9 Maggio 2008
Il rispetto degli elettori

Riporto una mia intervista pubblicata su La Repubblica di oggi sull'attuale situazione politica dell'opposizione.
Antonio Di Pietro: Il patto con il Partito democratico? Si rompe soltanto se loro ci buttano fuori. Ma non sul governo ombra o sulla presidenza della Vigilanza Rai. Invece arrivano solo provocazioni. Mi chiedo se Veltroni vuole fare solo il capo del Pd o della coalizione, perché l´Italia dei valori ha la forza per camminare da sola.
Repubblica: Marco Follini dice: fuori Di Pietro dall´alleanza con il Pd, dentro l´Udc.
Antonio Di Pietro: Guardi, è la giornata in cui ha giurato il governo Berlusconi e noi dell´Italia dei valori ci occupiamo soprattutto di questo. Dicendo che il nuovo esecutivo risente di una forte impronta personale del premier soprattutto in alcune materie fondamentali come le Comunicazioni, per cui non c´è nemmeno il ministero, e la Giustizia affidata a un fedelissimo del Cavaliere che nel curriculum può vantare questa caratteristica e basta. Su questi temi non faremo sconti ma su altre questioni non ci lasceremo travolgere dai preconcetti.
Repubblica: Vuol dire che in alcuni casi voterete con il governo?
Antonio Di Pietro: Se vengono trovate le risorse per togliere l´Ici o per aumentare gli stipendi, per fare due esempi, certamente.
Repubblica: Dicevamo di Follini.
Antonio Di Pietro: Ogni giorno leggiamo provocazioni che non vogliamo raccogliere. Abbiamo fatto un patto con gli elettori più che col Pd. C´è un leader della coalizione e noi lo riconosciamo. Ma se si ostina a pensare solo al suo partito, se ne assume la responsabilità.
Repubblica: A rompere il patto non siete stati proprio voi rifiutando il gruppo unico in Parlamento?
Antonio Di Pietro: Loro fanno le correnti e noi che abbiamo 43 parlamentari non possiamo essere autonomi? Ma andiamo... Eppoi ogni passaggio sui gruppi è stato discusso e concordato con il Partito democratico.
Repubblica: Invece non venite consultati sul governo ombra e sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai che vi sta a cuore.
Antonio Di Pietro: Aspettiamo un gesto, un segnale. Ma non romperemo l´alleanza con loro anche se dovessimo rimanere a bocca asciutta. Abbiamo la forza per camminare da soli, è vero, ma non possiamo tradire gli elettori. L´impegno nei loro confronti rimane immutato. Mi dispiace spiazzare qualcuno che cerca la resa dei conti nel Pd.
Repubblica: Allora rinuncia a lottare?
Antonio Di Pietro: Assolutamente no.
Repubblica: Come andrebbe guidata la commissione di Vigilanza Rai?
Antonio Di Pietro: Non secondo il modello Petruccioli. Abbiamo già dato con le decisioni prese all´insegna del "volemose bene" che hanno lasciato un´informazione sbilanciata e il conflitto d´interessi. Garanzia non vuol dire un pezzetto a me e un pezzetto a te, ma rispettare le leggi europee. Noi non stiamo con le mani in mano e ai primi di giugno saremo al Europarlamento per denunciare la normativa italiana. Non possiamo certo aspettare che Gasparri risolva il problema della legge Gasparri...
Leggi anche:
- Un segnale preoccupante (www.italiadeivalori.it)
- Indignazione di parte (www.italiadeivalori.it)
- Le due anime del PD (www.italiadeivalori.it)
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6 Maggio 2008
Lettera aperta a Romano Prodi e Paolo Gentiloni
Pubblico una lettera firmata dai senatori e deputati dell'Italia dei Valori rivolta al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e per conoscenza al presidente del Partito Democratico Walter Veltroni, sul caso Europa 7 e sull'utilizzo dell'Avvocatura dello Stato che è stato fatto durante il Governo Prodi.
"Caro Presidente, Gent. mi Amici e Colleghi,
la Corte di giustizia europea ha condannato, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva.
Secondo la Corte di Lussemburgo il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Retequattro doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
La sentenza n. 466/2002 della Corte Costituzionale è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Retequattro” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.
Abbiamo oggi appreso che l’Avvocatura dello Stato, durante il periodo in carica del Governo Prodi, ha mantenuto la stessa linea di condotta tenuta nel corso della precedente legislatura dal Governo Berlusconi, di fatto esprimendosi a favore di un vantaggio delle reti Mediaset, e dunque in violazione dei principi di libera concorrenza e pluralismo dell’informazione.
Ancora oggi, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il Governo Prodi nella causa dinnanzi al Consiglio di Stato promossa da Europa 7 per ottenere il risarcimento maturato a seguito della mancata assegnazione delle frequenze, continua sostanzialmente a difendere Mediaset, e questa volta addirittura “copiandone” le memorie.
E’ sufficiente infatti mettere a confronto la memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato con quella depositata da Mediaset, per scoprire come nella prima siano state copiate pedissequamente intere parti della seconda, fatte salve poche differenze, che attengono però esclusivamente a carattere formale, con particolare attenzione agli avverbi.
Appare anacronistico che nel nostro Paese continui ad esistere un regime di duopolio sostanzialmente contrario all’affermazione del principio di piena libertà di informazione, e che nulla sia stato fatto ad oggi per superare queste evidenti contraddizioni.
In una società postmoderna, sempre più caratterizzata e condizionata dall’influenza esercitata dai sistemi di comunicazione, in particolare quello televisivo, che assume un evidente ruolo nevralgico, rimane quale esigenza fondamentale, per un sistema democratico che voglia definirsi realmente avanzato, elevare sempre più i livelli di inclusività, con la consapevolezza che questi siano inevitabilmente legati al controllo democratico e alla libertà dell’informazione.
Tutto ciò premesso, noi parlamentari dei gruppi dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati ed al Senato chiediamo a chi debba essere addebitata la responsabilità di aver dato mandato all’Avvocatura dello Stato di tenere un simile atteggiamento nel corso della suddetta causa dinnanzi al Consiglio di Stato.
Chiediamo inoltre di sapere se il Governo Prodi, quale ultimo atto, intenda perseverare nella medesima linea tenuta dal precedente Governo Berlusconi ovvero se intenda prenderne le dovute distanze e ripristinare una situazione di piena legalità all’interno del sistema di informazione del nostro Paese.
Segnaliamo le conseguenze economiche che un simile atteggiamento, che ponendosi in evidente contrasto con quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea, può comportare sulle casse dello Stato;
Inviamo la presente all’on. Walter Veltroni, in qualità di leader del principale partito d’opposizione nella presente legislatura, per essere messi a conoscenza su come intende affrontare la questione, sulla base anche di quanto stabilito nel programma condiviso con l’Italia dei Valori in materia di conflitto di interessi.
I parlamentari dell'Italia dei Valori:
Astore Giuseppe, Barbato Francesco, Belisario Felice, Borghesi Antonio, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, Cambursano Renato, Carlino Russo Giuliana, Cimadoro Gabriele, Costantini Carlo, De Toni Gianpiero, Di Giuseppe Anita, Di Nardo Aniello, Di Pietro Antonio, Donadi Massimo, Evangelisti Fabio, Favia David, Formisano Aniello, Giambrone Fabio, Giulietti Giuseppe, Lannutti Elio, Li Gotti Luigi, Mascitelli Alfonso, Messina Ignazio, Misiti Aurelio, Monai Carlo, Mura Silvana, Orlando Leoluca, Paladini Giovanni, Palagiano Antonio, Palomba Federico, Pardi Francesco, Pedica Stefano, Piffari Sergio, Pisicchio Giuseppe, Porcino Gaetano, Porfidia Americo, Razzi Antonio, Rota Ivan, Russo Giacinto, Scilipoti Domenico, Touadi Jean Leonard, Zazzera Pierfelice"
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29 Aprile 2008
Parole sconnesse del Senatur

Nei giorni scorsi ho più volte criticato duramente le dichiarazioni, al limite della legalità, di Umberto Bossi. Lascio spazio ad un comunicato stampa di un deputato dell'Italia dei Valori, Silvana Mura, per commentare le ultime dichiarazioni apparse poche ore fa del leader del Carroccio, dichiarazioni indegne di un rappresentante di un Paese democratico.
