Politica

9 Febbraio 2010

Intervista a 'Il Fatto'

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Riporto una mia intervista pubblicata oggi su "il Fatto Quotidiano".

Il Fatto: Domenica "Il Fatto" titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: "La svolta di Salerno". In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della Svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: "L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto". Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?
Antonio Di Pietro: Zero.

Il Fatto: Zero?
Antonio Di Pietro: Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile.

Il Fatto: Cosa può produrre?
Antonio Di Pietro: Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.

Il Fatto: In che senso?
Antonio Di Pietro: De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.

Il Fatto: Evitare questo è la sua priorità?
Antonio Di Pietro: Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.

Il Fatto: E invece?
Antonio Di Pietro: Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello che stiamo provando a fare.

Il Fatto: Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?
Antonio Di Pietro: E certo che l’ho fatto.

Il Fatto: Che idea ne ha tratto?
Antonio Di Pietro: Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.

Il Fatto: Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?
Antonio Di Pietro: No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.

Il Fatto: Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.
Antonio Di Pietro: L’impegno a dimettersi se condannato?

Il Fatto: La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.
Antonio Di Pietro: Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.

Il Fatto: E dal punto di vista politico?
Antonio Di Pietro: Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.

Il Fatto: Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?
Antonio Di Pietro: E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!

Il Fatto: Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo...
Antonio Di Pietro: Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.

Il Fatto: Oggi De Luca è diventato principessa?
Antonio Di Pietro: Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.

Il Fatto: Quanto ha contato il discorso di De Luca?
Antonio Di Pietro: E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì sa controllare che questo avvenga.

Il Fatto: Ci sono molti che promettono.
Antonio Di Pietro: Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto. Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.

Il Fatto: E’ un compromesso?
Antonio Di Pietro: Sì, ma non cedo di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.

Il Fatto: E lei cosa ha fatto?
Antonio Di Pietro: Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita di garanzie, e se possibile meno indigesta.

Il Fatto: In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?
Antonio Di Pietro: In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.

Il Fatto: Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.
Antonio Di Pietro: Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.

Il Fatto: Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?
Antonio Di Pietro: Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.

Il Fatto: Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.
Antonio Di Pietro: Oh caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi.

Il Fatto: Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata.
Antonio Di Pietro: Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessuno può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.

Il Fatto: E’ contento di come è stata approvata?
Antonio Di Pietro: Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.

Il Fatto: Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?
Antonio Di Pietro: Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.

Il Fatto: L’altro era Casini?
Antonio Di Pietro: Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

Il Fatto: E adesso ha scelto voi?
Antonio Di Pietro: Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Il Fatto: Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?
Antonio Di Pietro: Mavà! Non ci azzecca proprio per niente!

Il Fatto: Mi convinca.
Antonio Di Pietro: Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee....

Il Fatto: Era arrabbiato, però.
Antonio Di Pietro: Beh, certo....Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa.

Il Fatto: Il patto con il Pd ha delle contropartite?
Antonio Di Pietro: Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Il Fatto: Ci sarebbe Callipo....
Antonio Di Pietro: Beh. In primo luogo non è dell’Idv. E poi non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.

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8 Febbraio 2010

Appello per la Campania

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Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e' determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e' sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche' non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c'è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d'union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l'Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un'alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell'alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell'alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l'unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un'alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall'altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l'ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell'Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l'affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l'Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l'alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c'è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l'umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall'altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l'economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L'alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.

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7 Febbraio 2010

Congresso di Italia dei Valori si è concluso

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I tre giorni congressuali dell'Italia dei Valori si sono conclusi. E' stata confermata la presidenza nella mia persona, e' stato eletto il responsabile giovani, Rudi Russo, ed e' stato approvato un programma in 11 punti, che vi invito a leggere (visita l'area). Riporto di seguito il mio discorso di apertura di venerdì 5 febbraio. A breve pubblicherò anche quello di chiusura.

Riporto anche la nota che ho trasmesso alle agenzie sulla grave intimidazione ricevuta da Giulio Cavalli e dovuta il ritrovamento, ieri a Milano, di 23 proiettili nei pressi del teatro Oscar, dove sarebbe dovuto andare in scena il suo spettacolo, poi sospeso, intimidazione certamente legata alla sua decisione di scendere in campo alle prossime regionali con Italia dei Valori:

L’Italia dei Valori, ed io personalmente, siamo vicini a Giulio Cavalli, vittima di un grave gesto intimidatorio. Spero che la magistratura faccia al più presto chiarezza su questa preoccupante vicenda e che trovi i responsabili di questa minaccia di stile mafioso. Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, on Antonio Di Pietro, commentando

Di seguito l'intervento di sabato 6 febbraio.
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4 Febbraio 2010

Puntano alla guerra civile

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Il governo si accinge ad impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei territori regionali. In termini di diritto la legge potra' anche permettere tale operazione, ma in termini di fatto e' una dichiarazione di guerra che porterà l’Italia sull’orlo di una guerra civile mettendo lo Stato contro i cittadini.

Le parole di Vendola quando ha affermato che il governo si dovrà munire dei migliori carri armati per disporre della Puglia e dei pugliesi a suo piacimento ieri appaiono come una provocazione.

Domani, con l’arroganza istigatrice di Scajola, potrebbero diventare realtà. Gli italiani sono scesi in piazza e si sono recati alle urne, nel 1987, ed hanno messo alla porta il nucleare con un referendum. Se Silvio Berlusconi, per interessi ed accordi interpersonali, ha deciso di riportarci indietro di vent’anni reintroducendo una tecnologia superata, nociva e fallimentare, deve farlo con le stesse modalità, piazza per piazza, regione per regione e non con i suoi sondaggi taroccati. Siamo stufi di dover far ricorso a mozioni, referendum, petizioni, per riaffermare ciò che è già stato deciso con il loro stesso utilizzo.

Se un governo può buttare nel secchio un referendum, c’è un'unica interpretazione: chi governa rappresenta un’organizzazione illegittima che minaccia la democrazia. E non si rispolveri il consenso elettorale che non è stato acquisito parlando del nucleare e di molte altre porcate realizzate dopo l’insediamento al potere. Sappiamo che dovremo ancora una volta essere noi cittadini a ricorrere al referendum per il No al nucleare.

Come per il Lodo Alfano è inutile aspettare che il governo si ravveda, pertanto, l’Italia dei Valori domani inizierà la raccolta firme per il referendum contro il nucleare. I quesiti sono già stati depositati presso la Corte di Cassazione ed hanno lo scopo di chiamare i cittadini ad assumersi responsabilità importanti che peseranno sul loro futuro e su quello dei propri figli. Nel XXI secolo il futuro è nelle energie rinnovabili, certamente non nell’uranio che esaurirà nel giro qualche decennio, provocando danni irreversibili per la salute e l’ambiente.

Faccio solo un’inquietante riflessione: se il Parlamento è bypassato dai decreti, se la macchina della Giustizia è ridotta all’impotenza, se si parla di stravolgere la Costituzione, se le regioni sono piegate al volere di un gruppo ristretto di persone, se le televisioni trasmettono a reti unificate, se la legge non è più uguale per tutti, se si calpestano i referendum da un governo all’altro, perché continuiamo a raccontarci che l’Italia è una Repubblica parlamentare in cui vige la democrazia? Siamo ipocriti o incoscienti nel negare la realtà?

Cittadini, svegliatevi! L’unica arma che avete per non farvi fregare è il voto: utilizzatelo bene.

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2 Febbraio 2010

Orgoglioso di quella cena

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Sono orgoglioso di aver accettato l’invito a una cena prenatalizia insieme al comandante dei carabinieri di Roma, al questore Contrada e ad altri esponenti delle istituzioni. A differenza di altri che vanno con le veline io sono andato con i carabinieri che lavoravano con me e non in un night o in un ristorante, ma in una mensa dei carabinieri. Non sapevo neanche che esistessero le foto, le avranno fatte i carabinieri. 

Se ha fatto qualcosa di sbagliato per cui è stato arrestato e condannato è lui ad aver sporcato quella cena, non io. A queste cose si poteva prestare un giornaletto di provincia, ma il Corsera.... Non sanno più cosa inventare, perché l’Idv è l’unica forza di opposizione e l’unica pecora fuori dal gregge.

Se fosse come dicono loro i 2mila miliardi di lire sequestrati nell’inchiesta Mani Pulite chi li avrebbe messi, io con gli straordinari fatti da metalmeccanico in Germania? Questi disinformatori vorrebbero che io confermassi la favola che mentre stavo facendo il metalmeccanico in Germania ad un certo punto sono stato contattato da un agente del Kgb, anzi era della Cia, che mi ha parlato in inglese e mi ha detto: "ti regalo una laurea, poi ti faccio vincere un concorso di commissario di polizia, poi quello in magistratura poi ti faccio entrare nel pool di Milano, poi ti faccio mettere nel sacco e tutti insieme sconfiggiamo questa prima Repubblica del Caf (Craxi, Andreotti e Forlani, ndr)". 

E vissero tutti felici e contenti, anzi e vissero tutti con Berlusconi alla Presidenza del Consiglio....ma per favore, fateci lavorare per tentare di rimettere insieme i cocci di questo Paese allo sfascio.

Leggi anche:

- Tempo di infamare: 12 bufale per un teorema (15 gennaio 2010)
- Tonino 007 superbond (17 gennaio 2010)

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1 Febbraio 2010

De Luca non e' l'alternativa

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Riporto una mia intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica.

Antonio Di Pietro: Ma mica De Luca se l'è comprato, il Pd? Mica ce lo ha detto il Padreterno che deve essere lui? Non è assolutamente il nome adatto per dare alla Campania la svolta che merita. Non vedo perché impiccarsi al ricatto, alla forzatura di uno solo. L'accordo con il Pd resta ed è forte in tutte le altre undici regioni.

Repubblica: Di Pietro, il veto dell'Idv resiste anche dopo la designazione ufficiale del Pd?
Antonio Di Pietro: C'è un equivoco. Non c'è un veto dell'Idv. C'è un nome che il Pd propone e sui cui praticamente il resto della coalizione non è d'accordo.

Repubblica: C'è chi nota una contraddizione: lei ha sempre auspicato discontinuità dopo il quindicennio di governo bassoliniano, e De Luca si è imposto proprio con questo slogan. Ora, in sintonia con i bassoliniani, chiedete un passo indietro a De Luca.
Antonio Di Pietro: Ma io voglio uscire dalla logica della lotta tra cacicchi o tra sultani. Non mi interessa. Allora, se la suonano e se la cantano tra loro? Noi diciamo che la candidatura di De Luca non unisce, ma divide. Di più. Osservo che è lui come candidato ad essere solo, non il centrosinistra ad essere spaccato. E vogliamo veramente regalare la Campania al centrodestra, al Cosentino?

Repubblica: Quali sono le vostre ragioni contro l'opzione De Luca?
Antonio Di Pietro: Una ragione politica e un'altra etica. Politicamente, non possiamo mettere la stessa faccia che governa da anni e anni il suo pezzo di territorio e spacciarla per il nuovo. La sua politica non rappresenta la discontinuità. Noi dell'Idv non siamo per la politica del meno peggio, della rassegnazione.

Repubblica: L'altra motivazione riguarda i due processi in cui è implicato il sindaco di Salerno?
Antonio Di Pietro: Sì. Suggerirei all'imputato De Luca di impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Ne avrà di cose da ricostruire e da dire.

Repubblica: Vendola auspicava, in alternativa, un candidato della società civile: è d'accordo?
Antonio Di Pietro: Certo. Avevamo ragionato e condiviso alcuni nomi.

Repubblica: Come i rettori, Guido Trombetti o Raimondo Pasquino.
Antonio Di Pietro: Certo, su Trombetti c'era un'intesa. Siamo per la discontinuità vera, non di facciata, non gridata.

Repubblica: Il caso Campania non mette in discussione nulla dell'accordo con Bersani?
Antonio Di Pietro: Non solo non tocca la nostra alleanza, ma voglio sperare con tutte le mie forze, fino al momento di depositare i nomi e le liste, che anche in Campania si realizzi questa coalizione. Che ci sia una compattezza del centrosinistra su un candidato condiviso.

Repubblica: De Luca non pare intenzionato a fare un passo indietro: il suo nome è uscito da quelle primarie, poi andate deserte.
Antonio Di Pietro: Ma che senso avevano le primarie interne al partito? Il Pd non può stare alla forzatura, o al ricatto, di un nome. La Campania deve voltare pagina. Una stagione del centrosinistra è finita.

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30 Gennaio 2010

La Costituzione non si tocca

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Oggi Italia dei Valori è scesa in piazza in difesa della Costituzione, a Roma come a Milano.

Questo governo ha già dichiarato più volte nel 2009 di voler cambiare la Costituzione in virtù del fatto che oggi questa non gli consente di produrre le leggi a proprio uso e consumo (il lodo Alfano ne è un esempio).

Una riforma della Costituzione ad opera di questo governo non è pensabile. In compenso potrebbero mettere mano a moltissimi altri settori che oggi sono sofferenti: primo tra tutti quello economico.

Da parte nostra posso assicurare che il tentativo di stravolgere lo Stato di diritto e la democrazia sarà oggetto della più dura opposizione.

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29 Gennaio 2010

La confessione

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Finalmente hanno confessato e noi ora possiamo fornire pure la prova scritta.

Sì, l'ebbrezza dell'impunità ed il menefreghismo verso le istituzioni hanno portato il Capogruppo e il suo vice del Popolo della Liberta', Cicchitto e Bocchino, a confessare le reali motivazioni per cui la maggioranza parlamentare, succube di Berlusconi, vuole approvare la legge sul legittimo impedimento. Ecco la lettera autografa che i due furbacchioni hanno inviato ieri a tutti i deputati del Pdl. In essa si può leggere testualmente quanto segue:

"Caro collega, da martedì prossimo 2 febbraio a partire dalle ore 10 voteremo la legge sul legittimo impedimento. Non serve ricordarti l’importanza che questo appuntamento ha per il PDL, il Presidente Berlusconi e il Governo e ti preghiamo pertanto di garantire la presenza per tutta la prossima settimana senza eccezione alcuna. Cordialmente. Firmato On. Fabrizio Cicchitto e On. Italo Bocchino".

Dunque, per stessa ammissione dei proponenti, la legge sul “legittimo impedimento” non è una legge che serve a tutti i cittadini e al Paese ma è “importante” solo per “il Presidente Berlusconi”. Di più: per questa legge, i parlamentari del Pdl vengono letteralmente precettati (ti preghiamo di garantire la presenza in aula per tutta la prossima settimana senza alcuna eccezione). Come a dire: per tutte le altre cose che facciamo in Parlamento e per quelle volte che non ci occupiamo di leggi ad personam potete pure non venire, ma questa volta proprio no, dovete esserci “senza alcuna eccezione”, perché questa legge serve a Berlusconi.

Ecco a cosa è stato ridotto il Parlamento italiano: uno strumento ad uso e consumo di un regime piduista che ne ha snaturato ruolo e funzioni. I nostri parlamentari non hanno più alcuna libertà di scelta e – se vogliono sperare di essere rieletti (rectius rinominati dal Signore) – devono ubbidire tacendo e prostrandosi. Così faranno la settimana prossima anche tutti quei parlamentari del Pdl che affolleranno Montecitorio al contrario di ciò che è avvenuto questa settimana: siccome in Aula si discuteva di lavoro, ne mancavano quasi un centinaio. La settimana prossima, invece, volete scommettere che tutti insieme, ben intruppati e indottrinati, si presenteranno a Roma e lì, pronti ad umiliare il Parlamento e la Costituzione, all’unisono urleranno “Sì, padrone”?

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26 Gennaio 2010

Alleanze sui programmi e sulle persone

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Pubblico il video ed il testo del mio intervento durante la conferenza stampa di oggi a Montecitorio, al termine del colloquio con Pier Luigi Bersani.

Giornalista: Presidente, oggi è stata ritrovata una sintonia con il Partito Democratico?

Antonio Di Pietro: L'Italia dei Valori e il Partito Democratico sentono la responsabilità di costruire un'alternativa, ed io ho chiesto a Bersani di costruirla assieme prima che sia troppo tardi, prima che un regime partitocratico e piduista, che toglie ai poveri per dare ai disonesti, si appropri del Paese. Il 5, 6 e 7 febbraio l'Italia dei Valori celebra il suo congresso nazionale dove rilanceremo una proposta di "governo del domani", che costruiremo assieme per un'istituzione che si impegni di più per l'occupazione, il lavoro, la difesa dell'ambiente e del territorio, e meno degli speculatori ed evasori, a cui personalmente darei più sanzioni. La prospettiva di questa nuova coalizione che lanciamo è il rispetto del programma, della credibilità delle persone per ripristinare la fiducia nel rapporto tra partiti e cittadini. Sono tre elementi fondanti e fondamentali di questa nuova coalizione. Un impegno forte verso quelle persone che hanno avuto problemi con la giustizia e verso quelle che hanno fallito politicamente affinché si facciano da parte e lascino spazio alla società civile, anche nelle scelte dei candidati come è avvenuto alle primarie.
Casini fa il suo gioco, e non voglio entrare nel merito del gioco dell'UDC. Ribadisco agli elettori che è bene votare chi, prima del voto, indica il programma, le persone con cui intende realizzarlo e in che modo. Concludo dicendo che se un partito sta da una parte e dall'altra non si sa se è maschio o femmina.

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25 Gennaio 2010

Passaparola di lunedi 25 gennaio

Come ogni lunedì, ore 14:00, vi invito ad ascoltare l'appuntamento in streaming sul mio blog di Marco Travaglio: Passaparola.

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24 Gennaio 2010

Auguri Vendola

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Faccio i miei migliori auguri a Nichi Vendola. Nichi ha vinto le primarie grazie alla sua caparbietà e, soprattutto, grazie al sostegno della società civile che, attraverso premi Nobel, scienziati e artisti, attori, associazioni, movimenti e migliaia di cittadini pugliesi, lo ha sostenuto perché crede in lui ed è convinta che Nichi abbia a cuore la Puglia.

La vittoria di Nichi Vendola è la vittoria dei cittadini sugli schemi preconfezionati delle logiche di partito e della partitocrazia, è una vittoria sulla politica del doppio forno e sulle logiche che sviliscono la politica portandola a livello di un 'Risiko'.

Vendola ora avrà un compito importante: vincere le elezioni per la presidenza della regione Puglia.

In questo percorso non deve essere lasciato solo e, per questo, l’Italia dei Valori lo sosterrà compatta nel rispetto dell’esito democratico delle primarie.

Invito il centrosinistra a compattarsi, senza indugi, sul candidato Nichi Vendola permettendogli di portare a termine con successo la sfida elettorale. Il nostro elettorato, infatti, dopo questo risultato, non comprenderebbe l’inseguimento della politica del doppio forno dell’Udc.

Per la Puglia è in ballo il futuro della Regione: da una parte la privatizzazione dell’acqua, la costruzione di centrali nucleari, la petrolizzazione e altre politiche di usurpazione del territorio volute dal centrodestra - che in campagna elettorale si fingerà sensibile a questi temi, salvo poi chinare il capo, in caso di vittoria, ai diktat di Roma - dall’altra un uomo che ha dimostrato di avere nel cuore la Puglia e di essere dalla parte dei pugliesi anche se è stato tradito da alcuni compagni di viaggio

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23 Gennaio 2010

La pantomima del processo Mediatrade-Rti

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Ghedini:“accuse incredibili”. Bondi: “così muore la giustizia”.
Sono queste le prime esilaranti dichiarazioni dell’avvocato di Berlusconi, nonché parlamentare, e del ministro dei Beni Culturali, che ha rifinanziato con i soldi pubblici la fondazione Craxi, sul probabile rinvio a giudizio del presidente del Consiglio nel processo Mediatrade-Rti.

Milioni e milioni di euro di possibile evasione fiscale, stando all’ipotesi accusatoria, sottratti ai servizi per i cittadini, agli asili, alle scuole che poi crollano, ai treni che deragliano e causano tragedie, alla cassa integrazione per qualche migliaio di disoccupati.
Il governo Berlusconi ha creato repulsione tra Stato e struttura economica del Paese costruendo un’idea di Stato-ladrone verso cui si giustifica l’esistenza di un’imprenditoria-furbona, dimenticando che lui appartiene alla seconda categoria pur governando il primo.

Ignora dunque che se lui e il suo modello imprenditoriale, diffusosi come un cancro, non avessero per primi istigato all’evasione di milioni e milioni di euro con leggine e scudi fiscali ora, magari, saremmo in grado di fare quella riforma tributaria che lui stesso ulula alla luna dal 1994.

Seguirò anche questo processo attraverso il blog così come sto facendo con quelli di Bassolino, Mills e Dell’Utri.
La giustizia fa il suo corso, le leggi della Casta altrettanto. Il processo breve, il legittimo impedimento e la legge sulle intercettazioni, il cui iter riprenderà a breve, sono i rasoi con cui verranno recisi i processi passati e futuri, quello Mediatrade-Rti compreso.
L’indignazione mostrata in queste ore per l’esito delle indagini è tutta una pantomima, Silvio e Pier Silvio sanno benissimo che le leggi, con cui il papi sta intasando il Parlamento mentre il Paese cade in disgrazia, li salveranno insieme ai compagni di evasione.

Per Berlusconi il rinvio a giudizio in questo processo, l’ennesimo di un percorso imprenditoriale lastricato di corruzione e malaffare, in realtà è una manna dal cielo. Sarà per lui, e per i suoi scagnozzi, un'occasione unica per rilanciare la campagna d’odio contro la “magistratura comunista” ed evitare il confronto sui veri temi elettorali in vista delle regionali. Temi come l’occupazione, le centrali nucleari, il Ponte di Messina, la Tav, gli inceneritori, la chiusura di centinaia di scuole sul territorio, su cui la maggioranza (Lega inclusa) sa benissimo di aver fatto gli interessi delle lobby e di partito a discapito dei cittadini.

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19 Gennaio 2010

Che fatica guardarsi allo specchio

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Da tre giorni il Paese e' fermo per ricordare un latitante in una vergognosa commemorazione all'olio di ricino. La casta al gran completo e lo Stato impongono a reti unificate la riabilitazione di "Bottino Craxi". Per un politico rubare e' un incidente di percorso giustificabile, redarguibile, ma senza accanimento, e comunque delebile nel tempo. Italiani, questa e' la minestra o saltate dalla finestra.

La 'minestra all’olio di ricino' negli anni l’hanno ingoiata in molti, tra cui Feltri e Cicchitto. Entrambi oggi tessono le lodi di Craxi, dipingendolo come statista, Cicchitto, addirittura, prostrandosi al capezzale di Hammamet. Ma nel ’93, per Feltri, Craxi era il “Cinghialone” e, per Cicchitto, un malfattore che si era comprato il Psi con i soldi del conto Protezione svizzero, quello poi legato al crack Ambrosiano. Come cambiano i tempi, e che fatica per alcuni ominicchi guardarsi allo specchio e scoprire di aver perduto qualche capello e, peggio ancora, la libertà.

Di seguito, l’articolo a pagina 3, de “Il Riformista” di oggi: “E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone” e l’intervista del ’93 di Fabrizio Cicchitto a “La Stampa”, dal titolo “Politica e massoneria: Io, il psi e i soldi della P2”.

Articolo Il Riformista: "E Feltri esaltava Di Pietro contro il Cinghialone

IL SEGNO DEI TEMPI. Oggi il direttore del Giornale lo definisce il più intelligente politico della sua epoca. Eppure, in piena Tangentopoli, cavalcò l'onda giustizialista sdoganando un soprannome usato nel codice Mani Pulite.

"Un Parlamento impresentabile, pieno di concussori, corrotti e manutengoli ha assolto Craxi e condannato Di Pietro. Allegria". Copyright Vittorio Feltri. Anno 1993. Il 29 aprile la Camera dei deputati nega l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi. Il 30 aprile, giorno delle proteste di piazza e delle monetine lanciate al leader socialista davanti all'hotel Raphael, l’Indipendente si presenta in edicola con una prima pagina che sarà ricordata per la sua veemenza: "Assolto Craxi. Scandalo alla Camera: hanno vinto i ladri". Feltri, allora direttore, conclude il suo editoriale al vetriolo con un "avvertimento" al Parlamento: "Non avendo il coraggio di spararsi deve almeno sparire". È il culmine di due anni di parole, articoli e titoli spesi in difesa del pool di Mani Pulite e contro i corrotti di Tangentopoli, Bettino Craxi in testa. Le cose inizieranno a cambiare nel 1994: con il passaggio alla direzione del Giornale di proprietà dei Berlusconi, i toni si faranno più morbidi. Di lì in poi, un cammino quasi naturale. Fino all'oggi, alla riabilitazione.
(Continua a leggere)

Intervista a Fabrizio Cicchitto del 1993, autore Augusto Minzolini.

