Processo Bassolino

22 Gennaio 2010

Processo Bassolino: veleno al posto del concime

concimetossico.jpg

Sul processo breve il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha affermato: "Non si può ipotizzare che mentre il Parlamento lavora il presidente parli". Aggiungendo: "Non si può chiedergli di diventare un attore politico".

Prendiamo atto di questa precisazione in merito all’opportuno silenzio del capo dello Stato durante lo svolgimento dell’iter parlamentare di un disegno di legge.

A scanso di equivoci, posto che qualche agenzia di stampa ha chiamato in causa l’Italia dei Valori, ribadiamo che noi non abbiamo mai chiesto al capo dello Stato di intervenire prima che il processo breve venga approvato dalla Camera. Infatti, il nostro auspicio è stato ed è che, una volta approvato, il presidente Napolitano non lo firmi. Questo crediamo appartenga alla sfera del diritto di parola e, soprattutto, del diritto di sperare e ci auguriamo che non ci siano tolti.

Riporto l'udienza del processo Bassolino di mercoledì 20 gennaio. Anche questo processo farebbe parte di quei circa 100 mila processi che, qualora questo disegno di legge venisse approvato e la legge promulgata, non arriverebbero a conclusione.

Testo dell'intervento

Hanno inondato i terreni della Campania con tonnellate di rifiuti spacciandoli per frazione organica stabilizzata. Il veleno al posto del concime. E tutto a spese dei contribuenti italiani.

Un'altra udienza illuminante del Processo Bassolino, che si celebra a Napoli nell'aula bunker del carcere "Poggioreale", fa capire come l'intreccio tutt'altro che virtuoso tra imprese e apparati burocratici con poteri illimitati abbiano provocato danni irreversibili al territorio di una delle regioni più vaste d'Italia.

Un sistema messo a punto grazie all'ormai consolidato "metodo dell'emergenza" che pone i "commissari straordinari" figure fuori da ogni controllo, mentre le imprese più forti si dividono la torta dei finanziamenti in ballo.

Ascoltando le testimonianze delle due consulenti, che hanno risposto alle domande dei Pubblici Ministeri Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, viene fuori come uno dei passaggi fondamentali del ciclo dei rifiuti, così come previsto dal mega-contratto stipulato dopo il 2002 tra il gruppo Impregilo-Fibe-Fisia Italimpianti ed il commissario straordinario per l'emergenza ambientale, fosse completamente privato di ogni efficacia.

Secondo il piano straordinario le imprese avrebbero dovuto costruire 7 impianti di produzione Cdr e stabilizzazione dei residui organici e due inceneritori.

Il ciclo prevedeva che della massa dei rifiuti in circolazione il 35% si trasformasse, dopo un meticoloso trattamento, il combustibile da rifiuti da destinare all'incenerimento. Un altro 35% di materiale organico da stabilizzare e rendere, di fatto, materiale da concime. Un'altra percentuale, attorno al 5%, materiale ferroso così da conferire in discarica solo il 15 % del totale.

Ed è sul trattamento del 30% di FOS, frazione organica stabilizzata, che si è concentrata l'attenzione della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduta da Maria Adele Scaramella, ascoltando la testimonianza di due consulenti FIBE e FISIA che hanno raccontato come nel confronto tra teoria e pratica, le stesse imprese lasciassero uno spazio abissale.

Lorella Rossi e Paola Muraro hanno spiegato la delicatezza del processo di stabilizzazione della componente organica del rifiuto, che consiste nel rendere inerte la parte "viva" dei rifiuti grazie all'azione svolta dalla componente microbica degli stessi che in condizioni termiche (temperatura attorno ai 55 °C) e di umidità ottimali si trasforma fino a divenire materiale innocuo per l'ambiente.

Ma negli impianti fu rilevata, oltre alla scarsa preparazione del personale, una non continua efficienza degli impianti che spesso si fermavano alterando il processo di stabilizzazione.

La volontà delle testimoni di non danneggiare oltremodo le imprese per le quali hanno svolto attività di consulenza, si è scontrata con le incalzanti domande dei pubblici ministeri che, in alcuni passaggi, le hanno fatte cadere in contraddizione.

Infatti loro stesse, con delle mail sequestrate nel corso delle perquisizioni, sollecitavano i responsabili delle imprese perché svolgessero con perizia un lavoro fatto, invece, con molta approssimazione.

Nelle due linee di trattamento dei rifiuti organici, a volte, si è fatto finire del tal quale che, ovviamente, non poteva essere stabilizzato.

Così nel tempo si è confuso il recupero ambientale delle cave, il ripristino morfologico delle aree interessate, in altre parole la bonifica con la messa a discarica di materiale imbevuto di fanghi tossici.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (112) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



13 Gennaio 2010

Processo Bassolino: l'inceneritore illegale

inceneritoreacerra.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledi 13 gennaio.

Testo dell'intervento

Il termovalorizzatore di Acerra, inaugurato dal Presidente del Consiglio in persona, simbolo, secondo il Governo, della soluzione al problema dei rifiuti in Campania è illegale.

E' in attività infatti, in assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale redatta in base alla qualità del combustibile effettivamente destinato all'incenerimento.

E' questo il nodo attorno al quale ruota la prima testimonianza dell'udienza con la quale è ripreso a Napoli, il processo a carico di 28 persone, che rispondono a vario titolo di truffa, falso, abuso d'ufficio, turbativa d'asta, in concorso, per la gestione dei fondi del commissariato di governo per l'emergenza ambientale.

Il processo vede alla sbarra i vertici di due importanti gruppi industriali del paese, Impregilo e Fibe e, tra gli altri, il Governatore della Campania Antonio Bassolino.

E' stato Bruno Agricola, direttore generale del Ministero dell'Ambiente, a spiegare le pressioni che vennero esercitate per l'ottenimento della VIA senza che si potesse effettuare alcun esame del combustibile.

Tra l'altro, a forza di deroghe e poteri straordinari, i lavori per la costruzione del mega impianto di Acerra cominciarono senza che si fosse nemmeno avviata la procedura.

"A quelle condizioni - ha spiegato con molta chiarezza Agricola ai Pm Noviello e Sirleo - non potevamo rilasciare alcunché".

Ma ad Acerra, nonostante il progetto originario prevedesse di bruciare il CdR, ovvero rifiuti al netto di compost e differenziata attraverso una accurata raffinazione, almeno teorica, per disposizione del commissario straordinario Bertolaso viene bruciato il cosiddetto "tal quale". Rifiuti non differenziati senza sottoporli ad alcun trattamento.

Il tutto a dispetto di una famosa lettera che Bertolaso si premurò di inviare alla popolazione di Acerra nella quale assicurava che sarebbe stato incenerito solo il Combustibile derivato da Rifiuti conforme alle prescrizioni. Salvo poi ordinare di bruciare i sacchetti di immondizia "tal quale" così come raccolti dai cassonetti.

Oltre a Bruno Agricola hanno fatto la loro comparsa in aula anche il professor Oreste Greco, preside della facoltà di ingegneria della seconda università di Napoli e Vincenzo Sibilio.

Entrambi hanno fatto parte, in qualità di membri, Greco in veste di presidente, di commissioni deputate al collaudo di impianti o parti di essi.

I regime della loro testimonianza è stato però modificato dal Collegio Giudicante, presieduto da Maria Adele Scaramella, che ha stabilito che essi avrebbero risposto ai PM Noviello e Sirleo non secondo la formula dell'art. 197 bis, secondo comma, del codice di procedura penale, ma dell'art. 210.

In altre parole, anziché essere obbligati a rispondere a tutte le domande dicendo la verità, si sono potuti avvalere della facoltà di non rispondere poiché imputati di reato connesso in altro procedimento.

In particolare Oreste Greco, presidente della commissione di collaudo del trituratore installato nell'impianto di Santa Maria Capua Vetere, per "rispettare i tempi" ha svolto i lavori in assenza della firma di tutti gli altri componenti.

"Lo ha fatto d'intesa col commissario straordinario dell'epoca Antonio Bassolino?" Chiede il PM Noivello. Subito interrotto dalla difesa del Governatore campano, visibilmente irritata.

Interviene il difensore del cattedratico che sollecita la Corte perché rigetti la domanda: non sono ammesse infatti domande che possono aggravare la posizione di un testimone quando risponde di specifiche condotte in altri procedimenti.

"Può avvalersi della facoltà di non rispondere" - dice il Presidente - e lui, mestamente, mette fine alle domande. "Intendo non rispondere".

Così Vincenzo Sibilio. Collaudatore dell'impianto di Caivano.

Sei ore di udienza per scorrere di tre voci l'elenco dei testimoni, ancora lunghissimo.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (0) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



19 Dicembre 2009

Da Facebook a Bassolino: l'informazione è la Rete

albero_monnezza.jpg

Oggi ho aderito al gruppo Facebook "Nessuno tocchi il soldato Marco Travaglio", nato dopo gli attacchi infamanti di fiancheggiatori, piduisti e lacchè dell'informazione di questo regime. Invito tutti i lettori del blog ad iscriversi al gruppo per offrire la propria solidarietà ad un vero giornalista.
Bisogna avere facciatosta per dire che in Facebook viene coltivato l'odio verso il governo, direi piuttosto che in Rete si raccolgono i frutti dell'odio (e dell'amore) seminato attraverso giornali e televisioni in maniera più o meno spregiudicata.
Trovo l'iniziativa del responsabile europeo di Facebook, Richard Allan, di incontrare Schifani per "accordarsi su Facebook" una decisione sbagliata, forse frutto di una non conoscenza del contesto politico sociale italiano.

Perchè?

Primo perchè le leggi per contrastare i delinquenti in Italia ci sono già, e valgono anche per chi usa la Rete, bisogna solo mettere le autorità in grado di operare in tempi rapidi mettendo a disposizione risorse umane e finanziarie (ad oggi negate).
Secondo questo governo ha già dimostrato di voler strumentalizzare gli avvenimenti per ridurre le libertà individuali con una strana interpretazione di ciò che è e non è pericoloso per la collettività.
Terzo, l'incontro odora di accordo stile Google-Repubblica Popolare Cinese quando vennero posti filtri ad hoc di ricerca per la popolazione di quella nazione.
Forse Richard Allan dovrebbe piuttosto incontrare organi garanti delle istituzioni e non coloro che sono la causa del proliferare di gruppi ambigui sul Social Network e del malcontento sociale nel Paese.

Mercoledì 16 dicembre si è svolta l'ennesima udienza del processo Bassolino, di cui riporto il servizio, così come farò oggi anche per quello a Marcello Dell'Utri. Sul proesso Dell'Utri i riflettori dello show mediatico si sono spenti dopo l'apparizione alle udienze in cui hanno testimoniato il pentito Spatuzza ed i boss Graviano, ma noi continueremo a tenere accesi i nostri per informarvi.

Testo del video intervento

Per chi ha gestito i rifiuti della Campania, illecitamente e provocando ingenti danni, è arrivato il regalo di Natale che molti si aspettavano da tempo. Questa mattina l'undicesima sezione del Tribunale di Napoli ha dichiarato incompetente la Procura della Repubblica di Napoli a sostenere l'accusa nel procedimento c.d. "Rompiballe" nato dalla maxi inchiesta dei Pubblici Ministeri Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello che coinvolgeva i vertici delle gestioni del commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti e, tra gli altri, il capo della protezione civile Guido Bertolaso.

La Corte ha dunque disposto l'immediata trasmissione degli atti alla Procura di Roma. Ricomincerà tutto dall'inizio. I magistrati della capitale dovranno reistruire il fascicolo dalla fase delle indagini preliminari e non è escluso che molte posizioni vengano considerate da archiviare. Perché tutto questo?

Perché nell'inchiesta era finito un magistrato, Giovanni Corona, all'epoca dei fatti consulente del Prefetto Alessandro Pansa che guidava il commissariato per l'emergenza rifiuti, che ha ottenuto il via libera dal CSM, nelle scorse settimane, per tornare in forza alla Procura guidata da Giovandomenico Lepore.

Trenta faldoni costruiti in due anni di indagine, a carico di 25 persone, azzerati dalla sentenza pronunciata dal Tribunale di Napoli.

