Processo Mediaset

19 Aprile 2010

Processo Mediaset: il Governo ferma la giustizia

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"Il nostro obiettivo è fare il processo ed essere assolti, per questo avevamo offerto un calendario concordato". E’ questa l’incredibile sfacciataggine con cui l'avvocato Ghedini prende per i fondelli italiani e colleghi, mancando di rispetto alla loro intelligenza e, a dire il vero, anche alla sua (guarda il video).

L'obiettivo del Presidente del Consiglio è stato raggiunto tramite i suoi avvocati e parlamentari: cioè fermare il processo per un anno in attesa della decisione della Consulta. Tutte le altre dichiarazioni dei legali della famiglia Berlusconi sulla volontà di voler dimostrare l’innocenza del loro assistito sono chiacchiere da bar. Settantatre anni suonati, una posizione da intoccabile, la volontà di modificare la Costituzione e di occupare il Quirinale, con un presidenzialismo a tinte ‘putiniane’, sono delle buone carte per ritenere che Silvio Berlusconi non farà mai un solo giorno a San Vittore.

Ma allora perché tutto questo polverone per evitare processi in cui, anche se condannato, Berlusconi non vedrebbe limitare la sua libertà? La risposta è banale, ma è più comprensibile se ci si pone questa domanda: perché un uomo che ha avuto tutto dalla vita è ancora così fortemente terrorizzato dalla possibile perdita di potere?
E’ chiaro che, affrontando i processi, gli italiani capirebbero chi è il loro Presidente del Consiglio e la perdita di consensi sarebbe tale da metterlo fuori gioco restituendogli i panni del comune cittadino, o meglio del venditore di Arcore. Questa ipotetica uscita di scena non terrorizzerebbe un uomo sereno che nella vita si è comportato onestamente, ma evidentemente non è il suo caso.

Forse è l’obbligo di onorare chissà quali promesse, fatte a persone che hanno bussato alla sua porta, a regalargli notti insonni e irritazione verso chi si oppone alle sue leggi ad personam. Forse sono i mille patti con mille diavoli, ai quali si è venduto per salvare le sue aziende sull’orlo del fallimento prima dell’ingresso in politica, a costringere Berlusconi alla ricerca continua di potere politico e di impunità. E’ un uomo che non vuole farsi giudicare per i misfatti commessi anche a costo di ridurre sul lastrico un intero Paese

Di seguito il video e la trascrizione del testo letto in aula stamattina dal giudice Edoardo D'Avossa, presidente prima sezione penale del tribunale di Milano, col quale la corte, di fatto, sospende il processo per il legittimo impedimento e manda gli atti alla Consulta:

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Testo dell'intervento (espandi | comprimi)

Il tribunale, sulla richiesta della difesa di Berlusconi Silvio di rinvio del processo in epigrafe, ai sensi della art 1 della legge 51 2010, sull'opposizione del pm a tale richiesta in subordine sulle eccezione di illegittimità costituzionale della predetta legge per violazione degli articoli 101 e 138 della Costiuzione, sentite le parti civili e i difensori degli imputati osservano:
Va premesso che la difesa di Berlusconi, dopo aver dedotto e documentato per l'udienza del 12 aprile 2010 il legittimo impedimento dell'imputato per essere impegnato in un viaggio di Stato, alla richiesta del tribunale di indicazioni di ulteriori date per il prosieguo del giudizio ha formulato richiesta di rinvio al 21 luglio 2010 ai sensi della legge 74 2010, numero 51, producendo attestazione di impedimento continuativo del segretario generale della presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale attestazione contiene soltanto un riferimento esemplificativo a plurime attività governative da svolgere nel periodo intercorrente tra il 9 aprile e il 21 luglio del 2010.

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13 Aprile 2010

Processo Mediaset: il legittimo impedimento e' incostituzionale

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Come promesso oggi ho depositato all'ufficio centrale per i referendum, presso la Corte di Cassazione, il quesito con cui Italia dei Valori chiede l'abrogazione della legge sul legittimo impedimento.

Riporto di seguito il servizio del nostro inviato per il Processo Mediaset in cui il pm Fabio De Pasquale ha legittimamente sollevato, come noi abbiamo fatto fin dal primo momento, dubbi sulla costituzionalità del legittimo impedimento per gli articoli 101 e 138 della Costituzione.