IL CASO Politica e massoneria "Io, il psi e i soldi della P2" Cicchitto: "Ho pagato, altri invece no"

Fabrizio Cicchitto: "Non ne parliamo. Sono stato davvero un idiota. E' stata una grande stupidaggine. Ho pensato di iscrivermi a quella loggia come ci si iscrive al Rotary, ai Lions. Cosi' quando e' scoppiato lo scandalo P2 non mi restava che il suicidio... ".

Seduto su una poltrona di Montecitorio, Fabrizio Cicchitto parla del dramma della sua vita, quell' iscrizione alla loggia P2 che piu' di dieci anni fa costrinse lui, astro nascente socialista, ad un lungo esilio dalla politica. Forse adesso che il giudice Cordova parla dei 1600 affiliati della P2 rimasti sconosciuti, vale la pena di parlare proprio con Cicchitto di quella vicenda, non fosse altro per il fatto che lui e' stato uno dei pochi che ha pagato. Ricorda il personaggio:

Fabrizio Cicchitto: "Quando gli elenchi uscirono dissi subito tutto. Ero convinto che la cosa migliore fosse quella di togliersi subito di dosso quel peso, per poter ricominciare. Cosi' sono rimasto fuori per tanti anni e sono rientrato in Parlamento nell' ultima legislatura, giusto il tempo per vedere la fine di tutto. Quando si parla della sfortuna... ".

Un attimo di pausa, quello necessario per mettere Cicchitto al corrente delle ultime ipotesi formulate da Cordova sull' esistenza di altri elenchi della P2 rimasti segreti. Quando il personaggio riprende il filo del discorso l' espressione del suo viso e' cambiata: e' comparso un sorriso amaro.

Fabrizio Cicchitto: "Certo dice io ho ammesso subito, ho pagato, ma se penso a quello che e' venuto fuori in questi mesi... Ho capito, ad esempio, che Bettino Craxi e Claudio Martelli c' erano dentro fino al collo con Gelli e Ortolani. Ad esempio, la storia dei 30 milioni di dollari, del conto Protezione, mica e' uno scherzo. C' e' da credere davvero che in quegli anni, con tutti quei soldi, si siano comprati il Psi".

(Continua a leggere)

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17 Gennaio 2010

Tonino 007 superbond

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Capperi, chi l’avrebbe mai detto! Oggi, stando a quanto dicono i giornali (non tutti, solo i soliti due compagni di merende), ho scoperto di essere stato, e forse di esserlo ancora, un importante agente dei servizi segreti italiani ed internazionali, in particolare del SISMI e della CIA. 
Non ero mica uno qualsiasi. In veste di agente Sismi, mi sarei recato, quatto-quatto, alla fine del 1994, nelle lontane isole Seychelles, in compagnia di una conturbante “bionda”, come nei migliori film di James Bond, per arrestare il noto latitante Francesco Pazienza, in combutta anch’egli con i servizi di mezzo mondo e ricercato dalla magistratura italiana proprio perché aveva creato un SuperSismi cattivo e segreto che voleva sconfiggere quello buono. Ma, dicono i nostri cronisti, grazie a Dio, quello buono - agli ordini dell’ammiraglio Martini e dell’allora Presidente del Consiglio Craxi - poteva contare su di me, super agente senza macchia e senza paura che, armato di macchina fotografica e cavalletto, ero andato a stanarlo nel suo rifugio segreto.

Non è finita, ho fatto di più: nel 1992, questa volta su ordine e disposizione della CIA, ho messo in piedi l’operazione Mani Pulite, ben più articolata e pericolosa della tua Operazione Tuono, caro collega James.

M.P. (nome in codice di Mani Pulite) consisteva nella volontà dei Presidenti degli Stati Uniti dell’epoca di volersi sbarazzare della classe politica italiana, che loro consideravano corrotta ed inaffidabile e, soprattutto, contraria agli interessi americani, dopo il rifiuto di Craxi di prestarsi all’operazione Sigonella.  In pratica, i massimi strateghi USA, dopo aver a lungo riflettuto su come fare per liberarsi del CAF italiano (Craxi-Andreotti-Forlani) e dei loro portaborse e sodali a tutti i livelli, e non potendo più ricorrere alla bomba atomica, escogitarono un piano diabolico (evidentemente in accordo con una parte della intellighenzia italiana:
richiamarono un loro super-agente segreto, dislocato in Germania sotto le mentite  spoglie di operaio metalmeccanico. Costui si faceva chiamare “Tonino” ed era un agente così segreto, ma così segreto, che non sapeva nemmeno parlare bene l’italiano, figurarsi l’inglese. Gli spioni d’oltreoceano e nostrani però lo indottrinarono per bene, ma così per bene che riuscì a laurearsi in pochissimo tempo (praticamente quasi un anno prima di quanto facevano i migliori studenti italiani).
Superò - sempre grazie ai servizi segreti, si intende -   dapprima il concorso da segretario comunale, perché doveva capire come muoversi nei meandri della Pubblica amministrazione italiana. Poi vinse anche il concorso da Commissario di Polizia e fu immediatamente inviato, così tanto per farsi le ossa, nei reparti antiterrorismo del generale Dalla Chiesa e del questore Plantone, mica scherzi (non fa niente se le date non tornano)! Quando l’intelligence americana ritenne che oramai il nostro uomo era pronto, Tonino fu mandato a fare il concorso in magistratura, che ovviamente vinse (d’altronde non ci voleva niente per vincere un concorso presieduto dall’allora giudice Corrado Carnevale, bastava convincerlo con un piccolo piagnisteo).

Così l’operazione M.P. può finalmente partire. Dapprima viene usato come esca l’ignaro Luca Magni, (quello della mazzetta a Mario Chiesa, ricordate?). Poi, mano a mano, con precisione chirurgica e pazienza certosina, il nostro Tonino (che nel frattempo ha assunto il nome di Antonio Di Pietro e le sembianze di Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano) risale la china fino a quando tutti gli esponenti politici italiani della famigerata Prima Repubblica non graditi agli americani (e nemmeno ai russi, che nel frattempo, a causa della caduta del muro di Berlino erano diventati amici) non vennero messi in condizione di non nuocere (perchè arrestati o rifugiati all’estero e anche, se proprio era necessario “lasciati suicidare”, tanto gli agenti segreti hanno licenza di uccidere, che diamine). Ovviamente ToninosuperBond non fece tutto da solo ma si servì anche di diversi stretti collaboratori (consenzienti o raggirati lo scopriremo alla prossima puntata), del calibro di Francesco Saverio Borrelli, Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e una miriade di selezionatissimi collaboratori ed investigatori.

Capperi!, mi sono detto! Tutto questo sono stato io e nemmeno me ne sono accorto! Quasi, quasi, non smentisco nulla e lo lascio credere:
finirei nella storia come il più grande agente segreto di tutti i tempi! Peccato che – a finire nella storia – rischia di esser la più grossa balla del secolo, inventata dai soliti noti pennivendoli berlusconiani ed oggi rilanciata perfino dagli amici di Craxi in pellegrinaggio ad Hammamet. Come si fa a spiegare a questi quattro mentecatti che la verità è molto, ma molto più semplice e banale?

Nel 1984 (e non nel 1994 come scrivono i maestri della disinformazione) mi trovavo sì alle Seychelles ma per le vacanze natalizie insieme a mia moglie (sì è vero, era ed è bionda e bella, ma era ed è pur sempre e solo mia moglie). Ci siamo fermati una sera a casa di un amico fotografo italiano e qui conoscemmo anche altre persone che segnalarono – fra una chiacchiera e l’altra - che nell’isola c’era anche un noto latitante italiano, appunto Francesco Pazienza. Io appuntai la notizia e quando tornai in Italia feci quello che avrebbe fatto e dovrebbe fare qualsiasi cittadino italiano, specie se Pubblico Ufficiale (ed io ero addirittura un magistrato): informare immediatamente le competenti Autorità
Fu solo per questa ragione che scrissi una relazione e la inviai al Dr. Sica, che era il magistrato che stava indagando proprio su Francesco Pazienza e che ne aveva disposto la cattura e le ricerche. 
Ma ve lo immaginate un agente segreto del “SISMI ufficiale” della portata sopra descritta che si mette a fare una relazione scritta con tanto di nome e cognome, alla fine di un lavoro fantasioso? 
Recarsi in terra straniera per intercettare un altro agente del “SISMI deviato”, rischiando di morire ammazzato, se non fosse intervenuto lo stesso agente “deviato” a salvarlo (sì, perché anche quest’altra panzana hanno raccontato i nostri autori di fotoromanzi che si sono bevuti le fantasticherie di un imbroglione del calibro di Pazienza che, come tutti sanno, una ne faceva e 100 ne inventava!).

Quanto all’inchiesta Mani Pulite quel lavoro è ed è stato sotto gli occhi di tutti, perché tutti hanno potuto seguire in diretta l’evolversi dell’inchiesta. Le tangenti non le abbiamo inventate noi del Pool Mani Pulite, c’erano davvero. Ed io ed i miei colleghi, proprio e solo perché facevamo  i magistrati, non potevamo fare altro che il nostro dovere. A meno che non si voglia far credere che anche gli oltre 2.000 miliardi di vecchie lire che sequestrammo, mi furono dati sottobanco dagli americani, perché appunto non solo scoprimmo che all’epoca di Tangentopoli giravano tante tangenti, ma ne sequestrammo anche un bel po’ e quei soldi stanno lì come pietre a dimostrare la bontà del nostro lavoro.

Morale della favola: ma perché “due giornali, due” , con tutte le tragedie che succedono nel mondo, terremoto ad Haiti compreso, bruciano le prime 3-4 pagine del quotidiano per sparare simili cavolate?  Attendo risposta (dagli altri, ovviamente, non da quei due che non hanno nemmeno il senso del ridicolo)

Leggi anche "Tempo di infamare: 12 bufale per un teorema"

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13 Gennaio 2010

Riforme, chiacchiere e Bot a perdere

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Berlusconi ha mentito, per l'ennesima volta. Nello specifico si e' rimangiato le parole dette sulla riforma fiscale, che non ci sarà. E pensare che proprio ieri, a Ballaro', avevo rinnovato la mia disponibilità ad approfondire l’argomento.

Berlusconi di economia non sa nulla, o meglio, quella personale e delle sue aziende la conosce e la cura benissimo. Infatti, tra pubblicità di Stato per Mediaset e scudo fiscale, non resterà che leggere su “Fortune” quanto si è portato a casa nel 2009! Il Paese “chiagne” mentre lui “fotte”.

Mi aspettavo questa marcia indietro poiché con un’evasione fiscale mai combattuta, un gettito fiscale dimezzato dalla crisi ed una mastodontica macchina burocratica da mantenere, senza reali riforme al sistema Paese, quella tributaria non poteva che essere una cialtronata.

Ieri l'asta dei Bot a 3 mesi ha fatto registrare un rendimento lordo dello 0,37% che, al netto della ritenuta del 12,5% (da eguagliare quanto prima a quella delle altre rendite pari al 20%) e delle commissioni bancarie previste, equivale a dire che il rendimento dei Buoni del Tesoro italiano è ormai negativo. Poco importa se poi Tremonti costringe le banche ad assorbire la flessione sulle commissioni per arrivare almeno ad un rendimento nullo. 

Se considerassimo l’inflazione reale l’investimento sarebbe comunque infruttuoso: presti 10 allo Stato che dopo un anno ti restituisce 10, se non fallisce, con un potere d’acquisto pari ad 8: meglio il materasso.

Ma allora mi chiedo: nel 2010, e aggiungo anche nel 2011, da dove prenderà gli oltre 10 miliardi mensili con cui, nel 2009, questo governo ha selvaggiamente accelerato l’indebitamento pubblico sulle spalle dei cittadini se gli investitori non acquisteranno più questi “Bot a perdere”?  Quale Stato europeo investirà nel debito pubblico italiano con un governo chiuso in un dibattito politico sterile sulla giustizia? E se ci fosse uno Stato che volesse comprare titoli così ad alto rischio Paese e basso rendimento (penso alla Cina che Tremonti ha incontrato in dicembre) cosa baratterà il governo per mettersi nelle mani di questo creditore? L’invasione del Made in China oltre quanto già non avvenga? O qualche migliaio di bravi ragazzi in Afghanistan che ricordi ad Al Qaida che ci siamo pure noi?

Vedo nubi scure addensarsi sull’Italia poiché è prigioniera di un governo oppresso dai problemi del Presidente del Consiglio con una strategia di rilancio dell’economia che non va oltre una vergognosa amnistia fiscale e tagli indiscriminati in ogni settore.

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12 Gennaio 2010

Puzza di naftalina

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Anche se il Presidente del Consiglio è apparso alle telecamere con fare da pulcino infreddolito e sconsolato, caduto dentro il piumino regalatogli dall’amico Putin, gli avvoltoi del suo partito, quello dell’amore, sono in guerra contro la giustizia e le istituzioni come prima e più di prima.

Invito la politica assennata ad ascoltare l’appello del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, il quale afferma che il processo breve “non rende giustizia alle vittime dei reati”, mentre rischia di “offrire l’impunità a chi ha commesso fatti delittuosi”, perché è una richiesta che proviene da chi già conosce l’effetto di un simile provvedimento.

Il nostro Paese sta facendo i conti con l’acuirsi della crisi economica. La politica quale messaggio sta lanciando?

Quando arriveranno le risposte della politica alle imprese?

Il processo breve, il legittimo impedimento e un nuovo lodo Alfano sono le giuste risposte alla crisi?

Che genere di dialogo cerca il "partito dell’amore"? Quello finalizzato al ripristino dell’immunità parlamentare: il disegno di legge (atto Senato 1942), silenziosamente depositato in questi giorni e il cui testo giace nei meandri di Palazzo Madama, e che riporto di seguito?

1. L’articolo 68 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 68. - I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, a misure restrittive della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di un sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’autorità giudiziaria quando, al termine delle indagini preliminari, ritenga di esercitare l’azione penale nei confronti di un membro del Parlamento, ne dà immediata comunicazione alla Camera di appartenenza, trasmettendo gli atti del procedimento. Entro il termine perentorio di novanta giorni dalla comunicazione, nel corso dei quali il procedimento è sospeso, la Camera decide se disporre, a garanzia della libertà della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato.

Perché, mentre l’assalto alla giustizia ha assunto un’accelerazione sorprendente, la riforma tributaria ha contorni vaghi e indefiniti?

Perché nessuno nota questo filo ricattatorio tra due riforme scaltramente avanzate a braccetto. La prima sulla giustizia, iniqua e utile a pochi e da portare a termine immediatamente, mentre l’altra, tributaria, urgente e utile a tutti, appare estratta dal cilindro con contorni e tempi vaghi, quasi a smorzare la vergogna della prima?

Il partito dell’amore, purtroppo, non riesce a conquistarmi poiché dietro ogni gesto intravedo ancora la solita finalità: rafforzare gli interessi affaristici di un gruppo di potere politico, più o meno ampio, a scapito dei principi democratici e dei bisogni reali del Paese.

Nella classe dirigente della maggioranza non vedo la capacità di guardare al futuro, al di là del proprio orticello, per rilanciare il sistema economico e politico.

L’Italia ha bisogno di guardare al futuro mentre la politica del governo puzza sempre più di naftalina.

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9 Gennaio 2010

No a 'Via Craxi'

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Riteniamo che ci sia una violenza alla storia: riabilitare una persona senza informare i cittadini che questa stessa persona sul piano politico ha indebitato il Paese, sul piano giudiziario ha fatto il latitante, sul piano istituzionale ha usato le istituzioni per fregarsi i soldi e fregare i soldi ai cittadini. Utilizzare questa persona come punto di riferimento per il riscatto del Paese è come usare Lucifero per inneggiare a Dio.

Credo sia una sciocchezza mostruosa quella di voler dividere la persona dal suo momento politico e dal suo momento personale. Mentre faceva il politico, Craxi si era aperto un sacco di conti correnti all'estero e si è preso un sacco di mazzette. Uno che fa il presidente del consiglio queste cose non le deve fare, questa è attività politica piena di corruzione.

Craxi va lasciato alla storia per quello che è stato. Intitolargli una strada la si potrebbe fare ad una sola condizione: che sia scritto sulla targa quello che era, ossia un politico, un corrotto e un latitante.

Se qualcuno vuole cambiare la storia se ne deve assumere la responsabilità, perché cosi facendo si insegnerà ai nostri figli che per avere successo si può rubare, indebolire lo Stato e farsi gli affari propri perché tanto alla fine ti dedicano una strada. Non mi pare sia un buon esempio.

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8 Gennaio 2010

Ultimatum al Pd

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Se Bersani dice no alle leggi ad personam, chieda ai suoi di ritirare il vergognoso disegno di legge che ripropone l'articolo 68 della Costituzione, ossia l’impunità per tutti i parlamentari. Il Presidente del Consiglio lo chiedeva per sè e, per non concederlo solo a Berlusconi, noi lo estendiamo a tutti i parlamentari?

Non mi sembra un buon modo per sedersi al tavolo con Berlusconi perché se gli dai un dito ti frega tutto il braccio. Il nostro ultimatum non e' un attacco ma un’implorazione al Partito democratico e alla sua classe dirigente. Decidano se vogliono stringere l'alleanza con l'Italia dei Valori sulla base della trasparenza, della legalità, dell'impegno a portare avanti una forte opposizione oggi, e un'alternativa domani a Berlusconi e al suo governo. E ci dicano anche chi sono i candidati presidenti con i quali fare questa battaglia. Ce lo dicano subito perche' il giorno dopo non saremo in grado di aiutarli.

Qualsiasi candidato ci proponga, il Pd dovrà spiegarci qual è il programma che intende portare avanti in materia di sanita', di occupazione e lavoro, di solidarieta' e di infrastrutture. Non sappiamo nulla. L'Italia dei Valori ha presentato oggi il suo programma e su questo intende costruire le future alleanze.


Sulle elezioni regionali nel Lazio

L'Italia dei Valori ha approvato il suo programma: dall'occupazione alla sanita', alla solidarieta', alle infrastrutture per il Lazio. E' questa la base per fare accordi.Ad Emma Bonino manderemo il nostro programma e ci dirà cosa ne pensa. Ovvero, prima deve dirci che cosa vuole fare, e poi le risponderemo.


Sulle elezioni regionali in Puglia

L'Italia dei Valori in Puglia, come in altre regioni, ha gia' pronte le proprie liste, ma prima di andare da soli, stando all'indecisione e all'incapacita' del Partito Democratico a trovare una soluzione, abbiamo lanciato un ultimo appello. Risolvete i vostri problemi interni l'Italia dei Valori non pone veti a candidati del Pd in Puglia, ma bisogna che il Pd ci indichi il candidato da appoggiare perche', dalla settimana prossima, inizieremo la raccolta delle firme per presentarci alle prossime elezioni.

PS: domani alle ore 14:00 sarò a Milano, in Piazza Cordusio, angolo Via dei Mercanti per manifestare insieme all’associazione ‘Qui Milano Libera’ e alla società civile contro l’intenzione del sindaco Moratti di dedicare una via a Bettino Craxi, politico, corrotto e latitante della Prima Repubblica

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6 Gennaio 2010

A Reggio Emilia rispetto delle istituzioni senza falsita'

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Da settimane nella citta' di Reggio Emilia sta divampando una polemica paradossale che ha come oggetto il partito dell'Idv locale ed il suo segretario provinciale Liana Barbati, che ricopre anche la carica di vice sindaco del comune di Reggio. Oggetto della contesa ancora una volta e' il finto buonismo che sta drogando, è proprio il caso di dirlo, il dibattito politico italiano.

Reggio Emilia è la città che ha dato i natali al tricolore, e poichè il 7 gennaio ricorre il 213° anniversario della bandiera italiana, alle celebrazioni prenderà parte il Presidente del Senato Renato Schifani.

La terribile colpa di Liana Barbati è stata semplicemente quella di aver guardato oltre quella muraglia di miele all’interno del quale qualcuno vorrebbe rinchiudere il dibattito politico, e di aver ricordato il curriculum istituzionale di Renato Schifani costellato di tanti, troppi silenzi interessati, in tema di difesa delle istituzioni e della costituzione.

Il più eclatante di questi silenzi è stato quello, assordante, sulle bordate lanciate da Bonn dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Parole così dirompenti e cariche di odio contro la magistratura, la Corte Costituzionale, il Parlamento e il Quirinale, da suscitare non solo la secca reprimenda del Presidente della Repubblica, ma anche quella di Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati.

L’Italia dei Valori crede fermamente nella Costituzione e nelle istituzioni di questo paese, è per questo che Liana Barbati ha sottolineato che il rispetto per la Costituzione e per le istituzioni non può essere praticato a fasi alterne o solo quando fa comodo ed ha dichiarato che non sarà presente all’intervento che il Senatore Schifani svolgerà in tema di costituzione.

Noi appoggiamo pienamente la decisione di Liana Barbati in primo luogo perchè l’incarico istituzionale che ricopre non può limitarne le scelte politiche e tanto meno imporle posizioni diverse o diametralmente opposte a quelle del partito.

In secondo luogo perchè da parte del vice sindaco Barbati e dell’Italia dei Valori c’è pieno rispetto nei confronti della carica istituzionale di Presidente del Senato della Repubblica ma c’è aperto dissenso nei confronti degli atti, ma soprattutto delle mancanze, del politico che la ricopre.

E’ per questo che il vice sindaco Liana Brabati e con lei l’Italia dei Valori saranno presenti il 7 gennaio all’alzabandiera alla presenza delle autorità civili, militari e della Guardia Civica, all'esecuzione dell'inno nazionale con la partecipazione di un reparto delle Forze armate, delle Associazioni di combattenti e la presenza dei gonfaloni del Comune, della Provincia e della Regione, oltre che dei labari e dei medaglieri, nel pieno rispetto della comunità reggiana e della nostra bandiera.

L’Italia dei Valori sarà invece assente, sia istituzionalmente che politicamente all’intervento di Schifani sulla Costituzione, perché non può accettare che proprio chi non rispetta la Carta Costituzionale possa inneggiarne pubblicamente i principi e i valori.

Chi come l’Italia dei valori ama e crede profondamente nella Democrazia e nella Costituzione al punto da ispirare ad esse tutta la propria azione politica, ha il coraggio di assumere posizioni scomode o impopolari per difenderle, certo che i fatti gli daranno presto ragione.


Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
Silvana Mura - Coordinatrice Italia dei Valori Emilia-Romagna

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5 Gennaio 2010

Si ai nomi puliti, si a Vendola

vendola_puglia.jpg

Prendiamo atto che secondo diversi dirigenti del Partito democratico, ieri Letta oggi Sereni, i veri guai per l'Italia sarebbero quelli creati dall'opposizione che fa l'Italia dei Valori. Noi riteniamo invece che il problema vero sia il malgoverno di questo centrodestra. Allora chiediamo al Partito democratico: con chi vuoi stare? Con noi o col governo Berlusconi? Si decidano, così anche noi faremo le nostre scelte in vista delle prossime elezioni.

Riporto una mia intervista pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano.

Il Fatto Quotidiano: Onorevole Di Pietro davvero si sente ingiustamente sotto accusa?
Antonio Di Pietro: Ma scusi, proviamo a raccontare cosa sta accadendo davvero...

Il Fatto Quotidiano: Perché, qualcuno non dice la verità?
Antonio Di Pietro: Allora: il nostro partito non ha chiesto una poltrona, non una! Né ha avanzato una sola candidatura, chiaro?

Il Fatto Quotidiano: A dire il vero in Lombardia lei aveva detto di essere pronto a correre...
Antonio Di Pietro: Per l’amor di Dio, quando nessuno si faceva avanti: avevo dato una disponibilità a una battaglia difficilissima.

Il Fatto Quotidiano: E poi com’è andata?
Antonio Di Pietro: Non mi hanno fatto nemmeno una telefonata per dire Tonino-sì-o-no. Passano le settimane, e vedo che fanno una conferenza stampa in pompa magna per presentare Penati.

Il Fatto Quotidiano: E lei si è arrabbiato...
Antonio Di Pietro: Ma nemmeno per sogno! Ce ne fossero di Penati. Gli do un bacio in fronte, lo sostengo con piacere e lealtà.

Il Fatto Quotidiano: E allora perché non riuscite ad allearvi dappertutto?
Antonio Di Pietro: Oooh, questo è il bello! Le alleanze non si chiudono perché ci sono dei problemi nel Pd. Che cosa c’entriamo noi se in Umbria litigano? Che colpa abbiamo noi se nel Lazio si accapigliano? E in Lombardia? Cosa ne so io della guerra che stanno facendo in Puglia a Vendola?

Il Fatto Quotidiano: Quindi non è vero che è lei ad opporsi?
Antonio Di Pietro: Ma è vero il contrario! Le racconto un aneddoto?

Il Fatto Quotidiano: Prego.
Antonio Di Pietro: Volevo metterlo nero su bianco. E ho mandato una lettera a l’Unità perché fosse chiaro.

