liberiamo del suo modello piduista meglio è per tutti.
TG3: L'ipotesi elezioni è sempre possibile. Lei ha detto più volte che non ha paura, ma non c'è il rischio che rivinca un'altra volta Berlusconi?
Antonio Di Pietro: Ma allora, siccome Berlusconi sta al governo e se andiamo a votare c'è il rischio che rivinca un'altra volta, tanto vale dargliela vinta direttamente? Io dico che c'è un solo modo per vincere l'avversario: affrontarlo, sconfiggerlo. Io vorrei farlo con una nuova legge elettorale e con una legge sul pluralismo dell'informazione. Così come vorrei la luna nel pozzo. Ma non ci credo che in questa legislatura, con queste persone che fanno capo a lui, si possa fare tutto questo. E allora voglio affrontare a viso aperto il presidente del Consiglio e il suo modello piduista di governo, che fa le leggi a suo uso e consumo, per evitare che se ne faccia ancora. E invito tutti quelli che fanno opposizione a unirci in un fronte comune di liberazione, perchè prima ce ne liberiamo e meglio è.
TG3: Qual è la sua posizione rispetto a un governo di garanzia?
Antonio Di Pietro: I governi tecnici sono una maschera, i governi sono sempre politici. Se davvero si può fare una nuova legge elettorale, e una legge sul pluralismo, io ci sto, ma non ci credo a questi marpioni della prima repubblica, che vogliono il governo tecnico e dicono di starci 30 secondi e poi ci stanno 30 anni. Allora, se si deve fare, il Capo dello Stato deve assumersi la responsabilità di un mandato chiaro: non più di 3 mesi e nient'altro che quelle due leggi. Perchè su una cosa credo che dobbiamo essere tutti convinti: la Costituzione garantisce il potere al popolo. E siccome questa maggioranza, in materia economica, di lavoro e di futuro per i nostri figli ha fallito, noi dobbiamo richiamare il popolo a votare e a decidere quel che vuole, non ciò che vogliono nelle segrete stanze, spartendosi "un posto a me, due a te": a decidere deve essere il popolo.
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18 Agosto 2010
No B-Day 2: noi ci saremo

L'Italia dei Valori aderisce con convinzione alla manifestazione del 'No B-Day 2', indetta dal Popolo Viola il prossimo 2 ottobre a Roma. Ancora una volta scenderemo in piazza al fianco dei cittadini per ribadire il nostro fermo dissenso al governo Berlusconi, alle leggi ad personam, al ddl intercettazioni, e a questa politica strumentale.
Lo abbiamo fatto più volte, durante la scorsa primavera. Abbiamo affollato le piazze d'Italia, da Nord a Sud, sempre al fianco di quei cittadini bistrattati da un Governo che pensa a tutelare la cricca dimenticando o nascondendo la crisi economica, le aziende in difficoltà, i cassaintegrati, i precari della scuola e i cervelli in fuga verso l'estero a causa dei tagli alla ricerca.
Saremo presenti anche al ‘No B-day2’. Sarà un appuntamento importante per dare voce a tutti coloro che sono stanchi di una maggioranza che fa acqua da tutte le parti, e che pensa solo a insultarsi e a litigare invece di far fronte alle gravi emergenze che attanagliano il Paese.
Mai come in questo momento è importante richiamare l’attenzione delle Istituzioni sulla questione morale ancora irrisolta, sulla grave crisi che si sta consumando all’interno del Pdl, immobilizzando le attività parlamentari, e sulla necessità di cambiare la legge elettorale vigente.
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17 Agosto 2010
Criticare Napolitano si può

Riporto una mia intervista pubblicata oggi su "Affaritaliani.it".
Antonio Di Pietro: In una democrazia è possibile esprimere critiche nei confronti di chiunque perché altrimenti non ci sarebbe democrazia, ma ogni critica deve avere il limite del rispetto e della dignità delle persone e delle funzioni istituzionali che ricoprono. E' questa la ragione per cui le critiche rivolte domenica al capo dello Stato non sono critiche ma insulti ricattatori che vanno respinti. E questo va fatto non solo a difesa del capo dello Stato attuale ma della funzione sua propria che ricopre.
Affaritaliani.it: Antonio Di Pietro, in passato non tenero con il presidente della Repubblica, sceglie Affaritaliani.it per commentare lo scontro tra il Quirinale e il Pdl (dopo l'affondo di Bianconi).
Antonio Di Pietro: Mettendo da parte le critiche e le invettive verbali bisogna riflettere invece sulla legittimità e sull'opportunità che a seguito della crisi politica di una maggioranza e del suo governo si debba andare a elezioni o si debba trovare un'altra strada all'interno del Parlamento.
Affaritaliani.it: Qual è la vostra posizione?
Antonio Di Pietro: Sul piano formale e costituzionale non c'è dubbio che, trovandoci in una democrazia parlamentare, è non solo legittimo ma anche doveroso da parte del capo dello Stato valutare se all'interno del Parlamento ci sia una maggioranza diversa da quella eletta dal popolo. Questo sul piano formale e della legittimità. Sul piano sostanziale e dell'opportunità siamo dell'idea che la volontà del popolo debba essere sempre rispettata e che lo spirito intrinseco della Costituzione sia proprio questo. In caso di rottura della maggioranza si torni quindi al più presto a votare ed ecco perché noi dell'Italia dei Valori ci attestiamo sulla posizione di chi per motivi di opportunità e di sostanza delle cose chiede che a governo sfiduciato si torni alle urne.
Affaritaliani.it: Però...
Antonio Di Pietro: Si è posto un terzo problema. Ovvero se per tornare alle urne ci sia la necessità, siccome la legge elettorale attuale provoca uno svuotamento della Costituzione in quanto l'elettore non sceglie chi va in Parlamento, che si possa modificare la normativa. Siamo ben felici di poter partecipare alla nuova tornata elettorale con una legge più trasparente e con una nuova norma che garantisca un maggiore pluralismo nell'informazione. Ma siamo anche sufficientemente scafati per capire che questa è la strada per far rientrare dalla finestra quello che deve uscire dalla porta e cioè un governo sfiduciato e una maggioranza inesistente. E quindi ci saranno i soliti furbacchioni della Prima Repubblica che con questa scusa santa staranno tre anni a governare senza consenso elettorale. Per questa ragione, nel caso in cui dovesse prevalere l'idea di un governo tecnico-istituzionale per fare queste due leggi (elettorale e informazione), per dare il nostro consenso dovrebbero esserci due garanzie date entrambe dal capo dello Stato. Napolitano in pratica dia questo mandato solo con un limite temporale, di tre mesi, e di competenze: solo per fare queste due leggi. Altrimenti si deve andare alle urne al più presto
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16 Agosto 2010
Il governo di cioccolato

I ministri Alfano e Maroni hanno dichiarato incostituzionale un eventuale governo tecnico. Sempre Alfano e Maroni hanno stilato un rapporto sulle attività antimafia dell'esecutivo.
Il loro messaggio di Ferragosto è come la favola di Hansel e Gretel. La casa di cioccolato è Palazzo Chigi.
E' strano, ad esempio, che Alfano parli di costituzionalità. Il Ministro dell'incostituzionalità, reso celebre dal lodo che porta il suo nome (quello che garantisce impunità alle più alte cariche dello Stato) trova il coraggio di tirar fuori la Costituzione, ma solo nel giorno di Ferragosto.
E' strano, ancora, che Maroni tiri in ballo numeri sulle operazioni antimafia quasi come se le inchieste e gli arresti fossero opera del Governo Berlusconi e non di migliaia di agenti e militari onesti. In realtà l'obiettivo dei berluscones è molto chiaro: avventarsi sul lavoro di giudici e forze dell'ordine come avvoltoi e prenderne possesso. Non è certo questo il Governo dell'antimafia.
Un esecutivo che vuole combattere la criminalità organizzata non promuove leggi come quella sulle intercettazioni che non solo vieta la pubblicazione di conversazioni sui giornali (male minore), ma impedisce a giudici e pm di utilizzare lo strumento che più ha inciso negli ultimi vent'anni di lotta alla mafia e alla criminalità in generale.
Un esecutivo che vuole combattere la criminalità organizzata non taglia i finanziamenti alle forze di polizia costringendole all'ordinario.
Come fanno, allora, Alfano e Maroni a parlare di Costituzione e lotta al crimine organizzato? I fatti dicono tutt'altro. I fatti dicono che questo è il Governo della lotta alla mafia solo a parole.
L'esecutivo è alle corde. Berlusconi non ha ancora deciso sul voto anticipato perché i cerchiobottisti (Udc e finiani) non lo lasciano tranquillo. Mentre i ministri stanno cercando di dipingere le pareti di un palazzo che è marcio nelle fondamenta.
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13 Agosto 2010
Napolitano: giusto richiamo

Il presidente della Repubblica ha detto una cosa giusta, anzi giustissima, ma ritengo che il suo messaggio sia in anticipo e possa generare equivoci e malumori.
Lui è l’arbitro, e non può muoversi come un giocatore perché così rischia di condizionare il gioco. Nel merito, però, condivido le sue osservazioni, infatti mi auguro che le vere emergenze del Paese vengano affrontate al più presto. E mi riferisco all'occupazione, alla ripresa economica e all'esigenza di fare una riforma elettorale prima di andare al voto. Bisogna sottolineare che e' preciso dovere del presidente della Repubblica valutare se esiste una maggioranza alternativa a quella che attualmente regge il governo Berlusconi.
Noi dell'Italia dei Valori ribadiamo che il voto degli elettori non può essere ribaltato e che, se manca una maggioranza che continui a sostenere il governo in carica, si deve tornare al più presto al voto, non esistono altre soluzioni o si raggira la volontà dei cittadini. Le regole sono impresse sulla Carta Costituzionale che non consente scappatoie. Infatti la nostra disponibilità ad un governo tecnico e' condizionata al fatto che sia davvero un esecutivo tecnico con una durata ben definita, non oltre tre mesi, e con competenze ben delimitate: fare una nuova legge elettorale e una legge che ristabilisca il pluralismo informazione.
Ovviamente non basta che una rassicurazione del genere ci venga data dalla maggioranza del momento ma deve esserci un preciso, definito e insuperabile mandato del Capo dello Stato su questi due obiettivi.
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12 Agosto 2010
Non è il Paese dei balocchi

A luglio l'inflazione in Italia è balzata all'1,7%. E' il dato più alto dal dicembre 2008. Le stime diramate dall'Istat aprono il campo a uno scenario paradossale.
Oggi in Italia il costo della vita è ai livelli del 2008, con una differenza sostanziale: due anni fa la crisi economica era ancora una previsione teorica. Non c'erano fabbriche in dismissione, non c'erano migliaia di cassaintegrati, non c'era la fuga degli imprenditori all'estero. Oggi, invece, gli effetti della crollo finanziario hanno sconvolto il mercato del lavoro italiano.
Precari e disoccupati sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi 12 mesi. Le multinazionali, come la GLAXO, hanno lasciato il Veneto per aprire bottega altrove. Il mondo della Scuola ha partorito disastri sotto i colpi del ministro Gelmini.
Soprattuto per questo l'aumento dell'inflazione deve preoccuparci. In autunno, con la stagione estiva alle spalle, la crisi economica tornerà ad essere galoppante. Scadranno migliaia di Cigs e contratti di solidarietà che hanno consentito la sopravvivenza a molte famiglie negli ultimi mesi. Il futuro di centinaia di aziende e di migliaia di dipendenti è appeso a un filo. I più accreditati giornali economici internazionali (come The Economist) danno l'Italia fra i Paesi a rischio default.
In questo scenario preoccupante si inserisce una maggioranza parlamentare spaccata in due, impegnata nella ricerca di chi ha rubato di più. E del resto è un copione già visto.
Mentre i precari assediavano i tetti delle aziende in chiusura, il Governo si occupava del legittimo impedimento. Mentre il mondo della Scuola generava migliaia di nuovi precari, in Parlamento si discuteva della legge bavaglio. Mentre le multinazionali abbassavano in fretta la saracinesca, la maggioranza pensava al Nucleare per far contenta la Francia di Sarkozy, nazione fra le maggiori creditrici del debito pubblico italiano.
A proposito di debito pubblico: negli ultimi tempi cresce di oltre 16 miliardi al mese. Ogni trenta giorni l'Italia accumula un'enormità di debito. E forse bisognerebbe renderne conto ai cittadini, invece di continuare a disinformare la gente con scenari da mulino bianco.
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11 Agosto 2010
E' il momento di voltare pagina
Oggi sono stato ospite di SkyTg24. In video, e col testo che segue, riporto i passaggi salienti dell'intervista.
La coalizione del centrodestra non c'è più. Non c'è più sul piano economico, sociale, morale e istituzionale. Per questo abbiamo il dovere di andare alle elezioni per costruire un'alternativa di governo che ridia smalto al Paese. Dobbiamo sfiduciare e mandare a casa il Governo Berlusconi, tutti insieme, da Fini a Di Pietro. E' il momento di voltare pagina.
E' in atto una gravissima crisi che investe il Paese sul piano economico, istituzionale e politico, con lo sfaldamento di una maggioranza i cui componenti ormai giocano allo sfascio, rinfacciandosi vicende scabrose di cui sono protagonisti. Mi batterò affinché si vada al più presto alle urne, eventualmente anche in autunno.
L'Italia dei Valori è disponibile ad allearsi perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro. Potremmo valutare, anche se non mi convince, la possibilità di un governo tecnico, garantito dal Capo dello Stato, che serva per fare una nuova legge elettorale, risolvere il conflitto d'interessi e ridare al Paese pluralità di informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale.
Ci dispiace che il Pd abbia paura e che, soprattutto, vorrebbe portare al governo una coalizione che non abbia avuto il consenso elettorale degli italiani. Chi ha paura ha già perso. Io non ho paura e voglio affrontare l'avversario politico Berlusconi. Sono convinto, e lo sostengo da mesi, che in Italia ci sia bisogno di un presidente del Consiglio che dia serenità al Paese, che metta insieme diverse anime.
Per quel che mi riguarda mi sento un centravanti di sfondamento e voglio contribuire a costruire una buona squadra. Per questo mi metto a disposizione di quella coalizione alternativa al governo Berlusconi che rilanci l'economia e l'occupazione di questo Paese.
Tutti noi in questo momento dobbiamo fare squadra, allearci con tutte le persone di buona volontà per mandare a casa Berlusconi. Di Pietro, Vendola, ed altri ancora, rappresentano una fascia specifica. Io, ad esempio, mi sono battuto per la legalità e per allontanare dalla politica chi ha già dato e soprattutto chi ha già preso. Ma, in questo momento, c'è bisogno che tutti noi facciamo squadra. E, per fare questo, a capo dell’Italia, non solo ci deve essere una persona che faccia pulizia, ma anche chi ricostruisca il Paese dalle macerie.
Rispetto alla vicenda della casa a Montecarlo, Fini deve fare chiarezza. Altrimenti è Fini-to. Ha dato spiegazioni insufficienti e tardive. Deve affrontare il cognato e chiedergli chi ha comprato la casa e chi l'ha affittata. Sul piano penale, probabilmente, non c'è niente, ma su quello politico, deve dare spiegazioni.
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10 Agosto 2010
Fini: spiegazioni tardive