''Il botta e risposta tra Umberto Bossi e Francesco Caruso, infarcito di fucili pronti a sparare e minacce, fa accapponare la pelle. Il problema pero' e' che mentre, fortunatamente, Caruso non e' piu' in Parlamento, purtroppo Bossi sta per diventare ministro.
E' vero che Bossi sono anni che straparla e alle sue parole quasi mai, in ogni settore, sono seguiti i fatti, ma in un paese serio, un politico che avesse pronunciato anche una sola volta una frase come quella sui fucili non avrebbe mai potuto fare il ministro. Figurarsi chi, come lui, continua a ripeterla provocatoriamente ad ogni pie' sospinto. E' davvero inaccettabile che si passi sopra a tutto questo grazie alla golden share che la Lega detiene nei confronti del futuro governo''.
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20 Aprile 2008
Dittatura dolce

Riporto una mia intervista rilasciata al Corriere della Sera sull'attuale situazione politica del nostro Paese.
Antonio Di Pietro: Dicevano che bisognava allontanare dalle istituzioni i cosiddetti giustizialisti e ora invece Berlusconi rilancia strumentalmente il tema della sicurezza. Con la complicità del sistema dell'informazione, che non fa sapere ai cittadini la verità.
Cds: E qual è la verità?
Antonio Di Pietro: Che è stato proprio il Cavaliere dal 2001 al 2006 ad aver creato insicurezza. Agli italiani non importa nulla della separazione delle carriere, chiedono più poliziotti nelle strade, rimpatrio immediato dei clandestini, inasprimento dei reati contro i bambini e le donne.
Cds: Mentre lei sciorina il suo programma, il Pdl accusa l'ex sindaco di Roma.
Antonio Di Pietro: Veltroni non troverà in me un esponente critico, è stato un buon sindaco per la sua città e un riformista coraggioso per la coalizione. Noi siamo il partito del fare, il Pdl è quello delle parole. Bisogna ridurre da tre a due i gradi di giudizio e varare una legge di una riga per l'esecuzione anticipata della pena, dopo il primo grado di giudizio, per i reati più gravi.
Cds: Consigli a Berlusconi, visto che siete all'opposizione.
Antonio Di Pietro: Non per questo rinuncio alle mie battaglie. Col suo conflitto di interessi, il controllo globale dell'informazione e la sua idea di giustizia Berlusconi è un pericolo. Il suo ritorno è l'avvento della dittatura dolce, vuol riformare la legge sulla par condicio e andare alla resa dei conti con la magistratura. La sua politica si basa sul libero arbitrio, dando dell'eroe a Mangano ha rivalutato la classe mafiosa. Tocca a noi aprire gli occhi ai cittadini.
Cds: Anche se Veltroni decidesse di dialogare con Berlusconi sulle riforme?
Antonio Di Pietro: Noi non potremmo mai offrire fiducia al governo Berlusconi. Già due volte ha detto che dialogava sulle riforme e si è sporcato le mani. Se la magistratura non si adegua lui la porta dallo psichiatra? Bene, per me il dialogo si è fermato lì.
Cds: Si dice che non voglia fare il gruppo unico col Pd perché da sola l'Idv ottiene cinque milioni di rimborsi in più.
Antonio Di Pietro: È squalificante e riduttivo, i soldi non vanno a noi ma all'attività del gruppo. Io ho detto che siamo pronti a unirci in Parlamento sulla base del programma, però una annessione non giova a Veltroni. La verità è che c'è una parte del Pd che vede come una liberazione la possibilità che il gruppo unico non si faccia.
Cds: Marini? D'Alema? Parisi?
Antonio Di Pietro: Vedo due anime, una isolazionista e l'altra aperta a una nuova alleanza. Noi siamo disposti a costruirla da subito con un percorso costituente che può arrivare fino al partito unico, però non devono chiuderci le porte. Se il gruppo non si fa subito perché hanno bisogno di chiarirsi le idee noi gli diamo il tempo ma loro devono darci i ruoli che ci spettano, nel governo ombra e in Parlamento.
Cds: Quali e quanti posti, ministro?
Antonio Di Pietro: Se Veltroni intende riservarci un angolino in un cassetto, tipo usa e getta, fa un dispetto a tutti quegli italiani che hanno visto nell'Idv una possibilità di riscatto. Isolarci sarebbe un grave errore, come lo è stato l'ostracismo in campagna elettorale.
Cds: Veltroni disse che non vedeva bene per lei il ministero della Giustizia. Aspira a farlo almeno nel governo ombra?
Antonio Di Pietro: Dagli incarichi che ci verranno affidati capiremo quale dialogo Veltroni vuole aprire con noi. Ci sono ruoli che spettano all'opposizione, a cominciare dalla presidenza degli istituti di vigilanza.
Cds: È disposto ad allearsi con l'Udc, come piacerebbe a D'Alema?
Antonio Di Pietro: Se Casini sottoscrive un impegno formale a non candidare persone condannate allora sì. L'alleanza bisogna allargarla ai moderati e ai cattolici o abbiamo perso in partenza.
Cds: L'Idv è la Lega del Pd?
Antonio Di Pietro: Con tutto il rispetto per gli elettori della Lega, il partito di Bossi è una lista civica che porta avanti i meri interessi di un territorio, noi invece siamo radicati da Mondovì a Canicattì».
Cds: E l'attacco di Montezemolo al sindacato?
Antonio Di Pietro: La diagnosi è condivisibile, l'operaio non si sente rappresentato da questa classe dirigente sindacale. Ma una cosa è portare in ospedale un malato e un'altra è affidarlo per le cure a Dracula.
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17 Aprile 2008
L'autonomia dell'Italia dei Valori
Riporto una mia breve intervista audio, rilasciata oggi, sull'attuale situazione dell'Italia dei Valori nei confronti del Partito Democratico.
"L’Italia dei Valori è un partito che resta partito. Ci saranno le elezioni a breve, a novembre. Prima delle elezioni europee l’anno prossimo, ci saranno altre elezioni amministrative, e può darsi pure in Lombardia. Quindi, il nostro partito c’è, si rafforzerà ancora di più e sarà sempre più presente per rappresentare tutta quell’area elettorale che oggi potrebbe trovare in noi dei rappresentanti.
Il gruppo unico è il frutto di una convergenza sui contenuti. Alla luce di prese di posizione che differiscono dalla volontà di riconoscere l’Italia dei Valori, con cui è stata fatta un’alleanza, ho letto oggi una dichiarazione di Caldarola che dice: “Usciamo dal Partito se si dà un ruolo all’Italia dei Valori e a Di Pietro”. Voglio dire, io non voglio che nessuno lasci il Partito Democratico. Noi abbiamo preso atto che il leader del Partito Democratico è Walter Veltroni, che noi riconosciamo come leader della coalizione, così come abbiamo indicato prima delle elezioni e che noi vogliamo aiutare a portare avanti quel programma che abbiamo condiviso e sottoscritto.
