Società

31 Dicembre 2011

Buon 2012 a lavoratrici e lavoratori

Faccio i più caldi e sinceri auguri a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori italiani.
Questo è un Paese strano. Quando i politici e i privilegiati dicono: “L'Italia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità” intendono dire: “Noi abbiamo vissuto sulle spalle dell'Italia”. Quando dicono: “Adesso è il momento di pagare” , vogliono dire: “Adesso è il momento che voi lavoratori paghiate”.
Si prepara un anno molto duro e molto poco equo. L'impegno solenne dell'IdV per il 2012 che viene sarà quello di adoperarci con tutte le nostre forze, in ogni momento, per battere quella odiosa iniquità.
Un augurio particolare ai precari, che da troppo tempo vengono derubati del loro futuro perché chi non ha nessuna sicurezza non può progettarsi un futuro, e ai lavoratori che hanno perso il lavoro o che rischiano di perderlo nei prossimi mesi: le operaie della Omsa, i vigili del fuco precari, gli operatori della rete Wind, gli operai di Termini Imerese e troppi altri. Ma anche a tutti coloro che il lavoro non l’hanno mai trovato e lo cercano disperatamente e chi ha lavorato tutta una vita e si vede tagliare la giusta pensione guadagnata faticosamente. I diritti dei lavoratori devono essere la prima e assoluta emergenza del governo Monti.

Siamo stati al vostro fianco lungo tutto quest'anno.

Ci resteremo nel 2012. Auguri sinceri

Antonio Di Pietro

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24 Dicembre 2011

Lettera per un Buon Natale di cambiamento

Care italiane e italiani,
è stato un anno molto difficile per il nostro Paese. C'è una crisi terribile che ha reso molta gente ancora più povera, e che ci fa guardare tutti al futuro più con paura che con speranza. Oggi è la vigilia di un Natale poverissimo per l’Italia e quello che dovrebbe essere un periodo di gioia e feste è invece mortificato dalla crisi.
Questa crisi non è colpa solo di alcuni di noi italiani.
E’ una crisi globale e all'origine ci sono l’avidità e la miopia di chi, in tutto il mondo, ha pensato solo a diventare sempre più ricco alla faccia di tutto il resto e di tutti gli altri.
In Italia c'è stato e c'è chi ha reso questo crisi più dura e più difficile da risolvere. Fino a poco fa c'è stato un governo che faceva solo leggi a vantaggio del proprio presidente del consiglio invece di rimboccarsi le maniche per affrontare la crisi. Così l'ha fatta degenerare.
Adesso dobbiamo vigilare sul lavoro del primo ministro Monti, magari facendolo incontrare con il professor Monti. Perchè sembra che non dicano le stesse cose.
Il presidente Monti sta somministrando la cura sbagliata, perché rende la gente sempre più povera e così condanna il nostro Paese alla recessione, che vuol dire disoccupazione, miseria e rende impossibile lo sviluppo.
Noi faremo la nostra parte, che è quella di girare in lungo e in largo il Paese andando a vedere con i nostro occhi come stanno i lavoratori e i cittadini in difficoltà.
Negli ultimi mesi siamo stati con i 20mila precari del corpo dei vigili del fuoco, che dal primo gennaio resteranno disoccupati lasciando il territorio del tutto sguarnito di fronte alle emergenze.Siamo stati con i lavoratori di Termini Imerese, che la Fiat ha gettato in mezzo a una strada chiudendo lo stabilimento. Con i dipendenti della Wind, che il 20 gennaio manifesteranno perché non vogliono essere precarizzati e licenziati.
Con i 1500 operai di Fincantieri minacciati dalla disoccupazione. Con i 1000 dipendenti dei treni notte che da settimane stanno sui tetti perchè Trenitalia li vuole sostituire con i francesi. Con le decine di migliaia di precari che da anni fanno funzionare la scuola e che in cambio continuano a ricevere solo sganassoni.
Questa è la crisi, non un bilancio astratto. Non si può continuare a giocare con le cifre come se dietro non ci fossero le vite di milioni di donne e uomini.
Nel nostro Paese ci sono stati, nell'ultimo anno, anche grandi cambiamenti che hanno suscitato grandi speranze: penso alla primavera delle amministrative ai referendum di giugno, alla raccolta di firme contro la legge elettorale di quest’estate fino alla caduta, a novembre, di Silvio Berlusconi.
In tutte queste piccole e grandi vittorie noi dell'Italia dei Valori abbiamo avuto una parte molto importante e ne siamo orgogliosi, perché abbiamo sempre interpretato il nostro ruolo come quello di uno strumento per migliorare la realtà.
Il cambiamento è possibile e a portata di mano. Proviamoci insieme.

Antonio di Pietro
24 dicembre 2011

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12 Ottobre 2011

Il 15 ottobre, anche noi indignati

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Sabato prossimo, quindici ottobre, sarà una giornata molto importante per l’Italia e per l’Europa. Ci saranno manifestazioni in centinaia di città, e anche da noi, a Roma. E’ impossibile non sentirsi profondamente solidali con i giovani e con i cittadini che manifesteranno pacificamente, e non condividerne l’indignazione.
Come si fa a non sentirsi indignati e offesi scoprendo che quelli che hanno provocato la crisi, dopo essersi fatti salvare a spese dei contribuenti, si sono arricchiti più che mai mentre intorno a loro la stragrande maggioranza della popolazione s’impoveriva sempre di più?
Come si fa a non scandalizzarsi vedendo che le formule con cui è stata sinora affrontata la crisi hanno precipitato nella miseria e nella disoccupazione intere popolazioni senza nemmeno riuscire, in cambio, a risolvere la situazione?
Inutile nascondersi dietro un dito: in Italia ci sarà una ragione di più per manifestare pacificamente la propria indignazione.Questo governo ha affrontato la crisi peggio di tutti gli altri, e oggi con la sua sola permanenza al potere la rende ogni giorno più grave. Noi manifesteremo a Roma anche per spingere le sue immediate dimissioni che noi continuiamo a ritenere indispensabili.
In Europa e nel mondo, i cittadini di Paesi diversissimi stanno chiedendo da settimane e da mesi che si cambi strada. Lo fanno con grande decisione, ma civilmente e senza violenza, senza concedere alibi a chi non vede l’ora di farli passare per pericolosi estremisti. Così dovrà essere anche in Italia e così certamente sarà per la stragrande maggioranza dei manifestanti.
L’Italia dei Valori questa indignazione la vive e la esprime da anni, anche quando Berlusconi sembrava invincibile e tutti, anche nell’opposizione, applaudivano le politiche feroci e inutili di Tremonti. Moltissimi militanti dell’IdV parteciperanno pacificamente alla manifestazione di Roma, stando ben alla larga da eventuali infiltrati ed estremisti, ribadendo la nostra ferma condanna ad ogni tipo di violenza.

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13 Luglio 2011

Il valore della laicità

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Ieri il Parlamento ha legiferato sul testamento biologico. O per meglio dire, contro il testamento biologico: a noi tutti verrà imposto di morire senza dignità. Non abbiamo chiesto la luna, soltanto di poter scegliere come andarcene. E la cosa peggiore è che l'hanno fatto nel nome di un travisamento storico e religioso del messaggio cristiano. Nemmeno Gesù Cristo pensava e ha mai pensato di imporre la sua scelta.
Io non credo, per come ho letto il Vangelo quando ero in seminario, che Gesù Cristo fosse un violento. Anzi ne sono sicuro. Invece in questo Parlamento, ancora una volta ci si comporta come uno gnorri. Fa finta di non capire, di non vedere, di non sentire per alzata di mano. Per partito preso e per ipocrisia manifesta.
E comunque la si veda, seppure si possano avere interpretazioni diverse dell'insegnamento cristiano, qui il punto fondamentale è che lo Stato deve essere laico, a tutela di tutti i cittadini.
Questa volta hanno legiferato fuori dal vaso. E l'hanno fatto pure malamente, aggirando la Costituzione - e quindi negandone i principi: l'articolo 32 sancisce che sono vietati i trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità umana. E che cosa sono l'idratazione e la nutrizione artificiale se non trattamenti terapeutici?
Per questo io credo che su un tema importante come il fine vita, sia necessario lasciare libertà di coscienza ai cittadini. Coloro che decidono di poter essere alimentati e idratati fino alla fine, devono poter essere liberi di farlo.
Quel che è certo è che non si può impedire, per legge, di pensarla diversamente. Quello che hanno approvato ieri invece dice proprio questo: che io ho il diritto di scegliere e godo dei miei diritti solo fino a quando sono cosciente. Se invece non potrò più esprimermi perchè un incidente o quantaltro mi avrà privato di questa facoltà, saranno altri a scegliere per me. Io penso che la decisione sul momento finale deve essere solo mia, o affidata a qualcuno scelto da me, che mi conosca e di cui mi fido. Si truffano i cittadini facendo vedere che ci si occupa della vita, ma in realtà è una maniera di occupare e imbrigliare la vita degli altri, specialmente nel momento più importante, quando si chiudono gli occhi.
La scelta è un valore prezioso e per noi dell’IDV, che fondiamo la nostra esistenza sui valori, la libertà di coscienza è fondamentale.

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27 Giugno 2011

Noi ancora al fianco dei movimenti, dei precari, delle donne, dei giovani

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Cari amici Viola,
vi ringrazio del confronto franco e trasparente che mi consentite di aprire, grazie alla lettera aperta che mi avete indirizzato dal vostro sito.
Innanzitutto voglio tranquillizzare voi e tutto il popolo della Rete: io ho il massimo rispetto di quello che state facendo e credo che il vostro contributo sia stato e sará fondamentale per cancellare il berlusconismo in Italia.
Sapete bene che noi dell’Italia dei Valori siamo stati sempre al vostro fianco e accanto ai giovani precari, alle donne indignate, ai lavoratori della scuola e a coloro che in questi mesi sono scesi in piazza per protestare a difesa dei loro diritti.
A questo proposito ho letto e apprezzato la vostra richiesta di sfiduciare individualmente il ministro Brunetta per le sue affermazioni su precari e disoccupati: sono convinto anche io che lui rappresenti la parte peggiore dell’Italia, ma l’azione che voi chiedete deve essere approvata dalla maggioranza dei parlamentari e noi siamo solo 22 deputati e 12 senatori. Comunque stiamo valutando con il resto dell’opposizione una azione condivisa. Vi terró informati.
Voi dite di non capire perché proprio oggi si dovrebbe rinunciare a chiedere le dimissioni di Berlusconi. E chi ci rinuncia? Io gliele ho chieste anche direttamente, in quel famoso colloquio che ha scandalizzato tanti. Però con questo Parlamento comprato e venduto mi pare difficile che quella richiesta venga esaudita.
Per una coalizione seria, che vuole governare il paese e non solo impedire che lo malgoverni qualcun altro, e per un partito come l’IdV, che ambisce a non essere solo la prima linea dell’antiberlusconismo ma anche a dare il suo contributo alla ricostruzione dell’Italia, non mi pare una buona idea passare i prossimi due anni solo a urlare inutilmente che Berlusconi si deve dimettere. Mi sembra più utile e più serio spenderli preparandoci alla sfida difficile che arriverà dopo quelle dimissioni.
Ma vi voglio rassicurare soprattutto sul fatto che, per noi, essere partito popolare e di massa non è ad excludendum ma piuttosto - permettetemi il dipietrese - ad includendum. Questo vuol dire che non abbandoneremo mai i temi che ci hanno guidato fin qui: risoluzione del conflitto di interessi, nuova legge elettorale, una giustizia per tutti, la difesa dei beni comuni, la diffusione delle energie rinnovabili e – soprattutto – la difesa delle libertá digitali e contro i bavagli ai giudici e alla stampa.
Del resto non abbiamo mai nascosto le nostre origini liberaldemocratiche ed è da queste che noi ripartiremo con l’Idv 2 per presentarci come forza non ideologica ma riformista e democratica.
Comunque sia, tutto il percorso che ci porterá agli Stati generali di ottobre sará democratico e fortemente partecipativo. Con il coinvolgimento dei movimenti e delle associazioni con le quali abbiamo collaborato in tutti questi anni e con la massima trasparenza, visto che utilizzeremo il web per raccogliere in questi mesi opinioni e per creare un vero dibattito che tenga conto dell’apporto della Rete: un punto di riferimento irrinunciabile per noi dell’Idv. E anche per la democrazia sostanziale che il berlusconismo ha demolito e che noi dovremo ricostruire, adeguandola alla modernità: cioè alle immense possibilità di partecipazione diretta che la Rete ci offre.

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21 Giugno 2011

Il Governo cancella i precari

Anche oggi voglio esprimere la più completa solidarietà con i precari della scuola che stanno manifestando, alcuni anche con lo sciopero della fame, di fronte a Montecitorio. Una Camera dei deputati priva di ogni legittimità democratica ha votato oggi la fiducia sul decreto sviluppo: le norme lì contenute sono l’ennesima coltellata per i precari della scuola.
L’art. 9, comma 18, esclude il comparto scuola dall’applicazione della direttiva europea per la tutela dei precari. In base a quella direttiva, dopo tre anni i contratti a tempo determinato dovrebbero automaticamente essere trasformati in assunzioni a tempo indeterminato. Con un tratto di penna, il Governo ha cancellato questa tutela per 65mila precari della scuola. Questa norma basterà a vanificare ogni possibile intervento della magistratura in difesa dei diritti dei lavoratori precari della scuola. Il ministro Brunetta potrà continuare a insultarli, definendo “la parte peggiore di questo paese” proprio chi, spesso con enorme sacrificio, permette alla scuola di andare avanti e per questo andrebbe invece ringraziato.
Il nostro emendamento per abolire questa norma odiosa non è stato approvato, così come non è stato approvato quello con cui chiedevamo di riaprire le graduatorie a esaurimento per i neo-abilitati.
In questo caso un emendamento identico era stato presentato anche da un deputato del Pdl e la maggioranza aveva detto che lo avrebbe approvato. Anche se capivamo benissimo che era un contentino grazie al quale il Pdl cercava di mascherare la sua politica contro i precari, saremmo stati lo stesso soddisfatti perché almeno per ventimila lavoratori le cose sarebbero cambiate in meglio. Invece al governo e alla maggioranza anche questo è sembrato troppo, all’ultimo momento hanno cambiato idea e hanno respinto l’emendamento.
Noi continueremo la battaglia al loro fianco, perché colpire i precari della scuola vuol dire essere due volte colpevoli: una volta per il danno che si fa a oltre 250mila lavoratori per lo più giovani, e un’altra per quello che si fa alla scuola, cioè all’istruzione e alla formazione dei nostri figli, al futuro di tutto questo Paese.

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4 Giugno 2011

Lettera aperta sui referendum

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Cari Cittadini italiani,
vi scrivo questa lettera aperta, per chiarire alcune considerazioni sui referendum visto che i Tg delle reti private e pubbliche stanno facendo ostruzionismo, nonostante l'invito dell'Agcom a trattare i temi referendari.
Io credo che l'aria, l'acqua e l'eguaglianza di fronte alla legge, principio base della civiltà giuridica, non abbiano colore politico e quindi che nessun partito possa appropriarsi della battaglia contro il nucleare o di quella contro la privatizzazione dell'acqua, e dunque nessun partito possa dire che un referendum è “suo”: neppure chi, come noi dell'Italia dei valori, ha raccolto le firme per due dei quattro referendum del 12 e 13 giugno.
Certo, i referendum si fanno per abrogare leggi che sono state varate da una maggioranza parlamentare, la stessa che sostiene il governo. E' dunque evidente e logico che questo governo, e la sua maggioranza parlamentare, sperino che i referendum non passino, facciano carte false per cercare di non far raggiungere il quorum e ancora adesso, a una settimana dal voto, scelgano la più totale ipocrisia. Da una parte Berlusconi giura che accettano il referendum sul nucleare e che si rimetterà alla volontà dei cittadini, dall'altra inoltra un ricorso alla Corte costituzionale come ultimo e disperato tentativo di invalidare il referndum e impedire ai cittadini di esprimere la loro volontà.
Vi allego la decisione della Corte di Cassazione che l'altro ieri ha ammesso il referendum e che a me sembra ineccepibile e il ricorso che ha presentato l'avvocatura dello Stato per conto di Berlusconi che invece cerca ancora di arrampicarsi sugli specchi per impedire ai cittadini di far sentire la loro voce sulla fattibilità o meno delle centrali nucleari.
E' indispensabile reagire a questa situazione, per questo vi invito a firmare l'appello pubblicato sul sito www.iovoto.net, per indicare la vostra intenzione di votare, anche sul nucleare.
Ma, se ci pensate bene, l'istituto costituzionale del referendum esiste proprio per i casi in cui gli elettori di un partito politico o del governo non sono d'accordo con una singola scelta di quel partito o di quel governo. Se fossimo sicuri che gli elettori della maggioranza parlamentare sono sempre d'accordo con ciò che quella maggioranza decide, che bisogno ci sarebbe del referendum?
Trasformare i referendum in una specie di elezione politica camuffata tra i sostenitori del centrosinistra e quelli del centrodestra non sarebbe solo darsi la zappa sui piedi: sarebbe anche una grandissima ingiustizia nei confronti di moltissimi cittadini e un tradimento dello spirito referendario. Cosa dovrebbe fare un elettore del Pdl che però vuole anche difendere i suoi figli e i suoi nipoti dall'incubo nucleare, o un cittadino che vota per la Lega ma non vuole che l'acqua diventi fonte di profitto per pochi ricchi?
Per lo stesso motivo, sarebbe sbagliatissimo se le manifestazioni di chiusura della campagna referendaria acquistassero una colorazione politica e lasciassero così fuori dalle piazze tutti quei cittadini che non la pensano come noi politicamente ma sono d'accordo con noi sul no al nucleare, sull'acqua pubblica e sull'uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
Per questo io, come esponente del Comitato per sì al referendum sul legittimo impedimento, credo che sui palchi delle manifestazioni di chiusura non dovrebbe esserci neppure un logo di partito, nemmeno una sola bandiera, ma dovrebbero esserci solo i Comitati referendari, e propongo a tutti di assumere già da oggi questa decisione.
Quindi, cari cittadini, vi invito alle manifestazioni "Io Voto", il 10 giugno a Roma e in tante città italiane. Un invito aperto e plurale a tutti coloro che pensano che per vincere la battaglia referendaria sia necessario lasciare da parte le differenze e rimanere tutti uniti e compatti.

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8 Maggio 2011

Un "muro web" per difendere la memoria storica

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Da domani l’Italia avrà un grande monumento vivente, destinato a cambiare e a crescere nel tempo, dedicato alle vittime del terrorismo: di tutti i terrorismi, dai contadini ammazzati a Portella della Ginestra il primo maggio 1947 agli eroici magistrati caduti sotto il piombo delle bande armate negli anni ’70 e ’80, dai rappresentanti delle forze dell’ordine uccisi mentre compivano il loro dovere alle decine e decine di semplici cittadini massacrati senza un motivo da chi per seminare il terrore colpiva alla cieca.
Non sarà un un muro di calce e mattoni, ma un Portale Internet, all’indirizzo www.memoria.san.beniculturali.it. Lo inaugurerà domani, celebrando così la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, il presidente della Repubblica. Napolitano ha voluto dedicarlo in primo luogo a quei “dieci magistrati che per difendere la legalità democratica sono caduti per mano delle Briogate rosse e di altre formazioni terroristiche”.
Con queste parole il capo dello Stato ha risposto agli avvoltoi, che a Milano, hanno accusato di brigatismo propria la magistratura,dalle Brigate rosse è stata colpita così ferocemente. L’avvoltoio che ha fatto appendere quei manifesti, nonostante tutto il can can propagandistico armato dalla sindaca uscente di Milano, è ancora nelle liste del Pdl e solo i bambini possono credere che se se sarà eletto si dimetterà davvero come ha promesso mentendo Letizia Moratti.
L'iniziativa di Napolitano è anche la migliore risposta al Caimano che proprio ieri ha definito il PM di MIlano un «cancro da estirpare»
Questo muro web è diverso da un semplice monumento. Piano piano si riempirà con gli archivi e i materiali preziosi raccolti da 47 associazioni legate alle vittime del terrorismo e che altrimenti sarebbero rimasti chiusi in qualche cassetto ad ammuffire. Non inviterà solo a conservare la memoria: sarà memoria e materiale per chi sulla memoria vuole lavorare. E’ la forza del web, l’innovazione che Internet porta dappertutto, anche nel rapporto con il passato e con la nostra storia troppo spesso dimenticata.
E’ un grande aiuto quello che Internet ci offre. In questi ultimi quindici anni la memoria in Italia è stata continuamente violentata, tradita e cancellata. Chi controlla le televisioni e i mezzi d’informazione ha avuto gioco facile nel far apparire i partigiani antifascisti come uguali ai nazifascisti e forse pure peggio, o nel far passare i colpevoli della corruzione nella prima repubblica come vittime innocenti e i magistrati che indagavano sulle loro malefatte come carnefici. Bettino Craxi è diventato un martire, i magistrati brigatisti e i fascisti vittime degli antidemocratici invece che massacratori.
Ma Internet non lo controlla nessuno, e per questo è lo scoglio a cui ci possiamo attaccare per difendere la memoria e verità storica.