Il Fatto Quotidiano: Non l’avevo vista...
Antonio Di Pietro: Per forza! Non l’hanno pubblicata! Si stanno scannando nel Pd. E allora danno la colpa a Di Pietro che viene comodo. Ma gli elettori credo che l’abbiano capito bene.

Il Fatto Quotidiano: Però in due regioni voi avete posto dei veti.
Antonio Di Pietro: Abbiamo fatto un discorso, con molta onestà e molta trasparenza.

Il Fatto Quotidiano: Quale?
Antonio Di Pietro: Che è ora di chiudere la pagina del loierismo e del bassolinismo. Che non si possono candidare in Campania persone sotto inchiesta. Ma la cosa bella è che anche nel Pd sono d’accordo...

Il Fatto Quotidiano: Non volete approfittare per mettere i vostri?
Antonio Di Pietro: Ma scherziamo? In Campania abbiamo detto: diteci chi votare e noi lo votiamo. Basta che non si tolga Bassolino per mettere De Luca. Perché se non è zuppa è pan bagnato: pure lui è inquisito.

Il Fatto Quotidiano: Invece in Calabria avete Callipo.
Antonio Di Pietro: Non è che l’abbiamo noi. Allora: Callipo è un imprenditore coraggioso. E’ stato presidente di Confindustria quindi prende voti a destra e a sinistra. Ha denunciato la mafia. Averne gente così! Ne vede tanti? Io no.

Il Fatto Quotidiano: E quindi?
Antonio Di Pietro: E quindi abbiamo detto, al Pd: bene, se c’è lui noi lo votiamo convinti. E come è andata a finire? Che si sono divisi in quattro! Noi cosa c’entriamo?

Il Fatto Quotidiano: Lo richiedo: con le primarie in Puglia, voi sosterrete chi vince? Anche Vendola?
Antonio Di Pietro: Oh Gesù! Noi lo sosteniamo anche senza le primarie. Così come nel Lazio, in Umbria, in Campania, Lombardia: dicano un nome pulito, noi lo votiamo, senza contropartite.

Il Fatto Quotidiano: Magari qualche presidente di Consiglio regionale...
Antonio Di Pietro: Ma scherziamo? Ce lo hanno offerto, ma a noi non interessano trattative sottobanco.

Il Fatto Quotidiano: Passiamo alla nota dolente, la polemica con Letta...
Antonio Di Pietro: Con il Pd...

Il Fatto Quotidiano: Bersani non ha parlato.
Antonio Di Pietro: Sì, ma se parla Letta, e nessuno lo smentisce, che penso? E’ la linea del partito.

Il Fatto Quotidiano: E che linea è?
Antonio Di Pietro: Di offesa gratuita e strumentale. Anche perché noi non abbiamo attaccato Napolitano per il suo messaggio.

Il Fatto Quotidiano: No?
Antonio Di Pietro: No, è un falso! Quando le dobbiamo dire le cose lo facciamo a viso aperto, è noto. Abbiamo detto che quello era un messaggio buonista. In cui il Pdl si inserisce per il suo tornaconto.

Il Fatto Quotidiano: Non crede alle riforme?
Antonio Di Pietro: (Ride) Ma quali? Le uniche calendarizzate sono quelle ad personam. E quelle in calendario sono le uniche vere.

Il Fatto Quotidiano: Non è l’ora dell’amore?
Antonio Di Pietro: Altro che partito dell’amore! Questi ti lisciano il pelo e ti fregano il cuore. Il Cuo-re!

Il Fatto Quotidiano: E il Pd?
Antonio Di Pietro: Ecco, giusto! Lo chieda a loro! Prima dicono che bisogna liberarsi di Di Pietro. Poi si offendono, anzi, pretendono: sosteneteci, sennò vince la destra.

Il Fatto Quotidiano: Cosa vuol dire?
Antonio Di Pietro: Glielo dico io. E’ un ricatto. Noi siamo il brutto anatroccolo, gli estremisti. E però dobbiamo portare i voti.

Il Fatto Quotidiano: Che dirà all’incontro del 12?
Antonio Di Pietro: Non ci vado. Ho cercato Bersani con la batteria, non mi ha manco risposto! Staccato.

Il Fatto Quotidiano: E’ a New York...
Antonio Di Pietro: E allora congeliamo tutto: quando decideranno cosa vogliono, riprendiamo. Ma la finiscano di ripetere a pappagallo parole di Cicchitto e Capezzone! Sono dei... boccaloni.

Il Fatto Quotidiano: “Boccaloni”?
Antonio Di Pietro: Si bevono tutto quel che gli propina la destra. Ma se è così, che vogliono da noi?

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4 Gennaio 2010

Lettera a Bersani

bersani.jpg

Caro Bersani,
come sai, avevamo fissato un incontro per il prossimo 12 gennaio per discutere di elezioni regionali. Mi dispiace ma dobbiamo prima chiarire un punto fondamentale del nostro “stare insieme”: voi del Pd volete allearvi o no con l’Italia dei Valori per costruire una valida alternativa al Governo delle destre berlusconiane? Sia chiaro, noi lo vogliamo perché crediamo nel modello bipolare (e in tale modello noi ci collochiamo nel centrosinistra, a prescindere da Berlusconi) e perché non ci piace la politica del “doppio forno”, un po’ di qua un po’ di là, portata avanti da altre forze politiche al cui capezzale tutti i giorni voi del Pd vi prostrate.
A noi dell’IdV invece mal ci sopportate. Tutti i giorni ci trattate come appestati, utili solo per motivi elettorali ma poi da criminalizzare e denigrare con la stessa foga e supponenza dei vari Bondi, Cicchitto e prezzemolino Capezzone del PdL.
L’ultima goccia (che, se non ritrattata, rischia di rompere il vaso) è l’attacco che ci ha rivolto ieri il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. Mi ero permesso di avvertire gli elettori del mio partito (attraverso il mio blog personale) del rischio che la democrazia corre nell’affidarsi all’attuale maggioranza parlamentare del centrodestra per fare le riforme e citavo, come esempio, il maldestro tentativo di un Ministro in carica (Brunetta) di voler modificare, in nome delle riforme, anche l’art. 1 della Costituzione (quello che garantisce il “diritto al lavoro”: come a dire che siccome nel nostro Paese non si trova lavoro tanto vale abrogarlo dalla Costituzione).
Per dare maggiore spessore al mio grido di allarme, ho anche segnalato che quelli del PdL stanno strumentalizzando le giuste parole del Capo dello Stato – ripeto: giuste, come ho già avuto modo di chiarire sin dal primo momento – per creare un clima di “complicità posticcia” fra maggioranza e opposizione. Il PdL, ribadisco, parla di riforme ma non pensa a quelle che servono al paese e agli italiani, bensì solo a quelle utili per uso personale (di Berlusconi, in testa, ma non solo).
Ho anche aggiunto – è vero e lo ripeto anche ora – che le parole dette a fin di bene dal Presidente Napolitano “forse sono state un po’ incaute, considerati gli interlocutori”. Esattamente così ho detto e non vedo proprio cosa ci sia di così offensivo nei confronti del Presidente della Repubblica in questa mia presa di posizione. Non ho criticato Napolitano come persona e nemmeno il suo discorso di buon senso, che anzi ho apprezzato. Ho solo fatto rilevare come purtroppo questa maggioranza ora ne approfitterà per strumentalizzare - come sempre ha fatto finora – le aperture di credito del Presidente della Repubblica nei confronti del Governo Berlusconi. Solo per questa ragione oggettiva, ho definito “forse incaute” (nel senso di speranze azzardate e mal riposte) le parole del Capo dello Stato. In un paese democratico non vedo proprio cosa ci sia di eversivo dall’esprimere le proprie idee, a meno che non si voglia sostenere che nel nostro Paese alle forze di opposizione non sia nemmeno più possibile parlare (manco fossimo in Iran!).
Mi sono apparse subito scontate le “critiche interessate” dei mestieranti del PdL (che non mi hanno fatto né caldo né freddo per quanto mi sono indifferenti) ma che l’amico Letta fecesse da grancassa, da sparring partner e da raccattapalle dei vari Cicchitto e Capezzone proprio no! Questo non me lo sarei proprio aspettato e non posso accettarlo.
Soprattutto noi dell’IdV non possiamo più aspettare il tuo silenzio, rispetto alle mille richieste che ti vengono da più parti, circa il ruolo e la costruzione della coalizione del centrosinistra che hai in mente. E’ una coalizione che vuoi realizzare o no anche con l’Italia dei Valori? O pensi che siamo buoni solo in occasione delle varie elezioni per poi continuare a trattarci come appestati? Davvero anche tu pensi che il tipo di opposizione che fa l’IdV al Governo – opposizione che noi intendiamo continuare a fare con parole chiare e in modo determinato e inequivocabile – aiuti Berlusconi? Se è così, ebbene sappi che noi dell’IdV siamo invece convinti che siano le continue accondiscendenze e i continui tentennamenti del vostro modo di fare opposizione (da signorini primi della classe che solo loro capiscono tutto) a creare sconcerto e incertezze nell’elettorato.
Luigi, mi appello alla tua intelligenza (e tu sai quanto io ti stimi sul piano personale): non cadere anche tu nel tranello di chi vuole a tutti i costi far passare l’Italia dei Valori come una forza estremista ed eversiva. E’ il disegno dettato da Berlusconi: l’isolamento e il massacro mediatico di una forza come l’Italia dei Valori perché ha scoperto e denunciato, sin dal primo giorno di questa legislatura, il gioco sporco di chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di una sola persona. E’ il disegno del centrodestra che - per potersi garantire la sempiterna permanenza al governo - vuole dividere l’opposizione, criminalizzando e denigrando la parte più agguerrita di essa, grazie ai potenti mezzi di informazione che possiede o con cui ha fatto comunella (mi riferisco soprattutto alla stampa di proprietà delle solite potenti caste economiche).
Luigi, non cadere anche tu nella provocazione di chi vuole dividere l’opposizione per continuare a imperare e soprattutto non cadere nel tranello di chi ti invita al tavolo del dialogo e poi, dopo che tu gli hai dato la mano, ti frega il braccio utilizzando quel tavolo solo per farsi i cavoli suoi. Non prestare il fianco - almeno tu che sei una persona concreta e con i piedi per terra – ai tanti soloni del tuo partito che ti invitano a duellare con Berlusconi con un fiore in mano quando quello usa la scimitarra. E ricordati che non è attaccando l’Italia dei Valori che sconfiggi Berlusconi ma solo alleandoti seriamente e strutturalmente con chi sta dalla parte dei cittadini e in difesa della Costituzione che puoi sperare di farcela.
Dopo – ma solo dopo che hai deciso cosa fare - fatti risentire che parliamo di elezioni regionali.
Ciao, spero a presto,

Antonio Di Pietro
Presidente Italia dei Valori

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1 Gennaio 2010

Condivido, con un ma

napolitano_2009.jpg

Ho ascoltato il discorso del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e direi che è di per sé condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi. Sono improcrastinabili riforme che garantiscano un futuro a questo Paese. Ci vogliono maggiori risorse per le fasce sociali più deboli e interventi economici strutturali seri. Ma per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso: le riforme che vuole questo Governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, quindi processo breve, legittimo impedimento e il solito elenco di provvedimenti ad personam noti ormai a tutti. Insomma, su questo tema, non credo si possa parlare di clima di sospetto, ma di certezza, visto che questi provvedimenti sono già all’esame del Parlamento. Sono sicuro che il Presidente della Repubblica saprà essere garante dei principi della Costituzione e che, questa volta, non firmerà questi orrori

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30 Dicembre 2009

Nel 2010 liberiamoci della classe politica corrotta

capodanno_2010.jpg

Caro 2010 ti scrivo: buon anno a te, buon anno a noi e che sia un anno migliore del 2009!

L'anno che è passato è stato il più orribile della Repubblica italiana. Questi ultimi anni hanno visto al governo un gruppo di persone che, rifacendosi ad un modello piduista, hanno occupato le istituzioni per fare gli affari loro.

Un anno terribile, il 2009, che ha visto milioni di persone perdere il lavoro, compresi i precari della scuola, un anno che ha visto aumentare il numero delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, le piccole-medie imprese distrutte, fiaccate dalla crisi e abbandonate dal governo. Le persone per bene e oneste, quelle che hanno pagato le tasse, sono state derise e irrise dagli evasori fiscali che, con la tangente di Stato (lo scudo fiscale), si sono ritrovati i frutti delle loro rapine come utili personali e non certo della collettività.

Un anno terribile, quello che sta termiando, che dobbiamo mettere alle porte con un impegno nuovo e rinnovato: quello di liberarci al più presto di questa classe politica corrotta.

Il 2010 sarà un anno con un rinnovato impegno che noi dell’Italia dei Valori vogliamo portare avanti non più da soli, poiché ci auguriamo che le persone per bene ci stiano vicino. Ci auguriamo anche, non solo che ci sia più opposizione, ma anche più alternativa, più democrazia.

Per questo cominceremo l'anno nuovo con rinnovati specifici impegni: il referendum contro le centrali nucleari, perchè in Italia, undici, dodici centrali non servono a niente se non a distruggere il nostro Paese; il referendum contro la privatizzazione dell'acqua, perchè almeno l'aria e l'acqua non vogliamo che ce la portino via; il referendum contro la legge ad personam che ancora una volta si stanno accingendo a fare per salvare Silvio Berlusconi, fregandose dell’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale siamo tutti uguali di fronte alla legge. E a questi voglio aggiungere un impegno ben preciso, con il quale partire da subito, fin dai primi giorni del 2010: impedire uno scempio della legalità, della memoria, dedicando una strada o una piazza in onore di Bettino Craxi, che loro definiscono lo statista in esilio: ma quando mai? Era un latitante, un pluri-condannato che ha usato i soldi dello Stato per farsi gli affari suoi; che ha piegato le istituzioni in una collusione fra politica e affari assieme a tanti altri.

E allora si, come ho già detto, facciamola una strada, ma la strada di tutti i latitanti, i corrotti e i corruttori che hanno rovinato la ‘Prima Repubblica’. Noi dobbiamo ribellarci a questa cancellazione della memoria, a questa trasformazione della realtà attraverso racconti finti, attraverso immagini non vere.

Ecco, questi sono gli impegni che prendiamo con i cittadini per l'anno nuovo, primo tra tutti un rinnovato impegno per dimostrare il fatto che un'informazione pilotata, di parte e padronale, racconta le cose in maniera diversa dalla realtà dei fatti, facendo credere ai cittadini che tutto va bene. Tutto va bene per pochi, tutto va male per le persone più deboli, per quelli che non hanno lavoro, non hanno speranza, soprattutto per i giovani. L’Italia dei Valori vuole costruire un’alternativa.

Buon anno a noi, buon anno a tutti voi, buon anno alle persone di buona volontà.

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29 Dicembre 2009

Via Bettino Craxi, 1934-2000, politico, corrotto, latitante

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Sui quotidiani di oggi ci sono degli articoli a dir poco interessanti: la menzogna viene spacciata per verità.
Mettono in evidenza che si deve celebrare il decennale di Bettino Craxi: un omaggio di Berlusconi.
Dopo tutto, chi altri poteva omaggiare un latitante, pluricondannato e corrotto che, commettendo innumerevoli reati, ha rovinato sia la credibilità del Paese che quella delle Istituzioni, se non proprio lui, Silvio Berlusconi? Tra simili si ritrovano.
Ebbene, l'Italia dei Valori lo dice forte e chiaro: abbiamo pietà per i morti, ma nessuna pietà per chi mente. Craxi non era una persona in esilio, era un latitante. Nessuno lo ha cacciato. E' lui che è fuggito per non rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia. E' scappato via perché è stato condannato con sentenza penale passata in giudicato. Era accusato di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, cosa di cui i giornali non fanno alcuna menzione per poterlo spacciare come “grande statista”.

Ma quale statista!?

Quello che con la DC della Prima Repubblica ha indebitato oltremodo le casse dello Stato?
Quello che ha dato la possibilità ad una classe imprenditoriale di crescere non in ragione delle proprie capacità imprenditoriali ma delle mazzette che pagava?

Ritengo che questo fine d'anno volga al termine nella maniera peggiore: un anno in cui il fratellastro di Craxi è stato al governo con il solo fine di produrre leggi per non farsi processare. Un anno che viene sublimato, come dice il sindaco di Milano, dedicando una strada o una piazza al ricordo di Bettino Craxi.

E allora facciamola questa piazza: Piazza Bettino Craxi.
Sotto il nome, però, come in tutte le targhe, scriviamoci anche quel che era: “politico, corrotto, latitante”.

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27 Dicembre 2009

In cambio di..?

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Le moine e le lusinghe con cui, dal portinaio di Palazzo Grazioli ai falsi figli dei fiori del partito dell’amore, stanno corteggiando Bersani, dovrebbero di per sè bastare a far comprendere che dietro la facciata del “dialogo dell’amore” lo aspettano gli stessi bari con le solite menzogne di sempre.

Il fatto che Cicchitto affermi che il processo breve, il lodo Alfano o il legittimo impedimento non siano leggi ad personam, significa delle due l’una: o che non ha alcun rispetto per l’intelligenza degli italiani o che, qualsiasi castroneria il piduista tessera 2232 possa proferire, non altererà lo stato di accordi che sono stati già stipulati nelle segrete stanze o in qualche telefonata di cortesia.

Cicchitto dimentica che esponenti della stessa maggioranza hanno detto esattamente il contrario di quanto lui afferma. Sostenere poi che si deve "disinnescare l'uso politico della giustizia", quando invece il problema reale e' l'uso giudiziario della politica, compiuto da Silvio Berlusconi per difendersi dai processi e non nei processi, mi sembra una colossale menzogna.

"Forza D'Alema" comincia la lettera della fondazione Farefuturo, e ancora "La palla è nel vostro campo, e solo in quello”, ma mi chiedo: in quale campo?
A una o due porte?
Quelle parole sembra vadano lette come: “le condizioni dell’inciucio sono chiare e non sono negoziabili: l’impunità del Premier in cambio di... a voi la palla”.

E’ quel "in cambio di" che getterà il Paese in un periodo politico più buio di quanto non siano stati gli ultimi vent’anni.
E' quel “in cambio di” che non preannuncia nulla di buono per i cittadini e per le istituzioni.
E' con quel “in cambio di” che l'Italia dei Valori non negozierà mai perché la legalità in un Paese democratico non è negoziabile. Mai.

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26 Dicembre 2009

A cattivo intenditor...parole al vento

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Esprimo la mia solidarietà al Pontefice per l’aggressione subita che, per fortuna, non ha avuto conseguenze e auguro al cardinale Etchegaray una pronta guarigione.
Benedetto XVI, durante la benedizione Urbi et Orbi, si è augurato che il Natale ispiri “un generoso impegno per la concorde costruzione di una società più giusta e solidale” aggiungendo che, più che la crisi economica, è la crisi morale che sta colpendo la società. Di questo sono profondamente convinto e ritengo che queste parole debbano portare la nostra classe politica, dalla quale non mi escludo, e in particolare il governo ad una profonda riflessione in quanto questo ha tutte le possibilità per poter dar seguito all’augurio del Pontefice. Certo che, non avendo fatto nomi, il Santo Padre ha avuto subito la riprova che il nostro Presidente del Consiglio, tutt’altro che uomo di principi cristiani, non ha recepito la chiamata alla responsabilità. Infatti, la sua prima dichiarazione, rilasciata dopo le parole del Pontefice, è stata: “Dobbiamo contrastare queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio”, tirandosi fuori, così, da ogni responsabilità per la situazione vigente ed incurante del fatto che lui ed i suoi scagnozzi sono il vero mantice del disagio e dell’istigazione nel nostro Paese.
Chi ha acuito il divario sociale accrescendo senza freni il numero di poveri nell’ultimo anno? 
Gli uomini del governo si sono mai presentati davanti ai cancelli chiusi delle fabbriche, oltre a mandare i celerini, per toccare con mano il disagio degli operai? 
La Gelmini con chi ha condiviso le sue riforme quando ha mandato a casa oltre 100 mila precari in attesa di un posto di ruolo da anni? 
Brunetta, oltre a dare dei fannulloni a coloro che lui stesso rappresenta, cosa ha cambiato nell’amministrazione pubblica? 
Il nucleare, che era stato messo alle porte da un referendum votato da milioni di cittadini, non è stato forse reintrodotto con la stretta di mano immorale tra Berlusconi e Sarkozy?
E’ stata solidarietà quella dimostrata dal governo italiano quando ha drammaticamente ridotto della metà il suo budget per gli aiuti ai Paesi poveri per il 2009 come è venuto a ricordarci Bono, cantante degli U2?
E’ una società giusta quella che nega l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli o verso l’onorevole Cosentino del Pdl, per gravi reati contestati dalla magistratura?
Certamente, se pur con parole diverse, ritengo di aver agito politicamente secondo gli intenti e l’augurio espressi da Benedetto XVI poiché ho sempre creduto che l’equità sociale, la solidarietà ed il rispetto delle regole (e delle leggi), debbano essere alla base del vivere sociale come valori per lo sviluppo e per il progresso.

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24 Dicembre 2009

Il mio augurio agli italiani

esorcisminatalizi.jpg

La mia letterina di Natale è stata ripresa da tutti i media, nelle più variegate interpretazioni e distorsioni. Gesù Bambino sicuramente la interpreterà nella maniera che volevo.

Mentre la mia letterina è in viaggio vorrei augurare un Buon Natale agli italiani.
Il mio augurio è che riescano ad esorcizzare ciò che ogni giorno non và nella loro vita quotidiana, protestando ed appellandosi ai diritti di cittadini per riprendere il controllo della loro dignità, perchè è da questa che si ricostruisce il Paese.

Auguro ai cittadini onesti di "esorcizzare" chi gli sottrae il diritto al lavoro, chi paga il 5% di tasse mentre loro hanno pagato il 50%, chi legge il Giornale e ascolta il Tg1, chi sfoglia 'Chi' dal parrucchiere e non perde una puntata de il 'Grande Fratello', chi paga la mazzetta in ragion della real-economy, chi esalta il compromesso come strumento della ragion politica, chi stampa menzogne con i contributi pubblici, chi specula sull’acqua che è un bene comune, chi ipoteca la vita con una centrale nucleare, chi si proclama salvatore mentre porta il Paese sempre più in fondo alla crisi.

Auguro ai cittadini di ritrovare la capacità di valutare criticamente la notizia e non di subirla, di non pensare alla politica come qualcosa che non li riguarda, di ribellarsi al taxista che sussurra che "niente va bene" e poi vota Pdl o alla vecchietta che piange mentre guarda Emilio Fede, oppure ancora al moderato riformista che, mentre l’Italia cola a picco, aspetta un segnale dall’opposizione titubante che non vuole diventare alternativa di governo.

Un augurio di Buon Natale agli italiani perché si liberino da tutte le lobby che tengono in catene il Paese.

Un altro augurio affinchè si sveglino domani con una gran voglia di cambiare l'Italia, guardando a chi che non li ha mai traditi

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23 Dicembre 2009

Auguri di un Buon Natale

lettera_natale.jpg

Carissimi,

l’anno 2009 volge al termine con un Paese economicamente, istituzionalmente e politicamente in ginocchio per via di un governo scellerato e di un’opposizione che non sempre ha fatto il suo dovere in modo compatto e senza indugi, critica che di certo non posso rivolgere all’ Italia dei Valori.

Il nostro partito è oggetto di attacchi furibondi, supportati da un muro mediatico compatto che vuole confinarci all’opposizione perenne, temendo che il Paese comprenda che in noi c’è il seme di un’alternativa concreta a questa classe politica. Ogni occasione è stata buona nel 2009, e lo sarà in futuro, per porci in cattiva luce nei confronti dell’opinione pubblica perché temono la nostra integrità morale che ci vede sempre con la schiena dritta e mai inclini a compromessi di comodo.

Il riscontro del nostro buon operato, però, lo raccogliamo continuamente nelle piazze, tra gli operai nelle fabbriche, e nella Rete che oggi ci vede interlocutori affidabili tra i partiti per il dialogo con i cittadini e la trasparenza della nostra azione politica.

L’ultimo attacco è stato scagliato in seguito al gesto di un folle che ha ferito il Presidente del Consigli. Alcuni organi di stampa e molti politici hanno montato una ingiustificata campagna politica e mediatica per individuare nella mia persona e nell’Italia dei Valori i mandanti morali che hanno armato quella mano. Nulla di strano in questa caccia alle streghe, se ciò accade è perché l’Italia dei Valori per tutto l’anno ha svolto il suo ruolo di opposizione denunciando con forza, senza far sconti neanche agli altri partiti d’opposizione, le nefandezze di un governo ogni volta che si volevano ridurre gli spazi della democrazia.

Rivolgo a voi tutti i miei più sentiti auguri per queste feste, soprattutto a coloro a cui la crisi non ha lasciato neanche un panettone da tagliare, e aggiungo che vorrei mettere una promessa sotto l’albero di ciascuno: il rinnovato dell’impegno, anche per l’anno che verrà, nel contrastare ogni forma di prevaricazione delle istituzioni, ogni legge che possa portare alla privazione delle libertà individuali e costituzionali dei cittadini.