Vogliamo sapere ora, proprio perché abbiamo visto delle esitazioni durante la campagna elettorale, quale sia il programma sulla giustizia che questo gruppo unitario dovrà portare avanti, perché se è vero che Veltroni vuol fare un governo ombra, e se è vero che noi lo abbiamo appreso dai giornali, è necessario che, in una coalizione, cose così importanti non si apprendano più sui giornali, ma si apprendano e si condividano insieme. Soprattutto, è necessario sapere chi si dovrà occupare di cosa in questa coalizione e, soprattutto, in questo governo ombra. Vorrei capire, cioè, se le problematiche inerenti l’informazione che riguarda questo gruppo unico siano portate avanti, come portavoce, per esempio da Follini o da Giulietti, perché nella scelta di queste persone si individua il modello che si intende portare avanti. Vorrei capire se, in questo governo ombra, il ministro della giustizia debba essere l’uno o l’altro perché, durante la campagna elettorale, da parte di alcuni abbiamo sentito che l’Italia dei Valori non avrebbe titolo per occuparsi di giustizia.
Queste sono le ragioni per cui noi chiediamo un incontro con il Partito Democratico e con Veltroni. Non ho detto solo con Veltroni, ma con Veltroni e il Partito Democratico, perché ci rendiamo conto che lì ci sono due anime: c’è un’anima che ci vuole e c’è un’anima che non ci vuole, perché non si spiega diversamente questa ragione. Noi vogliamo andare ad un matrimonio d’affetto, non ad un matrimonio d’interesse. Riscontriamo che ad oggi c’è un’anima che ci vuole, con cui abbiamo fatto un accordo preciso e deciso, l’anima che si riconosce in Veltroni. Con quelli, noi vogliamo costruire un gruppo unitario nel rispetto del programma. C’è un’altra anima che non ci vuole, tanto è vero che, sulle battaglie politiche che noi vogliamo portare avanti, hanno già detto che noi non abbiamo titolo nemmeno per parlare e non ci chiedono nulla. Anzi, anche loro cominciano ad inorridire per il fatto che noi ci possiamo occupare di giustizia. In un’ottica di questo genere, per decidere se possiamo fare un gruppo unitario, noi vogliamo sapere che cosa loro vogliano fare.
Abbiamo indicato i temi su cui noi vogliamo avere delle risposte, senza le quali noi intanto facciamo il nostro gruppo dell’Italia dei Valori e iniziamo un percorso d’incamminamento per giungere ad un chiarimento, per risolvere quanto prima quei problemi che possono rimanere insoluti.
Io credo che ogni decisione è bene che la prendiamo e la comunichiamo insieme io e Veltroni, per cui l’invito è non solo ad unirci e riunirci per decidere il contenuto piuttosto che il contenitore, ma anche a comunicare insieme, poi, la decisione. Chiedo inoltre che, in esito all’incontro che chiediamo di avere prima che ci sia l’insediamento delle Camere, ci sia anche un momento in cui insieme, io e Veltroni, ci sottoponiamo alla valutazione dell’opinione pubblica attraverso la stampa e riferiamo, insieme, le ragioni dell’uno e dell’altro."
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15 Aprile 2008
Elezioni, il giorno dopo

15 aprile 2008. Il giorno dopo le elezioni. A nome dell’Italia dei Valori e a nome mio, ringrazio tutti coloro che ci hanno votato, tutti coloro che si sono confrontati con noi, tutti gli italiani che sono andati a votare, perché credo che sia un’esigenza essenziale per la democrazia che, alla fine, sia il cittadino a scegliere quale partito debba rappresentarlo in Parlamento. Sarebbe bene che scegliesse anche quale persona lo rappresentasse in Parlamento. Questa legge elettorale non lo ha reso possibile, ma noi dell’Italia idei Valori siamo stati attenti nelle liste. Non abbiamo candidato persone discusse o discutibili.
Una breve analisi del risultato. Come Italia dei Valori non è dubbio che sia andata molto bene. Abbiamo raddoppiato e, in molti casi, triplicato e ancora di più il nostro risultato. Abbiamo eletto ben ventinove deputati e quattordici senatori. Ventotto deputati in Italia e un deputato all’estero. Saremo una pattuglia di quarantatre parlamentari presenti in Parlamento. Mai come in questo momento è necessario che l’Italia dei Valori, con la sua identità e con i suoi parlamentari, sia in Parlamento vigile e attenta, per evitare ancora che le leggi ad personam e i ruoli di governo siano utilizzati in modo strumentale e sfruttati per interessi personali ed attività in conflitto di interessi. Mai come in questo momento c’è necessità di un’informazione libera, indipendente e trasparente per evitare l’omologazione dell’informazione stessa, giacché la maggior parte di quella pubblica e di quella privata, ormai, è in mano a un uomo solo. Mai come in questo momento c’è bisogno di vigilare sugli sprechi e sull’utilizzo parziale e non trasparente dei conti pubblici. Sia chiaro, noi rispettiamo il voto degli italiani. Gli italiani hanno fatto una scelta. Io credo che la scelta verso il Governo Berlusconi sia una scelta che non porterà soluzioni positive per l’intero Paese, ma se questa è la volontà degli italiani, o della maggioranza di essi, chi di noi è stato eletto in Parlamento ha il dovere di rispettarla ma, nello stesso tempo, ha il dovere di offrire un’alternativa.
Noi non faremo opposizione preconcetta, quella per cui bisogna dire no anche quando qualcosa di buono viene fatto, ma vogliamo vedere che sia qualcosa di veramente buono per gli italiani e non che sia una fregatura.
Qui, su questo blog, troverete l’elenco dei nostri Parlamentari, i loro nomi e cognomi, se sono alla Camera oppure al Senato. Vi potrete confrontare con ognuno di loro.
Sono orgoglioso che siamo riusciti a superare una prova così importante, con successo di partito e personale. Ed è anche positivo che dei quarantadue partiti che c’erano prima delle elezioni, siano rimasti cinque-sei partiti all’interno delle Istituzioni. Noi vogliamo dialogare con tutta quella società civile che non si riconosce negli altri partiti e, magari, neppure nel nostro, ma che trova comunque nel nostro partito un interlocutore; vogliamo dialogare con quella parte di elettori che ha votato altri partiti che adesso sono fuori dal Parlamento e che hanno bisogno di essere rappresentati. Noi vogliamo stare sicuramente dalla parte del più debole, ma sempre dalla parte della legalità. Ecco perché oggi, nell’esprimere soddisfazione per i risultati di partito, esprimo anche preoccupazione per quel che potrà essere il modello governativo che andremo a verificare. Ma mi avvicinerò a questa esperienza, all’opposizione, con la serenità d’animo di chi ha avuto la forza da voi di confrontarsi sui disegni di legge, sui provvedimenti che saranno presi di volta in volta e, in questo senso, di cercare di fare l’interesse pubblico. Voglio continuare a dialogare con voi attraverso la Rete perché, come sapete, questa mi pare resti, o rischi di restare, l’unico canale indipendente di informazione. Vi terrò informati costantemente e, con i Parlamentari dell’Italia dei Valori, terremo alto il senso dell’etica delle Istituzioni in Parlamento.
Grazie.
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14 Aprile 2008
Grazie

Voglio ringraziare tutti coloro che si sono recati alle urne per votare l’Italia dei Valori. Non è stato facile decidere di andare al seggio elettorale dopo i tanti fallimenti della politica italiana. E non è stato semplice scegliere il simbolo con il gabbiano arcobaleno dopo il sostanziale oscuramento dell’IDV da parte delle televisioni pubbliche e dei continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi.