Questa la notizia, grave, ma prevedibile, che ha scandito questa giornata durante la quale era prevista anche l'ultima udienza per il 2009 del Processo a carico del Governatore della Campania, Antonio Bassolino, per la gestione del commissariato per l'emergenza rifiuti tra il 2002 ed il 2005.

Una lunga testimonianza, quella di Giuseppe Iavazzo, chiamato nel 2003 da Vanoli a guidare l'ufficio flussi all'interno della struttura del commissario. Al termine dell'esame è emerso come l'assenza di raccolta differenziata, gli scarsi controlli all'ingresso degli impianti ed il frequente sovraccarico provocassero spesso il danneggiamento di questi ultimi. E quando un impianto si ferma sono immediate le ripercussioni, in una sorta di effetto domino, in tutta la rete di raccolta e smaltimento.

Secondo la difesa di FIBE e IMPREGILO, responsabili degli impianti, la mancata raccolta differenziata ed il conferimento eccessivo ed indiscriminato di rifiuti provocava danni alle imprese. Nascondersi dietro il dito secondo l'accusa che sostiene invece che fosse proprio il cartello FIBE-IMPREGILO-FISIA a disincentivare la differenziata imponendo ai comuni che non conferivano la quantità di rifiuti stabilita nell'impianto delle penali in denaro.

Le difese, in larga parte, concordano anche nel ritenere la mancata operatività di un impianto di incenerimento dei rifiuti e la saturazione delle vecchie discariche ulteriori fattori a loro discolpa. Una strategia, invece secondo l'accusa, per giustificare interventi d'autorità per l'apertura - senza i necessari controlli - di nuovi siti di stoccaggio.

E' stato poi ascoltato il teste Antonio D'Alisa, mentre per quanto riguarda Claudio Marro e Massimo Martelli si è deciso, solamente, di acquisire agli atti del processo le loro relazioni, rinunciando all'escussione.

Il processo riprenderà a gennaio. Abbiamo chiesto all'avvocato Andrea Garaventa di fare un bilancio di questi mesi.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (281) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



10 Dicembre 2009

Da Bassolino a Dell'Utri l'informazione siamo noi

prescrizionebasso.jpg

Ieri si è svolta l'ennesima udienza del processo Bassolino, di cui riporto il servizio. Domani seguiremo con la diretta Twitter, da Youtube e da questo blog, l'udienza del processo d'Appello al senatore Marcello Dell'Utri. Dopo la testimonianza di Spatuzza, riportata integralmente sul nostro canale IDV Channel, e che sotto riporto, domani sarà la volta dei fratelli Graviano, che dovranno dare riscontri alle parole del pentito.

spatu1.jpgspatu2.jpgSPATU3.jpg

Testo del video intervento

Prosegue la sfilata dei testimoni davanti alla quinta sezione del Tribunale di Napoli, presieduta da Maria Adele Scaramella, che giudica 28 imputati accusati di truffa, falso, frode in pubbliche forniture, abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio in merito alla gestione dell'emergenza rifiuti nella Regione Campania.

Tra gli imputati anche il Governatore del Partito Democratico, Antonio Bassolino, che tra il 2000 ed il 2004, nominato dall'esecutivo, ha guidato la struttura del commissariato per l'emergenza rifiuti. Una struttura burocratica che costava diversi milioni di euro all'anno solo per gli stipendi di commissario e sub commissari e che secondo le accuse veniva gestita perseguendo un disegno criminale volto a non superare l'emergenza.

Secondo i pubblici ministeri il commissario di Governo non poteva non essere a conoscenza della condotta dei gestori degli impianti, le imprese consorziate IMPREGILO-FIBE-FISIA, che sovraccaricava gli impianti, disincentivava la raccolta differenziata provocando uno svernamento in discarica di oltre il 49% dei rifiuti anziché del 15% stabilito dal piano per l'emergenza.

Oggi è toccato rispondere alle domande, del PM Paolo Sirleo e delle difese, a Carmine Urciuoli, impiegato di DEVIZIA Transfer spa, che si occupava del trasporto dei rifiuti dagli impianti di produzione a quelli di smaltimento per conto di FIBE e delle altre società che gestivano gli impianti per la produzione di CDR.

Poi Fabio Nunziante, capoturno dell'impianto di Casalduni, che come gli altri colleghi alle precedenti udienze, ha confermato che spesso, su ordine scritto del commissario di governo, gli impianti caricavano anche il doppio del target di rifiuti stabilito. Anche a Casalduni si avviò la costruzione di una struttura supplementare per additivare il cdr con rifiuti speciali.

Cosa è cambiato oggi con la nuova gestione- domanda dell'avvocato Ilaria Criscuolo - ? "Nulla. Hanno cambiato il nome della FOS, frazione organica stabilizzata, in FUT, frazione umida tritovagliata" - ha risposto Nunziante.

A concludere la testimonianza di Maurizio Avallone, un passato in Fintecna, che negli anni oggetto del processo dirigeva il SEAM (servizio di emergenza ambientale) dell'ARPA Campania occupandosi di verificare la condizione degli impianti. Esisteva un'apposita convenzione con il commissario di governo, ma non gli vennero mai forniti gli strumenti per compiere analisi autonome dovendosi limitare ad esaminare i dati analitici forniti dai gestori degli impianti.

Ciò non gli impedì, racconta, di accertare "che gli impianti erano sovraccarichi il che impediva le manutenzioni ordinarie" e durante le riunioni periodiche poteva solo limitarsi a segnalare le anomalie a chi di competenza. Osservazioni comunicate anche ai subcommissari Acampora e Vanoli. Senza risultato.

"Ho visto con i miei occhi, nelle fosse dei rifiuti, perfino motori di lavatrici o frigoriferi interi". E nel corso di alcune riunioni del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, quando l'emergenza non era del tutto esplosa sui media l'ordine fu preciso "teniamo bassi i toni".

Il processo sfida i tempi della prescrizione che si avvicina inesorabile e dovrebbe quindi ricevere una spinta maggiore. Mancano oltre 300 testimoni e si procede ad un ritmo forse troppo basso.

Prima di natale è prevista ancora un'udienza. E da gennaio a giugno le udienze proseguiranno quasi tutti i mercoledì. Ma a Roma comincia il processo Cirio, molte difese sono impegnate a difendere i presunti bancarottieri ed il calendario di uno dei due processi dovrà risentirne. E un'idea su quale sarà è facile farsela.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (82) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



20 Novembre 2009

Processo Bassolino: parlano i testimoni

bassotestimoni.jpg
jokersilvio_striscia.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 18 novembre.

Testo del video servizio.

Lontano dall'attenzione dei giornali e delle tv, comprese quelle locali, è proseguito, nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, il processo contro imprese ed amministratori che secondo l'accusa avrebbero volutamente sabotato il ciclo di raccolta, trattamento e riconversione energetica dei rifiuti prodotti in Campania negli ultimi 10 anni.
Il processo vede imputate 5 aziende e 28 persone fisiche, tra le quali Antonio Bassolino, Governatore della Campania che a lungo ha ricoperto l'incarico di Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti.
L'accusa è quella di falso ed abuso d'ufficio. A Bassolino viene contestata una condotta omissiva, rispetto ai controlli sul rispetto delle norme e delle stesse ordinanze da lui emanate, che di fatto avrebbe favorito l'associazione temporanea di imprese costituita da IMPREGILO, FIBE, FISIA Italimpianti e Gestione Napoli spa.
La Corte della Quinta sezione penale del Tribunale di Napoli ha ascoltato alcuni testimoni le cui dichiarazioni erano in parte già state raccolte dalla Polizia Giudiziaria in fase di indagini preliminari per rendere sommarie informazioni.
Il Pubblico Ministero, Paolo Sirleo, ha depositato i verbali di SIT relativi a Pietro Parillo, Salvatore Di Nardo, Fabio Nunziante, oggi assente, Armando Zarrella, Mario Boti, Andrea Dargenio e Agostino Guarino.
A loro volta sono stati sottoposti a nuove domande e ad un breve controesame da parte delle difese.
Ciascuna di queste persone ha lavorato come capo-turno o addetto alla manutenzione negli impianti di trattamento rifiuti sparsi per la Campania. Da Battipaglia a Tufino, da Santa Maria Capua Vetere a Pianodadine, da Avellino a Giugliano.
Tutti hanno sostanzialmente affermato due cose in particolare. Che quasi quotidianamente il carico di rifiuti in ingresso superava "anche del doppio" la quantità massima prevista da ciascun impianto - che variava dalle 400 alle 1300 tonnellate - e che gli impianti per la stabilizzazione della frazione organica non funzionavano.
Inquietante la circostanza secondo la quale, tra il 2005 ed il 2006, gli impianti subirono l'installazione di un nuovo macchinario che avrebbe agevolato l'aggiunta di pneumatici al cdr.
In altre parole, per rendere maggiormente produttivo il combustibile derivato da rifiuti, che doveva essere realizzato al netto di una differenziata mai partita, lo si farciva di gomme d'automobile senza la minima cura per il danno provocato all'ambiente ed alla salute dei cittadini.
Il sovraccarico degli impianti, che costringeva a soste forzate per manutenzione straordinaria provocata dallo stress dei macchinari, l'ingresso fuori quota di rifiuti solidi urbani e l'additivazione, avvenuta solo in alcuni impianti, secondo i testimoni erano circostanze "note ai superiori", ovvero i "capi impianto" ed i "responsabili di impianto".
Molti di questi sono imputati ed oggi in aula erano presenti Pasquale Moschella, capo impianto Cdr di Casalduni e Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine.
Come poteva il commissario delegato dal Governo all'emergenza rifiuti non essere a conoscenza delle gravi violazione del decreto Napolitano? Ecco la versione dell'avvocato Fusco, difensore di Antonio Bassolino.
Nonostante la gestione di tipo "militare" imposta dal Governo ad alcuni impianti gli oprerai che tuttora vi lavorano a precisa domanda - "cosa è cambiato negli ultimi anni?" - hanno risposto che è rimasto tutto come prima.
L'udienza proseguirà a dicembre con l'audizione di Fabio Nunziante, Bruno Agricola, Carmine Urciuoli e Maurizio Avallone.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (4) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



12 Novembre 2009

Processo Bassolino: impianti truccati

bassolinotruccati.jpg

Appuntamento in diretta streaming, questo pomeriggio, dalla Camera dei Deputati, dove interverrò sul caso dei lavoratori Eutelia.

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 11 novembre.

Testo del video servizio.

Le anomalie nel trattamento dei rifiuti solidi urbani, l'alterazione del CDR, combustibile da rifiuti, nel quale secondo l'accusa ci finiva dentro di tutto, continuano ad essere all'attenzione del Collegio giudicante della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduto da Maria Adele Scaramella, che giudica 27 imputati tra i quali il Governatore della Campania, Antonio Bassolino, per una serie di reati che vanno dal falso alla truffa ai danni dello Stato fino all'abuso d'ufficio.
Il processo "Romiti+altri" ha messo alla sbarra anche i vertici di Impregilo e Fibe. Due gruppi industriali, questa una delle accuse da dimostrare, che vincendo la gara per la realizzazione di un sistema integrato di trattamento dei rifiuti solidi urbani della regione Campania avrebbero successivamente falsato alcuni passaggi della lavorazione. Venendo così meno alle prescrizioni del capitolato di gara, da un lato e provocato un danno ambientale di proporzioni enormi, dall'altro.
Oggi hanno deposto, in qualità di testi, due consulenti dei PM Noviello e Sirleo. I chimici industriali Mauro Sanna e Massimo Falleni.
Che si sono occupati di redigere tre diverse consulenze e svolgere un sopralluogo presso ciascuno dei sette impianti oggetto del dibattimento e di valutare anche gli atti amministrativi e la cornice normativa che regolava il bando di gara originario e le successive modifiche.
Sottoposto alle domande del PM Paolo Sirleo, è stato Sanna a spiegare come già dalla lettura degli atti sarebbe emersa la circostanza di un aggiramento del capitolato di gara da parte di Impregilo-Fibe, vincitrici dell'appalto.
Nell'ambito del decreto ministeriale 52/98 sono state esaminate le ordinanze 2774/98 e 391/2002. La prima "metteva le basi per la realizzazione degli impianti ed i principi alla base del capitolato di gara". Successivamente, ad appalto concluso, la seconda ordinanza - secondo il consulente - "cambiava le regole del gioco a partita cominciata".
In particolare aumentando la soglia massima di umidità del CDR da incenerire, di fatto se ne riduceva la portata energetica ed allo stesso tempo venivano ridotte cura e perizia nel trattamento dell'umido da destinare al compostaggio.
Per non parlare di quelle clausole che "garantivano" alle imprese aggiudicatarie dell'appalto una quantità notevole e garantita di rifiuti solidi urbani da incenerire a prescindere dalla raccolta differenziata.
Sempre Sanna ha affermato che "in alcuni casi usciva più di quello che entrava" con riferimento alla quantità di materiale destinato all'incenerimento. Il CDR prodotto, talvolta, era superiore a quello di progetto e gli scarti inferiori. Un paradosso".
Un paradosso di cui era bene a conoscenza il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti dell'epoca che risponde al nome di Antonio Bassolino.
Le testimonianze, rese su consulenze svolte anche 9 anni fa, questo va detto, hanno però smesso di brillare al momento del contro esame da parte della difesa. E' bastato porre la domanda su quanto sia durato ciascun sopralluogo in ogni impianto, i consulenti hanno detto di averne controllati 7 in un solo giorno, per provocare un evidente imbarazzo nelle risposte dei due tecnici. L'avvocato Andrea Garaventa difende 7 dei 27 imputati totali.
La Corte ha fissato il calendario delle udienze fino al 30 giugno 2010 nonostante i tempi della prescrizione corrano spediti a fronte di oltre 450 testi ancora da ascoltare.
Le telecamere e - incomprensibilmente - anche i registratori si fermano qui. Ai giornalisti vengono sottratti anche computer e telefoni cellulari, perché le udienze si svolgono all'interno dell'aula bunker di Poggioreale. Era previsto che venissero riportate nelle aule del Centro Direzionale ma il Presidente Scaramella ha spiegato che per "precisa disposizione del presidente del Tribunale" il processo continuerà a celebrarsi dentro la piccionaia di Poggioreale.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (61) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