Un impegno insomma nel difendere la democrazia ed i valori più profondi dello Stato.

Auguri di Buon Natale.

Antonio Di Pietro


Testo del video: "letterina di Natale per un 2010 di ricostruzione"
Caro Gesù Bambino,

fai in modo che l'anno prossimo torni un po' di libertà d’informazione e di democrazia partecipata nel nostro Paese.
Da più parti dicono che nel nostro Paese c'è democrazia, c'è confronto, c'è dialogo. Anzi, adesso dicono che bisogna riaprire la stagione del dialogo.

E se la prendono con noi perché a questo tavolo del dialogo non ci sediamo.
Ma, caro Gesù Bambino, tu lo sai bene com'è fatto il diavolo. Tu lo sai bene che non ci si può fidare di lui. Tu lo sai bene che a un certo punto l'hai dovuto pure mandare via dal Paradiso per relegarlo all'inferno.
Perché con alcune persone, soprattutto con il diavolo, non si può dialogare. Perché si monta la testa. Pensa! Voleva perfino prendere il tuo posto! Capisci che cosa voleva fare il diavolo?

Nel nostro Paese c'è “un diavolo” al Governo che pensa di usare le istituzioni solo per farsi gli affari suoi. Che vuole addirittura cambiare la Costituzione perché nella Carta non è previsto che lui non può essere processato.
Nella Costituzione c'è scritto, invece, che “tutti devono essere uguali di fronte alla legge” e che nessuno deve commettere reati.

Invece questo “diavolo” vuole che nella nostra Costituzione ci sia scritto che alcune persone (lui!) non possono essere processate, non che non possono commettere reati, intendiamoci.
Però lui questo lo chiama dialogo. E, come tu sai, caro Gesù Bambino, capita spesso che qualcuno abbocchi e dica: "Vabbé andiamo a dialogare".

Te lo immagini? Ricordi la storia di cappuccetto rosso? Avrebbe mai potuto dialogare con il lupo cattivo?
Ecco la preghiera che Ti faccio, caro Gesù Bambino: l'anno prossimo mettici in condizione di liberarci politicamente, attraverso l'esercizio democratico del voto, di questo diavolo al Governo.

Soprattutto mettici in condizione di far comprendere ai cittadini italiani che non devono cadere nel trabocchetto dando il loro voto di fiducia a persone che fanno credere di fare il loro interesse, ma che in realtà fanno solo gli interessi propri.

Gesù Bambino apri gli occhi a coloro che, invece di fare opposizione, decidono di fare inciuci con questa maggioranza.

Tu lo sai, Gesù Bambino, che il diavolo non porta da nessuna parte. Non si va in nessun luogo se entrambe le parti non sono mosse da buone intenzioni. E Tu sai meglio di me che nel Governo Berlusconi non ci sono buone intenzioni. Ci sono soltanto intenzioni di una massa di lobbisti, massonica, che utilizza le istituzioni per farsi gli affari propri.

Ecco, questa è la letterina di Natale che consegno a Te, Gesù Bambino.

Apri gli occhi agli italiani prima che sia troppo tardi.

Tuo affezionatissimo, Antonio Di Pietro


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22 Dicembre 2009

Verso un monolito governativo

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Non c’è troppo “sospettismo”, c’è troppa miseria in giro, ed è quella degli italiani lasciati alla deriva della crisi mentre in Parlamento si pensa solo a come salvare qualche doppiopetto dai processi.

In una democrazia sana, con un Parlamento sano, l’opposizione ha la possibilità di presentare gli emendamenti e di proporre disegni di legge. Questo è quello che avremmo fatto se questo governo non ce lo avesse finora impedito, utilizzando decreti, fiducie e bocciando importanti disegni di legge esterni alla maggioranza.
Mi domando perché l’esecutivo e alcuni partiti d’opposizione stiano ora imbastendo una dialettica sterile per definire nuovi significati della parola “accordo”.

Vista dall’esterno questa situazione sembra piuttosto il tentativo di convergere verso un “monolito governativo” che mira ad offrire garanzie e sicurezze ai politici per porli al di sopra della legge, attraverso una politica bipartisan. Io non ci sto, poiché quando si violano le regole bisogna urlare, anzi fischiare, per chiamare il fallo in campo.

Perché il governo insegue forsennatamente un dialogo a parole e un inciucio nei fatti? Perché siamo in prossimità del Natale? Non penso, e allora perché?

Se guardiamo ai fatti non è cambiato nulla rispetto ai precedenti tentativi “di intesa”, per chi c’è cascato: penso alle nomine Rai, alla Commissione di Vigilanza, al Lodo-Alfano, ma potrei proseguire con una lunga lista.

Sarebbe quindi da ingenui pensare ad un ravvedimento operoso del governo. Più mi scervello sul perché dell’accordo, più nella mia mente si fa nitida l’idea dell’ “inciucio”.

Einstein diceva : “Non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema”, affermazione semplice e geniale.

E allora come si può pensare che la crisi economica, il debito pubblico, la crescita esponenziale della povertà, possano essere messe al primo posto da coloro che le hanno derubricate dall’agenda politica, in nome dell’impunità di un leader che li tiene sotto ricatto con lo spauracchio delle elezioni anticipate?

Mi dispiace cari colleghi io, a costo di essere “l’ultimo giapponese”, continuerò a fare opposizione affinché i cittadini comprendano che solo un’alternativa a questo governo può risollevare il Paese dalla profonda crisi economica, sociale ed istituzionale in cui siamo.

Altri video simpatici presi da You Tube in tema di inciucio:

Inciucio a Natale di Marsil59

Presepe inciucione di lukakiri

Domani 23 dicembre-Roma-Piazza del Popolo: SIT-IN

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Mercoledì 23 dicembre, a Roma in Piazza del Popolo lato Pincio, dalle 17.00 alle 19.00 Italia dei Valori aderisce al sit-in di protesta LIBERA RETE IN LIBERO STATO (gruppo Facebook), organizzato da blogger e movimenti, contro le leggi che sono allo studio del governo per limitare la libertà di espressione in Internet.

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21 Dicembre 2009

Come Ponzio Pilato

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Riporto l'intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata oggi a pagina 6 del quotidiano.
Digitando su You Tube la ricerca "Ponzio Pilato" , tra i risultati compare anche un mio video girato il 24 giugno, sei mesi fa, in cui denunciavo il degrado economico, sociale, istituzionale in cui ci ha trascinati questo governo.
Ebbene, son passati sei mesi e nulla, nulla, e ancora nulla è cambiato poichè viviamo in un immobilismo pressoché totale con il Parlamento congelato su riforme ad personam per salvare pochi a scapito di molti.
Un immobilismo politico che umilia i disoccupati, le imprese in difficoltà, gli anziani e tante famiglie, che non potranno permettersi un pasto dignitoso neanche a Natale, e continuano a sperare in riforme che non arriveranno mai.

CdS: Onorevole Antonio Di Pietro, Silvio Berlusconi, parlando dell'attentato subito una settimana fa, e dell'attentatore, dice che «un clima d'odio influenza le menti labili».
Di Pietro: «Guardi: sul piano psichiatrico, Berlusconi ha certamente ragione. È’ possibile che mentì malate, o particolarmente deboli, possano essere eccitate da una certa atmosfera che, purtroppo, si respira nel Paese. Ma a me, a noi, il punto che interessa non è tanto quello psichiatrico, quanto quello politico, giusto?... E allora io mi domando: chi ha fomentato questo brutto clima?».

CdS: Lei, e il suo partito, l'Italia dei Valori, secondo la maggior parte degli esponenti del Pdl siete tra i maggiori indiziati.
Di Pietro: «Ah sì?».

CdS: Sì.
Di Pietro: «E no, proprio no... Io erano settimane che ovunque mi fosse possibile, sui giornali e alla televisione e persino sotto il palco di piazza San Giovanni, in quella magnifica manifestazione che fu il No B-day, ricordavo come il governo ignorasse pericolosamente tutto l'enorme disagio sociale montante. E non solo: arrivai ad essere persine esplicito. Dissi: attenti che qui, prima o poi, a qualcuno saltano i nervi...».

CdS: Insamma, onorevole: la notizia è che lei davvero non si sente responsabile nemmeno un po' di questo clima politico così aspro che...
Di Pietro: «Mi ascolti bene: non soltanto non mi sento assolutamente responsabile. Ma addirittura accuso e denuncio».

CdS: Chi accusa?
Di Pietro: «Questo governo. Un governo che alimenta tensioni ignorando gli interessi dei cittadini, la disoccupazione crescente, dimenticandosi di chi soffre e minando invece di continuo la Costituzione, perseguendo interessi privati di stampo... scriva bene: di stampo piduista. Un governo che pur di raggiungere i propri scopi fa un ignobile ricorso sistematico al voto di fiducia, che utilizza il Parlamento per assicurarsi ogni genere di impunità e che...».

CdS: Capito. E la denuncia?
Di Pietro: «Denuncio il finto buonismo di una opposizione che, di fronte alle nefandezze che ho appena elencato, ha un atteggiamento pilatesco».

CdS: D'Alema sostiene che ciò «che viene chiamato inciucio a volte invece è un compromesso che può essere utile al Paese».
Di Pietro: «Le dico: io D'Alema lo rispetto, ma non lo condivido».

CdS: Sia più preciso.
Di Pietro: «Cosa chiede D'Alema? Riforme. Chiede cioè quanto chiedono sessanta milioni di italiani, compreso, è chiaro, il sottoscritto. Il problema è che per fare una riforma occorre essere in due: e purtroppo, in Italia, Berlusconi, da quando fa politica, ogni volta che si è seduto a un tavolo per discutere non è mai stato d'accordo su niente».

CdS: Quindi quella di D'Alema è utopia? O ingenuità?
Di Pietro: «D'Alema è stato intempestivo. Ciò che propone è tecnicamente, materialmente, eticamente impossibile».

CdS: Il ministro Giulio Tremonti però apre. Nell'intervista rilasciata al Corriere dice che è il momento di varare riforme condivise.
Di Pietro: «Se qualcuno chiedesse a Dracula di gestire la banca del sangue, Dracula si tirerebbe indietro?».

CdS: Tremonti è Dracula?
Di Pietro: «No, Dracula è quel clan, quel gruppo di persone che gestiscono la politica italiana, che condizionano le banche, che lavorano solo per ottenere benefici personali, o per le proprie aziende... Perciò io credo che la prima riforma da fare sia anche l'unica, per ora, possibile».

CdS: Sarebbe?
Di Pietro: «Mandare a casa Berlusconi».

CdS: Senta, nel dettaglio: sul cosiddetto «legittimo impedimento», alternativa al ddl per il «processo breve», qual è la sua posizione?
Di Pietro: «Penso che sia inaccettabile scegliere la strada del male minore».

CdS: Una strada che a molti osservatori, anche nell'opposizione, sembra tuttavia essere politicamente ragionevole.
Di Pietro: «Ragionevole stabilire che la legge è uguale per tutti tranne che per Silvio Berlusconi?».

CdS: Cosa pensa di D'Alema candidato alla guida del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi?
Di Pietro: «Ah! È candidato?».

CdS: Sembra di sì.
Di Pietro: «Mah... Non ho preconcetti. D'Alema ha sempre servito bene il Paese: è stato premier, ministro e, dunque, ha le carte in regola... Solo, ecco, con amarezza mi chiedo perché certe cariche così importanti debbano essere decise nei sottoscala e non in Parlamento...».

CdS: Regionali, alleanze. Aggiornamento sui rapporti con l'Udc?
Di Pietro: «Io non ho preclusioni sull'Udc, ma su talune candidature non eticamente compatibili È un messaggio importante dire ai lettori: guardate, noi candidiamo solo gente perbene. Io stesso, nel mio partito, sono molto vigile».

CdS: Vigila anche su altro all'interno dell'Idv?
Di Pietro: «Non ho capito la domanda...».

CdS: Vigila sui dissidenti?
Di Pietro: «Il prossimo anno avremo un bel congresso. Certo non so se il partito, così giovane, possa già fare a meno di me...».

CdS: Un'ultima domanda: ha visto su YouTube quel video che mette in dubbio l'autenticità dell'attentato contro Berlusconi?
Di Pietro: «Sì, l'ho visto... Quel video è una solenne fesseria».

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16 Dicembre 2009

Gli ipocriti dell'amore

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Si vota oggi la ventisettesima fiducia in Parlamento e poi accusano noi dell'Italia dei Valori di instillare un clima di odio. Questo continuo calpestare la democrazia ed i suoi meccanismi è la causa del disagio sociale che passa attraverso le istituzioni. E' da qui che parte la vera miccia dell'odio, da questo Governo.

Riporto uno stralcio di un'intervista rilasciata oggi al quotidiano L'Unita'.

Antonio Di Pietro: Tutte le tv stanno lavorando per criminalizzare l’IdV, Annozero, il gruppo Espresso, pure l’Unità: vogliono trovare gruppi e persone da colpire. Dietro questo atteggiamento ci sono chiari messaggi mafiosi. Chi deve capire poi capisce. Vogliono l’annientamento politico e fisico degli avversari politici, si infervora Antonio Di Pietro.

L'Unità: Anche lei non sta abbassando i toni…
Antonio Di Pietro: Loro li hanno alzati fino alle minacce fisiche, Cicchitto ha dato indicazioni sulle persone da colpire.

L'Unità: E lei non ha niente da rimproverarsi?
Antonio Di Pietro: Si scambia la vittima per l’aggressore, quando c’è un governo fascista e piduista per fortuna c’è qualcuno che inizia a fare resistenza.

L'Unità: Sì, ma in Italia non c’è il fascismo…
Antonio Di Pietro: Scusi, ma quando c’era il Duce, la colpa era di chi denunciava o di chi limitava la libertà? Ci si poteva liberare di lui senza i partigiani? .

L'Unità: Ma l’Italia è una democrazia!
Antonio Di Pietro: La democrazia c’è solo con la pluralità dell’informazione, e in Italia è controllata, la magistratura è ridotta all’impotenza, la Corte Costituzionale è accusata di guerra civile. L’unica differenza è che non c’è l’olio di ricino.

L'Unità: Se c’è il fascismo prima o poi qualcuno spara…
Antonio Di Pietro: Non si faccia confusione. La nostra è una resistenza democratica e pacifica. Chi minaccia sono loro, che criminalizzano le opposizioni.

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15 Dicembre 2009

Come prima, piu' di prima

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Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati.

"Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento vorrei rivolgermi al Ministro Maroni. Proprio sul piano tecnico so che molti le hanno rivolto delle critiche rispetto alla sicurezza nei confronti del Presidente del Consiglio. Anch'io giro tutti i giorni nelle piazze, in mezzo ai cittadini che vogliono sentire il contatto. Non credo - e mi dissocio da quanti la pensano diversamente - che si possa fare molto di più di quel che sta facendo la polizia. In questo senso non ho alcuna critica da rivolgere né a lei né alle forze di polizia.
Veniamo alla valutazione di quello che è successo. Ieri ho espresso solidarietà umana a Berlusconi per l'aggressione subita e deplorazione per la violenza causata da quello squilibrato. Oggi esprimo solidarietà totale, mia e del partito, alle persone condannate a morte dall'onorevole Cicchitto. A morte, sì, perché questo è il primo passo per quella criminalizzazione che egli ha ritenuto di fare anche oggi qua in Aula (in ossequio a quanto ha detto il Presidente della Repubblica, di abbassare i toni) nei confronti di Travaglio, Santoro, magistrati come Spataro e Ingroia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico), giornalisti de L'espresso, di Annozero e anche nei confronti nostri, dell'Italia dei Valori, che abbiamo una sola colpa: quella di non voler essere zittiti, quella di voler fare opposizione, quella di voler dire le cose in modo chiaro, quella di volere aprire gli occhi a questo Paese, che per colpa di una disinformazione totale in mano ad un Presidente del Consiglio, che controlla quella pubblica e quella privata, sta facendo credere ai cittadini il contrario della verità (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Sì, è vero, c'è un clima di disperazione nel nostro Paese, ma un clima di disperazione che non abbiamo prodotto noi. Noi non facciamo la nostra opposizione in odio a Berlusconi. Per amore del nostro Paese facciamo opposizione (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). È per amore del nostro Paese che noi, da quindici anni a questa parte, stiamo dicendo che i provvedimenti che vengono presi tutti i giorni da questo Governo sono provvedimenti che umiliano le coscienze, che mortificano le istituzioni. Noi da quindici anni stiamo dicendo che questo modello di Governo che toglie ai poveri per dare ai furbi, che toglie alle persone oneste per privilegiare i disonesti, che favorisce oggettivamente i criminali, che viene incontro a coloro che violentano la legge e che non rispettano le regole del gioco, ciò fomenta l'odio, la disparità di trattamento.
Questo crea odio, questo crea disperazione, questo arma la mano.
Noi crediamo che l'istigazione sia derivata proprio dai comportamenti di questa maggioranza e di questo Governo che sta piegando il Parlamento soltanto per fare leggi ad uso e consumo proprio.
Se davvero volete rispettare il dettato del Presidente della Repubblica, allora cominciate nei prossimi giorni a non portare in Aula quel che oggi volete ancora più prepotentemente portare in Aula: provvedimenti che servono a far sfuggire dalla giustizia persone che dovrebbero rispondere alla giustizia, provvedimenti come il processo breve e come il lodo Alfano-bis. Non si può accettare che in nome di un'elezione in forza di una maggioranza di voti ricevuta dagli italiani si possa violare la legge e si possa violare la Costituzione.
Per questa ragione noi dell'Italia dei Valori non ci lasceremo mortificare dalla vostra arroganza. Non accetteremo in nome di una pacificazione sociale che voi possiate continuare a fare leggi come vi pare e piace e possiate continuare a dividere il Paese tra le persone che volete favorire e tutti gli altri che volete mandare all'inferno.
Noi continueremo a fare opposizione in modo chiaro e determinato e non si spacci per violenza quella che è la nostra opposizione: esercizio democratico delle nostre funzioni (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Noi respingiamo il tentativo squallido di criminalizzazione che volete rivolgerci e lo fate semplicemente perché volete in questo modo far passare in cavalleria tutto quanto avete fatto sinora. Sinora voi non avete governato nell'interesse del Paese ma avete governato nell'interesse di una lobby piduista che si è impossessata della democrazia di questo Paese (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Voi avete governato e state governando solo ed esclusivamente per fini personali.
Anzi, siete andati al Governo per interessi prettamente giudiziari.
Allora lasciate a noi fare la nostra opposizione, che faremo oggi e domani più di prima, ma nella stessa forma democratica di prima (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"

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Fuori dal sistema

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Riporto una mia intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica.

Antonio Di Pietro: Raccolgo l'appello del capo dello Stato fermo restando il diritto-dovere dell'Italia dei Valori di fare opposizione. Chiara nel linguaggio, dentro e fuori il Parlamento.

La Repubblica: Si rende conto, onorevole Di Pietro, che Napolitano ce l'aveva anche con lei? Non ha senso che gli uni diano la colpa agli altri per il clima che si è creato.
Antonio Di Pietro: Cosa le devo dire? Cifaremo carico delle sue raccomandazioni.

La Repubblica: Una risposta tiepida.
Antonio Di Pietro: Allora, aggiungo: far in modo determinato la mia opposizione e star ancora pi attento a non dare l'occasione di strumentalizzarmi a coloro che vorrebbero a tutti i costi trovare un colpevole per il clima di disagio sociale. E facile accusare noi, che siamo considerati fuori dal solito giro degli amici del sistema. Ma io sono sempre stato nei limiti, rispettando le leggi.

La Repubblica: Non le sembra di aver superato i limiti quando haparagonato Berlusconi a Hitler?
Antonio Di Pietro: Ho scattato la fotografia del momento. Non è colpa mia se alcuni provvedimenti voluti dal premier, come le leggi ad personam, hanno il chiaro senso di una violenza alla Costituzione. Ma Berlusconi l'ho contrastato raccogliendo un milione di firme per le strade d'Italia, non brandendo un bastone.

La Repubblica: A maggior ragione, domenica poteva esprimere la solidarietà al premier senza fare distinguo, senza dire che era lui l'istigatore.
Antonio Di Pietro: I piani sono due. C'è il gesto inconsulto di un matto da legare che va condannato. Un atto riprovevole contro la persona, le istituzioni, il Paese. Dall'altra parte c'è un'italia esasperata: 1O mila persone stanno scioperano a Termini Imerese. Non solo dipendenti Fiat, ma anche commercianti e famiglie. Nelle fabbriche italiane gli operai non arrivano alla fine del mese. Non è giusto fare finta di niente. E non accetto che con un colpo di spugna si faccia il lavacro di una politica menefreghista.

La Repubblica: Il lancio della statuetta potrebbe essere il colpo di spugna?
Antonio Di Pietro: Ho buona memoria. Non dimentico che Berlusconi qualche giorno fa voleva strozzare gli autori delle fiction sulla mafia. Non dimentico che criminalizza i magistrati che fanno il loro dovere, che irride e deride gli organi di garanzia, che pretende di non essere giudicato perché è stato eletto dal popolo.

La Repubblica: Il violento è il premier?
Antonio Di Pietro: Intendo dire che sarei davvero un ipocrita ad andarlo a trovare in ospedale. Non aiuterebbe il dialogo, farebbe solo confusione rispetto alla chiara distinzione dei ruoli. Confermo la mia solidarietà, ma anche la mia ferma opposizione al governo. Anche perché tra pochi giorni sarà portato alle Camere il trittico processo breve - lodo Alfano bis - impedimento strumentale. Non possiamo certo smettere di contrastare il governo. O vogliamo dire che il lodo Alfano bis serve alle quattro più alte cariche dello Stato? Diciamolo ma non è vero. O che il legittimo impedimento e il processo breve servono ai cittadini? Ma non prendiamoci per i fondelli. Servono a Berlusconi per non essere chiamato dalla magistratura.

La Repubblica: Bersani ha fatto visita al premier. E un ipocrita?
Antonio Di Pietro: Rispondo delle mie dichiarazioni e delle mie azioni. E lo faccio davanti ai miei elettori.

La Repubblica: Ha letto gli attacchi che le arrivano dal Pdl al Pd? E se avessero ragione loro?
Antonio Di Pietro: Prendo atto. Posso essere criticato, ma non si può dire che sia ambiguo. Non intendo modificare la mia opposizione parlamentare solo perché c'è stato un gesto violento, questo è il punto.

La Repubblica: La parlamentare dell'Idv Sonia Alfano si rifiuta di esprimere solidarietà a Berlusconi mafioso, corruttore, piduista. Questa è violenza?
Antonio Di Pietro: La stanno strumentalizzando. Lei dice che condanna il gesto ma non si iscrive al partito che adesso vorrebbe cancellare le questioni legate ai rapporti tra mafia e politica. Vuole tenere distinte l'aggressione personale a Berlusconi dall'azione politica di Berlusconi. In realtà stiamo tutti dicendo la stessa cosa ma fa comodo puntare il dito solo contro di me, contro di noi. Perché siamo visti come un corpo estraneo all'ipocrisia istituzionale.

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14 Dicembre 2009

L'opposizione non si ferma

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Ribadisco che ne' io ne' l'Italia dei Valori intendiamo giustificare in alcun modo il gesto scriteriato di un malato di mente che deve essere assicurato alla giustizia e rispondere di ciò che ha commesso. Noi però non intendiamo associarci all'ipocrisia e al perbenismo di maniera di chi vorrebbe, per colpa di questo fatto grave, giustificare le politiche governative che hanno creato disagio e allarme sociale.

Una politica governativa, che in materia economica, in materia di giustizia sociale e di parità dei diritti, ha creato allarme sociale e tensione nella cittadinanza. Questa è la ragione per cui non intendo associarmi agli ipocriti tanto al chilo e ai benpensanti di maniera.

Non intendo fare alcuna valutazione delle dichiarazioni altrui, intendo assumermi la responsabilità delle mie dichiarazioni e di quelle che rilascio in nome dell'Italia dei Valori, un partito che è all'opposizione di questo Governo e continuerà, dentro e fuori il Parlamento, a fare un'opposizione determinata nell'azione, chiara nel linguaggio, senza ipocrisia, senza ripensamenti e senza cadere nel trabocchetto di chi vuole usare questo grave episodio per giustificare politiche governative che meritano tutta la riprovazione sociale.

Già nei giorni scorsi avevo lanciato l'allarme. Vedevo, e vedo ancora nella società reale, un disagio sociale crescente. E' chiaro che se un disturbato mentale, che non ha il controllo dei propri freni inibitori, commette un fatto cosi grave, è giusto assicurarlo alla giustizia e condannarlo, verificando le ragioni per cui lo ha fatto.