Chi ha votato per l’IDV vuole un cambiamento vero in questo Paese, un’informazione libera, un’economia di mercato, una giustizia funzionante, un lavoro dignitoso. Il partito che rappresento farà di tutto per ottenere questi obiettivi. Lo dobbiamo a ognuno di voi singolarmente e alla nostra coscienza. Il mio impegno nei confronti di tutti i cittadini italiani è di sviluppare le proposte del programma elettorale di IDV nella massima trasparenza e continuità e con l’interazione che è permessa dalla Rete.
Grazie per la vostra fiducia, farò il possibile per meritarla insieme ai deputati e ai senatori dell’Italia dei Valori.
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12 Aprile 2008
Votate per un'Italia onesta

Beppe Grillo nel suo blog pubblica oggi l’elenco dei condannati, indagati, prescritti e rinviati a giudizio candidati per il Parlamento. L’elenco è tratto dal libro “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez. L’Italia dei Valori è un partito pulito. Votate per un'Italia onesta.

Clicca l'immagine per vedere l'articolo del blog di Beppe Grillo e l'elenco dei candidati
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11 Aprile 2008
Un ultimo appello
Sono le ultime ore di campagna elettorale, e permettetemi di fare un ultimo appello al mondo della rete: so che tra di voi ci sono tante persone che sono indecise se andare a votare e sono deluse da questa politica. Il risultato è che chi non va a votare, affida agli altri la decisione di chi ci deve governare. Allora, ancora una volta, vorrei invitarvi a riflettere su chi è questo signore, Berlusconi, che vuole assumere il governo del Paese.
Ho già detto che è una persona che non vuole il controllo di legalità. Infatti, odia me, odia i giudici, vorrebbe mandare i magistrati al controllo di sanità mentale. Non accetta il ruolo del Capo dello Stato, a cui non riconosce un ruolo super partes, ma anzi, addirittura, vorrebbe che si dimettesse. Non accetta un’informazione libera e trasparente. Infatti, non vuole dare esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea.
Ma, ancora più grave, per cercare di carpire il consenso degli elettori, mi attacca su fatti personali. Attacchi che, al di là dei fatti personali, dimostrano che egli, essendo un bugiardo, non è credibile quando dice che vuol fare le cose nell’interesse degli italiani. Non è credibile, appunto, perché è un bugiardo. Lui dice che non mi ha mai offerto un posto di ministro nel suo Governo. Me lo ha offerto eccome! E ci sono fior fiore di testimonianze, di fotografie e di riprese delle telecamere, da cui si evince che egli voleva farmi fare il ministro, eccome! La verità è che egli voleva comprare anche me. Io gli ho detto di no e lui non riesce a immaginarsi che ci siano delle persone che non può comprare.
Egli dice pure che io non ho la laurea. A parte il fatto che lui dovrebbe spiegare il motivo per cui vuole governare, non il perché io abbia e come abbia la laurea. Comunque vi mostro la mia laurea, in diritto Costituzionale, una materia che forse egli farebbe bene a studiare un po’, forse dovrebbe studiare la mia tesi di laurea un po’ meglio.
In verità, io devo dire che, nello stesso anno, anche lui ha preso la laurea. Io mi sono laureato alla Statale di Milano, come studente operaio che lavorava di giorno e studiava di notte, facendo tanti sacrifici. Lui ha preso la laurea alla P2. Vi mostro la sua tessera d’iscrizione alla P2, dove lui piduista stava agli ordini di Licio Gelli.
Allora, davvero pensate che si possa non andare a votare, che si possa dire che i politici sono tutti uguali? È più affidabile chi fa sacrifici per potersi laureare e costruirsi un futuro, o è più affidabile chi fa il piduista e addirittura compra sentenze come è successo per il caso Previti, Squillante, o addirittura possiede televisioni, per le quali non vuole rispettare sentenze della Corte di Giustizia Europea?
Valutate voi. Ma non potete dire: “non ci vado, perché sono tutti uguali”. Non sono tutti uguali, gli studenti operai e gli approfittatoti di regime.
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10 Aprile 2008
L'unico voto valido
In questi giorni i candidati del Pdl stanno fornendo una chiara dimostrazione della loro vera natura.
Berlusconi ha dichiarato che: "Il pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale", non da meno le affermazioni di Marcello Dell'Utri che definisce Vittorio Mangano, condannato all’ergastolo per 2 omicidi, “un eroe".
Nelle liste del Pdl ci sono condannati, indagati, prescritti e rinviati a giudizio.
L’Italia dei Valori è l’unico partito ad aver candidato solo persone incensurate. Questa è la nostra risposta alla legge "porcellum" che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere il candidato.
Il voto all’Italia dei Valori è l’unico voto VALIDO per i cittadini onesti.
Copia e incolla il codice nel tuo sito:
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9 Aprile 2008
Li metteremo in manicomio
Vorrei svolgere alcune riflessioni con voi. Secondo voi, si tratta solo del comportamento di chi ha perso la testa ed è ammattito, o dietro c'è qualcosa? Perché, secondo voi, Berlusconi dice che i giudici sono dei matti e devono essere controllati nella loro sanità mentale? E perché, contestualmente, nello stesso tempo, nelle stesse circostanze, nella stessa condizione, Dell’Utri che Mangano è stato un eroe? Ma davvero si può trattare soltanto di due mattità?
Mangano, lo ricordate, era lo stalliere di Arcore. Era condannato per aver ammazzato due persone, era un mafioso, accertato da una sentenza di primo grado, poi è morto per circostanze naturali. Perché Berlusconi tutti i giorni ha questo rancore, questo odio verso i giudici, verso tutti coloro che si occupano d’inchieste e di far rispettare la legge? E queste due circostanze sono solo mattità?
Sapete che io non ci credo più? Sapete che cosa penso? Penso che questi signori abbiano capito che possono perdere le elezioni, e io voglio che perdano le elezioni, perché sono preoccupato di questo Stato, di questo Paese in mano a queste persone. Loro stanno mandando un messaggio a quel mondo, al mondo mafioso e criminale, e comunque al mondo dell’illegalità. Siccome anche loro votano, siccome a queste persone serve qualche voto in più, mandano messaggi per dire: “se votate noi, state attenti che vi terremo lontani i giudici e li metteremo nel manicomio. Se votate noi, state attenti che noi li facciamo diventare eroi, quelli che non parlano, quelli che sono omertosi, quelli che fanno parte di quella categoria”. Ecco, allora, al cittadino italiano conviene che queste persone assumano il potere del Governo italiano? Questo è il messaggio che vi voglio comunicare per farvi capire ancora di più in che situazione delicata ci troviamo, qui, adesso, oggi.
Da oggi trovate pubblicato su questo sito, in via ancora non completa ma comunque significativa, l’elenco dei candidati condannati, o comunque rinviati a giudizio, per i quali cioè si è già fatta un’istruttoria ed è emerso un capo d’imputazione, che all’interno del Popolo delle Libertà hanno a che fare con la giustizia. Perché vi dico questo? Perché vi rendiate conto di che cosa vogliono andare a fare in Parlamento. Se ci sono decine e decine di persone che hanno a che fare con la giustizia, perché condannati o perché rinviati a giudizio, e che quindi vanno in Parlamento con questo rancore di berlusconiana memoria e con berlusconiana maniera, questo rancore verso il controllo di legalità, quale sicurezza potete avere che possiamo trovarci ancora in uno stato di diritto, in uno stato di legalità, in uno stato in cui cioè la legge è uguale per tutti? E quali sono le conseguenze? Le conseguenze sarebbero che il più forte, il più furbo e il più irrispettoso delle leggi andrebbero avanti, mentre gli altri rimarrebbero sempre sudditi.