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2 Maggio 2011

Grazie Adriano, mobilitiamoci per i referendum

Celentano e Di Pietro

Caro Adriano,
voglio prima di tutto ringraziarti per le parole di stima nei miei confronti che hai scritto nella lettera al "Fatto Quotidiano". Le considero un riconoscimento molto importante, perchè vengono da un uomo nei cui confronti nutro da sempre la stessa stima.
In questi tempi faziosi in cui ci si schiera sempre non a seconda di quello che si pensa e che si crede che sia giusto ma a seconda di cosa conviene di più a sè stessi e alla propria parte politica, c'è bisogno di uomini liberi come te, che hai sempre condotto battaglie coraggiose guardando solo al merito dei problemi e non a chi facevano comodo e a chi scomodo. Io credo che questa si chiami onestà intellettuale e che sia quello che più manca nella politica italiana.
Ma voglio ringraziarti anche per l'aiuto che con il tuo appello al voto per i referendum hai dato non all'Italia dei Valori ma all'Italia e agli italiani. Stiamo correndo, tutti, grandissimi rischi. Uno è che tra due anni, grazie ai giochi di prestigio del grande truffatore che ci governa, ci ritroviamo con centrali nucleari sparse ovunque, sull'orlo di un abisso di morte.
E' una situazione veramente assurda. Proprio adesso che tutto il mondo inizia a darci ragione e che persino chi governa uno dei Paesi più nuclearizzati d'Europa, la Germania, dice che bisogna tornare indietro dal nucleare, il ministro Romani ci viene a spiegare che siccome eravamo i soli ad avere ragione dobbiamo vergognarci e cominciare ad avere torto e a costruire le centrali nucleari anche noi. Ma che logica è mai quella che segue il nostro governo?
Un altro rischio, altrettanto terribile, è che nel nostro Paese la peggiore bestemmia diventi legge. Privatizzare l'acqua è come privatizzare l'aria. Significa mettere una tassa sulla vita a vantaggio di qualche ricco e di qualche potente. Questo non è un insulto contro il Capitale di Marx ma contro il Vangelo di Gesù Cristo. Quando Berlusconi va in giro a dire che lui difende i valori cristiani dimostra di non aver capito proprio niente di quei valori. Non li capisce e non li segue. Ne parla solo perchè spera di accaparrarsi i voti degli elettori cattolici per poi dargli la solita fregatura tradendo quei valori come fa quando vuole privatizzare l'acqua.
Ma c'è un terzo rischio, e forse è il peggiore di tutti. E' il rischio che il nostro Paese si abitui e si rassegni a tutto, si convinca che tanto non c'è niente da fare, che è normale che la democrazia venga tradita senza che nessuno muova un dito, che chi governa cerchi di fregare i cittadini e se ne vanti pure pubblicamente, che i potenti restino sempre impuniti, che si raccontino bugie ridicole come quelle sulla nipote di Mubarak e tutti invece di indignarsi strizzino l'occhietto.
E' questo modo di pensare e di comportarsi immorale e nefasto che Berlusconi ha diffuso piano piano, come un veleno. Per questo il referendum sul legittimo impedimento è così importante. Non è solo un referendum su una specifica legge particolarmente ingiusta e odiosa, ma è anche un referendum simbolico su quel modo di governare.
Tu hai fatto appello alla coscienza di Silvio Berlusconi, e certo che una coscienza deve avercela pure lui perchè ce l'hanno tutti. Ma io non credo che la ascolterà nemmeno stavolta, perchè è troppo tempo che ha smesso di darle retta, e quindi farà tutto il possibile, senza guardare in faccia a niente e a nessuno, pur di evitare che siano i cittadini italiani, inclusi molti dei suoi ex elettori delusi, a giudicarlo nelle urne. Userà tutti i suoi mezzi, che sono moltissimi. Non possiamo sperare di farcela senza l'aiuto delle persone oneste come te, senza l'impegno di quelle personalità dello spettacolo e della cultura che hanno abbastanza coraggio per sottrarsi al ricatto di un uomo che comanda molto anche in quei settori.
L'Italia dei Berluschini, delle Santanchè, degli Straguadagni e degli Scilipoti non vincerà per sempre. Ma se non la fermiamo subito ci lascerà un Paese ancora più devastato di come è adesso. Per questo è importante che tutti i cittadini italiani si mobilitino, seguendo le indicazioni che hai dato tu.
Il 12 e il 13 giugno possiamo fermarla, grazie anche al tuo aiuto e al tuo appello.
Un grande e sincero grazie.

Antonio Di Pietro.

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27 Febbraio 2011

Un sogno utile per i giovani

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La televisione è una lente deformata sulla realtà. Soprattutto in Italia racconta un sogno falso, fatto di berlusconismo alla potenza che mistifica i fatti. Ben ha fatto il Governatore Draghi a divulgare i dati reali che certificano quello che è sotto gli occhi di tutti: non c'è nessun futuro lavorativo per i giovani italiani.
Mi ha colpito l'analisi di Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi, nella quale descrive gli immigrati che sbarcano in questi giorni sulle coste italiane come uomini con “il televisore sotto il braccio”, gente che non vuole rinunciare a quella realtà nello schermo che ha alimentato le loro fantasie per anni, che non vuole abbandonare i sogni contenuti in quel 14 pollici. Grasso, però, parla anche di una nuova forma di “discriminazione sociale”, nella quale la televisione rappresenta il “sogno sognato per la maggioranza, per le persone più povere e meno attrezzate culturalmente”, ma dall'altro lato c'è internet che è la vera lente sul mondo per migliaia di giovani. Il piccolo schermo è più accessibile, ma fa vedere soltanto la realtà che poche persone vogliono che sia rappresentata. Il pluralismo è strozzato dai giochi di potere, come accade in Italia che un presidente del Consiglio possiede sei canali, i più potenti (tre privati e tre pubblici). E, infatti, quello che questi immigrati hanno visto per anni sulle televisioni italiane è l'immagine di un Paese felice, dove si ride, si canta e si fa festa, dove esistono soltanto famiglie del Mulino Bianco. Poi arrivano nel nostro Paese con tutte queste speranze e cosa trovano? Un'economia in stato comatoso, come ha denunciato Draghi, il 30% dei giovani disoccupati con punte del 50% al Mezzogiorno. Loro vengono da noi nella speranza di costruire un futuro migliore e invece apprendono che 800 mila giovani italiani sono migrati dal sud al nord Italia oppure persino al nord Europa, pur di sistemarsi nel migliore dei modi. Tutto questo la tv non l'hai mai detto a queste persone, perché la tv mostra soltanto quello che Berlusconi, il suo proprietario, vuole che venga mostrato. Il piccolo schermo è lo strumento che questo dittatore usa per condizionare il pensiero di quelli che lui tratta come i suoi sudditi, è il mezzo che gli permette di far credere la “sua verità”, anziché la semplice “verità”.
Per nostra fortuna, la televisione è un media già superato e il futuro è nel web. Già immaginavamo le potenzialità della rete, ma in questi mesi abbiamo avuto la dimostrazione di come può essere forte come strumento di democrazia, com'è in grado di sovvertire anche gli schemi più radicati. La rivolta in Nord Africa ha viaggiato sul web, i protagonisti stessi dei movimenti di piazza sono diventati informatori, documentando momento per momento sui social network e sui giornali on line. È stato via internet che hanno organizzato il cosiddetto “giorno della collera” e sempre via internet il mondo è venuto a conoscenza delle atrocità che stavano succedendo nei Paesi arabi.
Il world wide web (che non a caso significa “una ragnatela grande come il mondo”) è così esteso che nemmeno un truffatore politico così esperto come Berlusconi può colonizzarlo, dà spazio a così tante voci che è difficile censurare le notizie che si credono scomode. Ci hanno provato i suoi amici dittatori in Egitto, Algeria in Tunisia e in Libia, ma i manifestanti sono riusciti ad aggirare la censura e a far sentire la loro voce. Non dimentichiamo che anche le mobilitazioni di questi ultimi mesi degli studenti, del Popolo Viola, delle donne, dei ricercatori hanno utilizzato proprio la Rete come momento propositivo, organizzativo e di diffusione delle informazioni.
Per questo motivo noi abbiamo condotto, e continueremo a farlo, tante battaglie per preservare la libertà del web e garantire soprattutto ai giovani l'esistenza di uno strumento veramente democratico, con il quale possono informarsi, crescere e costruire un sogno utile al loro futuro.

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4 Gennaio 2011

Sui diritti fondamentali non c'è referendum che tenga




Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che i referendum sono fondamentali e importanti, infatti ne abbiamo promossi tanti anche noi, purché non vengano fatti sotto la spada di Damocle del ricatto. È chiaro che nel caso di quello indetto nella fabbrica di Mirafiori, il lavoratore che si trova a dover scegliere tra l’andare a casa o accettare condizioni al ribasso rispetto a propri diritti fondamentali non può che votare SI. Ma chi deve difenderlo? Chi deve farsi carico dei suoi diritti come parte debole della catena industriale?
Noi dell’Idv crediamo che più siamo, per far sì che la vicenda Fiat trovi uno sbocco positivo per tutti, meglio è. Non siamo a priori contro le imprese, senza le quali non ci sarebbe nemmeno il lavoro, vogliamo però che il sistema industriale rispetti le regole del gioco e che queste non vengano cambiate di volta in volta per favorire gli interessi di una sola parte, ovvero dei datori di lavoro, a discapito dei lavoratori. Il sindacato ha una funzione essenziale che è quella di difendere la parte più debole. Ci auguriamo perciò che anche le altre forze politiche escano allo scoperto, non per alimentare lo scontro, ma per trovare una soluzione condivisa. Quella che noi proponiamo oggi è un tavolo comune in cui vengano rimessi in discussione questi accordi separati, queste soluzioni trovate dall’azienda soltanto a suo vantaggio, costringendo gli operai ad accettarle con la minaccia di chiudere. Oggi è successo a Mirafiori, ma un domani potrebbe accadere ad altri stabilimenti e poi anche ad altre imprese. La legge della giungla, dove vince sempre il più forte, può giovare al sistema finanziario ma penalizza i cittadini che devono arrivare a fine mese e hanno bisogno di lavorare.
La Fiom non può fare altro, rispetto a quello che sta facendo, ovvero difendere i diritti di coloro che vengono costretti da una normativa capestro a votare SI al referendum indetto a Mirafiori. Noi dobbiamo rispettare il voto dei lavoratori ma non ci possiamo arrendere, dobbiamo continuare a denunciare che si tratta di voti ottenuti con un ricatto e che ci sono accordi che violano la Costituzione. Una soluzione che prevede che non si può più scioperare o partecipare ad organizzazioni sindacali è un’esplicita violazione degli articoli 39 e 40 della Carta Costituzionale. Quindi anche se dovesse vincere il SI al referendum, ancor di più dovremo stare dalla parte dei lavoratori che si troverebbero in una situazione compromessa.
In quest’ottica l’impegno dell’Italia dei Valori non è di alimentare lo scontro e di scegliere una parte, penalizzando l’altra, ma di favorire il compromesso, di responsabilizzare le istituzioni, il governo ma anche il Parlamento, affinché possano indurre aziende come la Fiat a mantenere la produzione in Italia. Il problema di fondo, infatti, è la delocalizzazione, che un domani potrebbe riguardare anche altre aziende. Il governo dovrebbe convincere la Fiat che lasciare la produzione in Italia è conveniente anche per i suoi interessi e non solo per quelli dei lavoratori.
Chiediamo al governo di convocare immediatamente un tavolo unitario. Da una parte serve ad assicurare alla Fiat incentivi e regole tali da permetterle di competere con le altre realtà mondiali, dall’altra deve chiedere all’azienda di lasciare le produzioni in Italia, perché di una Fiat grande finanziariamente che però sposta la produzione all’estero, licenziando e mettendo in cassa integrazione i suoi operai, il sistema Italia ci fa poco o niente.
Noi, come partito, ci impegniamo a batterci in tutte le sedi che ci competono: abbiamo depositato un disegno di legge sulla rappresentanza sindacale, abbiamo chiesto a tutti i nostri eletti nei consigli comunali, provinciali e regionali, di presentare mozioni all'ordine del giorno in difesa dei lavoratori, così che nelle prossime settimane se ne discuta in tutta Italia. Inoltre crediamo che in questi accordi ci siano violazioni di legge macroscopiche, e cercheremo di portare questo fatto all'attenzione delle sedi giudiziarie competenti.
Il 28 gennaio saremo in piazza, non soltanto per difendere i diritti dei lavoratori ma più in generale per rilanciare un tema, emerso anche dopo le proteste degli studenti: esiste un disagio sociale nel nostro Paese, un crescente divario tra i pochi che stanno troppo bene e i molti che stanno troppo male. Questo non vuol dire fare i comunisti, sono principi di un buon cristiano: distribuire le ricchezze, in modo che ci sia un tozzo di pane per tutti.

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1 Gennaio 2011

Lettera aperta al Forum nucleare italiano

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Illustri Signori,

anch’io, come milioni di altri cittadini italiani, ho avuto modo di leggere un interessante quesito che, da un po’ di tempo, state pubblicando quotidianamente su tutti i maggiori organi di stampa e televisivi e state reclamizzando attraverso una massiccia pubblicità in ogni luogo (anche nelle stazioni ferroviarie).

Mi riferisco all’ammiccante domanda che proponete ai lettori “e tu che posizione hai?, rispetto all’opzione “favorevole” oppure “contraria” alla produzione di energia nucleare.

Il tema è di indubbia attualità giacchè la maggioranza parlamentare che sostiene l’attuale Governo Berlusconi ha reintrodotto – con la legge 23 luglio 2009 n. 99 - la possibilità di permettere la realizzazione nel territorio nazionale delle tanto vituperate centrali nucleari.

Ho usato il termine “reintrodotto”, perché è bene ricordare che tale possibilità era già stata esclusa dal popolo italiano, chiamato nel 1987 ad esprimersi con un referendum abrogativo di una analoga legge che all’epoca pure era stata emanata dal Parlamento italiano.

La domanda “e tu che posizione hai?, rispetto alla installazione di centrali nucleari nel nostro paese sarà nel 2011 una domanda centrale nel dibattito politico, culturale e scientifico che caratterizzerà il tema della produzione energetica giacchè – nel silenzio quasi totale degli organi di informazione – l’Italia dei Valori questa estate ha promosso, raccogliendo ben oltre le prescritte 500.000 firme di elettori, un nuovo referendum abrogativo della legge che ha reintrodotto le centrali nucleari.

Orbene, il suddetto referendum certamente si farà e si dovrà obbligatoriamente svolgere entro il prossimo mese di giugno (salvo che nel frattempo non si torni a votare, nel qual caso si svolgerà l’anno prossimo). Infatti, il mese scorso la Corte di Cassazione ha sancito la regolarità della sottoscrizione delle firme da parte di quasi 800.000 cittadini che hanno promosso il nuovo referendum abrogativo e soprattutto perchè il prossimo 11 gennaio di quest’anno la Corte costituzionale è chiamata a valutarne l’ammissibilità (e difficilmente potrà negarla, atteso che il quesito del nuovo referendum è sostanzialmente identico a quello del precedente, pure dichiarato ammissibile).

La “partita” tra i “favorevoli” ed i “contrari”, dunque, è appena cominciata e - proprio per tale ragione - è bene fissare da subito i “confini” entro cui il gioco può essere aperto, superati i quali il gioco diventerebbe scorretto ed illecito.

La prima regola è “giocare ad armi pari”: come non si può pretendere che una squadra di calcio si porti in campo anche il suo arbitro di fiducia, così non si può accettare che - sotto le mentite spoglie di organismo indipendente dall’impegnativo nome “Forum nucleare italiano”, autoqualificatosi addirittura come “associazione no-profit - si celino le più importanti aziende interessate all’installazione di centrali nucleari ed alla produzione di energia nucleare (tra cui, in ordine alfabetico, Alstom Power, Ansaldo nucleare, Areva, E.ON, EDF, Edison, Enel, Federprogetti, GDF Suez, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse).

Non vorrei essere equivocato: le suddette società hanno tutto il diritto di far valere le loro ragioni (che sono appunto a favore delle centrali nucleari) ma allora uguale diritto deve essere dato anche a chi la pensa diversamente da loro, e ciò soprattutto ora che ci accingiamo ad iniziare una serrata campagna referendaria.

Invece per coloro che – come noi - sono contrari all’installazione delle centrali nucleari vi sono due grossi handicap da superare.

Innanzitutto noi non disponiamo delle stesse enormi risorse finanziarie messe a disposizione dai suddetti gruppi industriali per favorire la campagna informativa lanciata dal loro “Forum” (stiamo parlando di milioni di euro).

In secondo luogo, il quesito proposto dal “Forum” (tu che posizione hai, favorevole o contrario all’energia nucleare?) è solo apparentemente neutro ma in realtà è sostanzialmente ingannevole, giacchè finalizzato solo ad un sottile ma perverso “gioco comunicativo”: quello di invitare il lettore ad informarsi meglio attraverso il sito “www.forumnucleare.it”.

Ebbene, basta andare su tale sito, per rendersi subito conto che lì non si fa alcuna informazione indipendente, non si dà alcun sostanziale spazio alle diverse prospettazioni, ma semplicemente si reclamizza a più non posso la tesi della “lobby dei nuclearisti”: il “cittadino-lettore-futuro elettore” viene “portato per mano” verso una tesi precostituita (le centrali nucleari sono belle, sono sicure, sono produttive, non inquinano) mentre nulla di significativo (salvo qualche frase fatta, qua e là) viene illustrato a favore di coloro che non vorrebbero vedere installate nel nostro paese le centrali nucleari (che, ricordo ai sordi ed ai ciechi, in occasione della precedente consultazione referendaria erano la maggioranza dei cittadini italiani aventi diritto al voto).

Volete una riprova? Provare a cercare su quel sito se sia mai stata data qualche informazione circa l’esistenza del referendum abrogativo – promosso dal partito Italia dei Valori - della legge che ha reintrodotto le centrali nucleari. Non ne trovate traccia, eppure dovrebbe essere l’argomento di dibattito più in evidenza giacchè fra qualche mese ci potrebbe essere addirittura un referendum abrogativo e comunque in quanto se ne è di recente occupata la Corte di Cassazione ed a giorni se ne dovrebbe occupare la Corte Costituzionale.

Il dubbio, a questo punto, appare legittimo e da qui la lettera aperta che ora rivolgo a voi Illustri Signori del Forum: voi - che siete esperti del settore (e della comunicazione) - sapete benissimo dell’esistenza del referendum promosso dall’Italia dei Valori, voi sapete benissimo che esso è già stato dichiarato legittimo dalla Corte di Cassazione, voi sapete benissimo che anche la Corte Costituzionale lo dichiarerà legittimo ed ammissibile. Voi, allora vi state semplicemente premunendo con una sottile ma capillare “opera di orientamento preventivo” dell’opinione pubblica, per tentare di arrivare all’appuntamento referendario con la “partita già vinta in mano”.

Ma questo è un gioco scorretto e truccato se non viene data la possibilità anche agli altri giocatori di giocarsi la proprie chances .

Chiedo allora – a nome del Comitato referendario IDV per l’abrogazione della legge che ha reintrodotto la possibilità di installare le centrali nucleari – agli organismi direttivi del “Forum nucleare italiano” di poter partecipare (unitamente ad una delegazione scientifica di antinuclearisti) ai lavori, alle discussioni e soprattutto alla stesura dell’informazione che state diffondendo per tutto il paese e ciò al fine di garantire la correttezza del referendum e le pari opportunità di valutazione per tutti i cittadini.

Chiedo anche, ma questa volta, non ai componenti del Forum ma agli organi di informazione (e soprattutto alla Rai che, in quanto servizio pubblico, ha il dovere di corretta informazione) di garantire al Comitato referendario le stesse opportunità che si sono autoassegante le aziende del Forum nucleare.

Chiedo inoltre agli organi di garanzia (AGCOM e Commissione parlamentare di vigilanza in testa) di far rispettare la legge, almeno a partire dal prossimo 11 gennaio, qualora, come speriamo, la Corte Costituzionale dovesse auspicabilmente dichiarare ammissibile il referendum abrogativo della legge che prevede le centrali nucleari.

Chiedo infine al Presidente della Repubblica di far rispettare il dettato costituzionale che garantisce ai cittadini di poter esercitare la democrazia diretta attraverso il referendum.

Posso sperare in una risposta dalle SS.LL? Non per me, ma per quegli 800.000 cittadini che hanno promosso, tramite l’Italia dei Valori, il referendum!

Grazie e buon anno!

Roma 1 gennaio 2011

Antonio Di Pietro


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27 Dicembre 2010

I peccati capitali di Paolo Flores d'Arcais

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Oggi ho scoperto un altro carattere di Paolo Flores D’Arcais: l’accidia, nel senso più biblico del termine: negligenza nel fare il bene.
Lo avevo già sospettato tempo addietro, quando – partendo da alcuni casi sporadici di persone che non meritavano di militare nel partito dell’Italia dei Valori – egli aveva criticato la classe dirigente di IDV nel suo complesso, senza fare alcuno sforzo per comprendere le difficoltà che un partito – specie come il nostro, nato spontaneamente e non per scomposizione e ricomposizione di altri partiti - incontra tutti i giorni nel selezionare le persone a cui attribuire compiti, ruoli ed incarichi.
Ne ho avuto la riprova in queste ore, prendendo atto dell’uso strumentale che ha fatto e sta facendo di un’accorata lettera aperta indirizzatami dagli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris e dal consigliere regionale Giulio Cavalli, tutti e tre eletti – come circa altre 1.500 persone che prima non avevano mai fatto politica - nelle fila dell’Italia dei Valori, proprio a dimostrazione del fatto che IDV ha aperto e sa aprirsi alla società civile.
Costoro hanno chiesto una maggiore attenzione nella selezione della classe dirigente. Ho assicurato loro che - nei limiti dell’umano possibile - lo farò anche se sono ben conscio di come sia difficile sondare in anticipo i retro-pensieri altrui (Razzi e Scilipoti, tanto per citare gli ultimi due casi di tradimento politico, militavano nel partito da circa 10 anni ed hanno sempre condiviso con entusiasmo ed eccitazione la linea politica di IDV, tanto è vero che Razzi appena un mese addietro aveva addirittura denunciato pubblicamente il tentativo di chi voleva corromperlo per fargli votare il Governo Berlusconi).
Ho anche immediatamente convocato l’Esecutivo nazionale di IDV (fissato per la metà di gennaio) proprio per affrontare in modo ancora più stringente la questione della militanza nel partito e ciò perché credo che abbiano diritto a far valere il loro punto di vista soprattutto coloro che aderiscono e si iscrivono al partito, piuttosto che i tanti “saputoni” della domenica che danno i voti agli altri senza mai mettersi in gioco personalmente.
Senonchè proprio alla vigilia di Natale, quando tutti erano affaccendati in altre faccende, Paolo Flores D’Arcais ha lanciato su Micromega un sondaggio per verificare se gli elettori di Micromega ritenessero anche loro che ci fosse una “questione morale” all’interno di IDV.
Ancora una volta, quindi, egli ha inteso mistificare casi sporadici di umane debolezze (che in dieci anni di vita di IDV si possono comunque contare su poche unità) con il collasso morale di un partito che ha fatto della legalità la sua bandiera portante ed il suo asse di riferimento.
Mi sta bene il sondaggio, a condizione, però, che non sia condotto in modo furbastro ed omissivo, come invece ha fatto il direttore Paolo Flores D’Arcais.
E’ ovvio, infatti, che all’inizio, sono stati solo i lettori assidui di Micromega a rispondere (così assidui da farlo anche il giorno di Natale). E’ comprensibile, quindi che, all’inizio, il sondaggio fosse decisamente più favorevole all’opzione caldeggiata proprio dal direttore della rivista.
E’ altrettanto ovvio che, finite le feste, l’intera “società in rete” si è mossa (specie dopo che il sondaggio è stato riperso anche da altri siti come Repubblica.it).
E’ ovvio anche che – come sempre accade in questi casi – si creino spontaneamente in rete dei “passaparola” fra gli internauti, sia da una parte (cioè chi crede che in IDV ci sia una questione morale), sia dall’altra (chi, invece, non ci crede affatto e reputa ingiusto ed offensivo un’affermazione del genere).
E’ accaduto così, che – con il propagarsi in rete della notizia circa l’esistenza di un tale sondaggio – le percentuali siano andate via via modificandosi a favore della seconda opzione (l’ingiustizia dell’accusa).
E qui scatta – anzi è scattato come una mannaia – il peccato di accidia di Flores D’Arcais: preso atto che i sondaggi non rispondevano più ai suoi desideri lo ha letteralmente sospeso, bloccando l’accesso in rete a coloro che volevano e vogliono ancora partecipare.
Non solo: per giustificare tale suo assurdo comportamento, ha addirittura accusato me - con un velenoso articolo scritto in queste ore sul sito di Micromega - di aver organizzato la manipolazione del sondaggio.
Lo nego nel modo più assoluto: io, fino alla lettura dei giornali di questa mattina, nemmeno avevo piena contezza dell’evolversi dei sondaggi (non fosse altro perché ho passato un sereno Natale in famiglia a Montenero e non ho avuto proprio tempo né voglia né occasione di occuparmi dei sondaggi di Micromega).
Lo nego nel modo più assoluto anche perché non avrei nulla da guadagnarci a truccare i sondaggi, tanto la realtà nessuno la può cambiare.
Certo, può essere accaduto - come sempre accade quando si propongono all’opinione pubblica due quesiti opposti – che vi sia stato uno spontaneo passaparola da un parte e dall’altra. Ma spegnere l’accesso solo perché le iniziali aspettative non piacciono più a chi ha commissionato il sondaggio - accusando addirittura me di aver organizzato il “passaparola” - è davvero un grave peccato di accidia (il primo dei sette peccati capitali), inteso appunto come “negligenza nel fare il bene”.
Anzi di più: è anche un grave peccato di superbia (il secondo dei sette peccati capitali), inteso come ostentazione del proprio sapere per sminuire i meriti altrui.
Anzi, ancora di più: è anche un grave peccato di invidia (il terzo dei sette peccati capitali), inteso come frustrazione personale per i successi altrui.
Caro Paolo, posso assicurarti che ieri e l’altro ieri né tu né Micromega eravate al centro dei miei pensieri: a Natale preferisco il presepe. A te ricordo invece che l’accidia e la superbia portano all’inferno dei sentimenti!
Buon anno!