Ho profondo dolore per il fatto, e profonda riprovazione per quel gesto inconsulto, ma ho anche assunto la responsabilità di differenziare quello che è successo dal buonismo di maniera di chi vorrebbe giustificare quel dramma per far passare in cavalleria le politiche governative basate su interessi personali e di nessun interesse pubblico, portate avanti in questi mesi.

Non mi associo al club degli ipocriti e dei falsi ben pensanti che si incravattano e si mettono il cerone facendo credere che va tutto bene. Non va tutto bene: questo Paese ha raggiunto un livello di allarme sociale preoccupante che va curato intervenendo sul piano dell'economia reale, sul piano degli ammortizzatori sociali, sul piano della solidarietà e della giustizia sociale. Su questo bisogna intervenire per eliminare a monte il rischio di una ribellione e di una protesta continua.

Dicono che il mio tipo di opposizione istiga. Mi rendo conto che qualcuno vorrebbe che l'opposizione non ci fosse e vorrebbe sentire dire da tutti quanti che va tutto bene. Il governo e il Parlamento non fanno leggi negli interessi dei cittadini, ma per una casta di cittadini, con un Presidente del Consiglio che opera senza alcun rispetto nei confronti degli organi di controllo, nei confronti degli organi di garanzia, nei confronti del Parlamento e nei confronti dei cittadini.

Continueremo a fare opposizione nello stesso modo di prima, perché riteniamo necessario che questo Parlamento faccia dei provvedimenti in materia di economia reale, in materia di ammortizzatori sociali e di giustizia sociale, provvedimenti che servono a tutti i cittadini. Lo dico con toni sereni senza alcuna alterazione, ma domani mattina sarò ancora in piazza a manifestare affinché questo Governo pensi ai cittadini e affinché questo Parlamento faccia leggi negli interessi di tutti, non il legittimo impedimento, il processo breve o il lodo Alfano bis, provvedimenti che contrasteremo, nonostante quello che è avvenuto ieri, non li faremo passare in cavalleria.

Sono contro la violenza, senza se e senza ma, ma ciò questo non vuol dire che devo smettere di fare opposizione a questo Governo. Non confondete le idee ai cittadini, una cosa è la violenza fine a se stessa che va combattuta e contrastata, l'altra è l'opposizione ad un governo piduista e fascista che deve essere fatta senza sconti sul piano parlamentare e politico.

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13 Dicembre 2009

Chi semina vento raccoglie tempesta

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L'aggressione nei confronti di Berlusconi e' un gesto inconsulto e sconsiderato che noi dell'Italia dei Valori deploriamo e condanniamo fermamente. Ma questo non può e non deve giustificare e legittimare il totale abbandono nel quale il Governo ha lasciato le fasce sociali più deboli, i lavoratori che hanno perso il lavoro e tutti coloro che non arrivano alla fine del mese.

Già nei giorni scorsi ho segnalato l'esasperazione che ho avuto modo di notare nelle piazze, durante le manifestazioni. E ho lanciato l'allarme che il menefreghismo del Governo, prima o poi, avrebbe rischiato di procurare reazioni negative.

Condanniamo fermamente l'accaduto e ripeto che non è prendendosela con me che si affronta il problema.

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12 Dicembre 2009

Diretta streaming - L’Alba di una nuova resistenza

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"L’Alba di una nuova resistenza. Informazione, politica, denuncia" è il tema della manifestazione pubblica che avrà luogotra poco, a partire dalle ore 16 in diretta streaming dall’ex deposito locomotive di via Messina Marine, a Palermo.

Oltre al leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e alla sottoscritta interverranno: Benny Calasanzio, Peter Gomez, Felice Lima, Gianni Lannes, Rosario Crocetta, Salvatore Borsellino, Gioacchino Genchi, Giuseppe Lumia, Fabio Repici, Piergiorgio Morosini e Petra Reski.

Questi ultimi mesi avranno un incredibile valore nella storia, a volte difficile ma sicuramente variegata, del nostro Paese. Da tempo avevo bisogno di mettere i puntini sulle "i", di fare una analisi completa di cosa "eravamo" a gennaio 2009 e cosa "siamo" oggi, alle porte del 2010.

Io credo che le cose siano cambiate e anche parecchio, ma ho bisogno che parlino i diretti interessati. I protagonisti di questo "cambiamento". Magistrati, giornalisti, politici e società civile che racconteranno le loro esperienze e il loro punto di vista. Grazie al mio gruppo al Parlamento Europeo, l'ALDE, sabato 12 dicembre avremo la possibilità di condividere molteplici esperienze, insieme a tanti nomi illustri e competenti. Sono certa che queste piccole luci siano l'alba di una nuova resistenza».

Sonia Alfano

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10 Dicembre 2009

Caso Cosentino: il governo umilia il Paese

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Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi alla Camera, dove ho chiesto le dimissioni da parte del Sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino.

Testo dell'intervento

Il gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori ha presentato questa mozione rivolgendosi al Governo, non all'onorevole Cosentino né al sottosegretario Cosentino, perché a lui avevamo già chiesto di dimettersi da tempo, ed anzi di affidarsi al giudizio dei magistrati.
Siccome egli non lo ha fatto, non intende farlo e intende rimanere nel posto in cui si trova, a noi dell'Italia dei Valori non restava che rivolgerci direttamente al Governo, per sapere se non ritenga giusto, per il rispetto delle istituzioni e per la credibilità del Governo, del Parlamento e di tutte le istituzioni del Paese, che una persona, colpita da un provvedimento cautelare per partecipazione in concorso ad associazione mafiosa, non svolga le funzioni di componente del Governo.
Questa è la mozione di cui dobbiamo discutere, è di questo che vogliamo che il Governo renda conto al Paese, spiegandoci la ragione per cui intende mantenere nella propria compagine il sottosegretario Cosentino, peraltro con una mansione e una funzione di primissimo piano quale quella di coordinatore del CIPE, il Comitato interministeriale per la programmazione economica.
Abbiamo sentito la risposta del Governo, o meglio non abbiamo sentito la risposta del Presidente del Consiglio che non c'è (è altrove a far danni); abbiamo sentito la risposta del sottosegretario Brancher, persona peraltro conosciuta alla cronaca perché anch'egli ha beneficiato abbondantemente delle riforme volute dal Governo Berlusconi, in quanto, tra una prescrizione e soprattutto una depenalizzazione, le sentenze penali di condanna in appello ora sono prescritte o depenalizzate.
Già questo indica il modo con cui il Governo intende porsi rispetto al quesito che abbiamo formulato. Cosa chiediamo al Governo? Chiediamo per quale ragione esso non si fa carico di chiedere ad un sottosegretario di farsi da parte, nel mentre egli è accusato non di un reato qualsiasi, ma di un reato - vorrei ricordare - per il quale è obbligatoria la misura cautelare.
Molte persone continuano a dire che non c'era bisogno di arrestarlo: capisco che volete cambiare anche la legge sulla criminalità organizzata per non arrestare neanche coloro per i quali vi sono gravi indizi rispetto all'associazione mafiosa, ma grazie a Dio, ancora per un po' - spero per qualche giorno e per tanto tempo ancora - coloro che sono accusati e nei cui confronti vi sono gravi indizi di reato in ordine alla partecipazione ad associazioni criminali di tipo mafioso e camorristico devono essere arrestati per forza, perché così prevede la legge.
Dire, quindi, che il magistrato ha un fumus persecutionis perché ha emesso l'ordine di cattura, magari per fatti risalenti nel tempo, è un non senso, proprio perché il provvedimento cautelare è obbligatorio. Questa cosa non la dico io, ma la dice la legge!
Voglio fare riferimento ad un'altra questione, che vorrei restasse agli atti, anche se capisco che qui dentro non interessa ciò che sta scritto negli atti, ma interessa votare per partito preso e per ordine ricevuto (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Quando si valuta un fatto-reato, si valuta il capo di imputazione, perché il capo di imputazione è l'argomentare del pubblico ministero che racchiude la fattispecie delittuosa. Ebbene, il capo di imputazione che riguarda il sottosegretario Cosentino individua - perché la legge impone che sia individuato - il tempo del commesso reato. L'ordinanza di misura cautelare così si esprime: condotta delittuosa avvenuta in provincia di Caserta sin dall'inizio degli anni Novanta e perdurante. Lo dico perché molte persone, anche qui e anche oggi, hanno detto che sono fatti risalenti nel tempo.
Non so se sia chiaro, ma questa mattina abbiamo vietato ai magistrati di arrestare una persona, e oggi non impegnamo il Governo a far dimettere una persona che, secondo l'accusa della magistratura, in questo momento sta ancora concorrendo ad attività mafiosa di tipo camorristico perdurante (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Perdurante! Questo è il fatto così come è scritto nel capo di imputazione!
È un fatto per cui noi chiediamo al Governo di sapere per quale ragione, rispetto ad un'accusa così grave, non si sente il bisogno di dare credibilità alle istituzioni, di riportare un po' di fiducia nel Paese che le istituzioni sono governate da persone che o non hanno commesso niente, o, se hanno qualcosa da giustificare davanti ai magistrati, per prima cosa vanno dal magistrato a farsi giudicare, piuttosto che a criminalizzare i magistrati! Certo, viene facile correre dal magistrato dimettendosi, magari da Ministro, se si sa che si è innocenti; ma questo, evidentemente, non può esser la ragione che invoglia Cosentino a correre dal magistrato.
Di che cosa è accusato? Perché questo è il tema delicato! È accusato non di un'associazione a delinquere per commettere furti di auto, ma di un'associazione a delinquere tesa a rafforzare - dice testualmente il capo di imputazione, che è appunto il cardine su cui si fonda l'accusa - i vertici e l'attività del gruppo camorristico facente capo a Bidognetti e Schiavone. E perché fa questo lavoro? Il capo di imputazione spiega anche il perché favorisce questo gruppo camorristico: lo favorisce per avere sostegno elettorale, cioè per stare qua! Per stare al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Per stare qua, per stare ancora e ancora in via perdurante, a fare questo lavoro!
Lo ha fatto, non lo ha fatto: i magistrati devono giudicarlo, non noi che non dobbiamo permettere alla magistratura di giudicare! Ancora adesso. E mica solo per fare questo, ma per permettere vantaggi e rapporti tra imprenditoria, mafia e pubblica amministrazione; addirittura per fare indebite pressioni confronti di enti prefettizi, per incidere sulle procedure dirette al rilascio di certificazione antimafia, dice il capo di imputazione!
Ed ancora: egli ancora e tuttora si attiva al fine di impedire, come nel caso del comune di Mondragone, il corretto dispiegarsi della procedura finalizzata allo scioglimento dell'ente locale per infiltrazione mafiosa. Ed ancora: Cosentino esercitava, imposizione sovraordinata a Valente e Orsi, il reale potere direttivo di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti. Ed ancora: sfruttava detta attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante assunzione di personale di diversa utilità. E infine: tutto ciò avviene ancora in via perdurante.
Ma allora, mi chiedo, e chiedo al Governo, non a Cosentino, chiedo al Presidente del Consiglio che non c'è, non a Brancher, all'epoca suo dipendente; chiedo al Presidente del Consiglio per quale ragione non si debba sentire il bisogno che il Governo riacquisti credibilità rispetto ad un fatto così delicato e grave su cui sta inquisendo la magistratura. Cosa chiediamo quindi? Chiediamo senso di responsabilità, senso del limite. Invece cosa fa il Governo? Perché, lo ripeto, avanziamo la mozione in esame al Governo, non a Cosentino, che non ha ormai orecchi per sentire. Chiediamo al Governo tutto questo, e il Governo per tutta risposta non solo non dà alla magistratura l'autorizzazione all'arresto, ma addirittura dice che deve rimanere a fare il sottosegretario, rimanere a dirigere il CIPE; anzi, vuole diventare anche «governatore»: «governatore» di quel territorio entro cui in via perdurante, secondo l'accusa, sta svolgendo attività mafiosa (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
Cosa fa il Governo? Nel mentre stiamo discutendo di Cosentino, in altre stanze si sta discutendo di processo breve, per non far svolgere neanche i processi; si sta discutendo di legittimo impedimento, anzi di illegittimo abuso dell'impedimento. Si sta discutendo alla fine di formulare un lodo costituzionale, piegando anche la Costituzione a interessi personali!
Questo sta facendo il Governo. Allora non ha alcun senso che siamo ancora qui a dire che vogliamo le dimissioni di Cosentino. Vogliamo le dimissioni di questo Governo perché questo Governo sta impoverendo la credibilità delle istituzioni (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) perché questo Governo - ce lo ha detto il «popolo viola», sabato - umilia il Paese, affossa la democrazia e riduce gli spazi di legalità. Questo è un Governo che prima o poi sarà farà la fine di Cosentino (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Leggi anche:
- Caso Cosentino: le dichiarazioni dei pentiti (www.italiadeivalori.it)

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6 Dicembre 2009

I frutti della Magistratura e delle Forze dell'ordine

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Ieri Berlusconi, a reti unificate, si è appuntato la stella da sceriffo per l’arresto di due latitanti. Lo ha fatto con lo stesso stile sfoderato per la consegna delle case in Abruzzo, per la costruzione delle quali il suo governo non aveva messo un cent, o con lo stesso stile sfoderato quando ha dichiarato di aver fatto concludere l’accordo per il gasdotto South Stream tra Turchia e Russia mentre, in realtà, ne era completamente estraneo.

Il suo obiettivo è ingannare milioni di cittadini attraverso le bugie propinate per mezzo delle sue televisioni, tanto la confutazione, poi, avviene sempre per vie meno battute, internet e qualche giornale, ed il bilancio è comunque a lui favorevole: più ingannati che ravveduti.

Io ritengo che le Forze dell’Ordine e la magistratura abbiano svolto un lavoro eccellente portando a termine e concludendo, dopo anni di attività gomito a gomito, di indagini, di pedinamenti e di intercettazioni un’importante operazione contro Cosa Nostra. Ma questo non ha alcuna relazione con il governo Berlusconi, anzi, se le indagini e le prove non fossero state già raccolte, con le 'leggi canaglia' di questo governo Nicchi e Fidanzati sarebbero liberi e tranquilli. Peraltro, ora potremmo rivolgere direttamente a Fidanzati una delle dieci domande che la Padania e la Lega, quando avevano a cuore i cittadini, nel 1998 rivolsero a Berlusconi:

"Signor Berlusconi, lei almeno una volta sostenne che le 22 holding alla testa del suo impero societario vennero costituite da Umberto Previti per pagare meno tasse allo Stato. Nessuno dubiterà mai più di queste sue affermazioni quando lei spiegherà per quale ragione affidò consistenti quote delle suddette 22 holding alla società Par.Ma.Fid. di Milano, la medesima società fiduciaria che nel medesimo periodo gestì il patrimonio di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di soldi sporchi per conto di Alfredo Giuseppe Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Carmelo Gaeta e altri boss della mafia siciliana operanti a Milano. Perché la Par.Ma.Fid. ?".

Il Presidente del Consiglio pensa di rigettare le accuse di Spatuzza con gli arresti portati a termine dall’Antimafia. Qui non c’è in ballo il fatto che lui sia un “capomafia” ma che abbia fatto accordi con "una parte della Mafia". Alle rivelazioni puntuali di Spatuzza, si risponde confutando quelle accuse, e non consegnando due latitanti che nulla hanno a che fare con i fatti riferiti dal pentito. I latitanti, tra l'altro, sono stati arrestati per meriti altrui, e nonostante al governo ci siano, forse, dei fiancheggiatori di coloro ai quali danno la caccia. Il fatto che siano stati arrestati due latitanti è la riprova che, forse, qualcosa riusciremo a salvare dello Stato, ma dobbiamo affrettarci prima che il disegno sia completo ed il cancro del berlusconismo invada tutte le istituzioni.

Un No B-Day ogni giorno e l'Italia dei Valori risponderà sempre: "noi ci siamo"

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Mille bandiere un unico ideale: la democrazia

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Non so se provare più amarezza per Il Giornale, che mi attribuisce la regia della manifestazione del 5 dicembre, o per gli articoli de Il Corriere e La Repubblica, che hanno dato piu' spazio a chi non era in piazza e al perchè ha fatto bene a non esserci piuttosto che ai manifestanti.

Chi non c’era, non c’era e basta, e i cittadini sanno valutare senza alcuno scivolo opinionista che li confonda.

Il trattamento riservato all’Italia dei Valori, che alle manifestazioni contro questa maggioranza non rinuncia, non desta alcuna sorpresa. Oggi è stato rigorosamente rispettato “il tipico copione del giorno dopo” delle manifestazioni popolari. E’ accaduto nei V-Day del 2007 e 2008, sia a Piazza Navona sia a Piazza Farnese.

Chi ieri era in piazza sa tutto. Infatti, chi ieri era in quella piazza, oggi ha capito che siamo in un regime semplicemente leggendo i giornali e, soprattutto, ascoltando la maggiorparte dei vergognosi tg. Il rammarico ed il raggiro sono, semmai, per i cittadini che non c’erano e per chi è fuori dalla Rete.

E’ con questa nuova classe di “emarginati da Internet” che il governo tiene il vento in poppa.

Non solo ieri, ma anche oggi è un giorno di successo per il No B-Day perchè chi ha aderito, e partecipato, ad una delle tante manifestazioni in Italia ed Europa, ora ha la consapevolezza assoluta di trovarsi in un’Italia semi-libera, dove partiti e sponsorizzatori mediatici si spartiscono le spoglie dei cittadini.

Italia dei Valori ringrazia tutti coloro che hanno partecipato ed organizzato l’evento.

Ieri noi abbiamo voluto dimostrare di esserci con le nostre bandiere, con la nostra raccolta firme perché noi ogni giorno ci facciamo carico di rispedire a casa questo Presidente del Consiglio, ogni giorno diamo voce nelle istituzioni alle migliaia di richieste di aiuto che si sono sollevate nelle piazze di ieri. E, quando i cittadini chiamano, per noi è il momento dell'ascolto, della verifica e della conferma che stiamo bene interpretando i loro bisogni.

Sono orgoglioso di esserci stato, ragazzi, come cittadino prima e come politico poi.

I miei ringraziamenti su Facebook

Visita l'area del No B-Day

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2 Dicembre 2009

Svegliamoci prima che sia troppo tardi

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Ieri sera sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballaro'. Pubblico il video ed il testo del mio intervento, dove rispondo alle dichiarazioni del ministro Sandro Bondi in tema di giustizia.

Testo dell'intervento

Al contrario di quanto afferma l'onorevole Bondi, credo che sia Berlusconi a perseguitare la giustizia e non la giustizia che perseguita Berlusconi. Credo che ci si debba difendere nel processo e non dal processo. Ormai ci si difende dal processo attraverso leggi ad personam, denigrazione degli organi giudiziari e attraverso strumentalizzazioni continue, mi dispiace che, a pensarla così, siano non soltanto alcuni parlamentari del Pdl ma, addirittura, qualcuno della coalizione di cui faccio parte.

Mi permetto di essere d'accordo con il ministro Bondi: il problema non è Berlusconi in quanto tale, ma il berlusconismo che sta invadendo tutte le istituzioni, del quale si sta ammalando tutta la politica e il sistema degli affari in Italia. Non c'è amministrazione pubblica che non sia sotto indagine. Siamo alla vigilia di quello che era accaduto tra la fine del 1991 e l'inizio del 1992, un’Italia piena di mazzette, tangenti, malaffare, dove tutti facevano finta di non vedere e chiudevano gli occhi, fino ad arrivare al punto in cui si diceva “tanto lo fanno tutti”, come disse l'allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi.

Non è solo la questione dei processi che riguardano Berlusconi, ma tutte le pubbliche amministrazioni dove c'è un senso di impunità, un livellamento al ribasso dell'etica pubblica, dove la colpa è di coloro che svolgono le indagini e non di coloro che commettono i reati.

Sono orgoglioso, da cittadino e da rappresentante politico, di partecipare alla manifestazione del “No B-Day”, che si svolgerà il 5 dicembre, a Roma, dove centinaia di migliaia di persone indosseranno un indumento di colore viola con il quale vogliono mandare un messaggio importante al Paese: “Svegliamoci prima che sia troppo tardi, prima che la dittatura ritorni in questo Paese”.

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1 Dicembre 2009

La bocca della verita'

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Gianfranco Fini
, Presidente della Camera dei Deputati, dice in privato cio' che l'Italia dei Valori dice in pubblico. Ci auguriamo che passi dalle parole ai fatti e spenga l'interruttore di questa legislatura e di questo governo prima che sia troppo tardi.

Riporto di seguito la trascrizione del fuori onda tra Gianfranco Fini e il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi alla giornata conclusiva del "Premio Borsellino" del 6 novembre 2009 a Pescara.

Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?)... uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."

Trifuoggi: "Pare che basti, no"

Fini: "Pare che basti"

Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"

Fini: "E ci mancherebbe altro"

Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi:
"E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"

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30 Novembre 2009

Lapsus, scorciatoie e strade maestre..

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Enrico Letta ha scoperto, e ne siamo venuti a conoscenza tramite le sue ambigue dichiarazioni, che Berlusconi non è uno statista. A questa presa di coscienza io arrivai durante gli anni di tangentopoli. Ora sono alla fase due: Berlusconi non solo non è uno statista, ma è anche un poco di buono. Ci troviamo di fronte ad una persona coinvolta in diversi reati, dalla corruzione all’evasione fiscale, al falso in bilancio e, forse, anche qualcosa di più.

Se l’incipit del discorso di Letta è ambiguo, il resto è imbarazzante e merita una rettifica per sgombrare il campo da messaggi ambigui e lapsus freudiani.

Letta, nella sua intervista pubblicata oggi dal Corriere della sera, afferma che “il Pd non cercherà scorciatoie" per far cadere il governo, ma seguirà “la strada maestra delle urne” e - aggiunge - “il Pd considera legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo”, e fin qui lo seguo, e “dal processo”, e qui mi perdo. E si perdono anche gli elettori. Difendersi “dai processi”, infatti, è quello che sta facendo senza tregua dal primo giorno di legislatura questo presidente del Consiglio, e lo sta facendo a spese degli italiani. Il fatto che il 5 dicembre migliaia e migliaia di cittadini manifestino in tutta Italia e in molte città del mondo contro Berlusconi, ad esempio, cos’è, una “scorciatoia?”.

Chiedere a questo premier di andare a testimoniare nei processi che lo vedono coinvolto o chiedergli di riferire in Parlamento piuttosto che a ‘Porta a Porta’, è una scorciatoia?
Se dovesse arrivare a Berlusconi un avviso di garanzia per le stragi del ’93 dovrebbe difendersi “dal processo”, depenalizzando i reati ascrittigli, come ha già fatto in altri processi?
Urlare per difendere l’uso delle intercettazioni, o sussurrare che non passerà una sola legge ad personam, significa “non percorrere la strada maestra?”.
Battersi, notte e giorno, contro Berlusconi in Parlamento e nelle piazze, non significa tentare “scorciatoie” per disarcionare un presidente del Consiglio, ma evitare che l’Italia scivoli in un modello di repubblica sovietica che piace a pochi e umilia molti.
La strada “maestra” non può essere quella della solitudine dettata da complessi di primogenitura o da logiche separatiste, poiché sarebbe una strada senza sbocco.

Caro Enrico, se soltanto quest’uomo si facesse processare, secondo la legge, tu ed io non saremmo neanche qui a parlare di lui, se non con un pallottoliere per contare gli anni che dovrebbe scontare prima di tornarsene ad Arcore.
Questa maggioranza non è una maggioranza “di governo”, ma una maggioranza ricattata o complice. O quantomeno pilatesca, ridotta all’esecuzione dei voleri di una persona. La nostra democrazia ha trovato il suo punto debole nella XVI legislatura con questa maggioranza, andata al governo con certe promesse elettorali, salvo poi rimangiarsele mettendo in scacco il Paese. Ma quale strada maestra? Quale maggioranza?
Qui siamo trattati a “Pravda e manganello”, caro Enrico.
Spero di vederti il 5 dicembre, a Roma, al No B Day. Io e l’Italia dei valori ci saremo, anche con la pioggia, per ascoltare dal palco i lavoratori in cassa integrazione e i precari senza futuro. Così come saremo alla vostra manifestazione dell’11 e 12 dicembre. E’ il contatto con la gente che non bisogna mai perdere per non diventare dei “berluscones”: questa è la sola, ed unica, strada maestra, il resto è politichese da quattro soldi. Il 5 dicembre, a Roma, vedremo chi dei tuoi colleghi sta con la gente e chi si chiude nel bunker. Spero tu sia tra i primi.

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Cominciamo dalla Calabria

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Italia dei Valori e' consapevole che una delle sfide piu' importanti per la politica e' il cambiamento li dove i presupposti per farlo sembrano ridotti ai minimi termini. In Calabria stiamo dando impulso ad una inversione di tendenza che e' cominciata nel nostro partito.