Guardate questi nominativi, guardate i loro pedigree e poi ditemi se vale la pena che questo gruppo di persone possa andare a rappresentare l’Italia nel Parlamento italiano. Ecco perché questo appello accorato. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto il certificato penale ai nostri candidati, oltre al certificato elettorale. Da noi non c’è nessuno in quelle condizioni. Non basta dire quali sono i programmi, bisogna dire quali sono le persone che vanno in Parlamento, gli uomini, le donne. Questo abbiamo fatto noi: abbiamo messo a disposizione un’altra Italia per il Parlamento italiano, rispetto a quella che ha messo a disposizione Berlusconi. Rifletteteci.
| I rappresentanti di lista hanno l’importantissimo compito di garantire un controllo sulla regolarità delle operazioni elettorali durante tutta la fase elettorale e soprattutto nel momento dello scrutinio dei voti, al fine di impedire che schede valide vengano mal conteggiate o comunque interpretate in modo non conforme all’effettiva volontà dell’elettore. Rivolgo pertanto un appello a tutti i nostri sostenitori: se volete dare la vostra disponibilità per essere nominati rappresentanti di lista nei seggi, dove avranno luogo tutte le operazioni elettorali, contattate la sede dell’Italia dei Valori della vostra regione (cerca qui i riferimenti) per ritirare l’atto che vi designerà come nostri rappresentanti. Tale atto vi sarà rilasciato dal riferimento IdV regionale e dovrà essere esibito dal soggetto designato nei tempi e nei modi riportati nel vademecum (leggi e stampa) che vi invito a stampare e portare con voi nel seggio. Per informazioni: politiche2008@italiadeivalori.it |
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8 Aprile 2008
Orgoglioso di fare paura
La situazione è delicata e vi invito alla mobilitazione. Da una parte c'è Berlusconi che ha detto che non potrà mai accettare l’idea stessa che Di Pietro possa andare a fare il Ministro della Giustizia, perché lui ha paura di Di Pietro.
Ora, io non uso i fucili, come fa il suo amico Bossi o Lombardo, che pure vuole usare i fucili. Io uso il codice e userò sempre il codice, perché le leggi vanno rispettate, e questo fa paura a Berlusconi. Però, se non ci mobilitiamo, lui vince e, se vince, torna quella politica d’interessi personali, di conflitti d’interessi, del più forte, del più furbo, del menefreghista di diritti e delle aspettative degli altri. È un’Italia antidemocratica quella che farebbe venire.
Però, sono preoccupato anche da quest’altra parte, quando sento ogni giorno qualcuno, nel centro sinistra ma anche nel Partito Democratico, che si sveglia e dice: “no, è meglio che Di Pietro non faccia il Ministro della Giustizia”. Io non ho chiesto di farlo, ma l’idea stessa che a qualcuno del Partito Democratico venga in mente che io sia una palla per la giustizia, mi preoccupa e dovrebbe preoccuparvi. Non capisco perché sarebbe una palla per la giustizia chi, da venti anni, si batte affinché la legge sia uguale per tutti, affinché i conflitti d’interessi si risolvano, affinché non si facciano più leggi ad personam, affinché ci sia più sicurezza e una giustizia che funzioni, affinché i magistrati possano essere lasciati liberi e indipendenti nel loro lavoro. Perché pure all’interno di questa coalizione succede questo? Allora voi potreste dire: “non vado a votare”. No! Ecco la fregatura. È lì che vi aspetto. È qui che casca l’asino.
Non andare a votare significa lasciare in mano a loro questa soluzione. Non c’è niente da fare, o si prende il fucile o si prende la scheda elettorale. Io no ce la faccio a prendere il fucile, non lo so prendere il fucile, me ne frego dei fucili. Ma la scheda elettorale bisogna prenderla perché, se non la prendi, stai lì a guardare e questi fanno quello che vogliono, vanno nelle istituzioni, cancellano quello che non interessa loro, cancellano quello che interessa ai cittadini, e si fanno le leggi come vogliono loro e i cittadini diventano sempre più sudditi. Ecco perché dico che rinunciare a votare è già aver consegnato la vittoria all’altro. Non è un gesto d’orgoglio, ma un gesto di debolezza. Vi invito a riflettere: è meglio stare dentro le istituzioni con una forza politica che, su questi temi, si batte per far sentire la propria voce.
Aiutateci a fermare questa deriva. Aiutateci, perché è una deriva antidemocratica che si sta verificando nel nostro Paese.
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4 Aprile 2008
Sulla pelle del Paese

Il caso Alitalia, una compagnia di bandiera fallita con lo spettro della bancarotta e di migliaia di licenziamenti, non è isolato. Si potrebbe usare l'alfabeto per indicare i problemi dell’Italia e l’urgenza di intervenire in modo deciso. Il disastro di immagine causato dalla mozzarella di bufala e dal vino sofisticato si sta traducendo in pesanti perdite economiche, soprattutto all’estero.
La UE che ci chiede ogni giorno spiegazioni sui nostri prodotti alimentari e il Giappone e la Cina che bloccano le importazioni sono danni di lungo termine. Il consumatore all’estero tende ad associare il prodotto a rischio all’Italia, non a una singola parte del Paese come possono essere Napoli o la Toscana. La fiducia non si recupera in poco tempo e neppure con rassicurazioni di rito. Il risultato può essere il rifiuto dell’alimentare made in Italy nel suo complesso. Il Turismo soffre di problemi simili. Alitalia è un simbolo dell’Italia nel mondo, vederla sulle pagine dei quotidiani stranieri per le sue continue perdite, nel solo mese di febbraio ammontano a 88 milioni di euro, insieme alle immagini della spazzatura campana, allontanano i turisti dall’Italia. Potrei continuare a lungo purtroppo.
La campagna elettorale si sta svolgendo in un clima di promesse e di pagherò e allo stesso tempo di nuove urgenze quotidiane che vengono rimandate al dopo voto. Come se dopo il 14 aprile i problemi trovassero una soluzione per magia. L’Italia dei Valori ha chiesto le dimissioni di Bassolino, ma Bassolino è ancora lì. L’Italia dei Valori ha sottolineato l’ingerenza di Silvio Berlusconi nella trattativa Alitalia-Air France. Una ingerenza dettata probabilmente dai suoi alleati leghisti, quindi dalla politica, non da valutazioni industriali. Una ingerenza passibile di insider trading e che ha fatto fallire l’accordo con Air France, anche grazie al comportamento dei sindacati. Il periodo pre elettorale non è una giustificazione per affossare il Paese spostando i problemi o, addirittura, aggravandoli.
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2 Aprile 2008
Schede elettorali
Oggi ho rivolto un'istanza formale e un caloroso appello: un'istanza formale al Ministro dell'Interno e al Presidente del Consiglio e un caloroso appello al Presidente della Repubblica, affinchè venga rivisto il modello di scheda elettorale. Questo modello è costruito in modo tale che i cittadini non possano sapere né individuare se esistono delle coalizioni e quali sono i partiti che appoggiano le coalizioni.
Mi spiego meglio, ma vi prego di guardare questo modello di scheda elettorale. Esso prevede una casella per ogni partito. C’è una fila di caselle sopra ed una fila sotto, così vale per il Senato e lo stesso vale per la Camera. In realtà, in queste elezioni, la partita se la giocano due coalizioni: la coalizione guidata da Berlusconi, che ha tre partiti, e la coalizione guidata da Veltroni, che ha due partiti che lo sostengono. Come potete fare a capire quali sono queste due coalizioni? Ognuno di voi, quando andrà a votare, si troverà una sfilza di partiti, per cui non si sa più chi appoggia chi, né quale partito appoggia quale candidato leader. Il risultato è che ognuno di voi sarà indotto, proprio per quel messaggio massmediatico che sta portando avanti Berlusconi, e comunque i partiti maggiori, a votare il partito maggiore per non disperdere il voto. La verità non è così.