Antonio Di Pietro


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8 Dicembre 2010

Bondi, ladro di futuro

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Ieri pomeriggio, ad attendere la prima della Scala c'erano anche studenti, professori e ricercatori. Protestavano contro la mannaia del governo, che con i suoi tagli ciechi ha finito per ridurre in ginocchio il cinema, il teatro e la musica italiani, e si sta ora dedicando all’istruzione. Non c'era invece il ministro della Cultura, quel Sandro Bondi che non fa in tempo a scusarsi per un crollo a Pompei che già piovono giù altri due o tre muri, sopravvissuti a tutto tranne che a questo governo. Bondi è capace di sprecare giorni e centinaia di migliaia di euro per far premiare a Venezia una sconosciuta attrice amica del premier, però il tempo per farsi vedere in uno degli appuntamenti più importanti della cultura italiana non lo trova.
Il fatto è che al governo di Berlusconi e Bondi la cultura sta antipatica per un sacco di ragioni. Prima di tutto perché la cultura sveglia la gente e la porta a sviluppare senso critico, e al presidente del consiglio le critiche non piacciono. La gente la preferisce addormentata, possibilmente di fronte alle sue tv. E poi perché non serve alla propaganda, non la si può vendere in televisione fingendo di aver fatto un miracolo come per la finta ricostruzione dell'Aquila o per la fintissima soluzione del problema rifiuti a Napoli. E se una cosa non serve alla propaganda, per questo governo non serve a niente.
Ma a Berlusconi, Tremonti e Bondi la cultura sta antipatica anche per un altro motivo: ripetono infatti da quasi vent'anni di essere “nuovi” e moderni, ma sono invece vecchissimi, legati a un'idea di ricchezza che andava forse bene nel secolo scorso ma che oggi fa ridere. Non hanno capito che oggi sono proprio la cultura e la formazione a creare ricchezza, e un paese che non le finanzia e non aiuta a svilupparle sta buttando a mare le sue principali risorse.
Ieri, oltre che a Milano, gli studenti hanno protestato in molte altre città. Hanno tutte le ragioni di protestare, perché ammazzando la cultura, bloccando una formazione moderna dei giovani, questo governo non colpisce solo il loro presente, ma gli ruba anche il futuro, e distrugge quello dell'intero paese.
Noi dell'Italia dei Valori pensiamo che Berlusconi se ne debba andare non solo perché è un affarista che è entrato in politica per evitare la galera, ma anche perché lui e tutti i suoi ministri hanno dimostrato di non avere idea di come si governa un paese moderno e di come si producono ricchezza e benessere nel XXI secolo. Per questo pensiamo che sia assurdo mandare a casa Berlusconi lasciando al loro posto i suoi ministri, che tra l'altro continuerebbero a prendere ordini proprio da Berlusconi. Perché l'Italia inizi a rinascere, il 14 dicembre se ne devono andare tutti, per questo è importante che supportiate le mobilitazioni che ci saranno in tutta Italia organizzate dagli studenti e dal Popolo Viola.

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30 Novembre 2010

Gelmini: una mediocre maestrina bugiarda



Sig. Ministro dell’Economia Tremonti,
mi rivolgo a Lei perché Lei è il vero artefice di questo di obbrobrio legislativo che la signora qui presente, con malcelato compiacimento, si ostina a chiamare “Riforma Gelmini”.
Lei oggi qui in Parlamento si deve assumere le sue responsabilità e spiegare la ragione per cui ha tagliato testa, gambe e fondi al sistema universitario ed alla ricerca italiana.
Mi rivolgo a Lei Ministro Tremonti perché non crediamo che questa pseudo riforma sia stata varata in questo modo astruso e vuoto solo per insipienza e incapacità del Ministro Gelmini.
Crediamo invece che dietro ci sia una vera e propria “strategia dell’ignoranza” voluta e studiata a tavolino dai piduisti che muovono le fila del Governo Berlusconi al solo fine di rimuovere la cultura, la ricerca e l’istruzione nel nostro paese, in modo da lasciare i nostri giovani nell’ignoranza, proprio come si usa e si è sempre usato nei più abominevoli regimi.
Non se la prenda on. Gelmini, ma Lei oggi – nonostante stia qui a pavoneggiarsi di aver fatto chissà quale riforma epocale – semplicemente certifica di essere un Ministro azzoppato poiché tutti i poteri vengono conferiti, per il futuro dei nostri Atenei, al Ministro dell’Economia, che di fatto ha commissariato il suo dicastero, dopo avere in precedenza commissariato il Ministero della Sanità.
Lei, signor ministro Gelmini, come una mediocre maestrina ha solo fatto il suo modesto compitino scrivendo - nel suo progetto di riforma - titoli allettanti che parlano di lotta alle baronie, di meritocrazia, di incentivi per l’eccellenza, di lotta al precariato nell’università, di diritto allo studio e di modernizzazione dell’università italiana.
Balle, come balle mostruose sono i sogni che in tutti questi anni il Governo Berlusconi ha cercato di propinare agli italiani.
Infatti, quando si passa dai titoli ai contenuti concreti la sua riforma si rivela per quello che è: una colossale truffa che prevede esattamente l’opposto di quanto pomposamente annuncia.
E’ forse vero, Ministro Tremonti, che la cultura non si mangia, come lei ha detto. ma nella cultura bisogna investire per la crescita sociale, economica e morale del Paese.
Negare investimenti alla cultura e preferire spendere soldi per armamenti e guerre, vuol dire negare all’Italia la possibilità di crescere e competere con il resto del mondo.
Per essere competitivi, in un mondo sempre più globalizzato, occorre investire nell’Università come hanno fatto tuti i paesi industrializzati e moderni: la Francia ha previsto 5 Mld di € in più per i prossimi 5 anni; la Germania (che ha previsto 1 Mld e 800 milioni in più nei prossimi due anni.
Lo hanno fatto e lo fanno perché i Governi di quei paesi sanno che l’università pubblica ha il dovere di CREARE CONOSCENZA oltre che TRASMETTERLA.
Ma in Italia Lei, Ministro Tremonti, e Lei Ministro Gelmini e Voi tutti - esponenti sordi e ciechi di un Governo lontano anni luce dai bisogni reali del paese – siete insensibili a questa materia tanto è vero che nell’ultima finanziaria avete tagliato fondi per 1 MLD e 355 milioni di €.
Voi non volete “creare conoscenza” nei nostri giovani perché sapete che la conoscenza si oppone e cancella il regime di cartapesta, di veline e di isole dei famosi che avere creato!!
Voi che a parole dite di voler premiare il Merito avete addirittura decurtato anche il Fondo Ordinario per l’’Università portandolo a 800 milioni – che diventeranno 500 nel 2012 e nel 2013 e che ovviamente non basteranno mai a garantire la progressione di carriera e i concorsi ai nostri ricercatori più meritevoli.
Insomma Ministro Gelmini: Lei è solo e semplicemente una bugiarda: dice che vuole premiare il Merito ma lo penalizza!
Dice che vuol combattere le baronie ma le incentiva!
Sì è così ministra Gelmini: stamattina Lei ha gettato la maschera. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo presentato un emendamento per vietare di chiamare presso un ateneo chiunque avesse parenti in quella stessa università.
Lei Ministro ha subito fatto presentare un subemendamento in cui ha previsto che il divieto non debba riguardare chi abbia un parente professore ma scatti solo se il parente insegna nello stesso dipartimento che ha effettuato la chiamata.
Furbetta di una ministra! Pure le pietre sanno che per uscire da un dipartimento ad un barone basta scrivere una letterina e per rientrarci basta scrivere un’altra letterina.
Così chi vuol fare assumere il parente o l'amica di turno dovrà solo uscire e poi rientrare nel dipartimento per poche ore – giusto il tempo di far assumere il raccomandato di turno. Le nostre università sono diventate come le porte girevoli dei Grand Hotel.
Questo da noi si chiama truffa, Ministro Gelmini e non riforma.
Questo dimostra anche ed ancora una volta che Lei, Ministro Gelmini, è solo una Ministra “salva-baroni” e il fatto che lo nega dimostra solo che o è in mala fede oppure non è in grado nemmeno di rendersene conto.
In ogni caso dimostra che Lei è come il suo padrino politico Berlusconi: una bugiarda che a forza di ripetere le stesse menzogne come una trottola, alla fine si è autoconvince di quel che dice, tanto da vantarsi di aver fatto una riforma di cui dovrebbe vergognarsi!
VALORIZZARE IL MERITO, era questa la parola d’ordine con cui bisognava formulare la nuova Riforma Universitaria vero ministro Gelmini,?
Altro che lotta ai baroni. Avete tolto il sistema di concorsi che prima esisteva e che, per quanto spesso fossero concorsi fasulli o pilotati, almeno garantivano una procedura pubblica nella selezione del personale docente.
Voi avete fatto ben di peggio. Avete previsto un’abilitazione nazionale che tutti potranno ottenere attraverso una selezione più formale che sostanziale, senza quindi alcuna selezione, comparazione di titoli o graduatoria.
Baroni vecchi e nuovi potranno con la vostra riforma procedere a livello locale con una chiamata diretta di chi vorranno loro, all’interno di questo albo, senza alcun vincolo o controllo, consentendo i più sfrontati favoritismi, clientelismi, nepotismi e familismi.
Le migliaia di giovani ricercatori meritevoli che finiranno all’interno di questo albo nazionale senza avere parenti o raccomandazioni non verranno semplicemente mai chiamati e dovranno andare all’estero.
Parlate di incentivi all’eccellenza e di maggiori contributi pubblici agli istituti più virtuosi ma anche questa è soltanto una promessa da campagna elettorale.
Ma di quali maggiori risorse parla signor ministro, se lei sta facendo qui le nozze con i fichi secchi, e cioè una riforma senza il becco di un quattrino, senza un solo centesimo di nuovi finanziamenti.
Ma anche nel merito avete scritto soltanto un cumulo di sciocchezze perché i maggiori contributi – quelli che non ci sono signor ministro - non prevedete di assegnarli in base ai risultati dei singoli docenti o dipartimenti virtuosi ma in base ai risultati di un’intera università dove, come è evidente, i buoni e i cattivi risultati si cancellano a vicenda, di modo che nulla cambierà in concreto.
La vostra è una riforma gattopardesca, dove prevedete di cambiare tutto perché tutto possa continuare esattamente come era prima.
Ma la cosa più vergognosa la fate imbrogliando sul futuro dei giovani, che ingannate due volte.
Altro che lotta al precariato.
I sei anni da ricercatori che voi prevedete come durata massima dell’incarico di ricercatore avrebbero un senso se nel corso di questi anni lo Stato accantonasse le risorse necessarie per l’assunzione quali professori ordinari dei più meritevoli.
Ma voi non stanziate un centesimo nemmeno qui, non c’è alcuna previsione di accantonamento di risorse come succede nel modello anglosassone che pure, a parole, dite di voler imitare.
Finirà così che i giovani verranno sfruttati per sei anni e poi messi in mezzo ad una strada e a venire assunti saranno pochi e rigorosamente raccomandati.
Li avete presi in giro come li prendete in giro quando parlate di diritto allo studio e nel contempo tagliate il 90 per cento dei fondi per le borse di studio.
Anche il fondo per il merito tanto decantato, per i prossimi tre anni prevede zero, ripeto, zero euro di finanziamento.
La realtà è che ancora una volta signor ministro Gelmini lei si comporta come una marionetta e quei fili sono tirati dal ministro Tremonti il cui unico imperativo è tagliare, tagliare, e ancora tagliare.
Ci troviamo così a discutere una legge completamente priva di copertura finanziaria. Una legge vuota e inutile che ancora una volta all’università non dà nulla ma illude e promette soltanto.
Ed anche quello che promette è soltanto di restituire una piccola parte dei tagli drammatici che negli ultimi tre anni avete fatto, mettendo in ginocchio le università italiane.
Non c’è, ad oggi, ancora un centesimo per le migliaia di ricercatori che rischiano di essere abbandonati a se stessi.
C’è la contraddizione di un governo che parla di incentivare l’eccellenza ma che con l’altra mano tagli i fondi per la ricerca.
Certo, UNA VERA RIFORMA dell’università era ed è più che necessaria, ma una vera riforma, avrebbe dovuto avere come principio ispiratore e come primo obiettivo la selezione trasparente ed imparziale del personale docente, che avrebbe garantito il futuro dell’università e dato speranza ai più meritevoli.
Nel testo che è approdato in quest’Aula sono stati cancellati di fatto – poiché al momento manca la copertura finanziaria – i concorsi per professore associato, gli scatti di anzianità per i ricercatori, le borse di studio e i finanziamenti per gli alloggi destinati agli studenti meno abbienti.
Ministro Gelmini, Lei si attribuisce una riforma epocale, ma la risposta è fuori da quest’aula, nelle piazze d’Italia – Roma è bloccata, blindata, presidiata - perché Lei non ha dato risposte adeguate, lei non ha avuto il coraggio di osare, lei non è intervenuta neanche sulle modifiche più elementari come LA MESSA IN QUIESCENZA DEI PROFESSORI UNIVERSITARI che avremmo auspicato all’età di 65 anni. E’ così che i giovani dovranno ancora una volta andare via, e morire.
E invece rimarrà intatto il vetusto sistema gerontocratico dei settantenni che soffocherà l’inserimento dei giovani talenti nostrani, che continueranno a fuggire all’estero.
Per queste ragioni mi rivolgo anche a Lei Presidente della Camera Fini e la invito a rivedere il suo giudizio su questa legge: Lei l’ha definito addirittura una delle cose migliori di questo governo mentre nei giorni scorsi esponenti del suo gruppo parlamentare – Futuro e Libertà - hanno protestato insieme a noi, agli studenti ed ai ricercatori, salendo anche sui tetti dell’università per sostenere le loro ragioni.
Ministro Gelmini: i giovani, gli studenti, i ricercatori e tutto il mondo dell’università hanno bisogno di aiuto e non di proclami. Sicuramente non hanno bisogno di manganellate. Ministro Maroni.
Smettetela di colpire come sempre, l’anello più debole del sistema: ieri i disoccupati, i lavoratori ed i precari, oggi gli studenti ed i giovani a cui state togliendo la speranza di un futuro migliore!
Per tutte queste ragioni, dichiaro – a nome del gruppo “Italia dei Valori” il voto contrario alla “deformazione Gelmini”!

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24 Novembre 2010

E' arrivato il tempo della mobilitazione

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È arrivato il tempo della mobilitazione. In tutti i settori sale la protesta per la drammatica situazione nella quale Berlusconi ha fatto precipitare il Paese ed è nostro dovere essere al fianco dei cittadini, portando solidarietà, ascolto e proposte concrete.
Proprio in queste ore il Parlamento sta approvando una legge schifosa, che distruggerà ancora di più il futuro dei giovani e dei precari, della scuola e dell'università, perché la cosiddetta riforma Gelmini è un attentato contro la cultura.
Mentre deputati e senatori discutono questa ulteriore indecenza, il presidente del Consiglio ieri sera, nel corso della trasmissione Ballarò, ha ingiuriato il conduttore Giovanni Floris, Saviano e tutti coloro che denunciano il pericolo, reale e fortissimo, che a Napoli stia per arrivare il colera. La Campania si è riempita di rifiuti e Berlusconi, per ben sette volte negli ultimi due anni, è andato a Napoli a raccontare che il problema era risolto, che non esisteva più. Non c'è niente di peggio di un presidente del Consiglio che mente sapendo di mentire, e forse ormai nemmeno si accorge più di farlo perché è convinto delle sue bugie. Proprio come quando dice di essere ancora giovane.
Ecco perché dico che dobbiamo darci da fare subito. Ieri, protestando sui tetti delle università e delle scuole, professori, studenti e ricercatori hanno rivendicato non qualche soldo in più, ma gli strumenti per poter lavorare bene. A Chiaiano, a Terzigno e in tutta la Campania la situazione non è affatto risolta, i cittadini mantengono i presìdi affinché non arrivino ulteriori rifiuti nelle discariche sature e per chiedere una soluzione definitiva ai problemi di igiene, di sanità pubblica, che possono portare un’epidemia di colera.
Per questo motivo, noi dell'Italia dei Valori abbiamo deciso, per lunedì prossimo, di dare il nostro supporto concreto agli abitanti di quei luoghi di morte che stanno manifestando per il diritto alla vita e alla salute. Faremo un “pullman della solidarietà”, con tutti i deputati, i senatori, gli europarlamentari, gli eletti nei Consigli regionali, gli amministratori dell'Idv, e promuoveremo una giornata di solidarietà per la Campania, come abbiamo fatto lo scorso sabato all'Aquila, come stiamo facendo con i ricercatori nelle università e con gli operai delle fabbriche che non hanno più un futuro mentre il nostro Nerone se ne sta chiuso a Palazzo Chigi o a Palazzo Grazioli a godersi la vita.
Berlusconi si offende se qualcuno gli fa notare che è fuori dalla storia e dal presente del Paese, ma con la sua ira dimostra solo a tutti di essere giunto al limite. Silvio Berlusconi è scoppiato e sta a noi impedire che nel momento della fine porti a fondo tutto il Paese.

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9 Novembre 2010

Gioco d’azzardo: servono più regole

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Oggi, in una conferenza stampa che si è svolta alla Camera, insieme a Francesco Barbato, abbiamo denunciato il sistema poco limpido che regola le concessioni per le società off-shore che forniscono giochi online e scommesse. Si tratta di una realtà imprenditoriale di gran peso nel nostro Paese che, purtroppo, sembra agire con il passamontagna in testa, in modo oscuro e, non lo escludo, in accordo con la criminalità organizzata, anche a livello internazionale. Quella del gioco d’azzardo è un’industria gigante, sulla quale non c’è nessun controllo serio e che, troppo spesso, si è macchiata del reato di frode fiscale.

Dobbiamo però distinguere l’aspetto giudiziario, del quale spero si occupi la magistratura, da quello politico. Inoltre, occorre un turn-over delle persone che sono ai vertici dei Monopoli di Stato perché è scandaloso che chi è stato indagato per non aver controllato le società concessionarie dei giochi continui a mantenere il suo posto. E qui entra in gioco la politica che persevera nel proteggere queste persone. Allora mi chiedo se chi li difende lo fa perché è ricattato o perché è complice?

Noi vogliamo allertare i cittadini su questa anomalia e promuovere una discussione in Parlamento perché si sta creando un corto circuito dal quale è difficile uscire che provoca un grave danno all’erario e alla credibilità delle istituzioni.

Manca un organismo che possa valutare con indipendenza la legittimità di queste concessioni, perché il controllo ora viene effettuato da quelle stesse persone sottoposte a processo contabile per non aver fatto il loro dovere. Inoltre, manca una certificazione antimafia per scongiurare il rischio che ci siano in questo comparto contiguità e connivenze con la criminalità. La politica è complice di questo sistema poco pulito. Che ha fatto finora? Nulla, anzi ha incentivato queste attività.

Il gioco d’azzardo sta spolpando il Paese ed è spesso connesso a giri d’affari poco chiari. Abbiamo programmato un seminario su questo tema, durante il quale speriamo di raccogliere le testimonianze anche di coloro che hanno ricevuto finanziamenti per approvare le concessioni a queste società.

Noi dell’Italia dei Valori ci siamo già attivati in Parlamento per chiedere di affrontare al più presto la questione e affinché sia posta in discussione l’opportunità e la legittimità delle concessioni alle società off-shore che operano nel settore.

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5 Novembre 2010

Berlusconi a rischio

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Gioacchino Genchi è il consulente informatico più temuto d'Italia per essere entrato in possesso - nello svolgimento delle sue funzioni - di tabulati con nomi eccelenti nell'ambito dell'indagine Why Not. Attaccato da ogni parte politica - meno che da l'Italia dei Valori - ha svolto con rigore e grande senso delle istituzioni il suo ruolo di funzionario dello Stato.
Ha scritto sul blog del "Il Fatto Quotidiano" questa interessante riflessione che mi sembra utile condividere con voi
.