La Calabria vive una profonda emergenza nel settore del lavoro, della sanità, della tenuta sociale: la Giustizia è un miraggio e la sicurezza e lo sviluppo sono messi in discussione dalla 'ndrangheta e da una classe politica che prima si serve dei voti sporchi e poi serve i poteri criminali che lucrano sugli appalti pubblici. Crediamo che senza cambiare le facce il cambiamento sia non solo impossibile, ma addirittura inimmaginabile.

Non ci interessa quale candidato sceglierà il centrodestra visto che mentre si concentrano su uno, dopo due giorni il sovrano Berlusconi, come Caligola, sceglie il medico della madre. Trattano la Calabria come roba loro, merce di scambio in uno scacchiere di potere.

Al centrosinistra abbiamo offerto una opportunità irripetibile: un candidato che viene dalla società civile, un imprenditore con le mani pulite capace di rinnovare questa regione. Pippo Callipo non è un nostro iscritto, ma rappresenta i nostri ideali politica e lo sosterremo. E stiamo preparando una lista di qualità che possa raccogliere la parte migliore di questa regione: le persone che rendono lustro alla Calabria nel resto d'Italia e all'estero assieme a quelle che in Calabria resistono.

Per questo noi denunciamo che non saremo noi a consegnare la Calabria al centrodestra, ma quel Partito Democratico irresponsabile che ci propina ancora personaggi decotti quando non collusi con il sistema masso-mafioso di potere e che Luigi de Magistris aveva scoperto con le sue indagini.

Cominciamo dalla Calabria, dalle sue risorse umane e naturali, per far ripartire il Sud e far ripartire il Paese.

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26 Novembre 2009

Il Paese deve fermarsi e loro devono rispondere

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L'assoluzione dell’onorevole Cosentino da parte del Parlamento è stata una vergogna. Il fatto che sia stata respinta nella serata di ieri anche la mozione Italia dei Valori, che chiedeva le sue dimissioni da sottosegretario all’Economia, è altrettanto vergognoso. Ma le dichiarazioni di un pentito come Spatuzza che tirano in ballo un Presidente del Consiglio, un senatore della Repubblica e ora anche il Presidente del Senato come referenti di Cosa Nostra e le relazioni con i capi mafia – se davvero fossero vere e riscontrate - non sarebbero solo una vergogna, ma un attentato allo Stato di diritto e alla democrazia.

Ecco perché credo sia necessario – per il bene del Paese – pretendere che i magistrati siano lasciati in pace a lavorare per scoprire se le accuse dei pentiti di mafia siano credibili o meno. Anzi, in un paese normale sarebbero gli stessi chiamati in causa (Silvio Berlusconi, Schifani, Dell’Utri), a sollecitare le indagini della magistratura. Berlusconi, invece, si fa fare dal “suo” Parlamento le leggi per non farsi giudicare, Dell’Utri se la prende con gli organi di informazione e Schifani minaccia querele.

Io, come cittadino e parlamentare, chiedo al Presidente del Senato di correre in un’aula di tribunale per smentire con i fatti quei macigni così ben circostanziati e che parlano di lui, di Filippo Graviano e dei loro presunti incontri. Così come vorrei che Silvio Berlusconi si presentasse spontaneamente, prima che qualche giudice trovi il coraggio di notificargli un avviso di garanzia, per confutare le dichiarazioni e le prove raccolte su di lui che lo indicano come “possibile mandante”, con il sodale Dell’Utri, delle stragi del '93. Questo vogliono sapere i cittadini e lo vogliono sapere attraverso le indagini della magistratura e non attraverso i proclami di ‘Porta a Porta’ o le denigrazioni dei giornali di famiglia contro i magistrati che indagano sulla vicenda. Qui non si tratta di “mettere il Paese nelle mani dei pentiti”, come sproloquia Quagliariello, ma di essere certi che il Paese non sia in mano alla mafia.

Il Paese deve fermarsi ora, adesso, ogni cittadino di questa Italia a pezzi vuole sapere da Berlusconi, Schifani e Dell’Utri se possono rimanere al loro posto. Qui non si tratta del patrimonio di un impresentabile corruttore, di una mazzetta, di estorsione, evasione, di aerei di Stato o lettoni di Putin, qui si tratta di sapere se le più alte cariche dello Stato hanno contribuito a far crescere e prosperare il potere mafioso nel nostro Paese.

Qui è in gioco la stabilità sociale, politica ed economica del Paese. Una cosa è sicura, questo non è un complotto dei soliti comunisti o una trama supportata da falsi volantini di brigatisti, qui si parla di pentiti e quintali di fascicoli e prove documentali da confutare.

Piazza Navona, piazza Farnese, il No B Day, gli appelli della stampa e della società civile, le centinaia di migliaia di firme, non sono sufficienti, la situazione è scivolata di mano in Italia. I parlamentari, anche quelli onesti, passano di giorno in giorno al di là della barricata dell’onestà, ricattati, corrotti da privilegi e soldi facili. Nel mezzo le vittime, i cittadini confusi, rassegnati, messi nelle condizioni di non sapere, frastornati da una realtà artefatta dalle televisioni che negano, confutano, inventano e diffamano.

Non rimane che ragionare su come la Comunità Internazionale possa intervenire per vigilare sulla situazione politica italiana. Dopo tutto se gli Stati Uniti hanno deciso di scendere in campo per destituire Saddam e portare la democrazia in Iraq, possono tranquillamente intervenire per rianimare quella italiana e assicurare alla giustizia i nostri politici.

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25 Novembre 2009

Vogliono privatizzare la Protezione Civile

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Pubblico il video e il testo dell'interrogazione dall'On. Antonio Borghesi sull'esistenza di una bozza di decreto-legge recante la costituzione, per lo svolgimento delle funzioni strumentali del dipartimento della Protezione Civile, di una società per azioni con capitale interamente pubblico.

La domanda

Antonio Borghesi: Signor Presidente, signor Ministro, noi dell'Italia dei Valori le chiediamo se sia vero che in uno dei tanti, troppi decreti-legge allo studio sia prevista la costituzione di una società per azioni per lo svolgimento di funzioni strumentali al Dipartimento della Protezione civile - tra cui la progettazione, la scelta dei contraenti, la direzione dei lavori, la vigilanza, l'acquisto di forniture e servizi - e se sia prevista effettivamente la stabilizzazione di 1.200 persone e l'assunzione di 50 dirigenti presso la predetta società.

La risposta

Elio vito: Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, posso subito confermare all'onorevole Borghesi che il Dipartimento della Protezione civile sta effettivamente studiando e valutando alcune soluzioni normative relative alla cessazione dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania e all'avvicendamento delle funzioni del commissario delegato per il sisma dell'Abruzzo del 6 aprile 2009, il dottor Bertolaso, con il commissario delegato, il presidente della regione Abruzzo. Tutto ciò ha il fine di consentire che i predetti procedimenti possano avvenire in modo ordinato e coerente, senza che ne derivi alcuna soluzione di continuità a detrimento del complesso di iniziative poste in essere per il superamento di entrambi i contesti emergenziali.
Circa quanto da lei richiesto, onorevole Borghesi, in ordine alla ventilata adozione della normativa in oggetto mediante la forma del decreto-legge, posso dirle che allo stato ancora nulla è stato deciso e che spetterà al Consiglio dei ministri, qualora tale proposta venga avanzata, valutare l'opportunità dell'impiego di un tale strumento normativo in relazione alle esigenze di natura temporanea e alle condizioni di fatto sussistenti.
Per quanto riguarda un altro aspetto della sua interrogazione, sono attualmente al vaglio del competente ufficio legislativo del Dipartimento della Protezione civile alcune misure atte a consolidare e migliorare la capacità di risposta del Dipartimento stesso nella tutela delle primarie esigenze delle popolazioni colpite da disastri tali da richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza.
A tale proposito, non si può escludere che nell'intervento normativo in corso di confezionamento vi possa essere anche spazio per l'inserimento di disposizioni aventi ad oggetto il personale del Dipartimento della Protezione civile, così come - eventualmente - anche una nuova strutturazione dello stesso Dipartimento.
Circa il personale, che da tutti - anche a livello internazionale - è riconosciuto come particolarmente motivato e qualificato nella gestione delle emergenze, si sta valutando la possibilità di attuare procedure di reclutamento nei ruoli della pubblica amministrazione; e circa l'eventuale costituzione di una società in house con compiti prettamente strumentali essa risponderebbe alle medesime finalità di efficacia, efficienza ed economicità dell'azione propria del Dipartimento della Protezione civile.
In ogni caso, ribadisco che si tratta di norme che sono ancora in fase di studio e di riflessione: dunque non è possibile in questa sede giungere a indicazioni o a conclusioni sulle ricadute di un'eventuale tale normativa che sarà conclusivamente adottata, né è possibile prefigurare adesso valutazioni sul merito degli orientamenti che saranno infine prescelti e che naturalmente saranno portati a conoscenza del Parlamento.

La replica

Antonio Borghesi: Signor Ministro, lei non conferma e non smentisce, ma poiché circola già l'articolato - si tratterebbe dell'articolo 11 di un decreto-legge che dovrebbe essere approvato domani - noi dell'Italia dei Valori le diciamo che dopo la privatizzazione dell'acqua saremmo di fronte ad un provvedimento di privatizzazione della protezione civile, che rappresenta una delle funzioni più delicate e più importanti in uno Stato moderno: una funzione che, proprio perché deve intervenire sulle emergenze, spesso può farlo al di fuori delle regole e dei controlli.
Noi ne parliamo in un momento in cui, in Abruzzo, già si sta assistendo ai primi arresti per la gestione degli appalti del dopo-terremoto, dopo che questo Governo ci aveva garantito una particolare prevenzione, che, evidentemente, è fallita.
Con un provvedimento come questo vi saranno eventualmente ancora meno controlli e quindi ancora più tangenti; inoltre, ci troviamo di fronte ad un meccanismo che si colloca al di fuori di tutte le regole che il Ministro Brunetta - che non c'è più e se ne è andato - chiede invece di far rispettare. Ma così andremmo alla stabilizzazione di tanti precari e di tanti dirigenti - amici evidentemente di Bertolaso -, senza una valutazione di merito e senza un concorso: ci chiediamo che cosa potrebbe raccontare poi il Ministro Gelmini a tutti i precari della scuola che hanno perso il loro lavoro!
Concludo: complimenti, ancora una volta siamo e saremo in presenza, se venisse confermato questo provvedimento, di interessi privati in atti d'ufficio.
Noi dell'Italia dei Valori, signor Ministro, ve lo diciamo con forza: prima o poi dovrete rispondere al Paese del modo disinvolto con cui state trattando le cose pubbliche come se fossero affari privati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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23 Novembre 2009

10 risposte a 10 domande di Micromega

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Ringrazio Salvatore Borsellino e Andrea Scanzi per avermi rivolto 10 quesiti sull’Italia dei Valori. Sono uno stimolo per fare chiarezza sul partito e per rimediare a eventuali errori commessi.

Ho accolto, quindi, con favore le segnalazioni che mi sono state fatte in quanto mi permettono di valutare meglio la situazione all’interno del partito. Per questa ragione, sono aperto a tutte le critiche a patto, però, che siano costruttive e non mosse da egoismi personali, frutto di disinformazione, rancori personali, vittimismo, disfattismo o malcelata voglia di ricerca di visibilità a buon mercato.

Il dovere dell’Italia dei Valori è quello di dare il buon esempio ed essere al di sopra di ogni sospetto: qui nessuno ha intenzione di predicare bene e razzolare male, è un partito che ha fatto della questione morale le proprie fondamenta.

Il processo di democratizzazione del partito, che in tanti giustamente chiedono, è già in corso. Dal 2001 a oggi ho cercato di costruire una casa aperta a tutti. All’inizio ho mantenuto la direzione dei lavori ritenendolo un mio preciso dovere in quanto ideatore del progetto. Adesso che la casa è quasi pronta, sono ben felice che siano gli inquilini a scegliere il proprio amministratore.

Non a caso il 5, 6 e 7 febbraio si terrà a Roma il primo Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori.

Ma il mio impegno solenne, con tutti voi, è quello di fare ancora più attenzione in futuro. Chi entra nell’Italia dei Valori dovrà sottoscrivere un Codice Etico che verrà approvato nel Congresso di febbraio. Il Codice sarà vincolante per tutti: iscritti e aderenti non iscritti.

Per il momento vi riporto una bozza articolata (scarica il documento) in 14 punti e invito tutti a leggerla, commentarla e migliorarla con suggerimenti e consigli.

Ecco di seguito le domande e le risposte.

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c'è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per "immoralità" l'essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell'Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile? (Leggi la risposta)

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è "neanche più condannato" perché il suo reato, secondo la "normativa successiva non è più neanche reato". Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – "non sono più neanche reati"? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 416 bis, ma per un "banalissimo abuso d'ufficio" di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei "banalissimi abusi"? (Leggi la risposta)

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell'IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all'altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all'opportunismo e al trasformismo? (Leggi la risposta)

4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle "Agende Rosse". Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire "definitivamente" a casa nostra? (Leggi la risposta)

5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla "democratizzazione" interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle "primarie"? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d'Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste? (Leggi la risposta)

6) L’Italia dei Valori è diventato il privilegiato approdo di molti delusi da sinistra, più per demeriti altrui che per meriti propri. E’ un partito che usufruisce di voti fluttuanti, radicalizzati ma non radicati. Un voto “in assenza di”: non un’adesione pienamente convinta. Quando scatterà – se scatterà – l’appartenenza? (Leggi la risposta)

7) L’immagine attuale dell’Italia dei Valori è quella di un partito in cui le personalità maggiori coincidono con Di Pietro e De Magistris: due ex magistrati. E’ normale o piuttosto il segnale che il “giustizialismo” può diventare un assillo, quasi una devianza patologica? (Leggi la risposta)

8) La questione morale è centrale nell’Italia dei Valori. L’inchiesta di MicroMega sembra però avere infastidito la nomenclatura. Per chi fa politica come l’IdV sempre sull’orlo del populismo, è costante il rischio che a furia di fare i Robespierre prima o poi spunti un Saint-Just a rubarti scena (e testa). Non è per questo particolarmente sbagliato minimizzare i problemi interni (per quanto inferiori alla media)? Non avvertite l’esigenza di dimostrare che le Sonia Alfano e i Gianni Vattimo non erano specchietti per le allodole? (Leggi la risposta)

9) Il momento più basso dell’IDV è stato il voto contrario alla Commissione d’Inchiesta sulle mattanze a Bolzaneto e Scuola Diaz, quando il vostro partito era al governo. E’ di queste settimane il calvario di Stefano Cucchi. L’impostazione “poliziottesca” dei quadri dirigenziali dell’IDV (emblematico il caso Giovanni Paladini) può portare a una sottovalutazione di vicende analoghe? La vostra attenzione alla legalità contempla anche il garantismo e il coraggio di non reputare intoccabili magistrati e forze dell’ordine? (Leggi la risposta)

10) L’Italia dei Valori prospera per la risibile debolezza del Pd e perché il bipolarismo italiano è drammaticamente atipico: non centrosinistra e centrodestra, ma berlusconiani e antiberlusconiani. Questa radicalizzazione avvantaggia un partito di lotta come l’IDV: di lotta, ma non di governo. Cosa farà l’Italia dei Valori quando Berlusconi non ci sarà più? Non è un partito che, paradossalmente, per prosperare ha bisogno anzitutto del Nemico? (Leggi la risposta)

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Le 5 domande di Salvatore Borsellino:

1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c'è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per "immoralità" l'essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell'Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?

Antonio Di Pietro: Innanzitutto voglio ringraziare, dal più profondo del cuore, l’amico Salvatore Borsellino che – con le sue domande – mi onora di interloquire con Lui e con Micromega. Egli e tutti gli amici delle “agende rosse” sanno quanto noi dell’IdV teniamo in considerazione e difendiamo a spada tratta la loro ricerca di verità in merito all’omicidio del giudice Paolo Borsellino ed alla malefica trattativa che lo Stato ha portato avanti in quel periodo con la Mafia.
Quanto al merito della domanda, preciso subito che la “sintesi giornalistica” mi attribuisce affermazioni che, in verità, non corrispondono al mio pensiero e mi scuso se in precedenza non sono stato sufficientemente chiaro. Ribadisco, allora, che una cosa è l’incandidabilità tecnica, altra l’immoralità acquisita di talune candidature.
Non tutti i reati possono essere considerati ostativi per una candidatura: così, ad esempio, in caso di condanna per reati di opinione (es. diffamazione, vilipendio) bisogna analizzare caso per caso, altrimenti finiremmo, un domani, a non poter candidare neanche coloro che oggi fanno feroce opposizione al Governo Berlusconi (tu stesso Salvatore, io, Travaglio, De Magistris e così via ma penso anche a Gioacchino Genchi che considero un leale servitore dello Stato e, soprattutto, quasi tutti i blogger o coloro che criticano in rete la politica berlusconiana rischiando per ciò solo di essere denunciati per diffamazione). Viceversa non si può limitare l’incandidabilità solo alle persone condannate in via definitiva, altrimenti dovremmo ammettere le candidature non solo di Dell’Utri (condannato “solo” in primo grado per Mafia) ma anche del sottosegretario Cosentino del Pdl o del sen. Tedesco del Pd), il che, francamente, mi sembra inopportuno e fuori luogo. In verità, ci sono alcuni personaggi che – pur avendo essi la “fedina penale” totalmente pulita – non candiderei lo stesso sotto il simbolo dell’Italia dei Valori (iscritti alla P2, faccendieri del sottobosco politico, estremisti della violenza, “utilizzatori finali” e così via).
In questi anni ho sempre cercato di tradurre i predetti concetti in azione concreta attraverso le politiche del partito dell’Italia dei Valori e - se qualche volta non ci sono riuscito, come in effetti pure mi è capitato - non è né per malafede né per cattiva volontà ma, semplicemente, perché, come a tutti, capita anche a me di sbagliare (ed a volte mi sono sbagliato proprio, come per il caso De Gregorio).
Proprio per questa ragione ho accolto e accolgo sempre con favore le segnalazioni che mi vengono fatte – come per quelle pubblicate da Micromega – in quanto mi permettono di valutare (e rivalutare) meglio la situazione all’interno del partito. L’importante, caro Salvatore, non è pretendere di non sbagliare mai ma di non perseverare nell’errore. Questo principio, ovviamente, vale per me ma deve valere anche per coloro che “fanno le pulci” all’IdV giacché alcune delle critiche che sono rimbalzate sulle cronache giornalistiche in questo periodo sono davvero frutto di disinformazione, di rancori personali, di vittimismo, di disfattismo o di malcelata voglia di ricerca di visibilità a buon mercato.

2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è "neanche più condannato" perché il suo reato, secondo la "normativa successiva non è più neanche reato". Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – "non sono più neanche reati"? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 416 bis, ma per un "banalissimo abuso d'ufficio" di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei "banalissimi abusi"?

Antonio Di Pietro: No, non ritengo affatto che “che l’IdV possa candidare persone che hanno commesso reati che, grazie alle depenalizzazioni del Governo Berlusconi, come il falso in bilancio, non sono neanche più reati”! Ma questo non è il caso di Orazio Schiavone. Egli non è stato affatto condannato per un reato poi depenalizzato dal Governo Berlusconi (ed in verità non è nemmeno mai stato condannato in via definitiva essendo il procedimento ancora in corso). E’ semplicemente successo che si è riscontrata una differenza fra la legislazione europea e quella italiana in merito all’abilitazione professionale dei medici chirurghi per esercitare anche l’attività di dentista. Il dr. Schiavone è un medico chirurgo (iscritto all’Ordine dei medici di Avellino dal 1993 al n.ro 3164) ed ha anche la specializzazione di odontoiatra (iscritto all’Albo degli odontoiatri di Avellino al n.ro 241). Quindi egli poteva e può esercitare legittimamente tale professione (tanto è vero che tiene attualmente anche una rubrica di informazione medica su un qualificato periodico di settore). All’epoca dei fatti, però, in Italia vigeva una legge che prevedeva come necessaria una abilitazione specifica per i medici chirurghi che volessero fare anche i dentisti. Cosa che invece le regole della Comunità europea hanno poi escluso. Oggi la questione è stata superata giacchè la nostra legislazione ha recepito – e non poteva fare altrimenti - quella della Commissione europea. Sono però rimaste in sospeso le posizioni processuali di tutti quei medici – e sono oltre 3.000 (diconsi tremila, si badi bene), tra cui Schiavone – che all’epoca vennero denunciati sulla base della legge italiana e senza tener conto della sopravvenuta normativa europea. La questione è comunque superata per il dr. Schiavone che, come detto, avendo egli anche l’abilitazione di odontoiatra, non potrà che essere assolto nel merito. Come si vede la vicenda del dr. Schiavone non c’entra nulla con le “depenalizzazioni del Governo Berlusconi” e non può comportare l’esclusione dal diritto costituzionale di un individuo ad esercitare l’elettorato attivo e passivo, anche perché trattasi di fatti non previsti dalla legge come reati e che comunque il dr. Schiavone non risulta aver commesso.
Quanto alla posizione processuale dell’on.le Amerigo Porfidia, ribadisco innanzitutto che non è vero che egli sia mai stato processato e nemmeno indagato per associazione mafiosa ex art. 416 c.p. Tale affermazione è un’autentica falsità, pubblicata a suo tempo da alcuni organi di informazione, a cui l’on.le Porfidia ha immediatamente e tempestivamente risposto anche querelando e citando in giudizio per diffamazione gli autori.
L’on.le Porfidia non è nemmeno mai stato indagato – e men che meno condannato – per “abuso d’ufficio” né per alcun altro reato commesso nella sua funzione di Sindaco o Pubblico amministratore. Vi è solo stato, anni addietro, una lite privata per motivi di lavoro con un suo socio sfociato in reciproche denunce, per cui oggi egli si ritrova – a distanza di tanti anni e per inerzia della giustizia – ancora sotto indagine (ripeto, sotto indagini preliminari e mai nemmeno rinviato a giudizio) per il reato di violenza privata ex art. 610 c.p. (così come risulta dal suo certificato dei carichi pendenti).
Ciò nonostante – e proprio per evitare strumentalizzazioni e incomprensioni - l’on.le Porfidia, non appena usciti gli articoli del Corriere della Sera che nel gennaio del 2009 parlavano della sua posizione processuale (posizione che, ripetesi, nemmeno lui conosceva per non aver mai ricevuto nemmeno mai alcun avviso di garanzia), si è correttamente sospeso dal partito ed è immediatamente uscito dal gruppo parlamentare. Quindi egli, a tutt’oggi, non fa parte dell’IdV e potrà tonare in squadra solo dopo aver risolto i suoi problemi con la giustizia.
In conclusione né io né l’IdV né lo stesso on.le Porfidia riteniamo che “i giovani vogliano essere rappresentati da persone che “abbiano commesso banalissimi abusi”. Nel caso in questione, però, non vi è stata alcuna “condanna” (e nemmeno un avviso di garanzia) e non trattava di “abusi di ufficio”, men che meno di associazione mafiosa. Inoltre, l’on.le Porfidia è ora sospeso dal partito perché riteniamo che – anche se si tratta di una privatissima vicenda – egli debba prima aspettare il responso dell’Autorità giudiziaria. Sfido qualunque altro partito e qualunque altro parlamentare ad avere la stessa attenzione e sensibilità che abbiamo avuto noi dell’IdV e lo stesso on.le Porfidia.

3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell'IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all'altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all'opportunismo e al trasformismo?