Testo del video intervento

A quattro giorni dalla sua promulgazione, con la firma del Capo dello Stato arrivata quasi allo scadere dei termini previsti dalla Costituzione, il legittimo impedimento produce i primi effetti nel processo per i Diritti TV Mediaset che si celebra davanti alla prima sezione del Tribunale di Milano.

La norma, approvata il 9 marzo e promulgata mercoledì scorso (con entrata in vigore il giorno successivo), stabilisce, precisandoli, nuovi ambiti di applicazione dell'articolo 420 ter del codice di procedura penale che disciplina, appunto, l'impossibilità a comparire in udienza.  

Al comma 4 del primo dei due articoli complessivi è stabilita la possibilità che la Presidenza del Consiglio attesti un "impedimento continuativo" non superiore ai 6 mesi.
Gli avvocati del premier non hanno perso tempo.
Al presidente della prima sezione, Edoardo D'Avossa, i legali Niccolò Ghedini e Pietro Longo hanno consegnato una certificazione firmata dal segretario generale di Palazzo Chigi in cui si indicano come date utili disponibili quelle di mercoledì 21 e 28 luglio prossimi.

Il Pubblico Ministero Fabio De Pasquale, dedicando una lunga analisi alla norma appena entrata in vigore, ha evidenziato che la legge trascina i processi verso un'unica direzione: la paralisi della giurisdizione.
Lo stesso pm ha aggiunto che, così come approvata, la legge è in contrasto con gli articoli 101 e 138 della Costituzione, sollevando formalmente la questione ai Giudici che adesso saranno chiamati a valutare la "rilevanza e fondatezza" di quest'ultima. Qualora le ragioni del pm risultassero fondate, si andrà verso lo stop del processo e la trasmissione di tutti gli atti alla Corte Costituzionale. Stesso copione visto al processo di primo grado a David Mills, all'indomani dell'approvazione del lodo Alfano.

La decisione arriverà lunedì prossimo. La Corte ha infatti deciso di sospendere l'udienza, dopo aver congedato tre testimoni che si erano presentati oggi in aula. I giudici vogliono prima valutare la questione sollevata dalla pubblica accusa.

La difesa di Frank Agrama, infine, ha chiesto, per ragioni connesse all'età ed allo stato di salute, di stralciare la posizione dell'imprenditore americano affinché il processo prosegua.

Parere negativo delle altre difese che hanno invocato "l'unitarietà del procedimento" ed anche del Pm De Pasquale: "Stralciare la posizione di Berlusconi - riferendosi anche alla sola ipotesi di slegare Agrama - significa non processarlo più".

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1 Marzo 2010

L'illegittimo impedimento

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Negato il "legittimo impedimento". Oggi, durante l'udienza del processo Mediaset, i legali del premier Silvio Berlusconi si son visti respingere la richiesta di "legittimo impedimento" del loro assistito siccome occupato a presenziare il Consiglio dei Ministri.

L'udienza di oggi era stata concordata tra le parti, come hanno ben sottolineato i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano. La magistratura di Milano aveva stabilito con lui, e su sua proposta, questa data, dopo aver rimandato l’udienza per ben tre volte. Pertanto, è Berlusconi che ha disatteso l’accordo fissando, in via del tutto eccezionale, il Consiglio dei Ministri ad oggi.

Da questa vicenda emerge chiaramente l’abuso della funzione del Presidente del Consiglio che, approfittando del suo ruolo, modifica a proprio piacimento il corso della giustizia quando questa lo riguarda.

Non vi è dubbio che se tutti devono essere sottoposti alla legge, deve esserlo anche il Presidente del Consiglio. Infatti, Berlusconi non può permettersi di bloccare il corso della giustizia: è una regola alla base della nostra democrazia.

E’ una vergogna per la nostra democrazia che un Presidente del Consiglio abusi dei suoi poteri elevandosi al di sopra del principio de “la legge è uguale per tutti”.

Si sottoponga al giudizio senza patetici raggiri e pretestuosi Consigli dei Ministri.

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25 Gennaio 2010

Processo Mediaset: signor imputato che non c'e'

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Oggi il Presidente del Consiglio, come al solito, non era in Aula al processo per i diritti Mediaset.