Col cambio di guardia al vertice del COPASIR adesso è D’Alema ad avere convocato Berlusconi.
Ironia della sorte, a distanza di meno di due anni Berlusconi dovrà sedere nella stessa sedia dove hanno fatto sedere me, in fondo al tavolo ovale del COPASIR, al sesto piano di Palazzo San Macuto.
In quella stanza decorata con seta celeste alle pareti, da allora è cambiato solo il presidente.
E’ bastata la convocazione di D’Alema per spostare l’attenzione dei media sui presunti rischi alla sicurezza del premier.
Non si parla più di escort, di minorenni, di prostituzione, di droga e di interessate telefonate, perché a quanto pare è altro che il COPASIR vuole chiedere a Berlusconi.
Della crisi economica, della disoccupazione, dei precari della scuola, delle leggi ad personam e dell’immondizia di Napoli era già da tempo che non si parlava più.
L’assassinio della povera Sarah, con tutto quello che ne è seguito, è stato dato in pasto ai famelici professionisti della disinformazione che non hanno trovato nulla di più utile per non parlare delle malefatte del Premier.
Con il calo della pressione mediatica si sono pure attenuati i mal di pancia nella maggioranza e le colombe dei finiani sono riuscite a prevalere sulla decisione nel voto per salvare Lunardi, grazie anche all’interessato intervento del doppio lavoro di uno dei tanti avvocati che siedono in Parlamento, che ormai si è ridotto al festival del conflitto di interessi.
Adesso, però, l’attenzione delle Istituzioni è tutta rivolta ai problemi della sicurezza di Berlusconi.
Si potrebbe obiettare che il vero problema delle Istituzioni è Berlusconi e non la sua sicurezza, ma ancora in Parlamento la maggioranza non la pensa in questo modo (speriamo per poco).
E così ci tocca occuparci della sicurezza del Premier.
Certo Berlusconi in fatto di sicurezza è stato sempre molto originale.
In molti ricordano ancora quando si portò Vittorio Mangano ad Arcore per sentirsi più sicuro, fino alla scorta fatta in casa che non è nemmeno riuscita ad impedire che lo colpissero con un souvenir del Duomo di Milano.
Sorvoliamo sulla facilità con cui nelle sue ville e persino nelle residenze di Stato siano stati eseguiti riprese audio, cortometraggi e book fotografici persino delle parti intime degli ospiti, che nell’occasione di corto avevano ben poco.
Possiamo quindi affermarlo senza tema di smentita, che in fatto di sicurezza Berlusconi non è stato sempre accorto.
Se a questo aggiungiamo che gli uomini impegnati alla sua tutela debbono pure eseguire i trasbordi delle escort e gestire il call center con le questure e i questurini, è naturale che rimangono loro poche possibilità di occuparsi della sua sicurezza.
Bene quindi ha fatto D’Alema a convocarlo al COPASIR, a meno che la seduta non si concluda con la degustazione di una ulteriore crostata.
Infatti, se le preoccupazioni di D’Alema fossero più dirette ai rischi della sicurezza politica di Berlusconi ed alla tenuta del governo, a nulla vale rivedere le sue misure di protezione e rinforzargli la scorta.
Forse per risolvere i veri problemi di Berlusconi, più che arruolare altri poliziotti e carabinieri per rinforzargli la scorta, serve qualche puntello parlamentare, magari da reperire al mercato delle vacche che, come sappiamo, è sempre aperto e non chiude neanche nei festivi.
Se poi vogliamo essere onesti e dire le cose come stanno, gli unici rischi concreti alla “sicurezza” di Berlusconi provengono solo dalle sue sregolatezze.
In questo di scarso aiuto può essergli D’Alema con tutto il COPASIR.
Quando analizzeranno le sue condotte e il suo tenore di vita, non potranno che concludere con me che gli unici rischi concreti che corre Berlusconi, esclusi (per tante ragioni) quelli di gravidanze indesiderate, sono solo quelli di contrarre delle malattie veneree.
Per evitare questi ed altri rischi Berlusconi è già ben assistito dalle sue igieniste e non credo che il COPASIR, nonostante le buone intenzioni di D’Alema, riuscirà ad eguagliarle.

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27 Ottobre 2010

Omofobia, basta discriminazioni. La nostra proposta di legge

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Per ulteriori dettagli:
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Questa mattina ho presentato un disegno di legge sul problema dell’omofobia. E’ una proposta che muove dalla necessità di porre un freno al pericoloso clima che sta investendo l’Italia. Esistono tante forme di intolleranza, ma tra queste l’omofobia e la transfobia sono tra le peggiori perché sono comportamenti che si preferisce ignorare, far finta che non esistano e sono troppo spesso tollerati. La discriminazione per ragioni sessuali attraversa, purtroppo, tutti gli strati della nostra società e interessa tutte le appartenenze politiche.

Noi dell’Italia dei Valori, che abbiamo sempre messo al primo posto la parità dei diritti di tutti i cittadini, non possiamo trascurare il problema, non possiamo neanche correre il rischio che all’interno del nostro partito ci sia ancora chi non ha raggiunto una maturità culturale. Crediamo perciò che sia giunto il momento di mettere all’ordine del giorno un tema che attiene alla dignità della persona e all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

In Parlamento si parla tanto di difesa dei diritti e allora chiediamo che ci sia una presa di coscienza reale del problema dell’omofobia. Tra l’altro, questa norma non costa nulla e, pertanto, non deve avere l’avallo del ministro Tremonti. La nostra proposta è davvero molto semplice e, se ci fosse la volontà, potremmo avere anche una rapida approvazione del provvedimento.

Di fatto, la legge c’è già, è la 205 del 1993, nota come legge Mancino che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. Noi vorremmo aggiungere a queste forme di discriminazione anche quella per ragioni sessuali. Alla legge Mancino in passato sono state già apportate alcune modifiche, ad esempio quella di tutela delle minoranze linguistiche, allora perché non intervenire introducendo questa tipologia specifica di reato: “la discriminazione per motivi sessuali”? Si andrebbe così oltre alla proposta fatta dal Pd, che vorrebbe introdurre l’omofobia soltanto come aggravante di reati già esistenti.

Inoltre, serve un’azione preventiva, includendo il divieto per le associazioni che hanno come scopo (esplicito o implicito) l’incitamento all’odio e alla discriminazione contro gli omosessuali. Infine, c’è anche un aspetto rieducativo della legge: tra le varie forme di punizione vogliamo obbligare chi commette questo reato a recuperare anche effettuando azioni di pubblica utilità.

Da una ricerca di Arcigay emerge che nel 2010 l’odio a sfondo sessuale ha portato già a due omicidi, 29 violenze e aggressioni, sei estorsioni, un atto di bullismo, sette atti vandalici e cinque dichiarazioni istituzionali che vanno in questo senso. Se si vede la situazione dal 2006 a oggi, in soli cinque anni, l’omofobia ha prodotto ben 37 omicidi, 194 aggressioni e 21 casi di estorsioni. La situazione è grave e delicata, perciò manderò questo disegno di legge a tutti i nostri parlamentari affinché possano sottoscriverla e diventarne anche loro co-promotori. Ci appelliamo ai tutti i deputati e senatori e chiediamo che la nostra proposta di legge possa essere messa all’ordine del giorno e sia discussa in Parlamento al più presto.
Con me alla conferenza stampa sono intervenuti anche Franco Grillini, responsabile Idv per i Diritti civili e Associazionismo, Alessandro Cresci, consigliere Idv della Provincia di Firenze, Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, e Federico Palomba, capogruppo Idv in Commissione Giustizia alla Camera.

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6 Ottobre 2010

Hanno ucciso la Sanita'

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Il settore della sanità, grazie a questo Governo, è al collasso. E quando anche i sindaci dell’Alto Jonio Cosentino vengono a manifestare davanti a Montecitorio vuol dire che siamo proprio in zona Cesarini. C'è gente che muore mentre "Nerone-Berlusconi", qui a Roma, se la ride. E' questa la ragione per la quale oggi sono sceso in piazza.
Noi dell'Italia dei Valori vogliamo dare voce a questi amministratori perché riteniamo che lo Stato debba garantire i livelli essenziali di assistenza e per far ciò occorre che questa venga effettuata anche nelle sedi disagiate. Questo Governo non ha ben capito che la sanità non è un'attività imprenditoriale, dove prevale la logica del profitto, ma è un diritto dei cittadini. La sanità non può funzionare solo dove c'è guadagno, mentre dove questo non c’è la gente muore. Il ministro della Sanità si ricorda di intervenire soltanto quando ci scappa il morto. Il piano sanitario formulato dal Governo serve solo a distruggere i livelli essenziali di assistenza e a far quadrare i conti. In Calabria il Presidente della Regione ha deciso di chiudere l’ospedale di Trebisacce, in provincia di Cosenza, nosocomio che serve circa 16 comuni. Un territorio che si ritrova abbandonato a se stesso. Nel Lazio sta accadendo lo stesso, eppure mi ricordo bene le promesse fatte dal Pdl in campagna elettorale. Promesse che si sono rilevate bugie.
Il rispetto che devo ai sindaci che indossano le fasce tricolore, mi impone di portare avanti le loro battaglie perché sono le istanze dei cittadini. Stamattina non ho chiesto agli amministratori che protestavano a quale partito appartenessero, perché in questo momento rappresentano il loro territorio a prescindere dal colore politico. Per questo motivo, vorrei che, per una volta, l'informazione libera si occupasse di denunciare il dramma del settore sanitario. Mi auguro che almeno sui livelli essenziali di assistenza si possa trovare un accordo. Ad oggi, i continui litigi nella maggioranza hanno bloccato qualsiasi attività a favore dei cittadini: dal lavoro allo sviluppo del Mezzogiorno, dalla scuola alle infrastrutture, alla sanità che sta andando a pezzi. Siamo stanchi di un Governo che funziona soltanto per tutelare gli affari della cricca.

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5 Giugno 2010

Cicchitto, Monicelli e l'armata Brancaleone

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E' fantastico come i lacchè di Berlusconi riescano trasformare tutto a loro uso e consumo. Vi racconto un episodio che ha visto il Capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, attaccare un grande regista come Mario Monicelli solo per aver chiesto ai ragazzi di non arrendersi davanti allo stato di degrado e di abbandono in cui versa la scuola italiana. Infatti, ieri, il grande regista Mario Monicelli era davanti agli studenti della scuola di cine-TV Rossellini di Roma.
I ragazzi stanno protestando da settimane per i tagli della Gelmini, perché perderanno materie importanti per la loro specializzazione. Il regista toscano ha sostenuto che "la storia d'Italia è conosciuta all'estero solo per la sua cultura. Non siamo un Paese che ha avuto grandi generali, grandi personaggi storici, ma solo una forte collocazione culturale. Ed è proprio questa, l'unica cosa che ci viene da tutti riconosciuta all'estero, che si vuole oggi combattere. Per il resto c'é solo nel nostro Paese, come nell'Occidente, la cultura dell'arraffare, di arricchirsi."
E' da più di 20 anni che – per colpa delle televisioni di Berlusconi - è cominciata l'opera di svuotamento delle menti degli italiani. Oggi si tenta di terminare l'opera impedendo ai giovani di formarsi e di crescere con giudizio autonomo.

I ragazzi del Rossellini, che voglia di formarsi e studiare ne hanno parecchia, hanno dato una dimostrazione di intelligenza originale: davanti a giornali e tv, hanno presentato il nuovo lavoro di Mario Monicelli, un cortometraggio chiamato "La Nuova armata Brancaleone". Un lavoro che dura solo tre minuti e che è l'occasione per denunciare lo stato di degrado e di abbandono della scuola italiana che - grazie ai tagli della Gelmini – perderà anche le ultime possibilità di competere con gli altri Paesi europei.

Monicelli si è prestato volentieri alla “zingarata” ed ha chiesto ai ragazzi di "spingere con forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza - ha continuato il maestro - per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l'età".

Sono bastate queste parole, condivisibili, per far scattare sull’attenti Fabrizio Cicchitto: "Il fatto che abbia realizzato dei bei film - ha detto il vecchio socialista berlusconiano - non è una buona ragione per far passare senza replica l'irresponsabile auspicio per l'uso della forza da parte dei giovani. Evidentemente ha rimosso quanto accaduto in Italia negli anni '70-'80".
Io credo che Cicchitto - piuttosto che preoccuparsi per le sacrosante parole del regista italiano - debba spiegare al suo capo che dire "mi sento moralmente autorizzato ad evadere le tasse" è assai più pericoloso ed eversivo

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19 Luglio 2009

Borsellino: il Paese c'era

Il 19 luglio di diciassette anni fa veniva ammazzato, insieme alla sua scorta, il magistrato Paolo Borsellino. Oggi leggo sulle agenzie che Palermo lo ha dimenticato, complice una giornata di sole, il mare, la voglia d’estate. Non è vero. A farlo dimenticare sono stati diciassette anni di commemorazioni dell’ultimo momento anzi, del giorno stesso. In Italia dovremmo insegnare ai nostri figli la cultura dello Stato fin dall’infanzia. I bambini dovrebbero crescere con gli eroi della nostra storia, le edicole dovrebbero sostituire i pokemon con le miniature di Impastato, Falcone, Borsellino, Mattarella, Scopelliti. Mancano senso civico e senso delle istituzioni. Manca la cultura della storia del Paese e delle persone che l’hanno scritta con dedizione e rettitudine, fino all’estremo sacrificio: quello della loro vita. Gli italiani festeggiano il 2 giugno, il 25 aprile, senza sapere nemmeno cosa stanno celebrando e di questa scarsa sensibilità lo Stato e le istituzioni ne sono responsabili.

Siamo nell’era dell’effimero, dell’indifferenza. Scene, che io definirei amarcord della nostra democrazia, come quelle della folla indignata ed in lacrime che caccia in malo modo i politici che partecipavano ai funerali di Borsellino, rei di non averlo protetto abbastanza, non le rivedremo mai più. Scene di un Paese che c’era, viveva e partecipava, che aveva un limite oltre cui non potevi andare: oggi quel limite dov’è? Mangano è un eroe, Craxi uno statista a cui dedicare vie, piazze e viali, il ministro Alfano definisce Borsellino “un eroe” senza provare alcuna vergogna, e senza nessuno che gli chiuda la bocca rispondendogli che Borsellino, le sue porcate come il Lodo Alfano ed il bavaglio alle intercettazioni, non le avrebbe mai approvate.
Nel frattempo Totò Riina manda messaggi dal carcere ai veri responsabili delle stragi del ‘92 e ‘93, e li invia perché sa che quei mandanti possono ancora essere ricattabili e al tempo stesso possono aiutarlo, perché sono ancora ai vertici, magari al governo. Sarei pronto a scommettere sui loro nomi, ma sarò paziente, attenderò fiducioso il lavoro della magistratura. Concludo solo rispondendo alle affermazioni di Riina: i tuoi consigli non ci servono, la verità ce l’aveva già detta Paolo prima di morire: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”

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6 Giugno 2009

Napoli, mercato del Vomero: tra la gente

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Ieri ho chiuso la campagna elettorale tra la gente, a Napoli, in un mercato del Vomero. Ho ricevuto dai cittadini attestati di stima, uno di loro mi ha fatto dono di un cornetto rosso portafortuna, altri hanno voluto semplicemente stringermi la mano, abbracciarmi, mi hanno chiesto di non mollare mai, gli ho risposto che non ci penso nemmeno. La pallottola e le minacce ricevute nella mattinata di ieri sono state la conferma di essere sulla buona strada. Questo pomeriggio farò il mio dovere di cittadino, andrò a votare a Curno. Io non mollo, fate la vostra parte.
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Stampa e porta con te all'urna l'elenco dei candidati IdV della tua circoscrizione.
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25 Aprile 2009

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione

Oggi ho partecipato al corteo del 25 aprile a Milano insieme a migliaia di cittadini. La stampa parla di “cortei della sinistra” perché Formigoni è stato fischiato. Per me c’erano cittadini italiani, di tutti i colori, e qualcuno ha espresso il proprio dissenso verso l’operato di un politico. Certo, c’erano anche quelli di “sinistra”, un termine di cui comprendo sempre meno il significato.
Mentre ero nel corteo mi hanno informato che qualcuno ha proposto di cambiare nome alla giornata del 25 aprile, che ricorda la liberazione del paese dal giogo del fascismo nel ‘45.
Il nome proposto è stato “la giornata della libertà”, che non mi dispiacerebbe come nome, magari per un altro momento da ricordare, se non fosse che la proposta è in realtà una provocazione che proviene dal ducetto contemporaneo Silvio Berlusconi, sul quale quel tricolore avvolto al collo, con cui è stato ritratto, è una decisa stonatura.
Ma dopo la bandana, l’elmetto da operaio, il cappello da ferroviere, il casco della protezione civile, gli italiani sono pronti a tutto, anche ad uno spot che offende la memoria di chi ha perso la vita per la libertà, la stessa che oggi quest’uomo nega in ogni sua espressione di governo.

Dall’informazione alla giustizia, dal kebap su una panchina ad una manifestazione in una piazza, questo governo ha tolto ai cittadini molte libertà che i loro padri avevano conquistato con il sangue. Penso allora che la “giornata della libertà” potremmo istituirla per commemorare il giorno in cui ci libereremo di questo gruppo di potere al governo che ha occupato le istituzioni per spartirsi il controllo e le risorse del Paese.

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22 Febbraio 2009

A Chiaiano e a Marano al fianco dei cittadini

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Questa sera alle ore 18:00 dovevo partecipare ad una manifestazione tra i comuni di Chiaiano e Marano, in provincia di Napoli, dove questa settimana è stata aperta, sotto scorta dell’esercito, la discarica che ha preso il posto del progetto “Parco delle Colline”. Per problemi di salute dovuti ad una banale influenza non potrò parteciparvi, ma l’Italia dei Valori ci sarà. La manifestazione è “anti-discarica” ed è voluta dai cittadini, dai sindaci, dai consiglieri comunali, da tutti ad eccezione dei politici di alto borgo.
Il sito per lo stoccaggio dei rifiuti nasce come decisione unilaterale del governo che ha dimostrato, in ogni suo atto, di essere disinteressato al confronto con i cittadini. La discarica è stata giudicata “allestita con inequivocabili, gravi errori tecnici e strutturali”, e considerando la vicinanza di falde acquifere il rischio di eventuali ed importanti pericoli per la salute non è così remoto. Ai cittadini e ai politici locali non è stata data alcuna occasione per accedere al sito per prendere visione della situazione. Il governo Berlusconi ha varato leggi che impediscono l’accesso ai “siti sensibili”, per loro.
Oncologi ed esperti testimoniano che la presenza di questa discarica è nociva per la salute della persona.
I cittadini non la vogliono, i campani neanche. Berlusconi, Bertolaso, Bassolino, Iervolino ed il gruppo insediatosi al potere, di centrodestra e di centrosinistra, stanno governando gli italiani ed i campani come sudditi, non come cittadini.
Tutto questo deve finire, il Paese ha bisogno di un’alternativa possibile per il futuro.

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13 Gennaio 2009

Per il diritto alla vita

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Si è conclusa oggi la due giorni di convegno, organizzato e promosso dall'Italia dei Valori, sul tema “Legge 40 e turismo riproduttivo". Sono passati ormai 4 anni dall’applicazione della Legge 40, ed è giunto il momento di fare il punto in un ambito che, fin dall’inizio, ha coinvolto il mondo politico, culturale e scientifico in Italia e all’estero.

Oggi non parliamo di Giustizia. Parliamo di una cosa ancora più importante: la vita. Parliamo di 3500 embrioni congelati sotto azoto liquido. Questi embrioni sono stati realizzati prima del 2004, prima della Legge 40, quando era possibile che le coppie che non potevano avere figli potevano averli in vitreo. E' successo che molte coppie, in assenza della legge, hanno chiesto ai medici di congelare questi embrioni cosi che, nell'eventualità che il primo embrione innestato non andasse bene, non rifacessero l'operazione clinica e potessero innestare un nuovo embrione già formato in precedenza. In pratica, formavano più embrioni, ne utilizzavano uno, e se andava male ne utilizzavano un altro. Molte volte è andata bene, grazie a Dio, ma sono “avanzati”, come si dice in brutto gergo, 3500 embrioni, che sono "vita", e sono rimasti sparsi in tutti gli ospedali d'Italia.

Una legge del 2004 ha detto che tutte queste “vite”, seppure allo stato embrionale, devono essere portate tutte presso una sola banca, la Biobanca prevista presso l'ospedale maggiore di Milano, dove dovranno rimanere in attesa di decidere cosa farci. Si è detto di utilizzarli per sperimentazione, si è detto di sopprimerli, mentre l'Italia dei Valori ha fatto una proposta di legge che dice una cosa molto semplice: è vero o non è vero che ci sono molte coppie che vogliono figli e non lo possono avere? Si. E' vero o non è vero che molte di queste coppie, invece di fare l'adozione, vorrebbero che questo figlio nascesse dal loro grembo? Si, ed è naturale che una coppia lo voglia.

Laddove possibile, la nostra proposta è di adottare l'embrione, cioè queste 3500 vite. Invece di “buttarle nel lavandino”, invece di utilizzarli per sperimentazioni che chissà come andrebbero a finire, diamo la facoltà, a quelle coppie che vogliono, di adottare l'embrione, e quindi di innestarlo nell'utero della donna per fare in modo che sia un bambino loro. La proposta dell'Italia dei Valori, che abbiamo presentato al Parlamento, alla stampa e al mondo scientifico, è quello di non buttare 3500 "vite" soltanto perché sono allo stato embrionale, ma di permettere a quelle coppie che vogliono avere figli di adottarli già nella fase embrionale.

Vorremmo sapere da voi se ritenete che questa nostra proposta sia giusta o meno. A noi pare che sia una proposta che meriti comunque di essere discussa rispetto ad un dato di fatto certo: questi embrioni, col passare del tempo, deperiscono. In questo momento stiamo facendo fare una lenta e brutta fine a delle vite umane senza decidere il da farsi. Questa proposta ha il compito di sollecitare il legislatore a decidere cosa fare con questi embrioni. La nostra proposta è di tenerli in vita, anzi, di dare la vita. Se siete d'accordo, battete un colpo.

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9 Novembre 2008

Non è una questione di grembiulino

grembiulino.jpg

Riporto un'intervista rilasciata al Corriere, e pubblicata oggi, sulla riforma scolastica.

CdS: Lei ha parlato di «ravvedimento operoso del ministro Gelmini».Perché?
ADP: Per il metodo. Non certo per il merito del provvedimento di cui ancora non conosciamo il testo.

CdS: Quale metodo?
ADP: L'idea di avere diviso la riforma in due parti e trasformarne una in un disegno di legge, affidandolo così alla discussione parlamentare, è stato positivo. Anche se aspetto di vedere il seguito.