24 Aprile 2009

Processo Bassolino: bruciare tutto

bruciaretutto.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 22 aprile.

Testo dell'intervento

All'udienza odierna del processo Bassolino hanno deposto due teste: Arturo Rigillo, ex presidente comitato 212 che ebbe il compito di approvare i progetti della Fibe, dare idoneità ai siti di stoccaggio e l'ingegner Paolo Rabitti, perito della Procura di Napoli sui rifiuti campani, che nel suo libro Ecoballe ha denunciato il disastro ambientale per la violazione dell’ordinanza risalente al marzo '98 dell’allora Ministro degli interni Giorgio Napolitano, che prescriveva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata; l’affidamento per 10 anni della gestione di tutti i rifiuti campani a valle della raccolta differenziata; la realizzazione entro il '99 degli impianti e entro il 2000, di due inceneritori per il trattamento della frazione secca del rifiuto indifferenziato tramite il raggiungimento del potere calorifico adatto.

L’elettricità prodotta dagli inceneritori da questo processo, per 8 anni avrebbe goduto degli incentivi Cip6 ad un prezzo di 4 volte superiore al costo di produzione di un normale impianto termoelettrico.

Ebbene come già detto, il decreto Napolitano fu disattesto in toto, fin dal bando di gara indetto dalla commissione straordinaria ai rifiuti presieduta dall'allora Presidente della Campania Antonio Rastrelli.

Il bando prevedeva il trattamento di tutti i rifiuti, non solo dei residui della raccolta differenziata; le prescrizioni del capitolato d’oneri riguardavano solo l’inceneritore, senza alcun riguardo per gli impianti di selezione e trattamento a monte dell’incenerimento; nemmeno una parola sugli impianti di compostaggio, senza i quali la raccolta differenziata dei rifiuti non ha senso.

Insomma, la decisione della giunta Rastrelli di bruciare tutto, anche i materiali inerti, fu confermata anche dalle successive giunte Bassolino.

La seconda violazione è stata l’aggiudicazione del progetto a Fisia-Impregilo, nonostante la stessa commissione lo giudicò il peggiore tra quelli presentati, senza preoccuparsi del fatto che nessun compost sarebbe mai stato prodotto senza fare la raccolta differenziata della frazione organica.

Secondo Paolo Rabitti bastava una sommaria visione del progetto per bocciarlo. Invece è parso evidente che la giunta campana non abbia inteso né produrre compost, né stabilizzare - cioè rendere inoffensiva - la frazione «umida» del rifiuto indifferenziato; ma solo chiamare compost tutto lo scarto del rifiuto combustibile per l’inceneritore.

Se ci aggiungiamo che Impregilo voleva subordinare la validità della sua offerta all’accettazione tramite una nota del tutto illegale dell’Abi che «mette al bando» la raccolta differenziata di plastica e carta - gli unici materiali combustibili che possono alimentare un inceneritore - la frittata pare fatta.

I comuni avrebbero dovuto pagare a Impregilo la tariffa della raccolta differenziata anche se questa non è mai stata fatta. Il solo scopo, secondo Rabitti, era quello di massimizzare gli incassi con l’equazione più rifiuti, più guadagni.

La terza violazione del decreto Napolitano si è verificata con la cancellazione delle clausole che obbligavano Impregilo a bruciare i rifiuti in altri impianti fino al completamento dell’inceneritore e quelle che limitano il materiale da bruciare alla metà dei rifiuti prodotti in regione. Clausole che avrebbero obbligato Impregilo a pagare altri operatori, perdendo gli incentivi Cip6.

Ecco allora la soluzione di impacchettare tutto in migliaia di «ecoballe», in attesa di poterle bruciare nel proprio forno. Forno che come sapete non è mai entrato in funzione, ma che ha trasformato le ecoballe in oro, tanto che le banche dell’Abi le hanno accettate a garanzia dei prestiti concessi a Impregilo, come fossero tanti barili di petrolio.
Stoccaggi che dopo un anno, per legge, sono diventati illeciti trasformandosi in discariche, per le quali erano necessari presidi ambientali mai realizzati per gli elevati costi a carico del Commissario, cioè delle tasche degli italiani.

La quarta violazione del decreto: una porta spalancata alla camorra che ha affittato i camion per portare le ecoballe in giro per tutta la Campania e i terreni dove accumularle.

Quinta violazione: per produrre più ecoballe si sono fatti lavorare i Cdr oltre le loro capacità, sospendendo la manutenzione e mettendoli fuori uso.
Un ragionamento logico suggerirebbe che rovinando i propri impianti i titolari dell’appaltato, cioè Impregilo, abbia danneggiato se stessa; in realtà con gli impianti fuori uso e le discariche piene, i rifiuti si sono accumulati per le strade assieme all'emergenza ambientale. Che ha giustificato l'autorizzazione a produrre compost che non è compost e Cdr che non è Cdr. E nuovi impianti con enormi incentivi: non più un solo inceneritore e nemmeno 2, ma 4; e tutti con gli incentivi Cip6, aboliti nel resto dell’Italia e fuorilegge secondo la Commissione europea.

«Da diverse conversazioni intercettate - ha scritto Rabitti - emerge il sistematico ricorso al blocco della ricezione dei rifiuti come strumento di pressione per avere le autorizzazioni agli stoccaggi e per giustificare i provvedimenti». Ecco spiegata l’emergenza rifiuti secondo la deposizione dell’ingeger Rabitti.

Poi toccherà alle controparti, adesso qualche intervista.

Inviato Idv: C’è una responsabilità dei comuni secondo lei, che non si sono abbastanza attivati per diffondere la cultura della raccolta differenziata?
Avv.Enzelmi: La responsabilità dei comuni è marginale perché come sappiamo bene la legge sulla raccolta differenziata è stata introdotta recentemente. Quindi non c’era la cultura di poter individuare, quindi di poter differenziare questo materiale, per agevolare la stabilizzazione di questo materiale. La cosa più importante è che però una serie di procedure non sono state operate in modo efficiente, e quindi per questo siamo oggi in tribunale a discuterne, e io penso che si avrà un esito conclusivo su questo.

Inviato Idv: Dalla deposizione dell’ingegner Rabitti emerge che la Commissione regionale ha approvato un progetto che sapeva non essere in regola.
Avv.Garaventa: Emergono delle valutazioni del professore ecco, poi bisogna vedere se corrispondono alla realtà! Noi diciamo che non corrispondono alla realtà. E’ una sua valutazione, non è ancora terminata, siamo convinti che la realtà sia ben diversa da quella che è emersa, in parte nella giornata odierna, o perlomeno che non è emersa ma che viene valutata come tale dal professore.

Inviato Idv: Erano previste 160 slide ne hanno proiettate 88.
Avv.Garaventa: Siamo a 80 – 85, siamo ancora a meno di metà della strada

Inviato Idv: Ci vorranno almeno tre o quattro udienze soltanto per le slide.
Avv.Garaventa: Tre udienze, poi toccherà alle nostre

Inviato Idv: Un gruppo di donne vestite di nero qui al processo Bassolino.
V.Petrellese: No no non siamo vestite di nero… Ci siamo costituite in un comitato per non dimenticare la giornata del 29 agosto del 2004, quando la Polizia e la popolazione, che dimostrava pacificamente contro l’inceneritore di Acerra che è stato imposto con la forza senza partecipazione, c’è stato questo scontro fra la Polizia e la popolazione, quindi noi portiamo il ricordo di quella giornata e portiamo avanti la nostra battaglia contro l’insediamento di questo inceneritore.

Inviato Idv: Perciò che senso ha la vostra presenza in aula oggi?
V.Petrellese: Finalmente si cerca di fare giustizia, cioè dicendo tutta la verità su quello che sono state le scelte operate dalla Commissione che ha approvato un progetto della Fibe, che come abbiamo sentito stamattina non sarebbe mai dovuto essere stato approvato, e invece lo hanno approvato nonostante le lacune, le incompletezze e tutte le varie cose di cui ha parlato il professor Rabitti. Quindi speriamo che attraverso questo processo si faccia giustizia di tutte le cose che noi da anni andiamo dicendo.
Perché noi non siamo i comitati del no. Noi siamo i comitati per un sistema di smaltimento rifiuti che non sia impostato solo sull’incenerimento. Perché fino ad ora si è parlato solo di incenerimento. Di raccolta differenziata, ad esempio, non si fa nulla. E quindi la nostra protesta è propositiva, non certamente del no.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (126) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



26 Marzo 2009

Processo Bassolino: le istituzioni sapevano

processobassolino12.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 25 marzo.

"Udienza del processo Bassolino, aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli. Oggi è stata una giornata ancora dedicata ai teste, il primo ad accomodarsi davanti ai giudici è stato Ettore D'Elia, consulente tecnico del Ministero dell'ambiente durante la gestione di Altero Matteoli nei primi anni del governo Berlusconi fra il 2001 e il 2003, che ha ribadito come fin dal primo momento, nell'attesa della costruzione dell'inceneritore, si era stabilito che il combustibili da rifiuti prodotto negli impianti campani sarebbe stato portato altrove.
I pm Noviello e Sirleo gli hanno fatto diverse domande sui suoi rapporti con Salvatore Acampora, che con Giulio Facchi, in qualità di ex commissari, imputati in questo processo per imputazioni che vanno dalla frode in pubbliche forniture a truffa aggravata. Dalla testimonianza di D'Elia è emerso che il Ministero dell'ambiente era al corrente delle trattative in corso in Campania, e quindi anche di eventuali disfunzioni e problemi della gestione di questa operazione, di cui Impregilo aveva l'incarico della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti di tutta la regione Campania.
Dopo D'Elia è toccato al teste Dario Scalabrini, che fra il 2000 e il 2003 è stato capo della segreteria dell'allora sindaco Bassolino, curatore delle comunicazioni esterne di Fibe, una delle cinque società imputate in questo processo.
I pm gli hanno chiesto dettagli sulla sua carriera professionale, ed è emerso che Scalabrini era bersaglio di numerose richieste di assunzione, lui stesso ha detto di aver segnalato i nomi di due persone per l'assegnazione di ruoli modesti all'interno di Fibe. Circostanza già riferita dall'imputato Salvatore Acampora, ex direttore tecnico del commissariato di governo.
Dunque, dei quattro teste previsti oggi ne sono sta ti sentiti soltanto due.
Ora sentiamo le dichiarazioni dell'avvocato Cavalli, difensore del direttore generale della Fibe.