Veltroni è appoggiato da due partiti: il Partito Democratico, ma anche l’Italia dei Valori. Allora si deve sapere che il voto, al partito democratico o all’Italia dei Valori, si riferisce allo stesso programma e allo stesso candidato premier. Ma in questo modo, con questo modello di scheda elettorale, non si rileva. Bastava mettere le caselle in verticale, invece che in orizzontale, e avremmo avuto plasticamente e visivamente la chiarezza che ci sono due partiti che appoggiano lo stesso candidato premier.
Io non voglio credere che la ragione per cui è stato usato un modello di questo tipo sia proprio per non far sapere che partiti come l’Italia dei Valori sono all’interno di un’alleanza, all’interno di una coalizione e che possono richiedere un voto utile. Personalmente penso che il voto sia utile per ogni partito verso cui l’elettore ha fiducia, ma è certamente doveroso far sapere all’elettore quali sono le coalizioni che appoggiano questo o quel candidato premier.
L’Italia dei Valori è una formazione politica che vale la pena di votare per due ragioni: la prima, appunto, è perché sta dentro una coalizione e non è mai un voto perso; la seconda è perché noi dell’Italia dei Valori, a differenza degli altri partiti della coalizione, c’impegniamo e abbiamo impegnato tutti noi stessi su alcuni temi fondamentali: il conflitto d’interessi, la sicurezza, la riforma della giustizia in modo tale che essa funzioni, l’eliminazione delle leggi ad personam, insomma tutta quella serie d’interventi che danno alle istituzioni una maggiore credibilità. Noi, per esempio, non abbiamo candidato persone condannate, perché abbiamo chiesto il certificato penale, oltre che quello elettorale. Però, utilizzando un siffatto modello di scheda elettorale, sembra che abbiamo fatto di tutta un’erba un fascio, e questo non va bene.
Segnalatelo, fate pressione anche voi, scrivete anche voi alle istituzioni e anche a questo blog, in modo che noi possiamo girarlo alle istituzioni: in questo modo, non siete messi in condizione di poter esercitare compitamente il vostro diritto all’esercizio del voto.
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31 Marzo 2008
L'abolizione delle Authority

Lamberto Cardia - Presidente CONSOB
Un’Authority è un'istituzione pubblica che ha il compito di tutelare la corretta conduzione di un determinato settore dell'economia oppure della società o dei servizi (da Wikipedia).
Le Autorità "indipendenti", come riportato dal sito del Senato, sono:
- Autorità garante della concorrenza e del mercato
- Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
- Garante per la protezione dei dati personali
- CONSOB
- Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP)
- Autorità per l'energia elettrica e il gas
- Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici
- Commissione di Garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali
Le Authority attuali non sono organismi di vigilanza e di controllo. Il motivo è semplice, sono presiedute normalmente da persone nominate dai partiti, spesso iscritte ai partiti, persone che non sono per nulla “indipendenti”.
In questi giorni abbiamo assistito a continue dichiarazioni del signor Berlusconi su Alitalia che hanno fatto oscillare il titolo fino al 40%. Chi ci ha guadagnato? La Consob è intervenuta per dovere d’ufficio, e in estremo ritardo.
La violazione di tutte le leggi italiane e delle sentenze europee su Rete 4 è sotto i nostri occhi, ma non sotto quelli dell’Autorithy per le comunicazioni.
Il cittadino crede di essere tutelato dalle Authority, ma di fatto non lo è. Sono organismi che tutelano i partiti. Uno sperpero di denaro pubblico.
Nella prossima legislatura ne chiederò l’abolizione.
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30 Marzo 2008
Intervista a RepubblicaTv
Riporto il video dell'intervista rilasciata a RepubblicaTv, lo scorso 28 marzo, dove rispondo alle domande degli spettatori.
Le vostre domande:
- Il caso Alitalia
- L'Idv e il programma del Pd
- La credibilità dei candidati: il caso De Gregorio
- Il possibile pareggio al Senato
- Ma l'Idv si scioglierà?
- L'emergenza rifiuti e il caso Bassolino
- Gli insulti di Berlusconi
- Proposte per la giustizia
- La mafia in campagna elettorale
- Il rapporto con Beppe Grillo e i movimenti
- La politica vista da dentro
- Flessibilità e precariato
- Lo stipendio dei parlamentari
- Le donne e la composizione delle liste
- La regolamentazione delle coppie di fatto
- Messaggio agli elettori di destra
- Il dialogo con il centro
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29 Marzo 2008
Dichiarazioni di voto: Marco Travaglio

In questi giorni ho ricevuto molte dichiarazioni di voto a favore dell’Italia dei Valori.
Riporto quella di Marco Travaglio.
"Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione. Ne cito alcuni.
C’è Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal Pd che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’Informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà d’informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di reincontrare quando – se, come temo, rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ’ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del Pd, che in compenso ospitano elementi come Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel Pd, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di D’Alema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le altre porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico.
No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto d’interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti d’indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv, Silvana Mura, e della Rosa nel pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle Infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunardi, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da nove anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e Pd arrivino al pareggio e magari tentino un bel governissimo di larghe intese, mi auguro che arrivi in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui due temi cruciali, la libertà d’informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel Pd, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro, è meglio per tutti."
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19 Marzo 2008
Risposte ai cittadini
Riporto il video ed il testo delle domande dei cittadini e delle mie risposte alla video-chat di corriere.it.
Onorevole Di Pietro, almeno lei dica una parola di verità sui sondaggi: il Pd è in reale rimonta? Ha qualche speranza di vincere le elezioni? Marco Mercati, Sansepolcro (AR)
«Mi è arrivato un quarto d'ora fa un sondaggio. Fresco fresco. Peccato che l'ho lasciato in macchina, ma lo ricordo a memoria: -8%. La coalizione riformista guidata da Veltroni ha da sette a otto punti di distacco da quella di Berlusconi. Al Senato siamo a molto meno: intorno al sei. Ma qui voglio soprattutto parlare dell'Italia dei valori, che aiuta il Partito democratico a fare coalizione e, ci auguriamo, a vincere e a ben governare: il voto all'Idv non rappresenta un voto perso, perché va comunque alla coalizione. Ma su alcuni temi come quello della corretta informazione, il conflitto di interessi, una imprenditoria trasparente e in libera concorrenza, le liberalizzazioni, la legalità, la giustizia, la lotta alla Casta vale la pena dare il voto all'Idv piuttosto che ad altri partiti.
Che senso e conseguenze pratiche possono avere le differenze programmatiche tra IDV e PD dal momento che i due partiti si sono associati? Rolando, Roma
«Associati significa che si sono alleati. È come dire che il Pdl si è associato con la Lega, elemento territoriale. Il Pd invece si è alleato con l'Idv, elemento valoriale. Anche noi siamo presenti su tutto il territorio nazionale e portiamo avanti della battaglie specifiche. Faccio un esempio: noi abbiamo messo come condizione per essere candidati con l'Idv che venisse allegato non solo il certificato elettorale, ma anche il certificato penale. E il nostro programma prevede una legge che questo lo imponga, in modo che quei 20/30 politici condannati con sentenza penale passata in giudicato in Parlamento non ci stiano più.