CdS: Il seguito?
ADP: Come si fa con i ladri che dicono non ruberò più. Gli si dice: intanto restituisci il maltolto. Alla scuola sono stati tolti dei fondi e vanno restituiti. Ma non alla privata, come hanno subito annunciato, ma alla scuola pubblica.

CdS: È favorevole alla forma del decreto per le altre misure? ADP: Sul principio che occorre modificare le norme dei concorsi per recuperare trasparenza sono d'accordo e lo ritengo anche urgente. L'Università deve essere sottratta ai nepotismi e alle baronie. Poi bisogna vedere nel testo come ciò verrà realizzato, io auspico commissioni indipendenti. Vedremo. Lo stesso vale per l'altra parte del decreto.

CdS: Quale?
ADP: Quella che dovrebbe combattere gli sprechi per recuperare risorse a favore di chi davvero fa ricerca e didattica di qualità. Anche questo sarebbe urgente.

CdS: Se così fosse voterebbe il decreto?
ADP: Eh! "Se", "se". Prima bisogna leggere.

CdS: Tagli a parte, sugli altri punti come il maestro unico cosa pensa?
ADP: Per quanto riguarda il maestro unico la trovo una riforma antistorica. Comunque il punto è che ce l'hanno venduta come una questione di grembiulino e poi ci siamo ritrovati con 140mila posti in meno. Per questo promuoveremo anche noi il referendum contro la riforma Gelmini. È uno stimolo per far capire che la scuola non si può tagliare. Non è una questione di maestro o grembiulini.

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21 Ottobre 2008

Il quesito di Paola

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Tra i quesiti che ho ricevuto attraverso il sito dell'Italia dei Valori volevo riportare quello di Paola Petrini, seguito dalla mia risposta.
Quella di Paola è una domanda semplice, ma che nasconde in realtà un problema molto importante che sta affrontando il Paese.

Paola Petrini: On. Di Pietro,
ieri sera al telegiornale ho sentito la notizia riguardo all'acquisto da parte dello stato di lavagne digitali per le scuole pubbliche per milioni di euro.
Ma non è che tutto questo risparmio su insegnanti e servizi della scuola servono per fare arricchire qualcuno co ste lavagne digitali?
Chi le produce? Non è che tanto per cambiare (digitale terrestre) dobbiamo arricchire chi ci rappresenta?
Grazie

Antonio Di Pietro: Dopo la giustizia, adesso il Governo cerca di smontare anche il futuro dei nostri figli. Il ritorno ai voti, le lavagne luminose, il grembiulino per le elementari e il maestro unico, sono tutto fumo per nascondere quelli che sono stati i veri provvedimenti presi dal ministro Maria Stella Gelmini. Il governo ha effettuato tagli indiscriminati: il 20% dei fondi, 70 mila posti per i docenti e 43 mila di ATA, con larga espulsione di precari e aumento degli alunni per classe, fino a 35. Il problema, dunque, non è sapere chi produce le lavagnette luminose, ma è pensare che con una lavagnetta luminosa si risolva il problema della scuola. Solo un uomo dello spettacolo come Berlusconi poteva pensare una cosa del genere.

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3 Ottobre 2008

Il quesito di Claudia

scioperi.jpg

Tra i quesiti che ho ricevuto attraverso il sito dell'Italia dei Valori volevo riportare quello di Claudia Pignatelli, seguito dalla mia risposta.

Claudia Pignatelli: E' lecito che le associazioni di categoria, cioè i sindacati si occupino di erogazione di servizi sia direttamente che tramite società comunque legate a loro? Non c'è conflitto di interessi?
Non voglio mandare a casa tanti lavoratori ma credo che permettere questo sia un modo per rendere inefficace il meccanismo democratico di opposizione tra le parti.
Per i lavoratori si potrebbero trovare benissimo altre strade, soprattutto appoggiandosi alla organizzazione statale, che attualmente viene demolita, ma nella quale credo molto seppur tuttavia i sindacati, difendendo in passato (adesso non fanno più nulla di sostanziale) chi non lavora e tagliando le gambe a chi prende iniziative efficaci ed efficienti, hanno contribuito assolutamente nel renderla una "azienda improduttiva, goffa e di intralcio". Forse facevano già prima quello che Berlusconi fa adesso ad esempio con la scuola o la TV, demolire quella statale per avvantaggiare quella privata (per inciso, ma se torna il maestro unico, 24 ore max di lez., chi tiene i nostri figli le altre 10 e più ore, o si mandano a scuola privata o si pagano i comuni per fornire quei servizi detti pomeriggi formativi...). In tanti settori vedo conflitto di interessi, lo vedo in agricoltura ma anche nell'istruzione. Infatti nella "distruzione" dell'istruzione pubblica classica le aziende affiliate alle associazioni si strofinano le mani con i corsi di formazione che spettano anche a loro...
Sig. Di Pietro, la invito a riflettere su un tema politico così scottante e a non aver paura dei suoi alleati, che si sono bruciati proprio andando ad incrementare questo meccanismo intricato di società satelliti dei movimenti sindacali, e si sono spenti perchè non hanno più ideali da difendere ma solo piccoli tanti (per fortuna) interessi. Sia chiaro meglio di qualcun altro che fa solo i propri interessi.
Grazie

Antonio Di Pietro: Il mondo del lavoro sta vivendo una fase drammatica. Alla disoccupazione si è aggiunta la precarietà e i sindacati non riescono più a controllare il mercato delle assunzioni che sempre di più si muove all’esterno dei contratti collettivi. Ci sono molte categorie di lavoratori che non sono rappresentate o lo sono scarsamente. Forse, in questo momento, il limite più grosso dei sindacati è proprio quello di non riuscire a farsi più interprete dei bisogni di un’ampia fetta della popolazione. Ed un sindacato debole non fa altro che facilitare il lavoro sciagurato di questo governo. Per quanto riguarda la par condicio, purtroppo fino a che non sarà risolto il conflitto d’interessi del signor Berlusconi, ogni discorso sull’equità dell’informazione politica sarà vano e viziato da questa anomalia di fondo.

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2 Agosto 2008

Cittadinanza e Costituzione

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Il Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha deciso di reintrodurre tra le materie scolastiche l'Educazione Civica, 33 ore annue sotto il nome di 'Cittadinanza e Costituzione'. Sono pienamente convinto della bonta' di questa decisione poiche' i giovani oggi hanno voglia di partecipare alla vita democratica del paese, e' da loro che puo' e deve ripartire la costruzione di uno Stato e delle sue regole. Con una punta di ironia credo invece che il difficile sara' spiegare ai ragazzi, finche' governera' questo centrodestra, l'articolo 3 della Costituzione secondo cui tutti i cittadini sono uguali difronte la legge. Di seguito due brevi dichiarazioni rilasciate alla stampa sull'argomento.

La Stampa: Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori ma anche autore di un fortunato manuale di educazione civica, come vede il ripristino di questa disciplina nella scuola?
Antonio Di Pietro: E' una cosa buona e giusta. Soprattutto per l'intrinseca valenza educativa di una disciplina che, in definitiva, porta a ragionare sull'etica e sulla vita collettiva.

La Stampa: Quali sono, secondo la sua esperienza, le maggiori carenze che i ragazzi hanno in materia?
Antonio Di Pietro: Quasi ignorano la prima parte della Costituzione. Il funzionamento degli organi dello Stato lo conoscono un po', ma sui grandi temi come l'uguaglianza, l'unità del Paese e il rifiuto della guerra, i ragazzi hanno gravi lacune. E pensare che sono proprio questi temi che maggiormente li appassionano.

La Stampa: Nel ddl approvato dal governo c'è anche una stretta sulla discilpina nella scuola: chi sbaglia, paga.
Antonio Di Pietro: Questo è un principio condivisibile. L'educazione civica si fa anche attivando comportamenti e metodi di questo tipo. Vediamo se andrà davvero in porto, ma la cosa mi trova favorevole.

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1 Luglio 2008

Elettroshock delle coscienze

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Pubblico una lettera che ho inviato a Veltroni e apparsa su l'Unità di oggi. Il mio è un appello trasversale, senza bandiere, senza colori, senza partiti. E' un appello per salvare la democrazia di questo Paese, perchè è di questo che stiamo parlando.
Parliamo di un segnale forte che molte parti sociali e politiche vogliono dare al governo. Vogliamo il risveglio della coscienza civica. I cittadini sono sfiduciati, rassegnati, pensano di non poter incidere sul percorso delle scelte politiche. Non è vero, la democrazia è partecipazione costante e diretta dei cittadini. Questa azione nelle piazze esploderà nel tempo perchè questo governo sta agendo fuori dal programma elettorale, con manovre che minano le fondamenta dello stato di diritto. Silvio Berlusconi sta dimostrando la sua idea di democrazia dove prima del voto i cittadini sono fantocci da plasmare e subito dopo sudditi da governare. Sono gli elettori che non ci stanno, i suoi compresi. Piazza Navona sarà l'elettroshock delle coscienze, mi auguro tu ci sia.

"Carissimo Walter,
è un momento cruciale per il nostro Paese, sono a rischio la democrazia e il futuro economico e sociale degli italiani. E proprio per questo, tutta l'opposizione deve essere unita e bloccare la deriva di chi abusa del proprio ruolo al fine di tutelare solo gli interessi personali.

La democrazia non si baratta ma si difende in ogni sede e con tutte le energie. Questo non è il momento di soffermarsi a riflettere, né di rimandare a tempi che verranno. E' il momento di chiamare a raccolta i cittadini, di scendere in piazza, perché domani sarà sempre troppo tardi. Non possiamo attendere inermi che i provvedimenti 'salvapremier' e tutte le disposizioni vergogna divengano legge, pur essendo l'unico esito possibile, a fronte dei numeri schiaccianti che questa maggioranza ha in Parlamento. Per questo bisogna assumersi la responsabilità, dare la parola ai cittadini e spiegare loro quello che sta accadendo.

L'8 luglio l'Italia dei Valori sarà a piazza Navona per manifestare e sarà senza bandiere, insieme a tante altre forze politiche, associazioni, comitati e liberi cittadini. Siamo stati chiamati ed abbiamo risposto. E chiediamo anche al Pd di esserci, di partecipare e di non alzare steccati. La difesa della libertà e della democrazia non ha colore, né bandiere, ha solo la forza delle idee e il coraggio di non tirarsi indietro. Il Paese ha bisogno di un'opposizione unita, coesa e senza nessuno che rivendichi una sterile primogenitura.

Anche per questo l'Italia dei Valori sarà con il Pd in piazza in autunno, per denunciare l'emergenza sociale, democratica ed economica, affiancandolo in quella azione di protesta e di proposta al Paese. Il progetto del Pd di un'alternativa forte e credibile a un governo che sta portando l'Italia al collasso, ha avuto già la nostra adesione.

Antonio Di Pietro"

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29 Febbraio 2008

Io sostengo Italia dei Valori

iosostengovideoadp.jpg

Io sostengo Idv è la nuova iniziativa on line dell’Italia dei Valori, che ha l’obiettivo di ampliare la base dei sostenitori del partito creando comunità locali sul territorio nazionale.

Pubblico il video del deputato dell'Italia dei Valori Fabio Evangelisti che presenta l'iniziativa.

"Sono Fabio Evangelisti, un parlamentare dell’Italia dei Valori.

Ti do il benvenuto in quest’area di sostegno all’Italia dei Valori. Questo è uno spazio dedicato a quanti condividono e vogliono contribuire insieme a noi a una serie di battaglie e sostegno ai principi etici, a quelli che sono i nostri ideali.

L’idea è quella di offrire uno spazio non solo virtuale per interagire con il nostro movimento. Attraverso la rete vogliamo costruire un luogo di discussione e di partecipazione in cui si realizza, attraverso la costruzione di comunità locali, un centro di discussione e di confronto.

Chiunque acceda e si scriva al sito entra a far parte del Social Network dell’Italia dei Valori, e riceverà il kit con la card personalizzata e nominativa, con un codice, una t-shirt e i riferimenti dell’organizzazione territoriale più vicina.

Non è un’iscrizione al partito, non comporta ne spese ne oneri, ma offre a tutti la possibilità d’essere protagonisti di una battaglia per il rinnovamento delle idee, per la riduzione dei costi della politica, per la riduzione degli sprechi della pubblica amministrazione, per ridurre il numero dei parlamentari, per una nuova legge elettorale che elimini la frammentazione partitica e riconsegni lo scetro nelle mani dei cittadini.

Registrandoti su questo sito potrai creare una tua rete di sostenitori, inviare e distribuire volantini e cartoline online, essere presente nella mappa italiana dei sostenitori e, se interessato, a ricevere il kit di sostegno alla campagna elettorale: volantini, pieghevoli, adesivi ed altro materiale informativo.

Aiutaci a cambiare l’Italia."

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19 Febbraio 2008

Il diritto di scegliere

scelta.jpg

Ricevo e pubblico una dichiarazione rilasciata oggi da Fabio Evangelisti, deputato dell'Italia dei Valori:

"Durante la trasmissione di Maria Latella giunge l’ennesimo esempio di come alcuni personaggi strumentalizzino la politica e le problematiche del paese per acquisire notorietà, magari potere e perché no, un posto in Parlamento.
E così, mentre Giuliano Ferrara era impegnato su Sky Tg 24 a propinare le sue idee sul diritto all’aborto e sulla vita delle donne in Italia, a Firenze, una ventenne di origini cinesi combatte tra la vita e la morte in seguito ad un delicato intervento resosi necessario a causa di un aborto praticato clandestinamente.
Una pratica ignobile che, è utile ricordare, ha trovato nella legge 194 un valido agente debellante, ma che ancora si annida tra le pieghe della nostra società. Non v’è dubbio che qualsiasi legge possa essere migliorata e applicata in maniera più completa, ma è impensabile che in una situazione di questo genere, dove si ricorre ancora alle interruzioni di gravidanza clandestine, si voglia compiere un passo indietro di 30 anni, togliendo alle donne il diritto di scegliere come e se proseguire la propria gravidanza.
A chi, come Ferrara, punta a questioni così delicate per guadagnare consensi, non resta che rivolgere un invito molto semplice: quello di andare a trovare la giovane cinese ricoverata al Careggi di Firenze."

L’Italia dei Valori si è battuta durante il governo Prodi e si batterà nel prossimo governo per difendere il diritto delle donne alla libera scelta sul tema dell'aborto.

Articoli precedenti:
Legge 194, discussioni inutili
Campagna elettorale sulla 194
Legge 194? Parliamo anche di fecondazione assistita
Un diritto di scelta

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5 Febbraio 2008

La paura di un ragazzo

Pozzuoli.jpg

Ricevo e pubblico la lettera di un ragazzo di Pozzuoli.

"Ciao Antonio.
Ho paura.
La notte non riesco a dormire perchè vedo la mia amata città morire a poco a poco, così come la stessa Repubblica Italiana che tanto democratica non sembra più essere.
Ebbene, la mia città è Pozzuoli, nota sin dall'antichità come luogo di scambi commerciali e culturali che per le sue unicità naturali è stata sede anche di villeggiatura per i benestanti senatori in età della repubblica romana,
I miei sogni oltre ad essere turbati dall'emergenza rifiuti sono perturbati da un'emergenza che dura da anni, la devastazione lenta e diabolica del nostro territorio.Nel corso degli anni i nostri nonni, reduci da una guerra devastante hanno accettato con un entusiasmo, simile a quello di un bambino alla vigilia dell'Epifania, di industrializzare la nostra amata città senza vedere nel futuro di quale terribili conseguenze essa celava. Per citare qualche effetto, ci sono stati casi di morte per amianto! Oggi ci ritroviamo a vedere piani di bonifica nel nostro territorio che vanno molto a rilento e non si capisce perchè! Ma anche nel piccolo vediamo che non funziona niente, strade dissestate, addirittura in prossimità dell'accademia aereonautica c'è un cartello che ne segnala il pericolo ad eventuali avventurieri desiderosi di conoscere questa fantastica città.
Altri e molti problemi assillano questa città che un giorno verrà dichiarata formalmente unica al mondo per la sua storia e per la sua particolarità naturale (http://whc.unesco.org/en/tentativelists/2030/).
C'è un modo di dire che descrive bene la situazione politica e sociale di Pozzuoli, come forse nel resto d'Italia, "perle ai porci".
Attualmente il comune è commissariato a causa di infiltrazioni camorristiche, la classe politica pare essere invariata e intanto con essa ci si avvia alle elezioni comunali. Non so a chi altro rivolgermi se non a una persona che come te esterna continuamente la sua fame di giustizia. Non sono un tuo elettore non lo sono mai stato però, forse sei l'unica persona che in questo momento può capire il mio disagio esistenziale. Oramai non ho più fiducia nelle istituzioni, ho veramente paura di tutto ciò che sta accadendo in Italia, sì in Italia perchè reputo che i problemi che stanno emergendo a Napoli e al Sud non sono solo locali ma appartengono all'Italia intera. Delle volte guardando la Tv, mi sembra che questo paese sia tutt'altro che una nazione unita, forse è questo il problema principale del nostro paese, non abbiamo un'identità nazionale.
Piango ogni giorno per il mio futuro e per il futuro della mia città, sto meditando di andare via dall'Italia perchè ho paura, non mi sento protetto dalle istituzioni; e tanto per citarne una, abbiamo raccolto le firme per una petizione per sapere se sono nocivi o meno i ripetitori che trenitalia ha fatto installare all'interno del suo ambiente, metropolitana Linea 2, ma adiacente a centri abitati; non abbiamo per questo ottenuto risposta alcuna.
Ora la smetto di borbottare ed assillarti con questi miei problemi, cercherò di andare a dormire, magari riuscendo a sognare che tutto questo sia solo un incubo.

Saluti
Walter"

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3 Gennaio 2008

Legge 194, discussioni inutili

maternita.jpg

La revisione della legge 194 sull’aborto e' uno dei principali dibattiti politici di inizio 2008. Per me la donna non dovrebbe ricorrere all’aborto, ma non pretendo che le mie scelte prevalgano sulle decisioni di altre persone.

Ritengo che la legge 194, pur con le sue imperfezioni come succede del resto per tutte le leggi, non debba essere modificata, non ne vedo i presupposti. La legge 194 ha funzionato, su questo non credo che ci siano dubbi, e ha tutelato la libertà di migliaia di donne di essere padrone della loro vita. Il dibattito attuale ha due aspetti che mi disturbano come cittadino e come politico. Il primo è che una discussione sui diritti civili sia influenzata, e forse indirizzata, dalla religione. Il secondo è che con tutti i problemi irrisolti che ha il Paese, e ce sono migliaia, si dibatta (e si perda tempo prezioso) su una legge che funziona, approvata dagli italiani attraverso un referendum. L’immagine che la classe politica, ancora una volta, trasmette è di vivere in un mondo a parte, isolata, lontana dagli italiani e dalle loro aspettative.

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2 Gennaio 2008

Ecopass a Milano, un punto di partenza

traffico milano.jpg

Da oggi per entrare nel centro di Milano le macchine più inquinanti dovranno pagare un ticket, detto Ecopass.
Letizia Moratti ha fortemente voluto l’introduzione di questa tassa per diminuire l’inquinamento e lo ha fatto anche contro parte della sua stessa maggioranza. Gli esiti del ticket saranno valutabili nei prossimi mesi, ma questa misura è comunque un forte segnale di inversione di rotta nell’occupazione delle città da parte degli autoveicoli privati e quindi nell’emissione di veleni in quantità industriale nell’aria. Letizia Moratti ha avuto il coraggio del “fare”, molto raro in un Paese dominato dalle chiacchiere. Può essere che la misura introdotta sia parzialmente efficace, ma è un punto di partenza.

La mia opinione è che a Milano, come nelle altre città più importanti, il centro storico dovrebbe essere chiuso ai veicoli privati e che la circolazione a targhe alterne sia un rimedio semplice ed efficace contro il traffico insieme all’introduzione di mezzi pubblici elettrici, inclusi i taxi, e di piste ciclabili sicure. Ma da qualcosa bisogna pur partire, per questo ringrazio il sindaco Moratti per aver introdotto a Milano l’Ecopass, che si è già dimostrato di grande efficacia in altre grandi città nel mondo, come ad esempio Londra.

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10 Dicembre 2007

Break the mafia, rompiamo il silenzio

breakthemafia.jpg

Domani alle ore 21 saro' a Milano al convegno Break the mafia presso il Teatro Carcano in corso di Porta Romana 63.

L’evento e' stato organizzato da un gruppo di “liberi cittadine e cittadini” che vogliono “rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico”(dal sito www.breakthemafia.it).

Io sarò presente all'incontro. Dovrebbero partecipare i magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo impegnati, purtroppo non si sa ancora per quanto, nelle inchieste “Why Not” e Unipol.
Voglio offrire il mio appoggio pubblico come ministro e come presidente di Italia dei Valori a due persone coraggiose che promuovono i valori del senso civico e della moralità pubblica, fondamentali per il futuro di questo Paese.
Parte dell’intervento sarà ripreso in diretta, in streaming, su questo blog, sul portale italiadeivalori.it e antenneattive.org.

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16 Novembre 2007

Sondaggio sull'immigrazione

renato.jpg

Pubblico un sondaggio sull'immigrazione in Italia condotto dall'ISPO e presentato a Vasto durante l'incontro nazionale dell’Italia dei Valori.
Il sondaggio è illustrato nel video dal professor Renato Mannheimer, direttore dell'Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione.

Testo:

"Come sempre nei sondaggi si parla solo dell’insicurezza percepita, e non quella reale, e spesso l’insicurezza percepita è superiore a quella reale. Vorrei illustrarvi quello che è l’atteggiamento generale degli italiani verso il fenomeno immigratorio.

Abbiamo la fortuna di disporre dei dati di confronto nel tempo, come quella di una ricerca svolta nel 1999 confrontata con una fatta nel 2007. Sostanzialmente, la percentuale di persone che dice che gli immigrati riescono ad inserirsi ha una contrazione nel tempo, mentre cresce il numero, e raggiunge il livello del 45%, di coloro che dicono che riescono ad inserirsi, ma sono un po’ chiusi tra di loro, come se da parte nostra, di noi italiani, ci sia un idea sempre maggiore che gli immigrati costituiscono un mondo a sé, che il processo di integrazione non funziona e crea pericoli. Questa è una percezione sociale diffusa, la quale però dà un elemento di preoccupazione.

Vediamo gli immigrati come un circolo chiuso, e il nostro atteggiamento verso il fenomeno migratorio è di sospetto, dove una quota rilevante del 31% di italiani sostiene che sia un fenomeno inevitabile, ma una parte maggiore, il 39%, sostiene che è un fenomeno che va fermato. Questa stessa percentuale era, cinque anni fa, il 24%, ed è quindi cresciuta nel tempo.