Antonio Di Pietro: Questa è davvero una domanda che mi sono fatto molte volte ed a cui non è facile dare una risposta. Certo, la questione si potrebbe essere risolta semplicemente negando l’iscrizione al partito ed escludendo dalla candidatura qualsiasi persona abbia mai fatto politica in precedenza. Ma così facendo faremmo due sbagli.
In primo luogo, metteremmo tutti i politici sullo stesso piano ed invece non è così in quanto ci sono politici che – pur avendo fatto esperienze in altri partiti - sono delle bravissime persone che hanno fatto bene il loro dovere e sono rimaste con le mani pulite pur operando in partiti e territori poco raccomandabili. Anzi, proprio per questo loro diverso modo di essere e di fare, spesso sono state messe all’angolo dai partiti di provenienza e hanno chiesto a noi ospitalità per continuare ad operare nel loro territorio. Disperdere le loro energie ed escluderli sarebbe un atto di arroganza e di violazione della deontologia politica che un “partito di massa” - come IDV vuole essere - non può commettere.
In secondo luogo, non è affatto vero che qualsiasi persona che non proviene da precedenti esperienze politiche sia sempre meglio di chi ha già fatto politica. Ancora una volta bisogna distinguere da caso a caso, valorizzando le tante professionalità e persone per bene che vogliono affacciarsi per la prima volta alla politica mosse da autentici sentimenti di partecipazione democratica (e tu Salvatore ne saresti un fulgido esempio) e ci sono autentici arrivisti e disfattisti che si spacciano per “migliori” e sono a loro volta solo deprecabili approfittatori e truffatori.
Ciò premesso, è vero: in tutti questi anni di attività politica di IDV, è capitato che sono entrati nel partito persone provenienti da precedenti esperienze politiche e persone che si sono affacciate alla politica per la prima volta. In entrambi i casi, molte volte sono state delle scelte azzeccatissime , alcune altre meno ed alcune pessime.
Così ad esempio Massimo Donadi e Luigi De Magistris, tanto per citare solo alcuni nomi, sono personalità che prima non avevano fatto mai politica e che oggi sono fiori nell’occhiello della politica italiana e punto di riferimento dell’azione politica di IDV. Parimenti, personalità politiche di lungo corso come Leoluca Orlando e Gianni Vattimo - pur provenienti da altri partiti - rappresentano un’importante impalcatura di credibilità del nostro partito. Allo stesso modo potrei dire di tanti altri.
Viceversa, abbiamo avuto sia collaudati personaggi politici che neofiti della politica che – a loro volta – ci hanno fatto rimpiangere amaramente di aver dato loro spazio (il caso De Gregorio docet).
Come e cosa fare allora? Non è facile riuscire sempre a far “quadrare il cerchio”, ma ci sto faticosamente provando. So che probabilmente mi troverò ancora a sbagliare ma sono convinto della necessità – per la sviluppo e la migliore azione politica dell’IdV – di realizzare un “miracoloso mix” tra “vecchi e nuovi” della politica (purchè tutte persone per bene), in modo che esperienza ed innovazione possano creare lo stimolo e le condizioni adatte a raggiungere il risultato.
Accetto, quindi, le critiche ma invito anche in questo caso a “ricapare il grano dal lollio”, vale a dire a differenziare le critiche positive da quelle solo disfattiste e umorali. Le “critiche positive” (come quelle di Micromega) per me rappresentano uno stimolo a stare ancora più attenti a chi viene imbarcato nella caravella di IDV (e prometto che lo farò con ancor più determinazione già dalle prossime elezioni regionali). Le “critiche negative” sono quelle strumentali avanzate da persone – per lo più sempre le stesse – che, pur di apparire, denigrano gli altri (un po’ come gli spettatori allo stadio che si sentono tutti arbitri della situazione anche quando non capiscono nulla di calcio). Penso, per intenderci, a coloro che reclamano maggiore democrazia e partecipazione all’interno di IDV e poi nemmeno si iscrivono né partecipano alla fase congressuale in atto (come se il partito dovesse riservare loro qualche strapuntino di visibilità solo perché esistono e contestano e non perchè fanno realmente qualcosa di utile per il paese e per il partito).


4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle "Agende Rosse". Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire "definitivamente" a casa nostra?

Antonio Di Pietro: E’ un mio impegno preciso e deciso e – se dovessi fallire – sarò io stesso a togliere le tende e tornarmene al mio paesello. Già le candidature alle ultime elezioni al Parlamento italiano e soprattutto a quelle al Parlamento europeo ed alle recenti elezioni amministrative lo possono dimostrare. Mi creda, caro Borsellino, non c’è un solo partito che più di noi ha aperto le sue liste alla società civile, ove addirittura abbiamo raccolto centinaia e centinaia di curricula di onorabilissime persone che per la prima volta si affacciavano alla politica e che hanno accettato di candidarsi con noi ed anche di assumere ruoli istituzionali di primissimo piano in pochissimo tempo (come per esempio a Firenze, l’assessore Cristina Scaletti, tanto per citarne una per tutte).
Per i giovani, poi, abbiamo previsto un percorso congressuale specifico ed agevolato per entrare a far parte – a tutti i livelli - della “squadra” del partito e dei ruoli politici all’interno delle istituzioni. Come noto, IDV è in piena fase congressuale per il rinnovo della propria classe dirigente (sul nostro sito internet www.italiadeivalori.it sono riportate tutte le modalità di adesione, partecipazione e candidature) e ai giovani sotto i 35 anni è stato riservato un percorso specifico per ritrovarsi tutti all’interno del Dipartimento “Giovani IDV”, con un proprio Coordinatore nazionale (che entrerà di diritto nell’Esecutivo nazionale di IDV) ed altrettanti territoriali (che pure entreranno di diritto negli Esecutivi regionali e locali del partito). Ad essi sarà pure riservata – a tutti i livelli - una quota di candidature che loro stessi si sceglieranno.
Insomma, IDV è una casa aperta per i giovani e per la società civile che vogliono affacciarsi alla politica. Anzi è la loro casa. Ovviamente ci vuole anche da parte loro buona volontà, senza arroccarsi su verità precostituite e senza sedersi subito sugli allori, respingendo gli altri solo per non vedersi invaso il proprio terreno di visibilità.


5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla "democratizzazione" interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle "primarie"? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d'Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?

Antonio Di Pietro: Non solo penso che sia giunto il tempo di “democratizzare” il partito, ma lo sto già realizzando. Come in tutte le cose, c’è sempre qualcuno che all’inizio di tutto mette la prima pietra. Così ho fatto io. In questi anni – dal 2001 ad oggi – ho cercato di costruire una casa ampia ed aperta a tutti. E’ ovvio che all’inizio non bastano coloro che portano le pietre, c’è bisogno pure di chi li mette in ordine per fare in modo che non crolli tutto. Ho mantenuto perciò la direzione dei lavori nella convinzione che a questo ruolo non potevo sottrarmi, visto che ero stato io l’ideatore della casa comune. Oggi posso orgogliosamente dire che siamo al tetto e che la casa è quasi pronta. Sono ben felice, quindi, che a scegliere l’amministratore siano direttamente i condomini della casa. Abbiamo avviato perciò sin dall’inizio di quest’anno, il tesseramento e abbiamo già fissato sia il Congresso nazionale (5-6-7 febbraio 2010, a Roma) che quelli regionali e territoriali (da realizzarsi tutti entro i primi mesi dell’anno prossimo).
Ritengo fondamentale che - per partecipare alla vita del partito e far sentire la propria voce - bisogna iscriversi al partito e quindi partecipare alla fase congressuale, proprio come accade in qualsiasi comunità plurale. Se invece si preferisce dar vita ad un’adesione più mediata ci si può limitare a votare per la forza politica che propone il programma e l’azione che si ritenevano più vicina ai propri ideali. Non ritengo ancora maturo – invece – data la giovane età di IDV e la ancora gracile struttura organizzativa – ricorrere ad indistinte ed informi primarie, con il rischio che strutture organizzate (ad esempio del PDL, della Lega ma anche organizzazioni destabilizzanti create appositamente ad hoc da chi ci vuole male) possano infiltrarsi nelle urne e decidere la distruzione del partito.
Per il resto, hai ancora una volta ragione tu Salvatore: anche io ho notato che nel territorio ci sono giovani che si avvicinano all’IdV (e di questo ne sono felice) ma a volte trovano ostacoli posti da taluni dirigenti locali del partito (e questo voglio assolutamente evitarlo). Dobbiamo insieme contrastare queste chiusure preconcette e retrograde prima che creino sfiducia nei giovani. Proprio per questo abbiamo previsto gli appositi Dipartimenti nazionale e territoriali “Giovani IdV”: per far in modo che costoro possano avere direttamente accesso alle strutture del partito e decidere autonomamente il loro futuro politico e le loro attività nel territorio, senza dover sottostare obbligatoriamente ai diktat locali. Ovviamente – e spero tu converrai con me – anche i Giovani dell’IdV devono rispettare le regole del partito e misurarsi democraticamente con gli altri, accettando poi la volontà della maggioranza come si usa in qualsiasi democrazia (perché, non so se te ne sei accorto anche tu, Salvatore, ma troppo spesso accade che chi perde o non è soddisfatto finisce sempre per dare la colpa agli altri rifiutandosi di prendersi le proprie).
Comunque, appena completeremo la fase congressuale avremo un Dipartimento Giovani dell’IdV eletto direttamente da quanti hanno età inferiore ai 35 anni, che si sono iscritti al partito, e da quel momento attiveremo anche un “centralino di pronto intervento Giovani IdV” (telefono, fax, email, facebook) in modo da permettere a tutti i Giovani dell’IdV di interloquire direttamente fra loro e di segnalare in tempo reale gli aspetti positivi e negativi che avvengono nel territorio.

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Le 5 domande di Andrea Scanzi:

6)L’Italia dei Valori è diventato il privilegiato approdo di molti delusi da sinistra, più per demeriti altrui che per meriti propri. E’ un partito che usufruisce di voti fluttuanti, radicalizzati ma non radicati. Un voto “in assenza di”: non un’adesione pienamente convinta. Quando scatterà – se scatterà – l’appartenenza?

Antonio Di Pietro: In verità l’Italia dei Valori sta diventando un approdo per molti elettori, a prescindere dalla loro iniziale provenienza ideologica. Inoltre, in molti e sempre più frequenti casi, l’IdV rappresenta il “primo approdo” per persone che per la prima volta si affacciano alla politica. Mi riferisco ai giovani di oggi che non hanno vissuto le esperienze politiche e le contrapposizioni ideologiche degli anni’70. Limitare, quindi, i nostri elettori ai soli “delusi da sinistra”, rischia di essere una valutazione restrittiva e limitativa.
E poi francamente questa distinzione tra “voto radicato” e “voto fluttuante” va precisato nel suo contenuto. Noi rifiutiamo l’idea che dal cittadino si debba pretendere un “voto a prescindere” a favore di questo o quel partito (nel senso che tutti i comunisti debbano votare Rifondazione e tutti i cattolici l’UDC), senza doversi interrogare prima se le singole persone che sono chiamate a votare meritino il loro voto o meno. Per intenderci, non credo che il direttore di Micromega – solo perché ideologicamente di sinistra e riformista – debba essere costretto a votare per forza il Partito democratico (e, infatti, dubito che l’abbia fatto alle ultime elezioni europee).
Non intendevo -e non intendo- realizzare un partito ideologizzato, fine a se stesso, ma un “partito valoriale”. Non ritengo necessario, cioè, che debba nascere un nuovo partito, portatore di ideologie diverse e contrapposte alle culture liberali, repubblicane, solidali e riformiste esistenti. Vogliamo, invece, che queste culture e, soprattutto, gli impegni programmatici e di governo che ne derivano, siano sotto la guida di “persone affidabili”, di persone, cioè, di cui potersi fidare quando l’elettore consegna loro le chiavi della cosa pubblica, persone che stanno al Governo non per farsi gli affari propri o per gestire lobbisticamente il bene pubblico, ma per gestire correttamente il programma per cui sono stati votati e le risorse disponibili.
Per “partito valoriale”, quale vuole essere l’IdV, intendo riferirmi ad un partito che rilancia nell’agone politico alcuni “valori” fondamentali persi di vista dai partiti tradizionali, a cui deve attenersi qualsiasi “public servant”, a prescindere dalla formazione politica di appartenenza. Tra questi valori, abbiamo messo al primo posto la “legalità”, in quanto la riteniamo il presupposto per l’attuazione sostanziale del “principio di uguaglianza”: senza legalità, non c’è libero mercato, né libera concorrenza, né pari dignità individuale, né pari opportunità, né uguaglianza tra le persone e soprattutto non c’è solidarietà (principio, questo, che accomuna tutte le moderne culture democratiche (da quella socialista a quella cristiana).
Insomma, per me l’Italia dei Valori è stato ed è un partito di cui in questo momento storico c’è bisogno per scuotere le coscienze ed invogliare i cittadini a fare “massa critica”, a fare cioè squadra comune a prescindere dalle ideologie di appartenenza per individuare modalità migliori per la scelta della propria classe dirigente, giacché quella attuale (ed intendo dire non solo quella della Prima Repubblica smascherata da tangentopoli, ma anche quella successiva ed odierna, che ne è figlia incestuosa) ha stravolto tutti i canoni classici del proprio ruolo, diventando da struttura di servizio per la collettività a strumento di potere per sé e per la propria casta piduista.
Fatte queste premesse, ritengo che il voto all’Italia dei Valori possa ora essere un rassicurante approdo non solo per coloro che finora ci hanno dato “un voto in assenza di” (come con arguzia fa rilevare il dr. Scanzi), ma anche per coloro che vogliono esprimere un vero e proprio “voto di appartenenza”, giacché ora - dopo l’iniziale fisiologica fase di assestamento strutturale e programmatico – il nostro partito si è avviato verso una fase congressuale democratica, inserendo nel proprio programma di “alternativa di governo” a quello delle destre berlusconiane un chiaro riferimento di collocazione politica riformista, solidale, repubblicana, laica.

7 )L’immagine attuale dell’Italia dei Valori è quella di un partito in cui le personalità maggiori coincidono con Di Pietro e De Magistris: due ex magistrati. E’ normale o piuttosto il segnale che il “giustizialismo” può diventare un assillo, quasi una devianza patologica?

Antonio Di Pietro: Francamente ritengo improprio ed innaturale considerare una colpa l’essere o l’essere stati magistrati. Men che meno un esempio di “devianza patologica”. Semmai, in uno Stato di diritto, non bisognerebbe prendere come esempio e punto di riferimento i delinquenti non quelli che li combattono.
Grazie comunque per la domanda, che mi permette di fare chiarezza su un altro luogo comune che di per sè vuol dire tutto e non significa nulla: il “giustizialismo”. Che vuol dire? A cosa si vuole alludere? Nel nostro Paese tale terminologia viene oggi usata per indicare in modo spregiativo un presunto abuso di potere - da parte dell’Ordine giudiziario ed in particolare dei Pubblici Ministeri (quali appunto io e De Magistris eravamo) - al fine di distorcere il quadro politico uscito dalle urne. Ma ciò è, in termini di fatto, una falsità assoluta. Io non ho fatto né ho mai pensato di fare le indagini Mani Pulite per colpire questa o quella parte politica. Le ho fatte semplicemente perché avevo scoperto che alcune politici – peraltro, di ogni colore politico - commettevano dei riprovevoli reati comuni (soprattutto corruzione, concussione, peculato, illecito finanziamento),in concorso con imprenditori e faccendieri corruttori e falsificatori di bilanci. Che c’è di “politico” in questa azione giudiziaria non riesco proprio a capire. Anzi, sì, di politico c’è una cosa (e solo una): la professione ufficiale e di copertura di delinquenti comuni che si facevano chiamare “politici” per meglio nascondere e realizzare la loro attività criminale.
Reclamare, quindi, oggi a gran voce il rispetto della legalità nell’esercizio delle funzioni politiche non è un atto di becero giustizialismo, ma un principio etico e morale – ancor prima che giuridico – a cui tutti coloro che fanno politica devono essere tenuti.
E’ più che normale, poi, che tale richiamo possa provenire anche – ripeto, anche e non solo, perché la legalità è patrocinio di tutti – da due magistrati, come me e De Magistris che – avendo combattuto e contrastato in modo duro e fermo la criminalità presente nelle istituzioni politiche - sono stati proprio per questo fermati e bloccati nelle loro indagini. Entrambi abbiamo scelto allora di metterci a fare politica per raccogliere intorno a noi il consenso di tutti quei cittadini che sono stanchi di subire soprusi e che non vogliono più stare a subire e nemmeno a guardare. Lo abbiamo fatto con assoluta trasparenza e determinazione, dimettendoci dalla Magistratura (anche se con la morte nel cuore, perché per entrambi l’attività di magistrato è stata una missione), ed affrontando l’agone politico con la forza delle nostre idee e la determinazione delle nostre azioni.
Fatte queste premesse, e ribadito che sono fiero di far parte di un partito che ha investito ed investe molte energie su temi come la legalità e la giustizia, oggi con lo stesso orgoglio posso dire che l’elaborazione politica dell’IdV è molto più ampia e di qualità sempre maggiore e spazia dalla tutela dei diritti dei lavoratori (e soprattutto dei disoccupati e dei meno abbienti) alla libertà di impresa trasparente, dall’impegno per la tutela dell’ambiente alla difesa della pluralità dell’informazione. Per una più circostanziata disamina della nostra azione politica rimando al “Programma politico” pubblicato sul mio blog www.antoniodipietro.it


8) La questione morale è centrale nell’Italia dei Valori. L’inchiesta di MicroMega sembra però avere infastidito la nomenclatura. Per chi fa politica come l’IdV sempre sull’orlo del populismo, è costante il rischio che a furia di fare i Robespierre prima o poi spunti un Saint-Just a rubarti scena (e testa). Non è per questo particolarmente sbagliato minimizzare i problemi interni (per quanto inferiori alla media)? Non avvertite l’esigenza di dimostrare che le Sonia Alfano e i Gianni Vattimo non erano specchietti per le allodole?

Antonio Di Pietro: Siamo fieri che Sonia e Gianni facciano parte della squadra dell’IdV. Posso assicurare che né io né altri nel partito consideriamo semplici specchietti per le allodole chi, come Alfano, Vattimo e tutti gli altri rappresentano l’Italia dei Valori al Parlamento europeo e partecipano attivamente alla vita del nostro partito.
Inoltre, non ho mai minimizzato né intendo minimizzare i “problemi” interni al partito e ringrazio Micromega per averli segnalati. Non intendo, però, neanche fare di tutt’erba un fascio. Intendo distinguere, cioè, tra le giuste segnalazioni che provengono dal territorio da alcune critiche strumentali ed insensate che pure ci sono e che sono spesso portate avanti da persone che non sono in grado di farsi valere di per sé ed allora devono denigrare gli altri per sentirsi qualcuno.
Per questa ragione, ho avviato da tempo una profonda analisi della classe dirigente di IDV che si sta formando nel territorio e la fase congressuale che abbiamo avviato – sia a livello nazionale che territoriale – sarà l’occasione per riqualificare ulteriormente i ruoli e le funzioni. Abbiamo stabilito infatti, che – come primo atto – il prossimo Congresso nazionale dell’IdV (5-6-7 febbraio 2010) approvi il seguente codice etico (che sarà il discrimine non solo per far parte di Italia dei Valori, ma anche per essere candidato alle elezioni sia politiche che amministrative nelle nostre liste):
Ovviamente, essendo la suddetta stesura una bozza, prima di essere approvato dal Congresso di febbraio prossimo, può ( e deve) essere ancora migliorato ed anzi approfitto dell’occasione per chiedere se c’è qualcuno che abbia qualche altro valido consiglio da darmi. Altrettanto ovviamente, d’ora in poi e sin dalle prossime elezioni regionali mi atterrò – nella individuazione delle candidature – ai criteri ed ai principi previsti dal Codice etico, così come sarà approvato dal Congresso.

9) Il momento più basso dell’IDV è stato il voto contrario alla Commissione d’Inchiesta sulle mattanze a Bolzaneto e Scuola Diaz, quando il vostro partito era al governo. E’ di queste settimane il calvario di Stefano Cucchi. L’impostazione “poliziottesca” dei quadri dirigenziali dell’IDV (emblematico il caso Giovanni Paladini) può portare a una sottovalutazione di vicende analoghe? La vostra attenzione alla legalità contempla anche il garantismo e il coraggio di non reputare intoccabili magistrati e forze dell’ordine?

Antonio Di Pietro: Sono quattro domande in una che non possono essere mischiate e vanno affrontate singolarmente:

1. il voto dell’IdV alla Commissione di inchiesta per i fatti di Bolzaneto;
2. il calvario di Stefano Cucchi;
3. la vicinanza e l’affinità dell’IdV alle forze dell’ordine;
4. la posizione dell’IdV rispetto al ruolo dei magistrati

Quanto al primo punto, è davvero riduttivo affermare solo la contrarietà dell’IdV alla costituzione della Commissione. In realtà l’IdV non ha sostenuto che non bisognava nominare alcuna commissione, ma che bisognava procedere non con una “Commissione parlamentare di inchiesta” ma con una “Commissione parlamentare di indagine”. La differenza è sostanziale: nel primo caso il Parlamento si sostituisce al giudice facendo direttamente l’inchiesta, gli interrogatori, gli accertamenti tecnici, assumendo le testimonianze ed infine emanando una decisione che avrebbe avuto tutti i requisiti sostanziali della “sentenza”. Nel secondo caso, invece, il Parlamento sarebbe stato chiamato a dare una valutazione politica del risultato di indagini svolte da altri e significativamente dalla magistratura. Io personalmente preferisco che le indagini e le sentenze le facciano soggetti terzi – i giudici appunto - invece che affidarle a soggetti di parte (i politici) i quali – come la casistica di tutti i giorni dimostra - decidono più per partito preso che per riscontri probatori effettivi e certi. E la magistratura ha fatto il suo corso, individuando responsabilità anche ad alto livello e fornendo materiale e documentazione da cui oggi si può fondare un giudizio, ben sapendo che trattasi di dati e riscontri acquisiti in modo indipendente. Oggi cioè - e solo ora che le indagini sono state completate e le decisioni della magistratura prese - è possibile aprire una Commissione di indagine (alla quale, ripeto, sono favorevole) ed acquisire la documentazione e così dare – se si vuole - una valutazione politica sull’accaduto. Capisco che non tutti possono essere d’accordo su questa mia impostazione che, però segnalo, è di tipo garantista proprio come mi suggerisce di essere chi mi ha posto la domanda. Non voglio nemmeno sostenere che la mia proposta sia o sia stata migliore di altre ma sicuramente è stata dettata dalla buona fede e ferma volontà di conoscere la verità e quindi prego di rispettarla come io rispetto le proposte degli altri.
Quanto alla terribile morte di Stefano Cucchi, basta sfogliare le pagine di un qualsiasi giornale per prendere atto dell’attenzione da parte dell’IdV nei confronti della drammatica vicenda Cucchi. A memoria cito le iniziative adottate dal Senatore Pedica, gli autorevoli interventi di altri esponenti del nostro partito, i miei interventi parlamentari e quelli di Leoluca Orlando, ed anche la vicinanza dei nostri deputati e senatori alla famiglia Cucchi (la sorella ha potuto assistere personalmente al dibattito in aula al Senato, invitata espressamente da noi). Nel merito, poi, sono fermamente convinto che la morte di Cucchi non sia dipesa né dal caso né dal destino ma da una o più mani omicide (per giunta, appartenenti a persone delle istituzioni). Per questo, ritengo ancor più necessario ed urgente fare chiarezza e mi sembra che la magistratura la stia facendo con grande sollecitudine, se è vero come è vero che le indagini hanno già individuato possibili indagati e già si stanno dirigendo verso l’ipotesi dell’omicidio.
Terza questione: le forze dell’ordine. Sì è vero, l’IdV è vicina alle forze dell’ordine. Ma ciò, in uno Stato di diritto ed in un paese civile dovrebbe essere visto come un fiore all’occhiello e non come un “momento basso” dell’azione politica di un partito. Sia chiaro, noi non siamo “manganellari” e non vogliamo dei Rambo che si fanno giustizia da sé (anche per questo siamo contrari alle “ronde” di leghista memoria). Crediamo però che le forze dell’ordine debbano essere munite delle risorse necessarie e dei mezzi opportuni per contrastare al meglio la criminalità organizzata. Crediamo anche - e ci dispiace che siamo solo noi ad insistere al riguardo – che bisogna “demilitarizzare” - ovvero togliere le mostrine e il ruolo di “forza militare”– alla Polizia di Stato ed alla Guardia di Finanza. I militari servono per fare la guerra mentre le forze di polizia servono per assicurare giustizia e sicurezza ai cittadini. Soprattutto non devono servire per fare gli autisti e per portare le spigole ai loro generali in vacanza.
Infine la questione dei magistrati e della loro asserita intoccabilità. Non è affatto vero che l’IdV considera i magistrati “tutti” intoccabili. Io e De Magistris siamo stati “toccati” eccome e solo perché stavamo cercando di fare il nostro dovere contro i potenti di Stato. Non solo toccati ma “morti ammazzati” sono finiti tanti magistrati che hanno fatto il loro dovere.
Intoccabili sono invece coloro che sono contigui al potere (ed anche fra i magistrati ce ne sono, eccome) e soprattutto nessuno “tocca” quei magistrati scansafatiche e “scansa problemi” che per quieto vivere fanno i “notai” dei fascicoli giudiziari invece che i “radiologi” delle inchieste. Per intenderci, noi dell’IdV non professiamo l’intoccabilità di tutti i magistrati in quanto tali, ma non possiamo accettare che eventuali colpe di qualcuno (es. la squallida vicenda del giudice finto malato che andava in barca a vela), vengano prese a pretesto per denigrare tutti, per bloccare la giustizia, per fare leggi ad personam, per assicurare impunità ai potenti etc). Si “tocchino” pure i magistrati che non fanno il loro dovere ma non si tocchino solo e sempre quelli che il loro dovere lo fanno eccome (anche se dall’altra parte della scrivania c’è un politico o un imprenditore d‘alto bordo). Le nostre battaglie, insomma, non le facciamo solo a difesa della magistratura ma della “giustizia” e non possiamo accettare che si screditino i magistrati solo per impedire che si faccia giustizia.