Riporto una mia intervista pubblicata oggi sul quotidiano "Il Resto del Carlino".
Antonio Di Pietro: «Le spiegazioni di Fini sono tardive e anche insufficienti. Se le stesse cose le avesse dette il primo giorno avrebbe evitato una brutta figura e un mese di gogna mediatica. Allora magari erano sufficienti. Ma oggi non possono certo bastare...»
Il Resto del Carlino: Cos’è che non la convince, onorevole Di Pietro?
Antonio Di Pietro: «Credo nella sua buona fede, credo che la ricostruzione sia plausibile, ma proprio per questo è necessario che Fini chiuda il cerchio: è impensabile che ancora oggi dica di non sapere chi è l’italianissimo proprietario di quella società schermo che ha acquistato l’immobile».
Il Resto del Carlino: Quindi secondo lei Fini sapeva a chi era venduto l’immobile.
Antonio Di Pietro: «Se anche non sapeva, e ammettiamolo pure, se anche è stato raggirato, e può capitare, una volta che la vicenda è finita sui giornali e Berlusconi che l’ha usata per attaccarlo, di certo Fini avrà chiamato la compagna e il cognato e avrà preteso di sapere subito chi c’è dietro quella società. Lo deve dire pure a noi..».
Il Resto del Carlino: Perchè lei afferma che il proprietario è italianissimo?
Antonio Di Pietro: «Perchè non siamo nati ieri. E poi non è stato lui stesso a dire che la società offshore gliela ha presentata il Tulliani? E andiamo, chiudiamo il cerchio e poi potremo fare una valutazione del suo comportamento...».
Il Resto del Carlino: Secondo lei si possono ipotizzare responsabilità penali?
Antonio Di Pietro: «Da ex pm direi che da un punto di vista penale non c’è niente. Certo in ipotesi c’è da valutare se quello nel contratto è il prezzo effettivamente pagato dalla finaziaria, perchè se fosse stato incassato un prezzo più alto senza poi denunciarlo nel bilancio di An si potrebbe far scattare l’ipotesi di finanziamento illecito».
Resto del Carlino: Resta il problema politico. Quanto reggerà la maggioranza?
Antonio Di Pietro: «Poco, è chiaro. E il Pd si tolga dalla testa l’idea di pensare a governi tecnici e alleanze improbabili. Sarebbe cecità strategica. Se anche mettessero in piedi un governo tecnico che portasse avanti la legislatura otterremmo il solo risultato di ridare un pò di fiato agli epigoni della Balena bianca della Prima Repubblica e regalare a Berlusconi una nuova vittoria. E’ la premessa che è errata. Fini non è un alleato potenziale. Fini per definizione non si potrà mai alleare alla sinistra. Vuole solo logorare Berlusconi, mettere il crisi la sua leadership per prendere il suo posto. Lui non glielo permetterà e, dato che non ci sono i numeri, si andrà ad elezioni. E noi invece di cincischiare dovremmo cogliere al volo le contraddizioni insite nelle destre e presentarci davanti agli elettori».
Il Resto del Carlino: Anche con questa legge elettorale?
Antonio Di Pietro: «Vorrei tanto ma tanto andare a votare con una legge elettorale diversa e con una legge che garantisca la pluralità di informazione. Ma Berlusconi non lo permetterà mai. E allora invece di sognare l’impossibile, scelgo di battermi».
Il Resto del Carlino: C’è spazio per una nuova alleanza tra voi e il Pd?
Antonio Di Pietro: «Purchè scelga. Noi siamo contrari alle ammucchiate, agli amori di gruppo. Noi siamo alternativi ai figli della Balena bianca. Se ne facciano una ragione. Se sarà così, al momento in cui si andrà al voto, le intese si troveranno...»
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9 Agosto 2010
L'Aquila fra miseria e denaro
Fra le tante disfatte di questo governo quella dell'Aquila è la più pesante. Il centrodestra ha illuso i terremotati abruzzesi, ferendoli nell'orgoglio in un momento estremamente triste.
Le ultime inchieste sugli appalti del post-terremoto stanno mettendo a nudo un sistema affaristico basato sulla corruzione. Un sistema molto caro agli amici del Premier, in politica col solo scopo di arricchirsi.
Gli aquilani vivono in alloggi di fortuna, gli alberghi abruzzesi che ospitano gli sfollati sono a corto di denaro, il centro storico di l'Aquila è un ammasso di macerie. Tutto questo mentre l'informazione deviata dell'epoca berlusconiana racconta una realtà che non esiste.
Oggi l'Aquila è la manifestazione dei terremotati a Roma, manganellati perché colpevoli di vivere da sfollati. Oggi l'Aquila è il lavoro di un pool di magistrati caparbi che indaga su come furono assegnati gli appalti del post-terremoto. Oggi l'Aquila è il coraggio dei giovani che sognano ancora la loro città, nonostante la cricca che rideva la notte del sisma.
Affido a Carlo Costantini, capogruppo Idv del Consiglio regionale abruzzese, una lucida analisi sugli ultimi risvolti giudiziari circa gli appalti del post-terremoto.
Testo dell'intervento
Carlo Costantini: L'inchiesta che ha colpito nuovamente l'Abruzzo tradisce quanta miseria e quanta subalternità il governo regionale ha avuto nei confronti del Presidente del Consiglio Berlusconi. Quando in campagna elettorale, alla fine del 2008, si denunciava questa sudditanza totale del candidato Chiodi nei confronti di Berlusconi in qualche modo si rappresentava poi quello che esattamente è avvenuto e si è determinato. Io non conosco nei dettagli i contenuti delle inchieste, ci sono dei regali, la procura e il Gip sostengono che questi regali rappresentano la prova della corruzione, gli indagati si difendono e sostengono che questi regali hanno origine diversa, ed evidentemente questi aspetti li chiarirà la magistratura. L'unica cosa certa è la subalternità del ruolo svolto dalla Regione nei confronti di Berlusconi. La Regione avrebbe dovuto organizzarsi, avrebbe dovuto attrezzarsi, per la gestione di tutte le questioni inerenti post-terremoto, invece si è limitata a questuare di volta in volta degli aiuti e sono stati elargiti a destra e a manca utilizzando il potere delle ordinanze. Questo è lo snodo di tutta la ricostruzione, di tutta la gestione dell'emergenza a L'Aquila. Il potere di ordinanza, un potere assoluto che di fatto ha sospeso la democrazia a L'Aquila. Potere assoluto che ha interrotto l'applicazione delle regole previste dal codice degli appalti, un potere assoluto che ha blindato il sistema e ha reso complessi, se non addirittura impossibili, anche i controlli che tradizionalmente spettano alle assemblee elettive. In Consiglio regionale non siamo mai riusciti ad affrontare questi temi, nonostante le iniziative dell'Italia dei Valori, le interpellanze, le risoluzioni, la presentazione di proposte di legge. Non si è mai riusciti ad avere chiarezza su tutto, c'è stata una conduzione dell'emergenza che ha di fatti consentito a pochissimi di gestire tutto e il contrario di tutto. Ancora oggi non siamo riusciti a sapere le ragioni per le quali nelle trattative private alcune ditte sono state invitate e altre centinaia no. Non siamo riusciti a capire le ragioni per le quali invece di seguire le imprese che avevano affidato lavori in subappalto senza esserne autorizzate, il governo abbia deciso di fare una maxi sanatoria, consentendo questi lavori e queste esecuzioni di subappalti privi di autorizzazione. C'è stata un'ordinanza che come al solito ha sanato questo tipo di regolarità. Ancora oggi non siamo riusciti a sapere quanti soldi sono stati spesi per la realizzazione complessiva del processo CASE, ci sono ancora dati vecchi di tre mesi, di quattro mesi, e ancora oggi non siamo riusciti a conoscere il nome dei collaudatori, dei tecnici coinvolti in questa complessissima attività. Quello che sappiamo, invece, è che in modo del tutto abusivo una larghissima quota dei fondi provenienti dall'Unione Europea sono stati utilizzati per la realizzazione di questo progetto, cosi come sappiamo che una larghissima parte anche delle donazioni provenienti da tutto il mondo sono state, dal mio punto di vista, abusivamente utilizzate per la realizzazione del progetto CASE. C'è stata la sospensione completa della democrazia, i cittadini sono stati posti nella condizione di sudditi, ed è evidente che in una condizione di difficoltà come questa chi ti consente in qualche modo di ottenere una risposta, benché minima, diventa il tuo punto di riferimento. A L'Aquila si è determinato tutto il peggio che in qualche modo si è determinato in questi anni in Italia, in un sistema che tendenzialmente spinge per affamare la popolazione, per privarla di opportunità di lavoro, per togliere speranze ai giovani, e poi acquisisce, assorbe sulle spalle e sulle competenze di pochissimi, il potere di dare risposte. In un sistema come questo, che vede centinaia di migliaia di giovani, privi di ogni speranza, e pochissimi potenti di turno in grado di dare risposte che i giovani si aspettano è evidente che il sistema si ammala. Ecco perché sono convinto che in un momento come questo deve essere ancora più forte da parte del centrosinistra, e mi riferisco in particolare al Partito Democratico, la scelta di costituire un'alternativa di governo seria, rinunciando a soluzioni pasticciate, rinunciando alla perpetuazione del potere, perché quello che è avvenuto in Abruzzo non è stato altro che un passaggio di testimoni tra persone che hanno continuato a gestire le stesse situazioni, ricevendo in eredità le stesse società, Abruzzo Engineering era stata una società costituita e sponsorizzata fortemente da Del Turco, che una volta andato via gli uomini di Chiodi e lo stesso Chiodi hanno continuato a gestire come e più di prima. Credo che sia necessario, da parte di tutti di quelli che hanno ancora speranza nel futuro e di quelli che sono convinti che le cose cosi non possono andare avanti, di caricarsi una responsabilità forte, quella di costruire un'alternanza di governo che non sia finalizzata a gestire il potere in quanto tale, come sembra si stia determinando a livello centrale in Parlamento, con la nascita di queste ammucchiate che sarebbero totalmente prive di legittimazione popolare, prima ancora che di idee e di progetti di governo, ma sia necessario presentarsi agli elettori nel più breve tempo possibile, e credo anche in Abruzzo, perché se le inchieste che hanno avuto oggi inizio dovessero avere sviluppi è evidente che l'Abruzzo non potrà in qualche modo sottrarsi per lungo tempo dall'interrogarsi sull'opportunità o sulla necessità di tornare alle urne, considerando anche i coinvolgimenti più o meno diretti del Presidente della Regione per offrire ai cittadini un'opzione di governo capace di restituire fiducia, serenità, per le possibilità di sviluppo del nostro Paese e della nostra Regione.
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7 Agosto 2010
Governo tecnico? Bersani si illude

Riporto una mia intervista pubblicata oggi sul quotidiano "La Repubblica".
Antonio Di Pietro: Bersani? Sogna e s'illude che possa realizzarsi un Cln dentro il Parlamento. Ma non si realizzerà mai. Diranno di volerlo fare, ma i terzopolisti vogliono solo andare al governo, non riscrivere le regole per fare le elezioni. Lui sta solo perdendo tempo correndo appresso alla luna.
Subito al voto con un patto forte tra Pd e IdV, Vendola e tutto il popolo dei movimenti.
La Repubblica: Non le basta che il leader Pd dica, come lei ha detto tante volte, che “bisogna liberarsi di Berlusconi”?
Antonio Di Pietro: Certo, si deve superare l'anomalia piduista di Berlusconi. E' un dato di fatto, tant'è che non ha più la maggioranza e il Paese, alla luce degli scandali continui e delle leggi ad personam, ha un moto di repulsione verso il suo modo di comportarsi. Ma quali sono i passaggi obbligati per liberarci di lui? C'è chi ritiene, come noi e altri, che si debba andare al voto al più presto. E chi vuole passare per un governo tecnico che faccia alcune riforme, legge elettorale e una che garantisca il pluralismo dell'informazione.
La Repubblica: E voi che preferite?
Antonio Di Pietro: Allo stato non ci sono le condizioni per una maggioranza che riesca a realizzare queste leggi. Ma il rischio è che se si lascia ancora Berlusconi al suo posto quello si riprende dal calo di credibilità. E' uno che ha sette vite ed è capace di risorgere dai colpi più duri.
La Repubblica: Un governo col terzo polo?
Antonio Di Pietro: Non mi fido di questo grande centro, perché non è mosso dal nobile intento di fare leggi, ma dal potere per il potere, per sistemare se stesso come ha fatto nella prima Repubblica. Si passa dalla padella nella brace.
La Repubblica: E’ un no reciso?
Antonio Di Pietro: Io non mi affido a un terzo polo ricattatorio, che pretende di governare senza il consenso parlamentare. Resto per il sistema bipolare. Vorrei andare sulla luna e se c'e' lo shuttle ci vado. Vorrei una nuova legge elettorale e una sull'informazione, e sono disposto a contribuire. Ma sto coi piedi per terra, e non vorrei che aspettando la luna questi si fregano il pozzo.
La Repubblica: Vuole votare subito?
Antonio Di Pietro: Si', mi preparo per votare al piu' presto, perche' Berlusconi non permettera' a Fini di costruire un polo alternativo a lui stesso. Si votera' in primavera.
La Repubblica: Ma Bersani a questo pensa...
Antonio Di Pietro: Il problema del Pd e' andare alle elezioni con un gruppo unitario che va dagli ex comunisti agli ex fascisti. Da Fini a Vendola. Ma gli elettori ci prenderebbero a calci negli stinchi.
La Repubblica: Un'opzione senza risultati?
Antonio Di Pietro: E' un modo politichese di affrontare il problema senza alcuna speranza di successo, serve solo per dare piu' potere di interdizione e di ricatto al terzo polo. Il Pd dev'essere coerente e fare una scelta di campo: restare bipolare e nel centrosinistra. Decida che fare.
La Repubblica: E voi?
Antonio Di Pietro: Vogliamo restare nel centrosinistra e costruire una coalizione. Il problema non e' che vuole fare il Pd, ma cosa vogliamo farne noi di loro. Vuole andare con Fini? Allora diremo alla gente che ci siamo noi a rappresentare il centrosinistra, per cui il loro sara' un voto venduto al nemico.
La Repubblica: Ma in questa coalizione chi c'e'?
Antonio Di Pietro: Non c’è Fini, non c'è Casini, non c'è il terzo polo.
La Repubblica: E Rutelli?
Antonio Di Pietro: Se n'è gia' andato. Solo un masochista fa un governo con una scheggia del Pd gia' passata dall'altra parte. E poi Fini e Casini non faranno mai un accordo a sinistra. Quelli ci pigliano i nostri voti, vincono le elezioni e stanno al governo per 50 anni.
La Repubblica: Bersani sbaglia strategia?
Antonio Di Pietro: Non lui, ma il Pd, che e' una formazione complessa, con una miriade di posizioni diverse. Lui deve trovare una sintesi per stabilire con chi si vuole maritare. E fare una scelta movimentista con un’area vasta di cui facciamo parte noi, Vendola, i tanti movimenti, i rappresentanti della societa' civile che in questi mesi hanno manifestato contro Berlusconi.
La Repubblica: L'alleanza dell'IdV con Vendola e' scontata?
Antonio Di Pietro: Spero che lo sia anche quella con il Pd, a 360 gradi. L'unico indeciso e' il Pd che vorrebbe tutti assieme, destra e sinistra in un unico calderone. Non e' possibile, noi non ci stiamo. Deve scegliere. Non pensi di poter chiudere un'alleanza solo sul piano numerico, com'e' successo con l'Unione quando si sono messi assieme capra e cavoli che non ci azzeccavano niente.
Stare con noi significa condividere un programma. L'IdV ha raccolto le firme su tre referendum: nucleare, acqua, legittimo impedimento. Il Pd che vuole fare?.
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6 Agosto 2010
Il Pd non ci sta. Meglio le urne

Sul Fatto Quotidiano di ieri, Paolo Flores d’Arcais ha scritto un appello diretto a me e Nichi Vendola, in cui ci chiedeva di lavorare per un governo di transizione che mettesse mano al conflitto di interessi e alla legge elettorale (scarica la lettera).
Riporto di seguito la mia risposta, pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano.
Caro Flores,
rispondo all’appello che hai rivolto a me e a Vendola. Tu condividi con noi la necessità di andare al più presto alle urne per mandare a casa Berlusconi e il suo governo. Giustamente, però, fai notare che se non si realizzano prima “due condizioni minime” (parole tue), ovvero “modificare l’attuale legge elettorale “porcata” e togliere a Berlusconi il controllo totalitario dell’informazione”, sarà molto difficile, se non impossibile, poi, vincere le elezioni.
Tu stesso, inoltre, fai notare che, fino a quando Berlusconi sarà al governo e avrà una maggioranza che lo sorreggerà, è inimmaginabile che il Parlamento possa emanare una nuova legge elettorale e una regolamentazione più democratica e plurale dell’informazione pubblica e privata.
L’utopia e la lotta
Tu stesso, quindi, per sfuggire a questa ferrea morsa, proponi l’avvento di un “governo provvisorio” o “governo di lealtà istituzionale” (come lo chiami tu) composto da personalità non della politica (e quindi non parlamentari e non appartenenti a partiti) che si sostituisca all’attuale governo berlusconiano ed emani leggi che soddisfino le suddette due “condizioni minime” per andare alle elezioni.
Tu stesso, infine, ti sei accorto che la proposta da te avanzata è a tal punto “utopistica” (ancora parole tue) da ritenere che l’unica strada praticabile ora sia, in realtà, “una proposta di lotta” (sei sempre tu a parlare), ovvero “una grande manifestazione nazionale per fine settembre che chieda elezioni democratiche, fuori Berlusconi, governo di pluralismo televisivo, nuova legge elettorale”. Insomma, un’altra manifestazione come quella del 2002 a Piazza Navona con Nanni Moretti o quella del 2009 per il “No B. day”.
Tutto qui? Mi verrebbe da dire.
Sia chiaro, sono d’accordissimo con te: sia per quanto riguarda l’analisi che la proposta. Sono a tal punto d’accordo con te che mi impegno qui per iscritto, nero su bianco, ad essere anch’io, e tutti noi dell’Italia dei Valori, della partita, pronti a mobilitare tutte le nostre strutture organizzative (e i due milioni ed oltre di firme raccolte per i tre referendum – acqua, nucleare e legittimo impedimento – stanno lì a dimostrare la forza della nostra organizzazione). Siamo pronti a tappezzare il Paese con manifesti per denunciare le nefandezze berlusconiane (cosa che, peraltro, stiamo già facendo). Siamo pronti a investire ulteriormente nella comunicazione in Rete (da settembre partirà una Web Tv dell’Italia dei Valori). Siamo pronti a girare (lo sono anche io personalmente e col megafono in mano), per tutte le piazze e i mercati d’Italia per “chiamare alle armi” il popolo democratico per una nuova grande manifestazione.
Sogno e realtà
Detto questo, però – e con il rinnovato impegno a farlo per davvero – scendiamo entrambi dalle nuvole e rimettiamo i piedi per terra:
Non esiste, e non potrà mai esistere, una maggioranza parlamentare che in questa legislatura abbia il coraggio di smarcarsi da Berlusconi per varare le due “condizioni minime” di cui tu parli;
Non esiste, e non esisterà mai, una maggioranza parlamentare disposta a dare la fiducia ad un governo di “lealtà istituzionale” formato da altissime personalità tecniche non provenienti dalla politica. Piaccia o non piaccia è così e non sarà certo una manifestazione pubblica in più a far cambiare idea ai mestieranti della politica che infestano il Parlamento.
Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel paese. La storia è storia e non si può scherzare con formule e formulette, calpestando i ricordi e le sofferenze;
Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi. Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata “balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con l’IdV la coalizione del centrosinistra. A Vendola faranno di peggio: renderanno un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente, negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo perché ha fatto il suo dovere fino in fondo.
Così stando le cose, non ci resta altro da fare che rimboccarci le maniche e intanto partire da soli nella costruzione di un’inedita coalizione.
Oggi va bene anche una nuova manifestazione di piazza, ma per domani dobbiamo unire “le forze dei non allineati”, quelle della società civile, della Rete, magari anche dei “grillini”, soprattutto dobbiamo parlare al “popolo” – sia della sinistra che della destra – per far capire che la loro classe dirigente li sta tradendo e li sta usando. Dobbiamo far sapere che Fini e i finiani non sono credibili perché hanno rotto con Berlusconi in nome della legalità e poi si sono alleati con Cuffaro e Lombardo e non hanno votato la sfiducia a Caliendo. Dobbiamo far sapere che i maggiorenti del Pd, pur di non aver tra i piedi me o Vendola, si stanno “accasando” con Casini, Cuffaro, Lombardo e una miriade di altri personaggi impresentabili per la loro storia personale e politica. Dobbiamo parlare anche al popolo del Nord per denunciare la grande truffa mediatica dei dirigenti della Lega che i fine settimana fanno i gradassi a Pontida e durante la settimana, a Roma, si spartiscono le poltrone e le prebende come e peggio della Prima Repubblica.
Le regole e il gioco
Insomma e in conclusione: è inutile cercare di cambiare da dentro le regole del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’informazione). Non lo faranno e non ce lo faranno fare. Meglio attrezzarci da subito con una “coalizione alternativa” di nuovo conio per essere pronti ad affrontare le elezioni quando ci saranno, anche a costo di andarci con le attuali “regole capestro”, piuttosto che sognare coalizioni di “lealtà costituzionale”, come utopisticamente e genuinamente le hai chiamate tu, o di “responsabilità nazionale”, come furbescamente le ha definite Casini con il chiaro scopo di andare lui al governo al posto di Berlusconi, cosa che molti del Pd sembrano già disposti a barattare, come hanno fatto per Vietti al Csm.
Per intenderci, caro Paolo, questa coalizione è già nei fatti.
E del Pd che ne facciamo, dirai tu. Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa” e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e più risolute li porterà a più miti consigli. Anche loro sanno, come tutti noi dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese, liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo. Alla fine, arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del Pd.
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5 Agosto 2010
Elezioni: l'ultima spiaggia