Chi ci assicura che nelle vostre liste non compaia un altro De Gregorio? Franz da Milano
«In totale sono 122 i parlamentari che sono andati da una parte all'altra. Ma ricordatevi una cosa. Gesù Cristo ogni dodici ne cannava uno: Giuda. Io, che sono un povero Cristo, nel caso di De Gregorio posso dire di aver sbagliato. Ma questa volta le liste dell'Idv sono aperte a segmenti della società civile. Qualche caso: tutti parlano di lotta alla mafia, ma mentre qualcuno candida gente che mangia i cannoli per festeggiare una condanna, noi abbiamo candidato la baronessa Cordopatri, una che si è rifiutata di pagare il pizzo, e per questo davanti a lei hanno ammazzato il fratello: lei si è salvata perché si è inceppata la pistola. Per sostenere la battaglia sulla corretta informazione abbiamo candidato Beppe Giulietti, espressione diretta - attraverso Articolo 21 - di questa esigenza. Tutti parlano di difesa dei consumatori: noi abbiamo candidato Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef. Ah, abbiamo candidato anche un giovane "nero nero", una novità assoluta. Cosa significa? Significa che la lotta alla criminalità clandestina deve essere dura, senza però perdere di vista l'importanza dell'immigrazione: è immigrato anche Bill Gates. Il nostro candidato è un ragazzo del Congo, Jean Léonard Touadi: cinque lauree, 33 anni, assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma, professore universitario: l'ho candidato al primo posto, nel Lazio. Sarà il primo nero in Parlamento, ma con le mani bianche bianche. Pulite pulite.
Smembramento: avanti così, Mediaset va smembrata.... Luigi, Torino
«Lo dico a suocera per far capire a nuora. Fanno bene Berlusconi e i suoi amici a preoccuparsi. Se noi dell'Idv stiamo in Parlamento, su temi come il conflitto di interessi e la legge sulle telecomunicazioni tutti i giorni gli soffieremo sulle orecchie. Ma non perché ce l'abbiamo con Berlusconi. In uno stato di diritto, però, le regole e le leggi vanno rispettate da tutti. Che la legge sulle telecomunicazioni italiana sia illegittima lo dice la Corte Costituzionale italiana, lo dice la Corte di Giustizia europea che ha condannato lo Stato italiano perché non ha adeguato la sua legislazione alle direttive europee. E aggiunge che se non lo farà, pagherà 400 mila euro al giorno. Sai quante infrastrutture ci fai, con quei soldi? Questa cosa voglio ripeterla non solo all'avversario del Pdl, ma anche all'amico Veltroni: non possiamo far finta che il tema del conflitto di interessi e quello delle telecomunicazioni non ci sia per fare una campagna elettorale soft! Sono temi di cui bisogna occuparsi nei primi 100 giorni, perché ce lo ordina l'Europa. Se volete che questi temi siano affrontati in Parlamento, il voto all'Idv è una garanzia di continuità, non di oblio».
Dietro la sua decisione di frenare su Mediaset c’è la paura dei poteri forti? Karlo da Vercelli
«La rete a Mediaset va tolta perché lo dice la Corte di Giustizia europea. Fino ad oggi Mediaset ha giocato con le istituzioni facendo o facendosi fare delle leggi per non ottemperare a questo ordine. È un comportamento che risale ai tempi di Craxi. Una volta Craxi tornò addirittura da Londra per fare un decreto ad hoc. Conflitto di interessi: ci sono situazioni che inceppano la espressione democratica e lo stato di diritto in un Paese. L'Idv vuole che questi temi siano affrontanti dal Parlamento, non che vengano raggirati. Per questo votare noi o il Pd non è la stessa cosa: è votare la stessa coalizione, è votare lo stesso candidato leader, è votare lo stesso programma ma soprattutto è votare qualcuno che quando va in Parlamento fa sul serio. Quando c'era l'indulto, io stavo fuori con il megafono in mano a dire: «State attenti, state facendo una stupidaggine». Altro esempio. Stamattina il giudice di Milano ha disposto di proseguire per il processo per la vicenda Abu Omar. È una vita che io sollecito il governo su questo punto. E oggi il giudice ha deciso di proseguire anche contro la volontà del governo. Su alcuni temi non si è né di destra, né di sinistra: si è dalla parte della legge. Conflitto di interessi nei primi 100 giorni? S'ha da fare! Soffieremo anche a Veltroni...
Oramai mi sembra irrisolvibile la questione del conflitto di interessi, poiché da sondaggi (che mi sono pervenuti da vie traverse) il 60% dei parlamentari sarebbero in conflitto di interessi essendo titolari di azioni o partecipazioni nelle maggiori attività italiane. Cosa propone?
«Il tema è molto radicale, non riguarda solo Berlusconi. Il problema sta soprattutto quando si prendono decisioni di tipo governativo, ma non v'è dubbio che ci sono decisioni anche di tipo legislativo. Faccio un esempio: quando un giudice chiede di intercettare, di perquisire o di arrestare un parlamentare, non lo può fare direttamente ma deve chiedere l'autorizzazione alla Camera. Riflettete bene: se un giudice scopre che un parlamentare ha un bel conto all'estero (a proposito, lo sapete che ci sono tre o quattro candidati con i conti in Liechtenstein?) potrebbe avere l'esigenza di procedere con una intercettazione, o una perquisizione. Se si tratta di un cittadino normale lo può fare, se si tratta di un parlamentare deve andare in Parlamento per chiedere il permesso. Il Parlamento deve votare, ma tra le persone che votano c'è anche la persona coinvolta. Quando io sono stato indagato, la prima cosa che ho fatto è stata quella di correre per farmi processare. Ovviamente è una cosa che si fa se uno è innocente. Sennò vai in Parlamento e ti fai una legge per non farti processare...
La prego, Tonino, basta con il fair play..... Clara - Ventimiglia
«Io capisco che il Paese è stufo di prese di posizioni forti e vorrebbe che tutto funzionasse bene. Ma è un po' come la storia del paziente che va in ospedale: la colpa non è del medico che ti dice che hai un tumore, il problema è il tumore. Se non si possono usare toni bassi su tutti i temi, vuol dire che ci sono problemi irrisolti».
Perché per poter superare la soglia per andare in parlamento si è unito al Pd (a coloro che hanno votato l'indulto), e per esempio non ha proposto una nuova formazione con Beppe Grillo? GP Piemonte
«Perché Beppe Grillo non si è candidato e non ha nessuna intenzione di candidarsi. Lui esercita un importante attività politica attraverso il blog, attraverso iniziative popolari, attraverso raccolte di firme per i referendum. Su molte questioni le azioni dell'Idv sono simili a quelle di Grillo. Il 25 aprile lui raccoglie le firme per un'informazione corretta, vale a dire l'abrogazione dell'ordine dei giornalisti, l'abrogazione dei finanziamenti pubblici ai giornali di partito, l'abrogazione del testo unico... Su questi temi anche noi parteciperemo alla raccolta firme. Una cosa è certa: il vasto mondo della Rete che si rifà a Beppe Grillo non vuole che gli venga messo sopra un cappello politico: si tratta di persone libere che pensano in modo indipendente. L'Idv non mette il cappello sopra a quella realtà, ma anzi tante volte è proprio grazie alla Rete che capisce i cittadini e si adegua. L'obiettivo di una informazione più trasparente, di un sistema democratico a misura di cittadino e di uno Stato di diritto più efficiente è comune a noi, a Grillo e anche ad altri esponenti politici: non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Tutti se la prendono con Grillo: ma cosa ha fatto di male? Lui sta informando i cittadini su temi che non vengono coperti dall'informazione, sta raccogliendo firme per abrogare alcune leggi vergogna... Ci fosse qualche Beppe Grillo in più e qualche Dell'Utri o Cuffaro in meno»
Perché non preparate un manifesto con i nomi dei politici condannati presenti nelle liste elettorali del Senato e della Camera dei Deputati con le relative condanne inflitte? Mario Bertini Bellinzago Lomb. Mi
«Lo stiamo facendo. È un'operazione complessa. Stiamo raccogliendo tutti i dati, li stiamo analizzando e stiamo facendo uno specchietto con nomi, cognomi e relative condanne. Lo metteremo sulla Rete, sul blog www.antoniodipietro.it. Per mettere i manifesti ci vogliono un paio di milioni di euro. Bisogna chiedere a Berlusconi...».