Avv.Cavalli: Quella di oggi, secondo me, è stata un'udienza pressoché inutile perché l'oggetto delle indagini promosse dai Pm non riguardano certamente la contestazione che viene mossa a entrambi gli imputati, per il resto mi sembra comunque ci siano stati chiarimenti utili, nel senso che hanno consentito di fugare aspetti suggestivi, che erano stati prospettati dall'accusa.

D.Martinelli: Però insomma, pare che emerga comunque che degli impianti mal funzionanti fossero un po' tutti al corrente. O sbaglio?
Avv.Cavalli: Che le condizioni critiche influenzassero il rendimento degli impianti è vero ed erano tutti quanti al corrente, anche i vertici nazionali, per quanto riguarda le cause del funzionamento c'è molto da dire perché, anzi, la bontà progettuale ed esecutiva, era certificata proprio da organi istituzionali e non da privati o da società private interessate allo sviluppo dell'attività di raccolta dei rifiuti.

Udienza terminata all'inizio del pomeriggio, i giudici hanno rimandato il tutto all'otto di aprile e non a mercoledì prossimo, che sarà il primo aprile, perché ci sarà l'astensione dal lavoro degli avvocati, per altro mercoledì prossimo era attesa la deposizione ulteriore dell'ingegner Pomodoro che non aveva terminato la scorsa settimana, ingegner Pomodoro che tornerà l'otto di aprile, vale a dire fra due settimane.

Ultimo appunto: continua ad essere vietata ai giornalisti la registrazione di queste udienze, e il dettaglio che ci fa un po' pensare è il fatto che soltanto i giornalisti non possono entrare in aula col telefonino, tant'è che di giornalisti presenti, a parte io e l'inviato di Radio Radicale, non ce ne sono altri e quelli che arrivano rimangono poco tempo perché evidentemente, rimanere senza telefonino per sei o otto ore può provocare dei problemi a qualunque giornalista sul campo, che dev'essere aggiornato ed informato per occuparsi anche di altre cose.

Per oggi è tutto ci rivediamo qui, per il processo Bassolino, l'otto di aprile."

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (114) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



21 Marzo 2009

Processo Bassolino: le responsabilita' dei costi

bassolinoimpregilo0309.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 18 marzo.

"Udienza fiume, anche oggi, cominciata alle 10 di stamattina e finita alle 5 del pomeriggio.
Nella prima parte c'è stato il completamento del contro-esame dell'ex senatore Tommaso Sodano. I difensori hanno puntato sulle sue presunte posizioni ideologiche contrarie alla termovalorizzazione dimostrate dalla sua partecipazione alle proteste contro la costruzione dell'inceneritore di Acerra.
Luigi Tuccillo ha detto che FIBE non aveva convenienza a stoccare le ecoballe, mentre Massimo Krogh, che difende Bassolino, ha sostenuto che i costi dell'emergenza spettavano al Commissariato e non alla FIBE come risulta dalla relazione della commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che a pagina 24 prevedeva che il Commissariato doveva sostenere l'aggiudicatario FIBE per lo stoccaggio delle balle.
Il PM Giuseppe Noviello ha chiesto al teste di precisare le sue conoscenze sulla questione delle discariche, sugli impianti di compostaggio, e sul destino della frazione organica (che doveva essere stabilizzata, ma che invece finiva in discarica).
Noviello poi ha provato a depositare un documento di prova, già respinto in precedenza con ordinanza dal Tribunale, ossia il testo dell'audizione in commissione bicamerale di Antonio Bassolino.
Le difese si sono opposte, sostenendo che il PM vorrebbe che il teste riferisse su dichiarazioni dell'imputato Bassolino, cosa vietata dal codice di procedura penale, e che stia provando ad acquisire come prova un documento che il Tribunale ha già ritenuto non ammissibile. Il Tribunale ha accolto l'opposizione.
Nel pomeriggio ha deposto Sergio Pomodoro, il dirigente che si occupava per Impregilo dei progetti energetici. Il PM Noviello gli ha fatto ricostruire le fasi della progettazione, realizzazione e gestione degli impianti CDR facendogli ricostruire la catena di comando all'interno dell'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) denominata FIBE (sigla ottenuta dai nomi delle imprese FISIA, IMPREGILO e le tedesche BABCOCK ed EVO Oberrhausen).
La gara aveva come unico elemento valutativo la tariffa di smaltimento.
Noviello ha voluto sapere di incontri e riunioni svoltesi pochi giorni prima della chiusura della gara e chi vi aveva preso parte (in particolare di uno a Sesto San Giovanni).
Vinta la gara, la progettazione è partita subito assieme ai primi dubbi. I tedeschi fecero fare studi da cui risultò che il potere calorifico dei rifiuti impiegati a Napoli sarebbe stato inferiore ai paramentri di legge.
Risultati analoghi giunsero dalla Montgomery Watson (MWH) a differenza dei risultati dell'Università di Ferrara, commissionati da Fisia, che invece erano più vicini al valore minimo di legge.
Al gennaio 2002 risalgono i primi test, definiti soddisfacenti, sull'impianto di Caivano. Insoddisfacenti invece i risultati dei test fatti all'impianto di Giugliano.
E poi ancora, CDR di diverse qualità stoccati in balle uguali e senza differenziazione, e problemi di bilanci di massa a Tufino.
La deposizione di Pomodoro continuerà nell'udienza del 1 aprile. Mercoledì prossimo, che sarà il 25 marzo in aula ci saranno i testi D'Elia, Scalabrini, Volpe e Principale.
"

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (117) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



16 Marzo 2009

Processo Bassolino: scarsa attuazione del piano

procbassolino10.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 10 marzo.

"Mercoledì 10 marzo nell'aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli si è tenuta l'ennesima udienza del processo Bassolino.
Il controesame dei difensori ha puntato sulla scarsa attuazione del piano di raccolta differenziata.
In particolare Paolo Siniscalchi, difensore di Fisia Italimpianti, ha detto che siccome gli impianti campani erano uguali a quelli installati a Cagliari, ancora oggi in funzione, il problema era la differenziazione dei rifiuti che non c'è stata, a differenza di quanto imponeva il piano regionale.
I rifiuti indifferenziati, durante la combustione, producevano un potere calorifico inferiore al necessario, rendendo vani i tentativi di produrre il CDR.
Il problema, secondo Siniscalchi, era sollevato anche dal personale, che lamentava difficoltà di gestione dei flussi di rifiuti in entrata, superiori a quelli supportati dagli impianti.
Alle 15 è stata la volta dell'ex senatore Sodano.
Da un suo esposto cominciarono le indagini sul ciclo dei rifiuti hanno portato al processo Bassolino: lo ha detto in aula l'ex presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, durante la sua deposizione.
«Giulio Facchi, imputato nel processo, mi aveva segnalato molti punti critici nel ciclo dei rifiuti. Uno dei principali era che gli impianti producevano ecoballe senza che l'inceneritore fosse pronto per bruciarle. Perciò venivano stoccate per tempi lunghissimi trasformando i siti in discariche, senza averne le caratteristiche di sicurezza. Punti critici - che secondo Sodano - Facchi segnalava sempre anche a Bassolino».
Stoccaggi che nel capitolato di gara non erano previsti: «Lo smaltimento delle ecoballe era a carico della Fibe, lo stoccaggio, introdotto da Bassolino, diventava un onere per lo Stato». Fu il commissariato ad accollarsi le spese per allestire i siti e adeguare gli impianti — per esempio quello di Caivano — in seguito alle proteste della popolazione per i miasmi provenienti dalle balle.
Un altro punto importante della deposizione dell'ex senatore ha riguardato il dimensionamento degli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti. Nel '98 l'allora ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi, aveva chiesto al presidente della Regione, Antonio Rastrelli, che si bruciasse la metà dei rifiuti che giungevano negli impianti dopo che ne fosse stato tolto a monte, grazie alla raccolta differenziata, il 35 per cento. Negli anni successivi, invece, gli impianti furono dimensionati per bruciare tutti i rifiuti raccolti.
La deposizione di Sodano si è protratta per oltre tre ore ed è stata caratterizzata da battibecchi tra difesa e accusa, rappresentata dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Anche alcuni avvocati della difesa hanno rivolto domande all'ex senatore: tra loro Giuseppe Fusco, che assiste Bassolino, che ha voluto sapere se il governo fosse a conoscenza di quelo che accadeva in Campania.
Sodano ha risposto che le sue prime interrogazioni risalgono al 2001 e che più di una volta aveva chiesto al ministro Matteoli di risolvere il contratto, poi risolto nel 2005 con decreto.
Fusco ha anche chiesto se Sodano verificava di persona che Bassolino fosse effettivamente informato da Facchi sulle criticità: il teste ha risposto di no.
Il controesame è stato rinviato a mercoledì perché, a causa del temporale, nell'aula bunker è mancata la luce. Il tutto è rimandato all'udienza di mercoledì prossimo sempre qui nell'aula bunker del carcere di Poggioreale.
"

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (33) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



5 Marzo 2009

Processo Bassolino: tentativo di allungare i tempi

bassolino_napoli.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 4 marzo.

"Aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli, mercoledì 4 marzo 2009, il processo Impregilo-Bassolino è entrato finalmente nel vivo del dibattimento.
In aula hanno cominciano a deporre i primi 2 degli oltre 100 teste previsti per questo processo, nel quale il governatore della Campania è imputato di abuso d'ufficio.
Il primo ad essere stato interrogato è stato il maresciallo del Noe Mario Taliento, il quale ha confermato che già nel 2002 venivano alterati i codici che consentono di portare agli impianti di compostaggio i rifiuti organici di qualità scadente che invece dovevano finire nelle discariche.
Il secondo interrogatorio, durato quasi 3 ore, ha riguardato Paolo Polinelli, milanese, ingegnere specializzato in consulenze in campo ambientale, consulente delle banche che hanno finanziato la realizzazione degli impianti campani su richiesta del Commissario straordinario ai rifiuti.
Polinelli ha detto che gli impianti di S.Maria Capua Vetere e Acerra non rispettavano le normative inserite nel contratto per produrre combustibile. Per questo motivo sia i dirigenti della Fibe che il consorzio di imprese che avevano l'incarico di costruire gli impianti erano stati avvertiti.
Polinelli, che esaminò la validità del progetto sotto il profilo tecnico ed economico degli impianti, ha aggiunto presso gli impianti non c'era nemmeno un presidio per il controllo del livello di umidità dei rifiuti, determinante per la produzione del cdr in quanto «maggiore è l'umidità minore è il potere calorifico». Circostanza che secondo Polinelli i tecnici sapevano già prima che gli impianti fossero costruiti.
Vale a dire dal 1999, anno in cui anche le banche furono messe al corrente ma che finanziarono comunque il progetto nel 2003, con il solo impegno da parte della Fibe di modificare, se necessario, «l'impiantis tica per il raggiungimento della qualità richiesta».
Insomma, prima ancora della costruzione degli inceneritori già si sapeva che ne sarebbe uscito un prodotto non adatto ad essere bruciato.
La testimonianza dell'ingegner Polinelli, lo ricordo, è servita ai pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello per cercare di dimostrare che c'è stata consapevolezza sia da parte degli amministratori che degli imprenditori, che gli impianti di cdr realizzati in Campania non erano in grado di trasformare i rifiuti in energia.
Al momento del contro esame delle difese, gli avvocati Cavalli e Stile hanno chiesto ai giudici di rinviare l'udienza perché dovevano esaminare meglio i fax e le email oggetto di contestazione da parte dei pm, che sono state messe nelle mani di Polinelli durante la sua testimonianza.
Documenti che le difese dovrebbero conoscere a memoria ma che hanno trovato d'accordo, creando un precedente insolito.
Quello di rinviare un'udienza senza il controesame delle difese.

C.Enselmi: Purtroppo una decisione sconcertante perché contro tutte le regole del codice di procedura perché non rispetta l'immediatezza del contraddittorio. In pratica il tribunale ha valutato di dare tempo alla difesa degli imputati di prepararsi il controesame, avranno tempo una settimana per farlo. Chiaramente, è un ordine processuale ma non è che il codice prevede questo perché l'immediatezza del contraddittorio prevede, come il pm è pronto per impostare la propria accusa, così le difese devono essere pronte a fare questo controesame. Una decisione che creerà un precedente speriamo che non capiterà più però è stata questa la decisione del tribunale oggi.