I suoi avvocati hanno dichiarato che non si presentera' nemmeno alla prossima udienza, rinviata, quindi, per legittimo impedimento. Il Presidente del Consiglio ha scarsa considerazione sia della magistratura che del Parlamento. Infatti, non si presenta in nessuna delle due sedi poiché lo considera, evidentemente, una perdita di tempo.

Quando intervengo in Aula mi rivolgo a lui come al “signor Presidente del Consiglio che non c’è”; invito i giudici a fare altrettanto in tribunale dicendo: “signor imputato che non c’è”.

Una delle quattro più alte cariche dello Stato che non rispetta né le istituzioni né la giustizia è un Presidente del Consiglio che ha a noia la democrazia.

Vorrei allora ricordargli che agli italiani, invece, piace la democrazia e non hanno intenzione di rinunciare alle proprie libertà.

Reputo, contrariamente all’opinione della maggioranza e alle precisazioni del Presidente della Camera, che non ci sia da scongiurare alcun avvento di una “democrazia giudiziaria”.

C’è sì, e deve continuare ad esserci, una corrispondenza tra reato e processo che va difesa dalla discrezionalità della politica. Se commetti dieci reati sei chiamato a risponderne in dieci processi.

Dopo tutto il Presidente del Consiglio ha evitato molti dei procedimenti a suo carico, non tanto perché è stata accertata la sua estraneità ai fatti contestati, ma perché lui è intervenuto per alterare il corso della giustizia soggiogandola alla discrezionalità della politica!

La questione qui è un’altra: come può quest’uomo essere coinvolto in così tanti processi ed essere alla Presidenza del Consiglio?

Riporto di seguito il servizio dell’udienza al processo Mediaset.

Testo del video intervento

Non si presenta in aula e fa slittare le successive udienze di un mese. Il processo a carico di Silvio Berlusconi per la presunta compravendita a prezzi gonfiati di diritti televisivi e cinematografici riprenderà il primo marzo prossimo.

Seguendo lo stesso copione della scorsa udienza Berlusconi non compare in aula, a causa di nuovi impegni istituzionali - non si sa bene quali - e fa consegnare ai Giudici della Prima sezione Penale del Tribunale di Milano, una nuova lettera dove comunque presta il consenso perché si proceda senza di lui.

Ma dopo che a Corte si è pronunciata sull'ammissione di atti prodotti dall'accusa e relativa a verbali di interrogatori, sommarie informazioni e dichiarazioni spontanee, non ammessi quelli di Berlusconi nei processi "Guardia di Finanza" e "Consolidato Fininvest"; l'avvocato Piero Longo ha depositato un'istanza alla Corte in cui si chiede il rinvio dell'udienza del prossimo lunedì, primo febbraio, a causa di una visita istituzionale che il Presidente del Consiglio svolgerà nello stato di Israele.

Il Pubblico Ministero, Fabio De Pasquale, visibilmente contrariato si è domandato quando il sopraggiunto impegno fosse stato messo in calendario perché: "Leale collaborazione vuol dire leale collaborazione".

Il Presidente, Edoardo D'Avossa, ha disposto così la ripresa delle udienze il prossimo primo marzo osservando che, perdurando gli impedimenti, potrebbe decidere di stralciare la posizione di Berlusconi celebrando le udienze il sabato e proseguendo le udienze degli altri imputati il lunedì, per poi - eventualmente - riunirli al termine dell'istruzione dibattimentale.

In caso di stralcio, però, non è detto che a Berlusconi capiti, casualmente, di essere impegnato anche il sabato.

Se la Corte, ad un certo punto, dovesse ritenere non più legittimo l'impedimento del Premier, beh a questo punto - ha spiegato l'avvocato Longo - la Camera dei Deputati potrebbe sollevare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta.

Oltre al rinvio la difesa di Silvio Berlusconi ottiene anche il rigetto della richiesta dell'accusa di assumere al processo le dichiarazioni del loro assistito, e di altri imputati, rese in passato.