Caliendo non è stato sfiduciato, ma il Governo è come se lo fosse stato. Il risultato della votazione ha mostrato che presto lo sarà. La maggioranza non esiste più. I tempi della fiducia, come strumento per governare, sono un ricordo. Ora è rimasta una fiducia finta, dettata da giochi di poltrone e potere, pronta a sgretolarsi al primo starnuto.
Attualmente i parlamentari italiani si dividono in tre categorie: ci sono quelli della maggioranza solo a parole, sotto ricatto di Berlusconi e delle elezioni anticipate, legati agli intrecci affaristici che hanno caratterizzato e caratterizzano ancora questa classe politica; ci sono quelli di vera opposizione che vogliono mettere da parte le logiche berlusconiane e trainare il Paese verso la ripresa; e poi ci sono quelli del clan dei riciclati, che si fanno chiamare centristi e che perseguono l'obiettivo di contare come una maggioranza, pur avendo numeri di una minoranza.
I primi hanno votato contro la sfiducia a Caliendo, i secondi hanno chiesto che il sottosegretario si dimettesse, i terzi si sono astenuti per contarsi e per lanciare un messaggio: "si governa solo se inciuciate con noi".
Il Pdl non s’è sciolto per il risveglio democratico di qualche suo componente, ma solo per il vezzo, da parte di un gruppo di parlamentari, di sentirsi l'ago della bilancia.
Qualche mese fa chiedevo ai colleghi dell'opposizione di lavorare ad una coalizione e di individuare un leader. Sarebbe potuto essere un bel vantaggio.
Nonostante tutto credo fermamente che le elezioni siano l’unica alternativa, con tutti i rischi legati al default finanziario e ad una legge elettorale vergognosa.
Sostengo da sempre che questa legge sia da rifare, ma ritengo impossibile attuare una riforma così importante con una maggioranza, come quella in carica, che se prima governava guardando gli interessi della cricca, ora deve fare i conti anche con gruppi, sottogruppi e falangi esterne. Con questi parlamentari non può esistere una riforma fatta per il bene del Paese.
Le elezioni sono una scelta obbligata per il bene dei cittadini e, a questo punto, anche l'ultima spiaggia per salvare il Paese.
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4 Agosto 2010
Sfiducia a Caliendo
Riporto di seguito il testo del mio intervento di oggi durante la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.
Testo dell'intervento
Con l’odierna mozione di sfiducia, l’Italia dei Valori intende porre all’attenzione del Parlamento e dell’opinione pubblica due questioni fondamentali:
1. l’inopportunità, per la credibilità delle istituzioni, che Giacomo Caliendo continui a svolgere le funzioni di sottosegretario alla Giustizia;
2. la pericolosità, per il bene del Paese, che Silvio Berlusconi resti ancora un solo giorno al Governo;
Ma chi è Giacomo Caliendo? Molti italiani non lo sanno. Io lo so, perché lo conosco bene. E’ in apparenza un magistrato prestato alla politica. In realtà è, da sempre, un politico che ha usato e abusato dell’abito talare della magistratura per corrompere la politica.
Giacomo Caliendo è ora senatore della Repubblica, eletto nelle fila del Pdl, ed è anche sottosegretario alla Giustizia, ma non si è mai dimesso dalla magistratura come avrebbe dovuto fare, come dovrebbero fare tutti i magistrati che fanno politica e come abbiamo fatto io ed il collega De Magistris dell’Italia dei Valori.
Giacomo Caliendo è inquisito dalla Procura della Repubblica di Roma per violazione della legge Anselmi, ovvero è accusato di far parte di un’associazione segreta, intimamente criminale, avente lo scopo di piegare le istituzioni democratiche agli interessi privati di una occulta cricca di pericolosi personaggi, peraltro spesso già condannati dalla magistratura.
Caliendo, secondo la pubblica accusa, è in buona compagnia in questa associazione criminale: ne farebbero parte, infatti, anche altri parlamentari del Pdl. Mica nomi da poco: il sen. Marcello Dell’Utri, già condannato in appello a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, l’on. Cosentino, già sottosegretario insieme a Caliendo dell’attuale Governo e per il quale il giudici hanno disposto la misura cautelare della detenzione in carcere per voto di scambio con la camorra e l’on. Denis Verdini, attuale coordinatore nazionale del Popolo della Libertà, plurindagato, pure lui, per storie di lottizzazioni e mazzette.
Soprattutto fanno parte di questa associazione di poco di buono Carboni, Martino e Lombardi, finiti in carcere di recente proprio per essere stati i principali artefici dell’inquinamento delle istituzioni, portato avanti da un sodalizio criminale, rinominato per l’occasione “Loggia P3”, a causa della continuità soggettiva e della contiguità finalistica con la precedente pericolosissima “ Loggia P2” di Licio Gelli.
L’elemento soggettivo di raccordo fra le due logge è niente meno che quel Flavio Carboni di cui si è a lungo occupata la Commissione Anselmi e i giudici sul crack del Banco Ambrosiano, che l’hanno pure condannato in via definitiva a molti di anni di carcere.
La Commissione Anselmi ha dedicato un intero capitolo della relazione finale al tema dei rapporti della massoneria deviata con la magistratura, capitolo che comincia così: «Sono presenti negli elenchi della Loggia P2 sedici magistrati in servizio e cinque membri del Csm”.
Ebbene, il Piano di rinascita democratica del venerabile maestro Licio Gelli prevedeva di stabilire un accordo programmatico anche con numerosi esponenti dell’Associazione nazionale Magistrati per avere – recita testualmente il Piano – “un prezioso strumento operativo all'interno della magistratura anche ai fini di rapidi aggiustamenti legislativi che riconducono la giustizia a elemento di equilibrio e non di eversione”.
Sappiamo quali erano, allora, questi aggiustamenti: gli stessi di cui parla oggi il presidente del Consiglio (che, per inciso, era titolare della tessera n° 1816 della P2) e cioè:
- separazione delle carriere tra giudici e Pm
- Pm e Csm sotto il potere Esecutivo
- discrezionalità dell’azione penale
- soprattutto interventi diretti per favorire la nomina negli incarichi direttivi dei Tribunali e delle Procure di persone disposte ad aiutare gli iscritti alla Loggia in caso di difficoltà giudiziarie.
Come può constatarsi, trattasi di vicende del tutto sovrapponibili a quanto oggi risulta nelle carte dell’inchiesta della Procura di Roma: le riunioni in casa Verdini per il lodo Alfano; le pressioni in Cassazione per togliere dai guai Casentino e quelle sul Csm per le nomine di procuratori e presidenti di Corti e Tribunali; le intercettazioni in cui Caliendo prende ordini da Lombardi; il capo degli 007 ministeriali Arcibaldo Miller che spiega come richiedere l’ispezione ministeriale contro i giudici che dovevano occuparsi della lista Formigoni.
Ma quello che colpisce di più è imbattersi, scorrendo le righe della relazione Anselmi, nell’allora giovane membro togato del Csm Giacomo Caliendo, che su mandato di un altro membro togato Domenico Pone (consigliere di Cassazione iscritto alla P2), e dell’allora vice Presidente del Consiglio Ugo Zilletti faceva «pressione» sul Procuratore di Milano Mauro Gresti per far riavere il passaporto a Roberto Calvi, il vice banchiere di Dio presidente dell'Ambrosiano, nei guai giudiziari fino al collo per una sfilza di reati valutari e societari.
Quel Caliendo di ieri è:
- lo stesso Caliendo che oggi fa il sottosegretario alla Giustizia;
- l’amico di Lombardi, Martino e Carbone, tanto da partecipare con loro alle cene in casa Verdini
- la personalità del Governo che in questi due anni ha mosso tutti i fili delle «riforme»: Lodo Alfano, processo breve, legittimo impedimento, intercettazioni
- soprattutto la persona che, insieme a Lombardi, ha fondato e promosso il “Centro Studi Diritti e Libertà”, tramite il quale – a dire della Pubblica Accusa – venivano contattati i giudici e numerose altre Autorità (fra cui anche il Vice Presidente del Csm) per indirizzarne e veicolarne le decisioni secondo i propri privati interessi.
La relazione della Commissione Anselmi si chiude affermando che i contatti operativi con la magistratura «prescindevano dall'iscrizione o meno alla Loggia» e si sofferma sulla requisitoria dell’allora Pm Gallucci che il 29 maggio 1982 «rappresentò la P2 come un fenomeno associativo di scarsa pericolosità».
Più o meno come «I quattro sfigati pensionati» di cui parla oggi il premier Berlusconi. Che, sempre dalle carte (anche se questa volta del processo Dell’Utri), risulta fin dal 1980 in affari in Sardegna proprio con Flavio Carboni, membro della originaria Loggia P2 e promotore dell’attuale Loggia P3.
Ebbene, al sottosegretario Caliendo oggi è contestato il reato di violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Egli, in particolare, è al centro di cinque specifici episodi addebitati alla presunta loggia:
1. le pressioni sulla Corte Costituzionale, attraverso canali paralleli, per non far dichiarare incostituzionale il Lodo Alfano;
2. le pressioni per la nomina del giudice Alfonso Marra alla Presidenza della Corte D’Appello di Milano
3. le successive pressioni sullo stesso Marra affinché la Corte D’appello di Milano riammettesse la lista Formigoni alle ultime elezioni regionali;
4. le pressioni per mandare gli ispettori del Ministero della Giustizia in quella sezione di giudici dell’Appello di Milano ‘rei’ di aver bocciato la lista Formigoni
5. le pressioni per allungare l’età della pensione, da 75 a 78 anni, ai vertici della magistratura per permettere al Presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone (pure lui invischiato nelle vicende della P3) di rimanere in carica nonostante avesse raggiunto i limiti di età per la pensione.
Ecco, queste sono le ragioni di merito per cui noi dell’Italia dei Valori chiediamo che Caliendo non faccia più il sottosegretario alla Giustizia.
Ragioni di merito che prescindono dall’esito processuale che ne seguirà, ma che impongono un’energica e tempestiva azione di igiene politica, non essendo accettabile che ad occuparsi di Giustizia ci sia e rimanga una persona che così macroscopicamente ha cercato di interferire con le decisioni giudiziarie e con il corso della giustizia.
Ma con l’occasione chiediamo anche a Lei, sig. presidente del Consiglio, di fare al più presto le valigie e andarsene a casa.
Lo chiediamo, anzi lo pretendiamo in nome degli italiani onesti che non ne possono più delle sue prevaricazioni e del suo utilizzo spregiudicato delle istituzioni.
Lo pretendiamo perché siamo convinti che non basta tagliare qualche tentacolo (come pure abbiamo fatto con Cosentino, Scajola e Brancher) per fermare la piovra del malaffare. Bisogna isolare e rigettare la testa, la mente pensante, l’organizzatore, il beneficiario ultimo della vecchia P2 e della nuova P3 e cioè bisogna liberarsi di Lei sig. Presidente del Consiglio perché è lei e solo lei la causa dei mali dell’Italia, come lo fu Mussolini ai tempi del fascismo e come lo fu, ai tempi di Tangentopoli, Bettino Craxi, da Lei pure corrotto a suon di mazzette.
Lei, sig. Presidente del Consiglio, sta abusando della pazienza degli italiani: se ne sta lì, novello Nerone, nella sua terrazza dorata a suonare l’arpa, con le sue ancelle prezzolate, mentre il paese brucia.
Lei non vede, o meglio fa finta di non vedere che, mentre lei si diverte a fare il gradasso:
- la sua maggioranza si è frantumata,
- il suo governo è immobile,
- il Parlamento è bloccato,
- le istituzioni vengono quotidianamente umiliate,
- il sistema imprenditoriale sta collassando,
- i lavoratori non hanno più lavoro,
- le famiglie non arrivano a fine mese,
- i giovani non hanno futuro
- il Paese reale è allo sbando.
Lei, chiuso nel suo bunker dorato, è sordo e cieco come lo sono sempre stati i dittatori e i despoti di ogni tempo.
Per tutte queste ragioni, chiamiamo il Parlamento ad un gesto di responsabilità e di dignità: sfiduciare il sottosegretario Caliendo oggi per sfiduciare l’intero Governo Berlusconi domani.
Assumersi le proprie responsabilità, però, non vuol dire rifugiarsi nel voto di astensione.
Sulla questione morale non ci si può astenere: o si sta da una parte o si sta dall’altra.
E chi oggi, dopo aver tanto tuonato contro i soprusi e le illegalità del Governo Berlusconi e aver invocato un ritorno alla moralità in questo Parlamento, non si comporta di conseguenza, votando la sfiducia, mostra solo di essere un pavido e un “ominicchio” che non vuole ritornare alle urne, perché ha paura di non essere rieletto.
Ma anche questo modo di fare è immorale e noi dell’Italia dei Valori lo denunceremo in tutte le sedi, convinti come siamo che gli atteggiamenti da Ponzio Pilato facciano ancora più male di quelli di Erode.
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3 Agosto 2010
Di Casini ne basta uno
Riporto il video e il testo della mia intervista rilasciata oggi a "il Caffè", di Corradino Mineo, a RaiNews24.
Testo dell'intervista
Corradino Mineo: "Se cade Caliendo si va a votare", è la frase che avrebbe detto, ieri sera a cena con i senatori, Silvio Berlusconi. Domani si vota la mozione di sfiducia a Caliendo. La proponete voi, la propone il Pd, ma il Pdl dice che “questa sfiducia è pretestuosa, prematura, in quanto il sottosegretario è appena indagato”. Era proprio necessario porre la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario?
Antonio Di Pietro: Credo che ci sia bisogno, per il Paese, di ridare uno scatto di dignità alla politica e a coloro che amministrano la cosa pubblica, a cominciare da quelli che sono al Governo. Dopo il caso Cosentino, il caso Brancher e dopo il caso Scajola non possiamo aspettare sempre la magistratura. L'Italia dei Valori chiede oggi a Caliendo di dimettersi, o chiede al Parlamento di sfiduciarlo. L'Italia dei Valori lavora per sfiduciare il governo Berlusconi, perché è un male per il Paese. Quei partiti o quei parlamentari che hanno detto che rivogliono legalità e non votano la sfiducia, sono come quei parlamentari che lanciano il sasso e ritirano la mano, non meritano fiducia.
Corradino Mineo: Il Corriere intitola "Asse Fini-Casini su Caliendo". Sembra che i centristi di Casini, il movimento Alleanza per l'Italia di Rutelli e Fini si asterrebbero. Lei dice che non meritano la fiducia e che fanno male ad astenersi.
Antonio Di Pietro: Dico una cosa diversa. L'astensione non è né maschio né femmina, e figlia di coloro che non sanno prendere una decisione, è un furbacchione che dice che può stare da una parte o dall'altra negoziando ogni cosa. Se lo fa l'Udc, che di mestiere sta da una parte o dall'altra, va bene, ma che lo faccia Fini al primo debutto al voto e come dire che “la montagna ha partorito il topolino”.
Corradino Mineo: Lei aveva proposto a Fini un'alleanza per la legalità. Si può fare una coalizione composta da così diverse entità, aperta anche a Nichi Vendola che si propone come candidato premier per la sinistra, si può fare? Non è un pasticcio?
Antonio Di Pietro: Nessuno ha intenzione di fare una coalizione per governare mettendo insieme il diavolo e l'acqua santa. Quello che abbiamo detto, e che io ribadisco, è che dobbiamo fare un'alleanza per un giorno, per un ora, per un minuto, per un battito d'ali di farfalla, poi alle elezioni ognuno va per la sua strada. Siamo convinti o no che prima ci liberiamo del piduista Berlusconi meglio è? Per liberarsene non si può prenderlo a mazzate, bisogna mandarlo a casa. Se il Parlamento fosse composto da 100 deputati bisogna far sì che ce ne siano 51 che votino per mandarlo a casa, il tempo necessario di un battito d'ali di una farfalla. I Finiani e tutti gli altri devono votare assieme, oggi con Caliendo c'è l'opportunità, ma se alla prima occasione dici "armiamoci e partite", astenendoti, vuol dire che sei senza midollo.
Corradino Mineo: Non vi fa un favore Fini astenendosi? Aprire una crisi prima delle vacanze estive, con la gente al mare, è un grosso problema. Come dicevamo nella nostra rassegna, è difficile per Berlusconi, se Caliendo è sfiduciato, rimanere al governo come se niente fosse.
Antonio Di Pietro: Allora siccome è tempo di vacanze andiamo tutti in vacanza facendo finta di niente? Quando ritorneranno dalle vacanze ci saranno milioni di persone senza lavoro, aziende che chiudono, la legalità sarà precipitata, ritroveremo la giustizia che non funziona. Prima ci liberiamo di un'anomalia italiana e meglio è. L'Italia dei Valori è per andare al voto. Qualcuno dice, tra cui il Pd, di fare una legge elettorale. Magari si potesse fare, ma il problema di fondo è che con la scusa di fare le riforme staranno li altri trent'anni. Mandiamoli a casa.
Corradino Mineo: Lei sarebbe d'accordo con Bersani su una nuova legge elettorale? L'altra volta mi aveva detto si.
Antonio Di Pietro: Se lei mi dicesse se sono d'accordo che mi ricrescano i capelli? Certo che sarei d'accordo! La verità è che la legge elettorale, con questo governo dei conflitti d'interesse e con questa maggioranza, non si fa. Se stiamo ad aspettare che nasca il bambino dal cavolo, rimaniamo senza cavoli e senza bambini.
Corradino Mineo: Berlusconi ritiene di godere di un ottima fiducia e di andare avanti. Vedremo se avrà i numeri. Con la scissione parlamentare dei finiani il governo rischia di ballare sempre alla Camera, perché ci sono gli assenteisti strutturali, deputati nominati dai partiti che spesso hanno altri lavori e non sempre si presentano al momento del voto. La crisi è all'ordine del giorno. Berlusconi dice "Se è crisi, si voti". Le opposizioni che dicono?
Antonio Di Pietro: Lo sfido! Si voti.
Corradino Mineo: Con questa legge?
Antonio Di Pietro: Vuole andare alla guerra e ci vuole andare con i cannoni, se non ho i cannoni ci vado con il coltello piuttosto che astenermi. Tanto non cambia la legge, questi non la cambieranno. Se ci dovesse essere la possibilità di cambiare la legge, allora la mettano all'ordine del giorno. Io la voto, ma prima la leggo e ci dormo la notte per capire dove sta la fregatura.
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2 Agosto 2010
Caliendo o non Caliendo

Il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, è indagato nell’inchiesta sulla nuova P2 per le pressioni alla Consulta sul Lodo Alfano, per le relazioni con Carboni e per le pressioni per la riammissione della lista Formigoni alle elezioni regionali. Ma, dell’accertamento di questi fatti, si occuperanno i magistrati italiani.
Noi ci occuperemo di Caliendo, in Parlamento, mercoledì 4 agosto, giorno nel quale si voterà la mozione di sfiducia a Caliendo. Quest'ultimo è sereno, ha incassato solidarietà e pacche sulle spalle dai soliti amici Alfano e Berlusconi. Caliendo ha negato di fronte ai magistrati: cosa avrebbe dovuto fare?
L’affaire Caliendo è come quello Cosentino. Personaggi pubblici coinvolti in inchieste ed intercettazioni indecenti. Sono personaggi che devono semplicemente togliere le tende dalle poltrone che occupano, almeno finché le torbide vicende nelle quali sono coinvolti non saranno chiarite. Vicende che non alludono al furto di un pacchetto di caramelle, ma ad un’organizzazione nata per delinquere.
Mercoledì è stato calendarizzato alla Camera il voto sulla mozione di sfiducia contro Caliendo. Non c’è molto da decidere: o non si sfiducia Caliendo e si sostiene che la P3 sia fumo persecutionis contro alcuni ‘bravi’ politici come Dell’Utri, Cosentino, Caliendo, Verdini e company, o si dice che Caliendo deve occuparsi di altro nella vita e che non può continuare a lavorare al delicato dicastero della Giustizia.
L’Italia dei Valori voterà la mozione di sfiducia a Caliendo ed in queste ore ha rivolto un appello alle altre forze politiche, che non vogliono legittimare il sistema massonico della P3, a fare altrettanto. Finiani e Udc si sono riuniti per consultarsi su come votare mercoledì. Mi sembra un atto poco comprensibile da parte dei cittadini. Mandare a casa Caliendo non dipende da chissà quale altra valutazione, se non quella di impedire allo stesso di continuare a gestire un settore importante come quello della Giustizia italiana. Fini ed i suoi hanno imboccato una strada che sembra, dopo un primo grido di ribellione all’illegalità diffusa nella maggioranza, perseguire altre finalità, le solite e le più amate dai componenti del partito meretricio con cui si è chiuso da poco.
Non c’è nulla da valutare, dunque, in questa sfiducia se non il fatto di difendere lo Stato e la democrazia da un manipolo di spregiudicati individui che ricorrerebbero a qualsiasi espediente pur di esercitare il loro potere oltre i limiti consentiti dalla democrazia e cioè attraverso la massoneria, appunto. I finiani, perché all’Udc degli italiani frega ben poco, mercoledì potranno fare una scelta: o stare con i cittadini a difesa della legalità e dello Stato, o con i loro vecchi compagni di viaggio ed i loro affari. Nel secondo caso saranno solo la brutta copia di un partito con cui hanno già percorso due anni di leggi ad personam e decreti legge che hanno superato ogni vergogna.
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1 Agosto 2010
Giù la maschera