D.Martinelli: Per i difensori un modo per allungare i tempi ovviamente?
C.Enselmi: Non solo per allungare i tempi perché chiaramente per la prossima udienza devono essere sentiti anche altri testimoni, e quindi verranno scalati perché tutta la giornata sarà fatta dal controesame dell'imputato di oggi, però, chiaramente, anche per i difensori si recupera tempo a discapito delle parti civili e della soluzione a breve di questo processo.

Allora, dopo questa decisione insolita, l'udienza è rimandata a mercoledì 11 marzo, giornata in cui tornerà in aula l'ingegner Polinelli per il controesame degli avvocati della difesa, e nella quale è atteso in qualità di testimone anche l'ex presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano."

Interrogazione scritta al governo sul caso Genchi Sabato 28 febbraio nell'articolo "Chiarezza su Gioacchino Genchi" ho scritto che avrei depositato un interrogazione al governo per chiedere chiarezza su quanto dichiarato in un'intervista rilasciata al blog di Beppe Grillo. La allego, così come allegherò la risposta che mi perverrà dal ministro della Giustizia e dell'Interno.

Leggi l'interrogazione a risposta scritta presentata il 3 marzo 2009.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (80) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



26 Febbraio 2009

Bassolino: incollato alla poltrona

bassolino_nodimissioni.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Impregilo-Bassolino di mercoledì 25 febbraio.

Il nostro inviato è riuscito a rivolgere qualche domanda al presidente della regione Campania, Antonio Bassolino, il quale conferma la sua volontà di rimanere saldamente incollato alla poltrona.

Venerdi 6 marzo saremo a Napoli, in Piazza dei Martiri a partire dalle ore 15:00, perché è dalla Campania che il Paese deve ripartire e tornare in Europa, di cui oggi fa parte soltanto sulla carta, ma da cui questo governo ci allontana nei fatti con scelte diametralmente opposte a quelle dei paesi membri.


Testo dell'intervento

"Processo Impregilo-Bassolino, sono all'esterno del carcere di Poggioreale di Napoli, udienza di mercoledì 25 febbraio 2009 si è appena conclusa dopo tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno accolto in parte le richieste dei Pubblici Ministeri che riguardano sia i testimoni che i sindaci che rappresentano i loro comuni che si sono costituiti parte civile. In pratica i giudici hanno detto che di questi 552 comuni potranno essere al massimo cinque i sindaci che potranno costituirsi testimoni. Perciò sarà a discrezione dei difensori scegliersi quali. Hanno escluso una serie di documenti e di faldoni inseriti nella documentazione utile al processo, hanno disposto la perizia descrittiva delle intercettazioni telefoniche depositate dai due Pubblici Ministeri, e hanno anche rigettato anche la richiesta della Regione Campania che, dopo già un precedente rigetto, avevano richiesto di nuovo di coinvolgere fra i colpevoli anche la presidenza del Consiglio dei ministri. A questo punto tutto è rimandato a mercoledì 4 marzo, udienza in cui saranno presenti in aula il maresciallo Tagliento e l'ingegner Pomodoro, e anche il perito che dovrà giurare per la trascrizione delle intercettazioni. Giornata nella quale il governatore Antonio Bassolino è stato a Pomigliano d'Arco, a portare la propria testimonianza ai dipendenti della Fiat-Alfa che sono cassintegrati, ho quindi approfittato per fare una puntatina a Pomigliano proprio per chiedere a Bassolino di questa vicenda che lo riguarda in prima persona. Sentite l'intervista.

D.Martinelli: Presidente, chiedo scusa, una sola domanda, lei è candidato alle elezioni europee col Partito democratico giusto?
Guardia del corpo di A.Bassolino: No! Cosa sta dicendo? Da quando?

D.Martinelli: Non è vero?
Guardia del corpo di A.Bassolino: Parliamo di Pomigliano.

A.Bassolino: Sto qui per gli operai Fiat. Per le europee non so...
D.Martinelli: Mi scusi presidente... (lui se ne va), presidente Bassolino chiedo scusa, due sole parole sulla situazione rifiuti in Campania, presidente.
A.Bassolino: Sì, si sta lavorando... (se ne va)

D.Martinelli: Mi può rispondere? C'è la sua guardia del corpo che non mi lascia avvicinare.
A.Bassolino: Ma no! Non ho guardie del corpo! E quindi non deve dire c'è la sua guardia del corpo perché io non ho guardie del corpo.

D.Martinelli: Mi scusi... volevo solo avere una sua impressione sulla situazione rifiuti in Campania.
A.Bassolino: Stiamo lavorando intensamente per uscirne, in collaborazione con Bertolaso, e si sta lavorando incrementando la raccolta differenziata, attrezzando discariche tecnicamente fatte bene, e poi cercando di aprire al più presto anche quello che è necessario in materia di termovalorizzatori come quello di Acerra.

D.Martinelli: Quindi Berlusconi che ha detto che sono scomparsi i rifiuti conferma che non è vero allora?
A.Bassolino: Sì, si è fatto un passo in avanti per uscire dalla fase più acuta dell'emergenza, ma bisogna contiunare a lavorare molto col contributo di tutti per uscire dalla crisi dei rifiuti anche in modo strutturale e per uscire in modo strutturale senza false alternative, bisogna che ci sia un salto in avanti nella raccolta differenziata, e questo è in corso, e che ci siano anche discariche e termovalorizzatori.

D.Martinelli: Un'ultima domanda, in merito alla situazione del processo Impregilo? Ci sono persone che hanno chiesto le sue dimissioni, lei che cosa si sente di rispondere?
A.Bassolino: A quelli che hanno chiesto le mie dimissioni? Mio dovere era...

D.Martinelli: Nessuno la sta accusando, tuttavia in qualità di imputato...
A.Bassolino: Sì si va beh, io rispetto pienamente la magistratura, mai detto una parola contro, ho affrontato amministrando diverse volte dei problemi e ne sono sempre uscito. Quando ho fatto il sindaco e ora a testa alta, perché non ho mai fatto nulla di illegale.

D.Martinelli: quindi non si dimette?
A.Bassolino: Io sto qui, come vede!

D.Martinelli: No, per dimostrare ai giudici che magari lei ha ragione, per carità...
A.Bassolino: Per?

D.Martinelli: Lei non si dimette per dimostrare ai giudici che lei non ha nessuna colpa in quello che la accusano? di abuso d'ufficio?
A.Bassolino: No, ma quello non c'entra assolutamente nulla, io sto qui perché sono dalla parte dei lavoratori e poiché non ho fatto nulla di male, questo verrà fuori anche affrontando regolarmente le imputazioni che rivolgono i magistrati.

D.Martinelli: E conferma che non è candidato alle europee?
A.Bassolino: Che c'entrano le europee sto qui con...(non si capisce e se ne va).
"

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (237) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



7 Febbraio 2009

Processo Bassolino: gli italiani devono sapere

napoli_030209.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Bassolino di mercoledì 4 febbraio.

"Salve a tutti mi trovo all'esterno del carcere di Poggioreale di Napoli, è mercoledì 4 febbraio 2009, oggi è andata in scena l'udienza del processo Impregilo-Bassolino. Udienza che non ha portato a novità, anzi! Il processo si è arenato ancora per vizi di forma che poi vi spiegherò meglio. Prima di arrivare alla conclusione vorrei riassumere velocemente l'intera vicenda: una mega truffa ai danni delle tasche degli italiani perché, intanto questa inchiesta è nata su segnalazione dell'ex prefetto della città, Corrado Catenacci, che nel 2002 vedendo che le cose non funzionavano fece una denuncia alla procura di Napoli, che cominciò le indagini che hanno portato all'inchiesta. Procura che ha affidato ai pm Noviello e Sirleo il ruolo dell'accusa e perciò si cerca di far luce sulla fine di questi soldi, nostri, che Impregilo ha incassato per raccogliere, differenziare e smaltire i rifiuti dell'intera regione Campania che invece non ha fatto. Questo mancato assolvimento di un servizio pagato con le nostre tasche ha provocato ulteriori danni perché il governo ha dovuto sborsare altri soldi per tamponare ciò che Impregilo non ha fatto. Il processo mira a stabilire le responsabilità penali dei 27 imputati, fra cui il numero uno di Impregilo Cesare Romiti, e diversi responsabili delle 5 società che controllava e che avevano il compito di gestire l'affare rifiuti qui in Campania.

Bassolino è imputato di abuso d'ufficio perché nel 2001 era già governatore della Campania però era anche Commissario straordinario dell'emergenza rifiuti ed è accusato di aver avallato, assecondato e favorito in questa truffa Impregilo, firmando documenti che autorizzavano questo scempio senza alcun controllo. Invece gli altri capi d'imputazione che riguardano gli altri imputati, Impregilo come soggetto giuridico e i 27 imputati come persone fisiche, sono frode in forniture pubbliche e truffa aggravata.

Dunque di questi soldi non c'è traccia, di almeno 200 milioni che il governo ha sborsato nei confronti di Impregilo per gestire la raccolta differenziata dei rifiuti. Il mancato assolvimento di questo servizio per il quale non c'è un processo in corso, nel frattempo ha creato un enorme danno alle tasche di noi italiani perché abbiamo speso più di 500 milioni di euro. Questo è il dato in possesso dell'Avvocatura di Stato che è parte civile nel processo in rappresentanza della presidenza del consiglio dei ministri. 500 milioni di euro che dal 2001 al 2007, circa 7 anni, 60-70 milioni l'anno di danno in più! Perché ad esempio, il fatto di pagare le ferrovie per caricare i rifiuti su un treno diretto in Germania con la preghiera che ci smaltissero per poi sentirsi dire che di quelle schifezze la Germania non se ne fa niente perché non sono state differenziate, col risultato che il convoglio ha dovuto fare dietro front, è un doppio danno che si è ripercosso sulle nostre tasche.

Perciò gli iniziali 200 milioni di euro sommati ai 500 fanno in tutto 700 milioni, tutta questa operazione che non ha portato a niente e probabilmente non restituirà giustizia perché se questo processo andrà in prescrizione non sapremo mai se Impregilo ha rubato questi soldi. Non sapremo mai chi evntualmente questi soldi se li è messi tasca. Non sapremo mai se questi soldi sono finiti anche nelle tasche di coloro che hanno collaborato e contribuito a coprire, eventualmente, questa mega truffa o mancato assolvimento del servizio. Non riavremo giustizia perché i soldi spesi in più li abbiamo messi noi per dover gestire ancora oggi quella che è un'emergenza che riguarda i rifiuti. Non ci sarà nemmeno ripagato il danno ambientale, cioè il danno alla salute nostra e dei nostri figli, perché il non gestire i rifiuti per lasciarli a marcire, mentre quei pochi che sono stati bruciati negli inceneritori non dovevano finire mischiati fra bucce di banana, stoffa e plastica, che creano emissioni inquinanti. Ebbene anche di questo più nessuno ne risponderà. Tant'è che questo processo non mira a capire se l'inquinamento ha prodotto danni, ma mira a stabilire le responsabilità penali per capire l'entità del danno e chi dovrà risarcirlo!

Però il processo si arena su vizi di forma perché finora le difese non hanno portato nessuna prova che cerca di smontare le tesi dell'accusa, bensì si attaccano ai cavilli: oggi c'è stato un tentativo di rinvio dell'udienza da parte di un sostituto dell'avvocato Cavalli, a difesa dell'imputato Di Pelliccia, direttore generale della Fibe, perché impegnato nelle elezioni della cassa forense, la cassa di previdenza degli avvocati, mentre i suoi sostituti sono impegnati in altri delicati procedimenti.