Qui non c’è nessun riferimento legislativo, pochi italiani sanno bene come funzionano i vari meccanismi e sanno bene i meccanismi della Bossi-Fini. L’idea è che questo fenomeno spaventa, e quindi una percentuale maggiore, oggi la maggioranza relativa, dice che il fenomeno va fermato. Non la maggioranza assoluta, ma il 40% costituisce una forte parte della popolazione. E’ una parte trasversale, ci sono all’interno di questo 40% sia persone di sinistra che di destra, con un accentuazione, ma non una totalità, di persone simpatizzante del centrodestra. Poi ci sono tante persone che non simpatizzano per nulla, che non si occupano di politica ma temono il fenomeno migratorio.

Se noi dobbiamo fare una sintesi dell’atteggiamento verso gli stranieri immigrati, troviamo che c’è un italiano su quattro, il 25%, che esprime un timore alto. Oltre a questo 25% c’è un altro 16% che ha un timore medio alto, che sommati ci ritroviamo davanti a quel 40% degli italiani che è intimorita dal fenomeno. Quindi c’è timore per il fenomeno, sulla quale non possiamo nasconderci e sulla quale dobbiamo intervenire. Per intervenire bene dobbiamo discutere del perché.

Si è discusso molto della relazione tra criminalità e immigrati. Questa è una relazione da un verso obiettiva e dall’altra soggettiva. E’ obiettiva perché molto spesso coloro che arrivano sono in condizioni disagiate, difficili, quando addirittura non hanno premeditato un intenzione criminale, e più facilmente si dedicano ad attività criminali. Poi per un fatto obiettivo, la popolazione carceraria ha una quota molto rilevante di immigrati e molti delitti, spesso di un certo tipo vengono commessi da immigrati.
Però c’è anche una percezione soggettiva, che spesso non coincide con quella obiettiva. Alcuni sostengono che gli immigrati extracomunitari rendono meno sicura la vita nelle nostre città, altri che non è vero. Il 38%, che è sempre parente di quel 40% di persone intimorite, è d’accordo: le nostre città sono meno sicure. Costoro sono di più tra quelli che risiedono nel Nord-Est, sono di più tra le casalinghe, che non sono una categoria più attiva, ma una categoria più isolata con meno accesso all’informazione, e sono di più, con la maggioranza assoluta, tra i votanti del centrodestra. Ma ripeto, coloro che hanno questa opinione non sono solo nel centrodestra, è un opinione di carattere trasversale. Questo ci dimostra come ci sia una relazione forte tra la percezione soggettiva che la criminalità sia associata all’immigrazione, poi possiamo discutere in che misura, meno di quanto la gente percepisca.

Però, vorrei aggiungere che l’immigrazione evoca altri elementi di problematiche, di conflitto e di preoccupazione. Per esempio, in misura minore, ma sempre significativa, c’è un accordo sull’idea che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani. Questo lo dicono di meno, solo il 28%, perché tanti, la maggioranza degli italiani, si è resa conto del fatto che gli immigrati fanno per lo più lavori che gli italiani non vogliono più fare o che hanno la possibilità di non fare più. In una percentuale ancora minore, sostiene di non fidarsi degli immigrati, ma la maggioranza assoluta non dice che non è una difficoltà, dice che può esserlo.

Vorrei dire che il problema è rilevante, anche se non è considerato prioritario e di grande rilevanza come nel 2001, e che la paura sociale per il fenomeno migratorio è estesa. Possiamo stimarlo che lo senta molto forte, che veda come una minaccia gli immigrati tra il 30 e il 40% degli italiani, e che si pensa che queste cose debbano essere risolte si dall’apporto di ciascuno, dalla capacità di comprensione di ciascuno, ma specialmente da parte della pubblica autorità del Governo con leggi ad hoc. Ad oggi, la legislazione sull’immigrazione e criminalità è al tempo stesso non conosciuta ma comunque ritenuta insufficiente da questo 30-40% che ha paura."

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10 Novembre 2007

Consiglio dei ministri: politiche abitative e regioni

politiche abitative copia.jpg

In questo Consiglio dei Ministri l'aspetto più rilevante di cui si è discusso è stato quello delle politiche abitative.
Erano stati allocati 550 milioni da consumare entro il 31 dicembre di quest'anno per dare alloggi a coloro che non ne hanno e vivono in uno stato di indigenza.
Ci sono difficoltà per la distribuzione di questi fondi. Il criterio di ripartizione individuato dal sottoscritto e dal ministro Ferrero, le due persone incaricate del compito, è in contrasto con un emendamento del Parlamento che impone sull'operazione il consenso di tutte le regioni e non della maggioranza di queste. La democrazia deve cercare, nelle decisioni, il consenso della maggioranza e non della totalità degli individui, altrimenti si trasforma in una dittatura.

Di seguito il testo dell'intervista ad Antonio Di Pietro:

Consiglio dei Ministri di venerdì 9 novembre. In realtà ci sono state tre riunioni: la riunione del CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica, che è un po’ come un mini- Consiglio dei Ministri con il portafoglio, il Consiglio dei Ministri vero e proprio e poi un altro mini-Consiglio dei Ministri, il cosi detto "Consiglio dei Ministri per il tavolo per la casa", cioè per le politiche abitative.

Cosa abbiamo deciso con il CIPE? Abbiamo deciso di spendere e come spendere un altro paio di miliardi di euro, perchè poi si dice che non si fanno opere pubbliche, ma invece le opere pubbliche si stanno facendo. Certo, i risultati si vedranno fra anni, ma intanto le stiamo facendo.
Il problema delicato è che il precedente governo aveva detto che faceva opere pubbliche, e ne ha inaugurate tante, ma non ci ha messo i soldi, e ci ritroviamo adesso con un arretrato di 5-6 miliardi di euro da recuperare per andare a pagare quelle opere avviate e che non sono state finanziate.

Comunque sia, in questo CIPE, su mia proposta, siamo riusciti ad approvare l'avvio dei lavori e la progettazione soprattutto dei lavori di importanti metropolitane a Milano (la AM4, AM5, AM2, AM3, un po’ le abbiamo approvate il CIPE scorso e un po’ ne approveremo nel prossimo), Roma e Napoli.
Abbiamo approvato poi una serie di interventi che riguarda la sistemazione dell'ambiente intorno al MOSE di Venezia, compreso il finanziamento dello stesso. Le barriere servono per evitare che Venezia affondi quando c'è l'acqua alta, ma nello stesso tempo dobbiamo evitare che le barriere deturpino l'ambiente, e quindi abbiamo dovuto prevedere che una quota di questa somma sia destinata al recupero ambientale. E così via.

Quindi due miliardi circa di investimenti che sono stati una somma più importante.

Al Consiglio dei Ministri abbiamo fatto più che altro un'attività di ratifica di trattati internazionali. C'è stato un grosso lavoro anche del Ministro degli esteri D'Alema e della collega Bonino, cioè quei ministri che si occupano di cooperazione internazionale e di politica estera.

Il momento più delicato e importante, in un Cosiglio dei Ministri dove non ci sono state differenze e dove tutti quanti, tutto sommato, abbiamo pensato allo stesso modo, è stato quando si è parlato di politiche abitative perchè c'è stato un tesoretto di cui erano previsti 550 milioni da consumare entro dicembre di quest'anno per venire incontro agli sfrattati che non hanno casa e si trovano in condizione di indigenza nelle maggiori città italiane. Come ripartirle? A chi darle? Con che modalità? Con quali garanzie?

Insieme a Ferrero, con cui ho il coordinamento di quest'attività, abbiamo fatto una proposta, che purtroppo non è in linea con un emendamento che è stato approvato in parlamento, il quale richiede, sul criterio di ripartizione, che tutte le regioni devono essere d'accordo all'unanimità.
Vai a trovarle 20 regioni che sono tutte 20 d'accordo che i soldi che vanno all'altro vanno bene pure lui. La democrazia è bella se vale la regola della maggioranza, mentre la regola dell'unanimità finisce per essere una regola dittatoriale se non si trova un sistema.
Ecco perchè ancora ad oggi non riusciamo a fare il decreto d'assegnazione, e abbiamo dovuto rinviare al 15 novembre una discussione con tutte le regioni per discutere di questo tema, perchè dobbiamo far capire alle regioni che anche se qualcuna di loro non è d'accordo, poi, una decisione la si deve prendere, perchè se no si lavora con il solito sistema: questo no, questo non mi piace, e si muore di fame. Ecco perchè io ritengo che bisogna prendere una decisione.

Decisioni che bisogna prendere anche per esempio con riferimento alla strada tirrenica, quella che da Civitavecchia deve arrivare fino a Firenze. C'è chi la vuole, c'è chi non la vuole per problemi ambientali nobili e c'è chi non la vuole per problemi ambientali personali, perchè si ritrova il ‘villone’ a ridosso.
Io a questo punto ho detto basta. A me non sta bene che ognuno illuda l'altro. Una volta per tutte con la maggioranza si decida o si o no. Per questo è stato fissato per il prossimo CIPE perchè finalmente questo governo si assumerà la responsabilità, come ha fatto per esempio sul Ponte sullo Stretto, di dire "lo facciamo" o "non lo facciamo".
Ma dire prima "sì lo facciamo", e poi cambiare e dire "no, non lo facciamo", è una furbata da prima repubblica che non possiamo più permetterci.

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31 Ottobre 2007

Fermare il flusso dalla Romania, subito

baracca_violenza.jpg
foto da repubblica.it

A Roma è avvenuto l’ennesimo odioso episodio di violenza contro una donna. La dinamica dell’aggressione è terribile. Una signora di 47 anni, moglie di un ammiraglio, è stata aggredita alla stazione di Tor di Quinto. Il presunto autore è Nicolae Romolus Mailat, un romeno che vive in un campo vicino al luogo del rapimento. La donna è stata picchiata, stuprata e uccisa. E’ stata quindi trascinata come una bestia e buttata in un fosso. Un’aggressione che può succedere a qualunque donna in Italia.
L’ingresso della Romania in Europa ha portato in Italia una massa di sbandati senza lavoro e senza altre fonti di reddito, alcuni portati a delinquere. E’ necessario un decreto governativo che blocchi questo flusso e restituisca al mittente tutti i cittadini romeni che non dimostrino di avere un posto di lavoro e una residenza in Italia.
L’iter di un disegno di legge è troppo lungo, non è più sufficiente di fronte all’emergenza sociale che abbiamo sotto i nostri occhi.
Oggi stesso ho sollecitato un decreto al Presidente Romano Prodi da discutere nel prossimo Consiglio dei Ministri insieme a una richiesta per lo smantellamento immediato di tutti i campi nomadi abusivi.

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24 Agosto 2007

Scuole sicure

scuole.jpg

Oggi ho firmato il decreto interministeriale che rende operativo il primo programma stralcio del Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Sono stati sbloccati finanziamenti per 215 milioni di euro con i quali i Comuni interessati potranno richiedere mutui per 800 interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici presenti nei loro territori.

I mutui saranno erogati alle amministrazioni comunali dalla Cassa Depositi e Prestiti a seguito della registrazione del decreto, firmato anche dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, e i finanziamenti giungeranno nelle casse dei Comuni entro la fine dell’anno. Nello stesso periodo sottoscriverò gli accordi di programma relativi al Piano straordinario con le Regioni interessate.
Terminata la pausa estiva ho voluto immediatamente compiere un atto concreto per dotare le scuole del nostro Paese di strutture adeguate e sicure, per evitare episodi tragici come quelli a cui abbiamo assistito in passato.

Anche in questo caso, come già accaduto per le politiche abitative, è stato svolto un accurato lavoro, sbloccando fondi da troppo tempo fermi nel bilancio del Ministero, e mettendo a disposizione delle amministrazioni locali risorse per interventi quali la messa in sicurezza, il consolidamento e l’adeguamento strutturale, l’adeguamento alla normativa sismica, l’abbattimento di barriere architettoniche, la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria in centinaia di edifici scolastici in tutto il Paese.

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13 Agosto 2007

Il problema dei Rom

rogo_campo_rom.jpg
foto da Stampa.it

I quattro bambini morti carbonizzati hanno aperto una discussione sulla comunità Rom in Italia.
La tragedia era largamente annunciata, credo che sia chiaro a tutti come vivono queste persone: in condizioni igieniche da terzo mondo, in baracche fatiscenti, sotto i viadotti, con allacciamenti abusivi, al di fuori di qualunque legalità.
I rom arrivano in Italia senza un lavoro, senza una casa, senza conoscere la nostra lingua. Vogliamo accoglierli? Siamo in grado di accoglierli? Disponiamo di sufficienti risorse e, soprattutto, è questo il volere dei cittadini italiani? Solo se a queste risposte si risponde affermativamente il flusso dei nomadi nel nostro Paese può continuare e quelli che sono arrivati ci possono restare. Altrimenti si fa il solito buonismo sulla pelle degli altri.
Se la legge venisse applicata le migliaia di bambini rom che chiedono la carità ad ogni angolo della strada o che rubano dovrebbero essere affidati a delle comunità, e ai loro genitori tolta la patria potestà. Se la legge venisse applicata vi sarebbe un rapido rimpatrio di migliaia di rom.
Il problema non può essere affrontato con la politica dello struzzo, scaricando tensioni e problemi solo sui cittadini italiani. In questo caso sono più vicino alla posizione dei sindaci che a quella di alcuni esponenti del Governo.

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9 Luglio 2007

Non abbandoniamo i nostri giovani

solidarieta.jpg

Ricevo e pubblico una lettera di Flavio Mobigli di Monza sull'assistenza ai giovani affidati in Comunità nel Comune di Milano e il suo appello da sottoscrivere: http://www.petitiononline.com/prosammi/petition.html

"I minori di 18 anni che non dispongono di cure adeguate in famiglia o subiscono gravi maltrattamenti, possono essere affidati a Comunità alloggio per minori, che provvedono a garantire loro assistenza materiale e un contesto educativo positivo.
Al compimento del diciottesimo anno, se permangono gravi difficoltà in famiglia, per permettere al giovane di compiere gli studi o di fare un percorso che lo porti alla completa autonomia, è prevista la possibilità di inserimento volontario in comunità per maggiorenni, con un provvedimento amministrativo denominato "prosieguo amministrativo", fino al compimento del ventunesimo anno.
Il Comune di Milano ha deciso di NON FINANZIARE più alcun progetto di prosieguo amministrativo, per motivi di puro risparmio economico, costringendo così centinaia di giovani, con grave disagio familiare (o privi di famiglia), ad essere abbandonati a se stessi al compimento del diciottesimo anno; con la prospettiva di doversi arrangiare a trovare immediatamente un lavoro e un alloggio, magari interrompendo gli studi e negandosi quindi la possibilità di un lavoro di qualità migliore nel futuro.
Spesso, al compimento del diciottesimo anno, il ragazzo o la ragazza che ha iniziato un faticoso percorso in comunità alloggio, elaborando i traumi vissuti in un contesto familiare problematico e dannoso, non ha la maturità e la stabilità interiore per affrontare un passo così difficile, nella solitudine e senza sostegno sociale.
Per questo è necessario rivolgere questa petizione al Comune di Milano affinché si impegni a sostenere anche in futuro i percorsi legati al "prosieguo amministrativo". E' vergognoso che una grande metropoli europea si disinteressi del futuro dei suoi giovani, non facendosi carico di un percorso necessario, che ha sempre portato buoni risultati, quando tanti piccoli comuni con problemi di bilancio ben più gravi non rinunciano a dare sostegno e dignità a chi ha già avuto, in tenera età, tante privazioni e sofferenze dalla vita.
Uniamo le nostre voci per chiedere al Comune di Milano un segno di civiltà."
Flavio Mobigli

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21 Giugno 2007

La guerra sulle strade

Annico.jpg

In un piccolo paese, Annico in provincia di Cremona, sono state falciate sulle strisce pedonali due madri con i loro figli. Un bambino di sei mesi si è salvato solo perchè la sua carrozzella è stata spinta lontano dalla madre prima di essere investita. Carla Maria e Fiorenza di poco più di trent’anni, Sara di 11 anni sono morte per causa di un motociclista, che ne risponderà alla Giustizia. In Italia è assente una cultura della sicurezza stradale. Ieri è successo a Annico, domani sarà altrove, tutti i giorni muoiono persone sulle strade. Ciclisti e pedoni vengono uccisi nelle grandi città, un dato ormai acquisito come se fosse inevitabile.
Si possono e si devono certamente inasprire le leggi e operare maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine. Queste azioni non serviranno però a nulla se non vi sarà allo stesso tempo una presa di coscienza a livello nazionale del massacro che avviene sulle nostre strade. Migliaia di morti e decine di migliaia di feriti ogni anno sono una emergenza nazionale che va affrontata con determinazione.
Su questo punto mi farò promotore come ministro delle Infrastrutture per un tavolo congiunto sulla sicurezza stradale con i diversi attori coinvolti: dal ministero dei Trasporti, al ministero dell’Istruzione, ai produttori di auto, ai media.
Il mio ministero sta già avviando, comunque, una serie di misure per ridurre gli incidenti stradali sulle quali vi terrò informati attraverso il blog. Tra queste, l’indirizzo all’Anas e ai concessionari autostradali di adeguare al più presto il manto stradale con asfalto auto drenante che permette una visibilità nettamente migliore in caso di pioggia con la riduzione degli incidenti.

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25 Marzo 2007

Le politiche abitative

politiche_abitative.jpg

YouTube Libero Video QuickTime 56K Audio Mp3

Le politiche abitative per le fasce sociali più deboli sono uno dei punti della mia attività di governo ed il tema del mio video settimanale.

Testo:
Eccoci di nuovo, amici miei, all'appuntamento del venerdì, questa volta senza Consiglio dei Ministri ma pure con tanti argomenti.
Per quanto riguarda il mio Ministero, abbiamo aperto un nuovo importante fronte, che non riguarda solo calce e cemento ma anche solidarietà, assistenza, difesa delle fasce sociali più deboli, sicurezza delle grandi città, sicurezza dei cittadini: la questione della politica delle abitazioni.
C'è un grosso problema in Italia, specialmente da quando è scaduta la legge sul blocco degli affitti. Sia chiaro, io sono a favore delle liberalizzazioni. E' chiaro che chi compra casa non può restare bloccato a vita, ma è altrettanto chiaro che chi non ha casa non può restare a vita in questa condizione.
Bisogna venire incontro, insieme a Comuni, Regioni ed enti locali, a queste necessità senza fare favoritismi.
Ho trovato al Ministero delle Infrastrutture molte risorse, si parla di almeno due miliardi di Euro, inutilizzate perchè bloccate da ricorsi e contro ricorsi o questioni procedurali. Da un po' di tempo, in Italia, sembra che chiunque voglia fare impresa o chiunque voglia fare politica, la prima cosa che fa è andare dal giudice. Il nostro Paese è diventato un contenzioso unico. Ebbene, in questi mesi ho sbloccato questi fondi e sono orgoglioso di dire che da qualche settimana ho cominciato, città per città, regione per regione, l'allocazione di questi denari. Soldi veri, non promesse: Milano, Napoli, Roma, dopodomani a Torino e così via. Per alcune centinaia di comuni abbiamo provveduto a cofinanziare interventi per la sistemazione di palazzi fatiscenti nelle periferie, di strutture immobiliari bloccate e che quindi non potevano essere affittate dal comune ai più bisognosi. Credo che questo sia stato un intervento concreto, i famosi contratti di "Quartiere 2". Se ne parla da tanti anni ma finalmente, entro Pasqua, tutti i soldi verranno distribuiti.
Un'altra legge prevedeva fondi per un miliardo, che erano però bloccati, e che stiamo pure provvedendo a distribuire a Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Genova.
Ma la cosa più importante che stiamo facendo è quella di rilanciare un nuovo piano case: abbiamo scritto una legge con cui mi sono assunto l'onore e l'onere di fare da coordinatore per la ricognizione delle esigenze abitative di tutte le città. Ho preteso e ottenuto che non si parlasse solo di aspirazioni, ma che ci fossero indicati i tempi, un crono programma previsto per legge. Entro due mesi, a partire da febbraio, tutti i comuni devono indicare quali sono le loro esigenze abitative. Entro tre mesi dobbiamo costituire un tavolo insieme alle associazioni di categoria al fine di scrivere una legge di riorganizzazione di tutte le esigenze abitative del territorio. Entro Giugno il Governo insieme al Ministero dell'Economia, deve individuare le risorse e predisporre una legge da portare in Parlamento.
Un crono programma, appunto, che intendo rispettare: ho già fissato per il prossimo 17 aprile la costituzione di questo tavolo.
Ho gia individuato le linee generali di questo testo: per esempio, si prevedrà che tutti gli immobili sfitti degli enti previdenziali in tutte le città devono essere venduti al comune allo stesso prezzo e con gli stessi privilegi previsti dal diritto di prelazione per gli inquilini. Ci sono centinaia di migliaia di immobili degli enti previdenziali, in tutte le città, sfitti oppure abbandonati per assenza di manutenzione. Questi immobili, la legge già prevede che possano essere venduti agli inquilini, che però non hanno soldi per comprarli. Perchè dobbiamo fare solo speculazione finanziaria, e non dare al Comune lo stesso diritto di prelazione dell'inquilino in modo che sia il Comune stesso, se lo vuole, a pagare ad un giusto ed equo prezzo quell'immobile e renderlo a disposizione della collettività, così come doveva essere?
Questo è solo uno dei tanti esempi. Perchè gli immobili che devono essere acquistati dai comuni per fare edilizia popolare, edilizia sociale a favore dei soggetti più deboli devono essere soggetti a tassazione, a IVA? E' una partita di giro che impedisce la creazione di un parco di immobili da parte della proprietà comunale da mettere a disposizione della collettività più bisognosa. Ecco: questo è il federalismo responsabile.
Di queste cose ci stiamo occupando: entro quest'anno vogliamo portare a compimento questo importante impegno previsto dal programma, ma di cui si parla poco.
Un Ministero delle Infrastrutture, quindi, che non pensa solo a fare strade e ferrovie, come ci accusano, ma che pensa a fare solidarietà e difesa delle fasce sociali più deboli.