Riporto una mia intervista pubblicata oggi su "Il Fatto Quotidiano".
Il Fatto Quotidiano: I giornali di destra il suo nome lo usano come un’offesa. A gennaio scorso, Il Giornale titolava “Fini fa sparire le case come Di Pietro”. Cinque giorni fa Libero è tornato sul tema: “Fini strilla come Di Pietro”. Lui, Di Pietro, il nome di Fini lo ha fatto in un’intervista al Riformista, spiegando che “la legalità non ha colore”. Qualcuno l’ha letta come un’apertura al presidente della Camera, qualcun altro come la conferma che l’Idv è un partito “di destra”. E sul blog di Di Pietro sono partiti gli anatemi. “Insieme ad un ex fascista? Complimenti”. “Le persone oneste cerchiamole a sinistra”. “Tra questa e la chiusura a Vendola ci stiamo suicidando”. E avanti così. Lui ora spiega che “è colpa della sintesi”. E che quello a Fini non era un invito a nozze. “Il mio è un appello rivolto a Fini e a Bersani, perché va fatto necessariamente insieme. È un voto di sfiducia al governo Berlusconi. Ma è un accordo che dura il tempo di un battito d’ali, dopodiché ognuno torna nella sua identità ideologica”.
Una sfida?
Antonio Di Pietro: Sì, sfido Fini. Ci faccia capire se la sua è davvero una battaglia in nome della legalità o se è solo una furbata.
Il Fatto Quotidiano: Cosa si aspetta?
Antonio Di Pietro: Noi e il Pd abbiamo già chiesto formalmente la messa all’ordine del giorno della mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Caliendo. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, ci aspettiamo che i finiani la votino con noi.
Il Fatto Quotidiano: E poi?
Antonio Di Pietro: Poi si va alle elezioni. Noi nel centrosinistra, lui nel centrodestra.
Il Fatto Quotidiano: Eppure c’è chi ricorda che ai tempi di Tangentopoli l’Msi era uno dei partiti che più apprezzava il suo lavoro nel pool di Mani Pulite…
Antonio Di Pietro: A quell’epoca, a parole, tutti stavano con i magistrati. Non solo Fini. Anche Berlusconi, anche la Lega. Poi sono finiti tutti insieme a votare le leggi vergogna e le porcate.
Il Fatto Quotidiano: Lasciando perdere la giustizia, sugli altri temi lei si sente più vicino a Fini o a Vendola?
Antonio Di Pietro: Dovrebbe chiedere a loro quanto si sentono vicini a Di Pietro. La mia storia personale parla da sola, non credo di dover prendere lezioni da nessuno sul piano culturale. Sul piano politico, noi siamo iscritti all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali europei e qui intendiamo rimanere. Facciamo parte di quell’area riformista che qui impropriamente viene chiamata centrosinistra. Vorrei un cambiamento di mentalità: sull’elezione dei membri del Csm esisteva una sola opposizione, la nostra.
Il Fatto Quotidiano: Ce l’ha con il Pd?
Antonio Di Pietro: Ha dimostrato ancora una volta di essere un partito fatto di ammiccamenti, di speculazioni. Il Pd non è né carne né pesce, e questo ci impone di creare un’alternativa, non possiamo aspettare che si sveglino.
Il Fatto Quotidiano: Per esempio?
Antonio Di Pietro: Per esempio noi abbiamo voluto rilanciare tre principi fondamentali della Costituzione: uguaglianza, salute e solidarietà. Sono i principi che difendiamo con i tre quesiti referendari che abbiamo depositato nei giorni scorsi in Cassazione. L’uguaglianza con l’abrogazione del legittimo impedimento, il nuovo lodo Alfano. La solidarietà contro la privatizzazione dell’acqua, perché è immorale che possa bere di qualità solo chi se lo può permettere. E la salute contro il nucleare, tema su cui i cittadini italiani si sono già espressi, e che oltretutto è superato da nuove tecnologie, meno care e che creano più occupazione.
Il Fatto Quotidiano: Potrebbero essere il programma di un ipotetico governo di transizione.
Antonio Di Pietro: Io credo che debbano essere parte integrante del programma di un governo alternativo. La “transizione” è un’ammucchiata generale a cui non parteciperemo.
Il Fatto Quotidiano: Nemmeno per necessità?
Antonio Di Pietro: No, non credo a coalizioni trasversali che durano un anno o un giorno. Serve giusto quel battito d’ali: per far finire il governo Berlusconi serve il voto dei finiani. Se invece continuano a votare il disegno di legge sulle intercettazioni, le mancate autorizzazioni a procedere o la fiducia a Caliendo, allora no. Di un Berlusconi in miniatura non ne abbiamo bisogno. Ci serve un partito della legalità, non dell’ipocrisia.
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31 Luglio 2010
Il Pdl non esiste più

Il Pdl non esiste più. Insieme a lui il governo. L'allontanamento dell'area finiana ne ha determinato la morte. Oggi, quello di Berlusconi è un altro partito. E anche la maggioranza, ammesso che ci sia ancora una maggioranza, è un'altra maggioranza rispetto a quella che gli elettori italiani hanno votato nel 2008.
Per questo ritengo che andare alle urne sia la soluzione più utile al Paese, oltre ad essere un dovere democratico.
Leggendo i commenti alla crisi, invece, mi accorgo che il ritorno alle urne non è fra le priorità della classe politica italiana.
In Italia, oggi, le priorità sono altre, dicono. Non è la governabilità, non è la crisi economica, non sono i problemi dei precari e dei disoccupati. Mi domando in quale Paese si sveglino la mattina i politici italiani.
Nel centrodestra è in corso una scellerata conta per determinare potere e poltrone. Così, la presa di coscienza dell'area finiana, rischia di rivelarsi del tutto inutile e più che una ciambella di salvataggio per il Paese rischia di trasformarsi in uno sterile dibattito politico per allontanarsi ulteriormente dai problemi reali dell'Italia. Ho già lanciato il mio appello a Fini e a Bersani, per votare una mozione di sfiducia e tornare nuovamente alle urne. Non ho ricevuto risposte. Ribadisco che non può esserci, da parte dell’Italia dei Valori, un eventuale appoggio ad un governo delle riforme. Perché, con questa maggioranza al potere, non possono esistere riforme utili al Paese ma solo ai loro interessi.
Ritengo che andare alle urne per mandare a casa, definitivamente, il Governo e la sua cricca, sia un dovere per tutti quei partiti che tengono ancora al bene del Paese. Allungare i tempi è utile solo a chi deve trovare il modo di riorganizzarsi e al Presidente del Consiglio per portare a termine il suo disegno di illegalità e impunità, per sé, le sue aziende e i suoi sodali.
L’Italia dei Valori c'è. Come sempre, con la gente e per la gente. Dalla parte dei cittadini.
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30 Luglio 2010
Intercettazioni: ora basta.
Pubblico il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati sul DDL intercettazioni.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo e colleghi tutti, l'ultimo giorno di luglio, di sera tardi e di notte, quatto quatto, viene deciso di cominciare la discussione sulle intercettazioni, ma non per discutere di intercettazioni, soltanto per far vedere che è incardinato il provvedimento. Un atto di prepotenza, di arroganza, di «menefreghismo» (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). La sola ragione per cui è stata presa questa decisione è impedire, alla ripresa dei lavori dell'Aula dopo le ferie, di avere un tempo sufficiente per discutere il provvedimento, perché dovete mettere un'ulteriore tagliola, e per dire in questo momento, in questo frangente, che voi portate avanti lo stesso il provvedimento sulle intercettazioni. È come dire che non ve ne «frega» niente di quello che è successo in queste ore, durante le quali addirittura si è sfaldata la coalizione di maggioranza. Ecco, un atto di arroganza e di prepotenza che mi ricorda tanto quel portavoce di Saddam Hussein che diceva che andava tutto bene, mentre accadevano realtà ben diverse. Siamo nella fase della discussione generale, per cui mi limiterò ad alcuni punti centrali di questo problema che riaffronteremo nel Parlamento e soprattutto nel Paese. Perché se siamo qui ancora a ridiscutere di questo provvedimento, dopo che la Camera lo aveva approvato, dopo che il Senato ne aveva cambiato qualcosa (e adesso siamo qui dinanzi ad altre modifiche), è per una ragione sola: non perché voi ci avete ripensato, non perché voi avete cercato di migliorare il provvedimento, ma perché siete stati presi con le mani nella marmellata; perché l'opinione pubblica, perché il sistema dell'informazione, perché gli inquirenti, perché tutto il Paese si è ribellato o si sta ribellando ad un provvedimento che è iniquo, incostituzionale e immorale, a un provvedimento che è la fotocopia vostra. Un provvedimento che noi contestiamo nel merito e nel metodo, un provvedimento che merita una sola cosa: essere cestinato immediatamente e che noi dell'Italia dei Valori ci impegniamo formalmente con il Paese a cestinare immediatamente appena ci libereremo del piduista Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Un provvedimento che già sul piano costituzionale è un'umiliazione per le Istituzioni, per il Paese, per il buon nome dell'Italia, perché incide su principi fondamentali della Costituzione. L'obbligatorietà dell'azione penale vuol dire innanzitutto mettere in condizioni coloro che devono occuparsi di esercitare l'azione penale stessa di avere gli strumenti per farlo. Se voi bloccate un mezzo di ricerca della prova moderno qual è quello attuale delle intercettazioni, e mettete in condizione i magistrati di non poterlo utilizzare, voi di fatto intervenite sul principio della obbligatorietà dell'azione penale, e intervenite per modificarlo, per impedire l'esercizio della azione penale stessa. E poi lei proprio, signor Ministro, si è arrogato il diritto ai sensi del comma 30 di stabilire annualmente lo stanziamento complessivo massimo di spesa per il servizio riguardante le operazioni di intercettazione, e di stabilirlo decidendo lei a quale distretto di Corte d'appello darlo.
Vale a dire, cioè: voi magistrati potete intercettare, però vi dico quanti soldi spendere e a quali Corte d'appello li do. Porca miseria, stai intercettando Berlusconi, non ti do i soldi, stai intercettando Dell'Utri, non ti do i soldi! E se fai Cosentino, che ti do, i soldi ti do? (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). È un atto di arroganza, di superbia, di ignoranza, di strafottenza verso la Costituzione! Togliere la cosiddetta norma Falcone, che dava la possibilità, anche per i reati non prettamente mafiosi, di estendere gli stessi tipi di indagine, come se fossero di mafia, e, quindi, di individuare un momento prima l'azione degli investigatori, ossia prima che si scoprisse il reato mafioso, vuol dire impedire la lotta alla mafia. Voi, tutti giorni ed in queste ore, non state dicendo di guardare quanti mafiosi stanno arrestando i magistrati, no, voi dite che li arrestate voi, che è merito del Governo. Ma fammi il piacere, ma va là, direbbe il vostro collega Ghedini, ma va là! (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Li stanno arrestando grazie a quelle intercettazioni che voi volete eliminare, a quelle forze dell'ordine che voi volete ridurre di organico e anche di stipendio, di benzina e pure di carta igienica (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Nonostante voi, le forze dell'ordine e la magistratura stanno cercando di tirare avanti, perché voi volete colpire i più deboli e volete l'impunità per i più prepotenti, strafottenti, forti, insomma per voi.
La Costituzione è stata martoriata, mortificata, non solo nell'obbligatorietà dell'azione penale, ma anche nel diritto di difesa processuale e, soprattutto, nel diritto all'informazione. Ma perché mai il cittadino non deve sapere quel che accade? Perché mai il diritto alla manifestazione del pensiero, il diritto alla libertà di stampa, devono essere mortificati a questo punto? Soprattutto, deve essere mortificata l'unica libertà di stampa che è rimasta, la rete; di questo, ormai, il Presidente della Camera dovrebbe essere testimone, perché se si permette di uscire fuori dal seminato, «ta-tam» il dossier, «ta-tam» l'utilizzo del sistema illegale dell'acquisizione di dati. Ecco chi è Berlusconi, è un piduista che usa il dossieraggio. Se vi è qualcuno che ha utilizzato in modo indebito le intercettazioni e l'acquisizione strumentale di registrazioni, è stato ed è proprio lui. Oggi si viene qui a discutere di una modifica al presente provvedimento, mentre - si badi bene - il Presidente del Consiglio, ha detto che quasi quasi lo vorrebbe ritirare. Devi ritirarlo, perché una cosa del genere non è più funzionale a nulla! È funzionale solo a dimostrare che ci hai provato e adesso hai lasciato nel provvedimento soltanto delle norme che servono ad impedire ai magistrati di andare avanti. Vi faccio un esempio, che è proprio contenuto nell'articolo 266 del codice di procedura penale, così come modificato: si può - dite voi - effettuare l'intercettazione, ma si deve avere l'autorizzazione del giudice, anche per il traffico delle conversazioni e delle comunicazioni; inoltre, deve essere un giudice collegiale del distretto a disporre le intercettazioni. Vale a dire, cioè, non te le voglio far fare. Di più: il giudice collegiale, per poterle disporre, ogni volta deve avere il fascicolo processuale ed ogni 15 giorni glielo devi mandare. Tuttavia, siamo in presenza di una penuria di magistrati; l'altro giorno, siamo andati in Sicilia con la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e quando in una procura della Repubblica - mi pare Enna o qualcosa del genere - abbiamo chiesto quanti magistrati fossero presenti in organico, ci hanno risposto: zero.
Ma come fa quello a fare un'intercettazione se gli togliete questi strumenti, come fa ad avere la possibilità un giudice di disporre le intercettazioni in tempo utile se devono essere sempre tre giudici ad occuparsene e se i giudici che se ne sono occupati e poi non possono giudicare l'imputato? Dove stanno questi giudici, a meno che non volete prendere i «Lombardo» della situazione o un giudice tributario tanto così o un geometra così (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?
Voi ogni volta che intervenite proprio per modificare la norma solo per rendere più difficile l'attuazione delle intercettazioni. Ci sono alcune perle, proprio quella del capoluogo è una. L'altra è quella che riguarda il reato che avete previsto per le registrazioni indebite. È anche un po' ridicola questa norma perché voi dite: è reato la registrazione di una conversazione a cui partecipi pure tu. Io e Zaccaria stiamo parlando, lui si tiene il registratore in tasca: lui è punito, perché non doveva tenere il registratore in tasca. Il problema è un altro: quel che ho detto io a Zaccaria, ho il coraggio o no di assumermi la responsabilità? Il problema non è che lui a memoria ha prova di quanto ha sentito da me in una registrazione. Il problema è se io a lui ho detto un fatto penalmente rilevante o meno: questo si deve acquisire! Ed ancora la norma qui raggiunge il ridicolo quando dice: a meno che non venga utilizzato in un processo. Cioè, caro Zaccaria, appena viene intercettata la conversazione tra me e te nascondila bene quella registrazione e se qualcuno ti becca dici: io sto facendo causa a Di Pietro e sei a posto! Non sei punibile se gli fai causa, sei punibile se non mi fai causa ma il problema di fondo è: nelle more che cosa succede? Arrivi prima tu o arriva prima il carabiniere? È un modo per cercare di legare le cose tra di loro. Si è unito proprio il dannoso al ridicolo in questa norma. Ecco perché noi riteniamo che tra le perle su cui si è intervenuti ce ne sono davvero che gridano giustizia e rispetto alle cose che non hanno alcun senso. E ancora, il pubblico ministero deve indicare il nome dell'ufficiale di polizia giudiziaria: ma perché mai il nome? A che serve? Ma perché mai nell'ufficio della procura della Repubblica devi esserci l'elenco di tutti gli ufficiali e sottufficiali e degli agenti della polizia giudiziaria della questura.
Non basta l'ufficio ci vuole il nome e cognome ma sarà poi il responsabile dell'ufficio incaricato a decidere se lo fa Giovanni, Maria o Nicola. A che serve tutto questo e ancora: quando si fa un'intercettazione telefonica, dice la norma, la deve controfirmare con decreto motivato il procuratore della Repubblica: ma perché deve fare un decreto al decreto? Non basta quello che ha fatto il sostituto? Perché lo deve motivare ancora lui, se ne assume la responsabilità pure lui? Perché mai devono esserci due firme, visto che deve andare ad un giudice collegiale che dopo valuta tutto questo? Serve soltanto per appesantire tutto il circuito per avere le intercettazioni telefoniche perché alla fine dice: è meglio che me lo faccio tutto questo perché poi se lo fai c'è tutta una serie di conseguenze se sbaglia? Infatti, addirittura nella motivazione del provvedimento cautelare, dice la norma, deve soltanto suscitare il contenuto ma non può trascrivere pezzi di conversazione.
Provate a trascrivere voi due della 'ndrangheta o due mafiosi che parlano quando fra loro parlano, mica come i nostri giovani qua, della P3: chi chiacchiera chiacchiera. Questi quando parlano si dicono: oh, eh, mmm, hemm, hemm. Traduci questo, traduci (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
E ancora, e ancora: si dice puoi fare un'intercettazione ambientale solo se nel luogo di privata dimora solo se in quel luogo si sta commettendo il reato. Direbbero dalle mie parti: cisciss tradotto.
A che serve fare un'intercettazione ambientale? Ricordo che, quando si fa un'intercettazione, deve essere prevista una pena di almeno cinque anni, non è una cosa da niente. Quindi, voi dite che è possibile fare un'intercettazione ambientale in un luogo di privata dimora, qualora si sappia che in quel luogo si sta commettendo un reato. Ma allora procedo ad un arresto! A cosa serve intercettare una persona che sta commettendo un reato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)? Inoltre, non può essere intercettato così, semplicemente: ci si deve recare prima dal giudice - da tre giudici! -, al distretto della Corte d'appello. E se, intanto, sta stuprando una bambina? Si dice: non fa niente, aspetta un attimo, devo andare dal giudice!
Tutto questo è ridicolo! È una normativa che, così com'è rimasta, è soltanto dettata in odio alla magistratura e in odio alla giustizia. D'altronde, l'ha detto ieri il Presidente del Consiglio Berlusconi. Ieri, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha detto: devo andare in Parlamento, perché devo risolvere il problema della giustizia. Ma in Parlamento ci deve venire per risolvere il problema dei delinquenti, non quello della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico)! La giustizia non è un problema, è un obiettivo! Lo ripeto: è un obiettivo. Naturalmente, meno che per i delinquenti e per i piduisti. In questo ha ragione: l'eliminazione della giustizia è un obiettivo del piduista.
Il problema di questa società italiana è proprio questo: liberarsi del Berlusconi che è in essa, perché vi è un problema di fondo. Attraverso la deformazione dell'informazione, si sta facendo credere ai cittadini che la colpa di quel che accade è di chi scopre i reati, non di chi li commette. Infatti, appena qualcuno di voi si è permesso di dire di voler anche pensare che la legge è uguale per tutti e che bisogna rispettare la magistratura, gli avete risposto di costituire un altro gruppo parlamentare. Gli avete detto: non avete che fare con noi, non avete il nostro DNA, ci siamo sbagliati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico)!
Riempiremo le piazze e il Paese di informazioni su come stanno in realtà le cose, perché quel che state facendo ha davvero del criminale, ha davvero una ragione sottostante. Diciamo la verità: perché avete fatto questa norma (mi riferisco a quella che avevate concepito in origine)? L'avete fatta apposta per evitare che si scoprissero i vostri reati. Non è vero che esiste solo l'associazione a delinquere semplice, l'associazione a delinquere di tipo mafioso: esiste anche l'associazione a delinquere di tipo politico (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) e, in questo, voi siete alla testa della «piovra».
Capisco bene che, grazie alla presa di posizione della società civile, del mondo della rete, dell'informazione libera e dell'opposizione, alcuni rami della «piovra» si sono dovuti tagliare. A proposito, Ministro Alfano, quando si deciderà di dire al sottosegretario Caliendo di farsi da parte? Tanto gli tocca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Marco Marsilio (PDL): Signor Presidente, gli deve togliere la parola!
Antonio Di Pietro: Gli tocca, perché non è possibile che un magistrato, un sottosegretario o un membro del Governo vada a trescare con i piduisti, mettendosi d'accordo su cosa fare e dove intervenire. Intervenire per cosa? Per modificare il giudizio della Corte costituzionale. Mi si dice: ma non ci sono riusciti. E meno male (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Questo è l'aspetto grave della situazione.
Ecco perché riteniamo che sia giunto il momento che vi assumiate la responsabilità di questa situazione, ma nell'unico modo possibile: andate a casa, prima di continuare a distruggere il Paese. Andate a casa prima che vi sia una rivolta sociale nei confronti del vostro Governo. È una rivolta sociale necessaria, perché voi siete alla testa della «piovra»: la testa della «piovra» si chiama Silvio Berlusconi. Lo dico qui in Aula e me ne assumo la responsabilità politica, personale e giudiziaria (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! È un personaggio che ha scelto di fare politica per un solo scopo.
Marco Marsilio (PDL): Non lo può dire! Il Presidente del Consiglio rappresenta un'istituzione!
Rocco Buttiglione (Presidente di turno): Onorevole Di Pietro, lei si assume la responsabilità di quanto dice, ma in Aula questo non è consentito.
Marco Marsilio (PDL): Presidente, gli deve togliere la parola!
Antonio Di Pietro: E io lo ripeto! E mi metta anche fuori dall'Aula, perché il mio è un giudizio politico! Il signor Berlusconi ha fatto una scelta di campo!
Marco Marsilio (PDL): Questo personaggio insulta il Capo del Governo!
Rocco Buttiglione (Presidente di turno): Onorevole Di Pietro, lei può dare giudizi politici, ma non può insultare il Capo del Governo.
Antonio Di Pietro: Io non insulto: io fotografo la situazione. È una vergogna che siete qui!
Marco Marsilio (PDL): Presidente, lo deve mandare sotto Ufficio di Presidenza!
Antonio Di Pietro: E lo dico anche a quella parte del centrodestra che oggi ha avuto uno scatto di dignità e si è messo da parte. Quel centrodestra abbia il coraggio di andare fino in fondo. Se si è messo da parte soltanto per dividere le poltrone e non per aiutare a mandare a casa un Governo criminale e criminogeno, è un centrodestra che non risolve i problemi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
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29 Luglio 2010
Grazie a tutti
Cari Amici, care Amiche,
abbiamo ritenuto un nostro preciso dovere impegnarci per contrastare alcune nefandezze di questo governo: privatizzazione dell’acqua, legittimo impedimento, ritorno al nucleare; abbiamo posto fiducia nella capacità del partito di rispondere positivamente a questo impegno; abbiamo creduto nella risposta dei Cittadini italiani. Abbiamo così promosso i 3 referendum che dal primo maggio ci hanno visti presenti nelle piazze italiane assumendoci la responsabilità dell’azione in difesa della democrazia.
Ebbene, circa 2.200.000 firme, complessivamente per i 3 referendum, sono state depositate in Cassazione!
Un grande risultato che evidenzia la nostra capacità operativa; la miglior risposta ai denigratori e ai corvi che in queste settimane hanno gettato schizzi di fango su di noi. Anche tra noi qualcuno si è disimpegnato, altri hanno remato contro; il partito farà un’attenta analisi dell’impegno profuso e adotterà gli opportuni provvedimenti.
Ma oggi è il giorno del GRAZIE!
Grazie a quanti hanno passato ore e ore ai gazebo, grazie a chi ha dato disponibilità alla certificazione, grazie a chi ha caricato i dati, grazie a chi ha corso presso gli uffici comunali per il ritiro dei certificati, grazie allo staff che presso la sede di Roma ha controllato e lavorato la montagna di documenti arrivati.
GRAZIE a tutto il partito di cui sono orgoglioso esserne presidente. Ci aspettano ancora molte sfide, abbiamo ancora molto da fare, ma sono certo che, coesi ed uniti sapremo superare ogni difficoltà; intanto buone vacanze estive.
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28 Luglio 2010
Ora tocca a voi