I giudici presieduti da Adele Scaramella in mezz'ora di camera di consiglio, hanno deciso di respingere la richiesta di rinvio, ma subito dopo c'è stata una seconda richiesta di rinvio, formulata dall'avvocato Tuccillo, difensore degli imputati Cattaneo e Urciuoli, rispettivamente amministratore delegato e presidente del cda della Fibe, poiché non ha ricevuto i documenti con le accuse formulate dai pm. Giustamente ha detto "se io non so cosa i pm dicono nelle accuse, come faccio io oggi ad avere anche soltanto una teorica difesa per i miei assistiti? Bisogna che rinviate l'udienza". Voi vi chiederete, bene perché questo avvocato non ha ricevuto i documenti con le accuse dei pm? Perché avrebbe dovuto fargliele recapitare in ufficio la cancelleria del tribunale! Perché la cancelleria non li ha recapitati? Vallo a capire! Non si sa. Qui entriamo in un'altra sfera che riguarda - ahime - l'efficienza della macchina della giustizia, che evidentemente riguarda anche l'efficienza di una cancelleria. Verosimilmente, dico io, gravata da un numero ridotto di persone che avranno un carico di lavoro che non riusciranno a smaltire.

Tant'è che in una seconda camera di consiglio durata un'ora e mezza, i giudici hanno dovuto accogliere questa richiesta di rinvio, rinvio che è stato fissato inizialmente l'11 di febbraio, cioè mercoledì prossimo, e poi rinviato ulteriormente a sabato 14 perché l'11 qualche avvocato non potrà presentarsi, quindi a dimostrazione della volontà dei giudici di voler continuare questo processo, hanno rinviato il tutto il sabato mattina alle 9 e mezzo. Sempre qui, nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, che in base alla seconda ordinanza sarà di nuovo chiusa alle videocamere e alle registrazioni. Le immagini che avete visto e che vedete in sovrimpressione si riferiscono proprio alla giornata di oggi, nella quale inspiegabilmente, il procuratore generale Vincenzo Galgano ha ritirato il divieto, forse perché pensava che questo processo poteva spostarsi fisicamente in un'altra aula, fuori dal carcere, cosa che invece non avverrà, per cui siam potuti entrare coi registratori e gli operatori con le videocamere, però è stata un'eccezione. I giudici, durante la lettura della seconda ordinanza, hanno ricordato che il procuratore ha emesso un secondo provvedimento che vieta alle telecamere di riprendere.

Per altro c'è da sottolineare che durante l'udienza di stamane, alcuni avvocati, accorgendosi della presenza delle videocamere, si sono subito opposti. Volevano che le videocamere si spegnessero. Sentite.

Questo processo ha una valenza pubblica importante, riguarda i nostri soldi, il destino di centinaia di milioni di euro, intascati da una società privata, di cui non si sa nulla e ha valenza pubblica perché fra gli imputati c'è il governatore della Campania ancora in carica, accusato di aver favorito questa mega truffa, per il quale si profila un seggio alle prossime elezioni europee, almeno questo trapela dalle ultime indiscrezioni.

Profili politici a parte, tutto ciò serva anche per ribadire che questo processo si continua ad arenare su sciocchezze, motivate ma pur sempre sciocchezze, quindi la possibilità che si arrivi in prescrizione senza nemmeno una sentenza di primo grado, è reale. Per ora è tutto. Ci riaggiorniamo sabato 14 febbraio."

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (467) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



15 Gennaio 2009

Processo Bassolino/6

processobass6.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Bassolino di mercoledi 14 gennaio.

"Carcere di Poggioreale a Napoli, oggi è mercoledì 14 gennaio 2009, sono riprese le udienze del processo Bassolino-Impregilo dopo la pausa natalizia, con un nuovo presidente della Corte giudicante, che è la giudice donna Ramaldella che sostituisce Giovanni Rabuano, andato a fare il presidente del Tribunale a Nola (NA). Questo cambio non ha comportato il blocco del processo perché Rabuano è riuscito a concludere con l’anno vecchio, tutte le fasi preliminari. Oggi in aula bunker c’erano tutti gli avvocati che rappresentano ben 553 comuni, un numero altissimo che ha tutto il sapore di portare confusione al processo, per cercare di bloccarlo o quantomeno di impedirne i lavori, tant’è che oggi c’è stato ancora una volta un appello molto lungo, c’è stata l’apertura ufficiale delle fasi dibattimentali e il giudice ha deciso di rimandare il tutto alla prossima udienza del 28 gennaio, giornata nella quale ci sarà l’astensione degli avvocati, e probabilmente quella data sarà ulteriormente da posticipare presumibilmente al primo mercoledì di febbraio. Mentre stiamo realizzando il servizio (si è appena conclusa l’udienza) non abbiamo ancora la data ufficiale, la sapremo fra pochi giorni, ovviamente ve la faremo sapere. Ora due parole con due dei pochi avvocati che rilasciano dichiarazioni dopo questa mattinata.

Avv.F.Vigoriti: Oggi sono state formulate tutte le richieste di prova, cioè il processo, conclusa la fase delle questioni preliminari, a seguito della dichiarazione dell’apertura del dibattimento comincia ad entrare nel vivo. Ed inizia con la relazione del Pubblico Ministero e le richieste di prova di tutte le parti, sulle quali poi il tribunale dovrà decidere con un’ordinanza. Dato il numero delle parti, e quindi la mole delle richieste e di documenti che verranno depositati, è comprensibile che il tribunale si prenda un lasso di tempo per studiare tutto, per poi decidere quali prove dovranno essere assunte in dibattimento e quali, viceversa, verranno escluse. Queste a cominciare dalle liste teste che sono assai corpose, si pensi che soltanto il pm chiede di sentire una novantina di testimoni, ma se non vado errato, il difensore di Impregilo chiede addirittura di sentire tutti i sindaci dei comuni campani che sono 552. Perciò probabilmente dovranno essere fatti degli sfoltimenti di queste liste altrimenti diventerebbe un processo ingestibile e impossibile da celebrare.

D.Martinelli: Il 28 gennaio ci sarà lo sciopero degli avvocati perciò?
Avv.F.Vigoriti: Perciò secondo me il processo il 28 non si farà.

D.Martinelli: I comuni che si sono costituiti parte civile in Campania sono 553, un numero altissimo.
Avv.G.Vitiello: Sì, le parti civili sono notevolmente aumentate ma lo erano già fin dall’inizio. Certamente il tribunale ha ritenuto di doverli ammettere facendo un ragionamento di carattere giuridico apprezzabile e indubbiamente il numero e la plètora dei partecipanti graverà sulla trattazione processuale. Ma credo che sarà intelligenza delle parti civili, regioni, comuni, e anche altre parti civili ammesse, cercare di semplificare l’attività processuale riducendo al minimo interventi se non essenzialmente necessari ai fini procedurali.
"

Articoli precedenti:
- Processo Bassolino/4
- Processo Bassolino/3
- Processo Bassolino/2
- Il processo Bassolino - Impregilo

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (172) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



9 Dicembre 2008

Processo Bassolino/5

bassolino5.jpg

In Campania e a Napoli le istituzioni sono state manovrate da un gruppo che usava fondi pubblici per scopi privati. Istituzioni delle quali abbiamo chiesto, fin dall'inizio, le dimissioni (leggi "Bassolino si dimetta").

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Bassolino di mercoledì 3 dicembre.

"Carcere di Poggioreale, Napoli, udienza del processo Bassolino-Impregilo, prima di entrare nel merito dell'udienza di oggi un paio di precisazioni e aggiornamenti. In questa giornata, mercoledì tre dicembre, i giornali aprono con la vicenda Sky e delle reazioni di Berlusconi in merito all'Iva, e soltanto nelle pagine profonde della cronaca, nel misto della pubblicità, finisce la notizia della procura di Catanzaro, letteralmente accerchiata dalla politizia penitenziaria venuta da Salerno, dalla cui procura cittadina è partita un'inchiesta voluta dall'ex pm locale Luigi De Magistris, come saprete ora trasferito a fare il giudice del tribunale del riesame qui a Napoli. Un'inchiesta senza precedenti, un articolo dai toni inediti che, dato il contenuto, meritavano senz'altro la prima pagina, a tal proposito c'è da dire che Repubblica ha pubblicato un titolo civetta in prima pagina, questo per dirvi che clima si respira qui a Napoli alla luce dell'avvenimento di Catanzaro, che ha riguardato l'inquisizione di diversi magistrati. Questa è una parte. La seconda parte riguarda il permesso di poter entrare in aula bunker del carcere con le videocamere. A tal proposito faremo ricorso al Tar della Campania in questi giorni proprio per poter ottenere il permesso di entrare, visto che nemmeno ai registratori è consentito di registrare le fasi dibattimentali di questo processo molto importante.
Veniamo all'udienza di oggi. In aula c'erano circa ottanta persone, fra cui moltissimi avvocati in rappresentanza dei duecento comuni campani che si sono costituiti parte civile, perciò si chiede un risarcimento danni, c'è anche questo aspetto da sollevare, il processo non punta a ripulire le discariche abusive che sono state create grazie al deposito abusivo dei rifiuti, ma i comuni chiedono soldi per poter essere risarciti del danno ambientale, e della sorte di quei rifiuti purtroppo non si parla. Comunque i l processo va in questa direzione, mira a chiarire le posizioni di trenta persone imputate a vario titolo e cinque società controllate da Impregilo, imputate come soggetti giuridici, peraltro oggetto di polemica. Secondo alcuni difensori degli imputati i soggetti giuridici non potrebbero essere imputati ma secondo i pm sì, veniamo perciò alla requisitoria del pm Sirleo, che ha ovviamente rigettato tutte le sollevazioni delle precedenti udienze, ve le elenco: ha cominciato a contestare la contestazione supplettiva, ossia ci sono stati alcuni difensori che hanno contestato il metodo di rinvio a giudizio di alcuni imputati ma che secondo il pm sono stati rispettati. Poi c'è la questione della lesione del diritto di difesa che anche in questo caso il pm ha rigettato ritenendolo inconsistente per una serie di motivi che non sto ad elencarvi per non dilungarmi, in merito alla posizione di Federico Vigoriti, lo ricorderete, l'avvocato che rappresenta l'avvo catura dello Stato, c'erano stati un paio di avvocati, fra cui Montone che difende tre imputati, fra cui De Biase e Mogavero, per il quale c'è un'ulteriore precisazione da fare, dicevano appunto che Vigoriti era incompatibile in quella veste poiché per un certo periodo in passato avrebbe difeso due imputati, mentre oggi, rappresentando lo Stato, quegli imputati li accusa, ebbene secondo Sirleo la posizione di Vigoriti è regolare poiché va inteso in una veste impersonale qual è appunto l'Avvocatura dello Stato.
Per quanto riguarda l'incompetenza funzionale del tribuanale di Napoli, dovete sapere che l'avvocato che difende Mogavero, uno degli imputati, ha detto che questo tribunale è incompetente e che perciò il processo va trasferito a Roma perché la residenza di magistrati operativi nella procura napoletana, in aree inquinate alla lente di questo processo, procurerebbe dei conflitti.
Il problema è che se questo processo fosse trasferito a Roma ripartirebbe da zero, perché ai due pm sarebbe tolta la titolarità dell'inchiesta dalle mani. Ebbene, Sirleo, ha sottolineato che se questa eventualità fosse valida dovrebbe riguardare anche tutti quei processi in corso sugli abusi edilizi, nelle cui immediate vicinanze potrebbero abitare magistrati operativi nella stessa procura in cui quei processi sono in corso.
Questi sono una serie di tentativi che le varie difese cercano di fare per allungare il più possibile i tempi in modo da avvicinare la prescrizione, oggi ci si aspettava un'ordinanza dei giudici che non c'è stata, ricordo che la corte giudicante è presieduta da Giovanni Fragola Rabuano, l'udienza prevista per mercoledì prossimo è stata annullata e rinviata al 17 dicembre prossimo, a causa della mole di memorie che anche oggi, alcuni avvocati hanno depositato agli atti.
Il 17 dicembre è attesa una maxi ordinanza nella quale i giudici dovranno esprimersi in merito alla posizione dell'avvocato Federico Vigoriti, si pronuceranno anche sull'eventuale trasferimento a Roma di questo processo, ma soprattutto si pronunceranno sul ruolo delle parti civili. A tal proposito i giudici potranno dire che sono troppi i comuni che pretendono di essere risarciti, in tal caso se escludessero molti comuni potrebbero escludere anche molti avvocati, il che si tradurrebbe in una diminuzione drastica del numero delle persone necessarie alla presenza delle udienze di questo processo, e se il numero dei presenti diminuisse potrebbe significare il trasferimento fisico del processo dall'aula bunker, l'unica in tutta Napoli in grado di contenere un centinaio di persone, a un'aula diversa, fuori dall'area del carcere e in questo caso decadrebbe quel divieto imposto dal procuratore, che per ragioni di sicurezza, dentro l'aula bunker sta vietando ai giornalisti e ai video operatori di riprendere e di registrare le fasi dibattimentali di questo processo.
Con questo per oggi è tutto. L'appuntamento, qui al carcere di Poggioreale, è rimandato a mercoledì 17 dicembre.
"

Articoli precedenti:
- Processo Bassolino/4
- Processo Bassolino/3
- Processo Bassolino/2
- Il processo Bassolino - Impregilo

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (149) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



27 Novembre 2008

Processo Bassolino/4

probasso4.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Bassolino di mercoledi 26 novembre.