Il processo che vede coinvolto, oltre al Presidente del Consiglio, anche Fedele Confalonieri, il produttore Frank Agrama - considerato socio occulto di Berlusconi - ed altri funzionari del biscione e di importanti major cinematografiche, ha come oggetto l'accertamento della responsabilità relativamente a presunte vendite, a prezzi gonfiati, dei diritti per film o serie tv, con lo scopo - da un lato - di evadere il fisco e - dall'altro - di accantonare grosse somme di denaro. Fondi neri da usare per ogni necessità.

Tutto rinviato, dunque, al primo marzo prossimo, mentre in Parlamento si lavora alle nuove norme per togliere Silvio dai guai.

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18 Gennaio 2010

Processo Mediaset: Berlusconi assente

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Oggi e' ripreso a Milano il processo per la compravendita dei diritti tv Mediaset. Secondo l'accusa Berlusconi ed i suoi sodali avrebbero gonfiato i prezzi dell'acquisto dei diritti televisivi per film e programmi al fine di costituire dei fondi neri, evadendo le imposte. Nell'udienza di novembre l'avvocato Ghedini aveva comunicato che Silvio Berlusconi si sarebbe presentato certamente in aula. Esibì una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri dove erano indicate la data di oggi e quella del 25 gennaio. Ma nessuno ci credeva. Infatti né oggi né lunedì prossimo Sua impunità si farà vedere dai Giudici.
E mentre i suoi avvocati, vestendo la toga, lavorano per far slittare ogni udienza, quando se la tolgono corrono in Parlamento a disegnare leggi che gli garantiscano l'immunità.

Testo del video intervento

Così Niccolò Ghedini, avvocato del premier Berlusconi, all'udienza del processo per la fraudolenta compravendita di diritti TV da parte di Mediaset allo scopo di ricavarne fondi in nero che si celebra davanti alla prima sezione del tribunale di Milano, presieduta da Edoardo D'Avossa.
Silvio Berlusconi, atteso in aula proprio oggi - a novembre aveva indicato quella odierna - ha fatto recapitare ai Giudici una lettera in cui spiega di avere dovuto modificare i propri impegni e che rinuncia espressamente alla sua presenza in aula per consentire alla Corte di proseguire.
Il tentativo di mandare a vuoto l'udienza di oggi, da parte della difesa del Premier, si consuma in due diversi momenti.
Il primo con la richiesta di termini per la scelta del rito abbreviato a seguito di una ulteriore contestazione del PM a processo in corso, relativa alla presunta frode fiscale per 20 milioni di euro fino al 2003. Una possibilità sancita dalla sentenza 333 della Corte Costituzionale che ha giudicato illegittimi gli articoli 517 e 517 del codice procedurale nella parte in cui negano questa possibilità.
Il secondo tentativo avviene più avanti quando gli avvocati Ghedini e Longo hanno chiesto di ascoltare, per rogatoria, dei testimoni dell'accusa a cui, per questioni di durata del processo, gli stessi PM avevano rinunciato.
Entrambe le richieste sono state rigettate dalla Corte. L'ultima in particolare perché - ha spiegato il Presidente D'Avossa - è necessario dare al processo una "durata ragionevole".
Silvio Berlusconi, assieme ad altri 11 imputati tra cui il presidente Mediaset Fedele Confalonieri ed il produttore cinematografico Frank Agrama che rispondono a vario titolo di truffa, falso e frode fiscale, è accusato solamente di quest'ultimo a causa della prescrizione del reato di falso in bilancio a novembre 2007.
Quando la Corte ha deciso di procedere alla costituzione degli imputati, tutte le difese hanno fatto sapere che nessuno di questi intende sottoporsi all'esame testimoniale.
Solo Berlusconi - ha fatto sapere - potrebbe rilasciare dichiarazioni spontanee solo dopo che saranno sentiti tutti i testimoni dell'accusa.
Poi sono state fissate le date in cui saranno sentiti i testi delle difese.
Dall'uno al ventidue febbraio saranno chiamati a rendere testimonianze quelli residenti in italia. Da marzo toccherà ai testi stranieri, quasi tutti ex amministratori delle maiora cinematografiche che hanno avuto rapporti d'affari con Mediaset, essere ascoltati.
L'uno marzo toccherà alla difesa di Silvio Berlusconi.
Anche se, nel frattempo, una nuova legge ad personam potrebbe sottrarre il Presidente del Consiglio dall'azione della Giustizia.