Lo scorso primo maggio l'Italia dei Valori ha avviato la raccolta firme per tre referendum. Tre iniziative per abrogare il legittimo impedimento, la privatizzazione dell'acqua e il pericolo nucleare.
Lo abbiamo fatto per dare una chance ai cittadini, presi in giro da un Governo che aveva promesso altro. Il centrodestra non ha vinto le elezioni promettendo agli elettori una serie di leggi scansa-processi, oppure la privatizzazione dell'acqua pubblica o, peggio ancora, di voler fare dell'Italia un Paese nuclearizzato.
Ma dal giorno successivo alla vittoria elettorale, questo Governo ha ingessato il Paese con questioni personali. Ha bloccato la macchina amministrativa per tutelare gli interessi di una stretta cerchia di persone, infischiandosene dei veri problemi.
Questo Governo sta legiferando in modo improprio, poiché sta disponendo del potere esecutivo per portare a termine un mandato diverso da quello ricevuto dai suoi elettori.
Con i tre referendum, l'Italia dei Valori ha voluto dare un'opportunità al Paese, affinché la volontà di milioni di persone torni ad essere più importante di quella di una decina di persone.
Questi tre referendum rimettono nelle mani dei cittadini la volontà di abrogare tre leggi che hanno un obiettivo molto chiaro: arricchire la cricca e annichilire la democrazia e lo sviluppo del Paese.
Domani mattina, alle 10:30, depositeremo in Cassazione le firme raccolte e possiamo rassicurare i cittadini di aver raggiunto e superato il quorum delle 500 mila firme (oltre 2 milioni complessivamente), per ciascun quesito referendario con uno sforzo organizzativo e logistico senza eguali nella storia referendaria italiana.
Dopodiché, la responsabilità potrà essere nelle mani di ogni singolo cittadino. Ognuno sarà chiamato a decidere per il futuro del Paese. Ognuno potrà promuovere o bocciare una legge che mette al riparo dalla giustizia le più alte cariche dello Stato, una legge che mira a privatizzare l'acqua pubblica e una legge che prevede l'installazione di centrali nucleari in Italia.
Che ognuno faccia la sua parte, allora, smentendo tutte le statistiche e i dati che bollano i referendum come strumenti vecchi, inutili e morti.
Negli ultimi 15 anni, in Italia, lo strumento referendario è sempre caduto nel nulla per non aver raggiunto il quorum. Ne siamo coscienti e siamo a conoscenza delle difficoltà di questa sfida. Ma provarci è un dovere e gettare la spugna sarebbe da codardi.
Nessun altro partito ci ha aiutato nella raccolta firme. In ogni caso non abbiamo mollato. Il futuro del Paese non può passare dalle decisioni di un gruppo di ultrasessantenni che pensano solo ad arricchirsi. Non possono essere questi signori a decidere sull'installazione di una centrale nucleare che sarà un pericolo per le generazioni future che oggi non hanno neanche il diritto al voto.
L'Italia dei Valori è al fianco dei cittadini. Come sempre. Ringraziamo tutti coloro che hanno sottoscritto la raccolta firme.
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23 Luglio 2010
Vietato fregarsi lo scaffale
Il Presidente della Repubblica, oggi, ha usato le giuste parole per descrivere l'Italia ai tempi della P3: "Squallore e trame inquietanti". Concordo, il fiume di fango e corruzione che sta investendo il Paese è squallido e avvilente. Ma se la P3 trama alle spalle della Nazione, probabilmente è anche vero che nel nostro Paese sono in vigore regole che agevolano il proliferare di questi fenomeni. La politica, in Italia, è ovunque. Invece di fare due passi indietro, riducendo gli sprechi e lasciando spazio alla società civile, ogni giorno fa tre passi avanti per togliere libertà al Paese e soldi ai cittadini.
Nel Cda della Rai sono previste nomine politiche. Il direttivo della tv di Stato è nominato dai governi in carica. Un terzo del CSM è di nomina politica. Lo Stato legalizza, dunque, un atteggiamento che associazioni segrete come la P3 vogliono esasperare per arrivare al controllo totale di organi già in parte controllati per legge. E' lo Stato stesso, allora, a non essere più credibile, poiché basa la propria integrità sulla pretesa di stabilire un limite discutibile a questa invasione di campo. E' come dire che quando entri in un supermercato puoi rubare una confezione di caramelle, ma non puoi portare via l'intero scaffale.
La politica deve essere estromessa, immediatamente, da tutto ciò che non le appartiene. L'informazione pubblica non le appartiene, diversamente diventa propaganda, quale oggi è gran parte del servizio pubblico. Il Csm non le appartiene, poiché la giustizia deve vigilare sul potere esecutivo e non viceversa. La commissione di Vigilanza Rai non le appartiene e non avrebbe ragione di esistere se la Rai non fosse politicizzata. Il sistema politico italiano è malato. Malato di conflitto di interessi. La cura per questa malattia deve partire da due premesse: restringere le competenze della politica ai settori di effettivo interesse, e garantire un elevato turn over all'intero delle istituzioni per scoraggiare la corruzione. Forse è vero che bisogna cambiare la Costituzione, ma per ridimensionare la presenza politica negli organi esterni all'amministrazione pubblica. Un cambiamento che va nella direzione opposta a quella scelta da questa cricca massonica.
Ora che anche il Capo dello Stato ha denunciato le gravi responsabilità del governo nel non provvedere alla nomina di un nuovo ministro dello Sviluppo Economico, nel fregarsene della necessità di fare pulizia delle consorterie, e dopo che tutte le categorie protestano per le misure della Manovra, penso che un presidente del Consiglio debba prenderne atto. Ma dato che il presidente del Consiglio in questione si chiama Silvio Berlusconi, queste cose non le farà e non le vorrà fare. Dunque, vada a casa al più presto e si dia agli italiani la possibilità di tornare alle urne.
La situazione economica del Paese è disastrosa e il governo continua ad operare, compromettendo il futuro e l'immagine dell'Italia. Il voto è l'unica soluzione.
Il Parlamento, in seduta comune, è chiamato ad eleggere i componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura.
Al riguardo, è sotto gli occhi di tutti come i partiti si stiano muovendo per scrivere l’ennesima brutta pagina della lottizzazione delle poltrone e del potere.
Noi dell’Italia dei Valori dobbiamo denunciare questo andazzo anche al fine di evitare che si faccia di tutta l’erba un fascio.
Ciò premesso, ecco qual è la posizione dell'Idv su questa questione:
2 - IDV non presenta né presenterà nominativi di propri esponenti politici come candidati a tali poltrone;(espandi | comprimi)
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12 Luglio 2010
Mercato delle vacche

Berlusconi ha affermato: "Chi vota Casini vota la sinistra". E Casini, riferendosi al Presidente del Consiglio, ha sostenuto: "E' un po' disperato...tratta gli alleati come un padrone del Settecento trattava gli schiavi".
I due virgolettati sembrerebbero appartenere a due acerrimi avversari politici, ma, in realtà, sono di due grandi amici: uno è della maggioranza, l’altro è un infiltrato della maggioranza nell’opposizione.
I due, al momento, sono i protagonisti della compravendita politica di cui parlano i giornali.
Il governo è in piena campagna acquisti. Quale sia la merce di scambio nessuno lo saprà mai. Possiamo immaginare, senza che ce lo dicano loro, che graverà sulle spalle dei cittadini e avrà l’aspetto di un assessorato, di un ministero, di un appalto per la gestione dell’acqua o per una colata di cemento, settore in cui Casini ha ottime entrature in famiglia.
L’Udc sancirà l'alleanza con il Pdl. Mi chiedo se a siglare l’accordo, dopo il “ménage à trois” a casa Vespa, non tocchi poi a Dell’Utri e Cuffaro.
La manovra di bassa lega del Presidente del Consiglio è chiara e mostra come il suo governo sia in debito di ossigeno e di consensi: obiettivo del mercato delle vacche tra i due partiti è quello di recuperare le quote di un’eventuale scissione interna che possa scongiurare il rischio di andare a casa o di tornare alle urne perdendo le elezioni. Insomma, a Casini stavolta tocca il ruolo della stampella e, pur di recitarlo , i centristi sono pronti a seppellire anche l'ultimo fiato di coscienza, assetati come sono di poltrone e d’affari.
Casini ha affermato:"Sì ad un governo di larghe intese. Occorre realizzare riforme importanti per il bene del Paese". Sarebbe interessante capire a cosa faccia riferimento il leader dell'Udc, visto che le riforme di cui parla la maggioranza, ad oggi, sono poche, in larga parte inutili, ed inique: dalle intercettazioni al legittimo impedimento, dai tagli alla scuola, alla cultura e alla ricerca fino allo scudo fiscale.
Insomma vogliono risolvere gli assordanti scricchiolii di tenuta di questo governo con un’alleanza di natura subordinata e affaristica tra un “padrone e uno schiavo”, come ha affermato lo stesso Casini. Possiamo immaginare che con questi presupposti l'accordo durerà da Natale a Santo Stefano.
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10 Luglio 2010
L'esilio o la Bastiglia

Questa mattina ho letto i giornali e mi sono cadute le braccia. Oh no! Mi sono detto. Il virus del "lobbismo piduista" sta infettando anche la magistratura. Se adesso ci si mettono anche i magistrati a trescare con la P2, allora è proprio finita la democrazia nel nostro Paese. Non resta che emigrare o prendere i forconi per riprendersi la Bastiglia.
Ma vediamo cosa è successo.
E' successo che un bel giorno di quest'anno (ripeto quest'anno, mica del secolo scorso) si sono riuniti intorno ad un tavolo: il condannato in Appello per mafia Marcello Dell'Utri, il faccendiere piduista Flavio Carboni, al centro di mille misteri, l'indagato Denis Verdini (il padrone del tavolo), personaggi del calibro dell’imprenditore Arcangelo Martino e del giudice tributarista Pasquale Lombardi, ora arrestati ed inoltre, udite udite, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller e, addirittura, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo (entrambi, questi ultimi, magistrati di lungo corso che, proprio per la loro esperienza e preparazione, non potevano non sapere con chi si incontravano e perché erano stati invitati a quell’incontro carbonaro a casa del coordinatore del Popolo della libertà on.le Verdini).
Fra i temi dell’incontro, secondo quanto riportato nell’ordinanza di misura cautelare emessa di giudici di Roma a carico di tre dei commensali (Carboni, Martino e Lombardi), ci sarebbe stato anche il tentativo di pianificare specifici interventi sulla Corte Costituzionale, sul Csm e su vari giudici e Autorità per condizionarne le decisioni e le determinazioni.
Non sappiamo cosa ci sia di vero in tutto ciò, né possiamo dire ora se le attività poste in essere dagli indagati (fra i quali è bene precisare che non risultano ci siano Miller o Caliendo), possano configurare specifici reati ma è certo che l’ordinanza di misura cautelare ha contestato agli arrestati il reato di partecipazione ad una associazione a delinquere di tipo segreto (ovvero quel famigerato reato previsto dopo lo scandalo della Loggia P2 di Licio Gelli), associazione che, secondo i giudici, era ed è “volta a condizionare il funzionamento degli organismi costituzionali e di rilevanza costituzionale” (così espressamente recita il provvedimento di cattura).
Non è uno scherzo: sembra proprio che gli arrestati (e gli altri indagati, tra i quali lo stesso coordinatore del Pdl Verdini), si siano adoperati per tentare di convincere alcuni componenti della Corte Costituzionale a dichiarare legittimo il Lodo Alfano (quello che avrebbe a Berlusconi di non farsi processare), ad intervenire presso il Tar della Lombardia per riammettere la lista Formigoni alle ultime elezioni regionali, a tentare di influire sul Csm per favorire la nomina dell’attuale Presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, a sollecitare ispezioni ministeriali nei confronti di giudici recalcitranti, ad intercedere presso il Presidente della Corte di Cassazione, Carbone, a favorire un dossieraggio infamante nei confronti del candidato alla Presidenza della Regione Campania, Caldoro (per ripicca essendo egli stato favorito al loro referente Cosentino, l’attuale sottosegretario peraltro colpito pure lui da ordinanza di misura cautelare per aver favorito la camorra), e così via... Insomma, se tutto ciò fosse vero, esisterebbe nel nostro Paese una ben oliata “armata segreta e criminale” che vuole ribaltare l’ordine democratico della nostra malaticcia Repubblica.
Il guaio è che ora questa armata vuole attirare a sé con i propri tentacoli corruttivi anche altissime personalità dello Stato, che per definizione dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto. Il sistema rischia la metastasi e il virus sta infettando anche la magistratura e gli organi di garanzia. E' un virus che parte dal progetto della P2 e che intende condizionare i sistemi decisori. Nel Governo è rappresentato direttamente da Silvio Berlusconi, tessera numero 1816, che sta facendo di tutto per mettere il bavaglio alla stampa e legare le mani alla magistratura. Ma, purtroppo, questo virus sta tracimando dagli stessi ambiti della P2 e sta tentando di avvolgere nei propri tentacoli la Corte Costituzionale, la Corte d'Appello di Milano, il Csm e tante altre istituzioni. Questo è un virus innestato nei nostri sistemi decisori da uomini senza scrupoli e senza vergogna, tracotanti, eversori e piduisti. Uomini che hanno amicizie con il governo e la maggioranza, la magistratura e l'editoria e che si propongono di esercitare una pressione e un controllo senza precedenti sugli organi costituzionali.
A questo punto bisogna decidere, non si può più stare a guardare, come Ponzio Pilato: o si agisce o si abbandona definitivamente il campo. E noi vogliamo agire. Lo dobbiamo a noi, alla nostra storia personale, al nostro Paese, ai nostri padri e ai nostri figli.
Chiediamo, da subito, che i magistrati vengano lasciati in pace a portare avanti le loro indagini, senza interferenze, delegittimazioni ed intimidazioni.
Chiediamo che costoro siano muniti degli strumenti necessari, come ad esempio la possibilità di poter continuare ad utilizzare le intercettazioni telefoniche per cercare le prove dei reati e i complici.
Chiediamo l’istituzione di una nuova Commissione Anselmi, come era stato fatto ai tempi della P2 (anche perché molti dei nomi che oggi abbiamo letto sui giornali erano presenti anche negli elenchi di quella loggia massonica).
Chiediamo che il Governo riferisca immediatamente in Parlamento su quanto avvenuto e che ci sia un dibattito pubblico e videotrasmesso in Aula.
Chiediamo che finalmente il Presidente del Consiglio Berlusconi dica la ragione vera per cui egli all’epoca si iscrisse alla P2 ed ora si avvale di collaboratori che ripropongono le stesse metodologie piduiste per inquinare la vita democratica del Paese.
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8 Luglio 2010
Mi vergogno per lui
Berlusconi è un uomo impegnato. Ultimamente il suo sport preferito sembra essere quello di prendere per i fondelli gli italiani. Ultima trovata: lo spot sul Turismo.
Il reddito delle famiglie è in calo costante. Andare in vacanza è un lusso che sempre meno gente riesce a permettersi. La crisi economica ha messo in ginocchio i ceti più deboli e gli analisti parlano di rischio default per l'autunno, come annuncia Capital Economics.
L'ultimo rapporto Istat conferma che nel primo trimestre del 2010 il reddito disponibile è diminuito del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2009.
Il potere d'acquisto delle famiglie italiane diminuisce (-1,6% in un anno). E con esso anche il risparmio, che ha toccato il valore più basso dal 1999 ad oggi (il peggiore di sempre, probabilmente, considerato che non esistono serie storiche prima del '99).
Mentre l'Istat gela le famiglie italiane con l'ennesimo bollettino sull'economia del Paese, il Presidente del Consiglio presta la sua voce per lo spot sul turismo in Italia.
Suadentemente Berlusconi parla dell'Italia come "un Paese unico, fatto di cielo, di sole e di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte”.
Un Paese “straordinario che devi ancora scoprire". Tutto vero, ed in tutti i sensi. Anche il retroscena delle stragi del ‘92 infatti è ancora tutto da scoprire, come ironizzano i video e le vignette che stanno proliferando in Rete.
Lo spot della Brambilla è in realtà il "déjà vù" di un intervento di Berlusconi al Parlamento europeo del 2003. Intervento a cui replicò degnamente Schultz, europarlamentare tedesco. In quell’occasione l’Italia fu coperta di vergogna. Se non ricordate la situazione vi invito a rivederla da questo filmato di You Tube (guarda il video). Io non ce l’ho fatta ad arrivare alla fine, l’imbarazzo ha avuto il sopravvento ed ho chiuso al quarto minuto.
Questo spot provoca in me profonda tristezza. Ho l’obbligo di avversare con tutte le forze un Presidente del Consiglio che ignora i cassintegrati, i precari, i senza lavoro, i dipendenti da 600 euro al mese col mutuo da pagare.
L'Italia scende in piazza un giorno sì e l'altro pure perché non ce la fa più, perché non ha un futuro. E il governo da lui presieduto, in tutta risposta, manda la celere a manganellare i manifestanti com'è successo ieri a Roma con i terremotati aquilani.
Berlusconi con questo spot cerca l’auto-propaganda, del Paese non gli importa un bel nulla. Se pensasse al Paese non utilizzerebbe la sua immagine per promuoverlo, poiché quella è da tempo scivolata sotto le suole delle scarpe. In questa storia non è lo spot ad essere sbagliato. Anzi, ritengo sia un'idea giusta. Ma è l'invito ad arrivare dalla persona sbagliata. Sarebbe sicuramente riuscita meglio con la faccia di un albergatore qualsiasi, piuttosto che quella di un arrogante miliardario che in estate volerà in una delle sue ville sparse per il mondo.
Nota ai lettori: Domani è la giornata nazionale contro il bavaglio. Anche questo blog, come il sito dell'Italia dei Valori, muterà veste grafica per protestare contro un ddl che vuole fermare la stampa libera e la Rete e bloccare le inchieste della magistratura.
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30 Giugno 2010
Brancher: mandatelo a casa