"Udienza del processo sullo scandalo dei rifiuti che vede imputato anche Antonio Bassolino, ovviamente anche oggi le riprese sono state vietate ai giornalisti, ma anche le registrazioni audio. Veniamo a sapere che la Corte giudicante non si oppone alla registrazione delle fasi dibattimentali, ma bensì l'ordine parte dalla procura, poiché l'aula bunker trovandosi all'interno dell'area del carcere, rientra sotto il controllo diretto della procura stessa, che perciò ha il potere di vietare l'ingresso ai mezzi di registrazione. Una situazione paradossale che contrappone, anche se involontariamente, da un lato il tribunale che non si oppone alle registrazioni e dall'altro la procura che impedisce agli apparecchi che registrano di varcare la soglia del carcere.
Una sintesi di questa giornata di udienza da parte dell'avvocato Giuseppe Vitiello che difende la regione Campania.

Intervista:

Avv. Vitiello: L'udienza di oggi si è articolata sul completamento delle eccezioni svolte dalla difesa degli imputati, eccezioni che riguardavano il tentativo di estromettere dal processo le parti civili, in particolare la regione Campania e gli altri comuni costituiti. L'avvocatura dello stato, anch'essa aveva chiesto l'estromissione di tutte le parti civili. I giudici, come avevano preannunciato, non hanno annunciato alcunché si riporteranno alla prossima udienza e si sono riservati anche sulla eccezione relativa alla incompatibilità dell'avvocato Vigoriti a ricoprire come avvocatura dello stato la difesa della parte civile, del responsabile civile anche in relazione alla precedente questione di aver assunto la difesa dei due imputati contro cui poi si è costituito come avvocatura. Noi come regione Campania ci siamo opposti alla richiesta di esclusione perché riteniamo che tutti i cittadini abbiano il diritto di essere rappresentati.

D.Martinelli: Ovviamente se i giudici dicessero di cambiare avvocato dello stato, questo poi si ripercuoterebbe sui tempi processuali?
Avv.Vitiello: Ritengo che assolutamente i giudici non possono sostituire l'avvocato dello stato, non rientra nelle loro competenze, tanto meno nei loro poteri. Possono con un'ordinanza stabilire se ci sono inconciliabilità delle posizioni ed evidentemente, in tal caso, dovrà essere l'avvocatura dello stato, al corrente di questa incresciosa situazione che si è verificata in uno dei più delicati processi degli ultimi anni soprattutto nei confronti della cittadinanza intera, e spero convintamente che vogliano attuare tutte le procedure necessarie per sanare questa situazione.

Massimo Krogh, uno degli avvocati di Bassolino ha puntato sulla nullità del decreto di rinvio a giudizio sollevando la genericità dei capi di imputazione formulati dai pm Noviello e Sirleo. «Al mio assistito è contestato i l reato di truffa in concorso con altre 24 persone senza le prove che ci sia stata intesa tra i concorrenti nel reato. L'accusa si basa su un contributo causale senza dire per ciascuno degli imputati come e quando si sarebbe accordato con gli altri. Formulato così genericamente il capo d'imputazione non consente a Bassolino di difendersi.

Anche la difesa di Impregilo, rappresentata da Alfonso Maria Stile, solleva molte obiezioni sulla costituzione di parte civile di comuni, Province e associazioni che reclamano i danni del disastro rifiuti. In aula ha detto che non è possibile costituirsi parte civile nei confronti di una persona giuridica, quale appunto è Impregilo.
L'avvocato Montone che difende alcuni comuni ha ripreso le obiezioni avanzate una settimana fa dall'avvocato Botti circa la presunta incompatibilità dell'avvocato Federico Vigoriti, che in questo processo rappresenta il Ministero dell'Ambiente e la presidenza del consigl io dei ministri in qualità di parti lese.
Montone ha obiettato la nullità della sua posizione poiché avendo difeso gli imputati Sorace, De Biase e Mogàvero in qualità di procuratore dello Stato, non potrebbe oggi patrocinare le parti lese, visto che potrebbe esser venuto a conoscenza di dettagli che riguardano gli imputati, potenzialmente utili alla difesa degli enti che oggi Vigoriti rappresenta.
Federico Vigoriti, dal canto suo, ha difeso la sua posizione dicendo che il suo è un ruolo che prescinde dal singolo poiché potrebbe essere ricoperto da uno qualunque dei 365 procuratori dello Stato. Non è come la difesa di un cliente per un avvocato del libero foro». Vigoriti ha aggiunto di aver assistito Mogavero e De Biase in un unico interrogatorio, in cui ciascuno dei due attribuiva all'altro condotte che secondo l'accusa si configuravano come falso ideologico. Da qui la decisione dell'avvocatura di rimett ere il mandato».
Dopo 9 ore di udienza arenatasi sulle eccezioni non ci sono stati passi avanti e le obiezioni di Botti e Montone nei confronti di Vigoriti potrebbero indurre i giudici a pronunciarsi sulla posizione di quest'ultimo già mercoledì prossimo. Se dicessero che Vigoriti è incompatibile il processo per almeno 3 dei 30 imputati potrebbe ripartire da zero
."

Articoli precedenti:
- Processo Bassolino/3
- Processo Bassolino/2
- Il processo Bassolino - Impregilo

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (214) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



21 Novembre 2008

Processo Bassolino/3

bassolin.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza del processo Bassolino di mercoledì 19 novembre.

"Carcere di Poggioreale di Napoli. Si è appena conclusa l'udienza del processo che vede imputato anche Antonio Bassolino, governatore della regione Campania, intanto alcuni aspetti un po' inquietanti o forse da sottolineare: questa videocamera che mi sta riprendendo è l'unica che ha tentato di varcare questa soglia stamattina. Non c'erano altri giornalisti armati di videocamera o di registratori. O meglio, ero io e un tecnico di Radio Radicale che ha cercato a sua volta di registrare ciò che si diceva in aula per mandare in onda, e invece c'è un preciso provvedimento del procuratore generale di Napoli, che vieta alla stampa l'ingresso in questo processo. Noi giornalisti siamo entrati come pubblico. Ci hanno disarmato di tutto, persino dei telefonini, anche i computer, e ovviamente la videocamera. Siamo entrati senza nulla e invece dentro l'aula bunker, gli avvocati, i pm e tutte le ottanta persone che c'erano oltre a noi avevano si a i computer che i telefonini che squillavano durante il dibattimento, con gente che si alzava dal proprio posto per rispondere. Noi invece non potevamo far niente. Questo il primo aspetto inquietante, per il quale penso come giornalista, di rivalermi in qualche modo. O con un'intervista al procuratore che metterò online, anche per capire le ragioni di questa decisione che mi sembra del tutto illegittima, o con un ricorso al Tar della Campania.

Fuori campo: Adesso che l'udienza è finita si può entare in aula a fare interviste? No.

Detto questo veniamo al merito della mattinata. L'udienza di stamane era dedicata alla difesa degli imputati. Gli avvocati difensori hanno cercato di annullare le parti civili di alcuni enti che vi elenco: la Coldiretti Campania, l'ente turistico Ischia e la Casa del consumatore che sono operative in Campania ma con sedi legali fuori regione, quindi non si sa bene a quale titolo chiedano risarcimenti. Ci sono anche altri enti come il Comitato giuridico di difesa ecologica, in cui risulta socio addirittura un magistrato della corte d'appello di Napoli, tal Omero Ambrogi. Poi quando è toccato all'avvocato Botti difendere le posizioni di due imputati che rispondono al nome di Alfonso Sorace e De Biase. Ebbene l'avvocato ha subito sollevato la presunta incompatibilità di Federico Vigoriti, già intervistato nelle scorse settimane per il blog, incompatibile perché a data già fissata per l'udienza di questo processo, l'avvocato Vigoriti che rappresenta lo Stato con la presidenza del consiglio dei ministri e il commissariato,era contemporaneamente difensore dei due imputati. L'avvocato Botti ha chiesto alla Corte giudicante di annullare la posizione di Vigoriti, i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere, sembrava si dovessero esprimere in merito alla richiesta dell'avvocato Botti, invece, rientrati in aula, hanno invitato altri avvocati a fare le loro osservazioni e hanno rimandato l'udienza a mercoledì prossimo. Data in cui vi terrò aggiornati e sapremo qualcosa in più, intanto su questa censura dedicata ai giornalisti, e poi, ovviamente, vi dirò cos'avranno deciso i giudici in merito alla posizione dell'avvocato Vigoriti. Vigoriti che abbiamo sentito assieme a Giuseppe Vitiello che rappresenta la regione Campania.

D. Martinelli: Avvocato Vigoriti, allora, dopo quello che ha detto oggi la difesa sulla sua situazione di avvocato incompatibile? E' vero che lei è stato difensore di 2 imputati mentre sapeva di essere contemporaneamente avvocato dello Stato?
F. Vigoriti: Lo so di essere avvocato dello Stato da ventisei anni, cioè da quando sono entrato in servizio.

D.Martinelli: Però anche di due imputati a quanto pare!
F. Vigoriti: I due imputati, anni fa non ricordo quanti ma sicuramente quando le indagini preliminari erano ancora in corso, chiesero e ottennero il patrocinio dell'Avvocatura dello Stato. L'unico atto in cui furono assistiti è stato l'interrogatorio di garanzia. Non una lunga serie di interrogatori ma un interrogatorio che si è svolto nella stessa giornata della durata di un'ora ciascuno. Un paio di mesi dopo ai due imputati fu revocato il patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, quindi da quel momento molto anteriore alla richiesta di rinvio a giudizio, l'Avvocatura dello Stato cessò di essere loro difensore.
In realtà il problema non sono io che mi sono costituito parte civile, ma è l'Avvocatura perché noi avvocati siamo pienamente fungibili reciprocamente senza nemmeno bisogno di delega.

D.Martinelli: Però chi la nomina potrebbe anche non sapere che lei nello stesso tempo difende!
F.Vigoriti: Nessuno mi nomina! Purtroppo la normativa sull'Avvocatura dello Stato non è molto nota agli avvocati del libero Foro, altrimenti l'avvocato Giuseppe Vitiello non avrebbe potuto fare quella richiesta di trasmissione del verbale al Consiglio dell'Ordine degli avvocati per l'esercizio eventuale dell'azione disciplinare, perché questo denota la mancata conoscenza di un dettaglio, e cioè che gli avvocati dello Stato non sono iscritti all'Albo, ma come i magistrati sono iscritti in un ruolo. I magistrati sono iscritti in un ruolo presso il Ministero della Giustizia, gli avvocati e i procuratori dello Stato sono iscritti in un ruolo presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Il nostro organo gerarchicamente subordinato è l'Avvocatura generale dello Stato. E il nostro organo disciplinare è il Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato. Naturalmente io lo farò presente alla prossima udienza, sempre se si terrà in vista di un possibile sciopero degli avvocati, ma non appena prenderò la parola assieme all e altre questioni preciserò anche questo dettaglio, al fine di evitare un inutile trasferimento di carte, magari suggerirò al presidente del Tribunale che riterrà di accogliere la mia richiesta, anziché mandarla al Consiglio dell'Ordine, che la mandi al nostro organo disciplinare, che fa parte dell'Avvocatura generale dello Stato, la stessa che mi ha incaricato di fare questa causa.