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16 Novembre 2009

Processo Mediaset: si riparte

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E' ripreso oggi a Milano, dopo oltre un anno di stop, imposto dal "fu lodo-Alfano", il processo sui fondi neri Mediaset.Seguirò con i servizi di un inviato Italia dei Valori anche questo processo così come quello Bassolino, Dell’Utri e Mills. Non c’è bisogno di spiegare, o ricordare ai cittadini, per cosa sia imputato, per l’ennesima volta, il nostro Presidente del Consiglio. Basta una sola parola per dirlo, una parola che è il "movente" con cui è possibile spiegare ogni atto pubblico e privato dell'esistenza di quest'uomo: soldi. Sono i soldi (suoi) l'unica cartina di tornasole nell’agire quotidiano in veste di cittadino e di uomo delle istituzioni di Silvio Berlusconi. In ogni sua dichiarazione, in ogni suo gesto cercate sempre di ricondurre le motivazioni ai suoi interessi privati e per voi Berlusconi sarà un libro aperto.

Testo del video servizio

Nessun legittimo impedimento. I legali di Silvio Berlusconi fanno marcia indietro e ritirano la richiesta formulata per chiedere il rinvio dell'udienza a causa del vertice FAO che si apre oggi a Roma.
Dopo un anno di stop a causa del Lodo Alfano, infatti, è ripreso a Milano il processo che vede alla sbarra 12 imputati, tra i quali, Silvio Berlusconi accusato di frode fiscale.
Secondo l'accusa, attraverso la compravendita dei diritti televisivi per programmi, sitcom e film, avrebbe accumulato un patrimonio di fondi neri sottratti all'imposizione fiscale.
Mentre le accuse di falso in bilancio ed appropriazione indebita sono già cadute per via della prescrizione questo è uno dei quattro procedimenti ancora pendenti a carico del Presidente del Consiglio.
Uno di quelli più insidiosi dal quale Berlusconi si è liberato per oltre un anno grazie allo scudo, illegittimo, del Lodo Alfano.
Il Presidente della prima sezione penale del Tribunale di Milano, Edoardo D'Avossa, ha fatto presente agli avvocati del Premier che quella di oggi sarebbe stata un'udienza dedicata al superamento di alcune questioni procedurali ottenendo così un differimento della richiesta.
"Dovremo valutare di volta" ha quindi affermato Ghedini specificando che in caso di udienze per l'audizione o contro esame di testimoni l'imputato Berlusconi intende partecipare, dunque la Corte dovrà tenere conto degli impegni già fissati.
Una tesi che non convince l'accusa. Il PM Fabio De Pasquale ha fatto notare ai Giudici che la sentenza della Corte Costituzionale numero 451 del 2005, pur riconoscendo il diritto di partecipazione alle udienze con riguardo ai casi di "legittimo impedimento", non può consentire la comunicazione unilaterale delle date in cui l'imputato è disponibile.
Secondo una comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, depositata alla Corte da Ghedini, sarebbero - ad oggi - solo due date libere da impegni istituzionali per Berlusconi.
Si tratta delle giornate di lunedì 18 e 25 gennaio 2010.
Si corre dunque il rischio che sia sempre e solo il Premier a dettare l'agenda di questo processo.
Rimane anche il nodo relativo alla ripresa, il 27 novembre, del processo per la corruzione di Mills. Come si farà con così poche date libere?
La Corte ha poi comunicato che nella prossima udienza verrà disposta l'unificazione di questo procedimento con quello a carico di Fedele Confalonieri,accusato degli stessi reati, ma fino ad oggi processato separatamente.
Rimane il nodo delle rogatorie. Alcuni testimoni risiedono nel Principato di Monaco ed ancora, con stupore del PM e della Corte, non sono stati ascoltati. Nell'attesa il PM, nell'udienza del 30 novembre, dovrà comunicare l'ordine con il quale intende ascoltare gli altri testimoni.
Un'ultima udienza a dicembre, poi il processo entrerà nel vivo a Gennaio. Dopo diversi anni, Silvio Berlusconi potrebbe tornare in aula, ancora da imputato.
Nel frattempo il Parlamento potrebbe prendere nuovamente a cuore le sorti giudiziarie del Premier.
Per occuparsi dell'Italia, c'è tempo.

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