Oggi pomeriggio, durante il Question Time alla Camera dei Deputati, ho chiesto al Ministro Vito di chiarire qual è il vero ruolo (pur sapendo che non esiste) del ministro Aldo Brancher. Anche stavolta le risposte del Governo non ci convincono. L’Italia dei Valori ha promosso una mozione di sfiducia, chiedendo a tutte le forze di opposizione di concordare un testo comune. Infatti, siamo convinti che sia fondamentale che ogni singolo parlamentare risponda alla sua coscienza e ai cittadini su un atto di una gravità inaudita. Per questo, chiediamo anche a voi tutti di firmare insieme a noi questa mozione di sfiducia. E’ un atto importante per far comprendere a questi governanti che noi non ci stiamo, non siamo come loro e difendiamo la dignità delle istituzioni senza se e senza ma.
Di seguito (e in video) il resoconto dell'interrogazione.
L'INTERROGAZIONE (guarda il video)
ANTONIO DI PIETRO: Signor Ministro, può chiedere al fuggitivo Presidente del Consiglio perché ha nominato Ministro Aldo Brancher, prescritto e imputato? Può chiedere cosa deve fare questo Ministro? Può farci spiegare dal Presidente del Consiglio se si occupa di federalismo, così come ha giurato di fronte al Capo dello Stato, o se si occupa di sussidiarietà e decentramento, così come si dice ora? Soprattutto, può spiegarci per quale ragione c'è bisogno di un nuovo Ministero nonostante questi compiti vengano già assolti da quattro Ministri: da Fitto, Ministro per i rapporti con le regioni, da Bossi, Ministro per le riforme per il federalismo, da Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa e da Rotondi, Ministro per l'attuazione del programma di Governo. Di cosa è Ministro questo Brancher, oltre che dell'impunità? Ministro Vito, lo chieda però al Presente del Consiglio, perché lei è una brava persona e non può metterci tutte le volte la faccia.
LA RISPOSTA (guarda il video)
ELIO VITO (Ministro per i rapporti con il Parlamento): L'onorevole Di Pietro con la sua interrogazione chiede di conoscere le motivazioni della promozione alla carica di Ministro del sottosegretario Brancher; rispondo in base agli elementi forniti dalla Presidenza del Consiglio. Il programma elettorale del Governo prevede tra i suoi punti qualificanti l'attuazione del federalismo, che sul piano istituzionale presenta particolari complessità. All'inizio della legislatura, all'atto della formazione del Governo, in piena e corretta ottemperanza al mandato elettorale in tema di federalismo, sono stati nominati i seguenti Ministri senza portafoglio che operano in raccordo tra loro: l'onorevole Umberto Bossi, con delega in materia di riforma per il federalismo, il senatore Roberto Calderoli, con delega in materia di promozione delle iniziative per la semplificazione, l'onorevole Raffaele Fitto che, nell'ambito della delega per i rapporti con le regioni, si avvale di un ufficio per il federalismo amministrativo. L'onorevole Aldo Brancher è stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con il compito di coadiuvare nell'esercizio delle rispettive deleghe il Ministro Bossi ed anche il Ministro Calderoli dimostrando particolare impegno. Come è noto, nel corso dei primi due anni di legislatura il Parlamento ha approvato varie iniziative attinenti al federalismo e, in particolare, la legge delega 5 maggio 2009, n. 42, che prevede una serie articolata di decreti legislativi caratterizzati da una peculiare e complessa procedura di approvazione. Alla luce tutto ciò, si è ritenuto necessario che il sottosegretario Brancher assumesse la qualità di Ministro, per meglio operare in concerto con i tre Ministri prima citati, così da conseguire una più rapida e concreta realizzazione del programma di Governo in uno dei suoi punti più qualificanti e complessi e nel doveroso rispetto del mandato ricevuto dagli elettori.
LA REPLICA (guarda il video)
ANTONIO DI PIETRO: Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo scoperto che Brancher, in realtà, è un coadiuvatore, perché deve aiutare altri Ministri a fare ciò che compete loro. Magari lo poteva fare da sottosegretario, invece gli si è detto: è meglio che fai il Ministro. Nel frattempo, però, sappiamo che Brancher, nei confronti del quale alcuni reati di illecito finanziamento risultano prescritti, altri depenalizzati - come quello del falso in bilancio -, in quanto è anche reo confesso di averli commessi, si è poi avvantaggiato di leggi ad personam - che il Governo Berlusconi, di cui egli stesso era dipendente, ha approvato - e ora diventa anche Ministro, usufruendo così di una nuova legge ad personam, quella sul legittimo impedimento per il Ministro. Mi chiedo e le chiedo: può ricordare che nel programma previsto dal Popolo della libertà e da Berlusconi nel 2008, lui aveva garantito che non avrebbe nominato più di dodici Ministri (oggi ve ne sono ventiquattro)? E, ancora, che il 16 giugno scorso, alla Confcommercio, Berlusconi ha sostenuto che bisognasse dimezzare il numero di coloro che vivono di politica? Già, ha ragione: Brancher è diventato Ministro non per vivere di politica, ma per non finire sotto processo.
Il problema che si pone, quindi, è un altro ed è molto grave: abbiamo a che fare con un uso distorto delle funzioni pubbliche, che ha un mandante che si chiama Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio, che continua ad approvare leggi ad personam per garantire a sé e ai suoi sodali il silenzio per ciò che insieme a lui questi hanno commesso. Tant'è vero che lo stesso Berlusconi ha affermato che, quando Brancher era in galera per fatti che aveva ammesso di aver commesso, insieme a Confalonieri, girava intorno al carcere di San Vittore per mandargli la propria solidarietà con il pensiero. Capisco perché oggi lo ha dovuto nominare Ministro. Per queste ragioni l'Italia dei Valori e il Partito Democratico hanno presentato una mozione di sfiducia comune, perché o va a casa Brancher o va casa tutto il Governo Berlusconi.
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LEGGI LA PETIZIONE (espandi | comprimi)
La Camera,
premesso che:
- - il giorno 18 giugno 2010 l’on. Aldo Brancher è stato nominato Ministro senza portafoglio;
- - il comunicato del consiglio dei ministri dello stesso giorno rende noto che “il Presidente Berlusconi ha informato il Consiglio delle sue intenzioni di conferire al neoministro Brancher la delega per tutti gli adempimenti relativi alla pratica e concreta attuazione del Federalismo amministrativo e fiscale. Il Consiglio ha condiviso l’iniziativa e gli ha espresso le più vive felicitazioni ed auguri”;
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24 Giugno 2010
Fondazioni liriche, ennesima porcata

ORE 12:15
“Il settore cultura non è un settore di serie B che può essere svenduto. Forse lo è per un'altra parte dell'opposizione, ma non certo per Italia dei Valori. Noi stiamo lottando in Parlamento anche per questo, perché alla fine della fiera della cultura in questo Paese non frega niente a nessuno. A noi si. Noi riteniamo che la cultura sia linfa vitale per il Paese. Per questo, finché avremo fiato, continueremo la nostra battaglia ostruzionistica, forti del sostegno e dell’apprezzamento degli operatori del settore che in queste ore ci stanno inviando i loro messaggi di solidarietà e ringraziamento” lo dichiarano in una nota l’on. Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo Italia dei Valori.
ORE 11:53
Siamo stati accusati dall’on Cicchitto di essere un gruppo eversivo. Ben venga, all’interno di questo Parlamento, un gruppo eversivo e democratico, come quello dell’Italia dei Valori, che si batte per fermare questo modello di Governo fascista e piduista. Inoltre, Cicchitto sostiene che servirebbe una riforma del regolamento della Camera per farci tacere, impedendo così all’opposizione di esercitare il suo diritto dovere. Questa proposta risponde pienamente al modello fascista e piduista, alla forma di governo che vogliono per questo Paese. Pretendono, infatti, di cambiare le regole e modificare le leggi per tutelare, solo ed esclusivamente, gli interessi della Casta. Per questo, noi dobbiamo esserci e dobbiamo continuare a portare avanti la nostra battaglia. E meno male che ci siamo!.
Noi stiamo con i lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo – ha aggiunto Di Pietro e, se avessimo dovuto fare un provvedimento in materia economica, non ce la saremmo presa certo con i precari. Sono orgoglioso di poter condividere il pensiero di chi ritiene che si debba avviare una riforma fiscale abbassando le tasse ai lavoratori e ai pensionati e intensificando la lotta all’evasione fiscale. Sono inoltre d’accordo sul fatto che sia necessario definire una nuova politica industriale, varando un piano per il lavoro a favore dei giovani e delle donne e incentivando le assunzioni a tempo indeterminato. Bisogna inoltre cancellare le tante precarietà, intervenire sugli sprechi, rendere flessibile il patto di stabilità per i Comuni virtuosi, bloccare i contratti pubblici e gli scatti di anzianità della scuola. Su tutto ciò occorre intervenire. Queste sono le battaglie da portare avanti invece di prendersela, come fa questo Governo, con i precari del mondo della cultura, della scuola, e anche del mondo dell’informazione.
I tagli alla cultura sono i tagli alla democrazia e un colpo d’accetta al futuro del Paese. Tra poco, questa maggioranza ci toglierà anche l’informazione e, quel canale satellitare che ancora funziona e trasmette la diretta dei lavori dell’Aula, che il vicepresidente della Camera, on Osvaldo Napoli del Pdl ,vorrebbe spegnere, si spegnerà e con esso anche la democrazia.
ORE 10:35
“L’Italia dei Valori sul Dl enti lirici ha deciso di fare ostruzionismo e di andare avanti in questa battaglia perché riteniamo questo provvedimento sbagliato nel merito e nel metodo. Nel metodo perché ancora una volta il Parlamento è stato esautorato delle sue funzioni da un decreto che verrà approvato senza possibilità di essere modificato. Nel merito perché questo atto è tutto tranne che una riforma degli enti lirici. E’ piuttosto una tagliola che si abbatterà sui lavoratori e gli addetti ai lavori del mondo della cultura” lo dichiara l’on. Massimo Donadi, capogruppo di IDV alla Camera.
“La battaglia che IdV sta portando avanti in aula è una battaglia di coerenza. Il provvedimento era incostituzionale ieri ed è incostituzionale oggi. Se le altre di opposizioni hanno cambiato idea prendiamo atto, ma non ci facciamo certo condizionare. Gli accordi sottobanco non ci interessano, noi portiamo avanti la nostra battaglia per il futuro del settore cultura. Idv è contraria ai tagli e continuerà a dare battaglia contro un provvedimento che toglie il futuro a questo settore. Tutto questo dimostra ancora una volta che l’Italia dei Valori è la forza d’opposizione più intransigente e determinata che siede in Parlamento” conclude Donadi.
ORE 10:26
È tempo di fare un primo bilancio di questa maratona che l’Italia dei Valori sta portando avanti. Abbiamo molto riflettuto in queste ore e abbiamo deciso che solo la caduta fisica potrà fermarci perché al Governo non interessa altro che tutto finisca presto, e che non se ne parli. L’Onorevole Napoli che si lamenta della nostra diretta sulla mia pagina Facebook ha paura che l’opinione pubblica possa sapere cosa avviene qua dentro, ossia che la Casta sta attuando l’ennesima porcata sulle spalle della cultura e dei suoi lavoratori è infatti più importante vedere alle sedici la partita dell’Italia, e magari l’Isola dei famosi, piuttosto che far sapere cosa accade in questo Parlamento. Siamo in quest’Aula a discutere di un tema serio: il futuro di un comparto importante come quello della cultura, dello spettacolo, delle attività culturali, la linfa vitale del Paese, che oggi è un mondo abbandonato a se stesso perché questo decreto legge è pessimo e oggi purtroppo in quest’Aula lo diciamo solo noi dell’Italia dei Valori. Abbiamo deciso di fare sapere all’opinione pubblica che questo settore viene abbandonato a se stesso per risparmiare soldi sulle spalle dei soggetti più deboli. "Il Giornale’ di questa mattina dice: ‘la cultura piange miseria, ma il ministero paga bene i suoi dirigenti. Tutta colpa dei tagli del governo. Eppure a scorrere l’elenco non si ha per niente l’impressione di un dicastero francescano’. Infatti, circa 200 dipendenti, percepiscono stipendi con punte che sfiorano 200 mila euro. Sempre questo ministero, oggi, chiede ai precari di stringere la cinghia, di andare a casa, di non avere la possibilità di arrivare a fine mese e al personale del settore di rassegnarsi e di calare il sipario. Queste sono le ragioni per le quali stiamo facendo opposizione dura, vogliamo far conoscere il misfatto perpetrato ai danni di un comparto importante. Un Paese che non investe nella cultura è destinato a morire.
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18 Giugno 2010
Brancher: un nome, una garanzia

Oggi Silvio Berlusconi ha nominato Aldo Brancher Ministro per l’attuazione del Federalismo. Mi verrebbe da dire: un nome, una garanzia. Infatti la ricca biografia di quest’uomo è la conferma di ciò che andiamo ripetendo da tempo: se sei pulito e non hai problemi con la giustizia non puoi far parte del Governo Berlusconi. E’ un messaggio chiaro, diciamo ‘educativo’ per le nuove generazioni: l’onestà è una virtù che non porta profitti, se la tua fedina penale è immacolata non potrai amministrare la res publica. Mentre se sei stato detenuto a San Vittore per falso in bilancio e finanziamento illecito all’allora partito socialista italiano, come nel caso di Brancher, e scarcerato solo per decorrenza dei termini di custodia cautelare e ti sei salvato in Cassazione solo grazie alla prescrizione per il primo reato e alla depenalizzazione per il secondo dopo essere stato condannato in appello, allora hai fatto bingo: puoi diventare Ministro.
E non è sicuramente un caso che certi fantasmi del passato riemergano: Brancher nel 1993 era di fatto un lobbista che si occupava di mantenere buoni rapporti tra la Fininvest e i partiti, piazzando spot politici sulle reti di Berlusconi. Infatti, ai tempi, fu chiamato a rispondere anche di un versamento di 300 milioni di vecchie lire al Psi. Brancher tentò di scagionare il gruppo Berlusconi, sostenendo che era stata la sua Promogolden ad acquistare gli spazi pubblicitari per conto dell’attuale Presidente del Consiglio.
Il Pool di Mani Pulite ipotizzò, invece, che l’operazione nascondesse un finanziamento illecito, autorizzato da Fedele Confalonieri, che venne iscritto sul registro degli indagati, anche se quest'ultimo fu assolto. Insomma Brancher è l’uomo giusto al posto giusto e viene fuori anche da un vecchio racconto di Silvio Berlusconi: "quando il nostro collaboratore era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere: volevamo metterci in comunicazione con lui". Mi chiedo: "Chissà perché? Avevano paura che parlasse?". Ma Brancher non parlò.
Ci sono particolari interessanti che non possono essere trascurati: venne condannato in primo e secondo grado a due anni e otto mesi per le tangenti sugli spot anti Aids per falso in bilancio e violazione della legge sul finanziamento ai partiti, subito dopo divenne responsabile di Forza Italia Nord, deputato e sottosegretario alle riforme istituzionali.
Questo è il passato, mentre oggi il neo Ministro Aldo Brancher risulta sotto processo, imputato di appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, nell’ambito della vicenda della scalata Antonveneta. Le ultime udienze, guarda caso, sono state rinviate al 26 giugno per i cosiddetti “impegni istituzionali”. E il suo nome è riapparso sui giornali tre mesi fa nell'inchiesta sul maxiriciclaggio. Gennaro Mokbel, ritenuto il dominus della truffa, in una telefonata intercettata dagli inquirenti parla di Brancher come ispiratore di un fantomatico "Partito federalismo italiano" in Belgio.
Oggi ho presentato un’interpellanza al Governo per sapere: se il signor Brancher sia stato premiato con la nomina a Ministro per ciò che ha fatto in passato, per ciò che non ha detto o se questo nuovo incarico sia il solito modo di offrire garanzie di impunità, alla luce del processo in corso, che gli verrebbero date grazie al legittimo impedimento. Legge che permette ai ministri di non presentarsi ai processi per “motivi istituzionali”.
Insomma, Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, Brancher e i loro numerosi amici, con nutrite fedine penali, hanno sostituito il Parlamento e i Ministeri con le Aule dei tribunali e i carceri.
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8 Giugno 2010
Una mattinata di ordinaria follia
In meno di due ore, stamattina, il presidente del Consiglio ha dato il meglio di sé, cioè il peggio per il Paese.
Nel leggere le agenzie di stampa sembrerebbe di trovarsi di fronte ad una escalation di follia simile a quella del film del regista Joel Schumacher (“Un giorno di ordinaria follia”-1993).
Ma ripercorriamo le tappe:
Ore 11:47 (fonte Ansa) - "Da ministro dello Sviluppo economico posso dire che se la Rai non cambia e non smette di essere così faziosa contro la maggioranza sono quasi quasi tentato di non firmare il contratto di servizio pubblico".
Ore 12.27 (fonte Asca) - "Oggi la sovranità non è più del Parlamento, è passata a una corrente della magistratura e ai suoi pm che attraverso la Corte Costituzionale abrogano le leggi che non gli piacciono. E' uno sfogo? No, è la realtà”
Ore 12:39 (fonte Agi) - "Ho detto agli uomini della Protezione civile di non andare in Abruzzo o almeno di farlo senza insegne, senza rendersi riconoscibili. Dopo l'apertura di quel fascicolo c'è il rischio che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa".
Ore 12:50 (fonte Adnkronos) - "In Italia Il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Potevo al massimo stabilire l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri, ma l'ho delegato a Gianni Letta e non mi è rimasto nemmeno quello".
Ore 13:05 (fonte Sky Tg24) - ''Mettetevi per qualche minuto nei miei panni, aprite un giornale e accendete la tv pensando di chiamarvi Berlusconi, di essere me. Se dopo dieci minuti non vi viene la nausea mandatemi una lettera dicendomi che ho torto. Comunque resistiamo''.
Ore 13:21 (fonte Ansa) - ''In questa manovra sono stati chiesti pochi sacrifici e tra le categorie interessate c'è stata quella degli impiegati pubblici perché loro hanno visto aumentare i loro stipendi quasi del doppio rispetto ai privati".
Con queste dichiarazioni direi che ogni commento è superfluo. Tuttavia, visto che il soggetto in questione ricopre la carica di Presidente del Consiglio, una riflessione è doverosa: è in salute mentale il Premier della Repubblica italiana? Quali rischi corriamo nel tenere una persona che dimostra di non essere nel pieno delle sue facoltà mentali in quella posizione?
Le dittature, nei Paesi che le hanno vissute, spesso non si sa nemmeno per quale ragione e in quale contesto siano maturate, i cittadini se le ritrovano in casa e basta. Di queste sappiamo che volgono al termine con il delirio di onnipotenza del dittatore, accompagnato da gesta e dichiarazioni spesso prive di significato. E qualche volta anche di natura violenta.
Diciamo che, con le affermazioni di oggi, è chiaramente riconoscibile la fase terminale del regime Berlusconi. Ora chi ha a cuore il Paese deve adoperarsi affinché questa sua parabola del declino produca meno danni possibili alla Nazione e alla popolazione.
Sono maturi i tempi affinché l’Italia si butti alle spalle questa brutta pagina di storia: quella del berlusconismo.
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7 Giugno 2010
Tagli sì, ma agli sprechi
La manovra da 24 miliardi di euro in due anni, presentata dal ministro Tremonti, è sbagliata e in larga parte inutile.
In Europa stanno preparandosi a tagli della spesa pubblica della nostra stessa entità anche se il loro debito pubblico è largamente inferiore al nostro. Ma in paesi come Germania ed Inghilterra la macchina burocratica ed amministrativa è largamente più snella ed efficiente della nostra.
Questo governo promette lacrime e sangue ai cittadini e propone “tagli” necessari per risanare il debito pubblico. Falso. Prima di tagliare dobbiamo innanzitutto ridurre gli sprechi e arrivare a una manovra più virtuosa ma meno dolorosa per la popolazione. In un solo anno, il 2009, Berlusconi e Tremonti hanno fatto lievitare il debito pubblico di 100 miliardi di euro ed ora propinano una manovra in due anni che recupera un quarto del buco creato nelle casse dello Stato grazie alla loro gestione dissennata delle finanze.
Per due anni hanno preferito anestetizzare la crisi, spendendo e spandendo, per ingraziarsi l’opinione pubblica in occasione forse delle elezioni europee e amministrative del 2009 e 2010. Terminati gli appuntamenti elettorali hanno calato il siparietto e fatto “esplodere la crisi”, addossando la responsabilità agli italiani e ai governi passati.
Peccato che dal 1996 a oggi i governi che hanno fatto segnare un Pil nullo o negativo sono stati esclusivamente quelli del signor Berlusconi (guarda il video). Stranamente le sue aziende hanno però segnato sempre ottimi risultati.
Non si può parlare agli italiani di lacrime e sangue, di pensionamento posticipato, d’innalzamento del tetto dell’età pensionabile per le donne (guarda il video del senatore Belisario) se chi propone queste soluzioni (il parlamentare di maggioranza) matura la pensione dopo appena due anni ed ha gli stipendi di categoria più alti d’Europa.
L’Italia dei Valori ha presentato una manovra di taglio da 65 miliardi di euro in due anni ma andando ad azzerare i costi inutili e gli sprechi della politica (guarda il video). Non è accettabile tagliare i servizi e lo stato sociale se prima non si eliminano i mille privilegi di cui il potere politico fa sfoggio, i mille investimenti inutili per foraggiare le imprese amiche il tutto senza rilanciare la lotta all’evasione fiscale che si aggira su una cifra vicina ai 300 miliardi di euro annui.
Nei prossimi giorni saremo al fianco dei cittadini per promuovere questa manovra, per dare la nostra solidarietà ai tagli alla cultura, allo stato sociale, al settore pubblico. Prima di tagliare i servizi vitali per i cittadini vogliamo tagliare quelli utili solo alla politica.
Di seguito riportiamo i punti della nostra manovra e rimandiamo gli utenti all’area http://manovraalternativaidv.wikispaces.com/ qualora vogliano commentare i punti.
LA CONTROMANOVRA IDV
(leggi anche: "Manovra economica: l'alternativa")
A) Misure di lotta all’evasione fiscale e di recupero a tassazione e maggiori entrate (espandi | comprimi)
B) Tagli ai costi della politica (espandi | comprimi)
C) Tagli alla spesa pubblica (espandi | comprimi)
D) Riduzione del carico fiscale a lavoratori e imprese & sostegno al reddito e allo sviluppo (16 miliardi l'anno) (espandi | comprimi)
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3 Giugno 2010
Rimarranno solo le mie querele