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7 Marzo 2007

La legge elettorale e i condannati

mani_pulite.jpg

Non me ne sono dimenticato. In campagna elettorale avevo inserito nel mio programma la seguente frase:
"Impedire la candidatura alla Camera, al Senato e al Parlamento Europeo di persone condannate in via definitiva."
In questi giorni si discute della nuova legge elettorale, se fare un referendum, se fare le larghe intese o accordi a geometrie variabili. Gli stessi esperti faticano a capire esattamente di cosa si sta parlando. Io vorrei partire dalla testa e non dalla coda del problema: dai parlamentari, dalle donne e dagli uomini che rappresentano i cittadini. Persone che sono pagate per fare gli interessi della Nazione, non i loro, nè tanto meno quello dei partiti di provenienza.
Nelle prossime elezioni devono essere garantite soprattutto due cose:
- la rappresentatività del parlamentare che deve essere eletto dai cittadini e non inserito per meriti partitici in una lista chiusa
- la moralità del parlamentare che non deve avere condanne in via definitiva
Come possiamo presentarci di fronte al Paese con un plotone di persone condannate elette in Parlamento?
L'Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge, sia alla Camera che al Senato, per impedire nel modo più assoluto la presenza di persone condannate nelle liste elettorali. Su questa proposta è necessario un forte supporto da parte dell'opinione pubblica, di tutti voi.

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26 Febbraio 2007

Per la salute dei cittadini

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Il manifesto dell'iniziativa

La situazione dell'inquinamento nelle grandi città è ormai insostenibile e le conseguenze per la salute dei cittadini sono sempre più gravi. In particolare per bambini e anziani. L'Italia dei Valori ha deciso di lanciare una campagna di informazione e di sensibilizzazione a partire dalla città di Milano.

“PER LA SALUTE DEI CITTADINI è il titolo dell'iniziativa antismog organizzata dall'Italia dei Valori a Milano. L'Italia dei Valori ha programmato un mese dedicato all’informazione e alla sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento, sulle sue cause, sugli effetti e sulle soluzioni possibili.
La data di inizio del mese antismog è stata il 25 febbraio, in coincidenza con il blocco totale del traffico nel nord Italia. Il mese antismog terminerà il 25 marzo.
In questo periodo saranno allestiti quattro punti informativi in Piazza Cordusio, Piazza San Babila, Piazza Argentina e Piazza Leonardo da Vinci. Sarà anche condotto un sondaggio, sia off line che on line sui siti www.antoniodipietro.it e www.italiadeivalori.it sul traffico, i trasporti e la vivibilità della città di Milano.
Nei giorni del 6, 13 e 20 marzo sono previsti incontri, presso l’Auditorium S. Carlo, alle ore 20.15, con le principali associazioni attive sul fronte della tutela della salute e su quello della diminuzione del traffico e della tutela ambientale.
Saranno presenti medici specializzati nelle malattie e disagi causati dall’inquinamento."

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5 Febbraio 2007

Stop al campionato

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Voglio esprimere la mia più profonda partecipazione al lutto della famiglia Raciti, il poliziotto assassinato a Catania da dei volgari delinquenti. E allo stesso tempo dare tutta la mia solidarietà alle forze di Polizia che rischiano la vita per due soldi per proteggere i cittadini.
Il calcio va sospeso almeno per la stagione in corso. Pochi giorni non sono sufficienti per prendere delle decisioni risolutive. I cittadini, giustamente, si sentirebbero presi in giro. Le società di calcio dovrebbero uscire dalla Borsa, troppi interessi economici stanno distruggendo il settore calcistico. Le pene per i farabutti che mascherati da ultras si recano allo stadio devono essere più severe e soprattutto certe. Troppi poliziotti sono picchiati e minacciati senza che i responsabili ne paghino alcuna conseguenza.
Infine le parole in libertà che insultano sia il lavoro della Polizia che la memoria dell’ispettore Filippo Raciti dette dal deputato di Rifondazione Francesco Caruso: “La vita di un agente vale quella di un ultrà” e dal presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese: “Il calcio non può chiudere, i morti fanno parte del sistema”. Queste parole servono a giustificare una situazione intollerabile. Matarrese deve andarsene, anzi non doveva neppure arrivare dopo lo scandalo delle partite truccate. Il calcio ha bisogno di nuovi dirigenti e di politici responsabili, senza non ha alcun futuro.


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31 Gennaio 2007

PACS

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Centinaia di migliaia di coppie vivono insieme in Italia senza essere sposate. Molte hanno dei figli. Nessuna ha dei diritti pensionistici o previdenziali. Parliamo di famiglie vere che si trovano nella impossibilità di fare operazioni quotidiane consentite solo a chi ha contratto matrimonio.
In Italia si regolarizza tutto, di fatto anche il crimine con l’ultimo indulto. Le sanatorie e i condoni si sono succeduti grazie al centro destra negli ultimi anni. In questa situazione non regolarizzare le famiglie di fatto è incomprensibile.
La famiglia tradizionale sta cambiando, ci si sposa di rado sia con rito civile che religioso e di questo si deve prendere semplicemente atto. Non è osteggiando i Pacs che si cambiano le dinamiche sociali. Ma senza l’estensione di alcuni diritti fondamentali delle coppie sposate alle coppie di fatto si crea disuguaglianza sociale, in particolare per le fasce di reddito più basse. Il programma dell’Unione prevede l’estensione di alcuni diritti alle coppie di fatto, tutti i partiti della coalizione lo hanno sottoscritto. I Pacs non sono contro la Chiesa, ma a favore delle famiglie e dei loro diritti. Tutte le famiglie devono essere al centro della politica con pari diritti e doveri, secondo principi di equità e solidarietà.

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19 Gennaio 2007

Inceneritori

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Ho ricevuto una richiesta di spiegazioni sulla posizione dell’Italia dei Valori in merito agli inceneritori. In particolare sulla risposta data dall’on.Borghesi di Idv al signor Ellis Favotto.
L’IDV non è a favore degli inceneritori. I rischi per la salute causati dagli inceneritori possono essere giustificabili solo in presenza di situazioni di emergenza e solo per il tempo strettamente necessario per superarle. Nel blog ho espresso in passato questa posizione e non l’ho cambiata. Per evitare fraintendimenti in futuro su alcuni argomenti, in particolare sugli inceneritori, risponderò sempre in prima persona.

“Egregio On. Di Pietro,
Le scrivo in quanto sono rimasto a dir poco “sconcertato” dalla risposta dell’on. Borghesi – data a nome suo – e spedita a Ellis Favotto in merito alla questione inceneritori.
E’ scandaloso che Lei sul suo blog scriva che “l’Italia dei Valori si opporrà alla costruzione di nuovi inceneritori, anche con la richiesta dell'abolizione dei finanziamenti fino ad oggi disposti, e proporrà interventi legislativi a favore di una riduzione dei rifiuti all’origine e di sostegno alle aziende impegnate nel settore del riutilizzo dei rifiuti.” e che l’On. Borghesi affermi che ciò che è scritto sul blog “non vale” perché il partito di IDV “si è sempre espresso a favore”. Io leggo il suo blog e sinceramente ora mi chiedo quanto sia credibile quello che Lei scrive se poi mi arrivano smentite di questo “calibro”.
Non Le nascondo la mia simpatia e vicinanza al “suo” partito e a Lei come persona … tuttavia questa uscita ed altre recenti (vedi Pedemontana Veneta, Mose, …) mi hanno profondamente deluso.
Sinceramente Le dico che ho perso la fiducia nei suoi confronti e nei confronti del “suo” partito.
Il sottoscritto ha sostenuto Italia dei Valori nelle Nazionali, nelle Provinciali e anche nelle Comunali. Ho fornito un grande impegno sia come informazione sia come propaganda elettorale (fatta quasi totalmente a mie spese) in quanto credevo nel progetto/programma di IdV.
Il Coordinatore Provinciale (De Zanet) mi conosce molto bene come conosce molto bene mia moglie. Mi sono impegnato con le persone e sinceramente ora mi sento in dovere di comunicare a loro questa nuova posizione del Partito.
Chiaramente non rinnoverò più la tessera ed anzi prego il Coordinatore di cancellarmi dalla Mailing List in quanto non autorizzo più l’utilizzo della mia Email e del mio cellulare per comunicazioni varie.
Sono molto molto deluso in quanto credevo soprattutto nella “trasparenza” del partito e della sua persona. A questo punto non noto più differenza tra il “suo” partito e tutti gli altri.
Mi dispiace veramente. Credevo molto in Lei.
Tali affermazioni sono di una incongruenza ed incoerenza inaccettabili ed evidenziano oltretutto una totale mancanza di rispetto nei confronti dell’intero popolo italiano da parte del partito IDV.
Mi auguro che arrivi una smentita da parte sua. In ogni caso, essendo anche Presidente dell’Associazione GRILLITREVISO invierò in copia il tutto a Beppe Grillo, Maurizio Pallante, Stefano Montanari, Gianluigi Salvador, Eduardo Rina e Walter Bianco per capire le loro reazioni.
Saluti Pamio Ing. Maurizio. Associazione GRILLITREVISO”

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22 Dicembre 2006

Auguri

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Il 2006 è stato un anno di grandi cambiamenti per il Paese. Gli italiani hanno deciso, con le elezioni politiche, di voltare pagina dopo cinque anni di promesse e di leggi ad personam. Le priorità del nuovo Governo, come scrissi in questo blog prima delle elezioni, sono due: il risanamento economico dei conti dello Stato e il ripristino della legalità. La Finanziaria, pur con molte contraddizioni e una incapacità di comunicazione da parte del Governo, è stata una risposta forte alla situazione di pre bancarotta dello Stato che abbiamo ereditato. Sulla giustizia l’operato del Governo e soprattutto della maggioranza è sostanzialmente deficitario. Non c’è ancora nessun segnale di discontinuità rispetto a Berlusconi. Su questo tema l’Italia dei Valori si è battuta, e continuerà a farlo nel 2007, per l’abolizione delle leggi ad hoc e per la certezza del diritto.
Un nuovo anno ci aspetta, spero che sia un anno sereno per tutti gli italiani. Un anno di rilancio dell’economia, di una maggiore tutela sociale delle parti più deboli. Un anno per ricominciare, ripartire e fare di nuovo grande il nostro Paese.

Auguri di buone feste. Antonio Di Pietro.

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20 Novembre 2006

Veleni e politica

inquinamento.jpg

A Milano c’è stata l’ennesima messa in scena contro lo smog con la domenica senza auto. Una misura che ha lasciato le cose esattamente come erano prima. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel suo documento ‘Air quality guidelines’ sottolinea come il superamento del limite di Pm 2,5 di polveri sottili nell’aria possa portare a gravi conseguenze, anche mortali, per l’organismo, in particolare nei bambini. Nel mese di novembre il limite del Pm 2,5 è stato superato 14 volte nei primi 18 giorni e il 16 novembre è arrivato a quota 117.
Milano è al centro dell’attenzione per il suo livello di inquinamento atmosferico, ma non è l’unica città in questa situazione. Può però diventare un riferimento nazionale per scelte ormai inderogabili in materia di traffico urbano.
Le proposte fatte ad oggi si sono arenate per i soliti veti incrociati legati a interessi elettorali tra Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano e Governo. Il ticket di ingresso non è passato, le targhe alterne sono state bocciate, il centro non può essere chiuso, le piste ciclabili sono quasi inesistenti, i mezzi pubblici non sono potenziati e al posto di autobus elettrici circolano autobus a gasolio. Nel frattempo i cittadini si ammalano e muoiono di tumore.
L’Italia dei Valori farà sentire la sua voce, anche con l’aiuto dei cittadini, per adottare subito misure di tutela della salute pubblica. Il ticket di ingresso e la chiusura del centro cittadino il prima possibile.

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22 Ottobre 2006

Il fallimento del Comune di Taranto

Taranto.jpg

Dagli enti locali dipendono i servizi della nostra vita di tutti i giorni: le strade, gli asili, i trasporti urbani, lo smaltimento dei rifiuti. Il comune di una città non dovrebbe poter fallire nell’indifferenza. Eppure è quello è successo a Taranto. Pochi giorni fa, il Commissario straordinario Tommaso Blonda ha approvato il rendiconto gestionale definitivo dell’esercizio finanziario 2005 del Comune di Taranto.
Nel 2004 il disavanzo era stato di oltre 83 milioni di euro, nel 2005 è aumentato del 60% arrivando a circa 138 milioni. I debiti fuori bilancio sfiorano i 150 milioni. Gli oneri latenti sono di quasi 160 milioni. Nel complesso il disavanzo è di quasi 450 milioni di euro.
I dieci giorni di autonomia finanziaria garantita dal Commissario sono passati, le casse sono vuote e si è iniziato a tagliare i servizi pubblici. È inaccettabile che, ancora una volta, i cittadini debbano pagare il conto per persone che considerano il bene pubblico una terra di conquista.
È giusto che gli enti locali siano responsabilizzati con autonomia decisionale e impositiva, ma lo è altrettanto che le amministrazioni rispondano fino in fondo delle loro azioni.
Una importante città che fallisce è un sintomo dello sfascio di parte della Pubblica amministrazione, ma anche della inefficienza degli organi di vigilanza e dei partiti. Un brutto segnale su cui bisogna riflettere.

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27 Agosto 2006

La violenza contro le donne

stazione_centrale.jpg

In questi giorni le violenze contro le donne sono aumentate. Mi ha colpito il caso delle due ragazze francesi, provenienti da un Paese ad alta immigrazione, che hanno accettato un passaggio da due tunisini senza alcuna paura, per essere poi stuprate. Pensavano di essere a Parigi ed erano a Milano.
Il problema è il ripristino della legalità a tutti i livelli, non solo per gli extracomunitari. Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini. Non possiamo accettare il fatto che la violenza sulle donne diventi un fatto ordinario. Voglio ricordare che Mario Alessi, italiano, l’assassino del piccolo Tommaso, aveva stuprato una ragazza di fronte al suo fidanzato ed era in libertà. L’Italia dei Valori proporrà in Parlamento un forte inasprimento delle pene per gli stupratori. Non è possibile che una donna abbia paura di aspettare l’autobus, di prendere la metropolitana o che abbia il terrore di indossare una minigonna e di entrare in una stazione, come avviene alla Stazione Centrale di Milano.

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21 Agosto 2006

I clandestini e le responsabilità della Libia

Gheddafi.jpg

I clandestini che giorno dopo giorno sbarcano sulle coste italiane hanno un mandante.
Si chiama Gheddafi. La quasi totalità delle imbarcazioni parte dalle coste libiche con il tacito assenso delle autorità locali.
Tra l’Italia e la Libia esiste da tempo un contenzioso. Gheddafi chiede per ipotetici risarcimenti la costruzione di un’autostrada per 3,5 miliardi di euro.
Gli italiani espulsi a suo tempo dalla Libia hanno lasciato ogni loro avere. Non ebbero alcun risarcimento.
Gheddafi usa i clandestini per fare pressione sul governo italiano. Oggi vuole un’autostrada, domani chissà che altro.
Le partenze dalla Libia rappresentano un chiaro atto di ostilità nei confronti del nostro Paese e non possono più essere tollerate. L’Italia dovrà prendere in considerazione di fronte a queste continue violazioni del suo territorio, anche il presidio delle sue acque territoriali, oltre a un atteggiamento intransigente nei confronti del governo di Tripoli.

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17 Agosto 2006

Cittadinanza e rispetto dei diritti civili

Hina_Saleem.jpg

La vicenda di Hina Saleem, la giovane pachistana uccisa dal padre perchè conviveva con un ragazzo italiano, deve far riflettere sulla proposta di legge per la cittadinanza per chi risiede da cinque anni nel nostro Paese. Il numero di anni è un fattore importante e, probabilmente, è opportuno aumentarlo. Anche l’adesione ai valori della Costituzione è importante. Ma, a mio avviso, per ottenere la cittadinanza italiana vanno, prima di tutto, rispettati i valori fondamentali alla base della convivenza civile. E tra questi c’è la libera scelta coniugale.
Il padre di Hina aveva un lavoro regolare da più di 10 anni, disponeva delle carte in regola per acquisire la cittadinanza già ora, senza la necessità di una nuova legge. Insieme alla nuova legge sulla cittadinanza vanno definite punizioni severe per chi viola i diritti civili, ad esempio attraverso matrimoni combinati e imposti. I diritti civili non sono negoziabili, chi non li rispetta non deve poter ottenere la cittadinanza italiana.

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20 Luglio 2006

Il diritto alla casa

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Ieri ho scritto al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa, per inserire, in sede di conversione del decreto-legge 233 del 4 luglio 2006, (il decreto Bersani), una disposizione per il differimento di tre mesi della proroga sul termine degli sfratti nei comuni con più di un milione di abitanti (Milano, Roma, Napoli), fissato dal decreto-legge 1 febbraio 2006, convertito dalla legge 3 marzo 2006, n. 86.
Una disposizione che non comporta costi per il bilancio dello Stato perchè è possibile ricorrere a risorse finanziarie previste in precedenti provvedimenti legge e non ancora utilizzate.
Le risorse disponibili ammontano a circa 99 milioni di euro e saranno ripartite, da apposito decreto del Ministero delle Infrastrutture, tra i comuni capoluoghi delle aree metropolitane per aiutare una parte della popolazione che si trova in particolari condizioni di disagio economico e sociale.

La casa è diventata, da diritto sociale, un bene di lusso. I valori degli immobili e degli affitti sono aumentati in questi anni in modo indiscriminato. Il governo può e deve intervenire con un osservatorio permanente per il monitoraggio dei prezzi immobiliari e con misure per limitare aumenti ingiustificati.

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3 Luglio 2006

La sete delle Eolie

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I sindaci dell’arcipelago delle Eolie stanno mobilitandosi contro la riduzione dell’acqua che viene portata dalle navi cisterna. E’ prevista una diminuzione dai 1.750 mila metri cubi di acqua all’anno a 1.400.000. L’acqua viene rifornita con le navi anche dalla lontana Napoli con un viaggio lungo e costoso, mi auguro non per interessi privati. L’acqua, non solo nelle Eolie, è un bene sempre più raro e costoso e al di là della situazione attuale, che andrà gioco forza risolta, bisognerà investire su impianti che rendano le Eolie, e non solo, meno dipendenti da rifornimenti idrici via mare. Investimenti sui desalinizzatori vanno valutati al più presto ed attuati. Questa emergenza, alla quale è probabile ne seguiranno molte altre, è il momento giusto per avviare un piano che consenta alle Eolie di essere più autonome sia dal punto di vita idrico che da quello energetico con lo sfruttamento dell’energia solare. Ne parlerò con il ministro Bersani che so essere molto attento a questi problemi.

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30 Giugno 2006

I Centri di Prima Accoglienza

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I Centri di Prima Accoglienza (CPT) sono stati istituiti per chi si introduce clandestinamente nel nostro Paese.
I clandestini che vi sono ospitati possono in seguito rimanere in Italia, ad esempio per ragioni politiche o umanitarie, o essere espulsi.
I CPT sono necessari.
Una situazione in cui migliaia di extracomunitari entrino illegalmente in Italia e circolino per le strade senza documenti, senza lavoro, senza mezzi di sussistenza non è possibile. Questa valutazione non è di sinistra o di destra, è solo di buon senso.
Smantellare i CPT non risolverebbe nulla ed anzi aumenterebbe il traffico di clandestini.
Ma le condizioni di vita delle persone che vi sono rinchiuse devono essere assolutamente migliorate. Si parla infatti di assistenza, non di lager o di prigioni.
L’Italia dei Valori visiterà nelle prossime settimane alcuni CPT e riporterà le sue impressioni su questo sito.

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27 Maggio 2006

Cuffaro e gli inceneritori siciliani

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Salvatore Raiti deputato e coordinatore Regione Sicilia dell’IDV ha rilasciato questa dichiarazione, che sottoscrivo completamente, su Cuffaro:

“Cuffaro è senza vergogna. A tre giorni dalla chiusura della campagna elettorale compie atti illegittimi e, forse, anche illeciti.
Non si capisce come possa emanare, in qualità di Commissario Delegato all’Emergenza Rifiuti, l’ordinanza n. 482 del 22.05.2006 (una settimana prima delle elezioni regionali) che autorizza la realizzazione degli impianti di termovalorizzazione in Sicilia, disattendendo le ordinanze del Tar regionale e una mozione approvata dalla Regione siciliana che vanno in direzione totalmente opposta. Spieghi, poi, Cuffaro quale interesse legittimo ha che giustifichi la comunicazione della stessa ordinanza, nello stesso giorno, tramite fax, all’azienda che deve realizzare i termovalorizzatori medesimi (lo stesso giorno alle 16.33!).
Con i miliardi di euro che servono alla realizzazione di questi impianti e con la salute dei siciliani non si gioca, per questo chiedo al ministro dell’Ambiente e al Presidente del Consiglio di intervenire direttamente per ripristinare la legalità, ritirare a Cuffaro la delega di Commissario straordinario e revocare immediatamente l’ordinanza in oggetto”.

Mi riservo di valutare se esistono gli estremi per una segnalazione alla magistratura penale in relazione ad eventuali abusi.
Chiederò inoltre al ministro dell’Ambiente di intervenire al più presto e, comunque, porterò la questione al Consiglio dei ministri.

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26 Aprile 2006

Strage sulle strade italiane

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A Verona due ragazzi di 23 anni sono stati uccisi da una macchina in uno scontro frontale. La macchina procedeva contromano e il guidatore, di origine romena, risultato in stato di ebbrezza alcolica, è stato rilasciato il giorno dopo.
A Roma domenica un’auto guidata da un italiano ubriaco ha imboccato la Pontina contromano provocando tre morti.
A Catania quattro ragazzi sono morti a causa dell’invasione di corsia da parte di un cittadino cubano.
Sempre a Verona una Mercedes, in una manovra azzardata di inversione a U, ha travolto ed ucciso una coppia di giovani coniugi in moto.
Il numero di incidenti stradali che causano il decesso di una o più persone in Italia è impressionante. Di queste morti spesso la causa è nell’atteggiamento irresponsabile di un guidatore. Io credo che le pene attualmente comminate debbano essere inasprite ed in alcuni gravi casi, come quelli riportati, si debba procedere con l’imputazione di omicidio plurimo aggravato.

Gli incidenti sono causati spesso dall’alcol
, i controlli sono troppo pochi, quasi inesistenti; devono invece essere rafforzati con l’immediato ritiro della patente per chi viene trovato positivo. Gli incidenti stradali producono in Italia migliaia di morti. E’ una guerra. E’ giunto il tempo di affrontare il problema di petto, senza compromessi.

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25 Aprile 2006

Stop agli inceneritori

inceneritore.jpg

Gli inceneritori, o termovalorizzatori, sono finanziati in Italia con soldi pubblici in quanto equiparati alle energie rinnovabili.
Senza i contributi pubblici gli inceneritori non potrebbero esistere. Meritano questo investimento? La risposta che mi sono dato è del tutto negativa. La costruzione degli inceneritori nasce da due fattori: scarsa informazione e comportamento sociale sbagliato.
La scarsa informazione porta a pensare che gli inceneritori siano una soluzione all’avanguardia, che siano necessari e che, in ogni caso, rappresentino il male minore.
Gli inceneritori non sono una soluzione innovativa, è vero il contrario; i primi sono stati realizzati più di quarant’anni fa e i Paesi che li hanno adottati inizialmente non li costruiscono più e li usano sempre meno. Inoltre è stato dimostrato che la cenere prodotta diventa un rifiuto tossico.