D.Martinelli: Avvocato Vitiello, lei cos'ha da dire in merito alla sollevazione dell'avvocato Botti, riguardo alla presunta incompatibilità dell'avvocato Vigoriti?
G.Vitiello: Ritengo che l'eccezione sollevata dal collega Botti sia un'eccezione di pregio che meriti attenzione, evidentemente, io, come difensore della regione Campania, cioè dei cittadini, non posso che essere preoccupato dell'esistenza di un eventuale vizio che possa inficiare la validità del procedimento per come si è svolto fino ad oggi. Sono fiducioso che i giudici ben sapranno valutare la posizione dell'avvocato Vigoriti. Certamente è stato estremamente problematico il comportamento del collega dell'avvocatura, e per questo l'avvocato Botti ha giustamente sollecitato l'intervento processuale e anche quello del consiglio dell'Ordine che io rappresento, e che riceverà dal Tribunale gli atti dell'eccezione sollevata, per eventuali violazioni disciplinari. Ciò pur ben consci come consiglio dell'ordine del fatto che l'avvocato dello Stato è dipendente dell'amministrazione statale. Ma nella nuova valutazione legislativa delle libere professioni come quella di avvocato, ritengo che un margine, quantomeno per una valutazione strettamente deontologica, possa ancora essere ritenuta possibile pure per il consiglio dell'Ordine.

D.Martinelli: Nella peggiore delle ipotesi cosa potrebbe succedere, l'annullamento del processo?
G.Vitiello: Credo che il problema sia molto più complesso e non facilmente risolvibile in due battute, tantomeno ritengo di dover porre ragionamenti tecnici che tedierebbero gli ascoltatori, ma evidentemente, per quello che riguarda almeno le posizioni dei due assistiti dell'avvocato Botti potrebbe sorgere, se accolta l'eccezione di violazione del diritto di difesa, per il contrasto evidente tra l'avere l'avvocato dello Stato Vigoriti che ha difeso due imputati come difensore, fino al momento del rinvio a giudizio, e poi essere diventato avvocato di parte civile contro di loro, almeno per questi due soggetti, il processo potrebbe retrocedere nella sua fase istruttoria
."

Articoli precedenti:
- Processo Bassolino/2
- Il processo Bassolino - Impregilo

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (228) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



14 Novembre 2008

Processo Bassolino/2

proc_bassolino.jpg

Pubblico il video ed il testo del servizio del nostro inviato all'udienza, di giovedi 13 novembre, del processo Bassolino.

"Alle mie spalle il carcere di Poggioreale, dietro quel muro c'è l'aula bunker dove si tiene l'udienza del processo sui rifiuti che vede imputate trenta persone, tra cui anche Antonio Bassolino, che è il presidente della regione Campania, il procuratore di Napoli ha vietato ai giornalisti di fare registrazioni audio e video del procedimento, decisione che critichiamo perché la valenza del personaggio chiamato in causa che è pubblico, il processo dovrebbe avere visibilità. Ricordo che Antonio Bassolino è imputato di abuso di ufficio.
Durante l'udienza, gli avvocati degli oltre 200 comuni campani che si sono costitiuti parte civile, come in un giochino, hanno cercato di mettere sul tavolo nuove citazioni di responsabilità civile e di sollevare presunti vizi di notifica.
Tra loro anche l'avvocato del comune di Napoli, Giuseppe Dardo, per due delibere approvate il 26 settembre scorso dalla giunta Iervolino che avevano suscitato il sospetto che la sindaca avesse teso una mano al governatore per ottenere l'ennesimo rinvio del dibattimento e traghettare il processo verso la prescrizione. Le delibere riguardavano la costituzione di parte civile nei confronti delle 5 aziende imputate perché quella nei confronti delle persone fisiche era avvenuta il 2 luglio scorso.
Se i giudici, presieduti da Giovanni Fragola Rabuano, avessero accolto le richieste, si sarebbe ottenuto un altro rinvio del processo.
I pm titolari dell'inchiesta Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, vedendo come si stavano mettendo le cose, si sono subito opposti rifacendosi al principio della ragionevole durata del processo
Dopo quasi 3 ore di camera di consiglio i giudici accelerano: nell'ordinanza dicono di ammettere soltanto le parti che si erano costituite entro il 2 luglio scorso, data della prima udienza.
Dello stesso avviso dei pm anche l'avvocato Federico Vigoriti che rappresenta lo stato.

Avv. Vigoriti: Io non posso valutare scopi reconditi, l'esistenza di varie strategie, non posso fare dietrologie. Il dato di fatto è che ci sono state queste richieste di costituzione di parte civile, ma in pratica, il Tribunale, con l'ordinanza che ha pronunciato, ha stabilito che possono continuare a stare nel processo solo quelle parti civili, salvo le questioni preliminari che faremo, che si sono costituite nell'udienza del due luglio. Quelle che si sono costituite dopo sono state estromesse tutte quante dal processo. Oggettivamente è un passo avanti perché è stato formulato il calendario per la formulazione delle questioni preliminari. Finalmente abbiamo superato la fase della costituzione delle parti, ora andiamo avanti con le questioni preliminari.

D.Martinelli: Quindi si può dire che si allontana lo spettro della prescrizione?

Avv. Vigoriti: Più che si allontana, direi sia meno vicino. Comunque la prescrizione rimane fissata per l'inizio del 2012 e per arrivare a quella data c'è ancora tempo.

Le prossime udienze sono previste tutte di mercoledì, a partire dal 19 novemre. Il 10 dicembre è previsto l'inizio del dibattimento."

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (185) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



26 Settembre 2008

Il processo Bassolino - Impregilo

processo_bassolino.jpg

Il problema dei rifiuti in Campania non è stato risolto, le responsabilità politiche non sono state ancora accertate, c’è stato solo uno scarica barile generale di governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati per lo sfruttamento di un territorio che è uscito devastato nell’immagine, nell’economia, nella dignità di coloro che ogni giorno cercano di condurre una vita dignitosa. Berlusconi è volato a Napoli per qualche CDM, ha chiamato a se qualche giornalista, qualche televisione nazionale e privata, ha mandato qualche militare, ha utilizzato le forze dell’ordine per tirare qualche manganellata ai manifestanti di Chiaiano, mentre qualche scugnizzo assoldato dalla Camorra ha incendiato cassonetti di rifiuti sparsi per le strade. Poi, finalmente sbloccati i finanziamenti per la costruzione di 3 nuovi inceneritori e 10 discariche, la calma è improvvisamente tornata, i media sono scomparsi, e gli spazzini hanno ripulito il centro di Napoli.

La realtà è diversa, sui rifiuti. La situazione non è cambiata, me lo scrivono centinaia di cittadini. La monnezza a Napoli e dintorni, anche se non in centro, c’è ancora. E come a Napoli in Campania. Dispongo già di numerose foto e servizi che lo testimoniano. Invito anzi i cittadini della Campania a fotografare le situazioni di degrado e ad inviarmi (all'email suggerimenti_sito@italiadeivalori.it) il materiale fotografico corredato di data e luogo dello scatto, le pubblicherò nel mio blog.

Nel frattempo il nostro inviato al processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania, così come sto facendo per quello Mills e Spartacus, ha girato un servizio dell’udienza del processo Bassolino-Impregilo, udienza che come avrete appreso è stata rinviata. Nel processo che lo coinvolge, l'ancora in carica governatore della Campania Antonio Bassolino, è accusato, insieme ad altre 28 persone, di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture.

Riporto di seguito il testo del servizio del nostro inviato.

"C’è anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino, fra le 29 persone rinviate a giudizio accusate di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frodi pubbliche in forniture. L’inchiesta riguarda la Fibe, società controllata da Impregilo, che secondo l’accusa si sarebbe intascata i fondi pubblici che dovevano servire a far funzionare l’inceneritore di Acerra che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in energia tramite combustione.

Ebbene, l’inceneritore in questione non è mai entrato in funzione e i rifiuti sarebbero stati disseminati e nascosti in vaste discariche abusive della Campania.
Secondo i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo gli impianti di Acerra dichiarati difettosi avrebbero comportato ulteriori vantaggi economici per la Fibe. Perciò hanno congelato i conti correnti italiani del gruppo Impregilo per un valore di 750 milioni di euro.

L’udienza di oggi mercoledì 24 settembre 2008, la quarta, si svolge nell’aula bunker del carcere napoletano di Poggioreale presieduta dal gup Alberto Vecchione.
Ci sono volute 2 ore per fare l’appello dei presenti, decine di avvocati che rappresentano ben 552 comuni campani che si sono dichiarati parte offesa, 152 dei quali costituiti in parte civile.

Molti degli avvocati assenti all’appello sono arrivati in ritardo, nessuno degli imputati è presente in aula, tantomeno Antonio Bassolino, inizialmente nella doppia veste di accusato in quanto commissario straordinario per l’emergenza rifiuti e di parte lesa in quanto governatore della regione Campania. Ebbene in questo processo ne risponde solo in qualità di accusato, difeso dall’avvocato Massimo Krogh. A rappresentare la regione Campania è stato nominato un commissario d’ufficio.

L’inchiesta iniziata nel 2005, dopo 3 anni non è ancora giunta a dibattere nemmeno le questioni preliminari, e tanto meno oggi sembra si possa iniziare, visto che sono molte le questioni sollevate, tra cui l’ammissione nella citazione di responsabilità. In pratica alcuni comuni chiedono di citare in giudizio il Ministero dell’Interno, senza capire bene a quale titolo, e il dipartimento della protezione civile. Ma non solo. In aula alcuni difensori, tra cui quelli di Fibe contestano le notifiche inviate dal Tribunale, che sarebbero state recapitate con 19 giorni di anticipo anziché i 20 minimi previsti. Tutte sollevazioni che inducono gli avvocati delle parti chiamate in causa a chiedere il rinvio dell’udienza.

Il collegio giudicante dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, per voce del gup Vecchione, ha ritenuto leggitime le richieste avanzate, e di conseguenza accolto la richiesta di rinvio dell’udienza rimandata al 12 novembre prossimo.
Ora sentiamo qualche battuta a caldo dall’avvocato difensore di Bassolino Massimo Krogh e dall’avvocato che rappresenta lo Stato, che è Federico Vigoriti.

Daniele Martinelli: Avvocato. In questo processo c'è stato il ricorso di 552 comuni che hanno chiesto di entrare come parte civile. Come si configura questa mossa?
Massimo Krogh: Si configura un processo molto poco gestibile, perché il numero delle parti e la carenza delle strutture giudiziarie non consente una gestione del processo praticabile. Questo naturalmente, per me che difendo il governatore Bassolino, è una cosa che dispiace. Vorremo fare il processo al più presto possibile per dimostrare la sua non colpevolezza.
Daniele Martinelli: A parte la sua posizione di Presidente della Regione, parte lesa e anche...
Massimo Krogh: Lui come Presidente della Regione purtroppo è imputato, però come tale si ritiene innocente, vuole fare il processo e lo vuole fare presto.
Daniele Martinelli: Cosa ha detto in questi giorni Bassolino, dato che non si è presentato?
Massimo Krogh: Su questo non posso fare commenti da parte del mio cliente.

Daniele Martinelli: Avvocato. Questa riunione di consiglio ha allungato i tempi di questo processo. Che sta succedendo?
Federico Vigoriti: Succede che non riusciamo ancora a raggiungere neanche la fase delle questioni preliminari. Siamo ancora, dopo quattro udienze e una quinta del 12 novembre, a cui è stato rinviato il processo, nella fase della costituzione delle parti. In pratica, questa fase che dovrebbe occupare soltanto il momento iniziale del dibattimento si sta protraendo purtroppo, per il numero delle parti che vi sono intervenute, per parecchi mesi.
Daniele Martinelli: Per cui si avvicina una prescrizione reale di questo processo.
Federico Vigoriti: Si. In applicazione delle norme vigenti, credo che i reati più gravi, se i calcoli sono esatti, si prescriveranno a fine 2011 e inizio 2012. In pratica, di qui al 2012 processualmente parlando è come dire da qui a dopodomani. Sarà veramente un miracolo se riusciremo entro il termine di prescrizione dei reati ad arrivare ad una sentenza di primo grado."

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi | Stampa | Iscriviti
Commenti (190) | Cita sul tuo sito | Diffondi il post di Antonio Di Pietro nel tuo account Facebook Diffondi il post di Antonio Di Pietro su OkNotizie Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Segnalo.com Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Technorati Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Digg Diffondi il post di Antonio Di Pietro su Diggita



Compila il sondaggio per la salute dei cittadini Il programma della campagna "Per la salute dei cittadini"