Oggi trovo il tempo di una breve riflessione perché sono impegnato nella stesura di una circostanziata querela per diffamazione e calunnia, da depositare entro domani presso le autorità giudiziarie di Perugia.
Ieri con Zampolini ho vissuto il déjà vu della cena con Contrada, bufala svanita con la stessa velocità con cui è apparsa, lasciando dietro sé solo le mie querele.
Qualcuno chiosa che ora anche io so cosa vuol dire sentirsi alla gogna e diffamato. Chi lo dice è in malafede, ed io rifiuto la sua falsa solidarietà, poichè accomuna la mia situazione, di pura diffamazione, a quella di persone le cui accuse devono sì essere provate in un tribunale, ma largamente documentate da intercettazioni e testimonianze incrociate.
Ed io, comunque, rispetto agli altri corro dal magistrato e con prove ben circostanziate della mia completa estraneità rispetto alle calunnie a me rivolte. Le accuse nei miei confronti sono talmente false e costruite ad arte che se ne sarebbe accorto anche un bambino.
Sono state però pubblicate, con grande rilievo, da tutti i giornali nazionali. Se la notizia è palesemente falsa e ad essa si dedicano, pagine, approfondimenti e commenti da parte di politici condannati in via definitiva la responsabilità va ricondotta sia a chi dirige questi giornali, sia a chi dirige i direttori dei giornali. E mi riferisco ai consigli di amministrazione che rappresentano aziende e gruppi di potere in palese conflitto di interessi con la libertà di informazione.
In Italia l’informazione viene decisa dalle lobby e pagata in parte, con l’ammirevole eccezione di qualche quotidiano tra cui Il Fatto Quotidiano, dalle tasse dei cittadini. La domanda da porsi è quindi: “A chi dà fastidio la politica di Italia dei Valori? E quali interessi colpisce l’attività di denuncia continua dell’Italia dei valori? E quali il nostro contro programma di eliminazione degli sprechi al posto dei tagli da macelleria sociale del governo?”.
Se si risponde a queste domande si capisce chi ha dettato ai maggiori quotidiani nazionali titoli e editoriali falsi e perché sono stati pubblicati senza nessun tipo di verifica preventiva. Sarebbe, infatti, bastata una banale visura camerale per accorgersi che Italia dei Valori non ha mai avuto immobili in locazione via della Vite.
In Italia il problema della libera informazione è ben più complesso delle reti televisive di Silvio Berlusconi e dei suoi giornali di propaganda. Investe tutto il mondo dell’informazione, a iniziare dai collegamenti tra azionisti, consigli di amministrazione e direttori di giornale, nominati quando è utile e rimossi quando serve.
Quando Berlusconi finirà, e finirà, bisognerà riscrivere le regole dell’informazione, degli operatori dell’informazione, dei finanziamenti dell’informazione, dei conflitti di interessi del mondo dell’informazione. Gli azionisti dei giornali devono essere i lettori, non i gruppi immobiliari, bancari, industriali, come avviene per i più blasonati e noti quotidiani nazionali.
Se l’informazione dei quotidiani nazionali, finanziata dai contribuenti per mano dei politici, è di così bassa lega, allora così come per il canone Rai, non vale la pena pagare un solo cent né per stamparli, né per comprarli.
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2 Giugno 2010
Male non fare, paura non avere

Ieri sera, all’ora di cena, mi è arrivata una notizia che - lì per lì - mi ha fatto sorridere perché non potevo crederci. Sono stato avvisato che nelle redazioni dei giornali girava uno stralcio del verbale dell’interrogatorio ai PM di Perugia dell’architetto Angelo Zampolini in cui venivo tirato in ballo pure io. Zampolini avrebbe riferito ai magistrati che avrei ricevuto due case dall’istituto religioso Propaganda Fide grazie all’intercessione dell’imprenditore Anemone e dell’ex Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici Balducci.
Ho subito smentito e me ne sono andato a dormire serenamente. Non poteva essere vero, mi sono detto, giacchè non ho mai avuto né in affitto né in vendita né in comodato alcun immobile né da Anemone né da Propaganda Fide.
Questa mattina, apro i giornali e scopro che Zampolini, interrogato dai magistrati di Perugia, dapprima il giorno 18 maggio dice di non sapere nulla e poi, 4 giorni dopo, il 24 maggio, sente il bisogno irrefrenabile di tornare “spontaneamente” dai magistrati per dichiarare che “Balducci fece avere al Ministro Di Pietro due case in affitto a Roma, attraverso la Congregazione Propaganda Fide. La prima era in via della Vite ed è stata per un periodo una delle sedi dell’Italia dei Valori. L’altra era in via delle Quattro Fontane, credo fosse per la figlia…”.
Non entro nel merito circa l’opportunità o meno di prendere in affitto dai preti un appartamento anche se non credo sia uno scandalo, purchè venga pagato il giusto prezzo e non vi sia nulla di illecito in cambio. Intendo invece riaffermare con forza che non è proprio vero – nel senso materiale del termine - quanto affermato da Zampolini, al quale evidentemente qualcuno ha propinato false informazioni per mettere tutti nello stesso calderone. Io, ripeto, non ho mai preso in affitto appartamenti da Propaganda Fide (né per me o mia figlia né per la sede dell’Italia dei Valori) e lo voglio qui documentalmente dimostrare (cosa che farò anche con i PM di Perugia ai quali ho chiesto di essere immediatamente sentito).
Con riferimento al primo appartamento – quello che Zampolini indica come una sede di IDV in via della Vite - posso tranquillamente assicurare che fino a stamattina nemmeno sapevo dell’esistenza di un tale immobile. Anzi, fino a stamattina nemmeno sapevo dove si trovasse via della Vite, figurarsi se potevo avervi aperto una sede del partito.
Ho subito svolto accertamenti ed ho - ora - appurato che tale appartamento in realtà era stato preso in affitto dalla società Editrice Mediterranea Srl, con sede appunto in via della Vite n.3 Roma, il cui legale rappresentante è tale Antonio Lavitola. Trattasi di una società editrice che svolgeva (e forse svolge anche tuttora) l’attività di realizzazione, gestione e distribuzione di testate giornalistiche per conto proprio e di terzi.
Ebbene, l’Italia dei Valori ha deliberato in data 21 febbraio 2006 (e quindi in epoca addirittura precedente le elezioni politiche di quell’anno e del mio insediamento al Ministero delle Infrastrutture) di stipulare con detta società la realizzazione e la diffusione del giornale del partito. Allego al riguardo la delibera assunta in tale data dall’Ufficio di Presidenza di IDV (allegato 1), da cui – fra l’altro - risulta in maniera inconfutabile che la società Editrice Mediterranea aveva già all’epoca la propria sede in via della Vite n.3 allorchè stipulò il contratto con IDV. Allego anche la segnalazione al Tribunale di Roma – Sezione stampa e Informazione, effettuata (sempre il giorno 28 febbraio 2006) per conto di IDV dal sen . Aniello Formisano con cui si è affidato alla predetta società la realizzazione del quotidiano dell’Italia dei Valori (allegato 2). Anche in questo caso vi è la prova della data certa, data che è precedente alla mia nomina di Ministro ed anzi all’epoca non ero nemmeno al Parlamento italiano e quindi – anche volendo - non avrei potuto in alcun modo interloquire con Balducci ed Anemone. Vi è anche la prova che la predetta casa editrice aveva già sede in via della Vite prima ancora che nascesse il giornale e, quindi, non può esser vero che sia stato IDV a prendere in affitto tale immobile.
Il contratto di servizio è stato stipulato in data 7 aprile 2006 (e quindi ancora una volta prima delle elezioni e prima che io diventassi Ministro) ed è durato fino al 1° agosto 2007, come risulta dalla comunicazione di avvenuta dismissione della testata del 30 ottobre 2007, debitamente notificata al Tribunale di Roma – Sezione Stampa ed Editoria (allegato 3). Questo documento è interessante perché fornisce la riprova documentale che l’immobile di via della Vite non sia e non sia mai stato nella disponibilità di IDV. Infatti, il mittente della lettera (Editrice Mediterranea) - pur dando atto di aver già da tempo rescisso il contratto - indica nell’intestazione che la propria sede legale è rimasta sempre l’indirizzo di via della Vite n.3, Roma.
In conclusione, è documentalmente provato che la sede di via della Vite era nella esclusiva disponibilità di Editrice Mediterranea prima, durante e dopo i rapporti con IDV. Il partito non ha mai avuto in affitto l’immobile di via della Vite né ha mai fatto richiesta ad alcuno per averla. Il fatto, poi, che una società fornitrice di servizi (di cui si sia avvalsa anche IDV ma non solo) avesse – essa, e non IDV – sede in una casa di proprietà di Propaganda Fide non può in alcun modo essere fatta risalire a nostra responsabilità, altrimenti dovrebbe valere l’assurdo principio per cui ogni volta che qualcuno chiede al giardiniere di tagliargli il prato dovrebbe assicurarsi, prima di sapere di chi è la proprietà del locale, dove tiene gli attrezzi!
Con riferimento, poi, all’appartamento di via IV Fontane a Roma, esso è stato preso in affitto dall’on.le Silvana Mura, la quale - su segnalazione del collega sen. Stefano Pedica - ha stipulato il 9 novembre 2006 un contratto di locazione con la società “Congregazione per l’evangelizzazione di popoli” di Roma. Produco al riguardo il contratto di affitto in questione (allegato 4), da cui risulta un canone fissato sin dall’inizio in euro 21.600 annuali e quindi in 1.800 euro mensili, oltre alle spese condominiali di circa 200 euro mensili. In totale, quindi, l’on.le Mura paga e ha sempre pagato 2.000 euro mensili. Il contratto è intestato a Claudio Belotti che è il convivente ed il padre di suo figlio. Per completezza, segnalo che la società proprietaria ha concesso la locazione espressamente “ad uso abitativo con facoltà del conduttore di destinare alcune porzioni a studio professionale, fermo restando fra le parti che l’uso prevalente sia quello abitativo” (così espressamente recita l’art. 1 del contratto di locazione).
Da ultimo, specifico che mia figlia Anna non ha mai abitato – nemmeno per un solo giorno - in tale appartamento né lo ha mai preso in affitto. Anna all’epoca pensava di iscriversi alla Luiss e per questo si mise anche lei, insieme a me, a cercare un appartamentino in affitto ed il sen. Pedica indicò anche a noi diverse soluzioni, tra cui anche l’appartamento di via IV Fontane. Poi, però, Anna preferì iscriversi alla Bocconi di Milano e non dette alcun seguito alla proposta. Ovviamente se l’affitto si fosse concretizzato, sarebbe stata cura mia e di mia figlia accertare la correttezza sotto ogni aspetto dell’operazione, cosa che comunque ha fatto la collega on.le Mura, riscontrandone ogni regolarità. Altrettanto ovviamente né io, né Mura e - men che meno - mia figlia abbiamo mai avuto a che fare con il sig. Anemone, persona che nessuno di noi conosce.
E veniamo infine all’insinuazione di Zampolini, secondo cui io avrei fatto solo finta di osteggiare gli appalti che erano stati programmati per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia ed alle elucubrazioni secondo le quali io non avrei preso provvedimenti adeguati.
Al mio arrivo al Ministero delle infrastrutture, alla fine dell'Aprile 2006, l’ing. Balducci era Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, ovvero era la massima carica istituzionale del Ministero a cui per legge spetta lo status di indipendenza gerarchica anche rispetto al Ministro (art. 1, comma 2 DPR 204/2006). Al predetto Consiglio spettava e spetta il compito di esprimere pareri vincolanti su ogni progetto di lavori pubblici superiore ai 25 milioni di euro e su ogni altro progetto finanziato per almeno il 50% dallo Stato. Per dirla alla “dipietrese”, in Italia, in tema di grandi lavori pubblici, non si muove foglia che il Consiglio Superiore non voglia.
Ebbene, io ho subito spostato l’ing. Balducci al 2° Dipartimento (Infrastrutture e regolazione dei lavori pubblici), che per legge (art. 5 DPR 300/99) non gestisce materialmente alcun capitolo di bilancio ma li assegna – questa volta sotto il diretto controllo del Ministro - ai direttori generali competenti per le singole aree di attività del Dipartimento stesso. L’ing. Balducci non ha, peraltro, mai svolto tale tale attività perchè dalla data della sua nomina (18.9.2006) alla data in cui ha lasciato il Ministero (1.11.2006) è sempre stato in malattia.
Egli, infatti, è stato chiamato nel novembre 2006 dalla Presidenza del Consiglio dell’epoca a svolgere le funzioni di Responsabile della Struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Insomma con me al Ministero delle Infrastrutture, Balducci non ha mai svolto alcuna attività lavorativa.
Posso invece provare documentalmente che io mi opposi in modo fermo e risoluto alle modalità con cui venne istituita ed organizzata la predetta Struttura di missione ed anche il modo poco trasparente con cui venivano realizzati gli appalti. Ben altro ho detto e dirò ai magistrati, ma sento il dovere pubblico di provare da subito quanto affermo. Produco al riguardo – e tanto per citarne una – la nota n. 16240 del 14 dicembre 2007, da me scritta ed indirizzata al Presidente del Consiglio ed ai colleghi Ministri interessati dell’epoca, con cui testualmente ho contestato sia la legittimità dei compiti che svolgeva la struttura di Missione presieduta da Balducci, sia le modalità con cui venivano commissionati e svolti gli appalti (allegato 5). La lettera porta una doppia mia firma per rimarcare la gravità di quanto stavo denunciando e si conclude con le seguenti tre righe da me personalmente manoscritte: “Vi prego, ci stiamo avviando verso macroscopiche violazioni di legge e questo non può essere accettato, se riscontrato”.
Poi come noto, con l’inizio dell’anno nuovo, il Governo andò in crisi e ci fu lo scioglimento anticipato del Parlamento. Arrivò il nuovo Governo che - invece di prendere atto di quanto da me segnalato ed intervenire di conseguenza - confermò modalità e struttura fino quando non è arrivata la Magistratura.
So bene che molti depistatori e professionisti della disinformazione insisteranno nei prossimi giorni nel prendersela con me nel malcelato tentativo di “fare di tutt’erba un fascio” ma costoro sappiano sin d’ora che dovranno rispondere delle loro azioni davanti all’Autorità giudiziaria.
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26 Maggio 2010
Lasciamo questa scuola al Molise
Oggi, durante il question time alla Camera dei Deputati, ho illustrato un'interrogazione al ministro degli Interni, Roberto Maroni, contro la ventilata proposta di chiusura della ‘Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato' di Campobasso.
Pubblico il video e il resoconto stenografico del mio intervento.
LA DOMANDA
ANTONIO DI PIETRO. Signor Ministro, noi dell'Italia dei Valori ci facciamo portavoce di una richiesta che proviene da tutte le istituzioni della regione Molise; dal consiglio regionale e dal presidente della regione, dal consiglio provinciale e dal presidente della provincia, dal consiglio comunale e dal sindaco, dalle istituzioni economiche, dalle istituzioni culturali e anche dal mondo della scuola. A Campobasso vi è una scuola allievi agenti di polizia efficiente, dotata di modernissime attrezzature, che ha dato eccellenti risultati; è presidio rilevante per la città e per la regione e motivo di vanto e di orgoglio per le stesse forze di polizia. Nel momento in cui bisogna realizzare dei risparmi, perché mandare a monte una struttura che non costa allo Stato e permette di rendere efficiente la lotta alla criminalità? Chiedo a lei se può lasciare questa scuola al Molise.
LA RISPOSTA
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, come l'onorevole Di Pietro certamente sa, la legge finanziaria per il 2007, approvata nel dicembre 2006 dal Governo di cui faceva parte, ha disposto che l'amministrazione della pubblica sicurezza, cioè il dipartimento della pubblica sicurezza e il capo della polizia, provvede alla razionalizzazione del complesso delle strutture preposte alla formazione e all'aggiornamento del proprio personale, al fine di conseguire economie, garantendo comunque la piena funzionalità dell'amministrazione della pubblica sicurezza (legge n. 296 del 27 dicembre 2006). Questo riassetto complessivo di tutte le strutture del dipartimento è finalizzato ad aggiornare il dimensionamento degli istituti attualmente operanti in tutta Italia, in relazione alle esigenze effettive di formazione del personale che viene immesso nelle varie qualifiche iniziali (formazione del personale che è in numero inferiore rispetto a quello di tanti anni fa). Nelle scelte delle scuole da dismettere, quindi, il capo della polizia terrà conto delle dimensioni e delle caratteristiche strutturali degli stabili, così come della possibilità di una loro diversa o più ridotta utilizzazione, mantenendole. Nessuna decisione è stata presa ancora e naturalmente - lo comunico formalmente - terrò conto delle valutazioni, delle richieste e delle sollecitazioni che sono state fatte in quest'aula, ma, come ripeto, la valutazione complessiva, in base alla legge, viene fatta dal dipartimento e tiene conto di tutti questi parametri. Quindi, anche l'ipotesi di chiusura della scuola allievi agenti di Campobasso rientra in questo progetto complessivo di ristrutturazione. L'attuale organico della scuola è composto di 53 appartenenti alla polizia di Stato e 12 unità di personale dell'amministrazione civile dell'interno. L'immobile in cui ha sede l'istituto è di ridotte dimensioni e, nel caso di dismissione, potrebbe essere riutilizzato per le esigenze della questura, che in questo modo potrebbe disporre di spazi più adeguati. Quanto alle preoccupazioni state dagli interroganti circa i paventati effetti negativi sul sistema economico locale in termini di indotto, che conseguirebbero alla chiusura della scuola, fornisco un dato che sembra eloquente: nell'arco dell'ultimo triennio, presso la scuola si è svolto un solo corso di formazione all'anno, con una modesta presenza di frequentatori (129 allievi nel 2005, 210 nel 2006 e 213 nel 2008).
LA REPLICA
ANTONIO DI PIETRO. Signor Ministro, non si può non far funzionare la scuola per poi dire che è questa che non funziona. C'è una scuola già efficiente e in grado di permettere agli allievi di istruirsi, quindi mi chiedo e le chiedo: perché si costruiscono nuove scuole quando già ce ne sono? Lei è al corrente che alla Scuola allievi marescialli e brigadieri dei carabinieri di Firenze sono girate delle mazzette per fare un'altra scuola, quando ne esiste già una efficiente in Molise che, «a zero euro», avrebbe potuto risolvere il problema?
Le chiedo e mi chiedo: se è vero, come è vero, che bisogna razionalizzare le strutture periferiche, perché andare a razionalizzare proprio quella che costa di meno ed è di proprietà dello Stato, per poi tenerne altre che, invece, sono in affitto e l'affitto è pagato proprio alla solita cricca? Si informi, signor Ministro, e vedrà che lasciare la scuola al Molise vuol dire risparmiare un sacco di soldi, vuol dire avere già una struttura efficiente, vuol dire non costruirne di nuove - come pure si sta facendo - e vuol dire lasciare al territorio una realtà che aiuta anche la pubblica sicurezza locale.
Le posso assicurare che, per i bisogni della questura, sono sufficienti gli interventi già in corso, anche perché la costruzione della nuova questura è stata bloccata; inoltre, sicuramente il questore stesso è tra coloro che hanno sollecitato noi parlamentari ad intervenire presso di lei.
A proposito, dica al suo Presidente del Consiglio - che è parlamentare molisano - che ha ricevuto un ordine del giorno del consiglio regionale di centrodestra in cui si chiede ai parlamentari molisani di intervenire presso di lei. Io l'ho fatto e chiedo al parlamentare Silvio Berlusconi di farlo anche lui, perché è anche lui parlamentare molisano, ma di questo tema si disinteressa totalmente.
La prego, inoltre, signor Ministro, proprio per dare atto dello spiraglio che ha mantenuto, se proprio non vuole mantenere la scuola di polizia, di considerare la possibilità di riutilizzarla in altre attività che consentano ugualmente a quell'istituto di funzionare, facendo risparmiare denaro allo Stato e senza umiliare una regione che, soltanto perché non rientra nel novero della «distribuzione di caramelle» fra questo e quel notabile politico, viene, come al solito, abbandonata a se stessa.
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20 Maggio 2010
Federalismo: non è una legge targata Lega
Riporto una mia intervista pubblicata oggi sul quotidiano "La Repubblica" in merito al federalismo demaniale.
LaRepubblica: A sorpresa il duro e puro Di Pietro che si allea con la Lega…
Antonio Di Pietro: Io non mi sono alleato proprio con nessuno. Siamo e restiamo fermamente all’opposizione, e sulla manovra in arrivo saremo durissimi. Ciò detto, su alcune regole vale il principio che si può lavorare insieme nell’interesse degli italiani. Nel nostro Paese ci sono tanti beni demaniali abbandonati, sfregiati, svenduti e finiti nelle mani delle cricche. Ora si cambia pagina. Per questo abbiamo detto di sì.
LaRepubblica: Anche se è un decreto targato Lega?
Antonio Di Pietro: Non è targato né Calderoli né Bossi né altro. Diffido chiunque a metterci il cappello sopra. Abbiamo preso la bozza Calderoli e in commissione l’abbiamo rivoltata come un calzino. Invito tutti a leggerlo, il testo che alla fine è uscito dalla Bicamerale. Tutt’altra cosa rispetto a com’era arrivato. Farabutti e corrotti che finora hanno speculato allegramente su spiagge, coste, laghi e fiumi avranno certo la vita più difficile.
LaRepubblica: Il Pd però alla fine si è astenuto, pur riconoscendo i passi avanti.
Antonio Di Pietro: Per la verità in commissione qualcuno aveva votato a favore, qualcuno contro e qualcun altro si era astenuto. Poi ha prevalso la linea arrivata dall’alto. Quella di stare alla finestra, come fa sempre anche l’Udc. Ma, dico io, puoi restare a guardare, senza essere né carne né pesce? Che ci stai a fare allora in Parlamento? Il pachiderma Pd nemmeno stavolta è riuscito a svegliarsi.
LaRepubblica: Però arrivano anche pesanti critiche al vostro sì: per il leader dei Verdi Bonelli il federalismo demaniale non è altro che una gigantesca svendita dei beni dello Stato agli speculatori.
Antonio Di Pietro: Lasciamo stare quelli che prendono la parola solo per aprire bocca. È vero o non è vero che, oggi, gli approfittatori già ci sono? È vero. È vero o non è vero che le tante cricche hanno messo le mani sopra le varie concessioni demaniali? Cerco che è vero. Quindi restare fermi allo status quo, alla situazione disastrosa che c’è, non è certo una buona soluzione.
LaRepubblica: Ma i comuni non venderanno per fare cassa?
Antonio Di Pietro: Il decreto prevede una cernita ben precisa. E punta alla valorizzazione, all’ottimazione dei beni, e non alla vendita. Si potrà procedere alla dismissione solo se si tratta di un bene disponibile. Insomma, tanto per capirci: nessun ente locale potrà mettere all’asta le spiagge. Ed è stata anche prevista una suddivisione, in caso di vendita: il 70 per cento va alla riduzione dei debiti dei comuni, ma il 30 per cento allo Stato.
LaRepubblica: Non avverte, come il presidente alla Camera Fini, il pericolo che la devolution faccia venir meno la coesione nazionale, fra sud e nord?
Antonio Di Pietro: Ma che c’azzecca col federalismo demaniale? Guardiamo se è utile o non è utile al paese questo provvedimento, piuttosto. E basta fare i Tafazzi autolesionisti. O i Ponzio Pilato.
ANCORA SUL FEDERALISMO DEMANIALE DI ITALIA DEI VALORI
Voglio tornare sulla questione del voto favorevole dell’Italia dei Valori in Commissione Bicamerale alla parte relativa al demanio del decreto attuativo del federalismo. Intanto le motivazioni: nel nostro Paese ci sono tantissimi beni demaniali abbandonati, sfregiati, svenduti o finiti nelle mani della criminalità organizzata. Ora si vuole cambiare pagina. Per questo abbiamo detto sì. Mi preme sottolineare che è proprio grazie alle modifiche sollecitate dall'Italia dei Valori e accolte in Commissione che siamo riusciti a bloccare una visione del federalismo che attentava all'unità nazionale. Il decreto lo abbiamo rivoltato come un calzino. Infatti, abbiamo chiesto e ottenuto che si facesse esplicito riferimento agli articoli 5, 114 e 119 della Costituzione, legando strettamente il federalismo all'unitarietà giuridica ed economica del Paese. Poi abbiamo ottenuto che il ricavato delle alienazioni dei beni andasse obbligatoriamente a sanare il debito pubblico, e non gestito nella spesa corrente dello Stato. Questo per evitare quel che accade normalmente: che il debito pubblico sia risanato a spese dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli. Ma attenzione, si potrà procedere alla dismissione del bene solo se disponibile e non utilizzato: nessun ente locale – per intenderci – potrà mettere all’asta le spiagge. Abbiamo anche preteso che i beni demaniali di importanza nazionale (ad esempio i fiumi sovra regionali ed i laghi) restino di proprietà statale. Quanto poi al rischio paventato di dare il via alle speculazioni selvagge, è importante sottolineare che tutte le modifiche strutturali dovranno essere vagliate dai piani urbanistici dei comuni territorialmente competenti. Posso garantire che i consiglieri comunali dell'Italia dei Valori, una fitta rete ormai estesa in tutta Italia, saranno i nostri ‘controllori della legalità’ con particolare attenzione ai tentativi di speculazione edilizia. L’intervento dell'Italia dei Valori nel cambiare questo decreto ha permesso di varare una norma pienamente costituzionale, favorevole all'unità nazionale e contro la speculazione edilizia. Di contro l’atteggiamento del Pd, che è rimasto alla finestra astenendosi e restando a guardare, non è né carne né pesce. Questa per noi è una scelta di responsabilità e vuol dire creare il futuro anche stando all'opposizione.
Pubblico il video di Felice Belisario,
Senatore dell'Italia dei Valori,
sul federalismo demaniale.