Il comportamento sociale sbagliato avviene a livello di produttore e di consumatore. I rifiuti vengono spesso creati all’origine con confezioni inutili: scatole, plastica, carta, ecc. che sono solo scarti da smaltire. Un’autoregolamentazione delle società produttrici, “aiutata” da un’imposizione fiscale sulla produzione di parti superflue rispetto al prodotto, come può essere ad esempio la scatola di un dentifricio, diminuirebbe di molto questo fenomeno.
Un’incentivazione al riuso dei contenitori con una riduzione del prezzo del prodotto per i consumatori, ad esempio le bottiglie di vetro, è una misura che può ulteriormente limitare la produzione di rifiuti.
La raccolta differenziata deve, e non è, essere applicata con rigore su tutto il territorio nazionale. La raccolta differenziata consente di riciclare gran parte dei rifiuti ed è una grande opportunità sia ambientale che industriale.

Per queste ragioni, l’Italia dei Valori si opporrà alla costruzione di nuovi inceneritori, anche con la richiesta dell'abolizione dei finanziamenti fino ad oggi disposti, e proporrà interventi legislativi a favore di una riduzione dei rifiuti all’origine e di sostegno alle aziende impegnate nel settore del riutilizzo dei rifiuti.

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12 Aprile 2006

Governa chi ha vinto!

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foto da Repubblica.it

Nonostante la vittoria dell’Unione al Senato e alla Camera l’informazione è ancora dedicata alle invenzioni dialettiche degli sconfitti, anzi dello sconfitto.
Vorrei invitare a un maggiore senso di realtà i giornali e i canali televisivi, se mi è consentito. Sia chiaro che non mi riferisco a quelli dell’ex presidente del consiglio che sono solo organi di propaganda e non di informazione.
Discutano i giornalisti dei problemi reali del Paese. La passata legislatura ne ha lasciati così tanti che c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Ieri sera ho visto Ballarò. Ho sentito argomentare sulla coalizione chiesta “per senso di responsabilità” dai rappresentanti di chi ha fatto strame della Costituzione e delle leggi del Parlamento.
Di chi ha chiamato “coglioni” gli elettori del centrosinistra.
Mi è venuta l’orticaria.

Un modestissimo consiglio ai miei colleghi dell’Unione: se sono invitati a trasmissioni per parlare del nulla proposto dall’attuale opposizione non ci vadano.
Quando si presentano in televisione parlino con dati, numeri, statistiche di quello che l’Unione farà per i cittadini italiani.
Sulla ennesima provocazione della “grande coalizione”, il mio parere è che il sistema bipolare impegna la coalizione vincente a governare per dare al Paese l’alternanza espressa attraverso il voto.
In poche parole ora governa chi ha vinto.

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5 Aprile 2006

La falsa storia italiana

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Queste elezioni sono state le elezioni della menzogna, pianificata, scientifica e insieme pataccara, sulla situazione economica del Paese.
Io non voglio illudere nessuno: ci aspettano anni di sacrifici per ricostruire un Paese a pezzi. Le promesse elettorali le lascio ai professionisti della disinformazione, ai venditori di fumo della Cdl.
Gli stessi che senza pudore e considerando gli italiani, tutti gli italiani, incapaci di intendere e di volere, hanno inviato per posta una comunicazione elettorale sotto forma di rivista, intitolata:
“La vera storia italiana”, uno spot vergognoso che più correttamente avrebbe dovuto avere come titolo: “La falsa storia italiana”.

Numeri, statistiche, percentuali e fatti sono talmente travisati da indurre all’ilarità, se l’Italia non fosse così vicina al dramma economico.
Un esempio tra i tanti è a pagina 154 dove è magnificato l’incremento di reddito medio degli italiani in questi cinque anni con questa frase:
“27.119 dollari è il reddito medio odierno degli italiani (nel 2001 era di 24.670 dollari)”
Dollari, non euro! Una comunicazione sul nostro reddito medio viene fatta in dollari, uno stratagemma degno del miglior Tremonti.
Un italiano avrebbe guadagnato in cinque anni un potere d’acquisto pari a 2.449 dollari.
Ma l’italiano è pagato in euro e la conversione euro/dollaro è passata da 1,16 euro per un dollaro del maggio del 2001 a 0,81 euro per un dollaro di oggi.
In sostanza l’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro in questi cinque anni in modo sensibile.
Il cambio dollaro/euro conferma che il valore dell’euro ha protetto i nostri risparmi.
Il reddito invece è diminuito, e di molto, come sanno le famiglie italiane tranne quelle retribuite in euro che vivono negli Stati Uniti.

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25 Marzo 2006

Gli struzzi della Cdl

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Ieri sera a Matrix ho incontrato Giulio Tremonti per un confronto elettorale su diversi temi e in particolare sull’economia.
Tremonti ha affermato che l’economia italiana va bene, che siamo rispettati all’estero, che conosce le cinque regole per rilanciare il nostro Paese, che il debito pubblico è naturale che cresca (ma su questa enormità ho dei dubbi e, anche se l’ho sentita con le mie orecchie, devo riascoltare la registrazione).
Ha aggiunto che la legge Biagi è la panacea del mondo del lavoro, che il futuro dell’Italia sono le Grandi Opere come il Ponte di Messina ed il rilancio del nucleare.
Era sufficiente tacere per prendere voti.

Lo stato confusionale della Cdl ed il suo ostinato rifiuto di ammettere la situazione economica fallimentare in cui ha trascinato il Paese, di confrontarsi con la realtà, di comportarsi come gli struzzi, mi fa temere che lo stesso bilancio dello stato del 2005 possa riservare sgradevoli e spero gestibili sorprese.
Se persino il ministro dell’economia rifiuta di prendere atto di un'abnorme crescita del debito pubblico, del crollo della bilancia commerciale con l’estero, dell’evasione fiscale di un italiano su tre, di un indebitamento continuo delle famiglie, della diffusione del precariato (altro che LAVORO!) che toglie ogni prospettiva ai nostri giovani. Se chi dovrebbe disporre di ogni numero nega queste evidenti realtà siamo alla frutta.
Il più lungo Governo della Repubblica imputa al Governo precedente il declino dell’Italia ed ogni attuale problema.
Ma, se così fosse, cosa ha governato a fare in questi cinque anni?
E che cosa ha realizzato a parte le leggi ad personam, i condoni e la depenalizzazione del falso in bilancio?
I cittadini non hanno bisogno delle lezioncine del professor Tremonti per sapere che non arrivano più a fine mese, il conto lo presenteranno il 9 e il 10 aprile.


Rispondo a Luigi R. Viggiano | 26.03.06 - 23:05


Caro Luigi,
preciso, in merito alle voci di condanne in via definitiva a carico di Vincenzo Iannuzzi, candidato con Italia dei Valori al Senato, che Iannuzzi ha ricevuto agli inizi degli anni novanta una condanna relativa a fatti risalenti al 1981, con pena sospesa.

Con sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro del 26 ottobre 1997 è stato pienamente riabilitato. Attualmente non ha procedimenti penali in corso e ricopre la carica di Sindaco di Lungro, provincia di Cosenza.


Cordialmente, Antonio di Pietro

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23 Marzo 2006

Genova per noi

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L’utilizzo strumentale dell’informazione da parte del centro destra sta superando ogni limite della decenza ed è ormai chiaro che la prima, primissima, riforma del dopo elezioni dovrà essere la regolamentazione delle frequenze radiotelevisive per evitare l’avvento di un nuovo fascismo.
Il Governo americano avverte i suoi cittadini di pericoli legati a manifestazioni violente nel periodo elettorale in Italia. In un anno in alcune grandi metropoli americane vengono uccise più persone che in tutta l’Italia. Bush pensi ai suoi concittadini, non a fare propaganda elettorale per il suo sodale italiano.

Giuseppe Romano, questore di Genova, ha dichiarato in merito agli incidenti di Genova:
Giornalista: “Chi erano i manifestanti?”
Giuseppe Romano: “La maggior parte studenti medi e universitari. E poi qualche anarchico, qualcuno dei centri sociali, piccole frange di no global”.
Questi sono gli squadristi di sinistra del signor Berlusconi che per sottrarsi ai fischi e al giudizio degli italiani è ormai costretto a fare i suoi comizi nei palazzetti e ad uscire dal retro.


Pubblico una bella lettera di un genovese, il signor Franco Bellè.

Lettera aperta al Presidente del Consiglio:

" Egregio Cavaliere,
Lei è venuto a Genova e non si è trovato bene, Genova non la ama e lei non ama Genova, ma forse le è sfuggito il perchè e vorrei spiegarglielo.
Qui, da noi, la pubblicità non funziona granchè, amiamo le cose concrete, solide , che si possono toccare, i discorsi li lasciamo agli altri guardiamo i fatti, e i suoi non sono granchè. La nostra storia parla per noi andavamo in giro per il mondo quando il resto d'Europa viveva nei villaggi, siamo multiculturali e multietnici da 1000 anni e il nostro dialetto riporta molte parole arabe senza che gli arabi ci abbiano mai dominati, semplicemente ci piacevano e le abbiamo adottate.
Valutiamo le persone per quello che sono e per quello che fanno non dal colore o dalla religione. Qui è nata la grande industria con i grandi capitalisti, quelli di una volta i galantuomini che rischiavano i soldi loro e non quelli degli azionisti e che alla fine, magari, lasciavano il patrimonio alla città o fondavano ospedali. Qui è nato il socialismo, le società di mutuo soccorso, la solidarietà.
Genova ha cacciato, prima in Italia i nazisti che, solo in questa città hanno firmato la resa. Qui i missini, molto diversi dai finiani dei giorni d'oggi, hanno voluto provocare e mal glie ne incolse. Non abbiamo preconcetti, mettiamo alla prova le persone, le valutiamo dai fatti e poi decidiamo. E abbiamo deciso che Lei non ci piace, non per quello che è ma per quello che fa o che fa male.
Nessuno ha organizzato agguati o sommosse, semplicemente le abbiamo fatto capire che non ci piace".
Franco Bellè

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21 Marzo 2006

Licenza di uccidere

crimine.jpg

Hanno ucciso un ragazzo di 28 anni, Enzo Cotroneo, in Calabria. Lo hanno ucciso perchè non testimoniasse nel caso Fortugno. Mentre gli sparavano era al telefono con la sua fidanzata, dovevano sposarsi a maggio, e le ha detto: “Mi stanno ammazzando”.
Lo hanno ucciso con nove colpi sparati da un fucile e da una pistola. Enzo è stato ucciso come altri 28 calabresi nella Locride nell’ultimo anno e mezzo.
Ed oggi sono stati uccisi due uomini a Scampia, Napoli.
E sempre oggi è stata celebrata la giornata contro la Mafia in molte città d’Italia.

I nomi dei morti per mafia sono stati riportati, divisi per anni, da alcuni lettori in questo sito nei commenti all’articolo: “Media senza pudore”.
Leggerli, uno dopo l’altro, e molti di loro li ho conosciuti ed apprezzati di persona, è straziante.
Una parte consistente del nostro Paese è assimilabile al Far West, ad una zona sotto il controllo delle mafie con cui un ministro di questo Governo disse che bisogna convivere.

Per cinque anni si è gridato al lupo islamico, alla guerra tra religioni e tra civiltà, senza che un solo omicidio, che mi risulti, sia avvenuto in Italia a causa di estremisti musulmani.
Allo stesso tempo si sono registrati, in un silenzio complice, centinaia di delitti compiuti dalla criminalità organizzata.
In questi cinque anni dei parlamentari sono stati condannati in primo grado per mafia, imputati per mafia, hanno ricevuto la solidarietà di cariche dello Stato come Pierferdinando Casini dopo condanne per mafia.
L’economia del nostro sud è strangolata dalla mafia, una situazione sotto gli occhi di tutti.
I magistrati e le forze dell’ordine che ogni giorno rischiano la vita vanno aiutati con nuovi mezzi e con un vero e forte supporto politico. Quello che oggi è del tutto assente.

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11 Marzo 2006

Incidenti ad orologeria

neofascisti_a_Milano.jpg
foto da repubblica.it

Gli incidenti tra gruppi di autonomi e polizia con incendi di automobili, contusi e arresti hanno paralizzato il sabato pomeriggio a Milano, nell’affollata zona di corso Buenos Aires.
Gli autonomi che hanno compiuto atti vandalici ed aggredito le forze di polizia vanno senza alcuna discussione condannati.
Va però condannato allo stesso tempo il corteo neofascista della Fiamma Tricolore, autorizzato non si sa bene da chi e perchè, che ha attraversato Milano prima degli incidenti e contro il quale protestavano gli autonomi.
Il corteo della Fiamma Tricolore alleata della Cdl ha fatto più volte apologia di fascismo, ha ostentato croci celtiche, saluti romani. Esibizioni che sono oggi proibite persino negli stadi si sono potute tranquillamente svolgere nelle vie di Milano.
Va poi ricordato che Luca Romagnoli, segretario di Ms-Fiamma si è distinto per le sue affermazioni negazioniste nei confronti dell’Olocausto.

Gli incidenti di Milano sembrano provocati a tavolino.
In un momento in cui Storace si dimette per intercettazioni a scopo politico, Lorenzo Cesa segretario dell’Udc è indagato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro per truffa e associazione a delinquere e Silvio Berlusconi è rinviato a giudizio per corruzione in atti giudiziari per i 600.000 dollari versati a Mills, in un momento come questo gli incidenti di Milano rappresentano una boccata di ossigeno per la Cdl.
Il cui capo può (ancora) permettersi di dichiarare che: “I magistrati sono la malattia della nostra democrazia”.

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4 Marzo 2006

Il fallimento della legge Bossi-Fini

legalita_e_immigrazione.jpg

Ieri, durante un convegno della Lega Nord a Padova a cui ha partecipato Borghezio, sono avvenuti scontri tra manifestanti e polizia. Il linguaggio razzista e provocatorio di Borghezio non giustifica nessun atto di violenza e chi ne è stato responsabile deve essere perseguito.
In democrazia per eliminare personaggi come Borghezio è sufficiente non votarli.

I rappresentanti della Lega stanno impostando la campagna elettorale sul problema dei clandestini e, più in generale, degli extracomunitari.
Una posizione che sfiora il ridicolo, visto che la legge Bossi-Fini porta il nome del fondatore della Lega accomunato a chi non ci avrebbe mai bevuto insieme un caffé.
Una legge fallimentare, che non è riuscita, come il centro destra aveva dichiarato, ad imporre la legalità, trascurando completamente la solidarietà.

Le nostre carceri sono affollate di extracomunitari, gli sbarchi di clandestini continuano, strade e periferie urbane sono piene di stranieri disperati arruolati dalla criminalità organizzata per lo spaccio e la prostituzione.
Questa situazione è da attribuire al Governo, alla Lega.
Farne un cavallo di battaglia elettorale vuol dire mentire agli elettori sulla propria incapacità.

L’attuale legge va cambiata. I clandestini irregolari vanno reimpatriati immediatamente, le pene per chi lucra sul traffico delle persone vanno inasprite, gli extracomunitari condannati devono scontare il carcere nel loro Paese ogni volta che questo sia possibile.
Detto questo, per gli extracomunitari in regola con le leggi italiane va previsto un piano di vera integrazione, servizi, l’apprendimento della lingua italiana, un lavoro, la possibilità di accedere a un’abitazione.

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3 Marzo 2006

Protezione degli investimenti sulla casa

abitazioni.jpg

Tre mutui su quattro in Italia sono a tasso variabile. Il costo del denaro è arrivato al 2,5% e si prevede che aumenti, anche in modo sensibile, nei prossimi mesi.
Questo incremento, al di là di essere un fatto tecnico, tocca direttamente migliaia di famiglie italiane per l’aumento delle rate del mutuo per la prima abitazione.
Molte, a causa della recessione economica, già alla fine dello scorso anno, non sono riuscite a pagare la rata del mutuo e hanno dovuto rinunciare alla loro casa.

Purtroppo in futuro, con l’aumento dei tassi, lo stesso potrà succedere a un numero sempre maggiore di famiglie.
Io credo che non si possa semplicemente assistere alla distruzione di valore dei risparmi destinati alla propria casa appellandosi alle sole leggi di mercato.

Per questo motivo, l’Italia dei Valori proporrà nella prossima legislatura misure di sostegno per quelle famiglie che dovessero trovarsi in difficoltà nel sostenere i costi del mutuo della prima abitazione.
Inoltre, l’Italia dei Valori sosterrà l’istituzione di un osservatorio del Governo sull’andamento dei costi degli immobili per abitazione per evitare cartelli di fatto e speculazioni.

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20 Febbraio 2006

Le nuove povertà

senza_reddito.jpg

Il fallimento maggiore di questo Governo è stato, senza alcun dubbio, la mancata tutela dei consumatori, in particolare delle famiglie.

Gli italiani non hanno bisogno di dati e di statistiche per capire che sono diventati più poveri in questi ultimi cinque anni.
E’ comunque utile riportare alcuni aumenti relativi al periodo 2001-2005:
- Affitto +66%
- RC auto +23%
- Benzina +27%
- Latte +25%
- Acqua minerale + 81%
- Pane + 38%
- Pasta +43%
- Olio +40%

Di fronte a questa Caporetto le famiglie hanno avuto come unica possibilità l’indebitamento, accedendo al cosiddetto credito al consumo cresciuto nel 2005 del 24,6% (dati Assofin).
I debiti sono diventati organici al bilancio familiare a tal punto che la cessione del quinto dello stipendio è cresciuta nell’ultimo anno del 40%, con un valore di due miliardi e 746 milioni di euro di prestiti erogati nel 2005. Nel quinquennio d’oro berlusconiano la cessione del quinto dello stipendio è aumentata complessivamente del 264,4% (dati Assofin).

Gli italiani si indebitano per vitto, alloggio, studio, salute.

Sono diventati più poveri con debiti che spesso non riescono più a onorare.
Questo Governo ha fallito.
Ogni italiano lo sa quando compra un litro di latte, quando paga l’affitto, quando controlla il suo magro salario, quando pensa al suo futuro e a quello dei suoi figli.

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13 Febbraio 2006

La TAV in Val di Susa

Val_di_Susa.jpg

La TAV in Val di Susa è diventato l’argomento di discussione principale all’interno dell’Unione. I cittadini della Val di Susa si sono già espressi chiaramente per il no e questa loro posizione non può essere ignorata.
Il TAV in Val di Susa dovrebbe essere più correttamente chiamato TAC, Treno ad Alta Capacità, in quanto riguarda il trasporto di merci e non di persone.
Io non sono pregiudizialmente contro il TAC, ma prima di realizzarlo vanno sciolti alcuni nodi:

- la sicurezza delle persone legata alla presenza di amianto e uranio nelle montagne della Valle,

- la compatibilità economica con altre priorità del Paese, il tunnel secondo alcune stime potrebbe costare fino a 13 miliardi di euro, quasi tutti a carico dei contribuenti, circa quattro volte il costo del Ponte sullo Stretto,

- la valutazione di alternative meno costose, come il potenziamento dell’attuale linea ferroviaria in Val di Susa, utilizzata ben al di sotto della sua capacità. Alternative da attuare in un tempo più breve rispetto ai 15 anni circa previsti per la costruzione di un traforo di 53 km.

Se non saranno confermati i presupposti economici dell’opera, il rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente, il TAC non si potrà fare. Non credo che sia necessario un dibattito politico per prendere questa decisione, né credo che assumere delle posizioni aprioristiche a favore o contro il TAC sia utile a nessuno.

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11 Febbraio 2006

Gli italiani all'estero

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Gli italiani all’estero sono molti di più che in Italia.
Esistono città come Toronto, New York e Melbourne con centinaia di migliaia di italiani e Paesi come l’Argentina e il Brasile con decine di milioni di famiglie di origine italiana. A Buenos Aires si può parlare tranquillamente italiano, tutti lo capiscono.
Io stesso sono stato un italiano all’estero, un emigrante. Ho lavorato in Germania come operaio e in una segheria.
Ho imparato allora cosa significa trovarsi lontano dalla propria terra, quali difficoltà e diffidenze si possono incontrare.
Spesso mi reco all’estero invitato dalle comunità italiane dalle quali ho sempre ricevuto grandi manifestazioni di affetto.

Un tempo la distanza era assoluta, i costi delle telefonate proibitive, non c’era Internet, i voli low cost.
Oggi per un italiano all’estero accedere alle informazioni sull’Italia attraverso la Rete, scambiarsi una email o una fotografia è immediato.
Il mondo è diventato interconnesso e lo sviluppo dell’Italia passa anche attraverso gli italiani all’estero.
E’ una grande opportunità.

I miei propositi per la prossima legislatura: rilanciare e diffondere la nostra lingua all’estero, potenziare i consolati ed avviare il loro ammodernamento, sviluppare le camere di commercio italiane all’estero, creare una carta dei diritti degli italiani all’estero.

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1 Febbraio 2006

Meno liberi e più poveri

2006 economic freedom.jpg

Negli ultimi cinque anni l’Italia è stata governata dalla cosiddetta Casa delle libertà, ma le libertà sembrano l’ultima preoccupazione di questo governo.

Il presidente del consiglio ha occupato tutti gli spazi di informazione per vantarsi delle riforme varate in questa legislatura.

Ma cosa hanno ottenuto gli italiani negli ultimi cinque anni?

L’Italia è stata retrocessa al 42°posto nella classifica delle libertà economiche. Lo scorso anno era al 26° posto.

Lo sostengono il Wall Street Journal e la Heritage Foundation, il “pensatoio” dell’America conservatrice, sulla base di parametri come il grado di intervento pubblico nell'economia, la pressione fiscale, la politica monetaria, le politiche commerciali, gli investimenti esteri, il sistema bancario.

Prima di noi, più liberi di noi dal punto di vista economico, ci sono Paesi come Malta, Bahrain, Armenia, Botswana, Barbados, El Salvador, Cipro e Cile.

La diminuzione delle libertà economiche, è dimostrato dai fatti, vuol dire meno mercato, meno democrazia, un peggior tenore di vita dei cittadini.

Infatti, nei Paesi più liberi il reddito pro-capite è di oltre 30.000 dollari l'anno; nel gruppo intermedio, quello dell’Italia, la media è di 13.350. Meno della metà.

Meno liberi e più poveri.
Chi dobbiamo ringraziare?

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