10)L’Italia dei Valori prospera per la risibile debolezza del Pd e perché il bipolarismo italiano è drammaticamente atipico: non centrosinistra e centrodestra, ma berlusconiani e antiberlusconiani. Questa radicalizzazione avvantaggia un partito di lotta come l’IDV: di lotta, ma non di governo. Cosa farà l’Italia dei Valori quando Berlusconi non ci sarà più? Non è un partito che, paradossalmente, per prosperare ha bisogno anzitutto del Nemico?

Antonio Di Pietro: L’Italia dei Valori non “prospera”, ma “opera”. Non si sta limitando a fare solo “opposizione”, ma si sta adoperando anche per costruire una “alternativa” di governo con un programma le cui linee essenziali possono essere esaminate sul nostro sito www.italiadeivalori.it e che sarà ulteriormente affinato in occasione del nostro Congresso rifondativo del prossimo mese di febbraio.
Siamo un partito d’ispirazione liberale, laica, riformista e repubblicana che ha ricevuto e riceve grande considerazione a livello europeo tanto che è di questi giorni la nomina del nostro on.le Leoluca Orlando a vicepresidente del partito liberaldemocratico europeo (e cioè della terza forza politica europea). Non mi risulta che altri partiti – sulla carta ed a parole molto più blasonati di noi – abbiano mai avuto un simile ruolo e riconoscimento tra le varie famiglie politiche europee.
Certo, oggi facciamo una forte opposizione a Berlusconi. Ne siamo fieri perché riteniamo quest’uomo e la sua politica (degli affari e degli interessi personali) un pericolo per il nostro Paese e per la nostra democrazia. Ma siamo fortemente ancorati al sistema bipolare ed in tale ambito ci collochiamo convintamente nel settore di centrosinistra: ovviamente non a prescindere, laddove situazioni locali o personaggi di scarsa considerazione ci suggeriscono di non metterci la faccia.
L’IdV, peraltro, è già stato partito di governo, un ruolo che deve aver svolto al meglio visto che alle elezioni del 2008 è stata l’unica forza politica dell’ex Unione che ha raddoppiato i suoi voti, mentre gli altri partiti sono crollati. Ma l’Italia dei Valori si è già posta il problema del dopo, che consiste nell’offrire una credibile alternativa di governo. Sappiamo che non fa notizia, ma abbiamo da tempo costituito dei Dipartimenti tematici affidati a tecnici di altissima qualità e preparazione professionale, incaricati di elaborare politiche mirate per i settori fondamentali della società. Così, tanto e solo per citare alcuni esempi, ci siamo dotati di un solido programma economico al quale ha lavorato e continua a lavorare un professionista del calibro di Sandro Trento, coordinando un’equipe di altri eccellenti economisti; ci siamo appoggiati all’esperienza ed all’aiuto di Maurizio Zipponi per la interlocuzione e la tutela dei lavoratori e dei disoccupati; ci siamo affidati alla capacità elaborativa di Paolo Brutti per studiare le migliori strategie in materia ambientale e di difesa del suolo. E così via.
Insomma ed in conclusione: l’IdV è un partito che indubbiamente oggi si sente “al fronte”, come lo erano tutti coloro che ai tempi del fascismo facevano resistenza. Ma la nostra aspirazione è quella di ritornare a vivere in un “paese normale”: se ciò potesse accadere – ed un giorno non lontano accadrà - vorremmo essere ricordati fra coloro che non sono stati a guardare ma ne sono stati protagonisti.

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Il nuovo barbaro

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Le garanzie democratiche dell'Italia si dissolvono giorno dopo giorno. E, finalmente, si uniscono al coro 'No-Berlusconi' molti individui che un tempo etichettavano la mia politica come chiassosa, antiberlusconiana a prescindere, oltranzista, manettara, giustizialista. Accolgo con favore le dure parole di Ciampi rivolte al Presidente del Consiglio e comprendo la sua amarezza, che e' anche la mia.

Dov'erano coloro che oggi urlano all’indecenza di quest’uomo, che vessa le istituzioni fin dal 1994, quando si sfornavano leggi su leggi per salvare i suoi processi e le sue aziende?

Dov’erano quando a causa di ben 32 voti esterni alla maggioranza sullo scudo (amnistia) fiscale, non è caduto il governo lo scorso 2 ottobre?

Dove sono gli uomini dello spettacolo, della cultura, dell’economia per lanciare il loro appello? Perché tacciono lasciando a questa emergenza nazionale l’etichetta di una bagarre dal gusto squisitamente politico piuttosto che quella di un’emergenza democratica?

Perché gli industriali si lasciano rappresentare dalle dichiarazioni filogovernative delle aziende di famiglia Marcegaglia anche se stanno fallendo una dopo l’altra?
Meglio un ravvedimento operoso che il collaborazionismo di coloro che accettano poltrone, favori e trattative piuttosto che rigettarle al mittente.

Che senso ha prendere una commessa o una poltrona in Europa se poi ti ritrovi in un Paese in default e autarchico?

Non esiste nessuna real politik del mini-lodo, nessuna terza via, signor Casini, è solo un negoziare il ricatto. I cittadini non capirebbero e soprattutto le istituzioni ne uscirebbero devastate.

Chi apre a questo governo è parte di questo governo, chi non prende posizioni chiare verso un corruttore che sta picconando le istituzioni è complice di questo picconamento. Sono stanco di vedere fregiarsi chi non è al governo con l’effige di “terzo polo”, di “opposizione”, di “alternativa” salvo poi muoversi in schemi preconfezionati in attesa del proprio turno al potere.

Abbiamo il dovere di indicare agli italiani un’alternativa reale a questa non politica. La nostra democrazia è “imperfetta”, se ci troviamo in mano ad un manipolo di uomini che sotto la minaccia di perdere la poltrona, ritornando alle urne, piegano il capo al volere del re e tengono in ostaggio un intero Paese, vuol dire che la nostra democrazia è debole e priva di meccanismi di autodifesa.

Non si era mai arrivati ad un imbarbarimento simile semplicemente perché non s’era mai visto un barbaro alla Presidenza del Consiglio.

Quando Silvio Berlusconi sarà messo in condizioni di non nuocere allo Stato, dovremo per prima cosa pensare alla revisione della legge elettorale e ad altri organi posti a tutela della nostra democrazia. Nel caso nostrano sarebbe bastata una legge secondo la quale un indagato non può ricoprire cariche pubbliche per salvarci dal flagello del berlusconismo

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21 Novembre 2009

Al No B-Day come cittadino

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Avviso ai naviganti, a quei pochi che ancora non lo sanno, che il 5 di dicembre c'è questa grande manifestazione No Cav-Day, No B-Day, No Berlusconi, chiaro? Cosa vuol dire? Vuol dire che il Popolo della Rete, il Popolo Italiano, vuole ritrovarsi per dire a gran voce a Berlusconi e al suo governo "andatevene a casa, perché state rovinando il Paese".

Le organizzazioni internazionali, come Transparency international, ci danno agli ultimi posti in quanto credibilità internazionale e istituzionale per corruzione e malaffare, grazie al fattore “B”, che crea un sacco di danni all'economia italiana, alle imprese sane, ai lavoratori, alle persone che non arrivano a fine mese, perché tutto il Parlamento è bloccato da anni a fare leggi che servono a lui e ai suoi amici.

In Parlamento non riusciamo a fare una sola legge in materia di occupazione, di lavoro, di piccole medie imprese, di rilancio dell'economia, di infrastrutture. Dobbiamo decidere solo del lodo salva processi e dell'autorizzazione a procedere che deve essere ripristinata per i parlamentari. Non ne possiamo più.

Troviamoci, tutti assieme, il 5 dicembre a Roma per far sentire la nostra voce. Non c'è bisogno di essere di questo o di quel partito, è una manifestazione spontanea nata nella Rete. Certo, sono il Presidente dell'Italia dei Valori, ma ci vado perché innanzitutto sono Antonio Di Pietro, cittadino italiano. E cosi chiedo a voi di andare, perché non ci deve essere uomo di destra o di sinistra, ma uomo, donna e cittadino che rivendica i suoi diritti e non vuole essere più preso in giro da questi signori.

Lo so bene, c'è qualcuno che dice “non ci vado perché non l'ho organizzato io come partito”. Anche Craxi disse “me ne vado al mare”, e si è ritrovato ad Hammamet.
Credo che questo è il momento in cui almeno coloro che sono nelle istituzioni devono avere il coraggio e l'umiltà di mettersi in fila insieme al Popolo della Rete e partecipare tutti insieme affinché facciamo sapere a Berlusconi che non è il solo avversario politico Di Pietro ma il Popolo Italiano che lo vuole mandare a casa, perché sta rovinando l'economia italiana, lo stato sociale e la giustizia sociale nel nostro Paese, perché sta portando la dittatura piduista nel nostro Paese.

A casa, prima che sia troppo tardi, e noi in piazza, prima che sia troppo tardi, il 5 dicembre a Roma.

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18 Novembre 2009

Caso Cosentino: firmate la mozione di sfiducia

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L'onorevole Nicola Cosentino, oltre che parlamentare, e' sottosegretario al ministero dell'Economia. Non è un "sottosegretario" qualsiasi, e' un "soprasegretario": è il capo del Cipe, quindi del massimo organo economico che gestisce i soldi dello Stato. Chi e' Nicola Cosentino?

La quattrocento pagine della richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto emanata dai giudici campani e inviata alla Camera, dicono che Cosentino è un associato esterno della criminalità organizzata. In pratica: un componente esterno del clan dei Casalesi, la peggior organizzazione criminale camorristica presente in questo momento, e forse di tutti i tempi, nel nostro Paese.

E' vero? Non è vero? Ho letto le quattrocento pagine dell’ordinanza con i quali i giudici chiedono l’arresto del sottosegretario del Pdl. Ma non possono arrestarlo perché è un parlamentare. Infatti, siccome è un deputato, la Camera deve dare l'autorizzazione all'arresto e, a parte l'Italia dei Valori, nessuno vuole concederla. Questo “giudice cattivone” non è comunista, ma è una persona che, semplicemente, si intestardisce per scoprire se un parlamentare, capo del Cipe, è anche un camorrista.

Credo che si debba dare l'autorizzazione a procedere ma, al contrario, il Parlamento sembra sia orientato a non concederla. E' una volgarità morale: Cosentino, almeno, si dimetta dal Governo; faccia il parlamentare ma non rimanga membro del Governo. Non possiamo lasciargli le “chiavi del Cipe” se ci sono delle persone che lo accusano di aver intrattenuto rapporti con la camorra e il clan dei Casalesi.

La cosa ancora più grave è un'altra. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo presentato una mozione affinché il Parlamento voti la sfiducia nei confronti di Cosentino (scarica e leggi la mozione). Sono stato avvicinato da parlamentari del centrodestra, stufi di essere rappresentati in questo modo, che mi hanno incoraggiato ad andare avanti e chiedere il voto segreto, perché nel segreto dell'urna voteranno anche loro per la sfiducia.

La regola dice che ci vogliono 60 parlamentari per firmare la mozione di sfiducia e per metterla ai voti. Noi dell'Italia dei Valori siamo 25. Ho chiesto a Bersani di far firmare la mozione di sfiducia contro Cosentino anche dai parlamentari del Partito Democratico e la risposta che ho ottenuto è stata: “No, siccome lo avete fatto voi dell'Italia dei Valori, non metto la firma sotto la vostra”. Che metta pure la sua firma sopra la mia, ma che firmi questo documento!

Sapete cosa mi ha risposto Bersani? Che la mozione di sfiducia l'avevano già depositata loro al Senato l'anno scorso, ma che non è mai stata messa all'ordine del giorno. Non è questo il problema: mettete all'ordine del giorno la mozione del Senato, che abbiamo già cofirmato, senza vergogna alcuna, poiché non soffriamo del complesso di inferiorità! Saremo meno numerosi, ma tonici, quanto basta per non sentirci secondi a nessuno.

Detto questo, Bersani, firma prima tu alla Camera, firma prima tu al Senato, ma ti prego, metti in condizione il Parlamento di mettere all'ordine del giorno la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario Cosentino. Ne va del bene degli italiani, non è importante il diritto di primogenitura che, se vorrai, ti riconoscerò senza dubbio alcuno, per l'amor di Dio.

Leggi anche:
- Mozione di sfiducia per Cosentino (www.italiadeivalori.it).

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17 Novembre 2009

Dieci motivi per il No B-Day

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Se qualcuno mi chiedesse di dargli dieci buoni motivi per partecipare al 'No-Berlusconi Day', non avrei problemi ad individuarne almeno un centinaio.
Per chi può disporre di un’informazione di prima mano, plurale e non viziata da scelte politiche delle redazioni, di motivazioni per scendere in piazza non ha che l'imbarazzo della scelta.
La verita' e' che ci sono moltissime persone che pensano che quest'uomo, seppur truffando il Paese, e per quanto possa truffarlo, non ha altre alternative nel contesto politico attuale. Falso, ed anche questo è uno stereotipo creato dal grande incantatore.

Berlusconi è un tappo per lo sviluppo dell’economia, della ricerca e della cultura. Il suo modello morale ha rovinato un paio di generazioni, distrutto l’ideale cristiano di famiglia, disciolto nell’acido della corruzione le istituzioni e il tessuto imprenditoriale.

La conta dei danni realmente prodotti dal berlusconismo potremo stimarla solo quando quest’uomo non nuocerà più, ossia quando sarà fuori dalle istituzioni. Farsi mettere il silenziatore dal perbenismo politico e rinunciare al contrasto inevitabile può voler dire due cose: o si è stati comprati o ci si è fatti infinocchiare da un’etichetta di “antiberlusconismo”, che lui stesso ha creato. Essere un antiberlusconiano, per me, è la più grande onorificenza che questa maggioranza possa affibbiarmi. Un marchio di italianità, ormai dimenticato, che ha lasciato il posto al nulla di un comitato d’affari a tutto tondo.

Dieci buoni motivi per cui partecipare al ‘No-B Day’:

1) Deve agli italiani bilioni di euro tra evasione fiscale e concessioni televisive ricevute per un 1% del fatturato di RTI (e non di Publitalia)

2) Ha riportato il nucleare in Italia, fregandosene di un referendum che lo ha messo alla porta, e ci ha fatto perdere il treno per le energie rinnovabili

3) Ha spinto il Paese verso un modello culturale becero in cui l’etica, l’onestà, la famiglia, lo Stato, la moralità sono dei disvalori in confronto all’arrivismo, la furberia, il denaro, la menzogna e il clientelismo.

4) Ha favorito gruppi finanziari ed imprenditoriali vicini a lui, ai suoi amici e alle sue aziende, voltando le spalle a centinaia di migliaia di famiglie lasciandole senza lavoro, senza istruzione e in molti casi senza un tetto

5) Ha utilizzato la corruzione, il ricatto e le sue cariche nelle istituzioni come strumento per rimuovere e aggirare la legge e il sistema giudiziario in numerosi processi a suo carico

6) Ha intrattenuto rapporti così stretti con la mafia, testimoniati in pagine e pagine di documenti processuali, da compromettere irrimediabilmente la sua figura di uomo delle istituzioni.

7) Ha negato l’esistenza della terribile crisi economica che ha prodotto oltre 1 milione di disoccupati in un solo anno, bloccando l’attività parlamentare che avrebbe dovuto contrastare e recuperare la grave situazione economica nella quale versa il nostro Paese

8) Ha accumulato una ricca biografia su Wikipedia tale da somigliare più ad Al Capone che ad un Presidente del Consiglio

9) Ha distrutto, con i suoi uomini, bilanci e credibilità della più importante azienda di servizio pubblico d’informazione: la Rai

10) Ha dimostrato di essere disposto, pur di salvare se stesso, ad utilizzare le istituzioni per leggi che mettono a rischio l’incolumità dei cittadini, favorendo il proliferare di attività criminali

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13 Novembre 2009

Caso Cosentino: non e' un Paese normale

annozerocosentino.jpg

Ieri sera sono stato ospite di Michele Santoro alla trasmissione Annozero. Pubblico il video ed il testo del mio intervento sul caso Nicola Cosentino.

Di Pietro: Ho letto il provvedimento. Il capo d'imputazione spiega che siamo in presenza, tutt'ora secondo l'accusa, di un concorso esterno in associazione mafiosa. Vuol dire che c'è un pericolo d'inquinamento probatorio, un pericolo di reiterazione del reato che persiste.
Sto spiegando semplicemente la ragione per cui il giudice ha chiesto la misura cautelare nei confronti del Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze e deputato del Pdl, Nicola Cosentino.
Stiamo parlando di giudici campani che fino a ieri andavano bene e facevano il loro dovere, perché, in questo momento, stanno processando Bassolino e De Luca, i due possibili candidati del centrosinistra in Campania. Il problema di fondo è che quando si tratta di appartenenti al centrodestra allora il processo diventa politico. Dovrebbero correre a farsi processare una volta tanto, invece di farsi le leggi per evitare il processo.

Santoro: Sarà ancora più interessante se chi si presenta nelle aule dei tribunali non si fa scudo di una carica politica e governativa. Dovrebbe andare a ribadire la sua innocenza, non dovrebbe dimostrare niente perché sono gli altri che devono dimostrare che sia colpevole. Dovrebbe soltanto affrontare un momento di verità come un politico dovrebbe sempre fare, soprattutto quando ci sono sospetti così gravi sulla sua persona.

Di Pietro: Questo dovrebbe accadere in un Paese normale, ma in un Paese come il nostro non funziona così. Noi chiediamo, formalmente, che Cosentino si dimetta dalla carica di sottosegretario all'Economia, nonché da quella di capo del CIPE. E' opportuno che si dimetta perché una cosa è l'innocenza individuale, un'altra è l'opportunità politica di una persona che ha in mano la cassa dello Stato. Immaginate cosa pensano tutti quei delinquenti che girano intorno alle opere vedendo che comunque non si muove una foglia, che comunque Cosentino rimane al suo posto. Se pur fosse una persona in buona fede, gli altri potrebbero pensare di "utilizzarlo"a loro piacimento perché tanto lo Stato non muove un dito.
Presentiamo un disegno di legge, che ho già presentato personalmente: tutti i condannati non possono essere candidati; tutti i rinviati a giudizio non possono ricoprire incarichi di governo; tutti gli imprenditori che, direttamente o indirettamente, hanno commesso reati contro la pubblica amministrazione non possono partecipare a gare pubbliche. Cambierebbe il Paese.

Scarica e consulta il documento:
- Domanda di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino (Camera dei Deputati)

Leggi anche:
- Cosentino dimettiti



Nasce "La giornata"

Durante i giorni di attivita' parlamemtare i deputati e i senatori dell'Italia dei Valori commenteranno le notizie piu importanti del giorno nella rubrica La Giornata.
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11 Novembre 2009

Cosentino dimettiti

cosentino1.jpg

Ieri sera sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballaro'. Pubblico il video ed il testo del mio intervento sul caso di Nicola Cosentino. Come promesso, riporto la domanda di autorizzazione a procedere al suo arresto pervenuta ieri presso la Camera dei Deputati, istanza avanzata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, nei confronti del deputato del Popolo della Libertà e sottosegretario all'Economia.

Testo dell'intervento

Ritengo che quando una persona è al governo e viene colpita da un ordine di cattura motivato come quello che ci hanno consegnato stamattina alla Camera, nel quale Cosentino deve rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa, il problema non è se Cosentino sia o meno innocente, principio quello dell’innocenza che, anche in questo caso, deve riaffermarsi fino a prova contraria, ma si tratta di una questione di opportunità politica. Una persona che ricopre incarichi istituzionali come Cosentino, sottosegretario al ministero dell’Economia, deve andare a farsi processare. Per cui, contrariamente a quanto pensano altri, sono convinto che non si deve fare una norma che prevede che chi governa non può essere processato e che quindi debba continuare a governare fino a fine legislatura. Deve, immediatamente, essere sottoposto al giudizio della magistratura, perché i cittadini devono sapere come stanno le cose. Per questa ragione, sia individualmente sia come partito, abbiamo chiesto al governo di invitare Consentino a dimettersi da sottosegretario, perché ritengo che ci sia una credibilità istituzionale alla quale dobbiamo rispondere.


Scarica e consulta il documento:

- Domanda di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino (Camera dei Deputati)

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10 Novembre 2009

L'emergenza democratica secondo RaiUno

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Minzolini, pagato con soldi pubblici, è venuto in prima serata al Tg1 a spiegare a noi cittadini che l’immunità parlamentare è “cosa giusta e doverosa” affinché non vengano sovvertite le sorti democratiche del Paese. E’ venuto anche a screditare un magistrato antimafia come Ingroia che dedica la sua vita, e quella della sua famiglia, ad un’incessante lotta contro Cosa Nostra.
Riporto sopra l’intervento di Antonio Ingroia di sabato a Napoli durante la due giorni del convegno “Questione morale ed istituzioni” a cui ho partecipato, incontro che Minzolini ha utilizzato per travisare la sua visione della democrazia italiana.
Quando vedo un Ingroia parlare ad un convegno con qualche centinaio di persone ed un Minzolini sproloquiare di fronte a milioni di italiani, penso che questo Paese non abbia più nulla in comune con una democrazia.

INTERVENTO ANTONIO INGROIA - Napoli 7 novembre 2009

Io credo che siamo in una situazione di emergenza. Emergenza vera, effettiva, non le emergenze fittizie, create ad hoc per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica. Non l'emergenza immigrazione, non l'emergenza magistratura, non l'emergenza intercettazioni.
Noi in Italia abbiamo un'emergenza democratica. E l'emergenza democratica che abbiamo nel nostro Paese nasce da una situazione attuale, contingente, che ha a che fare con l'attacco sistematico che si avvia verso una sorta di, passatemi il termine che riconosco un po' enfatico, soluzione finale - ma questa sensazione mi dà quel che sta accadendo negli ultimi mesi – sui due punti che poi sono cruciali, rimasti in qualche modo a presidio, che sono costituiti dagli unici presidi di controllo rimasti in piedi: la magistratura e la libera informazione.
Su questi snodi, in modo lucido e sistematico, si muovono le iniziative legislative attuali e all'orizzonte: quella sulle intercettazioni, ad esempio, ne costituisce soltanto l'ultimo anello. Non se ne è parlato per mesi, ma è stato messo nuovamente all'ordine del giorno presto al Senato perché venga rapidamente approvata la legge, così com'era stata approvata alla Camera.
Ma quel che sta accadendo in Italia, che è accaduto negli ultimi dieci anni – ripeto, è una mia opinione ma credo assistita da una serie di fatti – e che rende non enfatica, anzi direi quasi un eufemismo l'espressione che ho usato prima di emergenza democratica, è che noi non ci troviamo soltanto di fronte a una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato di Diritto. Noi ci troviamo di fronte a una sistematica demolizione dello Stato.
Quello che è accaduto negli ultimi anni è una progressiva e radicale rimodulazione del modello istituzionale nel quale la differenza tra quella che in Italia chiamiamo la cosiddetta Prima e Seconda Repubblica, è che nella Prima Repubblica c'era una politica che svolgeva un ruolo di mediazione, talvolta inquinata da interessi privati e talvolta inquinata anche da interessi criminali, ruolo di mediazione svolto dalla politica che nella Seconda Repubblica semplicemente non esiste più.
Il problema, il modo col quale noi talvolta approcciamo il tema politica contro giustizia, guerra tra politica e giustizia... questo è un luogo comune facile ed è inutile smontarlo, ma noi abbiamo detto spesso nel passato che è errata l'immagine dello scontro tra politica e giustizia perché c'era una sola parte che picchiava contro l'altra, cioè la politica contro la giustizia.
Ma io direi un'altra cosa: noi, invece, non abbiamo avuto un assedio della politica contro la giustizia, abbiamo semplicemente perso la politica, perché le istituzioni e la politica sono state occupate dagli interessi privati, quindi è il privato che ha sostituito il pubblico.
La differenza, quindi, tra la Prima Repubblica e la Seconda è che è saltato qualsiasi ruolo di mediazione che, prima, la politica svolgeva nella cosiddetta Prima Repubblica.
Questo è quello che mi allarma, e mi preoccupa. In realtà quel che accade in Italia - secondo la mia valutazione ovviamente dal punto di vista di cittadino e non da magistrato che poi fa indagini e sostiene l'accusa nei processi: lì vale la prova e non le considerazioni –, come ci ricordavano uomini come Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia non la puoi fare soltanto dentro i palazzi di giustizia, con le indagini e i processi: quelli si fanno con le prove, se ci sono e se non ci sono non fai ne l'uno ne l'altro. Ma per affrontare la mafia, che non è soltanto un'organizzazione criminale ma un sistema di potere criminale, la magistratura da sola non può vincere questo scontro. Occorre un movimenti ampio, di opinione, nella società. Ed è quello che Paolo Borsellino diceva con una frase che se dicessimo oggi saremmo accusati di essere politicamente schierati, che il nodo – diceva Borsellino – per la lotta alla mafia è essenzialmente politico, perché prima di una magistratura antimafia occorre una politica antimafia.

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