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19 Maggio 2010
Federalismo demaniale: una scelta giusta
Oggi, la commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo ha dato il via libera al decreto legislativo sul federalismo demaniale. Una notizia che abbiamo appreso con soddisfazione. Stamattina, durante una conferenza stampa con il Ministro per la Semplificazione normativa, abbiamo annunciato il nostro contributo alla stesura e alla modifica del testo. Lo abbiamo fatto all'insegna del senso di responsabilità nei confronti del Paese, convinti che quella del demanio è un'opportunità per rilanciare i beni dello Stato.
Di seguito (e in video) riporto i passaggi salienti della conferenza stampa di stamattina.
L'Italia dei Valori dice sì al federalismo demaniale, ma non trasgredisce in alcun modo al mandato elettorale: siamo e restiamo all'opposizione, non abbiamo nulla a che spartire con questo Governo e lo si vedrà sulla manovra economica. Ma questo non significa che non dobbiamo agire per il bene del Paese.
Le regole si scrivono insieme e ci dispiace che altri, dopo aver contribuito a creare un buon strumento, non abbiano poi il coraggio di assumersene la responsabilità.
L'Idv e la Lega hanno il coraggio e l'umiltà di aver portato avanti un confronto positivo: regole e assetti istituzionali riguardano tutto il Paese e vanno scritti insieme. Ritengo il federalismo un'opportunità. Un'opportunità che può trasformarsi in danno se usato male.
Nella situazione di degrado economico e sociale in cui si trova l'Italia c'è bisogno di una scossa, di una medicina potente. I beni demaniali hanno rappresentato finora un grande costo, e spesso sono stati abbandonati all'incuria o dati in pasto agli speculatori. Per questo ritengo che il decreto sul demanio è un'occasione per riflettere sull'utilizzo migliore che i beni pubblici possono avere per la collettività. Abbiamo fatto un buon lavoro e ce ne assumiamo la responsabilità.
Regole e assetti istituzionali riguardano tutto il Paese e vanno scritte insieme, ma lo ribadisco: noi non abbiamo nulla a che spartire con questo Governo.
L'Idv non si astiene mai, perché non è politica quella politica che non decide. E non sono buoni pastori quelli che non sanno indicare la strada. Chi non è né carne né pesce è bene che se ne stia alla finestra.
ANCORA SUL FEDERALISMO DEMANIALE DI ITALIA DEI VALORI
Voglio tornare sulla questione del voto favorevole dell’Italia dei Valori in Commissione Bicamerale alla parte relativa al demanio del decreto attuativo del federalismo. Intanto le motivazioni: nel nostro Paese ci sono tantissimi beni demaniali abbandonati, sfregiati, svenduti o finiti nelle mani della criminalità organizzata. Ora si vuole cambiare pagina. Per questo abbiamo detto sì. Mi preme sottolineare che è proprio grazie alle modifiche sollecitate dall'Italia dei Valori e accolte in Commissione che siamo riusciti a bloccare una visione del federalismo che attentava all'unità nazionale. Il decreto lo abbiamo rivoltato come un calzino. Infatti, abbiamo chiesto e ottenuto che si facesse esplicito riferimento agli articoli 5, 114 e 119 della Costituzione, legando strettamente il federalismo all'unitarietà giuridica ed economica del Paese. Poi abbiamo ottenuto che il ricavato delle alienazioni dei beni andasse obbligatoriamente a sanare il debito pubblico, e non gestito nella spesa corrente dello Stato. Questo per evitare quel che accade normalmente: che il debito pubblico sia risanato a spese dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli. Ma attenzione, si potrà procedere alla dismissione del bene solo se disponibile e non utilizzato: nessun ente locale – per intenderci – potrà mettere all’asta le spiagge. Abbiamo anche preteso che i beni demaniali di importanza nazionale (ad esempio i fiumi sovra regionali ed i laghi) restino di proprietà statale. Quanto poi al rischio paventato di dare il via alle speculazioni selvagge, è importante sottolineare che tutte le modifiche strutturali dovranno essere vagliate dai piani urbanistici dei comuni territorialmente competenti. Posso garantire che i consiglieri comunali dell'Italia dei Valori, una fitta rete ormai estesa in tutta Italia, saranno i nostri ‘controllori della legalità’ con particolare attenzione ai tentativi di speculazione edilizia. L’intervento dell'Italia dei Valori nel cambiare questo decreto ha permesso di varare una norma pienamente costituzionale, favorevole all'unità nazionale e contro la speculazione edilizia. Di contro l’atteggiamento del Pd, che è rimasto alla finestra astenendosi e restando a guardare, non è né carne né pesce. Questa per noi è una scelta di responsabilità e vuol dire creare il futuro anche stando all'opposizione.
Pubblico il video di Felice Belisario,
Senatore dell'Italia dei Valori,
sul federalismo demaniale.

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17 Maggio 2010
Incalza durò solo due ore
Questo sarà ricordato come il Governo della cricca. Da Bertolaso, che non lascia la sua carica punto di snodo per gli appalti del cemento, a Scajola che si dimette da ministro senza deporre davanti ai pm né tanto meno motivarne la scelta.
L'Italia è un Paese in cui la politica non sente più neanche il bisogno di dare spiegazioni: Tremonti "vara" un aumento del debito pubblico di circa 10 miliardi al mese senza spiegare dove finiscono i soldi, Cosentino rimane in carica perché ha dato le sue spiegazioni a Berlusconi circa la richiesta di arresto (rigettata dalla giunta) per concorso esterno in associazione mafiosa, la missione in Afghanistan deve continuare perché dobbiamo “rispettare gli impegni” (quali?).
Mentre la crisi sta inghiottendo parte dell’Italia e l'economia reale, l'onda della corruzione regala ogni giorno nomi nuovi. La gestione della cosa pubblica è diventata un affare privato la cui appropriazione non merita alcuna spiegazione né agli italiani, né ai suoi rappresentanti in Parlamento, né agli organi giudiziari.
Di seguito pubblico un'intervista che ho rilasciato al Secolo XIX di oggi, lunedì 17 maggio.
IlSecoloXIX: Immaginiamo che cada il governo, travolto dalle inchieste.
Antonio Di Pietro: Un minuto dopo si deve andare alle elezioni.
IlSecoloXIX: Franceschini, però, suggerisce la strada del governo d'emergenza, smentendo fra l'altro Bersani che pochi giorni fa aveva bocciato una soluzione del genere.
Antonio Di Pietro: Non è serio utilizzare l'emergenza per ricollocare poltrone. L'Idv non ci sta.
IlSecoloXIX: Allora, lei è sulle posizioni di Bersani?
Antonio Di Pietro: Semmai è Bersani a sposare la mia linea, anche se poi voglio vederlo a mettere d'accordo un partito eterogeneo come il suo.
IlSecoloXIX: Berlusconi, intanto, non perde tempo: ora corteggia Casini.
Antonio Di Pietro: Noi non perdiamo neppure un minuto per correre dietro a persone che usano il partito a fini personali.
IlSecoloXIX: Il centrosinistra, invece, deve fare i conti con un Vendola in grande ascesa.
Antonio Di Pietro: Lo abbiamo aiutato a vincere in Puglia, dopo una prima esperienza di governo non certo esaltante. Oggi Vendola è un valore aggiunto per quella terra.
IlSecoloXIX: Insomma, resti dov'è?
Antonio Di Pietro: L'Idv ha sostenuto Vendola perché resti cinque anni al governo della Regione Puglia, non per alimentare le sue ambizioni personali e fargli da trampolino di lancio. Gli abbiamo anche affiancato un magistrato, in giunta, per marcare la differenza dalla precedente esperienza. Ora è nelle condizioni di lavorare al meglio per i pugliesi.
IlSecoloXIX: Capitolo inchieste. Il ministro Altero Matteoli ha detto che un uomo con il curriculum professionale di Balducci non poteva alimentare sospetti. Lo stesso vale per Incalza?
Antonio Di Pietro: Guardi, quando sono arrivato al ministero, nella stanza accanto alla mia c'era il dottor Incalza che faceva parte del gabinetto di Lunardi. Due ore dopo non c'era più. Quando sono andato via, due ore dopo è ricomparso. C'è sempre una responsabilità del ministro. Ci sarà una ragione se tutti i fatti di cui si poarla in questi giorni sono accaduti prima e dopo la gestione del ministero delle Infrastrutture?
IlSecoloXIX: Secondo il ministro Rotondi il governo non ha nulla a che fare con la “Cricca”.
Antonio Di Pietro: Forse Rotondi si riferisce al governo dell'Estonia o della Svezia. Perché il nostro governo è invece coinvolto con esponenti di spicco, a cominciare dal vostro ex ministro ligure.
IlSecoloXIX: A proposito di Scajola, cosa pensa del suo rifiuto a presentarsi davanti ai magistrati?
Antonio Di Pietro: Evidentemente sa di essere persone sottoposta a indagine. Fosse un semplice testimone non potrebbe scegliere se presentarsi o meno, poiché lo andrebbero a prendere i carabinieri. Detto questo, credo che nel giro di pochi giorni Scajola dovrà per forza dare spiegazioni ai magistrati sulla vicenda dell'appartamento.
IlSecoloXIX: Crisi economica: quale risposta deve dare il governo?
Antonio Di Pietro: Serve una grande operazione chirurgica sulla spesa ordinaria che ancora oggi nasconde enormi sprechi. E poi serve il buon esempio: i tagli devono colpire la fascia alta della popolazione, a cominciare da politici e manager.
IlSecoloXIX: Più o meno quello che dice il ministro Calderoli.
Antonio Di Pietro: A Calderoli voglio bene, ma ha il brutto vizio di mettere il cappello sopra le nostre proposte. Ilmio maestro bacchettava sulle mani chi copiava il compito.
IlSecoloXIX: Come giudica l'esordio della giunta Burlano?
Antonio Di Pietro: Non mi interessa: aspetto gli atti concreti. E non voglio opacità ora che siamo all'interno della giunta.
IlSecoloXIX: Sulla sanità qualche problema è già emerso.
Antonio Di Pietro: Le ho già risposto: non voglio opacità.
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16 Maggio 2010
L'asta dell'indecenza
Il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, propone un taglio degli stipendi del 5% a parlamentari e ministri. Comincia cosi' il gioco al rialzo che sta coprendo di ridicolo la politica italiana.
Il teatrino e' triste, tristissimo. Calderoli e' solo la punta dell’iceberg dell'asta di beneficenza che vede il susseguirsi in poco tempo di altri illustri membri di questo disdicevole governo. La Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del programma di governo, rilancia con un taglio del 15% e ci mette dentro anche le auto blu.
A sorpresa si inserisce nell’asta il ministro della Difesa, La Russa, che taglia corto mettendo sul piatto una mensilità.
Il gioco sembra fatto, ma all’ultimo, “Gasparri pigliatutto” la spara più grossa e chiude la partita: tre mensilità.
Si conclude così la più grande “giocata sulla carta” di un governo di cui non possiamo che vergognarci per la palese presa per i fondelli agli italiani. Da una parte non passa giorno in cui non emergano avvisi di garanzia per appropriazioni, ruberie, favori, evasioni e occultamenti di denaro pubblico su conti privati e stranieri, appalti truccati, false fatturazioni, regalie, mazzette di ogni tipo da quelle in natura a quelle in contanti, dall’altro si tagliano e si taglieranno pensioni, posti di lavoro pubblici, infierendo su una popolazione ormai allo stremo, schiacciata da tasse, bolli, gabelle, irpef, irpeg, irap, iva ed altre decine e decine di sigle e oboli che rendono l’esistenza di chi lavora un vero e proprio inferno.
Questa è una classe politica grassa, ingorda, in doppiopetto, sprezzante del cittadino, con gli stipendi più alti d’Europa che ha generato anche un debito pubblico mastodontico, una spada di Damocle che penderà sul capo delle generazioni future per chissà quanti anni, sempre che il filo non si spezzi e la spada cada sul loro capo con un default che catapulterebbe il Paese nel Terzomondo.
In questo scenario osceno, dove i ricchi, sempre più ricchi e impuniti, rubano ai poveri, si innesta la manovra finanziaria di Tremonti che dovrebbe colpire circa 100 mila italiani e che prevede taglio a buste paga e liquidazioni di personale della pubblica amministrazione e un rinvio dei pensionamenti 2010 di almeno un anno.
Italia dei Valori ha un preciso programma per i tagli dei costi della politica, un programma di rinunce e non di dichiarazioni.
Per gli stipendi dei parlamentari, dato e non concesso che dovremmo lasciarne a casa almeno una buona metà tra Montecitorio e Palazzo Madama, direi che da domani basterebbe semplicemente adeguarli ai livelli dei nostri colleghi europei.
E visto che il Presidente del Consiglio sembra privilegiare la Francia dell’amico Sarkozy mi stupisce che non abbia proposto lui stesso un taglio che adegui la remunerazione dai 144 mila euro annui dei nostri parlamentari ai 62 mila dei colleghi d’O



