Il primo impegno in caso di vittoria? Lorenzo, Milano (il moderatore aggiunge: il primo impegno da ipotetico ministro della Giustizia?)
«Alle scorse elezioni, stavano parlando due signori, ed io ero in mezzo. Un signore dice: ma perché Di Pietro non ha fatto il ministro della Giustizia? Risponde l'altro: perché magari poi funzionava pure. Al di là della battuta, il ministro della Giustizia che c'era discuteva di massimi sistemi. Se io fossi ministro della Giustizia farei 5 cose, che si possono fare in un quarto d'ora: aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore del comparto sicurezza (polizia, carabinieri e guardia di finanza), con contestuale riduzione del finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito che ammonta a centinaia di milioni di euro l'anno. Quest'anno il 20% del finanziamento pubblico grazie al nostro emendamento lo abbiamo tolto ai partiti e destinato all'edilizia carceraria e pubblica. Ma voi lo sapete che le forze dell'ordine non hanno i soldi per la benzina? Mio figlio è un poliziotto, da quando si è sposato è ingrassato. Ma il pantalone glielo cambiano ogni 3 anni. Sapete che significa? Che il poliziotto non può correre dietro al ladro perché gli si rompono i pantaloni. Questi paradossi vanno detti. Seconda proposta: aumento del 30% del personale para-giudiziario. Ogni giorno il 60% dei processi viene rinviato o va a monte perché mancano i cancellieri, i messi notificatori, i segretari d'udienza. Dove si prende questo personale? Basta spostare il personale che sta in tutti quegli enti inutili che devono essere tolti di mezzo. Gli esuberi di Alitalia da mettere in cassa integrazione? Ma mandateli a fare gli assistenti nelle aule di giustizia! Terza proposta: la riqualificazione del personale di polizia. Attualmente il 25%-30% del personale di polizia, carabinieri e Gdf fa scorte, timbri sui passaporti, attività amministrative: no, va mandato in mezzo alla strada, a correre dietro i delinquenti. Poi ci sono due proposte un po' più sostanziose: tre gradi di giudizio? Succede solo in Italia. Con il processo accusatorio, ne bastano due, con eliminazione dell'appello. E bisogna abrogare la ex Cirielli che accorcia i tempi della prescrizione: questa legge ad personam che Berlusconi si è fatto fare perché gli faceva comodo (come a qualcuno del centrosinistra) va tolta di mezzo. Il nostro impegno è fare in modo che una volta che il giudice decide il rinvio a giudizio, il processo termina con la sentenza, si interrompe la prescrizione. Così finisce questa commedia di chiedere continuamente il rinvio. Gli avvocati del 2000 sono particolari: si dice "processo rinviato mezzo salvato". Lo scopo principale degli avvocati ormai è quello di arrivare alla prescrizione. Io credo che chi è innocente deve essere assolto subito, chi è colpevole deve essere condannato subito, e chi è condannato deve andare in galere; e a tal proposito il giudice dovrebbe poter disporre l'anticipazione di pena in caso di un fatto grave e prove accertate. Prendete il caso del pirata della strada di Roma: il giudice mica è matto, che gli ha dato i domiciliari. È la legge che lo prevede. Se invece fosse prevista l'esecuzione anticipata della pena in attesa del processo per direttissima, vedi poi quello come guida piano. Mica perché sono io giustizialista. All'estero funziona così».
Se sarà eletto e dovesse rifare il ministro, rifarebbe ancora quella cosa per me inconcepibile di autosospendersi da ministro e manifestare contro il governo per poi rientrare al governo? Se si con quale logica istituzionale e di buon senso può giustificare un simile comportamento? Francesco- Padova
«La questione è la seguente: non il governo, ma in Parlamento alcuni partiti avevano deciso di fare l'indulto, e altri di non farlo. Io non mi sono messo contro il governo. Io da cittadino contestavo l'indulto deciso dal Parlamento, provvedimento voluto da maggioranza e opposizione. Ricordo chi non lo voleva: Lega, An e Italia dei Valori. Tutti gli altri hanno detto sì. Io per poter manifestare da cittadino la mia contrarietà, non potevo farlo da ministro. Per questo mi sono autosospeso. Se un giorno non condividessi un provvedimento del governo, mi dimetterei».
Qual è la sua posizione sulla vendita di Alitalia?Meglio svendere o dichiarare il fallimento? Paolo-Acquaviva delle fonti(BA)
«Le questioni vanno separate. Qui tutti parlano di Alitalia, e mettono in secondo piano Malpensa. Malpensa vale almeno 10 Alitalia, perché intorno allo scalo si è creato un indotto, hanno costruito imprese, hanno costruito logistica. Solo il governo - tra centrodestra e centrosinistra - c'ha speso quasi 20 miliardi di euro. Solo io ci ho messo quasi 8-9 miliardi di euro. Vuol dire che solo un governo pazzo, mentre investe tutti questi soldi, dispone la fine di Malpensa. Qualsiasi decisione non può penalizzare Malpensa. La richiesta che viene dal territorio, rilanciata dalla Marcegaglia, su una moratoria di due o tre anni per trovare partner qualificati che permettano allo scalo di mantenere le stesse potenzialità, senza risentire della debacle di Alitalia? Penso che sia una richiesta corretta. Non me ne importa niente se nel mio governo qualcuno la pensa in modo diverso. Io su questo tema, da ministro delle Infrastrutture, non transigo. Per questa ragione tra 15 giorni vado a inaugurare la Boffalora-Malpensa, opera finita; ho finanziato con 212 milioni di euro l'Arcisate-Stabio per collegare la Svizzera a Malpensa; ho completato, stanno progettando e ho finanziato, la Pedemontana, 4 miliardi e mezzo; ho finanziato il collegamento ferroviario statale con Malpensa, e così via. Come vede, ho titolo per parlare di questo argomento. Se tutto questo è Malpensa, Alitalia non scarichi su Malpensa i suoi problemi. Tre anni fa dicevano che ero il solito giustizialista, però sostenevo - così come hanno fatto Sabena e Swiss Air e altre compagnie - che bisognava portare i libri in tribunale. Da noi non l'hanno fatto, oggi vogliono vendere: ma se vendono non devono pensare a quanto guadagnare, ma al piano industriale di rilancio, a partire dalle maestranze. Nessuna compagnia si prenderà l'obbligo di assumere questa miriade di gente. Queste persone vanno riqualificate in altri ambienti. Assumiamoli nel comparto giustizia».
In caso di sostanziale pareggio al Senato, quale potrebbe essere lo scenario più probabile a suo avviso? Andrea - Formia
«Io mi sento navigante in mezzo al mare. Bisogna remare per vincere, al pareggio non ci penso».
Candidati a sindaco di Napoli.. vinceresti a mani basse... pensaci! Giuseppe da Napoli
«Io lì ci manderei quello che una
















